martedì, maggio 12, 2020

El Trinche Carlovich



ALBERTO GALLETTI ricorda EL TRINCHE CARLOVICH recentemente scomparso.

Al volo perché so poco di lui.
Ma ‘El Trinche’ Carlovich è stato uno dei massimi giocatori argentini di ogni tempo; meglio, uno dei giocatori più leggendari del Sudamerica.
Chi sa qualcosa di calcio sa di chi sto parlando.

E’ morto venerdì, vicenda assurda.
Aggredito da due teste di cazzo che per rubargli la bicicletta lo hanno percosso, probabilmente buttato per terra facendogli battere la testa.
Era un omone, e aveva 74 anni, chiaramente sarà caduto malamente.

Era stato ricoverato all’ospedale di Rosario dove era in coma indotto.
Non ce l’ha fatta .
Era di Rosario, il padre vi era emigrato dalla Croazia in cerca di fortuna, trovò un’impiego da idraulico; famiglia numerosa.
Fece le giovanili al Rosario Central, ci giocò anche in due campionati, ma non ebbe mai la costanza per rimanere ai quei livelli; talento si, anche oltre il necessario ma lui giocava per divertirsi, che è un’altra cosa. vv La sua carriera fu legata soprattutto al Central Cordoba, terza squadra cittadina.

A Rosario il calcio è diverso da quello di Buenos Aires, c’è una lunga tradizione di bel gioco.
Buenos Aires è una megalopoli dalle periferie sterminate, può essere spietata e il suo calcio anche.
A Rosario succede meno, giocano con molta meno cattiveria.
Menotti dice che Carlovich è stato un tipico giocatore rosarino, ‘muy abil, muy tecnico, con un enorme facilità di esecuzione del passaggio, o del tiro…’ del Flaco mi fido.

Bielsa che è di Rosario come Menotti passò quattro anni ad andare a veder giocare Carlovich ad ogni incontro casalingo.
Della città e del suo modo di intendere il calcio ne ha incarnato più di altri lo spirito, portandolo forse ad un po all’estremo : rilassato, al limite dello svogliato, fortissimo ma lento.
Nonostante questa lentezza in campo faceva strabiliare.

Calcisticamente figlio dei suoi tempi e dei suoi luoghi, quando il talento era più che sufficiente per fare il professionista e il resto poi si prendeva quel che c’era.
Non andò mai al Boca, al River, certo.
Lui stava bene nei suoi paraggi.
Che merda la vita a volte, sicuramente la tragedia sarà avvenuta a due passi da casa sua, in quei luoghi dai quali non ha mai voluto allontanarsi.

Giocava a centrocampo, numero cinque, davanti alla difesa, tipo Batista per chi se lo ricorda. Una posizione difficile per uno che fa numeri; se perdi palla appena fuori l’area rischi di essere impallinato, probabilmente gli sarà capitato.
Aveva movenze di classe, nonostante la stazza, fondamentali e tecnica di grande livello.
Una grande visione di gioco, il lancio da cinquanta /sessanta metri ne fu probabilmente la prova più lampante.
Tutti si aspettavano il tunnel, il tunnel arrivava, ma lui nel frattempo aveva già elaborato il seguito e faceva partire il lancio o il passaggio in profondità, inaspettatamente.
Questo gli permetteva sempre di beccare i difensori fuori posto ed infilarli, oltreché fargli fare spesso la figura dei pirla.

Ma lui era così, votato al numero anche fine a se stesso con particolare inclinazione al tunnel , ed eventuale contro tunnel.
Il risultato talvolta importava, altre meno, altre no. Divertirsi sempre. Il premio tunnel o doppio tunnel invece arrivava puntuale. La palla la metteva sempre dove voleva lui, El Flaco dice ancora che ogni giocata era ‘muy inteligente’.
Rimarrà per sempre legato alla famosa amichevole tra la nazionale argentina e la selezione di Rosario giocata in preparazione al Mondiale del ’74.

Alcuni all’epoca dissero che non era mai una buona idea mandare la nazionale a Rosario, riferendosi sicuramente alle due squadre cittadine che avevano vinto i due ultimi campionati nazionali.
Ci beccarono, ma non per quel motivo.
La selezione era composta da giocatori delle due squadre di Serie A cittadine: cinque del Newell’s Old Boys e cinque del Rosario Central, più lui che giocava in Serie B.
Carlovich giocò la partita della vita, nonostante la sua lentezza, si prese letteralmente gioco degli avversari, nascondendogli la palla, dribblandoli secco, smarcando compagni in ogni parte del campo, lanci di cinquanta metri a tagliare campo e difesa avversaria, passaggi illuminanti e ritmo di gioco. Il faro della squadra, un direttore d’orchestra..

I compagni trascinati dalla prestazione del Trinche Carlovich surclassarono la nazionale.
Al culmine di una prova collettiva sbalorditiva, il primo tempo fini 3-0 per la Selezione di Rosario.
Migliore in campo, di gran lunga: lui. Mario Kempes, per dire, al tempo giocava nel Rosario Central e scelse di giocare con la selezione cittadina nonostante fosse già un nazionale.

Questo spiega qualcosa del calcio a Rosario: che prima è il calcio di Rosario, appunto; e poi semmai anche argentino.

Durante l’intervallo il CT della nazionale, Ladislao Cap, vergognandosi non poco, prese da parte il collega di Rosario e gli chiese per favore di sostituire quello alto, magro, coi baffi, il numero cinque , perché stava umiliando i suoi, c’era pieno di giornalisti e pieno di gente e sarebbe stato meglio evitare. L’allenatore si divertì un poco e lo lasciò in campo ancora un quarto d’ora e poi lo tolse.
La partita finì 3-1.

Aldo Poy che era pure del Rosario Central ma quel giorno vestiva la maglia della nazionale disse che: “In quella partita dell’Argentina contro la selezione di Rosario, in cui io giocai per la Nazionale, Carlovich ci sbaragliò.
Non potevamo fermare né lui né i suoi compagni.
Perdemmo 3 a 1 solo perché tirarono fuori il Trinche al quindicesimo del secondo tempo. Altrimenti non si sarebbero fermati.”

Alè!

A lui dispiacque perché la partita la voleva giocare tutta.
Fedele alla sua modestia neanche se la prese.
E’ nell’ineluttabilità delle cose, pensava.
Se ne tornò quindi al suo quartiere, alla sua casa, ai suoi genitori, al suo bar, ai suoi amici, alla sua squadra: il Central Cordoba, e ai suoi compagni.
Giocatore da barrio, in tutto e per tutto.

Quando dopo il fallimento del Mondiale ’74, Menotti fu nominato CT dell’Argentina chiamò el Trinche chiedendogli se avrebbe voluto far parte della sua nuova nazionale.
Lui rispose di si, si mise in viaggio per Buenos Aires, ma prima di arrivarci, ci ripensò, o forse stava pensando a cosa stava andando a fare per tutto il viaggio, tornò indietro e andò a pescare.
Sembra venuto fuori da un libro di Soriano.
Mi viene in mente il suo ‘Pibe de oro ’ che parte da Ingegnero White e va Buenos Aires per provare col Boca.
Menotti non se la prese, ancora oggi quando parla del Trinche dice che vederlo giocare è stato qualcosa di ineguagliabile; volò invece a Valencia e convinse un altro rosarino a giocare per la sua nazionale: Mario Kempes.
Che accettò e insieme fecero sfracelli.

Lui si vedeva così:
"A volte mi sono seduto sulla palla durante le partite, ma l'ho fatto solo per avere una pausa e non per prendere in giro l'avversario sul campo.
Il mio stile di gioco di calcio è stato molto modesto, come lo è stata la mia vita, nonostante i peccati di gioventù che avrei potuto commettere".

Frequentava ancora la sede del Central Cordoba dove entrava come uno qualsiasi ma tutti lo salutavano chiamandolo Trinche ben consci dello straordinario calciatore che è stato, e della grande persona che era.

Rimarrà per sempre il simbolo calcistico di Rosario, una delle grandi città del calcio mondiale.

