Foto di Guido Harari.
L'arrivo di Iggy Pop in Italia nel maggio 1979, a Parma e poi a Milano, sancì il ritorno di artisti stranieri sul suolo italico dopo il lungo ostracismo seguito ai gravi incidenti ai concerti di Led Zeppelin, Lou Reed e Santana che esclusero la Penisola dal circuito concertistico.
Qualcuno passò, come Embryo, Magma, Henry Cow (che vidi il 25 luglio 1978 a Piacenza) ma erano nomi underground e legati al circuito "alternativo/antagonista").
Il bagno di folla di Patti Smith in settembre (a Bologna - presente - e Firenze) fu il via libera definitivo al ritorno della musica straniera in Italia.
Vidi gli ex Byrds McGuinn e Hillman e poi la cascata di Ramones, Police + Cramps), Damned, Lou Reed, ancora Iggy e ancora Ramones, Madness (con i Lambrettas), lo Stiff Records tour, B52's etc...
Iggy stava promuovendo il nuovo album "New Values" (uno dei migliori della sua produzione), dopo la rinascita, grazie a David Bowie con "The Idiot" e "Lust For Life".
Accomagnato Scott Thurston (chitarra e tastiere) Glen Matlock al basso, Klaus Krueger alla batteria (già con i Tangerine Dream!!), Jackie Clarkie alla chitarra, infiammò una folta platea con un set esplosivo (ricordiamoci che era ancora più che giovane, 32 anni, nonostante il lungo e intenso passato).
Noi, giovanissimi e un po' timidi restammo seduti, in tribuna del Palasport, per qualche minuto per poi gettarci nel pogo sotto il palco - prima volta in vita nostra, abituati a Area, PFM, Banco etc.
La band suona alla perfezione, precisa, compatta, dura ma mai troppo "hard", Iggy scatenato e al top.
La scaletta è curiosa con ben sette brani degli Stooges (su 15) con una conclusiva, velocissima, "I Wanna Be Your Dog", solo una canzone dagli album "Bowiani", alcune cover abbastanza fuori luogo ("Fortune Teller", "Luoie Louie", "Batman Theme", cinque brani dall'album più recente.
La registrazione (ascoltabile, nulla più) è qua:
https://www.youtube.com/watch?v=GtntnBlbKHE
Prima di Iggy, gli sconosciuti Human League, un po' ignorati, un po' fischiati con la loro new wave elettronica piuttosto lontana dal clima punk che ci si attendeva.
Nota di colore: Scott Thurston vestiva panni e "colori" molto simili a David Bowie (di qualche tempo prima) da far credere che fosse a lui alle tastiere...
Kill City
Fortune Teller
New Values
Billy Is a Runaway
The Endless Sea
Cock in My Pocket
1970
Sister Midnight
Down on the Street
Girls
Loose
Dirt
Batman Theme
Louie Louie
I Wanna Be Your Dog
Il concerto degli Human League: https://www.youtube.com/watch?v=E3IIJZg6p-s
Almost Medieval
Circus of Death
The Path of Least Resistance
Austerity
You've Lost That Lovin' Feelin'
Being Boiled
Zero as a Limit
venerdì, luglio 03, 2026
Iggy Pop live in Parma - 28 maggio 1979
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Cultura 70's
mercoledì, luglio 01, 2026
Antonio Bacciocchi/ Luca Frazzi - 45 years of music Graham Day
Il 16 settembre 2021 uscì il terzo titolo della mia mini casa editrice Cometa Rossa, dedicato alla carriera di Graham Day, scritto in coppia con Luca Frazzi, "40 anni di musica targata Graham Day".
I dettagli sono qui:
https://tonyface.blogspot.com/2021/09/antonio-bacciocchi-luca-frazzi-40-anni.html
Due fan hanno deciso di farne un'edizione - particolarmente lussuosa con copertina rigida e carta patinata - in lingua inglese, traducendo l'opera originale, con l'aggiunta di alcune foto (molte delle quali a colori, contrariamente all'edizione italiana in cui erano solo in bianco e nero), il titolo aggiornato e ulteriori dettagli.
Il libro è finalmente disponibile (in 300 copie).
Sono particolarmente onorato perché è il primo dei tanti libri che ho scritto che viene tradotto all'estero.
Per informazioni: tkbuch@t-online.de
I dettagli sono qui:
https://tonyface.blogspot.com/2021/09/antonio-bacciocchi-luca-frazzi-40-anni.html
Due fan hanno deciso di farne un'edizione - particolarmente lussuosa con copertina rigida e carta patinata - in lingua inglese, traducendo l'opera originale, con l'aggiunta di alcune foto (molte delle quali a colori, contrariamente all'edizione italiana in cui erano solo in bianco e nero), il titolo aggiornato e ulteriori dettagli.
Il libro è finalmente disponibile (in 300 copie).
Sono particolarmente onorato perché è il primo dei tanti libri che ho scritto che viene tradotto all'estero.
Per informazioni: tkbuch@t-online.de
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Libri
martedì, giugno 30, 2026
Giugno 2026. Il meglio del mese
Siamo a metà del 2026.
Sono uscite tante ottime novità: Paul McCartney, Kneecapp, Aja Monet, Black Crowes, Little Barrie, Brian Jackson, Anthony Joseph, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller, The Darts, Thee Marloes.
In Italia Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite.
PAUL McCARTNEY - The Boys of Dungeon Lane
Paul McCartney non teme di fare i conti con il suo fulgido passato.
In questo caso lo riprende dalle radici, dagli anni pre Beatles, ricordando molto tranquillamente e lucidamente, senza troppi afflati nostalgici, quegli anni pionieristici in un concept che si attesta sicuramente tra i suoi migliori lavori solisti.
L'album, 14 canzoni per 47 minuti di musica, non ha mai cedimenti, è corposo, a tratti crudo e ruvido.
Ovvio che non mancano i riferimenti Beatlesiani ("Home To Us" in duetto con Ringo su tutti) ma l'impressione è che ci sia molto dell'approccio 70's rock dei Wings e del primo Paul solista. La voce talvolta è flebile ma è un tratto congenito alla sua età ed è perfettamente contestuale al Paul 2026.
E' un lavoro da introitare con calma e da valutare nel tempo.
Dopo giorni d'ascolto ripetuto e compulsivo, credo sia un gioiello di rara bellezza.
Si parte con un parlato che poi esplode in un roccioso brano decisamente Wings, con un retaggio "Abbey Road", "As You Lie There", episodio anomalo e sorprendente nella sua complessità compositiva.
Anche "Lost Horizon" va giù duro con un riff rock e incedere ritmico mid tempo.
"Days We Left Behind" è uno dei momenti più alti del disco: ballata acustica, voce sofferente, melodia eccelsa, lo sguardo a tutti questi anni trascorsi.
"Ripples In A Pond" è uno dei rari momenti di scarsa brillantezza, un pop rock abbastanza anonimo.
Si tinge di Wings psichedelici "Mountain Top" con un finale travolgente ultra rock.
Uno dei momenti più particolari dell'album, tanto è invece classica (ma davvero bella) la ballata acustica (chitarra e voce) "Down South", con riferimenti alle prime esperienze pre "Love Me Do" (It was a good way to get to know you / Before we learned to twist and shout).
Anche "We Two", segue le stesse coordinate, ballata semplice e diretta, molto piacevole.
Un rock sferzante, molto energico, riporta i ritmi in alto in "Come Inside" mentre è più riflessiva e decisamente ammaliante l'atmosfera della sinuosa e semi psichedelica "Never Know", uno dei brani migliori.
Più Beatles di "Home To Us" non si poteva fare, con tanto di Ringo a batteria e voce. Brano riuscito, divertente, frizzante.
"Life Can Be Heard" rinnova la passione di Paul per il Vaudeville/swing/anni 20 (a me ricorda la bellisima "Two Magpies" da "Electric Arguments" dei The Fireman con Youth), brano Paul al 100%. Non lascia segni particolari l'acustica ballad folk blues "Fire Star Of The Night" ma la sofferta e drammatica "Salesman Saint", dedicata ai genitori Jim e Mary ("comes to me speaking words of wisdom Let It Be") lascia senza parole per intensità e incisività.
La conclusione è struggente con la ballad "Momma Gets By", drammatica, malinconica,triste, una sorta di commiato da lacrime.
La produzione di Andrew Watt (da Justin Bieber a Lady Gaga, Post Malone, Miley Cyrus, Elton John, Rolling Stones, Ozzy Osbourne, Pearl Jam, Iggy Pop) è magistrale e assembla alla perfezione uno spettro di influenze ampio e variegato.
Capolavoro?
BRIAN JACKSON - Now More Than Ever
Brian Jackson torna con una corposa rivisitazione del repertorio dell'ex sodale Gil Scott Heron, aiutato da Black Thought, Rahsaan Patterson, Josh Milan, Moodymann, Omar, J. Ivy.
Classici come Lady Day & John Coltrane, The Revolution Will Not Be Televised, Home Is Where The Hatred Is, Winter In America, The Bottle vengono ripresi con un'attitudine fresca, nuova, pulsante, rendendo moderno canzoni e un sound di 50 anni fa.
Bellissimo.
La Black Music continua a mutare, ricostruendo le proprie fondamenta, rinfrescando se stessa, lanciandosi in avanti, coraggiosa, sfacciata, consapevole, politicamente schierata.
ANTHONY JOSEPH - Ark
Nato a Trinidad, nel 1989 trasferito in Inghilterra) è uno scrittore afrofuturista, accademico, poeta ma anche musicista.
Ha inciso una decina di album, l'ultimo dei quali si intitola "Ark" ed è un gioiello del consueto travolgente mix di funk, hip hop, spiritual jazz, soul, jazz.
A cui aggiunge un cantato/spoken word che riporta inevitabilmente a Gil Scott Heron e Linton Kwesi Johnson.
Un altro eccellente album di "Nu Black" che si affianca degnamente a Aja Monet e Brian Jackson in questo splendido 2026 musicale.
JAMES TAYLOR QUARTET - Te Deum
James Taylor sta soddisfacendo un po' di suoi desideri.
Dopo un album pianistico riprendendo temi classici torna con il JAMES TAYLOR QUARTET con un progetto sorprendente.
Il rifacimento del "Te Deum" (canto cristiano la cui origine è incerta, attribuita a santi vari) in chiave funk soul latin jazz, con tanto di coro gospel del Benenden Chapel Choir e le percussioni di Snowboy.
I brani sono super groovy, la band vola altissima, il coro talvolta è un po' "sopra le righe" ma l'album è più che buono.
JALEN NGONDA - Doctrine Of Love
Il soul man inglese ha dichiarato che vorrebbe svegliarsi nel 1964 per registrare con i Funk Brothers e duettare con Marvin Gaye. Non ce la farà mai ovviamente ma intanto ci fa rivivere quelle vellutate atmosfere soul con un sound di gusto vintage, prevalentemente minimale, una voce incantevole, un groove comune a pochi. Ottimo disco.
BROTHER WALLACE - Electric Love
Dal profondo sud degli States, Georgia, arriva un ottimo esordio a base di soul/gospel/blues, quello più affine alle radici.
Brother Wallace fa passare un po' di tutto, dal suono Stax, a quello Motown, ritmi Northern Soul, deep blues, Otis Redding e Sam Cooke.
Vintage soul, nessuna concessione alla modernità ma è un gran bel sentire, genuino, intenso, sincero. E quindi che importa se suona come una compilation degli anni Sessanta? Ascoltiamolo e godiamocelo.
THEE MARLOES - Di Hotel Malibu
Non delude il nuovo album del trio indonesiano, elegantissimo e raffinato party sonoro a base di avvolgente e sensuale mellow soul con qualche impennata rhythm and blues.
Tanta classe.
MICA MILLAR - A Little Bit of Me
Molto carino il nuovo di MICA MILLAR, da Manchester.
Soul pop leggero, dalle tinte jazz, un po' Amy Winehouse, pennellate gospel, divertente e fresco.
Un perfetto cocktail estivo di gran classe.
JESPER LINDELL - Royal
Il cantante svedese si è preso quattro giorni nei Muscle Shoals Sound Studio in Alabama e nei Royal Studios a Memphis. In "3614 Jackson Highway" c'è il resoconto delle registrazioni nel primo, in "Royal" nel secondo. Riprende classici e brani oscuri di Elvis Presley, Otis Redding, Staple Singers, Dusty Springfield, Willie Nelson, Rod Stewart oltre a una bellissima versione di "The letter" dei Box Tops. Per chi ama il suono Stax, un album piacevolissimo.
LEAH FARMER and the BADASONICS - s/t
La cantante di Portland sforna un album davvero delizioso, tra atmosfere beat mid 60's, dal tratto malinconico, un paio di omaggi al sound Motown, qualche pausa reggae e rocksteady.
Perfetto con una birra fredda in una estate calda.
CIAN DOWNING - Stop the racists now / Come around
Cian Downing è un giovane esponente della scena Mod inglese e se nesce con un travolgente brano Ska in stile 2Tone dall'invitante titolo "STOP THE RACISTS NOW" con tanto di video con mod, scooter e calcio popolare.
