Siamo ben oltre la metà del 2026.
La lista di ottimi dischi si allunga:
Paul McCartney, Rolling Stones, Kneecapp, Aja Monet, Black Crowes, Jack White, Fantastic Negrito, Little Barrie, Brian Jackson, Womack Sisters, Anthony Joseph, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller, The Darts, Thee Marloes, The Strokes, Cramps, Robyn Hitchcock, Neil Jones / Nick Corbin.
In Italia:
Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Bloody Riot, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite, Polemica, Marlon Bianco and the Clones.
WOMACK SISTERS - s/t
BG Womack, Zeimani Womack, Kucha Womack sono figlie di Cecil e Linda Womack, il celebre duo (Linda) Womack & (Cecil) Womack e nipoti della leggenda del soul americano Bobby Womack (autore di It's All Over Now ripresa dagli Stones, tra le tante). La madre Linda è figlia del grandissimo Sam Cooke che, a sua volta fu lo scopritore dei Valentinos in cui cantava Cecil e la cui vedova sposò Bobby Womack. Le tre ragazze sono all'esordio con una carriera in proprio che si preannuncia scintillante, a partire dall'etichetta per cui incidono, la superlativa Daptone Records. Il sound è volutamente e palesemente debitore alla migliore tradizione soul tra anni 60 e 70, con arrangiamenti raffinatissimi, doti vocali eccelse e canzoni semplicemente bellissime. Grande album.
THE CRAMPS - Gravest Gravy
Le mitiche registrazioni, mai pubblicate, del 1977 al Ardent Studios di Memphis, curate da Alex Chilton e riesumate ora grazie all'impegno di due icone dell'hardcore, Henry Rollins e Ian McKaye.
I Cramps andarono, suonarono tutto ciò che sapevano, nel modo più punk, diretto, minimale e crudo che si possa immaginare. Contrariamente alla vulgata, suonavano bene, precisi, con suoni assolutamente originali per l'epoca, con riff rockabilly, l'attitudine punk (in una chiave assolutamente "avanti"), l'unicità del loro approccio (due chitarre scarne, batteria ipnotica e super essenziale, la voce unica di Lux Interior). Chissà se fosse uscito nel 1977.
Rimane la magia di quel sound inimitabile che mai nessuno è riuscito a riprodurre ed eguagliare.
NEIL JONES / NICK CORBIN - Silent Stream
Neil Jones (Stone Foundation) e Nick Corbin (dei favolosi New Street Adventure) si fanno accompagnare da Mr. Hammond in persona, Mick Talbot, Ernie McKone, bassista dei Galliano e decine di altre band, Crispin Taylor alla batteria (anche lui con Galliano, Push, Blow Monkeys) per un album stilosissimo, dal groove soul funk, ricco di melodie e, poco da dire, perfettamente allineato al gusto degli Style Council (i fan dell'ex band di Weller impazziranno per questi suoni).
Ottime canzoni, atmosfere avvolgenti e suadenti, album più che godibile.
SOUL REVIVERS - Holding It Down
Di un disco così c'é da innamorarsi solo per la copertina, con foto dal Notting Hill Carnival del 1966.
Ma i Soul Revivers hanno ben altre frecce al loro arco.
Con l'aiuto, tra i tanti, di Johnny Clarke, Susan Cadogan, Vin Gordon, sfornano un superbo album di (original) superlativo REGGAE, con ombre rocksteady e un gusto sopraffino.
Non tutti/e hanno confidenza con il sound (system) in oggetto ma in questo caso chiunque ne può usufruire al meglio.
ROBYN HITCHCOCK - The Confuser
Si vola in alto con il nuovo album (il 23° più una decina di live, singoli, ep etc) dello psychorocker inglese. Dieci brani uno più bello dell'altro, ruvidi, diretti, pieni di melodie 60's, ritmo, perfino un funk beat alla Prisoners/Kula Shaker ("Building From The Ruins"), Kinks, power pop, Bo Diddley psichedelico ("How To Feel Alright"), Beatles ("Ghost in Sunlight"). Grandi canzoni, atmosfere perfette, un lavoro top!
MAMA TERRA - Inner Space
Un viaggio spaziale in un mondo, pressoché totalmente strumentale, di spiritual jazz, funk, fusion, tra Nu British Jazz e "The Epic" di Kamasi Washington. Esecuzioni perfette, con la voce di Conrad Roberts (collaboratore di Miles Davis) a fare da narratore e tanto groove.
MAN/WOMAN/CHAINSAW - Cannonball
Nonostante il nome respingente, la band di Brixton esce con un album d'esordio capace di spaziare tra mille imprevedibili influenze (dal pop, al barocco, al post punk), in grado di scrivere un gioiello come l'introduttiva "Only Girl" e proseguire con chitarre distorte e dissonanti, loop elettronici, ballate pianistiche, folate grunge. Di tutto, di più, forse troppo. Comunque buono.
KING GIZZARD AND THE WIZARD LIZARD - Alien Metal
Nei 28 album incisi dal 2012 ad oggi la band australiana ha sperimentato di tutto, regalandoci spesso lavori di alta qualità, talvolta un po' meno ma sempre a livelli più che dignitosi. Ci mancava il tuffo nella EDM da rave e affini. a parer mio abbastanza velleitario e inutile, preferisco passare oltre.
THE SURF TRIO - Almost Summer
Non tragga in inganno il nome della band. Certo, il surf è prevalentemente protagonista ma il quartetto dell'Oregon, in questo album inciso nel 1986, prodotto da Brett Gurevitz dei Bad Religion, pubblicato dalla Voxx di Greg Shaw e ristampato ora con 5 bonus tracks da Area Pirata, amava molto anche il garage stile "Nuggets" (vedi la cover di "You're gonna miss me" dei 13th Floor Elevators), punk, beat, spesso ricorrenti nei 19 brani del CD. Il sound è grezzo, diretto e minimale, il disco una piacevole sorpresa per chi non lo aveva ascoltato all'epoca.
NIA ARCHIVES - Emotional Junglist
Molto interessante e originale la commistione di un sound che attinge da soul e pop rock con elementi trip hop, hip hop, elettronica e drum and bass. Un album di alto livello compositivo, ricco di arrangiamenti perfetti e decisamente stimolante.
MARK ADAMS - This is Neo Soul
A lungo a fianco di Roy Ayers, il tastierista e arrangiantore si cimenta ora con un album solista in cui chiama a raccolta altri membri della band e uno stuolo di musicisti in arrivo da esperienze con for Teddy Pendergrass, Bernard Purdie), Gladys Knight, Chic, Gloria Gaynor, Gil Scott-Herron, Mary J. Blige, Wyclef Jean. L'album è un perfetto esempio di moderno soul funk fusion, pieno di groove e ritmo. Raffinato ed elegante.
MARLON BIANCO and the CLONES – Magnitude
Notevole il secondo album dell’artista italiano residente a Brighton. Un lavoro prevalentemente strumentale, dalle tinte lo-fi Sixties, con pennellate psichedeliche, funk, jazz, lounge, intensi sguardi alle colonne sonore “poliziesche” e blaxploitation oltre che alla musica library dell’epoca. Compositivamente molto vario e complesso, ben suonato e prodotto, ricchissimo di spunti spesso imprevedibili e sorprendenti. Più che ottimo.
POLEMICA - Hear Us Scream
Il quarto album del trio italo americano, guidato dall'incontenibile energia vocale (e non solo) di Hilary Binder (from Washington DC) è un nuovo rumoroso e violento schiaffo, fatto di ritmiche serrate, dissonanze, minimalismo, aggressione sonora. Non c'è un attimo di pausa, tra ricordi di Fugazi, Sonic Youth, post punk, Shellac, Unwound e una personalità unica. Eccellenti.
CLOUD CANYONS – Body Wisdom
Secondo album per il progetto di Nicola Caleffi (Julie’s Haircut) e le voci di Laura Storchi, Michelle Cristofori, Stella Baraldi. Un’ora e venti di elettronica, sperimentazione, atmosfere ambient avvolgenti, dall’afflato talvolta trance psichedelico, ritmiche pulsanti, grooves motorik. Un lavoro fascinoso, dalla forte personalità, che ricava molti spunti dalle ultime esperienze della band di Caleffi, i Julie’s Haircut e si caratterizza non solo come un side project ma come una vera e propria interessantissima esperienza a se stante.
COLD DIAMONDS & MINK - Organ-Ized
Per gli amanti dell'Hammond e le musiche da colonna sonora/library strumentali, ecco un nuovo album molto carino in tal senso. Niente più che un sottofondo gradevole ma quel suono...
LIBRI
Nicola Gaeta - Black Beauty. Storie di musica nera
Scrivere un libro sulla black music è come tentare di raccogliere il mare in una bottiglia.
Per ogni artista citato, ce ne sono dieci che aspettano, silenziosi o inascoltai, sul bordo della pagina.
La Black Music non si lascia chiudere né in un libro Nè nei decenni, né nelle etichette.
E' una forza fluida,una corrente, che attraversa i corpi, la storia, la spiritualità e la tecnica.
E' voce e battito, è resistenza e reinvenzione.
Le 800 pagine di questo libro non devono impaurire il lettore.
D'altronde la cosiddetta "Black Music" (per meglio dire, come spesso si sottolinea in questo saggio, la BAM, Black American Music) non può essere concentrata in così poco spazio.
Ce ne vorrebbero 8000 o forse 80.000.
Questa non è un'enciclopedia esaustiva, un catalgo di nomi e dischi.
E' qualcosa di più.
Il percorso di Nicola Gaeta ci porta dai semi, lontani, primitivi e arcaici, nati nei tempi della schiavitù, agli albori del blues e del jazz, alle mille evoluzioni e contaminazioni, attraverso mille nomi e mille dischi, aneddoti, storie, biografie.
La musica classica fu inventata perché la gente bianca non aveva ritmo così poteva scriverla e pianificarla a tavolino.
(Miles Davis)
La Black Music non è un genere musicale, è un sistema di linguaggi che si intrecciano, un patrimonio vivo che dal gospel ai nostri giorni ha plasmato tutto il secolo scorso e continua a generare nuove forme nel nuovo millennio.
Proprio perché non è un elenco di nomi e dischi questo libro è IMPORTANTE.
E' una visione, spesso personale e discutibile, ma che parte da un senso critico competente e autorevole.
Perciò è un lavoro indispensabile per approfondire e capire la BAM.
Poi se 800 pagine sono un ostacolo, ci sono sempre Topolino o Bruno Vespa.
Per me libro dell'anno.
Budgie - The Absence. Memoirs of a Banshee Drummer
L'ex batterista di Siouxsie and the Banshees (e a lungo compagno e poi marito della cantante) si racconta in un libro (solo in inglese) più acre che solare, tra grandi successi, clamorose cadute, risalite inaspettate, alcol e droga a profusione.
Siouxsie non ne esce bene, anzi, ma lo stesso Budgie non risparmia nulla a sé stesso.
Ci sono brevi cenni alle pur gloriose esperienze con Slits e Big In Japan, molto spazio alla fortunata esperienza con la cantante con i The Creatures (protagonisti di un sound semplicemente geniale e di rara originalità, eccessivamente sottovalutati) e vari particolari sul travagliato cammino con i Banshees.
Un lavoro non indispensabile ma particolarmente interessante per i fan della band madre, indiscutibilmente tra i progetti migliori e più affascinanti usciti dal post punk.
Gianni Maroccolo - Flight Case / Il Sonatore di basso
È uscito da poco il cofanetto Flight Case di Gianni Maroccolo che raccoglie il libro di memorie Il Sonatore di Basso e una serie di spartiti dei suoi brani più noti, uniti a inediti e rarità.
A breve verrà pubblicata una nuova edizione limitata e numerata del libro con i soli brani dei CSI, intitolata Collezione Spartiti Indipendenti, già in preorder su www.libriaparte.it.
Il libro ripercorre la carriera, in maniera sparsa e (dis)ordinata, di uno dei bassisti e musicisti più significativi e stilisticamente originali della scena italiana di sempre (basti dire Litfiba, CCCP, CSI, PGR, Producers, Marlene Kuntz e un'infinità di altri progetti e collaborazioni).
Un libro sincero e diretto, onesto (sui Litfiba ad esempio: Sono orgoglioso delle canzoni che abbiamo composto e pubblicato insieme, ma molto meno di come furono registrate e prodotte - PS: cruccio di tanti musicisti...).
Ode al suo amato strumento: Il basso è il fedele compagno di viaggio che ha permesso a un ragazzo timido e introverso di scoprire e coltivare l'arte dell'incontro e delle vita. E massime che è difficile non condivide e sentire proprie. La musica è un linguaggio universale che non ha bisogno di molte parole per manifestarsi: non conosce barriere né confini. Ci si riconosce simili e si comunica con il nostro alfabeto fatto di note e suoni.
La musica ha il potere di unire gli esseri umani, di renderci persone migliori, perché sollecita la nostra sensibilità e sfera emozionale, trascinandoci verso l'alto, dando luce e vita a quei territori misterisoi che spesso teniamo celati.
Una domanda estrapolata dall'intervista che gli ho fatto per "Alias" de "Il Manifesto" a Ferragosto.
Il cofanetto «Flight Case» contiene, tra le altre cose, due libri con spartiti e tablature di basso. Ti poni la questione che resti qualcosa del tuo lavoro e delle tue attività nella storia della musica italiana (in cui hai indubbiamente un ruolo più che importante)?
Non ti nascondo che l’idea di lasciare un piccolo segno del mio passaggio in questa vita terrena mi ha sempre accompagnato.
Non so se ci riuscirò o meno, ma certo sarebbe bello. Niente che abbia a che vedere con la vanità, è qualcosa di più profondo legato anche al senso della vita. In fondo, a ognuno di noi, più o meno consapevolmente, viene affidato un ruolo e mi piace pensare di averlo svolto nel migliore dei modi e di essere stato in qualche forma utile a qualcuno.
Non ho mai pensato invece di poter essere fonte di ispirazione o propedeutico per chi mi segue; come spesso mi è accaduto è la vita che mi ha fatto scoprire che tipo di percezione ci fosse nei miei confronti.
E ancora mi stupisco per l’affetto e la stima che ricevo ogni giorno da tantissime persone.
Il Sonatore di Basso è un progetto che rimanda all’incontro e alla condivisione di un pezzo di vita tra anime affini come Mur Rouge (bassista/Youtuber, trascrittore dei brani su spartito e illustratore dei libri, ndr) e l’editore Libri Aparte, che mi hanno fatto per primi questo dono. Tutte le forme che ha assunto nel tempo, su carta, musica, video, gli incontri dal vivo, hanno avuto sempre come comune denominatore il voler ricambiare l’affetto verso coloro che lo hanno reso possibile producendolo di fatto con noi.
Noi abbiamo solo rimesso queste energie in circolo, che hanno contribuito a far continuare il viaggio del «Sonatore» fino a oggi, e oltre.
E INFINE, ricordiamoci come dice Gianni che "La musica è un potentissimo generatore di illusioni".
Aggiungerei di sogni e speranze.
Se non hai quelle, sei un sasso.
Stefano Orlando Puracchio - Burt Bacharach. Non solo un hitmaker
Chiarisce fin da subito l'autore che una biografia su BURT BACHARACH sarebbe stata inutile anche in virtù di una discografia sterminata e una vita densissima di accadimenti.
Approfondisce invece una serie di aspetti specifici della sua opera, attraverso analisi di alcuni dei brani più particolari, del periodo dagli anni 80 al 2020 e un particolare sguardo alle versioni italiane di molti dei suoi brani, da Franco Califano a Mal a Dionne Warwick, fino ad Adriano Celentano con “Stai lontana da me” del 1962, ripresa di “Tower Of Strenght”.
C'è molta ironia nella scrittura e un taglio gradevole all'insegna della conversazione diretta con il lettore, invogliato (oltre che esortato) all'ascolto dei brani di cui si parla.
Un buon modo per avvicinarsi al Maestro.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Sabato 05 settembre: Prato "Santa valvola" Festival
Domenica 06 settemnbre: Piacenza Festival "Tendenze"
Mercoledì 28 ottobre: Milano "Swamp Fest" con Kim Salmon e Three Blind Mice.
PRESENTAZIONE libro "Keith Moon. Batterista"
Moderatore Enrico Lazzeri
Giovedì 17 settembre ore 18
La Battagliera Via Palmanova 56 Milano
🎛️ Afterset by Piazza della Scala Mods
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lunedì, agosto 31, 2026
Agosto 2026. Il meglio.
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venerdì, luglio 31, 2026
Luglio 2026. Il meglio.
Siamo oltre la metà del 2026.
La lista di ottimi dischi si allunga: Paul McCartney, Rolling Stones, Kneecapp, Aja Monet, Black Crowes, Jack White, Fantastic Negrito, Little Barrie, Brian Jackson, Anthony Joseph, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller, The Darts, Thee Marloes, The Strokes.
In Italia Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Bloody Riot, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite.
THE ROLLING STONES - Foreign Tongues
Ogni nuovo album, canzone, suono che arriva da NOSTRI grandi amori sono un dono.
Di cui, per ovvie ragioni semplicemente anagrafiche e biologiche, a breve non ne potremo più godere.
Prendiamo dunque come tale anche il nuovo album degli STONES, il 25° in studio, ancora una volta vitale, ricco di prestigiosi ospiti (sinceramente abbastanza ininfluenti, da Robert Smith a Paul McCartney, ottimo invece Steve Winwood alle tastiere), della possente produzione di Andrew Watt, di una sfilza impressionante di tecnici del suono e collaboratori di studio.
Il disco è bello, fresco, Stones al 100% (e che altro ci si aspettava?), con le chitarre in grande risalto, la voce di Jagger sempre ad altissimo livello, spazia tra torridi rock 'n' roll, un omaggio al falsetto di "Emotional rescue" ("Jealous Lover"), country ("Ringing Hollow"), l'ultima session con Charlie Watts (e si sente...) nel potentissimo, quasi punk, "Hit Me in the Head", il brano "più Stones" del lotto, la cover di "You Know I'm No Good" di Amy Winehouse (sinceramente trascurabile), il malinconico, al limite dello struggente, Keith Richards che canta "Some Of Us" (con l'Hammod di Benmont Tench della band di Tom Petty in grande evidenza).
Inutile la melensa "Covered In You" (a cui partecipa anche Macca).
Si chiude da dove si è partiti un po' di tempo fa: la cover di "Beautiful Delilah" di Chuck Berry (ripresa anche dai Kinks) in chiave blues, cantata da Keith.
Mi preme sottolineare, ancora una volta l'enorme lavoro di rifinitura di Ron Wood e l'apporto totale di Andrew Watt come musicista in buona parte dell'album (chitarre, voci, tastiere, percussioni).
PS: a me piace anche l' "Orrenda" copertina.
Grazie, ragazzi, per questo nuovo regalo.
JACK WHITE - Frozen Charlotte
Difficile che Jack White deluda o lasci perplessi.
A patto che si conosca bene il soggetto e lo si apprezzi a prescindere.
Il settimo lavoro solista (se ci mettiamo anche White Stripes, Raconteurs e Dead Weather il numero sale vertiginosamente) ci propone il consueto acido, aspro, sporco mix di blues, rock, Led Zeppelin, Hendrix, funk, punk, con riff scarni e crudi, ossessivi, ipnotici.
Canzoni brevi (tutte intorno ai 3 minuti, anche meno), secche, immediate ma allo stesso elaborate, piene di improvvisi stacchi ritmici e dal suo inimitabile stile chitarristico e vocale.
"Frozen Charlotte" prosegue un cammino di costante altissima qualità e travolgente impeto sonoro.
Avercene di Jack White.
FANTASTIC NEGRITO - Alive!
I concerti del funk rocker americano sono sempre uno spettacolo di "musica totale", in cui confluiscono fusion, blues, rock, punk, jazz, latin, gospel, James Brown, Prince, Led Zeppelin, Santana, Robert Johnson, Sly and the Family Stone.
Il suo primo Live lo documenta alla perfezione, dando spazio particolare all'aspetto più (hard)rock che a quello "black". Notevole (con anche un ottimo inedito) e come ci tiene a sottolineare: Queste registrazioni non sono perfette. Sono umane. In un mondo che si sta dirigendo verso l’artificialità in ogni sua forma, volevo creare qualcosa di innegabilmente vivo.
DATURA4 - High On the Low Brow
Sesto album per la splendida creatura di Dom Mariani, una favolosa cavalcata all'interno dello scibile rock anni Sessanta/Settanta, spaziando da solidi rock blues ai Deep Purple dei primi anni 70 ("Another Fool's Gate"), folate proto prog psichedelico, freakbeat, deep blues, Faces/Humble Pie, perfino Motorhead ("On The Rebound" è una "Ace Of Spades" garage) o Jack White.
Album di alto livello e godibilissimo.
Non dirà nulla di nuovo ma ce ne importa qualcosa?
THE STROKES - Reality Awakes
Ho accolto con molte perplessità i primi ascolti del settimo album della band NewYorkese.
Ma l'album è poi progressivamente "cresciuto" e si rivela un ottimo lavoro, con alcuni brani "irresistibili" ("Going to Babble On", "Going Shopping", il funk di "Fruits of Conquest") e il resto comunque sempre di ottimo livello.
Un disco che funziona sia a livello compositivo che nel generale mood decadente/scanzonato (incluso l'autotune sulla voce di Julian Casablancas).
YARD ACT - You're Gonna need a Little Music
La band di Leeds cresce di album in album.
Il terzo lavoro sposta ancora di più la dimensione originaria post-punk verso altri lidi, attingendo anche da Beck, Arctic Monkeys, XTC, un po' di Britpop sparso e tanto altro.
Forse alla fine si perde un po' di personalità ma il disco è buono e alla fine convince.
LENNY KAYE - Goin' Local
Alla soglia degli 80 anni Lenny Kaye all'esordio nella carriera solista.
"Goin' local" ha poco del curatore di "Nuggets", con cui in tanti siamo cresciuti e non molto nemmeno del Patti Smith Group, di cui è stato sempre l'anima sonora (talvolta anche compositiva). I brani si muovono tra ballate "americane" dolenti, Lou Reed, Bob Dylan e dintorni.
La title track è bella tirata ed energica, con un ottimo groove Stones, il resto dell'album discreto.
THE JUKEEZ - Greatets Beats
Il trio canadese alle prese con un terzo album esplosivo in cui mischia alla perfezione il più classico garage punk con frustate tra Fuzztones, Lime Spiders e Ramones.
Suoni potenti, grandi canzoni, una cover in francese di "Mongoloid" dei Devo, perfetti!
AA.VV. - Le Beat Bespoke Volume 11 – Tailor Made Cuts – Compiled By Rob Bailey
L'undicesimo capitolo della fortunata compilation curata da Rob Bailey.
Le note attribuiscono le canzoni all'ambito "mod" ma è più corretto parlare del cosiddetto freakbeat, vicino alla psichedelia più ruvida tardo Sixties di origine americana (i gruppi sono tutti di provenienza statunitense tra il 65 e il 69), vicina alle atmosfere di "Nuggets".
I brani sono rari, le band oscurissime, l'ascolto è comunque interessante e molto gradevole.
BLOODY RIOT – Rivoltiamo
A quaranta anni dal seminale esordio, uno dei pilastri dell’hardcore punk italiano, torna la band romana, con un album devastante. Hardcore evoluto, spietato, travolgente. Suoni stupendi, attitudine immutata, canzoni efficaci e ricche di variazioni ritmiche, soluzioni armoniche e compositive. Sono passati tanti anni ma non sono cambiate, purtroppo, le motivazioni contro cui si scagliava la scena punk/hardcore del tempo. Ritornano oggi come allora: repressione del dissenso, abuso di potere, manipolazione dell’informazione, devastazione ambientale, la tossicodipendenza e l’alienazione sociale. I testi sono lucidi, duri e non fanno sconti. Album super!
SALIN - Rammana
Lei (Cheewapansri il cognome) è una (fenomenale) batterista thailandese che mischia influenze indocinesi con afro beat, funk, soul, fusion, jazz.
Il nuovo album "Rammana" contiene suoni, suggestioni, atmosfere di estrema eleganza, insolite (per noi occidentali) ma ricchissime di nuovi groove.
SPONTANEUS MUSIC LIVE - SML
Album complesso, cerebrale e (apparentemente) "difficile".
Due lunghe suite, improvvisate su loop ritmici ipnotici, con variazioni e sperimentazione, tra spiritual jazz, funk e il Miles di "On The Corner" con le sue contaminazioni afrofunk. Gli SPONTANEUS MUSIC LIVE sono Anna Butterss, Jeremiah Chiu, Josh Johnson, Booker Stardrum e Gregory Uhlmann.
