mercoledì, novembre 16, 2016

David Mancuso



Se ne è andato Dave Mancuso, uno dei pionieri della disco music, tra i primi deejay della storia (iniziò già nel 1966 ad allietare feste private con la sua collezione di dischi), ideatore e creatore del "The Loft" di New York (al 647 Broadway), il 14 febbraio del 1970 con il party "Love Saves the Day".

Un loft che divenne un club di culto e che segnò l'epoca della disco music degli albori.
Caratterizzato da una dimensione underground e privata, limitata da inviti personali e non accessibile a tutti.
Ha proseguito la sua attività fino alla sua scomparsa.
L'attività del Loft, in un periodo di forti cambiamenti e turbolenze sociali, permise alla comunità gay e a quella nera di potersi divertire senza dover temere attacchi da estremisti o dalla polizia.

Si è sempre definito un audiofilo più che un DJ, andando alla ricerca del suono migliore per ascoltare e proporre musica.

Tu non vuoi ascoltare l'impianto, vuoi ascoltare la musica.
Non ho mai avuto la stanza giusta per poterlo fare.
Vorrei una stanza in cui non si vedono le casse dell'impianto, una stanza che sia piena di musica che arriva da ovunque.

Molte volte finisco in posti in cui il volume è troppo alto. Alto va bene ma c'è una cosa che si chiama fottutamente alto.
Non voglio avere a che fare con persone che non si curano della qualità del suono o che lo distorcono, allontanandosi da quello che intendeva l'artista quando ha registrato il brano.

Le feste, la musica hanno unito le persone.
Una volta che hai persone che arrivano da diverse condizioni economiche mescolate insieme, il progresso sociale fa grandi passi avanti Hai persone provenienti da tutti i ceti sociali che si uniscono.

Anche la musica si è mossa con un sacco di crossover. Abbiamo avuto tutti i tipi di musica da un capo all'altro dello spettro artistico, e la gente ha scoperto che, "Hey, mi piacciono Led Zeppelin e mi piace James Brown.
Le persone vogliono solo stare bene e divertirsi, vogliono sentirsi al sicuro e sentirsi bene. Questo è sempre la regola numero uno per un posto.

martedì, novembre 15, 2016

The Ballad of John and Yoko



Uno dei brani più particolari dei BEATLES, anche uno dei meno considerati.
Una veloce e scanzonata canzone, molto orecchiabile e fresca, con un testo che è una specie di cronaca del periodo di convivenza e del matrimonio tra John Lennon con Yoko Ono.

Il brano fu registrato dai soli JOHN e PAUL (pur in un periodo di grande tensione tra i due) il 14 aprile del 1969.
George era in vacanza mentre Ringo era impegnato nelle riprese del film The Magic Christian.
John si presentò a casa di Paul chiedendogli di aiutarlo a completare il brano e subito dopo decisero di andare ad Abbey Road a registrarlo.

John suonò chitarra solista, chitarra acustica e cantò, Paul ai cori, basso elettrico, pianoforte, batteria, maracas.

Il riff di chitarra finale fa riferimento a Lonesome Tears in My Eyes, brano che i Beatles avevano in repertorio ad Amburgo.
Il brano fu censurato in diversi stati degli USA a causa del ripetersi della parola "Christ".
Il brano uscì solo come singolo il 30 m aggio del 1969 (sul retro la bella "Old Brown Shoe" di George) e arrivò al primo posto delle charts.

https://www.youtube.com/watch?v=10UCIWFe4DM

lunedì, novembre 14, 2016

Outtakes e inediti



Non sono mai stato interessato ai demo.
Avevo un bootleg dei Beatles e una facciata era tutta occupata da varie versioni di Strawberry Fields Forever.
Che cazzo me ne frega ?
Io voglio sentire la canzone finita in tutta la sua gloria

PAUL WELLER

La crisi discografica, il "completismo" dei fan, il desiderio compulsivo della rarità o dell'inedito hanno riempito e continuano a farlo gli scaffali di miriadi di cofanetti, box, stampe e ristampe pieni di outtakes, versioni alternative, live più o meno ben registrati, demo, prove in studio.

In realtà quanto di questo materiale ha un valore artistico?
Quanto è invece assolutamente inutile e derubricabile all'oblìo o quasi?
Se l'artista non lo ha inserito in una pubblicazione ufficiale ci sarà un perchè....

domenica, novembre 13, 2016

Capela dos Ossos



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

La Capela dos Ossos (che si trova a Evora in Portogallo nella Chiesa di San Francesco) fu costruita nel XVI secolo da un monaco francescano con l'intento di ammonire i confratelli sulla caducità della vita di fronte alla morte (vedi la scritta all'ingresoo: Nós ossos que aqui estamos pelos vossos esperamos ("Noi ossa che qui stiamo, le vostre aspettiamo").

