lunedì, marzo 30, 2026

Steel Pulse

Nelle foto Steel Pulse, oggi, ieri e con Mick Jones, Paul Simonon e Glen Matlock nel 1977 contro il National Front.

Arrivano in Italia gli STEEL PULSE.
Occasione per un focus sulla mitica reggae band ingles, a cura di PIER TOSI.

mercoledi' 8 aprile Estragon di Bologna
sabato 11 aprile al Fusolab 2.0 di Roma
domenica 12 aprile all'Eremo Club di Molfetta (Bari)


Da Handsworth, quartiere caraibico di Birmingham dove si sono formati nel 1975, Steel Pulse sono diventati un grande fenomeno del reggae mondiale senza perdere i contatti con la loro forte militanza in senso sociale e spirituale delle origini.

Influenzati dall’ascolto di ‘Catch A Fire’ dei Wailers, alcuni studenti di origine giamaicana della Handsworth Wood Boys School decidono di formare una reggae band per diventare portavoce di una opposizione alla vita precaria dovuta alla desolazione del loro quartiere, alla disoccupazione ed alla violenza degli attacchi razzisti contro gli immigrati caraibici all’ordine del giorno in una Inghilterra in cui l’intolleranza razziale sembrava avere la legittimazione dei politici conservatori di destra.

Il nucleo originario è formato da David Hinds (voce, chitarra ritmica), Basil Gabbidon (voce, chitarra solista), suo fratello Colin (batteria), Mykaell Riley (percussioni, voci) e Ronnie McQueen (basso).
E’ proprio quest’ultimo che suggerisce come nome Steel Pulse ispirato dal nome di un famoso cavallo da corsa.
Il nome comunque calza a pennello per una band che sin dai suoi primi momenti sceglie di non imitare le vibrazioni musicali giamaicane ma di cercare l’originalità creando un suono tagliente che pulsa incessante ed è legato ad atmosfere di accordi in minore influenzate dalla fredda e pesante realtà industriale di Birmingham.

Ad un anno dalla formazione esordiscono con il singolo ‘Kibudu, Mansetta and Abuku’ che non ottiene particolare successo ma mostra la direzione del gruppo in cui cresce la militanza sociale anche sotto la forte influenza delle lotte delle Black Panthers negli USA, l’adozione della mistica Rastafari e l’uso di immagini legate alla cultura africana.
La vittoria ad un contest per giovani talenti ha come premio la registrazione di un singolo sotto la produzione di Dennis Bovell, eminenza grigia dell’UK reggae in quegli anni: ‘Nyah Love’, uscito nel 1977, mostra sicuramente una grande maturazione rispetto al primo singolo e getta le basi per l’inconfondibile suono di Steel Pulse fatto di ritmiche serrate e di arrangiamenti vocali sofisticati ed impeccabili quanto incisivi a veicolare messaggi rivoluzionari.
La loro militanza ed il loro suono duro ma carico di groove fanno breccia nei punk di cui divengono una delle reggae bands preferite, vengono spesso invitati a suonare in locali ad alta concentrazione di creste, borchie e giubbotti di cuoio e si ritrovano ad aprire concerti e tour di bands come XTC, Clash e Stranglers.

Insieme a Misty In Roots costituiscono la parte reggae di supporto al movimento Rock Against Racism che vede la musica fare da collante della dura opposizione da parte della sinistra inglese ai movimenti di estrema destra ed alla loro retorica violenta.

Il 1978 è per la band un anno di svolta: la line up cambia con l’innesto di due personaggi fondamentali negli anni a seguire e cioè Selwyn Brown alle tastiere e soprattutto Steve ‘Grizzly’ Nesbitt, il batterista che diventa il fondamentale motore ritmico.
La Island di Chris Blackwell si interessa a Steel Pulse la cui popolarità è in netta ascesa in tutto il paese e la label pubblica il primo straordinario album ‘Handsworth Revolution’, un manifesto di intenti fin dal titolo ed un duraturo capolavoro dalla scena dell’UK reggae.
Il singolo che precede l’album è ‘Ku Klux Klan’ che la band esegue dal vivo indossando cappucci bianchi: si tratta della loro canzone più militante fino a quel momento in cui i razzisti di destra inglesi vengono paragonati nel loro operato all’infame associazione di razzisti americani.
Esperienze importantissime di questo periodo sono la presenza come support act nei tour europei dei più blasonati compagni di etichetta Burning Spear e Bob Marley & The Wailers in un momento in cui la popolarità del reggae è in forte ascesa un po’ ovunque.