Adiòs Trinche , adiòs maestro.
Tristeza.
.

lunedì, maggio 11, 2020

Il rock nelle trasmissioni per bambini



Un fenomeno curioso, particolarmente diffuso in Inghilterra, è stato quello di inserire gruppi rock, talvolta in arrivo dalla scena punk e dintorni, nelle trasmissioni per bambini.
Tra i casi più curiosi ed eclatanti:

Gli STRANGLERS nell'ottobre del 1986 suonarono "Nice in nice" e "Always the sun", circondati da mamme e bambini nel programma del sabato mattina TV SHOW n° 73
https://www.youtube.com/watch?v=TMSzfSZ6eh8

In altre puntate apparvero anche i DAMNED, IGGY POP (che simulò una copula con un orsacchiotto, CAPTAIN SENSIBLE, MATT BIANCO e i REDSKINS
(https://www.youtube.com/watch?v=Jy0q-7osmh4)

Qui un riassunto:
https://www.youtube.com/watch?v=oZOm-e2Td8Q

I JAM apparvero due volte a TIS WAS, nel 1980 e 1981:
https://www.youtube.com/watch?v=1FGc94cPPrw e a fine carriera, nel 1982, con tanto di torta sui capelli:
https://www.youtube.com/watch?v=rZEhP5rfnwg.

Anche i Boomtown Rats furono tra gli ospiti ma nel 1980 ci passarono perfino i CLASH:
https://www.youtube.com/watch?v=SHlzfKQG7pA

Per non parlare dei MOTORHEAD:
https://www.youtube.com/watch?v=McIVNsmRqxU

E di ROGER DALTREY e KENNEY JONES in vestiti da girasoli:
https://www.youtube.com/watch?v=itY1jiDoYNk

In CHEGGERS PLAY POP ritroviamo oltre a Bananarama e Department 5 i MADNESS:
https://www.youtube.com/watch?v=0JXt15qTKw4 e la grande mod band dei CHORDS:
https://www.youtube.com/watch?v=1OxPc78G1xo

Nel 1989 ad apparire a "What's that noise?" niente meno che i NAPALM DEATH:
https://www.youtube.com/watch?v=zsytdmYtcf8&feature=emb_logo

domenica, maggio 10, 2020

Il lockdown degli animali



Il paese in cui vivo ha qualche decina di anime e dista una quindicina di km da Piacenza.

Sono bastati due mesi di lockdown per riempirlo di animali.

Ci sono i caprioli che salgono e scendono dal torrente Gandore, a 50 metri da casa, qualche cinghiale, la volpe, scoiattoli, faine.
E poi un numero incalcolabile di lepri e mini lepri, una marea di volatili, dalle classiche rondini alle anatre selvatiche, rapaci di varia dimensione e un'infinità di uccellini, spesso coloratissimi.
Ogni tanto, da queste parti, passa il lupo.

I canali si sono riempiti di nuovo di rane rompicoglioni e sembrano tornate più numerose degli ultimi anni le api.

La natura selvatica riprende i suoi spazi quando vuole...

sabato, maggio 09, 2020

AA.VV. - Rec it be



“Rec It Be” omaggia la pietra miliare della musica “Let It Be” dei Beatles, che nella stessa data festeggia i cinquant’anni dalla pubblicazione. Settantatre musicisti italiani ( la “Sgt. Pepper’s Only RecLab’s Band”) si sono ritrovati nei RecLab Studios di Larsen Premoli e hanno rifatto da cima a fondo, fedelmente, l'iconico ultimo album dei Fab Four.

Sempre rischioso (e faticoso) cimentarsi con i monumenti intoccabili del rock ma il risultato alla fine é brillante, dignitoso e fresco e piacerà sicuramente anche ai più accaniti (e puntigliosi) Beatles fans.

Spiccano le versioni di "I me mine", "Ive got a feeling" e "One after 909".

Un disco da avere anche per le finalità benefiche del progetto:ogni ricavo (biglietti del concerto, CD, merchandising, offerte…) sarà donato all’associazione no-profit Oscar’s Angels Italia, che opera con volontari in tutte le principali strutture oncologico pediatriche per portare assistenza, aiuto e momenti di gioia ai bambini e ragazzi affetti da gravi patologie, nonché sostegno ai genitori e alle famiglie.

https://www.reclab.it/recitbe/

venerdì, maggio 08, 2020

Viaggio in Italia di Johann Wolfgang von Goethe



Il grande scrittore, poeta, umanista e tanto altro JOHANN WOLFGANG GOETHE compì tra il 3 settembre 1786 e il 18 giugno 1788 un lunghissimo viaggio in Italia, sotto falso nome.
Ne trasse una lunga serie di annotazioni e un libro interessantissimo, pubblicato in due volumi tra il 1816 e il 1817.

Un'Italia rurale, povera, talvolta primitiva ma che riluce di testimonianze storiche di incredibile valore.
Che, per suo stupore, vengono lasciate decadere e vengono vissute in quanto elemento del circostante e non come opere d'arte.

Si innamora di Venezia, Roma e Napoli, entra in contatto con la popolazione ma anche con nobili, artisti, intellettuali, scrittori. Descrive spesso la natura che lo circonda e si compiace del clima e del carattere degli italiani, confrontandolo con quello dei suoi conterranei.

Critica (da protestante) in modo altezzoso e distante la Papa e chiesa cattolica.
Un libro molto intrigante, curioso, a tratti appassionante e divertente.

I Napoletani ritengono possedere il paradiso, ed hanno una tristissima idea delle contrade settentrionali.
«Sempre neve, dicono, case di legno; grande ignoranza, ma danari assai.» Tale si è l’idea poco lusinghiera, che si formano dei nostri paesi.


Per altra parte poi, non possono a meno di recare stupore la sporcizia incredibile, la mancanza totale di ogni comodo nelle loro case (in Umbria)

Gl’Italiani sono uomini cortesi, i quali ritengono essere il primo popolo del mondo, e che sanno menar vanto e trarre partito di certi pregi, che per dir vero, non si possono loro negare.
In complesso poi gl’Italiani mi paiono una buona nazione; basta porre mente ai ragazzi ed alle persone del popolo, colle quali mi trovo di continuo a contatto, e che non manco mai di osservare attentamente. Quale bellezza poi, e quale nobiltà di fisionomie!


Allorquando tornavo questa sera dell’arena, trovai a poca distanza da quella uno spettacolo moderno.
Quattro gentiluomini veronesi stavano giuocando al pallone, contro quattro gentiluomini vicentini.
Dessi praticano quest’esercizio fra loro tutto l’anno ma questa sera la presenza dei Vicentini, aveva radunata quantità grande di persone.


ROMA:
Trovansi traccie di splendidezza e di distruzione, le quali superano ogni mia imaginazione. Quanto fu rispettato dai barbari, venne manomesso dagli architetti moderni.

giovedì, maggio 07, 2020

Gaznevada - Sick soundtrack



Compie 40 anni una delle pietre miliari della new wave italiana, ad oggi ancora fresca, pulsante, innovativa, avanti di secoli per la scena musicale nostrana dei tempi.

Album nato nel contesto "rivoluzionario" bolognese dell'epoca, dal fuoco che animava la città italiana più creativa e innovativa nell'ambito della "nuova musica".

Alla base l'esperienza dell'Italian Records e un gruppo di personaggi artisticamente eversivi che andava da Freak Antoni ad Andrea Pazienza, dai Confusional Quartet ai Raf Punk e includeva l'estremismo avanguardista dei Gaznevada, già attivi da tempo.

Partiti come cloni dei Ramones e approdati in breve tempo a una forma musicale che raccoglieva (e sviluppava) il meglio di quanto circolava tra Londra e New York.
Dai Talking Heads ai Pere Ubu, dai Devo alla scena no wave di "No New York", dal Pop Group al funk bianco più deviato, abrasivo e caustico, un tocco di Suicide e in sottofondo un'anima di rock n roll primitivo.

Andrew Nevada, Robert Squibb, Billy Blade, Bat Matic, Nico Gamma, Johnny Tramonta firmarono un piccolo, insuperato capolavoro. Preceduto dall'imperdibile 45 giri "Navadagaz" e bissato dall'ottimo "Dressed to kill".
Poi uno spostamento/deriva verso suoni più commerciali per approdare all'italo disco che, pur dando loro successo commerciale, li porterà lontani dalla creatività iniziale.

Visti un po' di volte dal vivo ai tempi, sul palco erano un portento.

mercoledì, maggio 06, 2020

Stili Ribelli su Sky Arte



Stasera Stili Ribelli é alle 21.15 su Sky Arte e Now TV.
(Sky Arte è gratis qui: https://arte.sky.it/tag/streaming/).

La serie è diretta da Lara Rongoni e prodotta da Kiné in collaborazione con Sky Arte.

Ci sarò pure io a parlare qua e là in buona e ben più autorevole compagnia, da Kenney Jones a Suzi Quatro, Glen Matlock, Jordan Mooney, Jesse Hector, Pauline Black e tanti altri tra cui i "nostri" Carlo Bordone e Matteo Guarnaccia.

