Ho sempre amato gli album solisti dei batteristi virtuosi, spesso autoindulgenti, per esaltare le proprie capacità ma occasionalmente molto interessanti perché lontani dal tratto abituale della band madre.
Avevo recentemente parlato di "Feels Good To Me" di Bill Bruford: https://tonyface.blogspot.com/2025/01/bill-bruford-feels-good-to-me.html
E' stato ristampato in CD "Downwind" di Pierre Moerlen's Gong, album del 1979 del batterista dei Gong, la mitica band di Daevid Allen, lasciata dal leader dopo "You" del 1974. Il batterista ne prese le redini e incise i discreti "Gazeuse", "Shamal" e "Expresso II" più fusion e meno visionari delle precedenti opere, nonostante conservassero il nome della band.
"Downwind" è il primo a nome di Pierre Moerlen's Gong e si addentra in una jazz fusion dal tratto rock, a cui collaborano anche l'ex Stones Mick Taylor, Mike Oldfield, il favoloso Steve Winwood, Didier Lockwood dei Magma.
Oltre al virtuosismo tecnico (mai troppo ostentato) c'è un frequente uso del vibrafono e della marimba a rendere il sound particolarmente originale.
Spettacolare la versione di "Jin-Go-Lo-Ba" di Babatunde Olatunji, già ripresa da Santana nel suo album d'esordio in modo più tribale ma meno efficace.
https://www.youtube.com/watch?v=zUiZsAj3Ack
giovedì, febbraio 19, 2026
Pierre Moerlen's Gong - Downwind
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Batteristi,
Dischi
mercoledì, febbraio 18, 2026
Reverendo Jesse Jackson
E' morto a 84 anni il Reverendo Jesse Jackson, icona dei diritti civili, figura di spicco per la comunità nera, stretto collaboratore del reverendo Martin Luther King Jr.
Dopo l'assassinio di King nel 1968, Jackson divenne uno dei leader per i diritti civili più influenti d'America.
La sua Rainbow Coalition, alleanza di neri, bianchi, latini, asiatico-americani, nativi americani e persone Lgbtq, ha contribuito ad aprire molte strade nel percorso per un'America più libera e progressista.
"La nostra bandiera è rossa, bianca e blu, ma la nostra nazione è un arcobaleno: rosso, giallo, marrone, nero e bianco e siamo tutti preziosi agli occhi di Dio".
Le parole di Jesse Jackson sono state frequentemente oggetto e ispirazione di canzoni.
Potentissimo il groove di "Push On Jesse Jackson" dei Pace-Setters, del 1971 (reperibile nella favolosa compilation "Stand Up and Be Counted" per la Hermless del 1999).
https://www.youtube.com/watch?v=ukEnIOIo2o4
I Primal Scream hanno inserito campionamenti del suo discorso al festival Wattstax in "Come Together" da "Screamadelica" del 1991.
"This is a beautiful day, it is a new day. We are together. We are unified, and all for the cause. Because together, we got power".
https://www.youtube.com/watch?v=ZUjW82je_38
"I Am - Somebody" è una sua poesia che si può ascoltare all'inizio di "Damn Right I Am Somebody" di Fred Wesley and the J.B.'s.
https://www.youtube.com/watch?v=BHWEPf-qPD4
La sua voce è anche all'inizio di "Night Of The Living Baseheads" dei Public Enemy.
https://www.youtube.com/watch?v=fyR09SP9qdA
Reverend Jesse Jackson speaks about dignity, strength, and self-worth, explicitly urging listeners to "walk tall".
Cannonball Adderley "Walk Tall".
https://www.youtube.com/watch?v=d8HHYMx1wcY
La band hip hop Jurassic 5 campiona alcuni versi in "I Am Somebody" dall'album "Power In numbers" del 2002.
https://www.youtube.com/watch?v=MaUqUFkkgzI
Carlos Santana si è ispirato per il titolo dell'album del 2005 "All That I Am".
Dopo l'assassinio di King nel 1968, Jackson divenne uno dei leader per i diritti civili più influenti d'America.
La sua Rainbow Coalition, alleanza di neri, bianchi, latini, asiatico-americani, nativi americani e persone Lgbtq, ha contribuito ad aprire molte strade nel percorso per un'America più libera e progressista.
