martedì, novembre 03, 2026

Le canzoni di George Harrison rifiutate dai Beatles

E' noto che tra le principali motivazione che spinsero George Harrison a contribuire alla fine dei Beatles ci fu la costante esclusione di suoi brani dai loro album, sempre limitati a un paio di episodi, molto spesso pesantemente snobbati, perfino irrisi, da John e Paul.
Di seguito una serie di canzoni proposte da George e rifiutate, poi recuperate negli album solisti.


YOU KNOW WHAT TO DO
Registrata il 3 giugno 1964 (con Paul al basso e John al tamburello) è rimasta inedita fino all'inserimento nell'"Anthology 1" del 1995.
Molto carina.

https://www.youtube.com/watch?v=PmxDt8CPcas&list=RDPmxDt8CPcas&start_radio=1

ALL THINGS MUST PASS
La canzone che diede il titolo al suo terzo album solista fu portata nelle session di "Get Back" e lavorata in diverse fasi dai Beatles.
Si innesca quindi il dubbio che in realtà non sia stata scartata da John e Paul ma che più semplicemente la resa finale non abbia soddisfatto la band o che George abbia deciso di tenersela per l'imminente suo primo "vero" album solo.
https://www.youtube.com/watch?v=kQAMDw77m9U.

Ne registrò un demo il 25 febbraio 1969 nel giorno del suo 26° compleanno ad Abbey Road (poi apparso su "Anthology 3").
https://www.youtube.com/watch?v=5ODEhwaU2Uw&list=RD5ODEhwaU2Uw&start_radio=1

La versione definitiva dell'album ha una corposa sezione fiati (Bobby Keys e Jim Price del giro Stones) e l'apporto di Ringo, Billy Preston, Klaus Voorman al basso.

ISN'T A PITY
Composta nel 1966, provinata durante le registrazioni di "Let It Be", finì nel sontuoso triplo "All Things Mus Pass" del 1970 in ben due versioni.
Fu proposta sia per Sgt Peppers che per il White Album e infine nelle session di Let It Be ma sempre respinta, soprattutto da Lennon.

Il demo:
https://www.youtube.com/watch?v=WLLfnyeOoNg&list=RDWLLfnyeOoNg&start_radio=1

Provino in studio:
https://www.youtube.com/watch?v=2ZsVCbHuV8Y&list=RD2ZsVCbHuV8Y&start_radio=1

Version One da "All Things Must Pass" (brano conclusivo della facciata A) con Ringo Starr, Billy Preston, Gary Wright, Badfinger.
https://www.youtube.com/watch?v=-n-LULDiJxk&list=RD-n-LULDiJxk&start_radio=1

Version Two (terzo brano della facciata D)con Eric Clapton, Ringo Starr e Derek and the Dominos.
https://www.youtube.com/watch?v=tYkX4-PCoXU&list=RDtYkX4-PCoXU&start_radio=1

NOT GUILTY
Pubblicata nell'album del 1979 "George Harrison", era stata in predicato di entrare nel "White Album" del 1968.
Il testo era una risposta alla delusione subita dagli altri Beatles al cospetto del Maharishi.
Nella versione solista alla batteria c'è Andy Newark, già membro di Sly and the Family Stone e al lavoro con Pink Floyd, David Bowie e John Lennon tra i tanti.
Alle tastiere, dal gusto jazz, Steve Winwood.

https://www.youtube.com/watch?v=gd1H8pfXogI&list=RDgd1H8pfXogI&start_radio=1

I Beatles ne fecero oltre 100 take e la completarono con sovraincisioni varie e un bridge in 3/4 che non viene ripreso nella versione solista.
Il brano dei Fab Four è molto più crudo e rock blues con un finale quasi hard rock, al contario di quella di George, soffusa e avvolgente.

La take 102 è finita nell'"Anthology 3"
https://www.youtube.com/watch?v=Zm6x7bY2pSg&list=RDZm6x7bY2pSg&start_radio=1

Un primo demo era stato registrato da George nel 1968 nella sua casa di Kinfauns.
https://www.youtube.com/watch?v=9KH3VP9QICY&list=RD9KH3VP9QICY&start_radio=1

"L'avevo composta appena tornato da Rishikesh, nel 1968, registrata con i Beatles e poi me ne sono completamente dimenticato per dieci anni fino a quando non ho ritrovato il demo dei 60's..."

SOUR MILK SEA
Provinato in acustico dal solo George (https://www.youtube.com/watch?v=jeQ-5nP0lfg&list=RDjeQ-5nP0lfg&start_radio=1) venne poi registrato in un demo nel 1968 in vista del "White Album" in una versione al limite della jam session, a casa di George a Kinfauns con Paul e Ringo.
https://www.youtube.com/watch?v=rTzPY_Zwyoc&list=RDrTzPY_Zwyoc&start_radio=1

Il brano venne però escluso dal disco e destinato all'esordio di Jackie Lomax per la Apple Records con una super band composta da George, Paul, Ringo, Eric Clapton, Nicky Hopkins.
https://www.youtube.com/watch?v=38lGfyq9PcA&list=RD38lGfyq9PcA&start_radio=1

LET IT DOWN
Composta nel 1968, fu proposta ai Beatles per "Let It Be / Get Back", brevemente provata (con un eccellente Billy Preston all'Hammond) a fine di gennaio 1969 ma senza suscitare interesse in John e Paul: https://www.youtube.com/watch?v=M0-YRR30el0&list=RDM0-YRR30el0&start_radio=1

Il brano fu recuperato in "All Things Must Pass" in una versione molto dura, quasi hard, con Eric Clapton, i Badfinger, Gary Wright e Gary Brooker ad accompagnare.
https://www.youtube.com/watch?v=5Gyk_gvuIoI&list=RD5Gyk_gvuIoI&start_radio=1

WAH WAH
Non destinata ai Beatles ma diretta conseguenza delle profonde divergenze tra George e il duo John/Paul, composta di getto dopo la sua dipartita dai Beatles dopo le prime session di Get Back /Lei It Be nei primi giorni di gennaio 1969.
Venne inserita in "All Things Must Pass" in una versione travolta dagli arrangiamenti ingombrani di Phil Spector (con l'apporto di Clapton, Ringo, Billy Preston. Badfinger).
Molto meglio la versione più immediata del "Concert For Bangladesh".
Brano di grande impatto, tra i migliori di George post Beatles.

https://www.youtube.com/watch?v=NDVAQE7nplU&list=RDNDVAQE7nplU&start_radio=1

HEAR ME LORD
Anche questa finì in "All Thing MUst Pass", composta tra il 4 e 5 gennaio 1969, presentata a John e Paul ma totalmente snobbata.
Il tono gospel/religioso figura meglio nel suo album solista con Clapton, Preston e Richard Wright ad accompagnarlo. Non un capolavoro.

