domenica, aprile 30, 2023

Classic Rock

Nel nuovo numero di CLASSIC ROCK intervisto gli Statuto e i Gang.
Recensisco i nuovi album di Statuto, St. Paul and the Broken Bones, Control Toys.

Nel numero articoli su Stranglers, Led Zeppelin, David Bowie, Kiss etc

venerdì, aprile 28, 2023

Aprile 2023. Il meglio


A un terzo del 2023 tra i migliori album ci sono quelli dei DeWolff, Iggy Pop, Everettes, Everything But The Girl, Slowthai, Sleaford Mods, John Cale, Joel Sarakula, Algiers, The Men, Tex Perkins and the Fat Rubber Band, Gina Birch, Lonnie Holley, The Who, Mudhoney, Kara Jackson, The Who.
Tra gli italiani Sick Tamburo, The Cut, Senzabenza, Forty Winks, The Lancasters, Elli De Mon, Double Syd, Pitchtorch, C+C=Maxigross, Blue Moka, Lory Muratti, Garbo.


THE WHO - With Orchestra Live At Wembley
Molto dubbioso e prevenuto nei confronti di questo live registrato il 6 luglio 2019.
INVECE è un signor disco, venti brani e un'ora e 45 minuti di eccellenza.
L'orchestra non è mai invasiva ma, al contrario, aggiunge tanto.
La band è perfetta, Pete e Roger in formissima, Zak Starkey da paura.
"Won't get fooled again" chitarra e voce, "Pinball wizard" stupenda, sette brani da "Quadrophenia" da brividi e una scaletta raffinatissima con "oscurità" come "Ball and chain", "Hero ground zero", "Imagine a man" e la conclusiva "Tea & theatre".
Grazie PETE & ROG, mi avete sorpreso un'altra volta.

KARA JACKSON - Why Does the Earth Give Us People to Love?
Da Chicago, cantautrice cruda, minimale, poche cose ma fatte sempre con grande gusto, raffinatezza e disincanto.
Nel secondo album troviamo un country folk soul blues con scampoli di Liz Phair, Joni Mitchell, Ani Di Franco.
Classe, stile, arroganza.

THE EVERETTES - Soul steps
Secondo album per la band che si divide tra Berlino e San Diego. Vintage soul purissimo e classicissimo che attinge da funk, northern, 60's e 70's, con le tre vocalist che fanno faville su basi sempre pulsanti, con grande dispendio di fiati. Per chi ama l'ambito eccellenza assoluta.

EVERYTHING BUT THE GIRL - Fuse
24 anni dopo l'ultimo album insieme torna una delle band più amabili di sempre. Lo fa ripartendo dall'elettronica del disco precedente, immergendosi in dubstep, ritmiche algide ma anche nelle loro classiche sinuose malinconiche ballate. La voce di Tracey Thorn rimane incantevole e immediatamente riconoscibile, il disco bello e convincente.

THE CHURCH - The Hypnogogue
A sei anni dal precedente lavoro, torna la band australiana, attiva dal 1980 con il ventiseiesimo album della carriera. Ambizioso concept ambientato nel classico futuro distopico. Oltre un’ora di musica che conserva l'antico gusto neo psichedelico e Byrdsiano ma che si espande anche a umori quasi prog e a tratti post wave. Un ottimo album, convincente e vitale.

MUDHONEY - Plastic eternity
Undicesimo anno in 35 anni di carriera e ancora tanta energia, vitalità, buone vibrazioni tra garage, punk rock, voglia di Stooges e del primo Iggy solista. Non devono dimostrare niente, solo appagare il nostro desiderio di una sventagliata di ruvido e abrasivo sound, ben fatto e con attitudine da vendere.

NOEL GALLAGHER - Council skies Ep di quattro brani che raccoglie i singoli usciti fino ad ora dall'album omonimo che sarà pubblicato il 2 giugno. Noel è ormai abbastanza prevedibile e riconoscibile non si discosta dalla classica alternanza di ballate e brani pop, ritmati e immeditamente memorizzabili. Non male anche se un po' anonimo.

FRENCH BOUTIK - Ce Je ne sais quoi
Un altro ottimo album (il terzo) per la band francese, maturo, estremamente vario, sempre fedele allo smisurato amore per i Sixties, per il mod sound, il beat, con un'efficace versione di "Mama weer all crazy now" degli Slade e una serie di riuscitissimi brani autografi, perfettamente strutturati a livello compositivo.

ALTIN GUN - Ask
La band olandese prosegue la rivisitazione in chiave psichedelica del folklore turco con forti agganci a King Gizzard and the Wizard Lizard, Goat, Tame Impala. Molto affascinante, ben fatto e coinvolgente.

ST. PAUL AND THE BROKEN BONES - Angels In Science Fiction
Nata come soul band al limite del convenzionale, la band dell’Alabama si è progressivamente evoluta verso un sound sempre più personale e riconoscibile. Per il quinto album sono finiti negli studi Sam Philips di Memphis accarezzando atmosfere che riportano a Marvin Gaye, Jeff Buckley, Rufus Wainwright, languide e soffuse con ballate gospel/soul/blues arricchite da un sound in perfetto equilibrio tra modernità e tradizione.

ANN MARGRET - Born to be wild
L'indimenticabile protagonista di "Tommy" e tante altre pellicole di primo livello, a 82 anni si toglie lo sfizio di cantare una serie di sue canzoni preferite di rock e rock 'n' roll, soul (da "Born to be wild" a "Rock around the clock" e perfino "Volare"). Facendosi accompagnare da un parterre di rockstar da brividi: Pete Townshend, Joe Perry, Brian Auger, Rick Wakeman, Pat Boone, Steve Cropper, Robben Ford, perfino i Fuzztones e gli Stray Cats Lee Rocker e Slim Jim Phantom in "Volare". Divertente e gustoso.

THE TEMPLES - Exotico
Prodotto da Sean Lennon ci immerge, come consuetudine, in un bagno di moderno pop psichedelico con ottimi spunti, grande cura negli arrangiamenti, ottimi brani ma con il deifetto di essere un doppio album con sedici per un'ora di musica non sempre all'altezza. Comunque discreto lavoro.

IAN HUNTER - Defiance part 1
Torna l'immarcescibile rocker con un buon album di classicissimo rock, roccioso, ruvido, essenziale e farcito di ospiti illustri: Jeff Beck, Taylor Hawkins, Duff McKagan, Todd Rundgren, Slash, Ringo Starr tra i tanti.

SICK TAMBURO - Non credere a nessuno
La poetica compositiva (e la voce) di Gian Maria Accusani sono inconfondibili e un marchio di fabbrica unico nel panorama italiano, in cui spicca tra i migliori autori. I Sick Tamburo firmano il sesto album della carriera, tra intense ballate rock, la consueta attitudine e il tipico portamento punk pop, filtrato attraverso una sapiente attinenza con la canzone d'autore. Un album dolente, medicina indispensabile a superare il lutto per la scomparsa della bassista della band, Elisabetta Imelio. Album di altissima caratura, canzoni sempre efficaci, freschezza e potenza.