"La nostra bandiera è rossa, bianca e blu, ma la nostra nazione è un arcobaleno: rosso, giallo, marrone, nero e bianco e siamo tutti preziosi agli occhi di Dio".
Le parole di Jesse Jackson sono state frequentemente oggetto e ispirazione di canzoni.
Potentissimo il groove di "Push On Jesse Jackson" dei Pace-Setters, del 1971 (reperibile nella favolosa compilation "Stand Up and Be Counted" per la Hermless del 1999).
https://www.youtube.com/watch?v=ukEnIOIo2o4
I Primal Scream hanno inserito campionamenti del suo discorso al festival Wattstax in "Come Together" da "Screamadelica" del 1991.
"This is a beautiful day, it is a new day. We are together. We are unified, and all for the cause. Because together, we got power".
https://www.youtube.com/watch?v=ZUjW82je_38
"I Am - Somebody" è una sua poesia che si può ascoltare all'inizio di "Damn Right I Am Somebody" di Fred Wesley and the J.B.'s.
https://www.youtube.com/watch?v=BHWEPf-qPD4
La sua voce è anche all'inizio di "Night Of The Living Baseheads" dei Public Enemy.
https://www.youtube.com/watch?v=fyR09SP9qdA
Reverend Jesse Jackson speaks about dignity, strength, and self-worth, explicitly urging listeners to "walk tall".
Cannonball Adderley "Walk Tall".
https://www.youtube.com/watch?v=d8HHYMx1wcY
La band hip hop Jurassic 5 campiona alcuni versi in "I Am Somebody" dall'album "Power In numbers" del 2002.
https://www.youtube.com/watch?v=MaUqUFkkgzI
Carlos Santana si è ispirato per il titolo dell'album del 2005 "All That I Am".
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Black Power
martedì, febbraio 17, 2026
Italia mod anni Sessanta
La ricerca di band connesse al mondo mod negli anni Sessanta italiani è sempre stata infruttuosa, anche perché è improbabile che ci sia stato un reale riferimento.
In Italia arrivava tutto molto in ritardo, il più delle volte in maniera parecchio approssimativa e il termine mod veniva poco usato, in quanto tutto veniva inglobato nel beat, senza troppi distinguo.
Ma qualche seme è divertente segnalarlo.
Il riferimento più noto è quello di Ricky Shaine, che nel 1966 incise due singoli, Uno dei mods e Vi saluto amici mods e girò pure un film sul tema.
Peccato che il ragazzo si vestisse come Elvis Presley e che nel film ci fosse parecchia confusione sull’estetica mod e rocker (si vedono scontri tra le due fazioni con “mod” con i capelli lunghi e dai vestiti abbastanza improbabili).
Esordì nel 1965 con il film La battaglia dei mods e arrivò nello stesso anno in un’altra pellicola, con Dino (Eugenio Zambelli), chiamata Altissima pressione: qui lo stile dei protagonisti era mod, in effetti, ma il termine vero e proprio non si usava, anche perché associato a fenomeni di violenza e risse tra bande, che la censura cercava di rendere impopolari (benché ci fossero alcuni episodi simili anche da noi).
Lo stile che prevaleva, però, era quello beatlesiano, con i capelli più lunghi e gli stivaletti a punta.
Il primo nome dei Camaleonti fu Mods, mentre un altro gruppo, I Mods di Roby Castiglione, incise nel 1965 il singolo Fuori dal mondo (cover di Keep searching di Del Shannon, registrata anche da I Giganti).
Brani italiani dei Sessanta che coverizzano Who, Small Faces, Creation e Kinks.
