sabato, giugno 12, 2021
° Nat Turner Rebellion - Laugh To Keep From Crying
° AA.VV. - Jugoton Funk Vol 1
° Syndicate - Conveyance
° Carl Smith And The Natural Gas Company – Burnin’
NAT TURNER REBELLION - Laugh To Keep From Crying
Joseph Jefferson era il leader nei primi 70 di questa superlativa band di Filadelfia. Scrisse poi una serie di hit per O'Jays, Dionne Warvick, Spinners, Stylistics.
Con questa band riuscì a portare a casa solo una serie di sfortunati 45 giri.
Finalmente esce l'album mai pubblicato. Che non brilla di originalità ma é comunque una bomba di brani alla Temptations, Curtis Mayfield, Sly and the Family Stone, con titoli eloquenti come Tribute To A Slave o Love Peace & Understanding.
AA.VV. - Jugoton Funk Vol 1 – A Decade Of Non-Aligned Beats, Soul, Disco, & Jazz 1969 to 1979
Spettacolare compilation che raccoglie 20 brani estrapolati dal catalogo dell'etichetta Jugoton, la più importante e prolifica della Yugoslavia. Il repertorio é incentrato su funk, soul, disco, tra il 1969 e il 1979. Con risultati sorprendenti tra brani in puro stile blaxploitation, impetuosi disco rock, splendidi funk soul dal ritmo arrembante, arrangiamenti con fiati e Hammond da paura, tecnica esecutiva di primissima qualità. Con riferimenti al sound Mediterraneo e un'originalità e personalità uniche. Un curioso gioiello dimenticato, da scoprire assolutamente.
CARL SMITH AND THE NATURAL GAS COMPANY – Burnin’
Registrato e pubblicato nel 1980 ma velocemente scomparso dalla circolazione per motivi contrattuali, rivive uno spettacolare album di una storica band di Portland, Oregon.
Figlia della Carl Smith Orchestra, in pista già dal 1959 e tuttora in attività, passata negli anni da un mix di jazz e rock 'n' roll a un funk/fusion/jazz/soul di incredibile fattura.
Nella band si sono avvicendati decine di ragazzi e ragazze, poi volati in moltissime altre esperienze. E' una goduria ascoltare la qualità superlativa dei musicisti, virtuosi dei rispettivi strumenti, con arrangiamenti da togliere il fiato, voci bellissime.
Da ascoltare assolutamente!
SYNDICATE - Conveyance
Super groovy funk latin soul dal New Mexico.
Unico loro album, uscito nel 1977, con brani di incredibile efficacia. Inclusa una cover di "Gimme your love" di Curtis Mayfield, all'altezza dell'originale.
Etichette:
Dischi
venerdì, giugno 11, 2021
Ettore Sorrentino - Poliziottesco & Blaxploitation. Costretti a sparare
Intrigante saggio che mette a confronto, con un'attenta e accurata analisi, due "generi" cinematografici non di rado molto controversi come la Blaxploitation e il nostrano Poliziottesco.
Spesso intrisi di violenza gratuita e spettacolarizzata, di tutori dell'ordine "sbrigativi" e giustizieri anche se, in molti loro aspetti, portatori di messaggi politico/sociali trasversali, sottesi alle vicende narrate.
La Blaxploitation ("Film che trattano tematiche sulla popolazione afroamericana urbanizzata, con attori di colore") mette al centro il ruolo del Black Man, non più secondario al bianco ma in primo piano, eroe, lontano dal primo esempio di uomo di colore "protagonista" come Sidney Poitier, "colto, intelligente e ben vestito, lontano dall'immaginario del ghetto, simbolo della borghesia di colore in ascesa che diventa apprezzato sia dal pubblico bianco che da quello nero".
Vedi "Indovina chi viene a cena" o il mitico "La calda notte dell'ispettore Tibbs" proto film Blaxploitation.
Il genere, sublimato da pellicole come "Shaft" o "Superfly" perderà nel tempo efficacia.
"I film basati sullo stereotipo del nero armato, campione di arti marziali e vendicativo, perdono indubbiamente quel substrato politico che aveva caratterizzato la nascita del genere. I temi della coscienza e della militanza nera diventano pretesto per spettacolarizzare gli aspetti più folk e superficiali dell'immaginario collettivo".
Il Poliziottesco italiano parte da altre coordinate.
E' la malavita nostrana che si confronta con poliziotti che cercano, in contrasto con corruzione, collusione e indifferenza delle istituzioni, di far rispettare la legge.
Aspetto che frutterà non di rado l'accusa che i film in questione abbiano connotati "di destra".
"La città é loro ostile, i cittadini avviliti dalle continue violenze e dal clima d'incertezza post 68, sono un ostacolo al trionfo del bene e alla valorizzazione positiva dell'eroe...lo sbirro non ha la capacità di cambiare le cose, non é un risolutore, soltanto vittima di un'Italia confusa e criminale".
Il libro ripercorre origini, esplosione e involuzione dei generi, sottolineando anche l'importanza delle colonne sonore che da Morricone a Curtsi Mayfield, hanno prodotto veri e propri capolavori.
Ulteriore nota il ruolo della donna, pressoché assente, se non nello sfondo, nei film italiani, protagonista solo quando il genere assimilerà parti sexy.
Nella blaxploitation più presente, anche se quasi sempre relegato all'immagine di preda sessuale.
Con l'eccezione della fantastica Pam Grier, perfetto modello di donna al di sopra del controllo maschile.
Ettore Sorrentino
Poliziottesco & Blaxploitation. Costretti a sparare
Weird Book
euro 19.90
Etichette:
Libri
giovedì, giugno 10, 2021
Matteo Guarnaccia - Mala moda
Un interessante saggio di Matteo Guarnaccia, artista e storico del costume, luminare dell'osservazione dei cambiamenti stilistici e sociali da 60 anni a questa parte, corredato da ben 70 tavole da lui disegnate e commentate, sull'influenza che la malavita ha ha avuto sull'estetica e sulla moda.
Si va dai banditi ai briganti, dai pachucos ai guappi, arrivando alle forme più attuali.
"Essere o sembrare loschi rappresenta la nuova idea di coolness, tra teste rasate, esibizione di tatuaggi da colonia penale, tutine da arresti domiciliari, sneakers senza calze, cani aggressivi usati come accessorio".
La premessa riassume bene il concetto:
Il bad boy, l'eroe negativo, temuto e rispettato, seguito nelle sue fortune e nelle sue disgrazie, gioca un ruolo centrale nella storia dell'entertainment...il crimine é una cosa seria e quanto più é pericoloso per la società, tanto più nutre le vertigini e gli appetiti di scrittori, attori, musicisti che si adoperano per farlo diventare spettacolo, accorciando la distanza tra strada e palcoscenico, tra luogo del delitto e luogo dell'intrattenimento e viceversa.
Allo stesso modo, soprattutto in una società come quella contemporanea dove l'apparenza é ben più importante della sostanza:
"Sembrare un duro e recitarne il ruolo è già una parte della soluzione. L'importante, più che essere rudi o piantagrane, é sembrare tali"..."gli abiti sono armi d'offesa tese a sottolineare il culto della virilità a dimostrare un senso di impazienza e fastidio vero il prossimo, come trofei di caccia che rimandano a vite spericolate".
Un lavoro particolarmente adatto soprattutto per chi ama approfondire la conoscenza di tutto ciò che gravita intorno al concetto di sottoculture.
Matteo Guarnaccia
Mala moda
Milieu Edizioni
euro 16,90
Etichette:
Libri
mercoledì, giugno 09, 2021
Dexy's Midnight Runners - Geno
Il secondo singolo della band di Kevin Rowland, uscito il 15 marzo 1980.
Il brano era originariamente destinato alla B side di "Breakin' Down the Walls of Heartache" ma l'insistenza della band indusse l'etichetta a farne una A side, con cui filarono in testa alle charts inglesi per due settimane consecutive.
Composto da Kevin Rowland e dal chitarrista Kevin Al Archer (che abbandonò presto il gruppo in disaccordo con la direzione artistica di Rowland).
Il brano é un omaggio al grande soul man Geno Washington che con la sua Ram Jam Band infiammò i palchi mod e rhythm and blues inglesi dei mid 60's.
Rowland evoca un concerto di Geno che vide nel 1968 al Railway Hotel.
Il caratteristico riff dei fiati é plagiato (insieme a buona parte delle strofe) da "Your one and the only man" di Zoot Money Big Roll Band (https://www.youtube.com/watch?v=UBbxtTJ3ITQ).
Il testo parla di quella serata al cospetto dell'idolo Geno Washington. Non a caso viene citato un suo singolo "Michael (the lover)", uscito nel 1967, cover di un brano dei C.O.D.s: "But you were Michael the lover / The fighter that won".
Sempre nel testo si fa riferimento all'origine del nome della band "This man was my bombers, my dexys, my high." (le dexy's erano pillole eccitanti di dexedrina.
"Ho visto Geno Washington nel 68 al Railway Hotel di Harrow.
Avevo 15 anni e uscivo con tutti ragazzi più grandi, dovevi avere 18 anni per entrare.
Mod con i capelli corti e dall'aspetto cool che si stavano trasformando in skinhead." (Kevin Rowland).
"Geno" a TOTP 1980
https://www.youtube.com/watch?v=Z5KgMUgvtig
Un frammento del video originale:
https://www.youtube.com/watch?v=dbBZ5m2BrUg
Al Archer: "Le cose che si vedono nel video le facevamo abitualmente, non pagare il biglietto della metro, saltando i tornelli, non é una scena".
Splendida versione caraibbean del 2013 con la Jools Holland Orchestra:
https://www.youtube.com/watch?v=c7H5Bdze9OM
Il riff é stato campionato dai nostri Club Dogo in "Dogozilla":
https://www.youtube.com/watch?v=z_K9cDkFgx8
Etichette:
Songs
martedì, giugno 08, 2021
Tracey Thorn - My rock 'n' roll friend
Tracey Thorn, inconfondibile voce degli Everything But The Girl, protagonista di un'ottima carriera solista, giornalista e scrittrice, racconta la sua amicizia con Lindy Morrison, ex batterista dei Go Betweens.
Timida e e riservata la prima, vulcanica, esplosiva, disordinata, militante, la seconda. ("You are loud where I am quiet, excitable where I try to be calm, unguarded where I am reserved. You can be outrageous").
"Ci sono state pioniere come in tutto ciò che le donne hanno lottato per fare, hanno chiesto il diritto di fare e sono state scoraggiate dal fare.
Ogni donna batterista ha veramente voluto fare quello. Ha dovuto ignorare la parola NO.
Ha dovuto dire alla gente di andarsene affanculo". (Lindy Morrison)
Una relazione intima, speciale, che si sviluppa tra incontri diretti e anni di lontananza (l'una in Inghilterra, l'altra nella natìa Australia), da cui traspaiono tante cose: il maschilismo che subiscono ancora le donne in ambito musicale, il razzismo che resiste in Australia, riflessioni intense e lucidissime da un punto di vista femminista (non il femminismo da rotocalco ma un vissuto "sulla strada" molto più spietato e reale).
Con Lindy che diventa "Just the Drummer" oppure "The Woman in the band" e Tracey in una recensione "la 57enne madre e moglie" non la "57enne cantante e autrice".
"In un certo senso il femminismo è solo la lunga lenta realizzazione che le cose che ami ti odiano" (Lindy West)
Il libro é bello, divertente, leggero, a tratti drammatico e triste ma sempre colto, vero e sincero.
"Così questo é ciò che offro. Una versione della sua vita.
Una visione da dentro e da fuori di lei e di noi. Quello che mi é sembrato che fosse"
Tracey Thorn
My rock 'n' roll friend
Canon Gate
17 sterline
Lindy & Tracey - Now and Then
Etichette:
Libri
lunedì, giugno 07, 2021
Francesco Adinolfi - Mondo Exotica
Riprendo l'articolo di ieri per "Libertà" sulla musica "exotica" che prende spunto dalla ristampa di "Mondo Exotica", seminale libro di Francesco Adinolfi.
Un Martini da sorseggiare, abbigliamento sobrio ma molto elegante e raffinato, arredamento stiloso, dai colori vivaci e dalle forme arrotondate, in un conturbante night club.
