sabato, settembre 18, 2021

Intervista a Fabio Fantazzini per "Dread Inna Inglan"



Riprendo l'intervista a Fabio Fantazzini, autore di "Dread Inna Inglan", inviata alle testate locali (Piacenza) e non pubblicata (come spesso avviene).

“Dread Inna Inglan” di Fabio Fantazzini, edito da Red Star Press/Hellnation narra la storia dell'immigrazione in Inghilterra dalle West Indies (Giamaica, Trinidad, Brabados, Grenada etc) colonie ed ex colonie britanniche.

Dal simbolico arrivo a Tilbury, sul Tamigi, della nave Empire Wildrush, il 21 giugno 1948 con i primi giamaicani, al successivo e progressivo insediamento di centinaia di migliaia di sudditi dell'Impero, ben presto stranieri in patria. A cui seguì lo straniamento di essere rifiutati da quella che erano stati educati a considerare la "madre patria" e i cui figli, nati in Inghilterra, vedono un potenziale ritorno nelle terre dei genitori come un'emigrazione in terra straniera.

Gli attacchi alla popolazione nera a Notting Hill nel 1958 certificano "l'esistenza del razzismo" e "sferrano un colpo simbolico a quell'English Dream custodito dai migranti afro-caraibici che per la maggior parte della popolazione inglese rimangono comunque migranti stranieri.
"Nasce il "new racism": "le differenze non si giocano più sul piano biologico ma su quello culturale".

Gli immigrati portano con sé calypso, ska, rocksteady, reggae e lo stile rudeboy che si inseriscono nella musica e cultura britannica e la cambiano radicalmente. Il libro si addentra alla perfezione e con uno spessore culturale di altissimo livello, in un contesto mai sufficientemente esplorato.
Arricchito da mille dettagliatissime citazioni, particolari sconosciuti, nomi, dischi, episodi.

Credo che il tuo libro sia molto importante per capire lo sviluppo della scena “black” inglese sia da un punto di vista musicale che da quello sociale. Da cosa nasce questo interesse?
La passione per quegli anni, quei luoghi e quegli eventi è nata da adolescente attraverso il punk ma sono stati i tanti anni passati nei quartieri del sud di Londra (Camberwell e Brixton in particolare) a maggioranza caraibica che mi hanno fatto appassionare a queste vicende e alla musica che le accompagna.

Quanto tempo ha richiesto la stesura del libro?
E' stato difficile rintracciare le fonti e il materiale?

Sono partito da una ricerca comparativa che avevo fatto nel 2010 sulle seconde generazioni caraibiche nel Regno Unito e quelle magrebine in Francia, quindi avevo già completato una buona fetta del lavoro d'archivio sulla parte più storica.
Due anni fa ho ripreso quel materiale e mi sono concentrato su canzoni, poesie e film, tutte pratiche culturali che, per la loro capacità di esprimere quel periodo, possono essere considerate esse stesse come vere e proprie "fonti".

Interessante quando parli dell'importanza dei sound system Si configurano come spazi di resistenza culturale rispetto all'esclusione e alla marginalizzazione della comunità nera da parte delle istituzioni.
Si, un capitolo è dedicato al mondo del sound system britannico che, in particolare negli anni Settanta, diventa uno spazio politico e un potente vessillo identitario.
Rispetto al reggae registrato su disco e ai club del centro che suonano soul, il sound system è un luogo dove si celebra e si difende l'identità nera senza compromessi, dove si sperimentano nuove forme musicali che influenzeranno tutta la musica britannica (e non solo) nei decenni avvenire e dove si raccontano e condividono le vicende di una comunità al tempo letteralmente presa d'assalto da istituzioni, polizia ed estremisti di destra.

L'aspetto più rilevante è la sottolineatura drammatica di come i primi immigrati in Inghilterra scoprirono, nonostante fossero sudditi inglesi, essendo parte delle colonie dell'impero britannico, di non essere per nulla graditi dagli inglesi.
Solo per il colore della pelle.

Esattamente.
L'Impero li attira nel Regno Unito come manodopera a basso costo per la ricostruzione post-bellica creando l'illusione di essere cittadini e cittadine come gli altri.
Le campagne di reclutamento avvengono direttamente nei Caraibi ma al loro arrivo razzismo e discriminazione ad ogni livello saranno un risveglio traumatico per delle popolazioni coloniali che erano state educate col mito della Madrepatria.
Altra particolarità messa in perfetta luce dal libro è come le nuove generazioni dei figli degli immigrati non avessero nessun interesse a tornare nei luoghi di origine dei genitori, essendo nati in Inghilterra.
Il loro primo passo per agire politicamente e, in seguito, creare una nuova identità Black British passa per forza dalla distruzione del mito del ritorno al paese d'origine che riguardava sia i genitori che le istituzioni britanniche, che speravano in un'immigrazione temporanea da sfruttare a piacere.
La canzone che dà il titolo al libro è una poesia di Linton Kwesi Johnson, "It Dread Inna Inglan" che annuncia a tutti e tutte la loro intenzione di rimanere e di lottare "qui e ora".

