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giovedì, febbraio 13, 2025

City Pop #4

L'amico LEANDRO GIOVANNINI ci ha aiutati ad esplorare l'ambito dello YACHT ROCK (qui: https://tonyface.blogspot.com/search/label/Yacht%20Rock ) in otto interessantisisme puntate che hanno trovato particolare apprezzamento.
Andiamo oltre approfondendo sempre grazie al suo aiuto un contesto ancora più particolare e "oscuro": il CITY POP.

Quarta e ultima puntata.

I precedenti post sono qui: https://tonyface.blogspot.com/search/label/City%20Pop

HAPPY END
Gli Happy End rappresentano forse il più rivoluzionario esperimento musicale del Giappone moderno. Con un lineup stellare – Haruomi Hosono, Takashi Matsumoto, Shigeru Suzuki ed Eiichi Ohtaki, ossia i futuri architetti del City Pop – la band ridefinì il concetto di popular music nipponica negli albori degli anni ’70, mescolando audacemente tradizione locale e influenze occidentali.
Un vero terremoto culturale per l’epoca, che scatenò accesi dibattiti: era legittimo per artisti giapponesi reinterpretare il rock americano? Tra i loro quattro lavori, spicca l’omonimo Happy End (1973), opera capace di cristallizzare il loro genio nonostante le crepe interne. Già dopo il debutto, le tensioni tra le personalità creative del gruppo preannunciavano una crisi imminente. Fu solo la prospettiva di registrare agli iconici Sunset Sound Studios di Los Angeles a convincerli a un ultimo, folgorante sforzo. L’esperienza californiana si rivelò però un vortice di imprevisti: dai conflitti con i sessionman statunitensi (esasperati dalle barriere linguistiche) all’incontro burrascoso con Van Dyke Parks, reduce dalle sessioni di Discover America. Il leggendario compositore inizialmente snobbò la collaborazione, cedendo solo dopo un… persuasivo incentivo economico (una valigia colma di dollari, come raccontano le cronache).
Il suo contributo fu però tutt’altro che idilliaco: Parks si presentava in studio in stato alterato, trasformando le sedute in prediche surreali su Pearl Harbor e la seconda guerra mondiale. Nonostante ciò, il disco – arricchito da presenze come Lowell George e Bill Payne dei Little Feat e il sassofonista Tom Scott – segnò una svolta artistica. Come ammise lo stesso Hosono: “Prima di Parks, la nostra musica era piatta come un ukiyo-e. Lui ci insegnò a scolpire lo spazio sonoro”. L’album vibra di folk-rock americano, con venature country e quella calda atmosfera West Coast che anticipa il soft rock degli anni ’80. Un distacco netto dai precedenti lavori più aggressivi, e al tempo stesso un commiato perfetto: due mesi prima dell’uscita, gli Happy End si sciolsero, lasciando alle spalle un album senza tempo.

Disco consigliato
Happy End - (1973, Belwood Records)

SHIGERU SUZUKI
Shigeru Suzuki è stato un chitarrista fondamentale per la scena giapponese, contribuendo alla nascita del City Pop. Dopo gli esordi con gli Sky, nel 1969 entrò negli Happy End, band che rivoluzionò il rock nipponico.
Scioltosi il gruppo nel 1972, formò i Caramel Mama, poi divenuti Tin Pan Alley, anticipando le sonorità del City Pop. Nel 1975 debuttò da solista con Band Wagon, registrato in parte a Los Angeles con turnisti di alto livello. L’album, fortemente influenzato dal rock e dal funk americano, è considerato uno dei migliori del genere. Già nel 1976, con Lagoon, si spostò su sonorità più leggere tra bossa, jazz e new age, avvicinandosi allo stile di Michael Franks. Nel 1978 pubblicò tre album: Caution!, che fonde sunshine pop e yacht rock con una sensibilità giapponese; Pacific, progetto collaborativo con Hosono e Yamashita dal sound fusion ed estivo; e Telescope, dove esplorò la disco, integrandola organicamente nel City Pop. Quest’ultimo segna il suo lavoro più coerente e maturo fino a quel momento.

Dischi consigliati:
Band Wagon - (1975, Panam)
Lagoon - (1976, Panam)
Caution! - (1978, Panam)
Telescope - (1978, Panam)

SO NICE
I So Nice nacquero come band amatoriale all’interno del Folk Music Club della Nihon University, dedicandosi alle cover di Sugar Babe e Tatsuro Yamashita. Dopo la laurea, nel 1979 pubblicarono Love, unico album della loro carriera, stampato in sole 200 copie senza il supporto di un’etichetta discografica, diventando così un pezzo da collezione. Fortemente ispirato ai Sugar Babe, Love ne rappresenta una sorta di prosecuzione ideale, con un sound che unisce jazz, pop e soft rock in modo raffinato. La qualità dell’album lo ha reso oggetto di riscoperta tra gli appassionati di City Pop, portando a una ristampa nel 2011. Ancora oggi, i membri della band si esibiscono nei club con brani propri e classici di Yamashita.

Disco Consigliato:
Love - (1979, Private Press) Ristampato da Octave nel 2011

TOMOKO ARAN
Nata nel 1958 a Hirosaki, Tomoko Aran sviluppò presto una passione per la musica, iniziando come paroliera prima di debuttare come solista. Il suo album del 1983, Fuyu Kukan, ha guadagnato fama solo negli ultimi anni, grazie a YouTube e al campionamento di Midnight Pretender da parte di The Weeknd.
Il suo City Pop si distingueva per un mix di yacht rock e sperimentazioni synth-funk che anticipavano la techno, mantenendo sempre un forte appeal melodico. Fuyu Kukan è anche ricordato per la sua copertina generata al computer, tra le prime in Giappone.
Nonostante la carriera discografica di Aran si sia conclusa nel 1990, il suo lavoro è oggi celebrato più di quanto non lo fosse all’epoca. Tra le tracce più memorabili spicca Hannya, brano dalle atmosfere oscure che esplora il tema della gelosia femminile, unendo synth ipnotici, chitarre taglienti e bassi incalzanti in un arrangiamento visionario.

Disco consigliato
Fuyu Kukan - (1983, Warner Bros. Records)

YOSHITAKA MINAMI
Nato a Ota Ward nel 1950, Yoshitaka Minami è un artista raffinato, simbolo di eleganza musicale. Dopo gli esordi in una band scolastica e l’attività da cantautore, debuttò nel 1973 con The Heroine of the Skyscrapers, prodotto da Takashi Matsumoto, e collaborò con Caramel Mama e Moonride.
Tra i suoi lavori più rappresentativi spiccano South of The Border e Seventh Avenue South. Il primo, arrangiato da Ryūichi Sakamoto, fonde bossanova, exotica e City Pop in un’atmosfera estiva sofisticata, con brani come 日付変更線, cantato con Taeko Ohnuki. Il secondo evoca scenari jazz notturni e vanta la partecipazione di musicisti statunitensi di alto livello, tra cui Nick DeCaro agli arrangiamenti, David Sanborn e Tony Levin.

Dischi consigliati:
South of The Border - (1978, CBS/Sony)
Seventh Avenue South - (1982, CBS/Sony)

TETSUI HAYASHI
Tetsuji "Tycoon" Hayashi è una figura cruciale ma spesso sottovalutata del City Pop giapponese. Nonostante il suo scarso successo come solista, è stato un prolifico compositore negli anni '80, creando hit iconiche come Mayonaka no Door/Stay With Me di Miki Matsubara, brani per Kiyotaka Sugiyama e gli Omega Tribe, e collaborando con artisti come Anri e Mariya Takeuchi. Il suo album Back Mirror (1977), sebbene non un trionfo commerciale, segnò una svolta verso un sound che mescolava AOR, Soft Rock e influenze internazionali (Bozz Scaggs, Stevie Wonder), anticipando elementi tipici del City Pop. Nonostante le sue composizioni strumentali raffinate e il ruolo nel definire il genere, Hayashi rimane meno celebrato di nomi come Tatsuro Yamashita, probabilmente a causa della carriera solista meno luminosa. Back Mirror, con brani come Rainy Saturday & Coffee Break, resta un esempio di transizione artistica e un disco rilassante, simbolo del suo contributo fondamentale alla musica giapponese degli anni '80.

Disco consigliato:
Back Mirror - (1977, Kitty Records)

YURIE KOKUBU
Nata nel 1955, Yurie Kokubu debutta nella scena musicale nel 1983 con Relief 72 Hours, un album destinato a diventare un classico del City Pop. Nonostante l’etichetta di genere, il progetto si orienta decisamente verso sonorità yacht rock e sfumature disco, conservando un legame con il Giappone quasi esclusivamente attraverso la voce impeccabile della stessa Kokubu.
Le tracce riflettono l’influenza delle produzioni che Jay Graydon plasmò per artisti come Al Jarreau e i Manhattan Transfer: arrangiamenti curati, ritmi eleganti e una qualità tecnica ineccepibile. Dall’inizio alla fine, Relief 72 Hours dipinge un affresco della vita notturna urbana del Giappone anni ’80, trasformandosi in un inno alla leggerezza e all’edonismo, pur senza negare le ombre di un’epoca complessa. Un disco che, a conti fatti, supera i confini del City Pop per abbracciare lo yacht rock in tutta la sua essenza: sofisticato, senza tempo e perfetto nella sua evasione sonora. Un capolavoro che ancora oggi invita a perdersi tra le luci di una Tokyo mai davvero tramontata.

