giovedì, settembre 12, 2019

The Minis - Senza paura



Finalmente in un contesto come quello "rock" (italiano in particolare) ormai di esclusiva pertinenza di persone "di una certa età", arriva una ventata di freschezza giovanile con l'atteso esordio dei MINIS.

Che pur essendo ancora abbondantemente minorenni sono sulla scena da quattro anni.

E si sente.
Maturità, esecuzioni impeccabili, suoni eccellenti e canzoni con un tiro invidiabile che passano da ritmi Motown, a suoni inequivocabilmente Beatlesiani, rhythm and blues alla Strypes, pop soul, ska e tanto altro.

Non esitate, "Senza paura" è una BOMBA!!

THE MINIS - Sale nel caffè
https://www.youtube.com/watch?v=2awDtHNck1k

THE MINIS - Fiato sul collo
https://www.youtube.com/watch?v=4KQB6Bby8xU


Zak Loggia risponde ad alcune veloci domande.

Siete giovanissimi ma avete già una lunga gavetta alle spalle e parecchi anni di attività, vero?
Abbiamo fondato i Minis 4 anni fa, eravamo giovanissimi.
Mio fratello Julian aveva appena finito la quinta elementare e con l’aiuto di nostro padre abbiamo iniziato a suonare e a fare qualche concerto nelle nostre zone.
Poi abbiamo avuto la fortuna di entrare a far parte di un team di persone che ci hanno aiutato a crescere musicalmente.
Abbiamo così iniziato a fare concerti grossi, come per esempio l’apertura a Caparezza e ai Baustelle.
È uscito da poco il nostro primo disco con la storica etichetta Cramps e a breve lo porteremo in tour per l’Italia.

Ci si stupisce molto della vostra giovane età ma gruppi come Beatles, Stones, Who, Jam e tanti altri non erano tanto più vecchi di voi quando esordirono. Vi pesa questo rimarcare il fatto che siete ancora adolescenti?
A volte ci sentiamo dire che siamo la band dei “ragazzini piccoli che suonano”.
Abbiamo 14 e 16 anni e siamo giovani ma a noi non importa.
Siamo felicissimi perché comunque siamo riusciti a raggiungere grandi risultati.
A noi interessa che la nostra musica piaccia alla gente e che le nostre canzoni trasmettano un messaggio.

Quanto tempo dedicate alla musica e alle prove?
Facciamo le prove una/due volte alla settimana e, andando a scuola, nei momenti liberi suoniamo.

Quali sono le influenze principali di questo album?
Per questo album ci siamo ispirati a tante band/artisti.
Per esempio, nei pezzi più spediti, ci ispiriamo a sonorità come quelle dei Supergrass, Jam, Strypes.
Nei pezzi più lenti e più tranquilli ci siamo ispirati a band come i Baustelle, Smiths.
Per i testi siamo stati aiutati dallo scrittore Fabio Geda.

Come vivete il fatto d essere sotto i grandi riflettori?
A noi non sembra di essere sotto i grandi riflettori, anche se a volte ci capita di essere su grossi palchi, come per esempio questa estate al Giffoni Film Festival con Arisa.
Quando succede noi ci divertiamo tantissimo e cerchiamo di dare il massimo sul palco.
Certo,la nostra speranza è di finirci davvero sotto i grossi riflettori, però per adesso ci va bene e ci divertiamo

mercoledì, settembre 11, 2019

Coppa del mondo di Cricket 2019



A cura di ALBERTO GALLETTI

ENGLAND HAVE WON THE CRICKET WORLD CUP!!!

Prima parte della trilogia estiva, argomento a me caro il cricket, che stà tenendo banco nei paesi dell’ ex-Impero di sua Maestà Britannica sparsi ai Quattro angoli della terra.

Evento completamente trascurato da queste parti, se non per pochi isolati cultori dell’ impagabile suono del cuoio su legno, la Coppa del Mondo di cricket ha tenuto in scacco, in una maratona lunga sette settimane in cui tutte le partecipanti si sono incontrate, a parte per le quattro partite annullate per pioggia, almeno una volta, più di un miliardo di persone. Un torneo che ha riservato emozioni forti qua e la e che ne ha tenute in serbo di incredibilmente potenti per la finale di ieri.

Se l’Inghilterra, favorita di inizio torneo, è arrivata alla finale dopo non pochi patimenti, pesanti critiche e il serio rischio di non andare in semifinale, la Nuova Zelanda è arrivata all’ultimo atto sfoderando qualità sorprendenti, non eclatanti ma essenziali e una cammino sottotraccia.

Tre individualità di alto livello inserite in una squadra di buon valore posti al servizio di leadership fenomenale in Kane Williamson, il capitano.
Gran battitore, fine stratega e tattico arguto, nonché grandissimo sportivo.
Grazie a queste doti ha magnificamente diretto una batteria di lanciatori temibilissima e agguerrita e le prestazioni combinate lancio-fielding sono state, a mio parere, le migliori del torneo.

La semifinale con l’India, persa in partenza, si è trasformata grazie a Williamson in un capolavoro tecnico, tattico e motivazionale sfociato in una vittoria che ha avuto dell’incredibile che ha spalancato loro le porte della finale, la seconda di fila. Ieri è andata male, ma quasi gli riusciva di nuovo il colpo.
Alla fine la differenza all’ultima palla dell’over supplementare è stata di un metro, la distanza che a Guptill, il battitore neozelandese, rimaneva da coprire per aggiudicarsi il secondo run e vincere partita e Coppa del Mondo.

Crudele invece, è arrivata prima la pallina, questione di mezzo secondo, che finita tra i guanti di Buttler, il wicket-keeper inglese,che ha abbattuto il wicket neozelandese , sancendo il trionfo inglese. Il primo nella storia, è bene ricordarlo, lo sarebbe stato anche per i kiwis.

Si è trattato a mio modesto avviso della miglior partita di cricket mai giocata, almeno per quanto riguarda il formato limitato One Day Cricket sulla distanza di 50 overs.
Nella splendida cornice del Lords’ Cricket Ground di Londra, due passi dagli Abbey Road Studios, i dignitari e soci dell’ austero e solenne Marylebone Cricket Club hanno accolto le squadre, il pubblico e tutti coloro che hanno concorso a creare un evento all’altezza del rango di chi ospitava e del livello di cricket giocato.
Si inizia alle 10,30 in una Londra coperta da pesanti nubi scure che passano rapide, fa freschino.
La Nuova Zelanda vince il toss e sceglie di andare in battuta per prima. Nella notte ha piovuto, l’outfield è ok e molto veloce, come sempre. Ma il pitch è umido, molto verde dalle immagini quindi, penso, lento ed ingannevole. Sticky wicket lo chiamano loro, una superficie dove giocare è difficile. Ne so qualcosa, negli anni mi sono costati più di un umiliazione sui campi inglesi.

Gli inglesi lanciano bene, anche meglio di quel che mi sarei aspettato e, nonostante qualche errore e un minimo di stanchezza negli ultimi overs, contengono bene gli avversari. Il capitano Williamson viene eliminato per 30, forse il suo peggior score nella manifestazione, e solamente Nicholls passa i cinquanta (55), totale finale 241-8.

L’Inghilterra dovrà farne 242 per aggiudicarsi il mondiale. Williamson però ha altre idee in testa, le ha già sperimentate contro l’India in semifinale ed è stato un successo, oltre che il più grosso choc del torneo.
Il piano prevede lanci feroci velocissimi, accuratissimi, posizioni dei giocatori studiate, alcune decisamente audaci nonchè rischiose.
Quando ho visto lanciare Ferguson, velocissimo, senza neanche uno ‘slip’ schierato, ne tantomeno nessuno a ‘third man’, son rimasto esterrefatto
. Ma è stato questo uno dei motivi che ha reso l’incontro di un livello difficilmente eguagliabile ed assolutamente imperdibile. Gli uomini dislocati in campo da Williamson nelle posizioni strategiche da lui studiate si comportano al meglio, agilità ed atletismo esplosivi, posizioni rischiose, corte, agressive. Ma funzionano, gli inglesi non riescono a schiodarsi dal crease e segnano col contagocce. Inoltre cadono con regolarità preoccupante. Al 23° over (su 50) i punti sono 86 e i battitori eliminati 4. Considerando che i migliori battono davanti e gli altri dietro a questo punto per l’Inghilterra è come stare ai piedi del Pordoi con una graziella e dover arrivare in cima.