Quanto c'è di simile in questa storia con l'attuale situazione italiana, secondo te?
Al netto di un contesto storico diverso e delle differenze tra i due paesi, l'utilizzo dell'immigrazione come capro espiatorio di una crisi economica e sociale è una dinamica che conociamo bene, così come lo sfuttamento della rabbia di una parte della popolazione locale, quella più esclusa, per aizzarla contro gli ultimi arrivati.
Allo stesso modo, i figli e le figlie dell'immigrazione italiana sono già una realtà che lotta politicamente per i proprio diritti e che tenta di costruire una nuova identità nazionale italiana più ibrida ed aperta, esattamente come aveva fatto la gioventù nera negli anni Settanta e Ottanta nel Regno Unito.

giovedì, settembre 16, 2021

Antonio Bacciocchi/ Luca Frazzi
40 anni di musica targata GRAHAM DAY



Il terzo titolo di COMETA ROSSA EDIZIONI è la prima BIOGRAFIA di GRAHAM DAY.
Esce il 16 settembre, 58° compleanno del cantante, chitarrista, compositore di Prisoners, Gift Horses, Prime Movers, Planet, Solarflares, Graham Day and the Gaolers, Graham Day and the Forefathers, The Senior Service.

Il libro ripercorre in dettaglio la storia di Graham Day, dagli esordi ad oggi attraverso un'INTERVISTA di OTTANTA DOMANDE a cui ha pazientemente e dettagliatamente risposto.

Inoltre:
° la discografia completa di ogni sua uscita discografica, le collaborazioni, le produzioni.
° tutte le date italiane.
° decine di recensioni italiane di dischi e concerti.

Grazie a Officine Gutenberg (Giovanni Battista Menzani, Paolo Menzani, Lorenzo Rai, Pietro Mazzocchi) e Marco Botti.

Il libro si trova in CENTO COPIE NUMERATE e AUTOGRAFATE dagli autori, ESCLUSIVAMENTE presso la distribuzione di HellNation.

hellnation64@gmail.com

https://www.facebook.com/roberto.gagliardi.9828

mercoledì, settembre 15, 2021

Gianna - Cocaina



Abbastanza nota tra gli "addetti ai lavori" questa canzone del 1965 parla in modo più che esplicito e naif di un divertente episodio in cui una bustina di cocaina viene scambiata per vaniglia, impastata in una torta per i parenti e amici con relative conseguenze.

Composto da Walter Malgoni (autore di "Guarda che luna" di Buscaglione ma anche di canzoni per Mina, Jula De Palma, Milva, Claudio Villa, Caterina Caselli) e Gustavo Palazio (autore anche per Enzo Jannacci, Ornella Vanoni, Betty Curtis, Gianni Nazzaro, Quartetto Cetra e sceneggiatore di alcuni film comici degli anni 70) venne cantato da GIANNA.

Ovvero Giovanna Spagnulo nota anche come Jovanka (lo stesso brano è stato pubblicato anche con questo nome), Gianna Spagnuolo e Gianna Spagnolo.
Sempre nel 1965 Giorgio Gaber e Leo Chiosso scrissero per lei Divorzio alla milanese.
Diventa poi voce solista de I Cantori Moderni di Alessandroni, con cui canta in colonne sonore soprattutto nelle edizioni italiane di film Disney.
La sua voce ha avuto spazio anche in colonne sonore composte da Ennio Morricone e Bruno Nicolai.

Cocaina
https://www.youtube.com/watch?v=Hs_proBOvBk

Cocaina

In un vecchio tabarin
io godevo senza fren
quando verso la mattina arrivò
la cocaina
è arrivata in un gilet
l’han venduta pure a me
30.000 la bustina comperai
la cocaina
se la vedeva la mamma
faceva un dramma
e fu così che la misi lì
in un vasetto usato
di zucchero vanigliato
ma qualcuno preparò
una torta ed impastò
latte zucchero e farina con quel po’
di cocaina
alle 5 su da me
vengon tutti per il té
c’è la nonna col curato
sua nipote col cognato
una guardia di frontiera
con la vecchia cameriera
mia sorella con tre amici
che gli fuman le narici
anche loro più o me’
stan godendo senza fre’
ma che strana polverina
la cocaina.

martedì, settembre 14, 2021

Antonio Scurati - La fuga d Enea. Salvare la città in fiamme


Antonio Scurati, dopo i due ponderosi volumi dedicati a Mussolini, raccoglie una serie di recenti articoli pubblicati su "La Stampa", in cui ci lascia una (triste) rappresentazione dell'Italia di oggi che la pandemia ha (definitivamente?) affossato nella palude marcescente e putrida che purtroppo ben conosciamo.

