Prosegue il viaggio informale tra le etichette italiane più oscure per quanto super attive e interessantissime.
Tocca oggi alla OTHER EYES RECORDS e alle parole di uno dei promotori della label, Stefano Silva (anche chitarrista dei favolosi Temponauts).
Puntate precedenti:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Etichette
Cosa vi ha spinto ad aprire un’etichetta impostata su un genere piuttosto di nicchia.
Ad un certo punto, a cavallo tra 2011 e 2012, iniziammo a pensare di dare una veste più uniforme alle varie uscite che periodicamente registravamo all’Elfo Studio di Tavernago (Piacenza), sotto la guida di Alberto Callegari.
Attorno al tavolo c’erano Alberto, i Warm Morning Brothers ed io, e poco più avanti arrivò Nick Maffi.
Il filo conduttore delle uscite era sia territoriale – la Valtidonian Record Company - che qualitativo, nel senso di andare ad esplorare lo spettro del pop - nel senso più ampio del termine - fatto con le chitarre.
Questo genere ha il brutto vizio che alle nostre latitudini ogni tanto sparisce, e noi volevamo assicurarci che, perlomeno nel nostro “mondo piccolo” questo non succedesse.
Le prime 3 uscite furono tra il 2012 e il 2013, l‘ultimo album dei Rookies prima dello shift verso i Backdoor Society, il secondo dei Temponauts e il secondo dei Warm Morning Brothers.
Erano un disco garage, uno tra jangle rock e paisley underground ed uno di folk-psych-pop. Sin dall’inizio la proposta era quindi varia, ma con il comune denominatore del culto per la forma canzone, e quindi inevitabilmente l‘amore per certi 60’s.
Direi quasi che la fondazione della label è stata l’evoluzione naturale di tanti anni passati insieme a far canzoni all’Elfo.
Quali sono le modalità di scelta delle vostre produzioni?
Sono ancora le stesse degli inizi, un criterio territoriale ed uno qualitativo: abbiamo in squadra gruppi che condividono i criteri di cui sopra come i Mean Frequency e i Feet Down Below di Piacenza, dediti a britpop e folk rock/americana, ma abbiamo anche cantautori inglesi, come Gregory Jones da Oxford, una penna felicissima tra britpop, cantautorato alla Ray Davies, e folk-pop; C’è Matt Purcell, il nostro amico australiano con il suo paisley aussie, tra powerpop e britpop.
Su Other Eyes abbiamo anche il ritorno dei Liquid Germs, storica eccellenza Valtidonese del surf-psych a tinte forti. Di recente riceviamo proposte per release in ambito pop folk, come ad esempio i Delta del Rio, da Roma, uno straordinario gruppo che viaggia tra le atmosfere del folk più intimista e quello dell’assolata west coast tra i 60’s e i primi 70’s.
Riceviamo un bel numero di proposte di quel genere ultimamente, e noi ne siamo più che contenti perché oggi in quell’ambito c’è tantissima qualità.
Quindi il criterio principale sono le belle canzoni che fanno sognare.
Hai un’idea di chi siano gli acquirenti dei dischi dell’etichetta? Giovani? Meno giovani? Pubblico trasversale?
Generalmente il “nostro” bocco di riferimento, almeno dai 35 anni in su. Con le ultime uscite segnalava il boss che c’è un piccolo cambiamento verso età più verdi.
Non so, probabilmente questa cappa plumbea che fa da fondale al nostro tempo già da un bel po’, forse spinge le persone a cercare una qualche cura delle proprie cose e della realtà del proprio piccolo mondo.
Noi siamo proprio lì, abbiamo deciso che se non mettiamo in campo qualcosa di bello verremo spazzati via da questa mestizia.
Al festivalino folk della label che abbiamo tenuto in 3 tappe quest’inverno spesso i più vecchi in sala eravamo noi del Comitato Centrale della Other Eyes. Siamo anche abbastanza vecchi per capire che non stiamo di fonte ad un campione significativo, però intanto è andata così. Vedremo.
C’è un minimo di ritorno economico per un’operazione del genere?
Nessun profitto ovviamente, quando ci sono 2 soldi da parte si fa uscire qualcuno che è sulla lista dei meritevoli.
Per le attività live (il festival della label) ci appoggiamo a realtà già presenti, come l’associazione Rock In Loco di Sarmato (PC), che sono dei veri eroi che han creduto in questa festa, e ci hanno messo a disposizione tutto, sia lo scorso anno per la prima edizione, che l’11 e 12 settembre prossimi per la seconda.
Poi noi siamo un collettivo, ognuno ha le sue competenze e ognuno cerca di far funzionare un po’ di cose, sempre guidati da Aberto, CEO, e dallo charme senza precedenti di un presidente come Simone Modicamore.
Però ritorni $ no.
Quali sono le mosse promozionali per far conoscere l’attività dell’etichetta?
Abbiamo, come dicevamo prima, l’Other Eyes Festival, che teniamo a Sarmato in settembre.
Lo scorso anno abbiamo fatto un super concerto con quasi tutte le band attive del rooster, compresi Gregory e Matt. Nonostante un tempo infame è andata più che bene.
Quest’anno lo terremo un po’ prima, l’11 e 12 settembre, su 2 serate sempre a Sarmato, nell’area in cui si tiene anche il Sun Rock Fest.
Presto uscirà il bill, con belle sorprese. Proprio mentre seguivamo il Fest ci siamo accorti di quanto la proposta più squisitamente folk della OER stesse crescendo, con i Warm morning Brothers, Music from Neptune, Gregory Jones: pronti via abbiamo lanciato lo spin off invernale del festival, l’Other Eyes Winter Folk, 3 serate a Piacenza lo scorso inverno tra l’ARCI Belleri e il Chez Moi, con gruppi e artisti sia della OER che non, quali Maddalena Conni e Nico e i Loving Mushroom.
Cogliamo l’occasione qui per ringraziare ancora Maddalena, Nico e Nicola dell’ARCI Belleri, che hanno in pratica salvato il festival da una situazione sfavorevole venutasi a creare last minute.
Abbiamo potuto passare belle serate e presidiare un genere che, nelle sue varie declinazioni, dal fok 60’s, al pop, allo psych folk è solitamente lasciato un po’ ai margini. Esperienza che ripeteremo sicuramente il prossimo inverno.
Recentissima è la compilation della label. Verrà distribuita in omaggio con qualsiasi acquisto di artista/gruppo Other Eyes, e vede a partecipazione con un brano di chiunque abbia realizzato un’uscita con noi, oltre ad alcune chicche sempre legate all’attività di Elfo Studio.
Nei prossimi mesi realizzeremo anche un’operazione live in studio, sul nostro canale Youtube, con le band core del rooster.
