Riprendo l'articolo che ho scritto per "Il Manifesto", nell'inserto "Alias" di sabato scorso sugli XTC, band troppo spesso dimenticata.
Più o meno cinquanta anni fa, verso la fine del 1976, gli XTC trovarono una stabilità, sia nella line up che nella direzione musicale da prendere, diventando uno dei gruppi più geniali, originali e, paradossalmente, sottovalutati del secolo scorso.
Per quattro lunghi anni, dal 1972, quando i giovanissimi Andy Partridge e Colin Moulding incominciarono a collaborare, si avvicendarono, senza particolari risultati di rilievo, cambiamenti di stile, componenti, soprattutto di nomi della band.
Giusto per fare un breve riepilogo, sicuramente non esaustivo, passarono da Stiff Beach a Star Park, poi Star Park (Mark II), Helium Kidz, perfino Dukes Of Stratosphear (che tornerà successivamente nella loro brillante carriera), per fissarsi sul più immediato e a suo modo folgorante, XTC (contrazione di Ecstasy, non ancora abbinato al noto stupefacente lisergico).
Fino a quel momento le influenze assorbite da Partridge e Moulding (il duo di compositori) spaziavano da Beatles e Monkees al minimalismo rock 'n'roll dei New York Dolls.
Ma fu, come per centinaia di altri, il punk a cambiare le carte in tavola.
I Sex Pistols e affini li indussero a tagliarsi i capelli corti, inasprire il sound, seguire quella fantastica nuova onda che stava spazzando l'Inghilterra.
Ci si mise anche John Peel, alla costante ricerca di nuovi nomi di quella scena che stava sbocciando che, dopo averli ascoltati dal vivo a Londra, li trasmise alla sua trasmissione alla BBC, suscitando l'immediato interesse di una serie di etichette (disperatamente alla ricerca di nomi del nuovo trend da far firmare).
La spuntò la Virgin e da lì incominciò una nuova storia.
A partire dall'album d'esordio White Music del gennaio 1978 che assume già i connotati del post punk, tra atmosfere amfetaminiche, corroborate da melodie irresistibili, una cover stralunata (ma rispettosa) di All Along The Watchover di Bob Dylan/Jimi Hendrix.
Ci sono l'urgenza e la spontaneità del punk e del pub rock ma l'amore per i Sessanta più spensierati è evidente.
Soprattutto è più che ben definito quello che conosceremo come il classico suono degli XTC, un po' sghembo, psichedelico, armonicamente dissonante, dai ritmi spezzati (vedi This Is Pop o I'm Bugged), un approccio surreale/dadaista.
Andy Partridge: Punk? New Wave? Per me era solo pop music.
Come era consuetudine ai tempi, non passano più di dieci mesi ed ecco il secondo album Go2, più sperimentale e meno a fuoco del fulminante esordio.
Frustrati dalla scarsa considerazione della critica e dalle vendite non esaltanti, con il terzo Drums and Wires, abbracciano sonorità meno aspre e arrivano finalmente alla meritata notorietà, soprattutto con l'azzeccato singolo Making Plans For Nigel, più melodicamente abbordabile pur se fedele al quello che è ormai un consolidato marchio XTC.
E' con Black Sea del 1980 che la band arriva al massimo della sua potenzialità compositiva.
Non c'è un momento di flessione, il sound è immediatamente riconoscibile, perfetta fusione di modernità e riferimenti nobili al passato (dai Beatles ai Kinks) e che una dozzina di anni dopo saranno tra i principali ingredienti del Britpop (dai Blur ai Pulp, fino alle future derivazioni come i Franz Ferdinand, tra i tanti).
Canzoni come Respectable Street, Generals and Majors e Towers of London avrebbero meritato di entrare nel meglio del pop rock inglese, anche in virtù di testi profondi, critici verso la società inglese e il militarismo.
E' in questo periodo che Andy Partridge incomincia a maturare la decisione di interrompere l'attività live, soprattutto a causa di frequenti attacchi di panico e perdita di memoria che lo affliggono sul palco.
Inizia una serie di concerti interrotti o saltati a causa dei suoi problemi.
L'incertezza si protrarrà fino alla primavera del 1982 quando verrà cancellato un tour americano dalle pronosticate date sold out, lasciando la band carica di debiti, diritti delle vendite non corrisposti, soldi da concerti pregressi mai saldati.
E se Partridge e Moulding potevano rifarsi con i proventi dei diritti d'autore, la stessa cosa non riguardava il chitarrista Dave Gregory e il batterista Terry Chambers.
Quest'ultimo lascerà a breve la band.
Non prima di partecipare a un altro dei gioielli degli XTC
Il complesso e doppio English Settlement pubblicato nel 1982.
Un album variegato, in cui la band si spinge compositivamente ancora più in là, sperimentando nuove ritmiche, suoni, atmosfere, strumenti.
I brani sono sempre più barocchi, arrangiati (basti ascoltare il 5/4 ritmico della originalissima English Roundabout) ma lasciano spazio a una stupenda ballata tra Beatles e Kinks come Ball And Chain per scrivere un nuovo capolavoro di irresistibile melodia e creatività.
L'album arriverà al quinto posto delle classifiche inglesi ma ancora una volta mancherà il grande successo.
Il successivo Mummer del 1983 vede la band alle prese con un lavoro molto composito, spazia in atmosfere diverse, spesso molto lontane e slegate da un filo conduttore creativo.
Anche Big Express dell'anno successivo risente di una certa confusione tra la conservazione del suono caratteristico della band e la volontà di cercare nuove strade. Siamo sempre ad alti livelli ma mancano i guizzi a cui ci avevano sempre abituati.
La passione per i suoni psichedelici anni Sessanta vengono sublimati nel progetto parlallelo dei Dukes of Stratosphear che confezionano due album deliziosi come 25 'O Clock (1985) e Psonic Psunspot (1987) in cui rifanno, sapientemente, il verso agli anni tra il 1965 e il 1968, ricalcandone alla perfezione gli stessi suoni e atmosfere.
Due gioielli di estrema abilità compositiva tra primi Pink Floyd, Beatles, 13th Floor Elevators.
Non contenti infilano tra i due, nel 1986, un altro dei loro capolavori, il brillante Skylarking.
Prodotto da Todd Rundgren è un altro salto nella psichedelia, non certo in chiave revivalista ma con una costante rielaborazione creativa di quei suoni.
Nonostante una realizzazione piuttosto travagliata è il perfetto manifesto della maturità artistica e contiene Dear God, tra gli episodi più significativi della loro carriera (e della musica pop inglese).
If there's one thing I don't believe in, It's you Dear God.
Oranges & Lemons (1989) è un doppio dalle influenze molto variegate, interessante e stimolante ma altrettanto confuso nelle intenzioni.
E' l'ultimo sussulto creativo della band.