Disco consigliato:
Relief 72 Hours - (1983, Air Records)

YOICHI TAKIZAWA
La storia di Yoichi Takizawa riflette quel filo sottile che lega talento e circostanze avverse, comune a molti artisti fuori dal mainstream. Nato nel 1950 da un diplomatico, trascorse parte della giovinezza a Portland, dove assorbì il rock e il pop occidentale grazie all’influenza paterna. Affascinato dai Beatles, formò una band scolastica prima di allontanarsi dalla musica per dedicarsi allo sci, attività che lo portò a lavorare come istruttore in montagna. La svolta arrivò negli anni ’70, quando problemi epatici legati all’epatite B lo costrinsero a cambiare vita. Durante la convalescenza, riscoprì la musica: nel 1974 scrisse You’re Alone, lato B per i Chaco and the Hells Angels, iniziando una carriera da autore per altri artisti. Fondò poi la Magical City (1975), collaborò con gli Hi-Fi Set e nel 1978 pubblicò Beyond Leoni’s, album oggi considerato un gioiello di pop sofisticato con venature bossanova. Nonostante l’apporto di musicisti come Hiroshi Sato e Shigeru Suzuki, il disco passò inosservato, guadagnando riconoscimento solo decenni dopo.
Il vero punto di rottura fu nel 1982: Boy, il suo secondo album, venne bloccato dalla Warner Bros. per contrasti interni. Takizawa, deluso, abbandonò quasi completamente la musica, gestendo un’attività di consegna pizza mentre componeva saltuariamente canzoni su richiesta. Le sue condizioni di salute peggiorarono progressivamente fino alla morte nel 2006, a 56 anni, per complicazioni epatiche.
La riscoperta è recente: Beyond Leoni’s è oggi celebrato come esempio di “pop metropolitano” in anticipo sui tempi, mentre Boy – pubblicato nel 2024 dalla Light in The Attic dopo 42 anni di oblio – offre uno sguardo incompiuto sul suo potenziale inespresso.

Dischi consigliati:
Beyond Leoni’s - (1978, Express)
Boy - (2024, Light in the Attic)

martedì, febbraio 04, 2025

City Pop #3

L'amico LEANDRO GIOVANNINI ci ha aiutati ad esplorare l'ambito dello YACHT ROCK (qui: https://tonyface.blogspot.com/search/label/Yacht%20Rock ) in otto interessantisisme puntate che hanno trovato particolare apprezzamento.
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JUNICHI INAGAKI
Junichi Inagaki, nato nel 1952 a Sendai, inizia la sua carriera musicale ispirandosi a Stevie Wonder e unendosi alla band giapponese Faces (niente a che vedere con l’omonima band inglese).
Dopo aver suonato per le forze statunitensi di stanza in Giappone, debutta come solista nel 1982 con il singolo 246:3 AM. Il suo album più celebre, Shylights (1983), si distingue per le sonorità yacht rock e include due tra i suoi brani più famosi come Dramatic Rain e Kazeno Aphrodite. Con la partecipazione dei migliori turnisti giappponesi, l’album si fa apprezzare per i suoi arrangiamenti raffinati. Nonostante un calo di popolarità negli anni Novanta, Inagaki ha visto una rinascita di interesse negli anni 2010, mantenendo una solida base di fan.

Disco consigliato:
Shylights - (1983, USM Japan)
JUNKO OHASHI
Junko Ohashi, nata nel 1950, è una delle voci più talentuose della musica giapponese, famosa per il suo approccio vocale che si avvicina a quello occidentale, soprattutto grazie all’uso in alcune sue canzoni della lingua inglese. Dopo una carriera iniziale nell’hard rock, si è orientata verso il soul, ispirata da artisti come Janis Joplin e Sergio Mendes. Il suo primo album, Feeling Now (1974), è un’interpretazione di classici soul e pop, che non ha avuto l’attenzione che avrebbe meritato. Successivamente, album come Paper Moon (1976) e Crystal City (1977) consolidano il suo stile, con un’eleganza che mescola soul e funk.
Nel 1978, con Flush, Ohashi introduce elementi disco, mantenendo il suo legame con il City Pop e lo yacht rock, un sound che si affina ulteriormente nei successivi lavori, come Tea for Tears (1981) e Tasogare-Postcard Fantasy (1982), che segnano un’evoluzione verso un sound internazionale e sofisticato. Il culmine del suo percorso arriva con Point Zero (1983), un capolavoro che fonde R&B, yacht rock, funk e jazz, mostrando la sua maturità artistica e vocale.
Sfortunatamente sottovalutata rispetto ad altri artisti del City Pop, Junko Ohashi ha lasciato un’eredità musicale straordinaria, caratterizzata dalla sua versatilità e dalla qualità delle sue produzioni.

Dischi consigliati:
Tea For Tears - (1981, Philips)
Tasogare - (1982, Philips)
Point Zero - (1983, Philips)
JUNKO YAGAMI
Junko Yagami, nata nel 1958 a Nagoya, è una delle voci più sottovalutate del City Pop. Con 25 album pubblicati, di cui sei dal vivo, è ricordata soprattutto per il suo splendido album Full Moon, che fonde City Pop e Yacht Rock con arrangiamenti raffinati e una produzione eccellente. Questo disco rappresenta una fusione perfetta del fascino nostalgico degli anni ‘80 con una raffinatezza senza tempo.
Il brano “Tasogare No Bay City” è diventato un classico nel panorama Vaporwave/Future Funk, guadagnando popolarità anche all’estero. Nonostante la sua musica meriti maggiore attenzione, la sua capacità di creare atmosfere intime e sofisticate, unita a una tecnica vocale solida e a una presenza carismatica, la rende una delle interpreti più affascinanti e ingiustamente sottovalutate di quell’epoca musicale.

Disco consigliato:
Full Moon - (1983, Discomate)

KEN TAMURA
Le informazioni su Ken Tamura sono piuttosto scarse, al punto che risulta difficile delineare un profilo completo del musicista. Si sa che nacque a Fukuoka, ma l’anno resta ignoto. Solo casualmente, attraverso un forum, ho scoperto della sua scomparsa avvenuta nel 2020. Anche i suoi lavori discografici, gli unici due pubblicati in carriera, conservano un’aura di mistero: poco noti, sono approdati sui servizi di streaming solo l’anno scorso.
Si tratta di due album notevoli: Light Ace (1981) e Fly By Sunset (1982), esempi brillanti di City Pop che attinge a piene mani dalle sonorità yacht rock, arricchendole con un elegante intreccio di pop, soul e funk, senza tralasciare accenni alla disco.
Spicca inoltre la perfetta pronuncia inglese nelle canzoni interpretate in questa lingua. Ken Tamura è un artista che merita di essere riscoperto e apprezzato.

Dischi consigliati:
Light Ace - (1981, CBS/Sony)
Fly by Sunset - (1982, CBS/Sony)

KENGO KUROZUMI
Kengo Kurozumi, nato nel 1953 a Okayama, inizia la sua carriera musicale nel 1971 con la band Light Music Club e successivamente diventa il leader, cantante e batterista dei Boomerang. Dopo lo scioglimento del gruppo nel 1975, intraprende la carriera solista, pubblicando il suo debutto su album nel 1982 con Again e successivamente Still (1983), opere che fondono yacht rock, soft rock e influenze soul e bossa nova in un City Pop raffinato.
Nel 1985, cambia direzione con Boxing Day, un album synth-pop dalle atmosfere crepuscolari, e con Island of Oahu, un City Pop solare con influenze disco/funk. Dopo una pausa di quattro anni, torna nel 1989 con Pillow Talk, che riprende le sonorità yacht rock e soul. Nonostante la qualità del suo lavoro, Kurozumi interrompe la carriera discografica fino al 2023, quando pubblica One More Time, un City Pop aggiornato.
Nonostante il suo talento, Kurozumi rimane un artista sottovalutato, e i suoi album meritano una rivalutazione.

Dischi consigliati:
Again - (1982, TDK Records)
Still - (1983, TDK Records)

MASAKI MATSUBARA
Masaki Matsubara, uno dei chitarristi più rispettati in Giappone, è ancora troppo poco conosciuto in Europa, nonostante il suo talento straordinario meriti di essere celebrato al pari dei più grandi. La sua carriera, iniziata a 23 anni, lo ha portato a diventare il turnista di riferimento del Sol Levante, con un numero impressionante di brani, oltre 10.000, ai quali ha contribuito con la sua chitarra.
Il suo assolo improvvisato in Stay With Me di Miki Matsubara rappresenta una delle sue vette artistiche. Nel 1983 raggiunge il culmine della sua carriera con Painted Woman e Sniper, due lavori che fondono jazz e fusion, evocando il suono di artisti come Lee Ritenour, ma distinguendosi per il tocco unico di Matsubara.
Questi album, per lo più strumentali ma arricchiti dalle voci di Jesse Barish ed Eric Tagg, non si limitano a seguire un modello, ma lo superano, riuscendo a fondere tecnica ed emozione in modo inimitabile. Sono opere senza tempo che meritano di essere riscoperti da chiunque ami la musica che supera ogni confine. Masaki Matsubara ci ha lasciato nel 2015, ma la sua eredità musicale resta viva, un segno indelebile nella storia della musica giapponese e internazionale.

