mercoledì, settembre 30, 2026

Settembre 2026. Il meglio

Senza quasi accorgercene ci stiamo avviando alla fine del 2026, con tanti ottimi dischi: .
Paul McCartney, Rolling Stones, Kneecapp, Aja Monet, Black Crowes, Jack White, Fantastic Negrito, Little Barrie, Brian Jackson, Womack Sisters, Anthony Joseph, Erikah Badu, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller, The Darts, Thee Marloes, The Strokes, Cramps, Robyn Hitchcock, Neil Jones / Nick Corbin, The Specials.

In Italia:
Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Bloody Riot, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite, Polemica, Marlon Bianco and the Clones, Paolo Fioretti & the Hot Combo, Radio Days, Temponauts,Yuppie Flu, Flame Parade.


ERYKAH BADU - Before the World Blows
Sedici anni dopo l'ultimo album torna la grande Erykah Badu, affiancata dal produttore The Alchemist, in un lavoro costantemente ipnotico, quasi psichedelico, tra neo soul, funk, hip hop, tribalismi, neo gospel e, nella conclusiva "Black Box" con Kamasi Washington, nello spiritaul jazz. Ci sono anche Thundercat, Steve Lacy, Westside Gunn, Earl Sweatshirt, DRAM, DJ Creole Princess.

DEXYS MIDNIGHT RUNNERS - Love
Kevin Rowland ci ha abituati a mille cambiamenti e giravolte stilistiche. Il nome originale della band torna per la prima volta dal 1985. Il mix di soul, northern soul, pop, Van Morrison, è ancora tutto lì, in questo nuovo album che prende spunto dalle storie raccontate nella sua recente autobiografia.
Ci sono alcuni episodi di alto livello, altri lasciano un po' a desiderare e cadono nell'anonimato, si impone troppo spesso la voglia dei gorgheggi da crooner, enfatici ed eccessivi.
Un passo falso.

THE SPECIALS - Live At the Cathedral
La band di Coventry si congeda dalla discografia con un live registrato nel 2019, in cui ripassano a dovere i primi due album e il formidabile "Encore".
Il groove è più orientato verso il reggae e il dub, con ritmiche più rallentate anche sui classicissimi "Gangsters" e "Too Much Too Young".
La band suona alla grande, Terry Hall in formissima, un grande live.

DAVID BOWIE - Shel Talmy Recordings
Le mitiche session con Shel Talmy (produttore di Kinks, Who e tanto altro) del primo Bowie, ancora Davie Jones, sia in chiave solista che con Manish Boys e Lower Third - parliamo del 1965 - vedono alla fine la luce. 21 brani, di cui dieci "inediti", presi dai master originali di Talmy, molti dei quali già apparsi in bootleg o compilation precedenti. E' il Bowie "mod", tra rhythm and blues e tentazioni alla Who del tempo. Gli hardcore fan saranno più che interessati, per gli altri un approfondimento eccessivo.

BIG BOSS MAN - Join the Jetset
Con sei album e otto singoli alle spalle in 25 anni di attività, la band inglese ha consolidato una robusta fama nel giro Sixties Oriented con album sempre ben calibrati tra Hammond sound, beat, boogaloo, soul, latin, rhythm and blues.
E' la formula che troviamo anche nel nuovo album con tanto del contagioso groove di "Lambretta Boogaloo", un'oscura versione di "Light My Fire" dei Doors, il funk alla James Taylor Quartet di "Serveta Soul", il northern soul di "One last kiss".
Come sempre, roba di classe.

JAMES TAYLOR TRIO - The Truth
James Taylor è particolarmente attivo negli ultimi tempi.
Con un album di musica classica pianistica, un rifacimento del "Te Deum" in chiave funk jazz, i dischi con il Guy Hamper Trio con Billy Childish.
Nella veste del JAMES TAYLOR TRIO (tastiere, contrabbasso, batteria) esce ora per la serie "The Jazz Sessions", per la Acid Jazz, "The Truth", una mezzoretta di ottima musica che combina atmosfere lounge, jazz, boogaloo, latine, con due eccellenti brani esaltati dalla voce gospel della cantante indo nigeriana Liz Jai.
Ci sono "Thus Sprach Zarathustra", "Linus & Lucy" di Vince Guaraldi, "Get Carter".
Niente di eccezionale ma alta qualità, classe, eleganza esecutiva.

