mercoledì, giugno 17, 2026

Intervista a Billy Sullivan / The Spitfires

Qualche tempo fa, in previsione di un annunciato tour italiano degli SPITFIRES ho inoltrato alcune domande - grazie a Giuseppe e Stefano Miceli della Solid Bond - al leader della band, Billy Sullivan.

Perché la band si è sciolta? E perché avete deciso di riformarla ora?
La band si è sciolta per una serie di motivi. Il COVID ha ovviamente avuto un impatto enorme sul mondo intero e ci ha impedito di andare in tour, che era la nostra principale fonte di reddito. Inoltre, abbiamo avuto dei dissapori con la nostra casa discografica e, come gruppo, i membri della band avevano iniziato ad allontanarsi. Avevo semplicemente bisogno di una pausa.

E per quanto riguarda la tua carriera solista?
Il disco solista che ho realizzato è stato semplicemente un modo per liberarmi dalla situazione dello scioglimento della band. Io e Simon Dine (il produttore) avevamo un sacco di canzoni pronte e siamo andati in studio per un paio di giorni e abbiamo registrato l'intero album. Purtroppo i fan non l'hanno apprezzato.

L'influenza della cultura mod è ancora presente nel nuovo album, sebbene siano evidenti anche numerose altre influenze. Sei ancora legato al Mod?
Lo sarò sempre. Penso solo che possa evolversi e abbracciare nuovi elementi e influenze moderne. Non vedo il senso di qualcosa che rimane intrappolato in un ciclo nostalgico. Sento che c'è spazio per una nuova versione.

Alcuni dei tuoi testi hanno una forte connotazione politica. Puoi parlarcene?
Probabilmente enviromental (criteri di sostenibilità legati in modo specifico all'ambiente) è un termine più appropriato. Scrivo semplicemente di situazioni e personaggi con cui mi identifico. La situazione nel Regno Unito al momento è piuttosto desolante, quindi le difficoltà si riflettono nelle mie canzoni.

E per quanto riguarda i prossimi progetti degli Spitfires?
Tanti tour nel 2026! Vogliamo esplorare il mondo al di fuori del Regno Unito. E anche lavorare su nuovo materiale. MKII è stato più l'inizio di qualcosa che una continuazione di ciò che è venuto prima.

Cosa hai ascoltato mentre componevi e realizzavi il nuovo album?
The Clash, The Specials, Madness, Elvis Costello. Ho riscoperto molta musica che avevo scartato quando la band si è sciolta la prima volta e l'ho apprezzata di nuovo. Soprattutto con orecchie più mature.

Cosa ascolti di solito? Ci sono nuovi artisti che ti piacciono particolarmente?
Ci sono alcuni gruppi francesi che mi piacciono molto in questo periodo: Roberta Lips, ALVILDA, Distance. Mi piacciono molto anche i Camera Obscura.

Qui sotto la recensione del recente "MK II":
Torna la band di Billy Sullivan, line up completamente rinnovata, il sound che mantiene le radici in un classico mod sound (dai Jam agli Ordinary Boys), debitore a matrici soul e Sixties, con un'asprezza di derivazione punk/new wave. L'approccio è più raffinato, meno irruente del passato, con arrangiamenti più curati e uno sguardo verso un pop più fruibile (se "Where Did We Go Wrong?" e "Man Out Of time" sono puro e semplice ska, "Like They Used To" e "Can't Kee This Up" virano verso un mood alla Duran Duran). Un buon ritorno, molto uniforme, comunque convincente.

Questa la recensione dell'album solista di BILLY SULLIVAN "Paper Dreams" del 2023:
Esordio solista dell'ex anima degli Spitfires che prosegue il percorso della band, elaborandolo e arricchendolo di nuovi elementi. Alla base la tradizione 60's di Beatles, Kinks e Small Faces, quella successiva dei Jam, con abbondanti riferimenti alla carriera solista di Paul Weller (non a caso produce spesso Simon Dine dietro al mixer del Modfather), il Brit Pop (dai Blur a Miles Kane), fino a un frequente rimando agli Smiths. Le canzoni sono sempre di alto livello, arrangiamenti essenziali ma ricercati. Ottimo e oltre.

