giovedì, marzo 16, 2017

Cheetah Chrome Motherfuckers - The furious era 1979-1987
Dome La Muerte EXP - Lazy Sunny Day



L'accostamento tra i due dischi, appena usciti, non è certo artistico in quanto assolutamente antitetici.
L'anello di congiunzione è la figura di Dome La Muerte, chitarrista storico dei CCM ed ora impegnato con un nuovo progetto musicale.


Cheetah Chrome Motherfuckers - The furious era 1979-1987
Ci fu un momento in cui l'hardcore punk italiano tracciava la linea, era un fenomeno tra i più creativi e innovativi al mondo.
Uscirono nomi come Indigesti, Raw Power, Negazione, Impact, Kina, RAF Punk, Wretched, Crash Box, Fall Out, Bloody Riot tra i tanti.
Ma appena prima i pisani CHEETAH CHROME MOTHERFUCKERS incominciarono ad accelerare i tempi, sempre più veloci, cattivi, acidi.
Proseguirono in modo ancora più devatsante la lezione dei Germs e la portarono all'estremo.
AREA PIRATA ristampa ora su vinile e CD (con un deragliante inedito live di oltre dieci minuti e alcune outtakes) i primi due Ep (“400 Fascists“, “Furious Party“), lo split con gli I Refuse It! "Permanent scar" e l'album “Into The Void“.
Notevole il booklet tra foto, testi e volantini.
Un pezzo di tagliente, scorticate, urticante storia.

Dome La Muerte EXP - Lazy Sunny Day
Con Dome abbiamo inciso un po' di dischi e devastato qualche palco negli anni 80 tra Italia ed Europa con i Not Moving, suonando anche con Clash, Johnny Thunders, Iggy and the Stooges e tanti altri.
Poi le strade si sono separate e Dome ha proseguito con mille progetti, l'ultimo dei quali è questa nuova incarnazione che raccoglie molte delle sue influenze, dal surf rock strumentale di sapore wetsern/Morricone, alla psichedelia, il country punk alla Gun Club, blues, classic rock tra 60 e 70 con passione, credibilità, freschezza.
Molti i brani strumentali, alcuni brevi bozze, sferzate da chitarre ora acustiche , ora acidamente elettriche, ora con il sitar.
E alla fine c'è sempre il suo "magic touch" ad impreziosire il tutto.

mercoledì, marzo 15, 2017

La fine dell'Al-Ahly Bengasi



Nel luglio 2000, l’Al-Ahly Bengasi riceve l’Al-Alhy di Tripoli, la squadra di Saadi Gheddafi (proprietario, tifoso e giocatore. Quello che gironzolò tra Perugia, Juve, Samp e Udinese grazie ai soldi versati nelle casse delle scietà per farlo giocare in Serie A...ne giocherà 25...).

Il Bengasi chiude in vantaggio il primo tempo, 1-0.
Nella ripresa l’arbitro regala due rigori agli ospiti, poi, per non sbagliarsi (e finire in galera) convalida un gol del Tripoli in netto fuorigioco.
I giocatori del Bengasi decidono di lasciare il campo in segno di protesta ma le guardie del corpo di Al-Saadi ai bordi del campo li "convincono" a continuare.
Il Tripoli vince così 3 a 1.

Il 20 luglio, il Bengasi affronta l’Al-Bayada, città natale della madre di Al-Saadi. Stessa storia e quando l'arbitro concede un rigore inesistente agli avversari, esplode la rivolta. Invasione di campo, partita sospesa, incidenti fuori dallo stadio, auto bruciate tra cui quella di Al-Saadi.
Il giorno dopo i tifosi del Bengasi il giorno dopo fanno circolare per le strade della città un asino con in groppa il nome Al-Saadi.

Il 28 agosto 2000 il Bengasi è sciolto e qualche giorno lo stadio (inclusi uffici con tutto il materiale storico della squadra) raso al suolo dai bulldozer, decine di persone vengono arrestate, molte torturate, altre condannate a pene durissime (tre a quella di morte per presunti "complotti"). La Fifa non fa una piega.
La squadra verrà "riabilitata" e reinserita nel campionato libico 5 anni dopo.

martedì, marzo 14, 2017

Target Video



Nelle foto: lo staff del Target Video, lo studio di ripresa, i Cramps al Napa Hospital, Tomata Du Plenty degli Screamers.

Il 23 luglio del 1981 a Modena e il 9 febbraio 1982 a Bologna andammo in massa da Piacenza ad assistere alla proiezione dei TARGET VIDEO.

CINQUE (!!) ore di filmati che l'artista JOE REES (con il quale collaboravano Jackie Sharp, Jill Hoffman, Sam Edwards) portava in giro per l'Europa e che documentavano la scena punk e new wave californiana e non solo.

Oltre che nei locali le riprese erano effettuate prevalentemente nel loro quartier generale al Mission District di San Francisco (un enorme sottoscala di 500 metri quadrati dove venivano organizzati concerti che iniziavano nel pomeriggio e si concludevano a notte inoltrata), dove le band suonavano, di fronte ad un pubblico di amici e dove lo staff di TARGET VIDEO riprendeva (e poi montava) con una serie di telecamere, ottenendo filmati professionali.