What else?
https://www.youtube.com/watch?v=nyJdcqbLHqc
THE CHELSEA CURVE - The Rideout
Al secondo album il trio mod di Boston torna con un robusto garage beat rock che ricorda spesso un incrocio tra Pandoras e Go go's, grazie alla voce di Lina Pardee.
Una ventina di minuti, sette brani, tutto molto fresco e urgente.
https://thechelseacurve.bandcamp.com/album/the-rideout
DOWNTOWN BOYS - Public Luxury
La band americana ha da sempre messo l'opposizione politica al centro del loro progetto artistico.
Di questi tempi hanno pane per i loro denti nella catastrofe americana e mondiale.
Il terzo album viaggia nei conosciuti sentieri del punk più contaminato ed evoluto, uscendo dai canoni più prevedibili dell'ambito.
Una delle band più interessanti in circolazione tra i nomi estremi e rumorosi.
SUBLIME - Until the Sun Explodes
li conobbi nel breve periodo in cui suonai con Chiara e gli Scuri della futura Nina Zilli a metà anni 90.
Loro ne erano grandi fan e si muovevano più o meno su quelle coordinate, tra punk, beat, ska e affini.
I Sublime si sciolsero alla morte del leader Bradley Novell, nel 1996.
Tornano ora con Bradley sostituito dal figlio Jakob (dalla voce molto simile al padre), con un buon album (pur massacrato dalla critica) che riprende tutti gli schemi del sound originale, ha buone canzoni e un bel tiro.
Un'operazione forse un po' azzardata e foriera di perplessità pur se il risultato sia molto piacevole.
Ospiti Pennywise e H.R. dei Bad Brains.
THE ALARM - Transformation
A un anno dalla tragica scomparsa del leader Mike Peters, esce l'ultimo album degli Alarm, in lavorazione al tempo e completato successivamente. Si ripete, per l'ultima volta, la loro tutto sommato efficace formula che mette(va) insieme Clash, l'enfasi degli U2, un po' di Big Country e di Bruce Springsteen. Li avevo molto apprezzati agli inizi con "Declaration" "Strenght", anche dal vivo con uno spettacolo convincente. Con le dovute "cautele" è buon album, ben fatto e pieno di pathos.
JACKIE MENDEZ - This is Jackie Mendez
E' cresciuta a Los Angeles con 2Tone e original reggae come colonna sonora.
E si sente in questo eccellente esordio, molto reggae e rocksteady oriented, con pennellate soul, cantato e suonato benissimo, melodie accattivanti, brani di altissima qualità.
La colonna sonora per l'estate rovente in arrivo passa anche di qua.
FRIDAY FUZZ – Much Funk About Nothing
Il collettivo Friday Fuzz, composto da Marco Leo, Cesare Pizzetti, Elvin Betti e Niccolò Barozzi, già a fianco di grandi musicisti italiani, all’esordio con un album strumentale, in cui riprendono il classico sound funk che rimanda alle colonne sonore dei film anni Settanta. Il tutto eseguito con estrema perizia tecnica, al servizio di un perfetto groove che rende gli undici brani deliziosi.
OSAKA FLU – Lasciateci divertire
E’ sempre un piacere ascoltare un album come questo, in cui le influenze e i riferimenti sono talmente vasti che diventa complesso catalogare il lavoro sotto un “genere” ben definito. In questo caso, come da sempre ci ha abituato la band aretina, attiva dal 2010 e con quattro album alle spalle, si viaggia su basi prevalentemente di gusto punk e indie rock chitarristico dal taglio abrasivo. Ma, al contempo, non mancano sguardi alla canzone d’autore italiana nella sua più nobile accezione (dalle parti di un Fabrizio De André come non è mai stato, tra punk e pub rock – vedi Andrea), imprevedibili sferzate hardcore (Rumore), lo fi acustico (Io voglio decrescere) e tanto altro. Un disco che trasuda personalità, vigore e freschezza propositiva.
AFRICA UNITE – Nero su Nero – Manca il Fiato
Tornano i Maestri del reggae italiano con un nuovo strepitoso ep di cinque brani. Bunna e Madaski continuano ad essere schierati, in prima linea, con testi militanti, contro l’attuale follia guerrafondaia che sta affossando il mondo. Il loro irresistibile reggae sound assume un groove funk in Il silenzio dell’assenso, torna ai ritmi più classici in Colla a caldo, affiancati dai Circus Punk, si diluisce in una stupenda lover song in Nero su nero, scritta originariamente per Alborosie e riarrangiata per l’occasione. E dopo l’ottima Uomini, si chiude a ritmo rocksteady con un altro gioiello come Brand New Jacket. Pura eccellenza.
ATOM LUX – Kamikaze Butterfly
Continua il percorso lisergico di Atom Lux, con un nuovo ep di cinque brani, imprevedibili, psichedelici, dalle tinte stoner, che attingono spesso dalla lucida follia dei King Gizzard and the Wizard Lizard (a loro volta figli dei voli mentali dei Gong di Daevid Allen). I ritmi sono travolgenti, i suoni aspri e crudi, le composizioni di prima qualità. Dopo l’exploit dell’album “Voidmaze Dopamine Salad” si aggiunge un nuovo eccellente tassello alla cavalcata di Atom Lux.
FIESTA ALBA – Drops of sunshine in the city of spectres
Sempre avvolta nel mistero, la band romana firma il terzo capitolo del suo percorso musicale, addentrandosi ancora di più in meandri sonori poco codificabili. In cui entrano elettronica, fusion, poliritmi, world music, alt rock e tanto altro. Una proposta a tratti spiazzante per quanto è originale e innovativa (che talvolta sembra guardare al mondo artisticamente più contaminato caro a David Byrne) e che non finisce di stupire. Uno dei nomi più intriganti in circolazione.
ARTISTI VARI – Wild Honey Sampler 2026
Diciannove brani tratti da uscite recenti e di prossima pubblicazione per la Wild Honey Records, una delle etichette più interessanti e attive nella scena rock ‘n’ roll italiana. Una compilation gratuita che abbraccia tutto lo scibile della produzione dell’etichetta, tra Deniz Tek, New Christs e i Peawees, Radio Days e Bee Bee Sea, attraverso canzoni serrate, ruvide, pop, garage, beat, punk. Un gran piacere ascoltare un album del genere. A suo modo, perfetto!
ASCOLTATO ANCHE:
DOWN TO THE BONE (buon acid jazz funk, pur se prevedibile e risaputo), REGGAE WORKERS of the WORLD (reggae dalle varie contaminazioni, gradevole e poco più), THE UNSUSTAINABLES (ottimo ska/rocksteady, in chiave tradizionale, con qualche riferimento soul),
LIBRI
Dean Orton - A life in Lambretta. The story of a Professional Mod
Dean Orton è un volto noto e nome iconico nella scena mod ma soprattutto scooteristica italiana.
Arrivato tempo fa nella penisola, ha fatto della sua passione per la Lambretta una vera e propria professione, diventando un riferimento per gli amanti del veicolo.
In questo libro (in inglese) racconta la sua storia e soprattutto una marea di divertentissimi aneddoti: dal rocambolesco arrivo in Italia in scooter dall'Inghilterra per partecipare a un raduno mod, ai viaggi in Grecia dove recuperare mezzi d'epoca da restaurare, al vagabondare in mezza Europa sulla due ruote, al rapporto difficile con la burocrazia italiana, all'adattamento alle usanze nostrane che non sempre sono affini allo spirito britannico.
Un libro davvero divertente e ricchissimo di spunti piacevolissimi, anche di costume e rapporti sociali oltre che di un nutrito apporto fotografico.
In mezzo spuntano nomi noti della scena, a rendere ancora più piacevole e interessante la lettura.
Andrea Maccarone - Gli ultimi ribelli. Chi ha ucciso le sottoculture
Di sotto e contro culture si è parlato ripetutamente e a iosa, tra ricordi, ricostruzioni, documenti fotografici, ricerca delle radici. Maccarone approfondisce l'argomento con un saggio sociologico che parte da una veloce contestualizzazione delle varie forme sottoculturali (Teddy Boys/Rockers, Mods, Skinheads, Punk, Hip Hop etc) anche attraverso osservazioni che sintetizzano la loro essenza:
Le sottoculture giovanili trasformano oggetti e pratiche quotidiane in strumenti di resistenza simbolica.
Importante la sottolineatura di come il ruolo dei media abbia sempre compromesso la purezza e la stabilità delle sottoculture.
A proposito del movimento Hippie e del Festival di Woodstock:
La copertura massiva dell'evento contribuì a trasformare un'esperienza controculturale in un femnomeno globale, accelerandone al tempo stesso la diffusioine e la successiva normalizzazione.
Quando una sottocultura diventa visibile e mediatizzata su larga scala, perde parte della sua carica oppositiva.
Tra le conclusioni dell'analisi, la constatazione di come le sottoculture non siano mai statiche e contuino a ridefinirsi.
E infine il cambiamento epocale causato dall'arrivo di internet e soprattutto dei social:
Hanno permesso la costruzione di una pericolosa cultura dell'immagine fondata su modelli studiati per ricevere la massima attenzione dalla platea degli utenti.
Tutto ciò ha prodotto un livellamento dei modelli espressivi e di comunicazione, annientando le sfumature e la forza dell'originalità.
I social network offrono opportunità di conoscenza ma obbligano i linguaggi a uniformarsi per essere veicolati.
Le nuove generazioni grazie alla società delle piattaforme digitali, diventano autrici dei propri messaggi, padroni dei mezzi di comunicazione, e possono raccontare la propria realtà senza intermediazione.
Si supera così l'ostacolo del filtro giornalistico, instaurando un rapporto diretto tra mittente e destinatario.
La conclusione è amara: partendo dalla constatazione del mancato ricambio generazionale nell'ambito delle sottoculture tradizionali: La ribellione, a quanto pare, non attrae più.
Chiude il libro una serie di interessanti testimonianze di Irish Jack (storico mod dei 60, ispiratore del personaggio di Jimmy in "Quadrophenia"), Steve Diggle dei Buzzcocks, Mike Joyce degli SMiths, Kev Roberts, DJ del Wigan Casino e Rick Witter dei Shed Seven.
Francesco Abate - Gli indegni
Una vicenda (non autobiografica, precisa l'autore ma in cui tanti di "noi" si possono facilmente riconoscere) che si svolge negli anni Ottanta del punk, new wave e affini, tra amori disperati, speranze adolescenziali, fughe a Parigi e Londra, eroina, in una corsa scomposta e scarmigliata alla ricerca dell'immortalità giovanile.
Ci sono le sottoculture, le botte, le lacrime, le strade divise.
Il romanzo si configura come un racconto molto fedele alle vicende di quegli anni, spesso aspro, altrettanto ironico e spensierato.
La scrittura è precisa, fresca e coinvolgente, il libro più che riuscito.
Claudio Cicolin - Della Chitarra e del Mistero
Cinque racconti sospesi tra realtà e fantasia, legati dal ruolo della chitarra, filo conduttore che unisce destini, visioni e ossessioni. Non a caso visto che l'autore ha dato vita a un progetto video su YouTube, diventato il canale didattico di chitarra più seguito in Italia con 280.000 iscritti.
I racconti nascono dalla lettura di scrittori iconici come Edgar Allan Poe e Italo Calvino, diretti ispiratori delle narrazioni e si muovono verso un mondo sonoro che cita Smiths e Brian May, Oasis e Robert Johnson e uno letterario che spazia da George Orwell a Alessandfro Baricco.
Lettura interessante sicuramente originale.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
Venerdì 3 luglio, ore 21. Presentazione libro "Keith Moon, batterista" a Piacenza, Libreria Fahrenheit 451", via Legnano.
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Venerdì 10 luglio: Bologna “Frida”
Sabato 11 luglio: Festival Increa Masnada (Milano)
Venerdì 31 luglio: Cervia “Planet Rock”
In Italia Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite.
PAUL McCARTNEY - The Boys of Dungeon Lane
Paul McCartney non teme di fare i conti con il suo fulgido passato.
In questo caso lo riprende dalle radici, dagli anni pre Beatles, ricordando molto tranquillamente e lucidamente, senza troppi afflati nostalgici, quegli anni pionieristici in un concept che si attesta sicuramente tra i suoi migliori lavori solisti.
L'album, 14 canzoni per 47 minuti di musica, non ha mai cedimenti, è corposo, a tratti crudo e ruvido.
Ovvio che non mancano i riferimenti Beatlesiani ("Home To Us" in duetto con Ringo su tutti) ma l'impressione è che ci sia molto dell'approccio 70's rock dei Wings e del primo Paul solista. La voce talvolta è flebile ma è un tratto congenito alla sua età ed è perfettamente contestuale al Paul 2026.
E' un lavoro da introitare con calma e da valutare nel tempo.
Dopo giorni d'ascolto ripetuto e compulsivo, credo sia un gioiello di rara bellezza.
Si parte con un parlato che poi esplode in un roccioso brano decisamente Wings, con un retaggio "Abbey Road", "As You Lie There", episodio anomalo e sorprendente nella sua complessità compositiva.
Anche "Lost Horizon" va giù duro con un riff rock e incedere ritmico mid tempo.
"Days We Left Behind" è uno dei momenti più alti del disco: ballata acustica, voce sofferente, melodia eccelsa, lo sguardo a tutti questi anni trascorsi.