In sottofondo una musica divertente, ammaliante, facile e fresca. La possiamo chiamare Cocktail Music, Exotica o Lounge.
Che vuol dire tutto e niente, visto che abbraccia un universo di suoni, influenze, ritmi, radici.
Per saperne non di più ma, anzi, tutto, veramente tutto,, in ogni dettaglio, é stato ristampato da Marsilio Editore, dopo venti anni dalla prima pubblicazione, “Mondo Exotica” a cura di Francesco Adinolfi, veterano del giornalismo musicale italiano, dal glorioso “Ciao 2001” al “Manifesto” e “Espresso”, fino a storiche trasmissioni a Radio Rai come “Stereonotte” e a una lunga lista di libri.
Un libro che nel 2009 vinse l'ARSC Award for Excellence in Historical Recorded Sound Reasearch.
Più che meritato perché in queste seicento pagine si scandagliano origini musicali, artistiche ma anche culturali e sociali del genere.
Lo stesso autore esemplifica il contesto:
“Una pozione intossicante, colma di suoni, manie, immaginari che da allora (anni 50) continua a ispirare musica, cinema, televisione, pubblicità, moda. Con la “generazione cocktail” sono affiorati e tornati in auge stili, ritmi, scenari che in passato erano di esclusiva pertinenza del “mondo degli adulti” e quindi tanto più distanti da “recuperi giovanili".
Tanti gruppi si sono appropriati dei suoni di mamma e papà piegandoli a una vibrante temporaneità. Con l'avvento della Generazione Cocktail si sono così ribaltati codici artistici e comportamentali, si é conferita “dignità musicale” a un gruppo sociale (gli adulti) eternamente percepito come il regno della letargìa e dell'immobilismo, il primo nemico da (ab)battere sulla via della liberazione culturale”.
E ancora:
“Sollecitata dalla mancanza di fascino nel progresso, la Generazione Cocktail ha reagito proponendo l'ultimo recupero possibile, il più improbabile e forse il più rivoluzionario. Una specie di grado zero della ribellione, una provocatoria riabilitazione di suoni parentali a cui negli anni tante sottoculture si erano invece ribellate (dal rock n' roll, al punk, alla techno)”.
Infatti, inaspettatamente, negli anni 90, in cui ruggiva il grunge e la musica pop elettronica monopolizzava le classifiche, un nutrito gruppo di nuovi nomi, trasversalmente in ogni parte del mondo, riprese in mano dimenticatissimi e disprezzati dischi di “musica da sottofondo”, colonne sonore di film di serie B, bizzarrie di sapore pseudo esotico, surf, strambo jazz e li ripropose in chiave moderna.
Dai giapponesi Pizzicato Five (diventati star in patria ma non solo), Cibo Matto e 5,6,7,8's (famose dopo l'apparizione in “Kill Bill” di Tarantino), ai nostri Montefiori Cocktail e Nicola Conte, i tedeschi Frank Popp Ensemble, gli inglesi Karminsky Experience e Stereolab, l'ex Faith No More, Mike Patton, con il progetto Mr.Bungle e poi Mondo Cane, per citarne solo alcuni, fu un tuffo in sonorità stranissime.
“Negli anni novanta il ricicalggio culturale si é rivelato globale, invadente, reiterato e, quanto più l'inconscio risulta influenzato dai media (televisione e cinema soprattutto) in cui immagini di epoche diverse coesistono nello stesso spirito del tempo, tanto più si é indotti a perdere il senso della propria storicità.
Tanti “passati” mescolati tra loro e interni al presente, finiscono inevitabilmente per togliere al futuro gran parte del suo fascino”.
Le radici hanno origini lontane, quando, soprattutto in America, si incominciò a proporre musica di matrice pseudo “esotica”.
Ovvero una liofilizzazione di presunte influenze polinesiane, latine, orientali o africane.
Utilizzando spesso strumenti insoliti “provenienti da varie parti del mondo, per conferire ai brani un senso di alterità e spiazzamento temporale”.
Ma senza alcuna volontà o pretesa di essere fedeli alla cultura musicale a cui ci si riferiva, anzi, esattamente il contrario.
Come disse Martin Denny, uno dei principali pionieri del genere:
“La mia musica é sempre stata finzione, così come un libro può essere finzione. Tutto é sempre stato frutto della mia immaginazione, una miscela di idee mie e di quelle dei musicisti che suonavano con me. Dalla mia musica non dovevi aspettarti autenticità ma solo suggerimenti.
Io, ad esempio, suggerivo come poteva essere la musica cinese o africana.
Inoltre il pubblico voleva evadere, voleva immaginarsi posti lontani. Voglio dire, io ho suonato cose africane ma non sono mai stato in Africa; però ho ascoltato musica africana e dunque potevo riprodurre alcuni di quei suoni. L'ho fatto e sono entrati a far parte della musica Exotica”.
Il primo album che può essere definito, a ragion veduta, il pioniere del genere in oggetto esce nel 1951.
E' di Les Baxter e si intitola Ritual Of The Savage.
Fin dal titolo é l'epitome del concetto della musica e del Mondo Exotica: americanizzare suoni di origine “lontana”, “una musica che faceva dello stereotipo assoluto e totalizzante il suo assunto di fondo”.
Nei brani si utilizzano ritmi latini, samba, mambo, percussioni per evocare atmosfere africane.
Inconsapevolmente citando le origini di quei ritmi, che arrivavano dagli schiavi africani deportati nelle Americhe.
Un approccio che, sempre inconsapevolmente (vogliamo sperare) nasconde, ma non troppo, uno sfondo razzista.
Le riviste americane (ma abbiamo avuto anche in Italia un corrispettivo angosciante durante la malefica avventura coloniale africana) mostravano spesso immagini di donne africane, asiatiche e polinesiali in topless “sollecitando una eroticizzazione di tutto ciò che apparisse “esotico e primitivo” e dunque distante dai codici comportamentali occidentali.
Era come se fuori dai confini nazionali esistesse un mondo idilliaco e per niente ostile”.
Paradossalmente proprio negli anni in cui esplodono le lotte e le guerre di indipendenza in mezzo mondo, dall'Africa, all'Asia, al Centro America, per affrancarsi dal dominio coloniale delle grandi potenze.
“L'exotica consentiva di immaginarsi spazi e tempi immobili, mondi di infinita meraviglia in cui sfogare libidini e mitigare tensioni politiche e sociali.”
Come sottolineato anche l'Italia non fu immune da questo approccio, fino agli anni settanta inoltrati, in cui la cinematografia nostrana indulgeva spesso su film a sfondo “esotico/erotico” in cui le protagoniste femminili (africane, asiatiche, “esotiche”) “erano sganciate da codici e obblighi morali, di cui l'Occidente bianco doveva sapere approffittare almeno per una notte. L'”altra” era un animale solo sessuale di cui abusare o farsi travolgere e infine ripudiare”.
L'universo sonoro della Cocktail Music passa anche e molto spesso attraverso le colonne sonore di film difficilmente ascrivibili tra i capolavori ma i cui autori sono assurti a veri e propri monumenti della musica italiana e non solo, dal grande Maestro Ennio Morricone a Piero Piccioni, Piero Umiliani, Nico Fidenco, Armando Trovajoli, diventati punti di riferimento per il genere. Che non é solo musichetta sciocca e facile ma che affonda non di rado le radici anche nel jazz, nel funk, nel blues (vedi la grande colonna sonora de “I soliti ignoti”, curata da Piero Umiliani).
Curiosa anche una escursione nei night club degli anni Sessanta nostrani, dove risuonavano ritmi e balli conturbanti e misteriosi, basati su ritmiche latine e africane, come rumba, samba, cha cha cha, bajon, spirù, raspa, conga, le cui atmosfere ritroviamo spesso nei film dell'epoca, “La dolce vita”, ad esempio.
Ma ricordiamo anche la vicenda dell'incredibile cantante peruviana Yma Sumac, discendente dell'ultimo imperatore Inca, assurta a fama mondiale grazie a una voce unica, in grado di raggiungere estensioni disumane.
Fu un vero e proprio idolo negli anni 60, dalle Americhe all'Unione Sovietica e rimane una delle stelle della Exotica. L'aspetto interessante di questo ampio spettro sonoro é che, come ci insegna il libro, i meandri in cui si districa e riversa questo strano miscuglio di suoni sono apparentemente infiniti.
Ogni disco, artista, epoca, sono solo punti di partenza verso ulteriori nicchie in cui scavare e trovare nuovi stimoli e materiale intrigante. Probailmente sarà difficile rinvenire capolavori di inestimabile valore ma tanto divertimento sicuramente si.
E non é cosa da poco.
Francesco Adinolfi
Mondo Exotica
Marsilio
euro 19
Etichette:
Cultura 60's,
Di cosa parliamo quando parliamo di musica,
Libri
domenica, giugno 06, 2021
Se il cielo é tradito - La storia di Claudio Galuzzi
SE IL CIELO È TRADITO
LA STORIA DI CLAUDIO GALUZZI
presentazione lunedì 7 giugno 2021 h 20,30 al Cinema Mexico di Milano!
saranno presenti
Gregory Fusaro
Antonio Bacciocchi
Rita Lilith Oberti
Massimo Pirotta
Davide S. Sapienza
Sandro Sardella
Per prenotare inviare una email a
mexico.milano@gmail.com
oppure telefonare allo 02 4895 1802
Biglietti in prevendita esclusivamente alla cassa del cinema, in orario apertura sala!
Sosteniamo, sostenete i cinema indipendenti!
Il documentario racconta la storia di Claudio Galuzzi, scomparso prematuramente nel 1998, attraverso il ricordo di chi lo ha conosciuto e attraverso le parole presenti nel suo libro di poesie “La pianura dentro”.
La vita e la carriera artistica dei protagonisti del documentario incrociano la vita e la morte di Claudio, raccontandoci con intensità e poesia gli eventi salienti di questo percorso comune e dell’intensa attività artistica di quegli anni.
Dalla scrittura di poesie e canzoni alla collaborazione con altri linguaggi artistici come pittura e fotografia, dalla gestione di un negozio di un particolare dischi a quella del locale “Lenz” di Terranova dei Passerini alle varie collaborazioni con riviste letterarie e musicali, come Pulp, Rumore, Rockerilla.
SE IL CIELO È TRADITO ripercorre la sua vita e la sua carriera artistica attraverso le testimonianze di Antonio Bacciocchi, Cristina Donà, Mauro Ermanno Giovanardi, Marcello Maloberti, Lilith-Rita Oberti, Massimo Pirotta, Ermanno Pea, Davide S. Sapienza, Sandro Sardella.
Etichette:
Film
sabato, giugno 05, 2021
Not Moving - Live in the 80's
E' uscito il 4 giugno per GoDown Records la ristampa in vinile (trasparente) di "Live in the 80's" (+DVD) dei NOT MOVING con codice per scaricare il DVD originariamente allegato.
Dettagli qua:
https://www.godownrecords.com/product-page/not-moving-live-in-the-eighties-LPx
Il trailer video:
https://www.youtube.com/watch?v=8fXx0hEc40w
Etichette:
Dischi,
Not Moving LTD
venerdì, giugno 04, 2021
Calcio 2020/21. Panoramica Europea
ALBERTO GALLETTI ci porta in una panoramica sulla stagione del calcio europeo.
La vittoria dell’Inter in Italia chiude il ciclo di nove vittorie consecutive della Juventus, eguagliata dal Bayern che si aggiudica il suo nono Meisterschale consecutivo.
Sugli scudi Robert Lewandowski che con 41 reti (29 presenze!) in Bundesliga batte il record di Gerd Muller (40) che resisteva dal 1971/72, ed eguaglia quello di Hans Altendorff , 41, nel 1962/63 ultima stagione prima del girone unico. Il polacco porta il suo totale con i bavaresi a 294 gol in 329 presenze, quelli totali in carriera a 484 in 696 incontri esclusa la nazionale.
Numeri!
Retrocedono Werder e, disastrosamente, lo Schalke 04, ex-nobiltà.
Riappare lo storico SpVgg Fürth vincitore di campionati agli albori e con una sola presenza in Bundesliga tre anni fa.
