L'amico PIER TOSI ci regala un ricordo di Derrick Harriott, recentemente scomparso.
DERRICK HARRIOTT 6 febbraio 1939 – 24 ottobre 2026
Lo scorso 24 ottobre è scomparso Derrick Harriott.
Aveva 87 anni ed è stato un grande artista e produttore giamaicano, uno dei personaggi in assoluto più ispirati dal soul americano e che ha scritto bellissime pagine di rocksteady e di reggae con una ineguagliabile vena soul. Aveva iniziato a cantare in giovanissima età quando ancora la neonata scena musicale giamaicana reinterpretava brani rhythm & blues e boogie americani prima di trovare una vena ispirativa propria e probabilmente è stato il primo artista giamaicano a giocare la carta della autoproduzione addirittura nel 1960.
Nativo di Kingston figlio di un insegnante e di una collaboratrice scolastica in una famiglia numerosa aderente alla Chiesa Avventista del Settimo Giorno in Duke Street, frequenta la Excelsior High School e si appassiona fin da molto giovane alla musica americana (jazz e blues) sia attraverso la radio che attraverso i potenti suoni dei primi sound systems negli anni cinquanta.
Inizia a frequentare I popolarissimi talent shows per giovani artisti, in particolare il Vere John’s Opportunity Hour che si teneva al Palace Theatre ed è stato un valido trampolino di lancio per una generazione di stelle canore sull’isola.
Vedendo il livello di alcuni partecipanti pensa che anche lui potrebbe partecipare senza sfigurare: ci prova nel 1955 ed in quella occasione non vince ma non subisce nemmeno pubbliche umiliazioni dallo spietato pubblico del Palace Theatre quindi si fa coraggio e decide di proseguire come cantante prendendo Nat King Cole, Billy Eckstine ed il doo wop degli Ink Spots come principali fonti ispirative.
Forma così un duo con il suo compagno di scuola Claude Sang. Jr. e nel 1957 riprova insieme a Claude la sorte ancora al Vere John’s: I due ragazzi non solo vincono una volta ma anche varie altre seguenti diventando beniamini del pubblico.
Con Sang registrano a loro spese l’originale Lollypop Girl agli studi di Stanley Motta come demo, portano l’acetato al sound system Thunderbird e la traccia si rivela un grande successo.
Nel 1959 Duke Reid, uno dei padri della nascente scena giamaicana produce una nuova versione del brano, stavolta cantato dai Jiving Juniors, il nuovo gruppo vocale di Derrick.
Sarà uno dei grandi successi del 1960. Nel gruppo vocale è affiancato dalle voci di Eugene Dwyer e Maurice Wynter mentre il fratello di Claude Sang Herman li accompagna al piano.
I Jiving Juniors diventano uno dei più apprezzati gruppi vocali di Kingston, sono una fonte di ispirazione per I giovani Wailers di Bob Marley, Peter Tosh e Bunny Wailer e centrano il successo con vari hits tra cui Over The River prodotta da Coxsone Dodd, il boss di Studio One.
La carriera del gruppo è tuttavia rallentata dal fatto che Derrick raggiunge la madre a New York nel 1959 e durante il suo soggiorno in città cerca di raggiungere la Giamaica più spesso che può per esibirsi dal vivo o registrare brani nuovi.
A un certo punto fonda addirittura con altri cantanti una incarnazione americana dei Jiving Juniors con cui registra in città materiale rivolto al mercato giamaicano.
I Jiving Juniors si scioglieranno definitivamente nel 1962 ma nel frattempo Derrick ha fondato la sua label Crystal e iniziato la sua carriera solista con il successo delle ballate I Care e What Can I Do.
Nel periodo dello ska il giovane cantante è stranamente poco prolifico ma lascia il segno con brani come Do The Jerk, Derrick e Monkey Ska, tutti prodotti da Lindon Pottinger: questi brani sono contenuti anche nel suo primo album The Best Of Derrick Harriott (1965) che viene pubblicato dalla Island di Chris Blackwell in UK. Gli anni di gavetta nel cercare di emulare le voci del R&B e del nascente soul fanno si che l’ancor giovane cantante alterni agevolmente la voce da tenore ad un convincente falsetto sulla scia del successo in Giamaica degli Impressions di Curtis Mayfield.
Con i proventi dei primi successi apre un negozio di dischi a King Street: al pari degli studi di registrazione, i numerosi negozi di dischi di Kingston sono tra i luoghi preferiti di cantanti e musicisti spesso in cerca di lavoro e questo fa si che Derrick attraverso le relazioni intraprese al negozio possa scoprire nuovi talenti ed assoldare musicisti per le sessions in studio. Un ulteriore straordinario salto di livello avviene per lui dal 1966 con il passaggio all’era del rocksteady.
Derrick è insieme a personaggi come Lee Perry, Niney The Observer, Bunny Lee, Leslie Kong e Joe Gibbs uno dei protagonisti di una nuova vitale ondata di creatività nella scena che sfida la leadership di veterani come Coxsone e Duke Reid. Mette insieme una sensazionale band di studio chiamata The Crystalites (dal nome della sua etichetta Crystal) con Lynn Taitt e Hux Brown alle chitarre, Jackie Jackson o Boris Gardiner al basso, Winston Wright o Lloyd Delpratt alle tastiere e vari altri fenomeni del momento e pone il suo suggello vocale su successi come The Loser, Walk The Streets, una bella cover di Reach Out I’ll Be There dei Four Tops, Do I Worry e Solomon, quest’ultima composta da un giovanissimo Junior Murvin. Anche come produttore di altri artisti approda a risultati straordinari con John Jones e A Long Story di Rudy Mills, Stop That Train, Tonight e Leaving On That Train del duo Keith & Tex e Shuntin’ e Step Softly, strumentali del trombettista Bobby Ellis.
Il momento d’oro continua con il passaggio dal rocksteady al giovane ritmo del reggae al punto che in Inghilterra la Trojan fonda le due sussidiarie Explosion e Song Bird per stampare e distribuire con successo esclusivamente le sue produzioni.
Ancora una volta sono le ultime tendenze del soul ed in particolare le produzioni ‘psichedeliche’ di Norman Whitfield alla Motown a fornire l’ispirazione Sono esempi di magnifico soul-reggae infatti le sue versioni di Slave e Message From A Black Man dei Temptations e di ‘Have You Seen Her’ dei Chi-Lites, Psychedelic Train condivisa con il trio vocale The Chosen Few, e la spettacolare cover di Shaft di Isaac Hayes da parte di questi ultimi. Nel 1970 la rivista Swing lo proclama Producer Of The Year.
Più affrancati dal debito stilistico con il soul sono grandi successi come produttore in ambito early reggae di No Baptism e Good Ambition degli Ethiopians, Sufferer dei Kingstonians e The Hustler di Junior Murvin.
Derrick è anche uno dei producers più amati dagli skinheads in Inghilterra grazie agli infuocati strumentali dei Crystalites come Biafra o le altre tracce contenute in The Undertaker, uno dei migliori album strumentali dei primissimi anni settanta e cavalca anche l’onda del successo del nascente ‘deejay style’ con deejay cuts dei suoi brani migliori: Stop That Train di Keith & Tex per esempio fornisce il beat per Slow Your Brakes di Scotty e Cool Breeze di Big Youth mentre sempre Scotty ha successo con I Worry, deejay cut di Do I Worry. Il producer è anche uno dei primi ad usufruire dei servigi di King Tubby come dub master realizzando I due dub albums Scrub A Dub Reggae e More Scrubbing The Dub.
Un ulteriore merito di Derrick è essere uno dei primi a scoprire il talento precocissimo di Dennis Brown, la ‘child star’ che poi diventerà uno dei più importanti ed ispirati artisti giamaicani di sempre. Dennis ha appena tredici anni quanto registra con lui la incredibilmente matura Lips Of Wine pubblicata in contemporanea ai primi singoli di Dennis a Studio One mentre è Trojan in Inghilterra a pubblicare nel 1973 il magnifico Super Reggae Soul Hits, l’unico album del cantante realizzato in collaborazione col producer. Nello stesso anno produce altre varie gemme soul-reggae come Am I Black Enough? dei Chosen Few, la sua Brown Baby (entrambe covers di Billy Paul alla Philadelphia International Recording) e l’originale Rescue The Children di Junior Murvin.
Nel 1975 trasferisce il negozio di dischi nei più ampi locali di Twin Gates Plaza ad Half-Way Tree ed in questa location sarà uno dei più grandi e longevi negozi di musica di Kingston.
A questo punto Derrick è uno stimato ed apprezzato pioniere della musica giamaicana che seppur ancora in attività diventa giocoforza marginale in una scena dominata dal roots reggae e dal rockers style, il pattern ritmico ideato da Sly Dunbar ai nuovi studi Channel One, anche se produce ne 1977 un grande album strumentale in quello stile a nome Sly & The Revolutionaries intitolato Go Deh Wid The Riddim.
La sua carriera prosegue amministrando il suo vasto catalogo ma registrando ancora musica per vari suoi albums in cui aggiorna secondo gli stili in voga alcuni suoi cavalli di battaglia del passato o si rivolge al soul corrente per realizzare altre covers: in questo senso è degna di nota la sua cover del 1977 di Float On dei Floaters.
E’ attivo anche negli anni ottanta, in cui collabora con Yellowman e negli anni novanta mentre non smette di essere un ambasciatore del suono antico della musica giamaicana in numerosi concerti in USA ed in Europa.
La sua carriera è suggellata nel 2009 dall’onorificenza dell’Order Of Distiction conferitagli dal governo giamaicano per meriti artistici e nel 2019 la Jamaica Reggae Industry Association lo onora con il premio del Lifetime Achievement Award.
giovedì, novembre 05, 2026
Derrick Harriott
6 febbraio 1939 – 24 ottobre 2026
Etichette:
Reggae
martedì, novembre 03, 2026
Le canzoni di George Harrison rifiutate dai Beatles
E' noto che tra le principali motivazione che spinsero George Harrison a contribuire alla fine dei Beatles ci fu la costante esclusione di suoi brani dai loro album, sempre limitati a un paio di episodi, molto spesso pesantemente snobbati, perfino irrisi, da John e Paul.
Di seguito una serie di canzoni proposte da George e rifiutate, poi recuperate negli album solisti.
YOU KNOW WHAT TO DO
Registrata il 3 giugno 1964 (con Paul al basso e John al tamburello) è rimasta inedita fino all'inserimento nell'"Anthology 1" del 1995.
Molto carina.
https://www.youtube.com/watch?v=PmxDt8CPcas&list=RDPmxDt8CPcas&start_radio=1
ALL THINGS MUST PASS
La canzone che diede il titolo al suo terzo album solista fu portata nelle session di "Get Back" e lavorata in diverse fasi dai Beatles.
Si innesca quindi il dubbio che in realtà non sia stata scartata da John e Paul ma che più semplicemente la resa finale non abbia soddisfatto la band o che George abbia deciso di tenersela per l'imminente suo primo "vero" album solo.
https://www.youtube.com/watch?v=kQAMDw77m9U.
Ne registrò un demo il 25 febbraio 1969 nel giorno del suo 26° compleanno ad Abbey Road (poi apparso su "Anthology 3").
https://www.youtube.com/watch?v=5ODEhwaU2Uw&list=RD5ODEhwaU2Uw&start_radio=1
La versione definitiva dell'album ha una corposa sezione fiati (Bobby Keys e Jim Price del giro Stones) e l'apporto di Ringo, Billy Preston, Klaus Voorman al basso.
ISN'T A PITY
Composta nel 1966, provinata durante le registrazioni di "Let It Be", finì nel sontuoso triplo "All Things Mus Pass" del 1970 in ben due versioni.
Fu proposta sia per Sgt Peppers che per il White Album e infine nelle session di Let It Be ma sempre respinta, soprattutto da Lennon.
Il demo:
https://www.youtube.com/watch?v=WLLfnyeOoNg&list=RDWLLfnyeOoNg&start_radio=1
Provino in studio:
https://www.youtube.com/watch?v=2ZsVCbHuV8Y&list=RD2ZsVCbHuV8Y&start_radio=1
Version One da "All Things Must Pass" (brano conclusivo della facciata A) con Ringo Starr, Billy Preston, Gary Wright, Badfinger.
https://www.youtube.com/watch?v=-n-LULDiJxk&list=RD-n-LULDiJxk&start_radio=1
Version Two (terzo brano della facciata D)con Eric Clapton, Ringo Starr e Derek and the Dominos.
https://www.youtube.com/watch?v=tYkX4-PCoXU&list=RDtYkX4-PCoXU&start_radio=1
NOT GUILTY
Pubblicata nell'album del 1979 "George Harrison", era stata in predicato di entrare nel "White Album" del 1968.
Il testo era una risposta alla delusione subita dagli altri Beatles al cospetto del Maharishi.
Nella versione solista alla batteria c'è Andy Newark, già membro di Sly and the Family Stone e al lavoro con Pink Floyd, David Bowie e John Lennon tra i tanti.