Qui: https://tonyface.blogspot.com/2022/05/the-spitfires.html un resoconto della loro carriera all'indomani dell'annuncio dello scioglimento.

lunedì, giugno 15, 2026

From The Jam – 02 Institute, Birmingham, 13.06.2026

Una preziosa testimonianza ci arriva dal nostro inviato a Birmingham, l'amico Ramblin' Erikk.

From The Jam – 02 Institute, Birmingham, 13.06.2026

Cover-bands: da sempre, un argomento estremamente polarizzante in ambito RnR, a maggior ragione se si tratta dei Jam di Paul Weller, il "Changing Man" per antonomasia e un artista che ha sempre fatto del guardare avanti una vera e propria bandiera artistica ed esistenziale.

Va detto, peró che l' attrazione principale di questa sera, From The Jam é una cover-band "di lusso", se cosí possiamo dire, visto che, nell' ormai lontano 2006, fu messa in piedi per volere del compianto Rick Buckler  batterista storico degli stessi Jam (inizialmente sotto l' egida di "The Gift") assieme al frontman, cantante e chitarrista Russell Hastings che, giá da parecchi anni, si era fatto le ossa proprio in cover-band dei Jam.
Poco dopo, si unisce alla partita il bassista Bruce Foxton e, defacto, hai due terzi dei VERI Jam a garantire una certa autenticitá e legittimo "lineage" (almeno sulla carta). Con l'incedere dell' etá, Buckler abbandona il progetto nel 2009, mentre Foxton tiene banco fino all' anno scorso, 2025, quando decide di smettere di andare in tour per simili e comprensibili problemi di salute.

Al giorno d' oggi, restano i From The Jam con Russell Hastings (voce, chitarra) coadiuvato da Mike Randon (batteria)  e Gary Simons (basso).
Un' unitá estremamente attiva, prolifica, apprezzata e rodatissima, che macina sold-out in locali di grandezza medio-alta in tutto il mondo.

Siamo all' 02 Institute nel distretto (decisamente Bohémien) di Digbeth a Birmingham, venue che ospita 2,900 persone circa, dotata di decente acustica e prezzi ancora un pelo sotto il livello dell' offesa.
Aprono i locali e giá attempati Champagne Casuals, Brit-Poppettino leggero di chiara marca Gallagheriana, senza peró il guizzo e la zampata "killer" di questi ultimi.
Set appena gradevole che sembra sul punto di sollevarsi quando attaccano un' accettabile versione dell' arcinota "All Or Nothing" degli Small Faces (epurata, peró del bridge!).

Poco male, tempo 15 minuti, dal PA parte "My Generation" degli Who ad annunciare il Main Event ed ecco Russell Hastings che, armato di Rickenbacker, immediatamente scalda il pubblico con, a sorpresa, "David Watts" dei Kinks (in una versione copia-carbone di quella offerta dai Jam sullo storico LP "All Mod Cons" del 1978).
Questo é pubblicizzato come "Snap! - The Greatest Hits Tour" quindi é lecito aspettarsi tutti i successi, ma con qualche sorpresa (e, se avrete la pazienza di seguirmi, i "deep-cuts" non mancheranno).

In rapida successione e con la sicurezza di chi suona questi brani notte dopo notte, la band inanella "The Modern World", "Saturday's Kids" (ci sta tutta, visto che ê Sabato sera) l' arrembante "When You're Young" (a dispetto di un pubblico che, occhio e croce, va dai 50 anni in sú) la stupenda "To Be Someone" (sempre da "All Mod Cons") e l' evergreen "Heatwave" di Martha & the Vandellas.

Tutto suona perfetto, forse pure troppo: mi sto divertendo, come il resto degli astanti eppure, a livello inconscio giá mi rendo conto che, con tutta la professionalitá che il gruppo sta dimostrando, latita quell' inspiegabile "urgenza" giovanile, un pó anfetaminica ancora riscontrabile riascoltando i vecchi dischi dei Jam.
Il sito ufficiale dice "Strizza gli occhi ed é come assistere a un concerto dei Jam" eppure le orecchie non mentono e, per quanto questi tre signori siano estremamente competenti, a mio modesto parere, non suonano ESATTAMENTE come i Jam.

