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mercoledì, dicembre 17, 2014

Dov'è la traversa ?



Nel settembre 2015 si svolgeranno i Mondiali di Rugby in Inghilterra.
Periodicamente, in attesa, ne parleremo, tra storie, regole, aneddoti con ALBERTO GALLETTI
.

Un fatto insolito e decisamente divertente aspettando la stagione rugbistica internazionale.
Nella partita del Cinque Nazioni 1958 Inghilterra – Galles, l’estremo gallese Terry Davies battè un calcio di punizione da 50 metri all’ultimo minuto. Il tiro , calciato in un vento forte e turbinoso fu da esso deviato nella traiettoria e finì contro il palo, sfumò così l’occasione di una grande vittoria in casa degli odiati rivali in bianco, la partita finì 3-3.
Quella sera però, in una casa di Ealing, a poca distanza da Twickenham, un tifoso gallese presente alla partita escogitò un piano per vendicare l’affronto subito.
Con l’aiuto del fratello della sua ragazza si intrufolò a Twickenham all’alba dell’indomani e nel giro di 20 minuti i due segarono la traversa dal palo ‘incriminato’, la tagliarono in tre pezzi e dopo averla caricata nel baule della macchina, il tifoso ripartì alla volta di casa. Durante il percorso si fermò per una sosta in un’area di servizio presso Gloucester dove incontrò, guarda caso, proprio Terry Davies in persona. Il nostro buontempone spigò l’accaduto a Terry e lo convinse ad autografargli i preziosi cimeli spiegandogli che gli sembrava una rivincita ‘romantica’ dopo l’ingiustizia del pareggio.

Il furto fu scoperto e il lunedì mattina il Colonnello Frank Prentice, allora presidente della Rugby Football Union rivelò il fatto alla stampa, da sportivo incassò il colpo e disse che aveva già organizzato il rimpiazzo della traversa.
A questo punto Terry Davies , che era un commerciante di legname, si offrì di fornire gratuitamente la traversa, disse di conoscere l’accaduto e di voler far si che il ragazzo non finisse nei guai, la proposta fu accordata.
I due burloni non si aspettavano che il loro scherzo avrebbe avuto conseguenza tali, e furono convinti a scrivere una lettera di scuse al Colonnello che le accettò e chiuse l’incidente.
Uno dei tre pezzi della traversa (autografato) fa tuttora bella mostra di se nel pub di Fred Mathias, il burlone, a Manorbier nel Pembrokshire.

mercoledì, novembre 05, 2014

Il giorno che asciugarono i pub



A cura di ALBERTO GALLETTI
Si apre sabato la stagione dei test autunnali, benchè il rugby goda ancora di un'immeritata fama di gioco 'pulito' o che va bene contro il 'demonio' calcio, si deve ammettere che alcune delle partite giocate sono davvero di alto livello anche nell'era del professionismo più esasperato.
Mi piaceva introdurre questa serie di partite con il ricordo di un episodio lontano (ma neanche troppo), in cui i test match scandivano un ritmo del calendario internazionale cadenzato e solenne e il dilettantismo permetteva agli appassionati di godere di quello che è sempre stato il lato umano di un gioco che era davvero a portata di mano.
Il calendario è fittissimo ma questi sono gli appuntamenti irrinunciabili.

Sabato 8 Novembre: Inghilterra-Nuova Zelanda; Galles-Australia
Sabato 15 Novembre: Inghilterra-Sud Africa; Francia-Australia
Sabato 22 Novembre: Galles-Nuova Zelanda
Sabato 29 Novembre: Galles- Sud Africa

