Riprendo l'articolo sui CRAMPS che ho scritto per Il Manifesto, sabato scorso.
Ogni band che si rispetti ha il suo “lost album”, per il quale ogni fan farebbe carte false. Uno scrigno di brani mai pubblicati, sfuggiti anche ai bootleg o al web, che, non importa la qualità o l'importanza artistica, vadano ad aggiungere ulteriore materiale a quello già collezionato.
Ancora più se si tratta di una band di culto come i Cramps che ha sempre potuto godere di una nicchia di seguaci fedelissima e agguerrita.
La band della coppia immarcescibile, Lux Interior (alla voce) e Poison Ivy (chitarra), si è circondata nella lunga carriera, durata dal 1975 al 2009 (all'indomani della tragica scomparsa del cantante), di decine di altri componenti che hanno affiancato l'inossidabile duo.
Eravamo studenti d'arte... credo che lo siamo ancora. Stavo facendo l'autostop e Lux mi ha dato un passaggio. E da allora continua a darmi passaggi (Poison Ivy).
Entrambi fan del rock 'n' roll più oscuro e primitivo degli anni Cinquanta (di cui diventarono accaniti collezionisti) ma anche di blues e rhythm and blues, seppero accostare quelle influenze, guardate sempre con devoto rispetto a un'attitudine e travolgente spontaneità punk (soprattutto nelle spettacolari esibizioni live), diventando un punto di riferimento per centinaia di band e una gruppo pressoché inimitabile.
Le nostre influenze arrivano principalmente dai film horror. Frasi tratte da vecchi film, fumetti che collezioniamo, gli unici sono horror oscuri, quelli veramente malati degli anni Cinquanta. Un po' di materiale viene da lì, ma soprattutto dischi, vecchi dischi rockabilly e roba del genere, soprattutto singoli, 45 giri.(Lux Interior).
Quando incominciarono a calcare il palco del CBGB'S a New York trovarono subito un estimatore d'eccellenza, Alex Chilton, già assurto a grande popolarità con i Box Tops e i Big Star (progenitori del power pop). Molto attratto dal nuova scena punk, Chilton li convinse a registrare un singolo negli Ardent Studios di Memphis. Alla fine incisero dodici brani. Buona parte è stata ripresa in altre versioni negli album successivi, altri sono rimasti inediti.
Quelle registrazioni vengono riportate alla luce da due icone dell’hardcore punk, Henry Rollins (Black Flag) e Ian McKaye (Fugazi), grandi fan della band, nell'album Gravest Gravy, in cui troviamo l'essenza della “prima volta” con interpretazioni crude, urgenti, deraglianti, che rivelano quanto la band fosse già matura, sia a livello strumentale/esecutivo che da un punto di vista artistico.
Se nel 1977 l'ipotesi di un album non va in porto, rimediano l'anno successivo con due 45 giri in cui palesano già le loro influenze, dalla cover del gruppo surf Trashmen del piccolo classico Surfin Bird (già nel repertorio dei Ramones), al country di Lonesome Town a Domino di Roy Orbison.
Il tutto trattato attraverso un sound particolarissimo, con solo due chitarre acide e dalla media distorsione, poco disponibili ad assoli da virtuosi, l'assenza del basso e una batteria ipnotica e minimale (in pieno stile Maureen Tucker dei Velvet Underground). Su tutto la voce scatenata, sguaiata, urlata, di Lux Interior, novello Iggy Pop, che supera facilmente le prodezze del “maestro” quando si tratta di salire su un palco. Il cantante diventa un vero demone, si spoglia, si infila il microfono fino in gola, non si risparmia mai.
Al suo fianco, ineffabile e imperturbabile, la fascinosa Poison Ivy macina riff rockabilly con la sua chitarra, giocando con un look spesso più che succinto.
Nel 1978 suonano in un ospedale psichiatrico per i pazienti, a Napa, in California (ripreso anche in video, probabilmente uno dei più deliranti e surreali nella storia del rock 'n' roll, in cui si evince a chi si è palesemente ispirato Nick Cave), con Lux Interior che si rivolge al pubblico con uno stupendo: Qualcuno mi ha detto che voi siete pazzi, ma io non ne sono così sicuro... a me sembrate persone a posto. Il cantante ricorda:
Quando suonammo lì sedici detenuti evasero, fu un evento clamoroso. La notizia si diffuse in altri istituti psichiatrici e da allora abbiamo provato a suonarci ancora ma non ci siamo più riusciti.
