lunedì, febbraio 15, 2021
Le band con lo stesso nome
Riprendo uno degli articoli che ho firmato ieri per "Libertà" nella rubrica di "Portfolio" a cura di Maurizio Pilotti, "Musica ribelle".
Capita spesso che quando i gruppi si siolgono “volino gli stracci” e gli avvocati si freghino le mani (tanto più se i nomi in causa sono famosi e abbienti).
Il contendere si impernia su divisioni di proventi, diritti d'autore e sui dischi, non di rado sull'utilizzo del nome. Un gruppo affermato, conosciuto da fan, critici, gente comune, verrà sempre seguito, mentre ricominciare da capo una carriera, nonostante un passato di successo, é una nuova impresa da ricostruire.
E' noto cosa sia successo ai Beatles e in molto sanno bene di come i Pink Floyd, abbandonati dalla loro principale mente, Roger Waters, abbiano proseguito per un po' di anni, mantenendo il nome e mietendo il consueto successo. Anche i Clash non furono da meno, continuando, fino all'esaurimento, man mano che perdevano i pezzi.
Ma c'è di peggio.
Può sembrare paradossale, comico, impossibile.
Ma é capitato, nella storia del rock, che al momento della separazione i componenti dei gruppi non abbiano trovato nessun accordo e che le diverse parti abbiano proseguito, divise in diversi tronconi, con lo stesso nome originale.
Talvolta, per evitare problemi legali, con impercettibili cambiamenti, altre proprio con lo stesso marchio di fabbrica. E, ovviamente, per soddisfare i fan, eseguendo più o meno lo stesso repertorio.
Uno dei casi più clamorosi arriva proprio dall'Italia.
I litigiosissimi New Trolls, dopo un notevole successo negli anni 70, con tanto di collaborazione prestigiosa con il conterraneo Fabrizio De Andrè, lo stupendo “Concerto grosso” con Luis Enrquez Bacalov e vari cambi di formazione, arrivarono al 1997, quando un giudice decise che nessuna delle parti poteva più utilizzare il nome senza il consenso dei titolari del marchio (tre dei componenti originali). Si formarono così nel tempo vari gruppi, a cui faceva capo ogni volta un diverso membro della band, accompagnati da altri nuovi musicisti:
Il Mito New Trolls, La Storia dei New Trolls, Il cuore New Trolls, La leggenda New Trolls, UT New Trolls.
Suonando tutti lo stesso repertorio e trovandosi talvolta ad esibirsi l'uno non troppo lontano dall'altro.
Il gruppo inglese degli Sham 69 fu molto seguito e conosciuto alla fine degli anni 70 nella scena punk.
La band perse progressivamente gli elementi originali, di volta in volta sostituiti da nuovi membri.
Recentemente i fondatori del gruppo hanno deciso per una reunion ma si sono trovati a competere con lo stesso nome che nel corso del tempo ha continuato a suonare.
E così due Sham 69 hanno continuato a calcare i palchi di mezzo mondo, suonando gli stessi esatti brani ma con due formazioni diverse. In totale sotto l'insegna sono passati circa una trentina di musicisti.
Alla fine la formazione originale adottò il sottonome “Original 77 line up”, l'altra Sham 69 Tim V, dal nome del nuovo leader.
Che dai fan più accorti é stata soprannominata Shame 69 (“vergogna 69”).
Passando a tutt'altro ambito anche gli Yes, una delle più famose e autorevoli band di prog ha avuto una vicissitudine simile. Separata, alla fine degli anni 80, da varie beghe intern, proseguì in due tronconi, composti da vari membri della band, portando in giro il medesimo repertorio. Nel 1991 la casa discografica riuscì a riportare una pace (apparente) tra gli otto protagonisti delle due vicende e a convincerli a realizzare un album insieme, programmaticamente intitolato “Union”.
Il tour fu un successo, il disco un disastro commerciale e critico, litigarono subito tutti e di nuovo andò tutto in pezzi.
Il gruppo ska dei The Beat (già omonimi di uno americano, guidati da Paul Collins che, per distinguersi, fu costretto a cambiare nome in Paul Collins Beat), si divise tra i due leader Ranking Roger e Dave Wakeling. Per non confondersi con il già citato gruppo americano cambiarono nome in The English Beat che rimasse ad appannaggio di Ranking Roger. L'altro membro, trasferitosi in America proseguì, suonando le stesse canzoni, con il nome di English Beat featuring Dave Wakeling.
Non si contano i casi di grandi nomi del soul come Temptations, Drifters, Platters, Coasters che hanno cambiato decine di volte i componenti riciclandosi in un numero imprecisato di formazioni concomitanti.
Una prassi sinceramente triste, che alla fine danneggia solo noi fan.
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Di cosa parliamo quando parliamo di musica
domenica, febbraio 14, 2021
Path - Sono l'infame. Canzoni di strada
Paolo Merenda - Break. Confessionale Punk
Path - Sono l'infame. Canzoni di strada
Il cantautore romano si dedica alla narrativa, attraverso dieci racconti (scritti bene, in modo diretto, efficace), spesso crudi, spietati, di scabro realismo.
Portandoci nei vicoli oscuri di una realtà che talvolta preferiamo non vedere o semplicemente non pensiamo possa esistere ("La profezia del Guaja", il migliore del lotto, é esemplificativo in tal senso).
Path
Sono l'infame. Canzoni di strada
Il Galeone
10 euro
Paolo Merenda - Break. Confessionale Punk
Attivissimo nella scena punk e in quella editoriale, sempre all'insegna del DIY, Paolo Merenda pubblica una gustosissima raccolta di 50(+1) brevi racconti, fulminei e fulmina(n)ti, crudi, spesso molto, tanto, aspri e abrasivi.
Ma che sanno essere anche divertenti e colgono aspetti della vita della profonda provincia (in questo caso Alessandria).
Sullo sfondo ma spesso anche in primo piano le radici punk e hardcore.
A corredo un CD di un altro suo progetto, la One Snack Band, tra punk rock, country punk e ballate minimali.
Bello tutto.
