sabato, aprile 10, 2021

Il cervello dei batteristi



Da una recente ricerca emergerebbe che i batteristi hanno cervelli fondamentalmente diversi rispetto al resto.

"I batteristi", scrive Jordan Taylor Sloan su Mic.com, "possono essere più intelligenti dei loro compagni di band meno focalizzati sul ritmo".
Questo secondo i risultati di uno studio svedese (Karolinska Institutet di Stoccolma) che mostra "un legame tra intelligenza, capacità di tenere il ritmo e la parte del cervello utilizzata per la risoluzione dei problemi".
Come dice Gary Cleland del Telegraph, i batteristi "potrebbero effettivamente essere intellettuali naturali".

Il neuroscienziato David Eagleman, lo ha scoperto in un esperimento che ha condotto con vari batteristi professionisti nello studio di Brian Eno.
È stato Eno a teorizzare che i batteristi hanno una struttura mentale unica, e si scopre che "Eno aveva ragione: i batteristi hanno cervelli diversi dagli altri". Il test di Eagleman ha mostrato "un'enorme differenza, da un punto di vista statistico, tra la capacità ritmica dei batteristi e quello dei soggetti del test".
Dice Eagleman:
"Ora sappiamo che c'è qualcosa di anatomicamente diverso in loro".
La loro capacità di tenere il tempo dà loro una comprensione intuitiva degli schemi ritmici che percepiscono intorno a loro.

Questa differenza può essere fastidiosa, avendo un "ritmo" perfetto in un mondo perennemente "fuori tempo". Ma suonare la batteria alla fine ha un valore terapeutico, fornendo i benefici emotivi e fisici noti collettivamente come "sballo del batterista", una scarica di endorfine che può essere stimolata solo suonando musica, non semplicemente ascoltandola.
Oltre ad aumentare la soglia del dolore delle persone, hanno scoperto gli psicologi di Oxford, l'atto di suonare la batteria aumenta le endorfine e conseguentemente le emozioni positive e porta le persone a lavorare insieme in modo più cooperativo.

Il batterista dei Clash Topper Headon definisce il suonare la batteria un'attività "primordiale" e universalmente umana.
L'ex batterista dei Grateful Dead Mickey Hart e il neuroscienziato Adam Gazzaley hanno grandi speranze per la scienza del ritmo.
Hart, che ha alimentato uno spettacolo di luci con le sue onde cerebrali in concerti con la sua band, discute del "potere" del ritmo per stimolare le persone e riportare i malati di Alzheimer nel momento presente.

Se possiamo allenarci a pensare e sentirci come i batteristi può essere discutibile.
Ma per quanto riguarda se i batteristi pensano davvero in modi che non possono fare i non batteristi, basti pensare la neuroscienza dei ritmi poliritmici di Stewart Copeland.

Fonte: https://www.openculture.com/2015/08/the-neuroscience-of-drumming.html

venerdì, aprile 09, 2021

Il calcio prossimo venturo



ALBERTO GALLETTI ci chiarisce un bel po' di cose su come funziona il calcio dei grandi club e finanziatori e disegna le prospettive future.
DA LEGGERE.


VADANO PURE
annotazioni sparse…

22 Ottobre
Secondo un autorevole organo di informazione inglese, Manchester United e Liverpool sarebbero stati contattati da soggetti (non specificati) interessati alla formazione di una Superlega Europea (di calcio).
Sul piatto investimenti per cinque miliardi di euro. 
Sorprendentemente la notizia è apparsa all’indomani della proposta avanzata, dal medesimo duo, di Project Big Picture, cioè il loro progetto di riforma dei campionati professionistici inglesi.
Sicuramente concepita tra Boston e la Florida, rispettivi quartier generali del duo di cui sopra, la proposta prevede una  rivoluzione nella struttura del calcio professionistico inglese, della Premier League in particolare, con trasferimento dei poteri nelle mani delle autoproclamatesi  big-six più alcuni altri club da loro graditi, e un'aiuto in forma di percentuale sui ricavi annuali della PL da ridistribuire agli esclusi, delle rimanenti tre serie vale a dire la English Football League.

Il tentativo di americanizzare il calcio inglese (e poi anche il resto di quello europeo) al livello più alto è dunque realtà.

Non che si andasse verso qualcosa di diverso, ma ci sono voluti una decina d’anni, da quando cioè i due club di cui sopra furono acquisiti da investitori statunitensi che adesso sono usciti allo scoperto.

  Riepilogo veloce:
il Liverpool è proprietà di Fenway Sports Group, sede a Boston, personaggio chiave John W. Henry, proprietaria tra le altre cose dei Boston Red Sox, del loro stadio e affini.
Il Manchester United è invece proprietà della (contestatissima) famiglia Glazer tramite la First Allied Corporation che ha controllato fino a non molto tempo fa i Tampa Bay Bucaneers.

Sul piano formale la proposta prevede una prima riduzione riduzione della Premier League da 20 a 18 squadre, l’abolizione della Coppa di Lega e del Charity Shield, la retrocessione diretta di due squadre dalla PL con la sedicesima inserita negli spareggi con terza, quarta e quinta classificate del Championship.
  Formula quest’ ultima  già adottata in Germania da alcune stagioni. Tra le righe si intuisce la volontà di far spazio alla super lega europea, anch’essa uscita allo scoperto, stranamente quasi in contemporanea. 

Ieri, dimettendosi, l’ex-presidente del Barcellona Bartomeu ha dichiarato di aver già dato la sua adesione al futuro super-campionato per il bene delle finanze del club catalano che grazie alla sua presidenza versano in condizioni drammatiche. Si parla di oltre 1,1 miliardi di euro di debiti, 730 dei quali da estinguere entro giugno, più o meno la cifra promessa dagli investitori americani al tapino Bartomeu per salvare il didietro (e probabilmente anche il davanti). 

A livello organizzativo ed economico lo spregevole duo propone di dare, delle diciotto componenti la nuova PL, diritto di voto a sole nove squadre, cioè la metà, nominandole pure.
Oltre a loro, anche Manchester City, Arsenal, Chelsea, Tottenham, più West Ham , Everton e Southampton. Non ho ben capito su quale base hanno deciso di includere questi ultimi, o meglio si: è il club principale del ricco sud dell’Inghilterra che interessa ad una clientela, non più tifoseria ormai, con le tasche piene e disposta a spendere più che ad appassionarsi; in prospettiva, se la riforma andasse avanti porterebbe il Brighton, forse l’unica realtà di un certo livello della South Coast ad un livello più basso eliminando la concorrenza e proponendo il Southampton come unico punto di riferimento per il calcio di alto livello in tutta quella vasta area. Cose già viste nel rugby a coordinate geografiche invertite. 
 Forse è più strano che ci sia l’Everton.