Alex Chilton non demorde e li riporta in studio a Memphis per il primo album che vede finalmente la luce nel 1980.
The Songs The Lord Taught Us ha un sound assolutamente originale, definito per la prima volta “psychobilly”, nel suo guardare al profondo passato, in un momento in cui il primo punk lascia il posto alla new wave più sintetica e gente come Clash e Talking Heads prende il volo verso la contaminazione con le musiche del mondo.
Dal classicissimo Fever alla oscura Strychnine dei Sonics, Sunglasses After Dark di Link Wray e una serie di splendidi brani autografi, è un minaccioso manifesto che gioca con un'altra grande passione della band, l'horror dal taglio fumettistico, esagerato, pacchiano tipico della trasmissione video del conduttore Ghoulardi, in onda nei primi anni Sessanta, in Usa, che con il suo slogan “Stay Sick!” (resta “malato/malsano/macabro”), ispirò il titolo di un album del 1990 della band.
L'album arriverà al primo posto delle classifiche indipendenti inglesi, grazie anche al contemporaneo tour europeo di supporto nientemeno che ai Police, già all'apice del successo.
Approdano anche a Milano il 2 aprile del 1980.
Il pubblico accorso per Sting non apprezza lo sferragliare chitarristico e le urla di Lux, sotto il palco siamo in uno sparuto drappello a incitare la band, incomincia a volare di tutto (un'epoca in cui non c'erano controlli all'ingresso), a un certo punto il batterista Nick Knox sfascia la batteria e se ne va con il resto del gruppo. Tanto breve quanto devastante.
Esce un anno dopo Psychedelic Jungle, con metà dei 14 brani composto da cover, meno incisivo ma ugualmente distintivo, in cui troviamo Goo Goo Muck, resa poi famosa recentemente dal balletto nel film sulla Famiglia Addams.
Ci vorranno cinque anni per l'ottimo A Date With Elvis.
La band prosegue un'intensa attività live, soprattutto in Inghilterra, dove nutre un fortissimo seguito, a scapito di quella discografica (alla fine si conteranno solo otto album in più di trent'anni di carriera).
Le tematiche dei testi si spostano progressivamente verso l'ambito “sessuale”, con riferimenti espliciti, provocatori e volutamente volgari, lasciandosi parzialmente alle spalle il gusto per il macabro, da Can Your Pussy Do the Dog? a Kizmiaz fino a Bikini Girls with Machine Guns (brano citato da Ringo Starr per dichiararsi loro grande fan!).
Nel 2006 suonano il loro ultimo concerto in Arizona, nel febbraio del 2009 Lux Interior muore per problemi cardiaci, i Cramps finiscono e Poison Ivy si ritira a vita privata, scomparendo pressoché completamente dalla scena musicale.
Non hanno mai venduto cifre importanti, non hanno avuto grandi soddisfazioni con il mainstream ma sono stati amati tantissimo dai fan, che continuano a tributare loro deferente omaggio.
I Cramps rimangono nell’Olimpo dei gruppi seminali del punk e del rock ‘n’ roll.
Non è poco.
FUORI I DISCHI
L'ep del 1979 Gravest Hits raccoglie i primi due singoli e un inedito, cogliendo l'urgenza degli esordi.
Ovviamente è l'esordio The Songs the Lord Taught Us (1980) ad avere un posto necessario in ogni discografia rock 'n' roll che si rispetti, per la sua portata, paradossalmente, innovativa, pur facendo base sulle fondamenta più antiche del rock.
Anche il successivo Psychedelic Jungle (1981) è tra i momenti più riusciti della carriera mentre il live Smell Of Female del 1983 riesce a restituire abbastanza fedelmente la selvaggia carica dal vivo.
Per completare una totale visione del mondo Cramps anche A Date with Elvis (1986) e Stay Sick! (1990) meritano ascolto e attenzione.
martedì, settembre 22, 2026
domenica, settembre 20, 2026
Rifrazione - Candy Says
Rifrazione ci regala una magica cover del brano del 1969 dei Velvet Underground "Candy Says".
L’omaggio è anche ad una leggendaria rock band italiana i Not Moving e alla loro carriera , ospiti di eccezione infatti Antonio Bacciocchi alla batteria e Dome La Muerte alla chitarra.
La scelta del brano nasce dalla “ venerazione” che ci accomuna per la musica della band newyorkese.
“ Candy …dice” dedicata da Lou Reed alla transgender Candy Darling , parla del disagio e delle sue insicurezze nell’accettare il suo corpo ma ha tra le sue righe un significato ancora più profondo , quello di riconoscere ogni forma di diversità e le difficoltà che un essere umano può provare per farsi accettare.
