venerdì, agosto 05, 2016

I 50 migliori batteristi (su Classic Rock)



La rivista CLASSIC ROCK mi ha affidato la gestione di un numero speciale dedicato a 50 BATTERISTI RAPPRESENTATIVI NELLA STORIA DEL ROCK.

Con il responsabile editoriale Maurizio Becker e il direttore Francesco Coniglio li abbiamo individuati per poi dividere le schede tra i vari collaboratori.
L'elenco è in rigoroso ordine alfabetico.
Io mi sono occupato di Tony Allen, Fred Below, John Densmore, Topper Headon, Al Jackson Jr., Keith Moon, Bernie Purdie, Ringo Starr, Clyde Stubberfield, Moe Tucker, Charlie Watts, Joseph Zigaboo Modeliste.

Gli altri sono Carmine Appice, Ginger Baker, Hal Blaine, John Bonham, Terry Bozzio, Bill Bruford, Matt Cameron, Danny Carey, Billy Cobham, Vinnie Colaiuta, Phil Collins, Stewart Copeland, John Densmore, Virgil Donati, Aynsley Dunbar, Sheila E., DJ Fontana, Steve Gadd, Michael Giles, Dave Grohl, Levon Helm Jim Keltner, Jaki Liebezeit, Dave lombardo, Nick Mason, Mitch Mitchell, Ian Paice, Carl Palmer, Neil Peart, Cozy Powell, Jeff Porcaro, Mike Portnoy, Simon Phillips, Marky Ramone, Michael Shrieve, Alex Van Halen, Christian Vander, Bill Ward, Tony Williams.

C'è poi una parte italiana (che ho coperto interamente io) in cui si parla di
GEGE' DI GIACOMO, GIANNI DALL'AGLIO, FRANZ DI CIOCCIO, GIULIO CAPIOZZO, ELLADE BANDINI, BRUNO BIRIACO, TULLIO DE PISCOPO, TONY ESPOSITO, FRANCO DEL PRETE, MICHI DEI ROSSI, WALTER CALLONI, AGOSTINO MARANGOLO, ROBERTO GATTO, con un cenno anche a Helder Stefanini, Fabio Rondanini, Ferdinando Masi, Giovanni Naska Deidda, Ringo De Palma, Francesco Valente, Massimo Ferrarotto.

The Beatles - Revolver



Usciva 50 anni fa REVOLVER dei BEATLES uno dei migliori album pop rock di tutti i tempi.

Un balzo in avanti epocale nella percezione popolare della musica grazie alla tipica particolarità dei Fab Four di riuscire a condensare in poco più di mezzora (14 brani di cui nessuno passa i tre minuti di durata) un universo di sonorità, influenze, riferimenti, colti o meno.
C'è il semplice pop e la sperimentazione, il rock e la psichedelia, il beat e la musica indiana, gli archi da orchestra da camera e la black music etc.
Un caleidoscopio organico, perfettamente coerente nella diversità di direzioni che la band non riuscirà più a ripetere con la stessa efficacia e freschezza.
A cui si aggiungono nuovi orizzonti nella tecnica di registrazione, nel posizionamento dei microfoni per la batteria, nell'uso dei nastri, nel mixaggio.

Apre l'inconsueto "one,two,three, four" di TAXMAN (unico brano di George messo all'inizio di un album dei Beatles), con aspro testo polemico e politico, un assolo di chitarra incredibile di Paul (che provvede ad un giro di basso indimenticabile) in un brano soul rock veeemente che stride con la drammatica successiva ELEANOR RIGBY con il solo Paul protagonista, accompagnato da una sezione d'archi (mirabilmente arrangiati da George Martin) e da un testo profondo, lugubre ma incisivo sulla solitudine.
Tocca poi a John con I'M ONLY SLEEPING: il brano non è forse dei suoi migliori ma è una ballad psichedelica con un solo di chitarra di George suonato al contrario (lo suonò diritto, lo riversò, lo imparò al contrario e lo riversò di nuovo...effetto incredibile) e una struttura molto particolare.
Di nuovo spazio a George con l'indiana LOVE YOU TO, brano non irresistibile ma che sancisce definitivamente la passione del "quiet one" per l'Oriente.
Nel brano ci sono anche Ringo e Paul.

HERE THERE AND EVERYWHERE è il Paul melodico al 100%, ballata lenta e sognante che è restata fino d ora anche nel repertorio solista (lui la giudica una delle sue migliori composizioni in assoluto trovando concorde anche John e George Martin).
Come previsto uno spazio è lasciato anche a Ringo a cui è riservata la ballata per bambini YELLOW SUBMARINE, brano di Paul, arricchito da ripetuti effetti speciali. E' l'unico momento debole dell'album anche se diventerà uno dei loro brani più noti (ai cori anche Brian Jones e Marianne Faithfull).
A chiudere la facciata A uno dei brani più sottovalutati ma particolari della carriera dei Beatles con una delle migliori prestazioni in assoluto di Ringo alla batteria (e l'unico in cui Paul non compare, al basso c'è George).
SHE SAID SHE SAID è un brano di John, psichedelico, rock, dall'incedere ritmico particolarissimo: Ringo si produce in un capolavoro passando agevolmente e con estrema classe da battute in 4/4 a brevi passaggi in 3/4, una in 6/4, una di nuovo in 3/4, una in 6/4, una in 3/4, concludendo in un rutilante 2/4 che conclude il brano che sfuma.
Ma sono i continui contro tempi che rendono la sua esecuzione superba, eseguendo una sorta di parte solista che emerge sotto la linea vocale dalle movenze orientali.
In fase di registrazione il suono dei piatti fu notevolmente compresso per conferire al brano un effetto più psichedelico.

