L'amico LEANDRO GIOVANNINI chiude oggi la rubrica dedicata allo YACHT ROCK, ambito musicale spesso vituperato ma che nasconde piccole gemme degne di essere scoperte.
Le puntate precedenti qua:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Yacht%20Rock
Resto del Mondo
Il genere west coast, e di riflesso lo yacht rock, non è stato un’esclusiva del mondo anglosassone: le sue atmosfere si sono diffuse in tutto il mondo, a dimostrazione della forza del suo linguaggio universale.
Molti degli artisti coinvolti hanno scelto di cantare in inglese, ma tra quelli che citiamo qui, in molti hanno mantenuto la propria lingua madre.
In questa selezione prediligiamo gli artisti italiani e giapponesi, ma scopriremo come lo yacht rock e le sonorità west coast abbiano trovato casa in ogni angolo del globo, influenzando musicisti da diverse culture, ciascuno dei quali ha aggiunto un tocco unico a questo stile inconfondibile.
ISLANDA
Jacob Magnusson
Islandese di origini danesi, Magnusson è noto nell’ambiente musicale come un talentuoso musicista di jazz fusion. La sua incursione nello Yacht Rock avvenne durante un soggiorno in California tra il 1979 e il 1981, dove si trasferì per studiare musica.
In questo periodo ebbe l’opportunità di collaborare con alcuni dei migliori musicisti californiani, tra cui Jeff Porcaro, Stanley Clarke, Vinnie Colaiuta, Victor Feldman e Tom Scott. Durante la sua permanenza negli Stati Uniti incise due album. Il primo, pubblicato nel 1979, è interamente strumentale, mentre il secondo, uscito nel 1981, (riconoscibile anche per una copertina quantomeno discutibile) include alcuni brani cantati ed è decisamente superiore. Magnusson seppe mettere a frutto i suoi studi, creando un eccellente album di urban groove, soprattutto nella prima parte, che spicca per qualità e stile. Con maestri di tale calibro al suo fianco, non poteva essere altrimenti.
Il risultato è un lavoro che richiama lo Yacht Rock delle migliori produzioni di David Foster.
Disco consigliato:
“Jack Magnet” - (1981, Steiner)
BRASILE
Marcos Valle
Marcos Valle è uno dei più grandi musicisti brasiliani di tutti i tempi, noto per il suo contributo alla samba e alla bossa nova. Tuttavia, il suo album del 1981, “Vontade de Rever Você”, lo porta in un territorio completamente diverso, quello del funky soul, ma sempre con la sua inconfondibile sensibilità carioca.
Questo disco segna una svolta nella sua carriera, con sonorità vicine al groove californiano, influenzato dal suo soggiorno negli Stati Uniti e dalla sua collaborazione con artisti come Leon Ware e Peter Cetera. “Vontade de Rever Você” non è propriamente un album yacht rock, ma si avvicina molto a quel sound, con le sue sonorità morbide e sofisticate, influenzate dal groove californiano.
La sua fusione di funky soul e l’eleganza brasiliana lo rendono affine a molte delle caratteristiche tipiche dello yacht rock, pur mantenendo una personalità unica.
Un disco che, pur non appartenendo al genere in senso stretto, ne cattura molte delle atmosfere rilassate e raffinate.
Disco consigliato:
“Vontade De Rever Você” - (1980, Som Livre)
Junior Mendes
Da non confondere con il più celebre Sergio Mendes, Junior Mendes è noto soprattutto per le sue collaborazioni con Tim Maia e la Banda Black Rio.
Figura di rilievo nel movimento soul e funk nato in Brasile negli anni ‘70, Junior Mendes unisce le influenze di grandi artisti brasiliani come Gilberto Gil e Jorge Ben con forti elementi soul. Il risultato di queste contaminazioni è l’album “Copacabana Sadia”, pubblicato nel 1982, in cui Mendes crea una visione unica del funk, arricchendolo con elementi della musica brasiliana ma senza appoggiarsi alle sonorità più tradizionali.
Questo album, dal respiro internazionale, cattura il mood dello yacht rock senza necessariamente aderirne agli schemi musicali, mantenendo una sensibilità profondamente brasiliana.
Copacabana Sadia resterà l’unico album di Mendes, divenuto introvabile negli anni, fino al suo ritorno sulle scene con un nuovo lavoro discografico nel 2013.
Disco consigliato:
“Copacabana Sadia” - (1982, Sony Brasil) Ristampato nel 2017 da Athens Of The North
Ed Motta
Ed Motta è un musicista estremamente versatile, conosciuto per la sua abilità nel suonare jazz, soul, funk, rock e pop-westcoast. Nato a Rio de Janeiro nel 1971 e nipote del leggendario Tim Maia, Ed possiede una collezione di oltre 30.000 dischi, in gran parte vinili, che testimonia la sua profonda passione per la musica di tutto il mondo.
Ha esordito con il gruppo Conexão Japeri, per poi intraprendere la carriera solista, distinguendosi per arrangiamenti complessi e una cura minuziosa dei dettagli.
Il suo album “AOR”, pubblicato nel 2013 è una dichiarazione d’amore alla musica californiana degli anni ’70 e ‘80, un omaggio alle sonorità degli Steely Dan e a quelle più tipicamente pop. Ed Motta non si limita a un esercizio di stile: le sue canzoni riflettono un legame autentico e appassionato con questa musica, che trasmette al pubblico con naturalezza. Ne nascono suoni senza tempo, un’estetica raffinata e una pulizia sonora impeccabile.
Canzoni nuove che suonano come classici, dimostrando che è possibile percorrere strade originali anche nel pop.
Disco consigliato:
“AOR” (Brazilian Portuguese Version) - (2013, LAB 344)
CANADA
Airborne
Gli Airborne, band di Vancouver nata nel 1974, realizzarono un solo album per una piccola etichetta, stampato in appena duemila copie per il circuito locale. Nonostante la distribuzione limitata, il disco ha guadagnato visibilità nel tempo, ottenendo anche una ristampa. Pur non essendo un album di puro yacht rock, se non per il brano “Someone Like You”, il resto dei pezzi evoca atmosfere west coast alla CS&N, con un sound rilassato e una preferenza per strumenti acustici.
Nell’album spicca anche una cover di “Old Man” di Neil Young, arricchita da eccellenti armonizzazioni vocali.
Disco consigliato:
“Songs For A City” - (1977, Ocean)
Greg Adams
Cantautore omonimo del trombettista dei Tower of Power, Adams debutta nel 1977 con un album country, ma è con il lavoro successivo, pubblicato due anni dopo, che si avvicina alle sonorità del pop west coast.
Purtroppo, i brani memorabili non sono molti, ad eccezione della traccia di apertura, mentre l’album risente di un’eccessiva presenza di canzoni melense. Nonostante questi limiti, preferisco ascoltare un disco così rispetto a molto del pop mainstream italiano degli ultimi decenni.
Disco consigliato
“Runaway Dreams” - (1979, Attic)
Ian Thomas Band
Ian Thomas ha iniziato la sua carriera nella band folk Tranquility Base (1969-1971).
Nel 1973 ha pubblicato il suo primo album da solista, Ian Thomas, caratterizzato da sonorità folk-rock e contenente il brano di successo “Painted Ladies”.
Con Glider, pubblicato nel 1979, Thomas si avvicina a sonorità più orientate verso lo Yacht Rock, in un album che, pur senza pretese straordinarie, risulta ben riuscito e in alcuni tratti ricorda lo stile degli Steely Dan. Fa eccezione il brano finale, un pezzo di AOR dal tono un po’ sopra le righe.
Disco consigliato:
“Glider” - (1979, GRT)
Diane Tell
Nata in Quebec, Diane Tell ha sviluppato fin da giovane una passione per la chitarra, trasferendosi poi a Montreal dove ha iniziato a esibirsi nei bar locali, guadagnando gradualmente popolarità. Il successo è arrivato con l’album “En Flèche” (1980), che ha venduto oltre 150.000 copie grazie al singolo “Si j’étais un homme”.
Anche Diane si è lasciata ispirare dal sound west coast pop dei primi anni ’80, pubblicando nel 1982 “Chimères”, un album cantato in francese e influenzato dai suoni raffinati di artisti come Foster e Graydon. È un peccato che “Chimères” sia rimasto un episodio unico nella discografia della Tell, perché non ha nulla da invidiare a dischi più celebrati del genere.
Disco consigliato:
“Chimeres” - (1982, RCA)
Monkey House
La band, progetto del musicista Don Breithaupt, ha pubblicato otto album tra il 1992 e il 2022, conquistando l’apprezzamento dei grandi maestri dello Yacht Rock.
Il loro stile musicale si ispira fortemente alle sonorità degli Steely Dan, ma riescono a distinguersi grazie a una spiccata personalità che li salva dal rischio di apparire come una semplice imitazione. Melodie raffinate, una fusione di pop e jazz, e una tecnica sopraffina rappresentano i tratti distintivi della loro proposta artistica.
Dischi consigliati:
“Left” - (2016, Alma Records)
“Friday” - (Alma Records)
DANIMARCA
Anne Linnet
Sono due gli album solisti di Anne Linnet che qui ci interessano, gli unici della sua carriera cinquantennale cantati in inglese, pubblicati nel 1973 e nel 1975, con una preferenza per il secondo. Non si tratta propriamente di YR, ma piuttosto di un contesto pop con influenze jazz e folk, dove l’ispirazione da Joni Mitchell è particolarmente forte. Mentre “Sweet Thing” offre già spunti interessanti, è con “Anne Linnet” che l’artista mostra una maturità più pronunciata, riuscendo a fondere melodie pop morbide con una sensibilità folk e jazz.
I testi, intimi e personali, esplorano temi di amore e vulnerabilità, accompagnati da arrangiamenti raffinati che mettono in risalto la sua capacità di creare atmosfere delicate e avvolgenti.
Disco consigliato:
“Anne Linnet” - (1975, Abra Cadabra)
FRANCIA
Guy Maxwell
Originario di Bordeaux e trasferitosi in Svizzera negli anni ‘80, Guy Maxwell ha inciso un unico album per la piccola etichetta indipendente Bubble, che scomparve poco dopo, portando con sé nell’ombra anche il disco di Maxwell.
Oggi quell’album, uscito inizialmente senza alcun supporto promozionale, è stato ristampato con una tracklist ridotta a sei brani, dai nove originali, selezionati per la loro bellezza e profondità. Le tracce spaziano tra AOR, jazz fusion, yacht rock e folk cosmico, che ricordano molto lo stile di Marc Jordan, creando un’esperienza di ascolto coinvolgente.
Disco consigliato:
“Outside My Window” - (1980, Bubble) Ristampatp nel 2021 da Growing Bin Records
Geyster
Gael Benyamin, conosciuto come Geyster, nativo di Parigi, è un artista eclettico e appassionato delle sonorità degli anni ’70 e ’80. Polistrumentista, produttore e songwriter, ha una produzione prolifica e rende spesso omaggio allo Yacht Rock, come nell’album “Radio Geyster 1977” e, più recentemente, in “The Flybuster”, pubblicato con lo pseudonimo di Nightshift.
Geyster non si limita a comporre e produrre la sua musica, ma cura anche l’aspetto visivo delle copertine, dei video e degli spettacoli dal vivo. La sua musica unisce elementi pop, jazz e rock, ispirandosi al sound anni ’70 e alla scena westcoast, che porta in scena insieme ai suoi musicisti.
Disco consigliato:
“Radio Geyster” - (2011, Somekind Records)
Mandoo
Duo di musicisti francesi, composto da Esther Ben Daoud e Pierre Vanier de Saint Aunay, marito e moglie nella vita, hanno pubblicato un EP e due LP, tutti caratterizzati da un mix di pop, jazz e soul, con evidenti influenze delle sonorità californiane di fine anni ’70 e inizio ’80.
I loro lavori sono piacevoli, con un particolare rilievo per il secondo album, “Pacific Addiction”, che include cinque brani, sugli otto presenti, scritti da Eric Tagg, figura di spicco della golden age del westcoast pop.
Le linee melodiche e gli arrangiamenti sono particolarmente curati, conferendo ai dischi un’eleganza distintiva.
Dischi consigliati:
“Sweet Bitter Love” - (2012, Mandoo Music)
“Pacific Addiction” - (2015, Mandoo Music)
FINLANDIA
Tomi Malm
Come già avviene per i musicisti svedesi e norvegesi citati successivamente, anche la Finlandia si distingue per artisti che hanno il westcoast come punto di riferimento. Tomi Malm, pianista, produttore, arrangiatore e compositore finlandese, ha iniziato a studiare pianoforte a soli quattro anni, avviandosi inizialmente verso una carriera classica. Dopo aver frequentato tre conservatori, si è dedicato alla composizione, alla direzione d’orchestra e al lavoro in studio.
Nel 2009 ha prodotto Fly Away: The Songs of David Foster, un album tributo a uno dei più grandi musicisti e produttori del westcoast pop. Nel 2017 ha debuttato come solista con Walkin’ On Air, seguito nel 2020 da Coming Home e da un album live nel 2023.
La passione di Malm per il sound californiano è autentica: il suo stile si distingue per un pop sofisticato, influenzato dal blues, sempre rilassato e arricchito da melodie raffinate.
Disco consigliato:
“Walkin’ On Air” - (2017, Contante & Sonante)
GERMANIA
Upstairs
Originari di Francoforte, gli Upstairs pubblicarono nel 1980 un unico album in edizione privata, che fondeva elementi di funk, rock e jazz, in uno stile tipicamente di fine anni 70, e che in alcuni brani richiamava vagamente quello degli Steely Dan. La band si esibiva principalmente a livello locale, senza ambizioni commerciali, il che ha reso l’album, nella sua versione originale, estremamente raro e ricercato dai collezionisti.
Un piccolo tesoro musicale che, nonostante la sua limitata diffusione, continua a suscitare interesse ancora oggi.
Disco consigliato:
“It's Hard To Get In The Showbiz...” (1980, Tonstudio) Ristampato nel 2020 da The Outer Edge
People
È improprio parlare di yacht rock con i People, il loro sound è piuttosto influenzato dalle sonorità westcoast degli anni ‘70, simili agli CS&N e al Neil Young più folk. Fondati nel 1967, il gruppo tedesco si evolse nel tempo, passando dal folk al rock con testi in inglese. Nel 1981 pubblicarono “Misty Mood” e nel 1982 “Easy Going”.
Il loro terzo album, cantato in tedesco, uscì nel 1983, ma non riuscirono a ottenere il successo sperato e furono così abbandonati dalla CBS.
Dopo lo scioglimento nel 1984, Tramp Records ha reso omaggio alla band con l’LP “Natures Melody”, che raccoglie i migliori brani dai loro album in inglese.
Disco consigliato:
“Natures Melody” - (2024. Tramp Records)
GIAPPONE
Un breve preambolo prima di iniziare a parlare degli artisti che in Giappone si sono cimentati con lo YR.
I giapponesi sono conosciuti come tra i più appassionati ascoltatori di Yacht Rock, e grazie alle loro ristampe degli album finiti fuori catalogo, questo genere è rimasto vivo e vegeto nel corso degli anni.
La scena pop giapponese ha radici nel secondo dopoguerra, quando il genere “Kayo Kyouku”, ovvero la musica che assorbiva influenze dal blues, dal jazz e dal r’n’r, così come dal pop occidentale degli anni 60 e 70, ha dominato la scena fino a fine anni 70, quando è stato soppiantato dal “City Pop”, genere che condivide molti punti in comune con lo Yacht Rock dal punto di vista musicale.
Negli anni Ottanta, durante il boom economico giapponese, il “City Pop” divenne la colonna sonora del momento, riflettendo un pop occidentale influenzato dalla Westcoast californiana, ma rielaborata in chiave giapponese.
Pur avendo radici simili, il “City Pop” si distingue per sonorità più ritmate e una forte componente disco.
I suoi testi esplorano la vita urbana, l’isolamento, le relazioni, il desiderio, ma anche l’euforia e la spensieratezza della metropoli, catturando l’essenza di quell’epoca e di una società in rapida evoluzione.
Makoto Matsushita
Autore di soli quattro album dal 1981 al 2021, Matsushita con First Light ha creato uno dei migliori album giapponesi di yacht rock, sicuramente quello meno compromesso con il City Pop. “First Light” non ha nulla da invidiare ai dischi dei suoi contemporanei occidentali: la musica richiama in più di una canzone sia gli Steely Dan che Marc Jordan, sia le produzioni Graydon/Foster.
L’unica difficoltà per l’ascoltatore potrebbe essere il cantato in giapponese, tranne in un brano, ma superato questo ostacolo, il disco si rivela una vera gemma del genere.
Disco consigliato:
“First Light” - (1981, Air Records) Ristampato dal 1991 al 2023 da Warner Music Japan
Kingo Hamada
Hamada inizia a suonare musica fin dalle scuole elementari, dedicandosi inizialmente al violino, per poi abbandonarlo improvvisamente e passare alla chitarra. Il suo debutto da professionista avviene nel 1974 con la band folk-rock dei Craft.
Dopo aver lasciato il gruppo, si concentra sulla composizione e sulla realizzazione di album da solista. Spesso erroneamente associato al filone del City-Pop, Hamada è in realtà uno degli esponenti più puri dello yacht-rock giapponese. Con i suoi album ‘Mugshot’ e ‘Midnight Cruiser’, unisce il pop al soft-rock e al soul/funk, creando sonorità che ancora oggi suonano fresche. È senza dubbio uno degli artisti più sottovalutati e meno conosciuti dello yacht-rock.
Dischi consigliati:
“Midnight Cruisin” - (1982, Warner Music Japan)
“Mugshot” - (1983, Warner Music Japan)
Fujimaro Yoshino
Conosciuto anche come Fujimal Yoshino, Fujimaru Yoshino ha iniziato la sua carriera nel 1972 con la Flying Space Band, per poi formare la Fujimaru Band, che divenne la band ufficiale di Hideki Saijo.
Dopo lo scioglimento del gruppo, nel 1978 ha fondato gli SHOGUN, con cui ha raggiunto il successo grazie al singolo “Male Melody” scritto per una serie televisiva.
In seguito, Yoshino ha intrapreso la carriera solista e, nel 1982, ha pubblicato un raffinato album di Yacht Rock, “Romantic Guys”. Questo disco spazia abilmente tra ritmi funk e brani pop di medio tempo e vede la partecipazione di noti musicisti internazionali come Robben Ford, Abraham Laboriel, Don Grusin, Russell Ferrante e Joel Peskin. Le sonorità richiamano le produzioni eleganti di David Foster, dando vita a un Yacht Rock sofisticato e piacevolissimo.
Disco consigliato:
“Romantic Guys” - (1982, Moon Records) Ristampato nel 2022 da Moon Records
Kyosuke Kusonoki
Conosco davvero poco di Kusonoki, se non che prima della sua carriera da solista ha fatto parte delle band Camel Land e The Wood. “Just Tonight” è il suo unico album da solista, quasi interamente cantato in inglese e dal respiro internazionale. Il suo stile richiama quello di Bobby Caldwell e George Benson, con brani di pop sofisticato che si mescolano a sfumature di soul dolce e raffinato.
