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lunedì, settembre 08, 2025

Paul Weller

Dopo una breve sosta "forzata" si riparte alla perfezione con The Guv'nor, PAUL WELLER, con l'articolo che ho scritto per "Il Manifesto" nella sezione "Alias", ripercorrendo sinteticamente la sua carriera dagli esordi al nuovo "Find El Dorado".

Paul Weller è da tempo assurto all'invidiabile condizione di potersi permettere di fare quello che vuole, senza preoccuparsi più di tanto di pianificazioni o strategie discografiche.
Ha a disposizione un suo studio personale, il Black Barn Studios, che sfrutta a piacimento quando ha l'ispirazione.
La sua discografia solista negli ultimi anni si è arricchita di diversi album, singoli, ep, collaborazioni, non sempre riuscitissime ma costantemente contrassegnate da un livello qualitativo sempre dignitoso e tendente all'alto, a cui fa puntualmente seguito la scalata delle classifiche britanniche.

Il nuovo Find El Dorado, pubblicato alla fine di luglio è arrivato immediatamente al secondo posto.
Nonostante sia un album di cover.
"Sono canzoni che porto con me da anni. Hanno assunto nuove forme nel tempo. E ora mi è sembrato il momento di condividerle."

Come sua abitudine, le scelte non sono mai banali e le quindici canzoni scavano in ambiti profondi e oscuri, soprattutto inaspettati, come quando ripesca Bee Gees, Richie Havens o i Flying Burrito Brothers dell'ex Byrds Chris Hillman.
Più ovvio l'omaggio a uno dei suoi idoli, Ray Davies dei Kinks ma non un prevedibile brano della band, ma una sigla televisiva firmata dal chitarrista ma eseguita da un altro gruppo.
Azzeccatissima la riscoperta del soul rock di Lawdy Rolla dei dimenticati francesi The Guerrillas e il gran finale con Clive's Song, in duetto nientemeno con Robert Plant.

Come già sottolineato nessuno griderà al capolavoro ma la scelta è talmente oculata e poco comune che alla fine potrebbe sembrare un album di inediti, suonato con classe, eleganza e raffinatezza, perfetto ritratto del personaggio.
Fin dagli inizi, in realtà, ha sempre fatto quello che gli pareva, incurante del contesto in cui aveva incominciato a muoversi ovvero la scena punk rock londinese, con i suoi da poco nati The Jam, nel 1977.

Ci finirono dentro, come tantissimi altri ma distinguendosi volutamente e immediatamente.
Sound elettrico, amfetaminico, veloce e minimale ma con chiari riferimenti agli anni Sessanta e alla cultura mod. nessun vestito trasandato ma rigorosi completi in giacca e cravatta.
E quando la fanzine Sniffin' Glue, vera Bibbia del punk, parlò male di loro, giudicandoli nostalgici, Weller ne bruciò una copia sul palco del “Marquee”.
Anche Sid Vicious, icona punk per eccellenza, non se la cavò meglio quando molestò Paul in un locale.
Si prese un pugno e finì in ospedale "Lui l'ha iniziata e io l'ho finita".
La band si staccò velocemente dalla scena, girò il mondo in concerto e dopo i primi due grezzi album del 1977, In The City e This Is the Modern World, infilò una serie di gioielli compositivamente sempre più raffinati, come All Mod Cons (1978), Setting Sons (1979) e gli stupendi Sound Affects (1980) e The Gift (1982), portando una serie di singoli, da Going Underground a Town Called Malice in testa alle classifiche.
La musica non era più solo potente e arrabbiata ma guardava anche al folk, a Kinks, Beatles, Who e Small Faces, al soul e al funk.

In ottemperanza alla sua classica imprevedibilità caratteriale, Weller, all'apice del successo scioglie inaspettatamente la band, cogliendo tutti di sorpresa, i suoi compagni di avventura per primi.