Alle tastiere, dal gusto jazz, Steve Winwood.
https://www.youtube.com/watch?v=gd1H8pfXogI&list=RDgd1H8pfXogI&start_radio=1
I Beatles ne fecero oltre 100 take e la completarono con sovraincisioni varie e un bridge in 3/4 che non viene ripreso nella versione solista.
Il brano dei Fab Four è molto più crudo e rock blues con un finale quasi hard rock, al contario di quella di George, soffusa e avvolgente.
La take 102 è finita nell'"Anthology 3"
https://www.youtube.com/watch?v=Zm6x7bY2pSg&list=RDZm6x7bY2pSg&start_radio=1
Un primo demo era stato registrato da George nel 1968 nella sua casa di Kinfauns.
https://www.youtube.com/watch?v=9KH3VP9QICY&list=RD9KH3VP9QICY&start_radio=1
"L'avevo composta appena tornato da Rishikesh, nel 1968, registrata con i Beatles e poi me ne sono completamente dimenticato per dieci anni fino a quando non ho ritrovato il demo dei 60's..."
SOUR MILK SEA
Provinato in acustico dal solo George (https://www.youtube.com/watch?v=jeQ-5nP0lfg&list=RDjeQ-5nP0lfg&start_radio=1) venne poi registrato in un demo nel 1968 in vista del "White Album" in una versione al limite della jam session, a casa di George a Kinfauns con Paul e Ringo.
https://www.youtube.com/watch?v=rTzPY_Zwyoc&list=RDrTzPY_Zwyoc&start_radio=1
Il brano venne però escluso dal disco e destinato all'esordio di Jackie Lomax per la Apple Records con una super band composta da George, Paul, Ringo, Eric Clapton, Nicky Hopkins.
https://www.youtube.com/watch?v=38lGfyq9PcA&list=RD38lGfyq9PcA&start_radio=1
LET IT DOWN
Composta nel 1968, fu proposta ai Beatles per "Let It Be / Get Back", brevemente provata (con un eccellente Billy Preston all'Hammond) a fine di gennaio 1969 ma senza suscitare interesse in John e Paul: https://www.youtube.com/watch?v=M0-YRR30el0&list=RDM0-YRR30el0&start_radio=1
Il brano fu recuperato in "All Things Must Pass" in una versione molto dura, quasi hard, con Eric Clapton, i Badfinger, Gary Wright e Gary Brooker ad accompagnare.
https://www.youtube.com/watch?v=5Gyk_gvuIoI&list=RD5Gyk_gvuIoI&start_radio=1
WAH WAH
Non destinata ai Beatles ma diretta conseguenza delle profonde divergenze tra George e il duo John/Paul, composta di getto dopo la sua dipartita dai Beatles dopo le prime session di Get Back /Lei It Be nei primi giorni di gennaio 1969.
Venne inserita in "All Things Must Pass" in una versione travolta dagli arrangiamenti ingombrani di Phil Spector (con l'apporto di Clapton, Ringo, Billy Preston. Badfinger).
Molto meglio la versione più immediata del "Concert For Bangladesh".
Brano di grande impatto, tra i migliori di George post Beatles.
https://www.youtube.com/watch?v=NDVAQE7nplU&list=RDNDVAQE7nplU&start_radio=1
HEAR ME LORD
Anche questa finì in "All Thing MUst Pass", composta tra il 4 e 5 gennaio 1969, presentata a John e Paul ma totalmente snobbata.
Il tono gospel/religioso figura meglio nel suo album solista con Clapton, Preston e Richard Wright ad accompagnarlo. Non un capolavoro.
Demo per i Beatles
https://www.youtube.com/watch?v=LZz1D_Y6Hzo&list=RDLZz1D_Y6Hzo&start_radio=1
Da "All Thing Must Pass"
https://www.youtube.com/watch?v=fkSAoroGKn4&list=RDfkSAoroGKn4&start_radio=1
CIRCLES
Registrato nel maggio del 1968 dal solo Harrison all'organo, destinato al "White Album":
https://www.youtube.com/watch?v=cuhEkbC9JmI&list=RDcuhEkbC9JmI&start_radio=1
Con batteria (Ringo?):
https://www.youtube.com/watch?v=cuhEkbC9JmI&list=RDcuhEkbC9JmI&start_radio=1
Venne ripreso nell'album "Gone Troppo" del 1982 in una versione che perde tutta l'anima e la spiritualità dell'originale.
All'organo Billy Preston, al synth Jon Lord dei Deep Purple.
https://www.youtube.com/watch?v=xAKVyLAnYw0&list=RDxAKVyLAnYw0&start_radio=1
Di seguito una serie di canzoni proposte da George e rifiutate, poi recuperate negli album solisti.
YOU KNOW WHAT TO DO
Registrata il 3 giugno 1964 (con Paul al basso e John al tamburello) è rimasta inedita fino all'inserimento nell'"Anthology 1" del 1995.
Molto carina.
https://www.youtube.com/watch?v=PmxDt8CPcas&list=RDPmxDt8CPcas&start_radio=1
ALL THINGS MUST PASS
La canzone che diede il titolo al suo terzo album solista fu portata nelle session di "Get Back" e lavorata in diverse fasi dai Beatles.
Si innesca quindi il dubbio che in realtà non sia stata scartata da John e Paul ma che più semplicemente la resa finale non abbia soddisfatto la band o che George abbia deciso di tenersela per l'imminente suo primo "vero" album solo.
https://www.youtube.com/watch?v=kQAMDw77m9U.
Ne registrò un demo il 25 febbraio 1969 nel giorno del suo 26° compleanno ad Abbey Road (poi apparso su "Anthology 3").
https://www.youtube.com/watch?v=5ODEhwaU2Uw&list=RD5ODEhwaU2Uw&start_radio=1
La versione definitiva dell'album ha una corposa sezione fiati (Bobby Keys e Jim Price del giro Stones) e l'apporto di Ringo, Billy Preston, Klaus Voorman al basso.
ISN'T A PITY
Composta nel 1966, provinata durante le registrazioni di "Let It Be", finì nel sontuoso triplo "All Things Mus Pass" del 1970 in ben due versioni.
Fu proposta sia per Sgt Peppers che per il White Album e infine nelle session di Let It Be ma sempre respinta, soprattutto da Lennon.
Il demo:
https://www.youtube.com/watch?v=WLLfnyeOoNg&list=RDWLLfnyeOoNg&start_radio=1
Provino in studio:
https://www.youtube.com/watch?v=2ZsVCbHuV8Y&list=RD2ZsVCbHuV8Y&start_radio=1
Version One da "All Things Must Pass" (brano conclusivo della facciata A) con Ringo Starr, Billy Preston, Gary Wright, Badfinger.
https://www.youtube.com/watch?v=-n-LULDiJxk&list=RD-n-LULDiJxk&start_radio=1
Version Two (terzo brano della facciata D)con Eric Clapton, Ringo Starr e Derek and the Dominos.
https://www.youtube.com/watch?v=tYkX4-PCoXU&list=RDtYkX4-PCoXU&start_radio=1
NOT GUILTY
Pubblicata nell'album del 1979 "George Harrison", era stata in predicato di entrare nel "White Album" del 1968.
Il testo era una risposta alla delusione subita dagli altri Beatles al cospetto del Maharishi.
Nella versione solista alla batteria c'è Andy Newark, già membro di Sly and the Family Stone e al lavoro con Pink Floyd, David Bowie e John Lennon tra i tanti.
Alle tastiere, dal gusto jazz, Steve Winwood.
https://www.youtube.com/watch?v=gd1H8pfXogI&list=RDgd1H8pfXogI&start_radio=1
I Beatles ne fecero oltre 100 take e la completarono con sovraincisioni varie e un bridge in 3/4 che non viene ripreso nella versione solista.
Il brano dei Fab Four è molto più crudo e rock blues con un finale quasi hard rock, al contario di quella di George, soffusa e avvolgente.
La take 102 è finita nell'"Anthology 3"
https://www.youtube.com/watch?v=Zm6x7bY2pSg&list=RDZm6x7bY2pSg&start_radio=1
Un primo demo era stato registrato da George nel 1968 nella sua casa di Kinfauns.
https://www.youtube.com/watch?v=9KH3VP9QICY&list=RD9KH3VP9QICY&start_radio=1
"L'avevo composta appena tornato da Rishikesh, nel 1968, registrata con i Beatles e poi me ne sono completamente dimenticato per dieci anni fino a quando non ho ritrovato il demo dei 60's..."
SOUR MILK SEA
Provinato in acustico dal solo George (https://www.youtube.com/watch?v=jeQ-5nP0lfg&list=RDjeQ-5nP0lfg&start_radio=1) venne poi registrato in un demo nel 1968 in vista del "White Album" in una versione al limite della jam session, a casa di George a Kinfauns con Paul e Ringo.
https://www.youtube.com/watch?v=rTzPY_Zwyoc&list=RDrTzPY_Zwyoc&start_radio=1
Il brano venne però escluso dal disco e destinato all'esordio di Jackie Lomax per la Apple Records con una super band composta da George, Paul, Ringo, Eric Clapton, Nicky Hopkins.
https://www.youtube.com/watch?v=38lGfyq9PcA&list=RD38lGfyq9PcA&start_radio=1
LET IT DOWN
Composta nel 1968, fu proposta ai Beatles per "Let It Be / Get Back", brevemente provata (con un eccellente Billy Preston all'Hammond) a fine di gennaio 1969 ma senza suscitare interesse in John e Paul: https://www.youtube.com/watch?v=M0-YRR30el0&list=RDM0-YRR30el0&start_radio=1
Il brano fu recuperato in "All Things Must Pass" in una versione molto dura, quasi hard, con Eric Clapton, i Badfinger, Gary Wright e Gary Brooker ad accompagnare.
https://www.youtube.com/watch?v=5Gyk_gvuIoI&list=RD5Gyk_gvuIoI&start_radio=1
WAH WAH
Non destinata ai Beatles ma diretta conseguenza delle profonde divergenze tra George e il duo John/Paul, composta di getto dopo la sua dipartita dai Beatles dopo le prime session di Get Back /Lei It Be nei primi giorni di gennaio 1969.
Venne inserita in "All Things Must Pass" in una versione travolta dagli arrangiamenti ingombrani di Phil Spector (con l'apporto di Clapton, Ringo, Billy Preston. Badfinger).
Molto meglio la versione più immediata del "Concert For Bangladesh".
Brano di grande impatto, tra i migliori di George post Beatles.
https://www.youtube.com/watch?v=NDVAQE7nplU&list=RDNDVAQE7nplU&start_radio=1
HEAR ME LORD
Anche questa finì in "All Thing MUst Pass", composta tra il 4 e 5 gennaio 1969, presentata a John e Paul ma totalmente snobbata.
Il tono gospel/religioso figura meglio nel suo album solista con Clapton, Preston e Richard Wright ad accompagnarlo. Non un capolavoro.
Demo per i Beatles
https://www.youtube.com/watch?v=LZz1D_Y6Hzo&list=RDLZz1D_Y6Hzo&start_radio=1
Da "All Thing Must Pass"
https://www.youtube.com/watch?v=fkSAoroGKn4&list=RDfkSAoroGKn4&start_radio=1
CIRCLES
Registrato nel maggio del 1968 dal solo Harrison all'organo, destinato al "White Album":
https://www.youtube.com/watch?v=cuhEkbC9JmI&list=RDcuhEkbC9JmI&start_radio=1
Con batteria (Ringo?):
https://www.youtube.com/watch?v=cuhEkbC9JmI&list=RDcuhEkbC9JmI&start_radio=1
Venne ripreso nell'album "Gone Troppo" del 1982 in una versione che perde tutta l'anima e la spiritualità dell'originale.
All'organo Billy Preston, al synth Jon Lord dei Deep Purple.
https://www.youtube.com/watch?v=xAKVyLAnYw0&list=RDxAKVyLAnYw0&start_radio=1
Etichette:
Beatles
lunedì, novembre 02, 2026
Steve Ellis
Addio a STEVE ELLIS, voce e leader dei LOVE AFFAIR con cui pubblicò il classico "Everlasting Love" nel 1967, scalzando "Hello Goodbye" dei Beatles dal primo posto in classifica.
Il brano, inciso dapprima da Robert Knight, ottenne una grande successo in Inghilterra nella versione della band di Steve.
Fu poi ripresa anche da U2, Gloria Estefan e la mod band dei Truth.
Ha iniziato la sua carriera musicale in giovane età, dapprima come frontman dei Clifton Bystanders e successivamente fondando i Soul Survivors.
Fortemente influenzato dal soul e dall'R&B americano, ha portato queste sonorità nei Love Affair.
I singoli successivi, come "Rainbow Valley", hanno confermato il loro successo, consacrando Steve Ellis come uno dei veri e propri idoli pop della fine degli anni '60.
Con i Widowmaker ha successivamente pubblicato l'omonimo album nel 1976, andando poi in tour nel Regno Unito con i Nazareth.