THE DAY PUBS RUN DRY

Ci sono stati molti momenti e molte partite storiche nel corso della gloriosa storia del gioco del rugby, ma sicuramente quella di mercoledì 31 ottobre 1972 rimane scolpita nel granito della storia ovale, i potentissimi All Blacks capitanati da Ian Kirkpatrick vengono sconfitti dal Llanelly, piccolo, grande, forte e orgogliosissimo club gallese.
L’incontro, inserito nel tour neozelandese delle Isole Britanniche, celebrava i 100 anni della fondazione del club e gli Scarlets avevano una delle loro migliori squadre di sempre, allenata da Carwyn James che alla guida dei British Lions nel tour dell’anno precedente aveva vinto la serie di test-match contro gli stessi all-blacks.
L’attesa per la partita e le aspettative del pubblico erano enormi, ma i favori del pronostico erano tutti per gli All Blacks.
Il mattino della partita Llanelli era una città in preda ad uno stato di euforia collettiva, oltre 20000 persone si riversarono all’interno di Stradey Park, gli ingressi furono chiusi per tutto esaurito ore prima del calcio d’inizio.
Le fabbriche chiusero in anticipo per permettere agli operai di recarsi alla partita, l’intera città chiuse per mezza giornata, gli unici che avevano qualcosa da fare, ricorda qualcuno, erano i dottori sommersi dalle richieste di un giorno di malattia, scene incredibili ovunque e aspettative alle stelle, il mediano di mischia neozelandese Chris Laidlaw , studioso e poi diplomatico scrisse un anno dopo a questo proposito
“Il club rugbistico gallese è l’incarnazione vivente dell’istituzione sportiva che funge da fulcro centrale per la vita dell’intera comunità. Per questo motivo la devozione verso il gioco è piu profonda e durerà più a lungo in Galles che non in Nuova Zelanda”.
Con l’avvicinarsi del calcio d’inizio l’atmosfera all’interno dello stadio, un autentica cattedrale della palla ovale si fece elettrica, i canti salivano possenti al cielo, in contrasto l’atmosfera nello spogliatoio degli Scarlets si manteneva tranquilla, con il capitano Delme Thomas che fece il suo discorso, dopo aver ingurgitato la sua dose prepartita di uova crude accompagnate da un buon numero di bicchierini di sherry: ‘Oggi portiamo la maglia rossa, rappresentiamo la nostra comunità, la nostra città, la nostra contea, il nostro paese, e abbiamo la possibilità di scrivere la storia’. Quando ebbe finito davanti ai suoi giocatori quasi commossi Carwyn James riprese in mano la situazione ed esortò: ‘ dovete pensare, pensare e ancora pensare, è un gioco mentale, state concentrati e pensate’, lo ascoltarono.

La partita cominciò bene per gli Scarlets che guadagnarono un calcio di punizione dopo cinque minuti, ma il tiro finì sulla traversa, il mediano All Black Colling raccolse il rimbalzo e calciò in touche per liberare fuori dai 22 metri, l’occasione per gli Scarlets di portarsi subito in vantaggio sembra sfumare, ma Bergiers partì a razzo da centrocampo, intercettò il calcio prima che uscisse, e corse a tutto gas verso l’area di meta, dove si tuffò schiacciando per il 4-0, la trasformazione del grande Phil Bennett mandò il parziale sul 6-0, da non credere!
La folla che gremiva il campo impazzì di gioia.



Chico Hopkins in azione

La partita fu durissima, la reazione dei neozelandesi rabbiosa, condotta con una fisicità tremenda.
Qualche minuto dopo riuscirono a conquistare una punizione e accorciare sul 6-3, i giocatori del Llanelli comunque resistettero e, ispirati dal capitano Delme Thomas e dal loro leggendario mediano d’apertura Phil Bennett che gesti un’enorme pressione con audacia e maestria, riuscirono a contenere gli attacchi all black, gli sforzi della mischia furono enormi,nel secondo tempo riuscirono a conquistare persino un'altra punizione che Andy Hill segnò dalla lunga distanza fissando il risultato sul 9-3, punteggio sul quale si chiuse la partita.

