giovedì, settembre 30, 2021

Settembre 2021. Il meglio del mese



Ci avviamo all'ultima parte dell'anno con tante buone cose da segnalare: Sleaford Mods, Bobby Gillespie & Jenny Beth, Paul Weller, Dewolff, Jon Batiste, Sault, Specials, Damon Locks Monument Ensemble, The Coral, Sons Of Kemet, Mdou Moctar, Little Simz, Specials, Teenage Fanclub,Tom Jones, Chrissie Hynde, Adrian Younge, Flyte, Jay Nemor Electrified, Myles Sanko, Billy Nomates, Alan Vega, Django Django, Aaron Frazer, Bamboos, Arlo Parks, Shame , Vaudou Game, Les Filles De Illighadad, Steve Gunn.
In Italia: Radio Days, Nicola Conte/Gianluca Petrella, A/lpaca, Casino Royale, Gang, SLWJM, Homesick Suni, Bachi da Pietra, Joe Perrino, Amerigo Verardi, Les Flaneurs, The Smoke Orchestra, Homesick Suni, Wendy?!.


STRANGLERS - Dark matters
Dopo dieci anni di silenzio discografico torna una delle band più rappresentative degli ultimi 40 anni. Disco epocale, il primo senza il batterista Jet Black, ritiratosi da qualche anno, l'ultimo con il tastierista Dave Greenfield, scomparso per Covid durante le registrazioni (e a cui è dedicata la struggente e stupenda ballata "And If you should see, Dave").
Album eclettico in cui si va dal classico loro sound a momenti quasi prog. Classe, potenza, alto livello compositivo.

LITTLE SIMZ - Sometimes I Might Be Introvert
«I’m a black woman and a proud one»
Il quarto album della rapper inglese è un lavoro ambizioso, riuscito, stimolante, in cui salta da brani rap a nu soul melodici, aperture quasi sinfoniche, suoni da colonna sonora fino a uno stupefacente afro calypso funk ("Fear no man"), synth pop, funk, hip hop.

GORILLAZ - Meanwhile
Breve ep di tre brani con il coinvolgimento dei rapper AJ Tracer, Jelani Blackman, Alicai Harley). Se la title track indugia nella classica forma rap, gli altri due brani "Jimmy Jimmy" e "Deja Vu" sembrano outtake reggae ska e calypso di "Sandinista!" dei Clash. Da brividi.

CHUBBY AND THE GANG - The Mutt's Nuts
Nostalgia di quel punk rock stradaiolo sguaiato che metteva insieme Angelic Upstarts, primi Motorhead, Slaughter and the Dogs, l'Oi! sound (Infa Riot, 4Skins) e gli AC/DC degli esordi? La band londinese ci regala un secondo album all'insegna di quel mood ma con un'ottima personalità e tanta varietà di riferimenti. Bravissimi e con il tiro giusto!

AMYL AND THE SNIFFERS - Comfort to me
Secondo album per la tanto idolatrata band australiana. Punk rock tirato, un tocco hardcore, un po' di glam, molte similitudini con i Plasmatics e ottima energia. Ma niente di eclatante.

MARIANNE FAITHFULL - The Montreux Years
Una selezione dalle cinque esibizioni, in una quindicina di anni, al Montreux Festival, dal 1995 al 2009. Spettacolari, suonate e cantate divinamente, con i classici riarrangiati alla perfezione. Grande album.

LADY BLACKBIRD - Black Acid Soul
Intensissimo album di soffici, minimali (piano e voce soprattutto), caustiche e malinconiche ballate jazz blues che riportano spesso alla mente Billie Holiday e Nina Simone. Grande voce, atmosfere avvolgenti e talvolta inquietanti (ascoltare "Collage").

COMMON - A beautiful revolution part.2
Ottimo lavoro per il rapper americano che in realtà inserisce abbondanza di riferimenti funk e soul, eccellenti brani e tanto groove. Notevole.

YORK - The soul jazz experience vol.1
Saxofonista e flautista già a fiaco di Randy Crawford, Phil Collins, Mousse T., all'esordio solista. Soul jazz di altissimo livello, gusto 60's, groove e raffinatezza.

SUPERSTATE - Superstate
Graham Coxon, affiancato da varie voci femminili, alle prese con una strana colonna sonora di un suo libro di fumetti di ispirazione sci-fi. 15 lunghi brani vicini a sonorità disco pop/new wave (a volte un po' Talking Heads, altre Pulp). Alla fine strappa la sufficienza ma per poco.

THE FONTANAS - The luxury of times
Molto godibile e fresco l'album della band inglese tra funk, latin soul, infuenze Brasil e grandi voci femminili.

LET YOUR HAIR DOWN - Waiting Room
La band di Melbourne ci porta in un torrido clima funk strumentale, con influenze cinematiche e soul, in chiave piuttosto cruda e immediata. Non male.

LORDE - Solar power
Album introspettivo, ballate sospese, intimiste, con un gusto retrò.
Non un capolavoro ma un buon ascolto.

AA.VV. - I'll be your mirror
E' ovvio e inevitabile che ogni album tributo segua la prevedibile linea di alti e bassi. Alcune eccellenti gemme e tanta mediocrità che fa rimpiangere gli originali.
Poi al cospetto dei Velvet Underground il cimento si fa ancora più difficile. Ma il risultato è lo stesso: sbiadite cover fedeli all'originale, voluti stravolgimenti senza particolare logica, una manciata di episodi più che riusciti: Michael Stipe riprende "Sunday morning" in modo originale, sospeso, con interventi elettronici, Iggy Pop e Matt Sweeney fanno a pezzi "European Son" in versione selvaggissima, bene Thurston Moore e Bobby Gillespie in "Heroin" e anche Andrew Bird e Lucius in una versione da camera, quasi "medievale", di "Venus in furs".
Come sempre non ne resterà traccia.

LOW - Hey What
Il 14° album del duo è un viaggio alt folk noise, come sempre personalissimo, tra solennità, distorsioni, momenti dall'anima gospel. Disco particolare, originale, da riascoltare a lungo per scoprirne ogni anfratto.

MANIC STREET PREACHERS - Ultra Vivid Lament
Il 14° album della band gallese li coglie in discreta forma. Buone pop ballad seppure spesso eccessivamente pompose ed enfatiche. La scrittura rimane di qualità ma il disco scorre un po' troppo anonimo.

LURK - Around The Sun
Dall'Illinois un ottimo debutto tra punk rock, voce alla Jello Biafra, sferzate hardcore, momenti più lenti e wave. Gruppo da seguire.

JERUSAFUNK - JFunk
Dall'Arizona un collage di soul funk declinato in mille differenti linguaggi e contaminazioni. Disco strano ma molto coinvolgente.

HARARI - Beaters
Ristampato dopo decenni di oblìo questo album del 1975 di una grandissima band di Soweto, Sud Africa. Funk soul jazz, Hammond urlante, tribalismo afro, un groove pazzesco che riporta al Santana degli esordi.
Un grande disco.

MAGGOTT MADNESS - Still alive
Simone Mura all'esordio su cassetta con il nickname di Maggott Madness. Quattordici brevi brani lo-fi minimali in cui riesce a mettere insieme Syd Barrett, Gary Numan, gli Sparks, un approccio psichedelico e un'attitudine punk.
Molto personale e cool.

VANVERA & GOLDEN BIRDS - Gloom Age Plumage
Dalla Sardegna un album di notevole caratura stilistica e compositiva che attinge da svariate influenze, dal blues più torrido al rock 'n' roll venato di punk e senza compromessi. Johnny Cash, Nick Cave, Gun Club si affollano a chiedere la precedenza nell'elenco delle citazioni ma il tratto è sempre personale e originale. Album eccellente.
https://vanvera.bandcamp.com/album/gloom-age-plumage

THE DEVIL TOWN - Zoomy Stuff (live 14​/​08​/​21)
La band sarda picchia forte, è grezza, mischia il rock 'n' roll più primitivo con il punk e melodie di sapore 60's, guarda con molta attenzione alla lezione di X, Cramps e Gun Club. Dopo l'album "Devil Town" e l'ep "Come to daddy" torna con un furibondo live in cui esprime al meglio la carica del suo sound. Assalto punk 'n' roll di primissima qualità, grande band.
https://thedeviltown.bandcamp.com/

AMORE PSICHE - Scoprire
Il trio milanese scrive un eccellente album, in cui vanno a braccetto dream pop, un approccio molto psichedelico, tinte folk, e composizioni talvolta vicine alle ballate della prima Cristina Donà.
Qualità artistica a livelli molto alti e una personalità che spicca immediatamente e si fa largo nella marea di nuove uscite, uscendone alla grande, grazie a tanta originalità, freschezza, convinzione. Bravissimi.

LUCIANO MACCHIA CROONER - L'estate che va
Il trombonista e cantante lucano, milanese d’adozione, stupisce con un album fresco e frizzante che indulge spesso in ritmi ska e in generico levare ma in cui confluiscono anche influenze balcaniche, jazz, funk e folk mediterraneo. Le canzoni sono sempre molto godibili, eseguite con grade gusto e padronanza della materia. Ottimo lavoro.

ASCOLTATO ANCHE:
MAISIE PETERS (cantautoratio pop zuccheroso e stucchevole), NITE JEWEL (una lagna), HALSEY (boh), CHVRCHES (noia e orrore), KANYE WEST (due ore del nuovo album. Ma poco da annotare. Suona vecchio), SYSSI MANANGA (pop folk soul dall'Africa, gradevole), JAKE BREAKS (un buon album strumentale tra funk e influenze elettroniche)

LETTO

ANTONIO SCURATI - La fuga d Enea. Salvare la città in fiamme
Antonio Scurati, dopo i due ponderosi volumi dedicati a Mussolini, raccoglie una serie di recenti articoli pubblicati su "La Stampa", in cui ci lascia una (triste) rappresentazione dell'Italia di oggi che la pandemia ha (definitivamente?) affossato nella palude marcescente e putrida che purtroppo ben conosciamo.
Le sue parole sono molto lucide e sferzanti, l'immagine che ci restituisce demoralizzante. Libro molto veloce e di agile lettura.