Saró io, ma avverto una patina di "professionalitá" ad appesantire il tutto, oltre a una visibile (e udibile) assenza di Vox AC30.
Tant’ é; Dopo la piacevolissima "Lula" (dal piú che convincente album "The Butterfly Effect" a firma Foxton-Hastings del 2022) arriva il bel regalo inatteso di "Life From A Window", uno dei miei pezzi preferiti dei primi Jam, dal secondo, ingiustamente malignato "This Is The Modern World" (1977) e, per un attimo, si accende la magia.
Che continua con la stupenda, quanto brutale "The Butterfly Collector", una delle prime istanze di un Paul Weller sempre piú a proprio agio nei panni di cantore della natía Inghilterra, al pari dei suoi illustri ispiratori Davies, Townshend, Lennon, McCartney.

E, siccome le illusioni durano poco, non voletemene, ma inizia a farmi strano vedere e ascoltare un altro tizio eseguire canzoni talmente personali, seppur in maniera plausibile, al posto di Weller.

Non é la stessa cosa e, in breve tempo, il senso di "revival", di "nostalgia-act" comincia ad avere la meglio sul sincero entusiasmo e sulla primigenia urgenza che questi pezzi dovrebbero suscitare.

Si continua con l' amara satira Socio-Ecnomica di "Man In The Corner Shop", l' inattesa e velenosa "Mr. Clean" (un' altra delle mie preferite) per chiudere il set "ufficiale" con un' efficace "Start!", una "Town Called Malice" che ricordavo meglio nella versione offerta dallo stesso Weller soolista e l' arcinota "That's Entertainment", invero appesantita e priva della grezza economia dell' originale.
Il resto é "Encores"; C'é ancora spazio per una graditissima e ben eseguita "Ghosts" seguita dal trittico assassino di "Eton Rifles", "Going Underground" e una micidiale "In The City". Tutto bene e "Everything is groovy" eppure, "Something's missing".
Due ore ben passate per 22 dei miei pezzi preferiti di sempre, eppure, é mancato "qualcosa".

"Qualcosa" che, andando a tentoni, potrei tradurre in immediatezza, autenticitá e quel raro mix di proficienza e istinto che solo gli originali possono garantire.
Volevo, con tutto il cuore, apprezzare al massimo i "From The Jam" e tornare a casa carico come una molla, "In The Crowd". Invece, ho preso l' Autobus sentendomi immediatamente piú vecchio, ma con in tasca l' ultimo CD di Paul McCartney pronto da ascoltare. The more things change, the more they stay the same.

Setlist :
David Watts (The Kinks)
Modern World
Saturday's Kids
When You're Young
To  Be Someone
Heatwave (Martha & the Vandellas)
Lula (Foxton & Hastings)
Life From a Window
Butterfly Collector
No. 6 (Foxton)
Man in the Corner Shop
Pretty Green
Mr Clean
Strange Town
Start!
Town Called Malice
Down in the Tube Station at Midnight
That's Entertainment

Ghosts
Eton Rifles
Going Underground
In the City

sabato, giugno 13, 2026

Brian Eno/Parma, Not Moving a Livorno

Brian Eno Pop, suoni visioni e rivoluzioni musicali.
Un incontro tra parole e musica per esplorare un’icona della contemporaneità. Vinylistic aps realizza un evento dedicato all’universo creativo di Brian Eno, figura chiave nella trasformazione della musica contemporanea tra pop, rock ed elettronica.

L’evento propone un viaggio narrativo e sonoro attraverso la sua produzione artistica, esplorando collaborazioni fondamentali con band e artisti iconici come Roxy Music, U2, Talking Heads, David Bowie e Coldplay.

