venerdì, luglio 31, 2020

Luglio 2020. Il meglio



Procede bene l'anno con Paul Weller, Fantastic Negrito, Pretenders, Sault, Igorrr, X, The Ranch, Bob Dylan, Liam Gallagher, Lux Hotel, Real Estate, Gerry Cinnamon, Christian McBride, Lightning Orchestra, Gil Scott Heron/Makaya McCraven, Devonns, Soul Motivators, Isobel Campbell, Monophnics, Black casino and the Ghost, Martha High and the Italian Royal Family, Crowd Company, Ben Watt. Moses Boyd, Shabaka and the Ancestors, Jazz Sabbath, Field Music.
Per l'Italia Calibro 35, Ritmo Tribale, Lilac Will, Mother Island, Rosalba Guastella, Dining Rooms, Dalton, Puglia, Era Serenase, Ok Bellezza, Caltiki, Cristiano Godano, Aspic Boulevard e Handshake.


PAUL WELLER - On sunset
Il quindicesimo album di PAUL WELLER ne conferma la grande classe compositiva, la voglia costante di non volersi riproporre uguale a sé stesso, il gusto di sperimentare.
"On sunset" é un BUON ALBUM, con ottimi brani ma che suona eccessivamente di maniera, raramente ha un guizzo, un graffio, una fiammata.
Rimane qualitativamente sopra una spanna di buona parte della produzione attuale, non é lecito aspettarci ogni volta un capolavoro da chi é in giro da ormai 45 anni ma sicuramente non sarà ricordato sul podio delle sue migliori prestazioni. Ancora una volta stupisce la pochezza grafica della copertina.
I 7 minuti e mezzo di "Mirror ball" aprono il disco con un brano dal ritmo funk disco ricco di tratti sperimentali, assoli, sonorità ardite.
"Baptiste" (con Mick Talbot all'Hammond, presente anche in "Village" e "Walkin" e Lee Thompson dei Madness al sax) ha un tempo saltellante e un gusto soul.
Ancora un groove disco funk in "Old father tyme" che a volte sembra una riedizione soft di "Woo see mama" da "Kind of revolution".
Rilassato e innocuo pop soul in "Village" molto in odore di Style Council che spuntano decisi nella successiva "More" con anche l'apporto vocale di Julie Gros dei francesi Le SuperHomard e la chitarra di Josh McClorey degli Strypes.
Umori bossa e uno sguardo a Bobby Womack e Bill Withers.
"Sunset" ruba gli accordi iniziali a "My sweet Lord" di George ma poi diventa una ballata piena di effetti, fiati, archi, cambi armonici e uno dei migliori episodi dell'album.
"Equanimity" ci porta in clima vaudeville caro a Kinks e al Paul McCartney tardi Beatles, con tanto di solo di violino di Jim Lea degli Slade.
Curiosamente anche la successiva "Walkin" si muove su coordinate simili anche se risulta un riempitivo un po' anonimo.
Con "Earthbeat" siamo di nuovo in piena era Style Council: pop soul "sintetico" solare, "autostradale" e gradevole ma poco più (Paul dice sia stato ispirato da Pharell Williams. Alla voce Col3trane, giovane artista della scena nu soul inglese - pare fidanzato di una delle sue figlie...).
Chiude "Rockets" una ballata orchestrale tipicamente Paul McCartney, suggestiva, ben fatta e ricca di classe.

PRETENDERS - Hate fo sale
Torna nella band Chrissie Hynde, affiancata alla composizione dal nuovo chitarrista James Walbourne ma soprattutto alla produzione dal mago Stephen Street, già con Smiths, Blur, New Order, Cranberries. Album frizzante, elettrico, pulsante, che si permette brevi pause più riflessive di gusto soul, un brano reggae ma che propone soprattutto canzoni immediate, dall'attitudine punk rock. Mezzora di musica, efficace, belle canzoni e una delle voci rock più belle di sempre che, alla soglia dei 70 anni, mette ancora in riga tutti.

SAULT - Untitled (Black Is)
La nuova opera del misterioso collettivo inglese è la perfetta colonna sonora di quanto sta accadendo nelle strade americane e non solo.
Il sound del BLACK LIVES MATTER (e non solo).
La rivoluzione è qui ed è ora e, anche se sarà trasmessa alla televisione, è troppo tardi per fermarla.
E le parole di questo disco sono sempre chiare e senza particolari metafore.
E poi la musica: e che musica! Hip hop, soul, afro beat , trip hop, drum n bass, jazz, funk, gospel.
Lo scibile della BLACK MUSIC in un solo album di 20 brani.
Accade ora!

LIGHTNING ORCHESTRA - Source And Deliver
Impressionante esordio su Acid Jazz per una band che mette insieme afro funk alla Fela Kuti, jazz alla Archie Sheep, Sly and the Family Stone, funk psichedelico di varia estrazione, Temptations, i Talking Heads, Blaxploitation, soul e un sacco di altre cose tutte da scoprire. Potentissimi e super groovy!

LETTUCE - Resonate
La band di Boston ci delizia con un album funk jazz di primissima qualità in cui si sbizzarriscono con un irresistibile groove, grande livello tecnico, brani poderosi e deliziosi.

THE HEMPOLICS - Kiss, cuddle and torture vol. 2
La band londinese sforna un secondo album con i fiocchi mischiando reggae, dub, funk, hip hop e una vena melodica strepitosa. Lavoro di grande spessore e interessantissimo.

BUZZARD BUZZARD BUZZARD - Non stop
La giovane band gallese flirta con T.Rex, primi AC/DC, glam 70, freakbeat, varie influenze "giuste" e nel nuovo ep diverte e ci inonda di tanta energia.
E poi intitola un brano "John Lennon is my Jesus Christ".
A posto così.

KAMAAL WILLIAMS - Wu Hen
Secondo album per uno dei principali rappresentanti della scena nu jazz inglese. Elettronica, jazz, funk soul moderno, atmosfere dilatate ma un lavoro che lascia poco il segno, un po' scontato e di maniera.

