venerdì, giugno 12, 2026

Andrea Maccarone - Gli ultimi ribelli. Chi ha ucciso le sottoculture

Di sotto e contro culture si è parlato ripetutamente e a iosa, tra ricordi, ricostruzioni, documenti fotografici, ricerca delle radici.
Maccarone approfondisce l'argomento con un saggio sociologico che parte da una veloce contestualizzazione delle varie forme sottoculturali (Teddy Boys/Rockers, Mods, Skinheads, Punk, Hip Hop etc) anche attraverso osservazioni che sintetizzano la loro essenza:
Le sottoculture giovanili trasformano oggetti e pratiche quotidiane in strumenti di resistenza simbolica.

Importante la sottolineatura di come il ruolo dei media abbia sempre compromesso la purezza e la stabilità delle sottoculture.
A proposito del movimento Hippie e del Festival di Woodstock:
La copertura massiva dell'evento contribuì a trasformare un'esperienza controculturale in un femnomeno globale, accelerandone al tempo stesso la diffusioine e la successiva normalizzazione.
Quando una sottocultura diventa visibile e mediatizzata su larga scala, perde parte della sua carica oppositiva.


Tra le conclusioni dell'analisi, la constatazione di come le sottoculture non siano mai statiche e contuino a ridefinirsi.
E infine il cambiamento epocale causato dall'arrivo di internet e soprattutto dei social:
Hanno permesso la costruzione di una pericolosa cultura dell'immagine fondata su modelli studiati per ricevere la massima attenzione dalla platea degli utenti.
Tutto ciò ha prodotto un livellamento dei modell iespressivi e di comunicazione, annientando le sfumature e la forza dell'originalità.
I social network offrono opportunità di conoscenza ma obbligano i linguaggi a uniformarsi per essere veicolati.
Le nuove generazioni grazie alla società delle piattaforme digitali, diventano autrici dei propri messaggi, padroni dei mezzi di comunicazione, e possono raccontare la propria realtà senza intermediazione.
Si supera così l'ostacolo del filtro giornalistico, instaurando un rapporto diretto tra mittente e destinatario
.

La conclusione è amara: partendo dalla constatazione del mancato ricambio generazionale nell'ambito delle sottoculture tradizionali: La ribellione, a quanto pare, non attrae più.

Chiude il libro una serie di interessanti testimonianze di Irish Jack (storico mod dei 60, ispiratore del personaggio di Jimmy in "Quadrophenia"), Steve Diggle dei Buzzcocks, Mike Joyce degli SMiths, Kev Roberts, DJ del Wigan Casino e Rick Witter dei Shed Seven.

Andrea Maccarone
Gli ultimi ribelli. Chi ha ucciso le sottoculture
Affinità Elettive Edizioni
142 pagine
16 euro

giovedì, giugno 11, 2026

Francesco Abate - Gli indegni

Una vicenda (non autobiografica, precisa l'autore ma in cui tanti di "noi" si possono facilmente riconoscere) che si svolge negli anni Ottanta del punk, new wave e affini, tra amori disperati, speranze adolescenziali, fughe a Parigi e Londra, eroina, in una corsa scomposta e scarmigliata alla ricerca dell'immortalità giovanile.

Ci sono le sottoculture, le botte, le lacrime, le strade divise.

Il romanzo si configura come un racconto molto fedele alle vicende di quegli anni, spesso aspro, altrettanto ironico e spensierato.
La scrittura è precisa, fresca e coinvolgente, il libro più che riuscito.

Francesco Abate
Gli indegni
Einaudi
384 pagine
19 euro
Antonio Bacciocchi dialoga con Francesco Abate in occasione della presentazione del suo libro "Gli Indegni" (Einaudi Stile Libero).
📍 Dove: Coop. Sant'Antonio, Piacenza
🗓️ Quando: Sabato 13 giugno 2026
🕕 Ora: Ore 18:00

martedì, giugno 09, 2026

Michael Giles - Shadows + Solo

Personaggio molto particolare MICHAEL GILES.