Quello che appare un inspiegabile suicidio artistico, apre le porte alla nuova avventura degli Style Council, a fianco del tastierista Mick Talbot (già con Merton Parkas, Dexy's e Bureau).
Il nuovo progetto è un collettivo che ruota intorno al nucleo dei due musicisti.
Weller vuole creare un nuovo sound, un soul moderno, che attinga dalle più svariate influenze.
E così sarà.
Nel breve spazio di un lustro, dal 1983 al 1988, la band metterà insieme soul, jazz, funk, folk, hip hop, elettronica, perfino la musica classica orchestrale nel sottovalutato, conclusivo e scarsamente compreso, Confessions of a Pop Group del 1988, canto del cigno discografico dopo gli ottimi Café Bleu e Our Favourite Shop e l'incerto Cost of Loving.
Proveranno a portare la neonata house di Detroit nella musica inglese con Modernism: A New Decade ma l'etichetta lo rifiuterà, lasciando la band alla deriva e a spegnersi ingloriosamente (paradossalmente l'antitesi della voluta e brusca fine dei Jam).
Un'esperienza sperimentale, che ha rischiato tanto, non ponendosi mai limiti nell'osare commistioni e miscele sonore apparentemente improbabili.
Ebbero tanto successo e hanno lasciato un segno che è stato rivalutato nel giusto modo solo successivamente.

Paul Weller, alla fine degli anni Ottanta, si ritrova confuso e indeciso sul da farsi, soprattutto perché non ha un contratto discografico né una band e sembra che a nessuno interessi particolarmente una sua nuova avventura artistica.
Rimane in pausa per un paio di anni, riparte con il Paul Weller Movement in cui torna alle radici più rock, con il singolo Into Tomorrow che si affaccia timidamente nelle charts inglesi.
Ci vorrà la succursale giapponese della Go Disc a dargli una nuova opportunità.
Il primo omonimo Paul Weller del 1992 guarda ai consueti riferimenti ma introduce uno sguardo, poco praticato ai tempi, a quel sound che mischiava soul, folk, rock e blues, caro a nomi come Traffic o Joe Cocker, a cavallo tra i Sessanta e Settanta.
E' la formula giusta.
Il successivo Wild Wood e soprattutto il suo capolavoro assoluto, Stanley Road, del 1995, lo riportano in vetta alle classifiche.

E' la sua “terza vita artistica” (una particolarità pertinenza di pochi musicisti), un'ulteriore incarnazione all'insegna di una creatività che si è mossa nel tempo, ha assorbito cose nuove e vecchie, le ha fatte sue, personalizzate, rinnovate e rese una cosa pressoché unica.
Su tutto le sue capacità compositive, di rara efficacia e spessore, ancora brillanti e sorprendenti.
Forte del successo di nuovo ottenuto, l'avventura solista si dipana in varie direzioni.
Anche perché esplode nel frattempo il Britpop di cui è il più diretto padre putativo e a cui i vari Oasis, Blur, Supergrass non possono che rendere omaggio.

I primi anni 2000 segnano una battuta d'arresto ispiratrice, con album poco interessanti e ripetitivi (nonostante non manchino mai brani di grande spessore)
. Complice anche un periodo di abusi alcolici e di sostanze, che non portano sicuramente benefici.
Si riprenderà con una superba triade As Is Now (2005), lo sperimentale 22 Dreams, un doppio album in cui esplora vari generi (sorta di personale “Album Bianco”) e Wake Up the Nation (2010) dove ritrova l'amicizia e l'apporto dell'ex bassista dei Jam, Bruce Foxton.
Vira verso umori elettronici nell'incerto Sonik Kicks, preludio a Saturn Patterns del 2015, album decisivo, in cui sintetizza tutto ciò che ha suonato in ormai 40 anni in un Paul Weller Sound definitivo, immediatamente riconoscibile e totalmente personale, con l'utilizzo, con discrezione e oculatezza, dell'elettronica che si mischia a soul, rock, blues, Beatles, funk, l'amore per le ballate struggenti.
I successivi lavori, con l'eccezione dell'acustico folk di True Meanings, sono figli di questa nuova impostazione.

I concerti sono sempre grintosi, ricchi di sorprese, con qualche centellinato omaggio al passato remoto e la voglia di spaziare nell'ormai immensa discografia (18 album solisti, 5 con gli Style Council, 6 con i Jam più un numero spropositato di singoli, ep e altro).