MAX CAVEZZALI - Comic Submarine
Divertente e gustosissimo libro dove sono raccolte 150 tavole in bianco e nero disegnate da Massimo Cavezzali e che hanno come protagonisti John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr. La storia fumetti dei Beatles dagli esordi al post scioglimento.
Il giornalista Franco Zanetti, che di Beatles se ne intende più di ogni altro, cura la prefazione e contestualizza il fenomeno.
Peraltro i Beatles furono già protagonisti di vari fumetti e di una serie di cartoni animati in Usa dal 1965 al 1967, in 39 episodi che, sottolinea Zanetti, oltre a non essere apprezzati dai protagonisti erano piuttosto rozz e banali. Ben altra cosa fu, poco dopo, il film "Yellow Submarine".
Compendio essenziale per ogni Beatlesiano che si rispetti.

VITTORIO DE SCALZI - Una volta suonavo nei New Trolls
Trovo molto appassionanti e intteressanti libri come questo (che allo scritto unisce due CD live e un DVD, con l'aggiunta di tre brani inediti dell'autore) che raccontano storie e pezzi della musica italiana.
Non smetterei mai di leggerne, con racconti gustosissimi, interessanti e spesso mai sentiti, raccontati da uno dei principali rappresentanti del rock italiano, Vittorio De Scalzi, membro dei New Trolls a un valido giornalista come Massimo Cotto.
Gli esordi beat, le collaborazioni con Fabrizio De Andrè, lo storico Concerto Grosso, gli scioglimenti e le reunion in mezzo ai clamorosi litigi e profonde fratture che hanno sempre caratterizzato la storia della band che si frammentata in mille schegge.
Pagine importanti della storia della nostra musica e del nostro costume raccontate con piglio divertente, (auto)ironico, appassionante.

VISTO

MCCARTNEY 3,2,1
Paul McCartney racconta le canzoni dei Beatles, affiancato da un adorante Rick Rubin, in sei episodi di mezzora l'uno in onda su Disney+.
In rigoroso bianco e nero.
Ascoltano i brani davanti a un mixer, alzano e abbassano i canali, evidenziano parti, ne tolgono altre, in un affascinante gioco arricchito ovviamente da mille aneddoti.
I Beatlesiani li hanno sentiti ripetutamente ma fa sempre piacere sentirseli raccontare da Paul in persona.
Rick Rubin fa qualche domanda e poi si limita a dire "Wow" e "Fantastico" ma è il suo ruolo ed è quello che faremmo tutti.
Paul "svela" che la parte di basso di "Maxwell's Silver hammer" è la sua (a quanto fare tolse quella suonata da George), che in molte canzoni lasciavano deliberatamente gli errori ("se non se ne accorgeva George Martin non se ne sarebbe accorto nessun altro"), di come il loro obiettivo fosse di andare costantemente avanti e come fossero spinti dall'entusiasmo e dalla voglia di sperimentare qualsiasi cosa gli capitasse a tiro in studio, della basilare influenza di James Jamerson dei Funk Brothers sul suo modo di suonare.
Dimostra quanto le sue linee di basso fossero basilari allo sviluppo dei brani dei Beatles, spesso quasi uno strumento solista.
E che finalmente è diventato un fan dei Beatles:
"Col tempo sono diventato un fan dei Beatles.
All’epoca ero solo un Beatle. Ora che l’intera opera del gruppo è alle spalle, la riascolto e penso: aspetta un attimo, com’è quella linea di basso?".
Niente di indispensabile ma per chi continua a credere che i Beatles siano la più importante opera d'arte, cultura e spettacolo del '900, la visione è ovviamente imprescindibile.

A SOUL JOURNEY di Marco Della Fonte
“A Soul Journey” di Marco Della Fonte, è un gradevolissimo film che racconta il Festival Soul di Porretta Terme (che quest'anno raggiunge la 33° edizione e si svolgerà dal 27 al 29 dicembre: https://www.porrettasoulfestival.it/) attraverso le interviste a molti dei protagonisti.
Un film che trasuda passione e anche commozione.
Graziano Uliani in tutti questi anni ha portato star di prima grandezza (da Solomon Burke a Rufus Thomas) ma anche tanti nomi dimenticati, che hanno avuto successo e popolarità negli anni 60 e 70 e poi sono finiti nell'oblio.
E che ora non si capacitano della calorosa accoglienza ed entusiasmo che trovano in questa piccola cittadina emiliana, quando invece in patria nessuno se ne ricorda più.
Da vedere, un documento importante.
Che ha, tra l'altro, vinto recentemente il premio come miglior documentario al London Independent Film Festival.

COSE VARIE
Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
Ogni domenica "La musica ribelle", una pagina sul quotidiano "Libertà", ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
Periodicamente su "Il Manifesto" e "Vinile".

IN CANTIERE
Imminenti altre due uscite letterarie.

NOT MOVING LTD live a PARMA "Il rumore del Lutto", domenica 3 ottobre ore 17 + Frigidaire Tango - Abbazia di Val Serena (CSAC)



Il terzo titolo di COMETA ROSSA EDIZIONI è la prima BIOGRAFIA di GRAHAM DAY.
Esce il 16 settembre, 58° compleanno del cantante, chitarrista, compositore di Prisoners, Gift Horses, Prime Movers, Planet, Solarflares, Graham Day and the Gaolers, Graham Day and the Forefathers, The Senior Service.

Il libro ripercorre in dettaglio la storia di Graham Day, dagli esordi ad oggi attraverso un'INTERVISTA di OTTANTA DOMANDE a cui ha pazientemente e dettagliatamente risposto.

Inoltre:
° la discografia completa di ogni sua uscita discografica, le collaborazioni, le produzioni.
° tutte le date italiane.
° decine di recensioni italiane di dischi e concerti.

Il libro si trova in CENTO COPIE NUMERATE e AUTOGRAFATE dagli autori, ESCLUSIVAMENTE presso la distribuzione di HellNation.

hellnation64@gmail.com

https://www.facebook.com/roberto.gagliardi.9828

mercoledì, settembre 29, 2021

Get Back. Dischi da (ri)scoprire


Ogni mese la rubrica GET BACK ripropone alcuni dischi persi nel tempo e meritevoli di una riscoperta. Le altre riscoperte sono qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Get%20Back

Speciale BAUHAUS e loro esperienze parallele.


BAUHAUS - In the flat field - 1980 Un capolavoro degli anni 80, figlio del punk, aspro, cattivo, perfido, Bowiano, cinematografico, tetro, drammatico, aggressivo, minaccioso. Una pietra miliare con "Bela Lugosi's dead" entrato nei classici di sempre.

Bela Lugosi's Dead
https://www.youtube.com/watch?v=zq7xyjU-jsU

BAUHAUS - Mask - 1981
Il secondo album non teme l'inevitabile confronto con il fulminante esordio. La band ha il coraggio di fare un passo avanti (o a lato), conservando attitudine e personalità ma sperimentando con dub, reggae, funk e levigando il sound, meno urgente e "terroristico" (talvolta debitore alla lezione dei P.I.L.).

Mask
https://www.youtube.com/watch?v=4a2YH2ZRw2Q
BAUHAUS - The Sky's Gone Out - 1982
Icona del dark/goth la band cerca nuove soluzioni ma resta con il nuovo album un po' ferma al palo. Gli ingredienti sono i soliti, tra marce funebri, qualche assalto sonoro, con l'aggiunta di influenze psichedeliche. Comunque buono.

Ziggy Stardust
https://www.youtube.com/watch?v=rhJZrRV5YKo

Telegram Sam
https://www.youtube.com/watch?v=Z_pm2wPR5u4

BAUHAUS - Burning from the Inside - 1983
Il testamento della band che si scioglie inaspettatamente a ridosso dell'uscita dell'album. A causa di una polmonite Peter Murphy rimane lontano dallo studio, lasciando campo libero a David J e Daniel Ash (spesso anche alla voce). L'album è un vero e proprio gioiello che rivaleggia con l'esordio come vetta della loro produzione tra brani dub ("She's in parties"), ballate folk medievale ("king Volcano"), Bowie ("Who killed Mr.Moonlight"), la drammatica ballata "Slice of life".
un commiato eccellente.

She's in parties
https://www.youtube.com/watch?v=Qxqq5vahHKk


BAUHAUS - Go away white - 2008
L'inaspettato ritorno del 2008 che sancisce la definitiva chiuura della storia della band è purtroppo anonimo, rockeggiante, lontanissimo dalla creatività che li aveva contraddistinti.

DALI'S CAR - Dali's Car - 1984
La nuova incarnazione di Peter Murphy è a fianco dell'ex Japan Mick Karn che suona e arrangia tutto. Un lavoro invecchiato maluccio, molto autoreferenziale, con il classico e inconfondibile basso di Karn in costante evidenza, la voce di Murphy che sembra un po' a disagio in questo contesto. Comunque interessante.Scioltisi subito, torneranno insieme nel 2015 ma la nuova avventura sarà drammaticamente interrotta dalla morte per cancro di Karn. L'ep postumo, "InGladAloneness" (con anche l'ex Japan Steve Jansen, fratello di David Sylvian alla batteria e membri di King Crimson e Gong), è un buon lavoro, meno sperimentale, con lo struggente finale di "If you go awat", cover di "Ne me quitte pas" di J.Brel).


PETER MURPHY - Deep - 1989
PETER MURPHY - Ninth - 2011
La lunga carriera solista di Peter Murphy è ricca di alti e bassi, album dignitosi, altri meno riusciti. "Deep" è un ottimo lavoro in cui la vena "decadente" e Bowiana si unisce a ritmi e atmosfere più pop. Non sempre apprezzato "Ninth" è invece un album rock, molto duro, con cadenza post punk, molto vicino all'Iggy Pop più duro (talvolta, anche vocalmente, al limite del plagio).