Magnifico batterista nel capolavoro d'esordio dei KING CRIMSON "In the Court of the Crimson King" del 1969 e nel successivo, altrettanto valido per quanto spessao sottovalutato "In the Wake of Poseidon" dell' anno successivo.

Ma già protagonista in "The Cheerful Insanity of Giles, Giles and Fripp" con il fratello Peter e Robert Fripp nel 1968, pre King Crimson, album colpevolmente dimenticato ma gustosissimo tra psichedelia, sprazzi folk e proto prog.
Alla fine del 1970 pubblica un altro delizioso lavoro, sempre dalle tinte psichedeliche con un taglio spesso Beatlesiano, "McDonald and Giles" in coppia con Ian McDonald, tastierista dei King Crimson (e il fido fratello Peter al basso, oltre Steve Winwood nell'iniziale suite di 11 minuti).

Il suo è un drumming molto complesso, ricco di sfumature jazz, spesso spezzettato.

Collabora successivamente con Leo Sayer, l'ex Genesis Anthony Philips, Kevin Ayers, Penguin Cafe Orchestra, Bryan Ferry, Neil Sedaka, Greg Lake e il solo di Roger Glover dei Deep Purple, il notevole "The Butterfly Ball and the Grasshopper's Feast" del 1974.

Nel frattempo ha continuato a registrare privatamente, collezionando percussioni di recupero in cucine, giardini e garage.
Shadows / Solo è il suo primo disco dal 2001 e, a 84 anni, ha deciso di riascoltare il mare di materiale registrato e di metterlo a disposizione del suo pubblico.

"Solo" è un disco folle.
Nasce da una session del 2012 con altri musicisti, riascoltata nel 2025 e a cui Giles ha deciso di togliere tutti gl ialtri strumentiu, lasciando solo le sue percussioni di fortuna e la batteria.
Ovviamente è pura sperimentazione, piuttsoto fine a se stessa.

Altra cosa "Shadows", con Jakko Jakszyk chitarrista a lungo con i King Crimson, Ian McDonald a flauto e sax e Geoffrey Richardson, mandolini e fitai già con Caravan, Kevin Ayers e Spirogyra. Percussioni "di recupero" protagoniste ma anche musica, canto, tra fusion, prog e sperimentazione.

Non mi risulta di aver mai avuto alcuna conoscenza di una tradizione o di ensemble di percussioni di recupero.
Volevo che la mia musica avesse più consistenza, colore e suoni insoliti che non si trovavano facilmente altrove se non in casa, in giardino e in garage. Inoltre, le percussioni di recupero e gli oggetti trovati non costano nulla e sono esenti da IVA.
Ogni percussione di recupero ha un suono e una nota fondamentale unici, che la rendono totalmente originale e impossibile da copiare.
Per me tutti questi suoni sono emozionanti e divertenti da suonare: spesso possono risultare intriganti e misteriosi o buffi a seconda del contesto musicale.
Non solo, ma l'utilizzo di oggetti smarriti e ritrovati come strumenti musicali è un modo davvero creativo di riciclare o riutilizzare, vantaggioso sia per gli amanti della musica che per i ciclisti attenti all'ambiente.

lunedì, giugno 08, 2026

Intelligenza Artificiale e il traffico sul Web

Negli ultimi tempi gli accessi al mio blog sono aumentati progressivamente con picchi assurdi in certe circostanze.
Per cercare di rendere credibili e reali le statistiche, elimino ogni dato non compatibile con le medie abituali e ricalcolo i valori mensili e annuali senza l'apporto di quei numeri.

La conferma dell'anomalia è arrivata in questi giorni.

Secondo Cloudflare il traffico delle Intelligenze Artificiali ha superato quello degli esseri umani sulla rete.

I bot intelligenti sono il 57,4% del traffico totale, contro il 42,6% delle persone reali.

Il loro peso altera le statistiche dei siti ed incide su modelli economici costruiti attorno alle visite umane, alle visualizzazioni pubblicitarie e alle sottoscrizioni.