Le scene creative giovanili che si sono sviluppate al di fuori della cultura mainstream hanno svolto un grande ruolo nell'immaginario collettivo.
Ci sono capi di abbigliamento e accessori che hanno visto mutare il loro significato nel corso del tempo, diventando dei veri e propri simboli per intere generazioni.

Si parte con le puntate dedicate a:
ore 21.15 Ep. #Chiodo / #GiaccaDiPelle
ore 21.45 Ep. #OcchialiDaSole

Borussia Mönchengladbach-Eintracht Frankfurt 3-2
Finale Coppa Uefa 1980

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Un altro viaggio nella Grandi Partite Dimenticate a cura di ALBERTO GALLETTI.

Nel maggio 1980 andò in scena la prima finale di una coppa europea disputata da squadre tedesche.
Non era la prima volta che due squadre della stessa nazione si contendevano una finale europea: successe una prima volta nel ’62 in Coppa delle Fiere con due squadre spagnole; poi ancora nel ’72 nella prima edizione di Coppa UEFA, che sostituiva la Coppa delle Fiere, con due squadre inglesi.

Tecnicamente era possibile che accadesse anche in Coppa dei Campioni o in Coppa delle Coppe, ma era probabilisticamente quasi impossibile

. Si trattava in ogni caso di una rarità, nonché di un evento calcisticamente eccezionale.

Questa finale inoltre era frutto di un predominio tedesco sulla competizione, già l’anno prima c’erano state tre semifinaliste tedesche [1,] questa volta quattro.

L’Eintracht Francoforte aveva già giocato una finale europea.
Sfortunatamente per loro quella che fino ad allora era considerata la più grande finale mai giocata fino a quel momento e che lo aveva visto dalla parte sbagliata del segnapunti, sconfitto 3-7 dal grande Real Madrid del 1960.

A questa seconda finale era approdato in virtù di una strepitosa rimonta in semifinale sul Bayern: vittoria per 5-1 ai supplementari dopo aver perso l’andata a Monaco 2-0; Bayern che era impegnato in un sanguinoso testa a testa con l’Amburgo per la vittoria in Bundesliga, che alla fine otterrà.

Il Borussia Mönchengladbach era una squadra onnipotente negli anni 70, o meglio ancora era stata ad un passo dall’esserlo se avesse vinto la Coppa dei Campioni del 1976/77 e magari, se fosse venuto quel successo, anche quella del 1977/78; se, se, se…..
Potevano comunque vantare una striscia di successi formidabile tra il 1970 e quel maggio 1980.
In campo europeo erano stati finalisti per quattro volte nelle ultime sette stagioni, questa era la quinta.
Più cinque campionati tedeschi e una Deutsche Pokal: una potenza!

Nel 1980 era una squadra in ricostruzione, i migliori erano finiti in Spagna, Weisweiler al Barcellona, Netzer al Real, Bonhof al Valencia; Vogts aveva smesso a fine stagione 78/79 e così pure Heynckes che, al tempo solamente trentaquatrenne, era andato direttamente in panchina e su quella panchina sedeva la sera di quel 7 maggio.
Un deludente decimo posto l’anno prima non li aveva qualificati per la Coppa UEFA ‘79/80, ma erano detentori del trofeo, dopo la vittoria in finale sulla Stella Rossa di un anno prima.
In semifinale avevano avuto la meglio sui connazionali dello Stoccarda.
Si schieravano sempre secondo il modulo 4-3-3, marchio di fabbrica di tutti i successi del decennio appena concluso; con tre centrocampisti, diciamo così, centrali, di cui uno, il diciannovenne Lothar Matthäus alla sua prima stagione da titolare, sentiremo ancora parlare.

L’Eintracht Francoforte era una squadra di media classifica che aveva forse leggermente passato il suo momento migliore.
Stava concludendo una stagione piuttosto anonima con un nono posto in campionato, nessun suo giocatore figurava tra i primi dieci migliori marcatori.
Fondava la sua forza sull’ equilibrio tattico e su una grande solidità difensiva garantita dal fortissimo nazionale austriaco Bruno Pezzey, uno degli stopper più forti al mondo in quel momento.
Si schierava secondo un più tradizionale 4-4-2 con a centrocampo due interni e due ali. La rapidità degli esterni li metteva in grado, nelle giornate giuste, di battere chiunque, una classica squadra da coppe.

Il piccolo stadio Bökelberg, scavato in una buca e molto raccolto a ridosso del campo, non è pieno: I presenti sono circa 25.000 in un impianto che può contenerne fino a 10.000 in più.
Ma il colpo d’occhio è decisamente buono , così come l’entusiasmo delle due tifoserie che sventolano bandiere e lanciano carta in un tripudio di cori.

Padroni di casa schierati nel tradizionale completo bianco con bordi nero-verdi; completo Adidas rosso con bordi bianchi, non molto tradizionale, per l’Eintracht; che batte il calcio d’inizio.
Dopo una paio di minuti Matthäus toccato duro resta a terra, intervengono dalla panchina.
La prima occasione è per gli ospiti, Karger gioca molto bene sulla tre quarti e dopo una finta serve al centro per l’accorrente B. Nickel che triangola con Cha Bum e batte di mezzo esterno dal limite, Kneib resta fermo, la palla si stampa sulla traversa torna in campo, Cha Bum si butta in tuffo sulla respinta e di testa manda tra le braccia del fortunato Kneib che non si era mosso.

Rispondono i padroni di casa con un’azione personale di Nielsen che fa quaranta metri palla al piede: Pähl sventa in angolo; sul tiro dalla bandierina c’è un colpo di testa all’indietro di Lienen che Pähl respinge coi piedi. Sono passati poco più di dieci minuti e ora il Borussia prende il comando delle operazioni. Al 15’ rimessa laterale sulla tre-quarti per il Borussia, Kulik scaraventa un cross in area, Pähl esce di pugno ma anticipa troppo e travolge Schäffer (oggi sarebbe rigore), la palla s’impenna e Pezzey di testa mette in angolo.

Soffre l ‘Eintracht, il Borussia avanza ora con sicurezza, Schäffer e Dell’Haye si impadroniscono delle fasce laterali; Heynckes memore della lezione dell’antico maestro Weisweiler non ha cambiato il modo di giocare della squadra. Al quarto d’ora Dell’ Haye riceve palla sull’out destro, controlla bene e finta su Neuberger prendendogli un po di spazio, scatta avanti e crossa in mezzo, respinge Pezzey, quindi la palla giunge a Kulik che dialoga con Schäfer e poi tira in diagonale verso l’incrocio opposto; Pähl respinge a mani aperte.

La difesa dell’Eintracht è ordinata e, nonostante sia ora sotto una considerevole pressione, non ci sono sbandamenti; le conclusioni concesse però sono tante. Pähl, considerato il punto debole della difesa per ora ha risposto bene.
Ancora Borussia: Dell’Haye sulla destra si libera dell’avversario diretto e centra, respinge ancora Pezzey di testa, raccoglie Matthäus che arriva come un diretto ai trenta metri , controlla e lascia partire una sventola di controbalzo che saetta verso l‘incrocio: Pähl sventa ancora.
Al 30’ Matthäus ,imbeccato in verticale da Ringels, riceve e con una delle sue famose progressioni palla al piede si fionda verso l’area, vi entra, Pezzey lo contrasta allargandolo; ma il giovane centrocampista riesce comunque a concludere rasoterra, Pähl mette in angolo.

Al 36’ rara proiezione offensiva dell’Eintracht che guadagna un corner; batte B. Nickel teso quasi sulla riga, fa irruzione Karger che di testa anticipa Kneib e scaraventa in rete: 0-1!
Abbastanza clamoroso. E’ scosso adesso il Borussia, scende ancora l’Eintracht: Hölzenbein e Ehrmantraut triangolano sulla sinistra in zona d’attacco, il terzino si incunea in area con bello scatto e crossa, non c’è nessuno dei suoi ma Ringles, solo e preoccupato, si butta in tuffo verso la sua porta e colpisce di testa: la palla si stampa contro la traversa, rimpalla su un altro compagno e finisce tra le braccia del fortunato Kneib. Al 40’ Hölzenbein va via sulla destra, altro cross, respinge Ringels, raccoglie Cha Bum che controlla bene al limite e serve l’accorrente Lorant: sventola appena sopra la traversa e bel tuffo alto di Kneib. Si scuote il Borussia, il primo tempo è quasi finito. 44’, bella azione in velocità Kulik, Matthäus, Lienen che entra in area e tira, respinge la difesa, la palla rimbalza sulla tre quarti sinistra dove arriva Kulik che controlla splendidamente, dribbla al volo l’avversario e poi di prima intenzione scaraventa un missile all’incrocio dei pali.
1-1, splendido e meritatissimo.

