venerdì, ottobre 16, 2026

Stefano Marullo - Ramones

In occasione del secondo compleanno di arghía(www.arghia.it) – rivista stanca di cultura - viene pubblicato, in tiratura limitatissima di 50 copie, un libretto (in senso letterale: 9x15cm di grandezza) dedicato ai RAMONES (scaricabile gratuitamente dal sito).

Nelle 23 pagine non ci sono particolari novità o rivelazioni rispetto a quanto già ben conosciamo sulla band, se non la sottolineatura di quanto sia stata "la più grande e più sfortunata punk band della storia".
Effettivamente, rispetto al culto generato intorno al gruppo, le soddisfazioni economico/commerciale non sono mai state abbondante, spesso frutto di scelte errate.

Una pubblicazione che i collezionisti e fan della band non potranno ignorare.

https://www.arghia.it/ramones-il-libro/

giovedì, ottobre 15, 2026

Long John Baldry

L'influenza di Long John Baldry va ben oltre il suo ruolo fondamentale nella nascita della scena blues britannica dei primi anni Sessanta.
Influenzò direttamente musicisti come Eric Clapton fu il primo a offrire un ingaggio a Rod "The Mod" Stewart.
Elton John, che con lui condivideva la militanza nei Bluesology, scelse il suo cognome d'arte proprio in onore di Long John (soprannome mutuato dalla sua altezza, oltre i due metri).

Nel 1975, Elton raggiunse la vetta delle classifiche con il brano Someone Saved My Life Tonight, riferendosi proprio a Long John con cui è rimasto sempre grande amico fino alla sua scomparsa nel 2005.
Cresciuto in una famiglia della classe media nella zona nord di Londra durante gli anni Cinquanta, scoprì il blues americano a 12 anni, ascoltandolo sul grammofono di un vicino di casa.
"Qualche porta più in là abitava un pittore di nome Oliver Graham Bradbury. Fu lui a farmi conoscere Leadbelly e Big Bill Broonzy intorno al 1953".

Come altri adolescenti dell'epoca ossessionati dal blues, Baldry gravitò verso la scena skiffle e folk di Soho, a metà degli anni '50 suonò nei Thameside Four e successivamente incontrò Davy Graham con cui formò un duo.
Ormai noto come Long John Baldry, cercava di conciliare la carriera musicale notturna con un lavoro diurno come grafico pubblicitario.
Nel 1960 arrivò la sua prima esperienza professionale nella musica con un tour in Danimarca con il Bob Cort Skiffle Group, nel luglio 1961 si unì alla Ken Sims Jazz Band e, in seguito, collaborò come ospite con Acker Bilk e Chris Barber.

Nel 1962, all'Ealing di Londra Alexis Korner e Cyril Davies lanciarono i Blues Incorporated – la prima band blues composta da musicisti bianchi al mondo. Long John Baldry fu il primo cantante dei Blues Incorporated, affiancato da Art Wood.
Il resto della formazione comprendeva anche Dick Heckstall-Smith al sassofono, il batterista Charlie Watts.
Alexis adottava una politica di "palco aperto" in cui potevano esibirsi tutti i giovani amanti del genere, tra cui i giovanissimi Mick Jagger, Eric Burdon e Paul Jones.

Nell'autunno del 1962 l'etichetta Ace of Clubs della Decca pubblicò un album dei Blues Incorporated a cui Baldry aveva partecipato come cantante, il mitico "R&B From The Marquee".
Alla separazione tra Korner e Davis, Long John sceglie la Cyril Davies and The R&B All Stars nel gennaio del 1963.

La morte prematura di Cyril Davies, nel gennaio 1964, portò Long John ad assumere la guida degli All Stars e a rinominare la band Hoochie Coochie Men, sciolto subito dopo aver pubblicato un singolo e l'album "Long John’s Blues".

Nel luglio 1965 forma gli Steampacket, con il giovane talento Rod Stewart, Julie Driscoll e Brian Auger.
La band durò un anno e Baldry passò ai Bluesology con il tastierista Reg Dwight presto trasformato in Elton John.
In entrambi i casi il successo non arrise alle band, lasciandole in un sostanziale anonimato commerciale.

Long John si sposta verso sonorità più commerciali e fruibili e balza al primo posto delle classifiche inglesi con la melliflua Let The Heartaches Begin nel 1967 (https://www.youtube.com/watch?v=ZUrs_9waPBk) e successivamente con Mexico, sigla delle Olimpiadi del 1968.