Le speranze inglesi sono ora riposte nel duo Stokes-Buttler, gli ultimi due in grado di segnare punti in qualsiasi circostanza.
Non siamo ancora a metà innings e la proiezione punteggio li vede sotto i 200 finali, quindi: primo non devono farsi eliminare, secondo devono aumentare la cadenza con cui segnare punti.

I neozelandesi, loro, non si fanno impressionare e continuano imperterriti. Colin de Grandhomme lancia pallinate micidiali, gli inglesi continuano a segnare poco. Ma i due nel mezzo cominciano un’altra battaglia: resistere e segnare, e ci riescono. La loro partnership durerà per i successivi 22 overs e frutterà 110 punti.
Quando Buttler esce, eliminato da Ferguson, il punteggio è 196-5. Ne mancano ancora 46, i battitori a disposizione sono cinque, gli over mancanti cinque, pochi contro una squadra del genere.

Qui comincia il bello. Woakes entra e viene eliminato all’istante (2),ancora Ferguson. 38 punti da fare con 23 lanci a disposizione, dramma, gente in grado di picchiar dei fuori campo, se non casualmente, non ce ne sono più. Rimane solo Stokes che per nessuna ragione al mondo deve farsi eliminare, e continuare a segnare.
Tocca a Plunkett, ne fa 10 prima di soccombere ad una bordata di Neesham. 22 da fare in 15 lanci, battitori a disposizione 3: la fine è vicina, ma Stokes è sempre li. Bisogna anche fare in modo che sia lui a riceve i lanci per poter segnare, è difficile, molto difficile. Il pubblico è ammutolito, gli inglesi sono divorati dal terrore, i neutrali, comunque tanti, sono completamente assorbiti da questa contesa incertissima. La Nuova Zelanda adesso può solo buttarla via ma tutti sanno che un 6 per gli inglesi può rimetterli in corsa.
Il 6 non arriva. Cade invece Archer, dopo soli tre lanci e senza segnare. E’ finita, o quasi. Silenzio di tomba, un boato distante si leva dai sostenitori neozelandesi.
Entra Rashid, i punti da fare sono sempre 22, i lanci a disposizione 12. Stokes , sempre al suo posto, nel corso del penultimo over ne segna altri 7.
Ultimo over: 6 lanci. L’Inghilterra deve fare 15 punti per essere campione del mondo, la Nuova Zelanda non deve farglieli fare, e saranno loro i campioni del mondo.
L’atmosfera, all’interno di questo glorioso campo è un misto di disperazione e speranza, di sconforto ed esaltazione tipico del cricket. Il capitano neozelandese da la pallina a Trent Boult, il milgiore dei suoi. Finiscili sembra dirgli con lo sguardo.

Primo lancio: Stokes ribatte, potrebbe correre per un punto ma invertendo la posizione col compagno perderebbe lo strike e rinuncia.
Il pubblico è attonito.
Secondo lancio: Boult carica a testa bassa, Stokes gioca un drive fermato subito nei covers e non si muove.
Sempre 15 e una lancio in meno. I neozelandesi si guardano, ci siamo quasi. Il boato di speranza dei tifosi inglesi gli ritorna in gola subito, debole ma pieno quello dei neozelandesi.
Terzo lancio: Stokes picchia un incredibile legnata in tribuna: 6 punti. Boato oceanico, più una liberazione che non vera convinzione di farcela.
Mancano 3 lanci adesso, servono 9 punti. Il Lord’s è in preda a una trepidazione totale, io che davanti allo schermo avevo ormai gettato la spugna resuscito.
Quarto lancio. Boult carica di nuovo, Stokes ribatte a midwicket.
I neozelandesi ,sorpresi, devono rincorrere la pallina.
Stokes corre, torna indietro per il secondo run, ma la pallina sta rientrando velocissima verso il wicket se il keeper avversario la prende e fa saltare un bail prima che lui rientri ala base è fuori. Stokes si tuffa alla disperata, mazza protesa in avanti, per anticipare il rientro, la pallina colpisce fortuitamente la sua mazza e finisce fuori dal campo. Sono 6 punti, arrivati nella maniera più incredibile possibile, un culo della ma..nna diremmo qua. Adesso sono i neozelandesi a precipitare nel dramma.
Due lanci alla fine, tre punti per vincere.
Ancora Boult a Stokes che ribatte corto, corre un run ma rientrando per il secondo Rashid è in ritardo e viene eliminato.

Ultima palla e ultimo uomo.

E due punti per vincere.
Pubblico divorato dalla tensione, il Lord’s Cricket Ground, questo vecchio e austero impianto, simbolo in passato della compassatezza, della gloria e della potenza britannica è in preda al tumulto.
Forse anche quelli delle panchine bianche davanti al pavillion per una volta perdono l’autocontrollo, forse. Come per la palla precedente Stokes gioca corto, corre, ritorna per completare il secondo run che darebbe la vittoria agli inglesi, ma un metro prima della linea la palla torna dentro all’estremità opposta del pitch e Wood viene eliminato.
Un punto.
Partita pareggiata.

Mai vista una roba simile!
Tanto più in una finale mondiale
.

Tutto pari, incredibile. Sette settimane di torneo e nove ore di finale e ancora non si riesce ad avere un vincitore. Stokes dall’altra parte resta imbattuto con uno strepitoso 84.
Si gioca un over supplementare per squadra. Prima gli inglesi con Stokes, eroe di giornata e Buttler, col quale nel momento decisivo ha salvato questa finale.
Stokes riesce a piazzare anche un 6, su un totale di 15, non poco da fare in un over per i neozelandesi.
Per gli inglesi lancia Archer, i neozelandesi rispondono con Guptill e Neesham. Archer comincia male, lancia un wide che da un punto di penailtà a favore dei neozelandesi. Neesham è in forma e ne fa 13, Guptill 1, poi all’ultima palla tocca a Guptill che batte rasoterra a midwicket, i due neozelandesi corrono segnano il primo run, ne serve un altro per vincere, tornano indietro per fare il secondo ma il rilancio inglese da fuori arriva a Buttler appostato sul wicket. Buttler prende al volo e abbatte il wicket un secondo prima che Guptill rientri per completare la seconda corsa.
Mancava un metro.

Gli inglesi corrono impazziti per il campo in preda ad una gioia irrefrenabile, Buttler è abbracciato dai compagni.
Il pubblico lancia un boato immenso e liberatorio, l’Inghilterra è campione del mondo.

Per la prima volta.


Ma, c’è un ma.
Nell’ultimo over, quando la pallina colpisce la mazza di Stokes, il rilancio avviene prima che i due inglesi abbiano completato la seconda corsa.
Tecnicamente l’arbitro avrebbe dovuto assegnare 5 runs e non 6 e la Nuova Zelanda avrebbe dovuto vincere senza andare all’over supplementare.
Beffa atroce.

Indietro non si può tornare. Il capitano neozelandese Williamson, fedele a se stesso non raccoglie la polemica e riconosce il merito agli avversari.
Che gentleman, che sportivo, che grande capitano.
Insomma, come nel ’66 per il gol-non-gol di Hurst, l’Inghilterra vince un mondiale sui prati di casa in circostanze controverse.
E’ nel loro destino.

martedì, settembre 10, 2019

Iggy Pop - Free



IGGY POP è un artista a 360 gradi, cantante, musicista, produttore, scrittore, attore, ICONA.

Musicalmente ha attraversato un'ampia gamma di influenze, dagli Stooges alla new wave, al punk, hard, pop, crooner, jazz, post wave ma anche funk, spoken word e tanto altro.

E' singolare che ogni qualvolta un suo disco si allontani dal clichè "Stooges/Iguana" e affini (cosa ormai piuttosto regolare e consueta) vengano spese parole di stupore sulla (presunta) "svolta".

"FREE" è un album complesso, sperimentale, denso di riferimenti, influenze ma che trasuda, soprattutto, PERSONALITA'.
Nessuno avrebbe potuto fare un disco simile.

