PRESENTAZIONE libro "Keith Moon. Batterista"
Moderatore Enrico Lazzeri
Giovedì 17 settembre ore 18
La Battagliera Via Palmanova 56 Milano
🎛️ Afterset by Piazza della Scala Mods
https://www.facebook.com/events/991763153710139/
Domenica 20 Settembre alla Cooperativa Popolare Infrangibile 1946 Piacenza.
Presentazione di "Ballare nella catastrofe"
Dj Henry Autore
Antonio Bacciocchi moderatore
Gianni Fuso Nerini disc jockey
sabato, settembre 12, 2026
giovedì, settembre 10, 2026
Il Circolo Beethoven
Nelle foto il menù del Beethoven e il sottoscritto con membri di Hermits e Link Quartet in concerto con TAV FALCO.
Il 20 ottobre del 1994 in compagnia di mia moglie Rita e altri tre soci (tra cui un noto paroliere vincitore anche di un Festival di Sanremo, addirittura), aprivo il Circolo Culturale Beethoven nel bel mezzo di Piacenza.
In due anni di attività organizzammo qualcosa come 500 eventi, tra concerti di musica leggera, rock, blues, jazz, funk etc, rassegne di musica classica, cabaret, teatro, mostre di quadri, fumetti, dischi da collezione, presentazioni di libri, reading di poesie, incontri con rappresentanti di minoranze etniche ,feste a tema, rassegne cinematografiche.
Negli angusti sotterranei suonarono tra gli altri New Trolls, Enrico Ruggeri, Alberto Camerini (interminabili, bellissime, serate con un Alberto colto e informatissimo di calcio), Gatto Panceri ma anche Tav Falco, Giulio Capiozzo (Area), Afterhours, Carnival of Fools, una ancora sconosciuta Cristina Donà , Statuto, Laura Fedele, Piero Bassini, parlò il poeta pellerossa Lance Henson e due rappresentanti degli indios Mapuche e ancora Le Madri della Psicanalisi, Brando e non so quanti altri.
La concorrenza fu spietata, le istituzioni e i vicini si prodigarono con ingiunzioni di ogni genere per disturbi di tutti i tipi (anche se prevalentemente si trattava di concerti acustici).
Alla fine gettammo la spugna e dopo due anni chiudemmo l’esperienza senza rimpianti.
Etichette:
Riportando tutto a casa
mercoledì, settembre 09, 2026
Go Down Records
Prosegue il viaggio informale tra le etichette italiane, sempre super attive e interessantissime.
Spazio oggi alla Go Down Records con le parole di Massimo Recchia.
Go Down Records
https://www.godownrecords.com/
https://www.facebook.com/GoDownRecords
Puntate precedenti:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Etichette
* La Go Down Records opera da anni, in chiave indipendente, in un ambito piuttosto ampio, pur se circoscritto al panorama rock ’n’ roll, garage, stoner. Come è nata questa esperienza ormai da lungo tempo consolidata nel panorama italiano ed estero?
L’etichetta fu fondata nel 2003 per l’esigenza di pubblicare autonomamente gli album della mia band OJM, mantenendo pieno controllo della delicata fase produttiva e della promozione.
Erano gli anni in cui il DIY era una filosofia diffusa e Leonardo Cola, al tempo nostro tour manager e fonico, ebbe l’energia e l’entusiasmo necessari per fondare insieme a me “la Go Down”.
I nostri modelli di riferimento erano le label americane Gearhead e Man’s Ruin, che hanno prodotto nomi come The Hellacopters, Nebula, Kyuss e QOTSA.
Oltre alla qualità della musica, ci colpiva la loro cura nelle copertine e le frequenti collaborazioni tra le band dello stesso roster negli split album.
* Da gestore della label hai notato se c’è stato un effettivo ritorno alla voglia di possedere l'oggetto fisico negli ultimi anni, a scapito della fruizione digitale?
Il caro vecchio vinile sarà sempre il mio supporto preferito, per il calore del suono e la bellezza dell’oggetto.
Ti confermo che non sono l’unico a pensarla così e la cosa positiva è che concordano con me molte persone di generazioni successive alla mia.
Anche il CD non si è estinto e resta una risorsa utile per le band emergenti, con i suoi costi più contenuti.
Avere le copie fisiche in occasione dei concerti è tuttora apprezzato dal pubblico, che comprando una copia sostiene, anzitutto, il morale degli artisti e dell’etichetta.
Il digitale è uno strumento potente, ma insufficiente per riuscire a emergere, da indipendenti, nel mare magnum dell’offerta globale e soprattutto farlo con risultati tangibili e continuativi anche nel mondo reale.
* Hai un’idea di chi siano gli acquirenti dei dischi dell’etichetta? Giovani? Meno giovani? Pubblico trasversale?
Abbiamo uno zoccolo duro di clienti affezionati di età compresa tra i 40 e i 70 anni.
Negli ultimi anni stiamo lavorando molto per raggiungere le nuove generazioni. In quest’ottica sono molto fruttuose le collaborazioni con festival come il Venezia Hardcore, che sa coinvolgere moltissimi under 30.
Inoltre è aumentato il focus sulla produzione di nuove band, con membri giovani, come nel caso di Percossa Fossile, The Loyal Cheaters e To The Max!
* C’è un minimo di ritorno economico per un’etichetta così specializzata e che pubblica sempre confezioni molto curate e di conseguenza più costose?
Sì, direi di sì.
