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martedì, aprile 22, 2014

Volgarità, scurrilità e incrudimento del lessico italiano



La deriva del linguaggio in Italia ha subìto una forte accelerazione negli ultimi anni.
La volgarità è di uso quotidiano e ricorrente ovunque, dal lessico usato da giovani e meno giovani ai media che abbondano di terminologie scurrili (dai giornali a TV e radio), fianco politici e istituzioni che non lesinano una terminologia "portuale".

In relazione ad un processo per offese attraverso parole volgari, perfino la Cassazione ha preso atto della «progressiva decadenza del lessico adoperato nei rapporti interpersonali» tanto che le ingiurie non possono essere condannate penalmente.  

  «È innegabile - scrive la Quinta sezione penale - che l’evoluzione del costume e la progressiva decadenza del lessico adoperato dai consociati nei rapporti interpersonali, unitamente ad una sempre maggiore valorizzazione delle espressioni scurrili come forme di realismo nelle arti contemporanee (si pensi soprattutto al cinema) e tradizionali (quali ad esempio la letteratura o il teatro) ha reso alcune parolacce di uso sempre più frequente, soprattutto negli strati sociali a più bassa scolarizzazione, attenuandone fortemente la portata offensiva, con riferimento alla sensibilità dell’uomo medio».

"Sintomo evidente di un incrudelimento vieppiù scoraggiante per i puristi della lingua, rappresenta ormai un inevitabile ed inarrestabile dato culturale, in ambienti in cui troneggia a mo’ di moderno totem lo strumento televisivo, purtroppo mezzo di diffusione dilagante di pratiche linguistiche sconvenienti».

domenica, aprile 13, 2014

I Jam nel 1977 e Jon Savage



Il 18 dicembre 1977 (le foto sono d quel concerto) i JAM suonarono all'Hammersmith Odeon di Londra (preceduti dai New Hearts di Ian Page e Dave Cairns, futuri Secret Affair). Un paio di settimane dopo JON SAVAGE (autore poi di biografie su Kinks, Sex Pistols, saggi sul punk e dell'ottimo "L'invenzione dei giovani") su SOUNDS li maltrattò così:

La discoteca suona Bad Company , Queen etc. Rassicurante.
I Jam sono un prodotto cross-over prodotto ben confezionato - energico , "moderno" , punkoide a sufficienza per venderlo a migliaia...
Hanno dimostrato chiaramente che esiste un mercato per un melodico e veloce “divertimento” destinato a crescere nel 1978. Lo riempiono con brio e stile....

I Jam sono diventati star e ce lo hanno fatto vedere.
Un'ora di lunga attesa per un set di 45 minuti.
Ripercorrono gran parte dei loro due album : 'I’ve changed my adress’ , 'London Traffic ' , ' Carnaby Street' , ecc - veloci, professionali, competenti. E così freddi e sterili. Gran parte del materiale finisce in un imbuto: la line- up a tre ( chitarra / basso / batteria ) è usta in unmodo limitato - il ritmo è sempre frenetico , il suono sempre acuto , la voce sempre urlata... il tutto finisce per essere molto bidimensionale.
Tanto fumo e nessuna arrosto.
Tutto superficiale..
Il pubblico risponde, ovviamente, per reazione pavloviana (vale a dire " Ho pagato i miei soldi e io maledizione me la voglio spassare") e in maniera sincera ma per l'atmosfera che gira nel teatro, i Jam potrebbero anche dei burattini.
Di sicuro fanno molto bene quello che hanno scelto di fare: saltare , tenere in piedi lo spettacolo....

In nessun momento escono dalla prevedibilità - corrono rischi - o si mettono in gioco.
Sono sul palco, irraggiungibili, star, quasi infastiditi di comunicare davvero con il pubblico, noi. Almeno i Clash , per esempio , in una situazione analoga ( grande concerto) hanno la grazia e l'umanità per cercare di uscire dalla loro immagine , per colmare il divario tra il pubblico e l’artista performer , cercando di coinvolgere il pubblico ...