In cui ci sono afflati jazz, atmosfere sospese, elettronica. stupendi brani post punk deliziosamente decadenti ("Loves missing" che riporta al precedente CAPOLAVORO "Post Pop Depression"), l'ipnotico, malato, incedere di "James Bond", il gosepl jazz punk pornografico (cercare il signicato del titolo) di "Dirty Sanchez", il crooning di "Page", le letture di Dylan Thomas ("Do not go gentle to into that good night") e di una poesia di Lou Reed del 1970 ("We are the people").

Suonano il jazzista Leron Thomas e la chitarrista Sarah Lipstate (alias Noveller), canta IGGY POP.

GRANDE ALBUM.


WE ARE THE PEOPLE (Lou Reed - 1970)

Siamo le persone senza terra
Siamo le persone senza tradizione
Siamo le persone che non sanno morire pacificamente e a proprio agio
Siamo i pensieri dei dolori finali di domani
Siamo i frammenti di sovrani
E i burloni dei re

Siamo le persone senza diritti
Siamo le persone che hanno conosciuto solo bugie e disperazione
Siamo le persone senza un paese, una voce o uno specchio
Siamo lo sguardo cristallino restituito attraverso la densità e l'immensità di una nazione berzerk
Siamo vittime del manifesto indicibile della mancanza di profondità, di vuoto pieno e pesante

Siamo le persone senza dolore
Che hanno superato l'orgoglio e l'indifferenza nazionali
A una parodia dell'istinto
Siamo le persone disperate
Oltre l'emozione perché sfida il pensiero
Siamo le persone che concepiscono la nostra distruzione e la eseguono legalmente
Siamo gli insetti del pensiero di qualcun altro
Una vittima diurna, notturna, spaziale e divina
Senza razza, nazionalità o religione
Siamo le persone e le persone, le persone

lunedì, settembre 09, 2019

Small Faces doc - David Peck



Per la serie British Invasion Series un ECCELLENTE documentario di poco meno di un'ora sugli SMALL FACES.

Grandi immagini di repertorio (alcune piuttosto rare), interviste a Kenney Jones e Ian McLagan e dichiarazioni d'archivio di Steve Marriott e Ronnie Lane.
Una storia esaustiva della band, fatta con passione e amore.
Da vedere.

https://www.youtube.com/watch?v=XgzwrSxeh3A&t=194s

sabato, settembre 07, 2019

SOUL FOOD
New Mastersounds, Ae3, Momo Said, Diamond Street Players, Parker Louis

Un'ondata di grande BLACK MUSIC e affini all'inizio della nuova stagione!!!


NEW MASTERSOUNDS -Shake it
Può sembrare sorprendente ma la band di Leeds ha ormai accumulato una ventina di album (di cui questo è il tredicesimo in studio). Sempre in ottima forma con il loro classico funk soul pieno di groove, ottimi brani cantati, grande tiro.


AE3 - Wild root
Alan Evans è batterista e fondatore dei Soulive. Il nuovo album di una delle sue creature artistiche arriva a sei anni dal precedente è si addentra nel mondo dei grooves strumentali con Hammond e chitarra in evidenza a scavare in ritmiche funk, umori blaxploitation, retaggi cinematografici, jazz e corroboranti dosi psych.
Ottimo.


DIAMOND STREET PLAYERS - s/t
Da Atlanta un ottimo album che alterna brani soul/ rhythm and blues esaltati dalla voce ultra black della cantante Amnada Joy a strumentali nel classico stile Booker T/Meters. Niente di nuovo ma un brillante tassello che si aggiunge alla sempre più ricca nuova scena vintage soul.


PARKER LOUIS - All good things
Mellow soul, raffinato e super groovy, voce vellutata (dalle parti di Al Green ) in arrivo dall'Ohio.
Un pizzico di funk e una spolverata di blues, davvero bello da ascoltare.


MOMO SAID - Break the rules
Eccellente esordio per l'artista italo marocchino con un album di raffinata eleganza. Black music nella sua forma più ampia tra funk, soul, disco, afro funk, Curtis Mayfield, jazz funk. Esecuzione perfetta, groove impeccabile, brani di sicuro effetto, efficaci, ispirati, arrangiati con gusto eccelso. Grande album.

venerdì, settembre 06, 2019

John Doe / Tom DeSavia - More Fun in the New World: The Unmaking and Legacy of L.A. Punk



John Doe (bassista degli X) e il giornalista Tom DeSavia danno seguito all'ottimo "Under the big black sun. A personal story of L.A. Punk" (tradotto anche in Italia come Storia vissuta del punk a Los Angeles di cui parlammo qui https://tonyface.blogspot.com/2017/09/john-doe-tom-de-savia-storia-vissuta.html).

In quelle pagine si parlava degli albori pionieristici della scena punk di Los Angeles, in questo nuovo capitolo del suo seguito.
Con effetti drammatici e devastanti per buona parte dei protagonisti che ne narrano in queste pagine.
Droghe a fiumi, eccessi, abusi, cliniche di riabilitazione, scioglimenti, litigi, morte, decadenza.
Un quadro sconfortante (i racconti delle Go Go's, le ragazzine "beat" acqua e sapone, sono semplicemente deliranti).

A parlarci oltre a John e Tom, ci sono, tra i tanti Henry Rollins, Billy Zoom, Mike Ness, Jane Weidlin, Keith Morris, Dave Alvin, Charlotte Caffey, Peter Case, il regista e attore Tim Robbins (grande fan della scena hardcore).

These bands demanded attention,. It was immediate, raw and relevant to our lives" (Tim Robbins)

"Ci facemmo la promessa di raccontare la verità sulle nostre vite. Di usare le nostre vite come ispirazione per le nostre canzoni" (John Doe)

"Quando incominciammo ad avere un po' di successo per molti hardcore punks diventammo dei venduti" (John Doe)

I "soldati degli 80's hanno lavorato duro, suonato duro, fatto duri tour, bevuto tanto o a volte se ne stavano seduti e non facevano nient'altro che SOGNARE, bere e vaffanculo.
Ma ci hanno provato e hanno fatto qualcosa.

Tutti meritano stima per dove sono arrivati e in che modo lo hanno fatto.
Stima per tutti i camerini schifosie freddi o per un pubblico dieci volte superiore a quell oche ti aspettavi.
Stima per le centinaia e migliaia di kilomentri, giorno e notte. guidando furgoni, dicendo cose stupide a gente che non conoscevi e avevi appena incontrato.
Stima per essere pagati meno del pattuito e nonostante tutto continuare a mandare i soldi a casa o spenderli stupidamente in un paio di stivali da cowboy che non ti sono mai andati bene.
Stima per essere costretti a non lasciare incustodito il palco per paura che ti rubassero qualcosa.
Stima per avere la forza di andare avanti quando invece le cose te le hano rubate e membri di altre band o di negozi del posto ti hanno portato i loro strumenti per poter suonare.
Stima per tutti i confini di merda che hai dovuto attraversare.
Stima per avere affrontato tutti quei momenti di merda che si inevitabilmente accadono in rapida successione.

Sono grato a tutti quelli che sono ancora qua a cantare una nuova o vecchia canzone, ancora qua a raccontare una nuova o vecchia storia e che continuano a coprirci le spalle
.
(JOHN DOE)

giovedì, settembre 05, 2019

Antonia Tricarico - Frame of Mind: Punk Photos and Essays from Washington, DC, and Beyond, 1997–2017



Antonia Tricarico (originaria di Potenza ma che fa la spola tra Roma e gli States, collaboratrice di realtà storiche come la Dischord Records, Kill rock stars, Tolotta records, Youth Action Research Group) racconta 20 anni della scena (punk) rock di Washington DC con una serie di istantanee che colgono una lunga lista di artisti e artiste sui palchi della città. Scorrono tra i tanti i Fugazi, Bad Brains, Make Up, Joan Jett, Melvins, Alice Bag.

A corredo le parole di numerose protagoniste, Joan Jett, Amy Farina, Tara Jane O’Neil, Alice Bag, Allison Wolfe, Donita Sparks, la nostra Giovanna Cacciola degli Uzeda e tante altre.
Particolari le riprese in contesti più "intimi", con i musicisti non su un palco ma in un backstage o con i loro figli, a casa, ad una festa.