Le sue parole sono molto lucide e sferzanti, l'immagine che ci restituisce demoralizzante.
Libro molto veloce e di agile lettura.

Antonio Scurati
La fuga d Enea. Salvare la città in fiamme
Solferino
euro 14

Nel 1919 quando Mussolini non era ancora il dittatore d'Italia una volta disse "Io sono come le bestie, sento il tempo che viene"...lui riduce la politica al fiuto politico.
Dice "Io sono bestia"..Mussolini definendosi così, sta dicendo che lui fiuta i malumori delle persone, lo scontento, lo sconforto, la delusione, il risentimento e in base a quello decide la sua politica. Sta cancellando ogni orizzonte strategico, ideale e ideativo della sua azione politica, ogni tentazione politica, ogni teoria, ogni programma.
Sta dicendo: io non ho idee mie, io non ho progetti miei, io non ho obiettivi strategici, io fiuto gli umori della gente, mi riempio di essi come un vaso vuoto e in base a questo sviluppo la mia azione politica.
Significa che lui arriva un istante dopo sulla scena della storia, ne coglie l'accadimento e la cavaca.
Ora, giudicate voi quali degli attuali leader politici rientrino in questa definizione.

Noi cittadini del prospero e medicalizzato Occidente apparteniamo al pezzetto di umanità più agiata, sana, sicura, protetta e longeva che abbia mai calcato la faccia della terra, eppure sembriamo la più insicura, impaurita, isterica.
Noi nati, cresciuti e paciuti nel più lungo periodo di pace e prosperità che la storia ricordi, noi che sappiam tutto (o che crediamodi sapere tutto), siamo pronti a prestare orecchio alla diceria del primo untore che passa, siamo la più facile preda di angosce da fine del mondo imminente.
Si direbbe proprio che, nell'era di internet, non sappiamo vivere senza un'apocalisse all'orizzonte.

Le democrazie d'Occidente sono scosse da movimenti radicali che non soltanto pretendono di giudicare il passato senza alcuna competenza ma addirittura pretendono di condannarlo rifiutando sfacciatamente ogni approfondita conoscenza di esso.

Il nuovo tribunale della storia sopprime innanzitutto ogni capacità (e volontà) di storicizzare, vale a dire di comprendere la vita di uomini nel tempo, la patetica, grandiosa, sempre sbilanciata, drammatica, inquieta condizione umana come condizione di chi esiste soltanto nel corso del tempo.

lunedì, settembre 13, 2021

I dischi perduti



Riprendo l'articolo che ho scritto ieri per "Libertà".

Una componente di grande fascino nell'epica del rock è quella dei “dischi perduti”.
Ovvero quegli album scritti, concepiti e spesso quasi interamente realizzati ma poi abbandonati dagli autori o perché insoddisfatti dai risultati o per altri più o meno misteriosi motivi.

Ai nostri giorni, grazie a internet, sono facilmente recuperabili e per gli stessi artisti che volessero non pubblicare materiale già registrato, sarebbe improbabile riuscire a occultarlo a lungo con tutte le possibilità di “furto” e condivisione che offre la rete.

Ma fino agli anni Novanta era più o meno sufficiente portarsi a casa i nastri incisi, chiuderli a chiave in un armadio e difficilmente il materiale sarebbe potuto energere in pubblico.
Ciononostante qualche bootleg (i dischi illegali che venivano pubblicati clandestinamente a beneficio dei fan più sfegatati) riusciva talvolta a svelare segreti che non avrebbero mai dovuto vedere la luce.
Altre volte brani destinati al disco “perduto” finivano per essere riutilizzati in altri album, decontestualizzati dall'opera originale.

Uno degli esempi più eclatanti è il progetto Lifehouse scritto e pensato da Pete Townshend e che avrebbe dovuto essere il passo successivo all'opera rock Tommy che aveva proiettato i suoi Who nell'Olimpo del rock.
Un concept complicatissimo che in sostanza preconizzava l'idea del web ma che lo stesso Townshend non riuscì a far comprendere agli altri membri del gruppo e ai produttori, nonostante ripetuti tentativi andati a vuoto.
Alla fine, nonostante avesse accumulato decine di brani, provini accuratissimi e innovativi, in cui mischiava rock, pop e avanguardia, dovette desistere.
Troppo avanti per i tempi.
Alcuni brani finirono nell'eccellente Who's Next unanimemente considerato come uno dei migliori album rock della storia, altri sparsi in compilation, 45 giri e successivi lavori.
Townshend nel 2000 recuperò tutto il materiale nel quadruplo CD Lifehouse Chronicles, inserendo anche una modalità di interazione con il pubblico (ripescando elementi dell'idea originale) ma senza particolare successo.

