martedì, aprile 14, 2015

Intervista a Rick Buckler



RICK BUCKLER (in)dimenticato batterista dei JAM torna a far parlare di sè con un'autobiografia di prossima pubblicazione, "That's entertainment, my life with The Jam".
Traduco (in libertà) i passi salienti di una recente intervista rilasciata a Malcom Wyatt per www.lep.co.uk

Credo sia una domanda ovvia, ma perchè proprio ora questa autobiografia ?

Non c'è una particolare ragione per cui esce proprio adesso, ma avevo scritto un po' di cose negli ultimi anni a cui Ian Snowball ha aggiunto altri particolari relativi agli anni con i Jam e mi ha aiutato a finire un po' il tutto altrimenti sarebbe stata una di quelle cose che chissà a quando avrei rimandato. Mi ha dato una mano a trovare un editore e questo mi ha dato la costanza di fare le cose per bene e nei tempi giusti.
Io posso essere un po 'inaffidabile quando si tratta di avere tempi da ufficio


C'era già stata un'altra biografia scriita con Bruce Foxton, "Out story" , ma uscì 22 anni fa.

Si è vero è passato in effeti qualche secolo ma "Our story" era più incentrata su vari aneddoti della vita dei Jam on the road. Quasi tutto nella mia vita, e sono sicuro anche in quella di Bruce e Paul, è ruotato intorno agli anni dei Jam. In questo libro ho parlato dei giorni della scuola, di come si sono formati i Jam.
Si torna sempre ai Jam ma in questo caso con uno sguardo più ampio e dettagliato. Ai tempi di "Our story" ci sedemmo e raccontammo un po' di cose anche se leggendo un po' di recensioni mi sono reso conto che la gente si aspettava qualcosa di più. Ma eravamo in causa con Paul e non volevamo tirare fuori i coltelli.
Neanche in questo caso ho tirato fuori il coltello. Non ha senso. Forse la gente si aspetterebbe qualcosa di più piccante ma non mi interessa. Voglio dare una visione da parte di chi era il batterista dei Jam. I fan del gruppo tanto conoscono bene tutta la storia.


Si è detto e scritto tanto dello scioglimento dei Jam. C'è il pericolo che sia una ripresa di quelle storie ?

Sono annoiato a morte da queste cose e non ci voglio tornare su.
E' solo il mio punto di vista. La storia dei Jam ha avuto ovviamente un grande effetto anche su Bruce e Paul ma quando parlo con i fan della band è chiaro che ha avuto le stesse conseguenze anche su di loro. Erano parte dei Jam allo stesso modo in cui lo eravamo noi. Non credo si possa dire la stessa cosa di molte altre band.


Può il 59enne Rick Buckler ricordare il primo giorno con i Jam nel 1973 ?

Certo, c'erano Paul e Steve Brookes e mi chiesero di suonare con loro ad un concerto allo Sheerwater Club a Woking. Fu una cosa del tipo: c'è una pila di dischi di Chuck Berry lì, imparali e suonali. Era una cosa che non mi era molto familiare essendo io ancora un sedicenne.

Dopo un po 'arrivò Bruce, dalla prog hard band degli Zita e Steve se ne andò.

Io intanto avevo incominciato ad imparare a suonare ascoltando un sacco di dischi grazie ad un amico più vecchio, che mi portò anche a vedere Buddy Rich. Il resto è venuto da solo.

Alla fine di questo libro c'è qualcosa che ti sei accorto di esserti dimenticato di includere ?

E' regolare! Un sacco di persone mi ricordano sempre aneddoti o storie di cui mi sono completamente dimenticato. Nel libro ci sono molte cose che è normale aspettarsi ma anche un po' di sorprese!

Pensi che Paul abbia fatto male a sciogliere il gruppo e che ci sarebbe stato i ltempo per un altro paio di buoni album per i Jam ?

Dal punto di vista dei fans trovo ancora gente che mi dice che non avevamo il diritto di sciogliere la band!
Considerando il rapporto che c'era con i fans si sono sentiti insultati da quella decisione. Nessun artista è qualcosa senza i fans e credo che per molte persone sia stato fuori di testa sciogliere il gruppo senza il loro permesso!
Io e Bruce continuiamo a pensare che un altro paio di album ci stavano ancora e che avremmo dovuto avere la forza di fermarci, fare un po 'di cose soliste, prendere una pausa, magari buttare per sei mesi i piedi al sole su una spiaggia e poi continuare. Eravamo in una posizione in cui avremmo potuto facilmente farlo, non c'era bisogno di bruciare tutti i ponti, è un vero peccato che Paul abbia preso quella decisione.
Paul era sotto pressione e ha preso quella direzione, voleva una vita privata, quella che non hai quando sei in un gruppo di quel tipo."


Come mai hai lasciato i From The Jam ?

In due parole perchè non c'era più il divertimento a causa di un paio di motivi che solo chi è in una band può veramente capire. Prima che arrivasse Bruce avevo una band, The Gift, che rivisitava i classici dei Jam e non mi aspettavo certo che un giorno o l'altro sarebbe arrivato anche lui (visto che era da anni impegnato con gli Stiff Little Fingers).
Durante l'ultimo concerto con i Jam nel 1982 leggevo la scaletta e mi dicevo che era l'ultima volta che li avrei suonati. Questa era la mia unica possibilità di risuonarli.


Non dovrebbe esserci particolare animosità tra di voi. Non sarebbe bello che vi abbracciaste di nuovo, tornaste amici e collaboraste ?