Nel giugno 1976, presero parte al tour negli stadi "The Who Put The Boot In", prima di WHO , Little Feat, The Sensational Alex Harvey Band.
Ellis lasciò la band dopo un tour con la Electric Light Orchestra.
Dopo lo scioglimento della band, ha partecipato alla colonna sonora del film "Loot" per poi realizzare un disco da solista insieme a Zoot Money, Riding on the Crest of a Slump nel 1972, prodotto da Roger Daltrey, a cui era legato da una stretta amicizia.
Sempre Daltrey ha prodotto Last Angry Man nel 1978, con Brian Robertson dei Thin Lizzy, poi nei Motorhead e suonato l'armonica in Best Of Days nel 2008.
Nel 2018 esce con "Boom! Bang! Twang!" in cui compare anche Paul Weller, oltre a Andy Crofts e Ben Gordelier della sua band, Mike D'Abo della Manfred Mann Band, i Cow.
Un ottimo lavoro di ruvido soul e rhythm and blues, qualche riuscita cover (da Tim Hardin a Jimmy Cliff), un originale in stile Northern composto da Weller e altre piccole delizie.
LOVE AFFAIR
"Everlasting Love"
https://www.youtube.com/watch?v=JaYTNsS_m2w&list=RDJaYTNsS_m2w&start_radio=1
STEVE ELLIS + PAUL WELLER
"Lonely No More" (2018)
https://www.youtube.com/watch?v=nMb1KuQi9C8&list=RDnMb1KuQi9C8&start_radio=1
PAUL WELLER e STEVE ELLIS, live 2001, Croydon, Surrey
"Everlasting Love"
https://www.youtube.com/watch?v=sW_1WQ6ByAk&list=RDsW_1WQ6ByAk&start_radio=1
Il brano, inciso dapprima da Robert Knight, ottenne una grande successo in Inghilterra nella versione della band di Steve.
Fu poi ripresa anche da U2, Gloria Estefan e la mod band dei Truth.
Ha iniziato la sua carriera musicale in giovane età, dapprima come frontman dei Clifton Bystanders e successivamente fondando i Soul Survivors.
Fortemente influenzato dal soul e dall'R&B americano, ha portato queste sonorità nei Love Affair.
I singoli successivi, come "Rainbow Valley", hanno confermato il loro successo, consacrando Steve Ellis come uno dei veri e propri idoli pop della fine degli anni '60.
Con i Widowmaker ha successivamente pubblicato l'omonimo album nel 1976, andando poi in tour nel Regno Unito con i Nazareth.
Nel giugno 1976, presero parte al tour negli stadi "The Who Put The Boot In", prima di WHO , Little Feat, The Sensational Alex Harvey Band.
Ellis lasciò la band dopo un tour con la Electric Light Orchestra.
Dopo lo scioglimento della band, ha partecipato alla colonna sonora del film "Loot" per poi realizzare un disco da solista insieme a Zoot Money, Riding on the Crest of a Slump nel 1972, prodotto da Roger Daltrey, a cui era legato da una stretta amicizia.
Sempre Daltrey ha prodotto Last Angry Man nel 1978, con Brian Robertson dei Thin Lizzy, poi nei Motorhead e suonato l'armonica in Best Of Days nel 2008.
Nel 2018 esce con "Boom! Bang! Twang!" in cui compare anche Paul Weller, oltre a Andy Crofts e Ben Gordelier della sua band, Mike D'Abo della Manfred Mann Band, i Cow.
Un ottimo lavoro di ruvido soul e rhythm and blues, qualche riuscita cover (da Tim Hardin a Jimmy Cliff), un originale in stile Northern composto da Weller e altre piccole delizie.
LOVE AFFAIR
"Everlasting Love"
https://www.youtube.com/watch?v=JaYTNsS_m2w&list=RDJaYTNsS_m2w&start_radio=1
STEVE ELLIS + PAUL WELLER
"Lonely No More" (2018)
https://www.youtube.com/watch?v=nMb1KuQi9C8&list=RDnMb1KuQi9C8&start_radio=1
PAUL WELLER e STEVE ELLIS, live 2001, Croydon, Surrey
"Everlasting Love"
https://www.youtube.com/watch?v=sW_1WQ6ByAk&list=RDsW_1WQ6ByAk&start_radio=1
Etichette:
Mod Heroes
sabato, ottobre 31, 2026
venerdì, ottobre 30, 2026
Ottobre 2026. Il meglio.
Si avvicina ad ampie falcate la fine dell'anno con una bella gerla di ottime cose:
Paul McCartney, Rolling Stones, Kneecapp, Aja Monet, Black Crowes, Jack White, Fantastic Negrito, Paul Weller, Little Barrie, Brian Jackson, Womack Sisters, Anthony Joseph, Erikah Badu, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller, The Darts, Thee Marloes, The Strokes, Cramps, Robyn Hitchcock, Neil Jones / Nick Corbin, The Specials, Johnny Marr, Teenage Fanclub.
In Italia:
Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Bloody Riot, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite, Polemica, Marlon Bianco and the Clones, Paolo Fioretti & the Hot Combo, Radio Days, Temponauts, Yuppie Flu, Flame Parade, Hibaby Jumoku, Calibro 35.
PAUL WELLER - In the Shadow of the Sun
Arriva a sorpresa, solo in digitale al momento, un live di PAUL WELLER.
Ultimamente non sono stato troppo tenero con la sua bulimica serie di uscite (4 album in studio, 3 live, qualche ep, una raccolta, oltre a questo, dal 2019 ad oggi).
I pregiudizi iniziali sono crollati di fronte a questi 31 brani tratti dal recente tour estivo britannico “all real, all true”, senza ritocchi in studio.
Weller in super forma, sound immediato, crudo, con una formidabile band, sezione fiati che spinge, brani che talvolta prendono la strada della jam session sul palco.
Insolitamente c'è spazio per ben OTTO BRANI dei JAM (inclusa la cover di "Move On Up") con una "Precious" veloce e rabbiosa, super funk, due belle versioni di "Strange Town" - più lenta ha ancora più fascino - e "Man in the Corner Shop", una travolgente e nervosa "That's Entertainment". Sempre emozionante "English Rose", chitarra e voce.
Spacca tutto "Eton Rifles", potenza spaventosa e finale in feedback alla Who dei bei tempi. "Town Called Malice", una delle più belle canzoni di sempre, chiude il concerto.
Degli Style Council poco: 4 brani.
Non molto convincente "My Ever Changing Moods", lenta e poco motivata, bene "Have You Evet Had It Blue" (sottovalutata ma una delle migliori song di Weller di sempre), fantastica "Shout To The Top", ottima "Long Hot Summer".
In mezzo un'ampia scelta dalla sua lunga carriera solista.
"Stanley Road" e "Broken Stones" ma anche "Out Of Sinking" su tutto.
"You Do Something To Me" è stupenda, in versione cruda, immediata, rock (cinque brani da "Stanley Road").
Poco da dire, disco di altissimo livello, indispensabile per ogni Wellerista.
Un live SPETTACOLARE!
JOHNNY MARR - The Age Of Everything
La fulgida carriera di Johnny Marr trova la sublimazione del quinto album solista, forse il più ispirato e maturo del suo cammino solista.
Il fantasma degli Smiths è da tempo immemorabile lasciato alle spalle, anche se musicalmente non di rado rispunta da quegli stupendi arpeggi chitarristici che lo hanno sempre caratterizzato (Fire With Fire o It's Time).
I dieci nuovi brani autografi non hanno mai cedimenti, viaggiano costantemente a livelli altissimi (forse l'unico momento meno convicente è il semi funk di Ophelia), sono costruiti armonicamente alla perfezione (la melodia orientaleggiante di Beyond The Rain o l'irresistibile How Come).
Si chiude con l'ipnotica All In A Life.
Album superbo!
TEENAGE FANCLUB - Do Not Dare To Dream
Norman Blake e soci tornano dopo il riuscito "Nothing Lasts Forever", tcon la loro classica miscela di pop, rock, Byrds, Simon & Garfunkel, Beatles, Bob Dylan, folk psichedelico, indie rock innaffiato da brumose, umide e piovose serate britanniche. Ancora una volta un album di altissimo livello, denso, intenso, ricchissimo di spunti, stimoli, suoni e colori.
THE BEATLES - Rubber Soul Super Deluxe
Anche il PRIMO GRANDE ALBUM dei BEATLES non sfugge alla revisione/remix/deluxe come è ovvio che fosse.
Come sempre, dopo le "Anthology", risulta un'operazione gradita ai super fan ma ormai sostanzialmente inutile e stucchevole, figlia della compulsiva volontà delle case discografiche di raschiare non solo il fondo del barile ma il barile stesso e i suoi pezzi.
Le varie take mai ascoltate non aggiungono, ovviamente, granché.
Sono registrazioni interrotte, parti strumentali, tentativi e scarti vari.
Trattandosi dei BEATLES rimangono comunque merce preziosa per chi la sa apprezzare.
A me piace molto la take 3 di "Norvegian Wood", senza sitar è ancora più affascinante.
Il resto è per iper completisti, incluso l'inedito (trascurabile) di John, "Little Girl".
Come spesso accade si capisce solo ascoltandoli il perché certi brani non sono mai stati utilizzati.
Nemmeno mi soffermo sull'aberrante usanza di remixare i brani, chiunque sia il tecnico del suono o che "ora si sente meglio la chitarra di George".
Le annotazioni principali sono relative alla precisione di Ringo, al lavoro con il basso di Paul, già strumentista eccelso e geniale e quanto fossero affascinanti le melodie vocali (vedi "Nowhere Man").
Passata una settimana nessuno lo riascolterà più, come sempre.
Martin Freeman and Eddie Piller Present On The Corner
La premiata ditta Martin Freeman e Eddie Piller tornano a selezionare musica sopraffina per palati modernisti.
I 23 brani sono uno più bello dell'altro, rari, oscuri, spaziando dal soul, al funk, al jazz, da Julie Driscoll e Brian Auger all'immortale "7 Heurs du matin" di Jacqueline Taieb a "Big Time Operator" della Zoot Money Big Roll Band (uno dei migliori brani dei 60's in assoluto), allo spiritual funk di Doug Carn e ancora Ike Turner, Buddy Rich, Max Roach, Mandrill, perfino Santana.
Un lavoro certosino e, come sempre, di estremo buon gusto.
THE CRYSTAL TEARDROP - Love You More
La band inglese ci sa fare con i Sixties, tra garage beat, psichedelia 1967, freakbeat, splendidi riff di chitarre e perfetta voce di Alexandra Rose a corredo del tutto.
Il secondo album è profondamente radicato in quei suoni, quell'estetica, quel mood, quegli anni, nessuno sguardo all'oggi.
Forse va bene proprio per questo.
THE SEWERGROOVES - The Acoin Session
Gli svedesi SEWERGROOVES tornano dopo 30 anni di silenzio con un poderoso album di rock 'n' roll duro e puro, influenze 60's sparse (molto Flamin Groovies), un pizzico di glam.
Album davvero super energico, semplice, diretto, urgente.
MICHAEL KIWANUKA - Fudge
Rimasto in sospeso per molto tempo, a causa dei suoi problemi di salute, il nuovo album di MICHAEL KIWANUKA (dalla copertina orribile, come sempre più spesso accade...), si affida a un'auto produzione essenziale e minimale.
Tanta classe, eleganza, maturità, rarefazione di suoni ed elementi.
Sussurri soul (Bill Whiters, Ben Harper e Stevie Wonder 70, come spesso è accaduto), occasionali groove funk, tenui ballate, orchestrazioni essenziali.
Niente male, un album destinato a crescere negli ascolti.
Ben tornato.
FONTAINES D.C. - Dopamine Chamber
Come sempre accade, quando una band già iconica svolta artisticamente altrove, diventa immediatamente divisiva tra chi accetta di buon grado il nuovo percorso e chi urla al tradimento.
Sta succedendo per i FONTAINES D.C. che nel nuovo album guardano altrove, affidandosi a canzoni più avvolgenti, vellutate, inclini ad atmosfere vagamente new wave, lasciando i furori post punk degli esordi altrove.
Poco male, direi.
L'album è di buona qualità, riesce a sorprendere positivamente, è forse troppo adagiato su ritmiche e melodie catatonico/ipnotiche ma personalmente lo trovo interessante e sicuramente oltre la sufficienza.
US3 - Snap, Crackle & Bop
Torna dopo 13 anni di silenzio Geoff Wilkinson, alias US3, con un nuovo album dal titolo irresistibile.
Da "Cantaloop (Flip Fantasia)" in cui, nel 1992, per la Blue Note, campionava "Cantaloupe Island" di Herbie Hancock, non è cambiato molto: jazz, hip hop, elettronica e, in questo caso, MC Akil Dasan alla voce.
Sarà ripetitivo e già sentito ma rimane uno dei suoni più distintivi e immediatamente riconoscibili in circolazione.
Non è poco.