Merita una menzione speciale anche il gruppo di sessionman giapponesi coinvolti nel progetto, che non fanno rimpiangere i loro omologhi californiani: l’atmosfera che si respira nel disco è californiana come poche altre.
Disco consigliato:
“Just Tonight” - (1985, King Records)
Narumin & Etsu
L’album Thru Traffic è considerato uno dei migliori esempi del genere City-Pop.
L’ho inserito qui per evidenziare quanto profonde siano le connessioni con lo Yacht Rock, al punto che, più che al City-Pop, sarebbe quasi da ascrivere a quest’ultimo genere. Ma facciamo un passo indietro.
Hiroshi Narumi ed Etsuko Yamakawa provengono entrambi dal mondo della musica classica, ma sviluppano interessi per generi occidentali diversi: Yamakawa è affascinata dal pop degli anni ‘60, mentre Narumi esplora il soft rock, l’R&B e la bossa nova.
Si incontrano alla Yamaha Music Foundation, dove Yamakawa lavora come assistente e ha l’opportunità di apprendere tecniche dai compositori affermati con cui collabora. Dopo diverse collaborazioni con vari artisti, decidono di creare un progetto proprio e pubblicano “Thru Traffic” nel 1982.
Sebbene l’album abbia risentito di problemi contrattuali e di scarsa promozione, si rivela comunque un trampolino di lancio per entrambi: Narumi diventa un apprezzato produttore e musicista, mentre Yamakawa si afferma come arrangiatrice di successo.
Thru Traffic esplora diversi stili, spaziando dallo sweet soul alla Bobby Caldwell, alle ballate nello stile di Gino Vannelli, fino a toccare il pop jazzato e la bossa nova nello stile di Sergio Mendes (davvero notevole in tal senso i i brani “September Valentine” e “Spell”).
È un album eclettico, con un mood estivo pazzesco, e davvero molto bello, ideale per chi voglia avvicinarsi al City-Pop. In occasione del quarantennale dell’album, Hiroshi Narumi lo ha celebrato pubblicando un nuovo disco intitolato “Around Thru Traffic.”
Disco consigliato:
“Thru Traffic” - (1982, Philips) Ristampato nel 2022 da USM Japan
NORVEGIA
Ole Børud
Avevamo ormai perso la speranza di ascoltare nuovi artisti cimentarsi con lo Yacht Rock, un genere che sembrava destinato a rimanere un ricordo nostalgico. Fortunatamente, ad inizio anni 2000, il norvegese Ole Børud (insieme ad altri artisti come Lou Pardini e Bill Cantos) ha messo a tacere chi sperava di non sentire mai più parlare di Yacht Rock.
E, ironia della sorte, Børud proviene da un contesto musicale che storicamente avversa questo genere, essendo un musicista con radici nell’hardcore punk e nel doom metal.
Dopo un primo album in cui la direzione artistica non era ancora ben definita (al punto che Børud lo disconoscerà in seguito), è con “Shakin’ The Ground” del 2008 che inizia la sua avventura nel mondo dello Yacht Rock, muovendosi abilmente tra influenze soul, suggestioni alla Steely Dan e brani mid-ballad che richiamano la stagione dorata del westcoast pop.
Dischi consigliati:
“Shackin The Ground” - (2008, Connection)
“Outside The Limit” - (2019, Connection)
The Norwegian Fords
Erik Enzo e Paul Call formano i Norwegian Fords, un duo di musicisti profondamente ispirati dalle sonorità degli Steely Dan, a cui si rifà esplicitamente la loro musica.
I testi, arguti e intelligenti, sono intrecciati con trame sonore pop arricchite da improvvisi cambi armonici, in perfetto stile Fagen/Becker.
Hanno pubblicato due album, di cui il primo è un vero gioiellino, caldamente raccomandato a chi considera gli Steely Dan il proprio punto di riferimento musicale. Dotati di grande personalità, è un vero peccato che non abbiano più inciso niente. D’altronde, cimentarsi in questo genere era già una sfida negli anni d’oro, figuriamoci oggi.
Disco consigliato.
“Somewhere Down The Road You'll Listen” - (2011, Call Enzo Music)
SVEZIA
William Sikstrøm
Per trovare novità interessanti nel mondo dello Yacht Rock, dobbiamo volgere lo sguardo alla Scandinavia, da cui provengono alcuni dei migliori album del genere degli ultimi anni. William Sikstrøm ha esordito nel 2015, a soli 21 anni, con un album in cui esprimeva tutto il suo amore per band come Airplay, Pages e Steely Dan, rielaborandone l’influenza con uno stile personale. Il disco è stato registrato in casa, con Sikstrøm che ha suonato tutti gli strumenti. Il suo secondo album, pubblicato nel 2017, riprende le atmosfere del primo, migliorandole e mostrando una maturità sorprendente.
Dischi consigliati:
“I Will Be Waiting” - (2015. Private Press)
“Running Out Of Time” - (2017, Private Press)
State Cows
Gli State Cows, ovvero Daniel Andersson alla voce e alle chitarre e Stefan Olofsson alle tastiere e al basso, sono tra gli artisti che hanno riacceso la fiammella dello Yacht-Rock che sembrava essersi spenta per sempre.
Fu un vero raggio di sole per gli appassionati di Yacht Rock, che finalmente ritrovarono in loro l’energia, la qualità e il gusto che caratterizzavano i grandi classici del genere. Gli State Cows hanno preso gli Steely Dan come punto di riferimento centrale, ma non si sono fermati lì: nel corso degli anni hanno saputo attingere al meglio del westcoast pop, collaborando con alcuni dei più grandi interpreti di quell’epoca, tra cui Jay Graydon, Michael Landau, Bill Champlin, Jason Scheff e Ian Bairnson.
I loro album sono tra i migliori del genere, degni eredi della golden age dello Yacht-Rock.
Dischi consigliati:
“State Cows” - (2010, Avenue of Allies Music)
“The Second One” - (2013, Avenue of Allies Music)
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mercoledì, novembre 27, 2024
martedì, novembre 26, 2024
Yacht Rock. Italia
L'amico LEANDRO GIOVANNINI prosegue la rubrica dedicata allo YACHT ROCK, ambito musicale spesso vituperato ma che nasconde piccole gemme degne di essere scoperte.
Le puntate precedenti qua:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Yacht%20Rock
Italia vs Resto del Mondo #1
Il genere west coast, e di riflesso lo yacht rock, non è stato un’esclusiva del mondo anglosassone: le sue atmosfere si sono diffuse in tutto il mondo, a dimostrazione della forza del suo linguaggio universale.
Molti degli artisti coinvolti hanno scelto di cantare in inglese, ma tra quelli che citiamo qui, in molti hanno mantenuto la propria lingua madre.
In questa selezione prediligiamo gli artisti italiani e giapponesi, ma scopriremo come lo yacht rock e le sonorità west coast abbiano trovato casa in ogni angolo del globo, influenzando musicisti da diverse culture, ciascuno dei quali ha aggiunto un tocco unico a questo stile inconfondibile.
ITALIA
Alan Sorrenti
I primi a non sorprendersi per la svolta pop di Sorrenti furono coloro che avevano apprezzato il disco “Sienteme, It’s Time To Land”, già caratterizzato da un’atmosfera californiana in stile folk-funk.
Non a caso, il disco fu registrato a San Francisco, tranne che per un brano, e vede la partecipazione di Roger Vouduris alla chitarra acustica, un nome già citato nelle precedenti puntate.
Questa atmosfera californiana troverà piena espressione nei lavori successivi, in cui le produzioni realizzate a Los Angeles con i migliori session man – tra cui David Foster, David Hungate, Jay Graydon, Mike Porcaro, Victor Feldman, Bill Champlin, Steve Kipner e Steve Lukather – si affiancano a canzoni che non sfigurano accanto alle migliori dello YR. Brani come “Donna Luna”, “Per Sempre Tu” (“Beside Me” nella versione inglese) e “Un Incontro in Ascensore”, al di là dei testi, rappresentano quanto di più yacht rock abbiamo ascoltato in Italia, ottenendo anche un notevole successo.
Dischi consigliati:
“Sienteme, It’s Time To Land” - (1976, Harvest Records)
“Figli Delle Stelle” - (1977, EMI Italiana)
“LA and NY” - (1979, EMI Italiana)
Marco Taggiasco
Marco Taggiasco è un artista di grande talento, riconosciuto per la sua abilità nel mescolare sonorità sofisticate e melodiche, tipiche del Westcoast Pop e dello Yacht Rock. La sua musica è un omaggio a queste correnti, pur mantenendo una forte impronta personale che lo distingue nel panorama musicale contemporaneo.
È un musicista, produttore e arrangiatore meticoloso, capace di infondere ai suoi progetti un’eccellenza costante.
Collaborando con artisti di rilievo come Eric Tagg, Bill Champlin e David Pack, Taggiasco ha costruito una carriera dedicata a un pop di alto calibro, che spesso non ha ricevuto la giusta valorizzazione nel panorama mediatico italiano. Nonostante l’elevato pregio musicale e la cura dei dettagli, i suoi album sono rimasti poco conosciuti, penalizzati da una promozione insufficiente e dalla preferenza dei media per mode musicali di scarsa qualità artistica.
Dischi consigliati:
“Thousand Things” (2004, CD Baby)
“This Moment” - (2008, CD Baby)
“Togetherness” - (2020, Mr. T Records/P Vine Records)
Mario Acquaviva
Mario Acquaviva è un artista unico, che negli anni Ottanta è riuscito a creare un EP ed un album (quest’ultimo mai più ristampato) di raro spessore musicale: Mario Acquaviva (1983) EP che contiene quel capolavoro di Notturno Italiano e Sogni e Ridi (1987). La sua musica, ispirata al pop sofisticato di gruppi come gli Steely Dan, si distingue per arrangiamenti complessi, armonie jazz/funk, e una produzione che sfidava gli standard italiani del tempo.
Con il supporto di musicisti di talento come Faso e Feiez, Acquaviva ha dato vita a un pop d’autore ricercato, lontano dalle sonorità più semplici e commerciali del periodo.
Nonostante la qualità, Acquaviva non ha mai avuto un ampio successo commerciale, poiché il suo stile raffinato e la sua musica arricchita da cambi di ritmo, armonie imprevedibili e assenza di ritornelli orecchiabili, erano destinati a un pubblico più ricettivo di quello italiano dell’epoca. In un paese spesso impreparato a simili innovazioni, Acquaviva è passato inosservato, anche durante la sua partecipazione al Festivalbar del 1983. Oggi, però, i suoi lavori sono riconosciuti come vere perle della musica italiana, testimonianze di un talento ingiustamente dimenticato.
Mario Acquaviva è finalmente tornato ad incidere un EP nel 2023 dal titolo “Attention Please”, da cui segnalo la bellissima “Quando Saremo Ricchi.”
Dischi consigliati:
“Mario Acquaviva” - (1983, Ariston) Ristampato nel 2019 da Archeo Recordings
“Sogni e Ridi” - (1987, Fonit-Cetra)
“Attention Please” - (2023, Talento)
Max Meazza
Max Meazza nasce come bluesman ed è uno dei pochi tra i musicisti italiani che ha saputo reinterpretare lo spirito della westcoast originale americana con uno stile personale, diventando uno dei pochi in Italia a rappresentare questa corrente musicale.
La sua carriera inizia con la band Pueblo negli anni Settanta, dove ottiene un buon successo sia radiofonico che di vendite, ma è nei lavori da solista che esprime appieno il suo talento e le sue influenze.
Con album come “Shaving The Car”, “Personal Exile”, “West Coast Hotel”, “Charlie Parker Loves Me”, esplora sonorità che si rifanno a grandi nomi della scena americana, come Marc Jordan, con cui condivide un’affinità artistica più profonda rispetto a paragoni spesso fatti con Michael Franks. Meazza è un bluesman autentico, con uno stile che unisce atmosfere sofisticate a una forte vena poetica. I suoi album vantano collaborazioni, tra gli altri, con Marc Jordan, Paolo Fresu e Skip Battin dei Byrds.
Dischi consigliati:
“Shaving The Car” - (1981, Appaloosa)
“Personal Exile” - (1982, Appallosa)
“West Coast Hotel” - (2006, Desolation Angels)
“Charlie Parker Loves Me - (2015, Desolation Angels)
Enzo Cervo
Negli anni ‘70, la scena musicale italiana era come divisa in due: al centro-nord si affermavano artisti post-punk, mentre a sud, in particolare a Napoli, la musica black guadagnava terreno.
L’influenza della musica soul in Campania risale a Enzo Musella e ai suoi Showmen, seguiti dai Napoli Centrale di James Senese, che hanno ampliato il genere con elementi jazz-rock. Con l’emergere del Neapolitan Power all’inizio degli anni ‘80, si è sviluppata una fusione tra soul, funk e pop raffinato, dando vita a nomi noti come Pino Daniele e Tony Esposito.
Tuttavia, esisteva anche un sottobosco di artisti meno conosciuti che realizzarono opere di grande qualità, tra cui Enzo Cervo (storico proprietario della Grotta delle Fontanelle a Napoli, luogo in cui nel 1980 nacque il gruppo Bratacomiomachia, che includeva tra gli altri Daniele, Esposito, Avitabile e Renzo Zurzolo) con l’album “Musica È”, pubblicato nel 1981. Prodotto da Elio D’Anna e Alcapone, l’album presenta brani scritti in parte da Pasquale Panella e spazia da melodie pop sofisticate a tracce funk e soul. Nonostante le sue eccellenti sonorità, “Musica È” non ha ricevuto il riconoscimento che meritava, ma il suo valore è stato riscoperto negli ultimi anni grazie al rinnovato interesse per il genere yacht rock. Si auspica una ristampa di quest’opera, affinché possa ottenere la visibilità che merita.
Disco consigliato:
“Musica È” - (1981, GDM)
David Nerattini
Come già visto per il DJ Paul Hillery, anche David Nerattini non è un musicista in senso stretto, ma un crate-digger, produttore e giornalista. È stato il primo in Italia a raccogliere su una compilation fisica alcune delle testimonianze di artisti italiani che si sono avventurati nel cosiddetto yacht rock — o in territori musicali affini.
La sua compilation “Paisà Got Soul” ci permette di riscoprire nomi insospettabili, come Peppino Di Capri, Edoardo De Crescenzo, Stefano Pulga, Alberto Radius, Mario Lavezzi, ed altri, tutti intenti a sperimentare con sonorità pop-soul-funk che, per freschezza e qualità, stupiscono ancora oggi. Grazie a questa raccolta, emerge un lato sorprendente del panorama musicale italiano, dove artisti noti per altri generi si rivelano in chiave sofisticata e innovativa, dimostrando una versatilità raramente valorizzata.
Esiste anche un volume 2 di “Paisà Got Soul”, disponibile all’ascolto su Mixcloud, con la speranza che venga presto pubblicato anche in formato fisico.
Disco consigliato:
“Paisà Got Soul” - (2022, Four Flies Records)
Le puntate precedenti qua:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Yacht%20Rock
Italia vs Resto del Mondo #1
Il genere west coast, e di riflesso lo yacht rock, non è stato un’esclusiva del mondo anglosassone: le sue atmosfere si sono diffuse in tutto il mondo, a dimostrazione della forza del suo linguaggio universale.
Molti degli artisti coinvolti hanno scelto di cantare in inglese, ma tra quelli che citiamo qui, in molti hanno mantenuto la propria lingua madre.
In questa selezione prediligiamo gli artisti italiani e giapponesi, ma scopriremo come lo yacht rock e le sonorità west coast abbiano trovato casa in ogni angolo del globo, influenzando musicisti da diverse culture, ciascuno dei quali ha aggiunto un tocco unico a questo stile inconfondibile.
ITALIA
Alan Sorrenti
I primi a non sorprendersi per la svolta pop di Sorrenti furono coloro che avevano apprezzato il disco “Sienteme, It’s Time To Land”, già caratterizzato da un’atmosfera californiana in stile folk-funk.
Non a caso, il disco fu registrato a San Francisco, tranne che per un brano, e vede la partecipazione di Roger Vouduris alla chitarra acustica, un nome già citato nelle precedenti puntate.
Questa atmosfera californiana troverà piena espressione nei lavori successivi, in cui le produzioni realizzate a Los Angeles con i migliori session man – tra cui David Foster, David Hungate, Jay Graydon, Mike Porcaro, Victor Feldman, Bill Champlin, Steve Kipner e Steve Lukather – si affiancano a canzoni che non sfigurano accanto alle migliori dello YR. Brani come “Donna Luna”, “Per Sempre Tu” (“Beside Me” nella versione inglese) e “Un Incontro in Ascensore”, al di là dei testi, rappresentano quanto di più yacht rock abbiamo ascoltato in Italia, ottenendo anche un notevole successo.
Dischi consigliati:
“Sienteme, It’s Time To Land” - (1976, Harvest Records)
“Figli Delle Stelle” - (1977, EMI Italiana)
“LA and NY” - (1979, EMI Italiana)
Marco Taggiasco
Marco Taggiasco è un artista di grande talento, riconosciuto per la sua abilità nel mescolare sonorità sofisticate e melodiche, tipiche del Westcoast Pop e dello Yacht Rock. La sua musica è un omaggio a queste correnti, pur mantenendo una forte impronta personale che lo distingue nel panorama musicale contemporaneo.
È un musicista, produttore e arrangiatore meticoloso, capace di infondere ai suoi progetti un’eccellenza costante.
Collaborando con artisti di rilievo come Eric Tagg, Bill Champlin e David Pack, Taggiasco ha costruito una carriera dedicata a un pop di alto calibro, che spesso non ha ricevuto la giusta valorizzazione nel panorama mediatico italiano. Nonostante l’elevato pregio musicale e la cura dei dettagli, i suoi album sono rimasti poco conosciuti, penalizzati da una promozione insufficiente e dalla preferenza dei media per mode musicali di scarsa qualità artistica.
Dischi consigliati:
“Thousand Things” (2004, CD Baby)
“This Moment” - (2008, CD Baby)
“Togetherness” - (2020, Mr. T Records/P Vine Records)
Mario Acquaviva
Mario Acquaviva è un artista unico, che negli anni Ottanta è riuscito a creare un EP ed un album (quest’ultimo mai più ristampato) di raro spessore musicale: Mario Acquaviva (1983) EP che contiene quel capolavoro di Notturno Italiano e Sogni e Ridi (1987). La sua musica, ispirata al pop sofisticato di gruppi come gli Steely Dan, si distingue per arrangiamenti complessi, armonie jazz/funk, e una produzione che sfidava gli standard italiani del tempo.