Un pezzo di storia del rugby era stato scritto, i giocatori vennero portati in trionfo dalla folla che si riversò sul campo intonando i tradizionali cori che sfondarono il cielo plumbeo di quel piovoso pomeriggio e salirono alti nel cielo.
La partita maschia e brutale fece storcere il naso ai puristi dell’estetica ovale, ma diede ai tifosi degli Scarlets a tutti i tifosi gallesi e agli appassionati ovunque essi fossero, qualcosa da ricordare per sempre.
“E’ stata la partita più dura che mi sia mai capitato di giocare” disse anni dopo il terza linea Gareth Jenkins.
Quella sera l’intera popolazione della città si riversò nei pub per celebrare la storica vittoria e i festeggiamenti continuarono fino alle ore piccole quando i locali cominciarono a chiudere per aver esaurito qualsiasi tipo di bevanda alcolica disponibile, la sbronza collettiva, se possibile, fu ancora più colossale della vittoria ottenuta dai beniamini locali.
 Purtroppo oggi nell’epoca del professionismo le squadre in tour non giocano più contro i club, il rugby moderno non ha più tempo per l’epica romantica, i ritmi sono cadenzati da un calendario iper-funzionale e inflessibile, ma le immagini di quella partita e le testimonianze di chi ne prese parte non sembrano essere intaccate dal tempo e mantengono intatto la loro grande carica emotiva, come l’immortale foto del tabellone segnapunti con la scritta in gallese.

LLANELLI 9
SELAND NEWYDD 3



Quel giorno, mercoledì 31 ottobre 1972, passò alla storia come “il giorno che asciugarono i pub”.

mercoledì, ottobre 22, 2014

Francia campione del mondo ?



Nel settembre 2015 si svolgeranno i Mondiali di Rugby in Inghilterra.
Periodicamente, in attesa, ne parleremo, tra storie, regole, aneddoti.
ALBERTO GALLETTI ci riporta al 1958 quando la Francia si laureò "campione del Mondo"...


Tour del Sud Africa 1958

L’8 agosto 1958 la nazionale francese di rugby arrivò a Salisbury (oggi Harare), Rhodesia per iniziare il suo primo tour in un paese del Commonwealth. La nazionale transalpina aveva già incontrato tutte le grandi squadre, e giocato nel cinque nazioni ogni anno ormai dal 1910, persino battuto gli All Blacks 3-0 al Velodrome de Colombes nel 1954, ma mai aveva intrapreso un viaggio per sfidare i giganti dell’emisfero sud rugbistico.. Il tour aveva in programma 10 partite , la prima proprio a Salisbury contro la Rhodesia (vinta 19-0), le altre contro tutte le province sudafricane e due test match contro il Sud Africa.
Gli springboks erano universalmente considerati i campioni del mondo ormai da decenni in virtù di una serie consecutiva di vittorie in test match series iniziata nel 1896 e proseguita fino al pareggio 1-1 contro i British Lions nel 1955, persero la loro prima serie conto gli All Blacks nel 1956, una potenza rugbistica inattaccabile.
Al termine della partita contro Orange Free State terminata in parità (11-11),che precedeva il primo test di Città del Capo, i giocatori locali intonarono un ‘In Cape Town the springboks will kill you all’ di avvertimento, il pack Sudafricano era costruito per annientare gli avversari, ma la mischia francese, grazie alla preparazione del tallonatore Vigier , si fece trovare pronta.

L’inizio dell’incontro fu talmente duro che non ci furono segnature per la prima mezz’ora, poco dopo Danos portò avanti i transalpini con un drop, la reazione furibonda dei sudafricani non produsse segnature nel primo tempo, ma l’assalto continuò anche nella ripresa e alla fine gli springboks pareggiarono con una meta del terza linea Lochner nell’angolo che non venne trasformata (3-3).
Il pareggio destò grande impressione in virtù anche del fatto che la Francia dovette rinunciare all’ala Rancoule uscita per infortunio a inizio secondo tempo.
Il 16 agosto 1958 a Johannesburg davanti a 100000 spettatori le squadre si ritrovarono per la partita decisiva, la stampa locale titolò ‘Ci sarà sangue ad Ellis Park’.

