Venerdì 20 marzo
Urbica Velostazione
via Cardinal Massaia
Pesaro
Opening Act: The Barbicans
https://www.corriereadriatico.it/spettacoli/spettacoli_marche_moving_tour_addio_ultime_notizie-9425954.html
Sabato 21 Marzo
Arci Joshua Blues Club
Via Cantoniga, 11, Albate (Como)
Opening Act: Mondo Sonico ❤️
Ingresso riservato ai soci ARCI
Venerdì 27 marzo: Milano "Biko"
Lunedì 6 aprile: ZeroBranco (Treviso) "Maximum Festival"
Sabato 25 aprile: Savona "Fortezza del Priamar"
A seguire le date estive
But It's Not
https://www.youtube.com/watch?v=Foxxqa8ouR0
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venerdì, marzo 20, 2026
Freedom 35's - Groove Your Illusions Vol.1 + intervista
L'amico Michele Savini ci riporta in terra d'Irlanda con il nuovo singolo di una brillante band, i Freedom 35's, alle prese con il tipico sound Hammond Beat debitore a James Taylor Quartet (e gli strumentali dei Prisoners), Jimmy Smith, Jimmy McGriff. Un'ottima occasione per una breve intervista conoscitiva.
Dopo una pausa di sei anni, la band torna con “Groove Your Illusions Vol.1”, un nuovo doppio singolo A-side: cosa rappresenta per voi questo ritorno e cosa vi ha spinto a ripartire?
Direi che è un modo per affermare che in realtà non ce ne siamo mai andati e che siamo tornati alla grande, con due brani nuovi ed esplosivi!
Il tempo sembra scorrere sempre più veloce, quindi quando si è presentata l’occasione di entrare in studio per registrare nuovo materiale, l’abbiamo colta al volo. Un ringraziamento speciale a Steve Fearnley dei Narrow Water Studios!
Questo nuovo singolo sembra puntare molto sul vostro groove: come descrivereste il vostro suono a chi non vi ha mai ascoltato? Ci sono elementi nuovi che lo hanno influenzato rispetto ai vostri lavori precedenti?
Offriamo un esplosivo Deep soul sound che quando lo ascolti non puoi fare a meno di lasciarti andare al groove! Non so se ci siano influenze dirette, ma alcune delle cose che stiamo ascoltando in questo periodo sono: Bo Diddley – Elephant Man, Parlor Greens – Eat Your Greens, Betty Davis – They Say I’m Different, The Karminsky Experience Inc. – Exploration e i primi sei album dei Black Sabbath. Magari qualcosa di tutto questo finirà per influenzare i prossimi brani che scriveremo.
Avendovi visti dal vivo, è evidente che le vostre performance portano la band a un livello diverso rispetto alle registrazioni. In studio cercate di ricreare quella stessa energia o lo vivete come uno spazio completamente diverso, più orientato alla sperimentazione?
In studio registriamo tutti gli strumenti insieme, per cercare di catturare quel suono e quell’energia tipici del live, usando il meno possibile gli overdub. Se avessimo più tempo e budget, sicuramente sperimenteremmo di più anche in studio... ( ride).
Il singolo è co-prodotto insieme a due etichette indipendenti, Fuzzed Up e Soundglasses: come è nata questa collaborazione?
Conosciamo Andy Marke di Fuzzed Up già da diversi anni e, dopo aver partecipato ad alcune delle serate che ha organizzato, ci è sembrato naturale contattarlo per chiedergli se fosse interessato a pubblicare un nostro singolo. Negli ultimi anni Andy è stato molto impegnato con le uscite su Fuzzed Up/Astromoon, ma ha pensato che questo progetto fosse più adatto a una collaborazione con Michele Savini, sotto l’etichetta Fuzzed Up/Soundglasses.
Siamo davvero felici di lavorare con entrambi.
Il vostro suono ha un forte immaginario cinematografico, che richiama i polizieschi italiani degli anni ’70 e atmosfere noir. Se il vostro ultimo singolo fosse la colonna sonora di un film, a quale regista, stile o universo cinematografico lo assocereste?
Forse un film di kung fu diretto da Alex Garland o Sergio Leone! (anche se per lui servirebbe una macchina del tempo!). Per la colonna sonora mi piacerebbe fare qualcosa nello stile di David Axelrod: sarebbe incredibile lavorare con un’orchestra.
State già pensando a nuove uscite? Cosa possono aspettarsi i fan dalla band nei prossimi mesi?
Sì, abbiamo già altri quattro brani pronti. Speriamo di riuscire a pubblicare Groove Your Illusions Vol.2 e Vol.3 entro la fine dell’anno…
Per acquisti e ascolti: https://soundglasses.bandcamp.com/album/groove-your-illusions-vol-1
Dopo una pausa di sei anni, la band torna con “Groove Your Illusions Vol.1”, un nuovo doppio singolo A-side: cosa rappresenta per voi questo ritorno e cosa vi ha spinto a ripartire?
Direi che è un modo per affermare che in realtà non ce ne siamo mai andati e che siamo tornati alla grande, con due brani nuovi ed esplosivi!
Il tempo sembra scorrere sempre più veloce, quindi quando si è presentata l’occasione di entrare in studio per registrare nuovo materiale, l’abbiamo colta al volo. Un ringraziamento speciale a Steve Fearnley dei Narrow Water Studios!
Questo nuovo singolo sembra puntare molto sul vostro groove: come descrivereste il vostro suono a chi non vi ha mai ascoltato? Ci sono elementi nuovi che lo hanno influenzato rispetto ai vostri lavori precedenti?
Offriamo un esplosivo Deep soul sound che quando lo ascolti non puoi fare a meno di lasciarti andare al groove! Non so se ci siano influenze dirette, ma alcune delle cose che stiamo ascoltando in questo periodo sono: Bo Diddley – Elephant Man, Parlor Greens – Eat Your Greens, Betty Davis – They Say I’m Different, The Karminsky Experience Inc. – Exploration e i primi sei album dei Black Sabbath. Magari qualcosa di tutto questo finirà per influenzare i prossimi brani che scriveremo.
Avendovi visti dal vivo, è evidente che le vostre performance portano la band a un livello diverso rispetto alle registrazioni. In studio cercate di ricreare quella stessa energia o lo vivete come uno spazio completamente diverso, più orientato alla sperimentazione?
In studio registriamo tutti gli strumenti insieme, per cercare di catturare quel suono e quell’energia tipici del live, usando il meno possibile gli overdub. Se avessimo più tempo e budget, sicuramente sperimenteremmo di più anche in studio... ( ride).
Il singolo è co-prodotto insieme a due etichette indipendenti, Fuzzed Up e Soundglasses: come è nata questa collaborazione?
Conosciamo Andy Marke di Fuzzed Up già da diversi anni e, dopo aver partecipato ad alcune delle serate che ha organizzato, ci è sembrato naturale contattarlo per chiedergli se fosse interessato a pubblicare un nostro singolo. Negli ultimi anni Andy è stato molto impegnato con le uscite su Fuzzed Up/Astromoon, ma ha pensato che questo progetto fosse più adatto a una collaborazione con Michele Savini, sotto l’etichetta Fuzzed Up/Soundglasses.
Siamo davvero felici di lavorare con entrambi.
Il vostro suono ha un forte immaginario cinematografico, che richiama i polizieschi italiani degli anni ’70 e atmosfere noir. Se il vostro ultimo singolo fosse la colonna sonora di un film, a quale regista, stile o universo cinematografico lo assocereste?
Forse un film di kung fu diretto da Alex Garland o Sergio Leone! (anche se per lui servirebbe una macchina del tempo!). Per la colonna sonora mi piacerebbe fare qualcosa nello stile di David Axelrod: sarebbe incredibile lavorare con un’orchestra.
State già pensando a nuove uscite? Cosa possono aspettarsi i fan dalla band nei prossimi mesi?
Sì, abbiamo già altri quattro brani pronti. Speriamo di riuscire a pubblicare Groove Your Illusions Vol.2 e Vol.3 entro la fine dell’anno…
Per acquisti e ascolti: https://soundglasses.bandcamp.com/album/groove-your-illusions-vol-1
giovedì, marzo 19, 2026
Mercato discografico italiano: nel 2025 +10,7%
I numeri chiave del mercato discografico italiano 2025 (da fimi.it)
513,4 milioni di euro: valore record del mercato della musica registrata in Italia nel 2025 (+10,7%)
Ottavo anno consecutivo di crescita; valore più che raddoppiato rispetto al 2019, CAGR +11,3% nel periodo 2021–2025
Streaming motore del mercato: oltre 340 milioni di euro, pari a circa due terzi dei ricavi totali, con gli abbonamenti premium a 234,4 milioni (+14,1%)
Musica fisica in forte crescita, valorizzata dal fenomeno dei superfan: 74,7 milioni di euro (+21,9%), trainata dal vinile.
99 miliardi di stream nel 2025, con una media di 1,9 miliardi di ascolti a settimana.
Export della musica italiana in aumento: oltre 32 milioni di euro di royalties dall’estero (+13,9%), con una crescita del 180% rispetto al 2020.
Il mercato discografico italiano continua il suo percorso di crescita per l’ottavo anno consecutivo: nel 2025 i ricavi complessivi raggiungono infatti la cifra record di 513,4 milioni di euro, in aumento del 10,7% rispetto al 2024 – il doppio in comparazione al 2019. Si tratta di una crescita duplicata rispetto alla media regionale europea (+5,6%) e ben superiore alla media globale del 6.4%, confermando lo status dell’Italia come terzo mercato più importante dell’Unione Europea e undicesimo a livello internazionale, valorizzato da un tasso di crescita annuale composto (CAGR) dell’11.3% nel quinquennio 2021-2025.
A trainare il settore è ancora una volta il digitale – che rappresenta la quota predominante dei consumi – mentre il segmento fisico consolida il suo ritorno, sostenuto dalla passione che alimenta il fenomeno dei superfan, sempre più propensi a collezionare formati premium e prodotti speciali legati agli artisti preferiti.
Con questi risultati, il valore della musica registrata in Italia supera quello del box office cinematografico nazionale (pari a 496,5 milioni di euro, secondo il Rapporto CINETEL 2025), confermando la centralità dell’industria musicale all’interno dell’economia culturale italiana.
