Prosegue il viaggio informale tra le etichette italiane, sempre super attive e interessantissime.
Spazio oggi a Caribb Roots, nella persona di Ferdinando Masi.
https://www.caribbroots.it/
Puntate precedenti:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Etichette
Cosa ti ha spinto ad aprire un’etichetta indipendente, underground, impostata su sonorità molto specifiche e particolari?
La voglia di tenere insieme le cose che facciamo da ormai 40 anni, dare valore ai nostri progetti.
E per “nostri” intendo un gruppo di persone, di musicisti che hanno vissuto insieme le varie fasi di una vita gratificante ma difficile.
Casino Royale, The Bluebeaters, The Uppertones, The Originals…
La diversità delle personalità che messe insieme creano quell’alchimia per cui nascono i progetti è una delle dinamiche che mi interessano di più.
Creare un grande cappello sotto il quale vivano le sfumature della musica Giamaicana, lo Ska, il Rocksteady, il Reggae con tutte le tante declinazioni è quello che mi anima, ad esempio, per Caribb Roots Records.
La qualità so che c’è, la riconosco. Le vendite a volte di più, a volte di meno.
Penso che nel tempo etichette come la mia possano servire a tracciare una piccola mappa di quello che stiamo attraversando, pur non raggiungendo grandi numeri.
Il nome Caribb Roots era il titolo di una cassetta compilata da Gaz Mayall, collezionista ossessivo nonché cantante dei Trojans e punto di riferimento londinese per le musica giamaicana, che è stata la miccia che ha fatto accendere Casino Royale prima e Giuliano Palma & The Bluebeaters poi.
La mia strada da musicista, dallo Ska 2tone di Casino Royale (1987) a ritroso fino allo Ska ’60 di The BB (1994) fino alle origini di Calypso & Boogie anni ’50 con The Uppertones (2016) è l’area di azione della label.
Tutto però parte dal punk e dal DIY.
La prima etichetta indipendente la creammo con gli Shockin’TV nell’86, la STV Production con cui producemmo il secondo 7 pollici della band.
Nel ’99 abbiamo creato la KingSize Rec per stampare “The Album” e “Wonderful Live” di Giuliano Palma & The Bluebeaters; il primo disco vendette 12.000 copie con ordini on line e pagamenti in vaglia postale, una gestione casalinga.
Con The Uppertones, 2018, abbiamo creato la OWAN (Oh What A Night) per la release del terzo disco di una band che vendeva dischi e magliette solo ai concerti e non aveva nessun tipo di struttura promozionale, per poi arrivare a CARIBB ROOTS Records che è nata per stampare i dischi di The Bluebeaters con Pat Cosmo alla voce.
E con quest’ultima vorrei ampliare lo spettro, fermarmi e magari ristampare anche cose vecchie sparse. Strutturarmi. Ci lavoro quotidianamente e chiedo consigli in giro.
Si è aggiunta da poco una nuova filiazione dell'etichetta, dalle caratteristiche diverse.
Avendo io attraversato differenti fasi musicali, si è sganciata una costola da Caribb Roots ed è nata una sub-label che si chiama Mule Train Rec. che si riferisce a un mondo country-punk & roll più “bianco” perché è stata la prima parte della mia vita musicale, quello che ho ascoltato e suonato. Mule Train è un brano anni ’50 che parla di delivery e vendita nel west americano attraverso “il treno di muli”.
E' un brano che ascoltavo da piccolo sul giradischi di mio padre. Tra l'altro la versione in vinile che avevo sembrava americana invece pochi giorni fa ho scoperto che era una produzione italianissima con solo il cantante americano.
Primo progetto, The Rads (gruppo garage -punk di Matteo Gioli di Firenze), accordo in 5 minuti al telefono, subito trovata un’intesa e stampato il disco.
Il secondo, anche qui una chiaccherata e ci siamo trovati immediatamente anche con Diego Geraci di Don Diego Trio di cui uscirà un nuovo LP ad Agosto.
L’idea è lavorare con persone vicine o amici di amici che facciano parte di un mondo di riferimento di quello che ho sempre ascoltato. A condizione che il suono incontri i miei gusti. Prossimamente penso anche a un nuovo disco di Shockin’TV (la mia prima band punk) che riunirà brani mai incisi del 1987 quando ci siamo sciolti.
L'etichetta è di recente nascita e pubblica solo in vinile. C'è dunque ancora un mercato per questo formato?
Il ritorno del vinile già da un po' di anni ha riportato alla luce un’attitudine ad un suono più caldo e “old”, oltre al fatto che per fare il selezionatore sono tornato a comprare 7 pollici ma poi anche LP che mi ero perso negli anni dello strapotere del CD.
Se serve stampo anche i CD, come nel caso di Don Diego perché so che lui li vende nei lunghi tour che fa di solito, sennò mi concentro sui 7 pollici che sono un formato assolutamente più interessante.
Hai un’idea di chi siano gli acquirenti dei dischi dell’etichetta?
Giovani? Meno giovani? Pubblico trasversale?
I dischi tendenzialmente li compra chi ne ha o li ha posseduti, generazioni più adulte anche perché a volte ti rendi conto che i più giovani spesso non sanno nemmeno che cos’è un giradischi e ti guardano mettere i dischi come fossi un alieno.
Poi ovviamente ci sono alcuni che avendone avuto un’esperienza familiare s’intrippano e iniziano almeno a collezionarli, magari non ascoltandoli e lasciandoli intonsi.
Il vinile diventa spesso solo un gadget anche per gli artisti più giovani per lasciare qualcosa di fisico ai fans.
C’è un minimo di ritorno economico per un’operazione del genere?
Guarda, non te lo so dire ancora.
Ho aperto nel 2023. Se faccio i conti mi dico sempre che l’importante è rientrare dei costi e soprattutto delle tasse che devi pagare anche se non generi un traffico di vendite che possa giustificarle.
Avendo aperto un e-commerce sul sito, ormai da qualche anno devo dire che sembra che in Italia non ci sia lo stesso interesse che può esserci in Europa o negli US per questo sistema di vendita.
In Italia abbiamo una cultura molto diversa dai paesi dove la musica che suoniamo o ascoltiamo è nata, che sia lo Ska, il Rock’n’roll o il punk, ancora relegata ad ambiti underground.
Bisogna sempre investire tanto e fare dischi in continuazione per poter dare un senso a questa operazione.
Con che criterio scegli le band da produrre?
Le uscite e i progetti li decido io, facendomi tutti i miei viaggi mentali.
Fondamentali sono il suono e la qualità dei brani che mi propongono oppure che scelgo io di produrre, devono essere tutti pezzi di un puzzle che ho in testa, di un Frankenstein di musica, anche molto diversa ma con radici che posso riconoscere.
Per esempio con Mule Train Rec da quando è uscito The Rads mi sono arrivate richieste di collaborazione, i progetti mi piacevano, erano in linea e li sto portando avanti.