Tra i video brani di Sex Pistols, Iggy Pop, Devo,, Dead Kennedys, Screamers (devastanti quanto sconosciuti in Europa ai tempi), Cramps, Burroughs, Clash, Avengers, Go-Go's, Bauhaus, X, Dils, Talking Heads, Black Flag, Flipper, Crucifix, Crime (al San Quentin Penitentiary), Damned, Stranglers.

Il filmato più famoso è quello realizzato al Napa State Mental Hospital nel giugno 1978 con CRAMPS e Mutants in concerto davanti ai ricoverati nel suddetto manicomio.
https://www.youtube.com/watch?v=acYAFerWhVw

Gli SCREAMERS al Target Video
https://www.youtube.com/watch?v=MdCRcrgX080

lunedì, marzo 13, 2017

Paul Weller - Jawbone



Credo non ci sia bisogno di sottolineare quanto il sottoscritto apprezzi l'operato di PAUL WELLER (da quel lontano 1978 quando scoprii con "This is modern world" che esistevano tali Jam).
Proprio questo, paradossalmente, mi rende ancora più "libero" di giudicare la sua opera senza pregiudizi.

"JAWBONE" è la colonna sonora dell'omonimo film che racconta la storia dell'ex campione di boxe, Jimmy McCabe (interpretato da Johnny Harris), un uomo alla "disperata ricerca di speranza, che continua a cercarla nei posti sbagliati".

Ovviamente una colonna sonora ha la sua vita molto spesso strettamente legata alla storia, alla sceneggiatura, alle immagini.
Per chi invece l'ascolta semplicemente come prodotto musicale può essere poco significativa.
Ancora meno quando tra gli otto brani proposti troviamo una ballata acustica discreta, un po' anonima, senza lode nè infamia, "The ballad of Jimmy Mc Cabe", un'altra abbozzata di meno due minuti, "Bottle" e altre sei "composizioni" tra elettronica, sperimentazioni (francamente velleitarie e inascoltabili soprattutto quando, come nel caso dell'introduttiva "Jimmy/Blackout" dura 21 minuti !!!!!!) e bizzarrie sonore pseudo avanguardistiche di valore artistico un tantino discutibile.
Solo per completisti accaniti.

https://www.youtube.com/watch?v=hlQK6Z5oak8&eml=2017March10/3911260/6332091&etsubid=154947232

domenica, marzo 12, 2017

Il muro marocchino



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.

I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Abbiamo parlato la scorsa settimana del muro tra Messico e Stati Uniti.
Torniamo a ridosso di un muro.
Resiste da tempo, ha una struttura anomala e nasconde un problema insolubile.

E' un "muro" (costituito prevalentemente da sabbia e pareti in pietra o terrapieni alti circa tre metri) di oltre 2.700 km di lunghezza (il muro più grande del mondo dopo la muraglia cinese), costruito, in diverse fasi a partire dal 1982, dal Marocco nel Sahara Occidentale per difendersi dal Fronte Polisario che chiede da anni l'indipendenza per la propria terra.
A ridosso del muro sorge una zona militare con bunker, fossati, reticolati di filo spinato, campi minati, presidiato da 120.000 soldati.

Il campo minato che corre lungo il muro il più grande al mondo, formato da circa 6.000 mine anti-uomo.
Il muro si estende per diversi chilometri anche nel territorio della Mauritania.

Il Marocco giustifica lo status quo per motivi politici e strategici quando è invece appurato che si tratta semplicemente di ragioni economiche: la parte controllata dal Marocco include le miniere di fosfati del Sahara Occidentale e la costa sull'oceano Atlantico, una delle più pescose al mondo.
La zona controllata dalla Repubblica Democratica Araba dei Sahraui non ha invece alcuna risorsa economica.

sabato, marzo 11, 2017

Libertà



Domani sul quotidiano di Piacenza "LIBERTA'" miei articoli sul Primo brano di rock 'n' roll, sugli album di Bobby Solo dedicati a blues e country, sugli unici negozi di dischi di Mauritania e Mongolia.
Nella foto il numero della scorsa settimana.

venerdì, marzo 10, 2017

Danni all'udito tra i giovani



Un recente studio «Eurotrack 2015» avverte che un italiano sui dieci ha problemi di udito e che tra i giovani il fenomeno è in forte aumento:
il 4,2% dei giovani tra i 15 e i 24 anni non ci sente più bene.
Solo tre anni prima erano il 3%.
Un aumento del 25%.
Se poi si somma anche il 2,2% di adolescenti si arriva a circa mezzo milione di ragazzi.

L’Oms consiglia di non ascoltare musica mai superiore a 60 decibel e per non più di 60 minuti al giorno.

Nelle discoteche e nei concerti la normativa europea fissa il limite a 105 decibel di media, 120 nei picchi.
La potenza di uscita di Mp3 e iPod non dovrebbe superare i 100 decibel, quelli più vecchi però non rispettano il limite.

giovedì, marzo 09, 2017

Eddie Cavanagh, 1966 and all that...



Il 1966 fu un anno molto importante per il calcio inglese, invero l’anno in cui la squadra nazionale degli inventori e (forse già allora ex) maestri del calcio salirono sul gradino più alto del mondo vincendo la Coppa Rimet, disputata sui campi di casa a fine luglio.

