Secondo capitolo di una trilogia, iniziata con "Leo e Zoe" (https://tonyface.blogspot.com/2025/05/alex-loggia-leo-e-zoe-storia-di-un.html) che esplora, sapientemente, le pieghe delle modifiche caratteriali adolescenziali, alla costante ricerca di un senso di identità e di appartenenza, che Tina trova nella scena mod, in cui si saprà ritagliare un profilo sempre più saliente e di primo piano.
Lo farà attraverso un viaggio interiore e uno fisico, in Lambretta, verso Londra.
In mezzo mille riferimenti reali alla scena mod italiana e torinese, in particolare, degli anni Novanta.
La cosa che cercava quando aveva dieci anni non era una musica, né un vestito, né uno scooter.
Era quella precisa sensazione di stare dentro le cose insieme ad altri.
E quella sensazione non aveva passaporto.
Parlava tutte le lingue.
Il libro è un notevole passo avanti, rispetto all'esordio, di Alex Loggia (compositore, musicista, produttore, ex chitarrista degli Statuto) in qualità di scrittore.
La narrazione è più pulita, diretta, poetica, con tratti filosofici che colgono al meglio la personalità della protagonista.
Il finale a sorpresa rende il libro ancora più interessante e piacevole.
Alex Loggia
Tina
230 pagine
21 euro
INTERVISTA A ALEX LOGGIA
Quando hai pensato di scrivere un romanzo (“Leo e Zoe”, a cui è seguito questo)? Da cosa è partita quell’esigenza?
In realtà, inizialmente avevo pensato di scrivere la mia autobiografia, ma poi mi sono detto che probabilmente a nessuno sarebbe interessato leggere la storia della mia vita.
Così ho pensato di raccontarla in un altro modo, mettendo un po’ di me dentro un romanzo.
È nato così Leo e Zoe, una storia di fantasia nella quale però ci sono molte delle amicizie, delle esperienze, dei luoghi e delle situazioni che ho vissuto in quegli anni. Non volevo semplicemente raccontare quello che mi era successo, ma soprattutto ricreare le atmosfere della Torino degli anni Ottanta, quando la musica, le amicizie e il senso di appartenenza a un determinato mondo erano una parte fondamentale delle nostre vite.
In fondo credo che scrivere questo romanzo sia stato anche un modo per tornare a quegli anni, ritrovare persone e sensazioni che, nonostante il tempo passato, non mi hanno mai abbandonato.
Naturalmente, mescolando ricordi e fantasia, perché alla fine quello che volevo scrivere era un romanzo, non un libro di memorie.
Quando hai scritto “Leo e Zoe” avevi già pensato a una trilogia o l’idea è arrivata dopo?
Assolutamente no.
Quando ho cominciato a scrivere Leo e Zoe non avevo affatto pensato a una trilogia.
L’idea era semplicemente quella di raccontare una storia che avesse un inizio e una fine.
Dopo la pubblicazione, però, molti lettori hanno cominciato a chiedermi se ci sarebbe stato un seguito e questo mi ha fatto riflettere sulla possibilità di scrivere un altro romanzo. Pensandoci, mi sono reso conto che c’erano ancora tante cose che avrei potuto e voluto raccontare, tante storie e situazioni che non avevano trovato spazio nel primo libro.
Da lì è nata l’idea di Tina, ma non volevo scrivere semplicemente il seguito di Leo e Zoe. Mi interessava raccontare quegli stessi anni attraverso gli occhi di un altro personaggio, con una vita e un percorso completamente differenti, ma che in qualche modo finisse per incrociare quel mondo.
È stato proprio mentre prendeva forma questa seconda storia che ho cominciato a pensare a una trilogia, tre romanzi che potessero essere letti indipendentemente, ma che fossero legati tra loro da personaggi, luoghi e situazioni.
Sottolinei spesso nel romanzo il concetto di “appartenenza”.
Quando hai abbracciato l’etica e l’estetica Mod, avresti mai pensato di ritrovarti decine di anni dopo, adulto, con figli, ancora così dentro a questo mondo?
Sinceramente no, ma credo che quando hai sedici o diciassette anni sia difficile immaginare come sarà la tua vita quarant’anni dopo. A quell’età è normale sperimentare, avvicinarsi a diverse culture giovanili, cercare qualcosa in cui riconoscersi.
Io, ad esempio, prima di diventare Mod ho frequentato per un periodo quelli che allora chiamavamo freak, sballoni, bajosi, insomma, i ragazzi che ascoltavano musica afro.
Poi ho scoperto il mondo Mod e ho capito che era quello giusto per me. La musica, l’abbigliamento, gli scooter, ma soprattutto uno stile di vita nel quale mi riconoscevo completamente.
In realtà non credo ci siano troppe spiegazioni da dare.
Sei Mod e basta.
Senti che quello è il tuo mondo, che quello stile di vita ti appartiene, e continui a viverlo senza nemmeno starci a pensare troppo. Non è qualcosa che devi sforzarti di mantenere vivo, fa semplicemente parte di te.
Naturalmente anche aver fatto parte degli Statuto, ha contribuito a rafforzare ulteriormente questo legame. Attraverso la musica ho avuto la possibilità di vivere ancora più intensamente quella cultura, di conoscere persone, condividere esperienze e sentirmi parte di una realtà che andava ben oltre la mia città.
E poi c’è il fatto di avere accanto una moglie che appartiene allo stesso mondo, cosa che rende tutto ancora più naturale.