E poi cerchiamo di presenziare con la bottega mobile OER alle varie iniziative musicali territoriali.
Fortunatamente negli anni sono stati consolidati rapporti con labels e operatori internazionali, quali Kool Kat e Jigsaw Records per gi USA, Red Eye Records in Australia, Shiny Happy Records in Indonesia, che sono sempre interessati ad acquisto e distribuzione delle nostre uscite.
Purtroppo, lo storico distributore per l‘Europa nostro (e di tante altre piccole etichette come noi) ha chiuso i battenti, speriamo di trovare presto altri sbocchi.
A livello locale le nostre uscite poi sono sempre disponibili in negozio presso Alphaville a Piacenza, e da Backdoor a Torino.
La discografia completa.
Si possono trovare su www.othereyesrecords.com tutte le uscite della OER:
-Warm Morning Brothers:
The Boy and Marlene Ghost
Stolen Beauty
Too Far From The Stars
A Bunch Of Weeds
Free Your Mind/Farewell Summer
Not Scared Anymore
Somewhere Beyond the Abyss
-Temponauts
The Canticle of the Temponauts
-The Rookies
Things ever Said
-Sir Jack and the Grandma Modes
Inflatable Experience
Handmade Sheen Age
-Mean Frequency
A Your Lives
Brighter Dreams
-Clover
Over & Over
-Matt Purcell
Message To You
-Feet Down Below
Music From Stratosphere
-Delta De Rio
As My Eyes Do
-Liquid Germs
Return To Earth
-Liquid Germs/Operation Octopussy
Twiki No Kami (in collaborazione con Area Pirata)
-The Backdoor Society
I Won’t Love you/Backdoor City Blues 7”
-Music From Neptune
Music From Neptune
-Gregory Jones
Nowhere I’d Rather Be
-Karl Lagerfake
404
-Francesco Zucchi
Let It Rain
-The Kiara Ellis
Odio
-Gumbo Box
Gumbo Box
-Within You
The night Rock’n’roll broke
Contatti della label
www.othereyesrecords.com
instagram.com/othereyesrecords
instagram.com/othereyesfest
giovedì, aprile 16, 2026
The Other Eyes Records
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Interviste
mercoledì, aprile 15, 2026
Orbited Factory
Dall'amico PincoPanco (https://www.facebook.com/pincopancoeccentrico) la presentazione dell'etichetta ORBITED FACTORY.
Orbited Factory is a label born to pay homage to Oliver’s “Standing Stone” through a series of reinterpretations of the album’s songs, performed by artists from later generations. Nel 1974 in Galles, Oliver Chaplin pubblica, in sole 250 copie, un album tanto originale quanto misterioso: “Standing Stone”.
Ma di cosa si tratta? Oliver registra, nella sua fattoria, una serie di canzoni legate al folk e al blues ma imbevute di psichedelia.
E, con l’aiuto di suo fratello Chris, ingegnere del suono della BBC, confeziona il lavoro prima con la copertina blu e poi con la copertina verde. Chris, a quel punto, regala alcune copie del disco ai suoi colleghi ma i dj non possono passare in radio i pezzi di un’autoproduzione.
Allora l’ingegnere si accorda con la Virgin per mettere altre copie dell’album in conto vendita in negozio. Oliver, però, non sottoscrive il contratto e parte per un viaggio in Grecia.
E, al suo ritorno in Galles, si dedica a tempo pieno al mestiere di fattore.
“Standing Stone” cade, così, nel dimenticatoio per molto tempo. Con il passare dei decenni, quel disco così strano e così raro diventa un oggetto di culto. Dopo le prime riedizioni degli anni ’90, nel 2022 la Guerssen ristampa “Standing Stone” in grande stile, con la copertina verde.
E quest’anno rilancia l’album in una nuova edizione con la copertina blu.
L’obiettivo dell’operazione è quello di riproporre il misconosciuto capolavoro della tarda psichedelia nella sua veste originale, cercando di prestare più attenzione possibile ai dettagli.
Rispetto alla prima tiratura, però, la ristampa contiene anche le note di Richard Allen sulla vita di Oliver e uno scritto di Giacomo Checcucci sulla fortuna di “Standing Stone”.
L’edizione in vinile blu è andata esaurita in 24 ore dal lancio del preordine, a riprova del crescente interesse per questo disco.
Ma resta disponibile l’edizione in vinile nero, sempre con copertina blu. Orbited Factory: come la Virgin ma senza aerei.
Unitamente all’uscita della ristampa della Guerssen, è nata un’etichetta che omaggia quel capitolo così trascurato della storia della musica.
Orbited Factory pubblica, per ora solo su Bandcamp, una serie di singoli di artisti delle generazioni successive a quella di Oliver alle prese con i brani di “Standing Stone”.
Il progetto si chiama “Stepping Stone” come quelle pietre che garantiscono un appoggio sicuro a chi vuole guadare un fiume. L’obiettivo dell’iniziativa, infatti, è accompagnare gli ascoltatori alla scoperta dei tesori di “Standing Stone” e dimostrare quanto quell’opera possa ancora essere materia viva nella scena musicale di oggi.
Insomma, il lavoro di Orbited Factory fornisce sostegni stabili per passare agevolmente da una sponda all’altra del fiume, per rivalutare la gemma perduta del 1974 e approfondire i musicisti attivi nel 2026.
https://orbitedfactory.bandcamp.com/ L’iniziativa è curata da Giacomo Checcucci, produttore esecutivo e direttore artistico, Jethro Chaplin, nipote di Oliver e ingegnere del suono, e Jacopo Valli (geometrichorsehair), supervisore del lavoro.
Ogni canzone è registrata dall’artista di turno nel suo studio di fiducia ma viene masterizzata da Jethro ai Mwnci Studios in Galles.
Per ora sono usciti quattro singoli. Hey Danny Young ha inciso una rilettura di “Trance” con telefoni vintage e registratori giocattolo, in piena sintonia con l’approccio di Oliver.
Nella sua cover di “Flowers on a Hill”, invece, Kevin Coleman ha fuso l’american primitive alla sperimentazione elettronica, riproducendo i suoni creati in fattoria con i ronzii di un synth. Isaiah True Weaver, poi, ha reinterpretato “Orbit Your Factory”, riuscendo a cogliere la passione dell’autore per i paesaggi naturali e l’autonomia artistica.
https://orbitedfactory.bandcamp.com/track/flowers-on-a-hill Il 7 aprile è uscito il quarto singolo: una rivisitazione di “Where’s My Motorbike”, la traccia che chiude “Standing Stone”, ad opera di Jason Simon, cantante e chitarrista dei Dead Meadow. In questo caso, Simon riesce nell’impresa di cambiare l’umore generale del brano. Nella versione originale, infatti, "Where's My Motorbike" è una canzone spensierata e divertita: Oliver sembra scherzare quando chiede dove sia finita la sua moto. Nella reinterpretazione di Simon, invece, l'atmosfera diventa molto più cupa e inquietante.
