venerdì, luglio 03, 2026

Iggy Pop live in Parma - 28 maggio 1979

Foto di Guido Harari.

L'arrivo di Iggy Pop in Italia nel maggio 1979, a Parma e poi a Milano, sancì il ritorno di artisti stranieri sul suolo italico dopo il lungo ostracismo seguito ai gravi incidenti ai concerti di Led Zeppelin, Lou Reed e Santana che esclusero la Penisola dal circuito concertistico.

Qualcuno passò, come Embryo, Magma, Henry Cow (che vidi il 25 luglio 1978 a Piacenza) ma erano nomi underground e legati al circuito "alternativo/antagonista".
Il bagno di folla di Patti Smith in settembre (a Bologna - presente - e Firenze) fu il via libera definitivo al ritorno della musica straniera in Italia.
Vidi gli ex Byrds McGuinn e Hillman e poi la cascata di Ramones, Police + Cramps), Damned, Lou Reed, ancora Iggy e ancora Ramones, Madness (con i Lambrettas), lo Stiff Records tour, B52's etc...

Iggy stava promuovendo il nuovo album "New Values" (uno dei migliori della sua produzione), dopo la rinascita, grazie a David Bowie con "The Idiot" e "Lust For Life".

Accompagnato Scott Thurston (chitarra e tastiere) Glen Matlock al basso, Klaus Krueger alla batteria (già con i Tangerine Dream!!), Jackie Clarkie alla chitarra, infiammò una folta platea con un set esplosivo (ricordiamoci che era ancora più che giovane, 32 anni, nonostante il lungo e intenso passato).

Noi, giovanissimi e un po' timidi restammo seduti, in tribuna nel Palasport, per qualche minuto per poi gettarci nel pogo sotto il palco - prima volta in vita nostra, abituati a Area, PFM, Banco etc.
La band suonò alla perfezione, precisa, compatta, dura ma mai troppo "hard", Iggy scatenato e al top.

La scaletta è curiosa, con ben sette brani degli Stooges (su 15) con una conclusiva, velocissima, "I Wanna Be Your Dog", solo una canzone dagli album "Bowiani", alcune cover abbastanza fuori luogo ("Fortune Teller", "Louie Louie", "Batman Theme"), cinque brani dall'album più recente.

La registrazione (ascoltabile, nulla più) è qua:
https://www.youtube.com/watch?v=GtntnBlbKHE

Prima di Iggy, gli sconosciuti Human League, un po' ignorati, un po' fischiati con la loro new wave elettronica piuttosto lontana dal clima punk che ci si attendeva.

Nota di colore: Scott Thurston vestiva panni e "colori" molto simili a David Bowie (di qualche tempo prima) da far credere che fosse a lui alle tastiere...

Kill City
Fortune Teller
New Values
Billy Is a Runaway
The Endless Sea
Cock in My Pocket
1970
Sister Midnight
Down on the Street
Girls
Loose
Dirt
Batman Theme
Louie Louie
I Wanna Be Your Dog

Il concerto degli Human League: https://www.youtube.com/watch?v=E3IIJZg6p-s

Almost Medieval
Circus of Death
The Path of Least Resistance
Austerity
You've Lost That Lovin' Feelin'
Being Boiled
Zero as a Limit

mercoledì, luglio 01, 2026

Antonio Bacciocchi/ Luca Frazzi - 45 years of music Graham Day

Il 16 settembre 2021 uscì il terzo titolo della mia mini casa editrice Cometa Rossa, dedicato alla carriera di Graham Day, scritto in coppia con Luca Frazzi, "40 anni di musica targata Graham Day".

I dettagli sono qui:
https://tonyface.blogspot.com/2021/09/antonio-bacciocchi-luca-frazzi-40-anni.html

Due fan hanno deciso di farne un'edizione - particolarmente lussuosa con copertina rigida e carta patinata - in lingua inglese, traducendo l'opera originale, con l'aggiunta di alcune foto (molte delle quali a colori, contrariamente all'edizione italiana in cui erano solo in bianco e nero), il titolo aggiornato e ulteriori dettagli.
Il libro è finalmente disponibile (in 300 copie).

Sono particolarmente onorato perché è il primo dei tanti libri che ho scritto che viene tradotto all'estero.

Per informazioni: tkbuch@t-online.de

martedì, giugno 30, 2026

Giugno 2026. Il meglio del mese

Siamo a metà del 2026. Sono uscite tante ottime novità: Paul McCartney, Kneecapp, Aja Monet, Black Crowes, Little Barrie, Brian Jackson, Anthony Joseph, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller, The Darts, Thee Marloes.

In Italia Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite.