La maggioranza richiesta per approvare cambiamenti regolamentari e negoziare diritti tv o streaming sarà di sei voti contro i 14 attuali; i votanti ora sono 20, cioè tutti.
Facile intuire cosa conta adesso davvero nel calcio e come le big-six saranno sempre compatte sul voto.
La sfacciataggine della proposta, un colpo di mano vero e proprio per la concentrazione del potere decisionale ed economico nelle mani dei pochi super-potenti ,e calcio nel culo definitivo alla Federazione e a qualsiasi tipo di ancoraggio alla struttura sportiva è inaudita.
In aggiunta si riservano pure l’approvazione di eventuali cessioni di club partecipanti alla PL.
Ergo, se non ci piacciono gli acquirenti non li vogliamo e blocchiamo la vendita.
E’ infatti già saltato fuori che il fallito tentativo da parte del fondo d’investimento reale saudita del Newcastle United sia fallito dietro la spinta di queste big-six.
Non vogliono nessuno a turbare la loro autodeterminazione ad arricchirsi sempre più, se non invitato da loro.

Filantropicamente il progetto si propone poi di destinare alle altre tre divisioni il 25% dei loro ricavi annuali invece dell’ attuale 4%, elargizione che verrebbe coperta dall’abolizione del lauto  paracadute per le retrocesse.
Per l’immediato sono pronti  alla creazione di un fondo di soccorso per le altre tre divisioni di 350 milioni di sterline.
La EFL vivrebbe così di sussistenza dalla PL e senza nessuna voce in capitolo.
Il presidente della EFL, che vive con l’acqua alla gola, si è già detto favorevole.
I club della PL non nominati hanno rigettato furiosamente la proposta.
E meno male!

Ma i tipi come Henry non sono gente che si arrende facilmente, hanno una chiara visione delle loro proprietà, delle loro potenzialità economiche e hanno dimostrato in patria di riuscire a sfruttarle.
Lo scontro culturale sulla visone dello sport, sebbene professionistico al massimo livello è inevitabile, come credo inevitabile sarà il declino verso il modello americano dietro la spinta di costoro. Perché, parliamoci chiaro, la prima cosa che salta in mente pensando ad una eventualità del genere è che presto, molto presto, la PL non sarà più un campionato normale ma un circolo esclusivo, solo per i soci (pochi) che se lo possono permettere.
Addio promozioni, retrocessioni, e alla spinta fondamentale dietro a qualsiasi cimento sportivo che chiunque possa farcela.
Mi rendo conto benissimo che è già così, ma il fatto che adesso ce lo sbattano in faccia non mi piace, e fa male.
Ne parlavo con Charlie mesi fa dopo essermi reso conto che le partite di PL, escluse quelle di quattro/cinque squadre, neanche tra le prime 5/6, erano pallosissime (cosa un po cambiata dopo la ripresa a porte chiuse) e di livello piuttosto scadente.
Ricordo che gli scrissi dicendo che secondo me prima o poi la PL verrà segata a 10 squadre perché la gente come Henry, ma anche i Glazer, sicuramente non vogliono permettere spettacoli scadenti quando la fonte dei loro fantasmagorici guadagni è il supposto livello di quello che propinano ad un audience televisiva planetaria.
Adesso ci siamo, ovviamente il traino è la motivazione economica, del come si gioca non credo gli importi. Gli arabi , dal canto loro, vanno dove vanno i soldi.

Non è dunque lontano il giorno in cui la PL sarà un torneo a 10/12 squadre, chiuso, senza retrocessioni.
Come la NFL o la NBA. Si profila quello che già successe in Scozia a fine anni ’70 quando la creazione di quattro divisioni invece di due, in modo da poter selezionare meglio le squadre di vertice,  portò ad aprire un gap incolmabile tra le due squadre che già erano più potenti e tutti gli altri, compreso chi fino ad allora ogni tanto riusciva ad avvicinarle.
Lo stato della competitività nel massimo campionato scozzese è una cosa ridicola da almeno trentacinque anni.

  25 gennaio
In aggiunta avranno la Super Lega europea.
Chefrin si è opposto, ma questi qua sono decisi e già vorrebbero introdurre il cambiamento in concomitanza con quello già previsto per il ’24.
I mercati asiatici spingono, chiedono, vogliono. Vogliono nomi, grandi nomi, sempre quelli e sono in grado di garantire audiences e vendite di magliette in quantità che il pubblico europeo non è in grado di avvicinare.
Chefrin comunque ha approvato la riforma.
Requiem.

E’ in circolazione da alcune settimane un documento dall’origine ignota che svela il piano.
Venti squadre, due gironi da dieci, partite martedì, mercoledì e sabato, quest’ultimo giorno un’indicazione, nemmeno troppo velata, sulla futura dubbia partecipazione di questi club ai campionati nazionali e all' imminente svilimento dei campionati stessi.

Le squadre indicate sono: 6 provenienti dalla Premier League, 3 da Liga e Serie A, due dalla Bundesliga e una dalla Ligue 1. 
 Più altre 5 fortunate che dovranno passare attraverso non meglio precisate qualificazioni
.

Scorrendo l’elenco Deloitte Football Money League, redatto da Deloitte & Touche, che mette in fila le performances finanziarie dei club più ricchi al mondo (tutti europei) si può facilmente risalire ai nomi: Manchester United, Manchester City, Liverpool, Arsenal, Chelsea, Tottenham Hotspur, Barcellona, Real Madrid, Atletico Madrid, Juventus, Inter, Bayern, Borussia Dortmund, Paris SG; a queste quattordici si aggiunge il Milan nonostante anni deludenti ma con potenziale in grado di rivaleggiare col Real Madrid.

Le performances finanziarie di questi club hanno generato introiti pari a 8,2 miliardi di dollari nella stagione 2019/20 segnando un -12% rispetto alla stagione precedente, calo dovuto all’impatto Covid-19 sugli introiti delle partite.
Comunque uno sproposito.
Interessante notare come, nonostante introiti per 715 milioni di euro a stagione, il Barcellona abbia debiti consolidati per 1,2 miliardi di euro dei quali 730 milioni a scadenza a fine giugno e capacità di onorare la scadenza dubbie.
Da qui la resa incondizionata di Bartomeu alla proposta di Superlega i cui proventi iniziali andrebbero a scongiurare il rischio bancarotta che appare in questo momento possibile. La follia sta, come in tutti gli altri posti, nell’ammontare del monte stipendi che al Camp Nou è al 74% degli introiti.
Naturalmente uno scenario del genere è destinato a creare una montagna di polemiche e risentimento nell’ambiente calcistico in special modo tra gli esclusi e cioè il 99 % del movimento, anche se tra i tifosi la percentuale scenderebbe drasticamente ben al di sotto del 50%.
Questo il motivo per il quale il documento circolato ultimamente non ha provenienza certa, non vi è un’intestazione, nessuna riconducibilità a un qualche soggetto; ma si sa benissimo da dove provenga.
Chiaro l’intento di far passare tutto sottotraccia e rendere la cosa ufficiale solo a giochi fatti.
Altrettanto curioso che non compaiano direttamente i nomi delle squadre coinvolte ma ci sia quello della banca che investirebbe nella formazione di questo campionato: JP Morgan Chase.

