mercoledì, luglio 08, 2026

Intervista ai Bloody Riot

Foto di Gabriele De Marco

Da una coproduzione di HellNation e Area Pirata è uscito "Rivoltiamo", il nuovo album dei BLOODY RIOT.
A quaranta anni dal seminale esordio, uno dei pilastri dell’hardcore punk italiano, la band romana spiazza di nuovo tutti con un lavoro travolgente e devastante. Hardcore punk violentissimo, spietato, che non fa prigionieri.
Consueta attitudine, produzione sonora eccelsa che esalta la compattezza del sound, canzoni efficaci e ricche di variazioni ritmiche, soluzioni armoniche e compositive di primissima qualità.
Ritornano oggi come allora le tematiche per cui si "combatteva" 40 anni fa, evidentemente e tristemente ancora attuali: repressione del dissenso, abuso di potere, manipolazione dell’informazione, devastazione ambientale, la tossicodipendenza e l’alienazione sociale.
I testi sono lucidi, duri e non fanno sconti.
Album super!

Alex Vargiu e Lorenzo Canevacci hanno risposto ad alcune domande.

Un ritorno spettacolare, che non solo conserva ma anzi amplia la potenza sonora e lirica della band.
Dunque l'età non conta...lo spirito continua.

In che modo sono nati i nuovi pezzi? E in quanto tempo?

Alex:
Dopo diversi concerti era impossibile continuare a suonare sempre gli stessi vecchi pezzi, anche con l’inserimento di qualche cover, la storia diventava noiosa, e si sarebbe conclusa come altre volte per inerzia. Abbiamo provato a suonare un paio di brani che avevo registrato anni prima, ma non funzionavano, a quel punto è scattata la molla e in breve tempo abbiamo tirato giù tutti i brani che sono contenuti nell’album.
Avremmo dovuto registrarli due anni fa con Fabiano Master Bianco, ma si è allontanato dalla band.
In sostituzione è arrivato Claudio, un giovanotto di trentacinque anni che ci ha aiutato per qualche mese, poi lui è migrato in Belgio per lavoro e si è interrotta la sua collaborazione.
Siamo stati fermi per circa un anno, parentesi che ho trascorso per curare i miei problemi fisici, poi durante una festività, Claudio è tornato a Roma e siamo riusciti a registrare le basi. Abbiamo iniziato a scrivere brani originali con Fabiano nei giorni in cui Alfredo Cospito era in sciopero della fame.
Gli anarchici avevano attaccato dei manifesti alla fermata dell’autobus tutti scritti a mano come si usava negli anni settanta, un dettaglio suggestivo che mi ha suggerito l’idea per il pezzo Dichiarato Morto.
Paradossale che il disco è andato in stampa quando il Ministero della Giustizia ha rinnovato a Cospito la detenzione in regime di 41-bis.

Lorenzo:
Sono convinto che lo spirito sia lo stesso, la potenza sonora è cresciuta grazie a svariati anni di esperienza in più come strumentisti e alle migliori possibilità delle tecnologie di registrazione missaggio e mastering.
Dal punto di vista delle liriche, i testi che scriveva Roberto a 20 anni erano efficaci, taglienti ma chiaramente più sloganistici.
Sono certo che anche Roberto (Perciballi, voce del gruppo, scomparso nel 2016), fosse ancora tra noi, sarebbe fiero di questi testi perché esprimono la stessa rabbia e lo stesso antagonismo ma in maniera più articolata ed adulta.

La registrazione come è avvenuta?

Alex:
Le registrazioni si sono svolte con continue interruzioni: grande difficoltà all’inizio per l'incertezza sulla concessione delle ferie di Claudio che sarebbe dovuto scendere a Natale, poi a Pasqua, infine non si capiva quando.
Finalmente è riuscito a tornare a Roma, e in una mattina abbiamo registrato le basi di batteria. La situazione è diventata piuttosto frustrante quando il fonico dello studio, Danilo Silvestri, si è trovato carico di impegni e non aveva il tempo per finire le nostre registrazioni.
Avremmo voluto mixare in analogico, fermare lo studio per un’intera settimana e usare la consolle e le macchine analogiche dello studio, ma con gli scampoli di tempo a disposizione abbiamo terminato le registrazioni in digitale. La masterizzazione di Alan Douches, infine ha compattato il suono.

Lorenzo:
Abbiamo cominciato a scrivere nuovi pezzi fin da quando abbiamo ripreso a suonare con Fabiano alla batteria e la gran parte dell materiale l’abbiamo messa su con lui. Poi Fabiano si è preso una pauaa per motivi personali e con l’ottimo Claudio Finelli abbiamo arrangiato gli ultimi 2 o 3 brani e con lui abbbiamo affrontato le session di registrazione.
Le riprese sono state abbastanza rapide e sono durate una settimana circa, mentre il mix lo abbiamo affrontato in vari giorni distanziati, per effettuare riascolti, capire le problematiche varie, così si è protratto un poco di più.
In generale però direi che è stato un lavoro spontaneo e affrontato con entusiasmo e voglia di esprimerci al massimo, senza troppe pippe mentali.

I testi parlano di repressione del dissenso, abuso di potere, manipolazione dell’informazione, devastazione ambientale, la tossicodipendenza e l’alienazione sociale.
Non è cambiato niente dopo 40 anni, la realtà costringe a riparlare delle solite problematiche mai risolte, anzi, in molti casi peggiorate.
Credete che un certo tipo di musica sia ancora in grado di influenzare la vita dei più giovani, come è stato per noi 40 anni fa?