ELLI DE MON - Pagan Blues
Prosegue la lunga carriera di Elli De Mon, ancora una volta all'insegna del deep blues più torrido ma allo stesso contaminato dalle più svariate influenze, dalla psichedelia, all'approccio punk alla Jon Spencer Blues Explosion fino a un mood caro alle prime prove di PJ Harvey. I brani sono aspri, sinuosi, talvolta perfino malefici e costantemente "pericolosi" , l'esperienza compositiva e la profonda conoscenza della materia rende i ldisco ancora una volta personale, originale, perfettamente distintivo.

GARBO - Nel vuoto
Garbo conferma, con un eccellente nuovo lavoro, l’innata capacità di procedere in una carriera lunghissima con le radici sempre ben piantate nelle origini, sapendosi contemporaneamente rinnovare, sperimentando, osando, guardando avanti. Le matrici sono quelle che gli hanno plasmato la personalità artistica, da Bowie ai primi Ultravox!, John Foxx, Roxy Music, Brian Eno, Lou Reed, Japan ma lo sguardo è, come sempre, prospettico, capace di assimilare nuovi suoni, di agire a largo respiro, mantenendo la voglia di sfidarsi (vedi i brani sperimentali di sapore ambient) ma con la sapiente capacità di utilizzare una costante vena pop cantautorale che rende il lavoro allo stesso tempo austero e autorevole ma fruibile e godibile. Un disco semplicemente bello.

VINICIO CAPOSSELA - Tredici canzoni urgenti
Un grande della musica italiana ma che indulge talvolta in alti e bassi. Nel nuovo album siamo probabilmente tra i medi. Buone cose, alcune canzoni azzeccate ma niente di indimenticabile e un sentore di "ripetitivo" che non aiuta alla completa riuscita dell'opera. Forse troppo urgente.

BLACK SNAKE MOAN - Fire / What You See
Black Snake Moan è un progetto di ricerca sonora, che affonda le proprie radici nelle atmosfere blues e rock psichedelico in chiave di One Man Band, intorno alla figura di Marco Contestabile. Il nuovo singolo è un gioiello di grande classe ed eleganza, che segue due album e un precedente 45 giri. Sound di matrice mid 60's, chitarre Byrdsiane e atmosfere di gusto Love di Arthur Lee. Come sempre, pura eccellenza.

DOUBLE SYD - My lonely sun
Il duo Ravaglia/Liverani ci porta nei solchi cari ai primi Pink Floyd e alla psichedelia dilatata, lisergica e avvolgente che caratterizzò il finire del magico decennio dei Sixties in Inghilterra. Gli ingredienti ci sono tutti e al posto giusto, sia a livello sonoro che da un punto di vista compositivo. Un album di assoluto livello, ricco di intuizioni e stimoli.

RADIO SABIR - Cunti e Mavarii pi megghiu campari
Potentissimo esordio per il collettivo siciliano (filiazione dei mai dimenticati Niggaradio) con un album in cui confluiscono elettronica, folk, tribalismo, forti influenze mediterranee e mediorientali, sonorità filtrate da lunghe frequentazioni con musiche lontane e allo stesso tempo vicinissime. Sostanzialmente un nuovo blues. Collabora Cesare Basile che di queste cose se ne intende. Eccellente.

MALCLANGO - Sparagazzarre
La band romana, formata da membri di Juggernaut, INFERNO Sci-Fi Grind'n'Roll e Donkey Breeder, approda al secondo album. Una batteria e due bassi, tanta creatività e imprevedibili soluzioni sonore, insert elettronici, tribalismi di gusto math rock (la title track), ritmica quasi caraibica in "Minestrone Tric & Trac", noise, un gusto compositivo che riporta, a tratti, agli anni 80 dei toscani I Refuse It. Ottimo, originalissimo.

GLI INSETTI NELL'AMBRA - SB32​-​2072
Al duo formato da Lapo Boschi (basso, voce, chitarra) e Chris Bronkos (chitarra), già protagonista di precedenti lavori, si è aggiunta Hijiri Shimamoto (batteria) a completare una band molto particolare e dal sound inusuale. I riferimenti principali si possono pescare alla fine degli anni Settanta, tra no wave, primi Talking Heads, Gang of Four, i nostri Gaznevada, la prima new wave sperimentale italiana (tra Stupid Set, Confusional Quartet, X Rated). Ritmiche spezzate e scarne, brani spigolosi, avanguardia (anche nei testi, talvolta caratterizzati da riferimenti futuristi). Un disco originale e personalissimo.

ASCOLTATO ANCHE:
SUNBORN (buon afro jazz, funk, fusion dalla Danimarca), MALCOLM STRACHAN (ottimo cool jazz, grande classe ed eleganza), EMMA TRICCA (mellow pop con qualche afflato psichedelico, gradevole), STEVE GUNN (album strumentale, atmosfere eteree e sospese, altamente soporifero e lontano dallo stupendo abituale pop psichedelico), NATALIE MERCHANT (l'ex voce dei 10.000 Maniacs in un album solenne e intimista ma anche molto noioso), EMM GRYNER (ex tastierista di Bowie alle prese con un pop soul molto commerciale e di facile ascolto)

LETTO

PAUL WELLER - Magic. A journal of song
Paul Weller si racconta tramite un dettagliato ripasso della sua disocgrafia, da "In the city" a "Fat Pop (vol.1)", scegliendo vari brani, affrontando schiettamente temi scottanti come l'alcolismo (abbandonato il 1° luglio 2010 insieme all'abuso della cocaina), la morte dell'adorato padre, criticando senza problemi i suoi album meno riusciti (da "This is modern world" a "Modernism: a new decade, "Heliocentric", "Illumination"), ponendosi in modo molto confidenziale nei confronti del lettore (guidato dal giornalista Dylan Jones).
Con ennesima conferma della curiosa (ma efficace) usanza di cancellare, a fine registrazione di ogni album, ogni traccia inedita, demo, provino, per impedire un eventuale futuro riutilizzo per ristampe o confezioni deluxe.
Graficamente elegante e raffinato, ricolmo di memorabilia, 450 foto più o meno rare e i testi di un centinaio di canzoni, il libro è di pressoché esclusiva pertinenza per gli hardcore fan di Paul Weller che troveranno però un tassello importante per completare la conoscenza dell'arte, della vita, dell'ispirazione del Nostro.

