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sabato, ottobre 12, 2024

Tesla Groove International

La Tesla Groove International (Unearthing previously unissued soul music from vintage reel-to-reel tapes through a tasty blend of philology, music production and artifacts restoration) ha deciso di mettere on line su Spotify il catalogo, in previsione, entro fine ottobre 2024, di caricare 300 master di studio takes, versioni scartate, demo acustici e molto altro, altrimenti destinati all'oblìo.

Si incomincia con la prima playlist di 141 brani per quasi 10 ore di eccellenti rarità soul e affini:

https://open.spotify.com/playlist/3ZWn9NTEhNH0QvB4rmsd6q

https://cannonballsoul.com/

https://www.facebook.com/teslagroove

https://teslagroove.bandcamp.com/

mercoledì, maggio 25, 2022

Afrofuturismo


Riprendo l'articolo che ho scritto per "Il Manifesto" nell'inserto "Alias" sabato scorso.

La finzione speculativa che tratta temi afroamericani e si occupa delle preoccupazioni afroamericane nel contesto delle tecnocultura del ventesimo secolo - e più generalmente, la significazione afroamericana che si appropria delle immagini della tecnologia e di un futuro protesicamente potenziato - volendo individuare il termine più adatto potrebbe essere chiamata "AFROFUTURISMO".

E' il concetto attorno cui ruota il libro di Giorgio Rimondi, “L'invasione degli Afronauti” (edito da Shake Edizioni), un saggio colmo di suggestioni, stimoli, particolarità semi sconosciute che approfondisce, in modo dettagliato, colto, accademico e mai banale, il rapporto tra la cultura afroamericana, la tecnologia e la fantascienza.
Come e quando musica, cinema, letteratura hanno interagito con l'immaginario spaziale, con l'idea dell'alieno, soprattutto in epoche in cui negli Stati Uniti la conquista dei pianeti e i viaggi interstellari, erano diventati un obiettivo di enorme portata politica e sociale.
“Si dava così spazio al desiderio della middle class di impossessarsi dello spazio interstellare per colonizzarlo, una volta crollata la macchina mitografica del Far West e divenuto impraticabile il mito della frontiera interna”.

La constatazione è quanto gli afroamericani siano stati refrattari e quasi indifferenti all'attrazione per le imprese spaziali, missili, visioni futuristiche.
Come sempre causticamente si era già in qualche modo espresso Gil Scott Heron nell'album d'esordio del 1970 in “Whitey on the moon” quando racconta metaforicamente:
“Un topo ha morso mia sorella Nell, mentre i bianchi (whitey è usato in termine dispregiativo) sono sulla Luna / La sua faccia e il uo braccio hanno incominciato a gonfiarsi e i bianchi sono sulla Luna / Non posso pagare nessuna fattura al medico ma intanto i bianchi sono sulla Luna / Tra dieci anni dovrò ancora pagare mentre i bianchi sono sulla Luna”.

Le priorità della popolazione nera sono altre, il tempo di pensare allo spazio non c'é, soprattutto considerando che con i soldi per un missile si potevano risolvere ben altri problemi sulla terra.
Ma c'è di più, più drammatico, una ferita aperta da sempre e impossibile da rimarginare. La schiavitù, retaggio di un recentissimo passato, ha distrutto ogni illusione, ogni sguardo al futuro, soprattutto quando il presente è così problematico.
“La schiavitù ha funzionato come un'esperienza apocalittica, come l'equivalente di un rapimento alieno: a quale normalità potremmo mai sperare di tornare dopo quanto accaduto? Le idee, le esperienze e anche le speranze che ritroviamo nelle pratiche afrodiasporiche partono tutte dall'antica abduzione, dal rapimento originario, poiché da quel momento i ponti sono stati tagliati e non c'é alcuna possibilità di recupero. Ciò che manca infatti è il prima, il termine di paragone, ovvero la possibilità di confrontarsi con un'idea di normalità. L'Apocalisse determina infatti una frattura multipla, allo stesso tempo sociale, temporale e ontologica: qualcosa scompare e questo qualcosa ha a che fare con la possibilità che si dia un punto di partenza, un'origine.
Da quel momento il soggetto afrodiasporico è costretto a vivere in una Alien Nation ovvero a considerarsi come un popolo allo stesso tempo alieno e alienato”.


Come sottolinea Ryan Coogler, regista del film “Black Panther”:
“Ci hanno insegnato che abbiamo perduto le nostre origini, tutto ciò che ci faceva africani”.
Peraltro le conoscenze astronomiche nelle popolazioni africane sono spesso una componente religiosa o tradizionale (vedi il clamoroso e spesso dibattutto caso dei Dogon del Mali che, pare, fossero parecchio informati, pur essendo isolati da ogni forma di contatto con la “civiltà”, su come vanno le cose nel cosmo, tra rotazioni di pianeti, stelle sconosciute e altro). Ciononostante esiste una produzione di primissima qualità che mette insieme science fiction e cultura afroamericana.