Artista completo, vocalmente, a 67 anni, ancora possente, ottimo chitarrista, polistrumentista, tuttora compositore di altissimo livello.
Personaggio sempre di nicchia in Italia.
Per chi non lo conoscesse bene è il momento di farlo. Per i fan di riascoltarlo, c'è solo l'imbarazzo della scelta.

domenica, maggio 23, 2021

Wellerism
° Fat Pop Volume 1 Box Deluxe
° Live at Barbican Centre 15 maggio 2021
° Mojo



WELLERISM é un aforisma per vivere momenti sereni in tempi difficili

FAT POP è al primo posto delle charts inglesi.
Per la prima volta Weller arriva al numero uno con due album in un anno.
“To have people like an album and want to buy it is never taken for granted by me, so to have it go to number 1 makes it even more special.”


Live at Barbican Centre 15 maggio 2021

Il 15 maggio 2021 PAUL WELLER, accompagnato da Steve Cradock alla chitarra acustica e dalla BBC Orchestra diretta da Jules Buckley, ha tenuto un emozionante concerto on line (che si spera e presume sarà presto riprodotto su DVD e/o CD).
Diciotto brani riarrangiati splendidamente, solenni, austeri e allo stesso stupendamente pop.
Un lavoro eccellente che riprende Jam ("English Rose" - da brividi - "Carnation"), Style Council ("My ever changing moods", "It's a very deep sea") e perle dal repertorio solista, dalle recenti "On sunset" e "Gravity" ai classici "Wild wood" e "Broken stones").
Ospiti Celeste, James Morrison e Boy George.
Non tragga in inganno il concetto orchestrale.
Non c'è nulla di pomposo o esagerato.
Ogni brano trae nuova linfa vitale e freschezza dalla nuova veste e spesso suscita vera e propria commozione.

Fat Pop Volume 1 Box Deluxe
Segnalo il box con triplo CD che oltre a contenere l'album e alcune belle cartoline, include un disco con sei inediti e il Live From Mid-Sömmer Musik.
Gli inediti sono di ottimo livello con l'eccellente e ritmata "Round the floor" ad aprire, "Serafina", "Crowboy", "Into the sea" e "Pure sound" più votate all'acustico intimista, senza lode né infamia e il finale di 16 minuti di "Fat Mix" tra sperimentazione, dub, jazz, collage sonori.
Solo apparentemente un esperimento folle e autoindulgente.
In realtà curato, studiato, pensato e composto con la consapevolezza di volere creare un brano complesso, d'avanguardia, di musica contemporanea.
Da ascoltare con attenzione.
Formidabile il CD live in studio (trasmesso su youtube in estate, a pagamento) con versioni stupende di "On sunset" e soprattutto delle allora inedite "Moving canvas" e "Testify", ancora più incisive dal vivo.
Gli altri brani attingono dagli ultimi tre album, sempre eseguiti con grande verve, nuovi arrangiamenti e tanto groove.


Il nuovo video di "Fat Pop"
https://www.youtube.com/watch?v=Iu9A4zRdnZg


Nel nuovo numero di MOJO grande spazio a Weller che diventa editore per un numero di una delle sue riviste preferite e sceglie una serie di articoli su Paul McCartney, The Coral, CSNY, My Bloody Valentine e Funkadelic, oltre a parlare del suo nuovo album.
Sempre Paul cura una compilation allegata, "Into tomorrow", con nuovi nomi come Black Pumas, Stone Foundation, P.P. Arnold, Durand Jones, Third Ear Band e la sua poco conosciuta "In another room".

venerdì, maggio 14, 2021

Paul Weller - Fat Pop (volume 1)



Originariamente concepiti come una serie di 45 giri che la situazione attuale ha reso logisticamente poco praticabile, i dodici brani del sedicesimo album solista di PAUL WELLER sono stati rinchiusi in un album (che esce a meno di un anno dal precedent "On Sunset").
Registrati "a distanza" con la band abituale, consueto apporto di ospiti, tra cui non spiccano nomi celebri, caratterizzati da atmosfere abbastanza diverse.

Un album solido, che testimonia quanto il livello creativo e qualitativo dell'opera di Weller si sia consolidato nell'alveo dell'eccellenza, con un sound immediatamente riconoscibile, personale, originale, distintivo.
Lo stesso Weller accompagna con qualche frase i vari brani.