GLI ANGELI, Dove vuoi (I’m a boy, The Who)
I BARABBA, Sono stufo di te (I need you, Kinks)
I BLUE DANDIES, Sha la la lee (Small Faces)
I 4 CALIFFI, Ti giuro è così (You really got me, Kinks)
I CORVI, Che strano effetto (This strange effect, Kinks)
I CUCCIOLI, Tu non sai (The kids are alright, The Who)
ELSA & i BEATS, Sha la la la lee (Small Faces)
EQUIPE 84, Sei felice (Tired of waiting for you, Kinks)
I JAGUARS, Il tempo passerà (Hey girl, Small Faces)
MAURIZIO, Guardami, aiutami, toccami, guariscimi (See me feel me, The Who)
NADA - Ritornerà vicino a me- (Afterglow of your love, Small Faces)
I NOMADI, 4 lire e noi (My mind’s eye, Small Faces); Insieme io e lei (Days, Kinks); Un figlio dei fiori non pensa al domani (Death of a clown, Kinks)
NUOVI ANGELI, L’orizzonte è azzurro anche per te (Sunny afternoon, Kinks)
I POOH, Nessuno potrà ridere di lei (Till the end of the day, Kinks); Ora che cosa farai (La la la lies, The Who)
I POPS, Un uomo rispettabile (A well respected man, Kinks)
RAGAZZI DAI CAPELLI VERDI, Ma saprei (It’s too late, Kinks)
RANGERS, Non scocciare (Understanding, Small Faces)
RENEGADES, Lola (Kinks)
SILVIO ROSSI, Se rimango qui (If I stay too long, Creation)
SCOTCH, Sha la la lee (Small Faces)
STORMY SIX, Oggi piango (All or nothing, Small Faces)
I TEMPLARI, Splende il sole negli occhi tuoi (Hitchycoo park, Small Faces)
URAGANI, Con quella voce (I can’t explain, The Who); Giusto o no (Anyway, anyhow, anywhere, The Who)
In Italia arrivava tutto molto in ritardo, il più delle volte in maniera parecchio approssimativa e il termine mod veniva poco usato, in quanto tutto veniva inglobato nel beat, senza troppi distinguo.
Ma qualche seme è divertente segnalarlo.
Il riferimento più noto è quello di Ricky Shaine, che nel 1966 incise due singoli, Uno dei mods e Vi saluto amici mods e girò pure un film sul tema.
Peccato che il ragazzo si vestisse come Elvis Presley e che nel film ci fosse parecchia confusione sull’estetica mod e rocker (si vedono scontri tra le due fazioni con “mod” con i capelli lunghi e dai vestiti abbastanza improbabili).
Esordì nel 1965 con il film La battaglia dei mods e arrivò nello stesso anno in un’altra pellicola, con Dino (Eugenio Zambelli), chiamata Altissima pressione: qui lo stile dei protagonisti era mod, in effetti, ma il termine vero e proprio non si usava, anche perché associato a fenomeni di violenza e risse tra bande, che la censura cercava di rendere impopolari (benché ci fossero alcuni episodi simili anche da noi).
Lo stile che prevaleva, però, era quello beatlesiano, con i capelli più lunghi e gli stivaletti a punta.
Il primo nome dei Camaleonti fu Mods, mentre un altro gruppo, I Mods di Roby Castiglione, incise nel 1965 il singolo Fuori dal mondo (cover di Keep searching di Del Shannon, registrata anche da I Giganti).
Brani italiani dei Sessanta che coverizzano Who, Small Faces, Creation e Kinks.