VV.AA. - Eddie Piller presents The Mod Revival
Solo Eddie Piller poteva compilare una lista esaustiva e autorevole per descrivere al meglio il MOD REVIVAL 79 e post.
Lo fa con 92 brani in quattro CD (ridotti a 28 nel doppio LP in vinile) inserendo uno spettro più ampio possibile tra classici (Jam, Chords, Lambrettas, Secret Affair, Purple Hearts, Merton Parkas, Dexys', Madness, Prisoners, Makin Time, Truth, Ocean Colour Scene etc) e rarità da collezionisti (Jolt, Speedball, Reflections, Small Hours, Small World, Les Elite, Unlookers etc).
Qualche scelta sorprendente (Long Ryders, Doctor & the Medics, Untamed Youth) ma un quadro che più completo non si poteva pretendere.
Italia perfettamente rappresentata con Statuto e Mads.

VV.AA. - Martin Freeman and Eddie Piller present Jazz on the Corner two
Martin Freeman e Eddie Piller tornano a spulciare tra le loro preziose collezioni ed estraggono 24 brani di jazz antico e moderno, tra classici e oscure gemme.
Da Nina Simone a Chet Baker, Stanley Tuttentine e Geroge Benson si arriva al nostro Nicola Conte e Brian Auger, Roberta Flack e The Lyman Woodard Organisation.
Semplicemente COOL !

ASPIC BOULEVARD - Memory Recall of a Replicant Dream
Originale, curato, creativo viaggio psichedelico in un mondo infarcito di elettronica vintage che ci riporta a strani mix di Kraftwerk, Pink Floyd del periodo "Ummagumma", Silver Apples, i Beatles più sperimentali, Soft Machine, primi Tangerine Dream, afflati prog. Un album fenomenale, di raro spessore compositivo. Eccellente.

CASINO ROYALE - Quarantine Scenario
Torna la storica band milanese con un’opera collettiva, nata dalla condivisione del brano “Scenario”, anticipazione ed estratto dal nuovo progetto intitolato “Polaris”.
Nel periodo di clausura da Covid il gruppo ha fatto girare il brano ad amici e colleghi tra Italia e resto del mondo. In decine hanno contribuito con oltre un’ora di musica tra sperimentazione, elettronica, ambient e tanto altro, facendolo diventare la colonna sonora di un film di Pepsy Romanoff che ha immortalato le immagini di questo storico, unico, momento.
Coordinati da Alioscia Bisceglia hanno contribuito tra i tanti Alessandro Baricco, Howie B, Gianni Miraglia, C’Mon Tigre, Max Casacci, Dj Gruff.

UMBERTO PALAZZO - L'Eden dei lunatici
Già membro di Massimo Volume, Santo Niente e Allison Run, autore della colonna sonora dei film “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” e “Lost In The City”, Umberto Palazzo pubblica, a sorpresa, il secondo album della carriera solista. Registrato in un mese, durante la quarantena, si addentra in un mondo sonoro che ci riporta a fine anni 70, tra Lucio Battisti, Ivan Graziani, Lucio Dalla, Enzo Carella, Alan Sorrenti ma evocando anche il white pop funk dei primi Style Council (“L’unica ricchezza”) e un gusto funk dalle tinte “latine” (“Incontri misteriosi” e “La baia”) in un mix decisamente inusuale, originale, efficace.

KHRUANGBIN - Mordechai
Sempore suadenti, sinuosi, avvolgenti con un sound mediorientale che assorbe pop, funk, soul, reggae e tanto altro. Piacevoli ma innocui e un po' sciapi.

DAVID FLORIO - Italy is a strange place
Polistrumentista e autore dalla lunga e prestigiosa carriera a fianco di eccellenze italiane, da Zucchero a Mario Biondi. L'esordio solista lo coglie alle prese con un sound anomalo per le nostre parti, tra latin soul, funk, un gusto vicino allo Stevie Wonder dei 70 e agli Steely Dan. Tanto groove e un grande album.

ANY OTHER - Four covers
Lei rimane tra le migliori realtà italiane in circolazione. E lo dimostra con questo brebe ep di quattro brani minimali, sospesi, glaciali, algidi in cui riprende brani di Bjork, Beck, Frank Ocean, Jon Brion). Come sempre notevole.

ORANGE COMBUTTA - Vol.pe 1
Il collettivo di musicisti emiliani corre al passo con i tempi, affiancando agevolmente tante buone suggestioni che arrivano dalla Londra o dalla New York nel nu jazz contaminato da elettronica, hip hop, funk e soul. Aggiungendo in questo caso una mantecatura psichedelica a rendere il tutto più originale. Si parla un linguaggio caro a nomi come Yussuf Dayes o Ezra Collective o ai nostrani Dining Rooms ma con più voglia di sperimentare. Interessantissimi e "avant" !

SPUTA - No redemption
La band italo tedesca di stanza a Berlino rade al suolo ogni ostacolo che le si para di fronte con un bulldozer di potentissimo hardcore tinto di metal. Nonostante riferimenti a Suicidal Tendencies e Agnostic Front (e un'attitudine debitrice ai nostri CCM) il sound è fresco, moderno, devastante. Grande band, ottimo album.

ASCOLTATO ANCHE:
SIMON JEFFERYS (jazz funk hip hop dalla nuova scena inglese. Ottimo groove), GREG FOAT (jazz dalle tinte soul funk. Un po' troppo statico), THE BETHS (pop punk liofilizzato), RUFUS WAINWRIGHT (sempre ottima classe e ascolto gradevole), HAIM (impalpabile), BAHAMA SOUL CLUB (divertente mix di latin soul, funk, lounge, campionamenti, nu jazz), LIANNE LAS HAVAS (buon soul pop jazz), ORACLE SISTERS (folk pop di gusto 60, avvolgente e suadete)

LETTO

DEBBIE HARRY - Face it
E' una gran bella autobiografia quella della voce dei BLONDIE.
Personaggio in giro da metà degli anni 60 che prima di diventare (molto faticosamente) una star del pop, si è laureata, trasferita a New York dove vede i primi concerti dei Velvet Underground, una giovane Janis Joplin agli esordi, si trova a Woodstock nell'agosto del 1969, frequenta l'underground artistico della città, viene stuprata, scippata, picchiata, stalkerizzata, filmata di nascosto per un porno clandestino, si affida all'eroina, vive di espedienti, suona per breve tempo con i Wind in the Willows e poi passa alle Stilettoes, lavora come “coniglietta” al Playboy Club e come cameriera al mitico locale Max's dove incrocia Miles Davis o Andy Warhol di cui diventerà ottima amica.
Entra nel giro vizioso dei New York Dolls e poi, a 32 anni, in quello punk.
Diventa famosissima e perde tutto in poco tempo.
Riparte e riconquista il suo mondo.
Un lavoro pieno di racconti spesso crudi e spietati, altre volte solo piccanti (gli aneddoti del tour con Iggy e David Bowie...), sorprendenti (la sua passione per il wrestling), divertenti.
Debbie Harry descrive un mondo incredibile, ormai consunto e consegnato alla storia, con un pizzico di malinconia ma mai nostalgicamente anzi, spesso, risaltandone i tratti più drammatici e oscuri.
Libro godibilissimo con ampio corredo fotografico.