Lo streaming si conferma il principale motore del mercato con oltre 340 milioni di euro di ricavi (due terzi del totale), pari a una crescita del 9,6% su base annua.
In particolare gli abbonamenti streaming si rivelano l’elemento trainante, con una crescita del 14,1% pari a 234,4 milioni di euro e una rappresentazione del 69% del totale del formato; mentre il segmento ad-supported segna una flessione del 2,2% (51,3 milioni).
In crescita moderata anche lo streaming video, che totalizza 54,8 milioni (+3,8%).
Accanto al digitale, la musica fisica continua a espandersi, raggiungendo 74,7 milioni di euro (+21,9%) e arrivando a rappresentare il 15% del mercato: il vinile si conferma il formato dominante con un incremento del 24,2%, ma anche i CD crescono in maniera rilevante (+15,1%), segnale di un mercato sostenuto da una domanda sempre più legata all’esperienza dei superfan e alla dimensione collezionistica della musica.
Nel complesso, infatti, sono stati venduti 4.6 milioni di prodotti fisici, di cui il 51% in formato CD e il 47% in formato vinile. Più in particolare, gli album pubblicati dal 2020 al 2025 hanno rappresentato il 71% delle unità vendute.
Inoltre, i dati confermano la forte centralità delle nuove produzioni nel consumo musicale.
Secondo NIQ, infatti, le nuove uscite valgono il 16% del mercato dello streaming e l’82% degli stream è generato da brani pubblicati dal 2010 in poi (il 57,3% proviene addirittura da musica uscita negli ultimi cinque anni).
Il trend è ancora più evidente nel mercato fisico: il 92% delle unità vendute riguarda album pubblicati dal 2010.
Tra le altre fonti di ricavo, i diritti connessi crescono del 9,8%, raggiungendo 82,1 milioni di euro e confermandosi come seconda fonte di ricavi del settore, mentre il segmento delle sincronizzazioni si attesta a 12,2 milioni, registrando una flessione del 5,7% dovuta al decremento delle produzioni cinematografiche italiane e dell’inevitabile crollo dell’utilizzo di colonne sonore nei prodotti audiovisivi.
In termini di royalties generate dal consumo di musica italiana all’estero, nel 2025 i ricavi sono aumentati del 13.9%, superando i 32 milioni di euro (combinando fisico, sincronizzazioni, diritti connessi e naturalmente digitale, che occupa da solo l’88% dei ricavi).
Si tratta di risultati straordinari, esito di un lungo percorso di investimenti lungimiranti che ha portato a una crescita delle royalties del 180% negli ultimi sei anni, grazie alle nuove modalità di fruizione musicale che stanno aprendo opportunità di internazionalizzazione e accesso ai mercati esteri.
Anche a livello globale l’interazione con i servizi di streaming in abbonamento è il fattore chiave che rappresenta il 52,4% dei ricavi globali, cresciuti del 6,4% nel 2025: l’industria discografica internazionale ha infatti raggiunto i 31,7 miliardi di dollari nel 2025, segnando l’undicesimo anno consecutivo di crescita. In questo scenario internazionale, la performance dei formati fisici si è imposta con un incremento dei ricavi dell’8%, trainati dalla persistente domanda dei fan di esperienze musicali tangibili e da un aumento del 13,7% del vinile, che celebra il suo diciannovesimo anno consecutivo di crescita a livello internazionale.
La crescita del mercato discografico italiano conferma dunque la solidità dell’ecosistema musicale nazionale, sostenuto da innovazione digitale delle aziende e da un pubblico sempre più coinvolto: tra streaming, fisico e nuove modalità di fruizione, la musica continua a rafforzare il proprio ruolo nel panorama culturale ed economico del Paese.
513,4 milioni di euro: valore record del mercato della musica registrata in Italia nel 2025 (+10,7%)
Ottavo anno consecutivo di crescita; valore più che raddoppiato rispetto al 2019, CAGR +11,3% nel periodo 2021–2025
Streaming motore del mercato: oltre 340 milioni di euro, pari a circa due terzi dei ricavi totali, con gli abbonamenti premium a 234,4 milioni (+14,1%)
Musica fisica in forte crescita, valorizzata dal fenomeno dei superfan: 74,7 milioni di euro (+21,9%), trainata dal vinile.
99 miliardi di stream nel 2025, con una media di 1,9 miliardi di ascolti a settimana.
Export della musica italiana in aumento: oltre 32 milioni di euro di royalties dall’estero (+13,9%), con una crescita del 180% rispetto al 2020.
Il mercato discografico italiano continua il suo percorso di crescita per l’ottavo anno consecutivo: nel 2025 i ricavi complessivi raggiungono infatti la cifra record di 513,4 milioni di euro, in aumento del 10,7% rispetto al 2024 – il doppio in comparazione al 2019. Si tratta di una crescita duplicata rispetto alla media regionale europea (+5,6%) e ben superiore alla media globale del 6.4%, confermando lo status dell’Italia come terzo mercato più importante dell’Unione Europea e undicesimo a livello internazionale, valorizzato da un tasso di crescita annuale composto (CAGR) dell’11.3% nel quinquennio 2021-2025.
A trainare il settore è ancora una volta il digitale – che rappresenta la quota predominante dei consumi – mentre il segmento fisico consolida il suo ritorno, sostenuto dalla passione che alimenta il fenomeno dei superfan, sempre più propensi a collezionare formati premium e prodotti speciali legati agli artisti preferiti.
Con questi risultati, il valore della musica registrata in Italia supera quello del box office cinematografico nazionale (pari a 496,5 milioni di euro, secondo il Rapporto CINETEL 2025), confermando la centralità dell’industria musicale all’interno dell’economia culturale italiana.
Lo streaming si conferma il principale motore del mercato con oltre 340 milioni di euro di ricavi (due terzi del totale), pari a una crescita del 9,6% su base annua.
In particolare gli abbonamenti streaming si rivelano l’elemento trainante, con una crescita del 14,1% pari a 234,4 milioni di euro e una rappresentazione del 69% del totale del formato; mentre il segmento ad-supported segna una flessione del 2,2% (51,3 milioni).
In crescita moderata anche lo streaming video, che totalizza 54,8 milioni (+3,8%).
Accanto al digitale, la musica fisica continua a espandersi, raggiungendo 74,7 milioni di euro (+21,9%) e arrivando a rappresentare il 15% del mercato: il vinile si conferma il formato dominante con un incremento del 24,2%, ma anche i CD crescono in maniera rilevante (+15,1%), segnale di un mercato sostenuto da una domanda sempre più legata all’esperienza dei superfan e alla dimensione collezionistica della musica.
Nel complesso, infatti, sono stati venduti 4.6 milioni di prodotti fisici, di cui il 51% in formato CD e il 47% in formato vinile. Più in particolare, gli album pubblicati dal 2020 al 2025 hanno rappresentato il 71% delle unità vendute.
Inoltre, i dati confermano la forte centralità delle nuove produzioni nel consumo musicale.
Secondo NIQ, infatti, le nuove uscite valgono il 16% del mercato dello streaming e l’82% degli stream è generato da brani pubblicati dal 2010 in poi (il 57,3% proviene addirittura da musica uscita negli ultimi cinque anni).
Il trend è ancora più evidente nel mercato fisico: il 92% delle unità vendute riguarda album pubblicati dal 2010.
Tra le altre fonti di ricavo, i diritti connessi crescono del 9,8%, raggiungendo 82,1 milioni di euro e confermandosi come seconda fonte di ricavi del settore, mentre il segmento delle sincronizzazioni si attesta a 12,2 milioni, registrando una flessione del 5,7% dovuta al decremento delle produzioni cinematografiche italiane e dell’inevitabile crollo dell’utilizzo di colonne sonore nei prodotti audiovisivi.
In termini di royalties generate dal consumo di musica italiana all’estero, nel 2025 i ricavi sono aumentati del 13.9%, superando i 32 milioni di euro (combinando fisico, sincronizzazioni, diritti connessi e naturalmente digitale, che occupa da solo l’88% dei ricavi).
Si tratta di risultati straordinari, esito di un lungo percorso di investimenti lungimiranti che ha portato a una crescita delle royalties del 180% negli ultimi sei anni, grazie alle nuove modalità di fruizione musicale che stanno aprendo opportunità di internazionalizzazione e accesso ai mercati esteri.
Anche a livello globale l’interazione con i servizi di streaming in abbonamento è il fattore chiave che rappresenta il 52,4% dei ricavi globali, cresciuti del 6,4% nel 2025: l’industria discografica internazionale ha infatti raggiunto i 31,7 miliardi di dollari nel 2025, segnando l’undicesimo anno consecutivo di crescita. In questo scenario internazionale, la performance dei formati fisici si è imposta con un incremento dei ricavi dell’8%, trainati dalla persistente domanda dei fan di esperienze musicali tangibili e da un aumento del 13,7% del vinile, che celebra il suo diciannovesimo anno consecutivo di crescita a livello internazionale.
La crescita del mercato discografico italiano conferma dunque la solidità dell’ecosistema musicale nazionale, sostenuto da innovazione digitale delle aziende e da un pubblico sempre più coinvolto: tra streaming, fisico e nuove modalità di fruizione, la musica continua a rafforzare il proprio ruolo nel panorama culturale ed economico del Paese.
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Di cosa parliamo quando parliamo di musica
mercoledì, marzo 18, 2026
Stuart Murdoch - L'impero di nessuno
L'autore è il leader dei Belle And Sebastian e dimostra di sapere scrivere bene quanto comporre canzoni di grande livello.
Il romanzo ha chiari contorni autobiografici, viaggiando tra la passione per la "nostra" musica, continuamente evocata e citata e la lotta del protagonista Stephen contro la sindrome da stanchezza cronica o EM (encefalomielite mialgica) di cui è vittima (e che nel periodo in cui è ambientato il libro, nella Glasgow degli anni Novanta, era una malattia scarsamente conosciuta e dai rimedi ancora precari).
Il tutto raccontato con leggerezza, tanta (auto) ironia, talvolta caustica, anche nei momenti più drammatici.
La musica diventa l'ancora salvifica che ci porta a identificarci ancora di più con la pur strana e particolare vicenda.
La lettura è molto appassionante, la traduzione di Carlo Bordone è, come sempre, precisa e competente, il libro è consigliato per affrontare qualche ora rilassante.