I successivi Nonsuch (1992), Apples & Venus Vol.1 (1992) e Wasp Star (Apples & Venus vol.2) (2000), pur mantenendosi a livelli più che dignitosi fanno rimpiangere i fasti del passato.
Dave Gregory abbandona nel frattempo la band e Partridge e Moulding litigano aspramente, riconciliandosi solo dopo anni.
Il secondo abbandona del tutto la musica, Partridge decide di chiudere con la sigla XTC, continuando a registrare vari demo, collaborando con vari artisti ma senza riuscire a fare riemergere la classe e il genio precedentemente conosciuti.
Una band che nell'arco di quindici anni si è presa la responsabilità di approfondire ogni piega recondita della musica pop rock, partendo dai Beatles e dai Beach Boys di Pet Sounds, passando attraverso mille altre influenze, alla costante ricerca di un suo miglioramento, abbellimento formale e sostanziale, filtrando il tutto attraverso la caustica e disincantata ironia britannica, sferzandone nei testi tanto la società quanto i dogmi, le regole, i pregiudizi.
Creando uno dei suoni più riconoscibili e personali nella storia del rock che, nel momento in cui ha perso la magia compositiva del duo Partridge/Moulding e il tocco speciale di Gregory, si è spenta.
lunedì, luglio 13, 2026
domenica, luglio 12, 2026
Classic Rock - Tribal Cabaret - Call Up
Giornate estive e torride, meglio leggere qualcosa.
A partire dal nuovo numero di CLASSIC ROCK, in cui è contenuto un mio ricordo di Jesse Hector, le recensioni che ho scritto dell'album live di Fantastic Negrito, dei Weird Bloom, Spaghetti Spezzati, Avon.
Inoltre una pagina con un intervento dei Not Moving sullo "stato delle cose" per una band comem la nostra, oggi, in Italia. Tribal Cabaret arriva al numero 13 con interviste a Damned, Darts, Deep Purple (inedita del 1987), Liminanas, recensioni di ogni tipo, un mio pezzo sul concerto "mai visto" dei Clash nel 1980 e tanto altro.
https://www.facebook.com/TribalCabaret
The Call Up è una nuova fanzine in cui si parla di Johnny Cash, Northern Soul, Jimmy Cliff, Faz Waltz, Dropkick Murphys e un'intervista a Henry Lazzeri, oltre a recensioni e segnalazioni varie thecallupfanzine@yahoo.com
Inoltre una pagina con un intervento dei Not Moving sullo "stato delle cose" per una band comem la nostra, oggi, in Italia. Tribal Cabaret arriva al numero 13 con interviste a Damned, Darts, Deep Purple (inedita del 1987), Liminanas, recensioni di ogni tipo, un mio pezzo sul concerto "mai visto" dei Clash nel 1980 e tanto altro.
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Etichette:
Riviste
venerdì, luglio 10, 2026
Rolling Stones - Foreign Tongues
Ogni nuovo album, canzone, suono che arriva da NOSTRI grandi amori sono un dono.
Di cui, per ovvie ragioni semplicemente anagrafiche e biologiche, a breve non ne potremo più godere.
Prendiamo dunque come tale anche il nuovo album degli STONES, il 25° in studio, ancora una volta vitale, ricco di prestigiosi ospiti (sinceramente abbastanza ininfluenti, da Robert Smith a Paul McCartney, ottimo invece Steve Winwood alle tastiere), della possente produzione di Andrew Watt, di una sfilza impressionante di tecnici del suono e collaboratori di studio.
Il disco è bello, fresco, Stones al 100% (e che altro ci si aspettava?), con le chitarre in grande risalto, la voce di Jagger sempre ad altissimo livello, spazia tra torridi rock 'n' roll, un omaggio al falsetto di "Emotional rescue" ("Jealous Lover"), country ("Ringing Hollow"), l'ultima session con Charlie Watts (e si sente...) nel potentissimo, quasi punk, "Hit Me in the Head", il brano "più Stones" del lotto, la cover di "You Know I'm No Good" di Amy Winehouse (sinceramente trascurabile), il malinconico, al limite dello struggente, Keith Richards che canta "Some Of Us" (con l'Hammod di Benmont Tench della band di Tom Petty in grande evidenza).
Inutile la melensa "Covered In You" (a cui partecipa anche Macca).
Si chiude da dove si è partiti un po' di tempo fa: la cover di "Beautiful Delilah" di Chuck Berry (ripresa anche dai Kinks) in chiave blues.
Mi preme sottolineare, ancora una volta l'enorme lavoro di rifinitura di Ron Wood e l'apporto totale di Andrew Watt come musicista in buona parte dell'album (chitarre, voci, tastiere, percussioni).
PS: a me piace anche l' "Orrenda" copertina.
Grazie, ragazzi, per questo nuovo regalo.
Di cui, per ovvie ragioni semplicemente anagrafiche e biologiche, a breve non ne potremo più godere.
Prendiamo dunque come tale anche il nuovo album degli STONES, il 25° in studio, ancora una volta vitale, ricco di prestigiosi ospiti (sinceramente abbastanza ininfluenti, da Robert Smith a Paul McCartney, ottimo invece Steve Winwood alle tastiere), della possente produzione di Andrew Watt, di una sfilza impressionante di tecnici del suono e collaboratori di studio.
Il disco è bello, fresco, Stones al 100% (e che altro ci si aspettava?), con le chitarre in grande risalto, la voce di Jagger sempre ad altissimo livello, spazia tra torridi rock 'n' roll, un omaggio al falsetto di "Emotional rescue" ("Jealous Lover"), country ("Ringing Hollow"), l'ultima session con Charlie Watts (e si sente...) nel potentissimo, quasi punk, "Hit Me in the Head", il brano "più Stones" del lotto, la cover di "You Know I'm No Good" di Amy Winehouse (sinceramente trascurabile), il malinconico, al limite dello struggente, Keith Richards che canta "Some Of Us" (con l'Hammod di Benmont Tench della band di Tom Petty in grande evidenza).
Inutile la melensa "Covered In You" (a cui partecipa anche Macca).
Si chiude da dove si è partiti un po' di tempo fa: la cover di "Beautiful Delilah" di Chuck Berry (ripresa anche dai Kinks) in chiave blues.
Mi preme sottolineare, ancora una volta l'enorme lavoro di rifinitura di Ron Wood e l'apporto totale di Andrew Watt come musicista in buona parte dell'album (chitarre, voci, tastiere, percussioni).
PS: a me piace anche l' "Orrenda" copertina.
Grazie, ragazzi, per questo nuovo regalo.
