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giovedì, giugno 19, 2025
Rock 'n' Goal
Avevo conosciuto l'editore di VoloLibero, Claudio Fucci, grazie al giornalista Massimo Pirotta che me lo aveva presentato all'anniversario del Festival Pop di Zerbo.
Rimasi stupito ed entusiasta dalla sua immediata adesione alla mia proposta di pubblicare un (primo) libro su Gil Scott Heron, che uscì, con il titolo di "The bluesologist", nel 2012 (poi ampliato nel 2018, sempre per VoloLibero, con il titolo di "Gil Scott Heron. Il Bob Dylan nero").
Nel valutare un prosieguo della nostra collaborazione, fu Claudio a suggerirmi di approfondire un post che pubblicai il 16 marzo 2012, dedicato al rapporto tra musica e calcio:
https://tonyface.blogspot.com/2012/03/calcio-e-musica-i-dischi-dei-calciatori.html.
Ero molto scettico perché pensavo si potesse farne al massimo un ampio articolo.
Invece si aprì un mondo vastissimo di musicisti tifosi sfegatati, talvolta con un passato calcistico, canzoni dedicate a partite, squadre, calciatori e mille altre curiosità.
Chiamai a darmi una mano Alberto Galletti, super esperto di calcio (britannico in particolare) e il 27 marzo 2013 uscì Rock 'n Goal" firmato a quattro mani.
Sinceramente lo consideravo un libro di "transizione", destinato a un'onesta e breve vita.
Invece successe l'inimmaginabile.
Nello stesso giorno dell'uscita Vincenzo Mollica lo presentò al TG UNO delle 20 (https://www.youtube.com/watch?v=BldCITAyJ2E), il Corriere della Sera online lo mise in prima pagina, telefonarono per un'intervista RTL, Virgin Radio, Radio Montecarlo e tanti altri.
Uscirono decine di recensioni, la prima tiratura andò esaurita in un paio di giorni, la seconda uguale, mille copie in un paio di settimane.
Nei giorni successivi con Alberto ce ne andammo a Roma per essere ospiti di RaiSport2 a Saxa Rubra (che raggiungemmo prelevati da auto con autista) con Enrico Varriale e Max Gazzè, poi a RadioRai2 in Corso Sempione a Milano con Massimo De Luca per "Tutto il calcio minuto per minuto", al Salone del Libro di Torino, a Sky Sport.
Il tutto corredato da decine di presentazioni in mezza Italia (tra cui una rocambolesca dagli Ultrà del Livorno nella loro sede, nella libreria interna Kalashnikov, con enorme ritratto di Stalin).
"Rock 'n' Goal" ha venduto discretamente ma ci colse impreparati il successo immediato, che forse avrebbe potuto essere maggiormente sfruttato a livello commerciale.
Ma fu veramente una sorpresa per tutti.
Rimane il mio (nostro in questo caso) best seller insieme a "Northern Soul" con cui si batte sul filo delle copie vendute (altro evento inaspettato).
Il libro ebbe un seguito, dedicato allo sport, "Rock 'n' sport", molto meno fortunato e considerato.
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sabato, novembre 19, 2016
Weller e Rock n Goal/Rock n Sport il 26 novembre a Roma


Sabato 26 novembre sarò a ROMA.
Nel tardo pomeriggio presento Rock'n'Goal e Rock n Sport e si parla un po' di massimi sistemi con Federico Guglielmi a HELLNATION Store (verso le 18 o giù di lì).
https://www.facebook.com/events/1617155548590347/
Più tardi alle 20.30 parlo di L'uomo Cangiante - Paul Weller. The Modfather, la mia bio su PAUL WELLER allo Scalo 77.
Poi butto su anche qualche disco di roba che ci gusta assai.
https://www.facebook.com/events/305454156504280/
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sabato, gennaio 17, 2015
Rock n Goal a Chiusi (Siena)


GEC Gruppo Effetti Collaterali annuncia:
GEC and Book - Effetti ColLETTERARI
3° appuntamento:
18 gennaio 2015, ore 18.30 @"Brasserie" Piazza XX Settembre, 18 - Chiusi (SI)
Bacciocchi&Galletti presentano "ROCK 'N' GOAL".
Alla presenza degli autori ANTONIO BACCIOCCHI e ALBERTO GALLETTI, il cronista e scrittore RICCARDO LORENZETTI condurrà la presentazione del libro di estremo successo.
Interverranno alla presentazione MASSIMO DEL GIUSTO (attaccante della Nuova Societa Polisportiva Chiusi) e FRANCESCO FERRETTI i (allenatore della ADS Citta di Chiusi).
*** INGRESSO LIBERO ***
https://www.facebook.com/events/544917168979031/permalink/551963938274354/
https://www.facebook.com/RocknGoal.Calcio.musica.Passioni.Pop
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sabato, novembre 15, 2014
Rock n Goal in tour
ROCK n GOAL torna in tour.
Giovedì 20 novembre dalle 21.30 alla Libreria Universitaria di PAVIA per poi spostarsi sabato 22 novembre alle 17.30 a POGGIBONSI (Siena) alla Libreria Mondadori Discoshop in Largo Campidoglio e alle 20 a LIVORNO al C.P.1921 , via dei Mulini 29.
https://www.facebook.com/pages/RocknGoal-Calcio-e-musica-Passioni-Pop/420244591397182
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sabato, settembre 06, 2014
Oggi Rock n Goal a Mantova
Oggipresentazione di Rock'n'Goal alle 18 in Piazza Virgiliana a MANTOVA in concomitanza con il Festival della Letteratura nello spazio Voglia di Vintage.
https://www.facebook.com/events/1452750018341297/
Prossimamente a Poggibonsi (SI) al Disco Shop Libreria Mondadori, sabato 11 ottobre.