Demo per i Beatles
https://www.youtube.com/watch?v=LZz1D_Y6Hzo&list=RDLZz1D_Y6Hzo&start_radio=1

Da "All Thing Must Pass"
https://www.youtube.com/watch?v=fkSAoroGKn4&list=RDfkSAoroGKn4&start_radio=1

CIRCLES
Registrato nel maggio del 1968 dal solo Harrison all'organo, destinato al "White Album":
https://www.youtube.com/watch?v=cuhEkbC9JmI&list=RDcuhEkbC9JmI&start_radio=1

Con batteria (Ringo?):
https://www.youtube.com/watch?v=cuhEkbC9JmI&list=RDcuhEkbC9JmI&start_radio=1

Venne ripreso nell'album "Gone Troppo" del 1982 in una versione che perde tutta l'anima e la spiritualità dell'originale.
All'organo Billy Preston, al synth Jon Lord dei Deep Purple.
https://www.youtube.com/watch?v=xAKVyLAnYw0&list=RDxAKVyLAnYw0&start_radio=1

lunedì, novembre 02, 2026

Steve Ellis

Addio a STEVE ELLIS, voce e leader dei LOVE AFFAIR con cui pubblicò il classico "Everlasting Love" nel 1967, scalzando "Hello Goodbye" dei Beatles dal primo posto in classifica.
Il brano, inciso dapprima da Robert Knight, ottenne una grande successo in Inghilterra nella versione della band di Steve.
Fu poi ripresa anche da U2, Gloria Estefan e la mod band dei Truth.

Ha iniziato la sua carriera musicale in giovane età, dapprima come frontman dei Clifton Bystanders e successivamente fondando i Soul Survivors.
Fortemente influenzato dal soul e dall'R&B americano, ha portato queste sonorità nei Love Affair.
I singoli successivi, come "Rainbow Valley", hanno confermato il loro successo, consacrando Steve Ellis come uno dei veri e propri idoli pop della fine degli anni '60.

Con i Widowmaker ha successivamente pubblicato l'omonimo album nel 1976, andando poi in tour nel Regno Unito con i Nazareth.
Nel giugno 1976, presero parte al tour negli stadi "The Who Put The Boot In", prima di WHO , Little Feat, The Sensational Alex Harvey Band.
Ellis lasciò la band dopo un tour con la Electric Light Orchestra.

Dopo lo scioglimento della band, ha partecipato alla colonna sonora del film "Loot" per poi realizzare un disco da solista insieme a Zoot Money, Riding on the Crest of a Slump nel 1972, prodotto da Roger Daltrey, a cui era legato da una stretta amicizia.
Sempre Daltrey ha prodotto Last Angry Man nel 1978, con Brian Robertson dei Thin Lizzy, poi nei Motorhead e suonato l'armonica in Best Of Days nel 2008.

Nel 2018 esce con "Boom! Bang! Twang!" in cui compare anche Paul Weller, oltre a Andy Crofts e Ben Gordelier della sua band, Mike D'Abo della Manfred Mann Band, i Cow.
Un ottimo lavoro di ruvido soul e rhythm and blues, qualche riuscita cover (da Tim Hardin a Jimmy Cliff), un originale in stile Northern composto da Weller e altre piccole delizie.

LOVE AFFAIR
"Everlasting Love"
https://www.youtube.com/watch?v=JaYTNsS_m2w&list=RDJaYTNsS_m2w&start_radio=1

STEVE ELLIS + PAUL WELLER
"Lonely No More" (2018)
https://www.youtube.com/watch?v=nMb1KuQi9C8&list=RDnMb1KuQi9C8&start_radio=1

PAUL WELLER e STEVE ELLIS, live 2001, Croydon, Surrey
"Everlasting Love"
https://www.youtube.com/watch?v=sW_1WQ6ByAk&list=RDsW_1WQ6ByAk&start_radio=1

venerdì, ottobre 30, 2026

Ottobre 2026. Il meglio.

Si avvicina ad ampie falcate la fine dell'anno con una bella gerla di ottime cose:
Paul McCartney, Rolling Stones, Kneecapp, Aja Monet, Black Crowes, Jack White, Fantastic Negrito, Paul Weller, Little Barrie, Brian Jackson, Womack Sisters, Anthony Joseph, Erikah Badu, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller, The Darts, Thee Marloes, The Strokes, Cramps, Robyn Hitchcock, Neil Jones / Nick Corbin, The Specials, Johnny Marr, Teenage Fanclub.

In Italia:
Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Bloody Riot, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite, Polemica, Marlon Bianco and the Clones, Paolo Fioretti & the Hot Combo, Radio Days, Temponauts, Yuppie Flu, Flame Parade, Hibaby Jumoku, Calibro 35.


PAUL WELLER - In the Shadow of the Sun
Arriva a sorpresa, solo in digitale al momento, un live di PAUL WELLER.
Ultimamente non sono stato troppo tenero con la sua bulimica serie di uscite (4 album in studio, 3 live, qualche ep, una raccolta, oltre a questo, dal 2019 ad oggi).
I pregiudizi iniziali sono crollati di fronte a questi 31 brani tratti dal recente tour estivo britannico “all real, all true”, senza ritocchi in studio.
Weller in super forma, sound immediato, crudo, con una formidabile band, sezione fiati che spinge, brani che talvolta prendono la strada della jam session sul palco.
Insolitamente c'è spazio per ben OTTO BRANI dei JAM (inclusa la cover di "Move On Up") con una "Precious" veloce e rabbiosa, super funk, due belle versioni di "Strange Town" - più lenta ha ancora più fascino - e "Man in the Corner Shop", una travolgente e nervosa "That's Entertainment". Sempre emozionante "English Rose", chitarra e voce.
Spacca tutto "Eton Rifles", potenza spaventosa e finale in feedback alla Who dei bei tempi. "Town Called Malice", una delle più belle canzoni di sempre, chiude il concerto.
Degli Style Council poco: 4 brani.
Non molto convincente "My Ever Changing Moods", lenta e poco motivata, bene "Have You Evet Had It Blue" (sottovalutata ma una delle migliori song di Weller di sempre), fantastica "Shout To The Top", ottima "Long Hot Summer".
In mezzo un'ampia scelta dalla sua lunga carriera solista.
"Stanley Road" e "Broken Stones" ma anche "Out Of Sinking" su tutto.
"You Do Something To Me" è stupenda, in versione cruda, immediata, rock (cinque brani da "Stanley Road").
Poco da dire, disco di altissimo livello, indispensabile per ogni Wellerista.
Un live SPETTACOLARE!

JOHNNY MARR - The Age Of Everything
La fulgida carriera di Johnny Marr trova la sublimazione del quinto album solista, forse il più ispirato e maturo del suo cammino solista.
Il fantasma degli Smiths è da tempo immemorabile lasciato alle spalle, anche se musicalmente non di rado rispunta da quegli stupendi arpeggi chitarristici che lo hanno sempre caratterizzato (Fire With Fire o It's Time).
I dieci nuovi brani autografi non hanno mai cedimenti, viaggiano costantemente a livelli altissimi (forse l'unico momento meno convicente è il semi funk di Ophelia), sono costruiti armonicamente alla perfezione (la melodia orientaleggiante di Beyond The Rain o l'irresistibile How Come).
Si chiude con l'ipnotica All In A Life.
Album superbo!