GLI ANGELI, Dove vuoi (I’m a boy, The Who)
I BARABBA, Sono stufo di te (I need you, Kinks)
I BLUE DANDIES, Sha la la lee (Small Faces)
I 4 CALIFFI, Ti giuro è così (You really got me, Kinks)
I CORVI, Che strano effetto (This strange effect, Kinks)
I CUCCIOLI, Tu non sai (The kids are alright, The Who)
ELSA & i BEATS, Sha la la la lee (Small Faces)
EQUIPE 84, Sei felice (Tired of waiting for you, Kinks)
I JAGUARS, Il tempo passerà (Hey girl, Small Faces)
MAURIZIO, Guardami, aiutami, toccami, guariscimi (See me feel me, The Who)
NADA - Ritornerà vicino a me- (Afterglow of your love, Small Faces)
I NOMADI, 4 lire e noi (My mind’s eye, Small Faces); Insieme io e lei (Days, Kinks); Un figlio dei fiori non pensa al domani (Death of a clown, Kinks)
NUOVI ANGELI, L’orizzonte è azzurro anche per te (Sunny afternoon, Kinks)
I POOH, Nessuno potrà ridere di lei (Till the end of the day, Kinks); Ora che cosa farai (La la la lies, The Who)
I POPS, Un uomo rispettabile (A well respected man, Kinks)
RAGAZZI DAI CAPELLI VERDI, Ma saprei (It’s too late, Kinks)
RANGERS, Non scocciare (Understanding, Small Faces)
RENEGADES, Lola (Kinks)
SILVIO ROSSI, Se rimango qui (If I stay too long, Creation)
SCOTCH, Sha la la lee (Small Faces)
STORMY SIX, Oggi piango (All or nothing, Small Faces)
I TEMPLARI, Splende il sole negli occhi tuoi (Hitchycoo park, Small Faces)
URAGANI, Con quella voce (I can’t explain, The Who); Giusto o no (Anyway, anyhow, anywhere, The Who)
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Mod
lunedì, febbraio 16, 2026
Riflessioni sul "rock nostrano" di Roberto Antoni
Riprendo, ARBITRARIAMENTE (se ci fossero contestazioni da un punto di vista di diritti in tal senso, mi si faccia sapere e sarò più che disponibile a cancellare il post) un intervento di ROBERTO (Freak) ANTONI ( di cui ricorreva l'anniversario della scomparsa, pochi giorni fa) nel numero 9 del novembre 1980 di "Musica 80", emerita rivista dalla vita breve.
Si parla di "rock nostrano" nel pezzo "Non esageriamo, son ragazzi..."
Quando si parla di "rock nostrano" le facce diventano rosse di vergogna; uno tossisce, l'altro guarda l'orologio, un altro corre al cesso e si chiude dentro e alla maggioranza dei presenti con dovere di parola non resta che adottare un atteggiamento: l'atteggiamento del furbo che parla con ironia e distacco dell'argomento...
Questo perché l'argomento non sembra serio, non ha carte in regola, non è degno di troppa attenzione.
"E' un po' come la scopiazzatura goffa, ingenua e indercorosa di un originale dignitoso e potente. Il rock vero nasce lontano, nel ciore dell'Impero. alle procince non restano che i tentativi risibili di imitazione dell'originale."
Tutto questo sembra pensare l'italiota (cioé anch'io) con grave senso di colpa e malcelato imbarazzo.
E poi quell'aggettivo!
Scusate ma quell'aggettivo "Nostrano" non aiuta per niente a smuovere le cose.
Il senso di inferiorità nazionale ne risente all'istante. Infatti, per evidenza di significato, tutto ciò che è nostrano non è esotico, bensì casereccio come il pane, il vino, il formaggio, la mercanzia di casa nostra che trovi nella prima drogheria.
E dopo il droghiere, passati il tabaccaio e il fruttivendolo, ecco il giornalaio.
Dal giornalaio ci trovai esposte le faccione irresistibili (ah che nostalgia!) di Bobby Solo, reo confesso di emulazione sudorata del Re Elvis; di Little Tony - piccolo Antonio - rocker borgataro di ispirazione Little Richard, buon interprete del pezzo "Cuore matto"; e quel geniale Celentano (Adriano) con un colpo alla Chuck Berry e la parodia facile del clan gangster alla Frank Sinatra, che non è mai stato un rocker però.
Ecco come stanno le cose.
Dobbiamo dirci la verità.
Siamo così provinciali che non ci resta una possibilità di riscatto:
l'annessione all'Impero (e forse oggi siamo maturi per questo passo) in qualità di 53° stato dell'Unione.
Oppure, al contrario, l'autodistruzione volontaria e determinata al consumo prolungato di prodotti nostrani (scusate se anch'io insisto sull'aggettivo cazzoso).
Dobbiamo fare una scelta, altrimenti non avremo una dignità di veri rockers!
Si parla di "rock nostrano" nel pezzo "Non esageriamo, son ragazzi..."
Quando si parla di "rock nostrano" le facce diventano rosse di vergogna; uno tossisce, l'altro guarda l'orologio, un altro corre al cesso e si chiude dentro e alla maggioranza dei presenti con dovere di parola non resta che adottare un atteggiamento: l'atteggiamento del furbo che parla con ironia e distacco dell'argomento...
Questo perché l'argomento non sembra serio, non ha carte in regola, non è degno di troppa attenzione.
