domenica, gennaio 17, 2021

Halcyon Days: 60s Mod, R&B, Brit Soul & Freakbeat Nuggets



Ennesima compilation dedicata ai 60's del periodo mod.

87 brani, tra episodi noti e classici a cui si aggiunge una lunga serie di oscurità interessanti e gustose.
Kinks, Animals, Creation, Rod Stewart, Laurel Aitken, Yardbirds, il primissimo Bowie, Pretty Things, Action, Spencer Davis Group, Moody Blues sono i nomi più altisonanti e noti.

Poi é una piacevole immersione in (spesso eccellenti) in decine di brani e nomi dimenticati.
Tra i migliori il grande jazz soul "Baby never say goodbye" dei Bo Street Runners, il travolgente rhythm and blues di Ronnie Jones in "Little bitty pretty one", il bellissimo ska Mikey Finn in "Hush your mouth", l'indimenticabile minor hit della Zoot Money Big Roll Band con "Big time operator".

Triplo CD a 20 sterline, ottima qualità, contenuti spesso interessanti, vale la pena.

Track List:

DISC ONE:
1. BUZZ WITH THE FUZZ – Chris Farlowe & The Thunderbirds
2. WHAT’D I SAY – Duffy Power with The Graham Bond Quartet
3. BIG TIME OPERATOR – Zoot Money’s Big Roll Band
4. DON’T BRING ME DOWN – The Animals
5. SHAKE – Rod Stewart
6. LITTLE BITTY PRETTY ONE – Ronnie Jones
7. I FEEL ALRIGHT – Jimmy James & The Vagabonds
8. JUST A LITTLE MISUNDERSTANDING – The Richard Kent Style
9. NUMBER ONE – The Stormsville Shakers
10. SEE SAW – The Union
11. HARLEM SHUFFLE – The Mike Cotton Sound
12. I CAN’T STAND IT – The Athenians
13. ALL I NEED – Geno Washington & The Ram Jam Band
14. I’VE BEEN WEEPING AND CRYING – Laurel Aitken
15. TRY ME – Laris McLennon
16. WELL I DO – The Candy Dates
17. SHAME, SHAME, SHAME – The SW4
18. I LOVE THE WAY YOU WALK – Tony Rivers & The Castaways
19. LOOK AWAY – The Fingers
20. HUSH YOUR MOUTH – Mickey Finn & The Blue Men
21. EVERYTIME I DO – Rupert & The Red Devils
22. LOOKING FOR MY BABY (SKA BEAT VERSION) – Laurel Aitken
23. CAN’T STAND THE PAIN – Barney J. Barnes & The Intro
24. WATERMELON MAN – The Mark Wirtz Orchestra & Chorus
25. BABY NEVER SAY GOODBYE – The Bo Street Runners
26. (YOU GOT) THE POWER OF LOVE – Kevin ‘King’ Lear
27. GONNA GET BURNED – The Chantelles
28. GOTTA BRAND NEW MAN – Barry St. John
29. STUPIDITY – The Trendbender Band

DISC TWO:
1. BIFF, BANG, POW – The Creation
2. SHE’S GOT EVERYTHING (MONO SINGLE MIX) – The Kinks
3. DO ANYTHING YOU SAY – David Bowie
4. I TAKE WHAT I WANT – The Artwoods
5. BUZZ THE JERK – The Pretty Things
6. BO STREET RUNNER (SINGLE VERSION) – The Bo Street Runners
7. STROLL ON – The Yardbirds
8. WALTZ FOR A PIG – The Graham Bond Organisation (A.K.A. The Who Orchestra)
9. TIGER – Brian Auger & The Trinity
10. MR. PEARLY – Kevin ‘King’ Lear
11. GET GOIN’ BABY – Dorian Gray
12. LEAVIN’ HERE – The Favourite Sons
13. COME ON GO (DEMO) – Force Four
14. GLORIA’S DREAM (SINGLE MIX) – Belfast Gypsies
15. REMEMBER THOMAS À BECKET – John’s Children
16. WHY – The End
17. GIMME LITTLE SIGN – Rainbow Ffolly
18. NO PROBLEM – Phillip Goodhand-Tait & The Stormsville Shakers
19. MAKIN’ MY MIND UP – Katch 22
20. COME ON BABY – Double Feature
21. HE CAN WIN – The Moody Blues
22. AM I GLAD TO SEE YOU – The In Crowd
23. DIGGIN’ FOR GOLD – David John & The Mood
24. I’M NOT A BAD GUY – Heinzv 25. GOT THE BLAME – The Worrying Kynde
26. YOU’VE GOT SOMETHING – Paul’s Troubles
27. WALKING DOWN A BACKSTREET – Dorian Gray
28. GUN ME DOWN – Ray French
29. SHE’S DANGEROUS – The Secrets
30. GREEN DOOR (MONO SINGLE MIX) – Wynder K. Frog

DISC THREE:
1. HALCYON DAYS – The Tages
2. LOOK AT THE VIEW – The Action
3. ONE GIRL CITY – Fleur De Lys
4. I’M A MAN – The Web
5. MOONSHINE (STEREO) – The Spencer Davis Group
6. MRS. BAILEY’S BARBECUE AND GRILL – Sleepy
7. HOLD ON – Jason Crest
8. BABY GET YOUR HEAD SCREWED ON – Double Feature
9. THE ROOM REVOLVES AROUND ME – The Oscar Bicycle
10. DREAMS DON’T BOTHER ME – The Shame
11. TECHNICOLOUR DREAM (MONO SINGLE MIX) – The Alan Bown!
12. THIS IS THE FIRST TIME – Truly Smith
13. KEEP IT OUT OF SIGHT – Paul & Barry Ryan
14. YOUR WAY TO TELL ME – Plastic Penny
15. THE STAMPING MACHINE (DEMO) – July
16. SAD – The Australian Playboys
17. PINK DAWN – The Human Instinct
18. BABY YOU’RE NOT TO BLAME – Plastic Penny
19. FOOL FROM UPPER EDEN – Andy Ellison
20. 53 SUMMER STREET – Turquoise
21. YES – Grapefruit
22. FOURPENNY BUS RIDE – Dantalian’s Chariot
23. DOCTOR ROCK (SINGLE MIX) – Apple
24. PEOPLE! LET’S FREAK OUT (SINGLE MIX) – The Freaks Of Nature (Alias Belfast Gypsies)
25. ENGINE 4444 – Quiet Melon
26. PICTURE OF HER – The Spencer Davis Group
27. I’M COMING ‘ROUND (TO HER WAY OF THINKING) – Kris Ife
28. REST CURE – The Crazy World Of Arthur Brown

sabato, gennaio 16, 2021

Il Manifesto e Goodmorning Genova



Oggi nelle pagine del MANIFESTO parlo di LINTON KWESI JOHNSON.


Invece in quelle di Goodmorning Genova (https://www.facebook.com/goodmorninggenova/) in due minuti di video riassumo la storia di PAUL WELLER.

venerdì, gennaio 15, 2021

Lisetta Carmi



Lisetta Carmi é una delle più significative protagoniste della fotografia italiana del secondo dopoguerra.
A lungo dimenticata é tornata da poco ad essere considerata e si gode, all'età di 97 anni il giusto riconoscimento alla sua opera che si limito a soli 20 anni, per poi abbandonare totalmente la macchina.

Ho sempre cercato di dare voce ai più poveri, agli sfruttati, a coloro cui è stato sottratto il diritto di vivere e di parlare.

Famose le sue foto ai travestiti genovesi degli anni 60, con cui entrò in amichevole contatto e che non ritrasse in modo morboso ma naturale e spontaneo, in un'epoca di bigottismo e censure.

Vivevamo nello stesso quartiere a Genova, in Piazza Fossatello, e iniziai a fotografarli nel Capodanno del 1965. Poi regalai a ciascuno di loro tre fotografie e così è cominciato un rapporto di amicizia che è durato sei anni.
Ero consapevole dell’importanza che il mio lavoro aveva a livello sociale, politico e storico.
Sentivo di star facendo qualcosa di eccezionale in un mondo dominato da bieco perbenismo e da un potere che li usava e li sfruttava.


Ma ci sono anche i portuali della città, le foto scattate nei 70 in Sardegna, quelle a Ezra Pound e tanto altro.
Un nome da (ri)scoprire e approfondire.

Le testimonianze della Carmi sono estratte da un'intervista di Marco Arrigoni per Harpo's Bazaar

giovedì, gennaio 14, 2021

Produzione e lettura di libri in Italia



Dagli ultimi rilievi Istat, 9 editori italiani su dieci prevedono consistenti perdite nel 2020.

Tra gli altri dati:
il 45,3% delle opere pubblicate a stampa è disponibile anche in versione e-book ma il 77,2% dei lettori legge solo libri cartacei, il 7,9% solo e-book o libri online.

Delle 1.706 imprese editoriali il 53% sono definibili "micro-editori" (hanno stampato non più di 5.000 copie), il 38,1% piccoli editori (tiratura massima di 100.000 copie), il 6,8% medi editori (tiratura non superiore a un milione di copie), il 2,1% grandi editori.
I grandi editori contribuiscono per il 63,3% al valore totale della produzione libraria, i medi per il 30,1%, i piccoli e i micro per il rimanente 6,6%.

Il 40,0% della popolazione di 6 anni e più legge almeno un libro all'anno.

Durante la pandemia 6 persone su 10 (62,6%) hanno letto libri, terza attività del tempo libero maggiormente svolta dopo la tv-radio (93,6%) e i contatti telefonici/videochiamate con parenti ed amici (74,9%).

