Paul McCartney non teme di fare i conti con il suo fulgido passato.
In questo caso lo riprende dalle radici, dagli anni pre Beatles, ricordando molto tranquillamente e lucidamente, senza troppi afflati nostalgici, quegli anni pionieristici in un concept che si attesta sicuramente tra i suoi migliori lavori solisti.
L'album, 14 canzoni per 47 minuti di musica, non ha mai cedimenti, è corposo, a tratti crudo e ruvido.
Ovvio che non mancano i riferimenti Beatlesiani ("Home To Us" in duetto con Ringo su tutti) ma l'impressione è che ci sia molto dell'approccio 70's rock dei Wings e del primo Paul solista.
La voce talvolta è flebile ma è un tratto congenito alla sua età ed è perfettamente contestuale al Paul 2026.
E' un lavoro da introitare con calma e da valutare nel tempo.
Dopo giorni d'ascolto ripetuto e compulsivo, credo sia un gioiello di rara bellezza.
Si parte con un parlato che poi esplode in un roccioso brano decisamente Wings, con un retaggio "Abbey Road", "As You Lie There", episodio anomalo e sorprendente nella sua complessità compositiva.
Anche "Lost Horizon" va giù duro con un riff rock e incedere ritmico mid tempo.
"Days We Left Behind" è uno dei momenti più alti del disco: ballata acustica, voce sofferente, melodia eccelsa, lo sguardo a tutti questi anni trascorsi.
"Ripples In A Pond" è uno dei rari momenti di scarsa brillantezza, un pop rock abbastanza anonimo.
Si tinge di Wings psichedelici "Mountain Top" con un finale travolgente ultra rock.
Uno dei momenti più particolari dell'album, tanto è invece classica (ma davvero bella) la ballata acustica (chitarra e voce) "Down South", con riferimenti alle prime esperienze pre "Love Me Do" (It was a good way to get to know you / Before we learned to twist and shout).
Anche "We Two", segue le stesse coordinate, ballata semplice e diretta, molto piacevole.
Un rock sferzante, molto energico, riporta i ritmi in alto in "Come Inside" mentre è più riflessiva e decisamente ammaliante l'atmosfera della sinuosa e semi psichedelica "Never Know", uno dei brani migliori.
Più Beatles di "Home To Us" non si poteva fare, con tanto di Ringo a batteria e voce. Brano riuscito, divertente, frizzante.
"Life Can Be Heard" rinnova la passione di Paul per il Vaudeville/swing/anni 20 (a me ricorda la bellisima "Two Magpies" da "Electric Arguments" dei The Fireman con Youth), brano Paul al 100%.
Non lascia segni particolari l'acustica ballad folk blues "Fire Star Of The Night" ma la sofferta e drammatica "Salesman Saint", dedicata ai genitori Jim e Mary ("comes to me speaking words of wisdom Let It Be") lascia senza parole per intensità e incisività.
La conclusione è struggente con la ballad "Momma Gets By", drammatica, malinconica,triste, una sorta di commiato da lacrime.
La produzione di Andrew Watt (da Justin Bieber a Lady Gaga, Post Malone, Miley Cyrus, Elton John, Rolling Stones, Ozzy Osbourne, Pearl Jam, Iggy Pop) è magistrale e assembla alla perfezione uno spettro di influenze ampio e variegato.
Capolavoro?
PS: quando il genio vola troppo in alto: https://www.facebook.com/reel/1004096188734601
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lunedì, giugno 01, 2026
lunedì, aprile 06, 2026
The Wings
Riprendo l'articolo che ho scritto per "Alias" de "Il Manifesto" sabato scorso, dedicato alla carriera dei WINGS, in occasione dell'uscita del documentario Man On The Run di Morgan Neville dedicato al primo post Beatles di Paul McCartney (ne ho parlato qui: https://tonyface.blogspot.com/2026/03/paul-mccartney-man-on-run.html)
Lo scioglimento dei Beatles era stato sussurrato, dichiarato, minacciato (Ringo se ne andò durante le session del “White Album”, George durante le riprese di “Let It Be” ma tornarono subito, il 20 settembre 1969 John disse agli altri che per lui era finita) ma probabilmente nessuno dei Fab Four ci credeva veramente fino in fondo. Ma quando il 10 parile 1970 Paul lo ufficializzò alla stampa il sogno era davvero finito.
“Finalmente” soli e indipendenti i quattro reagirono in maniera scomposta e disordinata: George pubblicò il suo capolavoro “All Things Must Pass” e inventò il primo evento benefico nella storia del rock, il concerto per il Bangladesh, John si tuffò nelle sue avventure politico/ideologiche/pacifiste tra alti e bassi artistici, Ringo riunì metaforicamente la band nel suo album “Ringo” facendo partecipare, pur separatamente, Paul, John e George.
Curiosamente, ma non troppo, sia Paul che John, inconsapevolmente, si “nascosero” per un po' dietro sigle e band.
Il primo album del bassista si intitola ed è attribuito solo a McCartney, senza Paul, il secondo, Ram, a Paul and Linda McCartney, il terzo, Wild Life è già dei Wings.
John Lennon si “copre” con la Plastic Ono Band.
Questo stato d'animo viene ben descritto nel recente documentario sul Paul McCartney post Beatles, Man On The Run di Morgan Neville, in cui il musicista si trova improvvisamente spaesato, incapace di reagire a quanto è appena accaduto. Si rifugia nella sua fattoria in Scozia, con la famiglia e uno stuolo di animali, facendo una vita rurale e selvaggia, lontano da tutto e tutti, dandosi anche una mano con abbondanti dosi di alcol, chiedendosi sostanzialmente se mai riuscirà a ripetere artisticamente quello che si è appena bruscamente concluso.
Ci vorranno anni ma, come ben sappiamo, ce la farà, nonostante la stampa inglese (ma non solo) farà a gara per denigrarlo sempre di più. Il documentario analizza la sua carriera fino alla fine dei Wings.
Gli inizi sono traballanti.
McCartney è un disco registrato in casa, scarno, in uno studio minimale.
Paul suona tutti gli strumenti, si autoproduce, inventa sostanzialmente il concetto di Lo-Fi.
Ci sono momenti sperimentali, brevi strumentali, canzoncine non irresistibili ma anche un capolavoro assoluto come Maybe I'm Amazed, tra le sue migliori composizioni in assoluto, brani che solo i Beatles si potevano permettere di scartare, splendide ballate come Junk, Every Night e Teddy Boy.
Viene accolto tiepidamente e con diffidenza.
Verrà rivalutato solo tempo dopo, allo stesso modo del successivo Ram, pubblicato nel 1971.
In questo caso la critica sarà impietosa nel stroncarlo unanimemente.
Effettivamente vive di alti e bassi, anche se la classe compositiva rimane intatta soprattutto in canzoni come Dear Boy o nel medley Uncle Albert/Admiral Halsey.
Il brano che attrasse maggiormente l'attenzione fu l'iniziale Too Many People che contiene riferimenti più o meno velati (e offensivi) a John e all'ancora bollente questione dello scioglimento dei Beatles.
Lennon intese che il tutto fosse un attacco alla sua persona e a Yoko e rispose qualche mese dopo in Imagine con la velenosa How Do You Sleep? in cui il bersaglio è evidentemente Paul.
L'album arrivò comunque al primo posto in Inghilterra, al secondo in Usa rimanendo cinque mesi nella Top Ten.
Non male per un disco “deludente”.
Sei mesi dopo si ripresenta con la nuova creatura musicale i Wings, di cui lui, la moglie e il chitarrista ex Moody Blues, Denny Laine saranno la spina dorsale, con una serie di musicisti che si alterneranno negli anni.
Wild Life è un lavoro di bassa qualità, volutamente registrato in fretta per catturare la spontaneità del gruppo ma che ha davvero pochi spunti di interesse, tra improvvisazioni in studio e idee poco sviluppate.
Paul torna in concerto con la band, ritrova confidenza con il palco, dapprima a sorpresa in una serie di università, poi in varie parti d'Europa, pubblica tre discreti singoli e nel maggio 1973 esce Red Rose Speedway, concepito come doppio album, poi fortunatamente ridotto a singolo.
Proprio perché il contenuto è ancora di incerto valore, tra ballate, un medley di 11 minuti poco sensato e solo pochi momenti positivi. Sarà di nuovo travolto dalle critiche.
Quando sembrava, nonostante le vendite dei dischi fossero ancora più che dignitose, destinato a una carriera declinante Paul cala l'asso.
Dapprima con il singolo Live And Let Die, uscito nel giugno 1973 sigla dell'omonimo film della serie di James Bond, diventato un classico e poi con l'album Band On The Run del novembre, accreditato a Paul McCartney & the Wings, registrato avventurosamente a Lagos in Nigeria tra mille problemi, non ultimo la defezione, il giorno prima della partenza, di due membri della band. Il disco è esclusiva pertinenza di Paul, Linda e Denny Laine.
E' un capolavoro di stile, ispirazione, brillantezza compositiva, un semi concept, senza alcuna caduta di tono, probabilmente la migliore espressione artistica di un ex Beatle.
Sarà il disco più venduto in Inghilterra del 1974 e scalerà le classifiche di mezza Europa e States.
La band trova il successo mondiale, i tour si susseguono, sempre affollatissimi e trionfali (lo conferma il triplo live Wings Over America del 1976, dove, per la prima volta ritorna a suonare qualche brano dei Beatles).
Qualitativamente gli album successivi abbasseranno l'asticella.
Venus And Mars (1975) è un buon disco con ottimi spunti (il rock quasi hard di Letting Go e Medicine Jar) ma rimane nella mediocrità.
La volontà di apparire come una band e non come un progetto solista di Paul sfocia in Wings At The Speed Of Sound del 1976, dove viene lasciato spazio compositivo e canoro ai membri della band, con risultati non esaltanti.
Nel 1977 piazza il mellifluo singolo Mull Of Kyntire in testa alle classifiche inglesi per settimane vendendo 2 milioni di copie.
Poco importa quindi che il successivo album London Town del 1978 sia piuttosto debole e sciapo, soprattutto in tempi di esplosione di punk e new wave.
Nel giugno 1979 esce l'ultimo album dei Wings.
Back To Egg suona più grezzo e immediato (la produzione è affidata a Chris Thomas, già con Sex Pistols e Pretenders), c'è perfino una specie di omaggio al punk con Spit It On e un banale Rockestra Theme con la partecipazione di grandi star del rock (Who, Led Zeppelin, Pink Floyd).
Nel gennaio del 1980 Paul viene arrestato in Giappone per possesso di marijuana alla vigilia di un tour di 11 date.
Tornato in Inghilterra, dopo alcuni giorni in prigione, registra il suo secondo album solista, McCartney II, fortemente influenzato da elettronica ed elementi new wave con il funk del singolo Coming Up approdato al successo. Nel frattempo vari dissapori con Denny Laine sanciscono la fine dei Wings.
Una band, paradossalmente sottovalutata, spesso pregiudizialmente, che ha esplorato il mondo del pop, evolvendosi all'interno di esso, facendo crescere la personalità di un Paul McCartney senza più “vincoli Beatlesiani”. Un esperimento continuo, incurante di subire gli strali di pubblico e critica, che ha lasciato un capolavoro, Band On The Run, una serie di buoni album e una manciata di eccellenti brani, spesso di grande successo.
Contrariamente agli ex compagni di viaggio Paul ha creato una carriera solida e duratura, dove John si è a lungo fermato, prima della tragica morte, per tornare con Double Fantasy non proprio entusiasmante, Ringo ha lasciato una lunga serie di dischi trascurabili e George, All Thing Must Pass a parte, ha confermato l'impressione di non essere in grado di scrivere più di due o tre brani di buon livello per ogni album.
Paul è ancora in attività concertistica, non disdegna riproporre brani dei Wings, rimane il più grande compositore di pop rock di sempre.
Lo scioglimento dei Beatles era stato sussurrato, dichiarato, minacciato (Ringo se ne andò durante le session del “White Album”, George durante le riprese di “Let It Be” ma tornarono subito, il 20 settembre 1969 John disse agli altri che per lui era finita) ma probabilmente nessuno dei Fab Four ci credeva veramente fino in fondo. Ma quando il 10 parile 1970 Paul lo ufficializzò alla stampa il sogno era davvero finito.