PAUL McCARTNEY - The Boys of Dungeon Lane
Paul McCartney non teme di fare i conti con il suo fulgido passato.
In questo caso lo riprende dalle radici, dagli anni pre Beatles, ricordando molto tranquillamente e lucidamente, senza troppi afflati nostalgici, quegli anni pionieristici in un concept che si attesta sicuramente tra i suoi migliori lavori solisti.
L'album, 14 canzoni per 47 minuti di musica, non ha mai cedimenti, è corposo, a tratti crudo e ruvido.
Ovvio che non mancano i riferimenti Beatlesiani ("Home To Us" in duetto con Ringo su tutti) ma l'impressione è che ci sia molto dell'approccio 70's rock dei Wings e del primo Paul solista. La voce talvolta è flebile ma è un tratto congenito alla sua età ed è perfettamente contestuale al Paul 2026.
E' un lavoro da introitare con calma e da valutare nel tempo.
Dopo giorni d'ascolto ripetuto e compulsivo, credo sia un gioiello di rara bellezza.
Si parte con un parlato che poi esplode in un roccioso brano decisamente Wings, con un retaggio "Abbey Road", "As You Lie There", episodio anomalo e sorprendente nella sua complessità compositiva.
Anche "Lost Horizon" va giù duro con un riff rock e incedere ritmico mid tempo.
"Days We Left Behind" è uno dei momenti più alti del disco: ballata acustica, voce sofferente, melodia eccelsa, lo sguardo a tutti questi anni trascorsi.
"Ripples In A Pond" è uno dei rari momenti di scarsa brillantezza, un pop rock abbastanza anonimo.
Si tinge di Wings psichedelici "Mountain Top" con un finale travolgente ultra rock.
Uno dei momenti più particolari dell'album, tanto è invece classica (ma davvero bella) la ballata acustica (chitarra e voce) "Down South", con riferimenti alle prime esperienze pre "Love Me Do" (It was a good way to get to know you / Before we learned to twist and shout).
Anche "We Two", segue le stesse coordinate, ballata semplice e diretta, molto piacevole.
Un rock sferzante, molto energico, riporta i ritmi in alto in "Come Inside" mentre è più riflessiva e decisamente ammaliante l'atmosfera della sinuosa e semi psichedelica "Never Know", uno dei brani migliori.
Più Beatles di "Home To Us" non si poteva fare, con tanto di Ringo a batteria e voce. Brano riuscito, divertente, frizzante.
"Life Can Be Heard" rinnova la passione di Paul per il Vaudeville/swing/anni 20 (a me ricorda la bellisima "Two Magpies" da "Electric Arguments" dei The Fireman con Youth), brano Paul al 100%. Non lascia segni particolari l'acustica ballad folk blues "Fire Star Of The Night" ma la sofferta e drammatica "Salesman Saint", dedicata ai genitori Jim e Mary ("comes to me speaking words of wisdom Let It Be") lascia senza parole per intensità e incisività.
La conclusione è struggente con la ballad "Momma Gets By", drammatica, malinconica,triste, una sorta di commiato da lacrime.
La produzione di Andrew Watt (da Justin Bieber a Lady Gaga, Post Malone, Miley Cyrus, Elton John, Rolling Stones, Ozzy Osbourne, Pearl Jam, Iggy Pop) è magistrale e assembla alla perfezione uno spettro di influenze ampio e variegato.
Capolavoro?

BRIAN JACKSON - Now More Than Ever
Brian Jackson torna con una corposa rivisitazione del repertorio dell'ex sodale Gil Scott Heron, aiutato da Black Thought, Rahsaan Patterson, Josh Milan, Moodymann, Omar, J. Ivy.
Classici come Lady Day & John Coltrane, The Revolution Will Not Be Televised, Home Is Where The Hatred Is, Winter In America, The Bottle vengono ripresi con un'attitudine fresca, nuova, pulsante, rendendo moderno canzoni e un sound di 50 anni fa.
Bellissimo.
La Black Music continua a mutare, ricostruendo le proprie fondamenta, rinfrescando se stessa, lanciandosi in avanti, coraggiosa, sfacciata, consapevole, politicamente schierata.

ANTHONY JOSEPH - Ark
Nato a Trinidad, nel 1989 trasferito in Inghilterra) è uno scrittore afrofuturista, accademico, poeta ma anche musicista.
Ha inciso una decina di album, l'ultimo dei quali si intitola "Ark" ed è un gioiello del consueto travolgente mix di funk, hip hop, spiritual jazz, soul, jazz.
A cui aggiunge un cantato/spoken word che riporta inevitabilmente a Gil Scott Heron e Linton Kwesi Johnson.
Un altro eccellente album di "Nu Black" che si affianca degnamente a Aja Monet e Brian Jackson in questo splendido 2026 musicale.

JAMES TAYLOR QUARTET - Te Deum
James Taylor sta soddisfacendo un po' di suoi desideri.
Dopo un album pianistico riprendendo temi classici torna con il JAMES TAYLOR QUARTET con un progetto sorprendente.
Il rifacimento del "Te Deum" (canto cristiano la cui origine è incerta, attribuita a santi vari) in chiave funk soul latin jazz, con tanto di coro gospel del Benenden Chapel Choir e le percussioni di Snowboy.
I brani sono super groovy, la band vola altissima, il coro talvolta è un po' "sopra le righe" ma l'album è più che buono.

JALEN NGONDA - Doctrine Of Love
Il soul man inglese ha dichiarato che vorrebbe svegliarsi nel 1964 per registrare con i Funk Brothers e duettare con Marvin Gaye. Non ce la farà mai ovviamente ma intanto ci fa rivivere quelle vellutate atmosfere soul con un sound di gusto vintage, prevalentemente minimale, una voce incantevole, un groove comune a pochi. Ottimo disco.