Dopo quasi 25 anni di duro lavoro, riusciamo a coprire le spese e il tempo dei nostri stretti collaboratori di ufficio stampa, comunicazione social, booking e i valorosi venditori ai banchetti dei dischi.
La nostra attività è di tipo associativo, senza scopo di lucro, gli introiti vengono sempre reinvestiti in nuove uscite, promozione e organizzazione di live per far conoscere gli artisti del nostro roster.
* Con che criterio scegliete le band da produrre?
Nella nostra storia l’aggancio è sempre avvenuto tramite conoscenza diretta dei musicisti, o da segnalazioni tra addetti ai lavori o durante i concerti della scena indipendente.
Da poco abbiamo istituito un sistema di candidatura online nel nostro sito per allargare il radar e provare a dare risposta alle numerose band che ci scrivono.
Le band vengono sempre selezionate in base alla proposta musicale, alla professionalità , alla proattività e alla caparbietà che dimostrano nel portare avanti il loro progetto.
* Quali sono le mosse promozionali per far conoscere l’attività dell’etichetta?
Lavoriamo con un nostro ufficio stampa, in pieno spirito DIY, e con All Noir per l’estero.
Portiamo avanti da molti anni l’organizzazione dei festival itineranti, i Go Down Fest, in Italia ed Europa, regalando all’ingresso CD e LP per far scoprire le nostre uscite, a volte anche a scatola chiusa, perché no?!
Crediamo molto nella socialità “reale”, quella che avviene ai concerti, tra persone accomunate da passione e curiosità per la musica suonata e sudata. Sono questi i contesti in cui promuoversi, facendo crescere la comunità , che per una sera si stacca da internet e decide di essere parte integrante dello spettacolo.
* Cosa c’è in programma per il futuro?
Tante belle nuove uscite: progetti consolidati come The Devils e Animaux Formidables, ritorni come gli Herba Mate, nuovi ingressi come Tangerine Stoned.
Sono in arrivo nuove date europee dei Go Down Fest, per le quali ringrazio i locali, che, appoggiandoci, danno lunga vita a questa avventura.
Spazio oggi alla Go Down Records con le parole di Massimo Recchia.
Go Down Records
https://www.godownrecords.com/
https://www.facebook.com/GoDownRecords
Puntate precedenti:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Etichette
* La Go Down Records opera da anni, in chiave indipendente, in un ambito piuttosto ampio, pur se circoscritto al panorama rock ’n’ roll, garage, stoner. Come è nata questa esperienza ormai da lungo tempo consolidata nel panorama italiano ed estero?
L’etichetta fu fondata nel 2003 per l’esigenza di pubblicare autonomamente gli album della mia band OJM, mantenendo pieno controllo della delicata fase produttiva e della promozione.
Erano gli anni in cui il DIY era una filosofia diffusa e Leonardo Cola, al tempo nostro tour manager e fonico, ebbe l’energia e l’entusiasmo necessari per fondare insieme a me “la Go Down”.
I nostri modelli di riferimento erano le label americane Gearhead e Man’s Ruin, che hanno prodotto nomi come The Hellacopters, Nebula, Kyuss e QOTSA.
Oltre alla qualità della musica, ci colpiva la loro cura nelle copertine e le frequenti collaborazioni tra le band dello stesso roster negli split album.
* Da gestore della label hai notato se c’è stato un effettivo ritorno alla voglia di possedere l'oggetto fisico negli ultimi anni, a scapito della fruizione digitale?
Il caro vecchio vinile sarà sempre il mio supporto preferito, per il calore del suono e la bellezza dell’oggetto.
Ti confermo che non sono l’unico a pensarla così e la cosa positiva è che concordano con me molte persone di generazioni successive alla mia.
Anche il CD non si è estinto e resta una risorsa utile per le band emergenti, con i suoi costi più contenuti.
Avere le copie fisiche in occasione dei concerti è tuttora apprezzato dal pubblico, che comprando una copia sostiene, anzitutto, il morale degli artisti e dell’etichetta.
Il digitale è uno strumento potente, ma insufficiente per riuscire a emergere, da indipendenti, nel mare magnum dell’offerta globale e soprattutto farlo con risultati tangibili e continuativi anche nel mondo reale.
* Hai un’idea di chi siano gli acquirenti dei dischi dell’etichetta? Giovani? Meno giovani? Pubblico trasversale?
Abbiamo uno zoccolo duro di clienti affezionati di età compresa tra i 40 e i 70 anni.
Negli ultimi anni stiamo lavorando molto per raggiungere le nuove generazioni. In quest’ottica sono molto fruttuose le collaborazioni con festival come il Venezia Hardcore, che sa coinvolgere moltissimi under 30.
Inoltre è aumentato il focus sulla produzione di nuove band, con membri giovani, come nel caso di Percossa Fossile, The Loyal Cheaters e To The Max!
* C’è un minimo di ritorno economico per un’etichetta così specializzata e che pubblica sempre confezioni molto curate e di conseguenza più costose?
Sì, direi di sì.
Dopo quasi 25 anni di duro lavoro, riusciamo a coprire le spese e il tempo dei nostri stretti collaboratori di ufficio stampa, comunicazione social, booking e i valorosi venditori ai banchetti dei dischi.
La nostra attività è di tipo associativo, senza scopo di lucro, gli introiti vengono sempre reinvestiti in nuove uscite, promozione e organizzazione di live per far conoscere gli artisti del nostro roster.
* Con che criterio scegliete le band da produrre?