“Finalmente” soli e indipendenti i quattro reagirono in maniera scomposta e disordinata: George pubblicò il suo capolavoro “All Things Must Pass” e inventò il primo evento benefico nella storia del rock, il concerto per il Bangladesh, John si tuffò nelle sue avventure politico/ideologiche/pacifiste tra alti e bassi artistici, Ringo riunì metaforicamente la band nel suo album “Ringo” facendo partecipare, pur separatamente, Paul, John e George.
Curiosamente, ma non troppo, sia Paul che John, inconsapevolmente, si “nascosero” per un po' dietro sigle e band.
Il primo album del bassista si intitola ed è attribuito solo a McCartney, senza Paul, il secondo, Ram, a Paul and Linda McCartney, il terzo, Wild Life è già dei Wings.
John Lennon si “copre” con la Plastic Ono Band.
Questo stato d'animo viene ben descritto nel recente documentario sul Paul McCartney post Beatles, Man On The Run di Morgan Neville, in cui il musicista si trova improvvisamente spaesato, incapace di reagire a quanto è appena accaduto. Si rifugia nella sua fattoria in Scozia, con la famiglia e uno stuolo di animali, facendo una vita rurale e selvaggia, lontano da tutto e tutti, dandosi anche una mano con abbondanti dosi di alcol, chiedendosi sostanzialmente se mai riuscirà a ripetere artisticamente quello che si è appena bruscamente concluso.
Ci vorranno anni ma, come ben sappiamo, ce la farà, nonostante la stampa inglese (ma non solo) farà a gara per denigrarlo sempre di più. Il documentario analizza la sua carriera fino alla fine dei Wings.
Gli inizi sono traballanti.
McCartney è un disco registrato in casa, scarno, in uno studio minimale.
Paul suona tutti gli strumenti, si autoproduce, inventa sostanzialmente il concetto di Lo-Fi.
Ci sono momenti sperimentali, brevi strumentali, canzoncine non irresistibili ma anche un capolavoro assoluto come Maybe I'm Amazed, tra le sue migliori composizioni in assoluto, brani che solo i Beatles si potevano permettere di scartare, splendide ballate come Junk, Every Night e Teddy Boy.
Viene accolto tiepidamente e con diffidenza.
Verrà rivalutato solo tempo dopo, allo stesso modo del successivo Ram, pubblicato nel 1971.
In questo caso la critica sarà impietosa nel stroncarlo unanimemente.
Effettivamente vive di alti e bassi, anche se la classe compositiva rimane intatta soprattutto in canzoni come Dear Boy o nel medley Uncle Albert/Admiral Halsey.
Il brano che attrasse maggiormente l'attenzione fu l'iniziale Too Many People che contiene riferimenti più o meno velati (e offensivi) a John e all'ancora bollente questione dello scioglimento dei Beatles.
Lennon intese che il tutto fosse un attacco alla sua persona e a Yoko e rispose qualche mese dopo in Imagine con la velenosa How Do You Sleep? in cui il bersaglio è evidentemente Paul.
L'album arrivò comunque al primo posto in Inghilterra, al secondo in Usa rimanendo cinque mesi nella Top Ten.
Non male per un disco “deludente”.
Sei mesi dopo si ripresenta con la nuova creatura musicale i Wings, di cui lui, la moglie e il chitarrista ex Moody Blues, Denny Laine saranno la spina dorsale, con una serie di musicisti che si alterneranno negli anni.
Wild Life è un lavoro di bassa qualità, volutamente registrato in fretta per catturare la spontaneità del gruppo ma che ha davvero pochi spunti di interesse, tra improvvisazioni in studio e idee poco sviluppate.
Paul torna in concerto con la band, ritrova confidenza con il palco, dapprima a sorpresa in una serie di università, poi in varie parti d'Europa, pubblica tre discreti singoli e nel maggio 1973 esce Red Rose Speedway, concepito come doppio album, poi fortunatamente ridotto a singolo.
Proprio perché il contenuto è ancora di incerto valore, tra ballate, un medley di 11 minuti poco sensato e solo pochi momenti positivi. Sarà di nuovo travolto dalle critiche.
Quando sembrava, nonostante le vendite dei dischi fossero ancora più che dignitose, destinato a una carriera declinante Paul cala l'asso.
Dapprima con il singolo Live And Let Die, uscito nel giugno 1973 sigla dell'omonimo film della serie di James Bond, diventato un classico e poi con l'album Band On The Run del novembre, accreditato a Paul McCartney & the Wings, registrato avventurosamente a Lagos in Nigeria tra mille problemi, non ultimo la defezione, il giorno prima della partenza, di due membri della band. Il disco è esclusiva pertinenza di Paul, Linda e Denny Laine.
E' un capolavoro di stile, ispirazione, brillantezza compositiva, un semi concept, senza alcuna caduta di tono, probabilmente la migliore espressione artistica di un ex Beatle.
Sarà il disco più venduto in Inghilterra del 1974 e scalerà le classifiche di mezza Europa e States.
La band trova il successo mondiale, i tour si susseguono, sempre affollatissimi e trionfali (lo conferma il triplo live Wings Over America del 1976, dove, per la prima volta ritorna a suonare qualche brano dei Beatles).
Qualitativamente gli album successivi abbasseranno l'asticella.
Venus And Mars (1975) è un buon disco con ottimi spunti (il rock quasi hard di Letting Go e Medicine Jar) ma rimane nella mediocrità.
La volontà di apparire come una band e non come un progetto solista di Paul sfocia in Wings At The Speed Of Sound del 1976, dove viene lasciato spazio compositivo e canoro ai membri della band, con risultati non esaltanti.
Nel 1977 piazza il mellifluo singolo Mull Of Kyntire in testa alle classifiche inglesi per settimane vendendo 2 milioni di copie.
Poco importa quindi che il successivo album London Town del 1978 sia piuttosto debole e sciapo, soprattutto in tempi di esplosione di punk e new wave.
Nel giugno 1979 esce l'ultimo album dei Wings.
Back To Egg suona più grezzo e immediato (la produzione è affidata a Chris Thomas, già con Sex Pistols e Pretenders), c'è perfino una specie di omaggio al punk con Spit It On e un banale Rockestra Theme con la partecipazione di grandi star del rock (Who, Led Zeppelin, Pink Floyd).
Nel gennaio del 1980 Paul viene arrestato in Giappone per possesso di marijuana alla vigilia di un tour di 11 date.
Tornato in Inghilterra, dopo alcuni giorni in prigione, registra il suo secondo album solista, McCartney II, fortemente influenzato da elettronica ed elementi new wave con il funk del singolo Coming Up approdato al successo. Nel frattempo vari dissapori con Denny Laine sanciscono la fine dei Wings.
Una band, paradossalmente sottovalutata, spesso pregiudizialmente, che ha esplorato il mondo del pop, evolvendosi all'interno di esso, facendo crescere la personalità di un Paul McCartney senza più “vincoli Beatlesiani”. Un esperimento continuo, incurante di subire gli strali di pubblico e critica, che ha lasciato un capolavoro, Band On The Run, una serie di buoni album e una manciata di eccellenti brani, spesso di grande successo.
Contrariamente agli ex compagni di viaggio Paul ha creato una carriera solida e duratura, dove John si è a lungo fermato, prima della tragica morte, per tornare con Double Fantasy non proprio entusiasmante, Ringo ha lasciato una lunga serie di dischi trascurabili e George, All Thing Must Pass a parte, ha confermato l'impressione di non essere in grado di scrivere più di due o tre brani di buon livello per ogni album.
Paul è ancora in attività concertistica, non disdegna riproporre brani dei Wings, rimane il più grande compositore di pop rock di sempre.
mercoledì, febbraio 25, 2026
Beatles - Images Of A Woman
Confinati nella suite presidenziale dell'Hilton Hotel di Tokyo per 100 ore tra il 29 giugno e il 3 luglio 1966 (dopo minacce di morte e isterismi vari ricorrenti in quel periodo), in occasione dei cinque concerti al Budokan Hall, i Beatles si dedicarono alla pittura, dipingendo un quadro contemporaneamente, a quattro mani, intitolato "Images of a Woman", sfruttando alcuni regali dei fan, tra cui pennelli e colori.
Tutti e quattro avevano precedenti esperienze artistiche.
John, in particolare ha frequentato la scuola d'arte per tre anni e ha realizzato successivamente una serie di disegni piuttosto noti.
Robert Whitaker, il fotografo incaricato a documentare il tour ha dichiarato: "Assolutamente il miglior periodo a cui abbia mai assistito tra i Beatles. Non li ho mai visti più calmi, più contenti che in questo momento.
Si fermavano, andavano a fare un concerto, e poi era 'Torniamo al quadro!'. Non hanno mai discusso di ciò che stavano dipingendo e l’immagine si è evoluta in modo naturale”.
L'opera fu donata al presidente del Fan Club ufficiale dei Beatles in Giappone, Tetsusaburo Shimoyama, per una vendita di beneficenza.
Il proprietario di un negozio di dischi, Takao Nishino, lo acquistò nel 1989.
Nishino lo consegnò per la vendita a Philip Weiss Auctions nel 2012, e l'Atlantic riferì di aver conservato il pezzo, per alcuni anni, sotto un letto.
L'opera è stata venduta per 1,7 milioni di dollari, commissioni incluse, poco tempo fa, dalla casa d'aste Christie's, triplicando la sua stima di 600.000 dollari.
Ciascuno dei Beatles ha dipinto un angolo della tela che, in realtà, non presenta alcuna rappresentazione figurativa di una donna ma è costituita solo da disegni astratti ad olio e acquerello su uno sfondo dai colori vivaci.
Una lampada lasciata al centro della tela ha lasciato un cerchio vuoto che il gruppo ha utilizzato per le proprie firme.
Tutti e quattro avevano precedenti esperienze artistiche.
John, in particolare ha frequentato la scuola d'arte per tre anni e ha realizzato successivamente una serie di disegni piuttosto noti.
Robert Whitaker, il fotografo incaricato a documentare il tour ha dichiarato: "Assolutamente il miglior periodo a cui abbia mai assistito tra i Beatles. Non li ho mai visti più calmi, più contenti che in questo momento.
Si fermavano, andavano a fare un concerto, e poi era 'Torniamo al quadro!'. Non hanno mai discusso di ciò che stavano dipingendo e l’immagine si è evoluta in modo naturale”.
L'opera fu donata al presidente del Fan Club ufficiale dei Beatles in Giappone, Tetsusaburo Shimoyama, per una vendita di beneficenza.
Il proprietario di un negozio di dischi, Takao Nishino, lo acquistò nel 1989.
Nishino lo consegnò per la vendita a Philip Weiss Auctions nel 2012, e l'Atlantic riferì di aver conservato il pezzo, per alcuni anni, sotto un letto.
L'opera è stata venduta per 1,7 milioni di dollari, commissioni incluse, poco tempo fa, dalla casa d'aste Christie's, triplicando la sua stima di 600.000 dollari.
Ciascuno dei Beatles ha dipinto un angolo della tela che, in realtà, non presenta alcuna rappresentazione figurativa di una donna ma è costituita solo da disegni astratti ad olio e acquerello su uno sfondo dai colori vivaci.
Una lampada lasciata al centro della tela ha lasciato un cerchio vuoto che il gruppo ha utilizzato per le proprie firme.
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sabato, febbraio 21, 2026
Beatles Fest a Gragnano Trebbiense (Piacenza) 21/22 febbraio 2026
Sabato 21 febbraio alle 10, al Centro Culturale di Gragnano Trebbiense (Piacenza) verrà inaugurata la mostra di dischi e libri dei Fab Four.
Aperta dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.
Domenica 22 alle 16 la musica di Roberto Garioni e i racconti di Antonio Bacciocchi ci trasporteranno nel mondo dei Beatles.
Alle 18, approfondiremo la storia della band di Liverpool con i libri di Antonio Bacciocchi, Giovanni Menzani e Federico Martelli.
INGRESSO GRATUITO
Aperta dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.
Domenica 22 alle 16 la musica di Roberto Garioni e i racconti di Antonio Bacciocchi ci trasporteranno nel mondo dei Beatles.
Alle 18, approfondiremo la storia della band di Liverpool con i libri di Antonio Bacciocchi, Giovanni Menzani e Federico Martelli.
