venerdì, maggio 29, 2026

Maggio 2026. Il meglio del mese.

Si vola verso la metà del 2026. Sono uscite tante ottime novità: Kneecapp, Aja Monet, Black Crowes, Little Barrie, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller, The Darts.
In Italia Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce.


KNEECAPP - Fenian
Uno dei nomi più importanti in circolazione, che coniuga attivismo politico, parlando del presente, dalla Palestina (in "Palestine" con il rapper Gazawi, Fawzi) all'attualità britannica. La musica è un duro mix di rap, hip hop, elettronica, drum n bass, un approccio punk e rivoltoso, senza filtri e senza paura. Il disco è potentissimo, colonna sonora di un momento difficile e tragico per l'umanità intera. Indispensabile.
Qui: https://tonyface.blogspot.com/2026/05/kneecapp-fenian.html la recensione dettagliata di Michele Savini.

AJA MONET - The Color of Rain
La "Freedom fighter" e "Brooklyn griot" torna con un lavoro più complesso, coraggioso e profondo che ben condensa il concetto di AfroFuturismo. Hip Hop, sperimentazione, elettronica, new funk, soul, new gospel, blues, spoken word, spiritual jazz, impegno socio politico, nell'America devastata e annientata.
"Voglio un dio… che nessun americano possa adorare/Voglio un dio… che non voglia essere adorato”.
"The color of rain" è un album intenso, che si muove su ritmi e suoni caldi e ammalianti ma minacciosi e graffianti.
Collaborano Meshell Ndegeocello, Justin Brown, Nico Segal, Georgie Anne Muldrow.
Spettacolare.

LITTLE BARRIE - Gravity Freeze
Tornano i Little Barrie dopo un lungo silenzio (a parte due eccellenti album con Malcolm Catto.
D'altronde il chitarrista e mente della band (che ha perso tragicamente il batterista originale) Barrie Cadogan ha sempre parecchio da fare come session man con Paul Weller, Liam Gallagher e John Squire, The The e Black Keys.
"Gravity Freeze" è, come sempre, un gustosissimo, ipnotico, lisergico e soffuso mix di funk, blues, psichedelia, freakbeat, Jimi Hendrix, Stone Roses di "Second Coming" e tanto altro.
Molto cool!

THE CORAL - 388
Che strano e sorprendente album hanno tirato fuori i Coral, dopo anni di "folk psichedelico Britpop guitar sound". In "338" si va di rocksteady, un po' di rhythm and blues tra 50 e 60 (alla Arthur Alexander), primo Sixties soul e delizie affini. Il tutto con una particolare cura dei suoni, fedeli al mood originale del genere. Molto intrigante e gustoso, in virtù di canzoni sempre riuscite.

THE DARTS - Halloween Love Songs
La band americana, ammirata a un recente Festival Beat per la sua travolgente energia, torna con un album che, senza alcuna puntualità, si propone di rinnovare il classico repertorio delle canzoni per Halloween. Non so se qualcuna di queste tredici entrerà nella tradizione musicale del 31 ottobre ma l'album è sicuramente divertente, potente, fatto benissimo, attingendo dal classico momndo garage, Fuzztones in particolare, ma con un'anima più psycho/surf, atmosfere sospese, spesso lente e midtempo, molto avvolgenti, perverse e intriganti.

FAY HALLAM - Zodiac
Fay Hallam ha da tempo superato il passato di Makin Time, Prime Movers etc.
Ha ricostruito un'ottima carriera solista, fa parte del "nostro" Il Senato, si muove tra vari progetti e collaborazioni.
"Zodiac" è il nuovo album e la sua opera più matura e autorevole.
Molteplici le influenze e gli ambiti sonori, tra il classico soul pop, strumentali intriganti, una stupenda "Sun Shines On" tra "Move On Up" di Curtis Mayfield, acid jazz, disco funk, l'emozionante e riuscitissima cover di "I Talk To the Wind" dei King Crimson, il groove soul beat di "Never Be Silenced". Album più che riuscito, completo, personale, ricco di classe ed eleganza.

