venerdì, settembre 16, 2022

Electric Circus


Prosegue la rubrica TALES FROM NEW YORK.

L'amico WHITE SEED è da tempo residente nella Big Apple e ci delizierà con una serie di brevi reportage su quanto accade in ambito sociale, musicale, "underground", da quelle parti, allegando sue foto.
Le precedenti puntate sono qui
:

https://tonyface.blogspot.com/search/label/Tales%20from%20New%20York

L'Electric Circus era un nightclub situato al 19-25 St. Marks Place nell'East Village in Manhattan.

Nel 1887 apre come sala da ballo chiamata Arlington Hall, che ospitò matrimoni, balli, eventi politici e riunioni sindacali.

Nel 1914 nella sala si svolse una sparatoria tra la gang ebraica di "Dopey" Benny Fein e la mafia italiana di Jack Sirocco, un evento che segnò l'inizio del predominio dei gangster italoamericani sui gangster ebrei americani.

Nel 1966 Andy Warhol e Paul Morrissey lo presero in sub-affitto e con i Velvet Underground crearono "Exploding Plastic Inevitable."

L'Electric Circus aperto dal 1967 all'agosto 1971 ed era uno dei locali piu selvaggi e creativi degli anni '60 a NYC dove hanno suonato: The Seeds, The Grateful Dead, Ike & Tina Turner, Terry Riley, Raven, Allman Brothers Band, Sly & the Family Stone e The Chambers Brothers.
La sua atmosfera edonistica influenzò anche la successiva ascesa delle discoteche.

Per un breve periodo il club cambio' nome in "Balloon Farm" da cui la band del New Jersey (quelli di Question of Tempeture) presero il nome.

Nel 1970 la cultura hippie era in declino.
Quando una piccola bomba, secondo quanto riferito, piazzata da un membro del Black Panther Party esplose sulla pista da ballo il 22 marzo 1970, ferendo quindici persone, la pubblicità negativa accelerò il declino del club, chiuse un anno e mezzo dopo, nell'agosto 1971.

Secondo una notizia di AP apparsa sul Toledo Blade il 31 marzo 1970, le Black Panther Party hanno negato qualsiasi collegamento con lo studente, Ishmael Brown, che avrebbe piazzato la bomba.

Negli anni '80 l'edificio è stato utilizzato per un periodo come discoteca per alcolisti anonimi.

giovedì, settembre 15, 2022

William Klein


Ci ha lasciati il fotografo americano William Klein maestro di street photography e famoso per le immagini di moda e per il suo occhio febbrile.

Fotografo di moda ma anche regista di lungometraggi, cortometraggi e spot televisivi, rimane celebre per l'impatto delle sue foto in strada ma anche per la raffinatezza e il "realismo" di quelle di moda.

Klein ha ricevuto il Prix Nadar nel 1957, la Centenary Medal and Honorary Fellowship (HonFRPS) della Royal Photographic Society nel 1999 e nel 2011 il premio Outstanding Contribution to Photography ai Sony World Photography Awards.

mercoledì, settembre 14, 2022

Jean Luc Godard - Nouvelle Vague (soundtrack)


La colonna sonora completa - musica, dialoghi, suoni - pubblicata nel 1997 dalla prestigiosa ECM del film "Nouvelle Vague" (1990) di Jean-Luc Godard, presentato in anteprima al Festival di Cannes nel 1990.

"Nel realizzare questo film ho sentito molta musica; musica prodotta da Manfred Eicher (fondatore nel 1969 della ECM che ha pubblicato album di Keith Jarrett, Jan Garbarek, Chick Corea, Gary Burton, Jack DeJohnette, Enrico Rava, Dave Holland, Pat Metheny, Ralph Towner, John Abercrombie, Art Ensemble of Chicago, Steve Reich, Arvo Pärt, Meredith Monk . Posso ben immaginare come i musicisti siano ispirati e influenzati da questi suoni. E anch'io mi sono immerso in questa musica, e mi sono sentito, nel mio lavoro, come un musicista.'

