sabato, luglio 13, 2019

Fillmore Summer Festival 2019



Venerdì prossimo al Fillmore Festival di Cortemaggiore (Piacenza) il RITORNO di LILITH and the SINNERSAINTS e la presentazione del libro di Franco Mussida, moderato dal sottoscritto.
E inoltre Morgan e tanto altro.

Fillmore Summer Festival 201
INGRESSO LIBERO | FREE ENTRY

19 - 20 - 21 luglio 2019
Via Giacomo Matteotti 2A, Cortemaggiore, Piacenza (PC)

VENERDì 19 LUGLIO 2019
Morgan
Lilith and the sinnersaints
BLUGRANA
Stereo Gazette
Padma
Federica Infante
Giulio Taroni - All you can Hit - DJ Set
GUEST
Franco Mussida + Antonio Bacciocchi

SABATO 20 LUGLIO 2019
Istituto Italiano di Cumbia
Maria Antonietta
Modupé
Piqued Jacks
Nosexfor
Dj Andy Fisher - DJ Set

DOMENICA 21 LUGLIO 2019
Tedua
Il Barone Lamberto
Limbrunire
Martina Zoppi
AleKos + Devil Sola + Flowers
Delfo
Warm Morn
GUEST
Violetta Bellocchio
Gabriele Micalizzi
Moreno Pisto
Mattia Motta

Il programma in dettaglio:
https://www.facebook.com/events/431326834280256/?event_time_id=431326837613589

venerdì, luglio 12, 2019

Donovan - Barabajagal



Uscito nel 1969 "BARABAJAGAL" è uno dei pezzi più noti (e migliori) di DONOVAN, inserito nell'omonimo album.

Ad accompagnarlo Jeff Beck alla chitarra, Ron Wood al basso, Mick Waller alla batteria, Nicky Hopkins al piano oltre a Madeleine Bell, SUZI QUATRO e Lesley Duncan ai cori.

Titolo ispirato al Goo goo g'joob di "I am the walrus" dei Beatles.

Arrivò al 12° posto in Inghilterra e al 36° in Usa.

La canzone parla di un uomo che è un angelo per una donna.
Una persona saggia sull'uso di diverse erbe, che le dà i suoi fiori selvatici per alleviarle il dolore.
I suoi occhi diventano pozze d'amore e lei viene trasformata dal calore dell'amore e dalla verità. Ha trovato la tisana giusta per questa donna per liberarla da tutti i suoi dolori e paure.

Donovan - Barabajagal
https://www.youtube.com/watch?v=bOniagjp7fo

mercoledì, luglio 10, 2019

Franz Ferdinand a Cremona - 9 luglio 2019



Il funk pop punk metronomico dei FRANZ FERDINAND infiamma la stupenda Piazza del Comune di Cremona, all'interno del Festival AcqueDotte, gremita di un pubblico entusiasta di ballare e cantare con la band.

Tanti giovani, un po' di attempati, sorrisi e atmosfera rilassata.
Un' ora e un quarto tirata, potente, minimale.

Alex Kapranos è un raffinato intrattenitore, sprizza energia e una padronanza del palco di rara efficacia.

Rilucono in particolare "Love illumination", "Take me out", "Ulysses", "Right action" e la conclusiva, interminabile "This fire".
Bello, perfetto.

Foto Shining Production.

martedì, luglio 09, 2019

Franco Mussida - Il pianeta della musica



Un libro che ogni musicista e appassionato di musica dovrebbe avere.

Un trattato tecnico e scientifico ma che sa essere allo stesso tempo un veloce e scorrevole viaggio nel "Pianeta Musica", colloquiale, semplice, facile.
Un testo, in un mondo giusto e normale, da inserire nelle scuole.

"Considero questo libro una sintesi professionale di cinquant’anni di lavoro e ricerche sulla Musica".

E si vede.
C'è un oceano di passione, competenza, capacità espressiva e creativa nelle pagine che entrano progressivamente nell'essenza delle Musica, analizzandone la storia, le emozioni, le percezioni dell'ascoltatore.

"Il Pianeta della Musica è regolato da principi evocativi che funzionano allo stesso modo su ogni persona di qualsiasi nazionalità e provenienza etnica".

Si parla della percezione della Musica attraverso timbro, ritmo, identità del suono, intervalli, armonia, di come le droghe possano o meno influenzare la creatività.
E la conclusione è da incisione sul marmo:
"Se la Musica cambia le persone, ci aiuterà anche a cambiare il mondo".

lunedì, luglio 08, 2019

Michael Lindsay-Hogg



Regista di alcuni episodi iconici della storia del rock nasce sotto una buona stella, essendo figlio illegittimo (mai provato, nè confermato dalle parti ma la somiglianza fisica è evidente) di Orson Welles, che lo introdusse nel mondo del teatro e dell'arte fin da giovanissimo.

Diventa regista di READY STEADY GO!, entra in contatto con i BEATLES di cui dirige i video di "Paperback writer" e "Rain" (il 19 e 20 maggio 1966) e poi "Hey Jude" e "Revolution".

Sarà lui a curare le riprese del concerto sul tetto dei Fab Four il 31 gennaio 1969 e assemblare le immagini per il film "LET IT BE".

Gira successivamente anche alcuni video per gli Wings ma precedentemente era stato il regista del film dei ROLLING STONES "Rock 'n' Roll Circus" e dello spettacolare video di "Jumping Jack Flash" oltre a "Child of the moon", "It's only rock 'n' roll", "Respectable", "Waiting on a friend" e parecchi altri e "Happy Jack" per gli WHO.

Nel 1982 ha curato il documentario "Simon and Garfunkel: The Concert in Central Park " e nel 1988 "Paul Simon, Graceland: The African Concert"mentre nel 1994 è stata la volta di" A Celebration: The Music of Pete Townshend and The Who" di Roger Daltrey.

Nel 2000 gira l'ottimo "Due di noi - The Beatles" incentrato sull'incontro tra John e Paul nel 1976 a New York.

ROLLING STONES - Jumpin Jack flash
https://www.youtube.com/watch?v=cJsJVRvcv7Y

BEATLES - Paperback writer
https://www.youtube.com/watch?v=yYvkICbTZIQ

BEATLES - Hey Jude

https://www.youtube.com/watch?v=A_MjCqQoLLA

ROLLING STONES - Hey Negrita
https://www.youtube.com/watch?v=yaCYoCAOZbI

domenica, luglio 07, 2019

Fillmore Festival, Not Moving Ltd, Libertà, Mini's



Domani su LIBERTA' nella rubrica PORTFOLIO diretta da Maurizio Pilotti parlo di Kina, Le Stars e il meglio del mese
Nella foto i numeri precedenti.