Sono partiti tutti da rapporti di amicizia. Non ho possibilità di fare più di 2 progetti ex-novo all’anno anche perché in realtà mi piacerebbe rimettere su vinile alcuni album di bands, in cui spesso ho suonato anch’io, che sono uscite negli ultimi 20 anni solo in cd e che per me vale la pena ripubblicare in vinile.
La label la gestisco da solo, tranne per la parte grafica che mi consulto col mio socio Danilo Scuccimarra, pianista di The Bluebeaters che è grafico professionista. Io faccio disegni e butto lì idee, lui sistema tutto per andare in stampa.
Io ho sempre disegnato, fatto copertine, giocato col DIY, lui è dell’85 ed è architetto, siamo diversi e proprio per questo abbiamo spesso interessanti confronti generazionali sul gusto nel fare le copertine.
Quali sono le mosse promozionali per far conoscere l’attività dell’etichetta?
Pur essendo figlio di un pubblicitario, nella promozione faccio più fatica.
Tendenzialmente avendo ormai tutto in distribuzione mondiale con Kudos di Londra, cerco di lavorare un po' sui social e un po' con i negozi in Italia e coi concerti. Certo è che di tutto questo mestiere per la promozione bisognerebbe fare degli investimenti più grossi e spesso non ci riesco.
In questi casi mi baso sui vari contatti personali, spesso DJ italiani e stranieri per il mondo di Caribb Roots e su un ufficio stampa esterno che mi dà una mano, Sollevante Press. Una volta si facevano le pubblicità sulle riviste di musica, spesso funzionavano tanto che sto pensando di riprovarci anche se la carta stampata ha decisamente numeri ormai bassissimi ma forse per il mio compratore medio funzionerebbe.
Certo è che il veicolo maggiore sono i concerti, almeno per i generi che produco. Poi mi confronto con le piccole etichette che conosco, Record Kicks, Killer Groove, Aloe Vera e leggo tutte le storie delle label del passato per prenderne spunti e idee anche se è l’ambiente che spinge tutto a galla.
La storia della 2Tone è esemplare.
mercoledì, luglio 22, 2026
martedì, luglio 21, 2026
Of New Trolls live a Ferriere (Piacenza) 18 luglio 2026
La storia dei New Trolls è tra le più complesse e intricate della musica italiana.
Separazioni, reunion, con, in anni recenti, addirittura tre/quattro band con il nome nel marchio di fabbrica (l'utilizzo del solo nome originale era autorizzato unicamente con l'approvazione dei quattro membri storici, in perenne lite tra loro).
E così ecco susseguirsi Il Mito New Trolls, La Storia dei New Trolls, Il Cuore New Trolls, La Leggenda New Trolls, UT Uno Tempore / UT New Trolls / Of New Trolls.
Nella piazza di Ferriere, accarezzata da un buon fresco, mentre la Pianura Padana ribolliva, gremita da fan e cultori della musica, vanno in scena gli OF NEW TROLLS ovvero gli storici Nico Di Palo e Gianni Belleno affiancati da bravissimi strumentisti come Claudio Cinquegrana, Stefano Genti, Nando Corradini.
Una peculiarità della band è stata quella di passare dal beat, al prog sinfonico, al rock, alla musica leggera, alla collaborazione con De Andrè, ambiti di cui vengono proposti vari esempi durante due ore di più che ottimo spettacolo e perizia tecnica spettacolare, soprattutto nei momenti tratti da "Concerto Grosso", in particolare nella stupefacente "Le Roi Soleil".
Ma ci sono anche i momenti più pop, da "Aldebaran" a "Quella carezza della sera", tornando agli esordi con "La miniera" e "Vorrei comprare una strada" con testo di De André da "Senza orario senza bandiera" del 1968.
Bravissimi, simpatici, Belleno (77 anni) tecnicamente impeccabile e in formissima alla batteria, il falsetto di Nico Di Palo (79 anni) pulitissimo e unico.
Concerto di altissimo livello.
Separazioni, reunion, con, in anni recenti, addirittura tre/quattro band con il nome nel marchio di fabbrica (l'utilizzo del solo nome originale era autorizzato unicamente con l'approvazione dei quattro membri storici, in perenne lite tra loro).
E così ecco susseguirsi Il Mito New Trolls, La Storia dei New Trolls, Il Cuore New Trolls, La Leggenda New Trolls, UT Uno Tempore / UT New Trolls / Of New Trolls.
Nella piazza di Ferriere, accarezzata da un buon fresco, mentre la Pianura Padana ribolliva, gremita da fan e cultori della musica, vanno in scena gli OF NEW TROLLS ovvero gli storici Nico Di Palo e Gianni Belleno affiancati da bravissimi strumentisti come Claudio Cinquegrana, Stefano Genti, Nando Corradini.
Una peculiarità della band è stata quella di passare dal beat, al prog sinfonico, al rock, alla musica leggera, alla collaborazione con De Andrè, ambiti di cui vengono proposti vari esempi durante due ore di più che ottimo spettacolo e perizia tecnica spettacolare, soprattutto nei momenti tratti da "Concerto Grosso", in particolare nella stupefacente "Le Roi Soleil".
Ma ci sono anche i momenti più pop, da "Aldebaran" a "Quella carezza della sera", tornando agli esordi con "La miniera" e "Vorrei comprare una strada" con testo di De André da "Senza orario senza bandiera" del 1968.
Bravissimi, simpatici, Belleno (77 anni) tecnicamente impeccabile e in formissima alla batteria, il falsetto di Nico Di Palo (79 anni) pulitissimo e unico.
Concerto di altissimo livello.
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Concerti
lunedì, luglio 20, 2026
Mondiali di calcio 2026
Tralasciando l'ambito "socio/politico" (ma abbiamo visto ben di peggio in passato), il caso della squalifica tolta a Balogun, il trattamento all'Iran, l'espulsione di un arbitro solo perché somalo, l'imbarazzante e assurdo spettacolo nell'intervallo della finale, tanto quanto Trump e Infantino, un paio di riflessioni in libertà sul Mondiale di calcio.
La formula a 48 squadre ci può anche stare ma non apporta granché in più, se non una marea di partite a cui è impossibile stare dietro.
Poco male, vedere giocare squadre come Capo Verde, Curacao o Giordania, al di là dei singoli risultati, è interessante.
PS: a parte alcune eccezioni, la maggior parte dei calciatori delle nazionali "minori" non gioca in patria ma tra Europa, SudAmerica e Usa in campionati professionistici.
Sono arrivate alla fine (quarti e semifinali) le più meritevoli e in forma.
Hanno deluso Turchia, Germania e Brasile ma, nel caso delle ultime due, le gerarchie sono cambiate e il nobile passato non garantisce un posto al sole.
Ho visto belle partite, talvolta spettacolari, con giocatori molto tonici e motivati.
Stadi bellissimi, sempre pieni (nonostante i prezzi esorbitanti e la speculazione costante), pubblico colorato e festante, organizzazione impeccabile.
La Spagna ha vinto con merito, avrei voluto vedere andare avanti Norvegia e Marocco ma va bene così.
Il Mondiale è sempre una bella festa.
Speriamo di tornarci anche noi, prima o poi.