Per il lato B ci sono in apertura la breve (2 minuti), solare e allegra GOOD DAY SUNSHINE di Paul (che suona tutto lasciando Ringo alla batteria, Paul e George solo ai cori e George Martin al piano, con un bellissimo solo) e AND YOUR BIRD CAN SING di John, molto rock e psichedelica con le chitarre di George e Paul a tessere il riff di sostegno all'intero brano.
Grande lavoro di basso di Paul e armonie vocali eccelse.
L'eccellenza compositiva, ormai a livelli di autore classico, si palesa con l'incredibile FOR NO ONE, uno dei suoi migliori brani in assoluto con uno splendido solo di corno inglese e la parte strumentale che non prevede George e John ma il solo Ringo in una ritmica usata con discrezione. Imperiosa e vivacissima la DOCTOR ROBERT di John (esplicitamente dedicata ad uno spacciatore) in cui la band suona al completo con i rispettivi ruoli, dimostrando ancora una volta la classe e la capacità esecutiva.

Ancora George con la bella I WANT TO TELL YOU dai sapori orientaleggianti ma senza traccia di sitar o altra strumentazione del luogo. Parti vocali di una bellezza unica e Paul al basso protagonista. Le ultime due tracce sono uno dei tasselli più importanti della varietà di questo capolavoro.
GOT TO GET YOU INTO MY LIFE di Paul è un esplicito omaggio alla soul music con una poderosa sezione fiati (e testo dedicato alla scoperta della marijuana che da allora non abbandonerà più) mentre non ci sono parole per descrivere TOMORROW NEVER KNOWS viaggio oltre le soglie della psichedelia con il groove batteristico di Ringo marchio di fabbrica inimitabile.

In giugno era uscito il singolo PAPERBACK WRITER / RAIN che se fossero stati inseriti nell'album lo avrebbero reso ancora migliore, se possibile.



La discutibile copertina è opera di Klaus Voorman, vecchio amico della band che collaborerà in futuro negli album solisti di John, George e Ringo.
Il titolo originale è stato scelto tra Abracadabra, Four Sides of the Eternal Triangle, After Geography (in risposta al recente Aftermath degli Stones) Magic Circles, Beatles on Safari, Pendulum.

mercoledì, agosto 03, 2016

Piombino- Roma 3-1



Torna la fortunata serie di GRANDI PARTITE DIMENTICATE grazie alla penna di ALBERTO GALLETTI.
Le precedenti qui
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Grandi%20partite%20dimenticate

18 NOVEMBRE 1951

Una giornata leggendaria per la Piombino sportiva fu il 18 Novembre 1951.
La città e la sua poderosa acciaieria avevano ripreso vita dopo i giorni tristi e luttuosi del 1943/44 quando i tedeschi, in ritirata, si erano appropriati degli stabilimenti, minandoli e facendoli saltare in aria per scongiurare che finissero in mano alleata.

Anche i campionati di calcio erano ripresi al termine del conflitto e i nerazzurri locali avevano ripreso l’attività, inseriti nel girone D della lega interregionale della serie C, erano stati promossi alla nuova serie C nazionale al termine della stagione 1947/48, tre stagioni in terza serie nelle quali i piombinesi colsero un 4°, un 2° ed un primo posto che valse l’incredibile promozione alla serie B al termine della stagione 1950/51.
Con un’avvio di campionato sparato il Piombino si ritrova da subito in testa alla classifica, capolista dopo sei giornate rallenta successivamente la marcia e alla vigilia della 10° giornata si ritrova a tre lunghezze dalla vetta 12 punti contro i 15 dei battistrada.
Il caso è stato spesso protagonista nelle vicende calcistiche prima di quest’epoca post-moderna fatta di miliardi, televisioni e iper programmazioni e il caso volle che la capolista della serie B in quella 10° giornata del campionato di serie B 1951/52 fosse la Roma.
Reduce da cinque stagioni deludenti dalla fine della guerra, i giallorossi retrocedettero al temine della stagione 1950/51, un penultimo posto tribolatissimo ad un solo punto dal Padova terz’ultimo che scansò la retrocessione, con tre allenatori che si avvicendarono alla guida della squadra e parecchie batoste rimediate in campionato.

La compagine giallorossa si presenta al via della nuova stagione rinforzata a dovere e ben decisa ad ottenere sul campo un immediato ritorno in serie A, eccoli quindi i giallorossi pronti ad affrontare la trasferta sul campo della matricola terribile Piombino sulla scia di sette vittorie, un pareggio ed una sola sconfitta (1-2 in casa dl Genoa).
In città non si parla d’altro, i muri nelle strade sono tappezzati da giorni con i manifesti della partita, il clima è di attesa spasmodica.
Attesa presente anche nella capitale da cui partirà all’alba una carovana di oltre quattromila tifosi, auto, pullman e un treno speciale, pacchetti viaggio a ruba 3.800 lire con il biglietto di tribuna, 2.400 con il biglietto dei distinti e 2.000 per la curva ospiti.
La fiumana giallorossa invade la stazione di Piombino, punto di arrivo anche per i torpedoni e si avvia a piedi verso lo stadio Magona d’Italia, lo stesso nome dell’acciaieria, della quale la squadre è espressione, orgoglio ed emanazione, un osmosi raramente vissuta in Italia e sempre di breve durata.
Lo stadio accoglie i sostenitori ospiti gremito all’inverosimile, gli spettatori sono circa quattordicimila, la capienza ufficiale è di diecimila posti, la città e il campo sono battuti da un lieve maestrale tiepido.