“Se le donne sono la clandestinità del sottosuolo, lascia che questo libro sia un campanello d’allarme e una fonte di ispirazione per le future generazioni di percorrere le proprie strade nella musica”.

"Le donne nel mio libro hanno creato il loro modo di essere attraverso un modello di liberazione dove hanno dovuto prima di tutto scrollarsi di dosso gli stereotipi creati da una società’ maschile che, in ogni campo, accetta la donna solo se asseconda soprattutto l’aspetto visuale tralasciando i contenuti.
"
Antonia Tricarico

mercoledì, settembre 04, 2019

Joe Strummer's London Calling



Tra il 1999 e il 2002 JOE STRUMMER condusse 14 trasmissioni radiofoniche alla BBC da mezzora l'una, intitolate "Joe Strummer's London Calling".

Joe parlava un po' ma soprattutto proponeva un'ampia gamma di quella musica che lo ha sempre ispirato, a 360 gradi, da Elvis a Van Morrison, da brani di cumbia alla tradizione africana, da Donovan a Otis Redding, reggae, Nina Simone, da Eddie Cochran a brani dei Clash.
Una selezione affascinante con l'emozione di sentire la sua voce sicura, sfacciata, perfettamente radiofonica, declamante.

Le trasmissioni sono state raccolte in otto podcast, tutti da ascoltare: https://exchange.prx.org/series/27024-joe-strummer-s-london-calling

martedì, settembre 03, 2019

Bury FC



Prosegue il viaggio nel MODELLO INGLESE a cura di ALBERTO GALLETTI.
Le precedenti puntate sul Modello Inglese sono qui:


http://tonyface.blogspot.com/2019/05/requiem-for-football-club-notts-county.html

e qui:
http://tonyface.blogspot.com/2019/04/modello-inglese-bolton-wanderers.html

e qui:
http://tonyface.blogspot.com/2019/04/modello-inglese-tottenham-hotspur.html

e qui:
http://tonyface.blogspot.com/2019/04/modello-inglese-sheffield-wednesday.html

Ho già avuto modo di ‘elogiare’ da queste pagine il cosiddetto modello inglese.
Ovviamente sto parlando di calcio.

Vero che il modello non è solo inglese, ma e forse soprattutto globale visto che ha il patrocino di FIFA e UEFA tanto per dire, ma vero anche che loro sono stati i primi a percorrerlo, nonché,ahimè, i migliori a gestirlo e di conseguenza la causa principale della rovina totale del tessuto calcistico, sportivo e sociale che il football professionistico aveva creato in più o meno 120 anni di gloriosa e travagliata storia. A vantaggio ovviamente di una decina di club che nel frattempo sono diventati super ricchi.

Il mio primo intervento riguardò, a primavera, le (gravissime) condizioni in cui versava, e versa, il Bolton Wanderers, tra i giganti del calcio inglese fino al 1960.
Ebbene ora scopro che, a pochissima distanza da Bolton, un'altra ex roccaforte del calcio professionistico espressione del nord industriale inglese si trova in condizioni simili, se non addirittura più gravi.
E’ infatti fissato per la mezzanotte di oggi (22 agosto) l’ultimatum per il ripianamento di una parte dei debiti pregressi e la presentazione di garanzie finanziarie a poter operare di nuovo per il Bury FC la cui squadra non ha ancora giocato nessuna delle prime sette partite di campionato ed è stata estromessa dalla Coppa di Lega.
Fondato nel 1885, il club fu ammesso alla Seconda Divisione nel 1895, campionato che vinse al primo colpo venendo promosso in First Division dopo aver battuto il Liverpool (1-0) nello spareggio. Ironicamente all’atto della fondazione i membri votarono unanimemente che il club sarebbe stato professionistico fin dal primo giorno nonostante all’epoca il dibattito sull’opportunità o meno di aprire al professionismo fosse ancora aperto e assai infuocato. Quello stesso professionismo che oggi, ingigantito e reso mostruoso e privo di qualsiasi riguardo verso i tradizionali contenuti sportivi dall’osceno flusso di denaro riversato sul calcio di vertice dalle televisioni di tutto il mondo, probabilmente lo ucciderà.

Mai stati un modello di successi calcistici questo no, vantano comunque in bacheca ben due FA Cup (1900 e 1903) e il record per il più largo successo in una finale di FA Cup, 6-0 al Southampton nel 1903.
Ci sono poi 22 campionati disputati in prima divisione (miglior risultato il 4° posto del 1925/26) e 40 in seconda divisione.

Fino al 1958 non era mai stato in terza serie, curiosamente l’anno in cui il Bolton Wanderers, loro vicini di casa e compagni di disgrazie odierne vinsero la loro quarta ed ultima FA Cup.
Non una potenza calcistica insomma, ma senz’altro una roccaforte dei sabati pomeriggi ricreativi della classe operaia ai tempi della Gran Bretagna industrializzata che tirava.
Un club fortemente radicato nel tessuto sociale cittadino, con un piccolo e caratteristico stadio che, dall’inizio, e fino al declino dell’epoca industriale propriamente detta, si presentava gremito di pubblico e passione per gli Shakers, simbolo e vanto della Bury che lavorava e faticava nei cotonifici dal lunedì al venerdì, Gigg Lane.
Significativo il record di pubblico, ottenuto per una visita dei vicini Bolton Wanderers (sempre loro) in una partita di FA Cup: 35.000 spettatori (oggi Gigg Lane ne può contenere al massimo 12.000), notevole per una città di poco più di 60.000 abitanti. Ma erano altri tempi, il 1960 appunto. Non credo che avverranno miracoli, non sono più i tempi.

Non sono più i tempi in cui i personaggi più in vista dell’ambiente calcistico di una città sentano in qualche modo il bisogno di intervenire per provare ad aiutare il club cittadino perché si sentono ancora parte dell’ambiente nel quale sono cresciuti.
A Bury sono nati i fratelli Neville, Gary e Phil, entrambi nazionali, entrambi glorie del Manchester United del periodo d’oro.
Negli anni novanta Neville Neville, il papà, ex dirigente, salvò il club dalla bancarotta ma le cifre che giravano allora non erano certo quelle spaventose di oggi.
Una delle tribune dello stadio gli è intitolata.
La mamma, Jill, si è dimessa la scorsa settimana da segretaria generale dopo trent’anni alle dipendenze del club. La signora era arrivata ad un tale punto di disperazione che non le è stato più possibile continuare a lavorare sotto l’attuale proprietario rendendosi conto che questi stava, e sta, portando il club nella fossa giorno dopo giorno.
Spiace.

Spiace ancor di più pensando che i due figli, alcuni anni fa, abbiano comprato assieme ad alcuni vecchi compagni di squadra dei tempi del Manchester United il Salford City, squadra di nessun passato ma di una periferia di Manchester diventata trendy nell’ultimo quindicennio, e quindi con un potenziale di nuovo pubblico e,naturalmente, commerciale.
Oggi il Salford City sta giocando il suo primo campionato professionistico della sua storia grazie anche all’impegno e ai soldi di Phil e Gary Neville mentre il Bury, il club di casa, così caro ai genitori che ne hanno sempre retto le sorti è ad un passo dalla cancellazione dalla mappa calcistica dell’ Inghilterra. Certo Phil ha dichiarato che la situazione attuale è una disgrazia per il club e per la città.
Parole, mah….

In definitiva il modello inglese, questo modello inglese, fatto di 6/8 megasquadre che con lo stipendio di un calciatore potrebbero gestire il budget di una squadra come il Bury e squadre che falliscono una dopo l’altra, vecchi baluardi del calcio di provincia, la provincia industriale dell’Inghilterra del nord, è uguale a quello italiano: club in bancarotta, penalizzazioni in classifica e squadre, forse, estromesse dai campionati a tornei iniziati. E le solite tre/quattro a prendersi tutto quello che c’è da spartirsi.
Un bel modello, non c’è che dire.

Dove sono i cantori del modello inglese quando le cose vanno male?
A bere aperitivi e mangiare pietanze di chef stellati negli executive box di quei quattro/cinque stadi di proprietà di multinazionali miliardarie?
O pontificare in TV o sui siti dei quotidiani sportivi, puah.