EDDIE PILLER - Clean Living Under Difficult Circumstances: A Life In Mod – From the Revival to Acid Jazz
Prime mover della scena mod inglese di fine anni 70, autore della seminale modzine "Extraordinary Sensations" (che arrivò a vendere anche 10.000 copie), produttore discografico (dai Fast Eddie ai Makin Time e Prisoners) fino alla fondazione di una delle più importanti etichette inglesi, la Acid Jazz.
Eddie Piller è "figlio d'arte": madre che gestiva il fan club degli Small Faces nei 60's e padre original mod.
Che liquida così una compilation del giovane aspirante mod Eddie con Who, Kinks, Jam:
"Cos'é questa spazzatura?"
"E' musica mod, Dad, mi piace!".
"Questa non è musica mod, è una schifezza. Suppongo che quindi tu sia un mod".
"Certo, assoluamente"
"Bene, figlio, se vuoi essere un mod dovresti chiedere alla mamma di chi erano gli Small Faces.
Ma lascia che ti dica: la musica mod è il modern jazz. Tubby Hayes, Art Blakey, Gene Krupa e Cozy Cole.
E' da dove hanno preso il nome: MOD-ern Jazz.
Quella era musica mod, non questa roba qua.
Frase che alla fine sarà profetica quando Eddie diventerà l'artefice della scena acid jazz che da quelle radici prese vita per rinnovare l'anima jazz.
Eddie Piller ripercorre la fase embrionale della scena londinese, dalla scoperta del punk, con "I'm stranded" dei Saints, un breve periodo come soulboy (in cui coindivideva punk rock, jazz fusion e George Benson) a un concerto dei JAM che segnò la svolta definitiva.
"No Jam, No Mod revival.
Paul Weller e compagni erano diversi da ogni loro contemporaneo.
Ci diedero un nuovo inizio, erano unici".
L'ingenuità iniziale, l'esplosione mediatica con decine di band ("in un certo periodo c'erano anche trenta concerti mod ogni settimana"), l'arrivo di soul e psichedelia, il declino dei gruppi live a favore delle serate DJ, la tragedia inaspettata di una violenza inaudita che i mod subirono da skinhead e scooter boys (con tanto di morti e feriti), l'inizio dell'attività con la Countdown Records e lo sfortunato rapporto con i Prisoners che si sciolsero dopo l'insoddisfazione per l'album "In from the cold".
Il libro ci regala decine di aneddoti molto gustosi e divertenti ma è riservato pressoché esclusivamente ai cultori della scena MOD che troveranno abbondanza di spunti (a volte fin troppo dettagliati) e informazioni, dall'evoluzione estetica (le famose calze bianche che portavano tutti agli inizi, le tremende Jam Shoes, le prime camicie Paisley, il Trilby mutuato da "Quadrophenia", l'importanza del film e tanto altro) a quella "filosofica".

PAUL MARKO - The Roxy London WC2
Monumentale racconto, attraverso le dichiarazioni di decine di protagonisti diretti della vicenda, sulla nascita del punk a Londra, alla fine del 1976, tra le umide e scure pareti del "Roxy", sul palco del quale fecero i primi passi alcuni dei grandi protagonisti della scena.
Ai tempi ancora spontanea, confusa, molto artistica e pochissimo politica.
Durò poco, come il primo punk e in breve tempo le grandi case discografiche e il sistema mediatico fagocitò tutto.
Il punk cambiò pelle, il "Roxy" passò in brutte mani e la storia prese un'altra strada. Per i cultori di questo ambito un libro essenziale.

Qui l'articolo dedicato su "Libertà": https://tonyface.blogspot.com/2023/04/paul-marko-roxy-london-wc2.html



VISTO

Un gelido inverno di Debra Granik
Plumbeo e disperato viaggio nell'America più profonda, livida e oscura tra disagio, disperazione, violenza, povertà. Spesso angosciante e agghiacciante, un film eccellente.

COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni domenica "La musica ribelle", una pagina sul quotidiano "Libertà"
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto" e "Vinile".

IN CANTIERE

Ci sono voluti un paio di anni di lavoro per questo libro, pubblicato da Diarkos.
Scrivere dei SEX PISTOLS trovando una chiave che non ricalchi le mille pubblicazioni in merito non è cosa facile.
In questo nuovo lavoro ho privilegiato la voce dei protagonisti, tratta da decine di interviste, e quella dei giornalisti che vivevano in tempo reale quanto stava avvenendo, tra il 1976 e il 1978, riportando recensioni di concerti e dischi.
In modo da tessere la storia del gruppo nel modo più possibile corale.
Ulderico Wilko Zanni e Maurizio Iorio mi hanno gratificato con le loro introduzioni e testimonianze.
God save the Sex Pistols.

Alcune recensioni:
SentireAscoltare: https://www.sentireascoltare.com/recensioni/antonio-bacciocchi-sex-pistols/

Satisfiction.eu: https://www.satisfiction.eu/antonio-bacciocchi-sex-pistols-dio-salvi-la-regina-e-il-punk/

Suonidistorimagazine: https://suonidistortimagazine.com/sex-pistols-dio-salvi-la-regina-e-il-punk-rock-il-nuovo-libro-di-antonio-bacciocchi/

Metalitalia: https://metalitalia.com/articolo/sex-pistols-disponibile-il-libro-dio-salvi-la-regina-e-il-punk-rock-di-antonio-bacciocchi/

Esce l'album dei PEKI D'OSLO progetto di Andrea Bellentani, con l'apporto di Ulderico Wilko Zanni (Rats) alle chitarre e basso, Dome La Muerte Petrosino (Not Moving LTD) alle chitarre e Antonio Bacciocchi (Not Moving LTD) alla batteria.
Un lavoro iniziato tanto tempo fa, bloccato da traversie varie, non ultima la pandemia e che ora vede la luce per Contempo Records con distribuzione di Egeamusic.
Un album di rock noir urbano, una sonorità che si rifà ai grandi "maledetti" del rock, agli Stooges-MC5-Velvet Underground, che dal primo punk rock'n'roll '77 inglese e americano retrocede fino al garage sound sixties per un viaggio notturno attraverso i paesaggi alienati delle nostre città.

Tutti i dettagli qui: https://www.egeamusic.com/dettaglioprodotto.aspx?id=8052141490655

Un assaggio qui:
https://www.youtube.com/watch?v=oErxOkMZwaM

giovedì, aprile 27, 2023

Eddie Piller - Clean Living Under Difficult Circumstances: A Life In Mod – From the Revival to Acid Jazz

Di seguito Eddie Piller e un po' di mod italiani, 1984, Roma.

Prime mover della scena mod inglese di fine anni 70, autore della seminale modzine "Extraordinary Sensations" (che arrivò a vendere anche 10.000 copie), produttore discografico (dai Fast Eddie ai Makin Time e Prisoners) fino alla fondazione di una delle più importanti etichette inglesi, la Acid Jazz.