LEMON TWIGS - Look For Your Mind!
Al sesto album, pervacicemente aggrappati ai Sessanta di Beach Boys (in particolare), Beatles, Byrds, Hollies, Big Star (ma anche Three O' Clock e dintorni, ), in grado di scrivere nuove canzoni strettamente legate a quel suono, senza paura di apparire troppo retrò. L'ascolto è, come sempre, più che gradevole, la classe compositiva inalterata, una fortuna avere in circolazione una band del genere.

MOD LANG - Borrowed Times
Da Detroit, tra i probabili primi "figli" dei Lemon Twigs. Prendono il nome da una caznone dei Big Star e vuol già dire tanto. I riferimenti sono i consueti, dalle infinite variabili Sixties c(Beatles, Byrds, jingle jangle vario, perfino Simon & Garfunkel) agli epigoni successivi. Sono più ruvidi e "garage" dei più sofisticati fratelli New Yorkesi, suonano e compongono bene, sono giovani, bella band.

UNI BOYS - Uni Boys
Con il prezioso aiuto dei fratelli D'Addario dei Lemon Twigs (di cui fa parte Reza Matin, chitarra e voce) la band californiana firma un secondo album a base di energico power pop, atmosfere Beatlesiane, un pizzico di garage e tutto i lconsueto corollario Sixties. Molto divertenti e piacevoli.

THE LOFT - Badges
Dopo l'ottimo album del ritorno sulle scene dopo 40 anni di silenzio dello scorso anno, i Loft ci hanno preso gusto e bissano con un altro lavoro pregevole, ricco di canzoni dal taglio malinconico che guardano a un mix originale e ben costruito di Dream Syndicate, Television, Lloyd Cole, atmosfere psichedeliche e un andamento Britpop. Un buon disco.

THE BLACK KEYS - Peaches!
Tornano al rock blues più torrido i BLACK KEYS, ultimamente scivolati in lande sonore più easy pop.
“Non stavamo registrando un disco. Stavamo solo improvvisando, come se fosse solo per noi” (Dan Auerbach).
"Peaches" è un buon disco di oscuri brani e rhythm and blues, da Junior Kimbrough ai Dr.Feelgood, rifatti con approccio grezzo e diretto.
Non male ma nemmeno indispensabile.

DRAKULAS - Midnight City
Il trio di Austin torna con il terzo album, mischiando punk rock 77 con Buzzcocks, ritmi frenetici e un approccio alla Devo. Molto stimolante, immediato e diretto. Da ascoltare!

BROOKLYN FUNK ESSENTIALS - Black Butterfly
Ottimo album di funk, disco, Philly Sound, insert hip hop, mellow soul alla Sade dai veterani della scena New Yorkese.
Eleganza, tonnellate di groove, una varietà di stili che si condensano in grande personalità e capacità tecnica, una stupenda versione di "Life During Wartime" dei Talking Heads. Bello.

DIRTY TRAINLOAD - Rise Up And Stomp
Quinto album per la band pugliese, come sempre deragliante, scarno, minimale, nel ripercorrere gli antichi sentieri del rock 'n' roll primitivo, del blues più oscuro (vedi le cover di Lead Belly Out on the Western Plains e Little Walter Jacobs It Ain't Right), contaminati da un approccio garage e punk. La band suona con convinzione e passione, la produzione esalta al meglio la potenza sonora del disco, davvero ben fatto e destinato a finire in parecchie classifiche di album "rudi" di fine anno.

GOPHER & THE DEADLOCKS - Nasty Deadlocks
Lo splendido esordio con Tropical Riot del 2024 trova ora un seguito, altrettanto valido e composito. D'altra parte è la creatura di Dario Troso, che ha diviso la sua carriera tra gruppi punk ed hardcore, pioniere della scena rap e reggae, con Isola Posse All Stars, Sud Sound System e Neo-Ex. Influenze che tornano costantemente in Nasty Deadlocks, 14 brani tra hardcore, dub, rocksteady, punk, con cover di Joe Jackson, The Beat, Max Romeo, The Skatalites e Jam (una sorprendente versione reggae punk alla Clash di Art School). Ancora una volta più che riuscito, efficace e originale.