Il brano registrato e mixato al Duna Studio vede anche la partecipazione di Morena Vasile alla voce e all'organo Hammond e di Ugo. Cappadonia al basso e alla produzione.
Puoi ascoltarlo qui 👇
https://open.spotify.com/int.../track/42UMcWfp770dWToPyeJeWW
L’omaggio è anche ad una leggendaria rock band italiana i Not Moving e alla loro carriera , ospiti di eccezione infatti Antonio Bacciocchi alla batteria e Dome La Muerte alla chitarra.
La scelta del brano nasce dalla “ venerazione” che ci accomuna per la musica della band newyorkese.
“ Candy …dice” dedicata da Lou Reed alla transgender Candy Darling , parla del disagio e delle sue insicurezze nell’accettare il suo corpo ma ha tra le sue righe un significato ancora più profondo , quello di riconoscere ogni forma di diversità e le difficoltà che un essere umano può provare per farsi accettare.
Il brano registrato e mixato al Duna Studio vede anche la partecipazione di Morena Vasile alla voce e all'organo Hammond e di Ugo. Cappadonia al basso e alla produzione.
Puoi ascoltarlo qui 👇
https://open.spotify.com/int.../track/42UMcWfp770dWToPyeJeWW
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I me mine
sabato, settembre 19, 2026
Appuntamenti
Domenica 20 Settembre alla Cooperativa Popolare Infrangibile 1946 Piacenza.
🕒 18:00 📖 Presentazione del libro: "Ballare nella catastrofe. La poetica della dancehall" di Enrico Lazzeri.
Antonio Bacciocchi: moderatore
🕒 21:00 🎧 DJ Set della Domenica: Gianni Fuso + Henry
🕒 18:00 📖 Presentazione del libro: "Ballare nella catastrofe. La poetica della dancehall" di Enrico Lazzeri.
Antonio Bacciocchi: moderatore
🕒 21:00 🎧 DJ Set della Domenica: Gianni Fuso + Henry
venerdì, settembre 18, 2026
Philip Norman - George Harrison. Il Beatle riluttante
Da ormai mezzo secolo leggo e rileggo libri, articoli, approfondimenti e quant'altro sui BEATLES in ogni loro forma, epoca, vicenda.
Ma, inevitabilmente, a ogni nuova pubblicazione non mi sottraggo mai, rileggendo, ovviamente, la stessa storia, con qualche particolare più o meno inedito, con qualche opinione discordante rispetto ad altri scritti.
Anche questo nuovo lavoro di Philip Norman (tradotto da Eelena Montemaggi) non si è sottratto al rituale.
Ovviamente non ci sono chissà quali nuove rivelazioni, se non una visione un po' troppo "partigiana" nei confronti di Beatle George che, francamente, mia opinione, ha sempre avuto lo spazio che meritava nella band (su queste pagine si contesta essere stato troppo limitato da John e Paul), come ha ampiamente e indiscutibilmente dimostrato nella carriera solista.
Ovvero ottimo/eccellente compositore di un paio di brani ad album, poi riempiti di altri episodi mai indimenticabili, spesso del tutto trascurabili.
Non vengono risparmiati i suoi eccessi, così in contrasto con l'aura "mistica", la brutalità psicologica nei confronti delle compagne (Pattie Boyd in particolare), l'amore per super alcolici e cocaina e tanto altro.
Purtroppo l'autore incappa in errori piuttosto imperdonabili per i Beatlesiani, come attribuire la casa d'infanzia di Lennon a Melton Avenue (in realtà, Menlove Avenue, fu anche il titolo di un album postumo) - pagina 35 - e altri particolari sparsi, esagerati ed enfatici.
Ogni Beatlesiano che si rispetti lo troverà comunque interessante e godibile, per il resto del mondo, se non ha mai approfondito la figura di George, una lettura sicuramente più che interessante.
Philip Norman
George Harrison. Il Beatle riluttante.
Caissa Italia EDitore
366 pagine
25 euro
Ma, inevitabilmente, a ogni nuova pubblicazione non mi sottraggo mai, rileggendo, ovviamente, la stessa storia, con qualche particolare più o meno inedito, con qualche opinione discordante rispetto ad altri scritti.
Anche questo nuovo lavoro di Philip Norman (tradotto da Eelena Montemaggi) non si è sottratto al rituale.