Un vento di grandi cambiamenti e ottimismo soffiava impetuoso sull’Inghilterra di metà anni 60, la rivoluzione giovanile, in piena esplosione, stava influenzando i gusti e gli orientamenti di gran parte dei ragazzi occidentali.
Trainata dai gruppi rock/pop che dominavano le classifiche di mezzo mondo la Swinging London, termine originatosi proprio durante quella primavera del ’66, era diventata il faro della cultura giovanile mondiale, non solo musica pop ma anche moda, con Mary Quant e Carnaby Street in prima fila, cinema e fotografia.
Il tutto prese via pochi anni prima in un’improbabile (ma fino a un certo punto e musicalmente spiegabilissimo) centro del nord ovest industriale.
Liverpool, grigia e malinconica, una città dura, porto principale dell’Impero verso l’America.
La città che in epoca vittoriana contava più milionari (in sterline) di ogni altro posto al mondo, ma anche una working class sterminata, una città ai margini della mondanità.
Il traffico marittimo con gli Stati Uniti però, fece si che già dal primo dopoguerra, gli abitanti venissero in contatto con le novità musicali che provenivano dall’altro lato dell’Atlantico grazie al personale marittimo che diffondeva in città i dischi acquistati in USA.
Questo fu fondamentale nella formazione di parecchi complessini musicali formati dai ragazzi del posto e che andarono poi a formare quel movimento noto come Merseybeat che fu all’origine di tutto ciò che venne dopo. L’esplosione di uno di questi gruppi, i Beatles, su scala nazionale, mandò in orbita anche la città.

Ma la gran parte degli abitanti, composta da lavoratori portuali, delle industrie e dei depositi manifatturieri, non si scrollò dal grigiore che aveva caratterizzato la vita di Liverpool nell’immediato dopoguerra e poi negli austeri anni 50, e continuava imperterrita a seguire con grande ardore e in grande numero il classico passatempo delle classi lavoratrici, oltre che la grande passione locale: il football.

Le due squadre cittadine, grazie all’enorme seguito, erano cresciute nei decenni precedenti fino a diventare tra le realtà più grandi e di successo del Paese.
L’avvento di due nuovi tecnici sulle panchine di Everton e Liverpool a cavallo del cambio di decennio aveva ridato lustro e competitività alle squadre.
Il 16 aprile il Liverpool FC, battendo in casa lo Stoke City 2-0, si laureava campione d’Inghilterra per la settima volta, la seconda sotto la guida dell’iconico e carismatico Bill Shankly, che stava trasformando per sempre le fortune del club di Anfield Road.

Sull’altra sponda l’Everton FC godeva al tempo del meritato appellativo di ‘school of science’, affibiatogli dagli addetti ai lavori, da quando,, nel 1961, l’altrettanto carismatico (ma antitetico rispetto a Shankly) Harry Catterick aveva preso posto nell’ufficio del manager a Goodison Park.
Un titolo nazionale nel 1963, quattro secondi posti in sei stagioni, più un altro titolo nazionale cha arriverà nel 1970 e altri piazzamenti nei primi 6 per una squadra che metteva tutti d’accordo a suon di grandi prestazioni condite da un livello di classe non comune per gli standard inglesi dell’epoca.
La stagione 1965/66 si rivelò però deludente per i ragazzi di Catterick che non riuscirono ad emergere oltre il centro classifica.
L’ FA Cup fornì loro l’occasione per un pronto riscatto al deludente cammino in campionato.
Il 23 aprile, il sabato seguente l’affermazione dei cugini in campionato, l’Everton battè il grande Manchester United dei vari Stiles, Best, Law, Charlton e compagnia. 1-0 nella semifinale disputata a nell’improbabile Burnden Park di Bolton, qualificandosi per la finale di Wembley del 14 maggio.
Ad attenderli avrebbero trovato lo Sheffield Wednesday, l’ex squadra di Catterick.
Quel 14 maggio Eddie Cavanagh, sfegatato tifoso bianco blu, partì in treno per Londra insieme alle decine di migliaia di altri tifosi che seguirono la squadra per la finale
. Un passato nelle giovanili dell’Everton, alcuni dei giocatori che sarebbero stati in campo quel pomeriggio furono suoi compagni di squadra, Eddie non era riuscito a sfondare ed aveva abbandonato il calcio giocato. La delusione non sminuì la sua passione per l’Everton anzi.
Diventò un tifoso accesissimo e seguì la squadra ovunque ogni sabato per anni ed anni, sempre presente in casa ed in trasferta.
Le uniche partite che non vide furono i derby giocati fuori casa in quanto si rifiutò sempre di mettere piede in casa del nemico.
In casa sua oltretutto, ogni cosa dai mobili alle tende, dalle lenzuola, agli asciugamani era blu, come le maglie dell’Everton.
Un tipo originale il nostro Eddie, ma anche un simpaticone, gioviale, di compagnia.

Non poteva certo mancare, la prima finale di Coppa dell’Everton da prima della guerra!