LOVE AND ROCKETS
I Bauhaus senza Peter Murphy incidono sette album, tutti di buona fattura ma francamente piuttosto anonimi e di scarso spessore, seppure l'esordio "Seventh Dream of Teenage Heaven" lasciasse ben sperare.

martedì, settembre 28, 2021

Vittorio De Scalzi - Una volta suonavo nei New Trolls



Trovo molto appassionanti e interessanti libri come questo (che allo scritto unisce due CD live e un DVD, con l'aggiunta di tre brani inediti dell'autore) che raccontano storie e pezzi della musica italiana.
Non smetterei mai di leggerne, con racconti gustosissimi, interessanti e spesso mai sentiti, raccontati da uno dei principali rappresentanti del rock italiano, Vittorio De Scalzi, membro dei New Trolls a un valido giornalista come Massimo Cotto.

Gli esordi beat, le collaborazioni con Fabrizio De Andrè, lo storico Concerto Grosso, gli scioglimenti e le reunion in mezzo ai clamorosi litigi e profonde fratture che hanno sempre caratterizzato la storia della band che si frammentata in mille schegge.

Pagine importanti della storia della nostra musica e del nostro costume raccontate con piglio divertente e (auto)ironico.

Vittorio De Scalzi
Una volta suonavo nei New Trolls
Azzurra Music euro 29,90

lunedì, settembre 27, 2021

Carlo Buti



Riprendo l'articolo che ho scritto ieri per "Libertà".

Gli infami anni dell'era fascista oltre ad affamare e a distruggere la nazione hanno anche portato con sé l'annichilimento della componente artistica nostrana, necessariamente asservita ai voleri del regime e silenziata quando non corrispondente alla linea dittatoriale.
Sporadiche voci hanno saputo ugualmente farsi sentire ed esprimersi, in altri casi però, pur all'interno dei suddetti limiti si sono palesate entità artistiche e musicali di valore e di notevole rilievo, pur se genuflesse (talvolta pur non condividendo le idee e gli ideali ma facendo buon viso a cattiva sorte) al volere di Mussolini e i suoi scherani.
Abbattuto il regime è subentrata un'opera di rimozione e ostracismo che ha spesso cancellato carriere artisticamente interessanti o, come nel caso che andiamo a ricordare, addirittura da record.

Siamo negli anni Venti.

Anni confusi e pionieristici in cui emerge la stella di Carlo Buti, nato a Firenze nel 1902, appassionato di canto e musica fin dall'infanzia.
Canta le canzoni alla moda, quelle napoletane, le romanze da salotto e stornelli che improvvisa al momento, nelle feste e nei cinema dove si proiettano le pellicole mute, nelle osterie, nei ristoranti.

Prende qualche lezione di canto e debutta nella stagione 1928/29 al cinema teatro Apollo di Firenze con due o tre spettacoli di varietà al giorno che intervallano la proiezione di film.

Lascia il mestiere di orafo, visto che ormai l'attività artistica è diventata predominante e impegnativa e incomincia a incidere i primi dischi.

In carriera ne inciderà il numero impressionante di 1.700, venduti in mezzo mondo.

Si esibisce costantemente al Teatro Orfeo di Firenze, nel 1930, con recensioni che vengono definite dalla stampa “straordinarie”.
Nel frattempo abbandona la prima moglie e ne sposa un'altra, Lya, che diventerà la sua manager, gestendone carriera e i guadagni sempre più cospicui.
Intelligentemente intuisce il valore commerciale della canzone napoletana e partecipa a vari festival nella città partenopea, cantando in dialetto i brani più famosi e in voga, diventando una star.
Anche perché unisce a questo repertorio una serie di romanze, i brani più famosi dell'epoca, soprattutto sentimentali, ai confini con il melodramma, canti tradizionali e popolari.

Senza volerlo crea le basi e le fondamenta di quella che conosciamo tutt'ora come “canzone italiana” (come è riconosciuta in tutto il mondo).

Diventa popolarissimo non solo nella Penisola ma soprattutto in America, Canada e America Latina dove l'immigrazione italiana è recente o ancora in corso e le radici e la nostalgia per il suolo patrio ancora molto sensibili.
In un periodo in cui la diffusione del grammofono per ascoltare i dischi è limitata e pertinenza delle classi più abbienti, le vendite delle sue pubblicazioni sono incredibili. Intuisce anche l'importanza di firmare le canzoni, che fruttano diritti d'autore, oltre alle vendite del supporto fonografico e incomincia a comporre e a portare al successo le proprie creazioni.
Il primo amore, Canta per me, Serenata sconosciuta, Serenatella, Nostalgie fiorentine, Campagnola fiorentina sono sue composizioni ma eccelle soprattutto nei classici come Violino Tzigano, Mamma,Reginella, Chitarra romana.

Diventa famosissimo in Italia anche perché presta la voce a Faccetta Nera, diventato un inno fascista che giustificava l'invasione dell'Abissinia.

Quando nel 1937 sbarca al porto di New York ci sono migliaia di persone entusiaste ad attenderlo tanto che deve essere protetto e nascosto dalla polizia.

Debutta a Broadway e viene travolto dal successo. Ogni concerto è un bagno di folla.
Tornato in Italia è protagonista del film “Per uomini soli” che ne accrescerà ulteriormente la fama, collezionando un mese consecutivo di tutto esaurito nei cinema di Roma.
La guerra interrompe il vertiginoso successo di Buti che riesce però a riemergere subito dopo, nel 1946, quando arriva in America Latina dove si esibisce a Buenos Aires al Casinò, in cui nel giro di un mese si avvicendano ai suoi concerti 240.000 spettatori anche grazie alla sua presenza, come ospite fisso, a “Hora De Italia”, seguitissima trasmissione della radio argentina. Canta anche, precursore di quanto successivamente troveremo nel SuperBowl americano, tra un tempo e l'altro di importanti partite di calcio in Argentina e Uruguay.

Onnipresente, è protagonista anche nella neo nata Repubblica Socialista della Yugoslavia, con un programma a Radio Belgrado.
La sua generosità, che lo porta a dispensare concerti e guadagni in beneficenza per l'Italia in ricostruzione, per gli orfani di guerra, i poveri, non fanno che contribuire alla mitologia del personaggio.
La fama acquisita in Argentina e Uruguay è tale che esistono ancora vie a lui dedicate a Buenos Aires e Montevideo. Perfino Papa Francesco ne ha parlato in una recente omelìa, ricordando la sua infanzia “quando nelle famiglie italiane a Buenos Aires, 75 anni fa, si cantavano le canzoni di Carlo Buti, in particolare una che dice: torna da tuo padre, la ninna nanna ancora ti canterà”.

All'apice del successo decide di tirare i remi in barca. Ancora richiestissimo rinuncia allo stress di tour lontani e faticosi e assapora l'agio di potere disporre di ampie ricchezze, da potere spendere nella sua amata Toscana.
Le apparizioni si diradano, accetta di essere ospite d'onore al Festival di Sanremo, rifiuta un'offerta faraonica per un tour nelle Americhe, i suoi dischi sono sempre meno frequenti.
Siamo alla fine degli anni Cinquanta e Buti intuisce, ancora una volta, riuscendo a vedere lontano, che l'epoca del Belcanto si sta esaurendo. Dagli Stati Uniti, che tanto successo e fama gli hanno dato, arriva il rock 'n' roll, i costumi e i gusti cambiano, perfino alla “periferia dell'impero”, in Italia.
Il posto per un cantore di romantiche canzoni con voce tenorile è sempre più esiguo.

A una lenta decadenza preferisce un buen retiro in una bella villa a Montelupo Fiorentino e nel 1956 si accomiata più o meno ufficialmente dal mondo della musica.
Le offerte, anche solo come presenza a varie manifestazioni, più o meno importanti, continuano a fioccare ma rimane fermo nella sua posizione.
Anche perché è iniziata un'altra difficile battaglia, contro il morbo di Parkinson che lo porterà via nel 1963, all'età di 61 anni.

Oltre all'incredibile discografia, rimangono attestati di stima da parte di prestigiosi giornalisti e organi di stampa e di compositori e musicisti come Toscanini, Gigli, Schipa, Di Stefano, oltre a numeri di vendite discografiche impensabili all'epoca.

Può sembrare arduo il collegamento, perciò perdonate il sangue beatlesiano che scorre da ormai quasi cinquanta anni nelle vene di chi scrive ma George Harrison scrisse la meravigliosa All Things Must Pass, quattro semplici parole, Tutte le cose passano.
E anche chi è stato celebre oltre ogni immaginazione, dopo poco tempo viene dimenticato e relegato all'oblio.
Ogni tanto qualche solerte cronista musicale trova lo spunto per un articolo e per sottolineare un aspetto inevitabile e ineluttabile del nostro passaggio su questa Terra.

domenica, settembre 26, 2021

A Soul Journey di Marco Della Fonte



“A Soul Journey” di Marco Della Fonte, è un gradevolissimo film che racconta il Festival Soul di Porretta Terme (che quest'anno raggiunge la 33° edizione e si svolgerà dal 27 al 29 dicembre: https://www.porrettasoulfestival.it/) attraverso le interviste a molti dei protagonisti.

Un film che trasuda passione e anche commozione.

Graziano Uliani in tutti questi anni ha portato star di prima grandezza (da Solomon Burke a Rufus Thomas) ma anche tanti nomi dimenticati, che hanno avuto successo e popolarità negli anni 60 e 70 e poi sono finiti nell'oblio.
E che ora non si capacitano della calorosa accoglienza ed entusiasmo che trovano in questa piccola cittadina emiliana, quando invece in patria nessuno se ne ricorda più.
Da vedere, un documento importante.

Che ha, tra l'altro, vinto recentemente il premio come miglior documentario al London Independent Film Festival.

