domenica, gennaio 08, 2017

Una donna indigena presidente del Messico



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Sono stato personalmente sempre molto vicino alle istanze dell' Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale messicano, guidato dal Subcomandante Marcos (ora Sub Galeano), di cui ho collezionato una lunga serie di libri autografi (peraltro interessantissimi) una delle poche, pochissime (unica? forse si con la recente esperienza del Rojava curdo) espressione di SINISTRA RIVOLUZIONARIA e LIBERTARIA (nell'accezione storica e nobile del termine) da decenni a questa parte.

Costoro 23 anni fa si presero la briga di creare una realtà nuova in Messico, in mezzo a difficoltà inenarrabili e ridare dignità agli oppressi e ai calpestati. Ora, ancora una volta, OSANO, vanno OLTRE, ci aprono gli occhi al NUOVO.

E candidano alle Presidenziali Messicane (luogo tormentato e sanguinante, dove il machismo continua ad avere un ruolo preponderante e dove gli indios non hanno particolare spazio e poca voce) UNA DONNA, INDIGENA.
E' un atto simbolico, forse velleitario, ma forte e, come sempre, coraggioso.
W l'EZLN !!

«La nostra lotta non è per il potere. Vogliamo che i popoli originari e la società civile si organizzino dal basso per fermare questa distruzione».

È il momento della dignità ribelle, di ricostruire una nuova nazione.

sabato, gennaio 07, 2017

Vini e vinili di Maurizio Pratelli e Chiara Meattelli



Gradevole, competente, avvincente, godibile.

Chiara Meattelli, a Brixton da quattordici anni, si occupa della parte musicale, Maurizio Pratelli di quella enologica, Steve Wynn introduce alla grande (Il vino?
E' dolce, lento, melanconico, nostalgico, romantico, un legame con un passato profondo e un modo per scavare a fondo dentro il presente....si, vino any any any time.
Ma che sia quello buono. Ci vediamo in fondo alla bottiglia.
).

Il tutto per compilare una lista di 45 brani a cui accoppiare 45 vini.
Il tutto con una competenza raffinata e sopraffina in entrambi gli ambiti. Lettura piacevole, scorrevole, soprattutto curiosa e intrigante.

Ah...per restare nel"nostro"...a "That's entertainment" dei Jam si accoppia ad un laziale Alter Alea, "Guns of Brixton" dei Clash ad un Pico dell'azienda vicentina Maule mentre il Rigogolo dell'azienda romagnola Bragagni va a braccetto con "Tomorrow never knows" dei Beatles.
Vino e musica giusta...what else?

venerdì, gennaio 06, 2017

MODS!



Torna lo spettacolo MODS con due date (numerose altre in programma dalla primavera).
Io farnetico di Mods, jazz club a Soho nei 50s', ska, soul music etc Alex Loggia suona una serie di brani meravigliosi di Who, Kinks, Samll Faces, Jam, soul, Prince Buster, Curtis Mayfield etc.

VENERDI' 13 gennaio a FANO al "Circolo Arci Artigiana" 21.30
https://www.facebook.com/events/1175654475836077/

DOMENICA 15 gennaio a BERGAMO all' "Edonè" alle 18.30
https://www.facebook.com/events/600212266847336/

giovedì, gennaio 05, 2017

What's In My Bag?



What's In My Bag? è una serie di brevi episodi, in onda sul canale youtube del negozio di dischi AMOEBA di San Francisco, da 9 stagioni, in cui vari artisti, più o meno noti, visitano gli scaffali del mitico record store, scegliendo una manciata di album tra i loro preferiti e motivandolo all'ascoltatore.

Molto divertente e interessante ci ritroviamo PAUL WELLER (https://www.youtube.com/watch?v=-Mw2POG0Fks), DAVE GHROL, STELLA MC CARTNEY, gli Allah Las, Kid Congo, Duran Duran, Blonde Redhead, Giorgio Moroder, Joss Stone, Jon Spencer Blues Explosion, Dungen, Flea e tanti altri.

mercoledì, gennaio 04, 2017

R.B. Leipzig



Come sempre ALBERTO GALLETTI ci porta con competenza all'interno delle storie del calcio.

AVVISAGLIE
Considero (già da qualche tempo) la Germania il principale laboratorio d’avanguardia del calcio europeo di alto livello.
Avvisaglie si erano avute in occasione dell’Europeo U21 vinto nel 2009,quando mi accorsi (forse tardivamente) che cinque undicesimi della formazione titolare era formato da ragazzi dai nomi non propriamente teutonici, un fatto in se non determinante, che giocavano partite assai portentose.
Fu lo spunto per approfondire alcune riflessioni sul possibile cambiamento in atto del sistema calcio tedesco.
Essendo in ogni caso le mie attenzioni sempre puntate al campionato (o meglio ai campionati , diciamo almeno le prime tre serie professionistiche), cominciai a seguire con più attenzione gli accadimenti dei tornei federali.
Ciò che mi colpiva fu l’emergere di nomi nuovi nel panorama del massimo campionato tedesco, in alcuni casi espressione di posti piccoli che sono andati a sostituire alcune vecchie realtà calcistiche espressioni di una vecchia Germania industriale ormai in pensione.
Altro aspetto l’assenza quasi totale di squadre provenienti dall’ ex-DDR.
Dopo il forzato inserimento del 1991 quando Dynamo Dresden e Hansa Rostock vennero inserite in una Bundesliga allargata a 20 squadre , esauritosi nel giro di quattro/cinque stagioni, il resto si riduce a Hansa Rostock (1995-2005), VfB Leipzig (1998) ed Energie Cottbus (2006-09).

UNA LUNGA STORIA
Ai tempi della Germania unificata prima, e divisa poi, le due grandi piazze calcistiche situate in territorio dell’Est, con eccezione di Berlino, furono Dresda e Lipsia con divagazioni su Jena e Magdeburgo ai tempi della DDR.
Il Dresdner SC , fu la grande squadra di Dresda fino alla fine dell’ultima guerra.
Fondato nel 1898, fu membro fondatore della Deutscher Fussball Bund, dominò a lungo le Oberlighe regionali, vinse i campionati tedeschi del 1943 e 1944 e la Coppa Nazionale del 1940 e 1941.
A Lipsia invece, protagonista di questa storia, dove nacque la Deutscher Fussball Bund, imperversava invece il VfB Leipzig , anch’esso fondato nel 1898, anch’esso membro fondatore della DFB e vincitore del primo campionato tedesco nel 1903, oltre a quelli del 1906 e 1913, un patrimonio calcistico di prim’ordine dunque.
Tra le misure imposte dai vincitori al termine della seconda guerra mondiale alla Germania ci fu anche lo scioglimento di tutte le associazioni di qualsiasi tipo che si trovavano in essere al momento della resa, incluse quindi le squadre di calcio (e tutte le altre associazioni sportive).
L’avvento della repubblica socialista nella zona di occupazione sovietica portò ad una riformazione delle società sportive sotto dirette istruzioni del partito comunista.
Il VfB Leipzig fu rifondato nel 1946 dalle autorità con il nome di SG Probstheida.
In un succedersi di numerose fusioni, imposte dalle autorità politiche nel tentativo di arrivare ad allestire una compagine in grado di competere per il titolo nazionale, il club si ritrovò, nel 1965, riformato e, rinominato (questa volta in modo definitivo) come 1.F.C. Lokomotiv Leipzig ,i risultati migliorarono, ma il titolo nazionale continuò a sfuggire.
Dopo la riunificazione il Lokomotiv Leipzig, nel caos dei travasi di squadre dai campionati della ex-DDR ai nuovi campionati della Germania unificata, fu ammesso alla frammentatissima Terza serie dove guadagnò la promozione alla Serie B inaspettatamente,dopo spareggi, al termine della stagione 1991/92.
In un rigurgito di orgoglio ritrovato i dirigenti cambiarono denominazione alla società ritornando all’ originario Vfb Leipzig e sulle ali dell’entusiasmo la squadra conquistò una nuova promozione questa volta alla Bundesliga.
Tutto sembrava ritornato a posto a distanza di quasi cinquant’anni, l’impatto fu però tremendo e la stagione 1993/94 vide il riformato VfB Leipzig chiudere staccatissimo all’ultimo posto e retrocesso.
Dopo cinque stagioni mediocri in zweite Bundesliga, retrocesse in terza serie nel 1998, e arrivò, dopo una lunga agonia, al fallimento per bancarotta nel 2004.
Fu riformato in quella stessa estate da un trust composto dai tifosi che iscrisse la squadra all’ottava serie tedesca (vinta) con un buon seguito di pubblico, ma troppo scarso per mantenere il gigantesco Zentralstadion, nel frattempo rinnovato, e tornò a giocare nello storico impianto Bruno Plache Stadion. La squadra non riuscirà comunque più ad uscire dal pantano dei campionati regionali.

IN AGGUATO
Nel frattempo, dal suo remoto quartier generale sprofondato nella campagna salisburghese, Dietrich Mateschitz co-fondatore e co-proprietario della multinazionale austriaca Red-Bull produttrice di soft-drinks e proprietaria dell’omonima scuderia di F1 quattro volte iridata, decide di compiere il gran salto e investire nel calcio tedesco, la cifra iniziale a disposizione è di 50 milioni di euro da raddoppiarsi nel giro di un decennio con obiettivo dichiarato di portare il marchio Red Bull a giocare in Champions League e a vincere la Bundesliga.
Il primo suggerimento gli venne da un’amico, rispondente al nome di Franz Beckenbauer, che gli sussurrò il nome magico: Lipsia.
Red Bull già possedeva all’epoca squadre che portavano (e portano) il proprio nome: a Salisburgo, New York , Campinas (come Red Bull Brasil) e Sogapoke (come Red Bull Ghana).
Realtà diverse, ma anche progetti diversi comunque riuniti sotto un unico nome, unico stemma, stessi colori e soprattutto stesso portafogli tutti tesi a propagandare i nome della famosa e inbevibile bibita ai quattro angoli del globo.
Lipsia era un’altra storia, una città di oltre mezzo milione di abitanti in rapida ascesa economica, ma anche nuovo centro culturale in alternativa a Berlino con una scena musicale e giovanile importante e ,mediamente, portafogli pieni .
A ciò si aggiunse il fondamentale panorama calcistico locale, una grande e tradizionale piazza del calcio tedesco, storica, con la squadra più rappresentativa in crisi irreversibile ma in mano ai tifosi, uno stadio di recentissima e moderna ristrutturazione, pubblico potenzialmente numeroso.
Gli ingredienti ci sono tutti, manca giusto la squadra.
Abituato a non perder tempo , Mateschitz prende contatti con i dirigenti della seconda squadra cittadina il Sachsen FC, anch’esso in crisi finanziaria da diversi anni e impantanato in quarta divisione, l’ultima serie che ricade sotto l’egida della DFB per quanto riguarda il rilascio delle licenze.
Dopo mesi di trattative, ad un passo dall’accordo, la DFB pone però il veto all’accordo con la motivazione che la multinazionale avrà un peso troppo preponderante nel club.
Appena la notizia è resa pubblica cominciano anche le dimostrazioni dei tifosi che degenerano ben presto in scontri violenti, Mateschitz lascia la città.
Non essendo ovviamente uno che si da per vinto, dopo una pausa di riflessione (circa la quale mi interesserebbe sapere se abbia pensato che forse non era il caso di continuare), riprese le indagini.
Ebbe contatti e trattative ad Amburgo dove il suo piano di sponsorizzazione-speciale venne smascherato dall’associazione tifosi del Sankt Pauli ad accordi quasi conclusi, a Monaco di Baviera dove i dirigenti del Monaco 1860 non mostrarono nessun tipo di interesse e infine col Fortuna Dusseldorf altro club di grande tradizione, grande seguito e in difficoltà economiche.

La notizia della trattativa trapelò con alcuni particolari, tra i quali l cambio di nome in Red Bull Dusseldorf, scatenando le ire dei tifosi che inscenarono violente e prolungate proteste , ci fu anche uno strascico legale in quanto il regolamento della DFB vieta il cambio di nome per ragioni pubblicitarie e il fatto che un unico soggetto possegga più del 50% delle azioni di un club.
Davanti a questa cascata di problemi i dirigenti stessi del Fortuna posero fine alle trattative.