Auguri.
Deludente l’Amburgo che manca il ritorno in Bundesliga per il secondo anno consecutivo, finisce quarto a sei punti dal Fürth promosso a dopo non essere mai stato seriamente in lotta da febbraio in avanti.
Il Manchester City ha vinto il suo terzo campionato nelle ultime quattro stagioni.
Guardiola ha un po cambiato il suo approccio, si è un po, non molto, adattato al gusto inglese, abbastanza comunque per accorgersene.
Diciamo che adesso si riesce a guardare qualche partita. Il risultato di rilievo in Inghilterra comunque è la vittoria del Leicester City in FA Cup.
La favola c’entra poco, anzi non c’entra per niente.
Il club è proprietà di un miliardario thailandese in tutto e per tutto uguale a quelli americani, russi o arabi che infestano il calcio inglese.
In ogni caso fa un po più simpatia dei summenzionati in quanto si tende a pensare che siano una provinciale, errore nel quale in cui spesso cado anche io.
Provinciale è la location non la dimensione del club.
Si tratta comunque del primo successo per le volpi nell’antica competizione dopo le quattro finali perse tra il 1949 e il 1969.
Miglior squadra del campionato inglese ad ogni modo è stata il Leeds del maestro Bielsa. L’esatto contrario di Guardiola.
Aggiungo anche, per chiudere la parentesi inglese, la promozione, via playoff, del Brentford, compagine londinese che aveva giocato cinque campionati nella vecchia First Division a cavallo dell’ultima guerra.
Un cordiale bentornato.
Spiace un po siano andati su nella prima stagione dopo aver pensionato il vecchio e pittoresco Griffin Park nel quale avevo avuto il piacere di assistere ad un incontro ormai trent’anni fa.
Uno dei tanti modi con i quali ho buttato nel cesso troppo tempo in vita mia, va be……
Non credo entrerò mai nel nuovo Brentford Community Stadium, il tempo nel frattempo è passato, ho aggiustato un po'le priorità dove di sicuro non rientrano gli stadi inglesi nuovi, e probabilmente neanche più quelli vecchi.
Lo consiglio comunque ai nuovi tifosi formato Ryanair, ha tutto per loro.
Sono tanti campionati europei in cui l’egemonia di un club sta schiacciando la concorrenza, più del solito, diversi e diversamente dal solito.
Il campionato francese ad esempio deve fare i conti con una realtà piombata su di loro come se fosse precipitata da Marte, in quanto un emiro si è messo in testa di voler primeggiare in Europa e quindi ha scelto una città, Parigi, un nome noto ai quattro angoli del globo, non conoscendo nulla della realtà calcistica francese e stando bene alla larga dai due nomi più prestigiosi del football transalpino, l’anonima e provinciale St. Etienne e la problematica Marsiglia.
A Parigi ci sono i lustrini.
Ecco perché la partita più importante della stagione è stata giocata la sera di domenica 23 maggio, una settimana prima della finale di UCL.
Vincendo 2-1 ad Angers nell’ultima di campionato il Lille OSC, una squadra ben condotta ma con un budget a disposizione, 147 milioni di euro contro i 600, parecchio inferiore a quello dei rivali, gli onnipotenti, onnicompranti e onnipaganti del PSG, emanazione calcistica su suolo europeo del fondo sovrano d’investimenti qatariota, che annovera tra le sue fila i vari Neymar, Mbappe, Di Maria e compagnia, si laurea campione di Francia.
Una banda di sconosciuti agli ordini di un corsaro marsigliese, Cristophe Galtier, artefice vero di questo trionfo inaspettato.
Li raccolse moribondi e in fondo alla classifica tre anni fa centrando, dopo una salvezza al pelo, un clamoroso secondo posto.
Ora, dopo aver ceduto due anni fa il loro miglior giocatore e miglior goleador, Pepè, all’Arsenal per 80 milioni e Osimehn al Napoli l’estate scorsa per altri 80, sostituiti con il trentacinquenne mestierante turco Burak Yilmaz e il ventenne canadese David vincono addirittura il campionato.
Napoli e Arsenal nel mentre finiscono rispettivamente quinto e ottavo, il primo fuori dalla Champions League, i secondi fuori da qualsiasi competizione internazionale.
Brera li chiamava ricchi scemi, è ancora vero.
Adesso il portiere è già stato ceduto al Milan, Galtier sembra sul piede di partenza……vinceranno la Champions?
Dubito.
Ad ogni modo squadra dell’anno.
Ottimo terzo il Monaco che era stato l’ultimo a fregare i parigini.
Penisola iberica:
torna alla vittoria in campionato il glorioso Sporting Clube do Portugal, meglio conosciuto come Sporting Lisbona, un mio vecchio pallino.
Si tratta del loro diciannovesimo titolo, non vincevano dal 2002: 19 anni, manco mi ero accorto che era passato così tanto tempo.
E’ una vittoria di valore, che spezza il duopolio Benfica-Porto e restituisce al vertice un club salvato sull’orlo della bancarotta da un presidente prima salvatore e poi protagonista di lotte interne al board, quindi cacciato dai membri del club dopo assemblea straordinaria.
Pare fosse anche dietro l’organizzazione dell’aggressione da parte di una cinquantina di ultras ai giocatori all’interno del centro di allenamento.
Rifondato partendo dal settore giovanile, lo Sporting è riuscito quest’anno a vincere il titolo con una rosa tra le più giovani del campionato e quella che comprende meno stranieri.
Ricordiamoci che il campionato portoghese ormai da almeno un quindicennio fa da trampolino di lancio, tramite Porto e Benfica principalmente ma anche altri club, per giocatori sia indigeni ma soprattutto brasiliani o africani che vengono prelevati a poco prezzo nei paesi d’origine, testati e messi in luce per poi essere rivenduti a peso d’oro ai club europei più ricchi.
Modern football.
Diciamo che lo Sporting si è opposto a questo modello, magari solo parzialmente, ed è riuscito a farlo vincendo.
Sicuramente prima o poi anche loro venderanno i più promettenti, non mi dispiacerebbe nel frattempo leggere il lor nome scritto due o tre volte di fila nell’ albo d’oro.
L’Atletico Madrid ha vinto il campionato spagnolo, sette anni dopo l’ultima vittoria.
Stagione anomala in Spagna, con le due grandi tradizionali che non riescono ad ingranare e si trovano a dover cancellare partite causa covid. La prima fuggitiva stagionale era stata la Real Sociedad, ripresa dopo dieci giornate dall’ Atletico che è rimasto poi sempre davanti complice le titubanze del solito duo e resistendo all’ assalto in extremis del Real.
Chiudono con due punti di vantaggio 86 a 84.
La vittoria dell’ Atletico Madrid ha poco a che vedere con quella del Lille, ma anche con quella dello Sporting.
E’ un club identico per impostazione alle altre due rivali, nuovo stadio megagalattico, ingaggi megagalattici tipo Joao Felix dal Benfica per 120 milioni, più altri 6 all’agente, più l’ingaggio al giocatore.
Fondamentale per la vittoria Luis Suarez, 6 milioni al Barcellona dopo il pastrocchio di Perugia e 21 gol, parecchi decisivi per una squadra che fa della difesa e della basaltica forza di volontà la sua vera e propria forza. Come sempre finchè ci sarà Simeone seduto in panchina.
Da guardare in tele, in uno stadio vuoto se non si è tifosi non proprio il massimo.
Fine di un dominio incontrastato lungo nove anni anche in Scozia dove i Rangers, magistralmente architettati e diretti dal sorprendente Steve Gerrard spodestano il Celtic.
La voglia di campionato tira però un brutto scherzo agli uomini di Ibrox che finiscono inopinatamente fuori dalla Coppa di Scozia ai quarti per mano del St. Johnstone.
Ed è proprio il St. Johnstone la rivelazione stagionale con la doppia affermazione in Coppa di Scozia e in Coppa di Lega, impresa fin qui riuscita solo a tre squadre, senz’altro degno di nota.
L’ Heart of Midlothian vince la seconda divisione e torna in SPL, e meno male!
Retrocede il Kilmarnock dopo 28 anni e una doppia sconfitta nello spareggio contro la 2° della seconda divisione, il Dundee che torna in prima divisione dopo tre stagioni.
Il caro vecchio Queen’s Park ha vinto la quarta serie ed è promosso in terza.
Finale di Champions League, avevo visto l’andata della semifinale di CL Real Madrid-Chelsea: sorprendente, mi ero fatto un’idea… infatti ha vinto il Chelsea, con merito, nettamente: più quadrato, più focalizzato, più feroce.
I tikitakas hanno pressato forte 5/10 minuti poi il Chelsea che li aveva invitati avanti ha cominciato a colpirli di rimessa.
Tre occasioni buttate alle ortiche dallo scarso Werner, un vero bidone, prima del lancio di Mount, la cosa migliore dell’intero incontro, che imbecca Havertz che controlla scarta il portiere e mette dentro. Molto bene anche James.
Male il City che era strafavorito e ovunque glorificato al pari di Guardiola per il quale era già cominciato il processo di beatificazione.
Il ‘sommo’ sbaglia formazione regalando due uomini agli avversari (in realtà uno solo in quanto il Chelsea aveva Werner in campo e Abraham in tribuna): l’indisponente Sterling a sinistra e Bernardo Silva al posto di Fernandinho (o Rodrì). Ngolo Kantè, che già non aveva bisogno di favori, ringrazia risultando il migliore in campo.
Di fronte a lui stava il monacale Tuchel, un calvinista del calcio; gioca pratico, pressa alto e difende ruvido e soprattutto istruisce i suoi sul tenere sempre bene gli occhi aperti così da poter infilare, avanzando, la palla nel corridoio migliore.
Lo aveva già battuto due volte dal suo arrivo a Londra, in campionato e nella semifinale di FA Cup, partita secca che avrebbe dovuto far suonare qualche campanellino nella testa di Guardiola che invece pensa di essere dio, perché quasi tutto il mondo glielo dice, e non mette neppure il centravanti. Il primo tempo è stato decente, il secondo palloso.
Bello vedere la squadra del miglior-allenatore-di-tutti-i-tempi, disperata, cercare di trovare il pareggio con rimesse laterali lunghissime stile Chelsea-Leeds ’70, come uno Stoke City qualsiasi.
Calcisticamente son gioie intime.
In settimana il Viilareal aveva colto un successo storico vincendo, seppur ai rigori, l’ Europa League contro il Manchester United, squadra dalla scadente personalità e qualche limite tecnico ma che è riuscita ad arrivare seconda in PL.
I gialli allungano la striscia di squadre spagnole vincenti in UEL, dieci nelle ultime quindici disputate.
Li allena Emery che vince (per la terza o quarta volta la EL) e con zero budget riesce dove non era riuscito con l’Arsenal dal budget milionario. Se solo i tifosi inglesi realizzassero quale presa per il culo a pagamento gli affaristi del pallone stanno loro rifilando. Ma se lo meritano, sono una manica di coglioni.
Partita tutt’altro che indimenticabile e non altezza di certe sfide dei turni precedenti. Altrove
Il Ludogorets fa meglio di Bayern, Juve e Celtic e vince il suo decimo campionato bulgaro consecutivo.
Il RedBull Salzburg vince il suo ottavo campionato austriaco consecutivo, quindicesimo della serie.
In Svizzera lo Young Boys si aggiudica il suo quindicesimo titolo nazionale, quarto consecutivo succedendo al Basilea come squadra elvetica egemone e ora a metà del cammino per cercare di emulare i rivali che si erano fermati, prima del loro primo successo, a quota otto.
Il Grasshopper ha vinto la seconda serie e ritorna in prima serie dopo due stagioni.
Mai mi sarei aspettato di vederli così in basso.
Il Bruges vince il suo 17mo campionato belga, terzo nelle ultime quattro stagioni ma la vera notizia in Belgio è che l’ Union St. Gilloise, undici campionati vinti tra il 1904 e il 1935, una delle squadre dal passato più glorioso del panorama belga ritorna in Prima Divisione, dalla quale era retrocessa nel 1973.
Un caloroso bentornati, mi auguro ci restino a lungo al posto di tutte quelle squadre che fondendosi di continuo e opportunamente tra loro si garantiscono sempre un posto nella massima serie.
