Visualizzazione post con etichetta Calcio e sport. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Calcio e sport. Mostra tutti i post

lunedì, giugno 01, 2015

Campionato di calcio 2014-2015



Come è consuetudine due parole sul CAMPIONATO di CALCIO conclusosi ieri.
La JUVENTUS ha dominato senza se e senza ma, spesso per incapacità manifesta degli avversari e se non accadranno particolari stravolgimenti non avrà difficoltà a prendersi anche lo scudetto del prossimo anno. Vinta la Coppa Italia e indipendentemente da come possa andare la Champions, stagione favolosa.

Dietro la solita ROMA che, con il disastroso NAPOLI, parte ogni volta dovendo spaccare il mondo e finsice fuori da tutto a 17 punti dalla prima.
Campagne acquisti dispendiose e inutili (Jorginho ? Iturbe?), gestioni approssimative, proclami, spogliatoi divisi e pieni di senatori, divetti etc...I giallorossi almeno sono in Champions (uguale soldi in abbondanza), gli azzurri ripiegano sulla più consona Europe.
Benissimo la LAZIO, squadra concreta e umile che corona una stagione eccellente.
La FIORENTINA di più non poteva sperare e pretendere.
Grande stagione per GENOA e SAMP, si riconferma alla grande il TORINO, disastro a Milano: e se l'INTER sembra avere un vago programma di rinascita, il MILAN è allo sbando.
PALERMO, VERONA, SASSUOLO, CHIEVO, EMPOLI fanno quello che dovevano fare, un campionato tranquillo, deludono UDINESE e ATALANTA. Prevedibile il CESENA in B, sconcertante il caso del PARMA, dolorosissima la discesa dal mio CAGLIARI, potenzialmente da centro classifica ma con una gestione che ha privilegiato l'immagine (Zeman e Zola) alla sostanza.
Peccato, ce la potevamo fare e bene.

Salgono CARPI e FROSINONE a dare nuova linfa ma ad impoverire l'interesse dei media.

Veloce sguardo in EUROPA dove vincono le solite.
Una dimensione che preconizza sempre di più il più volte teorizzato "campionato europeo dei club", visto che quelli nazionali sono ormai una cosa scontata riservata al solito nome, massimo due (vedi Spagna).

venerdì, marzo 27, 2015

Gianluca Ottone - Shots and Kicks



Se amate il calcio, soprattutto quello britannico, il FOOTY di "quando i calciatori erano uomini veri", "Shots and kicks" è un libro assolutamente imperdibile.
Gianluca Ottone bazzica da tempo immemorabile (oltre che la scena mod con annessi e connessi) gli stadi inglesi di ogni ordine e grado, raccogliendo, programmi, memorabilia, ricordi, emozioni e preziosissimi aneddoti che pian piano stanno andando perduti tra le antenne televisive, i replay, i cento commentatori, gli stadi/centro commerciale etc etc.
E così torniamo sui campi di minuscole cittadine dove la squadra locale faceva fuori, in FA CUP, titolatissimi nomi o ripercorriamo la storia di quegli stadi periferici che la modernizzazione ha ormai cancellato oppure ci mettiamo sulle orme di incredibili personaggi che giocavano nel Luton Town o nel Leatherhead.
Nomi come Jimmy Hill di fatto quello che inventò i 3 punti per la vittoria o il folle Malcom Big Mac Allison. Senza dimenticare le imprese delle squadre che vincevano le categorie dilettantesche come Isthmian League o Athenian League davanti a decine di migliaia di persone (!!!).
E poi c'è la storia delle gloriose riviste calcistiche dei 60's e dei 70's, dei quotidiani sportivi della sera che riportavano, poche ore dopo la fine, la cronaca delle partite, risultati e classifiche, i treni speciali per i tifosi, le scommesse etc etc.
Un libro stupendo, divertente, gradevolissimo, pieno di curiosità ma soprattutto della cosa più importante: PASSIONE !

giovedì, marzo 12, 2015

Il Chacharita Juniors



Il 1° maggio (non a caso), del 1906, su iniziativa di alcuni operai anarchici e socialisti fu fondato il Club Atlético Chacarita Juniors. in un locale di una delle sezioni del Partito Socialista all'angolo tra via Federico Lacroze e Álvarez Thomas, cuore del quartiere di Chacarita a Buenos Aires.


I colori della squadra non furono scelti a caso: il rosso per il socialismo in cui credevano tutti i suoi fondatori; il bianco per la purezza dei suoi componenti, il nero per il cimitero vicino al quale fu fondata la squadra.
Per questo i giocatori sono battezzati Los Funebreros (I Becchini).

Nel 1920 si affiliò all'Associazione di Calcio Argentina e nel 1925 o partecipò per la prima volta alla Primera División arrivando subito al quarto posto.

Dopo un lungo peregrinare tra le varie serie nel 1969 una squadra senza stelle basata esclusivamente sul gioco di squadra (e sulla libertà tattica concessa ai giocatori dall'allenatore Geronazzo, poi sostituito da Pizarro) arrivò al suo unico titolo nazionale nel campionato "Metropolitano", diviso in due gruppi da 11 squadre, dai quali emergevano quattro semifinaliste.

Contro ogni pronostico il Chacarita Junior vinse battendo in finale per 4 a 1 nientemeno che il blasonatissimo River Plate, dopo aver battuto in semifinale l'altrettanto glorioso Racing con un gol a tre minuti dalla fine.

Il titolo non fu una casualità, il Chacharita lottò per lo scudetto anche nelle successive due stagioni e nel 1971 nel torneo Joan Gamper battè 2 a 0 il Bayern Monaco di Beckembauer, Breitner e Muller, perdendo in finale contro i padroni di casa del Barcellona.

Successivamente ha spaziato tra la seconda e terza divisione, è stato protagonista di parecchi episodi di violenza da parte della sua tifoseria, ed ora è in Primera B Nacional ai primi posti dopo le prime giornate.

giovedì, febbraio 26, 2015

Calcio popolare



Una realtà sconosciuta, relegata nei meandri più profondi della scena calcistica, è quella che appartiene al concetto di CALCIO POPOLARE, ovvero quelle situazioni che provano (e spesso riescono) a riportare lo sport più seguito al mondo (o perlomeno in Italia) ad una dimensione “umana”, dove l’agonismo fa il paio con la partecipazione, l’aggregazione, l’anti fascismo, l’integrazione, il sostegno popolare, dei quartieri, dei paesi, delle comunità.
Un breve elenco di alcuni nomi che tengono alta questa bandiera colorata.

Partiamo da Firenze con il Centro Storico Lebowski (http://cslebowski.it/), nato nel 2010 da una scissione dal vecchio AC Lebowsky, che disputa il campionato di prima categoria ed è attualmente a metà classifica e che vive grazie ad una totale autogestione alimentata dalle raccolte fondi allestite in occasione delle cene sociali.