INGRESSO GRATUITO
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sabato, febbraio 14, 2026
Beatles Fest a Gragnano Trebbiense (Piacenza) 21/22 febbraio 2026
Sabato 21 febbraio alle 10, al Centro Culturale di Gragnano Trebbiense (Piacenza) verrà inaugurata la mostra di dischi e libri dei Fab Four.
Domenica 22 alle 16 approfondiremo la storia della band di Liverpool con i libri di Antonio Bacciocchi, Giovanni Menzani e Federico Martelli.
Alle 17, la musica di Roberto Garioni e i racconti di Antonio Bacciocchi ci trasporteranno nel mondo dei Beatles.
INGRESSO GRATUITO
Domenica 22 alle 16 approfondiremo la storia della band di Liverpool con i libri di Antonio Bacciocchi, Giovanni Menzani e Federico Martelli.
Alle 17, la musica di Roberto Garioni e i racconti di Antonio Bacciocchi ci trasporteranno nel mondo dei Beatles.
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venerdì, novembre 07, 2025
Wings - Boxset
Contestualmente alla pubblicazione del libro di Paul McCartney, "Wings. Una band in fuga" (per La nave di Teseo), Sir Paul sovraintende l'uscita di una compilation "definitiva" dei WINGS, con 32 brani tratti dai sette album della band e da sei singoli.
Un progetto interessante, durato dal 1971 al 1979, inteso come un gruppo "democratico" ma sostanzialmente (ovviamente) dominato dalla figura di Paul (con l'appogio della moglie Linda).
Non a caso la line up ha avuto varie turbolenze e defezioni (la più clamorosa alla viglia della partenza per la Nigeria per incidere il capolavoro "Band On The Run", quando batterista e chitarrista decisero di restare in Inghilterra, mollando il gruppo all'ultimo momento).
Abitualmente, con poche concessioni, la critica è stata molto severa (spesso ingenerosa) nei confronti di questa esperienza che ha fluttuato tra alti e bassi qualitativi, tra la voglia di sperimentare e l'attaccamento alle classifiche che ha prodotto dischi ibridi, canzoncine mielose e inconsistenti e veri e propri gioielli.
Dopo la mediocre partenza con "Wild Life", nel 1971, il livello è salito con il successivo "Red Rose Speedway" (maggio 1973) e la vetta inarrivabile di "Band On The Run" (dicembre 1973), per chi scrive il miglior album del post Beatles in assoluto.
Riuscito anche "Venus And Mars" (1975) per poi scendere di qualità "con "Wings At The Speed Of Sound" (1976) e "London Town" (1978), piuttosto deboli e chiudere con il confuso "Back To The Egg" (1979) che sancisce la fine della band.
Non dimenticando il triplo live del 1976 "Wings Over America" con 28 brani eseguiti al massimo dell'espressività con cinque concessioni Beatlesiane, ancora rare ai tempi.
L'album più considerato nel box è ovviamente "Band On The Run" con sei brani sui dieci inclusi nella versione originale mentre il resto è trattato con ponderate e centellinate scelte oltre ad alcuni singoli spettacolari e di gran successo.
Evitando le edizioni super costose, un buon modo per portarsi a casa un pezzo di storia del rock, comunque importante.
Un progetto interessante, durato dal 1971 al 1979, inteso come un gruppo "democratico" ma sostanzialmente (ovviamente) dominato dalla figura di Paul (con l'appogio della moglie Linda).
Non a caso la line up ha avuto varie turbolenze e defezioni (la più clamorosa alla viglia della partenza per la Nigeria per incidere il capolavoro "Band On The Run", quando batterista e chitarrista decisero di restare in Inghilterra, mollando il gruppo all'ultimo momento).
Abitualmente, con poche concessioni, la critica è stata molto severa (spesso ingenerosa) nei confronti di questa esperienza che ha fluttuato tra alti e bassi qualitativi, tra la voglia di sperimentare e l'attaccamento alle classifiche che ha prodotto dischi ibridi, canzoncine mielose e inconsistenti e veri e propri gioielli.
Dopo la mediocre partenza con "Wild Life", nel 1971, il livello è salito con il successivo "Red Rose Speedway" (maggio 1973) e la vetta inarrivabile di "Band On The Run" (dicembre 1973), per chi scrive il miglior album del post Beatles in assoluto.
Riuscito anche "Venus And Mars" (1975) per poi scendere di qualità "con "Wings At The Speed Of Sound" (1976) e "London Town" (1978), piuttosto deboli e chiudere con il confuso "Back To The Egg" (1979) che sancisce la fine della band.
Non dimenticando il triplo live del 1976 "Wings Over America" con 28 brani eseguiti al massimo dell'espressività con cinque concessioni Beatlesiane, ancora rare ai tempi.
L'album più considerato nel box è ovviamente "Band On The Run" con sei brani sui dieci inclusi nella versione originale mentre il resto è trattato con ponderate e centellinate scelte oltre ad alcuni singoli spettacolari e di gran successo.
Evitando le edizioni super costose, un buon modo per portarsi a casa un pezzo di storia del rock, comunque importante.
venerdì, aprile 11, 2025
Indica Gallery
Barry Miles, John Dunbar, Marianne Faithfull, Peter Asher, Paul McCartney (Graham Keen)
Entrata nella storia in quanto luogo del primo incontro tra John Lennon e Yoko Ono, la Indica Gallery nacque nel novembre 1965 (il nome era un tributo a una varietà di marijuana) a Mason's Yard (vicino a Duke Street), St James's, Londra, nel seminterrato dell'Indica Bookshop.
Era di proprietà di John Dunbar, Peter Asher (del duo Peter and Gordon) e Barry Miles (che costituirono la società MAD, Miles Asher and Dunbar Ltd), sostenuta finanziariamente da Paul McCartney (ai tempi fidanzato di Jane Asher la sorella di Peter) e che McCartney contribuì a disegnare i volantini utilizzati per pubblicizzare l'apertura e ne disegnò anche la carta da regalo.
L'Indica aveva stretti legami con il rock 'n'roll, oltre al ruolo di Peter (musicista e in ovvio stretto legame con Paul McCartney, John Dunbar era al tempo sposato con Marianne Faithfull.
Barry Miles:
"Prestavo a Paul riviste e libri che pubblicavano materiale della Beat generation o d'avanguardia come Samuel Beckett, John Cage, jack Kerouac, William Burroughs, Jean Genet. In quel periodo Paul era quello legato all'avanguardia. Mentre John Lennon se ne stava a casa nei sobborghi di Londra, Paul e jane andavano alle anteprime e alle serate d'inaugurazione.
Nel mio appartamento Paul ascoltava dischi della Blue Beat e "Interdeterminacy" di John Cage.
Amava John Cage e Karlheinz Stockhausen, conosceva paesaggi sonori per i quali nessun altro dei Beatles nutriva il più blando interesse."
Dall' 8 al 18 novembre 1966 si tenne la mostra di Yoko Ono "Unfinished Paintings", a cui presenziò anche Lennon, ma sbagliando giorno e arrivando il 7, durante i preparativi. Fu il primo incontro tra i due e il colpo di fulmine.
La Indica chiuse nel 1967.
Era di proprietà di John Dunbar, Peter Asher (del duo Peter and Gordon) e Barry Miles (che costituirono la società MAD, Miles Asher and Dunbar Ltd), sostenuta finanziariamente da Paul McCartney (ai tempi fidanzato di Jane Asher la sorella di Peter) e che McCartney contribuì a disegnare i volantini utilizzati per pubblicizzare l'apertura e ne disegnò anche la carta da regalo.
L'Indica aveva stretti legami con il rock 'n'roll, oltre al ruolo di Peter (musicista e in ovvio stretto legame con Paul McCartney, John Dunbar era al tempo sposato con Marianne Faithfull.
Barry Miles:
"Prestavo a Paul riviste e libri che pubblicavano materiale della Beat generation o d'avanguardia come Samuel Beckett, John Cage, jack Kerouac, William Burroughs, Jean Genet. In quel periodo Paul era quello legato all'avanguardia. Mentre John Lennon se ne stava a casa nei sobborghi di Londra, Paul e jane andavano alle anteprime e alle serate d'inaugurazione.
Nel mio appartamento Paul ascoltava dischi della Blue Beat e "Interdeterminacy" di John Cage.
Amava John Cage e Karlheinz Stockhausen, conosceva paesaggi sonori per i quali nessun altro dei Beatles nutriva il più blando interesse."
Dall' 8 al 18 novembre 1966 si tenne la mostra di Yoko Ono "Unfinished Paintings", a cui presenziò anche Lennon, ma sbagliando giorno e arrivando il 7, durante i preparativi. Fu il primo incontro tra i due e il colpo di fulmine.
La Indica chiuse nel 1967.
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giovedì, aprile 10, 2025
I Beatles e il Preludin
Per volere di Brian Epstein, rigido e attento manager, gli "anni selvaggi" dei Beatles furono totalmente cancellati dalla storia, a favore della nota immagine pulita e sorridente che accompagnò i primi anni di successi.
In particolare il periodo trascorso ad Amburgo, a suonare davanti (e con) prostitute, gangsters, malavitosi, ubriachi e tossici, "scomparvero" dalla biografia della band.
Il biografo Mark Lewisohn ha calcolato che i Beatles suonarono nella città tedesca per 39 settimane dall'agosto 1960 al dicembre 1962 per circa 1.110 concerti con il record di 415 ore in 14 settimane.
Nel 1961 suonarono 98 concerti di fila, spesso dalle 7 di sera alle 7 di mattina (di conseguenza non si trattava di UN solo concerto ma di una serie infinita o quasi).
Una foto, sopra riportata, ritrae i Beatles (ancora con Pete Best) che esibiscono contenti e soddisfatti (strafatti?) alcuni contenitori di PRELUDIN, amfetamine che usavano in abbondanza per suonare otto ore al giorno tutti i giorni ad Amburgo.
Epstein chiese all'autore di evitare in ogni modo la pubblicazione dell'istantanea.
Che uscì solo nel 1975, cinque anni dopo lo scioglimento.
Ho incominciato con le droghe a 17 anni, quando diventai un musicista. L'unico modo per sopravvivere ad Amburgo, suonando otto ore a notte erano le pillole.
(John Lennon)
Ad Amburgo i camerieri e i musicisti prendevano sempre il Preludin per poter rimanere svegli tutta notte.
Non pensavamo di fare qualcosa di male.
Le pillole ti tenevano sveglio, ti rimettevano in sesto e continuavi a suonare senza sosta. Birra e Preludin, vivevamo di quello.
(Ringo Starr)
Il Preludin e altri eccitanti ce li davano i gangster amburghesi.
Gente di 30 anni che sembrava averne cinquanta. A volte ci prendevano in giro per il nostro aspetto e per il nostro nome ma suonavamo davanti a gente armata, picchiatori, assassini.
(Paul McCartney)
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lunedì, gennaio 13, 2025
Ringo Starr - Look up
Non appena saputo che ho pubblicato un libro su di lui (https://www.edizionilow.it/ringo-starr-batterista/) RINGO STARR si è precipitato in studio per realizzare un nuovo album, "Look Up".
RINGO aveva deciso di abbandonare definitivamente il formato album, dopo l'ennesimo sciapo lavoro, "What's my name" del 2019, dedicandosi invece a 5 ep di quattro brani ognuno, molto più efficaci, gustosi e immediati.
T-Bone Burnette lo ha convinto a ritornare sui suoi passi componendo 11 canzoni (che ha anche brillantemente prodotto) in chiave country, ambito sonoro che il batterista ha sempre adorato (dedicandogli il suo secondo album solista "Beaucoup of blues" nel 1970 e la sua prima composizione, "Don't pass me by" nell'Album Bianco dei Beatles).
La mano di Burnette si sente, eccome, con suoni puliti ma grintosi, moderni e mai adagiati sul passatismo.
Registrato tra Nashville (ovviamente) e Los Angeles, troviamo Ringo che suona come sempre sempre preciso e canta con convinzione e partecipazione, gli arrangiamenti sono perfetti, le canzoni di alta qualità tra classicismo e sferzate più rockeggianti (vedi l'iniziale "Breathless", "Never let me go" più di sapore blues o "Rosetta" in chiave funk rock blues).
A dare una mano nuove leve del country e affini come le Larkin Poe e le Lucius, Alison Krauss (già a fianco di Robert Plant), Molly Tuttle e Billy String.
A 84 anni realizza uno dei suoi migliori album (con "Ringo", "Time takes time" e "Vertical man") con una freschezza encomiabile.