La partita si mise subito male, al 4’ Mc Calliog portò il Wednesday in vantaggio, l’Everton faticò a reagire riuscì ad infilare il pari che fu giustamente annullato per offside e il primo tempo si chiuse sull’1-0.
Alla ripresa del gioco l’attesa reazione dei Toffees non si materializzò e dopo poco più di dieci minuti Ford infilò ancora la porta dei blu per il 2-0.
Tripudio nei settori occupati dai sostenitori giunti dallo Yorkshire, silenzio e sbigottimento tra i supporters toffee.

Passano solo due minuti però e lo sconosciuto Trebilcock, schierato a sorpresa da Catterick al posto del centravanti titolare (e nazionale inglese) Pickering, raccoglie in area un rimpallo e di collo infila la rete del 1-2.
Cinque minuti dopo ancora Trebilcock infila un bolide dal limite nell’angolo basso per il 2-2.
Esplode la gioia dei sostenitori dell’Everton e quella di Eddie a quel punto è davvero incontenibile, in preda ad un orgasmo da gol che solo chi tifa e ha seguito la squadra condividendone tonfi e trionfi può avere, e ben sorretto (probabilmente) dalle pinte pre-partita, si fionda in campo in una corsa esultante, -mi sentivo una bicicletta al posto delle gambe dirà poi-, completamente pazzo di gioia, vuole abbracciare i suoi idoli.



‘Vidi Trebilcock per primo – disse ancora - corsi verso di lui.
Beh non mi conosceva ma lo abbracciai scaraventandolo a terra.
Feci anche in tempo a passargli una raccomandazione per Gordon West (il portiere): per l’amor del cielo non farne passare più’.
Due bobbies appostati a bordo campo si lanciano all’inseguimento, il primo riesce a bloccarlo, gli prende la giacca, ma Eddie con un colpo di genio se la sfila lasciando il poliziotto ad abbrancare il nulla e facendolo finire per terra , un boato si leva dagli spalti ,Eddie continua la corsa verso la porta di West, è rimasto in camicia e sfodera un fantastico paio di bretelle che passeranno alla storia.
Ma il secondo, più giovane bobby non molla la presa, lo insegue, le pinte pre-partita si fan sentire, il bobby lo rimonta e con un perfetto placcaggio da rugby lo stende al limite dell’area.
’Dovrebbe giocare a Twickenham’ commenta, memorabile, Kenneth Wolstenholme, storico telecronista.
Eddie si gira di schiena sul prato e alza le braccia in segno di trionfo, lo rialzano, quattro poliziotti sono su di lui, cercano rudemente di immobilizzarlo, ma accorrono anche West e il capitano dell’ Everton, Labone, che invitano i poliziotti a non maltrattare il tifoso.

Eddie viene così fatto riaccomodare in tribuna, accompagnato da un’enorme ovazione di tutto lo stadio, da dove seguirà il finale di partita che gli riserverà un’ ultima grande gioia quando al 74’ Temple realizza, in contropiede, il gol della vittoria per l’Everton.
Lo stadio esplode, un altro spettatore, ottimamente vestito e con indosso un bellissimo impermeabile Acquascutum salta in campo , corre all’impazzata, slalomeggia tra tre, quattro, cinque poliziotti.
Placcato (alto questa volta), viene ripreso e riaccompagnato sugli spalti. Il settore, o meglio la metà dello stadio riservata ai tifosi dell’Everton è in completo tripudio.

Poco o niente si sa del secondo invasore, ma Eddie Cavanagh si meritò quel giorno l’immeritata fama di ‘primo hooligan’ nella storia del calcio. Non era un uomo pericoloso, semplicemente un tifoso, fanatico forse, ma il suo gesto fu solo ed esclusivamente dettato dalla gioia più vera ed irrefrenabile. Fu sempre orgoglioso di quella finale, per tutta la vita tenne quattro fotografie che lo ritraevano quel giorno incorniciate e appese sopra al caminetto.
La sua passione per la squadra era totale, come già detto in casa sua tutto era blu, anche le lampadine, perfino il ketchup era bandito dal tavolo per via del colore. Viveva, mangiava e respirava Everton.
Ma era una persona a posto, andava in trasferta in treno, pagava il biglietto del treno e quello dello stadio , il suo comportamento alle partite fu sempre corretto. Lavorava e aveva famiglia. Sempre vestito in giacca e cravatta, magari di modesta qualità, ma always sharp. Ed è per questo che ancora il suo ricordo vive ed è apprezzato, non solo tra gli evertoniani ma tra tutti gli appassionati di calcio, tra i quali mi ci metto anche io che, aggiungo, lo ritengo una specie di mod, sia per l’aspetto ma soprattutto, visto che non poteva esserlo data l’età ,per lo stile di vita comunque sempre dignitoso.

Clean living under (maybe sometimes) difficult circumstances.

Bellissima questa breve sintesi a colori,bellissime le immagini dagli spogliatoi nel pre-gara, splendide le divise dei calciatori, incredibili le ceste da pic-nic con dentro le scarpe dei giocatori, splendidi i 100.000 di Wembley, bellissimo il pallone arancione (Slazenger Challenge 4 Stars, lo stesso della finale mondiale di due mesi dopo), bellissime alcune inquadrature della partita, bellissimo il difensore del Wednesday a terra, distrutto, dopo il terzo gol subito.
E grandissimo Eddie Cavanagh .

https://www.youtube.com/watch?v=p71DzBVSmcI

La Principessa Margaret consegna infine l’ambitissimo trofeo nelle mani del capitano Labone che, dopo aver salito i famosi 39 gradini insieme ai compagni di squadra, lo alza al cielo tenendolo con due mani, un gesto semplice, bello, senza clamori, per la gioia dei sostenitori presenti, tra i quali Eddie, sperso ormai tra la moltitudine sulle gradinate ma sicuramente esultante.