THE HORNETS - Lonely At The Bottom
Il nuovo album della band londinese è un energico condensato di rhythm and blues, primi Stones, Who, Pretty Things e qualche accordo e melodia che sarebbero stati bene nei Beatles pre 65.
I ritmi sono sempre elevati, chitarre secche e graffianti, canzoni di prima qualità, bella band!
HEAVENLY BODS - Green Hills
Dalla Cornovaglia una buona band che mischia asperità garage, freakbeat e tanta psichedelia di gusto Brit 67/68.
Non firmano un capolavoro ma un album di livello dignitoso che gli appassionati del genere non mancheranno di apprezzare.
FABIENNE DELSOL - Indigo Red
Presumo siano in pochi a ricordare i BRISTOLS, garage band inglese con Liam Watson (Toe Rag Studios) e Bruce Brand (Milkshakes/Headcoats), a cui si affiancava Fabienne DelSol.
La cantante francese firma il quinto album solista a base di sonorità french beat, garage, psichedeliche, in un mix molto gradevole e coinvolgente, soprattutto ben fatto.
ADEBOWALE & THE PIONEERS - Kilofese
Poderoso afro funk, percussivo, con una sezione fiati paurosa e una ritmica travolgente. Da uno che ha suonato con gli Egypt 80 di Fela Kuti non potevamo aspettarci diversamente. Notevole.
HIBAKU JUMOKU - s/t
Il trio vicentino confeziona un album di altissimo livello, guardando, con competenza e padronanza della materia, alla scena del nu british jazz da cui attinge a piene mani, passando da Ezra Collective a Tenderlonious, assimilando influenze afro, funk, sperimentazione, ambient, elettronica, in un mix originale e coinvolgente ad ogni brano. Soprattutto perché non si tratta di citazionismo ma di ispirazione poi sviluppata in maniera personale e creativa. Notevoli.
CALIBRO 35 – Ellroy VS. L.A.
I Calibro 35 tornano alle radici del loro percorso, con una colonna sonora per il documentario “Ellroy VS L.A.” di Francesco Zippel, assecondandone il taglio noir. Ricominciano da dove erano partiti, mischiando, in chiave strumentale, blaxploitation, funk, jazz, rock, suggestioni care ai primi album di prog, come sempre suonato con quel groove e quell’attitudine vintage genuina che rendono il loro sound, come consuetudine, originale e personale. Ormai sono venti anni che li troviamo sulla scena, sempre versatili ed eclettici, con una dozzina di album alle spalle e in perfetta forma. Il nuovo album si aggiunge, con classe e raffinatezza, a un percorso geniale e di pura eccellenza.
ENRICO GABRIELLI – La Milleundecima Notte
Dopo anni di lavoro vede la luce l’opera in un solo atto firmata da Enrico Gabrielli, corredata dal libretto di Sergio Giusti, ispirata al racconto omonimo di Michael Ende, metafora della frizione tra fede, ragione e le manovre della geopolitica. A dare una mano al polistrumentista (dalla lunga e variegata carriera tra Calibro 35, Afterhours, Winstons, mariposa e decine di altri), Vincenzo Vasi, Lorenzo Esposito Fornasari, Francesca Biliotti. L’opera si muove tra avanguardia, sperimentazione, classicismi, lirica, vocalizzi di stampo Demetrio Stratos, teatro musicale. Un lavoro ardito, interessante, originale.
MAREK DE VANN - Stereotyping (feat. Paolo Apollo Negri)
Primo album per Marek De Vann (al secolo Marco Sarracino) con nove brani autografi e una cover, il tutto in chiave strumentale, con l'aiuto delle tastiere (dall'Hammond al piano, al Fender Rhodes, Clavinet e altro) di Paolo Apollo Negri. Siamo nel già più volte sperimentato ambito del sound debitore alle colonne sonore poliziesche degli anni Settanta e affini. Ma in questo caso il classico jazz funk a tinte lounge non risente di toni nostalgici o risaputi ma è fresco, urgente, pieno di groove ed energia, Ricorda spesso la felice esperienza dei Corduroy, tra i primi gruppi della scena Acid Jazz. Il tutto ben suonato, con classe ed eleganza. Più che ottimo.
LARRY MANTECA – Erotica 70
Tra ristampe degli originali e nuovi progetti che hanno ripreso (chi accademicamente, chi rielaborandone le basi) il classico sound delle colonne sonore anni Sessanta/Settanta, quel mondo continua ad esercitare un fascino irresistibile sugli ascoltatori. Soprattutto, come in questo caso, se la scrittura è così raffinata, elegante e gustosa. Gli undici brani si muovono nell’immaginario sopracitato, tra jazz, funk, lounge, con classe e perfetta capacità di fare rivivere quelle atmosfere.
EVA BRAUN - Eva Braun Remastered 2026
Attivi a cavallo tra i Settanta e gli albori degli anni Ottanta, gli Eva Braun da Verona furono tra i primi interpreti nella Penisola della new wave, figlia di quel punk che aveva da poco fatto capolino anche in Italia.
I nastri registrati ai tempi per un album mai uscito, vengono rimasterizzati e ripuliti, dopo una prima pubblicazione, una dozzina di anni fa, nel CD Pulchritudo, Amor, Voluptas.
Il sound è crudo, grezzo, scarno, con i Joy Division in testa, I Velevet Underground nell'ombra e le asperità sonore conseguenza della giovane età, inesperienza, urgenza. Un documento interessante e basilare per comprendere quegli anni.
CHRIS HORSES & The SLOW SMOKE – Nowhere Bound
Il progetto del cantante e chitarrista veneto Cristian Secco, in arte Chris Horses, è cresciuto progressivamente nel tempo, tra concerti e un ottimo esordio discografico, a cui segue ora questo eccellente nuovo capitolo. Nove brani che scavano nella tradizione Southern Rock americana, da Lynyrd Skynyrd a Black Crowes (e un sottile aggancio vocale ai dimenticati ma sempre favolosi Bachman Turner Overdrive), con una buona dose di influenze country blues e qualche, sempre gradito, rimando agli Stones dei ’70. Accompagnato da una solida e competente band, si muove a suo agio in un contesto artistico in cui non è facile trovare originalità e personalità. Aspetto che la band supera agevolmente, trovando sempre spunti compositivi freschi e gustosi. Eccellente disco.
FLAVIO FERRI – Pupazzi di corsa alla fine del mondo
Music producer, composer, sound engineer, fondatore dei Delta V, con cui ha pubblicato 7 album. Da solista si è dedicato prevalentemente alla musica strumentale, con l’eccezione di “Testimone di passaggio”del 2020. Torna ora con un nuovo progetto, sempre strumentale, insieme al batterista dei Pop For Zombie, Roberto Zaffaroni. Volevo parlare dell’inutilitá di vivere come pupazzi nel mondo, pupazzi schiavi di un sistema economico folle e distruttivo. Gli otto brani passano da atmosfere ambient a elettronica “spinta”, da tribalismi al noise. Un lavoro complesso e articolato, che ben riflette il concept dell’album e mette in perfetto risalto la creatività di Ferri, ricca di spunti, riferimenti, suggestioni. Molto interessante.
ATOMIC FRUIT - Serpentine
La band di stanza a Berlino, composta da Martin Lundfall (svedese, multistrumentista e cantante) Raphaël Giraldi (francese, chitarra e basso) e Federico Lenzi (italiano, batteria), firma un terzo convincente album. Le atmosfere si muovono in un'ampia area sonora, in cui sapori oscuri si mischiano a un approccio psichedelico, tocchi di elettronica, sperimentazione, asperità chitarristiche che lasciano spazio ad aperture melodiche quasi dream pop. Un album di grande spessore compositivo, originale, più che interessante.
LUDOVICO ELLENA & GANESH BLUES BAND - Atlantis
Nella sua ennesima incarnazione (ricordiamo Effervescent Elephants, The Mirrors tra le tante), Ludovico Ellena prosegue il suo lungo cammino attraverso tutte le sfaccettature della musica psichedelica, declinata in varie forme. Nell'ultimo mini Lp di sette brani per venti minuti di musica, si affida a un sound prevalentemente acustico (con l'eccezione del roccioso finale Nord 2 che ci riporta al Paisley Underground dei Dream Syndicate) che guarda a blues, psych folk e affini, dei tardi Sessanta. Come sempre, più che interessante.
LIBRI
Elisa De Munari - Wild Women Don't Have The Blues
Elisa De Munari (alias Elli De Mon, nota blues woman, attiva da lungo nella scena italiana) è anche una validissima scrittrice e ricercatrice in ambito blues e dintorni. Ce lo conferma in questo nuovo lavoro in cui raccoglie una serie di brani di altrettante Blues Women come pretesto per approfondire storia, argomenti, musica, filosofia, società, con certosina perizia, dati, date. Sono donne che hanno scelto di non uniformarsi, di non assecondare alcuna aspettativa, di non conformarsi a nessun cliché, di non adattarsi al percorso che altri avevano tracciato per loro.
Donne risolute che non hanno esitato a dire la verità anche a costo di rimanere isolate.
In sottofondo emergono note autobiografiche, che camminano in parallelo a queste storie, di musiciste alle prese (allora come oggi, seppure in modalità radicalmente diverse) con problematiche di parità di genere, logistiche, di credibilità e rispetto.
Attraverso i testi delle canzoni scelte si approfondiscono tematiche specifiche (razzismo, femminismo, collocazione sociale e politica, "l'erotico come arma di liberazione"), si analizza il ruolo del blues nella storia della musica, della società e della storia americana, "un lungo tentativo di negare l'umanità dei corpi neri attraverso sistemi sempre più sofisticati di controllo".
Blues costantemente collocato in una "visione romanticizzata del detenuto nero come depositario di una "purezza africana" musicale, inmcontaminata dalla modernità" (la visione del pur più che meritevole ricercatore Alan Lomax), cristalizzando l'idea che "il vero blues fosse quello più grezzo e primitivo, relegando in secondo piano le sofisticate innovazioni musicali degli artisti afroamericani urbani."
Un saggio interessantissimo, ricco di considerazioni e analisi originali perfettamente mirate.
Consigliatissimo.
Alex Loggia - Tina / Intervista ad Alex Loggia
Secondo capitolo di una trilogia, iniziata con "Leo e Zoe" (https://tonyface.blogspot.com/2025/05/alex-loggia-leo-e-zoe-storia-di-un.html) che esplora, sapientemente, le pieghe delle modifiche caratteriali adolescenziali, alla costante ricerca di un senso di identità e di appartenenza, che Tina trova nella scena mod, in cui si saprà ritagliare un profilo sempre più saliente e di primo piano.
Lo farà attraverso un viaggio interiore e uno fisico, in Lambretta, verso Londra.
In mezzo mille riferimenti reali alla scena mod italiana e torinese, in particolare, degli anni Novanta.
La cosa che cercava quando aveva dieci anni non era una musica, né un vestito, né uno scooter.
Era quella precisa sensazione di stare dentro le cose insieme ad altri.
E quella sensazione non aveva passaporto.
Parlava tutte le lingue.
Il libro è un notevole passo avanti, rispetto all'esordio, di Alex Loggia (compositore, musicista, produttore, ex chitarrista degli Statuto) in qualità di scrittore. La narrazione è più pulita, diretta, poetica, con tratti filosofici che colgono al meglio la personalità della protagonista.
Emozionante la prefazione di Lele Catale.
Il finale a sorpresa rende il libro ancora più interessante e piacevole.
Carlo Casale - Una vita dal vivo
Fa impressione pensare che Carlo Casale, prime mover della scena punk/new wave italiana, racconti i suoi "primi" cinquanta anni di attività nella scena musicale.
Dal punk degli Outkids del 1977, alla prestigiosa avventura con i Frigidaire Tango (il loro "The Cock" è una pietra miliare) fino al rock 'n' roll dei Vindicators.
A cui si sono aggiunte altre esperienze in ambiti sonori sempre diversi, sperimentali, elettronici, nel costante impulso di guardare avanti e cercare il nuovo.
Attitudine che ha permeato anche la parallela attività professionale di gestore di locali (il mitico "Shindy" di Bassano del Grappa, tra i tanti) e organizzatore di concerti.
Gli aneddoti sono ovviamente tantissimi, gustosi, divertenti, illuminanti su cosa significa (passando attraverso epoche diversissime) muoversi in un certo ambito, difficilissimo in Italia.
In mezzo il suo sguardo competente e autorevole su un mondo che cambiava e continua a farlo, fino alla classica scoperta del nuovo, attraverso gli ascolti dei figli.
Il libro è corredato da una folta raccolta di foto, locandine, poster, biglietti di concerti (migliaia quelli a cui ha assistito) e da un CD inedito di Charlie Out Cazale.
Curato da Luca Frazzi, è un ulteriore tassello cognositivo di un passato che ha dato tanto alla musica e cultura italiana ma non è mai stato valorizzato a sufficienza.