'Manfred ha iniziato la nostra relazione mandandomi della musica. Era la nuova musica di Arvo Pärt e, soprattutto, di David Darling, di cui non avevo mai sentito parlare prima. E dopo aver ascoltato, gli ho scritto e gli ho chiesto di inviarmi altri dischi della sua etichetta. E ho avuto la sensazione, nel modo in cui produceva il suono, che fossimo più o meno nello stesso paese: lui con i suoni, io con le immagini. E la musica che mi manda è musica che mi porta ad alcune idee nel cinema. In effetti, alcuni dei dischi mi hanno portato a un film chiamato Nouvelle Vague e poi ad altri... e ho iniziato a immaginare cose dovute a quel tipo di musica.'

In questo disco ci sono brani e musiche di Paolo Conte, Patti Smith, Gabriella Ferri e le voci di Alain Delon, Domiziana Giordano, Roland Amstutz, Laurence Cote, Jacques Dacqmine, Christophe Odent, Laurence Guerre, Joseph Lisbona e altri.

martedì, settembre 13, 2022

Durand Jones & the Indications
Milano 11 settembre 2022 - Santeria


Il nostro Soulful Jules ci rendiconta il recente concerto di Durand Jones & the Indications a Milano l'11 settembre 2022 alla "Santeria".

Trasferta lampo a Milano, domenica 11 settembre, per il concerto di Durand Jones & the Indications, unica data italiana del tour europeo che passa per Francia, Spagna, Germania e Regno Unito.
Live organizzato al Santeria, locale polifunzionale e ben strutturato poco distante da Porta Venezia e dal Politecnico.

La sala può ospitare oltre seicento persone ed è piena per circa due terzi.
Pubblico misto, età media sotto i quaranta, tante ragazze e qualche soul fan coi capelli grigi.
Arriviamo in ritardo per il set di apertura ma in tempo per l’inizio del concerto, la band attacca puntuale alle 21.15.

Sul palco sono in sei: Durand Jones alla voce, Aaron Frazer alla batteria, Blake Rhein alla chitarra e sintetizzatori, il bassista Michael Montgomery, il tastierista Steve Okonski e una percussionista cantante di cui mi sono perso il nome.

Attaccano con Circles, un brano midtempo del loro secondo album, American Love Call del 2019.
La canzone incarna il sound della band, incentrato su armonie vocali curate ed eleganti.
Qualche istante di assestamento e il pubblico risponde con un boato al cantato di Durand Jones, che ha lavorato parecchio sulla voce.
Questo impegno e questa ricerca emergono nel corso di tutto il concerto come una piccola sorpresa, un mix di tecnica ed emozione che colpisce ancora più dal vivo che su disco.

Sale il ritmo e passiamo a sonorità disco con il secondo pezzo, The Way That I Do, preso dall’ultimo album Private Space, uscito a luglio 2021.
Il pubblico si scalda e si dimena, la band prende maggiore confidenza, il falsetto del batterista Aaron Frazer è cristallino ed elegante come nei lavori da studio.
Il drumming non mi fa impazzire, manca un po’ di swing per il mio gusto ma è innegabilmente preciso.
In scaletta si alternano brani smooth come Love Will Work It Out, Don’t You Know e Sea Gets Hotter a canzoni uptempo come Witchoo, ricevuta dal pubblico con un boato di entusiasmo, il chitarrista passato al synth per il decollo dell’astronave.
Il sound mi arriva un po’ sommesso, ottime le voci, più velati gli strumenti, mi dicono che sotto il palco si sente bene.