Il Belgio e le fusioni, un problema, nonché un fastidio.
In Olanda vince l’Ajax con largo scarto e anticipo, 16 punti al PSV.
Terzo il consolidato AZ Alkmaar che l’anno scorso quando sospesero il campionato alla 26ma giornata era primo a pari merito con l’Ajax.
Il Tuta Durazzo si aggiudica il suo secondo campionato albanese (il primo nel ‘93), uno dei campionati con il nome migliore: Kategoria Superiore, alla differenza reti contro il Vllaznia Scutari.
Forte anche il dominio dello Slavia Praga sul campionato ceco.
Ha vinto gli ultimi tre su quattro, quest’ultimo con 12 punti in più dei tradizionali rivali cittadini dello Sparta.
Ha vinto anche la coppa nazionale battendo in finale il Viktoria Plzen 1-0.
La squadra ha inoltre acquisito un discreto spessore internazionale che l’ha portata ai quarti di finale di Europa League e l’anno scorso alla fase a gironi di Champions dove colse un gran bel pari a S.Siro.
Tutto regolare in Ungheria dove il Ferencvaros ribadisce la sua superiorità vincendo il suo trentaduesimo campionato, terzo consecutivo, 20 i punti di distacco sulla seconda classificata, la Puskas Academy del presidente Orbán.
Sarà contento, ora darà l’assalto al primo posto, seguirò con attenzione per vedere cosa riuscirà a combinare.
Plauso comunque per il suo piano decennale per il rilancio del calcio ungherese ormai giunto a compimento con unica macchia il nuovo stadio del MTK.
In Polonia non mi ero accorto che era arrivato in serie A lo Stal Mielec, che vinse due campionati negli anni ’70 ai tempi del grande Szarmach.
Lo scudetto è andato al Legia Varsavia.
Conferme anche in Grecia per l’Olimpiakos che vince il suo 46mo titolo, staccatissimo l’ Aris Salonicco secondo.
Dal 1996/97 ha vinto 21 dei 25 campionati greci disputati.
In Turchia Besiktas e Galatasaray chiudono appaiati a 84 punti, vincono i primi per una differenza reti maggiore di un gol. Immagiono la tensione.
Ex-Jugoslavia: la Crvena Zvevda fa 108 punti in campionato, imbattuta: 35 vittorie e 3 pareggi; 114 gol fatti e 20 subiti.
In Croazia sempre Dinamo Zagreb, in Bosnia bella vittoria del Borac Banja-Luka che fa due punti in più del favorito Sarajevo.
A livello individuale favolosi i 41 gol di Lewandowski e record, niente male neanche Giakoumakis capocannoniere in Olanda col VVV retrocesso.
I migliori cannonieri sono stati:
Robert Lewandowski (Bayern) 41
Paul Onuachu (Genk) 33
Messi (Barcellona) 30
Cristiano Ronaldo (Juventus) 29
Andrè Silva (Eintracht Frankfurt) 28
Kylian Mbappè (PSG) 27
Erling Haaland (Borussia Dortmund) 27
Giōrgos Giakoumakīs (VVV Venlo) 26
Il tutto in stadi completamente vuoti.
La vittoria dell’Inter in Italia chiude il ciclo di nove vittorie consecutive della Juventus, eguagliata dal Bayern che si aggiudica il suo nono Meisterschale consecutivo.
Sugli scudi Robert Lewandowski che con 41 reti (29 presenze!) in Bundesliga batte il record di Gerd Muller (40) che resisteva dal 1971/72, ed eguaglia quello di Hans Altendorff , 41, nel 1962/63 ultima stagione prima del girone unico. Il polacco porta il suo totale con i bavaresi a 294 gol in 329 presenze, quelli totali in carriera a 484 in 696 incontri esclusa la nazionale.
Numeri!
Retrocedono Werder e, disastrosamente, lo Schalke 04, ex-nobiltà.
Riappare lo storico SpVgg Fürth vincitore di campionati agli albori e con una sola presenza in Bundesliga tre anni fa.
Auguri.
Deludente l’Amburgo che manca il ritorno in Bundesliga per il secondo anno consecutivo, finisce quarto a sei punti dal Fürth promosso a dopo non essere mai stato seriamente in lotta da febbraio in avanti.
Il Manchester City ha vinto il suo terzo campionato nelle ultime quattro stagioni.
Guardiola ha un po cambiato il suo approccio, si è un po, non molto, adattato al gusto inglese, abbastanza comunque per accorgersene.
Diciamo che adesso si riesce a guardare qualche partita. Il risultato di rilievo in Inghilterra comunque è la vittoria del Leicester City in FA Cup.
La favola c’entra poco, anzi non c’entra per niente.
Il club è proprietà di un miliardario thailandese in tutto e per tutto uguale a quelli americani, russi o arabi che infestano il calcio inglese.
In ogni caso fa un po più simpatia dei summenzionati in quanto si tende a pensare che siano una provinciale, errore nel quale in cui spesso cado anche io.
Provinciale è la location non la dimensione del club.
Si tratta comunque del primo successo per le volpi nell’antica competizione dopo le quattro finali perse tra il 1949 e il 1969.
Miglior squadra del campionato inglese ad ogni modo è stata il Leeds del maestro Bielsa. L’esatto contrario di Guardiola.
Aggiungo anche, per chiudere la parentesi inglese, la promozione, via playoff, del Brentford, compagine londinese che aveva giocato cinque campionati nella vecchia First Division a cavallo dell’ultima guerra.
Un cordiale bentornato.
Spiace un po siano andati su nella prima stagione dopo aver pensionato il vecchio e pittoresco Griffin Park nel quale avevo avuto il piacere di assistere ad un incontro ormai trent’anni fa.
Uno dei tanti modi con i quali ho buttato nel cesso troppo tempo in vita mia, va be……
Non credo entrerò mai nel nuovo Brentford Community Stadium, il tempo nel frattempo è passato, ho aggiustato un po'le priorità dove di sicuro non rientrano gli stadi inglesi nuovi, e probabilmente neanche più quelli vecchi.
Lo consiglio comunque ai nuovi tifosi formato Ryanair, ha tutto per loro.
Sono tanti campionati europei in cui l’egemonia di un club sta schiacciando la concorrenza, più del solito, diversi e diversamente dal solito.
Il campionato francese ad esempio deve fare i conti con una realtà piombata su di loro come se fosse precipitata da Marte, in quanto un emiro si è messo in testa di voler primeggiare in Europa e quindi ha scelto una città, Parigi, un nome noto ai quattro angoli del globo, non conoscendo nulla della realtà calcistica francese e stando bene alla larga dai due nomi più prestigiosi del football transalpino, l’anonima e provinciale St. Etienne e la problematica Marsiglia.
A Parigi ci sono i lustrini.
Ecco perché la partita più importante della stagione è stata giocata la sera di domenica 23 maggio, una settimana prima della finale di UCL.
Vincendo 2-1 ad Angers nell’ultima di campionato il Lille OSC, una squadra ben condotta ma con un budget a disposizione, 147 milioni di euro contro i 600, parecchio inferiore a quello dei rivali, gli onnipotenti, onnicompranti e onnipaganti del PSG, emanazione calcistica su suolo europeo del fondo sovrano d’investimenti qatariota, che annovera tra le sue fila i vari Neymar, Mbappe, Di Maria e compagnia, si laurea campione di Francia.
Una banda di sconosciuti agli ordini di un corsaro marsigliese, Cristophe Galtier, artefice vero di questo trionfo inaspettato.
Li raccolse moribondi e in fondo alla classifica tre anni fa centrando, dopo una salvezza al pelo, un clamoroso secondo posto.
Ora, dopo aver ceduto due anni fa il loro miglior giocatore e miglior goleador, Pepè, all’Arsenal per 80 milioni e Osimehn al Napoli l’estate scorsa per altri 80, sostituiti con il trentacinquenne mestierante turco Burak Yilmaz e il ventenne canadese David vincono addirittura il campionato.
Napoli e Arsenal nel mentre finiscono rispettivamente quinto e ottavo, il primo fuori dalla Champions League, i secondi fuori da qualsiasi competizione internazionale.
Brera li chiamava ricchi scemi, è ancora vero.
Adesso il portiere è già stato ceduto al Milan, Galtier sembra sul piede di partenza……vinceranno la Champions?
Dubito.
Ad ogni modo squadra dell’anno.
Ottimo terzo il Monaco che era stato l’ultimo a fregare i parigini.
Penisola iberica:
torna alla vittoria in campionato il glorioso Sporting Clube do Portugal, meglio conosciuto come Sporting Lisbona, un mio vecchio pallino.
Si tratta del loro diciannovesimo titolo, non vincevano dal 2002: 19 anni, manco mi ero accorto che era passato così tanto tempo.
E’ una vittoria di valore, che spezza il duopolio Benfica-Porto e restituisce al vertice un club salvato sull’orlo della bancarotta da un presidente prima salvatore e poi protagonista di lotte interne al board, quindi cacciato dai membri del club dopo assemblea straordinaria.
Pare fosse anche dietro l’organizzazione dell’aggressione da parte di una cinquantina di ultras ai giocatori all’interno del centro di allenamento.
Rifondato partendo dal settore giovanile, lo Sporting è riuscito quest’anno a vincere il titolo con una rosa tra le più giovani del campionato e quella che comprende meno stranieri.
Ricordiamoci che il campionato portoghese ormai da almeno un quindicennio fa da trampolino di lancio, tramite Porto e Benfica principalmente ma anche altri club, per giocatori sia indigeni ma soprattutto brasiliani o africani che vengono prelevati a poco prezzo nei paesi d’origine, testati e messi in luce per poi essere rivenduti a peso d’oro ai club europei più ricchi.
Modern football.
Diciamo che lo Sporting si è opposto a questo modello, magari solo parzialmente, ed è riuscito a farlo vincendo.
Sicuramente prima o poi anche loro venderanno i più promettenti, non mi dispiacerebbe nel frattempo leggere il lor nome scritto due o tre volte di fila nell’ albo d’oro.
L’Atletico Madrid ha vinto il campionato spagnolo, sette anni dopo l’ultima vittoria.
Stagione anomala in Spagna, con le due grandi tradizionali che non riescono ad ingranare e si trovano a dover cancellare partite causa covid. La prima fuggitiva stagionale era stata la Real Sociedad, ripresa dopo dieci giornate dall’ Atletico che è rimasto poi sempre davanti complice le titubanze del solito duo e resistendo all’ assalto in extremis del Real.
Chiudono con due punti di vantaggio 86 a 84.
La vittoria dell’ Atletico Madrid ha poco a che vedere con quella del Lille, ma anche con quella dello Sporting.
E’ un club identico per impostazione alle altre due rivali, nuovo stadio megagalattico, ingaggi megagalattici tipo Joao Felix dal Benfica per 120 milioni, più altri 6 all’agente, più l’ingaggio al giocatore.
Fondamentale per la vittoria Luis Suarez, 6 milioni al Barcellona dopo il pastrocchio di Perugia e 21 gol, parecchi decisivi per una squadra che fa della difesa e della basaltica forza di volontà la sua vera e propria forza. Come sempre finchè ci sarà Simeone seduto in panchina.
Da guardare in tele, in uno stadio vuoto se non si è tifosi non proprio il massimo.
Fine di un dominio incontrastato lungo nove anni anche in Scozia dove i Rangers, magistralmente architettati e diretti dal sorprendente Steve Gerrard spodestano il Celtic.
La voglia di campionato tira però un brutto scherzo agli uomini di Ibrox che finiscono inopinatamente fuori dalla Coppa di Scozia ai quarti per mano del St. Johnstone.
Ed è proprio il St. Johnstone la rivelazione stagionale con la doppia affermazione in Coppa di Scozia e in Coppa di Lega, impresa fin qui riuscita solo a tre squadre, senz’altro degno di nota.
L’ Heart of Midlothian vince la seconda divisione e torna in SPL, e meno male!
Retrocede il Kilmarnock dopo 28 anni e una doppia sconfitta nello spareggio contro la 2° della seconda divisione, il Dundee che torna in prima divisione dopo tre stagioni.
