Non è facile rendere fruibile e agile la storia di un imperatore romano, pur nella sua anomalia di filosofo "pacifista", attento e sensibile ai diritti umani, in epoca di gladiatori, schiavi, sacrifici nelle arene, stragi dei nemici.
Franco Forte riesce alla perfezione ad appassionareil lettore alla tribolata vita di Marco Aurelio (121-180 d.c.), tra le classiche congiure di palazzo, guerre per mantenere il potere di Roma sull'impero, minato da continue rivolte ai "limes", gestione complessissima di un mondo dalle mille regole, omaggi agli dei, lutti personali etc.
Alla fine si prova profonda empatia per un personaggio che provò a concepire il comando in modo filosofico/progressista, morì tra notevoli sofferenze fisiche, lasciando il posto al figlio Commodo, giudicato successivamente spietato e depravato.
Esercitò il potere anelando sempre la possibilità di applicare le sue teorie ideologiche alla realtà, scontrandosi con un mondo ancora impreparato, dovendosi alla fine adattare alla suprstizione, alla repressione sanguinosa di rivolte e insurrezioni.
Un buon libro, avvincente e istruttivo, soprattutto nella certosina descrizione (quasi cinematografica) dell'Antica Roma e le sue usanze.
L'olezzo di sudore, vino e polvere si mescolava all'aria che vibrava di mille emozioni. Tutti volevano assistere al trionfo degli Imeratori che avevano sconfitto i Parti.
Se il popolo vede nell'Imperatore avidità, imparerà a essere avido. Se vede giustizia sarà spinto a cercarla dentro di sé. Non si governa con la forza ma con la virtù. E' il logos, la ragione universale, a guidarci. Mai il capriccio, mai la rabbia.
Non disprezzare il popolo per la sua ignoranza. Ricorda che è più facile deridere che educare, condannare che comprendere. (Quinto Giunio Rustico, maesto di filosofia).
Franco Forte
Vero. Il romando di Marco Aurelio, l'imperatore filosofo
Mondadori
392 pagine
23 euro
martedì, settembre 01, 2026
lunedì, agosto 31, 2026
Agosto 2026. Il meglio.
Siamo ben oltre la metà del 2026.
La lista di ottimi dischi si allunga:
Paul McCartney, Rolling Stones, Kneecapp, Aja Monet, Black Crowes, Jack White, Fantastic Negrito, Little Barrie, Brian Jackson, Womack Sisters, Anthony Joseph, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller, The Darts, Thee Marloes, The Strokes, Cramps, Robyn Hitchcock, Neil Jones / Nick Corbin.
In Italia:
Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Bloody Riot, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite, Polemica, Marlon Bianco and the Clones.
WOMACK SISTERS - s/t
BG Womack, Zeimani Womack, Kucha Womack sono figlie di Cecil e Linda Womack, il celebre duo (Linda) Womack & (Cecil) Womack e nipoti della leggenda del soul americano Bobby Womack (autore di It's All Over Now ripresa dagli Stones, tra le tante). La madre Linda è figlia del grandissimo Sam Cooke che, a sua volta fu lo scopritore dei Valentinos in cui cantava Cecil e la cui vedova sposò Bobby Womack. Le tre ragazze sono all'esordio con una carriera in proprio che si preannuncia scintillante, a partire dall'etichetta per cui incidono, la superlativa Daptone Records. Il sound è volutamente e palesemente debitore alla migliore tradizione soul tra anni 60 e 70, con arrangiamenti raffinatissimi, doti vocali eccelse e canzoni semplicemente bellissime. Grande album.
THE CRAMPS - Gravest Gravy
Le mitiche registrazioni, mai pubblicate, del 1977 al Ardent Studios di Memphis, curate da Alex Chilton e riesumate ora grazie all'impegno di due icone dell'hardcore, Henry Rollins e Ian McKaye.
I Cramps andarono, suonarono tutto ciò che sapevano, nel modo più punk, diretto, minimale e crudo che si possa immaginare. Contrariamente alla vulgata, suonavano bene, precisi, con suoni assolutamente originali per l'epoca, con riff rockabilly, l'attitudine punk (in una chiave assolutamente "avanti"), l'unicità del loro approccio (due chitarre scarne, batteria ipnotica e super essenziale, la voce unica di Lux Interior). Chissà se fosse uscito nel 1977.
Rimane la magia di quel sound inimitabile che mai nessuno è riuscito a riprodurre ed eguagliare.
NEIL JONES / NICK CORBIN - Silent Stream
Neil Jones (Stone Foundation) e Nick Corbin (dei favolosi New Street Adventure) si fanno accompagnare da Mr. Hammond in persona, Mick Talbot, Ernie McKone, bassista dei Galliano e decine di altre band, Crispin Taylor alla batteria (anche lui con Galliano, Push, Blow Monkeys) per un album stilosissimo, dal groove soul funk, ricco di melodie e, poco da dire, perfettamente allineato al gusto degli Style Council (i fan dell'ex band di Weller impazziranno per questi suoni).
Ottime canzoni, atmosfere avvolgenti e suadenti, album più che godibile.
SOUL REVIVERS - Holding It Down
Di un disco così c'é da innamorarsi solo per la copertina, con foto dal Notting Hill Carnival del 1966.
Ma i Soul Revivers hanno ben altre frecce al loro arco.
Con l'aiuto, tra i tanti, di Johnny Clarke, Susan Cadogan, Vin Gordon, sfornano un superbo album di (original) superlativo REGGAE, con ombre rocksteady e un gusto sopraffino.
Non tutti/e hanno confidenza con il sound (system) in oggetto ma in questo caso chiunque ne può usufruire al meglio.
ROBYN HITCHCOCK - The Confuser
Si vola in alto con il nuovo album (il 23° più una decina di live, singoli, ep etc) dello psychorocker inglese. Dieci brani uno più bello dell'altro, ruvidi, diretti, pieni di melodie 60's, ritmo, perfino un funk beat alla Prisoners/Kula Shaker ("Building From The Ruins"), Kinks, power pop, Bo Diddley psichedelico ("How To Feel Alright"), Beatles ("Ghost in Sunlight"). Grandi canzoni, atmosfere perfette, un lavoro top!
MAMA TERRA - Inner Space
Un viaggio spaziale in un mondo, pressoché totalmente strumentale, di spiritual jazz, funk, fusion, tra Nu British Jazz e "The Epic" di Kamasi Washington. Esecuzioni perfette, con la voce di Conrad Roberts (collaboratore di Miles Davis) a fare da narratore e tanto groove.
MAN/WOMAN/CHAINSAW - Cannonball
Nonostante il nome respingente, la band di Brixton esce con un album d'esordio capace di spaziare tra mille imprevedibili influenze (dal pop, al barocco, al post punk), in grado di scrivere un gioiello come l'introduttiva "Only Girl" e proseguire con chitarre distorte e dissonanti, loop elettronici, ballate pianistiche, folate grunge. Di tutto, di più, forse troppo. Comunque buono.
KING GIZZARD AND THE WIZARD LIZARD - Alien Metal
Nei 28 album incisi dal 2012 ad oggi la band australiana ha sperimentato di tutto, regalandoci spesso lavori di alta qualità, talvolta un po' meno ma sempre a livelli più che dignitosi. Ci mancava il tuffo nella EDM da rave e affini. a parer mio abbastanza velleitario e inutile, preferisco passare oltre.
THE SURF TRIO - Almost Summer
Non tragga in inganno il nome della band. Certo, il surf è prevalentemente protagonista ma il quartetto dell'Oregon, in questo album inciso nel 1986, prodotto da Brett Gurevitz dei Bad Religion, pubblicato dalla Voxx di Greg Shaw e ristampato ora con 5 bonus tracks da Area Pirata, amava molto anche il garage stile "Nuggets" (vedi la cover di "You're gonna miss me" dei 13th Floor Elevators), punk, beat, spesso ricorrenti nei 19 brani del CD. Il sound è grezzo, diretto e minimale, il disco una piacevole sorpresa per chi non lo aveva ascoltato all'epoca.
NIA ARCHIVES - Emotional Junglist
Molto interessante e originale la commistione di un sound che attinge da soul e pop rock con elementi trip hop, hip hop, elettronica e drum and bass. Un album di alto livello compositivo, ricco di arrangiamenti perfetti e decisamente stimolante.
MARK ADAMS - This is Neo Soul
A lungo a fianco di Roy Ayers, il tastierista e arrangiantore si cimenta ora con un album solista in cui chiama a raccolta altri membri della band e uno stuolo di musicisti in arrivo da esperienze con for Teddy Pendergrass, Bernard Purdie), Gladys Knight, Chic, Gloria Gaynor, Gil Scott-Herron, Mary J. Blige, Wyclef Jean. L'album è un perfetto esempio di moderno soul funk fusion, pieno di groove e ritmo. Raffinato ed elegante.