L'album “perduto” più noto è invece probabilmente Smile, frutto della mente visionaria e offuscata dagli abusi lisergici, di Brian Wilson, leader dei Beach Boys.
Lavorò a lungo al disco, continuando a cercare una presunta perfezione, cambiando compulsivamente i brani, frustrato nel contempo dai nuovi dischi dei Beatles che tra il 1966 e il 1967 raggiungevano l'apice della loro creatività.
La casa discografica stampò mezzo milione di copertine con tanto di libretto interno ma Brian Wilson non consegnò mai il disco finito.
Ci rimise mano nel 2004 reincidendo tutto mentre nel 2011 uscì un box di CD che conteneva diverse versioni originali dei brani. Ma la magìa si era ormai persa.

Curiosa la storia di Household Objects dei Pink Floyd le cui registrazioni si svolsero nell'autunno del 1973.
Un lavoro anti convenzionale e sperimentale ,realizzato utilizzando solo oggetti casalinghi come stoviglie, fiammiferi, elastici o pettini, senza l'ausilio di nessun strumento musicale. Il lavoro fu abbandonato dopo tre canzoni che sono poi emerse, sparse in alcune ristampe.

Altra bizzarra idea fu l'album Camille di Prince che nel 1986 si identificò nell'omonima parte femminile del titolo, modificando la sua voce fino a farla diventare quella di una donna.
Registrò otto canzoni che, accantonato il progetto, vennero riprese con voce “normale” in album successivi.

Nel 1969 Bob Dylan e Johnny Cash si ritrovarono per registrare in un paio di giorni una serie di canzoni insieme, passando da classici dello stesso Cash a brani tradizionali ma che furono eseguiti in modo troppo approssimativo per essere pubblicati.
Solo Girl From North Country apparve su Nashville Skyline di Dylan, album purtroppo poco interessante.
Le registrazioni sono recentemente riemerse nella serie di album retrospettivi di Bob Dylan Bootleg Series che raccolgono parte del materiale inedito inciso nei decenni di carriera.

Restando nell'ambito sonoro anche Neil Young ha il suo album perduto, registrato nel 1975, intitolato Homegrown e di cui molti brani furono utilizzati per lavori successivi.

The Ties That Bind doveva essere un album di Bruce Springsteen, seguito di Darkness On The Edge Of The Town, pensato in una direzione più pop, breve e immediato.
Diventò invece il mitico doppio The River, lasciandosi alle spalle parecchi inediti, recuperati nel tempo in altre pubblicazioni.

Dave Davies è sempre stata la spalla (litigiosa) del fratello Ray, mente e leader dei Kinks. Alla fine delle perenni ostilità tra i due la band si sciolse ed entrambi hanno intrapreso carriere soliste raramente degne di note.
Ma Dave già nel 1967, nel pieno del successo della band, meditava un percorso solitario.
Incise un album ma, alla fine, per non creare ulteriori attriti, decise di non pubblicarlo e lasciare che i suoi brani finissero in varie realizzazioni clandestine, recuperandone qualcuno occasionalmente. Lasciando però un'ampia dote di inediti mai più ascoltati.

Anche i Beatles hanno una specie di album perduto.
Si doveva intitolare Get Back e avrebbe dovuto segnare il ritorno all'immediatezza delle origini dopo anni trascorsi in studio di registrazione alla ricerca di sofisticate soluzioni.
La band si trovò nel 1969 con tanto di troupe cinematografica a immortalare l'evento.
Ma non funzionò.
L'enorme mole di registrazioni pubblicate più o meno ufficialmente successivamente non sono certo testimonianza di un lavoro imperdibile.
Ci mise mano il produttore Phil Spector che, salvando il salvabile, rese pdignitoso un po' di materiale nell'album Let It Be, pietra tombale della carriera dei Fab Four ormai dilaniati da insanabili diatribe interne.

Se si parla di Beatles non possono mancare i Rolling Stones. Che nel 1975 dovevano per contratto ancora un album alla loro vecchia casa discografica, la Decca.
Il bassista Bill Wyman, archivista ossessivo di tutto ciò che riguardava la band, si mise al lavoro, confezionando un disco intitolato Black Box, previsto in un cofanetto nero avvolto da un nastro rosso e contenente anche articoli di giornale, foto e altro materiale.
Il lavoro era ricco di inediti, rarità, accuratamente scelte da Wyman.
Ma il manager della band, Allen Klein, all'ultimo momento, all'insaputa della band, sostituì inspiegabilmente il disco con una compilation assemblata da lui e contenente scarti e brani appena abbozzati, intitolata Metamorphosis che il gruppo si affrettò a boicottare pubblicamente, chiedendo ai fan di non comprarlo.