Album molto intrigante.
THE BELMARKS - Hand Me the Keys
Formati da membri della scena di Detroit (Articles, Beggars, Roots Vibrations, Sights, Solid Eights, Tellways) ci deliziano con un ep di puro e semplice rocksteady/ska con quattro brani praticamente perfetti.
https://thebelmarks.bandcamp.com/album/hand-me-the-keys
TAXI GIRLS - Static
Molto piacevole l'esordio del trio canadese, tra punk rock, un po' di grintoso beat stile prime Go Go's e poi Pandoras, Runaways, The Donnas, la grinta delle L7. Un ascolto davvero rinfrescante.
THE AGGROLITES - Super Atomic
Il "dirty reggae" della band maericana, intriso di soul e altre benefiche influenze, ci regala un ottimo album, nel loro classico stile. Poche le novità ma non sono richieste, quando si mantiene fede a uno stile impeccabile e pieno di ottime canzoni.
SUKI WATERHOUSE - Loveland
Pop di grande classe e raffinatezza, virato talvolta verso il soul e un gusto che riporta agli inglesi Primitives e agli svedesi Cardigans. Niente di imperdibile ma ci sono almeno tre/quattro brani di grande qualità.
SIR PETROL - Evil Design
Esordio affascinante, intrigante e avvolgente per Rebecca Magri, con un album dalle mille sfaccettature sonore. Si passa da volute psichedeliche a elettronica, tribalismi, trip hop, intermezzi quasi punk rock (Swallow and destroy), scarne e aspre note blues (Sonny Boy). Il tutto costruito con grande sapienza compositiva ma soprattutto produttiva, nella scelta dei suoni, nell'uso della strumentazione (Rebecca è polistrumentista) che accende di colori inconsueti ogni brano. Un lavoro di altissima qualità.
GIORGIA FARAONE - Primo tempo
La cantautrice salentina all'esordio con un ep di sei brani, raffinatissimo, elegante, dalle atmosfere soffuse e avvolgenti, in cui si sposano elettronica, nu soul, carezze jazz (Meno problemi), groove hip hop/funk (Cento felpe) e reggae (Fuoco). Canzoni di grande maturità stilistica e compositiva, voce pulita e suadente. Un lavoro eccellente.
DON ANTONIO - Dopo Tutto
Il quinto album del musicista romagnolo ne coglie appieno la maturità artistica, stilistica e compositiva. Antonio Gramentieri, alias Don Antonio, ha collaborato negli anni con grandi artisti italiani come Nada e Vinicio Capossela, e internazionali (Alejandro Escovedo, Dan Stuart, Hugo Race), calcando centinaia di palchi tra Europa, Stati Uniti, Inghilterra, Australia, Europa, Scandinavia e Balcani.
In Dopo Tutto accarezza le corde della chitarra, sussurra in ballate ammantate di blues, alt folk, country (nel consolidato stile di Jeff Tweedy o Calexico), abbracciando spesso e volentieri la migliore tradizione della canzone d'autore italiana (da De Andrè a De Gregori, passando per Fossati e il primo Bennato).
Tanta sostanza e poesia, arrangiamenti raffinatissimi, classe ed eleganza.
MARCO BENEVENTO – Glera
Il pianista italo americano ci delizia con un album ricchissimo di influenze, groove e spunti sonori di altissima qualità. La gamma ispirativa poggia le fondamenta sul jazz, in alcune delle sue più ampie variabili e contaminazioni: dal funk (Catoni), al soul, ai chiari riferimenti alle colonne sonore poliziesche anni 70 ((Sprezzatura), lounge, alla sexy Mina dei 70 (Quattro Passi con la voce sensuale di Chiara Civello), allo psych pop. Album gustosissimo, suonato a livelli di pura eccellenza, con un superbo livello compositivo.
ALESSANDRO FERRETTI – Basta Walter!
Brillante esordio per il cantautore bolognese, cresciuto artisticamente con Paul McCartney e Brian Wilson in costante sottofondo. E si sente. Anche se le influenze si trasformano in una elegante e ricercata forma di Britpop che guarda alla vena compositiva di Noel Gallagher, non disdegna i primi Blur e prende vie molto personali, che portano talvolta alla scrittura del Maurizio Vandelli con l' Equipe 84 dei tardi anni Sessanta. Molto interessante, ben prodotto, con i suoni giusti. Da tenere d'occhio.
THE BARIGOZZI GROUP - Woman's Colours
Preziosa ristampa di un "disco perduto" negli anni 70 della musica library, per insonorizzazioni e colonne sonore. Il flautista Giancarlo Barigozzi, insieme al chitarrista Sergio Farina e il pianista Oscar Rocchi, alle prese con deliziose sonorità tra funk e quello che poi verrà adorato nella scena acid jazz. Ogni brano (strumentale) richiama, con grazia, parti del corpo femminile, Violet Lips, Yellow Fingers, Blue Hair. Un gioiello di groove ancora fresco e attualissimo.
ScrimShanKers aka SSK THE BAND – s/t
La band pavese ha una lunga storia che risale ai primi anni Ottanta, quando orbitava nel giro garage/beat/psichedelico nostrano come Scrimshankers. Dopo anni di pausa, sono tornati con una formazione quasi fedele alle origini, pubblicando quattro nuovi brani, ora raccolti su supporto fisico. Cambia anche il nome e il sound si adatta alla maturità artistica raggiunta. Le radici sono le stesse: rock, blues, psichedelia. Si perde volutamente l’ardore dei tempi, virando verso atmosfere più introspettive, che guardano a Neil Young, Wilco, Giant Sand con alcune inflessioni armoniche che ricordano il Bowie dei primi anni Settanta. Il tutto ben fatto, curato e intrigante.
KLAXON – 100Celle City Rockers
Preziosa ristampa in vinile di un gioiello degli anni 90 punk italiani, a cura di HellNation, nel trentennale della pubblicazione. 100Celle City Rockers conserva la freschezza, l’energia e la rabbia dei tempi, tra punk rock, suggestioni Clash, un impatto poderoso, grazie anche a testi di primissima qualità. Per chi non avesse ascoltato la versione originale, un’eccellente occasione per mettere le mani su un lavoro essenziale per gli amanti dell’ambito.
LIBRI
Alessio Cacciatore / Giorgio Di Berardino - Boys in the band. Dal post-brit pop all'alternative rock
Già autori dei seminali "Britannica" e "Oasis. La rivoluzione del rock inglese", oltre ad altre pubblicazioni, Cacciatore e Di Berardino, tornano con un libro molto interessante, dedicato al post Brit Rock, dal 1998 al 2008, fase mai troppo analizzata.
In questo caso sviscerata in ogni sua componente, dai "grandi nomi" (Radiohead, Coldplay, Strokes) alla seconda fascia (Interpol, Franz Ferdinand, Yeah Yeah Yeahs) fino a un'infinità di nomi "minori" (che arrivarono spesso al vertice delle classifiche con album eccellenti), da Kaiser Chiefs a Doves, Travis, Belle & Sebastian, Libertines, Babyshambles, Coral, Little Barrie, Bloc Party e decine di altri.
In aggiunta centinaia di piccole realtà, analizzate e indicizzate.
Un lavoro certosino e completo che, per chi ha vissuto in tempo reale il periodo, consente di riscoprire nomi dimenticati o archiviati frettolosamente (da I Am Kloot a The Fratellis o The Enemy).
Su tutti il capolavoro dei Last Shadow Puppets The Age of the Understatement del 2008 che ancora riluce!
Luca Garrò - Johnny Cash. L'Uomo in Nero
L'Uomo in Nero, devoto al Signore e allo stesso tempo immerso in un vortice di autodistruzione che lo portò ripetutamente sull'orlo della morte, amato dalle comunità religiose, dal mondo country ma anche da quello rock, da quello conservatore a quello dell'America radicale e contestatrice, un vero patriota ma che non esitava a metterne in luce le contraddizioni e le mancanze del suo paese.
Johnny Cash ha vissuto mille vite, è morto e rinato più volte, è sempre stato indefinibile e inclassificabile, lasciando capolavori sonori unici ed esclusivi.
Il libro di Garrò ne ripercorre dettagliatamente la vita, artistica e personale (inscindibili), con molta cura e varie citazioni dalla sua autobiografia.
Un testo esaustivo e ben fatto.
Antonio Bacciocchi/ Luca Frazzi - 45 years of music Graham Day
Il 16 settembre 2021 uscì il terzo titolo della mia mini casa editrice Cometa Rossa, dedicato alla carriera di Graham Day, scritto in coppia con Luca Frazzi, "40 anni di musica targata Graham Day".
Due fan hanno deciso di farne un'edizione - particolarmente lussuosa con copertina rigida e carta patinata - in lingua inglese, traducendo l'opera originale, con l'aggiunta di alcune foto (molte delle quali a colori, contrariamente all'edizione italiana in cui erano solo in bianco e nero), il titolo aggiornato e ulteriori dettagli.
Il libro è finalmente disponibile (in 300 copie).
Sono particolarmente onorato perché è il primo dei tanti libri che ho scritto che viene tradotto all'estero.
Per informazioni: tkbuch@t-online.de
Stefano Alghisi - Ormond Bar. Le sirene di Joyce
Il disegnatore/fumettista Stefano Alghisi rivisita (parzialmente e personalmente, con opportune modifiche e ammodernamenti) l'episodio "Le sirene " da "L'Ulisse" di Joyce.
Lo fa con un taglio "punk", fa suonare e cantare Tom Waits e il suo storico collaboratore Chuck E. Weiss (quello immortalato da Rickie Lee Jones in "Chuck E.'s In Love"), ci porta nel vizioso Ormond Bar nell'America del dopoguerra, trasposizione dell'Ormond Hotel della Dublino del 1904 di Joyce. Un albo in bianco e nero dalle costanti tinte blu(es).
Sinuoso e affascinante.
Giuseppe Defelici - Anno 1975. Un'estate a Londra
Defelici racconta, brevemente, di un'estate del 1975 al cospetto dei Pink Floyd a Knebworth (con anche Steve Miller Band e Captain Beefheart), il tutto intriso delle tipiche avventure di giovanissimi ragazzi piombati nelle magiche, quanto aspre, per certi aspetti, atmosfere londinesi.
Il tutto corredato da una lunga serie di immagini elaborate con l'IA da Michela Piazza.
l libro è in vendita a Piacenza, nelle librerie Romagnosi e Postumia, nell’edicola di Viale Dante, di fianco alla nuova Biblioteca comunale, nel Petit Cafè di via Mischi, nel negozio Alphaville, nella libreria “Forme” nel Castello di Rivalta.
Sex Pistols. La rivoluzione punk
Uno speciale di CLASSIC ROCK dedicato, attraverso 114 pagine e decine di foto (alcune delle quali raramente utilizzate), dedicato ai SEX PISTOLS, a 50 anni dalla loro esplosione e successiva breve vita (due anni, due mesi e otto giorni).
Ce ne siano occupati io, Renato Massacesi, Renzo Stefanel, Giandomenico Curi.
Ci sono la storia, il post Pistols, le reunion, i libri, le band che ne furono influenzate, l'intricata discografia, l'annosa questione "ma sapevano suonare?", Sid e Nancy, gli articoli italiani dei tempi e tanto altro.
In edicola a 12.90 euro.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Venerdì 31 luglio: GoDown Festival Cervia “Planet Rock”
Sabato 05 settembre: Prato "Santa valvola" Festival
Domenica 06 settemnbre: Piacenza Festival "Tendenze"
In Italia Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Bloody Riot, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite.
THE ROLLING STONES - Foreign Tongues
Ogni nuovo album, canzone, suono che arriva da NOSTRI grandi amori sono un dono.
Di cui, per ovvie ragioni semplicemente anagrafiche e biologiche, a breve non ne potremo più godere.
Prendiamo dunque come tale anche il nuovo album degli STONES, il 25° in studio, ancora una volta vitale, ricco di prestigiosi ospiti (sinceramente abbastanza ininfluenti, da Robert Smith a Paul McCartney, ottimo invece Steve Winwood alle tastiere), della possente produzione di Andrew Watt, di una sfilza impressionante di tecnici del suono e collaboratori di studio.
Il disco è bello, fresco, Stones al 100% (e che altro ci si aspettava?), con le chitarre in grande risalto, la voce di Jagger sempre ad altissimo livello, spazia tra torridi rock 'n' roll, un omaggio al falsetto di "Emotional rescue" ("Jealous Lover"), country ("Ringing Hollow"), l'ultima session con Charlie Watts (e si sente...) nel potentissimo, quasi punk, "Hit Me in the Head", il brano "più Stones" del lotto, la cover di "You Know I'm No Good" di Amy Winehouse (sinceramente trascurabile), il malinconico, al limite dello struggente, Keith Richards che canta "Some Of Us" (con l'Hammod di Benmont Tench della band di Tom Petty in grande evidenza).
Inutile la melensa "Covered In You" (a cui partecipa anche Macca).
Si chiude da dove si è partiti un po' di tempo fa: la cover di "Beautiful Delilah" di Chuck Berry (ripresa anche dai Kinks) in chiave blues, cantata da Keith.
Mi preme sottolineare, ancora una volta l'enorme lavoro di rifinitura di Ron Wood e l'apporto totale di Andrew Watt come musicista in buona parte dell'album (chitarre, voci, tastiere, percussioni).
PS: a me piace anche l' "Orrenda" copertina.
Grazie, ragazzi, per questo nuovo regalo.
JACK WHITE - Frozen Charlotte
Difficile che Jack White deluda o lasci perplessi.
A patto che si conosca bene il soggetto e lo si apprezzi a prescindere.
Il settimo lavoro solista (se ci mettiamo anche White Stripes, Raconteurs e Dead Weather il numero sale vertiginosamente) ci propone il consueto acido, aspro, sporco mix di blues, rock, Led Zeppelin, Hendrix, funk, punk, con riff scarni e crudi, ossessivi, ipnotici.
Canzoni brevi (tutte intorno ai 3 minuti, anche meno), secche, immediate ma allo stesso elaborate, piene di improvvisi stacchi ritmici e dal suo inimitabile stile chitarristico e vocale.
"Frozen Charlotte" prosegue un cammino di costante altissima qualità e travolgente impeto sonoro.
Avercene di Jack White.
FANTASTIC NEGRITO - Alive!
I concerti del funk rocker americano sono sempre uno spettacolo di "musica totale", in cui confluiscono fusion, blues, rock, punk, jazz, latin, gospel, James Brown, Prince, Led Zeppelin, Santana, Robert Johnson, Sly and the Family Stone.
Il suo primo Live lo documenta alla perfezione, dando spazio particolare all'aspetto più (hard)rock che a quello "black". Notevole (con anche un ottimo inedito) e come ci tiene a sottolineare: Queste registrazioni non sono perfette. Sono umane. In un mondo che si sta dirigendo verso l’artificialità in ogni sua forma, volevo creare qualcosa di innegabilmente vivo.
DATURA4 - High On the Low Brow
Sesto album per la splendida creatura di Dom Mariani, una favolosa cavalcata all'interno dello scibile rock anni Sessanta/Settanta, spaziando da solidi rock blues ai Deep Purple dei primi anni 70 ("Another Fool's Gate"), folate proto prog psichedelico, freakbeat, deep blues, Faces/Humble Pie, perfino Motorhead ("On The Rebound" è una "Ace Of Spades" garage) o Jack White.
Album di alto livello e godibilissimo.
Non dirà nulla di nuovo ma ce ne importa qualcosa?
THE STROKES - Reality Awakes
Ho accolto con molte perplessità i primi ascolti del settimo album della band NewYorkese.
Ma l'album è poi progressivamente "cresciuto" e si rivela un ottimo lavoro, con alcuni brani "irresistibili" ("Going to Babble On", "Going Shopping", il funk di "Fruits of Conquest") e il resto comunque sempre di ottimo livello.
Un disco che funziona sia a livello compositivo che nel generale mood decadente/scanzonato (incluso l'autotune sulla voce di Julian Casablancas).
YARD ACT - You're Gonna need a Little Music
La band di Leeds cresce di album in album.
Il terzo lavoro sposta ancora di più la dimensione originaria post-punk verso altri lidi, attingendo anche da Beck, Arctic Monkeys, XTC, un po' di Britpop sparso e tanto altro.
Forse alla fine si perde un po' di personalità ma il disco è buono e alla fine convince.
LENNY KAYE - Goin' Local
Alla soglia degli 80 anni Lenny Kaye all'esordio nella carriera solista.
"Goin' local" ha poco del curatore di "Nuggets", con cui in tanti siamo cresciuti e non molto nemmeno del Patti Smith Group, di cui è stato sempre l'anima sonora (talvolta anche compositiva). I brani si muovono tra ballate "americane" dolenti, Lou Reed, Bob Dylan e dintorni.
La title track è bella tirata ed energica, con un ottimo groove Stones, il resto dell'album discreto.
THE JUKEEZ - Greatets Beats
Il trio canadese alle prese con un terzo album esplosivo in cui mischia alla perfezione il più classico garage punk con frustate tra Fuzztones, Lime Spiders e Ramones.
Suoni potenti, grandi canzoni, una cover in francese di "Mongoloid" dei Devo, perfetti!
AA.VV. - Le Beat Bespoke Volume 11 – Tailor Made Cuts – Compiled By Rob Bailey
L'undicesimo capitolo della fortunata compilation curata da Rob Bailey.
Le note attribuiscono le canzoni all'ambito "mod" ma è più corretto parlare del cosiddetto freakbeat, vicino alla psichedelia più ruvida tardo Sixties di origine americana (i gruppi sono tutti di provenienza statunitense tra il 65 e il 69), vicina alle atmosfere di "Nuggets".
I brani sono rari, le band oscurissime, l'ascolto è comunque interessante e molto gradevole.
BLOODY RIOT – Rivoltiamo
A quaranta anni dal seminale esordio, uno dei pilastri dell’hardcore punk italiano, torna la band romana, con un album devastante. Hardcore evoluto, spietato, travolgente. Suoni stupendi, attitudine immutata, canzoni efficaci e ricche di variazioni ritmiche, soluzioni armoniche e compositive. Sono passati tanti anni ma non sono cambiate, purtroppo, le motivazioni contro cui si scagliava la scena punk/hardcore del tempo. Ritornano oggi come allora: repressione del dissenso, abuso di potere, manipolazione dell’informazione, devastazione ambientale, la tossicodipendenza e l’alienazione sociale. I testi sono lucidi, duri e non fanno sconti. Album super!
SALIN - Rammana
Lei (Cheewapansri il cognome) è una (fenomenale) batterista thailandese che mischia influenze indocinesi con afro beat, funk, soul, fusion, jazz.
Il nuovo album "Rammana" contiene suoni, suggestioni, atmosfere di estrema eleganza, insolite (per noi occidentali) ma ricchissime di nuovi groove.
SPONTANEUS MUSIC LIVE - SML
Album complesso, cerebrale e (apparentemente) "difficile".
Due lunghe suite, improvvisate su loop ritmici ipnotici, con variazioni e sperimentazione, tra spiritual jazz, funk e il Miles di "On The Corner" con le sue contaminazioni afrofunk. Gli SPONTANEUS MUSIC LIVE sono Anna Butterss, Jeremiah Chiu, Josh Johnson, Booker Stardrum e Gregory Uhlmann.
Album molto intrigante.
THE BELMARKS - Hand Me the Keys
Formati da membri della scena di Detroit (Articles, Beggars, Roots Vibrations, Sights, Solid Eights, Tellways) ci deliziano con un ep di puro e semplice rocksteady/ska con quattro brani praticamente perfetti.
https://thebelmarks.bandcamp.com/album/hand-me-the-keys
TAXI GIRLS - Static
Molto piacevole l'esordio del trio canadese, tra punk rock, un po' di grintoso beat stile prime Go Go's e poi Pandoras, Runaways, The Donnas, la grinta delle L7. Un ascolto davvero rinfrescante.
THE AGGROLITES - Super Atomic
Il "dirty reggae" della band maericana, intriso di soul e altre benefiche influenze, ci regala un ottimo album, nel loro classico stile. Poche le novità ma non sono richieste, quando si mantiene fede a uno stile impeccabile e pieno di ottime canzoni.
SUKI WATERHOUSE - Loveland
Pop di grande classe e raffinatezza, virato talvolta verso il soul e un gusto che riporta agli inglesi Primitives e agli svedesi Cardigans. Niente di imperdibile ma ci sono almeno tre/quattro brani di grande qualità.
SIR PETROL - Evil Design
Esordio affascinante, intrigante e avvolgente per Rebecca Magri, con un album dalle mille sfaccettature sonore. Si passa da volute psichedeliche a elettronica, tribalismi, trip hop, intermezzi quasi punk rock (Swallow and destroy), scarne e aspre note blues (Sonny Boy). Il tutto costruito con grande sapienza compositiva ma soprattutto produttiva, nella scelta dei suoni, nell'uso della strumentazione (Rebecca è polistrumentista) che accende di colori inconsueti ogni brano. Un lavoro di altissima qualità.
GIORGIA FARAONE - Primo tempo
La cantautrice salentina all'esordio con un ep di sei brani, raffinatissimo, elegante, dalle atmosfere soffuse e avvolgenti, in cui si sposano elettronica, nu soul, carezze jazz (Meno problemi), groove hip hop/funk (Cento felpe) e reggae (Fuoco). Canzoni di grande maturità stilistica e compositiva, voce pulita e suadente. Un lavoro eccellente.
DON ANTONIO - Dopo Tutto
Il quinto album del musicista romagnolo ne coglie appieno la maturità artistica, stilistica e compositiva. Antonio Gramentieri, alias Don Antonio, ha collaborato negli anni con grandi artisti italiani come Nada e Vinicio Capossela, e internazionali (Alejandro Escovedo, Dan Stuart, Hugo Race), calcando centinaia di palchi tra Europa, Stati Uniti, Inghilterra, Australia, Europa, Scandinavia e Balcani.
In Dopo Tutto accarezza le corde della chitarra, sussurra in ballate ammantate di blues, alt folk, country (nel consolidato stile di Jeff Tweedy o Calexico), abbracciando spesso e volentieri la migliore tradizione della canzone d'autore italiana (da De Andrè a De Gregori, passando per Fossati e il primo Bennato).
Tanta sostanza e poesia, arrangiamenti raffinatissimi, classe ed eleganza.
MARCO BENEVENTO – Glera
Il pianista italo americano ci delizia con un album ricchissimo di influenze, groove e spunti sonori di altissima qualità. La gamma ispirativa poggia le fondamenta sul jazz, in alcune delle sue più ampie variabili e contaminazioni: dal funk (Catoni), al soul, ai chiari riferimenti alle colonne sonore poliziesche anni 70 ((Sprezzatura), lounge, alla sexy Mina dei 70 (Quattro Passi con la voce sensuale di Chiara Civello), allo psych pop. Album gustosissimo, suonato a livelli di pura eccellenza, con un superbo livello compositivo.
ALESSANDRO FERRETTI – Basta Walter!
Brillante esordio per il cantautore bolognese, cresciuto artisticamente con Paul McCartney e Brian Wilson in costante sottofondo. E si sente. Anche se le influenze si trasformano in una elegante e ricercata forma di Britpop che guarda alla vena compositiva di Noel Gallagher, non disdegna i primi Blur e prende vie molto personali, che portano talvolta alla scrittura del Maurizio Vandelli con l' Equipe 84 dei tardi anni Sessanta. Molto interessante, ben prodotto, con i suoni giusti. Da tenere d'occhio.
THE BARIGOZZI GROUP - Woman's Colours
Preziosa ristampa di un "disco perduto" negli anni 70 della musica library, per insonorizzazioni e colonne sonore. Il flautista Giancarlo Barigozzi, insieme al chitarrista Sergio Farina e il pianista Oscar Rocchi, alle prese con deliziose sonorità tra funk e quello che poi verrà adorato nella scena acid jazz. Ogni brano (strumentale) richiama, con grazia, parti del corpo femminile, Violet Lips, Yellow Fingers, Blue Hair. Un gioiello di groove ancora fresco e attualissimo.
ScrimShanKers aka SSK THE BAND – s/t
La band pavese ha una lunga storia che risale ai primi anni Ottanta, quando orbitava nel giro garage/beat/psichedelico nostrano come Scrimshankers. Dopo anni di pausa, sono tornati con una formazione quasi fedele alle origini, pubblicando quattro nuovi brani, ora raccolti su supporto fisico. Cambia anche il nome e il sound si adatta alla maturità artistica raggiunta. Le radici sono le stesse: rock, blues, psichedelia. Si perde volutamente l’ardore dei tempi, virando verso atmosfere più introspettive, che guardano a Neil Young, Wilco, Giant Sand con alcune inflessioni armoniche che ricordano il Bowie dei primi anni Settanta. Il tutto ben fatto, curato e intrigante.