In arrivo il FILLMORE FESTIVAL https://www.facebook.com/events/431326834280256/



Con i NOT MOVING LTD in concerto.
giovedì 1 agosto: San Salvi (FI) "Estate fiorentina"
lunedì 5 agosto: Cremona "Arci Festa", via Lungo Po Europa.
In autunno: Milano, Torino, Bologna, Piacenza, Alessandria, La Spezia, Varese, Pisa, Napoli, Cosenza, Catanzaro, Catania.

Seguite la pagina NOT MOVING LTD su Facebook:
https://www.facebook.com/Not-Moving-L-T-D-302470280600832/

Su Spotify il nuovo singolo dei MINI'S "Sale nel caffè"

https://open.spotify.com/album/0cXFz6i0fh7KPAXiS5zG2l?si=3ZFxwZDrTjaNDowqN7EPcw&fbclid=IwAR2CvDbDjPSiLjJ7dxKruqOuDvaoKGUPuIAWrriKc691bRfHjjL0hF5RzTg

sabato, luglio 06, 2019

Peluqueria Hernandez & Lilith - X o Dos (Struggente Dream) – Open Harbours RMX 2019



PELUQUERIA HERNANDEZ featuring LILITH
"X o DOS (Struggente Dream) [Open Harbours Remix 2019]"


https://www.youtube.com/watch?time_continue=357&v=wBKkwzMuysU

Da FARD ROCK di Joyello.

A volte le cose nascono da un’illuminazione, da qualcosa che leggi sul giornale o da qualcuno che incontri passeggiando sulla spiaggia.
La scorsa settimana, mentre i telegiornali parlavano della SeaWatch e di Carola Rackete, ho visto poca umanità e troppa politica.
Mi sono tornate in mente le parole che Lilith scrisse per il brano nato da una sua collaborazione con la mia Peluqueria Hernandez e, non so perché, mi risuonavano in testa con insistenza.

X o Dos – Struggente Dream l’abbiamo scritta circa dieci anni fa e incisa con la band Lilith & The Sinnersaints in una collaborazione per l’album d’esordio The Black Lady and the Sinner Saints e ho capito che proprio quelle parole recitate dalla ex cantante dei Not Moving nel suo efficacissimo dialetto di Centenaro, sembravano perfette per evidenziare la crudeltà che si ripercuote su esseri umani in difficoltà in base alle regole del mondo di oggi. Così ne ho parlato con la band, con Tony Face che produsse quell’album e con Nicola Battista della Kutmusic e in pochi giorni è nata l’idea di pubblicare questa nuova versione del brano.

phxodosAbbiamo capito che ciò che a noi sembra scontato, e cioè che la “vita” abbia un valore prioritario su qualsiasi regola o decisione politica, purtroppo tanto scontato non è.
E quando abbiamo percepito la sofferenza, il dolore e la morte causate della ruvidità di quelle stesse “regole”, ci è sembrato naturale e inevitabile schierarci e far sapere a tutti di essere dalla parte delle persone.

La nostra lingua è la musica; e le parole di Lilith l’inestimabile completamento di quello che ci sembra un manifesto contro l’odio diffuso, il razzismo e l’intolleranza di questi tempi così bui. Abbiamo rimesso i nastri nel banco, rifatto un edit e un missaggio nuovo e la versione “Open Harbour Remix 2019” di XoDos – Struggente Dream, è qui.

La tortura di non sentire più il tuo odore, anche se sforzo il naso
La via del sangue è viva e ci perdona
A ricordare i fiori a primavera
Di nodi contorti, delle mani raggianti, ruvide e sole
Voglimi bene, il mio cuore ti ricorda
Perduto nei boschi e nel fango
Ti voglio bene
Non lasciarmi in questa terra… di santi
Parlami ancora dei confini rimuginati, dei frutti che cadono, della terra sudata

AIUTAMI

Poco sonno, amara allegria, in questo momento
Notti di pianto, notti più buie
Ti voglio bene
Non te ne andare
Non te ne andare dal mondo dei peccatori


https://fardrock.wordpress.com/2019/07/05/peluqueria-hernandez-featuring-lilith-x-o-dos-struggente-dream-open-harbours-rmx-2019/

Countless Cities, la Biennale delle Città del Mondo - Favara (AG)



Ha aperto i battenti a Favara (AG) Countless Cities, la Biennale delle Città del Mondo apre le porte dei Padiglioni che ospitano le esibizioni dedicate alle diverse Città raccontate in questa prima edizione.

Cinque bellissime location, tre curare direttamente da Farm Cultural Park, Sette Cortili in ogni suo spazio, Palazzo Cafisi e Palazzo Miccichè e due sedi di Padiglioni Collaterali al Quid e all’Opera Pia Barone Mendola.

I Sette Cortili ospitano il Padiglione Centrale con Urban Africa: David Adjaye’s Photographic Survey. Sir David Adjaye è uno degli architetti più eccitanti e affermati del mondo.
Nato in Tanzania da genitori ghanesi, dedica dieci anni di viaggi e di ricerca per esplorare l’architettura metropolitana Africana nelle diverse regioni del Maghreb, il deserto, del Sahel, della Savana, delle Montagne e delle Foreste.

Sempre ai Sette Cortili, l’impatto delle Fondazioni Americane sulle città del mondo nel Padiglione New York e Chicago, il rinascimento di Addis Abeba e i luoghi e le atmosfere di Asmara, gli investimenti in educazione e cultura a Meknès e la vivacità architettonica di Tbilisi durante il regime sovietico.
All’interno dei Sette Cortili anche i Padiglioni collaterali dedicati alla letteratura di Tangeri, Tunisi, Cairo e Riad, e Molisn’t: the hidden metropolis.

A pochi decine di metri dai Sette Cortili, abbiamo il piacere di aprire al pubblico una parte rilevante di Palazzo Miccichè, un bellissimo palazzo nobiliare che oltre ad ospitare dei bellissimi Padiglioni ci farà riflettere di come poter riconquistare e restituire alla comunità degli spazi in un periodo ormai consolidato di scarsità di risorse economiche. Una vera e propria prova di resilienza.

A Palazzo Miccichè, la consapevolezza dei giovani nei Padiglioni di Birmingham, Nairobi e La Marsa, l’arte come dispositivo di allontanamento dei cattivi ricordi a Beirut , la cultura come leva di sviluppo a Douala, la protesta e l’insurrezione contro la gentrificazione a Londra, la restituzione e l’impegno sociale nella costruzione di un luogo per i bambini di Luxor. Tel Aviv e Gerusalemme vivono tempi diversi, accelerazione ed estensione contro cristallizzazione e ripetizione.