Certo, non ho assolutamente niente contro Bruce o Paul a dispetto di quello che dice la stampa ed è per questo che non la sopporto a volte. BR>Quando io e Bruce siamo tornati in tour abbiamo cercato di contattare Paul e dirgli: perchè una volta non vieni con noi a fare un paio di pezzi ? Non abbiamo ricevuto neanche un "Buona fortuna ma no grazie".
Non l'ho capito allora e continuo a non capirlo adesso. A volte la stampa tende a sensazionalizzare tutto ma è molto più semplice di quanto ci si immagini.


Oltre ad aiutare qualche gruppo emergente so che hai lavorato anche come restauratore di mobili

Volevo prendermi una pausa dal mondo della musica ma c'è anche il fatto, so che può sembrare strano, che non posso stare più di due o tre mesi senza guadagnare soldi...

lunedì, aprile 13, 2015

Attitudine punk - Cesare Basile a Milano venerdì 10 aprile 2015



Mi piacciono i concerti PUNK.
Anche quando sono suonati con chitarra acustica (Cesare Basile), tastiere e pianoforte (Simona Norato e Manuel Agnelli), violino (Rodrigo D'Erasmo), strumenti a fiato di ogni tipo - dal sax al clarinetto, armonica, flauti etc - (Enrico Gabrielli), basso (Luca Recchia), una batteria "anomala" - tra percussioni varie (Massimo Ferrarotto).
Anche quando i brani sono intense ballate o ipnotici blues "sporcati" da musica mediterranea (si sentono qua e là gli echi di Napoli Centrale, i primi Area con il sax di Busnello, gli Osanna), iniettati di desert blues (dalle parti dei Tinariwen) e le canzoni parlano di dolore e riscatto, denuncia ma anche cuore, passione, anima.
Il suono è tribale, primitivo, pulsante, evoca il canto di un popolo che alza la voce contro un oppressore (una volta aveva la spada ora mezzi più infimi e moderni), proprio come quando non gli resta che il CANTO per dire di NO e riaffermare la propria identità, la propria presenza, esistenza.

La musica di CESARE BASILE e i CAMINANTI evoca tutto ciò nel folto pubblico che si spella (giustamente) le mani di fronte a tanta potenza e bellezza.
Anche quando Rita (in arte Lilith, stato civile: coniugata - al sottoscritto) sale a cantare "La vostra misera cambiale" e replica nel bis ai cori in un'accorata "Franchina".
Chiude una lettura da parte di Manuel Agnelli di un passo scritto da Woody Guthrie e una versione quasi Velvet Underground di "State trooper" di Bruce Springsteen.
Andate ai concerti PUNK, tornerete più ricchi.
E soprattutto seguite anche SIMONA NORATO, che ha aperto con alcuni brani dal suo album "La fine del mondo".
E' già grande ma a breve la sarà ancora di più.

domenica, aprile 12, 2015

Balmalonesca



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia o comunque estremi.

I precedenti post:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo


Balmalonesca sorse in Val Divedro (provincia di Verbania) alla fine del 1.800 con l’inizio dei lavori del traforo del Sempione.
Oltre alle baracche, costruite dagli stessi operai, sorgevano la chiesetta di Santa Barbara (costruita in meno di due mesi nell’autunno del 1899), la scuola elementare, un teatrino in legno e negozi di ogni genere, oltre a un ospedale con 30 posti letto in località Nante.
Aprirono ovviamente tantissime trattorie, bar e negozi che, nelle scritte, rappresentavano tutte le regioni italiane (Alleanza Cooperativa Torinese, Ristorante Canavese, Macelleria Toscana ma anche Dio lo benedica, il Ristorante all’Italiano)
A Balmalonesca, per sette anni e tre mesi ci fu “un mondo in cui si parlavano tutti i dialetti d’Italia, dove si trovavano calzolai veneti, cuochi napoletani, vinattieri pugliesi”.
Durante i lavori Balmalonesca arrivò ad ospitare tra i 7500 e gli 8000 abitanti.

I valdivedrini denominarono questa moltitudine di gente ‘i trafurett’, ovvero coloro che lavoravano al traforo.
Le acque della Diveria, nell’alluvione del 1919, distrussero gran parte del villaggio, fra cui la chiesa quando il villaggio era ormai stato abbandonato.
Successive inondazioni completarono l'opera.
Ora rimangono solo alcune case disabitate.

Spunto dal libro "Liscio Assassino" di Manini-Mercadante

sabato, aprile 11, 2015

Lilith and the SInnersaints a Bologna



Stasera al COVO di BOLOGNA (Piazza Marsala), LILITH AND THE SINNERESAINTS in concerto con gli AVVOLTOI.

https://www.facebook.com/events/661047860683945/

Poi andremo avanti
GIOVEDI’ 16 aprile: TORINO “Hiroshima” + Assist
VENERDI 17 aprile: MILANO “Ligera”
SABATO 16 maggio: VARESE “Sur le Sofa”

www.lilithandthesinnersaints.com
https://www.facebook.com/LilithandtheSinnersaints