Nella nostra storia l’aggancio è sempre avvenuto tramite conoscenza diretta dei musicisti, o da segnalazioni tra addetti ai lavori o durante i concerti della scena indipendente.
Da poco abbiamo istituito un sistema di candidatura online nel nostro sito per allargare il radar e provare a dare risposta alle numerose band che ci scrivono.
Le band vengono sempre selezionate in base alla proposta musicale, alla professionalità , alla proattività e alla caparbietà che dimostrano nel portare avanti il loro progetto.
* Quali sono le mosse promozionali per far conoscere l’attività dell’etichetta?
Lavoriamo con un nostro ufficio stampa, in pieno spirito DIY, e con All Noir per l’estero.
Portiamo avanti da molti anni l’organizzazione dei festival itineranti, i Go Down Fest, in Italia ed Europa, regalando all’ingresso CD e LP per far scoprire le nostre uscite, a volte anche a scatola chiusa, perché no?!
Crediamo molto nella socialità “reale”, quella che avviene ai concerti, tra persone accomunate da passione e curiosità per la musica suonata e sudata. Sono questi i contesti in cui promuoversi, facendo crescere la comunità , che per una sera si stacca da internet e decide di essere parte integrante dello spettacolo.
* Cosa c’è in programma per il futuro?
Tante belle nuove uscite: progetti consolidati come The Devils e Animaux Formidables, ritorni come gli Herba Mate, nuovi ingressi come Tangerine Stoned.
Sono in arrivo nuove date europee dei Go Down Fest, per le quali ringrazio i locali, che, appoggiandoci, danno lunga vita a questa avventura.
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martedì, settembre 08, 2026
90/2000, l'evoluzione del Brit Pop
Riprendo l'articolo che ho pubblicato sabato scorso nelle paginbe dell'inserto "Alias" de "Il Manifesto".
L’ormai ultra settantennale storia del rock necessita sempre di più la sua collocazione all’interno di generiche e “giornalistiche” categorie, per definirne movimenti temporali, generi, sonorità , tendenze. E di conseguenza quando si parla di “beat”, “punk” o “grunge” si va a circoscrivere un contesto artistico, per quanto variegato e dai mille parametri, che va a determinare qualcosa che, più o meno, rappresenta l’ambito.
Ad esempio, il Britpop condensa tutta una serie di band, dagli Oasis ai Blur, Supergrass, Pulp, Suede, per citarne alcuni, in qualche modo legate da un filo conduttore che ci porta a raggrupparli in un recinto artistico ben preciso.
Allo stesso modo del Grunge: dai Nirvana, ai Mudhoney, Pearl Jam o Soundgarden, sappiamo bene a ciò a cui vanno incontro le nostre orecchie.
Un recente libro di Alessio Cacciatore e Giorgio Di Berardino, “Boys In The Band” (Arcana) (https://tonyface.blogspot.com/2026/07/alessio-cacciatore-giorgio-di-berardino.html) va ad esplorare invece quell’indefinito e indefinibile magma sonoro prodotto alla fine degli anni Novanta, quando i due “generi” citati avevano preso la strada del declino.
E’ un periodo in cui nascono decine di band che in qualche modo catturano i semi e i fiori degli anni precedenti, li rielaborano, aggiungono o sottraggono, senza potere venire accorpati a un contesto artistico ben preciso.
Si passa da nomi destinati a una popolarità planetaria (Radiohead, Coldplay, Arctic Monkeys), a una lunga serie di piccole realtà (molte delle quali hanno invece solcato le classifiche inglesi, soprattutto, veleggiando ai primi posti, senza che dalle nostra parti ce ne accorgessimo più di tanto, dai Travis, Doves o Belle and Sebastian).
Il sound, genericamente, accorpa elementi Britpop (ovvero la lezione degli anni Sessanta inglesi, da Beatles, Stones, Who, Small Faces, Kinks, per i più tradizionalisti), filtrati attraverso psichedelia, un po’ di Dylan, Bowie, Paul Weller e tanto altro), con l’aggiunta di una certa energia post punk/grunge (riconducibile alle melodie e ballad più malate di Kurt Cobain/Eddie Vedder/Alice In Chains). C’è ovviamente un nuovo slancio, uno sguardo ad altre contaminazioni ma, è chiaro, le radici sono quelle.
C’è anche, giusto per rimanere nelle definizioni un po’ arbitrarie, il “New Acoustic Movement” con i delicatissimi Kings Of Convenience (figli più che legittimi degli Everything But The Girl), Badly Drawn Boy, Turin Brakes, I Am Kloot, Damien Rice.
Dall’America replicano con forza.
Basterebbe “Is This It” esordio travolgente dei New Yorkesi The Strokes, primo grande classico dei 2000, tra ritmi amfetaminici, chitarre taglienti, melodie irresistibili.
A cui fanno da supporto i favolosi White Stripes di Jack White, Interpol, Yeah Yeah Yeahs. Disse bene Conor McNicholas del New Musical Express in un articolo del 2002: “Per ogni generazione accade qualcosa di rivoluzionario nella musica e da quel momento in poi più nulla è lo stesso. Ed è esattamente quello che sta succedendo ora.”
Musicisti che reagiscono alla preponderanza di suoni sintetici, hip hop, rap, metal, alle scelte ruffiane di MTV e creano una nuova scena, attingendo dalle “basi” punk, garage, beat, blues, new wave. Su questa onda surfano progressivamente nuove band, alcune destinate a ottimi successi (Black Keys, Killers, Kings Of Leon, Franz Ferdinand, Hives, Kaiser Chiefs, Kasabian, Bloc Party, Ordinary Boys), altre che si affacceranno nelle classifiche, arriveranno a lambire la popolarità ma torneranno nell’oblìo.