Il pubblico più affezionato alla lettura è quello delle ragazze tra gli 11 e i 19 anni (oltre il 60% ha letto almeno un libro nell'anno). La quota di lettrici scende sotto il 45% dopo i 55 anni, per i maschi è sempre inferiore al 50% a partire dai 20 anni.
Nel 2019 sono stati pubblicati in media 237 libri al giorno ma c'é una grande percentuale di invenduto.

mercoledì, gennaio 13, 2021

Joyello Triolo - Cover and over again



Un curioso quanto gustosissimo viaggio attraverso 100 cover di brani spesso insospettabili.
Si spazia in ogni ambito, da Elvis a Frank Sinatra, dai Beatles ai Soft Cell, Blondie, Ray Charles fino a una quindicina di episodi italiani.

Molte quelle conosciute, sorprendenti quelle inaspettate:
"Non é Francesca" di Battisti era già stata incisa dai Balordi, "The man who sold the world" di Bowie, portata al successo dai Nirvana era stata coverizzata anche da Lulu, "Venus" degli Shocking Blue è un mezzo plagio di "The banjo song" dei Big 3.

Joyello spulcia tra mille nomi, dischi, rimandi, curiosità.
Stimolante e divertente.

Joyello Triolo
Cover and over again
Crac Edizioni
16 euro

martedì, gennaio 12, 2021

Luca Frazzi - Edicola Rock Riviste Musicali Italiane



Allegata al nuovo numero del mensile "Rumore", segnalo una guida preziosissima quanto interessante ed esaustiva, compilata dal giornalista Luca Frazzi.

cinquanta riviste musicali italiane più importanti e influenti, dagli anni 60 ad oggi, con l'aggiunta di "altre 50".
Un excursus in un' editoria ricca, vivace, pulsante che, in barba a internet e a tante pseudo riviste web, resiste in edicola, grazie a perseveranza, contenuti accurati, competenza.

Da "Ciao 2001" a "Jamboree", da "Muzak" e "Gong" al "Mucchio", "Classic Rock", "Rockerilla" e "Blow Up" c'è veramente tutto quanto ha caratterizzato l'editoria rock nostrana.

Aspetto particolarmente interessante e peculiare é il tratto descrittivo di Frazzi che non si limita ad un'accademico resoconto ma aggiunge giudizi personali (che personalmente condivido quasi sempre) spesso coraggiosi e tranchant.

Indispensabile compendio alla storia del rock nostrano.

Luca Frazzi
Edicola Rock - Riviste Musicali Italiane
Supplemento a "Rumore" 348
9 euro

lunedì, gennaio 11, 2021

Gli album più venduti nel 2020



Secondo i dati diffusi dalla FIMI in Italia nel 2020 lo streaming premium ha dominato il mercato con una crescita del 31,8%, mentre il free è salito del 9%.
- 28% di vendite per i supporti fisici.

In ITALIA "Persona" di Marracash è stato il più venduto seguito da"Famoso" di Sfera Ebbasta e poi da 23 6451 di "tha Supreme".
Poi Ghali, Gué Pequeno, Ernia, Tiziano Ferro, Pinguini Tattici Nucleari, Me contro te, Tedua. Nei primi 100 dominano italiani e rapper/trap.
Alcune eccezioni: Ligabue al 15° posto, Bruce Springsteen al 19°, Brunori Sas al 26°, AC/DC al 35°, "Dark side of the moon" dei Pink Floyd al 63°, "The wall" dei Pink Floyd al 77°, "Nevermind" dei Nirvana al 94°.

Nei singoli primo "Karaoke" di Boomdabash & Alessandra Amoroso, poi Rocco Hunt & Ana Mena con "A un passo dalla luna" e "Mediterranea" di Irama.

Tra i VINILI primi i Pink Floyd con "The dark side of the moon", poi "Famos"o di Sfera Ebbasta e "Power up" degli Ac/Dc. A seguire Queen, il nuovo Springsteen, Nirvana.
In classifica anche Beatles, altre due volte i Pink Floyd, Amy Winehouse, Brunori Sas.

In INGHILTERRA l'album più venduto è stato "Divinenly unispired..." di Lewis Capaldi, davanti a "Fine line" di Harry Stiles, "Future nostalgia" di Dua Lipa, Poi Billie Eilish e Stormzy. In classifica anche Oasis, due Fleetwood Mac, Ac/Dc.

Tra i VINILI (vendute in totale circa 5 milioni di copie) davanti a tutti "Rumours" dei Fleetwood Mac, poi gli Oasis di "What's the story" e Amy Winehouse di "Back to black".
Poi Nirvana, Harry Stiles, Kylie Minogue, Queen, Ac/Dc, il live degli Arctic Monkeys. Subito Idles, il live di Liam Gallagher e ancora Gerry Cinnamon, Stone Roses, Fontaines DC Tame Impala, Bowie.

In USA domina, come spesso accade Taylor Swift, davanti a The Weeknd, Lady GaGa, Juice WRLD, Halsey, Harry Stiles.

domenica, gennaio 10, 2021

VV.AA. - Staring at the Rude Boys The British ska revival 1979/1989



Tre CD per 69 brani e un ricco booklet di informazioni, riassume molto bene lo SKA REVIVAL inglese tra il 79 e l'89.

Ci sono i migliori, Specials, Madness, Bad Manners, Selecter, Bodysnatchers, The Beat i classici come Laurel Aitken, Desmond Dekker, Rico, Judge Dread, varie band dell'area mod come Merton Parkas, Lambrettas, Graduate - i futuri Tears for Fears - Teenage Filmstars di Edward Ball poi fondatore dei The Times e una serie di oscure band come i Charlie Parkas, o gli Akrylykz di Roland Gift, voce poi dei Fine Young Cannibals, fino ai Ded Byrds di Wayne Hussey che finirà poi aguidare la band goth dark dei Mission e a un'insospettabile pop star come Kim Wilde con "25680".

Un box che ci dimostra quanto fosse fresca, vitale e creativa la scena in quegli anni.

sabato, gennaio 09, 2021

Cafe Exil – New Adventures In European Music 1972 to 1980



Curiosissima e fighissima compilation curata da Bob Stanley dei St.Etienne in cui raccoglie brani pubblicati tra il 1972 e il 1980. Una stranissima colonna sonora kraut, funk, elettronica vintage, proto new wave.

Ci sono nomi altisonanti come Brian Eno, Soft Machine, Faust, Popol Vuh, Amon Düül II ma anche il nostro Tony Esposito con "L'eroe di plastica" da "Rosso napoletano" del 1974, i francesi Cortex con uno stupendo lounge jazz funk, Piero Umiliani con "Canoe".
Copertina strepitosa!

venerdì, gennaio 08, 2021

Luca Rastello - La guerra in casa



Preziosa ristampa aggiornata (con interviste e aggiunte inedite) di uno dei libri più importanti per la comprensione delle guerre in ex Yugoslavia, pubblicato nel 1998 (all'indomani della "pace") dal giornalista e attivista Luca Rastello (prematuramente scomparso nel 2005).
E' un libro di una lucidità, crudezza e sincerità a tratti difficili da sopportare, che scavalca ogni retorica e "verità" acquisita su quella tragedia.

Ogni approfondimento su quelle vicende palesa (in questo libro più che in tanti altri) la constatazione di come i nazionalismi furono solo la copertura e un pretesto per un'enorme, spietata, vergognosa speculazione da parte di gruppi mafiosi, criminali, clan radicati nelle strutture statali, per arricchirsi con traffici di ogni tipo: dalle armi, alla droga, agli aiuti umanitari.

Stragi pianificate tra le parti in lotta per concordare la spartizione del bottino, la Bosnia teatro del massacro in quanto luogo della concentrazione delle principali industrie Yugoslave, servizi segereti, gli sporchissimi giochi politici che contrapposero la Germania, "conquistatrice" della Croazia a Inghilterra, Francia e Russia pro Serbi per arginarne l'influenza.

In mezzo odi tribali mai sopiti, "una violenza e una ferocia che la mente dell'uomo di oggi rifiuta, non crede vera" e 250.000 morti, 20.000 stupri, 150 fosse comuni, 715 campi di concentramento (responsabili 45 grupoi serbi, 18 croati, 12 musulmani).
Il ruolo delle forse Onu "di pace", spesso aguzzini e complici (vedi il massacro di Srebrenica).

Qui ci sono date, circostanze, ricostruzioni, nomi, cognomi, tanto, troppo.

"E' sufficiente dare una mano al più forte, legare le mani al più debole e si realizza con le armi ciò che non si poò con la trattativa".

Luca Rastello
La guerra in casa
Einaudi
euro 12.50

giovedì, gennaio 07, 2021

Diritti editoriali, Bob Dylan e il futuro della musica



Poche cose sono irritanti come le pubblicità che interrompono film o programmi televisivi e radiofonici. O quelle che infestano internet, dai social a YouTube.

Solo raramente la qualità dello spot é talmente alta da farsi apprezzare da un punto di vista artistico.
Non a caso il più delle volte si tratta di grandi marchi che ne affidano la realizzazione a registi e operatori di alto livello e fama mondiale.
Allo stesso modo ci soffermiamo più volentieri a guardarle se la musica che le accompagna é nota o fa parte del repertorio di un artista a noi caro.

Come fanno però a ottenere l'utilizzo di brani particolarmente famosi?
Semplice: pagando fior di quattrini.