Se ne interessò un insospettabile Duke Ellington ("considero lo Sputnik un'opera d'arte nello stesso tempo in cui osservo un grande dipinto, leggo una grande poesia, ascolto una grande opera musicale") che fece spesso riferimento a tematiche “spaziali” (vedi brani come “Dream of the flying saucers” e album come “The Cosmic Scene” e “Blues in orbit”.
Già nel 1920 William E.B. DuBois, tra i suoi libri che rilevavano l'importanza della comunità nera nella storia americana, inserì il racconto “The Comet”.
Quella cometa che stermina il genere umano, lasciando vivi solo un uomo nero e una donna bianca che decidono di ripopolare la terra senza più pregiudizi razziali.
Fino a quando non spuntano altri sopravvissuti e le distanze sociali ritornano le stesse di prima.
Neppure la fantascienza è in grado di cambiare le cose sulla terra.
In ambito musicale da George Clinton e i suoi Parliament/Funkadelic a Janelle Monae, attraverso lo “Space Flight”, lo “Space Jungle”, il “Science fiction” o, suo unico 45 giri, “Man on the moon” di Ornette Coleman, i riferimenti sono numerosi e suggestivi.

Non dimenticando John Coltrane quando negli anni Sessanta suonava “Star Ship” o “Sun Ship” e che poi ritroviamo postumo in album con titoli come “Interstellar Space” o “Stellar Regions” o il Jimi Hendrix che viaggiava nell'esordio fino alla “3d Stone from the sun” per poi andare “Up from the skies”.

Il principale esponente del “genere” è stato però Sun Ra, personaggio indescrivibile che fece di una personalissima filosofia cosmica il perno attorno a cui è ruotata la carriera artistica.
Cialtrone o convinto filosofo portatore di una nuova era (d'altronde asseriva di provenire da Saturno)? Con la sua numericamente sconfinata Arkestra esplorò vari confini del (free) jazz, attraverso una sterminata discografia di almeno duecento album le cui tematiche sono state il più delle volte strettamente legate al concetto della science fiction. Basti citare “We travel the space ways” o “Sun Ra visits Planet Earth”, tra i tanti.
Non è solo un bizzarro (quanto innovativo) sperimentatore ma un lucido osservatore, da un'ottica stramba e personale ma molto più profonda di quella di tanti altri, che si ricollega alla perfezione con il concetto espresso più sopra, relativo all'”apocalisse” subita dal popolo nero:
“Quando ci si oppone a una struttura ostile e implacabile come il razzismo sudista, bisogna creare un universo alternativo, dove i tuoi talenti siano riconosciuti e le tue speranze incoraggiate”. La fantascienza può essere dunque un linguaggio in grado di superare o scavare al di sotto dei pregiudizi e delle discriminazioni.
E il suo appello ai giovani neri è ancora più convincnete in quest'ottica e vero e proprio manifesto di quello che chiamiamo “afrofuturismo”:
“Io non sono reale proprio come voi. Voi non esistete in questa società. Altrimenti il vostro popolo non dovrebbe lottare per i diritti. Non siete reali, altrimenti sareste riconosciuti tra le altre nazioni. Siamo entrambi miti, io e voi. Se non giungo a voi come una realtà ma come un mito è perché il nostro popolo non è altro che questo: un mito. Io arrivo da un sogno che gli uomini neri hanno sognato tanto tempo fa. Sono una presenza inviata dai vostri antenati”.

Il libro di Rimondi offre una lunga serie di spunti, grazie anche a una ricchissima e dettagliata bibliografia che ci permette di poter approfondire un contesto così poco conosciuto e ancora in buona parte da esplorare, soprattutto nei suoi significati più reconditi.

Un nuovo viaggio mentalmente interstellare da intraprendere per potere avere una visuale da un'altra ottica e distanza (sempre meno siderale).

sabato, luglio 18, 2020

AA.VV. - RecordKicks Chartbusters



"The explosive sound from Today's scene"

La RecordKicks ci regala una nuova compilation con una selezione di alcune gemme dal suo ormai sterminato catalogo di 150 titoli.

21 brani tra soul, funk, afro, beat, rhythm and blues.
Un disco esplosivo.

Con Calibro 35, Hannah Williams, The New Mastersounds feat. Corinne Bailey Rae remixed by Nostalgia 77, Tanika Charles, Link Quartet, Tibbs, Bluebeaters, Devonns e tanti altri.



La versione acquistata su Bandcamp permetterà di devolvere i soldi alla causa dei diritti civili in Usa.

We are donating all proceeds of this new compilation to NAACP Legal Defense and Educational Fund, America's premier civil rights organization fighting for racial justice. You can find more about NAACP fund here: www.naacpldf.org/about-us/

https://recordkicks.bandcamp.com/album/record-kicks-chartbusters

venerdì, agosto 19, 2016

Aretha Franklin di Gabriele Antonucci
Al Green di Lucia Settequattrini



Volo Libero Edizioni inaugura una benvenuta serie di pubblicazioni su alcuni dei nomi principali della SOUL MUSIC, intitolata SOUL BOOKS e curata da un luminare del genere, Alberto Castelli.
Doveroso partire con la Queen of Soul, ARETHA FRANKLIN, coraggioso affiancarle un nome da noi poco noto come AL GREEN.