Ci sono anche alcune anomalie.
Ad esempio i Libertines di Peter Doherty e Carl Barat.
Sound anarchico e sconclusionato, quanto la loro predilezione per gli eccessi. Un esordio che diventa una pietra miliare come “Up The Bracket”, nel 2002, prodotto, non a caso, come perfetto collegamento con le radici menzionate, dall’ex Clash, Mick Jones.
Dureranno poco.
Troppa la predilezione per gli abusi.
Doherty passerà anni nelle dipendenze di sostanze e gossip ma ogni volta che riuscirà a tornare ci regalerà piccoli gioielli, sia con i Babyshambles che con le esperienze soliste.
Le reunion successive agli scioglimenti non saranno mai così fresche come gli esordi ma sempre dignitose.
Anche i The Coral si inseriscono in questo contesto, come una delle realtà più interessanti e originali, mischiando anni Sessanta, psichedelia, country e folk rock, senza mai premurarsi più di tanto di seguire una linea ben precisa, se non quella della loro attitudine.
Lo conferma il recentissimo “388” in cui si dedicano a una riuscita e irresistibile miscela di rocksteady, ska, reggae e beat.
Un altro nome di spicco è quello degli scozzesi Franz Ferdinand, in grado di produrre un sound riconoscibilissimo al primo ascolto, tra post wave, britpop, riff chitarristici spigolosi, Talking Heads.
Partiti con il motto “Volevamo essere il miglior gruppo pop del mondo, come Beatles, Bowie o Clash ma se avessimo venduto 500 copie del nostro singolo sarebbe stato fantastico!”, hanno poi piazzato diversi brani nelle chart inglesi e vinto due Grammy Awards.
Gli Arctic Monkeys sono un caso particolarissimo, da manuale.
Sfruttarono, tra i primissimi, il potere del web, appena “nato”, nei primi anni 2000, postando su MySpace loro brani e demo, sfruttando la spinta dei fan e approdando solo nel 2006 all’album d’esordio “Whatever People Say I Am, That's What I'm Not”. Vendette un milione di copie in una settimana, stracciando il record degli Oasis, nonostante un sound aspro e poco incline al facile ascolto.
E proprio dagli Arctic Monkeys a un certo punto esce il leader Alex Turner, affiancato dall’amico Miles Kane che arriva da un paio di band in circolazione nella “scena”, i discreti Little Flames e Rascals.
Costruiscono un nuovo progetto dall’intrigante nome di Last Shadow Puppets e pubblicano nel 2008 un incredibile gioiello di grazia, raffinatezza ed energia, “The Age Of The Understament” dove uniscono atmosfere orchestrali, Beatles, Brian Wilson, Scott Walker e una creatività al massimo delle loro potenzialità .
Torneranno otto anni dopo con “Everything You Come To Except” ma non sarà più la stessa cosa.
FUORI I DISCHI
Sicuramente i sopracitati album di Arctic Monkeys, Last Shadow Puppets e Libertines sono indispensabili.
L’omonimo esordio del 2004 dei Franz Ferdinand merita un posto di rilievo.
Decisamente più anomalo l’inserimento di due band ai limiti con l’ambito di cui si parla, Coldplay e Radiohead, che pur arrivando dal contesto hanno intrapreso carriere troppo personali per entrare nel calderone di cui sopra ma che meritano comunque una citazione.
L’esordio degli Strokes è sicuramente importante, allo stesso modo in cui “Quiet Is The New Loud” (titolo più che programmatico) dei Kings Of Convenience può essere la bandiera issata sul pennone più alto del “New Acoustic Movement”.
“Icky Thump” dei White Stripes ci entra un po’ a fatica ma è giusto a testimonianza dell’apporto di una band importante e seminale.
I Little Barrie sono da sempre un nome trascurato e oscuro.
In realtà la mente della band, Barrie Cadogan, non ha dedicato moltissimo tempo alla sua attività , perché sempre impegnato come chitarrista di Paul Weller, Morrissey, Primal Screma. Black Keys, tra i tanti.
Eppure i dischi del gruppo sono un originalissimo mix di funk, rock, psichedelia, blues, rock n roll, freakbeat e l’esordio “We Are Little Barrie” del 2005 un vero e proprio piccolo capolavoro.
E infine “Brassbound”dei favolosi Ordinary Boys che riprendevano radici mod, punk, ska, ma che si bruciarono in breve tempo, lasciando tanti rimpianti per una delle band più promettenti dei 2000.
L’ormai ultra settantennale storia del rock necessita sempre di più la sua collocazione all’interno di generiche e “giornalistiche” categorie, per definirne movimenti temporali, generi, sonorità , tendenze. E di conseguenza quando si parla di “beat”, “punk” o “grunge” si va a circoscrivere un contesto artistico, per quanto variegato e dai mille parametri, che va a determinare qualcosa che, più o meno, rappresenta l’ambito.
Ad esempio, il Britpop condensa tutta una serie di band, dagli Oasis ai Blur, Supergrass, Pulp, Suede, per citarne alcuni, in qualche modo legate da un filo conduttore che ci porta a raggrupparli in un recinto artistico ben preciso.
Allo stesso modo del Grunge: dai Nirvana, ai Mudhoney, Pearl Jam o Soundgarden, sappiamo bene a ciò a cui vanno incontro le nostre orecchie.