Già: e se ci fossimo andati? Si sa che un mondiale o un europeo sono manifestazioni a sé stanti, dove talvolta si creano condizioni particolari ma, oggettivamente, presumo che l'Italia avrebbe potuto superare il girone con Svizzera, Canada e Qatar e magari farcela contro Algeria o Sudafrica (improbabile con gli Usa) ma difficilemente sarebbe andata oltre gli ottavi.
Speriamo di verificarlo meglio tra quattro anni.
Ultima considerazione: dal 1930 a oggi 65 semifinaliste sono state europee, 24 sudamericane, una africana, una asiatica e una Nordamerica, gli Stati Uniti 100 anni fa.
Forse la distribuzione di posti alle squadre andrebbe rivista.
Alcuni dati dal Il Sole 24 ore
La fase a gironi ha registrato 4.644.549 spettatori, con un tasso di riempimento del 99,7% dei posti disponibili e una media di 64.508 persone per partita.
Record precedente USA 1994, quando gli spettatori complessivi furono circa 3,5 milioni.
Tifosi provenienti da 210 paesi e territori hanno assistito almeno a una gara del torneo.
I dieci paesi con il maggior numero di biglietti acquistati sono stati: Stati Uniti, Canada, Messico, Inghilterra, Germania, Colombia, Brasile, Argentina, Australia e Francia.
Battuti tutti i record di spettatori che hanno seguito la manifestazione in Tv.
Sul fronte commerciale, la maglia che ha riscosso il maggiore successo è stata quella del Messico.
Adidas ha dichiarato vendite legate al torneo superiori a 1,13 miliardi di dollari.
La formula a 48 squadre ci può anche stare ma non apporta granché in più, se non una marea di partite a cui è impossibile stare dietro.
Poco male, vedere giocare squadre come Capo Verde, Curacao o Giordania, al di là dei singoli risultati, è interessante.
PS: a parte alcune eccezioni, la maggior parte dei calciatori delle nazionali "minori" non gioca in patria ma tra Europa, SudAmerica e Usa in campionati professionistici.
Sono arrivate alla fine (quarti e semifinali) le più meritevoli e in forma.
Hanno deluso Turchia, Germania e Brasile ma, nel caso delle ultime due, le gerarchie sono cambiate e il nobile passato non garantisce un posto al sole.
Ho visto belle partite, talvolta spettacolari, con giocatori molto tonici e motivati.
Stadi bellissimi, sempre pieni (nonostante i prezzi esorbitanti e la speculazione costante), pubblico colorato e festante, organizzazione impeccabile.
La Spagna ha vinto con merito, avrei voluto vedere andare avanti Norvegia e Marocco ma va bene così.
Il Mondiale è sempre una bella festa.
Speriamo di tornarci anche noi, prima o poi.
Già: e se ci fossimo andati? Si sa che un mondiale o un europeo sono manifestazioni a sé stanti, dove talvolta si creano condizioni particolari ma, oggettivamente, presumo che l'Italia avrebbe potuto superare il girone con Svizzera, Canada e Qatar e magari farcela contro Algeria o Sudafrica (improbabile con gli Usa) ma difficilemente sarebbe andata oltre gli ottavi.
Speriamo di verificarlo meglio tra quattro anni.
Ultima considerazione: dal 1930 a oggi 65 semifinaliste sono state europee, 24 sudamericane, una africana, una asiatica e una Nordamerica, gli Stati Uniti 100 anni fa.
Forse la distribuzione di posti alle squadre andrebbe rivista.
Alcuni dati dal Il Sole 24 ore
La fase a gironi ha registrato 4.644.549 spettatori, con un tasso di riempimento del 99,7% dei posti disponibili e una media di 64.508 persone per partita.
Record precedente USA 1994, quando gli spettatori complessivi furono circa 3,5 milioni.
Tifosi provenienti da 210 paesi e territori hanno assistito almeno a una gara del torneo.
I dieci paesi con il maggior numero di biglietti acquistati sono stati: Stati Uniti, Canada, Messico, Inghilterra, Germania, Colombia, Brasile, Argentina, Australia e Francia.
Battuti tutti i record di spettatori che hanno seguito la manifestazione in Tv.
Sul fronte commerciale, la maglia che ha riscosso il maggiore successo è stata quella del Messico.
Adidas ha dichiarato vendite legate al torneo superiori a 1,13 miliardi di dollari.
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Mondiali 2026
sabato, luglio 18, 2026
Not Moving live
Foto di Andrea Amadasi.
Prosegue il tour di "That's All Folks! dei NOT MOVING.
Prossime date: Venerdì 31 luglio: Pinarella di Cervia "Planet Rock" - GoDwon Festival con The Devils, Ananda Mida, Last Killers
https://www.facebook.com/events/988811010520451
Sabato 5 settembre: Prato: Santa Valvola Festival Domenica 6 settembre: Piacenza "Festival Tendenze"
Prosegue il tour di "That's All Folks! dei NOT MOVING.
Prossime date: Venerdì 31 luglio: Pinarella di Cervia "Planet Rock" - GoDwon Festival con The Devils, Ananda Mida, Last Killers
https://www.facebook.com/events/988811010520451
Sabato 5 settembre: Prato: Santa Valvola Festival Domenica 6 settembre: Piacenza "Festival Tendenze"
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Not Moving
venerdì, luglio 17, 2026
The Free Spirits - Out of Sight and Sound
Spesso indicato come album precursore del jazz rock, "Out of Sight and Sound" fu registrato dalla band americana dei FREE SPIRITS nel 1966 e pubblicato nel 1967.
Effettivamente il chitarrista Larry Coryell farà poco dopo fortuna a fianco di mostri sacri come Miles Davis, John McLaughlin, Chick Corea, Charles Mingus, Wayne Shorter, Miroslav Vitouš, Billy Cobham, Al Di Meola, Paco de Lucía, il saxofonista Jim Pepper suonerà con Don Cherry, Naná Vasconcelos, John Scofield mentre il batterista Bob Moses si dividerà in decine di altri progetti affini al jazz.
L'album è un ibrido tra garage, proto psichedelia, post beat, blues e vari elementi jazz, non lontano dal sound già proposto l'anno precedente dalla Graham Bond Organization e poco dopo dai Colosseum.
La band fu profondamente delusa dalla resa della registrazione che "non aveva nulla a che fare con ciò che era veramente il gruppo...tutti odiavamo il disco".
In effetti dall'album live stampato dalla Sunbeam "Live at the Scene - February 22nd 1967" si intuisce come il gruppo fosse meno pop e più indirizzato verso un mood sperimentale.
Rimane comunque un ottimo lavoro, particolarmente originale e distintivo per il periodo.
Per l'ascolto:
https://www.youtube.com/watch?v=atKTl8K0jWU&list=PLwGTKZ6uNxXnbPn-qlKLFLrbNZ8AElogN
Thanx Paul Musu
Effettivamente il chitarrista Larry Coryell farà poco dopo fortuna a fianco di mostri sacri come Miles Davis, John McLaughlin, Chick Corea, Charles Mingus, Wayne Shorter, Miroslav Vitouš, Billy Cobham, Al Di Meola, Paco de Lucía, il saxofonista Jim Pepper suonerà con Don Cherry, Naná Vasconcelos, John Scofield mentre il batterista Bob Moses si dividerà in decine di altri progetti affini al jazz.