Che per metà vanno al compositore della canzone e l'altra metà all'editore che ne possiede i diritti di utilizzo.
A volte le due cose coincidono.
I grandi nomi costituiscono proprie edizioni musicali alle quali “cedono” i diritti dei loro stessi brani.
Ha fatto molto scalpore la recente decisione di Bob Dylan di vendere a una delle maggiori etichette discografiche al mondo, la Universal, tutti i diritti del suo immenso repertorio (circa 600 canzoni) per 300 milioni di dollari.
Stessa cosa hanno fatto Stevie Nicks dei Fleetwood Mac e David Crosby (notoriamente poco inclini al risparmio). Ma anche Neil Young, Dolly Parton, Debbie Harry, Lindsay Buckingham, e Dave Stewart degli Eurythmics ne stanno seguendo le orme.

Che succede?
Che la Hipgnosis Songs Fund di Merc Mercuriadis, ex manager di grandi star e potente discografico, ha improvvisamente incominciato ad acquistare canzoni in tutto il mondo, é entrata in borsa ed é andata a competere con le grosse major discografiche che ora stanno correndo al riparo, investendo cifre astronomiche, pur di assicurarsi i diritti editoriali.

In un clima economico/fnanziario volubile a mille cambiamenti, le canzoni famose sono un bene stabile, che non rischia l'obsolescenza, che dura nel tempo, é semplice da gestire ed é un investimento sicuro.
Vedi le canzoni dei Beatles o di Dylan, attualissime e suonatissime dopo oltre mezzo secolo.
Meglio del mattone o del lingotto d'oro.

La musica cambia.
Artisticamente, nella fruizione, nella gestione.

mercoledì, gennaio 06, 2021

Il mago Benévòl



Riprendo un articolo pubblicato sul quotidiano "Libertà" del 3 gennaio 2021.

La musica (l'arte in generale ) é quanto di più concreto e, allo stesso tempo, astratto. Qualsiasi brano, opera, sinfonia, é una sequenza di note trascrivibili su fogli, codificabile, rappresentabile in maniera ben definita.
Al contempo non esiste persona che colga una melodia allo stesso modo di un'altra.
La percezione é assolutamente e totalmente personale e condivisibile solo attraverso impressioni e affinità sensoriali. Una sorta di illusione che investe la nostra psiche, attraverso il vissuto e il vivente.
In qualche modo una frangia dell'illusionismo, attraverso le cui pratiche immaginiamo mondi, situazioni, avvertiamo sensazioni che non hanno un effettivo riscontro nella concretezza della realtà.
L'illusionismo é un'arte antica e, anche se non passa attraverso la musica, ha un fascino atavico che si perde nella notte dei tempi.
Mi preme segnalare la vicenda di un personaggio che ha avuto i caratteri attitudinali che caratterizzano spesso il mondo della musica rock (e non solo) e dintorni.

Francesco Luigi Maria Benevolo nacque a Piacenza nel 1865, anche se, presumibilmente per ragioni di marketing (eh si, il concetto non é particolarmente moderno ma lo troviamo, declinato in varie vesti, nel corso dei millenni della nostra storia), si disse ufficialmente che vide la luce in un circo.

Fu un grande e abile “mago”, specializzato nel “taglio della testa” (una delle più classiche forme di illusionismo, già conosciuta ai tempi dei Faraoni), particolarmente noto per il suo aspetto dai tratti gitani e un abbigliamento con colori sgargianti, provocatori, poco convenzionali. Fu celebre come Mago Benevòl.
Crebbe nella nostra città con la nonna materna in quanto i genitori avevano intrapreso, dopo aver abbandonato un'attività commerciale, la carriera di saltimbanchi, dapprima con un circo itinerante e poi mettendosi in proprio, lasciandolo fino ai dodici anni.

Il ricongiungimento non fu indolore e ben presto indusse il giovanissimo Francesco a fuggire di casa e a vivere di espedienti come girovago. Reincontrò per caso i genitori e il loro Teatro Bernardo Benevolo a cui si unì, diventando un tuttofare, dal clown all'acrobata, musicista e pure prestigiatore.
Una gavetta dura durante la quale affinò le sue tecniche, che si specializzarono nel numero della testa tagliata che continuava a parlare con il pubblico.
Si arruolò come volontario nell'esercito e al ritorno ritrovò la famiglia in Francia, a Lione.

Nel 1894 l'anarchico italiano Sante Caserio assassinò il presidente francese Francois Carnot suscitando rappresaglie contro i nostri connazionali (violenze sparse e 3000 espulsioni) in tutto il paese, in particolare proprio a Lione, luogo dell'omicidio.
Benevolo per evitare conseguenze prese così il nome di Benévòl e incominciò a presentarsi come illusionista messicano, trovando un crescente successo e molta popolarità, tanto da essere definito da prestigiose riviste d'oltralpe l'Howard Thurston francese (uno dei più celebri e importanti illusionisti americani degli inizi del secolo scorso).
Scrisse anche un libro in cui si presentava come “americano”, parecchio venduto e ricercato.

Nel 1903 aveva un suo teatro itinerante smontabile, con una facciata a tre portali di trenta metri, un grande organo che provvedeva a fornire un sottofondo musicale per le varie fasi delle esibizioni e una centralina termoelettrica per l’energia necessaria all’illuminazione. Nei quaranta anni di attività abbracciò numerose frange dell'illusionismo, come manipolazione, illusioni sceniche, ipnosi, lettura del pensiero, magia, danze esotiche, raggi X e perfino prime forme di proiezioni cinematografiche.

Sempre coadiuvato dalle assistenti Jeniska e Madame Lucille, lasciando però alla decapitazione il clou delle sue serate che gli diedero il titolo di Le Couper de Tête, in cui divenne insuperabile maestro.

La sua attività non conobbe soste e declino, fino alla sua morte, a Nizza nel 1939, a 74 anni.

martedì, gennaio 05, 2021

La tragedia di Ibrox - 2 gennaio 1971



ALBERTO GALLETTI rievoca lka tragedia di Ibrox a 50 anni di distanza.

2 gennaio 1971. Sono passati 50 anni esatti dalla tragedia di Ibrox, the second Ibrox disaster oltremanica.

Fu la più grave catastrofe mai verificatasi fino ad allora in uno stadio britannico, la peggiore fino a quella di Hillsborough diciotto anni dopo.
66 persone morirono nella calca della scalinata 13, schiacciate mentre si avviavano verso l'uscita, più di 200 rimasero ferite.
Una tragedia immane.

Capitale industriale del Paese, Glasgow è stata la culla del calcio scozzese; enormi cantieri navali, porto, industria siderurgica impiegavano nel periodo tardo-vittoriano una quantità enorme di massa lavoratrice.
Il calcio costituì da subito il loro principale passatempo. 
Dalla mezza dozzina di squadre che caratterizzarono l'epoca pioneristica, ne emersero due: >Rangers e Celtic che dal primo decennio del '900 in poi domineranno la scena nazionale come in nessun altro posto al mondo.

Sicuramente gonfiata da rivalità extra-calcistiche voglio puntualizzare che l' Old Firm in un primo tempo è stato sinonimo di amicizia e nacque, al di la dell'episodio in cui il termine fu usato la prima volta, come una specie di patto non scritto tra i due club per aiutarsi reciprocamente all'indomani della prima tragedia di Ibrox.
Per tutto il resto non ha bisogno di presentazioni.

Il derby di campionato del due gennaio è un appuntamento fisso del calendario scozzese da più di un secolo.
Credo che sia rimasto l'unico al mondo o uno dei pochissimi, si gioca anche oggi.
Lo giocano in casa i Rangers, rifacendosi a quell'antico legame originario. 

Il record di affluenza di Ibrox Park fu stabilito un 2 gennaio, quello del 1939, quando 118.567 spettatori si riversarono in quell'immenso catino  per il derby di campionato.
E' questo il record di affluenza assoluto, imbattuto e probabilmente imbattibile, per qualsiasi partita di campionato giocata nel Regno Unito.


Ma un'altra striscia di eventi ha contraddistinto nel '900 la vita del glorioso impianto; non grandi partite, che comunque non sono mai mancate, ma tragedie.

Un primo disastro si verificò nel 1902 quando pochi minuti dopo l'avvio di Scozia - Inghilterra la parte superiore della nuova gradinata eretta dietro la porta cedette facendo precipitare centinaia di persone quindici metri sotto: morirono in venticinque, in silenzio, circa cinquecento i feriti, quasi nessuno degli oltre 75.000 presenti se ne accorse, la partita continuò. 

La ristrutturazione che seguì portò ad un ampliamento smisurato dello stadio e, insieme ad altre concause, all' Old Firm.
  Le curve, smisurate e semicircolari, erano dotate di quattro scalinate per l'afflusso/deflusso del pubblico, poste ai quattro angoli, dello stadio. Due corte e due lunghe in quanto le due più lontane alla via sulla quale sboccavano utilizzavano la larghezza dello stadio per recuperare il dislivello con un vialetto in pendenza.
Le due più vicine invece azzeravano completamente il dislivello tra la cima della curva e il suolo retrostante mediante gradini.
Una di queste, quella nella curva riservata ai padroni di casa costituiva anche la via più rapida per raggiungere la stazione della metropolitana di Copland Road, strada sulla quale sbucava; trovandosi in corrispondenza dell' uscita 13, era comunemente conosciuta come Stairway 13. Alta, lunga, ripidissima le alzate troppo alte, le pedate, usurate dal tempo e milioni di piedi sbrecciate e troppo strette.
Diventerà negli anni tristemente famosa.