Ovviamente non ci sono chissà quali nuove rivelazioni, se non una visione un po' troppo "partigiana" nei confronti di Beatle George che, francamente, mia opinione, ha sempre avuto lo spazio che meritava nella band (su queste pagine si contesta essere stato troppo limitato da John e Paul), come ha ampiamente e indiscutibilmente dimostrato nella carriera solista.
Ovvero ottimo/eccellente compositore di un paio di brani ad album, poi riempiti di altri episodi mai indimenticabili, spesso del tutto trascurabili.
Non vengono risparmiati i suoi eccessi, così in contrasto con l'aura "mistica", la brutalità psicologica nei confronti delle compagne (Pattie Boyd in particolare), l'amore per super alcolici e cocaina e tanto altro.
Purtroppo l'autore incappa in errori piuttosto imperdonabili per i Beatlesiani, come attribuire la casa d'infanzia di Lennon a Melton Avenue (in realtà, Menlove Avenue, fu anche il titolo di un album postumo) - pagina 35 - e altri particolari sparsi, esagerati ed enfatici.
Ogni Beatlesiano che si rispetti lo troverà comunque interessante e godibile, per il resto del mondo, se non ha mai approfondito la figura di George, una lettura sicuramente più che interessante.
Philip Norman
George Harrison. Il Beatle riluttante.
Caissa Italia EDitore
366 pagine
25 euro
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giovedì, settembre 17, 2026
Gianni Maroccolo - Il Sonatore di Basso. Collezione Spartiti Indipendenti.
Una edizione speciale limitata e numerata de Il Sonatore di Basso, realizzata in occasione del tour CSI interamente dedicata al repertorio del Consorzio Suonatori Indipendenti, recentemente tornati insieme per sette acclamatissime date, nel tour "In Viaggio".
28 brani con le linee complete di basso di Gianni Maroccolo, illustrate e annotate a mano, trascritte in spartito e tablatura da Mur Rouge, selezionate tra le 104 contenute nel libro Il Sonatore di Basso e arricchite da alcune disponibili in precedenza solo nel cofanetto limitato Flight Case: https://tonyface.blogspot.com/2026/08/gianni-maroccolo-flight-case-il.html
Il basso di Maroccolo, ancora più che nelle altre esperienze, è stato ed è uno strumento preponderante e portante nell'economia del suono dei CSI, mai un semplice accompagnamento.
Questo libro è uno strumento di studio e insieme un documento musicale: un modo per entrare nel cuore di brani che hanno segnato un’epoca, seguendo da vicino il battito inconfondibile di Gianni Maroccolo.
Dedicato a chi suona, a chi ascolta e a chi desidera proseguire questo viaggio.
Gianni Maroccolo
Il Sonatore di Basso. Collezione Spartiti Indipendenti
60 pagine
Edizioni Libri Aparte
25 euro
28 brani con le linee complete di basso di Gianni Maroccolo, illustrate e annotate a mano, trascritte in spartito e tablatura da Mur Rouge, selezionate tra le 104 contenute nel libro Il Sonatore di Basso e arricchite da alcune disponibili in precedenza solo nel cofanetto limitato Flight Case: https://tonyface.blogspot.com/2026/08/gianni-maroccolo-flight-case-il.html
Il basso di Maroccolo, ancora più che nelle altre esperienze, è stato ed è uno strumento preponderante e portante nell'economia del suono dei CSI, mai un semplice accompagnamento.
Questo libro è uno strumento di studio e insieme un documento musicale: un modo per entrare nel cuore di brani che hanno segnato un’epoca, seguendo da vicino il battito inconfondibile di Gianni Maroccolo.
Dedicato a chi suona, a chi ascolta e a chi desidera proseguire questo viaggio.
Gianni Maroccolo
Il Sonatore di Basso. Collezione Spartiti Indipendenti
60 pagine
Edizioni Libri Aparte
25 euro
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martedì, settembre 15, 2026
Roger Daltrey - La mia storia con e senza gli Who
Ho riletto con piacere l'autobiografia di ROGER DALTREY che già avevo affrontato in inglese alla sua uscita e che da qualche anno è stata tradotta (molto bene, da Elena Montemaggi) in italiano.
Roger non è uomo con i peli sulla lingua, va diretto e sincero a esprimere il suo parere (allo stesso modo con cui risolveva le diatribe negli Who, in quel caso con le mani da ex metalmeccanico).
C'è la storia dagli inizi, fino al 2018, anno dell'uscita del libro, incluse tutte le difficoltà, anno per anno, vicenda per vicenda.