Eddie Piller è "figlio d'arte": madre che gestiva il fan club degli Small Faces nei 60's e padre original mod.
Che liquida così una compilation del giovane aspirante mod Eddie con Who, Kinks, Jam:
"Cos'é questa spazzatura?"
"E' musica mod, Dad, mi piace!".
"Questa non è musica mod, è una schifezza. Suppongo che quindi tu sia un mod".
"Certo, assoluamente"
"Bene, figlio, se vuoi essere un mod dovresti chiedere alla mamma di chi erano gli Small Faces.
Ma lascia che ti dica: la musica mod è il modern jazz. Tubby Hayes, Art Blakey, Gene Krupa e Cozy Cole.
E' da dove hanno preso il nome: MOD-ern Jazz.
Quella era musica mod, non questa roba qua.


Frase che alla fine sarà profetica quando Eddie diventerà l'artefice della scena acid jazz che da quelle radici prese vita per rinnovare l'anima jazz.

Eddie Piller ripercorre la fase embrionale della scena londinese, dalla scoperta del punk, con "I'm stranded" dei Saints, un breve periodo come soulboy (in cui coindivideva punk rock, jazz fusion e George Benson) a un concerto dei JAM che segnò la svolta definitiva.

"No Jam, No Mod revival.
Paul Weller e compagni erano diversi da ogni loro contemporaneo.
Ci diedero un nuovo inizio, erano unici".


L'ingenuità iniziale, l'esplosione mediatica con decine di band ("in un certo periodo c'erano anche trenta concerti mod ogni settimana"), l'arrivo di soul e psichedelia, il declino dei gruppi live a favore delle serate DJ, la tragedia inaspettata di una violenza inaudita che i mod subirono da skinhead e scooter boys (con tanto di morti e feriti), l'inizio dell'attività con la Countdown Records e lo sfortunato rapporto con i Prisoners che si sciolsero dopo l'insoddisfazione per l'album "In from the cold".

Il libro ci regala decine di aneddoti molto gustosi e divertenti ma è riservato pressoché esclusivamente ai cultori della scena MOD che troveranno abbondanza di spunti (a volte fin troppo dettagliati) e informazioni, dall'evoluzione estetica (le famose calze bianche che portavano tutti agli inizi, le tremende Jam Shoes, le prime camicie Paisley, il Trilby mutuato da "Quadrophenia", l'importanza del film e tanto altro) a quella "filosofica".

E alcuni ricordi che non posso che condividere:
"I Bed & Breakfast inglesi negli anni Ottanta erano peggio del concetto basico, con lenzuola di nylon, bagni con la muffa, cuscini di gommapiuma, colazioni immangiabili"

Interessante la conclusione del percorso nelle parole di Eddie:
Mod è un concetto che ho abbracciato da teenager e che è stato inventato nel 1958 da quei ragazzi che cercavano il NUOVO.
La realtà è che il nostro approccio al mod non era niente che avesse a che fare con quello.
Era una serie di icone e suoni che abbiamo adottato per EVITARE il nuovo.
Il nuovo era merda e lo abbiamo totalmente rifiutato per una cultura immaginaria che non è mai realmente esistita.
Guardavamo a un tipo di periodo perfetto che esisteva solo nella nostra immaginazione.
Siamo onesti, i Sixties erano una merda.
Pieni di diseguaglianze e di bagni nei cortili.
Ma in qualche modo ci siamo creati un mondo basato sulla nostra percezione dei Sixties!


Alla fine ho capito che il mod era solo uno stato d'animo.

Persone molto più aperte di me sono arrivate tutte alla stessa conclusione: che il MOD è un'attitudine, una prospettiva, un modo di vivere la tua vita.
Qualunque cosa tu voglia essere, questo era ciò di cui si trattava.
Era quello che ero, era da dove venivo ed ero dove stavo andando.
Questo era mod.
Vita pulita in circostanze difficili.


We were cpying the tribal originals: learning about what they wore, what they listened to, what drugs they took, what books and films they liked.
Their influences!
Influences that have led me on to so many great things.
That have made me question everything I was ever thaught at school or told about on TV.
A liberation most definitely!
I'm amazed at how Mod has kept going; it's been over 40 years for us second-gens!
And I think it's still strong.
I've been glad to see how adaptable mod is, how every generation that gets into it adds something to it.
It's keep Its Faith.


(dalla prefazione di Paul Weller)

Eddie Piller
Clean Living Under Difficult Circumstances: A Life In Mod – From the Revival to Acid Jazz
Monoray
445 pagine
24 euro

mercoledì, aprile 26, 2023

B-52's

Speciale B-52s.
Spesso relegati a semplice "fun band", divertente o poco più, sono stati al contrario tra le band più personali e innovative della "new wave", mischiando post punk, beat, elettronica, surf, lounge, sperimentazione, rock 'n' roll e un immaginario estetico che mischia anni Cinquanta e Sessanta.

Visti il 29 novembre 1980 a Milano in un "Palalido" sold out. Molto bello.
Qui la registrazione:
https://www.youtube.com/watch?v=OBCi00Wmv5o
B-52's (1979)
Esordio capolavoro in cui, utilizzando una strumentazione anomala con chitarra, batteria, tastiere acide, voci maschile e femminili (le cui urla sono esplicitamente indotte dalla lezione di Yoko Ono) che si intrecciano. "B52 girls", "Rock lobster", "Lava", "Planet Claire" sono gioielli e piccoli classici del periodo. Suoni secchi, melodie pop ma un'attitudine ancora mutuata dall'energia punk. Un album ancora fresco e innovativo.

Wild Planet (1980)
Mantenendo intatto il marchio di fabbrica la band si muove però una dimensione già diversa, più matura, inserendo una modalità più pop, qualche effetto vagamente psichedelico e un nuovo paio di azzeccatissimi brani come l'indimenticabile "Private Idaho" la bellissima "Give me back my man, il punk rock pop di "Devil in my car".

Mesopotamia (1982)
Un'occasione persa.
La produzione di David Byrne faceva sperare in faville ma, al contrario, snatura e appiattisce la personalità della band che viene divorata dall'estetica e dalle concezioni artistic/sonore del Talking Head.
Peraltro il previsto album abortisce durante la realizzazione e quel che rimane sono spesso bozze incomplete che vengono ugualmente pubblicate di sei brani che avrebbe meritato ben altra sorte ma che rimane ugualmente interessante e stimolante.
Whammy! (1983)
Bouncing Off the Satellites (1986)
La ripartenza dopo il fallimento dell'esperienza con Byrne e la tragica scomparsa per Aids del chitarrista Ricky Wilson producono due album incerti e svogliati, con poca ispirazione e verve.