Cheers
Grazie a Wite per il suggerimento

In sottofondo

The Who – Run Run Run
The Beatles – Day Tripper
The Kinks – You really got me
I like it – Gerry & The Pacemakers
This is the day (your life will surely change) – The The

mercoledì, marzo 08, 2017

Tonite let's all make love in London di Peter Whitehead



Mitico e mitizzato doc del regista Peter Whitehead (già autore di alcuni tra i primi video clip della storia, dai Pink Floyd agli Stones).

Uno sguardo dall'"interno" alla Swinging London post 65, con interviste a Mick Jagger, Michael Caine, Julie Christe, Andrew Loog Oldham, immagini dai club, dalle strade, Vanessa Redgrave che esalta la rivoluzione cubana e canta "Guantanamera", i Pink Floyd in una versione alternativa di "Interstellar overdrive" e con immagini da uno dei loro primi concerti all' Ufo Club, gli Stones dal vivo assaliti dai fan e tanto altro.

Un'oretta, molto lenta e invero non particolarmente entusiasmante, ripagata da immagini comunque rare e decisamente interessanti per i cultori dell'epoca.

E' stato pubblicato un omonimo album con il brano dei Pink Floyd, uno degli Small Faces ("Here comes the nice"), Chris Farlowe e altri.

Il doc in versione integrale è qui:

https://vimeo.com/111691128

martedì, marzo 07, 2017

Bobby Solo e Silvia - Blues for two



GLI INSOSPETTABILI è una rubrica che scova quei dischi che non avremmo mai pensato che... Dopo Masini, Ringo Starr, il secondo dei Jam, "Sweetheart of the rodeo" dei Byrds, Arcana e Power Station, "Mc Vicar" di Roger Daltrey, "Parsifal" dei Pooh, "Solo" di Claudio Baglioni, "Bella e strega" di Drupi, l'esordio dei Matia Bazar e quello di Renato Zero del 1973, i due album swing di Johnny Dorelli, l'unico dei Luna Pop," I mali del secolo" di Celentano, "Incognito" di Amanda Lear, "Masters" di Rita Pavone, Julian Lennon, Mimmo Cavallo con "Siamo meridionali"e i primi due album dei La Bionda di inizio 70's, il nuovo album dei Bastard Son of Dioniso, "Black and blue" dei Rolling Stones, Maurizio Arcieri e al suo album "prog" del 1973 "Trasparenze", Gianni Morandi e "Il mondo di frutta candita", il terzo album degli Abba, "666"degli Aphrodite's Child, la riscoperta di Gianni Leone in arte Leonero, il secondo album di Gianluca Grignani, Donatella Rettore e il suo "Kamikaze Rock 'n' Roll Suicide", Alex Britti e "It.Pop", le colonne sonore di Nico Fidenco , il primo album solista dell'e Monkees, Davy Jones, Mike McGear (fratello di Paul McCartney), Joe Perrino, il ritorno di Gino Santercole, l'album del 1969 di Johnny Hallyday con gli Small Faces, la svolta pop della PFM, gli esordi degli Earth Wind and Fire e quelli degli UFO, e l'ultimo di Jovanotti, uno dei primi lavori di Bruno Lauzi, l'album prog del 1972 dei Dik Dik, Riccardo Fogli e la sua opera prog rock del 1979 "Matteo", del nuovo di Massimo Ranieri "Malìa", la dimenticata opera rock dei Giganti "Terra in bocca", l'esordio di Riccardo Cocciante del 1972 con l'opera prog rock "Mu", Pooh (già citati con "Parsifal") con il primo "Per quelli come noi" del 1966, gli Small Faces riuniti alla fine dei 70's, Frank Sinatra e il suo album più anomalo, "Watertown", i due lavori che Bobby Solo ha dedicato a Johnny Cash e John Lee Hooker, Massimo Ranieri e la seconda parte del progetto "Malìa", Antonio Virgilio Savona del Quartetto Cetra, il primo album di Donna Summer, torniamo oggi a parlare di BOBBY SOLO.

Le altre puntate de GLI INSOSPETTABILI qui:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/Gli%20Insospettabili

Avevamo già ospitato BOBBY SOLO nella rubrica Gli Insospettabili grazie ai due album dedicati a Johnny Cash e John Lee Hooker (http://tonyface.blogspot.it/2016/10/bobby-solo-songs-of-john-lee-hooker.html).

Il buon Bobby ci ha preso gusto e d'altronde come dice lui:
‘Una lacrima sul viso’ mi ha dato da vivere per cinquant’anni e di questo sono profondamente grato. Ma ora voglio andare in studio di registrazione e incidere le cose che più mi piacciono: fare il rock, il rock coi suoi ritmi e i suoi suoni".