MARLON BIANCO and the CLONES – Magnitude
Notevole il secondo album dell’artista italiano residente a Brighton. Un lavoro prevalentemente strumentale, dalle tinte lo-fi Sixties, con pennellate psichedeliche, funk, jazz, lounge, intensi sguardi alle colonne sonore “poliziesche” e blaxploitation oltre che alla musica library dell’epoca. Compositivamente molto vario e complesso, ben suonato e prodotto, ricchissimo di spunti spesso imprevedibili e sorprendenti. Più che ottimo.
POLEMICA - Hear Us Scream
Il quarto album del trio italo americano, guidato dall'incontenibile energia vocale (e non solo) di Hilary Binder (from Washington DC) è un nuovo rumoroso e violento schiaffo, fatto di ritmiche serrate, dissonanze, minimalismo, aggressione sonora. Non c'è un attimo di pausa, tra ricordi di Fugazi, Sonic Youth, post punk, Shellac, Unwound e una personalità unica. Eccellenti.
CLOUD CANYONS – Body Wisdom
Secondo album per il progetto di Nicola Caleffi (Julie’s Haircut) e le voci di Laura Storchi, Michelle Cristofori, Stella Baraldi. Un’ora e venti di elettronica, sperimentazione, atmosfere ambient avvolgenti, dall’afflato talvolta trance psichedelico, ritmiche pulsanti, grooves motorik. Un lavoro fascinoso, dalla forte personalità, che ricava molti spunti dalle ultime esperienze della band di Caleffi, i Julie’s Haircut e si caratterizza non solo come un side project ma come una vera e propria interessantissima esperienza a se stante.
COLD DIAMONDS & MINK - Organ-Ized
Per gli amanti dell'Hammond e le musiche da colonna sonora/library strumentali, ecco un nuovo album molto carino in tal senso. Niente più che un sottofondo gradevole ma quel suono...
LIBRI
Nicola Gaeta - Black Beauty. Storie di musica nera
Scrivere un libro sulla black music è come tentare di raccogliere il mare in una bottiglia.
Per ogni artista citato, ce ne sono dieci che aspettano, silenziosi o inascoltai, sul bordo della pagina.
La Black Music non si lascia chiudere né in un libro Nè nei decenni, né nelle etichette.
E' una forza fluida,una corrente, che attraversa i corpi, la storia, la spiritualità e la tecnica.
E' voce e battito, è resistenza e reinvenzione.
Le 800 pagine di questo libro non devono impaurire il lettore.
D'altronde la cosiddetta "Black Music" (per meglio dire, come spesso si sottolinea in questo saggio, la BAM, Black American Music) non può essere concentrata in così poco spazio. Ce ne vorrebbero 8000 o forse 80.000.
Questa non è un'enciclopedia esaustiva, un catalgo di nomi e dischi.
E' qualcosa di più.
Il percorso di Nicola Gaeta ci porta dai semi, lontani, primitivi e arcaici, nati nei tempi della schiavitù, agli albori del blues e del jazz, alle mille evoluzioni e contaminazioni, attraverso mille nomi e mille dischi, aneddoti, storie, biografie.
La musica classica fu inventata perché la gente bianca non aveva ritmo così poteva scriverla e pianificarla a tavolino.
(Miles Davis)
La Black Music non è un genere musicale, è un sistema di linguaggi che si intrecciano, un patrimonio vivo che dal gospel ai nostri giorni ha plasmato tutto il secolo scorso e continua a generare nuove forme nel nuovo millennio.
Proprio perché non è un elenco di nomi e dischi questo libro è IMPORTANTE.
E' una visione, spesso personale e discutibile, ma che parte da un senso critico competente e autorevole.
Perciò è un lavoro indispensabile per approfondire e capire la BAM.
Poi se 800 pagine sono un ostacolo, ci sono sempre Topolino o Bruno Vespa.
Per me libro dell'anno.
Budgie - The Absence. Memoirs of a Banshee Drummer
L'ex batterista di Siouxsie and the Banshees (e a lungo compagno e poi marito della cantante) si racconta in un libro (solo in inglese) più acre che solare, tra grandi successi, clamorose cadute, risalite inaspettate, alcol e droga a profusione.
Siouxsie non ne esce bene, anzi, ma lo stesso Budgie non risparmia nulla a sé stesso.
Ci sono brevi cenni alle pur gloriose esperienze con Slits e Big In Japan, molto spazio alla fortunata esperienza con la cantante con i The Creatures (protagonisti di un sound semplicemente geniale e di rara originalità, eccessivamente sottovalutati) e vari particolari sul travagliato cammino con i Banshees.
Un lavoro non indispensabile ma particolarmente interessante per i fan della band madre, indiscutibilmente tra i progetti migliori e più affascinanti usciti dal post punk.
Gianni Maroccolo - Flight Case / Il Sonatore di basso
È uscito da poco il cofanetto Flight Case di Gianni Maroccolo che raccoglie il libro di memorie Il Sonatore di Basso e una serie di spartiti dei suoi brani più noti, uniti a inediti e rarità.
A breve verrà pubblicata una nuova edizione limitata e numerata del libro con i soli brani dei CSI, intitolata Collezione Spartiti Indipendenti, già in preorder su www.libriaparte.it.
Il libro ripercorre la carriera, in maniera sparsa e (dis)ordinata, di uno dei bassisti e musicisti più significativi e stilisticamente originali della scena italiana di sempre (basti dire Litfiba, CCCP, CSI, PGR, Producers, Marlene Kuntz e un'infinità di altri progetti e collaborazioni). Un libro sincero e diretto, onesto (sui Litfiba ad esempio: Sono orgoglioso delle canzoni che abbiamo composto e pubblicato insieme, ma molto meno di come furono registrate e prodotte - PS: cruccio di tanti musicisti...).
Ode al suo amato strumento: Il basso è il fedele compagno di viaggio che ha permesso a un ragazzo timido e introverso di scoprire e coltivare l'arte dell'incontro e delle vita. E massime che è difficile non condivide e sentire proprie. La musica è un linguaggio universale che non ha bisogno di molte parole per manifestarsi: non conosce barriere né confini. Ci si riconosce simili e si comunica con il nostro alfabeto fatto di note e suoni. La musica ha il potere di unire gli esseri umani, di renderci persone migliori, perché sollecita la nostra sensibilità e sfera emozionale, trascinandoci verso l'alto, dando luce e vita a quei territori misterisoi che spesso teniamo celati.
Una domanda estrapolata dall'intervista che gli ho fatto per "Alias" de "Il Manifesto" a Ferragosto.
Il cofanetto «Flight Case» contiene, tra le altre cose, due libri con spartiti e tablature di basso. Ti poni la questione che resti qualcosa del tuo lavoro e delle tue attività nella storia della musica italiana (in cui hai indubbiamente un ruolo più che importante)?
Non ti nascondo che l’idea di lasciare un piccolo segno del mio passaggio in questa vita terrena mi ha sempre accompagnato.
Non so se ci riuscirò o meno, ma certo sarebbe bello. Niente che abbia a che vedere con la vanità, è qualcosa di più profondo legato anche al senso della vita. In fondo, a ognuno di noi, più o meno consapevolmente, viene affidato un ruolo e mi piace pensare di averlo svolto nel migliore dei modi e di essere stato in qualche forma utile a qualcuno.
Non ho mai pensato invece di poter essere fonte di ispirazione o propedeutico per chi mi segue; come spesso mi è accaduto è la vita che mi ha fatto scoprire che tipo di percezione ci fosse nei miei confronti.
E ancora mi stupisco per l’affetto e la stima che ricevo ogni giorno da tantissime persone.
Il Sonatore di Basso è un progetto che rimanda all’incontro e alla condivisione di un pezzo di vita tra anime affini come Mur Rouge (bassista/Youtuber, trascrittore dei brani su spartito e illustratore dei libri, ndr) e l’editore Libri Aparte, che mi hanno fatto per primi questo dono. Tutte le forme che ha assunto nel tempo, su carta, musica, video, gli incontri dal vivo, hanno avuto sempre come comune denominatore il voler ricambiare l’affetto verso coloro che lo hanno reso possibile producendolo di fatto con noi.
Noi abbiamo solo rimesso queste energie in circolo, che hanno contribuito a far continuare il viaggio del «Sonatore» fino a oggi, e oltre.
E INFINE, ricordiamoci come dice Gianni che "La musica è un potentissimo generatore di illusioni".