Con il supporto di musicisti di talento come Faso e Feiez, Acquaviva ha dato vita a un pop d’autore ricercato, lontano dalle sonorità più semplici e commerciali del periodo.
Nonostante la qualità, Acquaviva non ha mai avuto un ampio successo commerciale, poiché il suo stile raffinato e la sua musica arricchita da cambi di ritmo, armonie imprevedibili e assenza di ritornelli orecchiabili, erano destinati a un pubblico più ricettivo di quello italiano dell’epoca. In un paese spesso impreparato a simili innovazioni, Acquaviva è passato inosservato, anche durante la sua partecipazione al Festivalbar del 1983. Oggi, però, i suoi lavori sono riconosciuti come vere perle della musica italiana, testimonianze di un talento ingiustamente dimenticato.
Mario Acquaviva è finalmente tornato ad incidere un EP nel 2023 dal titolo “Attention Please”, da cui segnalo la bellissima “Quando Saremo Ricchi.”
Dischi consigliati:
“Mario Acquaviva” - (1983, Ariston) Ristampato nel 2019 da Archeo Recordings
“Sogni e Ridi” - (1987, Fonit-Cetra)
“Attention Please” - (2023, Talento)
Max Meazza
Max Meazza nasce come bluesman ed è uno dei pochi tra i musicisti italiani che ha saputo reinterpretare lo spirito della westcoast originale americana con uno stile personale, diventando uno dei pochi in Italia a rappresentare questa corrente musicale.
La sua carriera inizia con la band Pueblo negli anni Settanta, dove ottiene un buon successo sia radiofonico che di vendite, ma è nei lavori da solista che esprime appieno il suo talento e le sue influenze.
Con album come “Shaving The Car”, “Personal Exile”, “West Coast Hotel”, “Charlie Parker Loves Me”, esplora sonorità che si rifanno a grandi nomi della scena americana, come Marc Jordan, con cui condivide un’affinità artistica più profonda rispetto a paragoni spesso fatti con Michael Franks. Meazza è un bluesman autentico, con uno stile che unisce atmosfere sofisticate a una forte vena poetica. I suoi album vantano collaborazioni, tra gli altri, con Marc Jordan, Paolo Fresu e Skip Battin dei Byrds.
Dischi consigliati:
“Shaving The Car” - (1981, Appaloosa)
“Personal Exile” - (1982, Appallosa)
“West Coast Hotel” - (2006, Desolation Angels)
“Charlie Parker Loves Me - (2015, Desolation Angels)
Enzo Cervo
Negli anni ‘70, la scena musicale italiana era come divisa in due: al centro-nord si affermavano artisti post-punk, mentre a sud, in particolare a Napoli, la musica black guadagnava terreno.
L’influenza della musica soul in Campania risale a Enzo Musella e ai suoi Showmen, seguiti dai Napoli Centrale di James Senese, che hanno ampliato il genere con elementi jazz-rock. Con l’emergere del Neapolitan Power all’inizio degli anni ‘80, si è sviluppata una fusione tra soul, funk e pop raffinato, dando vita a nomi noti come Pino Daniele e Tony Esposito.
Tuttavia, esisteva anche un sottobosco di artisti meno conosciuti che realizzarono opere di grande qualità, tra cui Enzo Cervo (storico proprietario della Grotta delle Fontanelle a Napoli, luogo in cui nel 1980 nacque il gruppo Bratacomiomachia, che includeva tra gli altri Daniele, Esposito, Avitabile e Renzo Zurzolo) con l’album “Musica È”, pubblicato nel 1981. Prodotto da Elio D’Anna e Alcapone, l’album presenta brani scritti in parte da Pasquale Panella e spazia da melodie pop sofisticate a tracce funk e soul. Nonostante le sue eccellenti sonorità, “Musica È” non ha ricevuto il riconoscimento che meritava, ma il suo valore è stato riscoperto negli ultimi anni grazie al rinnovato interesse per il genere yacht rock. Si auspica una ristampa di quest’opera, affinché possa ottenere la visibilità che merita.
Disco consigliato:
“Musica È” - (1981, GDM)
David Nerattini
Come già visto per il DJ Paul Hillery, anche David Nerattini non è un musicista in senso stretto, ma un crate-digger, produttore e giornalista. È stato il primo in Italia a raccogliere su una compilation fisica alcune delle testimonianze di artisti italiani che si sono avventurati nel cosiddetto yacht rock — o in territori musicali affini.
La sua compilation “Paisà Got Soul” ci permette di riscoprire nomi insospettabili, come Peppino Di Capri, Edoardo De Crescenzo, Stefano Pulga, Alberto Radius, Mario Lavezzi, ed altri, tutti intenti a sperimentare con sonorità pop-soul-funk che, per freschezza e qualità, stupiscono ancora oggi. Grazie a questa raccolta, emerge un lato sorprendente del panorama musicale italiano, dove artisti noti per altri generi si rivelano in chiave sofisticata e innovativa, dimostrando una versatilità raramente valorizzata.
Esiste anche un volume 2 di “Paisà Got Soul”, disponibile all’ascolto su Mixcloud, con la speranza che venga presto pubblicato anche in formato fisico.
Disco consigliato:
“Paisà Got Soul” - (2022, Four Flies Records)
Etichette:
Yacht Rock
martedì, novembre 19, 2024
I losers dello Yacht Rock
L'amico LEANDRO GIOVANNINI prosegue la rubrica dedicata allo YACHT ROCK, ambito musicale spesso vituperato ma che nasconde piccole gemme degne di essere scoperte.
Le puntate precedenti qua: https://tonyface.blogspot.com/search/label/Yacht%20Rock
La categoria dei “losers” dello yacht rock è forse la più intrigante.
Questo genere-non genere, capace di inglobare vari stili, attirò l’attenzione di molti musicisti che vi si cimentarono, anche senza poter contare sui migliori sessionmen messi a disposizione dalle major.
Molti di loro riuscirono a creare opere interessanti pur con pochi mezzi.
Alcuni pubblicarono un solo disco per piccole etichette indipendenti, altri riuscirono a distribuire i propri lavori solo in Giappone, in pochi ebbero dietro una major ma furono ben presto dimenticati, mentre i più “sfortunati” dovettero affidarsi alla stampa in proprio, le cosiddette “private press,” spesso con tirature di poche centinaia di copie.
Questi dischi, dati per persi nel tempo, sono stati riportati alla luce grazie ai crate-diggers, spesso in collaborazione con etichette giapponesi, sudcoreane e statunitensi, offrendoci così l’opportunità di riscoprirli — e in alcuni casi di scoprire autentiche gemme.
La totale libertà creativa di questi artisti ha dato vita a lavori talvolta sorprendenti, non strettamente legati ai canoni dello yacht rock, ma con le sonorità westcoast come punto di partenza o come atmosfera di fondo. Non tutti gli album consigliati qui sono disponibili su servizi di streaming come Spotify; per ascoltarli, vi consiglio di cercarli su YouTube.
Archie James Cavanaugh
Originario dell’Alaska meridionale, l’unico album pubblicato da Cavanaugh uscì solo a livello locale nel 1980, rimanendo per anni un oggetto misterioso. Il sound di Cavanaugh si ispira soprattutto al soul, mescolato abilmente con il sophisti-pop losangelino. Un disco piacevole, ben cantato e ben suonato, che riesce a tenere alta l’attenzione dall’inizio alla fine.
Disco consigliato:
“Black and White Raven” - (1980, A&M) Ristampato dalla Numero Group
Batteaux
I fratelli Robin e David Batteaux, musicisti di formazione folk, diedero vita al duo Batteaux, creando con un solo album un universo sonoro etereo e sognante, frutto di una raffinata fusione di folk, latin, pop e jazz. Queste sonorità, oggi riscoperte grazie a compilation di rarità, hanno contribuito a definire un sottogenere noto come Folk-Funk.
Un lavoro unico, di grande fascino e atmosfera, in cui la Westcoast si intreccia con suggestioni astrali. Un disco da 25esima ora. Disco consigliato:
“Batteaux” - (1974, Columbia)
Bobby Martin
Come altri artisti citati qui, Bobby Martin non è certo un “loser” in termini di carriera. Chi conosce Frank Zappa saprà infatti della sua collaborazione con l’artista italo-americano, iniziata nel 1982 e proseguita fino alla morte di Zappa.
Tuttavia, sotto il profilo commerciale, il suo unico album solista, pubblicato nel 1983, non ha ottenuto il successo sperato. Si tratta di un lavoro impeccabile di pop californiano, puro yacht rock, che può essere paragonato ad alcuni progetti di Michael McDonald e alle produzioni di David Foster.
Pop, un tocco di soul e soft rock: una formula che rende quest’album ancora oggi un’esperienza d’ascolto piacevole.
Disco consigliato:
“Bobby Martin” - (1983, MCA)
Byrne And Barnes
Abbiamo incontrato Robert Byrne nella puntata dedicata ai Beautiful Losers, ma come mai lo ritroviamo anche qui?
Dopo l’uscita del suo album solista, Byrne forma un duo con il polistrumentista Brandon Barnes per registrare un nuovo album, che però verrà pubblicato solo in Giappone. La formula è simile a quella del lavoro precedente: un sophisti-pop dal forte tocco jazz, portato al massimo livello.
Qui, però, si spinge ancora più in alto, con straordinari brani mid-tempo e ballad avvolgenti.
Disco consigliato:
“An Eye For An Eye” - (1981, Climax)
Cado Belle
Contrariamente a quanto scritto su Wikipedia i Cado Belle non erano un gruppo rock scozzese, e neppure un gruppo disco come segnalato su All Music, scozzesi lo erano ma suonavano soul-pop che ricorda le produzioni YR, con un tocco funk e la loro attività si svolgeva principalmente nei pub.
Incisero un solo album nel 1976, ristampato da una label giapponese nel 2004. I Cado Belle sono stati il gruppo dove Maggie Reilly si è fatta le ossa.
Disco consigliato:
“Cado Belle” - (1976, Anchor)
Caroline Peyton
Caroline Peyton è stata una cantante e cantautrice americana, nota per la sua abilità nel fondere folk, jazz e pop in uno stile assolutamente unico.
Emersa negli anni ‘70, periodo d’oro del folk-rock, ha inciso due album: Mock Up nel 1972 e Intuition nel 1977, entrambi diventati oggetti di culto tra gli appassionati del genere. In particolare, Intuition spicca per i suoi arrangiamenti melodici e le armonie morbide che evocano il Westcoast sound, pur mantenendo una vena sperimentale e profondamente personale.
Disco consigliato:
“Intuition” - (1977, Bar-B-Q) Ristampato dalla Numero Group
Chuck Senrick
Chuck Senrick è un cantautore americano poco conosciuto che ha conquistato l’attenzione degli appassionati di musica “bizzarra” con il suo raro album Dreamin’, pubblicato nel 1976.
Registrato in un contesto molto casalingo, con il solo uso di un Fender Rhodes e una drum machine Donca Matic Mini Pops, Dreamin’ deve proprio a questa semplicità il suo fascino particolare e autentico.
L’album, autoprodotto in sole 200 copie e con una copertina disegnata dalla prima moglie di Senrick, è stato riscoperto per caso da un membro dei Jazzanova durante una sessione di crate digging. Lo stile richiama una sorta di yacht rock lo-fi casalingo, e tra i brani spicca Don’t Be So Nice, una canzone che sfiora la perfezione.
Album bellissimo.
Disco consigliato:
“Dreamin” - (1976, Private Press) Ristampato dalla Numero Group
Dave Plaehn
Nato in Iowa e cresciuto in una famiglia di appassionati di musica, ha iniziato a esibirsi già al liceo, interpretando brani di Bob Dylan e dei Rolling Stones. Il suo debutto come solista risale al 1980 con l’album Smokin’, un lavoro ben riuscito che propone una miscela fluida di pop, funk e soft rock, eseguita con il supporto di musicisti di grande livello, a loro agio con ogni traccia.
Gli arrangiamenti sono di qualità, e il disco sorprende per il suo ritmo groovy, nonostante le aspettative iniziali modeste. Successivamente, Plaehn si orienterà verso il blues, abbandonando queste sonorità in cui aveva dato davvero il meglio.
Disco consigliato
“Smokin’” - (1980, Pilot)
Dennis Lambert
Dennis Lambert è un cantautore, produttore discografico e musicista americano, noto per il suo contributo al pop, soul e soft rock dagli anni ’60 in poi.
Insieme al suo storico partner Brian Potter, Lambert ha scritto e prodotto brani per artisti come The Four Tops, Glen Campbell, The Righteous Brothers, Dusty Springfield e Commodores. Nel 1972 ha pubblicato il suo unico album solista, Bags and Things, un lavoro di pop-soul di rara qualità, con influenze bacharachiane, che si è rivelato sorprendentemente innovativo per l’epoca. Nonostante la bellezza dell’album, è passato inosservato e non ha avuto un seguito, ed è per questo motivo che è finito nella categoria dei “losers”. Vale la pena ascoltarlo: non è certo inferiore ai migliori album pop del periodo.
Disco consigliato:
“Bags and Things” - (1972, Dunhill)
Forest
Band proveniente dal Massachusetts, i Forest hanno inciso un solo album, pubblicato privatamente e diventato un oggetto di culto tra i collezionisti, ma ormai introvabile.
L’etichetta BBE lo ha riscoperto e ristampato, aggiungendo sei tracce inedite. I Forest erano noti per il loro sound unico che mescolava acid-jazz, soul e YR.
La band, caratterizzata dalla presenza di due batteristi, Gary Stevens e Bob “Rox” Girouard, ha calcato numerosi palchi condivisi con gruppi come The Fabulous Rhinestones e The James Montgomery Band. L’album era nato con l’obiettivo di ottenere un contratto discografico.
Molti membri della band hanno poi intrapreso carriere di successo nella musica, collaborando con artisti come Faith Hill, Bruce Springsteen e Nile Rodgers.
Disco consigliato:
“Forest” - (1978, Private Press) Ristampato nel 2023 dalla BBE
Franklin Micare
Franklin Micare è un cantante, cantautore e musicista originario di Albany, New York, noto per la sua lunga carriera nella scena musicale locale e per il suo stile che spazia tra pop, rock e soul. Attivo soprattutto negli anni ’70 e ’80, Micare è apprezzato per la voce calda e l’abilità come tastierista, qualità che lo hanno avvicinato agli artisti del soft rock e soul melodico dell’epoca.
Nel 1978 ha pubblicato un unico album da solista con una piccola etichetta, accompagnato da alcuni dei migliori sessionmen di New York. Sebbene non abbia ottenuto grande visibilità, l’album è un buon esempio di pop-soul con sfumature jazz e latin.
Disco consigliato:
“Franklin Micare” - (1978, Private Stock)
Fred Knoblock
James Fred Knoblock, originario di Jackson, Mississippi, ha inciso un solo album per una piccola etichetta nel 1980.
Le poche informazioni disponibili lo descrivono come un musicista country, ma ascoltando il disco questa etichetta appare tutt’altro che azzeccata. Il singolo “Why Not Me”, infatti, ha raggiunto la vetta della classifica Adult Contemporary per due settimane e il 18° posto nella Billboard Hot 100, collocandosi chiaramente in un contesto pop.
Si tratta di un ottimo esempio di pop californiano, con brani energici che evitano qualsiasi tamarraggine, e ballate e mid-tempo realizzati con grande cura. Un lavoro di cantautorato di alto livello, che richiama il primo Bill LaBounty.
Disco consigliato:
“Why Not Me” - (1980, Scotti Brothers)
James McKenzie e The McKenzie Brothers
Grazie alla lungimiranza di etichette come Athens of The North, alcuni gioielli musicali sono stati riportati alla luce, tra cui i due album di James McKenzie del 1977.
Il primo, I’ve Got To Go, pubblicato da solista, e il secondo, New Trick, realizzato in coppia con il fratello, comprendono undici brani selezionati dai diciotto originali. Si tratta di due dischi private press, la cui esistenza era nota a pochi e che raramente si erano potuti ascoltare. Le atmosfere richiamano a tratti il “folk funk”, ma in una versione più ritmata e marcatamente funk, con uno stile che ricorda la tradizione YR, seppur declinato in chiave cantautorale e non pensato per le radio. Davvero notevole.
“James McKenzie & The McKenzie Brothers” - (2019, Athens of The North)
Jay Days
Ecco un altro artista sconosciuto, emerso dal nulla, di cui si trovano pochissime informazioni online. L’unica sua immagine è quella sul retro della copertina del suo unico disco, pubblicato in private press nel 1978. Un album di cui pochi conoscevano l’esistenza, registrato presso i Blue Light Recording Studios di Del Mar, California, e riscoperto nel 2014 dall’etichetta Big Pink, poi riproposto nel 2020 da Mad About Records.
L’album presenta otto brani in cui l’artista si muove con disinvoltura tra blue-eyed soul, YR funk e jazz rock, creando un suono ricco e variegato.
Le tracce sono un perfetto esempio di contaminazione stilistica, caratterizzate da groove avvolgenti. Questo disco è una gemma nascosta che merita attenzione per l’originalità e la qualità delle composizioni.
Disco consigliato:
“Between The Swells” - (1978, Private Press)
Johnny Gamboa
Nativo di Los Angeles, Johnny Gamboa è un artista di cui si conoscono poche informazioni, ma la sua carriera musicale è comunque interessante. Ha iniziato a suonare all’età di quattro anni, dimostrando fin da piccolo una straordinaria predisposizione per la musica.
La sua versatilità è impressionante, poiché è in grado di suonare ben 26 strumenti diversi. Nel corso della sua carriera, ha pubblicato solo due album, a distanza di diciannove anni l’uno dall’altro; Il primo, uscito nel 1980, è particolarmente significativo, poiché offre una miscela di buone vibrazioni soulful e groove YR. Questo album è stato ristampato nel 2005 da Nitebird Entertainment
Disco consigliato:
“Man of Wisdom” - (1980, Blue Dove Records)
Jimmy Spheeris
Fratello della regista Penelope, famosa per il film “Fusi di Testa”, Spheeris è un nome che non dirà molto, nemmeno per i più incalliti appassionati di YR. Ed è un peccato perché ci troviamo davanti ad una delle massime espressioni della westcoast più onirica.
Cresciuto a Los Angeles, ha iniziato a scrivere canzoni in giovane età, ispirato dalla vivace scena musicale californiana degli anni ‘60 e ‘70.
Amico di Laura Nyro, con cui condivideva lo stesso appartamento quando si trasferì a New York, e di Jackson Browne, fu presentato a Clive Davis, allora dirigente della Columbia, per la quale inciderà quattro album, da Richie Havens.
Spheeris si distingue per la sua voce vellutata e il suo approccio lirico, capace di trascinarti via su un’onda lunga e lenta, lontano dalla banalità della vita quotidiana.
Precursore del westcoast pop (il suo primo album è del 1971), Spheeris è il cantautore che guarda all’oceano, ma ha lo sguardo rivolto al cielo. Purtroppo, Spheeris è morto in un incidente stradale nel 1984, a soli 34 anni, quando con la sua moto si schiantò contro un furgone guidato da un ubriaco.