Ma ci sono altri elementi più disturbanti.
Guardando duro a quello che proiettano dal palco e che sono sul palco, il modo in cui viene presentato, diventa chiaro (non importa quello che potrebbero dire nelle interviste), che sono profondamente conservatori, se non reazionari.
Vestiti, ovviamente , in un vago cliché " moderno" per stupire i ragazzi.
OK , forse è troppo per pensare che siamo finiti in un trip da star, ma c'è di più .
La loro immagine è di stretta e diretta uniformità.
Camicie bianche / cravatte nere / vestiti.
Tutti uguali. Freddi, regolari. L'illuminazione è bianca. Gli unici colori sono il rosso della Rickenbacker di Weller - ne ha tre , esattamente le stesse - e le Union Jack (una su un amplificatore, due sulla batteria di Buckler).
Quest'ultima cosa è ambigua: andava bene come pop-art nel 1965, comprensibile alla luce della loro revivalismo senza vergogna degli Who, ma sono così inconsapevoli delle sue più sinistre connotazioni nell'anno del blitz nei media del Fronte nazionale ?
Naturalmente.
In questi tempi, però, ogni tipo di tale sciovinismo a livello di massa, mostrato così autorevolmente e ostentatamente, può essere solo pericoloso nel lungo periodo e sono sicuro che non lo ignorano....

Abbastanza.
Forse sono solo stanco e ingenuo.
Sono pienamente consapevole che non ho sottovalutato alcun dubbio, ma non ho disprezzato un concerto così da molto tempo, per motivi provenienti da fuori di me che sono difficili da definire. Ci ho provato, può essere che mi sbaglio.

lunedì, dicembre 02, 2013

Fenomenologia di Renato Zero



Renato Zero ha pubblicato 34 album, scritto più di cinquecento canzoni, venduto quasi 50 milioni di dischi, primo ed unico italiano ad aver raggiunto il primo posto nelle classifiche nostrane in cinque decenni consecutivi.

Uno dei personaggi dello spettacolo più conosciuti, popolari e di successo di sempre in Italia, ha saputo, con sorprendente abilità, proporre un’immagine provocatoria (travestimenti, eccesso estetico, ambiguità sessuale), accoppiandola ad una rassicurante, perbenista e mai veramente trasgressiva (ha sempre evitato accuratamente ogni ammissione di omosessualità, dichiarando, anzi, spesso la sua eterosessualità, cattolico praticante, esplicitamente anti abortista, contro ogni droga, contro la pena di morte, l’esibizione per il Papa – ma quella l’ha fatta pure Bob Dylan…- etc etc).
Noto anche per la sua filantropia, l’ animo popolaresco, iniziative benefiche di ogni tipo e un’ostentata disponibilità con la gggente.

Musicalmente ha esordito con una serie di album artisticamente interessanti, con riferimenti al glam, al rock n roll, a Bowie e Lou Reed, spostandosi poi su sonorità apertamente commerciali, impegnandosi però anche in progetti particolari e ambiziosi (vedi il concept “Leoni si nasce”, il film “Ciao Nì”, il tendone Zerolandia affittato dal Circo Togni con cui promosse in tour l’omonimo album e che darà il nome alla sua etichetta indipendente, l’idea del centro artistico musicale Fonopoli, la nuova etichetta Tattica con cui si è autogestito totalmente l’uscita dell’album “Presente” del 2009 e i due nuovi lavori “Amo-Capitolo 1 e 2”, staccandosi dalla Sony. Primo musicista di successo a farlo in Italia).