Il video di "Look Up"
https://www.youtube.com/watch?v=1SyYbLRlwKI
RINGO aveva deciso di abbandonare definitivamente il formato album, dopo l'ennesimo sciapo lavoro, "What's my name" del 2019, dedicandosi invece a 5 ep di quattro brani ognuno, molto più efficaci, gustosi e immediati.
T-Bone Burnette lo ha convinto a ritornare sui suoi passi componendo 11 canzoni (che ha anche brillantemente prodotto) in chiave country, ambito sonoro che il batterista ha sempre adorato (dedicandogli il suo secondo album solista "Beaucoup of blues" nel 1970 e la sua prima composizione, "Don't pass me by" nell'Album Bianco dei Beatles).
La mano di Burnette si sente, eccome, con suoni puliti ma grintosi, moderni e mai adagiati sul passatismo.
Registrato tra Nashville (ovviamente) e Los Angeles, troviamo Ringo che suona come sempre sempre preciso e canta con convinzione e partecipazione, gli arrangiamenti sono perfetti, le canzoni di alta qualità tra classicismo e sferzate più rockeggianti (vedi l'iniziale "Breathless", "Never let me go" più di sapore blues o "Rosetta" in chiave funk rock blues).
A dare una mano nuove leve del country e affini come le Larkin Poe e le Lucius, Alison Krauss (già a fianco di Robert Plant), Molly Tuttle e Billy String.
A 84 anni realizza uno dei suoi migliori album (con "Ringo", "Time takes time" e "Vertical man") con una freschezza encomiabile.
Il video di "Look Up"
https://www.youtube.com/watch?v=1SyYbLRlwKI
martedì, luglio 16, 2024
Beatles Again
Dalla biografia di Graeme Thompson su GEORGE HARRISON, recentemente recensita su queste pagine.
Racconta Leon Russell (riferendosi al 1971):
"George mi accompagnò una volta a casa di Eric Clapton e durante il tragitto mi fece sentire quella che sembrava una serie di canzni dei Beatles.
In realtà aveva estrapolato una canzone da tutti i loro album solisti e le aveva messe insieme: sembrava semplicemente un disco dei Beatles. Lo trovavo stupefacente. E anche lui"
Di seguito un classico gioco che mi piace ripetere e riproporre ogni tanto ovvero un immaginario album che avrebbero potuto realizzare i Beatles nel 1980 (dopo dieci anni di assenza e di silenzio dalle scene, anche a livello solista) con il meglio (personale ed opinabile) dei brani finiti sulle loro produzioni successive allo scioglimento e fino alla morte di John.
Ne sarebbe saltato fuori un capolavoro dai contenuti esplosivi, ricchissimo di singoli, grandi brani e destinato a diventare pietra miliare del rock.
Come sempre spazio diviso tra Paul e John, con qualche pertugio per George e pure un paio per Ringo.
"BEATLES AGAIN"
A SIDE
1) JET
Un brano di Paul , tipico rock n roll spedito (finito su "Band on the run" nel 73), ad aprire l'album
2) COLD TURKEY
Duro e caustico rock acido di John (singolo del 1970) che urla disperato della sua tossicodipendenza
3) MAYBE I'M AMAZED
A stemperare l'avvio al fulmicotone uno dei capolavori di Paul (dal primo "Mc Cartney" del 70)
4) MY SWEET LORD
Tocca a George con l'accattivante ballad "My sweet Lord" da "All things must pass" del 1970
5) WORKING CLASS HERO
Sempre duro e cattivo, John sfodera uno dei suoi capolavori con la splendida ballad del 1970
6) LET ME ROLL IT
Un blues intenso e minimale di Paul del 1973 (da "Band on the run")
7) IT DON'T COME EASY
Tocca a Ringo con uno stupendo pop beat , vertice assoluto delle sue composizioni
8) IMAGINE
Il lato A si chiude con l’epocale "Imagine" di John del 1971
B SIDE
1) DARK HORSE
Un brano poco considerato di George ma dagli stupendi tratti compositivi apre il lato B (intitolava l'omonimo album del 74)
2) LIVE AND LET DIE
Paul alza i ritmi con il pomp rock del singolo che fece da colonna sonora al film su James Bond nel 1973.
3) WHATEVER GETS YOU THROUGH THE NIGHT
John sa essere anche scanzonato, soprattutto insieme ad un ospite d'eccezione, Elton John, in questo singolo irresistibile del 74 (da "Walls and bridges").
4) GIRLS SCHOOL
Ancora Paul con un rock n roll grezzo, semplice e minimale (che fu B side di "Mull of Kyntire" nel 78).
5) JEALOUS GUY
Un'altra stupenda ballata di John (da "Imagine" del 1971).
6) FASTER
George in un grandissimo brano del 1979 (dedicato a Jackie Stewart).
7) COMING UP
Clima danzereccio funky disco per Paul (da Mc Cartney 2" del 1980).
8) GIVE PEACE A CHANCE
Conclusione corale con uno dei brani più importanti di John e della musica.
C Side
1) MIND GAMES
Apre un’intensissima ballad di John, originariamente title track dell’omonimo album del 1973.
2) ATTICA STATE
Il John politico con un infuocato rock n roll (tratto dal controverso “Sometimes in New York City” del 1972).
3) NOT GUILTY
George ripesca un eccellente scarto dell’Album Bianco e lo riporta alla luce all’insegna di un ritmato rock blues. (da “George Harrison” del 1979).
4) TEDDY BOY
Una ballata destinata a “Let it be” (ripescata da Paul nel primo album del 1970), tra le cose migliori scritte dal nostro.
5) PHOTOGRAPH
George e Ringo firmano insieme una veloce ballata cantata dal batterista come sempre all’insegna dell’easy listening (da “Ringo” del 1973).
6) #9 DREAM
Un classico del John più scanzonato, pop, leggero e spensierato.
Tra i suoi migliori brani, sempre poco considerato (da “Walls and bridges” del 1974).
7) LETTING GO
Un rock mid tempo melodicamente perfetto, scarno e deciso (da “Venus and mars” del 1975).
8) JUST LIKE STARTING OVER
John da amante del rock n roll classico confeziona un pop n roll molto fruibile ma sicuramente efficace e da classifica (da “Double fantasy” del 1980).
SIDE D
1) POWER TO THE PEOPLE
Messaggio chiaro e semplice, diretto e senza tema di interpretazioni sbagliate.
Il brano è di presa immediata e destinato a diventare un classico (singolo di John del 1971).
2) BAND ON THE RUN
Un ottimo rock n roll scritto da Paul con una melodia accattivante e di presa immediata (dall’omonimo album del 1973).
3) INSTANT KARMA
Brano al 100% di stampo Lennon, un rock scarno e diretto (singolo del 1970).
4) ALL THINGS MUST PASS
Una ballata dolcissima perfettamente consona al pensiero, alla creatività, alla musicalità di George (dall’omonimo triplo del 1970).
5) MULL OF KYNTIRE
Ballatona ruffiana, commerciale ma di immediata presa, firmata da Paul (singolo di enorme successo del 1977).
6) GOODNIGHT TONIGHT
A Paul è sempre piaciuto sperimentare ritmi e atmosfere diverse e non èstato immune dalla contaminazione disco come è palese in questo perfetto brano sul genere (singolo del 1978).
7) EBONY AND IVORY
Paul porta un brano nuovissimo e i Beatles ospitano Stevie Wonder per un duetto d’eccezione per una ballata riuscita e molto orecchiabile (uscirà nel 1982 su “Tug of war”).
8) FREE AS A BIRD
Un brano corale, molto romantico e melodico di John invece chiude l’album (il brano che lancerà l’”Anthology” e che riporterà i tre Beatles allora superstiti a lavorare su un vecchio demo di John).
Racconta Leon Russell (riferendosi al 1971):
"George mi accompagnò una volta a casa di Eric Clapton e durante il tragitto mi fece sentire quella che sembrava una serie di canzni dei Beatles.
In realtà aveva estrapolato una canzone da tutti i loro album solisti e le aveva messe insieme: sembrava semplicemente un disco dei Beatles. Lo trovavo stupefacente. E anche lui"
Di seguito un classico gioco che mi piace ripetere e riproporre ogni tanto ovvero un immaginario album che avrebbero potuto realizzare i Beatles nel 1980 (dopo dieci anni di assenza e di silenzio dalle scene, anche a livello solista) con il meglio (personale ed opinabile) dei brani finiti sulle loro produzioni successive allo scioglimento e fino alla morte di John.
Ne sarebbe saltato fuori un capolavoro dai contenuti esplosivi, ricchissimo di singoli, grandi brani e destinato a diventare pietra miliare del rock.
Come sempre spazio diviso tra Paul e John, con qualche pertugio per George e pure un paio per Ringo.
"BEATLES AGAIN"
A SIDE
1) JET
Un brano di Paul , tipico rock n roll spedito (finito su "Band on the run" nel 73), ad aprire l'album
2) COLD TURKEY
Duro e caustico rock acido di John (singolo del 1970) che urla disperato della sua tossicodipendenza
3) MAYBE I'M AMAZED
A stemperare l'avvio al fulmicotone uno dei capolavori di Paul (dal primo "Mc Cartney" del 70)
4) MY SWEET LORD
Tocca a George con l'accattivante ballad "My sweet Lord" da "All things must pass" del 1970
5) WORKING CLASS HERO
Sempre duro e cattivo, John sfodera uno dei suoi capolavori con la splendida ballad del 1970
6) LET ME ROLL IT
Un blues intenso e minimale di Paul del 1973 (da "Band on the run")
7) IT DON'T COME EASY
Tocca a Ringo con uno stupendo pop beat , vertice assoluto delle sue composizioni
8) IMAGINE
Il lato A si chiude con l’epocale "Imagine" di John del 1971
B SIDE
1) DARK HORSE
Un brano poco considerato di George ma dagli stupendi tratti compositivi apre il lato B (intitolava l'omonimo album del 74)
2) LIVE AND LET DIE
Paul alza i ritmi con il pomp rock del singolo che fece da colonna sonora al film su James Bond nel 1973.
3) WHATEVER GETS YOU THROUGH THE NIGHT
John sa essere anche scanzonato, soprattutto insieme ad un ospite d'eccezione, Elton John, in questo singolo irresistibile del 74 (da "Walls and bridges").
4) GIRLS SCHOOL
Ancora Paul con un rock n roll grezzo, semplice e minimale (che fu B side di "Mull of Kyntire" nel 78).
5) JEALOUS GUY
Un'altra stupenda ballata di John (da "Imagine" del 1971).
6) FASTER
George in un grandissimo brano del 1979 (dedicato a Jackie Stewart).
7) COMING UP
Clima danzereccio funky disco per Paul (da Mc Cartney 2" del 1980).
8) GIVE PEACE A CHANCE
Conclusione corale con uno dei brani più importanti di John e della musica.
C Side
1) MIND GAMES
Apre un’intensissima ballad di John, originariamente title track dell’omonimo album del 1973.
2) ATTICA STATE
Il John politico con un infuocato rock n roll (tratto dal controverso “Sometimes in New York City” del 1972).
3) NOT GUILTY
George ripesca un eccellente scarto dell’Album Bianco e lo riporta alla luce all’insegna di un ritmato rock blues. (da “George Harrison” del 1979).
4) TEDDY BOY
Una ballata destinata a “Let it be” (ripescata da Paul nel primo album del 1970), tra le cose migliori scritte dal nostro.
5) PHOTOGRAPH
George e Ringo firmano insieme una veloce ballata cantata dal batterista come sempre all’insegna dell’easy listening (da “Ringo” del 1973).
6) #9 DREAM
Un classico del John più scanzonato, pop, leggero e spensierato.
Tra i suoi migliori brani, sempre poco considerato (da “Walls and bridges” del 1974).
7) LETTING GO
Un rock mid tempo melodicamente perfetto, scarno e deciso (da “Venus and mars” del 1975).
8) JUST LIKE STARTING OVER
John da amante del rock n roll classico confeziona un pop n roll molto fruibile ma sicuramente efficace e da classifica (da “Double fantasy” del 1980).
SIDE D
1) POWER TO THE PEOPLE
Messaggio chiaro e semplice, diretto e senza tema di interpretazioni sbagliate.
Il brano è di presa immediata e destinato a diventare un classico (singolo di John del 1971).