Finisce qui un primo tempo ricco di emozioni, occasioni e giocato a grande ritmo, velocità e palla a terra; l’entusiasmo dei tifosi di casa è palpabile.
Il secondo tempo si riapre come si era chiuso il primo, due azioni sulle fasce del Borussia, Pähl nega ancora.
Quindi Pezzey avanza palla al piede, supera la linea mediana e apre sulla destra per Neuberger che sopraggiunge lanciatissimo, controlla in corsa e punta l’area, lo chiude Schäfer ma Neuberger lo finta mandandolo al bar, il terzino in maglia rossa esplode un sinistro a giro destinato all’incrocio dei pali ma Kneib vola e devia .

Ancora Eintracht, B. Nickel serve Borchers che subisce fallo, ma si rialza; Cha Bum gli chiude il triangolo e il tiro è centrale bloccato a terra da Kneib.
Finalmente si riaffaccia in avanti il Borussia, Dell’Haye crossa in mezzo, Pezzey respinge di testa fuori area sui piedi di Lienen che si coordina molto bene e calcia al volo. Il tiro è angolato ma non molto forte e Pähl blocca a terra.

Grande ritmo, anche dopo il primo frenetico quarto d’ora, le squadre cercano di superarsi, ma sono anche attente a non farsi beccare scoperte, i portieri fanno buona guardia.
Al 70’ Neuberger avanza a cavallo della linea mediana e serve Borchers che punta Hannes, il quale indietreggiando un passo gli lascia quel metro decisivo per uno che stà partendo in progressione.
La progressione continua, Borchers si allarga, giunto in prossimità dell’area lascia partire un cross bellissimo (la gente che parla di calcio oggi li dovrebbe guardare bene sti cross), Cha Bum in mezzo perde l’equilibrio, ma da dietro sopraggiunge Hölzenbein a tutta birra, l’ex-nazionale si getta in tuffo e colpisce di testa.
La palla picchia davanti alle mani di Kneib, proteso in tuffo e si infila in rete. Bellissimo gol e vantaggio adesso tutto sommato meritato: 1-2.

Il Borussia riparte, c’è un’azione insistita di Lienen che da sinistra centra in mezzo due volte, sul secondo cross, rasoterra, si avventa d’incontro Matthäus che tira di sinistro senza pensarci due volte e trova l’angolo basso alla destra di Pähl per il 2-2.v E’ una grande partita, 15’ al termine, e il Borussia cerca la vittoria forte dell’entusiasmo per il pari ritrovato.vv Arriviamo all’ 88’, Ringels apre sulla destra dove scatta Schäffer. Hölzenbein lo rincorre, ma è sul lato sbagliato, all’interno. Il terzino gli sfugge, crossa, un altro bel cross, che beffa Pezzey e spiove giusto sul primo palo dove si catapulta Kulik in tuffo che di testa segna un gol strepitoso.
Fa 3-2 per il Borussia e manca un minuto.

Finita? Macchè.

Al 90’ Neuberger, imbeccato dal subentrato Trapp, calcia violentemente in corsa di esterno destro da oltre trenta metri. Il tiro, stratosferico, è sfiorato da Kneib quanto basta per alzarlo sopra la traversa.
Sul rinvio Trapp riconquista palla e serve Nachtweih che tenta un’ ultimo assalto ma Guruceta Muro manda il triplice fischio e chiude la partita. Nachtweih gli scaglia il pallone quasi addosso dalla rabbia.

Si chiude una magnifica partita, una magnifica finale di Coppa UEFA; se non la migliore (per me si), una delle migliori.v
Bökelbergstadion, Mönchengladbach, 7 maggio1980v COPPA UEFA 1979/80 – FINALE – Andatav Borussia Mönchengladbach 3-2 Eintracht Frankfurtv Borussia: Kneib; Schäffer, Schäfer, Hannes, Ringels; Matthäus, Kulik, Nielsen (66’ Thychosen); Dell’Haye (72’ Bödecker), H. Nickel, Lienen. All. J. Heynckes
Eintracht: Pähl; Neuberger, Pezzey, Körbel, Ehrmantraut; Lorant, Borchers, B. Nickel; Hölzenbein (79’ Nachtweih), Karger (81’ Trapp), Cha Bum-Kun. All. F. Rausch
Arbitro: Guruceta Muro (Spagna)
Marcatori: 37’ Karger (E), 44’ e 88 Kulik (B),71’ Hölzenbein, 76’ Matthäus
Spettatori: 25.000 circa

Al ritorno, quindici giorni dopo, Heynckes schierò un Borussia più attendista, con un 4-4-2 col quale bloccò il temibile Nuberger e Cha Bum dall’altra parte e la partita; quasi riuscì nell’intento.
Ma un tiro di Schaub, che era appena entrato, a neanche 10’ dal termine diede la vittoria per 1-0 all’ Eintracht che vinse la Coppa UEFA 1979/80 in virtù dei due gol realizzati nell’incontro appena descritto.
Il suo primo, e finora unico trofeo internazionale.

Jupp Heynckes chiuderà la sua fenomenale carriera di allenatore trentatre anni dopo, alla guida del Bayern, (1) Per tedesche, in questo articolo, intendo sempre squadre provenienti dall’allora Germania Ovest.

martedì, maggio 05, 2020

Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli



Film di rara crudeltà e spietatezza.

La giovane, ingenua, inesperta, di umili origini, Stefania Sandrelli arriva dalla provincia toscana a Roma per cercare fortuna nello spettacolo.
Finirà per essere usata, abusata, sfruttata, da un ambiente senza scrupoli e di un cinismo insopportabile.
Umiliazione dopo umiliazione non ne reggerà il peso e porrà fine alla sua vita.

Ambientato e girato nel 1965, con una Sandrelli superlativa nella spontaneità di un personaggio futile e ingenuo ma sostanzialmente pulito, circondata da un cast di eccellenze (un Tognazzi superlativo su tutti oltre a Nino Manfredi Enrico Maria Salerno, Jean-Claude Brialy, Solvi Stubin, un giovane Terence Hill.

Acre, cattivo, crudo, disturbante, nonostante l'apparente ambientazione leggera, tra feste, vestiti strepitosi, musica beat.

Film vincitore di tre NASTRI d'ARGENTO.

Il trailer:
https://www.youtube.com/watch?v=_xt2jIx5IEM

Su RaiPlay qui:
https://www.raiplay.it/programmi/iolaconoscevobene

lunedì, maggio 04, 2020

Johnny Thunders - Tour italiano 1984



La locandina del tour e una scaletta scritta da Johnny su una busta.


Nel novembre del 1984 JOHNNY THUNDERS arrivò in Italia per un breve tour alla fine di novembre.
Ad aprire le date i "miei" NOT MOVING (che ebbero sempre una calda accoglienza da parte del pubblico).

Johnny non era fisicamente in grande forma ma umanamente fu sempre molto affabile, gentile, disponibile, per quanto schivo e un po' appartato.

La band vedeva Dick Trueman alla chitarra, Keith Yon al basso e Tony St.Helene alla batteria (che aveva appena sostituito l'ex Clash Terry Chimes).
Tecnicamente poco coesa, soprattutto per seguire Johnny, non sempre lucido e "presente".
Tutto questo avveniva solo 9 anni dopo la fine del mito delle New York Dolls.

NB: I concerti si svolsero di lunedì, martedì e mercoledi.

Lunedì 19 novembre 1984 - TORINO - "Big Club"
Serata discretamente affollata (250 paganti), pubblico caldo e partecipe, band non brillante ma buon successo. Un'oretta di concerto con i vari classici, "Chinese" rocks", "Jet boy", "Born to lose" e gran finale con "In cold blood".

Martedì 20 novembre 1984 - Due Ville (VICENZA) "Palasport"
Concerto disastroso davanti a circa 200 persone sparse in un ampio palazzetto. Errori tecnici, nessuna empatia, freddezza del pubblico, qualche fischio, dopo mezzora Johnny pianta tutto e se ne va.
Torna un paio di volte sul palco mentre il palazzetto si svuota, suona ancora peggio un paio di brani e finisce tutto malamente.

Johnny Thunders a Due Ville:
https://www.youtube.com/watch?v=7hTKVR9pYzw

Not Moving a Due Ville:
https://www.youtube.com/watch?v=hHebpRLfNeM

Mercoledì 21 novembre 1984 - FIRENZE "Manila"
Johnny e la band si rifanno alla grande nella serata conclusiva.
Poca gente (100/150 persone) ma un live tirato, preciso, energico (forse anche grazie a qualche "aiuto" passato poco prima di iniziare da un generoso fan) che mise in luce tutta l'attitudine rock 'n'roll del nostro.

