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giovedì, giugno 12, 2014

Mondiali 2014: i pronostici



Iniziano i MONDIALI di CALCIO e chiudiamo oggi la rubrica ASPETTANDO i MONDIALI con una serie di pronostici raccolti qua e là IN ESCLUSIVA da amici e conoscenti.

La prima parola a STEFANO BORGHI (super esperto che ci farà l'onore di nuovi articoli durante i Mondiali, telecronista di SportItalia pira, di Fox Sports ora, autore del libro “San Lorenzo de Almagro”, sulla squadra argentina di papale gloria)

Mi aspetto un Mondiale strano, quantomeno per quelli che sono i canoni del calcio di oggi: siamo in un'epoca in cui il gap fra il calcio sudamericano e quello europeo è al massimo della sua estensione e mai come ora il gioco aveva incoronato l'atletismo a dispetto della tecnica, però ho la sensazione che a Brasile 2014 questo divario verrà anestetizzato, e che non sarà questa l'occasione per vedere – per la prima volta – un'europea conquistare il Nuovo Mondo. Tutti indicano l'aspetto climatico come la grande insidia per le corazzate del Vecchio Continente: è vero, ma il nemico principale è probabilmente rappresentato non tanto dal caldo e dall'umidità di certe regioni brasiliane, quanto dal logorio figlio di una stagione che ha portato grande spettacolo e di conseguenza tanta fatica.
Per questo mi sento di dire che la “plurimedagliata” Spagna può essere vicina al capolinea: Del Bosque ha puntato nuovamente sul blocco del Barcellona (non aveva grandi alternative) e proprio l'ultima Liga ci ha fatto vedere come la condizione e gli stimoli di colonne blaugrana quali Busquets, Xavi, Iniesta e il partente Fabregas siano particolarmente difficili da ritrovare.
La principale candidata alla successione sul trono degli spagnoli è il Brasile, perchè gioca in casa (l'ipotesi di un nuovo “Maracanazo” non è nemmeno contemplata) ma soprattutto perchè riesce ad abbinare la miglior tecnica sudamericana ad una solidità notevole: ho la sensazione che Neymar, ragazzo ancora un po' troppo capriccioso ma anche dai mezzi strabilianti, sarà la stella del Mondiale, mentre non è solo una sensazione – piuttosto una certezza – il fatto che Scolari possa contare sulla miglior difesa della competizione.
Sarà un Brasile granitico, tutti sono avvisati. Tabellone alla mano, per la Seleçao l'ostacolo principale dovrebbe materializzarsi in semifinale, quando probabilmente incrocerà un'Argentina forse un po' sottovalutata: è vero che è sbilanciata, è vero che alcune scelte di Sabella possono essere discutibili (non l'esclusione di Tevez, almeno per quanto mi riguarda), ma è altrettanto vero che il quartetto Messi-Higuain-Aguero-Di Maria è un potenziale al momento ineguagliato e che con un Mascherano finalmente riportato a centrocampo si ha l'impalcatura per sostenere un simile capolavoro architettonico.
Fra le europee, detto della Spagna, si deve per forza puntare sulla Germania, che però si presenta in Brasile con una conformazione un po' troppo “guardioleggiante”: l'avere come centravanti puro il solo Miro Klose (gloria eterna a lui, ma gli anni si sentono...) obbliga il CT a puntare su di una batteria di mezzepunte estremamente illuminate ma molto poco “panzer-style”.

Il mix può essere esplosivo, però permettetemi di sperare nella non consacrazione di una Germania che gioca alla spagnola: sarebbe un controsenso storico troppo forte da digerire, va bene la modernità, però questo no dai, per favore.
Mi intriga invece la Francia del condottiero Deschamps, uno che continua a fare dei fatti a dispetto di una critica che tende ad ignorarlo: la sua squadra è elastica e talentuosa, forse un po' troppo giovane per imporsi subito (ve lo dico già, ai prossimi Europei saranno quelli da battere) ma con i numeri e le alternative per poter far male a chiunque. E con una spavalderia di gioco veramente benedetta dopo il grigiore tecnico visto sotto la guida di Blanc.
Attenzione anche all'Inghilterra: stavolta ha meno pressione rispetto al passato e un po' di linfa nuova e arrembante, chissà che non riservi delle sorprese, il che sarebbe un problema in primis per Prandelli.
Attendo conferme dal Belgio: se ci crede può davvero essere la grande rivelazione. Attendo invece, sperando ardentemente di sbagliarmi, il solito flop di una Colombia che ha una squadra straordinaria ma che – come da tradizione – potrebbe sciogliersi sotto le luci più intense, anche perchè l'assenza di Falcao è un colpo micidiale e ho l'impressione che molte stelle dei “cafeteros” stiano pensando al mercato, di conseguenza al portafoglio. Comunque sono forti, tanto.
Ma se volete divertirvi guardando una sudamericana, date un'occhiata al Cile di Sampaoli: è una meraviglia. Spero vada bene – per quanto possibile – all'amico Capello e a Zaccheroni-san, mentre tremo al pensiero di cosa possa succedere all'Italia: è vero che si comincia sempre così e si finisce sempre diversamente, però questa nazionale mi appare decisamente in deficit, non tanto per le vituperate scelte del CT (alcune comunque sbagliate...dov'è Florenzi??) quanto perchè ho la forte paura che i giocatori azzurri tenderanno a confermare l'enorme difficoltà (possiamo dire impossibilità?) di competere con le superpotenze straniere sul piano dell'intensità di gioco.
Questa situazione si è vista chiaramente nelle espressioni internazionali di chi domina il calcio patrio da tre anni ma negli ultimi due è stato in grado di vincere solo 6 delle 16 partite disputate in Champions League, peraltro spesso contro avversari considerati abbordabili: credetemi, non è un problema della Juventus in sé, quanto la diretta conseguenza di un campionato che si gioca a ritmi troppo lenti, con pause troppo lunghe e con troppo poco ardore agonistico.
Per questo, ben venga un caldo asfissiante: se si gioca su ritmi alti l'Italia ha poche chanches di passare il girone, se invece si dovrà andare piano, allora c'è qualche speranza in più. Chiudo parlando (superficialmente) di Africa: non guardate la Nigeria, che davanti all'ottimo portiere Enyeama presenta una squadra raffazzonata e goffa, seguite piuttosto il Camerun con l'interessantissimo Aboubakar, poderoso centravanti del Lorient.
E magari date un'occhiatina all'Algeria: non andranno da nessuna parte, però a me divertono parecchio.
E hanno un centrocampo di tutto rispetto.
Ah, un'ultima cosa.
Dopo aver letto queste pagine non pensate di avere in mano la mappa di Brasile 2014: soprattutto se siete degli scommettitori, mi sento in dovere di avvisarvi che i pronostici non li azzecco mai....<
BR>

E poi il Nostro esperto ALBERTO GALLETTI.

I pronostici sono sempre un bel divertimento, come le classifiche.
Ho rivisto lo schema ieri sera, mi ci son divertito un po' con mio figlio, siamo giunti alla stessa finale, ma per strada ci sono state diversità di vedute, insomma ci siam divertiti appunto.

Pronostici dell'Albe:
Classifica Finale:
1. Brasile
2. Spagna
3. Belgio
4. Francia


Capocannoniere: Fred (Brasile) in alternativa (Neymar)
Sorpresa: Belgio
Delusione: Olanda (fuori al primo turno), Uruguay (fuori al primo turno) e parzialmente Argentina (fuori ai quarti col Belgio)
Mina vagante: Portogallo e Inghilterra
Italia fuori ai quarti con la Spagna.
Miglior giocatore: Hazard, Pogba, Neymar
Peggior squadra: Nigeria (vista la settimana scorsa, imbarazzanti), probabilmente l'Honduras.
Inghilterra fuori ai quarti contro il Brasile dopo epica partita (non importa il punteggio).

Considerazioni a margine: non credo al tabellone designato, l'Argentina ha oggettivi problemi strutturali a fronte di un attacco da delirio, ma con i caldoni brasiliani sarà importante anche saper giocare un po coperti. Delle squadre africane vedo bene la Costa d'Avorio, è quella che ha i giocatori migliori , vince il girone poi si becca l'Inghilterra, se capita sarà un'altra partita da epica del calcio.
Non male anche il Camerun visto all'opera contro la Germania, trascurabili le altre.
Il caldo sarà protagonista
.
vamos começar

OSKAR degli STATUTO

allora io pronostico, purtroppo, un Italia che non passa neanche il turno eliminatorio.. e le prime quattro temo saranno Brasile,Germania, Spagna e Argentina.
La nostra rappresentativa è di qualità inferiore almeno a altre 5 o 6, il calcio è lo specchio del mondo attuale e i soldi girano altrove, non in Italia, il campionato di serie A ne è la prova provata di quanto basso sia il nostro livello.
Comunque spero di sbagliarmi con tutto il cuore, di vedere una Nazionale che va il più avanti possibile e con ottime prestazioni di Cerci, Darmian e Immobile.


Poi quello divertentissimo di LUCA RE, voce dei SICK ROSE

Premesso che di calcio non ne capisco nulla e non conosco nemmeno la lista completa delle squadre che partecipano al prossimo mondiale, stimolato dal nostro boss, mi accingo a fornire un mio pronostico riguardo all’ imminente competizione calcistica che monopolizzerà le nostre televisioni nelle prossime settimane. Procedo per esclusione.
L’ Italia non mi piace per un semplice motivo estetico, odio da sempre le barbe e questa nazionale dal look “hipster” proprio non la reggo. Magari giocano pure bene ma, non me la sento proprio di indicarla come una delle favorite. Nel Portogallo ci gioca Ronaldo, già non lo sopportavo prima, adesso lo spot antiforfora ha accresciuto la mia antipatia nei suoi confronti a livelli galattici. Una squadra dove gioca lui non può vincere il mondiale.
L’ Inghilterra ha Rooney che mi stava simpatico, poi però anziché accettare dignitosamente una calvizie precoce ha optato per un trapianto che manco Conte…. Fuori pure loro.
Dell’ Argentina non so niente, mi pare che Kempes non ci giochi più, a lui saranno rimasti in testa i capelli? Boh, chissà.
Nel dubbio non pronostico neppure loro! Abitando a 40 Km dal confine francese spero di tutto cuore che non vincano loro, ricordo con terrore la vittoria dell’ Europeo 2000, gli schiamazzi in strada non ci fecero dormire per una settimana.
Tutta un’ altra storia ai mondiali 2006. E poi saremmo noi i terroni! I brasiliani si stanno incazzando sul serio e forse una vittoria farebbe più male che bene al futuro di una nazione che sta cercando uno sviluppo più democratico. Resto a favore dello sciopero dei dipendenti della metropolitana e affanculo il mondiale. La Germania resta la mia seconda patria, mio figlio e mia moglie tiferanno Germania ed io per quieto vivere spero non si arrivi ad uno scontro diretto con l’ Italia (non mi hanno ancora perdonato il gesto dell’ ombrello al goal di Del Piero nella semifinale del 2006 che affondava per sempre le loro speranze di vittoria finale).
Spero proprio non vincano loro!
Dopo tutte queste mie bocciature resta soltanto la Spagna, detentrice del titolo e di due campionati Europei vinti in totale superiorità.
Gli spagnoli mi piacciono, li reputo culturalmente molto superiori a noi e tutte le volte che ho suonato in Spagna ho vissuto esperienze di altissima professionalità coniugata ad una passione e competenza che difficilmente si trovano in altri paesi europei. La Spagna è una nazione R’n’R che merita di vincere il mondiale!


LILITH (la sciura Face)

Non me ne frega nulla del calcio (infatti è juventina , n.d.r…), non mi piace l'Italia ma mi piacciono le cose che dice Prandelli, mi sembra una brava persona. Niente crucchi o francesi, mi piacerebbe facesse bene qualche nazionale un po' sfigata e povera, dove non ci sono tutti questi milioni che girano.

