Compilation in uscita per la Heavy Soul Records che raccoglie qualcuno dei nuovi gruppi.
Negli ultimi anni la scena Mod e dintorni ha ripreso un imprevisto vigore musicale con l'arrivo di una serie di band, spesso composte da giovanissimi, che hanno recuperato le sonorità care agli appassionati.
Come sempre un universo di influenze che vanno dai canonici Jam, Who, Small Faces, Kinks, al sound del 1979, rhythm and blues, soul, freakbeat, spesso il tutto mischiato insieme.
Giusto per riassumere e invitare gli amanti dell'ambito a scoprire nuovi nomi tra cui sarà facile trovare spunti interessanti, ecco una lista approssimativa di un po' di nuove leve.
NB: la lista esclude band composte da elementi non più propriamente giovani, dando risalto ai gruppi più recenti.
The Molotovs
Poco da dire se non che sono stati tra i primi, nonostante la giovanissima età, ad abbracciare questi suoni ed estetica.
Hanno trovato sorprendentemente una buona dose di successo e notorietà e l'album d'esordio è un buon punto di partenza.
https://www.facebook.com/TheMolotovsLondon
Sharp Class
Forse i più talentuosi in questo ambito, eccellenti dal vivo, grandi capacità compositivi, attitudine perfetta, due album di alto livello all'attivo.
Ricordano spesso i The Moment.
https://www.facebook.com/SharpClass
The Spitfires
Ci sono da dieci anni e con una nutrita discografia ma sono tornati recentemente con una nuova line up intorno al leader Billy Sullivan.
Sono un po' i veterani della nuova scena.
https://www.facebook.com/TheSpitfires
Cian Downing
Un album e una manciata di singoli con il recente favoloso “Stop the Racists Now” a stupire per carica ed efficacia.
https://www.ciandowningmusic.co.uk/
Monumental
Quartetto in arrivo dall'Essex, ha inciso tre brani di cui il recente “Eyes Wide Open” è il più maturo e significativo tra mod sound e Arctic Monkeys.
https://monumentalmusic.net/
The Silverados
Arrivano da Los Angeles, hanno inciso una manciata di brani, vicini ai primi Jam, aspri, diretti e ruvidi.
https://www.silveradosband.com/
The Chelsea Curve
Trio di Boston, esplicitamente mod.
Nel secondo album, uscito da poco, si avvicinano a Go go's e Pandoras, tra beat e garage.
https://www.facebook.com/thechelseacurve/
The Forty Fours
Trio londinese, innamorato del Mersey Beat e del rhythm adn blues bianco degli anni Sessanta. Il nuovo singolo “Now She's Gone” è un brano irresistibile.
https://www.facebook.com/Thefortyfours
Block 33
In giro da un po' dal sud dell'Inghilterra hanno tre album all'attivo, suonano un rhythm and blues mod rock molto semplice e diretto, si definiscono una mod band e ne hanno tutte le carte in regola.
https://www.facebook.com/block33band
Omini
Il trio torinese è da tempo sulla scena da dove continua a proporre il suo travolgente mix di Arctic Monkey, mod, Britpop, Hives, Supergrass.
https://www.facebook.com/ominiband
The Xlnts
Arrivano da Brighton e hanno all'attivo un album uscito alla fine del 2025, dalle chiare influenze 79, ruvido e immediato, pochi accordi, chitarra/basso/batteria.
https://www.facebook.com/profile.php?id=61563808379868
South Street
Trio di Bournemouth senza ancora brani registrati, presenti solo nei loro profili social con qualche live.
https://www.facebook.com/p/South-Street-Music-61557561823510/
The Hornets
Dalla West London, quartetto specializzato in 60's rhythm and blues.
Due album all'attivo, “Hornets' Nest” del 2024 e il live “At the Royale Studios” del 2025, sound molto ruvido e grezzo.
https://www.facebook.com/hornetsbandofficial
Scarlett Fever
Quartetto di giovanissimi da manchester, ancora senza brani incisi ufficialmente, ricordano un po' gli Strypes.
https://www.facebook.com/p/Scarlett-Fever-100081792242949/
The Koppers
Da Weston Super Mare, una manciata di singoli dal sound molto, tra Jam e Chords, vicini al groove degli Sharp Class.
https://www.facebook.com/profile.php?id=61554362611450
Modern Syndicate
Trio londinese con un ep di quattro brani all'attivo “The Story So Far” di buona caratura pur se indirizzato più verso una dimensione power pop rock.
https://www.instagram.com/modern.syndicate/
The Velvet Tuxedo
Nei due singoli incisi il quartetto di Hull viaggia su binari freakbeat psichedelico tra Who 1967 e primo Hendrix.
https://www.instagram.com/thevelvettuxedooo/
lunedì, giugno 22, 2026
domenica, giugno 21, 2026
Digitalizzazione repertorio Lilith / Lilith and the Sinnersaints: "A Kind Of Blues" + "L’Angelu Nassuu Dall’Etra Pert"
Prosegue il processo di digitalizzazione del repertorio di Lilith e Lilith and the sinnersaints a cura di LaPOP Music.
Dopo il buon riscontro dell’album “The Black Lady and the Sinner Saints” segue un periodo convulso con lunghe pause, pochi concerti, ripensamenti (nonostante nel marzo 2010 sia da annotare la partecipazione allo spettacolo “Transformed”, dedicato al quasi omonimo album di Lou Reed, a fianco di Violante Placido, Julie’s Haircut, Corrado Nuccini dei Giardini di Mirò, Angela Baraldi) e l’arrivo nel 2012 al basso di CJ Hellectric per supportare il tour promozionale del nuovo album “A kind of Blues” (nuova citazione al mondo del jazz e con una copertina provocatoria).
L’album si avvale della collaborazione di numerosi ospiti, tra cui Luca Giovanardi dei Julie’s Haircut, Ferruccio Quercetti dei Cut, Paolo Apollo Negri del Link Quartet, Pier Adduce dei Guignol, Nicola Faimali della band di Dente. Nell’album compaiono anche la ripresa del primo brano inciso dai Not Moving nel 1982, “Baron Samedi” e “Ghetto” degli Statuto.
La serie di date promozionali ritorna ad essere lunga e corposa, la band gira a mille, si spazia in tutto il nord Italia, l’album viene accolto benissimo e anche le vendite, in epoca di crisi totale, sono inaspettatamente incoraggianti.
Ascolta A Kind of Blues di Lilith and The Sinnersaints (Lilith-rita Oberti), da oggi sulle maggiori piattaforme digitali: https://lnk.to/kindofblues Una delle peculiarità nella carriera di Lilith è stato l’uso del dialetto di Centenaro, comune di Ferriere, provincia di Piacenza, in alcuni dei suoi brani. Un linguaggio, parlato esclusivamente in quella zona, vicina ai 1000 metri di altezza, affine al genovese ma che conserva gli accenti francesizzati del dialetto piacentino.