Palazzo Miccichè ospita anche la rigenerazione “dal basso” della Motor City, presentato dalla Città di Detroit, i giardini comunitari di Berlino; Matera e “l’architettura della vergogna”, un Padiglione dedicato alla Città Aumentate del diverso presente, un Padiglione dedicato al tema della Resilienza e il Padiglione OP19 per le aree interne del Piceno.
Qui si potranno inoltre ammirare i due interventi murali di Ne Spoon e Make e le foto di Chotto el Jerid tra Tunisia e Algeria e Zhongshuge Bookstore a Chongqing in Cina.

A due passi da Piazza Cavour e dai Sette Cortili, dall’amicizia tra Farm e PAC nasce una parternship importante di lunga durata per la gestione di Palazzo Cafisi un altro straordinario palazzo nobiliare che oltre ad ospitare dei bellissimi Padiglioni ci farà riflettere su quanto sia importante costruire dei processi di collaborazione strutturata tra operatori culturali, sociali e anche economici di un territorio.
v A Palazzo Cafisi, Il design come driver di innovazione delle città e di promozione di stili di vita sostenibile nel Padiglione dedicato a Beijing, Shenzhen e Suzhou.
“Garbage City” e la comunità degli Zabaleen insediati sotto la montagna Mokattam del Cairo, e la riappropriazione da parte della collettività di spazi che le erano stati negati dalla dittatura nel Padiglione di Tunisi.
Ad accogliervi una straordinaria opera di pittura murale di Salvo Ligama.

In tutte e tre le sedi principali della Biennale dei desk biglietteria fighissime, le KURTA di Fabio Meliota generosamente offerte dai bravissimi amici di Officine Tamborrino.

Due altre sedi importanti e prestigiose per un Padiglione e un Evento collaterali.
Il Quid ospita un bellissimo Padiglione dedicato alla città di Smirne e i confini invisibili dell’Asia minore e l’Opera Pia Barone Mendola con Plastic Free e le riflessioni sulla necessità di ridurre l’inquinamento marino.

PUÒ UN PICCOLO COMUNE OSPITARE TANTE CITTÀ?
A fine giugno FARM CULTURAL PARK ospiterà Countless Cities, la prima edizione della Biennale delle Città del Mondo.
In Sicilia, in provincia di Agrigento, e più precisamente nel piccolo comune di Favara, fino a pochi anni fa periferia della periferia e oggi luogo capace di attrarre pellegrini laici da tutto il mondo.
Urbanisti, architetti, artisti, designer, fotografi arriveranno a Favara per far conoscere anche a noi ciò che di meglio sta accadendo in giro per il mondo in tema di architettura e design urbano, e quindi di riqualificazione non solo fisica ma anche sociale delle città.
Ci faranno vedere cosa è possibile creare quando alla chiusura miope opponiamo l’apertura e il dialogo con gli altri.
Perché tutto questo succede a Favara? Perché è lì che si stanno sperimentando nuove pratiche di rigenerazione urbana già oggi all’attenzione delle più importanti istituzioni politiche e culturali internazionali; perché è lì che si sta ripensando il rapporto tra Stato e cittadino. Quella di Andrea e Florinda è la storia di persone piene di visione, coraggio, generosità.
A fine giugno sarò con loro per l’inaugurazione della Biennale e per accompagnare la collega Rossella Muroni a fare lezione alla nostra Scuola di Politica per Giovani Donne Prime Minister.
Mi piacerebbe che molte e molti di voi si unissero per questa occasione.
Facciamoci questo magnifico regalo insieme.
Siamo Movimenta!

Per saperne di più sulla Biennale Countless Cities:
http://www.countlesscities.com/ Sulla scuola Prime Minister:
http://www.primeminister.it/

Alessandro Fusacchia

venerdì, luglio 05, 2019

All in the family / Arcibaldo



ARCIBALDO (ALL IN THE FAMILY) è stata una serie Tv con protagonista la famiglia di New York Bunker.

Archie Bunker (interpretato da Carroll O'Connor) è un taxista cinquantenne attaccato alla famiglia e uomo tutto d'un pezzo, ma bigotto, razzista e assolutamente non politicallly correct.
In particolare se la prende con il genero e i vicini di casa, i neri Jefferson (dalle loro vicende venne ricavata l'omonima serie) oltre che con una famiglia di origine italiana.
A mediare la moglie Edith, un po' sempliciotta ma molto pratica e diretta.

Gli episodi, con ampie dosi di sarcasmo e doppi sensi, giocano sugli scontri tra Archie e i suoi "rivali" su politica, religione, società, proponendo uno spaccato, pur se ironico, piuttosto fedele di ciò che si muoveva nella società americana degli anni 70.

Andò in onda in USA dal 1971 al 1979.
E' stata la trasmissione tv più seguita in America negli anni Settanta con oltre 30 milioni di spettatori a puntata.

In Italia andò in onda dal 1983, prima con il nome "Tutti a casa", poco dopo trasformato in "Arcibaldo".

“Dio non fa errori - ecco come è diventato Dio.”

“Gesù era ebreo, sì, ma solo per parte di madre.”

giovedì, luglio 04, 2019

Le divise di Emilio Pucci per la Braniff Airlines



Lo stilista EMILIO PUCCI (personaggio vulcanico e poliedrico, aviatore pluridecorato, politico e tanto altro) nel 1965 disegnò per la compagnia aerea texana BRANIFF una particolarissima serie di divise per le hostess, di sapore space / swinging 60's.

La collezione Air Strip fu l'inizio di proficua collaborazione che durò anni e che diede spazio all'estro visionario di Pucci.

Nel 1967 virò verso tonalità psichedeliche, omaggiando poi la Pop e la Op Art tra cui il casco chiamato “RainDome", chiaro omaggio alla corsa allo spazio di quegli anni che aveva lo scopo di proteggere le acconciature delle hostess nel trasferimento dall'aereo allo scalo.
Molto ingombrante e poco pratico fu presto abbandonato.

Una delle particolarità garantite ai clienti della compagnia era che le hostess avrebbero eseguito una specie di strip tease durante la durata del viaggio.

Un esemplificativo video promozionale: https://www.youtube.com/watch?v=TmPLgv7TVOA

mercoledì, luglio 03, 2019

Joe Jackson - Gravità zero



Un libro divertentissimo.
Joe Jackson, con sagacia, tanta ironia e precisione, racconta gli anni che precedono successo e notorietà, tra improbabili tentativi artistici, il passaggio dalla musica classica all'attività nei pub, con gruppi d'intrattenimento, fino all'esordio con "Look sharp!" nel 1979.

In mezzo il consueto corollario di aneddoti, la miseria più nera, i numerosi fallimenti, rinunce, sconfitte, eccessi.
In molti si riconosceranno sicuramente nelle vicende del giovane Joe e ne condivideranno i "dolori".