Un recente libro di Alessio Cacciatore e Giorgio Di Berardino, “Boys In The Band” (Arcana) (https://tonyface.blogspot.com/2026/07/alessio-cacciatore-giorgio-di-berardino.html) va ad esplorare invece quell’indefinito e indefinibile magma sonoro prodotto alla fine degli anni Novanta, quando i due “generi” citati avevano preso la strada del declino.
E’ un periodo in cui nascono decine di band che in qualche modo catturano i semi e i fiori degli anni precedenti, li rielaborano, aggiungono o sottraggono, senza potere venire accorpati a un contesto artistico ben preciso.
Si passa da nomi destinati a una popolarità planetaria (Radiohead, Coldplay, Arctic Monkeys), a una lunga serie di piccole realtà (molte delle quali hanno invece solcato le classifiche inglesi, soprattutto, veleggiando ai primi posti, senza che dalle nostra parti ce ne accorgessimo più di tanto, dai Travis, Doves o Belle and Sebastian).
Il sound, genericamente, accorpa elementi Britpop (ovvero la lezione degli anni Sessanta inglesi, da Beatles, Stones, Who, Small Faces, Kinks, per i più tradizionalisti), filtrati attraverso psichedelia, un po’ di Dylan, Bowie, Paul Weller e tanto altro), con l’aggiunta di una certa energia post punk/grunge (riconducibile alle melodie e ballad più malate di Kurt Cobain/Eddie Vedder/Alice In Chains). C’è ovviamente un nuovo slancio, uno sguardo ad altre contaminazioni ma, è chiaro, le radici sono quelle.
C’è anche, giusto per rimanere nelle definizioni un po’ arbitrarie, il “New Acoustic Movement” con i delicatissimi Kings Of Convenience (figli più che legittimi degli Everything But The Girl), Badly Drawn Boy, Turin Brakes, I Am Kloot, Damien Rice.
Dall’America replicano con forza.
Basterebbe “Is This It” esordio travolgente dei New Yorkesi The Strokes, primo grande classico dei 2000, tra ritmi amfetaminici, chitarre taglienti, melodie irresistibili.
A cui fanno da supporto i favolosi White Stripes di Jack White, Interpol, Yeah Yeah Yeahs. Disse bene Conor McNicholas del New Musical Express in un articolo del 2002: “Per ogni generazione accade qualcosa di rivoluzionario nella musica e da quel momento in poi più nulla è lo stesso. Ed è esattamente quello che sta succedendo ora.”
Musicisti che reagiscono alla preponderanza di suoni sintetici, hip hop, rap, metal, alle scelte ruffiane di MTV e creano una nuova scena, attingendo dalle “basi” punk, garage, beat, blues, new wave. Su questa onda surfano progressivamente nuove band, alcune destinate a ottimi successi (Black Keys, Killers, Kings Of Leon, Franz Ferdinand, Hives, Kaiser Chiefs, Kasabian, Bloc Party, Ordinary Boys), altre che si affacceranno nelle classifiche, arriveranno a lambire la popolarità ma torneranno nell’oblìo.
Ci sono anche alcune anomalie.
Ad esempio i Libertines di Peter Doherty e Carl Barat.
Sound anarchico e sconclusionato, quanto la loro predilezione per gli eccessi. Un esordio che diventa una pietra miliare come “Up The Bracket”, nel 2002, prodotto, non a caso, come perfetto collegamento con le radici menzionate, dall’ex Clash, Mick Jones.
Dureranno poco.
Troppa la predilezione per gli abusi.
Doherty passerà anni nelle dipendenze di sostanze e gossip ma ogni volta che riuscirà a tornare ci regalerà piccoli gioielli, sia con i Babyshambles che con le esperienze soliste.
Le reunion successive agli scioglimenti non saranno mai così fresche come gli esordi ma sempre dignitose.
Anche i The Coral si inseriscono in questo contesto, come una delle realtà più interessanti e originali, mischiando anni Sessanta, psichedelia, country e folk rock, senza mai premurarsi più di tanto di seguire una linea ben precisa, se non quella della loro attitudine.
Lo conferma il recentissimo “388” in cui si dedicano a una riuscita e irresistibile miscela di rocksteady, ska, reggae e beat.
Un altro nome di spicco è quello degli scozzesi Franz Ferdinand, in grado di produrre un sound riconoscibilissimo al primo ascolto, tra post wave, britpop, riff chitarristici spigolosi, Talking Heads.
Partiti con il motto “Volevamo essere il miglior gruppo pop del mondo, come Beatles, Bowie o Clash ma se avessimo venduto 500 copie del nostro singolo sarebbe stato fantastico!”, hanno poi piazzato diversi brani nelle chart inglesi e vinto due Grammy Awards.
Gli Arctic Monkeys sono un caso particolarissimo, da manuale.
Sfruttarono, tra i primissimi, il potere del web, appena “nato”, nei primi anni 2000, postando su MySpace loro brani e demo, sfruttando la spinta dei fan e approdando solo nel 2006 all’album d’esordio “Whatever People Say I Am, That's What I'm Not”. Vendette un milione di copie in una settimana, stracciando il record degli Oasis, nonostante un sound aspro e poco incline al facile ascolto.
E proprio dagli Arctic Monkeys a un certo punto esce il leader Alex Turner, affiancato dall’amico Miles Kane che arriva da un paio di band in circolazione nella “scena”, i discreti Little Flames e Rascals.