Quando il cantante pronuncia l'unica frase del pezzo, "where's my motorbike" appunto, è evidente che dietro a quella domanda si nasconda un presagio sinistro. In fondo, è proprio così che si creano le grandi cover: rimanendo fedeli allo spirito dell'originale ma invertendo, in modo deciso, la direzione del brano.
https://orbitedfactory.bandcamp.com/track/wheres-my-motorbike
Il prossimo singolo, il quinto, verrà pubblicato martedì 21 aprile.
Il protagonista sarà Momus, il geniale musicista scozzese. Il titolo del brano, invece, è ancora segreto. Invitiamo tutti ad acquistare una copia di “Standing Stone” nella nuova ristampa della Guerssen e a supportare il progetto “Stepping Stone” di Orbited Factory.
Orbited Factory is a label born to pay homage to Oliver’s “Standing Stone” through a series of reinterpretations of the album’s songs, performed by artists from later generations. Nel 1974 in Galles, Oliver Chaplin pubblica, in sole 250 copie, un album tanto originale quanto misterioso: “Standing Stone”.
Ma di cosa si tratta? Oliver registra, nella sua fattoria, una serie di canzoni legate al folk e al blues ma imbevute di psichedelia.
E, con l’aiuto di suo fratello Chris, ingegnere del suono della BBC, confeziona il lavoro prima con la copertina blu e poi con la copertina verde. Chris, a quel punto, regala alcune copie del disco ai suoi colleghi ma i dj non possono passare in radio i pezzi di un’autoproduzione.
Allora l’ingegnere si accorda con la Virgin per mettere altre copie dell’album in conto vendita in negozio. Oliver, però, non sottoscrive il contratto e parte per un viaggio in Grecia.
E, al suo ritorno in Galles, si dedica a tempo pieno al mestiere di fattore.
“Standing Stone” cade, così, nel dimenticatoio per molto tempo. Con il passare dei decenni, quel disco così strano e così raro diventa un oggetto di culto. Dopo le prime riedizioni degli anni ’90, nel 2022 la Guerssen ristampa “Standing Stone” in grande stile, con la copertina verde.
E quest’anno rilancia l’album in una nuova edizione con la copertina blu.
L’obiettivo dell’operazione è quello di riproporre il misconosciuto capolavoro della tarda psichedelia nella sua veste originale, cercando di prestare più attenzione possibile ai dettagli.
Rispetto alla prima tiratura, però, la ristampa contiene anche le note di Richard Allen sulla vita di Oliver e uno scritto di Giacomo Checcucci sulla fortuna di “Standing Stone”.
L’edizione in vinile blu è andata esaurita in 24 ore dal lancio del preordine, a riprova del crescente interesse per questo disco.
Ma resta disponibile l’edizione in vinile nero, sempre con copertina blu. Orbited Factory: come la Virgin ma senza aerei.
Unitamente all’uscita della ristampa della Guerssen, è nata un’etichetta che omaggia quel capitolo così trascurato della storia della musica.
Orbited Factory pubblica, per ora solo su Bandcamp, una serie di singoli di artisti delle generazioni successive a quella di Oliver alle prese con i brani di “Standing Stone”.
Il progetto si chiama “Stepping Stone” come quelle pietre che garantiscono un appoggio sicuro a chi vuole guadare un fiume. L’obiettivo dell’iniziativa, infatti, è accompagnare gli ascoltatori alla scoperta dei tesori di “Standing Stone” e dimostrare quanto quell’opera possa ancora essere materia viva nella scena musicale di oggi.
Insomma, il lavoro di Orbited Factory fornisce sostegni stabili per passare agevolmente da una sponda all’altra del fiume, per rivalutare la gemma perduta del 1974 e approfondire i musicisti attivi nel 2026.
https://orbitedfactory.bandcamp.com/ L’iniziativa è curata da Giacomo Checcucci, produttore esecutivo e direttore artistico, Jethro Chaplin, nipote di Oliver e ingegnere del suono, e Jacopo Valli (geometrichorsehair), supervisore del lavoro.
Ogni canzone è registrata dall’artista di turno nel suo studio di fiducia ma viene masterizzata da Jethro ai Mwnci Studios in Galles.
Per ora sono usciti quattro singoli. Hey Danny Young ha inciso una rilettura di “Trance” con telefoni vintage e registratori giocattolo, in piena sintonia con l’approccio di Oliver.
Nella sua cover di “Flowers on a Hill”, invece, Kevin Coleman ha fuso l’american primitive alla sperimentazione elettronica, riproducendo i suoni creati in fattoria con i ronzii di un synth. Isaiah True Weaver, poi, ha reinterpretato “Orbit Your Factory”, riuscendo a cogliere la passione dell’autore per i paesaggi naturali e l’autonomia artistica.
https://orbitedfactory.bandcamp.com/track/flowers-on-a-hill Il 7 aprile è uscito il quarto singolo: una rivisitazione di “Where’s My Motorbike”, la traccia che chiude “Standing Stone”, ad opera di Jason Simon, cantante e chitarrista dei Dead Meadow. In questo caso, Simon riesce nell’impresa di cambiare l’umore generale del brano. Nella versione originale, infatti, "Where's My Motorbike" è una canzone spensierata e divertita: Oliver sembra scherzare quando chiede dove sia finita la sua moto. Nella reinterpretazione di Simon, invece, l'atmosfera diventa molto più cupa e inquietante.
Quando il cantante pronuncia l'unica frase del pezzo, "where's my motorbike" appunto, è evidente che dietro a quella domanda si nasconda un presagio sinistro. In fondo, è proprio così che si creano le grandi cover: rimanendo fedeli allo spirito dell'originale ma invertendo, in modo deciso, la direzione del brano.
https://orbitedfactory.bandcamp.com/track/wheres-my-motorbike
Il prossimo singolo, il quinto, verrà pubblicato martedì 21 aprile.
Il protagonista sarà Momus, il geniale musicista scozzese. Il titolo del brano, invece, è ancora segreto. Invitiamo tutti ad acquistare una copia di “Standing Stone” nella nuova ristampa della Guerssen e a supportare il progetto “Stepping Stone” di Orbited Factory.
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martedì, aprile 14, 2026
I Beatles e Sean Connery
Un rapporto particolare e "conflittuale" quello tra SEAN CONNERY e BEATLES.