Non sono soggetti umani ma il crawling dei bot alla ricerca di dati e vulnerabilità.

Gli utenti umani restano centrali nell’uso effettivo dei servizi, ma producono una quota minore del traffico misurato.

domenica, giugno 07, 2026

Classic Rock e altro

Nel nuovo numero di Classic Rock ci sono tante cose interessanti, tra cui le mie recensioni di "Live at BBC" di Paul Weller e dei nuovi album di Downtown Boys, Slift, "Live at the Eden Project" degli Who oltre alle compilation "Shake That Thing-The British Blues in Britain 1963/1973" e "Armagideon Times - When Punk met Dub (1978-1984), quest'ultima davvero molto bella.
In più c'è una graditissima recensione del live milanese al "Biko" dei Not Moving.
Antonio Bacciocchi dialoga con Francesco Abate in occasione della presentazione del suo libro "Gli Indegni" (Einaudi Stile Libero). 📍 Dove: Coop. Sant'Antonio, Piacenza
🗓️ Quando: Sabato 13 giugno 2026
🕕 Ora: Ore 18:00

sabato, giugno 06, 2026

Digitalizzazione repertorio Lilith / Lilith and the Sinnersaints: "The Black lady and the Sinner Saints"

Prosegue la digitalizzazione del catalogo di Lilith e Lilith and the Sinnersaints, a cura di LaPOP Music.

Dopo l’anticipo del mini CD “I Need Somebody” arriva, l’11 febbraio 2008, il primo album accreditato a Lilith and the Sinnersaints, “The Black Lady and the Sinner Saints” (AlphaSouth Records) con il sottotitolo “The Crusade of the Lost Souls” ispirato dall’episodio di “Colombo” in cui appare Johnny Cash.

Un lavoro in cui Lilith-rita Oberti si affida all’aiuto da parte di un po’ di amici, a cui viene chiesto di comporre (e spesso suonare) un brano appositamente composto o arrangiato.

Rispondono all’appello Julie's Haircut Il Santo Niente di Umberto Palazzo, Giovanni Ferrario, Dome la Muerte, Maurizio Curadi, Francois Regis Cambuzat, Tav Falco, Stefano Silva dei Temponauts, Peluqueria Hernandez di Joyello Triolo.
Qua e là suonano anche Antonio Bacciocchi, Massimo Vercesi e Cristiano Cassi. Lilith canta tutto, ovviamente.
Ne risulta un album eclettico, molto vario, sempre permeato da tinte blues e sprazzi punk ma ricco anche di rock ‘n’ roll nelle sue più ampie declinazioni, new wave, sperimentazioni varie.

La copertina e il titolo omaggiano Charlie Mingus e il suo album del 1963 “The Black Saint and the Sinner Lady” (l’album è aperto e chiuso da due brevi strumentali composti da Lilith, “The Black Saint” e “The Sinner Lady”).
Lo scrittore Davide Sapienza contribuisce con un racconto inedito, “La Radura Musk” inserito nel booklet.

L’album avrà un notevole riscontro di critica e pubblico e sarà stampato in tiratura limitata anche in Cina, con l’aggiunta del precedente ep “I Need Somebody” e una versione di “Grazie alla vita” di Violeta Parra come bonus tracks, in vista di una serie di date a Pechino e Hong Kong (thanx Thomas Stiller), purtroppo annullate.

Si ricostituisce la band con Massimo Vercesi alla chitarra, Cristiano Cassi al basso, Antonio Bacciocchi alla batteria, Carla Gatti ai cori.
I concerti sono numerosi e affollati e culminano in luglio aprendo per Siouxsie (con anche Cristina Donà) al MetaRock di Pisa.

Ascolta The Black Lady and the Sinner Saints, per la prima volta sulle piattaforme digitali: https://lnk.to/blacklady

venerdì, giugno 05, 2026

OrzoRock Music

Prosegue il viaggio informale tra le etichette italiane, sempre super attive e interessantissime.
Spazio oggi a OrzoRock Music, con le parole di Gabriele Finotti (Misfatto e Desert Twelve).