Un grande boato di approvazione accoglie l’entrata in campo dei giocatori, l’entusiasmo è di entrambe le tifoserie è palpabile.
Il Piombinoè guidato in panchina da Fioravante Baldi ex-Torino prima della guerra e artefice della storica promozione e da due piombinesi in campo, Mezzacapo difensore e idolo locale ed il portiere Carlotti, Mezzacapo infortunato dovrà però guardarsi la partita soffrendo in tribuna, sulla panchina della Roma Gipo Viani allenatore in ascesa che sara presto al Milan pigliatutto di metà anni 50 e poi in Nazionale.
Il Piombino attacca controvento nel primo tempo,nonostante l’esserci abituati rimane un’esercizio difficile, inoltre la Roma, sconfitta in casa dal Genoa la domenica precedente, ha smaniosi propositi di riscatto fin da subito e si lancia all’attacco a testa bassa, tattiche dimenticate ed esposizione al contropiede assicurata.
Il Piombino se ne stà li rannicchiato ma senza nessun timore è pronto e deciso a far valere qualsiasi occasione gli si pari davanti , per due volte il velocissimo Zucchinali manda in ansia la retroguardia romanista assi sbilanciata dagli assalti in avanti, e al decimo minuto su un maldestro campanile a liberare di Nordhal (fratello del più celebre centravanti del Milan), una prodezza di Ortolano in semi rovesciata (aiutata dal maestrale che soffia ora a 40km/h) finisce a Montani che insacca: 1-0!
Il boato della folla è enorme e finisce ai quattro angoli della città riecheggiando per le vie deserte. La reazione della Roma è veemente e frutta tre angoli in rapida successione, sull’ultimo il difensore nerazzurro Bonci sventa sulla linea. Lo spavento ricompatta il Piombino che ritrova la solidità difensiva di inizio partita e la giusta lucidità per i contrattacchi. Al 40° su rimessa laterale lunga la palla giunge a Biagioli in area che spara una bordata in porta, il portiere in uscita tocca con le mani la palla si alza e finisce in rete dopo un lob perfetto, 2-0! Il pubblico in delirio accompagna la squadra all’intervallo con incessanti cori di giubilo.

Alla ripresa la Roma riparte col medesimo copione, in più , ferita nell’orgoglio, aumenta il martellamento alla difesa piombinese con grande rabbia, si gioca a una porta per mezz’ora ma la palla non vuole entrare, grandi parate del portiere Carlottii, carambole sfortunate e una difesa strenua aiutata da una lunga serie di falli impedisce ai giallorossi di ridurre le distanze e tornare in partita, al 75’ Biagioli lanciato in contropiede a tutta velocità centra la traversa con un tiro dal limite, è il preludio alla terza segnatura che giunge un minuto dopo, Coeli ruba palla a Galli, quasi sulla linea della propria porta in posizione defilata, rapidissimo ribaltamento di fronte palla a Cozzolino e poi in profondità a Montani che entra in area e viene steso da Tre Re, rigore. Trasforma Montani per un’incredibile 3-0. La Roma ormai distrutta si rigetta in avanti senza più convinzione ormai e sull’ennesima mischia in area nerazzurra Coeli tocca di mano, l’arbitro decreta un altro rigore e Venturi trasforma, è il 39°, gli ultimi sei minuti trascorrono senza pericoi per il Piombino che vince meritatamente 3-1, e si porta in classifica a 14 punti d una sola lunghezza dalla coppia di testa Roma Genoa.

Il pubblico è in visibilio, si innalzano cori Piombino-Piombino, serie A – serie A, cui fa da contraltare il lento e mesto sciamare dei sostenitori giunti dalla capitale.
La festa in città non si ferma e continua fino alle ore piccole, si cullano sogni di serie A all’ombra delle ciminiere della grande fabbrica che stende la sua mano benevola sugli undici eroi in nerazzurro.

La stagione del Piombino continuò in posizioni di testa, ci fu spazio per un’altra memorabile giornata il 20 gennaio 1952 quando il Genoa scese al Magona d’Italia e fu sconfitto 2-1, ma le speranze di promozione svanirono definitivamente dopo il pareggio interno col Brescia (1-1) alla trentesima giornata. Chiuse con un 6° posto,in assoluto la miglior stagione di sempre per i nerazzurri.
La breve epopea calcistica piombinese ad alto livello si chiuse con la retrocessione in serie C dopo altre due stagioni in B nelle quali la squadra ottenne due risicate salvezze. Di pari passo purtroppo la grande fabbrica, La Magona, finì in crisi e nel ’53 a seguito di un progetto di rilancio industriale respinto vi fu la cessazione di ogni attività, cessazione che gettò mezza città nella disperazione e portò all’occupazione operaia dell’impianto, al successivo violentissimo sgombero da parte delle forze dell’ordine del famigerato ministro Scelba e al conseguente licenziamento dell’intera forza lavoro operaia e di parte di quella impiegatizia.