Sabato 27 settembre invece al M.E.I. (Meeting Etichette Indipendenti) di Faenza alle 17.30, presentazione di Statuto/30 la Ribellione Elegante.
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sabato, giugno 14, 2014
Rock N Goal ai Mondiali

GLI AUTORI di "ROCK N GOAL" ANTONIO BACCIOCCHI & ALBERTO GALLETTI
hanno scritto un nuovo capitolo del libro dedicato al mondiale Brasile 2014 ed a tutte le relazioni storiche tra la kermesse calcistica e la musica (non sempre e solo rock).
L’aggiornamento è stato direttamente incorporato negli ebook e si scarica in automatico acquistando il libro sullo store on line di Vololibero Edizioni. E' inoltre scaricabile gratuitamente qui:
https://dl.dropboxusercontent.com/u/3181952/Appendice%20a%20Rock%27n%27Goal.pdf
Scaricalo e buona lettura.
http://www.vololiberoedizioni.it
Rock‘n’goal analizza tutte le possibili connessioni, anche quelle più improbabili e insospettabili, tra musica rock e calcio. Calciatori cantanti, canzoni dedicate al calcio, tifosi eccellenti, il rock e le sottoculture nelle curve.
Con stralci di interviste sulle passioni calcistiche di Mick Jagger, Paul McCartney, Roger Daltrey, Clash e decine di musicisti e cantautori italiani.
Il tutto corredato da un ampio e curioso contributo fotografico.
Prefazione di Jacopo Casoni, Postfazione di Claudio Agostoni, Intervento di oSKAr (Statuto)
E STASERA TUTTI A PAVIA !!!!!
Al BIRRATOIO di via dei Mille 160 Alberto Galletti e Stefano Borghi a dilettarvi di calcio prima di Italia-Inghilterra
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sabato, novembre 23, 2013
"Rock n Goal" a Book City
Book City è il festival del libro di Milano con 1.250 scrittori in 200 indirizzi.
Tra gli ospiti Umberto Eco, Luis Sepulveda, Dacia Maraini, Frederick Forsyth.
PRESENTE ANCHE "ROCK N GOAL"
Oggi nel tardo pomeriggio (ore 18)
TEATRO DAL VERME - Milano
Via San Giovanni sul Muro, 2
INGRESSO GRATUITO
BOOKRADIO/MUSICALIBRI
Presentazione Di Tre Titoli Di Vololibero Edizioni
Una sorta di contenitore radiofonico dove un conduttore (Luca Trambusti) presenterà in compagnia di autori ed ospiti ed un’adeguata colonna sonora tre delle più recenti uscite di Vololibero Edizioni:
Rock’n’goal
Con Tony Face Bacciocchi e Jacopo Casoni giornalista televisivo sportivo
Radio Libertà
Con Michele Anelli – autore e musicista e Piero Scaramucci – fondatore di Radio Popolare e giornalista.
Crisco Disco
Con Luca Locati Luciani Autore, Gianluca Meis esperto di tematiche camp e autore del saggio all’interno del libro Riccardo Sada, giornalista, Dj, Produttore Dance.
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sabato, settembre 21, 2013
Giorgio Chinaglia





Omaggio a GIORGIO CHINAGLIA a cura di Alberto Galletti (autore con Antonio Bacciocchi di "ROCK n GOAL", VoloLibero Edizioni in cui Long John compare con il 45 che incise negli anni 70 "I'm football crazy").
E’ tornata in Italia, poco più di un anno dopo la sua scomparsa, la salma di Giorgio Chinaglia, mitico bomber italiano deceduto lo scorso anno in Usa.
Nasce a Carrara nel 1947 da una famiglia di umili origini e si trasferisce in Galles all’età di 8 anni dove il padre lavora come operaio in un acciaieria, dopo aver vissuto in Italia per tre anni con la nonna a Carrara, a scuola pratica rugby , scelto dall’allenatore della squadra, ma si stufa presto della palla ovale (gioca 2à linea vista la stazza) e si segnala subito per il carattere intemperante e spigoloso dichiarando ,nel paese dove il rugby è una religione, che solo gli idioti giocano a rugby, i migliori giocano a calcio.
Incomincia a giocare nello Swansea Town (dopo un provino non superato per il Cardiff City) che lo nota nelle semifinali di una competizione scolastica e lo mette tra gli apprendisti, a 16 anni si segnala subito per l'arroganza, il vizio del gioco e gli scherzi ai colleghi più grandi (professionisti) che non sono affatto divertiti dal nuovo arrivato,in quattro stagioni riuscirà a mettere insieme solo 5 presenze in prima squadra, dopo reiterate insistenza con l'allenatore per schierarlo (gli disse di farlo giocare perchè era forte e Torino, Bologna e Juventus lo volevano prendere, ovviamente una palla) ,viene scaricato dopo la partita di Londra col Brentford alla quale si presentò solo 10 minuti prima del calcio d'inizio, Glyn Davies, allenatore molto all'antica, non gradì e lo mise alla porta, tornò tra le riserve e comiciò ad arrivare tardi agli allenamenti per aver fatto le ore piccole e Davies cominciò a multarlo ripetutamente finchè Chinaglia non si ritrovò talmente in bolletta da rubare le bottiglie di latte ordinatamente lasciate la mattina sulla porta delle abitazioni della via dello stadio, in modo da poterci fare qualche soldo rivendendola.
Il padre ad ogni modo si confrontò duramente con l'allenatore, convinto che il figlio fosse un grandissimo fuoriclasse, e dopo non esser riuscito ad ottenere di faro giocare (le sue poche apparizioni furono decisamente deludenti) cominciò ad insistere per farlo liberare da vincolo del tesseramento.