Alex:
La musica influenza ancora profondamente la vita dei giovani, anche solo per un benessere emotivo, ma sono sopraffatti dalla quantità di offerta online.
Il flusso digitale ininterrotto e il sovraccarico cognitivo li porta inevitabilmente ad avere un approccio superficiale, senza la capacità di sviluppare un pensiero critico. Un giovane d’oggi dovrebbe concentrarsi su cosa è essenziale e stabilire cosa tiene insieme gruppi di persone che condividono gli stessi stili di vita, e gusti estetici che si differenziano da quelli della società dominante.
Non li biasimo se non ci riescono, quando ero giovane ogni spazio sociale e culturale era occupato dal dibattito politico, a dodici anni già desideravo fare politica, si moriva per la politica, ma ho smesso di comprendere l'incomprensibile ed ho accettato il caos, per questo sono diventato mio malgrado un punk. Ho agito secondo un approccio pragmatico ed istintivo, senza seguire una forma di manifesto programmatico, ma avevo consapevolezza della mia propria identità, la mia coscienza di classe. Avere radici solide mi ha garantito una stabilità emotiva.
Oggi ho la sensazione che l'essere "proletario" abbia perso importanza, la frammentazione del mondo del lavoro moderno, rende difficile riconoscersi in un'identità collettiva e questo riflette profondamente nella coscienza dei giovani. Come possono stabilire dei legami che definiscono l'appartenenza ad una sottocultura, quando ciò che tiene insieme oggi le persone si basa principalmente sull’interdipendenza e sulle relazioni affettive?
Non voglio rincorrere e intercettare il gusto dei giovani con short-video e slogan. Approfondire come gli algoritmi manipolano la loro attenzione, mi interessa solo per una analisi dei fenomeni sociali. L’album è stato realizzato in vinile per un target appartenente alla nostra generazione o poco più giovane.
Anche la celebre coppia di animali antropomorfi usata in copertina fa parte di un ricordo condiviso. Pippo è disegnato al negativo, ad evidenziare il rovesciamento di ruolo, ed esprimere la negazione di tutti gli attributi, dell’essere subalterno, non so se ora è diventato un super eroe o semplicemente uno sbirro come il sorcio.
Tutto può essere, da quando la Mondadori è passata nelle mani della Fininvest di Silvio Berlusconi, di colpo Zio Paperone è diventato generoso.

Lorenzo:
La società che ci circonda se da un punto di vista è cambiata molto in 40 anni, non ha certo risolto le sue contraddizioni e disuguaglianze, anzi…I motivi per urlare il dissenso stanno ancora tutti lì.
Credo che i giovani oggi non siano più così ricettivi verso forme musicali come il rock n’ roll, il punk e suoi derivati. Mi sembra ascoltino tutt?altro, ma poi qualche pischello che conosce i classici dei Bloody Riot e li canta sotto al palco, ci stupisce sempre e contraddice questa mia visione pessimistica.

Cosa avete ascoltato durante la composizione e registrazione dell'album? In che misura certi ascolti possono averlo influenzato?

Alex:
Ho sempre ascoltato diversi generi musicali, quando ho scoperto il punk rock e avevo solo un paio di dischi, usavo ascoltare a 45 giri i vecchi album dei Rolling Stones o degli Yardbirds, che successivamente ho dato via per acquistare altri dischi punk, ma che nel giro di qualche anno ho finito per ricomprare.
L'umore e il mio stato d'animo influenzano la mia selezione musicale giornaliera, perciò spazio dal punk al power pop, dal garage al soul, dal dark alla musica classica.
Non posso dire altrettanto quando prendo lo strumento in mano, perché non mi sono evoluto e suono la chitarra sempre con lo stesso approccio punk, vado dove mi portano le dita.
Quando abbiamo ripreso a suonare hard core l’approccio al basso elettrico, che non è il mio strumento, si è rivelato più difficoltoso delle volte precedenti. Ho dovuto esercitarmi e fare esercizi di stretching per raggiungere la scioltezza e la fluidità necessaria per correre sulla tastiera e non finire dal fisioterapista. Per comporre ho dovuto riprendere in mano la chitarra e in un solo pomeriggio ho tirato fuori i riff per tre brani. L’arrangiamento l’abbiamo elaborato in sala insieme a Fabiano.
Io e Lorenzo abbiamo sempre avuto un diverso approccio nella composizione che con il passare del tempo è diventato più evidente. Siamo diversi ma anche complementari, per esempio, mentre lui usa la tradizionale logica di scale maggiori, io cerco di usare delle note dissonanti per creare tensioni cromatiche e instabilità emotiva all'interno del brano.
Il ritorno dei Bloody Riot è accaduto più per un evento occasionale che per una scelta deliberata. Al principio avrebbero dovuto alternarsi più cantanti in un percorso itinerante in varie città. Di fatto nessuno ha risposto all’appello e sono rimasti Simone e Valerio. Scrivendo nuovi brani abbiamo fatto dei testi molto stringati dove entrambi si alternano rappando. Questo ci contraddistingue rispetto a prima.
I nuovi Bloody Riot sono qualcosa di non ancora svelato.

Lorenzo:
Devo dire che di hardcore punk ascolto prevalentemente roba “storica” di nuovo mi vengono in mente solo gli Off! , che avendo Keith Morris alla voce sono nuovi per modo di dire.
Non credo di essere influenzato da nuove band, semmai da un background di ascolti che si è accumulato negli anni e che ormai fa parte del mio DNA musicale.

All'album seguirà un tour di supporto?

Alex: Non abbiamo pianificato alcun tour, non siamo in grado di farlo da soli, avremmo bisogno del supporto di qualcuno che creda in noi.

Lorenzo:
Abbiamo alcune date in cantiere a partire da settembre ed abbiamo pubblicato un comunicato sulla pagina Bloody Riot per dire che siamo su piazza per promuovere il disco, chiunque possa e voglia farci suonare ppuò contattarci tramite i nostri social.

martedì, luglio 07, 2026

Sex Pistols. La rivoluzione punk

Uno speciale di CLASSIC ROCK dedicato, attraverso 114 pagine e decine di foto (alcune delle quali raramente utilizzate), dedicato ai SEX PISTOLS, a 50 anni dalla loro esplosione e successiva breve vita (due anni, due mesi e otto giorni).