Stuart Murdoch
L'impero di nessuno
Jimenez Edizioni
388 pagine
19 euro
Il romanzo ha chiari contorni autobiografici, viaggiando tra la passione per la "nostra" musica, continuamente evocata e citata e la lotta del protagonista Stephen contro la sindrome da stanchezza cronica o EM (encefalomielite mialgica) di cui è vittima (e che nel periodo in cui è ambientato il libro, nella Glasgow degli anni Novanta, era una malattia scarsamente conosciuta e dai rimedi ancora precari).
Il tutto raccontato con leggerezza, tanta (auto) ironia, talvolta caustica, anche nei momenti più drammatici.
La musica diventa l'ancora salvifica che ci porta a identificarci ancora di più con la pur strana e particolare vicenda.
La lettura è molto appassionante, la traduzione di Carlo Bordone è, come sempre, precisa e competente, il libro è consigliato per affrontare qualche ora rilassante.
Stuart Murdoch
L'impero di nessuno
Jimenez Edizioni
388 pagine
19 euro
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martedì, marzo 17, 2026
Mark Twain and the Strangers e Keith Moon
Nel 1962 si formò a Londra un trio dalla breve vita artistica.
Il chitarrista Peter Tree, il bassista Michael Evans e un giovanissimo batterista di 16 anni, KEITH MOON, si unirono nei MARK TWAIN and the STRANGERS, suonando cover di Crickets, Del Shannon, Dion and the Delmonts e anche "I fought the law" dei Bobby Fuller Four.
Fecero qualche concerto e furono costretti a rifiutare un tour nella basi americane in Germania perché Keith era troppo giovane e i genitori gli negarono il permesso di espatriare. Si sciolsero presto.
Poco dopo, nell'aprile 1963, Keith Moon entra nei Beachcombers e successivamente negli Who, poi High Numbers e poi ancora Who.
Michael Evans si unì a Reg King e ai suoi The Boys, diventati poco dopo gli ACTION, che aprirono tra la fine del 1964 e gli inizi del 1965 una serie di date agli WHO, ritrovando l'amico Kieth.
Agli Who trovò alcune date, sempre nello stesso periodo, l'ex membro dei Mark Twain & the Strangers, Peter Tree, diventato un promoter per le nuove band beat.
Il chitarrista Peter Tree, il bassista Michael Evans e un giovanissimo batterista di 16 anni, KEITH MOON, si unirono nei MARK TWAIN and the STRANGERS, suonando cover di Crickets, Del Shannon, Dion and the Delmonts e anche "I fought the law" dei Bobby Fuller Four.
Fecero qualche concerto e furono costretti a rifiutare un tour nella basi americane in Germania perché Keith era troppo giovane e i genitori gli negarono il permesso di espatriare. Si sciolsero presto.
Poco dopo, nell'aprile 1963, Keith Moon entra nei Beachcombers e successivamente negli Who, poi High Numbers e poi ancora Who.
Michael Evans si unì a Reg King e ai suoi The Boys, diventati poco dopo gli ACTION, che aprirono tra la fine del 1964 e gli inizi del 1965 una serie di date agli WHO, ritrovando l'amico Kieth.
Agli Who trovò alcune date, sempre nello stesso periodo, l'ex membro dei Mark Twain & the Strangers, Peter Tree, diventato un promoter per le nuove band beat.
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Mod Heroes
lunedì, marzo 16, 2026
Red Ronnie su "London calling" - Popster 1980

Nel marzo del 1980 RED RONNIE recensiva sul mensile POPSTER il nuovo album dei CLASH, "London calling" dividendo il suo parere in pilatesco doppio giudizio, l'uno antitetico all'altro, ma che ben riassumeva lo stupore di molti punk e affini al cospetto del nuovo stupefacente (per suoni, approccio, varietà) album della band di Strummer e soci.
L'ho ricopiato per voi....
A)
I Clash facevano meglio a sciogliersi subito dopo il primo album invece di tentare esperimenti di noioso heavy metal prima e di banale musichetta ora.
Il “Gruppo punk per eccellenza” si è reso definitivamente ridicolo, gettando ombre, fango e merda su un passato glorioso. Anche se questa porcheria farà la loro fortuna commerciale, chi li amava è costretto a voltare le spalle sdegnato.
Ma sono veramente i Clash a suonare ? A parte il brano "London calling" rifiuto di crederlo.
Per i posteri punk significherà d’ora in poi solo Sex Pistols, che troneggiano incontaminati.
B)
I Clash raggiungono finalmente con questo stupendo disco una consacrazione musicale. Abbandonata la sorda rabbia degli esordi ed il poco convincente heavy metal di “Give em enough rope” si aprono ad altre esperienze che colorano in modo vario e godibile la loro musica prima monocolore.
C’è persino dello swing in “Jimmy jazz”. Incuranti di chi , dandoli per spacciati , li aspettava al varco, si sono concessi pause spensierate interpretando brani altrui, come il classico “Brand new Cadillac”.
C’è pure un brano fantasma, “Train in vain”, molto sixties, che, senza alcuna segnalazione, chiude l’ultimo lato.
Con questo doppio album i Clash fanno centro due volte in un colpo solo; ed ora anche l’America che li annoiava tanto (“I’m so bored with Usa”) è ai loro piedi.
PS: Scegliete la recensione che ognuno preferisce, per me pari sono.
POPSTER MARZO 1980
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Cultura 80's
sabato, marzo 14, 2026
Not Moving in concerto: Pesaro e Como
Venerdì 20 marzo
Urbica Velostazione
via Cardinal Massaia
Pesaro
Opening Act: The Barbicans Sabato 21 Marzo
Arci Joshua Blues Club
Via Cantoniga, 11, Albate (Como)
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Venerdì 27 marzo: Milano "Biko"
Lunedì 6 aprile: ZeroBranco (Treviso) "Maximum Festival"
Sabato 25 aprile: Savona "Fortezza del Priamar"
A seguire le date estive
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Urbica Velostazione
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Opening Act: The Barbicans Sabato 21 Marzo
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Opening Act: Mondo Sonico ❤️
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Lunedì 6 aprile: ZeroBranco (Treviso) "Maximum Festival"
Sabato 25 aprile: Savona "Fortezza del Priamar"
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venerdì, marzo 13, 2026
Fabio Massera - La Libellula al Guinzaglio
Torna Fabio Massera con un nuovo romanzo (del precedente ho parlato qui: https://tonyface.blogspot.com/2025/03/fabio-massera-xes.html), sorta di fiaba "laica" molto attuale che intreccia una storia d'amore, il mondo dei social, dolore, sentimento.
Il tutto con una colonna sonora ad hoc che intreccia Nirvana, Sex Pistols, Damned, Kina, Assalti Frontali, X, Not Moving, Doors, Dead Kennedys, Negazione e decine di altri.
Massera scrive bene, con fantasia visionaria e poetica e un costante aggancio alla realtà.
Per contatti: https://www.facebook.com/fabio.massera.18
Il tutto con una colonna sonora ad hoc che intreccia Nirvana, Sex Pistols, Damned, Kina, Assalti Frontali, X, Not Moving, Doors, Dead Kennedys, Negazione e decine di altri.
Massera scrive bene, con fantasia visionaria e poetica e un costante aggancio alla realtà.
Per contatti: https://www.facebook.com/fabio.massera.18
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giovedì, marzo 12, 2026
Coppa del Mondo di Cricket T20
ALBERTO GALLETTI torna su queste pagine con un resoconto della Coppa del Mondo di Cricket appena conclusa.
Nel 2011 Alberto ci spiegò in dettaglio come si gioca e funziona il CRICKET qui: https://tonyface.blogspot.com/2011/04/cricket.html
Va bene, cominciamo da oggi col torneo iniziato da due settimane, poi torno indietro.
Non avevo preventivato di scriverne.
Dunque mentre mi avvio verso l'aeroporto leggo che è in corso Italia v West Indies.
Provo un collegamento, funziona.
Quando comincio a guardare le West Indies, mandate in battuta dal capitano azzurro, che ha vinto il toss, sono a 102/3 nel 13mo over, però! ...continuo guardare.
Quando il punteggio passa a 115/5 nel 15mo over dico - cazzo, che succede??
Mentre cerco di capacitarmi del parziale, aiutato da un paio di birre per poter meglio sopportare la permanenza in quello schifo di posto che è un aeroporto, fantasticando ipotetici run-rates e totali al ribasso (cioè negli ultimi 4 overs e mezzo), i caraibici segnano 50 runs con i lanci italiani che si fanno scadenti e il fielding non proprio impeccabile che si va via via crepando.
Chiudono a 165/6 che comunque ritengo assai più che onorevole, nonchè, a occhio, pure basso per una squadra del genere.
Poi però, come sospettavo, i lanciatori delle West Indies non fanno sconti, i nostri non riescono a far punti, abboccano ad ogni esca e finiamo tutti eliminati per 123 con conseguente sconfitta per 42 runs.
Si trattava dell'ultima partita del girone che si chiude con West Indies (8 punti) e Inghilterra (6) qualificate, Scozia, Italia e Nepal (tutte a 2 punti) eliminate.
Rewind
Si gioca, in India e Sri Lanka, il mondiale T20 di cricket.
Credo di averlo già scritto ma lo ripeto: non è il mondiale di cricket, quello si gioca su 50 overs.
Questo è un formato cortissimo, tagliato corto per l'audience televisiva, spinto inizialmente dagli inglesi e poi dell'India che ormai con gli esorbitanti proventi della IPL (il suo campionato T20) domina il cricket mondiale.
Ogni squadra lancia 20 overs (6 lanci ciascuno), i giocatori sono sempre 11, chi segna di più vince.
Un formato dove anche quelli più scarsi possono avere qualche chance, più si accorcia la partita più le differenze tecniche tendono ad essere ininfluenti, e ogni tanto capita.
La novità, e che novità! è che c'è anche l'Italia.
Dopo la qualificazione sfiorata nel 2023, si è ripartiti dal girone di quarta serie, vinto, con accesso al girone di qualificazione vero e proprio dove la vittoria, direi poco preventivabile, contro la Scozia garantisce la quasi qualificazione, che viene poi ufficializzata dalla sconfitta di misura contro l'Olanda e dall'inopinata sconfitta scozzese contro Jersey.