Piccoli villaggi di epoca romana (molti i reperti ritrovati e i toponimi antichi di 2000 anni) che nel tempo hanno preservato usanze e linguaggio, pur se in progressiva sparizione.
"L’Angelu Nassuu Dall’Etra Pert" è una raccolta di sei brani, uscita in CD in tiratura limitata, sparsi nella discografia di Lilith. Ascolta L’angelu nassuu dall’etra pert, per la prima volta sulle piattaforme digitali: https://lnk.to/angelu
Dopo il buon riscontro dell’album “The Black Lady and the Sinner Saints” segue un periodo convulso con lunghe pause, pochi concerti, ripensamenti (nonostante nel marzo 2010 sia da annotare la partecipazione allo spettacolo “Transformed”, dedicato al quasi omonimo album di Lou Reed, a fianco di Violante Placido, Julie’s Haircut, Corrado Nuccini dei Giardini di Mirò, Angela Baraldi) e l’arrivo nel 2012 al basso di CJ Hellectric per supportare il tour promozionale del nuovo album “A kind of Blues” (nuova citazione al mondo del jazz e con una copertina provocatoria).
L’album si avvale della collaborazione di numerosi ospiti, tra cui Luca Giovanardi dei Julie’s Haircut, Ferruccio Quercetti dei Cut, Paolo Apollo Negri del Link Quartet, Pier Adduce dei Guignol, Nicola Faimali della band di Dente. Nell’album compaiono anche la ripresa del primo brano inciso dai Not Moving nel 1982, “Baron Samedi” e “Ghetto” degli Statuto.
La serie di date promozionali ritorna ad essere lunga e corposa, la band gira a mille, si spazia in tutto il nord Italia, l’album viene accolto benissimo e anche le vendite, in epoca di crisi totale, sono inaspettatamente incoraggianti.
Ascolta A Kind of Blues di Lilith and The Sinnersaints (Lilith-rita Oberti), da oggi sulle maggiori piattaforme digitali: https://lnk.to/kindofblues Una delle peculiarità nella carriera di Lilith è stato l’uso del dialetto di Centenaro, comune di Ferriere, provincia di Piacenza, in alcuni dei suoi brani. Un linguaggio, parlato esclusivamente in quella zona, vicina ai 1000 metri di altezza, affine al genovese ma che conserva gli accenti francesizzati del dialetto piacentino.
Piccoli villaggi di epoca romana (molti i reperti ritrovati e i toponimi antichi di 2000 anni) che nel tempo hanno preservato usanze e linguaggio, pur se in progressiva sparizione.
"L’Angelu Nassuu Dall’Etra Pert" è una raccolta di sei brani, uscita in CD in tiratura limitata, sparsi nella discografia di Lilith. Ascolta L’angelu nassuu dall’etra pert, per la prima volta sulle piattaforme digitali: https://lnk.to/angelu
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Lilith and the Sinnersaints
sabato, giugno 20, 2026
Not Moving a Livorno, talk su Brian e Keith Moon a Parma
Prossima tappa a Livorno al Surfer Joe Livorno sabato 20 giugno.
facebook.com/events/929576176643598 Brian Eno Pop, suoni visioni e rivoluzioni musicali.
Un incontro tra parole e musica per esplorare un’icona della contemporaneità. Vinylistic aps realizza un evento dedicato all’universo creativo di Brian Eno, figura chiave nella trasformazione della musica contemporanea tra pop, rock ed elettronica.
L’evento propone un viaggio narrativo e sonoro attraverso la sua produzione artistica, esplorando collaborazioni fondamentali con band e artisti iconici come Roxy Music, U2, Talking Heads, David Bowie e Coldplay.
Tra aneddoti, riflessioni e ascolti guidati, racconteremo come Eno abbia ridefinito il concetto stesso di produzione musicale, introducendo nuove forme di sperimentazione e influenzando generazioni di artisti.
Antonio Bacciocchi, giornalista per Il Manifesto e Classic Rock, scrittore e musicista (batterista dei Not Moving), rievocherà la figura del grande artista dialogando fra storia e aneddoti con Carlo Maffini DJ e speaker di Vinylistic APS che curerà gli intermezzi in vinile proponendo pillole musicali dai Roxy Music a Davide Bowie, fino a Music for Airports per un’atmosfera immersiva e suggestiva.
L’incontro, della durata di circa un’ora, è pensato come uno spazio informale di scoperta e conversazione, dove musica e parole si intrecciano in modo fluido e coinvolgente.
L’evento si inserisce nella cornice della Festa della Musica, e sarà anche l’occasione per presentare il nuovo libro di Antonio Bacciocchi, “Keith Moon, batterista” uno dei batteristi più personali, innovativi e inimitabili della storia del rock, modera il giornalista Pierangelo Pettenati.
Un’occasione per entrare nel mondo della musica, dove arte e sperimentazione si uniscono.
facebook.com/events/929576176643598 Brian Eno Pop, suoni visioni e rivoluzioni musicali.
Un incontro tra parole e musica per esplorare un’icona della contemporaneità. Vinylistic aps realizza un evento dedicato all’universo creativo di Brian Eno, figura chiave nella trasformazione della musica contemporanea tra pop, rock ed elettronica.
L’evento propone un viaggio narrativo e sonoro attraverso la sua produzione artistica, esplorando collaborazioni fondamentali con band e artisti iconici come Roxy Music, U2, Talking Heads, David Bowie e Coldplay.
Tra aneddoti, riflessioni e ascolti guidati, racconteremo come Eno abbia ridefinito il concetto stesso di produzione musicale, introducendo nuove forme di sperimentazione e influenzando generazioni di artisti.
Antonio Bacciocchi, giornalista per Il Manifesto e Classic Rock, scrittore e musicista (batterista dei Not Moving), rievocherà la figura del grande artista dialogando fra storia e aneddoti con Carlo Maffini DJ e speaker di Vinylistic APS che curerà gli intermezzi in vinile proponendo pillole musicali dai Roxy Music a Davide Bowie, fino a Music for Airports per un’atmosfera immersiva e suggestiva.
L’incontro, della durata di circa un’ora, è pensato come uno spazio informale di scoperta e conversazione, dove musica e parole si intrecciano in modo fluido e coinvolgente.
L’evento si inserisce nella cornice della Festa della Musica, e sarà anche l’occasione per presentare il nuovo libro di Antonio Bacciocchi, “Keith Moon, batterista” uno dei batteristi più personali, innovativi e inimitabili della storia del rock, modera il giornalista Pierangelo Pettenati.
Un’occasione per entrare nel mondo della musica, dove arte e sperimentazione si uniscono.
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I me mine
venerdì, giugno 19, 2026
Dean Orton - A life in Lambretta. The story of a Professional Mod
Dean Orton è un volto noto e nome iconico nella scena mod ma soprattutto scooteristica italiana.