Accuserà in seguito i britannici di essere razzisti e di essersi sempre accaniti contro di lui perchà figlio di italiani emigrati, ricordando spesso il fatto di aver pulito le scarpe per tre anni ad un giocatore della prima squadra quando lui era apprendista, dimenticandosi (o ignorando, non sarei sorpreso) del fatto che ciò costituiva la consuetudine all'epoca all'interno delle squadre di calcio in Gran Bretagna.
La famiglia avrebbe voluto mandarlo alla Carrarese, squadra della città di origine, ma l’iter burocratico scoraggia la presidenza gialloblù, così nell’estate del 1966 se lo assicura la Massese grazie ad un pre-tesseramento fittizio ad una società di dilettanti che consentirà di aggirare il transfer e molto più importante l’indennizzo da corrispondere ai gallesi (il trucco è usato ancora oggi dai settori giovanili delle società professionistiche), il giovane Chinaglia si comporta discretamente e chiuderà la stagione con 32 presenze e 5 reti e una generale impressione di grande potenziale a dispetto della stazza e dei movimenti sgraziati (Sivori lo definirà poi un elefante in un negozio di porcellana) .
Nell’estate 1967 a dispetto di un promesso o ventilato trasferimento alla Fiorentina, Chinaglia viene ceduto all’Internapoli che sborsa senza fiatare i milioni richiesti, un duro colpo per il centravanti.
Ma si sa non tutto il male vien per nuocere e a Napoli si ritrova in squadra con Pino Wilson e Franco Cordova (che sarà poi una bandiera giallorossa) , la prima stagione si chiude con un nono posto , ma soprattutto lo scudetto categoria Beretti vinto in finale con il Prato 1-0 grazie ad un gol suo. La seconda stagione è trionfale la squadra compie una grande cavalcata sotto la guida di Luis Vinicio e chiude al terzo posto accarezzando a lungo la possibilità di una promozione in serie B .
Il biennio si chiude con 24 reti in 66 presenze, Chinaglia ha fatto faville sfoderando il suo repertorio di sgroppate velocità potenza colpi di testa e tiri di prima, se lo assicura la Lazio neo-promossa in Serie A.
Il suo arrivo a Roma è leggendario, vestito come una delle star del calcio inglese dell’epoca, coppola da golfista, vestiti sgargianti e auto sportiva (che si era preso alla Massese), aprirà persino una boutique a Roma con vestiti alla moda,chiamata Long John, soprannome che da allora non lo mollò fino alla fine, Chinaglia va al centro dell’attenzione nonostante sia l’ultimo arrivato e soprattutto si scontra contro l’allenatore argentino Lorenzo un duro che va per le spicce (come tutte le sue squadre), nonostante qualche frizione Lorenzo riesce a lavorare su Giorgio affinandone tiro, controllo in corsa e difesa della palla cercando di trasformare l’irruenza in un arma a proprio favore, e ci riuscirà, Chinaglia si sblocca nella partita interna col Milan, iniziando una lungo rapporto col gol che entusiasmerà le folle biancocelesti.
La stagione i chiude all’ottavo posto.
L’anno dopo la squadra non rende e un brutto avvio porta a tensioni e divisioni interne che comprometteranno irrimediabilmente la classifica, Chinaglia viene preso come capro espiatorio da giornali e tifosi (esponenti del classico ambiente di pretini e non moralisti) che lo accusano di fare la bella vita a suon di ore piccole, champagne e sesso sfrenato, di certo ci sono le serate, molte delle quali finiscono in tremende scazzottate, vittime i malcapitati tifosi che gli rinfacciavano di godersela troppo, arriva ad accenni di rissa persino con i dirigenti della Lazio, il suo modo di risolvere le cose era noto, ma era una modo di fare parecchio condiviso tra i membri della rosa. Ad ogni modo penultimo posto , retrocessione e Lorenzo licenziato, al suo posto viene assunto tra l’indifferenza generale (e parecchi mugugni) Tommaso Maestrelli, uomo dai modi gentili artefice del miracolo Foggia in Serie A.
La storia è nota, promozione in Serie A, Chinaglia capocannoniere con 21 reti, l’anno dopo terzo posto, ma in realtà scudetto perso all’ultima giornata, trascinati ancora da Chinaglia che mette a segno 10 reti e poi scudetto (il primo nella storia biancoceleste) nella stagione successiva 1973/74, trascinatore ancora Chinaglia capocannoniere con l’incredibile cifra di 24 reti.
Lo spogliatoio della Lazio scudetto meriterebbe un discorso a parte, ma ad ogni modo mi limito ad citare l’opera di Maestrelli nel cercare di tenere a bada un gruppo di giovani parecchio esuberanti, all’apice del successo, con abbastanza soldi in tasca (in gran parte mai dichiarati) nella Roma dei primi anni 70 ovvero un posto dove tentazioni e pericoli si nascondevano dietro ogni angolo, ma mi limiterò al campo segnalando l’incredibile Lazio – Ipswich Town di quella stagione che culminò in una caccia all’uomo (arbitro e calciatori inglesi) che costò al club biancoceleste tre anni di squalifica dalle competizioni europee e il conseguente divieto di giocare in Coppa dei Campioni l’anno dopo.
Chinaglia lascerà Roma nell’estate del 1976 dopo una salvezza stentatissima, un ambiente dilaniato da divisioni e polemiche, che non si confà più ormai alla sua continua voglia di emergere e cavalcare l’onda.
Firma per i New York Cosmos dove giocherà con Beckenbauer, Pelè e Neeskens tra gli altri, ma soprattutto segnerà la bellezza di 231 reti in 234 incontri diventando una leggenda del calcio nordamericano di dimensioni che tendono un po’ a sfuggire a noi appassionati del vecchio continente.
La sua carriera in Nazionale è breve, 14 presenza e 4 reti, chiuso da Boninsegna e Anastasi prima e dal vaffanculo a Valcareggi a Stoccarda poi, non rispecchia forse quello che avrebbe potuto essere, ma tant’è Pulici che era molto meglio di lui mise insieme solo 19 presenze (5)., è stato comunque il primo giocatore militante in Serie B ad essere convocato e a giocare in Nazionale.