Paolo Merenda
Break. Confessionale Punk
Gonzo Editore
euro 15
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Libri
sabato, febbraio 13, 2021
Radio Onda D'Urto
Domani sera dalle 21 alle 22 a RADIO ONDA d'URTO intervista al sottoscritto su MOD GENERATIONS, sottoculture etc.
Brescia 99.6Mhz
Milano 98.0Mhz
Live: http://www.radiondadurto.org/ascoltaci
Mobile: TuneIn (Radio Onda D'Urto)
Sito: http://mysterytour.radiondadurto.org/
Mystery Tour è una trasmissione settimanale di Mickey E. Vil che va in onda ogni domenica (alle ore 21) sulle frequenze di Radio Onda D’Urto
https://m.facebook.com/events/479127913254116
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I me mine
venerdì, febbraio 12, 2021
Mike Brodie
Mike Brodie o Polaroid Kid é un fotografo americano che dal 2004 al 2008 ritrasse con una Polaroid una serie di vagabondi, squatters, hobos che giravano l'America clandestinamente sui treni merci, come fece lui in questo periodo.
Molti degli scatti furono lasciati ai protagonisti.
Ha pubblicato diversi libri che immortalano con spontanea crudezza e totale realismo una gioventù disperatamente libera/liberamente disperata.
Si é riitirato dalla fotografia nel 2015, iniziando una nuova attività di rigenerazione di motori diesel!
Lavora ora come meccanico alla Union Pacific Railroad.
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giovedì, febbraio 11, 2021
The Animals - The story of Bo Diddley
Uno dei brani più curiosi, particolari e geniali nella storia dei 60's inglesi uscì nel novembre 1964 nel primo album degli ANIMALS.
"Story of Bo Diddley" é un incredibile (soprattutto per i tempi) brano in cui, sul classico ritmo "jungle" inventato da Bo Diddley, con l'organo di Alan Price protagonista, Eric Burdon racconta, per quasi sei minuti, in tono cabarettistico, imitando le voci dei protagonisti, con voluto accento da sud degli States e che ora definiremmo "proto rap", una mini storia del rock, in cui cita rock 'n' roll, Beatles, Rolling Stones, Bob Dylan, lo scandalo "payola" (i DJ radiofonici pagati per passare un disco piuttosto che un altro) e un incontro inventato con lo stesso Bo Diddley a Newcastle.
(‘Never let the truth get in the way of a good story’ - Eric Burdon).
Ad ogni citazione corrisponde anche un pezzo di brano degli stessi ("A hard days' night" dei Beatles, "I wanna be your man" degli Stones etc.).
In realtà Eric Burdon e il grande musicista americano non si incontrarono mai ma si scrissero spesso.
La famiglia invitò così Eric Burdon al funerale di Bo Diddley.
"Fu la prima e unica volta che lo incontrai, davanti alla sua bara".
Il brano fu pubblicato in America nell'album/compilation "Animal Tracks" nel settembre del 1965 e, secondo molte testimonianze, permise a molti americani di conoscere Bo Diddley che, nonostante fosse in tour e incidesse dischi, era ampiamente sconosciuto in patria.
The Animals - The story of Bo Diddley
https://www.youtube.com/watch?v=Xior0GXJcjs
Testo e traduzione (da mtv.it)
Now lets hear the story of Bo Diddley
Ora ascoltiamo la storia di Bo Diddley
And the Rock n Roll scene in general
E della scena Rock 'N' Roll in generale
Bo Diddley was born Ellis McDaniels
Bo Diddley nacque come Ellis McDaniels
In a place called McCoom, Missississipi about 1926
In un posto chiamato McCoom, in Mississippi nel 1926 circa
He moved to Chicago about 1938
Si trasferì a Chicago nel 1938 circa
Where his name was eventually changed to Bo Diddley
Dove cambiò anche il suo nome in Bo Diddley
He practiced the guitar everyday and sometimes into the night
Si esercitava alla chitarra ogni giorno e qualche volta anche la notte
Till his papa's hair began to turn white
Fino a quando i capelli di suo padre iniziarono a diventare bianchi
His Pa said "Son, listen hear, I know
Suo padre disse, "Figlio, ascoltami, lo so
You can stay but that guitar has just gotta go"
Tu puoi restare ma quella chitarra se ne deve andare"
So he pulled his hat down over his eyes
Quindi si levò il cappello davanti ai suoi occhi
Headed out for them Western Skies
Si diresse per i cieli dell'ovest
I think Bob Dylan said that, he hit New York City
Penso che Bob Dylan l'abbia detto, andò a New York City
He began to play at the Apollo in Harlem
Iniziò a suonare all'Apollo nell'Harlem
Good scene there, everybody raving
Bella scena lì, tutti in delirio
One day, one night, came a Cadillac with four head lights
Un giorno, una notte, arrivò una Cadillac con quattro fanali
Came a man with a big, long, fat, cigar said,
Arrivò un uomo con un grande, lungo, grosso sigaro e disse
"C'mere son, I'm gonna make you a star"
"Vieni qua amico, ti renderò una star"
Bo Diddley said, "Uh.whats in it for me?"
Bo Diddley disse, "Uh, cosa c'è per me?"
Man said, "Shut your mouth son,
L'uomo disse, "Sta' zitto amico
Play the guitar and you just wait and see"
Suona la chitarra e aspetta e vedrai"
Well, that boy made it, he made it real big
Bene, quel ragazzo ce la fece, ce la fece alla grande
And so did the rest of the rock n roll scene along with him
E così fece il resto della scena Rock 'n' Roll con lui
And a white guy named Johnny Otis took Bo Diddleys rhythm
E un tizio bianco chiamato Johnny Otis prese il ritmo di Bo Diddley
He changed it into hand-jive and it went like this
Lo cambiò in hand-jive e divenne tipo così
In a little old country town one day
In un piccolo vecchio paese un giorno
A little old country band began to play
Una piccola vecchia country band iniziò a suonare
Add two guitars and a beat up saxophone<BR> Aggiungendo due chitarre e un sassofono
When the drummer said, boy, those cats begin to roam
Quando il batterista disse, amico, quei gatti iniziano a girovagare
Oh baby oh we oh oh
Oh piccola oh noi oh oh
Ooh la la that rock and roll
Ooh la la quel Rock and Roll
Ya hear me oh we oh oh
Ascoltami oh noi oh oh
Ooh la la that rock and roll
Ooh la la quel Rock and Roll
Then in the U.S. music scene there was big changes made
Poi negli Stati Uniti la scena musicale ebbe grandi cambiamenti
Due to circumstances beyond our control such as payola
Dovuti alle circostanze oltre il controllo come payola
The rock n roll scene died after two years of solid rock
La scena Rock 'n' Roll morì dopo due anni di solido Rock
And you got discs like, ah...