La cappella è formata da pareti di 18,7 metri di lunghezza per 11 di altezza con le otto colonne che sostengono il soffitto decorate da ossa e teschi umani cementati e il soffitto riporta dipinti con scene a tema mortuario.
Il numero di scheletri umani sono circa 5.000 e provengono da cimiteri e chiese della zona e molti hanno il nome della persona inciso.v Completano il soave quadro due cadaveri essiccati pendenti da una catena.

sabato, novembre 12, 2016

Classic Rock



Nel nuovo numero di CLASSIC ROCK ho intervistato Federico Fiumani e recensito la riedizione di "Siberia" dei Diaframma.
Intervista anche a JOHN HOLMSTROM (fondatore della rivista "Punk" nel 1976 e autore della copertina di "Road to ruin" dei Ramones).
Poi recensioni di Sum 41, Dodgy, del live dei Calibro 35 e degli album dei Tunguska, di Mimes of Wine, Obake.

Sulla rivista si parla poi di Bowie, Faces, Black Sabbath, Van Der Graaf Generator, Rory Gallagher etc etc

venerdì, novembre 11, 2016

Il calcio che (non) conta



Qui si è ancora all'inizio e in pieno marasma ma altrove gli scudetti sono già stati assegnati: al Malmoe in SVEZIA, al Rosenborg in NORVEGIA mentre in FINLANDIA è il solito IFK a guidare sul HJK.

In MONGOLIA l'Erchim ne ha vinte 17 su 18 e ha lo scudetto in mano mentre in CINA il Guangzhou ha vinto un altro titolo (intanto Lippi arriva in panchina della Nazionale a serio rischio di eliminazione per i prossimi mondiali russi).

Nelle FAR OER le 10 squadre della serie A, la Formuladeildin, si affrontano 3 volte per un totale di 27 partite.
Quest'anno titolo al Vikingur con un punto sul Ki, mentre il Torshavn (che ha all'attivo ben 68 titoli !!!!) è arrivato solo quinto.
Il campionato delle Isole esiste dal 1942 ma solo nel 1992 le squadre hanno avuto accesso alle Coppe Europee (la Nazionale dal 1988).

Tra i Brits in SCOZIA domina il Celtic con 10 punti di vantaggio sull'Aberdeen e 11 sui Rangers dopo 12 giornate.
I Crusaders guidano davanti al Linfield in IRLANDA del NORD.
In quello IRLANDESE (dieci squadre che si affrontano in un torneo in cui si affrontano due volte andata e due ritorno) in testa il Dundalk davanti al Cork City.
Il campionato in GALLES non comprende notoriamente una serie di squadre che giocano in quello inglese (Cardiff City, Swansea City e Wrexham le principali) ed è dominato da anni dai NEW SAINTS che anche quest'anno è in testa con 14 vittorie su 14 partite (52 gol fatti, quasi 4 a partita, 7 subiti...). Ha vinto 9 titoli negli ultimi 12 campionati (gli ultimi 5 consecutivi).

La nazionale di PAPUA NUOVA GUINEA non giocò nessuna partita tra il 2006 e il 2011 ed è rtironata a competizioni ufficiali solo nel 2015, ottendendo discreti risultati e risalendo fino al 150° posto del ranking Fifa.

Il 13 novembre del 1991, 25 anni fa, la JUGOSLAVIA batteva 2-0 l'Austria a Vienna e si qualificava per gli Europei dell'anno successivo.
In campo Savicevic, Mihajlovic, Pancev tra gli altri (i giocatori croati avevano lasciato la squadra l'anno precedente).
Fu l'ultima partita di una delle squadre più forti dell'epoca, la guerra cancellò tutto e nel 1992 la nazionale fu esclusa dagli Europeia favore della Danimarca che vinse sorprendentemente il titolo.