KLAXON – 100Celle City Rockers
Preziosa ristampa in vinile di un gioiello degli anni 90 punk italiani, a cura di HellNation, nel trentennale della pubblicazione. 100Celle City Rockers conserva la freschezza, l’energia e la rabbia dei tempi, tra punk rock, suggestioni Clash, un impatto poderoso, grazie anche a testi di primissima qualità. Per chi non avesse ascoltato la versione originale, un’eccellente occasione per mettere le mani su un lavoro essenziale per gli amanti dell’ambito.
LIBRI
Alessio Cacciatore / Giorgio Di Berardino - Boys in the band. Dal post-brit pop all'alternative rock
Già autori dei seminali "Britannica" e "Oasis. La rivoluzione del rock inglese", oltre ad altre pubblicazioni, Cacciatore e Di Berardino, tornano con un libro molto interessante, dedicato al post Brit Rock, dal 1998 al 2008, fase mai troppo analizzata.
In questo caso sviscerata in ogni sua componente, dai "grandi nomi" (Radiohead, Coldplay, Strokes) alla seconda fascia (Interpol, Franz Ferdinand, Yeah Yeah Yeahs) fino a un'infinità di nomi "minori" (che arrivarono spesso al vertice delle classifiche con album eccellenti), da Kaiser Chiefs a Doves, Travis, Belle & Sebastian, Libertines, Babyshambles, Coral, Little Barrie, Bloc Party e decine di altri.
In aggiunta centinaia di piccole realtà, analizzate e indicizzate.
Un lavoro certosino e completo che, per chi ha vissuto in tempo reale il periodo, consente di riscoprire nomi dimenticati o archiviati frettolosamente (da I Am Kloot a The Fratellis o The Enemy).
Su tutti il capolavoro dei Last Shadow Puppets The Age of the Understatement del 2008 che ancora riluce!
Luca Garrò - Johnny Cash. L'Uomo in Nero
L'Uomo in Nero, devoto al Signore e allo stesso tempo immerso in un vortice di autodistruzione che lo portò ripetutamente sull'orlo della morte, amato dalle comunità religiose, dal mondo country ma anche da quello rock, da quello conservatore a quello dell'America radicale e contestatrice, un vero patriota ma che non esitava a metterne in luce le contraddizioni e le mancanze del suo paese.
Johnny Cash ha vissuto mille vite, è morto e rinato più volte, è sempre stato indefinibile e inclassificabile, lasciando capolavori sonori unici ed esclusivi.
Il libro di Garrò ne ripercorre dettagliatamente la vita, artistica e personale (inscindibili), con molta cura e varie citazioni dalla sua autobiografia.
Un testo esaustivo e ben fatto.
Antonio Bacciocchi/ Luca Frazzi - 45 years of music Graham Day
Il 16 settembre 2021 uscì il terzo titolo della mia mini casa editrice Cometa Rossa, dedicato alla carriera di Graham Day, scritto in coppia con Luca Frazzi, "40 anni di musica targata Graham Day".
Due fan hanno deciso di farne un'edizione - particolarmente lussuosa con copertina rigida e carta patinata - in lingua inglese, traducendo l'opera originale, con l'aggiunta di alcune foto (molte delle quali a colori, contrariamente all'edizione italiana in cui erano solo in bianco e nero), il titolo aggiornato e ulteriori dettagli.
Il libro è finalmente disponibile (in 300 copie).
Sono particolarmente onorato perché è il primo dei tanti libri che ho scritto che viene tradotto all'estero.
Per informazioni: tkbuch@t-online.de
Stefano Alghisi - Ormond Bar. Le sirene di Joyce
Il disegnatore/fumettista Stefano Alghisi rivisita (parzialmente e personalmente, con opportune modifiche e ammodernamenti) l'episodio "Le sirene " da "L'Ulisse" di Joyce.
Lo fa con un taglio "punk", fa suonare e cantare Tom Waits e il suo storico collaboratore Chuck E. Weiss (quello immortalato da Rickie Lee Jones in "Chuck E.'s In Love"), ci porta nel vizioso Ormond Bar nell'America del dopoguerra, trasposizione dell'Ormond Hotel della Dublino del 1904 di Joyce. Un albo in bianco e nero dalle costanti tinte blu(es).
Sinuoso e affascinante.
Giuseppe Defelici - Anno 1975. Un'estate a Londra
Defelici racconta, brevemente, di un'estate del 1975 al cospetto dei Pink Floyd a Knebworth (con anche Steve Miller Band e Captain Beefheart), il tutto intriso delle tipiche avventure di giovanissimi ragazzi piombati nelle magiche, quanto aspre, per certi aspetti, atmosfere londinesi.
Il tutto corredato da una lunga serie di immagini elaborate con l'IA da Michela Piazza.
l libro è in vendita a Piacenza, nelle librerie Romagnosi e Postumia, nell’edicola di Viale Dante, di fianco alla nuova Biblioteca comunale, nel Petit Cafè di via Mischi, nel negozio Alphaville, nella libreria “Forme” nel Castello di Rivalta.
Sex Pistols. La rivoluzione punk
Uno speciale di CLASSIC ROCK dedicato, attraverso 114 pagine e decine di foto (alcune delle quali raramente utilizzate), dedicato ai SEX PISTOLS, a 50 anni dalla loro esplosione e successiva breve vita (due anni, due mesi e otto giorni).
Ce ne siano occupati io, Renato Massacesi, Renzo Stefanel, Giandomenico Curi.
Ci sono la storia, il post Pistols, le reunion, i libri, le band che ne furono influenzate, l'intricata discografia, l'annosa questione "ma sapevano suonare?", Sid e Nancy, gli articoli italiani dei tempi e tanto altro.
In edicola a 12.90 euro.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Venerdì 31 luglio: GoDown Festival Cervia “Planet Rock”
Sabato 05 settembre: Prato "Santa valvola" Festival
Domenica 06 settemnbre: Piacenza Festival "Tendenze"
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Il meglio del mese
martedì, giugno 30, 2026
Giugno 2026. Il meglio del mese
Siamo a metà del 2026.
Sono uscite tante ottime novità: Paul McCartney, Kneecapp, Aja Monet, Black Crowes, Little Barrie, Brian Jackson, Anthony Joseph, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller, The Darts, Thee Marloes.
In Italia Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite.
PAUL McCARTNEY - The Boys of Dungeon Lane
Paul McCartney non teme di fare i conti con il suo fulgido passato.
In questo caso lo riprende dalle radici, dagli anni pre Beatles, ricordando molto tranquillamente e lucidamente, senza troppi afflati nostalgici, quegli anni pionieristici in un concept che si attesta sicuramente tra i suoi migliori lavori solisti.
L'album, 14 canzoni per 47 minuti di musica, non ha mai cedimenti, è corposo, a tratti crudo e ruvido.
Ovvio che non mancano i riferimenti Beatlesiani ("Home To Us" in duetto con Ringo su tutti) ma l'impressione è che ci sia molto dell'approccio 70's rock dei Wings e del primo Paul solista. La voce talvolta è flebile ma è un tratto congenito alla sua età ed è perfettamente contestuale al Paul 2026.
E' un lavoro da introitare con calma e da valutare nel tempo.
Dopo giorni d'ascolto ripetuto e compulsivo, credo sia un gioiello di rara bellezza.
Si parte con un parlato che poi esplode in un roccioso brano decisamente Wings, con un retaggio "Abbey Road", "As You Lie There", episodio anomalo e sorprendente nella sua complessità compositiva.
Anche "Lost Horizon" va giù duro con un riff rock e incedere ritmico mid tempo.
"Days We Left Behind" è uno dei momenti più alti del disco: ballata acustica, voce sofferente, melodia eccelsa, lo sguardo a tutti questi anni trascorsi.
"Ripples In A Pond" è uno dei rari momenti di scarsa brillantezza, un pop rock abbastanza anonimo.
Si tinge di Wings psichedelici "Mountain Top" con un finale travolgente ultra rock.
Uno dei momenti più particolari dell'album, tanto è invece classica (ma davvero bella) la ballata acustica (chitarra e voce) "Down South", con riferimenti alle prime esperienze pre "Love Me Do" (It was a good way to get to know you / Before we learned to twist and shout).
Anche "We Two", segue le stesse coordinate, ballata semplice e diretta, molto piacevole.
Un rock sferzante, molto energico, riporta i ritmi in alto in "Come Inside" mentre è più riflessiva e decisamente ammaliante l'atmosfera della sinuosa e semi psichedelica "Never Know", uno dei brani migliori.
Più Beatles di "Home To Us" non si poteva fare, con tanto di Ringo a batteria e voce. Brano riuscito, divertente, frizzante.
"Life Can Be Heard" rinnova la passione di Paul per il Vaudeville/swing/anni 20 (a me ricorda la bellisima "Two Magpies" da "Electric Arguments" dei The Fireman con Youth), brano Paul al 100%. Non lascia segni particolari l'acustica ballad folk blues "Fire Star Of The Night" ma la sofferta e drammatica "Salesman Saint", dedicata ai genitori Jim e Mary ("comes to me speaking words of wisdom Let It Be") lascia senza parole per intensità e incisività.
La conclusione è struggente con la ballad "Momma Gets By", drammatica, malinconica,triste, una sorta di commiato da lacrime.
La produzione di Andrew Watt (da Justin Bieber a Lady Gaga, Post Malone, Miley Cyrus, Elton John, Rolling Stones, Ozzy Osbourne, Pearl Jam, Iggy Pop) è magistrale e assembla alla perfezione uno spettro di influenze ampio e variegato.
Capolavoro?
BRIAN JACKSON - Now More Than Ever
Brian Jackson torna con una corposa rivisitazione del repertorio dell'ex sodale Gil Scott Heron, aiutato da Black Thought, Rahsaan Patterson, Josh Milan, Moodymann, Omar, J. Ivy.
Classici come Lady Day & John Coltrane, The Revolution Will Not Be Televised, Home Is Where The Hatred Is, Winter In America, The Bottle vengono ripresi con un'attitudine fresca, nuova, pulsante, rendendo moderno canzoni e un sound di 50 anni fa.
Bellissimo.
La Black Music continua a mutare, ricostruendo le proprie fondamenta, rinfrescando se stessa, lanciandosi in avanti, coraggiosa, sfacciata, consapevole, politicamente schierata.
ANTHONY JOSEPH - Ark
Nato a Trinidad, nel 1989 trasferito in Inghilterra) è uno scrittore afrofuturista, accademico, poeta ma anche musicista.
Ha inciso una decina di album, l'ultimo dei quali si intitola "Ark" ed è un gioiello del consueto travolgente mix di funk, hip hop, spiritual jazz, soul, jazz.
A cui aggiunge un cantato/spoken word che riporta inevitabilmente a Gil Scott Heron e Linton Kwesi Johnson.
Un altro eccellente album di "Nu Black" che si affianca degnamente a Aja Monet e Brian Jackson in questo splendido 2026 musicale.
JAMES TAYLOR QUARTET - Te Deum
James Taylor sta soddisfacendo un po' di suoi desideri.
Dopo un album pianistico riprendendo temi classici torna con il JAMES TAYLOR QUARTET con un progetto sorprendente.
Il rifacimento del "Te Deum" (canto cristiano la cui origine è incerta, attribuita a santi vari) in chiave funk soul latin jazz, con tanto di coro gospel del Benenden Chapel Choir e le percussioni di Snowboy.
I brani sono super groovy, la band vola altissima, il coro talvolta è un po' "sopra le righe" ma l'album è più che buono.
JALEN NGONDA - Doctrine Of Love
Il soul man inglese ha dichiarato che vorrebbe svegliarsi nel 1964 per registrare con i Funk Brothers e duettare con Marvin Gaye. Non ce la farà mai ovviamente ma intanto ci fa rivivere quelle vellutate atmosfere soul con un sound di gusto vintage, prevalentemente minimale, una voce incantevole, un groove comune a pochi. Ottimo disco.
BROTHER WALLACE - Electric Love
Dal profondo sud degli States, Georgia, arriva un ottimo esordio a base di soul/gospel/blues, quello più affine alle radici.
Brother Wallace fa passare un po' di tutto, dal suono Stax, a quello Motown, ritmi Northern Soul, deep blues, Otis Redding e Sam Cooke.
Vintage soul, nessuna concessione alla modernità ma è un gran bel sentire, genuino, intenso, sincero. E quindi che importa se suona come una compilation degli anni Sessanta? Ascoltiamolo e godiamocelo.
THEE MARLOES - Di Hotel Malibu
Non delude il nuovo album del trio indonesiano, elegantissimo e raffinato party sonoro a base di avvolgente e sensuale mellow soul con qualche impennata rhythm and blues.
Tanta classe.
MICA MILLAR - A Little Bit of Me
Molto carino il nuovo di MICA MILLAR, da Manchester.
Soul pop leggero, dalle tinte jazz, un po' Amy Winehouse, pennellate gospel, divertente e fresco.
Un perfetto cocktail estivo di gran classe.
JESPER LINDELL - Royal
Il cantante svedese si è preso quattro giorni nei Muscle Shoals Sound Studio in Alabama e nei Royal Studios a Memphis. In "3614 Jackson Highway" c'è il resoconto delle registrazioni nel primo, in "Royal" nel secondo. Riprende classici e brani oscuri di Elvis Presley, Otis Redding, Staple Singers, Dusty Springfield, Willie Nelson, Rod Stewart oltre a una bellissima versione di "The letter" dei Box Tops. Per chi ama il suono Stax, un album piacevolissimo.
LEAH FARMER and the BADASONICS - s/t
La cantante di Portland sforna un album davvero delizioso, tra atmosfere beat mid 60's, dal tratto malinconico, un paio di omaggi al sound Motown, qualche pausa reggae e rocksteady.
Perfetto con una birra fredda in una estate calda.
CIAN DOWNING - Stop the racists now / Come around
Cian Downing è un giovane esponente della scena Mod inglese e se nesce con un travolgente brano Ska in stile 2Tone dall'invitante titolo "STOP THE RACISTS NOW" con tanto di video con mod, scooter e calcio popolare.
What else?
https://www.youtube.com/watch?v=nyJdcqbLHqc
THE CHELSEA CURVE - The Rideout
Al secondo album il trio mod di Boston torna con un robusto garage beat rock che ricorda spesso un incrocio tra Pandoras e Go go's, grazie alla voce di Lina Pardee.
Una ventina di minuti, sette brani, tutto molto fresco e urgente.
https://thechelseacurve.bandcamp.com/album/the-rideout
DOWNTOWN BOYS - Public Luxury
La band americana ha da sempre messo l'opposizione politica al centro del loro progetto artistico.
Di questi tempi hanno pane per i loro denti nella catastrofe americana e mondiale.
Il terzo album viaggia nei conosciuti sentieri del punk più contaminato ed evoluto, uscendo dai canoni più prevedibili dell'ambito.
Una delle band più interessanti in circolazione tra i nomi estremi e rumorosi.
SUBLIME - Until the Sun Explodes
li conobbi nel breve periodo in cui suonai con Chiara e gli Scuri della futura Nina Zilli a metà anni 90.
Loro ne erano grandi fan e si muovevano più o meno su quelle coordinate, tra punk, beat, ska e affini.
I Sublime si sciolsero alla morte del leader Bradley Novell, nel 1996.
Tornano ora con Bradley sostituito dal figlio Jakob (dalla voce molto simile al padre), con un buon album (pur massacrato dalla critica) che riprende tutti gli schemi del sound originale, ha buone canzoni e un bel tiro.
Un'operazione forse un po' azzardata e foriera di perplessità pur se il risultato sia molto piacevole.
Ospiti Pennywise e H.R. dei Bad Brains.
THE ALARM - Transformation
A un anno dalla tragica scomparsa del leader Mike Peters, esce l'ultimo album degli Alarm, in lavorazione al tempo e completato successivamente. Si ripete, per l'ultima volta, la loro tutto sommato efficace formula che mette(va) insieme Clash, l'enfasi degli U2, un po' di Big Country e di Bruce Springsteen. Li avevo molto apprezzati agli inizi con "Declaration" "Strenght", anche dal vivo con uno spettacolo convincente. Con le dovute "cautele" è buon album, ben fatto e pieno di pathos.
JACKIE MENDEZ - This is Jackie Mendez
E' cresciuta a Los Angeles con 2Tone e original reggae come colonna sonora.
E si sente in questo eccellente esordio, molto reggae e rocksteady oriented, con pennellate soul, cantato e suonato benissimo, melodie accattivanti, brani di altissima qualità.
La colonna sonora per l'estate rovente in arrivo passa anche di qua.
FRIDAY FUZZ – Much Funk About Nothing
Il collettivo Friday Fuzz, composto da Marco Leo, Cesare Pizzetti, Elvin Betti e Niccolò Barozzi, già a fianco di grandi musicisti italiani, all’esordio con un album strumentale, in cui riprendono il classico sound funk che rimanda alle colonne sonore dei film anni Settanta. Il tutto eseguito con estrema perizia tecnica, al servizio di un perfetto groove che rende gli undici brani deliziosi.
OSAKA FLU – Lasciateci divertire
E’ sempre un piacere ascoltare un album come questo, in cui le influenze e i riferimenti sono talmente vasti che diventa complesso catalogare il lavoro sotto un “genere” ben definito. In questo caso, come da sempre ci ha abituato la band aretina, attiva dal 2010 e con quattro album alle spalle, si viaggia su basi prevalentemente di gusto punk e indie rock chitarristico dal taglio abrasivo. Ma, al contempo, non mancano sguardi alla canzone d’autore italiana nella sua più nobile accezione (dalle parti di un Fabrizio De André come non è mai stato, tra punk e pub rock – vedi Andrea), imprevedibili sferzate hardcore (Rumore), lo fi acustico (Io voglio decrescere) e tanto altro. Un disco che trasuda personalità, vigore e freschezza propositiva.
AFRICA UNITE – Nero su Nero – Manca il Fiato
Tornano i Maestri del reggae italiano con un nuovo strepitoso ep di cinque brani. Bunna e Madaski continuano ad essere schierati, in prima linea, con testi militanti, contro l’attuale follia guerrafondaia che sta affossando il mondo. Il loro irresistibile reggae sound assume un groove funk in Il silenzio dell’assenso, torna ai ritmi più classici in Colla a caldo, affiancati dai Circus Punk, si diluisce in una stupenda lover song in Nero su nero, scritta originariamente per Alborosie e riarrangiata per l’occasione. E dopo l’ottima Uomini, si chiude a ritmo rocksteady con un altro gioiello come Brand New Jacket. Pura eccellenza.
ATOM LUX – Kamikaze Butterfly
Continua il percorso lisergico di Atom Lux, con un nuovo ep di cinque brani, imprevedibili, psichedelici, dalle tinte stoner, che attingono spesso dalla lucida follia dei King Gizzard and the Wizard Lizard (a loro volta figli dei voli mentali dei Gong di Daevid Allen). I ritmi sono travolgenti, i suoni aspri e crudi, le composizioni di prima qualità. Dopo l’exploit dell’album “Voidmaze Dopamine Salad” si aggiunge un nuovo eccellente tassello alla cavalcata di Atom Lux.
FIESTA ALBA – Drops of sunshine in the city of spectres
Sempre avvolta nel mistero, la band romana firma il terzo capitolo del suo percorso musicale, addentrandosi ancora di più in meandri sonori poco codificabili. In cui entrano elettronica, fusion, poliritmi, world music, alt rock e tanto altro. Una proposta a tratti spiazzante per quanto è originale e innovativa (che talvolta sembra guardare al mondo artisticamente più contaminato caro a David Byrne) e che non finisce di stupire. Uno dei nomi più intriganti in circolazione.
ARTISTI VARI – Wild Honey Sampler 2026
Diciannove brani tratti da uscite recenti e di prossima pubblicazione per la Wild Honey Records, una delle etichette più interessanti e attive nella scena rock ‘n’ roll italiana. Una compilation gratuita che abbraccia tutto lo scibile della produzione dell’etichetta, tra Deniz Tek, New Christs e i Peawees, Radio Days e Bee Bee Sea, attraverso canzoni serrate, ruvide, pop, garage, beat, punk. Un gran piacere ascoltare un album del genere. A suo modo, perfetto!
ASCOLTATO ANCHE:
DOWN TO THE BONE (buon acid jazz funk, pur se prevedibile e risaputo), REGGAE WORKERS of the WORLD (reggae dalle varie contaminazioni, gradevole e poco più), THE UNSUSTAINABLES (ottimo ska/rocksteady, in chiave tradizionale, con qualche riferimento soul),
LIBRI
Dean Orton - A life in Lambretta. The story of a Professional Mod
Dean Orton è un volto noto e nome iconico nella scena mod ma soprattutto scooteristica italiana.
Arrivato tempo fa nella penisola, ha fatto della sua passione per la Lambretta una vera e propria professione, diventando un riferimento per gli amanti del veicolo.
In questo libro (in inglese) racconta la sua storia e soprattutto una marea di divertentissimi aneddoti: dal rocambolesco arrivo in Italia in scooter dall'Inghilterra per partecipare a un raduno mod, ai viaggi in Grecia dove recuperare mezzi d'epoca da restaurare, al vagabondare in mezza Europa sulla due ruote, al rapporto difficile con la burocrazia italiana, all'adattamento alle usanze nostrane che non sempre sono affini allo spirito britannico.
Un libro davvero divertente e ricchissimo di spunti piacevolissimi, anche di costume e rapporti sociali oltre che di un nutrito apporto fotografico.
In mezzo spuntano nomi noti della scena, a rendere ancora più piacevole e interessante la lettura.
Andrea Maccarone - Gli ultimi ribelli. Chi ha ucciso le sottoculture
Di sotto e contro culture si è parlato ripetutamente e a iosa, tra ricordi, ricostruzioni, documenti fotografici, ricerca delle radici. Maccarone approfondisce l'argomento con un saggio sociologico che parte da una veloce contestualizzazione delle varie forme sottoculturali (Teddy Boys/Rockers, Mods, Skinheads, Punk, Hip Hop etc) anche attraverso osservazioni che sintetizzano la loro essenza:
Le sottoculture giovanili trasformano oggetti e pratiche quotidiane in strumenti di resistenza simbolica.
Importante la sottolineatura di come il ruolo dei media abbia sempre compromesso la purezza e la stabilità delle sottoculture.
A proposito del movimento Hippie e del Festival di Woodstock:
La copertura massiva dell'evento contribuì a trasformare un'esperienza controculturale in un femnomeno globale, accelerandone al tempo stesso la diffusioine e la successiva normalizzazione.
Quando una sottocultura diventa visibile e mediatizzata su larga scala, perde parte della sua carica oppositiva.
Tra le conclusioni dell'analisi, la constatazione di come le sottoculture non siano mai statiche e contuino a ridefinirsi.
E infine il cambiamento epocale causato dall'arrivo di internet e soprattutto dei social:
Hanno permesso la costruzione di una pericolosa cultura dell'immagine fondata su modelli studiati per ricevere la massima attenzione dalla platea degli utenti.
Tutto ciò ha prodotto un livellamento dei modelli espressivi e di comunicazione, annientando le sfumature e la forza dell'originalità.
I social network offrono opportunità di conoscenza ma obbligano i linguaggi a uniformarsi per essere veicolati.
Le nuove generazioni grazie alla società delle piattaforme digitali, diventano autrici dei propri messaggi, padroni dei mezzi di comunicazione, e possono raccontare la propria realtà senza intermediazione.
Si supera così l'ostacolo del filtro giornalistico, instaurando un rapporto diretto tra mittente e destinatario.
La conclusione è amara: partendo dalla constatazione del mancato ricambio generazionale nell'ambito delle sottoculture tradizionali: La ribellione, a quanto pare, non attrae più.
Chiude il libro una serie di interessanti testimonianze di Irish Jack (storico mod dei 60, ispiratore del personaggio di Jimmy in "Quadrophenia"), Steve Diggle dei Buzzcocks, Mike Joyce degli SMiths, Kev Roberts, DJ del Wigan Casino e Rick Witter dei Shed Seven.
Francesco Abate - Gli indegni
Una vicenda (non autobiografica, precisa l'autore ma in cui tanti di "noi" si possono facilmente riconoscere) che si svolge negli anni Ottanta del punk, new wave e affini, tra amori disperati, speranze adolescenziali, fughe a Parigi e Londra, eroina, in una corsa scomposta e scarmigliata alla ricerca dell'immortalità giovanile.