Gabriele Antonucci scrive un ritratto completo ed esaustivo di ARETHA FRANKLIN, con tutti i suoi eccessi (madre di due figli già a 14 anni, bizzosa, passione per l'alcool, una vita complicata, segnata da amori turbolenti, numerosi e dolorosissimi lutti, ascese all'Olimpo, cadute rovinose) ma soprattutto i suoi successi, pressochè infiniti dai 60's fino ai nostri giorni.
Un racconto dettagliato e preciso, appassionante e "caldissimo".

Più "personalizzato" il lavoro su AL GREEN, a cura di Lucia Settequattrini, di cui si sottolinea una vita spesa tra musica e conversione (è un fervente predicatore cattolico), ma che però perde a tratti il percorso strettamente musicale.
Un testo comunque unico ed essenziale per scoprire un nome così poco considerato dalle nostre parti nonostante lo spessore della sua carriera e una voce pressochè unica.

In arrivo Marvin Gaye, Curtis Mayfield, Otis Redding, Solomon Burke, Nina Simone e altri.

sabato, luglio 16, 2016

Michael Kiwanuka, Aaron Neville, William Bell



MICHAEL KIWANUKA - Love & hate
Notevole il ritorno del cantante inglese.
Raffinato e allo stesso intenso e potente modern gospel soul che guarda prevalentemente, in versione aggiornata e attualissima, a Bill Whiters ma anche a Van Morrison o Terry Callier.
Voce stupenda, arrangiamenti eleganti, brani curatissimi, groove, anima e una visione fresca, pop e che riesce a coniugare alla perfezione passato e presente.
Eccellente, nei top del 2016.



AARON NEVILLE - Apache
Ottimo viaggio tra funk, soul, gospel blues.
C'è una ruvidezza di fondo che si affianca benissimo a una dolcezza che pervade ogni brano.
Grandi grooves, voce, come è noto, stupenda, grandi brani.



WILLIAM BELL - This is where I live
Non uno dei nomi di primo piano ma pur sempre un piccolo eroe della favola Stax Records, William Bell torna con un dignitosissimo album di sincero southern soul e rhythm and blues, ben fatto e intenso. Ottimo.

martedì, dicembre 24, 2013

I migliori dischi soul del 2013



La SOUL MUSIC ha ripreso a sfornare da qualche anno capolavori di gusto classe e raffinatezza.
A fianco di qualche vecchia gloria tornata agli splendori del passato si affollano sempre più numerosi nuovi nomi di grandissima qualità e spessore.

Di seguito una guida al meglio del 2013
.

1)
EXCITEMENTS - Sometimes too much ain’t enough

Travolgente, splendida collezione di brani uno più bello dell’altro a base di soul, rhythm and blues, blues debitori alla lezione di Ike & Tina Turner dei primi 60’s, rozzo, minimale, aggressivo, primitivo, freschissimo.
Groove incredibile, animalità a profusione, atmosfera cool.

2)
NICOLE WILLIS and the SOUL INVESTIGATORS - Tortured soul

Siamo a livelli di eccellenza assoluta per chi ama il buon vecchio soul.
Dall’esordio del 2005 “Keep reachin up” è passato parecchio tempo, la voce di Nicole è maturata, più sicura e avvolgente mentre il sound è rimasto stupendamente fedele alle buone vecchie radici Stax con inserti 70’s funk dalle calde tinte.
Suoni puliti ma mai leccati, dolcemente ruvidi, arrangiamenti scarni ma sontuosi, groove in abbondanza.

3)
CHARLES WALKER & the DYNAMITES - Love is only everything
Un superbo album da Nashville con la matura voce di C.Walker accompagnato dall’incredibile groove dei Dynamites.
Ci si muove tra soul di sapore Stax e rhythm and blues che spazia da Jackie Wilson a Wilson Pickett senza dimenticare stupende immersioni nel 70’s funk alla James Brown.

4)
MAVIS STAPLE - One true vin
e
Torna il duo Jeff Tweedy (Wilco) e la voce super di Mavis Staple a rivisitare gospel, folk blues, soul, black country.
Ancora un grande album da brividi moderno e allo stesso tempo antico.

5)
MYRON & E - Broadway

Un black duo che richiama immediatamente (anche da un punto di vista estetico) Sam&Dave ma che in realtà, pur muovendosi in ambito strettamente soul, si appoggia ad altre referenze in particolare Sam Cooke (in stupende e sentite ballads gospel soul) e il Curtis Mayfield più soft e “caldo”.
Ad accompagnarli con gusto essenziale , minimale e il giusto groove, i finlandesi Soul Investigators usualmente al servizio della fantastica Nicole Willis.
Il risultato è un album raffinato ed elegante, pieno di stile e di buon gusto, sottofondo consigliatissimo ma con anche qualche spunto danzereccio di sapore funk o Northern soul che non guasta e movimenta il tutto.