"Ripples In A Pond" è uno dei rari momenti di scarsa brillantezza, un pop rock abbastanza anonimo.
Si tinge di Wings psichedelici "Mountain Top" con un finale travolgente ultra rock.
Uno dei momenti più particolari dell'album, tanto è invece classica (ma davvero bella) la ballata acustica (chitarra e voce) "Down South", con riferimenti alle prime esperienze pre "Love Me Do" (It was a good way to get to know you / Before we learned to twist and shout).
Anche "We Two", segue le stesse coordinate, ballata semplice e diretta, molto piacevole.
Un rock sferzante, molto energico, riporta i ritmi in alto in "Come Inside" mentre è più riflessiva e decisamente ammaliante l'atmosfera della sinuosa e semi psichedelica "Never Know", uno dei brani migliori.
Più Beatles di "Home To Us" non si poteva fare, con tanto di Ringo a batteria e voce. Brano riuscito, divertente, frizzante.
"Life Can Be Heard" rinnova la passione di Paul per il Vaudeville/swing/anni 20 (a me ricorda la bellisima "Two Magpies" da "Electric Arguments" dei The Fireman con Youth), brano Paul al 100%. Non lascia segni particolari l'acustica ballad folk blues "Fire Star Of The Night" ma la sofferta e drammatica "Salesman Saint", dedicata ai genitori Jim e Mary ("comes to me speaking words of wisdom Let It Be") lascia senza parole per intensità e incisività.
La conclusione è struggente con la ballad "Momma Gets By", drammatica, malinconica,triste, una sorta di commiato da lacrime.
La produzione di Andrew Watt (da Justin Bieber a Lady Gaga, Post Malone, Miley Cyrus, Elton John, Rolling Stones, Ozzy Osbourne, Pearl Jam, Iggy Pop) è magistrale e assembla alla perfezione uno spettro di influenze ampio e variegato.
Capolavoro?
BRIAN JACKSON - Now More Than Ever
Brian Jackson torna con una corposa rivisitazione del repertorio dell'ex sodale Gil Scott Heron, aiutato da Black Thought, Rahsaan Patterson, Josh Milan, Moodymann, Omar, J. Ivy.
Classici come Lady Day & John Coltrane, The Revolution Will Not Be Televised, Home Is Where The Hatred Is, Winter In America, The Bottle vengono ripresi con un'attitudine fresca, nuova, pulsante, rendendo moderno canzoni e un sound di 50 anni fa.
Bellissimo.
La Black Music continua a mutare, ricostruendo le proprie fondamenta, rinfrescando se stessa, lanciandosi in avanti, coraggiosa, sfacciata, consapevole, politicamente schierata.
ANTHONY JOSEPH - Ark
Nato a Trinidad, nel 1989 trasferito in Inghilterra) è uno scrittore afrofuturista, accademico, poeta ma anche musicista.
Ha inciso una decina di album, l'ultimo dei quali si intitola "Ark" ed è un gioiello del consueto travolgente mix di funk, hip hop, spiritual jazz, soul, jazz.
A cui aggiunge un cantato/spoken word che riporta inevitabilmente a Gil Scott Heron e Linton Kwesi Johnson.
Un altro eccellente album di "Nu Black" che si affianca degnamente a Aja Monet e Brian Jackson in questo splendido 2026 musicale.
JAMES TAYLOR QUARTET - Te Deum
James Taylor sta soddisfacendo un po' di suoi desideri.
Dopo un album pianistico riprendendo temi classici torna con il JAMES TAYLOR QUARTET con un progetto sorprendente.
Il rifacimento del "Te Deum" (canto cristiano la cui origine è incerta, attribuita a santi vari) in chiave funk soul latin jazz, con tanto di coro gospel del Benenden Chapel Choir e le percussioni di Snowboy.
I brani sono super groovy, la band vola altissima, il coro talvolta è un po' "sopra le righe" ma l'album è più che buono.
JALEN NGONDA - Doctrine Of Love
Il soul man inglese ha dichiarato che vorrebbe svegliarsi nel 1964 per registrare con i Funk Brothers e duettare con Marvin Gaye. Non ce la farà mai ovviamente ma intanto ci fa rivivere quelle vellutate atmosfere soul con un sound di gusto vintage, prevalentemente minimale, una voce incantevole, un groove comune a pochi. Ottimo disco.
BROTHER WALLACE - Electric Love
Dal profondo sud degli States, Georgia, arriva un ottimo esordio a base di soul/gospel/blues, quello più affine alle radici.
Brother Wallace fa passare un po' di tutto, dal suono Stax, a quello Motown, ritmi Northern Soul, deep blues, Otis Redding e Sam Cooke.
Vintage soul, nessuna concessione alla modernità ma è un gran bel sentire, genuino, intenso, sincero. E quindi che importa se suona come una compilation degli anni Sessanta? Ascoltiamolo e godiamocelo.
THEE MARLOES - Di Hotel Malibu
Non delude il nuovo album del trio indonesiano, elegantissimo e raffinato party sonoro a base di avvolgente e sensuale mellow soul con qualche impennata rhythm and blues.
Tanta classe.
MICA MILLAR - A Little Bit of Me
Molto carino il nuovo di MICA MILLAR, da Manchester.
Soul pop leggero, dalle tinte jazz, un po' Amy Winehouse, pennellate gospel, divertente e fresco.
Un perfetto cocktail estivo di gran classe.
JESPER LINDELL - Royal
Il cantante svedese si è preso quattro giorni nei Muscle Shoals Sound Studio in Alabama e nei Royal Studios a Memphis. In "3614 Jackson Highway" c'è il resoconto delle registrazioni nel primo, in "Royal" nel secondo. Riprende classici e brani oscuri di Elvis Presley, Otis Redding, Staple Singers, Dusty Springfield, Willie Nelson, Rod Stewart oltre a una bellissima versione di "The letter" dei Box Tops. Per chi ama il suono Stax, un album piacevolissimo.
LEAH FARMER and the BADASONICS - s/t
La cantante di Portland sforna un album davvero delizioso, tra atmosfere beat mid 60's, dal tratto malinconico, un paio di omaggi al sound Motown, qualche pausa reggae e rocksteady.
Perfetto con una birra fredda in una estate calda.
CIAN DOWNING - Stop the racists now / Come around
Cian Downing è un giovane esponente della scena Mod inglese e se nesce con un travolgente brano Ska in stile 2Tone dall'invitante titolo "STOP THE RACISTS NOW" con tanto di video con mod, scooter e calcio popolare.
What else?
https://www.youtube.com/watch?v=nyJdcqbLHqc
THE CHELSEA CURVE - The Rideout
Al secondo album il trio mod di Boston torna con un robusto garage beat rock che ricorda spesso un incrocio tra Pandoras e Go go's, grazie alla voce di Lina Pardee.
Una ventina di minuti, sette brani, tutto molto fresco e urgente.
https://thechelseacurve.bandcamp.com/album/the-rideout
DOWNTOWN BOYS - Public Luxury
La band americana ha da sempre messo l'opposizione politica al centro del loro progetto artistico.
Di questi tempi hanno pane per i loro denti nella catastrofe americana e mondiale.
Il terzo album viaggia nei conosciuti sentieri del punk più contaminato ed evoluto, uscendo dai canoni più prevedibili dell'ambito.
Una delle band più interessanti in circolazione tra i nomi estremi e rumorosi.
SUBLIME - Until the Sun Explodes
li conobbi nel breve periodo in cui suonai con Chiara e gli Scuri della futura Nina Zilli a metà anni 90.
Loro ne erano grandi fan e si muovevano più o meno su quelle coordinate, tra punk, beat, ska e affini.
I Sublime si sciolsero alla morte del leader Bradley Novell, nel 1996.
Tornano ora con Bradley sostituito dal figlio Jakob (dalla voce molto simile al padre), con un buon album (pur massacrato dalla critica) che riprende tutti gli schemi del sound originale, ha buone canzoni e un bel tiro.
Un'operazione forse un po' azzardata e foriera di perplessità pur se il risultato sia molto piacevole.
Ospiti Pennywise e H.R. dei Bad Brains.
THE ALARM - Transformation
A un anno dalla tragica scomparsa del leader Mike Peters, esce l'ultimo album degli Alarm, in lavorazione al tempo e completato successivamente. Si ripete, per l'ultima volta, la loro tutto sommato efficace formula che mette(va) insieme Clash, l'enfasi degli U2, un po' di Big Country e di Bruce Springsteen. Li avevo molto apprezzati agli inizi con "Declaration" "Strenght", anche dal vivo con uno spettacolo convincente. Con le dovute "cautele" è buon album, ben fatto e pieno di pathos.
JACKIE MENDEZ - This is Jackie Mendez
E' cresciuta a Los Angeles con 2Tone e original reggae come colonna sonora.
E si sente in questo eccellente esordio, molto reggae e rocksteady oriented, con pennellate soul, cantato e suonato benissimo, melodie accattivanti, brani di altissima qualità.
La colonna sonora per l'estate rovente in arrivo passa anche di qua.
FRIDAY FUZZ – Much Funk About Nothing
Il collettivo Friday Fuzz, composto da Marco Leo, Cesare Pizzetti, Elvin Betti e Niccolò Barozzi, già a fianco di grandi musicisti italiani, all’esordio con un album strumentale, in cui riprendono il classico sound funk che rimanda alle colonne sonore dei film anni Settanta. Il tutto eseguito con estrema perizia tecnica, al servizio di un perfetto groove che rende gli undici brani deliziosi.
OSAKA FLU – Lasciateci divertire
E’ sempre un piacere ascoltare un album come questo, in cui le influenze e i riferimenti sono talmente vasti che diventa complesso catalogare il lavoro sotto un “genere” ben definito. In questo caso, come da sempre ci ha abituato la band aretina, attiva dal 2010 e con quattro album alle spalle, si viaggia su basi prevalentemente di gusto punk e indie rock chitarristico dal taglio abrasivo. Ma, al contempo, non mancano sguardi alla canzone d’autore italiana nella sua più nobile accezione (dalle parti di un Fabrizio De André come non è mai stato, tra punk e pub rock – vedi Andrea), imprevedibili sferzate hardcore (Rumore), lo fi acustico (Io voglio decrescere) e tanto altro. Un disco che trasuda personalità, vigore e freschezza propositiva.
AFRICA UNITE – Nero su Nero – Manca il Fiato
Tornano i Maestri del reggae italiano con un nuovo strepitoso ep di cinque brani. Bunna e Madaski continuano ad essere schierati, in prima linea, con testi militanti, contro l’attuale follia guerrafondaia che sta affossando il mondo. Il loro irresistibile reggae sound assume un groove funk in Il silenzio dell’assenso, torna ai ritmi più classici in Colla a caldo, affiancati dai Circus Punk, si diluisce in una stupenda lover song in Nero su nero, scritta originariamente per Alborosie e riarrangiata per l’occasione. E dopo l’ottima Uomini, si chiude a ritmo rocksteady con un altro gioiello come Brand New Jacket. Pura eccellenza.
ATOM LUX – Kamikaze Butterfly
Continua il percorso lisergico di Atom Lux, con un nuovo ep di cinque brani, imprevedibili, psichedelici, dalle tinte stoner, che attingono spesso dalla lucida follia dei King Gizzard and the Wizard Lizard (a loro volta figli dei voli mentali dei Gong di Daevid Allen). I ritmi sono travolgenti, i suoni aspri e crudi, le composizioni di prima qualità. Dopo l’exploit dell’album “Voidmaze Dopamine Salad” si aggiunge un nuovo eccellente tassello alla cavalcata di Atom Lux.
FIESTA ALBA – Drops of sunshine in the city of spectres
Sempre avvolta nel mistero, la band romana firma il terzo capitolo del suo percorso musicale, addentrandosi ancora di più in meandri sonori poco codificabili. In cui entrano elettronica, fusion, poliritmi, world music, alt rock e tanto altro. Una proposta a tratti spiazzante per quanto è originale e innovativa (che talvolta sembra guardare al mondo artisticamente più contaminato caro a David Byrne) e che non finisce di stupire. Uno dei nomi più intriganti in circolazione.
ARTISTI VARI – Wild Honey Sampler 2026
Diciannove brani tratti da uscite recenti e di prossima pubblicazione per la Wild Honey Records, una delle etichette più interessanti e attive nella scena rock ‘n’ roll italiana. Una compilation gratuita che abbraccia tutto lo scibile della produzione dell’etichetta, tra Deniz Tek, New Christs e i Peawees, Radio Days e Bee Bee Sea, attraverso canzoni serrate, ruvide, pop, garage, beat, punk. Un gran piacere ascoltare un album del genere. A suo modo, perfetto!
ASCOLTATO ANCHE:
DOWN TO THE BONE (buon acid jazz funk, pur se prevedibile e risaputo), REGGAE WORKERS of the WORLD (reggae dalle varie contaminazioni, gradevole e poco più), THE UNSUSTAINABLES (ottimo ska/rocksteady, in chiave tradizionale, con qualche riferimento soul),
LIBRI
Dean Orton - A life in Lambretta. The story of a Professional Mod
Dean Orton è un volto noto e nome iconico nella scena mod ma soprattutto scooteristica italiana.
Arrivato tempo fa nella penisola, ha fatto della sua passione per la Lambretta una vera e propria professione, diventando un riferimento per gli amanti del veicolo.