BROTHER WALLACE - Electric Love
Dal profondo sud degli States, Georgia, arriva un ottimo esordio a base di soul/gospel/blues, quello più affine alle radici.
Brother Wallace fa passare un po' di tutto, dal suono Stax, a quello Motown, ritmi Northern Soul, deep blues, Otis Redding e Sam Cooke.
Vintage soul, nessuna concessione alla modernità ma è un gran bel sentire, genuino, intenso, sincero. E quindi che importa se suona come una compilation degli anni Sessanta? Ascoltiamolo e godiamocelo.

THEE MARLOES - Di Hotel Malibu
Non delude il nuovo album del trio indonesiano, elegantissimo e raffinato party sonoro a base di avvolgente e sensuale mellow soul con qualche impennata rhythm and blues.
Tanta classe.

MICA MILLAR - A Little Bit of Me
Molto carino il nuovo di MICA MILLAR, da Manchester.
Soul pop leggero, dalle tinte jazz, un po' Amy Winehouse, pennellate gospel, divertente e fresco.
Un perfetto cocktail estivo di gran classe.

JESPER LINDELL - Royal
Il cantante svedese si è preso quattro giorni nei Muscle Shoals Sound Studio in Alabama e nei Royal Studios a Memphis. In "3614 Jackson Highway" c'è il resoconto delle registrazioni nel primo, in "Royal" nel secondo. Riprende classici e brani oscuri di Elvis Presley, Otis Redding, Staple Singers, Dusty Springfield, Willie Nelson, Rod Stewart oltre a una bellissima versione di "The letter" dei Box Tops. Per chi ama il suono Stax, un album piacevolissimo.

LEAH FARMER and the BADASONICS - s/t
La cantante di Portland sforna un album davvero delizioso, tra atmosfere beat mid 60's, dal tratto malinconico, un paio di omaggi al sound Motown, qualche pausa reggae e rocksteady.
Perfetto con una birra fredda in una estate calda.

CIAN DOWNING - Stop the racists now / Come around
Cian Downing è un giovane esponente della scena Mod inglese e se nesce con un travolgente brano Ska in stile 2Tone dall'invitante titolo "STOP THE RACISTS NOW" con tanto di video con mod, scooter e calcio popolare.
What else?

https://www.youtube.com/watch?v=nyJdcqbLHqc

THE CHELSEA CURVE - The Rideout
Al secondo album il trio mod di Boston torna con un robusto garage beat rock che ricorda spesso un incrocio tra Pandoras e Go go's, grazie alla voce di Lina Pardee.
Una ventina di minuti, sette brani, tutto molto fresco e urgente.

https://thechelseacurve.bandcamp.com/album/the-rideout

DOWNTOWN BOYS - Public Luxury
La band americana ha da sempre messo l'opposizione politica al centro del loro progetto artistico.
Di questi tempi hanno pane per i loro denti nella catastrofe americana e mondiale.
Il terzo album viaggia nei conosciuti sentieri del punk più contaminato ed evoluto, uscendo dai canoni più prevedibili dell'ambito.
Una delle band più interessanti in circolazione tra i nomi estremi e rumorosi.

SUBLIME - Until the Sun Explodes
li conobbi nel breve periodo in cui suonai con Chiara e gli Scuri della futura Nina Zilli a metà anni 90.
Loro ne erano grandi fan e si muovevano più o meno su quelle coordinate, tra punk, beat, ska e affini.
I Sublime si sciolsero alla morte del leader Bradley Novell, nel 1996.
Tornano ora con Bradley sostituito dal figlio Jakob (dalla voce molto simile al padre), con un buon album (pur massacrato dalla critica) che riprende tutti gli schemi del sound originale, ha buone canzoni e un bel tiro.
Un'operazione forse un po' azzardata e foriera di perplessità pur se il risultato sia molto piacevole.
Ospiti Pennywise e H.R. dei Bad Brains.

THE ALARM - Transformation
A un anno dalla tragica scomparsa del leader Mike Peters, esce l'ultimo album degli Alarm, in lavorazione al tempo e completato successivamente. Si ripete, per l'ultima volta, la loro tutto sommato efficace formula che mette(va) insieme Clash, l'enfasi degli U2, un po' di Big Country e di Bruce Springsteen. Li avevo molto apprezzati agli inizi con "Declaration" "Strenght", anche dal vivo con uno spettacolo convincente. Con le dovute "cautele" è buon album, ben fatto e pieno di pathos.

JACKIE MENDEZ - This is Jackie Mendez
E' cresciuta a Los Angeles con 2Tone e original reggae come colonna sonora.
E si sente in questo eccellente esordio, molto reggae e rocksteady oriented, con pennellate soul, cantato e suonato benissimo, melodie accattivanti, brani di altissima qualità.
La colonna sonora per l'estate rovente in arrivo passa anche di qua.