On demand su Vimeo:
https://vimeo.com/329106178

Il trailer:
https://www.youtube.com/watch?v=8yY3fGxtpsU

sabato, settembre 25, 2021

Zero Calcare a Piacenza - Cooperativa Infrangibile



Tanta gente, soprattutto tanti giovani, ieri sera alla storica quanto amata Cooperativa Popolare dell'Infrangibile (attiva dal 1946) di Piacenza per Zero Calcare, portato da Contro Tendenza Piacenza (Dalle scuole alle strade, ragazze e ragazzi determinate e determinati nel riconquistare i propri spazi e i propri diritti. Questo è ControTendenza. )

Michele Rech, alias Zero Calcare, ha una lunga militanza nella contro cultura romana e non, è un famoso fumettista ma è soprattutto un attivista che si è speso in prima linea per mille cause.
E non da una tastiera del computer.

I suoi viaggi in Rojava sono stati documentati da bellissimi fumetti.
Ieri ha raccontato le sue esperienze, al confine tra Siria e Iraq, ha chiarito tanti aspetti di cui i media "ufficiali" non parlano o tralasciano volutamente, ha messo in luce la repressione che stanno subendo compagne e compagni che sono andati là a combattere per la libertà e ora vengono perseguitati dalla magistratura italiana.

Incontro interessantissimo ovviamente, ripetuto due volte grazie a un'affluenza "oceanica".
E, ripeto, tante giovani, tanti giovani. Appassionati, attenti, puliti.
Un po' di speranza c'è.

https://www.facebook.com/CTPiacenza

https://www.facebook.com/cooperativapopolareinfrangibile1946

Not Moving LTD live al Bloom



🗓 Sabato 25 settembre 2021
⚡️ Go Down Fest al Bloom ⚡️

Go Down Records è lieta di presentare il ritorno del Go Down Fest al Bloom, uno dei locali italiani da lei più amati!
Gli ospiti di questa edizione sono:

🎸 Not Moving L T D
Con loro, la fresca ristampa in vinile del loro "Live in the 80s"

🎸 Mad Dogs
Presentano il loro terzo disco, "We are ready to testify", uscito nell'ottobre 2020

🎸 Alice Tambourine Lover
Il duo desert folk che ci allieteranno fra i cambi palco in terrazza

🎸 La morte viene dallo spazio
presentano il loro secondo disco, "Trivial visions", uscito a marzo '21 per Svart Records

https://www.facebook.com/events/773309800005881

venerdì, settembre 24, 2021

Madness - The Liberty Of Norton Folgate



Nel 2009 i MADNESS festeggiarono il 30° anno di attività discografica con uno stupendo album, probabilmente il migliore e più maturo della loro lunga carriera, sicuramente il più ambizioso.
A mio modesto parere un vero e proprio gioiello, inspiegabilmente trascurato e dimenticato.

Quindici brani al servizio di un'opera "rock" che in realtà assimila alla perfezione pop, soul, ska, reggae, rhythm and blues, jazz,il gusto del music hall inglese, un approccio spesso teatrale e drammatico.

La qualità compositiva è altissima, spostandosi agevolmente tra suoni, generi, ritmi, atmosfere diversissime ma perfettamente contigue al fluire dell'album.
Ancora più interessantte il clima generale che pervade l'album con la consueta ironia che si tinge però di drammatico e amaro.
Stupenda "On the town" con la voce di Rhoda Dakar delle Bodysnatchers (e Special AKA), oltre ai singoli "Sugar and spice" (dal gusto Motown) e il reggae di "Dust Devil".

La title track conclusiva di 10 minuti racconta la storia sociale di un angolo dell'est di Londra che fino al 1900 era controllato dalla Cattedrale di St Paul.
Come "libertà" non era legalmente indipendente, ma i diritti della Corona sulla terra erano stati revocati.


Contestualmente all'uscita dell'album il regista Julien Temple girò l'omonimo film di un'ora con la band protagonista in concerto all'Hackney Empire e in giro nelle strade di Londra.
Come prevedibile visionario, ironico e divertente.
PS: il concerto è fighissimo.

The Liberty Of Norton Folgate movie part 1
https://www.youtube.com/watch?v=3QJndIqv5vg

The Liberty Of Norton Folgate movie part 2
https://www.youtube.com/watch?v=FLEFWo0NbKE

The Liberty Of Norton Folgate movie part 3
https://www.youtube.com/watch?v=fPf-23C0LSw

The Liberty Of Norton Folgate movie part 4
https://www.youtube.com/watch?v=_glMuU-a-F8

The Liberty Of Norton Folgate movie part 5 https://www.youtube.com/watch?v=tRVbirfPQqg

Anche se si tratta di un film-concerto, questo documentario ha l’ambizione di andare oltre i confini del genere.
Abbiamo montato il concerto all’Hackney Empire e cercato di creare uno spettacolo ricco di rimandi alla tradizione di questo luogo e dei suoi concerti, andando indietro fino a Marie Lloyd e Dan Leno, posizionando i Madness nel luogo che appartiene loro, visto che sono evidentemente legati alla cultura musicale popolare inglese con le sue radici nel periodo vittoriano.
Per fare questo, Music hall e abitanti di vecchie strade di Londra sono uniti al pubblico che reagisce allo spettacolo e ai tempi, esibendosi con la band sul palco. Lavorando con il collettivo di artisti Legun della East London, abbiamo creato un complesso lavoro di immagini che accompagna ogni canzone in modo tale che riflettano la storia in evoluzione della cultura popolare londinese.
Queste, proiettate alle spalle della band, commentano e suscitano domande per ogni canzone. Durante il concerto, Suggs e Carl, ci riportano indietro alla Londra di Karl Marx e Jack lo squartatore.
Introducendo con ironia il soggetto di ogni canzone ci conducono in un viaggio attraverso la geografia mentale dell’Old East End, Spitalfields, Smithfield, Wapping, Bethnal Green, finendo giù fino alle spiagge del Tamigi, dietro il Tower Bridge Per concludere, una volta terminata l’edizione del concerto, abbiamo portato di notte il film per le strade e lo abbiamo proposto, proiettandolo su muri, pavimenti, marciapiedi, ponti, ponticelli, vicoli, vecchi cinematografi, music hall e pub…
Il risultato è che il concerto esce fuori nella città, permettendo ai Madness di suonare le proprie canzoni sulla vecchia Londra in luoghi della città che sono sopravvissuti fino al presente, là dove passano i londinesi moderni.


(Julien Temple)

Sugar and Spice
https://www.youtube.com/watch?v=4LRWq5kXmV4

On the town
https://www.youtube.com/watch?v=YGtKptmfpjU

giovedì, settembre 23, 2021

Max Cavezzali - Comic Submarine



Divertente e gustosissimo libro dove sono raccolte 150 tavole in bianco e nero disegnate da Massimo Cavezzali e che hanno come protagonisti John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr.
La storia fumetti dei Beatles dagli esordi al post scioglimento.

Il giornalista Franco Zanetti, che di Beatles se ne intende più di ogni altro, cura la prefazione e contestualizza il fenomeno.

Peraltro i Beatles furono già protagonisti di vari fumetti e di una serie di cartoni animati in Usa dal 1965 al 1967, in 39 episodi che, sottolinea Zanetti, oltre a non essere apprezzati dai protagonisti erano piuttosto rozz e banali. Ben altra cosa fu, poco dopo, il film "Yellow Submarine".

Compendio essenziale per ogni Beatlesiano che si rispetti.

Max Cavezzali
Comic Submarine
VoloLibero Edizioni
euro 20

mercoledì, settembre 22, 2021

Morning Spunk - Sex Drugs and Rock 'n' Roll / ?



Nella costante ricerca di testimonianze che retrodatino l'inizio di qualsivoglia "tendenza", ecco un reperto poco conosciuto che attesta che anche in Italia in tempo reale, 1977, ci fosse un linguaggio "punk".
Il 45 giri in oggetto fu pubblicato, a nome MORNING SPUNK, proprio in quell'anno dalla Ariston (una delle etichette italiane più importanti ai tempi).

Sul lato A una versione più veloce ma abbastanza fedele all'originale (che fu pubblicata a fine agosto 1977 e quindi sposta l'uscita dei Morning Spunk a fine anno) della "Sex, drugs and rock 'n' roll" di Ian Dury.
Il retro "?" è invece un tiratissimo punk rock, composto dalla band, perfettamente in linea con quanto usciva in quel periodo in UK.

Il brano fu inciso da tre ex membri dei Renegades (gruppo beat popolare in Italia ma soprattutto in Finlandia) ovvero il batterista Graham Johnson oltre a Michael Richard "Kim" Brown e Mick Webley, entrambi dei Kim & The Cadillacs.

Il 45 giri è ancora reperibile a prezzi che oscillano tra i 70 e 100 euro sul web.
Si può ascoltare qua:

Sex, drugs and rock 'n' roll
https://www.youtube.com/watch?v=DTBhOZD5ocE

?
https://www.youtube.com/watch?v=CzSWLjzESo8&t=5s

martedì, settembre 21, 2021

I grandi rivali del rock



Riprendo l'articolo che ho scritto per "Libertà" domenica scorsa.

Nei suoi tempi d’oro, ormai progressivamente declinanti, il rock ha vissuto spesso esaltanti momenti di pettegolezzo grazie al carattere non sempre accomodante di molti dei loro protagonisti.
Talvolta abusi ed eccessi hanno dato un buon contributo a fomentare rivalità tra le band, più spesso tra membri dello stesso gruppo.
E’ raro scorrere la storia dei nomi più importanti della lunga vicenda del rock’n’ roll senza trovare clamorosi scontri verbali, non di rado trasformatisi in vere e proprie battaglie a suon di schiaffi e anche peggio.

Le diatribe tra John Lennon e Paul McCartney, finite malamente con lo scioglimento dei Beatles, anche se successivamente parzialmente ricomposte e quelle tra Mick Jagger e Keith Richards che misero a serio repentaglio la vita dei Rolling Stones (ma dopo aver verificato che le rispettive carriere soliste non erano proprio un successo, decisero che era più opportuno continuare insieme), sono ampiamente note e dettagliate. E altrettanto più volte smentito dall’evidenza il dualismo tra i due gruppi (inventato dai manager e in qualche modo tacitamente approvato dai componenti).