Il caro vecchio Queen’s Park ha vinto la quarta serie ed è promosso in terza.
Finale di Champions League, avevo visto l’andata della semifinale di CL Real Madrid-Chelsea: sorprendente, mi ero fatto un’idea… infatti ha vinto il Chelsea, con merito, nettamente: più quadrato, più focalizzato, più feroce.
I tikitakas hanno pressato forte 5/10 minuti poi il Chelsea che li aveva invitati avanti ha cominciato a colpirli di rimessa.
Tre occasioni buttate alle ortiche dallo scarso Werner, un vero bidone, prima del lancio di Mount, la cosa migliore dell’intero incontro, che imbecca Havertz che controlla scarta il portiere e mette dentro. Molto bene anche James.
Male il City che era strafavorito e ovunque glorificato al pari di Guardiola per il quale era già cominciato il processo di beatificazione.
Il ‘sommo’ sbaglia formazione regalando due uomini agli avversari (in realtà uno solo in quanto il Chelsea aveva Werner in campo e Abraham in tribuna): l’indisponente Sterling a sinistra e Bernardo Silva al posto di Fernandinho (o Rodrì). Ngolo Kantè, che già non aveva bisogno di favori, ringrazia risultando il migliore in campo.
Di fronte a lui stava il monacale Tuchel, un calvinista del calcio; gioca pratico, pressa alto e difende ruvido e soprattutto istruisce i suoi sul tenere sempre bene gli occhi aperti così da poter infilare, avanzando, la palla nel corridoio migliore.
Lo aveva già battuto due volte dal suo arrivo a Londra, in campionato e nella semifinale di FA Cup, partita secca che avrebbe dovuto far suonare qualche campanellino nella testa di Guardiola che invece pensa di essere dio, perché quasi tutto il mondo glielo dice, e non mette neppure il centravanti. Il primo tempo è stato decente, il secondo palloso.
Bello vedere la squadra del miglior-allenatore-di-tutti-i-tempi, disperata, cercare di trovare il pareggio con rimesse laterali lunghissime stile Chelsea-Leeds ’70, come uno Stoke City qualsiasi.
Calcisticamente son gioie intime.
In settimana il Viilareal aveva colto un successo storico vincendo, seppur ai rigori, l’ Europa League contro il Manchester United, squadra dalla scadente personalità e qualche limite tecnico ma che è riuscita ad arrivare seconda in PL.
I gialli allungano la striscia di squadre spagnole vincenti in UEL, dieci nelle ultime quindici disputate.
Li allena Emery che vince (per la terza o quarta volta la EL) e con zero budget riesce dove non era riuscito con l’Arsenal dal budget milionario. Se solo i tifosi inglesi realizzassero quale presa per il culo a pagamento gli affaristi del pallone stanno loro rifilando. Ma se lo meritano, sono una manica di coglioni.
Partita tutt’altro che indimenticabile e non altezza di certe sfide dei turni precedenti. Altrove
Il Ludogorets fa meglio di Bayern, Juve e Celtic e vince il suo decimo campionato bulgaro consecutivo.
Il RedBull Salzburg vince il suo ottavo campionato austriaco consecutivo, quindicesimo della serie.
In Svizzera lo Young Boys si aggiudica il suo quindicesimo titolo nazionale, quarto consecutivo succedendo al Basilea come squadra elvetica egemone e ora a metà del cammino per cercare di emulare i rivali che si erano fermati, prima del loro primo successo, a quota otto.
Il Grasshopper ha vinto la seconda serie e ritorna in prima serie dopo due stagioni.
Mai mi sarei aspettato di vederli così in basso.
Il Bruges vince il suo 17mo campionato belga, terzo nelle ultime quattro stagioni ma la vera notizia in Belgio è che l’ Union St. Gilloise, undici campionati vinti tra il 1904 e il 1935, una delle squadre dal passato più glorioso del panorama belga ritorna in Prima Divisione, dalla quale era retrocessa nel 1973.
Un caloroso bentornati, mi auguro ci restino a lungo al posto di tutte quelle squadre che fondendosi di continuo e opportunamente tra loro si garantiscono sempre un posto nella massima serie.
Il Belgio e le fusioni, un problema, nonché un fastidio.
In Olanda vince l’Ajax con largo scarto e anticipo, 16 punti al PSV.
Terzo il consolidato AZ Alkmaar che l’anno scorso quando sospesero il campionato alla 26ma giornata era primo a pari merito con l’Ajax.
Il Tuta Durazzo si aggiudica il suo secondo campionato albanese (il primo nel ‘93), uno dei campionati con il nome migliore: Kategoria Superiore, alla differenza reti contro il Vllaznia Scutari.
Forte anche il dominio dello Slavia Praga sul campionato ceco.
Ha vinto gli ultimi tre su quattro, quest’ultimo con 12 punti in più dei tradizionali rivali cittadini dello Sparta.
Ha vinto anche la coppa nazionale battendo in finale il Viktoria Plzen 1-0.
La squadra ha inoltre acquisito un discreto spessore internazionale che l’ha portata ai quarti di finale di Europa League e l’anno scorso alla fase a gironi di Champions dove colse un gran bel pari a S.Siro.
Tutto regolare in Ungheria dove il Ferencvaros ribadisce la sua superiorità vincendo il suo trentaduesimo campionato, terzo consecutivo, 20 i punti di distacco sulla seconda classificata, la Puskas Academy del presidente Orbán.
Sarà contento, ora darà l’assalto al primo posto, seguirò con attenzione per vedere cosa riuscirà a combinare.
Plauso comunque per il suo piano decennale per il rilancio del calcio ungherese ormai giunto a compimento con unica macchia il nuovo stadio del MTK.
In Polonia non mi ero accorto che era arrivato in serie A lo Stal Mielec, che vinse due campionati negli anni ’70 ai tempi del grande Szarmach.
Lo scudetto è andato al Legia Varsavia.
Conferme anche in Grecia per l’Olimpiakos che vince il suo 46mo titolo, staccatissimo l’ Aris Salonicco secondo.
Dal 1996/97 ha vinto 21 dei 25 campionati greci disputati.
In Turchia Besiktas e Galatasaray chiudono appaiati a 84 punti, vincono i primi per una differenza reti maggiore di un gol. Immagiono la tensione.
Ex-Jugoslavia: la Crvena Zvevda fa 108 punti in campionato, imbattuta: 35 vittorie e 3 pareggi; 114 gol fatti e 20 subiti.
In Croazia sempre Dinamo Zagreb, in Bosnia bella vittoria del Borac Banja-Luka che fa due punti in più del favorito Sarajevo.
A livello individuale favolosi i 41 gol di Lewandowski e record, niente male neanche Giakoumakis capocannoniere in Olanda col VVV retrocesso.
I migliori cannonieri sono stati:
Robert Lewandowski (Bayern) 41
Paul Onuachu (Genk) 33
Messi (Barcellona) 30
Cristiano Ronaldo (Juventus) 29
Andrè Silva (Eintracht Frankfurt) 28
Kylian Mbappè (PSG) 27
Erling Haaland (Borussia Dortmund) 27
Giōrgos Giakoumakīs (VVV Venlo) 26
Il tutto in stadi completamente vuoti.
Etichette:
Calcio
giovedì, giugno 03, 2021
Mdou Moctar
Riprendo un articolo che ho scritto per "Libertà" domenica scorsa.
E' una storia molto suggestiva quella di Mdou Moctar.
Ma é anche una vita fatta di resistenza, caparbietà, perseveranza, dura lotta contro avversità che dalle nostre parti nemmeno immaginiamo, cullati da una opulenza tecnologica e logistica che in Niger neanche si sognano.
Mdou arriva da Agadez, un villaggio rurale di uno dei paesi più poveri e problematici al mondo.
E' un Tuareg, popolo nomade per eccellenza e il concetto di chitarra elettrica da quelle parti é abbastanza avulso dalla quotidianità.
Ma Mdou é un fan di Jimi Hendrix (é anche mancino come lui), di Van Halen, gli piacciono il punk e il rock duro.
E allora una chitarra se la costruisce ed elabora uno stile tutto suo.
Ma non solo.
Gira il Niger con una moto viola, ispirandosi a Prince, suona ovunque gli capiti, davanti a sparute folle in villaggi remoti, riprende il tutto in modo artigianale e confeziona un affascinante film, sorta di remake di “Purple Rain” del grande artista americano.
Piano piano la sua fama si espande a macchia d'olio attraverso l'Africa dell'Ovest, grazie ai cellulari, unico mezzo di comunicazione diretta da quelle parti e arriva piano piano in Europa e in America.
Incide un po' di album, distribuiti solo in zona, fino a quando non riceve la chiamata di un produttore americano.
Gli spegne il telefono in faccia, pensando a uno scherzo di un cugino.
Christopher Kirkley dell'etichetta Sahel Sound ci rimane male ma non si dà per vinto e lo richiama.
Finisce che lo andrà a trovare in Niger regalandogli una vera chitarra per mancini.
Che da allora Mdou Moctar non ha mai smesso di usare.
Esce in questi giorni il sesto album della sua carriera “Afrique Victime”. Ancora una volta un disco incredibile che mischia afrobeat, suoni subshariani tradizionali e un'anima rock, psichedelica, ipnotica, in cui confluiscono Hendrix, Prince, i Grateful Dead, insieme a ritmi tribali (i musicisti che lo accompagnano sono di una bravura incredibile).
Il suo produttore e bassista, Mikey Coulton, prima di partire in tour, va a fare le prove in Niger, facendosi 20 ore di aereo da New York e altre 28 in bus per arrivare ad Agadez.
C'è un mondo là fuori, pieno di incredibili sorprese.
Mdou Moctar é una di queste.
Afrique Victime (Live in Niger)
Il groove della band, la potenza del batterista, l'entusiasmo del giovanissimo pubblico, la tecnica di Mdou.
https://www.youtube.com/watch?v=FDwT6trlSws
Tiny Desk (Home) Concert
https://www.youtube.com/watch?v=khUmz4d2Hv8
Etichette:
Sounds of Africa
mercoledì, giugno 02, 2021
Warhol e Schifano in mostra a Pescara
Riprendo l'articolo firmato per Il Manifesto lo scorso sabato.
Ha riaperto a Pescara, nel nuovo polo museale Imago Museum, inaugurato da poco, dedicato all’arte moderna e contemporanea e promosso e realizzato dalla Fondazione Pescarabruzzo, una mostra (aperta al pubblico fino a settembre) che affianca due geni della Pop Art, Andy Warhol e Mario Schifano, con centinaia di opere dei due autori.
Affiancati e messi a confronto tra similitudini e correlazioni ma con anche evidenti divergenze.
Entrambi sperimentatori, al passo con il loro tempo, spesso anticipatori e conseguentemente entrati in contatto con quella controcultura che negli anni Sessanta espresse al meglio il suo lato eversivo e innovativo, prima di essere progressivamemte e definitivamente omologata e industrializzata, il “rock”.
Il flirt tra arte e musica rock é sempre stato frequente e non si contano gli esempi di alto profilo che hanno caratterizzato copertine, poster, loghi e le stesse canzoni.
Non mancano autori celebri con un talento che esulava dal semplice ambito musicale ma si spostava con risultati più che apprezzabili nella pittura o grafica (da John Lennon a David Bowie al chitarrista dei Rolling Stones, Ron Wood, eccellente pittore).
Inutile sottolineare come il connubio più importante, famoso e meglio riuscito, sia stato quello tra Andy Warhol e alcune tra le espressioni più autorevoli del rock 'n' roll.
Warhol é stato l'artefice della popolarità iconica del primo album dei Velvet Underground & Nico del 1966, uno dei lavori più importanti nella storia della musica rock.
La sua “produzione” non ebbe nulla a che fare con l'aspetto sonoro ma furono sue la celeberrima copertina con la banana (nella prima edizione rappresentata da un adesivo “sbucciabile”) e l'idea del light show che accompagnò i primi concerti.
Il disco vendette davvero poco ma a posteriori fu rivalutato e considerato una pietra miliare della musica pop contemporanea, oltre ad avere influenzato generazioni di nuovi musicisti.