Non ho mai dovuto scegliere tra la mia vita da adulto, la famiglia e l’essere Mod, perché sono tutte cose che convivono perfettamente.
Come dice Paul Weller, «You can bury me a Mod».
Credo che questa frase riassuma abbastanza bene il concetto.
“Una cosa bella quando finisce deve già respirare dentro quella successiva”, scrivi nelle ultime righe. Oltre al terzo romanzo, quale sarà la successiva?
Credo che quella frase rappresenti abbastanza bene il mio modo di essere.
Ho sempre bisogno di avere qualcosa a cui pensare, un progetto da realizzare, un’idea da sviluppare. Non sono mai stato particolarmente bravo a stare fermo e spesso, mentre sto ancora lavorando a qualcosa, comincio già a pensare a quello che potrei fare dopo.
Chi mi conosce e mi segue sa che negli anni ho dato vita a numerosi progetti musicali, anche molto diversi tra loro, non ultimo MODS, lo spettacolo musical-teatrale che abbiamo realizzato insieme.
Oltre al terzo romanzo, che andrà a chiudere la trilogia iniziata con Leo e Zoe, in questo momento sto lavorando a un nuovo progetto musicale che prevede la pubblicazione di alcuni brani Northern Soul.
Per ora, però, preferisco non svelare troppo, anche perché è ancora tutto in fase di sviluppo.
Diciamo soltanto che la voglia di fare musica e di sperimentare nuove cose non mi è mai passata.
Infine: da musicista professionista, come vedi il futuro per chi ha scelto questo cammino, in Italia?
Non è una domanda facile, soprattutto per chi, come me, fa questo mestiere da tanti anni e ha visto cambiare profondamente il mondo della musica.
Oggi, grazie alla tecnologia, è molto più semplice produrre e distribuire la propria musica, ma paradossalmente è diventato molto più difficile riuscire a viverci.
In Italia, poi, il musicista spesso non viene nemmeno considerato un vero lavoratore, dimenticando che dietro a quello che fa ci sono anni di studio, sacrifici e professionalità.
Il talento certamente non manca, ma ho l’impressione che ci sia sempre meno spazio per chi ce l’ha e sempre più per chi ha le conoscenze giuste o i soldi per comprarsi la visibilità, a volte persino le visualizzazioni.
Riprendendo un concetto espresso da Cristiano Godano dei Marlene Kuntz, chi oggi decide di intraprendere questa carriera deve mettere in conto anche la possibilità di non farcela.
È brutto da dire, ma credo sia giusto essere realisti.
Questo non significa che non si debba provarci, anzi.
La musica deve nascere prima di tutto da una passione autentica, dalla voglia di esprimersi e di avere qualcosa da raccontare, indipendentemente dal successo che si riuscirà a ottenere.
mercoledì, ottobre 21, 2026
Alex Loggia - Tina / Intervista ad Alex Loggia
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martedì, ottobre 20, 2026
Luca Lezziero - I due sogni
Vincitore della sesta edizione del Premio letterario "Guido Rossa" (istituito da Spi Cgil e LiberEtà) "I due sogni" è un racconto di Luca Lezziero, perfetta fotografia di un'epoca passata (ma che si ripropone con altri codici e modalità, forse ancora più che in passato, anche ai nostri giorni), in cui il concetto di classe sociale andava a determinare scelte di vita ben precise (mischiare differenti "ceti sociali" non era indicato né auspicato).
Le dinamiche operaie e borghesi degli anni Settanta, mettono la protagonista Gigliola di fronte alla necessità di scegliere tra due opzioni, l'amore sincero e diretto per il lavoratore del sud e un futuro economicamente e socialmente agevole con un ricco rampollo del nord (in un'epoca in cui il divario geografico era forte e sentito).
La scelta finale sarà dolorosa.
Scritto bene, scorrevole, intrigante.
Premio più che meritato.
Le dinamiche operaie e borghesi degli anni Settanta, mettono la protagonista Gigliola di fronte alla necessità di scegliere tra due opzioni, l'amore sincero e diretto per il lavoratore del sud e un futuro economicamente e socialmente agevole con un ricco rampollo del nord (in un'epoca in cui il divario geografico era forte e sentito).
La scelta finale sarà dolorosa.
Scritto bene, scorrevole, intrigante.
Premio più che meritato.
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domenica, ottobre 18, 2026
Mollie Marriott
Recentemente è uscito un album di Rick Wakeman (il trionfo del prog e del kitsch, nonostante ottime prove con i primi Yes e David Bowie, tra le tante), in cui risalta la presenza vocale di MOLLIE MARRIOTT.
Figlia di Steve Marriott, scomparso prematuramente quando lei aveva 12 anni. È stata poi cresciuta dal patrigno, sposatosi con la madre, Manon Piercey, il cantante e chitarrista rock & roll Joe Brown (intimo amico di George Harrison con cui ha collaborato in "Gone Troppo" e "Brainwashed").
Da sempre nell'ambiente musicale, ha intrapreso le strade del padre e del patrigno fin dalla tenera età.
Mio padre mi faceva ascoltare Ray Charles ed era qualcosa che sentivo profondamente affine alla mia anima. Sono sempre stata attratta da quei riff di chitarra graffianti e da quel modo di cantare. Ho sempre amato il fatto che, nel blues delle origini, la stessa frase venisse ripetuta all'infinito: eppure funzionava, riuscivi a sentirla davvero.