Si parte con "Cosmic fringes", tiro punk (il demo era ancora più duro ed essenziale), aggiunte elettroniche, poco più di due minuti immediati e diretti.
"...it’s got a bit of motoric feel to it and a little bit glam rock too, i think.
"True" prosegue su ritmi elevati e sonorità aspre, con la voce di Lia Metcalfe dei Mysterines.
...she’s got a really powerful voice and i wanted to write something for us to sing together, so i did.
"Fat Pop" é la preferita di Weller, un funk pop sintetico, molto arrangiato, ricco di sonorità elettroniche e venature quasi hip hop nelle ritmiche.
...I was actually thinking about Cypress Hill, doing something that sounds like a dj Muggs production.
"Shades of blue" ha il classico incedere Kinks/vaudeville che abbiamo spesso ritrovato nei suoi album.
Un discreto brano riempitivo, con uso di orchestrazione, pianoforte in evidenza e la figlia Leah ai cori e controcanti (autrice anche del'epico ritornello).
...reminds me of a suburban drama, a play.
"Glad times" é una classica ballata Welleriana, infarcita di orchestrazioni trattate in chiave elettronica. Buona ma trascurabile.
I wrote this with tom (doyle) and ant (brown). I really liked it, though, so i’m really glad it made it on to this album instead.
Una dolce ballata acustica con archi vari caratterizza "Cobweb Connections".
Niente di superlativo ma un ottima pausa riflessiva.
...save yourself and save everyone around you too.’ it’s from observation but i suppose it’s about me too.
"Testify" é una delle vette dell'album, un torrido 70 funk con Andy Fairweather Low ai cori e Jacko Peak ai fiati, registrato dal vivo in studio con tutta la band. Superlativo!
We had actually done it live two or three years ago
Anche "The pleasure" viaggia su un groove funk di ispirazione 70, arricchito da arrangiamenti orchestrali e da un testo che parla esplicitamente del Black Lives Matter e George Floyd.
Brano di notevole caratura.
...I suppose it’s my reaction to the whole black lives matter movement. You should be appalled and disgusted and shocked by those images of george floyd being killed in the street. it has to stop. it’s a question for everyone.
Riuscitissimo il ritmo boogie che caratterizza la spedita e a tratti aspra "Failed", canzone in cui riflette su un suo fallimento: "All the things i never get/and all the things i never meant/and all the things that make no fucking sense…i’ve failed.".
Molto bello ed energico.
It’s an angry song because i wrote it right after a massive row with my wife. but i like it. it’s honest
"Moving Canvas" é un sorprendente omaggio a Iggy Pop ("I wrote it about iggy pop. i hope he likes it if he ever gets to hear it. it’s my tribute to him").
Brano ritmato, percussivo, duro, semplice e diretto, sarà perfetto dal vivo.
"In better time" é un mid tempo melodico di discreta fattura ma non particolarmente significativo.
“It’s me talking to a young person who is going through something, addiction or mental health pressure, or whatever, and just saying it’ll be alright.
"Still glides the stream", scritta con Steve Cradock "a distanza", scambiandosi testi e musiche, chiude l'album.
Ballata dolente, solenne e malinconica.
I had the chords and possibly the melody, which i sent to Cradock. and he sent me back a poem and i edited that, then we sent it back and forth by phone. lockdown songwriting. Steve’s a very soulful fella.”

mercoledì, luglio 01, 2020

Paul Weller - On sunset



Il quindicesimo album di PAUL WELLER ne conferma la grande classe compositiva, la voglia costante di non volersi riproporre uguale a sé stesso, il gusto di sperimentare.

"On sunset" é un BUON ALBUM, con ottimi brani ma che suona eccessivamente di maniera, raramente ha un guizzo, un graffio, una fiammata.

Rimane qualitativamente sopra una spanna di buona parte della produzione attuale, non é lecito aspettarci ogni volta un capolavoro da chi é in giro da ormai 45 anni ma sicuramente non sarà ricordato sul podio delle sue migliori prestazioni.
Ancora una volta stupisce la pochezza grafica della copertina.

I 7 minuti e mezzo di "Mirror ball" aprono il disco con un brano dal ritmo funk disco ricco di tratti sperimentali, assoli, sonorità ardite.

"Baptiste" (con Mick Talbot all'Hammond, presente anche in "Village" e "Walkin" e Lee Thompson dei Madness al sax) ha un tempo saltellante e un gusto soul.

Ancora un groove disco funk in "Old father tyme" che a volte sembra una riedizione soft di "Woo see mama" da "Kind of revolution".