CASEY RAE - William Burroughs e il culto del rock 'n' roll
E' noto il ruolo di WILLIAM S BURROUGHS come "santo patrono degli artisti fuorilegge" e di come i suoi scritti, le sue visioni, la sua attitudine abbiano influenzato i personaggi più disparati, da Bob Dylan ai Beatles (Paul volle la sua immagine su "Sgt Peppers"), fino a Husker Du, Sonic Youth, Kurt Cobain, Patti Smith, Lou Reed, David Bowie, Genesis P-Orridge e decine di altri.
"William sembrava connesso con qualsiasi cosa.
Se guardi un film come "Blade runner" scopri che l'espressione 'blade runner' è farina del suo sacco, come 'heavy metal'...Lui è una specie di BIBBIA ALTERNATIVA"

(Patti Smith).
Senza contare quanto sia stato decisivo per molte delle istanze del punk:
"Il punk rock era influenzato da Burroughs perchè il punk rock era di fatto una rivoluzione ampia, internazionale, antiautoritaria, e culturale.
Credo che Burroughs fosse in tutto e per tutto punk
". (V.Vale di "RE/Search")
Ha inoltre definito alla perfezione il concetto di censura, nel 1962:
"La censura, ovviamente, è il presunto diritto da parte delle agenzia governative, di decidere quali parole e immagini i cittadini abbiano il permesso di vedere".
Il libro di Casey Rae è perfetto nel congiungere tutte le linee che hanno legato Burroughs alla musica attraverso dettagli, conversazioni, episodi.
Parlando anche, senza remore, della sua adolescenza tribolata, della tossicodipendenza, dell'omosessualità, della fascinazione per l'occulto e tanto altro.
Essenziale tassello per approfondire ancora di più uno degli aspetti meno noti e più sottovalutati della storia del rock.

GIULIO D'ERRICO - Attitudine riottosa
Uno sguardo molto approfondito e interessante sul periodo Anarcopunk inglese, dall'esplosione dei CRASS e tutto il loro seguito, al progressivo disfacimento di quella scena, musicale ma soprattutto socio politica.
A parlarne, in dodici capitoli, altrettanti protagonisti di quegli anni.
Che ci dicono di quanto vissuto, dalle manifestazioni "Stop the City" (in cui centinaia di anarchici, punk e affini, bloccarono gli affari della City "invadendola", alla deriva tossica di scene pur determinanti come quella di Bristol (Disorder, CHaos UK, Amebix), la situazione, unica, in Irlanda del Nord, l'espressione politica femminista, animalista, pacifista, con tutti i suoi distinguo più profondi e reconditi.
Uno spaccato che aiuta a capire una realtà spesso sfuggita alla comprensione immediata.

GABRIELE MICALIZZI - In guerra
Io e quelli come me siamo fotogiornalisti, viviamo per raccontare il nostro tempo, lo documentiamo, cerchiamo di divulgare le cose di cui parlano o si interessano pochi.
Non mi aspetto che tutti comprendano questa scelta ma è la mia scelta.

La scelta di chi gira in mezzo alle peggiori guerre (non che ce ne siano di "migliori") dalla Libia alla Siria all'Iraq con pezzi di uomo che ti atterrano davanti dopo un'esplosione, morti, feriti, mutilati, violenza efferata e, alla fine, un razzo dell'Isis che ti ferisce quasi a morte.
Ma di nuovo la voglia di ripartire e andare a vedere cosa succede, in prima linea, a capire e a documentare.
Sfidando ogni volta la morte, spesso per portare a casa solo delusioni e frustrazione.
Gabriele Micalizzi, reporter di guerra, racconta una vita pazzesca in mezzo a tutto questo.
Libro avvincente e a tratti durissimo.

COSE VARIE
Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it, ogni domenica "La musica ribelle", una pagina sul quotidiano "Libertà", ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
Periodicamente su "Il Manifesto" e "Vinile".

IN CANTIERE
Con i NOT MOVING LTD torniamo live il 3 settembre a Bologna al Parco della Montagnola @Frida nel Parco.
Entro l'anno un paio di nuovi LIBRI (tra cui una sorpresa molto particolare), uno a cui ho collaborato attivamente, una ristampa, un altro alla fine del 2021.
Si lavora intanto a un nuovo disco.

giovedì, luglio 30, 2020

Get Back. Dischi da (ri)scoprire



Ogni mese la rubrica GET BACK ripropone alcuni dischi persi nel tempo e meritevoli di una riscoperta. Le altre riscoperte sono qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Get%20Back


WILLIAM S. BURROUGHS / KURT COBAIN - The "Priest" They Called Him
Una delle collaborazioni più strane e particolari ma allo stesso tempo "inevitabili".
Burroughs recita (il 25 settembre 1992) "The Junky's Christmas", Kurt Cobain (due mesi dopo) incide una base noise di una decina di minuti.
Ipnotico e devastante.

WILLIAM BURROUGHS - Dead City Radio
Parole, estratti dai suoi libri, conversazioni, registrate da Burroughs a Lawrence, nella sua lunga permanenza in Kansas, a cui successivamente nomi tutelari della musica alt come Sonic Youth, John Cale, Chris Stein dei Blondie e Donald Fagen, tra gli altri, aggiunsero musiche tra lo sperimentale e l'orchestrale (vedi "Ah Pook is here" utilizzato come colonna sonora di un film animato, con la musica di John Cale: https://www.youtube.com/watch?v=Gen7_djK7eg).