giovedì, novembre 10, 2016

Intervista a Ratlock



Dopo FEDERICO FIUMANI dei DIAFRAMMA, al giornalista FEDERICO GUGLIELMI, ad OSKAR GIAMMARINARO, cantante e anima degli STATUTO, al presidente dell'Associazione Audiocoop GIORDANO SANGIORGI, a JOE STRUMMER, a MARINO SEVERINI dei GANG, a UMBERTO PALAZZO dei SANTO NIENTE, LUCA RE dei SICK ROSE, LUCA GIOVANARDI e NICOLA CALEFFI dei JULIE'S HAIRCUT, GIANCARLO ONORATO, LILITH di LILITH AND THE SINNERSAINTS, a Lorenzo Moretti, chitarrista e compositore dei GIUDA, il giornalista MASSIMO COTTO, a FAY HALLAM, SALVATORE URSUS D'URSO dei NO STRANGE, CESARE BASILE, MORENO SPIROGI degli AVVOLTOI, FERRUCCIO QUERCETTI dei CUT, RAPHAEL GUALAZZI, NADA, PAOLO APOLLO NEGRI, DOME LA MUERTE, STEVE WHITE, batterista eccelso già con Style Council, Paul Weller, Oasis, Who, Jon Lord, Trio Valore, il bassista DAMON MINCHELLA, già con Paul Weller e Ocean Colour Scene, di nuovo alla corte di Paul Weller con STEVE CRADOCK, fedele chitarrista di Paul, STEFANO GIACCONE, i VALLANZASKA, MAURIZIO CURADI degli STEEPLEJACK e la traduzione di quella a GRAHAM DAY, CARMELO LA BIONDA ai MADS, CRISTINA DONA', TIM BURGESS dei Charlatans, JOYELLO TRIOLO, SIMONA NORATO e la traduzione di un'intervista a RICK BUCKLER, MICK JONES, MONICA FRANCESCHI, SALVO RUOLO, MAURIZIO MOLGORA, PAUL WELLER, I RUDI e Michele MEZZALA Bitossi, IACAMPO, FIVE FACES, Geno De Angelis dei JANE J's CLAN, Stefano Ghittoni dei DINING ROOMS, ANTONIO GRAMENTIERI dei SACRI CUORI, CLAUDIO FUCCI, direttore e responsabile della case editrice VOLOLIBERO, a MILO SCAGLIONI, a MICHELE GAZICH, GIANNI MIRAGLIA, Alexander Karl Gold,Matthew Berth dei G91, è la volta oggi di RATLOCK dei Casino Royale alle prese con un progetto solista.

Le precedenti interviste sono qua:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Le%20interviste

Ratlock - Tutto dentro!
Ratlock è il progetto solista di Gabriele “Rata” Biondi, tromba, melodica e percussioni dei Casino Royale dal 1994.
“Tutto vero!” raccoglie alcune delle cose scritte da Rata durante l’ultima parte del tour della band, “Io e la mia Ombra” (2011-2013).
Un album particolare, molto complesso, dalle atmosfere e riferimenti disparati, con elettronica, dub e trip hop a fare da fondamenta.
Si respirano anche odori new wave, quella che nei primi 80’s riecheggiava un funk malato, “bianco” e ruvido (Slits, Pop Group, Bush Tetras, James White e certe sperimentazioni dei Clash di “Sandinista” – di cui potrebbe essere un’outtake la conturbante “In strada”).
E ovviamente le innumerevoli contaminazioni care ai Casino Royale che emergono frequentemente. Sperimentale, originale, personale, convincente.


Innanzitutto due parole sull’attuale attività dei Casino Royale.

Per quanto riguarda l’attività dei C.R., abbiamo un tot di materiale su cui lavorare.
Con i nostri tempi, ma ti assicuro che abbiamo sempre molto da dire da un punto di vista artistico.

Il tuo esordio solista attinge da svariate influenze (dal dub all’hip hop a new wave, funk e tanto altro). C’è altro nel tuo bagaglio di riferimenti o “Tutto vero!” rappresenta il tuo “manifesto” artistico ?

Tutto Vero! rappresenta senz’altro il mio manifesto artistico, una sorta di biglietto da visita con i miei più stretti riferimenti musicali.
Vero è però che la musica e l’animo umano sono elementi in continua evoluzione, non escludo quindi di proporre più avanti progetti che attingono da realtà diverse, mantenendo però sempre ben salde le mie radici.

Incidere un album in tempi in cui “la musica non vende più” è una scelta ormai coraggiosa.
Come credi si possa uscire da questa crisi della discografia ?
E’ irreversibile secondo te ?


Incidere un album in un periodo in cui la musica vende poco, si può dire sia un atto di coraggio.
Sicuramente l’aspetto artistico in condizioni come queste, acquista ancora più valore.
Se prima si incidevano dischi per far sentire la propria voce e raccontare il proprio mondo, ma anche per mangiare la pagnotta alla fine del mese, oggi le cose sono cambiate.
La pagnotta spesso deriva da altre attività professionali e alla musica resta la più pura, vera e autentica missione artistica.
Non a caso ho inciso un vinile.
Credo che sia infatti fondamentale per combattere la crisi del settore, inserire nel mercato prodotti i qualità, seguire i propri gusti artistici e non le esigenze del mercato.