Dischi consigliati:
“Isle of View” - (1971, Columbia)
“The Dragon is Dancing” - (1975, Columbia)
“Ports of The Heart” - (1976, Columbia)
Jeff Harrington
Si hanno poche informazioni su Harrington, se non che fosse un cantante e cantautore attivo nella Minneapolis degli anni ‘70. Come Spheeris, è considerato un precursore del west coast pop e può essere inserito nel genere Folk-Funk.
Ha inciso due album, il primo dei quali, Quiet Corner, pubblicato nel 1975, è un piccolo gioiello di cantautorato intimista che mescola folk e psichedelia leggera. Nei brani “Baby Mine” e “Too Much Feeling” si avverte l’influenza del pop californiano in procinto di emergere. Disco consigliato
“Quiet Corner” - (1975, Programme Records)
John Konteau
Pensate che sfortuna: riesci a incidere il tuo primo album solista, ma la casa discografica cambia il tuo cognome, Kontel, in Konteau, senza il tuo consenso. A parte questo, l’album è un ottimo esempio di sound sophisti-pop, soul e jazz, con un brano, “The Heckler”, che sembra un outtake degli Steely Dan.
La canzone che apre l’album, con il suo ritmo terzinato, non lascia presagire quello che ascolteremo in seguito; infatti, il resto del disco si orienta verso un sound più affine a Fagen e Becker (in un brano pure a Gino Vannelli) pur senza risultare un copia-incolla. Davvero niente male.
Disco consigliato:
“I’m With You” - (1981, Erect)
Jolis & Simone
Chi sono James Jolis e Kevin Simone? Di loro si trovano poche informazioni in rete, ma si sa che nel 1979 riuscirono a firmare un contratto con la Columbia, che produsse l’unico disco della loro carriera. Un traguardo non da poco, considerando che erano praticamente sconosciuti.
E il disco? Davvero notevole. Si distingue non solo per l’abilità dei musicisti coinvolti, ma anche per la qualità delle canzoni, alcune delle quali eccellenti. Emergono qui il buon affiatamento tra i due, armonizzazioni raffinate e brani di sophisti-pop e soul di grande fascino. È un peccato che non abbiano inciso altro.
Disco consigliato:
“Jolis & Simone” - (1979, Columbia)
Greg Yoder
Come già accennato per i Batteaux, anche Yoder può essere annoverato a pieno titolo nel genere Folk-Funk, genere fatto di mix di chitarre acustiche, ritmi ripetitivi e ripetuti, tocchi jazz e potenti stacchi di batteria, il tutto suonato in un’atmosfera ovattata.
Musicista californiano trasferitosi alle Hawaii, Yoder è diventato popolare soprattutto grazie al suo album Dreamer of Life, pubblicato nel 1976. Questo album è oggi considerato un classico tra gli appassionati del westcoast sound, con influenze che spaziano tra il jazz, il folk ed il soul.
Il timbro vocale di Yoder e il suo stile chitarristico hanno creato un suono morbido e sofisticato, diventando un cult.
Disco Consigliato:
“Dreamer of Life” - (1976, Private Press) Ristampato dalla Favorite Records
Greenflow
Le sonorità dei Greenflow non rientrano propriamente nello stile Yacht Rock, anche se i leader della band, Art Green e sua sorella Eleanora, sono originari della California. I Greenflow incisero un solo album, pubblicato nel 1977 come disco autoprodotto, che si distingue come un ottimo esempio di soul-funk-R&B.
Tra i brani spiccano I Got’Cha, un pezzo soul-lounge dall’atmosfera molto suggestiva, e il mid-tempo No Other Life Without You. Non sappiamo molto altro sul gruppo, se non che si esibiva nei club con pezzi R&B originali e partecipava ai tour della USO per intrattenere le truppe americane all’estero, inclusa una tournée in Giappone nel 1976.
Disco consigliato:
“Solutions” - (1977, Private Press) Ristampato nel 2024 dalla Numero Group
Kevin Moore
Chi segue il blues probabilmente conosce Keb’ Mo’, pseudonimo di Kevin Moore.
Prima di adottare questo nome d’arte, nel 1980 incise un album intitolato Rainmaker, prodotto dalla Casablanca Records e legato al genere YR o giù di lì.
Compositore e chitarrista originario di Los Angeles, Moore si fece conoscere alla fine degli anni Settanta accompagnando in concerto band come i Jefferson Starship. Rainmaker è un ottimo disco in cui si cimenta con brani di sua composizione, muovendosi tra soul e pop, con una particolare predilezione per le ballad.
Disco consigliato:
“Rainmaker” - (1980, Casablanca)
Leder Brothers
Dietro questo disco c’è una storia davvero curiosa: i fratelli Leder, originari di Wilson, North Carolina, sono figli di un imprenditore proprietario di grandi magazzini e altre proprietà.
Hanno inciso il loro unico album usando lo stesso nome dell’azienda di famiglia e lo hanno prodotto autonomamente, con una copertina piuttosto mediocre, ma con contenuti musicali di grande qualità. Le canzoni, a metà tra pop e soul, richiamano in alcuni momenti le sonorità degli Steely Dan (il brano Bottom Line sembra un outtake tratto da Pretzel Logic, ascoltare per credere). Riscoperti dalla Numero Group, i Leder sono stati inclusi con un loro brano in una delle compilation dedicate allo YR. Sorprendente.
Disco consigliato:
“Leder Brothers” - (1978, Leder) Ristampato dalla Numero Group
Lyons & Clark
È un disco YR? Sì e no. Di sicuro i musicisti coinvolti sono tra i migliori del genere: David Hungate, Jeff Porcaro, Jerry Scheff, Joe Sample, Larry Carlton, Michael Omartian, Steve Gadd, Tom Scott, Wilton Felder… non certo nomi da poco. Prisms, l’unico album di Debbie Lyons e Pam Clark, è davvero una piccola gemma, ed è un peccato che non abbiano proseguito la loro carriera. Le canzoni richiamano lo stile di Carole King, con voci delicate e ben armonizzate e una freschezza che sorprende ancora oggi. Consigliatissimo.
Disco consigliato:
“Prisms” -(1976, Shelter)
Matthew Larkin Cassell
Cantautore e polistrumentista della Bay Area di San Francisco, Matthew Larkin Cassell ha prodotto uno dei capolavori del westcoast pop, nonostante le sue opere—un album, un EP e un singolo senza titolo—siano stati pubblicati come private press.
Il suo stile fonde funk, pop, R&B, soul e jazz, creando un mix che ricorda a tratti gli Steely Dan. Negli ultimi anni, grazie al web e ai collezionisti di vinili, è rinato l’interesse per la sua musica. La sua riscoperta è stata raccontata su testate come The Huffington Post e il San Francisco Chronicle.
Cassell è stato campionato da artisti come Madlib e MF Doom, e il suo catalogo è stato ristampato da varie etichette internazionali, con una raccolta completa pubblicata da Stones Throw nel 2010.
Disco consigliato:
“Pieces” - (1977, Private Press)
Michael Stosic
Chi segue il panorama della Christian Contemporary Music (CCM) conoscerà sicuramente Michael Stosic, uno dei più apprezzati autori del genere attivo dal 1986 fino ad oggi. Pochi però sanno che nel 1982 Stosic incise un album private press che non presenta testi di musica cristiana e che risulta essere un ottimo disco di Yacht Rock, con forti assonanze con la musica dei Doobie Brothers nella versione di Michael McDonald. Quattro canzoni dell’album sono scritte da David Batteaux.
Disco consigliato:
“Michael Stosic” - (1982, Kristofer) Ristampato nel 2020 dalla P-Vine Records
Nimbus
Children Of The Earth è l’unico album dei Nimbus, pubblicato in modo indipendente nel 1980. Composta da quattro amici che suonavano jazz e soul a Detroit, la band decise nel 1979 di registrare un album raccogliendo le composizioni di alcuni membri. Il risultato è un’opera sofisticata e melodiosa che fonde Yacht Rock, soul, jazz e folk. È un bel disco.
Disco consigliato:
“Children Of The Earth” - (1980, Private Press) Ristampato nel 2009 dalla P-Vine e nel 2019 dalla Providenciales Records
Paul Hillery
Non un cantante, ma un DJ: può sembrare strano vederlo citato qui, ma la storia di Paul Hillery merita di essere raccontata.
Hillery era un DJ molto apprezzato nei club di musica house, fino a quando un grave esaurimento nervoso non lo portò a cambiare radicalmente percorso. Fu proprio a causa di questa esperienza che abbandonò la house per dedicarsi a generi con ritmi più lenti, diventando presto uno dei più noti cacciatori di rarità in vinile, specializzato nel folk-funk e nelle sonorità della west coast.
A lui dobbiamo la riscoperta di molti degli artisti menzionati qui.
Hillery ha iniziato a pubblicare compilation su Mixcloud, per poi collaborare con BBE e la RE:WARM Records e realizzarle anche in formato fisico. E sono davvero notevoli. Vi consiglio di visitare il suo sito, https://paulhillery.co.uk, per ascoltare le sue splendide playlist.
Dischi consigliati:
“We Are The Children Of The Sun” (BBE)
“Once Again We Are The Children Of The Sun” (BBE)
“Folk Funk & Trippy Troubadours Vol. 1-2” (RE:WARM)
The Parker Brothers
Un’altra band cresciuta con l’influenza di Michael McDonald e degli Average White Band, i Parker Brothers incisero nel 1981 il loro unico album per una piccola etichetta, prodotto da George P. Grexa.
La band mescola elementi di modern soul, boogie, jazz crossover e rock, creando un risultato che ricorda i gloriosi anni della musica West Coast, sebbene sia stato registrato a Pittsburgh. Questo disco rappresenta senza dubbio la parte più “piaciona” dello Yacht Rock, risultando molto gradevole all’ascolto.
Disco consigliato:
“The Parker Brothers” (1981, Crown Vetch Enterprises) Ristampato nel 2016 dalla Favorite Records
Phillip Francis Stumpo
Cantautore di San Francisco, Stumpo incise il suo unico album nel 1978, con tutti i brani scritti da lui stesso. Il disco presenta diverse influenze, dal pop con venature di jazz swing ai discreti mid-tempo in stile West Coast californiano, cantati quasi come un crooner moderno degli anni ’70.
Si tratta di un album caratterizzato da numerosi pezzi slow, in cui emerge chiaramente la parte “piaciona” dello Yacht Rock, che rappresenta un tratto distintivo dell’opera. Un vero e proprio marchio di fabbrica di quel decennio.
Disco consigliato:
“One Man Circus” - (1978, Billetdoux) Ristampato nel 2011 dalla Vivid Sound e dalla Beatball Music Korea
Richard Powell
Questo è forse uno degli album più esoterici che mi sia mai capitato di ascoltare, sia per la sua rarità che per il suo carattere “strano”.
Dopo aver trascorso sei anni nella Marina degli Stati Uniti, Powell tornò alla vita civile lavorando come intrattenitore al nuovo ristorante/bar del parco roulotte Glen Ivy, The Pub. Qui incise il suo unico album, venduto esclusivamente nel negozio di souvenir del parco e mai distribuito al di fuori.
L’album è composto da dieci brani, cinque originali e cinque cover, e posso dire che gli originali sono ottimi pezzi, con un’atmosfera che ricorda lo Yacht Rock in stile lo-fi.
Ovviamente, solo la Numero Group poteva scoprire un disco del genere e pubblicarlo.
Disco consigliato:
“Memories Of Glenivy” - (1976, Glenivy Records) Ristampato nel 2020 dalla Numero Group
Robert Lester Folsom
Nativo di Lowndes County in Georgia, la storia di Folsom è quella di un musicista che, dopo un’educazione musicale influenzata dai genitori, ha cercato di dare vita alle proprie passioni registrando nel 1976 il suo primo album, Music and Dreams, ad Atlanta. Nonostante le seicento copie stampate avessero generato un piccolo culto locale, il disco finì presto nel dimenticatoio a causa della mancanza di supporto mediatico. Dopo trenta anni, la canzone “April Suzanne” riacquistò attenzione grazie a internet, portando alla ristampa dell’album.
La copertina del disco può trarre in inganno, poiché il suo contenuto è una raccolta di brani pop che richiamano artisti come Todd Rundgren e Neil Young. L’album include brani morbidi e malinconici, affiancati da alcuni pezzi più energici, creando un’atmosfera che richiama il soft rock, ma in veste psichedelica.
Disco consigliato:
“Music And Dreams” - (1976, Private Press) Ristampato nel 2022 dalla Anthology Records
Will and James Ragar
Autori di un unico album pubblicato nel 1980 in poche copie e presto scomparso dalla circolazione, i fratelli James e Will Ragar hanno visto il loro disco raggiungere il valore di 1.200 euro su Discogs. Fortunatamente, l’etichetta coreana Riverman, e successivamente BBE, ne hanno curato la ristampa.
Originari della Louisiana, James e Will Ragar si sono formati musicalmente a New Orleans, dove sono stati profondamente influenzati dal jazz dal vivo. La loro esperienza nei club della Louisiana ha affinato il loro stile, che unisce toni acustici ed elettrici in modo unico.
Ribattezzato One nella versione ristampata, l’album è considerato un capolavoro assoluto del folk-funk, una miscela di folk, jazz, country e soul, per lo più acustica, ma con accenti di chitarra elettrica e splendide armonizzazioni vocali.
I fratelli sono accompagnati da John Smart alle tastiere, Dave D'Aubin al basso e Tommy Jefferson alla batteria, che suona un tono più alto del solito sul rullante.
È un disco onirico, perfetto per chi cerca atmosfere da “venticinquesima ora,” simile in intensità all’album dei Batteaux.
“Will and James Ragar One” - (1980, Private Press) Ristampato nel 2010 dalla coreana Riverman Records e nel 2023 dalla BBE
Il resto della compagnia
Le compilation di rarità Westcoast YR sono tappe fondamentali per chi vuole avvicinarsi a questo genere e scoprire artisti rimasti troppo a lungo nell’ombra. Dobbiamo ringraziare etichette come Numero Group, BBE, Favorite Recordings e Too Slow To Disco se oggi possiamo ascoltare questi talenti ingiustamente dimenticati.
Ecco alcune compilation consigliate:
Too Slow To Disco:
“Too Slow To Disco Vol. 1-2-3-4”
“Too Slow To Disco Brasil Compiled By Ed Motta”
“Too Slow To Disco NEO - En France”
“The Ladies Of Too Slow To Disco”
“To Slow To Disco Yacht Soul”
“Yacht Soul - The Cover Version”
Favorite Records
“AOR Global Sound Vol. 1-2-3-4-5”
Numero Group:
“Seafaring Strangers: Private Yacht”
“WV2NG 89.9 FM”
“W3NG”
“WTNG 89.9 FM: Solid Bronze”
BBE:
“Americana - Rock Your Soul - Blue Eyed Soul and Sounds from the Land of the Free”
Le puntate precedenti qua: https://tonyface.blogspot.com/search/label/Yacht%20Rock
La categoria dei “losers” dello yacht rock è forse la più intrigante.
Questo genere-non genere, capace di inglobare vari stili, attirò l’attenzione di molti musicisti che vi si cimentarono, anche senza poter contare sui migliori sessionmen messi a disposizione dalle major.
Molti di loro riuscirono a creare opere interessanti pur con pochi mezzi.
Alcuni pubblicarono un solo disco per piccole etichette indipendenti, altri riuscirono a distribuire i propri lavori solo in Giappone, in pochi ebbero dietro una major ma furono ben presto dimenticati, mentre i più “sfortunati” dovettero affidarsi alla stampa in proprio, le cosiddette “private press,” spesso con tirature di poche centinaia di copie.
Questi dischi, dati per persi nel tempo, sono stati riportati alla luce grazie ai crate-diggers, spesso in collaborazione con etichette giapponesi, sudcoreane e statunitensi, offrendoci così l’opportunità di riscoprirli — e in alcuni casi di scoprire autentiche gemme.
La totale libertà creativa di questi artisti ha dato vita a lavori talvolta sorprendenti, non strettamente legati ai canoni dello yacht rock, ma con le sonorità westcoast come punto di partenza o come atmosfera di fondo. Non tutti gli album consigliati qui sono disponibili su servizi di streaming come Spotify; per ascoltarli, vi consiglio di cercarli su YouTube.
Archie James Cavanaugh
Originario dell’Alaska meridionale, l’unico album pubblicato da Cavanaugh uscì solo a livello locale nel 1980, rimanendo per anni un oggetto misterioso. Il sound di Cavanaugh si ispira soprattutto al soul, mescolato abilmente con il sophisti-pop losangelino. Un disco piacevole, ben cantato e ben suonato, che riesce a tenere alta l’attenzione dall’inizio alla fine.
Disco consigliato:
“Black and White Raven” - (1980, A&M) Ristampato dalla Numero Group
Batteaux
I fratelli Robin e David Batteaux, musicisti di formazione folk, diedero vita al duo Batteaux, creando con un solo album un universo sonoro etereo e sognante, frutto di una raffinata fusione di folk, latin, pop e jazz. Queste sonorità, oggi riscoperte grazie a compilation di rarità, hanno contribuito a definire un sottogenere noto come Folk-Funk.
Un lavoro unico, di grande fascino e atmosfera, in cui la Westcoast si intreccia con suggestioni astrali. Un disco da 25esima ora. Disco consigliato:
“Batteaux” - (1974, Columbia)
Bobby Martin
Come altri artisti citati qui, Bobby Martin non è certo un “loser” in termini di carriera. Chi conosce Frank Zappa saprà infatti della sua collaborazione con l’artista italo-americano, iniziata nel 1982 e proseguita fino alla morte di Zappa.
Tuttavia, sotto il profilo commerciale, il suo unico album solista, pubblicato nel 1983, non ha ottenuto il successo sperato. Si tratta di un lavoro impeccabile di pop californiano, puro yacht rock, che può essere paragonato ad alcuni progetti di Michael McDonald e alle produzioni di David Foster.
Pop, un tocco di soul e soft rock: una formula che rende quest’album ancora oggi un’esperienza d’ascolto piacevole.
Disco consigliato:
“Bobby Martin” - (1983, MCA)
Byrne And Barnes
Abbiamo incontrato Robert Byrne nella puntata dedicata ai Beautiful Losers, ma come mai lo ritroviamo anche qui?
Dopo l’uscita del suo album solista, Byrne forma un duo con il polistrumentista Brandon Barnes per registrare un nuovo album, che però verrà pubblicato solo in Giappone. La formula è simile a quella del lavoro precedente: un sophisti-pop dal forte tocco jazz, portato al massimo livello.
Qui, però, si spinge ancora più in alto, con straordinari brani mid-tempo e ballad avvolgenti.