In questo libro (in inglese) racconta la sua storia e soprattutto una marea di divertentissimi aneddoti: dal rocambolesco arrivo in Italia in scooter dall'Inghilterra per partecipare a un raduno mod, ai viaggi in Grecia dove recuperare mezzi d'epoca da restaurare, al vagabondare in mezza Europa sulla due ruote, al rapporto difficile con la burocrazia italiana, all'adattamento alle usanze nostrane che non sempre sono affini allo spirito britannico.
Un libro davvero divertente e ricchissimo di spunti piacevolissimi, anche di costume e rapporti sociali oltre che di un nutrito apporto fotografico.
In mezzo spuntano nomi noti della scena, a rendere ancora più piacevole e interessante la lettura.
Andrea Maccarone - Gli ultimi ribelli. Chi ha ucciso le sottoculture
Di sotto e contro culture si è parlato ripetutamente e a iosa, tra ricordi, ricostruzioni, documenti fotografici, ricerca delle radici. Maccarone approfondisce l'argomento con un saggio sociologico che parte da una veloce contestualizzazione delle varie forme sottoculturali (Teddy Boys/Rockers, Mods, Skinheads, Punk, Hip Hop etc) anche attraverso osservazioni che sintetizzano la loro essenza:
Le sottoculture giovanili trasformano oggetti e pratiche quotidiane in strumenti di resistenza simbolica.
Importante la sottolineatura di come il ruolo dei media abbia sempre compromesso la purezza e la stabilità delle sottoculture.
A proposito del movimento Hippie e del Festival di Woodstock:
La copertura massiva dell'evento contribuì a trasformare un'esperienza controculturale in un femnomeno globale, accelerandone al tempo stesso la diffusioine e la successiva normalizzazione.
Quando una sottocultura diventa visibile e mediatizzata su larga scala, perde parte della sua carica oppositiva.
Tra le conclusioni dell'analisi, la constatazione di come le sottoculture non siano mai statiche e contuino a ridefinirsi.
E infine il cambiamento epocale causato dall'arrivo di internet e soprattutto dei social:
Hanno permesso la costruzione di una pericolosa cultura dell'immagine fondata su modelli studiati per ricevere la massima attenzione dalla platea degli utenti.
Tutto ciò ha prodotto un livellamento dei modelli espressivi e di comunicazione, annientando le sfumature e la forza dell'originalità.
I social network offrono opportunità di conoscenza ma obbligano i linguaggi a uniformarsi per essere veicolati.
Le nuove generazioni grazie alla società delle piattaforme digitali, diventano autrici dei propri messaggi, padroni dei mezzi di comunicazione, e possono raccontare la propria realtà senza intermediazione.
Si supera così l'ostacolo del filtro giornalistico, instaurando un rapporto diretto tra mittente e destinatario.
La conclusione è amara: partendo dalla constatazione del mancato ricambio generazionale nell'ambito delle sottoculture tradizionali: La ribellione, a quanto pare, non attrae più.
Chiude il libro una serie di interessanti testimonianze di Irish Jack (storico mod dei 60, ispiratore del personaggio di Jimmy in "Quadrophenia"), Steve Diggle dei Buzzcocks, Mike Joyce degli SMiths, Kev Roberts, DJ del Wigan Casino e Rick Witter dei Shed Seven.
Francesco Abate - Gli indegni
Una vicenda (non autobiografica, precisa l'autore ma in cui tanti di "noi" si possono facilmente riconoscere) che si svolge negli anni Ottanta del punk, new wave e affini, tra amori disperati, speranze adolescenziali, fughe a Parigi e Londra, eroina, in una corsa scomposta e scarmigliata alla ricerca dell'immortalità giovanile.
Ci sono le sottoculture, le botte, le lacrime, le strade divise.
Il romanzo si configura come un racconto molto fedele alle vicende di quegli anni, spesso aspro, altrettanto ironico e spensierato.
La scrittura è precisa, fresca e coinvolgente, il libro più che riuscito.
Claudio Cicolin - Della Chitarra e del Mistero
Cinque racconti sospesi tra realtà e fantasia, legati dal ruolo della chitarra, filo conduttore che unisce destini, visioni e ossessioni. Non a caso visto che l'autore ha dato vita a un progetto video su YouTube, diventato il canale didattico di chitarra più seguito in Italia con 280.000 iscritti.
I racconti nascono dalla lettura di scrittori iconici come Edgar Allan Poe e Italo Calvino, diretti ispiratori delle narrazioni e si muovono verso un mondo sonoro che cita Smiths e Brian May, Oasis e Robert Johnson e uno letterario che spazia da George Orwell a Alessandfro Baricco.
Lettura interessante sicuramente originale.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
Venerdì 3 luglio, ore 21. Presentazione libro "Keith Moon, batterista" a Piacenza, Libreria Fahrenheit 451", via Legnano.
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Venerdì 10 luglio: Bologna “Frida”
Sabato 11 luglio: Festival Increa Masnada (Milano)
Venerdì 31 luglio: Cervia “Planet Rock”
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Il meglio del mese
lunedì, giugno 29, 2026
Wild Billy Childish & CTMF + The Mummies @Festival Beat 2026
Foto di Mummies e Billy Childish di Andrea Amadasi.
Il Festival Beat rinasce dalle sue ceneri a cui tanti l'avevano già (perfidamente) condannato e si ritrova in quel di Cremona, lasciando la ormai storica sede di Salsomaggiore.
Guadagnandoci.
La città lombarda ("di là da Po" come diciamo noi dirimpettai emiliani) è un piccolo gioiello architettonico, vivibile e accogliente, il luogo del Festival, le COLONIE PADANE, uno stupendo spazio di rara bellezza e suggestione.
Fondate nel 1915 come colonia elioterapica e nel 1922 trasformata in luogo per ospitare centinaia di bambini per terapie di bagni di sole.
In epoca fascista poi, Roberto Farinacci, ras di Cremona, la fece diventare “Colonia Regina Margherita di Savoia e balilla Roberto Farinacci”, una struttura centrale a forma di grande nave immersa in un vasto parco di quasi 60 mila metri quadrati ricco di essenze padane, piscinette e laghetti per formare la gioventù cremonese secondo i dettami fascisti in merito a salute, cultura e comportamenti.
Hanno fatto anche cose buone...
Le cronache raccontano di uno spettacolare set di Jon Spencer il venerdì sera.
Il sabato, avvolti da una calura difficilmente tollerabile, si apre con la presentazione, in piazza Roma, del mio libro su Keith Moon e di quello di Enrico Lazzeri "Ballare nella catastrofe" con Gino Delledonne moderatore. Tanta gente, tanta attenzione, tante suggestioni e considerazioni filosofico/poetiche.
Bei momenti davvero.
Si passa in riva al Po alle Colonie.
Tanta gente ad applaudire il rude anticipo di Reverend-Beat Man & Milan Slick.
Wild Billy Childish & CTMF spazzano via tutto.
Suono ruvido, crudo, chitarra/basso/batteria come i primi Kinks con la voce di Jason Williamson degli Sleaford Mods, garage beat 100% Brit, sempre storti, a volte scordati e imprecisi, perfetti!
A un certo punto suonano "You Are Forgiven", uno dei "movimenti" della mini opera degli Who "A Quick One While He's Away" ed è puro genio, qualcosa che connota fino in fondo il mondo di Billy Childish, dai Milkashakes ad oggi, con in mezzo cento altri gruppi.
Ci infilano anche "Fire" di Jimi Hendrix ed è fighissima.
Quello che risalta è l'unicità di questo suono, tanto banale quanto irripetibile e inimitabile.
I Mummies sono i Mummies, né più né meno.
Garage/surf/punk veloce e grezzo, tiratissimo.
Consueto sfoggio di evoluzioni "ginniche" con tastiere sulle spalle etc. Che siano i Devo del garage punk è confermato anche dalla cover (riuscita) di "Uncontrollable Urge" della band di Akron.
Chiudono improvvisamente dopo una quarantina di minuti.
Promettono di tornare ma la serata si ferma lì.
C'è chi mormora di uno scazzo tra di loro, chi apprezza la brevità punk, chi la guasconeria e l'ironia.
Va bene così.
Si gira tra i numerosi e ricchi banchetti, si incrociano mille persone conosciute e meno.
Organizzazione, come sempre, impeccabile (c'è chi mugugna per il prezzo ma quello é, il costo della vita è un attimino diverso dal solito, anche per chi gestisce. Se non va bene non andateci o organizzatene uno voi a metà costo).
Il Festival Beat rinasce dalle sue ceneri a cui tanti l'avevano già (perfidamente) condannato e si ritrova in quel di Cremona, lasciando la ormai storica sede di Salsomaggiore.
Guadagnandoci.
La città lombarda ("di là da Po" come diciamo noi dirimpettai emiliani) è un piccolo gioiello architettonico, vivibile e accogliente, il luogo del Festival, le COLONIE PADANE, uno stupendo spazio di rara bellezza e suggestione.
Fondate nel 1915 come colonia elioterapica e nel 1922 trasformata in luogo per ospitare centinaia di bambini per terapie di bagni di sole.
In epoca fascista poi, Roberto Farinacci, ras di Cremona, la fece diventare “Colonia Regina Margherita di Savoia e balilla Roberto Farinacci”, una struttura centrale a forma di grande nave immersa in un vasto parco di quasi 60 mila metri quadrati ricco di essenze padane, piscinette e laghetti per formare la gioventù cremonese secondo i dettami fascisti in merito a salute, cultura e comportamenti.
Hanno fatto anche cose buone...
Le cronache raccontano di uno spettacolare set di Jon Spencer il venerdì sera.
Il sabato, avvolti da una calura difficilmente tollerabile, si apre con la presentazione, in piazza Roma, del mio libro su Keith Moon e di quello di Enrico Lazzeri "Ballare nella catastrofe" con Gino Delledonne moderatore. Tanta gente, tanta attenzione, tante suggestioni e considerazioni filosofico/poetiche.
Bei momenti davvero.
Si passa in riva al Po alle Colonie.
Tanta gente ad applaudire il rude anticipo di Reverend-Beat Man & Milan Slick.
Wild Billy Childish & CTMF spazzano via tutto.
Suono ruvido, crudo, chitarra/basso/batteria come i primi Kinks con la voce di Jason Williamson degli Sleaford Mods, garage beat 100% Brit, sempre storti, a volte scordati e imprecisi, perfetti!
A un certo punto suonano "You Are Forgiven", uno dei "movimenti" della mini opera degli Who "A Quick One While He's Away" ed è puro genio, qualcosa che connota fino in fondo il mondo di Billy Childish, dai Milkashakes ad oggi, con in mezzo cento altri gruppi.
Ci infilano anche "Fire" di Jimi Hendrix ed è fighissima.
Quello che risalta è l'unicità di questo suono, tanto banale quanto irripetibile e inimitabile.
I Mummies sono i Mummies, né più né meno.
Garage/surf/punk veloce e grezzo, tiratissimo.
Consueto sfoggio di evoluzioni "ginniche" con tastiere sulle spalle etc. Che siano i Devo del garage punk è confermato anche dalla cover (riuscita) di "Uncontrollable Urge" della band di Akron.
Chiudono improvvisamente dopo una quarantina di minuti.
Promettono di tornare ma la serata si ferma lì.
C'è chi mormora di uno scazzo tra di loro, chi apprezza la brevità punk, chi la guasconeria e l'ironia.
Va bene così.
Si gira tra i numerosi e ricchi banchetti, si incrociano mille persone conosciute e meno.
Organizzazione, come sempre, impeccabile (c'è chi mugugna per il prezzo ma quello é, il costo della vita è un attimino diverso dal solito, anche per chi gestisce. Se non va bene non andateci o organizzatene uno voi a metà costo).
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Concerti
domenica, giugno 28, 2026
Digitalizzazione repertorio Lilith / Lilith and the Sinnersaints: "Stereo Blues Vol.1: Punk Collection”
Prosegue il processo di digitalizzazione del repertorio di Lilith (Lilith-rita Oberti) e Lilith and the sinnersaints a cura di LaPOP Music.
Il 21 ottobre del 2013 esce “Stereo Blues Vol.1: Punk Collection”, inteso originariamente come il primo episodio di una serie di omaggi che Lilith and the Sinnersaints volevano tributare alla radici del proprio sound.
I quattro brani contenuti nell’EP sono un personale omaggio al PUNK di fine anni 70, la prima colonna sonora delle giornate che l’allora 15enne Lilith-rita Oberti spendeva tra il gruppo dei tempi, i Not Moving, e la scuola.
Brani come “See no evil” dei Television e “(I’m) Stranded” dei Saints giravano nelle cassette che ci si scambiava alla scoperta del nuovo sound.
Poi venne l’hardcore punk e gruppi come Bad Brains (omaggiati con una versione blues del loro classico “Sailin on”) mentre i Clash cercavano nuove strade nella musica tradizionale come il blues, il reggae o il gospel (come in “The sound of the sinners” da “Sandinista”).
Lilith and the Sinnersaints in “Stereo Blues vol.1: Punk collection” volgono lo sguardo a quei tempi ma lo attualizzano attraverso una sensibilità moderna e il loro unico stile.