Anche la copertina di Sticky Fingers dei Rolling Stones (per i quali provvederà anche a quella di Love You Live) con tanto di vera zip che apriva i jeans del modello Joe D'Alessandro (nonostante si fosse spesso ipotizzato si trattasse dello stesso Mick Jagger) fu opera sua e così perfino Made In Italy della “nostra” Loredana Berté (della quale diventò intimo amico) e Milano-Madrid di Miguel Bosè.
Il suo interesse per l'ambiente rock sarà ricambiato da David Bowie con la sua Andy Warhol (che, a detta dello stesso Bowie, Warhol odiava e quando gliela fece ascoltare alla Factory, non fece altro che girare le spalle e andarsene), da Lou Reed con Andy's Chest, che, successivamente, nel 1988, dopo la sua morte, avvenuta un anno prima, si ritroverà con l'ex sodale dei Velvet Underground, John Cale, per omaggiare il loro mentore con lo strepitoso album Songs for Drella (soprannome di Andy, unione di Dracula e Cinderella/Cenerentola a rappresentazione dei due suoi antitetici caratteri).
“Warhol più che al contenuto specifico dell'immagine é interessato alla sua qualità meccanica e al trattamento che l'immagine stessa riceve dai mass media; quando impiega i colori ad olio lo fa in maniera meccanicamente esatta, conforme, identica, all'autentico...nella sua rappresentazione non esiste partecipazione o compromissione dell'artista con il soggetto rappresentato, trasmutato definitivamente in prodotto.” (Generoso Bruno dal catalogo della mostra).
Il concetto di Pop-Art warholiano (inteso, in maniera generica come “Arte Popolare”) si riassume bene nella sua dichiarazione dal libro The Philosophy of Andy Warhol.
From A to B & Back Again:
“Quel che é davvero grande in questo paese é che in America si é affermato il costume secondo cui il consumatore più ricco compra essenzialmente le stesse cose del consumatore più povero.
Liz Taylor beve Coca Cola e anche tu puoi berla e nessuna somma di denaro ti può garantire una Coca migliore di quella che beve il barbone all'angolo della strada.
Liz Taylor lo sa, lo sanno il Presidente e il barbone e anche tu lo sai”.
Il percorso di Mario Schifano é solo apparentemente simile, anche se cammina negli stessi sentieri della Pop Art.
I due si incontrano nel 1963 a New York e si piacciono ma l'italiano ha un approccio completamente diverso. Schifano dipinge, non replica serigraficamente le immagini.
“La Coca Cola di Schifano non omaggia una merce le cui proprietà materiali sono già quelle della mercificazione, bensì la pittura e con essa i suoi pittori di insegne. L'operazione concettuale che Schifano istintivamente compie non riguarda il semplice trasferimento dell'immagine dal contesto visivo dell'iconosfera urbana al supporto pittorico, ma sulla tela direttamente o sul velo zigrinato della carta da pacchi, la mano dell'artista muove verso la neutralizzazione significante dello stigma del proprio tempo. Gli emblemi privati della funzione e del significato originario, si dischiudono a nuove letture e ulteriori livelli di percezione e significato.” (Generoso Bruno dal catalogo della mostra).
Anche Schifano realizza il “suo” Velvet Undeground italiano. Le Stelle di Mario Schifano, gruppo psichedelico di cui l'artista entra a far parte effettiva, pur non suonando nulla, riprendono il progetto di Warhol con Lou Reed e soci, realizzando nel 1967 l'album Dedicato a, (come accadde ai Velvet Underground, vendette pochissime copie, ora ricercatissime dai collezionisti, grazie anche e soprattutto alla confezione grafica curata dall'artista con copertina argentata e l'interno sfogliabile con le foto del gruppo ritoccate) e suonando un primo concerto a Roma con il film dello stesso Schifano, Anna Carini in agosto vista dalle farfalle, proiettato sui musicisti sul palco, poi a Torino e infine al “Piper” di Roma, presente anche Gerard Malanga della Factory, con quattro schermi panoramici su cui vengono riprodotte immagini dalla guerra in Vietnam e film dell'artista.
Nei suoi frequenti viaggi a Londra conosce i Rolling Stones, inserisce una partecipazione di Mick Jagger e Keith Richards (oltre a Carmelo Bene e Alberto Moravia, tra gli altri) nel suo film del 1969, Umano non umano e intraprende una chiacchierata relazione con l'ex di Mick, Marianne Faithfull. Jagger e Richards ricambiarono l'amicizia dedicandogli il brano degli Stones, Monkey Man da Let it bleed del 1969 (“I'm a cold Italian pizza...” recita uno dei primi versi). Non dimenticando la copertina disegnata per uno dei più significativi album italiani dei Sessanta, Stereoequipe dell'Equipe 84.
"Tra Warhol e Schifano lì dove l’arte Pop prova ad elevarsi a classicità contemporanea, la pittura – il più classico dei mezzi della rappresentazione – disperatamente prova ad aggrapparsi alla vita moltiplicata del tempo presente.
Se Warhol è identificabile in un processo statico, per i suoi procedimenti di isolamento, dilatazione e ripetizione seriale dell’immagine, per convesso, Schifano pone dinamicamente il soggetto rappresentato nella condizione di poter forzare i margini dello spazio di rappresentazione e di proseguire la sua proiezione oltre il limes pittorico. Il confronto tra un artista che quasi non dipingerà mai ed un altro che invece proverà, nello spazio della società contemporanea, ad elevare la pittura a medium di massa, non può che procedere, concettualmente, per scarti.
È solo nella lettura di questi movimenti contrapposti che, per approssimazione, possiamo avvicinarci ad una verità possibile". (Generoso Bruno dal catalogo)
I DETTAGLI QUI: https://imagomuseum.it/
Etichette:
Arte,
Cultura 60's,
Cultura 70's
martedì, giugno 01, 2021
Maneskin
Riprendo l'articolo che ho scritto domenica per "Libertà".
Scudetto e Champions League, si direbbe in termini calcistici.
Prima il Festival di Sanremo e poi l'Eurovision Festival, per tradurlo in musica.
E' l'impresa dei giovani Maneskin che, inaspettatamente, hanno prima sbaragliato il “bel canto” a Sanremo e poi il meglio (bè insomma, sono sicuro che si poteva trovare qualcosa di più interessante e meno pacchiano) dell'Europa.
Il successo della band ha scoperchiato un' incredibile e serrata discussione sia sui social che nel contesto musicale e giornalistico nostrano.
Da una parte la Setta degli Attempati che grida allo scandalo perché non si tratta di “vero rock” e “vuoi mettere i Led Zeppelin?” e “quando c'era Lui” (non fraintendete. Lui inteso come Elvis Presley o John Lennon), guardandoli dall'alto al basso con sdegno e sufficienza.
Dall'altra i musicisti (attempati pure loro) che rivendicano uno spazio che non hanno mai ottenuto, nonostante anni spesi su palchi oscuri della penisola senza riconoscimento alcuno (magari sarebbe opportuno chiedersi come mai) mentre questi giovinastri si prendono la scena italiana ed europea in un colpo solo.
Dall'altra ancora, chi saluta il ritorno del rock che finalmente farà garrire di nuovo la bandiera della trasgressione, delle chitarre elettriche, dei capelli lunghi e si prepara a salutare migliaia di giovani emuli della band, che finalmente abbandoneranno rap e trap e torneranno ad affollare le cantine a suon di Rolling Stones, Who e Jimi Hendrix.
Non c'é ovviamente una verità e, giustamente, ognuno si tenga la propria opinione.
In realtà non cambierà nulla.
I Maneskin si ritaglieranno una fetta di mercato e di estimatori, probabilmente ispireranno qualche ragazzo e ragazza a buttare in piedi un gruppo rock, continueranno, presumibilmente, ad affacciarsi nelle classifiche nostrane e riempire palazzetti dello sport per un po' di tempo.
Se di talento si tratta lo potremo valutare nel tempo. Per il momento si tratta di un fenomeno cresciuto nel corso degli anni, grazie a tanto lavoro.
Il loro e quello dei produttori, a cui si sono aggiunti cospicui investimenti promozionali da parte dei discografici.
La band, nonostante la giovane età, ha alle spalle anni di gavetta, a partire dalla vittoria in un contest per gruppi indipendenti che li portò sul palco del Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza già nel 2016 e poi, attraverso una lunga serie di altre attività, alla trasmissione X Factor, alla fine della quale arrivarono secondi, con l'appoggio di Manuel Agnelli.
Il confezionamento estetico ha fatto il resto ed é uno degli aspetti più curati. Giovani, freschi, una ragazza in formazione (aspetto, incredibilmente, ancora anomalo e curioso, nel panorama nostrano) al basso, un cantante esuberante e pseudo trasgressivo, una discreta capacità tecnica, abbigliamento luccicante, mosse promozionali azzeccate.
Soprattutto canzoni costruite alla perfezione per arrivare a un pubblico trasversale.
E' un lavoro certosino, creato pazientemente in studio di registrazione e mettendo insieme i vari tasselli del mosaico che si chiama successo.
Riesce una volta su cento ma soprattutto quando c'è il materiale grezzo su cui lavorare.
Quando i protagonisti hanno voglia di andare fino in fondo, di investire su se stessi, di osare, di buttarsi a testa in giù in un'avventura tanto entusiasmante quanto rischiosa e potenzialmente rovinosa, dovesse andare male.
I Maneskin sono determinati, perseveranti, hanno alle spalle un team serio e professionale, loro stessi lo sono.
Personalmente reputo che non dicano, artisticamente, nulla di nuovo, non sono interessato alla loro musica, né ritengo stiano apportando qualcosa alla scena italiana.
Il successo all'Eurovision contribuirà ad aprire loro qualche porta all'estero e a dare un barlume di visibilità alla scena italiana.
Ma non sarà l'inizio di alcun cambiamento o rivoluzione, tanto evocati da media e social.
E' semplicemente un gruppo di ragazzi giovani, innamorati di certi suoni e di un tipo di cultura al momento obsoleta, sovrastata da gusti che guardano al pop elettronico, che hanno iniziato a costruirsi una carriera.
Sarei contento di trovarli alle prese con dischi di spessore e con un cammino dignitoso da un punto di vista artistico.
Buona fortuna ai ragazzi e si rassegni chi a vent'anni non ce l'ha fatta (probabilmente perché non ci ha nemmeno mai provato).
Etichette:
Di cosa parliamo quando parliamo di musica
lunedì, maggio 31, 2021
Il meglio del mese. Maggio 2021
A quasi metà dell'anno in corso tante buone cose da segnalare:
Sleaford Mods, Paul Weller, Dewolff, Jon Batiste, The Coral, Sons Of Kemet, Mdou Moctar, Teenage Fanclub,Tom Jones, Adrian Younge, Flyte, Myles Sanko, Billy Nomates, Alan Vega, Django Django, Aaron Frazer, Bamboos, Arlo Parks, Shame.
In Italia: Radio Days, Nicola Conte/Gianluca Petrella, A/lpaca, Gang, SLWJM, Bachi da Pietra, Joe Perrino, Amerigo Verardi, Les Flaneurs, The Smoke Orchestra.
PAUL WELLER - Fat Pop (Volume 1)
Originariamente concepiti come una serie di 45 giri che la situazione attuale ha reso logisticamente poco praticabile, i dodici brani del sedicesimo album solista di PAUL WELLER sono stati rinchiusi in un album (che esce a meno di un anno dal precedent "On Sunset").
Registrati "a distanza" con la band abituale, consueto apporto di ospiti, tra cui non spiccano nomi celebri, caratterizzati da atmosfere abbastanza diverse.
Un album solido, che testimonia quanto il livello creativo e qualitativo dell'opera di Weller si sia consolidato nell'alveo dell'eccellenza, con un sound immediatamente riconoscibile, personale, originale, distintivo.
THE CORAL - Coral Island
Non ha mai avuto grandi onori la band di Scousers in questi 20 anni di attività, vacillando tra alti e bassi ma sempre con episodi dignitosi. Il decimo album sfiora il capolavoro.
Un concept condotto dalla voce del nonno 85enne dei fratelli Skelly (come accadde in "Odgen's.." degli Small Faces) che ci porta lungo 24 tracce di un doppio album ambizioso e riuscitissimo tra psichedelia, 60's, rock 'n' roll, skiffle, eccellenti canzoni.