La mia ombra fu però TONY ST. HELENE, il batterista rasta della band che mi prese in simpatia e non mi mollò mai.
Ricordo il suo divertito stupore nello scoprire che anch’io mi chiamavo TONY.
Non riusciva a capacitarsi della coincidenza.
“Ma pensa te due batteristi nello stesso tour e entrambi si chiamano Tony”
“Va che roba eh”

E poi scoprì che amavo lo ska e la black music e non mi dispiaceva certo reggae.
"Ti piace di più Prince Buster o Laurel Aitken?"
"Bob Marley o Toots and the Maytals?"
"La Two Tone o la Stax? "

Allo stesso modo continuò per tre giorni a sgranare gli occhi ogni qualvolta rifiutavo le sue offerte di farmi una canna con lui.
Come se un assetato nel deserto dicesse no ad un bicchiere d’acqua.
“Non stai bene ?”
“Sei allergico ?” “Ma qual’è il problema?
”“Motivi religiosi ?”
“Tranquillo Tony, proprio non mi va, non mi interessa” e lui con quell’espressione-ma-come-è-possibile ?

Mi seguiva sempre, chiedeva tutto su tutto (cibo, chiese, monumenti, donne, animali, batterie, dischi), ogni pretesto era buono per:
“Tony what is it ? Why ? Really ?"
Quando ci salutammo, facendo l’alba, anzi le 8 di mattina, a Firenze, la mia vita fu più vuota.
Ho ritrovato sue tracce nella reggae ska band dei Marron Town e nei Tribesman.

domenica, maggio 03, 2020

Stili Ribelli su Sky Arte



Da mercoledì 6 maggio su SKY ARTE!
Stili ribelli
TRAILER :
https://www.youtube.com/watch?v=prL1Xrg6nsU&feature=youtu.be
Serie TV - 6 episodi x 26''

Le scene creative giovanili che si sono sviluppate al di fuori della cultura mainstream hanno svolto un grande ruolo nell'immaginario collettivo.

Ci sono capi di abbigliamento e accessori che hanno visto mutare il loro significato nel corso del tempo, diventando dei veri e propri simboli per intere generazioni.

* Mercoledì 6 maggio
ore 21.15 Ep. Chiodo
ore 21.45 Ep. Occhiali da sole

* Mercoledì 13 maggio
ore 21.15 Ep. Minigonna
ore 21.50 Ep. Bretelle

* Mercoledì 20 maggio
ore 21.15 Ep. Stivali
ore 21.45 Ep. Impermeabile

Protagonisti della serie: Kenney Jones (batterista di Small Faces, Faces, The Who), Glen Matlock (bassista dei Sex Pistols), Suzi Quatro (musicista), Heather Tilbury Phillips (consulente per la mostra Mary Quant al V&A Museum e negli anni ‘70 direttrice del marchio Mary Quant), Sam Knee (autore e esperto di moda vintage), Paul Gorman (autore e giornalista), Jordan Mooney (icona punk e collaboratrice di Vivienne Westwood e Malcolm McLaren), Philip King (bassista dei Lush, The Jesus and Mary Chain), Jesse Hector (cantante degli The Hammersmith Gorillas), Pauline Black (cantante dei The Selecter), Delia Sparrow (cantante delle Mambo Taxi), Tony Face Bacciocchi (autore, giornalista e musicista), Igort (artista), Carlo Bordone (giornalista), Matteo Guarnaccia (artista e storico del costume) e tanti altri!

Stili ribelli è una serie TV diretta da Lara Rongoni e prodotta da Kiné in collaborazione con Sky Arte e con il supporto di Regione Emilia-Romagna Film Commission.

sabato, maggio 02, 2020

Italia. L'Undici ideale



ALBERTO GALLETTI lancia un'idea molto stimolante e divertente.
L'UNDICI IDEALE dell'Italia dal dopo guerra in poi.

Il suo:

Zoff
Gentile
Maldini
Tardelli
Parola
Scirea
Claudio Sala
Rivera
Bettega
Baggio
Riva

Aggiungo il mio:

Buffon
Gentile
Maldini
Tardelli
Cannavaro
Scirea
Bruno Conti
Pirlo
Inzaghi
Baggio
Riva

giovedì, aprile 30, 2020

Il meglio del mese. Aprile 2020



Parte bene l'anno con Igorrr, X, Lux Hotel, Real Estate, Christian McBride, Gil Scott Heron/Makaya McCraven, Devonns, Soul Motivators, Isobel Campbell, Monophnics, Black casino and the Ghost, Martha High and the Italian Royal Family, Crowd Company, Ben Watt. Moses Boyd, Shabaka and the Ancestors, Field Music.
Per l'Italia Calibro 35, Ritmo Tribale, Dining Rooms, Era Serenase, Ok Bellezza e Handshake.


THE X - Alphabetland
Sono passati 40 anni dall'insuperabile classico "Los Angeles", poco meno di 30 dall'addio discografico (il pessimo "Hey Zeus" é del 1993 ma il chitarrista Billy Zoom se ne era già andato da parecchio).
Una serie di live, varie reunion con la line up originale, tour, la lotta contro brutte malattie di Exene e Billy, progetti solisti. Ma di nuovi dischi non se ne parlava (nel 2017 Billy Zoom dichiarava laconicamente che "non funzionerebbe, la chimica non sarebbe la stessa, viviamo distanti, non suonerebbe come un disco degli X").
E invece dopo un singolo arriva un album fresco, pulsante, vitale, bello, in cui ritroviamo tutta l'alchimia che ha reso grandi gli X. 27 minuti, 11 brani che spaziano dal loro classico rock n roll/punk a un consueto omaggio al funk ("Cyrano De Berger's back", cover dei Flesheaters, da tempo in repertorio), a furiosi hardcore ("Goodbye year goodbye" e "Delta 88 nightmare") al clamoroso finale in chiave smooth jazz/spoken word di "All the time in the world" con la chitarra di Robbie Krieger dei Doors (che chiude il cerchio a 40 anni dal primo album prodotto da Ray Manzarek).
Per gli amanti della band un disco da amare incondizionatamente, per i cultori di un certo suono e periodo un ritorno comunque ad altissimi livelli.

IGORRR - Spirituality and distortion
Gautier Serre da una quindicina d'anni percorre una strada unica, originalissima e stupefacente. Nella sua musica convergono brutal metal (di cui ospita spesso esponenti di spicco nei suoi dischi), death metal, grind core, elettronica estrema, sonorità classiche, barocche, folk balcanico, mediterraneo e francese, sperimentalismi di ogni sorta. Un'affascinante e sconvolgente visione sonora dal sapore inedito, suonata in modo eclatante, di assoluta inventiva, condita da una buona dose di (auto)ironia.

HOTEL LUX - Barstool Preaching
Da Portsmouth, abbracciati alle nuove leve brit come Shame, Fontaines DC, Goat Girl. Giovanissimi, aspri, melodicamente dissonanti, "storti", addirittura Doorsiani, assorbendo Wire, Gang of Four, Fall.
Ep d'esordio da urlo!

THE DEVONNS - s/t
La band americana all'esordio con un avvolgente e sinuoso mix di soft soul di sapore vintage, tra Impressions, Curtis Mayfield, il Marvin Gaye dei 70, un gusto Northern soul ma soprattutto canzoni di primissima qualità. Produce la nostra Record Kicks, album gradevolissimo.

THE SOUL MOTIVATORS - Do the damn thing
Spettacolare album della band canadese, nove membri ma con la voce incredibile di Shahi Teruko a condurre una carovana di vintage funk potentissimo.
La tradizione del groove di James Brown che si mischia alla modernità di marchio Daptone.
Travolgenti e probabile album "black" dell'anno.

MARTHA HIGH AND THE ITALIAN ROYAL FAMILY - Nothing's going wrong
Un piccolo grande capolavoro, con un'abbondante dose di condimento italiano. Grazie alla backing band tutta tricolore, guidata da Luca Sapio che produce anche artisticamente l'album.
Classic soul in tutte le sue principali accezioni e sfumature, cantato divinamente, suonato alla perfezione con ogni suono al punto giusto.
E in più una spolverata di tipico groove caro alle colonne sonore dei 60's italiani. A corollario i testi che guardano al sociale e alla situazione politica attuale come insegnarono i maestri Gil Scott Heron, Curtis Mayfield e Marvin Gaye nei primi 70.
Pura eccellenza.