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Dischi
giovedì, luglio 09, 2026
Not Moving live a Brugherio "Masnada" 11 luglio
Torniamo a suonare con i NOT MOVING
Sabato 11 luglio: BRUGHERIO (Monza) Increa Summer Fest, Masnada, via Increa ore 22
NOT MOVING
FB: https://www.facebook.com/profile.php?id=100051397366697
IG: https://www.instagram.com/not_moving_ltd/
But It's Not
https://www.youtube.com/watch?v=Foxxqa8ouR0
NOT MOVING
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But It's Not
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mercoledì, luglio 08, 2026
Intervista ai Bloody Riot
Foto di Gabriele De Marco
Da una coproduzione di HellNation e Area Pirata è uscito "Rivoltiamo", il nuovo album dei BLOODY RIOT.
A quaranta anni dal seminale esordio, uno dei pilastri dell’hardcore punk italiano, la band romana spiazza di nuovo tutti con un lavoro travolgente e devastante. Hardcore punk violentissimo, spietato, che non fa prigionieri.
Consueta attitudine, produzione sonora eccelsa che esalta la compattezza del sound, canzoni efficaci e ricche di variazioni ritmiche, soluzioni armoniche e compositive di primissima qualità.
Ritornano oggi come allora le tematiche per cui si "combatteva" 40 anni fa, evidentemente e tristemente ancora attuali: repressione del dissenso, abuso di potere, manipolazione dell’informazione, devastazione ambientale, la tossicodipendenza e l’alienazione sociale.
I testi sono lucidi, duri e non fanno sconti.
Album super!
Alex Vargiu e Lorenzo Canevacci hanno risposto ad alcune domande.
Un ritorno spettacolare, che non solo conserva ma anzi amplia la potenza sonora e lirica della band.
Dunque l'età non conta...lo spirito continua.
In che modo sono nati i nuovi pezzi? E in quanto tempo?
Alex:
Dopo diversi concerti era impossibile continuare a suonare sempre gli stessi vecchi pezzi, anche con l’inserimento di qualche cover, la storia diventava noiosa, e si sarebbe conclusa come altre volte per inerzia. Abbiamo provato a suonare un paio di brani che avevo registrato anni prima, ma non funzionavano, a quel punto è scattata la molla e in breve tempo abbiamo tirato giù tutti i brani che sono contenuti nell’album.
Avremmo dovuto registrarli due anni fa con Fabiano Master Bianco, ma si è allontanato dalla band.
In sostituzione è arrivato Claudio, un giovanotto di trentacinque anni che ci ha aiutato per qualche mese, poi lui è migrato in Belgio per lavoro e si è interrotta la sua collaborazione.
Siamo stati fermi per circa un anno, parentesi che ho trascorso per curare i miei problemi fisici, poi durante una festività, Claudio è tornato a Roma e siamo riusciti a registrare le basi. Abbiamo iniziato a scrivere brani originali con Fabiano nei giorni in cui Alfredo Cospito era in sciopero della fame.
Gli anarchici avevano attaccato dei manifesti alla fermata dell’autobus tutti scritti a mano come si usava negli anni settanta, un dettaglio suggestivo che mi ha suggerito l’idea per il pezzo Dichiarato Morto.
Paradossale che il disco è andato in stampa quando il Ministero della Giustizia ha rinnovato a Cospito la detenzione in regime di 41-bis.
Lorenzo:
Sono convinto che lo spirito sia lo stesso, la potenza sonora è cresciuta grazie a svariati anni di esperienza in più come strumentisti e alle migliori possibilità delle tecnologie di registrazione missaggio e mastering.
Dal punto di vista delle liriche, i testi che scriveva Roberto a 20 anni erano efficaci, taglienti ma chiaramente più sloganistici.
Sono certo che anche Roberto (Perciballi, voce del gruppo, scomparso nel 2016), fosse ancora tra noi, sarebbe fiero di questi testi perché esprimono la stessa rabbia e lo stesso antagonismo ma in maniera più articolata ed adulta.
La registrazione come è avvenuta?
Alex:
Le registrazioni si sono svolte con continue interruzioni: grande difficoltà all’inizio per l'incertezza sulla concessione delle ferie di Claudio che sarebbe dovuto scendere a Natale, poi a Pasqua, infine non si capiva quando.
Finalmente è riuscito a tornare a Roma, e in una mattina abbiamo registrato le basi di batteria. La situazione è diventata piuttosto frustrante quando il fonico dello studio, Danilo Silvestri, si è trovato carico di impegni e non aveva il tempo per finire le nostre registrazioni.
Avremmo voluto mixare in analogico, fermare lo studio per un’intera settimana e usare la consolle e le macchine analogiche dello studio, ma con gli scampoli di tempo a disposizione abbiamo terminato le registrazioni in digitale. La masterizzazione di Alan Douches, infine ha compattato il suono.
Lorenzo:
Abbiamo cominciato a scrivere nuovi pezzi fin da quando abbiamo ripreso a suonare con Fabiano alla batteria e la gran parte dell materiale l’abbiamo messa su con lui. Poi Fabiano si è preso una pauaa per motivi personali e con l’ottimo Claudio Finelli abbiamo arrangiato gli ultimi 2 o 3 brani e con lui abbbiamo affrontato le session di registrazione.
Le riprese sono state abbastanza rapide e sono durate una settimana circa, mentre il mix lo abbiamo affrontato in vari giorni distanziati, per effettuare riascolti, capire le problematiche varie, così si è protratto un poco di più.
In generale però direi che è stato un lavoro spontaneo e affrontato con entusiasmo e voglia di esprimerci al massimo, senza troppe pippe mentali.
I testi parlano di repressione del dissenso, abuso di potere, manipolazione dell’informazione, devastazione ambientale, la tossicodipendenza e l’alienazione sociale.
Non è cambiato niente dopo 40 anni, la realtà costringe a riparlare delle solite problematiche mai risolte, anzi, in molti casi peggiorate.
Credete che un certo tipo di musica sia ancora in grado di influenzare la vita dei più giovani, come è stato per noi 40 anni fa?
Alex:
La musica influenza ancora profondamente la vita dei giovani, anche solo per un benessere emotivo, ma sono sopraffatti dalla quantità di offerta online.
Il flusso digitale ininterrotto e il sovraccarico cognitivo li porta inevitabilmente ad avere un approccio superficiale, senza la capacità di sviluppare un pensiero critico. Un giovane d’oggi dovrebbe concentrarsi su cosa è essenziale e stabilire cosa tiene insieme gruppi di persone che condividono gli stessi stili di vita, e gusti estetici che si differenziano da quelli della società dominante.
Non li biasimo se non ci riescono, quando ero giovane ogni spazio sociale e culturale era occupato dal dibattito politico, a dodici anni già desideravo fare politica, si moriva per la politica, ma ho smesso di comprendere l'incomprensibile ed ho accettato il caos, per questo sono diventato mio malgrado un punk. Ho agito secondo un approccio pragmatico ed istintivo, senza seguire una forma di manifesto programmatico, ma avevo consapevolezza della mia propria identità, la mia coscienza di classe. Avere radici solide mi ha garantito una stabilità emotiva.