Red Bull virò nuovamente verso la Germania Est.
Ancora una volta il posto migliore per investire fu considerato Lipsia, il potenziale per stabilirci una nuova squadra di alto livello sembrò, ai dirigenti austriaci, di nuovo enorme.
Ma le difficoltà incontrate in precedenza nell’ambiente aggiunte ai problemi legali fecero cambiare opinione a Red Bull che nel 2009 si risolse a fondare un nuovo club.
Secondo i regolamenti l’iscrizione di un nuovo club avrebbe comportato l’iscrizione alla 12° serie, un po’ troppo lontana dal vertice.
La ricerca fini sulle squadre del 5° livello (Oberliga-Sachsen),il primo a non essere interessato dalle restrizioni della DFB in materia di controllo della proprietà.
La scelta cadde sul SSV Markranstadt, piccolo centro a una dozzina di chilometri dal centro di Lipsia.
Il presidente si dimostrò subito disponibile ad entrare in collaborazione con un gigante come Red Bull , ma nel giro di qualche settimana fu convinto, per la cifra di 350.000 euro, a vendere i diritti di partecipazione alla 5° serie a Red Bull GmbH e a togliersi di torno. Red Bull avrebbe aiutato il SSV Markranstadt ad iscriversi al campionato regionale (10° divisione o giù di li), e a mantenere il settore giovanile.

CALCI (AL SISTEMA)
Il 19 maggio 2009 viene fondata la nuova società, si chiama RasenBallsport Leipzig e V. abbreviato R.B. Lipsia (RB come Red Bull, contromossa che aggirerà la legge sulle sponsorizzazioni dirette una volta che la squadra accederà al campionato superiore).
Tutti e sette i componenti il consiglio all’atto della fondazione erano dirigenti della Red Bull GmbH.
La prima squadra fu presa in blocco dal Markranstadt e parteciperà alla 5° serie.
L’operazione deve essere ora approvata dalla federcalcio locale che impose anche 4 squadre giovanili in più, oltre alle tre assorbite dal SSV Markranstadt.
Non avendo nessuna squadra giovanile il RB Leipzig si rivolse ancora una volta al Sachsen FC, sempre in grave crisi economica ma dotato di buon vivaio e non più in grado di mantenerlo.
Il 13 giugno 2009 la federcalcio diede il via libera alla nuova società con la clausola di allineare il settore giovanile agli standard della categoria entro un anno. Pochi giorni più tardi il RB Leipzig assorbiva le quattro squadre giovanili del Sachsen Lipsia.
La prima partita fu giocata nel vecchio impianto del Markranstadt contro il SV Bannewtiz e vinta 5-0. La prima stagione si concluse con la prevedibile vittoria e promozione alla quarta serie.
Mateschitz a questo punto cambiò strategia globale annunciando che d’ora in avanti la squadra principale dell’universo Red Bull sarà quella di Lipsia, restituisce le squadre giovanili al Markranstadt e compra la prima squadra di una società vicina facendola diventare la sua seconda squadra, in seguito impianterà una sua Academy , nella pomposa terminologia odierna, settore giovanile dalle mie parti, che diventerà col tempo un autentica eccellenza e fornisce oggi l’ossatura della prima squadra. I campionati vengono via vinti , fino ad arrivare al 8 maggio di quest’anno quando con una vittoria per 2-0 sul Karlsruher SC, il RB Leipzig guadagna matematicamente la promozione alla Bundesliga. Si è trattato di una scalata prepotente, invisa agli avversari di ogni ordine e grado, e al tempo stesso inevitabile, perche?

Alla base del dissenso verso la società c’è la legge che in Germania vieta ad un unico soggetto di acquisire più del 50% della proprietà di un club al fine di evitare che il controllo sfugga dalle mani dei tifosi che, per chi si attiene alle regole (cioè tutti), rimangono i veri padroni del calcio tedesco.
Il RasenBallsport Leipzig differisce in questo completamente.
E’ stato creato da una multinazionale che ha creato una serie di consigli di amministrazione paralleli per gestire il club, tutti composti da dirigenti e dipendenti della multinazionale stessa, che ne rimane quindi l’unica padrona.
Da qui la rabbia del sistema calcio Germania e di tutti i tifosi, impegnati e non, caldi e non, che denunciano fin dall’inizio RB Leipzig di non rispettare la legge e quindi di concorrenza sleale. Nel 2014 al DFL (Lega professionisti tedesca) ha obbligato RB Leipzig a compiere alcune variazioni societarie al fine di ottemperare agli obblighi di legge, ma ancora una volta i dirigenti vi si sono adeguati secondo il proprio comodo e la proprietà del club è un entità che da fuori risulta quasi inesplorabile.
Per soprammercato inoltre il club fece sapere che non aveva nessuna intenzione di facilitare ne allargare l’ingresso dei tifosi ne di chicchessia altro nella compagine societaria, la quota di registrazione per l’ingresso nel membership era di €100 e la quota annuale di €800, il Bayern di Monaco offre quote minime che vanno di €60 agli €80.
Questo scatenò un pandemonio tra i tifosi e la lega costrinse RB Leipzig ad abbassare i prezzi delle quote e aprire le iscrizioni a chiunque ne avesse fatto richiesta, pena la non concessione della licenza per la serie B 2014/15.
Fino a quel momento il RB Leipzig contava solamente 9 soci!
E tutti dirigenti della Red Bull!
Da qui il risentimento, anche molto forte, dell’intera nazione (calcistica).

IL PROFETA
Visto comunque il successo e le quattro promozioni in sei anni, l’aspetto calcistico della vicenda non può essere trascurato e merita un approfondimento.
Il vero punto di svolta nelle fortune del RB Leipzig avviene nel giugno 2012 quando Ralf Rangnick viene assunto come direttore tecnico.
Rangnick è il vero profeta della nuova avanguardia calcistica tedesca, quindi (a mio parere) il re dell’avanguardia mondiale.
Una vita nel calcio, una dedizione assoluta, al gioco e una mente assolutamente non conforme ai dettami classici con una spiccata tendenza onirico-visionaria.
Folgorato dal Milan sacchiano, da dissertazioni con pallavoliste tedesche di primo piano, amichevoli contro la Dinamo Kiev del colonnello Lobanovsky , studi di astrofisica e da allenamenti zemaniani, Rangnick comincia le sue avventure e sperimentazioni a Ulm nel 1997 dove trova una squadra che langue senza obbiettivi nella parte bassa della classifica di terza divisione e, forte delle sue convinzioni fuori dell’ordinario, compie un autentico miracolo catapultando l’anonimo SSV Ulm 46 in Bundesliga con due promozioni consecutive scandite al ritmo di prestazioni mai viste.
Dopo un paio di incarichi allo Stoccarda e al’Hannover 96, grazie alle quali si affaccia alla realtà della Bundesliga, nel 2004 Rengnick firma con lo Schalke 04 dove le sue sperimentazioni continuano ma i risultati scareseggiano.
Viene allontanato nella primavera dell’anno seguente.
Il suo operato non sfugge però all’occhio attento dei dirigenti dell’Hoffenheim che lo ingaggiano nell’estate 2006.
La squadra è iscritta alla terza serie e il club ha grandi progetti.
Secondo capolavoro per lui che con altre due promozioni consecutive, spalanca al piccolo club del Baden-Wurttemberg le porte della Bundesliga. Ritorna allo Schalke dove stavolta ha più fortuna e conduce il glorioso club alla vittoria in Coppa di Germania nel 2011 oltre che alla semifinale di Champions League dello stesso anno (passando per una straordinaria demolizione dell’Inter a S.Siro per 5-2).
Si dimette poco dopo per ‘sindrome da affaticamento’ , tale è la sua immedesimazione nel ruolo di allenatore che dopo periodi di intensa attività rimane completamente senza risorse fisico-mentali, ‘non ho più le forze per condurre il club ai successi che gli competono, lascio’ , dichiarò. Una volta recuperate le forze firma per la Red Bull e diventa contemporaneamente direttore sportivo del RB Salisburgo e del RB Lipsia (altre connessioni pericolose a proposito di multiproprietà calcistiche), quando infine assume l’incarico di allenatore a Lipsia si dimette da quella di DS a Salisburgo.
La squadra è in Zweite Bundesliga e ancora una volta Rengnick fa centro conquistando la promozione alla Bundesliga.

AVANGUARDIA
Rengnick prende le redini della squadra e instaura subito il suo credo visionario.
Corsa forsennata mirata al sacrificio collettivo e supremo, riconquista della palla altissima e , possibilmente, immediata. E’ questa la base del gegenpressing, la nuova tendenza calcistica tedesca.
Tempi di reazione velocissimi sia per la riconquista della palla che per la finalizzazione una volta effettuata la riconquista (apparentemente entrambi inferiori ai 10 secondi) , schemi esclusivamente verticali con bando totale del passaggio indietro o laterale. Gli allenamenti sono mirati ad accrescere la capacità di reazione, del singolo e collettiva, una volta entrati in possesso di palla. Indispensabile un età media piuttosto bassa (24 anni) per meglio plasmare i propri calciatori. Importantissima nella dottrina di Herr Rengnick l’assunto che la tattica (in barba ai cialtroni che governano e gestiscono il calcio in italia) non conti più del 30% in una partita, mentre il rimanente 70 è un mix di gestione di situazioni limite, e della psicologia del gruppo. Gli ingenti mezzi finanziari messi a disposizione da Red Bull hanno permesso di realizzare un centro sportivo cucito a misura per le attività sportive del club così come concepite da Rengnick, ivi inclusa la già menzionata Academy .
La promozione alla Bundesliga arriva con il secondo posto alle spalle del Friburgo, ma non era parsa mai veramente in discussione , e come ottimamente previsto ai piani alti della multinazionale, anche la risposta di pubblico è stata all’altezza: la media spettatori/partita stagionale registrata è stata di 29.444 spettatori.
Nell’estate Rengnick si tira di nuovo in disparte riassumendo la carica di Direttore Sportivo e affida la guida della prima squadra al quarantanovenne austriaco Hans Hasenhuttel, suo fervente discepolo e artefice del miracolo Ingolstadt anche’esso assurto alla gloria della Bundesliga seguendo una parabola simile a quella di Hoffenheim e RB Leipzig.
Ancora una volta la sua creatura dimostra di avere gambe solide e oggi, quasi a metà campionato, si trova in testa alla classifica seppur in coabitazione con l’onnipotente ed onnipresente Bayern Monaco e ancora una volta le previsioni di Mateschitz si realizzano, tutte le partite in casa del RB Leipzig fino ad ora han fatto registrare il tutto esaurito, 44.500 spettatori.

IL FUTURO E’ ADESSO
Incuriosito dal nome, e fuorviato inizialmente dall’evocativo nome Lipsia, l’anno scorso ho guardato un paio di partite del RB Leipzig, due anche quest’anno più alcuni spezzoni.
La squadra gioca in modo incredibilmente compatto, è difficile intravvedere dei cambi passo visto che il ritmo-base imposto mi è parso sempre già molto alto.
Quello che spicca è la metodicità dell’esercizio, reiterato sistematicamente fino a quando si arriva al tentativo vincente e la verticalità del gioco praticata senza soluzione di continuità: un gioco totalmente schematico.
Si nota anche la mancanza di due-tre giocatori maggiormente dotati rispetto alla media e quella di un vero goleador (il centravanti Poulsen, scarso, ma elogiatissimo dai neofiti che fissano la data di inizio del gioco del calcio al 1993 e non al 1858, ha segnato fin qui una sola rete).
Appare chiaro comunque lo scarto netto a livello di mentalità rispetto al passato o molto più semplicemente rispetto alla concezione classica di squadra. Devo ammettere che per certi versi ne sono ammirato e durante qualche pezzo di partita anche conquistato.
Al di la della trattazione precedente quello che mi salta al mio occhio è la pazienza con la quale i giocatori interpretano la gara, chiaro segno che la disciplina comportamentale e soprattutto mentale (nel accettare condotta e disciplina di gara senza sbavature e gli allenamenti a ciò necessari) è importantissima nello sport di squadra, e ancor di più nello sport di squadra tedesco.
Un'altra considerazione è il coraggio mostrato dai dirigenti calcistici tedeschi negli ultimi vent’anni, ma in particolare dopo il fallimento del mondiale 2006, nell’accantonare le vecchie strade per intraprendere nuove vie. Questo a permesso al movimento di cambiare pelle, con la benevola protezione dei vertici, e di creare realtà di assoluta eccellenza. Il titolo mondiale del ’14 è anche figlio di tutto questo, Lowe è un innovatore, un fine conoscitore nonché un grande comandante.
Certo la genesi societaria del RB Leipzig getta un’ombra lunga sulla legittimità (morale e perfino legale) della sua posizione ma non si può non riconoscerne i meriti indiscussi. Il mio animo rimane combattuto tra la novità, qualcuno che finalmente tolga il titolo al Bayern, e la storia del club che nonostante tutti i miei sforzi di documentazione e comprensione continua a sembrarmi per così dire poco chiara.
Faccio mia la dichiarazione di Hans-Joachim Watzke, direttore generale del Borussia Dortmund, che al corrispondente BBC che gli chiedeva se vedesse nel RB Leipzig un altro Leicester City ha risposto

“ Non c’è storia dietro al RB Lipsia, a Leicester si.
E’ un club costruito per aumentare i profitti della Red Bull e nient’altro.
Va bene per il campionato perché ha aperto la lotta al titolo ma i club in Germania sono proprietà dei tifosi e non delle multinazionali”


Ed è proprio questa la pietra angolare della questione.
Non ne esce bene neppure nemmeno la Premier League ormai diventata un’impresa multinazionale dello spettacolo sul modello americano di NBA e NFL, dove si pagano minimo 35 sterline per entrare alla partita , gli allenatori sono i migliori, i più pagati ma non aggiungono niente al calcio inglese in termini di innovazione, propongono le loro ricette collaudate, ed in alcuni casi stantie, che producono con ingredienti (i calciatori), costosissimi e pagati a prezzi fuori mercato con i soldi che il board della PL riesce a strappare con contratti televisivi scandalosi conclusi a livello mondiali, ma il tifoso medio deve rinunciare allo stadio, o impiccare lo stipendio per andarci.