Aggiungerei di sogni e speranze.
Se non hai quelle, sei un sasso.
Stefano Orlando Puracchio - Burt Bacharach. Non solo un hitmaker
Chiarisce fin da subito l'autore che una biografia su BURT BACHARACH sarebbe stata inutile anche in virtù di una discografia sterminata e una vita densissima di accadimenti.
Approfondisce invece una serie di aspetti specifici della sua opera, attraverso analisi di alcuni dei brani più particolari, del periodo dagli anni 80 al 2020 e un particolare sguardo alle versioni italiane di molti dei suoi brani, da Franco Califano a Mal a Dionne Warwick, fino ad Adriano Celentano con “Stai lontana da me” del 1962, ripresa di “Tower Of Strenght”.
C'è molta ironia nella scrittura e un taglio gradevole all'insegna della conversazione diretta con il lettore, invogliato (oltre che esortato) all'ascolto dei brani di cui si parla.
Un buon modo per avvicinarsi al Maestro.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Sabato 05 settembre: Prato "Santa valvola" Festival
Domenica 06 settemnbre: Piacenza Festival "Tendenze"
Mercoledì 28 ottobre: Milano "Swamp Fest" con Kim Salmon e Three Blind Mice.
PRESENTAZIONE libro "Keith Moon. Batterista"
Moderatore Enrico Lazzeri
Giovedì 17 settembre ore 18
La Battagliera Via Palmanova 56 Milano
🎛️ Afterset by Piazza della Scala Mods
La lista di ottimi dischi si allunga:
Paul McCartney, Rolling Stones, Kneecapp, Aja Monet, Black Crowes, Jack White, Fantastic Negrito, Little Barrie, Brian Jackson, Womack Sisters, Anthony Joseph, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller, The Darts, Thee Marloes, The Strokes, Cramps, Robyn Hitchcock, Neil Jones / Nick Corbin.
In Italia:
Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Bloody Riot, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite, Polemica, Marlon Bianco and the Clones.
WOMACK SISTERS - s/t
BG Womack, Zeimani Womack, Kucha Womack sono figlie di Cecil e Linda Womack, il celebre duo (Linda) Womack & (Cecil) Womack e nipoti della leggenda del soul americano Bobby Womack (autore di It's All Over Now ripresa dagli Stones, tra le tante). La madre Linda è figlia del grandissimo Sam Cooke che, a sua volta fu lo scopritore dei Valentinos in cui cantava Cecil e la cui vedova sposò Bobby Womack. Le tre ragazze sono all'esordio con una carriera in proprio che si preannuncia scintillante, a partire dall'etichetta per cui incidono, la superlativa Daptone Records. Il sound è volutamente e palesemente debitore alla migliore tradizione soul tra anni 60 e 70, con arrangiamenti raffinatissimi, doti vocali eccelse e canzoni semplicemente bellissime. Grande album.
THE CRAMPS - Gravest Gravy
Le mitiche registrazioni, mai pubblicate, del 1977 al Ardent Studios di Memphis, curate da Alex Chilton e riesumate ora grazie all'impegno di due icone dell'hardcore, Henry Rollins e Ian McKaye.
I Cramps andarono, suonarono tutto ciò che sapevano, nel modo più punk, diretto, minimale e crudo che si possa immaginare. Contrariamente alla vulgata, suonavano bene, precisi, con suoni assolutamente originali per l'epoca, con riff rockabilly, l'attitudine punk (in una chiave assolutamente "avanti"), l'unicità del loro approccio (due chitarre scarne, batteria ipnotica e super essenziale, la voce unica di Lux Interior). Chissà se fosse uscito nel 1977.
Rimane la magia di quel sound inimitabile che mai nessuno è riuscito a riprodurre ed eguagliare.
NEIL JONES / NICK CORBIN - Silent Stream
Neil Jones (Stone Foundation) e Nick Corbin (dei favolosi New Street Adventure) si fanno accompagnare da Mr. Hammond in persona, Mick Talbot, Ernie McKone, bassista dei Galliano e decine di altre band, Crispin Taylor alla batteria (anche lui con Galliano, Push, Blow Monkeys) per un album stilosissimo, dal groove soul funk, ricco di melodie e, poco da dire, perfettamente allineato al gusto degli Style Council (i fan dell'ex band di Weller impazziranno per questi suoni).
Ottime canzoni, atmosfere avvolgenti e suadenti, album più che godibile.
SOUL REVIVERS - Holding It Down
Di un disco così c'é da innamorarsi solo per la copertina, con foto dal Notting Hill Carnival del 1966.
Ma i Soul Revivers hanno ben altre frecce al loro arco.
Con l'aiuto, tra i tanti, di Johnny Clarke, Susan Cadogan, Vin Gordon, sfornano un superbo album di (original) superlativo REGGAE, con ombre rocksteady e un gusto sopraffino.
Non tutti/e hanno confidenza con il sound (system) in oggetto ma in questo caso chiunque ne può usufruire al meglio.
ROBYN HITCHCOCK - The Confuser
Si vola in alto con il nuovo album (il 23° più una decina di live, singoli, ep etc) dello psychorocker inglese. Dieci brani uno più bello dell'altro, ruvidi, diretti, pieni di melodie 60's, ritmo, perfino un funk beat alla Prisoners/Kula Shaker ("Building From The Ruins"), Kinks, power pop, Bo Diddley psichedelico ("How To Feel Alright"), Beatles ("Ghost in Sunlight"). Grandi canzoni, atmosfere perfette, un lavoro top!
MAMA TERRA - Inner Space
Un viaggio spaziale in un mondo, pressoché totalmente strumentale, di spiritual jazz, funk, fusion, tra Nu British Jazz e "The Epic" di Kamasi Washington. Esecuzioni perfette, con la voce di Conrad Roberts (collaboratore di Miles Davis) a fare da narratore e tanto groove.
MAN/WOMAN/CHAINSAW - Cannonball
Nonostante il nome respingente, la band di Brixton esce con un album d'esordio capace di spaziare tra mille imprevedibili influenze (dal pop, al barocco, al post punk), in grado di scrivere un gioiello come l'introduttiva "Only Girl" e proseguire con chitarre distorte e dissonanti, loop elettronici, ballate pianistiche, folate grunge. Di tutto, di più, forse troppo. Comunque buono.
KING GIZZARD AND THE WIZARD LIZARD - Alien Metal
Nei 28 album incisi dal 2012 ad oggi la band australiana ha sperimentato di tutto, regalandoci spesso lavori di alta qualità, talvolta un po' meno ma sempre a livelli più che dignitosi. Ci mancava il tuffo nella EDM da rave e affini. a parer mio abbastanza velleitario e inutile, preferisco passare oltre.
THE SURF TRIO - Almost Summer
Non tragga in inganno il nome della band. Certo, il surf è prevalentemente protagonista ma il quartetto dell'Oregon, in questo album inciso nel 1986, prodotto da Brett Gurevitz dei Bad Religion, pubblicato dalla Voxx di Greg Shaw e ristampato ora con 5 bonus tracks da Area Pirata, amava molto anche il garage stile "Nuggets" (vedi la cover di "You're gonna miss me" dei 13th Floor Elevators), punk, beat, spesso ricorrenti nei 19 brani del CD. Il sound è grezzo, diretto e minimale, il disco una piacevole sorpresa per chi non lo aveva ascoltato all'epoca.
NIA ARCHIVES - Emotional Junglist
Molto interessante e originale la commistione di un sound che attinge da soul e pop rock con elementi trip hop, hip hop, elettronica e drum and bass. Un album di alto livello compositivo, ricco di arrangiamenti perfetti e decisamente stimolante.
MARK ADAMS - This is Neo Soul
A lungo a fianco di Roy Ayers, il tastierista e arrangiantore si cimenta ora con un album solista in cui chiama a raccolta altri membri della band e uno stuolo di musicisti in arrivo da esperienze con for Teddy Pendergrass, Bernard Purdie), Gladys Knight, Chic, Gloria Gaynor, Gil Scott-Herron, Mary J. Blige, Wyclef Jean. L'album è un perfetto esempio di moderno soul funk fusion, pieno di groove e ritmo. Raffinato ed elegante.
MARLON BIANCO and the CLONES – Magnitude
Notevole il secondo album dell’artista italiano residente a Brighton. Un lavoro prevalentemente strumentale, dalle tinte lo-fi Sixties, con pennellate psichedeliche, funk, jazz, lounge, intensi sguardi alle colonne sonore “poliziesche” e blaxploitation oltre che alla musica library dell’epoca. Compositivamente molto vario e complesso, ben suonato e prodotto, ricchissimo di spunti spesso imprevedibili e sorprendenti. Più che ottimo.