Il contratto di tre albums con la Island viene onorato da altri due grandi lavori che forgiano il tipico ed inconfondibile suono della band e cioè ‘Tribute To The Martyrs’ (1979), disco tributo a martiri della nazione black come Steven Biko ed i fratelli George e Jonathan Jackson, e ‘Caught You’ (1980).

Steel Pulse dal vivo in questo momento sono travolgenti, una oliatissima macchina da guerra che non fa prigionieri e macina ritmi micidiali per la bellissima voce del fron man David Hinds che adotta un assai peculiare modo di portare i suoi dreadlocks.

Nel 1980 debuttano in USA con un concerto al Mudd Club di New York e questo evento è significativo per la grande popolarità che raggiungeranno in quel paese in seguito.
Nel 1981 sono il primo gruppo inglese a essere invitato al Reggae Sunsplash in Giamaica dove ottengono un grande successo proprio in virtù della loro originalità ed al preciso intento di non copiare il reggae giamaicano.
Il successivo contratto discografico è con la statunitense Elektra in un momento, dopo la morte di Bob Marley, in cui il paradigma sonoro giamaicano attraversa un grande cambiamento dal roots & culture alla dancehall e la popolarità mondiale del reggae fino a quel momento in ascesa inizia a registrare una flessione.

Nonostante questo, il loro primo album sulla label USA è ‘True Democracy’ (1982), una sublime dichiarazione di militanza in chiave roots a cui fa seguito ‘Earth Crisis’ (1984), altro album straordinario in cui si avverte l’influenza dei lenti, profondi e robotici suoni provenienti dalla Giamaica contemporanea.

A dispetto del Grammy Award di categoria vinto per il successivo ‘Babylon The Bandit’ (1985) David Hinds ammetterà in molte interviste che il resto degli anni ottanta sono per la band un periodo in cui accettano compromessi sotto il profilo artistico pur di sopravvivere.
La massiccia introduzione di nuove tecnologie non risparmia Steel Pulse snaturando un po’ il loro suono ‘live’ dei primi periodi e la loro nuova label, la major MCA impone alcune discutibili scelte di produzione per cercare un grosso hit che metta la band sotto i riflettori globali.

Nei successivi due albums ‘State Of Emergency’ (1988) e ‘Victims’ (1991) ci sono comunque giocate di alta classe come la title track del primo che diventa un caposaldo dei concerti e ‘Taxi Driver’ contenuta nel secondo, traccia accattivante che veicola una campagna contro la New York Taxi & Limousine Commission accusata di discriminare i passeggeri di colore in genere e i Rasta in particolare.

Nel 1989 partecipano alla colonna sonora di ‘Do The Right Thing’ di Spike Lee con la loro ‘Can’t Stand It’ e sono citati nel film da DJ Senor Love Daddy, interpretato da Samuel Jackson, nell’empireo dei black artists addirittura insieme a personaggi come Miles Davis e John Coltrane.

Nel 1992 esce il loro primo maestoso disco live ‘Rastafari Centennial’ registrato a Parigi proprio nella ricorrenza del centenario della nascita di Haile Selassie, la figura divina dei Rasta.

Negli anni novanta continuano ad andare in tour ovunque nel mondo come legittimi ambasciatori del reggae e la loro popolarità negli USA è tale che vengono invitati nel gennaio del 1993 a suonare a Washington ai festeggiamenti per l’insediamento di Bill Clinton dopo la sua elezione a presidente.

Nei loro due dischi degli anni novanta ‘Vex’ (1994) e ‘Rage And Fury’ (1997) tornano all’incisività dei primi periodi con tuttavia un suono molto contemporaneo e duetti con artisti giamaicani o inglesi come Tony Rebel, Macka B o Prezident Brown.
A questo punto la loro discografia si dirada: passano sette anni prima dell’uscita dell’ottimo ‘African Holocaust’ (2004) in cui coverizzano il Bob Dylan di ‘George Jackson’ ed invitano ospiti notevoli come l’ivoriano Tiken Jah Fakoli e dalla Giamaica Damian Marley e Capleton.