FRIDAY FUZZ – Much Funk About Nothing
Il collettivo Friday Fuzz, composto da Marco Leo, Cesare Pizzetti, Elvin Betti e Niccolò Barozzi, già a fianco di grandi musicisti italiani, all’esordio con un album strumentale, in cui riprendono il classico sound funk che rimanda alle colonne sonore dei film anni Settanta. Il tutto eseguito con estrema perizia tecnica, al servizio di un perfetto groove che rende gli undici brani deliziosi.

OSAKA FLU – Lasciateci divertire
E’ sempre un piacere ascoltare un album come questo, in cui le influenze e i riferimenti sono talmente vasti che diventa complesso catalogare il lavoro sotto un “genere” ben definito. In questo caso, come da sempre ci ha abituato la band aretina, attiva dal 2010 e con quattro album alle spalle, si viaggia su basi prevalentemente di gusto punk e indie rock chitarristico dal taglio abrasivo. Ma, al contempo, non mancano sguardi alla canzone d’autore italiana nella sua più nobile accezione (dalle parti di un Fabrizio De André come non è mai stato, tra punk e pub rock – vedi Andrea), imprevedibili sferzate hardcore (Rumore), lo fi acustico (Io voglio decrescere) e tanto altro. Un disco che trasuda personalità, vigore e freschezza propositiva.

AFRICA UNITE – Nero su Nero – Manca il Fiato
Tornano i Maestri del reggae italiano con un nuovo strepitoso ep di cinque brani. Bunna e Madaski continuano ad essere schierati, in prima linea, con testi militanti, contro l’attuale follia guerrafondaia che sta affossando il mondo. Il loro irresistibile reggae sound assume un groove funk in Il silenzio dell’assenso, torna ai ritmi più classici in Colla a caldo, affiancati dai Circus Punk, si diluisce in una stupenda lover song in Nero su nero, scritta originariamente per Alborosie e riarrangiata per l’occasione. E dopo l’ottima Uomini, si chiude a ritmo rocksteady con un altro gioiello come Brand New Jacket. Pura eccellenza.

ATOM LUX – Kamikaze Butterfly
Continua il percorso lisergico di Atom Lux, con un nuovo ep di cinque brani, imprevedibili, psichedelici, dalle tinte stoner, che attingono spesso dalla lucida follia dei King Gizzard and the Wizard Lizard (a loro volta figli dei voli mentali dei Gong di Daevid Allen). I ritmi sono travolgenti, i suoni aspri e crudi, le composizioni di prima qualità. Dopo l’exploit dell’album “Voidmaze Dopamine Salad” si aggiunge un nuovo eccellente tassello alla cavalcata di Atom Lux.

FIESTA ALBA – Drops of sunshine in the city of spectres
Sempre avvolta nel mistero, la band romana firma il terzo capitolo del suo percorso musicale, addentrandosi ancora di più in meandri sonori poco codificabili. In cui entrano elettronica, fusion, poliritmi, world music, alt rock e tanto altro. Una proposta a tratti spiazzante per quanto è originale e innovativa (che talvolta sembra guardare al mondo artisticamente più contaminato caro a David Byrne) e che non finisce di stupire. Uno dei nomi più intriganti in circolazione.

ARTISTI VARI – Wild Honey Sampler 2026
Diciannove brani tratti da uscite recenti e di prossima pubblicazione per la Wild Honey Records, una delle etichette più interessanti e attive nella scena rock ‘n’ roll italiana. Una compilation gratuita che abbraccia tutto lo scibile della produzione dell’etichetta, tra Deniz Tek, New Christs e i Peawees, Radio Days e Bee Bee Sea, attraverso canzoni serrate, ruvide, pop, garage, beat, punk. Un gran piacere ascoltare un album del genere. A suo modo, perfetto!

ASCOLTATO ANCHE:
DOWN TO THE BONE (buon acid jazz funk, pur se prevedibile e risaputo), REGGAE WORKERS of the WORLD (reggae dalle varie contaminazioni, gradevole e poco più), THE UNSUSTAINABLES (ottimo ska/rocksteady, in chiave tradizionale, con qualche riferimento soul),

LIBRI

Dean Orton - A life in Lambretta. The story of a Professional Mod
Dean Orton è un volto noto e nome iconico nella scena mod ma soprattutto scooteristica italiana.
Arrivato tempo fa nella penisola, ha fatto della sua passione per la Lambretta una vera e propria professione, diventando un riferimento per gli amanti del veicolo.
In questo libro (in inglese) racconta la sua storia e soprattutto una marea di divertentissimi aneddoti: dal rocambolesco arrivo in Italia in scooter dall'Inghilterra per partecipare a un raduno mod, ai viaggi in Grecia dove recuperare mezzi d'epoca da restaurare, al vagabondare in mezza Europa sulla due ruote, al rapporto difficile con la burocrazia italiana, all'adattamento alle usanze nostrane che non sempre sono affini allo spirito britannico.
Un libro davvero divertente e ricchissimo di spunti piacevolissimi, anche di costume e rapporti sociali oltre che di un nutrito apporto fotografico.
In mezzo spuntano nomi noti della scena, a rendere ancora più piacevole e interessante la lettura.