E hai avuto dischu come, ah...
Take good care of my baby
Abbi cura del mio bambino
Please don't ever make her blue and so forth
Per favore non renderla più blu
About, ah, one year later in a place called Liverpool in England
E, ah, un anno dopo circa, in un posto chiamato Liverpool in Inghilterra
Four young guys with mop haircuts began to sing stuff like, ah...
Quattro tizi giovani con un taglio mop hanno iniziato a cantare roba tipo, ah...
It's been a hard days night and I've been working like a dog and so on
È stato un duro giorno e una dura notte e ho lavorato come un cane e così continuo
In a place called Richmond in Surrey, whay down in the deep south
In un posto chiamato Richmond, nel Surrey, giù nel profondo sud
They got guys with long hair down their back singing
C'erano dei tizi con capelli lunghi sopra la schiena cantare
I wanna be your lover baby I wanna be your man yeah and all that jazz
Voglio essere il tuo amante piccola, voglio essere il tuo uomo yeah, e tutto quel jazz
Now we've doing this number, Bo Diddley, for quite some time now
Ora abbiamo fatto questo numero, Bo Diddley, per un bel po' di tempo
Bo Diddley visited this country last year
Bo Diddley visitò questo paese l'anno scorso
We were playing at the Club A Gogo in Newcastle, our home town
Stavamo suonando al Club A Gogo in Newcastle, la nostra città natale
The doors opened one night and to our surprise
Le porte si aprirono una sera e con nostra sorpresa
Walked in the man himself, Bo Diddley
Camminò proprio l'uomo, Bo Diddley
Along with him was Jerome Green, his maraca man,
Insieme a lui c'era Jerome Green, il suo suonatore di maracas
And the Duchess, his gorgeous sister
E la Duchessa, la sua bella sorella
And a we were doing this number
E noi stavamo facendo questo numero
Along with them came the Rolling Stones, the Mersey Beats,
Insieme a loro arrivarono i Rolling Stones, i Mersey Beats
They're all standing around diggin' it
Stavano tutti intorno scrutando
And I overheard Bo Diddley talkin'
He turned around to Jermone Green
Si girò verso Jerome Green
And he said, "Hey, Jerome? What do you think these guys
E disse, "Hey, Jerome? Che ne pensi di questi tizi
Doin' our material?"
che fanno la nostra roba?"
Jerome said, "Uh, where's the bar, man? Please show me to the bar..."
Jerome disse, "Uh, dov'è il bar, amico? Per favore, mostrami il bar..."
He turned around the Duchess
Si girò verso la Duchessa
And he said, "Hey Duchess... what do you think of these young guys
Doin' our material?"
Hey Duchessa cosa pensi di questi ragazzi che fanno la nostra roba?"
She said, "I don't know. I only came across here
To see the changin' of the guards and all that jazz."
Lei disse: non so, io sono qua solo per vedere il cambio delle guardie e il jazz."
Well, Bo Diddley looked up and said to me,
Be', Bo Did mi guardò e mi disse
With half closed eyes and a smile,
Con un'occhiolino e un sorriso
He said "Man," took off his glasses,
Disse "Amico," si levò gli occhiali
He said, "Man, that sure is the biggest load of rubbish
Disse, "Amico, quella sicuramente è il più grande accumulo di spazzatura
I ever heard in my life..."
Che ho mai sentito in vita mia..."
Hey Bo Diddley<BR> Oh Bo Diddley
Yeah Bo Diddley
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Songs
mercoledì, febbraio 10, 2021
Francesco Kento Carlo - Barre. Rap, sogni e segreti in un carcere minorile
Kento é un rapper con all'attivo una decina di album e un migliaio di concerti.
Tra le sue attività ha intrapreso un corso di educatore (insegnando come fare rap) in un carcere minorile.
In questo libro struggente, stupendo, intensissimo (e scritto benissimo), racconta quell'esperienza, di fronte, e con, ragazzini costretti dietro le sbarre, spesso in condizioni di totale disagio, pulsioni autolesioniste, abusi "correttivi", bullismo, violenza.
Tra le parole più frequenti c'é, paradossalmente, in un ambiente così estremo e rude, il termine DELICATO.
Come l'equilibrio, i rapporti, l'aspetto psicologico, il linguaggio, la postura, il gesto.
Delicato anche il rapporto con le istituzioni, che possono dare o togliere permessi, punizioni, benefici, spesso/talvolta per un capriccio o volontà prevaricatrice.
DELICATO PERCHE' FRAGILE.
Un libro duro e allo stesso tempo terribilmente delicato, appunto.
Una realtà dimenticata, marginalizzata, come le carceri, costruite ormai fuori dalle città, entità extra civiche, mondi sepolti.
Il problema é che a sedici anni, senza cellulare, senza famiglia, senza ragazze, senza tante di quelle cose che hanno quasi tutti i loro coetanei, il tempo davvero non passa mai.
L'attesa porta alla noia, la noia porta al fastidio, il fastidio porta alla rabbia, la rabbia a creare problemi a sé e agli altri. All'autolesionismo, alla violenza.
Ci sono tanti adulti che dicono loro cosa fare, che abbaiano ordini e pochissimi che spiegano l'obiettivo per cui si fa una determinata cosa (e spesso noiosissima e spiacevole) e ancora meno spiegano il percorso per raggiungerlo.
Il carcere minorile, luogo che racconta in mnaiera precisa e spietata molti dei problemi e limiti della nostra società, evidenzia quanto ancora le donne siano più vittime degli uomini.