Costruiscono un nuovo progetto dall’intrigante nome di Last Shadow Puppets e pubblicano nel 2008 un incredibile gioiello di grazia, raffinatezza ed energia, “The Age Of The Understament” dove uniscono atmosfere orchestrali, Beatles, Brian Wilson, Scott Walker e una creatività al massimo delle loro potenzialità .
Torneranno otto anni dopo con “Everything You Come To Except” ma non sarà più la stessa cosa.
FUORI I DISCHI
Sicuramente i sopracitati album di Arctic Monkeys, Last Shadow Puppets e Libertines sono indispensabili.
L’omonimo esordio del 2004 dei Franz Ferdinand merita un posto di rilievo.
Decisamente più anomalo l’inserimento di due band ai limiti con l’ambito di cui si parla, Coldplay e Radiohead, che pur arrivando dal contesto hanno intrapreso carriere troppo personali per entrare nel calderone di cui sopra ma che meritano comunque una citazione.
L’esordio degli Strokes è sicuramente importante, allo stesso modo in cui “Quiet Is The New Loud” (titolo più che programmatico) dei Kings Of Convenience può essere la bandiera issata sul pennone più alto del “New Acoustic Movement”.
“Icky Thump” dei White Stripes ci entra un po’ a fatica ma è giusto a testimonianza dell’apporto di una band importante e seminale.
I Little Barrie sono da sempre un nome trascurato e oscuro.
In realtà la mente della band, Barrie Cadogan, non ha dedicato moltissimo tempo alla sua attività , perché sempre impegnato come chitarrista di Paul Weller, Morrissey, Primal Screma. Black Keys, tra i tanti.
Eppure i dischi del gruppo sono un originalissimo mix di funk, rock, psichedelia, blues, rock n roll, freakbeat e l’esordio “We Are Little Barrie” del 2005 un vero e proprio piccolo capolavoro.
E infine “Brassbound”dei favolosi Ordinary Boys che riprendevano radici mod, punk, ska, ma che si bruciarono in breve tempo, lasciando tanti rimpianti per una delle band più promettenti dei 2000.
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Cultura 90's
lunedì, settembre 07, 2026
Classic Rock
E' in edicola il nuovo numero di Classic Rock con tante cose interessanti (vedi un approfondimento dettagliato sulla Sensational Alex Harvey Band, di cui si è sempre parlato poco in Italia).
Da parte mia contribuisco con recensioni di Womack Sisters, Frigidaire Tango, Drakulas, Nick The Freak, Lupe Veléz, The Wine Barrels, Fay Hallam, Sweeping Promises, la ristampa del primo dei Thin Lizzy, il libro/box di Gianni Maroccolo.
Da parte mia contribuisco con recensioni di Womack Sisters, Frigidaire Tango, Drakulas, Nick The Freak, Lupe Veléz, The Wine Barrels, Fay Hallam, Sweeping Promises, la ristampa del primo dei Thin Lizzy, il libro/box di Gianni Maroccolo.
sabato, settembre 05, 2026
Appuntamenti
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Sabato 05 settembre:
Prato "Santa Valvola" Festival
con The Cogs e Big Boss Man +Festa Cencio's w/ Pippo Dj
Orto Sonoro Via Spina, 2, 59100 Prato PO, Italia
https://www.facebook.com/events/2545531385923399 Domenica 06 settembre:
Piacenza "Festival Tendenze"
Ex Caserma Cantore (Stradone Farnese)
https://www.facebook.com/tendenzefactory Mercoledì 28 ottobre:
Milano "Swamp Fest" con Kim Salmon e Three Blind Mice.
Arci Bellezza.
https://www.facebook.com/events/1621131312863628/ PRESENTAZIONE libro "Keith Moon. Batterista"
Moderatore Enrico Lazzeri
Giovedì 17 settembre ore 18
La Battagliera Via Palmanova 56 Milano
🎛️ Afterset by Piazza della Scala Mods
https://www.facebook.com/events/991763153710139/
Domenica 20 Settembre alla Cooperativa Popolare Infrangibile 1946 Piacenza.
Presentazione di "Ballare nella catastrofe"
Dj Henry Autore
Antonio Bacciocchi moderatore
Gianni Fuso Nerini disc jockey
"That's All Folks!" Tour
Sabato 05 settembre:
Prato "Santa Valvola" Festival
con The Cogs e Big Boss Man +Festa Cencio's w/ Pippo Dj
Orto Sonoro Via Spina, 2, 59100 Prato PO, Italia
https://www.facebook.com/events/2545531385923399 Domenica 06 settembre:
Piacenza "Festival Tendenze"
Ex Caserma Cantore (Stradone Farnese)
https://www.facebook.com/tendenzefactory Mercoledì 28 ottobre:
Milano "Swamp Fest" con Kim Salmon e Three Blind Mice.
Arci Bellezza.
https://www.facebook.com/events/1621131312863628/ PRESENTAZIONE libro "Keith Moon. Batterista"
Moderatore Enrico Lazzeri
Giovedì 17 settembre ore 18
La Battagliera Via Palmanova 56 Milano
🎛️ Afterset by Piazza della Scala Mods
https://www.facebook.com/events/991763153710139/
Domenica 20 Settembre alla Cooperativa Popolare Infrangibile 1946 Piacenza.