Gia dai primi minuti le intenzioni degli springboks sembrarono chiare, battere i francesi al loro stesso gioco, avanti forti e veloci e grande abilità nei trequarti, ma le mischie furono in equilibrio, mentre i francesi dominarono la rimessa laterale (19 su 27). la partita risultò da subito molto bella, una punizione francese al 15’ seguita da una meta dell’ala sudafricana Fourie al termine di una grande azione collettiva , 10 minuti più tardi., allo scadere del primo tempo il n.8 francese Barthe andò in meta, ma venne annullata. Il primo tempo si chiuse con i padroni di casa avanti per 5-3.
Alla ripresa il pack sudafricano esercitò un’enorme pressione sulla difesa francese che resistette per 20 lunghissimi minuti senza uscire dalla propria metà campo, non riuscirono però a segnare, non appena riuscirono a piazzare un raggruppamento a distanza di tiro, i francesi segnarono ancora al 64’ con un drop di Lacaze (6-5), ora erano i sudafricani sotto pressione così a 5’ dalla fina un altro drop stavolta del centro Martine fissò il punteggio sul 9-5, l’ultimo violento assalto dei padroni di casa fu respinto dai francesi che vinsero così la partita scrivendo la pagina più importante del rugby francese e mondiale fino a quel momento.
Eroe della vittoria fu il capitano seconda linea Lucien Mias, acclamato l’indomani dai media sudafricani come il più forte e miglior avanti mai visto giocare in Sudafrica..
In patria la stampa transalpina accolse trionfalmente il risultato e proclamò la Francia campione del mondo , non avevano mai vinto (da soli) un ‘Cinque Nazioni’! Rimediarono la stagione seguente vincendolo per la prima volta e bissando il trionfo nelle tre stagioni successive.

mercoledì, settembre 17, 2014

Il pallone da rugby



Nel settembre 2015 si svolgeranno i Mondiali di Rugby in Inghilterra
Periodicamente, in attesa, ne parleremo, tra storie, regole, aneddoti.
Partendo, a cura di ALBERTO GALLETTI, dal PALLONE da RUGBY.


Nelle foto alcuni tra i primi palloni da rugby e Richard Lydon, l'inventore del pallone...

In origine non vi era distinzione tra quello che oggi chiameremmo un pallone da calcio e un pallone da rugby in quanto non vi era differenza tra i giochi.
Per decenni in Inghilterra si giocarono varie forme locali di football ognuna delle quali si differenziava dall’altra in tutto, dalle dimensioni del campo, ammesso che ci fossero, al numero di partecipanti, al modo di segnare il punto eccetera, forse l’unico punto che univa i diversi tipi di football era la palla, che dal primo ottocento in avanti veniva ricavata ricoprendo di cuoio la vescica di un maiale.

Le origini della palla da rugby sono da cercare nella città stessa di Rugby, Richard Lydon e William Gilbert, entrambi titolari di negozi di scarpe in High Stret a Rugby, la strada che conduceva al cortile di ingresso della famosa Public School che veniva usato dagli alunni per giocare prima dell’acquisizione da parte della Scuola dei famosi playing fields, cominciarono a fabbricare palloni rivestendo appunto le vesciche di maiale con quattro pannelli di cuoio.

Dopo l’apertura dei playing fields, William Gilbert spostò, nel 1842, il suo negozio al n.5 di Matthews Steet esattamente davanti all’ingresso dei campi da gioco.
Durante gli anni 50 sia Gilbert che Lydon concentrarono la loro attività principalmente sui palloni dei quali divennero fornitori principali per i ragazzi della scuola.
Non vi erano dimensioni fisse all’epoca, le misure variavano a seconda di quella delle vesciche ricoperte, in origine avevano più una forma di prugna, quindi rotondeggiante e solo in seguito divenne più ovale, probabilmente di conseguenza al fatto che quando i ragazzi le portavano in negozio per commissionarne ‘una uguale’ questa si era schiacciata e quindi ovalizzata per l’uso ed è probabile che i due artigiani presero a farle così.
Particolare abbastanza terribile, questi palloni in origine si gonfiavano esclusivamente soffiandoci dentro grazie a una specie di valvola in argilla che collegava il lato aperto della vescica, la pratica era piuttosto disgustosa in quanto le vesciche erano per così dire ancora ‘fresche’.
Se le dimensioni della palla da calcio vennero stabilite , insieme alle regole, dalla FA nel 1862, le dimensioni della palla da rugby vennero scritte nel regolamento per la prima volta nel 1892 , che le fissò in :
lunghezza da 11 a 11 e ¼ pollici
circonferenza (longitudinale) da 30 a 31 pollici
circonferenza (in larghezza) da da 25 e ½ a 26 pollici
peso da 12 a 13 once
veniva fissato anche il numero di cuciture, non meno di 8 per ogni pollice.
Il peso fu portato a 14 once nel 1893 e successivamente a 15 nel 1931, anno in cui la larghezza fu ridotta a 24 pollici, le regole dell’ International Board del 2004 stabiliscono che la palla si compone sempre di quattro pannelli, lunghezza 280-300mm, larghezza 580-620mm in pelle o materiale sintetico adatto, venne ammessa anche l’impermeabilità.