Bellissimo.
SONS OF KEMET - Black to the future
Il nuovo groove che si respira a Londra.
Che mischia, nella migliore tradizione del guru della scena new jazz britannica, Shabaka Hutchings, anima della band, quello che accade intorno: jazz, funk, tribalismo, afro sound, hip hop, grime, Caraibi.
Il tutto proposto da percussioni, tuba, sax, clarinetto e voci.
Con un forte substrato politico e militante. Che riporta all'Archie Shepp di "Attica Blues" ma anche all'attitudine protest di Last Poets e Gil Scott Heron.
Non é un disco "avanti" ma una fotografia del presente.
PS: titolo stupendo.
MARIANNE FAITHFULL - She walks in beauty
Audace e sperimentale progetto della grande voce britannica, ancora più sofferente, caustica e scabra del solito, alle prese con un album di spoken word, in cui declama testi tratti dal repertorio Romantico inglese. Commento sonoro a cura di Warren Ellis con una mano anche da Nick Cave e Brian Eno, a base di suggestioni ambient e solenni.
Album "pesante" e di non facile digeribilità ma di un fascino unico.
THE BLACK KEYS - Delta kream
Grande omaggio alle radici più blues del loro sound, riprendendo brani di Junior Kimbrough, RL Burnside (utilizzando anche loro ex musicisti), Mississippi Fred McDowell, John Lee Hooker.
C'è tanta passione, attitudine e aderenza allo spirito originale.
Un ottimo album.
MOTORPSYCHO - Kingdom of Oblivion
Prosegue incessante la carriera bulldozer della band norvegese, che spiana tutto ciò che si trova davanti, con l'ormai classico sound che mette insieme prog, hard, doom, Black Sabbath, King Crimson, folk rock psichedelico, Yes e Hawkwind. Il tutto in un'ora abbbondante di musica e brani che vanno da 6 ai 10 minuti. Sempre grandi anche se prevedibili.
DINOSAUR JR. - Sweep It Into Space
J Mascis e Lou Barlow suonano esattamemte come i Dinosaur Jr. Solo un po' più pop e roots. E in effetti sono i Dinosaur Jr e quello che ti aspetteresti é quello che loro ti danno. E che non é niente male, considerando che é il dodicesimo album in 35 anni e che di energia e attitudine ce ne sono ancora in abbondanza.
BAMBOOS - Hard Up
La band australiana fa un perfetto centro al decimo album (registrato prima del Covid e pubblicato ora).
Soul funk super groovy, taglio vintage, sezione fiati da urlo, la grande voce di Kylie Auldis, canzoni di primissima qualità, un album imperdibile per gli amanti del genere.
TONY ALLEN - There is no end
Album postumo del grande maestro ritmico dell'afrobeat. Fino alla fine alla ricerca del nuovo e della sperimentazione. Questa volta a fianco delle nuove generazioni rap a cui concede il suo tipico e geniale supporto ritmico.
Interessante, fresco, avanti.
MDOU MOCTAR - Afrique Victime
IL fantastico musicista del Niger torna con un album crudo e ipnotico. Tipici suoni a cui ci ha abituato la scena Tuareg sahariana, tra rock, psichedelia, afro, scale arabe, virtuosismi chitarristici incredibili e una band pazzesca alle spalle. Lui lo descrive come un incrocio tra Van Halen, Black Flag e Black Uhuru.
C'è anche molto impegno sociale e politico e un'attitudine fresca e potentissima.
C'é un mondo là fuori, tutto da scoprire.
GIZELLE SMITH - Revealing
Figlia d'arte (Joe Smith era compositore per i Four Tops), cresciuta a Manchester, attiva con i Mighty Mocambos, sposta le sue coordinate sonore verso atmosfere sempre affini alle radici soul, funk e rhythm and blues ma con uno sguardo più ampio verso pop e rock. Non male, classe e coolness ma giudizio tiepido.
MATT BERRY - The blue elephant
L'attore inglese regale un ottimo album timbrato Acid jazz tra pop beat, soul, freakbeat, jingle jangle.
Molto gradevole.
ROBERT FINLEY - Sharecropper's son
Prodotto da Dan Auerabch dei Black Keys, che vi suona anche la chitarra, terzo album per l'artista della Louisiana, alle prese con un torrido e crudo mix di rhythm and blues, blues, southern soul. C'è di che divertirsi.
THE REVEREND PEYTON'S BIG DAMN BAND - Dance songs for hard times
Il trio dell'Indiana arriva al decimo album e a chissà quante migliaia di concerti. Blues, gospel, country, oscuro rockabilly, John Lee Hooker, R.L.Burnside, Junior Kimbrough e tanto altro mischiato a un approccio punk. Hot stuff!
GARY NUMAN - Intruder
Continua a macinare album dignitosi uno dei primi artefici della new wave elettronica di fine anni 70. Anche il nuovo lavoro si muove su binari algidi, solenni, decadenti. Non male.
RADIO DAYS - Rave on!
I Radio Days ad esempio si stanno felicemente avviando verso i 20 anni di attività con parecchi album e un'infinità di 45 giri, collaborazioni, partecipazioni alle spalle. Suonano un perfetto power pop, in esaltante equilibrio tra il punk rock arrembante dei Ramones, il pulsante beat del primo Elvis Costello e quella galassia di gruppi che hanno sempre mischiato il beat degli anni 60 con un sound più aggressivo ed elettrico, dai Knack ai Rubinoos, Paul Collins Beat, Weezer, Jam. Nel nuovo lavoro abbracciano al meglio tutto il loro mondo artistico, condensandolo in dieci brani da, rigorosamente, tre minuti al massimo. I brani sono curatissimi, dalle melodie beatlesiane ai suoni vintage ma che sanno essere modernissimi e irresistibili. In un mondo più giusto sarebberro in testa alle classifiche.
MARK AND THE CLOUDS - Waves
Terzo album per la band italo/inglese guidata dall'ex membro degli Avvoltoi Marco Magnani. Uno splendido viaggio nei migliori sapori 60's, tra garage, psichedelia, Beatles, freakbeat. Grandi canzoni, cura minuziosa per i giusti suoni, quindici brani di caratura eccelsa. Un gioiello!
BACHI DA PIETRA - Reset
Al settimo album, la rocciosa band, tra le più originali e rappresentative attualmente in circolazione in Italia, stempera il consueto aggressivo e abrasivo sound. In realtà solo in apparenza. L'approccio e l'attitudine rimangono ostici e i dieci brani concedono raramente scampo, collocandosi tra Jon Spencer Blues Explosion e Queens of the Stone Age e un costante sguardo accigliato verso una realtà cupa e spietata di cui "Reset" può essere un'ideale colonna sonora. Uno dei vertici delle proposte discografiche del nuovo anno.
IOSONOUNCANE - Ira
Album importante e coraggioso quello dell'artista sardo, travolto da un hype unanime che inneggia al capolavoro.
Le due ore di musica ci portano tra tribalismo, elettronica, jazz, sperimentazione, Swans, Motorpsycho, psichedelia, kraut, Robert Wyatt e tanto altro. Inclusa una buona dose di autoindulgenza.
Un lavoro innovativo e avanguardistico, che guarda lontano e fuori dagli angusti e decadenti confini, spartiacque nell'ambito dell'indie nostrano, ormai ripiegato da tempo su se stesso. Sarà vera gloria? Attendiamo.
GIACOMO SFERLAZZO - Marinmenzu
Non é un album facile, anzi...per fortuna! Di musica "leggerissima" ne abbiamo a sufficienza (e anche abbastanza!).
Giacomo Sferlazzo é un militante politico (fieramente comunista), agitatore culturale e artista di Lampedusa. "Marinmenzu" é un album in cui entrano folk, suoni mediterranei (soprattutto quando sentiamo le voci dei migranti prigioniei in Libia in "Give me the oil and take the slaves", anche questi sono purtroppo suoni del Mediterraneo), la tradizione dello spoken word militante e tanto altro.
E' un lavoro intenso, crudo e potente. Un urlo dalla prima linea. Da ascoltare con mille attenzioni.
LINK QUARTET - The Saint-Tropez Heist / Nizza Connection
Una discografia sterminata, spalmata su ormai 30 anni di attività, a cui si aggiunge un nuovo tassello, un prezioso 45 giri in vinile.
Un ritorno alle origini, quelle dell'Hammond sound più potente, con il turbo innestato, che caratterizza la side A, mentre si viaggia in un funk psichedelico dall'incedere quasi dub sul retro.
Non troverete di meglio in circolazione in questo ambito.
THE BACKDOOR SOCIETY feat. Paolo Apollo Negri - On the run / Ballad of a liar
Ruggisce il garage punk della band piacentina, conosciuta per un sound debitore al Dutch dei 60's. Nel nuovo 45 giri si guarda a sonorità più ruvide (tra Sonics, Gravedigger V, Crawdaddys) con il Farfisa di Paolo Apollo Negri a inacidire il tutto.
Un gioiello.
MOONBREW + PAOLO APOLLO NEGRI - LEM Tales Chapter Two
Secondo capitolo per il fortunato viaggio spaziale del duo lodigiano, che torna a viaggiare nello spazio tra lounge, jazz, funk, kraut rock, elettronica, con sei sinuosi e affascinanti brani (tre dei quali riuniti in una mini suite).
Un progetto di grande personalità e unicità, curatissimo e particolarmente intrigante.
GLI ANGELI - Voglio di più
Ristampato il secondo (e conclusivo) album degli Angeli (ex Negazione e Indigesti), uscito nel 1999, poco prima dello scioglimento. Potentissimo mix di hardcore e punk rock, chitarre scorticanti, voce abrasiva, ritmiche devastanti. Un prezioso reperto che ritrova la giusta luce.
ASCOLTATO ANCHE:
VASCO BRONDI (irritante), ALOSTMEN (dal Ghana, sound stradaiolo, ipnotico, profondamente afro. Interessante), JORJA SMITH (nu soul carino), MATT SWEENEY/BONNIE PRINCE BILLY (country psych rock storto e intrigante).
LETTO
FRANCESCO FILIPPI - Ma perché siamo ancora fascisti?
Filippi é l'autore di "Mussolini ha fatto anche cose buone" in cui smonta le leggende relative al ventennio fascista.
Nel nuovo, interessantissimo, capitolo sull'eredità lasciata dal fascismo in Italia, ci conduce attraverso un'analisi accuratissima sulle ragioni per cui il tragico periodo non sia mai stato definitivamente accantonato, condannato, sepolto.
La nostra società ha assunto, fin da subito, un atteggiamento autoassolutorio, consolatorio "nel quale rifugiarsi quando il resto delle certezze viene meno. Italiani, sempre e comunque, brava gente".
In contemporanea l'apparto istituzionale, educativo, amministrativo, militare non è stato epurato e sostituito ma riciclato, mantenendo, in buona parte gli stessi rappresentanti attivi in epoca fascista.
Già alla fine della guerra, la nuova dirigenza italiana si muove in tal senso, da De Gasperi che chiede il mantenimento delle colonie africane e si indigna di fronte al rifiuto degli Alleati, con "gli italiani, a partire dalle cariche istituzionali, che si stupiscono dell'incapacità alleata di cogliere la metamorfosi di un intero popolo, che ora si sente, nella sua maggioranza, ottimamente rappresentato dalla nuova democrazia e dai valoro della Resistenza."
Si inizia a rimuovere il periodo fascista, dimenticando guerre, stragi, torture, campi di concentramento, il genocidio in Libia, gli orrori nelle colonie, gli omicidi, le deportazioni degli ebrei italiani.
Anche perché:
"Chi arriva al potere dopo i fascisti continua a utilizzare per il governo gli uomini e le istituzioni che il fascismo ha creato nel ventennio precedente".
Il "Ventennio" assurge a "dittatura da operetta" (Montanelli), a parentesi sbagliata. "Il fascismo "malattia" diviene quindi una parte essenziale della retorica che accelera l'uscita del paese dal cono d'ombra del passato mussoliniano".
Come in Germania con il nazismo "si preferisce scegliere una giustificazione che passi per una perdita più o meno ampia di capacità di discernimento."