Campionato Nazionale di Serie B 1951/52 – 10 Giornata

Piombino, Stadio Magona d’Italia 18 Novembre 1952

Piombino 3 – 1 Roma

Piombino (3-2-5): Carlotti; Bonci I, Lanciani, Coeli; Bonci II, Ortolano; Morisco, Biagioli, Zucchinali, Cozzolini, Montiani.

Roma (3-2-5) : Risorti; Tre Re, Nordhal II, Cardarelli; Acconcia, Venturi; Merlin, Zecca, Galli, Andersson, Bettini

Reti: 9’ Montiani (P), 40’ Biagioli (P), 76 rig. Biagioli (P), 84’ rig. Venturi (R)

lunedì, agosto 01, 2016

Classic Rock



Nel nuovo numero di CLASSIC ROCK tra le tante cose (tra cui una classifica dei migliori cento album degli anni 70 da riscoprire - a cura della redazione inglese - con primo "Powerage" degli AC/DC, secondo "Sabotagw" dei Black Sabbath, terzo "Quadrophenia" degli Who, quarto un live dei Led Zeppelin e quinto "Station to station" di Bowie) io parlo di due (buone) ristampe dei MOVE, di "Smash the clock" di BRUCE FOXTON, di "Get gone" dei SERATONES, di "Eyes on the lines" di STEVE GUNN, di "Monolith of Phobos" del CLAYPOOL LENNON DELIRIUM, "All you can hit" dei GRANDI NAVI OVALI.
Ci sono anche due belle interviste a Eric Clapton e Wilko Johnson.

Return to Waterloo di Ray Davies



Nel 1984 RAY DAVIES si cimenta con il cinema, realizzando una specie di musical in cui il filo conduttore sono una serie di canzoni incise per l'occasione (oltre a tre dei KINKS tratte da Word of Mouth dello stesso anno) con tutti i membri della band con l'eccezione del fratello Dave Davies.
Per questo motivo l'album si configura come il suo primo solista e viene attribuito al solo Ray Davies.

RETURN TO WATERLOO è un "film" parecchio sconclusionato, un po' visionario, in cui il protagonista, The Traveller impersonato da Kenneth Colley, è un pendolare che nella tratta londinese Guildford/Waterloo, incontra una serie di personaggi, si sospetta sia un serial killer, immagina varie situazioni, ricorda il passato, contempla un deludente matrimonio che vive quotidianamente nella noia.
Tanta malinconia, un po' di ironia, un tratto tipicamente brit e un interessante approccio per l'aspirante regista/sceneggiatore/ideatore Ray Davies anche se i 58 minuti del "film" non sono niente di memorabile.

Tra gli attori la breve comparsa del giovane Tim Roth (Rosencrantz, Guildenstern sono morti, Four Rooms, Rob Roy, il remake del 2001 de Il pianeta delle scimmie, Le iene, nei panni di "Mr. Orange, Pulp Fiction nei panni del rapinatore Zucchino, La leggenda del pianista sull'oceano, The Hateful Eight) e un fugace cameo dello stesso Ray Davies che suona nella metro.

https://www.youtube.com/watch?v=qA4Lp8GFG-I

sabato, luglio 30, 2016

Riposo d'agosto



Nel mese d'agosto il blog continuerà la pubblicazione di post anche se in modo più saltuario.
Seguitelo comunque.

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venerdì, luglio 29, 2016

Il meglio di luglio 2016



A metà dell’anno si può dire che il 2016 è propizio per i buoni dischi : molti nomi li ritroveremo prevedibilmente ai vertici dei migliori a fine dicembre.
Michael Kiwanuka, Last Shadow Puppets, PJ Harvey, Iggy Pop, David Bowie, Motorpsycho, King Gizzard and Lizard Wizard, Seratones, Fantastic Negrito, Kula Shaker, Marta Ren, Lucinda Williams, Nigel Hall, Mavis Staples, Parker Milsap, Charles Bradley, Deep Street Soul, The Heavy, Bob Mould, Steve Gunn, Monkees tra gli stranieri.
Statuto, The Winstons, Afterhours, Marlene Kuntz, Radio Days, Nada, Roberta Gulisano, Guignol, Wu Ming Contingent, Daniele Silvestri, Sistah Awa, Vinicio Capossela tra gli italiani.


ASCOLTATO

MICHAEL KIWANUKA - Love & hate
Notevole il ritorno del cantante inglese.
Raffinato e allo stesso intenso e potente modern gospel soul che guarda prevalentemente, in versione aggiornata e attualissima, a Bill Whiters ma anche a Van Morrison, Otis Redding, Terry Callier. Rinnova la tradizione dei grandi album Black, da “What’s goin on” a “Talking book”.
Voce stupenda, arrangiamenti eleganti, brani curatissimi, groove, anima e una visione fresca, pop e che riesce a coniugare alla perfezione passato e presente.
Produce Danger Mouse.
Eccellente, nei top del 2016.

VINICIO CAPOSSELA - Le canzoni della cupa
Ponderoso doppio lavoro caratterizzato da una ricerca approfondita, quasi accademica, all’interno del folk italiano, della canzone popolare a cui si affianca un capitolo più tradizionalmente caposseliano dove si allarga ad orizzonti più ampi e in cui confluisono blues, desert sound, tex mex e tanto altro (con l’aiuto di Los Lobos, Howe Gelb, Calexico e tanti altri).
Album importante.

AARON NEVILLE - Apache
Ottimo viaggio tra funk, soul, gospel blues.
Grandi grooves, voce, come noto, stupenda, grandi brani.