Cosmic Thing (1989)
Good stuff (1992)
Funplex (2008)
Prodotta da Nile Rodgers e Don Was la band torna dopo una lunga assenza con "Cosmic thing".
Niente di speciale ma un sapiente mix tra le atmosfere originali e un sound moderno pur se ormai mancano la spontaneità, la follia, l'urgenza degli esordi e il tutto appare solo ben confezionato. Comunque scalano classifiche, vincono premi, riempiono di sold out i loro tour, vendono dischi a palate e il disco è come piacevole e gradevole.
"Good Stuff" trova il gruppo ridotto a trio dopo l'abbandono di Cindy Wilson ma riesce sempre a cavarsela con un disco sufficiente e dignitoso.
Ci vorrano sedici anni di silenzio per ritrovarli di nuovo in quartetto e con un nuovo (utlimo al momento) album.

martedì, aprile 25, 2023

L'armadio della vergogna


Nel giorno della celebrazione del 25 aprile vale la pena ricordare come l'Italia, tra amnistie e volute amnesie, abbia spesso sorvolato vergognosamente sui crimini commessi nel nostro paese da nazisti e fascisti, che operarono molto spesso in stretta collaborazione e connivenza.
Nel dopoguerra i processi e le condanne furono pochissime.

Poi scese il silenzio, almeno fino al 1994 quando casualmente in uno scantinato della Procura Militare di Roma fu trovato un vecchio armadio, con le ante girate contro il muro.

Il giornalista d'inchiesta Franco Giustolisi lo definì L'ARMADIO DELLA VERGOGNA, intitolando così anche il suo libro (per Nutrimenti), consulatabile gratuitamente qui:
https://www.nutrimenti.net/wp-content/uploads/2019/11/ES_Armadio_igloo.pdf

Conteneva 695 fascicoli e un registro con 2274 notizie di reato riguardanti le stragi nazifasciste da Sant’Anna di Stazzema all’eccidio delle Fosse Ardeatine.

A causa della Guerra Fredda , USA e alleati (tra cui la Repubblica Federale di Germania) ritennero opportuno salvaguardare, in funzione anti comunista, personaggi (ex?) nazisti, molti dei quali già riciclatisi all'interno del nuovo governo democratico tedesco, in cambio di una lotta comune contro l'Urss.

La Commissione parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento dei fascicoli relativi a crimini nazifascisti, istituita il 15 maggio 2003, non ha prodotto particolari effetti e verità.
Che avrebbero potuto fare luce anche sulla strategia della tensione neo fascista, coperta dai servizi segreti italiani, degli anni 70 e 80.

Come riporta Giovanni Vighetti in questo articolo: https://volerelaluna.it/politica/2021/07/27/larmadio-della-vergogna :

"il fascista Umberto Bertozzi della X MAS, partecipe della strage di Forno e responsabile di oltre 100 omicidi volontari, rappresenta molto bene il percorso involutivo del dopoguerra che di fatto garantì l’impunità grazie a una magistratura ancora in gran parte inquinata dal fascismo e alla mancata epurazione dalle istituzioni dei funzionari fascisti.
Dapprima condannato alla pena di morte con fucilazione, ebbe in secondo grado la pena commutata in ergastolo, successivamente commutato in 30 anni, ridotti poi a 19 e infine, dopo la sua scarcerazione nel 1952, la Corte d’assise d’appello di Venezia, nel febbraio 1963, estinse i suoi crimini ai sensi del provvedimento di amnistia di Togliatti, Ministro di Grazia e Giustizia del Governo De Gasperi, del 22 giugno 1946".

lunedì, aprile 24, 2023

Wattstax


Riprendo l'articolo che ho scritto per Il Manifesto sabato scorso.

In occasione del 50° anniversario del concerto WattStax (in realtà tenutosi il 20 agosto del 1972 al Los Angeles Memorial Coliseum davanti a più di 100.000 persone) esce un monumentale cofanetto con dodici Cd (al prezzo non del tutto abbordabile di duecento dollari, nonostante l’elegante confezione con ampio booklet interno), dal titolo “ Soul’d Out. The complete Wattstax collection” che riproduce tutto il concerto, con l'esatta cronologia delle esibizioni, con tanto di presentazioni, rumori, introduzioni. Sono incluse anche le registrazioni di alcuni concerti tenutisi al Summit Club in settembre e ottobre e varie rarità, con ben trentuno inediti.

Parte del materiale era già apparso in precedenza, ovviamente nell'omonimo film del 1973 e nei doppi album dello stesso anno, intitolati “Wattstax. The living world”.

Il concerto era stato organizzato dalla celeberrima etichetta Stax Records, tra le più autorevoli e rappresentative della scena soul e rhythm and blues americana, per commemorare il settimo anniversario degli incidenti che avevano incendiato il quartiere di di Los Angeles, Watts, nell’agosto del 1965 e devolvere il ricavato in beneficenza. Sette anni prima, a causa di una serie di arresti indiscriminati di afroamericani da parte della polizia, si scatenarono sei giorni di gravissimi disordini che causarono la morte di trentaquattro persone, il ferimento e arresto di migliaia di dimostranti, duecento milioni di dollari di danni.
Negli anni successivi il leader della comunità di Watts, Tommy Jacquette, aveva già organizzato un concerto estivo, il Watts Summer Festival, per dare un sostegno economico ai cittadini dell’area. Riprendendo l’idea di un piccolo evento di quartiere si passò progressivamente a un grande festival che si svolse in un enorme stadio.
Il concerto prese forma velocemente, pur tra mille dubbi sull’opportunità di farlo svolgere in una struttura da centomila persone.
Ma l’organizzazione riuscì innanzitutto a radunare un cast di altissimo valore e spessore artistico, ad avere con sé una star come Isaac Hayes che proprio quel giorno festeggiava il suo trentesimo compleanno e mettere in vendita i biglietti al modico e popolare prezzo di un dollaro, con il risultato di fare un clamoroso tutto esaurito.

Il palco fu allestito solo il giorno prima del concerto, piazzato in mezzo al campo sportivo e costruito con un’altezza di sei metri, in modo da consentire una visibilità eccellente anche da lontano e potere sistemare i camerini degli artisti nella parte sottostante. Nonostante le tensioni ancora latenti e il timore che una folla così vasta potesse lasciarsi andare a qualche eccesso, non si verificò nessun incidente e le sporadiche invasioni dalle tribune sul campo furono festose e semplicemente danzerecce.

Il presidente della Stax, Al Bell ricordò:
"E’ stata un'impresa enorme per noi. Stavamo cercando di fare l'inimmaginabile. Venivamo dall'altra parte del paese, da Memphis, e non avevamo mai fatto niente del genere prima. Volevamo far vedere al mondo il tipo di persone che siamo veramente. Siamo stati sempre così fraintesi. Molti bianchi, quando vedevano due neri camminare insieme, pensavano che ci sarebbe stato un problema. Abbiamo dovuto conviverci per molto tempo”.

All’inizio si pensò a un evento da 5.000 persone al massimo.
Ma quando sono incominciati a circolare i primi nomi e la certezza che il concerto si sarebbe potuto fare, la scelta, pure azzardata, cadde sul Coliseum. Concesso inizialmente, paradossalmente, con la certezza che sarebbe stato un flop clamoroso e di conseguenza avrebbe mortificato sia l’etichetta che la comunità nera.