31 Gennaio
Oggi il quotidiano El Mundo rivela l’entità del contratto di Messi: Quadriennale, dal 1 luglio ’17 al 30 giugno ’21, da 555.237.619, 00 €;
cinquecentocinquantacinquemilioniduecentotrentasettemilaseicentodiciannove euro! Quasi 140 milioni a stagione.

Ovviamente il club ha dichiarato che adirà alle vie legali contro il quotidiano.
Ma intanto il presidente si è dimesso dopo aver rivelato di aver venduto i diritti tv ad un campionato che ancora neppure esiste per il bene finanziario del club.
Questo prima che saltassero fuori i numeri, di cui aveva probabilmente una paura folle, numeri che terrorizzavano pure Messi che ha fatto il diavolo a quattro per andarsene, accusando Bartomeu di essere la vera disgrazia del Barça.
Lo è anche lui che quei soldi lì ha avuto il  fegato di chiederglieli. Dovrebbe vergognarsi.
Ancor più indegno poi per aver preteso cifre del genere e star  ben sicuri che i numeri non saltassero fuori.
Ce n’è abbastanza per farli sparire dal calcio di alto livello per una ventina d’anni, quando le cose stavano ancora entro parametri ‘quasi’ normali sarebbe stato così.
Non adesso, non nell’era globale dove proprio loro, i super-ricchi, hanno pronto il loro nuovo piano.
Dopo aver rovinato la Coppa dei Campioni, degradato la Coppa UEFA e fatto sparire la Coppa delle Coppe, in modo che potessero essere ogni anno sempre loro ad arrivare ai turni finali e ad incassare i premi, ecco che adesso sono pronti a cancellare la loro stessa creazione, la Champions League, a favore di un campionato dove giocano, e incassano, solo loro. Per i disperati come il Barcellona un’ insperata ancora di salvataggio.

FIFA,  UEFA, FA e altri si sono già dichiarati contrari, davanti.
Ma la FIFA ha già dichiarato che 12 delle partecipanti a questa superlega parteciperanno al suo campionato mondiale per club, che verrà completamente ridisegnato, dietro.

Le coinvolte dovrebbero continuare a giocare i rispettivi campionati nazionali, almeno nel caso degli inglesi che hanno architettato quanto descritto nel paragrafo iniziale.
Barça e Real faranno quel che gli pare e converrà al momento, come han sempre fatto.
I tedeschi invece sembra potrebbero comportarsi diversamente, rivelazioni di Der Spiegel ci informano che il Bayern ha già dato mandato ad uno degli studi legali più autorevoli della Germania di sviscerare ogni aspetto e conseguenza nel caso decidessero di lasciare la Bundesliga.
In sintesi:
Rummenigge, che fa sempre la parte del buono, è andato fino in fondo con l’intenzione dichiarata di uscire dalla Bundesliga.
Quello che ha scoperto è che l’unico ostacolo che si troverebbe davanti è il rischio di un’esodo dei giocatori colpiti da squalifiche federali che si vedrebbero togliere il diritto di giocare nelle rispettive nazionali, quindi mondiali etc ormai irrinunciabili appuntamenti dello showbiz calcictico-televisivo.
Ha anche valutato che è un problema superabile. E’ ben spalleggiato da Agnelli, che fa la parte del cattivo e cattivo lo è anche quando dice che lavora per il bene dell’ ECA, della quale ha ereditato la poltrona proprio da Rummenigge, e delle 250 squadre rappresentate.
In realtà lavora per creare la Super Lega europea con tanti saluti a tutti gli altri.

Gli italiani boh, lasceranno tutto all’ultimo secondo, come sempre, per poi fare quello che faranno gli altri giustificandosi con l’ineluttabilità degli eventi.
Da Doha nessun problema per gli emiri qatarioti e i loro petroldollari pronti a fare altri petroldollari.
E comunque ad essere sempre presenti al massimo livello possibile; che è quel che per loro conta veramente, i soldi mai stati un problema.

PRIMI DI MARZO
Settimana scorsa la guardia di finanza spagnola ha perquisito la sede del Barça, quattro arresti. Tra loro anche Bartomeu.
Accuse principali distrazione di fondi, mismanagement, calunnie, la più grave, e  depistaggio…

FINE MARZO
Il voto sulla riforma della Champions League è stato rinviato.
Non c'è accordo.
Nessuno scrive tra chi. Se ho capito bene, le big europee protestano con l'UEFA per il controllo degli introiti che la loro presenza in un torneo riesce a generare; si mascherano dietro il paravento dell' ECA ma i restanti 230 membri (più o meno), protestano con le big che dicono di rappresentare anche loro ma in realtà vogliono togliersele di torno. Il campo è stato arato per benino ormai da 15 anni e pure seminato.
Adesso cominciano a raccogliere. 15 anni di Champions League hanno portato alla cristallizzazione del vertice grazie ai premi disttibuiti ai vincenti che sono risultati sempre i soliti e che ora, da una posizione assolutamente dominante, vogliono chiudersi dentro il loro cortile dorato e non farci entrare più nessuno.
Benissimo, lo facciano.
Sarebbe il momento buono per toglierseli dalle palle una volta per tutte.
Ci sono decine e decine di club grossi, medi, e piccoli, rapportati su scala europea; medio grandi nelle rispettive scale nazionali. Ci sono milioni di tifosi, milioni.
Non bisogna andare a mendicare un posticino nel loro cortile, ma cacciarli dal cortile comune.
Si possono fare altri campionati, altre coppe, il pubblico c’è.
Vadano pure, non servono.

Se non vogliono giocare con gli altri vadano.

E non si facciano più vedere.

giovedì, aprile 08, 2021

Femme Electronic



L'Africa ha un miliardo e 200 milioni di abitanti, metà dei quali non supera i 20 anni.
Nell'Africa SubSahariana il 43% della popolazione ha meno di 15 anni.