Tra aneddoti, riflessioni e ascolti guidati, racconteremo come Eno abbia ridefinito il concetto stesso di produzione musicale, introducendo nuove forme di sperimentazione e influenzando generazioni di artisti.

Antonio Bacciocchi, giornalista per Il Manifesto e Classic Rock, scrittore e musicista (batterista dei Not Moving), rievocherà la figura del grande artista dialogando fra storia e aneddoti con Carlo Maffini DJ e speaker di Vinylistic APS che curerà gli intermezzi in vinile proponendo pillole musicali dai Roxy Music a Davide Bowie, fino a Music for Airports per un’atmosfera immersiva e suggestiva.

L’incontro, della durata di circa un’ora, è pensato come uno spazio informale di scoperta e conversazione, dove musica e parole si intrecciano in modo fluido e coinvolgente.

L’evento si inserisce nella cornice della Festa della Musica, e sarà anche l’occasione per presentare il nuovo libro di Antonio Bacciocchi, “Keith Moon, batterista” uno dei batteristi più personali, innovativi e inimitabili della storia del rock, modera il giornalista Pierangelo Pettenati.

Un’occasione per entrare nel mondo della musica, dove arte e sperimentazione si uniscono.

Prossima tappa a Livorno al Surfer Joe Livorno sabato 20 giugno.

facebook.com/events/929576176643598

venerdì, giugno 12, 2026

Andrea Maccarone - Gli ultimi ribelli. Chi ha ucciso le sottoculture

Di sotto e contro culture si è parlato ripetutamente e a iosa, tra ricordi, ricostruzioni, documenti fotografici, ricerca delle radici.
Maccarone approfondisce l'argomento con un saggio sociologico che parte da una veloce contestualizzazione delle varie forme sottoculturali (Teddy Boys/Rockers, Mods, Skinheads, Punk, Hip Hop etc) anche attraverso osservazioni che sintetizzano la loro essenza:
Le sottoculture giovanili trasformano oggetti e pratiche quotidiane in strumenti di resistenza simbolica.

Importante la sottolineatura di come il ruolo dei media abbia sempre compromesso la purezza e la stabilità delle sottoculture.
A proposito del movimento Hippie e del Festival di Woodstock:
La copertura massiva dell'evento contribuì a trasformare un'esperienza controculturale in un femnomeno globale, accelerandone al tempo stesso la diffusioine e la successiva normalizzazione.
Quando una sottocultura diventa visibile e mediatizzata su larga scala, perde parte della sua carica oppositiva.


Tra le conclusioni dell'analisi, la constatazione di come le sottoculture non siano mai statiche e contuino a ridefinirsi.
E infine il cambiamento epocale causato dall'arrivo di internet e soprattutto dei social:
Hanno permesso la costruzione di una pericolosa cultura dell'immagine fondata su modelli studiati per ricevere la massima attenzione dalla platea degli utenti.
Tutto ciò ha prodotto un livellamento dei modell iespressivi e di comunicazione, annientando le sfumature e la forza dell'originalità.
I social network offrono opportunità di conoscenza ma obbligano i linguaggi a uniformarsi per essere veicolati.
Le nuove generazioni grazie alla società delle piattaforme digitali, diventano autrici dei propri messaggi, padroni dei mezzi di comunicazione, e possono raccontare la propria realtà senza intermediazione.
Si supera così l'ostacolo del filtro giornalistico, instaurando un rapporto diretto tra mittente e destinatario
.

La conclusione è amara: partendo dalla constatazione del mancato ricambio generazionale nell'ambito delle sottoculture tradizionali: La ribellione, a quanto pare, non attrae più.

Chiude il libro una serie di interessanti testimonianze di Irish Jack (storico mod dei 60, ispiratore del personaggio di Jimmy in "Quadrophenia"), Steve Diggle dei Buzzcocks, Mike Joyce degli SMiths, Kev Roberts, DJ del Wigan Casino e Rick Witter dei Shed Seven.