6)
SWEET VANDALS - After all

Da Madrid una fantastica band guidata dalla voce nerissima di Mayka Edjo, attiva dal 2005 e ora al quarto, eccellente, album.
Funk soul della qualità migliore, sulle tracce della “solita” Sharon Jones e del groove Dap King.
I 10 brani filano via suonati benissimo e con un feeling di rara grazia.

7)
AL SUPERSONIC AND THE TEENAGERS - I’t’s alright

Da Granada un’altra band della scena mod soul spagnola, al secondo album, con un divertente, fresco, ballabile, gioioso soul sound sempre equilibrato e solare.
La voce ricorda spesso quella di Roland Gift dei Fine Young Cannibals, la band macina grandi brani, semplici ma bene arrangiati.

8)
CHARLES BRADLEY - Victim of love

Torna l'ottimo Charles Bradley, una vita incredibile alle spalle (tanto che a breve diventerà un film..) e l'esordio discografico solo poco tempo con i 60 anni passati da un pezzo.
Il suo mix di soul e rhythm and blues segue la formula consolidata di omaggi al James Brown più straziane ("Try me" o "Please please please"), delle classiche ballads alla Otis Redding, inserendo anche ottimi brani spediti e ultra stomp come "Confusion" che spazia tra il James Brown più funk e lo Sly visionario.
Ottimo album e voce sempre incredibile.

9)
IMPELLERS - This is not a drill

Da Brighton una band di ultra soul funk tra Sharon Jones, Martha High, il groove funk del James Brown mid 70’s, una gran bella voce e tanto ritmo, fresco, solare e dal tiro spettacolare.

10)
RUBY VELLE & the SOULPHONICS - It’s about time

E’ soul music, suonata bene, con un eccellente groove vintage, bella voce femminile, tinte funk, ottime songs. Serve altro ?

11)
THE PEPPER POTS - We must fight

Dalla Spagna con 10 anni di attività e sei album alle spalle, tornano i Pepper Pots con un nuovo fresco, solare, raffinato album in cui si mischiano soul, northern soul, Motown (frequenti e palesi i riferimenti alle Supremes, grazie alle due ottime voci femminili), 60’s pop.
Il tutto ben prodotto, arrangiato e suonato.

12)
REBECCA DRY - Sings soul

Accompagnata dalla Radek Azul Band la cantante francese all’esordio per la Q-Sounds Recording con un ottimo lavoro di classica soul music in cui si inseriscono elementi funk e northern e pure (“Bad thoughts”) ethio jazz.
“Sing soul” si inserisce nella felice nuova ondata soul a fianco di nomi come Nicole Willis, Sharon Jones o Martha High e merita un posto in tutte le discografie black che si rispettino.

13)
MONOPHONICS - In your brain

Spettacolare terzo album della band di S.Francisco.
Puro psychedelic soul tardo 60’s/primi 70’s (Sly, Funkadelic, Temptations) ma con numerose concessioni al soul più crudo, uno splendido groove e brani di qualità eccellente.

14)
JANELLE MONAE - Electric lady

La Prince in gonnella torna con un nuovo sorprendente album in cui mischia tutto lo scibile della black music, dal funk all’hip hop, da Stevie Wonder al soul, da Lionel Richie al blues.
Il sound è molto spinto e spesso eccessivamente patinato ma per rinnovare il soul si passa anche di qua.

15)
AA.VV. - RecordKicks 10th

La “nostra” Record Kicks festeggia 10 anni di attività (ovvero 109 realizzazioni di cui 90 in vinile per 51 artisti) con una doverosa e STUPENDA compilation in cui raccoglie il meglio della sterminata produzione.
E siamo all’eccellenza pura da Hanna Williams a i Dojo Cuts, Baker Brothers, Nick Pride, Trio Valore, Link Quartet, Doss per un totale di 21 brani che spaziano nel mondo RK tra funk, soul, Hammondbeat, afrobeat, rocksteady e tanto altro.

SEGNALO ANCHE

LIBERATORS - Power struggle
Splendido mix strumentale di AFROBEAT (remember Fela Kuti e Tony Allen ?), ETHIOJAZZ, FUNK e una grande soul song finale con Roxie Ray dei Dojo Cuts alla voce per l’affollata band (9 elementi) australiana, a cura di Record Kicks.

OSAKA MONOAURAIL - State of the world
Improbabile accostare funk e Giappone.
Ebbene costoro dal 2000 hanno infilato una decina di album a base di puro James Brown groove mid 70’s.
E replicano sulle stesse coordinate con il nuovo “State of the world” che sembra preso da qualche disco dimenticato di James, tra “Hot pants”, “Get on the good foot” o “The payback”.
Palesemente derivativo ma ugualmente piacevolissimo.