LAURIE WRIGHT - Cheers Drive!
Si è sempre parlato poco di Laurie Wright, attivo da parecchi anni nella scena inglese, 4 album all'attivo, riconoscimenti da parte di Libertines e Rod Stewart, un amore evidente per l'estetica e il mondo mod.
Il nuovo "Cheers Drive!" spazia in 12 brani, da mod sound a Kinks, da Oasis e Britpop a rhythm and blues e tanto altro.
Il tutto composto benissimo, eseguito con grandissima energia, i giusti suoni e la perfetta attitudine.
Sarà anche nella parte di Steve Marriott nel film "All Or Nothing" di prossima uscita.

FAMILY BUSINESS LTD - s/t
Supergruppo composto da Jordan Cardy dei Rat Boys, Preston degli Ordinary Boys, Tim Armstrong dei Rancid, Antonee First Class degli English Beat, Jesse Michaels degli Operation Ivy.
Dieci brani brevissimi (23 minuti la durata dell'album) a base di 2Tone Ska in pieno stile primi Specials.
Divertente e godibile.

ECHO AND THE BUNNYMEN - Apples For Isaac
Niente male il ritorno discografico degli ECHO AND THE BUNNYMEN, dopo 12 anni di silenzio.
Pur non essendo indimenticabile è ottimo, fresco, con tre o quattro brani ("Take Me by the Han" , "Hijacked", "Asimov" in particolare) di grande classe ed efficacia.
Guidati da Ian McCulloch e Will Sergeant si avvalgono della batteria di Clem Burke dei Blondie, prima della tragica scomparsa.
Un ottimo lavoro.

JAH WOBBLE & TYAN QIYI - Mystic Liverpool
L'ex formidabile basso dei PIL e di mille altre esperienze, sempre interessanti e originali, torna con un'operazione molto intrigante, nel trattare in chiave dub psych dieci brani dei Beatles più psichedelici, dalle prevedibili "Tomorrow Never Knows" e "I Am the Walrus" alle più particolari "Love You To", "Blue Jay Way", "Flying", "Norwegian Wood". Il tutto con un taglio molto personale e caratterizzante.
I fan dei Fab Four apprezzeranno.

STEVE CROPPER - Watching the Tide
A 10 mesi dalla sua scomparsa, esce l'album che Steve Cropper aveva approntato poco tempo prima.
Il chitarrista di Booker T and the MG,s, Blues Brothers Band e mille altri progetti, autore di "(Sittin' on the) Dock of the Bay", "Knock On Wood", "Green Onions", si circonda di alcuni grandi nomi del rock (Eric Clapton, Ron Wood, Brian May, Billy Gibson) e ci offre uno spaccato dei suoi gusti, molto più inclini al rock blues e classic rock che al soul marchiato Stax.
"Watching the Tide" è un buon lavoro, utile a onorare la memoria di uno dei più grandi chitarristi nella storia del pop rock.

THE SINSEERS - Love Stories
Un gradevole album per la band californiana, all'insegna di un rhythm and blues morbido e rilassato, fortemente influenzato dal doo wop anni Cinquanta. Molta raffinatezza, miele in abbondanza, arrangiato alla perfezione, suono 100% vintage.

LEON BRIDGES - Happiness Anytime
Bridges ci delizia sempre con un sound souleggiante (questa volta debitore a suoni e influenze brasiliane e afrobeat), molto leggero e suadente.
Anche il nuovo album, non sfugge alla regola e si propone come perfetto sottofondo soul lounge, di altissima qualità, per un evento a caso.
Sempre adatto.

PAOLO FIORETTI & The HOT COMBO – Blossoms
Il chitarrista marchigiano ci porta, con un meraviglioso salto temporale, in uno dei periodi più eccitanti della musica rock, quello a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, tra rhythm and blues, jive, boogie, rock ‘n’ roll, swing, non lontano dalle movenza recenti di PM Warson. A volte arrivano echi del primo Georgie Fame con i suoi Blue Flames, altre sembra ci si possa immergere nel magico mondo jazzy di Mose Allison, per poi volare in scatenati jazz blues alla Fats Domino o del Ray Charles tardo 50’s. Un album travolgente, fighissimo, divertente, fresco, irresistibile.

RADIO DAYS - Off The Record
Continua imperterrita la strada dei favolosi Radio Days, alle prese con un nuovo scintillante album, in cui ribadiscono la qualità compositiva che li ha sempre contraddistinti e la personalità del loro sound, pur se consapevole debitore al miglior power pop (ambito in cui non è facile distinguersi con così tanto carattere).
I riferimenti spaziano nel consueto universo dai confini labili del "non genere" in oggetto, dai Sixties a Knack, Big Star, Flamin Groovies fino a Buzzcocks, Undertones, Squeeze, primo Elvis Costello.
Tanta energia, padronanza della materia, freschezza, un vero gioiello.