WEIRD BLOOM - Wrong Time, Wrong Place
La band romana vive di generose sorsate di rock anni Settanta, glam, proto punk, rock’n’roll, tra Marc Bolan, Slade, Gorillas e la miriade di band dell’epoca, ripescate da pochi anni e riportate in auge da una lunga serie di nuove band (i nostri Giuda in primis). I Weird Bloom divertono e si divertono, con dieci canzoni irresistibili, dai ritmi e ritornelli contagiosi, frizzanti e travolgenti. Cosa altro desiderare?

WELFARE STATE UNDERGROUND - Flowers in the Sunshine
Una strana e bella storia quella della band sarda. Nata nel 1981, arrivata ai vertici della scena neo psichedelica isolana e poi sciolta alla fine del decennio. Dopo tanti anni l'opportunità di ritrovarsi, grazie alla pervicacia di Roberto Corte, che rimette insieme i vecchi componenti del gruppo con cui incide per l'antico repertorio, mai registrato prima. I brani sono suonati con l'urgenza e la spontaneità dei tempi passati, hanno ancora la freschezza giovanile di quel suono immortale che guardava tanto agli anni Sessanta, quanto al contemporaneità della scena neo psichedelica di metà anni Ottanta. Il livello compositivo è alto, tanto quanto l'esecuzione e l'interpretazione. Ottimo.

ASCOLTATO ANCHE:
FOO FIGHTERS (l'ormai consunto pomp (punk) rock), SOCIAL DISTORTION (un discreto ritorno, molto enfatico).

LETTO

Riccardo Bertoncelli - Abitavo a Penny Lane
Piaccia o meno, il giornalismo musicale italiano per eccellenza vede indubbiamente Riccardo Bertoncelli sul podio (più alto? ai posteri...).
Ora è il momento di raccontarsi, in quello che è probabilmente il primo capitolo della sua lunga storia (visto che si ferma a "quel" fatidico 8 dicembre 1980).
Lo fa con leggerezza, ironia, forzata limitatezza (ci vorrebbero probabilmente dieci altri libri per essere esaustivo), un pizzico di malinconia, mista a una giusta e perdonabile "arroganza" di chi è comunque arrivato prima di tanti (tutti?) altri.
Ci sono le dovute "scuse" per anni estremi e incredibili agli occhi odierni:
"Era un viziaccio dell'epoca insegnare agli artisti cosa dovevano fare, anzi, chi dovevano essere e io c'ero cascato con lo zelo leninista di una Guardia Rossa".
I famosi screzi e feroci litigi con Francesco Guccini e gli Area seppure così tanto ammirati:
"Mi piacevano perché erano proprio quelli che dicevano di essere, vogliosi, polemici, aggressivi, voraci, perché si prendevano tutto dei tempi, velleità, slanci, opportunità con la rabbia repressa di "chi ha suonato per anni la musica dei padroni"... con una disinvoltura, una libertà, una naturalezza che oggi lasciano basiti e testi libertari tra anarchia e situazionismo...".
E poi la sua storia, tra le fanzine "Blues Anytime" e "Freak", le riviste storiche come "Gong", "Muzak" e "Musica 80" (sempre al centro di scissioni, discussioni e altro), libri altrettanto importanti (su tutti "Pop Story").
Vicende che, anagraficamente, ho vissuto in tempo (quasi) reale, collezionando avidamente buona parte dei suddetti titoli, in una sorta di amore/odio per il personaggio (incontrato, disponibile ed estremamente "easy", poco tempo fa a un concerto di Fred Frith).
Un bel libro che lascia, immancabilmente, l'immediato desiderio di un veloce seguito.