Ancora Al Bell:
“Quando è diventato chiaro che Wattstax avrebbe, in effetti, attirato un vasto pubblico sono venuti da noi e hanno detto: 'non potete farlo qui’. Pensavano a me come a un ragazzo nero che veniva dal sud e rappresentava solo una piccola etichetta per neri. Non avevano il minimo rispetto, nessuno. Fortunatamente i nostri legali avevano inserito una clausola nel contratto in modo che non potessero uscire dall'accordo”.
Uno dei problemi più delicati era il servizio d’ordine. Il timore che potessero succedere incidenti era altissimo ma allo stesso tempo gli organizzatori non volevano avere a che fare con divieti e costrizioni troppo rigide.
“Non volevamo insinuare l’idea che non ci fidassimo delle persone che sarebbero state tra il pubblico, persone che si sentivano già prive di diritti civili ed escluse”.

Ci si affidò dunque al buon senso e quando la gente scavalcò le recinzioni per ballare sul campo (che il giorno dopo avrebbe ospitato una partita di football americano dei Los Angeles Rams, rischiando di rovinare il manto erboso) ci pensò Rufus Thomas dal palco a invitare la gente a tornare al loro posto. Tutto filò liscio, nonostante la presenza tra il pubblico di molti esponenti delle gang dei Bloods e dei Crips che mantennero un profilo basso e pensarono solo a divertirsi.
Per lasciare traccia di un evento così importante la Stax decise di finanziare anche un film, assoldando il regista Mel Stuart e la troupe di David Wolper.

Tra una esibizione musicale e l’altra ci sono filmati sui residenti di Watts che raccontano la loro vita quotidiana, sguardi sulle attività commerciali locali e interviste, talvolta recitate da attori (tra cui Ted Lange).

Non solo musica ma anche il caratterista Richard Pryor e il Reverendo Jesse Jackson in qualità di “maestro di cerimonie”. Il film creò qualche malumore per avere sacrificato l’esibizione di alcuni protagonisti a favore delle interviste e degli interventi di Pryor ma il concerto viene tuttora ricordato come qualcosa di epico.
Il cofanetto appena pubblicato ci restituisce gli spettacolari brani di Isaac Hayes (con una "Never say goodbye" da brividi e il tema di "Shaft" mai pubblicato in precedenza) e degli incredibili Staple Singers, con la loro miscela di gospel, soul e blues da brividi.
Rufus Thomas tiene il palco con canzoni lunghissime (“Do the funky chicken” e “Do the funky penguin” fanno insieme venticinque minuti) mentre i Bar-Kays si esibiscono in un repertorio super funky.
Ottimi i poco conosciuti Mel & Tim, risalta la grande voce di Johnny Taylor e ci regala un repertorio blues il mago della chitarra Albert King. E ancora vale la pena di citare i Sons of Slum, epigoni di Sly and the Family Stone, Eddie Floyd, Dramatics e Emotions.
v Bell aggiunge un ricordo molto efficace: "Vedevi bambini di cinque o sei anni, madri, padri, nonni, nonne.
Era come una riunione di famiglia, come un servizio in chiesa; lo stesso tipo di sentimenti e interazioni hanno avuto luogo lì". Carla Thomas concorda: "Ho pensato che il concerto fosse un momento molto spirituale a causa del messaggio per la ricostruzione di Watts e della connessione con la comunità di Watts, e l'intera comunità di Los Angeles, e cosa stava succedendo, e come stava influenzando il mondo intero”
. Alla fine il concerto raccolse 70.000 dollari da devolvere alla comunità e dimostrò (come già aveva palesato l’Harlem Cultural Festival di New York del 1969 da cui è stato tratto il capolavoro cinematografico “Summer of Soul”) come gli afroamericani non fossero un’entità “nemica” e aliena alla società americana ma ne fossero (ovviamente) parte integrante, non violenta e alla ricerca di uguali diritti.
Al Bell: "Volevamo che vedessimo noi stessi e il modo in cui siamo per noi stessi e volevamo che l'America bianca ci vedesse come siamo veramente".

sabato, aprile 22, 2023

Appuntamenti

Lunedì 24 aprile, ore 22, NOT MOVING LTD :
live al "Kelly's", Castelnuovo di Borgonovo (Piacenza), ore 22.

Not Moving LTD su FB
https://www.facebook.com/profile.php?id=100051397366697

Not Moving LTD on video
https://www.youtube.com/watch?v=j2nN9zpE1sQ
Sabato 22 aprile a PARMA Galleria Bianca, Cubo, via La Spezia 90, alle 18, si parla di SOUL MUSIC.

Venerdì 28 aprile "Backdoor Festival" presenta "Northern Soul", ore 21.30 nella Casa del Popolo, via Francesca Sud 30, Castelfranco di Sotto (Pisa)

venerdì, aprile 21, 2023

The Nat King Cole Show


Il Nat King Cole Show andò in onda per tredici mesi dal novembre 1956 e chiuse i battenti il 17 dicembre 1957.
Inzialmente di un quarto d'ora fu ampliato dalla NBC a mezzora dalle 19.30 alle 20 di ogni lunedì, in un orario di grande ascolto per poi passare al martedì dalle 22 alle 22.30.

Fu il primo programma condotto da un uomo di colore.

Ma per quanto fosse ai tempi popolarissimo e famoso, il programma fu costretto a chiudere per mancanza di sponsor che non volevano accostare il loro nome a quello di un nero.

Solo poche ditte sponsorizzarono localmente la trasmissione: la birra Rheingold a Hartford, Coca-Cola a Houston; Regal Beer a New Orleans, vino Gallo e Colgate a Los Angeles ma nessuno a livello nazionale.

Lo show era di altissima qualità con le canzoni dello stesso Cole e ospiti di grande livello come Ella Fitzgerald, Peggy Lee, Count Basie, Tony Bennett, Sammy Davis Jr., Harry Belafonte, Johnny Mercer, Mel Torme, Mahalia Jackson, Robert Mitchum.
Ma c'erano incredibili restrizioni a cui dovette sottostare come ad esempio non toccare mai una donna bianca, spesso mettendo qualcosa (una sedia o uno sgabello) che li distanziasse anche visivamente.
Partito in sordina il Nat King Cole Show ebbe eccellenti risultati di ascolto, diventando tra i più seguiti a New York.
Ma alla fine la NBC fu costretta a cancellarlo.

Nat disse:
"Quando siamo andati in onda la scorsa estate, due grandi aziende erano sul punto di acquistare. Ma, all'ultimo momento, qualcuno ha detto: 'No, non correremo il rischio.' Altri due sponsor ci hanno liquidati freddamente. Non farò i loro nomi, ma erano grandi, molto grandi. Ci hanno rifiutato e poi hanno perso soldi in spettacoli inferiori".