Basti ricordare il brano I Wanna Be Your Man, composto da Lennon e McCartney e donato a Jagger e compagni per spingerli agli inizi di carriera e alle numerose collaborazioni e frequentazioni tra i vari componenti delle due entità artistiche.

Anche l’infinita lotta tra Roger Waters e David Gilmour dei Pink Floyd sta da molti anni catalizzando l’attenzione degli appassionati, tra accuse, dispetti, punzecchiature (e qualche insulto) a mezzo stampa.
Il contrasto impedisce spesso ristampe, pubblicazioni o altro che riguardano la band.

Quando il 28 agosto 2009 nei camerini del Festival di Seine , vicino a Parigi, Liam Gallagher sfasciò la chitarra del fratello Noel, l’avventura degli Oasis ebbe definitivamente (perlomeno fino a oggi) fine.
Non che i due fratelli di Manchester si fossero voluti tanto bene, lo smodato uso di alcol e droghe aveva fatto il resto.
Da allora pare che i due non si siamo mai più rivisti.
Le carriere soliste proseguono con discreti risultati, periodicamente qualche organo di stampa rilancia l’ipotesi di un’imminente reunion ma in realtà le possibilità di rivederli insieme sul palco sono remote.
Peraltro la linguaccia dei due aveva creato sempre parecchi problemi di relazione con gli altri gruppi, tra insulti velati e altri molto espliciti e offensivi (in particolare con i più o meno presunti rivali dei Blur per la corona del regno del Brit Pop).
L’elenco delle altre “vittime” di Liam è lungo e articolato, da Bono e U2 ai Coldplay, White Stripes, Green Day, Marilyn Manson, Radiohead oltre a un numero imprecisato di politici e esponenti dello star system, che non di rado hanno risposto per le rime, creando succose opportunità per i giornali scandalistici.

La morte di Kurt Cobain è stata una delle tragedie più devastanti nella storia del rock, decretando la fine di una grande band come i Nirvana, al culmine del successo.
Purtroppo gli strascichi non furono dignitosi, con la moglie di Cobain, Courtney Love, che incominciò una dura battaglia (legale e verbale) contro il batterista Dave Grohl (attuale leader dei Foo Fighters), rivendicando diritti d’autore e discografici.
La faida è andata avanti a lungo con allusioni sessuali rivolte a Grohl, accusato di averci provato con lei e la loro figlia e perfino di “essere attratto sessualmente” da Cobain tanto da avere assunto come batterista nei Foo Fighters (dove Dave suona la chitarra e canta) un sosia del marito, Taylor Hawkins.
Grohl ha risposto per le rime, scrivendo anche brani in cui è evidente il riferimento alla rivale.
Courtney è peraltro bersaglio anche di canzoni di altri artisti (Toris Amos le ha dedicato un'esplicita “Professional widow” - Vedova di professione - mentre Trent Reznor dei Nine Inch Nails, altro musicista con cui sono voltai gli stracci, accusato addirittura di pedofilia dalla Love, è stato ancora più crudo con la sua “Starfuckers Inc”, traduzione intuibile).
Proprio alcuni giorni fa Courtney Love pare abbia sotterrato definitivamente l’ascia di guerra con un post su Instagram in cui si scusa per tutti i suoi eccessi verbali.

Anche i Guns N Roses, una delle band hard rock più note negli ultimi anni, sono stati dilaniati da una feroce battaglia tra il cantante Axl Rose e il chitarrista Slash, finita anche per vie legali (non è dato sapere se siano mai ricorsi ad altri mezzi).
Dalle nostre parti si sono spesso consumate profonde fratture tra grandi nomi della canzone.

Incominciarono Claudio Villa e Domenico Modugno negli anni sessanta rivaleggiando nelle vittorie sanremesi, con scaramucce pubbliche, culminate con lunghi anni di gelo.

Una questione di diritti non pagati (o comunque mal corrisposti) interruppe i rapporti tra Adriano Celentano e Don Backy con anche uno strascico su un brano, “Canzone”, che si contesero e che alla fine uscì contemporaneamente i ben tre versioni.

Può sembrare strano che un gruppo innocuo come i Pooh nutrisse una rivalità quasi selvaggia, agli esordi, nei confronti di un altra band bolognese, i Judas.
I primi si chiamavano ancora Jaguars ed erano seguiti da un pubblico più compassato e tranquillo, i secondi erano invece l'incarnazione nostrana del rock blues più duro caro ai Rolling Stones.
La cosa divise soprattutto i fan che, pare, si affrontarono a catenate prima di un concerto dei futuri Pooh.
I quali poco tempo dopo, già con un buon successo, furono abbandonati da Riccardo Fogli in modo piuttosto brusco, creando un profondo solco tra le parti.
La band reclutò Red Canzian e nonostante il pentimento del transfuga, non lo reintegrarono più se non nel recente tour d'addio alle scene.

Alberto Fortis non ha certo nascosto il suo astio per Vincenzo Micocci nella fortunata “Milano e Vincenzo”, brano di cui è famosa la strofa “Vincenzo io ti ammazzerò, sei troppo stupido per vivere”. Fortis era un cantautore ventenne in cerca di un contratto, Micocci un produttore discografico che rimandava ogni settimana l'appuntamento per discutere di un eventuale contratto discografico.

Due grandi nomi del cantautorato italiano, Antonello Venditti e Francesco De Gregori, furono uniti da profonda amicizia e spirito collaborativo agli inizi di carriera, nel mitico Folk Studio di Roma, tanto che il loro album d'esordio Theorius Campus (che dava il nome anche al duo) fu inciso e composto insieme nel 1972.
Per tre anni viaggeranno fianco a fianco, aiutandosi nelle rispettive carriere soliste, fino a quando, per motivi poco chiari, l'amicizia si ruppe.
Tanto che nei rispettivi album entrarono un paio di brani che possono essere considerati latori di frecciate l'uno all'altro.
“Piano Bar” di De Gregori sembra ironizzare sullo spessore delle canzoni di Venditti, arrivato al grande successo prima di lui con musica molto fruibile mentre “Francesco” di Antonello è difficilmente pensabile rivolta a un omonimo.
In “Sotto il segno dei pesci” Venditti chiude la vicenda con un esplicito “Scusa Francesco”: “Francesco, vedi Francesco / Possiamo ancora suoniamo ancora l'ultima volta / Senza rimpianti, senza paura / Come due amici antichi / E nient'altro di più, di più, di più.”
La tensione si affievolì e i due tornarono buoni amici fino a recenti concerti insieme.

L'ambito metal e quello rap sono campi di battaglia, senza esclusioni di colpi, non solo metaforici, inclusi quelli di pistola.
Ancora più cruenta la vicenda che portò Varg Vikernes (nazista e satanista, poi protagonista di una lunga carriera con i nome di Burzum) a uccidere il membro della band black metal norvegese dei Mayhem, Euronymous, a coltellate, proseguendo poi una vita di scelleratezze varie.

In ambito rap la vicenda più tristemente famosa è quella legata all'omicidio di Tupac Shakur che viene spesso attribuita, come mandanti, agli altri rapper Notorius BIG (a sua volta successivamente assassinato, si dice per ritorsione) e Puff Daddy.
La verità non è mai stata accertata.

Alla luce di queste drammatiche vicende, teniamoci pure strette le intemperanze verbali di Liam Gallagher, gli eccessi della stampa scandalistica, le furbizie dei manager che vogliono creare finte rivalità per attirare l'attenzione, qualche rockstar un po' su di giri che non sa tenere la lingua a freno.

lunedì, settembre 20, 2021

McCartney 3, 2, 1



Paul McCartney racconta le canzoni dei Beatles, affiancato da un adorante Rick Rubin, in sei episodi di mezzora l'uno in onda su Disney+.
In rigoroso bianco e nero.

Ascoltano i brani davanti a un mixer, alzano e abbassano i canali, evidenziano parti, ne tolgono altre, in un affascinante gioco arricchito ovviamente da mille aneddoti.
I Beatlesiani li hanno sentiti ripetutamente ma fa sempre piacere sentirseli raccontare da Paul in persona.

Rick Rubin fa qualche domanda e poi si limita a dire "Wow" e "Fantastico" ma è il suo ruolo ed è quello che faremmo tutti.

Paul "svela" che la parte di basso di "Maxwell's Silver hammer" è la sua (a quanto fare tolse quella suonata da George), che in molte canzoni lasciavano deliberatamente gli errori ("se non se ne accorgeva George Martin non se ne sarebbe accorto nessun altro"), di come il loro obiettivo fosse di andare costantemente avanti e come fossero spinti dall'entusiasmo e dalla voglia di sperimentare qualsiasi cosa gli capitasse a tiro in studio, della basilare influenza di James Jamerson dei Funk Brothers sul suo modo di suonare.
Dimostra quanto le sue linee di basso fossero basilari allo sviluppo dei brani dei Beatles, spesso quasi uno strumento solista.

E che finalmente è diventato un fan dei Beatles:
"Col tempo sono diventato un fan dei Beatles. All’epoca ero solo un Beatle. Ora che l’intera opera del gruppo è alle spalle, la riascolto e penso: aspetta un attimo, com’è quella linea di basso?".

Niente di indispensabile ma per chi continua a credere che i Beatles siano la più importante opera d'arte, cultura e spettacolo del '900, la visione è ovviamente imprescindibile.

Il trailer:
https://www.youtube.com/watch?v=KAkqy5QntGQ

Un estratto:
https://www.youtube.com/watch?v=5UT2Pz5eMhA

sabato, settembre 18, 2021

Intervista a Fabio Fantazzini per "Dread Inna Inglan"



Riprendo l'intervista a Fabio Fantazzini, autore di "Dread Inna Inglan", inviata alle testate locali (Piacenza) e non pubblicata (come spesso avviene).