Disco consigliato:
“An Eye For An Eye” - (1981, Climax)
Cado Belle
Contrariamente a quanto scritto su Wikipedia i Cado Belle non erano un gruppo rock scozzese, e neppure un gruppo disco come segnalato su All Music, scozzesi lo erano ma suonavano soul-pop che ricorda le produzioni YR, con un tocco funk e la loro attività si svolgeva principalmente nei pub.
Incisero un solo album nel 1976, ristampato da una label giapponese nel 2004. I Cado Belle sono stati il gruppo dove Maggie Reilly si è fatta le ossa.
Disco consigliato:
“Cado Belle” - (1976, Anchor)
Caroline Peyton
Caroline Peyton è stata una cantante e cantautrice americana, nota per la sua abilità nel fondere folk, jazz e pop in uno stile assolutamente unico.
Emersa negli anni ‘70, periodo d’oro del folk-rock, ha inciso due album: Mock Up nel 1972 e Intuition nel 1977, entrambi diventati oggetti di culto tra gli appassionati del genere. In particolare, Intuition spicca per i suoi arrangiamenti melodici e le armonie morbide che evocano il Westcoast sound, pur mantenendo una vena sperimentale e profondamente personale.
Disco consigliato:
“Intuition” - (1977, Bar-B-Q) Ristampato dalla Numero Group
Chuck Senrick
Chuck Senrick è un cantautore americano poco conosciuto che ha conquistato l’attenzione degli appassionati di musica “bizzarra” con il suo raro album Dreamin’, pubblicato nel 1976.
Registrato in un contesto molto casalingo, con il solo uso di un Fender Rhodes e una drum machine Donca Matic Mini Pops, Dreamin’ deve proprio a questa semplicità il suo fascino particolare e autentico.
L’album, autoprodotto in sole 200 copie e con una copertina disegnata dalla prima moglie di Senrick, è stato riscoperto per caso da un membro dei Jazzanova durante una sessione di crate digging. Lo stile richiama una sorta di yacht rock lo-fi casalingo, e tra i brani spicca Don’t Be So Nice, una canzone che sfiora la perfezione.
Album bellissimo.
Disco consigliato:
“Dreamin” - (1976, Private Press) Ristampato dalla Numero Group
Dave Plaehn
Nato in Iowa e cresciuto in una famiglia di appassionati di musica, ha iniziato a esibirsi già al liceo, interpretando brani di Bob Dylan e dei Rolling Stones. Il suo debutto come solista risale al 1980 con l’album Smokin’, un lavoro ben riuscito che propone una miscela fluida di pop, funk e soft rock, eseguita con il supporto di musicisti di grande livello, a loro agio con ogni traccia.
Gli arrangiamenti sono di qualità, e il disco sorprende per il suo ritmo groovy, nonostante le aspettative iniziali modeste. Successivamente, Plaehn si orienterà verso il blues, abbandonando queste sonorità in cui aveva dato davvero il meglio.
Disco consigliato
“Smokin’” - (1980, Pilot)
Dennis Lambert
Dennis Lambert è un cantautore, produttore discografico e musicista americano, noto per il suo contributo al pop, soul e soft rock dagli anni ’60 in poi.
Insieme al suo storico partner Brian Potter, Lambert ha scritto e prodotto brani per artisti come The Four Tops, Glen Campbell, The Righteous Brothers, Dusty Springfield e Commodores. Nel 1972 ha pubblicato il suo unico album solista, Bags and Things, un lavoro di pop-soul di rara qualità, con influenze bacharachiane, che si è rivelato sorprendentemente innovativo per l’epoca. Nonostante la bellezza dell’album, è passato inosservato e non ha avuto un seguito, ed è per questo motivo che è finito nella categoria dei “losers”. Vale la pena ascoltarlo: non è certo inferiore ai migliori album pop del periodo.
Disco consigliato:
“Bags and Things” - (1972, Dunhill)
Forest
Band proveniente dal Massachusetts, i Forest hanno inciso un solo album, pubblicato privatamente e diventato un oggetto di culto tra i collezionisti, ma ormai introvabile.
L’etichetta BBE lo ha riscoperto e ristampato, aggiungendo sei tracce inedite. I Forest erano noti per il loro sound unico che mescolava acid-jazz, soul e YR.
La band, caratterizzata dalla presenza di due batteristi, Gary Stevens e Bob “Rox” Girouard, ha calcato numerosi palchi condivisi con gruppi come The Fabulous Rhinestones e The James Montgomery Band. L’album era nato con l’obiettivo di ottenere un contratto discografico.
Molti membri della band hanno poi intrapreso carriere di successo nella musica, collaborando con artisti come Faith Hill, Bruce Springsteen e Nile Rodgers.
Disco consigliato:
“Forest” - (1978, Private Press) Ristampato nel 2023 dalla BBE
Franklin Micare
Franklin Micare è un cantante, cantautore e musicista originario di Albany, New York, noto per la sua lunga carriera nella scena musicale locale e per il suo stile che spazia tra pop, rock e soul. Attivo soprattutto negli anni ’70 e ’80, Micare è apprezzato per la voce calda e l’abilità come tastierista, qualità che lo hanno avvicinato agli artisti del soft rock e soul melodico dell’epoca.
Nel 1978 ha pubblicato un unico album da solista con una piccola etichetta, accompagnato da alcuni dei migliori sessionmen di New York. Sebbene non abbia ottenuto grande visibilità, l’album è un buon esempio di pop-soul con sfumature jazz e latin.
Disco consigliato:
“Franklin Micare” - (1978, Private Stock)
Fred Knoblock
James Fred Knoblock, originario di Jackson, Mississippi, ha inciso un solo album per una piccola etichetta nel 1980.
Le poche informazioni disponibili lo descrivono come un musicista country, ma ascoltando il disco questa etichetta appare tutt’altro che azzeccata. Il singolo “Why Not Me”, infatti, ha raggiunto la vetta della classifica Adult Contemporary per due settimane e il 18° posto nella Billboard Hot 100, collocandosi chiaramente in un contesto pop.
Si tratta di un ottimo esempio di pop californiano, con brani energici che evitano qualsiasi tamarraggine, e ballate e mid-tempo realizzati con grande cura. Un lavoro di cantautorato di alto livello, che richiama il primo Bill LaBounty.
Disco consigliato:
“Why Not Me” - (1980, Scotti Brothers)
James McKenzie e The McKenzie Brothers
Grazie alla lungimiranza di etichette come Athens of The North, alcuni gioielli musicali sono stati riportati alla luce, tra cui i due album di James McKenzie del 1977.
Il primo, I’ve Got To Go, pubblicato da solista, e il secondo, New Trick, realizzato in coppia con il fratello, comprendono undici brani selezionati dai diciotto originali. Si tratta di due dischi private press, la cui esistenza era nota a pochi e che raramente si erano potuti ascoltare. Le atmosfere richiamano a tratti il “folk funk”, ma in una versione più ritmata e marcatamente funk, con uno stile che ricorda la tradizione YR, seppur declinato in chiave cantautorale e non pensato per le radio. Davvero notevole.
“James McKenzie & The McKenzie Brothers” - (2019, Athens of The North)
Jay Days
Ecco un altro artista sconosciuto, emerso dal nulla, di cui si trovano pochissime informazioni online. L’unica sua immagine è quella sul retro della copertina del suo unico disco, pubblicato in private press nel 1978. Un album di cui pochi conoscevano l’esistenza, registrato presso i Blue Light Recording Studios di Del Mar, California, e riscoperto nel 2014 dall’etichetta Big Pink, poi riproposto nel 2020 da Mad About Records.
L’album presenta otto brani in cui l’artista si muove con disinvoltura tra blue-eyed soul, YR funk e jazz rock, creando un suono ricco e variegato.
Le tracce sono un perfetto esempio di contaminazione stilistica, caratterizzate da groove avvolgenti. Questo disco è una gemma nascosta che merita attenzione per l’originalità e la qualità delle composizioni.
Disco consigliato:
“Between The Swells” - (1978, Private Press)
Johnny Gamboa
Nativo di Los Angeles, Johnny Gamboa è un artista di cui si conoscono poche informazioni, ma la sua carriera musicale è comunque interessante. Ha iniziato a suonare all’età di quattro anni, dimostrando fin da piccolo una straordinaria predisposizione per la musica.
La sua versatilità è impressionante, poiché è in grado di suonare ben 26 strumenti diversi. Nel corso della sua carriera, ha pubblicato solo due album, a distanza di diciannove anni l’uno dall’altro; Il primo, uscito nel 1980, è particolarmente significativo, poiché offre una miscela di buone vibrazioni soulful e groove YR. Questo album è stato ristampato nel 2005 da Nitebird Entertainment
Disco consigliato:
“Man of Wisdom” - (1980, Blue Dove Records)
Jimmy Spheeris
Fratello della regista Penelope, famosa per il film “Fusi di Testa”, Spheeris è un nome che non dirà molto, nemmeno per i più incalliti appassionati di YR. Ed è un peccato perché ci troviamo davanti ad una delle massime espressioni della westcoast più onirica.
Cresciuto a Los Angeles, ha iniziato a scrivere canzoni in giovane età, ispirato dalla vivace scena musicale californiana degli anni ‘60 e ‘70.
Amico di Laura Nyro, con cui condivideva lo stesso appartamento quando si trasferì a New York, e di Jackson Browne, fu presentato a Clive Davis, allora dirigente della Columbia, per la quale inciderà quattro album, da Richie Havens.
Spheeris si distingue per la sua voce vellutata e il suo approccio lirico, capace di trascinarti via su un’onda lunga e lenta, lontano dalla banalità della vita quotidiana.
Precursore del westcoast pop (il suo primo album è del 1971), Spheeris è il cantautore che guarda all’oceano, ma ha lo sguardo rivolto al cielo. Purtroppo, Spheeris è morto in un incidente stradale nel 1984, a soli 34 anni, quando con la sua moto si schiantò contro un furgone guidato da un ubriaco.
Dischi consigliati:
“Isle of View” - (1971, Columbia)
“The Dragon is Dancing” - (1975, Columbia)
“Ports of The Heart” - (1976, Columbia)
Jeff Harrington
Si hanno poche informazioni su Harrington, se non che fosse un cantante e cantautore attivo nella Minneapolis degli anni ‘70. Come Spheeris, è considerato un precursore del west coast pop e può essere inserito nel genere Folk-Funk.
Ha inciso due album, il primo dei quali, Quiet Corner, pubblicato nel 1975, è un piccolo gioiello di cantautorato intimista che mescola folk e psichedelia leggera. Nei brani “Baby Mine” e “Too Much Feeling” si avverte l’influenza del pop californiano in procinto di emergere. Disco consigliato
“Quiet Corner” - (1975, Programme Records)
John Konteau
Pensate che sfortuna: riesci a incidere il tuo primo album solista, ma la casa discografica cambia il tuo cognome, Kontel, in Konteau, senza il tuo consenso. A parte questo, l’album è un ottimo esempio di sound sophisti-pop, soul e jazz, con un brano, “The Heckler”, che sembra un outtake degli Steely Dan.
La canzone che apre l’album, con il suo ritmo terzinato, non lascia presagire quello che ascolteremo in seguito; infatti, il resto del disco si orienta verso un sound più affine a Fagen e Becker (in un brano pure a Gino Vannelli) pur senza risultare un copia-incolla. Davvero niente male.
Disco consigliato:
“I’m With You” - (1981, Erect)
Jolis & Simone
Chi sono James Jolis e Kevin Simone? Di loro si trovano poche informazioni in rete, ma si sa che nel 1979 riuscirono a firmare un contratto con la Columbia, che produsse l’unico disco della loro carriera. Un traguardo non da poco, considerando che erano praticamente sconosciuti.
E il disco? Davvero notevole. Si distingue non solo per l’abilità dei musicisti coinvolti, ma anche per la qualità delle canzoni, alcune delle quali eccellenti. Emergono qui il buon affiatamento tra i due, armonizzazioni raffinate e brani di sophisti-pop e soul di grande fascino. È un peccato che non abbiano inciso altro.
Disco consigliato:
“Jolis & Simone” - (1979, Columbia)
Greg Yoder
Come già accennato per i Batteaux, anche Yoder può essere annoverato a pieno titolo nel genere Folk-Funk, genere fatto di mix di chitarre acustiche, ritmi ripetitivi e ripetuti, tocchi jazz e potenti stacchi di batteria, il tutto suonato in un’atmosfera ovattata.
Musicista californiano trasferitosi alle Hawaii, Yoder è diventato popolare soprattutto grazie al suo album Dreamer of Life, pubblicato nel 1976. Questo album è oggi considerato un classico tra gli appassionati del westcoast sound, con influenze che spaziano tra il jazz, il folk ed il soul.
Il timbro vocale di Yoder e il suo stile chitarristico hanno creato un suono morbido e sofisticato, diventando un cult.
Disco Consigliato:
“Dreamer of Life” - (1976, Private Press) Ristampato dalla Favorite Records
Greenflow
Le sonorità dei Greenflow non rientrano propriamente nello stile Yacht Rock, anche se i leader della band, Art Green e sua sorella Eleanora, sono originari della California. I Greenflow incisero un solo album, pubblicato nel 1977 come disco autoprodotto, che si distingue come un ottimo esempio di soul-funk-R&B.
Tra i brani spiccano I Got’Cha, un pezzo soul-lounge dall’atmosfera molto suggestiva, e il mid-tempo No Other Life Without You. Non sappiamo molto altro sul gruppo, se non che si esibiva nei club con pezzi R&B originali e partecipava ai tour della USO per intrattenere le truppe americane all’estero, inclusa una tournée in Giappone nel 1976.
Disco consigliato:
“Solutions” - (1977, Private Press) Ristampato nel 2024 dalla Numero Group
Kevin Moore
Chi segue il blues probabilmente conosce Keb’ Mo’, pseudonimo di Kevin Moore.
Prima di adottare questo nome d’arte, nel 1980 incise un album intitolato Rainmaker, prodotto dalla Casablanca Records e legato al genere YR o giù di lì.
Compositore e chitarrista originario di Los Angeles, Moore si fece conoscere alla fine degli anni Settanta accompagnando in concerto band come i Jefferson Starship. Rainmaker è un ottimo disco in cui si cimenta con brani di sua composizione, muovendosi tra soul e pop, con una particolare predilezione per le ballad.
Disco consigliato:
“Rainmaker” - (1980, Casablanca)
Leder Brothers
Dietro questo disco c’è una storia davvero curiosa: i fratelli Leder, originari di Wilson, North Carolina, sono figli di un imprenditore proprietario di grandi magazzini e altre proprietà.
Hanno inciso il loro unico album usando lo stesso nome dell’azienda di famiglia e lo hanno prodotto autonomamente, con una copertina piuttosto mediocre, ma con contenuti musicali di grande qualità. Le canzoni, a metà tra pop e soul, richiamano in alcuni momenti le sonorità degli Steely Dan (il brano Bottom Line sembra un outtake tratto da Pretzel Logic, ascoltare per credere). Riscoperti dalla Numero Group, i Leder sono stati inclusi con un loro brano in una delle compilation dedicate allo YR. Sorprendente.
Disco consigliato:
“Leder Brothers” - (1978, Leder) Ristampato dalla Numero Group
Lyons & Clark
È un disco YR? Sì e no. Di sicuro i musicisti coinvolti sono tra i migliori del genere: David Hungate, Jeff Porcaro, Jerry Scheff, Joe Sample, Larry Carlton, Michael Omartian, Steve Gadd, Tom Scott, Wilton Felder… non certo nomi da poco. Prisms, l’unico album di Debbie Lyons e Pam Clark, è davvero una piccola gemma, ed è un peccato che non abbiano proseguito la loro carriera. Le canzoni richiamano lo stile di Carole King, con voci delicate e ben armonizzate e una freschezza che sorprende ancora oggi. Consigliatissimo.
Disco consigliato:
“Prisms” -(1976, Shelter)
Matthew Larkin Cassell
Cantautore e polistrumentista della Bay Area di San Francisco, Matthew Larkin Cassell ha prodotto uno dei capolavori del westcoast pop, nonostante le sue opere—un album, un EP e un singolo senza titolo—siano stati pubblicati come private press.
Il suo stile fonde funk, pop, R&B, soul e jazz, creando un mix che ricorda a tratti gli Steely Dan. Negli ultimi anni, grazie al web e ai collezionisti di vinili, è rinato l’interesse per la sua musica. La sua riscoperta è stata raccontata su testate come The Huffington Post e il San Francisco Chronicle.
Cassell è stato campionato da artisti come Madlib e MF Doom, e il suo catalogo è stato ristampato da varie etichette internazionali, con una raccolta completa pubblicata da Stones Throw nel 2010.
Disco consigliato:
“Pieces” - (1977, Private Press)
Michael Stosic
Chi segue il panorama della Christian Contemporary Music (CCM) conoscerà sicuramente Michael Stosic, uno dei più apprezzati autori del genere attivo dal 1986 fino ad oggi. Pochi però sanno che nel 1982 Stosic incise un album private press che non presenta testi di musica cristiana e che risulta essere un ottimo disco di Yacht Rock, con forti assonanze con la musica dei Doobie Brothers nella versione di Michael McDonald. Quattro canzoni dell’album sono scritte da David Batteaux.
Disco consigliato:
“Michael Stosic” - (1982, Kristofer) Ristampato nel 2020 dalla P-Vine Records
Nimbus
Children Of The Earth è l’unico album dei Nimbus, pubblicato in modo indipendente nel 1980. Composta da quattro amici che suonavano jazz e soul a Detroit, la band decise nel 1979 di registrare un album raccogliendo le composizioni di alcuni membri. Il risultato è un’opera sofisticata e melodiosa che fonde Yacht Rock, soul, jazz e folk. È un bel disco.
Disco consigliato:
“Children Of The Earth” - (1980, Private Press) Ristampato nel 2009 dalla P-Vine e nel 2019 dalla Providenciales Records
Paul Hillery
Non un cantante, ma un DJ: può sembrare strano vederlo citato qui, ma la storia di Paul Hillery merita di essere raccontata.
Hillery era un DJ molto apprezzato nei club di musica house, fino a quando un grave esaurimento nervoso non lo portò a cambiare radicalmente percorso. Fu proprio a causa di questa esperienza che abbandonò la house per dedicarsi a generi con ritmi più lenti, diventando presto uno dei più noti cacciatori di rarità in vinile, specializzato nel folk-funk e nelle sonorità della west coast.
A lui dobbiamo la riscoperta di molti degli artisti menzionati qui.
Hillery ha iniziato a pubblicare compilation su Mixcloud, per poi collaborare con BBE e la RE:WARM Records e realizzarle anche in formato fisico. E sono davvero notevoli. Vi consiglio di visitare il suo sito, https://paulhillery.co.uk, per ascoltare le sue splendide playlist.