Nel 2012 supportano in musica la rielezione di Barack Obama con la traccia ‘Barack Obama’ prodotta dal newyorkese Sidney Mills, in quel momento membro della band.

Per il loro ultimo album fino a questo momento, il successivo ‘Mass Manipulation’ (2019) ingaggiano Gaudi, producer e polistrumentista italiano residente a Londra che da un contributo decisivo in fase di produzione alla creazione di un ritorno a grandi livelli che frutta a Steel Pulse la ottava nomination ai Grammy Awards di categoria.

Mentre il mondo aspetta un nuovo disco Steel Pulse sono incessantemente in tour con concerti in cui la militanza che li ha sempre contraddistinti si unisce ad un livello altissimo di spettacolarità grazie all’esperienza acquisita in cinquantuno anni di carriera.

Gli unici membri ‘storici’ presenti attualmente in formazione sono il cantante David Hinds ed il tastierista Selvyn Brown mentre purtroppo nel gennaio del 2018 è scomparso a sessantanove anni il leggendario batterista Steve ‘Grizzly’ Nesbitt.

domenica, marzo 29, 2026

Appuntamenti

Lunedì 6 aprile: NOT MOVING a ZeroBranco (Treviso) "Maximum Festival" ORE 20.30 PUNTUALI, headliners del palco esterno.

APPUNTAMENTI

Giovedì 9 aprile: al Fela di Vico Dietro al Coro di San Cosimo, nei vicoli di Genova, parlo dei miei DIECI DISCHI preferiti con Dalida Spunton, dalle 21.

NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour

Lunedì 6 aprile: ZeroBranco (Treviso) "Maximum Festival"
Sabato 25 aprile: Savona "Fortezza del Priamar"
Venerdì 15 maggio: Bologna “Eufonica Festival”
Mercoledì 27 maggio: Genova “Giardini Luzzati”
Sabato 20 giugno: Livorno “Surfer Joe”

venerdì, marzo 27, 2026

La stampa italiana e la scena Mod 79/80



Non tutte le riviste erano come la fanzine “Faces”.
La stampa musicale italiana, alla fine degli anni Settanta, accolse la nuova scena Mod con notevole scetticismo, ma anche con un certo interesse, segnalando puntualmente le uscite, dedicandole alcuni approfondimenti, senza particolari imprecisioni.
Dalla personale collezione di ritagli d’epoca, un breve excursus tra alcune delle recensioni più significative.

CIAO 2001 1979
Secret Affair - Glory Boys
...Glory boys è un ottimo album di rock dalla parte degli Who, e immerso in climi da strada riveduti, con appelli al cambiamento, al nuovo spirito che dovrebbe animare la nostra gioventù...

ROCKERILLA 1980
Secret Affair - Glory Boys
...una specie di Quadrophenia minore, ricca di feeling come la più titolata opera, ma, ovviamente, meno poderosa.

ROCKERILLA 1980
Merton Parkas - Face in the crowd
C’è molta ingenuità in “Face in the crowd”, con il sapore saturo del beat cristallino, volteggiante in scuotimenti ritmati del capo.
Suoni inoffensivi ma non insipidi, spesso immersi in attimi di acuta poesia musicale.

CIAO 2001 1980
Chords - Maybe tomorrow 45
I primi due brani sono durissimi come si conviene, il terzo è un’eccitante ripresa di un successo 60’s degli Small Faces ("Hey Girl").

CIAO 2001 1980
Purple Hearts - Frustration 45
Come la “Satisfacion” degli Stones e la “My generation” degli Who, la “Frustration” del gruppo mod dei Purple Hearts vorrebbe essere un nuovo inno generazionale. Ci riuscirà ?

CIAO 2001 1980
Jam “All around the world” 45
Un brano elettrico e speed , dal risvolto inquietante quando le parole sembrano invocare “una nuova direzione, una nuova reazione, una nuova creazione”.

POPSTER dicembre 1980
Jam - Sound affects di Paolo De Bernardinis
“Sound affects” rappresenta un passaggio molto giusto, una lezione precisa sulla storia di momenti che oggi sono definitivamente morti.
Il beat duro rinato nel punk si è evoluto e i Jam stanno dalla parte degli intelligenti che sanno guardare avanti con il potere della creatività.