TEENAGE FANCLUB - Do Not Dare To Dream
Norman Blake e soci tornano dopo il riuscito "Nothing Lasts Forever", tcon la loro classica miscela di pop, rock, Byrds, Simon & Garfunkel, Beatles, Bob Dylan, folk psichedelico, indie rock innaffiato da brumose, umide e piovose serate britanniche. Ancora una volta un album di altissimo livello, denso, intenso, ricchissimo di spunti, stimoli, suoni e colori.

THE BEATLES - Rubber Soul Super Deluxe
Anche il PRIMO GRANDE ALBUM dei BEATLES non sfugge alla revisione/remix/deluxe come è ovvio che fosse.
Come sempre, dopo le "Anthology", risulta un'operazione gradita ai super fan ma ormai sostanzialmente inutile e stucchevole, figlia della compulsiva volontà delle case discografiche di raschiare non solo il fondo del barile ma il barile stesso e i suoi pezzi.
Le varie take mai ascoltate non aggiungono, ovviamente, granché.
Sono registrazioni interrotte, parti strumentali, tentativi e scarti vari.
Trattandosi dei BEATLES rimangono comunque merce preziosa per chi la sa apprezzare.
A me piace molto la take 3 di "Norvegian Wood", senza sitar è ancora più affascinante.
Il resto è per iper completisti, incluso l'inedito (trascurabile) di John, "Little Girl".
Come spesso accade si capisce solo ascoltandoli il perché certi brani non sono mai stati utilizzati.
Nemmeno mi soffermo sull'aberrante usanza di remixare i brani, chiunque sia il tecnico del suono o che "ora si sente meglio la chitarra di George".
Le annotazioni principali sono relative alla precisione di Ringo, al lavoro con il basso di Paul, già strumentista eccelso e geniale e quanto fossero affascinanti le melodie vocali (vedi "Nowhere Man").
Passata una settimana nessuno lo riascolterà più, come sempre.

Martin Freeman and Eddie Piller Present On The Corner
La premiata ditta Martin Freeman e Eddie Piller tornano a selezionare musica sopraffina per palati modernisti.
I 23 brani sono uno più bello dell'altro, rari, oscuri, spaziando dal soul, al funk, al jazz, da Julie Driscoll e Brian Auger all'immortale "7 Heurs du matin" di Jacqueline Taieb a "Big Time Operator" della Zoot Money Big Roll Band (uno dei migliori brani dei 60's in assoluto), allo spiritual funk di Doug Carn e ancora Ike Turner, Buddy Rich, Max Roach, Mandrill, perfino Santana.
Un lavoro certosino e, come sempre, di estremo buon gusto.

THE CRYSTAL TEARDROP - Love You More
La band inglese ci sa fare con i Sixties, tra garage beat, psichedelia 1967, freakbeat, splendidi riff di chitarre e perfetta voce di Alexandra Rose a corredo del tutto.
Il secondo album è profondamente radicato in quei suoni, quell'estetica, quel mood, quegli anni, nessuno sguardo all'oggi.
Forse va bene proprio per questo.

THE SEWERGROOVES - The Acoin Session
Gli svedesi SEWERGROOVES tornano dopo 30 anni di silenzio con un poderoso album di rock 'n' roll duro e puro, influenze 60's sparse (molto Flamin Groovies), un pizzico di glam.
Album davvero super energico, semplice, diretto, urgente.

MICHAEL KIWANUKA - Fudge
Rimasto in sospeso per molto tempo, a causa dei suoi problemi di salute, il nuovo album di MICHAEL KIWANUKA (dalla copertina orribile, come sempre più spesso accade...), si affida a un'auto produzione essenziale e minimale.
Tanta classe, eleganza, maturità, rarefazione di suoni ed elementi.
Sussurri soul (Bill Whiters, Ben Harper e Stevie Wonder 70, come spesso è accaduto), occasionali groove funk, tenui ballate, orchestrazioni essenziali.
Niente male, un album destinato a crescere negli ascolti.
Ben tornato.

FONTAINES D.C. - Dopamine Chamber
Come sempre accade, quando una band già iconica svolta artisticamente altrove, diventa immediatamente divisiva tra chi accetta di buon grado il nuovo percorso e chi urla al tradimento.
Sta succedendo per i FONTAINES D.C. che nel nuovo album guardano altrove, affidandosi a canzoni più avvolgenti, vellutate, inclini ad atmosfere vagamente new wave, lasciando i furori post punk degli esordi altrove.
Poco male, direi.
L'album è di buona qualità, riesce a sorprendere positivamente, è forse troppo adagiato su ritmiche e melodie catatonico/ipnotiche ma personalmente lo trovo interessante e sicuramente oltre la sufficienza.

US3 - Snap, Crackle & Bop
Torna dopo 13 anni di silenzio Geoff Wilkinson, alias US3, con un nuovo album dal titolo irresistibile.
Da "Cantaloop (Flip Fantasia)" in cui, nel 1992, per la Blue Note, campionava "Cantaloupe Island" di Herbie Hancock, non è cambiato molto: jazz, hip hop, elettronica e, in questo caso, MC Akil Dasan alla voce.
Sarà ripetitivo e già sentito ma rimane uno dei suoni più distintivi e immediatamente riconoscibili in circolazione.
Non è poco.

THE HORNETS - Lonely At The Bottom
Il nuovo album della band londinese è un energico condensato di rhythm and blues, primi Stones, Who, Pretty Things e qualche accordo e melodia che sarebbero stati bene nei Beatles pre 65.
I ritmi sono sempre elevati, chitarre secche e graffianti, canzoni di prima qualità, bella band!

HEAVENLY BODS - Green Hills
Dalla Cornovaglia una buona band che mischia asperità garage, freakbeat e tanta psichedelia di gusto Brit 67/68.
Non firmano un capolavoro ma un album di livello dignitoso che gli appassionati del genere non mancheranno di apprezzare.

FABIENNE DELSOL - Indigo Red
Presumo siano in pochi a ricordare i BRISTOLS, garage band inglese con Liam Watson (Toe Rag Studios) e Bruce Brand (Milkshakes/Headcoats), a cui si affiancava Fabienne DelSol.
La cantante francese firma il quinto album solista a base di sonorità french beat, garage, psichedeliche, in un mix molto gradevole e coinvolgente, soprattutto ben fatto.

ADEBOWALE & THE PIONEERS - Kilofese
Poderoso afro funk, percussivo, con una sezione fiati paurosa e una ritmica travolgente. Da uno che ha suonato con gli Egypt 80 di Fela Kuti non potevamo aspettarci diversamente. Notevole.

HIBAKU JUMOKU - s/t
Il trio vicentino confeziona un album di altissimo livello, guardando, con competenza e padronanza della materia, alla scena del nu british jazz da cui attinge a piene mani, passando da Ezra Collective a Tenderlonious, assimilando influenze afro, funk, sperimentazione, ambient, elettronica, in un mix originale e coinvolgente ad ogni brano. Soprattutto perché non si tratta di citazionismo ma di ispirazione poi sviluppata in maniera personale e creativa. Notevoli.