Arrivato tempo fa nella penisola, ha fatto della sua passione per la Lambretta una vera e propria professione, diventando un riferimento per gli amanti del veicolo.
In questo libro (in inglese) racconta la sua storia e soprattutto una marea di divertentissimi aneddoti: dal rocambolesco arrivo in Italia in scooter dall'Inghilterra per partecipare a un raduno mod, ai viaggi in Grecia dove recuperare mezzi d'epoca da restaurare, al vagabondare in mezza Europa sulla due ruote, al rapporto difficile con la burocrazia italiana, all'adattamento alle usanze nostrane che non sempre sono affini allo spirito britannico.
Un libro davvero divertente e ricchissimo di spunti piacevolissimi, anche di costume e rapporti sociali oltre che di un nutrito apporto fotografico.
In mezzo spuntano nomi noti della scena, a rendere ancora più piacevole e interessante la lettura.
Dean Orton
A life in Lambretta. The story of a Professional Mod
Speedball Publishing
600 pagine
euro 24.50
Arrivato tempo fa nella penisola, ha fatto della sua passione per la Lambretta una vera e propria professione, diventando un riferimento per gli amanti del veicolo.
In questo libro (in inglese) racconta la sua storia e soprattutto una marea di divertentissimi aneddoti: dal rocambolesco arrivo in Italia in scooter dall'Inghilterra per partecipare a un raduno mod, ai viaggi in Grecia dove recuperare mezzi d'epoca da restaurare, al vagabondare in mezza Europa sulla due ruote, al rapporto difficile con la burocrazia italiana, all'adattamento alle usanze nostrane che non sempre sono affini allo spirito britannico.
Un libro davvero divertente e ricchissimo di spunti piacevolissimi, anche di costume e rapporti sociali oltre che di un nutrito apporto fotografico.
In mezzo spuntano nomi noti della scena, a rendere ancora più piacevole e interessante la lettura.
Dean Orton
A life in Lambretta. The story of a Professional Mod
Speedball Publishing
600 pagine
euro 24.50
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Libri
mercoledì, giugno 17, 2026
Intervista a Billy Sullivan / The Spitfires
Qualche tempo fa, in previsione di un annunciato tour italiano degli SPITFIRES ho inoltrato alcune domande - grazie a Giuseppe e Stefano Miceli della Solid Bond - al leader della band, Billy Sullivan.
Perché la band si è sciolta? E perché avete deciso di riformarla ora?
La band si è sciolta per una serie di motivi. Il COVID ha ovviamente avuto un impatto enorme sul mondo intero e ci ha impedito di andare in tour, che era la nostra principale fonte di reddito. Inoltre, abbiamo avuto dei dissapori con la nostra casa discografica e, come gruppo, i membri della band avevano iniziato ad allontanarsi. Avevo semplicemente bisogno di una pausa.
E per quanto riguarda la tua carriera solista?
Il disco solista che ho realizzato è stato semplicemente un modo per liberarmi dalla situazione dello scioglimento della band. Io e Simon Dine (il produttore) avevamo un sacco di canzoni pronte e siamo andati in studio per un paio di giorni e abbiamo registrato l'intero album. Purtroppo i fan non l'hanno apprezzato.
L'influenza della cultura mod è ancora presente nel nuovo album, sebbene siano evidenti anche numerose altre influenze. Sei ancora legato al Mod?
Lo sarò sempre. Penso solo che possa evolversi e abbracciare nuovi elementi e influenze moderne. Non vedo il senso di qualcosa che rimane intrappolato in un ciclo nostalgico. Sento che c'è spazio per una nuova versione.
Alcuni dei tuoi testi hanno una forte connotazione politica. Puoi parlarcene?
Probabilmente enviromental (criteri di sostenibilità legati in modo specifico all'ambiente) è un termine più appropriato. Scrivo semplicemente di situazioni e personaggi con cui mi identifico. La situazione nel Regno Unito al momento è piuttosto desolante, quindi le difficoltà si riflettono nelle mie canzoni.
E per quanto riguarda i prossimi progetti degli Spitfires?
Tanti tour nel 2026! Vogliamo esplorare il mondo al di fuori del Regno Unito. E anche lavorare su nuovo materiale. MKII è stato più l'inizio di qualcosa che una continuazione di ciò che è venuto prima.
Cosa hai ascoltato mentre componevi e realizzavi il nuovo album?
The Clash, The Specials, Madness, Elvis Costello. Ho riscoperto molta musica che avevo scartato quando la band si è sciolta la prima volta e l'ho apprezzata di nuovo. Soprattutto con orecchie più mature.
Cosa ascolti di solito? Ci sono nuovi artisti che ti piacciono particolarmente?
Ci sono alcuni gruppi francesi che mi piacciono molto in questo periodo: Roberta Lips, ALVILDA, Distance. Mi piacciono molto anche i Camera Obscura.
Qui sotto la recensione del recente "MK II":
Torna la band di Billy Sullivan, line up completamente rinnovata, il sound che mantiene le radici in un classico mod sound (dai Jam agli Ordinary Boys), debitore a matrici soul e Sixties, con un'asprezza di derivazione punk/new wave. L'approccio è più raffinato, meno irruente del passato, con arrangiamenti più curati e uno sguardo verso un pop più fruibile (se "Where Did We Go Wrong?" e "Man Out Of time" sono puro e semplice ska, "Like They Used To" e "Can't Kee This Up" virano verso un mood alla Duran Duran). Un buon ritorno, molto uniforme, comunque convincente.
Questa la recensione dell'album solista di BILLY SULLIVAN "Paper Dreams" del 2023:
Esordio solista dell'ex anima degli Spitfires che prosegue il percorso della band, elaborandolo e arricchendolo di nuovi elementi. Alla base la tradizione 60's di Beatles, Kinks e Small Faces, quella successiva dei Jam, con abbondanti riferimenti alla carriera solista di Paul Weller (non a caso produce spesso Simon Dine dietro al mixer del Modfather), il Brit Pop (dai Blur a Miles Kane), fino a un frequente rimando agli Smiths. Le canzoni sono sempre di alto livello, arrangiamenti essenziali ma ricercati. Ottimo e oltre.
Qui: https://tonyface.blogspot.com/2022/05/the-spitfires.html un resoconto della loro carriera all'indomani dell'annuncio dello scioglimento.
Perché la band si è sciolta? E perché avete deciso di riformarla ora?
La band si è sciolta per una serie di motivi. Il COVID ha ovviamente avuto un impatto enorme sul mondo intero e ci ha impedito di andare in tour, che era la nostra principale fonte di reddito. Inoltre, abbiamo avuto dei dissapori con la nostra casa discografica e, come gruppo, i membri della band avevano iniziato ad allontanarsi. Avevo semplicemente bisogno di una pausa.
E per quanto riguarda la tua carriera solista?