"E' un po' come la scopiazzatura goffa, ingenua e indercorosa di un originale dignitoso e potente. Il rock vero nasce lontano, nel ciore dell'Impero. alle procince non restano che i tentativi risibili di imitazione dell'originale."
Tutto questo sembra pensare l'italiota (cioé anch'io) con grave senso di colpa e malcelato imbarazzo.
E poi quell'aggettivo!
Scusate ma quell'aggettivo "Nostrano" non aiuta per niente a smuovere le cose.
Il senso di inferiorità nazionale ne risente all'istante. Infatti, per evidenza di significato, tutto ciò che è nostrano non è esotico, bensì casereccio come il pane, il vino, il formaggio, la mercanzia di casa nostra che trovi nella prima drogheria.
E dopo il droghiere, passati il tabaccaio e il fruttivendolo, ecco il giornalaio.
Dal giornalaio ci trovai esposte le faccione irresistibili (ah che nostalgia!) di Bobby Solo, reo confesso di emulazione sudorata del Re Elvis; di Little Tony - piccolo Antonio - rocker borgataro di ispirazione Little Richard, buon interprete del pezzo "Cuore matto"; e quel geniale Celentano (Adriano) con un colpo alla Chuck Berry e la parodia facile del clan gangster alla Frank Sinatra, che non è mai stato un rocker però.
Ecco come stanno le cose.
Dobbiamo dirci la verità.
Siamo così provinciali che non ci resta una possibilità di riscatto:
l'annessione all'Impero (e forse oggi siamo maturi per questo passo) in qualità di 53° stato dell'Unione.
Oppure, al contrario, l'autodistruzione volontaria e determinata al consumo prolungato di prodotti nostrani (scusate se anch'io insisto sull'aggettivo cazzoso).
Dobbiamo fare una scelta, altrimenti non avremo una dignità di veri rockers!
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Di cosa parliamo quando parliamo di musica
sabato, febbraio 14, 2026
Beatles Fest a Gragnano Trebbiense (Piacenza) 21/22 febbraio 2026
Sabato 21 febbraio alle 10, al Centro Culturale di Gragnano Trebbiense (Piacenza) verrà inaugurata la mostra di dischi e libri dei Fab Four.
Domenica 22 alle 16 approfondiremo la storia della band di Liverpool con i libri di Antonio Bacciocchi, Giovanni Menzani e Federico Martelli.
Alle 17, la musica di Roberto Garioni e i racconti di Antonio Bacciocchi ci trasporteranno nel mondo dei Beatles.
INGRESSO GRATUITO
Domenica 22 alle 16 approfondiremo la storia della band di Liverpool con i libri di Antonio Bacciocchi, Giovanni Menzani e Federico Martelli.
Alle 17, la musica di Roberto Garioni e i racconti di Antonio Bacciocchi ci trasporteranno nel mondo dei Beatles.
INGRESSO GRATUITO
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Beatles
venerdì, febbraio 13, 2026
DJ Henry - Ballare nella catastrofe. La poetica delle dancehall
Enrico Lazzeri, alias DJ Henry (nome mutuato da Henry Rollins dei Black Flag), è uno dei più apprezzati e stimati DJ della "Scena Underground" (continuo a preferire questa definizione a mille altre).
Un profilo costruito in anni di gavetta, cresciuto attraverso la passione pura e semplice per un certo suono, per un'attitudine ben precisa e definita.
Si racconta ora in un libro, autobiografico ma non solo.
Definisce, con sicurezza e lucidità, un termine spesso abusato, quello del GROOVE:
Il groove è sempre stata la parola chiave per un divulgatore di musica delle serate danzanti.
Tecnicamente si potrebbe definire come una scansione ritmica ripetuta, una good vibration, un flusso che trasporta l’ascoltatore in una dimensione di benessere, come tuffarsi in un fiume di acqua fresca e cristallina in una giornata afosa.
Puntualizza l'approccio a un mondo non facile da capire e in cui è difficile entrare appieno:
Un box che contiene vinile è la storia irripetibile e non clonabile nella formazione musicale di una persona che decide di fare il dj, perché appunto è un limite che stabilisce sempre la personalità, quindi il connotato unico di un individuo che sta divulgando arte.