LUCA GIOVANARDI dei JULIE'S HAIRCUT

io dico favorite:
Brasile e Argentina
la Spagna è in declino ma potrebbe a livello di nazionale offrire ancora sorprese
la Germania ha un'ottima nazionale, ma sappiamo che a livello mondiale hanno sempre faticato
possibile sorpresa: Uruguay
L'Italia io la vedo onestamente malino
ma al contrario della Germania la nostra nazionale è sempre riuscita a raccogliere anche oltre i proprio meriti per cui non si può mai dire


Minimalista STEFANO GIACCONE

ne so davvero un cazzo...non seguo abbastanza. ho sempre tifato Brazil. Quindi verde oro, dai!

E infine gli autorevoli pareri di:

STEVE CRADOCK (chitarrista di Paul Weller e Ocean Colour Scene): ENGLAND ( I WISH )
DAMON MINCHELLA (bassista di Paul Weller, OCS, Who, R.Ashcroft, Trio Valore etc): Questo Mondiale ? Che l’Inghilterra fallisca completamente e l’Italia vinca il quinto titolo.
Ancora i campioni del MONNNNDDDDDOOOOOO...…
.
STEVE WHITE (ex batterista di Style Coucnil e Paul Weller, ora con il Trio Valore):
Non l'Inghilterra, sono una merda !!
Mi piacerebbe vedere fare bene una squadra africana, il Brasile può contare sul pubblico amico, Italia, Spagna e Germania faranno bene ma ho buone speranze per il Belgio.


Ci manca il mio….
Personalmente credo ci siano pochi dubbi che la finale sarà Brasile-Argentina con vittoria dei padroni di casa.
Il mondiale è stato costruito appositamente in funzione di questo epilogo.
Terzo incomodo la Germania.
La delusione sarà la Spagna, fuori presto, possibili sorprese la Francia (squadra giovane e con Platini in squadra), Cile, Belgio, Svizzera.
Le africane hanno già incominciato le "rivolte" per i premi partita, al massimo qualcuna agli ottavi.
Anche Giappone e Russia possono fare qualche scherzo. Neymar probabile bomber del Mondiale.
Italia: la vorrei vedere pentacampeon ma è invece un'incognita totale.
Può uscire subito con 2 punti e ignominia o con 4 e per differenza reti e tanta sfortuna come possiamo ritrovarci nelle prime quattro.

FANTACALCIO: immaginiamo una JUGOSLAVIA unita in questo Mondiale schierare gente come Handanovič, Srna, Ivanović, Lulić, Modrić, Pjanić, Jovetić, Mandžukić, Džeko…….

giovedì, giugno 05, 2014

Le migliori squadre dei Mondiali



Penultima puntata della rubrica ASPETTANDO IL MONDIALE che ogni settimana propone un racconto o una storia relativa all'appuntamento quadriennale che si svolgerà quest'anno in Brasile.
Oggi uno sguardo alle MIGLIORI SQUADRE che hanno giocato i Mondiali.

A cura di ALBERTO GALLETTI

Qui le altre puntate:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Aspettando%20il%20Mondiale

Una breve panoramica sulle squadre mitiche che hanno partecipato alle varie edizioni della Coppa del Mondo.
Sono in ordine di preferenza, puramente personale, il valore non è confrontabile,trattandosi di epoche diverse.

Brasile 1970
Ne ho già parlato nell’ultimo post, mi accodo allo stuolo di ammiratori, la miglior espressione di un gruppo di undici ragazzi di età compresa tra i venti e i trent’anni impegnati a rincorrere un pallone su di un rettangolo verde a dimensioni regolamentari con il fermo intento di battere chiunque gli si pari davanti.
Una favolosa epopea in verde e oro 12 vittorie su 12 nel premondiale,e solo vittorie al mondiale tra la fine del 1968 e il 21 giugno 1970 in totale 18 partite e 18 vittorie, 42 gol fatti, 9 subiti, ma soprattutto una dimostrazione di forza e superiorità schiaccianti esibiti con tecnica, stile e raffinatezza inarrivabili.
Voto 10 e lode.

Ungheria 1954
 Probabilmente l’unica rivoluzione calcistica innescata da una squadra nazionale, un cammino strabiliante per l’Arnycsapat che tra il 4 giugno 1950 (5-0 alla Polonia) e il 30 giugno 1954 stabilisce il record di imbattibilità di 35 partite interrotta proprio nella finale mondiale, passando per il titolo olimpico del 1952 vinto a mani basse.
Una linea d’attacco mostruosa composta da Czibor, Kocsias, Hidegkuti e Puskas, l’arretramento del centravanti porta scompiglio nell’assetto delle difese avversarie, il talento degli attaccanti, unito ad un’ incredibile rapidità di esecuzione fa il resto. Maestri insuperati del contropiede manovrato, soffrono i campi pesanti e il possesso palla altrui, se la cavano nella semifinale contro l’Uruguay che li mette sotto per la maggior parte della partita, pagano incredibilmente dazio nella finale contro la Germania Ovest dopo essersi portati sul 2-0 rapidamente.
Splenderanno sempre nel firmamento calcistico mondiale.
Voto 9,5 (Le finali mondiali si vincono)

Italia 1982
 Il punto più alto mai toccato da una squadra di calcio italiana, il paese ha una lunga tradizione calcistica piena di successi e trionfi, ma l’avventura spagnola della formazione di Bearzot culminato in un incredibile vittoria, garantisce a quella squadra un posto ben in vista nell’Olimpo del calcio mondiale.
Dopo un avvio stentato, avvelenato da quella parte di stampa di parte che contestava le convocazioni del CT, gli azzurri infilano quattro vittorie consecutive su Argentina, Brasile, Polonia e Germania Ovest in finale.
Gioco largo sulle ali , passaggi precisi, creazione di spazi in attacco in cui Paolo Rossi riesce a sfruttare le sue doti di goleador, difesa solidissima, centrocampo dotato di corsa e tecnica,tempi giusti, un’ala destra da stropicciarsi gli occhi e uno stato di forma invidiabile.
Ad eccezione della Francia vengono battute tutte le migliori con un display di sicurezza non propriamente tipica per le squadre azzurre.
Voto 10

Olanda 1974
 Riprendono il testimone lasciato dai magiari vent’anni prima e riescono a fare anche peggio, riuscendo a non vincere neppure un trofeo.
Universalmente acclamati come gli inventori del calcio totale, in realtà c’era già arrivata l’Ungheria nel 1950, sono invece l’eterna incompiuta del calcio mondiale, sconvolgono i canoni fissi di un gioco ancora abbastanza schematico e fisicamente sottopreparato con cambi di posizione degli interni di centrocampo, i due marcatori difensivi sono a uomo e picchiano scarpate come gli italiani dell’epoca,, il sublime Johan Cruyff crea scompiglio muovendosi in ogni zona del campo in possesso di palla, è difficile portargliela via e la sua capacità realizzativa partendo da lontano ha pochi uguali, ma il portiere è molto scarso e le marcature non sempre sono attente, i tedeschi ringraziano.
Voto 9

Spagna 2010
 Al momento la più grande compagine europea di ogni tempo, due europei consecutivi vinti, inframezzati dal titolo mondiale del 2010, sono in corsa per una striscia vincente da far impallidire i brasiliani.
Possesso palla inattaccabile, fraseggio a centrocampo insistito e (troppo) insistente, non rischiano mai niente nella ricerca della segnatura per vie esclusivamente orizzontali, Xavi e Inesta sono i due massimi interpreti del ruolo contemporaneo, coadiuvati da Xabi Alonso che per fortuna ha qualche reminiscenza di gioco verticale, oltre ad una gran legnata.
Difensori fortissimi specialmente nel superbo Sergio Ramos, quasi non necessitano di centravanti, e dimostrazioni di superiorità evidente un po’ ovunque,raramente ho detestato una squadra così tanto.
Voto 10 e lode

Francia 1998
 La miglior generazione di calciatori francese della storia, corona il suo splendido ciclo con il titolo mondiale del 1998 giocato tra mura amiche. Zidane, Thuram, Petit, Djorkaeff tra gli altri, qualche sofferenza , ma un 3-0 al Brasile in finale che non ammette repliche, saranno presto raggiunti da Trezeguet, col quale vinceranno anche l’europeo successivo
Voto 10

Germania 1974
 Campioni d’Europa in carica si presentano al mondiale casalingo dove i favori del pronostico sono tutti per l’Olanda totale. Sono forti in tutti i ruoli, a differenza dei rivali arancioni, Maier in porta, Beckenbauer al centro della difesa, Overath a metà campo e l’implacabile Gerd Muller costituiscono la spina dorsale dritta di questo autentico squadrone, insieme ai vari Breitner, Bonhof, Vogts, Netzer etc.
Riescono a perdere contro i cugini della DDR, ma poi metteranno sotto la rivelazione Polonia nel girone semifinale, battono 2-1 l’Olanda nonostante lo svantaggio iniziale.
Voto 10

Argentina 1978
 La squadra bianco-celeste che si aggiudica il mondiale del 78 giocato in casa è una squadra forte, plasmata dal allenatore Cesar Luis Menotti che è protagonista della vittoria almeno quanto i giocatori.
Dopo molte acrobazie riesce ad assemblare un XI su cui poter impostare una squadra in grado di vincere ci sono molti giocatori di grande talento forse nessun fuoriclasse ma certo Passarella , Tarantini, Ardiles, Bertoni e Kempes sono giocatori di livello mondiale. Sarà proprio quest’ultimo, capocannoniere del mondiale con 6 gol a trascinare la squadra alla vittoria.
Una squadra non propriamente bella ma certamente dotata dei giusti attributi, a me piacevano molto.
Voto 9

Voglio anche ricordare l’eccellente Brasile del 1978 escluso dalla finale per differenza reti sull’Argentina, ma secondo me una delle migliori Seleçao di sempre, Zico, Cerezo, Nelinho, Roberto Dinamite, Rivelino, Dirceu e Amaral in squadra, chiusero imbattuti.
Gli appioppo un bel 9,5 con stima e ammirazione per i gol strepitosi di Nelinho e alcune giocate del duo Dirceu Rivelino di grande livello.
E quelle SPLENDIDE divise Adidas, perfettamente calzanti a sottolineare l’eleganza dei calciatori in verde-oro.

Un posto nelle mie preferenze anche per la Polonia del 1974  autentica rivelazione del torneo nonché all’epoca Campione olimpica in carica. Fu lo specchio della miglior generazione di calciatori polacchi con Deyna, Lato, Zmuda, Szarmach, Gadocha, sotto la sapiente guida del Commissario Tecnico Gorski, autentico santone del calcio, si fanno ammirare per il loro gioco dotato di grande potenza atletica abbinata ad ottima tecnica e volocità di esecuzione delle azioni.
Gregorsz Lato sarà anche il capocannoniere del mondiale con 7 gol.
Voto 8,5

mercoledì, maggio 28, 2014

Storie di Brasile e Mondiali



La consueta rubrica ASPETTANDO IL MONDIALE che ogni settimana propone un racconto o una storia relativa all'appuntamento quadriennale che si svolgerà quest'anno in Brasile si occupa oggi di due grandi del passato CARIOCA, RIVELINO e JOAO SALDANHA.
A cura di ALBERTO GALLETTI

Qui le altre puntate:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Aspettando%20il%20Mondiale


Due sentiti omaggi al Brasile e alla sua storia calcistica, non sono mai stato un loro cultore, ma ammiratore, a tratti, questo si.
Due figure inconsuete, non le solite quando si parla di iconografia classica del calcio brasiliano, beh forse Rivelino si ma non importa.