POLEMICA - Hear Us Scream
Il quarto album del trio italo americano, guidato dall'incontenibile energia vocale (e non solo) di Hilary Binder (from Washington DC) è un nuovo rumoroso e violento schiaffo, fatto di ritmiche serrate, dissonanze, minimalismo, aggressione sonora. Non c'è un attimo di pausa, tra ricordi di Fugazi, Sonic Youth, post punk, Shellac, Unwound e una personalità unica. Eccellenti.
CLOUD CANYONS – Body Wisdom
Secondo album per il progetto di Nicola Caleffi (Julie’s Haircut) e le voci di Laura Storchi, Michelle Cristofori, Stella Baraldi. Un’ora e venti di elettronica, sperimentazione, atmosfere ambient avvolgenti, dall’afflato talvolta trance psichedelico, ritmiche pulsanti, grooves motorik. Un lavoro fascinoso, dalla forte personalità, che ricava molti spunti dalle ultime esperienze della band di Caleffi, i Julie’s Haircut e si caratterizza non solo come un side project ma come una vera e propria interessantissima esperienza a se stante.
COLD DIAMONDS & MINK - Organ-Ized
Per gli amanti dell'Hammond e le musiche da colonna sonora/library strumentali, ecco un nuovo album molto carino in tal senso. Niente più che un sottofondo gradevole ma quel suono...
LIBRI
Nicola Gaeta - Black Beauty. Storie di musica nera
Scrivere un libro sulla black music è come tentare di raccogliere il mare in una bottiglia.
Per ogni artista citato, ce ne sono dieci che aspettano, silenziosi o inascoltai, sul bordo della pagina.
La Black Music non si lascia chiudere né in un libro Nè nei decenni, né nelle etichette.
E' una forza fluida,una corrente, che attraversa i corpi, la storia, la spiritualità e la tecnica.
E' voce e battito, è resistenza e reinvenzione.
Le 800 pagine di questo libro non devono impaurire il lettore.
D'altronde la cosiddetta "Black Music" (per meglio dire, come spesso si sottolinea in questo saggio, la BAM, Black American Music) non può essere concentrata in così poco spazio. Ce ne vorrebbero 8000 o forse 80.000.
Questa non è un'enciclopedia esaustiva, un catalgo di nomi e dischi.
E' qualcosa di più.
Il percorso di Nicola Gaeta ci porta dai semi, lontani, primitivi e arcaici, nati nei tempi della schiavitù, agli albori del blues e del jazz, alle mille evoluzioni e contaminazioni, attraverso mille nomi e mille dischi, aneddoti, storie, biografie.
La musica classica fu inventata perché la gente bianca non aveva ritmo così poteva scriverla e pianificarla a tavolino.
(Miles Davis)
La Black Music non è un genere musicale, è un sistema di linguaggi che si intrecciano, un patrimonio vivo che dal gospel ai nostri giorni ha plasmato tutto il secolo scorso e continua a generare nuove forme nel nuovo millennio.
Proprio perché non è un elenco di nomi e dischi questo libro è IMPORTANTE.
E' una visione, spesso personale e discutibile, ma che parte da un senso critico competente e autorevole.
Perciò è un lavoro indispensabile per approfondire e capire la BAM.
Poi se 800 pagine sono un ostacolo, ci sono sempre Topolino o Bruno Vespa.
Per me libro dell'anno.
Budgie - The Absence. Memoirs of a Banshee Drummer
L'ex batterista di Siouxsie and the Banshees (e a lungo compagno e poi marito della cantante) si racconta in un libro (solo in inglese) più acre che solare, tra grandi successi, clamorose cadute, risalite inaspettate, alcol e droga a profusione.
Siouxsie non ne esce bene, anzi, ma lo stesso Budgie non risparmia nulla a sé stesso.
Ci sono brevi cenni alle pur gloriose esperienze con Slits e Big In Japan, molto spazio alla fortunata esperienza con la cantante con i The Creatures (protagonisti di un sound semplicemente geniale e di rara originalità, eccessivamente sottovalutati) e vari particolari sul travagliato cammino con i Banshees.
Un lavoro non indispensabile ma particolarmente interessante per i fan della band madre, indiscutibilmente tra i progetti migliori e più affascinanti usciti dal post punk.
Gianni Maroccolo - Flight Case / Il Sonatore di basso
È uscito da poco il cofanetto Flight Case di Gianni Maroccolo che raccoglie il libro di memorie Il Sonatore di Basso e una serie di spartiti dei suoi brani più noti, uniti a inediti e rarità.
A breve verrà pubblicata una nuova edizione limitata e numerata del libro con i soli brani dei CSI, intitolata Collezione Spartiti Indipendenti, già in preorder su www.libriaparte.it.
Il libro ripercorre la carriera, in maniera sparsa e (dis)ordinata, di uno dei bassisti e musicisti più significativi e stilisticamente originali della scena italiana di sempre (basti dire Litfiba, CCCP, CSI, PGR, Producers, Marlene Kuntz e un'infinità di altri progetti e collaborazioni). Un libro sincero e diretto, onesto (sui Litfiba ad esempio: Sono orgoglioso delle canzoni che abbiamo composto e pubblicato insieme, ma molto meno di come furono registrate e prodotte - PS: cruccio di tanti musicisti...).
Ode al suo amato strumento: Il basso è il fedele compagno di viaggio che ha permesso a un ragazzo timido e introverso di scoprire e coltivare l'arte dell'incontro e delle vita. E massime che è difficile non condivide e sentire proprie. La musica è un linguaggio universale che non ha bisogno di molte parole per manifestarsi: non conosce barriere né confini. Ci si riconosce simili e si comunica con il nostro alfabeto fatto di note e suoni. La musica ha il potere di unire gli esseri umani, di renderci persone migliori, perché sollecita la nostra sensibilità e sfera emozionale, trascinandoci verso l'alto, dando luce e vita a quei territori misterisoi che spesso teniamo celati.
Una domanda estrapolata dall'intervista che gli ho fatto per "Alias" de "Il Manifesto" a Ferragosto.
Il cofanetto «Flight Case» contiene, tra le altre cose, due libri con spartiti e tablature di basso. Ti poni la questione che resti qualcosa del tuo lavoro e delle tue attività nella storia della musica italiana (in cui hai indubbiamente un ruolo più che importante)?
Non ti nascondo che l’idea di lasciare un piccolo segno del mio passaggio in questa vita terrena mi ha sempre accompagnato.
Non so se ci riuscirò o meno, ma certo sarebbe bello. Niente che abbia a che vedere con la vanità, è qualcosa di più profondo legato anche al senso della vita. In fondo, a ognuno di noi, più o meno consapevolmente, viene affidato un ruolo e mi piace pensare di averlo svolto nel migliore dei modi e di essere stato in qualche forma utile a qualcuno.
Non ho mai pensato invece di poter essere fonte di ispirazione o propedeutico per chi mi segue; come spesso mi è accaduto è la vita che mi ha fatto scoprire che tipo di percezione ci fosse nei miei confronti.
E ancora mi stupisco per l’affetto e la stima che ricevo ogni giorno da tantissime persone.
Il Sonatore di Basso è un progetto che rimanda all’incontro e alla condivisione di un pezzo di vita tra anime affini come Mur Rouge (bassista/Youtuber, trascrittore dei brani su spartito e illustratore dei libri, ndr) e l’editore Libri Aparte, che mi hanno fatto per primi questo dono. Tutte le forme che ha assunto nel tempo, su carta, musica, video, gli incontri dal vivo, hanno avuto sempre come comune denominatore il voler ricambiare l’affetto verso coloro che lo hanno reso possibile producendolo di fatto con noi.
Noi abbiamo solo rimesso queste energie in circolo, che hanno contribuito a far continuare il viaggio del «Sonatore» fino a oggi, e oltre.
E INFINE, ricordiamoci come dice Gianni che "La musica è un potentissimo generatore di illusioni".
Aggiungerei di sogni e speranze.
Se non hai quelle, sei un sasso.
Stefano Orlando Puracchio - Burt Bacharach. Non solo un hitmaker
Chiarisce fin da subito l'autore che una biografia su BURT BACHARACH sarebbe stata inutile anche in virtù di una discografia sterminata e una vita densissima di accadimenti.
Approfondisce invece una serie di aspetti specifici della sua opera, attraverso analisi di alcuni dei brani più particolari, del periodo dagli anni 80 al 2020 e un particolare sguardo alle versioni italiane di molti dei suoi brani, da Franco Califano a Mal a Dionne Warwick, fino ad Adriano Celentano con “Stai lontana da me” del 1962, ripresa di “Tower Of Strenght”.