JESSE DEE - On my mind / In my heart
Da Boston Jesse Dee compone, canta, suona la chitarra, arrangia un delizioso album di puro rhythm and blues revivalista e fedelissimo alle origini.
Gli 11 brani scorrono via tra espliciti riferimenti alle ballate di Otis Redding e Joe Tex o ai brani più spediti debitori a Wilson Pickett e Jackie Wilson.
Qua e là un po’ di tocchi crooner alla Bublè e Cullum a raffinare il tutto.
Lavoro piacevolissimo, leggero, fresco e fedele alla linea.

NINA ATTAL - Yellow 6/17
Francese, 20 anni, un futuro che si preannuncia assolutamente brillante se ascoltiamo questo scintillante esordio a base di un poderoso funk soul per nulla retrò (anche se le matrice 60’s soul emergono spesso e volentieri).
Sound pulito che talvolta sconfina nella fusion, voce possente anche se ancora non completamente formata, band che gira alla grande con grooves irresistibili, brani ballabili, divertenti, solari, godibilissimi.
Grooooovy.

JC BROOKS & the UPTOWN SOUND - Howl
Al terzo album la soul band di Detroit prosegue il suo viaggio tra i suoni black (funk, soul, rhythm and blues dei migliori) spaziando da influenze più 60’s alla Otis al Curtis Mayfiled dei mid 70’s.

VALERIE JUNE - Pushin against a stone
Dagli Usa un ottimo album di folk soul, gospel, blues (prodotto e co-scritto da Dan Auerback dei Black Keys e con l’apparizione di Booker T in un brano).
Non sempre efficace ma convincente.

KERBSIDE COLLECTION - Mind the curb
Giovanissimi, da Brisbane, Australia con un Hammond funk groovissimo, strumentale dalle parti di Meters, Jack McDuff e George Benson.
Sparatissimi, ultra funk, da seguire !

M1, BRIAN JACKSON & the NEW MIDNIGHT BAND - Evolutionary minded
"Evolutionary minded" è un omaggio all'arte di GIL SCOTT HERON.
L'ex sodale BRIAN JACKSON e una serie di collaboratori tra cui CHUCK D dei Public Enemy, Martin Luther dei ROOTS e membri della sua MIDNIGHT BAND hanno inciso uno stupendo album tra black music, rap, hip, hop, funk con citazioni al genio di GIL, cose nuove e un gran GROOVE.

BOOKER T - Sound the alarm
Il vecchio Booker T piazza un altro riuscito colpo nella sua immensa discografia.
“Sound the alarm” riscatta le ultime tiepide e incerte uscite tornando in parte al vecchio buon Hammond sound intriso di soul, blues e funk ma dando spazio anche a molti episodi assolutamente moderni in chiave sonora e artistica, assorbendo influenze r’n’b, hip hop, new funk con ospiti prestigiosi del new soul più patinato (Mayer Hawthorne, Estelle, la bellissima voce di Kori Whiters, figlia del grande Bill Withers).
Un mix di nuovo e antico, pulito e pieno di classe e stile.

AKASHIC RECORD - Bring it back !
Da Boston puro funk soul strumentale tra Meters, Maceo Parker e primo JTQ.
Suonato benissimo, ottimi brani anche se il genere è risaputo e prevedibile.

MY BABY - My baby loves voodoo
Terzetto olandese/neo zelandese di grandissimo impatto.
Suonano un blues minimale, molto grezzo ma modernissimo, fresco, con influenze southern funk (Swamp Dogg, Rufus Thomas), spesso molto cool (si sentono addirittura i Gossip, Staple Singers, Al Green, Erykah Badu, Joss Stone), melodico e ballabile.

sabato, marzo 23, 2013

Soul Time !



COOKIN ON 3 BURNERS - This girl / Four n Twenty
Il favoloso Hammond trio australiano riedita un prezioso singolo di qualche anno fa.
“This girl” è un brano soul di incredibile grazia e melodia, cantato da Kilye Audist dei Bamboos.
Stupendo.
“Four n twenty” un classico funk strumentale in odore di Meters, riuscito e coinvolgente al punto giusto.

HOLY GRAIL TROPICAL FUNK
The REVOLUTION of ST.VINCENT - The little you say
The ROLLING TONES - It’s a feeling

La RecordKicks ristampa due brani pressochè impossibili da trovare di Tropical Funk direttamente dalle isole caraibiche di St.Vincent e St.Martins.
Due bands in attività dai 70’s con due brani di torrido funk dalle pennellate Philly e disco soul, imbattibili in qualsiasi dancefloor.
Hot stuff !

DIESLER ft DOUBLE YELLOW + HUGH TUNER QUARTET - You’re not dead / Back to school
La Buried Treasure è una nuova label (la trovate qua: http://buriedtreasure.bandcamp.com/ all’esordio con un singolo di particolarissimo nu soul dalle varie influenze.
Electro funk con tocchi di breakbeat quello di Diesler con Double Yellow alla voce, più canonico il funk fusion dell’Hugh Turner Quartet.
Sound ricercato e personale.