CALIBRO 35 – Ellroy VS. L.A.
I Calibro 35 tornano alle radici del loro percorso, con una colonna sonora per il documentario “Ellroy VS L.A.” di Francesco Zippel, assecondandone il taglio noir. Ricominciano da dove erano partiti, mischiando, in chiave strumentale, blaxploitation, funk, jazz, rock, suggestioni care ai primi album di prog, come sempre suonato con quel groove e quell’attitudine vintage genuina che rendono il loro sound, come consuetudine, originale e personale. Ormai sono venti anni che li troviamo sulla scena, sempre versatili ed eclettici, con una dozzina di album alle spalle e in perfetta forma. Il nuovo album si aggiunge, con classe e raffinatezza, a un percorso geniale e di pura eccellenza.

ENRICO GABRIELLI – La Milleundecima Notte
Dopo anni di lavoro vede la luce l’opera in un solo atto firmata da Enrico Gabrielli, corredata dal libretto di Sergio Giusti, ispirata al racconto omonimo di Michael Ende, metafora della frizione tra fede, ragione e le manovre della geopolitica. A dare una mano al polistrumentista (dalla lunga e variegata carriera tra Calibro 35, Afterhours, Winstons, mariposa e decine di altri), Vincenzo Vasi, Lorenzo Esposito Fornasari, Francesca Biliotti. L’opera si muove tra avanguardia, sperimentazione, classicismi, lirica, vocalizzi di stampo Demetrio Stratos, teatro musicale. Un lavoro ardito, interessante, originale.

MAREK DE VANN - Stereotyping (feat. Paolo Apollo Negri)
Primo album per Marek De Vann (al secolo Marco Sarracino) con nove brani autografi e una cover, il tutto in chiave strumentale, con l'aiuto delle tastiere (dall'Hammond al piano, al Fender Rhodes, Clavinet e altro) di Paolo Apollo Negri. Siamo nel già più volte sperimentato ambito del sound debitore alle colonne sonore poliziesche degli anni Settanta e affini. Ma in questo caso il classico jazz funk a tinte lounge non risente di toni nostalgici o risaputi ma è fresco, urgente, pieno di groove ed energia, Ricorda spesso la felice esperienza dei Corduroy, tra i primi gruppi della scena Acid Jazz. Il tutto ben suonato, con classe ed eleganza. Più che ottimo.

LARRY MANTECA – Erotica 70
Tra ristampe degli originali e nuovi progetti che hanno ripreso (chi accademicamente, chi rielaborandone le basi) il classico sound delle colonne sonore anni Sessanta/Settanta, quel mondo continua ad esercitare un fascino irresistibile sugli ascoltatori. Soprattutto, come in questo caso, se la scrittura è così raffinata, elegante e gustosa. Gli undici brani si muovono nell’immaginario sopracitato, tra jazz, funk, lounge, con classe e perfetta capacità di fare rivivere quelle atmosfere.

EVA BRAUN - Eva Braun Remastered 2026
Attivi a cavallo tra i Settanta e gli albori degli anni Ottanta, gli Eva Braun da Verona furono tra i primi interpreti nella Penisola della new wave, figlia di quel punk che aveva da poco fatto capolino anche in Italia.
I nastri registrati ai tempi per un album mai uscito, vengono rimasterizzati e ripuliti, dopo una prima pubblicazione, una dozzina di anni fa, nel CD Pulchritudo, Amor, Voluptas.
Il sound è crudo, grezzo, scarno, con i Joy Division in testa, I Velevet Underground nell'ombra e le asperità sonore conseguenza della giovane età, inesperienza, urgenza. Un documento interessante e basilare per comprendere quegli anni.

CHRIS HORSES & The SLOW SMOKE – Nowhere Bound
Il progetto del cantante e chitarrista veneto Cristian Secco, in arte Chris Horses, è cresciuto progressivamente nel tempo, tra concerti e un ottimo esordio discografico, a cui segue ora questo eccellente nuovo capitolo. Nove brani che scavano nella tradizione Southern Rock americana, da Lynyrd Skynyrd a Black Crowes (e un sottile aggancio vocale ai dimenticati ma sempre favolosi Bachman Turner Overdrive), con una buona dose di influenze country blues e qualche, sempre gradito, rimando agli Stones dei ’70. Accompagnato da una solida e competente band, si muove a suo agio in un contesto artistico in cui non è facile trovare originalità e personalità. Aspetto che la band supera agevolmente, trovando sempre spunti compositivi freschi e gustosi. Eccellente disco.

FLAVIO FERRI – Pupazzi di corsa alla fine del mondo
Music producer, composer, sound engineer, fondatore dei Delta V, con cui ha pubblicato 7 album. Da solista si è dedicato prevalentemente alla musica strumentale, con l’eccezione di “Testimone di passaggio”del 2020. Torna ora con un nuovo progetto, sempre strumentale, insieme al batterista dei Pop For Zombie, Roberto Zaffaroni. Volevo parlare dell’inutilitá di vivere come pupazzi nel mondo, pupazzi schiavi di un sistema economico folle e distruttivo. Gli otto brani passano da atmosfere ambient a elettronica “spinta”, da tribalismi al noise. Un lavoro complesso e articolato, che ben riflette il concept dell’album e mette in perfetto risalto la creatività di Ferri, ricca di spunti, riferimenti, suggestioni. Molto interessante.

ATOMIC FRUIT - Serpentine
La band di stanza a Berlino, composta da Martin Lundfall (svedese, multistrumentista e cantante) Raphaël Giraldi (francese, chitarra e basso) e Federico Lenzi (italiano, batteria), firma un terzo convincente album. Le atmosfere si muovono in un'ampia area sonora, in cui sapori oscuri si mischiano a un approccio psichedelico, tocchi di elettronica, sperimentazione, asperità chitarristiche che lasciano spazio ad aperture melodiche quasi dream pop. Un album di grande spessore compositivo, originale, più che interessante.

LUDOVICO ELLENA & GANESH BLUES BAND - Atlantis
Nella sua ennesima incarnazione (ricordiamo Effervescent Elephants, The Mirrors tra le tante), Ludovico Ellena prosegue il suo lungo cammino attraverso tutte le sfaccettature della musica psichedelica, declinata in varie forme. Nell'ultimo mini Lp di sette brani per venti minuti di musica, si affida a un sound prevalentemente acustico (con l'eccezione del roccioso finale Nord 2 che ci riporta al Paisley Underground dei Dream Syndicate) che guarda a blues, psych folk e affini, dei tardi Sessanta. Come sempre, più che interessante.