Meritata ovviamente, ma finiamo secondi a parimerito proprio con Jersey che batte a sorpresa la Scozia per un run all'ultima palla.
La spuntiamo per un Net Run Rate migliore di 0,306, un niente.
Ammetto di esser stato contento, ma certi trionfalismi che ho visto mi son parsi un po eccessivi, e per il tipo di squadra che siamo, e per il margine-qualificazione.
La Scozia infatti verrà poi ripescata al posto del Bangladesh che ha boicottato l'India e, inserita nel nostro gruppo, ci batterà sonoramente.
La squadra italiana è formata da 6 australiani (i due fratelli Mosca, i due fratelli Manenti, Stewart e Draca, nati e cresciuti in Australia, che hanno imparato a giocare, son diventati e hanno fatto, o fanno tutt'ora, i professionisti al loro paese e che non avevano mai preso in mano una mazza da cricket su un campo italiano prima di aver indossato la maglia azzurra; ma hanno un certificato di nascita di un nonno, un bisnonno o della mamma. Stessa cosa dicasi per i tre sudafricani (Madsen, Smuts e Meade) e i due inglesi (Campopiano e Gay che non ho ben capito se c'è o no), e da emigrati dal subcontinente indiano, giunti in Italia da bambini, o nati qui da genitori emigrati e che hanno giocato qui dall'inizio (Jaspreet Singh, Crishan Kalugamage, Syed Naqvi, Hasan Ali), loro si rappresentanti di chi gioca a cricket in Italia; Kulagamage ad esempio fa il pizzaiolo a Lucca, gioca a Roma, fa i salti mortali per giocare e ci ha già smenato un bel po' di posti di lavoro per il cricket: il mio giocatore ideale!
Aggiungo Joe Burns, australiano, 12 test mach come apertura per l'Australia (mica niente), professionista per un quindicennio con il Queensland ma anche in Inghilterra con Leicestershire, Middlesex, Glamorgan e Lancashire, capitano per tutte le qualificazioni, ma poi fatto fuori dalla neo eletta presidentessa in autunno perchè legato al precedente presidente e neanche convocato.
Ci comportiamo dignitosamente, dopo la pesante sconfitta nella prima partita contro la Scozia (73 runs) arriva addirittura una vittoria eclatante contro il Nepal, che nella partita precedente aveva perso per soli 4 runs all'ultima palla contro l'Inghilterra.
Li mettiamo fuori tutti per 123 in 19.3 overs,, eccellente prestazione al lancio, poi in battuta fanno tutto i fratelli Mosca, battitori d'apertura, che prendono a mazzate i lanciatori himalahyani oltre ogni previsione segnando 60 not-out e 62 not-out per un totale di 124-0 in soli 12.5 overs, che ci regala una vittoria per 10 wickets e una bella pagina scritta di storia dello sport italiano.
Segue un' onorevole sconfitta contro gli inglesi, giocando una buona partita.
Concediamo si 202 runs (un po troppi), ma prendendo 7 wickets e segnando poi 178 runs, impreziositi dal 60 di B. Manenti. Della sconfitta contro le West Indies ho detto prima.
Il torneo è articolato in tre fasi: la prima con quattro gironi da cinque squadre ciascuno, le prime due accedono al secondo turno formato da due gironi da quattro squadre le cui prime due classificate si sfideranno, incrociandosi, in semifinale, le vincenti vanno in finale.
Lo Zimbabwe è la sorpresa assoluta della prima fase, vince il girone battendo Australia e Sri Lanka, che comunque si qualifica come secondo.
La delusione è senz'altro l'Australia, che forse snobba un po la manifestazione (hanno appena disintegrato gli inglesi negli Ashes e sono campioni del mondo, quelli veri) portando qualche debuttante e va fuori clamorosamente e con merito al primo turno.
La squadra migliore per me è il Sud Africa.
Per il resto tutto normale, chi doveva andare avanti è andato avanti e chi doveva andare a casa è andato a casa. Unica partita bella, fin qui, Sud Africa (187/6) - Afghanistan (187 all-out) finita pari.
Il regolamento prevede un over supplementare a testa (1 lanciatore e 3 battitori a squadra) al termine del quale chi segna di più ha vinto.
Il primo finisce ancora pari (17/1 Sud Africa e 17/0 Afghanistan), ce ne vuole un secondo al termine del quale prevalgono i sudafricani 23/0 contro 19 all-out.
Stadi enormi e vuoti a parte le partite delle due squadre di casa.
Musica a tutto volume non solo tra un over e l'altro, ma anche tra un lancio e l'altro, assolutamente fuori luogo, insopportabile, sportivamente deprimente; un circo.
Il solito circo tipo americano che ormai ha ammorbato qualsiasi sport che faccia uno straccio di audience televisiva; figuriamoci il cricket che fa miliardi di telespettatori e inventa un formato (questo), anzi due (the hundred) appositamente per la tv.
Da domani inizia la seconda fase con le migliori otto divise in due gironi: India, Sud Africa, West Indies, Zimbabwe in un gruppo; Nuova Zelanda, Pakistan, Inghilterra e Sri Lanka nell' altro.
Le cose dovrebbero migliorare.
Restart
La prima partita della seconda fase, Nuova Zelanda - Pakistan è annullata per pioggia, un punto a testa.
Segue una vittoria inglese, una bastonata, sullo Sri Lanka che, dopo averli tutto sommato contenuti al lancio (146), crolla in battuta (95) prima del limite; probabilmente una vittoria decisiva per andare avanti.
Nel secondo incontro il Sud Africa si conferma e ridicolizza i padroni di casa, superstar gasate che giocano come deficienti e rimediano una sconfitta pesantissima (76 runs) davanti ai centomila di Ahmedabad, con ancora 1.1 overs da giocare.
Un bel funerale, mi è piaciuto.
Ero curioso di vedere cosa avrebbe combinato lo Zimbabwe dopo la vittoria a sorpresa del girone.
Opposti alle potenti West Indies hanno confermato, come temevo, che avessero un po' fatto l' oev foera 'd la cavagna.
Mazzolati di brutto al lancio (255 con una quantità di 6 mai vista), e bombardati in battuta, non reggono.
Totale: disfatta per 107 runs con ancora 2.2 over da giocare.
Gli australiani si mangeranno le mani.
Domani vediamo gli inglesi, se battono il Pakistan vanno in semifinale.
Gli inglesi battono il Pakistan al termine di una bella partita.
Lanciano prima, niente di trascendentale, un po di svarioni al fielding (segno della loro sempre ondivaga concentrazione e di una certa coglionaggine di fondo) e Pakistan che chiude a 164/9. In battuta perdono due wickets nei primi due overs (vedi seconda parte della parentesi precedente), ma il capitano Brook, entrato al n.3 invece del solito n.4, fa la partita dell'anno e picchia un 100 tondo tondo in 50 palle radrizzando la partita da solo; Shaheen Afridi lo sbatte fuori quando mancano 10 runs per vincere e due eliminazioni in poco più di un over rimettono tutto in discussione rendendo il finale un po più palpitante. Alla fine Archer realizza il 4 che li porta alla vittoria (166/8) per due wicket quando mancavano solo più 5 lanci.
Inghilterra già in semifinale e chances di semifinale per i pakistani ora complicate.
La Nuova Zelanda (168/7), non particolarmente brillante al primo turno, batte agevolmente, eliminandolo, un modesto Sri Lanka (107/8).
Lo Zimbabwe arriva alla partita contro l'India nel giorno sbagliato.
I padroni di casa hanno voglia di riscatto dopo la figuraccia contro il Sud Africa e si avventano contro i malcapitati avversari totalizzando il secondo punteggio più alto nella storia di un mondiale T20 (256/4), contenendoli poi al lancio (184/6).
Nell'altro incontro del Gruppo 1, il Sud Africa si conferma e vince ancora, demolendo le pur forti e potenti West Indies.
Dovendo rincorrere 176/8, i proteas, guidati dal capitano Markram, che ne fa 82!, ottengono una schiacciante vittoria per 9 wickets raggiungendo 177/1 con ancora 3.5 overs da lanciare.
A questo punto l'ultima partita West Indies - India sarà decisiva.
Chiamati ad inseguire 159 contro i neozelandesi, gli inglesi (161/6) sfoderano una prova convincente e vincono per 4 wickets.
Al lancio bene Rashid e Ahmed che finiscono entrambi con 2/28 e soprattutto Will Jacks che prende 2 wickets lasciando 23 runs e poi segna 32 not-out in battuta trascinando i suoi oltre il traguardo. Il Pakistan (212-8) batte lo Sri Lanka (207-6) per 5 runs dopo un finale thrilling ma in semifinale va la Nuova Zelanda in virtù del miglior NetRR.
Lo Zimbabwe, già eliminato, fa passare un brutto quarto d'ora al Sud Africa, già qualificato, nel derby.
Protagonista il capitano Raza che dopo aver segnato un eccellente 73 in battuta, aiutando i suoi a raggiungere 153/7, prende 3/29 al lancio durante il powerplay lasciando i sudafricani storditi a chiedersi cosa cappero stesse succedendo; con molta fatica, grazie ad un rapido 42 di Bravis, tagliano il traguardo con più di due over ancora a disposizione e un po di mal di pancia.
In semifinale sfideranno la Nuova Zelanda.
Il piatto forte odierno è però il dentro-o-fuori tra India e West Indies di scena al Eden Gardens di Calcutta, tempio spirituale del cricket indiano, gremito fuori modo e ribollente entusiasmo e attesa; ci saranno almeno 60mila persone accorse per celebrare il trionfo (si fa per dire, solo la qualificazione alla semifinale),e un bailamme infernale, ogni qualvolta il punteggio va dalla loro parte.
Yadav vince il toss e manda gli avversari in battuta. Una buona decisione, meglio un run chase; se si arriva all'ultimo over con il punteggio ancora in bilico le probabilità di errore sono quasi tutte dalla parte dei lanciatori.
Il fielding dei padroni di casa è molto chiuso, d'attacco, i giocatori si avventano su ogni palla ma risultano anche imprecisi nella foga. Lasciano giù almeno tre catches mentre gli ospiti segnano con regolarità e arrivano a 102/1 nel corso del dodicesimo over. A questo punto però Jasprit Bumrah decide che ne ha abbastanza e mette fuori Hetmayer, il migliore dei suoi, con una palla più lenta del solito che si alza e finisce tra le mani di Samson.