Dischi consigliati:
Painted Woman - (1983, Canyon)
Sniper - (1983, Canyon)

MIKI MATSUBARA
Miki Matsubara, cantautrice e pianista, nacque il 28 novembre 1959 a Osaka e si trasferì a Tokyo a 19 anni per inseguire una carriera musicale, diventando una figura centrale del City Pop. Il suo album di debutto, Pocket Park (1980), segnò l’inizio della sua carriera e rimane il suo miglior lavoro, con il brano Mayonaka no Door/Stay With Me, che raggiunse il 28° posto nella classifica Oricon e divenne un classico del City Pop, riscoperto globalmente grazie a TikTok e YouTube e diventato ben presto virale.
Nel corso della sua carriera, Matsubara pubblicò dieci album e collaborò con artisti come Tatsuro Yamashita, Ryūichi Sakamoto e Masaki Matsubara. Il suo ultimo album, WiNK, uscì nel 1988. Dopo la sua morte nel 2004 a causa di una grave forma di mielodisplasia, due album postumi, The Winner e Back To Paradise, furono pubblicati nel 2020, mantenendo vivo il suo ricordo.
Pocket Park è considerato un capolavoro del City Pop, con una produzione che mescola pop, funk e jazz, catturando l’immaginario giapponese degli anni ‘80. Brani come Stay With Me e It’s So Creamy riflettono la sensibilità artistica di Matsubara, mentre l’album nel suo insieme offre una riflessione sulle contraddizioni di un’epoca tra modernità e tradizione. Un’opera senza tempo che continua ad affascinare nuove generazioni.

Album consigliato:
Pocket Park - (1980, See-Saw)

MOMOKO KIKUCHI
Adventure (1986) di Momoko Kikuchi è un esempio straordinario di City Pop, non a caso ristampato dall’etichetta Light in the Attic per la sua qualità musicale. Nonostante la voce di Kikuchi rispecchi l’immaginario tipico delle pop idol giapponesi degli anni ‘80, l’album si distingue per raffinatezza e coerenza sonora, superando il semplice pop commerciale. Arrangiamenti di alto livello e influenze dall’R&B occidentale degli anni ’80 rendono ogni traccia memorabile e priva di riempitivi. Momoko Kikuchi, nata a Tokyo nel 1968, iniziò la sua carriera nel 1983 e raggiunse rapidamente il successo, con sette singoli consecutivi al vertice della classifica Oricon tra il 1985 e il 1987.
Tuttavia, la sua parabola come pop idol si concluse nei primi anni ’90, quando abbandonò il mainstream per esplorare nuovi territori musicali, tra cui un progetto rock con la band RA-MU, che non avrà successo, prima di reinventarsi come attrice. Adventure rimane un capolavoro del City Pop, un album romantico e crepuscolare che unisce leggerezza e rigore artistico, dimostrando come anche il pop più accessibile possa raggiungere livelli di eccellenza capaci di competere con la musica occidentale dell’epoca.

Disco consigliato:
Adventure - (1986, Vap)
PIPER
Se c’è un album che celebra l’estate in maniera smaccata, tanto da essere considerato un vero e proprio inno stagionale, è senza dubbio Summer Breeze dei Piper. Per lungo tempo introvabile, è stato fortunatamente ristampato nel 2019.
Formati dal cantante e chitarrista Keisuke Yamamoto, i Piper hanno iniziato traendo ispirazione da band come Camel e Wishbone Ash, per poi evolversi verso un sound più solare che mescola soul, funk e jazz/fusion. Con Summer Breeze, il gruppo ha saputo unire queste influenze a un’estetica tipicamente City Pop, con atmosfere da musica di sottofondo e richiami evidenti alle sonorità di Tatsuro Yamashita.
L’album rappresenta una perfetta sintesi di questo stile, grazie a melodie rilassate, arrangiamenti curati e un groove irresistibile. Brani come Shine On e Hot Sand evocano immagini vivide di spiagge assolate e tramonti estivi, consolidando Summer Breeze come un classico imperdibile per gli amanti del City Pop e delle sonorità smooth anni ’80. La tracklist alterna brani strumentali e cantati, arricchiti dall’uso distintivo della batteria Linn e dal vocoder, che aggiungono un tocco moderno e futuristico per l’epoca. Summer Breeze non è solo un album, ma una vera e propria colonna sonora per chiunque voglia rivivere il sapore di un’estate eterna.

Disco consigliato:
Summer Breeze - (1984, Yupiteru)
OMEGA TRIBE
Nel City Pop, molti artisti miravano a creare un sound perfetto per accompagnare viaggi in auto lungo coste soleggiate o giornate estive in spiaggia. Gli Omega Tribe si formarono con questo preciso intento.
Nati come band amatoriale nel 1980 con il nome Kyutipanchosu, conquistarono l’attenzione vincendo lo Yamaha Popular Song Contest. Questo successo li portò all’incontro con Koichi Fujita, produttore e presidente della Triangle Records, che cambiò il loro nome in Omega Tribe, lanciandoli ufficialmente nel panorama musicale nel 1983 con il singolo di debutto e, poco dopo, con l’album Aqua City. Fujita orchestrò ogni dettaglio: mise a disposizione della band alcuni dei migliori turnisti del Giappone, fornì il cantante Kiyotaka Sugiyama e affidò la composizione a Tetsuji Hayashi, noto per il suo inconfondibile sound yacht-rock. Il risultato? Aqua City, un album che riecheggia le raffinate produzioni westcoast californiane degli anni ’80, arricchite dalla chitarra di Kenji Yoshida, il cui tocco richiama lo stile di Jay Graydon.
Aqua City è un esempio solido di Sunshine City Pop, profondamente influenzato dalle sonorità yacht-rock. È la dimostrazione che, con la giusta guida artistica, anche una boy-band può diventare qualcosa di sorprendentemente sofisticato e duraturo. Un ascolto per chi vuole scoprire la perfetta sintesi tra il Giappone degli anni ’80 e le atmosfere californiane.

Disco consigliato:
Aqua City - (1983, Vap) Album uscito a nome S. Kiyotaka & Omega Tribe
SATOSHI SUZUKI
Satoshi Suzuki, nato a Tokyo nel 1958, ha dimostrato che il minimalismo può competere con le produzioni più curate del City Pop anni ’80. Con Distant Travel Companion (1988), registrato in casa usando strumenti essenziali come una drum machine, un Yamaha DX-7, un Yamaha CS-01 e un synth Casio, ha creato un album intimo e originale, lontano dagli standard opulenti dell’epoca.
Ispirato da Quincy Jones, Steely Dan, Boz Scaggs e Michael Franks, Suzuki ha mescolato jazz, soul, MPB e kayōkyoku, reinterpretando il City Pop in chiave lo-fi. In un periodo segnato da produzioni lussuose, Suzuki ha scelto un approccio personale, evocando atmosfere intime e mondi lontani.
Spesso paragonato ad artisti lo-fi occidentali come Chuck Senrick e Dwight Sykes, ha pubblicato tre album tra il 1987 e il 1988, prima di tornare nel 2024 con un nuovo lavoro. Oltre alla musica, è anche autore di libri sulla cultura musicale e continua a esibirsi dal vivo, mantenendo intatta la sua autenticità.

Disco consigliato:
Distant Travel Companion - (1988, Real Creative Agency)

martedì, gennaio 28, 2025

City Pop. Gli imprescindibili. Parte seconda

L'amico LEANDRO GIOVANNINI ci ha aiutati ad esplorare l'ambito dello YACHT ROCK (qui: https://tonyface.blogspot.com/search/label/Yacht%20Rock ) in otto interessantisisme puntate che hanno trovato particolare apprezzamento.
Andiamo oltre approfondendo sempre grazie al suo aiuto un contesto ancora più particolare e "oscuro": il CITY POP.


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TATSURO YAMASHITA
Tatsuro Yamashita, nato a Tokyo nel 1953, è uno dei pilastri del City Pop, capace di fondere magistralmente influenze occidentali con la sensibilità musicale giapponese. La sua carriera inizia con i Sugar Babe, lasciando subito un’impronta nella scena musicale nipponica. Dal 1976 Yamashita si afferma come artista solista, noto per la sua ossessione per la perfezione sonora e per la capacità di reinterpretare il pop occidentale con una visione unica.

DISCOGRAFIA ESSENZIALE

CIRCUS TOWN (1976, RCA)
Circus Town (1976) di Tatsuro Yamashita non è il suo debutto, avvenuto nel 1972, ma segna l’inizio della sua carriera come innovatore del pop giapponese. Sebbene acerbo, l’album rivela già il suo talento nel rinnovare il pop giapponese, mescolando sonorità del westcoast pop americano.
La divisione in due parti, New York Side e Los Angeles Side, riflette la sua capacità di esplorare influenze diverse: dalla disco sofisticata in stile Philly Sound alla musica intima del Laurel Canyon. Pur non raggiungendo le vette degli album successivi, Circus Town anticipa il genio di Yamashita e la sua fusione unica di influenze globali e giapponesi.