Ancora Watzke:
“Il calcio tedesco è dei tifosi, i club appartengono ai tifosi, le politica dei biglietti da noi è di prezzi bassi.
Abbiamo ogni settimana centinaia di tifosi inglesi che vengono a Dortmund dove si può comprare un biglietto con 11 euro.”


Largo all’avanguardia!

P.S. Con i casi come Manchester City e sceicco Mansour, PSG e non so quale altro sceicco, la proprietà del Liverpool che fa parte di un unico conglomerato comprendente Boston Red Sox e altro, società cinesi appoggiate dal governo che offrono 84 milioni di euro a Tevez 32enne seppur valido o 40 al trentenne Pellè, bravo ma mai eccelso, siamo sicuri che il male nel calcio sia rappresentato solo dal Red Bull Leipzig?

martedì, gennaio 03, 2017

I migliori album del 2017



Come ogni anno da queste parti ci si diverte a stilare un’ipotetica classifica di quelli che saranno/potranno essere i migliori album dell’anno che verrà.
Già fatto più volte in passato, con risultati apprezzabili (più che altro sono i miei gusti ad essere prevedibili....).


2011
http://tonyface.blogspot.com/2011/01/i-migliori-album-del-2011.html

2012
http://tonyface.blogspot.it/2012/01/i-migliori-album-del-2012.html

2013
http://tonyface.blogspot.it/2013/01/i-migliori-album-del-2013.html

2014
http://tonyface.blogspot.it/2014/01/i-migliori-album-del-2014.html

2015
http://tonyface.blogspot.it/2015/01/i-migliori-album-del-2015.html

2016
http://tonyface.blogspot.it/2016/01/i-migliori-dischi-del-2016.html

Ebbene l'annuncio che PAUL WELLER ha fatto sulla prossima uscita di A KIND REVOLUTION, nuovo album previsto per la primavera mette (spero...) in riga tutto il resto.
C'è anche molta curiosità sul nuovo dei JESUS and MARY CHAIN e su quello dei BLONDIE (con carrellata di ospiti, da Johnny Marr a Joan Jett).
Mi piacciono i REAL ESTATE e il nuovo album lo attendo con impazienza mentre mi aspetto cose buone da ZACH LA ROCHA, Flaming Lips e Gorillaz.
Nel consueto, sempre amato, ambito gerontofilo ogni anno è sempre buono per attendere qualche segnale sonoro dalle parti di Townshend/Who mentre la vociferata reunion dei KINKS chissà se porterà anche un riscontro discografico...speriamo che nessuno si accanisca troppo sul cadavere di BOWIE con inediti e outtakes (vale anche per la lunga lista di scomparsi).
PAUL MC CARTNEY manca da un po', qualsiasi novità è più che gradita. Speriamo si astenga RINGO, sempre più deludente nelle sue uscite.
KING GIZZARD and the LIZARD WIZARD se ne usciranno con ben CINQUE album (il primo dei quali è davvero ottimo).
Steve Gunn, Yuseff Kamaal, Spitfires, sarebbe bello sentire un album nuovo, dopo le ottime prestazioni del 2016.

In ambito SOUL come sempre ci sarà da divertirsi mentre posso già anticipare l'alta qualità di "Love & austerity" dei PAMA INTERNATIONAL, album edito dalla Record Kicks, improntato a ska e reggae.
In attesa che KAMASI WASHINGTON ci riservi un'altra sorpresa dopo "The epic" di due anni fa.

In Italia CESARE BASILE e JULIE'S HAIRCUT hanno pronti due album di altissima qualità mentre in arrivo anche "Il Sentiero delle Tartarughe" dei NO STRANGE (oltre ad un libro dedicato alla loro storia ultra decennale), il nuovo album dei FIVE FACES (aspettiamo in questo senso, per restare in ambito Mod novità anche da MADS e RUDI) e l'esordio solista di ALEX LOGGIA con una valanga di ospiti.

lunedì, gennaio 02, 2017

Statistiche 2016



Un po’ di consuete statistiche annuali per il BLOG.
Dopo un periodo di calo e una tenuta nel 2015, il 2016 ha segnato una decisa ripresa.

130,400 gli accessi (9.000 in più dello scorso anno, 121.500) per commentare i 342 post del 2015.
Erano stati 120.500 nel 2014, 139.482 nel 2013, 144.211 nel 2012, 105.973 nel 2011.

Una media di 357 accessi quotidiani.

I post più visti sono stati:

Fenomenologia di Bello Figo con 4.424 accessi
http://tonyface.blogspot.it/2016/12/fenomenologia-di-bello-figo.html

La recensione di "Post pop depression" di Iggy Pop con 3.613 accessi
http://tonyface.blogspot.it/2016/03/iggy-pop-post-pop-drepression.html

Fenomenologia di Salmo con 2.122 accessi
http://tonyface.blogspot.it/2016/02/fenomenologia-di-salmo.html

I migliori dischi italiani del 2016 con 2.019 accessi
http://tonyface.blogspot.it/2016/12/i-migliori-dischi-italiani-del-2016.html

Bene anche la recensione degli Who a Milano e il post dedicato ad Ari Paffgen (figlio di Nico e Alain Delon).
Sempre più seguita la rubrica domenicale "Alla fine del mondo".

Attualmente dalla sua nascita, 12 anni fa, gli accessi sono 1.050.000 circa.

Un ringraziamento a tutti i collaboratori che hanno contribuito con i loro scritti (e che invito a continuare, estendendo la proposta anche a nuovi aiutanti), alle decine di commentatori abituali che rendono vivo e frizzante questo blog, a quelli che si “limitano” a leggere, a tutti i nuovi arrivati da queste parti.

venerdì, dicembre 30, 2016

Il mio 2016



Il NOSTRO blog si congeda dal 2016 con un egocentrico sguardo ad un po' di cose che il sottoscritto ha lasciato per strada nell'anno trascorso.

Innanzitutto la vittoria della TARGA MEI MUSICLETTER come MIGLIOR BLOG ITALIANO.

In ambito musicale dopo una lunga sosta LILITH AND THE SINNERSAINTS ha ripreso il suo cammino con una nuova line up e nuovi concerti e progetti.



Dieci date in tutta Italia hanno dato il via all'esperienza MODS!, spettacolo musical/teatrale condiviso con ALEX LOGGIA, con il quale abbiamo anche inciso, per Area Pirata Records, il 45 giri "Do you think that money"/"Move on up" con anche Fay Hallam, Luca Re e Paolo Parpaglione.

Area Pirata ha anche provveduto alla ristampa dell'album (vinile e CD) dei NOT MOVING "Flash on you".



In ambito editoriale è uscito per VoloLibero il mio nuovo libro "ROCK N SPORT" (con il sempre prezioso aiuto di Alberto Galletti) mentre prosegue, proficua, la collaborazione mensile con CLASSIC ROCK ed è iniziata, seppur saltuaria, quella con Il Manifesto.

Ho auto l'onore di entrare a far parte della GIURIA del PREMIO TENCO e di quella dei ROCKOL AWARDS.

E ha avuto particolare successo la terza rassegna del Rock d'autore al Melville di San Nicolò (Piacenza) alla cui organizzazione ho collaborato e che ha visto partecipare tra gli altri Manuel Agnelli, Mauro Ermanno Giovanardi, Beppe Carletti, Cisco, Marco Parente.

mercoledì, dicembre 28, 2016

I migliori libri del 2016



Una serie di consigli letterari che arrivano dal 2016.

MUSICA

PATTI SMITH - M Train
La necessaria premessa per accostarsi ad un libro come questo è di avere un AMORE INCONDIZIONATO per PATTI SMITH.
Che ti permette di accettare le sue lunghe elucubrazioni, riflessioni, talvolta tortuose e autocompiacenti, le sue malinconie, le ossessive annotazioni sul cibo scelto, sul vestito indossato, sul libro sfogliato (approccio molto simile ai "Diari di Andy Warhol").
La sua smisurata passione per il caffè, il romantico ricordo del compagno perso, Fred Sonic Smith.
Patti viaggia per il mondo, dalla Guyana francese all'Islanda, dal Messico al Giappone, entra ed esce dai bar alla ricerca di caffè, riflette seduta su un molo o nella casa di Frida Kahlo. Abbonda in particolari che spesso appaiono superflui e inutili e invece SONO il RACCONTO, ciò che lo rende un dialogo diretto con il lettore che diventa partecipe del quotidiano, spesso banalissimo dell'Artista.
Questo è un bel libro e Patti Smith continua a piacermi tantissimo, anche più di prima.

DICK PORTER - Viaggio al centro dei Cramps
Adoro alla follia le biografie maniacali, quelle piene di dettagli, magari inutili, superflui, eccessivi ma che rendono il libro "definitivo".
E' il caso di questo bellissimo viaggio nella carriera dei CRAMPS a cura di Dick Porter, edito da GoodFellas, splendidamente tradotto da Caterina Micci (non facile attenersi correttamente, senza la dovuta competenza, ad una lunga serie di definizioni e terminologie molto specifiche), con una introduzione di Federico Guglielmi e una serie di testimonianze "italiane" finali.
Nulla è lasciato al caso, date, eventi, particolari anche secondari ed è costantemente corredato dalle parole di Lux Interior e Poison Ivy (i Cramps...) ma anche dai vari, più o meno importanti, numerosi, compagni di viaggio da Miriam Linna a Bryan Gregory a Kid Congo, tra i tanti.
Grande spazio agli esordi e ai primi due seminali album, più sbrigativo il seguito (in effetti meno significativo e più di routine tra dischi e tour) fino alla prematura scomparsa di Lux Interior nel 2009.
C'è la commovente e smisurata passione per il vero spirito del rock n roll, la ricerca della PUREZZA di quel sound e di quell'attitudine, l'amore per i B Movies horror, le fregature discografiche, i tracolli economici, le risse ai concerti, i rapporti spesso difficili con gli altri componenti, le droghe, il sesso, la provocazione, lo spirito autenticamente punk.
Per chi ama la band o anche solo un certo tipo di rock n roll un testo assolutamente imperdibile.

GIANFRANCO NISSOLA - Miles Davis. Principe delle tenebre
Stupenda nuova edizione ampliata e aggiornata (la prima edizione uscì nel 2010), a cura di Arcana Jazz di 'Miles Davis Principe delle Tenebre', a cura del musicologo Gianfranco Nissola.
Una dettagliatissima, corposa, colta ed esaustiva biografia del grande musicista dagli esordi a St. Louis, al trasferimento a New York nei piccoli club, l'incontro con i grandi del jazz e con John Coltrane, l'abisso delle droghe, la vita divisa tra eccessi e puro genio, in costante evoluzione, alla continua ricerca del nuovo, sperimentando, osando, rompendo gli schemi.
Gli anni dell'oblìo, del ritiro volontario, della malattia, il carattere scontroso (a dir poco), le debolezze, il tutto descritto con precisione e nessun indugio nel sensazionalismo.
Arduo leggere biografie così ben scritte, appassionate e appassionanti. Un capolavoro dell'editoria musicale.