Sostanzialmente la palla è rimasta la stessa.
Come abbiamo visto per i palloni da calcio, nel 1862 Richard Lyndon introdusse il primo grande cambiamento, sostituì la vescica con una camera d’aria in gomma vulcanizzata, sintetizzata dieci anni prima da Charles Goodyear e, nel giro di poco tempo, i palloni assunsero la più famigliare forma sferica non ottenibile, ma sempre desiderata, usando le vesciche.
L’innovazione non salvò purtroppo la signora Lyndon che contrasse una malattia ai polmoni dopo aver passato anni a gonfiare a fiato i palloni fabbricati dal marito con le vesciche di maiale molte delle quali erano purtroppo infette.
Per lo più l’aneddotica riguardante i palloni da rugby si esaurisce in Inghilterra, paese d’origine del gioco , Mr Lyndon nonostante l’affermarsi della palla rotonda continuò a fabbicare la palla ovale, della quale si può ritenere l’inventore, per i ragazzi della Rugby School ma non pensò a brevettarla e così la sua creazione finì per essere prodotta senza impedimenti da molte altre ditte che si stavano ormai specializzando nella produzione di palloni ovali.
Nel 1862 la neonata FA stabilisce le regole di quello che da lì in avanti sarà conosciuto come calcio, stabilendo anche la forma del pallone, che sarà sferica (in virtù del regolamento approvato che abolisce definitivamente l'uso delle mani), a Rugby invece si continua a giocare con la palla ovale a quattro spicchi, a usare le mani e a placcare i portatori di palla, con la scissione della RFU del 1895 e la creazione della Northern Football League (che autorizzava il pagamento dei giocatori), venne creato un nuovo regolamento che fissava i componenti di ciascuna squadra a XIII , e che il pallone fosse diverso da quello della Rugby Union misurando 27 cm di lunghezza con una circonferenza di 60cm nel punto più largo e peso tra i 383 e i 414 grammi, invece dei 410-460 di quello tradizionale.
La marca principe per la produzione di questi palloni è Steeden, ditta australiana fondata nel 1958 per la produzione di palline da cricket e palloni da rugby e che è diventata col tempo la marca n.1 al mondo, tant’è che spesso nel mondo del RL si riferisce alla palla come ‘steeden’ (un po come usavamo noi con cleenex per dire fazzoletto di carta).
Per i palloni tradizionali da rugby a XV la marca più diffusa è Gilbert che fornisce i palloni per la Coppa del Mondo, la Heineken Cup e la Triple Crown insieme ad Adidas da sempre fornitrice ufficiale della nazionale francese e ormai da decenni anche degli All Blacks, molto popolare anche in Italia negli anni 60/70 e 80 col vecchio modello bianco con calotte e logo neri.

L’avvento del professionismo nel rugby a XV ha spazzato via in poco tempo rituali legati al gioco e alle attrezzature che erano cambiate davvero poco per parecchi decenni, relegandoli nella soffitta dei ricordi e soppiantandoli con una miriade di proposte di palloni e articoli per rugbisti nella quale è diventato difficile districarsi e trovare ancora qualcosa che abbia gusto e stile, in nome di una commercializzazione senza freni e che non conosce crisi e della quale ancora non si intravedono i limiti.
Dal 1980 anno in cui il pallone di cuoio venne abbandonato in favore del sintetico impermeabile, l’industria si è sbizzarrita sul lato decorativo creando palloni di tale dubbio gusto da far impallidire quelli moderni da calcio.
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