PS: Il proprietario ha annunciato sabato sera di aver completato la vendita.
I compratori però si riservano di controllare l’intera situazione finanziaria che hanno definito problematica, la Lega ha concesso fino alle cinque del pomeriggio di martedì.
Quindi di firmato non c’è niente.
Non so se basterà.
Se daranno un’altra proroga saremo sempre più vicini al modello italiano fatto di aggiustamento dei pasticci in barba alle scadenze, altro che modello inglese.
Spero comunque che accada e il club si salvi.
PPS: Il Bolton Wanderers, del quale non ho più voglia di occuparmi perché mi deprime e mi fa rabbia, tanta rabbia, è a un passo dalla messa in liquidazione, probabilmente avverrà entro questa settimana.
Dopodichè non esisterà più.

Vergogna!

Aggiornamento 1:
Sfumata la cessione del club, la Football League ha escluso la squadra per inadempienze economiche

Aggiornamento 2:
Il Bolton, retrocesso in League One, versa nelle stesse condizioni dei colleghi già esclusi, ma avranno altri 14 giorni per provare a salvare la situazione.
Aggiornamento 3:
Come riporta il quotidiano inglese Sun, ci sarebbe infatti anche NICK MASON dei PINK FLOYD nella cordata denominata Football Ventures che, versando 10 milioni di sterline, ha scongiurato che la storica squadra di calcio del Bolton, tra i team che hanno fondato la Football Association fallisse a causa di problemi finanziari.
Il Bolton, club fondato nel 1874 con sede a Horwich nella contea metropolitana della Greater Manchester, milita nella terza serie inglese. Questo il primo comunicato del gruppo Football Ventures:
"Siamo entusiasti di iniziare a far rinascere questa magnifica squadra di calcio e riportarla dove merita".

lunedì, settembre 02, 2019

The Del-Byzanteens



Un gruppo pressochè dimenticato, che visse a New York nei primi anni 80, lasciando un album e alcuni ep.
Suonavano una new wave aspra che guardava ai primi Cure, non disdegnava qualche riferimento 60's e addirittura soul e quei suoni di sapore No Wave tipicamente New Yorkesi dell'epoca.
L'album "Lies to live by" del 1982 è un buon lavoro, ben rappresentativo della loro vena artistica.
Due loro brani finirono nel film del 1982 di Wim Wenders "Lo stato delle cose".

Molto interessante è però il proseguio di carriera dei suoi componenti.

A partire dal tastierista JIM JARMUSCH che di lì a poco troverà e successo con il film "Stranger than paradise", interpretato da quel JOHN LURIE frequente collaboratore della band al sax.

PHIL KLINE (voce e chitarra) è diventato un compositore sperimentale e artista concettuale piuttosto quotato, di cui "Unsilent nights" del 1992 è tra le opere più interessanti e considerate.

JOSH BRAUN (batteria) ha suonato con Michael Gira nei devastanti Circus Mort, prima di diventare vice presidente della Fremantle Media.

Anche il fratello DAN BRAUN (percussioni) ha fatto strada in ambito musicale con Circus Mort e poi Swans e Glenn Branca (prima dei Del Byzanteens era stato nei Spinal Root Gang con una sconosciuta Madonna alla voce) per seguire successivamente Josh nella casa di produzione video Submarine Entertainment.

Eccoli dal vivo con John Lurie reinterpretare una hit delle Supremes, "My world is empty"

https://www.youtube.com/watch?v=uC7yrT1MJrw

sabato, agosto 31, 2019

Classic Rock, Not Moving Ltd



Nel nuovo numero di Classic Rock Italia intervisto JOE JACKSON e recensisco gli album di King Gizzard and the Wizard Lizard, La Methamorfosi, Kaiser Chiefs e Gauche.
Si parla poi di "Abbey Road" dei Beatles, del "Rock n Roll Circus" degli Stones, Pixies, Supertramp, il nuovo di Iggy, Parliament e Funkadelic etc etc



Prossimo live dei NOT MOVING LTD ad Ales (Oristano) a "Rock X Gramsci" il 14 settembre

https://www.facebook.com/events/1281351498716343/

Not Moving LTD: https://www.facebook.com/Not-Moving-L-T-D-302470280600832/

venerdì, agosto 30, 2019

Agosto 2019. Il meglio



Passata la metà del 2019 tanti titoli in gara per il top dell'anno: Specials, Dream Syndicate, The Beat, Joe Jackson, Bob Mould, Paul Weller, Ride, la compilation 3X4, PP Arnold, Avery R. Young, Chris Robinson Brotherhood, Oh Seess, Limboos, Fontaines DC, Kate Tempest, Durand Jones and the Indications, Soul Motivators, Sleaford Mods, Suzi Quatro, Juliana Hatfield, Tanika Charles, Mavis Staples, Hugo Race Fatalists, The Raconteurs.
In Italia Winstons, Daniele Silvestri, Massimo Volume, Piaggio Soul Combination, Giuda, Oscar, Vinicio Capossela, Giulio Casale, I Rudi, London Underground, Ifriqiiyya Electrique, Oscar, Doubling Riders, Homesick Suni, Ophiuco.


P.P. ARNOLD - The new adventures of...P.P. Arnold
L'abbiamo vista e sentita con Small Faces (l'indimenticabile "Tin soldier), le Ikettes, Eric Clapton, Rod Stewart, Humble Pie, Roger Waters, Ocean Colour Scene, Primal Scream, Peter Gabriel, tra i tanti ma aveva solo due album all’attivo a fine dei 60 con l’aiuto del giro dei Rolling Stones.
Da allora per P.P. Arnold tanto lavoro come corista ma più nulla a suo nome, fino al 1994, quando registra alcuni brani che però lascia nel cassetto, sommersa da altri impegni.
Ci vorrà Steve Cradock, della band di Paul Weller, a rimettere mano ai nastri, finirli, produrli e alla fine consegnarli alle stampe.
Ci ritroviamo così un doppio album di qualità elevatissima, tra soul pop elegantissimo e raffinato, melodie “black” di gusto anni 60, lo struggente e straziante gospel "I’ll Always Remember You" dedicato alla morte della figlia, orchestrazioni stupende, un suono attuale ma di sapore palesemente “vintage”, due inediti di Paul Weller (suo fan sfegatato) che regala le ottime ‘When I Was Part Of Your Picture’, ‘Shoot The Dove’ e una conclusione inaspettata con 10 minuti di lettura di una poesia di Bob Dylan, "The last thoughts on Woody Guthrie", su base blaxploitation funk.
La sua voce è sempre piena, potente, pulita, vellutata
Un album eccellente.

THE RIDE - This Is Not a Safe Place
La band di Andy Bell al secondo album dopo la reunion del 2017 che ci aveva dato l'ottimo "Weather diaries". E' ancora un eccellente shoegaze/brit pop psichedelico che guarda ai Byrds ma non disdegna l'abbraccio all'elettronica, consegnandoci un lavoro molto fresco, spesso delicato, raffinato e avvolgente.
Godibile, maturo, equilibratamente nostalgico.

KAISER CHIEFS - Duck
Il settimo album della band di Leeds prosegue la consueta strada riuscendo, ancora una volta, ad essere credibile, convincente, soprattutto riconoscibile, con un marchio sonoro immediatamente identificabile. Ovvero power pop, ritornelli corali piuttosto contagiosi, energia e freschezza. Piacevolissimo.

OH SEES - Face Stabber
la band di John Dwyer spinge sempre più in là l'istinto creativo, spaziando tra follie psichedeliche, ritmi infuocati, cavalcate prog, quella fusion tra jazz, psych e rock dei primi anni 70. Album riuscito, pieno di energia, gusto e gran tiro.

SLEATER KINNEY - The Center Won't Hold
Sempre interessanti i lavori delle S.K.
Abrasive e allo stesso tempo melodiche, un timbro personalissimo, grandi canzoni, personalità a profusione che le pongono ai vertici dell'alt rock in circolazione.

THE REGRETTES - How do you love?
Un buon energico guitar pop elettrico per un quartetto tutto femminile che con garbo e qualche ritmica serrata ci fa passare 40 discreti minuti.