Domenico Paris - La spalla sinistra di Malcolm Young
E' davvero divertente il romanzo del giornalista/scrittore abruzzese che ci porta a fianco della band slease hard punk rock dei Beautiful Loserz, direttamente dalla provincia più profonda, che arriva improvvisamente alle soglie del successo con un imprevisto album di debutto, dopo aver abbandonato ogni speranza di notorietà.
Ne consegue un lungo tour italiano, costellato di imprevisti, sesso, droga, alcol e rock 'n' roll, aneddotiche varie, perfettamente e molto realisticamente riferibili a qualunque band che ha calcato i palchi per un po' di tempo.
Il tutto con abbondanza di dialoghi goliardici, dettagli di ogni concerto e relativa nottata successiva, illusioni, delusioni, psico drammi, estasi totale.
I rigori della vita reale ricondurranno il tutto a una prevista e temuta "normalità", lasciando però il gusto inafferrabile di un'esperienza che andava vissuta ad ogni costo.
Scrittura frizzante, esperienze attendibili, lettura godibilissma.
Danny H. Cortese - Diventare Freddie Mercury. Farrokh Bulsara e l'invenzione di una maschera
Specifica l'autore nelle prime righe:
Il presente saggio rifugge la dimensione strettamente biografica o la critica musicologica di stampo accademico per configurarsi, piuttosto, come un'indagine fenomenologica sulla costruzione dell'identità artistica...quella che condotto Farrokh Bulsara a edificare Freddie Mercury come maschera scenica consapevole, strumento per perseguire obiettivi estetici precisi e ambiziosi.
Personalmente ho sempre avuto scarsa dimestichezza con il mondo dei Queen e la loro musica ma la lettura di questo saggio esula dall'aspetto specifico dando spazio alle varie trasformazioni di Mercury, in funzione della realtà circostante, sempre attentamente programmate e affini alla teatralità insita in tutta la storia artistica della band.
Seguendo la sua curiosità nel voler sperimentare la creatività che lo ha sempre caratterizzato.
Le 120 pagine ci portano in un percorso tra musica, filosofia, vita reale, teoria teatrale.
Indipendentemente dal soggetto, uno scritto molto interessante ed educativo.
Stefano Marullo - Ramones
In occasione del secondo compleanno di arghía(www.arghia.it) – rivista stanca di cultura - viene pubblicato, in tiratura limitatissima di 50 copie, un libretto (in senso letterale: 9x15cm di grandezza) dedicato ai RAMONES (scaricabile gratuitamente dal sito).
Nelle 23 pagine non ci sono particolari novità o rivelazioni rispetto a quanto già ben conosciamo sulla band, se non la sottolineatura di quanto sia stata "la più grande e più sfortunata punk band della storia".
Effettivamente, rispetto al culto generato intorno al gruppo, le soddisfazioni economico/commerciale non sono mai state abbondante, spesso frutto di scelte errate.
Una pubblicazione che i collezionisti e fan della band non potranno ignorare.
Luca Lezziero - I due sogni
Vincitore della sesta edizione del Premio letterario "Guido Rossa" (istituito da Spi Cgil e LiberEtà) "I due sogni" è un racconto di Luca Lezziero, perfetta fotografia di un'epoca passata (ma che si ripropone con altri codici e modalità, forse ancora più che in passato, anche ai nostri giorni), in cui il concetto di classe sociale andava a determinare scelte di vita ben precise (mischiare differenti "ceti sociali" non era indicato né auspicato).
Le dinamiche operaie e borghesi degli anni Settanta, mettono la protagonista Gigliola di fronte alla necessità di scegliere tra due opzioni, l'amore sincero e diretto per il lavoratore del sud e un futuro economicamente e socialmente agevole con un ricco rampollo del nord (in un'epoca in cui il divario geografico era forte e sentito).
La scelta finale sarà dolorosa.
Scritto bene, scorrevole, intrigante.
Premio più che meritato.
VISTO
Tecno Zaclén - The Art of Drilling Core. Rimini Teatro degli Atti 17 ottobre 2026
The Art of Drilling Core è uno spettacolo musicale/teatrale a cura di Tecno Zaclén (Pierangelo Caforio: elettronica / Mickey and the Mouses), Giovanni Tommaso Garattoni: designer e inventore della club-culture come Slego e Aleph e Roberto Russo: sperimentatore ed ex Boohoos) andato in scena al Teatro degli Atti, nell'accogliente e affascinante centro di Rimini (da cui mancavo da tempo e che ho trovato davvero stupenda, dove vivrei volentieri), all'interno della rassegna Percuotere la Mente, la sezione contemporanea della Sagra Musicale Malatestiana.
A dare una mano Rita ’Lilith’ Oberti (Not Moving), la fisarmonica di Giordano Giannarelli, le chitarre di Alfredo Ferrucci (Mickey and the Mouses) e Paolo ’Pedro’ Pedretti, la poesia di Paolo Nessuno e l’impatto visivo curato da Carmine ’Deep’ Stellaccio.
Una performance che fotografa l'incontro ibrido tra tecno(logia) spinta e tradizione folk romagnola, poesia, ballo liscio, elettronica (con citazione visiva ai Kraftwerk). Spettacolo breve, immediato, urgente, dall'approccio e attitudine punk, originale, unico, teatro pieno, applausi e apprezzamento unanime.
Attendiamo tante repliche.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
Presentazione libro "Keith Moon, batterista"
Venerdì 19 novembre: Torino "Blah Blah" ore 19.30
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Sabato 7 novembre: Jesi (Ancona) “Spazio Comune Autogestito TNT”
Sabato 5 dicembre: Colle di Val d’Elsa (Siena) "Bottega Roots"
Sabato 12 dicembre: Como “Joshua”
Sabato 19 dicembre: Chiari (Brescia) “Circolo ADMR”
Paul McCartney, Rolling Stones, Kneecapp, Aja Monet, Black Crowes, Jack White, Fantastic Negrito, Paul Weller, Little Barrie, Brian Jackson, Womack Sisters, Anthony Joseph, Erikah Badu, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller, The Darts, Thee Marloes, The Strokes, Cramps, Robyn Hitchcock, Neil Jones / Nick Corbin, The Specials, Johnny Marr, Teenage Fanclub.
In Italia:
Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Bloody Riot, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite, Polemica, Marlon Bianco and the Clones, Paolo Fioretti & the Hot Combo, Radio Days, Temponauts, Yuppie Flu, Flame Parade, Hibaby Jumoku, Calibro 35.
PAUL WELLER - In the Shadow of the Sun
Arriva a sorpresa, solo in digitale al momento, un live di PAUL WELLER.
Ultimamente non sono stato troppo tenero con la sua bulimica serie di uscite (4 album in studio, 3 live, qualche ep, una raccolta, oltre a questo, dal 2019 ad oggi).
I pregiudizi iniziali sono crollati di fronte a questi 31 brani tratti dal recente tour estivo britannico “all real, all true”, senza ritocchi in studio.
Weller in super forma, sound immediato, crudo, con una formidabile band, sezione fiati che spinge, brani che talvolta prendono la strada della jam session sul palco.
Insolitamente c'è spazio per ben OTTO BRANI dei JAM (inclusa la cover di "Move On Up") con una "Precious" veloce e rabbiosa, super funk, due belle versioni di "Strange Town" - più lenta ha ancora più fascino - e "Man in the Corner Shop", una travolgente e nervosa "That's Entertainment". Sempre emozionante "English Rose", chitarra e voce.
Spacca tutto "Eton Rifles", potenza spaventosa e finale in feedback alla Who dei bei tempi. "Town Called Malice", una delle più belle canzoni di sempre, chiude il concerto.
Degli Style Council poco: 4 brani.
Non molto convincente "My Ever Changing Moods", lenta e poco motivata, bene "Have You Evet Had It Blue" (sottovalutata ma una delle migliori song di Weller di sempre), fantastica "Shout To The Top", ottima "Long Hot Summer".
In mezzo un'ampia scelta dalla sua lunga carriera solista.
"Stanley Road" e "Broken Stones" ma anche "Out Of Sinking" su tutto.
"You Do Something To Me" è stupenda, in versione cruda, immediata, rock (cinque brani da "Stanley Road").
Poco da dire, disco di altissimo livello, indispensabile per ogni Wellerista.
Un live SPETTACOLARE!
JOHNNY MARR - The Age Of Everything
La fulgida carriera di Johnny Marr trova la sublimazione del quinto album solista, forse il più ispirato e maturo del suo cammino solista.
Il fantasma degli Smiths è da tempo immemorabile lasciato alle spalle, anche se musicalmente non di rado rispunta da quegli stupendi arpeggi chitarristici che lo hanno sempre caratterizzato (Fire With Fire o It's Time).
I dieci nuovi brani autografi non hanno mai cedimenti, viaggiano costantemente a livelli altissimi (forse l'unico momento meno convicente è il semi funk di Ophelia), sono costruiti armonicamente alla perfezione (la melodia orientaleggiante di Beyond The Rain o l'irresistibile How Come).
Si chiude con l'ipnotica All In A Life.
Album superbo!
TEENAGE FANCLUB - Do Not Dare To Dream
Norman Blake e soci tornano dopo il riuscito "Nothing Lasts Forever", tcon la loro classica miscela di pop, rock, Byrds, Simon & Garfunkel, Beatles, Bob Dylan, folk psichedelico, indie rock innaffiato da brumose, umide e piovose serate britanniche. Ancora una volta un album di altissimo livello, denso, intenso, ricchissimo di spunti, stimoli, suoni e colori.
THE BEATLES - Rubber Soul Super Deluxe
Anche il PRIMO GRANDE ALBUM dei BEATLES non sfugge alla revisione/remix/deluxe come è ovvio che fosse.
Come sempre, dopo le "Anthology", risulta un'operazione gradita ai super fan ma ormai sostanzialmente inutile e stucchevole, figlia della compulsiva volontà delle case discografiche di raschiare non solo il fondo del barile ma il barile stesso e i suoi pezzi.
Le varie take mai ascoltate non aggiungono, ovviamente, granché.
Sono registrazioni interrotte, parti strumentali, tentativi e scarti vari.
Trattandosi dei BEATLES rimangono comunque merce preziosa per chi la sa apprezzare.
A me piace molto la take 3 di "Norvegian Wood", senza sitar è ancora più affascinante.
Il resto è per iper completisti, incluso l'inedito (trascurabile) di John, "Little Girl".
Come spesso accade si capisce solo ascoltandoli il perché certi brani non sono mai stati utilizzati.
Nemmeno mi soffermo sull'aberrante usanza di remixare i brani, chiunque sia il tecnico del suono o che "ora si sente meglio la chitarra di George".
Le annotazioni principali sono relative alla precisione di Ringo, al lavoro con il basso di Paul, già strumentista eccelso e geniale e quanto fossero affascinanti le melodie vocali (vedi "Nowhere Man").
Passata una settimana nessuno lo riascolterà più, come sempre.
Martin Freeman and Eddie Piller Present On The Corner
La premiata ditta Martin Freeman e Eddie Piller tornano a selezionare musica sopraffina per palati modernisti.
I 23 brani sono uno più bello dell'altro, rari, oscuri, spaziando dal soul, al funk, al jazz, da Julie Driscoll e Brian Auger all'immortale "7 Heurs du matin" di Jacqueline Taieb a "Big Time Operator" della Zoot Money Big Roll Band (uno dei migliori brani dei 60's in assoluto), allo spiritual funk di Doug Carn e ancora Ike Turner, Buddy Rich, Max Roach, Mandrill, perfino Santana.
Un lavoro certosino e, come sempre, di estremo buon gusto.
THE CRYSTAL TEARDROP - Love You More
La band inglese ci sa fare con i Sixties, tra garage beat, psichedelia 1967, freakbeat, splendidi riff di chitarre e perfetta voce di Alexandra Rose a corredo del tutto.
Il secondo album è profondamente radicato in quei suoni, quell'estetica, quel mood, quegli anni, nessuno sguardo all'oggi.
Forse va bene proprio per questo.
THE SEWERGROOVES - The Acoin Session
Gli svedesi SEWERGROOVES tornano dopo 30 anni di silenzio con un poderoso album di rock 'n' roll duro e puro, influenze 60's sparse (molto Flamin Groovies), un pizzico di glam.
Album davvero super energico, semplice, diretto, urgente.
MICHAEL KIWANUKA - Fudge
Rimasto in sospeso per molto tempo, a causa dei suoi problemi di salute, il nuovo album di MICHAEL KIWANUKA (dalla copertina orribile, come sempre più spesso accade...), si affida a un'auto produzione essenziale e minimale.
Tanta classe, eleganza, maturità, rarefazione di suoni ed elementi.
Sussurri soul (Bill Whiters, Ben Harper e Stevie Wonder 70, come spesso è accaduto), occasionali groove funk, tenui ballate, orchestrazioni essenziali.
Niente male, un album destinato a crescere negli ascolti.
Ben tornato.
FONTAINES D.C. - Dopamine Chamber
Come sempre accade, quando una band già iconica svolta artisticamente altrove, diventa immediatamente divisiva tra chi accetta di buon grado il nuovo percorso e chi urla al tradimento.