Ecco perché chiamare un dj con il vinile, ristretto nei suoi piccoli contenitori, significa ascoltarlo nel suo percorso con quei dischi specifici e non con altri a richiesta da parte del pubblico.
Precisa particolari spesso dibattuti:
Soprattutto per rispetto dei musicisti che suonano e si applicano su un vero strumento, noi dj di musica già pubblicata, che sia vintage o meno, non possiamo usare il verbo suonare, semmai la locuzione “mettere i dischi” per- ché stiamo solo diffondendo musica composta, prodotta e suonata da altri e immortalata tra i solchi di un disco.
Noi siamo dunque dei selezionatori, dei selecter, una categoria di disc jockey che non produce musica ma che l’assembla in percorso sonoro durante un evento o una performance.
Un selecter quindi viene valutato per i dischi che possiede, che scopre, che ricerca e per come li concatena a seconda delle circostanze.
In poche parole chiarisce un altro aspetto intorno a cui ci si è da sempre avviluppati:
L’underground non è una cittadella di purezza, come del resto il mainstream non è sempre un contenitore di spazzatura.
Queste categorie sono figlie del pregiudizio.
Una testimonianza dalla "prima linea", vera e sincera, netta e diretta.
Attraverso la sua esperienza, i brani preferiti, una vita spesa al servizio della musica e dell'attitudine amata, che è stata la spina dorsale dell'esistenza vissuta.
Chiude il libro una lunga serie di poesie, crude, Bukowskyane, dalla strada, non di rado disturbanti.
Prefazione di Claudio Sorge, postfazione di Massimo Pirotta.
DJ Henry
Ballare nella catastrofe, La poetica delle dancehall
Agenzia X
150 pagine
16 euro
Un profilo costruito in anni di gavetta, cresciuto attraverso la passione pura e semplice per un certo suono, per un'attitudine ben precisa e definita.
Si racconta ora in un libro, autobiografico ma non solo.
Definisce, con sicurezza e lucidità, un termine spesso abusato, quello del GROOVE:
Il groove è sempre stata la parola chiave per un divulgatore di musica delle serate danzanti.
Tecnicamente si potrebbe definire come una scansione ritmica ripetuta, una good vibration, un flusso che trasporta l’ascoltatore in una dimensione di benessere, come tuffarsi in un fiume di acqua fresca e cristallina in una giornata afosa.
Puntualizza l'approccio a un mondo non facile da capire e in cui è difficile entrare appieno:
Un box che contiene vinile è la storia irripetibile e non clonabile nella formazione musicale di una persona che decide di fare il dj, perché appunto è un limite che stabilisce sempre la personalità, quindi il connotato unico di un individuo che sta divulgando arte.
Ecco perché chiamare un dj con il vinile, ristretto nei suoi piccoli contenitori, significa ascoltarlo nel suo percorso con quei dischi specifici e non con altri a richiesta da parte del pubblico.
Precisa particolari spesso dibattuti:
Soprattutto per rispetto dei musicisti che suonano e si applicano su un vero strumento, noi dj di musica già pubblicata, che sia vintage o meno, non possiamo usare il verbo suonare, semmai la locuzione “mettere i dischi” per- ché stiamo solo diffondendo musica composta, prodotta e suonata da altri e immortalata tra i solchi di un disco.
Noi siamo dunque dei selezionatori, dei selecter, una categoria di disc jockey che non produce musica ma che l’assembla in percorso sonoro durante un evento o una performance.
Un selecter quindi viene valutato per i dischi che possiede, che scopre, che ricerca e per come li concatena a seconda delle circostanze.
In poche parole chiarisce un altro aspetto intorno a cui ci si è da sempre avviluppati:
L’underground non è una cittadella di purezza, come del resto il mainstream non è sempre un contenitore di spazzatura.
Queste categorie sono figlie del pregiudizio.
Una testimonianza dalla "prima linea", vera e sincera, netta e diretta.
Attraverso la sua esperienza, i brani preferiti, una vita spesa al servizio della musica e dell'attitudine amata, che è stata la spina dorsale dell'esistenza vissuta.