Il CD fu stampato in edizione limitata di 300 copie in un contenitore di metallo che ricalcava quello di “Metal Box” dei Public Image LTD. L’oggetto andò esaurito ed è da tempo irreperibile.
Ascolta Stereo Blues vol. 1: Punk Collection, da oggi sulle maggiori piattaforme digitali: https://lnk.to/stereoblues
Il 21 ottobre del 2013 esce “Stereo Blues Vol.1: Punk Collection”, inteso originariamente come il primo episodio di una serie di omaggi che Lilith and the Sinnersaints volevano tributare alla radici del proprio sound.
I quattro brani contenuti nell’EP sono un personale omaggio al PUNK di fine anni 70, la prima colonna sonora delle giornate che l’allora 15enne Lilith-rita Oberti spendeva tra il gruppo dei tempi, i Not Moving, e la scuola.
Brani come “See no evil” dei Television e “(I’m) Stranded” dei Saints giravano nelle cassette che ci si scambiava alla scoperta del nuovo sound.
Poi venne l’hardcore punk e gruppi come Bad Brains (omaggiati con una versione blues del loro classico “Sailin on”) mentre i Clash cercavano nuove strade nella musica tradizionale come il blues, il reggae o il gospel (come in “The sound of the sinners” da “Sandinista”).
Lilith and the Sinnersaints in “Stereo Blues vol.1: Punk collection” volgono lo sguardo a quei tempi ma lo attualizzano attraverso una sensibilità moderna e il loro unico stile.
Il CD fu stampato in edizione limitata di 300 copie in un contenitore di metallo che ricalcava quello di “Metal Box” dei Public Image LTD. L’oggetto andò esaurito ed è da tempo irreperibile.
Ascolta Stereo Blues vol. 1: Punk Collection, da oggi sulle maggiori piattaforme digitali: https://lnk.to/stereoblues
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Lilith and the Sinnersaints
sabato, giugno 27, 2026
Appuntamenti
"Keith Moon, batterista" (Low Edizioni) sarà presentato oggi alle 17.30 a Cremona all'interno del Festival Beat a La Ciocco di Piazza Roma 30.
Venerdì 3 luglio alla Libreria Fahrenheit 451" a Piacenza, in via Legnano alle 21.30
Venerdì 3 luglio alla Libreria Fahrenheit 451" a Piacenza, in via Legnano alle 21.30
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I me mine
venerdì, giugno 26, 2026
Iggy Pop & the Doors



E' noto che i tre DOORS superstiti, alla morte di Jim Morrison hanno sempre fatto parecchia fatica a staccarsi da quell'esperienza, nonostante fosse palesemente finita, senza più la storica e carismatica voce.
Fecero due deludenti album e negli anni si sono riformati più volte in spesso patetici tentativi di riedizione della band (inclusa la presenza di Ian Astbury dei Cult alla voce che ne faceva una discutibile pantomima, con tanto di pantaloni di pelle e stese mosse...).
Tra i tanti tentativi ci fu anche quello che fece Ray Manzarek nel marzo 1973 quando, arrivato a Londra, cercò di reclutare Joe Cocker, Paul McCartney (...), Howard Welth degli Audience. Ma senza alcun risultato.
Tornato in USA, si imbattè nei primi mesi del 1974 in un altro transfuga da un gruppo appena dissoltosi: IGGY POP.
Il 3 luglio del 1974, nel terzo anniversario della morte di Jim Morrision, Ray Manzarek e Iggy Pop suonarono insieme al Whiskey a Go Go (con altri musicisti) per ricordare il cantante.
Proposero "LA Woman", "Maggie M'Gill" e "Back Door Man" dopo che Ray aveva cantato "Light my fire".
I due si ritrovarono a provare e a registrare qualche altro brano e (pare) si siano esibiti di nuovo prima di un concerto delle New York Dolls.
Purtroppo le condizioni di Iggy Pop all'epoca erano talmente precarie e lui assolutamente ingestibile che l'esperienza finì in niente...
Beh, erano solo chiacchiere. Soprattutto chiacchiere. Non abbiamo mai preso nessuno. Abbiamo parlato di un sacco di gente. Abbiamo parlato di Iggy, abbiamo parlato di Mick Jagger ma lui aveva già una band.
E poi abbiamo parlato di un tipo un po' fuori dagli schemi, Paul McCartney, bravo cantante e bassista. Ehi, potremmo trovare un bassista, ma alla fine non se n'è fatto niente. (Ray Manzarek 1998)
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Rock Tales
giovedì, giugno 25, 2026
Intelligenza Artificiale: i social invasi dai creator digitali
Fonte: www.ansa.it
I social sono sempre più invasi da attori artificiali che promuovono prodotti e servizi.
Il crescente ricorso agli influencer generati dall'IA, come rileva un articolo del Guardian, evidenzia come l'impiego di avatar digitali realistici permetta ai marchi di simulare recensioni e interazioni tipiche degli utenti, risparmiando sui costi e moltiplicando le campagne attive.
Influencer inventati al computer sponsorizzano marchi di moda, oggetti di arredo, cosmetici.
Tra il 40% e il 60% di quello che alcuni dei grandi marchi pubblicano online è generato da software di intelligenza artificiale. Gli influencer umani hanno di fatto distrutto il settore, le aziende si stanno orientando verso l'intelligenza artificiale per eliminare problemi come la cattiva pubblicità, le opinioni personali, le tariffe orarie e i fotografi. Clarissa Mansbridge di Mia Metaverse, ex manager di celebrità.
I dati dell'associazione dei consumatori Which? indicano che il 70% degli utenti non è in grado di distinguere i contenuti reali da quelli generati artificialmente, rendendo necessaria una comunicazione inequivocabile.
Uno scenario che cambierà dal 2 agosto, quando l'AI Act introdurrà per i Paesi dell'Unione Europea l'obbligo di etichettare chiaramente i materiali audiovisivi creati o manipolati da sistemi automatizzati.
I social sono sempre più invasi da attori artificiali che promuovono prodotti e servizi.
Il crescente ricorso agli influencer generati dall'IA, come rileva un articolo del Guardian, evidenzia come l'impiego di avatar digitali realistici permetta ai marchi di simulare recensioni e interazioni tipiche degli utenti, risparmiando sui costi e moltiplicando le campagne attive.
Influencer inventati al computer sponsorizzano marchi di moda, oggetti di arredo, cosmetici.
Tra il 40% e il 60% di quello che alcuni dei grandi marchi pubblicano online è generato da software di intelligenza artificiale. Gli influencer umani hanno di fatto distrutto il settore, le aziende si stanno orientando verso l'intelligenza artificiale per eliminare problemi come la cattiva pubblicità, le opinioni personali, le tariffe orarie e i fotografi. Clarissa Mansbridge di Mia Metaverse, ex manager di celebrità.
I dati dell'associazione dei consumatori Which? indicano che il 70% degli utenti non è in grado di distinguere i contenuti reali da quelli generati artificialmente, rendendo necessaria una comunicazione inequivocabile.
Uno scenario che cambierà dal 2 agosto, quando l'AI Act introdurrà per i Paesi dell'Unione Europea l'obbligo di etichettare chiaramente i materiali audiovisivi creati o manipolati da sistemi automatizzati.
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Internet
mercoledì, giugno 24, 2026
Tony Esposito - Il villaggio globale
Tony Esposito è un vero e proprio monumento della musica italiana, troppo spesso ricordato solo per "Kalimba de Luna" e per le percussioni "strane" che usava soprattutto agli esordi.
Se consideriamo con chi ha suonato (decine e decine di eccellenze, giusto per citarne alcuni: Pino Daniele, Edoardo Bennato, Alan Sorrenti, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Gino Paoli, Roberto Vecchioni, Francesco Guccini, Eugenio Bennato, Claudio Rocchi, Don Cherry, Gato Barbieri, Eumir Deodato, Brian Auger, Gilberto Gil, Billy Cobham, Moncada, Naná Vasconcelos) non basterebbero pagine e pagine di un libro per descriverne la carriera.
Non dimenicando che è stato uno dei pilastri del Napoli Power, esperienza sonora personalissima e innovativa degli anni Settanta.
La sua produzione discografica è sovente "limitata" ai primi quattro, eccellenti, album, tra sperimentazione, proto world music, prog e affini, dal 1974 al 1978, Rosso napoletano, Processione sul mare, Gente distratta, La banda del sole, prima dell'abbraccio a una dimensione più pop e fruibile.
Il villaggio globale, del 1990, è un album, dimenticato dai più, molto particolare, in cui si immerge in una dimensione sonora cosmopolita, tra un costante groove funk, elettronica, marcate influenze "africane" (a tratti quasi figlie dei Talking Heads di "Remain in light" o dei Liquid Liquid ), fusion, jazz.
C'è anche "Novecento auf Wiedersehen" in coppia con Eugenio Bennato (alle chitarre con Alex Britti in tutto l'album, insieme al fido Remo Licatsro a tastiere e arrangiamenti) che fu presentata al Festival di Sanremo (l'anno di "Uomini soli" dei Pooh).
Un lavoro da riscoprire, ancora molto moderno e fresco, ricco di suggestioni e spunti originali.
Vidi Tony Esposito a Parma nel maggio del 1979 nella favolosa band di Pino Daniele, con Joe Amoruso, Tullio De Piscopo, James Senese e Rino Zurzolo. As aprire Roberto Ciotti.
Se consideriamo con chi ha suonato (decine e decine di eccellenze, giusto per citarne alcuni: Pino Daniele, Edoardo Bennato, Alan Sorrenti, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Gino Paoli, Roberto Vecchioni, Francesco Guccini, Eugenio Bennato, Claudio Rocchi, Don Cherry, Gato Barbieri, Eumir Deodato, Brian Auger, Gilberto Gil, Billy Cobham, Moncada, Naná Vasconcelos) non basterebbero pagine e pagine di un libro per descriverne la carriera.
Non dimenicando che è stato uno dei pilastri del Napoli Power, esperienza sonora personalissima e innovativa degli anni Settanta.
La sua produzione discografica è sovente "limitata" ai primi quattro, eccellenti, album, tra sperimentazione, proto world music, prog e affini, dal 1974 al 1978, Rosso napoletano, Processione sul mare, Gente distratta, La banda del sole, prima dell'abbraccio a una dimensione più pop e fruibile.
Il villaggio globale, del 1990, è un album, dimenticato dai più, molto particolare, in cui si immerge in una dimensione sonora cosmopolita, tra un costante groove funk, elettronica, marcate influenze "africane" (a tratti quasi figlie dei Talking Heads di "Remain in light" o dei Liquid Liquid ), fusion, jazz.
C'è anche "Novecento auf Wiedersehen" in coppia con Eugenio Bennato (alle chitarre con Alex Britti in tutto l'album, insieme al fido Remo Licatsro a tastiere e arrangiamenti) che fu presentata al Festival di Sanremo (l'anno di "Uomini soli" dei Pooh).
Un lavoro da riscoprire, ancora molto moderno e fresco, ricco di suggestioni e spunti originali.
Vidi Tony Esposito a Parma nel maggio del 1979 nella favolosa band di Pino Daniele, con Joe Amoruso, Tullio De Piscopo, James Senese e Rino Zurzolo. As aprire Roberto Ciotti.
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Batteristi
lunedì, giugno 22, 2026
Nuove Mod Band e affini 2026
Compilation in uscita per la Heavy Soul Records che raccoglie qualcuno dei nuovi gruppi.
Negli ultimi anni la scena Mod e dintorni ha ripreso un imprevisto vigore musicale con l'arrivo di una serie di band, spesso composte da giovanissimi, che hanno recuperato le sonorità care agli appassionati.
Come sempre un universo di influenze che vanno dai canonici Jam, Who, Small Faces, Kinks, al sound del 1979, rhythm and blues, soul, freakbeat, spesso il tutto mischiato insieme.
Giusto per riassumere e invitare gli amanti dell'ambito a scoprire nuovi nomi tra cui sarà facile trovare spunti interessanti, ecco una lista approssimativa di un po' di nuove leve.
NB: la lista esclude band composte da elementi non più propriamente giovani, dando risalto ai gruppi più recenti.
The Molotovs
Poco da dire se non che sono stati tra i primi, nonostante la giovanissima età, ad abbracciare questi suoni ed estetica.
Hanno trovato sorprendentemente una buona dose di successo e notorietà e l'album d'esordio è un buon punto di partenza.
https://www.facebook.com/TheMolotovsLondon
Sharp Class
Forse i più talentuosi in questo ambito, eccellenti dal vivo, grandi capacità compositivi, attitudine perfetta, due album di alto livello all'attivo.
Ricordano spesso i The Moment.
https://www.facebook.com/SharpClass
The Spitfires
Ci sono da dieci anni e con una nutrita discografia ma sono tornati recentemente con una nuova line up intorno al leader Billy Sullivan.
Sono un po' i veterani della nuova scena.
https://www.facebook.com/TheSpitfires Cian Downing
Un album e una manciata di singoli con il recente favoloso “Stop the Racists Now” a stupire per carica ed efficacia.
https://www.ciandowningmusic.co.uk/ Monumental
Quartetto in arrivo dall'Essex, ha inciso tre brani di cui il recente “Eyes Wide Open” è il più maturo e significativo tra mod sound e Arctic Monkeys.
https://monumentalmusic.net/ The Silverados
Arrivano da Los Angeles, hanno inciso una manciata di brani, vicini ai primi Jam, aspri, diretti e ruvidi.
https://www.silveradosband.com/ The Chelsea Curve
Trio di Boston, esplicitamente mod.