Il disco solista che ho realizzato è stato semplicemente un modo per liberarmi dalla situazione dello scioglimento della band. Io e Simon Dine (il produttore) avevamo un sacco di canzoni pronte e siamo andati in studio per un paio di giorni e abbiamo registrato l'intero album. Purtroppo i fan non l'hanno apprezzato.
L'influenza della cultura mod è ancora presente nel nuovo album, sebbene siano evidenti anche numerose altre influenze. Sei ancora legato al Mod?
Lo sarò sempre. Penso solo che possa evolversi e abbracciare nuovi elementi e influenze moderne. Non vedo il senso di qualcosa che rimane intrappolato in un ciclo nostalgico. Sento che c'è spazio per una nuova versione.
Alcuni dei tuoi testi hanno una forte connotazione politica. Puoi parlarcene?
Probabilmente enviromental (criteri di sostenibilità legati in modo specifico all'ambiente) è un termine più appropriato. Scrivo semplicemente di situazioni e personaggi con cui mi identifico. La situazione nel Regno Unito al momento è piuttosto desolante, quindi le difficoltà si riflettono nelle mie canzoni.
E per quanto riguarda i prossimi progetti degli Spitfires?
Tanti tour nel 2026! Vogliamo esplorare il mondo al di fuori del Regno Unito. E anche lavorare su nuovo materiale. MKII è stato più l'inizio di qualcosa che una continuazione di ciò che è venuto prima.
Cosa hai ascoltato mentre componevi e realizzavi il nuovo album?
The Clash, The Specials, Madness, Elvis Costello. Ho riscoperto molta musica che avevo scartato quando la band si è sciolta la prima volta e l'ho apprezzata di nuovo. Soprattutto con orecchie più mature.
Cosa ascolti di solito? Ci sono nuovi artisti che ti piacciono particolarmente?
Ci sono alcuni gruppi francesi che mi piacciono molto in questo periodo: Roberta Lips, ALVILDA, Distance. Mi piacciono molto anche i Camera Obscura.
Qui sotto la recensione del recente "MK II":
Torna la band di Billy Sullivan, line up completamente rinnovata, il sound che mantiene le radici in un classico mod sound (dai Jam agli Ordinary Boys), debitore a matrici soul e Sixties, con un'asprezza di derivazione punk/new wave. L'approccio è più raffinato, meno irruente del passato, con arrangiamenti più curati e uno sguardo verso un pop più fruibile (se "Where Did We Go Wrong?" e "Man Out Of time" sono puro e semplice ska, "Like They Used To" e "Can't Kee This Up" virano verso un mood alla Duran Duran). Un buon ritorno, molto uniforme, comunque convincente.
Questa la recensione dell'album solista di BILLY SULLIVAN "Paper Dreams" del 2023:
Esordio solista dell'ex anima degli Spitfires che prosegue il percorso della band, elaborandolo e arricchendolo di nuovi elementi. Alla base la tradizione 60's di Beatles, Kinks e Small Faces, quella successiva dei Jam, con abbondanti riferimenti alla carriera solista di Paul Weller (non a caso produce spesso Simon Dine dietro al mixer del Modfather), il Brit Pop (dai Blur a Miles Kane), fino a un frequente rimando agli Smiths. Le canzoni sono sempre di alto livello, arrangiamenti essenziali ma ricercati. Ottimo e oltre.
Qui: https://tonyface.blogspot.com/2022/05/the-spitfires.html un resoconto della loro carriera all'indomani dell'annuncio dello scioglimento.
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Le interviste
lunedì, giugno 15, 2026
From The Jam – 02 Institute, Birmingham, 13.06.2026
Una preziosa testimonianza ci arriva dal nostro inviato a Birmingham, l'amico Ramblin' Erikk.
From The Jam – 02 Institute, Birmingham, 13.06.2026
Cover-bands: da sempre, un argomento estremamente polarizzante in ambito RnR, a maggior ragione se si tratta dei Jam di Paul Weller, il "Changing Man" per antonomasia e un artista che ha sempre fatto del guardare avanti una vera e propria bandiera artistica ed esistenziale.
Va detto, peró che l' attrazione principale di questa sera, From The Jam é una cover-band "di lusso", se cosí possiamo dire, visto che, nell' ormai lontano 2006, fu messa in piedi per volere del compianto Rick Buckler batterista storico degli stessi Jam (inizialmente sotto l' egida di "The Gift") assieme al frontman, cantante e chitarrista Russell Hastings che, giá da parecchi anni, si era fatto le ossa proprio in cover-band dei Jam.
Poco dopo, si unisce alla partita il bassista Bruce Foxton e, defacto, hai due terzi dei VERI Jam a garantire una certa autenticitá e legittimo "lineage" (almeno sulla carta). Con l'incedere dell' etá, Buckler abbandona il progetto nel 2009, mentre Foxton tiene banco fino all' anno scorso, 2025, quando decide di smettere di andare in tour per simili e comprensibili problemi di salute.
Al giorno d' oggi, restano i From The Jam con Russell Hastings (voce, chitarra) coadiuvato da Mike Randon (batteria) e Gary Simons (basso).
Un' unitá estremamente attiva, prolifica, apprezzata e rodatissima, che macina sold-out in locali di grandezza medio-alta in tutto il mondo.
Siamo all' 02 Institute nel distretto (decisamente Bohémien) di Digbeth a Birmingham, venue che ospita 2,900 persone circa, dotata di decente acustica e prezzi ancora un pelo sotto il livello dell' offesa.
Aprono i locali e giá attempati Champagne Casuals, Brit-Poppettino leggero di chiara marca Gallagheriana, senza peró il guizzo e la zampata "killer" di questi ultimi.
Set appena gradevole che sembra sul punto di sollevarsi quando attaccano un' accettabile versione dell' arcinota "All Or Nothing" degli Small Faces (epurata, peró del bridge!).
Poco male, tempo 15 minuti, dal PA parte "My Generation" degli Who ad annunciare il Main Event ed ecco Russell Hastings che, armato di Rickenbacker, immediatamente scalda il pubblico con, a sorpresa, "David Watts" dei Kinks (in una versione copia-carbone di quella offerta dai Jam sullo storico LP "All Mod Cons" del 1978).
Questo é pubblicizzato come "Snap! - The Greatest Hits Tour" quindi é lecito aspettarsi tutti i successi, ma con qualche sorpresa (e, se avrete la pazienza di seguirmi, i "deep-cuts" non mancheranno).
In rapida successione e con la sicurezza di chi suona questi brani notte dopo notte, la band inanella "The Modern World", "Saturday's Kids" (ci sta tutta, visto che ê Sabato sera) l' arrembante "When You're Young" (a dispetto di un pubblico che, occhio e croce, va dai 50 anni in sú) la stupenda "To Be Someone" (sempre da "All Mod Cons") e l' evergreen "Heatwave" di Martha & the Vandellas.