In "Agente 007 missione Goldfinger" 007/Sean Connery pronuncia, dopo l'incontro intimo con con Jill Masterson (Shirley Heaton) che poco dopo verrà trovata morta da Bond, nuda e dipinta d'oro, una frase destinata a rimanere negli annali:
"Figliola, ci sono delle cose che assolutamente non si fanno. Per esempio bere Dom Perignon del ’53 a una temperatura superiore ai 4 gradi centigradi: sarebbe peggio che ascoltare i Beatles senza tappi nelle orecchie".
Qui, al minuto 3.55: https://www.youtube.com/watch?v=Zb-WbJluW_I
Il film di Guy Hamilton, è del 1964, gli sceneggiatori sono Paul Dehn e Richard Mailbaum.
I Beatles "replicarono" (si presume inconsapevolmente o solo per sfruttare un nuovo gancio pubblcitario) attraverso il cartoon che li vedeva protagonisti in una serie alla BBC.
Nell'episodio "Penny Lane" giocano con il protagonista James Blond dalla capigliatura bionda, ridicolizzandolo.
Ringo Starr sposò nel 1981 Barbara Bach, una delle bond-girl in "Agente 007 – La spia che mi amava".
Nel 1973 Paul McCartney incise il tema di "Vivi e lascia morire" diretto dallo stesso Guy Hamilton e con Bond interpretato per la prima volta da Roger Moore.
"Live and let die" è diventato uno dei brani più conosciuti e famosi del Paul post Beatles.
Altre analogie tra Connery e Beatles sono riscontrabili nella coincidenza che Paul McCartney e George Harrison erano proprietari di una Aston Martin, il marchio preferito di James Bond.
John Lennon invece sposò Yoko Ono nel 1969 in Gibilterra, dove sette anni prima Sean Connery aveva sposato Diane Cilento.
In "Quantum of solace" del 2012 un personaggio del film si chiama "Strawberry Field".
Non dimentichiamo che l'esordio discografico dei Beatles data il 5 ottobre 1962, lo stesso giorno in cui in Inghilterra uscì il primo film con James Bond "Dr.No" (intitolato da noi "Licenza di uccidere").
Per chiudere il cerchio, nell'album di George Martin del 1998 "In my life" (cover orchestrali di brani dei Beatles) il finale è affidato a "In my life" con la voce recitante di...SEAN CONNERY :
https://www.youtube.com/watch?v=1-j3n4OWmno
FONTE:
www.bookciakmagazine.it/ e protocollobond.wordpress.com
lunedì, aprile 13, 2026
Maureen Tucker
Moe Tucker ha letteralmente inventato uno stile batteristico, basato su un minimalismo essenziale, all'estremo limite dell'imperizia tecnica. Quest'ultima diventata una caratteristica sostanziale, distintiva, più volte imitata. Ha all'attivo una discreta produzione solista e alcune collaborazioni prestigiose (Lou Reed, John Cale, Half Japanese). Ormai ritiratasi dall'attività artistica, è un fervida sostenitrice dell'estrema destra americana.
Playin' Possum (1981)
Un esordio solista sconcertante in cui suona tutti gli strumenti, coverizzando "Heroin" brani di Chuck Berry, Little Richard, Bob Dylan, Vivaldi (!), "Louie Louie". Registrazione sotto i limiti del demo tape, esecuzione quanto meno "incerta". Puro trash.
Life in Exile After Abdication (1989)
Dopo l'esordio di dubbia qualità, trascorsi 8 anni (e un ep non esaltante), torna finalmente con album di ottima qualità avvalendosi dell'apporto di Lou Reed in due brani (uno dei quali è una versione di "Pale Blue Eyes" con Kim Gordon al basso), dei quattro Sonic Youth sparsi in varie canzoni, Daniel Johnstone e Jad Fair degli half Japanese. Il mood è sempre all'insegna dell'improvvisazione ("Chase" con i Sonic Youth e altri), della dissonanza, della precarietà esecutiva.
Ma "Talk So Mean" è un piccolo gioiello e il resto si lascia ascoltare nella sua specificità e ci mostra una batterista non sempre così minimale.
Moe restituisce il favore a Lou Reed suonando due brani (contributo quasi impercettibile) nel suo capolavoro "New York" nello stesso anno.
I Spent a Week There the Other Night (1991)
Ancora tanti amici a dare una mano (tra cui Lou Reed, John Cale e Sterling Morrison che suonano insieme, per la prima volta dal 1969) in "I'm Not", i Violent Femmes, Sonny Vincent, un'ammaliante (e riuscitissima) versione di "I'm Waiting For My Man", chitarra e voce, altre belle cose, più crude e punkeggianti del solito. Il suo drumming è più elaborato, seppure non si discosti troppo daallo stile conosciuto. Un lavoro discreto.
Dogs Under Stress (1994)
Un lavoro più "pop", meglio realizzato da un punto di vista della produzione e della ricerca dei suoni. Al suo fianco ci sono l'ex batterista dei Cramps Miriam Linna, Sterling Morrison, Sonny Vincent e Victor De Lorenzo dei Violent Femmes. Proprio la maggior cura dedicata al disco lo normalizza e rende meno distintivo.
Un esordio solista sconcertante in cui suona tutti gli strumenti, coverizzando "Heroin" brani di Chuck Berry, Little Richard, Bob Dylan, Vivaldi (!), "Louie Louie". Registrazione sotto i limiti del demo tape, esecuzione quanto meno "incerta". Puro trash.
Life in Exile After Abdication (1989)
Dopo l'esordio di dubbia qualità, trascorsi 8 anni (e un ep non esaltante), torna finalmente con album di ottima qualità avvalendosi dell'apporto di Lou Reed in due brani (uno dei quali è una versione di "Pale Blue Eyes" con Kim Gordon al basso), dei quattro Sonic Youth sparsi in varie canzoni, Daniel Johnstone e Jad Fair degli half Japanese. Il mood è sempre all'insegna dell'improvvisazione ("Chase" con i Sonic Youth e altri), della dissonanza, della precarietà esecutiva.
Ma "Talk So Mean" è un piccolo gioiello e il resto si lascia ascoltare nella sua specificità e ci mostra una batterista non sempre così minimale.
Moe restituisce il favore a Lou Reed suonando due brani (contributo quasi impercettibile) nel suo capolavoro "New York" nello stesso anno.
I Spent a Week There the Other Night (1991)
Ancora tanti amici a dare una mano (tra cui Lou Reed, John Cale e Sterling Morrison che suonano insieme, per la prima volta dal 1969) in "I'm Not", i Violent Femmes, Sonny Vincent, un'ammaliante (e riuscitissima) versione di "I'm Waiting For My Man", chitarra e voce, altre belle cose, più crude e punkeggianti del solito. Il suo drumming è più elaborato, seppure non si discosti troppo daallo stile conosciuto. Un lavoro discreto.