WILLIAM S: BURROUGHS - Spare Ass Annie and Other Tales
Sette estratti da altrettanti libri di Burroughs con le basi hip hop funk dei Disposable Heroes of Hiphoprisy.
Uscito nel 1993, è una perfetta e incredibile unione tra l'"estremo", espresso dallo scrittore e il "nuovo" della band rap.
Connubio straniante, minaccioso, efficace.

WILLIAM BURROUGHS - Call me Burroughs
Registrato e pubblicato a Parigi (da Gait Frogè della libreria English Bookshop) nel 1965 in 1000 copie, fu per molti anni l'unico disco disponibile dello scrittore che declama brani dai suoi libri.
Il tecnico del suono era Ian Sommerville che successivamente iniziò a lavorare con i Beatles (che vollero la sua faccia nella copertina di "Sgt. Peppers".
Paul McCartney era molto affascinato da questo album tanto che portò Ian Sommerville nell'appartamento di Ringo Starr a Montagu Place per registrare un disco di Burroughs ma non se ne fece nulla.
Il gallerista Robert Fraser ne acquistò alcune copie e le fece avere agli altri Beatles, agli Stones e al suo giro di artisti.

CHELSEA LIGHT MOVING - s/t
Unico album (del 2013) della band che ha per guida l'ex Sonic Youth Thurston Moore e che ha definito la musica del disco (molto vicina a quella dei Sonic Youth) "Burroughs rock".
Burroughs
https://www.youtube.com/watch?v=3JQ5Qq9N2lo

mercoledì, luglio 29, 2020

Casey Rae – William Burroughs e il culto del rock’n’roll



E' noto il ruolo di WILLIAM S BURROUGHS come "santo patrono degli artisti fuorilegge" e di come i suoi scritti, le sue visioni, la sua attitudine abbiano influenzato i personaggi più disparati, da Bob Dylan ai Beatles (Paul volle la sua immagine su "Sgt Peppers"), fino a Husker Du, Sonic Youth, Kurt Cobain, Patti Smith, Lou Reed, David Bowie, Genesis P-Orridge e decine di altri.

William sembrava connesso con qualsiasi cosa.
Se guardi un film come "Blade runner" scopri che l'espressione 'blade runner' è farina del suo sacco, come 'heavy metal'...Lui è una specie di BIBBIA ALTERNATIVA"

(Patti Smith).

Senza contare quanto sia stato decisivo per molte delle istanze del punk:
"Il punk rock era influenzato da Burroughs perchè il punk rock era di fatto una rivoluzione ampia, internazionale, antiautoritaria, e culturale.
Credo che Burroughs fosse in tutto e per tutto punk".
(V.Vale di "RE/Search")

Ha inoltre definito alla perfezione il concetto di censura, nel 1962:
"La censura, ovviamente, è il presunto diritto da parte delle agenzia governative, di decidere quali parole e immagini i cittadini abbiano il permesso di vedere".

Il libro di Casey Rae è perfetto nel congiungere tutte le linee che hanno legato Burroughs alla musica attraverso dettagli, conversazioni, episodi.
Parlando anche, senza remore, della sua adolescenza tribolata, della tossicodipendenza, dell'omosessualità, della fascinazione per l'occulto e tanto altro.
Essenziale tassello per approfondire ancora di più uno degli aspetti meno noti e più sottovalutati della storia del rock.

Casey Rae
William Burroughs e il culto del rock’n’roll
Jimenez Edizioni
19 euro

martedì, luglio 28, 2020

Miyuki-Zoku



I Miyuki-Zoku (nome che deriva da Miyuki Street strada di shopping di lusso nel prestigioso quartiere di Ginza a Tokyo e da Zoku che significa più o meno "gang" o gruppo) apparvero improvvisamente nella suddetta strada nella primavera del 1964.

Erano teenager, vestiti nello stile Ivy league dei college americani che avevano visto nella rivista Heibon Punch e che fu "importata" da Kensuke Ishizu che aveva visitato gli States a fine anni 50 e creato il marchio VAN che ne riprendeva lo stile.
Abitualmente arrivavano sul posto, vestiti con le divise scolastiche, si cambiavano nei bar e diventavano impeccabili modelli di un nuovo stile, inedito in Giappone.

Il Giappone conservatore, ancora a pezzi dopo la recente disfatta della Seconda Guerra Mondiale, non tollerava un'estatica diversa da quella tradizionale e considerava l'amore per uno stile americano qualcosa di assolutamente intollerabile.
Inoltre Tokyo si preparava, ad ottobre, a ospitare le Olimpiadi, primo atto di un ritorno nel consesso internazionale dopo quanto successo nel 1945.
Di conseguenza nulla doveva turbare la normalità, in vista dell'arrivo di migliaia di atleti e ospiti da tutto il mondo.

In settembre le autorità chiesero (imposero?) a Ishizu di organizzare un "Big Ivy Style Meet-up” alla Yamaha Hall, sponsorizzato dalla VAN, aiutandolo ad affiggere centinaia di poster promozionali in Miyuki Street.

Arrivarono in 2000 e a tutti fu dato un "buono" per ritirare una borsa Van all'indirizzo del negozio.
Il 4 settembre 1964 la polizia arrivò in massa arrestando tutti coloro che si erano presentati, ne arrestò 200 e processò e condannò 85, distruggendo per sempre il neo nato "Movimento".

Grazie a Fabio Tintore

lunedì, luglio 27, 2020

The Chords



Probabilmente la miglior band espressa dal cosiddetto Mod Revival del 1979.
Già attivi dal 1978, influenzati dal punk e dall'amore per i 60's ( "I wanted us to be The Who-meets-The Clash", dice il chitarrista Chris Pope), trovarono l'appoggio di Jimmy Pursey degli Sham 69 per cui registrarono alcuni demo senza che la collaborazione andasse in porto.

Pursey spinse i Chords verso il nascente nuovo fenomeno mod, preparando l'uscita di "Now it's gone", il primo singolo, con pubblicità con un mod in Vespa, il disco previsto in picture disc con il target mod etc, trovando l'opposizione di buona parte della band, affascinata dai 60's ma riluttante ad essere ingabbiata in uno stile così preciso.
I Chords suonarono alcune date con gli Undertones di cui divennero stretti amici.
Un litigio violento tra band nord irlandese e Pursey indusse i Chords a solidarizzare con gli amici e ad abbandonare i propositi discografici con il leader degli Sham 69.
"Potevamo andare nella Top Ten, con il primo disco mod ma perdemmo l'opportunità".