Io e la mamma lo accompagnavamo (Steve Marriott) spesso in tournée; ricordo che mi rannicchiavo accanto ai suoi amplificatori Marshall e mi addormentavo. Lui mi faceva sempre sedere sulle sue ginocchia e suonava il pianoforte insieme a me.
Quando conosce Liam Gallagher ha l'opportunità di fare i cori in "Heathen Chemistry" degli Oasis, collaborando poi con Mick Hucknall e gli Who, partecipando alla reunion dei Faces nel 2015 e nel 2016, ha condiviso il palco con Robert Plant e Mark Knopfler in occasione dei festeggiamenti per l'ottantesimo compleanno di Bill Wyman, bassista fondatore dei Rolling Stones.
Nel 2017 ha inciso il suo unico album solista "Truth Is A Wolf", a cui partecipa anche Paul Weller alla chitarra e all'Hammond, un lavoro cantato molto bene con una voce souleggiante, al servizio di canzoni pop rock, con qualche risvolto funk.
Figlia di Steve Marriott, scomparso prematuramente quando lei aveva 12 anni. È stata poi cresciuta dal patrigno, sposatosi con la madre, Manon Piercey, il cantante e chitarrista rock & roll Joe Brown (intimo amico di George Harrison con cui ha collaborato in "Gone Troppo" e "Brainwashed").
Da sempre nell'ambiente musicale, ha intrapreso le strade del padre e del patrigno fin dalla tenera età.
Mio padre mi faceva ascoltare Ray Charles ed era qualcosa che sentivo profondamente affine alla mia anima. Sono sempre stata attratta da quei riff di chitarra graffianti e da quel modo di cantare. Ho sempre amato il fatto che, nel blues delle origini, la stessa frase venisse ripetuta all'infinito: eppure funzionava, riuscivi a sentirla davvero.
Io e la mamma lo accompagnavamo (Steve Marriott) spesso in tournée; ricordo che mi rannicchiavo accanto ai suoi amplificatori Marshall e mi addormentavo. Lui mi faceva sempre sedere sulle sue ginocchia e suonava il pianoforte insieme a me.
Quando conosce Liam Gallagher ha l'opportunità di fare i cori in "Heathen Chemistry" degli Oasis, collaborando poi con Mick Hucknall e gli Who, partecipando alla reunion dei Faces nel 2015 e nel 2016, ha condiviso il palco con Robert Plant e Mark Knopfler in occasione dei festeggiamenti per l'ottantesimo compleanno di Bill Wyman, bassista fondatore dei Rolling Stones.
Nel 2017 ha inciso il suo unico album solista "Truth Is A Wolf", a cui partecipa anche Paul Weller alla chitarra e all'Hammond, un lavoro cantato molto bene con una voce souleggiante, al servizio di canzoni pop rock, con qualche risvolto funk.
sabato, ottobre 17, 2026
Not Moving - That's All Folks!
Un anno fa, il 17 ottobre 2025, usciva "That's All Folks!" pubblicato da LaPOP Music e La Tempesta, l'ultimo album in studio dei Not Moving.
Ci ha dato tantissime soddisfazioni, un'ampia esposizione mediatica (grazie anche al lavoro certosino di Sfera Cubica) e la possibilità (pressoché totalmente autogestita) di suonare una trentina di date (alcune delle quali ancora da completare nei prossimi mesi).
Anche le vendite, in questi tempi grami, sono state più che soddisfacenti.
Contemporaneamente le suddette etichette hanno provveduto a digitalizzare tutto il repertorio dei Not Moving, ora a disposizione gratuita nelle principali piattaforme.
Siamo felici e contenti, ringraziamo tutte e tutti coloro che ci hanno aiutato, seguito e, sinceramente, appoggiato.
Keep On Keepin On!
Not Moving su Facebook:
https://www.facebook.com/profile.php?id=100051397366697
Not Moving su Instagram
https://www.instagram.com/not_moving_ltd/
Not Moving "But It's Not"
https://www.youtube.com/watch?v=Foxxqa8ouR0&list=RDFoxxqa8ouR0&start_radio=1
Ci ha dato tantissime soddisfazioni, un'ampia esposizione mediatica (grazie anche al lavoro certosino di Sfera Cubica) e la possibilità (pressoché totalmente autogestita) di suonare una trentina di date (alcune delle quali ancora da completare nei prossimi mesi).
Anche le vendite, in questi tempi grami, sono state più che soddisfacenti.
Contemporaneamente le suddette etichette hanno provveduto a digitalizzare tutto il repertorio dei Not Moving, ora a disposizione gratuita nelle principali piattaforme.
Siamo felici e contenti, ringraziamo tutte e tutti coloro che ci hanno aiutato, seguito e, sinceramente, appoggiato.
Keep On Keepin On!
Not Moving su Facebook:
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Not Moving "But It's Not"
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Appuntamenti
Sabato 17 ottobre Tecno Zaclén al Teatro degli Atti di Rimini nell'ambito di Percuotere la Mente 2026, presentando lo spettacolo "The Art Of Drilling Core".
Featuring Rita "Lilith" Oberti. Mercoledì 21 ottobre alle ore 18,30 la libreria Fahrenheit 451 organizza presso Vox music lounge, in via Legnano a Piacenza, la presentazione del libro “Black Beauty. Storie di musica nera”, edito da Low.
Parteciperà l’autore Nicola Gaeta, critico musicale e conduttore radiofonico in dialogo con Antonio Bacciocchi e Enrico Forelli. Una nuova notte dedicata alle zone sonore più oscure e polverose, al lato inquieto e obliquo della musica.