POPSTER novembre 1980
Secret Affair “Behind closed doors” di Peppe Videtti
...Contrariamente a quanto hanno fatto molti musicisti dal 77 ad oggi, i Secret Affair sembrano voler ignorare di proposito gli insegnamenti sintetici di Eno/Bowie/Roxy Music/Ultravox...così si propongono moderni, ma anche credibili interpreti di certe coralità che sembravano avessero fatto il loro tempo....

CIAO 2001 1980
Lambrettas - Beat boys in the jet age”
La qualità sonora è sempre eccellente...il gradimento dei brani è invece legato ai presupposti compositivi.
Brani come “Cortina MK II” e “London calling” non dicono nulla di nuovo, al massimo ricordano i Jam, ma “Poison Ivy” e “Daaance” rivelano una freschezza davvero invidiabile.

Corriere della Sera 9/10/1980
Madness e Lambrettas in concerto a Milano
(I Madness sono) una band ancora acerba con un impianto decisamente mediocre, che però possiede una freschezza di impatto e una capacità di comunicare, i cui esatti contorni non sono percepibili dal cronista musicale che ha superato la trentina.
E’ in corso a nostro avviso una sorta di inglesizzazione dei giovanissimi italiani, con un gusto vistoso della trasgressione formale (abiti e fogge carnevalesche e molti con cravatta nera e camicia bianca alla moda ska) e dell’aggregazione intorno a suoni che fanno storcere il naso agli amanti dei classici del pop come Cream e Doors. Sintomo di questa inglesizzazione una modesta rissa avvenuta all’inizio, non fra fazioni politiche diverse ma fra mods e punks, bande dai travestimenti diversi e dai gusti musicali opposti.

giovedì, marzo 26, 2026

Museum of Youth Culture

All'interno di uno spazio di ben 600 metri quadrati presso il St Pancras Campus, a Camden, aprirà a Londra un nuovissimo museo, il Museum of Youth Culture, che celebra la creatività, la ribellione e l'identità collettiva dei giovani britannici dal XX secolo a oggi.

Progetto lodevole di CONSERVAZIONE di una dimensione che in Gran Bretagna ha coinvolto letteralmente milioni di giovani, cambiandone talvolta radicalmente l'approccio filosfofico alla vita, MUSEALIZZAZIONE (in atto ormai da decenni) di realtà nate antagoniste all'omologazione.

Un lavoro in cantiere da quasi 30 anni, nato da un'idea di Jon Swinstead, che ospita un archivio fotografico sulla cultura giovanile, attraverso una collezione di 100.000 pezzi, sarà inaugurato il 15 maggio 2026.

Il museo è stato realizzato grazie a donazioni pubbliche e collaborazioni con la comunità, in linea con lo spirito artigianale della cultura giovanile.

Il Museum of Youth Culture non sarà un archivio statico, ma anche un luogo di incontro e un centro sociale, completo di negozio Rough Trade e un club.
L'obiettivo è ospitare eventi, workshop, spettacoli dal vivo e progetti comunitari, garantendo che la "cultura giovanile" rimanga una forza in continua evoluzione e partecipativa, piuttosto che una nostalgia conservata dietro una teca di vetro.

Il museo ha un contratto di locazione ventennale, destinato a diventare un punto di riferimento permanente nel panorama culturale londinese.

Il Museum of Youth Culture non si limita a guardare al passato; invita i visitatori a considerare la propria adolescenza come parte integrante della storia culturale britannica in continua evoluzione.

mercoledì, marzo 25, 2026

Tullio De Piscopo - Suonando la batteria moderna

Nel 1974 TULLIO DE PISCOPO, reduce dalle esperienze con il Franco Cerri Quartet e Quintet e una delle nuove incarnazioni dei disciolti New Trolls, il New Trolls Atomic Ssytem, incide per la Vedette un album particolarissimo, Suonando la batteria moderna, in cui esegue 14 brani di media lunghezza (2/3 minuti) di sola batteria, con vari tempi, ritmi, atmosfere, dai titoli piuttosto espliciti (Medium Rock, Krupa swing, Dodiciottavi, Samba lento, Afro-jazz, Fast Afro Samba).