Andrea Maccarone - Gli ultimi ribelli. Chi ha ucciso le sottoculture
Di sotto e contro culture si è parlato ripetutamente e a iosa, tra ricordi, ricostruzioni, documenti fotografici, ricerca delle radici. Maccarone approfondisce l'argomento con un saggio sociologico che parte da una veloce contestualizzazione delle varie forme sottoculturali (Teddy Boys/Rockers, Mods, Skinheads, Punk, Hip Hop etc) anche attraverso osservazioni che sintetizzano la loro essenza:
Le sottoculture giovanili trasformano oggetti e pratiche quotidiane in strumenti di resistenza simbolica.
Importante la sottolineatura di come il ruolo dei media abbia sempre compromesso la purezza e la stabilità delle sottoculture.
A proposito del movimento Hippie e del Festival di Woodstock:
La copertura massiva dell'evento contribuì a trasformare un'esperienza controculturale in un femnomeno globale, accelerandone al tempo stesso la diffusioine e la successiva normalizzazione.
Quando una sottocultura diventa visibile e mediatizzata su larga scala, perde parte della sua carica oppositiva.
Tra le conclusioni dell'analisi, la constatazione di come le sottoculture non siano mai statiche e contuino a ridefinirsi.
E infine il cambiamento epocale causato dall'arrivo di internet e soprattutto dei social:
Hanno permesso la costruzione di una pericolosa cultura dell'immagine fondata su modelli studiati per ricevere la massima attenzione dalla platea degli utenti.
Tutto ciò ha prodotto un livellamento dei modelli espressivi e di comunicazione, annientando le sfumature e la forza dell'originalità.
I social network offrono opportunità di conoscenza ma obbligano i linguaggi a uniformarsi per essere veicolati.
Le nuove generazioni grazie alla società delle piattaforme digitali, diventano autrici dei propri messaggi, padroni dei mezzi di comunicazione, e possono raccontare la propria realtà senza intermediazione.
Si supera così l'ostacolo del filtro giornalistico, instaurando un rapporto diretto tra mittente e destinatario.
La conclusione è amara: partendo dalla constatazione del mancato ricambio generazionale nell'ambito delle sottoculture tradizionali: La ribellione, a quanto pare, non attrae più.
Chiude il libro una serie di interessanti testimonianze di Irish Jack (storico mod dei 60, ispiratore del personaggio di Jimmy in "Quadrophenia"), Steve Diggle dei Buzzcocks, Mike Joyce degli SMiths, Kev Roberts, DJ del Wigan Casino e Rick Witter dei Shed Seven.

Francesco Abate - Gli indegni
Una vicenda (non autobiografica, precisa l'autore ma in cui tanti di "noi" si possono facilmente riconoscere) che si svolge negli anni Ottanta del punk, new wave e affini, tra amori disperati, speranze adolescenziali, fughe a Parigi e Londra, eroina, in una corsa scomposta e scarmigliata alla ricerca dell'immortalità giovanile.
Ci sono le sottoculture, le botte, le lacrime, le strade divise.
Il romanzo si configura come un racconto molto fedele alle vicende di quegli anni, spesso aspro, altrettanto ironico e spensierato.
La scrittura è precisa, fresca e coinvolgente, il libro più che riuscito.

Claudio Cicolin - Della Chitarra e del Mistero
Cinque racconti sospesi tra realtà e fantasia, legati dal ruolo della chitarra, filo conduttore che unisce destini, visioni e ossessioni. Non a caso visto che l'autore ha dato vita a un progetto video su YouTube, diventato il canale didattico di chitarra più seguito in Italia con 280.000 iscritti.
I racconti nascono dalla lettura di scrittori iconici come Edgar Allan Poe e Italo Calvino, diretti ispiratori delle narrazioni e si muovono verso un mondo sonoro che cita Smiths e Brian May, Oasis e Robert Johnson e uno letterario che spazia da George Orwell a Alessandfro Baricco.
Lettura interessante sicuramente originale.



COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".

APPUNTAMENTI

Venerdì 3 luglio, ore 21. Presentazione libro "Keith Moon, batterista" a Piacenza, Libreria Fahrenheit 451", via Legnano.

NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour

Venerdì 10 luglio: Bologna “Frida”
Sabato 11 luglio: Festival Increa Masnada (Milano)
Venerdì 31 luglio: Cervia “Planet Rock”

lunedì, giugno 29, 2026

Wild Billy Childish & CTMF + The Mummies @Festival Beat 2026

Foto di Mummies e Billy Childish di Andrea Amadasi.

Il Festival Beat rinasce dalle sue ceneri a cui tanti l'avevano già (perfidamente) condannato e si ritrova in quel di Cremona, lasciando la ormai storica sede di Salsomaggiore.
Guadagnandoci.

La città lombarda ("di là da Po" come diciamo noi dirimpettai emiliani) è un piccolo gioiello architettonico, vivibile e accogliente, il luogo del Festival, le COLONIE PADANE, uno stupendo spazio di rara bellezza e suggestione.
Fondate nel 1915 come colonia elioterapica e nel 1922 trasformata in luogo per ospitare centinaia di bambini per terapie di bagni di sole.
In epoca fascista poi, Roberto Farinacci, ras di Cremona, la fece diventare “Colonia Regina Margherita di Savoia e balilla Roberto Farinacci”, una struttura centrale a forma di grande nave immersa in un vasto parco di quasi 60 mila metri quadrati ricco di essenze padane, piscinette e laghetti per formare la gioventù cremonese secondo i dettami fascisti in merito a salute, cultura e comportamenti.