Garage, rock'n'roll, dark blues e Americana incontrano il jazz fumoso dei club notturni, le voci da crooner, le chitarre della frontiera e atmosfere sospese tra deserto, palude e metropoli.
Un territorio sonoro irregolare e narrativo, dove il blues si fa più scuro, il rock perde i suoi confini e la notte diventa parte della musica. Suoni ruvidi e seducenti, storie di strada, melodie crepuscolari.
THE THREE BLIND MICE
Swamp, surf, noir, con Berlino sullo sfondo. La band ha appena pubblicato "Highway Ghosts", singolo e video presentati da Rolling Stone Italia, che anticipano "Dust and Ashes", il nuovo album in uscita a fine anno per la svedese Beluga Records, prodotto da Lory Muratti.
NOT MOVING
Dal 1982 una delle formazioni fondamentali del garage punk italiano. Rita Lilith Oberti, Dome La Muerte e Antonio Bacciocchi portano a compimento una storia lunga oltre quarant'anni con "That's All Folks", ultimo lavoro. Un disco che parte dal blues e attraversa punk, psichedelia, Gun Club, Cramps, The X, Rolling Stones e Bo Diddley, fino a chiudersi con Not Moving dei DNA di Arto Lindsay, il brano da cui la band prese il nome.
KIM SALMON'S SMOKED SALMON
Kim Salmon torna con "Totally Sick!!", un album ruvido, ipnotico e sorprendentemente groovy, fatto di chitarre che stridono e sferragliano e rumore dosato con precisione. Fondatore degli storici Scientists, protagonisti di quel suono che avrebbe anticipato il grunge, membro dei Beasts of Bourbon e fondatore dei Surrealists, Salmon continua a produrre rock'n'roll inquieto, fisico e senza tempo.
Featuring Rita "Lilith" Oberti. Mercoledì 21 ottobre alle ore 18,30 la libreria Fahrenheit 451 organizza presso Vox music lounge, in via Legnano a Piacenza, la presentazione del libro “Black Beauty. Storie di musica nera”, edito da Low.
Parteciperà l’autore Nicola Gaeta, critico musicale e conduttore radiofonico in dialogo con Antonio Bacciocchi e Enrico Forelli. Una nuova notte dedicata alle zone sonore più oscure e polverose, al lato inquieto e obliquo della musica.
Garage, rock'n'roll, dark blues e Americana incontrano il jazz fumoso dei club notturni, le voci da crooner, le chitarre della frontiera e atmosfere sospese tra deserto, palude e metropoli.
Un territorio sonoro irregolare e narrativo, dove il blues si fa più scuro, il rock perde i suoi confini e la notte diventa parte della musica. Suoni ruvidi e seducenti, storie di strada, melodie crepuscolari.
THE THREE BLIND MICE
Swamp, surf, noir, con Berlino sullo sfondo. La band ha appena pubblicato "Highway Ghosts", singolo e video presentati da Rolling Stone Italia, che anticipano "Dust and Ashes", il nuovo album in uscita a fine anno per la svedese Beluga Records, prodotto da Lory Muratti.
NOT MOVING
Dal 1982 una delle formazioni fondamentali del garage punk italiano. Rita Lilith Oberti, Dome La Muerte e Antonio Bacciocchi portano a compimento una storia lunga oltre quarant'anni con "That's All Folks", ultimo lavoro. Un disco che parte dal blues e attraversa punk, psichedelia, Gun Club, Cramps, The X, Rolling Stones e Bo Diddley, fino a chiudersi con Not Moving dei DNA di Arto Lindsay, il brano da cui la band prese il nome.
KIM SALMON'S SMOKED SALMON
Kim Salmon torna con "Totally Sick!!", un album ruvido, ipnotico e sorprendentemente groovy, fatto di chitarre che stridono e sferragliano e rumore dosato con precisione. Fondatore degli storici Scientists, protagonisti di quel suono che avrebbe anticipato il grunge, membro dei Beasts of Bourbon e fondatore dei Surrealists, Salmon continua a produrre rock'n'roll inquieto, fisico e senza tempo.
venerdì, ottobre 16, 2026
Stefano Marullo - Ramones
In occasione del secondo compleanno di arghía(www.arghia.it) – rivista stanca di cultura - viene pubblicato, in tiratura limitatissima di 50 copie, un libretto (in senso letterale: 9x15cm di grandezza) dedicato ai RAMONES (scaricabile gratuitamente dal sito).
Nelle 23 pagine non ci sono particolari novità o rivelazioni rispetto a quanto già ben conosciamo sulla band, se non la sottolineatura di quanto sia stata "la più grande e più sfortunata punk band della storia".
Effettivamente, rispetto al culto generato intorno al gruppo, le soddisfazioni economico/commerciale non sono mai state abbondante, spesso frutto di scelte errate.
Una pubblicazione che i collezionisti e fan della band non potranno ignorare.
https://www.arghia.it/ramones-il-libro/
Nelle 23 pagine non ci sono particolari novità o rivelazioni rispetto a quanto già ben conosciamo sulla band, se non la sottolineatura di quanto sia stata "la più grande e più sfortunata punk band della storia".
Effettivamente, rispetto al culto generato intorno al gruppo, le soddisfazioni economico/commerciale non sono mai state abbondante, spesso frutto di scelte errate.