L'album è un ibrido tra garage, proto psichedelia, post beat, blues e vari elementi jazz, non lontano dal sound già proposto l'anno precedente dalla Graham Bond Organization e poco dopo dai Colosseum.
La band fu profondamente delusa dalla resa della registrazione che "non aveva nulla a che fare con ciò che era veramente il gruppo...tutti odiavamo il disco".
In effetti dall'album live stampato dalla Sunbeam "Live at the Scene - February 22nd 1967" si intuisce come il gruppo fosse meno pop e più indirizzato verso un mood sperimentale.
Rimane comunque un ottimo lavoro, particolarmente originale e distintivo per il periodo.
Per l'ascolto:
https://www.youtube.com/watch?v=atKTl8K0jWU&list=PLwGTKZ6uNxXnbPn-qlKLFLrbNZ8AElogN
Thanx Paul Musu
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Dischi
giovedì, luglio 16, 2026
Crowfunding "Emilia Parallela"
Il Progetto
Dalla performance teatrale alla musica live, Emilia Parallela racconta le subculture degli anni 80, storie di resistenza all’ideologia dominante, tra collettivi queer, punk, skinhead e mod. Là dove la provincia diventa il centro del cambiamento.
Un film documentario scritto e diretto da Michele Putortì e Andrea Palazzino.
Negli anni Ottanta, al termine della “Stagione dei Movimenti”, con la fine delle grandi utopie di massa le giovani generazioni si ritrovano abbandonate, scevre di ideali.
Le tradizionali formule politiche e culturali entrano in crisi, la riorganizzazione economica e finanziaria in chiave consumistica ridefinisce il sistema di valori e comportamenti contemporanei, la televisione commerciale ne è lo strumento e il riflesso più evidente.
É all’interno di questo quadro storico sociale che il documentario Emilia Parallela cerca di inquadrare gli “Anni del Riflusso” vissuti dalle giovani generazioni nelle città della provincia emiliana.
La storia orienta la propria indagine a partire dalla nascita e dalle frequentazioni di due locali della controcultura e subcultura di Parma: Picasso e il Delta di Venere, poi denominato Onirica.
Quindi espande il proprio sguardo alle avanguardie musicali di Reggio Emilia, alla controcultura underground piacentina, tra Osteria di Sacc e il Pluto e alle radici del punk modenese tra Pakko, Masquotte e Radio Antenna 1.
Dopo l’abbandono delle battaglie ideologiche della stagione precedente, esistono ancora avamposti di cultura resistente e alternativa, laboratori di sperimentazione non solo musicale, dove la carica ribellistica giovanile si sposa, se non con un pensiero critico formalizzato, con una pulsione a creare forme di autoproduzione artistica e di solidarietà umana e sociale.
Realtà periferiche e ancora poco raccontate, rispetto ai grandi centri di aggregazione e produzione culturale, come Milano e Bologna, ma che risulteranno col tempo assolutamente innovativi e di avanguardia rispetto alle tendenze future.
Il circolo Picasso nasce dalla spinta propulsiva di un collettivo fortemente radicato nei movimenti di liberazione sessuale, facendo della sua programmazione teatrale una sferzante satira diretta alla nuova televisione commerciale.
La diffusione delle emittenti private segna la fine del modello paternalistico-pedagogico della “Paleotelevisione”: la concezione della TV come servizio sociale e culturale lascia il passo alla funzione ludica del mezzo, strumento in grado di condizionare i gusti, i consumi e gli orientamenti del suo pubblico.
L’Onirica accoglie spinte musicali alternative alla disco music, soprattutto quella punk e new wave, e rappresenta la più valida alternativa locale per quei gruppi di ragazzi affascinati dalla subcultura musicale di derivazione londinese e berlinese.
L'Osteria di Sacc a Piacenza smette di servire ai tavoli e inizia a organizzare concerti, raduni mod, distribuire fanzine.
Molto vivace è la scena musicale reggiana, di cui i CCCP, Vinicio Capossela e i Clan Destino con la voce di Luciano Ligabue ne diventano l’emblema e il frutto più maturo e cosciente.
In questo stesso tessuto si inserisce con forza Modena e il suo territorio, uno dei nodi vitali della rete alternativa che attraversa la via Emilia: qui locali come il Pakko e soprattutto il Mascotte diventano punti di riferimento imprescindibili, catalizzatori di energie sotterranee e luoghi di convergenza per giovani provenienti da tutto il centro-nord, dal Veneto fino a Firenze.
Il Mascotte, in particolare, si impone come spazio di aggregazione trasversale, capace di attrarre e mescolare sottoculture diverse — punk, mods, skinheads — trasformando la provincia modenese in un crocevia vivo e dinamico della controcultura giovanile.
Negli stessi anni nei quartieri delle periferie esplode dirompente il fenomeno delle bande giovanili, che costruiscono la loro identità intorno alle amicizie coetanee del quartiere, del vicinato e del bar.
Frustrati dalle promesse di un benessere irraggiungibile, trasformano la loro crisi di valori e di punti di riferimento in atti delinquenziali e microcriminalità.
Mentre la città è divisa in bande (ogni quartiere della città ha infatti la sua banda), il centro storico di Parma, Piacenza e Modena diventano luogo di ritrovo di una giovane scena alternativa. Non si tratta della solita comitiva del muretto, ma della manifestazione di una subcultura giovanile più cosciente.
Tra di essi ci sono skin, mods, teddy boy e punk.
Reggio Emilia si caratterizza per esperienze creative uniche, qui l'amministrazione lavora in sinergia con i circoli giovanili. Dalla performance teatrale alla musica indipendente dal vivo, Emilia Parallela racconta uno spaccato di società underground propulsivo di nuove energie creative, storie di resistenza alla cultura dominante che diventano ingredienti della dieta del Riflusso.
Questo progetto nasce da un presupposto semplice: Emilia Parallela può crescere solo attraverso il coinvolgimento diretto di chi sente che questa storia deve essere raccontata.
Il contributo raccolto finanzierà concretamente le fasi di produzione e postproduzione — dalle riprese sul territorio al montaggio, fino alla costruzione finale del film — permettendoci di lavorare con il tempo, la cura e la qualità che un progetto come questo richiede.
Crediamo che sia possibile realizzare un’opera cinematografica solida e ambiziosa senza rinunciare a una logica indipendente, fondata sulla giusta valorizzazione del lavoro creativo e sulla costruzione di una comunità attiva intorno al film. Non come semplice sostegno, ma come parte integrante del processo.
La co-produzione dal basso, per noi, non è solo un modello economico: è una presa di posizione. Significa scegliere di partecipare alla creazione di immaginari, contribuire a far emergere storie che altrimenti rischierebbero di rimanere invisibili.