Un lavoro sperimentale e sicuramente originale che si caratterizza per l'incredibile tecnica strumentale di De Piscopo e per l'altissima qualità della registrazione.
Stampato in poche copie e, si presume, dallo scarso appeal commerciale, scomparve presto dalla circolazione, diventando però ricercatissimo dai DJ e produttori per ricavarne campionamenti dalla perfetta resa sonora.
Anche le successive ristampe non sono facilissime da trovare.

martedì, marzo 24, 2026

AA.VV. - Rane’n’Roll Reloaded

Iniziativa che invito TUTTI/E a sostenere il più possibile. Con grande rammarico, invitati a partecipare con i Not Moving, abbiamo dovuto declinare per questioni tecnico/logistiche.

Joe Perrino & the Mellowtones arrivavano dalla Sardegna con una miscela di beat e punk ma con anche un'anima cantautorale, a livello compositivo, che li rendeva particolarmente originali. Hanno lasciato un solo album, "Rane'n'Roll", nel 1988.
Dopo lo scioglimento il leader Joe Perrino proseguì per altre strade fino ai nostri giorni, funestati da un grave incidente che lo ha coinvolto nel 2023 e costretto su una sedia a rotelle ma, come da sempre indomito, ha ripreso a tornare su un palco, a fare progetti, dischi, concerti.
L'amico Giuseppe Pionca si è fatto carico di dargli una mano e un sostegno, allestendo il rifacimento dell'album di Joe Perrino & the Mellowtones.
All'iniziativa hanno aderito fior di musicisti e artisti, ridando vita e nuova linfa alle canzoni del disco, evidenziando come, a livello di scrittura, si prestassero alle più svariate interpretazioni stilistiche, facendo dell'album un vero e proprio gioiello musicale.

L’album in versione vinile, in edizione limitata, è disponibile scrivendo a
ranenrollreloaded@gmail.com
oppure tramite i social alla voce
Rane’n’Roll Reloaded di Joe Perrino & The Mellowtones

La scaletta

The Mellowtones feat. Pierpaolo Capovilla
Alpha Centauri
Michele Taras feat. Carlo Cuccureddu & guests
Burt lo squalo
Sikitikis
Re della spiaggia
Tre Allegri Ragazzi Morti
Rane‘n’roll
Gianfranco Liori + Serena Locci feat. Ricky Verano
A braccia aperte
Gianni Maroccolo + Antonio Aiazzi + Andrea Chimenti + Paolo Fresu + Iosonouncane
Luci sull’acqua
Giovanni Ferrario + Hugo Race
Eternità
Giorgio Canali e Rossofuoco feat. Freddie Williams
Alleluya
Teho Teardo + Susanna Bua
Foresta di pietra
Dorian Gray feat. Davide Catinari + Samuele Dessì + Raoul Moretti + Emilio Capalbo
Incubo
Gamaar feat. gianCarlo Onorato
Danza degli spettri
Helter Bomb Shelter sono: Filippo Siddi + Arnaldo Pontis + Massimo Gentile + Marco Mancini + Gianfranco Liori + Flavio Piga + Valentino Murru + Giuseppe Pionca
Mi sento felice

lunedì, marzo 23, 2026

Tony Fletcher - Dear Boy: The Life of Keith Moon

E' stata ristampata la dettagliata e più che completa biografia di Tony Fletcher sulla figura musicale e umana di KEITH MOON, pubblicata originariamente nel 2005.

Un libro molto crudo che non ci risparmia nulla sulle follie del batterista, anche quelle più sgradevoli e di pessimo livello che ne inficiano il ricordo del "clown" pazzo e giocherellone.
Forse un'attenzione sensazionalistica che poteva essere evitata o limitata.
Per il resto c'è il dettaglio maniacale per ogni aspetto della sua complessa vicenda umana, altrettanto per la breve carriera artistica (dal 1964 al 1978 a livello professionistico).
Una fine amara, pressoché inevitabile e particolarmente triste.

Nella nuova versione l'introduzione è affidata alla figlia Mandy.