Chiude il libro una lunga serie di poesie, crude, Bukowskyane, dalla strada, non di rado disturbanti.
Prefazione di Claudio Sorge, postfazione di Massimo Pirotta.
DJ Henry
Ballare nella catastrofe, La poetica delle dancehall
Agenzia X
150 pagine
16 euro
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giovedì, febbraio 12, 2026
Il punk in Italia nel 1977

Sfogliando vecchie riviste ho trovato alcune divertenti dichiarazioni di personaggi più o meno illustri a proposito del PUNK di cui, ai tempi, stava arrivando anche qualche eco qua in Italia.
Per il punk ho un vero e proprio rigetto, non riesco proprio ad assimilarlo, pur avendo vissuto l’era degli Stones.
Ma allora aveva un senso, ora no.
(Renato Zero 12 ottobre 1977)
La prima regola del punk è non saper suonare.
E’ la degenerazione totale della musica inglese, non una cosa importante come dicono certi critici che ci mangiano su.
In Italia si vergognerebbero a fare cose di questo tipo.
(Franz Di Cioccio 28 marzo 1977)
Abbiamo impiegato 20 anni per ottenere rispetto per la nostra musica.
E questo punk è una cosa anti musicale, solo pieno di rabbia.
Quasi mi vergogno di ammettere che sono inglese.
(Kim Brown di Kim & the Cadillacs 16 febbraio 1978)
Forse il sistema sta riproponendo un’alternativa alle idee di sinistra.
Andy Warhol e la sua cultura decisamente di destra, sono stati la maggiore contrapposizione ai figli dei fiori.
Così Lou Reed che da Warhol è stato plagiato.
(Franco Falsini dei Sensation’s Fix 9 gennaio 1976)
Non ricordo molti nome del beat, non comperavo dischi: mi piacevano gli Stones, forse più dei Beatles.
Il punk invece: mi sta bene un pezzettino di rock in mezzo a cinque ore di disco music.
Ma sono cose da copertina, ragazzi mascherati, che danno l’impressione del fenomeno da baraccone.
Chi ha visto da vicino i rockers e i mods dice che non ci sono grosse novità.
Non è per uno spillone in più….
(Augusto Daolio 5 febbraio 1978)
Alberto Radius (29 gennaio 1978) ascoltando “Rock n Roll” live dei Led Zeppelin !
Arrivano i punk!
Anche tu sei cascato nel tranello del punk ? Non mi dire di indovinare il nome, sono tutti uguali.
Il chitarrista mi piace, ehi ma qui si è perso !
Chi sono ? I Sex Pistols ?
Il difetto è acustico, si sente solo la chitarra, la voce non si capisce neppure.
Il punk è solo una riedizione del vecchio rockaccio.
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Di cosa parliamo quando parliamo di musica
mercoledì, febbraio 11, 2026
Antonio Pellegrini - Miles Davis in Italy
Confrontarsi con la figura immensa di Miles Davis è opera ardita e complessa.
Antonio Pellegrini ha dimestichezza con le biografie e i saggi musicali (Who, Queen, Blues) e riesce anche in questo caso a confezionare un libro agile e intrigante che parte dalla biografia del Maestro per addentrarsi poi con dovizia di particolari nella lunga serie di apparizioni italiane, da quella del 22 novebre 1956 al "Teatro Manzoni" a Milano a quella del 24 luglio 1991 a Castelfranco Veneto.
Il tutto arricchito da testimonianze, recensioni, aneddoti (spesso incentrati sul "brutto carattere" di Miles, concerti abbandonati a metà, lasciando la band a sbrigarsela, capricci, spezzoni di interviste, spesso tranchant e scocciate ma anche impreviste aperture a una dimensione meno ostica.
Il libro si legge velocemente e con molto piacere, anche per chi non è troppo addentro all'arte di Miles.
Antonio Pellegrini
Miles Davis in Italy
Ortica Editrice
272 pagine
18 euro
Antonio Pellegrini ha dimestichezza con le biografie e i saggi musicali (Who, Queen, Blues) e riesce anche in questo caso a confezionare un libro agile e intrigante che parte dalla biografia del Maestro per addentrarsi poi con dovizia di particolari nella lunga serie di apparizioni italiane, da quella del 22 novebre 1956 al "Teatro Manzoni" a Milano a quella del 24 luglio 1991 a Castelfranco Veneto.