Una pubblicazione che i collezionisti e fan della band non potranno ignorare.
https://www.arghia.it/ramones-il-libro/
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Libri
giovedì, ottobre 15, 2026
Long John Baldry
L'influenza di Long John Baldry va ben oltre il suo ruolo fondamentale nella nascita della scena blues britannica dei primi anni Sessanta.
Influenzò direttamente musicisti come Eric Clapton fu il primo a offrire un ingaggio a Rod "The Mod" Stewart.
Elton John, che con lui condivideva la militanza nei Bluesology, scelse il suo cognome d'arte proprio in onore di Long John (soprannome mutuato dalla sua altezza, oltre i due metri).
Nel 1975, Elton raggiunse la vetta delle classifiche con il brano Someone Saved My Life Tonight, riferendosi proprio a Long John con cui è rimasto sempre grande amico fino alla sua scomparsa nel 2005.
Cresciuto in una famiglia della classe media nella zona nord di Londra durante gli anni Cinquanta, scoprì il blues americano a 12 anni, ascoltandolo sul grammofono di un vicino di casa.
"Qualche porta più in là abitava un pittore di nome Oliver Graham Bradbury. Fu lui a farmi conoscere Leadbelly e Big Bill Broonzy intorno al 1953".
Come altri adolescenti dell'epoca ossessionati dal blues, Baldry gravitò verso la scena skiffle e folk di Soho, a metà degli anni '50 suonò nei Thameside Four e successivamente incontrò Davy Graham con cui formò un duo.
Ormai noto come Long John Baldry, cercava di conciliare la carriera musicale notturna con un lavoro diurno come grafico pubblicitario.
Nel 1960 arrivò la sua prima esperienza professionale nella musica con un tour in Danimarca con il Bob Cort Skiffle Group, nel luglio 1961 si unì alla Ken Sims Jazz Band e, in seguito, collaborò come ospite con Acker Bilk e Chris Barber.
Nel 1962, all'Ealing di Londra Alexis Korner e Cyril Davies lanciarono i Blues Incorporated – la prima band blues composta da musicisti bianchi al mondo. Long John Baldry fu il primo cantante dei Blues Incorporated, affiancato da Art Wood.
Il resto della formazione comprendeva anche Dick Heckstall-Smith al sassofono, il batterista Charlie Watts.
Alexis adottava una politica di "palco aperto" in cui potevano esibirsi tutti i giovani amanti del genere, tra cui i giovanissimi Mick Jagger, Eric Burdon e Paul Jones.
Nell'autunno del 1962 l'etichetta Ace of Clubs della Decca pubblicò un album dei Blues Incorporated a cui Baldry aveva partecipato come cantante, il mitico "R&B From The Marquee".
Alla separazione tra Korner e Davis, Long John sceglie la Cyril Davies and The R&B All Stars nel gennaio del 1963.
La morte prematura di Cyril Davies, nel gennaio 1964, portò Long John ad assumere la guida degli All Stars e a rinominare la band Hoochie Coochie Men, sciolto subito dopo aver pubblicato un singolo e l'album "Long John’s Blues".
Nel luglio 1965 forma gli Steampacket, con il giovane talento Rod Stewart, Julie Driscoll e Brian Auger.
La band durò un anno e Baldry passò ai Bluesology con il tastierista Reg Dwight presto trasformato in Elton John.
In entrambi i casi il successo non arrise alle band, lasciandole in un sostanziale anonimato commerciale.
Long John si sposta verso sonorità più commerciali e fruibili e balza al primo posto delle classifiche inglesi con la melliflua Let The Heartaches Begin nel 1967 (https://www.youtube.com/watch?v=ZUrs_9waPBk) e successivamente con Mexico, sigla delle Olimpiadi del 1968.
Rod Stewart ed Elton John co-produssero gli album di Long John dei primi anni Settanta, It Ain’t Easy e Everything Stops For Tea, che entrarono in classifica negli Stati Uniti.
Nel corso di quel decennio, Long John ebbe parecchi problemi e numerosi ricoveri ospedalieri.
Nel corso della sua carriera ha pubblicato circa quaranta album.
Apparve spesso anche in televisione e al cinema: nel 1971 nel film Up the Chastity Belt e prestò la voce a numerosi programmi televisivi e spot pubblicitari.
Nel 1980 si stabilì a Vancouver, ottenne la cittadinanza canadese e iniziò a esibirsi frequentemente tra il Canada e gli Stati Uniti tornando alle sue radici blues con l'ultimo album in studio, Remembering Leadbelly e con i i British Blues All Stars.
Una grave infezione polmonare lo portò via a 64 anni nel 2005.
Influenzò direttamente musicisti come Eric Clapton fu il primo a offrire un ingaggio a Rod "The Mod" Stewart.
Elton John, che con lui condivideva la militanza nei Bluesology, scelse il suo cognome d'arte proprio in onore di Long John (soprannome mutuato dalla sua altezza, oltre i due metri).
Nel 1975, Elton raggiunse la vetta delle classifiche con il brano Someone Saved My Life Tonight, riferendosi proprio a Long John con cui è rimasto sempre grande amico fino alla sua scomparsa nel 2005.
Cresciuto in una famiglia della classe media nella zona nord di Londra durante gli anni Cinquanta, scoprì il blues americano a 12 anni, ascoltandolo sul grammofono di un vicino di casa.
"Qualche porta più in là abitava un pittore di nome Oliver Graham Bradbury. Fu lui a farmi conoscere Leadbelly e Big Bill Broonzy intorno al 1953".