WILLIAM BELL - This is where I live
Non uno dei nomi di primo piano ma pur sempre un piccolo eroe della favola Stax Records, William Bell torna con un dignitosissimo album di sincero southern soul e rhythm and blues, ben fatto e intenso.
Ottimo.

DEXYS - Let The Record Show: Dexys Do Irish And Country Soul
Kevin Rowland torna con i Dexys e un album di covers, tra standard irlandesi, Rod Stewart, Northern Soul, Bee Gees, Joni Mitchell.
Voce e mood inconfondibili per un ottimo e dignitoso, pur se non indimenticabile, album con piccole gemme sparse qua e là.

NEIL YOUNG - Earth
Il vivacissimo Neil Young non si ferma mai e sciorina ogni due minuti qualcosa di nuovo e sorprendente. Come questo superbo live, di grande resa, in cui raccoglie le canzoni che ha dedicato all’ambiente e alla “Terra”.
Il tutto condito da sovraincisioni di rumori di animali, spesso anche DURANTE il brano !
Una bizzarria che non disturba (più di tanto) nè inficia la qualità di un ottimo lavoro.

BONGOLIAN - Moog maximus
E’ il quinto album solista di Nasser Bouzida, leader dei Big Boss Man e come sempre assaporiamo un gustosissimo mix di modern jazz, boogaloo, latin soul, Hammond beat, funk. Il tutto con un groove e uno spirito divertenti e scanzonati che rendono “Moog maximus” gradevolissimo.

THE ARROGANTS - No time to wait
Giovanissimi (intorno ai 16 anni...), francesi e un tiro garage beat di stampo Brit Beat tra Pretty Things e Kinks.
L’album è dello scorso anno ma vale la pena ripescarlo.

MESSER CHUPS - Spooky hook
Il tri odi San Pietroburgo alle prese con la consueta dose (prevedibile ma carina da ascoltare) di surf e primitive rock n roll (dalle parti di Link Wray) con gusto Crampsiano.

KID CONGO and the PINK MONKEY BIRDS - La arana es la vida
Da uno che ha militato in Gun Club, Cramps e i Bad Seeds con Nick Cave ci si aspettano sempre grandi cose.
Il buon Kid ha sempre invece viaggiato in un sottobosco più di ombre che di luci con dischi di alterna consistenza.
Il nuovo è tra quelli migliori, energico, vibrante, ruvido, dove entrano tutte le influenze del suo fulgido passato: rock n roll, garage, blues, punk, una buona dose di (auto) ironia e gusto. Bel disco ed eccellente live act al Festival Beat.

GIULIANO PALMA - Groovin
La zuppa è un po’ sempre la stessa, una serie di cover di brani più o meno famosi rivisitati in chiave reggae ska. Alcune riuscite altre no.

The MAMA BLUEGRASS BAND - Dogs for bones
Il secondo album dell'album lombarda è un perfetto esempio di come l'amore e l'identificazione  per un certo mondo musicale possano tranquillamente trascendere distanze e confini.
Il sound della Mama Bluegrass Band ci porta nell'America più profonda, quella country, blues, hillbilly, del rock n roll primitivo,  il tutto  filtrato con una visione moderna e attuale che non indulge certo nel mero revivalismo. Il tutto tra ruvide ballads e tirati country rock che farebbe la felicità dei Blasters o dei Los Lobos. Eccellente album.

RED HOT CHILI PEPPERS - The getaway
Non che ci contassi tanto ma non pensavo riuscissero a fare un album così bolso.
Mamma mia !

ASCOLTATO ANCHE
JEFF BECK (sempre un grande, qualche buon pezzo funk ma il resto poco interessante. Particolare il fatto che la sezione ritmica sia quella, tutta italiana, di Paolo Mengoni...), WILL BUTLER (il leader degli Arcade Fire in un discreto live solista), MISTERY LIGHTS (incidono per la Daptone ma fanno garage. Buono ma molto scontato e prevedibile), STEVE COLE (fusion jazz funk strumentale, gradevole sottofondo da dentisti)

LETTO

DICK PORTER - Viaggio al centro dei Cramps
Adoro alla follia le biografie maniacali, quelle piene di dettagli, magari inutili, superflui, eccessivi ma che rendono il libro "definitivo".
E' il caso di questo bellissimo viaggio nella carriera dei CRAMPS a cura di Dick Porter, edito da GoodFellas, splendidamente tradotto da Caterina Micci (non facile attenersi correttamente, senza la dovuta competenza, ad una lunga serie di definizioni e terminologie molto specifiche), con una introduzione di Federico Guglielmi e una serie di testimonianze "italiane" finali.
Nulla è lasciato al caso, date, eventi, particolari anche secondari ed è costantemente corredato dalle parole di Lux Interior e Poison Ivy (i Cramps...) ma anche dai vari, più o meno importanti, numerosi, compagni di viaggio da Miriam Linna a Bryan Gregory a Kid Congo, tra i tanti.
Grande spazio agli esordi e ai primi due seminali album, più sbrigativo il seguito (in effetti meno significativo e più di routine tra dischi e tour) fino alla prematura scomparsa di Lux Interior nel 2009.
C'è la commovente e smisurata passione per il vero spirito del rock n roll, la ricerca della PUREZZA di quel sound e di quell'attitudine, l'amore per i B Movies horror, le fregature discografiche, i tracolli economici, le risse ai concerti, i rapporti spesso difficili con gli altri componenti, le droghe, il sesso, la provocazione, lo spirito autenticamente punk.
Per chi ama la band o anche solo un certo tipo di rock n roll un testo assolutamente imperdibile.