Perfetto libro estivo, leggero ma con approfondimenti sulla musica e ciò che significa, molto interessanti e condivisibili.

martedì, luglio 02, 2019

"Se ho vinto se ho perso" di Gianluca Rossi
Il ritorno dei Kina



Una delle formidabili band dell'hardcore italiano che fece scuola in tutto il mondo negli 80 e che ha lasciato un'eredità di incalcolabile valore, i KINA, è tornata a calcare i palchi italiani in una reunion imprevista.
Il tutto a supporto del doc "Se ho vinto se ho perso" di Gianluca Rossi che ne documenta le gesta.

Un documentario scarno, essenziale, diretto, immediato, urgente come è sempre stata la loro musica.
Commovente a tratti ma senza che ci induca a "lacrime" nostalgiche ma a quelle VERE, orgogliose, sincere.
C'è la storia di una generazione in queste immagini, una generazione, come dice Marco Philopat che HA PERSO, non ha cambiato il mondo (anzi!!) ma allo stesso tempo ha vinto nella propria vita.

"Sto usando molte delle visioni maturate in quegli anni...non suonavamo per vendere dischi ma per incontrare le persone"
(Gianpiero Capra)

"A volte qualche giovane mi dice: mi dispiace un casino non esserci stato in quegli anni, deve essere stato fighissimo...sto cazzo!
NOI STAVAMO MALE, PER QUELLO ERAVAMO COSI'"

(Sergio Milani).

Sergio Milani, voce e batteria, ha approfondito di più la questione.

Una reunion imprevista o era qualcosa che prima poi sarebbe dovuta accadere?
Direi abbastanza imprevista.
L'uscita del documentario ha provocato un pò di trambusto, soprattutto per aver registrato Troppo Lontano live da mettere in coda al doc.
Così abbiamo pensato che poteva essere una buona cosa accompagnare con un nostro set le prime proiezioni del video.
Da quella manciata di concerti che si volevano fare è invece saltato fuori un vero tour che ci impegnerà molti fine settimana di questa estate e in autunno.

E’ un’esperienza estemporanea o c’è l’idea di proseguire?
Sinceramente non so cosa dire.
Continuiamo a ricevere un sacco di richieste e dispiace molto dover dire di no.
Anche se non c'è assolutamente l'idea di rimettere in piedi la band per qualcosa di stabile, stiamo valutando come cercare di accontentare più persone possibile, per cui potrebbero esserci altre date in futuro, ma il tutto ovviamente, in funzione del documentario che, come per i concerti in programma, verrà proiettato prima del concerto nella versione integrale oppure, qualora non ci fossero le condizioni, in una versione di una ventina di minuti.

Parlaci del documentario su di voi. Quando esce, dove si potrà vedere.
L'idea è stata di un giovane regista valdostano, Gianluca Rossi.
E' un tipo veramente in gamba e ha già realizzato cose molto interessanti con ottimi riscontri di critica (mi riferisco per esempio al suo lungometraggio "Mare carbone" che racconta la vicenda della Liquichimica di Saline Joniche e la lotta della popolazione calabrese contro il progetto di realizzazione della centrale.
Quel film un paio di anni fa si era aggiudicato il premio come miglior doc italiano a Cinemambiente.
Un'altra interessante realizzazione, per chi se lo ricorda, è "Ho ammazzato Berlusconi" di una decina di anni fa.
Per il documentario sui Kina Gianluca ci ha seguiti nelle nostre vite per due anni cercando di cogliere cosa siamo noi adesso, alla luce di quello che siamo stati e che abbiamo fatto prima.
Ci sono anche degli spezzoni di pellicola girati da noi negli anni 80/90 durante i nostri concerti in Italia e all'estero e che erano stati messi in un cassetto e quasi dimenticati fino a quando Gianluca ci ha spronati a cercare "qualcosa che sicuramente dovevamo avere nascosto da qualche parte" era vero, avevamo un sacco di roba.
Quello che mi piace molto del film è il ritmo che Gianluca è riuscito a dare col montaggio, e il fatto che nonostante ci sia tantissima musica non è nè un film musicale e neppure una pellicola di revival nostalgico, anzi... !
Per il momento il film sarà trasmesso nelle serate dei nostri concerti. Finito il tour sarà pubblicato in DVD.

Tu sei stato allo stesso tempo musicista, produttore, distributore (con la Blu Bus).
Potrebbe essere un’esperienza ancora praticabile o i tempi sono troppo cambiati?

Sicuramente per me i tempi sono cambiati.
E' cambiata la mia vita in tutti questi anni (non si rimane ventenni per tanto tempo), ed è cambiato anche il contesto attorno a noi (mezzi di comunicazione, di fruizione della musica).
So che ci sono molti ragazzi che hanno delle piccole etichette e distribuzioni; io li ammiro molto e mi piace pensare che lo fanno anche seguendo l'esempio che quelli della nostra generazione punk ha dato.
Nel mio piccolo continuo a portare il banchetto con una piccola distribuzione ai concerti che faccio con gli Ombra, proprio come facevamo con i Frontiera e con i Kina.
Penso che sia già abbastanza.

Ritieni che l’esperienza punk e hardcore siano ancora attuali, abbiano un futuro o è semplicemente qualcosa destinato, come tante altre situazioni artistico/musicali a dissolversi progressivamente.
Credo che il punk non sia solo un'esperienza artistico/musicale ma piuttosto qualcosa di più profondo.
Le nostre vite si sono formate su quell'esperienza che abbiamo fatto per tanti anni (e abbiamo continuato fino ad oggi. Qualcuno può essere considerato un semplice fruitore di musica, ma sicuramente noi (e ci metto di mezzo anche te, ovviamente) che queste cose le abbiamo vissute e praticate con passione per così tanto tempo, abbiamo gettato dei semi che sono potentissimi: il punk e l'hardcore, hanno un loro valore che volenti o nolenti, ha cambiato la società, abitudini, gusti, moda, modi di pensare.
Lo abbiamo potuto constatare nel corso di questi decenni.
E poi non dimentichiamoci che punk e hardcore nascono nel disagio e nel malcontento giovanile ... tutte cose che non mi sembra siano in via di scomparsa.

https://www.facebook.com/kinastorieepensieri/

https://www.youtube.com/watch?v=s3RCvUjgWKw&fbclid=IwAR1ijuBr3ynztIspMBAIdfp9rPY0wcfnhrIChsyFuRlQjPwIgj6DKl7OYr4

lunedì, luglio 01, 2019

Scrivere di musica è come ballare di architettura



Scrivere di musica è come ballare di architettura.