A Roma in seconda categoria fatica in fondo classifica l’Atletico San Lorenzo (motto: il calcio figlio del popolo), squadra nata dall'autotassazione di un gruppo di cittadini dell'omonimo quartiere.
http://atleticosanlorenzo.it
Nella capitale è più (tristemente perchè recentemente aggredita a sprangate da un gruppo di fascisti) famosa l’ASD Ardita società nata nel 2011 e ispirata alla formazione rivoluzionaria che si oppose duramente al fascismo durante il Ventennio, che si avvale di un modello organizzativo societario basato sul supporto diretto, dove i tifosi e i sostenitori devono ritenersi gli unici proprietari del club.
La squadra è ora terza in Terza categoria. (http://www.asdardita.it/)

La Polisportiva Gagarin di Teramo disputa il campionato Uisp (http://www.polisportivagagarin.it/) con risultati dignitosi e si basa sull’azionariato popolare per propagandare uno Sport accessibile a tutti, che rimetta al centro delle sue attività l’aggregazione e l’amicizia, la solidarietà, il sano agonismo e il rispetto dell’avversario e che si pone quali obiettivi la lotta al razzismo ed il recupero di strutture sportive e sociali.

A Napoli ci sono la Lokomotiv Flegrea (http://lokomotivflegrea.it) , la Stella Rossa 2006 (http://www.stellarossa2006.it/), l’Afro-Napoli (nome che riassume perfettamente le modalità anti razziste e d’integrazione del progetto), (http://www.afronapoli.it/), che nel 2014 ha vinto il Campionato Nazionale Aics e l’ASD Quartograd che dopo due promozioni ora è in Prima Categoria al terzo posto (https://www.facebook.com/associazionesportiva.quartograd).

In terza categoria gioca invece lo Spartak Lecce (http://spartaklecce.blogspot.it) società sportiva fondata sul principio della salvaguardia dello sport e della sua funzione formativa e sociale.
Basata sui valori dell’unione, dell’uguaglianza, dell’antirazzismo e contraria a ogni forma di discriminazione, propone un paradigma a sfondo solidale e cooperativo.
In prima categoria ai vertici della classifica si batte il Brutium Cosenza ( https://brutiumcosenza.wordpress.com).

L'ASD Ideale (http://www.idealebari.org/)di Bari gioca in Terza Categoria dopo aver vinto il campionato Uisp e sostiene che che il calcio sia colore, aggregazione, che sia campetti in terra battuta ma senza interessi economici di sorta, che sia amicizia e divertimento, che sia libertà di vivere le proprie passioni.
Ha compiuto 14 anni la Polisportiva Assata Shakur Ancona che oltre al calcio (Terza Categoria) ha anche la prima squadra di Cricker delle Marche.
Da segnalare anche la CEP 1953 di Castel Di Sangro (https://www.facebook.com/pages/ACD-CEP-1953/345147868905606) ora in Seconda Categoria in Molise, tra i primissimi in Italia a seguire queste modalità di autogestione.

Se conoscete realtà italiane analoghe segnalatemele che integrerò l'articolo.

giovedì, febbraio 05, 2015

I calciatori più antipatici



Una delle tante liste spesso ricorrenti su internet.
E giusto per allinearci anche da queste parti una classifica dei CALCIATORI PIU' ANTIPATICI ci può stare.

Senza assegnare difficili medaglie e podii direi che una menzione speciale va innanzitutto a ZLATAN IBRAHOMOVIC, grande campione ma personaggio di rara antipatia.

Una menzione la merita anche PEPE del Real Madrid mentre viene spesso ricordato in questa classifica JOEY BARTON dell'Olympique Marsiglia "per essere stato in galera per ben due volte, per aver picchiato da ubriaco un ragazzo di colore e per aver gettato un sigaro accesso nell’occhio del compagno di squadra Jamie Tandy".
Sono note le vicende di JOHN TERRY del Chelsea che rubò la moglie al compagno di squadra e amico Bridge.
Noi italiani ricordiamo anche SUAREZ e i suoi morsi, sceneggiate nonchè parole razziste con cui è diventato spesso protagonista negativo.

Tra gli italiani MARIO BALOTELLI, MARCO BORRIELLO, OSVALDO e il pur educato e candido (quando va in TV, un po' meno sul campo) GIORGIO CHIELLINI se la giocano tranquillamente.
Tra gli ex l'attuale allenatore del Milan FILIPPO INZAGHI ha spesso brillato in tal senso mentre l'argentino dell'Inter ICARDI non sembra essere uno dei migliori rappresentanti del reparto simpatia a fianco del milanista MEXES e di un altro juventino, LICHTSTEINER.

mercoledì, dicembre 10, 2014

I catenacciari



La seconda puntata di un soggetto calcistico di cui si è sempre parlato: dopo il CATENACCIO spazio ai CATENACCIARI.
Chi meglio di ALBERTO GALLETTI ci può delucidare ?
PS: se ne parlerà anche venerdì 12 alle 18.30 al Caffè dell'Università a PAVIA in Corso Carlo Alberto 1 alla presentazione di ROCK n GOAL.


Nell’Italia della ricostruzione impazza il campionato di calcio, la voglia di entusiasmarsi è tanta e gli stadi sono pieni, il Torino domina il campionato dall’alto di una superiorità fisico-tecnica conclamata, i distacchi in classifica sono abissali e le batoste dispensate in giro per la penisola sesquipedali (10-0 all’Alessandria, record per la serie A).
Il sistema WM inglese adottato dai pluriscudettati campioni granata è ancora in auge nella penisola ma se per questi ultimi la superiorità tecnica è comunque sufficiente per non doversi preoccupare dei larghi spazi difensivi concessi non si può dire altrettanto per le difese delle squadre minori, i punteggi sono talvolta larghissimi.
L’interludio spezzino di Barbieri e del mezzo sistema ha dato il via alla diffusione ,seppur in un primo tempo sporadica, del catenaccio.

Le posizioni di rincalzo dietro al Grande Torino offrono situazioni contrapposte, le due grandi Juve e Milan forti dei loro campioni scandinavi continuano a fare sfracelli col sistema, ma qualche provinciale comincia a fare capolino nelle posizioni di testa.
Nel 1946/47 il piccolo Modena guidato da Alfredo Mazzoni coglie un insperato terzo posto (che rimane il miglior piazzamento in Serie A del Modena a tutt’oggi) due in meno della Juventus seconda a dieci lunghezze dal Torino con un accorgimento alla Rappan schiera Braglia dietro al primo marcatore,subirà solo 24 reti , 10 in meno dei campioni d’Italia che però ne realizzano 104 contro i 45 dei gialloblù che riuscirono comunque a battere Juventus e Inter in casa (1-0) e sempre in casa a fermare il grande Torino (1-1).