I secondini: per quanto pochi i "cattivi" sono troppi perché fanno danni incommensurabili e rovinano vite molto di più di quanto potrebbe se facessero un altro mestiere... non si può tacere il fatto che, tra gli agenti di polizia penitenziaria, il tasso dei suicidi sia molto alto.
Al libro abbina in contemporanea un mixtape registrato e masterizzato al Quadraro Basement, con le produzioni di Shiny D, Goedi, DJ Fuzzten, Gian Flores, Dj Dust, Giovane Werther e un feat. di Lord Madness.
Altrettanto intenso ed efficace e che prende spunto dalle giornate trascorse in carcere a insegnare ai suoi "ragazzacci".
Splendido.
Registrato e masterizzato allo storico Quadraro Basement, vede le produzioni di Shiny D, Goedi, DJ Fuzzten, Gian Flores, Dj Dust, Giovane Werther e un feat. di Lord Madness.
Francesco Kento Carlo
Barre. Rap, sogni e segreti in un carcere minorile
Minimum Fax
16 euro
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martedì, febbraio 09, 2021
Bob Dylan, Mods e Rockers
Articolo tratto dalla pagina che ho firmato sabato scorso per IL MANIFESTO e a sua volta parzialmente tradotto da uno uscito sul VOICE il 2 settembre 1965.
La cultura Mod è sempre stata un'esclusiva inglese, almeno fino agli inizi degli anni 80, quando piuttosto velocemente, grazie al film “Quadrophenia” e al ruolo dei Jam di Paul Weller si espanse un po' in tutto il mondo.
Negli anni 60 rimase invece pertinenza britannica, trovando appigli in Australia e Stati Uniti, pur se in modo più defilato e, il più delle volte, non particolarmente affine al movimento originale.
Ovvero se ne prendevano gli aspetti più mediatici ed eclatanti, tralasciando la vera essenza, anche musicale, che caratterizzava le origini.
Il più delle volte il Mod era, grossonalamente e genericamente, accostato e mischiato alla cosiddetta British Invasion, in particolare ai Beatles e loro epigoni, sia musicalmente che esteticamente.
Lo palesa un articolo di Jack Newfield, uscito su “Voice” il 2 settembre del 1965, intitolato “Mods e Rockers combattono per una “Nuova Cosa” chiamata Dylan” in cui si sottolinea la rivalità accesa tra Mod e Rocker di New York, in occasione di un suo concerto in città, sull'appartenenza di Bob Dylan a una delle due parti.
Un paradosso piuttosto curioso e divertente, se pensiamo che Dylan non è mai minimamente interessato a nessuna delle due parti, perlomeno qui in Europa.
Racconta il cronista:
“Il ventiquattrenne Bob Dylan potrebbe essere stata la persona più anziana tra i 15.000 spettatori che sabato sera si sono accalcati al Forest Hills Stadium. La folla di adolescenti era decisamente divisa tra gli equivalenti newyorkesi di Mods e Rockers. I Mods, puristi folk, nuovi esponenti della sinistra e sensibili collegiali, sono venuti ad ascoltare le macabre poesie surrealiste di Dylan come "Gates of Eden" e "A Hard Rain Is Gonna Fall". Ma i Rockers - e i fanatici dell'East Village - sono venuti a battere i piedi per le più recenti esplorazioni di Dylan nel "folk rock" elettrico.
Lo scontro è stato sfrenato.
I Mod hanno fischiato selvaggiamente il loro ex eroe culturale dopo ciascuna delle sue melodie rock amplificate. Hanno cantato “Vogliamo Dylan” e gli hanno gridato insulti.
Nel frattempo, i Rockers, in frenetici squadroni kamikaze di sei e otto, balzavano dagli spalti dopo ogni canzone rock e correvano per il palco.
Alcuni volevano solo toccare il loro nuovo idolo dagli occhi infossati, mentre altri sembravano preferire interpretare i poliziotti di Keystone contro la dura polizia dello stadio, correndo a zig-zag sull'erba fino a quando non venivano catturati in scene che ricordano il primo film dei Beatles.
La faziosità all'interno della sottocultura adolescenziale sembrava feroce quanto quella tra socialdemocratici e stalinisti, ed è iniziata anche prima che Dylan mettesse piede sul palco spazzato dal vento. Il disc jockey folk Jerry White è stato presentato come quinto Beatle, "Il quinto Beatle, Murray the K." Il simbolo principale della commercializzazione e del frenetico disc jockey della "Top 40" è stato accolto con una cascata di fischi.
"C'è un nuovo stato d'animo altalenante nel paese", ha incominciato Murray the K, "e Bob Dylan è sicuramente quello che sta succedendo, baby."
Il discorso ha portato i Mod a una furia ancora maggiore.
Ma quando K ha aggiunto: "Non è rock, non è folk, è una cosa nuova chiamata Dylan", un fronte unito di applausi ha riempito la notte.
Dopo tre presentazioni, Dylan è finalmente emerso come un timido uccello con la criniera di un leone.
La prima metà del suo concerto è stata dedicata esclusivamente alle canzoni piene di immagini e fortemente simboliche con cui si è identificato prima di svelare la sua nuova passione "elettrica" a Newport il mese scorso.
I Mod ascoltavano estasiati mentre cantava le strofe familiari: "“She is a hypnotist collector/You are a walking antique” e “She can take the dark out of the night and paint the daytime black.” Pochi istanti dopo, curvo, i suoi lunghi capelli ondulati nella brezza, Dylan ha ipnotizzato i Mod, metà cantando, metà recitando, "The Gates of Eden": “Cerco di armonizzarmi con le canzoni che canta il passero solitario. . . all'alba il mio amante viene da me e mi racconta il suo sogno / senza alcun tentativo di spalare lo sguardo nel fosso di ciò che ciascuno significa. "
Poi Dylan ha cantato un lungo nuovo sogno chiamato "Desolation Row" che conteneva questi due versi: "Tutti tranne Caino, Abele e il Gobbo di Notre Dame / Tutti fanno l'amore o aspettano la pioggia / Ofelia, è sotto la finestra, per lei ho tanta paura / Al suo 22esimo compleanno, è ancora una vecchia zitella." "Il Titanic salpa all'alba / Tutti gridano 'Da che parte stai' / Ezra Pound e T.S. Eliot stanno combattendo nella torre del capitano / Mentre i cantanti calypso ridono di loro sotto di loro. . . "
Ma Dylan è come Norman Mailer: non si ripete né sfrutta il suo passato.