Sta succedendo per i FONTAINES D.C. che nel nuovo album guardano altrove, affidandosi a canzoni più avvolgenti, vellutate, inclini ad atmosfere vagamente new wave, lasciando i furori post punk degli esordi altrove.
Poco male, direi.
L'album è di buona qualità, riesce a sorprendere positivamente, è forse troppo adagiato su ritmiche e melodie catatonico/ipnotiche ma personalmente lo trovo interessante e sicuramente oltre la sufficienza.
US3 - Snap, Crackle & Bop
Torna dopo 13 anni di silenzio Geoff Wilkinson, alias US3, con un nuovo album dal titolo irresistibile.
Da "Cantaloop (Flip Fantasia)" in cui, nel 1992, per la Blue Note, campionava "Cantaloupe Island" di Herbie Hancock, non è cambiato molto: jazz, hip hop, elettronica e, in questo caso, MC Akil Dasan alla voce.
Sarà ripetitivo e già sentito ma rimane uno dei suoni più distintivi e immediatamente riconoscibili in circolazione.
Non è poco.
THE HORNETS - Lonely At The Bottom
Il nuovo album della band londinese è un energico condensato di rhythm and blues, primi Stones, Who, Pretty Things e qualche accordo e melodia che sarebbero stati bene nei Beatles pre 65.
I ritmi sono sempre elevati, chitarre secche e graffianti, canzoni di prima qualità, bella band!
HEAVENLY BODS - Green Hills
Dalla Cornovaglia una buona band che mischia asperità garage, freakbeat e tanta psichedelia di gusto Brit 67/68.
Non firmano un capolavoro ma un album di livello dignitoso che gli appassionati del genere non mancheranno di apprezzare.
FABIENNE DELSOL - Indigo Red
Presumo siano in pochi a ricordare i BRISTOLS, garage band inglese con Liam Watson (Toe Rag Studios) e Bruce Brand (Milkshakes/Headcoats), a cui si affiancava Fabienne DelSol.
La cantante francese firma il quinto album solista a base di sonorità french beat, garage, psichedeliche, in un mix molto gradevole e coinvolgente, soprattutto ben fatto.
ADEBOWALE & THE PIONEERS - Kilofese
Poderoso afro funk, percussivo, con una sezione fiati paurosa e una ritmica travolgente. Da uno che ha suonato con gli Egypt 80 di Fela Kuti non potevamo aspettarci diversamente. Notevole.
HIBAKU JUMOKU - s/t
Il trio vicentino confeziona un album di altissimo livello, guardando, con competenza e padronanza della materia, alla scena del nu british jazz da cui attinge a piene mani, passando da Ezra Collective a Tenderlonious, assimilando influenze afro, funk, sperimentazione, ambient, elettronica, in un mix originale e coinvolgente ad ogni brano. Soprattutto perché non si tratta di citazionismo ma di ispirazione poi sviluppata in maniera personale e creativa. Notevoli.
CALIBRO 35 – Ellroy VS. L.A.
I Calibro 35 tornano alle radici del loro percorso, con una colonna sonora per il documentario “Ellroy VS L.A.” di Francesco Zippel, assecondandone il taglio noir. Ricominciano da dove erano partiti, mischiando, in chiave strumentale, blaxploitation, funk, jazz, rock, suggestioni care ai primi album di prog, come sempre suonato con quel groove e quell’attitudine vintage genuina che rendono il loro sound, come consuetudine, originale e personale. Ormai sono venti anni che li troviamo sulla scena, sempre versatili ed eclettici, con una dozzina di album alle spalle e in perfetta forma. Il nuovo album si aggiunge, con classe e raffinatezza, a un percorso geniale e di pura eccellenza.
ENRICO GABRIELLI – La Milleundecima Notte
Dopo anni di lavoro vede la luce l’opera in un solo atto firmata da Enrico Gabrielli, corredata dal libretto di Sergio Giusti, ispirata al racconto omonimo di Michael Ende, metafora della frizione tra fede, ragione e le manovre della geopolitica. A dare una mano al polistrumentista (dalla lunga e variegata carriera tra Calibro 35, Afterhours, Winstons, mariposa e decine di altri), Vincenzo Vasi, Lorenzo Esposito Fornasari, Francesca Biliotti. L’opera si muove tra avanguardia, sperimentazione, classicismi, lirica, vocalizzi di stampo Demetrio Stratos, teatro musicale. Un lavoro ardito, interessante, originale.
MAREK DE VANN - Stereotyping (feat. Paolo Apollo Negri)
Primo album per Marek De Vann (al secolo Marco Sarracino) con nove brani autografi e una cover, il tutto in chiave strumentale, con l'aiuto delle tastiere (dall'Hammond al piano, al Fender Rhodes, Clavinet e altro) di Paolo Apollo Negri. Siamo nel già più volte sperimentato ambito del sound debitore alle colonne sonore poliziesche degli anni Settanta e affini. Ma in questo caso il classico jazz funk a tinte lounge non risente di toni nostalgici o risaputi ma è fresco, urgente, pieno di groove ed energia, Ricorda spesso la felice esperienza dei Corduroy, tra i primi gruppi della scena Acid Jazz. Il tutto ben suonato, con classe ed eleganza. Più che ottimo.
LARRY MANTECA – Erotica 70
Tra ristampe degli originali e nuovi progetti che hanno ripreso (chi accademicamente, chi rielaborandone le basi) il classico sound delle colonne sonore anni Sessanta/Settanta, quel mondo continua ad esercitare un fascino irresistibile sugli ascoltatori. Soprattutto, come in questo caso, se la scrittura è così raffinata, elegante e gustosa. Gli undici brani si muovono nell’immaginario sopracitato, tra jazz, funk, lounge, con classe e perfetta capacità di fare rivivere quelle atmosfere.
EVA BRAUN - Eva Braun Remastered 2026
Attivi a cavallo tra i Settanta e gli albori degli anni Ottanta, gli Eva Braun da Verona furono tra i primi interpreti nella Penisola della new wave, figlia di quel punk che aveva da poco fatto capolino anche in Italia.
I nastri registrati ai tempi per un album mai uscito, vengono rimasterizzati e ripuliti, dopo una prima pubblicazione, una dozzina di anni fa, nel CD Pulchritudo, Amor, Voluptas.
Il sound è crudo, grezzo, scarno, con i Joy Division in testa, I Velevet Underground nell'ombra e le asperità sonore conseguenza della giovane età, inesperienza, urgenza. Un documento interessante e basilare per comprendere quegli anni.
CHRIS HORSES & The SLOW SMOKE – Nowhere Bound
Il progetto del cantante e chitarrista veneto Cristian Secco, in arte Chris Horses, è cresciuto progressivamente nel tempo, tra concerti e un ottimo esordio discografico, a cui segue ora questo eccellente nuovo capitolo. Nove brani che scavano nella tradizione Southern Rock americana, da Lynyrd Skynyrd a Black Crowes (e un sottile aggancio vocale ai dimenticati ma sempre favolosi Bachman Turner Overdrive), con una buona dose di influenze country blues e qualche, sempre gradito, rimando agli Stones dei ’70. Accompagnato da una solida e competente band, si muove a suo agio in un contesto artistico in cui non è facile trovare originalità e personalità. Aspetto che la band supera agevolmente, trovando sempre spunti compositivi freschi e gustosi. Eccellente disco.
FLAVIO FERRI – Pupazzi di corsa alla fine del mondo
Music producer, composer, sound engineer, fondatore dei Delta V, con cui ha pubblicato 7 album. Da solista si è dedicato prevalentemente alla musica strumentale, con l’eccezione di “Testimone di passaggio”del 2020. Torna ora con un nuovo progetto, sempre strumentale, insieme al batterista dei Pop For Zombie, Roberto Zaffaroni. Volevo parlare dell’inutilitá di vivere come pupazzi nel mondo, pupazzi schiavi di un sistema economico folle e distruttivo. Gli otto brani passano da atmosfere ambient a elettronica “spinta”, da tribalismi al noise. Un lavoro complesso e articolato, che ben riflette il concept dell’album e mette in perfetto risalto la creatività di Ferri, ricca di spunti, riferimenti, suggestioni. Molto interessante.
ATOMIC FRUIT - Serpentine
La band di stanza a Berlino, composta da Martin Lundfall (svedese, multistrumentista e cantante) Raphaël Giraldi (francese, chitarra e basso) e Federico Lenzi (italiano, batteria), firma un terzo convincente album. Le atmosfere si muovono in un'ampia area sonora, in cui sapori oscuri si mischiano a un approccio psichedelico, tocchi di elettronica, sperimentazione, asperità chitarristiche che lasciano spazio ad aperture melodiche quasi dream pop. Un album di grande spessore compositivo, originale, più che interessante.
LUDOVICO ELLENA & GANESH BLUES BAND - Atlantis
Nella sua ennesima incarnazione (ricordiamo Effervescent Elephants, The Mirrors tra le tante), Ludovico Ellena prosegue il suo lungo cammino attraverso tutte le sfaccettature della musica psichedelica, declinata in varie forme. Nell'ultimo mini Lp di sette brani per venti minuti di musica, si affida a un sound prevalentemente acustico (con l'eccezione del roccioso finale Nord 2 che ci riporta al Paisley Underground dei Dream Syndicate) che guarda a blues, psych folk e affini, dei tardi Sessanta. Come sempre, più che interessante.
LIBRI
Elisa De Munari - Wild Women Don't Have The Blues
Elisa De Munari (alias Elli De Mon, nota blues woman, attiva da lungo nella scena italiana) è anche una validissima scrittrice e ricercatrice in ambito blues e dintorni. Ce lo conferma in questo nuovo lavoro in cui raccoglie una serie di brani di altrettante Blues Women come pretesto per approfondire storia, argomenti, musica, filosofia, società, con certosina perizia, dati, date. Sono donne che hanno scelto di non uniformarsi, di non assecondare alcuna aspettativa, di non conformarsi a nessun cliché, di non adattarsi al percorso che altri avevano tracciato per loro.
Donne risolute che non hanno esitato a dire la verità anche a costo di rimanere isolate.
In sottofondo emergono note autobiografiche, che camminano in parallelo a queste storie, di musiciste alle prese (allora come oggi, seppure in modalità radicalmente diverse) con problematiche di parità di genere, logistiche, di credibilità e rispetto.
Attraverso i testi delle canzoni scelte si approfondiscono tematiche specifiche (razzismo, femminismo, collocazione sociale e politica, "l'erotico come arma di liberazione"), si analizza il ruolo del blues nella storia della musica, della società e della storia americana, "un lungo tentativo di negare l'umanità dei corpi neri attraverso sistemi sempre più sofisticati di controllo".
Blues costantemente collocato in una "visione romanticizzata del detenuto nero come depositario di una "purezza africana" musicale, inmcontaminata dalla modernità" (la visione del pur più che meritevole ricercatore Alan Lomax), cristalizzando l'idea che "il vero blues fosse quello più grezzo e primitivo, relegando in secondo piano le sofisticate innovazioni musicali degli artisti afroamericani urbani."
Un saggio interessantissimo, ricco di considerazioni e analisi originali perfettamente mirate.
Consigliatissimo.
Alex Loggia - Tina / Intervista ad Alex Loggia
Secondo capitolo di una trilogia, iniziata con "Leo e Zoe" (https://tonyface.blogspot.com/2025/05/alex-loggia-leo-e-zoe-storia-di-un.html) che esplora, sapientemente, le pieghe delle modifiche caratteriali adolescenziali, alla costante ricerca di un senso di identità e di appartenenza, che Tina trova nella scena mod, in cui si saprà ritagliare un profilo sempre più saliente e di primo piano.
Lo farà attraverso un viaggio interiore e uno fisico, in Lambretta, verso Londra.
In mezzo mille riferimenti reali alla scena mod italiana e torinese, in particolare, degli anni Novanta.
La cosa che cercava quando aveva dieci anni non era una musica, né un vestito, né uno scooter.
Era quella precisa sensazione di stare dentro le cose insieme ad altri.
E quella sensazione non aveva passaporto.
Parlava tutte le lingue.
Il libro è un notevole passo avanti, rispetto all'esordio, di Alex Loggia (compositore, musicista, produttore, ex chitarrista degli Statuto) in qualità di scrittore. La narrazione è più pulita, diretta, poetica, con tratti filosofici che colgono al meglio la personalità della protagonista.
Emozionante la prefazione di Lele Catale.
Il finale a sorpresa rende il libro ancora più interessante e piacevole.
Carlo Casale - Una vita dal vivo
Fa impressione pensare che Carlo Casale, prime mover della scena punk/new wave italiana, racconti i suoi "primi" cinquanta anni di attività nella scena musicale.
Dal punk degli Outkids del 1977, alla prestigiosa avventura con i Frigidaire Tango (il loro "The Cock" è una pietra miliare) fino al rock 'n' roll dei Vindicators.