Chinaglia è stato un grande, animato da un’indomabile voglia di riscatto e di affermazione ha preso la vita e il mondo a calci, pugni e spintoni, come se fosse stata una partita continua.
Come calciatore è stato un centravanti del tipo britannico-classico i modi che potevano essere accettabili o addirittura divertenti in Gran Bretagna, dentro e fuori dal campo, hanno costiuito per lui un grosso problema agli occhi dell’opinione pubblica di questo paese di catto-comunisti finto-perbenisti o finto-contestatorivoluzionari del periodo , rendendolo grande solo agli occhi dei tifosi della sua squadra e pochi altri dotati di vero sense of humor.
Ad ogni modo la potenza fisica, il tiro in porta al volo o in corsa, il coraggio nei colpi di testa e nell’affrontare le difese avversarie , oltre ai numeri, ne hanno fatto , a mio modo di vedere, uno dei grandi attaccanti italiani di ogni tempo.
Dopo aver smesso col calcio giocato ha continuato a vivere in America rientrando una prima volta a Roma in soccorso della Lazio a capo di una cordata USA che non si metrializzò e lasciò lui e il club in braghe di tela, successivamente ha avuto incarichi dirigenziali in Ferencvaros, Marsala, Foggia e Lanciano, balzando all’onore delle cronache per sporadici guai giudiziari dovuti alle imprese in cui si gettava a capofitto senza ragionare (come ai bei tempi).
Ha inciso un 45 giri nel 1974 alll’apice della popolarità post-scudetto dal titolo ‘I’m football crazy’, scritto per lui dai laziali Oliver Onions, che diventerà il tema del film ‘L’arbitro’ con Lando Buzzanca.
E’ nominato nella sbrodolata anticalciatori-antitutto ‘Nuntereggaepiù’ di Rino Gaetano, gli Squallor gli dedicarono ‘Il Vangelo secondo Chinaglia’ dall’album ‘Palle’ (ovviamente del 1974) con l’immortale ‘Mi sento un verme, se penso che per andar a veder Chinaglia ho lasciato senza soldi la mi hermana…’, testimonianza di quanto fosse popolare all’epoca.
Muore per infarto (cos’altro vecchio Long John) il 1 aprile 2012 in Florida, e dopo esser stato ivi tumulato, la sua salma viene fatta rimpatriare (rispettando così le sue volontà), grazie anche all’aiuto dei Pino Wilson e Giancarlo Oddi suoi compagni nell’anno dello scudetto che insieme ad altri hanno completato le pratiche necessarie.
Riposerà nella tomba della Famiglia di Maestrelli al cimitero di Prima Porta a Roma, accanto al suo vecchio maestro.
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sabato, settembre 14, 2013
Ligabue e il calcio



Una serie di estratti dal libro "ROCK N GOAL" (Bacciocchi-Galletti, VoloLibero Edizioni) arriccchiti da qualche ulteriore particolare, foto, aneddoto.
Non è certo tra i nomi che più amo, anzi con l’ultimo singolo ha raggiunto abissi qualitativi impensabili.
Resta, volenti o nolenti, tra i nomi di più grande rilievo della musica pop italiana.
E con agganci al calcio piuttosto solidi.
Luciano Ligabue non è solo accanito tifoso dell’Inter ma ha anche giocato come terzino nella squadra del suo paese, la Correggese.
"Mi piace anche giocarci, a calcio: da ragazzo ero forte, ho fatto due anni in Promozione nella Correggese, un buon terzino".
Successivamente è stato il fondatore della Dinamo Rock (nata da una squadra amatoriale che condivideva con Gene Gnocchi, chiamata “I deficienti” con cui faceva occasionali partite per beneficenza), con cui si è però spostato dalla difesa al centrocampo.
La leggenda vuole che i primi ritiri della squadra si svolgessero proprio a casa di Luciano Ligabue a Correggio (Reggio Emilia).
Luciano Ligabue omaggia il mediano interista Gabriele Oriali (campione del mondo nel 1982) nella famosa “Una vita da mediano”
(Una vita da mediano / da uno che si brucia presto / perché quando hai dato troppo / devi andare e fare posto / una vita da mediano / lavorando come Oriali / anni di fatica e botte e vinci casomai i mondiali ) e scomoda perfino Dio chiedendogli “Chi compra l’Inter?” in “Hai un momento, Dio?”.
Aveva conosciuto Piermario Morosini il giocatore del Livorno tragicamente scomparso in campo e così lo ha ricordato:
"Andarsene a neanche venticinque anni su un campo di calcio.
E in quei pochi anni di vita avere perso il padre, la madre e un fratello.
Che cosa vuol dire? Perché?
La rabbia e la commozione non permettono di trovare una risposta decente a quelle domande, ma credo che non la troveremo nemmeno quando quei sentimenti si attenueranno un po' ".
"Mi si era presentato nei camerini assieme ad altri suoi colleghi calciatori in un paio di concerti.
Era a Campovolo insieme a molti di voi.
Era iscritto al barMario (fan club di Ligabue).
La foto del suo profilo lo mostra con uno splendido sorriso.
Un sorriso che non può non aumentare questa commozione.
Questa incredulità. Sono sicuro che tutti gli altri iscritti al barMario vorranno unirsi a me nel mandargli tutto l'affetto che merita. Ad accompagnarlo in un viaggio che, è l'augurio più sentito, possa almeno ricongiungerlo con la famiglia che aveva perso quaggiù".
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sabato, settembre 07, 2013
Rock n Goal ad Alessandria - Mostra del disco dell'usato e da collezione
Nella foto gli autori con le rispettive MAGLIE STORICHE (grazie a Salvatore Coluccio per il prezioso regalo), il Nostro Cristiano C e un gruppo di mods alessandrini.