Cesare Basile - Gigghiana
Un recente rapporto Onu, parla di "bancarotta globale" in merito alla crisi dell'acqua ovvero il pianeta sta utilizzando il proprio capitale idrico come se fosse una risorsa infinita, consumando oggi quantità che non riusciranno più a essere recuperate nel lungo periodo.
Il consumo delle risorse idriche sta crescendo soprattutto nelle economie avanzate e aree tradizionalmente considerate sicure dal punto di vista idrologico.
L'acqua c'è ma non riesce a rigenerarsi abbastanza velocemente da sostenere quello che l’umanità consuma.
Nel 2022 Google, Microsoft e Meta hanno prelevato due miliardi di metri cubi di acqua dolce.
E' il tema del libro di Cesare Basile, storico cantautore siciliano che conosce bene quanto la povertà idrica abbia e continui ad essere un problema di primaria importanza nella sua terra, da sempre "fonte di ricchezza e di miseria, di potenza e di schiavitù".
Ogni scritto è accompagnato da QR code che aprono paesaggi visivi e sonori originali e collage che raffigurano Santi e Madonne tra devozione popolare e rielaborazione simbolica.
Un libro che è opera d'arte, dura, importante e penetrante come la musica di Basile, che non lascia scampo e ci mostra come la tradizione popolare, vissuta non come mero orpello folkloristico ma come identità, sia quanto di più punk e rivoltoso si possa immaginare.

E se tragedia deve essere, appoggiamoci a un anelito di speranza finale:
La fame che scorre per letti di fiumi deviati
ridotti a carretta blindata da guerra
La carne del mondo si crepa
La creta riarsa nasconde nei solchi le ciglia dei poveri e aspetta
L'arsura che insegni di nuovo a sbocciare rivolte.


Cesare Camardo - No Easy Action
Un documento visivo (dal 1986 al 2025) di una lunga serie di concerti, attraverso centoventi foto, rigorosamente in bianco e nero, di concerti, dal punk, all'hardcore, al jazz, all'avanguardia.
Un viaggio tra centri sociali, piccoli club, festival e altro, che colgono l'atto "supremo" dell'esibizione live, l'attimo fuggente, talvolta sgranato e non a fuoco ma perfettamente comunicativo.
Rimango e mi considero un dilettante nel contesto della fotografia, ma in un certo senso con questa raccolta tento di spostare l'attenzione verso una narrazione fotografica a totale servizio della scena, della performance, dell'azione che si svolge ogni volta in luoghi, condizioni, dinamiche sonore e antropologiche sempre nuove - anche quando gli spazi degli scatti sono sempre gli stessi. Quasi come cercare, nella fotografia, uno strumento musicale che renda verbo e canzone l'immagine. BUON ASCOLTO.
Tra i soggetti fotografati:
Bad Religion, Meat Puppets, Swans, Jello Biafra, Afterhours, Bad Brains, Motorpsycho, Vinicio Capossela, The Gang, Social Distortion, Fleshtones, Eugenio Finardi, Jesus Lizard.

Daniele Marzeddu - This is Britannia
Daniele Marzeddu è un fotografo italiano che da dieci anni vive in Gran Bretagna (che nel prefazione di Jim Donaghey si dimostra che "non esiste"). Attraverso le sue immagini viaggiamo da nord a sud, da immagini di immigrati (il 9% della popolazione si riconosce come britannic asiatici, ad esempio) ai problemi dell'alcolismo, dal crescente isolazionismo xenofobo alla multiculturalità e interreligiosità del "regno".
A corredo delle foto, commenti, talvolta poetici altre volte statistici.
Una nazione in bilico, attraversata dalle mille contraddizioni post Brexit, in trasformazione, a cavallo tra patriottismo e sguardo al futuro.
Molto interessante e coinvolgente.
"We Are British" si sente dire, senza non poco orgoglio, girando per le varie loocalità dell'isola: britannici, un aggettivo che accomuna sotto un'unica grande nazione le etnie che si sono stanziate nelle varie lande e contee in cui è amministrativamente suddiviso il territorio della grande isola che fu, in un tempo geologico relativamente recente, parte del continente.