PAUL DU NOYER - La versione di Paul
Paul Dy Noyer, oltre ad essere un giornalista di NME e scrittore, è anche un vecchio amico e concittadino del suo più noto omonimo.
Con il quale ha intrattenuto negli anni numerose conversazioni private e lavorative (il titolo originale, più opportuno e mirato, è infatti"Conversations with Paul Mc Cartney"), raccolte in un questo lungo e dettagliato libro che scandaglia nella vita artistica e personale di PAULcon garbo, nessuna invadenza, tanta delicatezza.
Mc Cartney è diretto, sincero, senza peli sulla lingua, parla di Beatles e Linda, di spiritualità e della quotidianità di essere un (ex)Beatle.
Per i fan un documento imperdibile, grazie anche ad uno stile molto leggero, scorrevole, una chiacchierata continua che non svela particolari inediti o annotazioni sconvolgenti ma rifinisce una volta in più un ritratto così complesso come quello di uno dei compositori più autorevoli e geniali degli ultimi 50 anni.

LOREDANA BERTE’ - Traslocando
Ho sempre amato le autobiografie di personaggi POP dello spettacolo italiano (da Cristian De Sica a Verdone a Teo Teocoli tra i tanti).
Tra quelli più appariscenti ed estremi LOREDANA BERTE' gioca un ruolo di primo piano.
E la sua testimonianza in "Traslocando" non delude le aspettative ma, anzi, travalica ogni immaginazione a partire dalle violenze subite dai genitori nella tenera infanzia che ne hanno marchiato indelebilmente tutta la vita fino alla tragica fine dell'amata sorella Mia Martini.
Loredana è crudissima, spietata, anche con sè stessa, non risparmia niente e nessuno.
Nel marasma di ricordi, aneddoti e dichiarazioni "forti" ogni tanto perde credibilità (la cena con George Bush, Borg e...Bin Laden sembra un tantino forzata...e anche i concerti visti a fine anni 60: vanno bene Stones e Hendrix ma citare anche i Ramones...ehm...).
Non lesina feroci strali all' (ex) amico Renato Zero e non ha paura a fare nomi e cognomi di "bastardi" vari che le hanno reso la vita difficile (con augurio finale di morte veloce al padre).
Un libro che testimonia il suo ruolo di loser, scheggia impazzita e incontrollabile, scritto senza falsi pudori o particolari remore.

FABIO CASAGRANDE NAPOLIN - Orgasmo song
Sempre affascinato dai libri esaustivi fino all'eccesso.
Come ORGASMO SONG di Fabio Casagrande Napolin, fondatore della fanzine Abastor, autore di “Trash Music”, collezionista di dischi, DJ e speaker radiofonico, che esplora le migliaia di canzoni "dove, sulla base di una melodia languida e carezzevole, si inserisce un dialogo, parlato o meglio sussurrato tra due o più partner, che, in modo abbastanza esplicito, ci fa capire che i due stanno facendo l’amore”.
Tutto parte dal celebre "Je t'aime moi non plus" di Serge Gainsbourg e Jane Birkin, uscito nel 1969 (ma già inciso da Serge con Brigitte Bardot anni prima, versione che vedrà la luce solo decenni dopo), anche se, a sorpresa, alla fine Fabio ci svelerà non essere stata proprio la prima.
Da lì si spazia in oscuri 45 giri, concept erotici, dischi stranissimi e sconosciuti, hits dimenticati (vedi "Sexy Fonni" di Benito Urgu), il duetto "Io ti amo...ed io di più" di Giorgio Albertazzi e Anna Proclemer), i dischi provocatori degli Squallor e una girandola infinita di altri titoli.
Il tutto farcito da aneddoti e curiosità a iosa, sotto cui scorre la storia del costume in Italia ed Europa che proprio attraverso le censure a canzoni fondamentalmente innocue misura ne ha misurato il livello di senso civico e di libertà individuale.
Un testo interessantissimo ed essenziale per scoprire una nicchia così particolare e dal grande potenziale creativo.
Il tutto scritto con un taglio ironico e una perfetta eleganza.

GABRIELE ANTONUCCI- Aretha Franklin
LUCIA SETTEQUATTRINI- Al Green

Volo Libero Edizioni inaugura una benvenuta serie di pubblicazioni su alcuni dei nomi principali della SOUL MUSIC, intitolata SOUL BOOKS e curata da un luminare del genere, Alberto Castelli. Doveroso partire con la Queen of Soul, ARETHA FRANKLIN, coraggioso affiancarle un nome da noi poco noto come AL GREEN.
Gabriele Antonucci scrive un ritratto completo ed esaustivo di ARETHA FRANKLIN, con tutti i suoi eccessi (madre di due figli già a 14 anni, bizzosa, passione per l'alcool, una vita complicata, segnata da amori turbolenti, numerosi e dolorosissimi lutti, ascese all'Olimpo, cadute rovinose) ma soprattutto i suoi successi, pressochè infiniti dai 60's fino ai nostri giorni. Un racconto dettagliato e preciso, appassionante e "caldissimo".
Più "personalizzato" il lavoro su AL GREEN, a cura di Lucia Settequattrini, di cui si sottolinea una vita spesa tra musica e conversione (è un fervente predicatore cattolico), ma che però perde a tratti il percorso strettamente musicale.
Un testo comunque unico ed essenziale per scoprire un nome così poco considerato dalle nostre parti nonostante lo spessore della sua carriera e una voce pressochè unica.
v CARLO BABANDO - Marvin Gaye il sogno spezzato
Non è facile mettere a fuoco una vita (artistica ma non solo) così complessa come quella di MARVIN GAYE, passato dai raffinati e innocui inizi da crooner alla militanza e alla genialità di "What's goin on" ai successi di sapore disco di "Sexual healing", il tutto attraverso successi, soldi, bancarotta, lutti, alcool, droghe di ogni tipo fino ad una fine tragica quasi prevista e cercata (per opera del padre "padrone").
Carlo Babando viaggia sicuro nei meandri intricatissimi di una storia unica e tragica ma che brilla ancora per creatività, personalità, fascino.
Lo fa con una scrittura agile, grande competenza e un abile intreccio tra gli aspetti meramente artistici e le vicende personali, altrettanto interessanti e particolari.

ALBERTO CASTELLI - Otis Redding
Vola sempre più in alto VoloLibero nella collana Soul Books.
Dopo Al Green, Aretha e Marvin Gaye ora tocca ad un altro immenso rappresentante della Black Music, OTIS REDDING, del cui ritratto si occupa il curatore della collana stessa, Alberto Castelli. Alberto ci porta nei difficili ma pulsanti 60's americani, immaginando talvolta dialoghi e incontri, in modo cinematografico ed estremamente efficace, facendoci assistere a quello che avremmo solo potuto immaginare.
E così il tragitto nella breve vita (anche artistica) di Mr.Pitiful assume un sapore quasi famigliare, come se fossimo stati con lui in quei giorni a Monterey o alla Stax ad incidere "Otis Blue". Come sempre i libri di Soul Books sono ricchi di dettagli, curiosità, particolari inediti o poco conosciuti.

ANTONIO PELLEGRINI - The Who e Roger Daltrey in Italia
Progetto molto interessanti quell odi Antonio Pellegrini per Chinaski Edizioni che esplora in dettaglio (raccogliendo anche preziose e rare testimonianze, resoconti dei concerti, scalette, stralci di interviste, articoli di giornale, foto inedite) l'attività degli WHO e di ROGER DALTREY in Italia dai concerti del 1967 a Torino, Bologna, Milano e Roma al concerto del 1972 a Roma fino a Verona 2007, il tour di Roger Daltrey con la riproposizione di "Tommy" e le recenti date a Bologna e Milano.
Un libro curioso ma estremamente interessante, perfetto compendio alla conoscenza del mondo WHO.

NANDO MAINARDI - La magnifica illusione
In un paese giusto e intelligente a Gaber dedicherebbero vie, piazze e teatri.
Non ci viviamo quindi proseguiamo nella nostra "magnifica illusione" che prima o poi le cose cambieranno.
Nel frattempo Nando Mainardi ci ricorda il perchè al troppo spesso dimenticato "Signor G" andrebbero tributati onori in abbondanza ripercorrendo gli anni dell'impegno di Gaber quando coraggiosamente abbandona la "canzonetta" e i tour con Mina e abbraccia (affiancato dal fido co-autore Luporini) il "teatro canzone" ovvero come dice lo stesso autore quando fare teatro e cantare canzoni, per Gaber, significava parlare di rivoluzione, di cambiamento, dei tentativi eroici e spesso fallimentari di abbattere regole che fino a poco tempo prima erano consideraste eterne e immutabili. Sarà una stagione lunga, intensa, densa, piena di soddisfazioni, (dis)illusioni, sfide, scontri ideologici e contenutistici.
Ne uscirà, come tanti (tutti?), bastonato dalla storia e dagli eventi ma con quel costante sorriso malinconico di scherno di chi aveva capito tutto e tanto tempo prima.
Scritto benissimo, avvincente e dettagliato, per (ri)scoprire un Grande.

SALVATORE COCCOLUTO - Ezio Bosso La musica si fa insieme
A volte anche l'Italia tributa il giusto merito ai suoi figli di talento.
Ci è voluto il Festival di Sanremo e Carlo Conti a far scoprire il valore di EZIO BOSSO, che da anni raccoglieva successo e stima ovunque nel mondo.
Per fortuna ora anche in Italia viene considerato con il giusto merito.
Salvatore Coccoluto gli dedica un libro esaustivo sulla sua carriera con una buona parte dedicata anche alla sua appartenenza alla filosofia Mod, da cui non si è mai allontanato, dopo i tre anni trascorsi al basso con gli Statuto negli anni '80.
Interessante, ben scritto, completo.

ALTRI



VITTORIO BONGIORNO - City Blues
Al cospetto di un tomo di 350 pagine ci si approccia sempre con un certo timore.
Poi quando uno scrive così bene e in modo tanto coinvolgente come Vittorio Bongiorno ti trovi a finirlo in un giorno e a volerne altri dieci di questi racconti e avventure.
Vittorio raccoglie in City Blues tre resoconti di viaggio, già pubblicati sul "Mucchio Extra" e qui rifiniti e riarrangiati.
Da Los Angeles e dintorni a Berlino fino alla "città più pericolosa del mondo", Detroit, si intrecciano le migliori storie del rock n roll (e non solo) saltando da Gram Parsons a Nick Cave, da Iggy a Bowie, da John Lee Hooker alla prima techno, per scoprire quanto tutto ciò sia costantemente unito da un filo rosso (o nero, se preferite).
Dettagli, aneddoti, citazioni, incontri speciali e particolari (Ry Cooder in un piccolo club nel deserto californiano...).
La scrittura di Vittorio, come detto, è speciale, fresca, ironica, appassionata, profonda.
Un libro riuscito, un libro BLUES.

GIANNI MIRAGLIA - Ritornello al futuro
Gianni Miraglia è tante cose, uomo dai mille talenti e dal grande seguito mediatico.
In questa sede lo apprezziamo come scrittore, con un lavoro dove satira e grottesco si intersecano con vicende divertenti ma non troppo, per scoprire, tra le righe, che ciò che viene narrato non è troppo lontano da una realtà sempre più decadente che ci circonda.
Qui si parla di zombies ma zombies di alto livello, da Kurt Cobain a Johnny Thunders, Sid Vicious, Lucio Dalla, con protagonista quello di Luigi Tenco che cerca un riscatto con i Dead Pertinis che si trasformano in SanRemones per vincere il Festival di San Remo battendo gli odiati Dire Straits Italia.
Il racconto è divertente, la scrittura incalzante, il tono agrodolce, talvolta esilarante, altre malinconico.
Ma è un libro unico e particolarissimo, originale.
E non è un pregio da poco.

GRAZIANO DELORDA - Little Olive
Non è facile per un romanzo di oltre 300 pagine tenere incollato il lettore, divertendo, appassionando, facendogli assaporare costanti citazioni e riferimenti (sempre impeccabili e competenti) al magico mondo del rock n roll 60’s.
Il mood non è distante dalle avventure di Tony Pagoda di Paolo Sorrentino ma il taglio è personale e molto intrigante.
La storia della garage band siciliana dei Little Olive, inconsapevolmente immischiata in una rocambolesca storia di spaccio internazionale e in sanguinose rivalità con altre bands, è un piccolo gioiello di genialità letteraria.