"Revoluce" il nuovo album di LILITH AND THE SINNERSAINTS è disponibile nei migliori (o peggior) negozi, richiedendolo qui:
http://www.audioglobe.it/disk.php?code=8016670114956
oppure ai nostri concerti o a info@lilithandthesinnersaints.com

venerdì, aprile 10, 2015

Ronnie Biggs



Ronnie Biggs è stato tra i più noti criminali della storia britannica, famoso per la “Grande rapina al treno” postale Glasgow-Londra del 1963.
Già a 18 anni si segnala per essere congedato con disonore per diserzione dalla RAF.
Nel 1963 la famosa rapina che fruttò alla banda 2 milioni e mezzo di sterline (una cinquantina di milioni di euro attuali).
Catturato dopo un anno e condannato a 30 anni di detenzione Biggs dopo 19 mesi evade dal carcere calandosi con una corda dal muro di recinzione.
Dopo una fuga durata un anno e una plastica facciale, si rifugia in Australia con moglie e figli nel 1966 e poi in Brasile nel 1970 (dove non c’erano rapporti di estradizione con l’Inghilterra.
Nel 1978, Biggs venne rintracciato dai Sex Pistols e cantò in due canzoni del film The Great Rock 'n' Roll Swindle, il documentario di Julien Temple sulla storia del la band.
"No One Is Innocent" e "Belsen Was a Gas" furono registrate con il chitarrista Steve Jones e il batterista Paul Cook in uno studio in Brasile poco tempo dopo l'ultimo concerto ufficiale dei Sex Pistols a San Francisco, e dopo che Jones e Cook si erano recati a far visita a Biggs nel suo rifugio.
"No One is Innocent" uscì come singolo in Inghilterra il 30 giugno 1978 raggiungendo la posizione numero 7 delle classifiche inglesi.

Biggs collaborò anche con Bruce Henry (un contrabbassista statunitense), Jaime Shields e Aureo de Souza per registrare "Mailbag Blues", un musical sulla sua vita.
Nel 1991, Biggs cantò nei brani "Police On My Back" e "Carnival in Rio (Punk Was)" della band tedesca Die Toten Hosen e nel 1993 in tre brani dell'album "Bajo otra bandera" del gruppo punk argentino Pilsen.

Nel 1981, Biggs venne rapito da un gruppo di ex soldati britannici che volevano consegnarlo agli inglesi per avere la sua taglia.
La barca dove viaggiavano però si guastò in mare aperto e dovettero essere soccorsi dalla guardia costiera delle Barbados.
Biggs venne liberato e rimandato in Brasile.
Nel 1997 la Gran Bretagna ed il Brasile ratificarono un trattato di estradizione e due mesi dopo, il governatore britannico avanzò formale richiesta di estradizione nei confronti di Biggs ma venne respinta dal governo brasiliano.
Nel 2001 tornò in Inghilterra il 7 maggio venendo immediatamente arrestato all'aeroporto ed incarcerato.
Nell'agosto 2009, dopo una serie di infarti che lo resero incapace di parlare e camminare, Ronnie Biggs fu rimesso in libertà.
Morì nel dicembre 2013 all'età di 84 anni.

La sua bara fu scortata da un gruppo di Hell’s Angels e coperta dalla bandiera inglese, da quella brasiliana e da una sciarpa del Charlton Athletic.
E’ stato definito come uno dei primi “prodotti” mediatici della storia moderna.

giovedì, aprile 09, 2015

Cosa vuol dire “musica colta”?



Per non metterla giù troppo dura, preferisco iniziare con un calembour:
Colta dove, in quale orticello della Cultura con la C majestatis?
Nel mio “Dizionario Italiano Ragionato” questa definizione semplicemente non c’è. Ho trovato solo la voce «MUSICA CLASSICA O SERIA». Proprio così «… O SERIA». Beh, questa cosa seria vi è circoscritta con queste parole: «Musica dei maggiori compositori di cultura europea, antichi e moderni, che non si propone scopi di puro intrattenimento ma la produzione di un’opera d’arte».

Così, per coerenza, anche Fabrizio De André, John Lennon e Kurt Weill sarebbero autori di musica classica. Dico “sarebbero” perché tutti e tre erano «di cultura europea» e non mi pare che si fossero proposti solo «scopi di puro intrattenimento».
Forse conviene affrontare la questione in altro modo: se il mio gommista va in estasi quando dall'autoradio di un cliente gli arrivano i singhiozzi del Bocelli, possiamo parlare di intrattenimento o abbiamo a che fare con un transfert di plusvalori mistici? Come si vede, le cose cominciano a complicarsi.

Tentiamo un altro approccio. Proviamo a interrogarci che cosa questa benedetta musica colta/seria/classica invece NON è.
Non è musica popolare o addirittura nazional-popolare? Neanche per sogno: la sigla dell’Eurovisione, il tatatataaaaaa della Quinta di Beethoven o il Figaroquafigarolà sono conosciutissimi anche nei bar di Pontida e nelle curve sud di mezza Italia.
Non piace ai giovani, non fa parte di uno star system, non se ne parla nei quiz, nei cruciverba o nei salotti delle Martemarzotte in vena di seriosità? Assolutamente no. Il perché è presto detto: a) ai concerti di musica classica non ci va solo la Viagra generation, b) nella Champions League dei grandi interpreti classici ci sono spesso ingaggi di livello calcistico, c) ormai, nei telequiz dei vari Banalis, Sorriso Scotti o Amadeus (sic), si discetta non solo sugli Abba, ma anche su Abbado.
Certo, la musica colta difficilmente raggiunge la popolarità dei trilli “aifon” o di Justin Bieber e nelle varie classifiche difficilmente la troviamo tra i brani più scaricati con lo sciacquone web. Ma si tratta pur sempre di un mercatino di quartiere affascinante (parlare di mercato mi sembrerebbe un overstatement un tantino forzato).
Gli enti lirici, i conservatori, tutte le orchestre disseminate nei vari centri e centrini del paese, non sono ancora stati inghiottiti dall’appiattimento degli MP3 o dell’iPod. Vuol dire che la musica colta continua ad avere un suo seguito di fedelissimi - sia pubblico, sia privato… se non addirittura clandestino.