Holder (37 not-out) e Powell (34 not-out) fanno ripartire le West Indies fino ad arrivare a 195/4 e mettendo l'India davanti ad un run-chase record (il più alto riuscito loro prima di oggi è stato 176). Due wickets entro i primi 4 overs riducono l'India a 43/2 e ammutoliscono lo stadio.
Samson continua però il suo innings nonostante l'andamento altalenante dell'incontro, controlla le palle insidiose e spedisce oltre il boundary le pallacce con la massima calma e disinvoltura mentre intorno a lui i wicket dei compagni continuano a cadere.
Quando anche Hardik Pandya viene eliminato sembra mettersi male, servono 18 punti in 10 lanci, ma Samson continua imperterrito e la decisione al toss di Yadav si rivela corretta, Joseph e Chase mettono tre palle troppo sul leg-side che costano un 6 di Samson e un 4 Dube, sulla terza, ancora Samson spedisce oltre la fune il 4 decisivo decretando la vittoria dell'India (199/5) per 5 wickets con uno stellare 97 not-out e mandando in delirio i presenti.
In semifinale troveranno l'Inghilterra.
Poi, come spesso accade, succede ciò che nessuno ha preventivato, io neanche lontanamente.
La Nuova Zelanda demolisce lo strafavorito Sud Africa e va in finale.
Merito di una prestazione stellare in battuta di Finn Allen che segna un fenomenale 100 in sole 33 palle (50 in 19!), il più veloce cento nella storia del torneo in cui si contano dieci 4 e otto 6, numeri stratosferici; con il totale (170) raggiunto in soli 12.5 overs, poco più di metà innings per una vittoria per 9 wickets che definire schiacciante è riduttivo. Ma non c'è stata solo battuta.
Bisogna anche lanciare ed è qui, insisto nella mia visione, che si vincono davvero le partite; ed è lo spin che in partite così corte risulta spesso determinante.
Come già successo domenica, passato quasi inosservato però vista la vittoria, gli spinners avversari mandano in crisi il top-order sudafricano, qui è McConchie che mette fuori DeCock e Rickleton con due lanci consecutivi nel secondo over riducendoli a 12/2.
Le cose peggiorano di brutto quando Millar e Brevis escono lasciando il Sud Africa in un mare di guai sul 77/5.
Jansen rimedia alla situazione con un' ottimo 55 not-out e una partnership vitale con Stubbs che consente di raggiungere un totale di 169/8.
Ma non c'è niente da fare contro i devastanti openers neozelandesi che cominciano a picchiare dall'inizio e raggiungono 83-0 alla fine del powerplay, chiudendo di fatto la contesa dopo 5 overs (!).
Seifert cade nel corso del decimo over sul punteggio di 117-1, ma non c'è niente di cui preoccupars, la partita è segnata.
Allen continua il suo show personale segnando altri 44 runs in meno di quattro overs! Totale 173/1 in 12.5 overs e vittoria per 9 wickets!
Beh, che dire, una grande partita davvero, corta finchè si vuole ma una grande partita.
La seconda semifinale resta in bilico fin quasi alla fine e gli sconfitti restan lì con più di un qualcosa su cui recriminare. Harry Brook vince il toss e manda i padroni di casa in battuta, come da copione, si gioca al Wankhede Stadium di Bombay, pieno zeppo (ma non è molto grande), in un frastuono assordante.
L'India parte sparata in battuta per sfruttare il powerplay al meglio e Samson comincia come aveva finito, picchiando boundary su boundary e, dopo che Abhishek viene eliminato nel terzo over, viene incredibilmente cagato al catch dal capitano inglese Brook quando il suo punteggio è di 15 (prima recriminazione, probabilmente determinante per il risultato).
Due palle dopo segna un 6 monumentale spedendo il lancio di Archer sul terzo anello, l'inizio di una discretamente lunga via crucis.
Alla fine del powerplay l' India è sul 73/1, nell'over succesivo Dawson lascia 19 runs: 92/1 in 7 overs, per me la partita è finita qui.
Non sarà proprio così ma quasi.
Samson continua e verrà eliminato nel 14mo over per 89, un altro grande innings, un innings decisivo qualsiasi sia il risultato che uscirà da questa partita, con l' India a 160/3 e sette overs da lanciare. Kishan (39) e Dube (43) fanno al loro parte i punti sul tabellone continuano ad andare su, anche Hardik Pandya (27) contribuisce e alla fine dei 20 overs l' India ha totalizzato 253/7.
L' innings inglese si apre con Buttler (25 dopo un torneo disastroso) e Salt (5) che cade subito. Alla fine del powerplay sono ridotti a 63/3 con il capitano Brook fuori per 7, deludente, doppia calamità dopo il catch caduto.
Entra Bethell, gli indiani lanciano molto bene, punti non ne lasciano molti e i wickets inglesi continuano a cadere. Nonostante ciò il ventiduenne mancino astro nascente inglese si batte con coraggio, intelligenza, tecnica e un po di culo e riesce a trascinare i suoi che gli restano aggrappati addosso, segnando un grande 105 prima di essere run-out nel tentativo di correre una seconda corsa per tenere lo strike.
A questo punto sul 225/7 con ancora 5 palle a disposizione tutto è perduto ma Archer entrato dopo di lui spara tre 6 consecutivi che uniti ai 2 di Overton portano l'Inghilterra a soli 8 runs dalla vittoria.
L'ultimo punto di svolta era stato il sensazionale catch preso da Axar Paltel con la collaborazione di Dube sul boundary che elimina Curran e salva un 6 e di fatto vince la partita quando i lanci a disposizione erano 15 e ci sarebbe stata ancora la possibiltà concreta di fare risultato. Nel over successivo però, il penultimo, il grande Jasprit Burmah tiene a bada le ultime velleità inglesi lanciando un grandissimo over che concede solo 6 runs e lascia gli inglesi con un impossibile 29 runs da fare nell'ultimo over.
Gran finale ad Ahmedabad, stadio pieno imballato, circa 120-130mila spettatori, toss alla Nuova Zelanda, India in battuta e.... quasi non ci si crede: dot, dot, dot, dot, stai attento che fanno un over senza segnare....ah ecco mi sembrava strano...4, Samson, sempre lui; segue un altro dot.
Inizio a rilento che inganna, nel secondo over segnano solo 5. Quindi Abhishek e Samson finiscono di scherzare e picchiano prima Duffy e poi Ferguson per 15 e 244 rispettivamente nei due over successivi.
Insieme segnano 12 dei 18 sei dell' innings Indiano.
I lanciatori neozelandesi vengono picchiati senza pietà, come già quelli inglesi in semifinale e il powerplay si chiude sul 92-0.
Abhishek fa 50 in 18 palle.
Ma si, è un gioco del cazzo picchiano qualsiasi palla, vero che la prendono quasi sempre, ma con 10 wickets a disposizione per soli 20 overs a chi importa uscire in maniera sconsiderata quando picchiando colpi senza senso arrivano comunque boundaries?
E poi tutto intorno musica di merda ad alto volume, frastuono, nessun rispetto per il gioco, ma non interessa a nessuno; i telecronisti son pagati per glorificare la merda, i giocatori son pagati per giocare come dei pirla e il pubblico, al quale non interessa niente a parte i boundaries e l'India che vince, gradisce.
La vera domanda è: "perchè lo guardo?"
Toh, un wicket, Abhishek fuori per 52, ottavo over.
Sarà completamente ininfluente, i battitori son forti fino almeno al n.7 e non usciranno in più di 4 o 5. Gli overs si susseguono, i lanciatori cambiano, i lanci cambiano, ma i colpi no, solo slogs: o la ciccano o fuori-campo. A metà innings 127/1 gioco zero, interesse nessuno.
Sarà interessante eventualmente il run chase, ma mi sono rotto i coglioni, mentre telecronisti e commentatori continuano a magnificare i sei, compresi quelli ottenuti sbagliando completamente il colpo, gli speaker dello stadio aizzano il pubblico a tutto volume, clima da corrida, ora pure fuochi d'artificio per i 6, becerume spiccio, che pena.
E' sport questo?
L'unica cosa buona del T20 è che finisce in fretta, ma mai abbastanza in fretta.
Sussulto nel 15mo over, Neesham mette fuori prima Samson (89), poi Kishan (54) e quindi Yadav (0) in quattro palle ma il punteggio è già a 203/5 in 15,1 overs e la partita è segnata.
Il gioco ad ogni modo non cambia: bum, bum bum, bum colpi picchiati senza pensare e ora anche i lanciatori, demoralizzati, sbagliano, che brutto giocare.
Disastroso ultimo over di Neesham che lascia 24 runs, ma neppure io nelle mie giornate peggiori....
L' innings si chiude a 255/5, la Nuova Zelanda adesso dovrà segnare 256 runs per vincere al ritmo di 12,8 a over, non credo riusciranno.
Aprono Seifert e Allen, quest'ultimo reduce dal fantasmagorico 100 in 33 della semifinale, ma non è sempre festa. Dube lo caga su un catch su Allen altissimo nel primo over, potrebbe costare caro poi; invece no, Axar Patel con le sue arm-balls lo mette fuori per 9, e poi anche il nuovo entrato Ravindra per 1.
Powerplay andato, 62/3 (l'India aveva fatto 92/0), poi nell'ottavo over fuori un altro dopo un colpo idiota; ma è così, gioco senza senso a volte va bene altre va male: 70/4. Entra Mitchell, l'ultimo che può combinare qualcosa. Tre palle dopo fuori Seifert (52), goodnight New Zealand at 72/5 dopo 8 over. 10 overs metà innings 98/5 , lontanissimi, ora devono schiacciare a tavoletta e tentare il tutto per tutto, oppure scivoleranno inesorabilmente verso la sconfitta, ma non hanno più picchiatori.
Il rate necessario adesso, con ancora 8 over a disposizione è superiore ai 17 a over.