RITMO TRIBALE - La rivoluzione del giorno prima
Tornano i Tribali con il primo album dal 1999. E spaccano come sempre con la consueta grinta, con le ritmiche serrate, chitarre compresse, liriche sempre più mature e incisive. Ci sono il grunge dei 90, l'attitudine punk rock, i Killing Joke e la migliore post wave anni 80 ma soprattutto un'immediata riconoscibilità, una personalità unica, onesta, sincera.

DREAM SYNDICATE - The universe inside
Terzo album del nuovo recente corso della band di Sgteve Wynn.
Un'ora di musica, brani lunghissimi, psych kraut jazz rock ipnotico, frutto di lunghe jam session. Un nuovo interessante passo ma eccessivamente auto indulgente, progettualmente armonico e in progress ma, alla fine, trascurabile. Per quanto si rimanga ad alti livelli.

OS MUTANTES - ZZYZX
Della formazione originale é rimasto solo Sergio Dias. Niente più tropicalismi ma un divertente e godibile rock di ispirazione 60's, beatlesiano, cantato in inglese, molto gradevole e con belle canzoni.

LUCINDA WILLIAMS - Good souls better angels
Atmosfere rauche e dolenti, roots rock di forte impronta blues per la "sorella" americana di Marianne Faithfull. Più immediata e grezza Lucinda ma tremendamente efficace in un album solo apparentemente immediato, in realtà complesso e sofisticato.

TOM MISCH & YUSSEF DAYES - What Kinda Music
Dalla scena inglese new jazz un grande mix di spiritual jazz, funk, lounge pop, sperimentazione, un tocco psichedelico, tanto groove dal drumming (ispirato da Tony Allen) di Yussuf Dayes). Coinvolgente e progressivo.

BROWNOUT - Berlin Sessions
La band di Austin al primo album con brani autografi dopo aver trasformato in latin funk Black Sabbath, Prince, Public Enemy. E colpiscono di nuovo nel segno: heavy funk, influenze latine, texmex, caraibiche, soul, rock, Prince (di cui fecero anche la backing band), afro, in un minestrone super piccante ed esplosivo.
PS: Berlin è Steve Berlin dei Los Lobos che produce il tutto.

LAURA MARLING - Song for our daughter
Il valore della cantautrice inglese è ampiamente riconosciuto e il nuovo album ce lo conferma. Deliziose ballate folk (in odore di Joni Mitchell), blues, pop, country. Voce pulitissima e avvolgente. Album riuscitissimo.

FIONA APPLE - Fetch the bolt cutters
Unanimemente salutato come capolavoro dalla critica, è sicuramente un ottimo album in cui la Apple sperimenta, osa, attinge da canzone, avanguardia, jazz, forme free. Interessante e stimolante.

YAZMIN LACEY - Morning matters
Dalla scena new jazz inglese un delizioso album di soft soul tra Lauryn Hill, Macy Gray, Erikah Badu, accompagnata da Moses Boyd, gli Ezra Collective e altri membri del giro brit. Splendidamente estivo, caldo, rilassato.

SMALLTOWN TIGERS - Five things
Il trio all female romagnolo ha bruciato le tappe in pochissimo tempo (grazie anche al decisivo apporto di Stiv Cantarelli, musicista, produttore e profondo conoscitore delle più oscure trame del rock 'n' roll). Concerti (anche londinesi), soddisfazioni, plausi diffusi e ora l'esordio con un album tirato, essenziale, asciutto, come nella migliore tradizione dei loro amati Ramones. Ma qui c'è di più: garage, rock n roll, glam, power pop, suonati con la giusta attitudine e devozione. Divertenti, oneste, sincere. Support!

AA.VV. - Rock These Ancient Ruins - Mamma Roma's Kids
Una fulminante compilation che raccoglie una preziosissima testimonianza dalla scena punk romana degli ultimi 40 anni. In cui confluiscono suoni di chiara matrice '77, esplosioni più veloci, contaminazioni di vario tipo. Le 14 band spaccano.
Dai Taxi (dalle cui ceneri nasceranno gli acclamati Giuda) ai Plutonium Baby, Idol LIps, Wendy?. Ogni brano è travolgente, coinvolgente, elettrico, semplicemente ultra cool. Indispensabile per i cultori del genere.

STRANGE FLOWERS - Songs for imaginary movies
All'ottavo album la band pisana conferma, ancora una volta, di essere una delle band più interessanti e in progress della scena neo psichedelica mondiale (per quanto il termine sia, nel loro caso, ormai piuttosto riduttivo).
Le radici sono sempre nell'universo 60's (tra Syd Barrett e l'ampio spettro freakbeat) ma l'approccio è personale, distintivo, creativo, moderno. Album di primo livello.

PERTURBAZIONE - (dis)amore
La lunga carriera della band torinese si arricchisce di uno dei capitoli più ambiziosi e complessi, un lungo concept di 23 brani sulle variabili dell'amore. I Perturbazione sono tra coloro che meglio sanno coniugare canzone d'autore, pop e amore per sonorità oblique che vanno dagli Smiths ai Belle and Sebastian. Ottimo album, di ampio respiro e grande maturità.

A LEMON - Green
Il polistrumentista catanese Alessandro Moncada compone un piccolo gioiello di equilibrio tra pop e la psichedelia elettronica di Tame Impala, un tocco di shoegaze, rtimiche dall'approccio funk. Un lavoro che merita la massima attenzione, un nome da annotare.

UMBERTO PALAZZO - Lost in the city
“Lost in the city” è un film indipendente, purtroppo ancora inedito, di Lara Kalifilm Calenza su un homeless berlinese. Umberto Palazzo, musicista dalla lunghissima carriera (dai Massimo Volume ai Santo Niente a varie esperienze soliste) ne ha curato la colonna sonora. Immergendoci in un sound che evoca atmosfere berlinesi tardo anni 70 (dalle parti di David Bowie e della sua “trilogia” ispirata a quegli anni e a quei luoghi) ma con un taglio che riporta spesso anche alla New York del periodo, intrisa di decadenza e di aspra new wave. Prevalentemente strumentale, con due brani cantati di grande suggestione da Alia Spizz-Clay e Amerigo Verardi, una cruda escursione nel reggae e tanti spunti interessanti. Ottimo.

PATH - Small Town Boy
Un nuovo ottimo tassello nella storia del cantautore/rocker laziale. Una mini opera folk con allegato un racconto di 40 pagine che svela un mondo combattente, che ancora fa argine al pauperismo ideologico che ci sta travolgendo. Canzoni che viaggiano tra la canzone d'autore italiana (con uno sguardo al primo Bennato) e l'approccio di Billy Bragg. Musica necessaria.

ANDREA CUBEDDU - Nostos
Lasciato alle spalle (per il momento?) il deep blues più duro e primitivo degli esordi, Cubeddu abbraccia una forma cantautorale che mantiene il blues come fondamenta ma si dirige verso una dimensione più personale e intimista. Lunghi brani talvolta quasi in forma di raga/mantra ipnotico che guarda anche al desert sound africano e che si avvicina alla lezione di Cesare Basile. Interessantissimo.

VALERIO CINQUE - Un labile tepore
Un concept di chiaro stampo cantautorale, prevalentemente acustico, che mette in risalto un grande spessore qualitativo a livello compositivo e di grande respiro espressivo. Ci sono Luigi Tenco, Jeff Buckley, Nick Drake, Domenico Modugno, Sergio Endrigo e un'anima prog che permea alcune canzoni. Ma ci sono soprattutto una maturità e una personalità raramente riscontrabili in un esordio. Eccellente.

PUGLIA - Faith and a little wine
Splendido, maturo, originale, personale, album per Marco "Puglia" Puglisi che si inerpica in sentieri inusuali per il panorama italiano, proprio perché hanno un respiro internazionale (e il suo eccellente inglese lo aiuta parecchio in tal senso). Sonorità semi acustiche che ci portano alla scrittura di Alex Chilton ma che non disdegna marcati riferimenti beatlesiani (dalle parti di Paul McCartney soprattutto), a Ray Davies dei Kinks, agli XTC ("Fancy" sembra un'outtake dalla loro indimenticabile discografia), Syd Barrett, fino alle linee melodiche del Pete Townshend dei 60's. Eccellente.

TIEDBELLY & MORTANGA - Old Joe Gravy & Three More Songs
Come sempre qui si scava nel fango melmoso del blues più profondo. Quattro brani di folk blues ruvidissimo, sporcato da un'attitudine punk cara a Jon Spencer, Jeffrey Lee Pierce, Junior Kimbrough, Bisogna essere capaci di carpire l'essenza di certi suoni e riuscire a renderla in questo modo. Grandi!