Non dimentichiamo infine tutta una serie di collaboratori che hanno operato con lui nel corso degli anni (da Geoff Westley a Phil Palmer alla Royal Philarmonic Orchestra o Elio De Anna ex degli Osanna tra i tanti).
Forse incarna uno degli aspetti più consoni all’italianità, il connubio tra la trasgressione (mai dichiarata per convenienza) e il rispetto (apparente o magari pur sincero) per le convenzioni più gradite alla “maggioranza silenziosa”.
Fatto sta che Renato Zero rimane personaggio detestabile, criticabile e attaccabile da ogni parte, ma unico, inimitabile, che lo si voglia o no, a prescindere da ogni giudizio sui contenuti artistici e musicali della sua opera.

lunedì, giugno 03, 2013

Fenomenologia di ZUCCHERO Fornaciari



Nelle foto: Zucchero con Miles Davis, Bono e la prima band, i Duca (Zucchero è il secondo da sinistra) nel 1968.

Miles Davis, Ray Charles, John Lee Hooker, Eric Clapton, Peter Gabriel, Bono, BBKing, Solomon Burke, Mark Knopfler, Brian Wilson, Sting, Iggy Pop, Brian May, Joe Cocker, Jeff Beck, Elvis Costello, Steve Winwood, Steve Ray Vaughan, Sting, Billy Preston, Scotty Moore, Ivano Fossati, Francesco De Gregori, Francesco Guccini, Ennio Morricone, Mina, Maurizio Vandelli etc etc etc
12 album, milioni di copie vendute, tour in ogni angolo del mondo.

E’ il curriculum, ampiamente incompleto di 30 anni di carriera di ZUCCHERO uno dei primi (e dei pochi) a far girare in Italia il concetto di BLUES e di SOUL a livello di classifica, fuori dalle nicchie, fuori dal recinto dei puristi.
Scopiazzando spesso e volentieri di tutto ma traghettando un suono, un mondo (in modo ruffiano, edulcorato, “commerciale” finchè si vuole) ma soprattutto portando alla ribalta nostrana, in contesti di facile e superficiale ascolto radiofonico e di sottofondo, nomi come (già elencati) Miles Davis, Solomon Burke o John Lee Hooker.
Il tutto fatto sempre comunque con un certo gusto, con qualità, raffinatezza, estrema professionalità, vedi la svolta “cubana” dell’ultimo album o dignitosi e divertenti lavori come “Rispetto”, “Blue’s” , “Oro, incenso e birra”.

Chi in Italia (e non solo) ha saputo radunare (certo, lautamente retribuiti ma che comunque si sono spesso spesi in commenti lusinghieri e all’insegna della stima) una tale lista di nomi ?

Ciarlatano italico o artista da affiancare ai grandi della musica nostrana ?

lunedì, aprile 08, 2013

Fenomenologia di Morgan



Pare che Morgan sia stato ricoverato in ospedale per abuso di farmaci, “aggressivo confuso”, ennesimo episodio di vita ”turbolenta” del nostro.

Morgan è un artista talentuoso, è (stato) un autore raffinato, protagonista negli anni 90 con i BlueVertigo di un’apprezzabile pop wave e successivamente approdato ad una promettente carriera solista (risoltasi però con soli due album oltre alla coverizzazione del classico di De Andrè "Non al denaro, non all'amore né al cielo" e a due discutibili omaggi alla musica italiana con i due volumi di "Italian Songbook".
Il resto è stato tanto gossip e talent show con apparizioni di dubbio gusto.

Un buffone in salsa spaghetti o un artista maudit che altrove avrebbe percorso le orme di un Nick Cave o un Serge Gainsbourg ?

lunedì, gennaio 24, 2011

Fenomenologia dei Nomadi





Nati nel 1963, sopravvissuti a lutti, cambiamenti, stravolgimenti di formazione e a tutte le mode, I NOMADI si avviano verso i 50 anni di carriera senza mostrare la corda, con un fedelissimo seguito di fans che si rinnova e si ricambia generazione dopo generazione.

Della formazione originale è rimasto il solo Beppe Carletti, che fondò la band con quello che è rimasto il simbolo dei Nomadi, Augusto Daolio, scomparso nel 1992.