LIBRI

Elisa De Munari - Wild Women Don't Have The Blues

Elisa De Munari (alias Elli De Mon, nota blues woman, attiva da lungo nella scena italiana) è anche una validissima scrittrice e ricercatrice in ambito blues e dintorni. Ce lo conferma in questo nuovo lavoro in cui raccoglie una serie di brani di altrettante Blues Women come pretesto per approfondire storia, argomenti, musica, filosofia, società, con certosina perizia, dati, date. Sono donne che hanno scelto di non uniformarsi, di non assecondare alcuna aspettativa, di non conformarsi a nessun cliché, di non adattarsi al percorso che altri avevano tracciato per loro.
Donne risolute che non hanno esitato a dire la verità anche a costo di rimanere isolate.
In sottofondo emergono note autobiografiche, che camminano in parallelo a queste storie, di musiciste alle prese (allora come oggi, seppure in modalità radicalmente diverse) con problematiche di parità di genere, logistiche, di credibilità e rispetto.
Attraverso i testi delle canzoni scelte si approfondiscono tematiche specifiche (razzismo, femminismo, collocazione sociale e politica, "l'erotico come arma di liberazione"), si analizza il ruolo del blues nella storia della musica, della società e della storia americana, "un lungo tentativo di negare l'umanità dei corpi neri attraverso sistemi sempre più sofisticati di controllo".
Blues costantemente collocato in una "visione romanticizzata del detenuto nero come depositario di una "purezza africana" musicale, inmcontaminata dalla modernità" (la visione del pur più che meritevole ricercatore Alan Lomax), cristalizzando l'idea che "il vero blues fosse quello più grezzo e primitivo, relegando in secondo piano le sofisticate innovazioni musicali degli artisti afroamericani urbani."
Un saggio interessantissimo, ricco di considerazioni e analisi originali perfettamente mirate.
Consigliatissimo.

Alex Loggia - Tina / Intervista ad Alex Loggia
Secondo capitolo di una trilogia, iniziata con "Leo e Zoe" (https://tonyface.blogspot.com/2025/05/alex-loggia-leo-e-zoe-storia-di-un.html) che esplora, sapientemente, le pieghe delle modifiche caratteriali adolescenziali, alla costante ricerca di un senso di identità e di appartenenza, che Tina trova nella scena mod, in cui si saprà ritagliare un profilo sempre più saliente e di primo piano.
Lo farà attraverso un viaggio interiore e uno fisico, in Lambretta, verso Londra.
In mezzo mille riferimenti reali alla scena mod italiana e torinese, in particolare, degli anni Novanta.
La cosa che cercava quando aveva dieci anni non era una musica, né un vestito, né uno scooter.
Era quella precisa sensazione di stare dentro le cose insieme ad altri.
E quella sensazione non aveva passaporto.
Parlava tutte le lingue.
Il libro è un notevole passo avanti, rispetto all'esordio, di Alex Loggia (compositore, musicista, produttore, ex chitarrista degli Statuto) in qualità di scrittore. La narrazione è più pulita, diretta, poetica, con tratti filosofici che colgono al meglio la personalità della protagonista.
Emozionante la prefazione di Lele Catale.
Il finale a sorpresa rende il libro ancora più interessante e piacevole.

Carlo Casale - Una vita dal vivo
Fa impressione pensare che Carlo Casale, prime mover della scena punk/new wave italiana, racconti i suoi "primi" cinquanta anni di attività nella scena musicale.
Dal punk degli Outkids del 1977, alla prestigiosa avventura con i Frigidaire Tango (il loro "The Cock" è una pietra miliare) fino al rock 'n' roll dei Vindicators.
A cui si sono aggiunte altre esperienze in ambiti sonori sempre diversi, sperimentali, elettronici, nel costante impulso di guardare avanti e cercare il nuovo.
Attitudine che ha permeato anche la parallela attività professionale di gestore di locali (il mitico "Shindy" di Bassano del Grappa, tra i tanti) e organizzatore di concerti.
Gli aneddoti sono ovviamente tantissimi, gustosi, divertenti, illuminanti su cosa significa (passando attraverso epoche diversissime) muoversi in un certo ambito, difficilissimo in Italia.
In mezzo il suo sguardo competente e autorevole su un mondo che cambiava e continua a farlo, fino alla classica scoperta del nuovo, attraverso gli ascolti dei figli.
Il libro è corredato da una folta raccolta di foto, locandine, poster, biglietti di concerti (migliaia quelli a cui ha assistito) e da un CD inedito di Charlie Out Cazale.
Curato da Luca Frazzi, è un ulteriore tassello cognositivo di un passato che ha dato tanto alla musica e cultura italiana ma non è mai stato valorizzato a sufficienza.

Domenico Paris - La spalla sinistra di Malcolm Young
E' davvero divertente il romanzo del giornalista/scrittore abruzzese che ci porta a fianco della band slease hard punk rock dei Beautiful Loserz, direttamente dalla provincia più profonda, che arriva improvvisamente alle soglie del successo con un imprevisto album di debutto, dopo aver abbandonato ogni speranza di notorietà.
Ne consegue un lungo tour italiano, costellato di imprevisti, sesso, droga, alcol e rock 'n' roll, aneddotiche varie, perfettamente e molto realisticamente riferibili a qualunque band che ha calcato i palchi per un po' di tempo.
Il tutto con abbondanza di dialoghi goliardici, dettagli di ogni concerto e relativa nottata successiva, illusioni, delusioni, psico drammi, estasi totale.
I rigori della vita reale ricondurranno il tutto a una prevista e temuta "normalità", lasciando però il gusto inafferrabile di un'esperienza che andava vissuta ad ogni costo.
Scrittura frizzante, esperienze attendibili, lettura godibilissma.

Danny H. Cortese - Diventare Freddie Mercury. Farrokh Bulsara e l'invenzione di una maschera
Specifica l'autore nelle prime righe:
Il presente saggio rifugge la dimensione strettamente biografica o la critica musicologica di stampo accademico per configurarsi, piuttosto, come un'indagine fenomenologica sulla costruzione dell'identità artistica...quella che condotto Farrokh Bulsara a edificare Freddie Mercury come maschera scenica consapevole, strumento per perseguire obiettivi estetici precisi e ambiziosi.
Personalmente ho sempre avuto scarsa dimestichezza con il mondo dei Queen e la loro musica ma la lettura di questo saggio esula dall'aspetto specifico dando spazio alle varie trasformazioni di Mercury, in funzione della realtà circostante, sempre attentamente programmate e affini alla teatralità insita in tutta la storia artistica della band.
Seguendo la sua curiosità nel voler sperimentare la creatività che lo ha sempre caratterizzato.
Le 120 pagine ci portano in un percorso tra musica, filosofia, vita reale, teoria teatrale.
Indipendentemente dal soggetto, uno scritto molto interessante ed educativo.

Stefano Marullo - Ramones
In occasione del secondo compleanno di arghía(www.arghia.it) – rivista stanca di cultura - viene pubblicato, in tiratura limitatissima di 50 copie, un libretto (in senso letterale: 9x15cm di grandezza) dedicato ai RAMONES (scaricabile gratuitamente dal sito).
Nelle 23 pagine non ci sono particolari novità o rivelazioni rispetto a quanto già ben conosciamo sulla band, se non la sottolineatura di quanto sia stata "la più grande e più sfortunata punk band della storia".
Effettivamente, rispetto al culto generato intorno al gruppo, le soddisfazioni economico/commerciale non sono mai state abbondante, spesso frutto di scelte errate.
Una pubblicazione che i collezionisti e fan della band non potranno ignorare.