Ce ne siano occupati io, Renato Massacesi, Renzo Stefanel, Giandomenico Curi.

Ci sono la storia, il post Pistols, le reunion, i libri, le band che ne furono influenzate, l'intricata discografia, l'annosa questione "ma sapevano suonare?", Sid e Nancy, gli articoli italiani dei tempi e tanto altro.

In edicola a 12.90 euro.

lunedì, luglio 06, 2026

Intervista a Andrea Liuzza dell'etichetta Beautiful Losers

Prosegue il viaggio informale tra le etichette italiane, sempre super attive e interessantissime.
Spazio oggi a Beautiful Losers, nella figura di Andrea Liuzza.

https://www.beautifullosers.net/

Puntate precedenti:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Etichette

Cosa vi ha spinto ad aprire un’etichetta indipendente, underground, impostata su sonorità molto personali e particolari?
Il nostro genere molto intimista. Tra avant folk, dream pop, elettronica. Beautiful Losers nasce dalla mia attività di produttore.
Volevo supportare certi progetti che producevo anche nella pubblicazione. Soprattutto perché, insieme, formano una famiglia.

La vostra è un’esperienza ormai di lunga data ma che resiste a un mercato sempre più difficile. Qual è la formula?
L’etichetta esiste grazie alla mia attività di produttore.
Facciamo semplicemente quello che ci piace, senza preoccuparci di quanto può vendere.
Finché avrò voglia di fare musica, l’etichetta esisterà.

Da gestore della label hai notato se c’è stato un effettivo ritorno alla voglia di possedere l'oggetto fisico negli ultimi anni, a scapito della fruizione digitale?
Vendiamo diversi CD e vinili. Ma anche files digitali.
Credo sia soprattutto una volontà da parte del nostro pubblico di supportarci.
In ogni caso mi sembra che in una fetta di pubblico non sia mai svanita la voglia di possedere la musica.
D’altro canto io per primo non mi accontenterei mai di sapere che la mia collezione di musica è solo su una piattaforma, che potrebbe chiudere domani.

Hai un’idea di chi siano gli acquirenti dei dischi dell’etichetta? Giovani? Meno giovani? Pubblico trasversale? In concreto: c’è un minimo di ritorno economico per un’operazione del genere?
Un ritorno economico c’é.
Minimo, come dici.
Vendiamo tutto dal nostro sito. Gli acquirenti credo appartengano alla mia generazione, millennial, e alla precedente.

Con che criterio scegliete le band da produrre?
Scelgo esclusivamente la musica con cui sento un’affinità. Mi piace la musica che fa fare un viaggio interiore.

Quali sono le mosse promozionali per far conoscere l’attività dell’etichetta?
Ho lanciato un podcast che, in un paio d’anni, ha portato 25.000 iscritti al nostro canale YouTube.
Molti di loro seguono anche l’etichetta e comprano le nostre produzioni. Una micro-community, che è la nostra base.
Per il resto, le solite: lavoriamo con la stampa per far conoscere i nostri dischi, se riusciamo facciamo qualche live. Ma la differenza l’ha fatta il podcast.

sabato, luglio 04, 2026

Not Moving live a Brugherio "Masnada" 12 luglio

Torniamo a suonare con i NOT MOVING
Sabato 11 luglio: BRUGHERIO (Monza) Increa Summer Fest, Masnada, via Increa ore 22

NOT MOVING

FB: https://www.facebook.com/profile.php?id=100051397366697

IG: https://www.instagram.com/not_moving_ltd/

But It's Not
https://www.youtube.com/watch?v=Foxxqa8ouR0

Digitalizzazione repertorio Lilith / Lilith and the Sinnersaints: "Revoluce"

Si chiude l'opera di digitalizzazione del repertorio discografico di Lilith e Lilith and the Sinnersaints, a cura di LaPOP Music.

Il 16 febbraio 2015 esce il terzo e ultimo album di Lilith and the Sinnersaints.
Alla fine dell’anno la band si scioglie definitivamente.
Nonostante la buona accoglienza all’album da parte di critica e pubblico e un discreto numero di concerti, vengono meno le motivazioni e la concordia all’interno della band.

“Revoluce” è un termine in lingua ceca che significa “rivoluzione”, nel quale sono contenute le parole “luce” e “evol”, ovvero “love” al contrario. Il nuovo album di Lilith and the Sinnersaints è una storia articolata in 12 brani che sottolinea frammenti di rivoluzione interiore, a volte molto intima a volte necessaria e manifesta.
Per la prima volta composto interamente da brani autografi (10 in italiano, 2 nel dialettio di Centenaro, paese natìo di Lilith, nell’ Alta Valnure tra Piacenza e Genova), ripercorre musicalmente i consueti sentieri cari a Lilith, tra blues, punk, canzone d’autore, riferimenti teatrali e cinematografici.

Video del brano “Nero : https://www.youtube.com/watch?v=-zCw-EVoN9Q

Ascolta Revoluce, da oggi sulle piattaforme digitali insieme a tutta la discografia di Lilith (Lilith-rita Oberti) e Lilith and the Sinnersaints: https://lnk.to/lilith_revoluce

venerdì, luglio 03, 2026

Iggy Pop live in Parma - 28 maggio 1979

Foto di Guido Harari.

L'arrivo di Iggy Pop in Italia nel maggio 1979, a Parma e poi a Milano, sancì il ritorno di artisti stranieri sul suolo italico dopo il lungo ostracismo seguito ai gravi incidenti ai concerti di Led Zeppelin, Lou Reed e Santana che esclusero la Penisola dal circuito concertistico.

Qualcuno passò, come Embryo, Magma, Henry Cow (che vidi il 25 luglio 1978 a Piacenza) ma erano nomi underground e legati al circuito "alternativo/antagonista".
Il bagno di folla di Patti Smith in settembre (a Bologna - presente - e Firenze) fu il via libera definitivo al ritorno della musica straniera in Italia.
Vidi gli ex Byrds McGuinn e Hillman e poi la cascata di Ramones, Police + Cramps), Damned, Lou Reed, ancora Iggy e ancora Ramones, Madness (con i Lambrettas), lo Stiff Records tour, B52's etc...