C'è molta ironia nella scrittura e un taglio gradevole all'insegna della conversazione diretta con il lettore, invogliato (oltre che esortato) all'ascolto dei brani di cui si parla.
Un buon modo per avvicinarsi al Maestro.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Sabato 05 settembre: Prato "Santa valvola" Festival
Domenica 06 settemnbre: Piacenza Festival "Tendenze"
Mercoledì 28 ottobre: Milano "Swamp Fest" con Kim Salmon e Three Blind Mice.
PRESENTAZIONE libro "Keith Moon. Batterista"
Moderatore Enrico Lazzeri
Giovedì 17 settembre ore 18
La Battagliera Via Palmanova 56 Milano
🎛️ Afterset by Piazza della Scala Mods
Etichette:
Il meglio del mese
sabato, agosto 29, 2026
Appuntamenti
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Sabato 05 settembre:
Prato "Santa Valvola" Festival
con The Cogs e Big Boss Man +Festa Cencio's w/ Pippo Dj
Orto Sonoro Via Spina, 2, 59100 Prato PO, Italia
https://www.facebook.com/events/2545531385923399 Domenica 06 settembre:
Piacenza "Festival Tendenze"
Ex Caserma Cantore (Stradone Farnese)
https://www.facebook.com/tendenzefactory Mercoledì 28 ottobre:
Milano "Swamp Fest" con Kim Salmon e Three Blind Mice.
Arci Bellezza.
https://www.facebook.com/events/1621131312863628/ PRESENTAZIONE libro "Keith Moon. Batterista"
Moderatore Enrico Lazzeri
Giovedì 17 settembre ore 18
La Battagliera Via Palmanova 56 Milano
🎛️ Afterset by Piazza della Scala Mods
https://www.facebook.com/events/991763153710139/
Domenica 20 Settembre alla Cooperativa Popolare Infrangibile 1946 Piacenza.
Presentazione di "Ballare nella catastrofe"
Dj Henry Autore
Antonio Bacciocchi moderatore
Gianni Fuso Nerini disc jockey
"That's All Folks!" Tour
Sabato 05 settembre:
Prato "Santa Valvola" Festival
con The Cogs e Big Boss Man +Festa Cencio's w/ Pippo Dj
Orto Sonoro Via Spina, 2, 59100 Prato PO, Italia
https://www.facebook.com/events/2545531385923399 Domenica 06 settembre:
Piacenza "Festival Tendenze"
Ex Caserma Cantore (Stradone Farnese)
https://www.facebook.com/tendenzefactory Mercoledì 28 ottobre:
Milano "Swamp Fest" con Kim Salmon e Three Blind Mice.
Arci Bellezza.
https://www.facebook.com/events/1621131312863628/ PRESENTAZIONE libro "Keith Moon. Batterista"
Moderatore Enrico Lazzeri
Giovedì 17 settembre ore 18
La Battagliera Via Palmanova 56 Milano
🎛️ Afterset by Piazza della Scala Mods
https://www.facebook.com/events/991763153710139/
Domenica 20 Settembre alla Cooperativa Popolare Infrangibile 1946 Piacenza.
Presentazione di "Ballare nella catastrofe"
Dj Henry Autore
Antonio Bacciocchi moderatore
Gianni Fuso Nerini disc jockey
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I me mine
giovedì, agosto 27, 2026
Nicola Gaeta - Black Beauty
Scrivere un libro sulla black music è come tentare di raccogliere il mare in una bottiglia.
Per ogni artista citato, ce ne sono dieci che aspettano, silenziosi o inascoltai, sul bordo della pagina.
La Black Music non si lascia chiudere né in un libro Nè nei decenni, né nelle etichette.
E' una forza fluida,una corrente, che attraversa i corpi, la storia, la spiritualità e la tecnica.
E' voce e battito, è resistenza e reinvenzione.
Le 800 pagine di questo libro non devono impaurire il lettore.
D'altronde la cosiddetta "Black Music" (per meglio dire, come spesso si sottolinea in questo saggio, la BAM, Black American Music) non può essere concentrata in così poco spazio.
Ce ne vorrebbero 8000 o forse 80.000.
Questa non è un'enciclopedia esaustiva, un catalgo di nomi e dischi.
E' qualcosa di più.
Il percorso di Nicola Gaeta ci porta dai semi, lontani, primitivi e arcaici, nati nei tempi della schiavitù, agli albori del blues e del jazz, alle mille evoluzioni e contaminazioni, attraverso mille nomi e mille dischi, aneddoti, storie, biografie.
La musica classica fu inventata perché la gente bianca non aveva ritmo così poteva scriverla e pianificarla a tavolino.
(Miles Davis)
La Black Music non è un genere musicale, è un sistema di linguaggi che si intrecciano, un patrimonio vivo che dal gospel ai nostri giorni ha plasmato tutto il secolo scorso e continua a generare nuove forme nel nuovo millennio.
Proprio perché non è un elenco di nomi e dischi questo libro è IMPORTANTE.
E' una visione, spesso personale e discutibile, ma che parte da un senso critico competente e autorevole.
Perciò è un lavoro indispensabile per approfondire e capire la BAM.
Poi se 800 pagine sono un ostacolo, ci sono sempre Topolino o Bruno Vespa.
Per me libro dell'anno.
Nicola Gaeta
Black Beauty
Low Edizioni
800 pagine
25 euro
Per ogni artista citato, ce ne sono dieci che aspettano, silenziosi o inascoltai, sul bordo della pagina.
La Black Music non si lascia chiudere né in un libro Nè nei decenni, né nelle etichette.
E' una forza fluida,una corrente, che attraversa i corpi, la storia, la spiritualità e la tecnica.
E' voce e battito, è resistenza e reinvenzione.
Le 800 pagine di questo libro non devono impaurire il lettore.
D'altronde la cosiddetta "Black Music" (per meglio dire, come spesso si sottolinea in questo saggio, la BAM, Black American Music) non può essere concentrata in così poco spazio.
Ce ne vorrebbero 8000 o forse 80.000.
Questa non è un'enciclopedia esaustiva, un catalgo di nomi e dischi.
E' qualcosa di più.
Il percorso di Nicola Gaeta ci porta dai semi, lontani, primitivi e arcaici, nati nei tempi della schiavitù, agli albori del blues e del jazz, alle mille evoluzioni e contaminazioni, attraverso mille nomi e mille dischi, aneddoti, storie, biografie.
La musica classica fu inventata perché la gente bianca non aveva ritmo così poteva scriverla e pianificarla a tavolino.
(Miles Davis)
La Black Music non è un genere musicale, è un sistema di linguaggi che si intrecciano, un patrimonio vivo che dal gospel ai nostri giorni ha plasmato tutto il secolo scorso e continua a generare nuove forme nel nuovo millennio.
Proprio perché non è un elenco di nomi e dischi questo libro è IMPORTANTE.
E' una visione, spesso personale e discutibile, ma che parte da un senso critico competente e autorevole.
Perciò è un lavoro indispensabile per approfondire e capire la BAM.
Poi se 800 pagine sono un ostacolo, ci sono sempre Topolino o Bruno Vespa.
Per me libro dell'anno.
Nicola Gaeta
Black Beauty
Low Edizioni
800 pagine
25 euro
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Libri
mercoledì, agosto 26, 2026
Budgie - The Absence. Memoirs of a Banshee Drummer
L'ex batterista di Siouxsie and the Banshees (e a lungo compagno e poi marito della cantante) si racconta in un libro (solo in inglese) più acre che solare, tra grandi successi, clamorose cadute, risalite inaspettate, alcol e droga a profusione.
Siouxsie non ne esce bene, anzi, ma lo stesso Budgie non risparmia nulla a sé stesso.
Ci sono brevi cenni alle pur gloriose esperienze con Slits e Big In Japan, molto spazio alla fortunata esperienza con la cantante con i The Creatures (protagonisti di un sound semplicemente geniale e di rara originalità, eccessivamente sottovalutati) e vari particolari sul travagliato cammino con i Banshees.
Un lavoro non indispensabile ma particolarmente interessante per i fan della band madre, indiscutibilmente tra i progetti migliori e più affascinanti usciti dal post punk.
Budgie
The Absence. Memoirs of a Banshee Drummer
White Rabbit
308 pagine
25 sterline
Siouxsie non ne esce bene, anzi, ma lo stesso Budgie non risparmia nulla a sé stesso.
Ci sono brevi cenni alle pur gloriose esperienze con Slits e Big In Japan, molto spazio alla fortunata esperienza con la cantante con i The Creatures (protagonisti di un sound semplicemente geniale e di rara originalità, eccessivamente sottovalutati) e vari particolari sul travagliato cammino con i Banshees.