Oggi ho la sensazione che l'essere "proletario" abbia perso importanza, la frammentazione del mondo del lavoro moderno, rende difficile riconoscersi in un'identità collettiva e questo riflette profondamente nella coscienza dei giovani. Come possono stabilire dei legami che definiscono l'appartenenza ad una sottocultura, quando ciò che tiene insieme oggi le persone si basa principalmente sull’interdipendenza e sulle relazioni affettive?
Non voglio rincorrere e intercettare il gusto dei giovani con short-video e slogan. Approfondire come gli algoritmi manipolano la loro attenzione, mi interessa solo per una analisi dei fenomeni sociali. L’album è stato realizzato in vinile per un target appartenente alla nostra generazione o poco più giovane.
Anche la celebre coppia di animali antropomorfi usata in copertina fa parte di un ricordo condiviso. Pippo è disegnato al negativo, ad evidenziare il rovesciamento di ruolo, ed esprimere la negazione di tutti gli attributi, dell’essere subalterno, non so se ora è diventato un super eroe o semplicemente uno sbirro come il sorcio.
Tutto può essere, da quando la Mondadori è passata nelle mani della Fininvest di Silvio Berlusconi, di colpo Zio Paperone è diventato generoso.
Lorenzo:
La società che ci circonda se da un punto di vista è cambiata molto in 40 anni, non ha certo risolto le sue contraddizioni e disuguaglianze, anzi…I motivi per urlare il dissenso stanno ancora tutti lì.
Credo che i giovani oggi non siano più così ricettivi verso forme musicali come il rock n’ roll, il punk e suoi derivati. Mi sembra ascoltino tutt?altro, ma poi qualche pischello che conosce i classici dei Bloody Riot e li canta sotto al palco, ci stupisce sempre e contraddice questa mia visione pessimistica.
Cosa avete ascoltato durante la composizione e registrazione dell'album? In che misura certi ascolti possono averlo influenzato?
Alex:
Ho sempre ascoltato diversi generi musicali, quando ho scoperto il punk rock e avevo solo un paio di dischi, usavo ascoltare a 45 giri i vecchi album dei Rolling Stones o degli Yardbirds, che successivamente ho dato via per acquistare altri dischi punk, ma che nel giro di qualche anno ho finito per ricomprare.
L'umore e il mio stato d'animo influenzano la mia selezione musicale giornaliera, perciò spazio dal punk al power pop, dal garage al soul, dal dark alla musica classica.
Non posso dire altrettanto quando prendo lo strumento in mano, perché non mi sono evoluto e suono la chitarra sempre con lo stesso approccio punk, vado dove mi portano le dita.
Quando abbiamo ripreso a suonare hard core l’approccio al basso elettrico, che non è il mio strumento, si è rivelato più difficoltoso delle volte precedenti. Ho dovuto esercitarmi e fare esercizi di stretching per raggiungere la scioltezza e la fluidità necessaria per correre sulla tastiera e non finire dal fisioterapista. Per comporre ho dovuto riprendere in mano la chitarra e in un solo pomeriggio ho tirato fuori i riff per tre brani. L’arrangiamento l’abbiamo elaborato in sala insieme a Fabiano.
Io e Lorenzo abbiamo sempre avuto un diverso approccio nella composizione che con il passare del tempo è diventato più evidente. Siamo diversi ma anche complementari, per esempio, mentre lui usa la tradizionale logica di scale maggiori, io cerco di usare delle note dissonanti per creare tensioni cromatiche e instabilità emotiva all'interno del brano.
Il ritorno dei Bloody Riot è accaduto più per un evento occasionale che per una scelta deliberata. Al principio avrebbero dovuto alternarsi più cantanti in un percorso itinerante in varie città. Di fatto nessuno ha risposto all’appello e sono rimasti Simone e Valerio. Scrivendo nuovi brani abbiamo fatto dei testi molto stringati dove entrambi si alternano rappando. Questo ci contraddistingue rispetto a prima.
I nuovi Bloody Riot sono qualcosa di non ancora svelato.
Lorenzo:
Devo dire che di hardcore punk ascolto prevalentemente roba “storica” di nuovo mi vengono in mente solo gli Off! , che avendo Keith Morris alla voce sono nuovi per modo di dire.
Non credo di essere influenzato da nuove band, semmai da un background di ascolti che si è accumulato negli anni e che ormai fa parte del mio DNA musicale.
All'album seguirà un tour di supporto?
Alex: Non abbiamo pianificato alcun tour, non siamo in grado di farlo da soli, avremmo bisogno del supporto di qualcuno che creda in noi.
Lorenzo:
Abbiamo alcune date in cantiere a partire da settembre ed abbiamo pubblicato un comunicato sulla pagina Bloody Riot per dire che siamo su piazza per promuovere il disco, chiunque possa e voglia farci suonare ppuò contattarci tramite i nostri social.
Da una coproduzione di HellNation e Area Pirata è uscito "Rivoltiamo", il nuovo album dei BLOODY RIOT.
A quaranta anni dal seminale esordio, uno dei pilastri dell’hardcore punk italiano, la band romana spiazza di nuovo tutti con un lavoro travolgente e devastante. Hardcore punk violentissimo, spietato, che non fa prigionieri.
Consueta attitudine, produzione sonora eccelsa che esalta la compattezza del sound, canzoni efficaci e ricche di variazioni ritmiche, soluzioni armoniche e compositive di primissima qualità.
Ritornano oggi come allora le tematiche per cui si "combatteva" 40 anni fa, evidentemente e tristemente ancora attuali: repressione del dissenso, abuso di potere, manipolazione dell’informazione, devastazione ambientale, la tossicodipendenza e l’alienazione sociale.
I testi sono lucidi, duri e non fanno sconti.
Album super!
Alex Vargiu e Lorenzo Canevacci hanno risposto ad alcune domande.
Un ritorno spettacolare, che non solo conserva ma anzi amplia la potenza sonora e lirica della band.
Dunque l'età non conta...lo spirito continua.
In che modo sono nati i nuovi pezzi? E in quanto tempo?
Alex:
Dopo diversi concerti era impossibile continuare a suonare sempre gli stessi vecchi pezzi, anche con l’inserimento di qualche cover, la storia diventava noiosa, e si sarebbe conclusa come altre volte per inerzia. Abbiamo provato a suonare un paio di brani che avevo registrato anni prima, ma non funzionavano, a quel punto è scattata la molla e in breve tempo abbiamo tirato giù tutti i brani che sono contenuti nell’album.
Avremmo dovuto registrarli due anni fa con Fabiano Master Bianco, ma si è allontanato dalla band.
In sostituzione è arrivato Claudio, un giovanotto di trentacinque anni che ci ha aiutato per qualche mese, poi lui è migrato in Belgio per lavoro e si è interrotta la sua collaborazione.