Quante volte abbiamo letto questa frase irridente, generalmente attribuita a Frank Zappa?
E' stata messa in bocca nel tempo (con alcune varianti) anche a Laurie Anderson, Steve Martin, Martin Mull, Elvis Costello, Thelonius Monk.

In realtà la prima volta che se ne scrisse è nel 1979 sul “Detroit Free Press” in un'intervista all'attore comico e musicista americano MARTIN MULL.

Ma l'origine risale addirittura al 1918 quando in un quotidiano americano apparve la frase, molto simile:
"Scrivere di musica è come cantare di economia".
Nel 1980 la massima di Martin Mull fu parafrasata in un altro articolo e trasformata in "Scrivere di pittori è come ballare di architettura".

Nel 1980 un redattore di Cleveland stigmatizzò la reticenza di David Coverdale dei Whitesnake nel dichiarare i suoi gusti musicali con un "Lui pensa che parlare di musica sia come cantare di football" (....).
Stessa frase ripresa poi da Mike Oldfield e Jackson Browne.

Più conosciuta la risposta di JOHN LENNON nell'intervista a "Playboy" poco tempo prima della sua morte a una delle tante domande sul significato dei suoi testi:
"Scrivere di musica è come parlare di scopare. Chi è che ne vuole parlare? Anche se magari c'è qualcuno a cui piace parlarne."

Sempre in quegli anni la frase Scrivere di musica è come ballare di architettura fu ripresa da Elvis Costello (che successivamente si lamentò di essere "inseguito" da quella citazione che invece era sicuro fosse di Martin Mull) in un'intervista e nel 1985 invece attribuita direttamente a Frank Zappa in un articolo del Los Angeles Times.

LAURIE ANDERSON inserì la scritta su uno schermo nel suo spettacolo "Home of the brave", nel 1986 (venendo citata da molti giornali come autrice della stessa).
Interpellata successivamente sulla paternità della frase, la negò, attribuendola con decisione all'attore Steve Martin.

MARTIN MULL, che era anche pittore, negli anni 90, parlando di arte e citando l'aforisma, lo attribuì a un suo insegnante.

Fonte: https://quoteinvestigator.com/2010/11/08/writing-about-music/

sabato, giugno 29, 2019

Vellore, Tamil Nadu



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

L'India sta vivendo un periodo di estrema siccità, causata dalla diminuzione delle piogge, l'aumento delle temperature e un sistema idrico antiquato e assolutamente inefficace.

Nel distretto di Vellore, in Tamil Nadu, il lavoro di 20.000 donne ha rivitalizzato il fiume Naganadhi che, in secca da oltre 15 anni, aveva reso la zona inospitale, i campi impossibili da coltivare, costringendo all'emigrazione un grande numero dei suoi abitanti.

Le donne, aiutate spesso dai loro bambini hanno costruito, manualmente 3.500 fosse di raccolta delle acque e con le pietre, argini e sbarramenti per il fiume per impedire lo spreco e la dispersione della poca acqua.
Questo permette di conservare 1000 litri di acqua a persona durante la stagione dei monsoni

https://www.youtube.com/watch?v=JOsSDOB9hnk

venerdì, giugno 28, 2019

Giugno 2019. Il meglio



A quasi la metà del 2019 tanti buoni titoli già in cassaforte: Specials, Dream Syndicate, The Beat, Joe Jackson, Bob Mould, Paul Weller, la compilation 3X4, Limboos, Fontaines DC, Kate Tempest, Durand Jones and the Indications, Soul Motivators, Sleaford Mods, Suzi Quatro, Juliana Hatfield, Tanika Charles, Mavis Staples, Hugo Race Fatalists, The Raconteurs.
In Italia Winstons, Daniele Silvestri, Massimo Volume, Piaggio Soul Combination, Giuda, Oscar, Vinicio Capossela, Giulio Casale, I Rudi, London Underground, Ifriqiiyya Electrique, Oscar, Doubling Riders.


THE RACONTEURS - Help us stranger
La migliore incarnazione di JACK WHITE dopo i White Stripes.
Il nuovo album spazia impunito tra mille influenze rock/blues, dai Led Zeppelin, al blues, all'alt rock, ai Beatles di "Abbey Road". E poi ancora hard rock, ritmi e melodie strambe.
Il tutto con un estro POP di estremo gusto, grande creatività, le riconosciute innate capacità di coinvolgere l'ascoltatore. Album fighissimo.

HUGO RACE FATALISTS - Taken by the dream
L'ex Bad Seeds (e mille altre cose) continua a produrre eccellenti dischi che spesso passano colpevolmente sotto silenzio. Il nuovo lavoro ne conferma le qualità compositive e l'amore per le avvolgenti e suadenti atmosfere noir a cui ci ha da sempre abituati, tra umori (inevitabilmente) cari a Nick Cave, a Mark Lanegan, Calexico, in una sorta di moderna versione di un Johnny Cash contaminato.

KATE TEMPEST - The Book of Traps and Lessons
Rigoroso, monolitico, glaciale, claustrofobico, solenne, ostile, il terzo album dell'artista inglese si muove tra spoken word, suoni elettronici, basi trip hop, non lontano dall'attitudine dell'ultimo Gil Scott Heron o degli Sleaford Mods. Kate racconta il livido declino dell'Inghilterra della Brexit, dei rapporti tra le persone nel disfacimento civico e sociale.
Spiazzante, devastante.

NOEL GALLAGHER'S HIGH FLYING BIRDS - Black Star dancing
Nuovo ep per Noel con la sorprendente svolta disco dance della title track (ripresa poi in due ulteriori remix), riuscitissimo e ipnotico viaggio tra Chic e il Bowie dance a cui si aggiungono il latineggiante e spedito soul pop "Rattling rose" e lo stupendo affresco folk di "Sail on".
Grande disc(hetto).

FLEVANS - Part Time Millionaire
Quarto album per il musicista, produttore, DJ inglese, con l'aiuto di u po' di amici, da Laura Vane, Izo FitzRoy, Elliott Cole (già con i Lack Of Afro) e altri. Soul, funk, jazzfunk, disco, varia black music, proposta in una chiava moderna, attuale, fresca, senza troppi retaggi vintage. Supercool.

SCONE CASH PLAYERS - As The Screw Turns
Ottimo album di torrido funk soul, duro e gracchiante, con l'Hammond di Adam Scone in grande spolvero e una serie di voci ad arricchire il tutto. Groooooovy!!!!

BLACK PUMAS - Black Pumas
Altro notevole disco di vintage soul, dalle parti di Al Green, con tanto groove e brani mid tempo avvolgenti e dalle tonalità jazzy.

