venerdì, settembre 20, 2019

Liam Gallagher - Why me? Why not



LIAM GALLAGHER continua il suo felice percorso sonoro post Oasis, incurante di dover dimostrare evoluzioni, proporre novità, svolte, sorprese.

A lui piacciono Beatles ("Now tha I found you"), rock 'n' roll, glam ("Shockwave"), John Lennon ("Once"), Stones ("Halo").
E quello fa.

Supportato da una produzione impeccabile, arrangiamenti sontuosi, ottimi brani, una voce inconfondibile, si ripropone sempre uguale.
Immediatamente riconoscibile, personale, per i miei gusti IRRESISTIBILE.

One of us
https://www.youtube.com/watch?v=V3mhhT3c7oY

Shockwave
https://www.youtube.com/watch?v=gBAhgZZNR7E

Once
https://www.youtube.com/watch?v=LGfhStYcCZk

giovedì, settembre 19, 2019

Strawberry Field



L’ex orfanotrofio STRAWBERRY FIELD di LIVERPOOL riapre al pubblico.

La struttura sorge nel sobborgo di Woolton, dove John Lennon è cresciuto assieme ai suoi zii, George e Mimi.
John si introduceva ogni tanto nei giardini di Strawberry Field, all’epoca un grande orfanotrofio gestito dall’Esercito della Salvezza.

Dopo essere stato abbandonato nel 2005, la struttura è stata risistemata con una zona dedicata alla storia dei Beatles e una mostra interattiva su John Lennon intitolata "Strawberry Fields Nothing is Real".

Julia Baird (nella foto accanto al cancello), sorellastra di John Lennon, è la presidentessa onoraria del centro.

Il centro è, oltre a obiettivo turistico (lo scorso anno oltre 60.000 persone hanno sostato davanti ai suoi cancelli), anche un luogo d’incontro per ragazzi con difficoltà di apprendimento.

Le entrate generate dalla mostra finanzieranno il programma Steps to Work dell'ente benefico, che aiuta i giovani con difficoltà di apprendimento a trovare lavoro attraverso la formazione, il tutoraggio e l'esperienza lavorativa.

Costruito nel 1878 per un magnate dei trasporti marittimi fu acquistato dall'esercito della salvezza nel 1934 e trasformato in una casa per bambini.

La vecchia casa principale è stata demolita sei anni dopo l'uscita della canzone, e sostituita da una per bambini più piccola, che è stata chiusa nel 2005.

Nel 2000 i cancelli originali furono rubati ma il clamore della notizia indusse i ladri a scaricarli da un commerciante di ferro riciclato che li restituì il giorno dopo.



Nel gennaio del 1984 Yoko Ono portò il figlio Sean a visitare il posto, lasciando regali agli ospiti e donando poi 90.000 dollari al centro.

mercoledì, settembre 18, 2019

Iggy the Eskimo



Personaggio "misterioso" su cui si è spesso speculato, diventata iconica nella Swinging London dei 60's.

Apparsa all'improvviso nella scena, affascinante, proveniente dal giro mod londinese, vide l'esordio di Jimi Hendrix al Bag O Nail nel 1966, spirito libero, figlia di un ufficiale inglese e di madre nata sul'Himalaya, nel nord est dell'India, frequentò Beatles, Stones, Yardbirds, prima di diventare la musa del regista Antony Stern, che le fece conoscere Syd Barrett, con cui strinse un legame sentimentale e fu immortalata nuda da Mick Rock sulla copertina del suo disco solista "Madcap laughs".

‘A lovely, sweet, funny girl, always on the scene at gigs and events‘ ricorda Jenny Spires, precedente compagna di Barrett (che le dedicò "Lucifer Sam" - Jennifer gentle you're the witch...- ).

"Scomparve" poi dalla scena per ritirarsi in campagna, sposarsi e dedicarsi ad altro, per scoprire recentemente, poco prima della morte, avvenuta nel 2017, di essere diventata tra i cultori dei 60's, una misteriosa icona.