Giovanissimi che stanno aprendo porte sempre più interessanti, stimolanti, fresche e nuove in ambito musicale.
Ogni paese ha una scena ricchissima e dalle influenze artistiche originali, variabili, distintive, soprattutto da quando informatica ed elettronica sono diventati patrimonio comune.
E' una realtà viva, propulsiva, inclusiva e spesso soicalmente impegnata, ideologicizzata, inclusiva che cerca di mettere fine alle storture del Continente.
I nomi da segnalare sono infiniti.

Partiamo da una realtà UGANDESE, il collettivo FEMME ELECTRONIC da cui sono uscite due celebri DJ come RACHAEL DJ e DJ KAMPIRE.

Femme Electronic (fondata in Uganda da Santuri East Africa in collaborazione con Goethe-Zentrumin Kampala) vuole essere una piattaforma di lancio per DJ e produttori femminili in Africa orientale.

Il suo programma mira a fornire alle donne donne le competenze di cui hanno bisogno per essere più coinvolte nell'attività di DJ e nella produzione, così come altre posizioni dell'industria musicale.

Il programma di Femme Electronic comprende formazione, workshop, tutoraggio, showcase, residenze ed eventi volti ad affrontare il grave squilibrio di genere nell'industria della musica elettronica dell'Africa orientale.

In una scena dominata dagli uomini, le donne devono lavorare il doppio per dimostrare il proprio valore e guadagnarsi il rispetto.
Uno degli ostacoli principali incontrati dalle donne nell'industria musicale è che sembra esserci una visibile mancanza di fiducia nelle capacità o nel talento di una donna. Gli organizzatori di eventi sulla scena non richiedono e spesso nemmeno pagano DJ donne, ritenendole meno competenti.

Non mancano discriminazioni, intimidazioni e molestie sessuali ma questo nuovo progetto sta lentamente portando buoni frutti alla caparbietà femminile.

http://www.santurisafari.org/?page_id=1377

Fonti: Il Manifesto, Okayafrica.com

mercoledì, aprile 07, 2021

Mina - Eclisse Twist



Pubblicato nell'aprile del 1962, con, sul lato B, la celeberrima "Renato" (entrambi i brani furono poi inclusi nell'album "Renato" di poco tempo dopo), "ECLISSE TWIST" é un brano particolarissimo nella discografia italiana.
Il singolo raggiunse la 4ª posizione in classifica,risultando il 12º disco più venduto del 1962.

Il brano é suonato dall'orchestra di Tony De Vita e composto dal maestro Giovanni Fusco con il testo di Ammonio Sacca, pseudonimo del regista MICHELANGELO ANTONIONI che lo utilizzò come colonna sonora del suo stupendo film "L'eclisse", con Monica Vitti e Alain Delon.

Da Teletutto del 24 marzo 1962 ulteriori dettagli:
Antonioni e Mina, per il “Twist”, si sono trattenuti in sala di incisione per più di sei ore. Mina, disciplinata e paziente, non si è limitata a incidere la canzone in italiano, ma ha poi ripetuto la prova in inglese, francese e tedesco. La sua voce, in tal modo, si potrà udire anche nelle edizioni straniere del film. Questa esibizione di Mina non prelude a una sua futura attività cinematografica. In compenso, le ha procurato una buona amica, Monica Vitti.

Tra le cover bella quella ska de Le Birrette (https://www.youtube.com/watch?v=IH0apP2dZF4 )
La Banda del Brasiliano (https://www.youtube.com/watch?v=-7HEXouY9zE)
la Slava Mostiev Orchestra - URSS 1963 (https://www.youtube.com/watch?v=iyxPMseo30g).
Ancora ska per gli Inner City Affair (https://www.youtube.com/watch?v=78d9lA0dKxk)
una strumentale dei Ventures (https://www.youtube.com/watch?v=uewOKCgYnBc)
Stelvio Cipriani che dirige la Bulgarian Sinphony Orchestra (https://www.youtube.com/watch?v=GPo0POgKMlY)
Chiara Civello che la trasforma completamente (https://www.youtube.com/watch?v=RLuOfTW7zzM).

MINA - Eclisse Twist
https://www.youtube.com/watch?v=DUae5YDeNro

Eclisse Twist - English version
https://www.youtube.com/watch?v=T01bPvqnl-w

Eclisse Twist - Versione francese, molto più lenta
https://www.youtube.com/watch?v=PSOyZjrQb9E

Eclisse Twist - Versione spagnola
https://www.youtube.com/watch?v=mD8supMlJoY

IL TESTO:

Le nuvole e la luna
Ispirano gli amanti
Sì, ma per tanti
Compreso me
E' ti-p-i-o-logico
Il vero amore
E' zo-o-ologico
Fin dentro il cuor
La radioattività
Un brivido mi dà
Ma tu, ma tu
Di più, di più
E' ti-p-i-o-logico
Il vero amore
E' zo-o-ologico
Fin dentro il cuor
La radioattività
Un brivido mi dà
Ma tu, ma tu
Di più, di più

martedì, aprile 06, 2021

Davide Morgera - Africani marocchini terroni


I primi anni 80 dell'innocenza adolescente, dei disperati tentativi di fondare un gruppo, la ricerca spasmodica di materiale punk da ascoltare, sale prove e strumentazioni improvvisate e precarie.
Le consuete storie del punk italiano degli esordi.

Ma qui siamo a Napoli, dove il punk non é ancora sostanzialmente arrivato, non c'é l'attività delle metropoli e delle province del nord e tutto é cento volte più complicato.

Davide Morgera ci racconta la breve vita dei suoi UNDERAGE (un ep, nel 1983, per la Attack Punk Records, "Afri-Cani"), delle fanzine "Megawave" e "Hate Again", delle vicende complesse e sfortunate del gruppo, i muri quasi invalicabili per crearsi uno spazio, da cercare necessariamente "sopra Roma", le frustrazioni, la rabbia, in un contesto ancora più difficile del solito.

Il tutto con molta ironia, un po' di nostalgia e rimpianti.
A corredo un ampio allegato fotografico e di documentazione dell'epoca.

Davide Morgera
Africani marocchini terroni
GoodFellas /Spittle
18 euro

sabato, aprile 03, 2021

Classic Rock



Nel nuovo numero di CLASSIC ROCK recensisco gli album di Joe Strummer, Dry Cleaning, Skeggs, Don Antonio, la compilation "Shake the foundations", Justin Courtney Pierre, The Spill Canvas, Lastanzadigreta, Marco Brosolo, i libri "LeadBelly" di Edmond G.Addeo e Richard M.Garvin e "Amore, morte e rock 'n' roll" di Ezio Guaitamacchi.