La polemica divampa tra gli appassionati, quelli che vogliono gol azioni e spettacolo da una parte, chi predica prudenza, marcature ferree con poche e sporadiche iniziative , capeggiati da un giovane inviato della Gazzetta dello Sport ,certo Gianni Brera, dall’altra.
Gli anni 50 sono stati da noi il laboratorio del catenaccio e delle sue varianti anti-gioco,sulla scia del Modena si diffondono i cambiamenti tattici tra le squadre provinciali, la Salernitana guidata da ‘Gipone’ Viani conquista nel 1946/47 un‘improbabile promozione in serie A, il tecnico trevigiano (che guiderà poi il Milan per un decennio), ribalta la posizione della punta centrale mettendolo in marcatura su l’attaccante avversario (il cosiddetto Vianema), l’anno dopo retrocederà ma il gioco espresso dalla squadra gli vale l’ingaggio alla Lucchese in serie A, che condurrà ad un brillante 8° posto iniziando così la scalata ai vertici del calcio italiano.
Al termine di quella stagione la gloriosa Triestina finisce ultima e viene retrocessa in Serie B, ma viene ripescata a causa della complicata situazione politica in cui si trovava la città, completamente impreparati i dirigenti si rivolgono al giovane concittadino Nereo Rocco che riesce ad ingaggiare il centromediano metodista Ivano Blason e schierandolo come battitore libero alle spalle dei terzini, facendone così il primo vero libero italiano.
La Triestina finisce seconda dietro il grande Torino a pari punti con Juventus e Milan e la sensazione destata nell’ambiente è enorme.

Blason verrà ingaggiato dall’Inter dove schierato ancora come battitore libero dal tecnico Alfredo Foni diverrà una pedina fondamentale nella vittoria dei due scudetti neroazzuri del 1952/53 e 1953/54 .
A questo punto il paese è veramente calcisticamente spaccato in due, forte dei successi ottenuti dai ‘catenacciari’, Gianni Brera pontifica dalle pagine della rosea, della quale è diventato nel frattempo direttore, sulla magnificenza ed efficacia del catenaccio, ma gli scudetti colti da Milan, Fiorentina e Juventus tra il 1955 e il 1961 sembrano contraddirlo.
Nel frattempo però si è ricongiunta la coppia Rocco-Blason questa volta a Padova e il miracolo riesce ancora, promozione in serie A e un avventura leggendaria nella massima serie fatta di manzi, pedate, righe invalicabili tracciate sull’erba spelacchiata e domeniche infuocate nella fossa dei leoni dell’Appiani culminata con l’incredibile terzo posto del 1957-58 (anche grazie ai gol del fuoriclasse Hamrin), Brera riprende fiato.

Rocco si trasferirà poi al Milan dove con il suo modulo, la sua grande umanità e soprattutto la classe di grandi campioni, primo tra tutti Rivera coglierà i massimi trofei nazionali, continentali e mondiali.
A Milano si confronterà con Helenio Herrera, l’altro profeta del catenaccio, cui fu convertito da Brera dopo un paio di stagioni condotte secondo i dettami viemmistici del calcio d’attacco, ma deludenti dal punto di vista dei risultati, con lo spostamento di Picchi dalla posizione di terzino destro a libero in uno schieramento 5-3-2 perfeziona la versione migliore (per modo di dire) del catenaccio e condurrà l’Inter alla vittoria di ogni titolo in Italia e nel mondo.
Gli anni 60 segnano il culmine della parabola del catenaccio, le due squadre milanesi dominano ovunque con questo schieramento , le divisioni tra le due fazioni si fanno ancora più aspre ,ma quel che è peggio è che nel frattempo questo divenne il modo di giocare cui tutti in Italia fecero riferimento per tutti gli anni 70 e 80.
Enzo Bearzot che guiderà poi la nazionale dal 1977 al 1986 coglierà proprio col 5-3-2, sebbene interpretato con una mentalità più offensiva, il titolo mondiale del 1982.
La polemica sul catenaccio continuerà all’infinito fino alla morte di Brera avvenuta nel 1992 in piena ‘era Sacchi’.

Vista oggi la polemica risulta pressoché priva di significato e sebbene io sia il primo estimatore di Brera, la teoria secondo la quale non si debba correre il rischio di scoprirsi per non subire segnature con la scusa di una pur vera inferiorità fisica (a quei tempi) degli italiani rispetto a inglesi o danubiani mi è sempre parsa sbagliata oltre che antisportiva, se la componente atletica risultava nettamente inferiore su quello si sarebbe dovuto lavorare, invece di seppellirsi in trincea per paura di affrontare lo scontro aperto, risulta chiara la negazione dell’essenza del gioco.

In fin dei conti è una questione interpretativa, si può giocare col 5-3-2 e fare delle belle partite, e, si può parimenti schierarsi col 4-3-3 e passare gli interi 90 minuti a difendersi. fare catenaccio non è una questione di modulo ma mentale e di come si interpreta la partita che ha momenti in cui si attacca e momenti in cui ci si difende.
Nell’epoca in cui le squadre cambiano assetto tattico due o tre volte a partita tutte queste argomentazioni, legate al fatto che all’epoca la mobilità dei giocatori sul campo fosse parecchio ridotta, possono tranquillamente andare in soffitta, riposte con cura in una bella scatola a riposare tra i bei ricordi del tempo che fu.
Quello che conta veramente (e in questo Brera vide giusto) è l’esercizio della supremazia fisica, in periodi di partita, che uniti all’abilità tecnica dei giocatori permettono di tradurre tale supremazia in segnature, l’Italia continua a sembrare un’eccezione a questo semplice assioma calcistico, in quanto si continua a voler giocare le partite (e a volerle vincere) senza correre e cercando quasi esclusivamente di non far giocare gli altri.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

mercoledì, dicembre 03, 2014

Il catenaccio



La prima puntata di un soggetto calcistico di cui si è sempre parlato ma sulle cui origini chi meglio di ALBERTO GALLETTI avrebbe potuto indagare ?

Raccolgo con divertito entusiasmo la proposta di Tony di parlare di catenaccio e catenacciari, una parola, un concetto calcistico che ha diviso gli appassionati per almeno tre decenni.
L’intervento si articolerà in due parti, la prima in puro stile descrittivo (Catenaccio), e la seconda con inevitabili (e personalissime) considerazioni in merito (Catenacciari).

Il catenaccio venne elaborato in Svizzera negli anni 30 dall’allora allenatore austriaco del FC Servette, Karl Rappan (nella foto) come variante del metodo e ribattezzato nella francofona Ginevra ‘verrou’, catenaccio appunto in italiano.


SISTEMA


CATENACCIO

Si trattò di spostare una delle due mezzali dalla posizione originale a dietro la linea dei tre difensori, ovviamente non lo stesso giocatore, molto più probabilmente un difensore che stava fuori o uno dei due mediani, mentre una delle due mezzeali perdeva il posto.
Questo difensore era libero da compiti di marcatura degli attaccanti avversari e in grado di intervenire in seconda battuta ogni qualvolta un difensore perdeva un duello individuale.
Si può notare la differenza confrontando i due schemi riportati qui sopra, inconsapevolmente Rappan diede origine anche a due nuovi ruoli che andranno a caratterizzare il calcio dei paesi che lo adottarono , l’Italia in particolare, il libero (il nuovo difensore aggiunto) e il regista o trequartista o semplicemente il numero 10 trovatosi ora in zona centrale orfano del compagno di linea nel sistema.