Ma io non mi arrendo.
Voglio proprio capire ma che mu’, ma che mu’, ma che musica è questa musica colta in perenne flagranza di solennità. Forse le difficoltà nascono dall’organico dove, al posto delle Stratocaster o delle tastiere MIDI, sentiamo più facilmente il pizzicato di un’eterea arpista o il silente pedale di un austero piano a coda dark?

A giudicare da quelle temperature cool, non dipende nemmeno dalla lunga Marcia dei pinguini - la divisa d’ordinanza indossata dagli orchestrali: i suonatori della buona notte in abito lungo e in frac, li trovi anche a Sanremo - dove i vari Ludwigvan o Van Halen, non sono certo assediati dalle groupie del melodismo fatto in casa (discografica e non).

Proviamo un’altra opzione: non sarà che questa musica seria è chiamata così perché i suoi habitué non ridono mai? In effetti, fare un’immersione speleologica nelle tonsille dei coristi o assistere a un attacco di tosse del tuo vicino durante l’Ode alla Gioia, non è una gioia particolarmente contagiosa. In quei posti e anfratti, la claque dei guru musicali è tanto allegrotta e ridanciana quanto lo sono i seguaci della Weltanschauung steineriana o i corrucciati seguaci di Lacan.

Non credo nemmeno che questa musica la chiamino colta perché i suoi rituali sono talmente prevedibili che è come scoprire un Breil sopra il polsino di un tifoso juventino.
Quando penso al suo corredo rituale e spirituale, ai loggisti che si stringono le loro gelide manine nei foyer, agli estasiati ultrà dei Tres Tenores & friends, all'ambaradan della filologia originale che più convenzionale non si può… insomma, se penso a tutto quel Barnum della musica con la M maiuscola (come si usa per Maestro, Maxicono, Miss Padania e Mammà), non posso dimenticarmi che, in quanto a riti inamidati e sempre uguali, non scherzano neppure i nostri cantautori Kukident, i severissimi kultori del folk o i metallari over fifty con il piercing sempre saldamente infilato nella pellaccia dei loro portafogli. Vai a capire per quali motivi e motivetti, in questa banda dello strapaese alternativo sono tutti bolliti e bollati come i grandi solisti del déjà entendu.
Magari un’opzione per spiegare come mai la musica ciccì (aka colta/classica) è sempre abbinata ad aggettivi in tonalità minore, che consiste e resiste nei posti dove si svolgono le Partite del Cuore infranto (che cocciutamente fa rima con fragore e torpore): gli auditori, i teatri lirici, le sale dei conservatori, le cattedrali, sono quasi sempre dei monumenti al limite ignoto, stadi d’animo, centrini di raccolta… insomma, contenitori di rituali talmente spirituali e poco spiritosi che forse solo l’aggettivo “classico” ne può appunto descrivere la loro spiazzante inattualità.

Forse, finalmente, ci sono arrivato: nonostante tutto, quelle musiche (preferisco il plurale) che il loro giro si ostina a chiamare classiche, in fondo sono solo note ataviche, atipiche, atonali (nel senso che non toccano i tasti del bon ton che non fa mai bene o male a nessuno).
Miles Davis ce le ha suonate con parole semplici e dure: “Non esistono note sbagliate”.
Esattamente come continuano a colpirmi tutte le note sbagliate di quell’angelo nero del flicorno, così mi alimentano in modo appunto classico, i vari Gesualdo, John Cage, Jimi Hendrix, JSB, Morricone, Ravi Shankar, Demetrio Stratos, Tori Amos, Fatboy Slim - perché dentro la cappoccia mi fanno succedere qualcosa, mi annullano la routine con nuovi modi e modalità, mi prendono con note e suoni inconsueti. Niente di più, niente di meno. Se il più grande genio che ha mai appoggiato i suoi polpastrelli su una tastiera ha finito per odiare tutto quel circo del buonismo cerimonioso, non era certo per un capriccio da solista-idealista-individualista. Quanto Glenn Gould amasse in modo quasi insano la musica scritta per essere eseguita anche pubblicamente, tanto egli ne disprezzava tutto il suo ostinato revival démodé, il sempiterno loop di rituali iperbenisti, tutti quei compitini eseguiti in una classe che lui da tempo non riusciva più ad accettare. Forse per un sensibilissimo ribelle come lui, classismo culturale e musica classica eseguita coram publico, erano diventati ormai la stessa cosa.
Sebbene sopra i miei tasti non ci sia la scritta “Steinway & Sons” ma solo il marchio di una melina morsicata, almeno sul tema dei riti triti sempre più applauditi, ho la sfacciata fortuna di suonarle all’unisono con un gigante come lui.