Siamo stati fermi per circa un anno, parentesi che ho trascorso per curare i miei problemi fisici, poi durante una festività, Claudio è tornato a Roma e siamo riusciti a registrare le basi. Abbiamo iniziato a scrivere brani originali con Fabiano nei giorni in cui Alfredo Cospito era in sciopero della fame.
Gli anarchici avevano attaccato dei manifesti alla fermata dell’autobus tutti scritti a mano come si usava negli anni settanta, un dettaglio suggestivo che mi ha suggerito l’idea per il pezzo Dichiarato Morto.
Paradossale che il disco è andato in stampa quando il Ministero della Giustizia ha rinnovato a Cospito la detenzione in regime di 41-bis.
Lorenzo:
Sono convinto che lo spirito sia lo stesso, la potenza sonora è cresciuta grazie a svariati anni di esperienza in più come strumentisti e alle migliori possibilità delle tecnologie di registrazione missaggio e mastering.
Dal punto di vista delle liriche, i testi che scriveva Roberto a 20 anni erano efficaci, taglienti ma chiaramente più sloganistici.
Sono certo che anche Roberto (Perciballi, voce del gruppo, scomparso nel 2016), fosse ancora tra noi, sarebbe fiero di questi testi perché esprimono la stessa rabbia e lo stesso antagonismo ma in maniera più articolata ed adulta.
La registrazione come è avvenuta?
Alex:
Le registrazioni si sono svolte con continue interruzioni: grande difficoltà all’inizio per l'incertezza sulla concessione delle ferie di Claudio che sarebbe dovuto scendere a Natale, poi a Pasqua, infine non si capiva quando.
Finalmente è riuscito a tornare a Roma, e in una mattina abbiamo registrato le basi di batteria. La situazione è diventata piuttosto frustrante quando il fonico dello studio, Danilo Silvestri, si è trovato carico di impegni e non aveva il tempo per finire le nostre registrazioni.
Avremmo voluto mixare in analogico, fermare lo studio per un’intera settimana e usare la consolle e le macchine analogiche dello studio, ma con gli scampoli di tempo a disposizione abbiamo terminato le registrazioni in digitale. La masterizzazione di Alan Douches, infine ha compattato il suono.
Lorenzo:
Abbiamo cominciato a scrivere nuovi pezzi fin da quando abbiamo ripreso a suonare con Fabiano alla batteria e la gran parte dell materiale l’abbiamo messa su con lui. Poi Fabiano si è preso una pauaa per motivi personali e con l’ottimo Claudio Finelli abbiamo arrangiato gli ultimi 2 o 3 brani e con lui abbbiamo affrontato le session di registrazione.
Le riprese sono state abbastanza rapide e sono durate una settimana circa, mentre il mix lo abbiamo affrontato in vari giorni distanziati, per effettuare riascolti, capire le problematiche varie, così si è protratto un poco di più.
In generale però direi che è stato un lavoro spontaneo e affrontato con entusiasmo e voglia di esprimerci al massimo, senza troppe pippe mentali.
I testi parlano di repressione del dissenso, abuso di potere, manipolazione dell’informazione, devastazione ambientale, la tossicodipendenza e l’alienazione sociale.
Non è cambiato niente dopo 40 anni, la realtà costringe a riparlare delle solite problematiche mai risolte, anzi, in molti casi peggiorate.
Credete che un certo tipo di musica sia ancora in grado di influenzare la vita dei più giovani, come è stato per noi 40 anni fa?
Alex:
La musica influenza ancora profondamente la vita dei giovani, anche solo per un benessere emotivo, ma sono sopraffatti dalla quantità di offerta online.
Il flusso digitale ininterrotto e il sovraccarico cognitivo li porta inevitabilmente ad avere un approccio superficiale, senza la capacità di sviluppare un pensiero critico. Un giovane d’oggi dovrebbe concentrarsi su cosa è essenziale e stabilire cosa tiene insieme gruppi di persone che condividono gli stessi stili di vita, e gusti estetici che si differenziano da quelli della società dominante.
Non li biasimo se non ci riescono, quando ero giovane ogni spazio sociale e culturale era occupato dal dibattito politico, a dodici anni già desideravo fare politica, si moriva per la politica, ma ho smesso di comprendere l'incomprensibile ed ho accettato il caos, per questo sono diventato mio malgrado un punk. Ho agito secondo un approccio pragmatico ed istintivo, senza seguire una forma di manifesto programmatico, ma avevo consapevolezza della mia propria identità, la mia coscienza di classe. Avere radici solide mi ha garantito una stabilità emotiva.
Oggi ho la sensazione che l'essere "proletario" abbia perso importanza, la frammentazione del mondo del lavoro moderno, rende difficile riconoscersi in un'identità collettiva e questo riflette profondamente nella coscienza dei giovani. Come possono stabilire dei legami che definiscono l'appartenenza ad una sottocultura, quando ciò che tiene insieme oggi le persone si basa principalmente sull’interdipendenza e sulle relazioni affettive?
Non voglio rincorrere e intercettare il gusto dei giovani con short-video e slogan. Approfondire come gli algoritmi manipolano la loro attenzione, mi interessa solo per una analisi dei fenomeni sociali. L’album è stato realizzato in vinile per un target appartenente alla nostra generazione o poco più giovane.
Anche la celebre coppia di animali antropomorfi usata in copertina fa parte di un ricordo condiviso. Pippo è disegnato al negativo, ad evidenziare il rovesciamento di ruolo, ed esprimere la negazione di tutti gli attributi, dell’essere subalterno, non so se ora è diventato un super eroe o semplicemente uno sbirro come il sorcio.
Tutto può essere, da quando la Mondadori è passata nelle mani della Fininvest di Silvio Berlusconi, di colpo Zio Paperone è diventato generoso.
Lorenzo:
La società che ci circonda se da un punto di vista è cambiata molto in 40 anni, non ha certo risolto le sue contraddizioni e disuguaglianze, anzi…I motivi per urlare il dissenso stanno ancora tutti lì.
Credo che i giovani oggi non siano più così ricettivi verso forme musicali come il rock n’ roll, il punk e suoi derivati. Mi sembra ascoltino tutt?altro, ma poi qualche pischello che conosce i classici dei Bloody Riot e li canta sotto al palco, ci stupisce sempre e contraddice questa mia visione pessimistica.
Cosa avete ascoltato durante la composizione e registrazione dell'album? In che misura certi ascolti possono averlo influenzato?
Alex:
Ho sempre ascoltato diversi generi musicali, quando ho scoperto il punk rock e avevo solo un paio di dischi, usavo ascoltare a 45 giri i vecchi album dei Rolling Stones o degli Yardbirds, che successivamente ho dato via per acquistare altri dischi punk, ma che nel giro di qualche anno ho finito per ricomprare.