Domenica 08 Settembre 2013
4^ Primavera Vintage Vinile, Mostra del disco dell'usato e da collezione
Dalle ore 10.00 alle ore 19,00
Piazza Marconi, Alessandria
500 metri dalla stazione ferroviaria, comodo parcheggio
Ingresso Gratuito
Primavera Vinile presenta oltre 30 espositori da tutta Italia che presenteranno le loro rarità discografiche.
Primavera Vintage Vinile Alessandria Eventi
Ore 16.00
Inchiostro Festival
Incontro con Luca Zanon e Giancarlo Sansone
Ore 17.00
Presentazione del libro Rock'n'Goal - Calcio e musica. Passioni Pop - Vololibero Edizioni
alla presenza degli autori Antonio TonyFace Bacciocchi e Alberto Galletti
https://www.facebook.com/events/477480292305183/
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sabato, agosto 31, 2013
Gli Who e il calcio




Una serie di estratti dal libro "ROCK N GOAL" (Bacciocchi-Galletti, VoloLibero Edizioni) arriccchiti da qualche ulteriore particolare, foto, aneddoto.
Nelle foto Roger Daltrey, l'unico degli WHO con qualche interesse calcistico, ad "Highbury", lo stadio del suo ARSENAL, con l'allenatore Wenger, con il calciatore francese Gael Clichy alla chitarra.
ROGER DALTREY Cresciuto ad Acton,periferia occidentale di Londra, Daltrey da ragazzo era più interessato al blues e nel rythm and blues che al Queen’s Park Rangers, la squadra del sobborgo che andava a vedere il sabato pomeriggio.
‘Era ciò che si faceva il sabato pomeriggio a quell’epoca, ma non sono mai stato un fanatico del QPR, ma si andava e si stava in curva, in piedi, dietro la porta”.
Pur rimanendo più attento alla musica che al calcio, continuò a frequentare lo stadio fino a fine anni ’60, quando l’irrompere della violenza calcistica lo convinse a disertare gli, stadi, ‘Non guardavo nemmeno più le partite alla tv’. Lavoravamo molto in America a quel tempo , dove i ragazzi venivano mandati a combattere in Vietnam.
La gioventù era molto unita, tutto il contrario di ciò che succedeva da noi in Inghilterra.
Il suo interesse per il calcio rifiorì alla fine degli anni ’80, grazie al figlio di sette anni che cominciò a portare una sciarpa dell’ Arsenal e a chiedere di essere portato allo stadio.
Scroccò un paio di biglietti ad alcuni suoi amici tifosi e si innamorò di nuovo del calcio, stavolta dell’Arsenal e di Highbury “in particolare perchè rappresentava tutto ciò che avevo sempre amato nel calcio: era un vero stadio del posto, della comunità, cresciuto tra le case che lo circondavano, l’atmosfera era fantastica”.
Nelle ultime stagioni, visti i risultati della squadra, deludenti rispetto a qualche anno orsono, una larga fetta del pubblico ha cominciato a lamentarsi di Wenger, ma non lui che sta con il tecnico e ne sposa la visione calcistica globale.
“Non lo cambierei con nessun altro ci sono problemi tremendi con l’economia delle squadre di calcio, e quando l’intero castello crollerà, l’Arsenal sarà in una posizione migliore di quella degli altri club di alta classifica, grazie alla politica di Wenger”.
Avendo cominciato a seguire i Gunners nell’era George Graham, Daltrey ricorda tutti i trionfi, sebbene gli ultimi due anni furono noiosissimi.
Con l’avvento di Wenger, Roger ha appreso che il calcio può essere una cosa bellissima, quando le sue squadre viaggiano in piena forma sono straordinarie da guardare, la Premiership è un campionato migliore per merito di Arsene Wenger.
Ai tempi di Bergkamp, Viera, Henry la squadra si guadagnò l’appellativo di invincibili, sapevo esattamente, mentre li guardavo, che era il miglior calcio mai prodotto nella storia del nostro campionato.
Ha cantato ad Highbury nel 2006 all’ indomani della chiusura definitiva del vecchio impianto, una cosa che mi ha fatto emozionare di più che cantare a Woodstock.
Highbury aveva un grandissimo appeal e quel giorno avevamo appena finito il campionato bruciando il Tottenham sul filo di lana per il 4° posto.
Cantò “Highbury highs” accompagnato da una banda militare perché pensavo che Highbury meritasse una canzone classica da calcio, che ricordasse i giorni in cui le bande suonavano in campo prima delle partite. Peccato, vorrei che si giocasse ancora lì.
Daltrey è abbonato da lustri oramai e ha un posto normale in tribuna ‘preferisco stare con un guppo di londinesi che nei box dei VIP.
Ad ogni modo ha criticato aspramente il club per non aver ricollocato i vecchi abbonati vicini e in posti equivalenti all’interno del nuovo Emirates Stadium.
Sono stato vicino alle stesse persone per 15 anni e l’atmosfera all’interno dello stadio è creata dal rapporto tra le persone che lo frequentano.
Per quanto riguarda gli Who c’è molto poco da aggiungere sul loro rapporti col calcio , ho provato a spingere Pete Townshend ad interessarsene, ma zero, non è un tifoso del calcio, gli dissi, vieni a sentire il boato della folla, ero sicuro che lo avrebbe colpito, ma non è mai venuto, al contrario di suo fratello Simon anche lui grande tifoso dell’Arsenal.
PETE TOWNSHEND , dichiaratamente disinteressato al calcio, ne fa però riferimento in ”Football fugue” (dalla raccolta di demo “Another Scoop” del 1987).
Il brano, completamente orchestrale, composto da Ted Astley (padre della prima moglie di Pete, Karen) di cui Townshend scrisse il testo viene descritto così sulle note di copertina: “Mi ricorda un campo di battaglia orchestrale con i musicisti che indossano scarponi pesanti.