Andrea Maccarone
Gli ultimi ribelli. Chi ha ucciso le sottoculture
Affinità Elettive Edizioni
142 pagine
16 euro

giovedì, giugno 11, 2026

Francesco Abate - Gli indegni

Una vicenda (non autobiografica, precisa l'autore ma in cui tanti di "noi" si possono facilmente riconoscere) che si svolge negli anni Ottanta del punk, new wave e affini, tra amori disperati, speranze adolescenziali, fughe a Parigi e Londra, eroina, in una corsa scomposta e scarmigliata alla ricerca dell'immortalità giovanile.

Ci sono le sottoculture, le botte, le lacrime, le strade divise.

Il romanzo si configura come un racconto molto fedele alle vicende di quegli anni, spesso aspro, altrettanto ironico e spensierato.
La scrittura è precisa, fresca e coinvolgente, il libro più che riuscito.

Francesco Abate
Gli indegni
Einaudi
384 pagine
19 euro
Antonio Bacciocchi dialoga con Francesco Abate in occasione della presentazione del suo libro "Gli Indegni" (Einaudi Stile Libero).
📍 Dove: Coop. Sant'Antonio, Piacenza
🗓️ Quando: Sabato 13 giugno 2026
🕕 Ora: Ore 18:00

martedì, giugno 09, 2026

Michael Giles - Shadows + Solo

Personaggio molto particolare MICHAEL GILES.

Magnifico batterista nel capolavoro d'esordio dei KING CRIMSON "In the Court of the Crimson King" del 1969 e nel successivo, altrettanto valido per quanto spessao sottovalutato "In the Wake of Poseidon" dell' anno successivo.

Ma già protagonista in "The Cheerful Insanity of Giles, Giles and Fripp" con il fratello Peter e Robert Fripp nel 1968, pre King Crimson, album colpevolmente dimenticato ma gustosissimo tra psichedelia, sprazzi folk e proto prog.
Alla fine del 1970 pubblica un altro delizioso lavoro, sempre dalle tinte psichedeliche con un taglio spesso Beatlesiano, "McDonald and Giles" in coppia con Ian McDonald, tastierista dei King Crimson (e il fido fratello Peter al basso, oltre Steve Winwood nell'iniziale suite di 11 minuti).

Il suo è un drumming molto complesso, ricco di sfumature jazz, spesso spezzettato.

Collabora successivamente con Leo Sayer, l'ex Genesis Anthony Philips, Kevin Ayers, Penguin Cafe Orchestra, Bryan Ferry, Neil Sedaka, Greg Lake e il solo di Roger Glover dei Deep Purple, il notevole "The Butterfly Ball and the Grasshopper's Feast" del 1974.

Nel frattempo ha continuato a registrare privatamente, collezionando percussioni di recupero in cucine, giardini e garage.
Shadows / Solo è il suo primo disco dal 2001 e, a 84 anni, ha deciso di riascoltare il mare di materiale registrato e di metterlo a disposizione del suo pubblico.

"Solo" è un disco folle.
Nasce da una session del 2012 con altri musicisti, riascoltata nel 2025 e a cui Giles ha deciso di togliere tutti gl ialtri strumentiu, lasciando solo le sue percussioni di fortuna e la batteria.
Ovviamente è pura sperimentazione, piuttsoto fine a se stessa.

Altra cosa "Shadows", con Jakko Jakszyk chitarrista a lungo con i King Crimson, Ian McDonald a flauto e sax e Geoffrey Richardson, mandolini e fitai già con Caravan, Kevin Ayers e Spirogyra. Percussioni "di recupero" protagoniste ma anche musica, canto, tra fusion, prog e sperimentazione.