L'umore e il mio stato d'animo influenzano la mia selezione musicale giornaliera, perciò spazio dal punk al power pop, dal garage al soul, dal dark alla musica classica.
Non posso dire altrettanto quando prendo lo strumento in mano, perché non mi sono evoluto e suono la chitarra sempre con lo stesso approccio punk, vado dove mi portano le dita.
Quando abbiamo ripreso a suonare hard core l’approccio al basso elettrico, che non è il mio strumento, si è rivelato più difficoltoso delle volte precedenti. Ho dovuto esercitarmi e fare esercizi di stretching per raggiungere la scioltezza e la fluidità necessaria per correre sulla tastiera e non finire dal fisioterapista. Per comporre ho dovuto riprendere in mano la chitarra e in un solo pomeriggio ho tirato fuori i riff per tre brani. L’arrangiamento l’abbiamo elaborato in sala insieme a Fabiano.
Io e Lorenzo abbiamo sempre avuto un diverso approccio nella composizione che con il passare del tempo è diventato più evidente. Siamo diversi ma anche complementari, per esempio, mentre lui usa la tradizionale logica di scale maggiori, io cerco di usare delle note dissonanti per creare tensioni cromatiche e instabilità emotiva all'interno del brano.
Il ritorno dei Bloody Riot è accaduto più per un evento occasionale che per una scelta deliberata. Al principio avrebbero dovuto alternarsi più cantanti in un percorso itinerante in varie città. Di fatto nessuno ha risposto all’appello e sono rimasti Simone e Valerio. Scrivendo nuovi brani abbiamo fatto dei testi molto stringati dove entrambi si alternano rappando. Questo ci contraddistingue rispetto a prima.
I nuovi Bloody Riot sono qualcosa di non ancora svelato.
Lorenzo:
Devo dire che di hardcore punk ascolto prevalentemente roba “storica” di nuovo mi vengono in mente solo gli Off! , che avendo Keith Morris alla voce sono nuovi per modo di dire.
Non credo di essere influenzato da nuove band, semmai da un background di ascolti che si è accumulato negli anni e che ormai fa parte del mio DNA musicale.
All'album seguirà un tour di supporto?
Alex: Non abbiamo pianificato alcun tour, non siamo in grado di farlo da soli, avremmo bisogno del supporto di qualcuno che creda in noi.
Lorenzo:
Abbiamo alcune date in cantiere a partire da settembre ed abbiamo pubblicato un comunicato sulla pagina Bloody Riot per dire che siamo su piazza per promuovere il disco, chiunque possa e voglia farci suonare ppuò contattarci tramite i nostri social.
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Le interviste
martedì, luglio 07, 2026
Sex Pistols. La rivoluzione punk
Uno speciale di CLASSIC ROCK dedicato, attraverso 114 pagine e decine di foto (alcune delle quali raramente utilizzate), dedicato ai SEX PISTOLS, a 50 anni dalla loro esplosione e successiva breve vita (due anni, due mesi e otto giorni).
Ce ne siano occupati io, Renato Massacesi, Renzo Stefanel, Giandomenico Curi.
Ci sono la storia, il post Pistols, le reunion, i libri, le band che ne furono influenzate, l'intricata discografia, l'annosa questione "ma sapevano suonare?", Sid e Nancy, gli articoli italiani dei tempi e tanto altro.
In edicola a 12.90 euro.
Ce ne siano occupati io, Renato Massacesi, Renzo Stefanel, Giandomenico Curi.
Ci sono la storia, il post Pistols, le reunion, i libri, le band che ne furono influenzate, l'intricata discografia, l'annosa questione "ma sapevano suonare?", Sid e Nancy, gli articoli italiani dei tempi e tanto altro.
In edicola a 12.90 euro.
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Riviste
lunedì, luglio 06, 2026
Intervista a Andrea Liuzza dell'etichetta Beautiful Losers
Prosegue il viaggio informale tra le etichette italiane, sempre super attive e interessantissime.
Spazio oggi a Beautiful Losers, nella figura di Andrea Liuzza.
https://www.beautifullosers.net/
Puntate precedenti:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Etichette
Cosa vi ha spinto ad aprire un’etichetta indipendente, underground, impostata su sonorità molto personali e particolari?
Il nostro genere molto intimista. Tra avant folk, dream pop, elettronica. Beautiful Losers nasce dalla mia attività di produttore.
Volevo supportare certi progetti che producevo anche nella pubblicazione. Soprattutto perché, insieme, formano una famiglia.
La vostra è un’esperienza ormai di lunga data ma che resiste a un mercato sempre più difficile. Qual è la formula?
L’etichetta esiste grazie alla mia attività di produttore.
Facciamo semplicemente quello che ci piace, senza preoccuparci di quanto può vendere.
Finché avrò voglia di fare musica, l’etichetta esisterà.
Da gestore della label hai notato se c’è stato un effettivo ritorno alla voglia di possedere l'oggetto fisico negli ultimi anni, a scapito della fruizione digitale?
Vendiamo diversi CD e vinili. Ma anche files digitali.
Credo sia soprattutto una volontà da parte del nostro pubblico di supportarci.
In ogni caso mi sembra che in una fetta di pubblico non sia mai svanita la voglia di possedere la musica.
D’altro canto io per primo non mi accontenterei mai di sapere che la mia collezione di musica è solo su una piattaforma, che potrebbe chiudere domani.
Hai un’idea di chi siano gli acquirenti dei dischi dell’etichetta? Giovani? Meno giovani? Pubblico trasversale? In concreto: c’è un minimo di ritorno economico per un’operazione del genere?
Un ritorno economico c’é.
Minimo, come dici.
Vendiamo tutto dal nostro sito. Gli acquirenti credo appartengano alla mia generazione, millennial, e alla precedente.
Con che criterio scegliete le band da produrre?
Scelgo esclusivamente la musica con cui sento un’affinità. Mi piace la musica che fa fare un viaggio interiore.
Quali sono le mosse promozionali per far conoscere l’attività dell’etichetta?
Ho lanciato un podcast che, in un paio d’anni, ha portato 25.000 iscritti al nostro canale YouTube.
Molti di loro seguono anche l’etichetta e comprano le nostre produzioni. Una micro-community, che è la nostra base.
Per il resto, le solite: lavoriamo con la stampa per far conoscere i nostri dischi, se riusciamo facciamo qualche live. Ma la differenza l’ha fatta il podcast.
Spazio oggi a Beautiful Losers, nella figura di Andrea Liuzza.
https://www.beautifullosers.net/
Puntate precedenti:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Etichette
Cosa vi ha spinto ad aprire un’etichetta indipendente, underground, impostata su sonorità molto personali e particolari?
Il nostro genere molto intimista. Tra avant folk, dream pop, elettronica. Beautiful Losers nasce dalla mia attività di produttore.