Nel secondo album, uscito da poco, si avvicinano a Go go's e Pandoras, tra beat e garage.
https://www.facebook.com/thechelseacurve/ The Forty Fours
Trio londinese, innamorato del Mersey Beat e del rhythm adn blues bianco degli anni Sessanta. Il nuovo singolo “Now She's Gone” è un brano irresistibile.
https://www.facebook.com/Thefortyfours Block 33
In giro da un po' dal sud dell'Inghilterra hanno tre album all'attivo, suonano un rhythm and blues mod rock molto semplice e diretto, si definiscono una mod band e ne hanno tutte le carte in regola.
https://www.facebook.com/block33band Omini
Il trio torinese è da tempo sulla scena da dove continua a proporre il suo travolgente mix di Arctic Monkey, mod, Britpop, Hives, Supergrass. https://www.facebook.com/ominiband The Xlnts
Arrivano da Brighton e hanno all'attivo un album uscito alla fine del 2025, dalle chiare influenze 79, ruvido e immediato, pochi accordi, chitarra/basso/batteria.
https://www.facebook.com/profile.php?id=61563808379868
South Street
Trio di Bournemouth senza ancora brani registrati, presenti solo nei loro profili social con qualche live.
https://www.facebook.com/p/South-Street-Music-61557561823510/
The Hornets
Dalla West London, quartetto specializzato in 60's rhythm and blues.
Due album all'attivo, “Hornets' Nest” del 2024 e il live “At the Royale Studios” del 2025, sound molto ruvido e grezzo.
https://www.facebook.com/hornetsbandofficial
Scarlett Fever
Quartetto di giovanissimi da manchester, ancora senza brani incisi ufficialmente, ricordano un po' gli Strypes.
https://www.facebook.com/p/Scarlett-Fever-100081792242949/ The Koppers
Da Weston Super Mare, una manciata di singoli dal sound molto, tra Jam e Chords, vicini al groove degli Sharp Class.
https://www.facebook.com/profile.php?id=61554362611450 Modern Syndicate
Trio londinese con un ep di quattro brani all'attivo “The Story So Far” di buona caratura pur se indirizzato più verso una dimensione power pop rock.
https://www.instagram.com/modern.syndicate/ The Velvet Tuxedo
Nei due singoli incisi il quartetto di Hull viaggia su binari freakbeat psichedelico tra Who 1967 e primo Hendrix.
https://www.instagram.com/thevelvettuxedooo/
Negli ultimi anni la scena Mod e dintorni ha ripreso un imprevisto vigore musicale con l'arrivo di una serie di band, spesso composte da giovanissimi, che hanno recuperato le sonorità care agli appassionati.
Come sempre un universo di influenze che vanno dai canonici Jam, Who, Small Faces, Kinks, al sound del 1979, rhythm and blues, soul, freakbeat, spesso il tutto mischiato insieme.
Giusto per riassumere e invitare gli amanti dell'ambito a scoprire nuovi nomi tra cui sarà facile trovare spunti interessanti, ecco una lista approssimativa di un po' di nuove leve.
NB: la lista esclude band composte da elementi non più propriamente giovani, dando risalto ai gruppi più recenti.
The Molotovs
Poco da dire se non che sono stati tra i primi, nonostante la giovanissima età, ad abbracciare questi suoni ed estetica.
Hanno trovato sorprendentemente una buona dose di successo e notorietà e l'album d'esordio è un buon punto di partenza.
https://www.facebook.com/TheMolotovsLondon
Sharp Class
Forse i più talentuosi in questo ambito, eccellenti dal vivo, grandi capacità compositivi, attitudine perfetta, due album di alto livello all'attivo.
Ricordano spesso i The Moment.
https://www.facebook.com/SharpClass
The Spitfires
Ci sono da dieci anni e con una nutrita discografia ma sono tornati recentemente con una nuova line up intorno al leader Billy Sullivan.
Sono un po' i veterani della nuova scena.
https://www.facebook.com/TheSpitfires Cian Downing
Un album e una manciata di singoli con il recente favoloso “Stop the Racists Now” a stupire per carica ed efficacia.
https://www.ciandowningmusic.co.uk/ Monumental
Quartetto in arrivo dall'Essex, ha inciso tre brani di cui il recente “Eyes Wide Open” è il più maturo e significativo tra mod sound e Arctic Monkeys.
https://monumentalmusic.net/ The Silverados
Arrivano da Los Angeles, hanno inciso una manciata di brani, vicini ai primi Jam, aspri, diretti e ruvidi.
https://www.silveradosband.com/ The Chelsea Curve
Trio di Boston, esplicitamente mod.
Nel secondo album, uscito da poco, si avvicinano a Go go's e Pandoras, tra beat e garage.
https://www.facebook.com/thechelseacurve/ The Forty Fours
Trio londinese, innamorato del Mersey Beat e del rhythm adn blues bianco degli anni Sessanta. Il nuovo singolo “Now She's Gone” è un brano irresistibile.
https://www.facebook.com/Thefortyfours Block 33
In giro da un po' dal sud dell'Inghilterra hanno tre album all'attivo, suonano un rhythm and blues mod rock molto semplice e diretto, si definiscono una mod band e ne hanno tutte le carte in regola.
https://www.facebook.com/block33band Omini
Il trio torinese è da tempo sulla scena da dove continua a proporre il suo travolgente mix di Arctic Monkey, mod, Britpop, Hives, Supergrass. https://www.facebook.com/ominiband The Xlnts
Arrivano da Brighton e hanno all'attivo un album uscito alla fine del 2025, dalle chiare influenze 79, ruvido e immediato, pochi accordi, chitarra/basso/batteria.
https://www.facebook.com/profile.php?id=61563808379868
South Street
Trio di Bournemouth senza ancora brani registrati, presenti solo nei loro profili social con qualche live.
https://www.facebook.com/p/South-Street-Music-61557561823510/
The Hornets
Dalla West London, quartetto specializzato in 60's rhythm and blues.
Due album all'attivo, “Hornets' Nest” del 2024 e il live “At the Royale Studios” del 2025, sound molto ruvido e grezzo.
https://www.facebook.com/hornetsbandofficial
Scarlett Fever
Quartetto di giovanissimi da manchester, ancora senza brani incisi ufficialmente, ricordano un po' gli Strypes.
https://www.facebook.com/p/Scarlett-Fever-100081792242949/ The Koppers
Da Weston Super Mare, una manciata di singoli dal sound molto, tra Jam e Chords, vicini al groove degli Sharp Class.
https://www.facebook.com/profile.php?id=61554362611450 Modern Syndicate
Trio londinese con un ep di quattro brani all'attivo “The Story So Far” di buona caratura pur se indirizzato più verso una dimensione power pop rock.
https://www.instagram.com/modern.syndicate/ The Velvet Tuxedo
Nei due singoli incisi il quartetto di Hull viaggia su binari freakbeat psichedelico tra Who 1967 e primo Hendrix.
https://www.instagram.com/thevelvettuxedooo/
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domenica, giugno 21, 2026
Digitalizzazione repertorio Lilith / Lilith and the Sinnersaints: "A Kind Of Blues" + "L’Angelu Nassuu Dall’Etra Pert"
Prosegue il processo di digitalizzazione del repertorio di Lilith e Lilith and the sinnersaints a cura di LaPOP Music.
Dopo il buon riscontro dell’album “The Black Lady and the Sinner Saints” segue un periodo convulso con lunghe pause, pochi concerti, ripensamenti (nonostante nel marzo 2010 sia da annotare la partecipazione allo spettacolo “Transformed”, dedicato al quasi omonimo album di Lou Reed, a fianco di Violante Placido, Julie’s Haircut, Corrado Nuccini dei Giardini di Mirò, Angela Baraldi) e l’arrivo nel 2012 al basso di CJ Hellectric per supportare il tour promozionale del nuovo album “A kind of Blues” (nuova citazione al mondo del jazz e con una copertina provocatoria).
L’album si avvale della collaborazione di numerosi ospiti, tra cui Luca Giovanardi dei Julie’s Haircut, Ferruccio Quercetti dei Cut, Paolo Apollo Negri del Link Quartet, Pier Adduce dei Guignol, Nicola Faimali della band di Dente. Nell’album compaiono anche la ripresa del primo brano inciso dai Not Moving nel 1982, “Baron Samedi” e “Ghetto” degli Statuto.
La serie di date promozionali ritorna ad essere lunga e corposa, la band gira a mille, si spazia in tutto il nord Italia, l’album viene accolto benissimo e anche le vendite, in epoca di crisi totale, sono inaspettatamente incoraggianti.
Ascolta A Kind of Blues di Lilith and The Sinnersaints (Lilith-rita Oberti), da oggi sulle maggiori piattaforme digitali: https://lnk.to/kindofblues Una delle peculiarità nella carriera di Lilith è stato l’uso del dialetto di Centenaro, comune di Ferriere, provincia di Piacenza, in alcuni dei suoi brani. Un linguaggio, parlato esclusivamente in quella zona, vicina ai 1000 metri di altezza, affine al genovese ma che conserva gli accenti francesizzati del dialetto piacentino.
Piccoli villaggi di epoca romana (molti i reperti ritrovati e i toponimi antichi di 2000 anni) che nel tempo hanno preservato usanze e linguaggio, pur se in progressiva sparizione.
"L’Angelu Nassuu Dall’Etra Pert" è una raccolta di sei brani, uscita in CD in tiratura limitata, sparsi nella discografia di Lilith. Ascolta L’angelu nassuu dall’etra pert, per la prima volta sulle piattaforme digitali: https://lnk.to/angelu
Dopo il buon riscontro dell’album “The Black Lady and the Sinner Saints” segue un periodo convulso con lunghe pause, pochi concerti, ripensamenti (nonostante nel marzo 2010 sia da annotare la partecipazione allo spettacolo “Transformed”, dedicato al quasi omonimo album di Lou Reed, a fianco di Violante Placido, Julie’s Haircut, Corrado Nuccini dei Giardini di Mirò, Angela Baraldi) e l’arrivo nel 2012 al basso di CJ Hellectric per supportare il tour promozionale del nuovo album “A kind of Blues” (nuova citazione al mondo del jazz e con una copertina provocatoria).
L’album si avvale della collaborazione di numerosi ospiti, tra cui Luca Giovanardi dei Julie’s Haircut, Ferruccio Quercetti dei Cut, Paolo Apollo Negri del Link Quartet, Pier Adduce dei Guignol, Nicola Faimali della band di Dente. Nell’album compaiono anche la ripresa del primo brano inciso dai Not Moving nel 1982, “Baron Samedi” e “Ghetto” degli Statuto.
La serie di date promozionali ritorna ad essere lunga e corposa, la band gira a mille, si spazia in tutto il nord Italia, l’album viene accolto benissimo e anche le vendite, in epoca di crisi totale, sono inaspettatamente incoraggianti.
Ascolta A Kind of Blues di Lilith and The Sinnersaints (Lilith-rita Oberti), da oggi sulle maggiori piattaforme digitali: https://lnk.to/kindofblues Una delle peculiarità nella carriera di Lilith è stato l’uso del dialetto di Centenaro, comune di Ferriere, provincia di Piacenza, in alcuni dei suoi brani. Un linguaggio, parlato esclusivamente in quella zona, vicina ai 1000 metri di altezza, affine al genovese ma che conserva gli accenti francesizzati del dialetto piacentino.
Piccoli villaggi di epoca romana (molti i reperti ritrovati e i toponimi antichi di 2000 anni) che nel tempo hanno preservato usanze e linguaggio, pur se in progressiva sparizione.
"L’Angelu Nassuu Dall’Etra Pert" è una raccolta di sei brani, uscita in CD in tiratura limitata, sparsi nella discografia di Lilith. Ascolta L’angelu nassuu dall’etra pert, per la prima volta sulle piattaforme digitali: https://lnk.to/angelu
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Lilith and the Sinnersaints
sabato, giugno 20, 2026
Not Moving a Livorno, talk su Brian e Keith Moon a Parma
Prossima tappa a Livorno al Surfer Joe Livorno sabato 20 giugno.
facebook.com/events/929576176643598 Brian Eno Pop, suoni visioni e rivoluzioni musicali.
Un incontro tra parole e musica per esplorare un’icona della contemporaneità. Vinylistic aps realizza un evento dedicato all’universo creativo di Brian Eno, figura chiave nella trasformazione della musica contemporanea tra pop, rock ed elettronica.
L’evento propone un viaggio narrativo e sonoro attraverso la sua produzione artistica, esplorando collaborazioni fondamentali con band e artisti iconici come Roxy Music, U2, Talking Heads, David Bowie e Coldplay.
Tra aneddoti, riflessioni e ascolti guidati, racconteremo come Eno abbia ridefinito il concetto stesso di produzione musicale, introducendo nuove forme di sperimentazione e influenzando generazioni di artisti.