"Per 13 mesi sono stato il Jackie Robinson della televisione. Sono stato il pioniere, il banco di prova, il primo Negro. Non l'avevo pianificato in quel modo, ma era ovvio per chiunque avesse gli occhi vedere che ero l'unico Negro in televisione con il suo programma. Nel mio spettacolo cavalcavano le speranze, le lacrime e i sogni di milioni di persone... Una volta alla settimana per 64 settimane consecutive mi andavo a battere per queste persone. Mi sono sacrificato e ho guidato me stesso. Ho reinvestito parte del mio stipendio nello spettacolo. Ho rifiutato $ 500.000 in concerti per essere sulla scena. Ho fatto tutto il possibile per rendere lo spettacolo un successo. E cosa è successo? Dopo un anno pionieristico che ha mandato in frantumi tutti i vecchi spauracchi sui negri in TV, mi sono ritrovato lì "con la mazza sulla spalla". Gli uomini che dettano ciò che gli americani devono vedere e sentire non volevano stare al gioco".

Qui il dettaglio di tutti gli spettacoli:
http://www.classictvinfo.com/TheNatKingColeShow/

Una puntata dello show:
https://www.youtube.com/watch?v=kMQohlkNY_g

mercoledì, aprile 19, 2023

Andy Warhol - Serial identity @MaGa Gallarate (Varese)


ANDY WARHOL, la sua figura, la sua arte sono state ampiamente sfruttate, scandagliate, omaggiate nel corso degli anni.

E' una piacevole sorpresa la mostra in corso fino al 18 giugno nello stupendo, accogliente e raffinato Museo MAGA di GALLARATE (VA) che, attraverso 200 opere, proiezioni di film e filmati, copertine di dischi, copie della sua rivista "Interview" e tanto altro, riesce ancora a colpire ed emozionare.

Per la prima volta in Italia, in collaborazione con l’Archivio di Ronald Nameth, viene presentata l’installazione immersiva del video di Nameth Andy Warhol’s Exploding Plastic Inevitable with The Velvet Underground and Nico, documentazione della fantastica performance del 1966.

Inoltre la serie completa degli episodi dello show televisivo Andy Warhol Fifteen Minutes (1985-87) e gli estratti del celebre Saturday Night Live in cui l’artista compare.
Allestimento perfetto, filmati degli spettacoli dei Velvet Underground, opere originali, location curatissima.

In apertura una sezione permanente con la “Sala Arazzi Ottavio Missoni” con una scelta di tessuti in maglia alcuni dei quali già esposti nel 1975 alla sua prima mostra alla Galleria Il Naviglio di Venezia. Una serie di dipinti policromi in acrilico su tavola creati in forma sperimentale nei primi anni ’70.

Tutti i dettagli qui: https://www.museomaga.it/

La mostra qui: https://www.museomaga.it/it/mostre/199/andy-warhol-serial-identity

martedì, aprile 18, 2023

Peki d'Oslo


Esce l'album dei PEKI D'OSLO progetto di Andrea Bellentani, con l'apporto di Ulderico Wilko Zanni (Rats) alle chitarre e basso, Dome La Muerte Petrosino (Not Moving LTD) alle chitarre e Antonio Bacciocchi (Not Moving LTD) alla batteria.

Un lavoro iniziato tanto tempo fa, bloccato da traversie varie, non ultima la pandemia e che ora vede la luce per Contempo Records con distribuzione di Egeamusic.

Un album di rock noir urbano, una sonorità che si rifà ai grandi "maledetti" del rock, agli Stooges-MC5-Velvet Underground, che dal primo punk rock'n'roll '77 inglese e americano retrocede fino al garage sound sixties per un viaggio notturno attraverso i paesaggi alienati delle nostre città.

Tutti i dettagli qui: https://www.egeamusic.com/dettaglioprodotto.aspx?id=8052141490655

Un assaggio qui:
https://www.youtube.com/watch?v=oErxOkMZwaM


DOMENICA DALLE ORE 15:30 ALLE 20:00
Peki d'Oslo - Presentazione disco - Firmacopie
Contempo Firenze

https://www.facebook.com/events/599083818801226

lunedì, aprile 17, 2023

Paul Marko - The Roxy London WC2


Monumentale racconto, attraverso le dichiarazioni di decine di protagoisti diretti della vicenda, sulla nascita del punk a Londra, alla fine del 1976, tra le umide e scure pareti del "Roxy", sul palco del quale fecero i primi passi alcuni dei grandi protagonisti della scena.
Ai tempi ancora spontanea, confusa, molto artistica e pochissimo politica.
Durò poco, come il primo punk e in breve tempo le grandi case discografiche e il sistema mediatico fagocitarono tutto.
Il punk cambiò pelle, il "Roxy" passò in brutte mani e la storia prese un'altra strada. Per i cultori di questo ambito un libro essenziale.

Paul Marko
The Roxy London WC2
Hellnation Libri
512 pagine
34 euro

Riprendo l'articolo scritto ieri per "Libertà" su libro e periodo.

In ogni vicenda lontana spesso la narrazione finisce per prendere il posto della storia per come è effettivamente stata e si è sviluppata.
Si incrociano inesattezze, sovrapposizioni, esagerazioni, personalismi e i contorni si sfumano e ridefiniscono in maniera poco fedele a quanto è veramente avvenuto.
Fortunatamente ci vengono spesso in aiuto documentazioni, attraverso accurate ricerche, che, riportate in libri, scritti con passione da testimoni e amanti di musica e sotto/contro culture, ci aiutano a capire meglio.

Noi, che fummo rivoltosi, antagonisti, progressisti, futuristi, modernisti, ci ritroviamo, in età avanzata, a svolgere il ruolo di “nuovi conservatori” (virtuosi ed encomiabili) che lavorano a mantenere tracce e memoria di un passato che altrimenti si perderebbe nell’oblìo.

Lo ha fatto anche Paul Marko in “The Roxy London WC2”, pubblicato finalmente nella nostra lingua da Hellnation Libri con la traduzione di Glezos, personaggio molto ben informato sui fatti raccontati nel libro.

Un lavoro ponderoso di oltre cinquecento pagine, ricchissimo di foto e documenti, che racconta la storia di quello che fu il primo locale (e sostanzialmente culla), tra la fine del 1976 e il 1977, del punk londinese, il “Roxy Club”.