2) BAND ON THE RUN
Un ottimo rock n roll scritto da Paul con una melodia accattivante e di presa immediata (dall’omonimo album del 1973).
3) INSTANT KARMA
Brano al 100% di stampo Lennon, un rock scarno e diretto (singolo del 1970).
4) ALL THINGS MUST PASS
Una ballata dolcissima perfettamente consona al pensiero, alla creatività, alla musicalità di George (dall’omonimo triplo del 1970).
5) MULL OF KYNTIRE
Ballatona ruffiana, commerciale ma di immediata presa, firmata da Paul (singolo di enorme successo del 1977).
6) GOODNIGHT TONIGHT
A Paul è sempre piaciuto sperimentare ritmi e atmosfere diverse e non èstato immune dalla contaminazione disco come è palese in questo perfetto brano sul genere (singolo del 1978).
7) EBONY AND IVORY
Paul porta un brano nuovissimo e i Beatles ospitano Stevie Wonder per un duetto d’eccezione per una ballata riuscita e molto orecchiabile (uscirà nel 1982 su “Tug of war”).
8) FREE AS A BIRD
Un brano corale, molto romantico e melodico di John invece chiude l’album (il brano che lancerà l’”Anthology” e che riporterà i tre Beatles allora superstiti a lavorare su un vecchio demo di John).
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giovedì, giugno 20, 2024
Jackie Lomax - Is This What You Want?
Vecchio amico dei Beatles, Jackie Lomax li incrociò parecchie volte dagli esordi in poi con i suoi Undertakers.
Brian Epstein lo prese sotto le sue ali con i Lomax Alliance ma la sua morte, nel 1967, fece naufragare l'esperienza prima di decollare.
Quando Jackie si ritrovò a bazzicare i Fab Four, durante le registrazioni del White Album, facendo i cori anche in "Dear prudence" e in "Hey Jude", George Harrison decise di metterlo sotto contratto con la neo nata Apple Records e produrgli l'album d'esordio solista.
Reclutò con facilità fior di star come Eric Clapton, Nicky Hopkins, Paul e Ringo, la Wrecking Crew americana, Klaus Voorman e altri e gli diede il suo inedito "Sour Milk Sea" (scartato dal White Album) per il singolo (suonato da Harrison con Paul e Ringo).
Paradossalmente fu proprio la presenza di questi nomi a far passare in secondo piano Jackie Lomax che ammise "si parla solo dei famosi che ci hanno suonato e non dell'album".
Il disco è un buon prodotto dell'epoca (pubblicato nel marzo 1969), tra rock, soul, blues e la voce potentissima e "black" di Lomax (tra Chris Farlowe e Tom Jones) a fare da traino.
"Sour milk sea" è stupendo e potente, "Little yellow pills" un grandissimo e veloce soul rock, la title track un imbarazzante plagio melodico di "I am the walrus", "Fall inside your eyes" ruba un po' da "Child of nature" di John (quella che, scartata dall'Album Bianco, diventerà "Jealous guy" in "Imagine"), forse ascoltata nelle session.
"The Eagle Laughs at You" guarda al rock blues del primo Hendrix.
Accompagnato dai singoli "Sour milk sea" e "New day", l'album fu un fallimento totale, toccando solo il 145° posto in America e non comparendo nelle classifiche inglesi.
Probabilmente anche a causa dell'inesperienza come discografici dei Beatles.
La carriera di Jackie Lomax non decollerà mai, restando sempre in ombra fino alla sua scomparsa nel 2013.
Sour milk sea
https://www.youtube.com/watch?v=38lGfyq9PcA
Little yellow pills
https://www.youtube.com/watch?v=TwKetldJ1H8
Brian Epstein lo prese sotto le sue ali con i Lomax Alliance ma la sua morte, nel 1967, fece naufragare l'esperienza prima di decollare.
Quando Jackie si ritrovò a bazzicare i Fab Four, durante le registrazioni del White Album, facendo i cori anche in "Dear prudence" e in "Hey Jude", George Harrison decise di metterlo sotto contratto con la neo nata Apple Records e produrgli l'album d'esordio solista.
Reclutò con facilità fior di star come Eric Clapton, Nicky Hopkins, Paul e Ringo, la Wrecking Crew americana, Klaus Voorman e altri e gli diede il suo inedito "Sour Milk Sea" (scartato dal White Album) per il singolo (suonato da Harrison con Paul e Ringo).
Paradossalmente fu proprio la presenza di questi nomi a far passare in secondo piano Jackie Lomax che ammise "si parla solo dei famosi che ci hanno suonato e non dell'album".
Il disco è un buon prodotto dell'epoca (pubblicato nel marzo 1969), tra rock, soul, blues e la voce potentissima e "black" di Lomax (tra Chris Farlowe e Tom Jones) a fare da traino.
"Sour milk sea" è stupendo e potente, "Little yellow pills" un grandissimo e veloce soul rock, la title track un imbarazzante plagio melodico di "I am the walrus", "Fall inside your eyes" ruba un po' da "Child of nature" di John (quella che, scartata dall'Album Bianco, diventerà "Jealous guy" in "Imagine"), forse ascoltata nelle session.
"The Eagle Laughs at You" guarda al rock blues del primo Hendrix.
Accompagnato dai singoli "Sour milk sea" e "New day", l'album fu un fallimento totale, toccando solo il 145° posto in America e non comparendo nelle classifiche inglesi.
Probabilmente anche a causa dell'inesperienza come discografici dei Beatles.
La carriera di Jackie Lomax non decollerà mai, restando sempre in ombra fino alla sua scomparsa nel 2013.
Sour milk sea
https://www.youtube.com/watch?v=38lGfyq9PcA
Little yellow pills
https://www.youtube.com/watch?v=TwKetldJ1H8
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venerdì, maggio 17, 2024
Beatles - Images of a Woman
Confinati nella suite presidenziale dell'Hilton Hotel di Tokyo per 100 ore tra il 29 giugno e il 3 luglio 1966 (dopo minacce di morte e isterismi vari ricorrenti in quel periodo), in occasione dei cinque concerti al Budokan Hall, i Beatles si dedicarono alla pittura, dipingendo un quadro contemporaneamente, a quattro mani, intitolato "Images of a Woman", sfruttando alcuni regali dei fan, tra cui pennelli e colori.
Tutti e quattro avevano precedenti esperienze artistiche.
John, in particolare ha frequentato la scuola d'arte per tre anni e ha realizzato successivamente una serie di disegni piuttosto noti.
Robert Whitaker, il fotografo incaricato a documentare il tour ha dichiarato: "Assolutamente il miglior periodo a cui abbia mai assistito tra i Beatles. Non li ho mai visti più calmi, più contenti che in questo momento.
Si fermavano, andavano a fare un concerto, e poi era 'Torniamo al quadro!'. Non hanno mai discusso di ciò che stavano dipingendo e l’immagine si è evoluta in modo naturale”.
L'opera fu donata al presidente del Fan Club ufficiale dei Beatles in Giappone, Tetsusaburo Shimoyama, per una vendita di beneficenza.
Il proprietario di un negozio di dischi, Takao Nishino, lo acquistò nel 1989.
Nishino lo consegnò per la vendita a Philip Weiss Auctions nel 2012, e l'Atlantic riferì di aver conservato il pezzo, per alcuni anni, sotto un letto.
L'opera è stata venduta per 1,7 milioni di dollari, commissioni incluse, poco tempo fa, dalla casa d'aste Christie's, triplicando la sua stima di 600.000 dollari.
Ciascuno dei Beatles ha dipinto un angolo della tela che, in realtà, non presenta alcuna rappresentazione figurativa di una donna ma è costituita solo da disegni astratti ad olio e acquerello su uno sfondo dai colori vivaci.
Una lampada lasciata al centro della tela ha lasciato un cerchio vuoto che il gruppo ha utilizzato per le proprie firme.
Tutti e quattro avevano precedenti esperienze artistiche.
John, in particolare ha frequentato la scuola d'arte per tre anni e ha realizzato successivamente una serie di disegni piuttosto noti.
Robert Whitaker, il fotografo incaricato a documentare il tour ha dichiarato: "Assolutamente il miglior periodo a cui abbia mai assistito tra i Beatles. Non li ho mai visti più calmi, più contenti che in questo momento.
Si fermavano, andavano a fare un concerto, e poi era 'Torniamo al quadro!'. Non hanno mai discusso di ciò che stavano dipingendo e l’immagine si è evoluta in modo naturale”.
L'opera fu donata al presidente del Fan Club ufficiale dei Beatles in Giappone, Tetsusaburo Shimoyama, per una vendita di beneficenza.
Il proprietario di un negozio di dischi, Takao Nishino, lo acquistò nel 1989.
Nishino lo consegnò per la vendita a Philip Weiss Auctions nel 2012, e l'Atlantic riferì di aver conservato il pezzo, per alcuni anni, sotto un letto.
L'opera è stata venduta per 1,7 milioni di dollari, commissioni incluse, poco tempo fa, dalla casa d'aste Christie's, triplicando la sua stima di 600.000 dollari.
Ciascuno dei Beatles ha dipinto un angolo della tela che, in realtà, non presenta alcuna rappresentazione figurativa di una donna ma è costituita solo da disegni astratti ad olio e acquerello su uno sfondo dai colori vivaci.
Una lampada lasciata al centro della tela ha lasciato un cerchio vuoto che il gruppo ha utilizzato per le proprie firme.
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lunedì, maggio 06, 2024
Paul McCartney & Wings - Band on the run
Ho dedicato ieri nell'inserto "Portfolio", diretto da Maurizio Pilotti del quotidiano "Libertà" di Piacenza, un articolo al 50ennale di "Band on the run" di Paul McCartney & Wings.
Sono ricorrenti, tra i Beatlesiani Doc, accese dispute.
Praticamente su ogni aspetto dell'attività del gruppo e suoi componenti, non di rado su quali sono i migliori album incisi come solisti dopo lo scioglimento.
Se la giocano quasi sempre John e Paul ma George Harrison con il suo capolavoro “All things must pass” del 1970 entra abbastanza spesso tra i preferiti, a sparigliare le carte.
Purtroppo George non seppe più ripetersi a quei livelli, dimostrando che il suo ruolo di compositore, relegato nei Beatles a un paio di brani per ogni album, era la giusta proporzione artistica per la band.
Pure Ringo Starr, più per simpatia e incoraggiamento che per reale spessore artistico, fa ogni tanto capolino con il suo “Ringo” del 1973, anche perché fu una sorta di reunion dei Beatles con John, Paul e George a collaborare, suonando e componendo (pur, in verità, non concedendogli brani di grandissima qualità).
Tornando all'infinita diatriba John/Paul, i primi anni Settanta furono testimoni di un botta e risposta costante, purtroppo non solo artistico. L'uno e l'altro infilarono, in testi e copertine, reciproche invettive (talvolta particolarmente violente, vedi il testo al vetriolo di “How do you sleep?” di John, da “Imagine”, rivolto all'ex amico) o meno dolorose punzecchiature.
Ci vollero un po' di anni per riportare serenità tra i due. John Lennon inaugurò (dopo tre album sperimentali) la sua carriera solista con il gioiello “John Lennon/Plastic Ono band”, un disco immediato, suonato in diretta, cupo e duro, probabilmente il suo capolavoro (con il classico “Working class hero” e la potentissima “God”) al pari del successivo “Imagine”, che oltre all'immortale brano omonimo e l'invettiva contro Paul, contiene lo struggente “Jealous guy” già provato dai Beatles ma mai inserito nei loro album). Le successive prove contengono altri grandi brani ma non eguagliarono questa partenza così ispirata.
Paul McCartney ha una discografia di decine di album e sceglierne i migliori è assai complesso anche perché coprono un arco artistico di oltre mezzo secolo. L'esordio omonimo del 1970, il successivo “Ram”, lo sperimentale “McCartney 2” del 1980, “Flowers in the dirt” del 1989, “Chaos and creation” del 2005 sono eccellenti lavori.
Ma, personalmente, credo che “Band on the run” del 1973, accreditato a Paul McCartney & the Wings, sia una spanna abbondante su tutto il resto e, sempre parere personale (che sarà ovviamente inviso alla totalità dei “Lennoniani” e troverà critiche anche dai “McCartneyiani), rimane il miglior lavoro di un ex Beatles. Album che ha trovato recente ristampa, nel cinquantennale dalla pubblicazione, con l'aggiunta di un disco con i brani "underdubbed” ovvero i mix provvisori senza le parti vocali definitive, le varie sovraincisioni, orchestra e fiati. La storia del disco è, tra l'altro, molto particolare e spettacolare.