Gli italiani, ignoranti e permissivi, lasciano che qualcuno li governi, incapaci di gestirsi democraticamente.
Rimanendo però brava gente.
Si ribelleranno a Mussolini, proprio per questo.
Troppo "bravi" per sopportare ancora guerra e orrori.
Il cinema, la letteratura, la televisione, i media avvarranno il più delle volte questo elemento, rappresentando il fascismo come un periodo sbagliato ma non così tragico e dipingendo i protagonisti come vittime insenzienti.
"Gli uomini che fanno nascere la Tv in Italia sono funzionari nati e cresciuti sotto il regime e, nel momento di costruire nuove vie di approccio al servizio pubblico, inevitabilmente proiettano questa formazione nella loro concezione dell'intrattenimento."
"Per un cinquantennio il fascismo é stato descritto come un regime inetto, inefficente, violento nelle sue frange estreme ma nel complesso non all'altezza dell'altro grande regime di destra, il nazismo".
Un libro sostanzialmente agghiacciante, che dipinge un quadro sconfortante sul declino del nostro paese, paradossalmente iniziato proprio quando stava (teoricamente) risorgendo.
Un DNA inattaccabile, ingestibile e impossibile da cambiare.
DAVID CACCHIONE - Lacrime e sangue. Il mondo visto con gli occhi di un operaio
Nell'epoca in cui la "sinistra" sublima il suo essere atavicamente radical chic (neanche più radical, solo chic), tra diatribe lessicali e pregni dibattiti su quanto avviene nelle trasmissioni televisive, il libro di David Cacchione ci ricorda che esiste una realtà un po' meno smart, cool, trendy, fashion, imbellettata e liofilizzata.
Quella degli sfruttati e degli sfrattati, degli ultimi e chi é perfino dietro agli ultimi, dei poveri ma poveri per davvero, del capitalismo assassino e guerrafondaio, del disastro sociale e culturale a cui assistiamo e partecipiamo impotenti.
Riflessioni brevi, ma bastano poche righe, ogni volta per dire tanto. E anche tutto.
Perché "questo libro é frutto dei milioni di ore di conversazione, di dialoghi e silenzi, di giorni e notti passate con i miei compagni. Guardando il mondo da una libera prospettiva. Con tutto questo vivere ho cercato di farmi una coscienza, così da potere fare domande e cercare risposte."
FRANCESCO DONADIO - David Bowie. Tutti gli album
Francesco Donadio, uno dei massimi esperti italiani di DAVID BOWIE, ne ripercorre (con l'aiuto di una serie di collaboratori, tra i quali mi pregio di essere incluso) la carriera discografica, scrivendone tra le righe anche una veloce biografia.
"Chi ha iniziato a seguirlo ai tempi della trilogia berlinese ricorderà come ai quei tempi venisse guardato con sospetto dalla critica e dagli "intenditori", considerato poco più di un imitatore di stili altrui, uno che nascondeva, con la costante propensione a travestirsi e intrepretare personaggi, una sostanziale carenza di contenuti...c'é voluto un bel po' di tempo a cambiare questa percezione, c'é voluto un ricambio generazionale e, purtroppo, anche la scomparsa il 10 gennaio 2016 affinché anche chi in passato lo aveva disdegnato si guardasse indietro e battendosi il petto potesse dire "Ebbene si, effettivamente é stato un grandissimo."
Nel libro sono recensiti tutti gli album ma non mancano, in abbondanza, live, "periodi oscuri", dettagli, ristampe, rarità.
Schede brevi ma sempre esaustive, confezione elegantissima e ricca, foto spettacolari.
ALESSANDRO GANDINO - Lomagna Mia. Una storia verosimile
Che una storica orchestra di liscio romagnola si trasformi in un gruppo multietnico é una vicenda più che verosimile ai nostri giorni, soprattutto se gestita da una vecchia volpe dell'organizzazione concertistica, costretto dalle circostanze a occuparsi di un contesto fino a ieri inviso ma allo stesso modo parte inevitabile del proprio DNA.
Ne salterà fuori un'avventura travolgente, divertente, esilarante, più che realistica e con molti aspetti autobiografici.
Gandino la racconta con piglio "gucciniano", tra ironia e taglio giornalistico.
Libro godibilissimo.
MARTINA ESPOSITO - Rock Poster 1940-2010. Il manifesto diventa arte
Dagli inizi scarni del rock 'n'roll con manifesti minimali, simili a quelli utilizzati per gli incontri di pugilato, alle elaborazioni più accurate degli anni Sessanta, fino all'esplosione dell'arte psichedelica.
E poi il punk spariglia di nuovo le carte con la sua diretta essenzialità, in qualche modo ripresa poi dal rap.
Una lettura molto interessante di un aspetto sempre più trascurato e dimenticato dell'arte musicale.
A compendio tante preziose illustrazioni e “Quando la musica rimbalza sul muro”, un saggio breve di Matteo Guarnaccia.
GORDIANO LUPI - Il prete
Un fulminante thriller informatico dalle tonalità splatter, molto coinvolgente e intrigante. Scritto con grande ritmo e acume.
PAOLO MERENDA - Alessandria 2050
SCAGLIE DI RUMORE - Numero 26
Due brevi racconti distopici, con sfondo hardcore punk/grind, si anella collocazione che nei palesi riferimenti.
Molto attuali, crudi e potenti.
PAUL VERHOEVEN - L'uomo Gesù
Sempre gradita la rilettura di questa interessantissima ricerca del regista Paul Verhoeven (quello di "Robocop" e "Basic Instinct") sulla vita di GESU', spogliata dalle paccottiglie di miracoli e avvenimenti inverosimili.
Paul ha frequentato a lungo un'associazione di teologi che dibatte costantemente sulla tematica, ha letto e riletto documenti di ogni tipo e affronta ogni passo della vita del profeta con l'approccio dello studioso che analizza fatti e prove e li rende verosimili e compatibili con le dinamiche di un rivoluzionario ai tempi della rigida e feroce occupazione romana in Palestina.
Verhoven è puntiglioso e preciso e dove avverte che le sue conclusioni possono essere azzardate lo sottolinea con onestà.
Ne risulta un ritratto circostanziato che restituisce storicità al personaggio, depurandolo dal poco credibile corredo successivo e spiegando con la razionalità "miracoli e prodigi".
COSE VARIE
Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
Ogni domenica "La musica ribelle", una pagina sul quotidiano "Libertà", ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
Periodicamente su "Il Manifesto" e "Vinile".
Ancora disponibili copie (edizione limitata di 200, numerate) della biografia degli SMALL FACES, pubblicata da Cometa Rossa Edizioni.
Qui: hellnation64@gmail.com
e qui:
https://www.facebook.com/roberto.gagliardi.9828
IN CANTIERE
A metà settembre (il 16) il terzo volume edito da COMETA ROSSA EDIZIONI (http://tonyface.blogspot.com/2020/12/cometa-rossa-edizioni.html).
In autunno altre due uscite letterarie.
Intanto con i Not Moving LTD si preparano nuovi brani per chissà quando.
Esce il 4 giugno per GoDown Records la ristampa in vinile (trasparente) di "Live in the 80's" (+DVD) dei NOT MOVING con codice per scaricare il DVD originariamente allegato. Dettagli qua: https://www.godownrecords.com/product-page/not-moving-live-in-the-eighties-LPx?fbclid=IwAR1Y9uVhewbtzCk46P9sgBA_0vmiAfmnLlGK33fwLVx0oSp97v4IqwYSbZU
Etichette:
Il meglio del mese
domenica, maggio 30, 2021
Paul Verhoeven - L'Uomo Gesù
Sempre gradita la rilettura di questa interessantissima ricerca del regista Paul Verhoeven (quello di "Robocop" e "Basic Instinct") sulla vita di GESU', spogliata dalle paccottiglie di miracoli e avvenimenti inverosimili.
Paul ha frequentato a lungo un'associazione di teologi che dibatte costantemente sulla tematica, ha letto e riletto documenti di ogni tipo e affronta ogni passo della vita del profeta con l'approccio dello studioso che analizza fatti e prove e li rende verosimili e compatibili con le dinamiche di un rivoluzionario ai tempi della rigida e feroce occupazione romana in Palestina.
Verhoven è puntiglioso e preciso e dove avverte che le sue conclusioni possono essere azzardate lo sottolinea con onestà.
Ne risulta un ritratto circostanziato che restituisce storicità al personaggio, depurandolo dal poco credibile corredo successivo e spiegando con la razionalità "miracoli e prodigi".
Sull'argomento "GESU'" segnalo anche queste altre interessanti pubblicazioni in ottiche diverse:
Emmanuel Carrere - Il regno:
http://tonyface.blogspot.it/2015/09/settembre-2015-il-meglio.html
Josif Ratzinger - L'infanzia di Gesù:
http://tonyface.blogspot.it/2016/03/benedetto-xvi-joseph-ratzinger-l.html
Corrado Augias/Mauro Pesce - Inchiesta su Gesù:
http://tonyface.blogspot.com/2016/04/corrado-augias-mauro-pesce-inchiesta-su.html
Etichette:
Libri
sabato, maggio 29, 2021
Classic Rock
Nel nuovo numero di CLASSIC ROCK intervisto i Wolf Alice, di cui recensisco anche il nuovo album. Parlo anche dei Garbage, di Night Beats e del libro di Joyello Triolo "Cover and over again".
Inoltre nell'articolo dedicato ai 50 album "minori" degli anni 80, recensisco "The songs the Lord tought us" dei Cramps, "Miami" dei Gun Club, "Coup de grace" dei Mink DeVille, "JuJu" di Siouxsie and the Banshees, "Emergency third rail power trip" dei Rain Parade, "Puta's fever" dei Mano Negra.
Si parla inoltre di Shane McGowan e i Pogues, Talking Heads, Black Sabbath, Royal Blood, Otis Redding, Stevie Nicks.
Etichette:
I me mine
venerdì, maggio 28, 2021
Get Back. Dischi da (ri)scoprire
Ogni mese la rubrica GET BACK ripropone alcuni dischi persi nel tempo e meritevoli di una riscoperta.
Le altre riscoperte sono qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Get%20Back
SPECIALE STIFF LITTLE FINGERS.
La band di Belfast é stata tra le principali realtà punk britanniche con i primi tre album (e il contemporaneo album live) a rappresentare al meglio il loro sound.
Dopo scioglimenti, reunion e cambi di formazione, sono ancora in attività, anche discografica, proseguendo dignitosamente, seppure a livelli non particolarmente significativi.
INFLAMMABLE MATERIAL - 1979
Uno degli esordi più fulminanti di sempre e uno dei migliori album punk in assoluto. Abrasivo, cattivo, aggressivo, crudo.
Melodie struggenti tematiche dirette sulla situazione della loro città, Belfast, devastata dai "troubles" e dall'occupazione inglese.
"Alternative Ulster", "Suspect device", "Wasted life", la cover acidissima di "Johnny Was" di Bob Marley. Capolavoro.
NOBODY'S HEROES - 1980
La band affina le composizioni e le tecniche di registrazione.
Un altro eccellente album, pur se meno immediato e più ricercato.
Ma brani come la title track, "Fly the flag", la drammatica conclusiva "Tin soldiers", la cover di "Doesn't Make It All Right" degli Specials tiene il livello altissimo.
GO FOR IT - 1981
Il gruppo matura e smussa progressivamente le precedenti asperità.
La qualità rimane comunque ottima, nonostante qualche concessione pop, soul e rockabilly, il consueto spazio al reggae e un percorso abbastanza prevedibile.
Siamo sempre comunque in un contesto fresco, diretto, energico.
E regge ancora più che bene a distanza di 40 anni.
HANX! - 1980
Live previsto solo per il mercato americano, in vista di un tour oltreoceano, venne stampato anche in UK, a furor di popolo e a prezzo "politico".
Cattura benissimo la loro carica sul palco con quell'irresistibile mix di Clash, punk rock, melodie 60's.
Indispensabile compendio.
Etichette:
Get Back
Iscriviti a:
Post (Atom)

