Luca Lezziero - I due sogni
Vincitore della sesta edizione del Premio letterario "Guido Rossa" (istituito da Spi Cgil e LiberEtà) "I due sogni" è un racconto di Luca Lezziero, perfetta fotografia di un'epoca passata (ma che si ripropone con altri codici e modalità, forse ancora più che in passato, anche ai nostri giorni), in cui il concetto di classe sociale andava a determinare scelte di vita ben precise (mischiare differenti "ceti sociali" non era indicato né auspicato).
Le dinamiche operaie e borghesi degli anni Settanta, mettono la protagonista Gigliola di fronte alla necessità di scegliere tra due opzioni, l'amore sincero e diretto per il lavoratore del sud e un futuro economicamente e socialmente agevole con un ricco rampollo del nord (in un'epoca in cui il divario geografico era forte e sentito).
La scelta finale sarà dolorosa.
Scritto bene, scorrevole, intrigante.
Premio più che meritato.

VISTO

Tecno Zaclén - The Art of Drilling Core. Rimini Teatro degli Atti 17 ottobre 2026
The Art of Drilling Core è uno spettacolo musicale/teatrale a cura di Tecno Zaclén (Pierangelo Caforio: elettronica / Mickey and the Mouses), Giovanni Tommaso Garattoni: designer e inventore della club-culture come Slego e Aleph e Roberto Russo: sperimentatore ed ex Boohoos) andato in scena al Teatro degli Atti, nell'accogliente e affascinante centro di Rimini (da cui mancavo da tempo e che ho trovato davvero stupenda, dove vivrei volentieri), all'interno della rassegna Percuotere la Mente, la sezione contemporanea della Sagra Musicale Malatestiana.
A dare una mano Rita ’Lilith’ Oberti (Not Moving), la fisarmonica di Giordano Giannarelli, le chitarre di Alfredo Ferrucci (Mickey and the Mouses) e Paolo ’Pedro’ Pedretti, la poesia di Paolo Nessuno e l’impatto visivo curato da Carmine ’Deep’ Stellaccio.
Una performance che fotografa l'incontro ibrido tra tecno(logia) spinta e tradizione folk romagnola, poesia, ballo liscio, elettronica (con citazione visiva ai Kraftwerk). Spettacolo breve, immediato, urgente, dall'approccio e attitudine punk, originale, unico, teatro pieno, applausi e apprezzamento unanime.
Attendiamo tante repliche.

COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".

APPUNTAMENTI

Presentazione libro "Keith Moon, batterista"
Venerdì 19 novembre: Torino "Blah Blah" ore 19.30

NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour

Sabato 7 novembre: Jesi (Ancona) “Spazio Comune Autogestito TNT”
Sabato 5 dicembre: Colle di Val d’Elsa (Siena) "Bottega Roots"
Sabato 12 dicembre: Como “Joshua”
Sabato 19 dicembre: Chiari (Brescia) “Circolo ADMR”

mercoledì, ottobre 28, 2026

Various Artists - Club Reggae '69, 3CD Edition

Spettacolare compilation con ottantasette brani suddivisi in tre CD che fotografa al meglio la colonna sonora della prima scena skinhead del 1969.
Un anno in cui molti singoli reggae scalarono le classifiche nazionali, nonostante la totale assenza di supporto da parte della BBC e della stampa specializzata che ignorò il fenomeno, insieme a chi compilava le classifiche di vendita.

Soul reggae di pura eccellenza.

La prima parte è dedicata a 27 classici dell'epoca, da "Israelites" di Desmond Dekker & The Aces a "Skinhead Moonstomp" dei Symarip.
Nel secondo brani più oscuri, nelll'ultima parte strumentali avvolgenti e travolgenti (vedi la "Hey Jude" di Joe's All Stars, ad esempio o i super classici "Liquidator" e "Return Of Django").


DISC ONE
CHART HITS & CLUB CLASSICS
1. Desmond Dekker & The Aces - Israelites
2. Max Romeo - Wet Dream
3. The Pioneers - Long Shot Kick de Bucket
4. Pat Kelly - How Long
5. The Maytals - Monkey Man
6. Tony Scott - What Am I To Do
7. Jackie Bernard & The Tennors - Another Scorcher
8. Dennis Walks - The Drifter
9. John Holt - Ali Baba
10. Lloyd Robinson - Cuss Cuss
11. Laurel Aitken - Jesse James
12. Slim Smith - Everybody Needs Love
13. The Ethiopians - Everything Crash
14. Derrick Morgan - Seven Letters
15. The Bleechers - Ease Up
16. The Gaylads - There's A Fire
17. Stranger Cole & Lester Sterling - Pretty Cottage
18. George Williams - No Business Of Yours
19. Vincent Foster - Shine Eye Gal
20. Dice The Boss - Brixton Cat, Big And Fat
21. Symarip - Skinhead Moonstomp
22. King Horror aka Young Growler - Loch Ness Monster
23. Tony Tribe - Red Red Wine
24. The Melodians - Sweet Sensation
25. Marcia Griffiths - Don't Let Me Down
26. Jimmy Cliff - Wonderful World, Beautiful People
27. Johnny Nash - Cupid

DISC TWO
HIDDEN TREASURES
1. Laurel Aitken - Skinhead Train
2. Sugar Simone - Come and Try
3. Audrey - Pledging My Love
4. The Megatons - I'm Thirsty
5. Girlie - Madam Streggae
6. The Arabis - Jump High Jump Low
7. Anonymously Yours - Dream Baby
8. The Bleechers - Yo Yo
9. David Isaacs & The Race Fans - Time Marches On
10. The Melodians - Ring Of Gold
11. Tony Scott - The Moon Is Playing Tricks On Me
12. Tony King & The Hippy Boys - Feel So Glad
13. Ken Boothe - Mr Tambourine Man
14. The Dials - Love Is a Treasure
15. Samuel Edwards - Want It, Want It
16. John Holy - Have Sympathy
17. Johnny Youth & The Nyah Shuffle - Darling It Won’t
18. Pama Dice - Dice Is Back
19. Les Foster - Because You're Mine
20. King Horror aka Young Growler - Frankenstein
21. Lloyd Robinson - Lavender Blue
22. The Harmonians - Come Running Back
23. Anderson's All Stars - Jump and Shout
24. Danny & Joe - Please Be Mine
25. The Beltones - I'll Follow You
26. The Eagles - Rudam Bam
27. Winston Groovy - Leaving Me Standing
28. Sprong & The Nyah Shuffle - Think

DISC THREE
INSTRUMENTAL GOLD
1. The Harry J Allstars - Liquidator
2. Lester Sterling & Stranger Cole - Bangarang
3. The Upsetters - Return Of Django
4. The Dynamites - John Public
5. Richard Ace - Hang 'Em High
6. Karl 'King Cannon' Bryan - Overproof
7. Ansel Collins & The Beverley's All Stars - Night Of Love
8. The Family Circle - Stagger Back
9. The Rudies - Wheels
10. Rico & Laurel Aitken Band - A Message To You
11. Sweet Confusion - Elizabethan Serenade
12. The Upsetters - Soulful I
13. Karl 'King Cannon' Bryan & The Harry J All Stars - Wha'pen
14. Anonymously Yours - Organism
15. George Lee - Music Box
16. Joe's All Stars - Hey Jude
17. The Rudies - Downtown Jump
18. Winston Wright & The G.G. All Stars - Flight 404
19. Drumbago & The Dynamites - Dulcemania
20. Don Drumond Junior - Tribute To Don Drummond
21. Lloyd Charmers - 5 To 5
22. Karl 'King Cannon' Bryan & The Jay Boys - Soul Special
23. Hugh Hendricks & The Buccaneers - To Each His Own
24. The Family Circle - By The Time I Get To Phoenix
25. Rico & The Rudies - The Bullet
26. The Beverley's All Stars - Double Shot
27. Roland Alphonso - A Thousand Tons Of Megaton
28. The Upsetters - Clint Eastwood

martedì, ottobre 27, 2026

Carlo Casale - Una vita dal vivo

Fa impressione pensare che Carlo Casale, prime mover della scena punk/new wave italiana, racconti i suoi "primi" cinquanta anni di attività nella scena musicale.