Come altri adolescenti dell'epoca ossessionati dal blues, Baldry gravitò verso la scena skiffle e folk di Soho, a metà degli anni '50 suonò nei Thameside Four e successivamente incontrò Davy Graham con cui formò un duo.
Ormai noto come Long John Baldry, cercava di conciliare la carriera musicale notturna con un lavoro diurno come grafico pubblicitario.
Nel 1960 arrivò la sua prima esperienza professionale nella musica con un tour in Danimarca con il Bob Cort Skiffle Group, nel luglio 1961 si unì alla Ken Sims Jazz Band e, in seguito, collaborò come ospite con Acker Bilk e Chris Barber.
Nel 1962, all'Ealing di Londra Alexis Korner e Cyril Davies lanciarono i Blues Incorporated – la prima band blues composta da musicisti bianchi al mondo. Long John Baldry fu il primo cantante dei Blues Incorporated, affiancato da Art Wood.
Il resto della formazione comprendeva anche Dick Heckstall-Smith al sassofono, il batterista Charlie Watts.
Alexis adottava una politica di "palco aperto" in cui potevano esibirsi tutti i giovani amanti del genere, tra cui i giovanissimi Mick Jagger, Eric Burdon e Paul Jones.
Nell'autunno del 1962 l'etichetta Ace of Clubs della Decca pubblicò un album dei Blues Incorporated a cui Baldry aveva partecipato come cantante, il mitico "R&B From The Marquee".
Alla separazione tra Korner e Davis, Long John sceglie la Cyril Davies and The R&B All Stars nel gennaio del 1963.
La morte prematura di Cyril Davies, nel gennaio 1964, portò Long John ad assumere la guida degli All Stars e a rinominare la band Hoochie Coochie Men, sciolto subito dopo aver pubblicato un singolo e l'album "Long John’s Blues".
Nel luglio 1965 forma gli Steampacket, con il giovane talento Rod Stewart, Julie Driscoll e Brian Auger.
La band durò un anno e Baldry passò ai Bluesology con il tastierista Reg Dwight presto trasformato in Elton John.
In entrambi i casi il successo non arrise alle band, lasciandole in un sostanziale anonimato commerciale.
Long John si sposta verso sonorità più commerciali e fruibili e balza al primo posto delle classifiche inglesi con la melliflua Let The Heartaches Begin nel 1967 (https://www.youtube.com/watch?v=ZUrs_9waPBk) e successivamente con Mexico, sigla delle Olimpiadi del 1968.
Rod Stewart ed Elton John co-produssero gli album di Long John dei primi anni Settanta, It Ain’t Easy e Everything Stops For Tea, che entrarono in classifica negli Stati Uniti.
Nel corso di quel decennio, Long John ebbe parecchi problemi e numerosi ricoveri ospedalieri.
Nel corso della sua carriera ha pubblicato circa quaranta album.
Apparve spesso anche in televisione e al cinema: nel 1971 nel film Up the Chastity Belt e prestò la voce a numerosi programmi televisivi e spot pubblicitari.
Nel 1980 si stabilì a Vancouver, ottenne la cittadinanza canadese e iniziò a esibirsi frequentemente tra il Canada e gli Stati Uniti tornando alle sue radici blues con l'ultimo album in studio, Remembering Leadbelly e con i i British Blues All Stars.
Una grave infezione polmonare lo portò via a 64 anni nel 2005.
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martedì, ottobre 13, 2026
Boney M, Frank Farian e John Lund
I BONEY M sono stati tra i nomi più famosi e di successo della discomusic (150 milioni di copie vendute).
La line up della band ha sempre ruotato intorno al cantante/ballerino Bobby Farrell e alle voci di Liz Mitchell, Marcia Barrett e Maizie Williams.
In realtà nessuno componeva o suonava ma faceva tutto il produttore Frank Farian (anche la voce di Farrell).
Ripetè tra l'altro la formula con i Milli Vanilli, tempo dopo.
L'aspetto particolare della loro produzione era che il suo principale collaboratore, John Zeke Lund, fu il bassista del gruppo freakbeat The Smoke (quelli di "My Friend Jack").
Si spiega probabilmente così il motivo per cui i Boney M coverizzarono una lunga serie di brani piuttosto particolari di Creation (Painter Man"), Neil Young ("Heart of Gold"), la stessa "My Friend Jack", Yardbirds ("Still I'm Sad", Bob Marley ("No Woman, No Cry"), Melodians ("Rivers Of Babylon"), "Sunny" di Bobby Hebb, "Hold On I'm Coming " di Sam & Dave, Creedence Claerwater Revival ("Have You Ever Seen the Rain?"), Beatles ("Two Of Us" in versione reggae), Stevie Wonder ("My Cherie Amour"), 10CC ("Dreadlock Holyday") etc.
Il cantante della band è morto a San Pietroburgo, proprio come "Rasputin", soggetto del loro più grande successo.
Il batterista della band, Keith Forsey suonò con gli Amon Duul e diventò poi produttore di Billy Idol, Simple Minds etc.
La line up della band ha sempre ruotato intorno al cantante/ballerino Bobby Farrell e alle voci di Liz Mitchell, Marcia Barrett e Maizie Williams.
In realtà nessuno componeva o suonava ma faceva tutto il produttore Frank Farian (anche la voce di Farrell).
Ripetè tra l'altro la formula con i Milli Vanilli, tempo dopo.
