Riprendo l'articolo sui CRAMPS che ho scritto per Il Manifesto, sabato scorso.
Ogni band che si rispetti ha il suo “lost album”, per il quale ogni fan farebbe carte false. Uno scrigno di brani mai pubblicati, sfuggiti anche ai bootleg o al web, che, non importa la qualità o l'importanza artistica, vadano ad aggiungere ulteriore materiale a quello già collezionato.
Ancora più se si tratta di una band di culto come i Cramps che ha sempre potuto godere di una nicchia di seguaci fedelissima e agguerrita.
La band della coppia immarcescibile, Lux Interior (alla voce) e Poison Ivy (chitarra), si è circondata nella lunga carriera, durata dal 1975 al 2009 (all'indomani della tragica scomparsa del cantante), di decine di altri componenti che hanno affiancato l'inossidabile duo.
Eravamo studenti d'arte... credo che lo siamo ancora. Stavo facendo l'autostop e Lux mi ha dato un passaggio. E da allora continua a darmi passaggi (Poison Ivy).
Entrambi fan del rock 'n' roll più oscuro e primitivo degli anni Cinquanta (di cui diventarono accaniti collezionisti) ma anche di blues e rhythm and blues, seppero accostare quelle influenze, guardate sempre con devoto rispetto a un'attitudine e travolgente spontaneità punk (soprattutto nelle spettacolari esibizioni live), diventando un punto di riferimento per centinaia di band e una gruppo pressoché inimitabile.
Le nostre influenze arrivano principalmente dai film horror. Frasi tratte da vecchi film, fumetti che collezioniamo, gli unici sono horror oscuri, quelli veramente malati degli anni Cinquanta. Un po' di materiale viene da lì, ma soprattutto dischi, vecchi dischi rockabilly e roba del genere, soprattutto singoli, 45 giri.(Lux Interior).
Quando incominciarono a calcare il palco del CBGB'S a New York trovarono subito un estimatore d'eccellenza, Alex Chilton, già assurto a grande popolarità con i Box Tops e i Big Star (progenitori del power pop). Molto attratto dal nuova scena punk, Chilton li convinse a registrare un singolo negli Ardent Studios di Memphis. Alla fine incisero dodici brani. Buona parte è stata ripresa in altre versioni negli album successivi, altri sono rimasti inediti.
Quelle registrazioni vengono riportate alla luce da due icone dell’hardcore punk, Henry Rollins (Black Flag) e Ian McKaye (Fugazi), grandi fan della band, nell'album Gravest Gravy, in cui troviamo l'essenza della “prima volta” con interpretazioni crude, urgenti, deraglianti, che rivelano quanto la band fosse già matura, sia a livello strumentale/esecutivo che da un punto di vista artistico.
Se nel 1977 l'ipotesi di un album non va in porto, rimediano l'anno successivo con due 45 giri in cui palesano già le loro influenze, dalla cover del gruppo surf Trashmen del piccolo classico Surfin Bird (già nel repertorio dei Ramones), al country di Lonesome Town a Domino di Roy Orbison.
Il tutto trattato attraverso un sound particolarissimo, con solo due chitarre acide e dalla media distorsione, poco disponibili ad assoli da virtuosi, l'assenza del basso e una batteria ipnotica e minimale (in pieno stile Maureen Tucker dei Velvet Underground). Su tutto la voce scatenata, sguaiata, urlata, di Lux Interior, novello Iggy Pop, che supera facilmente le prodezze del “maestro” quando si tratta di salire su un palco. Il cantante diventa un vero demone, si spoglia, si infila il microfono fino in gola, non si risparmia mai.
Al suo fianco, ineffabile e imperturbabile, la fascinosa Poison Ivy macina riff rockabilly con la sua chitarra, giocando con un look spesso più che succinto.
Nel 1978 suonano in un ospedale psichiatrico per i pazienti, a Napa, in California (ripreso anche in video, probabilmente uno dei più deliranti e surreali nella storia del rock 'n' roll, in cui si evince a chi si è palesemente ispirato Nick Cave), con Lux Interior che si rivolge al pubblico con uno stupendo: Qualcuno mi ha detto che voi siete pazzi, ma io non ne sono così sicuro... a me sembrate persone a posto. Il cantante ricorda:
Quando suonammo lì sedici detenuti evasero, fu un evento clamoroso. La notizia si diffuse in altri istituti psichiatrici e da allora abbiamo provato a suonarci ancora ma non ci siamo più riusciti.