Da qui l’analogia con il teppismo del football”
Music has arrived at the football stadium
A logical step would be spears at the Palladium
Fifty thousand watts screaming out for a goal
Why don't they blow a whistle in rock and roll
Pete Townshend è notoriamente l’autore, tra tanti altri capolavori, dell’opera rock “Tommy”, realizzata nel 1969 dagli Who. “Tommy” venne proposto cinematograficamente dal visionario regista Ken Russell nel 1975.
Durante l’esecuzione del brano “Pinball wizard”, Elton John, accompagnato dagli Who, interpreta il personaggio del campione di flipper (sfidando il protagonista Tommy, interpretato da Roger Daltrey), vestito, in modo come sempre eccessivo, i panni del boot boy che era facile vedere sugli spalti degli stadi inglesi nei primi 70’s, mentre i suoi fans sotto il palco sventolano anonime sciarpe bianco rosse in pieno stile calcistico.
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sabato, agosto 10, 2013
Robbie Williams e il calcio



Una serie di estratti da "ROCK N GOAL" (Bacciocchi-Galletti, VoloLibero Edizioni) arriccchiti da qualche ulteriore particolare, foto, aneddoto.
A cura di Alberto Galletti.
La passione di Robbie Williams per il calcio è nota, tifoso del Port Vale FC una delle due squadre di Stoke on Trent la sua cità natale (l’altra è lo Stoke City)in quanto il padre fu per molti anni il gestore del Port Vale FC Social Club, un locale molto diffuso all’interno dei football club d’oltremanica fino agli anni 80, che si trovava all’interno degli stadi e che funzionava come un pub ed era frequentato dai soci e dai calciatori.
Nel 2000 chiese ed ottenne dalla EA Sports di includere il Port Vale nel gioco FIFA 2000 in cambio dell’utilizzo gratuito della canzone ‘It’s only us’ che divenne la sigla diel gioco, il singolo, il quarto tratto dall’LP ‘’I’ve been expecting you’ andò anche al numero uno della classifica inglese di vendite .
Nel febbraio 2006 con il club che versava in condizioni assai critiche, ha comprato azioni del Port Vale per un valore di £249000, divenendo di fatto il maggiore azionista e dichiarando
“Benchè non riesca a venire allo stadio molto spesso, ho fatto questo investimento per dirvi che il mio cuore è ancora lì, che sono un grandissimo tifoso, sono emozionato alla prospettiva di cosa si possa fare nel futuro per la squadra” il presidente non è stato molto incoraggiante dichiarando che non farà nessuna differenza in quanto il club è amministrato con badget annuali predefiniti, ma Robbie non si è dato per vinto confessando che fino all’esplosione globale dei Take That andava alle partite in casa ogni sabato e che ha sempre voluto essere un dirigente del Port Vale, magari un giorno anche il presidente e quando ho sentito dei problemi della squadra il cuore non ha sentito ragioni.
Nel 2011 quando un businnessman locale fece un’offerta per comprare il club e trasformarlo in una specie di Gardaland calcistica di terza serie, i piccoli azionisti e anche il presidente lo implorarono di esercitare il suo veto di maggior azionista e/o proporsi come presidente, ma rifiutò in quanto vivendo a Los Angeles non sarei in grado di seguire i problemi della squadra con la dovuta attenzione, quando comprai le azioni nel 2006 lo feci perché mi fu chiesto dal club che era in enormi difficoltà ed aveva bisogno di soldi e lo feci con tutto il cuore, perché il Port Vale rimane una parte enorme della mia infanzia, dalla mia crescita e delle mie radici sia famigliari che sociali.
Ha fondato una squadra a Los Angeles, dove vive, che ha chiamato L.A. Vale.
In ogni caso dopo un ventennio assai duro, al termine della stagione 2012/13 il Port Vale è stato promosso in League One (la III serie inglese). Lo vediamo in una delle foto allacciarsi le scarpe prima di un incontro di beneficenza nel 2006.
Williams è ambasciatore UNICEF e dal 2000 ha giocato spesso per scopi benefici raccogliendo ingenti somme che sono state devolute tramite la Football Aid Foundation a proposito delle quali ha dichiarato ‘Queste partite di beneficenza mi hanno fatto passare tra i migliori momenti della mia vita’.
Allenamento per la partita di Old Trafford del 2006 insieme ad Angus Deaton (attore), indimenticabile Gazza e e l’inarrivabile campione di snooker Ronnie O’Sullivan.
Nell’autunno 2012 ha curato l’uscita del singolo ‘He ain’t heavy, he’s my broche’ degli Hollies , lanciato poi nelle feste natalizie per raccogliere fondi a favore dell’associazione dei famigliari delle vittime della tragedia di Hillsborough in cui persero la ita 96 tifosi del Liverpool.
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sabato, agosto 03, 2013
Morrissey, Johnny Marr, gli Smiths e il calcio


Una serie di estratti da "ROCK N GOAL" (Bacciocchi-Galletti, VoloLibero Edizioni) arriccchiti da qualche ulteriore particolare, foto, aneddoto.
A cura di Alberto Galletti.
MORRISSEY
Non c’era molto calcio negli Smiths.
Negli anni 80 il pubblico delle partite era in calo costante, calcio e rock alternativo rimasero cugini estranei, quando il calcio inglese toccò il proprio nadir nel maggio 1985, gli Smiths pubblicarono Meat is murder, un brutale manifesto vegetariano che sicuramente trovò poco o niente riscontro tra gli appassionati di calcio.
In una delle sue tirate anti-governative ebbe pure a dichiarare che ‘Capisco il patriottismo (a proposito delle scorribande degli hooligans sul continente), capisco la tensione, il grado di repressione e la rabbia e l’aggressività che a un certo punto deve trovare uno sfogo, quando vedo scontri come quelli successi ultimamente in Svezia e Danimarca mi diverto molto, se nessuno si fa male ovviamente, mi diverto parecchio.