LUCA MANES - Football is coming home
Luca Manes viaggia da appassionato super competente nel CALCIO INGLESE, da quello attualmente minore che ha vissuto fasti lontani (Everton, Ispwich o Nottingham) a quello che ancora gode di discreta salute (Liverpool ad esempio).
E' un viaggio tra stadi storici, aneddoti, ricordi, citazioni, personaggi, città stupende o insignificanti, fatto senza la consueta apologia acritica della superiorità del calcio inglese, anch'esso alle prese con problemi e situazioni non sempre edificanti.
Ne esce un ritratto veritiero, a volte impietoso e disincantato, ma sincero e diretto.
Soprattutto, come sempre, tremendamente affascinante.

OLIVIER ROLIN - Il meteorologo
Aleksej Feodos’evic Vangengejm era il meteorologo dell’Unione Sovietica, nel periodo in cui era Stalin a governarla, alle prime avvisaglie del pugno di ferro che poi sterminerà un numero smisurato di "oppositori".
Nato in una famiglia della piccola nobiltà Vangengejm si innamorò della rivoluzione bolscevica e mise il proprio talento al totale servizio del grande ideale sovietico.
Preconizzò, negli anni '30, l'utilizzo dell’energia del sole e dei venti per l'alimentazione energetica.
Collaborò ai primi tentativi di conquista dello spazio lavorando ai primi aerostati che arrivarono nella stratosfera e alle spedizioni nell'Artico.
Nel 1934 fu accusato di tradimento e rinchiuso nel primo dei gulag, nelle Isole Solovki nel Mar Baltico.
Durante la prigionia (dura ma non così spietata visto che accudiva la biblioteca del carcere dove c'erano trentamila libri di ogni genere, teneva conferenze e viveva una quotidianità quasi "normale" pur nel rigore sia climatico che oppressivo) fino al 1937, quando fu giustiziato, scrisse alla figlia una serie di lettere piene di disegni, erbari, indovinelli (riportati nel libro). Restò fedele al Partito e all'idea del Comunismo fino alla fine (anche se non è improbabile che sia stata solo una mossa per proteggere la famiglia), rifiutandosi di credere alla propria "colpevolezza", scrivendo spesso a Stalin e ad altri responsabili (senza ricevere ovviamente alcuna risposta), sicuro di un errore.
Solo la scoperta di queste lettere ha riportato alla luce la sua triste ed oscura storia e ne ha riabilitato la figura e la memoria.
Il libro è rigoroso nel ripercorrere il suo incubo, toccante nel riportarne frasi e pensieri, ben scritto e scorrevole.

PAOLO FERRERO - Chiedi chi erano Law e Baker
La convulsa storia della permanenza di Denis Law e Joe Baker nel Torino dei primi 60’s, dalle prime grandi prove in maglia granata ad una serie di “notti brave”, vari dissapori con dirigenza e tifosi fino ad un incidente notturno che chiuse la carriera italiana dei due.
Denis Law vincerà parecchio poi con il Manchester United (coppa dei Campioni inclusa) e sarà Pallone d’Oro nel 1964.
Baker, scomparso una decina di anni fa, passò invece all’Arsenal per una carriera più che dignitosa.
Ferrero racconta tutto nei dettagli, contestualizzando il periodo storico per una lettura agile, interessante e veloce.

DANILO PAGLIARO - Mai avere paura
Un resoconto molto lucido, sincero e onesto di una vita nella Legione Straniera con i suoi eccessi e codici (a noi incomprensibili), il rammarico di un progressivo declino dello spirito originario, descrizioni di azioni cruente (ma mai inutilmente sensazionalistiche), vita quotidiana fatta di rigore, addestramenti estremi, interventi sul campo.
Difficile condividerne i valori, interessante riuscire a gettare un o sguardo su qualcosa di così poco conosciuto e misterioso.

VALERIO MARCHI - Teppa
Interessantissimo viaggio del compianto Valerio nella storia del “teppismo” giovanile, dal 1.500 ad oggi con una disamina competente, profonda, sociologica di grande spessore culturale. Dal “puer barbaricus” ai bucanieri, i merveilleux etc per arrivare a teds, mods, punks e skins.

VITTORIO PARISI - Fix !
Mafia, corruzione e sfruttamento nella grande boxe è un sottotitolo esaustivo per descrivere cosa ci attende nelle oltre 200 pagine di questa pubblicazione a cura di Bradipo Libri. Vittorio Parisi entra nel dettaglio (paradossalmente forse l'unica pecca del libro è l'eccesso di nomi, date, sigle in cui si rischia alla fine di perdersi un po') di una lunga serie di incontri combinati, per scommesse, per l'intervento diretto della mafia, per convenienze varie.
Si passa da Rocky Marciano, alle sfide Cassius Clay-Sonny Liston ad una lunga serie di verdetti scandalosi, all'analisi molto precisa e circostanziata del controllo totale che la mafia ha a lungo tenuto sul pugilato.
Ne escono puliti davvero in pochi e alla fine la visione della "nobile arte" è veramente desolante.

GIORGIO BASSANI - Il giardino dei Finzi Contini
Interessante ogni tanto ripescare libri letti decenni fa e vedere l’effetto che fa. Molto buono il classico di Bassani nella sua malinconia decadente, nella romantica disperazione dei protagonisti di cui conosciamo già dall’inizio la tragica fine (tutti ad Auschwitz a parte Alberto che muore per malattia).
Struggente.

JACK H ABBOTT - Nel ventre della bestia Libro tremendo, spietato, dove l'orrore non ha mai fine.
Jack H Abbott ci porta nell'infermo delle carceri americane dei 70's dove il prigioniero perde qualsiasi diritto ed è alla completa mercè dei carcerieri aguzzini.
Abbott non fa nulla per migliorare la già precaria situazione, si ribella in continuazione e diventa oggetto di ogni angheria, anche la più estrema, raccontata con spietatezza e dovizia di terribili particolari, tra privazioni sensoriali, torture, fame, sete, abuso indotto di psicofarmaci.
Abbott nel 1977, appreso che lo scrittore Norman Mailer stava lavorando a "The Executioner's Song" un libro basato sulla vicenda della condanna a morte di Gary Gilmore, gli scrisse offrendogli il suo aiuto per spiegargli come la prigionia cambia le persone.
Attraverso una lunga serie di lettere descrisse in maniera drammatica una realtà inconcepibile (a St. Quentin i giovani medici si allenavano lavorando sulle ossa spezzate dei detenuti, venivano sperimentati su di loro farmaci di vario tipo, raffinate forma di trtura psicologica, isolamenti di mesi nel buoi totale etc).
Mailer le fece pubblicare nel 1981 e "Nel ventre della bestia" diventa un best seller e un caso giudiziario, per il quale sono in molti a spendersi per dare ad Abbott una seconda possibilità. Abbott alla fine venne rilasciato in libertà condizionale nel giugno del 1981.
Quaranta giorni dopo Abbott uccide a coltellate un cameriere a New York per un banale alterco. Datosi alla fuga venne catturato in Louisiana poche settimane dopo; processato, fu condannato a scontare altri 15 anni di prigione.
La mattina del 10 febbraio 2002 si è tolto la vita impiccandosi in cella.
Un lavoro che si affianca in maniera speculare allo splendido "Il vagabondo delle stelle" di Jack London scritto nel 1915 e che, in maniera romanzata ma non troppo (si ispira ad una serie di colloqui con carcerati), narra degli stessi orrori a cui è soggetto un prigioniero che riesce però ad astrarsi e a volare con il pensiero.

PAOLO MERENDA - Qualcosa cambia - Racconti Punk
Esponente della scena hardcore punk alessandrina, l'autore ci presenta una serie di "racconti punk", in cui i riferimenti ai gruppi e alle situazioni frequenti in questo ambito sono frequenti e volutamente deliberati.
Lo sfondo e i protagonisti arrivano dalla provincia profonda, vuota, ghettizzante e ghettizzata, senza troppe prospettive e tanta disperazione, spesso soprattutto interiore.
Cinque racconti veloci e spiazzanti, crudi, impregnati di hardcore (musicale, di vita, strettamente sessuale), ben scritti e molto cinematografici, sceneggiature ideali per un incrocio da Jim Jarmusch e Tarantino.

martedì, dicembre 27, 2016

Concerti 2016



Avuta l'opportunità di seguire un po' di concerti nel 2016, mi preme segnalare quelli che reputo i migliori:

THE WHO a Milano il 19 settembre
Ne parlo diffusamente qui: http://tonyface.blogspot.it/2016/09/the-who-live-milano-forum-19-settembre.html

AFTERHOURS e DANIELE SILVESTRI a Milano il 10 settembre
qui: http://tonyface.blogspot.it/2016/09/afterhours-e-daniele-silvestri-al.html

SALMO a Modena.
Parlo di lui qua: http://tonyface.blogspot.it/2016/02/fenomenologia-di-salmo.html

Ma anche

KID CONGO al Festival Beat, HUGO RACE, BOLOGNA VIOLENTA, MESSER CHUPS, MICHELE GAZICH, MARCO PARENTE a Cremona e Piacenza, MAURO ERMANNO GIOVANARDI, CISCO, BEPPE CARLETTI, MARIO VENUTI, ILENIA VOLPE, TERRY LEE HALE

venerdì, dicembre 23, 2016

I migliori album del 2016



A dispetto dei LUTTI a valanga e delle lamentele costanti, il 2016 è stato un'ottima annata per le novità discografiche con album di grande pregio, eccellenti esordi e conferme.

In passato furono:
nel 2005 White Stripes, Oasis e Supergrass
nel 2006 Bellrays, Capossela, Who e Beatles
nel 2007 Graham Day, Pj Harvey, Amy Winehose
nel 2008 Last Shadow Puppets, Oasis, Racounters
nel 2009 Madness, Dylan, Rancid
nel 2010 Gil Scott Heron, Paul Weller, Lanegan/Campbell
nel 2011 Beady Eye, PJ Harvey, Meat Puppets
nel 2012 Secret Affair, Neneh Cherry and the Thing, Macy Gray, Martha High, Patti Smith
nel 2013 Strypes, Miles Kane, Franz Ferdinand, Excitements, Julie's Haircut
nel 2014 Sleaford Mods, Damon Albarn, Temples, The Ghost of a Saber Tooth Tiger e Benjamin Booker
nel 2015: Paul Weller (fuori concorso), Kamasi Washington, Gaz Coombes, Ryley Walker


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Ho escluso dalla classifica "Blackstar" di DAVID BOWIE e "Blue and lonesome" dei ROLLING STONES.
DUE ALBUM EPOCALI, chi per una ragione, chi per l'altra, destinati a rimanere per sempre nella memoria a prescindere dal contenuto artistico. Eccellente quello di BOWIE, iconico quello degli STONES, meritano un posto a parte e un ascolto necessario.

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1
IGGY POP - Post pop depression
CAPOLAVORO scritto, prodotto e suonato con Josh Homme dei Queens of the Stone Age a cui si sono affiancati anche Dean Fertita (QoTSA e Dead Weather) e il batterista degli Arctic Monkeys Matt Helders. Un sound cupo, gotico, oscuro, decadente che riporta ai primi due album, al Bowie più ostico, in cui si sente la penna acida di Josh Homme e in cui Iggy conserva il tono gutturale da crooner degli ultimi lavori ma con una tinta rabbiosa di derivazione Stooges che rende il tutto inquietante e minaccioso.
Un blues moderno intensissimo e profondo
Album eccelso, sperimentale, anti commerciale, scostante, arrogante, duramente malinconico.

2
FANTASTIC NEGRITO - The last days of Oakland
Blues with punk attitude. Lui descrive così la sua musica. D’accordissimo.
Il risultato è talvolta vicino a certe cose di Jack White/White Stripes/Raconteurs, altre volte ad un cattivissimo modern blues, altre ancora ad una malatissima forma di gospel.
Notevole, profondo, finalmente una musica che infonde un senso di pericolo.

3
MOTORPSYCHO - Here be monsters
Un viaggio acid folk prog psych rock nei 70's dei Pink Floyd di "More", nelle progressioni degli Hawkwind con una personalità che già sappiamo essere indiscutibile.
Avvolgente, mistico, psichico, solenne, davvero bello.

4
MYLES SANKO - Just being me
C’è il Marvin Gaye di “What’s goin on”, il primo Gil Scott Heron, Bill Whiters, soul, funk, blues, jazz, testi profondi, arrangiamenti sontuosi di archi, fiati, pianoforte spesso protagonista e voce sublime.

5
LAST SHADOW PUPPETS - Everything you’ve come to expect
Maturati, induriti, piglio strafottente da artisti navigati.
Pop chitarristico degli 80's, gusto white soul, palese ed evidente PERSONALITA' che permea ogni nota.