Il 16 settembre 1961 vi si verificò un primo incidente.
Centinaia di tifosi cominciarono a lasciare l'East Terrace giù per la scalinata 13 già a pochi minuti dal termine con il Celtic avanti 2-1.
Jim Baxter riuscì a pareggiare in extremis.
Il boato di esultanza fece cambiare direzione a parecchi che risalirono per poter tornare a guardare il campo.
La calca risultante fece cedere di schianto uno dei corrimani in legno, due persone morirono schiacciate.

Due anni dopo qualcuno cominciò ad avanzare dubbi sulla sicurezza della scalinata, in particolar modo durante il deflusso di spettatori dalle partite.
Vennero documentati alcuni fatti tra cui quello abbastanza impressionante che in situazioni di eccessivo affollamento, abbastanza frequenti, non vi era libertà di movimento, la gente scendeva senza toccare per terra coi piedi, trasportata dalla ressa, incapace di controllare i propri movimenti e di incanalarsi nelle corsie disegnate dai corrimani che correvano su tutta la lunghezza e che ora erano nuovi e di acciaio.
I gradini inoltre, consumati da milioni e milioni di piedi nel corso dei decenni erano infidi e scivolosi, specialmente in inverno.
Il tutto aggravato dal fatto che la gente, a differenza delle altre tre scalinate, ci si fiondava giù di fretta per arrivare prima alla stazione.

Frequenti a tal punto che nel 1967, otto persone rimasero ferite nella calca all'uscita da una partita e ancora nel 1969 un'altro incidente simile, all'uscita dal derby del 2 gennaio provocò 26 feriti. 
Il club non prese iniziative per migliorare la sicurezza  sulla scalinata ma aveva comunque speso 150.000 sterline, un mucchio di soldi, in miglioramenti all'indomani dell'incidente mortale del 1961.

Il 2 gennaio 1971 era un sabato, come oggi. 
In una Glasgow avvolta da una foschia fredda, umida e tetra c'era il derby, come oggi. 
Otto ragazzini, tredicenni o poco più, tutti compagni di scuola, tutti abitanti nella stessa strada, cinque tifosi dei Rangers, tre del Celtic,  salgono su un pullman nel piccolo paese di Markinch nel Fife diretti alla partita.
Giunti a destinazione si separano: cinque entrano nell' East Terrace, gli altri tre si dirigono verso il West Terrace. 
Sono oltre 80.000 i presenti che assistono ad un'incontro piuttosto scialbo avviato a concludersi senza reti.
Al 90' però Johnstone raccoglie una respinta della traversa sulla quale si era infranta una punizione di Chalmers e mette dentro portando in vantaggio il Celtic.
Dal East Terrace  parecchi tifosi della squadra di casa, cominciano ad uscire, oltre un migliaio scendono per la scalinata 13.
Negli ultimi istanti del recupero però Colin Stein pareggia, il boato provocato dal gol è enorme.
Altri stanno imboccando  la scalinata, forse qualcuno si ferma sentendo il boato e immaginando cosa sia successo, ma dietro le persone arrivano a centinaia.
Alcuni cadono, probabilmente quelli immediatamente dietro di loro cercano di fermarsi per non calpestarli ma la spinta che arriva da sopra è tremenda.
In alto la gente continua ad imboccare la scalinata per scendere, nessuno è conscio di quello che stà succedendo giù a metà.

I tifosi cantano, esultano, festeggiano il pareggio in extremis e imboccano l'uscita, e spingono.
Spingono per imboccare la scalinata, sono troppi tutti insieme, la calca che si forma spaventosa.
 Giù a metà, nonostante qualche colpo in avanti , le persone sono bloccate, la scala non smaltisce allo sbocco e da sopra continuano a riversarvici dentro. La pressione sulla gente bloccata in mezzo continua ad aumentare, le grida di aiuto si moltiplicano, i toraci, compressi nella ressa non riescono ad espandersi, respirare diventa sempre più difficile fino a diventare impossibile.
Il tutto per 10/15 minuti, troppi.

Muoiono così, in 66, cadendo uno sopra l'altro man mano che le spinte da sopra aumentavano

La pila di corpi ammassati raggiunge un'altezza di due metri.
Le barriere corrimano orribilmente divelte danno un idea della forza dello schiacciamento.
Raccappricciante.
I cinque ragazzini di Markinch sono li sotto.
 Uno dei medici che arrivò a prestare soccorso dichiarò scioccato che vide parecchie persone morte dritte in piedi.
Neanche una goccia di sangue, 60 morti asfissiati per schiacciamento e 6 soffocati. 
      Una residente vicino allo stadio vide la scena: 
" Vidi i tifosi scendere sulla scalinata.
All'improvviso quella folla enorme cominciò ad ondeggiare, subito si intuì che era fuori controllo.
Pochi secondi dopo la gente cominciò a cadere e ad ammassarsi orribilmente uno sopra l'altro."


In un primo momento si pensò che i tifosi davanti, attratti dal boato al gol del pareggio cercarono di tornare indietro provocando il blocco della scalinata e la conseguente ressa con la gente che vi si riversava sopra scendendo.
L' indagine concluse che la tragedia fu provocata dalla caduta sulle scale di almeno una persona e poi di quelli che man mano seguirono formando un ammassamento di corpi schiacciati.
Fu escluso che qualcuno cercò di tornare indietro in quanto fu provato che al momento della tragedia tutte le persone coinvolte nella ressa marciavano nella stessa direzione, verso l'uscita.

Lo shock provocato dalla tragedia fu enorme e reso emotivamente ancor più grave dalla giovane età delle vittime, tutte sotto i cinquant'anni.
Oltre ai cinque tredicenni, altri ventisei teenagers più sedici tra i venti e i ventinove anni e un bambino di nove anni.
I giocatori, ignari, all'uscita dagli spogliatoi cominciano a capire che qualcosa è andato storto nel tunnel all'uscita dagli spogliatoi.
Una volta fuori troveranno i primi cadaveri, coperti, allineati a bordo campo.
L'inchiesta dello sceriffo in merito al risarcimento danni delle vittime incolpò i Rangers, proprietari dello stadio, colpevoli di negligenza sulla sicurezza dell'impianto, aggravata dai precedenti tre casi negli ultimi dieci anni.
Il club non ricorse contro la sentenza dello sceriffo.
Seguirono giorni difficili, con la dirigenza sotto accusa, manager e capitano si fecero in quattro per far sentire la loro vicinanza alle famiglie e partecipare ad ogni singolo funerale.
Una successiva inchiesta guidata da  Lord Wheatley nel 1973 concluse che misure di sicurezza negli impianti sportivi risultavano largamente inadeguate.
L'inchiesta però non colpevolizzò nessuno per passate sciagure ma fu volta a raccomandazioni per il futuro degli impianti che sfociò nel Safety at Sports Ground Act del 1975. 

Willie Waddell, manager dei Rangers, non ebbe bisogno di aspettare le deliberazioni del nobiluomo e si imbarcò in un'ambizioso  progetto di ristrutturazione dello stadio.
Nel '74 andò ai mondiali in Germania e visitò parecchi impianti.
Alla fine il Westfalenstadion di Dortmund gli fornì l'ispirazione per il rifacimento di Ibrox.
Via i terraces, via i posti in piedi e le scalinate d'accesso pericolose, rimpiazzati tra tre tribune con posti a sedere,  nel 1981 questa prima parte d' opera fu completa 1990 .
Poi nel 1990 i lavori furono completati , i posti interamente a sedere e la capienza portata a 50.000 posti.

Come ebbe a dire John Greig, la ristrutturazione fu fatta tenendo conto della sciagura, delle vittime e del loro ricordo. I tifosi oggi devono comprendere perchè lo stadio è fatto in questo modo, cosa c'è dietro e onorare il ricordo di coloro che qui, ad una partita, persero la vita.

Kenny Dalglish, al tempo giovane promessa del Celtic e tifoso dei Rangers come tutta la sua famiglia, non convocato, si trovava quel giorno nel East Terrace insieme al padre.
Il 29 maggio 1985 era titolare nel Liverpool che scese in campo all' Heysel contro la Juventus e il 15 aprile 1989 era l'allenatore del Liverpool, seduto in panchina ad Hillsborough. 

Oggi, in una giornata che qui ricordava molto  quel 2 gennaio a Glasgow, si è giocato il derby di capodanno.
Non sarebbe stato possibile il verificarsi di nessuna tragedia in quanto l'incontro si è svolto a porte chiuse.
Ma riflettendo su quella tragedia mentre osservavo il gioco mi sono chiesto quale fosse il significato di una partita del genere giocata in totale assenza di pubblico.

lunedì, gennaio 04, 2021

Statistiche 2020



Un po’ di consuete statistiche annuali per il BLOG (mio/nostro pro memoria personale di ciò che ascolto e leggo) che, a dicembre, ha compiuto 16 ANNI.

Dopo un periodo di calo e una tenuta nel 2015, una forte ripresa nel 2016, in media il 2017, la risalita del 2018, la conferma del 2019, nel 2020 un vero e proprio BOOM di ACCESSI:

182.357 gli accessi nel 2020 ( 126.000 nel 2019, 128.377 nel 2018, 123.200 nel 2017, 130.400 nel 2016, 121.500 nel 2015, 120.500 nel 2014, 139.482 nel 2013, 144.211 nel 2012, 105.973 nel 2011).

Una media di 500 accessi quotidiani.