Puntate precedenti:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Etichette

https://www.orzorockmusic.it/

OrzoRock è partito come festival, che nel 2026 festeggia i 30 anni di attività, in un paese della provincia di Piacenza.
Si è poi sviluppato anche come etichetta. Raccontaci un po’ di storia.

La storia sarebbe molto lunga, ho scritto un libro che proprio tu hai introdotto per i 20 di edizioni nel 2017.
Nel 2014 nasce Orzorock Music, fondata dal sottoscritto Finotti Gabriele e le prime uscite sono state Misfatto, Zebra Fink e compilation del festival 2015, l' etichetta che reincarna il festival, poi i tempi cambiano e siamo già nel 2026…

Da gestore della label hai notato se c’è stato un effettivo ritorno alla voglia di possedere l'oggetto fisico negli ultimi anni, a scapito della fruizione digitale?
Mi occupo anche dei digital e sono editore e consulente per i novizi.
Sta tornando il vinile, il cd in calo, soprattutto negli ultimi 2 anni.

Hai un’idea di chi siano gli acquirenti dei dischi dell’etichetta? Giovani? Meno giovani? Pubblico trasversale?
Gli acquirenti più accaniti sono fans e amici dell' artista, ma in occasione degli eventi più grandi, oltre a Orzorock, c'é Orzogelo, festival cantautori di Orzo e Xmas Night Orzorock.
Ebbene in questi eventi gli acquirenti sono anche gli affezionati a Orzorock Music, e questo mi piace!

C’è un minimo di ritorno economico per un’etichetta così specializzata e che pubblica sempre confezioni molto curate e di conseguenza più costose?
Il vero ritorno è la SIAE.
Poi abbiamo cachet a volte più alti del solito e un ritorno costante del merch.
Sui digital ancora molto mistero per gente medio piccola.

Con che criterio scegliete le band da produrre?
Gli artisti vengono scelti per originalità nei brani, tecnica buona e umiltà, niente altro.
Sono allergico ai rompiballe o a chi si crede già molto bravo.

Quali sono le mosse promozionali per far conoscere l’attività dell’etichetta?
I social sono al primo posto, ma credo nella professionalità del sito www.orzorockmusic.it

Cosa c’è in programma per il futuro?
Per ora ci godiamo a Giugno 2026 i nostri 4 eventi a Piacenza per i 30 anni del festival dove l'etichetta e le sue band la fanno da padroni!
Da Orzorock Lyons il 7 giugno alla Festa del rugby, al 13 giugno a Spazio4 dove si rivedranno Misfatto, Kabirya e soprattutto Bravi Tutti.
Poi 19 giugno in piazza Duomo per un venerdì piacentino e il 27 giugno back to Gragnano con band varie!
L importante è la salute, è il caso di dirlo, anche se la mia anima rock è legata più al destino.
1996-2026 30 anni di festival by Orzorock Music.

giovedì, giugno 04, 2026

Claudio Cicolin - Della Chitarra e del Mistero

Cinque racconti sospesi tra realtà e fantasia, legati dal ruolo della chitarra, filo conduttore che unisce destini, visioni e ossessioni.
Non a caso visto che l'autore ha dato vita a un progetto video su YouTube, diventato il canale didattico di chitarra più seguito in Italia con 280.000 iscritti.

I racconti nascono dalla lettura di scrittori iconici come Edgar Allan Poe e Italo Calvino, diretti ispiratori delle narrazioni e si muovono verso un mondo sonoro che cita Smiths e Brian May, Oasis e Robert Johnson e uno letterario che spazia da George Orwell a Alessandfro Baricco.

Lettura interessante sicuramente originale.

Claudio Cicolin
Della Chitarra e del Mistero
Dantone Edizioni
166 pagine
16 euro

mercoledì, giugno 03, 2026

Due Spicci di Zerocalcare

Possono piacere o meno ma il mondo e il linguaggio di ZEROCALCARE sono unici, inimitabili, distintivi.