Si può vivere di musica in Italia ?

No.
Credo che non si possa vivere di musica in Italia adesso.
Si può vivere CON la musica però.

Porterai questo progetto in tour ?

Si, porterò questo progetto in tour, cercando di rappresentare al massimo il suono del disco anche durante il live.
Geppi Cuscito, l’altra metà di Ratlock, suonerà la chitarra e si occuperà delle sequenze. Ad Alessandro Ferri spetterà invece il martello ritmico del basso.
Marco Cremaschi infine sarà la voce fuori campo che accompagnerà la nostra storia.

La classica lista dei tuoi dischi da isola deserta

Se penso di trovarmi su un’isola deserta, e rifletto sul tempo da impiegare per procurarmi del cibo, mangiare, scaldarmi, costruire un giaciglio o una capanna, il disco più adatto, in cui ancora oggi scopro elementi nuovi è Sandinista! dei Clash.

mercoledì, novembre 09, 2016

Oasis - Supersonic



Mille volte discussi, mille volte bastonati da accuse di mancanza di creatività, plagiarismo, carriera caotica, il turbolento scioglimento.

Eppure le quasi due ore di "Supersonic" sono un valido riassunto di quanto invece abbia rappresentato la band dei Gallaghers: un gruppo capace di scrivere capolavori, canzoni diventate classici, di catalizzare l'attenzione di milioni di ragazzi per anni, di essere un riferimento artistico, e non solo, per una valanga di gruppi.
Nel dettagliatissimo (forse troppo per chi non è un fan sfegatato) c'è tutta la storia, dagli inizi ai trionfi, attraverso materiale raro, interviste, curiosità, il tutto montato da Mat Whitecross in una chiave "Pop" non lontana (guarda caso) dall'estetica che caratterizzò l'"Anthology" dei Beatles.

Non so quanto sia legale (e sicuro) ma qui c'è lo streaming:
http://fmovies.to/film/oasis-supersonic.kw8y6/lr3rqm

martedì, novembre 08, 2016

Paul Du Noyer - La versione di Paul



Paul Dy Noyer, oltre ad essere un giornalista di NME e scrittore, è anche un vecchio amico e concittadino del suo più noto omonimo.
Con il quale ha intrattenuto negli anni numerose conversazioni private e lavorative (il titolo originale, più opportuno e mirato, è infatti "Conversations with Paul Mc Cartney"), raccolte in un questo lungo e dettagliato libro che scandaglia nella vita artistica e personale di PAUL con garbo, nessuna invadenza, tanta delicatezza.

Mc Cartney è diretto, sincero, senza peli sulla lingua, parla di Beatles e Linda, di spiritualità e della quotidianità di essere un (ex)Beatle.
Per i fan un documento imperdibile, grazie anche ad uno stile molto leggero, scorrevole, una chiacchierata continua che non svela particolari inediti o annotazioni sconvolgenti ma rifinisce una volta in più un ritratto così complesso come quello di uno dei compositori più autorevoli e geniali degli ultimi 50 anni.

lunedì, novembre 07, 2016

Lou Reed - Metal Machine Music



Uno degli album più controversi e dibattuti della storia del rock (si passa dal capolavoro, allo scherzo, alla spazzatura).

METAL MACHINE MUSIC uscì nel 1975 ad opera di un LOU REED in piena devastazione psico fisica, deluso, anzi schifato dal precedente "Sally can't dance" che reputava commerciale e che ha rinnegato, Costretto ad adempiere a doveri contrattuali, pensò bene di assolverli con un doppio album di 64 minuti, caratterizzati da quattro "brani" di 16 minuti l'uno, di esclusivo rumore, feedback, loop di vari mixaggi accelerati o rallentati, effettuati dallo stesso autore.

Un album che precorre la musica industriale ed è influenzato dalla cosiddetta drone music (sound minimalista ripetitivo e ipnotico) teorizzata dal compositore La Monte Young e il suo Theatre of Eternal Music, sempre molto apprezzato da Lou Reed e dai Velvet Underground.
Nelle composizioni ci sono anche stralci di brani classici, pezzi rubati da dischi dei Beatles e rivoltati al contrario o accelerati e altre sonorità che si mischiano al caotico incedere.
Nonostante la presssochè totale inascoltabilità vendette circa 100.000 copie.