THE TEMPONAUTS - The Summer Rain Archive
Terzo album, in più di vent'anni di attività, per la band piacentina, che meriterebbe cento volte più di quello che ha raccolto in carriera, in virtù di un sound abbracciato con sincera passione quando in pochi ancora lo consideravano.
Il loro jingle jangle rock, che parte da Byrds e Love, ha sempre avuto un taglio personale, con ritmiche incisive e un'attitudine mutuata dal garage punk.
E' la ricetta che ritroviamo in questi dodici magnifici brani autografi che splendono di vitalità, dinamismo, spontaneità, genuinità.
Eccellente.

PIP CARTER AND THE DEADS - Sacred Light
Claudio Luppi prosegue la sua incessante ricerca sonora nei meandri più profondi della psichedelia degli anni Sessanta, iniziata anni fa con una precedente incarnazione artistica come Pip Carter Lighter Maker. Anche il nuovo progetto poggia le fondamenta su quei suoni e riferimenti, pur spostandosi dalla West Coast americana verso dimensioni più inglesi, in particolare i primi Pink Floyd, il Barrett solista, freakbeat, baroque pop, o l'incrocio tra Colosseum e Doors di A Song for Dean. Il tutto declinato in chiave moderna e attuale, composto con creatività, freschezza ed evidente grande conoscenza della materia.

YUPPIE FLU – Kings Without a Crown
La storica band anconetana torna con l’ultimo disco della carriera, cercando di superare la tragica scomparsa del compagno artistico Matteo Agostinelli, che prima di andarsene aveva lavorato a una serie di nuovi brani. Il resto della band li ha completati e, a diciotto anni dal precedente, ha dato alla luce un più che degno addio. Un album inevitabilmente commovente e struggente ma che ci consegna una band ad altissimi livelli, tra retaggi Beatlesiani, umori cari alla scena Brit con quel pop sognante alla Prefab Sprout, la pigra cadenza ritmica di Hold On che guarda a Damon Albarn con un insert hip hop, la bellezza delle atmosfere dream di Be Free Now (anche in questo caso attraversate da sguardi al rap). Un lavoro prezioso, incantevole, definitivo.

FLAME PARADE - Hollywood Stray
La band toscana ha scelto di registrare il quarto album a Bristol, con il produttore Ali Chant (Yard Act, King Hannah, The Murder Capital, Dry Cleaning), trovando un sound chiaro, pulito e atmosfere più solari, pur mantenendo un tratto malinconico/romantico di grande fascino. Nove eccellenti brani, di raffinata vena autoriale, che abbracciano un ampio scibile di influenze, da Arcade Fire a Yo La Tengo e Pavement, uno sguardo ai Velvet Underground e alle modalità compositivo/chitarristiche di Garaham Coxon solista e nei Blur. Amalgamando il tutto con una sapiente dose di dream pop e shoegaze evoluto. Disco di pregevole fattura, destinato a svettare nelle classifiche di fine anno.

WASTED PITO - Same Shit Everywhere
Ristampa in vinile, altrettanto gracchiante, dell'esordio su cassetta del one man band veneto. Sound abrasivo, punk rock, lo fi garage, blues crudo e cattivo, attitudine perfetta, per un album devastante, che guarda a Gun Club, John Lee Hooker, Junior Kimbrough, perfino ai primi Black Keys (The Model), psychobilly Crampsiano (Wolanka), al Tom Waits più alcolico (Eggs of Colombo) e una devatsnate cover di Smokestack Lightning di Howlin Wolf. Grandissimo.

NUHARA - Rama
I Nuhara operano una rigenerazione dei repertori della tradizione orale siciliana, basandosi su documenti raccolti sul campo a partire dagli anni Cinquanta.
Un'operazione tanto ardita e innovativa quanto riuscita. Sono canti di carrettieri, mietitori, pescatori di tonni, alcuni dei quali documentati da Alan Lomax (che oltre a raccogliere i semi della tradizione blues americana, trascorse molto tempo anche in Italia a documentare le nostre musiche arcaiche e tradizionali).
Michele Piccione (etnomusicologo polistrumentista), Federico Pipia (musicista elettronico e producer, anche noto con l’alias Pipya) e Gabriele Bazza (chitarrista e cantante specializzato in tecniche vocali tradizionali) mettono insieme le loro competenze ed esperienza, aggiungendo elementi elettronici ad antiche espressioni musicali, in un connubio tra tradizione e modernità che ci restituisce un mondo che necessita conservazione e divulgazione.
Un suono tribale, primitivo, potente, forte, travolgente. Un disco importante.