“Dread Inna Inglan” di Fabio Fantazzini, edito da Red Star Press/Hellnation narra la storia dell'immigrazione in Inghilterra dalle West Indies (Giamaica, Trinidad, Brabados, Grenada etc) colonie ed ex colonie britanniche.

Dal simbolico arrivo a Tilbury, sul Tamigi, della nave Empire Wildrush, il 21 giugno 1948 con i primi giamaicani, al successivo e progressivo insediamento di centinaia di migliaia di sudditi dell'Impero, ben presto stranieri in patria. A cui seguì lo straniamento di essere rifiutati da quella che erano stati educati a considerare la "madre patria" e i cui figli, nati in Inghilterra, vedono un potenziale ritorno nelle terre dei genitori come un'emigrazione in terra straniera.

Gli attacchi alla popolazione nera a Notting Hill nel 1958 certificano "l'esistenza del razzismo" e "sferrano un colpo simbolico a quell'English Dream custodito dai migranti afro-caraibici che per la maggior parte della popolazione inglese rimangono comunque migranti stranieri.
"Nasce il "new racism": "le differenze non si giocano più sul piano biologico ma su quello culturale".

Gli immigrati portano con sé calypso, ska, rocksteady, reggae e lo stile rudeboy che si inseriscono nella musica e cultura britannica e la cambiano radicalmente. Il libro si addentra alla perfezione e con uno spessore culturale di altissimo livello, in un contesto mai sufficientemente esplorato.
Arricchito da mille dettagliatissime citazioni, particolari sconosciuti, nomi, dischi, episodi.

Credo che il tuo libro sia molto importante per capire lo sviluppo della scena “black” inglese sia da un punto di vista musicale che da quello sociale. Da cosa nasce questo interesse?
La passione per quegli anni, quei luoghi e quegli eventi è nata da adolescente attraverso il punk ma sono stati i tanti anni passati nei quartieri del sud di Londra (Camberwell e Brixton in particolare) a maggioranza caraibica che mi hanno fatto appassionare a queste vicende e alla musica che le accompagna.

Quanto tempo ha richiesto la stesura del libro?
E' stato difficile rintracciare le fonti e il materiale?

Sono partito da una ricerca comparativa che avevo fatto nel 2010 sulle seconde generazioni caraibiche nel Regno Unito e quelle magrebine in Francia, quindi avevo già completato una buona fetta del lavoro d'archivio sulla parte più storica.
Due anni fa ho ripreso quel materiale e mi sono concentrato su canzoni, poesie e film, tutte pratiche culturali che, per la loro capacità di esprimere quel periodo, possono essere considerate esse stesse come vere e proprie "fonti".

Interessante quando parli dell'importanza dei sound system Si configurano come spazi di resistenza culturale rispetto all'esclusione e alla marginalizzazione della comunità nera da parte delle istituzioni.
Si, un capitolo è dedicato al mondo del sound system britannico che, in particolare negli anni Settanta, diventa uno spazio politico e un potente vessillo identitario.
Rispetto al reggae registrato su disco e ai club del centro che suonano soul, il sound system è un luogo dove si celebra e si difende l'identità nera senza compromessi, dove si sperimentano nuove forme musicali che influenzeranno tutta la musica britannica (e non solo) nei decenni avvenire e dove si raccontano e condividono le vicende di una comunità al tempo letteralmente presa d'assalto da istituzioni, polizia ed estremisti di destra.

L'aspetto più rilevante è la sottolineatura drammatica di come i primi immigrati in Inghilterra scoprirono, nonostante fossero sudditi inglesi, essendo parte delle colonie dell'impero britannico, di non essere per nulla graditi dagli inglesi.
Solo per il colore della pelle.

Esattamente.
L'Impero li attira nel Regno Unito come manodopera a basso costo per la ricostruzione post-bellica creando l'illusione di essere cittadini e cittadine come gli altri.
Le campagne di reclutamento avvengono direttamente nei Caraibi ma al loro arrivo razzismo e discriminazione ad ogni livello saranno un risveglio traumatico per delle popolazioni coloniali che erano state educate col mito della Madrepatria.
Altra particolarità messa in perfetta luce dal libro è come le nuove generazioni dei figli degli immigrati non avessero nessun interesse a tornare nei luoghi di origine dei genitori, essendo nati in Inghilterra.
Il loro primo passo per agire politicamente e, in seguito, creare una nuova identità Black British passa per forza dalla distruzione del mito del ritorno al paese d'origine che riguardava sia i genitori che le istituzioni britanniche, che speravano in un'immigrazione temporanea da sfruttare a piacere.
La canzone che dà il titolo al libro è una poesia di Linton Kwesi Johnson, "It Dread Inna Inglan" che annuncia a tutti e tutte la loro intenzione di rimanere e di lottare "qui e ora".

Quanto c'è di simile in questa storia con l'attuale situazione italiana, secondo te?
Al netto di un contesto storico diverso e delle differenze tra i due paesi, l'utilizzo dell'immigrazione come capro espiatorio di una crisi economica e sociale è una dinamica che conociamo bene, così come lo sfuttamento della rabbia di una parte della popolazione locale, quella più esclusa, per aizzarla contro gli ultimi arrivati.
Allo stesso modo, i figli e le figlie dell'immigrazione italiana sono già una realtà che lotta politicamente per i proprio diritti e che tenta di costruire una nuova identità nazionale italiana più ibrida ed aperta, esattamente come aveva fatto la gioventù nera negli anni Settanta e Ottanta nel Regno Unito.

giovedì, settembre 16, 2021

Antonio Bacciocchi/ Luca Frazzi
40 anni di musica targata GRAHAM DAY



Il terzo titolo di COMETA ROSSA EDIZIONI è la prima BIOGRAFIA di GRAHAM DAY.
Esce il 16 settembre, 58° compleanno del cantante, chitarrista, compositore di Prisoners, Gift Horses, Prime Movers, Planet, Solarflares, Graham Day and the Gaolers, Graham Day and the Forefathers, The Senior Service.

Il libro ripercorre in dettaglio la storia di Graham Day, dagli esordi ad oggi attraverso un'INTERVISTA di OTTANTA DOMANDE a cui ha pazientemente e dettagliatamente risposto.

Inoltre:
° la discografia completa di ogni sua uscita discografica, le collaborazioni, le produzioni.
° tutte le date italiane.
° decine di recensioni italiane di dischi e concerti.

Grazie a Officine Gutenberg (Giovanni Battista Menzani, Paolo Menzani, Lorenzo Rai, Pietro Mazzocchi) e Marco Botti.

Il libro si trova in CENTO COPIE NUMERATE e AUTOGRAFATE dagli autori, ESCLUSIVAMENTE presso la distribuzione di HellNation.

hellnation64@gmail.com

https://www.facebook.com/roberto.gagliardi.9828

mercoledì, settembre 15, 2021

Gianna - Cocaina



Abbastanza nota tra gli "addetti ai lavori" questa canzone del 1965 parla in modo più che esplicito e naif di un divertente episodio in cui una bustina di cocaina viene scambiata per vaniglia, impastata in una torta per i parenti e amici con relative conseguenze.

Composto da Walter Malgoni (autore di "Guarda che luna" di Buscaglione ma anche di canzoni per Mina, Jula De Palma, Milva, Claudio Villa, Caterina Caselli) e Gustavo Palazio (autore anche per Enzo Jannacci, Ornella Vanoni, Betty Curtis, Gianni Nazzaro, Quartetto Cetra e sceneggiatore di alcuni film comici degli anni 70) venne cantato da GIANNA.

Ovvero Giovanna Spagnulo nota anche come Jovanka (lo stesso brano è stato pubblicato anche con questo nome), Gianna Spagnuolo e Gianna Spagnolo.
Sempre nel 1965 Giorgio Gaber e Leo Chiosso scrissero per lei Divorzio alla milanese.
Diventa poi voce solista de I Cantori Moderni di Alessandroni, con cui canta in colonne sonore soprattutto nelle edizioni italiane di film Disney.
La sua voce ha avuto spazio anche in colonne sonore composte da Ennio Morricone e Bruno Nicolai.

Cocaina
https://www.youtube.com/watch?v=Hs_proBOvBk

Cocaina

In un vecchio tabarin
io godevo senza fren
quando verso la mattina arrivò
la cocaina
è arrivata in un gilet
l’han venduta pure a me
30.000 la bustina comperai
la cocaina
se la vedeva la mamma
faceva un dramma
e fu così che la misi lì
in un vasetto usato
di zucchero vanigliato
ma qualcuno preparò
una torta ed impastò
latte zucchero e farina con quel po’
di cocaina
alle 5 su da me
vengon tutti per il té
c’è la nonna col curato
sua nipote col cognato
una guardia di frontiera
con la vecchia cameriera
mia sorella con tre amici
che gli fuman le narici
anche loro più o me’
stan godendo senza fre’
ma che strana polverina
la cocaina.

martedì, settembre 14, 2021

Antonio Scurati - La fuga d Enea. Salvare la città in fiamme


Antonio Scurati, dopo i due ponderosi volumi dedicati a Mussolini, raccoglie una serie di recenti articoli pubblicati su "La Stampa", in cui ci lascia una (triste) rappresentazione dell'Italia di oggi che la pandemia ha (definitivamente?) affossato nella palude marcescente e putrida che purtroppo ben conosciamo.

Le sue parole sono molto lucide e sferzanti, l'immagine che ci restituisce demoralizzante.
Libro molto veloce e di agile lettura.

Antonio Scurati
La fuga d Enea. Salvare la città in fiamme
Solferino
euro 14

Nel 1919 quando Mussolini non era ancora il dittatore d'Italia una volta disse "Io sono come le bestie, sento il tempo che viene"...lui riduce la politica al fiuto politico.
Dice "Io sono bestia"..Mussolini definendosi così, sta dicendo che lui fiuta i malumori delle persone, lo scontento, lo sconforto, la delusione, il risentimento e in base a quello decide la sua politica. Sta cancellando ogni orizzonte strategico, ideale e ideativo della sua azione politica, ogni tentazione politica, ogni teoria, ogni programma.
Sta dicendo: io non ho idee mie, io non ho progetti miei, io non ho obiettivi strategici, io fiuto gli umori della gente, mi riempio di essi come un vaso vuoto e in base a questo sviluppo la mia azione politica.
Significa che lui arriva un istante dopo sulla scena della storia, ne coglie l'accadimento e la cavaca.
Ora, giudicate voi quali degli attuali leader politici rientrino in questa definizione.