Decine di protagonisti ricordano eventi, atmosfera, situazioni estreme, spesso divertenti, altre volte paradossali e non di rado drammatiche. George Webley, membro di una delle prime punk band londinesi, i Blitz, poi diventato apprezzato conduttore radiofonico alla BBC e compositore, è molto netto nel tratteggiare i contorni del punk inglese:
“Il punk non è una trovata di Vivienne Westwood e Malcolm Mclaren, due negozianti che hanno trovato il modo di fare soldi vendendo vestiti costosissimi a ragazzini di buona famiglia. Il punk non è un paio di bondage trousers o una t-shirt con due cowboys con il membro fuori (non ho mai visto qualcuno con quella maglietta al “Roxy”), era una polveriera che stava scoppiando in tutto il paese. Come nell’invenzione della ruota, non era il frutto del lavoro di una singola persona in una dato luogo e momento, ma era stata una moltitudine di bohemien a mettere tutto in moto. Malcolm McLaren può rivendicare quello che vuole ma lui vendeva solo vestiti. Va bene, ha aiutato i Sex Pistols, niente da dire, ma era un uomo d’affari aggrappato al treno. Nel corso degli anni quattro o cinque personaggi che rileggono la storia a loro uso e consumo si sono appropriate del punk”.

Il locale sorgeva a Covent Garden, ai tempi una zona non particolarmente gradevole come appare oggi, in una città ormai ampiamente ripulita e gentrificata.
Il “Roxy”, gestito da Andrew Czezowski, Susan Carrington e Barry Jones, prende il posto di un precedente night club e incomincia a dare spazio ai primissimi gruppi punk che, dopo l’apparizione dei Sex Pistols in Tv e la contemporanea esplosione mediatica, nascono come funghi. Chi per emulazione, chi per riciclarsi da precedenti esperienze artistiche poco fortunate ma alla fine molti dei principali protagonisti finiscono per calcare quel palco, dai Clash ai Generation X di Billy Idol, Buzzcocks, i Jam di Paul Weller, Siouxsie and the Banshees, Adverts e decine di altri. Il luogo è scuro, umido, decisamente poco propenso alla pulizia.
Molti gruppi improvvisano o quasi il loro primo concerto al “Roxy”.

Ricorda Chrissie Hynde, futura cantante dei Pretenders, cogliendo in pieno lo spirito del primo punk:
“Salire su un palco senza avere una cazzo di idea di come si fa e farlo lo stesso: questa era la cosa che rendeva tutto entusiasmante. Ero giù al Roxy tutte le sere per i primi mesi. Non era questione di essere una buona o cattiva band ma di essere lì a farlo. La gente andava a vedere una band, usciva carica, formava una band a sua volta e tornava al “Roxy” a suonare.”

Ancora più incisiva la dichiarazione di Armand Thompson che lavorava all’interno del locale e che lo ricorda così:
“Un casino totale: disorganizzato, caotico e la musica era piuttosto schifosa. Ma non importava, era una rivoluzione. C’era gente che disegnava vestiti, faceva fanzine e formava la sua band, facevi quello che volevi. Non dovevi essere bravo per forza, che poi è sempre stato un fattore molto relativo, il punto è che moda, musica e arte erano cambiate praticamente dall’oggi al domani e che ci stavamo divertendo tutti come pazzi a vedere i media bolsi e rincoglioniti cercare di capirci qualcosa. Nessuno capiva che il senso era: “fottetevi voi e le vostre regole, adesso facciamo da soli”.

Il Roxy era l’incubatrice di questa energia/anarchia e senza il Roxy tutto questo non sarebbe successo”.
Come è pressoché sempre accaduto, ciò che nasce “dal basso” e spontaneamente è un perfetto laboratorio gratuito per l’industria (discografica, estetica, moda, vestiario, oggettistica) e ben presto il punk diventa merce preziosa da ingoiare, digerire e restituire al pubblico come prodotto da consumare.
I principali gruppi firmano contratti vantaggiosi per grandi case discografiche, in tanti saltano sul carrozzone, si tagliano i capelli, un giubbotto di pelle, qualche chitarra distorta ed ecco confezionato il perfetto gruppo punk ad uso e consumo di un pubblico sempre più numeroso. Alla distanza i veri talenti si impongono, fanno carriera, diventando in alcuni casi nomi storici della musica pop rock (dai Clash ai Sex Pistols, per citarne solo due), il resto scompare o si ricicla nuovamente in nuove incarnazioni estetiche e artistiche.

I punk della prima ora mal sopportano i “poseurs” e i “turisti”, quelli che arrivano al “Roxy”, vestendosi da punk per l’occasione, per una serata un po’ folle e fuori dagli schemi o solamente per dare un’occhiata alla nuova moda e tendenza ma soprattutto al locale punk per eccellenza (diventato ancora più famoso dopo aver pubblicato un album dal vivo registrato nel club con alcune delle band protagoniste delle serate).

Il Roxy diventa il posto dove i punk preferiscono non andare più:
“Era diventato una seconda scelta, quasi un circolo per ragazzi, con tutti questi bambocci travestiti da punk che vagavano avanti e indietro” dice Mark Perry, autore della prima fanzine punk, “Sniffin Glue” e leader degli Alternative TV che insiste:
“La cosa triste è che la gente è andata avanti a giocare con il punk anche dopo che era morto e sepolto.
La primissima scena punk era originale, elettrizzante, fragorosa e pittoresca. Quello che è successo dopo non ha più avuto importanza.”


Il locale cambia proprietario, arriva un personaggio piuttosto ambiguo (per usare un eufemismo) e pericoloso, vicino alla delinquenza e alla malavita, Kevin St. John, che gestisce il luogo con altri interessi, decisamente lontani dall’aspetto artistico, fino alla chiusura nell’aprile del 1978, quando ormai a suonare sono gruppi sempre meno conosciuti e il punk è arrivato in vari altri locali.
Al posto del Roxy si installerà un grande marchio specializzato in costumi da bagno, le tracce di quanto è successo cancellate, ricordate con una targa apposta in loco solo nel 2017. Non è una novità. La tutela di un certo tipo di patrimonio artistico/culturale riferito ad ambiti non istituzionalizzati non è contemplata.
E di conseguenza il Roxy finisce con una targa, come il mitico Wigan Casino, patria del Northern Soul, abbattuto per fare posto a un supermercato o lo storico CBGB’s di New York, acquistato dalla catena di vestiti di Varvatos che ne ha conservato un muro con volantini e graffiti ad uso e consumo di turisti e nostalgici.
Al punk musealizzato avrebbero creduto in pochi, ai tempi, tanto meno i frequentatori del “Roxy”.

La chiusura la lasciamo proprio a uno di loro, Arcane Vendetta (quanto erano belli i soprannomi in quegli anni):
“Mi ero buttato nel punk con mia sorella a capofitto, nell’ottobre 1976 ma per me l’unico vero periodo punk è stato dal 1° gennaio a fine aprile 1977. In seguito il “Roxy” non è più stato casa nostra e tutto quello che è venuto dopo è stato andare a casaccio. Ero contento di avere sedici anni ma a volte avrei voluto averne di più, come Johnny Rotten e i suoi simili: quelli più su con gli anni sapevano quello che facevano, io no. Io conoscevo solo il “Roxy” e tutto quello che sapevo era che dovevi crederci con tutta l’anima e il cuore”.
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