Tutto suona perfetto, forse pure troppo: mi sto divertendo, come il resto degli astanti eppure, a livello inconscio giá mi rendo conto che, con tutta la professionalitá che il gruppo sta dimostrando, latita quell' inspiegabile "urgenza" giovanile, un pó anfetaminica ancora riscontrabile riascoltando i vecchi dischi dei Jam.
Il sito ufficiale dice "Strizza gli occhi ed é come assistere a un concerto dei Jam" eppure le orecchie non mentono e, per quanto questi tre signori siano estremamente competenti, a mio modesto parere, non suonano ESATTAMENTE come i Jam.
Saró io, ma avverto una patina di "professionalitá" ad appesantire il tutto, oltre a una visibile (e udibile) assenza di Vox AC30.
Tant’ é; Dopo la piacevolissima "Lula" (dal piú che convincente album "The Butterfly Effect" a firma Foxton-Hastings del 2022) arriva il bel regalo inatteso di "Life From A Window", uno dei miei pezzi preferiti dei primi Jam, dal secondo, ingiustamente malignato "This Is The Modern World" (1977) e, per un attimo, si accende la magia.
Che continua con la stupenda, quanto brutale "The Butterfly Collector", una delle prime istanze di un Paul Weller sempre piú a proprio agio nei panni di cantore della natía Inghilterra, al pari dei suoi illustri ispiratori Davies, Townshend, Lennon, McCartney.
E, siccome le illusioni durano poco, non voletemene, ma inizia a farmi strano vedere e ascoltare un altro tizio eseguire canzoni talmente personali, seppur in maniera plausibile, al posto di Weller.
Non é la stessa cosa e, in breve tempo, il senso di "revival", di "nostalgia-act" comincia ad avere la meglio sul sincero entusiasmo e sulla primigenia urgenza che questi pezzi dovrebbero suscitare.
Si continua con l' amara satira Socio-Ecnomica di "Man In The Corner Shop", l' inattesa e velenosa "Mr. Clean" (un' altra delle mie preferite) per chiudere il set "ufficiale" con un' efficace "Start!", una "Town Called Malice" che ricordavo meglio nella versione offerta dallo stesso Weller soolista e l' arcinota "That's Entertainment", invero appesantita e priva della grezza economia dell' originale.
Il resto é "Encores"; C'é ancora spazio per una graditissima e ben eseguita "Ghosts" seguita dal trittico assassino di "Eton Rifles", "Going Underground" e una micidiale "In The City". Tutto bene e "Everything is groovy" eppure, "Something's missing".
Due ore ben passate per 22 dei miei pezzi preferiti di sempre, eppure, é mancato "qualcosa".
"Qualcosa" che, andando a tentoni, potrei tradurre in immediatezza, autenticitá e quel raro mix di proficienza e istinto che solo gli originali possono garantire.
Volevo, con tutto il cuore, apprezzare al massimo i "From The Jam" e tornare a casa carico come una molla, "In The Crowd". Invece, ho preso l' Autobus sentendomi immediatamente piú vecchio, ma con in tasca l' ultimo CD di Paul McCartney pronto da ascoltare. The more things change, the more they stay the same.
Setlist :
David Watts (The Kinks)
Modern World
Saturday's Kids
When You're Young
To Be Someone
Heatwave (Martha & the Vandellas)
Lula (Foxton & Hastings)
Life From a Window
Butterfly Collector
No. 6 (Foxton)
Man in the Corner Shop
Pretty Green
Mr Clean
Strange Town
Start!
Town Called Malice
Down in the Tube Station at Midnight
That's Entertainment
Ghosts
Eton Rifles
Going Underground
In the City
From The Jam – 02 Institute, Birmingham, 13.06.2026
Cover-bands: da sempre, un argomento estremamente polarizzante in ambito RnR, a maggior ragione se si tratta dei Jam di Paul Weller, il "Changing Man" per antonomasia e un artista che ha sempre fatto del guardare avanti una vera e propria bandiera artistica ed esistenziale.
Va detto, peró che l' attrazione principale di questa sera, From The Jam é una cover-band "di lusso", se cosí possiamo dire, visto che, nell' ormai lontano 2006, fu messa in piedi per volere del compianto Rick Buckler batterista storico degli stessi Jam (inizialmente sotto l' egida di "The Gift") assieme al frontman, cantante e chitarrista Russell Hastings che, giá da parecchi anni, si era fatto le ossa proprio in cover-band dei Jam.
Poco dopo, si unisce alla partita il bassista Bruce Foxton e, defacto, hai due terzi dei VERI Jam a garantire una certa autenticitá e legittimo "lineage" (almeno sulla carta). Con l'incedere dell' etá, Buckler abbandona il progetto nel 2009, mentre Foxton tiene banco fino all' anno scorso, 2025, quando decide di smettere di andare in tour per simili e comprensibili problemi di salute.
Al giorno d' oggi, restano i From The Jam con Russell Hastings (voce, chitarra) coadiuvato da Mike Randon (batteria) e Gary Simons (basso).
Un' unitá estremamente attiva, prolifica, apprezzata e rodatissima, che macina sold-out in locali di grandezza medio-alta in tutto il mondo.
Siamo all' 02 Institute nel distretto (decisamente Bohémien) di Digbeth a Birmingham, venue che ospita 2,900 persone circa, dotata di decente acustica e prezzi ancora un pelo sotto il livello dell' offesa.
Aprono i locali e giá attempati Champagne Casuals, Brit-Poppettino leggero di chiara marca Gallagheriana, senza peró il guizzo e la zampata "killer" di questi ultimi.
Set appena gradevole che sembra sul punto di sollevarsi quando attaccano un' accettabile versione dell' arcinota "All Or Nothing" degli Small Faces (epurata, peró del bridge!).
Poco male, tempo 15 minuti, dal PA parte "My Generation" degli Who ad annunciare il Main Event ed ecco Russell Hastings che, armato di Rickenbacker, immediatamente scalda il pubblico con, a sorpresa, "David Watts" dei Kinks (in una versione copia-carbone di quella offerta dai Jam sullo storico LP "All Mod Cons" del 1978).
Questo é pubblicizzato come "Snap! - The Greatest Hits Tour" quindi é lecito aspettarsi tutti i successi, ma con qualche sorpresa (e, se avrete la pazienza di seguirmi, i "deep-cuts" non mancheranno).
In rapida successione e con la sicurezza di chi suona questi brani notte dopo notte, la band inanella "The Modern World", "Saturday's Kids" (ci sta tutta, visto che ê Sabato sera) l' arrembante "When You're Young" (a dispetto di un pubblico che, occhio e croce, va dai 50 anni in sú) la stupenda "To Be Someone" (sempre da "All Mod Cons") e l' evergreen "Heatwave" di Martha & the Vandellas.