Roberto Rivelino

Giocatore di calcio a 5, Rivelino arriva al calcio relativamente tardi.
Nella finale giovanile dello stato di S.Paolo del 1962, gioca per il Banespa contro il Palmeiras, la squadra per la quale è tifosissimo (come tutta la sua famiglia di origine italiana, Molise) , la prestazione è così spettacolare che uno dei dirigenti del Palmeiras a fine gara gli offre un provino, Roberto accetta e passa i primi due provini, ma al terzo mentre insieme ad altri giovani aspiranti aspetta di entrare in campo, l’allenatore Mario Travaglini gli dice che non ci sarà nessun allenamento per loro ‘potete anche restare cambiati se volete’, liquidati su due piedi.
Convinto delle sue grandi doti calcistiche, il 16enne Rivelino se ne va, pochi mesi dopo viene ammesso al settore giovanile del Corinthians, gli eterni rivali.
Tecnicamente di un livello superiore ai coetanei,viene accudito e allevato con le migliori attenzioni da parte dei bianco-neri paulisti, Rivelino sarà uno dei giocatori più forti, se non il più forte di sempre a vestire la maglia del glorioso Timao.
Un giorno dirà ‘Il Corinthians mi ha accolto a braccia aperte e mi ha dato la possibilità di ottenere tutto ciò che ho ottenuto nella vita, è stata la mia seconda casa.
Ma non saranno rose e fiori fino alla fine, vedremo poi.

Esordisce in nazionale nel 1965, diventerà un convocato fisso della Selecao dal 1968, la sovrabbondanza di numeri 10 venne sfruttata dal CT in modo opposto a quello abituale:
anziché sceglierne uno li schierò tutti, Jairzinho e Rivelino sulle ali (n.7 e 11 rispettivamente), Gerson e Pelè interni con l’8 e il 10 e Tostao finto-centravanti col n.9, ne risulta una delle squadre migliori, se non la migliore che abbia mai partecipato ad un mondiale.
Rivelino realizza tre reti, tra cui una terrificante bomba su punizione ai Cechi poi uno al Perù, partita nella quale si produsse anche in un grande display di giocate e passaggi e poi all’Uruguay in semifinale, è la sua consacrazione, tutto il suo repertorio tecnico viene mostrato in mondovisione, insieme ai suoi leggendari baffoni .

 Sarà protagonista anche del mondiale del 74 dove il Brasile chiuderà 4° superato dalla forza atletica (e dalle botte) delle emergenti europee Olanda e Polonia, ma nella semifinale di Dortmund è uno dei pochi a non perdere completamente la testa e a provare di rimettere in piedi il risultato, chiude comunque con tre reti all’attivo.
Giocherà il suo terzo mondiale in Argentina dove perderà il posto dopo la prima partita, rientrerà a risultato acquisito nel 3-1 sulla Polonia e contro l’Italia dove ancora entrando dalla panchina giocherà molto bene contribuendo alla rimonta finale.
A livello di club rimase legato al Corinthians, ma l’ossessione del club per la mancanza del titolo paulista che non arrivava dal 1954 e non fu mai vinto durante la sua permanenza al club, portò a dissapori tra il giocatore e parte della dirigenza e della tifoseria che culminò con la devastante finale del 1974 0-1 ad opera del Palmeiras, la delusione fu tale che Rivelino lasciò lo stadio a piedi e se ne tornò a casa, additato da parte della tifoseria come responsabile dell’ennesimo fallimento, fu ceduto al Fluminense, dove conquistò due titoli consecutivi di Rio nel 1975 e 1976 quast’ultimo sotto la guida di Mario Travaglini, l’uomo che 14 anni prima troncò sul nascere i suoi sogni di gloria col Palmeiras.
E’stato un giocatore di enorme valore, il suo stile di dribbling il famoso elastico o flip-flap direbbero gli inglesi copiato da giocatori attuali ne è la prova, ed è forse la sua caratteristica più nota insieme ad un tiro al fulmicotone e ad una precisione millimetrica nei passaggi a qualsiasi distanza a qualsiasi velocità , ma la sua finta che lui ha sempre definito sorridendo sotto i baffoni ‘balança’ mi ha sempre fatto impazzire unitamente alla pausa di qualche secondo susseguente al controllo di palla.
Era anche straordinariamente veloce nel pensiero/esecuzione, una volta al calcio di inizio si accorse che il portiere avversario non aveva ancora finito la preghiera pre-partita, tirò in porta da centrocampo segnando uno dei gol più veloci e clamorosi nella storia del calcio.
Disse di lui Diego Maradona
‘Quando ero un ragazzino quardavo sempre il Brasile giocare, ma non mi importava di Pelè, guardavo Rivelino sull’altro lato del campo. Era tutto ciò che avrei voluto essere da calciatore. Il suo dribbling era perfetto, i suoi passaggi millimetrici, sempre giusti, i suoi tiri imprendibili, e tutto col sinistro, per me è stato il massimo’
.

Joao Saldanha

Saldanha è stato una delle figure più carismatiche e meno celebrate, perlomeno all’estero, prodotte dal calcio brasiliano in oltre un secolo di pedate.
Nato nel 1917 nello stato di Rio Grande do Sul da una famiglia di fazenderos, a sei anni contrabbandava armi nascoste sotto il grembiule della scuola al confine tra Brasile e Paraguay, trasferitosi a Rio de Janeiro all’età di quattordici anni , a 18 si iscrisse alla facoltà di legge,entrò nelle giovanili del Botafogo e si iscrisse al partito comunista brasiliano, nel quale militò tutta la vita approfitta dei tornei all’estero dei bianconeri per raccogliere fondi per i compagni in esilio e diffondere, con scarso successo, dossier sulla situazione brasiliana in Europa, fu anche un grande giocatore di pallacanestro oltre che apprendista notaio prima di diventare giornalista, nelle cui vesti seguì come inviato lo sbarco in Normandia e la Grande Marcia di Mao Zedong, ma soprattutto CT del Brasile dal 1968 al 1970 un biennio contraddistinto da un’incredibile concentrazione di avvenimenti, destinato a diventare il più importante nella storia del calcio brasiliano.
La sua vita è un romanzo, romanzato da egli stesso che soleva far proprie le storie in cui si imbatteva quotidianamente, fumava 4 pacchetti di sigarette al giorno, beveva parecchio e amava il samba (fu direttore di una scuola di ballo) e le donne, affermava di aver visto tutte le partite dei mondiali dal 1934 in poi (fino al 1990 dove morì poco dopo aver assistito alla semifinale Italia-Argentina), ironia della sorte sempre in Italia.

La sua carriera da calciatore finisce nel '39 per un infortunio alla caviglia ma resta al Botafogo come interprete per l'allenatore uruguaiano Vieira e ricomincia a viaggiare, torna in Brasile dove il PCB è uscito dalla clandestinità, inizia a scrivere su Fohla do Povo e diventa responsabile culturale dell'Unione della gioventù comunista.
La polizia lo inserisce nella lista nera e lo arresta per la prima volta nel '47 al termine di un comizio.
Il Botafogo gli viene in soccorso, offrendogli il ruolo di direttore tecnico del club ma al Congresso brasiliano per la pace, il capo della polizia fa irruzione nella sala e João lo prende a sediate.
Scoppia il finimondo, spari da tutte le parti, un proiettile s'infila nel polmone destro di Saldanha.
Viene mandato a organizzare la lotta del sindacato a San Paolo, poi alla Scuola quadri di Praga, infine a Pechino dove si fa fotografare con Mao, è inviato di guerra in Corea, guida la guerriglia dei contadini nel Paranà.
Coordina lo sciopero dei 300mila di San Paolo, ammira l'Ungheria di Puskas in Svizzera.
Nel '57 gli affidano la panchina del Botafogo e vince il campionato carioca con Garrincha, Didì e Nilton Santos in squadra.
Si stanca presto della panchina e nel 60 passa a Radio Nacional come commentatore tecnico, in una radiocronaca del 1964 dal Maracanà denuncerà il colpo di stato militare,deve scappare per un po, rientra dopo il 1966 in tempo per prendere a revolverate il portiere del Botafogo accusato di aver venduto la finale di campionato, continua la sua carriera di giornalista.

Lo stato in cui versava la conduzione della nazionale brasiliana con il CT in ostaggio dei grossi club che gli imponevano di convocare questo o quel giocatore, fece si che a gennaio del 1969 Joao Havelange, al tempo presidente della CBF si rivolse a Joao Saldanha , suo aspro critico ogni qualvolta il caso lo richiedeva.
Havelange, legato alla dittatura militare, conosceva bene le convinzioni staliniste di Saldanha ma lo stimava troppo come esperto di calcio, e gli chiese di diventare CT, Saldanha accettò.
Il giorno della presentazione fu tutto un programma, lasciò la redazione del giornale, non avendo rivelato a nessuno la sua nomina.
Ad un collega che gli chiese dove se ne stesse andando così in anticipo rispose ‘Alla presentazione del nuovo CT del Brasile’ , ‘Sai chi è?’ gli chiese l’altro, ‘No’ fu la risposta.

 Appena dopo esser stato presentato da Havelange come nuovo CT, Saldanha estrae un foglio dalla tasca prende posto al centro del tavolo presidenziale, e annuncia ‘ Questi sono gli undici titolari e le undici riserve per il mondiale che si terrà in Messico tra due anni, lesse i nomi, lasciando tutti gli intervenuti sgomenti.
Esplose un bomba mediatica senza precedenti, col sollievo di Havelange contento di essersi tolto di dosso la pressione ora che i giornalisti avevano a che fare con uno di loro.
Impostò la squadra con un modulo 4-2-4, era convinto che tutti e cinque i migliori numeri dieci del Brasile avrebbero dovuto (e non potuto) giocare insieme.
Affrontò così il girone di qualificazione, vinse tutte e sei le partite del girone con 23 gol fatti e solo 2 subiti, nell’ultima partita, decisiva, al Maracanà contro il Paraguay assistettero ben 183.341 spettatori, in estasi per lo strapotere della Seleçao.

Saldanha è al culmine della popolarità, il consenso tra i tifosi è altissimo, nel 1969 il Brasile giocherà ancora una serie di amichevoli tutte vinte, tra le quali un 2-1 ai campioni del mondo inglesi in un Maracanà gremito ancora una volta da oltre 180.000 persone in visibilio.
La squadra è inarrestabile, a chi gli chiede del centrocampo a due risponde che ‘quattro uomini in linea vanno bene solo nelle parate militari’, tutto questo successo gli vale però l’invidia, il livore e le critiche dell’allenatore del Flamengo che affronterà vis a vis con la rivoltella in mano.
Viene invitato in Europa dal CT inglese Ramsey, partecipa ad una trasmissione in Germania dove provoca il finimondo rispondendo a chi gli chiedeva lumi sul massacro degli indios in Amazzonia ‘In 469 di storia in Brasile abbiamo fatto fuori meno gente che le vostre truppe in 10 minuti di una qualsiasi delle guerre che avete provocato.’
Nello studio della BBC ce ne fu anche per gli inglesi seppur in maniera più morbida.
All’inizio del 1970 cominciano i guai, il presidente Medici, impegnato nella repressione degli studenti che chiedevano più libertà ,viene informato che la Seleçao è in mano ad un sovversivo bolscevico, incarica Coutinho (che sarà poi CT nel 1978) ai tempi capitano dell’esercito di riferirgli sull’ambiente della nazionale, Saldanha ha i giorni contati, le sue affermazioni sulla superiorità fisico-tecnica dei calciatori meticci rispetto ai bianchi cominciarono a stridere nelle orecchie dei militari, insieme ad altre sue popolari sparate, finchè in occasione di un incontro Tv ad un giornalista che gli chiedeva in merito alla dichiarazione del presidente Medici che caldeggiava la convocazione di Dario del Atletico Mineiro rispose ‘ Il presidente scelga i ministri cha alle cose serie ci penso io’.
Fu la goccia che fece traboccare il vaso, convocato da Havelange il 17 marzo 1970 a due mesi dall’inizio del mondiale venne esonerato, per volere del dittatore in persona,al suo posto Zagallo, che come prima mossa convocò Dario, ma che non schierò mai in campo durante il torneo che vide la vittoria del Brasile universalmente acclamata come uno dei punti più alti mai toccati da una squadra di calcio, gli undici titolari furono naturalmente gli undici del foglietto di Saldanha di due anni prima.