One minute, I’m on the factory floor in Shepherd’s Bush, the next, I’m headlining Woodstock.
La vicenda degli Who ha seguito un filo spesso sfociato in tragedia (le morti di Keith e John, gli spettatori schiacciati al concerto di Cincinnati, Pete alle prese con dipendenze varie e il conivolgimento in un sito pedofilo - abbondantemente assolto dalla vicenda).
In mezzo crisi, debiti, scontri, una saga incredibile, nonostante il successo planetario.
It's expensive living the life of a rockstar when you're not earning rock star money.
Ne avevo parlato ai tempi qui: https://tonyface.blogspot.com/2018/12/roger-daltrey-thanks-lot-mr-kibblewhite.html
Indispensabile per ogni fan degli Who, interessante per chi ama la musica rock.
Roger Daltrey
La mia storia con e senza gli Who
220 pagine
Caissa Italia Editore
22 euro
Roger non è uomo con i peli sulla lingua, va diretto e sincero a esprimere il suo parere (allo stesso modo con cui risolveva le diatribe negli Who, in quel caso con le mani da ex metalmeccanico).
C'è la storia dagli inizi, fino al 2018, anno dell'uscita del libro, incluse tutte le difficoltà, anno per anno, vicenda per vicenda.
One minute, I’m on the factory floor in Shepherd’s Bush, the next, I’m headlining Woodstock.
La vicenda degli Who ha seguito un filo spesso sfociato in tragedia (le morti di Keith e John, gli spettatori schiacciati al concerto di Cincinnati, Pete alle prese con dipendenze varie e il conivolgimento in un sito pedofilo - abbondantemente assolto dalla vicenda).
In mezzo crisi, debiti, scontri, una saga incredibile, nonostante il successo planetario.
It's expensive living the life of a rockstar when you're not earning rock star money.
Ne avevo parlato ai tempi qui: https://tonyface.blogspot.com/2018/12/roger-daltrey-thanks-lot-mr-kibblewhite.html
Indispensabile per ogni fan degli Who, interessante per chi ama la musica rock.
Roger Daltrey
La mia storia con e senza gli Who
220 pagine
Caissa Italia Editore
22 euro
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lunedì, settembre 14, 2026
I 500 migliori dischi della musica italiana
Piaccia o meno la Musica Italiana gravita storicamente intorno a un lotto di nomi inscalfibili: Lucio Battisti, Fabrizio De André, Lucio Dalla, Franco Battiato, Francesco Guccini, Edoardo Bennato, Pino Daniele, Paolo Conte, Vasco Rossi, la voce di Mina, il mito degli Area.
Ovviamente li ritroviamo anche in questa lista di 500 dischi italiani stilata da 18 giornalisti e collaboratori di "Vinile" / "Classic Rock" (tra cui il sottoscritto), con titoli scelti dopo democratica votazione.
E' palese che cambiando i votanti, muterebbero scelte e classifica, posizioni e nomi.
Il cammino è stato molto tortuoso e complesso, il risultato finale discutibile a seconda di chi lo legge.
E', come sempre, un "gioco", utile per riassumere la storia della canzone e della musica italiana attraverso un elenco davvero corposo in cui troviamo Afterhours e Balletto di Bronzo insieme a Gianni Togni e Quartetto Cetra.
Ah, ha vinto "Rimmel" di De Gregori, davanti a "La voce del padrone" di Battiato e "Nero a metà" di Pino Daniele.
Come riportato nell'introduzione la mia dichiarazione riassume la mia opinione: "Lo dico con leggerezza e, in confidenza, senza polemiche: a vedere certi nomi di vengono i brividi".
Ma se vuoi giocare, accetti le regole del gioco.
I 500 migliori dischi della musica italiana
Sprea Edizioni
12.90
IN EDICOLA
Ovviamente li ritroviamo anche in questa lista di 500 dischi italiani stilata da 18 giornalisti e collaboratori di "Vinile" / "Classic Rock" (tra cui il sottoscritto), con titoli scelti dopo democratica votazione.
E' palese che cambiando i votanti, muterebbero scelte e classifica, posizioni e nomi.
Il cammino è stato molto tortuoso e complesso, il risultato finale discutibile a seconda di chi lo legge.
E', come sempre, un "gioco", utile per riassumere la storia della canzone e della musica italiana attraverso un elenco davvero corposo in cui troviamo Afterhours e Balletto di Bronzo insieme a Gianni Togni e Quartetto Cetra.