L'aspetto particolare della loro produzione era che il suo principale collaboratore, John Zeke Lund, fu il bassista del gruppo freakbeat The Smoke (quelli di "My Friend Jack").
Si spiega probabilmente così il motivo per cui i Boney M coverizzarono una lunga serie di brani piuttosto particolari di Creation (Painter Man"), Neil Young ("Heart of Gold"), la stessa "My Friend Jack", Yardbirds ("Still I'm Sad", Bob Marley ("No Woman, No Cry"), Melodians ("Rivers Of Babylon"), "Sunny" di Bobby Hebb, "Hold On I'm Coming " di Sam & Dave, Creedence Claerwater Revival ("Have You Ever Seen the Rain?"), Beatles ("Two Of Us" in versione reggae), Stevie Wonder ("My Cherie Amour"), 10CC ("Dreadlock Holyday") etc.
Il cantante della band è morto a San Pietroburgo, proprio come "Rasputin", soggetto del loro più grande successo.
Il batterista della band, Keith Forsey suonò con gli Amon Duul e diventò poi produttore di Billy Idol, Simple Minds etc.
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lunedì, ottobre 12, 2026
The Dukes of Stratosphear - Psurroundabout Ride
Uno dei side project più geniali e meglio riusciti di sempre é quello in cui i quattro XTC si travestirono, nel 1984, da Sir John Johns (Andy Partridge), The Red Curtain (Colin Moulding), Lord Cornelius Plum (Dave Gregory) E.I.E.I. Owen (Ian "Eewee" Gregory) per incarnare i Dukes Of Stratosphear e tutti gli stereotipi della psichedelia inglese degli anni Sessanta (che stava prepotentemente tornando in auge): i Beatles di "Magical Mistery Tour" e "Sgt Peppers", gli Stones di "Their Satanic Majesties Request", i primi Pink Floyd, Tomorrow, HP Lovecraft etc etc.
Ne uscirono due LP, "25 O'Clock" nel 1985 e "Psonic Psunspot" nel 1987.
Gli XTC hanno sempre fatto sfoggio di queste influenze ma mai in modo così palesemente affine agli originali.
L'interpretazione è perfetta, l'approccio quasi goliardico nella sua precisa e accademica ripresa di quei suoni, quelle modalità compositive, l'uso di quei precisi strumenti.
Due dischi favolosi per chi ama il contesto.
Viene ristampata ora la compilation del 2019 "Psurroundabout Ride", comprensiva di demo e scarti, remix e altro.
Per chi si fosse perso gli originali un recupero indispensabile.
Ne uscirono due LP, "25 O'Clock" nel 1985 e "Psonic Psunspot" nel 1987.
Gli XTC hanno sempre fatto sfoggio di queste influenze ma mai in modo così palesemente affine agli originali.
L'interpretazione è perfetta, l'approccio quasi goliardico nella sua precisa e accademica ripresa di quei suoni, quelle modalità compositive, l'uso di quei precisi strumenti.
Due dischi favolosi per chi ama il contesto.
Viene ristampata ora la compilation del 2019 "Psurroundabout Ride", comprensiva di demo e scarti, remix e altro.
Per chi si fosse perso gli originali un recupero indispensabile.
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Cultura 80's
sabato, ottobre 10, 2026
Appuntamenti
Sabato 17 ottobre Tecno Zaclén al Teatro degli Atti di Rimini nell'ambito di Percuotere la Mente 2026, presentando lo spettacolo "The Art Of Drilling Core".
Featuring Rita "Lilith" Oberti. Una nuova notte dedicata alle zone sonore più oscure e polverose, al lato inquieto e obliquo della musica.
Garage, rock'n'roll, dark blues e Americana incontrano il jazz fumoso dei club notturni, le voci da crooner, le chitarre della frontiera e atmosfere sospese tra deserto, palude e metropoli.
Un territorio sonoro irregolare e narrativo, dove il blues si fa più scuro, il rock perde i suoi confini e la notte diventa parte della musica. Suoni ruvidi e seducenti, storie di strada, melodie crepuscolari.
THE THREE BLIND MICE
Swamp, surf, noir, con Berlino sullo sfondo. La band ha appena pubblicato "Highway Ghosts", singolo e video presentati da Rolling Stone Italia, che anticipano "Dust and Ashes", il nuovo album in uscita a fine anno per la svedese Beluga Records, prodotto da Lory Muratti.
NOT MOVING
Dal 1982 una delle formazioni fondamentali del garage punk italiano. Rita Lilith Oberti, Dome La Muerte e Antonio Bacciocchi portano a compimento una storia lunga oltre quarant'anni con "That's All Folks", ultimo lavoro. Un disco che parte dal blues e attraversa punk, psichedelia, Gun Club, Cramps, The X, Rolling Stones e Bo Diddley, fino a chiudersi con Not Moving dei DNA di Arto Lindsay, il brano da cui la band prese il nome.
KIM SALMON'S SMOKED SALMON
Kim Salmon torna con "Totally Sick!!", un album ruvido, ipnotico e sorprendentemente groovy, fatto di chitarre che stridono e sferragliano e rumore dosato con precisione. Fondatore degli storici Scientists, protagonisti di quel suono che avrebbe anticipato il grunge, membro dei Beasts of Bourbon e fondatore dei Surrealists, Salmon continua a produrre rock'n'roll inquieto, fisico e senza tempo.
Featuring Rita "Lilith" Oberti. Una nuova notte dedicata alle zone sonore più oscure e polverose, al lato inquieto e obliquo della musica.