SPACY (1977, RCA)
Con Spacy (1977), Yamashita non si limita a definire un genere emergente, ma lo rappresenta con una visione chiara e innovativa.
L’album, che prefigura il City Pop, è caratterizzato dalla partecipazione di artisti di grande rilievo come Haruomi Hosono e Ryuichi Sakamoto, che contribuiscono a un sound ricco e variegato. Rispetto al lavoro precedente, Spacy mostra un’evoluzione stilistica, con sonorità eteree e una fusione perfetta di West Coast, jazz e blues. Brani come Candy e Dancer esemplificano questa sintesi, mentre l’influenza di Brian Wilson è evidente in due tracce. La conclusione con Solid Dancer rappresenta un ritorno al West Coast pop, ma con una raffinatezza unica. Spacy mantiene una freschezza senza tempo, capace di attrarre tanto gli appassionati di City Pop quanto le nuove generazioni.

GO AHEAD!(1978, RCA)
Go Ahead!(1978) si apre con il potente brano funk Love Celebration, che richiama gli Earth, Wind & Fire, e prosegue con una fusione brillante di jazz, funk, soul e pop. Tracce come Let’s Dance Baby, Bomber e la toccante The Whispering Sea mostrano l’evoluzione stilistica di Yamashita e la sua abilità nell’incorporare vari generi.
Il funk ritorna con Paper Doll, mentre This Could Be The Night rievoca lo stile dei Beach Boys, filtrato dalla tecnica del wall of sound. L’album si chiude con 2000T of Rain, un brano pop straordinario. Sebbene inizialmente criticato per la sua apparente disorganicità, Go Ahead! è stato riconosciuto col tempo come un capolavoro, anche se la grandezza di Yamashita non era ancora al culmine.

MOONGLOW (1979, Air Records)
Nel 1978, Yamashita pubblica altri due album: Pacific, un lavoro strumentale in collaborazione con Haruomi Hosono e Shigeru Suzuki, e il live It’s Poppin’ Time. L’anno successivo, nel 1979, arriva Moonglow, il suo esordio con un’etichetta indipendente che gli offre maggiore libertà creativa. L’album segna un passo importante nella sua carriera, con una voce più precisa e arrangiamenti raffinati.
Moonglow si distingue per le sue mid-ballad in stile yacht rock, anticipandone le sonorità future. Brani come Full Moon e Funk Flushin’ (un pezzo disco/funk) evidenziano la varietà dell’album, che include anche la soul Hot Shot e la funk Yellow Cab, quest’ultima una riflessione sulla vita come viaggio. L’album si chiude con una traccia pop solare scritta da Minako Yoshida. Moonglow resta nella classifica Oricon per oltre cinquanta settimane, sottolineando il suo grande impatto nel panorama musicale giapponese.

RIDE ON TIME (1980, Air Records)
L’inizio degli anni Ottanta segna un periodo di grande creatività per Tatsuro Yamashita, che con Ride On Time (1980) raggiunge la piena maturità del City Pop. L’album trasforma influenze occidentali in un linguaggio musicale nuovo e originale, creando un suono autentico. Sebbene inizialmente confinato al mercato giapponese, Ride On Time è un capolavoro che solo decenni dopo verrà apprezzato a livello internazionale.
L’album spazia dal solare City Pop di Someday e Daydream al funk energico di Silent Screamer, fino a brani più morbidi come Summer e My Sugar Babe. Altri momenti eleganti includono la balearic No Tobira e la ballad jazz Rainy Day. Con Kumo no Yukue ni, Yamashita esplora lo yacht rock, e l’album si chiude con la dolce ballad Oyasumi (Kissing Goodnight). Ride On Time consolida Yamashita come una figura centrale nel panorama musicale giapponese, ma il meglio doveva ancora arrivare.
v FOR YOU (1982, Air Records)
Nel 1981, Yamashita si dedica a un tour in Giappone senza nuove uscite discografiche, ma l’inizio dell’anno segna l’arrivo di For You (1982), considerato il suo capolavoro definitivo e uno degli album più significativi del City Pop. L’album si apre con il riff iconico di Sparkle, un brano funk travolgente, seguito da Music Book, un pezzo luminoso in stile yacht rock. La cover di Morning Glory, originariamente di Mariya Takeuchi, è reinterpretata da Yamashita con un tocco più intimo e rilassato. Altri momenti dell’album includono la blues ballad Futari, le sonorità brasiliane di Loveland Island, e il funky Love Talkin’.
Hey Reporter è un’invettiva contro i paparazzi, mentre Your Eyes chiude l’album con una ballad romantica.
La ristampa include anche la bonus track あまく危険な香り (That Sweet & Dangerous Scent), un mid-tempo irresistibile. For You si distingue per la qualità delle canzoni, gli arrangiamenti impeccabili e la produzione sofisticata, paragonabile a quella degli Steely Dan. Resta una pietra miliare del City Pop e una delle vette più alte di Yamashita.

STILE E IMPATTO
Yamashita eccelle come produttore, arrangiatore e polistrumentista, mantenendo una meticolosità rara. Le sue opere catturano l’essenza del Giappone moderno degli anni ’70 e ’80, intrecciando storie personali e collettive con un’estetica sonora ricca e sofisticata. Nonostante la scarsa distribuzione internazionale, il suo fascino è stato riscoperto con l’esplosione globale del City Pop.

EREDITA’
L’approccio unico di Yamashita ha trasformato il City Pop in un linguaggio musicale universale, rendendolo un artista fondamentale per comprendere questa scena e il suo impatto sulla musica contemporanea, anche se in Occidente lo abbiamo scoperto solo in un secondo momento.

CASIOPEA
Nati a Tokyo nel 1976, i Casiopea sono stati protagonisti della scena jazz fusion, grazie al loro virtuosismo tecnico e alle composizioni innovative. Fondati da Issei Noro, Minoru Mukaiya, Tetsuo Sakurai e Takashi Sasaki, hanno debuttato nel 1979 con l’album Casiopea, che li ha resi subito celebri nella fusion giapponese. Il loro sound, che unisce jazz, funk, rock e pop, è arricchito da un uso avanzato di strumenti elettronici. Collaborazioni con artisti di spicco come Harvey Mason e i Brecker Brothers hanno ulteriormente arricchito il loro percorso.
Negli anni ’80 hanno pubblicato un album live di culto come Mint Jams (1982). Nonostante i cambi di formazione, la band ha mantenuto il suo livello musicale sotto la guida di Noro.

Dischi consigliati:
Casiopea - (1979, Alfa Music Inc.)
Mint Jams - (1982, Alfa Music Inc.)

CHO KOSAKA
Nato nel 1948, Chu Kosaka è stato un pioniere del pop giapponese e del movimento City Pop. Dopo gli esordi con The Floral e il gruppo April Fool, al fianco di Haruomi Hosono e Takashi Matsumoto, intraprende una carriera solista.
Nel 1975 pubblica il capolavoro Horo, che segna una svolta dal folk rock a uno stile innovativo: il Wasei-R&B, una fusione di blues, folk, soul e R&B. Considerato una pietra miliare della musica giapponese, Horo è apprezzato anche dagli ascoltatori occidentali per l’autenticità e la profondità della voce di Kosaka. Nel 2010, l’artista ha realizzato un remake dell’album, dimostrando ancora intensità e passione.

Disco consigliato:
Horo - (1975, Alfa Music Inc.)

HARUOMI HOSONO
Haruomi Hosono, nato a Tokyo nel 1947, è una figura fondamentale della musica giapponese, considerato un pioniere del City Pop e uno degli artisti più influenti del suo tempo. Ha iniziato la sua carriera negli anni ’60 con gli April Fools, ma è con il lavoro solista e la Yellow Magic Orchestra (YMO) che ha raggiunto lo status di leggenda. Hosono è noto per la sua capacità di reinventarsi e sperimentare, attraversando generi e influenze con una visione unica.
Tra i suoi album più significativi spiccano Hosono House (1973), un’opera che mescola folk, country, psichedelia, west coast e afrobeat, e Paraiso (1978), un disco che abbraccia il tropicalismo e i sintetizzatori, fondendo elementi di musica brasiliana, sudamericana e giapponese. Paraiso segna la fine della fase folk di Hosono e anticipa il suono globale e sofisticato del City Pop. Entrambi gli album, pur nella loro diversità, mantengono una coerenza artistica e una profondità che ne fanno pietre miliari della sua carriera.
Con la fine della YMO, Hosono si è dedicato alla musica elettronica sperimentale e all’ambient, ampliando i confini della musica giapponese e globale. Il recente interesse per il City Pop ha riportato alla luce il suo immenso contributo, facendo riscoprire la modernità e la genialità delle sue opere, che continuano a ispirare ascoltatori e musicisti in tutto il mondo.

Dischi consigliati:
Hosono House - (1973, King Record Co. LTD)
Paraiso - (1978, Alfa Music Inc.) Disco a nome Haruomi Hosono & The Yellow Magic Orchestra

HIROMI GO
Hiromi Go, noto principalmente come pop idol giapponese, ha lasciato un segno nella storia del City Pop con l’album Superdrive (1979). Fino a quel momento, la sua carriera era stata costruita su brani pensati per conquistare il pubblico adolescente, grazie al suo fascino e alla sua presenza scenica. Deciso a reinventarsi, Hiromi si trasferì a New York per registrare un album che catturasse le sonorità della città.
Per Superdrive, collaborò con la 24th Street Band, composta da musicisti americani di talento come Hiram Bullock, Will Lee, Steve Jordan e Clifford Carter. L’album esplora un mix di disco, funk, soul, latin e yacht rock, interpretati attraverso lo stile del City Pop. Tuttavia, la voce di Hiromi, monocorde e poco espressiva, appare meno adatta a queste sonorità.
Nonostante questo limite, il disco offre brani ben eseguiti e piacevoli, pur senza raggiungere lo status di capolavoro.