Till Neuburg

mercoledì, aprile 08, 2015

La Democracia Corinthiana



Una storia abbastanza nota ma che vale la pena di ripercorrere velocemente ci riporta al Brasile degli anni ottanta, ancora sotto la ferrea dittatura del maresciallo Castelo Branco che prese il potere nel 1964 (con il consueto appoggio degli Usa) ma con i primi cedimenti ormai diffusi. Le prime libere elezioni a livello nazionale arriveranno solo nel 1985 ma nel 1982 il popolo può tornare ad esprimersi a livello locale. Ed è a quel punto che un impulso inedito (e pressochè unico nella storia del calcio) a riprendere la via della democrazia lo darà una squadra di calcio, il CORINTHIANS, che vestirà le tradizionali casacche bianconere con la scritta “il 15 andate a votare” («Dia 15 vote») alternata a quella Democrazia Corinthiana. Il Corinthians (Sport Club Corinthians Paulista) nacque nel 1910 a San Paolo nel bairro Tatuapé e fu la prima squadra di proletari in Brasile, fondata dai lavoratori immigrati delle ferrovie in un’epoca in cui il calcio era uno sport d’elite, giocato e organizzato soprattutto da europei delle classi medie al lavoro nelle aziende inglesi. Nei primi anni ’80 dopo un periodo disastroso e sull’orlo del fallimento un gruppo di giocatori della squadra fonda la Democracia Corinthiana. Sócrates, Wladimir, Casagrande Jr. , Zenon, Biro-Biro portano la squadra all’autogestione: ogni decisione viene presa dai giocatori e dallo staff in assemblee in cui si discute e si vota per alzata di mano.
Ogni persona un voto e insieme si delibera ogni decisione che riguarda la squadra, dalle questioni economiche alle maglie, a cosa mangiare, ai ritiri.
Il loro slogan diventa «vincere è bello, ma vincere qui è ancora più bello. Perdere è duro, ma perdere qui fa meno male».

Furono abolite le regole più dure e annullato l’obbligo del ritiro, chi non raggiungeva la squadra in albergo poteva presentarsi al campo il giorno dopo senza problemi.
“È offensivo costringere qualcuno a fare qualcosa, come fosse in prigione“ (Socrates) In questa veste il Corinthians conquista il Campionato Paulista consecutivamente nel ’82 e nel ’83 e perde il terzo in finale con il Santos, diventando un simbolo a livello nazionale, la parola “democrazia” che campeggia sulla maglia arriva ai tifosi, ma anche personalità influenti e agli intellettuali.

La squadra entra in campo con lo striscione “Ganhar ou perder, mas sempre com democracia” (“Vincere o perdere, ma sempre con democrazia”) .
Simbolo del gruppo era Socrates, folta barba, alto più di un metro e novanta, con la propensione al gol e l’esultanza con il pugno chiuso .
Nella finale vittoriosa del campionato paulista del 1982, la squadra entrò in campo cantando e ballando sulle note di una canzone di Gilberto Gil.
Con l’avvento del nuovo presidente Roberto Pasqual, la dimensione democartico-rivoluzionaria fu ridimensionata e Socrates prese la strada per l’Europa sbarcando a Firenze dove militò per una sola stagione prima di tornare in patria e finire malamente ucciso dall’alcool.
Il Corinthians vinse il suo primo titolo nazionale solo nel 1990, l’ultimo nel 2011, l’anno della morte di Socrates che nel 1983 espresso un desiderio: «vorrei morire di domenica, nel giorno in cui il Corinthians vince il titolo».
E così, incredibilmente, accadde.

martedì, aprile 07, 2015

Morire di musica



Una professoressa di musica e psicologia dell’ Università di Sidney, Dianna Theodora Kenny, ha studiato le cause di morte di 12.665 musicisti tra il 1959 e il 2014 verificando le proporzioni tra suicidi, assassinii o incidenti, scoprendo che i musicisti hanno più probabilità di morire in questi modi rispetto a chi non suona.
La percentuale media dei musicisti morti (in USA) per incidenti viaggia su una media del 15% contro il 4% di chi non suona.
I suicidi viaggiano sul 5% rispetto all’ 1%, i morti per omicidio sono sul 4% rispetto all’1%.

Poi ha analizzato la famosa teoria del “27 club” http://tonyface.blogspot.it/2010/02/il-club-27.html (i numerosi musicisti morti a 27 anni, da Janis Joplin a Jim Morrison a Kurt Cobain tra i tanti) concludendo che in realtà ne sono morti più a 28 che a 27 e che la media è di 56 anni.
La casualità che a 27 siano scomparsi alcuni tra i nomi più famosi del rock ha alimentato una (inutile) leggenda.

Infine ha esaminato le morti per genere musicale concludendo che i rapper hanno più probabilità di morire per mano omicida, che chi suonava i generi più datati (blues, jazz, country) ha trovato la fine dei suoi giorni più frequentemente a causa di problemi cardiaci o cancro mentre nel punk e nel metal si trovano più morti per incidenti stradali o overdose.
Nel metal la percentuale dei suicidi è la più alta, nel folk la più bassa.

http://www.theguardian.com/music/musicblog/2015/apr/02/do-musicians-die-young-truth-27-club?CMP=fb_gu

domenica, aprile 05, 2015

Kivalina



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia o comunque estremi.

I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Kivalina è un paese di circa 400 anime nel nord dell’Alaska, su un’isoletta del mar di Chukchi 83 miglia sopra il Circolo Polare Artico.
A nord di Kivalina non ci sono strade, solo la tundra.
E sulla punta più settentrionale del territorio degli Stati Uniti si trova la città di Barrow, molto più vicina al Polo Nord che a Washington DC.
Il piccolo centro dell'Alaska copre solo 1,9 chilometri quadrati di terreno e ospita meno di 400 abitanti, ma presto sarà disabitato, a causa dei cambiamenti climatici che stanno sciogliendo i ghiacci e alzando il livello del mare.
Nel 2025 è previsto che il paese sarà sommerso dall'acqua e di conseguenza dovrà essere trasferito, con le sue 85 case, le due cisterne d’acqua, la pista per gli atterraggi di fortuna, la scuola e l’ufficio postale.
Ma al momento l'altissimo costo necessario per spostare il tutto non è stato stanziato dal Governo americano e pertanto gli abitanti di origine Inuit stanno vivendo nell'incertezza totale sulle sorti del loro destino.