Alla fine, grazie all'intercessione di Paul Weller, loro grande fan, che li aveva voluti anche ad aprire alcuni concerti dei Jam, approdano alla Polydor, "Now It's gone" esce il 14 settembre 1979 e arriva al 63° posto delle charts inglesi.
Il 16 gennaio del 1980 pubblicano la splendida "Maybe tomorrow" (con sulla B side "hey girl" degli Small Faces) che si attesta al 40° posto nelle charts e permette loro di apparire a Top of the Pops.

L'esordio su album, nel maggio 1980, preceduto da un altro singolo, "Something’s Missing" ci consegna lo stupendo "So far away" dove accanto a due ottime cover di Sam & Dave "Hold on I'm coming" e Beatles "She said She said", inserirono eccellenti brani autografi e gli regalano il 30° posto in classifica.
Risultati ottimi ma che lasciano l'amaro in bocca a una band che probabilmente si aspettava di più, soprattutto in base a recensioni sempre positive, concerti con Stiff Little Fingers, Jam, Vapors, sempre bene accolti e affollati.
C'è il tempo ancora per due singoli, "The British Way Of Life" (luglio 1980) e "In my street" (ottobre 1980) che non li porta oltre le solite posizioni, intorno al 50° posto.

Billy Hassett, disilluso e in aperto contrasto con le abitudini eccessive degli in tour, rompe con la band e se ne va/viene allontanato.
Reclutano Kip Herring" con cui pubblicano, nel marzo 1981, "One more minute" (prodotto da David Batchelor, che anni dopo sarà a fianco degli Oasis in "Defintely maybe") e in autunno "Turn away again", senza successo.
Un previsto secondo album viene accantonato e poco dopo la band si scioglie.

Nel 1986 esce un ottimo live postumo "No One Is Listening Anymore".
La band si rifora negli anni 90 e 2000 per alcuni sporadici concerti ( nel 2010 il buon singolo "Another thing coming") mentre il chitarrista Chris Pope porta avanti una nuova line up chiamata Chords UK. Billy Hassett, in Giappone, ha invece, con musicisti locali, i J-Chords.

“Punks won’t cos we’re mods, mods won’t cos we’re too punky”

Maybe tomorrow
https://www.youtube.com/watch?v=LA2wyIS8xDM

Now it's gone
https://www.youtube.com/watch?v=vrHkLK-7y-g

Something's missing
https://www.youtube.com/watch?v=K7QatglOYCE

So far away
https://www.youtube.com/watch?v=E1As3HBiPmA&list=RDK7QatglOYCE&index=8

domenica, luglio 26, 2020

Psichedelia



E' nelle edicole un'edizione speciale di Classic Rock dedicata alla PSICHEDELIA.

113 pagine fitte di recensioni dei dischi più rappresentativi ma anche i più oscuri e particolari dell'ambito.
Ci sono poi approfondimenti su Syd Barrett, un'intervista a Paul Mc Cartney fatta dalla rivista IT International Times nel 1967, interessantissima, riferimenti psichedelici nei secoli passati, la psichedelia in Italia (dagli anni 60 ad oggi), in Germania, nei paesi oltre la Cortina di ferro, i film psych e tanto altro.
Curatissimo, totalmente esaustivo.

Ne scrivono tra i tanti, Federico Guglielmi, Maurizio Becker, Marco Braggion, Francesco Donadio, Stefano Pogelli, Giandomenico Curi, Mario Giugni, Luigi Abramo, Lodovico Ellena.

Io scrivo un lungo approfondimento sulla scena psichedelica italiana degli anni 80 e poi recensisco "Turn on" dei Music Machine, "The seeds" dei Seeds, "Roger the engineer" degli Yardbirds, "Sell Out" degli Who, "The inner mistyque" della Chocolate Watch Band, "The birthday party" degli Idle Race, "Picturesque Matchstickable Messages" degli Status Quo, "Steppenwolf" degli Steppenwolf, "Stand!" di Sly and the Family Stone, "Maggott brain" dei Funkadelic.

Inoltre mi occupo di tre schede:
PSYCHEDELIC SOUL (con Eric Burdon and the War "Declares war", The Chambers Brothers "The time has come", The 5th Dimensions "The age of the Aquarium", Lenny Kravitz "Let love rule", Parliament "Osmium", Prince "Around the world in a day", Edwyn Starr "War & Peace", The Supremes "Love and child", Temptations "Cloud Nine", The Undisputed Truth.

PSYCHOTIC REACTIONS (con American Blues "Is here", Fever Tree, Josefus "Dead Man", Kenny and the Kasuals "Impact", The Litter "Distortions", The Missing Links, ?and the Mysterians "96 tears", The Shadows of Knight "Gloria", The Sonics "Here are the Sonics", The Standelles "Dirty water".

LA SCUOLA INGLESE (con The Action "Ultimate Action", Artwoods "Art gallery", Clark-Hutchinson "A=MH2", Graham Bond "We put a magick on you", Dave, Dee, Dozy, Beak and Mitch "If music be the food of love", The Eyes "Blink", Fleur De Lys "Les Fleurs de Lys", John's Children "Orgasm", Mighty Baby, Nirvana "The story of Simon Simopath"

venerdì, luglio 24, 2020

David Montgomery



Nato nel 1937 a New York DAVID MONTGOMERY si trasferì nella Swing London dei 60's, restandone affascinato e travolto.

Tra i suoi soggetti gli Stones, Jimi Hendrix (tra cui la famosa foto interna di "Electric Ladyland"), Paul McCartney, gli Who ma anche Sophia Loren, Andy Warhol, la Regina d'Inghilterra e vari ministri britannici.
Vive tutt'ora a Londra, a Chelsea.

giovedì, luglio 23, 2020

Wigan Athletic



ALBERTO GALLETTI ci porta un'altra volta all'interno del cosiddetto MODELLO INGLESE.

Non accenna a fermarsi la crisi dei football clubs in Inghilterra.
Ho già trattato di alcuni, ma sono molti i club a serio rischio estinzione.
Il Covid-19 non centra, anche se potrebbe accelerare il processo.