Ah, ha vinto "Rimmel" di De Gregori, davanti a "La voce del padrone" di Battiato e "Nero a metà" di Pino Daniele.
Come riportato nell'introduzione la mia dichiarazione riassume la mia opinione: "Lo dico con leggerezza e, in confidenza, senza polemiche: a vedere certi nomi di vengono i brividi".
Ma se vuoi giocare, accetti le regole del gioco.
I 500 migliori dischi della musica italiana
Sprea Edizioni
12.90
IN EDICOLA
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sabato, settembre 12, 2026
Appuntamenti
PRESENTAZIONE libro "Keith Moon. Batterista"
Moderatore Enrico Lazzeri
Giovedì 17 settembre ore 18
La Battagliera Via Palmanova 56 Milano
🎛️ Afterset by Piazza della Scala Mods
https://www.facebook.com/events/991763153710139/
Domenica 20 Settembre alla Cooperativa Popolare Infrangibile 1946 Piacenza.
Presentazione di "Ballare nella catastrofe"
Dj Henry Autore
Antonio Bacciocchi moderatore
Gianni Fuso Nerini disc jockey
Moderatore Enrico Lazzeri
Giovedì 17 settembre ore 18
La Battagliera Via Palmanova 56 Milano
🎛️ Afterset by Piazza della Scala Mods
https://www.facebook.com/events/991763153710139/
Domenica 20 Settembre alla Cooperativa Popolare Infrangibile 1946 Piacenza.
Presentazione di "Ballare nella catastrofe"
Dj Henry Autore
Antonio Bacciocchi moderatore
Gianni Fuso Nerini disc jockey
giovedì, settembre 10, 2026
Il Circolo Beethoven
Nelle foto il menù del Beethoven e il sottoscritto con membri di Hermits e Link Quartet in concerto con TAV FALCO.
Il 20 ottobre del 1994 in compagnia di mia moglie Rita e altri tre soci (tra cui un noto paroliere vincitore anche di un Festival di Sanremo, addirittura), aprivo il Circolo Culturale Beethoven nel bel mezzo di Piacenza.
In due anni di attività organizzammo qualcosa come 500 eventi, tra concerti di musica leggera, rock, blues, jazz, funk etc, rassegne di musica classica, cabaret, teatro, mostre di quadri, fumetti, dischi da collezione, presentazioni di libri, reading di poesie, incontri con rappresentanti di minoranze etniche ,feste a tema, rassegne cinematografiche.
Negli angusti sotterranei suonarono tra gli altri New Trolls, Enrico Ruggeri, Alberto Camerini (interminabili, bellissime, serate con un Alberto colto e informatissimo di calcio), Gatto Panceri ma anche Tav Falco, Giulio Capiozzo (Area), Afterhours, Carnival of Fools, una ancora sconosciuta Cristina Donà, Statuto, Laura Fedele, Piero Bassini, parlò il poeta pellerossa Lance Henson e due rappresentanti degli indios Mapuche e ancora Le Madri della Psicanalisi, Brando e non so quanti altri.
La concorrenza fu spietata, le istituzioni e i vicini si prodigarono con ingiunzioni di ogni genere per disturbi di tutti i tipi (anche se prevalentemente si trattava di concerti acustici).
Alla fine gettammo la spugna e dopo due anni chiudemmo l’esperienza senza rimpianti.
Etichette:
Riportando tutto a casa
mercoledì, settembre 09, 2026
Go Down Records
Prosegue il viaggio informale tra le etichette italiane, sempre super attive e interessantissime.
Spazio oggi alla Go Down Records con le parole di Massimo Recchia.
Go Down Records
https://www.godownrecords.com/
https://www.facebook.com/GoDownRecords
Puntate precedenti:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Etichette
* La Go Down Records opera da anni, in chiave indipendente, in un ambito piuttosto ampio, pur se circoscritto al panorama rock ’n’ roll, garage, stoner. Come è nata questa esperienza ormai da lungo tempo consolidata nel panorama italiano ed estero?
L’etichetta fu fondata nel 2003 per l’esigenza di pubblicare autonomamente gli album della mia band OJM, mantenendo pieno controllo della delicata fase produttiva e della promozione.
Erano gli anni in cui il DIY era una filosofia diffusa e Leonardo Cola, al tempo nostro tour manager e fonico, ebbe l’energia e l’entusiasmo necessari per fondare insieme a me “la Go Down”.
I nostri modelli di riferimento erano le label americane Gearhead e Man’s Ruin, che hanno prodotto nomi come The Hellacopters, Nebula, Kyuss e QOTSA.