THE QUADRATICS - Geometry & Theology
Si muove al perfezione, il quartetto trentino, in una magmatica pozione di punk, garage rock, rock 'n'roll sporco e distorto, noise (Early Grave), power pop, lungo dodici brani che si spostano di volta in volta dai Radio Birdman all'hardcore (Panopticon), Husker Du (Trouble with Being Born) al post punk, tra le tante sponde toccate. Lo fanno bene, duri e convinti, con la giusta attitudine e carica. Disco di grande impatto.

PETE ROTH TRIO - Group Chat
Bill Bruford è un vero e proprio mito della batteria tra King Crimson, Yes, National Health.
Aveva smesso di suonare 13 anni fa e da 19 non incideva più nulla.
Torna ora con il PETE ROTH TRIO con un album live a base di jazz fusion, solo per appassionati del genere e del suo stile batteristico, che non ha perso smalto e vigore.

LIBRI

Philip Norman - George Harrison. Il Beatle riluttante
Da ormai mezzo secolo leggo e rileggo libri, articoli, approfondimenti e quant'altro sui BEATLES in ogni loro forma, epoca, vicenda.
Ma, inevitabilmente, a ogni nuova pubblicazione non mi sottraggo mai, rileggendo, ovviamente, la stessa storia, con qualche particolare più o meno inedito, con qualche opinione discordante rispetto ad altri scritti.
Anche questo nuovo lavoro di Philip Norman (tradotto da Eelena Montemaggi) non si è sottratto al rituale.
Ovviamente non ci sono chissà quali nuove rivelazioni, se non una visione un po' troppo "partigiana" nei confronti di Beatle George che, francamente, mia opinione, ha sempre avuto lo spazio che meritava nella band (su queste pagine si contesta essere stato troppo limitato da John e Paul), come ha ampiamente e indiscutibilmente dimostrato nella carriera solista.
Ovvero ottimo/eccellente compositore di un paio di brani ad album, poi riempiti di altri episodi mai indimenticabili, spesso del tutto trascurabili.
Non vengono risparmiati i suoi eccessi, così in contrasto con l'aura "mistica", la brutalità psicologica nei confronti delle compagne (Pattie Boyd in particolare), l'amore per super alcolici e cocaina e tanto altro.
Purtroppo l'autore incappa in errori piuttosto imperdonabili per i Beatlesiani, come attribuire la casa d'infanzia di Lennon a Melton Avenue (in realtà, Menlove Avenue, fu anche il titolo di un album postumo) - pagina 35 - e altri particolari sparsi, esagerati ed enfatici.
Ogni Beatlesiano che si rispetti lo troverà comunque interessante e godibile, per il resto del mondo, se non ha mai approfondito la figura di George, una lettura sicuramente più che interessante.

Roger Daltrey - La mia storia con e senza gli Who
Ho riletto con piacere l'autobiografia di ROGER DALTREY che già avevo affrontato in inglese alla sua uscita e che da qualche anno è stata tradotta (molto bene, da Elena Montemaggi) in italiano.
Roger non è uomo con i peli sulla lingua, va diretto e sincero a esprimere il suo parere (allo stesso modo con cui risolveva le diatribe negli Who, in quel caso con le mani da ex metalmeccanico).
C'è la storia dagli inizi, fino al 2018, anno dell'uscita del libro, incluse tutte le difficoltà, anno per anno, vicenda per vicenda.
One minute, I’m on the factory floor in Shepherd’s Bush, the next, I’m headlining Woodstock.
La vicenda degli Who ha seguito un filo spesso sfociato in tragedia (le morti di Keith e John, gli spettatori schiacciati al concerto di Cincinnati, Pete alle prese con dipendenze varie e il conivolgimento in un sito pedofilo - abbondantemente assolto dalla vicenda).
In mezzo crisi, debiti, scontri, una saga incredibile, nonostante il successo planetario.
It's expensive living the life of a rockstar when you're not earning rock star money.
Indispensabile per ogni fan degli Who, interessante per chi ama la musica rock.