La realtà più esposta a tale pericolo è il Championship, l’ex-seconda divisione inglese.
Si ritiene con buona approssimazione che i 24 club partecipanti spendano in media il 107% dei loro ricavi in stipendi dei calciatori.

In molti casi parecchio di più.
Questo nonostante il campionato, nella stagione 2019/20 si sia trovato a gestire la bellezza di 400 milioni di sterline extra, in pagamenti paracadute a compensazione per le retrocesse appunto.

Una realtà che rasenta la follia, per un campionato diventato terreno di conquista per avventurieri stranieri dell’investimento, aspiranti Premier League owners wannabe che hanno dopato finanziariamente il campionato nel tentativo di raggiungere la terra promessa della Premier League.
Ultimo, in ordine cronologico, di questa triste lista è il caso del Wigan Athletic, finito nelle mani del curatore fallimentare il 4 luglio e a rischio scomparsa.

Fondato nel 1932, fu eletto tra i professionisti solo nel 1978.
Eletto, e non promosso, in quanto al tempo dalla quarta retrocessione non si retrocedeva.
Un ottimo sistema per evitare l’ingresso tra i professionisti di club senza le adeguate potenzialità per starci.
Fu questo il caso dei ‘Latics’ che nel 1978, al 34° tentativo, riuscirono a vincere l’elezione all’ allora IV Divisione per sostituire il Southport fallito.
Si trattava comunque di casi molto rari.
Il calcio in città ad ogni modo non era mai stato molto popolare, a farla da padrone a Wigan è sempre stato il rugby league.
Il locale Wigan RFC è infatti una specie di Liverpool ovale.

La parabola del Wigan Athletic fra i professionisti è andata in crescendo fino al raggiungimento della promozione alla Premier League, in cui militò per otto stagioni consecutive.
Non fu però un cammino graduale con la scalata alle vette ottenuta da processi di rafforzamento e consolidamento nelle varie serie, bensì una parabola che vide un’impennata decisa a partire dal 1995 quando il club fu acquistato dal miliardario e tifoso locale Dave Wehlan, proprietario della catena JJB Sports, con l’obiettivo dichiarato di arrivare in Premier League. Cosa che riuscì al termine della stagione 2004/05.

Il top fu raggiunto con la vittoria nella FA Cup del 2013, in finale contro lo strafavorito Manchester City degli emiri, grazie al bellissimo gol di testa del carneade Ben Watson a tempo scaduto.
Sfortunatamente il giorno più glorioso nella storia del club coincise anche con l’inizio della fine: il sabato dopo, all’ultima di campionato, il Wigan retrocesse.
Seguirono altre due retrocessioni, in terza serie, seguite da due immediate promozioni.

Il pubblico pagante nel frattempo si dimezzò: in quel 2012/13 le entrate del club ammontavano a 56,4 milioni di sterline, tre anni dopo erano scese a 15,7 e nel 2018/19 piombarono a 11,5, il dato più misero del campionato.
Il monte stipendi è passato dai 43,7 milioni del 2012/13 ai 19,4 del 2018/19, una logica riduzione ma un pericolosissimo 168% dei ricavi ottenuti.

Il club ha fatto registrare perdite in cinque delle prime sei stagioni da quando retrocedette dalla PL, l’ultima, nel 2018/19 da 9,4 milioni di sterline.
Ogni volta Wehlan ha messo mano al portafogli.
Niente di strano, in Italia va così da sempre.
Ma Wigan è in Inghilterra e lo stadio è di proprietà dal giorno in cui, nel ’99, Wehlan ne posò la prima pietra.
Quindi non è proprio come declamano i giornalai nostrani incensatori del modello inglese e dello stadio di proprietà.
Ma queste sono cose che è meglio non evidenziare, potrebbero compromettere la promozione e vendita televisiva del prodotto PL, il campionato per la gente felice, sorridente, senza problemi economici, la gente trendy che non si è mai occupata di calcio prima che inondasse i palinsesti televisivi e il SUV in garage. Puah, sembra la pubblicità dei prodotti per la casa o di automobili per le classi medio-alte americane degli anni ’50-’60.

Nel 2018 la famiglia, esasperata dalle continue perdite da ripianare, decise che era ora di finirla e costrinse Wehlan a vendere il club, lo stadio e il centro di allenamento a International Entertainment Corporation (IEC), sede a Hong Kong.
Ci tirarono fuori 22 milioni di sterline che non pareggiarono i ripianamenti degli anni precedenti.
Nonostante i falsi proclami di traguardi sportivi da raggiungersi “perché questa comunità, di cui abbiamo sempre voluto essere parte, e questo club di cui siamo orgogliosamente proprietari lo meritano” (dichiarazione tipo di qualsiasi avventuriero finanziario, mediamente asiatico, che negli ultimi 10/15 anni ha comprato una squadra inglese), IEC ha ceduto, il 4 giugno scorso , il Wigan Athletic ad un’altra società la Next Leader Fund, sede alle Isole Cayman, poi spostata ad Hong Kpng.

Proprietario di entrambe IEC e NLF, un giocatore di poker professionista, il fantomatico Dr. Choi Chui Fai Stanley.
La vendita è stata approvata dagli azionisti IEC (vabbè, ovvio), della Borsa di Hong Kong (un po' meno ovvio ma comprensibile) e infine dalla EFL, la Lega Professionistica inglese (molto meno comprensibile) i cui controlli risultano quindi ridicoli, un’ inutile pagliacciata.

Una volta ottenuto il controllo del club, il giocatore di poker ha messo in atto il suo piano premeditato.
Non quello di rinforzare società e squadra, ma bensì di strangolarlo per riempirsi le tasche.
Ha prestato quindi 29 milioni di sterline al Wigan all’ 8% di interesse, con tasso di default del 20%.
Il club contava, per andare avanti, oltre al contratto televisivo , sugli incassi delle partite.
Un equilibrio precario venuto a mancare in seguito alle conseguenze dell’esplosione del coronavirus che ha visto azzerarsi gli incassi.