Titolari: 
1 FELIX; 4 CARLOS ALBERTO (cap.), 16 EVERALDO; 5 CLODOALDO, 2 BRITO, 3 WILSON PIAZZA; 7 JAIRZINHO, 8 GÉRSON, 9 TOSTÃO, 10 PELÉ, 11 RIVELINO. 

Riserve: 
12 ADO (p), 22 LEÃO (p); 6 MARCO ANTONIO, 13 ROBERTO, 14 BALDOCHI, 15 FONTANA, 17 JOEL CAMARGO, 18 PAULO CÉSAR, 19 EDU, 20 DARIO, 21 ZÉ MARIA.

Dietro le motivazioni ufficiali dell’esonero circa la sua condotta personale, ci furono quelle vere di eliminare un avversario politico che avrebbe usato il potere mediatico del mondiale per denunciare la dittatura e cercare di rovesciarla, egli stesso ebbe a dire a riguardo ‘ Il motivo del mio esonero è chiarissimo, da capire resta il fatto di come mai fui assunto’.
Conserva l’invidiabile record di 12 vittorie su 12 partite alla guida del Brasile e la gratitudine degli appassionati per aver creato una delle più forti compagini di sempre, non allenò mai ai mondiali.

Naturalmente il Brasile in termini calcistici è molto più di questo, ma Rivelino è stato uno dei più grandi di sempre, stessa cosa dicasi per la squadra del 70, Saldanha è l’uomo che li lega.
Non si possono non citare (in ordine sparso) Pele, Zico, Garrincha, il Maracanà, il Flamengo, Carlos Alberto, Ronaldo, Didì e Vavà, il Santos, Dunga e Cafù il Corinthians il Gremio lo Stadio Morumbi, Roberto Dinamite, Careca, il Botafogo, il Palmeiras,Socrates il gol di Ghiggia e i 5 mondiali vinti , la democrazia corinthiana, Cerezo, Dirceu, Nelinho, Leonidas, Feola, Friaca, Bele un mucchio di altri, ma certo la squadra del 70 occupa un posto ben preciso nella storia del calcio mondiale.

giovedì, maggio 22, 2014

Le meteore ai Mondiali di calcio



Prosegue la rubrica ASPETTANDO IL MONDIALE che ogni settimana proporrà un racconto o una storia relativa all'appuntamento quadriennale che si svolgerà quest'anno in Brasile.
Oggi un veloce sguardo alle METEORE che hanno brillato per un mondiale e poi sono tristemente tornate nell'oblìo (o quasi).
A cura dell'immarcescibile coppia di "Rock n Goal", Bacciocchi / Galletti

Qui le altre puntate
:
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Il Mondiale è stato anche culla di numerose meteore, durate lo spazio di un torneo iridato e poi, più o meno, scomparse dalla scena.

Totò Schillaci
A Italia 1990 a 25 anni, con una sola presenza in Nazionale ma 15 gol alla sua prima stagione in serie A con la Juventus. Contro l’Austria al 75’ entra al posto di Carnevale e dopo quattro minuti segna.
Si ripete con la Cecoslovacchia poi agli ottavi con l’Uruguay, nei quarti con l’Irlanda, in semifinale con l’Argentina e per il terzo posto con l’Inghilterr, diventando il capocannoniere del Mondiale con sei gol. Finito il Mondiale non segnerà mai più di 6 gol in serie A, una sola altra rete in Nazionale, con cui gioca fino al settembre del 1991poi il suo tramonto in Giappone, a meno di 30 anni.

Fabio Grosso
Decisivo per la vittoria al Mondiale 2006 (si procura i lrigore contro l’Australia negli ottavi, segna un fantastico gol alla Germania nei supplementari in semifinale e il rigore decisivo contro la Francia in finale).
Dal Palermo passa all’Inter, poi al Lione e infine alla Juve da dove alla fine viene messo fuori rosa. In Nazionale giova gli Europei del 2009 e la Confederations del 2009 ma la sua stella si spegne velocemente.

Josimar
Centrocampista del Botafogo si mette in luce in Messico 1986 con due gol (gli unici in nazionale) ma il Brasile esce agli ottavi e dopo brevi apparizioni con Flamengo e Siviglia scompare velocemente. Finisce nella squadra ideale del torneo poi vinto dall’Argentina di Maradona, ma la sua carriera finisce nel fango, colpa di una turbolenta vita notturna che lo fa finire in carcere per aver picchiato una prostituta.

Gerry Armstrong
Due suoi gol mettono in fila Spagna Yugoslavia e Honduras ai Mondiali del 1982 e fanno passare la sua Irlanda del Nord al girone successivo dove non basta un altro suo gol per andare avanti. E’ anche ai mondiali del 1986 ma la squadra esce subito con poca gloria.
Ha giocato con Tottenham, Watford, Brighton & Hove, West Bromwich.

Oleg Salenko
Nel mondiale americano del 1994 segna 5 gol al Camerun e uno alla Svezia e diventa capocannoniere del torneo con Stoichkov.
Giocherà un totale di otto partite con la Nazionale senza segnare altri gol, andrà al Valencia e Rangers tra gli altri senza grande fortuna.

Igor Belanov (URSS)
Elemento di spicco della Dinamo Kiev guidata dal colonnello Lobanovsky fu grande protagonista della stagione 1985/86 in cui la Dinamo balzò agli onori delle cronache europee con la vittoria in Coppa delle Coppe, meccanismo perfettamente oliato e funzionante, l’11 di Kiev costituiva anche quasi per intero la nazionale sovietica che si presentò al mondiale messicano di quell’anno dove fece faville al primo turno, prima di venir estromessa nei dal Belgio al secondo turno in un memorabile 4-3 ai supplementari, partita nella quale realizzò una tripletta.
L’exploit gli valse, tra la sorpresa generale, il pallone d’oro.
Il declino fu breve all’Europeo in Germania di due anni dopo non riusci a ripetersi, nonostante l’URSS arrivò fino alla finale.
L’avvento della perestrojka investì anche il calcio e alcuni girelli di quella squadra si trasferirono all’ovest in cambio di milioni di dollari per i club sovietici, Belanov finì al Borussia Monchengladbach dove deluse, e passò all’ Eintracht Braunschweig in Serie B per quattro stagioni.

Pak Doo Ik
Il giustiziere dell’Italia nella disfatta di Middlesbrough era un caporale dell’esercito nordcoreano nella cui compagine Pak militava.
Non giocò più a calcio dopo quel mondiale, dirottato in una provincia periferica con mansioni di taglialegna.
Fu questo il trattamento riservato loro dal sommo Kim Il Sung che non gradì i festeggiamenti seguiti alla vittoria sull’Italia.
"squadra borghese rovinata dall’imperialismo" lì definì addossando la colpa della sconfitta col Portogallo a quei festeggiamenti.
Ad alcuni suoi compagni di squadra andò peggio, e si ritrovarono in campi di lavoro.
Riuscì a tornare a Pyongyang dove divenne un istruttore di ginnastica.
In seguito è stato Commissario tecnico della Corea del Nord alle Olimpiadi di Montreal 1976 e nel 2008, in occasione delle Olimpiadi di Pechino, tedoforo durante il transito della fiaccola olimpica nella Corea del Nord. Pare che le sue presenze in Nazionale ammontino a 5, con due gol all’attivo.

Joe Gaetjens il giustiziere dei (fu) maestri inglesi al loro esordio alla Coppa del Mondo. Si trattò di una marcatura accidentale, il tiro di un compagno indirizzato a rete incocciò la sua testa ingannando il portiere.
Nativo di Haiti da famiglia tedesca benestante si trasferì a New York a 23 anni dove si iscrisse alla Columbia University con una borsa di studio del governo haitiano e giocò a calcio per il Brookhattan con i quali vinse il titolo di capocannoniere del 1947, selezionato per l’improvvisata spedizione statunitense, gli bastò dichiarare di voler prendere la cittadinanza americana,cosa che poi non ottenne mai, per il mondiale del ’50.
Dopo quell’exploit si trasferì al Racing Club Paris e nel ’54 fece ritorno in patria. Quando Duvalier prese il potere, la sua famiglia, molto vicina al suo avversario lasciò lisola, ma Joe non essendosi mai interessato alla politica non pensò di doverlo fare e rimase continuando ad allenare la squadra dove era cresciuto.
Arrestato dalla polizia di Duvalier fu incarcerato e ucciso in data imprecisata, il suo corpo non fu mai ritrovato..

Ilhan Mansiz, attaccante della Turchia (ma tataro di Crimea), grande talento ispiratore nella formazione turca sorprendentemente terza al mondiale 2002 dove segna il gol della vittoria sul Senegal e una doppietta che affonda la Corea del Sud nella finale del 3° posto. Continua nella file del Besiktas per altre due stagioni collezionando poche presenze, seguono due anni in squadrette anonime. A 33 anni chiuso col calcio si diede al pattinaggio artistico con buoni risultati ..

Guillermo Stabile
Benchè sia difficile definire una meteora calcistica in tempi così lontani ed improvvisati, rimane il fatto che Stabile collezionò le uniche presenze in nazionale (4), e le sue uniche segnature (8!)durante la prima edizione del mondiale nel 1930 a Montevideo. Passato al Genoa nella stagione seguente, fu protagonista di un avvio folgorante, ma un grave infortunio lo mise fuori combattimento e dopo il recupero perse lo smalto dei tempi migliori, lasciati i rossoblu continuò la carriera tra Italia e Francia tra mille infortuni e uno stato di forma che non fu più lo stesso..

Mercoledì 29 giugno 1994, Washington DC, ore 12.30.
Si trovano di fronte le nazionali del Belgio e dell'Arabia Saudita. Quest'ultima, che non si era mai qualificata per un Mondiale, aveva entusiasmato contro Olanda e Marocco, ma con i soli tre punti in tasca era costretta a vincere per passare il turno.
Saeed Al Owairan prende palla sulla trequarti difensiva, corre per 70 metri, dribbla cinque avversari e va in gol L'Arabia Saudita, grazie a quel gol, vince 1-0 e si qualifica per gli ottavi dove verrà eliminata poi dalla Svezia.
Saeed Al Owairan da sconosciuto fu cercato da molte squadre europee ma gli fu vietato di trasferirsi all'estero e gli venne imposto di continuare a giocare con l'Al-Shabab fino al termine della sua carriera.
Partecipò ai Mondiali di Francia 1998 e terminò la sua carriera nell'Al-Shabab nel 2001 con 163 partite giocate e 58 reti segnate. In nazionale l'ultima apparizione fu proprio nel 1998 con un totale di 50 presenze e 24 gol.

https://www.youtube.com/watch?v=y8w89sl7Grc

Ernie Brandts, difensore olandese segnò due gol ad Argentina 1978, compreso uno agli azzurri nel match che valeva un posto in finale e che lui aveva sbloccato con un autogol. Ma dopo il Mondiale uscì dal giro della nazionale.

giovedì, maggio 15, 2014

La Turchia ai Mondiali



Prosegue la rubrica ASPETTANDO IL MONDIALE che ogni settimana proporrà un racconto o una storia relativa all'appuntamento quadriennale che si svolgerà quest'anno in Brasile.
ALBERTO GALLETTI si occupa oggi di un resoconto dell'avventura mondiale della Turchia, quest'anno assente.