Probabilmente il rimpianto più grande in questo ambito è il previsto The First Ray Of Rising Sun, lavoro concepito da Jimi Hendrix poco prima della morte e ovviamente mai completato.
Immaginato doppio o addirittura triplo, contemplava una non improbabile collaborazione perfino con Miles Davis (forse destinata a un ulteriore altro progetto).
I brani vennero diluiti negli album postumi che fioccarono in abbondanza dopo la sua scomparsa in uno dei casi più vergognosi (da parte di famigliari e discografici) di sfruttamento commerciale del materiale rimasto, spesso semplici bozze o insignificanti improvvisazioni in studio di registrazione.
Addirittura nel 1995 il produttore Alan Douglas, che venne in possesso dei diritti dei brani inclusi li fece risuonare da altri musicisti (che non avevano neanche conosciuto Hendrix) per realizzare l'album Voodoo Soup.
Finalmente nel 1997, alla fine di una lunga serie di cause legali, la famiglia Hendrix rientrò in possesso delle registrazioni e dei diritti e pubblicò l'omonimo album in qualche modo nella versione più vicina a quanto concepito originariamente da Jimi.

I Clash concepirono (per mano soprattutto di Mick Jones) il seguito di Sandinista con un doppio album, dai toni spesso sperimentali, intitolato Rat patrol from fort bragg. Poi ridotto a un singolo, Combat Rock, con i brani più immediati, che diede loro il successo globale.

In Italia si ricorda la versione che Fabrizio De Andrè incise nel 1969, in inglese per il mercato americano, di Tutti Morimmo A Stento.
L'album fu stampato in una sola copia e mai immesso sul mercato.
Il disco è stato scoperto nel 2007, in possesso di un collezionista americano, che lo ha ceduto a uno italiano.

Posso personalmente vantare un disco perduto.
Nel 1984 con i Not Moving registrammo il mini LP Land Of Nothing. Prodotto da Paul Jeffrey, marito di Patty Pravo e mago dello studio di registrazione, arrivava poco dopo il nostro support ai Clash a Milano e doveva uscire in concomitanza con il tour italiano che facemmo con Johnny Thunders, ex New York Dolls.
La qualità del prodotto era eccellente e all'altezza delle migliori band internazionali.
Venne inviato alle principali testate musicali italiane e straniere raccogliendo elogi entusiasti.
Ma per motivi a noi tutt'ora ignoti non uscì mai.
Venne stampato dall'etichetta Area Pirata solo nel 2003.
Troppo tardi.

sabato, settembre 11, 2021

RockXGramsci + Dread Inna Inglan a Piacenza


XVIII edizione di ROCKXGRAMSCI.
Piazza Santa Maria - Ales (Oristano)
Sabato 11 settembre, inizio ore 22:00

Antonio “Tonyface” Bacciocchi intervista Joe Perrino

Rita “Lilith” Oberti legge Antonio Gramsci.
Musiche di Vanvera

Joe Perrino “Canzoni d’amore a mano armata”
Accompagnato al piano da Daniele "Serpiko" Serpi

Maggot Madness

Yallah & Wasabi Sun
(Fratellanza R'N'R dj’s)



VENERDÌ 17 SETTEMBRE 2021 DALLE ORE 21:30
DREAD INNA INGLAN - Presentazione libro con l'autore Fabio Fantazzini (moderazione di Antonio Bacciocchi e marco Botti)
+ DJ Set ONE DROP WALRUS & EMX
SPAZIO 4.0 - Piacenza

https://www.facebook.com/events/s/dread-inna-inglan-presentazion/1136879397051287/

La recensione del libro: http://tonyface.blogspot.com/2021/07/fabio-fantazzini-dread-inna-inglan.html

venerdì, settembre 10, 2021

I Beatles e Kabir Bedi



E' appena uscita l'autobiografia Stories I Must Tell (Westland Books) di Kabir Bedi, il noto interprete di Sandokan.
In cui racconta di un incontro/intervista con i BEATLES nel 1966.
Molto divertente e naif.

Nel 1966, di ritorno da un tour a Manila a Londra, i Beatles fecero una sosta di tre giorni a Delhi.
Kabir Bedi, ai tempi giornalista freelance di 20 anni di All India Radio è riuscito a ottenere un'intervista con i quattro per 30 minuti bluffando con il loro manager, Brian Epstein, che era stata richiesta dal governo indiano.
L'intervista non andò mai in onda e Kabir lasciò la radio, spostandosi a Mumbai, dove ha lavorato in aziende pubblicitarie e in seguito è diventato un modello e un attore.

"Nel 1966, l'anno in cui li intervistai, i Beatles erano diventati uno dei gruppi di maggior successo nella storia della musica pop. La “Beatlemania” imperversava in tutto il mondo.
Ed eccomi qui, un fan pazzo appena uscito dal college, che li intervistava nella loro stanza d'albergo, l'unico giornalista indiano che riusciva a mettersi in contatto con loro.
Ero un fan dal 1963, l'anno in cui mi sono iscritto al college, dopo che mi hanno lasciato senza fiato con I Want to Hold Your Hand e She Loves You.
Nel 1964, ho adorato il loro Hard Day's Night. Ma Yesterday, nel loro album del 1965 Help, mi ha convertito in un fan sfegatato.
Il loro ultimo album è stato Rubber Soul.