Oltre alla qualità della musica, ci colpiva la loro cura nelle copertine e le frequenti collaborazioni tra le band dello stesso roster negli split album.
* Da gestore della label hai notato se c’è stato un effettivo ritorno alla voglia di possedere l'oggetto fisico negli ultimi anni, a scapito della fruizione digitale?
Il caro vecchio vinile sarà sempre il mio supporto preferito, per il calore del suono e la bellezza dell’oggetto.
Ti confermo che non sono l’unico a pensarla così e la cosa positiva è che concordano con me molte persone di generazioni successive alla mia.
Anche il CD non si è estinto e resta una risorsa utile per le band emergenti, con i suoi costi più contenuti.
Avere le copie fisiche in occasione dei concerti è tuttora apprezzato dal pubblico, che comprando una copia sostiene, anzitutto, il morale degli artisti e dell’etichetta.
Il digitale è uno strumento potente, ma insufficiente per riuscire a emergere, da indipendenti, nel mare magnum dell’offerta globale e soprattutto farlo con risultati tangibili e continuativi anche nel mondo reale.
* Hai un’idea di chi siano gli acquirenti dei dischi dell’etichetta? Giovani? Meno giovani? Pubblico trasversale?
Abbiamo uno zoccolo duro di clienti affezionati di età compresa tra i 40 e i 70 anni.
Negli ultimi anni stiamo lavorando molto per raggiungere le nuove generazioni. In quest’ottica sono molto fruttuose le collaborazioni con festival come il Venezia Hardcore, che sa coinvolgere moltissimi under 30.
Inoltre è aumentato il focus sulla produzione di nuove band, con membri giovani, come nel caso di Percossa Fossile, The Loyal Cheaters e To The Max!
* C’è un minimo di ritorno economico per un’etichetta così specializzata e che pubblica sempre confezioni molto curate e di conseguenza più costose?
Sì, direi di sì.
Dopo quasi 25 anni di duro lavoro, riusciamo a coprire le spese e il tempo dei nostri stretti collaboratori di ufficio stampa, comunicazione social, booking e i valorosi venditori ai banchetti dei dischi.
La nostra attività è di tipo associativo, senza scopo di lucro, gli introiti vengono sempre reinvestiti in nuove uscite, promozione e organizzazione di live per far conoscere gli artisti del nostro roster.
* Con che criterio scegliete le band da produrre?
Nella nostra storia l’aggancio è sempre avvenuto tramite conoscenza diretta dei musicisti, o da segnalazioni tra addetti ai lavori o durante i concerti della scena indipendente.
Da poco abbiamo istituito un sistema di candidatura online nel nostro sito per allargare il radar e provare a dare risposta alle numerose band che ci scrivono.
Le band vengono sempre selezionate in base alla proposta musicale, alla professionalità, alla proattività e alla caparbietà che dimostrano nel portare avanti il loro progetto.
* Quali sono le mosse promozionali per far conoscere l’attività dell’etichetta?
Lavoriamo con un nostro ufficio stampa, in pieno spirito DIY, e con All Noir per l’estero.
Portiamo avanti da molti anni l’organizzazione dei festival itineranti, i Go Down Fest, in Italia ed Europa, regalando all’ingresso CD e LP per far scoprire le nostre uscite, a volte anche a scatola chiusa, perché no?!
Crediamo molto nella socialità “reale”, quella che avviene ai concerti, tra persone accomunate da passione e curiosità per la musica suonata e sudata. Sono questi i contesti in cui promuoversi, facendo crescere la comunità, che per una sera si stacca da internet e decide di essere parte integrante dello spettacolo.
* Cosa c’è in programma per il futuro?
Tante belle nuove uscite: progetti consolidati come The Devils e Animaux Formidables, ritorni come gli Herba Mate, nuovi ingressi come Tangerine Stoned.
Sono in arrivo nuove date europee dei Go Down Fest, per le quali ringrazio i locali, che, appoggiandoci, danno lunga vita a questa avventura.
Spazio oggi alla Go Down Records con le parole di Massimo Recchia.
Go Down Records
https://www.godownrecords.com/
https://www.facebook.com/GoDownRecords
Puntate precedenti:
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* La Go Down Records opera da anni, in chiave indipendente, in un ambito piuttosto ampio, pur se circoscritto al panorama rock ’n’ roll, garage, stoner. Come è nata questa esperienza ormai da lungo tempo consolidata nel panorama italiano ed estero?