Ovazioni per i brani cantati da Aaron Frazer, in rotazione nelle radio mainstream anche in Italia grazie al disco solista prodotto da Dan Auerbach dei Black Keys e uscito a inizio dello scorso anno.
C’è tanto Smokey Robinson e non poco Curtis Mayfield nelle corde vocali del giovane cantante-batterista che si alterna al microfono con Durand Jones, grosso modo un pezzo a testa.
A metà scaletta una bella cover di Don’t Let Me Down e tutto il pubblico a cantare con la band.
Pubblico che segue con passione anche i brani lenti, mi colpisce questa cosa, sentono la musica, gli arrangiamenti, i cambi di battuta e non sono trascinati solo dai pezzi con cassa dritta.
La popolarità dei brani downtempo nel corso degli ultimi anni è legata ad un insieme di fattori tra cui la diffusione di ritmiche più morbide nelle playlist di Spotify che ha portato ad una maggior ricerca di melodia da parte degli ascoltatori.
Poi a livello di mainstream l’inclusione di campioni di Sweet Soul in brani di successo planetario da parte di artisti come Bruno Mars ha certamente aiutato a rimodulare i gusti del pubblico di massa.

Nella sala si diffonde un po’ di magia con Crusin’ In The Park, video da dieci milioni di visualizzazioni su You Tube e brano dedicato alla scena Low Rider che ha abbracciato senza riserve il sound morbido della band già dal singolo Is It Any Wonder, dal primo eponimo album e presente in scaletta questa sera.

Sale l’intensità con Morning In America, canzone di apertura del secondo album che offre un’istantanea cruda e drammatica della società americana: le schiere di tossici istituzionalizzati dalla piaga di antidolorifici e oppiacei sintetici, infermieri e insegnanti che tirano avanti con stipendi da fame, l’inquinamento delle falde acquifere del Michigan e la corruzione dei politici, sullo sfondo le tensioni raziali pronte a esplodere in qualsiasi istante.
A metà brano l’assolo acido e disperato della Stratocaster di Blake Rhein, una delle poche occasioni in cui il chitarrista di origine olandese si sgancia dalla sezione ritmica per prendere il timone.
Dopo il primo bis il gruppo viene richiamato sul palco dall’entusiasmo del pubblico, una bella sorpresa di questa serata di fine estate.
Come pezzo di chiusura Giving Up, una ballata dal loro primo album e un’altra occasione per Durand Jones di incantare la sala con la sua voce.

A fine concerto i membri della band rimangono a disposizione per foto, autografi e per scambiare due chiacchiere con i fan.
Gentili e alla mano i ragazzi, si godono il momento, sono soddisfatti del concerto e della gente.
Ottima la gestione del Santeria, sia negli spazi che nel personale, disponibili e attenti a partire dai buttafuori per proseguire con camerieri e baristi.

lunedì, settembre 12, 2022

Il Northern Soul e l'acustica


Una particolarità mai (o raramente) considerata nel giudizio della musica ascoltata è la QUALITA' con cui è e veniva fruita dal pubblico.
Nello specifico una testimonianza importante sul successo di un brano Northern Soul rispetto ad altri.

Dave Clegg, protagonista a lungo della scena soul inglese:
La musica funzionava al Wigan soprattutto per la sua acustica.
C'era questa grandissima hall e se prendevi ad esempio un brano come Heaven Is In Your Arms degli Admirations e lo sentivi dal balcone suonava splendidamente.
Poi ne compravi una copia, la portavi a casa e sembrava una canzoncina per bambini. Se la canzone aveva il ritmo giusto funzionava, con la gente che ballava come pazza facendo acrobazie.

venerdì, settembre 09, 2022

Prospero Cravedi – Tempi e volti di una comunità a Piacenza


Segnalo a PIACENZA in Santa Chiara, Stradone Farnese la mostra promossa dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano dedicata al fotografo PROSPERO CRAVEDI, scomparso nel 2015.

Da un archivio di un milione di negativi, grazie al lavoro di moglie e figli, sono state estrapolate circa 200 fotografie che documentano scampoli di vita piacentina dagli anni 50 ai 70, da ritratti di personaggi famosi, passati in città, a manifestazioni politiche e sindacali, personaggi locali, volti, viaggi in africa e Urss, calcio locale (tra cui il torneo notturno al "Maracanà" del mio paese, a Gragnano negli anni 60:
https://tonyface.blogspot.com/2009/08/storie-di-calcio-torneo-notturno-di.html.).