L’Italia, il paese che fece del catenaccio il suo metodo interpretativo calcistico e del non gioco il suo credo, diventerà la fucina mondiale dei numeri 10 prodotti in quantità, generazione dopo generazione, che fioriranno grazie all’equivoco tattico generato dal cambiamento di schieramento prodotto da Rappan (e dall’indole rinunciataria), questa anomalia raggiungerà il livello massimo di controsenso durante il mondiale del 1970 quando Rivera, massimo esponente dei numeri 10 classici nella storia del calcio mondiale, viene escluso dalla finale rimanendo vittima delle insicurezze tattiche che generarono quarant’anni prima il suo ruolo.

L’origine del catenaccio è comunque dovuta alla necessità di contrastare squadre fisicamente preponderanti da parte di squadre fisicamente inferiori, la classica coperta corta.
Con il sistema inglese i tre difensori in linea erano esposti al confronto frontale con i tre attaccanti avversari, chiaramente se venivi saltato si spalancava la porta davanti all’attaccante, altrettanto chiaramente se i difensori erano fisicamente inferiori agli attaccanti il rischio di sconfitta era altissimo.

Le differenze fisiche tra squadre di club e soprattutto tra nazionali negli anni 30 erano notevoli e continuarono ad esserlo fino a tutti gli anni 80, quando le differenze fisiche tra i mediterranei e i nord-europei cominciarono ad equilibrarsi.
Col passare dei decenni lo schema originario venne pian piano abbandonato, mentre la mobilità dei giocatori sul rettangolo di gioco continuava a crescere , ma catenaccio è rimasto ad indicare l’approccio di una squadra che rifiuta di scoprirsi e giocare attaccando per evitare di prendere gol.
In Italia, il catenaccio si affacciò per la prima volta nel campionato di Guerra Alta-Italia 1944, quando Ottavio Barbieri ex-colonna dell’ultimo Genoa scudettato del ’23 e del ‘24, allievo di Garbutt, perfezionò il suo già difensivo mezzo sistema e condusse la sua squadra, i Vigili del Fuoco La Spezia, alla vittoria del torneo.
Nel 1946 Gipo Viani alla guida della piccola Salernitana porterà il catenaccio al centro dell’attenzione calcistica del paese.
(continua)

martedì, settembre 23, 2014

Marshall "Major" Taylor



Marshall Major Taylor fu un grandissimo campione di ciclismo, uno dei primi e pochissimi ciclisti afro americani che dominò la scena dal 1896 al 1910 quando a 32 anni si ritirò.

Vinse una serie infinita di gare e di titoli (velocità, sprint e nel 1896 una “Sei Giorni” indoor al Madison Square Garden di New York) conquistando in poco tempo sette record mondiali in sole sei settimane nel 1899.
Nel 1902 sbarcò in tour in Europa vincendo 40 gare su 57 contro i campioni di Germania, Francia e Inghilterra per poi arrivare fino in Australia e Nuova Zelanda.

Si ritirò a 32 anni, stanco, come disse, dei numerosissimi atti di razzismo a cui era continuamente vittima soprattutto in Usa. Ricchissimo (aveva guadagnato sui 30.000 dollari - dei tempi! - all’anno) e famosissimo, sperperò tutti i guadagni in investimenti fallimentari (tra cui la sua autobiografia) e morì poverissimo, malato, dimenticato e abbandonato in un ospizio di Chicago nel 1932 all’età di 52 anni e fu seppellito in una tomba senza nome. Solo nel 1948 la sua salma venne tumulata con il nome e gli fu dedicato un monumento nella città di Worcester.
Durante una “Sei Giorni” si ritirò rifiutandosi di prendere, cosa comune ai tempi, della nitroglicerina (!!) per restare sveglio e avere forza per continuare.

mercoledì, settembre 10, 2014

SC Hakoah Wien



Un altro interessantissimo contributo di ALBERTO GALLETTI alla serie di Storie di Calcio, strane, particolari, lontane...

La comunità ebrea viennese di inizio novecento, al centro della vita culturale dell’Impero Austriaco da molto tempo, era senz’altro la più brillante e attiva dell’Europa continentale.
Fu qui che Fritz Loehner-Beda e Ignaz Korner, ebrei viennesi, entusiasti della dottrina del cosiddetto ‘Giudaismo Muscolare’ di Max Nordau, fondarono nel 1909 lo Sport Club Hakoah Wien.
L’intento era quello di differenziare lo stereotipo dell’ebreo bravo solo in ambiti culturali o intellettuali, ma anche nelle emergenti discipline sportive.
Il nome scelto fu la parola ebraica hakoah, cioè ‘forza’, un po alla moda con cui le società sportive italiane dell’epoca venivano battezzate ‘Forza e Coraggio’, i colori scelti furono , ovviamente, il bianco e l’azzurro’.

Nel corso del primo anno di attività il club aprì sezioni di scherma, calcio, hockey su prato, atletica leggera, nuoto e lotta e sebbene il club arrivò ad aver oltre quattromila soci tra gli anni 20 e il suo scioglimento, avvenuto nel 1938, con uno stadio situato all’interno del parco del Prater capace di contenere fino a 28500 spettatori, la sezione calcio fu senz’altro un fenomeno di portata nazionale ed internazionale.

La squadra, composta esclusivamente da ebrei, alcuni dei quali provenienti dalla vicina Ungheria, scalò le serie minori nel giro di un decennio e fu promossa in serie A nel 1919/20,, tra il 1920/21 e il 1936/37 disputò 14 campionati nella massima serie austriaca (uno dei quattro migliori campionati europei dell’epoca), finì seconda nel 1921/22 alle spalle del Wiener S.K., ma soprattutto si laureò campione d’Austria vincendo il campionato nella stagione 1924/25, davanti ai rivali cittadini dell’Austria Wien.
Leggendaria la vicenda del portiere Alexander Fabian, che nel corso della partita scudetto si ruppe un braccio in un uscita sui piedi di un avversario, non potendo effettuare sostituzioni, all’epoca vietate dal regolamento, Fabian si fece bendare il braccio al collo, scambiò la posizione col centravanti e sette minuti dopo segnò il gol della vittoria che regalò all’ Hakoah partita e scudetto.

La squadra compì anche diverse tournèe continentali e intercontinentali in cui giocavano partite contro squadre locali che avevano sempre un gran numero di spettatori ,l’ Hakoah Wien famosa per il suo stile di gioco basato essenzialmente sui passaggi era diventata la squadra simbolo per gli ebrei di ogni nazione che accorrevano in massa a sostenere la squadra.
E' piuttosto fondata la credenza secondo la quale Franz Kafka fosse un fervido sostenitore del Hakoah.