Anche la nuova serie per Netflix accomuna la consueta aspra ironia con l'attenzione al sociale meno trattato e considerato, intriso di un altro aspetto raramente valutato ovvero quello interiore, relazionale, personale.

La narrazione è come sempre veloce, surreale, ricchissima di riferimenti, rimandi, insert onirici e fantastici, nonchè (spesso fortemente) autobiografici.

Per fortuna ci sono personaggi come Zerocalcare a illuminare un periodo così buio e incolto, pur con un sorriso incerto e amaro.

lunedì, giugno 01, 2026

Paul McCartney - The Boys of Dungeon Lane

Paul McCartney non teme di fare i conti con il suo fulgido passato.
In questo caso lo riprende dalle radici, dagli anni pre Beatles, ricordando molto tranquillamente e lucidamente, senza troppi afflati nostalgici, quegli anni pionieristici in un concept che si attesta sicuramente tra i suoi migliori lavori solisti.

L'album, 14 canzoni per 47 minuti di musica, non ha mai cedimenti, è corposo, a tratti crudo e ruvido.
Ovvio che non mancano i riferimenti Beatlesiani ("Home To Us" in duetto con Ringo su tutti) ma l'impressione è che ci sia molto dell'approccio 70's rock dei Wings e del primo Paul solista.
La voce talvolta è flebile ma è un tratto congenito alla sua età ed è perfettamente contestuale al Paul 2026.
E' un lavoro da introitare con calma e da valutare nel tempo.
Dopo giorni d'ascolto ripetuto e compulsivo, credo sia un gioiello di rara bellezza.

Si parte con un parlato che poi esplode in un roccioso brano decisamente Wings, con un retaggio "Abbey Road", "As You Lie There", episodio anomalo e sorprendente nella sua complessità compositiva.
Anche "Lost Horizon" va giù duro con un riff rock e incedere ritmico mid tempo.
"Days We Left Behind" è uno dei momenti più alti del disco: ballata acustica, voce sofferente, melodia eccelsa, lo sguardo a tutti questi anni trascorsi.
"Ripples In A Pond" è uno dei rari momenti di scarsa brillantezza, un pop rock abbastanza anonimo.
Si tinge di Wings psichedelici "Mountain Top" con un finale travolgente ultra rock.
Uno dei momenti più particolari dell'album, tanto è invece classica (ma davvero bella) la ballata acustica (chitarra e voce) "Down South", con riferimenti alle prime esperienze pre "Love Me Do" (It was a good way to get to know you / Before we learned to twist and shout).
Anche "We Two", segue le stesse coordinate, ballata semplice e diretta, molto piacevole.
Un rock sferzante, molto energico, riporta i ritmi in alto in "Come Inside" mentre è più riflessiva e decisamente ammaliante l'atmosfera della sinuosa e semi psichedelica "Never Know", uno dei brani migliori.
Più Beatles di "Home To Us" non si poteva fare, con tanto di Ringo a batteria e voce. Brano riuscito, divertente, frizzante.
"Life Can Be Heard" rinnova la passione di Paul per il Vaudeville/swing/anni 20 (a me ricorda la bellisima "Two Magpies" da "Electric Arguments" dei The Fireman con Youth), brano Paul al 100%.
Non lascia segni particolari l'acustica ballad folk blues "Fire Star Of The Night" ma la sofferta e drammatica "Salesman Saint", dedicata ai genitori Jim e Mary ("comes to me speaking words of wisdom Let It Be") lascia senza parole per intensità e incisività.
La conclusione è struggente con la ballad "Momma Gets By", drammatica, malinconica,triste, una sorta di commiato da lacrime.

La produzione di Andrew Watt (da Justin Bieber a Lady Gaga, Post Malone, Miley Cyrus, Elton John, Rolling Stones, Ozzy Osbourne, Pearl Jam, Iggy Pop) è magistrale e assembla alla perfezione uno spettro di influenze ampio e variegato.

Capolavoro?

PS: quando il genio vola troppo in alto: https://www.facebook.com/reel/1004096188734601
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