È vero che Rubber Soul ha venduto oltre un milione di copie nei suoi primi dieci giorni?
Paul: Questo è quello che ho sentito anch'io

Adoro "Michelle", è una canzone così tenera. Cosa ti ha spinto a dargli un titolo francese? Era una ragazza che conoscevi?"
No, no, niente del genere. L'avevo composta molto tempo fa. È una canzone d'amore... Michelle sembrava romantica...

Consideri i toni più morbidi di Rubber Soul come una nuova direzione nella tua musica?
Abbiamo provato un sacco di nuovi suoni, il nostro prossimo album potrebbe spingere più in là un paio di confini.

Stava parlando di Revolver, uno dei loro album più innovativi, uscito un mese dopo. Aveva una musica più radicale e innovativa con Eleanor Rigby, I'm Only Sleeping e il giocoso Yellow Submarine.

Puoi dirmi cosa devo aspettarmi? Sperando in uno scoop di qualche tipo.
Non proprio, Paul scosse la testa affabilmente. Dovrai solo aspettare. Ma è un buon album.

Sono un po' indiano
George Harrison mi fece un cenno verso di lui mentre pizzicava un sitar. Il suo amore per il sitar lo aveva reso "l'indiano" tra i Beatles.
Volevo sondare il suo rapporto con l'India e lo spiritualismo indiano.

Ci hai entusiasmato tutti suonando il sitar in Norwegian Wood.
Ha accettato il mio complimento con un cenno del capo e un sorriso.
È la prima volta che un sitar viene suonato in una canzone occidentale?
Non riesco a pensare a nessun altro, ha risposto con un accenno di sorriso. Mi piacerebbe usarlo di più.

Successivamente, ha usato il sitar in modo molto più creativo in Love You To e Tomorrow Never Knows, entrambi nell'album Revolver.
Per i suoni sitar di Strawberry Fields ha effettivamente usato uno swarmandal, noto come "l'arpa indiana".
Come chitarrista solista dei Beatles, era sempre alla ricerca di nuovi suoni.

Porti sempre con te il tuo sitar?
No. Ne compro uno qui.

Qui a Delhi? Annuì mentre lo posava delicatamente.
È buono.

Quello era un mini-scoop. E indovina un po'? George Harrison compra i suoi sitar a Delhi!

Sei influenzato da Ravi Shankar?
È un grande musicista. Sono molto impressionato da lui. L'ho incontrato solo di recente.

Hai intenzione di passare più tempo con lui?
Ho molto da imparare da lui.

Ho letto che ti interessa molto la filosofia indiana…
L'induismo è come un oceano... ho letto Vivekananda.

Swami Vivekananda?
Vivekananda era famoso in Occidente da quando aveva parlato dell'induismo al Parlamento mondiale delle religioni a Chicago.

È per questo che ti chiamano l'indiano dei Beatles?
Sorrise dolcemente. Non sono indiano…
Se cerchi una via, tutte le religioni ce l'hanno.
Puoi dire che sono un po' indù.
Spero di tornare con i ragazzi un giorno.


Sono passato a Ringo Starr, uno dei migliori batteristi al mondo.
Era assorbito dai suoi giornali, eppure si rivolgeva a me con cordialità.
C'era un calore seducente nei suoi occhi che mi faceva piacere.
Mi sono connesso con lui a livello umano.
Sembrava un uomo per natura onesto.
Ma aveva solo una battuta, o una parola, per ogni domanda che facevo.

Avevi sempre voluto essere un batterista?
Sì.

Avevi una canzone preferita?
Le ballate.

Cosa sapevi dell'India?
Non tanto.

Hai un messaggio per Peter Best, che hai sostituito come batterista dei Beatles?
No.

Mi ha guardato con aria interrogativa e mi ha chiesto:
Come sei arrivato qui?
Gli ho detto quanto fosse stato difficile aggirare Epstein, ma non come l'avevo fatto.
La cosa lo divertiva molto.
Poi, mi sono complimentato con il suo modo di suonare la batteria in Day Tripper.
Mi ha salutato con un sorriso di ringraziamento.

Sono passato a John Lennon. Ma non era ancora pronto per me.
Non ho ancora finito con questo signore, disse John, indicando l'uomo in abito scuro. È il manager di BOAC (la British Airways oggi).

Non posso credere che io stia parlando con John Lennon.
John sorrise e io mi sciolsi.
Quanti anni hai? chiese.

Ventuno. Sono appena uscito dal college. Lavoro per All India Radio.
È una bella età. In quel periodo formammo i Beatles.

Veramente? Non mi ero reso conto che fosse così giovane in quel momento. Avresti mai immaginato di essere così famoso?
Ogni musicista vuole essere famoso.

Cosa significa 'Day Tripper'?"
Mi guardò con una certa sorpresa.
Beh...una specie di... come un filosofo del fine settimana.

Filosofo del fine settimana?
Sai... persone che non fanno le cose regolarmente.