Personalmente ho affrontato l'ascolto alcune volte, l'ultima delle quali pochi giorni fa ed è un'esperienza cerebrale (e auricolare) piuttosto interessante.

domenica, novembre 06, 2016

No Dapl - La protesta Sioux



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

La realizzazione di un gigantesco oleodotto, il Dapl (Dakota Access Pipeline), prevede l’attraversamento di quattro stati americani, dal North Dakota all'Illinois, passando sotto il fiume Missouri e diversi altri corsi d’acqua, minacciando milioni di persone, attraverso il potenziale inquinamento delle acque e devastando comunque la terra di alcune riserve di Nativi Americani.

I Sioux della nazione Hunkpapa Lakota di Standing Rock, spalleggiati da altre tribù, da ambientalisti e attivisti vari (tra cui famosi personaggi dello star system, da Susan Sarandon a Leo Di Caprio) hanno reagito inscenando una protesta ad oltranza che ha talvolta generato scontri, arresti e repressione dalle autorità.
L'amministrazione Obama ha, al momento, bloccato i lavori ma non è detto che un nuovo presidente non sia di parere diverso.

La lotta continua.

Questa è la nostra terra e non può essere profanata. Chiediamo il rispetto dei nostri valori, dei nostri diritti, delle nostre acque (Archambault, presidente della Standing Rock Sioux).

https://www.facebook.com/StopDAPL/

sabato, novembre 05, 2016

Lilith and the Sinnersaints live a Milano "Serraglio"



Stasera a MILANO al SERRAGLIO Lilith and the Sinnersaints e Guignol dal vivo.

Serraglio
via Gualdo Priorato 5, 20134 Milano


https://www.facebook.com/events/1673482746298764/

venerdì, novembre 04, 2016

G 91- Your reaction, my direction



G 91- Your reaction, my direction

La "creatura" di Matthew Berth giunge al secondo capitolo discografico, avvalendosi questa volta della sapiente cura produttiva di Alex Loggia degli Statuto.
La fonte ispirativa rimane sempre l'universo (ancora non del tutto sondato a fondo) del brit pop degli anni 90 ma la scrittura si spinge oltre, trovando un tratto personale e distintivo sempre più marcato. La chitarra acustica tesse una base ritmica costante e diventa uno degli aspetti più riconoscibili del sound dell'album anche quando i ritmi accelerano e portano i brani verso gli amati Oasis. Disco già maturo, interessante e che prelude ad un futuro brillante.


Una breve intervista a Matthew Bert:

Il sound dei G91 è figlio del brit pop anche se nel nuovo lavoro ho trovato un'apertura verso altri orizzonti.
E' una scelta voluta o spontanea ?


Da una decade ormai ho "dentro" un sound ben preciso fatto di chitarre potenti e riff ben definiti ma con YRMD, in maniera del tutto spontanea, alcuni brani come "Day" e "rise up" hanno "richiesto" un cambiamento nel sound e nella stesura...un qualcosa di "non calcolato" e nato totalmente in studio con Alex.
La mia musica per quanto influenzata rimane sempre molto libera e questo album ne é la conferma.

C'è molto spazio per la chitarra acustica.
Immagino sia da dove nascono i tuoi pezzi.
Come componi ?


La chitarra acustica é il mio "Daily basis" é lo strumento che tengo sempre a portata di mano, la mia "penna".
Tutte le mie "melodie" nascono da lei, gruppi di accordi in sequenza che piano piano prendono forma e richiedono una melodia vocale, é sempre nato tutto cosí per me, qualche bel accordo, una buona melodia vocale da metterci sopra, le parole e poi la stesura per dare "respiro" a tutto.

Mi dici qualcosa sui testi ?
E come mai la scelta dell'inglese ?


I testi per la mia prima volta sono tutti abbastanza "ispirati"...
Non ho mai badato molto al significato di quest'ultimi, sono sempre stato piú per il "sound" ma, con YRMD ho curato parecchio i testi.
Sará che é stato scritto e composto totalmente a Palermo durante una lunga e calda estate, ci sono testi come"Sicilian Eyes" che parlano della bellezza estrema della sicilia mischiata alla "bruttezza" delle sue eterne dinamiche, "Calling it home" la canzone dedicata a chi ha "perso tutto" ma puó sempre ritrovare quel tutto in "qualcosa" oppure Day totalmente dedicata alla "paranoia" dell individuo ma con un ritornello "liberatorio" e positivo...Io penso in inglese quando scrivo, ho imparato a scrivere musica cosí, non riuscirei a farlo in italiano...non darei lo stesso meaning e poi, con questo sound, ritengo che la lingua inglese risulti piú credibile,musicale e incisiva.

Alex Loggia ha prodotto l'album.
E' stata un'influenza decisiva sul risultato finale ?