Non mi risulta di aver mai avuto alcuna conoscenza di una tradizione o di ensemble di percussioni di recupero.
Volevo che la mia musica avesse più consistenza, colore e suoni insoliti che non si trovavano facilmente altrove se non in casa, in giardino e in garage. Inoltre, le percussioni di recupero e gli oggetti trovati non costano nulla e sono esenti da IVA.
Ogni percussione di recupero ha un suono e una nota fondamentale unici, che la rendono totalmente originale e impossibile da copiare.
Per me tutti questi suoni sono emozionanti e divertenti da suonare: spesso possono risultare intriganti e misteriosi o buffi a seconda del contesto musicale.
Non solo, ma l'utilizzo di oggetti smarriti e ritrovati come strumenti musicali è un modo davvero creativo di riciclare o riutilizzare, vantaggioso sia per gli amanti della musica che per i ciclisti attenti all'ambiente.

lunedì, giugno 08, 2026

Intelligenza Artificiale e il traffico sul Web

Negli ultimi tempi gli accessi al mio blog sono aumentati progressivamente con picchi assurdi in certe circostanze.
Per cercare di rendere credibili e reali le statistiche, elimino ogni dato non compatibile con le medie abituali e ricalcolo i valori mensili e annuali senza l'apporto di quei numeri.

La conferma dell'anomalia è arrivata in questi giorni.

Secondo Cloudflare il traffico delle Intelligenze Artificiali ha superato quello degli esseri umani sulla rete.

I bot intelligenti sono il 57,4% del traffico totale, contro il 42,6% delle persone reali.

Il loro peso altera le statistiche dei siti ed incide su modelli economici costruiti attorno alle visite umane, alle visualizzazioni pubblicitarie e alle sottoscrizioni.

Non sono soggetti umani ma il crawling dei bot alla ricerca di dati e vulnerabilità.

Gli utenti umani restano centrali nell’uso effettivo dei servizi, ma producono una quota minore del traffico misurato.

domenica, giugno 07, 2026

Classic Rock e altro

Nel nuovo numero di Classic Rock ci sono tante cose interessanti, tra cui le mie recensioni di "Live at BBC" di Paul Weller e dei nuovi album di Downtown Boys, Slift, "Live at the Eden Project" degli Who oltre alle compilation "Shake That Thing-The British Blues in Britain 1963/1973" e "Armagideon Times - When Punk met Dub (1978-1984), quest'ultima davvero molto bella.
In più c'è una graditissima recensione del live milanese al "Biko" dei Not Moving.
Antonio Bacciocchi dialoga con Francesco Abate in occasione della presentazione del suo libro "Gli Indegni" (Einaudi Stile Libero). 📍 Dove: Coop. Sant'Antonio, Piacenza
🗓️ Quando: Sabato 13 giugno 2026
🕕 Ora: Ore 18:00

sabato, giugno 06, 2026

Digitalizzazione repertorio Lilith / Lilith and the Sinnersaints: "The Black lady and the Sinner Saints"

Prosegue la digitalizzazione del catalogo di Lilith e Lilith and the Sinnersaints, a cura di LaPOP Music.

Dopo l’anticipo del mini CD “I Need Somebody” arriva, l’11 febbraio 2008, il primo album accreditato a Lilith and the Sinnersaints, “The Black Lady and the Sinner Saints” (AlphaSouth Records) con il sottotitolo “The Crusade of the Lost Souls” ispirato dall’episodio di “Colombo” in cui appare Johnny Cash.

Un lavoro in cui Lilith-rita Oberti si affida all’aiuto da parte di un po’ di amici, a cui viene chiesto di comporre (e spesso suonare) un brano appositamente composto o arrangiato.

Rispondono all’appello Julie's Haircut Il Santo Niente di Umberto Palazzo, Giovanni Ferrario, Dome la Muerte, Maurizio Curadi, Francois Regis Cambuzat, Tav Falco, Stefano Silva dei Temponauts, Peluqueria Hernandez di Joyello Triolo.
Qua e là suonano anche Antonio Bacciocchi, Massimo Vercesi e Cristiano Cassi. Lilith canta tutto, ovviamente.
Ne risulta un album eclettico, molto vario, sempre permeato da tinte blues e sprazzi punk ma ricco anche di rock ‘n’ roll nelle sue più ampie declinazioni, new wave, sperimentazioni varie.

La copertina e il titolo omaggiano Charlie Mingus e il suo album del 1963 “The Black Saint and the Sinner Lady” (l’album è aperto e chiuso da due brevi strumentali composti da Lilith, “The Black Saint” e “The Sinner Lady”).
Lo scrittore Davide Sapienza contribuisce con un racconto inedito, “La Radura Musk” inserito nel booklet.