Nonostante non gli sia mai stato indifferente, come dimostra la sua frequentazione (seppur non assidua ) di Old Trafford tra il 72 e l’83, credo che Morrissey abbia idee un po confuse riguardo al calcio come confermano le sue simpatie per il West Ham e il Millwall negli anni novanta-duemila.
Nel 1988 dichiarò ‘andai in curva due o tre volte e poi mi comprai un cappellino bianco-rosso per 12 scellini, subito dopo essermelo messo qualcuno arrivò da dietro di corsa, me lo rubò e scappò via, pensai ‘è un mondo crudele, mi vendicherò’ su questa società’.
Ha dichiarato inoltre che Brian Robson (il capitano dello United anni 80) era un grandissimo calciatore e che il calcio di kung-fu col quale Cantona stese il tifoso del C. Palace fu sacrosanto, un ottimo esempio, concordo con lui.
La canzone We’ll let you know dall’LP solista di Morrissey parla di hooligans , in un periodo in cui questa piaga riempiva ancora le prime pagine dei giornali.
JOHNNY MARR
Gli allenatori di calcio verso la fine degli anni 70 primi 80 non vedevano di buon occhio i ragazzi che avevano connessioni col mondo musicale -ha rivelato Marr- grande tifoso del City, fui scartato dall’allenatore delle giovanili del City ad un provino, nonostante gli osservatori fossero di parere contrario, per via delle mie inclinazioni musicali, ero sicuramente bravo a sufficienza per le giovanili del Manchester City , ma ero l’unico che si truccava gli occhi….
Metà dei giocatori della partita preferirono girarmi al largo, l’altra metà cercò di colpirmi ininterrottamente per tutta la partita, li provocai, la mia carriera calcistica era destinata a durare poco in ogni caso.
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sabato, luglio 27, 2013
Billy Bragg, il West Ham e Paolo Di Canio
Una serie di estratti da "ROCK N GOAL" (Bacciocchi-Galletti, VoloLibero Edizioni) arriccchiti da qualche ulteriore particolare, foto, aneddoto.
Billy Bragg, cantautore politicizzato, spesso direttamente accostato all’epica di Joe Strummer e dei Clash è tifosissimo del West Ham. In un’intervista ricorda che
“Ero sulle montagne della Bolivia per realizzare un documentario per la BBC e mi sintonizzai su una Tv internazionale per sapere come erano andate le Elezioni Europee.
Alla fine del programma una voce annunciò “Ed ora un risultato dalla Seconda Divisione: Oldham 6 - West Ham 0. Il mio cuore cedette.
Ero su questa montagna, lontanissimo e pensai. “Ok è dentro di me”. Non ci posso fare niente, il West Ham è dentro di me”
Billy (uno zio, tra l’altro, che , a quanto pare giocava nella Stella Rossa di Belgrado come canta in “Sexuality” "I had an uncle who once played/ for Red Star Belgrade") è l’autore di un verso immortale nel brano “Greetings to the new brunette” :
‘Come puoi startene li a pensare all’Inghilterra, quando non sai nemmeno chi ci gioca’
Nell’album “Don’t try this at home” del 1991 è incluso il brano “God’s footballer” è dedicato a Peter Knowles giocatore del Wolverhampton Wanderers negli anni 60 che si ritiro dal calcio dopo essere diventato un Testimone di Geova.
“The boy done good” da “Bloke on bloke” del 1997, composto con il chitarrista degli Smiths Johnny Marr e con l’iniziale Strange as it may seem, I once had my football dreams che introduce ad un paragone, che prosegue in termini calcistici, tra una partita e l’amore per una ragazza.
Recentemente, nell’aprile del 2013, ha mandato un inequivocabile messaggio da un palco di Seattle al neo allenatore del Sunderland Di Canio (dichiaratamente fascista)
“Paolo Di Canio ha detto di non essere un razzista ma un fascista, come se i nqualche modo la cosa fosse più rispettabile. Bene, ho un messaggio per te, Mr. Di Canio, . Tutti voi fascisti siete destinati alla sconfitta ! “
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sabato, luglio 20, 2013
I Cult e il calcio


Una serie di estratti da "ROCK N GOAL" (Bacciocchi-Galletti, VoloLibero Edizioni) arriccchiti da qualche ulteriore particolare, foto, aneddoto.
A cura di Alberto Galletti.
Nelle foto: Bill Duffy in azione
Bill Duffy e Noel Gallagher parlano del City
Ian Astbury tifosissimo dell'Everton
IAN ASTBURY
Mi portarono a Goodison Park quando avevo quattro anni, sciarpa bianco-blu al collo e da allora fu Everton.
Tifoso dell’Everton è per me un po riduttivo ha dichiarato Ian Atsbury in un intervista dell’estate 2012, mi definirei piuttosto un devoto dell’Everton Football Club.
Riguardo la stagione 2012 che si era appena conclusa afferma ‘Il gioco è cambiato, non è più quello di una volta, ma David Moyes (l’allenatore) ha fatto davvero un grande lavoro, purtroppo andra al Manchester United, è solo una questione di quando andrà, ma andrà, è già scritto (e ci ha azzeccato! Verrà assunto nel maggio 2013, ed è in carica dal 1° luglio 2013).
Non avremmo comunque avuto possibilità vere di lanciare una sfida per il titolo, se non in caso di un’accidentale iniezione di milioni (di sterline) come è successo al Manchester City.
La sua devozione per il gioco del calcio si rifà al suo periodo pre-adolescente, quando viveva a Glasgow, città notoriamente ‘devota’ al gioco del calcio e da esso divisa in due accese fazioni.