Durante la tournèe inglese del 1921 batterono il West Ham 5-1 diventando il primo club straniero a battere una squadra inglese in casa propria (sebbene gli inglesi schierarono un XI composto in gran parte da riserve), curiosità non da poco, Katz che segnò il 5° gol in quella partita si stabilì a Londra al termine di quel tour e inventò una fascia da portare al polso in spugna che fece indossare a Fred Perry al torneo di Wimbledon inventando così il polsino, meglio ancora la sua seguente invenzione fu la polo da gioco che diede ancora una volta a Fred Perry per il torneo e che venne ribattezzata ‘Wimbledon’, il famoso giocatore cominciò poi a produrle a fine carriera facendo di Katz e di se stesso un milionario, diventerà decenni dopo, un icona dell’abbigliamento mod.

Nel maggio 1924 a Praga batterono lo Slavia, una delle più grandi compagini dell’epoca, anche qui la prima squadra straniera a batterli in casa, in un interminabile tour vinsero 15 partite consecutive stracciando squadre in Polonia, Lituania, Cecoslovacchia e Ungheria, la loro popolarità crebbe vertiginosamente, nel 1926 furono invitati per una tournèe in America dove vennero ricevuti alla Casa Bianca dal presidente Calvin Coolidge e scatenarono l’entusiasmo della comunità ebraica americana, la partita giocata al Polo Grounds (il vecchio stadio dei defunti New York Giants) di New York fece registrare oltre 46000 spettatori paganti.

Alcuni dei migliori nazionali austriaci dell’epoca militarono nelle file del Hakoah come Max Grunwald, Max Gold e Jozsef Heisenhoffer, anche se il loro giocatore più famoso rimane forse il giramondo Bela Guttmann, ungherese riparato a Vienna durante la persecuzione anti-semita del regime Horthy nel 1922, componente della squadra campione del 1925 e in seguito uno degli allenatori più influenti nella storia del calcio, inventore del 4-2-4 e ,insieme a Sebès, della Honved degli anni 50 e della grande Ungheria, in seguito, mentre guidava il Benfica, scopritore del talento mondiale Eusebio, il suo nome è stato riscoperto la scorsa primavera anche dai media in occasione dell’ennesima finale europea persa dal Benfica a proposito della ‘maledizione di Guttmann’.

La parabola del Hakoah Wien continua fino alla fine degli anni trenta, la squadra non era più in grado di tenere il passo con le rivali Austria e Rapid, già durante il tour americano alcuni giocatori si erano fermati negli USA e dal 1933 parecchi altri avevano lasciato l’Austria e il club, e si interrompe bruscamente nel giro di un paio d’anni, nel 1937 il club retrocede dalla serie A per la quarta volta, in precedenza era sempre risalito nella stagione successiva, ma l’anno dopo in conseguenza dell’annessione dell’Austria al III Reich la DFB (la federcalcio tedesca), scioglie il club d’autorità ne espropria la sede e lo stadio del che divengono proprietà del partito nazista.

Parecchi membri di questa squadra leggendaria non sopravviveranno all’immane tragedia della 2° guerra mondiale, il capitano Max Scheuer scapperà a Marsiglia dove giocherà con l’Olympique e ritroverà il vecchio compagno di squadra Donnenfeld.
Durante l’occupazione nazista Donnenfeld riuscì ad evadere a si unì alla resistenza francese, Scheuer fu invece arrestato mentre tentava di fuggire in Svizzera e fucilato, anche Oskar Grasgrün, Ernst Horowitz, Josef Kolisch, Erwin, Oskar Pollak, e Ali Schönfeld furono assassinati dai nazisti.
Fritz Lohner-Beda , co-fondatore del Hakoah morì ad Auschwitz nel 1942, pestato a morte da una guardia per non lavorare duro abbastanza.

Il club fu riformato nel 1945 e la squadra di calcio militò nella seconda divisione austriaca fino al 1949 quando si sciolse definitivamente.
L’attività del club è comunque continuata e nel 2008 lo Sport Club Hakoah Wien ha inaugurato il proprio impianto sportivo, un complesso da oltre 120 milioni di euro proprio sui luoghi dei vecchi impianti anteguerra all’interno del Prater, riaffermando così la forza del club.

mercoledì, settembre 03, 2014

Un giorno nel West Ham



Joey Beauchamp con il West Ham nel 1994.

Una storia bella quanto incredibile a cura di ALBERTO GALLETTI.

17 Luglio 1994 Oxord City 0-4 West Ham United

Protagonista il tifoso Iron Steve Davis, nato da genitori gallesi emigrati nella piovosa e grigia cittadina operaia di Rushden dove il giovane Steve sarebbe dovuto crescere tifando Rushden & Diamonds o Northampton Town, non fosse stato che avendo assistito dal vivo alla finale di FA Cup del 1975 chiusa col trionfo del West Ham sul Fulham dell’ex Bobby Moore per 2-0, e si ritrovò a tifare West Ham a distanza.
Gli altri ragazzini a scuola tifavano tutti per la squadra locale, io no, West Ham e basta, non saprei neanche dire perché, ma indossavo la maglietta e me ne andavo alle partite in casa (182 miglia tra andata e ritorno!), Comincia a seguire il West Ham a 15 anni, treno verso Londra e via tutte le partite in casa e parecchie di quelle in trasferta, un gran divertimento, raramente mi sono perso una partita degli Irons.

Arriviamo così all’estate del 1994 quando in programma c’è Oxford City-West Ham United amichevole precampionato che segna il ritorno nella città natale di Joey Beauchamp, nativo di Oxford e giovane stella del calcio locale, appena passato dall’Oxford United al West Ham per la discreta somma di £1.2m.
‘Avrebbe dovuto essere la mia giornata, il mio debutto per una squadra di serie A davanti ai miei vecchi tifosi, amici e parenti’ disse in seguito Beauchamp, ‘ma tutti si ricordano di quella partita per un altro motivo’.

Già perchè il giorno prima Steve riceve una telefonata dal suo compagno di trasferte Chunk
‘C’è un’amichevole a Oxford, andiamo?’
I due amici più un terzo e la moglie di Steve si trovano così appoggiati alla ringhiera del piccolo campo dell’Oxford City gremito da migliaia di tifosi, Harry Redknapp, fedele a se stesso entra in campo e si ferma a fare due chiacchiere con i tifosi lì vicino.

‘Il primo tempo scivola via come tanti altri, maltrattai Lee Chapman, il nostro centravanti, per tutto il tempo urlando di rialzarsi e di quanto fosse incapace, ma i difensori dell’Oxford City lo picchiarono senza complimenti’
Mentre le squadre fanno ritorno negli spogliatoi per l’intervallo, Steve apostrofa Redknapp dicendogli
‘Non ci terremo mica Chapman tutto l’anno? Non ho intenzione di venire alle partite ogni settimana se lui gioca titolare!’



Harry Redknapp parla a Steve Davies tra il pubblico a Oxford nel 1984, pochi minuti dopo lo manderà in campo.