Ci sono le sottoculture, le botte, le lacrime, le strade divise.
Il romanzo si configura come un racconto molto fedele alle vicende di quegli anni, spesso aspro, altrettanto ironico e spensierato.
La scrittura è precisa, fresca e coinvolgente, il libro più che riuscito.
Claudio Cicolin - Della Chitarra e del Mistero
Cinque racconti sospesi tra realtà e fantasia, legati dal ruolo della chitarra, filo conduttore che unisce destini, visioni e ossessioni. Non a caso visto che l'autore ha dato vita a un progetto video su YouTube, diventato il canale didattico di chitarra più seguito in Italia con 280.000 iscritti.
I racconti nascono dalla lettura di scrittori iconici come Edgar Allan Poe e Italo Calvino, diretti ispiratori delle narrazioni e si muovono verso un mondo sonoro che cita Smiths e Brian May, Oasis e Robert Johnson e uno letterario che spazia da George Orwell a Alessandfro Baricco.
Lettura interessante sicuramente originale.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
Venerdì 3 luglio, ore 21. Presentazione libro "Keith Moon, batterista" a Piacenza, Libreria Fahrenheit 451", via Legnano.
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Venerdì 10 luglio: Bologna “Frida”
Sabato 11 luglio: Festival Increa Masnada (Milano)
Venerdì 31 luglio: Cervia “Planet Rock”
In Italia Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite.
PAUL McCARTNEY - The Boys of Dungeon Lane
Paul McCartney non teme di fare i conti con il suo fulgido passato.
In questo caso lo riprende dalle radici, dagli anni pre Beatles, ricordando molto tranquillamente e lucidamente, senza troppi afflati nostalgici, quegli anni pionieristici in un concept che si attesta sicuramente tra i suoi migliori lavori solisti.
L'album, 14 canzoni per 47 minuti di musica, non ha mai cedimenti, è corposo, a tratti crudo e ruvido.
Ovvio che non mancano i riferimenti Beatlesiani ("Home To Us" in duetto con Ringo su tutti) ma l'impressione è che ci sia molto dell'approccio 70's rock dei Wings e del primo Paul solista. La voce talvolta è flebile ma è un tratto congenito alla sua età ed è perfettamente contestuale al Paul 2026.
E' un lavoro da introitare con calma e da valutare nel tempo.
Dopo giorni d'ascolto ripetuto e compulsivo, credo sia un gioiello di rara bellezza.
Si parte con un parlato che poi esplode in un roccioso brano decisamente Wings, con un retaggio "Abbey Road", "As You Lie There", episodio anomalo e sorprendente nella sua complessità compositiva.
Anche "Lost Horizon" va giù duro con un riff rock e incedere ritmico mid tempo.
"Days We Left Behind" è uno dei momenti più alti del disco: ballata acustica, voce sofferente, melodia eccelsa, lo sguardo a tutti questi anni trascorsi.
"Ripples In A Pond" è uno dei rari momenti di scarsa brillantezza, un pop rock abbastanza anonimo.
Si tinge di Wings psichedelici "Mountain Top" con un finale travolgente ultra rock.
Uno dei momenti più particolari dell'album, tanto è invece classica (ma davvero bella) la ballata acustica (chitarra e voce) "Down South", con riferimenti alle prime esperienze pre "Love Me Do" (It was a good way to get to know you / Before we learned to twist and shout).
Anche "We Two", segue le stesse coordinate, ballata semplice e diretta, molto piacevole.
Un rock sferzante, molto energico, riporta i ritmi in alto in "Come Inside" mentre è più riflessiva e decisamente ammaliante l'atmosfera della sinuosa e semi psichedelica "Never Know", uno dei brani migliori.
Più Beatles di "Home To Us" non si poteva fare, con tanto di Ringo a batteria e voce. Brano riuscito, divertente, frizzante.
"Life Can Be Heard" rinnova la passione di Paul per il Vaudeville/swing/anni 20 (a me ricorda la bellisima "Two Magpies" da "Electric Arguments" dei The Fireman con Youth), brano Paul al 100%. Non lascia segni particolari l'acustica ballad folk blues "Fire Star Of The Night" ma la sofferta e drammatica "Salesman Saint", dedicata ai genitori Jim e Mary ("comes to me speaking words of wisdom Let It Be") lascia senza parole per intensità e incisività.
La conclusione è struggente con la ballad "Momma Gets By", drammatica, malinconica,triste, una sorta di commiato da lacrime.
La produzione di Andrew Watt (da Justin Bieber a Lady Gaga, Post Malone, Miley Cyrus, Elton John, Rolling Stones, Ozzy Osbourne, Pearl Jam, Iggy Pop) è magistrale e assembla alla perfezione uno spettro di influenze ampio e variegato.
Capolavoro?
BRIAN JACKSON - Now More Than Ever
Brian Jackson torna con una corposa rivisitazione del repertorio dell'ex sodale Gil Scott Heron, aiutato da Black Thought, Rahsaan Patterson, Josh Milan, Moodymann, Omar, J. Ivy.
Classici come Lady Day & John Coltrane, The Revolution Will Not Be Televised, Home Is Where The Hatred Is, Winter In America, The Bottle vengono ripresi con un'attitudine fresca, nuova, pulsante, rendendo moderno canzoni e un sound di 50 anni fa.
Bellissimo.
La Black Music continua a mutare, ricostruendo le proprie fondamenta, rinfrescando se stessa, lanciandosi in avanti, coraggiosa, sfacciata, consapevole, politicamente schierata.
ANTHONY JOSEPH - Ark
Nato a Trinidad, nel 1989 trasferito in Inghilterra) è uno scrittore afrofuturista, accademico, poeta ma anche musicista.
Ha inciso una decina di album, l'ultimo dei quali si intitola "Ark" ed è un gioiello del consueto travolgente mix di funk, hip hop, spiritual jazz, soul, jazz.
A cui aggiunge un cantato/spoken word che riporta inevitabilmente a Gil Scott Heron e Linton Kwesi Johnson.
Un altro eccellente album di "Nu Black" che si affianca degnamente a Aja Monet e Brian Jackson in questo splendido 2026 musicale.
JAMES TAYLOR QUARTET - Te Deum
James Taylor sta soddisfacendo un po' di suoi desideri.
Dopo un album pianistico riprendendo temi classici torna con il JAMES TAYLOR QUARTET con un progetto sorprendente.
Il rifacimento del "Te Deum" (canto cristiano la cui origine è incerta, attribuita a santi vari) in chiave funk soul latin jazz, con tanto di coro gospel del Benenden Chapel Choir e le percussioni di Snowboy.
I brani sono super groovy, la band vola altissima, il coro talvolta è un po' "sopra le righe" ma l'album è più che buono.
JALEN NGONDA - Doctrine Of Love
Il soul man inglese ha dichiarato che vorrebbe svegliarsi nel 1964 per registrare con i Funk Brothers e duettare con Marvin Gaye. Non ce la farà mai ovviamente ma intanto ci fa rivivere quelle vellutate atmosfere soul con un sound di gusto vintage, prevalentemente minimale, una voce incantevole, un groove comune a pochi. Ottimo disco.
BROTHER WALLACE - Electric Love
Dal profondo sud degli States, Georgia, arriva un ottimo esordio a base di soul/gospel/blues, quello più affine alle radici.
Brother Wallace fa passare un po' di tutto, dal suono Stax, a quello Motown, ritmi Northern Soul, deep blues, Otis Redding e Sam Cooke.
Vintage soul, nessuna concessione alla modernità ma è un gran bel sentire, genuino, intenso, sincero. E quindi che importa se suona come una compilation degli anni Sessanta? Ascoltiamolo e godiamocelo.
THEE MARLOES - Di Hotel Malibu
Non delude il nuovo album del trio indonesiano, elegantissimo e raffinato party sonoro a base di avvolgente e sensuale mellow soul con qualche impennata rhythm and blues.
Tanta classe.
MICA MILLAR - A Little Bit of Me
Molto carino il nuovo di MICA MILLAR, da Manchester.
Soul pop leggero, dalle tinte jazz, un po' Amy Winehouse, pennellate gospel, divertente e fresco.
Un perfetto cocktail estivo di gran classe.
JESPER LINDELL - Royal
Il cantante svedese si è preso quattro giorni nei Muscle Shoals Sound Studio in Alabama e nei Royal Studios a Memphis. In "3614 Jackson Highway" c'è il resoconto delle registrazioni nel primo, in "Royal" nel secondo. Riprende classici e brani oscuri di Elvis Presley, Otis Redding, Staple Singers, Dusty Springfield, Willie Nelson, Rod Stewart oltre a una bellissima versione di "The letter" dei Box Tops. Per chi ama il suono Stax, un album piacevolissimo.
LEAH FARMER and the BADASONICS - s/t
La cantante di Portland sforna un album davvero delizioso, tra atmosfere beat mid 60's, dal tratto malinconico, un paio di omaggi al sound Motown, qualche pausa reggae e rocksteady.
Perfetto con una birra fredda in una estate calda.
CIAN DOWNING - Stop the racists now / Come around
Cian Downing è un giovane esponente della scena Mod inglese e se nesce con un travolgente brano Ska in stile 2Tone dall'invitante titolo "STOP THE RACISTS NOW" con tanto di video con mod, scooter e calcio popolare.
What else?
https://www.youtube.com/watch?v=nyJdcqbLHqc
THE CHELSEA CURVE - The Rideout
Al secondo album il trio mod di Boston torna con un robusto garage beat rock che ricorda spesso un incrocio tra Pandoras e Go go's, grazie alla voce di Lina Pardee.
Una ventina di minuti, sette brani, tutto molto fresco e urgente.
https://thechelseacurve.bandcamp.com/album/the-rideout
DOWNTOWN BOYS - Public Luxury
La band americana ha da sempre messo l'opposizione politica al centro del loro progetto artistico.
Di questi tempi hanno pane per i loro denti nella catastrofe americana e mondiale.
Il terzo album viaggia nei conosciuti sentieri del punk più contaminato ed evoluto, uscendo dai canoni più prevedibili dell'ambito.
Una delle band più interessanti in circolazione tra i nomi estremi e rumorosi.
SUBLIME - Until the Sun Explodes
li conobbi nel breve periodo in cui suonai con Chiara e gli Scuri della futura Nina Zilli a metà anni 90.
Loro ne erano grandi fan e si muovevano più o meno su quelle coordinate, tra punk, beat, ska e affini.
I Sublime si sciolsero alla morte del leader Bradley Novell, nel 1996.
Tornano ora con Bradley sostituito dal figlio Jakob (dalla voce molto simile al padre), con un buon album (pur massacrato dalla critica) che riprende tutti gli schemi del sound originale, ha buone canzoni e un bel tiro.
Un'operazione forse un po' azzardata e foriera di perplessità pur se il risultato sia molto piacevole.
Ospiti Pennywise e H.R. dei Bad Brains.
THE ALARM - Transformation
A un anno dalla tragica scomparsa del leader Mike Peters, esce l'ultimo album degli Alarm, in lavorazione al tempo e completato successivamente. Si ripete, per l'ultima volta, la loro tutto sommato efficace formula che mette(va) insieme Clash, l'enfasi degli U2, un po' di Big Country e di Bruce Springsteen. Li avevo molto apprezzati agli inizi con "Declaration" "Strenght", anche dal vivo con uno spettacolo convincente. Con le dovute "cautele" è buon album, ben fatto e pieno di pathos.
JACKIE MENDEZ - This is Jackie Mendez
E' cresciuta a Los Angeles con 2Tone e original reggae come colonna sonora.
E si sente in questo eccellente esordio, molto reggae e rocksteady oriented, con pennellate soul, cantato e suonato benissimo, melodie accattivanti, brani di altissima qualità.
La colonna sonora per l'estate rovente in arrivo passa anche di qua.
FRIDAY FUZZ – Much Funk About Nothing
Il collettivo Friday Fuzz, composto da Marco Leo, Cesare Pizzetti, Elvin Betti e Niccolò Barozzi, già a fianco di grandi musicisti italiani, all’esordio con un album strumentale, in cui riprendono il classico sound funk che rimanda alle colonne sonore dei film anni Settanta. Il tutto eseguito con estrema perizia tecnica, al servizio di un perfetto groove che rende gli undici brani deliziosi.
OSAKA FLU – Lasciateci divertire
E’ sempre un piacere ascoltare un album come questo, in cui le influenze e i riferimenti sono talmente vasti che diventa complesso catalogare il lavoro sotto un “genere” ben definito. In questo caso, come da sempre ci ha abituato la band aretina, attiva dal 2010 e con quattro album alle spalle, si viaggia su basi prevalentemente di gusto punk e indie rock chitarristico dal taglio abrasivo. Ma, al contempo, non mancano sguardi alla canzone d’autore italiana nella sua più nobile accezione (dalle parti di un Fabrizio De André come non è mai stato, tra punk e pub rock – vedi Andrea), imprevedibili sferzate hardcore (Rumore), lo fi acustico (Io voglio decrescere) e tanto altro. Un disco che trasuda personalità, vigore e freschezza propositiva.
AFRICA UNITE – Nero su Nero – Manca il Fiato
Tornano i Maestri del reggae italiano con un nuovo strepitoso ep di cinque brani. Bunna e Madaski continuano ad essere schierati, in prima linea, con testi militanti, contro l’attuale follia guerrafondaia che sta affossando il mondo. Il loro irresistibile reggae sound assume un groove funk in Il silenzio dell’assenso, torna ai ritmi più classici in Colla a caldo, affiancati dai Circus Punk, si diluisce in una stupenda lover song in Nero su nero, scritta originariamente per Alborosie e riarrangiata per l’occasione. E dopo l’ottima Uomini, si chiude a ritmo rocksteady con un altro gioiello come Brand New Jacket. Pura eccellenza.
ATOM LUX – Kamikaze Butterfly
Continua il percorso lisergico di Atom Lux, con un nuovo ep di cinque brani, imprevedibili, psichedelici, dalle tinte stoner, che attingono spesso dalla lucida follia dei King Gizzard and the Wizard Lizard (a loro volta figli dei voli mentali dei Gong di Daevid Allen). I ritmi sono travolgenti, i suoni aspri e crudi, le composizioni di prima qualità. Dopo l’exploit dell’album “Voidmaze Dopamine Salad” si aggiunge un nuovo eccellente tassello alla cavalcata di Atom Lux.
FIESTA ALBA – Drops of sunshine in the city of spectres
Sempre avvolta nel mistero, la band romana firma il terzo capitolo del suo percorso musicale, addentrandosi ancora di più in meandri sonori poco codificabili. In cui entrano elettronica, fusion, poliritmi, world music, alt rock e tanto altro. Una proposta a tratti spiazzante per quanto è originale e innovativa (che talvolta sembra guardare al mondo artisticamente più contaminato caro a David Byrne) e che non finisce di stupire. Uno dei nomi più intriganti in circolazione.
ARTISTI VARI – Wild Honey Sampler 2026
Diciannove brani tratti da uscite recenti e di prossima pubblicazione per la Wild Honey Records, una delle etichette più interessanti e attive nella scena rock ‘n’ roll italiana. Una compilation gratuita che abbraccia tutto lo scibile della produzione dell’etichetta, tra Deniz Tek, New Christs e i Peawees, Radio Days e Bee Bee Sea, attraverso canzoni serrate, ruvide, pop, garage, beat, punk. Un gran piacere ascoltare un album del genere. A suo modo, perfetto!
ASCOLTATO ANCHE:
DOWN TO THE BONE (buon acid jazz funk, pur se prevedibile e risaputo), REGGAE WORKERS of the WORLD (reggae dalle varie contaminazioni, gradevole e poco più), THE UNSUSTAINABLES (ottimo ska/rocksteady, in chiave tradizionale, con qualche riferimento soul),
LIBRI
Dean Orton - A life in Lambretta. The story of a Professional Mod
Dean Orton è un volto noto e nome iconico nella scena mod ma soprattutto scooteristica italiana.
Arrivato tempo fa nella penisola, ha fatto della sua passione per la Lambretta una vera e propria professione, diventando un riferimento per gli amanti del veicolo.
In questo libro (in inglese) racconta la sua storia e soprattutto una marea di divertentissimi aneddoti: dal rocambolesco arrivo in Italia in scooter dall'Inghilterra per partecipare a un raduno mod, ai viaggi in Grecia dove recuperare mezzi d'epoca da restaurare, al vagabondare in mezza Europa sulla due ruote, al rapporto difficile con la burocrazia italiana, all'adattamento alle usanze nostrane che non sempre sono affini allo spirito britannico.
Un libro davvero divertente e ricchissimo di spunti piacevolissimi, anche di costume e rapporti sociali oltre che di un nutrito apporto fotografico.
In mezzo spuntano nomi noti della scena, a rendere ancora più piacevole e interessante la lettura.
Andrea Maccarone - Gli ultimi ribelli. Chi ha ucciso le sottoculture
Di sotto e contro culture si è parlato ripetutamente e a iosa, tra ricordi, ricostruzioni, documenti fotografici, ricerca delle radici. Maccarone approfondisce l'argomento con un saggio sociologico che parte da una veloce contestualizzazione delle varie forme sottoculturali (Teddy Boys/Rockers, Mods, Skinheads, Punk, Hip Hop etc) anche attraverso osservazioni che sintetizzano la loro essenza:
Le sottoculture giovanili trasformano oggetti e pratiche quotidiane in strumenti di resistenza simbolica.
Importante la sottolineatura di come il ruolo dei media abbia sempre compromesso la purezza e la stabilità delle sottoculture.
A proposito del movimento Hippie e del Festival di Woodstock:
La copertura massiva dell'evento contribuì a trasformare un'esperienza controculturale in un femnomeno globale, accelerandone al tempo stesso la diffusioine e la successiva normalizzazione.
Quando una sottocultura diventa visibile e mediatizzata su larga scala, perde parte della sua carica oppositiva.
Tra le conclusioni dell'analisi, la constatazione di come le sottoculture non siano mai statiche e contuino a ridefinirsi.
E infine il cambiamento epocale causato dall'arrivo di internet e soprattutto dei social:
Hanno permesso la costruzione di una pericolosa cultura dell'immagine fondata su modelli studiati per ricevere la massima attenzione dalla platea degli utenti.
Tutto ciò ha prodotto un livellamento dei modelli espressivi e di comunicazione, annientando le sfumature e la forza dell'originalità.
I social network offrono opportunità di conoscenza ma obbligano i linguaggi a uniformarsi per essere veicolati.
Le nuove generazioni grazie alla società delle piattaforme digitali, diventano autrici dei propri messaggi, padroni dei mezzi di comunicazione, e possono raccontare la propria realtà senza intermediazione.
Si supera così l'ostacolo del filtro giornalistico, instaurando un rapporto diretto tra mittente e destinatario.
La conclusione è amara: partendo dalla constatazione del mancato ricambio generazionale nell'ambito delle sottoculture tradizionali: La ribellione, a quanto pare, non attrae più.
Chiude il libro una serie di interessanti testimonianze di Irish Jack (storico mod dei 60, ispiratore del personaggio di Jimmy in "Quadrophenia"), Steve Diggle dei Buzzcocks, Mike Joyce degli SMiths, Kev Roberts, DJ del Wigan Casino e Rick Witter dei Shed Seven.
Francesco Abate - Gli indegni
Una vicenda (non autobiografica, precisa l'autore ma in cui tanti di "noi" si possono facilmente riconoscere) che si svolge negli anni Ottanta del punk, new wave e affini, tra amori disperati, speranze adolescenziali, fughe a Parigi e Londra, eroina, in una corsa scomposta e scarmigliata alla ricerca dell'immortalità giovanile.
Ci sono le sottoculture, le botte, le lacrime, le strade divise.
Il romanzo si configura come un racconto molto fedele alle vicende di quegli anni, spesso aspro, altrettanto ironico e spensierato.
La scrittura è precisa, fresca e coinvolgente, il libro più che riuscito.
Claudio Cicolin - Della Chitarra e del Mistero
Cinque racconti sospesi tra realtà e fantasia, legati dal ruolo della chitarra, filo conduttore che unisce destini, visioni e ossessioni. Non a caso visto che l'autore ha dato vita a un progetto video su YouTube, diventato il canale didattico di chitarra più seguito in Italia con 280.000 iscritti.
I racconti nascono dalla lettura di scrittori iconici come Edgar Allan Poe e Italo Calvino, diretti ispiratori delle narrazioni e si muovono verso un mondo sonoro che cita Smiths e Brian May, Oasis e Robert Johnson e uno letterario che spazia da George Orwell a Alessandfro Baricco.
Lettura interessante sicuramente originale.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
Venerdì 3 luglio, ore 21. Presentazione libro "Keith Moon, batterista" a Piacenza, Libreria Fahrenheit 451", via Legnano.
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Venerdì 10 luglio: Bologna “Frida”
Sabato 11 luglio: Festival Increa Masnada (Milano)
Venerdì 31 luglio: Cervia “Planet Rock”
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venerdì, maggio 29, 2026
Maggio 2026. Il meglio del mese.
Si vola verso la metà del 2026.
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In Italia Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce.
KNEECAPP - Fenian
Uno dei nomi più importanti in circolazione, che coniuga attivismo politico, parlando del presente, dalla Palestina (in "Palestine" con il rapper Gazawi, Fawzi) all'attualità britannica. La musica è un duro mix di rap, hip hop, elettronica, drum n bass, un approccio punk e rivoltoso, senza filtri e senza paura. Il disco è potentissimo, colonna sonora di un momento difficile e tragico per l'umanità intera. Indispensabile.
Qui: https://tonyface.blogspot.com/2026/05/kneecapp-fenian.html la recensione dettagliata di Michele Savini.
AJA MONET - The Color of Rain
La "Freedom fighter" e "Brooklyn griot" torna con un lavoro più complesso, coraggioso e profondo che ben condensa il concetto di AfroFuturismo. Hip Hop, sperimentazione, elettronica, new funk, soul, new gospel, blues, spoken word, spiritual jazz, impegno socio politico, nell'America devastata e annientata.
"Voglio un dio… che nessun americano possa adorare/Voglio un dio… che non voglia essere adorato”.
"The color of rain" è un album intenso, che si muove su ritmi e suoni caldi e ammalianti ma minacciosi e graffianti.
Collaborano Meshell Ndegeocello, Justin Brown, Nico Segal, Georgie Anne Muldrow.
Spettacolare.
LITTLE BARRIE - Gravity Freeze
Tornano i Little Barrie dopo un lungo silenzio (a parte due eccellenti album con Malcolm Catto.
D'altronde il chitarrista e mente della band (che ha perso tragicamente il batterista originale) Barrie Cadogan ha sempre parecchio da fare come session man con Paul Weller, Liam Gallagher e John Squire, The The e Black Keys.
"Gravity Freeze" è, come sempre, un gustosissimo, ipnotico, lisergico e soffuso mix di funk, blues, psichedelia, freakbeat, Jimi Hendrix, Stone Roses di "Second Coming" e tanto altro.
Molto cool!
THE CORAL - 388
Che strano e sorprendente album hanno tirato fuori i Coral, dopo anni di "folk psichedelico Britpop guitar sound". In "338" si va di rocksteady, un po' di rhythm and blues tra 50 e 60 (alla Arthur Alexander), primo Sixties soul e delizie affini. Il tutto con una particolare cura dei suoni, fedeli al mood originale del genere. Molto intrigante e gustoso, in virtù di canzoni sempre riuscite.
THE DARTS - Halloween Love Songs
La band americana, ammirata a un recente Festival Beat per la sua travolgente energia, torna con un album che, senza alcuna puntualità, si propone di rinnovare il classico repertorio delle canzoni per Halloween. Non so se qualcuna di queste tredici entrerà nella tradizione musicale del 31 ottobre ma l'album è sicuramente divertente, potente, fatto benissimo, attingendo dal classico momndo garage, Fuzztones in particolare, ma con un'anima più psycho/surf, atmosfere sospese, spesso lente e midtempo, molto avvolgenti, perverse e intriganti.
FAY HALLAM - Zodiac
Fay Hallam ha da tempo superato il passato di Makin Time, Prime Movers etc.
Ha ricostruito un'ottima carriera solista, fa parte del "nostro" Il Senato, si muove tra vari progetti e collaborazioni.
"Zodiac" è il nuovo album e la sua opera più matura e autorevole.