Garage, rock'n'roll, dark blues e Americana incontrano il jazz fumoso dei club notturni, le voci da crooner, le chitarre della frontiera e atmosfere sospese tra deserto, palude e metropoli.
Un territorio sonoro irregolare e narrativo, dove il blues si fa più scuro, il rock perde i suoi confini e la notte diventa parte della musica. Suoni ruvidi e seducenti, storie di strada, melodie crepuscolari.
THE THREE BLIND MICE
Swamp, surf, noir, con Berlino sullo sfondo. La band ha appena pubblicato "Highway Ghosts", singolo e video presentati da Rolling Stone Italia, che anticipano "Dust and Ashes", il nuovo album in uscita a fine anno per la svedese Beluga Records, prodotto da Lory Muratti.
NOT MOVING
Dal 1982 una delle formazioni fondamentali del garage punk italiano. Rita Lilith Oberti, Dome La Muerte e Antonio Bacciocchi portano a compimento una storia lunga oltre quarant'anni con "That's All Folks", ultimo lavoro. Un disco che parte dal blues e attraversa punk, psichedelia, Gun Club, Cramps, The X, Rolling Stones e Bo Diddley, fino a chiudersi con Not Moving dei DNA di Arto Lindsay, il brano da cui la band prese il nome.
KIM SALMON'S SMOKED SALMON
Kim Salmon torna con "Totally Sick!!", un album ruvido, ipnotico e sorprendentemente groovy, fatto di chitarre che stridono e sferragliano e rumore dosato con precisione. Fondatore degli storici Scientists, protagonisti di quel suono che avrebbe anticipato il grunge, membro dei Beasts of Bourbon e fondatore dei Surrealists, Salmon continua a produrre rock'n'roll inquieto, fisico e senza tempo.
venerdì, ottobre 09, 2026
Elisa De Munari - Wild Women Don't Have The Blues
Elisa De Munari (alias Elli De Mon, nota blues woman, attiva da lungo nella scena italiana) è anche una validissima scrittrice e ricercatrice in ambito blues e dintorni.
Ce lo conferma in questo nuovo lavoro in cui raccoglie una serie di brani di altrettante Blues Women come pretesto per approfondire storia, argomenti, musica, filosofia, società, con certosina perizia, dati, date. Sono donne che hanno scelto di non uniformarsi, di non assecondare alcuna aspettativa, di non conformarsi a nessun cliché, di non adattarsi al percorso che altri avevano tracciato per loro.
Donne risolute che non hanno esitato a dire la verità anche a costo di rimanere isolate.
In sottofondo emergono note autobiografiche, che camminano in parallelo a queste storie, di musiciste alle prese (allora come oggi, seppure in modalità radicalmente diverse) con problematiche di parità di genere, logistiche, di credibilità e rispetto.
Attraverso i testi delle canzoni scelte si approfondiscono tematiche specifiche (razzismo, femminismo, collocazione sociale e politica, "l'erotico come arma di liberazione"), si analizza il ruolo del blues nella storia della musica, della società e della storia americana, "un lungo tentativo di negare l'umanità dei corpi neri attraverso sistemi sempre più sofisticati di controllo",.
Blues costantemente collocato in una "visione romanticizzata del detenuto nero come depositario di una "purezza africana" musicale, inmcontaminata dalla modernità" (la visione del pur più che meritevole ricercatore Alan Lomax), cristalizzando l'idea che "il vero blues fosse quello più grezzo e primitivo, relegando in secondo piano le sofisticate innovazioni musicali degli artisti afroamericani urbani."
Un saggio interessantissimo, ricco di considerazioni e analisi originali perfettamente mirate.
Consigliatissimo.
Elisa De Munari
Wild Women Don't Have The Blues
Area Pirata
228 pagine
18 euro
Ce lo conferma in questo nuovo lavoro in cui raccoglie una serie di brani di altrettante Blues Women come pretesto per approfondire storia, argomenti, musica, filosofia, società, con certosina perizia, dati, date. Sono donne che hanno scelto di non uniformarsi, di non assecondare alcuna aspettativa, di non conformarsi a nessun cliché, di non adattarsi al percorso che altri avevano tracciato per loro.
Donne risolute che non hanno esitato a dire la verità anche a costo di rimanere isolate.
In sottofondo emergono note autobiografiche, che camminano in parallelo a queste storie, di musiciste alle prese (allora come oggi, seppure in modalità radicalmente diverse) con problematiche di parità di genere, logistiche, di credibilità e rispetto.
Attraverso i testi delle canzoni scelte si approfondiscono tematiche specifiche (razzismo, femminismo, collocazione sociale e politica, "l'erotico come arma di liberazione"), si analizza il ruolo del blues nella storia della musica, della società e della storia americana, "un lungo tentativo di negare l'umanità dei corpi neri attraverso sistemi sempre più sofisticati di controllo",.
Blues costantemente collocato in una "visione romanticizzata del detenuto nero come depositario di una "purezza africana" musicale, inmcontaminata dalla modernità" (la visione del pur più che meritevole ricercatore Alan Lomax), cristalizzando l'idea che "il vero blues fosse quello più grezzo e primitivo, relegando in secondo piano le sofisticate innovazioni musicali degli artisti afroamericani urbani."
Un saggio interessantissimo, ricco di considerazioni e analisi originali perfettamente mirate.
Consigliatissimo.
Elisa De Munari
Wild Women Don't Have The Blues
Area Pirata
228 pagine
18 euro
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