Senza pensarci due volte, il giocatore di poker ha piazzato il club in amministrazione controllata, la nostra procedura fallimentare, tre settimane dopo averlo acquistato, perché non riesce a pagare le rate del prestito da lui stesso concesso.
Un bandito, che sa giocare a poker molto bene, calcio e tifosi manco sa cosa siano.
Nessun esponente delle società di Hong Kong, proprietario o dirigente che sia, ha mai messo piede a Wigan in vita sua.

Modello inglese.
Adesso tutti gridano allo scandalo, dichiarano che le squadre sono patrimonio delle collettività che li esprimono e invocano aiuti per il moribondo Wigan Athletic, inchieste su come tutto ciò possa essere accaduto , individuazione e punizione dei responsabili.
In prima fila manco a dirlo il politico di turno, il deputato laburista per Wigan Lisa Nandy, seguita dal presidente della EFL e dai tifosi, gli unici cui questa storiaccia importi veramente; dov’erano però quando il pokerista comprò la squadra? Tutti a sognare nuovi trionfi?
Patetici.
La squadra nel frattempo si sta disimpegnando benino, dalla ripresa non hanno ancora perso, e si trova a centro classifica.
La EFL, che avrebbe dovuto proteggere il club dal giocatore di poker ha invece già pronta la punizione: dodici punti di penalizzazione se finiranno il campionato fuori dalla zona retrocessione (e che potrebbero farceli ripiombare, al momento hanno dodici punti di vantaggio sulla terzultima e una giornata da giocare), oppure dodici punti di penalizzazione da scontare la prossima stagione in caso retrocedano sul campo.
Il presidente del Dipartimento Studi per la Cultura, Media & Sport, Julian Knight, ha infatti rivelato che ci sono tra i 10 e 15, su un totale di 24, i club di Championship nelle stesse condizioni del Wigan.

Forum di economisti legati al pallone, pensa te a che punto siamo arrivati, dati alla mano, sostengono da tempo che (per l’Inghilterra in questo caso) 92 squadre professionistiche sono troppe.
Lo credo anch’io, ma dissento totalmente sulle vie da prendere per affrontare il futuro.
Qualcuno oltremanica ha cominciato già da tempo ad interrogarsi sul sistema perverso della PL che finirà per distruggere tutto ciò che le sta intorno e ha contribuito a crearla, cioè la piramide delle serie professionistiche inglesi.
La cosa comunque comincia a divertirmi abbastanza e non vedo l’ora che la bolla esploda completamente.
Aspettando il giorno in cui la PL comincerà a mangiare se stessa partendo dalla coda.

mercoledì, luglio 22, 2020

The Jolt



Una delle band più sottovalutate e sfortunate della scena mod/punk/power pop, i JOLT nascono alla fine del 1976 in Scozia.
Suonano cover di band dei 60, mischiandole all'energia del punk che sta esplodendo in quei giorni.
Si creano un ottimo seguito e sono la prima nuova band scozzese a firmare per una major, la Polydor. nel 1977 per cui realizzano i singoli "All I can do" e "Watcha gonna do abouti it" (poderosa cover degli Small Faces).

Nel 1978 confermano la loro statura con un bellissimo album, energico, pop, frizzante, mod-erno.

Diventano beniamini di Paul Weller che li vuole spesso ad aprire per i Jam e scrive per loro "See saw" (incluso nel bellissimo ep "Maybe tonight" del giugno 1979) che i la band di Paul riprenderà come B side di "Eton Rigfles".
Suonano anche con i Saints, Motors e Generation X.

Vengono spesso considerati come cloni dei Jam, ripudiati dalla scena scozzese che li considera "venduti" e poco considerati.
Si sciolgono alla vigilia dell'esplosione del Mod Revival.

Il batterista Iain Shedden si trasferiece in Australia, dove suonerà per un periodo con i Saints, diventando anche un apprezzato giornalista musicale.
E' scomparso nel 2017.


You're Cold / All I Can Do (1977)


What'cha Going Do About It? /Again & Again (1978)


The Jolt (1978).


I Can't Wait/Route 66 (1978)


Maybe Tonight/I'm In Tears/See Saw/ Stop Look (1979)

Maybe Tonight
https://www.youtube.com/watch?v=T1O2Q9s6-8g

See Saw
https://www.youtube.com/watch?v=Gk1AWKm-DhY

Watcha gonna do about it
https://www.youtube.com/watch?v=M5809LtwzT8

martedì, luglio 21, 2020

Simon Luca - Per proteggere l'enorme Maria



Secondo album, del 1972, di un personaggio particolarmente anomale e interessante della scena rock italiana.
Autore negli anni 60 per gli Shocking Blue (per cui scrive la versione italiana di "Venus"), Dalton , Gens, Augusto Righetti, Dik Dik, Orietta Berti, Anna Identici, Ornella Vanoni.

Nei primi 70 incide tre album molto particolari tra cantautorato e un approccio rock blues (anche vocale) che lo avvicina parecchio a Joe Cocker, con inserti country, un pizzico di gospel e qualche cenno prog.

Al suo fianco una band che include una lunga serie di grandi musicisti: Ricky Belloni e Alberto Camerini alle chitarre, Gigi Belloni al basso, Pepé Gagliardi e Franco Orlandini alle tastiere, Ezio Malgrati alla batteria, il violinista Lucio Fabbri, Fabio Treves all’armonica, i coristi Donatella Bardi, Marco Ferradini, Eugenio Finardi e Massimo Villa.

Simon Luca ha poi proseguito come autore (incidendo ancora sporadicamente e lavorando per cinema, televisione e teatro) per Marco Ferradini, Mina, Renato Zero.

lunedì, luglio 20, 2020

Giulio D'Errico - Attitudine riottosa



"Certamente la prima ondata (Pistols, Clash etc) fu poco più di un'estensione del business della musica, ma quello che seguì (guidato, credo, dai Crass) fu un movimento radicale e trasformativo, che cambiò la vita a molte persone e produsse effetti duraturi sulla cultura mainstream"
(Jeremy Allen da "Punk was rubbish and changed nothing")

Uno sguardo molto approfondito e interessante sul periodo Anarcopunk inglese, dall'esplosione dei CRASS e tutto il loro seguito, al progressivo disfacimento di quella scena, musicale ma soprattutto socio politica.