Un breve filmato che ritrae Iggy
https://www.youtube.com/watch?v=4tHaIiZFiNA

martedì, settembre 17, 2019

Heart of a dog di Laurie Anderson



Non è un "film" facile quello di Laurie Anderson (uscito nel 2015).

E' un tragitto spirituale, fatto di ricordi, suggestioni, sogni, filosofia, insegnamenti.
Un coraggioso e sorprendente documentario (consapevole?) sul passaggio dalla vita terrena a quella "latente" (o eterna, a seconda della fede di ognuno).

Il pretesto è il rapporto con il suo cane Lolabelle, protagonista della storia.
A chiudere Turning Time Around di Lou Reed.

Alla fine si resta senza fiato, per quanto è profondo e doloroso questo cammino visuale/poetico.
Rimane, rimane "dentro".

Laurie Anderson nella versione italiana racconta nella nostra lingua, senza doppiaggio (molto suggestivo).

Il trailer
https://www.youtube.com/watch?v=v37BnyHefnY

lunedì, settembre 16, 2019

La musica delle Brigate Rosse



La stagione delle BRIGATE ROSSE è stata studiata, esaminata e sezionata per anni e anni, in centinaia di libri, dibattiti, tra verità, mezze verità, segreti (o presunti tali).
Chi l'ha vissuta è andato oltre, lasciando ai posteri l'arduo compito di approfondire i perchè e i percome.
In questo post, giusto per alleggerire, invece un breve excursus su un aspetto ancora "misterioso" della vicenda.

Che musica ascoltavano le BR?

Quando agli inizi del 1982 fu liberato, dopo 42 giorni di prigionia, il generale Dozier, rapito da un commando delle BR, dichiarò di essere stato tenuto con delle cuffie in testa da cui veniva sparata musica assordante e pesante, per impedirgli di sentire discorsi e rumori circostanti.
I Brigatisti gli fecero in realtà ascoltare un disco dei DNA di Arto Lindsay, massimo esponente della No Wave new yorkese dei tempi, come testimoniò lo stesso membro della band in una successiva intervista.
Una correlazione che porta a scenari piuttosto particolari, visto che DNA e No Wave erano, ai tempi, ad appannaggio ad una ristrettissima cerchia di conoscitori.

Nel covo brigatista di via Gradoli, dove venne tenuto prigioniero Aldo Moro fu invece recuperata una serie di cassette più "tradizionali" come Inti Illimani, Francesco Guccini, Enzo Jannacci e Giorgio Gaber ma anche una raccolta di Fausto Papetti.

Fonti: Valerio Mattioli da Vice.com e Giuliano Santoro da suduepiedi.net

sabato, settembre 14, 2019

Not Moving LTD e Libertà



Stasera con i NOT MOVING LTD siamo ad Ales (Oristano)
Qui: https://www.facebook.com/events/1281351498716343/

In seguito qua:
sabato 12 ottobre: Pisa “Caracol”
giovedì 31 ottobre: Roma "Whishlist"
Venerdì 8 novembre: Milano “Cox 18”
sabato 9 novembre: La Spezia “Skaletta”
venerdì 22 novembre: Fontanafredda (PN) "AstroClub"
sabato 14 dicembre: Piacenza “Musici per caso"
domenica 15 dicembre: Catania "Teatro Coppola"
Sabato 21 dicembre: Bologna “Freakout”
Domenica 22 dicembre: Torino “Blah Blah”
Da confermare: Napoli, Varese, Alessandria

https://www.facebook.com/Not-Moving-L-T-D-302470280600832



Domani sul quotidiano "LIBERTA'" speciale su IGGY POP e nuovo disco "Free".
Nella foto il numero della scorsa settimana.

venerdì, settembre 13, 2019

Granny Takes a Trip



Nel febbraio 1966 a 488 Kings Road, Chelsea, Londra, Nigel Waymouth, la sua ragazza Sheila Cohen e John Pearse aprirono una delle boutique più iconiche della Swinging London, GRANNY TAKES A TRIP.