Ha giocato per Possil YM la stessa squadra in cui sia Archie Gemmill che Kenny Dalglish hanno militato quando erano alle medie.
Ero in squadra con Graeme Sharp allora (attaccante che giocherà poi con l’Everton 11 stagioni stabilendo il record di gol per il club nel dopoguerra :159 in 426 presenze, divenendone il capitano e vincendo i campionati del 1985 e del 1987, la FA Cup del 1984 e la Coppa delle Coppe del 1985),eravamo vicini di casa, poi lui venne preso dal Dumbarton (piccolo club vincitore dei primi due campionati scozzesi) quando lasciò la scuola, avrei potuto giocare anche io allo stesso livello, ma decisi di prendere un’altra strada.
Ho fatto diversi provini per club professionistici da teenager, ero un ala avevo la velocità e la fantasia di un argentino, ero dotato tecnicamente con visione di gioco e creatività, giocavo sia a destra che a sinistra ad ogni modo i terzini avversari mi falciavano regolarmente.
Trovo molto difficile parlare di calcio serenamente mi causa sempre passioni contrastanti, sbalzi di umore tremendi, ma mi piace sempre tantissimo anche se può distoglierti completamente dalla musica ad esempio prendi Billy (Duffy) è andato a Manchester per la partita scudetto del City e non è ancora tornato.
BILLY DUFFY
E’ partito appositamente dalla sua casa di Los Angeles volo direto a Manchester dove si è incontrato prima con Johnny Marr (ex_Smiths e anch’egli grande tifoso del City) e sono andati alla partita che, vinta all’ultimo respiro, ha consegnato al Manchester City il primo titolo di Campione d’Inghilterra in 44 anni; Duffy ammette di ricordare i campacci sui quali mi recavo con mio padre quando il City imboccò una discesa che pareva inarrestabile verso le serie inferiori inglesi.
La Dunlop gli fornisce i plettri per la sua chitarra azzurri, stesso colore del Manchester City, appositamente personalizzati, quelli normalmente in vendita sono color oro, per la tournee del 1991/92 aveva solo plettri con stampato sopra lo stemma della squadra.
Entrambi giocano per l’Hollywood FC in California, del quale sono stati fondatori con il grande ex-teppista dei rettangoli verdi Vinny Jones e altre celebrità dello spettacolo anglo-americane.
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sabato, luglio 13, 2013
I Rolling Stones e il calcio



Una serie di estratti da "ROCK N GOAL" (Bacciocchi-Galletti, VoloLibero Edizioni) arriccchiti da qualche ulteriore particolare, foto, aneddoto.
Nelle foto: Ron Wood alla partita Barcellona-Milan 4-0 al Nou Camp con la moglie
Mick Jagger durante un'Inghilterra-Germania
Mick Jagger con Pelè
Il tifoso del Crystal Palace, Bill Wyman
Sir Mick Jagger è un grande appassionato di calcio, cresciuto in una famiglia di tifosi dell’Arsenal, tifa Arsenal egli stesso.
“Vado alle partite di rado ammette, ma mio figlio maggiore va ogni settimana. Siamo sempre stati una famiglia di grandi tifosi.
Non ho mai giocato a calcio a scuola, ne ho frequentato dove si giocava solo a rugby, si organizzava qualche partita di calcio nel week-end, fuori dagli orari scolastici, comunque sono sempre stato un calciatore piuttosto scarso” Ha visto dal vivo tre edizioni della Coppa del Mondo 1998 in Francia, 2006 in Germania e 2010 in Sud-Africa, sempre al seguito dell’amatissima Inghilterra, ma per motivi familiari ha visto anche partite di USA e Brasile.
Il suo ricordo migliore è legato a Inghilterra-Argentina del 1998 a St.Etienne terminata con l’eliminazione ai rigori dei bianchi:
“Ma fu una partita straordinaria.
Non ho ricordi del mondiale ’66 dio solo sa dov’ero, negli USA, in tour, boh? Sono stato anche agli Europei, ma non ricordo bene quali, faccio un po di confusione”<BR> La sera dell’ 11 luglio ’82 mentre l’Italia sfidava la Germania Ovest nella finale del mondiale, i Rolling Stones tenevano uno storico concerto allo Stadio Comunale di Torino, tutto esaurito per l’occasione.
Mick Jagger si presentò sul palco con la maglia della nazionale azzurra n.6 e prima di iniziare annunciò che l’Italia avrebbe vinto 2-0!
Poi attaccò con “Start me up!”.....
Restando in ambito Rolling Stones Keith Richards ha rivelato nella sua autobiografia “Life” di essere stato un grande difensore e di aver fatto dei provini per le giovanili del Brentford ma di aver lasciato per occuparsi di musica e…droghe.
Anche se la madre Doris Richards in un’altra intervista sembra smentirlo dicendo che Keith era un ragazzo con un grande senso artistico che non amava il calcio.
"Se un pallone gli rotolava vicino lui se ne allontanava. Lo andammo a vedere giocare, odiava ogni scontro, non voleva sentire del male. Non voleva stare dalla parte dura della vita. Solo disegnare e dipingere".
Ron Wood è invece un fan del West Bromwich Albion I miei fratelli erano grandi tifosi e ho sempre avuto un debole per loro. Il WBA era grande nei 50’s. E’ come per i miei figlie che tifano Arsenal e Chelsea anche se l’Arsenal è sempre stato un po’ migliori.
Bill Wyman è invece un ferreo sostenitore del Crystal Palace:
“Sono un uomo del Crystal Palace essendo cresciuto a Lewisham. Era un bel posto quello e lo è ancora se solo si riesce ad evitare i tifosi del Millwall.
Bastardi. Sono contento quando fanno un campionato di merda”
Di Charlie Watts (la cui passione è più rivolta al cricket) si è scritto che avrebbe una squadra di calcio, i Wembley Angels ma non ne ho trovato traccia
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