Hanno fatto anche cose buone...

Le cronache raccontano di uno spettacolare set di Jon Spencer il venerdì sera.

Il sabato, avvolti da una calura difficilmente tollerabile, si apre con la presentazione, in piazza Roma, del mio libro su Keith Moon e di quello di Enrico Lazzeri "Ballare nella catastrofe" con Gino Delledonne moderatore. Tanta gente, tanta attenzione, tante suggestioni e considerazioni filosofico/poetiche.
Bei momenti davvero.

Si passa in riva al Po alle Colonie.
Tanta gente ad applaudire il rude anticipo di Reverend-Beat Man & Milan Slick.

Wild Billy Childish & CTMF spazzano via tutto.
Suono ruvido, crudo, chitarra/basso/batteria come i primi Kinks con la voce di Jason Williamson degli Sleaford Mods, garage beat 100% Brit, sempre storti, a volte scordati e imprecisi, perfetti!
A un certo punto suonano "You Are Forgiven", uno dei "movimenti" della mini opera degli Who "A Quick One While He's Away" ed è puro genio, qualcosa che connota fino in fondo il mondo di Billy Childish, dai Milkashakes ad oggi, con in mezzo cento altri gruppi.
Ci infilano anche "Fire" di Jimi Hendrix ed è fighissima.
Quello che risalta è l'unicità di questo suono, tanto banale quanto irripetibile e inimitabile.

I Mummies sono i Mummies, né più né meno.
Garage/surf/punk veloce e grezzo, tiratissimo.
Consueto sfoggio di evoluzioni "ginniche" con tastiere sulle spalle etc. Che siano i Devo del garage punk è confermato anche dalla cover (riuscita) di "Uncontrollable Urge" della band di Akron.
Chiudono improvvisamente dopo una quarantina di minuti.
Promettono di tornare ma la serata si ferma lì.
C'è chi mormora di uno scazzo tra di loro, chi apprezza la brevità punk, chi la guasconeria e l'ironia.
Va bene così.

Si gira tra i numerosi e ricchi banchetti, si incrociano mille persone conosciute e meno.
Organizzazione, come sempre, impeccabile (c'è chi mugugna per il prezzo ma quello é, il costo della vita è un attimino diverso dal solito, anche per chi gestisce. Se non va bene non andateci o organizzatene uno voi a metà costo).

domenica, giugno 28, 2026

Digitalizzazione repertorio Lilith / Lilith and the Sinnersaints: "Stereo Blues Vol.1: Punk Collection”

Prosegue il processo di digitalizzazione del repertorio di Lilith (Lilith-rita Oberti) e Lilith and the sinnersaints a cura di LaPOP Music.

Il 21 ottobre del 2013 esce “Stereo Blues Vol.1: Punk Collection”, inteso originariamente come il primo episodio di una serie di omaggi che Lilith and the Sinnersaints volevano tributare alla radici del proprio sound.

I quattro brani contenuti nell’EP sono un personale omaggio al PUNK di fine anni 70, la prima colonna sonora delle giornate che l’allora 15enne Lilith-rita Oberti spendeva tra il gruppo dei tempi, i Not Moving, e la scuola.
Brani come “See no evil” dei Television e “(I’m) Stranded” dei Saints giravano nelle cassette che ci si scambiava alla scoperta del nuovo sound.
Poi venne l’hardcore punk e gruppi come Bad Brains (omaggiati con una versione blues del loro classico “Sailin on”) mentre i Clash cercavano nuove strade nella musica tradizionale come il blues, il reggae o il gospel (come in “The sound of the sinners” da “Sandinista”).

Lilith and the Sinnersaints in “Stereo Blues vol.1: Punk collection” volgono lo sguardo a quei tempi ma lo attualizzano attraverso una sensibilità moderna e il loro unico stile.

Il CD fu stampato in edizione limitata di 300 copie in un contenitore di metallo che ricalcava quello di “Metal Box” dei Public Image LTD. L’oggetto andò esaurito ed è da tempo irreperibile.

Ascolta Stereo Blues vol. 1: Punk Collection, da oggi sulle maggiori piattaforme digitali: https://lnk.to/stereoblues

sabato, giugno 27, 2026

Appuntamenti

"Keith Moon, batterista" (Low Edizioni) sarà presentato oggi alle 17.30 a Cremona all'interno del Festival Beat a La Ciocco di Piazza Roma 30.

Venerdì 3 luglio alla Libreria Fahrenheit 451" a Piacenza, in via Legnano alle 21.30

venerdì, giugno 26, 2026

Iggy Pop & the Doors



E' noto che i tre DOORS superstiti, alla morte di Jim Morrison hanno sempre fatto parecchia fatica a staccarsi da quell'esperienza, nonostante fosse palesemente finita, senza più la storica e carismatica voce.
Fecero due deludenti album e negli anni si sono riformati più volte in spesso patetici tentativi di riedizione della band (inclusa la presenza di Ian Astbury dei Cult alla voce che ne faceva una discutibile pantomima, con tanto di pantaloni di pelle e stese mosse...).