Dischi consigliati:
“We Are The Children Of The Sun” (BBE)
“Once Again We Are The Children Of The Sun” (BBE)
“Folk Funk & Trippy Troubadours Vol. 1-2” (RE:WARM)
The Parker Brothers
Un’altra band cresciuta con l’influenza di Michael McDonald e degli Average White Band, i Parker Brothers incisero nel 1981 il loro unico album per una piccola etichetta, prodotto da George P. Grexa.
La band mescola elementi di modern soul, boogie, jazz crossover e rock, creando un risultato che ricorda i gloriosi anni della musica West Coast, sebbene sia stato registrato a Pittsburgh. Questo disco rappresenta senza dubbio la parte più “piaciona” dello Yacht Rock, risultando molto gradevole all’ascolto.
Disco consigliato:
“The Parker Brothers” (1981, Crown Vetch Enterprises) Ristampato nel 2016 dalla Favorite Records
Phillip Francis Stumpo
Cantautore di San Francisco, Stumpo incise il suo unico album nel 1978, con tutti i brani scritti da lui stesso. Il disco presenta diverse influenze, dal pop con venature di jazz swing ai discreti mid-tempo in stile West Coast californiano, cantati quasi come un crooner moderno degli anni ’70.
Si tratta di un album caratterizzato da numerosi pezzi slow, in cui emerge chiaramente la parte “piaciona” dello Yacht Rock, che rappresenta un tratto distintivo dell’opera. Un vero e proprio marchio di fabbrica di quel decennio.
Disco consigliato:
“One Man Circus” - (1978, Billetdoux) Ristampato nel 2011 dalla Vivid Sound e dalla Beatball Music Korea
Richard Powell
Questo è forse uno degli album più esoterici che mi sia mai capitato di ascoltare, sia per la sua rarità che per il suo carattere “strano”.
Dopo aver trascorso sei anni nella Marina degli Stati Uniti, Powell tornò alla vita civile lavorando come intrattenitore al nuovo ristorante/bar del parco roulotte Glen Ivy, The Pub. Qui incise il suo unico album, venduto esclusivamente nel negozio di souvenir del parco e mai distribuito al di fuori.
L’album è composto da dieci brani, cinque originali e cinque cover, e posso dire che gli originali sono ottimi pezzi, con un’atmosfera che ricorda lo Yacht Rock in stile lo-fi.
Ovviamente, solo la Numero Group poteva scoprire un disco del genere e pubblicarlo.
Disco consigliato:
“Memories Of Glenivy” - (1976, Glenivy Records) Ristampato nel 2020 dalla Numero Group
Robert Lester Folsom
Nativo di Lowndes County in Georgia, la storia di Folsom è quella di un musicista che, dopo un’educazione musicale influenzata dai genitori, ha cercato di dare vita alle proprie passioni registrando nel 1976 il suo primo album, Music and Dreams, ad Atlanta. Nonostante le seicento copie stampate avessero generato un piccolo culto locale, il disco finì presto nel dimenticatoio a causa della mancanza di supporto mediatico. Dopo trenta anni, la canzone “April Suzanne” riacquistò attenzione grazie a internet, portando alla ristampa dell’album.
La copertina del disco può trarre in inganno, poiché il suo contenuto è una raccolta di brani pop che richiamano artisti come Todd Rundgren e Neil Young. L’album include brani morbidi e malinconici, affiancati da alcuni pezzi più energici, creando un’atmosfera che richiama il soft rock, ma in veste psichedelica.
Disco consigliato:
“Music And Dreams” - (1976, Private Press) Ristampato nel 2022 dalla Anthology Records
Will and James Ragar
Autori di un unico album pubblicato nel 1980 in poche copie e presto scomparso dalla circolazione, i fratelli James e Will Ragar hanno visto il loro disco raggiungere il valore di 1.200 euro su Discogs. Fortunatamente, l’etichetta coreana Riverman, e successivamente BBE, ne hanno curato la ristampa.
Originari della Louisiana, James e Will Ragar si sono formati musicalmente a New Orleans, dove sono stati profondamente influenzati dal jazz dal vivo. La loro esperienza nei club della Louisiana ha affinato il loro stile, che unisce toni acustici ed elettrici in modo unico.
Ribattezzato One nella versione ristampata, l’album è considerato un capolavoro assoluto del folk-funk, una miscela di folk, jazz, country e soul, per lo più acustica, ma con accenti di chitarra elettrica e splendide armonizzazioni vocali.
I fratelli sono accompagnati da John Smart alle tastiere, Dave D'Aubin al basso e Tommy Jefferson alla batteria, che suona un tono più alto del solito sul rullante.
È un disco onirico, perfetto per chi cerca atmosfere da “venticinquesima ora,” simile in intensità all’album dei Batteaux.
“Will and James Ragar One” - (1980, Private Press) Ristampato nel 2010 dalla coreana Riverman Records e nel 2023 dalla BBE
Il resto della compagnia
Le compilation di rarità Westcoast YR sono tappe fondamentali per chi vuole avvicinarsi a questo genere e scoprire artisti rimasti troppo a lungo nell’ombra. Dobbiamo ringraziare etichette come Numero Group, BBE, Favorite Recordings e Too Slow To Disco se oggi possiamo ascoltare questi talenti ingiustamente dimenticati.
Ecco alcune compilation consigliate:
Too Slow To Disco:
“Too Slow To Disco Vol. 1-2-3-4”
“Too Slow To Disco Brasil Compiled By Ed Motta”
“Too Slow To Disco NEO - En France”
“The Ladies Of Too Slow To Disco”
“To Slow To Disco Yacht Soul”
“Yacht Soul - The Cover Version”
Favorite Records
“AOR Global Sound Vol. 1-2-3-4-5”
Numero Group:
“Seafaring Strangers: Private Yacht”
“WV2NG 89.9 FM”
“W3NG”
“WTNG 89.9 FM: Solid Bronze”
BBE:
“Americana - Rock Your Soul - Blue Eyed Soul and Sounds from the Land of the Free”
Etichette:
Yacht Rock
martedì, novembre 12, 2024
Yacht Rock al femminile
L'amico LEANDRO GIOVANNINI prosegue la rubrica dedicata allo YACHT ROCK, ambito musicale spesso vituperato ma che nasconde piccole gemme degne di essere scoperte.
Le puntate precedenti qua: https://tonyface.blogspot.com/search/label/Yacht%20Rock
Il connubio tra yacht rock e la sensibilità femminile ha dato vita a dischi di grande qualità, assolutamente all’altezza dei più celebri nomi maschili del genere.
Nonostante lo yacht rock sia spesso associato a voci maschili, diverse artiste donne hanno saputo imprimere una cifra stilistica unica, portando freschezza e profondità a questo genere.
Pioniere come Carly Simon, Rita Coolidge e Nicolette Larson hanno abbracciato le sonorità morbide e sofisticate dello yacht rock, arricchendole con una sensibilità vocale e lirica tutta al femminile. Anche per queste artiste vale la regola applicata nelle altre puntate: la selezione dei dischi è pensata in modo che possono essere ascoltati in streaming o in forma fisica, gli album introvabili su queste piattaforme non saranno recensiti.
Amy Holland
Amy Holland, vocalist molto attiva negli album di musicisti californiani, emerse sulla scena musicale all’inizio degli anni ’80 con il suo album omonimo, prodotto da Michael McDonald, futuro marito e membro dei Doobie Brothers. Le influenze della band sono chiaramente presenti nel disco, cosa che cambia nel suo secondo album. Anche in questo caso McDonald è alla produzione, ma a differenza del primo lavoro, ricco di cover, qui i brani sono per lo più originali, con quattro tracce scritte dallo stesso McDonald. L’abbinamento tra la voce delicata della Holland e la produzione del marito, caratterizzato da un mix equilibrato di pop, soul e soft rock, avrebbe meritato maggiore successo, nonostante il discreto riscontro ottenuto dal singolo “How Do I Survive”, tratto dal primo album.
Dischi consigliati:
“Amy Holland” - (1980, Capitol)
“On Your Every Word” - (1983, Capitol)
Brenda Russell
Nel 1983, Brenda Russell, dopo aver lasciato la A&M per la Warner Bros. con il produttore Tommy LiPuma, pubblicò Two Eyes, un album che, pur essendo un flop commerciale, è diventato un cult tra i fan dello YR. Il disco, scritto in gran parte dalla Russell, vanta collaborazioni eccezionali, tra cui David Foster, Bill LaBounty, Michael McDonald e Stevie Wonder. I brani spaziano dal pop-soul raffinato a ballad romantiche, come “It’s Something” e “Stay Close”. Nonostante il talento e la qualità degli arrangiamenti, l’album fu ignorato dai media dell’epoca, ma è stato riscoperto grazie anche al passaparola in rete.
Disco consigliato:
“Two Eyes” - (1983, Warner Bros.)
Carly Simon
Carly Simon non ha bisogno di presentazioni, e pur muovendosi in un raffinato pop influenzato dalla Westcoast californiana, l’album in cui si avvicina maggiormente al sound Yacht Rock è “Another Passenger” del 1976. Prodotto da Ted Templeman, il disco vede la partecipazione al completo dei Doobie Brothers e dei Little Feat in veste di musicisti e di altri turnisti di altissimo livello. Se i precedenti lavori della Simon erano già noti per la loro sofisticatezza, qui si va oltre: con l’aggiunta di Van Dyke Parks in una traccia, avete l’ingrediente giusto per il suo album migliore.
Eppure la sua raffinatezza – un mix di pop, folk, soul e blues – lo rese forse troppo sofisticato per il grande pubblico, tanto che raggiunse solo il 29º posto nella Billboard Hot 100.
Disco consigliato:
“Another Passenger” - (1976, Elektra)
Carole Bayer Sager
Carole Bayer Sager, autrice notissima e una delle figure più celebri del pop, vincitrice di un Oscar per la canzone “Arthur” e di innumerevoli altri premi, è stata anche cantante e ha firmato un album amatissimo dai fan dello Yacht Rock: “Sometimes Late At Night”. Prodotto da Burt Bacharach, suo marito all’epoca, l’album contiene brani scritti da entrambi, accompagnati da una formazione di musicisti di altissimo livello.
Si tratta di un concept album che racconta l’evoluzione di una relazione e le varie sfaccettature dell’amore, attraverso una prospettiva femminile, in cui la vulnerabilità della voce della Sager esprime perfettamente la fragilità dei rapporti e il desiderio di ricominciare.
Le canzoni sono il classico pop orchestrale di Bacharach, imponente e avvolgente, caratterizzato da un’intimità lirica e da una magnificenza musicale. L’aggancio con lo YR? Richard Page dei Pages come background vocal e la canzone “Stronger Then Before”. Una curiosità: nel brano “Just Friends”, la Sager duetta con Michael Jackson.
Disco consigliato:
“Sometimes Late At Night” - (1981- Boardwalk)
Charlie Dore
L’attrice e cantautrice inglese Charlie Dore ha pubblicato solo due album nel corso della sua carriera, ma è il secondo a poter essere accostato al sound dello Yacht Rock. Questo è dovuto sia alla qualità dei musicisti coinvolti, tra cui spiccano nomi di rilievo come Jeff e Mike Porcaro e Steve Lukather, sia alla scrittura dei brani. Le canzoni si distinguono infatti per un raffinato pop in stile West Coast, con una forte impronta cantautorale, che riesce a unire melodie accattivanti a sonorità morbide e sofisticate, tipiche di quel periodo e genere. In seguito la Dore lascerà la musica per dedicarsi alla carriera di attrice.
Disco consigliato:
“Listen” - (1981, Chrysalis)
Dara Sedaka
Figlia del celebre cantante Neil Sedaka, a 19 anni registrò un album prodotto da David Foster, pubblicato esclusivamente in Giappone.
Nonostante la partecipazione di musicisti di alto livello come Foster, Steve Porcaro, Steve Lukather e Michael Landau, e malgrado l’atmosfera leggera che caratterizza l’intero lavoro, l’album risulta piuttosto trascurabile. Anche se un paio di brani si distinguono per qualità, nel complesso è un’opera modesta, consigliata più che altro ai collezionisti.
Disco consigliato:
“I’m Your Girl Friend” - (1982, Canyon Records)
Deniece Williams
Deniece Williams è nota soprattutto per la sua collaborazione con Maurice White degli Earth, Wind & Fire, grazie al quale, nel 1976, pubblicò il suo album di debutto, che ottenne grande successo negli Stati Uniti. Tuttavia, per quanto riguarda il suo contributo al sound Yacht Rock, bisogna spostarsi al 1979, quando incise When “Love Comes Calling”.
Questo album, caratterizzato da un raffinato mix di pop e soul in stile losangelino, include anche qualche incursione nella dance meno cialtrona. Prodotto da David Foster e Ray Parker Jr., vanta una schiera di session men californiani di altissimo livello e arrangiamenti sontuosi.
Disco consigliato
“When Loves Come Calling” - (1979, Columbia)
Dionne Warwick
Anche Dionne Warwick ha un album che può essere ascritto allo Yacht Rock, anche se, tra i suoi million sellers dopo il passaggio alla Arista Records, è quello che ha venduto di meno.
“Friends in Love”, prodotto da Jay Graydon, è un classico esempio di “unpopular popular music”, un disco di pop-soul curato nei minimi dettagli e suonato dai migliori musicisti dell’epoca, che però non ha incontrato i gusti del pubblico adulto medio, incapace forse di apprezzarne tutte le sfumature. Eppure, le canzoni avevano tutto il potenziale per essere dei successi.
Disco consigliato:
“Friends in Love” - (1982, Arista)
Diana Ross
Nel 1983, Diana Ross intraprese una sfida audace con la pubblicazione dell’album Ross, cercando di cimentarsi nel pop raffinato e nell’adult-contemporary. Nonostante la presenza di produttori e autori di talento, tra cui Gary Katz, Michael McDonald e Donald Fagen, l’album non ottenne il successo sperato, forse a causa della mancanza di una produzione unitaria e dell’eccessivo uso dei synth, caratteristico dell’epoca.
"Ross" si configura oggi come un lavoro interessante ma frammentato, che riflette le ambizioni e i contrasti di una fase di sperimentazione musicale in ambito pop negli anni ’80.
Disco consigliato:
“Ross” - (1983, RCA)
Elkie Brooks
Elkie Brooks, cantante inglese, non è propriamente associata allo Yacht Rock. Prima della sua carriera solista, ha suonato principalmente rock-blues, inizialmente in coppia con il marito Peter Cage e poi con Cage e Robert Palmer nel gruppo Vinegar Joe.
Con il suo secondo album solista, la Brooks ha esplorato sonorità che si avvicinano allo Yacht Rock, pur senza rientrarvi del tutto, spaziando tra pop-rock e pop-soul in un disco comunque interessante.
Disco consigliato:
“Two Days Away” - (1977, A&M)
Evie Sands
Evie Sands è un’altra cantante bianca profondamente innamorata del soul, genere a cui ha dedicato la sua carriera. Pur avendo pubblicato solo sei album in circa quarant’anni e ottenuto un singolo di successo negli Stati Uniti nel 1969, è con il suo secondo album solista che ha messo in luce tutto il suo talento.
Estate of Mind, composto in gran parte dalla stessa Sands, ha ricevuto un buon riscontro sia dalla critica, che dagli appassionati di musica soul. L’album colpisce per la sua raffinata miscela di soul e pop, grazie ai musicisti coinvolti e alla cura degli arrangiamenti, anticipando lo stile che sarebbe poi diventato tipico delle produzioni Yacht Rock.
Disco consigliato:
“Estate of Mind” - (1975, Haven)
Jaye P. Morgan
In Italia è poco conosciuta, ma J.P. Morgan fu una figura popolarissima negli Stati Uniti negli anni ‘50 e ‘60, grazie anche a due programmi televisivi da lei condotti.
Dotata di una voce perfetta per il soul, la Morgan non aveva mai esplorato questo genere fino al 1976, quando, dopo una carriera legata a brani pop e ballad jazz, fu scelta dal giovane David Foster per la produzione del suo primo album come produttore in proprio. In questo disco si possono già scorgere le fondamenta del sound che avrebbe caratterizzato il futuro dello Yacht Rock targato Foster.
L’album omonimo di J.P. Morgan è un piccolo capolavoro di pop raffinato e soul levigato, che avrebbe influenzato tutti quegli artisti in cerca di perfezione sia nella produzione che negli arrangiamenti, unendo la precisione tecnica all’eleganza stilistica che diventerà il marchio di fabbrica dello Yacht Rock.
Disco consigliato:
“Jaye P. Morgan” - (1976, Candor)
Karla Bonoff
Tra tutte le rivalutazioni, anche alcune di cui non ne sentivamo il bisogno, spicca l’assenza di un nome come Karla Bonoff. Nonostante il suo significativo contributo alla musica, la sua carriera non ha ricevuto l’attenzione che merita, e molti degli ascoltatori contemporanei potrebbero non conoscere il suo lavoro.
La sua capacità di scrivere canzoni che raccontano storie con una personalità emotiva rara, rimane una delle sue qualità distintive, rendendola una figura importante e spesso trascurata nel panorama musicale degli anni ’70. Il suo omonimo album solista, pubblicato nel 1977, è un capolavoro che ha ricevuto elogi sia dalla critica che dal pubblico. Questo disco contiene alcune delle sue canzoni più belle, come “Someone to Lay Down Beside Me” e “Home,” che catturano perfettamente la sua abilità nel descrivere emozioni complesse e storie di vita quotidiana.
La produzione curata e le melodie accattivanti hanno reso l’album un classico nel genere, influenzando molti artisti successivi. Dischi consigliati:
“Karla Bonoff” - (1977, Columbia)
“Restless Night” - (1979, Columbia)
Kiki Dee
Il fan appassionato di Yacht Rock è un vero esploratore musicale, sempre alla ricerca di perle nascoste oltre le canzoni più popolari.
Kiki Dee, icona britannica soprattutto per il celebre duetto con Elton John in “Don’t Go Breaking My Heart”, nel 1978 registrò Stay With Me a Los Angeles, un album che incanta i veri conoscitori del genere. Prodotto da Bill Schnee, l’album vede la partecipazione dei Toto e di altri rinomati sessionman californiani, offrendo una sofisticata interpretazione del pop californiano. La voce della Dee si fonde perfettamente con questa atmosfera musicale ricca di qualità e raffinatezza, con brani notevoli come “One Step”, “Don’t Stop Loving Me” e “Safe Harbor”.
Disco consigliato:
“Stay With Me” - (1978, Rocket)
Lani Hall
Lani Hall è una cantante statunitense che ha iniziato la sua carriera come voce principale del gruppo Sérgio Mendes & Brasil ’66, con cui ha portato il sound della bossa nova negli Stati Uniti interpretando brani come “Mas que Nada” e “The Look of Love”. Dopo aver lasciato il gruppo, ha intrapreso una carriera solista, esplorando generi come pop, jazz e musica latina, spesso collaborando con il marito, il musicista Herb Alpert.