Posso farti una domanda personale? Se devi, disse, guardingo.

Fumi hashish o erba?
Gli occhi di John si strinsero nei suoi occhiali rotondi.
Stai cercando di mettermi nei guai, amico?
Non conosco le leggi da queste parti. Alcuni musicisti fumano, altri no. Giudicali dalla loro musica.


A giudicare dalla tua musica, sì Scosse la testa, ma calorosamente.
Prossima domanda? disse, volendo chiudere l'argomento.

E l'LSD?
Non l'avevo provato, anche se ero curioso.
Che ne dici?
Ora sembrava sulla difensiva, tutto il suo calore svanito.

Hai mai provato l'LSD?
No, non l'ho fatto. disse John bruscamente.
E chiariamo una cosa, vero? Non mi piacciono le persone che diffondono storie del genere. Può essere pericoloso.
So che vuoi uno scoop, ragazzo.
Non ti biasimo.
Ma qui non posso aiutarti.


Posso abbracciarti?
Lo evitò con grazia.
Mi cinse con un braccio e mi guidò alla porta.
Paul salutò da lontano.
George era ancora concentrato sul suo sitar.
Ringo stava leggendo le sue carte.
Stavo camminando sulle nuvole mentre lasciavo la loro stanza.
Avevo incontrato i miei dei, i Beatles.

giovedì, settembre 09, 2021

Staples Singers - Freedom Highway



Sono recentemete tornati gli Specials con il nuovo singolo tratto dall'imminente nuovo album "Protest SOngs 1924-2012", contenente solo cover di canzoni di protesta.
Il primo brano scelto è FREEDOM HIGHWAY degli STAPLES SINGERS, inciso nel 1965 e che coglie uno dei momenti più drammatici nella rivendicazione dei diritti degli afroamericani.

Il 7 marzo, più di 600 manifestanti si misero in marcia per percorrere 50 miglia a piedi da Selma a Montgomery, in Alabama ma furono attaccati dalle truppe statali dell'Alabama e da gruppi paramilitari armati.
Due giorni dopo, provarono di nuovo, ma tornarono indietro quando il governatore George Wallace negò loro la protezione statale.
Due lunghe settimane dopo, tentarono una terza volta, con la protezione federale dell'esercito americano e della Guardia nazionale.
Ci vollero tre giorni, ma alla fine raggiunsero la capitale dello stato.

Poche settimane dopo, diverse centinaia di miglia a nord, gli STAPLES SINGERS presentarono una nuova canzone durante un servizio alla New Nazareth Church nel South Side di Chicago.
Pops Staples, patriarca e direttore d'orchestra della band ha spiegato l'ispirazione nella sua introduzione.

"Da quella marcia è stata rivelata la parola e così abbiamo composto una canzone. E abbiamo scritto una canzone sui marciatori per la libertà e l'abbiamo intitolata 'Freedom Highway' e dedichiamo questo brano a tutti i marciatori per la libertà".

Pops parte con la sua chitarra, poi Al Duncan entra con la batteria funky, Phil Upchurch va con il basso accompagnato da un battito di mani sincopato che completa la sezione ritmica.
Pops e i suoi figli Pervis, Yvonne e Mavis urlano:
"Marciando per l'autostrada della libertà, marciando ogni giorno / Il mondo intero si sta chiedendo cosa c'è che non va negli Stati Uniti..ma o ho deciso e non mi volto più".

Il brano è nell'omonimo album del 1965 e venne ripreso nel 2008 da Mavis Staples in "Live: Hope at the Hideout" (ucito il 4 novembre 2008, il giorno in cui Obama fu eletto presdiente degli Stati Uniti).

STAPLES SINGERS - 1965
https://www.youtube.com/watch?v=f7_b_jyRVRc

SPECIALS - 2021
https://www.youtube.com/watch?v=wfSTXDOURFI

MAVIS STAPLES - 2015
https://www.youtube.com/watch?v=bBt5sGczauE

mercoledì, settembre 08, 2021

Il tour degli Wings nelle università / Wings University Tour



Nel 1972, con i neo costituiti WINGS, PAUL MC CARTNEY decise di realizzare il progetto concepito ma da subito rifiutato dagli tre, di riportare i BEATLES in tour in piccoli locali, alla fine degli anni 60, per ritrovare l'urgenza e l'immediatezza degli esordi.
La faccenda finì nelle caotiche session di "Let it be" prima che i Fab Four si sciogliessero rumorosamente.

“Volevo salire su un furgone e fare un concerto senza pubblicità in un sabato sera a Slough Town Hall o in un posto del genere. Ci chiamiamo Rikki e i Red Streaks o qualcosa del genere entriamo e suoniamo. Non ci sarebbe la stampa e non ne parleremmo a nessuno. Ma John pensava che fosse un'idea stupida".