KEITH HARING - The World Of Keith Haring
Keith Haring è stato uno dei più importanti artisti New Yorkesi degli anni 80, assiduo frequentatore della scena musicale e non solo del periodo, in particolare del "Paradise Garage" per cui curerà anche locandine e grafica.
Amico di personaggi come Andy Warhol, Madonna, Yoko Ono, Jean-Michel Basquiat scomparve a soli 31 anni, il 16 febbraio 1990, lasciando un'eredità artistica enorme.
La Soul Jazz Records, in collaborazione con la Tate Gallery (che sta curando la prima mostra di Haring in Inghilterra) dedica una compilation alla sua figura, con quelle sonorità che lo circondavano durante la sua attività artistica.
Venti brani dell'epoca, tra dance elettronica, il gruppo di Basquait, i Gray, Talking Heads, Yoko Ono, The Girls (con l'unico 45 giri pubblicato, post punk super abrasivo), Sylvester e tanto altro.
Interessante e intrigante.

THE BAMBOOS - By Special Arrangement
Otto album e 20 anni di attività sono sufficienti per potersi permettere un festeggiamento. La band australiana riprende una serie di loro classici e li riarrangia in versioni di vario tipo, privilegiando un mood sinuoso, soft, sempre profondamente soul.

BRYONY JARMAN-PINTO - Cage And Aviary
Nuova stella londinese del soft soul jazz, tra Erykah Badu e il groove sinuoso di Sade. Nu jazz, elettronica, ritmiche funk, tanto soul. A tratti ipnotico. Rilassante.

KING GIZZARD AND THE WIZARD LIZARD - Infest the Rats’ Nest
DSecondo album dell'anno per i folli australiani, questa volta alle prese con un repertorio thrash metal o da quelle parti...c'è sempre un'ampia dose di pazzia psichedelica e tanto estro ma il disco sembra un mero esercizio di stile senza troppo senso.

REDD KROSS - Beyond the door
Un album piuttosto fresco ed energico, a base di un power pop punk rock con le giuste melodie, un buon tiro, un'ottima verve. Niente di eclatante ma sicuramente divertente e godibile.

SHEER MAG - A distant call
Divertente la band di Filadelfia che suona un mix di glam, Kiss, Ac/Dc, Thin Lizzy, Slade con la voce di Christina Halladay in evidenza.
Attitudine punk rock, brani diretti e immediati.

IKEBE SHAKEDOWN - Kings left behind
La band New Yorkese torna con un consueto album strumentale dove si mischiano molto bene funk, afro funk, blaxploitation, soundtrack grooves. Niente di originale o esaltante ma sempre un buon ascolto.

PROPER - DC
PROPER - BA

La band di Ivano Bonfanti prosegue il suo brillante cammino discografico con due EP di tre brani ciascuno.
Dopo l'eccellente album "To the point" dello scorso anno, prodotto da Tony Perfect dei Long Tall Shorty, tornano affiancati da altri due nomi di spicco della storica scena mod inglese.
Infatti "DC" sta per DAVE CAIRNS dei Secret Affair.
"Welcome to this town" è un eccellente inno in pieno stile '79, "Ritornerò" l'unico episodio in italiano, altrettanto riuscito, vicino ai Jam di "All mod cons" e "Dead on noon", sempre sulle medesime coordinate Welleriane.
"BA" sta invece per BUDDY ASCOTT, mitico batterista dei Chords (e mille altre esperienze) e si connota infatti in un'ottica più rude e aggressiva, elettrica e potente.
In poche parole, sei brani di puro mod rock di marca 79, eseguiti impeccabilmente, ispirati, pieni di purezza e innocenza originaria.

ASCOLTATO ANCHE:
ANGIE STONE (pop soul sintetico, giusto un po' carino), COLD DIAMOND & MINK (band finlandese con un album strumentale di funk e gusto cinematografico. Un ottimo ascolto), BRANDEE YOUNGER (ottimo album jazz con l'uso dell'arpa alla Alice Coltrane. Molto gusto e tanta raffinatezza), THE HOLD STEADY (classic rock un po' souleggiante, un po' indie, non malaccio), RAPHAEL SADIQ (un po' troppo epigono di Prince. Anzi, uguale...)

LETTO

ANTONIO SCURATI - M. Il figlio del secolo
Un maratona storico romanzesca di 820 pagine (primo capitolo di una trilogia) in cui Scurati ripercorre passo per passo, quasi giorno per giorno, l'ascesa al potere di Mussolini, dalla Fondazione dei fasci da combattimento nel marzo 1919 fino al delitto Matteotti nel giugno del 1924 di cui il "Duce" rivendica sostanzialmente la paternità, senza alcuna decisa opposizione ma tanta accondiscendenza.
Fatti e personaggi di questo romanzo documentario NON sono frutto della fantasia dell'autore.
Il percorso è dettagliatissimo, appassionante e coinvolgente (e passi, come in molti gli hanno fatto notare, se ci sono imprecisioni o una modalità descrittiva che rende Mussolini quasi "simpatico" - in realtà non gli risparmia minimamente la responsabilità delle malefatte, uccisioni, bastonature mortali e invalidanti che i suoi accoliti impunemente spargevano nella Penisola, Emilia, Lombardia e Toscana in particolare).
Il Mussolini saprofita, abile e astuto stratega, che divora la "sinistra" che si divide progressivamente in quattro parti, trova l'astensione e spesso l'appoggio di popolari e liberali, un Re incapace e connivente, l'appoggio di agrari, industriali, intellettuali (da Pirandello a Benedetto Croce) ricorda tragicamente (se non fosse farsa) certe esperienza attuali.
"Tutta gente scossa nella propria fibra più intima da un desiderio incontenibile di sottomissione a un uomo forte e, al tempo stesso, di dominio sugli inermi.
Sono pronti a baciare le scarpe di qualsiasi nuovo padrone purchè venga dato anche a loro qualcuno da calpestare"
"L'Italia non ne può più dei soliti giochi, di voci di corridoio, di sospiri perduti, di incruente e inconcludenti congiure di palazzo, la gente è stufa di essere rappresentata in Parlamento soltanto nei suoi difetti.
Gli italiani, sono, insomma, nauseati da se stessi.
Quasi tutti, e anche alcune delle sue vittime, augurano lunga vita e una "salute di ferro" all'uomo dell'emergenza purchè spurghi la ferita infetta.
Alla malattia che deve curare se stessa"
.

Alla fine vince:
Nessuno voleva addossarsi la croce del potere.
La prendo io
.

MIRKO CAPOZZOLI - Gian Maria Volontè
Un lavoro necessario quello di Mirko Capozzoli per ridare luce alla figura di quello che possiamo senza troppi dubbi definire come il MIGLIOR ATTORE ITALIANO di TUTTI i TEMPI.
Il meticoloso, ombroso, scostante, indecifrabile uomo GIAN MARIA VOLONTE', l'immenso interprete GIAN MARIA VOLONTE', capace di entrare come nessun altro nel personaggio scelto/assegnato, spesso artefice in qualità di "aiuto regista" della riuscita del film.
Vincitore di mille premi, uomo tormentato fin dall'infanzia (il padre fascista a lungo imprigionato per crimini di guerra), la figura del fratello, "recuperato" dall'estremismo di destra, anch'esso attore, morto suicida in carcere dopo aver ucciso accidentalmente l'attore di "Anna" di Alberto Grifi), l'impegno politico nel PCI, a fianco delle lotte dei lavoratori, protagonista CULTURALE di un'epoca turbolenta come i 70 e gli 80 italiani, i difficili rapporti con le compagne.
E poi i film: "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" di Petri, "Il caso Moro" di Ferrara, "Cristo si è fermato a Eboli" e "Il caso Mattei"di Rosi, "Uomini contro", !Il sospetto", "Quien sabe?", "Per un pugno di dollari".
Un libro da avere, perfetto ritratto di uno dei maggiori esponenti della cultura italiana del '900.