Molteplici le influenze e gli ambiti sonori, tra il classico soul pop, strumentali intriganti, una stupenda "Sun Shines On" tra "Move On Up" di Curtis Mayfield, acid jazz, disco funk, l'emozionante e riuscitissima cover di "I Talk To the Wind" dei King Crimson, il groove soul beat di "Never Be Silenced". Album più che riuscito, completo, personale, ricco di classe ed eleganza.
LEMON TWIGS - Look For Your Mind!
Al sesto album, pervacicemente aggrappati ai Sessanta di Beach Boys (in particolare), Beatles, Byrds, Hollies, Big Star (ma anche Three O' Clock e dintorni, ), in grado di scrivere nuove canzoni strettamente legate a quel suono, senza paura di apparire troppo retrò. L'ascolto è, come sempre, più che gradevole, la classe compositiva inalterata, una fortuna avere in circolazione una band del genere.
MOD LANG - Borrowed Times
Da Detroit, tra i probabili primi "figli" dei Lemon Twigs. Prendono il nome da una caznone dei Big Star e vuol già dire tanto. I riferimenti sono i consueti, dalle infinite variabili Sixties c(Beatles, Byrds, jingle jangle vario, perfino Simon & Garfunkel) agli epigoni successivi. Sono più ruvidi e "garage" dei più sofisticati fratelli New Yorkesi, suonano e compongono bene, sono giovani, bella band.
UNI BOYS - Uni Boys
Con il prezioso aiuto dei fratelli D'Addario dei Lemon Twigs (di cui fa parte Reza Matin, chitarra e voce) la band californiana firma un secondo album a base di energico power pop, atmosfere Beatlesiane, un pizzico di garage e tutto i lconsueto corollario Sixties. Molto divertenti e piacevoli.
THE LOFT - Badges
Dopo l'ottimo album del ritorno sulle scene dopo 40 anni di silenzio dello scorso anno, i Loft ci hanno preso gusto e bissano con un altro lavoro pregevole, ricco di canzoni dal taglio malinconico che guardano a un mix originale e ben costruito di Dream Syndicate, Television, Lloyd Cole, atmosfere psichedeliche e un andamento Britpop. Un buon disco.
THE BLACK KEYS - Peaches!
Tornano al rock blues più torrido i BLACK KEYS, ultimamente scivolati in lande sonore più easy pop.
“Non stavamo registrando un disco. Stavamo solo improvvisando, come se fosse solo per noi” (Dan Auerbach).
"Peaches" è un buon disco di oscuri brani e rhythm and blues, da Junior Kimbrough ai Dr.Feelgood, rifatti con approccio grezzo e diretto.
Non male ma nemmeno indispensabile.
DRAKULAS - Midnight City
Il trio di Austin torna con il terzo album, mischiando punk rock 77 con Buzzcocks, ritmi frenetici e un approccio alla Devo. Molto stimolante, immediato e diretto. Da ascoltare!
BROOKLYN FUNK ESSENTIALS - Black Butterfly
Ottimo album di funk, disco, Philly Sound, insert hip hop, mellow soul alla Sade dai veterani della scena New Yorkese.
Eleganza, tonnellate di groove, una varietà di stili che si condensano in grande personalità e capacità tecnica, una stupenda versione di "Life During Wartime" dei Talking Heads. Bello.
DIRTY TRAINLOAD - Rise Up And Stomp
Quinto album per la band pugliese, come sempre deragliante, scarno, minimale, nel ripercorrere gli antichi sentieri del rock 'n' roll primitivo, del blues più oscuro (vedi le cover di Lead Belly Out on the Western Plains e Little Walter Jacobs It Ain't Right), contaminati da un approccio garage e punk. La band suona con convinzione e passione, la produzione esalta al meglio la potenza sonora del disco, davvero ben fatto e destinato a finire in parecchie classifiche di album "rudi" di fine anno.
GOPHER & THE DEADLOCKS - Nasty Deadlocks
Lo splendido esordio con Tropical Riot del 2024 trova ora un seguito, altrettanto valido e composito. D'altra parte è la creatura di Dario Troso, che ha diviso la sua carriera tra gruppi punk ed hardcore, pioniere della scena rap e reggae, con Isola Posse All Stars, Sud Sound System e Neo-Ex. Influenze che tornano costantemente in Nasty Deadlocks, 14 brani tra hardcore, dub, rocksteady, punk, con cover di Joe Jackson, The Beat, Max Romeo, The Skatalites e Jam (una sorprendente versione reggae punk alla Clash di Art School). Ancora una volta più che riuscito, efficace e originale.
WEIRD BLOOM - Wrong Time, Wrong Place
La band romana vive di generose sorsate di rock anni Settanta, glam, proto punk, rock’n’roll, tra Marc Bolan, Slade, Gorillas e la miriade di band dell’epoca, ripescate da pochi anni e riportate in auge da una lunga serie di nuove band (i nostri Giuda in primis). I Weird Bloom divertono e si divertono, con dieci canzoni irresistibili, dai ritmi e ritornelli contagiosi, frizzanti e travolgenti. Cosa altro desiderare?
WELFARE STATE UNDERGROUND - Flowers in the Sunshine
Una strana e bella storia quella della band sarda. Nata nel 1981, arrivata ai vertici della scena neo psichedelica isolana e poi sciolta alla fine del decennio. Dopo tanti anni l'opportunità di ritrovarsi, grazie alla pervicacia di Roberto Corte, che rimette insieme i vecchi componenti del gruppo con cui incide per l'antico repertorio, mai registrato prima. I brani sono suonati con l'urgenza e la spontaneità dei tempi passati, hanno ancora la freschezza giovanile di quel suono immortale che guardava tanto agli anni Sessanta, quanto al contemporaneità della scena neo psichedelica di metà anni Ottanta. Il livello compositivo è alto, tanto quanto l'esecuzione e l'interpretazione. Ottimo.
ASCOLTATO ANCHE:
FOO FIGHTERS (l'ormai consunto pomp (punk) rock), SOCIAL DISTORTION (un discreto ritorno, molto enfatico).
LETTO
Riccardo Bertoncelli - Abitavo a Penny Lane
Piaccia o meno, il giornalismo musicale italiano per eccellenza vede indubbiamente Riccardo Bertoncelli sul podio (più alto? ai posteri...).
Ora è il momento di raccontarsi, in quello che è probabilmente il primo capitolo della sua lunga storia (visto che si ferma a "quel" fatidico 8 dicembre 1980).
Lo fa con leggerezza, ironia, forzata limitatezza (ci vorrebbero probabilmente dieci altri libri per essere esaustivo), un pizzico di malinconia, mista a una giusta e perdonabile "arroganza" di chi è comunque arrivato prima di tanti (tutti?) altri.
Ci sono le dovute "scuse" per anni estremi e incredibili agli occhi odierni:
"Era un viziaccio dell'epoca insegnare agli artisti cosa dovevano fare, anzi, chi dovevano essere e io c'ero cascato con lo zelo leninista di una Guardia Rossa".
I famosi screzi e feroci litigi con Francesco Guccini e gli Area seppure così tanto ammirati:
"Mi piacevano perché erano proprio quelli che dicevano di essere, vogliosi, polemici, aggressivi, voraci, perché si prendevano tutto dei tempi, velleità, slanci, opportunità con la rabbia repressa di "chi ha suonato per anni la musica dei padroni"... con una disinvoltura, una libertà, una naturalezza che oggi lasciano basiti e testi libertari tra anarchia e situazionismo...".
E poi la sua storia, tra le fanzine "Blues Anytime" e "Freak", le riviste storiche come "Gong", "Muzak" e "Musica 80" (sempre al centro di scissioni, discussioni e altro), libri altrettanto importanti (su tutti "Pop Story").
Vicende che, anagraficamente, ho vissuto in tempo (quasi) reale, collezionando avidamente buona parte dei suddetti titoli, in una sorta di amore/odio per il personaggio (incontrato, disponibile ed estremamente "easy", poco tempo fa a un concerto di Fred Frith).
Un bel libro che lascia, immancabilmente, l'immediato desiderio di un veloce seguito.
Cesare Basile - Gigghiana
Un recente rapporto Onu, parla di "bancarotta globale" in merito alla crisi dell'acqua ovvero il pianeta sta utilizzando il proprio capitale idrico come se fosse una risorsa infinita, consumando oggi quantità che non riusciranno più a essere recuperate nel lungo periodo.
Il consumo delle risorse idriche sta crescendo soprattutto nelle economie avanzate e aree tradizionalmente considerate sicure dal punto di vista idrologico.
L'acqua c'è ma non riesce a rigenerarsi abbastanza velocemente da sostenere quello che l’umanità consuma.
Nel 2022 Google, Microsoft e Meta hanno prelevato due miliardi di metri cubi di acqua dolce.
E' il tema del libro di Cesare Basile, storico cantautore siciliano che conosce bene quanto la povertà idrica abbia e continui ad essere un problema di primaria importanza nella sua terra, da sempre "fonte di ricchezza e di miseria, di potenza e di schiavitù".
Ogni scritto è accompagnato da QR code che aprono paesaggi visivi e sonori originali e collage che raffigurano Santi e Madonne tra devozione popolare e rielaborazione simbolica.
Un libro che è opera d'arte, dura, importante e penetrante come la musica di Basile, che non lascia scampo e ci mostra come la tradizione popolare, vissuta non come mero orpello folkloristico ma come identità, sia quanto di più punk e rivoltoso si possa immaginare.
E se tragedia deve essere, appoggiamoci a un anelito di speranza finale:
La fame che scorre per letti di fiumi deviati
ridotti a carretta blindata da guerra
La carne del mondo si crepa
La creta riarsa nasconde nei solchi le ciglia dei poveri e aspetta
L'arsura che insegni di nuovo a sbocciare rivolte.
Cesare Camardo - No Easy Action
Un documento visivo (dal 1986 al 2025) di una lunga serie di concerti, attraverso centoventi foto, rigorosamente in bianco e nero, di concerti, dal punk, all'hardcore, al jazz, all'avanguardia.
Un viaggio tra centri sociali, piccoli club, festival e altro, che colgono l'atto "supremo" dell'esibizione live, l'attimo fuggente, talvolta sgranato e non a fuoco ma perfettamente comunicativo.
Rimango e mi considero un dilettante nel contesto della fotografia, ma in un certo senso con questa raccolta tento di spostare l'attenzione verso una narrazione fotografica a totale servizio della scena, della performance, dell'azione che si svolge ogni volta in luoghi, condizioni, dinamiche sonore e antropologiche sempre nuove - anche quando gli spazi degli scatti sono sempre gli stessi. Quasi come cercare, nella fotografia, uno strumento musicale che renda verbo e canzone l'immagine. BUON ASCOLTO.
Tra i soggetti fotografati:
Bad Religion, Meat Puppets, Swans, Jello Biafra, Afterhours, Bad Brains, Motorpsycho, Vinicio Capossela, The Gang, Social Distortion, Fleshtones, Eugenio Finardi, Jesus Lizard.
Daniele Marzeddu - This is Britannia
Daniele Marzeddu è un fotografo italiano che da dieci anni vive in Gran Bretagna (che nel prefazione di Jim Donaghey si dimostra che "non esiste"). Attraverso le sue immagini viaggiamo da nord a sud, da immagini di immigrati (il 9% della popolazione si riconosce come britannic asiatici, ad esempio) ai problemi dell'alcolismo, dal crescente isolazionismo xenofobo alla multiculturalità e interreligiosità del "regno".
A corredo delle foto, commenti, talvolta poetici altre volte statistici.
Una nazione in bilico, attraversata dalle mille contraddizioni post Brexit, in trasformazione, a cavallo tra patriottismo e sguardo al futuro.
Molto interessante e coinvolgente.
"We Are British" si sente dire, senza non poco orgoglio, girando per le varie loocalità dell'isola: britannici, un aggettivo che accomuna sotto un'unica grande nazione le etnie che si sono stanziate nelle varie lande e contee in cui è amministrativamente suddiviso il territorio della grande isola che fu, in un tempo geologico relativamente recente, parte del continente.
Antonio Bacciocchi - Keith Moon, batterista
𝐊𝐞𝐢𝐭𝐡 𝐌𝐨𝐨𝐧 è stato uno dei batteristi 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢, 𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐞 𝐢𝐧𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐨𝐜𝐤.
Nel 2016 avrebbe compiuto 80 anni.
Il suo era uno stile unico che attingeva da tutto e da niente, o forse solo dalla sua mente che viaggiava a mille all’ora in chissà in quale direzione.
Anche la sua breve vita è stata come un proiettile vagante che ha disseminato danni ovunque. Purtroppo è spesso ricordato soltanto come una macchietta folle che devastava alberghi e batterie, che si distruggeva con alcol e mille droghe; in altre parole, un incontenibile pericolo pubblico.
In realtà è stato 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐢𝐧𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞, 𝐩𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐟𝐚𝐧𝐭𝐚𝐬𝐢𝐚.
Questo libro, parla della vita e della personalità di Keith Moon, ma soprattutto del modo in cui suonava e interpretava le canzoni di 𝐮𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐗𝐗 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐥𝐨, 𝐏𝐞𝐭𝐞 𝐓𝐨𝐰𝐧𝐬𝐡𝐞𝐧𝐝, 𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐫𝐨𝐜𝐤’𝐧’𝐫𝐨𝐥𝐥 𝐛𝐚𝐧𝐝 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞: 𝐠𝐥𝐢 𝐖𝐡𝐨.
Con la partecipazione di Giovanni Naska Deidda con il capitolo "Le batterie di Keith Moon".
“Sono rimasto stupito di come la musica degli Who conduce a una performance orchestrale. Lo stile di batteria di Keith Moon era quasi orchestrale, molto più decorativo e celebrativo piuttosto che ritmico.” (Pete Townshend)
Per chiunque fosse interessato/a l'invito è di rivolgersi a una libreria (oppure Hellnation64@gmail.com) o direttamente a Low Edizioni, cercando, se possibile di evitare Amazon e affini.
Grazie.
VISTO
Brian Eno a Parma. Evento SEED e My Light Years
Trovarsi al cospetto di BRIAN ENO è emozionante.
Ancora di più le cose che dice sono lucidissime, ricche, colte, illuminanti.
Persona solare, ironica, divertente, disponibile e sorridente.
Dal 1 maggio al 2 agosto 2026 a Parma, nel Giardino del Complesso Monumentale di San Paolo e l’Ospedale Vecchio (riaperto al pubblico dopo 15 anni) vengono presentati due progetti complementari, rispettivamente SEED e My Light Years con la curatela di Alessandro Albertini.
Tutto molto interessante, avvolgente, ipnotico, avanti.
Opera unica, da vedere.
"My Querida Senorita" di Fernando González Molina
Un film, su Netflix, sul poco noto e trattato ambito dell'’intersessualità.
Tanto lieve quanto diretto e senza filtri, drammatico ma pieno di speranza e positività.
Nessun approccio morboso, nessuna concessione a banalità, violenza, inutili scene di "sesso".
Film unico, coraggioso, aperto, sorprendente.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
Domenica 21 giugno, Parma: parlo di Brian Eno accompagnato dai dischi di Carlo Maffini.
Presentazione libro "Keith Moon, batterista".
Sabato 27 giugno: presentazione libro "Keith Moon, batterista" al Festival Beat di Cremona.
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Sabato 20 giugno: Livorno “Surfer Joe”
Venerdì 10 luglio: Bologna “Frida”
Sabato 11 luglio: Festival Increa Masnada (Milano)
Venerdì 31 luglio: Cervia “Planet Rock”
In Italia Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce.
KNEECAPP - Fenian
Uno dei nomi più importanti in circolazione, che coniuga attivismo politico, parlando del presente, dalla Palestina (in "Palestine" con il rapper Gazawi, Fawzi) all'attualità britannica. La musica è un duro mix di rap, hip hop, elettronica, drum n bass, un approccio punk e rivoltoso, senza filtri e senza paura. Il disco è potentissimo, colonna sonora di un momento difficile e tragico per l'umanità intera. Indispensabile.
Qui: https://tonyface.blogspot.com/2026/05/kneecapp-fenian.html la recensione dettagliata di Michele Savini.
AJA MONET - The Color of Rain
La "Freedom fighter" e "Brooklyn griot" torna con un lavoro più complesso, coraggioso e profondo che ben condensa il concetto di AfroFuturismo. Hip Hop, sperimentazione, elettronica, new funk, soul, new gospel, blues, spoken word, spiritual jazz, impegno socio politico, nell'America devastata e annientata.
"Voglio un dio… che nessun americano possa adorare/Voglio un dio… che non voglia essere adorato”.
"The color of rain" è un album intenso, che si muove su ritmi e suoni caldi e ammalianti ma minacciosi e graffianti.
Collaborano Meshell Ndegeocello, Justin Brown, Nico Segal, Georgie Anne Muldrow.
Spettacolare.
LITTLE BARRIE - Gravity Freeze
Tornano i Little Barrie dopo un lungo silenzio (a parte due eccellenti album con Malcolm Catto.
D'altronde il chitarrista e mente della band (che ha perso tragicamente il batterista originale) Barrie Cadogan ha sempre parecchio da fare come session man con Paul Weller, Liam Gallagher e John Squire, The The e Black Keys.
"Gravity Freeze" è, come sempre, un gustosissimo, ipnotico, lisergico e soffuso mix di funk, blues, psichedelia, freakbeat, Jimi Hendrix, Stone Roses di "Second Coming" e tanto altro.
Molto cool!
THE CORAL - 388
Che strano e sorprendente album hanno tirato fuori i Coral, dopo anni di "folk psichedelico Britpop guitar sound". In "338" si va di rocksteady, un po' di rhythm and blues tra 50 e 60 (alla Arthur Alexander), primo Sixties soul e delizie affini. Il tutto con una particolare cura dei suoni, fedeli al mood originale del genere. Molto intrigante e gustoso, in virtù di canzoni sempre riuscite.
THE DARTS - Halloween Love Songs
La band americana, ammirata a un recente Festival Beat per la sua travolgente energia, torna con un album che, senza alcuna puntualità, si propone di rinnovare il classico repertorio delle canzoni per Halloween. Non so se qualcuna di queste tredici entrerà nella tradizione musicale del 31 ottobre ma l'album è sicuramente divertente, potente, fatto benissimo, attingendo dal classico momndo garage, Fuzztones in particolare, ma con un'anima più psycho/surf, atmosfere sospese, spesso lente e midtempo, molto avvolgenti, perverse e intriganti.
FAY HALLAM - Zodiac
Fay Hallam ha da tempo superato il passato di Makin Time, Prime Movers etc.
Ha ricostruito un'ottima carriera solista, fa parte del "nostro" Il Senato, si muove tra vari progetti e collaborazioni.
"Zodiac" è il nuovo album e la sua opera più matura e autorevole.
Molteplici le influenze e gli ambiti sonori, tra il classico soul pop, strumentali intriganti, una stupenda "Sun Shines On" tra "Move On Up" di Curtis Mayfield, acid jazz, disco funk, l'emozionante e riuscitissima cover di "I Talk To the Wind" dei King Crimson, il groove soul beat di "Never Be Silenced". Album più che riuscito, completo, personale, ricco di classe ed eleganza.
LEMON TWIGS - Look For Your Mind!
Al sesto album, pervacicemente aggrappati ai Sessanta di Beach Boys (in particolare), Beatles, Byrds, Hollies, Big Star (ma anche Three O' Clock e dintorni, ), in grado di scrivere nuove canzoni strettamente legate a quel suono, senza paura di apparire troppo retrò. L'ascolto è, come sempre, più che gradevole, la classe compositiva inalterata, una fortuna avere in circolazione una band del genere.
MOD LANG - Borrowed Times
Da Detroit, tra i probabili primi "figli" dei Lemon Twigs. Prendono il nome da una caznone dei Big Star e vuol già dire tanto. I riferimenti sono i consueti, dalle infinite variabili Sixties c(Beatles, Byrds, jingle jangle vario, perfino Simon & Garfunkel) agli epigoni successivi. Sono più ruvidi e "garage" dei più sofisticati fratelli New Yorkesi, suonano e compongono bene, sono giovani, bella band.
UNI BOYS - Uni Boys
Con il prezioso aiuto dei fratelli D'Addario dei Lemon Twigs (di cui fa parte Reza Matin, chitarra e voce) la band californiana firma un secondo album a base di energico power pop, atmosfere Beatlesiane, un pizzico di garage e tutto i lconsueto corollario Sixties. Molto divertenti e piacevoli.
THE LOFT - Badges
Dopo l'ottimo album del ritorno sulle scene dopo 40 anni di silenzio dello scorso anno, i Loft ci hanno preso gusto e bissano con un altro lavoro pregevole, ricco di canzoni dal taglio malinconico che guardano a un mix originale e ben costruito di Dream Syndicate, Television, Lloyd Cole, atmosfere psichedeliche e un andamento Britpop. Un buon disco.
THE BLACK KEYS - Peaches!
Tornano al rock blues più torrido i BLACK KEYS, ultimamente scivolati in lande sonore più easy pop.
“Non stavamo registrando un disco. Stavamo solo improvvisando, come se fosse solo per noi” (Dan Auerbach).
"Peaches" è un buon disco di oscuri brani e rhythm and blues, da Junior Kimbrough ai Dr.Feelgood, rifatti con approccio grezzo e diretto.
Non male ma nemmeno indispensabile.
DRAKULAS - Midnight City
Il trio di Austin torna con il terzo album, mischiando punk rock 77 con Buzzcocks, ritmi frenetici e un approccio alla Devo. Molto stimolante, immediato e diretto. Da ascoltare!
BROOKLYN FUNK ESSENTIALS - Black Butterfly
Ottimo album di funk, disco, Philly Sound, insert hip hop, mellow soul alla Sade dai veterani della scena New Yorkese.
Eleganza, tonnellate di groove, una varietà di stili che si condensano in grande personalità e capacità tecnica, una stupenda versione di "Life During Wartime" dei Talking Heads. Bello.
DIRTY TRAINLOAD - Rise Up And Stomp
Quinto album per la band pugliese, come sempre deragliante, scarno, minimale, nel ripercorrere gli antichi sentieri del rock 'n' roll primitivo, del blues più oscuro (vedi le cover di Lead Belly Out on the Western Plains e Little Walter Jacobs It Ain't Right), contaminati da un approccio garage e punk. La band suona con convinzione e passione, la produzione esalta al meglio la potenza sonora del disco, davvero ben fatto e destinato a finire in parecchie classifiche di album "rudi" di fine anno.
GOPHER & THE DEADLOCKS - Nasty Deadlocks
Lo splendido esordio con Tropical Riot del 2024 trova ora un seguito, altrettanto valido e composito. D'altra parte è la creatura di Dario Troso, che ha diviso la sua carriera tra gruppi punk ed hardcore, pioniere della scena rap e reggae, con Isola Posse All Stars, Sud Sound System e Neo-Ex. Influenze che tornano costantemente in Nasty Deadlocks, 14 brani tra hardcore, dub, rocksteady, punk, con cover di Joe Jackson, The Beat, Max Romeo, The Skatalites e Jam (una sorprendente versione reggae punk alla Clash di Art School). Ancora una volta più che riuscito, efficace e originale.
WEIRD BLOOM - Wrong Time, Wrong Place
La band romana vive di generose sorsate di rock anni Settanta, glam, proto punk, rock’n’roll, tra Marc Bolan, Slade, Gorillas e la miriade di band dell’epoca, ripescate da pochi anni e riportate in auge da una lunga serie di nuove band (i nostri Giuda in primis). I Weird Bloom divertono e si divertono, con dieci canzoni irresistibili, dai ritmi e ritornelli contagiosi, frizzanti e travolgenti. Cosa altro desiderare?
WELFARE STATE UNDERGROUND - Flowers in the Sunshine
Una strana e bella storia quella della band sarda. Nata nel 1981, arrivata ai vertici della scena neo psichedelica isolana e poi sciolta alla fine del decennio. Dopo tanti anni l'opportunità di ritrovarsi, grazie alla pervicacia di Roberto Corte, che rimette insieme i vecchi componenti del gruppo con cui incide per l'antico repertorio, mai registrato prima. I brani sono suonati con l'urgenza e la spontaneità dei tempi passati, hanno ancora la freschezza giovanile di quel suono immortale che guardava tanto agli anni Sessanta, quanto al contemporaneità della scena neo psichedelica di metà anni Ottanta. Il livello compositivo è alto, tanto quanto l'esecuzione e l'interpretazione. Ottimo.
ASCOLTATO ANCHE:
FOO FIGHTERS (l'ormai consunto pomp (punk) rock), SOCIAL DISTORTION (un discreto ritorno, molto enfatico).