Noi cittadini del prospero e medicalizzato Occidente apparteniamo al pezzetto di umanità più agiata, sana, sicura, protetta e longeva che abbia mai calcato la faccia della terra, eppure sembriamo la più insicura, impaurita, isterica.
Noi nati, cresciuti e paciuti nel più lungo periodo di pace e prosperità che la storia ricordi, noi che sappiam tutto (o che crediamodi sapere tutto), siamo pronti a prestare orecchio alla diceria del primo untore che passa, siamo la più facile preda di angosce da fine del mondo imminente.
Si direbbe proprio che, nell'era di internet, non sappiamo vivere senza un'apocalisse all'orizzonte.

Le democrazie d'Occidente sono scosse da movimenti radicali che non soltanto pretendono di giudicare il passato senza alcuna competenza ma addirittura pretendono di condannarlo rifiutando sfacciatamente ogni approfondita conoscenza di esso.

Il nuovo tribunale della storia sopprime innanzitutto ogni capacità (e volontà) di storicizzare, vale a dire di comprendere la vita di uomini nel tempo, la patetica, grandiosa, sempre sbilanciata, drammatica, inquieta condizione umana come condizione di chi esiste soltanto nel corso del tempo.

lunedì, settembre 13, 2021

I dischi perduti



Riprendo l'articolo che ho scritto ieri per "Libertà".

Una componente di grande fascino nell'epica del rock è quella dei “dischi perduti”.
Ovvero quegli album scritti, concepiti e spesso quasi interamente realizzati ma poi abbandonati dagli autori o perché insoddisfatti dai risultati o per altri più o meno misteriosi motivi.

Ai nostri giorni, grazie a internet, sono facilmente recuperabili e per gli stessi artisti che volessero non pubblicare materiale già registrato, sarebbe improbabile riuscire a occultarlo a lungo con tutte le possibilità di “furto” e condivisione che offre la rete.

Ma fino agli anni Novanta era più o meno sufficiente portarsi a casa i nastri incisi, chiuderli a chiave in un armadio e difficilmente il materiale sarebbe potuto energere in pubblico.
Ciononostante qualche bootleg (i dischi illegali che venivano pubblicati clandestinamente a beneficio dei fan più sfegatati) riusciva talvolta a svelare segreti che non avrebbero mai dovuto vedere la luce.
Altre volte brani destinati al disco “perduto” finivano per essere riutilizzati in altri album, decontestualizzati dall'opera originale.

Uno degli esempi più eclatanti è il progetto Lifehouse scritto e pensato da Pete Townshend e che avrebbe dovuto essere il passo successivo all'opera rock Tommy che aveva proiettato i suoi Who nell'Olimpo del rock.
Un concept complicatissimo che in sostanza preconizzava l'idea del web ma che lo stesso Townshend non riuscì a far comprendere agli altri membri del gruppo e ai produttori, nonostante ripetuti tentativi andati a vuoto.
Alla fine, nonostante avesse accumulato decine di brani, provini accuratissimi e innovativi, in cui mischiava rock, pop e avanguardia, dovette desistere.
Troppo avanti per i tempi.
Alcuni brani finirono nell'eccellente Who's Next unanimemente considerato come uno dei migliori album rock della storia, altri sparsi in compilation, 45 giri e successivi lavori.
Townshend nel 2000 recuperò tutto il materiale nel quadruplo CD Lifehouse Chronicles, inserendo anche una modalità di interazione con il pubblico (ripescando elementi dell'idea originale) ma senza particolare successo.

L'album “perduto” più noto è invece probabilmente Smile, frutto della mente visionaria e offuscata dagli abusi lisergici, di Brian Wilson, leader dei Beach Boys.
Lavorò a lungo al disco, continuando a cercare una presunta perfezione, cambiando compulsivamente i brani, frustrato nel contempo dai nuovi dischi dei Beatles che tra il 1966 e il 1967 raggiungevano l'apice della loro creatività.
La casa discografica stampò mezzo milione di copertine con tanto di libretto interno ma Brian Wilson non consegnò mai il disco finito.
Ci rimise mano nel 2004 reincidendo tutto mentre nel 2011 uscì un box di CD che conteneva diverse versioni originali dei brani. Ma la magìa si era ormai persa.

Curiosa la storia di Household Objects dei Pink Floyd le cui registrazioni si svolsero nell'autunno del 1973.
Un lavoro anti convenzionale e sperimentale ,realizzato utilizzando solo oggetti casalinghi come stoviglie, fiammiferi, elastici o pettini, senza l'ausilio di nessun strumento musicale. Il lavoro fu abbandonato dopo tre canzoni che sono poi emerse, sparse in alcune ristampe.

Altra bizzarra idea fu l'album Camille di Prince che nel 1986 si identificò nell'omonima parte femminile del titolo, modificando la sua voce fino a farla diventare quella di una donna.
Registrò otto canzoni che, accantonato il progetto, vennero riprese con voce “normale” in album successivi.

Nel 1969 Bob Dylan e Johnny Cash si ritrovarono per registrare in un paio di giorni una serie di canzoni insieme, passando da classici dello stesso Cash a brani tradizionali ma che furono eseguiti in modo troppo approssimativo per essere pubblicati.
Solo Girl From North Country apparve su Nashville Skyline di Dylan, album purtroppo poco interessante.
Le registrazioni sono recentemente riemerse nella serie di album retrospettivi di Bob Dylan Bootleg Series che raccolgono parte del materiale inedito inciso nei decenni di carriera.

Restando nell'ambito sonoro anche Neil Young ha il suo album perduto, registrato nel 1975, intitolato Homegrown e di cui molti brani furono utilizzati per lavori successivi.

The Ties That Bind doveva essere un album di Bruce Springsteen, seguito di Darkness On The Edge Of The Town, pensato in una direzione più pop, breve e immediato.
Diventò invece il mitico doppio The River, lasciandosi alle spalle parecchi inediti, recuperati nel tempo in altre pubblicazioni.

Dave Davies è sempre stata la spalla (litigiosa) del fratello Ray, mente e leader dei Kinks. Alla fine delle perenni ostilità tra i due la band si sciolse ed entrambi hanno intrapreso carriere soliste raramente degne di note.
Ma Dave già nel 1967, nel pieno del successo della band, meditava un percorso solitario.
Incise un album ma, alla fine, per non creare ulteriori attriti, decise di non pubblicarlo e lasciare che i suoi brani finissero in varie realizzazioni clandestine, recuperandone qualcuno occasionalmente. Lasciando però un'ampia dote di inediti mai più ascoltati.

Anche i Beatles hanno una specie di album perduto.
Si doveva intitolare Get Back e avrebbe dovuto segnare il ritorno all'immediatezza delle origini dopo anni trascorsi in studio di registrazione alla ricerca di sofisticate soluzioni.
La band si trovò nel 1969 con tanto di troupe cinematografica a immortalare l'evento.
Ma non funzionò.
L'enorme mole di registrazioni pubblicate più o meno ufficialmente successivamente non sono certo testimonianza di un lavoro imperdibile.
Ci mise mano il produttore Phil Spector che, salvando il salvabile, rese pdignitoso un po' di materiale nell'album Let It Be, pietra tombale della carriera dei Fab Four ormai dilaniati da insanabili diatribe interne.

Se si parla di Beatles non possono mancare i Rolling Stones. Che nel 1975 dovevano per contratto ancora un album alla loro vecchia casa discografica, la Decca.
Il bassista Bill Wyman, archivista ossessivo di tutto ciò che riguardava la band, si mise al lavoro, confezionando un disco intitolato Black Box, previsto in un cofanetto nero avvolto da un nastro rosso e contenente anche articoli di giornale, foto e altro materiale.
Il lavoro era ricco di inediti, rarità, accuratamente scelte da Wyman.
Ma il manager della band, Allen Klein, all'ultimo momento, all'insaputa della band, sostituì inspiegabilmente il disco con una compilation assemblata da lui e contenente scarti e brani appena abbozzati, intitolata Metamorphosis che il gruppo si affrettò a boicottare pubblicamente, chiedendo ai fan di non comprarlo.

Probabilmente il rimpianto più grande in questo ambito è il previsto The First Ray Of Rising Sun, lavoro concepito da Jimi Hendrix poco prima della morte e ovviamente mai completato.
Immaginato doppio o addirittura triplo, contemplava una non improbabile collaborazione perfino con Miles Davis (forse destinata a un ulteriore altro progetto).
I brani vennero diluiti negli album postumi che fioccarono in abbondanza dopo la sua scomparsa in uno dei casi più vergognosi (da parte di famigliari e discografici) di sfruttamento commerciale del materiale rimasto, spesso semplici bozze o insignificanti improvvisazioni in studio di registrazione.
Addirittura nel 1995 il produttore Alan Douglas, che venne in possesso dei diritti dei brani inclusi li fece risuonare da altri musicisti (che non avevano neanche conosciuto Hendrix) per realizzare l'album Voodoo Soup.
Finalmente nel 1997, alla fine di una lunga serie di cause legali, la famiglia Hendrix rientrò in possesso delle registrazioni e dei diritti e pubblicò l'omonimo album in qualche modo nella versione più vicina a quanto concepito originariamente da Jimi.

I Clash concepirono (per mano soprattutto di Mick Jones) il seguito di Sandinista con un doppio album, dai toni spesso sperimentali, intitolato Rat patrol from fort bragg. Poi ridotto a un singolo, Combat Rock, con i brani più immediati, che diede loro il successo globale.