Presentazione di "Ballare nella catastrofe"
Dj Henry Autore
Antonio Bacciocchi moderatore
Gianni Fuso Nerini disc jockey
venerdì, settembre 04, 2026
Howie Casey and the Seniors
Derry and the Seniors fu la prima rock 'n' roll band di Liverpool, fondata nel 1959 da HOWIE CASEY, saxofonista, diventato in futuro valente session man con i Wings di Paul McCartney (suonò in "Band On he Run", nei brani "Jet", "Bluebrird" e Mr.Vanderbilt", in vari singoli e fu spesso in tour con loro), Marc Bolan, John Entwistle, Mott The Hopple, nella colonna sonora del film "Tommy" degli Who e con gli ABC.
Fonda nel 1959 i Seniors, con il cantante di colore (particolarità non molto comune in UK ai tempi) Derry Wilkie.
La band si trasforma in Derry Wilkie and the Seniors e dopo una serie di brevi esperienze, nel 1960 approda ad Amburgo a suonare nel Kaiserkeller, dove a breve arriveranno i Beatles (con cui stringeranno una divertente esolida amicizia).
Saranno rimpatriati dopo un po' perché privi dei permessi di soggiorno.
Cambiano nome in Howie Casey and the Seniors e incidono, prima band di Liverpool, un album rock 'n' roll/beat nel febbraio del 1962 "Twist at the Top" un ottimo lavoro, molto vicino al mood di Little Richard, tra rhythm and blues e selvaggio, velocissimo, rock 'n' roll.
Sciolta la band, si divide in mille altre esperienze, approndando nei primi 70 prima alla corte di Sir Paul e poi in quella degli Who con cui va in tour alla fine degli anni Settanta.
Il cantante fonderà i Derry Wilkie and the Pressmen (in cui suonerà anche Ainsley Dunbar poi con Jeff Beck, David Bowie, Zappa, John Mayall) con cui inciderà un buon album di rhythm and blues, This Is Merseybeat, nel 1963.
Per maggiori informazioni una bella intervista a Howie Casey è qui: https://beatlesmagazine.com/meeting-the-beatles-exclusive-interview-with-howie-casey/
Fonda nel 1959 i Seniors, con il cantante di colore (particolarità non molto comune in UK ai tempi) Derry Wilkie.
La band si trasforma in Derry Wilkie and the Seniors e dopo una serie di brevi esperienze, nel 1960 approda ad Amburgo a suonare nel Kaiserkeller, dove a breve arriveranno i Beatles (con cui stringeranno una divertente esolida amicizia).
Saranno rimpatriati dopo un po' perché privi dei permessi di soggiorno.
Cambiano nome in Howie Casey and the Seniors e incidono, prima band di Liverpool, un album rock 'n' roll/beat nel febbraio del 1962 "Twist at the Top" un ottimo lavoro, molto vicino al mood di Little Richard, tra rhythm and blues e selvaggio, velocissimo, rock 'n' roll.
Sciolta la band, si divide in mille altre esperienze, approndando nei primi 70 prima alla corte di Sir Paul e poi in quella degli Who con cui va in tour alla fine degli anni Settanta.
Il cantante fonderà i Derry Wilkie and the Pressmen (in cui suonerà anche Ainsley Dunbar poi con Jeff Beck, David Bowie, Zappa, John Mayall) con cui inciderà un buon album di rhythm and blues, This Is Merseybeat, nel 1963.
Per maggiori informazioni una bella intervista a Howie Casey è qui: https://beatlesmagazine.com/meeting-the-beatles-exclusive-interview-with-howie-casey/
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giovedì, settembre 03, 2026
Radio Days - Off the Record
Temponauts -
RADIO DAYS - Off The Record
Continua imperterrita la strada dei favolosi Radio Days, alle prese con un nuovo scintillante album, in cui ribadiscono la qualità compositiva che li ha sempre contraddistinti e la personalità del loro sound, pur se consapevole debitore al miglior power pop (ambito in cui non è facile distinguersi con così tanto carattere).
I riferimenti spaziano nel consueto universo dai confini labili del "non genere" in oggetto, dai Sixties a Knack, Big Star, Flamin Groovies fino a Buzzcocks, Undertones, Squeeze, primo Elvis Costello.
Tanta energia, padronanza della materia, freschezza, un vero gioiello.
THE TEMPONAUTS - The Summer Rain Archive
Terzo album, in più di vent'anni di attività , per la band piacentina, che meriterebbe cento volte più di quello che ha raccolto in carriera, in virtù di un sound abbracciato con sincera passione quando in pochi ancora lo consideravano.
Il loro jingle jangle rock, che parte da Byrds e Love, ha sempre avuto un taglio personale, con ritmiche incisive e un'attitudine mutuata dal garage punk.
E' la ricetta che ritroviamo in questi dodici magnifici brani autografi che splendono di vitalità , dinamismo, spontaneità , genuinità .
Eccellente.
Continua imperterrita la strada dei favolosi Radio Days, alle prese con un nuovo scintillante album, in cui ribadiscono la qualità compositiva che li ha sempre contraddistinti e la personalità del loro sound, pur se consapevole debitore al miglior power pop (ambito in cui non è facile distinguersi con così tanto carattere).
I riferimenti spaziano nel consueto universo dai confini labili del "non genere" in oggetto, dai Sixties a Knack, Big Star, Flamin Groovies fino a Buzzcocks, Undertones, Squeeze, primo Elvis Costello.
Tanta energia, padronanza della materia, freschezza, un vero gioiello.
THE TEMPONAUTS - The Summer Rain Archive
Terzo album, in più di vent'anni di attività , per la band piacentina, che meriterebbe cento volte più di quello che ha raccolto in carriera, in virtù di un sound abbracciato con sincera passione quando in pochi ancora lo consideravano.