La sfida è aperta: costruire un film capace di mantenere insieme qualità, radicalità e appartenenza.
Se questo progetto ti riguarda, entra ora nel processo.
Fai crescere il film.
Kinoki Media è un team multidisciplinare che lavora nell’ambito della produzione audiovisiva e interactive media: progettazione, produzione, videomaking, videoediting, compositing, animazione 2D e 3D, stop motion, graphic design, realtà virtuale, realtà aumentata, set design e sound design.
Scegli la tua ricompensa ed entra nel progetto.
Qui ogni cifra ha un effetto concreto sulla produzione.
Per rimanere aggiornato sulla campagna e sullo stato di avanzamento della distribuzione del film, segui i canali social di Kinoki Media, OpenDDB e Emilia Parallela.
CROWDFUNDING PRODUZIONI DAL BASSO
https://sostieni.link/40367
VIMEO
https://vimeo.com/1011370361?fl=pl&fe=sh
FACEBOOK
https://www.facebook.com/EmiliaParallelaDoc
INSTAGRAM
https://www.instagram.com/emilia.parallela.doc/
Dalla performance teatrale alla musica live, Emilia Parallela racconta le subculture degli anni 80, storie di resistenza all’ideologia dominante, tra collettivi queer, punk, skinhead e mod. Là dove la provincia diventa il centro del cambiamento.
Un film documentario scritto e diretto da Michele Putortì e Andrea Palazzino.
Negli anni Ottanta, al termine della “Stagione dei Movimenti”, con la fine delle grandi utopie di massa le giovani generazioni si ritrovano abbandonate, scevre di ideali.
Le tradizionali formule politiche e culturali entrano in crisi, la riorganizzazione economica e finanziaria in chiave consumistica ridefinisce il sistema di valori e comportamenti contemporanei, la televisione commerciale ne è lo strumento e il riflesso più evidente.
É all’interno di questo quadro storico sociale che il documentario Emilia Parallela cerca di inquadrare gli “Anni del Riflusso” vissuti dalle giovani generazioni nelle città della provincia emiliana.
La storia orienta la propria indagine a partire dalla nascita e dalle frequentazioni di due locali della controcultura e subcultura di Parma: Picasso e il Delta di Venere, poi denominato Onirica.
Quindi espande il proprio sguardo alle avanguardie musicali di Reggio Emilia, alla controcultura underground piacentina, tra Osteria di Sacc e il Pluto e alle radici del punk modenese tra Pakko, Masquotte e Radio Antenna 1.
Dopo l’abbandono delle battaglie ideologiche della stagione precedente, esistono ancora avamposti di cultura resistente e alternativa, laboratori di sperimentazione non solo musicale, dove la carica ribellistica giovanile si sposa, se non con un pensiero critico formalizzato, con una pulsione a creare forme di autoproduzione artistica e di solidarietà umana e sociale.
Realtà periferiche e ancora poco raccontate, rispetto ai grandi centri di aggregazione e produzione culturale, come Milano e Bologna, ma che risulteranno col tempo assolutamente innovativi e di avanguardia rispetto alle tendenze future.
Il circolo Picasso nasce dalla spinta propulsiva di un collettivo fortemente radicato nei movimenti di liberazione sessuale, facendo della sua programmazione teatrale una sferzante satira diretta alla nuova televisione commerciale.
La diffusione delle emittenti private segna la fine del modello paternalistico-pedagogico della “Paleotelevisione”: la concezione della TV come servizio sociale e culturale lascia il passo alla funzione ludica del mezzo, strumento in grado di condizionare i gusti, i consumi e gli orientamenti del suo pubblico.
L’Onirica accoglie spinte musicali alternative alla disco music, soprattutto quella punk e new wave, e rappresenta la più valida alternativa locale per quei gruppi di ragazzi affascinati dalla subcultura musicale di derivazione londinese e berlinese.
L'Osteria di Sacc a Piacenza smette di servire ai tavoli e inizia a organizzare concerti, raduni mod, distribuire fanzine.
Molto vivace è la scena musicale reggiana, di cui i CCCP, Vinicio Capossela e i Clan Destino con la voce di Luciano Ligabue ne diventano l’emblema e il frutto più maturo e cosciente.
In questo stesso tessuto si inserisce con forza Modena e il suo territorio, uno dei nodi vitali della rete alternativa che attraversa la via Emilia: qui locali come il Pakko e soprattutto il Mascotte diventano punti di riferimento imprescindibili, catalizzatori di energie sotterranee e luoghi di convergenza per giovani provenienti da tutto il centro-nord, dal Veneto fino a Firenze.
Il Mascotte, in particolare, si impone come spazio di aggregazione trasversale, capace di attrarre e mescolare sottoculture diverse — punk, mods, skinheads — trasformando la provincia modenese in un crocevia vivo e dinamico della controcultura giovanile.
Negli stessi anni nei quartieri delle periferie esplode dirompente il fenomeno delle bande giovanili, che costruiscono la loro identità intorno alle amicizie coetanee del quartiere, del vicinato e del bar.
Frustrati dalle promesse di un benessere irraggiungibile, trasformano la loro crisi di valori e di punti di riferimento in atti delinquenziali e microcriminalità.
Mentre la città è divisa in bande (ogni quartiere della città ha infatti la sua banda), il centro storico di Parma, Piacenza e Modena diventano luogo di ritrovo di una giovane scena alternativa. Non si tratta della solita comitiva del muretto, ma della manifestazione di una subcultura giovanile più cosciente.
Tra di essi ci sono skin, mods, teddy boy e punk.
Reggio Emilia si caratterizza per esperienze creative uniche, qui l'amministrazione lavora in sinergia con i circoli giovanili. Dalla performance teatrale alla musica indipendente dal vivo, Emilia Parallela racconta uno spaccato di società underground propulsivo di nuove energie creative, storie di resistenza alla cultura dominante che diventano ingredienti della dieta del Riflusso.
Questo progetto nasce da un presupposto semplice: Emilia Parallela può crescere solo attraverso il coinvolgimento diretto di chi sente che questa storia deve essere raccontata.
Il contributo raccolto finanzierà concretamente le fasi di produzione e postproduzione — dalle riprese sul territorio al montaggio, fino alla costruzione finale del film — permettendoci di lavorare con il tempo, la cura e la qualità che un progetto come questo richiede.
Crediamo che sia possibile realizzare un’opera cinematografica solida e ambiziosa senza rinunciare a una logica indipendente, fondata sulla giusta valorizzazione del lavoro creativo e sulla costruzione di una comunità attiva intorno al film. Non come semplice sostegno, ma come parte integrante del processo.
La co-produzione dal basso, per noi, non è solo un modello economico: è una presa di posizione. Significa scegliere di partecipare alla creazione di immaginari, contribuire a far emergere storie che altrimenti rischierebbero di rimanere invisibili.
La sfida è aperta: costruire un film capace di mantenere insieme qualità, radicalità e appartenenza.
Se questo progetto ti riguarda, entra ora nel processo.
Fai crescere il film.