Paul decise di registrare il nuovo album lontano dalla solita Inghilterra. Rifiutò uno studio a Rio de Janeiro e addirittura Pechino e, affascinato dai suoni africani e soprattutto da quelli dei dischi di Fela Kuti, l'inventore dell'afrobeat, optò per Lagos in Nigeria, pregustando le session di registrazioni, caratterizzate da giornate trascorse in spiaggia a prendere il sole (peraltro scegliendo la stagione meno adatta visto che abitualmente settembre è una stagione piovosissima da quelle parti e il 1973 non fece eccezione) e nottate in mezzo agli strumenti.
Il viaggio incominciò sotto i peggiori auspici con il chitarrista Henry McCullough e il batterista Denny Seiwell che lasciarono inaspettatamente la band pochi giorni prima della partenza.
Così in Nigeria andarono, dal 30 agosto al 22 settembre 1973, solo Paul, la moglie Linda, il chitarrista Denny Laine e il tecnico Geoff Emerick. L'album fu poi completato a Londra con l'aggiunta delle parti orchestrali, fiati, altri strumenti e il mixaggio.
Paul si occupò (senza problemi grazie alla sua abilità da polistrumentista) di suonare praticamente tutto (dal basso alla chitarra, alle tastiere fino alla batteria, che suscitò il plauso di un esperto come Keith Moon che gli chiese chi fosse quel batterista così abile).
Purtroppo Lagos e la Nigeria non erano come se l'aspettavano.
Dopo la guerra civile, finita pochi anni prima, la città e la nazione erano rigidamente militarizzate, con violenza e corruzione diffuse ovunque.
Anche lo studio di registrazione a Wharf Road nei sobborghi di Apapa era in pessime condizioni con un otto piste (ben lontano dagli abituali standard) e problemi ovunque (quando arrivarono i macchinari non erano collegati e alcune parti non funzionavano). Paul soffrì anche di un forte attacco d'asma che gli fu quasi letale.
Inoltre Paul e Linda subirono il furto di tutti i provini (e una discreta somma di denaro, aspetto che non ha mai preoccupato più di tanto la loro contabilità ma che comunque non rese le cose più facili e spensierate) che avevano preparato prima delle registrazioni. Per fortuna molte parti erano scritte e i brani già ben memorizzati.
Ma l'incidente più "grave", da un punto di vista diplomatico, avvenne proprio con il tanto ammirato e apprezzato Fela Kuti, con cui Paul contava di poter collaborare.
Ma quando il vulcanico Fela venne a sapere della sua presenza in Nigeria lo "denunciò" dal palco del suo locale annunciando che era a Lagos per "rubare la musica africana" e il giorno dopo si presentò improvvisamente in studio per discuterne con l'ex Beatle. McCartney fu costretto a fargli sentire quanto registrato fino ad allora per dimostrare che non c'era nulla di africano nelle canzoni.
"Avremmo voluto usare musicisti africani, ma quando ci è stato detto che stavamo per rubare la loro musica abbiamo detto. "Bene lo faremo da soli". Fela pensava che stessimo rubando la musica africana nera, il suono di Lagos. Quindi gli ho dovuto dire: "Facci un favore, Fela, stiamo bene così, venderemo un paio di dischi qua e là e facciamola finita. Pensavo che la mia visita sarebbe stata un aiuto perché avrebbe attirato l'attenzione su Lagos e la gente avrebbe detto: "Oh, a proposito, com'è la musica laggiù? " e direi che è incredibile. È incredibile ... è musica incredibile laggiù."
Anche Ginger Baker, ex batterista dei Cream, intervenne nella registrazione, un po' risentito che la band non si fosse rivolta a lui e al suo studio che aveva in Nigeria (dove viveva). Paul rimediò incidendo da lui il brano “Picasso last words (drink to me)” e facendogli suonare le percussioni. Il brano ha una storia curiosa.
Paul incontrò sul set del film “Papillon”, Steve Mc Queen e Dustin Hoffman. Quest'ultimo non credette all'affermazione del bassista che potesse scrivere un testo su qualsiasi argomento e mostrandogli un giornale con il necrologio del pittore Pablo Picasso lo sfidò a provarci con quello.
Paul prese l'ultima frase che disse Picasso prima di morire: "Drink to me, drink to my health. You know I can't drink anymore / Bevete a me e alla mia salute, perché io non potrò più bere” e su quello costruì il brano citato.
L'album segue il formato di semi concept che aveva già caratterizzato “Sgt Peppers” dei Beatles in cui i temi delle canzoni si ripetono in un brano o nell'altro, autocitandosi.
Le nove composizioni sono tutte di livello altissimo con due splendide ballate come “Mamunia” e “Bluebird”, l'aspro rock blues “Let me roll it” in palese stile Lennon, il tema dell'album “Band on the run” e il singolo “Jet” che alterna una ritmica reggae con un esplosivo rock n roll.
C'è spazio anche per una ballata scritta da Denny Laine, “No words” e il frizzante finale “Nineteen hundred and Eight five” che si chiude con la ripresa del tema iniziale di “Band on the run”.
Le vendite partirono un po' in sordina per raggiungere poi progressivamente i sei milioni di copie. Molto particolare la copertina con i tre Wings circondati, in posizione plastica, dagli attori Christopher Lee, Kenneth Lynch e James Coburn, il pugile John Conteh, il presentatore e giornalista Michael Parkinson, il conduttore radiofonico Clement Freud.
Kenneth Lynch era in tour con i Beatles nel 1963 e sul bus si affiancò a Paul e John che stavano componendo “From me to you”.
Cercò di dare loro qualche consiglio ma se ne andò dopo poco indispettito urlando “Non scriverò più nulla di quelle maledette sciocchezze con quegli idioti. Non riconoscono la musica dal loro fondoschiena. Niente più aiuto da parte mia!'.
Al di là di ogni preferenza “Band on the run” rimane uno dei migliori album rock degli anni Settanta, frutto di una vena creativa di altissimo livello e una freschezza comune a pochi, che diede a Paul, dopo qualche passo falso iniziale, il posto che gli compete(va) nell'Olimpo della musica pop.
Sono ricorrenti, tra i Beatlesiani Doc, accese dispute.
Praticamente su ogni aspetto dell'attività del gruppo e suoi componenti, non di rado su quali sono i migliori album incisi come solisti dopo lo scioglimento.
Se la giocano quasi sempre John e Paul ma George Harrison con il suo capolavoro “All things must pass” del 1970 entra abbastanza spesso tra i preferiti, a sparigliare le carte.
Purtroppo George non seppe più ripetersi a quei livelli, dimostrando che il suo ruolo di compositore, relegato nei Beatles a un paio di brani per ogni album, era la giusta proporzione artistica per la band.
Pure Ringo Starr, più per simpatia e incoraggiamento che per reale spessore artistico, fa ogni tanto capolino con il suo “Ringo” del 1973, anche perché fu una sorta di reunion dei Beatles con John, Paul e George a collaborare, suonando e componendo (pur, in verità, non concedendogli brani di grandissima qualità).
Tornando all'infinita diatriba John/Paul, i primi anni Settanta furono testimoni di un botta e risposta costante, purtroppo non solo artistico. L'uno e l'altro infilarono, in testi e copertine, reciproche invettive (talvolta particolarmente violente, vedi il testo al vetriolo di “How do you sleep?” di John, da “Imagine”, rivolto all'ex amico) o meno dolorose punzecchiature.
Ci vollero un po' di anni per riportare serenità tra i due. John Lennon inaugurò (dopo tre album sperimentali) la sua carriera solista con il gioiello “John Lennon/Plastic Ono band”, un disco immediato, suonato in diretta, cupo e duro, probabilmente il suo capolavoro (con il classico “Working class hero” e la potentissima “God”) al pari del successivo “Imagine”, che oltre all'immortale brano omonimo e l'invettiva contro Paul, contiene lo struggente “Jealous guy” già provato dai Beatles ma mai inserito nei loro album). Le successive prove contengono altri grandi brani ma non eguagliarono questa partenza così ispirata.
Paul McCartney ha una discografia di decine di album e sceglierne i migliori è assai complesso anche perché coprono un arco artistico di oltre mezzo secolo. L'esordio omonimo del 1970, il successivo “Ram”, lo sperimentale “McCartney 2” del 1980, “Flowers in the dirt” del 1989, “Chaos and creation” del 2005 sono eccellenti lavori.
Ma, personalmente, credo che “Band on the run” del 1973, accreditato a Paul McCartney & the Wings, sia una spanna abbondante su tutto il resto e, sempre parere personale (che sarà ovviamente inviso alla totalità dei “Lennoniani” e troverà critiche anche dai “McCartneyiani), rimane il miglior lavoro di un ex Beatles. Album che ha trovato recente ristampa, nel cinquantennale dalla pubblicazione, con l'aggiunta di un disco con i brani "underdubbed” ovvero i mix provvisori senza le parti vocali definitive, le varie sovraincisioni, orchestra e fiati. La storia del disco è, tra l'altro, molto particolare e spettacolare.
Paul decise di registrare il nuovo album lontano dalla solita Inghilterra. Rifiutò uno studio a Rio de Janeiro e addirittura Pechino e, affascinato dai suoni africani e soprattutto da quelli dei dischi di Fela Kuti, l'inventore dell'afrobeat, optò per Lagos in Nigeria, pregustando le session di registrazioni, caratterizzate da giornate trascorse in spiaggia a prendere il sole (peraltro scegliendo la stagione meno adatta visto che abitualmente settembre è una stagione piovosissima da quelle parti e il 1973 non fece eccezione) e nottate in mezzo agli strumenti.
Il viaggio incominciò sotto i peggiori auspici con il chitarrista Henry McCullough e il batterista Denny Seiwell che lasciarono inaspettatamente la band pochi giorni prima della partenza.
Così in Nigeria andarono, dal 30 agosto al 22 settembre 1973, solo Paul, la moglie Linda, il chitarrista Denny Laine e il tecnico Geoff Emerick. L'album fu poi completato a Londra con l'aggiunta delle parti orchestrali, fiati, altri strumenti e il mixaggio.
Paul si occupò (senza problemi grazie alla sua abilità da polistrumentista) di suonare praticamente tutto (dal basso alla chitarra, alle tastiere fino alla batteria, che suscitò il plauso di un esperto come Keith Moon che gli chiese chi fosse quel batterista così abile).
Purtroppo Lagos e la Nigeria non erano come se l'aspettavano.
Dopo la guerra civile, finita pochi anni prima, la città e la nazione erano rigidamente militarizzate, con violenza e corruzione diffuse ovunque.
Anche lo studio di registrazione a Wharf Road nei sobborghi di Apapa era in pessime condizioni con un otto piste (ben lontano dagli abituali standard) e problemi ovunque (quando arrivarono i macchinari non erano collegati e alcune parti non funzionavano). Paul soffrì anche di un forte attacco d'asma che gli fu quasi letale.
Inoltre Paul e Linda subirono il furto di tutti i provini (e una discreta somma di denaro, aspetto che non ha mai preoccupato più di tanto la loro contabilità ma che comunque non rese le cose più facili e spensierate) che avevano preparato prima delle registrazioni. Per fortuna molte parti erano scritte e i brani già ben memorizzati.
Ma l'incidente più "grave", da un punto di vista diplomatico, avvenne proprio con il tanto ammirato e apprezzato Fela Kuti, con cui Paul contava di poter collaborare.
Ma quando il vulcanico Fela venne a sapere della sua presenza in Nigeria lo "denunciò" dal palco del suo locale annunciando che era a Lagos per "rubare la musica africana" e il giorno dopo si presentò improvvisamente in studio per discuterne con l'ex Beatle. McCartney fu costretto a fargli sentire quanto registrato fino ad allora per dimostrare che non c'era nulla di africano nelle canzoni.
"Avremmo voluto usare musicisti africani, ma quando ci è stato detto che stavamo per rubare la loro musica abbiamo detto. "Bene lo faremo da soli". Fela pensava che stessimo rubando la musica africana nera, il suono di Lagos. Quindi gli ho dovuto dire: "Facci un favore, Fela, stiamo bene così, venderemo un paio di dischi qua e là e facciamola finita. Pensavo che la mia visita sarebbe stata un aiuto perché avrebbe attirato l'attenzione su Lagos e la gente avrebbe detto: "Oh, a proposito, com'è la musica laggiù? " e direi che è incredibile. È incredibile ... è musica incredibile laggiù."