EZIO GUAITAMACCHI, LEONARDO FOLLIERI, GIULIO CROTTI - Rock & arte
Il rock è arte, è cosa da lungo tempo appurata e acclarata.
Ma con l'arte cosiddetta ufficiale il rock si è intrecciato in continuazione, dalle copertine ai video, dai musicisti appassionati o essi stessi pittori, registi, attori, fotografi.
"Rock & Arte", in un volume ricchissimo di aneddoti e foto di altissima qualità (caratteristica rara nell'editoria), spazia in questo ambito infinito, cogliendone gli episodi più importanti ma anche tantissime curiosità.
Lettura divertente, godibile, fresca, veloce.

VISTO

They say I'm different di Phil Cox
Phil Cox ci ha messo quattro anni per raggiungere Betty Davis, la regina del funk, ex moglie di Miles Davis, musa di Jimi Hendrix, esplosivo sex symbol dei primi 70, disinibita ed eccentrica, poi misteriosamente scomparsa in una volontaria auto reclusione in una casa a Pittsburgh, restìa qualsiasi contatto con l'esterno.
Dopo molta fatica, catturandone lentamente la fiducia, è riuscito a parlarle, telefonicamente, a carpirne alcune dichiarazioni.
Ne ha ricavato un'oretta di documentario in cui le rare (e confuse) parole di Betty (che non compare mai) si intersecano con (poche) immagini d'epoca, testimonianze dei compagni della band che si ritrovano per un'estemporanea reunion, la chiamano al telefono ma oltre a qualche secondo di cordialità, vengono decisamente respinti.
In mezzo amici/che, conoscenti, ammiratori allungano (talvolta un po' forzatamente) il brodo, senza aggiungere granchè.
Un lavoro comunque suggestivo, interessante, vedi l'incontro con Miles Davis a cui, lei stilista e modella, fece cambiare estetica e lo influenzò non poco anche a livello musicale o l'esordio come compositrice per i Chamber Brothers, nell'impossibilità di avere altro materiale.

ANY OTHER live a Cremona Arci Festa 3 agosto
Grande concerto di Any Other a Cremona, preceduto da un dibattito molto interessante, denso e partecipato, dedicato al "Talento femminile" con la presenza di Adele Nigro (alias Any Other), Laura Agnusdei, Rita Lilith Oberti, moderate da Monica Colella e Gaianè Kevorkian.
Bello constatare l'impegno politico, la consapevolezza sociale, la freschezza intellettuale, la determinazione, di ragazze giovani, combattive, propositive.
C'è ancora speranza in questa epoca buia e triste.
Concerto rigoroso quello di Any Other, supportata da una band con i fiocchi, che conferma la bontà di quanto già sentito negli album.
Brani dall'impostazione compositiva ed esecutiva quasi jazz, momenti di sospensione, approccio algido e severo, puntate nei campi coltivati da Sleater Kinney, Breeders e Raincoats.
Su tutto la voce, l'interpretazione e l'immedesimazione nel testo di Adele.
Una realtà di primissimo piano, dal respiro internazionale, di uno spessore di altissimo livello.

SMALLTOWN TIGERS a Firenze 1 agosto
Punk rock fresco, diretto, essenziale, minimale quello delle romagnole Smalltown Tigers (perfetta apertura del concerto dei Not Moving LTD a Firenze il 1 agosto).
Ex tribute band dei Ramones, portano quel "groove" in un repertorio autografo (per mano del maestro rock n roll Stefano Cantarelli, loro produttore) di sicuro impatto.
Grandi canzoni, perfetta cover di "I'm stranded" dei Saints e tenuta scenica d'effetto.
Faranno tanta strada.

L'Intervallo di Leonardo Di Costanzo
Splendido film in cui innocenza, brutalità, realismo, leggerezza, si intrecciano alla perfezione. Lasciando il finale in tragica sospensione.
Capolavoro.

COSE VARIE
Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it, ogni domenica "La musica ribelle", una pagina sul quotidiano "Libertà", ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
Occasionalmente su "Il Manifesto".
Sul sito di RadioCoop (www.radiocoop.it) ogni lunedì va in onda il TG musicale "3 minuti con RadioCoop" condotto da me , Carlo Maffini e Paolo Muzio.

IN CANTIERE

NOT MOVING LTD in tour.
https://www.facebook.com/Not-Moving-L-T-D-302470280600832

sabato 14 settembre: Ales (OR) "Festival Rock X Gramsci"
sabato 12 ottobre: Pisa “Caracol”
giovedì 31 ottobre: Roma "Whishlist" TBC
Venerdì 8 novembre: Milano “Cox 18”
sabato 9 novembre: La Spezia “Skaletta”
venerdì 22 novembre: Fontanafredda (PN) "AstroClub"
sabato 14 dicembre: Piacenza “Musici per caso"
domenica 15 dicembre: Catania "Teatro Coppola"
Sabato 21 dicembre: Bologna “Freakout”
Domenica 22 dicembre: Torino “Blah Blah”
Da confermare: Napoli, Varese, Alessandria.

NOT MOVING LTD live
https://www.youtube.com/watch?v=dR4uyAFF9MU

giovedì, agosto 29, 2019

Get back. Dischi da (ri)scoprire



Ogni mese la rubrica GET BACK ripropone alcuni dischi persi nel tempo e meritevoli di una riscoperta.
Le altre riscoperte sono qui
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Get%20Back

DEL SHANNON - The Further Adventures of Charles Westover
Insospettabile viaggio nella psichedelia per un cantante (e autore) abitualmente orinetato verso altri lidi sonori (vedi il suo classico "Runaway").
Uscito nel 1968 risente di tutte le influenze del periodo ma si avvale di orchestrazioni e arrangiamenti raffinatissimi e di brani (autografi) di primissima qualità.
Una vera e propria sorpresa, un piccolo gioiello da inserire nella migliore discografia psych dei tardi 60's. Alle tastiere Dr.John.

FRANKIE VALLI & the FOUR SEASONS - The Genuine Imitation Life Gazette
Abituati ad ascoltarli in versione pop, spesso melensa, su canzoni d'amore, questo album del 1969 li getta sorprendentemente nel calderone del concept psichedelico con testi che affrontano tematiche impegnate, tra razzismo e guerra.
Brani spesso super arrangiati con pregevoli arrangiamenti orchestrali, consuete splendide armonie vocali, brani compositivamente piuttosto complessi, un groove soul a permeare il tutto. A completamento la copertina che riproduce la grafica di un quotidiano, innovativa e inedita.

SONY BONO - Inner views
Nel pieno del successo in compagnia di Cher, Sonny Bono, nel 1967, tentò la carta solista incidendo di fatto il suo unico album della carriera.
Un disco intensamente pop psichedelico con solo 5 brani di cui l'introduttiva "I just sit here" è una lunga cavalcata psych rock di oltre 12 minuti (tra "Goin home" . degli Stones e "Suzy Q" dei CCR) che cita più volte il verso "I read the news today, oh boy" di "A day in the life" dei Beatles. Ad accompagnarlo presumibilmente la Wreckin Crew (session men di LA) tra cui il grande batterista Hal Blaine. Anche la conclusione di quasi 8 minuti di "Pammie's on a bummer" è pura psichedelia sperimental/doorsiana.
Più accademiche (tipico tardo 60's pop sound) le altre tre (brevi) canzoni.
Disco curioso e interessante.

STEVE MILLER BAND - Brave new world
Un grande album per una band spesso poco valutata (almeno in Italia).
Orfana di Boz Scaggs, regala un terzo album che, nonostante sia il 1969, bada poco alle sonorità in circolazione e si attesta su un roots rock tipicamente americano (dalle parti dei CCR), aspro, bluesy, country, boogie.
C'è Nick Hopkins al piano nella splendida "Kow kow" e un tale Paul Ramon che suona tutto (cori inclusi) e jamma con il solo Steve nel blues rock "Dark hour", dopo aver furiosamente litigato con tali John, George e Ringo.
E lascia il suo inconfondibile timbro.

mercoledì, agosto 28, 2019

Proper - DC
Proper - BA



La band di Ivano Bonfanti prosegue il suo brillante cammino discografico con due EP di tre brani ciascuno.

Dopo l'eccellente album "To the point" dello scorso anno, prodotto da Tony Perfect dei Long Tall Shorty, tornano affiancati da altri due nomi di spicco della storica scena mod inglese.