Tutto suona perfetto, forse pure troppo: mi sto divertendo, come il resto degli astanti eppure, a livello inconscio giá mi rendo conto che, con tutta la professionalitá che il gruppo sta dimostrando, latita quell' inspiegabile "urgenza" giovanile, un pó anfetaminica ancora riscontrabile riascoltando i vecchi dischi dei Jam.
Il sito ufficiale dice "Strizza gli occhi ed é come assistere a un concerto dei Jam" eppure le orecchie non mentono e, per quanto questi tre signori siano estremamente competenti, a mio modesto parere, non suonano ESATTAMENTE come i Jam.
Saró io, ma avverto una patina di "professionalitá" ad appesantire il tutto, oltre a una visibile (e udibile) assenza di Vox AC30.
Tant’ é; Dopo la piacevolissima "Lula" (dal piú che convincente album "The Butterfly Effect" a firma Foxton-Hastings del 2022) arriva il bel regalo inatteso di "Life From A Window", uno dei miei pezzi preferiti dei primi Jam, dal secondo, ingiustamente malignato "This Is The Modern World" (1977) e, per un attimo, si accende la magia.
Che continua con la stupenda, quanto brutale "The Butterfly Collector", una delle prime istanze di un Paul Weller sempre piú a proprio agio nei panni di cantore della natía Inghilterra, al pari dei suoi illustri ispiratori Davies, Townshend, Lennon, McCartney.
E, siccome le illusioni durano poco, non voletemene, ma inizia a farmi strano vedere e ascoltare un altro tizio eseguire canzoni talmente personali, seppur in maniera plausibile, al posto di Weller.
Non é la stessa cosa e, in breve tempo, il senso di "revival", di "nostalgia-act" comincia ad avere la meglio sul sincero entusiasmo e sulla primigenia urgenza che questi pezzi dovrebbero suscitare.
Si continua con l' amara satira Socio-Ecnomica di "Man In The Corner Shop", l' inattesa e velenosa "Mr. Clean" (un' altra delle mie preferite) per chiudere il set "ufficiale" con un' efficace "Start!", una "Town Called Malice" che ricordavo meglio nella versione offerta dallo stesso Weller soolista e l' arcinota "That's Entertainment", invero appesantita e priva della grezza economia dell' originale.
Il resto é "Encores"; C'é ancora spazio per una graditissima e ben eseguita "Ghosts" seguita dal trittico assassino di "Eton Rifles", "Going Underground" e una micidiale "In The City". Tutto bene e "Everything is groovy" eppure, "Something's missing".
Due ore ben passate per 22 dei miei pezzi preferiti di sempre, eppure, é mancato "qualcosa".
"Qualcosa" che, andando a tentoni, potrei tradurre in immediatezza, autenticitá e quel raro mix di proficienza e istinto che solo gli originali possono garantire.
Volevo, con tutto il cuore, apprezzare al massimo i "From The Jam" e tornare a casa carico come una molla, "In The Crowd". Invece, ho preso l' Autobus sentendomi immediatamente piú vecchio, ma con in tasca l' ultimo CD di Paul McCartney pronto da ascoltare. The more things change, the more they stay the same.
Setlist :
David Watts (The Kinks)
Modern World
Saturday's Kids
When You're Young
To Be Someone
Heatwave (Martha & the Vandellas)
Lula (Foxton & Hastings)
Life From a Window
Butterfly Collector
No. 6 (Foxton)
Man in the Corner Shop
Pretty Green
Mr Clean
Strange Town
Start!
Town Called Malice
Down in the Tube Station at Midnight
That's Entertainment
Ghosts
Eton Rifles
Going Underground
In the City
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Concerti
sabato, giugno 13, 2026
Brian Eno/Parma, Not Moving a Livorno
Brian Eno Pop, suoni visioni e rivoluzioni musicali.
Un incontro tra parole e musica per esplorare un’icona della contemporaneità. Vinylistic aps realizza un evento dedicato all’universo creativo di Brian Eno, figura chiave nella trasformazione della musica contemporanea tra pop, rock ed elettronica.
L’evento propone un viaggio narrativo e sonoro attraverso la sua produzione artistica, esplorando collaborazioni fondamentali con band e artisti iconici come Roxy Music, U2, Talking Heads, David Bowie e Coldplay.
Tra aneddoti, riflessioni e ascolti guidati, racconteremo come Eno abbia ridefinito il concetto stesso di produzione musicale, introducendo nuove forme di sperimentazione e influenzando generazioni di artisti.
Antonio Bacciocchi, giornalista per Il Manifesto e Classic Rock, scrittore e musicista (batterista dei Not Moving), rievocherà la figura del grande artista dialogando fra storia e aneddoti con Carlo Maffini DJ e speaker di Vinylistic APS che curerà gli intermezzi in vinile proponendo pillole musicali dai Roxy Music a Davide Bowie, fino a Music for Airports per un’atmosfera immersiva e suggestiva.
L’incontro, della durata di circa un’ora, è pensato come uno spazio informale di scoperta e conversazione, dove musica e parole si intrecciano in modo fluido e coinvolgente.
L’evento si inserisce nella cornice della Festa della Musica, e sarà anche l’occasione per presentare il nuovo libro di Antonio Bacciocchi, “Keith Moon, batterista” uno dei batteristi più personali, innovativi e inimitabili della storia del rock, modera il giornalista Pierangelo Pettenati.
Un’occasione per entrare nel mondo della musica, dove arte e sperimentazione si uniscono.
Prossima tappa a Livorno al Surfer Joe Livorno sabato 20 giugno.
facebook.com/events/929576176643598
Un incontro tra parole e musica per esplorare un’icona della contemporaneità. Vinylistic aps realizza un evento dedicato all’universo creativo di Brian Eno, figura chiave nella trasformazione della musica contemporanea tra pop, rock ed elettronica.
L’evento propone un viaggio narrativo e sonoro attraverso la sua produzione artistica, esplorando collaborazioni fondamentali con band e artisti iconici come Roxy Music, U2, Talking Heads, David Bowie e Coldplay.
Tra aneddoti, riflessioni e ascolti guidati, racconteremo come Eno abbia ridefinito il concetto stesso di produzione musicale, introducendo nuove forme di sperimentazione e influenzando generazioni di artisti.
Antonio Bacciocchi, giornalista per Il Manifesto e Classic Rock, scrittore e musicista (batterista dei Not Moving), rievocherà la figura del grande artista dialogando fra storia e aneddoti con Carlo Maffini DJ e speaker di Vinylistic APS che curerà gli intermezzi in vinile proponendo pillole musicali dai Roxy Music a Davide Bowie, fino a Music for Airports per un’atmosfera immersiva e suggestiva.
L’incontro, della durata di circa un’ora, è pensato come uno spazio informale di scoperta e conversazione, dove musica e parole si intrecciano in modo fluido e coinvolgente.