Alex Chilton non demorde e li riporta in studio a Memphis per il primo album che vede finalmente la luce nel 1980.
The Songs The Lord Taught Us ha un sound assolutamente originale, definito per la prima volta “psychobilly”, nel suo guardare al profondo passato, in un momento in cui il primo punk lascia il posto alla new wave più sintetica e gente come Clash e Talking Heads prende il volo verso la contaminazione con le musiche del mondo.
Dal classicissimo Fever alla oscura Strychnine dei Sonics, Sunglasses After Dark di Link Wray e una serie di splendidi brani autografi, è un minaccioso manifesto che gioca con un'altra grande passione della band, l'horror dal taglio fumettistico, esagerato, pacchiano tipico della trasmissione video del conduttore Ghoulardi, in onda nei primi anni Sessanta, in Usa, che con il suo slogan “Stay Sick!” (resta “malato/malsano/macabro”), ispirò il titolo di un album del 1990 della band.
L'album arriverà al primo posto delle classifiche indipendenti inglesi, grazie anche al contemporaneo tour europeo di supporto nientemeno che ai Police, già all'apice del successo.
Approdano anche a Milano il 2 aprile del 1980.
Il pubblico accorso per Sting non apprezza lo sferragliare chitarristico e le urla di Lux, sotto il palco siamo in uno sparuto drappello a incitare la band, incomincia a volare di tutto (un'epoca in cui non c'erano controlli all'ingresso), a un certo punto il batterista Nick Knox sfascia la batteria e se ne va con il resto del gruppo. Tanto breve quanto devastante.
Esce un anno dopo Psychedelic Jungle, con metà dei 14 brani composto da cover, meno incisivo ma ugualmente distintivo, in cui troviamo Goo Goo Muck, resa poi famosa recentemente dal balletto nel film sulla Famiglia Addams.
Ci vorranno cinque anni per l'ottimo A Date With Elvis.
La band prosegue un'intensa attività live, soprattutto in Inghilterra, dove nutre un fortissimo seguito, a scapito di quella discografica (alla fine si conteranno solo otto album in più di trent'anni di carriera).
Le tematiche dei testi si spostano progressivamente verso l'ambito “sessuale”, con riferimenti espliciti, provocatori e volutamente volgari, lasciandosi parzialmente alle spalle il gusto per il macabro, da Can Your Pussy Do the Dog? a Kizmiaz fino a Bikini Girls with Machine Guns (brano citato da Ringo Starr per dichiararsi loro grande fan!).
Nel 2006 suonano il loro ultimo concerto in Arizona, nel febbraio del 2009 Lux Interior muore per problemi cardiaci, i Cramps finiscono e Poison Ivy si ritira a vita privata, scomparendo pressoché completamente dalla scena musicale.
Non hanno mai venduto cifre importanti, non hanno avuto grandi soddisfazioni con il mainstream ma sono stati amati tantissimo dai fan, che continuano a tributare loro deferente omaggio.
I Cramps rimangono nell’Olimpo dei gruppi seminali del punk e del rock ‘n’ roll.
Non è poco.
FUORI I DISCHI
L'ep del 1979 Gravest Hits raccoglie i primi due singoli e un inedito, cogliendo l'urgenza degli esordi.
Ovviamente è l'esordio The Songs the Lord Taught Us (1980) ad avere un posto necessario in ogni discografia rock 'n' roll che si rispetti, per la sua portata, paradossalmente, innovativa, pur facendo base sulle fondamenta più antiche del rock.
Anche il successivo Psychedelic Jungle (1981) è tra i momenti più riusciti della carriera mentre il live Smell Of Female del 1983 riesce a restituire abbastanza fedelmente la selvaggia carica dal vivo.
Per completare una totale visione del mondo Cramps anche A Date with Elvis (1986) e Stay Sick! (1990) meritano ascolto e attenzione.
martedì, settembre 22, 2026
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