Dogs Under Stress (1994)
Un lavoro più "pop", meglio realizzato da un punto di vista della produzione e della ricerca dei suoni. Al suo fianco ci sono l'ex batterista dei Cramps Miriam Linna, Sterling Morrison, Sonny Vincent e Victor De Lorenzo dei Violent Femmes. Proprio la maggior cura dedicata al disco lo normalizza e rende meno distintivo.
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venerdì, aprile 10, 2026
Luca Ragagnin - I dieci passi di Nick Drake
Molto originale la scelta dell'autore (paroliere per Subsonica, Delta V, Venditti, Mina, e scrittore, con decine di pubblicazioni all'attivo) di raccontare la tribolata vita di NICK DRAKE attraverso un'immaginaria autobiografia, in cui il musicista si riguarda post mortem.
Un libro che si muove dall'unico filmato (probabile) di Drake, una manciata mentre cammina (per dieci passi, da cui il titolo del libro) di spalle in uno sconosciuto festival folk degli anni Settanta e scorre poi attraverso flash riflessivi (riportati in maiuscolo) e la narrazione biografica.
Il tutto trattato con leggerezza e buone dosi di ironia.
Un ritratto di uno dei più importanti cantautori di sempre, scarsamente considerato quando era in vita, fino al 25 novembre 1974 quando chiuse la sua esistenza con un (probabile, mai effettivamente accertato) suicidio.
Anche chi conosce poco dell'artista troverà la lettura coinvolgente e avvincente.
Luca Ragagnin
I dieci passi di Nick Drake
Miraggi Edizioni
240 pagine
22 euro
Un libro che si muove dall'unico filmato (probabile) di Drake, una manciata mentre cammina (per dieci passi, da cui il titolo del libro) di spalle in uno sconosciuto festival folk degli anni Settanta e scorre poi attraverso flash riflessivi (riportati in maiuscolo) e la narrazione biografica.
Il tutto trattato con leggerezza e buone dosi di ironia.
Un ritratto di uno dei più importanti cantautori di sempre, scarsamente considerato quando era in vita, fino al 25 novembre 1974 quando chiuse la sua esistenza con un (probabile, mai effettivamente accertato) suicidio.
Anche chi conosce poco dell'artista troverà la lettura coinvolgente e avvincente.
Luca Ragagnin
I dieci passi di Nick Drake
Miraggi Edizioni
240 pagine
22 euro
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giovedì, aprile 09, 2026
The Rise of the Red Hot Chili Peppers di Ben Feldman
"Non ci abbiamo avuto nulla a che fare a livello creativo. Dobbiamo ancora realizzare un documentario sui Red Hot Chili Peppers" hanno dichiarato i membri della band.
Poco male, il lavoro, pur non irresistibile, è ottimo, per quanto "adagiato" sulla consueta e prevedibile trama di immagini d'epoca, inframmezzate da commenti di Flea, Anthony Kiedis e John Frusciante e altri personaggi del primo periodo artistico della band, quello formativo che si circoscrive fino alla morte del chitarrista Hilell Slovak nel 1988.
Il tutto è ben documentato e ci sprofonda nella follìa di abusi a cui erano soliti abbandonarsi e che hanno minato a fondo la stabilità del gruppo.
Ce la faranno, la formidabile e irresistibile miscela di funk e punk di "Mother's Milk" diventerà negli anni 90 più levigata e li porterà a un successo globale.
Album come quello citato e "Blood Sugar Sex Magik" rimangono capolavori indiscussi.
Poco male, il lavoro, pur non irresistibile, è ottimo, per quanto "adagiato" sulla consueta e prevedibile trama di immagini d'epoca, inframmezzate da commenti di Flea, Anthony Kiedis e John Frusciante e altri personaggi del primo periodo artistico della band, quello formativo che si circoscrive fino alla morte del chitarrista Hilell Slovak nel 1988.
Il tutto è ben documentato e ci sprofonda nella follìa di abusi a cui erano soliti abbandonarsi e che hanno minato a fondo la stabilità del gruppo.
Ce la faranno, la formidabile e irresistibile miscela di funk e punk di "Mother's Milk" diventerà negli anni 90 più levigata e li porterà a un successo globale.
Album come quello citato e "Blood Sugar Sex Magik" rimangono capolavori indiscussi.
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martedì, aprile 07, 2026
Detail Magazine #20
Paul Weller è il protagonista, in qualità di guest editor e consigliere speciale nelle scelte dei contenuti, del nuovo numero di DETAIL.
Ci sono le sue preferenze nei negozi di abbigliamento londinesi, una serie di consigli su nuovi artisti che predilige, un articolo sulla "sua" Lambretta SX 200, un ricordo, a cura di Eddie Piller, di Mani Mounfield degli Stones Roses recentemente scomparso, un approfondimento del passaggio "from Bootboys to Soul Boys" e un sacco di altri eccellenti spunti e articoli.
Numero davvero speciale.
Clothes and music. that's it for me. They make me happy. Niether one is ephemeral but both are pieces of art.
(Paul Weller)
https://www.detailmaguk.com/
https://www.facebook.com/DetailmagazineUK
Ci sono le sue preferenze nei negozi di abbigliamento londinesi, una serie di consigli su nuovi artisti che predilige, un articolo sulla "sua" Lambretta SX 200, un ricordo, a cura di Eddie Piller, di Mani Mounfield degli Stones Roses recentemente scomparso, un approfondimento del passaggio "from Bootboys to Soul Boys" e un sacco di altri eccellenti spunti e articoli.
Numero davvero speciale.
Clothes and music. that's it for me. They make me happy. Niether one is ephemeral but both are pieces of art.
(Paul Weller)
https://www.detailmaguk.com/
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lunedì, aprile 06, 2026
The Wings
Riprendo l'articolo che ho scritto per "Alias" de "Il Manifesto" sabato scorso, dedicato alla carriera dei WINGS, in occasione dell'uscita del documentario Man On The Run di Morgan Neville dedicato al primo post Beatles di Paul McCartney (ne ho parlato qui: https://tonyface.blogspot.com/2026/03/paul-mccartney-man-on-run.html)
Lo scioglimento dei Beatles era stato sussurrato, dichiarato, minacciato (Ringo se ne andò durante le session del “White Album”, George durante le riprese di “Let It Be” ma tornarono subito, il 20 settembre 1969 John disse agli altri che per lui era finita) ma probabilmente nessuno dei Fab Four ci credeva veramente fino in fondo. Ma quando il 10 parile 1970 Paul lo ufficializzò alla stampa il sogno era davvero finito.