I suoi album da solista più vicini allo stile West Coast/YR sono Blush del 1980 e Albany Park del 1981; personalmente, preferisco il primo, un disco che coinvolge grandi musicisti come Jeff e Mike Porcaro, Jay Graydon, Greg Phillinganes e David Hungate. È un ottimo lavoro di pop raffinato, quando questo genere non era ancora sputtanato come oggi.
Dischi consigliati:
“Blush” - (1980, A&M)
“Albany Park” - (1981, A&M)
Laura Nyro
“Walk the Dog and Light the Light,” pubblicato nel 1993, segna l’ultimo album di Laura Nyro prima della sua prematura scomparsa nel 1997. Nonostante l’etichetta di “minore” data da alcuni critici, l’album è una sofisticata esplorazione del genere adult contemporary, resa possibile grazie alla produzione di Gary Katz, già produttore degli Steely Dan, che riesce a valorizzare appieno la sensibilità della Nyro.
Il disco alterna brani soulful e intimi, come “A Woman of the World,” “The Descent of Luna Rose,” “Art of Love,” e “Broken Rainbow.” Su dieci tracce, otto sono originali e due cover, arricchite dal contributo di talenti come i Brecker Brothers, Bernard Purdie e Michael Landau.
Dischi consigliati:
“Nested” - (1978, Columbia)
“Walk The Dog And Light The Light” - (1993, Columbia)
Laura Allan
Laura Allan è un nome poco conosciuto dagli appassionati di musica, ad eccezione forse dai fan della West Coast. Da giovane, la Allan strinse amicizia con Joni Mitchell, Jackson Browne e David Crosby; suo è l’autoharp del brano “Traction in The Rain”, contenuto nell’album “If I Could Only Remember My Name”. Nonostante le buone premesse, il primo album della Allan risale al 1978 ed è emblematico di come il termine yacht rock possa essere interpretato in modi diversi, poiché al suo interno si respirano atmosfere tipicamente westcoastiane, con una predilezione per i suoni acustici.
Il disco, caratterizzato da una voce delicata e rilassata, non ebbe un seguito immediato; la Allan tornò a incidere altri due album nel 1996 e nel 1999, prima della prematura scomparsa nel 2008, a soli 56 anni.
Disco consigliato:
“Laura Allan” - (1978, Elektra)
Laureen Wood
Laureen Wood è una voce di spicco nello yacht-rock, con due album solisti che si distinguono: “Cat Trick” e “Laureen Wood”. Prima di intraprendere la carriera solista, ha fatto parte del trio Chunk, Novi ed Ernie, che pubblicò due album, il primo dei quali fu prodotto da John Cale.
I suoi dischi solisti rappresentano il westcoast pop nella sua forma migliore, caratterizzati da un groove impeccabile e da un mix di pop di sostanza e soul. Purtroppo, questi album non ottennero un riscontro commerciale significativo, portando la Wood a intraprendere una carriera come autrice per altri artisti e per colonne sonore di film e programmi televisivi.
Dischi consigliati:
“Laureen Wood” - (1979, Warner Bros.)
“Cat Trick” - (1981, Warner Bros.)
Leah Kunkel
Leah Kunkel ha iniziato la sua carriera principalmente come cantante di supporto e corista, collaborando con artisti importanti come Jackson Browne, James Taylor, Art Garfunkel, e molti altri nomi noti del folk-rock e della soft rock californiana. Oltre alla sua carriera di corista, ha pubblicato due lavori da solista: Leah Kunkel (1979) e I Run With Trouble (1980). Nonostante non abbiano raggiunto un grande successo commerciale, sono da annoverare come due ottimi lavori, tra i quali preferisco il primo, composto da canzoni pop con retrogusto soul ed eccellenti arrangiamenti.
Una curiosità: Leah Kunkel è la sorella minore di “Mama” Cass Elliot, cantante dei The Mamas and the Papas.
“Leah Kunkel” - (1979, Columbia)
Libby Titus
Libby Titus è una figura significativa nella musica degli anni ’70 e ’80, conosciuta non solo per la sua carriera artistica, ma anche per la sua relazione con Donald Fagen, co-fondatore degli Steely Dan. Ha collaborato con artisti di spicco, tra cui Jackson Browne.
Il suo album più noto, “Libby Titus,” pubblicato nel 1977, è stato apprezzato per il suo mix di pop e soul, arricchito da inflessioni jazzate e un cantautorato intimistico, che dimostra la sua abilità nel fondere diversi stili musicali. Vale la pena ascoltarlo, poiché potrebbe sorprendervi. Nonostante il suo talento, il suo lavoro non ha ricevuto il riconoscimento commerciale che meritava. Inoltre, sono da segnalare le sue collaborazioni con Burt Bacharach e Dr. John.
Disco consigliato:
“Libby Titus” - (1977, Columbia)
Lisa Dal Bello
Lisa Dal Bello debutta come solista nel 1977 con un album prodotto da David Foster, che vede la partecipazione dell’intera band dei Toto e di artisti come Jay Graydon, Jay Gruska, Larry Carlton e Bill Champlin.
Nonostante il discreto successo, l’album non le garantì il rinnovo del contratto con la MCA. Il disco eccelle nelle ballad e nei brani mid-tempo di pop raffinato, in perfetto stile West Coast/AOR, mentre i pezzi in stile rock FM risultano meno convincenti, anche se non compromettono il giudizio complessivo, che resta positivo. Dal 1981 l’artista si orienterà verso un rock più convenzionale, lasciando questo primo album come unica testimonianza nel genere YR. Disco consigliato:
“Lisa Dal Bello” - (1977, MCA)
Marva King
Famosa per le sue collaborazioni con artisti del calibro di Prince, Stevie Wonder e Lenny Kravitz, e per il suo status di dance-diva, nel 1981 la King ha fatto il suo ingresso nell’epopea dello yacht rock con l’album “Feels Right”.
Anche se non è particolarmente memorabile, potrebbe piacere a chi apprezza il mellow soul più zuccheroso. Vale la pena notare la sua bella cover di un brano scritto da Kenny Loggins e Richard Page dei Pages, che le consente di dare un piccolo contributo al Westcoast pop. Disco consigliato:
“Feels Right” - (1981, RCA)
Melissa Manchester
Poco conosciuta in Italia, ma non nei paesi anglosassoni, la Manchester è una cantante dotata di notevoli capacità vocali. Ha avuto la fortuna di collaborare con un maestro dell’R’n’B come Leon Ware, che le ha prodotto quello che è considerato il suo capolavoro, “Don’t Cry Out Loud”, un album davvero bello di blue-eyed soul e sophisti-pop. Nonostante la melensa title track, che stona completamente con il mood del disco e che è stata imposta da quello sfaccimme di Clive Davis, forse pensando di avere a che fare con una Barry Manilow in gonnella, e nonostante il disaccordo della Manchester, il resto dell’album riesce a volare davvero alto.
Dischi consigliati:
“Home To Myself” - (1973, Arista)
“Don’t Cry Out Loud” - (1978, Arista)
Nicolette Larson
Se “Cool Night” di Paul Davis rappresenta al meglio il genere YR per gli artisti maschili, per le artiste femminili il brano simbolo è senza dubbio “Lotta Love”. Scritta da Neil Young, interpretata da Nicolette Larson – sua corista – e arrangiata secondo i canoni del genere YR, la canzone raggiunse l’ottava posizione della Billboard Hot 100 e conquistò il primo posto nella classifica adult contemporary ed ebbe un discreto successo anche in Italia.
Nessuno mi toglie dalla testa che il brano abbia ispirato l’atmosfera di “Voglia e Turnà” di Teresa De Sio.
Nicolette Larson, però, non è solo “Lotta Love”: i suoi primi due album rientrano di diritto tra i migliori del genere. Tra i due, il secondo è probabilmente il più riuscito, con sonorità più mature e una traccia che da sola giustifica l’acquisto dell’album: “Let Me Go, Love”, cantata in coppia con Michael McDonald.
Purtroppo, la Larson non riuscì a mantenere gli stessi risultati negli album successivi, orientandosi verso il country, dove ebbe un discreto successo nelle classifiche di settore. La sua vita si concluse prematuramente nel 1997, a soli 45 anni, a causa di complicazioni legate a un edema cerebrale. Nicolette Larson rimarrà per sempre un simbolo della scena YR degli anni ’70.
Dischi consigliati:
“Nicolette” - (1978, Warner Bros.)
“In The Nick Of Time” - (1979, Warner Bros.)
Randy Crawford
Randy Crawford, insieme a Valerie Carter, è una delle voci femminili più belle del panorama westcoast pop, e con Nicolette Larson è anche quella che ha ottenuto più successo nel genere. Tuttavia, il primo successo della Crawford arrivò nel mondo del jazz fusion, come vocalist del brano Street Life dei Crusaders.
Passata sotto la guida del produttore Tommy LiPuma, realizzò quelli che sono considerati due pietre miliari dello yacht rock al femminile: Secret Combination e Windsong, quest’ultimo un vero capolavoro. Le canzoni presentano un pop losangelino in versione extra-lusso, grazie alla perizia musicale dei sessionmen e alla straordinaria voce della Crawford, che rendono questo album un classico senza tempo.
Come per il primo album di Robbie Dupree, anche l’ascolto di Windsong ha quella “maledizione” che mi colpisce all’improvviso, evocando una pioggia di ricordi e facendomi precipitare nella “saudade” per quel periodo a cavallo tra gli anni ’70 e ’80.
Dischi consigliati:
“Secret Combination” - (1981, Warner Bros.)
“Windsong” - (1982, Warner Bros.)
Rita Coolidge
Rita Coolidge è un’interprete molto conosciuta e apprezzata negli Stati Uniti, che ha avuto un breve momento di notorietà radiofonica in Italia grazie al singolo “You” del 1978. Sebbene non si possa definire un’artista propriamente YR, l’album che più si avvicina a questo genere è “Anytime… Anywhere”, pubblicato nel 1977. Gli appassionati di YR la ricordano soprattutto per la sua magistrale interpretazione di “We’re All Alone”, un brano di Boz Scaggs.
I suoi album consistono essenzialmente in reinterpretazioni di canzoni di artisti come Smokey Robinson, Barry Gibb, Neil Sedaka e Sam Cooke. Tuttavia, nonostante alcuni elementi comuni, i suoi lavori di fine anni 70 non possono essere definiti propriamente YR, ma restano comunque i migliori.
Album consigliato:
“Anytime… Anywhere” - (1977, A&M)
Sarah Dash
Sarah Dash è stata una cantante e attrice americana, nota soprattutto per il suo ruolo nel gruppo femminile Labelle, con cui ha raggiunto il successo negli anni ’70 grazie alla hit Lady Marmalade. Anche Sarah Dash abbracciò le sonorità dello yacht rock e del pop sofisticato con l’album Close Enough del 1983, uno dei suoi progetti più raffinati e in linea con lo spirito del westcoast pop. Le tracce dell’album fondono elementi di R&B e soul raffinato con arrangiamenti e una produzione elegante, che richiamano le sonorità di artisti come Michael McDonald e David Foster. Molto bella la cover di “Somebody’s Angel”, brano scritto da David Lasley.
Disco consigliato:
“Close Enough” - (1983, Columbia)
Valerie Carter
Valerie Carter rappresenta un’altra scommessa perduta del westcoast pop, essendo una delle voci più belle che abbiano arricchito il genere. È stata una corista molto richiesta, collaborando con artisti del calibro di James Taylor, sua stretta amica e collaboratrice per decenni, Linda Ronstadt, Jackson Browne, Don Henley e molti altri.
La sua voce contribuiva in modo significativo alle armonie vocali di queste produzioni, grazie alla sua timbrica e alle interpretazione delicate. La Carter ha debuttato come solista nel 1977 con l’album Just a Stone’s Throw Away, un lavoro che mostra il suo talento unico nell’interpretare brani di genere folk, pop e R&B con una sensibilità raffinata. L’album, prodotto da Lowell George dei Little Feat, è considerato uno dei migliori esempi dello stile westcoast, grazie anche alla partecipazione di musicisti di spicco come Jackson Browne, Maurice White e membri dei Little Feat.
Valerie ha pubblicato un altro album, Wild Child (1978), ma, nonostante le recensioni positive, non ha mai raggiunto un successo commerciale significativo. Se il suo primo lavoro può essere ascritto alla westcoast più tradizionale con incursioni nel soul, è con Wild Child che Valerie Carter approda al pop-soul sofisticato, regalandoci un album straordinario.
Dischi consigliati:
“Just A Stone's Throw Away” - (1977, Columbia)
“Wild Child” - (1978, Columbia)
Le puntate precedenti qua: https://tonyface.blogspot.com/search/label/Yacht%20Rock
Il connubio tra yacht rock e la sensibilità femminile ha dato vita a dischi di grande qualità, assolutamente all’altezza dei più celebri nomi maschili del genere.
Nonostante lo yacht rock sia spesso associato a voci maschili, diverse artiste donne hanno saputo imprimere una cifra stilistica unica, portando freschezza e profondità a questo genere.
Pioniere come Carly Simon, Rita Coolidge e Nicolette Larson hanno abbracciato le sonorità morbide e sofisticate dello yacht rock, arricchendole con una sensibilità vocale e lirica tutta al femminile. Anche per queste artiste vale la regola applicata nelle altre puntate: la selezione dei dischi è pensata in modo che possono essere ascoltati in streaming o in forma fisica, gli album introvabili su queste piattaforme non saranno recensiti.
Amy Holland
Amy Holland, vocalist molto attiva negli album di musicisti californiani, emerse sulla scena musicale all’inizio degli anni ’80 con il suo album omonimo, prodotto da Michael McDonald, futuro marito e membro dei Doobie Brothers. Le influenze della band sono chiaramente presenti nel disco, cosa che cambia nel suo secondo album. Anche in questo caso McDonald è alla produzione, ma a differenza del primo lavoro, ricco di cover, qui i brani sono per lo più originali, con quattro tracce scritte dallo stesso McDonald. L’abbinamento tra la voce delicata della Holland e la produzione del marito, caratterizzato da un mix equilibrato di pop, soul e soft rock, avrebbe meritato maggiore successo, nonostante il discreto riscontro ottenuto dal singolo “How Do I Survive”, tratto dal primo album.
Dischi consigliati:
“Amy Holland” - (1980, Capitol)
“On Your Every Word” - (1983, Capitol)
Brenda Russell
Nel 1983, Brenda Russell, dopo aver lasciato la A&M per la Warner Bros. con il produttore Tommy LiPuma, pubblicò Two Eyes, un album che, pur essendo un flop commerciale, è diventato un cult tra i fan dello YR. Il disco, scritto in gran parte dalla Russell, vanta collaborazioni eccezionali, tra cui David Foster, Bill LaBounty, Michael McDonald e Stevie Wonder. I brani spaziano dal pop-soul raffinato a ballad romantiche, come “It’s Something” e “Stay Close”. Nonostante il talento e la qualità degli arrangiamenti, l’album fu ignorato dai media dell’epoca, ma è stato riscoperto grazie anche al passaparola in rete.
Disco consigliato:
“Two Eyes” - (1983, Warner Bros.)
Carly Simon
Carly Simon non ha bisogno di presentazioni, e pur muovendosi in un raffinato pop influenzato dalla Westcoast californiana, l’album in cui si avvicina maggiormente al sound Yacht Rock è “Another Passenger” del 1976. Prodotto da Ted Templeman, il disco vede la partecipazione al completo dei Doobie Brothers e dei Little Feat in veste di musicisti e di altri turnisti di altissimo livello. Se i precedenti lavori della Simon erano già noti per la loro sofisticatezza, qui si va oltre: con l’aggiunta di Van Dyke Parks in una traccia, avete l’ingrediente giusto per il suo album migliore.
Eppure la sua raffinatezza – un mix di pop, folk, soul e blues – lo rese forse troppo sofisticato per il grande pubblico, tanto che raggiunse solo il 29º posto nella Billboard Hot 100.
Disco consigliato:
“Another Passenger” - (1976, Elektra)
Carole Bayer Sager
Carole Bayer Sager, autrice notissima e una delle figure più celebri del pop, vincitrice di un Oscar per la canzone “Arthur” e di innumerevoli altri premi, è stata anche cantante e ha firmato un album amatissimo dai fan dello Yacht Rock: “Sometimes Late At Night”. Prodotto da Burt Bacharach, suo marito all’epoca, l’album contiene brani scritti da entrambi, accompagnati da una formazione di musicisti di altissimo livello.
Si tratta di un concept album che racconta l’evoluzione di una relazione e le varie sfaccettature dell’amore, attraverso una prospettiva femminile, in cui la vulnerabilità della voce della Sager esprime perfettamente la fragilità dei rapporti e il desiderio di ricominciare.
Le canzoni sono il classico pop orchestrale di Bacharach, imponente e avvolgente, caratterizzato da un’intimità lirica e da una magnificenza musicale. L’aggancio con lo YR? Richard Page dei Pages come background vocal e la canzone “Stronger Then Before”. Una curiosità: nel brano “Just Friends”, la Sager duetta con Michael Jackson.
Disco consigliato:
“Sometimes Late At Night” - (1981- Boardwalk)
Charlie Dore
L’attrice e cantautrice inglese Charlie Dore ha pubblicato solo due album nel corso della sua carriera, ma è il secondo a poter essere accostato al sound dello Yacht Rock. Questo è dovuto sia alla qualità dei musicisti coinvolti, tra cui spiccano nomi di rilievo come Jeff e Mike Porcaro e Steve Lukather, sia alla scrittura dei brani. Le canzoni si distinguono infatti per un raffinato pop in stile West Coast, con una forte impronta cantautorale, che riesce a unire melodie accattivanti a sonorità morbide e sofisticate, tipiche di quel periodo e genere. In seguito la Dore lascerà la musica per dedicarsi alla carriera di attrice.
Disco consigliato:
“Listen” - (1981, Chrysalis)
Dara Sedaka
Figlia del celebre cantante Neil Sedaka, a 19 anni registrò un album prodotto da David Foster, pubblicato esclusivamente in Giappone.
Nonostante la partecipazione di musicisti di alto livello come Foster, Steve Porcaro, Steve Lukather e Michael Landau, e malgrado l’atmosfera leggera che caratterizza l’intero lavoro, l’album risulta piuttosto trascurabile. Anche se un paio di brani si distinguono per qualità, nel complesso è un’opera modesta, consigliata più che altro ai collezionisti.
Disco consigliato:
“I’m Your Girl Friend” - (1982, Canyon Records)
Deniece Williams
Deniece Williams è nota soprattutto per la sua collaborazione con Maurice White degli Earth, Wind & Fire, grazie al quale, nel 1976, pubblicò il suo album di debutto, che ottenne grande successo negli Stati Uniti. Tuttavia, per quanto riguarda il suo contributo al sound Yacht Rock, bisogna spostarsi al 1979, quando incise When “Love Comes Calling”.