Il tutto arricchito da testimonianze, recensioni, aneddoti (spesso incentrati sul "brutto carattere" di Miles, concerti abbandonati a metà, lasciando la band a sbrigarsela, capricci, spezzoni di interviste, spesso tranchant e scocciate ma anche impreviste aperture a una dimensione meno ostica.
Il libro si legge velocemente e con molto piacere, anche per chi non è troppo addentro all'arte di Miles.
Antonio Pellegrini
Miles Davis in Italy
Ortica Editrice
272 pagine
18 euro
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Libri
martedì, febbraio 10, 2026
Cristina Giuntini - Musica sulle costole
Un saggio dettagliato e molto interessante sul fenomeno dei Rëbra ovvero quei dischi clandestinamente stampati sulle lastre usate per radiografie (che lasciavano trasparire le immagini delle ossa) in Unione Sovietica, per riuscire ad ascoltare la musica "proibita" occidentale (dal jazz al rock 'n' roll).
Ne sono restate pochissime tracce, a causa della delicatezza del materiale che si consumava velocemente e spesso seccava e sbriciolava.
Il libro è pieno di aneddoti incredibili e sottolinea come coloro che li realizzavano (con il pericolo di arresto e lunghe pene detentive) non lo facessero per guadagno, né in opposizione alle regole comuniste dei tempi ma semplicemente per passione, per la voglia di diffondere musica e cultura.
Il libro è puntiglioso, ricco di illustrazioni e notizie pressoché sconosciute su un fenomeno lontano e dimenticato ma ancora molto significativo.
Cristina Giuntini
Musica sulle costole
VoloLibero Edizioni
122 pagine
19 euro
Ne sono restate pochissime tracce, a causa della delicatezza del materiale che si consumava velocemente e spesso seccava e sbriciolava.
Il libro è pieno di aneddoti incredibili e sottolinea come coloro che li realizzavano (con il pericolo di arresto e lunghe pene detentive) non lo facessero per guadagno, né in opposizione alle regole comuniste dei tempi ma semplicemente per passione, per la voglia di diffondere musica e cultura.
Il libro è puntiglioso, ricco di illustrazioni e notizie pressoché sconosciute su un fenomeno lontano e dimenticato ma ancora molto significativo.
Cristina Giuntini
Musica sulle costole
VoloLibero Edizioni
122 pagine
19 euro
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Libri
lunedì, febbraio 09, 2026
Le città di pianura di Francesco Sossai
Un road movie nelle strade venete, tra luoghi abbandonati e villette da "bonus edilizio", fabbriche che chiudono, nuovo proletariato, decadenza il "progresso" che si mangia tutto.
Tanto da fare rimpiangere ai due protagonisti (i credibilissimi nel loro ruolo Sergio Romano e Pierpaolo Capovilla) gli anni Novanta, come sorta di "epoca felice".
A fianco dell'ironia e della goliardia che pervadono il film rimane una grande senso di malinconia, disperazione, abbandono.
Ma ha anche un'anima "lieve", un po' come la piuma che vola nell'aria alla fine di "Forrest Gump".
E qualche ricordo di notti altrettanto "brave" che molt idi noi hanno vissuto da protagonisti o disagiati spettatori.
"Siamo troppo vecchi per crescere" è una risposta di Doriano/Pierpaolo Capovilla che vale mille trattati di sociologia.
Tanto da fare rimpiangere ai due protagonisti (i credibilissimi nel loro ruolo Sergio Romano e Pierpaolo Capovilla) gli anni Novanta, come sorta di "epoca felice".
A fianco dell'ironia e della goliardia che pervadono il film rimane una grande senso di malinconia, disperazione, abbandono.
Ma ha anche un'anima "lieve", un po' come la piuma che vola nell'aria alla fine di "Forrest Gump".
E qualche ricordo di notti altrettanto "brave" che molt idi noi hanno vissuto da protagonisti o disagiati spettatori.
"Siamo troppo vecchi per crescere" è una risposta di Doriano/Pierpaolo Capovilla che vale mille trattati di sociologia.
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