Qui le altre puntate:
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Il calcio in Turchia ha origini abbastanza antiche, e sebbene il primo campionato nazionale sia datato 1959 (vittoria del Fenerbahce), la Istanbul League fu giocata per la prima volta nel 1904, vinta ovviamente dalla HMS Imogene, la squadra composta dall’equipaggio dell’omonima nave inglese e costitui di fatto il campionato turco vero e proprio fino al 1958.
La squadra nazionale fu creata nel 1923 ed esordì con un pareggio (2-2) ad Istanbul in una partita amichevole contro la Romania, mantenne un attività sporadica, ma partecipò alle Olimpiadi del 1924 a Parigi dove perse 5-2 con la Cecoslovacchia e alla Coppa dei Balcani del 1931 dove finì 2°.
Nel dopoguerra arriva la prima qualificazione ad un mondiale, quello del 1950, ma dopo aver battuto la Siria per 7-0 nella partita di qualificazione, dovettero rinunciare alla spedizione per motivi finanziari.
La qualificazione riuscì anche 4 anni dopo, e questa volta riuscirono ad approdare in Svizzera, dove vennero inseriti ne girone con Ungheria e Germania Ovest.

A causa dell’assurdo formato di quel mondiale però la compagine della mezzaluna non incontrò i magiari, il loro torneo si aprì con una sconfitta per 4-1 contro i tedeschi, seguita da una roboante vittoria sulla Corea del Sud, autentico materasso del torneo per 7-0.
Questo rese necessario uno spareggio di nuovo contro i tedeschi (sconfitti dagli ungheresi e vittoriosi sui coreani) che terminò 7-2 per i bianchi allemani.
Vennero eliminati con due vittorie ed una sconfitta, esattamente come l’Italia.
Segnarono 10 gol subendone 11, con Suat e Burhan autori di tre reti ciascuno.

Incredibilmente il 22 Febbraio 1956 la Turchia giocò e sconfisse l’Ungheria al completo per 3-1 in un amichevole giocata allo stadio del Besiktas, allenatore quel giorno era Giovanni Varglien II, ex-grande della Juventus del quinquennio .
Il calcio turco rimase comunque di basso livello per i quarant’anni successivi pochissime soddisfazioni e parecchi rovesci, a discapito di una buona popolarità nelle competizione domestiche, ma a partire dagli anni 90 si assiste ad una graduale ascesa del calcio turco, miglioramenti dei giocatori locali e qualche straniero che comincia ad essere ingaggiato innalzano il livello dei club e delle nazionali, fino ad arrivare alla clamorosa vittoria del Galatasaray in Coppa UEFA nel 2000 dopo essersi sbarazzati di Borussia Dortmund, Leeds Ud e Arsenal (in finale) e alla qualificazione al mondiale nippo-coreano del 2002.
Fu un cammino non eclatante, anche sofferto se vogliamo ma il terzo posto finale fu davvero ragguardevole. Inseriti nel gruppo C si qualificano come secondi alle spalle del Brasile per differenza reti sul Costa Rica, piegati da un dubbio rigore di Rivaldo all’88’.

Lo storico passaggio alla seconda fase vede la Turchia accoppiata ai padroni di casa del Giappone, questa volta la squadra non ripete la prestazione col Brasile e subisce la partita dai giapponesi, che tuttavia manterranno un predominio sterile e non riusciranno a pareggiare il gol di Umit messo a segno quasi subito in uno dei rarissimi attacchi turchi di tutta la partita, ma l' 1- 0 è sufficiente per qualificarsi ai quarti di finale dove li attende il Senegal; partita sostanzialmente equilibrata decisa da un golden-goal al 4' del 1° tempo supplementare che decreta la fine dell'incontro e il passaggio della Turchia allla semifinale dove si troveranno di fronte ancvora il Brasile.
La partita risulta bloccata, la posta in gioco è troppo alta, specialmente per i Brasiliani ai quali basterà un solo gol, ancora di Rivaldo, a inizio ripresa per vincere e approdare la finale.
Si tratta comunque di un risultato storico per la Turchia che chiude inaspettatamente terza dopo aver battuto 3-2 la Corea del Sud nella finalina, molto superiore alle aspettative di inizio torneo, ben capiatanati da veterano Hakan Sukur che gioco a mio parere il miglior football della sua carriera.

Rimane questa l'ultima partecipazione della Turchia ad un mondiali, la squadra non si è qualificata a Brasile 2014, nonostante dal quel 2002 il calcio turco abbia compiuto ulteriori passi in avanti, anche se principalmente a livello di club, grazie ai parecchi quattrini che i miliardari locali hanno usato per ingaggiare assi stranieri, che forse però hanno tolto spazio ai giocatori locali in ruoli chiave delle squadre principali, la passione in Turchia resta grande, ma lo è da un po' nonostante i risultati altalenanti della Nazionale.

giovedì, maggio 08, 2014

I peggiori falli ai Mondiali di calcio



Prosegue la rubrica ASPETTANDO IL MONDIALE che ogni settimana proporrà un racconto o una storia relativa all'appuntamento quadriennale che si svolgerà quest'anno in Brasile.
ALBERTO GALLETTI ci porta alla scoperta dei PEGGIORI FALLI AI MONDIALI.

Qui le altre puntate:
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Mi sono divertito molto con questo video, niente di eclatante, con una carrellata di falli e fallacci commessi in varie edizioni della Coppa del Mondo di calcio.

http://www.youtube.com/watch?v=ZiRCWdroye4

Ce ne sono di spettacolari, cattivi, meno cattivi, di scuola sudamericana o latina principalmente, ma anche qualcuno nordeuropeo.
Ne esce un bel quadretto degli eroi domenicali visti da questa parziale angolazione, secondo me anche divertente visto che da un controllo sommario non mi sembra ci sian state conseguenze gravi in termini di infortunio, manca ovviamente il peggiore.
Ho deciso quindi di stilare la mia personalissima classifica dei peggio falli mondiali, lo spirito è naturalmente goliardico e non malizioso, ho considerato solo gli interventi di gioco e non i falli di reazione.

1 Schumacher su Battiston in Germania Ovest 3-3 Francia del 1982
2 Bulnes su Zamora (credo) in Spagna 1-1 Honduras del 1982
3 De Jong su Xabi Alonso in Olanda 0-1 Spagna del 2010
4 Mario David su Leonel Sanchez Cile 2-0 Italia del 1962
5 Massing su Caniggia in Argentina 0-1 Camerun del 1990
6 Brehme su Gascoigne in Germania 1-1 Inghilterra del 1990
7 Luis Pereira su Neeskens in Olanda 2-0 Brasile del 1974
8 Van Hanegem su Paul Cesar in Olanda 2-0 Brasile del 1974
9 Facchetti su Shurik in Italia 0-0 Israele del 1970
10 Velazquez su Roberto Dinamite in Brasile 3-0 Perù del 1978

Menzione speciale e d’onore per gli splendidi placcaggi di Ze Maria su Cruyff in Olanda 2-0 Brasile del 1974 e del difensore argentino in fallo su Haller in Germania Ovest 0-0 Argentina.

Buon divertimento, e traguardo minimo 100 commenti , la lista è ovviamente largamente incompleta.

giovedì, aprile 24, 2014

Curiosità sui Mondiali di Calcio

Prosegue la rubrica ASPETTANDO IL MONDIALE che ogni settimana proporrà un racconto o una storia relativa all'appuntamento quadriennale che si svolgerà quest'anno in Brasile.
ALBERTO GALLETTI ci porta in mezo a qualche interessante CURIOSITA'
.

Qui le altre puntate:
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Nel 1930 tutte le partite del mondiale si giocarono nella stessa città, Montevideo, in origine erano tutte programmate nel nuovo Estadio del Centenario ma i ritardi nell’ultimazione dei lavori fecero si che le prime otto partite fossero dirottate all’Estadio Pocitos, l’impianto del Penarol (2) e al Parque Central (6), l’impianto del Nacional CF. Il primo gol della storia dei mondiali fu segnato al Estadio Pocitos dal francese Laurent al 19’ dell’incontro inaugurale Francia 4-1 Messico gli spettatori per la prima partita di sempre ad un mondiale furono 4444, un numero direi insolito.
Non esistevano qualificazioni, fu un torneo ad inviti, le rinunce a partecipare furono moltissime, specialmente europee dovute ai problemi legati alla distanza.
La Romania partecipò in virtù dell’intervento diretto del sovrano, Re Carol II che selezionò personalmente la squadra e trattò direttamente con loro i compensi e con i loro datori di lavoro condizioni e garanzie sul posto di lavoro da salvaguardare al rientro dalla spedizione sudamericana.
Il Mondiale di calcio del 1930 è stato anche caratterizzato da episodi divertenti, dovuti soprattutto all’inevitabile inesperienza della nazione organizzatrice.
Ad esempio, nella partita di qualificazione tra Argentina e Francia fu fischiato il termine dell’incontro all’84′ minuto.
Ci furono proteste e un’invasione di campo che costrinse l’arbitro a far giocare i sei minuti restanti. In Argentina – Messico invece, il dischetto del calcio di rigore fu piazzato a oltre 14 metri dalla porta, invece che i regolamentari 11 metri: dei tre rigori calciati durante la gara, solo uno fu trasformato in gol.



Gli arbitri dirigevano le gare in giacca e cravatta, con i calzoni alla zuava.

L’argentino Luis (Luisito) Monti perse la finale con l’Argentina, ma la vinse quattro anni dopo schierato nelle file dell’Italia.
Nel 1938 Antibes fu sede di partite mondiale, lo stadio Fort Carrè è ancora in uso, non sorprenda più di tanto il fatto, la località era assai in voga prima dell’ultima guerra e la squadra era in Serie A.
A questa edizione partecipò la squadra delle Indie Orientali Olandesi, oggi Indonesia, in virtù della rinuncia degli USA all’ultimo momento, i costi della spedizione vennero coperti dalla Compagnia delle Indie Olandesi che sborsò la ragguardevole cifra per i tempi di 350000 franchi francesi.

Ottorino Barassi presidente della FIGC custodì la Coppa Rimet nel 1943 in una scatola di scarpe infilata sotto il letto, evitando così di farsela requisire dalle truppe tedesche inviate appositamente alla sua abitazione di Piazza Adriana a Roma per confiscarla e fonderne il contenuto.
La coppa fu invece rubata a Londra nel 1966 durante una mostra alla vigilia dei mondiali e dopo l’arresto del maldestro ladro ritrovata casualmente dal cagnolino Pickles avvolta in un giornale sotto una siepe di un giardino in un sobborgo meridionale di Londra.
La Rimet subì un secondo furto in Brasile nel 1983 e fusa dai malviventi in lingotti d’oro.



I record di spettatori a partite del mondiale son tutti stati stabiliti nell’edizione del 1950 in Brasile, tutti al Maracanà:
Brasile 1-2 Uruguay Spett: 199.854
Brasile 6-1 Spagna Spett: 153.000
Brasile 4-2 Yugoslavia Spett: 142.000
Brasile 7-1 Svezia Spett: 139.000

I giocatori dell’India, invitata a partecipare al torneo del 1950 non si presentarono a causa del loro rifiuto categorico di infilarsi le scarpe che portò alla loro conseguente squalifica (erano stati sorteggiati nel gruppo dell’Italia).
Anche se testimonianze successive riportano che la decisione fu soprattutto economica (il trasferimento era troppo oneroso) e derivante dallo scarso peso che giocatori e federazione indiana davano alla manifestazione, preferendo concentrarsi sulle Olimpiadi.
“We had no idea about the World Cup then,” says Manna(giocatore indiano dell'epoca) “had we been better informed, we would have taken the initiative ourselves. For us, the Olympics was everything. There was nothing bigger.”
In effetti due anni prima erano stati battuti solo 2-1 dalla Francia alle Olimpiadi. Due anni dopo persero 10-1 dalla Yugoslavia…

Nella foto la nazionale indiana a piedi nudi.



Il 14 luglio 1950, tutti i 22 membri della comitiva messicana vengono squalificati da parte della federazione del Messico in seguito a segnalazioni di cattiva condotta e di intemperanze compiute dai giocatori in Brasile, la punizione vuole colpire la brutta figura rimediata dai giocatori messicani sul "terreno morale".