6
KING GIZZARD & the LIZARD WIZARD - Nonagon Infinity
Sono in giro dal 2010 e questo è già l'ottavo album.
Mettono insieme la follia dei GONG, la musica totale dei COLOSSEUM, il tiro dei MOTORPSYCHO in anfe (anzi in acido), i primi TAME IMPALA , un po' di TEMPLES e psichedelia varia.


7
STEVE GUNN - Eyes On The Lines
Steve Gunn è uno che ha già fatto una dozzina di dischi e suona con Kurt Vile.
Amore sconfinato per le sue atmosfere 60's psych / Paisley Undergound / folk rock con intrecci di chitarra alla Television, quell'incedere alla Dream Syndicate, quel gusto primo Van Morrison.


8
MONKEES - Good times
I MONKEES (quel che ne rimane) festeggiano il 50° compleanno con un nuovo ambizioso album con fior di contributi da parte di amici e ammiratori da Andy Partridge (ex XTC), della coppia Paul Weller/Noel Gallagher, Rivers Cuomo dei Weezer, Ben Gibbard dei Death Cab for Cutie.
Un pop beat dalle tinte easy rock, cantato benissimo, suonato e prodotto senza fronzoli, in maniera essenziale e diretta.

9
KRISTIN HERSH - Wyatt At The Coyote Palace
Un nuovo album solista, doppio, in cui la chitarrista delle Throwing Muses suona, canta, compone tutto ed è un lavoro dal fascino doloroso e dal dolore fascinoso e ammaliante.

A tratti talmente intenso da risultare struggente e quasi insopportabile. 
Ma è bello, molto bello, un piccolo gioiello folk/roots.

10
YUSSEF KAMAAL - Black focus
Yussef Dayes e Kamaal Williams sono l'anima del progetto YUSSEF KAMAAL e dell'album d'esordio "Black focus" prodotto da Gilles Peterson.

Album notevole, ritmiche afrobeat, groove funk, jazz funk dei 70's, gusto blaxploitation, musicisti eccelsi, un gusto non lontano da certi umori traghettati da Kamasi Washington, sapori dubstep e jungle.
Melting pot londinese che guarda indietro e lontano.


11
NICK CAVE - Skeleton Tree
L’empatia per una tragedia come la morte di un figlio rende l’ascolto del nuovo album di Nick Cave ancora più rispettoso e attento.
“Skeleton tree” è una solenne, devastante, drammatica elaborazione di quel lutto.
E’ un GOSPEL moderno, un canto funebre straziante e difficile da sopportare, tanto ferisce l’anima. Ipnotico come il dolore quando taglia il respiro.

12
LEONARD COHEN - You want it darker
Ci sono artisti al cospetto dei quali DEVI avere una cura particolare nell'ascolto, nella comprensione, nel rispetto per una carriera di fronte alla quale ci si deve inchinare con una genuflessione simbolica (ma neanche tanto).
"You want it darker" è blues, gospel, anima, cuore, corpo e sangue.
Intenso, (o)scuro, denso, rauco, profondo.


13
SERATONES - Get gone
Figli legittimi dei Bellrays che mischiano soul music (grazie anche alla spettacolare voce di AJ Haynes) con un tiro punk, folate 60’s rock e Hendrixiane, un adorabile tocco jazzy.
C’è addirittura qua e là qualche atmosfera Crampsiana/Link Wray o riferimenti ai Feelies e Dream Syndicate.

14
KULA SHAKER - K 2.0
Il nuovo album è una piacevolissima conferma delle qualità della band che mantiene fede alle radici (brit pop con influenze “indiane” mutuate dal George Harrison periodo beatlesiano) ma assimila anche connotati funk, folk e addirittura country.
Canzoni eccellenti, prodotte alla grande, grande groove e gruppo in forma eccellente.

15
The GOAT - Requiem
Il collettivo svedese arriva al terzo album e ancora una volta ci porta in un mondo sciamanico che attinge da psichedelia, quella meno manieristica, dal desert sound del Sahel, da Tinariwen, Bombino o Mdou Moctar, oscuro folk svedese, sprazzi di world music da ogni parte del globo.
Ci sono anche rock, blues, i 60's e i 70's.
INNOVATIVI e UNICI, "Requiem" è forse inferiore al precedente capolavoro "Commune", ma vale parecchio.

16

MADNESS - Can’t touch us now I MADNESS continuano a collezionare album di alto livello, dignitosi, freschi, divertenti, interessanti.
Anche il nuovo lavoro si destreggia tra pop soul, stupende ballads, qualche occasionale ritorno a ska e rocksteady.

Brani belli, sound immediatamente riconoscibile, classe, eleganza, groove.

17
LEMON TWIGS - Do Hollywood
Giovanissimi new yorkesi all’esordio con un sorprendente mix di Wings, Supertramp, primi Queen, il Lennon solista dei primi 70’s, Todd Rundgreen, un pizzico di Syd Barrett.
Un immaginario molto preciso, tra il 1971 e il 1974, replicato però con creatività e freschezza.

18
BOB MOULD - Patch the sky
Bob Mould, bene o male, non delude mai.
Anche "Patch the sky" funziona alla grande, con quel suo inconfondibile marchio di fabbrica HuskerDu/melodico (ma quando schiaccia l'acceleratore non ce n'è per nessuno), elegantemente duro, energicamente raffinato.
Una conferma costante, un punto fermo.

19
A TRIBE CALLED QUEST - We Got It From Here – Thank You 4 Your Service
La BLACK MUSIC che cambia, si evolve, mischia, cresce, rinnova.
Hip hop che assorbe soul, funk, jazz, groove pazzeschi, ospita Kendrick Lamar, Jack White, Elton John (!), André 3000, Kanye West, Consequence, Busta Rhymes e altri.
Album pieno di stimoli, prospettive, nuovi suoni che si stratificano sulla classe cristallina della old school.

20
NEIL YOUNG - Peace Trail
Non ho sufficiente conoscenza dell'opera di NEIL YOUNG per parlare con cognizione di causa del suo nuovo "Peace trail".
Ma per me è un buon album, diretto, minimalista, buona canzoni, tanta interpretazione, alla batteria un sempre grande Jim Keltner, tematiche politico/sociali, ruvidezza, urgenza, immediatezza.

giovedì, dicembre 22, 2016

Calciolandia, Il Meglio del 2016



Chi meglio di ALBERTO GALLETTI per portarci nel meglio del calcio del 2016.

Stà per chiudersi l’anno solare 2016 con la stagione calcistica nel pieno dell’attività.
La pausa natalizia è alle porte, quasi tutti i grandi campionati si penderanno una vacanza a parte i forsennati britannici, anche se meno di un tempo, almeno Premier League.
Mi sono divertito, dietro irrinunciabile richiesta che mi ha colto completamente preparato, a stilare un po’ del meglio che ha girato sui campi da calcio europei, in questo 2016.
Ho cercato di essere credibile pur se non conforme, parziale il giusto senza esser troppo serio.

MIGLIOR GIOCATORE 2016
Il (fu) prestigioso Pallone d’ Oro è finito giustamente tra le mani dell’asso portoghese pigliatutto (per la quarta volta), al secondo ci ho messo Higuain per l’incredibile exploit dei 36 gol a Napoli l’anno scorso e la continuazione in maglia bianconera fino ad oggi.
Jamie Vardy per la strepitosa stagione sua e della squadra, vero artefice e trascinatore del titolo conquistato.
Per Suarez 40 gol e che gol in campionato, un’enormità per questi tempi, persino in Spagna. Uno Spasso autentico. Premio anche Griezmann per la stagione di C.L. e il grande Europeo, oltre al grande talento.
Cominciamo da qui, il mio premio individuale va dunque a ‘Mr Simpatia’

1 Cristiano Ronaldo (Portogallo, Real Madrid)
2 Gonzalo Higuain (Argentina, Napoli/Juventus)
3 Antoine Griezmann (Francia, Atletico Madrid)
4 Luis Suarez (Uruguay, CF Barcelona)
5 Jamie Vardy (Inghilterra, Leicester City)

MIGLIOR SQUADRA DI CLUB
Il Leicester City ha compiuto l’impresa più straordinaria della stagione e forse dell’intera storia del calcio inglese (almeno da quando è stata istituita la Premier League).
Il Real Madrid ha vinto la Champions League, il mondiale per club, è finito secondo a un punto in campionato ed è ora in testa; in giornata possono battere chiunque.
L’Atletico Madrid seppur in netto calo rispetto al 2014 compie un cammino strepitoso in Champions League e seppur coi denti rimane aggrappato al vertice anche in campionato.

La Juventus si conferma superpotenza della serie A, conquista il suo 5° scudetto consecutivo, record in Italia, eguagliando se-stessa ed è lanciatissima per un clamoroso sei-di-fila e per riscrivere la storia del calcio italiano.
Il Bayern di Monaco si conferma vincente nel campionato più ricco di novità calcistiche, un autentico laboratorio di avanguardia, con insidie da ogni direzione: la superiorità dei suoi calciatori gli permette ancora una volta di spuntarla, nonostante Guardiola.

1 Leicester City
2 Real Madrid
3 Juventus
4 Atletico Madrid
5 Bayern Munchen

MIGLIOR SQUADRA NAZIONALE
Visto che si sono disputati i Campionati Europei, una classifica personale anche per le nazionali.
So che in molti si chiederanno perché, ma a mio parere l’Ungheria ha disputato due delle quattro migliori partite viste nel torneo, per impegno, intensità equilibrio e proprietà di manovra.
Ho deciso di premiarli per questo ricordandovi anche che sul 3-3 col Portogallo fosse entrata quella traversa, l’Europeo avrebbe raccontato una storia diversa.
Grande il Galles tuttocuore trascinato da Bale e da un pubblico magnifico (così come l’Ungheria).La Francia non ha vinto ma durante il torneo ha dimostrato di essere la migliore.

1 Francia
2 Germania
3 Galles
4 Portogallo
5 Ungheria

MIGLIOR GOL 2016
Personalissima, ovviamente e ampiamente discutibile.
Ho privilegiato la varietà nella scelta dei gesti tecnici tenendo conto del contesto, del realizzatore e ovviamente delle mie preferenze personali.

1 Jamie Vardy (Leicester City) in Leicester City 2-0 Liverpool del 2 febbraio
2 Sam Vokes (Galles) in Galles 3-1 Belgio del 1 luglio
3 Barry McKay (Rangers Glasgow) in Rangers 2-2 Celtic del 22 aprile
4 Diego Perotti (Roma) in Roma 4-1 Viktoria Plzen del 24 novembre
5 Cristiano Ronaldo in Ungheria 3-3 Portogallo del 22 giugno (gol del 2-2)

MIGLIOR PARTITA 2016
Personalissima, anche qui.
Son partite che ho visto avendo scelto di farlo, sulle quali avevo aspettative e, che per un motivo o l’altro mi hanno lasciato in qualche modo a bocca aperta alla fine. Fondamentali anche qui le preferenze personali.

1 Ungheria 3-3 Portogallo; Euro 2016
2 Sampdoria 0-3 Genoa; Serie A
3 Manchester City 1-3 Leicester City; Premier League
4 Bayern 4-2 Juventus d.t.s.; Champions League
5 Rangers 2-2 Celtic d.t.s. (4-5 dcr) Semifinale di Coppa di Lega Scozzese

SORPRESE 2016
Del Leicester City ho già detto.
Il Galles per la prima volta all’Europeo compie una grande impresa e va in semifinale giocando grandi partite. L’Hibernian Edimburgo vince la Coppa di Scozia per la prima volta dal 1902, nella prima finale disputata tra due squadre di 2° Divisione (l’altra erano i Rangers).
Prima promozione in Bundesliga nella storia del nuovo club della multinazionale Red Bull e un girone d’andata condotto sempre in testa alla classifica con l’incontro al vertice di stasera in casa del Bayern anch’esso primo a pari merito, da impazzire. L’Hoffenheim compie un doppio miracolo con una scelta di coraggio e sperimentazione innovativa senza precedenti.
Nomina il ventottenne Nagelsmann allenatore della prima squadra, con convinzione sorretta dal percorso svolto nelle giovanili, ne asseconda le scelte e ne protegge il cammino.
Sono terzi in Bundesliga.
L’Alessandria compie un’impresa da leggenda da anteguerra; dalla terza Divisione parte estromettendo due squadre di Serie A in trasferta (Palermo e Genoa), poi lo Spezia (Serie B) ai Quarti, sempre in trasferta, prima di arrendersi al Milan in un doppio confronto scontato.
Rimane l’epica del cammino insieme agli oltre ventimila tifosi che riempirono il Comunale a Torino per l’andata della semifinale e i circa 15mila (tra i quali anche chi scrive) che seguirono i grigi nella storica serata di S.Siro ai quali va parte del merito da condividere insieme alla squadra. Una boccata d’aria e freschezza per il nostro disastrato mondo del calcio.