Disco consigliato
Superdrive - (1979, Sony Music)

HIROSHI SATO
Hiroshi Sato, nato nel 1947 a Shiran, Kagoshima, è una figura di culto nel city pop giapponese, noto per la sua fusione di jazz, pop ed elettronica. La sua musica è caratterizzata da sintetizzatori, armonie complesse e atmosfere sospese, evocando paesaggi notturni delle metropoli giapponesi. Sebbene non cercasse il successo commerciale, la sua opera è stata riscoperta come fondamentale per il genere.
I suoi album Time (1977) e Awakening (1981) sono cruciali per capire il suo stile. In Time, Sato esplora il jazz fusion con arrangiamenti sofisticati, evitando i cliché del genere e mantenendo un uso contenuto dei sintetizzatori.
Sebbene il pop sia ancora marginale, i suoi brani più accessibili mostrano una qualità artistica notevole. In Awakening, Sato abbraccia il yacht-rock e il synth-pop, con una perfetta combinazione di elettronica e pianoforte. L’album include anche una reinterpretazione dance/funk di “From Me to You” dei Beatles e tutte le canzoni sono cantate in inglese. Sato resta una figura chiave nel city pop, capace di fondere sperimentazione e melodia in un linguaggio unico.

Dischi consigliati
Time - (1977, Wave Concept)
Awakening - (1982, Alfa Records) A nome Hiroshi Sato featuring Wendy Matthews

YELLOW MAGIC ORCHESTRA
Inserire la YMO (Yellow Magic Orchestra) nel contesto del City Pop non è una forzatura, poiché i membri Haruomi Hosono, Ryuichi Sakamoto e Yukihiro Takahashi hanno avuto un ruolo cruciale nello sviluppo del genere. Hosono, ex membro degli Happy End, ha contribuito a gettare le basi del City Pop, mentre Sakamoto e Takahashi sono stati arrangiatori e produttori per vari artisti di “New Music”, termine che designava il City Pop in Giappone.
Il loro album Naughty Boys (1983) è il loro lavoro più pop e il maggiore successo commerciale, rappresentando l’ultimo album synth-pop giapponese a raggiungere la vetta della classifica Oricon, un record mantenuto fino al 2008. In questo album, la YMO applica l’esperienza acquisita come produttori, creando un synth-pop sofisticato che si confronta con le produzioni occidentali.
Sebbene Naughty Boys contenga il brano “Kimi Ni Mune Kyun - Uwaki Na Vacance”, un pezzo tipicamente City Pop, gran parte dell’album esplora un techno-pop sofisticato ma accessibile.
Inoltre, il contributo di Bill Nelson, ex Be-Bop Deluxe, con la sua chitarra, aggiunge una dimensione unica, integrandosi perfettamente con i synth e arricchendo il sound complessivo.

Disco consigliato:
Naughy Boys - (1983, Alfa Records)

GINJI ITO
Ginji Ito è stato un cantautore e produttore giapponese influente nella scena del City Pop degli anni ‘70 e ‘80, anche se oggi è poco ricordato. Ha partecipato al progetto NIAGARA TRIANGLE Vol.1 con Tatsuro Yamashita e Eiichi Ohtaki, ed è stato arrangiatore e produttore per artisti come Kenji Sawada e Ann Lewis. La sua carriera da solista iniziò nel 1977 con l’album Deadly Drive, pubblicato sotto l’etichetta Asylum.
Deadly Drive è un album raffinato che mescola generi come westcoast pop, jazz e rock. Pur non essendo rivoluzionario, offre un’esperienza musicale elegante e rilassata. Tra i brani notevoli ci sono “Sweet Daddy” (funky jazz alla Crusaders), la ballata soul “Konukaame”, il funk strumentale “King Kong” con un originale uso del talk-box, e una versione reggae di “I’m Tellin’ You Now” dei Freddie and The Dreamers. L’album esplora anche il latin con “Anotoki Wa Doshaburi” e si conclude con una blues-ballad dalle sfumature soul.

Disco consigliato:
Deadly Drive - (1977, Asylum Records)

TOSHIKI KADOMATSU
Toshiki Kadomatsu, nato nel 1960 a Tokyo, è un artista e produttore di rilievo nel panorama del City Pop, noto anche per il suo lavoro con Anri, in particolare nella produzione dell’album Timely, il capolvoro della cantante giapponese. Sebbene le sue opere siano radicate nel City Pop, Kadomatsu distingue il suo stile con sonorità notturne che fondono funk, disco e boogie, creando un suono cosmopolita che mescola vibrazioni urbane giapponesi e americane.
Il suo album più celebrato, After 5 Clash, potrebbe facilmente essere scambiato per un lavoro di una band americana degli anni ‘80, grazie al groove deciso e avvolgente, reso dal basso slap e dai fiati. Nonostante la lingua giapponese, l’album trasmette un’energia pulsante tipica del funk e della disco. Tra i brani migliori spiccano “Maybe It’s Love Affair” (un classico Yacht Rock), “Will You Wait For Me” (un mid-tempo romantico e introspettivo) e la fusione di tradizione musicale giapponese in tracce come “Step Into The Light” e “Heart Dancing”, che mescolano funk, boogie, jazz e elementi del kabuki drum e dell’ondo. After 5 Clash rimane un capolavoro del City Pop, un album elegante e sofisticato che continua a essere apprezzato anche oggi.

Dischi consigliati:
After 5 Clash - (1984, Air Records)
Gold Digger ~With True Love~ - (1985, Air Records)

TAKAKO MAMIYA
Takako Mamiya, conosciuta come “la donna misteriosa del City Pop”, pubblicò nel 1982 Love Trip, un album che è oggi considerato un capolavoro del genere. Nonostante la qualità delle sue canzoni e il supporto di musicisti di alto livello, come Yoshihiro Naruse dei Casiopea, l’album non ebbe il successo commerciale dovuto alla limitata promozione della piccola etichetta Kitty Records. Love Trip si distingue per il suo sound raffinato e le atmosfere notturne, tipiche delle produzioni di David Foster per artisti come Dionne Warwick e Al Jarreau.
La voce di Mamiya è caratterizzata da una delicatezza e da uno stile più occidentale rispetto alle cantanti giapponesi dell’epoca, che la rende particolarmente apprezzata anche al di fuori del Giappone. I brani dell’album, che trattano di amori perduti e nostalgia, sono tutti memorabili e hanno acquisito status di culto nel tempo. Nonostante il mistero che circonda la sua scomparsa dalla scena musicale, Love Trip rimane uno dei punti più alti del City Pop, un vero tesoro per gli appassionati, e ad ogni ristampa di Love Trip, questa va subito esaurita.

Disco consigliato:
Love Trip - (1982, Kitty Records)

martedì, gennaio 21, 2025

City Pop - Gli imprescindibili - Prima parte

L'amico LEANDRO GIOVANNINI ci ha aiutati ad esplorare l'ambito dello YACHT ROCK (qui: https://tonyface.blogspot.com/search/label/Yacht%20Rock ) in otto interessantisisme puntate che hanno trovato particolare apprezzamento.
Andiamo oltre esplorando sempre grazie al suo aiuto un contesto ancora più particolare e "oscuro": il CITY POP.


Il precedente post introduttivo è qua: https://tonyface.blogspot.com/2025/01/city-pop.html

EIICHI OHTAKI
Eiichi Ohtaki (1947-2013) è stato un musicista, compositore e produttore giapponese, considerato uno dei più grandi geni della musica pop giapponese, nonostante sia poco conosciuto in Occidente.
Classificato al nono posto tra i migliori 100 musicisti giapponesi del XX secolo da HMV Japan, la sua carriera si estende tra il 1969 e il 1984, culminando con due album postumi nel 2016 e nel 2020. La sua musica mescola influenze del pop americano anni ’50-’60 con uno stile personale e innovativo, segnando profondamente il movimento City Pop.

Inizi e Happy End Nato in una famiglia monogenitoriale, Ohtaki si appassionò presto alla musica, influenzato dal pop americano e dai Beatles. Nel 1969, incontrò Haruomi Hosono all’Università Waseda, e insieme fondarono gli Happy End, una band pioniera che unì folk rock e hard rock con testi in giapponese. Divergenze artistiche portarono allo scioglimento della band nel 1972, ma Ohtaki aveva già avviato la sua carriera solista.

Carriera Solista: Innovazione e Sperimentazione
1972: Eiichi Ohtaki
Il primo disco solista mescola folk rock, country rock e pop melodico, mostrando le prime influenze del pop americano anni ’50-’60.

1975: Niagara Moon
Il primo album pubblicato sotto l’etichetta da lui fondata, Niagara Records, segna l’inizio della sua sperimentazione. Ohtaki esplora il pop americano anni ’60 con un mix di rock’n’roll, marcette da circo e sonorità esotiche. Nonostante il genio creativo, il disco non ottenne il successo sperato, mettendo a rischio la neonata etichetta.

1976: Niagara Triangle Vol. 1
Collaborando con Tatsuro Yamashita e Ginji Ito, Ohtaki crea un album collettivo che spazia tra southern rock, doo-wop e West Coast. Nonostante l’eccellenza musicale, anche questo lavoro fallisce commercialmente.