LOREDANA BERTE’ - Traslocando
Ho sempre amato le autobiografie di personaggi POP dello spettacolo italiano (da Cristian De Sica a Verdone a Teo Teocoli tra i tanti).
Tra quelli più appariscenti ed estremi LOREDANA BERTE' gioca un ruolo di primo piano.
E la sua testimonianza in "Traslocando" non delude le aspettative ma, anzi, travalica ogni immaginazione a partire dalle violenze subite dai genitori nella tenera infanzia che ne hanno marchiato indelebilmente tutta la vita fino alla tragica fine dell'amata sorella Mia Martini.
Loredana è crudissima, spietata, anche con sè stessa, non risparmia niente e nessuno.
Nel marasma di ricordi, aneddoti e dichiarazioni "forti" ogni tanto perde credibilità (la cena con George Bush, Borg e...Bin Laden sembra un tantino forzata...e anche i concerti visti a fine anni 60: vanno bene Stones e Hendrix ma citare anche i Ramones...ehm...).
Non lesina feroci strali all' (ex) amico Renato Zero e non ha paura a fare nomi e cognomi di "bastardi" vari che le hanno reso la vita difficile (con augurio finale di morte veloce al padre). Un libro che testimonia il suo ruolo di loser, scheggia impazzita e incontrollabile, scritto senza falsi pudori o particolari remore.
Non è facile.

GRAZIANO DELORDA - Little Olive
Non è facile per un romanzo di oltre 300 pagine tenere incollato il lettore, divertendo, appassionando, facendogli assaporare costanti citazioni e riferimenti (sempre impeccabili e competenti) al magico mondo del rock n roll 60’s.
Il mood non è distante dalle avventure di Tony Pagoda di Paolo Sorrentino ma il taglio è personale e molto intrigante.
La storia della garage band siciliana dei Little Olive, inconsapevolmente immischiata in una rocambolesca storia di spaccio internazionale e in sanguinose rivalità con altre bands, è un piccolo gioiello di genialità letteraria.
Piacevolissimo.

DANILO PAGLIARO - Mai avere paura
Un resoconto molto lucido, sincero e onesto di una vita nella Legione Straniera con i suoi eccessi e codici (a noi incomprensibili), il rammarico di un progressivo declino dello spirito originario, descrizioni di azioni cruente (ma mai inutilmente sensazionalistiche), vita quotidiana fatta di rigore, addestramenti estremi, interventi sul campo.
Difficile condividerne i valori, interessante riuscire a gettare un o sguardo su qualcosa di così poco conosciuto e misterioso.

VISTO
La Migliore offerta di Giuseppe Tornatore
Vero e proprio capolavoro interpretativo con una sceneggiatura pazzesca e geniale.
Grandissimo film !

COSE & SUONI

Mie recensioni quotidiane su www.radiocoop.it e mensili su CLASSIC ROCK

Uscito ROCK n SPORT mio nuovo libro per VoloLibero Edizioni

giovedì, luglio 28, 2016

Get Back. Dischi da (ri)scoprire



Ogni mese la rubrica GET BACK ripropone alcuni dischi persi nel tempo e meritevoli di una riscoperta.
Le altre riscoperte sono qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Get%20Back

THE SPINNERS - The original Spinners (1967)
Album d’esordi oche raccoglie i successi degli anni precedenti tra deliziosi rhythm and blues, perfetti brani da dancefloor Northern soul e il classico vocalese di sapore doo wop a corredo del tutto. Tanta eleganza e freschezza, producono Berry Gordy e Smokey Robinson, suonano i Funk Brothers.

THE SPINNERS - Second time around (1970)
Notevole il secondo passo discografico che orienta il timone verso il funk soul di chiara marca Temptations ( a cui si avvicinano parecchi brani e atmosfere).
Brano top è “It’s a shame” di Stevie Wonder (che produce e suona la batteria nel brano) ma tutto l’album è un piccolo gioiello.

UNIT 4+2 - Concrete & Clay – The Complete Recordings
Anomala band inglese dei 60’s che univa beat, un groove beatlesiano con atmosfere di stampo latin soul, boogaloo, folk rock e l’uso delle voci magistralmente armonizzate.
Con “Concrete and lay” andarono al primo posto nel 1965.
Molto particolari e personali anche se piuttosto easy.

DIABOLUS - High Tones
Band di Oxford che incise nel 1971 un album mai uscito e ristampato solo a metà degli anni ’90.
Lavoro di proto prog che viaggia tra i Canterbury sound, i Jethro Tull, i Colosseum, freakbeat, con fiati e organo Hammond.

JIMMY MC GRIFF - Groove grease
Superbo album del 1971 dove l’Hammond di Jimmy si eleva su basi splendidamente funk con la backin band di King Curtis ad accompagnarlo.
Funk jazz all’ennesima potenza e a livelli qualitativi eccelsi.

mercoledì, luglio 27, 2016

Le maglie di calcio più vendute



Potere del merchandising e differenze evidenti tra la solita triade Inghilterra/Germania/Spagna e il resto.

Le magliette più vendute nell'ultima stagione sono quelle del MANCHESTER UNITED con 2 milioni e 850mila esemplari (quella di Martial la più richiesta)
Poi il BARCELLONA con 2.290.000 (ovviamente Messi) e il REAL MADRID con un milione e 850mila (Ronaldo in testa).
CHELSEA (Hazard) in quarta posizione con 1 milione e 650mila.
Quella di Robben è la maglia più venduta del BAYERN MONACO. Per i tedeschi un milione e mezzo.