PETER PERRETT - Humanworld
L'ex leader degli Only Ones, dopo una vita complicata, tra eccessi e droghe pesantissime, risorge faticosamente dal baratro e infila il secondo album solista della carriera dopo il primo di due anni fa.
Aspro, decadente, tra Lou Reed e Johnny Thunders, dolorose ballate punk, una romantica malinconia.
Intenso e pericoloso.

MOSAMBIQUE - Big city moves
L'evoluzione dell'Uomo, anche artistica, è passata, passa e sempre passerà per la CONTAMINAZIONE. E chi dice che per trovare novità nella musica bisogna cercare nel rap e affini, consiglierei invece di guardare più a fondo, ad esempio nella nuova scena jazz che sta proponendo cose di altissima qualità, mischiando jazz, afro, elettronica, black music, fusion, funk e un'energia modernissima e avant. Come con i norvegesi Mosambique, autori di un album eccelso, NUOVO, super cool. DIG THE NEW BREED!

PERRY FARRELL - Kind Heaven
L'ex voce degli immaginifici Jane's Addiction (e Porno for Pyros) torna con un buon album in cui, attorniato da un nutrito stuolo di ospiti, sfodera grinta, freschezza, brani solidi e duri, escursioni funk, influenze varie.
Sempre un piacere ascoltare la sua voce.

WEYNES BLOOD - Titanic rising
Un dream pop di stampo psichedelico (giusto un pizzico), un po' di Julie Driscoll, quei Beatles psych vaudeville del 1967, i primi anni 70 (magari nei dischi di George Harrison).
Si sogna volando, si vola sognando.

OSCAR - Sentimenti travolgenti
Il legame di OSCAR con gli STATUTO è talmente stretto e longevo che sorprende non poco vederlo in chiave solista.
Una nuova veste che non recide artisticamente i legami con il marchio storico ma che viaggia in una direzione comunque diversa.
Negli otto brani ci sono echi di Style Council, Oasis, tanto pop soul, tre riprese di brani degli Statuto ("Ti amo", "Invisibile", "Neanche lei") ed un'eleganza cantautorale.
Risaltano l'eccellenza dei suoni, la potenza e la ricercatezza degli arrangiamenti (con una scintillante sezione fiati) e un'esecuzione impeccabile.

LINK QUARTET - Secret Sessions
Il mitico Link Quartet festeggia il suo venticinquesimo compleanno registrando dal vivo in studio i suoi brani migliori durante un evento di tre giorni aperto al pubblico, nello studio di registrazione di Tanzan Music. Il classico Hammond Beat sound pervade i 10 brani scelti con il classico groove a metà tra Meters, Brian Auger, Booker T., impreziosito in alcuni brani dalla voce "nera" di Silvia Molinari.
La resa live è perfetta e l'album del consueto alto spessore qualitativo.

DOUBLING RIDERS - The world of Doubling Riders
Un progetto nato e sviluppatosi negli anni 80 intorno alla creatività senza limiti di Pierlui Andreoni e Francesco Paladino, a cui si aggiunse poi Riccardo SInigaglia.
Ma costantemente circorndati da collaboratori di ogni tipo e di ogni provenienza geografica ("inventaron" le collaborazioni a distanza secoli prima dell'arrivo di internet). La loro musica accoglieva ambient, new wave, etnica, minimale, classica, sperimentale, medioevale. Pura avanguardia. Nell'elegante cofanetto di sei CD c'è tutta loro produzione ufficiale più un album di inediti e rarità. Un'occasione unica per conoscere una realtà inimitabile e inimitata.

DAMIANALS - Stanzy
Il supergruppo mantovano approda all'esordio sulla lunga distanza con nove brani semplici, diretti, minimali, scarni, la cui ispirazione arriva direttamente dal primo punk rock. A cui aggiungono un gusto power pop, melodie 60's e una maturità compositiva di primo livello. L'album scorre veloce, fresco, pulsante, potente. Perfetto.

FANGO - Fango
Fulminante esordio per la band marchigiana. Sette brani di poco più di 2 minuti, tirati, dove punk e blues si fondono, accavallano, scontrano, in una torrida miscela, sporca, gracchiante e arrembante. Giustamente si considerano tra George Thorogood e Motorhead.

THE COYS - Let me know about it - The original tapes
Tra le prime mod band italiane, gli emiliani Coys mettono su vinile le tapes degli esordi, caratterizzate dal tipico mod sound di gusto '79, grintoso e rude ma con una vena 60's made in Kinks che rende il tutto avvolgente e di sapore power pop.
"A move" rimane un classico del mod sound di sempre.

THE MADS - Turn me up / Strange town
Dopo 40 anni il quartetto milanese continua a dimostrare una freschezza unica.
Il nuovo singolo esalta per potenza ed esecuzione impeccabile, inclusa una versione perfetta di "Strange town" dei Jam.

RAF - Want you to know / Get what you get
Da Portland, Oregon, un nuovo travolgente singolo per il quartertto mod.
Due brani anfetaminici, potentissimi, una voce che riporta a tratti al timbro di Feargal Sharkey degli Undertones.
79 sound fulminante ed esplosivo.

ASCOLTATO ANCHE:
AMYL and the SNIFFERS (dalla Nuova Zelanda un buon pop punk grintoso), KEB MO (ottimo soul blues, come sempre), BLACK KEYS (moscio e di plastica)

LETTO

ROSSELLA CATANESE - Futurist Cinema: Studies on Italian Avant-garde Film
Libro recentemente curato da Rossella Catanese, pubblicato da Amsterdam Press, ricerca scientifica (in inglese) che diffonde la conoscenza ad un pubblico internazionale delle relazioni tra avanguardia e Futurismo nell'ambito della cinematografia.
Un testo molto approfondito, curato e tecnico, ricco di dettagli accuratissimi su un periodo di incredibile creatività, in questo caso incentrato sulla allora nascente cinematografia, dapprima vista scetticamente, poi abbracciata dai Futuristi come elemento espressivo di primaria importanza.
"Il cinema è lui stesso Futurista"
Si parla di "Vita futurista" (1916) il film dei futuristi purtroppo andato perduto, di "Velocità", sceneggiatura cinematografica di Marinetti fino a "Thais" di Anton Giulio Bragaglia.
Interessantissimo e unico.

ALESSIO LEGA - La nave dei folli
Un testo essenziale per ricostruire e consegnare alla storia e al giusto merito, la vita e l'opera di uno dei cantautori più significativi della musica popolare italiana, IVAN DELLA MEA.
Un'infanzia e un'adolescenza terribili, una vita vagabonda e sempre precaria, anche e soprattutto a causa di scelte estreme, mai scese a patto con alcun compromesso.
Utopie politiche, ideali rivoluzionari, militanza quotidiana, la nascita di una scena etno musicale con a fianco Giovanna Marini, Giovanna Daffini, il ruolo giudicato ambiguo (e molto criticato) di Dario Fo.
Canzoni di lotta, parole dure, esplicite ("Ballata per l'Ardizzone"), dolenti ("El me gatt"), rabbiose.
Un libro che non è solo normale biografia ma la storia di un'epoca.