Specializzati i nabiti particolarmente ricercati, di ispirazione "psichedelica", con broccati, colori forti, velluti, trovò presto tra i suoi clienti una lunga serie di personaggi di primo piano della scena rock, da George Harrison ai Pink Floyd, da Keith Richards agli Stones ai Move.
Il vestito che si intravede indossato da Lou Reed sulla copertina di "Transformer" fu prodotto dalla boutique.

La band dei Purple Gang incise nel 1967 un brano dedicato al negozio, "Granny Takes a Trip".
Alla fine del 1969 la boutique cambiò gestione e proseguì fin a metà dei 70, aprendo filiali anche in Usa, dove chiuse nel 1979.

Immagini del negozio
https://www.youtube.com/watch?v=37Mpd5N1ISs

https://www.youtube.com/watch?v=WFz1pSMvfOo

giovedì, settembre 12, 2019

The Minis - Senza paura



Finalmente in un contesto come quello "rock" (italiano in particolare) ormai di esclusiva pertinenza di persone "di una certa età", arriva una ventata di freschezza giovanile con l'atteso esordio dei MINIS.

Che pur essendo ancora abbondantemente minorenni sono sulla scena da quattro anni.

E si sente.
Maturità, esecuzioni impeccabili, suoni eccellenti e canzoni con un tiro invidiabile che passano da ritmi Motown, a suoni inequivocabilmente Beatlesiani, rhythm and blues alla Strypes, pop soul, ska e tanto altro.

Non esitate, "Senza paura" è una BOMBA!!

THE MINIS - Sale nel caffè
https://www.youtube.com/watch?v=2awDtHNck1k

THE MINIS - Fiato sul collo
https://www.youtube.com/watch?v=4KQB6Bby8xU


Zak Loggia risponde ad alcune veloci domande.

Siete giovanissimi ma avete già una lunga gavetta alle spalle e parecchi anni di attività, vero?
Abbiamo fondato i Minis 4 anni fa, eravamo giovanissimi.
Mio fratello Julian aveva appena finito la quinta elementare e con l’aiuto di nostro padre abbiamo iniziato a suonare e a fare qualche concerto nelle nostre zone.
Poi abbiamo avuto la fortuna di entrare a far parte di un team di persone che ci hanno aiutato a crescere musicalmente.
Abbiamo così iniziato a fare concerti grossi, come per esempio l’apertura a Caparezza e ai Baustelle.
È uscito da poco il nostro primo disco con la storica etichetta Cramps e a breve lo porteremo in tour per l’Italia.

Ci si stupisce molto della vostra giovane età ma gruppi come Beatles, Stones, Who, Jam e tanti altri non erano tanto più vecchi di voi quando esordirono. Vi pesa questo rimarcare il fatto che siete ancora adolescenti?
A volte ci sentiamo dire che siamo la band dei “ragazzini piccoli che suonano”.
Abbiamo 14 e 16 anni e siamo giovani ma a noi non importa.
Siamo felicissimi perché comunque siamo riusciti a raggiungere grandi risultati.
A noi interessa che la nostra musica piaccia alla gente e che le nostre canzoni trasmettano un messaggio.

Quanto tempo dedicate alla musica e alle prove?
Facciamo le prove una/due volte alla settimana e, andando a scuola, nei momenti liberi suoniamo.

Quali sono le influenze principali di questo album?
Per questo album ci siamo ispirati a tante band/artisti.
Per esempio, nei pezzi più spediti, ci ispiriamo a sonorità come quelle dei Supergrass, Jam, Strypes.
Nei pezzi più lenti e più tranquilli ci siamo ispirati a band come i Baustelle, Smiths.
Per i testi siamo stati aiutati dallo scrittore Fabio Geda.