Antonio Bacciocchi, giornalista per Il Manifesto e Classic Rock, scrittore e musicista (batterista dei Not Moving), rievocherà la figura del grande artista dialogando fra storia e aneddoti con Carlo Maffini DJ e speaker di Vinylistic APS che curerà gli intermezzi in vinile proponendo pillole musicali dai Roxy Music a Davide Bowie, fino a Music for Airports per un’atmosfera immersiva e suggestiva.
L’incontro, della durata di circa un’ora, è pensato come uno spazio informale di scoperta e conversazione, dove musica e parole si intrecciano in modo fluido e coinvolgente.
L’evento si inserisce nella cornice della Festa della Musica, e sarà anche l’occasione per presentare il nuovo libro di Antonio Bacciocchi, “Keith Moon, batterista” uno dei batteristi più personali, innovativi e inimitabili della storia del rock, modera il giornalista Pierangelo Pettenati.
Un’occasione per entrare nel mondo della musica, dove arte e sperimentazione si uniscono.
facebook.com/events/929576176643598 Brian Eno Pop, suoni visioni e rivoluzioni musicali.
Un incontro tra parole e musica per esplorare un’icona della contemporaneità. Vinylistic aps realizza un evento dedicato all’universo creativo di Brian Eno, figura chiave nella trasformazione della musica contemporanea tra pop, rock ed elettronica.
L’evento propone un viaggio narrativo e sonoro attraverso la sua produzione artistica, esplorando collaborazioni fondamentali con band e artisti iconici come Roxy Music, U2, Talking Heads, David Bowie e Coldplay.
Tra aneddoti, riflessioni e ascolti guidati, racconteremo come Eno abbia ridefinito il concetto stesso di produzione musicale, introducendo nuove forme di sperimentazione e influenzando generazioni di artisti.
Antonio Bacciocchi, giornalista per Il Manifesto e Classic Rock, scrittore e musicista (batterista dei Not Moving), rievocherà la figura del grande artista dialogando fra storia e aneddoti con Carlo Maffini DJ e speaker di Vinylistic APS che curerà gli intermezzi in vinile proponendo pillole musicali dai Roxy Music a Davide Bowie, fino a Music for Airports per un’atmosfera immersiva e suggestiva.
L’incontro, della durata di circa un’ora, è pensato come uno spazio informale di scoperta e conversazione, dove musica e parole si intrecciano in modo fluido e coinvolgente.
L’evento si inserisce nella cornice della Festa della Musica, e sarà anche l’occasione per presentare il nuovo libro di Antonio Bacciocchi, “Keith Moon, batterista” uno dei batteristi più personali, innovativi e inimitabili della storia del rock, modera il giornalista Pierangelo Pettenati.
Un’occasione per entrare nel mondo della musica, dove arte e sperimentazione si uniscono.
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venerdì, giugno 19, 2026
Dean Orton - A life in Lambretta. The story of a Professional Mod
Dean Orton è un volto noto e nome iconico nella scena mod ma soprattutto scooteristica italiana.
Arrivato tempo fa nella penisola, ha fatto della sua passione per la Lambretta una vera e propria professione, diventando un riferimento per gli amanti del veicolo.
In questo libro (in inglese) racconta la sua storia e soprattutto una marea di divertentissimi aneddoti: dal rocambolesco arrivo in Italia in scooter dall'Inghilterra per partecipare a un raduno mod, ai viaggi in Grecia dove recuperare mezzi d'epoca da restaurare, al vagabondare in mezza Europa sulla due ruote, al rapporto difficile con la burocrazia italiana, all'adattamento alle usanze nostrane che non sempre sono affini allo spirito britannico.
Un libro davvero divertente e ricchissimo di spunti piacevolissimi, anche di costume e rapporti sociali oltre che di un nutrito apporto fotografico.
In mezzo spuntano nomi noti della scena, a rendere ancora più piacevole e interessante la lettura.
Dean Orton
A life in Lambretta. The story of a Professional Mod
Speedball Publishing
600 pagine
euro 24.50
Arrivato tempo fa nella penisola, ha fatto della sua passione per la Lambretta una vera e propria professione, diventando un riferimento per gli amanti del veicolo.
In questo libro (in inglese) racconta la sua storia e soprattutto una marea di divertentissimi aneddoti: dal rocambolesco arrivo in Italia in scooter dall'Inghilterra per partecipare a un raduno mod, ai viaggi in Grecia dove recuperare mezzi d'epoca da restaurare, al vagabondare in mezza Europa sulla due ruote, al rapporto difficile con la burocrazia italiana, all'adattamento alle usanze nostrane che non sempre sono affini allo spirito britannico.
Un libro davvero divertente e ricchissimo di spunti piacevolissimi, anche di costume e rapporti sociali oltre che di un nutrito apporto fotografico.
In mezzo spuntano nomi noti della scena, a rendere ancora più piacevole e interessante la lettura.
Dean Orton
A life in Lambretta. The story of a Professional Mod
Speedball Publishing
600 pagine
euro 24.50
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Libri
mercoledì, giugno 17, 2026
Intervista a Billy Sullivan / The Spitfires
Qualche tempo fa, in previsione di un annunciato tour italiano degli SPITFIRES ho inoltrato alcune domande - grazie a Giuseppe e Stefano Miceli della Solid Bond - al leader della band, Billy Sullivan.
Perché la band si è sciolta? E perché avete deciso di riformarla ora?
La band si è sciolta per una serie di motivi. Il COVID ha ovviamente avuto un impatto enorme sul mondo intero e ci ha impedito di andare in tour, che era la nostra principale fonte di reddito. Inoltre, abbiamo avuto dei dissapori con la nostra casa discografica e, come gruppo, i membri della band avevano iniziato ad allontanarsi. Avevo semplicemente bisogno di una pausa.
E per quanto riguarda la tua carriera solista?
Il disco solista che ho realizzato è stato semplicemente un modo per liberarmi dalla situazione dello scioglimento della band. Io e Simon Dine (il produttore) avevamo un sacco di canzoni pronte e siamo andati in studio per un paio di giorni e abbiamo registrato l'intero album. Purtroppo i fan non l'hanno apprezzato.
L'influenza della cultura mod è ancora presente nel nuovo album, sebbene siano evidenti anche numerose altre influenze. Sei ancora legato al Mod?
Lo sarò sempre. Penso solo che possa evolversi e abbracciare nuovi elementi e influenze moderne. Non vedo il senso di qualcosa che rimane intrappolato in un ciclo nostalgico. Sento che c'è spazio per una nuova versione.
Alcuni dei tuoi testi hanno una forte connotazione politica. Puoi parlarcene?
Probabilmente enviromental (criteri di sostenibilità legati in modo specifico all'ambiente) è un termine più appropriato. Scrivo semplicemente di situazioni e personaggi con cui mi identifico. La situazione nel Regno Unito al momento è piuttosto desolante, quindi le difficoltà si riflettono nelle mie canzoni.
E per quanto riguarda i prossimi progetti degli Spitfires?
Tanti tour nel 2026! Vogliamo esplorare il mondo al di fuori del Regno Unito. E anche lavorare su nuovo materiale. MKII è stato più l'inizio di qualcosa che una continuazione di ciò che è venuto prima.
Cosa hai ascoltato mentre componevi e realizzavi il nuovo album?
The Clash, The Specials, Madness, Elvis Costello. Ho riscoperto molta musica che avevo scartato quando la band si è sciolta la prima volta e l'ho apprezzata di nuovo. Soprattutto con orecchie più mature.
Cosa ascolti di solito? Ci sono nuovi artisti che ti piacciono particolarmente?
Ci sono alcuni gruppi francesi che mi piacciono molto in questo periodo: Roberta Lips, ALVILDA, Distance. Mi piacciono molto anche i Camera Obscura.
Qui sotto la recensione del recente "MK II":
Torna la band di Billy Sullivan, line up completamente rinnovata, il sound che mantiene le radici in un classico mod sound (dai Jam agli Ordinary Boys), debitore a matrici soul e Sixties, con un'asprezza di derivazione punk/new wave. L'approccio è più raffinato, meno irruente del passato, con arrangiamenti più curati e uno sguardo verso un pop più fruibile (se "Where Did We Go Wrong?" e "Man Out Of time" sono puro e semplice ska, "Like They Used To" e "Can't Kee This Up" virano verso un mood alla Duran Duran). Un buon ritorno, molto uniforme, comunque convincente.
Questa la recensione dell'album solista di BILLY SULLIVAN "Paper Dreams" del 2023:
Esordio solista dell'ex anima degli Spitfires che prosegue il percorso della band, elaborandolo e arricchendolo di nuovi elementi. Alla base la tradizione 60's di Beatles, Kinks e Small Faces, quella successiva dei Jam, con abbondanti riferimenti alla carriera solista di Paul Weller (non a caso produce spesso Simon Dine dietro al mixer del Modfather), il Brit Pop (dai Blur a Miles Kane), fino a un frequente rimando agli Smiths. Le canzoni sono sempre di alto livello, arrangiamenti essenziali ma ricercati. Ottimo e oltre.
Qui: https://tonyface.blogspot.com/2022/05/the-spitfires.html un resoconto della loro carriera all'indomani dell'annuncio dello scioglimento.
Perché la band si è sciolta? E perché avete deciso di riformarla ora?
La band si è sciolta per una serie di motivi. Il COVID ha ovviamente avuto un impatto enorme sul mondo intero e ci ha impedito di andare in tour, che era la nostra principale fonte di reddito. Inoltre, abbiamo avuto dei dissapori con la nostra casa discografica e, come gruppo, i membri della band avevano iniziato ad allontanarsi. Avevo semplicemente bisogno di una pausa.
E per quanto riguarda la tua carriera solista?
Il disco solista che ho realizzato è stato semplicemente un modo per liberarmi dalla situazione dello scioglimento della band. Io e Simon Dine (il produttore) avevamo un sacco di canzoni pronte e siamo andati in studio per un paio di giorni e abbiamo registrato l'intero album. Purtroppo i fan non l'hanno apprezzato.
L'influenza della cultura mod è ancora presente nel nuovo album, sebbene siano evidenti anche numerose altre influenze. Sei ancora legato al Mod?
Lo sarò sempre. Penso solo che possa evolversi e abbracciare nuovi elementi e influenze moderne. Non vedo il senso di qualcosa che rimane intrappolato in un ciclo nostalgico. Sento che c'è spazio per una nuova versione.
Alcuni dei tuoi testi hanno una forte connotazione politica. Puoi parlarcene?
Probabilmente enviromental (criteri di sostenibilità legati in modo specifico all'ambiente) è un termine più appropriato. Scrivo semplicemente di situazioni e personaggi con cui mi identifico. La situazione nel Regno Unito al momento è piuttosto desolante, quindi le difficoltà si riflettono nelle mie canzoni.
E per quanto riguarda i prossimi progetti degli Spitfires?
Tanti tour nel 2026! Vogliamo esplorare il mondo al di fuori del Regno Unito. E anche lavorare su nuovo materiale. MKII è stato più l'inizio di qualcosa che una continuazione di ciò che è venuto prima.
Cosa hai ascoltato mentre componevi e realizzavi il nuovo album?
The Clash, The Specials, Madness, Elvis Costello. Ho riscoperto molta musica che avevo scartato quando la band si è sciolta la prima volta e l'ho apprezzata di nuovo. Soprattutto con orecchie più mature.
Cosa ascolti di solito? Ci sono nuovi artisti che ti piacciono particolarmente?
Ci sono alcuni gruppi francesi che mi piacciono molto in questo periodo: Roberta Lips, ALVILDA, Distance. Mi piacciono molto anche i Camera Obscura.
Qui sotto la recensione del recente "MK II":
Torna la band di Billy Sullivan, line up completamente rinnovata, il sound che mantiene le radici in un classico mod sound (dai Jam agli Ordinary Boys), debitore a matrici soul e Sixties, con un'asprezza di derivazione punk/new wave. L'approccio è più raffinato, meno irruente del passato, con arrangiamenti più curati e uno sguardo verso un pop più fruibile (se "Where Did We Go Wrong?" e "Man Out Of time" sono puro e semplice ska, "Like They Used To" e "Can't Kee This Up" virano verso un mood alla Duran Duran). Un buon ritorno, molto uniforme, comunque convincente.
Questa la recensione dell'album solista di BILLY SULLIVAN "Paper Dreams" del 2023:
Esordio solista dell'ex anima degli Spitfires che prosegue il percorso della band, elaborandolo e arricchendolo di nuovi elementi. Alla base la tradizione 60's di Beatles, Kinks e Small Faces, quella successiva dei Jam, con abbondanti riferimenti alla carriera solista di Paul Weller (non a caso produce spesso Simon Dine dietro al mixer del Modfather), il Brit Pop (dai Blur a Miles Kane), fino a un frequente rimando agli Smiths. Le canzoni sono sempre di alto livello, arrangiamenti essenziali ma ricercati. Ottimo e oltre.
Qui: https://tonyface.blogspot.com/2022/05/the-spitfires.html un resoconto della loro carriera all'indomani dell'annuncio dello scioglimento.
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Le interviste
lunedì, giugno 15, 2026
From The Jam – 02 Institute, Birmingham, 13.06.2026
Una preziosa testimonianza ci arriva dal nostro inviato a Birmingham, l'amico Ramblin' Erikk.