1 Leicester City; Campione d’Inghilterra 2015/16
2 Galles semifinalista a Euro 2016
3 HIbernian; Vincitore Scottish Cup 2015/165
4 RB Lipsia 1° in Bundesliga
4 TSV Hoffenheim, 3° in Bundesliga
5 US Alessandria; Semifinalista Coppa Italia 2015/16

MIGLIOR ALLENATORE 2016
Ancora Leicester, Ranieri è il papà di questo inaspettato scudetto inglese finito sul petto delle Volpi blu.
Di Nagelsmann ho già parlato diffusamente,28enne si è affermato a sorpresa e con grande merito nel campionato più d’avanguardia d’Europa: salvezza miracolosa a maggio e terzo posto in Bundesliga ora, arriveranno tempi meno felice ma questo 2016 per quanto riguarda il fermento che sta pervadendo in lungo e in largo il calcio prussiano gli appartiene.
Gasperini ha condotto un girone di ritorno eccellente col Genoa, quando da gennaio ha potuto contare su una rosa che fosse quella e non sarebbe più cambiata.
Si sta ripetendo ottimamente a Bergamo già da inizio campionato.
Zizou ha preso in corsa una squadra con grandi problemi (e la solita grandissima rosa) ed ha chiuso la stagione con u ‘ottimo crescendo e la vittoria in Champions League, riuscendo a sistemare l’ambiente lo spogliatoio il gioco e i risultati, non mi sembra poco.
E’ al comando in campionato e si è appena aggiudicato il mondiale per club.
Stesso discorso per Deschampes che raccolse una Francia a pezzi e divisa dopo i disastri dell’era Domenech.
Ha ricominciato dalla selezione di giocatori forti dotandoli di certezze e ricreando un ambiente sereno.
Qualche stentatezza di troppo al’Europeo ma la costante sensazione di stare a guardare la squadra migliore.

1 Claudio Ranieri (Leicester City)
2 Julian Nigelsmann (TSV Hoffenheim)
3 Giampiero Gasperini (Genoa/Atalanta)
4 Zinedine Zidane (Real Madrid)
5 Didier Deschamps (Francia)

MIGLIOR DIVISA 2016
Il giudizio è basato sui miei personalissimi criteri, di stampo tradizionalista e ispirati alla conservazione del patrimonio delle divise per giocare a calcio che considero da sempre importantissimo e motivo di distinzione. Per giocare a calcio bisogna presentarsi vestiti come si deve.

1 Hamburger S.V. 2016/17
2 Lazio 2015/16 (Aquila)
3 Germania Euro 2016 (calzettoni neri)
4 St. Etienne 2016/17
5 Athletic Bilbao 2016/17

MIGLIOR DIVISA DA TRASFERTA 2016
1 Atletico Madrid 2015/16
2 Austria Euro 2016
3 Belgio Euro 2016
4 Hamburger S.V. 2016/17
5 Besiktas 2016/17

I miei complimenti vanno a tutti coloro che ho menzionato, e soprattutto con tutti quelli che, pur meritevoli, ho tralasciato e dimenticato.
Il mio pensiero/ricordo speciale va, in questo momento di generale letizia che precede le festività natalizie, a tutti i giocatori, tecnici e dirigenti della Chapecoense periti nel disastro aereo delle Ande, oltre che a tutti quegli altri che erano sventuratamente a bordo di quell’aereo e alle loro famiglie che idealmente stringo in un abbraccio.
Non sarà per loro un bel Natale.
Sono cose chi mi colpiscono e rattristano molto, nonostante ogni giorno in giro per il mondo succeda ben di peggio.
A tutti buone feste.
E buon calcio.

mercoledì, dicembre 21, 2016

I migliori dischi italiani del 2016



L’Italia musicale continua ad esprimere eccellenze e dischi interessantissimi che abitualmente seguiamo e segnaliamo il più possibile da queste parti.
L’elenco che segue è, ovviamente, lo specchio delle mie preferenze ma soprattutto tiene conto dei dischi che ho ascoltato di più e con più piacere (cercando di distribuire la lista in funzione dell'ampiezza di generi).

nel 2007 c'erano ai vertici Statuto e Temponauts
nel 2008 Assalti Frontali
nel 2009 Julie's Haircut, Edda e Teatro degli Orrori
nel 2010 June e Statuto
nel 2011 Verdena, Peawees, Enrico Brizzi, Dellera, Paolo Apollo Negri, Statuto
nel 2012 An Apple Day, Barbacans, Julie’s Haircut
nel 2013 Julie's Haircut, Statuto, Raphael Gualazzi, Cesare Basile, Giuda
nel 2014 Edda, Finardi, Bologna Violenta, Bastard Sons of Dioniso, Steeplejack
nel 2015 Cesare Basile, Iacampo, Mimosa Per ulteriori suggerimenti vi rimando al “Meglio di ogni mese” con abbondanza di altri titoli che ho segnalato.


1)
THE WINSTONS - s/t
Enrico Gabrielli e Roberto Dellera (Afterhours e tanto altro) con il batterista Lino Gitto alle prese con un riuscitissimo progetto all’insegna del miglior prog di stampo 70’s tra Soft Machine, primi King Crimson, primi Yes, i Pink Floyd più sperimentali, Canterbury Sound vario, Colosseum, Robert Wyatt.
Il tutto filtrato con un gusto tardo 60’s di sapore freak beat psichedelico. Brani originali si intende e per questo ancora più affascinante e travolgente (oltre che suonato, ovviamente, benissimo).

2)
AFTERHOURS - Folfiri o Folfox
Un dolorisissimo (quasi) concept sulla morte e la rinascita.
Il bizzarro e curioso titolo è in realtà il nome dei trattamenti di chemioterapia subiti dal padre di Agnelli, da poco scomparso per un tumore al colon.
E la figura del padre ricorre costante nei testi e nel drammatico umore di un disco che è però opera corale di un gruppo appena "rinato" dopo un'altrettanto e dolorosa separazione da alcuni membri storici.
Diciotto brani ostici, duri, drammatici, senza compromessi, intensi, complessi, spesso sperimentali.
Dove la logica avrebbe voluto un adagiarsi su binari prevedibili e consueti, "Folfiri o Folfox" guarda invece avanti, con coraggio e un senso di nuova sfida.
Un album importante, compatto, personalissimo, abbondanti spanne oltre la stragrande maggioranza di quello che esce in Italia abitualmente.

3)
MICHELE GAZICH - La via del sale
Gazich è un ARTISTA.
In questa definizione rientra quell'universo di vitalità, energia, sensazioni, creatività, che rende gli uomini migliori.
"La via del sale" è invece il CAPOLAVORO di un ARTISTA.
Un album "serio", mai serioso, colto, competente, curato in ogni dettaglio che si inerpica in un sentiero impervio ma sicuro, che esplora la migliore canzone d'autore italiana, il folk più ricercato, accoglie influenze da ogni angolo del Mediterraneo, e non solo, ma sa guardare anche, con spirito di ricerca, a tante altre sonorità.
Il risultato è affascinante, avvolgente, personale ed unico.

4)
STATUTO - Amore di classe
L'integrità, lo stile, la coerenza sonora e non, la perseveranza, non sono sufficienti a spiegare la longevità artistica di un gruppo come gli STATUTO che ha abbondantemente superato il 30° compleanno e si ripropone ancora una volta con un album convincente, fresco, di altissimo spessore.
Un disco perfettamente MOD-ernista nella sua capacità di rinnovarsi, di guardare sempre avanti, restando fedele alle radici.
"Amore di classe" è un concept album (quanto mai fuori moda nel 2016) che racconta la storia d’amore metropolitana tra un giovane mod proveniente da una famiglia operaia e una ragazza di famiglia benestante, ambientato in una Torino contemporanea dove non mancano i riferimenti con l’attualità e la crisi economica, all’attitudine mod e al mondo ultrà nella più tipica tradizione lirica degli Statuto.
Al di là dei riferimenti musicali sono esaltanti la qualità del suono e degli arrangiamenti, la cura del prodotto e dei testi, la pulizia dell'esecuzione, la calibratura del mix.

5)
RADIO DAYS - Back in the day
Splendido quarto capitolo di una carriera già fulgida iniziata nel 2003.
Quattordici brani di cristallino power pop, rock n roll, beat, addirittura un accenno reggae in "Your words". Siamo dalle parti di Knack, Rubinoos, Flamin Groovies, Barracudas, il primo Joe Jackson, una dose del miglior brit pop (dagli Ash ai Dandy Warhols).
Tanta energia, canzoni immediate, carica contagiosa e travolgente, melodie irresistibili.
Album solare, robusto, di un affascinante gusto retrò ma freschissimo e attuale come pochi.

6)
AVVOLTOI - Confessioni di un povero imbecille
Non è facile arrivare con tanta freschezza, dopo trent'anni di incisioni e un numero incalcolabile di concerti, ad un album come il nuovo della band bolognese che prosegue il loro interminabile percorso accorpando in un coraggioso concept, basato su “Despero”, fortunato libro dello scrittore Gianluca Morozzi, tutto quanto è stato seminato in precedenza.
Troviamo il beat degli esordi ma anche la canzone d'autore, sonorità prog, pop, rock, Hammond grooves e tantissimo altro.
Il tutto con un approccio maturo, inconfondibile e personalissimo.

7)
ROBERTA GULISANO - Piena di(s)grazia
Il secondo album della cantautrice siciliana è un poderoso esempio di forza lirica ed espressiva. Aiutata dalla sostanziosa e partecipe produzione di Cesare Basile, la Gulisano compone un album caldo, aspro e duro, come la terra di provenienza (alla quale concede l'uso, in alcuni brani, del dialetto e costanti, numerosi, omaggi e riferimenti).
Il folk si affianca alla canzone d'autore a influenze jazz, blues (come lo mastica Tom Waits accompagnato dalla chitarra di Marc Ribot) e world.
Testi duri, sarcastici, senza mezze misure.

8)
MILO SCAGLIONI - A simple present
Esordio solista dopo una lunga esperienza con alcuni dei nomi top del pop psichedelico italiano, dai Jennifer Gentle a Dellera degli Afterhours.
Al suo fianco prestigiosi collaboratori nostrani (da Enrico Gabrielli allo stesso Dellera) per confezionare un delizioso viaggio nel folk pop psichedelico di sapore 60's (Beatles, Small Faces, Donovan, Traffic).

9)
GUIGNOL – Abile labile
Diciassette anni di attività e un numero incalcolabile di concerti in Italia ed Europa sono la solida base per il sesto album della band lombarda, che firma il suo miglior lavoro abbracciando un’aspra canzone d’autore con profonde influenze da Nick Cave, Leonard Cohen, blues e punk.
Testi acuti e duri, atmosfere ficcanti, un riuscita cover di uno dei principali riferimenti e di ispirazione, “Il merlo” di Piero Ciampi e una padronanza strumentale e sonora di altissimo livello.

10)
MARLENE KUNTZ - Lunga attesa
Abrasivo, duro, diretto, canzoni eccellenti, con vincenti, piglio provocatorio e arrogante.
I Marlene ritrovano una vitalità che mancava da qualche album e confezionano un disco di altissima qualità.

SEGUONO IN ORDINE SPARSO

ASSALTI FRONTALI - Mille Gruppi Avanzano
Nuovo album che ancora una volta conferma il loro valore.
Testi militanti, lucidi, profondi, basi sempre varie, riuscite. efficaci.
Come sempre al Top !

AMERIGO VERARDI - Ipse dixit
Amerigo Verardi ha costellato trent'anni di attività di album eccellenti, dagli Allison Run ai Lula, numerose collaborazioni, fino alla carriera solista che segna ora il terzo capitolo, affidandosi addirittura ad un doppio CD.
Scelta coraggiosa e controcorrente, una sfida ai rigori di un mercato discografico sempre più asfittico.
Ma il contenuto è talmente valido che può permettersi di affrontare a testa alta il confronto.
Verardi suona quasi sempre tutto, affiancato da sporadici aiuti, proponendo un misto di psichedelia, rock, lunghe ballate ipnotiche di gusto folk per un piccolo capolavoro di ruvida grazia e possente creatività.