Le prove del tour durarono qualche giorno, dal 2 al 7 febbraio 1972, all' Institute of Contemporary Arts (ICA) di Londra.
Poi Paul, la moglie Linda, Denny Laine, Henry McCullough e Denny Seiwell partirono in furgone in giro per l'Inghilterra suonando, senza preavviso né pubblicità nelle università che decidevano di accoglierli.
Biglietti a mezza sterlina e proventi divisi equamente tra i membri del gruppo.
Paul si sorprese di dovere maneggiare di nuovo soldi contanti dopo tanti anni in cui qualunque spesa era coperta da manager o accompagnatori.

"Avevamo deciso che saremmo tornati al punto di partenza.
Nessun grande tour, non prenoteremo nemmeno gli hotel, tutti in un furgone - la band, i bambini, i cani - prendemmo l'autostrada e trovavamo un posto dove suonare.
Volevamo suonare nelle università e la nostra idea era di entrare e dire: "Vuoi che suoniamo per te?" Era così semplice e folle.
Il nostro roadie entrava, trovava qualcuno dell'Unione degli Studenti e diceva: "Ho Paul McCartney nel furgone, con la sua band Wings. Vuoi che suonino per te?' 'Sì, certo, dimmene un'altra' 'No, davvero. Vieni a vedere'. Lo studente usciva al furgone e dicevo "Ciao, sì, sono io. Suoneremo per te se vuoi'.


I concerti furono sempre affollati, applauditi, intensi, rock 'n' roll.

"Avevamo solo undici canzoni, mezzora di musica, così ripetevamo i brani.
Il tour è stata una prova pubblica. Non volevo ripartire con i Wings dalla Royal Albert Hall davanti ai critici con la penna affilata, pronti a giudicare. I Beatles erano guanti vecchi e comodi: li infilavi e basta ed ehi, e succedeva tutto.
I Wings erano nuovi guanti – dovevi romperli. Prima di certi concerti Linda improvvisamente pensava: 'Dio, in cosa mi sono cacciato qui?' Da fotografa è stata improvvisamente in una band con me. Follia."


"Per noi era solo per fare esperienza di strada. Ci siamo presentati in questi posti ed è stato pazzesco.
Non volevo un supergruppo e nemmeno ricreare il clima dei Beatles ma imparare qualcosa di nuovo".


La scaletta

Lucille
Give Ireland Back to the Irish
Blue Moon of Kentucky
Seaside Woman
Help Me Darling
Some People Never Knowv The Mess
Bip Bop
Say Darling
Smile Away
My Love
Henry's Blues
Wild Life
Give Ireland Back to the Irish
Long Tall Sally

Il tour:
9 February 1972 Nottingham England University of Nottingham
10 February 1972 York Goodricke College Dining Hall
11 February 1972 Kingston upon Hull Hull University West Refectory
13 February 1972 Newcastle upon Tyne Newcastle University: Havelock Hall Refectory
14 February 1972 Lancaster Lancaster University
16 February 1972 Leeds Leeds Town Hall
17 February 1972 Sheffield Sheffield University
18 February 1972 Salford University of Salford
21 February 1972 Birmingham Birmingham University
22 February 1972 Swansea Wales Swansea University
23 February 1972 Oxford England Oxford University

Tre brani dal tour, band in grande forma.
https://www.youtube.com/watch?v=pZ21uKdf5L4

martedì, settembre 07, 2021

Joss Stone Total World Tour


Dall'alto in basso: in Bhutan, in Rojava, in Corea del Nord, in Turkmenistan.

JOSS STONE è stata tra le prime artiste ad riabbracciare, nei primi 2000, il soul tradizionale con album come "Soul Sessions" e "Mind Body And Soul".
Nel tempo, assurta a ruolo di star, ha dato sfogo a creatività e versatilità (suonando anche nell'incerto progetto Superheavy con Mick Jagger e Dave Stewart), realizzando anche un buon album reggae, nel 2015, "Water for your soul".

Molto singolare il progetto che sta portando avanti da qualche anno:
il TOTAL WORLD TOUR attraverso cui sta cercando di suonare in OGNI STATO DEL MONDO.

Si è esibita in bar della Corea del Nord, in Siria (nel Rojava curdo, in cui è entrata clandestinamente), Turkmenistan, Cuba, Curacao, Repubblica Centro Africana, Macedonia, Madagascar, Bangladesh, Bhutan e decine di altri paesi, più o meno "esotici".

In questo link: https://jossstone.com/total-world-tour/ tutte le date documentate, con relative foto e commenti.

A Vanuatu
https://www.youtube.com/watch?v=U5PkOF1MrSc

In Sudan
https://www.youtube.com/watch?v=Pcb6UhYyWlA

In Repubblica Centro Africana
https://www.youtube.com/watch?v=qrHCOV3JRXA

Nel canale YouTube di Joss Stone tutte le uscite nelle varie parti del mondo.

https://www.youtube.com/channel/UCr3uoU9jGjXXb8MTCO6zBeA
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