Redknapp ha già deciso di fare tutti e 5 i cambi nell’intervallo, ma qualche altro giocatore sembra essere acciaccato,così uscendo si avvicina al tifoso e gli fa
‘Oi tu riesci a giocare come parli?’
Steve incredulo scavalca la transenna senza rispondere e Redknapp lo accompagna negli spogliatoi
‘Come ti chiami figliolo?’
‘Steve’.
‘da non credere, ero seduto negli spogliatoi insieme ai giocatori che stavano riposando all’intervallo’.
Ancora più da non credere Redknapp si rivolge a Chapman
‘Ok Lee tu esci e entra Steve, che numero di scarpe hai figliolo?’,
intanto l’accompagnatore gli porge una divisa da gioco.
‘Uscendo dl tunnel degli spogliatoi con Alvin Martin, cosa di per se già incredibile, ancora credevo che Redknapp mi stesse prendendo per il culo’.
Comincia il secondo tempo, le squadre sono accolte da applausi.



Redknapp da istruzioni a Steve

‘Giocai tutto il secondo tempo in attacco, non rientrai mai nella mia metà campo,. In coppia con Alvin Martin, toccai qualche pallone incluso un passaggio di Alvin che urlò il mio nome ‘Steve’ prima di passarmela, un passaggio talmente forte che a momenti per stopparlo mi rovescio, altro che Sunday football, questo football ha una velocità spaziale, ero in estasi’.

Steve era completamente a massa cercava di stare al passo con la partita, e dare un occhiata tra il pubblico per cercare la moglie e gli amici e la moglie che assistettero increduli alla performance.

Quando lo speaker dello stadio vide Steve entrare mandò un assistente alla panchina per chiedere a Redknapp chi fosse il nuovo entrato, al che il grande Harry rispose:
‘Non hai guardato il mondiale? E’ la stella bulgara Tittyshev!’
Inimitabile!

‘Non sembrava vero, cercavo di mantenere la calma, per i primi 5 minuti le mie gambe erano così tremolanti che faticavo a reggermi in piedi, stavo giocando nel West Ham!, poi ho cercato di giocare la partita, era tutta adrenalina, non avevo fiato fumavo 30 sigarette al giorno e nel primo tempo mi ero bevuto due pinte di birra, il loro stopper era ma mi preoccupai solo di non fare errori.’



‘Improvvisamente la palla viene allargata sull’ala, stiamo attaccando, ci sono due difensori davanti a me, nessuno dei due mi stà marcando da vicino, decido di sprintare per raggiungere la palla, gli passo in mezzo e il primo tocco è da schifo ma la palla entra in area io dietro di lei’

Gli occhi di tutto lo stadio sono puntati su di lui.
‘La colpii e basta, più forte che potei, restò bassa e si infilò nell’angolo basso, vicino al palo, corsi all’impazzata con le braccia alzate incredulo, il tempo si fermò poi una gioia irrefrenabile, il momento più bello della mia vita.’

In panchina Redknapp volse gli occhi al cielo
Nel settore ospiti Chuk, Bazza e la moglie di Steve uscirono di testa dalla felicità, Steve ha segnato un gol per il West Ham!!!
E’ il 71’ Oxford City 0-3 West Ham United.
La partita finisce (0-4) i giocatori rientrano negli spogliatoi, quelli del West Ham festeggiano Steve autore di un esordio formidabile! Poi in un attimo il sogno finisce, il magazziniere si fa restituire la divisa n.3 da Steve (servirà sabato prossimo in campionato contro il Newcastle) e 25 minuti dopo è di nuovo in macchina con Chunk, Bazza e la moglie nel traffico per uscire da Oxford, tornato alla vita normale.

‘Speravo che avrebbe giocato decentemente.’ ‘Non volevo fargli fare la la figura dell’idiota, gli o fatto passare un pomeriggio da ricordare, mi sono accorto che davvero amava il West Ham, se lo ricorderà per tutta la vita, è entrato ha giocato, ha corso, si è divertito un mondo ha fatto gol. Ha giocato nel West Ham!’ - H.R.

‘Il mio gol fu annullato, ero due metri in fuorigioco corsi dall’arbitro che non cambiò idea. Bastardo mi hai rovinato il sogno, gli dissi!’
S.D.

lunedì, agosto 25, 2014

Campionato di calcio italiano 2014-2015



Dopo il disastro mondiale (che segue quelli dei club in Europa da un po' di tempo) e la ridicola (tutta italiana) vicenda di Tavecchio e FIGC, riparte il CAMPIONATO di SERIE A.

Campionato di seconda fascia come da tempo accade, pochissime le novità (ormai arrivano in prevalenza giocatori un po' bolliti, a parametro zero e scarti vari), soliti problemi irrisolti (stadi, l'eccesso di 20 squadre in A, vivai sottoutilizzati, corruzione etc etc) su cui è noioso e inutile tornare.

La JUVENTUS rimane la favorita (anche se partisse Vidal), il contestato Allegri non è il massimo ma nemmeno uno sprovveduto, la squadra c'è.
Appena dietro la ROMA teoricamente più forte dello scorso anno (dove però finì a 17 punti! dalla Juve), poi il NAPOLI più distaccato che non sembra avere la forza di reggere un intero campionato.

Il resto, FIORENTINA (Cuadrado forse in partenza, Rossi perennemente rotto, Gomez chissà), INTER (pur se rafforzata e più fresca è ben lontana da poter fare un torneo di vertice), MILAN (temo per i rossoneri un altro anno molto oscuro) a distanze siderali.

SORPRESA del campionato (SPERO !!) il CAGLIARI.
Zeman non è certo un vincente ma con Cellino lontano e una buona squadra che sembra fresca e motivata ci sarà da divertirsi.
Dovrebbero far bene anche PARMA, TORINO e VERONA, più indietro mi sembrano SAMP, GENOA, UDINESE, ATALANTA e LAZIO.

Per la RETROCESSIONE se la sbrigheranno probabilmente SASSUOLO, CHIEVO,PALERMO, EMPOLI e CESENA.

Juventus 35%
Roma 30%
Napoli 20%
Fiorentina 7%
Inter 6%
Milan 1%
Cagliari 1% (io ce lo metto sempre...)

giovedì, agosto 14, 2014

Il tour mondiale dei Dallas Tornado 1967-1968



Riportata alla memoria prima dal Guardian, poi da un recente articolo della Gazzetta, la vicenda della squadra di calcio dei DALLAS TORNADO è tra le più curiose e folli della storia del pallone.
Tra il 67 e il 69 a Dallas si decise di costruire una squadra di calcio affidandola al serbo Bob Kap, cresciuto calcisticamente in Ungheria a fianco di Puskas, che per fare le ossa ai calciatori decise di intraprendere un TOUR MONDIALE di SETTE MESI durante il quale percorsero 25mila miglia, toccando 26 Paesi (Pakistan, India, Singapore, Vietnam - ai tempi in guerra proprio contro gli americani ! -, Oceania, Iran, Filippine, Europa…) e giocando 45 partite.
Scamparono ad un attentato a Cipro (persero l'aereo che 45 minuti dopo il decollo saltò in aria per una bomba) , viaggiarono per giorni in bus tra Iran, Pakistan e India (dove alcuni di loro restarono alla dogana per due giorni senza cibo in attesa di un visto) A Singapore furono presi a sassate dai tifosi locali con gli avversari che li aggredirono con la bandierina del corner.
Alla fine il tour non servì granché alla squadra che nella prima partita di campionato perse 6-0 contro gli Houston Stars e nel proseguio vinse 4 partite su 32, con 26 sconfitte e -81 di differenza reti.