“Sono rimasto stupito di come la musica degli Who conduce a una performance orchestrale.
Lo stile di batteria di Keith Moon era quasi orchestrale, molto più decorativo e celebrativo piuttosto che ritmico.”
(Pete Townshend)

Una luminosa stella cadente, una meteora che lanciava detriti ovunque, il cui passaggio nel cielo del rock, durò poco più di una dozzina di anni per poi spegnersi progressivamente e non troppo inaspettatamente.
Una vita di eccessi e abusi che ha molto spesso oscurato il suo profilo di musicista eccellente, innovativo, assolutamente personale e distintivo.
Una facciata goliardica, oltre il limite del grottesco, perfetta incarnazione della rock star dissoluta degli anni Sessanta e Settanta, persa in un turbinio di alcol, sostanze, disastri, autodistruzione. Fa impressione che ci abbia lasciati quando aveva compiuto solo 32 anni, distrutto da una vita sconsiderata e mal curata.
Probabilmente non avrebbe più saputo esprimersi come era riuscito a fare nell’arco della sua breve esistenza artistica.
Con il senno di poi è più facile ricondurre la sua prematura scomparsa a una patologia neurologica (ADHD), caratterizzata da una eccessiva attività motoria, irrequietezza, difficoltà a rimanere seduti, muoversi continuamente e parlare in modo eccessivo.
Con l’aggiunta precoce di abuso di ogni tipo di sostanza, la caduta nell’abisso è stata particolarmente veloce.

Tony Fletcher
Dear Boy: The Life of Keith Moon
Omnibus
608 pagine
15 sterline

domenica, marzo 22, 2026

Classic Rock

Nel nuovo numero di CLASSIC ROCK recenisco i nuovi album di Long Ryders, Andrea Chimenti, The James Hunter Six, Joseph Martone, Nero Kane, Si!Boom!Voilà!, Julie's Haircut, Sick Tamburo.

venerdì, marzo 20, 2026

Not Moving in concerto a Pesaro e Como

Venerdì 20 marzo
Urbica Velostazione
via Cardinal Massaia
Pesaro
Opening Act: The Barbicans

https://www.corriereadriatico.it/spettacoli/spettacoli_marche_moving_tour_addio_ultime_notizie-9425954.html

Sabato 21 Marzo
Arci Joshua Blues Club
Via Cantoniga, 11, Albate (Como)
Opening Act: Mondo Sonico ❤️
Ingresso riservato ai soci ARCI

Venerdì 27 marzo: Milano "Biko"
Lunedì 6 aprile: ZeroBranco (Treviso) "Maximum Festival"
Sabato 25 aprile: Savona "Fortezza del Priamar"
A seguire le date estive

But It's Not
https://www.youtube.com/watch?v=Foxxqa8ouR0

Not Moving FB
https://www.facebook.com/profile.php?id=100051397366697

Not Moving IG
https://www.instagram.com/not_moving_ltd/

Freedom 35's - Groove Your Illusions Vol.1 + intervista

L'amico Michele Savini ci riporta in terra d'Irlanda con il nuovo singolo di una brillante band, i Freedom 35's, alle prese con il tipico sound Hammond Beat debitore a James Taylor Quartet (e gli strumentali dei Prisoners), Jimmy Smith, Jimmy McGriff. Un'ottima occasione per una breve intervista conoscitiva.

Dopo una pausa di sei anni, la band torna con “Groove Your Illusions Vol.1”, un nuovo doppio singolo A-side: cosa rappresenta per voi questo ritorno e cosa vi ha spinto a ripartire?
Direi che è un modo per affermare che in realtà non ce ne siamo mai andati e che siamo tornati alla grande, con due brani nuovi ed esplosivi!
Il tempo sembra scorrere sempre più veloce, quindi quando si è presentata l’occasione di entrare in studio per registrare nuovo materiale, l’abbiamo colta al volo. Un ringraziamento speciale a Steve Fearnley dei Narrow Water Studios!