A cui si sono aggiunte altre esperienze in ambiti sonori sempre diversi, sperimentali, elettronici, nel costante impulso di guardare avanti e cercare il nuovo.
Attitudine che ha permeato anche la parallela attività professionale di gestore di locali (il mitico "Shindy" di Bassano del Grappa, tra i tanti) e organizzatore di concerti.
Gli aneddoti sono ovviamente tantissimi, gustosi, divertenti, illuminanti su cosa significa (passando attraverso epoche diversissime) muoversi in un certo ambito, difficilissimo in Italia.
In mezzo il suo sguardo competente e autorevole su un mondo che cambiava e continua a farlo, fino alla classica scoperta del nuovo, attraverso gli ascolti dei figli.
Il libro è corredato da una folta raccolta di foto, locandine, poster, biglietti di concerti (migliaia quelli a cui ha assistito) e da un CD inedito di Charlie Out Cazale.
Curato da Luca Frazzi, è un ulteriore tassello cognositivo di un passato che ha dato tanto alla musica e cultura italiana ma non è mai stato valorizzato a sufficienza.
Domenico Paris - La spalla sinistra di Malcolm Young
E' davvero divertente il romanzo del giornalista/scrittore abruzzese che ci porta a fianco della band slease hard punk rock dei Beautiful Loserz, direttamente dalla provincia più profonda, che arriva improvvisamente alle soglie del successo con un imprevisto album di debutto, dopo aver abbandonato ogni speranza di notorietà.
Ne consegue un lungo tour italiano, costellato di imprevisti, sesso, droga, alcol e rock 'n' roll, aneddotiche varie, perfettamente e molto realisticamente riferibili a qualunque band che ha calcato i palchi per un po' di tempo.
Il tutto con abbondanza di dialoghi goliardici, dettagli di ogni concerto e relativa nottata successiva, illusioni, delusioni, psico drammi, estasi totale.
I rigori della vita reale ricondurranno il tutto a una prevista e temuta "normalità", lasciando però il gusto inafferrabile di un'esperienza che andava vissuta ad ogni costo.
Scrittura frizzante, esperienze attendibili, lettura godibilissma.
Danny H. Cortese - Diventare Freddie Mercury. Farrokh Bulsara e l'invenzione di una maschera
Specifica l'autore nelle prime righe:
Il presente saggio rifugge la dimensione strettamente biografica o la critica musicologica di stampo accademico per configurarsi, piuttosto, come un'indagine fenomenologica sulla costruzione dell'identità artistica...quella che condotto Farrokh Bulsara a edificare Freddie Mercury come maschera scenica consapevole, strumento per perseguire obiettivi estetici precisi e ambiziosi.
Personalmente ho sempre avuto scarsa dimestichezza con il mondo dei Queen e la loro musica ma la lettura di questo saggio esula dall'aspetto specifico dando spazio alle varie trasformazioni di Mercury, in funzione della realtà circostante, sempre attentamente programmate e affini alla teatralità insita in tutta la storia artistica della band.
Seguendo la sua curiosità nel voler sperimentare la creatività che lo ha sempre caratterizzato.
Le 120 pagine ci portano in un percorso tra musica, filosofia, vita reale, teoria teatrale.
Indipendentemente dal soggetto, uno scritto molto interessante ed educativo.
Stefano Marullo - Ramones
In occasione del secondo compleanno di arghía(www.arghia.it) – rivista stanca di cultura - viene pubblicato, in tiratura limitatissima di 50 copie, un libretto (in senso letterale: 9x15cm di grandezza) dedicato ai RAMONES (scaricabile gratuitamente dal sito).
Nelle 23 pagine non ci sono particolari novità o rivelazioni rispetto a quanto già ben conosciamo sulla band, se non la sottolineatura di quanto sia stata "la più grande e più sfortunata punk band della storia".
Effettivamente, rispetto al culto generato intorno al gruppo, le soddisfazioni economico/commerciale non sono mai state abbondante, spesso frutto di scelte errate.
Una pubblicazione che i collezionisti e fan della band non potranno ignorare.
Luca Lezziero - I due sogni
Vincitore della sesta edizione del Premio letterario "Guido Rossa" (istituito da Spi Cgil e LiberEtà) "I due sogni" è un racconto di Luca Lezziero, perfetta fotografia di un'epoca passata (ma che si ripropone con altri codici e modalità, forse ancora più che in passato, anche ai nostri giorni), in cui il concetto di classe sociale andava a determinare scelte di vita ben precise (mischiare differenti "ceti sociali" non era indicato né auspicato).
Le dinamiche operaie e borghesi degli anni Settanta, mettono la protagonista Gigliola di fronte alla necessità di scegliere tra due opzioni, l'amore sincero e diretto per il lavoratore del sud e un futuro economicamente e socialmente agevole con un ricco rampollo del nord (in un'epoca in cui il divario geografico era forte e sentito).
La scelta finale sarà dolorosa.
Scritto bene, scorrevole, intrigante.
Premio più che meritato.
VISTO
Tecno Zaclén - The Art of Drilling Core. Rimini Teatro degli Atti 17 ottobre 2026
The Art of Drilling Core è uno spettacolo musicale/teatrale a cura di Tecno Zaclén (Pierangelo Caforio: elettronica / Mickey and the Mouses), Giovanni Tommaso Garattoni: designer e inventore della club-culture come Slego e Aleph e Roberto Russo: sperimentatore ed ex Boohoos) andato in scena al Teatro degli Atti, nell'accogliente e affascinante centro di Rimini (da cui mancavo da tempo e che ho trovato davvero stupenda, dove vivrei volentieri), all'interno della rassegna Percuotere la Mente, la sezione contemporanea della Sagra Musicale Malatestiana.
A dare una mano Rita ’Lilith’ Oberti (Not Moving), la fisarmonica di Giordano Giannarelli, le chitarre di Alfredo Ferrucci (Mickey and the Mouses) e Paolo ’Pedro’ Pedretti, la poesia di Paolo Nessuno e l’impatto visivo curato da Carmine ’Deep’ Stellaccio.
Una performance che fotografa l'incontro ibrido tra tecno(logia) spinta e tradizione folk romagnola, poesia, ballo liscio, elettronica (con citazione visiva ai Kraftwerk). Spettacolo breve, immediato, urgente, dall'approccio e attitudine punk, originale, unico, teatro pieno, applausi e apprezzamento unanime.
Attendiamo tante repliche.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
Presentazione libro "Keith Moon, batterista"
Venerdì 19 novembre: Torino "Blah Blah" ore 19.30
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Sabato 7 novembre: Jesi (Ancona) “Spazio Comune Autogestito TNT”
Sabato 5 dicembre: Colle di Val d’Elsa (Siena) "Bottega Roots"
Sabato 12 dicembre: Como “Joshua”
Sabato 19 dicembre: Chiari (Brescia) “Circolo ADMR”
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Il meglio del mese
mercoledì, ottobre 28, 2026
Various Artists - Club Reggae '69, 3CD Edition
Spettacolare compilation con ottantasette brani suddivisi in tre CD che fotografa al meglio la colonna sonora della prima scena skinhead del 1969.
Un anno in cui molti singoli reggae scalarono le classifiche nazionali, nonostante la totale assenza di supporto da parte della BBC e della stampa specializzata che ignorò il fenomeno, insieme a chi compilava le classifiche di vendita.
Soul reggae di pura eccellenza.
La prima parte è dedicata a 27 classici dell'epoca, da "Israelites" di Desmond Dekker & The Aces a "Skinhead Moonstomp" dei Symarip.
Nel secondo brani più oscuri, nelll'ultima parte strumentali avvolgenti e travolgenti (vedi la "Hey Jude" di Joe's All Stars, ad esempio o i super classici "Liquidator" e "Return Of Django").
DISC ONE
CHART HITS & CLUB CLASSICS
1. Desmond Dekker & The Aces - Israelites
2. Max Romeo - Wet Dream
3. The Pioneers - Long Shot Kick de Bucket
4. Pat Kelly - How Long
5. The Maytals - Monkey Man
6. Tony Scott - What Am I To Do
7. Jackie Bernard & The Tennors - Another Scorcher
8. Dennis Walks - The Drifter
9. John Holt - Ali Baba
10. Lloyd Robinson - Cuss Cuss
11. Laurel Aitken - Jesse James
12. Slim Smith - Everybody Needs Love
13. The Ethiopians - Everything Crash
14. Derrick Morgan - Seven Letters
15. The Bleechers - Ease Up
16. The Gaylads - There's A Fire
17. Stranger Cole & Lester Sterling - Pretty Cottage
18. George Williams - No Business Of Yours
19. Vincent Foster - Shine Eye Gal
20. Dice The Boss - Brixton Cat, Big And Fat
21. Symarip - Skinhead Moonstomp
22. King Horror aka Young Growler - Loch Ness Monster
23. Tony Tribe - Red Red Wine
24. The Melodians - Sweet Sensation
25. Marcia Griffiths - Don't Let Me Down
26. Jimmy Cliff - Wonderful World, Beautiful People
27. Johnny Nash - Cupid
DISC TWO
HIDDEN TREASURES
1. Laurel Aitken - Skinhead Train
2. Sugar Simone - Come and Try
3. Audrey - Pledging My Love
4. The Megatons - I'm Thirsty
5. Girlie - Madam Streggae
6. The Arabis - Jump High Jump Low
7. Anonymously Yours - Dream Baby
8. The Bleechers - Yo Yo
9. David Isaacs & The Race Fans - Time Marches On
10. The Melodians - Ring Of Gold
11. Tony Scott - The Moon Is Playing Tricks On Me
12. Tony King & The Hippy Boys - Feel So Glad
13. Ken Boothe - Mr Tambourine Man
14. The Dials - Love Is a Treasure
15. Samuel Edwards - Want It, Want It
16. John Holy - Have Sympathy
17. Johnny Youth & The Nyah Shuffle - Darling It Won’t
18. Pama Dice - Dice Is Back
19. Les Foster - Because You're Mine
20. King Horror aka Young Growler - Frankenstein
21. Lloyd Robinson - Lavender Blue
22. The Harmonians - Come Running Back
23. Anderson's All Stars - Jump and Shout
24. Danny & Joe - Please Be Mine
25. The Beltones - I'll Follow You
26. The Eagles - Rudam Bam
27. Winston Groovy - Leaving Me Standing
28. Sprong & The Nyah Shuffle - Think
DISC THREE
INSTRUMENTAL GOLD
1. The Harry J Allstars - Liquidator
2. Lester Sterling & Stranger Cole - Bangarang
3. The Upsetters - Return Of Django
4. The Dynamites - John Public
5. Richard Ace - Hang 'Em High
6. Karl 'King Cannon' Bryan - Overproof
7. Ansel Collins & The Beverley's All Stars - Night Of Love
8. The Family Circle - Stagger Back
9. The Rudies - Wheels
10. Rico & Laurel Aitken Band - A Message To You
11. Sweet Confusion - Elizabethan Serenade
12. The Upsetters - Soulful I
13. Karl 'King Cannon' Bryan & The Harry J All Stars - Wha'pen
14. Anonymously Yours - Organism
15. George Lee - Music Box
16. Joe's All Stars - Hey Jude
17. The Rudies - Downtown Jump
18. Winston Wright & The G.G. All Stars - Flight 404
19. Drumbago & The Dynamites - Dulcemania
20. Don Drumond Junior - Tribute To Don Drummond
21. Lloyd Charmers - 5 To 5
22. Karl 'King Cannon' Bryan & The Jay Boys - Soul Special
23. Hugh Hendricks & The Buccaneers - To Each His Own
24. The Family Circle - By The Time I Get To Phoenix
25. Rico & The Rudies - The Bullet
26. The Beverley's All Stars - Double Shot
27. Roland Alphonso - A Thousand Tons Of Megaton
28. The Upsetters - Clint Eastwood
Un anno in cui molti singoli reggae scalarono le classifiche nazionali, nonostante la totale assenza di supporto da parte della BBC e della stampa specializzata che ignorò il fenomeno, insieme a chi compilava le classifiche di vendita.
Soul reggae di pura eccellenza.
La prima parte è dedicata a 27 classici dell'epoca, da "Israelites" di Desmond Dekker & The Aces a "Skinhead Moonstomp" dei Symarip.
Nel secondo brani più oscuri, nelll'ultima parte strumentali avvolgenti e travolgenti (vedi la "Hey Jude" di Joe's All Stars, ad esempio o i super classici "Liquidator" e "Return Of Django").