Kinoki Media è un team multidisciplinare che lavora nell’ambito della produzione audiovisiva e interactive media: progettazione, produzione, videomaking, videoediting, compositing, animazione 2D e 3D, stop motion, graphic design, realtà virtuale, realtà aumentata, set design e sound design.
Scegli la tua ricompensa ed entra nel progetto.
Qui ogni cifra ha un effetto concreto sulla produzione.
Per rimanere aggiornato sulla campagna e sullo stato di avanzamento della distribuzione del film, segui i canali social di Kinoki Media, OpenDDB e Emilia Parallela.
CROWDFUNDING PRODUZIONI DAL BASSO
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mercoledì, luglio 15, 2026
Stefano Alghisi - Ormond Bar. Le sirene di Joyce
Il disegnatore/fumettista Stefano Alghisi rivisita (parzialmente e personalmente, con opportune modifiche e ammodernamenti) l'episodio "Le sirene " da "L'Ulisse" di Joyce.
Lo fa con un taglio "punk", fa suonare e cantare Tom Waits e il suo storico collaboratore Chuck E. Weiss (quello immortalato da Rickie Lee Jones in "Chuck E.'s In Love"), ci porta nel vizioso Ormond Bar nell'America del dopoguerra, trasposizione dell'Ormond Hotel della Dublino del 1904 di Joyce.
Un albo in bianco e nero dalle costanti tinte blu(es).
Sinuoso e affascinante.
Stefano Alghisi
Ormond Bar. Le sirene di Joyce
MelEdizioni
42 pagine
16 euro
Lo fa con un taglio "punk", fa suonare e cantare Tom Waits e il suo storico collaboratore Chuck E. Weiss (quello immortalato da Rickie Lee Jones in "Chuck E.'s In Love"), ci porta nel vizioso Ormond Bar nell'America del dopoguerra, trasposizione dell'Ormond Hotel della Dublino del 1904 di Joyce.
Un albo in bianco e nero dalle costanti tinte blu(es).
Sinuoso e affascinante.
Stefano Alghisi
Ormond Bar. Le sirene di Joyce
MelEdizioni
42 pagine
16 euro
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martedì, luglio 14, 2026
Giuseppe Defelici - Anno 1975. Un'estate a Londra
Defelici racconta, brevemente, di un'estate del 1975 al cospetto dei Pink Floyd a Knebworth (con anche Steve Miller Band e Captain Beefheart), il tutto intriso delle tipiche avventure di giovanissimi ragazzi piombati nelle magiche, quanto aspre, per certi aspetti, atmosfere londinesi.
Il tutto corredato da una lunga serie di immagini elaborate con l'IA da Michela Piazza.
l libro è in vendita a Piacenza, nelle librerie Romagnosi e Postumia, nell’edicola di Viale Dante, di fianco alla nuova Biblioteca comunale, nel Petit Cafè di via Mischi, nel negozio Alphaville, nella libreria “Forme” nel Castello di Rivalta.
Oppure scrivendo a giuseppe.defelici@yahoo.it
Il tutto corredato da una lunga serie di immagini elaborate con l'IA da Michela Piazza.
l libro è in vendita a Piacenza, nelle librerie Romagnosi e Postumia, nell’edicola di Viale Dante, di fianco alla nuova Biblioteca comunale, nel Petit Cafè di via Mischi, nel negozio Alphaville, nella libreria “Forme” nel Castello di Rivalta.
Oppure scrivendo a giuseppe.defelici@yahoo.it
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lunedì, luglio 13, 2026
XTC
Riprendo l'articolo che ho scritto per "Il Manifesto", nell'inserto "Alias" di sabato scorso sugli XTC, band troppo spesso dimenticata.
Più o meno cinquanta anni fa, verso la fine del 1976, gli XTC trovarono una stabilità, sia nella line up che nella direzione musicale da prendere, diventando uno dei gruppi più geniali, originali e, paradossalmente, sottovalutati del secolo scorso.
Per quattro lunghi anni, dal 1972, quando i giovanissimi Andy Partridge e Colin Moulding incominciarono a collaborare, si avvicendarono, senza particolari risultati di rilievo, cambiamenti di stile, componenti, soprattutto di nomi della band.
Giusto per fare un breve riepilogo, sicuramente non esaustivo, passarono da Stiff Beach a Star Park, poi Star Park (Mark II), Helium Kidz, perfino Dukes Of Stratosphear (che tornerà successivamente nella loro brillante carriera), per fissarsi sul più immediato e a suo modo folgorante, XTC (contrazione di Ecstasy, non ancora abbinato al noto stupefacente lisergico).
Fino a quel momento le influenze assorbite da Partridge e Moulding (il duo di compositori) spaziavano da Beatles e Monkees al minimalismo rock 'n'roll dei New York Dolls.
Ma fu, come per centinaia di altri, il punk a cambiare le carte in tavola.
I Sex Pistols e affini li indussero a tagliarsi i capelli corti, inasprire il sound, seguire quella fantastica nuova onda che stava spazzando l'Inghilterra.
Ci si mise anche John Peel, alla costante ricerca di nuovi nomi di quella scena che stava sbocciando che, dopo averli ascoltati dal vivo a Londra, li trasmise alla sua trasmissione alla BBC, suscitando l'immediato interesse di una serie di etichette (disperatamente alla ricerca di nomi del nuovo trend da far firmare).
La spuntò la Virgin e da lì incominciò una nuova storia.
A partire dall'album d'esordio White Music del gennaio 1978 che assume già i connotati del post punk, tra atmosfere amfetaminiche, corroborate da melodie irresistibili, una cover stralunata (ma rispettosa) di All Along The Watchover di Bob Dylan/Jimi Hendrix.
Ci sono l'urgenza e la spontaneità del punk e del pub rock ma l'amore per i Sessanta più spensierati è evidente.
Soprattutto è più che ben definito quello che conosceremo come il classico suono degli XTC, un po' sghembo, psichedelico, armonicamente dissonante, dai ritmi spezzati (vedi This Is Pop o I'm Bugged), un approccio surreale/dadaista.
Andy Partridge: Punk? New Wave? Per me era solo pop music.
Come era consuetudine ai tempi, non passano più di dieci mesi ed ecco il secondo album Go2, più sperimentale e meno a fuoco del fulminante esordio.
Frustrati dalla scarsa considerazione della critica e dalle vendite non esaltanti, con il terzo Drums and Wires, abbracciano sonorità meno aspre e arrivano finalmente alla meritata notorietà, soprattutto con l'azzeccato singolo Making Plans For Nigel, più melodicamente abbordabile pur se fedele al quello che è ormai un consolidato marchio XTC.
E' con Black Sea del 1980 che la band arriva al massimo della sua potenzialità compositiva.
Non c'è un momento di flessione, il sound è immediatamente riconoscibile, perfetta fusione di modernità e riferimenti nobili al passato (dai Beatles ai Kinks) e che una dozzina di anni dopo saranno tra i principali ingredienti del Britpop (dai Blur ai Pulp, fino alle future derivazioni come i Franz Ferdinand, tra i tanti).