Questo nuovo singolo sembra puntare molto sul vostro groove: come descrivereste il vostro suono a chi non vi ha mai ascoltato? Ci sono elementi nuovi che lo hanno influenzato rispetto ai vostri lavori precedenti?
Offriamo un esplosivo Deep soul sound che quando lo ascolti non puoi fare a meno di lasciarti andare al groove! Non so se ci siano influenze dirette, ma alcune delle cose che stiamo ascoltando in questo periodo sono: Bo Diddley – Elephant Man, Parlor Greens – Eat Your Greens, Betty Davis – They Say I’m Different, The Karminsky Experience Inc. – Exploration e i primi sei album dei Black Sabbath. Magari qualcosa di tutto questo finirà per influenzare i prossimi brani che scriveremo.

Avendovi visti dal vivo, è evidente che le vostre performance portano la band a un livello diverso rispetto alle registrazioni. In studio cercate di ricreare quella stessa energia o lo vivete come uno spazio completamente diverso, più orientato alla sperimentazione?
In studio registriamo tutti gli strumenti insieme, per cercare di catturare quel suono e quell’energia tipici del live, usando il meno possibile gli overdub. Se avessimo più tempo e budget, sicuramente sperimenteremmo di più anche in studio... ( ride).

Il singolo è co-prodotto insieme a due etichette indipendenti, Fuzzed Up e Soundglasses: come è nata questa collaborazione?
Conosciamo Andy Marke di Fuzzed Up già da diversi anni e, dopo aver partecipato ad alcune delle serate che ha organizzato, ci è sembrato naturale contattarlo per chiedergli se fosse interessato a pubblicare un nostro singolo. Negli ultimi anni Andy è stato molto impegnato con le uscite su Fuzzed Up/Astromoon, ma ha pensato che questo progetto fosse più adatto a una collaborazione con Michele Savini, sotto l’etichetta Fuzzed Up/Soundglasses.
Siamo davvero felici di lavorare con entrambi.

Il vostro suono ha un forte immaginario cinematografico, che richiama i polizieschi italiani degli anni ’70 e atmosfere noir. Se il vostro ultimo singolo fosse la colonna sonora di un film, a quale regista, stile o universo cinematografico lo assocereste?
Forse un film di kung fu diretto da Alex Garland o Sergio Leone! (anche se per lui servirebbe una macchina del tempo!). Per la colonna sonora mi piacerebbe fare qualcosa nello stile di David Axelrod: sarebbe incredibile lavorare con un’orchestra.

State già pensando a nuove uscite? Cosa possono aspettarsi i fan dalla band nei prossimi mesi?
Sì, abbiamo già altri quattro brani pronti. Speriamo di riuscire a pubblicare Groove Your Illusions Vol.2 e Vol.3 entro la fine dell’anno…

Per acquisti e ascolti: https://soundglasses.bandcamp.com/album/groove-your-illusions-vol-1

giovedì, marzo 19, 2026

Mercato discografico italiano: nel 2025 +10,7%

I numeri chiave del mercato discografico italiano 2025 (da fimi.it)

513,4 milioni di euro: valore record del mercato della musica registrata in Italia nel 2025 (+10,7%)
Ottavo anno consecutivo di crescita; valore più che raddoppiato rispetto al 2019, CAGR +11,3% nel periodo 2021–2025
Streaming motore del mercato: oltre 340 milioni di euro, pari a circa due terzi dei ricavi totali, con gli abbonamenti premium a 234,4 milioni (+14,1%)
Musica fisica in forte crescita, valorizzata dal fenomeno dei superfan: 74,7 milioni di euro (+21,9%), trainata dal vinile.
99 miliardi di stream nel 2025, con una media di 1,9 miliardi di ascolti a settimana.
Export della musica italiana in aumento: oltre 32 milioni di euro di royalties dall’estero (+13,9%), con una crescita del 180% rispetto al 2020.


Il mercato discografico italiano continua il suo percorso di crescita per l’ottavo anno consecutivo: nel 2025 i ricavi complessivi raggiungono infatti la cifra record di 513,4 milioni di euro, in aumento del 10,7% rispetto al 2024 – il doppio in comparazione al 2019. Si tratta di una crescita duplicata rispetto alla media regionale europea (+5,6%) e ben superiore alla media globale del 6.4%, confermando lo status dell’Italia come terzo mercato più importante dell’Unione Europea e undicesimo a livello internazionale, valorizzato da un tasso di crescita annuale composto (CAGR) dell’11.3% nel quinquennio 2021-2025.