Iggy stava promuovendo il nuovo album "New Values" (uno dei migliori della sua produzione), dopo la rinascita, grazie a David Bowie con "The Idiot" e "Lust For Life".

Accompagnato Scott Thurston (chitarra e tastiere) Glen Matlock al basso, Klaus Krueger alla batteria (già con i Tangerine Dream!!), Jackie Clarkie alla chitarra, infiammò una folta platea con un set esplosivo (ricordiamoci che era ancora più che giovane, 32 anni, nonostante il lungo e intenso passato).

Noi, giovanissimi e un po' timidi restammo seduti, in tribuna nel Palasport, per qualche minuto per poi gettarci nel pogo sotto il palco - prima volta in vita nostra, abituati a Area, PFM, Banco etc.
La band suonò alla perfezione, precisa, compatta, dura ma mai troppo "hard", Iggy scatenato e al top.

La scaletta è curiosa, con ben sette brani degli Stooges (su 15) con una conclusiva, velocissima, "I Wanna Be Your Dog", solo una canzone dagli album "Bowiani", alcune cover abbastanza fuori luogo ("Fortune Teller", "Louie Louie", "Batman Theme"), cinque brani dall'album più recente.

La registrazione (ascoltabile, nulla più) è qua:
https://www.youtube.com/watch?v=GtntnBlbKHE

Prima di Iggy, gli sconosciuti Human League, un po' ignorati, un po' fischiati con la loro new wave elettronica piuttosto lontana dal clima punk che ci si attendeva.

Nota di colore: Scott Thurston vestiva panni e "colori" molto simili a David Bowie (di qualche tempo prima) da far credere che fosse a lui alle tastiere...

Kill City
Fortune Teller
New Values
Billy Is a Runaway
The Endless Sea
Cock in My Pocket
1970
Sister Midnight
Down on the Street
Girls
Loose
Dirt
Batman Theme
Louie Louie
I Wanna Be Your Dog

Il concerto degli Human League: https://www.youtube.com/watch?v=E3IIJZg6p-s

Almost Medieval
Circus of Death
The Path of Least Resistance
Austerity
You've Lost That Lovin' Feelin'
Being Boiled
Zero as a Limit

mercoledì, luglio 01, 2026

Antonio Bacciocchi/ Luca Frazzi - 45 years of music Graham Day

Il 16 settembre 2021 uscì il terzo titolo della mia mini casa editrice Cometa Rossa, dedicato alla carriera di Graham Day, scritto in coppia con Luca Frazzi, "40 anni di musica targata Graham Day".

I dettagli sono qui:
https://tonyface.blogspot.com/2021/09/antonio-bacciocchi-luca-frazzi-40-anni.html

Due fan hanno deciso di farne un'edizione - particolarmente lussuosa con copertina rigida e carta patinata - in lingua inglese, traducendo l'opera originale, con l'aggiunta di alcune foto (molte delle quali a colori, contrariamente all'edizione italiana in cui erano solo in bianco e nero), il titolo aggiornato e ulteriori dettagli.
Il libro è finalmente disponibile (in 300 copie).

Sono particolarmente onorato perché è il primo dei tanti libri che ho scritto che viene tradotto all'estero.

Per informazioni: tkbuch@t-online.de

martedì, giugno 30, 2026

Giugno 2026. Il meglio del mese

Siamo a metà del 2026. Sono uscite tante ottime novità: Paul McCartney, Kneecapp, Aja Monet, Black Crowes, Little Barrie, Brian Jackson, Anthony Joseph, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller, The Darts, Thee Marloes.

In Italia Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite.


PAUL McCARTNEY - The Boys of Dungeon Lane
Paul McCartney non teme di fare i conti con il suo fulgido passato.
In questo caso lo riprende dalle radici, dagli anni pre Beatles, ricordando molto tranquillamente e lucidamente, senza troppi afflati nostalgici, quegli anni pionieristici in un concept che si attesta sicuramente tra i suoi migliori lavori solisti.
L'album, 14 canzoni per 47 minuti di musica, non ha mai cedimenti, è corposo, a tratti crudo e ruvido.
Ovvio che non mancano i riferimenti Beatlesiani ("Home To Us" in duetto con Ringo su tutti) ma l'impressione è che ci sia molto dell'approccio 70's rock dei Wings e del primo Paul solista. La voce talvolta è flebile ma è un tratto congenito alla sua età ed è perfettamente contestuale al Paul 2026.
E' un lavoro da introitare con calma e da valutare nel tempo.
Dopo giorni d'ascolto ripetuto e compulsivo, credo sia un gioiello di rara bellezza.
Si parte con un parlato che poi esplode in un roccioso brano decisamente Wings, con un retaggio "Abbey Road", "As You Lie There", episodio anomalo e sorprendente nella sua complessità compositiva.
Anche "Lost Horizon" va giù duro con un riff rock e incedere ritmico mid tempo.
"Days We Left Behind" è uno dei momenti più alti del disco: ballata acustica, voce sofferente, melodia eccelsa, lo sguardo a tutti questi anni trascorsi.
"Ripples In A Pond" è uno dei rari momenti di scarsa brillantezza, un pop rock abbastanza anonimo.
Si tinge di Wings psichedelici "Mountain Top" con un finale travolgente ultra rock.
Uno dei momenti più particolari dell'album, tanto è invece classica (ma davvero bella) la ballata acustica (chitarra e voce) "Down South", con riferimenti alle prime esperienze pre "Love Me Do" (It was a good way to get to know you / Before we learned to twist and shout).
Anche "We Two", segue le stesse coordinate, ballata semplice e diretta, molto piacevole.
Un rock sferzante, molto energico, riporta i ritmi in alto in "Come Inside" mentre è più riflessiva e decisamente ammaliante l'atmosfera della sinuosa e semi psichedelica "Never Know", uno dei brani migliori.
Più Beatles di "Home To Us" non si poteva fare, con tanto di Ringo a batteria e voce. Brano riuscito, divertente, frizzante.
"Life Can Be Heard" rinnova la passione di Paul per il Vaudeville/swing/anni 20 (a me ricorda la bellisima "Two Magpies" da "Electric Arguments" dei The Fireman con Youth), brano Paul al 100%. Non lascia segni particolari l'acustica ballad folk blues "Fire Star Of The Night" ma la sofferta e drammatica "Salesman Saint", dedicata ai genitori Jim e Mary ("comes to me speaking words of wisdom Let It Be") lascia senza parole per intensità e incisività.
La conclusione è struggente con la ballad "Momma Gets By", drammatica, malinconica,triste, una sorta di commiato da lacrime.
La produzione di Andrew Watt (da Justin Bieber a Lady Gaga, Post Malone, Miley Cyrus, Elton John, Rolling Stones, Ozzy Osbourne, Pearl Jam, Iggy Pop) è magistrale e assembla alla perfezione uno spettro di influenze ampio e variegato.
Capolavoro?