Più di 131.000 gli utenti singoli.
Oltre all'Italia la provenienza è nell'ordine dagli USA, Germania, Spagna, Inghilterra. Francia, Svizzera, Canada, Argentina, Belgio per un totale di 161 nazioni diverse.
Tra le città Milano (con 21.000 utenti), Roma, Bologna, Torino, Firenze, Napoli, Genova, Bari Verona.
Prima città straniera é Londra, seguita da Barcellona, Parigi.
La "mia" PIACENZA é al 70° posto.

Maggiori accessi (il 50%) da un pubblico dai 25 ai 45 anni (curioso per un blog di tematiche prevalentemente "datate").
Particolarità costante degli ultimi anni sono gli accessi a post storici e passati che mantengono costante nel tempo il dato statistico.

Il post più visto di sempre è quello dedicato alle 100 migliori canzoni italiane, seguito Messagio di Brian Eno agli Europei, quello su Ari Paffgen, Herbie Hancock e Wayne Shorter: lettera ai giovani musicisti, Elogio di Cesare Cremonini.

I post più visti, tra i 336 pubblicati, sono stati dei classici "sempreverdi".

MESSAGGIO DI BRIAN ENO AGLI EUROPEI
https://tonyface.blogspot.com/2020/02/messaggio-di-brian-eno-agli-europei.html

ARI PAFFGEN - Christian Aaron Boulogne
http://tonyface.blogspot.com/2016/11/ari-paffgen-christian-aaron-boulogne.html

LA MUSICA NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO (il primo tra quelli pubblicati nel 2020)
https://tonyface.blogspot.com/2020/01/la-musica-nei-campi-di-concentramento.html

Attualmente dalla sua nascita, 16 anni fa, gli accessi sono 1.650.000 circa.

Un ringraziamento a tutti i collaboratori che hanno contribuito con i loro scritti, in particolare ad ALBERTO GALLETTI, vero pilastro, alle decine di commentatori abituali che rendono vivo e frizzante questo blog, a quelli che si “limitano” a leggere, a tutti i nuovi arrivati da queste parti.

domenica, gennaio 03, 2021

Michele Anelli/ Gianni Lucini - Ho sparato al domani



“Ho sparato al domani” è anzitutto per quelli che nella pioggia sentono il richiamo della libertà, per chi nella nebbia riesce comunque a distinguere il nemico, per chi ha visto un mondo senza confini da rispettare e la vita è un palco dove non importa se non sei perfetto ma puoi essere felice".

Sette racconti in cui gli autori parlano di sé e di un immaginario a noi particolarmente noto.
Quello che va da un palco a chi sotto quel palco sta a guardare il suo idolo, da Hendrix al liscio, dai Clash a Springsteen.

Storie suggestive e intense in cui é facile ritrovarci, condite da una malinconia e un'amarezza di fondo su quelle tante cose in cui abbiamo creduto e amato e che si sono schiantate contro una realtà che non ci piace.
Sono sicuro che Michele e Gianni (e tanti di "Noi") capiranno...

Michele Anelli/ Gianni Lucini
Ho sparato al domani
Segni e Parole
euro 12

sabato, gennaio 02, 2021

Premio Macchina da scrivere

Il Premio Macchina da Scrivere 2020 è stato assegnato e riconosciuto per la sezione "Saggi" a "Arcipelago Mod" di Stefano Spazzi (a cui ho avuto il piacere di collaborare);
per sezione "Biografie" a "Dalla parte del torto" di Dome La Muerte e Pablito el Drito;
per la sezione "Autobiografie" a "40 anni da Litfiba" di Ghigo Renzulli.
Segnalazione speciale a "Carlo, You Rock" di Carlo Basile (sezione "Biografie").

Intervista a Radio Città Aperta
"Mod generations" al "Libraccio" Firenze



Giovedì 7 gennaio alle 14 intervista a RADIO CITTA' APERTA
https://www.radiocittaperta.it/


Venerdi 8 gennaio, ore 17, presentazione online sulla pagina Facebook del Libraccio Firenze del libro
Mod generations. Musica, rabbia, stile e altre storie
di Antonio Bacciocchi
Dialoga con l'autore David Pacifici

https://www.facebook.com/events/492446985056848/

giovedì, dicembre 31, 2020

Il meglio del mese. Dicembre 2020



PAUL MCCARTNEY - III
A uno dei più grandi compositori di musica popolare di sempre non puoi dire granché.
Lo ascolti con deferenza e devozione.
Anche quando se ne esce con album francamente inutili, più per autocompiacimento che per reale urgenza artistica.
Il nuovo lavoro, registrato in solitaria nello studio casalingo offre la consueta classe compositiva, il fascino del suo tocco, qualche sperimentazione, ballate suggestive etc. etc.
Ma, contrariamente all'eccellente precedente "Egypt station" e al più che dignitoso "New", si fa dimenticare velocemente e non rientrerà sicuramente nel meglio della sua produzione solista.

PAUL WELLER - Wake up the nation (10th anniversary remix)
Nel decennale dell'uscita Welle rimette mano al mix di uno dei suoi album solisti più riusciti, immediati e spontanei. E il risultato é più che ottimo, nonostante non abbia mai apprezzato questo tipo di operazioni. Molto caotico il mix originale, più distinti gli strumenti in questo. Un ottimo lavoro, sicuramente interessante per i Welleriani più accaniti.

KELLY FINNIGAN - A Joyful Sound
Splendido album natalizio dal leader dei Monophonics. Niente campanellini e renne da un torrido soul/rhythm and blues con l'aiuto di una lunga serie di ospiti dai Durand Jones & The Indications, The Dap-Kings, Ghost Funk Orchestra, Monophonics, Orgone, The Harlem Gospel Travelers e decine di altri. Fighissimo.

JAMIE CULLUM - PIano man at Christmas
Il grande crooner ci delizia con un album natalizio di brani autografi a base del suo inconfondibile stile pop jazz swing.
Bello, cool, raffinatissimo.

AC/DC - Power Up
Ovviamente il ritornello é sempre lo stesso: fanno sempre la solita canzone da 100 anni. Vero. Il nuovo album è uguale a mille altri ma così bene lo fanno, ovviamente, solo loro. Hard rock, rock 'n' roll, puro e semplice, come la pizza margherita.

FIVE FACES - Meali
Il quartetto genovese torna con un formidabile album, tutto in italiano che, con un grande sound, perfettamente prodotto da Craig Coffey, sfodera dieci brani di classe cristallina tra punk, beat, mod, soul, una grande energia e un finale spettacolare in cui riprendono in chiave reggae "Creuza de ma" di De Andrè (con un insert di "Bankrobber" dei Clash da brividi).

LEE FIELDS AND THE EXPRESSIONS - Big Crown Vaults Vol. 1
Una serie di outtakes rimaste fuori dagli ultimi album del grande soulman. Puro Otis Redding con pennellate del James Brown 70. Da ascoltare!

FUSION FUNK FOUNDATION - Feel the base
I fratelli Lo Greco regalano un nuovo, spettacolare, album a base di travolgente groove funk soul. Siamo dalle parti di una versione più "black" di Incognito e Brand New Heavies con brani di grandissimo impatto. Feel the groove!!!

GAZZARRA - The bossa lounge sessions
L'infinita carriera di Gazzara si arricchisce di un tassello mancante, un doppio live (una album sul palco, un altro live in studio) in cui ci delizia di stupende versioni in chiave lounge pop soul di classici (da "Do it again" a "Hot barbecue" a "You're the best thing" o "New frontier") oltre ad un'ampia scelta dal repertorio autografo.

THEFINGER - Surfacing
Nuovo lavoro per Franco Di Terlizi (alias Thefinger). Cinque brani che incrociano il gusto Paisley rock, tinto di ruvidezze psichedeliche alla Dream Syndicate con un tocco alla Kinks ("Ian Curtis"), alt folk di stampo americano e una grande personalità. (Breve) disco con i fiocchi!

FLEUR - Fleur
Molto carino e sbarazzino lo ye ye beat della giovane canta nte francese, che riporta a Francoise Hardy e Lio.

HER DEM AMADE ME – Siamo sempre pronte, siamo sempre pronti
LORENZO "ORSO" ORSETTI TEKOSER era un combattente per la libertà.
Anche la nostra.
Lorenzo è caduto in Siria per mano dell’ISIS il 18 marzo 2019, all’età di 33 anni.
Lorenzo combatteva per la giustizia e per un mondo più equo e quindi stava dalla PARTE GIUSTA.
Gli sono stati resi numerosi omaggi, ricordi, riconoscimenti per il suo sacrificio.
Questa compilation è un ulteriore pensiero alla sua memoria.
I proventi saranno interamente devoluti al centro Alan’s Rainbow di Kobane per dotarlo di un ambulatorio pediatrico che sarà intitolato a Lorenzo Orsetti Tekoşer, partigiano internazionalista.
Invito ognuno di voi ad acquistarne una copia, pure in questo periodo così schifoso per i portafogli e con altre urgenze.
Se potete anche più copie da regalare a compagne e compagni, amiche e amici, invitandoli a fare lo stesso.
Un piccolo gesto per cambiare un mondo.
E poi c'è la musica, molto bella, interessante, sincera, intensa, con i brani di 24 Grana, Serena Altavilla, Assalti Frontali, Angela Baraldi, Cesare Basile, Paolo Benvegnù, Giorgio Canali & Rossofuoco, Pierpaolo Capovilla, Marco Colonna, Vittorio Continelli, Max Collini, Cristiano Crisci, Dagger Moth, Ginevra Di Marco, Er Tempesta, Giancane, La Rappresentate di Lista, Lucio Leoni, Malasuerte, Mokadelic, Nummiriun, Rita Lilith Oberti, Marco Parente, Carmelo Pipitone, Rapper C J A SAP, Marina Rei, Roncea, Tre Allegri Ragazzi Morti, Giovanni Truppi, Margherita Vicario, e il contributo artistico di Zerocalcare, che ha fornito le illustrazioni presenti nel booklet, tratte dal suo fumetto “Macelli”.
La compilation è frutto di una direzione artistica collettiva; ogni artista ne ha coinvolto un altro in una catena che solo per motivi tecnici si è dovuta fermare a 24 canzoni.