Alex é stato molto decisivo come con "Into the crowd" lo chiamo "mago" non per niente!😉 lui sente il mio brano in acistico, chiede cosa vorrei "ottenere" e "boooom" mi fa sentire il brano esattamente come lo avevo immaginato!
Senza troppi fronzoli o ripensamenti é braura ed esperienza, lo so, ma a me piace chiamarla magia! Sono sicuro che sará un rapporto molto longevo il nostro!

Con che formazione porterai in giro la promozione dell'album ?

La formazione odierna é composta da : Ale Derosa al basso, amico d'infanzia nonché "superbassista" funky e Rock con una base Jazz molto rigorosa ma non "schematica" (ex allievo e pupillo del bassista dei baustelle) e Giorgi Brusamonti alla batteria, musicista di "conservatorio" (percussioni) che ha sviluppato negli anni un suo stile aggressivo ma estremamente elegante, quasi riconoscibile! Sono state diverse le formazioni dei G91 nonostante sia passato 1 anno e mezzo dalla nascita del progetto ma, tutto mi ha portato a loro, e loro sono quello che cercavo da sempre! Aspetteranno dei live "esplosivi".

Un po' di tuoi dischi da portare sulla solita isola deserta

Sono molto "strano" a riguardo!
Porterei dei dischi e dei "singoli"! (sono molto legato all'unicitá di un solo brano) sicuramente nel mio "zaino" troviamo what's the story, be here now e dig out your soul degli Oasis, Screamedelica dei Primal Scream, The Stone Roses dell' omonimo gruppo, Urban hymns dei Verve, Setting sons dei Jam, Quadrophenia e My generation degli Who e il White album dei Beatles e Never mind the bollocks dei Pistols...ma vorrei un disco con "curami" dei cccp, this charming man degli smiths, easy money di johnny marr, coriandoli a natale di restagno, I was dreaming dei blind alley e unknown pleasure dei joy division...tutto diverso ma tutto vero.

giovedì, novembre 03, 2016

Gianni Miraglia - Ritornello al futuro e intervista



Gianni Miraglia - Ritornello al futuro

Gianni Miraglia è tante cose, uomo dai mille talenti e dal grande seguito mediatico.
In questa sede lo apprezziamo come scrittore, con un lavoro dove satira e grottesco si intersecano con vicende divertenti ma non troppo, per scoprire, tra le righe, che ciò che viene narrato non è troppo lontano da una realtà sempre più decadente che ci circonda.
Qui si parla di zombies ma zombies di alto livello, da Kurt Cobain a Johnny Thunders, Sid Vicious, Lucio Dalla, con protagonista quello di Luigi Tenco che cerca un riscatto con i Dead Pertinis che si trasformano in SanRemones per vincere il Festival di San Remo battendo gli odiati Dire Straits Italia.
Il racconto è divertente, la scrittura incalzante, il tono agrodolce, talvolta esilarante, altre malinconico.
Ma è un libro unico e particolarissimo, originale.
E non è un pregio da poco.


A seguire un'intervista all'autore:



Performer, attore, giornalista, scrittore, qual’è il ruolo in cui ti ritrovi di più ?

Attrattore di attenzione tramite narrazione fatta a parole, gesta e palchi.
Mi considero un musicista di culto ma che suona altro.

Tu ti definisci “un prodotto della cultura pop”.

Assolutamente.
Le volte che mi sono staccato dalla massa imbrogliavo me stesso.
Tutti vogliamo un angolo di mondo migliore chi ci possa dare spazio.
In una intervista il Velvet Underground dimenticato, Doug Yule, raccontava di come quella band ultraterrena in realtà cercasse spasmodicamente il successo.
E di come fossero amareggiato che la sorte si accanì imponendo con scellerato tempismo l'album dei Mother of Invention a preceder e oscurare il disco della banana.

“Ritornello al futuro” è un racconto grottesco ma che ad un certo punto diventa sempre più inquietante quando ci si rende conto che il mondo di zombies è pieno di affinità con la realtà (che talvolta è ancora più grottesca del racconto).

Zombies che altro non sono che i fragili e talentuosi che si sono fatti travolgere e nel modo più tragico.
Ho dato loro una seconda chance.
Ma stavolta consapevoli dei retroscena e della realtà e soprattutto liberi di non morire male come nel loro primo tempo da ex comuni mortali: se sei zombie non puoi morire.
Lo zombie di Johnny Thunders si fa le flebo di eroina.