“Finalmente” soli e indipendenti i quattro reagirono in maniera scomposta e disordinata: George pubblicò il suo capolavoro “All Things Must Pass” e inventò il primo evento benefico nella storia del rock, il concerto per il Bangladesh, John si tuffò nelle sue avventure politico/ideologiche/pacifiste tra alti e bassi artistici, Ringo riunì metaforicamente la band nel suo album “Ringo” facendo partecipare, pur separatamente, Paul, John e George.
Curiosamente, ma non troppo, sia Paul che John, inconsapevolmente, si “nascosero” per un po' dietro sigle e band.
Il primo album del bassista si intitola ed è attribuito solo a McCartney, senza Paul, il secondo, Ram, a Paul and Linda McCartney, il terzo, Wild Life è già dei Wings.
John Lennon si “copre” con la Plastic Ono Band.
Questo stato d'animo viene ben descritto nel recente documentario sul Paul McCartney post Beatles, Man On The Run di Morgan Neville, in cui il musicista si trova improvvisamente spaesato, incapace di reagire a quanto è appena accaduto. Si rifugia nella sua fattoria in Scozia, con la famiglia e uno stuolo di animali, facendo una vita rurale e selvaggia, lontano da tutto e tutti, dandosi anche una mano con abbondanti dosi di alcol, chiedendosi sostanzialmente se mai riuscirà a ripetere artisticamente quello che si è appena bruscamente concluso.
Ci vorranno anni ma, come ben sappiamo, ce la farà, nonostante la stampa inglese (ma non solo) farà a gara per denigrarlo sempre di più. Il documentario analizza la sua carriera fino alla fine dei Wings.
Gli inizi sono traballanti.
McCartney è un disco registrato in casa, scarno, in uno studio minimale.
Paul suona tutti gli strumenti, si autoproduce, inventa sostanzialmente il concetto di Lo-Fi.
Ci sono momenti sperimentali, brevi strumentali, canzoncine non irresistibili ma anche un capolavoro assoluto come Maybe I'm Amazed, tra le sue migliori composizioni in assoluto, brani che solo i Beatles si potevano permettere di scartare, splendide ballate come Junk, Every Night e Teddy Boy.
Viene accolto tiepidamente e con diffidenza.
Verrà rivalutato solo tempo dopo, allo stesso modo del successivo Ram, pubblicato nel 1971.
In questo caso la critica sarà impietosa nel stroncarlo unanimemente.
Effettivamente vive di alti e bassi, anche se la classe compositiva rimane intatta soprattutto in canzoni come Dear Boy o nel medley Uncle Albert/Admiral Halsey.
Il brano che attrasse maggiormente l'attenzione fu l'iniziale Too Many People che contiene riferimenti più o meno velati (e offensivi) a John e all'ancora bollente questione dello scioglimento dei Beatles.
Lennon intese che il tutto fosse un attacco alla sua persona e a Yoko e rispose qualche mese dopo in Imagine con la velenosa How Do You Sleep? in cui il bersaglio è evidentemente Paul.
L'album arrivò comunque al primo posto in Inghilterra, al secondo in Usa rimanendo cinque mesi nella Top Ten.
Non male per un disco “deludente”.
Sei mesi dopo si ripresenta con la nuova creatura musicale i Wings, di cui lui, la moglie e il chitarrista ex Moody Blues, Denny Laine saranno la spina dorsale, con una serie di musicisti che si alterneranno negli anni.
Wild Life è un lavoro di bassa qualità, volutamente registrato in fretta per catturare la spontaneità del gruppo ma che ha davvero pochi spunti di interesse, tra improvvisazioni in studio e idee poco sviluppate.
Paul torna in concerto con la band, ritrova confidenza con il palco, dapprima a sorpresa in una serie di università, poi in varie parti d'Europa, pubblica tre discreti singoli e nel maggio 1973 esce Red Rose Speedway, concepito come doppio album, poi fortunatamente ridotto a singolo.
Proprio perché il contenuto è ancora di incerto valore, tra ballate, un medley di 11 minuti poco sensato e solo pochi momenti positivi. Sarà di nuovo travolto dalle critiche.
Quando sembrava, nonostante le vendite dei dischi fossero ancora più che dignitose, destinato a una carriera declinante Paul cala l'asso.
Dapprima con il singolo Live And Let Die, uscito nel giugno 1973 sigla dell'omonimo film della serie di James Bond, diventato un classico e poi con l'album Band On The Run del novembre, accreditato a Paul McCartney & the Wings, registrato avventurosamente a Lagos in Nigeria tra mille problemi, non ultimo la defezione, il giorno prima della partenza, di due membri della band. Il disco è esclusiva pertinenza di Paul, Linda e Denny Laine.
E' un capolavoro di stile, ispirazione, brillantezza compositiva, un semi concept, senza alcuna caduta di tono, probabilmente la migliore espressione artistica di un ex Beatle.
Sarà il disco più venduto in Inghilterra del 1974 e scalerà le classifiche di mezza Europa e States.
La band trova il successo mondiale, i tour si susseguono, sempre affollatissimi e trionfali (lo conferma il triplo live Wings Over America del 1976, dove, per la prima volta ritorna a suonare qualche brano dei Beatles).
Qualitativamente gli album successivi abbasseranno l'asticella.
Venus And Mars (1975) è un buon disco con ottimi spunti (il rock quasi hard di Letting Go e Medicine Jar) ma rimane nella mediocrità.
La volontà di apparire come una band e non come un progetto solista di Paul sfocia in Wings At The Speed Of Sound del 1976, dove viene lasciato spazio compositivo e canoro ai membri della band, con risultati non esaltanti.
Nel 1977 piazza il mellifluo singolo Mull Of Kyntire in testa alle classifiche inglesi per settimane vendendo 2 milioni di copie.
Poco importa quindi che il successivo album London Town del 1978 sia piuttosto debole e sciapo, soprattutto in tempi di esplosione di punk e new wave.
Nel giugno 1979 esce l'ultimo album dei Wings.
Back To Egg suona più grezzo e immediato (la produzione è affidata a Chris Thomas, già con Sex Pistols e Pretenders), c'è perfino una specie di omaggio al punk con Spit It On e un banale Rockestra Theme con la partecipazione di grandi star del rock (Who, Led Zeppelin, Pink Floyd).
Nel gennaio del 1980 Paul viene arrestato in Giappone per possesso di marijuana alla vigilia di un tour di 11 date.
Tornato in Inghilterra, dopo alcuni giorni in prigione, registra il suo secondo album solista, McCartney II, fortemente influenzato da elettronica ed elementi new wave con il funk del singolo Coming Up approdato al successo. Nel frattempo vari dissapori con Denny Laine sanciscono la fine dei Wings.