Canzoni come Respectable Street, Generals and Majors e Towers of London avrebbero meritato di entrare nel meglio del pop rock inglese, anche in virtù di testi profondi, critici verso la società inglese e il militarismo.
E' in questo periodo che Andy Partridge incomincia a maturare la decisione di interrompere l'attività live, soprattutto a causa di frequenti attacchi di panico e perdita di memoria che lo affliggono sul palco.
Inizia una serie di concerti interrotti o saltati a causa dei suoi problemi.
L'incertezza si protrarrà fino alla primavera del 1982 quando verrà cancellato un tour americano dalle pronosticate date sold out, lasciando la band carica di debiti, diritti delle vendite non corrisposti, soldi da concerti pregressi mai saldati.
E se Partridge e Moulding potevano rifarsi con i proventi dei diritti d'autore, la stessa cosa non riguardava il chitarrista Dave Gregory e il batterista Terry Chambers.
Quest'ultimo lascerà a breve la band.
Non prima di partecipare a un altro dei gioielli degli XTC
Il complesso e doppio English Settlement pubblicato nel 1982.
Un album variegato, in cui la band si spinge compositivamente ancora più in là, sperimentando nuove ritmiche, suoni, atmosfere, strumenti.
I brani sono sempre più barocchi, arrangiati (basti ascoltare il 5/4 ritmico della originalissima English Roundabout) ma lasciano spazio a una stupenda ballata tra Beatles e Kinks come Ball And Chain per scrivere un nuovo capolavoro di irresistibile melodia e creatività.
L'album arriverà al quinto posto delle classifiche inglesi ma ancora una volta mancherà il grande successo.
Il successivo Mummer del 1983 vede la band alle prese con un lavoro molto composito, spazia in atmosfere diverse, spesso molto lontane e slegate da un filo conduttore creativo.
Anche Big Express dell'anno successivo risente di una certa confusione tra la conservazione del suono caratteristico della band e la volontà di cercare nuove strade. Siamo sempre ad alti livelli ma mancano i guizzi a cui ci avevano sempre abituati.
La passione per i suoni psichedelici anni Sessanta vengono sublimati nel progetto parlallelo dei Dukes of Stratosphear che confezionano due album deliziosi come 25 'O Clock (1985) e Psonic Psunspot (1987) in cui rifanno, sapientemente, il verso agli anni tra il 1965 e il 1968, ricalcandone alla perfezione gli stessi suoni e atmosfere.
Due gioielli di estrema abilità compositiva tra primi Pink Floyd, Beatles, 13th Floor Elevators.
Non contenti infilano tra i due, nel 1986, un altro dei loro capolavori, il brillante Skylarking.
Prodotto da Todd Rundgren è un altro salto nella psichedelia, non certo in chiave revivalista ma con una costante rielaborazione creativa di quei suoni.
Nonostante una realizzazione piuttosto travagliata è il perfetto manifesto della maturità artistica e contiene Dear God, tra gli episodi più significativi della loro carriera (e della musica pop inglese).
If there's one thing I don't believe in, It's you Dear God.
Oranges & Lemons (1989) è un doppio dalle influenze molto variegate, interessante e stimolante ma altrettanto confuso nelle intenzioni.
E' l'ultimo sussulto creativo della band.
I successivi Nonsuch (1992), Apples & Venus Vol.1 (1992) e Wasp Star (Apples & Venus vol.2) (2000), pur mantenendosi a livelli più che dignitosi fanno rimpiangere i fasti del passato.
Dave Gregory abbandona nel frattempo la band e Partridge e Moulding litigano aspramente, riconciliandosi solo dopo anni.
Il secondo abbandona del tutto la musica, Partridge decide di chiudere con la sigla XTC, continuando a registrare vari demo, collaborando con vari artisti ma senza riuscire a fare riemergere la classe e il genio precedentemente conosciuti.
Una band che nell'arco di quindici anni si è presa la responsabilità di approfondire ogni piega recondita della musica pop rock, partendo dai Beatles e dai Beach Boys di Pet Sounds, passando attraverso mille altre influenze, alla costante ricerca di un suo miglioramento, abbellimento formale e sostanziale, filtrando il tutto attraverso la caustica e disincantata ironia britannica, sferzandone nei testi tanto la società quanto i dogmi, le regole, i pregiudizi.
Creando uno dei suoni più riconoscibili e personali nella storia del rock che, nel momento in cui ha perso la magia compositiva del duo Partridge/Moulding e il tocco speciale di Gregory, si è spenta.
Più o meno cinquanta anni fa, verso la fine del 1976, gli XTC trovarono una stabilità, sia nella line up che nella direzione musicale da prendere, diventando uno dei gruppi più geniali, originali e, paradossalmente, sottovalutati del secolo scorso.
Per quattro lunghi anni, dal 1972, quando i giovanissimi Andy Partridge e Colin Moulding incominciarono a collaborare, si avvicendarono, senza particolari risultati di rilievo, cambiamenti di stile, componenti, soprattutto di nomi della band.
Giusto per fare un breve riepilogo, sicuramente non esaustivo, passarono da Stiff Beach a Star Park, poi Star Park (Mark II), Helium Kidz, perfino Dukes Of Stratosphear (che tornerà successivamente nella loro brillante carriera), per fissarsi sul più immediato e a suo modo folgorante, XTC (contrazione di Ecstasy, non ancora abbinato al noto stupefacente lisergico).
Fino a quel momento le influenze assorbite da Partridge e Moulding (il duo di compositori) spaziavano da Beatles e Monkees al minimalismo rock 'n'roll dei New York Dolls.
Ma fu, come per centinaia di altri, il punk a cambiare le carte in tavola.
I Sex Pistols e affini li indussero a tagliarsi i capelli corti, inasprire il sound, seguire quella fantastica nuova onda che stava spazzando l'Inghilterra.
Ci si mise anche John Peel, alla costante ricerca di nuovi nomi di quella scena che stava sbocciando che, dopo averli ascoltati dal vivo a Londra, li trasmise alla sua trasmissione alla BBC, suscitando l'immediato interesse di una serie di etichette (disperatamente alla ricerca di nomi del nuovo trend da far firmare).
La spuntò la Virgin e da lì incominciò una nuova storia.
A partire dall'album d'esordio White Music del gennaio 1978 che assume già i connotati del post punk, tra atmosfere amfetaminiche, corroborate da melodie irresistibili, una cover stralunata (ma rispettosa) di All Along The Watchover di Bob Dylan/Jimi Hendrix.
Ci sono l'urgenza e la spontaneità del punk e del pub rock ma l'amore per i Sessanta più spensierati è evidente.
Soprattutto è più che ben definito quello che conosceremo come il classico suono degli XTC, un po' sghembo, psichedelico, armonicamente dissonante, dai ritmi spezzati (vedi This Is Pop o I'm Bugged), un approccio surreale/dadaista.
Andy Partridge: Punk? New Wave? Per me era solo pop music.
Come era consuetudine ai tempi, non passano più di dieci mesi ed ecco il secondo album Go2, più sperimentale e meno a fuoco del fulminante esordio.