E allora ecco questo altro sorprendente album tutto BLUES, puro, semplice, ispiratissimo.
La sua voce è credibile, convincente, intonatissima, calda, bluesy, groovy, tra Elvis e Johnny Cash.
Ad accompagnarlo la giovanissima ventunenne ferrarese Silvia Zaniboni alla chitarra acustica e un piede che batte come ritmica.
Senza trascurare la tecnica dello stesso Bobby, spesso mirabile negli assolo.

La scelta del repertorio affascinante, competente, mirata, a partire da una "Ain't no sunshine" di Bill Withers da brividi per passare attraverso classici come "My babe" o "Everyday I have the blues" di Pinetop Sparks (poi portato al successo da BB King).
E che dire del folk country blues di "Ode to Billie Joe" di Bobbie Gentry o "Summertime", "Stormy monday", "VBlack night" di Charles Brown.

Un album ottimo se non eccellente per chi ama il blues fatto con cuore, anima e passione.
Il nostro Johnny Cash ?

Un paio di brani per averne un assaggio:

https://www.youtube.com/watch?v=zlDTdKcxUCo

https://www.youtube.com/watch?v=eCukTgoCeSM

lunedì, marzo 06, 2017

Enciclopedia del Rock di Nick Logan e Bob Woffinder



Di Enciclopedie del Rock, più o meno complete, attendibili, interessanti ne sono uscite a decine, centinaia, nel corso degli anni.
Per noi italiani la prima fu la traduzione di quella di Nick Logan e Bob Woffinder (originariamente pubblicata nel 1976, stampata in italiano nel 1978).

In anni in cui il solo recuperare le discografie complete dei gruppi era spesso un'impresa (solo "Ciao 2001" provvedeva saltuariamente e non sempre in modo completo e preciso), uno strumento del genere, dettagliato, ben scritto, preciso, con rimandi alle esperienze precedenti o successive dei vari artisti fu una vera Bibbia.

Personalmente partii da lì alla ricerca di tutto ciò che aveva a che fare con la musica rock, incappando in capolavori, sorprese, qualche fregatura ma scoprendo un Nuovo Mondo.

domenica, marzo 05, 2017

Il muro tra Usa e Messico



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.

I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Donald Trump ne ha fatto una base per la sua campagne elettorale: costruire un muro tra USA e Messico per impedire agli immigrati di centro e sud America di arrivare negli States.

In realtà pare che in pochi si siano preoccupati di verificare che il muro esiste già e precisamente dal 1990 durante la presidenza di George W. Bush quando la polizia di frontiera iniziò a costruire recinzioni e ostacoli sul confine, in particolare nell'area di San Diego.
Il primo tratto di 22,5 km fu completato nel 1993.
Il lavoro fu proseguito dal Democratico Bill Clinton.

Si tratta di una una recinzione metallica alta poco più di cinque metri che attualmente copre una superficie lunga circa mille chilometri, solo un terzo della lunghezza totale del confine tra Usa e Messico di 3.200 chilometri anche se in alcuni punti è la conformazione del terreno con montagne, scogliere impervie, laghi o fiumi a dividere le due nazioni.
Il muro è presidiato dal Border Patrol Agent un ente federale, composto da circa 21mila agenti, che ha il compito di individuare e prevenire l'ingresso di clandestini nei confini del Paese. La progressiva costruzione della barriera ha causato un numero sempre crescente di persone che hanno cercato di varcare illegalmente il confine attraverso il deserto di Sonora o il monte Baboquivari, in Arizona, zone impervie, pericolose e spesso in mano a deliquenti senza scrupoli.
Dal 1998 al 2004, secondo i dati ufficiali, lungo il confine tra Stati Uniti e Messico sono morte in totale 1.954 persone.

L'ampliamento del muro è in realtà, pare, irrealizzabile.
Il governo ha a disposizione attualmente solo 20 milioni di dollari da destinare al progetto, stimato invece in 26,6 miliardi di dollari.
Non ci sarebbero, dunque, nemmeno i soldi per far partire davvero i lavori.
Propaganda politica e illusoria immagine per i cittadini di provvedere alla loro protezione dall' "invasione" straniera.

sabato, marzo 04, 2017

Libertà



Domani sul quotidiano di Piacenza "Libertà" parlerò di quando tra la metà e la fine degli anni '70 gli artisti ROCK si misero a fare DISCO MUSIC (da Stones agli ex Beatles, Bowie, e Beach Boys, Kiss e Rod Stewart perfino Grateful Dead e James Taylor), della leggenda che voleva che RITA PAVONE fosse citata in "Saint Tropez" dei PINK FLOYD da "Meddle" del 1971 al migliore ("Exile on main street") e peggiore ("Undercover") album dei ROLLING STONES.

Nella foto lo scorso numero.



Invece a CLASSIC ROCK ho dedicato, per questioni contingenti, poco tempo.
Una sola recensione dedicata al nuovo album dei Julie's Haircut.
Ma dal prossimo numero torno con forza e abbondanza.

LInk Quartet - Minimal Animal



Come è noto ho avuto una parte nella storia del Link Quartet, dal 1993 al 2005 circa, pertanto è sempre un piacere ascoltare le nuove produzioni della band, che ha successivamente proseguito una carriera proficua e ricca di soddisfazioni.