DISC ONE
CHART HITS & CLUB CLASSICS
1. Desmond Dekker & The Aces - Israelites
2. Max Romeo - Wet Dream
3. The Pioneers - Long Shot Kick de Bucket
4. Pat Kelly - How Long
5. The Maytals - Monkey Man
6. Tony Scott - What Am I To Do
7. Jackie Bernard & The Tennors - Another Scorcher
8. Dennis Walks - The Drifter
9. John Holt - Ali Baba
10. Lloyd Robinson - Cuss Cuss
11. Laurel Aitken - Jesse James
12. Slim Smith - Everybody Needs Love
13. The Ethiopians - Everything Crash
14. Derrick Morgan - Seven Letters
15. The Bleechers - Ease Up
16. The Gaylads - There's A Fire
17. Stranger Cole & Lester Sterling - Pretty Cottage
18. George Williams - No Business Of Yours
19. Vincent Foster - Shine Eye Gal
20. Dice The Boss - Brixton Cat, Big And Fat
21. Symarip - Skinhead Moonstomp
22. King Horror aka Young Growler - Loch Ness Monster
23. Tony Tribe - Red Red Wine
24. The Melodians - Sweet Sensation
25. Marcia Griffiths - Don't Let Me Down
26. Jimmy Cliff - Wonderful World, Beautiful People
27. Johnny Nash - Cupid
DISC TWO
HIDDEN TREASURES
1. Laurel Aitken - Skinhead Train
2. Sugar Simone - Come and Try
3. Audrey - Pledging My Love
4. The Megatons - I'm Thirsty
5. Girlie - Madam Streggae
6. The Arabis - Jump High Jump Low
7. Anonymously Yours - Dream Baby
8. The Bleechers - Yo Yo
9. David Isaacs & The Race Fans - Time Marches On
10. The Melodians - Ring Of Gold
11. Tony Scott - The Moon Is Playing Tricks On Me
12. Tony King & The Hippy Boys - Feel So Glad
13. Ken Boothe - Mr Tambourine Man
14. The Dials - Love Is a Treasure
15. Samuel Edwards - Want It, Want It
16. John Holy - Have Sympathy
17. Johnny Youth & The Nyah Shuffle - Darling It Won’t
18. Pama Dice - Dice Is Back
19. Les Foster - Because You're Mine
20. King Horror aka Young Growler - Frankenstein
21. Lloyd Robinson - Lavender Blue
22. The Harmonians - Come Running Back
23. Anderson's All Stars - Jump and Shout
24. Danny & Joe - Please Be Mine
25. The Beltones - I'll Follow You
26. The Eagles - Rudam Bam
27. Winston Groovy - Leaving Me Standing
28. Sprong & The Nyah Shuffle - Think
DISC THREE
INSTRUMENTAL GOLD
1. The Harry J Allstars - Liquidator
2. Lester Sterling & Stranger Cole - Bangarang
3. The Upsetters - Return Of Django
4. The Dynamites - John Public
5. Richard Ace - Hang 'Em High
6. Karl 'King Cannon' Bryan - Overproof
7. Ansel Collins & The Beverley's All Stars - Night Of Love
8. The Family Circle - Stagger Back
9. The Rudies - Wheels
10. Rico & Laurel Aitken Band - A Message To You
11. Sweet Confusion - Elizabethan Serenade
12. The Upsetters - Soulful I
13. Karl 'King Cannon' Bryan & The Harry J All Stars - Wha'pen
14. Anonymously Yours - Organism
15. George Lee - Music Box
16. Joe's All Stars - Hey Jude
17. The Rudies - Downtown Jump
18. Winston Wright & The G.G. All Stars - Flight 404
19. Drumbago & The Dynamites - Dulcemania
20. Don Drumond Junior - Tribute To Don Drummond
21. Lloyd Charmers - 5 To 5
22. Karl 'King Cannon' Bryan & The Jay Boys - Soul Special
23. Hugh Hendricks & The Buccaneers - To Each His Own
24. The Family Circle - By The Time I Get To Phoenix
25. Rico & The Rudies - The Bullet
26. The Beverley's All Stars - Double Shot
27. Roland Alphonso - A Thousand Tons Of Megaton
28. The Upsetters - Clint Eastwood
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martedì, ottobre 27, 2026
Carlo Casale - Una vita dal vivo
Fa impressione pensare che Carlo Casale, prime mover della scena punk/new wave italiana, racconti i suoi "primi" cinquanta anni di attività nella scena musicale.
Dal punk degli Outkids del 1977, alla prestigiosa avventura con i Frigidaire Tango (il loro "The Cock" è una pietra miliare) fino al rock 'n' roll dei Vindicators.
A cui si sono aggiunte altre esperienze in ambiti sonori sempre diversi, sperimentali, elettronici, nel costante impulso di guardare avanti e cercare il nuovo.
Attitudine che ha permeato anche la parallela attività professionale di gestore di locali (il mitico "Shindy" di Bassano del Grappa, tra i tanti) e organizzatore di concerti.
Gli aneddoti sono ovviamente tantissimi, gustosi, divertenti, illuminanti su cosa significa (passando attraverso epoche diversissime) muoversi in un certo ambito, difficilissimo in Italia.
In mezzo il suo sguardo competente e autorevole su un mondo che cambiava e continua a farlo, fino alla classica scoperta del nuovo, attraverso gli ascolti dei figli.
Il libro è corredato da una folta raccolta di foto, locandine, poster, biglietti di concerti (migliaia quelli a cui ha assistito) e da un CD inedito di Charlie Out Cazale.
Curato da Luca Frazzi, è un ulteriore tassello cognositivo di un passato che ha dato tanto alla musica e cultura italiana ma non è mai stato valorizzato a sufficienza.
Carlo Casale
Una vita dal vivo
Interno4 Edizioni
410 pagine
25 euro
Dal punk degli Outkids del 1977, alla prestigiosa avventura con i Frigidaire Tango (il loro "The Cock" è una pietra miliare) fino al rock 'n' roll dei Vindicators.
A cui si sono aggiunte altre esperienze in ambiti sonori sempre diversi, sperimentali, elettronici, nel costante impulso di guardare avanti e cercare il nuovo.
Attitudine che ha permeato anche la parallela attività professionale di gestore di locali (il mitico "Shindy" di Bassano del Grappa, tra i tanti) e organizzatore di concerti.
Gli aneddoti sono ovviamente tantissimi, gustosi, divertenti, illuminanti su cosa significa (passando attraverso epoche diversissime) muoversi in un certo ambito, difficilissimo in Italia.
In mezzo il suo sguardo competente e autorevole su un mondo che cambiava e continua a farlo, fino alla classica scoperta del nuovo, attraverso gli ascolti dei figli.
Il libro è corredato da una folta raccolta di foto, locandine, poster, biglietti di concerti (migliaia quelli a cui ha assistito) e da un CD inedito di Charlie Out Cazale.
Curato da Luca Frazzi, è un ulteriore tassello cognositivo di un passato che ha dato tanto alla musica e cultura italiana ma non è mai stato valorizzato a sufficienza.
Carlo Casale
Una vita dal vivo
Interno4 Edizioni
410 pagine
25 euro
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Libri
lunedì, ottobre 26, 2026
Domenico Paris - La spalla sinistra di Malcolm Young
E' davvero divertente il romanzo del giornalista/scrittore abruzzese che ci porta a fianco della band slease hard punk rock dei Beautiful Loserz, direttamente dalla provincia più profonda, che arriva improvvisamente alle soglie del successo con un imprevisto album di debutto, dopo aver abbandonato ogni speranza di notorietà.
Ne consegue un lungo tour italiano, costellato di imprevisti, sesso, droga, alcol e rock 'n' roll, aneddotiche varie, perfettamente e molto realisticamente riferibili a qualunque band che ha calcato i palchi per un po' di tempo.
Il tutto con abbondanza di dialoghi goliardici, dettagli di ogni concerto e relativa nottata successiva, illusioni, delusioni, psico drammi, estasi totale.
I rigori della vita reale ricondurranno il tutto a una prevista e temuta "normalità", lasciando però il gusto inafferrabile di un'esperienza che andava vissuta ad ogni costo.
Scrittura frizzante, esperienze attendibili, lettura godibilissma.
Domenico Paris
La spalla sinistra di Malcolm Young
Iride Edizioni - Rubbettino
Pagine: 590
Euro €26,60
Ne consegue un lungo tour italiano, costellato di imprevisti, sesso, droga, alcol e rock 'n' roll, aneddotiche varie, perfettamente e molto realisticamente riferibili a qualunque band che ha calcato i palchi per un po' di tempo.
Il tutto con abbondanza di dialoghi goliardici, dettagli di ogni concerto e relativa nottata successiva, illusioni, delusioni, psico drammi, estasi totale.
I rigori della vita reale ricondurranno il tutto a una prevista e temuta "normalità", lasciando però il gusto inafferrabile di un'esperienza che andava vissuta ad ogni costo.
Scrittura frizzante, esperienze attendibili, lettura godibilissma.
Domenico Paris
La spalla sinistra di Malcolm Young
Iride Edizioni - Rubbettino
Pagine: 590
Euro €26,60
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Libri
venerdì, ottobre 23, 2026
Martin Freeman and Eddie Piller Present On The Corner
La premiata ditta Martin Freeman e Eddie Piller tornano a selezionare musica sopraffina per palati modernisti.
I 23 brani sono uno più bello dell'altro, rari, oscuri, spaziando dal soul, al funk, al jazz, da Julie Driscoll e Brian Auger all'immortale "7 Heurs du matin" di Jacqueline Taieb a "Big Time Operator" della Zoot Money Big Roll Band (uno dei migliori brani dei 60's in assoluto), allo spiritual funk di Doug Carn e ancora Ike Turner, Buddy Rich, Max Roach, Mandrill, perfino Santana.
Un lavoro certosino e, come sempre, di estremo buon gusto.
I dettagli qui:
https://acidjazz.co.uk/products/martin-freeman-eddie-piller-present-on-the-corner
I 23 brani sono uno più bello dell'altro, rari, oscuri, spaziando dal soul, al funk, al jazz, da Julie Driscoll e Brian Auger all'immortale "7 Heurs du matin" di Jacqueline Taieb a "Big Time Operator" della Zoot Money Big Roll Band (uno dei migliori brani dei 60's in assoluto), allo spiritual funk di Doug Carn e ancora Ike Turner, Buddy Rich, Max Roach, Mandrill, perfino Santana.
Un lavoro certosino e, come sempre, di estremo buon gusto.
I dettagli qui:
https://acidjazz.co.uk/products/martin-freeman-eddie-piller-present-on-the-corner
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Dischi
giovedì, ottobre 22, 2026
Tecno Zaclén - The Art of Drilling Core. Rimini Teatro degli Atti 17 ottobre 2026
Foto: Riccardo Gallini
The Art of Drilling Core è uno spettacolo musicale/teatrale a cura di Tecno Zaclén (Pierangelo Caforio: elettronica / Mickey and the Mouses), Giovanni Tommaso Garattoni: designer e inventore della club-culture come Slego e Aleph e Roberto Russo: sperimentatore ed ex Boohoos) andato in scena al Teatro degli Atti, nell'accogliente e affascinante centro di Rimini (da cui mancavo da tempo e che ho trovato davvero stupenda, dove vivrei volentieri), all'interno della rassegna Percuotere la Mente, la sezione contemporanea della Sagra Musicale Malatestiana.
A dare una mano Rita ’Lilith’ Oberti (Not Moving), la fisarmonica di Giordano Giannarelli, le chitarre di Alfredo Ferrucci (Mickey and the Mouses) e Paolo ’Pedro’ Pedretti, la poesia di Paolo Nessuno e l’impatto visivo curato da Carmine ’Deep’ Stellaccio.
Una performance che fotografa l'incontro ibrido tra tecno(logia) spinta e tradizione folk romagnola, poesia, ballo liscio, elettronica (con citazione visiva ai Kraftwerk).
Spettacolo breve, immediato, urgente, dall'approccio e attitudine punk, originale, unico, teatro pieno, applausi e apprezzamento unanime.
Attendiamo tante repliche.
https://www.facebook.com/reel/1465237842177015
The Art of Drilling Core è uno spettacolo musicale/teatrale a cura di Tecno Zaclén (Pierangelo Caforio: elettronica / Mickey and the Mouses), Giovanni Tommaso Garattoni: designer e inventore della club-culture come Slego e Aleph e Roberto Russo: sperimentatore ed ex Boohoos) andato in scena al Teatro degli Atti, nell'accogliente e affascinante centro di Rimini (da cui mancavo da tempo e che ho trovato davvero stupenda, dove vivrei volentieri), all'interno della rassegna Percuotere la Mente, la sezione contemporanea della Sagra Musicale Malatestiana.
A dare una mano Rita ’Lilith’ Oberti (Not Moving), la fisarmonica di Giordano Giannarelli, le chitarre di Alfredo Ferrucci (Mickey and the Mouses) e Paolo ’Pedro’ Pedretti, la poesia di Paolo Nessuno e l’impatto visivo curato da Carmine ’Deep’ Stellaccio.
Una performance che fotografa l'incontro ibrido tra tecno(logia) spinta e tradizione folk romagnola, poesia, ballo liscio, elettronica (con citazione visiva ai Kraftwerk).
Spettacolo breve, immediato, urgente, dall'approccio e attitudine punk, originale, unico, teatro pieno, applausi e apprezzamento unanime.
Attendiamo tante repliche.
https://www.facebook.com/reel/1465237842177015
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