L'occhio di Prospero coglieva visi e quotidianità, la mostra ci restituisce un'epoca andata.
Per chi l'ha vissuta emozionante da rivedere.

Prospero Cravedi – Tempi e volti di una comunità” fino a domenica 15 ottobre.
Sarà aperta da martedì a venerdì dalle ore 16 alle 19,30, sabato e domenica dalle ore 10,30 alle 12,30 e dalle 16 alle 19,30. L’ingresso è gratuito.

David Hurn


Nato nel Regno Unito, ma di origini gallesi, David Hurn è un fotografo autodidatta che ha iniziato la sua carriera nel 1955 come assistente presso la Reflex Agency.
Mentre era un fotografo freelance, ha guadagnato reputazione con il suo reportage sulla rivoluzione ungherese del 1956.

Nel 1973 ha fondato la famosa School of Documentary Photography a Newport, nel Galles.
Da allora è stato costantemente richiesto di tenere conferenze e seminari in tutto il mondo.

David Hurn ha una lunga reputazione internazionale come uno dei fotografi di reportage più influenti della Gran Bretagna.

Le sue stampe sono acquistate da molti importanti collezionisti e musei.
Nel 2016, David Hurn ha ricevuto una borsa di studio onoraria dalla Royal Photographic Society.

Continua a vivere e lavorare nella sua casa di Tintern, nel Galles.

giovedì, settembre 08, 2022

Alexis Korner's Blues Incorporated - R&B from the Marquee


Uscito nel novembre 1962, un mese dopo la pubblicazione dell'esordio dei Beatles con "Love me do" (i due pilastri della scena "rock" inglese), l'album della Blues Incorporated di Alexis Korner, segna un punto di svolta nella musica britannica.

Registrato l'8 giugno dello stesso anno in un giorno, pur avendo scarso successo di vendite, fu seminale per un lungo stuolo di musicisti (alcuni dei quali come Charlie Watts, Jack Bruce, Long John Baldry, Dick Heckstall-Smith avevano già fatto parte della band - questi ultimi due appaiono nell'album - che aveva una formazione volutamente fluida e informale, mentre altri, come Mick Jagger, Keith Richards, Brian Jones, Eric Clapton, Rod Stewart, Paul Jones, John Mayall, Zoot Money, Jimmy Page, erano puntuali fan delle serate al "Marquee" e talvolta si univano in jam session alla band.

Da "Pop Story" di Riccardo Bertoncelli (1973):
Korner ha insegnato ad una generazione di musicisti quali verità potesse nascondere la tradizione, senza lasciarli morire nelle atmosfere irrespirabili del blando jazz di quegli anni, clarinetti d'oro e voci stentoree...suono duro, ondulato, perfido: iniezioni di jazz elementare e lo skiffle dei primi periodi che si evolve fino a giungere a un blues maturo, carnoso, ai confini dell'ibrido jazz dei '50.

mercoledì, settembre 07, 2022

Parliamo di musica - "Raindogs" Savona


Parte oggi la serie di "corsi" sulla storia della musica pop/rock.

Otto appuntamenti, con ospiti, proiezioni, ascolti in cui si cercherà di contestualizzare tutto ciò che è accaduto dal blues alla trap, evidenziando i momenti salienti ma anche quelli più oscuri e meno noti.

Una nuova sfida, l'ennesimo, personale, "assalto al cielo", affrontato con molta impazienza, un pizzico di incertezza e di ansia.