Rilassato e innocuo pop soul in "Village" molto in odore di Style Council che spuntano decisi nella successiva "More" con anche l'apporto vocale di Julie Gros dei francesi Le SuperHomard e la chitarra di Josh McClorey degli Strypes.
Umori bossa e uno sguardo a Bobby Womack e Bill Withers.

"Sunset" ruba gli accordi iniziali a "My sweet Lord" di George ma poi diventa una ballata piena di effetti, fiati, archi, cambi armonici e uno dei migliori episodi dell'album.

"Equanimity" ci porta in clima vaudeville caro a Kinks e al Paul McCartney tardi Beatles, con tanto di solo di violino di Jim Lea degli Slade.

Curiosamente anche la successiva "Walkin" si muove su coordinate simili anche se risulta un riempitivo un po' anonimo.

Con "Earthbeat" siamo di nuovo in piena era Style Council: pop soul "sintetico" solare, "autostradale" e gradevole ma poco più (Paul dice sia stato ispirato da Pharell Williams. Alla voce Col3trane, giovane artista della scena nu soul inglese - pare fidanzato di una delle sue figlie...).

Chiude "Rockets" una ballata orchestrale tipicamente Paul McCartney, suggestiva, ben fatta e ricca di classe.

sabato, giugno 27, 2020

Paul Weller su "Uncut"



Numero speciale di "Uncut" - Ultimate Guide Series, dedicato a PAUL WELLER.
146 pagine che ripercorrono album per album tutta la sua carriera dai Jam a "On sunset" con interviste e recensioni d'epoca, una sua introduzione allo speciale, curiosità e un buon supporto fotografico (pur se con poche rarità).
Praticamente un libro.



Tante cose nel nuovo numero di Classic Rock Italia.

Intervisto Steve Wynn, recensisco "On sunset" di PAUL WELLER e poi l'album acustico sempre di Steve Wynn, il nuovo dei PRETENDERS, i "Dry Demos" di PJ HARVEY, gli album di Gerry Cinnamon, dei Dalton (Dalton Bootboys), quello di Shabaka Hutchings and the Ancestors, del James Taylor Quartet, di Izo Fitzroy, dei BrownOut, dei Devonns, dei Palaye Royale, il grande lavoro di Puglia, quello dei Caltiki, di Danzig, dei The Dirtyhands, di Paolo Rig8.
E poi le ristampe della Garland Records sui 60's garage dell'Oregon e il libro "Scrivere di musica" di Rossano Lo Mele.
Poi si parla di "Let it be" dei Beatles, di "Closer" dei Joy Division, di Little Richards, The X, T.Rex etc etc etc...

venerdì, marzo 08, 2019

Paul Weller - Other Aspects – Live At The Royal Festival Hall



Paul Weller l’11 e 12 ottobre 2018 ha tenuto due applauditissimi concerti sold out alla Royal Festival Hall di Londra, accompagnato da un'orchestra d'archi con cui ha riarrangiato parte del suo repertorio classico (Jam, Style Council, solista), dando soprattutto spazio al recente "True meanings", la cui impostazione acustica è adattissima di una riproposizione live di questo tipo.
E' stato un una tantum, una sorta di sfida personale, superata, come sempre, con classe, eccelsa maturità artistica, raffinatezza.

Quanta grazia, quanta maturità, quanta eleganza in questi 25 brani.

"True meanings" viene, prevedibilmente, ripreso quasi per intero (ben undici brani) ma ci sono versioni incredibilmente belle di episodi secondari dei Jam come "Boy about town" (che riporta ai Beatles di "Abbey Road"), una drammatica "Private hell" con un arrangiamento di archi e fiati da urlo, mentre è più prevedibile "Tales fromn the riverbank".

Anche per gli Style Council ci sono sorprese con "A man of great promise", sempre commovente, pur non riservando sorprese negli arrangiamenti.
Non potevano mancare "Wild wood", "You do something to me" (dove gli archi tagliano il cuore) e "Have you ever had it blue" in ottima versione.

Sorprese graditissime sono piccole gemme dimenticate come "Strange museum" e "Among the butterflies", dal primo album, che rinascono a nuova vita con l'orchestra e i fiati, allo stesso modo di due oscuri episodi di "22 dreams" come il sontuoso e irresistibile tango iniziale "One bright star" e "Where'er ye go".