L’album avrà un notevole riscontro di critica e pubblico e sarà stampato in tiratura limitata anche in Cina, con l’aggiunta del precedente ep “I Need Somebody” e una versione di “Grazie alla vita” di Violeta Parra come bonus tracks, in vista di una serie di date a Pechino e Hong Kong (thanx Thomas Stiller), purtroppo annullate.

Si ricostituisce la band con Massimo Vercesi alla chitarra, Cristiano Cassi al basso, Antonio Bacciocchi alla batteria, Carla Gatti ai cori.
I concerti sono numerosi e affollati e culminano in luglio aprendo per Siouxsie (con anche Cristina Donà) al MetaRock di Pisa.

Ascolta The Black Lady and the Sinner Saints, per la prima volta sulle piattaforme digitali: https://lnk.to/blacklady

venerdì, giugno 05, 2026

OrzoRock Music

Prosegue il viaggio informale tra le etichette italiane, sempre super attive e interessantissime.
Spazio oggi a OrzoRock Music, con le parole di Gabriele Finotti (Misfatto e Desert Twelve).


Puntate precedenti:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Etichette

https://www.orzorockmusic.it/

OrzoRock è partito come festival, che nel 2026 festeggia i 30 anni di attività, in un paese della provincia di Piacenza.
Si è poi sviluppato anche come etichetta. Raccontaci un po’ di storia.

La storia sarebbe molto lunga, ho scritto un libro che proprio tu hai introdotto per i 20 di edizioni nel 2017.
Nel 2014 nasce Orzorock Music, fondata dal sottoscritto Finotti Gabriele e le prime uscite sono state Misfatto, Zebra Fink e compilation del festival 2015, l' etichetta che reincarna il festival, poi i tempi cambiano e siamo già nel 2026…

Da gestore della label hai notato se c’è stato un effettivo ritorno alla voglia di possedere l'oggetto fisico negli ultimi anni, a scapito della fruizione digitale?
Mi occupo anche dei digital e sono editore e consulente per i novizi.
Sta tornando il vinile, il cd in calo, soprattutto negli ultimi 2 anni.

Hai un’idea di chi siano gli acquirenti dei dischi dell’etichetta? Giovani? Meno giovani? Pubblico trasversale?
Gli acquirenti più accaniti sono fans e amici dell' artista, ma in occasione degli eventi più grandi, oltre a Orzorock, c'é Orzogelo, festival cantautori di Orzo e Xmas Night Orzorock.
Ebbene in questi eventi gli acquirenti sono anche gli affezionati a Orzorock Music, e questo mi piace!

C’è un minimo di ritorno economico per un’etichetta così specializzata e che pubblica sempre confezioni molto curate e di conseguenza più costose?
Il vero ritorno è la SIAE.
Poi abbiamo cachet a volte più alti del solito e un ritorno costante del merch.
Sui digital ancora molto mistero per gente medio piccola.

Con che criterio scegliete le band da produrre?
Gli artisti vengono scelti per originalità nei brani, tecnica buona e umiltà, niente altro.
Sono allergico ai rompiballe o a chi si crede già molto bravo.

Quali sono le mosse promozionali per far conoscere l’attività dell’etichetta?
I social sono al primo posto, ma credo nella professionalità del sito www.orzorockmusic.it

Cosa c’è in programma per il futuro?
Per ora ci godiamo a Giugno 2026 i nostri 4 eventi a Piacenza per i 30 anni del festival dove l'etichetta e le sue band la fanno da padroni!
Da Orzorock Lyons il 7 giugno alla Festa del rugby, al 13 giugno a Spazio4 dove si rivedranno Misfatto, Kabirya e soprattutto Bravi Tutti.
Poi 19 giugno in piazza Duomo per un venerdì piacentino e il 27 giugno back to Gragnano con band varie!
L importante è la salute, è il caso di dirlo, anche se la mia anima rock è legata più al destino.
1996-2026 30 anni di festival by Orzorock Music.
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