Il tutto al
Raindogs House, Piazza Rebagliati 1 - Savona.
Ingresso gratuito.
Dalle 19 alle 21.
Info: raindogshouse@gmail.com

Il programma:

- MERCOLEDI 7 settembre : Le origini. Dal blues a Elvis. Ospite: Paolo Bonfanti
- SABATO 10 settembre: Gli anni Sessanta, dai Beatles a Bob Dylan. Ospite: Carlo Bordone
- MERCOLEDI' 14 settembre: Gli anni 70. Dal prog all'hard rock al metal. Ospite: Teo Segale
- SABATO 17 settembre: Punk e new wave. Ospite: Lilith Rita Oberti e Lucia Marchiò
- MERCOLEDI' 21 settembre: Il rock nel mondo (Australia, Asia, Africa, America latina, Italia)
- MERCOLEDI' 28 settembre: Black music, Soul & Funk.
- SABATO 1 ottobre: Elettronica, rap, house, trap, hip hop, new jazz. Ospiti: Black Stax ( Live from Seattle )
- MERCOLEDI' 12 ottobre: L'apparato produttivo della musica rock. Ospite: Stefano Senardi

martedì, settembre 06, 2022

Alberto Zanini - Storia di una pantera


L'esordio letterario di Alberto Zanini è stato un botto!

Un viaggio dei Funk Investigators tra dischi, artisti, funk, soul, blues nel profondo degli States (ne ho parlato qui: https://tonyface.blogspot.com/2021/02/alberto-zanini-funk-investigators.html).

Il proseguio batte sempre strade "black" ma qui la musica è solo un sottofondo (tra citazioni dell'esoirdiente Gil Scott Heron, Nina Simone, i Dramatics al "Bogeyman", gli stessi Funk Investigators) che accompagna le pericolose avventure, alla fine degli anni Sessanta new yorkesi, tra crimine di strada, politica, polizia corrotta, mafiosi di Jalon Perry, ragazzo di strada affiliato alle Black Panthers.
Jalon sfugge a una retata della polizia e ricomincia una vita altrove.
Lo "ritroviamo" nel 2021, nella seconda parte del libro.

Un lavoro intenso che affianca alla finzione del raccontro molti elementi storici e una perfetta visione (molto sapiente e cinematografica) dell'America in fermento di fine Sixties.
La scrittura è frenetica e avvincente, la trama intrigante, i personaggi sempre stimolanti e credibili.

Alberto scrive benissimo, con grande padronanza della materia e dei tempi per permettere al racconto di fluire velocemente e in modo trascinante.

SUPPORT!!!

Alberto Zanini
Storia di una pantera
360 pagine
Versione cartacea in italiano disponibile da fine Settembre.

Per ordinarlo qui: https://cannonballsoul.com/funkinvestigators

lunedì, settembre 05, 2022

The Dakota, New York


Prosegue la rubrica TALES FROM NEW YORK.

L'amico WHITE SEED è da tempo residente nella Big Apple e ci delizierà con una serie di brevi reportage su quanto accade in ambito sociale, musicale, "underground", da quelle parti, allegando sue foto.
Le precedenti puntate sono qui
:

https://tonyface.blogspot.com/search/label/Tales%20from%20New%20York

Il Dakota si trova al 72nd Street e Central Park West in Upper West Side in Manhattan.

Costruito tra il 1880 e il 1884, disegnato da Henry Janeway Hardenbergh, fu progettato da Henry Janeway Hardenbergh.
All'epoca, questa zona di Manhattan era scarsamente sviluppata e lontana dal nucleo della popolazione della città quindi l'edificio sarebbe stato chiamato The Dakota perché al momento della sua costruzione, l'area era scarsamente abitata e considerata remota rispetto all'area abitata di Manhattan, proprio come il territorio del Dakota era considerato remoto.
L'edificio nel corso tempo come molti degli edifici storici di Manatthan ha subito modifiche e rinnovamenti.

John Lennon, residente al Dakota è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco da Mark David Chapman nell'ingresso principale dell'edificio l'8 dicembre 1980.

In alto, sopra l'ingresso principle dalla 72esima strada si trova il volto di un Nativo Americano.

Il Dakota è stato usato per le riprese esterne del film "Rosemary Baby" di Roman Polanski del 1968.
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