Tra i tanti tentativi ci fu anche quello che fece Ray Manzarek nel marzo 1973 quando, arrivato a Londra, cercò di reclutare Joe Cocker, Paul McCartney (...), Howard Welth degli Audience. Ma senza alcun risultato.
Tornato in USA, si imbattè nei primi mesi del 1974 in un altro transfuga da un gruppo appena dissoltosi: IGGY POP.

Il 3 luglio del 1974, nel terzo anniversario della morte di Jim Morrision, Ray Manzarek e Iggy Pop suonarono insieme al Whiskey a Go Go (con altri musicisti) per ricordare il cantante.
Proposero "LA Woman", "Maggie M'Gill" e "Back Door Man" dopo che Ray aveva cantato "Light my fire".
I due si ritrovarono a provare e a registrare qualche altro brano e (pare) si siano esibiti di nuovo prima di un concerto delle New York Dolls.
Purtroppo le condizioni di Iggy Pop all'epoca erano talmente precarie e lui assolutamente ingestibile che l'esperienza finì in niente...

Beh, erano solo chiacchiere. Soprattutto chiacchiere. Non abbiamo mai preso nessuno. Abbiamo parlato di un sacco di gente. Abbiamo parlato di Iggy, abbiamo parlato di Mick Jagger ma lui aveva già una band.
E poi abbiamo parlato di un tipo un po' fuori dagli schemi, Paul McCartney, bravo cantante e bassista. Ehi, potremmo trovare un bassista, ma alla fine non se n'è fatto niente.
(Ray Manzarek 1998)

giovedì, giugno 25, 2026

Intelligenza Artificiale: i social invasi dai creator digitali

Fonte: www.ansa.it

I social sono sempre più invasi da attori artificiali che promuovono prodotti e servizi.

Il crescente ricorso agli influencer generati dall'IA, come rileva un articolo del Guardian, evidenzia come l'impiego di avatar digitali realistici permetta ai marchi di simulare recensioni e interazioni tipiche degli utenti, risparmiando sui costi e moltiplicando le campagne attive.
Influencer inventati al computer sponsorizzano marchi di moda, oggetti di arredo, cosmetici.

Tra il 40% e il 60% di quello che alcuni dei grandi marchi pubblicano online è generato da software di intelligenza artificiale. Gli influencer umani hanno di fatto distrutto il settore, le aziende si stanno orientando verso l'intelligenza artificiale per eliminare problemi come la cattiva pubblicità, le opinioni personali, le tariffe orarie e i fotografi. Clarissa Mansbridge di Mia Metaverse, ex manager di celebrità.

I dati dell'associazione dei consumatori Which? indicano che il 70% degli utenti non è in grado di distinguere i contenuti reali da quelli generati artificialmente, rendendo necessaria una comunicazione inequivocabile.

Uno scenario che cambierà dal 2 agosto, quando l'AI Act introdurrà per i Paesi dell'Unione Europea l'obbligo di etichettare chiaramente i materiali audiovisivi creati o manipolati da sistemi automatizzati.

mercoledì, giugno 24, 2026

Tony Esposito - Il villaggio globale

Tony Esposito è un vero e proprio monumento della musica italiana, troppo spesso ricordato solo per "Kalimba de Luna" e per le percussioni "strane" che usava soprattutto agli esordi.

Se consideriamo con chi ha suonato (decine e decine di eccellenze, giusto per citarne alcuni: Pino Daniele, Edoardo Bennato, Alan Sorrenti, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Gino Paoli, Roberto Vecchioni, Francesco Guccini, Eugenio Bennato, Claudio Rocchi, Don Cherry, Gato Barbieri, Eumir Deodato, Brian Auger, Gilberto Gil, Billy Cobham, Moncada, Naná Vasconcelos) non basterebbero pagine e pagine di un libro per descriverne la carriera.
Non dimenicando che è stato uno dei pilastri del Napoli Power, esperienza sonora personalissima e innovativa degli anni Settanta.

La sua produzione discografica è sovente "limitata" ai primi quattro, eccellenti, album, tra sperimentazione, proto world music, prog e affini, dal 1974 al 1978, Rosso napoletano, Processione sul mare, Gente distratta, La banda del sole, prima dell'abbraccio a una dimensione più pop e fruibile.

Il villaggio globale, del 1990, è un album, dimenticato dai più, molto particolare, in cui si immerge in una dimensione sonora cosmopolita, tra un costante groove funk, elettronica, marcate influenze "africane" (a tratti quasi figlie dei Talking Heads di "Remain in light" o dei Liquid Liquid ), fusion, jazz.
C'è anche "Novecento auf Wiedersehen" in coppia con Eugenio Bennato (alle chitarre con Alex Britti in tutto l'album, insieme al fido Remo Licatsro a tastiere e arrangiamenti) che fu presentata al Festival di Sanremo (l'anno di "Uomini soli" dei Pooh).