Proprio come Mailer è passato inevitabilmente dal trotskismo, all'hipsterismo, al misticismo, così Dylan è passato dalla protesta politica al folk rock.
Una band amplificata di quattro elementi (organo elettrico, basso elettrico, chitarra elettrica e batteria) ha accompagnato Dylan nella seconda metà del concerto. Dopo la prima canzone rock, i Mod hanno fischiato Dylan. Dopo il secondo qualcuno lo ha chiamato "scumbag" e lui ha risposto freddamente: "Oh, andiamo adesso".
Dopo il terzo i Mod hanno cantato sardonicamente: "We Want Dylan".
E' stato durante il terzo numero rock che la prima ondata di Rockers è saltata dagli dagli spalti e si é preciptata sul palco. Questo rituale è stato ripetuto da gruppi di guerriglia misti dopo ogni canzone successiva.
I Mod, nel frattempo, hanno continuato con la profanazione definitiva del loro idolo lanciando frutta. Ma avrebbero dovuto ascoltare i testi - erano poetici come sempre. Forse, nel tentativo di mostrare ai Mod che non stava "diventando commerciale" o "venduto", Dylan ha eseguito alcuni dei suoi primi successi come "It Ain't Me, Babe", con un ritmo ciondolante e smorzato. Il messaggio è sembrato passare e gran parte dell'ira dei Mod si è placata.
E i Mod si sono uniti ai Rockers applaudendo selvaggiamente la seconda nuova canzone della serata di Dylan (nessun titolo annunciato), che ha cantato suonando il pianoforte in piedi. Il poeta più influente d'America dai tempi di Allen Ginsberg ha poi cantato il suo best seller "Like a Rolling Stone" e le fazioni si sono divise di nuovo.
I Mod hanno fischiato, e durante l'ultimo coro una dozzina di adolescenti hanno caricato il palco mentre i poliziotti esausti li inseguivano lentamente.
Mantenendo la calma, Dylan ha finito la canzone, e ha borbottato: "Grazie mille" e se ne é andato senza fare il bis, mentre i ragazzi e gli sbirri si rincorrevano sull'erba.
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lunedì, febbraio 08, 2021
Gang
Riprendo l'articolo che ho scritto ieri per "Libertà", quotidiano di Piacenza, dedicato ai GANG (con stralci di intervista a Marino Severini)
A volte (molte volte) non ci accorgiamo che tante cose belle ce le abbiamo a portata di mano.
D'altra parte é anche vero che i nostri occhi possono deliziarsi della visione delle Alpi innevate da centinaia di kilometri ma non riescono a vedere le ciglia che sono a pochi millimetri di distanza. Sarà per questo che così spesso trascuriamo la qualità di artisti e musicisti che possiamo vedere quando vogliamo, addirittura conoscere, incontrare, colloquiare con loro (sono sempre molti quelli che non si ammantano di mantelli da presunte rockstar e rimangono disponibilissimi).
I Gang sono tra i migliori, più sinceri, appassionati, creativi, profondi gruppi della scena italiana, da ormai quaranta anni. Hanno raccolto tanto, la stima per loro é immensa, meritata, affettuosa ma se vivessimo “nel migliore dei mondi possibili” sarebbero costantemente in classifica con ogni nuovo album e per i loro concerti ci sarebbe la fila.
Viviamo in un mondo imperfetto (per dirla con un amaro eufemismo) e così un gruppo come loro deve affidarsi al crowfunding (la raccolta di fondi attraverso i fan che, sulla fiducia, acquistano il nuovo disco prima ancora che venga inciso, dando così i mezzi necessari al gruppo per registrarlo e pubblicarlo) per incidere dischi.
In questo caso però é un valore aggiunto perché é tanto il sopracitato affetto che ogni volta raccolgono un sacco di soldi per fare album sempre più completi, curati e interessanti.
I fratelli Marino e Sandro Severini sono giunti a un nuovo lavoro, “Ritorno al fuoco”, come sempre un fuoco di passione, sana ideologia, testi intensissimi, musica che arriva dal cuore, dal sangue, dall'anima.
Marino Severini, cantante e chitarrista del gruppo, é un amico di vecchia data, uno di quelli che hai incrociato mille volte sulla strada, in qualche autogrill di notte di ritorno da un concerto, sotto a un palco, sopra a un palco, con cui hai diviso qualche serata e tante mail e soprattutto parole. Perché Marino é un costante fiume in piena.
Spiega, puntualizza, cita mille letture, ricordi, frasi, concetti.
E' un piacere lasciarsi avvolgere dalla sua colta dialettica. E allora quando gli chiedo di questo loro coraggioso affidarsi all'amore dei fan risponde deciso:
“Per produrre i nostri ultimi lavori siamo ricorsi al crowdfounding, che di fatto è la “ cassa comune”, il mutuo soccorso.
E il risultato è stato addirittura più del doppio di qualsiasi altro crowdfounding fatto in Italia per la realizzazione di un progetto di musica”popolare”. Per “Ritorno al Fuoco “ il risultato ottenuto è di circa 73 mila euro e 1611 co-produttori!
Una grande Vittoria, non dei Gang, ma di una Comunità che sbaraglia tutti i luoghi comuni, l’indifferenza, i piagnistei a proposito della produzione della musica indipendente italiana. Per me significa che posso affrontare un lavoro con una dose enorme di stima, di fiducia, che mi rende libero, sereno, fiducioso, che mi fa sentire parte di una comunità, appartenente e questo credo sia indispensabile per fare Bene per il Bene Comune.
Al nostro crowdfounding ho cercato di dare una valenza politica.
Creare comunità, dare ad essa slancio e ispirazione affinchè si possano realizzare Insieme gli obiettivi prefissi, Vincere in sostanza, e da ultimo creare economie.