NINA ATTAL - Yellow 6/17
Francese, 20 anni, un futuro che si preannuncia assolutamente brillante se ascoltiamo questo scintillante esordio a base di un poderoso funk soul per nulla retrò (anche se le matrice 60’s soul emergono spesso e volentieri).
Sound pulito che talvolta sconfina nella fusion, voce possente anche se ancora non completamente formata, band che gira alla grande con grooves irresistibili, brani ballabili, divertenti, solari, godibilissimi.
Grooooovy.

REBECCA DRY - Sings soul
Accompagnata dalla Radek Azul Band la cantante francese all’esordio per la Q-Sounds Recording con un ottimo lavoro di classica soul music in cui si inseriscono elemengti funk e northern e pure (“Bad thoughts”) ethio jazz.
“Sing soul” si inserisce nella felice nuova ondata soul a fianco di nomi come Nicole Willis, Sharon Jones o Martha High e merita un posto in tutte le discografie black che si rispettino.

sabato, marzo 09, 2013

Soul Time !



JESSE DEE - On my mind / In my heart
Da Boston Jesse Dee compone, canta, suona la chitarra, arrangia un delizioso album di puro rhythm and blues revivalista e fedelissimo alle origini.
Gli 11 brani scorrono via tra espliciti riferimenti alle ballate di Otis Redding, Sam Cooke e Joe Tex o ai brani più spediti debitori a Wilson Pickett e Jackie Wilson.
Qua e là un po’ di tocchi crooner alla Bublè e Cullum a raffinare il tutto.
Lavoro piacevolissimo, leggero, fresco e fedele alla linea.

AA.VV. - RecordKicks 10th
La “nostra” Record Kicks festeggia 10 anni di attività (ovvero 109 realizzazioni di cui 90 in vinile per 51 artisti) con una doverosa e STUPENDA compilation in cui raccoglie il meglio della sterminata produzione.
E siamo all’eccellenza pura da Hanna Williams a i Dojo Cuts, Baker Brothers, Nick Pride, Trio Valore, Link Quartet, Doss per un totale di 21 brani che spaziano nel mondo RK tra funk, soul, Hammondbeat, afrobeat, rocksteady e tanto altro.
Buona parte editi ma anche alcuni appositamente offerti all’evento.

AA.VV. - Soul Spectrum vol. 1
Dai 70’s e primi 80’s una serie di rare grovves selzionati da Jazzman e Euan Fryer Sono 21 brani che spaziano dal funk alla soul disco con gioielli veri e propri (il Curtis Mayfield disco funk di Gold in “What about the child” o l’irresistibile funk di Billy Byrd in “Lost in the crowd” sono magistrali).
Il mood generale è molto raffinato, ballabile ed elegante anche se decisamente “facile” (se questo può essere inteso come un limite).

sabato, febbraio 23, 2013

Soul Time !



NICOLE WILLIS and the SOUL INVESTIGATORS - Tortured soul
Siamo a livelli di eccellenza assoluta per chi ama il buon vecchio soul.
Dall’esordio del 2005 “Keep reachin up” è passato parecchio tempo, la voce di Nicole è maturata, più sicura e avvolgente mentre il sound è rimasto stupendamente fedele alle buone vecchie radici Stax con inserti 70’s funk dalle calde tinte
Suoni puliti ma mai leccati, dolcemente ruvidi, arrangiamenti scarni ma sontuosi, groove in abbondanza.
Ballate commoventi come “Best days of our lives” si alternano agli umori quasi blaixploitation alla Curtis Mayfield primi 70’s dell’introduttiva “Light years ahead”, al poderoso funk soul (sembra tratto da un album di Sharon Jones) di “Break free”, il Philly sound della conclusiva “You got me moon walking”.
Bellissimo, capolavoro soul, già sicuro nella top 2013.

ALICE RUSSELL - To dust
Grande voce, un recente passato diviso con Quantic all’insegna di un sound che mischiava soul, atmosfere brasiliane e tanto altro.
Il nuovo album invece delude le attese concedendo qualche buon brano soul ma anche molto pop ed elettronica, atmosfere r ‘n’ b dalle movenze commerciali ed eccessivamente soft.
Rimangono intatti talento e potenzialità ma l’album è un passo falso.

KOFFIE ft. Nassan Silva Lopes - Kirye Aye
Energico lavoro all’insegna di un afro beat palese debitore alle lezioni di Fale Kuti ma che assorbe anche ritmi e suggestioni brasiliane, funk e altre influenze di world music.
Interessante.

sabato, febbraio 02, 2013

Soul Time !