LETTO
Riccardo Bertoncelli - Abitavo a Penny Lane
Piaccia o meno, il giornalismo musicale italiano per eccellenza vede indubbiamente Riccardo Bertoncelli sul podio (più alto? ai posteri...).
Ora è il momento di raccontarsi, in quello che è probabilmente il primo capitolo della sua lunga storia (visto che si ferma a "quel" fatidico 8 dicembre 1980).
Lo fa con leggerezza, ironia, forzata limitatezza (ci vorrebbero probabilmente dieci altri libri per essere esaustivo), un pizzico di malinconia, mista a una giusta e perdonabile "arroganza" di chi è comunque arrivato prima di tanti (tutti?) altri.
Ci sono le dovute "scuse" per anni estremi e incredibili agli occhi odierni:
"Era un viziaccio dell'epoca insegnare agli artisti cosa dovevano fare, anzi, chi dovevano essere e io c'ero cascato con lo zelo leninista di una Guardia Rossa".
I famosi screzi e feroci litigi con Francesco Guccini e gli Area seppure così tanto ammirati:
"Mi piacevano perché erano proprio quelli che dicevano di essere, vogliosi, polemici, aggressivi, voraci, perché si prendevano tutto dei tempi, velleità, slanci, opportunità con la rabbia repressa di "chi ha suonato per anni la musica dei padroni"... con una disinvoltura, una libertà, una naturalezza che oggi lasciano basiti e testi libertari tra anarchia e situazionismo...".
E poi la sua storia, tra le fanzine "Blues Anytime" e "Freak", le riviste storiche come "Gong", "Muzak" e "Musica 80" (sempre al centro di scissioni, discussioni e altro), libri altrettanto importanti (su tutti "Pop Story").
Vicende che, anagraficamente, ho vissuto in tempo (quasi) reale, collezionando avidamente buona parte dei suddetti titoli, in una sorta di amore/odio per il personaggio (incontrato, disponibile ed estremamente "easy", poco tempo fa a un concerto di Fred Frith).
Un bel libro che lascia, immancabilmente, l'immediato desiderio di un veloce seguito.
Cesare Basile - Gigghiana
Un recente rapporto Onu, parla di "bancarotta globale" in merito alla crisi dell'acqua ovvero il pianeta sta utilizzando il proprio capitale idrico come se fosse una risorsa infinita, consumando oggi quantità che non riusciranno più a essere recuperate nel lungo periodo.
Il consumo delle risorse idriche sta crescendo soprattutto nelle economie avanzate e aree tradizionalmente considerate sicure dal punto di vista idrologico.
L'acqua c'è ma non riesce a rigenerarsi abbastanza velocemente da sostenere quello che l’umanità consuma.
Nel 2022 Google, Microsoft e Meta hanno prelevato due miliardi di metri cubi di acqua dolce.
E' il tema del libro di Cesare Basile, storico cantautore siciliano che conosce bene quanto la povertà idrica abbia e continui ad essere un problema di primaria importanza nella sua terra, da sempre "fonte di ricchezza e di miseria, di potenza e di schiavitù".
Ogni scritto è accompagnato da QR code che aprono paesaggi visivi e sonori originali e collage che raffigurano Santi e Madonne tra devozione popolare e rielaborazione simbolica.
Un libro che è opera d'arte, dura, importante e penetrante come la musica di Basile, che non lascia scampo e ci mostra come la tradizione popolare, vissuta non come mero orpello folkloristico ma come identità, sia quanto di più punk e rivoltoso si possa immaginare.
E se tragedia deve essere, appoggiamoci a un anelito di speranza finale:
La fame che scorre per letti di fiumi deviati
ridotti a carretta blindata da guerra
La carne del mondo si crepa
La creta riarsa nasconde nei solchi le ciglia dei poveri e aspetta
L'arsura che insegni di nuovo a sbocciare rivolte.
Cesare Camardo - No Easy Action
Un documento visivo (dal 1986 al 2025) di una lunga serie di concerti, attraverso centoventi foto, rigorosamente in bianco e nero, di concerti, dal punk, all'hardcore, al jazz, all'avanguardia.
Un viaggio tra centri sociali, piccoli club, festival e altro, che colgono l'atto "supremo" dell'esibizione live, l'attimo fuggente, talvolta sgranato e non a fuoco ma perfettamente comunicativo.
Rimango e mi considero un dilettante nel contesto della fotografia, ma in un certo senso con questa raccolta tento di spostare l'attenzione verso una narrazione fotografica a totale servizio della scena, della performance, dell'azione che si svolge ogni volta in luoghi, condizioni, dinamiche sonore e antropologiche sempre nuove - anche quando gli spazi degli scatti sono sempre gli stessi. Quasi come cercare, nella fotografia, uno strumento musicale che renda verbo e canzone l'immagine. BUON ASCOLTO.
Tra i soggetti fotografati:
Bad Religion, Meat Puppets, Swans, Jello Biafra, Afterhours, Bad Brains, Motorpsycho, Vinicio Capossela, The Gang, Social Distortion, Fleshtones, Eugenio Finardi, Jesus Lizard.
Daniele Marzeddu - This is Britannia
Daniele Marzeddu è un fotografo italiano che da dieci anni vive in Gran Bretagna (che nel prefazione di Jim Donaghey si dimostra che "non esiste"). Attraverso le sue immagini viaggiamo da nord a sud, da immagini di immigrati (il 9% della popolazione si riconosce come britannic asiatici, ad esempio) ai problemi dell'alcolismo, dal crescente isolazionismo xenofobo alla multiculturalità e interreligiosità del "regno".
A corredo delle foto, commenti, talvolta poetici altre volte statistici.
Una nazione in bilico, attraversata dalle mille contraddizioni post Brexit, in trasformazione, a cavallo tra patriottismo e sguardo al futuro.
Molto interessante e coinvolgente.
"We Are British" si sente dire, senza non poco orgoglio, girando per le varie loocalità dell'isola: britannici, un aggettivo che accomuna sotto un'unica grande nazione le etnie che si sono stanziate nelle varie lande e contee in cui è amministrativamente suddiviso il territorio della grande isola che fu, in un tempo geologico relativamente recente, parte del continente.
Antonio Bacciocchi - Keith Moon, batterista
𝐊𝐞𝐢𝐭𝐡 𝐌𝐨𝐨𝐧 è stato uno dei batteristi 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢, 𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐞 𝐢𝐧𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐨𝐜𝐤.
Nel 2016 avrebbe compiuto 80 anni.
Il suo era uno stile unico che attingeva da tutto e da niente, o forse solo dalla sua mente che viaggiava a mille all’ora in chissà in quale direzione.
Anche la sua breve vita è stata come un proiettile vagante che ha disseminato danni ovunque. Purtroppo è spesso ricordato soltanto come una macchietta folle che devastava alberghi e batterie, che si distruggeva con alcol e mille droghe; in altre parole, un incontenibile pericolo pubblico.
In realtà è stato 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐢𝐧𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞, 𝐩𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐟𝐚𝐧𝐭𝐚𝐬𝐢𝐚.
Questo libro, parla della vita e della personalità di Keith Moon, ma soprattutto del modo in cui suonava e interpretava le canzoni di 𝐮𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐗𝐗 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐥𝐨, 𝐏𝐞𝐭𝐞 𝐓𝐨𝐰𝐧𝐬𝐡𝐞𝐧𝐝, 𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐫𝐨𝐜𝐤’𝐧’𝐫𝐨𝐥𝐥 𝐛𝐚𝐧𝐝 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞: 𝐠𝐥𝐢 𝐖𝐡𝐨.
Con la partecipazione di Giovanni Naska Deidda con il capitolo "Le batterie di Keith Moon".
“Sono rimasto stupito di come la musica degli Who conduce a una performance orchestrale. Lo stile di batteria di Keith Moon era quasi orchestrale, molto più decorativo e celebrativo piuttosto che ritmico.” (Pete Townshend)
Per chiunque fosse interessato/a l'invito è di rivolgersi a una libreria (oppure Hellnation64@gmail.com) o direttamente a Low Edizioni, cercando, se possibile di evitare Amazon e affini.
Grazie.
VISTO
Brian Eno a Parma. Evento SEED e My Light Years
Trovarsi al cospetto di BRIAN ENO è emozionante.
Ancora di più le cose che dice sono lucidissime, ricche, colte, illuminanti.
Persona solare, ironica, divertente, disponibile e sorridente.
Dal 1 maggio al 2 agosto 2026 a Parma, nel Giardino del Complesso Monumentale di San Paolo e l’Ospedale Vecchio (riaperto al pubblico dopo 15 anni) vengono presentati due progetti complementari, rispettivamente SEED e My Light Years con la curatela di Alessandro Albertini.
Tutto molto interessante, avvolgente, ipnotico, avanti.
Opera unica, da vedere.
"My Querida Senorita" di Fernando González Molina
Un film, su Netflix, sul poco noto e trattato ambito dell'’intersessualità.
Tanto lieve quanto diretto e senza filtri, drammatico ma pieno di speranza e positività.
Nessun approccio morboso, nessuna concessione a banalità, violenza, inutili scene di "sesso".
Film unico, coraggioso, aperto, sorprendente.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
Domenica 21 giugno, Parma: parlo di Brian Eno accompagnato dai dischi di Carlo Maffini.
Presentazione libro "Keith Moon, batterista".
Sabato 27 giugno: presentazione libro "Keith Moon, batterista" al Festival Beat di Cremona.
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Sabato 20 giugno: Livorno “Surfer Joe”
Venerdì 10 luglio: Bologna “Frida”
Sabato 11 luglio: Festival Increa Masnada (Milano)
Venerdì 31 luglio: Cervia “Planet Rock”
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Il meglio del mese
giovedì, aprile 30, 2026
Il meglio del mese. Aprile 2026
A un terzo dall'inizio dell'anno un bel po' di cose di livello: Black Crowes, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller.
In Italia Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce.
MY NEW BAND BELIEVE - s/t
Che strano (ormai...) quando un disco ti spiazza e ti costringe a riascoltarlo più e più volte senza capirci granché: se ti piace o no, se ha valore o meno, da che parte prenderlo e giudicarlo.
MY NEW BAND BELIEVE è una creatura dell'ex bassista dei Black Midi, Cameron Picton, band che ho apprezzato molto, quanto mai lontana da questa nuova esperienza.
Ci sono un'anima barocca (tra Kinks, Queen, Boomtown Rats!!!), prog, Paul McCartney and the Wings, XTC e chissà quanto altro.
Perché ad ogni ascolto salta fuori una nuova suggestione.
Va ascoltato tanto: perché è un piacere, perché è un lavoro davvero strano, inconsueto e inafferrabile.
Tanta roba al giorno d'oggi.
THEY MIGHT BE GIANTS - The World Is to Dig
Non delude mai il duo statunitense, in giro ormai da 40 anni, con album sempre all'altezza. Anche nel nuovo lavoro stupiscono per freschezza compositiva, arrangiamenti di qualità sorprendente, una pioggia di influenze che vanno dal power pop a vari sapori Sixties, XTC, una cover dei Raspberries, new wave, un po' di post psichedelia, un goccio di glam.
PEAWEES - More Scraps
"More Scraps" fa parte del box set per il trentennale dei The Peawees "Food For My Soul (1995–2025)", pubblicato da Wild Honey Records, ma disponibile anche come uscita singola.
Raccoglie una serie di B-side, rarità e reinterpretazioni, sparse qua e là nella lunga carriera della band spezzina. Impressionante la qualità del contenuto ma soprattutto delle scelte, da Bob Dylan ai Beatles, da "Da Doo Ron Ron" delle Crystals alla stupenda versione acustica di "Lover's Rock" dei Clash.
Il tutto incrociando rock 'n' roll, power pop, garage, beat, PASSIONE (chi conosce e sceglie certe cose lo fa con questo spirito e competenza). Un lavoro stupendo di (presunti) scarti (scraps).
Grandissima band.
Top in Italia (e non solo)!
TIWAYO - Outsider
Il cantautore soul parigino torna con un album di rara raffinatezza ed eleganza attraverso undici brani registrati ad Austin in Texas ai Electric Deluxe Studios. Ad aiutarlo membri dei Black Pumas e le ospitate di Doyle Bramhall II (Eric Clapton) and Kendra Morris (Colemine Records). L'album punta principalmente le sue carte su suadenti ballate soul ma sa essere anche ruvido e potente in episodi soul rock come la conclusiva Peace Makers che riporta alle atmosfere più dure care a Fantastic Negrito o nel groove avvolgente di Sunshine Lady perfetta incarnazione del concetto di Southern Soul.
Ci sono anche blues, pennellate gospel, retaggi funk, l'incedere latin soul di Electric Spanish con tanto di Fender Rhodes a dare il giusto ritmo.
Grande album e grande anche Record Kicks nel colpire sempre nel segno nella scelta dei suoi artisti.
JOE JACKSON - Hope and Fury
Il musicista inglese ha sorpassato i 70 anni da un po' ma continua a sfornare album freschi e frizzanti (dovrebbe essere il 22° questo più una decina di live) che attingono dalla sua stessa ricca discografia e personalità artistica. Nel nuovo lavoro che lui definisce "bicoastal Latin-jazz-funk-rock" troviamo retaggi surf/beat ("Do Do Do"), sguardi al fortunato "Night And Day", sfumature soul, il tribal latin jive dell'introduttiva "Welcome tu Burning By The Sea" e tanto altro. Un bel disco, accompagnato da una band potente e raffinata, canzoni di primissima qualità, divertenti, allo stesso tempo ricche di spunti lirici che guardano al sociale e alla quotidianità inglese, per uno degli artisti più "Brit" e immediatamente riconoscibili in circolazione.
RINGO STARR - Long Long Road
La sorprendente rinascita di Ringo (che a luglio ne fa 86...) è incominciata con il precedente "Look Up", in coppia con T Bone Burnette, alla produzione artistica e a buona parte della composizione.
Il nuovo "Long Long Road" è forse meno incisivo ma rimane un buon disco, molto country oriented, con anche la bellissima rivisitazione della sua "Choose Love" in chiave psichedelica e piccoli e piacevoli episodi sparsi qua e là.
I Beatles fans apprezzeranno, per affetto e riconoscenza.
CHRIS D and the POISON FANG SOCIETY - Courtroom Wedding
Registrato in diretta in sala prove, con relativo sound "brutto, sporco e cattivo".
Chris D è stato l'anima dei Flesh Eaters, band di punta della scena di Los Angeles dei primi anni 80, che ha lasciato un piccolo capolavoro come "A Minute to Pray, a Second to Die" (1981).
Troviamo punk rock, blues malato, poesia, cattiveria, amaro sarcasmo contro l'America odierna.
Un inno allo spirito underground, allora, ora, per sempre.
THE CLEOPATRAS - Heart Pieces
E' una lunga storia quella della all female band toscana, passata attraverso cambi di formazione, una nutrita discografia (siamo al sesto album in circa vent'anni di carriera, oltre a numerosi singoli ed ep) e un'incessante attività live. "Heart Pieces" è l'album più maturo, che raccoglie al meglio quanto seminato nel corso degli anni. Rimangono le influenze beat, garage e punk rock, Ramones, Pandoras, Go Go's, Blondie ma ci sono episodi più pop punk (Amore Narcotico con i Meganoidi non sarebbe stato male in un album dei Prozac+), una cover dei Dead Kennedys, Moon Over Marin, echi di Modern Lovers e sferzate surf. Il tutto in un perfetto equilibrio tra impegno socio/politico che traspare spesso nei testi e la consueta voglia di divertire e divertirsi. La loro vetta artistica corroborata da una produzione eccellente.
MAL THURSDAY QUINTET - Mods & Gods
Ci sono voluti otto anni per mettere insieme il secondo album della band texana, guidata dalla voce roca di Mal Thursday, aiutato da unpo' di ospiti. garage punk, un po' di glam rock, di Stones, varie suggestioni Sixties. Buon disco.
ANGINE DE POITRINE - Vol.II
Ne ha parlato il mondo del duo canadese mascherato, dopo un'apparizione televisiva che ne ha fatto esplodere l'hype, spesso inneggiando a quanto siano innovativi, geniali etc. Siamo in realtà in un contesto math rock non particolarmente avanguardistico ma piuttosto di maniera, per quanto interessante e a tratti coinvolgente. Ora che la "notorietà da social" sta, come sempre in questi casi, precipitando, il giudizio può essere più pacato. Sono curioso di vedere i nquanti a fine anno li inseriranno tra i preferiti o se saranno dimenticati.
COURTNEY BARNETT - Creature of Habit
Cinque anni di pausa dal precedente lavoro che ha fatto incetta di premi.
Molto bello anche questo che riporta ai fasti della migliore Juliana Hatfield, con qualche asperità grunge, splendide melodie 60's, un frequente incedere Lou Reediano, un po' di Pretenders. Soprattutto tanta Courtney Barnett.
AA.VV. - Help (2)
“The Help Album”, uscì nel 1995 a cura di War Child per raccogliere fondi destinati ai bambini che vivevano nelle aree devastate dalla guerra, in particolare nei Balcani. Partecipò il fior fiore della scena britannica: Radiohead, Blur, Oasis, Suede, Stone Roses, Massive Attack, Portishead, Charlatans e Chemical Brothers insieme, gli Smokin Mojo Filters ovvero Paul McCartney, Noel Gallagher e Paul Weller, alle prese con “Come Together” . Un album che ebbe una storia soprattutto artistica a sé, non mera compilation ma un contributo attivo da parte dei partecipanti che contribuì a raccogliere milioni di sterline.
Il secondo capitolo esce con le medesime particolarità ed è in funzione di raccolta fondi per i bambini di Ucraina, Gaza, Sudan e Siria. Il produttore James Ford ha occupato per una settimana gli Abbey Road Studios, portando con sé un altro parterre di artisti interessantissimi, spesso in diretta collaborazione.
Ne esce un album ricchissimo di piccole gemme, che splendono per la loro esclusività e unicità.
A partire dal nuovo brano degli Arctic Monkeys, che prosegue lo stile "crooner" delle ultime produzioni e dalla successiva unione di Damon Albarn, Grian Chatten dei Fontaines DC e Kae Tempest, sorprendente per costruzione compositiva, sorta di breve operettta, vetta dell'album.
Beth Gibbons ci delizia con una versione oppiacea di "Sunday Morning" dei Velvet Underground.
Coraggiosa e riuscita la cover di "Universal Soldier" di Buffy Saint Marie ripresa dai Depeche Mode.
Bravi gli Ezra Collective con il reggae di "Helicopters", ottima la rilettura dei Fontaines DC di “Black boys on Mopeds” di Sinéad O’Connor, potentissimi i Pulp con il rock quasi punk sparatissimo di "Begging for change".
I brani sono 23, prevalentemente di taglio semiacustico, contemplativo, lento.
L'operazione ha finalità nobili, la musica è davvero eccellente.
AA.VV. - Power Pop! American Power Pop For The Now Generation 1977-81
Molto intrigante questa compilation, uscita per il Record Store Day, con una serie di band americane ascrivibili al Power Pop tra il 77 e l'81. In realtà il sound è più vicino al punk rock 77 di Buzzcocks, Jam e dintorni (vedi i Testors di Sonny Vincent) con puntate in Devo o Joe Jackson. Brani brevi, tirati, urgenti, travolgenti.
MAMAS GUN - Dig
La band inglese firma un settimo album elegantissimo, ricco di groove, mellow soul, Marvin Gaye/Curtis Mayfield (ma ci sento spesso anche Jay Kay e i Jamiroquai), funk, abbracci al gospel. Nella title track "DIG!" ci sono le tastiere di Brian Jackson (la solida spalla di Gil Scott Heron che talvolta emerge nel disco) e ciò mi basta. Ottimo album per chi ama il soul raffinato.
VANESSA HAYNES - Wild Balloons
Nata a Trinidad, in giro per il mondo come backing vocalist di Van Morrison e Chaka Khan, tra gli altri, è stata poi la voce per 14 anni con gli Incognito. Superfluo dire che in questo album si dedichi a sette brani di chiaro stampo soul, dal piglio moderno ma con un retaggio vintage.
Bene arrangiato, cantato magnificamente, ottimo lavoro.
CANDI STATON - Back To My Roots
A 86 anni sfoggia ancora una voce irresistibile, piena, soulful. Dopo una carriera di spicco in ambito disco, nel 1982 tornò all'originario gospel, con cui ha proseguito fino ad oggi.
Il nuovo album ne è pieno ma ci sono, ovviamente, soul, blues, il "fantasma" di Mavis Staples e tanto altro.
Produzione perfetta, una potente cover di ""Shine A Light" degli Stones di "Exile...", la famiglia - figlio, figli, sorella - ad aiutarla insieme ad altri amici. Bello!
THE OLYMPIANS - In Search of a Revival
Da New York, via Daptone Records, la creatura di Toby Pazner (Lee Fields & The Expressions, El Michels Affair), aiutato da una lunga serie di musicisti del "giro", pubblica un ottimo album a base di soul funk strumentale con abbondanza di groove, archi, fiati.
Molto gradevole.
NUBIYAN TWIST - Chasing Shadows
La band di Leeds, "naturalizzata" londinese, è una delle migliori realtà del Nu British Jazz. Al secondo album espandono ancora di più la contagiosa miscela di funk, soul, jazz, afrobeat, vari elementi caraibici. Tanto groove, perizia tecnica sopraffina.
THE MELVINS WITH NAPALM DEATH - Savage Imperial Death March
Solo a leggere i nomi affiancati c'è da avere paura. Due monumenti del "rumore" per eccellenza insieme, che tirano fuori un "Signor disco" in cui si mischiano violenza sonora e sperimentazione, note oscure, Black Flag, Killing Joke, riff potentissimi, eseguiti con grande perizia e creatività e un gusto progressive davvero interessante. Il tutto si chiude con le note di tastiera di "Jump" dei Van Halen... Notevole.
BOLOGNA VIOLENTA - Oblomovismo
La creatura di Nicola Manzan (che si occupa di tutta la composizione ed esecuzione, accompagnato dalla funambolica batteria di Alessandro Vagnoni) è una delle realtà più originali in circolazione. In assoluto.
Il settimo album è una sorta di sinfonia violenta, estrema ed esasperata che spazia tra grind core, rock, prog, sperimentazione, elettronica, (finti) campionamenti. Specchio sonoro di una società "Oblomovizzata" (il termine oblomovismo è stato coniato dallo scrittore russo Ivan Aleksandrovič Gončarov e si riferisce all’apatia e all’ignavia di Oblomov, protagonista dell’omonimo romanzo del 1859) in cui parte della popolazione resta dietro uno schermo da dove giudica e trova nemici e colpevoli per ogni suo fallimento, convinta intimamente di stare sempre e solo dalla parte della ragione. La capacità di Bologna Violenta è di scrivere dischi "unici", inimitabili opere di arte contemporanea che, come la contemporaneità che stiamo vivendo, ne sono la tragica colonna sonora.
THE BOOGERS - Rhythm 'n' Booze with...
Difficile, sicuramente rarissimo, trovare band italiane (ma non solo) che prendono come riferimento quella nicchia sonora che nella seconda metà degli anni Settanta precorse il punk con un sound ruvido e grezzo, figlio di rhythm and blues, blues, rock 'n' roll primitivo. In Inghilterra lo chiamarono pub rock, di cui band come Dr.Feelgood in particolare ma anche Ninbe Below Zero, Count Bishops, le varie incarnazioni di Jesse Hector, Eddie and the Hot Rods, furono brillanti rappresentanti.
La band sarda suona esattamente così, con un tiro mutuato dal punk, bellissime canzoni, cover di Little Walter, Slim Harpo, Otis Rush. Un vero e proprio gioiello.
CHICCO ALLOTTA and the GROOVERS - Segunda Genie
Dopo una proficua attività con i Chiaramira, il tastierista siciliano si è trasferito nel 2014 a Londra dove ha trovato, dal 2022, ospitalità nel fantastico mondo degli Incognito, con cui sta girando il mondo e ha inciso l'album Into You.
Il suo primo album solista è uno splendido condensato di umori jazz, fusion, blues, funk, con sguardi alla lezione di Pino Daniele e James Senese e un particolare riguardo per i suoni mediterranei e folk nostrani (non mancano echi della formidabile avventura di Napoli Centrale o Perigeo).
Il sound è attuale, modernissimo, fresco, l'espressività esecutiva della band ad altissimi livelli, la citazione del canto siciliano per eccellenza Ciuri Ciuri in Jungle Ciuri 2.0 si trasforma in un canto politico dall'incidere reggae, la reinterpretazione dell'altro inno della canzone dell'isola, Vitti na crozza, una splendida ballad di gusto jazz funk.