Quindi di fatto non c'è più niente da vedere a parte per i tifosi che aspettano la vittoria della loro squadra, dimostrazione che anche riducendo il formato per aumentare (dicono) la spettacolarità, in realtà le audience televisive (e si capisce, i T20 in India fanno centinaia di milioni di telespettatori a partita), capitano situazioni dove l'ultimo quinto di partita è inutile prima che venga giocato.
Così la partita scivola senza storia verso la vittoria dell'India con Bumrah che spazza via il low-order neozelandese prendendo 3 wickets per soli 9 runs in un over, tutti allo stesso modo tutti con il battitore che picchia il colpo senza aspettare spostandosi su leg e lui che lancia uno yorker lento che ogni volta colpisce i legni. Un giocar da idioti.
India 225/5 (20.0 overs) batte Nuova Zelanda 159 all-out (19 overs) per 96 runs, una vittoria schiacciante.
Ha vinto la squadra migliore capitalizzando sul proprio powerplay e poi limitando quelli avversari grazie alla bravura dei propri lanciatori sapientemente utilizzati dal capitano, questo va detto.
Agli ultimi tre mondiali a formato ridotto hanno perso solamente due delle trentaquattro partite giocate, vincendo tutti e tre i tornei.
Però hanno perso le ultime due serie casalinghe di test match contro Sud Africa e Nuova Zelanda.
Ognuno guardi un po quel che gli pare.
Nel 2011 Alberto ci spiegò in dettaglio come si gioca e funziona il CRICKET qui: https://tonyface.blogspot.com/2011/04/cricket.html
Va bene, cominciamo da oggi col torneo iniziato da due settimane, poi torno indietro.
Non avevo preventivato di scriverne.
Dunque mentre mi avvio verso l'aeroporto leggo che è in corso Italia v West Indies.
Provo un collegamento, funziona.
Quando comincio a guardare le West Indies, mandate in battuta dal capitano azzurro, che ha vinto il toss, sono a 102/3 nel 13mo over, però! ...continuo guardare.
Quando il punteggio passa a 115/5 nel 15mo over dico - cazzo, che succede??
Mentre cerco di capacitarmi del parziale, aiutato da un paio di birre per poter meglio sopportare la permanenza in quello schifo di posto che è un aeroporto, fantasticando ipotetici run-rates e totali al ribasso (cioè negli ultimi 4 overs e mezzo), i caraibici segnano 50 runs con i lanci italiani che si fanno scadenti e il fielding non proprio impeccabile che si va via via crepando.
Chiudono a 165/6 che comunque ritengo assai più che onorevole, nonchè, a occhio, pure basso per una squadra del genere.
Poi però, come sospettavo, i lanciatori delle West Indies non fanno sconti, i nostri non riescono a far punti, abboccano ad ogni esca e finiamo tutti eliminati per 123 con conseguente sconfitta per 42 runs.
Si trattava dell'ultima partita del girone che si chiude con West Indies (8 punti) e Inghilterra (6) qualificate, Scozia, Italia e Nepal (tutte a 2 punti) eliminate.
Rewind
Si gioca, in India e Sri Lanka, il mondiale T20 di cricket.
Credo di averlo già scritto ma lo ripeto: non è il mondiale di cricket, quello si gioca su 50 overs.
Questo è un formato cortissimo, tagliato corto per l'audience televisiva, spinto inizialmente dagli inglesi e poi dell'India che ormai con gli esorbitanti proventi della IPL (il suo campionato T20) domina il cricket mondiale.
Ogni squadra lancia 20 overs (6 lanci ciascuno), i giocatori sono sempre 11, chi segna di più vince.
Un formato dove anche quelli più scarsi possono avere qualche chance, più si accorcia la partita più le differenze tecniche tendono ad essere ininfluenti, e ogni tanto capita.
La novità, e che novità! è che c'è anche l'Italia.
Dopo la qualificazione sfiorata nel 2023, si è ripartiti dal girone di quarta serie, vinto, con accesso al girone di qualificazione vero e proprio dove la vittoria, direi poco preventivabile, contro la Scozia garantisce la quasi qualificazione, che viene poi ufficializzata dalla sconfitta di misura contro l'Olanda e dall'inopinata sconfitta scozzese contro Jersey.
Meritata ovviamente, ma finiamo secondi a parimerito proprio con Jersey che batte a sorpresa la Scozia per un run all'ultima palla.
La spuntiamo per un Net Run Rate migliore di 0,306, un niente.
Ammetto di esser stato contento, ma certi trionfalismi che ho visto mi son parsi un po eccessivi, e per il tipo di squadra che siamo, e per il margine-qualificazione.
La Scozia infatti verrà poi ripescata al posto del Bangladesh che ha boicottato l'India e, inserita nel nostro gruppo, ci batterà sonoramente.
La squadra italiana è formata da 6 australiani (i due fratelli Mosca, i due fratelli Manenti, Stewart e Draca, nati e cresciuti in Australia, che hanno imparato a giocare, son diventati e hanno fatto, o fanno tutt'ora, i professionisti al loro paese e che non avevano mai preso in mano una mazza da cricket su un campo italiano prima di aver indossato la maglia azzurra; ma hanno un certificato di nascita di un nonno, un bisnonno o della mamma. Stessa cosa dicasi per i tre sudafricani (Madsen, Smuts e Meade) e i due inglesi (Campopiano e Gay che non ho ben capito se c'è o no), e da emigrati dal subcontinente indiano, giunti in Italia da bambini, o nati qui da genitori emigrati e che hanno giocato qui dall'inizio (Jaspreet Singh, Crishan Kalugamage, Syed Naqvi, Hasan Ali), loro si rappresentanti di chi gioca a cricket in Italia; Kulagamage ad esempio fa il pizzaiolo a Lucca, gioca a Roma, fa i salti mortali per giocare e ci ha già smenato un bel po' di posti di lavoro per il cricket: il mio giocatore ideale!
Aggiungo Joe Burns, australiano, 12 test mach come apertura per l'Australia (mica niente), professionista per un quindicennio con il Queensland ma anche in Inghilterra con Leicestershire, Middlesex, Glamorgan e Lancashire, capitano per tutte le qualificazioni, ma poi fatto fuori dalla neo eletta presidentessa in autunno perchè legato al precedente presidente e neanche convocato.
Ci comportiamo dignitosamente, dopo la pesante sconfitta nella prima partita contro la Scozia (73 runs) arriva addirittura una vittoria eclatante contro il Nepal, che nella partita precedente aveva perso per soli 4 runs all'ultima palla contro l'Inghilterra.
Li mettiamo fuori tutti per 123 in 19.3 overs,, eccellente prestazione al lancio, poi in battuta fanno tutto i fratelli Mosca, battitori d'apertura, che prendono a mazzate i lanciatori himalahyani oltre ogni previsione segnando 60 not-out e 62 not-out per un totale di 124-0 in soli 12.5 overs, che ci regala una vittoria per 10 wickets e una bella pagina scritta di storia dello sport italiano.
Segue un' onorevole sconfitta contro gli inglesi, giocando una buona partita.
Concediamo si 202 runs (un po troppi), ma prendendo 7 wickets e segnando poi 178 runs, impreziositi dal 60 di B. Manenti. Della sconfitta contro le West Indies ho detto prima.
Il torneo è articolato in tre fasi: la prima con quattro gironi da cinque squadre ciascuno, le prime due accedono al secondo turno formato da due gironi da quattro squadre le cui prime due classificate si sfideranno, incrociandosi, in semifinale, le vincenti vanno in finale.
Lo Zimbabwe è la sorpresa assoluta della prima fase, vince il girone battendo Australia e Sri Lanka, che comunque si qualifica come secondo.
La delusione è senz'altro l'Australia, che forse snobba un po la manifestazione (hanno appena disintegrato gli inglesi negli Ashes e sono campioni del mondo, quelli veri) portando qualche debuttante e va fuori clamorosamente e con merito al primo turno.
La squadra migliore per me è il Sud Africa.
Per il resto tutto normale, chi doveva andare avanti è andato avanti e chi doveva andare a casa è andato a casa. Unica partita bella, fin qui, Sud Africa (187/6) - Afghanistan (187 all-out) finita pari.
Il regolamento prevede un over supplementare a testa (1 lanciatore e 3 battitori a squadra) al termine del quale chi segna di più ha vinto.
Il primo finisce ancora pari (17/1 Sud Africa e 17/0 Afghanistan), ce ne vuole un secondo al termine del quale prevalgono i sudafricani 23/0 contro 19 all-out.
Stadi enormi e vuoti a parte le partite delle due squadre di casa.
Musica a tutto volume non solo tra un over e l'altro, ma anche tra un lancio e l'altro, assolutamente fuori luogo, insopportabile, sportivamente deprimente; un circo.
Il solito circo tipo americano che ormai ha ammorbato qualsiasi sport che faccia uno straccio di audience televisiva; figuriamoci il cricket che fa miliardi di telespettatori e inventa un formato (questo), anzi due (the hundred) appositamente per la tv.
Da domani inizia la seconda fase con le migliori otto divise in due gironi: India, Sud Africa, West Indies, Zimbabwe in un gruppo; Nuova Zelanda, Pakistan, Inghilterra e Sri Lanka nell' altro.
Le cose dovrebbero migliorare.
Restart
La prima partita della seconda fase, Nuova Zelanda - Pakistan è annullata per pioggia, un punto a testa.
Segue una vittoria inglese, una bastonata, sullo Sri Lanka che, dopo averli tutto sommato contenuti al lancio (146), crolla in battuta (95) prima del limite; probabilmente una vittoria decisiva per andare avanti.
Nel secondo incontro il Sud Africa si conferma e ridicolizza i padroni di casa, superstar gasate che giocano come deficienti e rimediano una sconfitta pesantissima (76 runs) davanti ai centomila di Ahmedabad, con ancora 1.1 overs da giocare.
Un bel funerale, mi è piaciuto.
Ero curioso di vedere cosa avrebbe combinato lo Zimbabwe dopo la vittoria a sorpresa del girone.
Opposti alle potenti West Indies hanno confermato, come temevo, che avessero un po' fatto l' oev foera 'd la cavagna.
Mazzolati di brutto al lancio (255 con una quantità di 6 mai vista), e bombardati in battuta, non reggono.
Totale: disfatta per 107 runs con ancora 2.2 over da giocare.
Gli australiani si mangeranno le mani.