BRIAN JACKSON - Now More Than Ever
Brian Jackson torna con una corposa rivisitazione del repertorio dell'ex sodale Gil Scott Heron, aiutato da Black Thought, Rahsaan Patterson, Josh Milan, Moodymann, Omar, J. Ivy.
Classici come Lady Day & John Coltrane, The Revolution Will Not Be Televised, Home Is Where The Hatred Is, Winter In America, The Bottle vengono ripresi con un'attitudine fresca, nuova, pulsante, rendendo moderno canzoni e un sound di 50 anni fa.
Bellissimo.
La Black Music continua a mutare, ricostruendo le proprie fondamenta, rinfrescando se stessa, lanciandosi in avanti, coraggiosa, sfacciata, consapevole, politicamente schierata.

ANTHONY JOSEPH - Ark
Nato a Trinidad, nel 1989 trasferito in Inghilterra) è uno scrittore afrofuturista, accademico, poeta ma anche musicista.
Ha inciso una decina di album, l'ultimo dei quali si intitola "Ark" ed è un gioiello del consueto travolgente mix di funk, hip hop, spiritual jazz, soul, jazz.
A cui aggiunge un cantato/spoken word che riporta inevitabilmente a Gil Scott Heron e Linton Kwesi Johnson.
Un altro eccellente album di "Nu Black" che si affianca degnamente a Aja Monet e Brian Jackson in questo splendido 2026 musicale.

JAMES TAYLOR QUARTET - Te Deum
James Taylor sta soddisfacendo un po' di suoi desideri.
Dopo un album pianistico riprendendo temi classici torna con il JAMES TAYLOR QUARTET con un progetto sorprendente.
Il rifacimento del "Te Deum" (canto cristiano la cui origine è incerta, attribuita a santi vari) in chiave funk soul latin jazz, con tanto di coro gospel del Benenden Chapel Choir e le percussioni di Snowboy.
I brani sono super groovy, la band vola altissima, il coro talvolta è un po' "sopra le righe" ma l'album è più che buono.

JALEN NGONDA - Doctrine Of Love
Il soul man inglese ha dichiarato che vorrebbe svegliarsi nel 1964 per registrare con i Funk Brothers e duettare con Marvin Gaye. Non ce la farà mai ovviamente ma intanto ci fa rivivere quelle vellutate atmosfere soul con un sound di gusto vintage, prevalentemente minimale, una voce incantevole, un groove comune a pochi. Ottimo disco.

BROTHER WALLACE - Electric Love
Dal profondo sud degli States, Georgia, arriva un ottimo esordio a base di soul/gospel/blues, quello più affine alle radici.
Brother Wallace fa passare un po' di tutto, dal suono Stax, a quello Motown, ritmi Northern Soul, deep blues, Otis Redding e Sam Cooke.
Vintage soul, nessuna concessione alla modernità ma è un gran bel sentire, genuino, intenso, sincero. E quindi che importa se suona come una compilation degli anni Sessanta? Ascoltiamolo e godiamocelo.

THEE MARLOES - Di Hotel Malibu
Non delude il nuovo album del trio indonesiano, elegantissimo e raffinato party sonoro a base di avvolgente e sensuale mellow soul con qualche impennata rhythm and blues.
Tanta classe.

MICA MILLAR - A Little Bit of Me
Molto carino il nuovo di MICA MILLAR, da Manchester.
Soul pop leggero, dalle tinte jazz, un po' Amy Winehouse, pennellate gospel, divertente e fresco.
Un perfetto cocktail estivo di gran classe.

JESPER LINDELL - Royal
Il cantante svedese si è preso quattro giorni nei Muscle Shoals Sound Studio in Alabama e nei Royal Studios a Memphis. In "3614 Jackson Highway" c'è il resoconto delle registrazioni nel primo, in "Royal" nel secondo. Riprende classici e brani oscuri di Elvis Presley, Otis Redding, Staple Singers, Dusty Springfield, Willie Nelson, Rod Stewart oltre a una bellissima versione di "The letter" dei Box Tops. Per chi ama il suono Stax, un album piacevolissimo.

LEAH FARMER and the BADASONICS - s/t
La cantante di Portland sforna un album davvero delizioso, tra atmosfere beat mid 60's, dal tratto malinconico, un paio di omaggi al sound Motown, qualche pausa reggae e rocksteady.
Perfetto con una birra fredda in una estate calda.