L’evento si inserisce nella cornice della Festa della Musica, e sarà anche l’occasione per presentare il nuovo libro di Antonio Bacciocchi, “Keith Moon, batterista” uno dei batteristi più personali, innovativi e inimitabili della storia del rock, modera il giornalista Pierangelo Pettenati.
Un’occasione per entrare nel mondo della musica, dove arte e sperimentazione si uniscono.
Prossima tappa a Livorno al Surfer Joe Livorno sabato 20 giugno.
facebook.com/events/929576176643598
venerdì, giugno 12, 2026
Andrea Maccarone - Gli ultimi ribelli. Chi ha ucciso le sottoculture
Di sotto e contro culture si è parlato ripetutamente e a iosa, tra ricordi, ricostruzioni, documenti fotografici, ricerca delle radici.
Maccarone approfondisce l'argomento con un saggio sociologico che parte da una veloce contestualizzazione delle varie forme sottoculturali (Teddy Boys/Rockers, Mods, Skinheads, Punk, Hip Hop etc) anche attraverso osservazioni che sintetizzano la loro essenza:
Le sottoculture giovanili trasformano oggetti e pratiche quotidiane in strumenti di resistenza simbolica.
Importante la sottolineatura di come il ruolo dei media abbia sempre compromesso la purezza e la stabilità delle sottoculture.
A proposito del movimento Hippie e del Festival di Woodstock:
La copertura massiva dell'evento contribuì a trasformare un'esperienza controculturale in un femnomeno globale, accelerandone al tempo stesso la diffusioine e la successiva normalizzazione.
Quando una sottocultura diventa visibile e mediatizzata su larga scala, perde parte della sua carica oppositiva.
Tra le conclusioni dell'analisi, la constatazione di come le sottoculture non siano mai statiche e contuino a ridefinirsi.
E infine il cambiamento epocale causato dall'arrivo di internet e soprattutto dei social:
Hanno permesso la costruzione di una pericolosa cultura dell'immagine fondata su modelli studiati per ricevere la massima attenzione dalla platea degli utenti.
Tutto ciò ha prodotto un livellamento dei modell iespressivi e di comunicazione, annientando le sfumature e la forza dell'originalità.
I social network offrono opportunità di conoscenza ma obbligano i linguaggi a uniformarsi per essere veicolati.
Le nuove generazioni grazie alla società delle piattaforme digitali, diventano autrici dei propri messaggi, padroni dei mezzi di comunicazione, e possono raccontare la propria realtà senza intermediazione.
Si supera così l'ostacolo del filtro giornalistico, instaurando un rapporto diretto tra mittente e destinatario.
La conclusione è amara: partendo dalla constatazione del mancato ricambio generazionale nell'ambito delle sottoculture tradizionali: La ribellione, a quanto pare, non attrae più.
Chiude il libro una serie di interessanti testimonianze di Irish Jack (storico mod dei 60, ispiratore del personaggio di Jimmy in "Quadrophenia"), Steve Diggle dei Buzzcocks, Mike Joyce degli SMiths, Kev Roberts, DJ del Wigan Casino e Rick Witter dei Shed Seven.
Andrea Maccarone
Gli ultimi ribelli. Chi ha ucciso le sottoculture
Affinità Elettive Edizioni
142 pagine
16 euro
Maccarone approfondisce l'argomento con un saggio sociologico che parte da una veloce contestualizzazione delle varie forme sottoculturali (Teddy Boys/Rockers, Mods, Skinheads, Punk, Hip Hop etc) anche attraverso osservazioni che sintetizzano la loro essenza:
Le sottoculture giovanili trasformano oggetti e pratiche quotidiane in strumenti di resistenza simbolica.
Importante la sottolineatura di come il ruolo dei media abbia sempre compromesso la purezza e la stabilità delle sottoculture.
A proposito del movimento Hippie e del Festival di Woodstock:
La copertura massiva dell'evento contribuì a trasformare un'esperienza controculturale in un femnomeno globale, accelerandone al tempo stesso la diffusioine e la successiva normalizzazione.
Quando una sottocultura diventa visibile e mediatizzata su larga scala, perde parte della sua carica oppositiva.
Tra le conclusioni dell'analisi, la constatazione di come le sottoculture non siano mai statiche e contuino a ridefinirsi.
E infine il cambiamento epocale causato dall'arrivo di internet e soprattutto dei social:
Hanno permesso la costruzione di una pericolosa cultura dell'immagine fondata su modelli studiati per ricevere la massima attenzione dalla platea degli utenti.
Tutto ciò ha prodotto un livellamento dei modell iespressivi e di comunicazione, annientando le sfumature e la forza dell'originalità.
I social network offrono opportunità di conoscenza ma obbligano i linguaggi a uniformarsi per essere veicolati.
Le nuove generazioni grazie alla società delle piattaforme digitali, diventano autrici dei propri messaggi, padroni dei mezzi di comunicazione, e possono raccontare la propria realtà senza intermediazione.
Si supera così l'ostacolo del filtro giornalistico, instaurando un rapporto diretto tra mittente e destinatario.
La conclusione è amara: partendo dalla constatazione del mancato ricambio generazionale nell'ambito delle sottoculture tradizionali: La ribellione, a quanto pare, non attrae più.
Chiude il libro una serie di interessanti testimonianze di Irish Jack (storico mod dei 60, ispiratore del personaggio di Jimmy in "Quadrophenia"), Steve Diggle dei Buzzcocks, Mike Joyce degli SMiths, Kev Roberts, DJ del Wigan Casino e Rick Witter dei Shed Seven.
Andrea Maccarone
Gli ultimi ribelli. Chi ha ucciso le sottoculture
Affinità Elettive Edizioni
142 pagine
16 euro
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Libri
giovedì, giugno 11, 2026
Francesco Abate - Gli indegni
Una vicenda (non autobiografica, precisa l'autore ma in cui tanti di "noi" si possono facilmente riconoscere) che si svolge negli anni Ottanta del punk, new wave e affini, tra amori disperati, speranze adolescenziali, fughe a Parigi e Londra, eroina, in una corsa scomposta e scarmigliata alla ricerca dell'immortalità giovanile.
Ci sono le sottoculture, le botte, le lacrime, le strade divise.
Il romanzo si configura come un racconto molto fedele alle vicende di quegli anni, spesso aspro, altrettanto ironico e spensierato.
La scrittura è precisa, fresca e coinvolgente, il libro più che riuscito.
Francesco Abate
Gli indegni
Einaudi
384 pagine
19 euro Antonio Bacciocchi dialoga con Francesco Abate in occasione della presentazione del suo libro "Gli Indegni" (Einaudi Stile Libero).
📍 Dove: Coop. Sant'Antonio, Piacenza
🗓️ Quando: Sabato 13 giugno 2026
🕕 Ora: Ore 18:00
Ci sono le sottoculture, le botte, le lacrime, le strade divise.
Il romanzo si configura come un racconto molto fedele alle vicende di quegli anni, spesso aspro, altrettanto ironico e spensierato.