Anche Ginger Baker, ex batterista dei Cream, intervenne nella registrazione, un po' risentito che la band non si fosse rivolta a lui e al suo studio che aveva in Nigeria (dove viveva). Paul rimediò incidendo da lui il brano “Picasso last words (drink to me)” e facendogli suonare le percussioni. Il brano ha una storia curiosa.
Paul incontrò sul set del film “Papillon”, Steve Mc Queen e Dustin Hoffman. Quest'ultimo non credette all'affermazione del bassista che potesse scrivere un testo su qualsiasi argomento e mostrandogli un giornale con il necrologio del pittore Pablo Picasso lo sfidò a provarci con quello.
Paul prese l'ultima frase che disse Picasso prima di morire: "Drink to me, drink to my health. You know I can't drink anymore / Bevete a me e alla mia salute, perché io non potrò più bere” e su quello costruì il brano citato.
L'album segue il formato di semi concept che aveva già caratterizzato “Sgt Peppers” dei Beatles in cui i temi delle canzoni si ripetono in un brano o nell'altro, autocitandosi.
Le nove composizioni sono tutte di livello altissimo con due splendide ballate come “Mamunia” e “Bluebird”, l'aspro rock blues “Let me roll it” in palese stile Lennon, il tema dell'album “Band on the run” e il singolo “Jet” che alterna una ritmica reggae con un esplosivo rock n roll.
C'è spazio anche per una ballata scritta da Denny Laine, “No words” e il frizzante finale “Nineteen hundred and Eight five” che si chiude con la ripresa del tema iniziale di “Band on the run”.
Le vendite partirono un po' in sordina per raggiungere poi progressivamente i sei milioni di copie. Molto particolare la copertina con i tre Wings circondati, in posizione plastica, dagli attori Christopher Lee, Kenneth Lynch e James Coburn, il pugile John Conteh, il presentatore e giornalista Michael Parkinson, il conduttore radiofonico Clement Freud.
Kenneth Lynch era in tour con i Beatles nel 1963 e sul bus si affiancò a Paul e John che stavano componendo “From me to you”.
Cercò di dare loro qualche consiglio ma se ne andò dopo poco indispettito urlando “Non scriverò più nulla di quelle maledette sciocchezze con quegli idioti. Non riconoscono la musica dal loro fondoschiena. Niente più aiuto da parte mia!'.
Al di là di ogni preferenza “Band on the run” rimane uno dei migliori album rock degli anni Settanta, frutto di una vena creativa di altissimo livello e una freschezza comune a pochi, che diede a Paul, dopo qualche passo falso iniziale, il posto che gli compete(va) nell'Olimpo della musica pop.
lunedì, febbraio 26, 2024
Il basso perduto di Paul McCartney
Riprendo l'articolo che ho scritto ieri per "Libertà", dedicato al ritrovamento del "basso perduto" di Paul McCartney.
Come più volte constatato il mondo del rock è ormai un museo a cielo aperto con i suoi più vecchi protagonisti ancora in (discreta) forma a interpretare fino alla fine la rappresentazione di un glorioso passato, gli indomiti fan a raccoglierne le sacre spoglie (l'ennesima ristampa del solito disco, le reliquie esposte in mostra, l'agognato autografo, lo strumento accarezzato dall'idolo di turno, l'imperdibile registrazione di un abbozzo di brano inedito con chitarra scordata), in un declino poco decoroso per ciò che è stata una ragione di vita per così tante persone.
Anche perché le nuove generazioni, pur con qualche dovuta, rara, eccezione non hanno saputo avvicendarsi ai mostri sacri che il periodo punk sembrava avere ridotto al silenzio ma che invece tornarono saldamente in sella, senza troppi problemi.
Alla fine, piaccia o meno, chiunque voglia indicare una lista credibile dei migliori album rock di tutti i tempi deve inevitabilmente guardare al periodo d'oro degli anni Sessanta e Settanta, con qualche sporadica aggiunta dai due decenni successivi.
In questo contesto ha fatto grande scalpore il ritrovamento di una sorta di Sacro Graal della musica pop rock moderna, il basso perduto di Paul McCartney.
Paul lo aveva acquistato nel 1961 ad Amburgo, dove i Beatles suonavano nei peggiori locali della città (ancora con il batterista Pete Best in formazione), costruendo di fatto la loro formidabile carriera con concerti che si protraevano anche per otto ore al giorno e che divennero la palestra ideale per affrontare qualche tempo dopo interminabili tour mondiali con una perizia tecnica comune a pochi all'epoca.
Nella band c'era anche il bassista Stu Sutcliffe che decise, dopo essersi fidanzato con la fotografa Astrid Kirchner, di rimanere in Germania, abbandonare la carriera musicale e dedicarsi alla pittura. Purtroppo morì poco tempo dopo, nella primavera 1962, per un'emorragia cerebrale. Paul, chitarrista della band, passò al basso. Essendo mancino ne ordinò uno apposito in un negozio della città che gli procurò un Hofner con la forma “a violino” che diventò una peculiarità dell'immagine della band (e che Paul ha sempre usato nel corso degli anni nei suoi concerti).
Pare che, non essendo ancora in commercio la versione per mancini, fosse un prototipo.
Fu il basso che usò fino al 1963 per poi relegarlo a “riserva” dopo averne acquistato uno di miglior fattura della stessa marca e forma, ma che rispolverò anche successivamente nelle riprese del film “Let it be” / “Get back” e nel video di “Revolution” del 1968.
Il basso sembrerebbe scomparire nel 1969 durante le registrazioni live in studio dell'album “Let it be” ma è stato invece poi accertato che in realtà fu rubato il 10 ottobre 1972 a Notting Hill, durante un tour dei Wings, dal furgone lasciato incustodito e carico di strumenti. Da allora se ne perdono le tracce fino a quando nel 2018 un liutaio della Hofner lancia una campagna per il ritrovamento del prezioso reperto.
Lo scorso anno due giornalisti, Scott e Naomi Jones, si uniscono alla ricerca, portando a casa i frutti sperati, quando un erede di uno dei successivi possessori lo riconosce in casa propria, si mette in contatto con Paul e lo restituisce.
Nel frattempo i ladri lo avevano smerciato in un pub londinese, insieme ad altri amplificatori, probabilmente ignari di cosa avevano tra le mani e di quanto, anche e soprattutto commercialmente, fosse di valore.
Finisce poi nelle mani di una famiglia che lo lascia in una soffitta per decine di anni.
Il liutaio Nick Wass, da cui la ricerca è partita, spiega come è iniziato il tutto:
“Ero già in contatto con Paul e il suo staff. Di tanto in tanto volevano pezzi di ricambio, nel caso durante un tour si guastasse qualcosa. Mi hanno anche chiesto di realizzare un altro basso dello stesso formato e stile del suo classico Hofner, cosa che ho fatto. Ho parlato con Paul e mi chiese esplicitamente:
“Ma tu non sai dove è finito il mio basso perduto? Tu sei della Höfner e dovresti sapere dov'è!” Ovviamente non ne sapevo nulla, ma è lì che è nata l’idea di cercarlo. Quando parlo del mio rapporto con Paul tutti si emozionano e mi chiedono se l'ho incontrato, ma è sempre stato solo una questione d'affari, di lavoro, non da fan”.
In accordo con Paul e il suo management Nick Wass decide di riprodurne una copia uguale in ogni particolare a quello rubato e di cederlo all'ex Beatle che lo userà occasionalmente. Inizialmente la sua ricerca sortisce qualche indizio, nonostante siano pochi gli organi di stampa a darne notizia, apre un sito a cui si rivolgono alcune persone che sostengono di averlo ma dopo accurati esami l'esito è sempre negativo: mancano alcuni particolari o le date di produzione non sono conciliabili.
Solo con l'intervento recente dei due giornalisti le acque si muovono, la notizia ha una copertura mondiale e le informazioni incominciano ad essere sempre più numerose e dettagliate. Tra cui la vera data del furto che fino ad allora era rimasta al 1969.
Si fece invece sentire uno dei due fonici che avevano in custodia il furgone, Ian Home:
"Ero il fonico degli Wings. Io e il mio collega Trevor Jones avevamo un camion da tre tonnellate che usavamo per spostare l'attrezzatura per Paul da un luogo o da uno studio all'altro. Il furgone fu caricato, era notte fonda, intorno alle 22, del 10 ottobre 1972 e decidemmo di non scaricarlo, ma di lasciarlo vicino alla casa di Trevor, dove alloggiavamo. Non siamo riusciti a trovare un posto dove parcheggiare, quindi l'abbiamo portato da qualche parte nelle vicinanze, a Nothing Hill.
Abbiamo chiuso il furgone con un lucchetto, ma quando siamo tornati la mattina seguente abbiamo scoperto che qualcuno era entrato. Due amplificatori Vox AC-30 e il basso erano spariti.
Abbiamo bussato a tutte le porte per chiedere informazioni, ma nessuno aveva visto niente. Lo denunciammo alla polizia e ovviamente dovemmo dire a Paul che il suo basso era sparito, temendo di perdere il lavoro. Ma Paul era tranquillo: "Non preoccuparti, sono cose che succedono, ho altri bassi".
Ian ha poi lavorato altri sei anni per Paul.
Nick Wass si ricorda di una mail che aveva ricevuto sei mesi prima in cui il mittente raccontava una storia molto simile e lo ricontattò immediatamente.
“Il ragazzo che aveva scritto ha detto che era un autista di ambulanza. Una volta lui e un paramedico avevano un paziente nella loro ambulanza, che raccontò loro la storia. Ho chiesto maggiori informazioni e questa volta è stato il paramedico a dirci di più. Ci ha raccontato di aver sentito qualcosa detto da un paziente, ma conosceva troppi dettagli. Nessuno se lo ricorderebbe da una conversazione.”
La giornalista Naomi Jones ha indagato e scoperto chi viveva in tutti gli otto appartamenti della casa nel 1972, di fronte alla quale era stato parcheggiato il camion. E uno di quelli era il paramedico.
Confessò che il padre non era un santo e che qualche furto alle spalle lo aveva, tra cui anche quello del basso.
Lo nascose dal proprietario di un pub per poi venderlo al figlio del padrone di casa che a sua volta lo passò al fratello che lo ripose in soffitta per quasi cinquant'anni.
Quando la moglie sentì parlare sempre più insistentemente di questa storia si ricordò dello strumento in soffitta, ne mostrò qualche foto allo staff di Paul che riconobbe immediatamente il basso.
“Avevamo fantasticato di miliardari giapponesi o americani che se lo erano accaparrato a suon di milioni e invece era quasi dietro a casa in una soffitta. Quando Paul lo ha recuperato, mi ha telefonato, il che è abbastanza insolito. Era emozionato come un ragazzino: "Ho il basso!. Non ci sono dubbi. Alcune caratteristiche sono molto, molto difficili da replicare. Non c’è dubbio.”
Ora il basso è in restauro, visto che non era conciato benissimo, anche a causa di un maldestro ritocco fatto già nei primi anni Sessanta. Il manico è rotto e anche i pick up sono da sostituire ma tutto sommato sostiene Wass di avere avuto tra le mani situazioni ben peggiori.
Paul, da vero e sincero appassionato, non attende altro che impugnarlo di nuovo in studio o dal vivo, nell'estrema sublimazione e celebrazione del sacro rituale del rock 'n' roll.
Come più volte constatato il mondo del rock è ormai un museo a cielo aperto con i suoi più vecchi protagonisti ancora in (discreta) forma a interpretare fino alla fine la rappresentazione di un glorioso passato, gli indomiti fan a raccoglierne le sacre spoglie (l'ennesima ristampa del solito disco, le reliquie esposte in mostra, l'agognato autografo, lo strumento accarezzato dall'idolo di turno, l'imperdibile registrazione di un abbozzo di brano inedito con chitarra scordata), in un declino poco decoroso per ciò che è stata una ragione di vita per così tante persone.
Anche perché le nuove generazioni, pur con qualche dovuta, rara, eccezione non hanno saputo avvicendarsi ai mostri sacri che il periodo punk sembrava avere ridotto al silenzio ma che invece tornarono saldamente in sella, senza troppi problemi.