In Italia si ricorda la versione che Fabrizio De Andrè incise nel 1969, in inglese per il mercato americano, di Tutti Morimmo A Stento.
L'album fu stampato in una sola copia e mai immesso sul mercato.
Il disco è stato scoperto nel 2007, in possesso di un collezionista americano, che lo ha ceduto a uno italiano.

Posso personalmente vantare un disco perduto.
Nel 1984 con i Not Moving registrammo il mini LP Land Of Nothing. Prodotto da Paul Jeffrey, marito di Patty Pravo e mago dello studio di registrazione, arrivava poco dopo il nostro support ai Clash a Milano e doveva uscire in concomitanza con il tour italiano che facemmo con Johnny Thunders, ex New York Dolls.
La qualità del prodotto era eccellente e all'altezza delle migliori band internazionali.
Venne inviato alle principali testate musicali italiane e straniere raccogliendo elogi entusiasti.
Ma per motivi a noi tutt'ora ignoti non uscì mai.
Venne stampato dall'etichetta Area Pirata solo nel 2003.
Troppo tardi.

sabato, settembre 11, 2021

RockXGramsci + Dread Inna Inglan a Piacenza


XVIII edizione di ROCKXGRAMSCI.
Piazza Santa Maria - Ales (Oristano)
Sabato 11 settembre, inizio ore 22:00

Antonio “Tonyface” Bacciocchi intervista Joe Perrino

Rita “Lilith” Oberti legge Antonio Gramsci.
Musiche di Vanvera

Joe Perrino “Canzoni d’amore a mano armata”
Accompagnato al piano da Daniele "Serpiko" Serpi

Maggot Madness

Yallah & Wasabi Sun
(Fratellanza R'N'R dj’s)



VENERDÌ 17 SETTEMBRE 2021 DALLE ORE 21:30
DREAD INNA INGLAN - Presentazione libro con l'autore Fabio Fantazzini (moderazione di Antonio Bacciocchi e marco Botti)
+ DJ Set ONE DROP WALRUS & EMX
SPAZIO 4.0 - Piacenza

https://www.facebook.com/events/s/dread-inna-inglan-presentazion/1136879397051287/

La recensione del libro: http://tonyface.blogspot.com/2021/07/fabio-fantazzini-dread-inna-inglan.html

venerdì, settembre 10, 2021

I Beatles e Kabir Bedi



E' appena uscita l'autobiografia Stories I Must Tell (Westland Books) di Kabir Bedi, il noto interprete di Sandokan.
In cui racconta di un incontro/intervista con i BEATLES nel 1966.
Molto divertente e naif.

Nel 1966, di ritorno da un tour a Manila a Londra, i Beatles fecero una sosta di tre giorni a Delhi.
Kabir Bedi, ai tempi giornalista freelance di 20 anni di All India Radio è riuscito a ottenere un'intervista con i quattro per 30 minuti bluffando con il loro manager, Brian Epstein, che era stata richiesta dal governo indiano.
L'intervista non andò mai in onda e Kabir lasciò la radio, spostandosi a Mumbai, dove ha lavorato in aziende pubblicitarie e in seguito è diventato un modello e un attore.

"Nel 1966, l'anno in cui li intervistai, i Beatles erano diventati uno dei gruppi di maggior successo nella storia della musica pop. La “Beatlemania” imperversava in tutto il mondo.
Ed eccomi qui, un fan pazzo appena uscito dal college, che li intervistava nella loro stanza d'albergo, l'unico giornalista indiano che riusciva a mettersi in contatto con loro.
Ero un fan dal 1963, l'anno in cui mi sono iscritto al college, dopo che mi hanno lasciato senza fiato con I Want to Hold Your Hand e She Loves You.
Nel 1964, ho adorato il loro Hard Day's Night. Ma Yesterday, nel loro album del 1965 Help, mi ha convertito in un fan sfegatato.
Il loro ultimo album è stato Rubber Soul.

È vero che Rubber Soul ha venduto oltre un milione di copie nei suoi primi dieci giorni?
Paul: Questo è quello che ho sentito anch'io

Adoro "Michelle", è una canzone così tenera. Cosa ti ha spinto a dargli un titolo francese? Era una ragazza che conoscevi?"
No, no, niente del genere. L'avevo composta molto tempo fa. È una canzone d'amore... Michelle sembrava romantica...

Consideri i toni più morbidi di Rubber Soul come una nuova direzione nella tua musica?
Abbiamo provato un sacco di nuovi suoni, il nostro prossimo album potrebbe spingere più in là un paio di confini.

Stava parlando di Revolver, uno dei loro album più innovativi, uscito un mese dopo. Aveva una musica più radicale e innovativa con Eleanor Rigby, I'm Only Sleeping e il giocoso Yellow Submarine.

Puoi dirmi cosa devo aspettarmi? Sperando in uno scoop di qualche tipo.
Non proprio, Paul scosse la testa affabilmente. Dovrai solo aspettare. Ma è un buon album.

Sono un po' indiano
George Harrison mi fece un cenno verso di lui mentre pizzicava un sitar. Il suo amore per il sitar lo aveva reso "l'indiano" tra i Beatles.
Volevo sondare il suo rapporto con l'India e lo spiritualismo indiano.

Ci hai entusiasmato tutti suonando il sitar in Norwegian Wood.
Ha accettato il mio complimento con un cenno del capo e un sorriso.
È la prima volta che un sitar viene suonato in una canzone occidentale?
Non riesco a pensare a nessun altro, ha risposto con un accenno di sorriso. Mi piacerebbe usarlo di più.

Successivamente, ha usato il sitar in modo molto più creativo in Love You To e Tomorrow Never Knows, entrambi nell'album Revolver.
Per i suoni sitar di Strawberry Fields ha effettivamente usato uno swarmandal, noto come "l'arpa indiana".
Come chitarrista solista dei Beatles, era sempre alla ricerca di nuovi suoni.

Porti sempre con te il tuo sitar?
No. Ne compro uno qui.

Qui a Delhi? Annuì mentre lo posava delicatamente.
È buono.

Quello era un mini-scoop. E indovina un po'? George Harrison compra i suoi sitar a Delhi!

Sei influenzato da Ravi Shankar?
È un grande musicista. Sono molto impressionato da lui. L'ho incontrato solo di recente.

Hai intenzione di passare più tempo con lui?
Ho molto da imparare da lui.

Ho letto che ti interessa molto la filosofia indiana…
L'induismo è come un oceano... ho letto Vivekananda.

Swami Vivekananda?
Vivekananda era famoso in Occidente da quando aveva parlato dell'induismo al Parlamento mondiale delle religioni a Chicago.

È per questo che ti chiamano l'indiano dei Beatles?
Sorrise dolcemente. Non sono indiano…
Se cerchi una via, tutte le religioni ce l'hanno.
Puoi dire che sono un po' indù.
Spero di tornare con i ragazzi un giorno.


Sono passato a Ringo Starr, uno dei migliori batteristi al mondo.
Era assorbito dai suoi giornali, eppure si rivolgeva a me con cordialità.
C'era un calore seducente nei suoi occhi che mi faceva piacere.
Mi sono connesso con lui a livello umano.
Sembrava un uomo per natura onesto.
Ma aveva solo una battuta, o una parola, per ogni domanda che facevo.

Avevi sempre voluto essere un batterista?
Sì.

Avevi una canzone preferita?
Le ballate.

Cosa sapevi dell'India?
Non tanto.

Hai un messaggio per Peter Best, che hai sostituito come batterista dei Beatles?
No.

Mi ha guardato con aria interrogativa e mi ha chiesto:
Come sei arrivato qui?
Gli ho detto quanto fosse stato difficile aggirare Epstein, ma non come l'avevo fatto.
La cosa lo divertiva molto.
Poi, mi sono complimentato con il suo modo di suonare la batteria in Day Tripper.
Mi ha salutato con un sorriso di ringraziamento.

Sono passato a John Lennon. Ma non era ancora pronto per me.
Non ho ancora finito con questo signore, disse John, indicando l'uomo in abito scuro. È il manager di BOAC (la British Airways oggi).

Non posso credere che io stia parlando con John Lennon.
John sorrise e io mi sciolsi.
Quanti anni hai? chiese.

Ventuno. Sono appena uscito dal college. Lavoro per All India Radio.
È una bella età. In quel periodo formammo i Beatles.

Veramente? Non mi ero reso conto che fosse così giovane in quel momento. Avresti mai immaginato di essere così famoso?
Ogni musicista vuole essere famoso.

Cosa significa 'Day Tripper'?"
Mi guardò con una certa sorpresa.
Beh...una specie di... come un filosofo del fine settimana.

Filosofo del fine settimana?
Sai... persone che non fanno le cose regolarmente.

Posso farti una domanda personale? Se devi, disse, guardingo.

Fumi hashish o erba?
Gli occhi di John si strinsero nei suoi occhiali rotondi.
Stai cercando di mettermi nei guai, amico?
Non conosco le leggi da queste parti. Alcuni musicisti fumano, altri no. Giudicali dalla loro musica.


A giudicare dalla tua musica, sì Scosse la testa, ma calorosamente.
Prossima domanda? disse, volendo chiudere l'argomento.

E l'LSD?
Non l'avevo provato, anche se ero curioso.
Che ne dici?
Ora sembrava sulla difensiva, tutto il suo calore svanito.

Hai mai provato l'LSD?
No, non l'ho fatto. disse John bruscamente.
E chiariamo una cosa, vero? Non mi piacciono le persone che diffondono storie del genere. Può essere pericoloso.
So che vuoi uno scoop, ragazzo.
Non ti biasimo.
Ma qui non posso aiutarti.


Posso abbracciarti?
Lo evitò con grazia.
Mi cinse con un braccio e mi guidò alla porta.
Paul salutò da lontano.
George era ancora concentrato sul suo sitar.
Ringo stava leggendo le sue carte.
Stavo camminando sulle nuvole mentre lasciavo la loro stanza.
Avevo incontrato i miei dei, i Beatles.
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