venerdì, aprile 03, 2015

Lilith and the Sinnersaints a GENOVA



Stasera al BLOSER di GENOVA (Piazza Marsala), LILITH AND THE SINNERESAINTS in concerto in versione (inedita) semi-acustica.

https://www.facebook.com/events/661047860683945/

Poi andremo avanti
SABATO 11 aprile: BOLOGNA “Covo” + Avvoltoi
GIOVEDI’ 16 aprile: TORINO “Hiroshima” + Assist
VENERDI 17 aprile: MILANO “Ligera”
SABATO 16 maggio: VARESE “Sur le Sofa”

www.lilithandthesinnersaints.com
https://www.facebook.com/LilithandtheSinnersaints

"Revoluce" il nuovo album di LILITH AND THE SINNERSAINTS è disponibile nei migliori (o peggior) negozi, richiedendolo qui: http://www.audioglobe.it/disk.php?code=8016670114956
oppure ai nostri concerti o a info@lilithandthesinnersaints.com

Cynthia Lennon



Se ne è andata, uccisa da un cancro, Cynthia Powell Lennon, prima moglie di John che sposò nel 1962 e da cui divorziò nel 1968 (dopo aver scoperto la relazione con Yoko Ono di Yoko) e con cui ebbe il figlio Julian (nell’aprile del 1963).
Cynthia e John si erano conosciuti a scuola nel 1957 e sposati (il 23 agosto del 1962) poco prima dell’uscita dell’esordio discografico dei Beatles, “Love me do” (ottobre 1962).
Sia per scelta che per “imposizione mediatica” (per non turbare le fans adoranti) il suo fu sempre un ruolo di secondo piano tanto che in molti/e non ne sospettavano neppure l’esistenza.
Il divorzio successivo alla scoperta della relazione con Yoko fu piuttosto travagliato e si concluse con un assegno di 100.000 sterline e la custodia di Julian (a cui Paul, che restò sempre molto vicino a lei e al figlio, dedicò poco dopo la canzone “Hey Jude”). Sposò successivamente il proprietario di hotel Roberto Bassanini e poi l’ingegnere John Twist (anche da quest’ultimo divorziò) e infine Noel Charles, morto poco tempo fa.

Viene descritta come una persona molto tranquilla e riservata, l’esatto opposto di John verso cui ha sempre avuto ricordi piuttosto astiosi (“Ho letto tanti libri e visto tati film sulla vita di John ed è come se noi (lei e Julian) non fossimo mai esistiti. E siamo stati insieme dieci anni !”. Da parte sua John ha usato spesso parole piuttosto crudeli nei confronti dell’ex moglie (come nel 1970 in un’intervista “Non l’avrei mai sposata se non fosse stat incinta, Julian è nato da una bottiglia di whisky un sabato notte”).
Dopo aver pubblicato un libro di memorie nel 1978, “A twist of Lennon”, nel 2005 è uscita un’ulteriore testimonianza sul suo rapporto con John nel libro “John”.
Ultimamente teneva vari incontri (pare a a cifre sostanziose) per parlare della sua vita con John.
Nel 2010 ci fu l’incontro tra Yoko, Sean Ono, Cynthia e Julian.

giovedì, aprile 02, 2015

Kray Twins



I KRAY TWINS furono tra gli (infausti) protagonisti della SWINGING LONDON dei 60's.
Leggendari e violentissimi gangsters, pluriomicidi, con ogni tipo di reato sulle spalle, l'espulsione dall'esercito in pochi minuti ("just in time for tea" per tornare nel natìo East End), continuamente dentro e fuori dal carcere, trovarono però appoggi, soldi e tempo per aprire un esclusivo nightclub dove passarono Frank Sinatra, Judy Garland, Barbara Streisand e tanti altri grandi nomi dello spettacolo e della nobiltà londinese, tanto che perfino il celebre fotografo David Bailey gli riservò un esclusivo servizio
Fu accertato in seguito che la loro organizzazione dava protezione a molti dei suddetti artisti e personaggi pubblici.

"They were the best years of our lives. They called them the swinging sixties. The Beatles and The Rolling Stones were rulers of pop music, Carnaby Street ruled the fashion world... and me and my brother ruled London. We were fucking untouchable..." - Ronnie Kray

Nel 1968 dopo anni di indagini e di tentativi infruttuosi la polizia riuscì ad incastrarli e i due furono condannati all'ergastolo.
Moriranno in carcere alla fune dei 90's.
I fratelli Martin e Gary Kemp degli Spandau Ballet produrranno e interpreteranno (nelle parti dei due gemelli) nel 1990 il film "The Krays" ispirato alle vite dei due criminali.

Dei Krays hanno parlato nelle loro canzoni anche i BLUR in "Charmless man" ("I think he'd like to have been Ronnie Kray"), RAY DAVIES in "London" ("...and don't forget the Kray twins...very dangerous people those Kray twins") e MORRISSEY in "The Last of the Famous International Playboys" ("Reggie Kray do you know my name?...Ronnie Kray do you know my face?")

mercoledì, aprile 01, 2015

Giorgio Gomelsky Il mio amico georgiano-francese-ticinese-inglese



Grazie ad Andrea Luciano per avermi passato e concesso lo scritto.

di Till Neuburg
Till Neuburg è un ex grafico, ex critico cinematografico, ex copywriter, ex giornalista di motociclismo, ex disegnatore di caratteri, ex produttore e regista di spot. Un autentico ex symbol. Ha scritto articoli sul traffico, i creativi romani, la musica classica, la storia della Olivetti, gli effetti speciali nel cinema, il Sudafrica, i caratteri da stampa, le attrici americane, i cellulari… nonché biografie, presentazioni e laudatio su Altan, Roberto Baggio, Enzo Baldoni, Bill Bernbach, Marlon Brando, Gaetano Bresci, Henri Cartier-Bresson, Tullio De Mauro, Elio e le Storie Tese, Federico Faggin, Gesualdo da Venosa, Enrico Ghezzi, Giorgio Gomelsky, Spike Jonze, Helmut Krone, Roberto Giancarlo Mario Monicelli, Bruno Munari, Tullio Pericoli, Fernanda Pivano, Erich Maria Remarque, Renzo Rosso, Spinoza, Massimo Tamburini e Jan Vermeer.