L’etichetta fu fondata nel 2003 per l’esigenza di pubblicare autonomamente gli album della mia band OJM, mantenendo pieno controllo della delicata fase produttiva e della promozione.
Erano gli anni in cui il DIY era una filosofia diffusa e Leonardo Cola, al tempo nostro tour manager e fonico, ebbe l’energia e l’entusiasmo necessari per fondare insieme a me “la Go Down”.
I nostri modelli di riferimento erano le label americane Gearhead e Man’s Ruin, che hanno prodotto nomi come The Hellacopters, Nebula, Kyuss e QOTSA.
Oltre alla qualità della musica, ci colpiva la loro cura nelle copertine e le frequenti collaborazioni tra le band dello stesso roster negli split album.
* Da gestore della label hai notato se c’è stato un effettivo ritorno alla voglia di possedere l'oggetto fisico negli ultimi anni, a scapito della fruizione digitale?
Il caro vecchio vinile sarà sempre il mio supporto preferito, per il calore del suono e la bellezza dell’oggetto.
Ti confermo che non sono l’unico a pensarla così e la cosa positiva è che concordano con me molte persone di generazioni successive alla mia.
Anche il CD non si è estinto e resta una risorsa utile per le band emergenti, con i suoi costi più contenuti.
Avere le copie fisiche in occasione dei concerti è tuttora apprezzato dal pubblico, che comprando una copia sostiene, anzitutto, il morale degli artisti e dell’etichetta.
Il digitale è uno strumento potente, ma insufficiente per riuscire a emergere, da indipendenti, nel mare magnum dell’offerta globale e soprattutto farlo con risultati tangibili e continuativi anche nel mondo reale.
* Hai un’idea di chi siano gli acquirenti dei dischi dell’etichetta? Giovani? Meno giovani? Pubblico trasversale?
Abbiamo uno zoccolo duro di clienti affezionati di età compresa tra i 40 e i 70 anni.
Negli ultimi anni stiamo lavorando molto per raggiungere le nuove generazioni. In quest’ottica sono molto fruttuose le collaborazioni con festival come il Venezia Hardcore, che sa coinvolgere moltissimi under 30.
Inoltre è aumentato il focus sulla produzione di nuove band, con membri giovani, come nel caso di Percossa Fossile, The Loyal Cheaters e To The Max!
* C’è un minimo di ritorno economico per un’etichetta così specializzata e che pubblica sempre confezioni molto curate e di conseguenza più costose?
Sì, direi di sì.
Dopo quasi 25 anni di duro lavoro, riusciamo a coprire le spese e il tempo dei nostri stretti collaboratori di ufficio stampa, comunicazione social, booking e i valorosi venditori ai banchetti dei dischi.
La nostra attività è di tipo associativo, senza scopo di lucro, gli introiti vengono sempre reinvestiti in nuove uscite, promozione e organizzazione di live per far conoscere gli artisti del nostro roster.
* Con che criterio scegliete le band da produrre?
Nella nostra storia l’aggancio è sempre avvenuto tramite conoscenza diretta dei musicisti, o da segnalazioni tra addetti ai lavori o durante i concerti della scena indipendente.
Da poco abbiamo istituito un sistema di candidatura online nel nostro sito per allargare il radar e provare a dare risposta alle numerose band che ci scrivono.
Le band vengono sempre selezionate in base alla proposta musicale, alla professionalità, alla proattività e alla caparbietà che dimostrano nel portare avanti il loro progetto.
* Quali sono le mosse promozionali per far conoscere l’attività dell’etichetta?
Lavoriamo con un nostro ufficio stampa, in pieno spirito DIY, e con All Noir per l’estero.
Portiamo avanti da molti anni l’organizzazione dei festival itineranti, i Go Down Fest, in Italia ed Europa, regalando all’ingresso CD e LP per far scoprire le nostre uscite, a volte anche a scatola chiusa, perché no?!
Crediamo molto nella socialità “reale”, quella che avviene ai concerti, tra persone accomunate da passione e curiosità per la musica suonata e sudata. Sono questi i contesti in cui promuoversi, facendo crescere la comunità, che per una sera si stacca da internet e decide di essere parte integrante dello spettacolo.
* Cosa c’è in programma per il futuro?
Tante belle nuove uscite: progetti consolidati come The Devils e Animaux Formidables, ritorni come gli Herba Mate, nuovi ingressi come Tangerine Stoned.
Sono in arrivo nuove date europee dei Go Down Fest, per le quali ringrazio i locali, che, appoggiandoci, danno lunga vita a questa avventura.
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