Volevo supportare certi progetti che producevo anche nella pubblicazione. Soprattutto perché, insieme, formano una famiglia.
La vostra è un’esperienza ormai di lunga data ma che resiste a un mercato sempre più difficile. Qual è la formula?
L’etichetta esiste grazie alla mia attività di produttore.
Facciamo semplicemente quello che ci piace, senza preoccuparci di quanto può vendere.
Finché avrò voglia di fare musica, l’etichetta esisterà.
Da gestore della label hai notato se c’è stato un effettivo ritorno alla voglia di possedere l'oggetto fisico negli ultimi anni, a scapito della fruizione digitale?
Vendiamo diversi CD e vinili. Ma anche files digitali.
Credo sia soprattutto una volontà da parte del nostro pubblico di supportarci.
In ogni caso mi sembra che in una fetta di pubblico non sia mai svanita la voglia di possedere la musica.
D’altro canto io per primo non mi accontenterei mai di sapere che la mia collezione di musica è solo su una piattaforma, che potrebbe chiudere domani.
Hai un’idea di chi siano gli acquirenti dei dischi dell’etichetta? Giovani? Meno giovani? Pubblico trasversale? In concreto: c’è un minimo di ritorno economico per un’operazione del genere?
Un ritorno economico c’é.
Minimo, come dici.
Vendiamo tutto dal nostro sito. Gli acquirenti credo appartengano alla mia generazione, millennial, e alla precedente.
Con che criterio scegliete le band da produrre?
Scelgo esclusivamente la musica con cui sento un’affinità. Mi piace la musica che fa fare un viaggio interiore.
Quali sono le mosse promozionali per far conoscere l’attività dell’etichetta?
Ho lanciato un podcast che, in un paio d’anni, ha portato 25.000 iscritti al nostro canale YouTube.
Molti di loro seguono anche l’etichetta e comprano le nostre produzioni. Una micro-community, che è la nostra base.
Per il resto, le solite: lavoriamo con la stampa per far conoscere i nostri dischi, se riusciamo facciamo qualche live. Ma la differenza l’ha fatta il podcast.
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sabato, luglio 04, 2026
Not Moving live a Brugherio "Masnada" 12 luglio
Torniamo a suonare con i NOT MOVING
Sabato 11 luglio: BRUGHERIO (Monza) Increa Summer Fest, Masnada, via Increa ore 22
NOT MOVING
FB: https://www.facebook.com/profile.php?id=100051397366697
IG: https://www.instagram.com/not_moving_ltd/
But It's Not
https://www.youtube.com/watch?v=Foxxqa8ouR0
NOT MOVING
FB: https://www.facebook.com/profile.php?id=100051397366697
IG: https://www.instagram.com/not_moving_ltd/
But It's Not
https://www.youtube.com/watch?v=Foxxqa8ouR0
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Not Moving
Digitalizzazione repertorio Lilith / Lilith and the Sinnersaints: "Revoluce"
Si chiude l'opera di digitalizzazione del repertorio discografico di Lilith e Lilith and the Sinnersaints, a cura di LaPOP Music.
Il 16 febbraio 2015 esce il terzo e ultimo album di Lilith and the Sinnersaints.
Alla fine dell’anno la band si scioglie definitivamente.
Nonostante la buona accoglienza all’album da parte di critica e pubblico e un discreto numero di concerti, vengono meno le motivazioni e la concordia all’interno della band.
“Revoluce” è un termine in lingua ceca che significa “rivoluzione”, nel quale sono contenute le parole “luce” e “evol”, ovvero “love” al contrario. Il nuovo album di Lilith and the Sinnersaints è una storia articolata in 12 brani che sottolinea frammenti di rivoluzione interiore, a volte molto intima a volte necessaria e manifesta.
Per la prima volta composto interamente da brani autografi (10 in italiano, 2 nel dialettio di Centenaro, paese natìo di Lilith, nell’ Alta Valnure tra Piacenza e Genova), ripercorre musicalmente i consueti sentieri cari a Lilith, tra blues, punk, canzone d’autore, riferimenti teatrali e cinematografici.
Video del brano “Nero : https://www.youtube.com/watch?v=-zCw-EVoN9Q
Ascolta Revoluce, da oggi sulle piattaforme digitali insieme a tutta la discografia di Lilith (Lilith-rita Oberti) e Lilith and the Sinnersaints: https://lnk.to/lilith_revoluce
Il 16 febbraio 2015 esce il terzo e ultimo album di Lilith and the Sinnersaints.
Alla fine dell’anno la band si scioglie definitivamente.
Nonostante la buona accoglienza all’album da parte di critica e pubblico e un discreto numero di concerti, vengono meno le motivazioni e la concordia all’interno della band.
“Revoluce” è un termine in lingua ceca che significa “rivoluzione”, nel quale sono contenute le parole “luce” e “evol”, ovvero “love” al contrario. Il nuovo album di Lilith and the Sinnersaints è una storia articolata in 12 brani che sottolinea frammenti di rivoluzione interiore, a volte molto intima a volte necessaria e manifesta.
Per la prima volta composto interamente da brani autografi (10 in italiano, 2 nel dialettio di Centenaro, paese natìo di Lilith, nell’ Alta Valnure tra Piacenza e Genova), ripercorre musicalmente i consueti sentieri cari a Lilith, tra blues, punk, canzone d’autore, riferimenti teatrali e cinematografici.
Video del brano “Nero : https://www.youtube.com/watch?v=-zCw-EVoN9Q
Ascolta Revoluce, da oggi sulle piattaforme digitali insieme a tutta la discografia di Lilith (Lilith-rita Oberti) e Lilith and the Sinnersaints: https://lnk.to/lilith_revoluce
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Lilith and the Sinnersaints
venerdì, luglio 03, 2026
Iggy Pop live in Parma - 28 maggio 1979
Foto di Guido Harari.
L'arrivo di Iggy Pop in Italia nel maggio 1979, a Parma e poi a Milano, sancì il ritorno di artisti stranieri sul suolo italico dopo il lungo ostracismo seguito ai gravi incidenti ai concerti di Led Zeppelin, Lou Reed e Santana che esclusero la Penisola dal circuito concertistico.
Qualcuno passò, come Embryo, Magma, Henry Cow (che vidi il 25 luglio 1978 a Piacenza) ma erano nomi underground e legati al circuito "alternativo/antagonista".
Il bagno di folla di Patti Smith in settembre (a Bologna - presente - e Firenze) fu il via libera definitivo al ritorno della musica straniera in Italia.
Vidi gli ex Byrds McGuinn e Hillman e poi la cascata di Ramones, Police + Cramps), Damned, Lou Reed, ancora Iggy e ancora Ramones, Madness (con i Lambrettas), lo Stiff Records tour, B52's etc...
Iggy stava promuovendo il nuovo album "New Values" (uno dei migliori della sua produzione), dopo la rinascita, grazie a David Bowie con "The Idiot" e "Lust For Life".