Dal punk degli Outkids del 1977, alla prestigiosa avventura con i Frigidaire Tango (il loro "The Cock" è una pietra miliare) fino al rock 'n' roll dei Vindicators.
A cui si sono aggiunte altre esperienze in ambiti sonori sempre diversi, sperimentali, elettronici, nel costante impulso di guardare avanti e cercare il nuovo.
Attitudine che ha permeato anche la parallela attività professionale di gestore di locali (il mitico "Shindy" di Bassano del Grappa, tra i tanti) e organizzatore di concerti.

Gli aneddoti sono ovviamente tantissimi, gustosi, divertenti, illuminanti su cosa significa (passando attraverso epoche diversissime) muoversi in un certo ambito, difficilissimo in Italia.
In mezzo il suo sguardo competente e autorevole su un mondo che cambiava e continua a farlo, fino alla classica scoperta del nuovo, attraverso gli ascolti dei figli.

Il libro è corredato da una folta raccolta di foto, locandine, poster, biglietti di concerti (migliaia quelli a cui ha assistito) e da un CD inedito di Charlie Out Cazale.

Curato da Luca Frazzi, è un ulteriore tassello cognositivo di un passato che ha dato tanto alla musica e cultura italiana ma non è mai stato valorizzato a sufficienza.

Carlo Casale
Una vita dal vivo
Interno4 Edizioni
410 pagine
25 euro

lunedì, ottobre 26, 2026

Domenico Paris - La spalla sinistra di Malcolm Young

E' davvero divertente il romanzo del giornalista/scrittore abruzzese che ci porta a fianco della band slease hard punk rock dei Beautiful Loserz, direttamente dalla provincia più profonda, che arriva improvvisamente alle soglie del successo con un imprevisto album di debutto, dopo aver abbandonato ogni speranza di notorietà.

Ne consegue un lungo tour italiano, costellato di imprevisti, sesso, droga, alcol e rock 'n' roll, aneddotiche varie, perfettamente e molto realisticamente riferibili a qualunque band che ha calcato i palchi per un po' di tempo.

Il tutto con abbondanza di dialoghi goliardici, dettagli di ogni concerto e relativa nottata successiva, illusioni, delusioni, psico drammi, estasi totale.
I rigori della vita reale ricondurranno il tutto a una prevista e temuta "normalità", lasciando però il gusto inafferrabile di un'esperienza che andava vissuta ad ogni costo.

Scrittura frizzante, esperienze attendibili, lettura godibilissma.

Domenico Paris
La spalla sinistra di Malcolm Young
Iride Edizioni - Rubbettino
Pagine: 590
Euro €26,60

venerdì, ottobre 23, 2026

Martin Freeman and Eddie Piller Present On The Corner

La premiata ditta Martin Freeman e Eddie Piller tornano a selezionare musica sopraffina per palati modernisti.

I 23 brani sono uno più bello dell'altro, rari, oscuri, spaziando dal soul, al funk, al jazz, da Julie Driscoll e Brian Auger all'immortale "7 Heurs du matin" di Jacqueline Taieb a "Big Time Operator" della Zoot Money Big Roll Band (uno dei migliori brani dei 60's in assoluto), allo spiritual funk di Doug Carn e ancora Ike Turner, Buddy Rich, Max Roach, Mandrill, perfino Santana.
Un lavoro certosino e, come sempre, di estremo buon gusto.

I dettagli qui:
https://acidjazz.co.uk/products/martin-freeman-eddie-piller-present-on-the-corner

giovedì, ottobre 22, 2026

Tecno Zaclén - The Art of Drilling Core. Rimini Teatro degli Atti 17 ottobre 2026

Foto: Riccardo Gallini

The Art of Drilling Core è uno spettacolo musicale/teatrale a cura di Tecno Zaclén (Pierangelo Caforio: elettronica / Mickey and the Mouses), Giovanni Tommaso Garattoni: designer e inventore della club-culture come Slego e Aleph e Roberto Russo: sperimentatore ed ex Boohoos) andato in scena al Teatro degli Atti, nell'accogliente e affascinante centro di Rimini (da cui mancavo da tempo e che ho trovato davvero stupenda, dove vivrei volentieri), all'interno della rassegna Percuotere la Mente, la sezione contemporanea della Sagra Musicale Malatestiana.

A dare una mano Rita ’Lilith’ Oberti (Not Moving), la fisarmonica di Giordano Giannarelli, le chitarre di Alfredo Ferrucci (Mickey and the Mouses) e Paolo ’Pedro’ Pedretti, la poesia di Paolo Nessuno e l’impatto visivo curato da Carmine ’Deep’ Stellaccio.

Una performance che fotografa l'incontro ibrido tra tecno(logia) spinta e tradizione folk romagnola, poesia, ballo liscio, elettronica (con citazione visiva ai Kraftwerk).
Spettacolo breve, immediato, urgente, dall'approccio e attitudine punk, originale, unico, teatro pieno, applausi e apprezzamento unanime.
Attendiamo tante repliche.

https://www.facebook.com/reel/1465237842177015

mercoledì, ottobre 21, 2026

Alex Loggia - Tina / Intervista ad Alex Loggia

Secondo capitolo di una trilogia, iniziata con "Leo e Zoe" (https://tonyface.blogspot.com/2025/05/alex-loggia-leo-e-zoe-storia-di-un.html) che esplora, sapientemente, le pieghe delle modifiche caratteriali adolescenziali, alla costante ricerca di un senso di identità e di appartenenza, che Tina trova nella scena mod, in cui si saprà ritagliare un profilo sempre più saliente e di primo piano.
Lo farà attraverso un viaggio interiore e uno fisico, in Lambretta, verso Londra.
In mezzo mille riferimenti reali alla scena mod italiana e torinese, in particolare, degli anni Novanta.

La cosa che cercava quando aveva dieci anni non era una musica, né un vestito, né uno scooter.
Era quella precisa sensazione di stare dentro le cose insieme ad altri.
E quella sensazione non aveva passaporto.
Parlava tutte le lingue.