Un lavoro non indispensabile ma particolarmente interessante per i fan della band madre, indiscutibilmente tra i progetti migliori e più affascinanti usciti dal post punk.
Budgie
The Absence. Memoirs of a Banshee Drummer
White Rabbit
308 pagine
25 sterline
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Libri
martedì, agosto 25, 2026
Stefano Orlando Puracchio - Burt Bacharach. Non solo un hitmaker
Chiarisce fin da subito l'autore che una biografia su BURT BACHARACH sarebbe stata inutile anche in virtù di una discografia sterminata e una vita densissima di accadimenti.
Approfondisce invece una serie di aspetti specifici della sua opera, attraverso analisi di alcuni dei brani più particolari, del periodo dagli anni 80 al 2020 e un particolare sguardo alle versioni italiane di molti dei suoi brani, da Franco Califano a Mal a Dionne Warwick, fino ad Adriano Celentano con “Stai lontana da me” del 1962, ripresa di “Tower Of Strenght”.
C'è molta ironia nella scrittura e un taglio gradevole all'insegna della conversazione diretta con il lettore, invogliato (oltre che esortato) all'ascolto dei brani di cui si parla.
Un buon modo per avvicinarsi al Maestro.
Stefano Orlando Puracchio
Burt Bacharach. Non solo un hitmaker
ErreCi Edizioni
200 pagine
18 euro
Approfondisce invece una serie di aspetti specifici della sua opera, attraverso analisi di alcuni dei brani più particolari, del periodo dagli anni 80 al 2020 e un particolare sguardo alle versioni italiane di molti dei suoi brani, da Franco Califano a Mal a Dionne Warwick, fino ad Adriano Celentano con “Stai lontana da me” del 1962, ripresa di “Tower Of Strenght”.
C'è molta ironia nella scrittura e un taglio gradevole all'insegna della conversazione diretta con il lettore, invogliato (oltre che esortato) all'ascolto dei brani di cui si parla.
Un buon modo per avvicinarsi al Maestro.
Stefano Orlando Puracchio
Burt Bacharach. Non solo un hitmaker
ErreCi Edizioni
200 pagine
18 euro
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Libri
lunedì, agosto 24, 2026
Gianni Maroccolo - Flight Case / Il Sonatore di basso
È uscito da poco il cofanetto Flight Case di Gianni Maroccolo che raccoglie il libro di memorie Il Sonatore di Basso e una serie di spartiti dei suoi brani più noti, uniti a inediti e rarità.
A breve verrà pubblicata una nuova edizione limitata e numerata del libro con i soli brani dei CSI, intitolata Collezione Spartiti Indipendenti, già in preorder su www.libriaparte.it.
Il libro ripercorre la carriera, in maniera sparsa e (dis)ordinata, di uno dei bassisti e musicisti più significativi e stilisticamente originali della scena italiana di sempre (basti dire Litfiba, CCCP, CSI, PGR, Producers, Marlene Kuntz e un'infinità di altri progetti e collaborazioni).
Un libro sincero e diretto, onesto (sui Litfiba ad esempio: Sono orgoglioso delle canzoni che abbiamo composto e pubblicato insieme, ma molto meno di come furono registrate e prodotte - PS: cruccio di tanti musicisti...).
Ode al suo amato strumento: Il basso è il fedele compagno di viaggio che ha permesso a un ragazzo timido e introverso di scoprire e coltivare l'arte dell'incontro e delle vita. E massime che è difficile non condivide e sentire proprie. La musica è un linguaggio universale che non ha bisogno di molte parole per manifestarsi: non conosce barriere né confini. Ci si riconosce simili e si comunica con il nostro alfabeto fatto di note e suoni.
La musica ha il potere di unire gli esseri umani, di renderci persone migliori, perché sollecita la nostra sensibilità e sfera emozionale, trascinandoci verso l'alto, dando luce e vita a quei territori misterisoi che spesso teniamo celati.
Una domanda estrapolata dall'intervista che gli ho fatto per "Alias" de "Il Manifesto" a Ferragosto.
Il cofanetto «Flight Case» contiene, tra le altre cose, due libri con spartiti e tablature di basso. Ti poni la questione che resti qualcosa del tuo lavoro e delle tue attività nella storia della musica italiana (in cui hai indubbiamente un ruolo più che importante)?
Non ti nascondo che l’idea di lasciare un piccolo segno del mio passaggio in questa vita terrena mi ha sempre accompagnato.
Non so se ci riuscirò o meno, ma certo sarebbe bello. Niente che abbia a che vedere con la vanità, è qualcosa di più profondo legato anche al senso della vita. In fondo, a ognuno di noi, più o meno consapevolmente, viene affidato un ruolo e mi piace pensare di averlo svolto nel migliore dei modi e di essere stato in qualche forma utile a qualcuno.
Non ho mai pensato invece di poter essere fonte di ispirazione o propedeutico per chi mi segue; come spesso mi è accaduto è la vita che mi ha fatto scoprire che tipo di percezione ci fosse nei miei confronti.
E ancora mi stupisco per l’affetto e la stima che ricevo ogni giorno da tantissime persone.
Il Sonatore di Basso è un progetto che rimanda all’incontro e alla condivisione di un pezzo di vita tra anime affini come Mur Rouge (bassista/Youtuber, trascrittore dei brani su spartito e illustratore dei libri, ndr) e l’editore Libri Aparte, che mi hanno fatto per primi questo dono. Tutte le forme che ha assunto nel tempo, su carta, musica, video, gli incontri dal vivo, hanno avuto sempre come comune denominatore il voler ricambiare l’affetto verso coloro che lo hanno reso possibile producendolo di fatto con noi.
Noi abbiamo solo rimesso queste energie in circolo, che hanno contribuito a far continuare il viaggio del «Sonatore» fino a oggi, e oltre.
E INFINE, ricordiamoci come dice Gianni che "La musica è un potentissimo generatore di illusioni".
Aggiungerei di sogni e speranze.
Se non hai quelle, sei un sasso.
Per acquisti e dettagli:
https://libriaparte.it/prodotto/flight-case/
A breve verrà pubblicata una nuova edizione limitata e numerata del libro con i soli brani dei CSI, intitolata Collezione Spartiti Indipendenti, già in preorder su www.libriaparte.it.
Il libro ripercorre la carriera, in maniera sparsa e (dis)ordinata, di uno dei bassisti e musicisti più significativi e stilisticamente originali della scena italiana di sempre (basti dire Litfiba, CCCP, CSI, PGR, Producers, Marlene Kuntz e un'infinità di altri progetti e collaborazioni).
Un libro sincero e diretto, onesto (sui Litfiba ad esempio: Sono orgoglioso delle canzoni che abbiamo composto e pubblicato insieme, ma molto meno di come furono registrate e prodotte - PS: cruccio di tanti musicisti...).
Ode al suo amato strumento: Il basso è il fedele compagno di viaggio che ha permesso a un ragazzo timido e introverso di scoprire e coltivare l'arte dell'incontro e delle vita. E massime che è difficile non condivide e sentire proprie. La musica è un linguaggio universale che non ha bisogno di molte parole per manifestarsi: non conosce barriere né confini. Ci si riconosce simili e si comunica con il nostro alfabeto fatto di note e suoni.
La musica ha il potere di unire gli esseri umani, di renderci persone migliori, perché sollecita la nostra sensibilità e sfera emozionale, trascinandoci verso l'alto, dando luce e vita a quei territori misterisoi che spesso teniamo celati.
Una domanda estrapolata dall'intervista che gli ho fatto per "Alias" de "Il Manifesto" a Ferragosto.
Il cofanetto «Flight Case» contiene, tra le altre cose, due libri con spartiti e tablature di basso. Ti poni la questione che resti qualcosa del tuo lavoro e delle tue attività nella storia della musica italiana (in cui hai indubbiamente un ruolo più che importante)?
Non ti nascondo che l’idea di lasciare un piccolo segno del mio passaggio in questa vita terrena mi ha sempre accompagnato.
Non so se ci riuscirò o meno, ma certo sarebbe bello. Niente che abbia a che vedere con la vanità, è qualcosa di più profondo legato anche al senso della vita. In fondo, a ognuno di noi, più o meno consapevolmente, viene affidato un ruolo e mi piace pensare di averlo svolto nel migliore dei modi e di essere stato in qualche forma utile a qualcuno.
Non ho mai pensato invece di poter essere fonte di ispirazione o propedeutico per chi mi segue; come spesso mi è accaduto è la vita che mi ha fatto scoprire che tipo di percezione ci fosse nei miei confronti.
E ancora mi stupisco per l’affetto e la stima che ricevo ogni giorno da tantissime persone.