STEFANO SPAZZI - Diamond on my side. I Via Verdi
Una storia speciale ma paradossalmente come tante.
I VIA VERDI trovano un incredibile successo (con il brano "Diamond"), il contratto con Cecchetto e WEA, sbancano le classifiche, anni frenetici da una trasmissione all'altra, le copertine delle riviste etc.
E la caduta rovinosa tra imposizioni contrattuali, defezioni, scioglimento.
Una storia speciale...come tante.
Spazzi ne racconta i dettagli, affiancato da uno dei componenti storici.

ANTONIO PELLEGRINI - Italian Rhapsody
Antonio Pellegrini aveva già dedicato un volume con le stesse caratteristiche agli Who
(https://tonyface.blogspot.com/2016/12/the-who-e-roger-daltrey-in-italia-di.html).
Replica ora con i QUEEN di cui descrive con minuzia di particolari le apparizioni, le recensioni, concerti etc, in Italia, incluse testimonianze di spettatori e fan.
Un lavoro filologico e preciso per estimatori di Freddie and co.

MAURO CODELUPPI - La pantera di New York
Mauro Codeluppi è il mitico cantante dei Raw Power che in tre brevi racconti ci porta al cospetto di veloci "avventure" new yorkesi, al cospetto di Phil Anselmo dei Pantera, del CBGB's e dintorni.
Stampa Inchiostro Sprecato, nel classico mini formato.

CLAUDIO SOTTOCORNOLA - Coffee break
Un mini book veloce ma estremamente intenso e di spessore, un piccolo trattato filosofico sulla necessità di confrontarsi con la lettura e con il libro, oasi in cui si concentrano cultura, informazione, emozioni, riflessioni.
Il paradosso è però nell'introduzione che cita Ermanno Olmi che fa dire al personaggio interpretato da Raz Degan nel suo "Centochiodi":
“Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico”

VISTO

HUGO RACE live a Reggio Emilia 7 giugno 2019v Carisma, aura, attrattiva.
C'è chi non ce le ha e chi invece si, magari acquisite con il tempo, fatica, sforzi.
HUGO RACE ce le ha.
In concerto avvolge e incanta con un blues ipnotico pieno di suadenti ombre.
Per fare le ombre ci vuole una luce che splende.
Il concerto di ieri sera a Reggio Emilia splendeva di luce.
HUGO RACE di carisma, aura, attrattiva.
E poi è un uomo affascinante, cordiale, simpatico e disponibile.

MASSIMO VOLUME in concerto al NoSilenz - Cigole (BS) 13/06/2019
Dopo oltre 40 anni di ascolto massivo, costante, quotidiano di musica di ogni tipo, quello che personalmente cerco è l'originalità, la distinzione, la riconoscibilità.
Pochi gruppi in Italia sono immediatamente identificabili come i MASSIMO VOLUME.
L'ipnosi dai ritmi spezzati di Vittoria Burattini, i testi sempre devastanti di Emidio Clementi, le chitarre ora soniche, ora abrasive, ora voluttuosamente psichedeliche di Egle Sommacal e Sara Ardizzoni, compongono un affresco alla modernità.
Il sound dei Massimo Volume è quanto di più "moderno" e attuale che ci sia, perfetta rappresentazione di una realtà sociale ed emotiva che stiamo vivendo.
Grande, unica, band.

Pensatevi liberi - Mambo Bologna
The Clash: white riot, black riot - Ono arte di Bologna

C'è stato un momento in cui BOLOGNA è stata la capitale del nuovo rock, ben prima di Firenze.
Da lì arrivavano Skiantos, Gaznevada, Confusional QUartet e esplodeva un nuovo modo di concepire la musica, mutuata espressamente dall'attitudine punk.
Tutto ciò confluì il 2 aprile del 1979 nel “Bologna Rock 1979“, il festival organizzato da Harpo’s Bazar al Palazzo dello sport (ora PalaDozza).
Di quei giorni, di quell'attimo, che fuggì veloce e si dissolse in mille rivoli, il Museo d'Arte Moderna MAMBO di Bologna ha raccolto testimonianze, oggetti, dischi, strumenti, fotografie, comunicati, rassegne stampa, amplificatori, mixer e sintetizzatori, ma anche opere come un ritratto di Freak Antoni realizzato da Piero Manai, disegni e collage originali di TRAUMFABRIK (Andrea Pazienza, Filippo Scozzari, Giampietro Huber, Giorgio Lavagna), il dipinto Tuxedomoon di Giampietro Huber, tavole originali di Giorgio Carpinteri tratte da Mumble Rumble e di Nicola Corona da Rinascimento Urbano.
INTERESSANTISSIMO.
Pensatevi Liberi. Bologna Rock 1979
Dal 17 maggio al 29 settembre 2019
Bologna, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, via Don Minzoni 14

Dal 12 giugno al 15 settembre, la ONO arte di Bologna presenta la mostra The Clash: white riot, black riot che ci propone alcune significative foto dei Clash attraverso le immagini di Adrian Boot, fotografo che con loro ha stretto un duraturo sodalizio artistico.
Per gli appassionati emozionante e imperdibile, pur nella sua brevità ed essenzialità.

The Clash: white riot, black riot
Ono arte di Bologna
dal 12 giugno al 15 settembre
Ingresso libero

SONICS - Boom di Jordan Albertsen
Un documentario intenso, spesso commovente, costato al regista JORDAN ALBERTSEN 10 anni di duro lavoro, sulla storia di una delle band più importanti per il garage punk, i SONICS.
I membri della band ne parlano apertamente, con ironia, talvolta con tristezza e nostalgia.
In mezzo testimonianze preziose di fan, tra gli altri, come Mark Arm dei Mudhoney, Mike McCready dei Pearl Jam, Bruce Brand dei Milkshakes, Nancy Wilson delle Heart, il produttore Jack Endino, i boss della Dirty Water Records.
Si arriva alla reunion che li coglie stupiti e ignari della considerazione che avevano maturato nel corso degli anni e il successivo lento declino con vari membri originari costretti al ritiro per ragioni di salute e Buck Ormsby degli amici/rivali Wailers che li guarda un'ultima volta (morirà poco dopo) suonare nel 2015.
Un documento prezioso, fatto con il cuore e l'anima.