Giorgio Gomelsky è tra quelli che hanno fatto la storia del rock.
Oggi, uno come lui lo chiamerebbero imprenditore, guru, manager, promoter, profeta…
In realtà, Gomelsky era molto di più: provocatore, viandante, analista, giudice di pace, tecnico, inventore, contabile - per una variegatissima ciurma musicale che non conosceva ancora le malizie del marketing, della visibilità, degli avvocati, dei talk show.
Fare il manager musicale in quegli anni, significava prima di tutto saper combinare due opposti estremi: amare la musica come un musicista (cioè in modo assoluto) e avere il dono della mediazione tra sogni e realtà.
La sua passione era talmente insana che in alcune song da lui prodotti nei credit trovate il suo nome anche come cantante, come percussionista, come performer. Nel 1969 aveva persino scritto la musica per un film di Eric Rohmer, prodotto da Barbet Schroeder e fotografato dal futuro premio Oscar Nestor Almendros.

Negli States aveva poi inventato festival, concorsi, programmi.
Anni fa, negli anni ’90, Giorgio tenne a Milano una conferenza per alcuni colleghi e studenti che avevo radunato in una casa di produzione di spot.
Dopo aver raccontato mille episodi mitici (mitici veramente, perché incredibili ma tutti veri), concluse la sua ininterrotta chiacchierata di quattro ore con questa frase: "Questi qua (alludeva ai 'suoi' Rolling Stones, agli Yardbirds con Jimmy Page, Jeff Beck e Eric Clapton, a Vanghelis, ai Moody Blues, Spencer Davies Group, ai Blossom Toes, ai Procol Harum, a Rod Stewart, Julie Driscoll, Brian Auger, John McLaughlin, ai Magma di Christian Vander... tutti da lui in qualche modo generati, amplificati, spronati) non parlavano mai di contratti, interviste, passaggi tv, chart - avevano in mente solo la musica. Volevano suonare, sempre e ovunque, con una necessità e una spinta quasi fisica... poi, of course, per pagarsi il macchinone, le pinte, i joint, le nottate con le groupie, i vestiti, la casa, chiedevano sempre soldi. Per loro, io ero l’imbuto naturale per i loro casini e invece per me, questi matti erano semplicemente la luce dell'impossibile, del futuro, della fantasia".

Per chi non sapesse ancora chi era ed è quest'uomo straordinario o non avesse l’età per ricordare quegli anni, su Google ci sono più di dodicimila riferimenti.
Eccone, scelti a caso, due:
http://www.eurock.com/features/giorgio.aspx
http://www.scaruffi.com/vol1/yardbird.html

Quando l’autore di queste righe aveva quattordici anni, questo ciclone che allora di anni ne aveva 17, era piombato nella sua casa di allora, ad Ascona nel Canton Ticino dove frequentavamo lo stesso collegio Papio condotto da benedettini svizzeri-tedeschi. Nel teatro costruttivista San Materno della danzatrice Charlotte Bara, Gomelsky aveva curato la regia e recitato in alcuni testi di Tennessee Williams. Sotto i platani, in riva al Lago Maggiore, quel matto mi leggeva le sfuriate di Schopenhauer sulla morte e sulle donne.
Quando scoprì che mi piacevano Rosemary Clooney e Frankie Laine, deluso e indignato, mi portò all'istante da Soldini nella vicina Locarno, un negozio di dischi (che esiste ancora!) dove mi faceva comprare i miei primi 78giri - con le registrazioni di un giovanissimo Miles Davis, di Fats Navarro, Bud Powell, Max Roach, Charlie Parker.
Oggi questo grandissimo innovatore vive a New York e si dedica da anni all'informazione - e alla disinformazione - sulla rete e sui media moderni. Immaginatevi un curioso mix tra Brian Epstein e Noam Chomsky, però con la faccia diabolica di Fassbinder e il sorriso da eterno cucciolone di Nelson Mandela.
Giorgio è un uomo spiritoso e solare, ne ho avuto mille prove. Come quella sera che allo "Speakeasy" a Londra mi presentò a Eric Burden e John Lennon spacciandomi come giovane protagonista della pubblicità italiana. O quell'altra volta che mi portò in casa a Milano André Weinfeld, un giovane regista della tv francese che in fatto di donne aveva dei giusti un tantino strani: preferiva rimanere sempre rintanato in casa perché, a suo dire, se non erano straordinariamente belle, le ragazze non lo interessavano (infatti: pochi anni dopo, avrebbe sposato Raquel Welch).
Un'altra volta ancora l'avevo invitato in una giuria del primo Art Directors Club milanese: spiazzava gli altri giurati inglesi e americani, tutti piuttosto accigliati e seriosi, perché giudicava le campagne secondo criteri del tutto personali che smantellavano totalmente il bon ton professionale del loro giro. Una volta, senza avvertirmi della sua presenza a Milano, mi svegliò al telefono dopo mezzanotte chiedendomi una bottiglia di bourbon… e una prostituta: servivano alla sua star del momento, il blues singer Sonny Boy Williamson II, il quale, a settantaquattro anni suonati (suonati per davvero - con la sua mitica armonica a bocca), ogni sera, dopo aver trascinato un pubblico sempre incredulo e totalmente spiazzato dalla sua energia, chiedeva la sua abituale razione di ore liete in dolce ma pepata compagnia di una giovane donna. La bottiglia ce l’avevo in casa, il digestivo carnale, purtroppo no.