La semifinale del 1962 Cecoslovacchia-Yugoslavia giocata allo stadio registrò appena 5890 paganti, il dato più basso per una partita del genere. Romania-Perù giocata allo stadio Pocitos il 14 luglio 1930 è la partita che ha fatto registrare l’affluenza più bassa per una partita mondiale: appena 300 spettatori.
La più alta affluenza media a partite mondiali fu registrata nel ’94 nell’edizione giocata negli USA(!) con 68891 spettatori a partita, che superò il precedente record di 50273 stabilito nell’edizione inglese del 1966.

L’arbitro inglese Aston, protagonista negativo della gara Cile-Italia, memore del pandemonio di quella partita e di quello legato all’espulsione di Rattin in Argentina-Inghilterra del ’66, ideò l’introduzione dei cartellini Gialli e Rossi mentre era fermo al semaforo rosso in una strada di Londra.
La novità fu introdotta a partire dal mondiale successivo, quello del 1970, il primo giocatore al quale venne comminato un cartellino giallo fu il georgiano Asatiani in URSS-Messico, bisognerà aspettare il mondiale del 74 per il primo cartellino rosso ad un mondiale, se lo beccò il cileno Caszley per fallo di reazione su Berti Vogts che lo aveva appena falciato, in Germania Ovest-Cile.

giovedì, aprile 17, 2014

Giocatori di club ai Mondiali



Prosegue la rubrica ASPETTANDO IL MONDIALE che ogni settimana proporrà un racconto o una storia relativa all'appuntamento quadriennale che si svolgerà quest'anno in Brasile.

Qui le altre puntate:
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I campionati mondiali di calcio rappresentano il contraltare alle competizioni per club, la (datata) cadenza quadriennale dei tornei per squadre nazionali si contrappone alla frenetica attività stagionale dei club che mal digeriscono questi impegni in quanto pagano fior di milioni i loro campioni che vengono allenati, preparati ed assistiti tutto l’anno, salvo poi vederseli precettare dalle rispettive federazioni, arbitrariamente senza nessun tipo di compensazione e magari talvolta vederseli ritornare gravemente infortunati.
Tralasciando questo aspetto che potrebbe essere ripreso per una discussione specifica, volevo soffermare l’attenzione su alcuni dati che coinvolgono i club calcistici e i mondiali di calcio.
Di seguito alcune statistiche che coinvolgono i club.

Maggior numero di calciatori di uno stesso club convocati alla fase finale di un campionato mondiale:
In assoluto:
Seoul Army Club (Corea del Sud), con 16 giocatori convocati per il campionato mondiale Svizzera 1954.

Di una stessa nazionalità:
Maggior numero di giocatori che hanno vinto il campionato mondiale durante il periodo di militanza in uno stesso club:
In assoluto:
Juventus, con 24. Di una stessa nazionalità:
Juventus, con 22

Maggior numero di calciatori di uno stesso club che hanno partecipato a un singolo incontro:

In assoluto (in ordine cronologico): Seoul Army Club, con 10 giocatori schierati nella nazionale sudcoreana (Corea del Sud-Ungheria 0-9, incontro della prima fase del campionato mondiale Svizzera 1954).
Dinamo Kiev, con 10 giocatori schierati nella nazionale sovietica (URSS-Belgio 2-2; 3-4 dts, incontro degli ottavi di finale del campionato mondiale Messico 1986).
In una finale (in ordine cronologico):
Slavia Praga, con 8 giocatori in finale nel campionato mondiale Italia 1934 (tutti schierati in nazionale cecoslovacca)
Juventus, con 8 giocatori in finale nel campionato mondiale Germania 2006 (cinque schierati nella Nazionale italiana e tre nella nazionale francese).

In qualità di titolari:
Seoul Army Club, con 10 giocatori schierati tra i titolari della nazionale sudcoreana (Corea del Sud-Ungheria 0-9, incontro della prima fase del campionato mondiale Svizzera 1954).

Maggior numero di calciatori di uno stesso club convocati in una nazionale finalista del campionato mondiale:
In assoluto (in ordine cronologico):
Slavia Praga, con 12 giocatori convocati nella nazionale cecoslovacca finalista del campionato mondiale Italia 1934 (54,55% del totale di convocati nella citata nazionale).

In qualità di titolari in finale:
Slavia Praga, con 8 giocatori tra i titolari della nazionale cecoslovacca in finale del campionato mondiale Italia 1934.
Maggior numero di calciatori di uno stesso club convocati in una nazionale vincitrice del campionato mondiale:
In assoluto (in ordine cronologico):
Juventus, con 9 giocatori convocati nella Nazionale italiana vincitrice del campionato mondiale Italia 1934
Peñarol, con 9 giocatori convocati nella nazionale uruguaiana vincitrice del campionato mondiale Brasile 1950 (40,91% del totale di convocati nella citata nazionale).

In qualità di titolari in finale (in ordine cronologico):
Bayern Monaco, con 6 calciatori tra i titolari della nazionale tedesca in finale del campionato mondiale Germania 1974.
Juventus, con 6 calciatori tra i titolari della Nazionale italiana in finale del campionato mondiale Spagna 1982.
Barcellona, con 6 calciatori tra i titolari della nazionale spagnola in finale del campionato mondiale Sudafrica 2010.

giovedì, aprile 10, 2014

I campioni che non hanno mai giocato un Mondiale



Prosegue la rubrica ASPETTANDO IL MONDIALE che ogni settimana proporrà un racconto o una storia relativa all'appuntamento quadriennale che si svolgerà quest'anno in Brasile.
Oggi con ALBERTO GALLETTI si scrive di quei campioni che non hanno mai avuto l'opportunità di partecipare ad un Mondiale.

Qui le altre puntate:
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Nelle foto: George Best, Alfredo Di Stefano, Gunnar Nordhal, Valentino Mazzola e Jim Baxter.

GEORGE BEST
La sua Irlanda del Nord aveva capacità ben maggiori di quella attuale, dispersa da tempo tra le cenerentole d’Europa, ma non riuscì mao a centrare una qualificazione mondiale durante il suo periodo di attività.Con la Nazionale giocò 37 partite segnando solo 10 gol.

ALFREDO DI STEFANO
Uno dei più grandi giocatori della storia non riuscì mai a partecipare a causa di una lunga serie di contrattempi: nel 1950 la sua Argentina si rifiutò di partecipare a causa di alcune controversie con il paese ospitante Brasile, nel 1954, trasferito in Spagna non venne ritenuto ancora “spagnolo” per poter giocare con il nuovo passaporto, nel 1958 la Spagna non si qualificò e nel 1962 invece non potè giocare con gli iberici perchè infortunato.

GUNNAR NORDHAL
Oro Olimpico con la Svezia nel 1948, 43 gol in 33 partite in Nazionale (media di 1,30 a partita !!!), 210 in 257 presenze con il Milan, non riuscì a partecipare ai Mondiali a causa dell’ostracismo della federazione che non gli perdonò la decisione di essersi trasferito in Italia passando professionista !!
Il regolamento federale svedese prevedeva che potessero giocare in nazionale solo calciatori dilettanti e tesserati per squadre svedesi, non essendo la Svezia come l'Italia si attennero al regolamento.

DUNCAN EDWARDS
Una stella che poteva illuminare il calcio mondiale (l’allenatore del Manchester Utd Tommy Docherty disse che “potete prendere tutti i Best, Pelè e Maradona ma Duncan era il più grandi di tutti loro messi insieme) ma che morì nel tragico incidente aereo del 1958 che cancellò a Monaco lo Utd. A 21 anni aveva già giocato 18 volte in Nazionale e vinto due scudetti.

LASZLO KUBALA
Fu nazionale di Cecoslovacchia, Spagna e Ungheria (nato a Budapest, di origine slovacca, morto a Barcellona).
La fuga dall’Ungheria comunista gli costò una squalifica e l’impossibilità di giocare nella Pro Patria dove si era trasferito nel 1949.
Andò nel Barcellona, prese la cittadinanza spagnola e con le Furie Rosse giocò 19 partite.

RYAN GIGGS e IAN RUSH
L’uno, Giggs, un fenomeno dalla carriera incredibile, l'altro, Ian Rush, ha il record di 364 gol con il Liverpool.
Gallesi....

JIM BAXTER
Assoluto genio del centrocampo di Rangers e Scozia, senso tattico, visione di gioco, passaggi millimetrici galvanizzatore dei compagni di squadra, ma anche un inguaribile sciupafemmine e fortissimo bevitore, fu protagonista della vittoria a Wembley nel 1967 con i campioni del mondo in carica inglesi per 3-2, il suo stile di vita lo portò a lasciare il calcio a 31 anni nel 1970 già in declino da qualche stagione, ormai fuori dal giro della nazionale proprio nell'anno della prima qualificazione scozzese al mondiale dopo quella del '58.

GEORGE WEAH
Portento del gol, bandiera del Milan nei 90’s.
Liberiano...

ERIC CANTONA
La Francia fallì la qualificazione nel 1990 e nel 1994, in seguito fu affossato dalla presenza di Zidane.
Si consolò con sette scudetti con Marsiglia, Leeds e Manchester Utd.

BERND SCHUSTER
L’Angelo Biondo si ritirò a soli 24 anni dalla carriera internazionale dopo i ripetuti litigi con la nazionale tedesca (che aveva aiutato a vincere l’Europeo del 1980) tra cui il rifiuto di giocare con l’Albania per assistere alla nascita del figlio (cosa che creò grande scandalo).

LIAM BRADY
Il più grande giocatore irlandese del dopoguerra prima dell'epoca d'oro di Jack Charlton, 79 presenze con la Nazionale dal 1974 al 1989 e centinaia di partite con Arsenal, Juve, Samp, Inter, Ascoli, West Ham.L'Irlanda si qualificò per la prima volta ai mondiali nel 1990.

JARI LITMANEN
Grande campione, ma giocare con la nazionale finlandese, mai qualificata per un mondiale, non l’ha certo aiutato...

KEVIN KEEGAN
Due volte pallone d'oro (1978 e 1979), 29 volte capitano dell'Inghilterra giocò la miseria di 26 minuti ai mondiali dell'82 entrando al 64' della partita contro la Spagna per cercare di rompere lo 0-0, che durò fino alla fine ed eliminò l'Inghilterra che rimase imbattuta a favore della Germania Ovest (che andò in finale) con un gol segnato in più.

CARLOS BIANCHI
403 gol in 575 partite ma solo 14 presenze in nazionale dal 1971 al 1973.

E ancora:
Matt Le Tissier (Inghilterra), David Ginola (Francia), Ian Wright (Inghilterra).

ITALIA
Il Grande Torino venne cancellato dalla tragedia di Superga il 4 maggio del 1949, un anno prima del mondiale del 1950.
Pur se in declino (la nazionale con l’ossatura granata fu spazzata via dagli inglesi 4-0) avrebbe potuto testare la propria forza nel 1950 in Brasile, anche se il vero talento della squadra fu Valentino Mazzola.

PAOLO PULICI
Fu convocato ai Mondiali del 1974 e 1978 ma non giocò un solo minuto (a favore di Bettega)

giovedì, aprile 03, 2014

Cannonieri mondiali



Prosegue la rubrica ASPETTANDO IL MONDIALE che ogni settimana proporrà un racconto o una storia relativa all'appuntamento quadriennale che si svolgerà quest'anno in Brasile.
Oggi ALBERTO GALLETTI ci porta a spasso tra i cannonieri mondiali.

Qui le altre puntate:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Aspettando%20il%20Mondiale

Nelle foto: Fontaine, Muller e Eusebio. Sandor Kocsis, Guillermo Stabile.

Una breve panoramica sui vincitori della classifica marcatori ai campionati del mondo.