Si parla con articoli e interviste di Pink FLoyd, Who, John Mayall, Mick Fleetwood, vicende di gruppi stranieri in Italia e tanto tanto altro.

venerdì, aprile 02, 2021

Rock 'n Goal


Avevo conosciuto l'editore di VoloLibero Claudio Fucci grazie al giornalista Massimo Pirotta che me lo aveva presentato all'anniversario del Festival Pop di Zerbo.
Rimasi stupito ed entusiasta dalla sua immediata adesione alla mia proposta di pubblicare un libro su Gil Scott Heron, che uscì, con il titolo di "The bluesologist", nel 2012.

Nel valutare un proseguio della nostra collaborazione, fu Claudio a suggerirmi di approfondire un post che pubblicai il 16 marzo 2012, dedicato al rapporto tra musica e calcio:
https://tonyface.blogspot.com/2012/03/calcio-e-musica-i-dischi-dei-calciatori.html.

Ero molto scettico perché pensavo si potesse farne al massimo un ampio articolo.
Invece si aprì un mondo vastissimo di musicisti tifosi sfegatati, musicisti con un passato calcistico, canzoni dedicate a partite, squadre, calciatori e mille altre curiosità.
Chiamai a darmi una mano Alberto Galletti, super esperto di calcio (britannico in particolare) e il 27 marzo 2013 uscì Rock 'n Goal" firmato a quattro mani.
Sinceramente lo consideravo un libro di "transizione", destinato a un'onesta e breve vita.

Invece successe l'inimmaginabile.
Nello stesso giorno dell'uscita Vincenzo Mollica lo presentò al TG UNO delle 20 (https://www.youtube.com/watch?v=BldCITAyJ2E), il Corriere della Sera online lo mise in prima pagina, telefonarono per un'intervista RTL, Virgin Radio, Radio Montecarlo e tanti altri.

Nei giorni successivi con Alberto ce ne andammo a Roma per essere ospiti di RaiSport2 a Saxa Rubra (che raggiungemmo prelevati da auto con autista) con Enrico Varriale e Max Gazzè, poi a RadioRai2 in Corso Sempione a Milano con Massimo De Luca, al Salone del Libro di Torino, a Sky Sport a Milano.
Il tutto corredato da decine di presentazioni in mezza Italia.
Il libro ebbe un seguito, dedicato allo sport, "Rock 'n' sport", molto meno fortunato e considerato.

giovedì, aprile 01, 2021

Uscito vivo dagli anni 80


A metà dei primi 2000 incominciarono a uscire parecchi articoli, libri, approfondimenti, sulla scena punk degli anni 80.
Prevalentemente incentrati sull'aspetto "rivoluzionario/politico", con tratti drammatici e cupi.
Il che strideva parecchio con il ricordo che ne avevo io, non sempre solare ma per lo più divertente, provocatorio, fresco, pieno di energia adolescenziale.

Il mio blog aveva compiuto un anno e mezzo con un seguito crescente.
Decisi così di scrivere una sorta di "memoria" dei miei anni 80.
Il mio primo (e che, ai tempi, consideravo unico) libro, concepito per essere autoprodotto in 100 copie (50 da regalare e 50 da vendere giusto per recuperare i soldi della stampa).

A settembre 2006 si chiuse la reunion dei Not Moving, 10 date (culminate con l'addio, insieme a Iggy & the Stooges, Damned e International Noise Cospiracy, a Rock in Idro a Milano), per spingere il CD/DVD "Live in the 80's" prodotto da GoDown Records che sublimava il nostro live act degli 80, attraverso registrazioni grezze e sporche ma molto fedeli a quello che eravamo dal vivo.

Fu Leonardo Cola, mio referente con l'etichetta, che, saputo del mio progetto mi indirizzò al suo amico Massimo Roccaforte che con la sua casa editrice NDA PRESS poteva essere interessato alla pubblicazione.
E così fu, nel mio entusiasta tripudio.

Il libro uscì nel maggio 2007, raccoglie piccoli episodi di "vita di strada" mod e punk dei primi anni 80, conditi da una dose di auto ironia.

"Uscito vivo dagli anni 80" (tributo ironico al quasi omonimo brano degli Afterhours "Non si esce vivi dagli anni 80") ebbe parecchio riscontro sulla stampa e anche un incoraggiante numero di vendite.

Feci parecchie presentazioni (da Piacenza a Fidenza, Bologna, Torino, Rimini, Cremona, MEI a Faenza, Padova e tante altre).
Uno shock emotivo per chi era refrattario a parlare in pubblico, impacciato e parecchio timido.
Un'esperienza utilissima a livello personale.

Gli ottimi riscontri mi indussero a proporre un seguito, dedicato agli anni 90, "Tifare rivolta? Forza Italia!", sul passaggio dalla "rivoluzione" all'omologazione di parte della scena, cronaca di un ennesimo riflusso, attraverso aneddoti ed episodi.
Ma fu confutato, per ripiegare su "Mod Generations".
Ma quella é un'altra storia.

mercoledì, marzo 31, 2021

Il meglio del mese. Marzo 2021


Dopo tre mesi si affacciano i primi ottimi album del 2021: Sleaford Mods, Jon Batiste, Adrian Younge, Myles Sanko, Billy Nomates, Django Django, Aaron Frazer, Arlo Parks, Shame.
In Italia: Nicola Conte/Gianluca Petrella, A/lpaca, Gang, SLWJM, Joe Perrino, Amerigo Verardi, Les Flaneurs, The Smoke Orchestra.

ADRIAN YOUNGE - The American negro
Spettacolare, importante, monumentale lavoro, politicamente esplicito, in cui si approfondisce il ruolo del razzismo nella società americana (a partire dalla sconvolgente copertina) su basi soul, funk, blues, con intermezzi parlati.
Enorme.
"It's not about Black people being better than white people or white people being better than black people.
It is just the fact that we are people, we are all the same.
Nobody is better here, but don’t subjugate us."


JON BATISTE - We are
Dopo aver prevalentemente agito in ambito jazz, più o meno contaminato, aver vinto un Grammy Award per la colonna sonora di "Soul" e continuando ad essere il band leader del Late Show di Stephen Colbert, Jon Batiste si dedica a un favoloso album in cui convergono funk, gospel, jazz, hip hop, nu jazz, tra Prince, Fantastic Negrito, Childish Gambino, con testi a sfondo sociale e di particolare spessore politico.
Diritto tra i migliori album dell'anno.

BILLY NOMATES - Emergency telephone
La fenomenale riot rapper inglese torna con un ep di cinque brani. Duro, diretto, immediato, un retrogusto melodico e compositivo che guarda alla canzone di matrice soul pur se declinato alla mionimalità elettronica. Il risultato é esplosivo.