LETTO

ANTONIO SCURATI - M. L'uomo della provvidenza
Seconda parte della trilogia dedicata a Mussolini.
Un romanzo basato su fatti concreti, storici, con relativi documenti che ne comprovano la veridicità.
Ci eravamo lasciati con il delitto Matteotti, di cui il capo del governo si assunse la responsabilità in Parlamento, trovando tutti proni e taciti.
Qui si va dal 1925 al 1932, l'ascesa al ruolo di Duce autoritario e dittatore che prende in mano in toto le redini del paese, a qualunque costo, violenza dopo violenza e sopraffazioni, in totale spregio a qualsiasi senso di giustizia. Il paese viene totalmente fascisticizzato.
In parallelo in Libia Graziani, Badoglio, Del Bono compiono efferatezze di ogni tipo massacrando con l'iprite, fucilazioni sommarie, stupri, devastazioni, campi di concentramento in mezzo al deserto decine di migliaia di abitanti, uomini, donne, vecchi, bambini.
Il tutto avvallato dal capo supremo.
Sventra Roma e distrugge preziose vestigia millenarie per costruire la via dell'Impero...il più vasto teatro di demolizioni della storia moderna...
Il fascismo é però un laido verminaio, fatto di fronde interne, approfittatori, assassini, faccendieri.
Mussolini rimane sempre più solo, minato da problemi fisici, subisce attentati da cui scampa a stento, ma diventa una semi divinità, adorato dal popolo, abbracciato dalla chiesa, supportato dagli indstriali.
Per chi ama la storia d'Italia un modo affascinante e intrigante per entrare nei meandri più reconditi di quell'epoca nefasta.

DOME LA MUERTE / PABLITO EL DRITO - Dalla parte del torto
Io al domani non ho mai pensato, ho sempre vissuto in un eterno presente, con una tensione diretta alla realizzazione dei miei sogni e alla ricerca di un senso di giustizia, equilibrio e bellezza che ho sviluppato nella mia adolescenza turbolenta e ribelle....
posso dire di avere vissuto le cose fino in fondo, senza compromessi, rifuggendo la notorietà, e non ho nulla da rimpiangere, anche se ora ne pago le conseguenze...
ogni iniziativa che va in direzione della sostenibilità e della giustizia sociale va sostenuta con anima e corpo per far si che questo mondo non sia un parco giochi per pochi ricchi sempre più ricchi, ma un luogo dove tutti quanti abbiano lo spazio per vivere con dignità, nel rispetto delle differenze, della libertà e dei desideri dei singoli.

Basterebbero queste parole che chiudono l'appassionante autobiografia di DOME LA MUERTE per innamorarsi di questo libro.
Una corsa ai 200 all'ora, senza freni, nella vita.
Quella che vale la pena di vivere, costi quel che costi.
Sono scelte difficili e definitive, da cui non si torna indietro.
Dome le ha fatte da metà degli anni 70, abbracciando l'etica ed estetica hippie, saltando nel punk e nell'hardcore, virando verso lo space hard rock, tornando al rock 'n' roll, senza dimenticare la techno, i rave, il Djing estremo. In mezzo impegno politico, sociale, in prima linea, sempre, ovviamente, dalla parte del torto
Non ci risparmia nulla: botte, droghe, sesso, disastri, cadute, risalite, aneddoti incredibili.
Felice, orgoglioso, appagato, di aver condiviso (e di continuare a farlo) tante strade con DOME.

WILLIAM BOYD - Nat Tate. Un artista americano
Nel 1998 lo scrittore inglese WILLIAM BOYD scrisse un breve libro (pubblicato per la 21 Publishing, casa edistrice di David Bowie) in cui ripercorreva la vita del pittore statunitense NAT TATE, vissuto e diventato famoso negli anni 50 e che prima di suicidarsi decise di recuperare tutti i suoi quadri e bruciarli.
Se ne salvarono pochissimi.
Il libro parte dalla sua infanzia, si avvale di citazioni di Gore Vidal, giornalisti,perfino DAVID BOWIE, suo grande fan, foto (tra cui una rarissima e unica dell'artista), riproduzioni delle poche opere rimaste. Lo stesso Bowie organizzò il party per il lancio del libro sottolineando che aveva acquistato un suo dipinto alla fine degli anni 60.
Ah la presentazione si svolse il PRIMO APRILE.
Il libro di Boyd era pura invenzione con la complicità di Bowie e altri artisti coinvolti (le foto inserite erano state raccolte dall'autore nel corso degli anni nei mercatini dell'usato e raffiguravano persone sconosciute) ma furono in tantissimi a crederci e a fingere di conoscere l'inesistente Nat Tate (nome derivato da NATional Gallery e TATE Gallery).
In questo libro c'è il racconto originale e la conclusione di Boyd che lamenta il fatto che anche dopo l'ammissione della burla, non sono cessate le richieste di parlarne, di approfondire il discorso, addirittura uno dei disegni inseriti nel libro (opera dello scrittore), provocatoriamente incorniciato e messo all'asta da Sothesby's per beneficienza, fu venduto per 7.500 sterline.

EZIO GUAITAMACCHI - Amore, morte e rock 'n' roll
Di morti, più o meno eccellenti, nella storia del rock ce ne sono state in abbondanza, incluse quelle misteriose e controverse.
Ezio Guaitamacchi è andato alla ricerca degli ultimi giorni di una serie di rockstar, in un lavoro ben riuscito, in cui l'autore si accosta con delicatezza a un argomento così sensibile e delicato, attingendo da interviste, dichiarazioni, ricordi delle persone più vicine, riuscendo a trovare particolari inediti che vanno a completare il ritratto dell'artista.
Ci sono i grandi nomi che hanno accettato con consapevolezza l'imminente destino, da Bowie a Mercury, Lou Reed, Lemmy dei Motorhead, quelli colti all'improvviso e coloro la cui dipartita era abbondantemente annunciata, a causa dello stile di vita.
Tanti particolari, foto rare e una confezione sempre elegantissima, nel tipico stile delle pubblicazioni Hoepli, completano un libro sicuramente intrigante.

IAN PENMAN - Mi porta a casa, questa curva strada
Ian Penman è uno dei migliori critici musicali inglesi, da New Musical Express a The Face, Uncut, The Wire e The Guardian.
In questo libro sono raccolti suoi otto saggi, scritti con pungente ironia, riferimenti colti, un tratto agile e molto fresco.
Talvolta si perdono i rimandi ad aspetti e autori della cultura (musicale e non) inglese ma la lettura é consigliata e avvincente.
Si parla di James Brown e Prince, Charlie Parker, Elvis e Donald Fagen.
Si parla anche della Cultura Mod e leggerne é un vero piacere, con frasi che ne colgono al meglio l'anima.

Autori Vari - Cagliari 1970. Tracce oltre la leggenda
Dodici racconti e altrettante illustrazioni, dedicate a QUELLO scudetto, l'unico vinto, 50 anni fa. Gigi Riva e compagni compirono un'impresa unica e irripetibile.
Sia a livello calcistico che nel suo significato sociale e culturale.
Attraverso storie varie (a volte divertenti, altre ancora amare) si rivivono quei momenti (sempre accompagnati da un brano significativo dell'epoca).
ORGOGLIOSO di essere l'unico autore non sardo di nascita ma da sempre sardo dentro.

NICOLA GARDINI - Il libro é quella cosa
Una celebrazione del libro, le librerie, le pagine fruscianti, il possedere tanti libri, allineati, trama e testimonianza della nostra vita. L'autore condensa la sua passione in brevi riflessioni, divertenti, acute, spesso malinconiche. Un centinaio di pagine da leggere in un'oretta. Molto gradevole.

ANGELO MARCHESI - BLOOM FILES
Migliaia di concerti (e che concerti! Dai Nirvana al meglio del garage punk internazionale, Green Day, Hole, Queens of the Stone Age, Motorpsycho, Jon Spencer Blues Explosion e un numero incalcolabile di band italiane) ma anche cinema, teatro, eventi artistici di ogni tipo, corsi etc etc.
Non per nulla il BLOOM di Mezzago è uno dei migliori locali italiani di sempre.
Qui si cerca (faticosamente, nessuno ha mai tenuto un archivio di quanto accaduto tra quelle mura) di ricostruirne la storia, dai profondi anni 80 ad oggi, soprattutto attraverso decine di foto, volantini, articoli, testimonianze. Bello e anche struggente per chi ci ha vissuto così tante serate ad IMPARARE.

TERESA FABOZZI - Il giro
Delizioso breve romanzo (dai probabili, forti, evidenti riferimenti autobiografici) che ci porta in una versione al femminile di un frame di "Quadrophenia" tra oscuri mod club scozzesi, northern soul, modettes e una misteriosa love story. Veloce, avvincente, fresco, mod.

CLAUDIO GALUZZI - La pianura dentro
Preziosa ristampa del libro di poesie del 1993 di Claudio Galuzzi, scrittore, poeta, intellettuale, scomparso troppo presto e sempre rimpianto e nel cuore. Nuova veste e medesimo impatto.