La scrittura è precisa, fresca e coinvolgente, il libro più che riuscito.
Francesco Abate
Gli indegni
Einaudi
384 pagine
19 euro Antonio Bacciocchi dialoga con Francesco Abate in occasione della presentazione del suo libro "Gli Indegni" (Einaudi Stile Libero).
📍 Dove: Coop. Sant'Antonio, Piacenza
🗓️ Quando: Sabato 13 giugno 2026
🕕 Ora: Ore 18:00
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Libri
martedì, giugno 09, 2026
Michael Giles - Shadows + Solo
Personaggio molto particolare MICHAEL GILES.
Magnifico batterista nel capolavoro d'esordio dei KING CRIMSON "In the Court of the Crimson King" del 1969 e nel successivo, altrettanto valido per quanto spessao sottovalutato "In the Wake of Poseidon" dell' anno successivo.
Ma già protagonista in "The Cheerful Insanity of Giles, Giles and Fripp" con il fratello Peter e Robert Fripp nel 1968, pre King Crimson, album colpevolmente dimenticato ma gustosissimo tra psichedelia, sprazzi folk e proto prog.
Alla fine del 1970 pubblica un altro delizioso lavoro, sempre dalle tinte psichedeliche con un taglio spesso Beatlesiano, "McDonald and Giles" in coppia con Ian McDonald, tastierista dei King Crimson (e il fido fratello Peter al basso, oltre Steve Winwood nell'iniziale suite di 11 minuti).
Il suo è un drumming molto complesso, ricco di sfumature jazz, spesso spezzettato.
Collabora successivamente con Leo Sayer, l'ex Genesis Anthony Philips, Kevin Ayers, Penguin Cafe Orchestra, Bryan Ferry, Neil Sedaka, Greg Lake e il solo di Roger Glover dei Deep Purple, il notevole "The Butterfly Ball and the Grasshopper's Feast" del 1974.
Nel frattempo ha continuato a registrare privatamente, collezionando percussioni di recupero in cucine, giardini e garage.
Shadows / Solo è il suo primo disco dal 2001 e, a 84 anni, ha deciso di riascoltare il mare di materiale registrato e di metterlo a disposizione del suo pubblico.
"Solo" è un disco folle.
Nasce da una session del 2012 con altri musicisti, riascoltata nel 2025 e a cui Giles ha deciso di togliere tutti gl ialtri strumentiu, lasciando solo le sue percussioni di fortuna e la batteria.
Ovviamente è pura sperimentazione, piuttsoto fine a se stessa.
Altra cosa "Shadows", con Jakko Jakszyk chitarrista a lungo con i King Crimson, Ian McDonald a flauto e sax e Geoffrey Richardson, mandolini e fitai già con Caravan, Kevin Ayers e Spirogyra. Percussioni "di recupero" protagoniste ma anche musica, canto, tra fusion, prog e sperimentazione.
Non mi risulta di aver mai avuto alcuna conoscenza di una tradizione o di ensemble di percussioni di recupero.
Volevo che la mia musica avesse più consistenza, colore e suoni insoliti che non si trovavano facilmente altrove se non in casa, in giardino e in garage. Inoltre, le percussioni di recupero e gli oggetti trovati non costano nulla e sono esenti da IVA.
Ogni percussione di recupero ha un suono e una nota fondamentale unici, che la rendono totalmente originale e impossibile da copiare.
Per me tutti questi suoni sono emozionanti e divertenti da suonare: spesso possono risultare intriganti e misteriosi o buffi a seconda del contesto musicale.
Non solo, ma l'utilizzo di oggetti smarriti e ritrovati come strumenti musicali è un modo davvero creativo di riciclare o riutilizzare, vantaggioso sia per gli amanti della musica che per i ciclisti attenti all'ambiente.
Magnifico batterista nel capolavoro d'esordio dei KING CRIMSON "In the Court of the Crimson King" del 1969 e nel successivo, altrettanto valido per quanto spessao sottovalutato "In the Wake of Poseidon" dell' anno successivo.
Ma già protagonista in "The Cheerful Insanity of Giles, Giles and Fripp" con il fratello Peter e Robert Fripp nel 1968, pre King Crimson, album colpevolmente dimenticato ma gustosissimo tra psichedelia, sprazzi folk e proto prog.
Alla fine del 1970 pubblica un altro delizioso lavoro, sempre dalle tinte psichedeliche con un taglio spesso Beatlesiano, "McDonald and Giles" in coppia con Ian McDonald, tastierista dei King Crimson (e il fido fratello Peter al basso, oltre Steve Winwood nell'iniziale suite di 11 minuti).
Il suo è un drumming molto complesso, ricco di sfumature jazz, spesso spezzettato.
Collabora successivamente con Leo Sayer, l'ex Genesis Anthony Philips, Kevin Ayers, Penguin Cafe Orchestra, Bryan Ferry, Neil Sedaka, Greg Lake e il solo di Roger Glover dei Deep Purple, il notevole "The Butterfly Ball and the Grasshopper's Feast" del 1974.
Nel frattempo ha continuato a registrare privatamente, collezionando percussioni di recupero in cucine, giardini e garage.
Shadows / Solo è il suo primo disco dal 2001 e, a 84 anni, ha deciso di riascoltare il mare di materiale registrato e di metterlo a disposizione del suo pubblico.
"Solo" è un disco folle.
Nasce da una session del 2012 con altri musicisti, riascoltata nel 2025 e a cui Giles ha deciso di togliere tutti gl ialtri strumentiu, lasciando solo le sue percussioni di fortuna e la batteria.
Ovviamente è pura sperimentazione, piuttsoto fine a se stessa.
Altra cosa "Shadows", con Jakko Jakszyk chitarrista a lungo con i King Crimson, Ian McDonald a flauto e sax e Geoffrey Richardson, mandolini e fitai già con Caravan, Kevin Ayers e Spirogyra. Percussioni "di recupero" protagoniste ma anche musica, canto, tra fusion, prog e sperimentazione.
Non mi risulta di aver mai avuto alcuna conoscenza di una tradizione o di ensemble di percussioni di recupero.
Volevo che la mia musica avesse più consistenza, colore e suoni insoliti che non si trovavano facilmente altrove se non in casa, in giardino e in garage. Inoltre, le percussioni di recupero e gli oggetti trovati non costano nulla e sono esenti da IVA.
Ogni percussione di recupero ha un suono e una nota fondamentale unici, che la rendono totalmente originale e impossibile da copiare.
Per me tutti questi suoni sono emozionanti e divertenti da suonare: spesso possono risultare intriganti e misteriosi o buffi a seconda del contesto musicale.
Non solo, ma l'utilizzo di oggetti smarriti e ritrovati come strumenti musicali è un modo davvero creativo di riciclare o riutilizzare, vantaggioso sia per gli amanti della musica che per i ciclisti attenti all'ambiente.
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