Album semplicemente eccellente.
ONORATO - Le Beatitudini
Musicista, scrittore, pittore, produttore artistico, discografico, didatta, esperto di cinema, (Giancarlo) Onorato è stato un prime mover della scena new wave a fine anni Settanta, con la stupenda e indimenticata avventura degli Underground Life. Da solista ha prodotto sei dischi in trent'anni, giungendo a una maturità artistica che emana ogni "solco" di questo nuovo lavoro, attraverso sette brani in perfetto equilibrio tra raffinata canzone d'autore, l'anima new wave/Bowiana che lo ha sempre accompagnato, un tuffo in atmosfere ai limite del punk rock (Stanotte). Arrangiamenti ricercati, pur nella loro essenzialità, canzoni "asciutte", efficaci e dirette. Come sempre, siamo nell'ambito dell'eccellenza.
THE APPETIZERS - Keep Your Step
Cimentarsi con (original) reggae, ska e rocksteady è sempre un esercizio "pericoloso", essendo un ambito abbondantemente scandagliato nel corso degli anni. Di fronte a un album come Keep Your Step non ci sono dubbi: la qualità delle composizioni autografe della band milanese, la splendida cover di A Message From The Meters dei Meters, la cura dei suoni, la capacità esecutiva, lo rende un vero e proprio gioiello di stile. Semplicemente eccellente.
OK BELLEZZA - Nine Selections From The Inoki Collection
Torna, a sei anni dall'esordio, il quartetto lombardo (ex MiniVip) con un pregevole album strumentale all'insegna di una miscela di cool jazz, ritmi latini, funk e uno sguardo costante alla lezione di Jimmy Smith, Horace Silver, Jimmy McGriff, il primo Herbie Hancock di "Blow Up". Un disco molto curato ed elegante, eseguito splendidamente e con gusto raffinato. i cultori del genere sono avvertiti.
SPECTRE - Twisted Views
Torna la band comasca con un 12 pollici in vinile di cinque brani inciso solo su una facciata. Mantengono salde le basi nelle atmosfere dark goth dell'esordio, a cui si aggiungono la rabbia e il sound arrembante dell'hardcore californiano che caratterizzò band come TSOL, Dead Kennedys, 45 Grave. Una scelta originale e scarsamente seguita ai nostri tempi. Il suono è compresso, oscuro, minaccioso, ostile, la band gira a mille. Da seguire.
CHUBBY AND THE TWERKS - One Second with...
Charlie Manning Walker, frontman e chitarrista di Chubby & The Gang e The Chisel, unisce le forze con i nostri Twerks per un 45 giri diretto e senza fronzoli, che attinge dal punk rock 77 più urgente e spontaneo. Gli amanti del genere ne saranno entusiasti.
COUCHGAGZZZ - Primitive Men
La band barese, dopo l'ottimo esordio di tre anni fa, torna con un feroce Ep di quattro brani, tra garage punk, uno sguardo al mood dei Devo (I Can't Find A Job in particolare, potrebbe essere un'outtake di uno dei primi album della band di Akron), un approccio Lo-Fi e brevi brani di grandissima efficacia e immediatezza.
RASHCO - Disperato Erotico Noise
Da Foggia arriva un trio che ama la sporcizia sonora, il garage, il punk rock primordiale e più disturbante, il rock 'n'roll più primitivo. Nessun compromesso, pochi accordi, ritmi ipnotici, la lezione di Pussy Galore/Jon Spencer Blues Explosion, Gories e affini, imparata alla perfezione. Niente altro, va bene così.
NIGHT TERROR – Non t’arrabbiare
Un esordio con i fiocchi, poco più di venti minuti di intenso punk core in pieno mood Husker Du, con pennellate alla J Mascis/Dinosaur Jr. Sembra di tornare alle immersioni totali nel fragore abrasivo di “Zen Arcade”, capolavoro della band di Minneapolis. Le canzoni sono brevi, immediate, dirette, arrembanti. Una partenza di carriera ai 100 all’ora.
JACK WHITE - G.O.D. And The Broken Ribs / Derecho Demonico
I due brani del nuovo singolo di Jack White si muovono, come da tempo accade, in un contesto punk rock pyscho blues.
Alti livelli compositivi, riconoscibilità stilistica, anche se emerge una patina di "stanchezza" creativa e di auto omologazione.
Comunque, come sempre, più che bene.
PAUL WELLER - Live At BBC vol.2
Torna il super prolifico PAUL WELLER con il secondo volume delle sue apparizioni alla BBC (il primo uscito nel 2008 con registrazioni dal 1990 al 2008). Contiene 48 canzoni (dal 2008 al 2024), che, come sempre, spaziano liberamente e senza particolari vincoli tra Jam, Style Council (tre brani ognuno), la discografia solista (sono diciotto i suoi album in studio) e alcune cover scelte con la consueta cura da grande fan musicale.
Da Days dei Kinks, Time Of The Season degli amati Zombies, un brano di Eddie Floyd a suggello della sua passione per la black music, un sorprendente omaggio a Billie Eilish con What Was I Made For?, una canzone di Denny Laine.
Un ottimo lavoro, si ascolta con immenso piacere, grazie anche alle scelte sempre molto accurate e mai banali.
Emerge quanto il livello compositivo ed emozionale più alto arriva dalle canzoni più vecchie e classiche, sia per una questione meramente nostalgica ma, altrettanto, perché probabilmente il meglio come scrittura lo ha dato tempo fa, continuando poi a fare dischi più che dignitosi ma raramente all'altezza del fulgido passato.
DISC ONE
Si parte con molta dolcezza e quiete con "Gravity" da "True Meanings" per poi sorprendere con "What I made For" di Billie Eilish (che ha scoperto grazie a una figlia che l'ascoltava a ripetizione, trovando la canzone meravigliosa).
Bellissima versione con lap steel, pianoforte e batteria, avvolgente e suadente.
Curiosa e ben riuscita anche la scelta di "One Bright Star" (certo non un capolavoro) da "22 dreams", in versione molto più veloce e ritmata con arrangiamento di archi e di "That Pleasure" da "Fat Pop vol.1" molto energica e jazzy.
"From the Floorboards up" (da "As Is now") è uno dei suoi migliori brani solisti, super elettrica e alla Jam. Versione perfetta.
"Woo See Mama" (da "A kind of Revolution")è un grande e arrembante brano rock soul che trova energia e potenza anche in questa chiave semi acustica.
Assume un'altra veste "Aim High" da "Wake Up the Nation" con solo chitarre acustiche arpeggiate che fa un po' rimpiangere la versioine originale.
"Odessey and Oracle" degli Zombies è stato indicato spesso da Weller come il suo album preferito di sempre. Prende da qui "Time Of the Season", in chiave acustica, riuscendo a darle nuova vita, pur non raggiungendo il groove della band di Rod Argent.
Caotica la già non irresistibile "Drifters" dall'altrettanto scarsino "Sonik Kicks". Trascurabile.
Meglio "Pieces of a Dream" da "Wake Up the Nation", più veloce e psichedelica, quasi Doorsiana, "Movin On" da "True Meanings" di ampio respiro e una rauca e ruvida "That Dangerous Age" ancora da "Sonik Kicks".
Poco da fare e da dire quando esplodono in sequenza "Start!" e "Shout To The Top" registrate nel febbraio 2024 alla BBC Scotland, The Quay Sessions at Alhambra, Dunfermline. Splendide, rivisitate alla perfezione.
Bene "Going My Way" da "Saturn Patterns" e commovente chiusura del primo disco con una sentita ripresa di "Days" una delle più belle canzoni dei Kinks.
DISC TWO
Buona "Rise Up Singing", anonima "Flying Fish", entrambe da "66", dimenticabile "When Your Garden's Overgrown" da "Sonik Kicks", sempre stupendo il groove Northern Soul di "No Tears To Cry" da "Wake Up the Nation", una delle migliori composizioni del Weller solista, durissima "Wake Up the Nation" dall'omonimo album del 2010.
Piano, archi e voce per "Invisible" (da "22 Dreams"), senza lode né infamia "Village" da "On Sunset", "The Cranes Are Back" da "A Kind of a Revolution", "Fat Pop" dall'omonimo album.
Cresce il ritmo nella discreta "Dragonfly" e in "Around The Lake"(entrambi da "Sonik Kicks"). Si torna al passato remote e il livell osi alza nella sempre più che ottima "Foot Of The Mountain" da "Wild Wood".
Arriva poi una cover di "I've Never Found a Girl (To Love Me Like You Do)" di Eddie Floyd (dal suo secondo album del 1960, scritta con Booker T.).
Si sente e comprende bene chi ha il soul nel sangue. Grande interpretazione, ottimo arrangiamento.
Ancora soul, molto contaminato da sferzate rock, in "Have You Made Up Your Mind" da "22 Dreams".
Ancora "Sonik Kicks" con "The Attic", "White Horses" da "Fat Pop" e un salto negli Style Council con "Have You Ever Had It Blue", sempre di grande classe e raffinatezza.
DISC THREE
La lugubre "Aspects" da "True Meanings" apre il terzo album.
Inaspettata "Rip The Pages Up" estratta dalla compilation di rarità "Will Of The People" del 2022, formidabile soul funk che avrebbe meritato maggiore visibilità.
"Cosmic Fringes" apriva con vigore "Fat Pop" e fa ancora una bella figura, "Sea Spray" (da "22 Dreams") passa senza colpo ferire mentre "Boy About Town" da "Sound Affects" dei Jam in veste acustica (con la London Metropolitan Orchestra & Hannah Peel) ti mangia l'anima per quanto è ancora bella.
Da "Saturn Patterns" arriva il roboante quasi grunge di "White Sky".
Ed ecco "Eton Rifles" super elettrica e durissima che spacca tutto.
Cala poi (troppo) la tensione con "I Woke Up" da "66".
Lievissima, quasi eterea, sempre epica, "Wild Wood".
Lo stesso non si può dire della trascurabile "Burn Out" da "66". Poi quella volta che Paul fece il verso a Iggy Pop in "Saturn Patterns" con "Long Time". Buona canzone.
Dallo stesso album la soffice e notturna "These City Streets", piccolo gioiello dimenticato. "Say You Don't Mind" è un altro esempio della passione di Weller per le gemme nascoste. E' il singolo d'esordio di Denny Laine nel 1967, poi ripresa dagli Episode Six, portato al successo da Colin Blunstone degli Zombies nel 1971 e infine proposta qualche volta dal vivo nel tour 72/73 degli Wings (tra le poche canzoni che non cantava Paul McCartney).
Si chiude con il classico "My Ever Changing Moods" (Style Council), versione appena sufficiente, registrata maluccio e con uno degli capolavori solisti di Paul "Broken Stones", unica concessione a "Stanley Road".
Per i Welleriani hardcore ci sono 6 cover, 4 brani ciascuno da "66", "Sonik Kicks", "Fat Pop", "22 Dreams", 3 canzoni da "Saturn Patterns", "True Meanings" e "Wake Up the Nation", 1 da "As Is Now", "A Kind of Revoltion", "On Sunset", "Wild Wood", "Stanley Road", "Will Of the people.
LETTO
Detail Magazine #20
Paul Weller è il protagonista, in qualità di guest editor e consigliere speciale nelle scelte dei contenuti, del nuovo numero di DETAIL.
Ci sono le sue preferenze nei negozi di abbigliamento londinesi, una serie di consigli su nuovi artisti che predilige, un articolo sulla "sua" Lambretta SX 200, un ricordo, a cura di Eddie Piller, di Mani Mounfield degli Stones Roses recentemente scomparso, un approfondimento del passaggio "from Bootboys to Soul Boys" e un sacco di altri eccellenti spunti e articoli.
Numero davvero speciale.
Clothes and music. that's it for me. They make me happy. Niether one is ephemeral but both are pieces of art. (Paul Weller)
Ellade Bandini - L'Ellìade. Vita epica di un batterista
ELLADE BANDINI è tra i più importanti batteristi italiani, dal curriculum infinito, da De André a Guccini, Paolo Conte e Vinicio Capossela, fino a Al Bano a Branduardi, Mina, I Giganti di "Terra in bocca", Edoardo Bennato, Fabio Concato. Ma la lista è ancora molto lunga.
In questo libro si racconta, dagli esordi nelle orchestre tra anni Cinquanta e Sessanta all'approdo al grande giro discografico e concertistico dai Settanta in poi, tra aneddoti, riflessioni, considerazioni varie.
Il tutto con un grande uso dell'(auto) ironia e di una prosa leggera e veloce.
Luca Ragagnin - I dieci passi di Nick Drake
Molto originale la scelta dell'autore (paroliere per Subsonica, Delta V, Venditti, Mina, e scrittore, con decine di pubblicazioni all'attivo) di raccontare la tribolata vita di NICK DRAKE attraverso un'immaginaria autobiografia, in cui il musicista si riguarda post mortem.
Un libro che si muove dall'unico filmato (probabile) di Drake, una manciata mentre cammina (per dieci passi, da cui il titolo del libro) di spalle in uno sconosciuto festival folk degli anni Settanta e scorre poi attraverso flash riflessivi (riportati in maiuscolo) e la narrazione biografica.
Il tutto trattato con leggerezza e buone dosi di ironia.
Un ritratto di uno dei più importanti cantautori di sempre, scarsamente considerato quando era in vita, fino al 25 novembre 1974 quando chiuse la sua esistenza con un (probabile, mai effettivamente accertato) suicidio.
Anche chi conosce poco dell'artista troverà la lettura coinvolgente e avvincente.
AthletiQuillo - Abbecedario Pallonaro
AthletiQuillo è un collettivo formato da professori universitari, viaggiatori, uomini d’affari, burattinai, attori e osti. Scrive ricordando il Grande Torino e l’Honved di Puskás, il Celtic tra il 1965 e il 1974 e l’Arancia Meccanica olandese, il Corinthians di Sócrates e il Napoli di Maradona. Scrive con la testa e con il cuore. Scrive con le mani sporche di tinta, Guinness e Malvasia.
Ci si diverte molto per ritrovarsi anche immersi in un mare di nostalgia, a scorrere le pagine di questo libro, scritto a più mani da appassionati di "quel calcio là".
I nomi di cui si parla tornano alla memoria da un infinito passato, da quello più recente (Hidetoshi Nakata o Taribo West), ai tempi che furono (Giovanni Lodetti, Mario Kempes con la sua triste storia mai iniziata con il Fiorenzuola, Luis Silvio Danuello, Edmundo o Robin Friday), fino a nomi dimenticatissimi o ignoti come Vasilis Chadzipanagis, Rocco Pagano o Carlos Henrique Raposo che fece passare fior di squadre brasiliane senza mai scendere in campo una sola volta.
Scrivono tutti molto bene e con leggerezza, le pagine volano e il lettore rimane soddisfattissimo (con un pizzico di malinconia).
Vincenzo Greco - Battiato e l'assoluto. Una ricerca spirituale
Appannaggio pressoché esclusivo per i cultori e profondi conoscitori dell'opera di Franco Battiato, il libro di Vincenzo Greco si addentra nei meandri più profondi della poetica, spiritualità e filosofia del Maestro.
Da un dialogo immaginario con l'Artista, alle sue caratteristiche musicali, a una playlist esclusiva delle sue canzoni consegnate al sindaco di Milo, Alfio Cosentino, autore della prefazione, fino a un testo conclusivo di uno spettacolo teatrale dello scrittore, il libro è un compendio essenziale, un tassello ulteriore alla conoscenza della creazione di Franco Battiato.
Lettura a tratti complessa ma sempre stimolante e interessante.
VISTO
The Rise of the Red Hot Chili Peppers di Ben Feldman
"Non ci abbiamo avuto nulla a che fare a livello creativo. Dobbiamo ancora realizzare un documentario sui Red Hot Chili Peppers" hanno dichiarato i membri della band.
Poco male, il lavoro, pur non irresistibile, è ottimo, per quanto "adagiato" sulla consueta e prevedibile trama di immagini d'epoca, inframmezzate da commenti di Flea, Anthony Kiedis e John Frusciante e altri personaggi del primo periodo artistico della band, quello formativo che si circoscrive fino alla morte del chitarrista Hilell Slovak nel 1988.
Il tutto è ben documentato e ci sprofonda nella follìa di abusi a cui erano soliti abbandonarsi e che hanno minato a fondo la stabilità del gruppo.
Ce la faranno, la formidabile e irresistibile miscela di funk e punk di "Mother's Milk" diventerà negli anni 90 più levigata e li porterà a un successo globale.
Album come quello citato e "Blood Sugar Sex Magik" rimangono capolavori indiscussi.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
Giovedì 28 maggio:
Firenze "Spazio Alfieri" via Dell'Ulivo 8
"Something About Maggie". La musica ai tempi di Margaret Tatcher.
Io racconto, i Ratoblanco la suonano.
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Venerdì 15 maggio: Bologna “Eufonica Festival”
Mercoledì 27 maggio: Genova “Giardini Luzzati”
Sabato 20 giugno: Livorno “Surfer Joe”
Venerdì 10 luglio: Bologna “Frida”
Sabato 11 luglio: Festival Increa Masnada (Milano)
Venerdì 31 luglio: Cervia “Planet Rock”
In Italia Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce.
MY NEW BAND BELIEVE - s/t
Che strano (ormai...) quando un disco ti spiazza e ti costringe a riascoltarlo più e più volte senza capirci granché: se ti piace o no, se ha valore o meno, da che parte prenderlo e giudicarlo.
MY NEW BAND BELIEVE è una creatura dell'ex bassista dei Black Midi, Cameron Picton, band che ho apprezzato molto, quanto mai lontana da questa nuova esperienza.
Ci sono un'anima barocca (tra Kinks, Queen, Boomtown Rats!!!), prog, Paul McCartney and the Wings, XTC e chissà quanto altro.
Perché ad ogni ascolto salta fuori una nuova suggestione.
Va ascoltato tanto: perché è un piacere, perché è un lavoro davvero strano, inconsueto e inafferrabile.
Tanta roba al giorno d'oggi.
THEY MIGHT BE GIANTS - The World Is to Dig
Non delude mai il duo statunitense, in giro ormai da 40 anni, con album sempre all'altezza. Anche nel nuovo lavoro stupiscono per freschezza compositiva, arrangiamenti di qualità sorprendente, una pioggia di influenze che vanno dal power pop a vari sapori Sixties, XTC, una cover dei Raspberries, new wave, un po' di post psichedelia, un goccio di glam.
PEAWEES - More Scraps
"More Scraps" fa parte del box set per il trentennale dei The Peawees "Food For My Soul (1995–2025)", pubblicato da Wild Honey Records, ma disponibile anche come uscita singola.
Raccoglie una serie di B-side, rarità e reinterpretazioni, sparse qua e là nella lunga carriera della band spezzina. Impressionante la qualità del contenuto ma soprattutto delle scelte, da Bob Dylan ai Beatles, da "Da Doo Ron Ron" delle Crystals alla stupenda versione acustica di "Lover's Rock" dei Clash.
Il tutto incrociando rock 'n' roll, power pop, garage, beat, PASSIONE (chi conosce e sceglie certe cose lo fa con questo spirito e competenza). Un lavoro stupendo di (presunti) scarti (scraps).
Grandissima band.
Top in Italia (e non solo)!
TIWAYO - Outsider
Il cantautore soul parigino torna con un album di rara raffinatezza ed eleganza attraverso undici brani registrati ad Austin in Texas ai Electric Deluxe Studios. Ad aiutarlo membri dei Black Pumas e le ospitate di Doyle Bramhall II (Eric Clapton) and Kendra Morris (Colemine Records). L'album punta principalmente le sue carte su suadenti ballate soul ma sa essere anche ruvido e potente in episodi soul rock come la conclusiva Peace Makers che riporta alle atmosfere più dure care a Fantastic Negrito o nel groove avvolgente di Sunshine Lady perfetta incarnazione del concetto di Southern Soul.
Ci sono anche blues, pennellate gospel, retaggi funk, l'incedere latin soul di Electric Spanish con tanto di Fender Rhodes a dare il giusto ritmo.
Grande album e grande anche Record Kicks nel colpire sempre nel segno nella scelta dei suoi artisti.
JOE JACKSON - Hope and Fury
Il musicista inglese ha sorpassato i 70 anni da un po' ma continua a sfornare album freschi e frizzanti (dovrebbe essere il 22° questo più una decina di live) che attingono dalla sua stessa ricca discografia e personalità artistica. Nel nuovo lavoro che lui definisce "bicoastal Latin-jazz-funk-rock" troviamo retaggi surf/beat ("Do Do Do"), sguardi al fortunato "Night And Day", sfumature soul, il tribal latin jive dell'introduttiva "Welcome tu Burning By The Sea" e tanto altro. Un bel disco, accompagnato da una band potente e raffinata, canzoni di primissima qualità, divertenti, allo stesso tempo ricche di spunti lirici che guardano al sociale e alla quotidianità inglese, per uno degli artisti più "Brit" e immediatamente riconoscibili in circolazione.
RINGO STARR - Long Long Road
La sorprendente rinascita di Ringo (che a luglio ne fa 86...) è incominciata con il precedente "Look Up", in coppia con T Bone Burnette, alla produzione artistica e a buona parte della composizione.
Il nuovo "Long Long Road" è forse meno incisivo ma rimane un buon disco, molto country oriented, con anche la bellissima rivisitazione della sua "Choose Love" in chiave psichedelica e piccoli e piacevoli episodi sparsi qua e là.
I Beatles fans apprezzeranno, per affetto e riconoscenza.
CHRIS D and the POISON FANG SOCIETY - Courtroom Wedding
Registrato in diretta in sala prove, con relativo sound "brutto, sporco e cattivo".
Chris D è stato l'anima dei Flesh Eaters, band di punta della scena di Los Angeles dei primi anni 80, che ha lasciato un piccolo capolavoro come "A Minute to Pray, a Second to Die" (1981).
Troviamo punk rock, blues malato, poesia, cattiveria, amaro sarcasmo contro l'America odierna.
Un inno allo spirito underground, allora, ora, per sempre.
THE CLEOPATRAS - Heart Pieces
E' una lunga storia quella della all female band toscana, passata attraverso cambi di formazione, una nutrita discografia (siamo al sesto album in circa vent'anni di carriera, oltre a numerosi singoli ed ep) e un'incessante attività live. "Heart Pieces" è l'album più maturo, che raccoglie al meglio quanto seminato nel corso degli anni. Rimangono le influenze beat, garage e punk rock, Ramones, Pandoras, Go Go's, Blondie ma ci sono episodi più pop punk (Amore Narcotico con i Meganoidi non sarebbe stato male in un album dei Prozac+), una cover dei Dead Kennedys, Moon Over Marin, echi di Modern Lovers e sferzate surf. Il tutto in un perfetto equilibrio tra impegno socio/politico che traspare spesso nei testi e la consueta voglia di divertire e divertirsi. La loro vetta artistica corroborata da una produzione eccellente.
MAL THURSDAY QUINTET - Mods & Gods
Ci sono voluti otto anni per mettere insieme il secondo album della band texana, guidata dalla voce roca di Mal Thursday, aiutato da unpo' di ospiti. garage punk, un po' di glam rock, di Stones, varie suggestioni Sixties. Buon disco.
ANGINE DE POITRINE - Vol.II
Ne ha parlato il mondo del duo canadese mascherato, dopo un'apparizione televisiva che ne ha fatto esplodere l'hype, spesso inneggiando a quanto siano innovativi, geniali etc. Siamo in realtà in un contesto math rock non particolarmente avanguardistico ma piuttosto di maniera, per quanto interessante e a tratti coinvolgente. Ora che la "notorietà da social" sta, come sempre in questi casi, precipitando, il giudizio può essere più pacato. Sono curioso di vedere i nquanti a fine anno li inseriranno tra i preferiti o se saranno dimenticati.
COURTNEY BARNETT - Creature of Habit
Cinque anni di pausa dal precedente lavoro che ha fatto incetta di premi.
Molto bello anche questo che riporta ai fasti della migliore Juliana Hatfield, con qualche asperità grunge, splendide melodie 60's, un frequente incedere Lou Reediano, un po' di Pretenders. Soprattutto tanta Courtney Barnett.
AA.VV. - Help (2)
“The Help Album”, uscì nel 1995 a cura di War Child per raccogliere fondi destinati ai bambini che vivevano nelle aree devastate dalla guerra, in particolare nei Balcani. Partecipò il fior fiore della scena britannica: Radiohead, Blur, Oasis, Suede, Stone Roses, Massive Attack, Portishead, Charlatans e Chemical Brothers insieme, gli Smokin Mojo Filters ovvero Paul McCartney, Noel Gallagher e Paul Weller, alle prese con “Come Together” . Un album che ebbe una storia soprattutto artistica a sé, non mera compilation ma un contributo attivo da parte dei partecipanti che contribuì a raccogliere milioni di sterline.