Nel libro ci sono personaggi che sono simboli di una certa cultura (da Johnny Thunders a Freak Antoni), ormai dimenticati e probabilmente destinati all’oblìo.
Cosa pensi della progressiva scomparsa di un mondo per noi così importante e che ormai è appannaggio di una cerchia sempre più ristretta ?


Credo che l'Atlantide del rock'n'roll sia iniziata a scomparire con l'avvento delle TV musicali e del web: la tecnologia ha reso fruibile il mito, l'ha reso umano.
Video interviste e foto.
Mi ricordo che nel 1980 avevo inciso una cassetta da una radio libera e che avevo scritto i titoli in base alla pronuncia del dj: This order (ndr Disorder) era un pezzo dei Joe Division.

Vedi, da osservatore, viaggiatore, giornalista la possibilità di un “nuovo punk” ?
Magari c’è già stato o c’è attualmente ma io non me ne sono accorto.


Il punk ci sarà sempre, ma come attitudine.
Ultimamente ho ripreso ad ascoltare band giovani grazie alla mia nuova dipendenza che sono i Fat White Family: sono diventato amico di Simon, il padre di Saul Adamczewski, il chitarrista visionario.
E appunto il padre è uno che a 19 anni vedeva Sex Pistols e Sham 69.
Tanta passione musicale soprattutto per Van Morrison e attitudine che ha comunicato al figlio. Conta l'attitudine, non il citazionismo che produce band vestite come sulla copertina di Funhouse.
Attraverso i Fat White Family ho colto dei nuovi giovani che suonano vestiti alla cazzo, senza il parka, i caschetti e tutto quel travestimento modism che ha impelagato tante band inglesi nella claustrofobia del brit sound. W Paul Weller, ma quello vero, non i cloni estetici. (Se vuoi ti faccio anche i nomi;-).

Mi fai un elenco dei 10 dischi che ti porteresti su un’isola deserta ?

Funhouse (complete, l'opera di 7 cd)
Stooges omonimo
Song for our mothers dei Fat White Family
The idiot di Iggy Pop
Sandinista dei Clash
More fun in The new World degli X
It's you di Jonathan Richman
Exile on main street degli Stones
Hurt me di Johnny Thunders
Screamadelica dei Primal Scream
Nothing's shocking dei Jane's Addiction

mercoledì, novembre 02, 2016

Ari Päffgen - Christian Aaron Boulogne



Una storia amara e strana, all'ombra di due miti.
Ari Päffgen è il figlio di NICO (voce dei Velvet Underground) e ALAIN DELON che pur non lo ha mai ufficialmente riconosciuto.

Nato nel 1962 venne accolto dalla madre di Delon, Édith Boulogne (contro la volontà del figlio) dopo che la stessa Nico le aveva comunicato la sua "impossibilità" ad allevarlo correttamente.
Edith volò a New York, lo prese con sè e lo crebbe fino a quando nel 1977 suo marito Paul Boulogne non lo adottò come figlio dandogli il cognome.

Si riavvicinò alla madre con cui condivise anche passioni molto pericolose (in un'intervista ha dichiarato di essere stato in coma per tre settimane per overdose e che Nico cercò di registrare in ospedale il suo flebile battito del cuore per inserirlo in un disco....).

Nico smette con la droga per salvarlo e proteggerlo ma alla sua morte nel 1988, Ari si rituffa nei suoi demoni passando da una cura per la disintossicazione all'altra.

Ha avuto sporadici contatti con Alain Delon che ha sempre negato di poter essere suo padre (nonostante una somiglianza evidente) ma di considerarlo un "amico": "Tu non hai i miei occhi, non hai miei capelli, non sei mio figlio, non lo sarai mai, sono andato a letto con tua madre solo una volta, tu sei solo un mio amico" gli disse una volta.

Ha pubblicato un libro di memorie, L'Amour n'oublie jamais, girato alcuni film (anche con la madre ne "La cicatrice interiore" del 1972), lavora come fotografo, anche se ultimamente vive in una sorta di ricovero in condizioni critiche dopo un ictus e una vita spesa in abusi.