Alla fine, piaccia o meno, chiunque voglia indicare una lista credibile dei migliori album rock di tutti i tempi deve inevitabilmente guardare al periodo d'oro degli anni Sessanta e Settanta, con qualche sporadica aggiunta dai due decenni successivi.
In questo contesto ha fatto grande scalpore il ritrovamento di una sorta di Sacro Graal della musica pop rock moderna, il basso perduto di Paul McCartney.
Paul lo aveva acquistato nel 1961 ad Amburgo, dove i Beatles suonavano nei peggiori locali della città (ancora con il batterista Pete Best in formazione), costruendo di fatto la loro formidabile carriera con concerti che si protraevano anche per otto ore al giorno e che divennero la palestra ideale per affrontare qualche tempo dopo interminabili tour mondiali con una perizia tecnica comune a pochi all'epoca.
Nella band c'era anche il bassista Stu Sutcliffe che decise, dopo essersi fidanzato con la fotografa Astrid Kirchner, di rimanere in Germania, abbandonare la carriera musicale e dedicarsi alla pittura. Purtroppo morì poco tempo dopo, nella primavera 1962, per un'emorragia cerebrale. Paul, chitarrista della band, passò al basso. Essendo mancino ne ordinò uno apposito in un negozio della città che gli procurò un Hofner con la forma “a violino” che diventò una peculiarità dell'immagine della band (e che Paul ha sempre usato nel corso degli anni nei suoi concerti).
Pare che, non essendo ancora in commercio la versione per mancini, fosse un prototipo.
Fu il basso che usò fino al 1963 per poi relegarlo a “riserva” dopo averne acquistato uno di miglior fattura della stessa marca e forma, ma che rispolverò anche successivamente nelle riprese del film “Let it be” / “Get back” e nel video di “Revolution” del 1968.
Il basso sembrerebbe scomparire nel 1969 durante le registrazioni live in studio dell'album “Let it be” ma è stato invece poi accertato che in realtà fu rubato il 10 ottobre 1972 a Notting Hill, durante un tour dei Wings, dal furgone lasciato incustodito e carico di strumenti. Da allora se ne perdono le tracce fino a quando nel 2018 un liutaio della Hofner lancia una campagna per il ritrovamento del prezioso reperto.
Lo scorso anno due giornalisti, Scott e Naomi Jones, si uniscono alla ricerca, portando a casa i frutti sperati, quando un erede di uno dei successivi possessori lo riconosce in casa propria, si mette in contatto con Paul e lo restituisce.
Nel frattempo i ladri lo avevano smerciato in un pub londinese, insieme ad altri amplificatori, probabilmente ignari di cosa avevano tra le mani e di quanto, anche e soprattutto commercialmente, fosse di valore.
Finisce poi nelle mani di una famiglia che lo lascia in una soffitta per decine di anni.
Il liutaio Nick Wass, da cui la ricerca è partita, spiega come è iniziato il tutto:
“Ero già in contatto con Paul e il suo staff. Di tanto in tanto volevano pezzi di ricambio, nel caso durante un tour si guastasse qualcosa. Mi hanno anche chiesto di realizzare un altro basso dello stesso formato e stile del suo classico Hofner, cosa che ho fatto. Ho parlato con Paul e mi chiese esplicitamente:
“Ma tu non sai dove è finito il mio basso perduto? Tu sei della Höfner e dovresti sapere dov'è!” Ovviamente non ne sapevo nulla, ma è lì che è nata l’idea di cercarlo. Quando parlo del mio rapporto con Paul tutti si emozionano e mi chiedono se l'ho incontrato, ma è sempre stato solo una questione d'affari, di lavoro, non da fan”.
In accordo con Paul e il suo management Nick Wass decide di riprodurne una copia uguale in ogni particolare a quello rubato e di cederlo all'ex Beatle che lo userà occasionalmente. Inizialmente la sua ricerca sortisce qualche indizio, nonostante siano pochi gli organi di stampa a darne notizia, apre un sito a cui si rivolgono alcune persone che sostengono di averlo ma dopo accurati esami l'esito è sempre negativo: mancano alcuni particolari o le date di produzione non sono conciliabili.
Solo con l'intervento recente dei due giornalisti le acque si muovono, la notizia ha una copertura mondiale e le informazioni incominciano ad essere sempre più numerose e dettagliate. Tra cui la vera data del furto che fino ad allora era rimasta al 1969.
Si fece invece sentire uno dei due fonici che avevano in custodia il furgone, Ian Home:
"Ero il fonico degli Wings. Io e il mio collega Trevor Jones avevamo un camion da tre tonnellate che usavamo per spostare l'attrezzatura per Paul da un luogo o da uno studio all'altro. Il furgone fu caricato, era notte fonda, intorno alle 22, del 10 ottobre 1972 e decidemmo di non scaricarlo, ma di lasciarlo vicino alla casa di Trevor, dove alloggiavamo. Non siamo riusciti a trovare un posto dove parcheggiare, quindi l'abbiamo portato da qualche parte nelle vicinanze, a Nothing Hill.
Abbiamo chiuso il furgone con un lucchetto, ma quando siamo tornati la mattina seguente abbiamo scoperto che qualcuno era entrato. Due amplificatori Vox AC-30 e il basso erano spariti.
Abbiamo bussato a tutte le porte per chiedere informazioni, ma nessuno aveva visto niente. Lo denunciammo alla polizia e ovviamente dovemmo dire a Paul che il suo basso era sparito, temendo di perdere il lavoro. Ma Paul era tranquillo: "Non preoccuparti, sono cose che succedono, ho altri bassi".
Ian ha poi lavorato altri sei anni per Paul.
Nick Wass si ricorda di una mail che aveva ricevuto sei mesi prima in cui il mittente raccontava una storia molto simile e lo ricontattò immediatamente.
“Il ragazzo che aveva scritto ha detto che era un autista di ambulanza. Una volta lui e un paramedico avevano un paziente nella loro ambulanza, che raccontò loro la storia. Ho chiesto maggiori informazioni e questa volta è stato il paramedico a dirci di più. Ci ha raccontato di aver sentito qualcosa detto da un paziente, ma conosceva troppi dettagli. Nessuno se lo ricorderebbe da una conversazione.”
La giornalista Naomi Jones ha indagato e scoperto chi viveva in tutti gli otto appartamenti della casa nel 1972, di fronte alla quale era stato parcheggiato il camion. E uno di quelli era il paramedico.
Confessò che il padre non era un santo e che qualche furto alle spalle lo aveva, tra cui anche quello del basso.
Lo nascose dal proprietario di un pub per poi venderlo al figlio del padrone di casa che a sua volta lo passò al fratello che lo ripose in soffitta per quasi cinquant'anni.
Quando la moglie sentì parlare sempre più insistentemente di questa storia si ricordò dello strumento in soffitta, ne mostrò qualche foto allo staff di Paul che riconobbe immediatamente il basso.
“Avevamo fantasticato di miliardari giapponesi o americani che se lo erano accaparrato a suon di milioni e invece era quasi dietro a casa in una soffitta. Quando Paul lo ha recuperato, mi ha telefonato, il che è abbastanza insolito. Era emozionato come un ragazzino: "Ho il basso!. Non ci sono dubbi. Alcune caratteristiche sono molto, molto difficili da replicare. Non c’è dubbio.”
Ora il basso è in restauro, visto che non era conciato benissimo, anche a causa di un maldestro ritocco fatto già nei primi anni Sessanta. Il manico è rotto e anche i pick up sono da sostituire ma tutto sommato sostiene Wass di avere avuto tra le mani situazioni ben peggiori.
Paul, da vero e sincero appassionato, non attende altro che impugnarlo di nuovo in studio o dal vivo, nell'estrema sublimazione e celebrazione del sacro rituale del rock 'n' roll.
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venerdì, febbraio 09, 2024
Wings - Band on the run 50th Anniversary Edition
Probabilmente (a mio modesto parere, senza alcun dubbio) il miglior album realizzato da un ex Beatle, rivive con una ristampa in occasione del 50ennale dell'uscita (dicembre 1973).
Il disco fu registrato in condizioni tecniche e logistiche molto precarie a Lagos, in Nigeria da Paul, Linda e Denny Laine, insieme al sound engineer Geoff Emerick.
Pochi giorni prima della partenza, il chitarrista Henry McCullough e il batterista Denny Seiwell lasciarono il gruppo.
Alle difficoltà impreviste si aggiunse il furto dei demo delle canzoni previste.
Esce ora la ristampa dell'album originale più "Helen Wheels" (inclusa solo nella versione americana) con l'aggiunta di un disco con i brani "underdubbed” ovvero i mix provvisori senza le parti vocali definitive e varie sovraincisioni, orchestra e fiati ("Nineteen hundred and eighy five" è addirittura in versione strumentale).
Per gli hardcore fan e appassionati l'ascolto è interessante anche perché dimostra quanto siano valide le canzoni anche in versione più essenziale e scarna e permette di apprezzare le modalità esecutive di Paul (che canta, suona chitarre, basso, piano, tastiere, batteria, percussioni), qualche curiosità poi tolta nelle esecuzioni definitive e la "presenza" in primo piano di molta strumentazione altrimenti coperta dagli arrangiamenti successivi.
Ovviamente materia esclusiva per Beatlesiani McCartneyiani irriducibili.
Il disco fu registrato in condizioni tecniche e logistiche molto precarie a Lagos, in Nigeria da Paul, Linda e Denny Laine, insieme al sound engineer Geoff Emerick.
Pochi giorni prima della partenza, il chitarrista Henry McCullough e il batterista Denny Seiwell lasciarono il gruppo.
Alle difficoltà impreviste si aggiunse il furto dei demo delle canzoni previste.
Esce ora la ristampa dell'album originale più "Helen Wheels" (inclusa solo nella versione americana) con l'aggiunta di un disco con i brani "underdubbed” ovvero i mix provvisori senza le parti vocali definitive e varie sovraincisioni, orchestra e fiati ("Nineteen hundred and eighy five" è addirittura in versione strumentale).
Per gli hardcore fan e appassionati l'ascolto è interessante anche perché dimostra quanto siano valide le canzoni anche in versione più essenziale e scarna e permette di apprezzare le modalità esecutive di Paul (che canta, suona chitarre, basso, piano, tastiere, batteria, percussioni), qualche curiosità poi tolta nelle esecuzioni definitive e la "presenza" in primo piano di molta strumentazione altrimenti coperta dagli arrangiamenti successivi.
Ovviamente materia esclusiva per Beatlesiani McCartneyiani irriducibili.
martedì, gennaio 16, 2024
Pete Best - The Best of the Beatles
L'inatteso licenziamento dell'agosto 1962 per fare posto a Ringo Starr nei Beatles, giusto un mese prima dell'incisione del singolo d'esordio "Love me do" (il resto della storia è più che noto), lasciò il povero PETE BEST nello sconforto più totale.
Brian Epstein trovò il modo di accasarlo con Lee Curtis & the All Stars, diventati Pete Best All Stars.
Successivamente Pete fondò il Pete Best Four prima e poi il Pete Best Combo.
Qualche 45 giri, un tour americano, scarso successo.
Nel 1965 con un piccolo colpo di genio venne pubblicato l'album "Best of the Beatles" con tanto di foto con John, Paul, George e il povero Stu Sutcliffe nei giorni di Amburgo, in cui Pete viene evidenziato con un cerchio intorno alla faccia.
Ovviamente chiunque rimase ingannato dal titolo pensando a una raccolta con il meglio dei Beatles.
In realtà si tratta di un modesto album di cover di brani tra rock 'n' roll e classico Mersey Beat, alcuni dei quali nel repertorio dei primi Beatles.
Venne intentata una causa per frode ma non fu portata avanti in quanto effettivamente quanto riportato sulla copertina era lecito:
era (Pete) Best (già) dei Beatles.
La band si sciolse poco tempo dopo.
Due membri del Pete Best Combo, Wayne Bickerton e Tony Waddington, ebbero poi successo come compositori di canzoni per le Flirtations e i Rubettes.
Pete Best abbandonò la musica, tornando in scena occasionalmente come ospite a vari raduni Beatlesiani.
Non fu interpellato per il progetto "Anthology" da cui però ricavò un sostanzioso "risarcimento" in royalties sulle vendite (nel Volume Uno appare in una decina di brani come batterista), tra il milione e i quattro milioni di sterline.
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