La voce di Weller è sempre più convincente, la sfida è stata ampiamente vinta, l'album è semplicemente bello, caldo, avvolgente.
E Paul rimane il mio idolo.

Un assaggio:
https://www.youtube.com/watch?time_continue=62&v=w7vKx_XgFWQ

Boy about town
https://www.youtube.com/watch?v=DaXLRfRrFEk

venerdì, settembre 14, 2018

Paul Weller - True meanings



Il CHANGING MAN per eccellenza scrive una nuova pagina della lunga carriera.
Un album esclusivamente (semi) acustico, orchestrale, dalle atmosfere soffuse, bluesy, folk, perfino jazz, a tratti.
Un episodio a sè stante, come ha tenuto a sottolineare, non una nuova direzione (tanto che è già pronto qualcosa per il prossimo album, un brano disco music, ad esempio !).

True Meanings è un viaggio nell'amato folk inglese (Tim Hardin, Nick Drake), in certe reminiscenze Style Council, nei Jam di "English rose" (una "punk" band che nel 1978 "osò" inserire un brano acustico nel terzo album "All mod cons"), nelle atmosfere di "Wild wood".
Terreni già abbondantemente e con sapienza coltivati in passato da Paul Weller.

La qualità rimane come sempre molto alta, gli arrangiamenti superbi, la voce ferma, sempre più matura e a suo agio in ogni contesto.

Ma ancora una volta a farla da padrone è la PERSONALITA' ARTISTICA di Weller, comune a pochi, da 40 anni orgogliosamente e costantemente ai vertici.
Come sempre una certezza.

Tra gli ospiti Rod Argent degli Zombies all'Hammond, un'apparizione fugace di Noel Gallagher, le leggende folk Martin Carthy e Danny Thompson a chitarra e basso.

Anche alcuni testi sono stati affidati, per la prima volta, ad altri.

THE SOUL SEARCHERS
https://www.youtube.com/watch?v=Bfg-VWlopq8

ASPECTS
https://www.youtube.com/watch?v=UQD3LJhwDt0

MOVIN ON
https://www.youtube.com/watch?v=jOvUCSH0mKo

GLIDE
https://www.youtube.com/watch?v=_XHAM0eCeSs

venerdì, maggio 25, 2018

I 60 anni di Paul Weller



PAUL WELLER compie oggi 60 anni.
L'eterno Paul è invecchiato bene, continuando a crescere, cambiare, sperimentare, diventando uno dei punti di riferimento della musica (pop)olare inglese.
Colgo l'occasione per un augurio di altri (minimo) sessant'anni di nuovi album e una lista personale del meglio (e del peggio) della carriera di Paul.

THE JAM
La produzione andrebbe presa in blocco ma la mia classifica personale vede:
1) The gift
2) Sound Affects
3) All mod cons alla pari con This is modern world
5) In the city
6) Setting Sons
Da avere The Snap (con un po' tutti i singoli)

STYLE COUNCIL
1) Cafè Bleu
2) Our favourite shop
3) Confessions of a pop group
4) Modernism A new decade
5) The cost of loving
Da avere Introducing the Stye Council (con i primi bellissimi singoli)

PAUL WELLER
1) As is now
2) Stanley Road
3) Saturns pattern
4) Wild wood
5) Paul Weller
6) Wake up the nation
7) Heavy soul
8) 22 dreams
9) A kind revolution
10) Heliocentric
11) Illumination
12) Studio 150
13) Sonik kicks
Da avere la compilation Modern Classic

sabato, giugno 17, 2017

Paul Weller - Behind A Kind Revolution



Molto interessante il doc di una mezzoretta sulla composizione e registrazione di "A kind revolution" di PAUL WELLER (foto tratte dal video).

https://www.youtube.com/watch?v=MJUHNF3cQyQ

lunedì, maggio 08, 2017

Paul Weller - A Kind Revolution



La carriera solista di Paul Weller ha riservato ovvi e prevedibili alti e bassi ma ha sorpreso molti il precedente SATURNS PATTERN, per qualità, freschezza, spessore compositivo e realizzativo, uno dei suoi migliori album in assoluto.