Come vivete il fatto d essere sotto i grandi riflettori?
A noi non sembra di essere sotto i grandi riflettori, anche se a volte ci capita di essere su grossi palchi, come per esempio questa estate al Giffoni Film Festival con Arisa.
Quando succede noi ci divertiamo tantissimo e cerchiamo di dare il massimo sul palco.
Certo,la nostra speranza è di finirci davvero sotto i grossi riflettori, però per adesso ci va bene e ci divertiamo

mercoledì, settembre 11, 2019

Coppa del mondo di Cricket 2019



A cura di ALBERTO GALLETTI

ENGLAND HAVE WON THE CRICKET WORLD CUP!!!

Prima parte della trilogia estiva, argomento a me caro il cricket, che stà tenendo banco nei paesi dell’ ex-Impero di sua Maestà Britannica sparsi ai Quattro angoli della terra.

Evento completamente trascurato da queste parti, se non per pochi isolati cultori dell’ impagabile suono del cuoio su legno, la Coppa del Mondo di cricket ha tenuto in scacco, in una maratona lunga sette settimane in cui tutte le partecipanti si sono incontrate, a parte per le quattro partite annullate per pioggia, almeno una volta, più di un miliardo di persone. Un torneo che ha riservato emozioni forti qua e la e che ne ha tenute in serbo di incredibilmente potenti per la finale di ieri.

Se l’Inghilterra, favorita di inizio torneo, è arrivata alla finale dopo non pochi patimenti, pesanti critiche e il serio rischio di non andare in semifinale, la Nuova Zelanda è arrivata all’ultimo atto sfoderando qualità sorprendenti, non eclatanti ma essenziali e una cammino sottotraccia.

Tre individualità di alto livello inserite in una squadra di buon valore posti al servizio di leadership fenomenale in Kane Williamson, il capitano.
Gran battitore, fine stratega e tattico arguto, nonché grandissimo sportivo.
Grazie a queste doti ha magnificamente diretto una batteria di lanciatori temibilissima e agguerrita e le prestazioni combinate lancio-fielding sono state, a mio parere, le migliori del torneo.

La semifinale con l’India, persa in partenza, si è trasformata grazie a Williamson in un capolavoro tecnico, tattico e motivazionale sfociato in una vittoria che ha avuto dell’incredibile che ha spalancato loro le porte della finale, la seconda di fila. Ieri è andata male, ma quasi gli riusciva di nuovo il colpo.
Alla fine la differenza all’ultima palla dell’over supplementare è stata di un metro, la distanza che a Guptill, il battitore neozelandese, rimaneva da coprire per aggiudicarsi il secondo run e vincere partita e Coppa del Mondo.

Crudele invece, è arrivata prima la pallina, questione di mezzo secondo, che finita tra i guanti di Buttler, il wicket-keeper inglese,che ha abbattuto il wicket neozelandese , sancendo il trionfo inglese. Il primo nella storia, è bene ricordarlo, lo sarebbe stato anche per i kiwis.

Si è trattato a mio modesto avviso della miglior partita di cricket mai giocata, almeno per quanto riguarda il formato limitato One Day Cricket sulla distanza di 50 overs.
Nella splendida cornice del Lords’ Cricket Ground di Londra, due passi dagli Abbey Road Studios, i dignitari e soci dell’ austero e solenne Marylebone Cricket Club hanno accolto le squadre, il pubblico e tutti coloro che hanno concorso a creare un evento all’altezza del rango di chi ospitava e del livello di cricket giocato.
Si inizia alle 10,30 in una Londra coperta da pesanti nubi scure che passano rapide, fa freschino.
La Nuova Zelanda vince il toss e sceglie di andare in battuta per prima. Nella notte ha piovuto, l’outfield è ok e molto veloce, come sempre. Ma il pitch è umido, molto verde dalle immagini quindi, penso, lento ed ingannevole. Sticky wicket lo chiamano loro, una superficie dove giocare è difficile. Ne so qualcosa, negli anni mi sono costati più di un umiliazione sui campi inglesi.