Con l’uso di questo strumento siamo riusciti a realizzare insieme tutti e tre questi obiettivi che costituiscono l’essenza della Politica.
Questa vittoria é di una comunità reale che da tanto tempo si ritrova, si riconosce, si abbraccia e canta attorno al fuoco le canzoni Nostre, quelle dei Gang.
E’ una comunità che noi conosciamo bene e da anni, ed è la stessa che si è fatta e si fa carico dell’esistenza dei Gang ed ora anche della produzione dei nostri lavori ma soprattutto della nostra autonomia, indipendenza e libertà nel realizzarli.
E’ un mondo che ci ha sempre dimostrato una smisurata gratitudine anche regalandoci il vino, l’olio, i libri, le cioccolate…e nei confronti di questa comunità io mi sono sentito sempre in debito e ad essa dico Grazie! questo mi restituisce oggi, più di ieri la cosa che conta moltissimo per me, cioè l’Appartenenza!”.
Una comunità costruita in anni di durissimo lavoro, quello che si crea ogni giorno, sulla strada, da un locale a un centro sociale, da una festa di paese a una TV locale, da un articolo su una fanzine al quotidiano nazionale. Una parola sola, sincera, onesta, genuina per ognuno.
Il socialismo che tanta gente va a sbandierare con slogan inutili e vuoti si costruisce così.
Molto semplicemente con la condivisione e la socialità.
E in questo i Gang sono un esempio fulgido e unico. Nascono a Filottrano, in provincia di Ancona nei primi anni 80. Come riferimento artistico, sonoro, ideologico, i Clash.
Dall'esordio “Tribe's Union” del 1984 ad oggi inanellano una quindicina di album spostando progressivamente il loro sound verso una canzone d'autore che mantiene salda, a livello di testi, il legame politico con la matrice di protesta e a sfondo sociale ma che allegerisce il tessuto sonoro che si orienta sempre più verso il folk rock. Approdano alle major, ottengono continui e ampi riscontri, soprattutto dal vivo.
Collaborano con eccellenze della musica italiana come Massimo Bubola (a lungo compositore per De André), Mauro Pagani, David Riondino, Ambrogio Sparagna, lo scrittore Erri De Luca, il produttore Jono Manson, al loro fianco negli ultimi album. Quasi incalcolabile il numero di musicisti che si sono avvicendati nella lunga carriera.
Una band storica ma che continua a guardare al futuro.
Ancora Marino:
“Il mio atteggiamento nei confronti dei giovani lo posso riassumere con le parole di Antonio Gramsci:
“ Una generazione che deprime la generazione precedente, che non riesce a vederne le grandezze e il significato necessario, non puo’ che essere meschina e senza fiducia in se stessa anche se assume pose gladatorie e smania per la grandezza”.
Si rimprovera al passato di non aver compiuto il compito del presente: come sarebbe piu’ comodo se i genitori avessero fatto il lavoro dei figli. Forse sbaglio ma credo che ogni Rivoluzione cominci sempre con un GRAZIE ! E i piu’ giovani non sanno piu’ dire grazie, perche’ nessuno insegna loro come si dice.
Grazie a chi?
Grazie ai compagni che ci hanno sostenuto nell’adolescenza, che ci hanno aiutato a non sentirci soli nel superare i primi ostacoli e le angosce e le paure…e grazie infine ai propri maestri senza i quali non avremmo scoperto la Meraviglia!
Questa consapevolezza che nasce dal Grazie è indispensabile per avere e prendere coscienza della Libertà, che non è, come è stato insegnato da questa società ai piu’ giovani, da decenni, il “ fare quello che cazzo ti pare” ma la liberta’è poter scegliere e nella scelta sentirsi responsabili rispetto alla propria Appartenenza! Le canzoni che scrivo servono soprattutto per imparare a dire nuovamente GRAZIE.”
Il nuovo album é una boccata di aria fresca che ci riconsegna il bene prezioso che sono i Gang, che non hanno mai perso la spontaneità e la lucidità per essere al passo con i tempi, anche quando i tempi sono questi, mortiferi, egoisti, decadenti, approfittatori. E contribuisono a un mondo migliore con le loro storie.
Marino:
“Come scrive Leslie Silko, scrittrice indiana d’America “ Se hai le storie hai tutto, se non hai le storie non hai niente”. E queste storie nostre fanno una Storia diversa da quella dei vincitori, fanno la storia nostra, quella dei Vinti. Tenerle vive, ricordare, anche cantando queste nostre storie significa che non abbiamo dimenticato il nostro cammino, le strade fatte che ci hanno portato fino a qui, significa quindi che non abbiamo dimenticato l’esclusione, l’emarginazione, lo sfruttamento, le violenze subite.
E cosi’ teniamo viva la Memoria che è l’unico mezzo, l’unico strumento che da Vinti ci rende Invincibili!
Ti faccio una breve confessione a proposito di “Ritorno al Fuoco”, il nostro nuovo album:
“Canzoni, come El Pepe, Azadi, Rojava Libero, le ho scritte perché mosso da una voglia, da un desiderio che è quello di mandare affanculo la solita lagna che si ascolta ovunque e da tempo in questo Paese...”ma è tutto finito, ormai non c’è piu’ niente e nessuno per cui vale la pena lottare, ecc ecc”…”
Ecco! queste canzoni non sono la solita lagna ma “cantano” tutta un’Altra Verità…un Altro Mondo!
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domenica, febbraio 07, 2021
Giacomo Spotti - Ritratti di una maglia
Nicolò Rondinelli / Andrea Vecchio - Con il pallone tra i piedi e la musica a cannone
C'é un calcio che é ormai confinato in soffitta.
Non é retorica e nemmeno nostalgia ma la realtà, bella o brutta che sia.
Quel calcio cosiddetto, con arroganza e un po' di disprezzo "minore" o "provinciale" che ha fatto di certe giornate, partite, stagioni, un'EPICA. Due libri ce lo ricordano.
GIACOMO SPOTTI - Ritratti di una maglia
Nel giugno del 1993 il PIACENZA sale per la prima volta in serie A.