Rod Stewart ed Elton John co-produssero gli album di Long John dei primi anni Settanta, It Ain’t Easy e Everything Stops For Tea, che entrarono in classifica negli Stati Uniti.
Nel corso di quel decennio, Long John ebbe parecchi problemi e numerosi ricoveri ospedalieri.
Nel corso della sua carriera ha pubblicato circa quaranta album.

Apparve spesso anche in televisione e al cinema: nel 1971 nel film Up the Chastity Belt e prestò la voce a numerosi programmi televisivi e spot pubblicitari.
Nel 1980 si stabilì a Vancouver, ottenne la cittadinanza canadese e iniziò a esibirsi frequentemente tra il Canada e gli Stati Uniti tornando alle sue radici blues con l'ultimo album in studio, Remembering Leadbelly e con i i British Blues All Stars.

Una grave infezione polmonare lo portò via a 64 anni nel 2005.

martedì, ottobre 13, 2026

Boney M, Frank Farian e John Lund

I BONEY M sono stati tra i nomi più famosi e di successo della discomusic (150 milioni di copie vendute).

La line up della band ha sempre ruotato intorno al cantante/ballerino Bobby Farrell e alle voci di Liz Mitchell, Marcia Barrett e Maizie Williams.
In realtà nessuno componeva o suonava ma faceva tutto il produttore Frank Farian (anche la voce di Farrell).
Ripetè tra l'altro la formula con i Milli Vanilli, tempo dopo.
L'aspetto particolare della loro produzione era che il suo principale collaboratore, John Zeke Lund, fu il bassista del gruppo freakbeat The Smoke (quelli di "My Friend Jack").

Si spiega probabilmente così il motivo per cui i Boney M coverizzarono una lunga serie di brani piuttosto particolari di Creation (Painter Man"), Neil Young ("Heart of Gold"), la stessa "My Friend Jack", Yardbirds ("Still I'm Sad", Bob Marley ("No Woman, No Cry"), Melodians ("Rivers Of Babylon"), "Sunny" di Bobby Hebb, "Hold On I'm Coming " di Sam & Dave, Creedence Claerwater Revival ("Have You Ever Seen the Rain?"), Beatles ("Two Of Us" in versione reggae), Stevie Wonder ("My Cherie Amour"), 10CC ("Dreadlock Holyday") etc.

Il cantante della band è morto a San Pietroburgo, proprio come "Rasputin", soggetto del loro più grande successo.
Il batterista della band, Keith Forsey suonò con gli Amon Duul e diventò poi produttore di Billy Idol, Simple Minds etc.

lunedì, ottobre 12, 2026

The Dukes of Stratosphear - Psurroundabout Ride

Uno dei side project più geniali e meglio riusciti di sempre é quello in cui i quattro XTC si travestirono, nel 1984, da Sir John Johns (Andy Partridge), The Red Curtain (Colin Moulding), Lord Cornelius Plum (Dave Gregory) E.I.E.I. Owen (Ian "Eewee" Gregory) per incarnare i Dukes Of Stratosphear e tutti gli stereotipi della psichedelia inglese degli anni Sessanta (che stava prepotentemente tornando in auge): i Beatles di "Magical Mistery Tour" e "Sgt Peppers", gli Stones di "Their Satanic Majesties Request", i primi Pink Floyd, Tomorrow, HP Lovecraft etc etc.

Ne uscirono due LP, "25 O'Clock" nel 1985 e "Psonic Psunspot" nel 1987.
Gli XTC hanno sempre fatto sfoggio di queste influenze ma mai in modo così palesemente affine agli originali.
L'interpretazione è perfetta, l'approccio quasi goliardico nella sua precisa e accademica ripresa di quei suoni, quelle modalità compositive, l'uso di quei precisi strumenti.
Due dischi favolosi per chi ama il contesto.

Viene ristampata ora la compilation del 2019 "Psurroundabout Ride", comprensiva di demo e scarti, remix e altro.
Per chi si fosse perso gli originali un recupero indispensabile.

sabato, ottobre 10, 2026

Appuntamenti

Sabato 17 ottobre Tecno Zaclén al Teatro degli Atti di Rimini nell'ambito di Percuotere la Mente 2026, presentando lo spettacolo "The Art Of Drilling Core".
Featuring Rita "Lilith" Oberti.
Una nuova notte dedicata alle zone sonore più oscure e polverose, al lato inquieto e obliquo della musica.
Garage, rock'n'roll, dark blues e Americana incontrano il jazz fumoso dei club notturni, le voci da crooner, le chitarre della frontiera e atmosfere sospese tra deserto, palude e metropoli.
Un territorio sonoro irregolare e narrativo, dove il blues si fa più scuro, il rock perde i suoi confini e la notte diventa parte della musica. Suoni ruvidi e seducenti, storie di strada, melodie crepuscolari.