Gli inglesi lanciano bene, anche meglio di quel che mi sarei aspettato e, nonostante qualche errore e un minimo di stanchezza negli ultimi overs, contengono bene gli avversari. Il capitano Williamson viene eliminato per 30, forse il suo peggior score nella manifestazione, e solamente Nicholls passa i cinquanta (55), totale finale 241-8.

L’Inghilterra dovrà farne 242 per aggiudicarsi il mondiale. Williamson però ha altre idee in testa, le ha già sperimentate contro l’India in semifinale ed è stato un successo, oltre che il più grosso choc del torneo.
Il piano prevede lanci feroci velocissimi, accuratissimi, posizioni dei giocatori studiate, alcune decisamente audaci nonchè rischiose.
Quando ho visto lanciare Ferguson, velocissimo, senza neanche uno ‘slip’ schierato, ne tantomeno nessuno a ‘third man’, son rimasto esterrefatto
. Ma è stato questo uno dei motivi che ha reso l’incontro di un livello difficilmente eguagliabile ed assolutamente imperdibile. Gli uomini dislocati in campo da Williamson nelle posizioni strategiche da lui studiate si comportano al meglio, agilità ed atletismo esplosivi, posizioni rischiose, corte, agressive. Ma funzionano, gli inglesi non riescono a schiodarsi dal crease e segnano col contagocce. Inoltre cadono con regolarità preoccupante. Al 23° over (su 50) i punti sono 86 e i battitori eliminati 4. Considerando che i migliori battono davanti e gli altri dietro a questo punto per l’Inghilterra è come stare ai piedi del Pordoi con una graziella e dover arrivare in cima.

Le speranze inglesi sono ora riposte nel duo Stokes-Buttler, gli ultimi due in grado di segnare punti in qualsiasi circostanza.
Non siamo ancora a metà innings e la proiezione punteggio li vede sotto i 200 finali, quindi: primo non devono farsi eliminare, secondo devono aumentare la cadenza con cui segnare punti.

I neozelandesi, loro, non si fanno impressionare e continuano imperterriti. Colin de Grandhomme lancia pallinate micidiali, gli inglesi continuano a segnare poco. Ma i due nel mezzo cominciano un’altra battaglia: resistere e segnare, e ci riescono. La loro partnership durerà per i successivi 22 overs e frutterà 110 punti.
Quando Buttler esce, eliminato da Ferguson, il punteggio è 196-5. Ne mancano ancora 46, i battitori a disposizione sono cinque, gli over mancanti cinque, pochi contro una squadra del genere.

Qui comincia il bello. Woakes entra e viene eliminato all’istante (2),ancora Ferguson. 38 punti da fare con 23 lanci a disposizione, dramma, gente in grado di picchiar dei fuori campo, se non casualmente, non ce ne sono più. Rimane solo Stokes che per nessuna ragione al mondo deve farsi eliminare, e continuare a segnare.
Tocca a Plunkett, ne fa 10 prima di soccombere ad una bordata di Neesham. 22 da fare in 15 lanci, battitori a disposizione 3: la fine è vicina, ma Stokes è sempre li. Bisogna anche fare in modo che sia lui a riceve i lanci per poter segnare, è difficile, molto difficile. Il pubblico è ammutolito, gli inglesi sono divorati dal terrore, i neutrali, comunque tanti, sono completamente assorbiti da questa contesa incertissima. La Nuova Zelanda adesso può solo buttarla via ma tutti sanno che un 6 per gli inglesi può rimetterli in corsa.
Il 6 non arriva. Cade invece Archer, dopo soli tre lanci e senza segnare. E’ finita, o quasi. Silenzio di tomba, un boato distante si leva dai sostenitori neozelandesi.
Entra Rashid, i punti da fare sono sempre 22, i lanci a disposizione 12. Stokes , sempre al suo posto, nel corso del penultimo over ne segna altri 7.
Ultimo over: 6 lanci. L’Inghilterra deve fare 15 punti per essere campione del mondo, la Nuova Zelanda non deve farglieli fare, e saranno loro i campioni del mondo.
L’atmosfera, all’interno di questo glorioso campo è un misto di disperazione e speranza, di sconforto ed esaltazione tipico del cricket. Il capitano neozelandese da la pallina a Trent Boult, il milgiore dei suoi. Finiscili sembra dirgli con lo sguardo.