Antonio Bacciocchi - Keith Moon, batterista
𝐊𝐞𝐢𝐭𝐡 𝐌𝐨𝐨𝐧 è stato uno dei batteristi 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢, 𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐞 𝐢𝐧𝐢𝐦𝐢𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐨𝐜𝐤.

Nel 2016 avrebbe compiuto 80 anni.
Il suo era uno stile unico che attingeva da tutto e da niente, o forse solo dalla sua mente che viaggiava a mille all’ora in chissà in quale direzione.
Anche la sua breve vita è stata come un proiettile vagante che ha disseminato danni ovunque. Purtroppo è spesso ricordato soltanto come una macchietta folle che devastava alberghi e batterie, che si distruggeva con alcol e mille droghe; in altre parole, un incontenibile pericolo pubblico.
In realtà è stato 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐢𝐧𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞, 𝐩𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐟𝐚𝐧𝐭𝐚𝐬𝐢𝐚.
Questo libro, parla della vita e della personalità di Keith Moon, ma soprattutto del modo in cui suonava e interpretava le canzoni di 𝐮𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐗𝐗 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐥𝐨, 𝐏𝐞𝐭𝐞 𝐓𝐨𝐰𝐧𝐬𝐡𝐞𝐧𝐝, 𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐫𝐨𝐜𝐤’𝐧’𝐫𝐨𝐥𝐥 𝐛𝐚𝐧𝐝 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞: 𝐠𝐥𝐢 𝐖𝐡𝐨.
Con la partecipazione di Giovanni Naska Deidda con il capitolo "Le batterie di Keith Moon".
“Sono rimasto stupito di come la musica degli Who conduce a una performance orchestrale. Lo stile di batteria di Keith Moon era quasi orchestrale, molto più decorativo e celebrativo piuttosto che ritmico.” (Pete Townshend)
Per chiunque fosse interessato/a l'invito è di rivolgersi a una libreria (oppure Hellnation64@gmail.com) o direttamente a Low Edizioni, cercando, se possibile di evitare Amazon e affini.
Grazie.


VISTO

Brian Eno a Parma. Evento SEED e My Light Years
Trovarsi al cospetto di BRIAN ENO è emozionante.
Ancora di più le cose che dice sono lucidissime, ricche, colte, illuminanti.
Persona solare, ironica, divertente, disponibile e sorridente.
Dal 1 maggio al 2 agosto 2026 a Parma, nel Giardino del Complesso Monumentale di San Paolo e l’Ospedale Vecchio (riaperto al pubblico dopo 15 anni) vengono presentati due progetti complementari, rispettivamente SEED e My Light Years con la curatela di Alessandro Albertini.
Tutto molto interessante, avvolgente, ipnotico, avanti.
Opera unica, da vedere.

"My Querida Senorita" di Fernando González Molina
Un film, su Netflix, sul poco noto e trattato ambito dell'’intersessualità.
Tanto lieve quanto diretto e senza filtri, drammatico ma pieno di speranza e positività.
Nessun approccio morboso, nessuna concessione a banalità, violenza, inutili scene di "sesso".
Film unico, coraggioso, aperto, sorprendente.

COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".

APPUNTAMENTI

Domenica 21 giugno, Parma: parlo di Brian Eno accompagnato dai dischi di Carlo Maffini.
Presentazione libro "Keith Moon, batterista".

Sabato 27 giugno: presentazione libro "Keith Moon, batterista" al Festival Beat di Cremona.



NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour

Sabato 20 giugno: Livorno “Surfer Joe”
Venerdì 10 luglio: Bologna “Frida”
Sabato 11 luglio: Festival Increa Masnada (Milano)
Venerdì 31 luglio: Cervia “Planet Rock”

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