35 album all’attivo (alcuni dei quali piuttosto validi, come “I Nomadi interpretano Guccini” (1974) o “Naracauli e altre storie” (1978), brani epocali (“Dio è morto” su tutti), migliaia di concerti (da stadi ricolmi a sagre di paese - li vidi a Gragnano (PC) nei 70, davanti a un centinaio di persone ) e , al di là dei gusti musicali e del percorso artistico discutibile, una coerenza, una dignità, un attitudine di altri tempi.

Ci sono da sempre.
Un gruppo simbolo della musica italiana più vera e sincera.
Che piacciano o meno.

giovedì, giugno 03, 2010

Fenomenologia dei Pooh





Esistono dal 1963, anche e in realtà è dal 1966 che sono in concreta attività.
I POOH, i "Beatles italiani" esistono da sempre, sono seguitissimi, un’istituzione immarcescibile e inattaccabile della cultura POP italiana (intesa come popolare).

Se Lucio Battisti è stato il più geniale dei nostri cantautori, se Fabrizio De Andrè il più grande, se Mina è la miglior voce e i Nomadi un’altrettanto (seppur in minor misura e più di nicchia) inossidabile icona musicale del Belpaese, , se Vasco e il Liga sono molto più recenti, i POOH rimangono un fenomeno UNICO in Italia, imprescindibile, impossibile da ignorare.

Disprezzati dai più, irrisi e sbeffeggiati da chi ascolta musica che va al di là della spazzatura mainstream, trattati con sufficienza e superiorità dalla critica, politicamente collocati più o meno a destra.

Eppure scavando nella spessa crosta di ovvia e comprensibile diffidenza si trovano alcune ottime canzoni (“Brennero 66”, “ E poi vedo lei” per non parlare delle versioni di “Till the end of the day” dei Kinks , “Nessun potrà più ridere” e di “Keep on running”, “Vieni fuori” dal primo album “Per quelli come noi” del 1966), album di discreta caratura in odore di pop prog sinfonico come “Parsifal” del 1973 o “Poohlover” del 1976 (da cui un brano come “Padre del fuoco, padre del tuono, padre del nulla” merita un ascolto attento).
Sono sempre stati eccellenti (poli)strumentisti e cantanti, attenti alle nuove tecnologie (di cui hanno spesso abusato), perfetti gestori della propria immagine e carriera.

Forse il più odiato e/o ignorato fenomeno musicale nostrano.
Eppure resistono, da sempre.
Sono come Giulio Andreotti, che alla fine quasi ti ci affezioni.

giovedì, settembre 06, 2007

Fenomenologia di Tex





Ereditata la collezione completa di TEX dal primo numero "La mano rossa" e prosegunedone alacremente l'acquisto mensile, non ho mancato di appassionarmi, e piano piano sono arrivato a leggere (spesso rileggere) quasi tutti i 563 numeri finora usciti.

Nato nel 1948 come striscia (vedi il n° 1 "Il totem misterioso") e dal 1954 diventato albo mensile, edito dalla Sergio Bonelli Editore, è indubbiamente il maggiore fenomeno fumettistico italiano.

Ne è stato tratto un (mediocre) film con G.Gemma (in questi giorni in edicola) e negli anni ha avuto anche costanti pubblicazioni correlate di Albi,Almanacchi, Maxi Tex oltre a libri, tesi di laurea etc etc.

La posizione "politica" di Tex è stata spesso al centro di accese discussioni:

atteggiamenti "di destra": maschilismo, vigilantismo, individualismo, superomismo, paternalismo verso le minoranze, giustizialismo.

atteggiamenti "di sinistra": antirazzismo, antimilitarismo, anticapitalismo e terzomondismo ante litteram.

Bonelli lo definì anarchico, dichiarando che di destra e sinistra se ne sbatteva, e che la piantassero di rompere i maroni. Concordo.

Diciamo che ce ne può fregà de meno e che è un gran bel fumetto

(Episodio preferito: 490 "Congiura contro Custer". Sapevate che Tex è l'ultimo bianco ad aver visto il Generale Custer vivo ?)

Imperdibile per gli appassionati il sito www.tinosimonetti.it con una miriade di informazioni sul nostro beniamino.

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