Il loro jingle jangle rock, che parte da Byrds e Love, ha sempre avuto un taglio personale, con ritmiche incisive e un'attitudine mutuata dal garage punk.
E' la ricetta che ritroviamo in questi dodici magnifici brani autografi che splendono di vitalità , dinamismo, spontaneità , genuinità .
Eccellente.
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Dischi
mercoledì, settembre 02, 2026
Kalakuta Museum
Sorge a Lagos, Nigeria, il Kalakuta Museum, spazio dedicato a FELA KUTI, situato nella sua abitazione.
Oltre all'esposizione di foto, quadri, strumenti, oggetti della sua vita quotidiana, c'è anche la possibilità di soggiornare nell'edificio.
I prezzi sono più che abbordabili (circa 5 euro l'ingresso al museo, dai 20 ai 30 euro il pernottamento).
https://www.kalakutamuseum.com/
Qui una visita video all'interno del museo: https://www.youtube.com/watch?v=FSGS18uv_eo
Oltre all'esposizione di foto, quadri, strumenti, oggetti della sua vita quotidiana, c'è anche la possibilità di soggiornare nell'edificio.
I prezzi sono più che abbordabili (circa 5 euro l'ingresso al museo, dai 20 ai 30 euro il pernottamento).
https://www.kalakutamuseum.com/
Qui una visita video all'interno del museo: https://www.youtube.com/watch?v=FSGS18uv_eo
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Sounds of Africa
martedì, settembre 01, 2026
Franco Forte - Vero. Il romanzo di Marco Aurelio, l'imperatore filosofo
Non è facile rendere fruibile e agile la storia di un imperatore romano, pur nella sua anomalia di filosofo "pacifista", attento e sensibile ai diritti umani, in epoca di gladiatori, schiavi, sacrifici nelle arene, stragi dei nemici.
Franco Forte riesce alla perfezione ad appassionareil lettore alla tribolata vita di Marco Aurelio (121-180 d.c.), tra le classiche congiure di palazzo, guerre per mantenere il potere di Roma sull'impero, minato da continue rivolte ai "limes", gestione complessissima di un mondo dalle mille regole, omaggi agli dei, lutti personali etc.
Alla fine si prova profonda empatia per un personaggio che provò a concepire il comando in modo filosofico/progressista, morì tra notevoli sofferenze fisiche, lasciando il posto al figlio Commodo, giudicato successivamente spietato e depravato.
Esercitò il potere anelando sempre la possibilità di applicare le sue teorie ideologiche alla realtà , scontrandosi con un mondo ancora impreparato, dovendosi alla fine adattare alla superstizione, alla repressione sanguinosa di rivolte e insurrezioni.
Un ottimo libro, avvincente e istruttivo, soprattutto nella certosina descrizione (quasi cinematografica) dell'Antica Roma e le sue usanze.
L'olezzo di sudore, vino e polvere si mescolava all'aria che vibrava di mille emozioni. Tutti volevano assistere al trionfo degli Imeratori che avevano sconfitto i Parti.
Se il popolo vede nell'Imperatore avidità , imparerà a essere avido. Se vede giustizia sarà spinto a cercarla dentro di sé. Non si governa con la forza ma con la virtù. E' il logos, la ragione universale, a guidarci. Mai il capriccio, mai la rabbia.
Non disprezzare il popolo per la sua ignoranza. Ricorda che è più facile deridere che educare, condannare che comprendere. (Quinto Giunio Rustico, maestro di filosofia).
Franco Forte
Vero. Il romando di Marco Aurelio, l'imperatore filosofo
Mondadori
392 pagine
23 euro
Franco Forte riesce alla perfezione ad appassionareil lettore alla tribolata vita di Marco Aurelio (121-180 d.c.), tra le classiche congiure di palazzo, guerre per mantenere il potere di Roma sull'impero, minato da continue rivolte ai "limes", gestione complessissima di un mondo dalle mille regole, omaggi agli dei, lutti personali etc.
Alla fine si prova profonda empatia per un personaggio che provò a concepire il comando in modo filosofico/progressista, morì tra notevoli sofferenze fisiche, lasciando il posto al figlio Commodo, giudicato successivamente spietato e depravato.
Esercitò il potere anelando sempre la possibilità di applicare le sue teorie ideologiche alla realtà , scontrandosi con un mondo ancora impreparato, dovendosi alla fine adattare alla superstizione, alla repressione sanguinosa di rivolte e insurrezioni.
Un ottimo libro, avvincente e istruttivo, soprattutto nella certosina descrizione (quasi cinematografica) dell'Antica Roma e le sue usanze.
L'olezzo di sudore, vino e polvere si mescolava all'aria che vibrava di mille emozioni. Tutti volevano assistere al trionfo degli Imeratori che avevano sconfitto i Parti.
Se il popolo vede nell'Imperatore avidità , imparerà a essere avido. Se vede giustizia sarà spinto a cercarla dentro di sé. Non si governa con la forza ma con la virtù. E' il logos, la ragione universale, a guidarci. Mai il capriccio, mai la rabbia.
Non disprezzare il popolo per la sua ignoranza. Ricorda che è più facile deridere che educare, condannare che comprendere. (Quinto Giunio Rustico, maestro di filosofia).
Franco Forte
Vero. Il romando di Marco Aurelio, l'imperatore filosofo
Mondadori
392 pagine
23 euro
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