Accompagnato Scott Thurston (chitarra e tastiere) Glen Matlock al basso, Klaus Krueger alla batteria (già con i Tangerine Dream!!), Jackie Clarkie alla chitarra, infiammò una folta platea con un set esplosivo (ricordiamoci che era ancora più che giovane, 32 anni, nonostante il lungo e intenso passato).
Noi, giovanissimi e un po' timidi restammo seduti, in tribuna nel Palasport, per qualche minuto per poi gettarci nel pogo sotto il palco - prima volta in vita nostra, abituati a Area, PFM, Banco etc.
La band suonò alla perfezione, precisa, compatta, dura ma mai troppo "hard", Iggy scatenato e al top.
La scaletta è curiosa, con ben sette brani degli Stooges (su 15) con una conclusiva, velocissima, "I Wanna Be Your Dog", solo una canzone dagli album "Bowiani", alcune cover abbastanza fuori luogo ("Fortune Teller", "Louie Louie", "Batman Theme"), cinque brani dall'album più recente.
La registrazione (ascoltabile, nulla più) è qua:
https://www.youtube.com/watch?v=GtntnBlbKHE
Prima di Iggy, gli sconosciuti Human League, un po' ignorati, un po' fischiati con la loro new wave elettronica piuttosto lontana dal clima punk che ci si attendeva.
Nota di colore: Scott Thurston vestiva panni e "colori" molto simili a David Bowie (di qualche tempo prima) da far credere che fosse a lui alle tastiere...
Kill City
Fortune Teller
New Values
Billy Is a Runaway
The Endless Sea
Cock in My Pocket
1970
Sister Midnight
Down on the Street
Girls
Loose
Dirt
Batman Theme
Louie Louie
I Wanna Be Your Dog
Il concerto degli Human League: https://www.youtube.com/watch?v=E3IIJZg6p-s
Almost Medieval
Circus of Death
The Path of Least Resistance
Austerity
You've Lost That Lovin' Feelin'
Being Boiled
Zero as a Limit
L'arrivo di Iggy Pop in Italia nel maggio 1979, a Parma e poi a Milano, sancì il ritorno di artisti stranieri sul suolo italico dopo il lungo ostracismo seguito ai gravi incidenti ai concerti di Led Zeppelin, Lou Reed e Santana che esclusero la Penisola dal circuito concertistico.
Qualcuno passò, come Embryo, Magma, Henry Cow (che vidi il 25 luglio 1978 a Piacenza) ma erano nomi underground e legati al circuito "alternativo/antagonista".
Il bagno di folla di Patti Smith in settembre (a Bologna - presente - e Firenze) fu il via libera definitivo al ritorno della musica straniera in Italia.
Vidi gli ex Byrds McGuinn e Hillman e poi la cascata di Ramones, Police + Cramps), Damned, Lou Reed, ancora Iggy e ancora Ramones, Madness (con i Lambrettas), lo Stiff Records tour, B52's etc...
Iggy stava promuovendo il nuovo album "New Values" (uno dei migliori della sua produzione), dopo la rinascita, grazie a David Bowie con "The Idiot" e "Lust For Life".
Accompagnato Scott Thurston (chitarra e tastiere) Glen Matlock al basso, Klaus Krueger alla batteria (già con i Tangerine Dream!!), Jackie Clarkie alla chitarra, infiammò una folta platea con un set esplosivo (ricordiamoci che era ancora più che giovane, 32 anni, nonostante il lungo e intenso passato).
Noi, giovanissimi e un po' timidi restammo seduti, in tribuna nel Palasport, per qualche minuto per poi gettarci nel pogo sotto il palco - prima volta in vita nostra, abituati a Area, PFM, Banco etc.
La band suonò alla perfezione, precisa, compatta, dura ma mai troppo "hard", Iggy scatenato e al top.
La scaletta è curiosa, con ben sette brani degli Stooges (su 15) con una conclusiva, velocissima, "I Wanna Be Your Dog", solo una canzone dagli album "Bowiani", alcune cover abbastanza fuori luogo ("Fortune Teller", "Louie Louie", "Batman Theme"), cinque brani dall'album più recente.
La registrazione (ascoltabile, nulla più) è qua:
https://www.youtube.com/watch?v=GtntnBlbKHE
Prima di Iggy, gli sconosciuti Human League, un po' ignorati, un po' fischiati con la loro new wave elettronica piuttosto lontana dal clima punk che ci si attendeva.
Nota di colore: Scott Thurston vestiva panni e "colori" molto simili a David Bowie (di qualche tempo prima) da far credere che fosse a lui alle tastiere...
Kill City
Fortune Teller
New Values
Billy Is a Runaway
The Endless Sea
Cock in My Pocket
1970
Sister Midnight
Down on the Street
Girls
Loose
Dirt
Batman Theme
Louie Louie
I Wanna Be Your Dog
Il concerto degli Human League: https://www.youtube.com/watch?v=E3IIJZg6p-s
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Circus of Death
The Path of Least Resistance
Austerity
You've Lost That Lovin' Feelin'
Being Boiled
Zero as a Limit
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mercoledì, luglio 01, 2026
Antonio Bacciocchi/ Luca Frazzi - 45 years of music Graham Day
Il 16 settembre 2021 uscì il terzo titolo della mia mini casa editrice Cometa Rossa, dedicato alla carriera di Graham Day, scritto in coppia con Luca Frazzi, "40 anni di musica targata Graham Day".
I dettagli sono qui:
https://tonyface.blogspot.com/2021/09/antonio-bacciocchi-luca-frazzi-40-anni.html
Due fan hanno deciso di farne un'edizione - particolarmente lussuosa con copertina rigida e carta patinata - in lingua inglese, traducendo l'opera originale, con l'aggiunta di alcune foto (molte delle quali a colori, contrariamente all'edizione italiana in cui erano solo in bianco e nero), il titolo aggiornato e ulteriori dettagli.
Il libro è finalmente disponibile (in 300 copie).
Sono particolarmente onorato perché è il primo dei tanti libri che ho scritto che viene tradotto all'estero.
Per informazioni: tkbuch@t-online.de
I dettagli sono qui:
https://tonyface.blogspot.com/2021/09/antonio-bacciocchi-luca-frazzi-40-anni.html
Due fan hanno deciso di farne un'edizione - particolarmente lussuosa con copertina rigida e carta patinata - in lingua inglese, traducendo l'opera originale, con l'aggiunta di alcune foto (molte delle quali a colori, contrariamente all'edizione italiana in cui erano solo in bianco e nero), il titolo aggiornato e ulteriori dettagli.
Il libro è finalmente disponibile (in 300 copie).
Sono particolarmente onorato perché è il primo dei tanti libri che ho scritto che viene tradotto all'estero.
Per informazioni: tkbuch@t-online.de
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