THE THREE BLIND MICE
Swamp, surf, noir, con Berlino sullo sfondo. La band ha appena pubblicato "Highway Ghosts", singolo e video presentati da Rolling Stone Italia, che anticipano "Dust and Ashes", il nuovo album in uscita a fine anno per la svedese Beluga Records, prodotto da Lory Muratti.

NOT MOVING
Dal 1982 una delle formazioni fondamentali del garage punk italiano. Rita Lilith Oberti, Dome La Muerte e Antonio Bacciocchi portano a compimento una storia lunga oltre quarant'anni con "That's All Folks", ultimo lavoro. Un disco che parte dal blues e attraversa punk, psichedelia, Gun Club, Cramps, The X, Rolling Stones e Bo Diddley, fino a chiudersi con Not Moving dei DNA di Arto Lindsay, il brano da cui la band prese il nome.

KIM SALMON'S SMOKED SALMON
Kim Salmon torna con "Totally Sick!!", un album ruvido, ipnotico e sorprendentemente groovy, fatto di chitarre che stridono e sferragliano e rumore dosato con precisione. Fondatore degli storici Scientists, protagonisti di quel suono che avrebbe anticipato il grunge, membro dei Beasts of Bourbon e fondatore dei Surrealists, Salmon continua a produrre rock'n'roll inquieto, fisico e senza tempo.

venerdì, ottobre 09, 2026

Elisa De Munari - Wild Women Don't Have The Blues

Elisa De Munari (alias Elli De Mon, nota blues woman, attiva da lungo nella scena italiana) è anche una validissima scrittrice e ricercatrice in ambito blues e dintorni.
Ce lo conferma in questo nuovo lavoro in cui raccoglie una serie di brani di altrettante Blues Women come pretesto per approfondire storia, argomenti, musica, filosofia, società, con certosina perizia, dati, date. Sono donne che hanno scelto di non uniformarsi, di non assecondare alcuna aspettativa, di non conformarsi a nessun cliché, di non adattarsi al percorso che altri avevano tracciato per loro.
Donne risolute che non hanno esitato a dire la verità anche a costo di rimanere isolate.


In sottofondo emergono note autobiografiche, che camminano in parallelo a queste storie, di musiciste alle prese (allora come oggi, seppure in modalità radicalmente diverse) con problematiche di parità di genere, logistiche, di credibilità e rispetto.

Attraverso i testi delle canzoni scelte si approfondiscono tematiche specifiche (razzismo, femminismo, collocazione sociale e politica, "l'erotico come arma di liberazione"), si analizza il ruolo del blues nella storia della musica, della società e della storia americana, "un lungo tentativo di negare l'umanità dei corpi neri attraverso sistemi sempre più sofisticati di controllo",.
Blues costantemente collocato in una "visione romanticizzata del detenuto nero come depositario di una "purezza africana" musicale, inmcontaminata dalla modernità" (la visione del pur più che meritevole ricercatore Alan Lomax), cristalizzando l'idea che "il vero blues fosse quello più grezzo e primitivo, relegando in secondo piano le sofisticate innovazioni musicali degli artisti afroamericani urbani."

Un saggio interessantissimo, ricco di considerazioni e analisi originali perfettamente mirate.
Consigliatissimo.

Elisa De Munari
Wild Women Don't Have The Blues
Area Pirata
228 pagine
18 euro

mercoledì, ottobre 07, 2026

The Beatles - Rubber Soul Super Deluxe

Anche il PRIMO GRANDE ALBUM dei BEATLES non sfugge alla revisione/remix/deluxe come è ovvio che fosse.
Come sempre, dopo le "Anthology", risulta un'operazione gradita ai super fan ma ormai sostanzialmente inutile e stucchevole, figlia della compulsiva volontà delle case discografiche di raschiare non solo il fondo del barile ma il barile stesso e i suoi pezzi.

Le varie take mai ascoltate non aggiungono, ovviamente, granché.
Sono registrazioni interrotte, parti strumentali, tentativi e scarti vari.
Trattandosi dei BEATLES rimangono comunque merce preziosa per chi la sa apprezzare.
A me piace molto la take 3 di "Norvegian Wood", senza sitar è ancora più affascinante.
Il resto è per iper completisti, incluso l'inedito (trascurabile) di John, "Little Girl".
Come spesso accade si capisce solo ascoltandoli il perché certi brani non sono mai stati utilizzati.