THE PLEASE - Here
La band lombarda tocca il traguardo del quinto album dove con una maturità da veterani (quali ormai sono) sfoderano con una classe cristallina un delizioso songwriting che attinge dal folk beat dei 60s' tra Beatles, Jefferson Airplane e Beach Boys o dai Traffic e Fairport Convention e i loro recuperi folk dei 70's  ma anche da umori ben più recenti e attuali come Riley Walker, Fleet Foxes o addirittura i primi Coldplay. Canzoni fresche, solari, frizzanti anche quando vitrano verso linee melodiche più malinconiche.

ELLI DE MON vs DIEGO DEADMAN POTRON - s/t
Due solitari del (deep) blues, abitualmente sul palco senza nessuno intorno, solo con le loro chitarre, voce e percussioni, si incontrano e uniscono le forze in questo affascinante e intenso split di quattro brani ciascuno e un sorprendente finale insieme con una versione di "Go with the flow" dei Queens of the Stone Age.
Più roots e lineare Elli De Mon, più sporco, duro e contaminato Diego Deadman Potron. Splendido album, sincero, profondo, cool.

GIORGIO CANALI/ROSSOFUOCO - Perle per porci
Giorgio Canali torna a cinque anni dal precedente "Rojo" con un lavoro particolare in cui rivisita una serie di canzoni semi sconosciute (con qualche eccezione, vedi Finardi, De Gregori e Luci della Centrale Elettrica) appartenute a band della scena "alternativa" italiana.
Ne nasce una piccola Spoon River sonora della "penisola rock", come sempre perfettamente interpretata ed eseguita da Canali tra suoni aspri e taglienti, arrangiamenti essenziali ma efficaci, un sound (e una voce) immediatamente riconoscibili.

WHITE PAGODA - Everything explodes
Terzo album per la band toscana e consueto tuffo in un diretto, senza fronzoli, PUNK ROCK, chitarra, basso, batteria che trae spunto tanto da nomi come Ramones quanto da quella frangia più pop e 60's oriented del 1977  di bands come i Buzzcocks.
Non mancano un'anima power pop, un gusto per gli arrangiamenti e una capacità compositiva che sembrano rendere semplici brani in realtà talvolta complessi e ricercati nella struttura. Ottimo lavoro.

MONKEY WEATHER - New frontiers
Tornano i Monkey Weather con una robusta iniezione di brit pop rock, come sempre suonato benissimo e con il giusto tiro. Gusto power pop, occhiate a Franz Ferdinand, Arctic Monkeys, Presidents of Usa, Knack, un approccio punk che sporca adeguatamente il tutto, splendide armonie vocali curate al punto giusto e arrangiamenti riusciti e azzeccati.
Buona anche la cover di "Police on my back" dei Clash.

WU MING CONTNGENT - Schegge di Shrapnel
Torna in trincea il Wu Ming Contingent e stavolta lo fa in quelle della Prima Guerra Mondiale dando voce a quella generazione mandata al massacro. Schegge di Shrapnel nasce da un reading  presentato a Berlino nella primavera scorsa.
In questi mesi il materiale musicale e testuale si è arricchito, ha raggiunto una nuova profondità, e ha convinto i membri della band a registrarlo.
Rispetto al fulminante esordio di Bioscop, pur mantenendo le stesse caratteristiche, aggressive e diretti, con testi declamati e senza giri di parole, il sound, sempre roccioso e granitico, si affina, assorbendo influenze new wave ma anche di rock "classico". Non per questo perdono di efficacia il messaggio e l'impatto sonoro. Come sempre, una certezza.

NIGGRADIO - FolkBluesTechno'n'Roll
L'interminabile titolo riassume solo parzialmente il gustoso e vulcanico contenuto del secondo sforzo discografico della band siciliana: un mix ibrido e meticcio di musica mediterranea, blues, rock, punk, elettronica, hip hop e tanto altro.
Il risultato è un appassionante, ricco e personale sound che spicca per freschezza e originalità.

VINICIO CAPOSSELA - Le canzoni della cupa
Ponderoso doppio lavoro caratterizzato da una ricerca approfondita, quasi accademica, all’interno del folk italiano, della canzone popolare a cui si affianca un capitolo più tradizionalmente caposseliano dove si allarga ad orizzonti più ampi e in cui confluisono blues, desert sound, tex mex e tanto altro (con l’aiuto di Los Lobos, Howe Gelb, Calexico e tanti altri).

BRADIPOS FOUR – The Parteno-Phonic Sound of the Bradipos Four
Il terzo album della band campana (conosciuta e rinomata in tutto il mondo) tenta un esperimento apparentemente ardito, quello di conciliare la canzone tradizionale napoletana con il surf rock. Il gruppo assembla una serie di classici di fine ‘800 e primi del ‘900 e li riarrangia in chiave strumentale basandosi sulla  convinzione che nelle melodie partenopee vi siano delle matrici che si incrociano in maniera perfetta con le atmosfere surf-rock che a loro volta attingono dal passato classico messicano, caraibico, mediterraneo.
Il risultato è sorprendentemente riuscito, affascinante, coinvolgente e dal sapore del tutto inedito.
Il futuro nel passato.

RATLOCK - Tutto vero!
Ratlock è il progetto solista di Gabriele “Rata” Biondi, tromba, melodica e percussioni dei Casino Royale dal 1994.
“Tutto vero!” raccoglie alcune delle cose scritte da Rata durante l’ultima parte del tour della band,  “Io e la mia Ombra” (2011-2013). Un album particolare, molto complesso, dalle atmosfere e riferimenti disparati, con elettronica, dub e trip hop a fare da fondamenta.  Si respirano anche odori new wave, quella che nei primi 80’s riecheggiava un funk malato, “bianco” e ruvido (Slits, Pop Group, Bush Tetras, James White e certe sperimentazioni dei Clash di “Sandinista” – di cui potrebbe essere un’outtake la conturbante “In strada”).
E ovviamente le innumerevoli contaminazioni care ai Casino Royale che emergono frequentemente. Sperimentale, originale, personale, convincente.

GIOVANNI FERRARIO ALLIANCE - Places names numbers
Produttore, musicista e autore, Ferrario ha alle spalle una lunghissima carriera che lo ha portato a fianco di, tra gli altri, Le Luci della Centrale Elettrica, PJ Harvey & John Parish, Scisma, Morgan, GuruBanana, Sepiatone, Hugo Race & The True Spirit).
Il nuovo album, registrato in vari luoghi, provvedendo personalmente quasi interamente all'intera parte strumentale  (a parte alcune collaborazioni), raccoglie anni di esperienza, assimilando suoni e sonorità diverse, legate da quel robusto filo conduttore che è la personalità dell'autore.  Il sound resta in perfetto equilibrio tra psichedelia, ballads di sapore roots e bluesy, uno sguardo ai primi Dream Syndicate.
Inutile sottolinearne la maturità compositiva e la ricchezza creativa degli arrangiamenti, le calde e avvolgenti atmosfere.

THE BARSEXUALS – Black Brown And White
Esordio infuocato e ruvidissimo per la band pugliese, forte di un’attività decennale, densa di concerti ed esperienze estreme.
Allo stesso modo del  loro deragliante e sporchissimo rock n roll/punk/blues figlio degenere di Cramps, Gun Club, Meteors e dei loro moderni epigoni come Jon Spencer Blues Explosion, Oblivians o Jay Reatard.
Materia grezza e cruda, elettricità , rabbia garage, ritmica primitiva e pulsante, chitarra tagliente, voce urlata.

LE CAROGNE - Triodo
La band di Imperia realizza, grazie ad una cordata di etichette sparse per la penisola e a una cocciuta voglia di autoproduzione, il terzo capitolo della sua storia discografica, come ci suggerisce il titolo dell'album.
 Sparatissimo garage punk ma che sfugge dalle consuete connotazioni del genere, grazie ad una notevole personalità e ad un uso di sonorità che, pur rifacendosi all'immaginario 60's, sono moderne e attualissime.
Ci sono un po' di Rocket from the Crypt, Hives, Fuzztones ma la tastiera "spaziale" spariglia le carte e inacidisce il tutto.

THE BARBACANS - A monstrous self-portrait
La band marchigiana firma il terzo album della decennale carriera, costellata da numerose altre uscite discografiche. Il nuovo lavoro si prospetta in chiave evolutiva, restando fedele alle classiche influenze 60's e rock n roll ma arricchendosi di sonorità più psichedeliche pur se Sonics, Seeds e Fuzztones rimangono i principali punti di riferimento.
 "A monstrous self-portrait" è un disco maturo, più ricercato in chiave creativa, sicuramente riuscitissimo.

CHARLIE'S STRIPE - Follow the Stripe
Robusto, elettrico, spedito e diretto rock n roll  per la band di Domodossola tra richiami agli Hives, un retrogusto di 60's beat e uno sguardo ai primi Clash. Ci sono freschezza, urgenza, un impeto teen e un tiro comune a poche band in circolazione. Le cinque canzoni funzionano ed entrano subito in testa, ben composte, suonate come il genere richiede.
Ottimo esordio, in trepida attesa dell'album.

EVIL EYE LODGE - s/t
Il quartetto piacentino cerca in questo esordio sulla breve distanza (sei brani per 25 minuti) radici lontane e inconsuete per un gruppo italiano: quel blues sporco e oscuro così caro a personaggi come Nick Cave e Tom Waits ma anche a Screamin Jay Hawkins, a certi sconosciuti bluesmen mai usciti dai confini di New Orleans, ai Doors più radicali (cui pagano omaggio "Vampire Queen" o la conclusiva "Desert Lounge").
Un assaggio gustosissimo dall'acre sapore voodoo che merita attenzione per la particolarità e originalità della proposta.

THE BIDONS - Clamarama
Dieci anni di attività e ora il terzo album, in costante devozione al verbo del Rock n Roll, declinato in varie sue forme, dal garage al beat, al freakbeat, al power pop, surf, punk n roll.
"Clamarama" scorre veloce e diretto, divertente e travolgente tra chitarre con il fuzz, ritmiche pulsanti, cori di palese sapore 60's e brani sempre riusciti e dai ritornelli contagiosi.
Da assaporare tutto in una volta come un boccale di birra in una calda giornata estiva.

I MONACI DEL SURF - 3
Si chiude la trilogia della band "mascherata" (come d'abitudine salgono sul palco) torinese con un omaggio in chiave ovviamente surf ad alcuni brani a loro cari, noti e meno noti (oltre a due inediti). Si passa dai Nirvana ai Madness, dai Depeche Mode a Donatella Rettore e Nicola Di Bari, rendendo il tutto splendidamente uniforme e consono all'humus sonoro tipico della band nonostante l'enorme, palese, differenza tra i brani originali.
Risalta una produzione molto accurata e potente, lontana dai consueti suoni vintage lo-fi del genere, rendendo il prodotto appetibile anche al di fuori dei circuiti ad esso dedicato.

SEGNALO ANCHE UNA SERIE DI 45 GIRI : LINK QUARTET - Quattro pezzi facili
Torna il LINK QUARTET con un nuovo lavoro, decisamente atipico rispetto alla consuetudine.
Quattro brani che arrivano dai 60s', ricantati in italiano dalla voce souleggiante di Silvia Molinari.
L'impronta è sempre Hammond beat oriented ma con un timbro più 70's rock.
Due i brani degli Shocking Blue Love Buzz e I'm A Woman poi Back Up Against The Wall dei Blood Sweat And Tears) e la versione che Ombretta Colli fece nel 1969 di Harley Davidson di Serge Gainsbourg. L'adattamento in italiano è convincente ed efficace, sulle qualità tecniche ed espressive della band non c'è da anni alcun dubbio.

THE SCRUBS - Please Go Out / Hey Girl
Suonare garage punk al giorno d'oggi potrà sembrare fuori moda.
Ed è probabilmente quello di cui vanno fieri i lodigiani Scrubs, alle prese con l'esordio su vinile a 45 giri. Due brani, veloci, corti, chitarre fuzz, voce aggressiva, ritmi indiavolati sulle tracce di Sonics e Fuzztones.
Nessun fronzolo, arrangiamenti minimali e secchi. Un calcio nello stomaco, puro garage punk.

LOS INFARTOS - Another face
Una bomba rock n roll arriva dal centro Italia. Un singolo in vinile, tre brani, Miracle Workers, Vipers, Sonics, Fuzztones in sottofondo e una carica garage punk (ma che abbraccia anche raffinati riferimenti a certo brit rhythm and blues e leggere pennellate psichedeliche tardo 60's) comune a poche bands in circolazione.
Consigliatissimo.
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