LORD SHANI - Progress your soul
Spettacolare esordio della superband milanese dei LORD SHANI , guidati dall’inconfondibile voce soul (in questa veste virata verso la prima Grace Slick) di Viola Road (che già conosciamo nell’esperienza con Mike Painter), affiancata da tre musicisti dalla vastissima esperienza (trascorsi in Timoria, Ritmo Tribale, Miura, NoGuru, Free The Nation tra gli altri).
L’album è un energico rincorrersi tra atmosfere di psychedelic soul, hard primi 70’s (vengono in mente i Curved Air di Sonja Christina o gli Atomic Rooster), trame psichedeliche con tinte stoner (“Cosmic ordeal”), riferimenti tardo 60’s (Jefferson Airplane in primis).
Un lavoro eccellente, suonato e registrato benissimo (crudo ma con grande “presenza”), tutti, splendidi, brani autografi, personalità a secchiate, originalità e piglio arrogante. Grande band, grande album.

MONOPHONICS - In your brain
Eccellente terzo album della band di S.Francisco.
Puro psychedelic soul tardo 60’s/primi 70’s (Sly, Funkadelic, Temptations) ma con numerose concessioni al soul più crudo, uno splendido groove e brani di qualità eccellente. Gruppo da scoprire e seguire.

OSAKA MONOAURAIL - State of the world
Improbabile accostare funk e Giappone.
Ebbene costoro dal 2000 hanno infilato una decina di album a base di puro James Brown groove mid 70’s. E replicano sulle stesse coordinate con il nuovo “State of the world” che sembra preso da qualche disco dimenticato di James, tra “Hot pants”, “Get on the good foot” o “The payback”.
Palesemente derivativo ma ugualmente piacevolissimo.

JUNE NOA - Not guilty
Dall’Olanda un gradevolissimo album di ottimo new soul.
Siamo dalle parti di Joss Stone e Duffy ma con un tocco di “sincerità” e di 60’s groove in più. I brani scorrono via piacevoli e il lavoro alla fine stimola al riascolto. Ben fatto.

sabato, gennaio 26, 2013

Soul Time !



Una serie di nuove uscite in ambito soul e jazz da annotare sul taccuino. Tutta roba buona.

VV.AA.: Ancestors Of Rap – A Collection Of Highly Underrated Prototype Rap Songs
Spettacolare compilation sui precursori del rap.
Non ci sono gl iovvi nomi di Gil scott Heron e Last Poets ma una serie di nomi minori e pressochè sconosciuti con brani a cavallo tra 60’s e 70’s impostati su basi di crudo e acido funk e rhythm and blues su cui nomi come Pigmeat Markam, Bill "Butter Ball" Crane, Blowfly , Billy Dee & Sugar Bear, Rufus Beacham scrivono le “regole” di quell oche sarà poi il rap , parlando e declamando.
C’è anche James Brown con la sua classica “Get on the good foot” dall’omonimo album del 1972.
Album esplosivo , sorprendente, basilare per capire le radici del rap.

ANDREA BALDUCCI - Bloom
Elegante, raffinatissimo, gustoso esordio a base di una saporita e chic zuppa soul jazz per Andrea Balducci, allevato alla scuderia Schema con il supporto della band finlandese del Five Corners Quintet e di Piero Ciancaglini (già con Mario Biondi nel fortunato “Handful of soul”).
“Bloom” scorre via veloce tra evidenti omaggi al mood di Jamie Cullum, Michael Bublè e Raphael Gualazzi.
Rivitalizza le classiche “Spooky” dei Classic IV e “The letter” dei Box Tops, la meno usuale “Hurt so bad” di Little Anthony and the Imperials (in due versioni che apromo e chiudono l’album, l’una swing, l’altra ), “Big city” di Marvin Jenkins.
Un ascolto piacevole, fresco, di alto valore qualitativo pur se in un contesto prevedibile come quello del crooner jazz style.

GAETANO PARTIPILO BESIDES BAND - Songs from the 60’s
Cool jazz rivolto ai 60’s con influenze soul, funk (“Se voce pensa”) e jazz dance (dalle parti di Jimmy Smith, Eddie Jefferson, Mose Allison).
Esecuzioni brillanti, energiche, saltellanti.
Per palati raffinati e dal gusto ricercato.
Partipilo è tra i migliori saxofonisti jazz italiani con sette album alle spalle e decine di collaborazioni.

SERAVINCE - Hear to see
Soft soul dalle parti degli Incognito con delicati e deliziosi brani tinti di nu jazz, basi elettroniche molto discrete, ottimi grooves, belle voci.
Un so(ul)ttofondo ideale.

sabato, dicembre 22, 2012

Soul Time



Uno dei consueti salti nel variegato mondo SOUL con una serie di nuove uscite con l'augurio di un BLACK CHRISTMAS

VV.AA. - Santa’s Funk & Soul Christmas Party
Ho sempre odiato i dischi natalizi (e anche il Natale non è tra le mie più gradite simpatie) ma se in questi giorni avete bisogno di una colonna sonora adatta questo album della Tramp records è stupefacente.
Niente jingle bells e solite melodie con le renne in sottofondo ma 13 brani di torrido rhythm and blues , funk e soul che di natalizio hanno solo il titolo (a partire dall’irresistibile “Santa’a got a brand new bag” di Gary Walker) ma che sparano invece brani con un tiro micidiale e che riassumono bene il concetto alla base dell’album con un altro azzeccatissimo titolo, questa volta di Rose Graham: “Black Christmas”.
Non ci sono grandi nomi (eccetto Jimmy Reed che spara un funk blues da paura e Vernon Garrett con due brani di cui il funk blaxploitation “Christmas groove” è una delle vette dell’album).