Il Sonatore di Basso è un progetto che rimanda all’incontro e alla condivisione di un pezzo di vita tra anime affini come Mur Rouge (bassista/Youtuber, trascrittore dei brani su spartito e illustratore dei libri, ndr) e l’editore Libri Aparte, che mi hanno fatto per primi questo dono. Tutte le forme che ha assunto nel tempo, su carta, musica, video, gli incontri dal vivo, hanno avuto sempre come comune denominatore il voler ricambiare l’affetto verso coloro che lo hanno reso possibile producendolo di fatto con noi.
Noi abbiamo solo rimesso queste energie in circolo, che hanno contribuito a far continuare il viaggio del «Sonatore» fino a oggi, e oltre.
E INFINE, ricordiamoci come dice Gianni che "La musica è un potentissimo generatore di illusioni".
Aggiungerei di sogni e speranze.
Se non hai quelle, sei un sasso.
Per acquisti e dettagli:
https://libriaparte.it/prodotto/flight-case/
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venerdì, agosto 21, 2026
L'uomo Keith Moon
Riprendo l'articolo che ho pubblicato per "Alias" de "Il Manifesto" sabato 8 agosto ( https://ilmanifesto.it/linconsapevole-follia-di-keith-moon), dedicato all'uomo KEITH MOON.
A fine agosto Keith Moon avrebbe compiuto ottanta anni.
Un traguardo molto improbabile, considerato che ci ha lasciati nel 1978 a soli trentadue, distrutto, in brevissimo tempo, da una vita dissipata tra quantità inenarrabili di alcol e sostanze.
Gli stessi colleghi e compagni negli Who e il suo entourage era già consapevole, all'epoca, che la sua carriera era destinata a finire velocemente.
Le registrazioni dell'ultimo album della band, che lo vide protagonista, Who Are You, erano state quanto mai problematiche. Keith riusciva a suonare per tempi molto limitati, prima di crollare fisicamente e psicologicamente
. L'ultima esibizione, organizzata agli Shepperton Studios il 25 maggio del 1978, per le riprese del film autobiografico The Kids Are Alright, lo mostrano affaticato, appesantito, impreciso, prematuramente invecchiato, l'ombra del folletto che era stato il cardine del sound degli Who, fino a poco tempo prima.
Keith Moon era un ragazzo malato, probabilmente bipolare con qualche ulteriore patologia neurologica (ADHD), mai curata, caratterizzata da una eccessiva attività motoria, irrequietezza, difficoltà a rimanere seduti, parlando in continuazione, volendo essere sempre al centro dell'attenzione. A cui la smisurata passione per alcol e sostanze ha dato il colpo di grazia.
Poteva essere salvato?
Abbastanza improbabile.
I tentativi sono stati numerosi, anche da parte sua, ma alla fine non aveva nessuna intenzione di smettere la sua folle corsa autodistruttiva, soprattutto non si rendeva conto della portata delle sue azioni: ingerire manciate di pillole eccitanti o calmanti, condite da bottiglie di superalcolici avrebbe ucciso chiunque.
Rimanere sveglio per giorni e giorni, mangiando quando capitava, ingerendo ogni tipo di sostanza, era sinonimo di una totale mancanza di auto controllo.
Difficilmente avrebbe potuto continuare a suonare, come era ampiamente chiaro negli ultimi anni
. Come disse la moglie Kim, non era schizofrenico ovvero con due personalità ma era e diventava "molte e molte persone differenti", che lo portava in pochissimo tempo da modi gentili e affabili a un'incontrollabile aggressività e a violenti attacchi depressivi fino a ingestibili psicosi.
Ho provato di tutto. Ho provato a dargli dei soldi, ho provato a farlo morire di fame. Ho provato a mandarlo in riabilitazione. Ho provato a mandarlo da un guru eccentrico, da dottori voodoo. Ero ossessionato dal tentativo di mantenere in vita Keith.
Era abbastanza chiaro che stava scivolando verso il basso e c'era ben poco che potevo fare. Aveva una personalità molto complicata. (Pete Townshend).
Il suo amico più stretto, il bassista John Entwistle, gli dedicò anche un brano, piuttosto esplicito, Dr. Jeckill and Mr.Hide, inciso dalla band nel 1968 su 45 giri, in cui canta Il ragazzo adorabile che ti offrirà da bere / Poi, quando avrà bevuto il suo, si trasformerà in un batter d'occhio in Mister Hide. Lo stesso John spiegò, riferendosi a Moon e al brano: Ora potrete capire quale sia stata la mia fonte di ispirazione. E' la prima volta che lo vedete, noi lo vediamo tutti i giorni.
La sua fama, perfetta epitome del concetto di rockstar anni Settanta “sesso, droga e rock 'n' roll” (che ha lasciato una lunga scia di morti premature), di distruttore di camere d'albergo, strumentazione, bar, auto ha, paradossalmente, offuscato il talento unico e inimitabile del musicista. Il “Moon The Loon” (gioco di parole sulla sua follia) ha preso il sopravvento sul batterista Keith Moon.
La sua vita è affollata di folli vicende, spesso gonfiate ad arte, sia da giornalisti alla ricerca della storia ad effetto, sia da narrazioni esagerate, soprattutto, paradossalmente, dallo stesso Moon che si è spesso autodefinito un inguaribile bugiardo che ha ricamato volentieri sulle sue stesse “imprese”, pur di mantenere alta la sua fama di matto.
Ne hanno fatto le spese la prima moglie, la figlia Mandy, la band, tutta la cerchia di amici (talvolta semplici approfittatori della sua fama e dei suoi soldi), soprattutto lui stesso, incapace di gestirsi, di curarsi, di rientrare nella realtà, in un quotidiano che non fosse il backstage, il palco, l'hotel da distruggere, diventando, negli ultimi tempi, la triste macchietta che sghignazza dei disastri combinati davanti a una platea compiacente. Ha devastato un ingente patrimonio (pare che i danni lasciati in giro per il mondo assommassero a mezzo milione di euro!).
Musicista eccellente, innovativo, personale e distintivo.
Una tecnica e un'espressività originalissime, quasi inconsapevoli, nella spontaneità con cui suonava. Uno stile che si è sviluppato e ha trovato spazio esclusivamente perché ebbe al suo fianco tre musicisti altrettanto personalissimi che gli concessero di potersi esprimere nel modo più creativo e originale possibile.
Non a caso lo troviamo molto raramente a fianco di altri musicisti che non fossero Roger Daltrey, Pete Townshend e John Entwistle.
Moon sedeva dietro alla batteria quasi esclusivamente quando gli Who erano in studio di registrazione o su un palco.
Non si esercitava mai, era indifferente alle collaborazioni con altri.
Le poche registrazioni al di fuori degli Who ci mostrano un batterista quasi anonimo, rispetto al funambolo con la band madre. Pete Townshend ne diede la definizione migliore: Sono rimasto stupito di come la musica degli Who conduce a una performance orchestrale.
Lo stile di batteria di Keith Moon era quasi orchestrale, molto più decorativo e celebrativo piuttosto che ritmico. Lo possiamo notare già agli esordi, pur in un contesto ancora beat e rhythm and blues, per poi sublimarsi nell'epoca d'oro degli Who, da Tommy a Who's Next a Quadrophenia. E' proprio con l'opera rock per antonomasia, Tommy, del 1969, che Moon assurge a un ruolo non ancora presente nelle rock band.
Porta, inconsapevolmente, a termine un percorso di progressiva crescita tecnica ed espressiva già evidente nei brani più recenti.
Diventa un protagonista di primo piano del sound degli Who (arrivati a questo punto a un livello tecnico spaventoso da parte di ogni singolo elemento) e inventa una modalità, che si rivelerà inimitabile, di suonare la batteria nella musica rock. E' proprio la sua ingenua spontaneità tecnica a rendere questo aspetto “inconsapevole”.
Suona in libertà ciò che “sente” intorno a sé e lo esprime nella sua inconscia modalità.
Saprà mantenersi a questi livelli fino a Who By Numbers del 1975, per poi declinare velocemente e, tre anni dopo, soccombere alla vita dissipata.
Incominciò a perdere colpi, svenendo sul palco o arrivando ai concerti reduce da varie serie di nottate insonni, dovendosi “ricaricare” velocemente per poter reggere il peso di un set complicato e faticoso come quello degli Who.
Un altro aspetto inspiegabile è come spesso salisse sul palco con quantità industriali di alcol e sostanze varie in corpo ma durante l'esibizione rimanesse lucido e perfettamente in sintonia con la band, senza errori o sbandamenti. La fine è vicina e sarà drammatica e paradossale, a causa di un'overdose di pastiglie utilizzate per non bere più.