ARRIVEDERCI SAIGON di Wilma Labate
FAVOLOSO documentario/documento di una vicenda pressochè sconosciuta ma dai contorni incredibili.
Ovvero di quando LE STARS, gruppo beat livornese, fu spedito in VIETNAM nel 1968 a suonare per le truppe americane in guerra.
Le ragazze, giovanissime, quasi tutte minorenni, credevano in realtà di intraprendere un tour in Estremo Oriente, dove il Vietnam sarebbe stata una veloce tappa.
Rimasero là tre mesi, condividendo gli orrori della guerra (vedevano passare bare e cadaveri, subirono bombardamenti) e le profonde contraddizioni della società americana, razzista e segregazionista (non suonarono, ad esempio, quasi mai per gli ufficiali che disdegnavano il loro repertorio di musica Black).
Tornate in Italia, dopo un'avventura estrema, pericolosa, indicibile, subirono la censura e l'ostracismo di chi le accusò (nella Toscana rossissima del tempo) di aver fiancheggiato l'imperialismo sanguinario americano.
Un finale amaro e crudele per chi era letteralmente sopravvissuto a qualcosa di immensamente più grande di loro (una della band si ammalò gravemente in Vietnam rischiando la vita), ragazzine vittime di un raggiro.
La band si sciolse e della vicenda non parlarono più per 50 anni.
La regista Wilma Labate svolge un lavoro di pura eccellenza, dando voce alle protagoniste e inserendo rare ed efficaci immagini d'epoca, ricostruendo alla perfezione il clima plumbeo dell'epoca, anticamera alla turbolenta stagione dei 70.
Crudo, minimale, commovente, politico, ECCELLENTE.

COSE VARIE
Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it, ogni domenica "La musica ribelle", una pagina sul quotidiano "Libertà", ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
Occasionalmente su "Il Manifesto".
Sul sito di RadioCoop ogni lunedì va in onda il TG musicale "3 minuti con RadioCoop" condotto da me , Carlo Maffini e Paolo Muzio.

IN CANTIERE

Venerdì 19 luglio: Cortemaggiore (PC) "Fillmore Summer Festival"
Morgan + Lilith and the Sinnersaints e altri.
Modero l'incontro con Franco Mussida ex PFM per il suo libro "Il pianeta della musica".

Raccomando i concerti italiani di luglio di Liam Gallagher, Franz Ferdinand, Kamasi Washington, The Good, The Bad and the Queen.

NOT MOVING LTD in tour.

giovedì 1 agosto: San Salvi (FI) “Estate fiorentina”
sabato 7 settembre: Zero Branco (TV) “Altro Quando”
sabato 12 ottobre: Pisa “Caracol”
Venerdì 8 novembre: Milano “Cox 18”
sabato 9 novembre: La Spezia “Skaletta”
Da confermare: Roma, Cosenza, Catanzaro, Pordenone, Piacenza, Torino, Bologna, Napoli, Varese, Alessandria.

giovedì, giugno 27, 2019

Get back. Dischi da (ri)scoprire



Ogni mese la rubrica GET BACK ripropone alcuni dischi persi nel tempo e meritevoli di una riscoperta.
Le altre riscoperte sono qui:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/Get%20Back

LLOYD COLE AND THE COMMOTIONS - Rattlesnakes
Uno degli esordi più fulminanti degli 80's, uscito nell'autunno del 1984.
Un elegante, raffinato, super cool guitar pop rock, che attinge da country, soul, Dylan, con quella voce dinoccolata tra Bryan Ferry e Lou Reed.
Brani che rasentano la perfezione compositiva ("Perfect skin" su tutti).
Rimane ancora un album di altissima levatura, un vero e proprio classico.

EVERYTHING BUT THE GIRL - Love not money
Un album che, come spesso accade, subì il successo dello stupendo esordio di "Eden". Ma ben Watt e Tracey Thorn dimostrarono subito di sapere guardare avanti, mantenendo le radici in un soft sound avvolgente e fluttuante ma che acquisiva nuove influenze, dal jingle jamgle, al cool jazz, Bacharach, un raffinatissimo pop, elementi rock.
Senza dimenticare che le tematiche dei testi sono all'insegna di argomenti particolarmente difficili e scomodi, dal sessismo, ai problemi sociali dell'Inghilterra del 1985, al terrorismo nord irlandese.
Un lavoro ancora freschissimo, intenso, di enorme spessore.

BADFINGER - Wish you were here
L'ultimo album della line up originale, di una delle band più interessanti dei 70's ma che non riuscì mai a decollare definitivamente (nonostante le spalle coperte da Apple e Beatles).
Un vero gioiello power pop, in cui si innestano elementi Beatlesiani, pop prog, un rock cristallino, elaborato ma allo stesso tempo più che fruibile.
"Just a chance" brano super!

AL JARREAU - Sings Bill Withers
Un sentito omaggio al grande Bill Withers da una delle grandi voci black degli 80's. Uscito nel 1987 riprende otto gioielli magnificamente arrangiati da "Use me" a "Ain't no sunshine" fino a "Grandma' hands". Un gioiello.

mercoledì, giugno 26, 2019

Arrivederci Saigon di Wilma Labate



FAVOLOSO documentario/documento di una vicenda pressochè sconosciuta ma dai contorni incredibili.

Ovvero di quando LE STARS, gruppo beat livornese, fu spedito in VIETNAM nel 1968 a suonare per le truppe americane in guerra.
Le ragazze, giovanissime, quasi tutte minorenni, credevano in realtà di intraprendere un tour in Estremo Oriente, dove il Vietnam sarebbe stata una veloce tappa.

Rimasero là tre mesi, condividendo gli orrori della guerra (vedevano passare bare e cadaveri, subirono bombardamenti) e le profonde contraddizioni della società americana, razzista e segregazionista (non suonarono, ad esempio, quasi mai per gli ufficiali che disdegnavano il loro repertorio di musica Black).

Tornate in Italia, dopo un'avventura estrema, pericolosa, indicibile, subirono la censura e l'ostracismo di chi le accusò (nella Toscana rossissima del tempo) di aver fiancheggiato l'imperialismo sanguinario americano.
Un finale amaro e crudele per chi era letteralmente sopravvissuto a qualcosa di immensamente più grande di loro (una della band si ammalò gravemente in Vietnam rischiando la vita), ragazzine vittime di un raggiro.
La band si sciolse e della vicenda non parlarono più per 50 anni.

La regista Wilma Labate svolge un lavoro di pura eccellenza, dando voce alle protagoniste e inserendo rare ed efficaci immagini d'epoca, ricostruendo alla perfezione il clima plumbeo dell'epoca, anticamera alla turbolenta stagione dei 70.
Crudo, minimale, commovente, politico, ECCELLENTE.

Il trailer:
https://www.youtube.com/watch?v=Ruz8octOHP0
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