Nemmeno mi soffermo sull'aberrante usanza di remixare i brani, chiunque sia il tecnico del suono o che "ora si sente meglio la chitarra di George".

Le annotazioni principali sono relative alla precisione di Ringo, al lavoro con il basso di Paul, già strumentista eccelso e geniale e quanto fossero affascinanti le melodie vocali (vedi "Nowhere Man").

Passata una settimana nessuno lo riascolterà più, come sempre.

martedì, ottobre 06, 2026

Danny H. Cortese - Diventare Freddie Mercury. Farrokh Bulsara e l'invenzione di una maschera

Specifica l'autore nelle prime righe:
Il presente saggio rifugge la dimensione strettamente biografica o la critica musicologica di stampo accademico per configurarsi, piuttosto, come un'indagine fenomenologica sulla costruzione dell'identità artistica...quella che condotto Farrokh Bulsara a edificare Freddie Mercury come maschera scenica consapevole, strumento per perseguire obiettivi estetici precisi e ambiziosi.

Personalmente ho sempre avuto scarsa dimestichezza con il mondo dei Queen e la loro musica ma la lettura di questo saggio esula dall'aspetto specifico dando spazio alle varie trasformazioni di Mercury, in funzione della realtà circostante, sempre attentamente programmate e affini alla teatralità insita in tutta la storia artistica della band.

Seguendo la sua curiosità nel voler sperimentare la creatività che lo ha sempre caratterizzato.

Le 120 pagine ci portano in un percorso tra musica, filosofia, vita reale, teoria teatrale.
Indipendentemente dal soggetto, uno scritto molto interessante ed educativo.

Danny H. Cortese
Diventare Freddie Mercury. Farrokh Bulsara e l'invenzione di una maschera
VoloLibero Edizioni
120 pagine
20 euro

lunedì, ottobre 05, 2026

Paul Weller - In the Shadow of the Sun

Arriva a sorpresa, solo in digitale al momento, un live di PAUL WELLER.
Ultimamente non sono stato troppo tenero con la sua bulimica serie di uscite (4 album in studio, 3 live, qualche ep, una raccolta, oltre a questo, dal 2019 ad oggi).
I pregiudizi iniziali sono crollati di fronte a questi 31 brani tratti dal recente tour estivo britannico “all real, all true”, senza ritocchi in studio.

Weller in super forma, sound immediato, crudo, con una formidabile band, sezione fiati che spinge, brani che talvolta prendono la strada della jam session sul palco.

Insolitamente c'è spazio per ben OTTO BRANI dei JAM (inclusa la cover di "Move On Up") con una "Precious" veloce e rabbiosa, super funk, due belle versioni di "Strange Town" - più lenta ha ancora più fascino - e "Man in the Corner Shop", una travolgente e nervosa "That's Entertainment". Sempre emozionante "English Rose", chitarra e voce.
Spacca tutto "Eton Rifles", potenza spaventosa e finale in feedback alla Who dei bei tempi. "Town Called Malice", una delle più belle canzoni di sempre, chiude il concerto.

Degli Style Council poco: 4 brani.
Non molto convincente "My Ever Changing Moods", lenta e poco motivata, bene "Have You Evet Had It Blue" (sottovalutata ma una delle migliori song di Weller di sempre), fantastica "Shout To The Top", ottima "Long Hot Summer".

In mezzo un'ampia scelta dalla sua lunga carriera solista.
"Stanley Road" e "Broken Stones" ma anche "Out Of Sinking" su tutto.
"You Do Something To Me" è stupenda, in versione cruda, immediata, rock (cinque brani da "Stanley Road").

Poco da dire, disco di altissimo livello, indispensabile per ogni Wellerista.
Un live SPETTACOLARE!

venerdì, ottobre 02, 2026

Johnny Marr - The Age Of Everything

La fulgida carriera di Johnny Marr trova la sublimazione del quinto album solista, forse il più ispirato e maturo del suo cammino solista.

Il fantasma degli Smiths è da tempo immemorabile lasciato alle spalle, anche se musicalmente non di rado rispunta da quegli stupendi arpeggi chitarristici che lo hanno sempre caratterizzato (Fire With Fire o It's Time).

I dieci nuovi brani autografi non hanno mai cedimenti, viaggiano costantemente a livelli altissimi (forse l'unico momento meno convicente è il semi funk di Ophelia), sono costruiti armonicamente alla perfezione (la melodia orientaleggiante di Beyond The Rain o l'irresistibile How Come).
Si chiude con l'ipnotica All In A Life.

Album superbo!
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