Come ha scritto Tony Fletcher nella sua biografia “Dear Boy: the life of Keith Moon”: Keith Moon ha trascorso la sua vita spingendosi oltre i limiti alla ricerca di qualcosa di più di ciò che semplicemente non c'era. Keith era troppo giovane, troppo immaturo, troppo stordito dalle luci brillanti della fama e della fortuna e per vedere qualcosa di tutto ciò in quel momento.
A fine agosto Keith Moon avrebbe compiuto ottanta anni.
Un traguardo molto improbabile, considerato che ci ha lasciati nel 1978 a soli trentadue, distrutto, in brevissimo tempo, da una vita dissipata tra quantità inenarrabili di alcol e sostanze.
Gli stessi colleghi e compagni negli Who e il suo entourage era già consapevole, all'epoca, che la sua carriera era destinata a finire velocemente.
Le registrazioni dell'ultimo album della band, che lo vide protagonista, Who Are You, erano state quanto mai problematiche. Keith riusciva a suonare per tempi molto limitati, prima di crollare fisicamente e psicologicamente
. L'ultima esibizione, organizzata agli Shepperton Studios il 25 maggio del 1978, per le riprese del film autobiografico The Kids Are Alright, lo mostrano affaticato, appesantito, impreciso, prematuramente invecchiato, l'ombra del folletto che era stato il cardine del sound degli Who, fino a poco tempo prima.
Keith Moon era un ragazzo malato, probabilmente bipolare con qualche ulteriore patologia neurologica (ADHD), mai curata, caratterizzata da una eccessiva attività motoria, irrequietezza, difficoltà a rimanere seduti, parlando in continuazione, volendo essere sempre al centro dell'attenzione. A cui la smisurata passione per alcol e sostanze ha dato il colpo di grazia.
Poteva essere salvato?
Abbastanza improbabile.
I tentativi sono stati numerosi, anche da parte sua, ma alla fine non aveva nessuna intenzione di smettere la sua folle corsa autodistruttiva, soprattutto non si rendeva conto della portata delle sue azioni: ingerire manciate di pillole eccitanti o calmanti, condite da bottiglie di superalcolici avrebbe ucciso chiunque.
Rimanere sveglio per giorni e giorni, mangiando quando capitava, ingerendo ogni tipo di sostanza, era sinonimo di una totale mancanza di auto controllo.
Difficilmente avrebbe potuto continuare a suonare, come era ampiamente chiaro negli ultimi anni
. Come disse la moglie Kim, non era schizofrenico ovvero con due personalità ma era e diventava "molte e molte persone differenti", che lo portava in pochissimo tempo da modi gentili e affabili a un'incontrollabile aggressività e a violenti attacchi depressivi fino a ingestibili psicosi.
Ho provato di tutto. Ho provato a dargli dei soldi, ho provato a farlo morire di fame. Ho provato a mandarlo in riabilitazione. Ho provato a mandarlo da un guru eccentrico, da dottori voodoo. Ero ossessionato dal tentativo di mantenere in vita Keith.
Era abbastanza chiaro che stava scivolando verso il basso e c'era ben poco che potevo fare. Aveva una personalità molto complicata. (Pete Townshend).
Il suo amico più stretto, il bassista John Entwistle, gli dedicò anche un brano, piuttosto esplicito, Dr. Jeckill and Mr.Hide, inciso dalla band nel 1968 su 45 giri, in cui canta Il ragazzo adorabile che ti offrirà da bere / Poi, quando avrà bevuto il suo, si trasformerà in un batter d'occhio in Mister Hide. Lo stesso John spiegò, riferendosi a Moon e al brano: Ora potrete capire quale sia stata la mia fonte di ispirazione. E' la prima volta che lo vedete, noi lo vediamo tutti i giorni.
La sua fama, perfetta epitome del concetto di rockstar anni Settanta “sesso, droga e rock 'n' roll” (che ha lasciato una lunga scia di morti premature), di distruttore di camere d'albergo, strumentazione, bar, auto ha, paradossalmente, offuscato il talento unico e inimitabile del musicista. Il “Moon The Loon” (gioco di parole sulla sua follia) ha preso il sopravvento sul batterista Keith Moon.
La sua vita è affollata di folli vicende, spesso gonfiate ad arte, sia da giornalisti alla ricerca della storia ad effetto, sia da narrazioni esagerate, soprattutto, paradossalmente, dallo stesso Moon che si è spesso autodefinito un inguaribile bugiardo che ha ricamato volentieri sulle sue stesse “imprese”, pur di mantenere alta la sua fama di matto.
Ne hanno fatto le spese la prima moglie, la figlia Mandy, la band, tutta la cerchia di amici (talvolta semplici approfittatori della sua fama e dei suoi soldi), soprattutto lui stesso, incapace di gestirsi, di curarsi, di rientrare nella realtà, in un quotidiano che non fosse il backstage, il palco, l'hotel da distruggere, diventando, negli ultimi tempi, la triste macchietta che sghignazza dei disastri combinati davanti a una platea compiacente. Ha devastato un ingente patrimonio (pare che i danni lasciati in giro per il mondo assommassero a mezzo milione di euro!).
Musicista eccellente, innovativo, personale e distintivo.
Una tecnica e un'espressività originalissime, quasi inconsapevoli, nella spontaneità con cui suonava. Uno stile che si è sviluppato e ha trovato spazio esclusivamente perché ebbe al suo fianco tre musicisti altrettanto personalissimi che gli concessero di potersi esprimere nel modo più creativo e originale possibile.
Non a caso lo troviamo molto raramente a fianco di altri musicisti che non fossero Roger Daltrey, Pete Townshend e John Entwistle.
Moon sedeva dietro alla batteria quasi esclusivamente quando gli Who erano in studio di registrazione o su un palco.
Non si esercitava mai, era indifferente alle collaborazioni con altri.
Le poche registrazioni al di fuori degli Who ci mostrano un batterista quasi anonimo, rispetto al funambolo con la band madre. Pete Townshend ne diede la definizione migliore: Sono rimasto stupito di come la musica degli Who conduce a una performance orchestrale.
Lo stile di batteria di Keith Moon era quasi orchestrale, molto più decorativo e celebrativo piuttosto che ritmico. Lo possiamo notare già agli esordi, pur in un contesto ancora beat e rhythm and blues, per poi sublimarsi nell'epoca d'oro degli Who, da Tommy a Who's Next a Quadrophenia. E' proprio con l'opera rock per antonomasia, Tommy, del 1969, che Moon assurge a un ruolo non ancora presente nelle rock band.
Porta, inconsapevolmente, a termine un percorso di progressiva crescita tecnica ed espressiva già evidente nei brani più recenti.
Diventa un protagonista di primo piano del sound degli Who (arrivati a questo punto a un livello tecnico spaventoso da parte di ogni singolo elemento) e inventa una modalità, che si rivelerà inimitabile, di suonare la batteria nella musica rock. E' proprio la sua ingenua spontaneità tecnica a rendere questo aspetto “inconsapevole”.
Suona in libertà ciò che “sente” intorno a sé e lo esprime nella sua inconscia modalità.
Saprà mantenersi a questi livelli fino a Who By Numbers del 1975, per poi declinare velocemente e, tre anni dopo, soccombere alla vita dissipata.
Incominciò a perdere colpi, svenendo sul palco o arrivando ai concerti reduce da varie serie di nottate insonni, dovendosi “ricaricare” velocemente per poter reggere il peso di un set complicato e faticoso come quello degli Who.
Un altro aspetto inspiegabile è come spesso salisse sul palco con quantità industriali di alcol e sostanze varie in corpo ma durante l'esibizione rimanesse lucido e perfettamente in sintonia con la band, senza errori o sbandamenti. La fine è vicina e sarà drammatica e paradossale, a causa di un'overdose di pastiglie utilizzate per non bere più.
Come ha scritto Tony Fletcher nella sua biografia “Dear Boy: the life of Keith Moon”: Keith Moon ha trascorso la sua vita spingendosi oltre i limiti alla ricerca di qualcosa di più di ciò che semplicemente non c'era. Keith era troppo giovane, troppo immaturo, troppo stordito dalle luci brillanti della fama e della fortuna e per vedere qualcosa di tutto ciò in quel momento.
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lunedì, agosto 17, 2026
GoodMorning Genova: tre dischi, 3 libri per l'estate
GoodMorning Genova (https://www.facebook.com/goodmorninggenova) mi ha chiesto tre dischi e tre libri per l'estate che resta.
A me sono piaciuti questi.
A me sono piaciuti questi.
mercoledì, agosto 05, 2026
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