GIANLUCA DI LEO - Unici eredi di un grande impero
Una full immersion nel mondo della ROMA CALCIO. Le storie, gli striscioni, gli inni, le bandiere,i gruppi ultrà, le citazioni, la curva, le sottoculture in curva e tanto altro.
Un libro totalmente giallorosso.

GIMMO - My rivers my blues
Un suggestivo viaggio tra parole, immagini, canzoni (riproducibili con lo smartphone attraverso dei codici QR), registrate sulle rive del Mississippi nostrano, il Po e il suo celebre affluente Trebbia. "MyRiversMyBlues é il mio canto alla bellezza della natura. Un inno alla ritrovata libertà"

mercoledì, dicembre 30, 2020

Il mio 2020



Un anno proficuo e bulimico per le mie velleità letterarie:
"PUNK. Born to lose", pubblicato da Diarkos, la ristampa di "Mod generations", la super visione a "Arcipelago Mod" di Stefano Spazzi ma soprattutto la partenza della mia editrice COMETA ROSSA EDIZIONI con il primo libro dedicato a "Sandinista!" dei Clash le cui 100 copie stampate sono andate esaurite in 5 ore.
E infine, oltre ad alcune prefazioni in vari libri la partecipazione a Cagliari 1970. Tracce oltre la leggenda con il racconto "Il Cagliari" e la ristampa del volumetto di Inchiostro Sprecato con il racconto "Spara Iuri spara"


Ferma la musica, con i NOT MOVING LTD ci siamo ritagliati una sola data e tanti progetti e idee per il futuro...

E' felicemente proseguita la collaborazione settimanale con il quotidiano di Piacenza LIBERTA', quella mensile con CLASSIC ROCK e VINILE, quella quotidiana con il portale RADIOCOOP.it, quella con IL MANIFESTO ed é iniziata quella con il portale Facebook GOOD MORNING GENOVA.
Con molto piacere continuo a fare parte delle giurie del PREMIO TENCO e dei ROCKOL AWARDS.

Tra le interviste di quest'anno:
Tav Falco, Steve Wynn, Bobby Solo, Gianni Leone, Ritmo Tribale, Matteo Guarnaccia, Hugo Race.

INTO 2021

I progetti non mancano, vediamo cosa ci riserveranno i prossimi incertissimi mesi.
Un nuovo capitolo di COMETA ROSSA vedrà la luce a fine aprile.
Ma ci sono in previsione un altro paio di libri entro la fine dell'anno.
Il blog proseguirà la sua incessante attività (corroborato da un seguito sempre crescente), musicalmente ogni mossa é subordinata a una realtà imprevedibile.

martedì, dicembre 29, 2020

Il calcio in India - Seconda parte



Ho chiesto a ALBERTO GALLETTI una ricerca sul CALCIO in INDIA.
In parole povere: perché una nazione di un miliardo di persone, di estrazione (forzatamente) anglofona non ha mai espresso anche solo a livello continentale un calcio accettabile?


Sabato 12 dicembre IL MANIFESTO ha pubblicato una riduzione di questo articolo.

PARTE SECONDA

Rise & rise
La prima vittoria della nazionale indiana di cricket in un Test Match contro l’Inghilterra nel 1952, aumentò di parecchio la popolarità di questo gioco, fino a li recluso nella torre d’avorio delle cerchie di altolocati veri e propri.
I buoni risultati del decennio successivo, culminati con un doppio successo nelle serie su Inghilterra e West Indies rispettivamente nel ’70 e nel ’71, insieme alla comparsa sulla scena del grande Sunil Gavaskar, consacrarono il cricket nuovo sport nazionale consegnando il calcio alla seconda fila.

L’ inaspettata vittoria dell’India al mondiale di cricket del 1983 poi, capovolse in un sol colpo gli equilibri di preferenze interni al cricket e tra cricket, calcio e hockey.
Da li in avanti l’ascesa del One Day Cricket in India divenne inarrestabile, fino a raggiungere gli assurdi di oggi ben espressi dall’ancor più assurdo ed insensato successo del T20 (non solo in India).

…and fall
Dopo i picchi del ’60 e del ’64 invece, la nazionale di calcio non era più riuscita a ripetersi, anzi le sue fortune declinarono abbastanza rapidamente; trend che è continuato, trascinando con se l’intero movimento, per quattro decenni .
Il calcio rimaneva uno sport gestito come il cricket, dominato da Calcutta, con qualche favoritismo regionale duro a spegnersi che si ripercuoteva sull’attività dei club, tutto sommato campanilistica.
In se sportivamente un bene, ma troppo frammentata e discontinua.
Non esisteva un campionato nazionale ma solo la Durand Cup, affiancata prima dal IFA Shield e poi dalla Santosh Cup.
Questi tre tornei rimanevano gli unici in ambito nazionale ma la loro formula, torneo ad eliminazione diretta, nonché struttura: alla Durand Cup partecipavano club militari o dipendenti da altri enti governativi, lo Shield era disputato dai club mentre la Santosh Cup da rappresentative statali, non era in grado di garantire una crescita costante ne tantomeno uniforme, nè considerevole al movimento.
Se uscivi al primo o al secondo turno , le partite competitive erano finite.
I club continuavano con i loro calendari pieni di tornei locali o amichevoli ma è chiaro che in questo modo le possibilità di migliorare non erano molte. Troppa frammentazione, troppa dispersione.

Bob Houghton, CT inglese dell’ India tra il 2006 e il 2011 definì ad esempio la Santosh Cup un inutile spreco di tempo e talento.
Questo in un’epoca in cui c’era già il campionato, figuriamoci prima.
Infatti nel 1996 la Federazione cercò di invertire la tendenza con la creazione della National Football League, il primo campionato indiano della storia.

Dopo oltre cento anni di attività sparsa e talvolta isolata e discontinua, il calcio in India si dotava di un sistema organizzato in categorie nazionali.
La NFL fu dotata di carattere semiprofessionistico, al posto del dilettantismo di prima, con il chiaro intento di incrementarne il livello.
Otto furono le partecipanti alla prima edizione. Un contratto con Sky fruttò alla federazione un milione di sterline l’anno.
L’anno successivo le squadre salirono a dieci e fu creata una Seconda Divisione con sistema di retrocessioni e promozioni automatiche.
Le cose parvero procedere in maniera positiva e nel 2006 fu aggiunta una terza divisione.
Non era proprio così, crescenti difficoltà economiche e il fallimento di un club già dal 2002, portarono gli organizzatori a dichiarare che il campionato navigava finanziariamente in pessime acque.

Oggi
La Federazione riprese ancora una volta in mano il pallino, questa vota in maniera più decisa.
La NFL fu ristrutturata, rinominata I-League e dotata di nuove risorse grazie al nuovo sponsor Oil & Natural Gas Corporation e ad un contratto di copertura televisiva decennale con la rete Zee Sports.
L’intenzione, stavolta, rendere il calcio indiano completamente professionistico per davvero.
La struttura prevedeva due divisioni da dieci squadre ciascuna, portate a dodici l’ anno dopo.
Rimaneva comunque un contesto ristretto in quanto le dodici formazioni provenivano da sole tre città, da cui seri interrogativi sul carattere nazionale del campionato.
Altre due squadre furono aggiunte nel 2009 provenienti da due nuove città.
Ciononostante la culla del calcio indiano rimane Calcutta, niente di strano comunque, basti pensare a Buenos Aires, Londra o Montevideo.

La nazionale non beneficiò molto della trasformazione del campionato, rientrata dopo un’ assenza di 27 anni in Coppa d’Asia nel 2011, fu eliminata al primo turno dopo tre sconfitte.

Questo non ha impedito alla squadra di essere accolta con grandi trionfalismi al rientro in patria.
Segno che il battage televisivo funziona, e anche che nessuno ancora ci capisce più di tanto.
Anche in termini di spettatori non è che le cose vadano così bene: la media spettatori in campionato nel 2014 è stata di 5.618 spettatori a partita.
La squadra più seguita è risultata il Mohun Bagan con una media di 17.068 spettatori a partita, davanti al Shillong Lajong con 11.308, tutte le altre sono sotto le diecimila unità.
Numeri da Serie A norvegese, un Paese di poco meno di 5 milioni e mezzo di abitanti.
Da segnalare comunque che a Calcutta, il derby di I-League del novembre 2011 fece registrare la bella cifra di 90.000 spettatori.

I club continuarono ad avere problemi finanziari.
I giocatori chiesero, e talvolta ottennero, più soldi, ma gli incassi delle partite rimasero magri, le partite giocate alle tre del pomeriggio non invogliano; il merchandising e altre entrate da partita inesistenti e i diritti tv vanno direttamente in tasca alla federazione che poi ridistribuisce con parsimonia o non ridistribuisce affatto.
Qualche giocatore nel giro della nazionale ha fatto provini in Scozia e Inghilterra e poi è finito a giocare in Danimarca.
Insomma, non tutto sto successo.

Nel 2010 però, la AIFF, in anticipo di quattro anni sulla scadenza, decise di terminare il contratto con Zee Sport in virtù di un’offerta superiore di Reliance-IMG, multinazionale con sede a Mumbay, pari a 105 milioni di dollari per i successivi quindici anni.
I club si ammutinarono rigettando l’offerta di Reliance o forse quello che la AIFF avrebbe riservato loro.
Dopo una vertenza legale senza sbocchi, l’offerta fu ritirata.
La questione non finì li perché ne Reliance ne la AIFF , che annusava il colpo grosso, gettarono la spugna.
Così, sull’onda del successo senza precedenti della cricket IPL, nel 2013 Reliance fonda, con il patrocinio federale, la Indian Super League che prese il via nell’ottobre 2014.