MYLES SANKO - Memories of love
Torna la voce più vellutata del Regno Unito, con un nuovo gioiello di soul jazz dalle venature gospel e funk, raffinato, elegante, super cool.
Arrangiamenti spettacolari, un groove incredibile, canzoni splendide.

NICK CAVE / WARREN ELLIS - Carnage
Nick Cave e Warren Ellis crivono un album, come prevedibile, scuro, cupo, straziante "pesante" ma altrettanto poetico e solenne.
E anche cattivo.
Che riflette il senso di straniamento nella "carneficina" che stiamo vivendo in ogni angolo del mondo.
E' un album difficile e che necessita ascolti e approfondimenti ma di alto livello, sia come scrittura lirica che compositiva.
Welcome to the carnage.

KING GIZZARD AND THE LIZARD WIZARD - L.W.
Diciasettesimo album in studio in 8 anni (senza contare un numero incalcolabile tra 45, Ep, compilation, bootleg ufficiali) per la band australiana che riesce ad ogni lavoro a cambiare, migiorare, sterzare, arricchire il loro sound, rimandendo fedeli a una stralunata psichedelia, tinta di prog, hard, garage, fusion e mille altre influenze.
L'effetto é sempre sorprendente, il contenuto efficace, la qualità di primo livello.

RINGO STARR - In Zoom
Ringo non perde il vizio di incidere nuovi dischi, che purtroppo quasi mai arrivano alla sufficienza. Fa eccezione questo nuovo ep con solo cinque brani, in cui ritrova una buona verve, discreti momenti (tra cui anche un'escursione nel reggae), i soliti super ospiti (che nulla portano al risultato finale)), da Paul a Dave Grohl.
Niente di che ma almeno un 6 lo strappa.

PAUL STANLEY'S SOUL STATION - Now and then
Se chiudete gli occhi e non leggete il nome dell'autore scoprirete un sontuoso album di soft soul con ripresa di classici di Temptations, Stylistics, Spinners, Al Green, Smokey Robinson e alcuni ottimi inediti, suonati e arrangiati con abbondanza di archi, fiati e una voce eccellente. Lui é il Paul Stanley, voce, chitarrista e co/leader dei KISS e l'album gradevole ed efficace.

ELVIS COSTELLO - La Face de Pendule à Coucou
Bizzarro ep di Costello che riprende in francese alcuni brani dell'ultimo, ottimo album, "Hey Clockface", con l'aiuto di Iggy Pop, Isabelle Adjani e altri. Curioso.

A/LPACA - Make it better
Sorprendente esordio per la band mantovana che mette insieme il pulsare kraut dei primi Neu! con le nuove istanze neopsichedeliche prog dei favolosi King Gizzard and the Wizard Lizard, la rabbia iconoclasta e disperata dei Suicide e un'attitudine elettro punk (Screamers, Flipper, Tubeaway Army, Krisma, Devo). Spaccano.

NICOLA CONTE / GIANLUCA PETRELLA - People need people
Nicola Conte infila un altro gioiello nella sua preziosa collana dischi sempre ad altissimo livello. In "People need people" ritrova Gianluca Petrella con cui compone e scambia suoni, suggestioni, ritmi, samples.
Ne esce un grande lavoro in cui afro, jazz, lounge, disco, modern grooves, spiritual jazz, nu soul si intrecciano in continuazione creando un sound futurista, modernissimo, avvolgente e travolgente. A collaborare un lungo stuolo di ospiti da ogni angolo del mondo in un disco che rappresenta in musica il concetto di multietnicità che permea il nostro nuovo mondo.

DO NOTHING - Glueland
Dall'Inghilterra invasa da torme di post punk eccone una nuova testimonianza tra i consueti riferimenti (Pop Group, Wire etc) e uno sguardo alle ritmiche e alle sferzate chitarristiche in stile Franz Ferdinand. DIscreti.

MT.MOUNTAIN - Centre
Ottimo nuovo album per la band australiana di Perth. Moderna psichedelia, pulsante e ipnotica, con elementi kraut e 60s pop. Brani di grande pregio e un suono perfetto. Da scoprire.

THE SMOKE ORCHESTRA - Hot funky and sweaty
C'è già tutto nel titolo del terzo album della band, nata nel 2004. Una massiccia dose di funk prevalentemente strumentale, bordate soul, orchestrazioni cinematiche, ma anche concessioni a dub e reggae. Album con un costante tiro arrembante e un groove di rara potenza. Grandi!

VALERIE JUNE - The Moon and stars
Non male la commistione di pop, soul, blues, folk della cantautrice americana. Forse un po' troppo di maniera e "pulito" ma piuttosto gradevole all'ascolto.

VV.AA. - Brighter days ahead
Ventidue nuovi nomi della scena new soul e funk di gusto retro/vintage raccolto dalla prestigiosa Colemine Records. Il Delvon Lamarr Organ Trio trasforma "Inner city blues" in un brano alla Booker T, i Wingston Brothers ci propongono un crudissimo deep funk, mentre band collaudate comne Dojo Cuts, Monophonics o Ben Pirani confermano la loro statura. I Soul Chance e JR and the Volcanos vanno di soul reggae, M Ross Perkins ci porta a cavallo tra i 50 e i 60, GA 20 riprende "I ain't got you" di Clarence Carter, più conosciuta nella verrsione degli Yardbirds. Ma ci sono anche mellow soul, northern, latin e tanto altro. Compilation godibilissima.

MENAHAN STREET BAND - The Exciting Sounds of Menahan Street Band
Torna dopo lunga assenza la band New Yorkese con il classico funk strumentale dal gusto cinematografico. Sempre una grandissima classe e brani gustosissimi.

ALICE COOPER - Detroit stories
Il vecchio rocker tributa omaggio alle sue radici di Detroit.
Con l'aiuto di Wayne Kramer(MC5), Bob Ezrin e altri ospiti, coverizzando "Sister Anne" degli MC5, Bob Seger e "Rock 'n' roll" dei Velvet (versione accettabile, appena appena), tira fuori un disco prevedibile ma abbastanza gradevole, grintoso e roccioso.

MARIO BIONDI - Dare
E' nota la versatilità di Biondi, pur se strettamente legata a soul e jazz. Quando rimane in questo alveo, il disco vola alto (aiutato anche in due brani dagli Incognito che si affiancano alla sua band, al Fabrizio Bosso Spiritual Trio, agli Highfive Quintet). Peccato le concessioni finali all'"Italietta canora" con Dodi Battaglia e Il Volo.

NEW REAL DISASTER - Tomorrow will come
Secondo album (a cui si aggiunge un precedente ep) per il quartetto toscano. Dieci brani per meno di mezzora di musica, punk rock serrato, eseguito e prodotto alla perfezione.
Taglio old school californiana (vedi Avengers o Social Distortion) ma anche uno sguardo all'attualità (Downtown Boys), un intermezzo Hardcore e tanta potenza sonora. Eccellenti.