A KIND REVOLUTION raccoglie quella pesante eredità e prosegue sulla linea sapientemente (ri)tracciata due anni fa.
Troviamo ampiamente coperto lo scibile del Weller autore che si muove, in modo attuale e moderno, senza cadute revivaliste, tra le suggestioni sonore a lui più care (soul, beat, melodie 60's, i soliti Beatles, soprattutto nelle ballate di gusto McCartneyiano), richiami ai migliori Style Council, qualche divagazione di sapore rock psichedelico, umori gospel e blues.

Nel dettaglio:
Si parte con la potenza e i suoni aspri del soul rock WOO SE MAMAcolorato dai cori di Madeleine Bell e PP Arnold. Brano duro e granitico ma immediatamente memorizzabile.
NOVA è un'escursione acida in certa new wave anni '80 con colorature elettroniche e una sezione fiati che si contrappone ad una chitarra distorta. Quasi sperimentale. Ostico.
LONG LONG ROAD è una classica ballata al piano alla Weller/Paul Mc Cartney con scale beatlesiane e stacco alla "Long and winding road". Evocativo, romantico, molto bello.
Si scende in sentieri funk con SHE MOVES WITH FAYRE, con Robert Wyatt a voce e tromba. Intrigante.
Lenta ballata funk con la voce in primo piano, CRANES ARE BACK assume toni gospel soul ed è un odei momenti più suggestivi dell'album.
Davvero bello l'intermezzo di HOPPER , soul swingante con una contagiosa sezione fiati.
Non particolarmente riuscita NEW YORK, forse il momento più debole dell'album, ballata mid tempo poco convincente.
La passione di Weller per la disco/house/techno/dance o come la vogliamo chiamare è nota e ONE TEAR rende omaggio al sound in oggetto con la partecipazione di BOY GEORGE. Brano ottimo, solo apparentemente avulso dal contesto.
Chiusura in bellezza con il blues funk rock di SATELLITE KID, duro e pieno di groove e il momento migliore di KIND OF REVOLUTION, la splendida ballata jazzy finale THE IMPOSSIBLE IDEA in evidente odore Style Council.

Un album di nuovo convincente, compositivamente sempre ad alto livello, vario, intenso, che ci conferma l'eccellente salute di Mr. Weller.

lunedì, marzo 13, 2017

Paul Weller - Jawbone



Credo non ci sia bisogno di sottolineare quanto il sottoscritto apprezzi l'operato di PAUL WELLER (da quel lontano 1978 quando scoprii con "This is modern world" che esistevano tali Jam).
Proprio questo, paradossalmente, mi rende ancora più "libero" di giudicare la sua opera senza pregiudizi.

"JAWBONE" è la colonna sonora dell'omonimo film che racconta la storia dell'ex campione di boxe, Jimmy McCabe (interpretato da Johnny Harris), un uomo alla "disperata ricerca di speranza, che continua a cercarla nei posti sbagliati".

Ovviamente una colonna sonora ha la sua vita molto spesso strettamente legata alla storia, alla sceneggiatura, alle immagini.
Per chi invece l'ascolta semplicemente come prodotto musicale può essere poco significativa.
Ancora meno quando tra gli otto brani proposti troviamo una ballata acustica discreta, un po' anonima, senza lode nè infamia, "The ballad of Jimmy Mc Cabe", un'altra abbozzata di meno due minuti, "Bottle" e altre sei "composizioni" tra elettronica, sperimentazioni (francamente velleitarie e inascoltabili soprattutto quando, come nel caso dell'introduttiva "Jimmy/Blackout" dura 21 minuti !!!!!!) e bizzarrie sonore pseudo avanguardistiche di valore artistico un tantino discutibile.
Solo per completisti accaniti.

https://www.youtube.com/watch?v=hlQK6Z5oak8&eml=2017March10/3911260/6332091&etsubid=154947232

sabato, novembre 19, 2016

Weller e Rock n Goal/Rock n Sport il 26 novembre a Roma



Sabato 26 novembre sarò a ROMA.

Nel tardo pomeriggio presento Rock'n'Goal e Rock n Sport e si parla un po' di massimi sistemi con Federico Guglielmi a HELLNATION Store (verso le 18 o giù di lì).

https://www.facebook.com/events/1617155548590347/

Più tardi alle 20.30 parlo di L'uomo Cangiante - Paul Weller. The Modfather, la mia bio su PAUL WELLER allo Scalo 77.
Poi butto su anche qualche disco di roba che ci gusta assai.

https://www.facebook.com/events/305454156504280/
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