Una conquista programmata con cura, passione, sudore e pure sangue.
Raggiunta con la caparbietà dei vinti che diventano Vincitori.
Finiremo di nuovo subito in B con la scandalosa vittoria della Reggiana a S.Siro contro i campioni del Milan.
Ma sapremo tornare subito in massima serie.
Dal 2003 sarà di nuovo B e poi il precipizio.
I protagonisti di quella stagione raccontano, tutti, la loro esperienza in divertenti e veloci interviste.
Gigi Cagni, Piovani, De Vitis, Polonia, Maccoppi, il DS Marchetti e tutti gli altri. Di come a calcio si imparava a giocare in STRADA e non nelle scuole e di come nelle domeniche in A questo gruppo di ragazzi si trovava davanti Platini, Zico, Maradona, Gullit, Scirea, Baggio etc.
Da lacrime.
Giacomo Spotti
Ritratti di una maglia
Officine Gutenberg
15 euro
NICOLO' RONDINELLI / ANDREA VECCHIO Con il pallone tra i piedi e la musica a cannone
Nella "boriosa Novara" si gioca a calcio come in ogni altra parte d'Italia fin da bambini in qualunque luogo, con "ogni mezzo necessario".
E si va allo stadio, partendo dalle partite di infima serie per arrivare all'incredibile cavalcata in serie A in cui si batte perfino l'Inter campione (due volte di fila).
I racconti di questo libro si sviluppano in questo humus fertile di immaginari, speranze, visioni, dura realtà.
Colonna sonora il punk/hardcore dei 90. Nessuna retorica o nostalgia, solo il quotidiano.
Nicolò Rondinelli / Andrea Vecchio
Con il pallone tra i piedi e la musica a cannone
HellNAtion Libri
13 euro
Non é retorica e nemmeno nostalgia ma la realtà, bella o brutta che sia.
Quel calcio cosiddetto, con arroganza e un po' di disprezzo "minore" o "provinciale" che ha fatto di certe giornate, partite, stagioni, un'EPICA. Due libri ce lo ricordano.
GIACOMO SPOTTI - Ritratti di una maglia
Nel giugno del 1993 il PIACENZA sale per la prima volta in serie A.
Una conquista programmata con cura, passione, sudore e pure sangue.
Raggiunta con la caparbietà dei vinti che diventano Vincitori.
Finiremo di nuovo subito in B con la scandalosa vittoria della Reggiana a S.Siro contro i campioni del Milan.
Ma sapremo tornare subito in massima serie.
Dal 2003 sarà di nuovo B e poi il precipizio.
I protagonisti di quella stagione raccontano, tutti, la loro esperienza in divertenti e veloci interviste.
Gigi Cagni, Piovani, De Vitis, Polonia, Maccoppi, il DS Marchetti e tutti gli altri. Di come a calcio si imparava a giocare in STRADA e non nelle scuole e di come nelle domeniche in A questo gruppo di ragazzi si trovava davanti Platini, Zico, Maradona, Gullit, Scirea, Baggio etc.
Da lacrime.
Giacomo Spotti
Ritratti di una maglia
Officine Gutenberg
15 euro
NICOLO' RONDINELLI / ANDREA VECCHIO Con il pallone tra i piedi e la musica a cannone
Nella "boriosa Novara" si gioca a calcio come in ogni altra parte d'Italia fin da bambini in qualunque luogo, con "ogni mezzo necessario".
E si va allo stadio, partendo dalle partite di infima serie per arrivare all'incredibile cavalcata in serie A in cui si batte perfino l'Inter campione (due volte di fila).
I racconti di questo libro si sviluppano in questo humus fertile di immaginari, speranze, visioni, dura realtà.
Colonna sonora il punk/hardcore dei 90. Nessuna retorica o nostalgia, solo il quotidiano.
Nicolò Rondinelli / Andrea Vecchio
Con il pallone tra i piedi e la musica a cannone
HellNAtion Libri
13 euro
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sabato, febbraio 06, 2021
Il Manifesto e Piacenza Music Pride
Firmo oggi nelle pagine de IL MANIFESTO un articolo sulla scena MOD italiana dei primi anni 80 a cui si aggiunge un fatto poco noto su una diatriba tra Mods e Rockers americani sulla svolta elettrica di Bob Dylan.
Nelle pagine di Piacenza Music Pride un'intervista a moi sulla casa editrice COMETA ROSSA EDIZIONI
https://www.piacenzamusicpride.com/cometa-rossa-una-nuova-casa-editrice/
venerdì, febbraio 05, 2021
Joe Perrino - Canzoni di malavita vol. 3 – PerGraziaNonRicevuta
Joe Perrino ha una carriera così lunga (da Joe Perrino and the Mellowtones, recentemente tornati con un nuovo 45 giri, agli Elefante Bianco, Rolling Gangster, Grog e mille altre esperienze artistiche in ambito cinematografico e teatrale) e interessante, che ci vorrebbe un libro per analizzarla nei dettagli.
Un personaggio che ha vissuto (pericolosamente) per la musica e con la musica, regalandoci momenti di grande spessore.
Come questo progetto, che giunge al terzo capitolo, in cui raccoglie racconti dal carcere, veri, disperatamente sinceri, drammatici, struggenti, violenti, mettendoli in musica tra folk, rock, blues, un'attitudine punk.
Brani arrangiati splendidamente, testi sofferti e terribilmente efficaci.
"In questo disco ho raccolto le esperienze e le suggestioni vissute all'interno delle carceri cagliaritane e le ho tradotte in canzoni".
Iniziato nel 2010 con l'album "Canzoni di Malavita" e prima ancora con il progetto "Operaio romantico", il percorso di Joe Perrino si configura come una denuncia delle condizioni di vita nelle carceri e dipinge un accorato affresco di alcune storie di vita dei detenuti.
I brani di "PerGraziaNonRicevuta" andranno a costituire la colonna sonora dell'omonimo film documentario, interpretato dallo stesso Joe Perrino insieme all'artista sassarese Giovanna Maria Boscani, che uscirà nel corso del 2021.