Domani vediamo gli inglesi, se battono il Pakistan vanno in semifinale.
Gli inglesi battono il Pakistan al termine di una bella partita.
Lanciano prima, niente di trascendentale, un po di svarioni al fielding (segno della loro sempre ondivaga concentrazione e di una certa coglionaggine di fondo) e Pakistan che chiude a 164/9. In battuta perdono due wickets nei primi due overs (vedi seconda parte della parentesi precedente), ma il capitano Brook, entrato al n.3 invece del solito n.4, fa la partita dell'anno e picchia un 100 tondo tondo in 50 palle radrizzando la partita da solo; Shaheen Afridi lo sbatte fuori quando mancano 10 runs per vincere e due eliminazioni in poco più di un over rimettono tutto in discussione rendendo il finale un po più palpitante. Alla fine Archer realizza il 4 che li porta alla vittoria (166/8) per due wicket quando mancavano solo più 5 lanci.
Inghilterra già in semifinale e chances di semifinale per i pakistani ora complicate.
La Nuova Zelanda (168/7), non particolarmente brillante al primo turno, batte agevolmente, eliminandolo, un modesto Sri Lanka (107/8).
Lo Zimbabwe arriva alla partita contro l'India nel giorno sbagliato.
I padroni di casa hanno voglia di riscatto dopo la figuraccia contro il Sud Africa e si avventano contro i malcapitati avversari totalizzando il secondo punteggio più alto nella storia di un mondiale T20 (256/4), contenendoli poi al lancio (184/6).
Nell'altro incontro del Gruppo 1, il Sud Africa si conferma e vince ancora, demolendo le pur forti e potenti West Indies.
Dovendo rincorrere 176/8, i proteas, guidati dal capitano Markram, che ne fa 82!, ottengono una schiacciante vittoria per 9 wickets raggiungendo 177/1 con ancora 3.5 overs da lanciare.
A questo punto l'ultima partita West Indies - India sarà decisiva.
Chiamati ad inseguire 159 contro i neozelandesi, gli inglesi (161/6) sfoderano una prova convincente e vincono per 4 wickets.
Al lancio bene Rashid e Ahmed che finiscono entrambi con 2/28 e soprattutto Will Jacks che prende 2 wickets lasciando 23 runs e poi segna 32 not-out in battuta trascinando i suoi oltre il traguardo. Il Pakistan (212-8) batte lo Sri Lanka (207-6) per 5 runs dopo un finale thrilling ma in semifinale va la Nuova Zelanda in virtù del miglior NetRR.
Lo Zimbabwe, già eliminato, fa passare un brutto quarto d'ora al Sud Africa, già qualificato, nel derby.
Protagonista il capitano Raza che dopo aver segnato un eccellente 73 in battuta, aiutando i suoi a raggiungere 153/7, prende 3/29 al lancio durante il powerplay lasciando i sudafricani storditi a chiedersi cosa cappero stesse succedendo; con molta fatica, grazie ad un rapido 42 di Bravis, tagliano il traguardo con più di due over ancora a disposizione e un po di mal di pancia.
In semifinale sfideranno la Nuova Zelanda.
Il piatto forte odierno è però il dentro-o-fuori tra India e West Indies di scena al Eden Gardens di Calcutta, tempio spirituale del cricket indiano, gremito fuori modo e ribollente entusiasmo e attesa; ci saranno almeno 60mila persone accorse per celebrare il trionfo (si fa per dire, solo la qualificazione alla semifinale),e un bailamme infernale, ogni qualvolta il punteggio va dalla loro parte.
Yadav vince il toss e manda gli avversari in battuta. Una buona decisione, meglio un run chase; se si arriva all'ultimo over con il punteggio ancora in bilico le probabilità di errore sono quasi tutte dalla parte dei lanciatori.
Il fielding dei padroni di casa è molto chiuso, d'attacco, i giocatori si avventano su ogni palla ma risultano anche imprecisi nella foga. Lasciano giù almeno tre catches mentre gli ospiti segnano con regolarità e arrivano a 102/1 nel corso del dodicesimo over. A questo punto però Jasprit Bumrah decide che ne ha abbastanza e mette fuori Hetmayer, il migliore dei suoi, con una palla più lenta del solito che si alza e finisce tra le mani di Samson.
Holder (37 not-out) e Powell (34 not-out) fanno ripartire le West Indies fino ad arrivare a 195/4 e mettendo l'India davanti ad un run-chase record (il più alto riuscito loro prima di oggi è stato 176). Due wickets entro i primi 4 overs riducono l'India a 43/2 e ammutoliscono lo stadio.
Samson continua però il suo innings nonostante l'andamento altalenante dell'incontro, controlla le palle insidiose e spedisce oltre il boundary le pallacce con la massima calma e disinvoltura mentre intorno a lui i wicket dei compagni continuano a cadere.
Quando anche Hardik Pandya viene eliminato sembra mettersi male, servono 18 punti in 10 lanci, ma Samson continua imperterrito e la decisione al toss di Yadav si rivela corretta, Joseph e Chase mettono tre palle troppo sul leg-side che costano un 6 di Samson e un 4 Dube, sulla terza, ancora Samson spedisce oltre la fune il 4 decisivo decretando la vittoria dell'India (199/5) per 5 wickets con uno stellare 97 not-out e mandando in delirio i presenti.
In semifinale troveranno l'Inghilterra.
Poi, come spesso accade, succede ciò che nessuno ha preventivato, io neanche lontanamente.
La Nuova Zelanda demolisce lo strafavorito Sud Africa e va in finale.
Merito di una prestazione stellare in battuta di Finn Allen che segna un fenomenale 100 in sole 33 palle (50 in 19!), il più veloce cento nella storia del torneo in cui si contano dieci 4 e otto 6, numeri stratosferici; con il totale (170) raggiunto in soli 12.5 overs, poco più di metà innings per una vittoria per 9 wickets che definire schiacciante è riduttivo. Ma non c'è stata solo battuta.
Bisogna anche lanciare ed è qui, insisto nella mia visione, che si vincono davvero le partite; ed è lo spin che in partite così corte risulta spesso determinante.
Come già successo domenica, passato quasi inosservato però vista la vittoria, gli spinners avversari mandano in crisi il top-order sudafricano, qui è McConchie che mette fuori DeCock e Rickleton con due lanci consecutivi nel secondo over riducendoli a 12/2.
Le cose peggiorano di brutto quando Millar e Brevis escono lasciando il Sud Africa in un mare di guai sul 77/5.
Jansen rimedia alla situazione con un' ottimo 55 not-out e una partnership vitale con Stubbs che consente di raggiungere un totale di 169/8.
Ma non c'è niente da fare contro i devastanti openers neozelandesi che cominciano a picchiare dall'inizio e raggiungono 83-0 alla fine del powerplay, chiudendo di fatto la contesa dopo 5 overs (!).
Seifert cade nel corso del decimo over sul punteggio di 117-1, ma non c'è niente di cui preoccupars, la partita è segnata.
Allen continua il suo show personale segnando altri 44 runs in meno di quattro overs! Totale 173/1 in 12.5 overs e vittoria per 9 wickets!
Beh, che dire, una grande partita davvero, corta finchè si vuole ma una grande partita.
La seconda semifinale resta in bilico fin quasi alla fine e gli sconfitti restan lì con più di un qualcosa su cui recriminare. Harry Brook vince il toss e manda i padroni di casa in battuta, come da copione, si gioca al Wankhede Stadium di Bombay, pieno zeppo (ma non è molto grande), in un frastuono assordante.
L'India parte sparata in battuta per sfruttare il powerplay al meglio e Samson comincia come aveva finito, picchiando boundary su boundary e, dopo che Abhishek viene eliminato nel terzo over, viene incredibilmente cagato al catch dal capitano inglese Brook quando il suo punteggio è di 15 (prima recriminazione, probabilmente determinante per il risultato).
Due palle dopo segna un 6 monumentale spedendo il lancio di Archer sul terzo anello, l'inizio di una discretamente lunga via crucis.
Alla fine del powerplay l' India è sul 73/1, nell'over succesivo Dawson lascia 19 runs: 92/1 in 7 overs, per me la partita è finita qui.
Non sarà proprio così ma quasi.
Samson continua e verrà eliminato nel 14mo over per 89, un altro grande innings, un innings decisivo qualsiasi sia il risultato che uscirà da questa partita, con l' India a 160/3 e sette overs da lanciare. Kishan (39) e Dube (43) fanno al loro parte i punti sul tabellone continuano ad andare su, anche Hardik Pandya (27) contribuisce e alla fine dei 20 overs l' India ha totalizzato 253/7.
L' innings inglese si apre con Buttler (25 dopo un torneo disastroso) e Salt (5) che cade subito. Alla fine del powerplay sono ridotti a 63/3 con il capitano Brook fuori per 7, deludente, doppia calamità dopo il catch caduto.
Entra Bethell, gli indiani lanciano molto bene, punti non ne lasciano molti e i wickets inglesi continuano a cadere. Nonostante ciò il ventiduenne mancino astro nascente inglese si batte con coraggio, intelligenza, tecnica e un po di culo e riesce a trascinare i suoi che gli restano aggrappati addosso, segnando un grande 105 prima di essere run-out nel tentativo di correre una seconda corsa per tenere lo strike.
A questo punto sul 225/7 con ancora 5 palle a disposizione tutto è perduto ma Archer entrato dopo di lui spara tre 6 consecutivi che uniti ai 2 di Overton portano l'Inghilterra a soli 8 runs dalla vittoria.
L'ultimo punto di svolta era stato il sensazionale catch preso da Axar Paltel con la collaborazione di Dube sul boundary che elimina Curran e salva un 6 e di fatto vince la partita quando i lanci a disposizione erano 15 e ci sarebbe stata ancora la possibiltà concreta di fare risultato. Nel over successivo però, il penultimo, il grande Jasprit Burmah tiene a bada le ultime velleità inglesi lanciando un grandissimo over che concede solo 6 runs e lascia gli inglesi con un impossibile 29 runs da fare nell'ultimo over.
Gran finale ad Ahmedabad, stadio pieno imballato, circa 120-130mila spettatori, toss alla Nuova Zelanda, India in battuta e.... quasi non ci si crede: dot, dot, dot, dot, stai attento che fanno un over senza segnare....ah ecco mi sembrava strano...4, Samson, sempre lui; segue un altro dot.