1976: Go, Go, Niagara
Un concept album ispirato alle stazioni radio americane anni ’50, dove sonorità vintage vengono reimmaginate con uno stile moderno. Ancora una volta, il pubblico giapponese non apprezzò il lavoro visionario di Ohtaki.

1977: Niagara CM Special e Niagara Calendar
Mentre Niagara CM Special raccoglie jingle pubblicitari dimostrando la sua creatività sonora, Niagara Calendar esplora un concept in cui ogni brano è dedicato a un mese dell’anno. Le sonorità spaziano dal rock’n’roll al reggae, con influenze da Beach Boys e Bo Diddley. Entrambi i progetti, seppur geniali, furono insuccessi commerciali.

1978: Let’s Ondo Again
Un album folle che mescola generi come Ondo (musica tradizionale giapponese), rock, tango e cabaret. L’approccio estremo portò la Columbia Records a interrompere i rapporti con Ohtaki, che si ritirò temporaneamente dalla scena musicale.

Capolavoro e Riscatto: A Long Vacation
Nel 1981, dopo tre anni di pausa, Ohtaki pubblica “A Long Vacation”, un album che segna un ritorno trionfale, vende più di un milione di copie, e che, secondo Federico Romagnoli di Ondarock, ha avuto un impatto sulla cultura giapponese simile a quello di La Voce del Padrone di Battiato in Italia. L’album, che mescola il pop americano degli anni ‘50 e ‘60 con un suono moderno, ottiene un enorme successo in Giappone, vendendo oltre due milioni di copie. Grazie alla partecipazione di musicisti di grande talento come Haruomi Hosono e Tatsuo Hayashi, “A Long Vacation” riesce a creare canzoni che, pur attingendo al passato, sono perfettamente contemporanee. Tra i brani più significativi ci sono 君は天然色, che cattura l’essenza del wall of sound, e 雨のウェンズデイ (Ame no Wednesday) un gioiello pop che fonde Phil Spector e Burt Bacharach. L’album è un capolavoro che dimostra come il pop possa essere raffinato, moderno e senza tempo.

Ultimo Capitolo: Each Time (1984)
L’ultimo album solista di Ohtaki segue la scia di “A Long Vacation” con arrangiamenti elaborati e sonorità nostalgiche. Brani come Bachelor Girl e 銀色のジェット confermano la sua maestria, ma l’album non riesce a replicare l’impatto del precedente.

Eredità
Dopo Each Time, Ohtaki si dedicò alla produzione e alla composizione per altri artisti, rimanendo una figura centrale nel panorama musicale giapponese. La sua influenza si estende ben oltre i confini del Giappone, rendendolo un punto di riferimento per il pop sofisticato e sperimentale. Ohtaki è morto improvvisamente nel 2013, da solo in casa. soffocato da un pezzo di mela incastrato nella gola.

ANRI
Anri, nome d’arte di Eiko Kawashima, è un’icona del City Pop giapponese, con oltre 40 anni di carriera e 25 album all’attivo. Originaria di Yamato, ha raggiunto la notorietà negli anni ’80, in particolare con il brano Cat’s Eye, sigla dell’omonimo anime. I suoi album Heaven Beach (1982) e Timely (1983) sono capolavori del City Pop, mescolando r’n’b, jazz, soft rock e yacht rock, con influenze occidentali. Heaven Beach contiene il celebre Last Summer Whisper, amato per i campionamenti nel rap, e altre tracce che spaziano tra ballad e sonorità Westcoast.
Con Timely, prodotto da Toshiki Kadomatsu, Anri raggiunge l’apice artistico, offrendo un mix eclettico e suonato magistralmente. Ancora attiva, Anri ha conquistato il pubblico internazionale, mantenendo viva la sua passione musicale.

Dischi consigliati:
Heaven Beach (1982)
Timely (1983)

EPO
EPO, nata Eiko Sato e successivamente diventata Eiko Miyagawa, è una figura di riferimento nel City Pop giapponese, affiancata da artiste come Taeko Ohnuki, Minako Yoshida e Mariya Takeuchi. Con uno stile inconfondibile e un approccio solare e raffinato, EPO ha rappresentato il lato più sunshine pop del genere, fortemente influenzato dalle sonorità occidentali, ispirandosi ad artisti come i Carpenters e i Beach Boys. Sostenuta da Tatsuro Yamashita e Mariya Takeuchi, ha vissuto il suo periodo d’oro negli anni ’80, pur continuando a essere attiva anche in seguito.

Tra il 1980 e il 1983 ha pubblicato cinque album fondamentali:
1. Down Town (1980):
Il debutto, in cui esplora ritmi disco (アスファルト・ひとり), melodie mid-tempo (水平線追いかけて), e influenze occidentali, come l’omaggio a Downtown di Petula Clark.

2. Goodies (1980):
Rafforza le sue radici nel sunshine pop reinterpretato in chiave giapponese, con tracce come 雨のケンネル通り.

3. JOEPO-1981Khz (1981):
Un EP di 23 minuti in cui emerge la sua maturità artistica, con pezzi come 真夜中にベルが2度鳴って e il sofisticato エスケイプ, un autentico capolavoro del sophisti-pop.

4. う・わ・さ・に・な・り・た・い (Rumor) (1982):
Evoluzione delle sue sonorità verso il funk/pop e il westcoast sound, con brani nostalgici come 真夏の青写真 e 夜の寝息, impreziositi da arrangiamenti sofisticati

5. Vitamin E.P.O (1983):
Vitamin E.P.O è un lavoro che conserva la sua freschezza e vitalità anche dopo molti anni. L’album cattura l’essenza del City Pop, con brani come Vitamin E.P.O e 土曜の夜はパラダイス che evocano l’atmosfera elettrizzante del boom economico giapponese, mescolando influenze disco e melodie anni ‘60. 無言のジェラシー è una ballad soul dal sapore delicato, mentre “Would You Dance With Me” si trasforma da pezzo soul a sofisticato sophisti-pop.
L’album esplora una varietà di stili, dal R&B al funk, al pop e al soul, creando un’esperienza gioiosa e vitale.
Altri brani come う, ふ, ふ, ふ, Pay Day e かなしいともだち sono anch’essi degni di nota, ma l’intero album merita di essere ascoltato nella sua interezza. Vitamin E.P.O è uno dei dischi pop più belli e ben suonati, celebrando la gioia di vivere.
Negli anni successivi, EPO amplia i suoi orizzonti musicali: nel 1987 si trasferisce nel Regno Unito, firmando con la Virgin, e nel 1991 ritorna in Giappone, prendendo le distanze dalla musica commerciale per dedicarsi a sonorità più sperimentali.
Parallelamente, intraprende una carriera come ipnoterapista, continuando a esibirsi in contesti più intimi e mantenendo viva la sua passione per la musica.
AKINA NAKAMORI
Akina Nakamori, nata a Kiyose nel 1965, è stata una delle icone del kayōkyoku pop giapponese degli anni ’80, un genere precursore del pop occidentalizzato, dominato da ballad romantiche. Diventata una pop idol amatissima, ha sfiorato il City Pop con l’album Bitter and Sweet (1985), un capolavoro caratterizzato da sofisticati arrangiamenti synth-funk e synth-pop.
Tra i brani più notevoli spiccano Kazari Ja Nai No Yo Namida Wa, Romantic na Yoru Dawa e Babylon, che evidenziano il passaggio verso uno stile più maturo e allineato al City Pop.
Nakamori iniziò la sua carriera dopo aver vinto il talent show Star Tanjō! nel 1981, firmando con la Warner e trovando il successo con il singolo Shōjo A. Tuttavia, l’intensa pressione dell’industria musicale, che richiedeva la pubblicazione costante di nuovi album, la condusse a problemi di salute mentale e un grave esaurimento, culminando in un tentativo di suicidio nel 1989.
Dopo questo tragico episodio, Akina è tornata alla musica in modo più sporadico. Nel 2023 ha aperto un canale YouTube per reinterpretare i suoi successi e nel 2024 ha annunciato il ritorno alle esibizioni dal vivo, segnando una nuova fase della sua carriera e celebrando il suo impatto sulla musica giapponese.

Disco consigliato:
Bitter and Sweet (1985)

TAEKO OHNUKI
Taeko Ohnuki, figura centrale del City Pop, nasce a Suginami, Tokyo, nel 1953. Dopo l’esperienza negli Sugar-Babe (1973-1976), inizia una carriera solista prolifica e innovativa, pubblicando 27 album in studio, di cui il primo è Grey Skies (1976).
I suoi lavori spaziano tra City Pop, jazz, elettronica e world music, segnando profondamente la scena musicale giapponese. Tra i suoi album più celebri, spiccano quelli pubblicati tra il 1976 e il 1985:

1. Grey Skies (1976):
Esordio solista di Taeko Ohnuki, con un suono pop/jazz influenzato dal cantautorato americano della West Coast. La produzione include collaborazioni con Tatsuro Yamashita, Ryūichi Sakamoto e Haruomi Hosono. Non ancora perfetto, il disco ha un’atmosfera malinconica e intima, con una voce ancora in fase di maturazione.