Franco Forte - Vero. Il romanzo di Marco Aurelio, l'imperatore filosofo
Non è facile rendere fruibile e agile la storia di un imperatore romano, pur nella sua anomalia di filosofo "pacifista", attento e sensibile ai diritti umani, in epoca di gladiatori, schiavi, sacrifici nelle arene, stragi dei nemici.
Franco Forte riesce alla perfezione ad appassionareil lettore alla tribolata vita di Marco Aurelio (121-180 d.c.), tra le classiche congiure di palazzo, guerre per mantenere il potere di Roma sull'impero, minato da continue rivolte ai "limes", gestione complessissima di un mondo dalle mille regole, omaggi agli dei, lutti personali etc.
Alla fine si prova profonda empatia per un personaggio che provò a concepire il comando in modo filosofico/progressista, morì tra notevoli sofferenze fisiche, lasciando il posto al figlio Commodo, giudicato successivamente spietato e depravato.
Esercitò il potere anelando sempre la possibilità di applicare le sue teorie ideologiche alla realtà, scontrandosi con un mondo ancora impreparato, dovendosi alla fine adattare alla superstizione, alla repressione sanguinosa di rivolte e insurrezioni.
Un ottimo libro, avvincente e istruttivo, soprattutto nella certosina descrizione (quasi cinematografica) dell'Antica Roma e le sue usanze.

Gianni Maroccolo - Il Sonatore di Basso. Collezione Spartiti Indipendenti
Una edizione speciale limitata e numerata de Il Sonatore di Basso, realizzata in occasione del tour CSI interamente dedicata al repertorio del Consorzio Suonatori Indipendenti, recentemente tornati insieme per sette acclamatissime date, nel tour "In Viaggio".
28 brani con le linee complete di basso di Gianni Maroccolo, illustrate e annotate a mano, trascritte in spartito e tablatura da Mur Rouge, selezionate tra le 104 contenute nel libro Il Sonatore di Basso e arricchite da alcune disponibili in precedenza solo nel cofanetto limitato Flight Case.
Il basso di Maroccolo, ancora più che nelle altre esperienze, è stato ed è uno strumento preponderante e portante nell'economia del suono dei CSI, mai un semplice accompagnamento.
Questo libro è uno strumento di studio e insieme un documento musicale: un modo per entrare nel cuore di brani che hanno segnato un’epoca, seguendo da vicino il battito inconfondibile di Gianni Maroccolo.
Dedicato a chi suona, a chi ascolta e a chi desidera proseguire questo viaggio.

I 500 migliori dischi della musica italiana
Piaccia o meno la Musica Italiana gravita storicamente intorno a un lotto di nomi inscalfibili: Lucio Battisti, Fabrizio De André, Lucio Dalla, Franco Battiato, Francesco Guccini, Edoardo Bennato, Pino Daniele, Paolo Conte, Vasco Rossi, la voce di Mina, il mito degli Area. Ovviamente li ritroviamo anche in questa lista di 500 dischi italiani stilata da 18 giornalisti e collaboratori di "Vinile" / "Classic Rock" (tra cui il sottoscritto), con titoli scelti dopo democratica votazione. E' palese che cambiando i votanti, muterebbero scelte e classifica, posizioni e nomi. Il cammino è stato molto tortuoso e complesso, il risultato finale discutibile a seconda di chi lo legge. E', come sempre, un "gioco", utile per riassumere la storia della canzone e della musica italiana attraverso un elenco davvero corposo in cui troviamo Afterhours e Balletto di Bronzo insieme a Gianni Togni e Quartetto Cetra. Ah, ha vinto "Rimmel" di De Gregori, davanti a "La voce del padrone" di Battiato e "Nero a metà" di Pino Daniele. Come riportato nell'introduzione la mia dichiarazione riassume la mia opinione: "Lo dico con leggerezza e, in confidenza, senza polemiche: a vedere certi nomi di vengono i brividi". Ma se vuoi giocare, accetti le regole del gioco.

Max D'Amico - Se fossi Viola
Romanzo crudo ed estremo, eccessivo e smisurato.
Il protagonista si ritrova nel corpo di Viola, colei che ama. Ne scaturisce una vicenda giocata ai mille all'ora, tra esagerazioni e abusi.
Anche la scrittura è diretta, immediata, minimale, veloce, hardcore.
Un racconto selvaggio, distopico, rock 'n' roll.

COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".

APPUNTAMENTI

NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour

Mercoledì 28 ottobre: Milano "Swamp Fest" con Kim Salmon e Three Blind Mice.
Sabato 7 novembre: Jesi (Ancona) “Spazio Comune Autogestito TNT”
Sabato 5 dicembre: Colle di Val d’Elsa (Siena) "Bottega Roots"
Sabato 12 dicembre: Como “Joshua”
Sabato 19 dicembre: Chiari (Brescia) “Circolo ADMR”



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