CIAN DOWNING - Stop the racists now / Come around
Cian Downing è un giovane esponente della scena Mod inglese e se nesce con un travolgente brano Ska in stile 2Tone dall'invitante titolo "STOP THE RACISTS NOW" con tanto di video con mod, scooter e calcio popolare.
What else?

https://www.youtube.com/watch?v=nyJdcqbLHqc

THE CHELSEA CURVE - The Rideout
Al secondo album il trio mod di Boston torna con un robusto garage beat rock che ricorda spesso un incrocio tra Pandoras e Go go's, grazie alla voce di Lina Pardee.
Una ventina di minuti, sette brani, tutto molto fresco e urgente.

https://thechelseacurve.bandcamp.com/album/the-rideout

DOWNTOWN BOYS - Public Luxury
La band americana ha da sempre messo l'opposizione politica al centro del loro progetto artistico.
Di questi tempi hanno pane per i loro denti nella catastrofe americana e mondiale.
Il terzo album viaggia nei conosciuti sentieri del punk più contaminato ed evoluto, uscendo dai canoni più prevedibili dell'ambito.
Una delle band più interessanti in circolazione tra i nomi estremi e rumorosi.

SUBLIME - Until the Sun Explodes
li conobbi nel breve periodo in cui suonai con Chiara e gli Scuri della futura Nina Zilli a metà anni 90.
Loro ne erano grandi fan e si muovevano più o meno su quelle coordinate, tra punk, beat, ska e affini.
I Sublime si sciolsero alla morte del leader Bradley Novell, nel 1996.
Tornano ora con Bradley sostituito dal figlio Jakob (dalla voce molto simile al padre), con un buon album (pur massacrato dalla critica) che riprende tutti gli schemi del sound originale, ha buone canzoni e un bel tiro.
Un'operazione forse un po' azzardata e foriera di perplessità pur se il risultato sia molto piacevole.
Ospiti Pennywise e H.R. dei Bad Brains.

THE ALARM - Transformation
A un anno dalla tragica scomparsa del leader Mike Peters, esce l'ultimo album degli Alarm, in lavorazione al tempo e completato successivamente. Si ripete, per l'ultima volta, la loro tutto sommato efficace formula che mette(va) insieme Clash, l'enfasi degli U2, un po' di Big Country e di Bruce Springsteen. Li avevo molto apprezzati agli inizi con "Declaration" "Strenght", anche dal vivo con uno spettacolo convincente. Con le dovute "cautele" è buon album, ben fatto e pieno di pathos.

JACKIE MENDEZ - This is Jackie Mendez
E' cresciuta a Los Angeles con 2Tone e original reggae come colonna sonora.
E si sente in questo eccellente esordio, molto reggae e rocksteady oriented, con pennellate soul, cantato e suonato benissimo, melodie accattivanti, brani di altissima qualità.
La colonna sonora per l'estate rovente in arrivo passa anche di qua.

FRIDAY FUZZ – Much Funk About Nothing
Il collettivo Friday Fuzz, composto da Marco Leo, Cesare Pizzetti, Elvin Betti e Niccolò Barozzi, già a fianco di grandi musicisti italiani, all’esordio con un album strumentale, in cui riprendono il classico sound funk che rimanda alle colonne sonore dei film anni Settanta. Il tutto eseguito con estrema perizia tecnica, al servizio di un perfetto groove che rende gli undici brani deliziosi.

OSAKA FLU – Lasciateci divertire
E’ sempre un piacere ascoltare un album come questo, in cui le influenze e i riferimenti sono talmente vasti che diventa complesso catalogare il lavoro sotto un “genere” ben definito. In questo caso, come da sempre ci ha abituato la band aretina, attiva dal 2010 e con quattro album alle spalle, si viaggia su basi prevalentemente di gusto punk e indie rock chitarristico dal taglio abrasivo. Ma, al contempo, non mancano sguardi alla canzone d’autore italiana nella sua più nobile accezione (dalle parti di un Fabrizio De André come non è mai stato, tra punk e pub rock – vedi Andrea), imprevedibili sferzate hardcore (Rumore), lo fi acustico (Io voglio decrescere) e tanto altro. Un disco che trasuda personalità, vigore e freschezza propositiva.

AFRICA UNITE – Nero su Nero – Manca il Fiato
Tornano i Maestri del reggae italiano con un nuovo strepitoso ep di cinque brani. Bunna e Madaski continuano ad essere schierati, in prima linea, con testi militanti, contro l’attuale follia guerrafondaia che sta affossando il mondo. Il loro irresistibile reggae sound assume un groove funk in Il silenzio dell’assenso, torna ai ritmi più classici in Colla a caldo, affiancati dai Circus Punk, si diluisce in una stupenda lover song in Nero su nero, scritta originariamente per Alborosie e riarrangiata per l’occasione. E dopo l’ottima Uomini, si chiude a ritmo rocksteady con un altro gioiello come Brand New Jacket. Pura eccellenza.

ATOM LUX – Kamikaze Butterfly
Continua il percorso lisergico di Atom Lux, con un nuovo ep di cinque brani, imprevedibili, psichedelici, dalle tinte stoner, che attingono spesso dalla lucida follia dei King Gizzard and the Wizard Lizard (a loro volta figli dei voli mentali dei Gong di Daevid Allen). I ritmi sono travolgenti, i suoni aspri e crudi, le composizioni di prima qualità. Dopo l’exploit dell’album “Voidmaze Dopamine Salad” si aggiunge un nuovo eccellente tassello alla cavalcata di Atom Lux.

FIESTA ALBA – Drops of sunshine in the city of spectres
Sempre avvolta nel mistero, la band romana firma il terzo capitolo del suo percorso musicale, addentrandosi ancora di più in meandri sonori poco codificabili. In cui entrano elettronica, fusion, poliritmi, world music, alt rock e tanto altro. Una proposta a tratti spiazzante per quanto è originale e innovativa (che talvolta sembra guardare al mondo artisticamente più contaminato caro a David Byrne) e che non finisce di stupire. Uno dei nomi più intriganti in circolazione.