CRUMMY STUFF - Punk's not sad
Ristampa rimasterizzata in vinile di un album fondamentale per il punk italiano, esordio della band milanese del 1996. Hardcore melodico con piglio Ramones e abbondanti dosi di Bad Religion, pietra miliare degli anni 90. Per chi se lo fosse perso all’epoca, indispensabile occasione per recuperare il tempo perduto.

BF PROJECT - Smoothly
Il progetto del sassofonista-clarinettista Alberto Fichera e del batterista Luca Barbato ci regala un gradevolissimo e super groovy album di dieci brani. Cool jazz, funk, lounge, latin soul, boogaloo e tanto altro. Divertente, suonato con grandissima competenza, arrangiamenti deliziosi e sempre azzeccati, un disco con i fiocchi.

ASCOLTATO ANCHE:
STR4TA (Bluey degli Incognito con il consueto funk jazz disco in stile 70. Buono), COMMON (rap soul, ospiti prestigiosi, buono), JOSE' JAMES (soft soul rock blues dal vivo. Piacevole), LANOTE (nusoul elettronico, carino), NUBIYAN TWIST (da Leeds, un buon lavoro di afro funk, ethio jazz e new jazz), THE ANCHORESS (alt pop interessante), BLACK HONEY (inglesi, un po' Garbage, un po' 60 rock, discreti), LANA DE REY (LaGna continua il suo percorsi di dischi soporiferi e ansiolitici).

LETTO

VALERIO LAZZARETTI - I ricelli della collina
Gli anni 80 di un gruppo di punk romani, una delle tante bande della capitale non di rado in duro conflitto tra di loro.
I Los girano l'Urbe tra risse, ubriacature solenni, concerti epici, frequente uso di droghe di varie tipologie.
Si scontrano con i fascisti, i coatti, sono perseguitati anche violentemente dalle forze dell'ordine, le prendono, le danno.v Sono anni di fortissime tensioni politico sociali, il terrorismo spesso uccide e ferisce, gli estremisti vanno di spranghe e mazzate.
Il gruppo protagonista del libro, raccontato dall'Iguana, uno dei principali e costanti esponenti, é composto da giovani violenti, molesti, aggressivi, provocatori, che non si tirano mai indietro, anzi, cercano volentieri lo scontro.
L'odio della nostra generazione...la ribellione che ci univa contro tutto e tutti.
Ci sono momenti drammatici e pesanti ma quello che aleggia é un'incredibile leggerezza, innocenza, genuinità adolescenziale.
Noi che abbiamo camminato in quegli anni così spesso sul filo del rasoio, sull'orlo del baratro, consapevoli della nostra incoscienza, perché era tutto declinato all'oggi/adesso/subito e mai al domani ("no future" forse?), non facciamo fatica a riconoscerci in queste pagine.
Sempre divertenti come se ci fossero state delle ali per volare sopra questo (s)porco mondo.

FEDERICO GUGLIELMI - Iggy Pop
La prima (forse l'unica) immagine di IGGY POP che ci viene in mente é quella di un sevaggio cantante a torso nudo che si dimena su un palco tra chitarre distorte e ritmi pulsanti e ipnotici.
Vero che dal vivo in effetti non se ne é mai discostato più di tanto.
Ma i suoi dischi ci raccontano una storia molto diversa tra sperimentazioni, sguardi ai più impensabili orizzonti (dal punk all'elettronica, dalla canzone francese a quella d'autore, a divagazioni afro, funk pop, new wave).
Ce lo ricorda questo essenale ed esaustico libro di FEDERICO GUGLIELMI, il più accreditato in Italia a parlarne, in virtù di quattro interviste dirette con il Nostro, una lunga serie di concerti e una conoscenza didascalica di ogni mossa dell'Iguana (valgano le venti pagine finali di discografia).
Scarse le soddisfazioni commerciali per Iggy.
Solo "China girl",grazie alla ripresa che ne fece David Bowie in "Let's dance" e "Lust for life", inserito nel prologo del celeberrimo "Trainspotting" gli diedero notorietà e un cospicuo gruzzolo in diritti d'autore.
C'è tutto, dagli Stooges a Bowie, dal crooner a Josh Homme, senza indulgere in racconti morbosi e da gossip sui numerosi periodi "storti di Iggy.
Il libro, allegato a "Blow Up" di fine 2020 é reperibile qui:
https://www.blowupmagazine.com/prod/iggy-pop.asp

STEFANO GILARDINO - Antistatico shock
Stefano Gilardino, come sempre, compie un certosino lavoro di ricerca, sulle tracce dell'ampio concetto di "post punk" nell'Italia del 1979/1985.
Band, esperienze, testimonianze, dischi, progetti come il celebre "Great Complotto" di Pordenone o le scene centrali bolognese e fiorentina.
Esaustivo, ben fatto, ennesimo tassello a completare il quadro su quegli anni importanti (soprattutto per chi li ha vissuti).
Si parla di Gaznevada, Rats, Diaframma, Detonazione, Pankow, Krisma, Denovo, Dirty Actions, Great Complotto, Underground Life etc.
Dice Fred Ventura degli State of Art:
"C'era un buon fermento in quel periodo, anche se spesso ognuno di noi suonava in due o tre gruppi differenti dando l'impressione che ci fosse molta più gente attiva di quanta ce n'era effettivamente".
Un aspetto, a parer mio, molto importante che si affianca alla visione di un mondo apparentemente molto attivo, intenso e prolifico ma che, personalmente, ricordo molto limitato e circoscritto a un numero esiguo di appassionati.

KLAUS MAECK - Einstürzende Neubauten. Ascolta con dolore
La storia convulsa del primo periodo (a cura di Klaus Maeck, produttore, tra le altre cose, del film culto "Decoder" e di "Soul Kitchen" e prime mover della scena punk berlinese) di una band che iniziò devastando (letteralmente) tutto ciò che le se parava nei paraggi, dagli oggetti sui palchi, ai palchi stessi, agli edifici in cui suonavano, per approdare alla fine in teatri, auditorium, accolti dalle strutture istituzionali.
Un progetto unico, inimitabile, seminale.
Partirono dall'underground più oscuro e reietto, per approdare in tutto il mondo.
Libro di eccellente livello grafico con foto, illustrazioni, testi, interventi dei protagonisti, giornalisti, Nick Cave, Theo Teardo.