2. Sunshower (1977):
Nel 1977, Taeko Ohnuki pubblica Sunshower, considerato il punto più alto della sua carriera. Rispetto al precedente Grey Skies, il disco abbandona la malinconia per abbracciare sonorità più luminose e vivaci, anticipando elementi del City Pop che emergeranno negli anni successivi.
Pur restando legato a un pop/jazz lussuoso, il lavoro incorpora influenze funk, soul e yacht rock, con brani come Nani mo Iranai che prefigurano il Westcoast pop. L’album, interamente scritto da Onuki e arrangiato da Ryūichi Sakamoto, vanta la collaborazione di musicisti di alto livello, tra cui Kazumi Watanabe e Haruomi Hosono. La voce di Ohnuki, più sicura e controllata, si sposa perfettamente con l’atmosfera sofisticata del disco. Brani come Tokai, Karappo no Isu e Sargasso Sea mostrano la sua abilità nel fondere elementi tradizionali e moderni. La qualità tecnica del disco riflette la crescente professionalità della scena musicale giapponese, rendendo Sunshower un capolavoro senza tempo che segna una fase cruciale nella carriera di Ohnuki e nella storia della musica giapponese.

3. Mignonne (1978)
Nel 1978, Taeko Ohnuki firma con la RCA, cercando di espandere il proprio pubblico dopo il successo di Sunshower. L’album Mignonne si propone di soddisfare queste ambizioni con canzoni più immediate e un avvicinamento al City Pop, ma non raggiunge le aspettative di vendita.
Pur avendo tutti gli elementi per sfondare, come i collaboratori storici (Haruomi Hosono, Shigeru Suzuki, Yukihiro Takahashi) e arrangiamenti curati da Sakamoto e Suzuki, Mignonne mantiene uno stile simile ai lavori precedenti, con una maggiore presenza orchestrale e una predominanza del soul sul jazz.
Ohnuki perfeziona il suo stile vocale, soprattutto nei toni alti, come in Tasogare. La traccia che spicca è 4:00 A.M., un brano funk che dona carattere all’album. Complessivamente, pur essendo un buon album, Mignonne lo ritengo inferiore a Sunshower.

4. Romantique (1980):
Inizia la “trilogia europea”, ispirata alle colonne sonore francesi. L’album presenta suoni di synth-pop con un’atmosfera più sofisticata. Romantique segna un cambiamento di stile, con un’interpretazione vocale più intima che ricorda Françoise Hardy. È un tentativo di rinnovamento che porta buoni risultati, con brani come Ame no Yoake e Bohemian.

5. Aventure (1981):
Prosegue la ricerca di un pop europeo in stile giapponese, con brani più vivaci rispetto a Romantique. Tra i pezzi migliori si trovano Opportunity, Grand Prix e La Mer, Le Ciel. L’album è un riuscito esempio di modernità nel pop francese anni ’60, con influenze cinematografiche e arrangiamenti curati da Ryuichi Sakamoto e Kazuhiko Kato.

6. Cliché (1982):
Concludendo la “trilogia europea”, Cliché esplora sonorità orchestrali e synth-pop, grazie alla collaborazione con Jean Musy a Parigi e Ryuichi Sakamoto a Tokyo. Sebbene l’album sia ricco di sfumature e sperimentazioni, Labyrinth emerge come uno dei capolavori synth-pop più sottovalutati di Ohnuki.

7. Signifie (1983):
Con Signifie, Onuki continua a esplorare influenze francesi, ma con un sound più diversificato, grazie agli arrangiamenti di Sakamoto e Shimizu. Pur avendo ottimi momenti come Genwaku e Signe, l’album manca di un’identità stilistica ben definita e alterna momenti ispirati a tracce meno incisive.

8. Cahier (1984):
Colonna sonora per un programma televisivo della NHK, Cahier è una rielaborazione in francese di brani tratti da Cliché, con arrangiamenti orchestrali curati da Musy e Sakamoto. Pur interessante, l’album è una sorta di riflessione sul passato, senza molte innovazioni.

9. Copine (1985):
Copine, pubblicato nel 1985, segna un cambiamento importante nella carriera di Taeko Ohnuki, con un ritorno alle sonorità eleganti e dinamiche dei suoi primi lavori, ma aggiornate all’epoca dei synth. L’album, ancora una volta arrangiato da Sakamoto e Shimizu, accoglie anche musicisti occidentali come i Brecker Brothers e Don Grolnick.
I synth sono protagonisti senza essere invasivi, e la qualità degli arrangiamenti è evidente in brani come Haru no Arashi e Siena, quest’ultimo con una struttura ritmica da tango che assomiglia molto a Vacanze Romane dei Matia Bazar. Tra i momenti più sorprendenti c’è Amico, Sei Felice?, un funk-pop vivace ma con un testo che parla della difficoltà nei rapporti tra le persone, e cosa particolare, è un brano cantato in italiano. Copine include anche pezzi yacht-rock come Out of Africa e Jacques-Henry-Lartigue, e un bel brano post-punk arrangiato da Shimizu caratterizzato da una bella chitarra tagliente. Considero Copine come l’album della maturità di Ohnuki, una sintesi perfetta della sua carriera.

AKIRA TERAO
Akira Terao è un artista poliedrico, noto sia come attore che come cantante. Celebre per il ruolo in Ran di Akira Kurosawa, ha vinto numerosi premi per le sue interpretazioni. La sua carriera musicale, iniziata come bassista nella band Group Sounds nel 1965, ha raggiunto l’apice con l’album Reflections (1981), un successo da 1.600.000 copie vendute, trainato dal singolo “Ruby no Yubiwa”.
Reflections mescola pop, Yacht Rock e surf rock, mantenendo un equilibrio tra influenze occidentali e tradizioni giapponesi, in particolare nel cantato, che richiama il kayo-kyoku, precursore del City Pop. Questo disco rimane uno dei capolavori del genere.

Disco consigliato:
Reflections (1981)

YASUHIRO ABE
Yasuhiro Abe è un cantautore e compositore giapponese originario di Tokyo. Scoprì la passione per la musica durante gli studi di architettura, abbandonati per dedicarsi alla carriera musicale. Prima del debutto solista, si fece notare scrivendo brani di successo per artisti come Mariya Takeuchi e Junichi Inagaki, tra cui l’iconica “Ruby no Yubiwa” (1981) per Akira Terao.
Debuttò nel 1982 con il singolo We Got It! e pubblicò ventidue album fino al 2003. Tra le sue opere più note figurano Slit e Frame of Mind (1985), che spaziano tra pop sofisticato e jazz/soul, ispirati allo stile di David Foster. La sua voce calda e gli arrangiamenti curati lo hanno consacrato come un crooner elegante degli anni ’80, nonostante un successo commerciale limitato.

Dischi consigliati:
Slit (1984)
Frame of Mind (1985)

AKIRA INOUE
Akira Inoue è un tastierista, compositore, arrangiatore e produttore nato nel 1953 a Tokyo. Dopo aver fatto parte della band fusion Parachute, ha intrapreso una carriera solista nel 1982 con l’album Cryptogram, seguito da opere più vicine al City Pop come Prophetic Dream (1982) e Splash (1983). Tra i due, Prophetic Dream si distingue per le influenze degli Steely Dan e una fusione di soft rock, synth-pop e future-funk.
Inoue ha lasciato un segno significativo anche come collaboratore, contribuendo all’album Reflections di Akira Terao e al sofisticato Shylights di Junichi Inagaki. La sua versatilità si riflette inoltre nelle collaborazioni internazionali con artisti come Peter Gabriel e Kate Bush.
I suoi lavori, meno commerciali rispetto ad altri esponenti del City Pop, si caratterizzano per un’estetica art-rock raffinata e un approccio cosmopolita, con arrangiamenti elaborati che compensano una vocalità non eccelsa.

Dischi consigliati:
Prophetic Dream (1982)
Splash (1983)

MINAKO YOSHIDA
Minako Yoshida, nata a Saitama nel 1953, è una delle principali artiste del City Pop, un genere che ha esplorato attraverso diversi stili musicali nel corso della sua carriera. Dopo aver iniziato come cantante nel gruppo Puff, ha intrapreso una carriera solista nel 1973, con 23 album pubblicati fino al 2019. Le sue influenze principali sono Carole King e Laura Nyro, ma ha anche sperimentato con funk, pop e sonorità Westcoast.

1. Twilight Zone (1977) è un’opera che segna la piena realizzazione artistica di Yoshida, dove l’artista riesce a fondere la sua passione per Laura Nyro con una forte impronta personale, creando un album intimo e ricco di intensità emotiva. La sua composizione piano-centrica, arricchita da fiati e arrangiamenti orchestrali, regala momenti di puro soul e gospel che restano impressi nell’ascoltatore. Brani come Melody e Shooting the Star of Love rappresentano alcuni dei picchi più alti della sua discografia.

2. Monochrome (1980) è un disco che cattura perfettamente le atmosfere notturne e sofisticate del City Pop, con un sound che mescola jazz, funk e pop in modo audace e raffinato. La produzione minimalista, con un gruppo ristretto di musicisti, permette a Yoshida di esplorare sfumature più intime e personali, creando un’atmosfera da club che affascina e coinvolge. La traccia Rainy Day, co-scritta con Tatsuro Yamashita, è una delle gemme del disco, con il suo mood notturno e sensuale.

3. Monster in Town (1981) è un album che spazia dal funky al west coast pop, ma è soprattutto il brano di apertura, Town, a catturare l’attenzione, grazie alla sua energia contagiosa e alle sue audaci evoluzioni strumentali. Pur con un inizio straripante, l’album rallenta su brani più rilassati e mid-tempo, che, seppur pregevoli, non riescono a mantenere la stessa potenza e freschezza dell’iniziale Town.