Nel nuovo capitolo in uscita per la tedesca Soundflat Records il Link Quartet, dopo una serie di escursioni tra sonorità più articolate, a tratti quasi fusion e vari inserimenti vocali, torna alle origini con tredici brani autografi, rigorosamente strumentali, dove su ritmiche funk si intrecciano i virtuosismi di Hammond e chitarra.
Siamo dalle parti di Meters e Booker T riviste con il piglio modernista di Brian Auger, James Taylor, New Mastersounds etc.

Come sempre ottimo groove, un'inedita, curiosa e intrigante escursione nel rocksteady in "Peacock steady", quasi un'ora di buona musica.
Support !

venerdì, marzo 03, 2017

Curtis Mayfield di Carlo Bordone



La collana Soul Books di VoloLibero, curata da Alberto Castelli, giunge alla sesta puntata con un omaggio al grandissimo CURTIS MAYFIELD.

Non solo c'è la penna di Carlo Bordone, uno dei giornalisti musicali (e non solo) più preparati e competenti in Italia ma c'è la (triste) storia di un GENIO che ha saputo scrivere pagine immaginifiche della black music, prima con gli Impressions, poi come solista (spesso con tematiche dure e coraggiose da un punto di vista politico e sociale), per affrontare successivamente un progressivo declino artistico e commerciale, culminato con un incidente (sul palco) che lo lascerà paralizzato negli ultimi anni di vita, da cui si congederà con il commovente e straziante "New world order"

Curtis fu anche tra i primi artisti neri a fondare una propria etichetta e casa editrice, per gestire autonomamente i propri affari senza dover dipendere dall'esterno.
Una storia avvincente e completa.

mercoledì, marzo 01, 2017

Rugby : 6 Nazioni, il punto a metà strada



di ALBERTO GALLETTI

Tre turni di torneo se ne sono andati.
Ci sono state pressoché tutte le conferme che ci si aspettava , un paio di imprevisti e due grandi partite.
Nella prima giornata, l’Inghilterra batte la Francia, in capo ad una partita giocata male.
Una meta per parte, decide il piede di Farrell, che trasforma in punti la supremazia dei bianchi e l’indisciplina dei transalpini al termine di una gara comunque incerta (9-9 il primo tempo), risultato finale 19-16. Il Galles batte l’Italia ( 7-33) che a Roma dura solo un tempo, qualche recriminazione azzurra sul trattamento arbitrale. La prima sorpresa arriva da Edimburgo dove la rediviva Scozia batte, pur soffrendo, una forte Irlanda.
I blu partono forte, tre mete nel primo tempo, con una doppietta dell’estremo Hogg, cui replica Earls per i verdi consentono ai padroni di casa di andare al riposo sul 21-8. Gi irlandesi reagiscono e nel secondo tempo ribaltano il risultato con due mete e una punizione fissando così il punteggio sul 22-21 poco dopo l’ora di gioco.
La Scozia resiste ai tentativi irlandesi di chiudere la partita e riesce, con due punizioni negli ultimi 10 minuti a fissare il punteggio sul 27-22 e ad aprire il torneo con una vittoria.

Nel secondo turno l’Irlanda travolge l’Italia in una partita senza storia .
Le fragilità difensive scozzesi, esposte dall’Irlanda nel primo incontro, si rivelano fatali a Parigi, anche se gli errori dalla piazzola dei calciatori scozzesi, se fossero andati a segno, avrebbero potuto dire qualcosa di diverso. L’Inghilterra batte il Galles dopo una partita dai contenuti mostruosi. In vantaggio il XV della rosa, (che parte bene), subisce la potentissima e fisicamente bestiale reazione gallese che si portano in vantaggio 13-8 alla fine del primo tempo. Il Galles allunga con i calci di Halfpenny, ma Farrell fa altrettanto mantenendo i suoi a due punti di distanza, fino a tre minuti dal termine, quando un calcio a liberare sbagliato di Jonathan Davies viene preso da Farrell che con un gran passaggio libera Daly largo all’estrema sinistra che si invola e schiaccia in meta per il sorpasso.Farrell trasforma portando il punteggio sul 16-21. Mazzata sui dragoni cui manca anche il tempo per riuscire ad abbozzare una reazione e l’Inghilterra vince il suo 16mo test consecutivo quando sembrava ormai spacciata. Decisamente la miglior partita da me vista fin qui.
La rivoluzione del punteggio per la classifica ha comunque aperto nuovi scenari che si stanno riflettendo sugli incontri disputati.
Nella terza giornata una solida e forte Irlanda ha la meglio sulla Francia in un 19-9 che non passerà alla storia.
Grande la vittoria Scozzese in casa sul Galles che imposta la solita partita mostruosamente fisica, ma il dritto per dritto frutta pochi punti.
La Scozia soffre ma è più attenta, trova varchi , costringe gli avversari a parecchie infrazioni e segna due mete. Vittoria soffertissima ma meritata.
Pesa a mio avviso anche la decisione incomprensibile dei calciatori gallesi che con l’occasione di recuperare un po di punti (e magari ottenere un punto in classifica per una sconfitta con scarto inferiore ai sette punti), disobbediscono al capitano (forse la manchevolezza più grave) e calciano due volte in touche. La difesa scozzese rintuzza le due offensive e segna un'altra meta lasciando i gallesi con un palmo di naso.
Bad tactics and awful captaincy .
Grande vittoria scozzese e grande partita. Personalmente lo trovo un positivo successo del rugby un po più giocato sul rugby animalesco, violentemente fisico, privo di creatività che i gallesi hanno proposto nelle ultime stagioni, mi auguro che la tendenza si inverta, certe partite erano diventate inguardabili.