ALBO D’ORO

1930 Guillermo STABILE (Argentina e Huracàn) 8 reti
1934 Oldrich NEJEDLY (Cecoslovacchia e Sparta Praha) 5 reti
1938 LEONIDAS Da Silva (Brasile e Flamengo) 7 reti
1950 ADEMIR Marques de Menzes (Brasile e Vasco da Gama) 9 reti
1954 Sandor KOCSIS (Ungheria e Honved) 11 reti
1598 Just FONTAINE (Francia e Stade Reims) 13 reti
1962 Florian ALBERT (Ungheria e Ferencvàros)
VAVA’ (Brasile e Palmeiras)
GARRINCHA (Brasile e Botafogo)
Leonel SANCHEZ (Cile e Universitad de Chile)
Valentin IVANOV (URSS e Torpedo Moskva)
Drazan JERKOVIC (Jugoslavia e Dinamo Zagreb) , tutti con 4 reti
1966 EUSEBIO Da Silva (Portogallo e Benfica) , 11 reti
1970 Gerd MULLER (Germania Ovest e Bayern Munchen) 9 reti
1974 Gregorz LATO (Polonia e Stal Mielec) 7 reti
1978 Mario KEMPES (Argentina e Valencia) 6 reti
1982 Paolo ROSSI (Italia e Juventus) 6 reti
1986 Gary LINEKER (Inghilterra e Everton) 6 gol
1990 Salvatore SCHILLACI (Italia e Juventus) 6 gol
1994 Hristo STOICHKOV (Bulgaria e Barcelona) 6 gol
Oleg SALENKO (URSS e Logrones)
1998 Davor SUKER (Croazia e Real Madrid) 6 gol
2002 RONALDO Nazàrio Da Lima (Brasile e Internazionale) 8 gol
2006 Miroslav KLOSE (Germania e Werder Bremen) 5 gol
2010 Tomas MULLER (Germania e Bayern Munchen)
Diego FORLAN (Uruguay e Villareal CF)
David VILLA (Spagna e Valencia CF)
Wesley Sneijder (Olanda e Ajax), tutti con 5 reti

Tralasciando i casi di titoli a più vincitori (1962, 1994 e 2010), solo in tre casi (Kempes ’78, P.Rossi ’82 e Ronaldo ’02) il capocannoniere è stato un giocatore della squadra che ha vinto il mondiale, altre tre volte nel ’30, ’34 e 54 ha perso la finale.

Il record di gol in una fase finale del mondiale appartiene al francese Just Fontaine con 13 centri nell’edizione svedese del 1958 in cui la Francia a sorpresa finisce terza, ma ha una squadra di grandi giocatori come Kopa e Piantoni; aveva appena vinto anche il campionato francese, la classifica dei marcatori in Francia con 34 centri (in 34 partite!) e la Coppa di Francia (fece gol in finale nel 3-1 rifilato al Nimes Olympique).
Per Gerd Muller (1970), Paolo Rossi (1982), Hristo Stoickov (1994) e Ronaldo (2002), le prestazioni mondiali fruttarono anche il Pallone d’oro , ci andarono vicino Eusebio nel 66, Lineker nell’86 e Schillaci nel 90 finendo secondi.

Uno solo di questi giocatori ha superato le 100 presenze in nazionale, 100 per l’appunto (e 45 gol) è il polacco Gregorz Lato, quello che ha segnato di più tra gli interessati è Sandor Kocsis 75 gol (in 68 partite!), a proposito di questo alcuni di questi gentiluomini hanno fatto registrare, durante la loro carriera internazionale, numeri davvero eccezionali, oltre a Kocsis ci fu Just Fontaine autore di 30 gol in 21 partite, Gerd Muller con 68 centri in 62 incontri Leonidas con 21 in 19. Ragguardevoli anche i numeri di Ademir 37 gol in 32 partite, Suker 45 in 69, Ronaldo 62 in 98 , Eusebio 41 in 61 e Lineker 48 in 80, tutti con media gol superiore a 0,6/partita.

Discorso a parte per Guillermo Stabile che collezionò sorprendentemente solo 4 presenze in nazionale, le partite del mondiale del 30 nelle quali segnò 8 gol.
Centravanti dotato di grande scatto, velocità di esecuzione fulminea e tiro al fulmicotone, si esibiva settimanalmente con la maglia del glorioso Huracàn di Buenos Aires dove tra il 1924 e il 1930 collezionò 119 presenze e 102 gol, che fruttarono al ‘Globito’ i titoli nazionali del 1925 e del 1928.
Fu acquistato dal Genoa all’indomani del mondiale, celebre fu la sua tripletta a Bologna due giorni dopo esser sbarcato dal piroscafo sul quale era arrivato da Buenos Aires, purtroppo la sua carriera in Italia fu costellata da infortuni, si ruppe la gamba due volte, giocò poco e segnò ancora meno, si trasferì in Francia e fu anche allenatore dell’Argentina dal 1939 al 1960 (credo sia un record di durata).

In questa speciale classifica sono rappresentati molti grandi club del calcio mondiale ma anche alcuni piccoli club quali lo Stal Mielec che fu vincitore del campionato polacco del 1973 con Lato capocannoniere e poi nel 1976 e il piccolo CD Logrones che collezionò appena 9 partecipazioni alla Serie A spagnola o il Villareal che fu promosso nella serie A spagnola per la prima volta solo al termine della stagione 1997/98 e subito retrocesso.

giovedì, marzo 27, 2014

Allenatori Azzurri



Prosegue la rubrica ASPETTANDO IL MONDIALE che ogni settimana proporrà un racconto o una storia relativa all'appuntamento quadriennale che si svolgerà quest'anno in Brasile.
Oggi con ALBERTO GALLETTI ci siamo divertiti a dare i voti agli ALLENATORI AZZURRI in ogni mondiale.

Qui le altre puntate:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Aspettando%20il%20Mondiale

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1934
Vittorio Pozzo:


ALBERTO
7-1 agli USA senza fastidi e due vittorie per 1-0 su Spagna e Austria e un mare di polemiche. Gli spagnoli si lamentarono per la durezza del gioco azzurro (!) nel primo incontro finito 1-1 e per il gol di Ferrari nella ripetizione con velo di Meazza.
Gli austriaci si lamentarono per i falli continui e ripetuti, il loro allenatore la definì una rissa. 2-1 ai Cechi in finale d.t.s e un’altra lotta aspra. Torneo vinto con una squadra tecnicamente inferiore a cechi e austriaci, gioco anche brutto, ma pubblico di casa sufficientemente ignorante da non far differenza e celebrare il trionfo dell’Italia fascista. Bravo Pozzo a non subire condizionamenti esterni.
Voto 9

TONY
Assenti nel 1930, esordio vincente ma troppe ombre su vari “aiutini” dati agli azzurri per intercessione mussoliniana (vedi la “misteriosa” assenza del portiere paratutto spagnolo Zamora nella ripetizione).
Voto: 8

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1938
Vittorio Pozzo:


ALBERTO
L’Italia si conferma campione del mondo stavolta con un torneo magistrale, a parte la prima vittoria sulla Norvegia nel clima fortemente ostile di Marsiglia con il pubblico aizzato dal saluto romano degli azzurri a inizio gara, in cui ci vollero i supplementari per strappare un 2-1, il cammino fu poi un trionfo, 3-1 ai francesi a Parigi davanti a 59.000 spettatori, e un incredibile 2-1 al favoritissimo e spocchiosissimo Brasile (che aveva già comprato i biglietti aerei per Parigi e dovette poi rivenderli alla comitiva azzurra) in semifinale con Meazza che segna il rigore della vittoria tenendosi i pantaloncini con la mano perché aveva rotto l’elastico, mitologia del calcio!
Addirittura 4-2 ai favolosi ungheresi in finale, protagonisti Piola e Colaussi che fecero sfracelli davanti, bravissimo il CT a rinnovare la squadra dopo aver giubilato gli anziani vincitori di quattro anni prima.
Voto 10 e lode

TONY
Probabilmente la vittoria più prestigiosa, ottenuta senza favori e facendo fuori padroni di casa e maestri vari.
Voto: 10 e lode

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1950
Commissione Tecnica con Ferruccio Novo (Presidente del Torino) CT, Aldo Bardelli, Roberto Copernico e Vincenzo Biancone

ALBERTO

A seguito della tragedia di Superga, in Italia perdono la testa, nominata la commissione dopo l’esonero di Pozzo all’indomani della disfatta di Torino contro gli inglesi (0-4), ma quelli del grande Torino c’erano.
Bardelli è quello che ideò il viaggio in nave da Napoli a San Paolo per evitare l’aereo, col risultato che dopo 3 giorni tutti i palloni eran finiti in mare,quindi nessun esercizio e nessun allenamento per 12 giorni (eccezion fatta per l’allenamento di un pomeriggio allo scalo di Tenerife).
Sbarco con caschetti coloniali in testa e facchini di colore che si rifiutano di portare i bagagli, improponibili! Non considero neppure le partite che eliminano gli azzurri al primo giro di partite.
Voto 0 meno meno!

TONY: Uno dei Mondiali più strani della storia con defezioni varie: la Scozia si ritirò dopo aver partecipato al tradizionale British home championship che serviva da girone di qualificazione vinto dall'Inghilterra (arrivati secondi, avevano dichiarato che avrebbero preso parte al mondiale solo se avessero vinto e tennero fede alla parola, dando forfait), l’India che, una volta tanto aveva una buona squadra, fu esclusa perchè si rifiutò di andare in campo con le scarpe da calcio, visto che erano abituati a giocare a piedi nudi !! Da annotare la storica sconfitta dei maestri dell’Inghilterra per 1-0 dai dilettanti Usa e l’altrettanto storica disfatta brasiliana che perse il mondiale dall’Uruguay.
L’Italia perse subito 3-2 dalla Svezia rendendo poi inutile il 2-1 al Paraguay
Voto: 4

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1954
Lajos Czeizler
:

ALBERTO
Ungherese creatore del famoso trio Gre-No-Li che diede al Milan lo scudetto del 1951 dopo ben 44 anni di attesa venne nominato DT nella miglior tradizione italiana di votarsi al Santo di turno senza la benché minima idea e/o preparazione.
Completamente avulso alle divisioni interne che dilaniavano lo spogliatoio porto a casa un’ eliminazione al primo turno dopo spareggio con i padroni di casa coi quali rimediò una pari e una sconfitta, decisamente troppo poco.
Fuori subito
Voto 5

TONY
Partecipazione incolore e anonima, a casa.
Voto: 5

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1958
Italia non qualificata

Eliminata dall’Irlanda del Nord con un 1-2 a Belfast (dopo aver perso 3-0 e rivinto con lo stesso risultato con il Portogallo e vinto 1-0 con l’Irlanda)

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1962
Giovanni Ferrari


ALBERTO
In tandem con Paulòn Mazza presidentissimo della SPAL.
Fedelissimo del WM inglese,già in crisi da un decennio dopo le infilate ungheresi a Wembley. Allenamenti blandi e fase difensiva mal curata, sbatte contro il catenaccione a doppia M della Germania Ovest 0-0, prima di soccombere nella corrida contro i cileni dove succede di tutto e se è vero che l’arbitro inglese fu probabilmente disonesto, è altrettanto vero che gli azzurri mancarono in tutto, e soprattutto in disciplina nella condotta di gara, delittuoso con una rosa potenzialmente da semifinale.
A casa al 1° turno!
Voto 4

TONY
Un girone duro con Svizzera, Germania Ovest e i padroni di casa del Cile ma una rosa di primissimo ordine (con pensieri gloriosi) con Sivori, Altafini, Trapattoni, Cesare Maldini, Lorenzo Buffon, Bulgarelli, Rivera, Sormani, Maschio. Subito fuori, pur se con molte recriminazioni per le ingiustizie patite contro il Cile.
Voto: 5