Questi i risultati
Aug. 22 Cordoba, Spain Cordoba CF Lost 0-4
Aug. 29 Madrid, Spain RSD Alcala Won 5-4
Sept. 8 Seville, Spain Coria CF Won 4-3
Sept. 15 Tangier, Morocco UDT Won 3-2
Sept. 20 Oviedo, Spain Real Oviedo Lost 0-4
Oct. 6: Istanbul, Turkey Fenerbache Drew 2-2
Oct. 13: Cyprus Limmasol Lost 2-4
Oct. 14: Cyprus Nicosia Lost 0-2
Oct. 17: Tehran, Iran Iranian Air Force team 1-2
Oct. 18: Tehran Tehran Select 11 Drew 1-1
Oct. 20: Shiraz Governors 11 Drew 1-1
Oct. 22: Rasht Team? Lost 0-1
Oct. 24: Shahi Team? Drew 2-2
Oct. 28: Karachi Pakistan National Team Won 2-0
Oct. 29: Lahore, Pakistan Pakistan National Team Lost 2-4
Oct. 31: Dacca, East Pakistan Pakistan U23 team Drew 1-1
Nov. 1: Chittagong, East Pakistan Team? Drew 0-0
Nov. 5 Calcutta, India Indian National Team Draw 0-0
Nov. 7 New Delhi, India President's 11 Lost 0-1
Nov. 9 Bombay, India President's 11 Lost 0-1
Nov. 15 Bangalore, India Governor's 11 Draw 1-1
Nov. 17 Hydrabad, India Governor's 11 Draw 2-2
Nov. 19 Madras, India Indian National Team Won 4-1
Nov. 22: Colombo, Ceylon Ceylon National Team Lost 1-2
Nov. 24: Colombo, Ceylon Ceylon National Team Lost 0-3
Nov. 28: Rangoon, Burma Burma U21 Team Lost 0-4
Nov. 30: Rangoon, Burma Burma National Team Lost 1-3
Dec 3: Singapore Singapore Lost 2-4
Dec 8: Djakarta, Indonesia Persidja Djakarta Lost 0-2
Dec 10: Djakarta, Indonesia Indonesian National Team Lost 1-6
Dec 14: Saigon, Vietnam Vietnam U23 Team Drew 1-1
Dec 16: Saigon, Vietnam Club Saigon Drew 2-2
Dec. 20: Taipei, Taiwan Taiwan National Team Won 3-2
Dec. 24: Tokyo, Japan Japan National Team Lost 1-2
Jan 1: Manila, Philippines Manila Chinese Select 11 Won 7-0
Jan 6: Manila, Philippines Philippines National Team Lost 1-2
Jan. 9 Brisbane, Australia Queensland State Lost 0-1
Jan. 17 Adelaide, Australia South Australia Won 3-2
Jan. 19 Sydney, Australia Newcastle SW Lost 1-2
Jan. 23 Christchurch, New Zealand Governor's 11 Draw 2-2
Jan. 27 Auckland, New Zealand Auckland Lost 2-3
Feb. 2 Fiji National Team Won 10-2
Feb. 4 Nandi, Fiji Fiji National Team Won 3-1
Feb. 11 Papeete, Tahiti Tahiti National Team Lost 1-2
March 6 San Jose, Costa Rica Saprissa Lost 1-3
March 8 Puntarenas, Costa Rica Puntarenas Draw 3-3
March 10 Quesada, Costa Rica San Carlos Lost 0-2
March 12 Tegucigalpa, Honduras Olympa Lost 1-2

"By this time all of the players were completely exhausted both mentally and physically.
Not the best way to prepare for the upcoming 1st season.
"
Bill Crosbie

Uno dei protagonisti Bill Crosbie ne racconta i particolari in questo sito con abbondanza di foto e dati

http://www.nasljerseys.com/Misc/Tornado%2067-68%20World%20Tour2.htm

martedì, agosto 12, 2014

La grande storia dell'Eibar



ALBERTO GALLETTI ci racconta sempre stupende e incredibili STORIE di CALCIO.
Ne aggiunge una freschissima che ci ridà fiducia nel mondo del pallone.

Fondata nel 1940 la Sociedad Deportiva Eibar è stata promossa nella Serie A spagnola (primèra division, ma arcinota adesso come La Liga) per la prima volta nella storia il 25 maggio scorso, promozione trionfale ottenuta vincendo il campionato di ‘segunda divisiòn’, con 71 punti in classifica, due in più del famosissimo Deportivo La Coruna (anch’esso promosso) e tre in più del Barcelona B che per regolamento non può essere promosso alla prima divisione, si tratta della seconda promozione consecutiva, nella stagione precedente militavano nella ‘segunda divisiòn B’ (la terza serie).
Un successo costruito sulla difesa (28 gol concessi in 38 partite), la migliore del torneo come da grande tradizione basca.

Eibar è la città più piccola ad aver mai centrato una partecipazione al massimo torneo spagnolo, appena 27000 abitanti, un piccolo centro industriale incastrato nelle colline tra Bilbao e S.Sebastian (in Italia il primato è ottenuto da Casale Monferrato 35000 abitanti ai tempi dei quattro campionati di Serie A disputati negli anni ’30), la gioia è stata grande per la piccola comunità, stretta intorno alla propria squadra sostenuta dall’azionariato popolare (come anche le grandi squadra di Spagna), ma si è tramutata presto in una specie di incubo quando i dirigenti, regolamenti alla mano, hanno scoperto che stavano rischiando in ogni caso l’esclusione dalla massima serie.
Come mai?

Lungi dal disperarsi per non aver la forza economica per accaparrarsi qualche strapagato grande o (presunto tale) giocatore, i dirigenti han presto scoperto che il decreto reale 1251/1999 impone alle squadre che si devono iscrivere alla Liga di avere un capitale sociale pari almeno ad un quarto della media di quella degli altri partecipanti (ridicolo in se in quanto alla squadra più ricca tocca l’importo a garanzia più piccolo perché alla somma non partecipa il proprio capitale sociale), conti alla mano fa più di 2 milioni di euro, una cifra da capogiro per il piccolo club autofinanziato dai soci , senza un centesimo di debiti e con capitale sociale versato di quattrocentomila euro , una mazzata per i dirigenti: servono un 1.725.000 euro per iscriversi al campionato, quattro volte il capitale sociale versato.