Una band, paradossalmente sottovalutata, spesso pregiudizialmente, che ha esplorato il mondo del pop, evolvendosi all'interno di esso, facendo crescere la personalità di un Paul McCartney senza più “vincoli Beatlesiani”. Un esperimento continuo, incurante di subire gli strali di pubblico e critica, che ha lasciato un capolavoro, Band On The Run, una serie di buoni album e una manciata di eccellenti brani, spesso di grande successo.
Contrariamente agli ex compagni di viaggio Paul ha creato una carriera solida e duratura, dove John si è a lungo fermato, prima della tragica morte, per tornare con Double Fantasy non proprio entusiasmante, Ringo ha lasciato una lunga serie di dischi trascurabili e George, All Thing Must Pass a parte, ha confermato l'impressione di non essere in grado di scrivere più di due o tre brani di buon livello per ogni album.
Paul è ancora in attività concertistica, non disdegna riproporre brani dei Wings, rimane il più grande compositore di pop rock di sempre.
Lo scioglimento dei Beatles era stato sussurrato, dichiarato, minacciato (Ringo se ne andò durante le session del “White Album”, George durante le riprese di “Let It Be” ma tornarono subito, il 20 settembre 1969 John disse agli altri che per lui era finita) ma probabilmente nessuno dei Fab Four ci credeva veramente fino in fondo. Ma quando il 10 parile 1970 Paul lo ufficializzò alla stampa il sogno era davvero finito.
“Finalmente” soli e indipendenti i quattro reagirono in maniera scomposta e disordinata: George pubblicò il suo capolavoro “All Things Must Pass” e inventò il primo evento benefico nella storia del rock, il concerto per il Bangladesh, John si tuffò nelle sue avventure politico/ideologiche/pacifiste tra alti e bassi artistici, Ringo riunì metaforicamente la band nel suo album “Ringo” facendo partecipare, pur separatamente, Paul, John e George.
Curiosamente, ma non troppo, sia Paul che John, inconsapevolmente, si “nascosero” per un po' dietro sigle e band.
Il primo album del bassista si intitola ed è attribuito solo a McCartney, senza Paul, il secondo, Ram, a Paul and Linda McCartney, il terzo, Wild Life è già dei Wings.
John Lennon si “copre” con la Plastic Ono Band.
Questo stato d'animo viene ben descritto nel recente documentario sul Paul McCartney post Beatles, Man On The Run di Morgan Neville, in cui il musicista si trova improvvisamente spaesato, incapace di reagire a quanto è appena accaduto. Si rifugia nella sua fattoria in Scozia, con la famiglia e uno stuolo di animali, facendo una vita rurale e selvaggia, lontano da tutto e tutti, dandosi anche una mano con abbondanti dosi di alcol, chiedendosi sostanzialmente se mai riuscirà a ripetere artisticamente quello che si è appena bruscamente concluso.
Ci vorranno anni ma, come ben sappiamo, ce la farà, nonostante la stampa inglese (ma non solo) farà a gara per denigrarlo sempre di più. Il documentario analizza la sua carriera fino alla fine dei Wings.
Gli inizi sono traballanti.
McCartney è un disco registrato in casa, scarno, in uno studio minimale.
Paul suona tutti gli strumenti, si autoproduce, inventa sostanzialmente il concetto di Lo-Fi.
Ci sono momenti sperimentali, brevi strumentali, canzoncine non irresistibili ma anche un capolavoro assoluto come Maybe I'm Amazed, tra le sue migliori composizioni in assoluto, brani che solo i Beatles si potevano permettere di scartare, splendide ballate come Junk, Every Night e Teddy Boy.
Viene accolto tiepidamente e con diffidenza.
Verrà rivalutato solo tempo dopo, allo stesso modo del successivo Ram, pubblicato nel 1971.
In questo caso la critica sarà impietosa nel stroncarlo unanimemente.
Effettivamente vive di alti e bassi, anche se la classe compositiva rimane intatta soprattutto in canzoni come Dear Boy o nel medley Uncle Albert/Admiral Halsey.
Il brano che attrasse maggiormente l'attenzione fu l'iniziale Too Many People che contiene riferimenti più o meno velati (e offensivi) a John e all'ancora bollente questione dello scioglimento dei Beatles.
Lennon intese che il tutto fosse un attacco alla sua persona e a Yoko e rispose qualche mese dopo in Imagine con la velenosa How Do You Sleep? in cui il bersaglio è evidentemente Paul.
L'album arrivò comunque al primo posto in Inghilterra, al secondo in Usa rimanendo cinque mesi nella Top Ten.
Non male per un disco “deludente”.
Sei mesi dopo si ripresenta con la nuova creatura musicale i Wings, di cui lui, la moglie e il chitarrista ex Moody Blues, Denny Laine saranno la spina dorsale, con una serie di musicisti che si alterneranno negli anni.
Wild Life è un lavoro di bassa qualità, volutamente registrato in fretta per catturare la spontaneità del gruppo ma che ha davvero pochi spunti di interesse, tra improvvisazioni in studio e idee poco sviluppate.
Paul torna in concerto con la band, ritrova confidenza con il palco, dapprima a sorpresa in una serie di università, poi in varie parti d'Europa, pubblica tre discreti singoli e nel maggio 1973 esce Red Rose Speedway, concepito come doppio album, poi fortunatamente ridotto a singolo.
Proprio perché il contenuto è ancora di incerto valore, tra ballate, un medley di 11 minuti poco sensato e solo pochi momenti positivi. Sarà di nuovo travolto dalle critiche.
Quando sembrava, nonostante le vendite dei dischi fossero ancora più che dignitose, destinato a una carriera declinante Paul cala l'asso.
Dapprima con il singolo Live And Let Die, uscito nel giugno 1973 sigla dell'omonimo film della serie di James Bond, diventato un classico e poi con l'album Band On The Run del novembre, accreditato a Paul McCartney & the Wings, registrato avventurosamente a Lagos in Nigeria tra mille problemi, non ultimo la defezione, il giorno prima della partenza, di due membri della band. Il disco è esclusiva pertinenza di Paul, Linda e Denny Laine.
E' un capolavoro di stile, ispirazione, brillantezza compositiva, un semi concept, senza alcuna caduta di tono, probabilmente la migliore espressione artistica di un ex Beatle.
Sarà il disco più venduto in Inghilterra del 1974 e scalerà le classifiche di mezza Europa e States.
La band trova il successo mondiale, i tour si susseguono, sempre affollatissimi e trionfali (lo conferma il triplo live Wings Over America del 1976, dove, per la prima volta ritorna a suonare qualche brano dei Beatles).
Qualitativamente gli album successivi abbasseranno l'asticella.