Primo lancio: Stokes ribatte, potrebbe correre per un punto ma invertendo la posizione col compagno perderebbe lo strike e rinuncia.
Il pubblico è attonito.
Secondo lancio: Boult carica a testa bassa, Stokes gioca un drive fermato subito nei covers e non si muove.
Sempre 15 e una lancio in meno. I neozelandesi si guardano, ci siamo quasi. Il boato di speranza dei tifosi inglesi gli ritorna in gola subito, debole ma pieno quello dei neozelandesi.
Terzo lancio: Stokes picchia un incredibile legnata in tribuna: 6 punti. Boato oceanico, più una liberazione che non vera convinzione di farcela.
Mancano 3 lanci adesso, servono 9 punti. Il Lord’s è in preda a una trepidazione totale, io che davanti allo schermo avevo ormai gettato la spugna resuscito.
Quarto lancio. Boult carica di nuovo, Stokes ribatte a midwicket.
I neozelandesi ,sorpresi, devono rincorrere la pallina.
Stokes corre, torna indietro per il secondo run, ma la pallina sta rientrando velocissima verso il wicket se il keeper avversario la prende e fa saltare un bail prima che lui rientri ala base è fuori. Stokes si tuffa alla disperata, mazza protesa in avanti, per anticipare il rientro, la pallina colpisce fortuitamente la sua mazza e finisce fuori dal campo. Sono 6 punti, arrivati nella maniera più incredibile possibile, un culo della ma..nna diremmo qua. Adesso sono i neozelandesi a precipitare nel dramma.
Due lanci alla fine, tre punti per vincere.
Ancora Boult a Stokes che ribatte corto, corre un run ma rientrando per il secondo Rashid è in ritardo e viene eliminato.

Ultima palla e ultimo uomo.

E due punti per vincere.
Pubblico divorato dalla tensione, il Lord’s Cricket Ground, questo vecchio e austero impianto, simbolo in passato della compassatezza, della gloria e della potenza britannica è in preda al tumulto.
Forse anche quelli delle panchine bianche davanti al pavillion per una volta perdono l’autocontrollo, forse. Come per la palla precedente Stokes gioca corto, corre, ritorna per completare il secondo run che darebbe la vittoria agli inglesi, ma un metro prima della linea la palla torna dentro all’estremità opposta del pitch e Wood viene eliminato.
Un punto.
Partita pareggiata.

Mai vista una roba simile!
Tanto più in una finale mondiale
.

Tutto pari, incredibile. Sette settimane di torneo e nove ore di finale e ancora non si riesce ad avere un vincitore. Stokes dall’altra parte resta imbattuto con uno strepitoso 84.
Si gioca un over supplementare per squadra. Prima gli inglesi con Stokes, eroe di giornata e Buttler, col quale nel momento decisivo ha salvato questa finale.
Stokes riesce a piazzare anche un 6, su un totale di 15, non poco da fare in un over per i neozelandesi.
Per gli inglesi lancia Archer, i neozelandesi rispondono con Guptill e Neesham. Archer comincia male, lancia un wide che da un punto di penailtà a favore dei neozelandesi. Neesham è in forma e ne fa 13, Guptill 1, poi all’ultima palla tocca a Guptill che batte rasoterra a midwicket, i due neozelandesi corrono segnano il primo run, ne serve un altro per vincere, tornano indietro per fare il secondo ma il rilancio inglese da fuori arriva a Buttler appostato sul wicket. Buttler prende al volo e abbatte il wicket un secondo prima che Guptill rientri per completare la seconda corsa.
Mancava un metro.