4. Light’n’Up (1982) è un album cosmopolita che mescola disco, funk e melodie coinvolgenti, senza perdere mai il suo carattere giapponese distintivo. Il brano omonimo, con la sua energia ritmica e il contributo dei Brecker Brothers, è un pezzo di grande impatto, mentre il resto dell’album alterna momenti funk a atmosfere più tranquille, tra cui il raffinato Reflection.
Alcoholler chiude l’album con un’esplosione di groove ipnotico, dimostrando la continua evoluzione e sperimentazione sonora di Yoshida.

THE AB’s
Gli AB’s sono un supergruppo del City Pop formato da Fujimaru Yoshino, Makoto Matsushita, Naoki Watanabe, Atsuo Okamoto e Yoshihiko Ando. La band nacque dopo che Yoshino invitò Matsushita a collaborare per ricreare le atmosfere di First Light. Dopo aver suonato come band di supporto nel 1982, pubblicarono il loro album omonimo nel 1983, che mescolava jazz, rock e funk in modo energico e raffinato, senza eccessi melodici.
Brani come In The City Night, Deja Vu e Django rappresentano al meglio il loro stile. Tra il 1983 e il 1988 incisero quattro album, evolvendo verso sonorità più sintetiche negli ultimi lavori. Matsushita lasciò nel 1984 per intraprendere una carriera solista, tornando nel 2004 per una seconda incarnazione della band, che durò fino al 2007.

Dischi consigliati:
The AB’s (1983)
The AB’s 2 (1984)
The AB’s 3 (1985)

MARIYA TAKEUCHI
Mariya Takeuchi è una delle figure più influenti del City Pop, che continua a conquistare il pubblico internazionale. Nata il 20 marzo 1955 a Izumo, Mariya è cresciuta in una famiglia che amava la musica occidentale, in particolare il pop dei Beatles e dei Carpenters. Fin dai suoi primi anni, la sua passione per la musica e il suo talento sono stati evidenti, tanto che, dopo un anno trascorso negli Stati Uniti, firma il suo primo contratto discografico nel 1978. La sua carriera, caratterizzata da oltre 16 milioni di dischi venduti, la vede diventare una delle voci più amate del panorama musicale giapponese, ma anche una delle icone del City Pop, grazie a brani senza tempo come “Plastic Love”.

Love Songs (1980)
Love Songs segna l’inizio della carriera di Mariya Takeuchi nel City Pop.
Con influenze chiaramente ispirate al Westcoast pop, l’album include brani come Fly Away, cover di un brano di Peter Allen tratto da Bi-Coastal, album prodotto da David Foster. Nonostante il sound di Love Songs sia più orientato al teen-pop americano degli anni ‘60, tracce come Little Lullaby mostrano l’ammirazione di Takeuchi per i Carpenters, pur con una produzione più moderna e raffinata. Quest’album, pur mantenendo un’anima retro, introduce gli elementi che definiranno la sua carriera successiva, gettando le basi per il suo contributo al City Pop.

Miss M (1980)
Miss M, pubblicato nel 1980, è considerato il capolavoro di Mariya Takeuchi e uno degli album più belli del City Pop e, per lo stile delle canzoni, anche dello Yacht-Rock. Registrato tra Giappone e California, con la partecipazione di musicisti di fama internazionale come Jay Graydon, David Foster, e Jeff Porcaro, l’album è arricchito da arrangiamenti raffinati e una produzione di alto livello. Il lato A include brani come Sweetest Music e Heart to Heart, quest’ultimo reinterpretato da Karen Carpenter. Il lato B, registrato in Giappone, presenta pezzi come Driving in the Rain e Farewell Call, che riflettono l’influenza dei Carpenters. Miss M unisce eleganza, influenze Yacht Rock e internazionalità, guadagnandosi il riconoscimento in Occidente solo decenni dopo la sua uscita. Considerato un capolavoro del City Pop, l’album rappresenta il culmine della carriera di Takeuchi.

Portrait (1981)
Portrait segna una svolta nel sound di Takeuchi, allontanandosi dalle sonorità yacht-rock per abbracciare un pop più semplice e diretto. L’album è caratterizzato da ballad dolci e morbide, con un’impronta più intima e riflessiva. La presenza di tracce come Two Vacations dimostra la crescita di Mariya come artista, che in questo periodo comincia a esplorare nuovi territori musicali, pur mantenendo il suo legame con il pop classico. Portrait è meno ambizioso rispetto ai suoi precedenti lavori, ma rivela una cantante più matura e pronta a prendere una pausa dalla scena musicale per concentrarsi sulla sua vita personale.

Variety (1984)
Variety è un album che, pur non essendo facilmente inquadrabile nel City Pop, rappresenta un omaggio alla musica americana e ha influenze diversificate, come R&B, country pop, rock ‘n’ roll e bossa nova. Sebbene un pezzone funk come Plastic Love spicchi come il brano che ha portato il City Pop alla ribalta internazionale, grazie a un fenomeno virale su YouTube nel 2017, l’intero album mostra la profondità e la conoscenza musicale di Takeuchi e del produttore, nonché marito della stessa, Tatsuro Yamashita.
I brani variano in stile, da ballad emozionanti come Broken Heart a tributi al Mersey Beat con Mersey Beat de Utawasete e alla bossa nova con Mizu To Anata To Taiyou To. L’album, pur soffrendo di una certa mancanza di coerenza stilistica, è un viaggio attraverso vari generi musicali, apprezzabile soprattutto se ascoltato come una raccolta di singoli. Nonostante la sua eterogeneità, Variety è stato un successo in Giappone e ha consolidato la carriera di Takeuchi. La ristampa include anche l’inedito Akano Enamel, che richiama le sonorità di Hall & Oates.

martedì, gennaio 14, 2025

City Pop

L'amico LEANDRO GIOVANNINI ci ha aiutati ad esplorare l'ambito dello YACHT ROCK (qui: https://tonyface.blogspot.com/search/label/Yacht%20Rock ) in otto interessantisisme puntate che hanno trovato particolare apprezzamento.
andiamo oltre esplorando sempre grazie al suo aiuto un contesto ancora più particolare e "oscuro": il CITY POP.
Di seguito un'introduzione di Leandro.


Da appassionato di Yacht Rock, mi sono sempre chiesto perché gli album pubblicati nel periodo d’oro del genere siano stati successivamente ristampati quasi esclusivamente in Giappone.
Poi capita di approfondire il City Pop, e la risposta diventa chiara.
Nato come genere a sé stante durante il boom economico che ha portato il Giappone a diventare la seconda potenza economica mondiale, il City Pop si sviluppa dalla metà degli anni ’70 fino al 1991, anno del crollo della borsa di Tokyo.
Grazie all’influenza dello Yacht Rock americano, il genere aveva già una base musicale pronta da adattare al gusto locale, diventando, con l’arrivo dei primi walkman, la colonna sonora di un benessere diffuso.

Nessun altro genere musicale ha descritto così bene lo stile di vita della nuova classe media giapponese: cene raffinate, viaggi, lusso e vita notturna, il tutto racchiuso in una sorta di “Japanese Dream” ormai accessibile a molti.
In un Paese da sempre sospeso tra tradizione e modernità, ma fortemente influenzato dalla cultura pop americana del dopoguerra, il City Pop non poteva che nascere e prosperare in Giappone.

Sfuggente per natura, il City Pop è un melting pot musicale che combina jazz, funk, pop e R&B con un suono elegante e ricercato.
Si estende dal soft-rock alla disco più raffinata, ma si distingue soprattutto per le melodie orecchiabili e facili da ascoltare, permeate da una sottile malinconia.

È altrettanto interessante esplorare gli album che hanno gettato le basi del genere, dove si è formato il substrato musicale da cui il City Pop avrebbe poi preso vita. In molte di queste opere, ci si allontana dalle sonorità più leggere e spensierate che caratterizzarono il genere al suo apice – un “sunshine pop” in chiave giapponese – per ritrovare un mix di jazz, funk e soul.
Questi elementi hanno fornito l’ispirazione per produttori e arrangiatori del calibro di Haruomi Hosono, Ryuichi Sakamoto e Tatsuro Yamashita, che hanno saputo plasmare un nuovo linguaggio musicale, fondendo tradizione e modernità con un’eccezionale sensibilità artistica.

Con la crisi economica del 1991 e l’ascesa dei teen idol del J-Pop, il City Pop è stato spazzato via, salvo poi conoscere un revival negli anni 10 del ventunesimo secolo.
Questa rinascita è stata guidata da DJ britannici e americani, appassionati di rare groove, che hanno trovato intrigante la fusione delle sonorità occidentali cantate in giapponese.
A consacrarlo definitivamente è stato il movimento Vaporwave: molti dei sample utilizzati in questo genere provengono da dischi di artisti giapponesi quasi sconosciuti in Occidente.
Negli anni recenti il City Pop ha conosciuto una rinascita, anche nel suo luogo d’origine, grazie a nuovi artisti che si stanno dedicando al genere, ora conosciuto come Nu City Pop.

Per avvicinarsi al City Pop, consiglio di partire con la doppia compilation City Pop Story: Ocean Side & Urban Side, che raccoglie alcune delle canzoni più rappresentative. Da lì, il passo successivo è scoprire gli album degli artisti più celebrati e meritevoli di ascolto.
Ed è proprio ciò che cercherò di fare nelle prossime puntate.
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