A bordo di un'Ape Piaggio trasformata in un'opera d'arte itinerante, i due protagonisti gireranno le carceri della Sardegna, recuperando direttamente dalle mani dei detenuti i loro scritti, disegni, dipinti e piccole sculture che racchiudono il loro desiderio di riscatto e redenzione e con i quali finiranno di decorare l'Ape.
La gelosia
https://www.youtube.com/watch?v=e432rwk_CFU
Quattro stagioni
https://www.youtube.com/watch?v=y3Zgl6Mu4Nw
Graziella
https://www.youtube.com/watch?v=H18bijQA_2U
"Canzoni di malavita" - 2014
http://tonyface.blogspot.com/2014/11/joe-perrino-canzoni-di-malavita.html
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giovedì, febbraio 04, 2021
Gli Swinging 60's e i manager gay
Un recente libro uscito in Inghilterra "The Velvet Mafia: The Gay Men Who Ran the Swinging Sixties" di Darryl W. Bullock, affronta un aspetto mai pienamente approfondito.
Ovvero l'evidenza che una parte consistente e rilevante dei principali manager della scena rock dei 60's in Inghilterra fosse gay.
E come la condizione dell'omosessualità (illegale, passibile di arresto oltre che di linciaggio mediatico) abbia in qualche contribuito a una dimensione mai pienamente approfondita.
Manager come Brian Epstein (Beatles), Kit Lambert (Who), Simon Napier-Bell (the Yardbirds e Marc Bolan), Robert Stigwood (Cream, the Bee Gees), Billy Gaff (Rod Stewart), Kenneth Pitt (David Bowie), Barry Krost (Cat Stevens), Tony Stratton-Smith (fondatore della Charisma), Larry Parnes (Tommy Steele, Billy Fury, Marty Wilde), erano persone che vivevano la loro omosessualità in totale clandestinità.
Si avanza anche l'ipotesi che il suicidio del geniale produttore Joe Meek, sorpreso con un uomo in un bagno pubblico, non sia estraneo alle conseguenze mediatiche e sociali dell'evento.
In qualche modo il mondo che occupavano questi personaggi, costretti alla clandestinità, era comunque sinonimo di un'identità ribelle, “outsider”, che superava di gran lunga le trasgressioni delle giovani rockstar.
In effetti, molti dei manager erano costretti a una seconda identità.
In certi casi, vedi Epstein, si aggiungeva l'"aggravante" di essere ebrei e di dovere fare conto anche con un'identità religiosa che confliggeva con quella sessuale.
Paradossalmente la depenalizzazione dell'omosessualità in Inghilterra, nel 1967, intensificò gli attacchi (anche fisici) contro i gay, spesso affiliati al Gay Liberation Front e ora più facilmente identificabili.
Il loro ruolo di protagonisti di una scena così viva, fulgida e creativa fu un importante impulso all'apertura di mentalità degli artisti che rappresentavano, cresciuti in un ambiente (gli anni 50) sicuramente poco tollerante nei confronti della "diversità".
Il libro di Bullock sottolinea quanto "sia incredibilmente importante per le persone capire che le persone LGBTQ non erano solo una parte di ciò che ha creato la cultura rock di cui godiamo oggi, ma ne sono stati la forza trainante. Sono state le persone che hanno spinto le cose in avanti, quelle che cercano la 'next big thing' per dare il via a una rivoluzione culturale ".
Un ultimo particolare che sottolinea l'autore:
"Questi manager volevano fare il meglio per te in modo che tu potessi raggiungere il tuo massimo potenziale.
Il fatto che anche loro fossero attratti da te deve aver creato un po' di "brivido".
Ha anche dato alle star un senso di controllo della situazione. Era quasi come una relazione sessuale senza aver fatto sesso ".
Fonte: The Guardian
mercoledì, febbraio 03, 2021
The Sweetest Girl
Un brano restato sempre nell'ombra ma tra i più affascinanti degli anni 80.
Composto con il titolo The "Sweetest Girl" da Green Gartside e inciso dai suoi SCRITTI POLITTI nel 1981, avvalendosi delle tastiere di ROBERT WYATT.
Ebbe relativa fortuna e arrivò al 64° postio nelle charts.
Nella versione originale ha un incedere reggae con una batteria elettronica effettata, le tastiere di Wyatt in evidenza, un arrangiamento minimale e scarno.
Gartside ha ricordato nel 2001: "L'avevo pensata come un duetto tra Kraftwerk e Gregory Isaacs. Il management di Gregory Isaacs era entusiasta. Anni dopo, a New York, andai a trovare Tito Puente con Ralf (Hutter) e Florian ( Schneider) dei Kraftwerk, e gliene ho parlato. Hanno detto che odiavano il reggae ".
Semrpe Gartisde ricorda che Robert Wyatt e sua moglie Alfreda portarono con loro l'attrice Julie Christie durante le registrazioni:
"Robert sua moglie pensavano che io e lei e io potessimo diventare una coppia. Ma io ero troppo spaventato per parlarle!"
Nel 1985 i MADNESS la ripresero in "Mad not Mad" in una versione più ricca, curata e dalle tinte soul, con i cori delle Afrodiziak (le stesse che cantano in "Beat surrender" dei Jam e compaiono nel video di Suggs e soci) e il sax di Gary Barnacle (già con Ruts, Clash e decine di altri).
Arrivarono al 35° posto.
MADNESS - Sweetest girl
https://www.youtube.com/watch?v=DduE7ZtxPrs
SCRITTI POLITTI - The "Sweetest girl"
https://www.youtube.com/watch?v=ExC0oK28VLA
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Songs
martedì, febbraio 02, 2021
Masahide Tomikoshi
Fotografo giapponese, rimasto sempre relativamente nell'ombra, seguì tutte le edizioni della Coppa del Mondo di calcio da Mexico 70 al Sud Africa 2010, realizzando ritratti strepitosi di atleti, tifosi e "contorno".
C'è un'intensa ricerca dell'umanità dell'atleta, di particolari poco esplorati e considerati.
Il suo profilo Instagram é strepitoso: https://www.instagram.com/tomikoshi_photography/
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Fotografi
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