In sesta posizione l’ARSENAL con Alexis Sanchez con un milione e 125mila.
In settima posizione la JUVENTUS che grazie anche a Pogba è arrivata a vendere 850mila magliette.
Il LIVERPOOL è a 805mila divise vendute.
Il PSG ha venduto 685mila magliette ma più venduta però non è quella di Ibrahimovic, ma di Di Maria.
Grazie a Honda e al mercato giapponese il MILAN è al decimo posto con 650mila magliette.
Subito dopo Atletico Madrid con 500mila magliette vendute e il Leicester a 350mila.

martedì, luglio 26, 2016

Klaus Voorman - A Sideman's Journey



KLAUS VOORMAN è uno dei tanti "quinti" Beatles, amico di lungo data della band, autore della copertina di "Revolver" e bassita in parecchi album solisti di John Lennon, George Harrison e Ringo Starr oltre che con Manfred Mann, Billy Preston, James Taylor, Lou Reed ("Transformer")Harry Nilsson, Doris Troy, Gary Wright, Carly Simon, Randy Newman, BB King, Donovan, Keith Moon ("Two sides of the moon").

Nel 2009 diede alle stampe il suo primo ed unico album solista, una raccolta di cover (e un brano autografo) che vede la partecipazione di un bel po' di "amici" di prima grandezza.
A partire da PAUL MC CARTNEY che suona e canta l'introduttiva "I'm in love again", con RINGO STARR alla batteria.
Ma ci sono anche Cat Stevens, Paul Jones, Jim Keltner, la band di Manfred Mann, Joe Walsh, Dr. John e tanti altri.

L'album è una discreta raccolta di brani rock n roll (inclusa una spedita "Blue suede shoes"), bene tre omaggi all'amico George Harrison (una buona "All things must pass" oltre a "My sweet Lord" e "The Day the World Gets 'Round" oltre al classico "Such a night" di e con Dr.John e il successo di Manfred Mann "Mighty Queen".
Nulla di indimenticabile ma un onesto e discreto tassello all'interno della sterminata discografia para-Beatlesiana.

In questo link l'interessante video che lo vede alle prese con "?m in love again" con Paul e Ringo, registrato nello studio di Paul nel Sussex, gli Hog Hill Mill Studios, dove si passa tra strumenti che hanno segnato la storia dei Beatles (il mellotron di "Strawberry fields forever", il clavicembalo di "Beacuse", la chitarra di "Taxman" etc...molto godibile...

https://www.youtube.com/watch?v=YhZZiMOy334

lunedì, luglio 25, 2016

Dati di vendita digitale, dischi e Cd in Italia



I dati della Fimi (Federazione dell’industria musicale italiana) nel primo semestre del 2016, certificano che lo STREAMING e il DOWNLOAD battono per la prima volta il supporto fisico.
Il digitale è al 51%, attraverso i servizi musicali via web, che rappresentano il 40% del mercato totale e segnano un incremento del 51%.
I primi sei mesi del 2016 mostra una crescita del 23% rispetto a due anni fa.

Ma è il VINILE che in Italia segna un sempre sorprendente +43% nel semestre a confronto con i primi sei mesi del 2015 raccogliendo quasi 3,5 milioni di euro contro i 2,4 della prima metà dello scorso anno, portando la quota di mercato dei “dischi” al 5% del totale.

Lo streaming in abbonamento è cresciuto del 68% con servizi come ad esempio Spotify, Apple Music, Deezer e TIMmusic mentre YouTube sale del 19% e rappresenta l’11% del mercato. In totale, lo streaming ha fatturato 26,3 milioni e secondo i dati FIMI, il 20% dei consumatori di musica accede a servizi in streaming a pagamento.
Il repertorio italiano rappresenta il 44% contro il 38% di quello internazionale che però cresce al ritmo del 7% rispetto allo stesso periodo del 2015.

domenica, luglio 24, 2016

Togliattigrad



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Alla fine degli anni 60, la costruzione della gigantesca città-fabbrica di Togliattigrad, realizzata nel cuore della steppa russa in appena trentasei mesi, affiancò in un’operazione economica congiunta la Fiat e l’Unione Sovietica, creando il centro di produzione automobilistico Avtovaz dove vengono assemblate le vetture Lada.

Nata nel 1737 col nome di Stavropol il 28 agosto 1964 assunse il nuovo nome in onore di Palmiro Togliatti, segretario del Partito Comunista Italiano scomparso una settimana prima.
Durante gli anni cinquanta la costruzone della diga di Kujbyšev aveva cancellato completamente la città ricostruita successivamente in una diversa ubicazione.
Una particolarità seguita alla costruzione della fabbrica di automobili a Togliattigrad fu la giovinezza della popolazione di Togliatti.
Da Torino arrivarono ragazzi trentenni, mentre il governo sovietico mandò i migliori studenti del Politecnico, ai quali si affiancarono ragazzi entusiasmati dall'impresa.
Il risultato fu un'età media di 24 anni.
E una serie di matrimoni italo/sovietici.

Operando in regime di quasi monopolio, la AutoVAZ ha continuato a prosperare in Russia anche dopo il crollo del regime sovietico nonostante l’arretratezza tecnica e la povertà estetica delle proprie auto. Nel 2000 deteneva ancora il controllo del 70% del mercato ma ultimamente le cose sono andate peggio e la città sta subendo una forte crisi economica.