UBER TUGNOLI - The Judas
Uber Tugnoli ci regala un prezioso tassello della storia del BEAT ITALIANO dei 60, ripercorrendo con dovizia di particolari e dettagli la storia dei JUDAS, band bolognese, seguace del sound di Stones e Animals, che sfiorò più volte successo e notorietà, senza riuscirci mai.
Il leader Martò provò brevemente la carriera solista, partecipando anche al Cantagiro con Massimo Ranieri nel 1966 con una versione in italiano (testo di Francesco Guccini) di "Hey Joe" di Hendrix.
Tornò nella band, tentando di cogliere i primi scampoli del punk (in realtà una sorta di rock duro dai contorni demenziali), con l'album "Punk", pubblicato nel 1978 per la Spaghetti Records.
Purtroppo un incidente d'auto lo portò via per sempre, poco tempo dopo.
Il libro é ricchissimo di foto uniche e inedite e articoli di giornale d'epoca (tra cui la battaglia tra seguaci dei Judas e quelli dei Jaguars - futuri Pooh - nelle strade bolognesi).

Per trovarlo:
Piazzetta Carlo Musi 11 presso mercatino Sant'Anna, Bologna o scrivendo a:
ubertugnoli@libero.it

FEDERICO PIVA - Prima persona singolare
Divertente e frizzante, godibile e leggero, un libro che corre veloce attraverso dodici episodi singolari nella vita di alcuni musicisti e sportivi, di fronte alle loro personali "sliding doors" che ne hanno cambiato improvvisamente la vita, raccontate in "prima persona singolare".
Dalla breve e nefasta avventura di Jimmy Nicol con i Beatles all'esordio in A di Buffon, alla Danimarca campione d'Eropa nel 1992 a Sixto Rodriguez.
Aria fresca, lettura piacevolissima.

ANTONIO G. D’ERRICO – Il virus delle verità
Si é parlato e si parla ovunque (spesso a vanvera e a sproposito) del Covid e di tutto ciò che ha significato in termini sanitari, economici e sociali.
Mai quanto ora sono necessarie chiarezza e veridicità delle informazioni.
Questo libro contribuisce parecchio in tal senso, affidandosi a una serie di autorevoli rappresentanti della medicina, dai professori Luciano Gattinoni (direttore del Dipartimento di terapia intensiva al Policlinico di Milano) e Fabrizio Ernesto Pregliasco (infettivologo e direttore sanitario dell’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano), il dottor Gianluigi Spata (presidente dell’Ordine dei Medici di Como e della Federazione Regionale degli Ordini della Lombardia), il professor Paolo Antonio Ascierto. Un viaggio asciutto e preciso, visto in un’ottica di prima linea, ricchissimo di spunti e “verità”.

COSE VARIE
Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
Ogni domenica "La musica ribelle", una pagina sul quotidiano "Libertà", ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
Ogni venerdì un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
Periodicamente su "Il Manifesto" e "Vinile".

IN CANTIERE
A metà aprile il secondo volume edito da COMETA ROSSA EDIZIONI (http://tonyface.blogspot.com/2020/12/cometa-rossa-edizioni.html).
In autunno altre due uscite letterarie.
Intanto con i Not Moving LTD si preparano nuovi brani per chissà quando.
Sarà ristampato a breve in vinile "Live in the 80's" dei NOT MOVING.

martedì, marzo 30, 2021

Get Back. Dischi da (ri)scoprire

Speciale EQUIPE 84


STEREOEQUIPE (1968)
Il loro capolavoro e un vero e proprio gioiello pop psichedelico di gusto Beatlesiano, eccellenti orchestrazioni registrate dall'Orchestra Sinfonica della Scala di Milano oltre a classici come "29 settembre", "Il ristorante di Alice", "Nel cuore, nell'anima" (di Mogol/Battisti che firmano anche "Ladro" e "Hey ragazzo").
Tra i compositori anche Francesco Guccini, Ricky Gianco, Gian Pieretti.
Ci sono anche riuscite cover di "No Face, No Name, No Number" dei Traffic ("Un anno"), "Every little bit hurts" ("Tutto é solo colore", in chiave super psych con effetti e sitar), un brano degli Honeybus e "Land of Make Believe" degli Easybeats.
Copertina di Mario Schifano, il primo album italiano registrato solo in stereo.
Eccellente.


ID (1970)
Album particolare (più noto per la rarità del vinile che per la qualità del contenuto) con i soli Vandelli e Sogliani, Alfio Cantarella fuori gioco momentaneo dopo l'arresto per stupefacenti e Franco Ceccarelli che aveva lasciato la band.
Ad aiutarli Franz Di Ciocco de I Quelli, Mario Totaro dei Dik Dik e Donatello alla chitarra.
Un lavoro a metà tra il pop sinfonico alla Moody Blues, qualche sperimentazione, brani evidente frutto di improvvisazioni di studio.
Un'occasione persa, un album poco convincente ma che rimane un'interessante testimonianza di un'epoca di passaggio anche per la musica italiana.


MAURIZIO VANDELLI - L'altra faccia di Maurizio Vandelli (1969)
Vandelli pubblica un album solista, pur restando solidamente all'interno della band, in cui non si discosta minimamente dal percorso sonoro dell'Equipe 84, tra ballate malinconiche, orchestrazioni pomposamente sinfoniche, palesi omaggi ai Beatles ("Un giorno in più" ruba/plagia la strofa a "Golden slumbers", l'album si chiude con una versione rock blues, piuttosto originale e riuscita, di "Let it be"), una cover di Elton John ("It's me that you need" - "Era lei").
Un lavoro interessante e riuscito.
Copertina di Bonvi, suonano nell'album Dik Dik, Donatello, Detto Mariano, Natale Massara, Mario Totaro, Franz Di Cioccio, Giorgio "Fico" Piazza, Franco Mussida, Victor Sogliani, Gianni S., Barry Ryan, Walter Patergnani, Carlo Martenet.


SACRIFICIO (1974)
Reduci da due album piuttosto anonimi come "Casa mia" e "Dr. Jeckill e Mr.Hyde", all'insegna di un pop non prticolarmente significativo e sostanzialmente anonimo, chiudono la carriera con un album di particolare pregio, purtroppo molto spesso sottovalutato e ignorato.
Con Vandelli, Sogliani, Cantarella e Gagliardone alle tastiere, suonano anche Siani dei Nuova Idea alla batteria, Alberto Camerini e Ricky Belloni dei New Trolls alle chitarre, Hugo Heredia al sax (Mina, Gaber, Cocciante, Astor Piazzolla).
I brani spaziano da canzone d'autore al pop, dal folk rock al prog (splendido "La montagna sacra" con un groove space psichedelico), a tratti jazz rock, fino a un incalzante rock blues come "L'attore".
Da rivalutare, un lavoro di primissima qualità.
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