Inizio a rilento che inganna, nel secondo over segnano solo 5. Quindi Abhishek e Samson finiscono di scherzare e picchiano prima Duffy e poi Ferguson per 15 e 244 rispettivamente nei due over successivi.
Insieme segnano 12 dei 18 sei dell' innings Indiano.
I lanciatori neozelandesi vengono picchiati senza pietà, come già quelli inglesi in semifinale e il powerplay si chiude sul 92-0.
Abhishek fa 50 in 18 palle.
Ma si, è un gioco del cazzo picchiano qualsiasi palla, vero che la prendono quasi sempre, ma con 10 wickets a disposizione per soli 20 overs a chi importa uscire in maniera sconsiderata quando picchiando colpi senza senso arrivano comunque boundaries?
E poi tutto intorno musica di merda ad alto volume, frastuono, nessun rispetto per il gioco, ma non interessa a nessuno; i telecronisti son pagati per glorificare la merda, i giocatori son pagati per giocare come dei pirla e il pubblico, al quale non interessa niente a parte i boundaries e l'India che vince, gradisce.
La vera domanda è: "perchè lo guardo?"
Toh, un wicket, Abhishek fuori per 52, ottavo over.
Sarà completamente ininfluente, i battitori son forti fino almeno al n.7 e non usciranno in più di 4 o 5. Gli overs si susseguono, i lanciatori cambiano, i lanci cambiano, ma i colpi no, solo slogs: o la ciccano o fuori-campo. A metà innings 127/1 gioco zero, interesse nessuno.
Sarà interessante eventualmente il run chase, ma mi sono rotto i coglioni, mentre telecronisti e commentatori continuano a magnificare i sei, compresi quelli ottenuti sbagliando completamente il colpo, gli speaker dello stadio aizzano il pubblico a tutto volume, clima da corrida, ora pure fuochi d'artificio per i 6, becerume spiccio, che pena.
E' sport questo?
L'unica cosa buona del T20 è che finisce in fretta, ma mai abbastanza in fretta.
Sussulto nel 15mo over, Neesham mette fuori prima Samson (89), poi Kishan (54) e quindi Yadav (0) in quattro palle ma il punteggio è già a 203/5 in 15,1 overs e la partita è segnata.
Il gioco ad ogni modo non cambia: bum, bum bum, bum colpi picchiati senza pensare e ora anche i lanciatori, demoralizzati, sbagliano, che brutto giocare.
Disastroso ultimo over di Neesham che lascia 24 runs, ma neppure io nelle mie giornate peggiori....
L' innings si chiude a 255/5, la Nuova Zelanda adesso dovrà segnare 256 runs per vincere al ritmo di 12,8 a over, non credo riusciranno.
Aprono Seifert e Allen, quest'ultimo reduce dal fantasmagorico 100 in 33 della semifinale, ma non è sempre festa. Dube lo caga su un catch su Allen altissimo nel primo over, potrebbe costare caro poi; invece no, Axar Patel con le sue arm-balls lo mette fuori per 9, e poi anche il nuovo entrato Ravindra per 1.
Powerplay andato, 62/3 (l'India aveva fatto 92/0), poi nell'ottavo over fuori un altro dopo un colpo idiota; ma è così, gioco senza senso a volte va bene altre va male: 70/4. Entra Mitchell, l'ultimo che può combinare qualcosa. Tre palle dopo fuori Seifert (52), goodnight New Zealand at 72/5 dopo 8 over. 10 overs metà innings 98/5 , lontanissimi, ora devono schiacciare a tavoletta e tentare il tutto per tutto, oppure scivoleranno inesorabilmente verso la sconfitta, ma non hanno più picchiatori.
Il rate necessario adesso, con ancora 8 over a disposizione è superiore ai 17 a over.
Quindi di fatto non c'è più niente da vedere a parte per i tifosi che aspettano la vittoria della loro squadra, dimostrazione che anche riducendo il formato per aumentare (dicono) la spettacolarità, in realtà le audience televisive (e si capisce, i T20 in India fanno centinaia di milioni di telespettatori a partita), capitano situazioni dove l'ultimo quinto di partita è inutile prima che venga giocato.
Così la partita scivola senza storia verso la vittoria dell'India con Bumrah che spazza via il low-order neozelandese prendendo 3 wickets per soli 9 runs in un over, tutti allo stesso modo tutti con il battitore che picchia il colpo senza aspettare spostandosi su leg e lui che lancia uno yorker lento che ogni volta colpisce i legni. Un giocar da idioti.
India 225/5 (20.0 overs) batte Nuova Zelanda 159 all-out (19 overs) per 96 runs, una vittoria schiacciante.
Ha vinto la squadra migliore capitalizzando sul proprio powerplay e poi limitando quelli avversari grazie alla bravura dei propri lanciatori sapientemente utilizzati dal capitano, questo va detto.
Agli ultimi tre mondiali a formato ridotto hanno perso solamente due delle trentaquattro partite giocate, vincendo tutti e tre i tornei.
Però hanno perso le ultime due serie casalinghe di test match contro Sud Africa e Nuova Zelanda.
Ognuno guardi un po quel che gli pare.
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Cricket
mercoledì, marzo 11, 2026
Donato Zoppo - Lucio Corsi. Volevo essere strano
Donato Zoppo ha a lungo esplorato il mondo del prog, con numerosi e interessantissimi libri su PFM, Area, King Crimson, Genesis ma anche quello di Lucio Battisti (a cui ha dedicato vari testi) e Beatles.
Recentemente ha spostato l'attenzione verso il cosiddetto (una volta) "rock italiano" con approfondimenti su Litfiba e CSI.
Azzeccata la scelta di entrare nel mondo di LUCIO CORSI che con quattro album, centinaia di concerti in Italia ed Europa e la partecipazione Sanremese, che lo ha lanciato anche nel mainstream, si è affermato come uno degli artisti più personali e particolari della scena musicale italiana.
Il suo mix è noto: David Bowie, Marc Bolan, Ivan Graziani, Renato Zero ma anche Paolo Conte e la migliore canzone d'autore.
Il tutto proposto con ampie dosi di personalità.
Il libro è un racconto, semi romanzato e ricco di riferimenti metaforici, della sua carriera, non alla "Wikipedia" ma con una poetica che lo rende interessante, agevole e spedito da leggere.
"Una peculiarità della poetica di Lucio è il suo sguardo di meraviglia verso le cose" dice Francesco Bianconi dei Baustelle nella prefazione.
Esattamente.
Donato Zoppo Lucio Corsi. Volevo essere strano
Compagnia Editoriale Aliberti
144 pagine
15 euro
Recentemente ha spostato l'attenzione verso il cosiddetto (una volta) "rock italiano" con approfondimenti su Litfiba e CSI.
Azzeccata la scelta di entrare nel mondo di LUCIO CORSI che con quattro album, centinaia di concerti in Italia ed Europa e la partecipazione Sanremese, che lo ha lanciato anche nel mainstream, si è affermato come uno degli artisti più personali e particolari della scena musicale italiana.
Il suo mix è noto: David Bowie, Marc Bolan, Ivan Graziani, Renato Zero ma anche Paolo Conte e la migliore canzone d'autore.
Il tutto proposto con ampie dosi di personalità.
Il libro è un racconto, semi romanzato e ricco di riferimenti metaforici, della sua carriera, non alla "Wikipedia" ma con una poetica che lo rende interessante, agevole e spedito da leggere.
"Una peculiarità della poetica di Lucio è il suo sguardo di meraviglia verso le cose" dice Francesco Bianconi dei Baustelle nella prefazione.
Esattamente.
Donato Zoppo Lucio Corsi. Volevo essere strano
Compagnia Editoriale Aliberti
144 pagine
15 euro
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martedì, marzo 10, 2026
Punk Rock. The Manges photo archive
La band spezzina dei Manges, monumento del punk rock italiano, sceglie di raccontarsi non con una classica (auto)biografia ma con un percosrso fotografico, raccolto in decenni di concerti in mezzo mondo (Italia, Europa, Giappone, America).
Imnmagini volutamente non perfette o patinate ma semplicemente reali, dirette e urgenti come la loro musica.
Una scelta coraggiosa ma altrettanto efficace: il punk rock è semplicemente questo e quello che raccontano nella breve prefazione.
Le foto non sono presentate in ordine cronologico. Questo non è un percorso lineare. Il punk rock non è mai stato sinonimo di ordine. Ciò che conta è l'energia, i volti, il sudore, il movimento.
Questo libro è un omaggio a cosa significa crescere dentro una scena DIY, lasciarsi ispirare dai Ramones, mettere in piedi una band con gli amici e andare avanti per 30 anni e oltre.
Dormire per terra, guidare tutta la notte, perdere strumenti, perdere tempo, ma non perdere mai di vista il motivo per cui hai incominciato.
E' una dedica alle sottoculture che vivono fuori dai riflettori.
Alle band che si guadagnano rispetto senza contratti con grandi etichette.
Alla musica che non va in Tv.
Alle persone che creano qualcosa di autentico senza bisogno di essere validate da talent show o algoritmi.
Punk Rock. The Manges photo archive
Tsunami Edizioni
348 pagine
29 euro
Imnmagini volutamente non perfette o patinate ma semplicemente reali, dirette e urgenti come la loro musica.
Una scelta coraggiosa ma altrettanto efficace: il punk rock è semplicemente questo e quello che raccontano nella breve prefazione.
Le foto non sono presentate in ordine cronologico. Questo non è un percorso lineare. Il punk rock non è mai stato sinonimo di ordine. Ciò che conta è l'energia, i volti, il sudore, il movimento.
Questo libro è un omaggio a cosa significa crescere dentro una scena DIY, lasciarsi ispirare dai Ramones, mettere in piedi una band con gli amici e andare avanti per 30 anni e oltre.
Dormire per terra, guidare tutta la notte, perdere strumenti, perdere tempo, ma non perdere mai di vista il motivo per cui hai incominciato.
E' una dedica alle sottoculture che vivono fuori dai riflettori.
Alle band che si guadagnano rispetto senza contratti con grandi etichette.
Alla musica che non va in Tv.
Alle persone che creano qualcosa di autentico senza bisogno di essere validate da talent show o algoritmi.
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