Nell'ottica comunista, Togliattigrad rappresentava la perfezione sovietica, e per fare questo furono create molte strutture sportive per mantenere i cittadini in perfetta efficienza.
Nel dicembre 1996 un referendum comunale chiese se fosse il caso di ripristinare la denominazione originale della città ma vide l'82% favorevoli a conservare il nome di Togliatti.

venerdì, luglio 22, 2016

Graziano Delorda - Little Olive



Non è facile per un romanzo di oltre 300 pagine tenere incollato il lettore, divertendo, appassionando, facendogli assaporare costanti citazioni e riferimenti (sempre impeccabili e competenti) al magico mondo del rock n roll 60’s.
Il mood non è distante dalle avventure di Tony Pagoda di Paolo Sorrentino ma il taglio è personale e molto intrigante.

La storia dell'immaginaria garage band siciliana dei Little Olive, brano degli Electric Prunes, (e del locale Out Key Hole, garage band messinese realmente esistita), inconsapevolmente immischiata in una rocambolesca storia di spaccio internazionale e in sanguinose rivalità con altre bands, è un piccolo gioiello di genialità letteraria e perfetto spunto per un film prossimo venturo, considerato il taglio fortemente cinematografico.
Piacevolissimo.

Raccomandato (vedi foto) da James Lowe degli Electric Prunes

http://grazianodelorda.altervista.org/

giovedì, luglio 21, 2016

Stadio Strahov



A cura di ALBERTO GALLETTI

In cima alla collina di Petrlin, che domina la città vecchia di Praga, dall’altro lato del fiume Moldava, sorge il Grande Stadio di Strahov (Velky Strahovsky Stadion in ceco), il più grande stadio mai costruito al mondo.

Il progetto, realizzato dall’architetto Alois Dyràk, fu completato una prima volta nel 1926 con una struttura completamente in legno rimpiazzata poi da una una completamente in cemento armato nel 1932.
Occupa un’area di 63.500mq e contiene 6 campi da calcio a misura regolamentare oltre ad altri due a misura ridotta.
L’enorme spazio/prato all’interno dello stadio misura 310,5x202,5 m, gli spalti sono in grado di contenere 220.000 spettatori.

Venne creato come sede degli Slety (letteralmente stormi di uccelli), le oceaniche esibizioni di ginnasti che cominciarono a tenersi nella Prima Repubblica Cecoslovacca nel periodo tra le due guerre mondiali.
Gli atleti appartenevano ai Sokol (Falchi in ceco) le associazioni di ginnastica nate negli anni 60 del XIX secolo con il fermo intento di affermare la virilità della gioventù di origine boema in tempi in cui Praga e la Moravia erano parte dell’Impero Asburgico, dapprima facile preda del reclutamento militare imperiale, i Sokol riuscirono nel giro di un ventennio ad affermare la loro identità di organizzazioni sportive e nel 1887 le autorità asburgiche ne riconobbero ufficialmente l’esistenza, in breve i Sokol si espansero al di fuori dei confini della capitale boema e club di Sokol si formarono a Cracovia, Lubiana e Zagabria.
La caduta dell’impero Austro-Ungarico al termine del primo conflitto mondiale portò alla formazione dello Stato cecoslovacco nel quale i Sokol conobbero grande affermazione nel periodo tra le due guerre mondiali.

In questo panorama di affermazione della nuova nazione si inserisce la costruzione di questo enorme complesso sportivo deputato ad ospitare gli Slety cui partecipavano migliaia di atleti ed atlete che compivano le loro evoluzioni ginniche accompagnate da musica tradizionale ceca suonata dal vivo da bande in costume in un incredibile orgia di orgoglio e patriottismo.
Ogni edizione degli Slety richiamava migliaia e migliaia di atleti, ginnasti e ballerini, lo Slet del 1938 richiamò circa 500.000 persone tra partecipanti e spettatori, in un clima di grande tensione ed esasperazione patriottica dovuta alla situazione politica, che precipitò di li a poco; l’occupazione nazista della Boemia quattro mesi dopo pose fine brutalmente al movimento.

Al termine della seconda guerra mondiale i Sokol vennero aboliti dal nuovo regime comunista, e i ranghi degli atleti vennero inquadrati, a partire dal 1948, nelle nuove associazioni sportive e politiche del partito, gli Slety vennero così sostituiti dalle Spartachiadi organizzate sotto il rigido controllo del nuovo regime a cadenza quinquennale, il teatro dei nuovi giochi fu di nuovo il Velky Strahovy Stadion.
Ci fu tempo il 28 settembre 1945 per una partita di Football americano giocata tra due squadre di unità dell’esercito americano che richiamò l’incredibile pubblico di 400.000 spettatori.

Dal 1990, conseguentemente alla caduta del regime comunista dell’anno precedente, le Spartachiadi furono abolite e il vecchio immenso stadio rimane da allora prevalentemente inutilizzato, è oggi sede del centro di allenamento dello Sparta Praga (calcio).

In questi ultimi 25 anni ha ospitato anche concerti rock tra i quali i più notevoli rimangono

The Rolling Stones 18 agosto 1990 (100.000 spettatori)
Pink Floyd 7 settembre 1994 (115.000 spettatori)
The Rolling Stones 5 maggio 1995 (127.000 spettatori)
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