Un lavoro da riscoprire, ancora molto moderno e fresco, ricco di suggestioni e spunti originali.

Vidi Tony Esposito a Parma nel maggio del 1979 nella favolosa band di Pino Daniele, con Joe Amoruso, Tullio De Piscopo, James Senese e Rino Zurzolo. As aprire Roberto Ciotti.

lunedì, giugno 22, 2026

Nuove Mod Band e affini 2026

Compilation in uscita per la Heavy Soul Records che raccoglie qualcuno dei nuovi gruppi.

Negli ultimi anni la scena Mod e dintorni ha ripreso un imprevisto vigore musicale con l'arrivo di una serie di band, spesso composte da giovanissimi, che hanno recuperato le sonorità care agli appassionati.
Come sempre un universo di influenze che vanno dai canonici Jam, Who, Small Faces, Kinks, al sound del 1979, rhythm and blues, soul, freakbeat, spesso il tutto mischiato insieme.

Giusto per riassumere e invitare gli amanti dell'ambito a scoprire nuovi nomi tra cui sarà facile trovare spunti interessanti, ecco una lista approssimativa di un po' di nuove leve.
NB: la lista esclude band composte da elementi non più propriamente giovani, dando risalto ai gruppi più recenti.

The Molotovs
Poco da dire se non che sono stati tra i primi, nonostante la giovanissima età, ad abbracciare questi suoni ed estetica.
Hanno trovato sorprendentemente una buona dose di successo e notorietà e l'album d'esordio è un buon punto di partenza.
https://www.facebook.com/TheMolotovsLondon

Sharp Class
Forse i più talentuosi in questo ambito, eccellenti dal vivo, grandi capacità compositivi, attitudine perfetta, due album di alto livello all'attivo.
Ricordano spesso i The Moment.
https://www.facebook.com/SharpClass

The Spitfires
Ci sono da dieci anni e con una nutrita discografia ma sono tornati recentemente con una nuova line up intorno al leader Billy Sullivan.
Sono un po' i veterani della nuova scena.
https://www.facebook.com/TheSpitfires
Cian Downing
Un album e una manciata di singoli con il recente favoloso “Stop the Racists Now” a stupire per carica ed efficacia.
https://www.ciandowningmusic.co.uk/
Monumental
Quartetto in arrivo dall'Essex, ha inciso tre brani di cui il recente “Eyes Wide Open” è il più maturo e significativo tra mod sound e Arctic Monkeys.
https://monumentalmusic.net/
The Silverados
Arrivano da Los Angeles, hanno inciso una manciata di brani, vicini ai primi Jam, aspri, diretti e ruvidi.
https://www.silveradosband.com/
The Chelsea Curve
Trio di Boston, esplicitamente mod.
Nel secondo album, uscito da poco, si avvicinano a Go go's e Pandoras, tra beat e garage.
https://www.facebook.com/thechelseacurve/
The Forty Fours
Trio londinese, innamorato del Mersey Beat e del rhythm adn blues bianco degli anni Sessanta. Il nuovo singolo “Now She's Gone” è un brano irresistibile.
https://www.facebook.com/Thefortyfours
Block 33
In giro da un po' dal sud dell'Inghilterra hanno tre album all'attivo, suonano un rhythm and blues mod rock molto semplice e diretto, si definiscono una mod band e ne hanno tutte le carte in regola.
https://www.facebook.com/block33band
Omini
Il trio torinese è da tempo sulla scena da dove continua a proporre il suo travolgente mix di Arctic Monkey, mod, Britpop, Hives, Supergrass. https://www.facebook.com/ominiband
The Xlnts
Arrivano da Brighton e hanno all'attivo un album uscito alla fine del 2025, dalle chiare influenze 79, ruvido e immediato, pochi accordi, chitarra/basso/batteria.
https://www.facebook.com/profile.php?id=61563808379868

South Street
Trio di Bournemouth senza ancora brani registrati, presenti solo nei loro profili social con qualche live.
https://www.facebook.com/p/South-Street-Music-61557561823510/

The Hornets
Dalla West London, quartetto specializzato in 60's rhythm and blues.
Due album all'attivo, “Hornets' Nest” del 2024 e il live “At the Royale Studios” del 2025, sound molto ruvido e grezzo.
https://www.facebook.com/hornetsbandofficial

Scarlett Fever
Quartetto di giovanissimi da manchester, ancora senza brani incisi ufficialmente, ricordano un po' gli Strypes.
https://www.facebook.com/p/Scarlett-Fever-100081792242949/
The Koppers
Da Weston Super Mare, una manciata di singoli dal sound molto, tra Jam e Chords, vicini al groove degli Sharp Class.
https://www.facebook.com/profile.php?id=61554362611450
Modern Syndicate
Trio londinese con un ep di quattro brani all'attivo “The Story So Far” di buona caratura pur se indirizzato più verso una dimensione power pop rock.
https://www.instagram.com/modern.syndicate/
The Velvet Tuxedo
Nei due singoli incisi il quartetto di Hull viaggia su binari freakbeat psichedelico tra Who 1967 e primo Hendrix.
https://www.instagram.com/thevelvettuxedooo/
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