A trainare il settore è ancora una volta il digitale – che rappresenta la quota predominante dei consumi – mentre il segmento fisico consolida il suo ritorno, sostenuto dalla passione che alimenta il fenomeno dei superfan, sempre più propensi a collezionare formati premium e prodotti speciali legati agli artisti preferiti.

Con questi risultati, il valore della musica registrata in Italia supera quello del box office cinematografico nazionale (pari a 496,5 milioni di euro, secondo il Rapporto CINETEL 2025), confermando la centralità dell’industria musicale all’interno dell’economia culturale italiana.

Lo streaming si conferma il principale motore del mercato con oltre 340 milioni di euro di ricavi (due terzi del totale), pari a una crescita del 9,6% su base annua.
In particolare gli abbonamenti streaming si rivelano l’elemento trainante, con una crescita del 14,1% pari a 234,4 milioni di euro e una rappresentazione del 69% del totale del formato; mentre il segmento ad-supported segna una flessione del 2,2% (51,3 milioni).
In crescita moderata anche lo streaming video, che totalizza 54,8 milioni (+3,8%).

Accanto al digitale, la musica fisica continua a espandersi, raggiungendo 74,7 milioni di euro (+21,9%) e arrivando a rappresentare il 15% del mercato: il vinile si conferma il formato dominante con un incremento del 24,2%, ma anche i CD crescono in maniera rilevante (+15,1%), segnale di un mercato sostenuto da una domanda sempre più legata all’esperienza dei superfan e alla dimensione collezionistica della musica.
Nel complesso, infatti, sono stati venduti 4.6 milioni di prodotti fisici, di cui il 51% in formato CD e il 47% in formato vinile. Più in particolare, gli album pubblicati dal 2020 al 2025 hanno rappresentato il 71% delle unità vendute.

Inoltre, i dati confermano la forte centralità delle nuove produzioni nel consumo musicale.
Secondo NIQ, infatti, le nuove uscite valgono il 16% del mercato dello streaming e l’82% degli stream è generato da brani pubblicati dal 2010 in poi (il 57,3% proviene addirittura da musica uscita negli ultimi cinque anni).
Il trend è ancora più evidente nel mercato fisico: il 92% delle unità vendute riguarda album pubblicati dal 2010.

Tra le altre fonti di ricavo, i diritti connessi crescono del 9,8%, raggiungendo 82,1 milioni di euro e confermandosi come seconda fonte di ricavi del settore, mentre il segmento delle sincronizzazioni si attesta a 12,2 milioni, registrando una flessione del 5,7% dovuta al decremento delle produzioni cinematografiche italiane e dell’inevitabile crollo dell’utilizzo di colonne sonore nei prodotti audiovisivi.

In termini di royalties generate dal consumo di musica italiana all’estero, nel 2025 i ricavi sono aumentati del 13.9%, superando i 32 milioni di euro (combinando fisico, sincronizzazioni, diritti connessi e naturalmente digitale, che occupa da solo l’88% dei ricavi).
Si tratta di risultati straordinari, esito di un lungo percorso di investimenti lungimiranti che ha portato a una crescita delle royalties del 180% negli ultimi sei anni, grazie alle nuove modalità di fruizione musicale che stanno aprendo opportunità di internazionalizzazione e accesso ai mercati esteri.

Anche a livello globale l’interazione con i servizi di streaming in abbonamento è il fattore chiave che rappresenta il 52,4% dei ricavi globali, cresciuti del 6,4% nel 2025: l’industria discografica internazionale ha infatti raggiunto i 31,7 miliardi di dollari nel 2025, segnando l’undicesimo anno consecutivo di crescita. In questo scenario internazionale, la performance dei formati fisici si è imposta con un incremento dei ricavi dell’8%, trainati dalla persistente domanda dei fan di esperienze musicali tangibili e da un aumento del 13,7% del vinile, che celebra il suo diciannovesimo anno consecutivo di crescita a livello internazionale.

La crescita del mercato discografico italiano conferma dunque la solidità dell’ecosistema musicale nazionale, sostenuto da innovazione digitale delle aziende e da un pubblico sempre più coinvolto: tra streaming, fisico e nuove modalità di fruizione, la musica continua a rafforzare il proprio ruolo nel panorama culturale ed economico del Paese.
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