ARTISTI VARI – Wild Honey Sampler 2026
Diciannove brani tratti da uscite recenti e di prossima pubblicazione per la Wild Honey Records, una delle etichette più interessanti e attive nella scena rock ‘n’ roll italiana. Una compilation gratuita che abbraccia tutto lo scibile della produzione dell’etichetta, tra Deniz Tek, New Christs e i Peawees, Radio Days e Bee Bee Sea, attraverso canzoni serrate, ruvide, pop, garage, beat, punk. Un gran piacere ascoltare un album del genere. A suo modo, perfetto!

ASCOLTATO ANCHE:
DOWN TO THE BONE (buon acid jazz funk, pur se prevedibile e risaputo), REGGAE WORKERS of the WORLD (reggae dalle varie contaminazioni, gradevole e poco più), THE UNSUSTAINABLES (ottimo ska/rocksteady, in chiave tradizionale, con qualche riferimento soul),

LIBRI

Dean Orton - A life in Lambretta. The story of a Professional Mod
Dean Orton è un volto noto e nome iconico nella scena mod ma soprattutto scooteristica italiana.
Arrivato tempo fa nella penisola, ha fatto della sua passione per la Lambretta una vera e propria professione, diventando un riferimento per gli amanti del veicolo.
In questo libro (in inglese) racconta la sua storia e soprattutto una marea di divertentissimi aneddoti: dal rocambolesco arrivo in Italia in scooter dall'Inghilterra per partecipare a un raduno mod, ai viaggi in Grecia dove recuperare mezzi d'epoca da restaurare, al vagabondare in mezza Europa sulla due ruote, al rapporto difficile con la burocrazia italiana, all'adattamento alle usanze nostrane che non sempre sono affini allo spirito britannico.
Un libro davvero divertente e ricchissimo di spunti piacevolissimi, anche di costume e rapporti sociali oltre che di un nutrito apporto fotografico.
In mezzo spuntano nomi noti della scena, a rendere ancora più piacevole e interessante la lettura.

Andrea Maccarone - Gli ultimi ribelli. Chi ha ucciso le sottoculture
Di sotto e contro culture si è parlato ripetutamente e a iosa, tra ricordi, ricostruzioni, documenti fotografici, ricerca delle radici. Maccarone approfondisce l'argomento con un saggio sociologico che parte da una veloce contestualizzazione delle varie forme sottoculturali (Teddy Boys/Rockers, Mods, Skinheads, Punk, Hip Hop etc) anche attraverso osservazioni che sintetizzano la loro essenza:
Le sottoculture giovanili trasformano oggetti e pratiche quotidiane in strumenti di resistenza simbolica.
Importante la sottolineatura di come il ruolo dei media abbia sempre compromesso la purezza e la stabilità delle sottoculture.
A proposito del movimento Hippie e del Festival di Woodstock:
La copertura massiva dell'evento contribuì a trasformare un'esperienza controculturale in un femnomeno globale, accelerandone al tempo stesso la diffusioine e la successiva normalizzazione.
Quando una sottocultura diventa visibile e mediatizzata su larga scala, perde parte della sua carica oppositiva.
Tra le conclusioni dell'analisi, la constatazione di come le sottoculture non siano mai statiche e contuino a ridefinirsi.
E infine il cambiamento epocale causato dall'arrivo di internet e soprattutto dei social:
Hanno permesso la costruzione di una pericolosa cultura dell'immagine fondata su modelli studiati per ricevere la massima attenzione dalla platea degli utenti.
Tutto ciò ha prodotto un livellamento dei modelli espressivi e di comunicazione, annientando le sfumature e la forza dell'originalità.
I social network offrono opportunità di conoscenza ma obbligano i linguaggi a uniformarsi per essere veicolati.
Le nuove generazioni grazie alla società delle piattaforme digitali, diventano autrici dei propri messaggi, padroni dei mezzi di comunicazione, e possono raccontare la propria realtà senza intermediazione.
Si supera così l'ostacolo del filtro giornalistico, instaurando un rapporto diretto tra mittente e destinatario.
La conclusione è amara: partendo dalla constatazione del mancato ricambio generazionale nell'ambito delle sottoculture tradizionali: La ribellione, a quanto pare, non attrae più.
Chiude il libro una serie di interessanti testimonianze di Irish Jack (storico mod dei 60, ispiratore del personaggio di Jimmy in "Quadrophenia"), Steve Diggle dei Buzzcocks, Mike Joyce degli SMiths, Kev Roberts, DJ del Wigan Casino e Rick Witter dei Shed Seven.

Francesco Abate - Gli indegni
Una vicenda (non autobiografica, precisa l'autore ma in cui tanti di "noi" si possono facilmente riconoscere) che si svolge negli anni Ottanta del punk, new wave e affini, tra amori disperati, speranze adolescenziali, fughe a Parigi e Londra, eroina, in una corsa scomposta e scarmigliata alla ricerca dell'immortalità giovanile.
Ci sono le sottoculture, le botte, le lacrime, le strade divise.
Il romanzo si configura come un racconto molto fedele alle vicende di quegli anni, spesso aspro, altrettanto ironico e spensierato.
La scrittura è precisa, fresca e coinvolgente, il libro più che riuscito.

Claudio Cicolin - Della Chitarra e del Mistero
Cinque racconti sospesi tra realtà e fantasia, legati dal ruolo della chitarra, filo conduttore che unisce destini, visioni e ossessioni. Non a caso visto che l'autore ha dato vita a un progetto video su YouTube, diventato il canale didattico di chitarra più seguito in Italia con 280.000 iscritti.
I racconti nascono dalla lettura di scrittori iconici come Edgar Allan Poe e Italo Calvino, diretti ispiratori delle narrazioni e si muovono verso un mondo sonoro che cita Smiths e Brian May, Oasis e Robert Johnson e uno letterario che spazia da George Orwell a Alessandfro Baricco.
Lettura interessante sicuramente originale.



COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".

APPUNTAMENTI

Venerdì 3 luglio, ore 21. Presentazione libro "Keith Moon, batterista" a Piacenza, Libreria Fahrenheit 451", via Legnano.

NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour

Venerdì 10 luglio: Bologna “Frida”
Sabato 11 luglio: Festival Increa Masnada (Milano)
Venerdì 31 luglio: Cervia “Planet Rock”

lunedì, giugno 29, 2026

Wild Billy Childish & CTMF + The Mummies @Festival Beat 2026

Foto di Mummies e Billy Childish di Andrea Amadasi.

Il Festival Beat rinasce dalle sue ceneri a cui tanti l'avevano già (perfidamente) condannato e si ritrova in quel di Cremona, lasciando la ormai storica sede di Salsomaggiore.
Guadagnandoci.

La città lombarda ("di là da Po" come diciamo noi dirimpettai emiliani) è un piccolo gioiello architettonico, vivibile e accogliente, il luogo del Festival, le COLONIE PADANE, uno stupendo spazio di rara bellezza e suggestione.
Fondate nel 1915 come colonia elioterapica e nel 1922 trasformata in luogo per ospitare centinaia di bambini per terapie di bagni di sole.
In epoca fascista poi, Roberto Farinacci, ras di Cremona, la fece diventare “Colonia Regina Margherita di Savoia e balilla Roberto Farinacci”, una struttura centrale a forma di grande nave immersa in un vasto parco di quasi 60 mila metri quadrati ricco di essenze padane, piscinette e laghetti per formare la gioventù cremonese secondo i dettami fascisti in merito a salute, cultura e comportamenti.

Hanno fatto anche cose buone...

Le cronache raccontano di uno spettacolare set di Jon Spencer il venerdì sera.

Il sabato, avvolti da una calura difficilmente tollerabile, si apre con la presentazione, in piazza Roma, del mio libro su Keith Moon e di quello di Enrico Lazzeri "Ballare nella catastrofe" con Gino Delledonne moderatore. Tanta gente, tanta attenzione, tante suggestioni e considerazioni filosofico/poetiche.
Bei momenti davvero.

Si passa in riva al Po alle Colonie.
Tanta gente ad applaudire il rude anticipo di Reverend-Beat Man & Milan Slick.

Wild Billy Childish & CTMF spazzano via tutto.
Suono ruvido, crudo, chitarra/basso/batteria come i primi Kinks con la voce di Jason Williamson degli Sleaford Mods, garage beat 100% Brit, sempre storti, a volte scordati e imprecisi, perfetti!
A un certo punto suonano "You Are Forgiven", uno dei "movimenti" della mini opera degli Who "A Quick One While He's Away" ed è puro genio, qualcosa che connota fino in fondo il mondo di Billy Childish, dai Milkashakes ad oggi, con in mezzo cento altri gruppi.
Ci infilano anche "Fire" di Jimi Hendrix ed è fighissima.
Quello che risalta è l'unicità di questo suono, tanto banale quanto irripetibile e inimitabile.

I Mummies sono i Mummies, né più né meno.
Garage/surf/punk veloce e grezzo, tiratissimo.
Consueto sfoggio di evoluzioni "ginniche" con tastiere sulle spalle etc. Che siano i Devo del garage punk è confermato anche dalla cover (riuscita) di "Uncontrollable Urge" della band di Akron.
Chiudono improvvisamente dopo una quarantina di minuti.
Promettono di tornare ma la serata si ferma lì.
C'è chi mormora di uno scazzo tra di loro, chi apprezza la brevità punk, chi la guasconeria e l'ironia.
Va bene così.

Si gira tra i numerosi e ricchi banchetti, si incrociano mille persone conosciute e meno.
Organizzazione, come sempre, impeccabile (c'è chi mugugna per il prezzo ma quello é, il costo della vita è un attimino diverso dal solito, anche per chi gestisce. Se non va bene non andateci o organizzatene uno voi a metà costo).

domenica, giugno 28, 2026

Digitalizzazione repertorio Lilith / Lilith and the Sinnersaints: "Stereo Blues Vol.1: Punk Collection”

Prosegue il processo di digitalizzazione del repertorio di Lilith (Lilith-rita Oberti) e Lilith and the sinnersaints a cura di LaPOP Music.

Il 21 ottobre del 2013 esce “Stereo Blues Vol.1: Punk Collection”, inteso originariamente come il primo episodio di una serie di omaggi che Lilith and the Sinnersaints volevano tributare alla radici del proprio sound.

I quattro brani contenuti nell’EP sono un personale omaggio al PUNK di fine anni 70, la prima colonna sonora delle giornate che l’allora 15enne Lilith-rita Oberti spendeva tra il gruppo dei tempi, i Not Moving, e la scuola.
Brani come “See no evil” dei Television e “(I’m) Stranded” dei Saints giravano nelle cassette che ci si scambiava alla scoperta del nuovo sound.
Poi venne l’hardcore punk e gruppi come Bad Brains (omaggiati con una versione blues del loro classico “Sailin on”) mentre i Clash cercavano nuove strade nella musica tradizionale come il blues, il reggae o il gospel (come in “The sound of the sinners” da “Sandinista”).

Lilith and the Sinnersaints in “Stereo Blues vol.1: Punk collection” volgono lo sguardo a quei tempi ma lo attualizzano attraverso una sensibilità moderna e il loro unico stile.

Il CD fu stampato in edizione limitata di 300 copie in un contenitore di metallo che ricalcava quello di “Metal Box” dei Public Image LTD. L’oggetto andò esaurito ed è da tempo irreperibile.

Ascolta Stereo Blues vol. 1: Punk Collection, da oggi sulle maggiori piattaforme digitali: https://lnk.to/stereoblues

sabato, giugno 27, 2026

Appuntamenti

"Keith Moon, batterista" (Low Edizioni) sarà presentato oggi alle 17.30 a Cremona all'interno del Festival Beat a La Ciocco di Piazza Roma 30.

Venerdì 3 luglio alla Libreria Fahrenheit 451" a Piacenza, in via Legnano alle 21.30
Related Posts with Thumbnails