Dopo aver superato lo shock iniziale i dirigenti indicono una raccolta fondi proponendo azioni del al valore di 50 euro cadauna per , con tetto massimo di 100,000 euro a soggetto al fine di mantenere comunque il finanziamento popolare, per riuscire a raccogliere questa cifra per loro esorbitante e, dopo settimane passate in angoscia, a fine luglio sono riusciti a varare l’agognato aumento di capitale grazie all’impegno dei tifosi, cittadini, negozianti e imprenditori locali e da simpatizzanti di tutto il mondo, i contributi sono arrivati da ben 48 nazioni diverse, inclusa l’Italia dove si è distinta per il grande impegno la ‘Pena Leones Italianos’ l’associazione dei tifosi italiani dell’ Athletic Bilbao della quale mi pregio (tantissimo) di fare parte.
Con l’aumento di capitale è arrivata l’iscrizione al campionato e quindi la possibilità per i tifosi di vedere all’opera i due squadroni Barca e Real , i campioni in carica dell’Atletico Madrid nel piccolo stadio Ipurua che ha una capienza di soli 5250 spettatori, nonché quella di disputarvi due sentitissimi derby orgogliosamente baschi con i vicini Athletic Bilbao e Real Sociedad che hanno già annunciato di favorire il prestito di alcuni loro giovani promettenti.
Ad imperitura memoria delle posterità i nomi di ciascun contribuente alla causa sarà scolpito sulla facciata esterna della tribuna principale dello Stadio Ipurua, comunque vada il campionato l’Eibar ha già vinto il suo in grande stile.
Aupa Eibar!

martedì, agosto 05, 2014

Il calcio a Gibilterra



Ritorna il prezioso contributo di ALBERTO GALLETTI con questo divertente e interessante sguardo ad una neonata realtà del calcio europeo.

Mentre il mondo impazziva calcisticamente per le vicende del mondiale brasileiro, nella Vecchia europa, anzi in un vecchissimo avamposto della vecchia Europa, qualcosa di ‘ben più serio ed importante’ accadeva lontano dal clamore delle masse ma vicino agli occhi di parecchi appassionati e di qualche addetto ai lavori, nonché degli inglesi sempre attenti a tali vicende e alla data dell’accaduto con la nazionale già eliminata e rimpatriata dalla kermesse globale.
Succede che Joseph Chipolina ha segnato il primo gol nella storia delle competizioni europee per squadre provenienti da Gibilterra per i Lincoln Red Imps nel 1° turno preliminare di Champions League 2014/15.
I campioni del campionato della Rocca, vincitori degli ultimi 12 titoli consecutivi, hanno pareggiato 1-1 in casa contro l’ HB Torshavn, campioni delle Faer Oer, compagine ormai avvezza ai preliminari europei estivi.
Chipolina ha realizzato il rigore del vantaggio nel corso del primo tempo, pareggio di Levi-Hanssen nella ripresa.
Gibilterra è l’ultimo e più piccolo membro dell’ UEFA, essendo stati riconosciuti solo a fine maggio 2014.
La piccola colonia inglese aveva battuto proprio a maggio Malta per 1-0 in un amichevole disputata in Portogallo, la loro prima vittoria come membri ufficiali UEFA, dopo due pareggi e due sconfitte.
 Nella partita di ritorno l’ HB Thorsavn si è imposto per 5-2 superando così il turno e qualificandosi ad incontrare l’ex-grande Partizan Beograd che si è imposto a sua volta 3-0 e 3-1.

Gibilterra sosterrà il girone di qualificazione per i prossimi campionati Europei del 2016 nel girone con Polonia (contro cui esordirà i settembre in casa), Irlanda, Scozia, Germania, Georgia.

venerdì, luglio 11, 2014

Nomi assurdi di calciatori



La foto i in fondo è di un famoso, da queste parti, titolo di giornale locale che enfatizzava l'impresa del centravanti Pompini del Fiorenzuola (in lotta per salire in C2)….

In ambito calcistico gli appassionati si sono sempre divertiti (spesso scatenando la loro fantasia) anche con i nomi dei giocatori (soprattutto) brasiliani, veri capolavori di estro ed inventiva, grazie a genitori altrettanto bizzarri.

Il nome dell’ex interista Maicon è Maicon Douglas Sisenando.
Il padre volle rendere omaggio al suo idolo, l’attore Michael Douglas ma o aveva le idee poco chiare lui o all’anagrafe non capirono bene del tutto.

Stessa cosa probabilmente successa a Willian Borges da Silva meglio conosciuto come Willian (con la N finale al posto della più corretta M).

Nelle giovanili del Ceres, serie B carioca, gioca Steve Wonder (senza la I... la madre si chiama Liza Minnelli).

Creedence Clearwater Couto, attaccante 32enne del Santa Cruz (serie A del Gauchão) i cui genitori impazzivano per la band dei fratelli Fogerty.

Allan Dellon è un attaccante del Fluminense di Feira de Santana (la sorella si chiama Shirley MacLean).

Nei campionati giovanili si segnalano anche un Roberto Baggio e di un Baloteli (una sola “l”), un Rudigullithi (Henrique da Silva) e un Raykhard che gioca nel Tocantinopolis (gioca in serie D), un Franthescolly, un Auguentaller (da Klaus Augenthaler ex nazionale tedesco nei Mondiali 86 e 90).

Mitchel Platini Ferreira Mesquita gioca invece in Bulgaria nel Ludogorets (dopo una carriera in Brasile, Messico, Hong Kong, Cina, nel Chernomorets, CSKA Sofia, Dinamo Bucarest).

L’uruguayano Leo Percovich si chiama in realtà Galileo Galilei Percovich Lopes, ha collezionato sei presenza in nazionale e una buona carriera con il Nacional, Atletico Mineiro e Fluminense.

Bismarck Barreto Faria, 11 presenza nella nazionale brasiliana, 5 anni nel vasco de Gama e una lunga carriera in Giappone, Nixon Darlanio Reis Caroso gioca attualmente nel Flamengo.
Non possiamo non citare il kenyota McDonald Mariga dell’Inter, 34 volte in Nazionale.
Indipendente dalla sua volontà ma oggetto di non poche (facili) ironie in terre anglosassoni il brasiliano Argelico Fucks, una buona carriera tra Brasile (Santos, Palmeiras, Cruzeiros) e Portogallo (Porto e Benfica), ora allenatore. E anche il povero Segar Bastard, giocatore di calcio e cricket nell’Inghilterra di fine ‘800.

Ci sono anche Have a look Dube Njube Sundowns in Zimbabwe, Bongo Christ, congolose (4 presenza in Nazionale che ha giocato per l’ Hannover 96, l’Aarau, Schaffusen e Thn in Svizzera e l’Ajaccio, Two-Boys Gladstone Gamede, sudafricano che gioca in Usa e sempre dal Sud Africa, Surprise Mohlomolleng Moriri (35 presenza in Nazionale), l'inconsapevole polacco Lukasz Merda che gioca in serie A con il Cracovia e il sempreverde e sempre ambito camerunense Nicolas NKoulu dell’Olympique Marsiglia.
E infine Zinedine Yazid Zidane Thierry Henry Barthez Eric Felipe Silva Santos.
Per rendere omaggio a quattro grandi del calcio francese Zinedine Yazid Zidane, Thierry Henry, Fabien Barthez, Eric Cantona, il papà Petrucio Santos, brasiliano, ha recentemente battezzato così il proprio figlio. L’ultimo nome, Felipe si riferisce all’ex allenatore del Brasile Luiz Félipe Scolari.
Related Posts with Thumbnails