Anche qui l’obiettivo, dichiarato, è quello di far crescere il calcio (professionistico) in India bla bla bla, ma a guardarci dentro bene si vede che fu un’operazione di showbiz più che sportiva.
Fondata e gestita da una controllata di Reliance Industries Ltd che individuò otto città e indisse un’asta per aggiudicarsi la proprietà delle nuove franchising o franchigie.
Si può fare più o meno tutto se dietro hai reti televisive, multinazionali e stelle del jet-set indiano, dalle star di Bollywood ai nazionali di cricket, semidei dell’ India di oggi, che manifestano interesse verso un tipo di investimento del genere.

Compreso aggirare i regolamenti FIFA che vietano la disputa di più di un campionato nazionale in ogni Stato.
FIFA che però, davanti ad una potenziale esplosione del calcio in India, non ha esitato a concedere una speciale dispensa per la formazione e la disputa di questo torneo, che però non riconobbe inizialmente come campionato nazionale.

L’ asta fruttò qualche centinaio di milioni di dollari.
Quando gente come Tendulkar, Ganguli, Dhoni e soprattutto Kohli vi partecipano per aggiudicarsi la proprietà delle franchigie, il delirio massmediatico è assicurato.
E con esso la partecipazione dei colossi televisivi (a pagamento) indiani.

Star, uno dei canali più potenti, una volta terminata l’aggiudicazione delle franchigie comprò il 35% per cento della Indian Super League versando 300 milioni di dollari agli organizzatori e garantendosene i diritti televisivi per dieci anni.
Dopo questo fondamentale colpo di scena arrivò puntuale l’incredibile voltafaccia di FIFA e federazione asiatica che riconobbero la ISL come campionato ufficiale, parallelo e non organicamente inserito nella struttura della I-League che rimane il campionato ufficiale, in modo di permettere alle prime due classificate di partecipare alla Aian Champions League.
Senza vergogna.
La cosa sembra però funzionare, almeno un po'.

Dando una rapida scorsa ad alcune cifre, si scopre che il Pune FC, ad esempio, in cinque stagioni ha avuto medie spettatori comprese tra le 16.738 e le 18.724 presenze a partita, con una percentuale di riempimento dello stadio compresa tra il 91% e il 98.54%.
Tutti numeri maggiori di quelli dell’Atalanta.

Meglio ancora i Kerala Blasters, che nei primi tre campionati ha fatto registrare medie superiori ai cinquantamila spettatori a partita.
In Italia negli ultimi otto anni c’è riuscita, due volte, solo l’Inter.

Le presenze allo stadio nel 2018/19 sono state di buon livello.
Le squadre sono dieci, non ci sono retrocessioni o promozioni, ma un criterio di allargamento del franchising tipo quello della MSL.
Industria dello spettacolo pura e semplice creata per le tv.

La media spettatori più alta è risultata essere 20.016, la più bassa 4.981, quella del campionato 13.155.
La partita di campionato con il record di pubblico è stata ATK- Kerala con 42.102 spettatori, ma poi , inspiegabilmente, la finale del campionato ne ha fatti registrare solamente 7.372.
Ancora l’attenzione del pubblico non si concentra sul calcio in se, ma probabilmente sul contorno.

Diciamo comunque numeri da campionato svizzero, tanto per capirsi.

I biglietti costano l’equivalente di 3/ 4 dollari, non sufficienti a dare incassi in grado di contribuire alla gestione dei club e sono quindi i diritti televisivi, aggiudicati l’anno scorso ai due giganti Star e Hotstar a tenere in piedi la baracca.

Tutte le 100 partite del campionato vengono trasmesse in diretta.

Il pubblico televisivo potenziale nel 2019 è stato valutato in 168 milioni di telespettatori e questo, insieme alla previsione di raggiungere presto i 250 milioni, conta di più del livello mediocre del campionato.

Non così male, ma non si diventa forti con gli spettatori tv e milioni fatti in pubblicità, quelli servono per arricchire chi organizza il campionato e i proprietari delle squadre.
Si diventa forti giocando e, non si scappa, bisogna partire dal basso, dai bambini.

La Durand Cup e il Santosh Trophy hanno continuato a svolgersi, Houghton è stato rimpiazzato da Igor Stimac e la nazionale continua a combinare qualcosa solo nella Coppa dell’Asia Meridionale e neanche sempre.

Domani
Ci sono poi due problemi , escludendo il cricket, con il calcio in India.
Il primo è che, anche a chi il calcio piace importa poco del calcio indiano.
Guardano quasi tutti la Premier League o altri campionati europei e sono tifosi di Manchester United, Real, Barcellona o Liverpool.

Sembra esserci una totale ignoranza sui protagonisti attuali del calcio indiano giocato, tra i calciofili indiani tutti conoscono Messi e Ronaldo, ma nessuno sa dire la formazione della nazionale e a malapena conoscono nome del giocatore più famoso.

Un fatto questo che evidenzia la mancanza di campioni e/o idoli locali o meglio ancora la tendenza a snobbare i calciatori del posto preferendogli le superstar mondiali.
Forse può non sembrare ma credo che lo spirito di emulazione, molto importante tra i giovani sportivi, possa risultare poco determinante quando gli idoli cui ispirarsi non sono del posto.
Risulta inoltre mortificante per i calciatori indiani come puntualizza il capitano della nazionale che afferma di preferire gli insulti all’indifferenza, almeno sarebbe segno che a qualcuno di noi importa qualcosa.
In un panorama del genere, scalzare il cricket dal piedistallo sul quale si trova mi pare come voler scalare il Mortirolo con un triciclo.

Il calcio oggi in India non dà nessun tipo di visibilità, celebrità o tantomeno ricchezza per chi lo pratica, soldi e prestigio sono associati al cricket.

Ed ecco qui ecco il secondo problema che riguarda la società indiana e la mentalità corrente.
Se giochi nella IPL, o per i Mumbai Indians o meglio ancora in nazionale, benissimo.
Se sei un calciatore del Dempo è meglio che lasci stare e finisci di studiare.
Questo è il pensiero dominante, quello che i genitori impongono ai figli.
I genitori vogliono avere motivo di vanto per i loro figli verso altri genitori, questa è la mentalità imperante.
Quindi, a meno che tu non sia un cricketer promettente, i genitori scoraggiano apertamente la pratica sportiva e non accettano altro dai figli che non sia lo studio.

Alcuni incolpano la mancanza di strutture, ma non mi pare essere questo il problema quando posti come il Sud America, soprattutto, ma anche l’Africa, producono giocatori e squadre di grande livello partendo da una mancanza di strutture di base.
Ma i bambini e ragazzini sudamericani e africani giocano a calcio ovunque, così come i bambini indiani giocano a cricket ovunque capiti.
Bisogna invogliarli a giocare.

A Pune, il presidente del Pune FC, un businessman che ha studiato in Inghilterra, fanatico del calcio e tifoso del Liverpool (ma si può?) sta organizzando un settore giovanile partendo dalla realizzazione di un impianto sullo stile dei club europei che ha intenzione di alimentare andando a rastrellare talenti negli slums della città , ce ne sono in abbondanza.
E’ convinto di poterci trovare il prossimo Maradona.

Al di là degli auguri mi sembra comunque questa la strada da seguire.
A Pune il calcio è comunque molto popolare.

La nazionale continua il suo percorso deludente, inserita nel gruppo D di qualificazione al mondiale 2018, si è piazzata ultima in gruppo che comprendeva anche Iran, Oman, Turkmenistan e Guam; non esattamente delle potenze.
In quelle per il prossimo mondiale a fine 2019 è penultima nel gruppo E con 3 punti in cinque partite, staccatissima da Oman (13) e Qatar (12).

Se avranno il coraggio di destinare una grossa fetta degli introiti della ISL per finanziare il calcio alla base, creare settori giovanili con allenatori provenienti da paesi calcisticamente evoluti, invece di strapagare il CT della nazionale o gli allenatori e giocatori stranieri della squadre della ISL, e la pazienza di aspettare, magari fra una ventina d’anni cominceremo a vedere qualcosa. Ma sembra che la strada imboccata si a un’altra.
Le squadre della ISL non hanno settori giovanili, non servono per un campionato che dura tre mesi.
Non rischiano di far giocare un ragazzo indiano senza esperienza in un torneo ad alta spettacolarità (televisiva).
Molto triste.

Si rischia inoltre di mandare in crisi il campionato vero, la I-League, che non è in grado di pagare i giocatori allo stesso livello della ISL.
Parecchi sono i giocatori che già hanno cambiato campionato.
La struttura a franchigia tipo NBA non prevede, almeno nell’immediato futuro, una struttura piramidale che rimane per me requisito fondamentale per l’allargamento della base, del consenso verso il calcio e il conseguente aumento di competitività.
Struttura che la I-League ha, in quanto campionato ufficiale, e che andrebbe sostenuto e potenziato mentre invece stà soccombendo, schiacciato dal peso dei milioni di dollari dell’altro campionato.

Non stanno cercando di far crescere un movimento sportivo che eventualmente potrà avere consenso e un certo successo di pubblico, ma stanno cercando di formare squadre per uno spettacolo televisivo che ha già trovato un pubblico.
Sconsolante.

La sconfitta dello sport e il trionfo dello showbusinness.
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