A parlarne, in dodici capitoli, altrettanti protagonisti di quegli anni.
Che ci dicono di quanto vissuto, dalle manifestazioni "Stop the City" (in cui centinaia di anarchici, punk e affini, bloccarono gli affari della City "invadendola", alla deriva tossica di scene pur determinanti come quella di Bristol (Disorder, CHaos UK, Amebix), la situazione, unica, in Irlanda del Nord, l'espressione politica femminista, animalista, pacifista, con tutti i suoi distinguo più profondi e reconditi.

Uno spaccato che aiuta a capire una realtà spesso sfuggita alla comprensione immediata.

Penny Rimbaud (Crass)
"In tutta onestà non sapevo cosa fosse l'anarchismo fino al primo anno dei Crass.
Avevamo uno striscione con il simbolo della pace per dire alla gente che non eravamo interessati a fare a botte e abbiamo disegnato la A cerchiata come un qualcosa da mettere alle nostre spalle, sia a destra che a sinistra.
Fu allora che incominciarono a chiederci cosa significasse.
Realizzai allora che al di fuori della mia personale impostazione libertaria non avevo idea di cosa cazzo significasse.
Cominciai così a informarmi su quale fosse la vera storia.
Non mi interessava molto allora e non mi interessa molto adesso.


Giulio D'Errico
Attitudine riottosa
Agenzia X
16 euro

sabato, luglio 18, 2020

AA.VV. - RecordKicks Chartbusters



"The explosive sound from Today's scene"

La RecordKicks ci regala una nuova compilation con una selezione di alcune gemme dal suo ormai sterminato catalogo di 150 titoli.

21 brani tra soul, funk, afro, beat, rhythm and blues.
Un disco esplosivo.

Con Calibro 35, Hannah Williams, The New Mastersounds feat. Corinne Bailey Rae remixed by Nostalgia 77, Tanika Charles, Link Quartet, Tibbs, Bluebeaters, Devonns e tanti altri.



La versione acquistata su Bandcamp permetterà di devolvere i soldi alla causa dei diritti civili in Usa.

We are donating all proceeds of this new compilation to NAACP Legal Defense and Educational Fund, America's premier civil rights organization fighting for racial justice. You can find more about NAACP fund here: www.naacpldf.org/about-us/

https://recordkicks.bandcamp.com/album/record-kicks-chartbusters

venerdì, luglio 17, 2020

The Beatles - No Pakistanis



Nel gennaio del 1969 i BEATLES realizzarono 59 versioni di "Get Back", il brano che avrebbe dovuto dare il titolo al nuovo album che, nell'idea di Paul, poteva riportare la band alle origini, a un sound grezzo, diretto, live in studio, senza orpelli e sovraincisioni.
Andò tutto male, il progetto si sfaldò e ne vennero recuperati i cocci nell'ultimo album "Let it be".

In una delle prime versioni del brano Paul (l'autore) inserisce alcuni versi "sinistri", in particolare:
"don't dig no Pakistanis taking all the people's jobs"
"Non ci piacciono i pakistani che vengono qui a portare via il lavoro alla gente.

La frase fu ispirata da un'improvvisazione in studio, intitolata su bootleg "Commonwaealth" in cui cantava:
"fareste meglio a tornare alle vostre case nel Commonwealth".

In realtà, OVVIAMENTE, non c'era alcun intento razzista ma era una parodia del famoso discorso del leader di estrema destra Enoch Powell che nel 1968 preconizzava "fiumi di sangue" se non si fosse messo un argine all'immigrazione in Inghilterra.
Discorso appoggiato poco tempo dopo da un Eric Clapton ubriaco, in un concerto. Successivamente si scusò, mortificato.
La reazione a questa affermazione fu incentivo a creare il movimento Rock Against Racism.

La questione fu portata alla luce dal solito "Sun" a metà degli anni 80 quando in un bootleg comparve il brano intitolato "No Pakistanis". Il "giornale" scandalistico inglese mise in evidenza un potenziale razzismo latente nei Beatles, tanto che Paul si sentì in dovere di specificare:

Giornalismo sensazionalistico.
Il Sun non è un giornale con una grande reputazione.
Penso che questa cosa sia che quando stavamo facendo Let It Be, c'erano un paio di versi per "Get Back" che in realtà non erano affatto razzisti - erano, anzi, antirazzisti.
C'erano molte storie sui giornali sui pakistani che affollavano gli appartamenti - sai, vivono in sedici in una stanza.
Quindi in uno dei versi di "Get Back" uno degli outtakes ha qualcosa a proposito di "troppi pakistani che vivono in un appartamento popolare".
Il che, a mio avviso, era in realtà contro il sovraffollamento dei pakistani.
Il Sun desidera vederlo come un'osservazione razzista.
Ma ti dirò, se c'era un gruppo che non era razzista, erano i Beatles.
Voglio dire, tutte le nostre persone preferite erano sempre nere.
Siamo stati i primi a fare conoscere la Motown nel mondo.
Ogni volta che andavamo negli Stati Uniti domandavano:
"Chi sono i tuoi artisti preferiti?"
E rispondevamo:
"Beh, sono principalmente neri e americani - Motown, amico.
Non credo che i Beatles abbiano mai avuto problemi con queste cose.


Il brano è una versione primitiva di "Get Back", molto dura, hard e tirata.

THE BEATLES - No Pakistanis
https://www.youtube.com/watch?v=6UZUpqEZgi8&feature=emb_logo

giovedì, luglio 16, 2020

Henry Clarke



Nato a Los Angeles nel 1918, si trasferì prima a New York e poi a Parigi per lavorare con "Vogue", "Femina", "L’Album de Figaro" e "Harper’s Bazaa", diventando famoso per le sue foto di moda negli anni 50, scattando per Dior, Fath, Balenciaga e Chanel.

Da metà dei 50 lavorerà esclusivamente per "Vogue", fotografando anche personaggi famosi come Coco Chanel, Sophia Loren, Anna Magnani, Maria Callas e lavorando con modelle come Veruschka, Barbara Bach, Editha Dussler, Marisa Berenson, Benedetta Barzini, Marina Schiano, Isa Stoppi, Simone d’Aillencourt. Porta i suoi soggetti in luoghi esotici, caldi, pieni di luce e sole.

E' scomparso nel 1996.
Related Posts with Thumbnails