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1966
Edmondo Fabbri


ALBERTO
Ci vorrebbe un libro ma sintetizzo all’estremo, forte di una convinzione abbinata ad una boria senza pari, Mondino che soffre il dualismo con HH ne sconfessa tattica e parzialmente anche le scelte non puntando interamente sul blocco dell’Inter euro-mondiale, dominatrice del mondo, specialmente in difesa. 4 anni di polemiche e divisioni dilanianti giungono a compimento e al giusto epilogo con la sconfitta ignominiosa di Middlesbrough, fuori al primo turno con vergogna.
Voto 2

TONY
Due sconfitte tra cui la famosa “coreana” (pur se sfortunata, l’Italia sfiorò più volte il gol e un pareggio l’avrebbe qualificata, anche se saremmo inciampati nel Portogallo di Eusebio ai quarti), grazie anche alla follia di Fabbri, non inducono a buoni propositi di voto.
Voto: 3

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1970
Ferruccio Valcareggi


ALBERTO
Allenatore mediocre e di miopi vedute aveva bollato i nord-coreani come ‘Ridolini’ quattro anni prima quando era vice di Fabbri. Unico sussulto di un mondiale anomalo il 4-1 ai padroni di casa peraltro modesti.
La partita con la Germania è un trascinare l’1-0 fino alla fine, punito al 90’, nei supplementari succede di tutto ma non ne ha parte, decide Rivera che viene poi escluso dalla finale.
Nessun progetto di squadra, mazzolati impietosamente in finale dagli inarrivabili brasiliani.
Voto 5

TONY
Avanti a colpi di...fortuna nel girone di qualificazione (passiamo con una ciabattata fortuita di Domenghini alla Svezia e due 0-0 incolori di cui uno con Israele...), poi facile con i messicani e il mitico 4-3 con la Germania è più una partita a chi è meno stanco e sbaglia di meno.
Ci pensano i brasiliani a ristabilire le proporzioni.
Comunque in finale ci arriviamo.
Voto: 6.5

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1974
Ferruccio Valcareggi


ALBERTO
Confermato, si tratta sempre dell’allenatore vice-campione del mondo, no?
Dimostra tutte le sue qualità, si fa mettere i piedi in testa dai dirigenti con le loro scelte geopolitiche e viene eliminato al 1° turno dopo un patetico tentativo fallito di combine coi polacchi, vaffanculeggiato da Giorgione, ennesimo mondiale da dimenticare.
Voto 3

TONY
L’Italia è poca cosa ed è nel caos.
Vince a fatica con Haiti, pareggia degnamente con l’Argentina ma la Polonia di Boniek, Lato, Zmuda è cosa seria (chiuderà terza battendo il Brasile nella finalina) e non ce n’è.

Poteva andar meglio..
Voto 4.5

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1978
Enzo Bearzot


ALBERTO
Subentra allo zio Uccio del quale era stato secondo a Stoccarda.
Impone le sue scelte, mettendo in un angolo giornalisti e dirigenti che pretendono sempre di ingerire negli affari della squadra, verrà perciò da essi perseguitato fino alle ore 20 del 11 luglio ’82. Sceglie i giocatori migliori e li fa giocare, punta sul blocco Juve che domina in campionato con le giuste aggiunte nei ruoli scoperti.
Partenza a razzo con tre vittorie e seconda fase in calo, secondo me ancora qualche limite di personalità nell’affrontare i giganti del calcio mondiale anche se lo erano solo di nome, esempio la Germania Ovest, ma anche un po l’Olanda. Chide ottimamente al 4° posto.
Voto 8

TONY
Una delle migliori Nazionali di sempre che batte in serie Francia, Argentina, Ungheria e l’allora forte Austria perdendo solo dall’immensa Olanda la possibilità di giocare la finale. Perdiamo anche il 3° posto dal Brasile ma è un mondiale da incorniciare.
Voto: 8

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1982
Enzo Bearzot


ALBERTO
Storia nota, insiste sul blocco del 78 e ridà fiducia a Paolo Rossi rientrante dalla squalifica.
Crocefisso dalla stampa milanese e da quella romana per favoritismi pro Juve, smentisce e smerda tutti questi incompetenti vincendo il campionato del Mondo, giocando il miglior calcio mai visto fino a li da una squadra italiana che ribatte colpo su colpo contro chiunque e batte tutte le squadre favorite.
Irripetibile.
Voto 10 e lode

TONY
Poco da dire, capolavoro assoluto nonostante il faticosissimo girone di qualificazione con tre pareggi (Polonia, Perù e il discusso e “sospetto” con il Camerun) e due gol.
Poi il capolavoro vincendo con Brasile e Argentina, Polonia e Germania Ovest.
VOTO: 10

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1986
Enzo Bearzot

ALBERTO
Fedele ai suoi giocatori fino in fondo, naufraga in Messico al 2° turno per opera della Francia di Platini, oggettivamente superiore. Mi par di ricordare che non rinnovò la squadra come avrebbe dovuto.
Voto 5

TONY
La Francia, che si piazza poi terza, incomincia ad essere una potenza calcistica (Platini, Papin, Stopyra, Tigana, Giresse), l’Italia è piena di reduci mondiali (classica storia che si ripete costante nella storia azzurra il voler “premiare” i medagliati di quattro anni prima) e ci butta fuori facilmente dopo un buon girone eliminatorio (1-1 con Argentina poi campione del Mondo e Bulgaria e 3-2 alla Corea del Sud)
Voto: 6

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1990
Azeglio Vicini


ALBERTO
Subentrato a furor di popolo a Bearzot in virtù degli exploit dall’Under 21,della quale trasferisce il blocco in nazionale. Riedizione di Valcareggi non sa leggere la partite ne tantomeno considerare i giocatori.
Se Boniperti non gli avesse imposto Schillaci sarebbe uscito al primo turno.
Chiude terzo tra la delusione generale.
Voto 4

TONY
Ci si aspettava il botto soprattutto perchè battiamo in sequenza Austria, Usa, Cecoslovacchia, Uruguay e Irlanda senza subire un gol e in semifinale usciamo solo ai rigori contro l’Argentina, vincendo poi il terzo posto con gli inglesi.
Insomma senza mai perdere sul campo (anche se la qualità del mondiale è bassina).
Voto: 7

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1994
Arrigo Sacchi


ALBERTO
Stesso discorso di Vicini al contrario.
Scelte discutibili e troppo stress, troppa carica emotiva, Baggio lo trascina comunque in finale a dispetto dei suoi schemi e delle sue teorie collettivistiche (gioco assai stupido il calcio ), ma poi sbaglia il rigore decisivo, destino crudele.
Voto 5

TONY
Si va avanti ogni volta per spinta divina: nel modestissimo girone riusciamo a perdere con l’Eire a vincere per u nsoffio con la Norvegia e a pareggiare con il Messico, poi si passa per un soffio e per un tiro fortunatissimo di Baggio con la Nigeria, bene con la Spagna e la Bulgaria e sfortunatissima la finale persa ai rigori con il Brasile...
Voto: 6,5

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1998
Cesare Maldini


ALBERTO
Da qui in avanti avevo perso interesse nei mondiali, comunque allenatore vecchia scuola in un calcio che era già cambiato parecchio, riesce comunque ad arrivare ai quarti dove si arrende ai rigori alla Francia futuri campioni.
Voto 5

TONY
Facile il girone (2 vittorie con Camerun e Austria un pareggio con il Cile) e l’ottavo con la Norvegia ma inciampiamo ancora nei rigori con la Francia ai quarti.
L’Italia ha buoni nomi (Del Piero, Baggio, Vieri, Maldini, Cannavaro, Inzaghi etc) e poteva andare molto, molto avanti..peccato...
Voto: 6

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2002
Giovanni Trapattoni


ALBERTO
Secondo posto nel girone, sconfitto dalla Croazia, e fuori al 2° turno contro i coreani, nonostante le (presunte nefandezze) dell’arbitro, Vieri si divora due/tre palle gol incredibili.
Voto 4

TONY
4 partite, 2 sconfitte (Corea del Sud e Croazia) un pareggio (Messico), una vittoria (Ecuador). L’arbitro Moreno ne fece di cotte e di crude ma potevamo tranquillamente chiuderla senza problemi.
Voto: 4

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2006
Marcello Lippi


ALBERTO
Vince il campionato del mondo, non vidi quasi nulla di quel torneo a parte il rigore rubato sull’Australia, grande partita contro la Germania, in finale contro i Francesi va di culo fino alla fine.
Voto 10 (perché vinse, in realtà non so neanche come giocassero)

TONY
E chi se lo sarebbe mai aspettato ?
Uscivamo da uno dei soliti pastrocchi di campionati falsati, scommesse etc.
Diciamo che infiliamo una serie di fortunatissime coincidenze, dal girone facile facile con Ghana, Usa e Rep.Ceca, all’ottavo facilissimo con l’Australia (a cui rubiamo un rigore inesistente), altrettanto semplice il quarto con l’Ucraina (arrivata lì dopo aver trovato, oltre la Spagna, Tunisia e Arabia nel girone e Svizzera agli ottavi, battuta ai rigori...).
Praticamente giochiamo due partite “serie” vincendo alla grande con i tedeschi un po’ scoppiati e ai rigori con la Francia spompata e orfana alla fine di un Zidane impazzito.
Voto: 9

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2010
Marcello Lippi


ALBERTO
Dalle stelle alle stalle , anche qui non so niente ma pari contro la Nuova Zelanda ad un mondiale, quando bastava vincere per andare avanti….
Fuori al primo turno
Voto 0

TONY
Con la solita storia di DOVER premiare i vecchi gladiatori si va in campo imbottiti di ultratrentenni spesso bolsi e demotivati (Gattuso, Camoranesi, Cannavaro, Zambrotta, Iaquinta) e con nomi inspiegabili (Pepe, Palombo etc) a scrivere la pagina PIU’ NERA del calcio mondiale azzurro (altro che Corea...).
Ricordiamo i sorrisini tronfi e scazzati al sorteggio e a fare i conti su chi avremmo trovato negli ottavi o nei quarti.
Pareggiamo a stento con Paraguay e gli idraulici e assicuratori della Nuova Zelanda e ne prendiamo TRE dalla Slovacchia
Voto: - 10

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2014
Cesare Prandelli


ALBERTO
Aldilà del parlar male per forza e tenendo conto delle tradizionali tematiche calcistiche, mi aspetto un edizione affascinante.
Si giocherà in un paese enorme con grandi differenze climatiche, dal caldo tropicale di Manaus all'inverno/autunno di Porto Alegre.
Gli appassionati della nostra generazione hanno solo sentito parlare del mondiale in Brasile, per la prima volta eccone uno giocato in quella che piaccia o no rimane la casa della potenza numero uno del calcio mondiale, e se è vero che il sistema professionistico brasiliano in perenne crisi di soldi non può competere con quello europeo, ecco che invece il pubblico che sostiene questo movimento sarà presente.
Lo trovo un aspetto molto interessante, la pressione sui padroni di casa sarà enorme, il Brasile ha vinto tutti e cinque i suoi titoli mondiali lontano da casa.
Nessuna squadra europea ha mai vinto un mondiale fuori dal vecchio continente.

Gironi e tabelloni alla mano ho provato a giocare con il pronostico, si tratta naturalmente della mia visione personale delle cose un misto tra il cercare di essere realista e quello che mi piacerebbe succedesse davvero.
La cosa che mi auguro di più da questo mondiale non l'ho neanche presa in considerazione tant'è che ho messo l'Inghilterra fuori al primo turno, ad ogni modo ecco il mio pronostico per le prime quattro:
1. Argentina
2. Brasile
3. Francia
4. Spagna

Italia fuori ai quarti contro la Spagna, capocannoniere Aguero (Argentina) se giocherà.

TONY
Andiamo con una squadra discreta, che può fare bene.
Girone difficile da cui rischiamo di uscire subito, ma, se passiamo, i quarti o le semifinali si possono anche raggiungere.
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