Il libro è un notevole passo avanti, rispetto all'esordio, di Alex Loggia (compositore, musicista, produttore, ex chitarrista degli Statuto) in qualità di scrittore.
La narrazione è più pulita, diretta, poetica, con tratti filosofici che colgono al meglio la personalità della protagonista.
Emozionante la prefazione di Lele Catale.
Il finale a sorpresa rende il libro ancora più interessante e piacevole.

Alex Loggia
Tina
230 pagine
21 euro


INTERVISTA A ALEX LOGGIA

Quando hai pensato di scrivere un romanzo (“Leo e Zoe”, a cui è seguito questo)? Da cosa è partita quell’esigenza?
In realtà, inizialmente avevo pensato di scrivere la mia autobiografia, ma poi mi sono detto che probabilmente a nessuno sarebbe interessato leggere la storia della mia vita.
Così ho pensato di raccontarla in un altro modo, mettendo un po’ di me dentro un romanzo.
È nato così Leo e Zoe, una storia di fantasia nella quale però ci sono molte delle amicizie, delle esperienze, dei luoghi e delle situazioni che ho vissuto in quegli anni. Non volevo semplicemente raccontare quello che mi era successo, ma soprattutto ricreare le atmosfere della Torino degli anni Ottanta, quando la musica, le amicizie e il senso di appartenenza a un determinato mondo erano una parte fondamentale delle nostre vite.
In fondo credo che scrivere questo romanzo sia stato anche un modo per tornare a quegli anni, ritrovare persone e sensazioni che, nonostante il tempo passato, non mi hanno mai abbandonato.
Naturalmente, mescolando ricordi e fantasia, perché alla fine quello che volevo scrivere era un romanzo, non un libro di memorie.

Quando hai scritto “Leo e Zoe” avevi già pensato a una trilogia o l’idea è arrivata dopo?
Assolutamente no.
Quando ho cominciato a scrivere Leo e Zoe non avevo affatto pensato a una trilogia.
L’idea era semplicemente quella di raccontare una storia che avesse un inizio e una fine.
Dopo la pubblicazione, però, molti lettori hanno cominciato a chiedermi se ci sarebbe stato un seguito e questo mi ha fatto riflettere sulla possibilità di scrivere un altro romanzo. Pensandoci, mi sono reso conto che c’erano ancora tante cose che avrei potuto e voluto raccontare, tante storie e situazioni che non avevano trovato spazio nel primo libro.
Da lì è nata l’idea di Tina, ma non volevo scrivere semplicemente il seguito di Leo e Zoe. Mi interessava raccontare quegli stessi anni attraverso gli occhi di un altro personaggio, con una vita e un percorso completamente differenti, ma che in qualche modo finisse per incrociare quel mondo.
È stato proprio mentre prendeva forma questa seconda storia che ho cominciato a pensare a una trilogia, tre romanzi che potessero essere letti indipendentemente, ma che fossero legati tra loro da personaggi, luoghi e situazioni.

Sottolinei spesso nel romanzo il concetto di “appartenenza”.
Quando hai abbracciato l’etica e l’estetica Mod, avresti mai pensato di ritrovarti decine di anni dopo, adulto, con figli, ancora così dentro a questo mondo?

Sinceramente no, ma credo che quando hai sedici o diciassette anni sia difficile immaginare come sarà la tua vita quarant’anni dopo. A quell’età è normale sperimentare, avvicinarsi a diverse culture giovanili, cercare qualcosa in cui riconoscersi.
Io, ad esempio, prima di diventare Mod ho frequentato per un periodo quelli che allora chiamavamo freak, sballoni, bajosi, insomma, i ragazzi che ascoltavano musica afro.
Poi ho scoperto il mondo Mod e ho capito che era quello giusto per me. La musica, l’abbigliamento, gli scooter, ma soprattutto uno stile di vita nel quale mi riconoscevo completamente.
In realtà non credo ci siano troppe spiegazioni da dare.
Sei Mod e basta.
Senti che quello è il tuo mondo, che quello stile di vita ti appartiene, e continui a viverlo senza nemmeno starci a pensare troppo. Non è qualcosa che devi sforzarti di mantenere vivo, fa semplicemente parte di te.
Naturalmente anche aver fatto parte degli Statuto, ha contribuito a rafforzare ulteriormente questo legame. Attraverso la musica ho avuto la possibilità di vivere ancora più intensamente quella cultura, di conoscere persone, condividere esperienze e sentirmi parte di una realtà che andava ben oltre la mia città.
E poi c’è il fatto di avere accanto una moglie che appartiene allo stesso mondo, cosa che rende tutto ancora più naturale.
Non ho mai dovuto scegliere tra la mia vita da adulto, la famiglia e l’essere Mod, perché sono tutte cose che convivono perfettamente.
Come dice Paul Weller, «You can bury me a Mod».
Credo che questa frase riassuma abbastanza bene il concetto.

“Una cosa bella quando finisce deve già respirare dentro quella successiva”, scrivi nelle ultime righe. Oltre al terzo romanzo, quale sarà la successiva?
Credo che quella frase rappresenti abbastanza bene il mio modo di essere.
Ho sempre bisogno di avere qualcosa a cui pensare, un progetto da realizzare, un’idea da sviluppare. Non sono mai stato particolarmente bravo a stare fermo e spesso, mentre sto ancora lavorando a qualcosa, comincio già a pensare a quello che potrei fare dopo.
Chi mi conosce e mi segue sa che negli anni ho dato vita a numerosi progetti musicali, anche molto diversi tra loro, non ultimo MODS, lo spettacolo musical-teatrale che abbiamo realizzato insieme.
Oltre al terzo romanzo, che andrà a chiudere la trilogia iniziata con Leo e Zoe, in questo momento sto lavorando a un nuovo progetto musicale che prevede la pubblicazione di alcuni brani Northern Soul.
Per ora, però, preferisco non svelare troppo, anche perché è ancora tutto in fase di sviluppo.
Diciamo soltanto che la voglia di fare musica e di sperimentare nuove cose non mi è mai passata.

Infine: da musicista professionista, come vedi il futuro per chi ha scelto questo cammino, in Italia?
Non è una domanda facile, soprattutto per chi, come me, fa questo mestiere da tanti anni e ha visto cambiare profondamente il mondo della musica.
Oggi, grazie alla tecnologia, è molto più semplice produrre e distribuire la propria musica, ma paradossalmente è diventato molto più difficile riuscire a viverci.
In Italia, poi, il musicista spesso non viene nemmeno considerato un vero lavoratore, dimenticando che dietro a quello che fa ci sono anni di studio, sacrifici e professionalità.
Il talento certamente non manca, ma ho l’impressione che ci sia sempre meno spazio per chi ce l’ha e sempre più per chi ha le conoscenze giuste o i soldi per comprarsi la visibilità, a volte persino le visualizzazioni.
Riprendendo un concetto espresso da Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, chi oggi decide di intraprendere questa carriera deve mettere in conto anche la possibilità di non farcela.
È brutto da dire, ma credo sia giusto essere realisti.
Questo non significa che non si debba provarci, anzi.
La musica deve nascere prima di tutto da una passione autentica, dalla voglia di esprimersi e di avere qualcosa da raccontare, indipendentemente dal successo che si riuscirà a ottenere.
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