Questo album, caratterizzato da un raffinato mix di pop e soul in stile losangelino, include anche qualche incursione nella dance meno cialtrona. Prodotto da David Foster e Ray Parker Jr., vanta una schiera di session men californiani di altissimo livello e arrangiamenti sontuosi.
Disco consigliato
“When Loves Come Calling” - (1979, Columbia)
Dionne Warwick
Anche Dionne Warwick ha un album che può essere ascritto allo Yacht Rock, anche se, tra i suoi million sellers dopo il passaggio alla Arista Records, è quello che ha venduto di meno.
“Friends in Love”, prodotto da Jay Graydon, è un classico esempio di “unpopular popular music”, un disco di pop-soul curato nei minimi dettagli e suonato dai migliori musicisti dell’epoca, che però non ha incontrato i gusti del pubblico adulto medio, incapace forse di apprezzarne tutte le sfumature. Eppure, le canzoni avevano tutto il potenziale per essere dei successi.
Disco consigliato:
“Friends in Love” - (1982, Arista)
Diana Ross
Nel 1983, Diana Ross intraprese una sfida audace con la pubblicazione dell’album Ross, cercando di cimentarsi nel pop raffinato e nell’adult-contemporary. Nonostante la presenza di produttori e autori di talento, tra cui Gary Katz, Michael McDonald e Donald Fagen, l’album non ottenne il successo sperato, forse a causa della mancanza di una produzione unitaria e dell’eccessivo uso dei synth, caratteristico dell’epoca.
"Ross" si configura oggi come un lavoro interessante ma frammentato, che riflette le ambizioni e i contrasti di una fase di sperimentazione musicale in ambito pop negli anni ’80.
Disco consigliato:
“Ross” - (1983, RCA)
Elkie Brooks
Elkie Brooks, cantante inglese, non è propriamente associata allo Yacht Rock. Prima della sua carriera solista, ha suonato principalmente rock-blues, inizialmente in coppia con il marito Peter Cage e poi con Cage e Robert Palmer nel gruppo Vinegar Joe.
Con il suo secondo album solista, la Brooks ha esplorato sonorità che si avvicinano allo Yacht Rock, pur senza rientrarvi del tutto, spaziando tra pop-rock e pop-soul in un disco comunque interessante.
Disco consigliato:
“Two Days Away” - (1977, A&M)
Evie Sands
Evie Sands è un’altra cantante bianca profondamente innamorata del soul, genere a cui ha dedicato la sua carriera. Pur avendo pubblicato solo sei album in circa quarant’anni e ottenuto un singolo di successo negli Stati Uniti nel 1969, è con il suo secondo album solista che ha messo in luce tutto il suo talento.
Estate of Mind, composto in gran parte dalla stessa Sands, ha ricevuto un buon riscontro sia dalla critica, che dagli appassionati di musica soul. L’album colpisce per la sua raffinata miscela di soul e pop, grazie ai musicisti coinvolti e alla cura degli arrangiamenti, anticipando lo stile che sarebbe poi diventato tipico delle produzioni Yacht Rock.
Disco consigliato:
“Estate of Mind” - (1975, Haven)
Jaye P. Morgan
In Italia è poco conosciuta, ma J.P. Morgan fu una figura popolarissima negli Stati Uniti negli anni ‘50 e ‘60, grazie anche a due programmi televisivi da lei condotti.
Dotata di una voce perfetta per il soul, la Morgan non aveva mai esplorato questo genere fino al 1976, quando, dopo una carriera legata a brani pop e ballad jazz, fu scelta dal giovane David Foster per la produzione del suo primo album come produttore in proprio. In questo disco si possono già scorgere le fondamenta del sound che avrebbe caratterizzato il futuro dello Yacht Rock targato Foster.
L’album omonimo di J.P. Morgan è un piccolo capolavoro di pop raffinato e soul levigato, che avrebbe influenzato tutti quegli artisti in cerca di perfezione sia nella produzione che negli arrangiamenti, unendo la precisione tecnica all’eleganza stilistica che diventerà il marchio di fabbrica dello Yacht Rock.
Disco consigliato:
“Jaye P. Morgan” - (1976, Candor)
Karla Bonoff
Tra tutte le rivalutazioni, anche alcune di cui non ne sentivamo il bisogno, spicca l’assenza di un nome come Karla Bonoff. Nonostante il suo significativo contributo alla musica, la sua carriera non ha ricevuto l’attenzione che merita, e molti degli ascoltatori contemporanei potrebbero non conoscere il suo lavoro.
La sua capacità di scrivere canzoni che raccontano storie con una personalità emotiva rara, rimane una delle sue qualità distintive, rendendola una figura importante e spesso trascurata nel panorama musicale degli anni ’70. Il suo omonimo album solista, pubblicato nel 1977, è un capolavoro che ha ricevuto elogi sia dalla critica che dal pubblico. Questo disco contiene alcune delle sue canzoni più belle, come “Someone to Lay Down Beside Me” e “Home,” che catturano perfettamente la sua abilità nel descrivere emozioni complesse e storie di vita quotidiana.
La produzione curata e le melodie accattivanti hanno reso l’album un classico nel genere, influenzando molti artisti successivi. Dischi consigliati:
“Karla Bonoff” - (1977, Columbia)
“Restless Night” - (1979, Columbia)
Kiki Dee
Il fan appassionato di Yacht Rock è un vero esploratore musicale, sempre alla ricerca di perle nascoste oltre le canzoni più popolari.
Kiki Dee, icona britannica soprattutto per il celebre duetto con Elton John in “Don’t Go Breaking My Heart”, nel 1978 registrò Stay With Me a Los Angeles, un album che incanta i veri conoscitori del genere. Prodotto da Bill Schnee, l’album vede la partecipazione dei Toto e di altri rinomati sessionman californiani, offrendo una sofisticata interpretazione del pop californiano. La voce della Dee si fonde perfettamente con questa atmosfera musicale ricca di qualità e raffinatezza, con brani notevoli come “One Step”, “Don’t Stop Loving Me” e “Safe Harbor”.
Disco consigliato:
“Stay With Me” - (1978, Rocket)
Lani Hall
Lani Hall è una cantante statunitense che ha iniziato la sua carriera come voce principale del gruppo Sérgio Mendes & Brasil ’66, con cui ha portato il sound della bossa nova negli Stati Uniti interpretando brani come “Mas que Nada” e “The Look of Love”. Dopo aver lasciato il gruppo, ha intrapreso una carriera solista, esplorando generi come pop, jazz e musica latina, spesso collaborando con il marito, il musicista Herb Alpert.
I suoi album da solista più vicini allo stile West Coast/YR sono Blush del 1980 e Albany Park del 1981; personalmente, preferisco il primo, un disco che coinvolge grandi musicisti come Jeff e Mike Porcaro, Jay Graydon, Greg Phillinganes e David Hungate. È un ottimo lavoro di pop raffinato, quando questo genere non era ancora sputtanato come oggi.
Dischi consigliati:
“Blush” - (1980, A&M)
“Albany Park” - (1981, A&M)
Laura Nyro
“Walk the Dog and Light the Light,” pubblicato nel 1993, segna l’ultimo album di Laura Nyro prima della sua prematura scomparsa nel 1997. Nonostante l’etichetta di “minore” data da alcuni critici, l’album è una sofisticata esplorazione del genere adult contemporary, resa possibile grazie alla produzione di Gary Katz, già produttore degli Steely Dan, che riesce a valorizzare appieno la sensibilità della Nyro.
Il disco alterna brani soulful e intimi, come “A Woman of the World,” “The Descent of Luna Rose,” “Art of Love,” e “Broken Rainbow.” Su dieci tracce, otto sono originali e due cover, arricchite dal contributo di talenti come i Brecker Brothers, Bernard Purdie e Michael Landau.
Dischi consigliati:
“Nested” - (1978, Columbia)
“Walk The Dog And Light The Light” - (1993, Columbia)
Laura Allan
Laura Allan è un nome poco conosciuto dagli appassionati di musica, ad eccezione forse dai fan della West Coast. Da giovane, la Allan strinse amicizia con Joni Mitchell, Jackson Browne e David Crosby; suo è l’autoharp del brano “Traction in The Rain”, contenuto nell’album “If I Could Only Remember My Name”. Nonostante le buone premesse, il primo album della Allan risale al 1978 ed è emblematico di come il termine yacht rock possa essere interpretato in modi diversi, poiché al suo interno si respirano atmosfere tipicamente westcoastiane, con una predilezione per i suoni acustici.
Il disco, caratterizzato da una voce delicata e rilassata, non ebbe un seguito immediato; la Allan tornò a incidere altri due album nel 1996 e nel 1999, prima della prematura scomparsa nel 2008, a soli 56 anni.
Disco consigliato:
“Laura Allan” - (1978, Elektra)
Laureen Wood
Laureen Wood è una voce di spicco nello yacht-rock, con due album solisti che si distinguono: “Cat Trick” e “Laureen Wood”. Prima di intraprendere la carriera solista, ha fatto parte del trio Chunk, Novi ed Ernie, che pubblicò due album, il primo dei quali fu prodotto da John Cale.
I suoi dischi solisti rappresentano il westcoast pop nella sua forma migliore, caratterizzati da un groove impeccabile e da un mix di pop di sostanza e soul. Purtroppo, questi album non ottennero un riscontro commerciale significativo, portando la Wood a intraprendere una carriera come autrice per altri artisti e per colonne sonore di film e programmi televisivi.
Dischi consigliati:
“Laureen Wood” - (1979, Warner Bros.)
“Cat Trick” - (1981, Warner Bros.)
Leah Kunkel
Leah Kunkel ha iniziato la sua carriera principalmente come cantante di supporto e corista, collaborando con artisti importanti come Jackson Browne, James Taylor, Art Garfunkel, e molti altri nomi noti del folk-rock e della soft rock californiana. Oltre alla sua carriera di corista, ha pubblicato due lavori da solista: Leah Kunkel (1979) e I Run With Trouble (1980). Nonostante non abbiano raggiunto un grande successo commerciale, sono da annoverare come due ottimi lavori, tra i quali preferisco il primo, composto da canzoni pop con retrogusto soul ed eccellenti arrangiamenti.
Una curiosità: Leah Kunkel è la sorella minore di “Mama” Cass Elliot, cantante dei The Mamas and the Papas.
“Leah Kunkel” - (1979, Columbia)
Libby Titus
Libby Titus è una figura significativa nella musica degli anni ’70 e ’80, conosciuta non solo per la sua carriera artistica, ma anche per la sua relazione con Donald Fagen, co-fondatore degli Steely Dan. Ha collaborato con artisti di spicco, tra cui Jackson Browne.
Il suo album più noto, “Libby Titus,” pubblicato nel 1977, è stato apprezzato per il suo mix di pop e soul, arricchito da inflessioni jazzate e un cantautorato intimistico, che dimostra la sua abilità nel fondere diversi stili musicali. Vale la pena ascoltarlo, poiché potrebbe sorprendervi. Nonostante il suo talento, il suo lavoro non ha ricevuto il riconoscimento commerciale che meritava. Inoltre, sono da segnalare le sue collaborazioni con Burt Bacharach e Dr. John.
Disco consigliato:
“Libby Titus” - (1977, Columbia)
Lisa Dal Bello
Lisa Dal Bello debutta come solista nel 1977 con un album prodotto da David Foster, che vede la partecipazione dell’intera band dei Toto e di artisti come Jay Graydon, Jay Gruska, Larry Carlton e Bill Champlin.
Nonostante il discreto successo, l’album non le garantì il rinnovo del contratto con la MCA. Il disco eccelle nelle ballad e nei brani mid-tempo di pop raffinato, in perfetto stile West Coast/AOR, mentre i pezzi in stile rock FM risultano meno convincenti, anche se non compromettono il giudizio complessivo, che resta positivo. Dal 1981 l’artista si orienterà verso un rock più convenzionale, lasciando questo primo album come unica testimonianza nel genere YR. Disco consigliato:
“Lisa Dal Bello” - (1977, MCA)
Marva King
Famosa per le sue collaborazioni con artisti del calibro di Prince, Stevie Wonder e Lenny Kravitz, e per il suo status di dance-diva, nel 1981 la King ha fatto il suo ingresso nell’epopea dello yacht rock con l’album “Feels Right”.
Anche se non è particolarmente memorabile, potrebbe piacere a chi apprezza il mellow soul più zuccheroso. Vale la pena notare la sua bella cover di un brano scritto da Kenny Loggins e Richard Page dei Pages, che le consente di dare un piccolo contributo al Westcoast pop. Disco consigliato:
“Feels Right” - (1981, RCA)
Melissa Manchester
Poco conosciuta in Italia, ma non nei paesi anglosassoni, la Manchester è una cantante dotata di notevoli capacità vocali. Ha avuto la fortuna di collaborare con un maestro dell’R’n’B come Leon Ware, che le ha prodotto quello che è considerato il suo capolavoro, “Don’t Cry Out Loud”, un album davvero bello di blue-eyed soul e sophisti-pop. Nonostante la melensa title track, che stona completamente con il mood del disco e che è stata imposta da quello sfaccimme di Clive Davis, forse pensando di avere a che fare con una Barry Manilow in gonnella, e nonostante il disaccordo della Manchester, il resto dell’album riesce a volare davvero alto.
Dischi consigliati:
“Home To Myself” - (1973, Arista)
“Don’t Cry Out Loud” - (1978, Arista)
Nicolette Larson
Se “Cool Night” di Paul Davis rappresenta al meglio il genere YR per gli artisti maschili, per le artiste femminili il brano simbolo è senza dubbio “Lotta Love”. Scritta da Neil Young, interpretata da Nicolette Larson – sua corista – e arrangiata secondo i canoni del genere YR, la canzone raggiunse l’ottava posizione della Billboard Hot 100 e conquistò il primo posto nella classifica adult contemporary ed ebbe un discreto successo anche in Italia.
Nessuno mi toglie dalla testa che il brano abbia ispirato l’atmosfera di “Voglia e Turnà” di Teresa De Sio.
Nicolette Larson, però, non è solo “Lotta Love”: i suoi primi due album rientrano di diritto tra i migliori del genere. Tra i due, il secondo è probabilmente il più riuscito, con sonorità più mature e una traccia che da sola giustifica l’acquisto dell’album: “Let Me Go, Love”, cantata in coppia con Michael McDonald.
Purtroppo, la Larson non riuscì a mantenere gli stessi risultati negli album successivi, orientandosi verso il country, dove ebbe un discreto successo nelle classifiche di settore. La sua vita si concluse prematuramente nel 1997, a soli 45 anni, a causa di complicazioni legate a un edema cerebrale. Nicolette Larson rimarrà per sempre un simbolo della scena YR degli anni ’70.
Dischi consigliati:
“Nicolette” - (1978, Warner Bros.)
“In The Nick Of Time” - (1979, Warner Bros.)
Randy Crawford
Randy Crawford, insieme a Valerie Carter, è una delle voci femminili più belle del panorama westcoast pop, e con Nicolette Larson è anche quella che ha ottenuto più successo nel genere. Tuttavia, il primo successo della Crawford arrivò nel mondo del jazz fusion, come vocalist del brano Street Life dei Crusaders.
Passata sotto la guida del produttore Tommy LiPuma, realizzò quelli che sono considerati due pietre miliari dello yacht rock al femminile: Secret Combination e Windsong, quest’ultimo un vero capolavoro. Le canzoni presentano un pop losangelino in versione extra-lusso, grazie alla perizia musicale dei sessionmen e alla straordinaria voce della Crawford, che rendono questo album un classico senza tempo.
Come per il primo album di Robbie Dupree, anche l’ascolto di Windsong ha quella “maledizione” che mi colpisce all’improvviso, evocando una pioggia di ricordi e facendomi precipitare nella “saudade” per quel periodo a cavallo tra gli anni ’70 e ’80.
Dischi consigliati:
“Secret Combination” - (1981, Warner Bros.)
“Windsong” - (1982, Warner Bros.)
Rita Coolidge
Rita Coolidge è un’interprete molto conosciuta e apprezzata negli Stati Uniti, che ha avuto un breve momento di notorietà radiofonica in Italia grazie al singolo “You” del 1978. Sebbene non si possa definire un’artista propriamente YR, l’album che più si avvicina a questo genere è “Anytime… Anywhere”, pubblicato nel 1977. Gli appassionati di YR la ricordano soprattutto per la sua magistrale interpretazione di “We’re All Alone”, un brano di Boz Scaggs.
I suoi album consistono essenzialmente in reinterpretazioni di canzoni di artisti come Smokey Robinson, Barry Gibb, Neil Sedaka e Sam Cooke. Tuttavia, nonostante alcuni elementi comuni, i suoi lavori di fine anni 70 non possono essere definiti propriamente YR, ma restano comunque i migliori.
Album consigliato:
“Anytime… Anywhere” - (1977, A&M)
Sarah Dash
Sarah Dash è stata una cantante e attrice americana, nota soprattutto per il suo ruolo nel gruppo femminile Labelle, con cui ha raggiunto il successo negli anni ’70 grazie alla hit Lady Marmalade. Anche Sarah Dash abbracciò le sonorità dello yacht rock e del pop sofisticato con l’album Close Enough del 1983, uno dei suoi progetti più raffinati e in linea con lo spirito del westcoast pop. Le tracce dell’album fondono elementi di R&B e soul raffinato con arrangiamenti e una produzione elegante, che richiamano le sonorità di artisti come Michael McDonald e David Foster. Molto bella la cover di “Somebody’s Angel”, brano scritto da David Lasley.
Disco consigliato:
“Close Enough” - (1983, Columbia)
Valerie Carter
Valerie Carter rappresenta un’altra scommessa perduta del westcoast pop, essendo una delle voci più belle che abbiano arricchito il genere. È stata una corista molto richiesta, collaborando con artisti del calibro di James Taylor, sua stretta amica e collaboratrice per decenni, Linda Ronstadt, Jackson Browne, Don Henley e molti altri.
La sua voce contribuiva in modo significativo alle armonie vocali di queste produzioni, grazie alla sua timbrica e alle interpretazione delicate. La Carter ha debuttato come solista nel 1977 con l’album Just a Stone’s Throw Away, un lavoro che mostra il suo talento unico nell’interpretare brani di genere folk, pop e R&B con una sensibilità raffinata. L’album, prodotto da Lowell George dei Little Feat, è considerato uno dei migliori esempi dello stile westcoast, grazie anche alla partecipazione di musicisti di spicco come Jackson Browne, Maurice White e membri dei Little Feat.
Valerie ha pubblicato un altro album, Wild Child (1978), ma, nonostante le recensioni positive, non ha mai raggiunto un successo commerciale significativo. Se il suo primo lavoro può essere ascritto alla westcoast più tradizionale con incursioni nel soul, è con Wild Child che Valerie Carter approda al pop-soul sofisticato, regalandoci un album straordinario.
Dischi consigliati:
“Just A Stone's Throw Away” - (1977, Columbia)
“Wild Child” - (1978, Columbia)
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