From The Jam – 02 Institute, Birmingham, 13.06.2026
Cover-bands: da sempre, un argomento estremamente polarizzante in ambito RnR, a maggior ragione se si tratta dei Jam di Paul Weller, il "Changing Man" per antonomasia e un artista che ha sempre fatto del guardare avanti una vera e propria bandiera artistica ed esistenziale.
Va detto, peró che l' attrazione principale di questa sera, From The Jam é una cover-band "di lusso", se cosí possiamo dire, visto che, nell' ormai lontano 2006, fu messa in piedi per volere del compianto Rick Buckler batterista storico degli stessi Jam (inizialmente sotto l' egida di "The Gift") assieme al frontman, cantante e chitarrista Russell Hastings che, giá da parecchi anni, si era fatto le ossa proprio in cover-band dei Jam.
Poco dopo, si unisce alla partita il bassista Bruce Foxton e, defacto, hai due terzi dei VERI Jam a garantire una certa autenticitá e legittimo "lineage" (almeno sulla carta). Con l'incedere dell' etá, Buckler abbandona il progetto nel 2009, mentre Foxton tiene banco fino all' anno scorso, 2025, quando decide di smettere di andare in tour per simili e comprensibili problemi di salute.
Al giorno d' oggi, restano i From The Jam con Russell Hastings (voce, chitarra) coadiuvato da Mike Randon (batteria) e Gary Simons (basso).
Un' unitá estremamente attiva, prolifica, apprezzata e rodatissima, che macina sold-out in locali di grandezza medio-alta in tutto il mondo.
Siamo all' 02 Institute nel distretto (decisamente Bohémien) di Digbeth a Birmingham, venue che ospita 2,900 persone circa, dotata di decente acustica e prezzi ancora un pelo sotto il livello dell' offesa.
Aprono i locali e giá attempati Champagne Casuals, Brit-Poppettino leggero di chiara marca Gallagheriana, senza peró il guizzo e la zampata "killer" di questi ultimi.
Set appena gradevole che sembra sul punto di sollevarsi quando attaccano un' accettabile versione dell' arcinota "All Or Nothing" degli Small Faces (epurata, peró del bridge!).
Poco male, tempo 15 minuti, dal PA parte "My Generation" degli Who ad annunciare il Main Event ed ecco Russell Hastings che, armato di Rickenbacker, immediatamente scalda il pubblico con, a sorpresa, "David Watts" dei Kinks (in una versione copia-carbone di quella offerta dai Jam sullo storico LP "All Mod Cons" del 1978).
Questo é pubblicizzato come "Snap! - The Greatest Hits Tour" quindi é lecito aspettarsi tutti i successi, ma con qualche sorpresa (e, se avrete la pazienza di seguirmi, i "deep-cuts" non mancheranno).
In rapida successione e con la sicurezza di chi suona questi brani notte dopo notte, la band inanella "The Modern World", "Saturday's Kids" (ci sta tutta, visto che ê Sabato sera) l' arrembante "When You're Young" (a dispetto di un pubblico che, occhio e croce, va dai 50 anni in sú) la stupenda "To Be Someone" (sempre da "All Mod Cons") e l' evergreen "Heatwave" di Martha & the Vandellas.
Tutto suona perfetto, forse pure troppo: mi sto divertendo, come il resto degli astanti eppure, a livello inconscio giá mi rendo conto che, con tutta la professionalitá che il gruppo sta dimostrando, latita quell' inspiegabile "urgenza" giovanile, un pó anfetaminica ancora riscontrabile riascoltando i vecchi dischi dei Jam.
Il sito ufficiale dice "Strizza gli occhi ed é come assistere a un concerto dei Jam" eppure le orecchie non mentono e, per quanto questi tre signori siano estremamente competenti, a mio modesto parere, non suonano ESATTAMENTE come i Jam.
Saró io, ma avverto una patina di "professionalitá" ad appesantire il tutto, oltre a una visibile (e udibile) assenza di Vox AC30.
Tant’ é; Dopo la piacevolissima "Lula" (dal piú che convincente album "The Butterfly Effect" a firma Foxton-Hastings del 2022) arriva il bel regalo inatteso di "Life From A Window", uno dei miei pezzi preferiti dei primi Jam, dal secondo, ingiustamente malignato "This Is The Modern World" (1977) e, per un attimo, si accende la magia.
Che continua con la stupenda, quanto brutale "The Butterfly Collector", una delle prime istanze di un Paul Weller sempre piú a proprio agio nei panni di cantore della natía Inghilterra, al pari dei suoi illustri ispiratori Davies, Townshend, Lennon, McCartney.
E, siccome le illusioni durano poco, non voletemene, ma inizia a farmi strano vedere e ascoltare un altro tizio eseguire canzoni talmente personali, seppur in maniera plausibile, al posto di Weller.
Non é la stessa cosa e, in breve tempo, il senso di "revival", di "nostalgia-act" comincia ad avere la meglio sul sincero entusiasmo e sulla primigenia urgenza che questi pezzi dovrebbero suscitare.
Si continua con l' amara satira Socio-Ecnomica di "Man In The Corner Shop", l' inattesa e velenosa "Mr. Clean" (un' altra delle mie preferite) per chiudere il set "ufficiale" con un' efficace "Start!", una "Town Called Malice" che ricordavo meglio nella versione offerta dallo stesso Weller soolista e l' arcinota "That's Entertainment", invero appesantita e priva della grezza economia dell' originale.
Il resto é "Encores"; C'é ancora spazio per una graditissima e ben eseguita "Ghosts" seguita dal trittico assassino di "Eton Rifles", "Going Underground" e una micidiale "In The City". Tutto bene e "Everything is groovy" eppure, "Something's missing".
Due ore ben passate per 22 dei miei pezzi preferiti di sempre, eppure, é mancato "qualcosa".
"Qualcosa" che, andando a tentoni, potrei tradurre in immediatezza, autenticitá e quel raro mix di proficienza e istinto che solo gli originali possono garantire.
Volevo, con tutto il cuore, apprezzare al massimo i "From The Jam" e tornare a casa carico come una molla, "In The Crowd". Invece, ho preso l' Autobus sentendomi immediatamente piú vecchio, ma con in tasca l' ultimo CD di Paul McCartney pronto da ascoltare. The more things change, the more they stay the same.
Setlist :
David Watts (The Kinks)
Modern World
Saturday's Kids
When You're Young
To Be Someone
Heatwave (Martha & the Vandellas)
Lula (Foxton & Hastings)
Life From a Window
Butterfly Collector
No. 6 (Foxton)
Man in the Corner Shop
Pretty Green
Mr Clean
Strange Town
Start!
Town Called Malice
Down in the Tube Station at Midnight
That's Entertainment
Ghosts
Eton Rifles
Going Underground
In the City
From The Jam – 02 Institute, Birmingham, 13.06.2026
Cover-bands: da sempre, un argomento estremamente polarizzante in ambito RnR, a maggior ragione se si tratta dei Jam di Paul Weller, il "Changing Man" per antonomasia e un artista che ha sempre fatto del guardare avanti una vera e propria bandiera artistica ed esistenziale.
Va detto, peró che l' attrazione principale di questa sera, From The Jam é una cover-band "di lusso", se cosí possiamo dire, visto che, nell' ormai lontano 2006, fu messa in piedi per volere del compianto Rick Buckler batterista storico degli stessi Jam (inizialmente sotto l' egida di "The Gift") assieme al frontman, cantante e chitarrista Russell Hastings che, giá da parecchi anni, si era fatto le ossa proprio in cover-band dei Jam.
Poco dopo, si unisce alla partita il bassista Bruce Foxton e, defacto, hai due terzi dei VERI Jam a garantire una certa autenticitá e legittimo "lineage" (almeno sulla carta). Con l'incedere dell' etá, Buckler abbandona il progetto nel 2009, mentre Foxton tiene banco fino all' anno scorso, 2025, quando decide di smettere di andare in tour per simili e comprensibili problemi di salute.
Al giorno d' oggi, restano i From The Jam con Russell Hastings (voce, chitarra) coadiuvato da Mike Randon (batteria) e Gary Simons (basso).
Un' unitá estremamente attiva, prolifica, apprezzata e rodatissima, che macina sold-out in locali di grandezza medio-alta in tutto il mondo.
Siamo all' 02 Institute nel distretto (decisamente Bohémien) di Digbeth a Birmingham, venue che ospita 2,900 persone circa, dotata di decente acustica e prezzi ancora un pelo sotto il livello dell' offesa.
Aprono i locali e giá attempati Champagne Casuals, Brit-Poppettino leggero di chiara marca Gallagheriana, senza peró il guizzo e la zampata "killer" di questi ultimi.
Set appena gradevole che sembra sul punto di sollevarsi quando attaccano un' accettabile versione dell' arcinota "All Or Nothing" degli Small Faces (epurata, peró del bridge!).
Poco male, tempo 15 minuti, dal PA parte "My Generation" degli Who ad annunciare il Main Event ed ecco Russell Hastings che, armato di Rickenbacker, immediatamente scalda il pubblico con, a sorpresa, "David Watts" dei Kinks (in una versione copia-carbone di quella offerta dai Jam sullo storico LP "All Mod Cons" del 1978).
Questo é pubblicizzato come "Snap! - The Greatest Hits Tour" quindi é lecito aspettarsi tutti i successi, ma con qualche sorpresa (e, se avrete la pazienza di seguirmi, i "deep-cuts" non mancheranno).
In rapida successione e con la sicurezza di chi suona questi brani notte dopo notte, la band inanella "The Modern World", "Saturday's Kids" (ci sta tutta, visto che ê Sabato sera) l' arrembante "When You're Young" (a dispetto di un pubblico che, occhio e croce, va dai 50 anni in sú) la stupenda "To Be Someone" (sempre da "All Mod Cons") e l' evergreen "Heatwave" di Martha & the Vandellas.
Tutto suona perfetto, forse pure troppo: mi sto divertendo, come il resto degli astanti eppure, a livello inconscio giá mi rendo conto che, con tutta la professionalitá che il gruppo sta dimostrando, latita quell' inspiegabile "urgenza" giovanile, un pó anfetaminica ancora riscontrabile riascoltando i vecchi dischi dei Jam.
Il sito ufficiale dice "Strizza gli occhi ed é come assistere a un concerto dei Jam" eppure le orecchie non mentono e, per quanto questi tre signori siano estremamente competenti, a mio modesto parere, non suonano ESATTAMENTE come i Jam.
Saró io, ma avverto una patina di "professionalitá" ad appesantire il tutto, oltre a una visibile (e udibile) assenza di Vox AC30.
Tant’ é; Dopo la piacevolissima "Lula" (dal piú che convincente album "The Butterfly Effect" a firma Foxton-Hastings del 2022) arriva il bel regalo inatteso di "Life From A Window", uno dei miei pezzi preferiti dei primi Jam, dal secondo, ingiustamente malignato "This Is The Modern World" (1977) e, per un attimo, si accende la magia.
Che continua con la stupenda, quanto brutale "The Butterfly Collector", una delle prime istanze di un Paul Weller sempre piú a proprio agio nei panni di cantore della natía Inghilterra, al pari dei suoi illustri ispiratori Davies, Townshend, Lennon, McCartney.
E, siccome le illusioni durano poco, non voletemene, ma inizia a farmi strano vedere e ascoltare un altro tizio eseguire canzoni talmente personali, seppur in maniera plausibile, al posto di Weller.
Non é la stessa cosa e, in breve tempo, il senso di "revival", di "nostalgia-act" comincia ad avere la meglio sul sincero entusiasmo e sulla primigenia urgenza che questi pezzi dovrebbero suscitare.
Si continua con l' amara satira Socio-Ecnomica di "Man In The Corner Shop", l' inattesa e velenosa "Mr. Clean" (un' altra delle mie preferite) per chiudere il set "ufficiale" con un' efficace "Start!", una "Town Called Malice" che ricordavo meglio nella versione offerta dallo stesso Weller soolista e l' arcinota "That's Entertainment", invero appesantita e priva della grezza economia dell' originale.
Il resto é "Encores"; C'é ancora spazio per una graditissima e ben eseguita "Ghosts" seguita dal trittico assassino di "Eton Rifles", "Going Underground" e una micidiale "In The City". Tutto bene e "Everything is groovy" eppure, "Something's missing".
Due ore ben passate per 22 dei miei pezzi preferiti di sempre, eppure, é mancato "qualcosa".
"Qualcosa" che, andando a tentoni, potrei tradurre in immediatezza, autenticitá e quel raro mix di proficienza e istinto che solo gli originali possono garantire.
Volevo, con tutto il cuore, apprezzare al massimo i "From The Jam" e tornare a casa carico come una molla, "In The Crowd". Invece, ho preso l' Autobus sentendomi immediatamente piú vecchio, ma con in tasca l' ultimo CD di Paul McCartney pronto da ascoltare. The more things change, the more they stay the same.
Setlist :
David Watts (The Kinks)
Modern World
Saturday's Kids
When You're Young
To Be Someone
Heatwave (Martha & the Vandellas)
Lula (Foxton & Hastings)
Life From a Window
Butterfly Collector
No. 6 (Foxton)
Man in the Corner Shop
Pretty Green
Mr Clean
Strange Town
Start!
Town Called Malice
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