Il secondo capitolo esce con le medesime particolarità ed è in funzione di raccolta fondi per i bambini di Ucraina, Gaza, Sudan e Siria. Il produttore James Ford ha occupato per una settimana gli Abbey Road Studios, portando con sé un altro parterre di artisti interessantissimi, spesso in diretta collaborazione.
Ne esce un album ricchissimo di piccole gemme, che splendono per la loro esclusività e unicità.
A partire dal nuovo brano degli Arctic Monkeys, che prosegue lo stile "crooner" delle ultime produzioni e dalla successiva unione di Damon Albarn, Grian Chatten dei Fontaines DC e Kae Tempest, sorprendente per costruzione compositiva, sorta di breve operettta, vetta dell'album.
Beth Gibbons ci delizia con una versione oppiacea di "Sunday Morning" dei Velvet Underground.
Coraggiosa e riuscita la cover di "Universal Soldier" di Buffy Saint Marie ripresa dai Depeche Mode.
Bravi gli Ezra Collective con il reggae di "Helicopters", ottima la rilettura dei Fontaines DC di “Black boys on Mopeds” di Sinéad O’Connor, potentissimi i Pulp con il rock quasi punk sparatissimo di "Begging for change".
I brani sono 23, prevalentemente di taglio semiacustico, contemplativo, lento.
L'operazione ha finalità nobili, la musica è davvero eccellente.
AA.VV. - Power Pop! American Power Pop For The Now Generation 1977-81
Molto intrigante questa compilation, uscita per il Record Store Day, con una serie di band americane ascrivibili al Power Pop tra il 77 e l'81. In realtà il sound è più vicino al punk rock 77 di Buzzcocks, Jam e dintorni (vedi i Testors di Sonny Vincent) con puntate in Devo o Joe Jackson. Brani brevi, tirati, urgenti, travolgenti.
MAMAS GUN - Dig
La band inglese firma un settimo album elegantissimo, ricco di groove, mellow soul, Marvin Gaye/Curtis Mayfield (ma ci sento spesso anche Jay Kay e i Jamiroquai), funk, abbracci al gospel. Nella title track "DIG!" ci sono le tastiere di Brian Jackson (la solida spalla di Gil Scott Heron che talvolta emerge nel disco) e ciò mi basta. Ottimo album per chi ama il soul raffinato.
VANESSA HAYNES - Wild Balloons
Nata a Trinidad, in giro per il mondo come backing vocalist di Van Morrison e Chaka Khan, tra gli altri, è stata poi la voce per 14 anni con gli Incognito. Superfluo dire che in questo album si dedichi a sette brani di chiaro stampo soul, dal piglio moderno ma con un retaggio vintage.
Bene arrangiato, cantato magnificamente, ottimo lavoro.
CANDI STATON - Back To My Roots
A 86 anni sfoggia ancora una voce irresistibile, piena, soulful. Dopo una carriera di spicco in ambito disco, nel 1982 tornò all'originario gospel, con cui ha proseguito fino ad oggi.
Il nuovo album ne è pieno ma ci sono, ovviamente, soul, blues, il "fantasma" di Mavis Staples e tanto altro.
Produzione perfetta, una potente cover di ""Shine A Light" degli Stones di "Exile...", la famiglia - figlio, figli, sorella - ad aiutarla insieme ad altri amici. Bello!
THE OLYMPIANS - In Search of a Revival
Da New York, via Daptone Records, la creatura di Toby Pazner (Lee Fields & The Expressions, El Michels Affair), aiutato da una lunga serie di musicisti del "giro", pubblica un ottimo album a base di soul funk strumentale con abbondanza di groove, archi, fiati.
Molto gradevole.
NUBIYAN TWIST - Chasing Shadows
La band di Leeds, "naturalizzata" londinese, è una delle migliori realtà del Nu British Jazz. Al secondo album espandono ancora di più la contagiosa miscela di funk, soul, jazz, afrobeat, vari elementi caraibici. Tanto groove, perizia tecnica sopraffina.
THE MELVINS WITH NAPALM DEATH - Savage Imperial Death March
Solo a leggere i nomi affiancati c'è da avere paura. Due monumenti del "rumore" per eccellenza insieme, che tirano fuori un "Signor disco" in cui si mischiano violenza sonora e sperimentazione, note oscure, Black Flag, Killing Joke, riff potentissimi, eseguiti con grande perizia e creatività e un gusto progressive davvero interessante. Il tutto si chiude con le note di tastiera di "Jump" dei Van Halen... Notevole.
BOLOGNA VIOLENTA - Oblomovismo
La creatura di Nicola Manzan (che si occupa di tutta la composizione ed esecuzione, accompagnato dalla funambolica batteria di Alessandro Vagnoni) è una delle realtà più originali in circolazione. In assoluto.
Il settimo album è una sorta di sinfonia violenta, estrema ed esasperata che spazia tra grind core, rock, prog, sperimentazione, elettronica, (finti) campionamenti. Specchio sonoro di una società "Oblomovizzata" (il termine oblomovismo è stato coniato dallo scrittore russo Ivan Aleksandrovič Gončarov e si riferisce all’apatia e all’ignavia di Oblomov, protagonista dell’omonimo romanzo del 1859) in cui parte della popolazione resta dietro uno schermo da dove giudica e trova nemici e colpevoli per ogni suo fallimento, convinta intimamente di stare sempre e solo dalla parte della ragione. La capacità di Bologna Violenta è di scrivere dischi "unici", inimitabili opere di arte contemporanea che, come la contemporaneità che stiamo vivendo, ne sono la tragica colonna sonora.
THE BOOGERS - Rhythm 'n' Booze with...
Difficile, sicuramente rarissimo, trovare band italiane (ma non solo) che prendono come riferimento quella nicchia sonora che nella seconda metà degli anni Settanta precorse il punk con un sound ruvido e grezzo, figlio di rhythm and blues, blues, rock 'n' roll primitivo. In Inghilterra lo chiamarono pub rock, di cui band come Dr.Feelgood in particolare ma anche Ninbe Below Zero, Count Bishops, le varie incarnazioni di Jesse Hector, Eddie and the Hot Rods, furono brillanti rappresentanti.
La band sarda suona esattamente così, con un tiro mutuato dal punk, bellissime canzoni, cover di Little Walter, Slim Harpo, Otis Rush. Un vero e proprio gioiello.
CHICCO ALLOTTA and the GROOVERS - Segunda Genie
Dopo una proficua attività con i Chiaramira, il tastierista siciliano si è trasferito nel 2014 a Londra dove ha trovato, dal 2022, ospitalità nel fantastico mondo degli Incognito, con cui sta girando il mondo e ha inciso l'album Into You.
Il suo primo album solista è uno splendido condensato di umori jazz, fusion, blues, funk, con sguardi alla lezione di Pino Daniele e James Senese e un particolare riguardo per i suoni mediterranei e folk nostrani (non mancano echi della formidabile avventura di Napoli Centrale o Perigeo).
Il sound è attuale, modernissimo, fresco, l'espressività esecutiva della band ad altissimi livelli, la citazione del canto siciliano per eccellenza Ciuri Ciuri in Jungle Ciuri 2.0 si trasforma in un canto politico dall'incidere reggae, la reinterpretazione dell'altro inno della canzone dell'isola, Vitti na crozza, una splendida ballad di gusto jazz funk.
Album semplicemente eccellente.
ONORATO - Le Beatitudini
Musicista, scrittore, pittore, produttore artistico, discografico, didatta, esperto di cinema, (Giancarlo) Onorato è stato un prime mover della scena new wave a fine anni Settanta, con la stupenda e indimenticata avventura degli Underground Life. Da solista ha prodotto sei dischi in trent'anni, giungendo a una maturità artistica che emana ogni "solco" di questo nuovo lavoro, attraverso sette brani in perfetto equilibrio tra raffinata canzone d'autore, l'anima new wave/Bowiana che lo ha sempre accompagnato, un tuffo in atmosfere ai limite del punk rock (Stanotte). Arrangiamenti ricercati, pur nella loro essenzialità, canzoni "asciutte", efficaci e dirette. Come sempre, siamo nell'ambito dell'eccellenza.
THE APPETIZERS - Keep Your Step
Cimentarsi con (original) reggae, ska e rocksteady è sempre un esercizio "pericoloso", essendo un ambito abbondantemente scandagliato nel corso degli anni. Di fronte a un album come Keep Your Step non ci sono dubbi: la qualità delle composizioni autografe della band milanese, la splendida cover di A Message From The Meters dei Meters, la cura dei suoni, la capacità esecutiva, lo rende un vero e proprio gioiello di stile. Semplicemente eccellente.
OK BELLEZZA - Nine Selections From The Inoki Collection
Torna, a sei anni dall'esordio, il quartetto lombardo (ex MiniVip) con un pregevole album strumentale all'insegna di una miscela di cool jazz, ritmi latini, funk e uno sguardo costante alla lezione di Jimmy Smith, Horace Silver, Jimmy McGriff, il primo Herbie Hancock di "Blow Up". Un disco molto curato ed elegante, eseguito splendidamente e con gusto raffinato. i cultori del genere sono avvertiti.
SPECTRE - Twisted Views
Torna la band comasca con un 12 pollici in vinile di cinque brani inciso solo su una facciata. Mantengono salde le basi nelle atmosfere dark goth dell'esordio, a cui si aggiungono la rabbia e il sound arrembante dell'hardcore californiano che caratterizzò band come TSOL, Dead Kennedys, 45 Grave. Una scelta originale e scarsamente seguita ai nostri tempi. Il suono è compresso, oscuro, minaccioso, ostile, la band gira a mille. Da seguire.
CHUBBY AND THE TWERKS - One Second with...
Charlie Manning Walker, frontman e chitarrista di Chubby & The Gang e The Chisel, unisce le forze con i nostri Twerks per un 45 giri diretto e senza fronzoli, che attinge dal punk rock 77 più urgente e spontaneo. Gli amanti del genere ne saranno entusiasti.
COUCHGAGZZZ - Primitive Men
La band barese, dopo l'ottimo esordio di tre anni fa, torna con un feroce Ep di quattro brani, tra garage punk, uno sguardo al mood dei Devo (I Can't Find A Job in particolare, potrebbe essere un'outtake di uno dei primi album della band di Akron), un approccio Lo-Fi e brevi brani di grandissima efficacia e immediatezza.
RASHCO - Disperato Erotico Noise
Da Foggia arriva un trio che ama la sporcizia sonora, il garage, il punk rock primordiale e più disturbante, il rock 'n'roll più primitivo. Nessun compromesso, pochi accordi, ritmi ipnotici, la lezione di Pussy Galore/Jon Spencer Blues Explosion, Gories e affini, imparata alla perfezione. Niente altro, va bene così.
NIGHT TERROR – Non t’arrabbiare
Un esordio con i fiocchi, poco più di venti minuti di intenso punk core in pieno mood Husker Du, con pennellate alla J Mascis/Dinosaur Jr. Sembra di tornare alle immersioni totali nel fragore abrasivo di “Zen Arcade”, capolavoro della band di Minneapolis. Le canzoni sono brevi, immediate, dirette, arrembanti. Una partenza di carriera ai 100 all’ora.
JACK WHITE - G.O.D. And The Broken Ribs / Derecho Demonico
I due brani del nuovo singolo di Jack White si muovono, come da tempo accade, in un contesto punk rock pyscho blues.
Alti livelli compositivi, riconoscibilità stilistica, anche se emerge una patina di "stanchezza" creativa e di auto omologazione.
Comunque, come sempre, più che bene.
PAUL WELLER - Live At BBC vol.2
Torna il super prolifico PAUL WELLER con il secondo volume delle sue apparizioni alla BBC (il primo uscito nel 2008 con registrazioni dal 1990 al 2008). Contiene 48 canzoni (dal 2008 al 2024), che, come sempre, spaziano liberamente e senza particolari vincoli tra Jam, Style Council (tre brani ognuno), la discografia solista (sono diciotto i suoi album in studio) e alcune cover scelte con la consueta cura da grande fan musicale.
Da Days dei Kinks, Time Of The Season degli amati Zombies, un brano di Eddie Floyd a suggello della sua passione per la black music, un sorprendente omaggio a Billie Eilish con What Was I Made For?, una canzone di Denny Laine.
Un ottimo lavoro, si ascolta con immenso piacere, grazie anche alle scelte sempre molto accurate e mai banali.
Emerge quanto il livello compositivo ed emozionale più alto arriva dalle canzoni più vecchie e classiche, sia per una questione meramente nostalgica ma, altrettanto, perché probabilmente il meglio come scrittura lo ha dato tempo fa, continuando poi a fare dischi più che dignitosi ma raramente all'altezza del fulgido passato.
DISC ONE
Si parte con molta dolcezza e quiete con "Gravity" da "True Meanings" per poi sorprendere con "What I made For" di Billie Eilish (che ha scoperto grazie a una figlia che l'ascoltava a ripetizione, trovando la canzone meravigliosa).
Bellissima versione con lap steel, pianoforte e batteria, avvolgente e suadente.
Curiosa e ben riuscita anche la scelta di "One Bright Star" (certo non un capolavoro) da "22 dreams", in versione molto più veloce e ritmata con arrangiamento di archi e di "That Pleasure" da "Fat Pop vol.1" molto energica e jazzy.
"From the Floorboards up" (da "As Is now") è uno dei suoi migliori brani solisti, super elettrica e alla Jam. Versione perfetta.
"Woo See Mama" (da "A kind of Revolution")è un grande e arrembante brano rock soul che trova energia e potenza anche in questa chiave semi acustica.
Assume un'altra veste "Aim High" da "Wake Up the Nation" con solo chitarre acustiche arpeggiate che fa un po' rimpiangere la versioine originale.
"Odessey and Oracle" degli Zombies è stato indicato spesso da Weller come il suo album preferito di sempre. Prende da qui "Time Of the Season", in chiave acustica, riuscendo a darle nuova vita, pur non raggiungendo il groove della band di Rod Argent.
Caotica la già non irresistibile "Drifters" dall'altrettanto scarsino "Sonik Kicks". Trascurabile.
Meglio "Pieces of a Dream" da "Wake Up the Nation", più veloce e psichedelica, quasi Doorsiana, "Movin On" da "True Meanings" di ampio respiro e una rauca e ruvida "That Dangerous Age" ancora da "Sonik Kicks".
Poco da fare e da dire quando esplodono in sequenza "Start!" e "Shout To The Top" registrate nel febbraio 2024 alla BBC Scotland, The Quay Sessions at Alhambra, Dunfermline. Splendide, rivisitate alla perfezione.
Bene "Going My Way" da "Saturn Patterns" e commovente chiusura del primo disco con una sentita ripresa di "Days" una delle più belle canzoni dei Kinks.
DISC TWO
Buona "Rise Up Singing", anonima "Flying Fish", entrambe da "66", dimenticabile "When Your Garden's Overgrown" da "Sonik Kicks", sempre stupendo il groove Northern Soul di "No Tears To Cry" da "Wake Up the Nation", una delle migliori composizioni del Weller solista, durissima "Wake Up the Nation" dall'omonimo album del 2010.
Piano, archi e voce per "Invisible" (da "22 Dreams"), senza lode né infamia "Village" da "On Sunset", "The Cranes Are Back" da "A Kind of a Revolution", "Fat Pop" dall'omonimo album.
Cresce il ritmo nella discreta "Dragonfly" e in "Around The Lake"(entrambi da "Sonik Kicks"). Si torna al passato remote e il livell osi alza nella sempre più che ottima "Foot Of The Mountain" da "Wild Wood".
Arriva poi una cover di "I've Never Found a Girl (To Love Me Like You Do)" di Eddie Floyd (dal suo secondo album del 1960, scritta con Booker T.).
Si sente e comprende bene chi ha il soul nel sangue. Grande interpretazione, ottimo arrangiamento.
Ancora soul, molto contaminato da sferzate rock, in "Have You Made Up Your Mind" da "22 Dreams".
Ancora "Sonik Kicks" con "The Attic", "White Horses" da "Fat Pop" e un salto negli Style Council con "Have You Ever Had It Blue", sempre di grande classe e raffinatezza.
DISC THREE
La lugubre "Aspects" da "True Meanings" apre il terzo album.
Inaspettata "Rip The Pages Up" estratta dalla compilation di rarità "Will Of The People" del 2022, formidabile soul funk che avrebbe meritato maggiore visibilità.
"Cosmic Fringes" apriva con vigore "Fat Pop" e fa ancora una bella figura, "Sea Spray" (da "22 Dreams") passa senza colpo ferire mentre "Boy About Town" da "Sound Affects" dei Jam in veste acustica (con la London Metropolitan Orchestra & Hannah Peel) ti mangia l'anima per quanto è ancora bella.
Da "Saturn Patterns" arriva il roboante quasi grunge di "White Sky".
Ed ecco "Eton Rifles" super elettrica e durissima che spacca tutto.
Cala poi (troppo) la tensione con "I Woke Up" da "66".
Lievissima, quasi eterea, sempre epica, "Wild Wood".
Lo stesso non si può dire della trascurabile "Burn Out" da "66". Poi quella volta che Paul fece il verso a Iggy Pop in "Saturn Patterns" con "Long Time". Buona canzone.
Dallo stesso album la soffice e notturna "These City Streets", piccolo gioiello dimenticato. "Say You Don't Mind" è un altro esempio della passione di Weller per le gemme nascoste. E' il singolo d'esordio di Denny Laine nel 1967, poi ripresa dagli Episode Six, portato al successo da Colin Blunstone degli Zombies nel 1971 e infine proposta qualche volta dal vivo nel tour 72/73 degli Wings (tra le poche canzoni che non cantava Paul McCartney).
Si chiude con il classico "My Ever Changing Moods" (Style Council), versione appena sufficiente, registrata maluccio e con uno degli capolavori solisti di Paul "Broken Stones", unica concessione a "Stanley Road".
Per i Welleriani hardcore ci sono 6 cover, 4 brani ciascuno da "66", "Sonik Kicks", "Fat Pop", "22 Dreams", 3 canzoni da "Saturn Patterns", "True Meanings" e "Wake Up the Nation", 1 da "As Is Now", "A Kind of Revoltion", "On Sunset", "Wild Wood", "Stanley Road", "Will Of the people.
LETTO
Detail Magazine #20
Paul Weller è il protagonista, in qualità di guest editor e consigliere speciale nelle scelte dei contenuti, del nuovo numero di DETAIL.
Ci sono le sue preferenze nei negozi di abbigliamento londinesi, una serie di consigli su nuovi artisti che predilige, un articolo sulla "sua" Lambretta SX 200, un ricordo, a cura di Eddie Piller, di Mani Mounfield degli Stones Roses recentemente scomparso, un approfondimento del passaggio "from Bootboys to Soul Boys" e un sacco di altri eccellenti spunti e articoli.
Numero davvero speciale.
Clothes and music. that's it for me. They make me happy. Niether one is ephemeral but both are pieces of art. (Paul Weller)
Ellade Bandini - L'Ellìade. Vita epica di un batterista
ELLADE BANDINI è tra i più importanti batteristi italiani, dal curriculum infinito, da De André a Guccini, Paolo Conte e Vinicio Capossela, fino a Al Bano a Branduardi, Mina, I Giganti di "Terra in bocca", Edoardo Bennato, Fabio Concato. Ma la lista è ancora molto lunga.
In questo libro si racconta, dagli esordi nelle orchestre tra anni Cinquanta e Sessanta all'approdo al grande giro discografico e concertistico dai Settanta in poi, tra aneddoti, riflessioni, considerazioni varie.
Il tutto con un grande uso dell'(auto) ironia e di una prosa leggera e veloce.
Luca Ragagnin - I dieci passi di Nick Drake
Molto originale la scelta dell'autore (paroliere per Subsonica, Delta V, Venditti, Mina, e scrittore, con decine di pubblicazioni all'attivo) di raccontare la tribolata vita di NICK DRAKE attraverso un'immaginaria autobiografia, in cui il musicista si riguarda post mortem.
Un libro che si muove dall'unico filmato (probabile) di Drake, una manciata mentre cammina (per dieci passi, da cui il titolo del libro) di spalle in uno sconosciuto festival folk degli anni Settanta e scorre poi attraverso flash riflessivi (riportati in maiuscolo) e la narrazione biografica.
Il tutto trattato con leggerezza e buone dosi di ironia.
Un ritratto di uno dei più importanti cantautori di sempre, scarsamente considerato quando era in vita, fino al 25 novembre 1974 quando chiuse la sua esistenza con un (probabile, mai effettivamente accertato) suicidio.
Anche chi conosce poco dell'artista troverà la lettura coinvolgente e avvincente.
AthletiQuillo - Abbecedario Pallonaro
AthletiQuillo è un collettivo formato da professori universitari, viaggiatori, uomini d’affari, burattinai, attori e osti. Scrive ricordando il Grande Torino e l’Honved di Puskás, il Celtic tra il 1965 e il 1974 e l’Arancia Meccanica olandese, il Corinthians di Sócrates e il Napoli di Maradona. Scrive con la testa e con il cuore. Scrive con le mani sporche di tinta, Guinness e Malvasia.
Ci si diverte molto per ritrovarsi anche immersi in un mare di nostalgia, a scorrere le pagine di questo libro, scritto a più mani da appassionati di "quel calcio là".
I nomi di cui si parla tornano alla memoria da un infinito passato, da quello più recente (Hidetoshi Nakata o Taribo West), ai tempi che furono (Giovanni Lodetti, Mario Kempes con la sua triste storia mai iniziata con il Fiorenzuola, Luis Silvio Danuello, Edmundo o Robin Friday), fino a nomi dimenticatissimi o ignoti come Vasilis Chadzipanagis, Rocco Pagano o Carlos Henrique Raposo che fece passare fior di squadre brasiliane senza mai scendere in campo una sola volta.
Scrivono tutti molto bene e con leggerezza, le pagine volano e il lettore rimane soddisfattissimo (con un pizzico di malinconia).
Vincenzo Greco - Battiato e l'assoluto. Una ricerca spirituale
Appannaggio pressoché esclusivo per i cultori e profondi conoscitori dell'opera di Franco Battiato, il libro di Vincenzo Greco si addentra nei meandri più profondi della poetica, spiritualità e filosofia del Maestro.
Da un dialogo immaginario con l'Artista, alle sue caratteristiche musicali, a una playlist esclusiva delle sue canzoni consegnate al sindaco di Milo, Alfio Cosentino, autore della prefazione, fino a un testo conclusivo di uno spettacolo teatrale dello scrittore, il libro è un compendio essenziale, un tassello ulteriore alla conoscenza della creazione di Franco Battiato.
Lettura a tratti complessa ma sempre stimolante e interessante.
VISTO
The Rise of the Red Hot Chili Peppers di Ben Feldman
"Non ci abbiamo avuto nulla a che fare a livello creativo. Dobbiamo ancora realizzare un documentario sui Red Hot Chili Peppers" hanno dichiarato i membri della band.
Poco male, il lavoro, pur non irresistibile, è ottimo, per quanto "adagiato" sulla consueta e prevedibile trama di immagini d'epoca, inframmezzate da commenti di Flea, Anthony Kiedis e John Frusciante e altri personaggi del primo periodo artistico della band, quello formativo che si circoscrive fino alla morte del chitarrista Hilell Slovak nel 1988.
Il tutto è ben documentato e ci sprofonda nella follìa di abusi a cui erano soliti abbandonarsi e che hanno minato a fondo la stabilità del gruppo.
Ce la faranno, la formidabile e irresistibile miscela di funk e punk di "Mother's Milk" diventerà negli anni 90 più levigata e li porterà a un successo globale.
Album come quello citato e "Blood Sugar Sex Magik" rimangono capolavori indiscussi.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
Giovedì 28 maggio:
Firenze "Spazio Alfieri" via Dell'Ulivo 8
"Something About Maggie". La musica ai tempi di Margaret Tatcher.
Io racconto, i Ratoblanco la suonano.
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Venerdì 15 maggio: Bologna “Eufonica Festival”
Mercoledì 27 maggio: Genova “Giardini Luzzati”
Sabato 20 giugno: Livorno “Surfer Joe”
Venerdì 10 luglio: Bologna “Frida”
Sabato 11 luglio: Festival Increa Masnada (Milano)
Venerdì 31 luglio: Cervia “Planet Rock”
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