ASCOLTATO ANCHE:
PEARL JAM (tronfio, pomposo e noioso. Come sempre), STROKES (riconoscibili ma mosci e tranquillamente dimenticabili), MISTERY JETS (pallosissimo pop emo alt rock), SORRY (alt wave rock inglese. Senza anima), FAKE NAMES (supergruppo di ex hardcores ma che alla fine suona come dei Foo Fighters appena più incazzosi)

LETTO

HOLLY GEORGE-WARREN - Alex Chilton. Un uomo chiamato distruzione
C'é chi é nato perdere e chi vincente ma ce l'ha messa tutta per perdere tutto.
E' incredibile, a tratti paradossale, la pervicacia di ALEX CHILTON per distruggere ogni tassello del suo successo.
E ci è riuscito.
Sempre.
Famosissimo già da adolescente minorenne con i BOX TOPS di "The letter", adorato con i BIG STAR, artista di culto, cercato e riverito da musicisti, fan, produttori, scelse uno stile di vita a dir poco dissoluto che annientò rigorosamente ogni traccia del suo successo.
Scoprì e produsse i primi CRAMPS e i PANTHER BURNS di Tav Falco, poi i Gories, continuò disordinatamente a suonare quando voleva (e come voleva), a incidere dischi solisti a caso, senza senso e continuità, a sopravvivere facendo il taxista o il lavapiatti, frequentò la scena punk new yorkese agli esordi, riprese un po' di soldi con le reunion dei suoi precedenti gruppi.
Ritrovò notorietà (e tranquillità economica) poco prima di andarsene tragicamente nel 2010.
Il libro di Holly George-Warren è una minuziosa e dettagliatissima (forse eccessiva per chi non é pienamente dentro al mondo di Alex) ricostruzione della sua turbolenta vita.
La discografia finale è quanto di più esaustivo ci possa essere, il taglio è avvincente, le 400 pagine comunque veloci.

ELISA DE MUNARI - Countin' the blues
"Countin' the blues" (sofisticato doppio senso tipicamente blues) è un pregevole saggio socio politico antropologico sul ruolo delle DONNE nel BLUES, negli anni 20, quelle che precorsero di decenni il concetto più spontaneo e puro di FEMMINISMO e di autodeterminazione.
"In ogni tempo e in ogni società l'ago della bilancia per quanto riguarda le questioni morali é sempre stato il corpo delle donne, costantemente trattato come qualcosa da nascondere e controllare, perché ritenuto pericoloso e ricco di tentazioni"...
Elisa De Munari (musicista tra le più apprezzate in ambito alt blues in Italia ed estero con il nome di ELLI DE MON), analizza in maniera precisa e profonda il significato della musica blues, attualizzandolo con le esperienze personali di blues woman.
Raccontando le difficoltà, ancora oggi, di essere donna in un ambiente che si presupporrebbe libero da certi pregiudizi e che rimane invece spesso pesantemente maschilista.
Il libro, attraverso alcune canzoni di personaggi iconici, spesso sconosciuti ai più, ci porta nelle nicchie più nascoste e profonde del blues primordiale declinato al femminile, nel disperato affrancamento da razzismo, maschilismo, oppressione.
Una lotta durissima, aspra, spesso persa ma che ha marchiato a fuoco il concetto di autodeterminazione.
A corredo l'intervento di una serie di artiste e musiciste italiane.
Protagoniste Ma Raney, Bessie Smith, Lucille Bogan, Bertha Chippie Hill, Alberta Hunter, Lottie Kimbrough, Sippie Wallace, Memphis Minnie, Elizabeth Cotten, Victoria Spivey, Geeshie Wiley.
Libro importante ed essenziale.

JACK LONDON - Il vagabondo delle stelle
In questi giorni di forzata clausura il libro di JACK LONDON, pubblicato nel 1915, è la perfetta soluzione per capire come vivere in una realtà coercitiva da cui evadere con la mente e lo spirito.
Il condannato a morte Darrell Sterling, in attesa della soluzione finale, torturato dai carcerieri con una camicia di forza sempre più stretta e asfissiante, si libera, grazie alla mente e allo SPIRITO e vola nella STORIA, innalzandosi dalla miseria umana, esplorando i luoghi delle sue precedenti incarnazioni, diventando IL VAGABONDO DELLE STELLE.
Terribile quanto immenso, nella sua profondità e originalità.
Il mio libro preferito di sempre.

VISTO

"Get On Up - La storia di James Brown" di Tate Taylor
Non male. Chadwick Boseman è molto ma molto bravo nelle vesti del Funky President, la storia un po' troppo saltellante e, ovviamente, enfatizzata ma il risultato è più che gradevole e credibile.
Capita di rado nei film sui personaggi musicali.
Produce MICK JAGGER.

COSE VARIE
Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it, ogni domenica "La musica ribelle", una pagina sul quotidiano "Libertà", ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
Periodicamente su "Il Manifesto".
Sul sito di RadioCoop va in onda il TG musicale "3 minuti con RadioCoop" condotto da me , Carlo Maffini e Paolo Muzio.

IN CANTIERE
Tutto fermo come è noto.
I progetti non mancano: entro l'anno un paio di nuovi LIBRI (tra cui una sorpresa molto particolare), uno a cui ho collaborato attivamente, una ristampa, un altro agli inizi del 2021.
Si lavora intanto a un nuovo disco.

mercoledì, aprile 29, 2020

Get Back. Dischi da (ri)scoprire



Ogni mese la rubrica GET BACK ripropone alcuni dischi persi nel tempo e meritevoli di una riscoperta.
Le altre riscoperte sono qui
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Get%20Back

BOX TOPS - Dimensions
L'ultimo album della band di "The letter", del 1969, è un'ottima fotografia di quella frangia del rock che passò indenne dalle suggestioni psichedeliche e dal soul beat incominciava a traghettare verso suoni più rock blues.
Grandi blue eyed soul songs come "Soul deep" e "Midnight angel", pop blues come "Cream ladies" e i 9 minuti finali di "Rock me baby" tra Doors e CCR.

BIG STAR - Third
Registrato tra il 74 e il 75, uscito solo nel 1978, è il drammatico epilogo della meteora Big Star, partita con un power pop di gusto Byrdsiano e conclusa in questa testimonianza del disagio di un Alex Chilton in pieno declino psico fisico, la fotografia di una sconfitta, di una vita buttata alle ortiche. Ma con un fascino indescrivibile. Ballate dolenti e decadenti, gli Who in copia carbone in "You can't have me" e tanto altro.

TAV FALCO'S PANTHER BURNS - Behind the Magnolia Curtain
Un esordio fulminante del 1981. Il rock 'n' roll più primitivo, oscuro, profondo, il blues, il rhythm and blues, suonati solo con l'urgenza e la spontaneità che era propria del punk. Al piano Jim Dickinson (che suonò con Rolling Stones e Bob Dylan, Flamin Groovies, Ry Cooder, Cramps e produsse Big Star, Willy De Ville, Toos and the Maytals etc etc), alla batteria Jim Sclavunos, futuro Bad Seeds con Nick Cave. Alla chitarra Alex Chilton.

ALAN VEGA, ALEX CHILTON, BEN VAUGHN - Cubist Blues
Registrato in presa diretta, sorta di jam session in stile jazz, nel 1995, da tre perdenti per eccellenza, è un deragliante quanto commovente e irresistibile omaggio al blues, al rock 'n' roll più "sconfitto", all'attitudine di chi ha deciso di non aver nulla da perdere. Ci sono i Suicide, Elvis, i Velvet Underground ("Candyman"), Roy Orbison e un mondo irripetibile.

martedì, aprile 28, 2020

Elisa De Munari - Countin' the blues



"Countin' the blues" (sofisticato doppio senso tipicamente blues) è un pregevole saggio socio politico antropologico sul ruolo delle DONNE nel BLUES, negli anni 20, quelle che precorsero di decenni il concetto più spontaneo e puro di FEMMINISMO e di autodeterminazione.

"In ogni tempo e in ogni società l'ago della bilancia per quanto riguarda le questioni morali é sempre stato il corpo delle donne, costantemente trattato come qualcosa da nascondere e controllare, perché ritenuto pericoloso e ricco di tentazioni"...

"Le donne iniziarono per prime a usare il blues come un vero e proprio spazio dove avere un pieno controllo sulla propria sessualità.
Si definirono pubblicamente come esseri sessuali dando spazio al loro desiderio carnale, senza remore o falsi pudori.
Riprendere la propria sessualità significò allora combattere il potere oppressivo prima e la morale borghese poi."
...

Elisa De Munari (musicista tra le più apprezzate in ambito alt blues in Italia ed estero con il nome di ELLI DE MON), analizza in maniera precisa e profonda il significato della musica blues, attualizzandolo con le esperienze personali di blues woman.
Raccontando le difficoltà, ancora oggi, di essere donna in un ambiente che si presupporrebbe libero da certi pregiudizi e che rimane invece spesso pesantemente maschilista.