E veniamo alla partita più discussa del torneo fino a qui. L’Italia si presenta ieri a Twickenham preceduta da due pesantissime sconfitte e con le solite polemiche in circolazione sulla legittimità o meno della partecipazione azzurra al torneo in virtù del (non) gioco espresso e degli imbarazzanti risultati ottenuti. L’Inghilterra che aveva annunciato di voler fare un sol boccone dell’Italia cercava un affermazione casalinga condita da un punteggio il più alto possibile.
L’avvio di gara è favorevole agli azzurri che esercitano una forte pressione lasciando gli inglesi un po increduli sul da farsi, senz’altro avrebbero dovuto partire loro sparati. Concedono troppi falli, il n.8 Hughes tra i peggiori.
Ma ecco poi che comincia la manfrina degli italiani che rifiutando deliberatamente di entrare nei raggruppamenti a terra dopo il placcaggio evitano il formarsi della ruck e il materializzarsi della linea del fuori gioco e mandano i mediani a posizionarsi tra la il raggruppamento e i mediani avversari al di la della linea del fuori gioco che però non esiste ad impedire il primo pasasggio.
I giocatori protestano, il pubblico ulula ma la mossa è regolare. La nazionale inglese non ci capisce quasi niente e l’impostazione delle piattaforme di gioco per gli attacchi dei bianchi non riescono a formarsi.
Incredibilmente l’Italia chiude il primo tempo in vantaggio 10-5 con una meta allo scadere di Venditti lesto a raccogliere il pallone che ha rimbalzato sul palo dopo l’ennesimo errore di Allan su calcio piazzato, avesse messo tutti i calci il primo tempo avrebbe potuto chiudersi sul 19-5.
Dopo l'intervallo gli inglesi riescono a segnare due mete ravvicinate e a portarsi sul 17-10, e sembrano aver trovato la contromossa alla tattica italiana evitando a loro volta di andare a terra e a ripartire il più velocemente possibile. La prima meta inglese (la seconda della partita) è per una furiosa e rabbiosa spinta del pacchetto di mischia che porta il pilone Dole a schiacciare oltre la linea.
La partita è comunque brutta i giocatori sono innervositi, gli errori sono tanti, il pubblico è insofferente .

Tuttavia l’Italia ha il pregio di non disunirsi, per una volta e riesce a trovare un’altra segnatura con Campagnaro che fa un azione davvero splendida, questa si degna di nota per i giusti motivi.
La reazione degli inglesi comunque è pronta, a questo punto sembrano anche abbastanza incattiviti anche se riescono a controllarsi e a mantenere la disciplina necessaria ad incanalare la partita secondo le loro volontà, e qui stà la vera forza della squadra. Tre mete per il 36-15 finale.
Cinque mette contro due, cinque punti in classifica per l’Inghilterra, zero per l’Italia.
Le polemiche del dopo partita sono roventi, le tralascio, la vera domanda qui è vogliamo giocare oppure no?
Mi attendo un’intervento del Rugby Board prima del prossimo turno, o l’intero torneo potrebbe finire nel caos.

Personalmente anche una bella rivincita su chi vent’anni fa cambiò le regole del gioco per renderlo più fluido, ma forse dovrei dire televisivamente più godibile e oggi dopo una diminuzione nella spettacolarità del gioco inconfutabile rischia anche di finire in un caos situazionale per la mancanza di una frase di quattro parole nel regolamento.
Imperdonabile però la figuraccia del capitano inglese e del suo seconda linea che chiedono all’arbitro in diretta mondiale ‘cosa dice il regolamento?’
Memorabile la risposta di Monsieur Poite che replica ‘Io sono l’arbitro non il vostro allenatore’.
Una frase già passata alla storia e che è entrata nella leggenda del rugby, e che vale a mio avviso la palma di Man of the match per l’arbitro al termine di una partita stranissima ma comunque tutt’altro che memorabile.

In conclusione, a mio parere, Inghilterra favorita per la vittoria finale, che potrebbe risolversi con un Grand Slam (sarebbe il secondo consecutivo, la prima doppietta in era 6 nazioni), ma non di molto su un Irlanda che ho visto davvero dura da battere e con in più un ritrovato Sexton. Credo che tutto si risolverà all’ultima giornata nello scontro diretto di Dublino.
Inglesi attesi anche dalla Calcutta Cup nel prossimo turno, con i cuginastri scozzesi ben pronti (e stavolta con qualche giustificata speranza) a giocar loro un brutto tiro e a provare a loro volta la vittoria del torneo (all’ultima giornata affronteranno l’Italia).
Trascurabile il resto.

Pronostico
Inghilterra 45%
Irlanda 35%
Scozia 20%
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