ANTHONY JOSEPH and the SPASM BAND - Rubber Orchestras
Da Trinidad a Londra con tutta la blckness che sta in mezzo. Un album strepitoso dove finiscono funk, blues, James Brown, ethi jazz, Gil Scott Heron, Funkadelic, lo Stevie Wonder mid 70’s, Caraibi, Linton Kwesi Johnson.
Miscela ultra, groove nerissimo, testi impegnati, tono minaccioso.
Grande album.

THE SOUL SAILOR & the FUCKERS - The effects of gettin wilder
Italiani , al quarto album, una miscela prodigiosa di soul, funk, rock, atmosfere blaxploitation mid 70’s, psichedelia, onde Welleriane.
Gran bel disco.

JEFF HERSHEY & THE HEARTBEATS - Soul music vol. 1
Freschezza soul e norther nsoul in questo saltellante esordio.
Siamo dalle parti di Jackie Wilson , Sam Cooke, Otis ma con un tiro da dancefloor del Wigan Casino o il Twisted Wheel nei primi 70’s.
Talvolta i brani sono un po‘ scontati prevedibili ma l’atmosfera è sempre perfetta !

AA.VV. The world of Daptone Records
Un must per i cultori del new soul questa raccolta allinea 20 brani dei migliori gruppi dell’etichetta americana Daptone Records spaziando come sempre tra le più svariate gamme del soul, rhythm and blues, funk, boogaloo, gospel, hammond beat.
Ci sono re e regine /Sharon Jones, Sugarman Three, Busod Band, Charles Bradley con la Menahan Steet Band) e nomi meno conosciuti (Mighty Imperials, Como Mamas, El Rego) ma non cambia una virgola.
Solo groove, ritmiche travolgenti, suoni vintage proiettati nel presente e nel futuro.
Per chi non mastica troppo il verbo Daptone un ascolto essenziale, per chi è già imparato un bel ripasso non fa certo male.

sabato, novembre 03, 2012

Soul Time !



"Soul Time" si occupa oggi del libro "Last holyday", scritto da Gil Scott Heron, nel corso di un lungo periodo e completato (o quasi) poco tempo prima della sua scomparsa, oltre ad un paio di segnalazioni discografiche.

GIL SCOTT HERON - The last holyday - A memoir
E’ nota la mia passione per Gil.
Di conseguenza questo libro (che dubito sarà mai tradotto in italiano) è uno stupendo viaggio nei meandri di una vita che ho cercato di conoscere in ogni suo anfratto. La sua ironia, la capacità di raccontare, di cogliere aspetti inconsueti nella realtà e nella vita degli altri, rendono il racconto divertente, interessante, profondo, ricco, sostanzialmente bello.
Anche se incompleto e assolutamente non esaustivo di mille fatti, sfaccettature, avvenimenti di cui avremmo voluto leggere (i suoi “guai” giudiziari e con la dipendenza non vengono minimamente accennati ad esempio).

In realtà il libro nasceva (oltre dieci anni fa, più volte lasciato nel cassetto, più volte ripreso) con l’intento di documentare la sua esperienza con Steve Wonder (i due erano legati da una grande amicizia e rispetto) con cui divise il tour di “Hotter than july” tra il 1980 e il 1981, l’importanza del suo ruolo artistico (che Gil riteneva non sufficientemente apprezzato) e l’iniziativa per dedicare a Martin Luther King un giorno nel calendario americano (avvenne nel 1983 e viene celebrato ogni terzo lunedì di gennaio).
Ci sono però i ricordi di infanzia, trascorsa in un’America ancora parecchio discriminatoria nei confronti dei neri, piuttosto complessa, l’adolescenza, gli esordi tra poesia e musica, un vivissimo ricordo della scomparsa di John Lennon, commoventi appunti sulla madre e tanto altro.
Avrei voluto leggere di più delle 320 pagine, sapere di più di questo o di quello, soprattutto nella consapevolezza che Gil non potrà dare un seguito a quest’opera. Ma era nel suo stile lasciare le cose un po’ così, come, quando e per quanto gli pareva.
E mi è sempre andato bene così.

MENAHAN STREET BAND - The crossing
Ci avevano regalato momenti notevoli a base di un funk di sapore New Yorkese, contaminato e spettacolare. Il nuovo album invece rallenta i ritmi, si fa più “cinematografico”, perde verve e fuoco.
Non male comunque ma trascurabile.

SEAN HAEFELI - Rise
Pianista, cantante, arrangiatore, Sean Haefeli si destreggia trave maglie di uno smooth soul fortemente influenzato da sapori jazz e con intromissioni discrete e appropriate di inserti hip hop.
Sound gradevole e soft ma ben fatto e ottimamente arrangiato.
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