"Credo che i giornalisti, gli organizzatori e spesso anche i musicisti (maschi) non siano consapevoli fino in fondo di quanto certi comportamenti possano risultare maaschilisti".

Il libro, attraverso alcune canzoni di personaggi iconici, spesso sconosciuti ai più, ci porta nelle nicchie più nascoste e profonde del blues primordiale declinato al femminile, nel disperato affrancamento da razzismo, maschilismo, oppressione.
Una lotta durissima, aspra, spesso persa ma che ha marchiato a fuoco il concetto di autodeterminazione.
A corredo l'intervento di una serie di artiste e musiciste italiane.
Protagoniste Ma Raney, Bessie Smith, Lucille Bogan, Bertha Chippie Hill, Alberta Hunter, Lottie Kimbrough, Sippie Wallace, Memphis Minnie, Elizabeth Cotten, Victoria Spivey, Geeshie Wiley.

Libro importante ed essenziale.

Elisa De Munari
Countin the blues. Donne indomite.
Arcana.
16 euro.

La musica rappresentava per gli schiavi uno dei pochi modi per esprimere la sofferenza originata dal terrore razziale. (Paul Gilroy)

"Le cantanti blues erano associate al diavolo perché celebravano quella dimensione dell'esistenza umana considerata immorale e malefica, secondo i tenenti della chiesa. Erano delle peccatrici perché cantavano di amore e sesso" (Angela Davis).

Le donne del blues vennero demonizzate, ecco perché la musica del diavolo.
I benpensanti non potevano sopportare la visione di donne vive che sapevano ascoltare i propri bisogni più profondi, compresi quelli più carnali: l'amore, il desiderio, la sessualità, il piacere.
Il blues non fece distinzione tra sacro e profano, mantenne una prospettiva unica e continua.
Tutto della vita è sacro, tutte le dimensioni dell'esistenza interagiscono, tutto è uno: in questo c'é l'eredità africana.

lunedì, aprile 27, 2020

The Clash - Rat Patrol from Fort Bragg



Alla fine del 1981 (tra novembre e gennaio 1982) i CLASH si ritrovano in studio per iniziare i demo per il nuovo album.
Dopo il triplo "Sandinista", il doppio "London calling", l'ep "Black market Clash" la band non ha esurito creatività e voglia di sperimentare.

Purtroppo i rapporti sono compromessi, con Topper Headon fuori dai giochi, perso nei peggiori abissi della dipendenza e Mick Jones che fronteggia la coppia Joe Strummer e Paul Simonon, tra beghe legali e scelte artistiche.

La band registra una ventina di brani destinati a un doppio album, Mick Jones prende le redini creative e artistiche e si siede al mixer.
Il risultato finale sarà respinto dalla band, dai discografici, dal manager, il mix affidato a Glyn Johns e l'album sintetizzato in un singolo con dodici tracce (buona parte delle quali tagliate, ripulite, ridotte a lunghezze compatibili a un ascolto veloce), COMBAT ROCK, lasciando buona parte del lavoro inedito.

RAT PATROL FROM FORT BRAGG sarebbe stato un album sperimentale, evoluzione del sound contaminato di "Sandinista" tra funk, breakbeat, calypso, reggae, dub, jazz con brani dilatati, talvolta caotici, pieni di suoni avanguardistici (per i tempi).
Lontano dal formato molto più accettabile (e di enorme successo) di "Combat Rock".

Testimonia come un'opera concepita come unicum, se ridotta artificialmente, perda il suo principale significato artistico.

Un album irrimediabilmente perduto (uscito poi in bootleg e nel box "Sound System") che segnerà formalmente la definitiva rottura dei Clash.

LA SCALETTA di Rat Patrol from Fort Bragg

The Beautiful People Are Ugly Too – 3:45
Brano inedito. È conosciuto anche con il nome The Fulham Connection e Man in a Box

Kill Time – 4:58
Altro brano inedito. È conosciuto anche con il nome Idle in the Kangaroo Court, Idle in Kangaroo Court W1 e (Licence to) Kill Time

Should I Stay or Should I Go – 3:05
Questa versione non presenta lo stesso cantato (eccetto i cori), il basso non viene suonato in maniera "aggressiva", i cori partono dalla seconda strofa, più urli verso la fine del pezzo, e a 1:54 circa viene introdotto un sassofono.

Rock the Casbah – 3:47
Questa versione include tutti gli effetti presenti nella Radio Edit americana del singolo. Introduzione differente.

Know Your Rights – 5:04
Versione estesa con cantato differente

Red Angel Dragnet – 5:12
Versione estesa.

Ghetto Defendant – 6:17
Versione estesa con cantato (Strummer) e parlato (Ginsberg) differente.

Sean Flynn – 7:30
Versione estesa.

Car Jamming – 3:53
Versione simile a quella standard ma con più sequenze basso-batteria-voce e basso-batteria. Assolo di batteria tagliato.

Inoculated City – 4:32
Versione estesa con più effetti e più campionamenti.

Death Is a Star – 2:39
Versione molto simile all'originale, con l'introduzione ed il finale leggermente modificati.

Walk Evil Talk – 7:37
Brano strumentale inedito. Presenta un duetto pianoforte-batteria.

Atom Tan – 2:45
Versione quasi identica alla versione standard. Prolungamento della parte finale.

Overpowered by Funk (demo) – 1:59
Prova strumentale. Overpowered by Funk fu infatti annessa all'album solo all'ultimo momento.

Inoculated City (uncensored version) - 2:30
Stessa versione dell'album, ma con il finale accorciato.

First Night Back in London – 2:56
Stessa versione della "B-side" di Know Your Rights.

Cool Confusion – 3:10
Stessa versione della "B-side" di Should I Stay or Should I Go.

Straight to Hell (versione estesa) – 6:56
Versione estesa, pubblicata in seguito su Clash on Broadway.

domenica, aprile 26, 2020

Classic Rock



Nel nuovo numero di CLASSIC ROCK intervisto RITMO TRIBALE e A LEMON oltre a recensire gli album di Buzzcocks, Be Bop De Luxe, Ritmo Tribale, A Lemon, Fake Names, Country Feedback, Gianluca Testa, Valente, Maree.

20 Righe e PopUp Fotografia



20Righe (www.20righe.com), racconta la situazione Coronavirus nei paesi del mondo intervistando i miei contatti in loco.
"Ho messo già parecchie interviste (Mongolia, India, Madagascar, Messico, Norvegia, Islanda, Benin etc...) e a breve pubblicherò interviste da New York, Congo, Giappone etc."



Segnalo qui: https://www.popupfotografia.it/ l'iniziativa di POP – UP, una piattaforma fotografica nata con lo scopo di contribuire alla raccolta fondi destinati a chi sta combattendo contro il Coronavirus.
Accedete al sito!

sabato, aprile 25, 2020

venerdì, aprile 24, 2020

The X - Alphabet land



Sono passati 40 anni dall'insuperabile classico "Los Angeles", poco meno di 30 dall'addio discografico (il pessimo "Hey Zeus" é del 1993 ma il chitarrista Billy Zoom se ne era già andato da parecchio).

Una serie di live, varie reunion con la line up originale, tour, la lotta contro brutte malattie di Exene e Billy, progetti solisti.

Ma di nuovi dischi non se ne parlava (nel 2017 Billy Zoom dichiarava laconicamente che "non funzionerebbe, la chimica non sarebbe la stessa, viviamo distanti, non suonerebbe come un disco degli X").

E invece dopo un singolo arriva un album fresco, pulsante, vitale, bello, in cui ritroviamo tutta l'alchimia che ha reso grandi gli X.

27 minuti, 11 brani che spaziano dal loro classico rock n roll/punk a un consueto omaggio al funk ("Cyrano De Berger's back", cover dei Flesheaters, da tempo in repertorio), a furiosi hardcore ("Goodbye year goodbye" e "Delta 88 nightmare") al clamoroso finale in chiave smooth jazz/spoken word di "All the time in the world" con la chitarra di Robbie Krieger dei Doors (che chiude il cerchio a 40 anni dal primo album prodotto da Ray Manzarek).

Per gli amanti della band un disco da amare incondizionatamente, per i cultori di un certo suono e periodo un ritorno comunque ad altissimi livelli.

Intervista a JOHN DOE:
http://tonyface.blogspot.com/2020/02/intervista-john-doe-x.html

Intervista a EXENE CHERVENKA:
http://tonyface.blogspot.com/2019/02/intervista-exene-cervenka-x.html
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