Gli inglesi corrono impazziti per il campo in preda ad una gioia irrefrenabile, Buttler è abbracciato dai compagni.
Il pubblico lancia un boato immenso e liberatorio, l’Inghilterra è campione del mondo.

Per la prima volta.


Ma, c’è un ma.
Nell’ultimo over, quando la pallina colpisce la mazza di Stokes, il rilancio avviene prima che i due inglesi abbiano completato la seconda corsa.
Tecnicamente l’arbitro avrebbe dovuto assegnare 5 runs e non 6 e la Nuova Zelanda avrebbe dovuto vincere senza andare all’over supplementare.
Beffa atroce.

Indietro non si può tornare. Il capitano neozelandese Williamson, fedele a se stesso non raccoglie la polemica e riconosce il merito agli avversari.
Che gentleman, che sportivo, che grande capitano.
Insomma, come nel ’66 per il gol-non-gol di Hurst, l’Inghilterra vince un mondiale sui prati di casa in circostanze controverse.
E’ nel loro destino.

martedì, settembre 10, 2019

Iggy Pop - Free



IGGY POP è un artista a 360 gradi, cantante, musicista, produttore, scrittore, attore, ICONA.

Musicalmente ha attraversato un'ampia gamma di influenze, dagli Stooges alla new wave, al punk, hard, pop, crooner, jazz, post wave ma anche funk, spoken word e tanto altro.

E' singolare che ogni qualvolta un suo disco si allontani dal clichè "Stooges/Iguana" e affini (cosa ormai piuttosto regolare e consueta) vengano spese parole di stupore sulla (presunta) "svolta".

"FREE" è un album complesso, sperimentale, denso di riferimenti, influenze ma che trasuda, soprattutto, PERSONALITA'.
Nessuno avrebbe potuto fare un disco simile.

In cui ci sono afflati jazz, atmosfere sospese, elettronica. stupendi brani post punk deliziosamente decadenti ("Loves missing" che riporta al precedente CAPOLAVORO "Post Pop Depression"), l'ipnotico, malato, incedere di "James Bond", il gosepl jazz punk pornografico (cercare il signicato del titolo) di "Dirty Sanchez", il crooning di "Page", le letture di Dylan Thomas ("Do not go gentle to into that good night") e di una poesia di Lou Reed del 1970 ("We are the people").

Suonano il jazzista Leron Thomas e la chitarrista Sarah Lipstate (alias Noveller), canta IGGY POP.

GRANDE ALBUM.


WE ARE THE PEOPLE (Lou Reed - 1970)

Siamo le persone senza terra
Siamo le persone senza tradizione
Siamo le persone che non sanno morire pacificamente e a proprio agio
Siamo i pensieri dei dolori finali di domani
Siamo i frammenti di sovrani
E i burloni dei re

Siamo le persone senza diritti
Siamo le persone che hanno conosciuto solo bugie e disperazione
Siamo le persone senza un paese, una voce o uno specchio
Siamo lo sguardo cristallino restituito attraverso la densità e l'immensità di una nazione berzerk
Siamo vittime del manifesto indicibile della mancanza di profondità, di vuoto pieno e pesante

Siamo le persone senza dolore
Che hanno superato l'orgoglio e l'indifferenza nazionali
A una parodia dell'istinto
Siamo le persone disperate
Oltre l'emozione perché sfida il pensiero
Siamo le persone che concepiscono la nostra distruzione e la eseguono legalmente
Siamo gli insetti del pensiero di qualcun altro
Una vittima diurna, notturna, spaziale e divina
Senza razza, nazionalità o religione
Siamo le persone e le persone, le persone
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