Infatti "DC" sta per DAVE CAIRNS dei Secret Affair.
"Welcome to this town" è un eccellente inno in pieno stile '79, "Ritornerò" l'unico episodio in italiano, altrettanto riuscito, vicino ai Jam di "All mod cons" e "Dead on noon", sempre sulle medesime coordinate Welleriane.

"BA" sta invece per BUDDY ASCOTT, mitico batterista dei Chords (e mille altre esperienze) e si connota infatti in un'ottica più rude e aggressiva, elettrica e potente.
In poche parole, sei brani di puro mod rock di marca 79, eseguiti impeccabilmente, ispirati, pieni di purezza e innocenza originaria.

https://www.facebook.com/Properband/ .

Per acquistarli:
https://www.facebook.com/commerce/products/2840350959314644/?rid=924182301313448&ad_id&rt=1&refID=0&refType=0

martedì, agosto 27, 2019

Mirko Capozzoli - Gian Maria Volontè



Un lavoro necessario quello di Mirko Capozzoli per ridare luce alla figura di quello che possiamo senza troppi dubbi definire come il MIGLIOR ATTORE ITALIANO di TUTTI i TEMPI.

Il meticoloso, ombroso, scostante, indecifrabile uomo GIAN MARIA VOLONTE', l'immenso interprete GIAN MARIA VOLONTE', capace di entrare come nessun altro nel personaggio scelto/assegnato, spesso artefice in qualità di "aiuto regista" della riuscita del film.

Vincitore di mille premi, uomo tormentato fin dall'infanzia (il padre fascista a lungo imprigionato per crimini di guerra), la figura del fratello, "recuperato" dall'estremismo di destra, anch'esso attore, morto suicida in carcere dopo aver ucciso accidentalmente l'attore di "Anna" di Alberto Grifi), l'impegno politico nel PCI, a fianco delle lotte dei lavoratori, protagonista CULTURALE di un'epoca turbolenta come i 70 e gli 80 italiani, i difficili rapporti con le compagne.

E poi i film: "Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto" di Petri, "Il caso Moro" di Ferrara, "Cristo si è fermato a Eboli" e "Il caso Mattei"di Rosi, "Uomini contro", !Il sospetto", "Quien sabe?", "Per un pugno di dollari".

Un libro da avere, perfetto ritratto di uno dei maggiori esponenti della cultura italiana del '900.

"Era una persona di poche parole.Non era portato a fare lunghe conversazioni, anche nel lavoro preferiva che si comunicasse in maniera breve, sintetica".

"Come tanti altri della sinistra era apparentemente aperto, favorevole, all'emancipazione femminista ma nella pratica, nella gestione di coppia lo era molto meno".

"Gian Maria veniva spesso dipinto dai media come ombroso e scostante, in verità con gli amici trascorreva momenti di divertimento in cui si rideva fino alle lacrime".

"Aveva una polemica sempre, un conflitto, sempre!
Lui diventava il personaggio attraverso una documentazione accurata, si comprava gli ndumenti e iniziava a indossarli a casa. Non era semplice avere a che fare con lui."

lunedì, agosto 26, 2019

Antonio Scurati - M. Il figlio del secolo



Una maratona storico romanzesca di 820 pagine (primo capitolo di una trilogia) in cui Scurati ripercorre passo per passo, quasi giorno per giorno, l'ascesa al potere di Mussolini, dalla Fondazione dei fasci da combattimento nel marzo 1919 fino al delitto Matteotti nel giugno del 1924 di cui il "Duce" rivendica sostanzialmente la paternità, senza alcuna decisa opposizione ma tanta accondiscendenza.

Fatti e personaggi di questo romanzo documentario NON sono frutto della fantasia dell'autore.

Il percorso è dettagliatissimo, appassionante e coinvolgente (e passi, come in molti gli hanno fatto notare, se ci sono imprecisioni o una modalità descrittiva che rende Mussolini quasi "simpatico" - in realtà non gli risparmia minimamente la responsabilità delle malefatte, uccisioni, bastonature mortali e invalidanti che i suoi accoliti impunemente spargevano nella Penisola, Emilia, Lombardia e Toscana in particolare).

Il Mussolini saprofita, abile e astuto stratega, che divora la "sinistra" che si divide progressivamente in quattro parti, trova l'astensione e spesso l'appoggio di popolari e liberali, un Re incapace e connivente, l'appoggio di agrari, industriali, intellettuali (da Pirandello a Benedetto Croce) ricorda tragicamente (se non fosse farsa) certe esperienza attuali.

"Tutta gente scossa nella propria fibra più intima da un desiderio incontenibile di sottomissione a un uomo forte e, al tempo stesso, di dominio sugli inermi.
Sono pronti a baciare le scarpe di qualsiasi nuovo padrone purchè venga dato anche a loro qualcuno da calpestare"


"L'Italia non ne può più dei soliti giochi, di voci di corridoio, di sospiri perduti, di incruente e inconcludenti congiure di palazzo, la gente è stufa di essere rappresentata in Parlamento soltanto nei suoi difetti.
Gli italiani, sono, insomma, nauseati da se stessi.
Quasi tutti, e anche alcune delle sue vittime, augurano lunga vita e una "salute di ferro" all'uomo dell'emergenza purchè spurghi la ferita infetta.
Alla malattia che deve curare se stessa".


Alla fine vince:
Nessuno voleva addossarsi la croce del potere.
La prendo io.

giovedì, agosto 22, 2019

Campionato di serie A 2019-2020



Il consueto appuntamento con la ripartenza del campionato con alcuni veloci pronostici.

Pare che ci sia un leggero riallineamento di forze, con la JUVENTUS comunque sempre leader ma INTER e NAPOLI un po' più competitive.
Speriamo in un campionato più equilibrato del solito.
Dietro ROMA, LAZIO, FIORENTINA, ATALANTA, TORINO possono dire la loro mentre il MILAN appare in disarmo o comunque in fase di attesa di tempi migliori per tornare ai vertici.

Curioso di vedere Balotelli al Brescia e Naingollan al Cagliari. Oltre a qualche "vecchio" che viene a chiudere da noi una felice carriera (vedi Ribery).

mercoledì, agosto 21, 2019

Ezio Guaitamacchi, Leonardo Follieri, Giulio Crotti - Rock & arte



Il rock è arte, è cosa da lungo tempo appurata e acclarata.
Ma con l'arte cosiddetta ufficiale il rock si è intrecciato in continuazione, dalle copertine ai video, dai musicisti appassionati o essi stessi pittori, registi, attori, fotografi.

"Rock & Arte", in un volume ricchissimo di aneddoti e foto di altissima qualità (caratteristica rara nell'editoria), spazia in questo ambito infinito, cogliendone gli episodi più importanti ma anche tantissime curiosità.
Lettura divertente, godibile, fresca, veloce.

lunedì, agosto 19, 2019

They say I'm different di Phil Cox



Phil Cox ci ha messo quattro anni per raggiungere BETTY DAVIS, la regina del funk, ex moglie di Miles Davis, musa di Jimi Hendrix, esplosivo sex symbol dei primi 70, disinibita ed eccentrica, poi misteriosamente scomparsa in una volontaria auto reclusione in una casa a Pittsburgh, restìa qualsiasi contatto con l'esterno.

Dopo molta fatica, catturandone lentamente la fiducia, è riuscito a parlarle, telefonicamente, a carpirne alcune dichiarazioni.

Ne ha ricavato un'oretta di documentario in cui le rare (e confuse) parole di Betty (che non compare mai) si intersecano con (poche) immagini d'epoca, testimonianze dei compagni della band che si ritrovano per un'estemporanea reunion, la chiamano al telefono ma oltre a qualche secondo di cordialità, vengono decisamente respinti.

In mezzo amici/che, conoscenti, ammiratori allungano (talvolta un po' forzatamente) il brodo, senza aggiungere granchè.

Un lavoro comunque suggestivo, interessante, vedi l'incontro con Miles Davis a cui, lei stilista e modella, fece cambiare estetica e lo influenzò non poco anche a livello musicale o l'esordio come compositrice per i Chamber Brothers.

Il trailer
https://www.youtube.com/watch?v=bYCHRXpCz8c
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