Dome La Muerte, ex chitarrista dei Not Moving ebbe l'occasione di ospitare Nico e Ari a casa sua per una settimana.
Interpellato ricorda:
"L'agenzia di Nico sbagliò le date e la spedì con il figlio in Italia una decina di giorni prima del tour previsto da noi.
Inizialmente furono alloggiati in albergo ma siccome la prima data era a Pisa chiesero a me se potevo aiutarli e ospitarli, visto che le spese salivano.
Non me lo feci ripetere due volte, un mio idolo a casa mia !
Purtroppo erano conciati molto male e ci furono esperienze non molto piacevoli da vedere.
Era la prima volta che si vedevano e stavano insieme dopo 10 anni, era strano anche per loro.
A breve uscirà un film per la Fandango su Nico in Italia e intervistato dalla regista Ari ha dichiarato che di quei giorni si ricorda poco, solo di qualche giorno a Ivrea e una settimana a Pisa da Domenico...mi fa molto piacere.
Mi ricordo che gli feci ascoltare "Black and wild" dei Not Moving, uscito da poco (1985) e che apprezzarono molto".


https://www.youtube.com/watch?v=q6bDkM5tJ9g

https://www.youtube.com/watch?v=oxyvvf7DQIU

martedì, novembre 01, 2016

Intervista ai Madness



E' recentemente uscita una (come sempre)divertente intervista ai MADNESS in occasione dell'uscita dell'imminente nuovo album "Can't touch us now". La versione originale e integrale è nel link in fondo.

Di seguito alcuni passi salienti dalla voce di SUGGS:

Sono cresciuto in un ambiente dove erano tutti dentro al CALCIO e sia nadava in giro a fare casino e a prendere a calci in culo la gente, tutti inclini a comportarsi male"

Parlando dei primi periodi quando ai loro concerti incominciarono ad arrivare parecchi nazi:

"E 'stato molto difficile per noi, nessuno può sapere quello che abbiamo passato, quando ci trovavamo un migliaio di persone che facevano "Sieg Heil".
Volevamo saltare in mezzo al pubblico e buttarli fuori, ma a un certo punto la maggioranza di loro era schiacciante.
Avevano dietro i tipo del National Front ad organizzare questi skinhead. Vedevi persone che conoscevi con una svastica tatuata ma non credo che sapessero cosa cazzo significava..."


"Saltarono fuori dei titoli sui giornali in cui noi dicemmo semplicemente che non ci piaceva e da cui fecero intuire che noi incoraggiavamo quel tipo di pubblico" "Una volta trovammo delle divise da poliziotto.
Puoi immaginarti lo spasso di girare per le strade vestiti così, con tanto di manganello.
Scoprimmo che i CLASH stavano provando da quelle parti.
Entrammo all'improvviso "Polizia, nessuno si muova". Due di loro si buttarono nei bagni...non ci hanno parlato per cinque anni..."


Il video del nuovo singolo:
https://www.youtube.com/watch?v=0NKNGKNBYs0

Thanx Paul67 Musu

https://www.theguardian.com/music/2016/oct/27/madness-suggs-album-cant-touch-us-now?utm_source=esp&utm_medium=Email&utm_campaign=GU+Today+main+NEW+H+categories&utm_term=196826&subid=16166330&CMP=EMCNEWEML6619I2

domenica, ottobre 30, 2016

La concessione di Tientsin



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

La concessione italiana di Tientsin fu l'unico possedimento coloniale italiano in Cina (in generale in Asia), amministrato dal Regno d'Italia tra il 1901 e il 1943.

Il 7 settembre 1901 venne istituita la Concessione italiana di Tientsin, una zona di 450.000 m², situata nell'immediata periferia orientale dell'omonima città, e costituita da un terreno lungo il fiume Hai-Ho, ricco di saline di un villaggio e un' area paludosa.
Durante la prima guerra mondiale arrivarono a Tientsin circa 900 prigionieri militari di etnia italiana, originari dall'Impero austro-ungarico, principalmente da Trentino, Venezia Giulia e Dalmazia, provenienti dalla Russia e furono uniti agli Alpini che costituivano il Corpo di spedizione italiano in Estremo Oriente che combatté nell'estate 1919 per mantenere attiva la ferrovia transiberiana in Manciuria, che serviva agli Alleati per approvvigionare i menscevichi contro i bolscevichi.

All'entrata in guerra dell'Italia, nel 1940, la concessione in Estremo Oriente era composta da circa 300 marinai del Reggimento San Marco che alla fine del conflitto furono fatti prigionieri dagli Alleati e la concessione di Tientsin assegnata alla Cina. Il 10 febbraio 1947 furono rimpatriati.

Gli italiani costruirono la città secondo il proprio gusto estetico, con viali alberati e piazze, abbellendole con giardini e fontane.
Sorsero via Trieste e Trento, via Firenze, piazza Regina Elena e altri luoghi dai nomi evocativi di ogni città italiana, ancora in auge oggi e anche chiese come quella del Sacro Cuore, molto vicina allo stile di Santa Maria delle Grazie a Milano, ora trasformata in una sala giochi.

Ci fu anche una squadra italiana di calcio a Tsientin che battè la rappresentativa inglese 3-0


Thanx Sergio Collavini
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