Frustrati dalla scarsa considerazione della critica e dalle vendite non esaltanti, con il terzo Drums and Wires, abbracciano sonorità meno aspre e arrivano finalmente alla meritata notorietà, soprattutto con l'azzeccato singolo Making Plans For Nigel, più melodicamente abbordabile pur se fedele al quello che è ormai un consolidato marchio XTC.
E' con Black Sea del 1980 che la band arriva al massimo della sua potenzialità compositiva.
Non c'è un momento di flessione, il sound è immediatamente riconoscibile, perfetta fusione di modernità e riferimenti nobili al passato (dai Beatles ai Kinks) e che una dozzina di anni dopo saranno tra i principali ingredienti del Britpop (dai Blur ai Pulp, fino alle future derivazioni come i Franz Ferdinand, tra i tanti).
Canzoni come Respectable Street, Generals and Majors e Towers of London avrebbero meritato di entrare nel meglio del pop rock inglese, anche in virtù di testi profondi, critici verso la società inglese e il militarismo.
E' in questo periodo che Andy Partridge incomincia a maturare la decisione di interrompere l'attività live, soprattutto a causa di frequenti attacchi di panico e perdita di memoria che lo affliggono sul palco.
Inizia una serie di concerti interrotti o saltati a causa dei suoi problemi.
L'incertezza si protrarrà fino alla primavera del 1982 quando verrà cancellato un tour americano dalle pronosticate date sold out, lasciando la band carica di debiti, diritti delle vendite non corrisposti, soldi da concerti pregressi mai saldati.
E se Partridge e Moulding potevano rifarsi con i proventi dei diritti d'autore, la stessa cosa non riguardava il chitarrista Dave Gregory e il batterista Terry Chambers.
Quest'ultimo lascerà a breve la band.
Non prima di partecipare a un altro dei gioielli degli XTC
Il complesso e doppio English Settlement pubblicato nel 1982.
Un album variegato, in cui la band si spinge compositivamente ancora più in là, sperimentando nuove ritmiche, suoni, atmosfere, strumenti.
I brani sono sempre più barocchi, arrangiati (basti ascoltare il 5/4 ritmico della originalissima English Roundabout) ma lasciano spazio a una stupenda ballata tra Beatles e Kinks come Ball And Chain per scrivere un nuovo capolavoro di irresistibile melodia e creatività.
L'album arriverà al quinto posto delle classifiche inglesi ma ancora una volta mancherà il grande successo.
Il successivo Mummer del 1983 vede la band alle prese con un lavoro molto composito, spazia in atmosfere diverse, spesso molto lontane e slegate da un filo conduttore creativo.
Anche Big Express dell'anno successivo risente di una certa confusione tra la conservazione del suono caratteristico della band e la volontà di cercare nuove strade. Siamo sempre ad alti livelli ma mancano i guizzi a cui ci avevano sempre abituati.
La passione per i suoni psichedelici anni Sessanta vengono sublimati nel progetto parlallelo dei Dukes of Stratosphear che confezionano due album deliziosi come 25 'O Clock (1985) e Psonic Psunspot (1987) in cui rifanno, sapientemente, il verso agli anni tra il 1965 e il 1968, ricalcandone alla perfezione gli stessi suoni e atmosfere.
Due gioielli di estrema abilità compositiva tra primi Pink Floyd, Beatles, 13th Floor Elevators.
Non contenti infilano tra i due, nel 1986, un altro dei loro capolavori, il brillante Skylarking.
Prodotto da Todd Rundgren è un altro salto nella psichedelia, non certo in chiave revivalista ma con una costante rielaborazione creativa di quei suoni.
Nonostante una realizzazione piuttosto travagliata è il perfetto manifesto della maturità artistica e contiene Dear God, tra gli episodi più significativi della loro carriera (e della musica pop inglese).
If there's one thing I don't believe in, It's you Dear God.
Oranges & Lemons (1989) è un doppio dalle influenze molto variegate, interessante e stimolante ma altrettanto confuso nelle intenzioni.
E' l'ultimo sussulto creativo della band.
I successivi Nonsuch (1992), Apples & Venus Vol.1 (1992) e Wasp Star (Apples & Venus vol.2) (2000), pur mantenendosi a livelli più che dignitosi fanno rimpiangere i fasti del passato.
Dave Gregory abbandona nel frattempo la band e Partridge e Moulding litigano aspramente, riconciliandosi solo dopo anni.
Il secondo abbandona del tutto la musica, Partridge decide di chiudere con la sigla XTC, continuando a registrare vari demo, collaborando con vari artisti ma senza riuscire a fare riemergere la classe e il genio precedentemente conosciuti.
Una band che nell'arco di quindici anni si è presa la responsabilità di approfondire ogni piega recondita della musica pop rock, partendo dai Beatles e dai Beach Boys di Pet Sounds, passando attraverso mille altre influenze, alla costante ricerca di un suo miglioramento, abbellimento formale e sostanziale, filtrando il tutto attraverso la caustica e disincantata ironia britannica, sferzandone nei testi tanto la società quanto i dogmi, le regole, i pregiudizi.
Creando uno dei suoni più riconoscibili e personali nella storia del rock che, nel momento in cui ha perso la magia compositiva del duo Partridge/Moulding e il tocco speciale di Gregory, si è spenta.
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domenica, luglio 12, 2026
Classic Rock - Tribal Cabaret - Call Up
Giornate estive e torride, meglio leggere qualcosa.
A partire dal nuovo numero di CLASSIC ROCK, in cui è contenuto un mio ricordo di Jesse Hector, le recensioni che ho scritto dell'album live di Fantastic Negrito, dei Weird Bloom, Spaghetti Spezzati, Avon.
Inoltre una pagina con un intervento dei Not Moving sullo "stato delle cose" per una band comem la nostra, oggi, in Italia. Tribal Cabaret arriva al numero 13 con interviste a Damned, Darts, Deep Purple (inedita del 1987), Liminanas, recensioni di ogni tipo, un mio pezzo sul concerto "mai visto" dei Clash nel 1980 e tanto altro.
https://www.facebook.com/TribalCabaret
The Call Up è una nuova fanzine in cui si parla di Johnny Cash, Northern Soul, Jimmy Cliff, Faz Waltz, Dropkick Murphys e un'intervista a Henry Lazzeri, oltre a recensioni e segnalazioni varie thecallupfanzine@yahoo.com
Inoltre una pagina con un intervento dei Not Moving sullo "stato delle cose" per una band comem la nostra, oggi, in Italia. Tribal Cabaret arriva al numero 13 con interviste a Damned, Darts, Deep Purple (inedita del 1987), Liminanas, recensioni di ogni tipo, un mio pezzo sul concerto "mai visto" dei Clash nel 1980 e tanto altro.
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The Call Up è una nuova fanzine in cui si parla di Johnny Cash, Northern Soul, Jimmy Cliff, Faz Waltz, Dropkick Murphys e un'intervista a Henry Lazzeri, oltre a recensioni e segnalazioni varie thecallupfanzine@yahoo.com
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