Venus And Mars (1975) è un buon disco con ottimi spunti (il rock quasi hard di Letting Go e Medicine Jar) ma rimane nella mediocrità.
La volontà di apparire come una band e non come un progetto solista di Paul sfocia in Wings At The Speed Of Sound del 1976, dove viene lasciato spazio compositivo e canoro ai membri della band, con risultati non esaltanti.
Nel 1977 piazza il mellifluo singolo Mull Of Kyntire in testa alle classifiche inglesi per settimane vendendo 2 milioni di copie.
Poco importa quindi che il successivo album London Town del 1978 sia piuttosto debole e sciapo, soprattutto in tempi di esplosione di punk e new wave.
Nel giugno 1979 esce l'ultimo album dei Wings.
Back To Egg suona più grezzo e immediato (la produzione è affidata a Chris Thomas, già con Sex Pistols e Pretenders), c'è perfino una specie di omaggio al punk con Spit It On e un banale Rockestra Theme con la partecipazione di grandi star del rock (Who, Led Zeppelin, Pink Floyd).
Nel gennaio del 1980 Paul viene arrestato in Giappone per possesso di marijuana alla vigilia di un tour di 11 date.
Tornato in Inghilterra, dopo alcuni giorni in prigione, registra il suo secondo album solista, McCartney II, fortemente influenzato da elettronica ed elementi new wave con il funk del singolo Coming Up approdato al successo. Nel frattempo vari dissapori con Denny Laine sanciscono la fine dei Wings.
Una band, paradossalmente sottovalutata, spesso pregiudizialmente, che ha esplorato il mondo del pop, evolvendosi all'interno di esso, facendo crescere la personalità di un Paul McCartney senza più “vincoli Beatlesiani”. Un esperimento continuo, incurante di subire gli strali di pubblico e critica, che ha lasciato un capolavoro, Band On The Run, una serie di buoni album e una manciata di eccellenti brani, spesso di grande successo.
Contrariamente agli ex compagni di viaggio Paul ha creato una carriera solida e duratura, dove John si è a lungo fermato, prima della tragica morte, per tornare con Double Fantasy non proprio entusiasmante, Ringo ha lasciato una lunga serie di dischi trascurabili e George, All Thing Must Pass a parte, ha confermato l'impressione di non essere in grado di scrivere più di due o tre brani di buon livello per ogni album.
Paul è ancora in attività concertistica, non disdegna riproporre brani dei Wings, rimane il più grande compositore di pop rock di sempre.
sabato, aprile 04, 2026
Appuntamenti
Lunedì 6 aprile: NOT MOVING a ZeroBranco (Treviso) "Maximum Festival" ORE 20.30 PUNTUALI, headliners del palco esterno.
Giovedì 9 aprile: al Fela di Vico Dietro al Coro di San Cosimo, nei vicoli di Genova, parlo dei miei DIECI DISCHI preferiti con Dalida Spunton, dalle 21.
Giovedì 9 aprile: al Fela di Vico Dietro al Coro di San Cosimo, nei vicoli di Genova, parlo dei miei DIECI DISCHI preferiti con Dalida Spunton, dalle 21.
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venerdì, aprile 03, 2026
Help (2)
“The Help Album”, uscì nel 1995 a cura di War Child per raccogliere fondi destinati ai bambini che vivevano nelle aree devastate dalla guerra, in particolare nei Balcani. Partecipò il fior fiore della scena britannica: Radiohead, Blur, Oasis, Suede, Stone Roses, Massive Attack, Portishead, Charlatans e Chemical Brothers insieme, gli Smokin Mojo Filters ovvero Paul McCartney, Noel Gallagher e Paul Weller, alle prese con “Come Together” .
Un album che ebbe una storia soprattutto artistica a sé, non mera compilation ma un contributo attivo da parte dei partecipanti che contribuì a raccogliere milioni di sterline.
Il secondo capitolo esce con le medesime particolarità ed è in funzione di raccolta fondi per i bambini di Ucraina, Gaza, Sudan e Siria.
Il produttore James Ford ha occupato per una settimana gli Abbey Road Studios, portando con sé un altro parterre di artisti interessantissimi, spesso in diretta collaborazione.
Ne esce un album ricchissimo di piccole gemme, che splendono per la loro esclusività e unicità.
A partire dal nuovo brano degli Arctic Monkeys, che prosegue lo stile "crooner" delle ultime produzioni e dalla successiva unione di Damon Albarn, Grian Chatten dei Fontaines DC e Kae Tempest, sorprendente per costruzione compositiva, sorta di breve operettta, vetta dell'album.
Beth Gibbons ci delizia con una versione oppiacea di "Sunday Morning" dei Velvet Underground.
Coraggiosa e riuscita la cover di "Universal Soldier" di Buffy Saint marie ripresa dai Depeche Mode.
Bravi gli Ezra Collective con il reggae di "Helicopters", ottima la rilettura dei Fontaines DC di “Black boys on Mopeds” di Sinéad O’Connor, potentissimi i Pulp con il rock quasi punk sparatissimo di "Begging for change".
I brani sono 23, prevalentemente di taglio semiacustico, contemplativo, lento.
L'operazione ha finalità nobili, la musica è davvero eccellente.
Un album che ebbe una storia soprattutto artistica a sé, non mera compilation ma un contributo attivo da parte dei partecipanti che contribuì a raccogliere milioni di sterline.
Il secondo capitolo esce con le medesime particolarità ed è in funzione di raccolta fondi per i bambini di Ucraina, Gaza, Sudan e Siria.
Il produttore James Ford ha occupato per una settimana gli Abbey Road Studios, portando con sé un altro parterre di artisti interessantissimi, spesso in diretta collaborazione.
Ne esce un album ricchissimo di piccole gemme, che splendono per la loro esclusività e unicità.
A partire dal nuovo brano degli Arctic Monkeys, che prosegue lo stile "crooner" delle ultime produzioni e dalla successiva unione di Damon Albarn, Grian Chatten dei Fontaines DC e Kae Tempest, sorprendente per costruzione compositiva, sorta di breve operettta, vetta dell'album.
Beth Gibbons ci delizia con una versione oppiacea di "Sunday Morning" dei Velvet Underground.
Coraggiosa e riuscita la cover di "Universal Soldier" di Buffy Saint marie ripresa dai Depeche Mode.
Bravi gli Ezra Collective con il reggae di "Helicopters", ottima la rilettura dei Fontaines DC di “Black boys on Mopeds” di Sinéad O’Connor, potentissimi i Pulp con il rock quasi punk sparatissimo di "Begging for change".
I brani sono 23, prevalentemente di taglio semiacustico, contemplativo, lento.
L'operazione ha finalità nobili, la musica è davvero eccellente.
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