Su YouTube trovate un sacco di interviste, concerti, dediche e persino un suo speech improvvisato quando il 28 febbraio 2009 a N.Y. gli amici l‘avevano festeggiato per i suoi 75 anni:

http://www.youtube.com/watch?v=uqRgzK1nFUs

Till Neuburg

martedì, marzo 31, 2015

Marzo 2015. Il meglio.



Ad un quarto dell'anno corrente una buona serie di nomi che non sarà improbabile trovare nelle top 2015.
Tra gli stranieri Gaz Coombes, Noel Gallagher, D’Angelo, Bettye Lavette, Charlatans, Sleater Kinney, Pops Staples, Mighty Mocambos, Tobias Jesso Jr., Ryley Walker.
In Italia Cesare Basile, Salvo Ruolo, Gang, Mads, Big Mojo, Elli de Mon, Sycamore Age, Dellera, Mother Island, Kicca, Simona Norato, Gang, Nico.


ASCOLTATO

NOEL GALLAGHER HIGH FLYING BIRDS - Chasing yesterday
Un ottimo album per Noel.
Ballate, brani rock in puro Oasis style, parentesi quasi jazz, raffinatezza compositiva, eleganza e tanto spessore. Attinge (copia?) a destra e a manca ma bisogna saperlo fare bene. E lui ci riesce alla perfezione.

THE GANG - Sangue e cenere
Mancavano da tempo in uno studio di registrazione i fratelli Severini.
Tornano con un botto, un album che li conferma perfetti, credibili, genuini, sinceri interpreti (originali) di un genere, di un sound ben riconoscibile e personalissimo.
Combat rock, folk rock, ballate, canzone d’autore, testi che spaziano dalla critica sociale all’intimismo, a storie di lotta.
Con loro la sezione fiati di Bruce Springsteen, Garth Hudson della Band e tanti altri ospiti prestigiosi.

RYLEY WALKER - Primrose green
Un album BELLISSIMO, intensamente acustico e un po' jazzato e souly come il primo VAN MORRISON solista "(Astral weeks" e "Moondance" con tanto Tim Buckley, Jeff Buckley, Nick Drake, i Traffic di "John Barleycorn", C.S.N.&Y e, perchè no?, il Paul Weller di "Wild wood".
Il tutto con un vago sapore psichedelico che avvolge bene.

BRIAN AUGER - The Brian Auger Freestyle Records Sampler ep
In attesa di due nuovi album all’orizzonte Brian Auger torna con un Ep di quattro brani (due già usciti nel 1977 e nel 2005 e due versioni inedite live di “Happiness is just around the bend” e una grande “Inner city blues”).
Come sempre classe assoluta !

RINGO STARR - Postcards from paradise
E' noto il mio AMORE quasi fraterno/paterno per RINGO STARR.
Ho tutta la sua discografia solista, vari 45 etc...roba brutta essere un FAN.
Soprattutto quando esce l'ennesimo disco sciapo, sonnolento, con pochissime cose da dire, nostalgico da paura (si apre con il brano "Rory and the hurrcanes", sua prima band, il testo della title track è composta da una trentina di titoli di brani dei Beatles) e con brani reggae, pop rock, con qualche synth anni 80 da brividi (d'orrore).
Qua e là un tocco di classe da grande batterista ma la fatica per arrivare alla fine è tantissima.
E così l'ultimo BUON album di RINGO rimane ancora "Time takes time"...del 1992....

NICO - Ciao ciao bell’amore mio
Una lunga esperienza con la indie band dei Flyin Dolly e un'altrettanto corposa militanza al basso nella band di Dente sono l'ottimo biglietto da visita di Nicola Faimali in arte Nico, raffinato ed elegante autore nonchè brillante polistrumentista che in questo esordio solista seleziona, dal suo ricco repertorio sedimentato e lievitato negli anni, dieci limpide canzoni di pop cristallino .
"Ciao ciao bell'amore mio" (titolo che evoca immediatamente Tenco, tra i riferimenti di Nico) abbraccia una larga gamma di influenze dal miglior canzoniere italiano, da Battisti a Dalla,  Samuele Bersani, Gazzè, Niccolò Fabi, lo stesso Dente ma anche una deliziosa vena Beatlesiana (in particolare il tratto compositivo caratteristico di Paul McCartney), un pizzico di Style Council, di 10cc e un diffuso gusto lounge.
Non è facile comporre buoni canzoni POP.
Nico sorprende per la facilità con cui scrive eccellenti melodie e la leggerezza con cui le avvolge di arrangiamenti ricchi e ricercati per quanto, paradossalmente, semplici e minimali.

MIGHTY MOCAMBOS - Showdown
Fenomenale album per la band tedesca. Puro funk di base ma contaminazioni a valanga (dalla blaxploitation al soul all’afrofunk).
Ospiti spettacolari come Afrika Bambaataa, Peter Thomas, Charlie Funk) e un groove raro da trovare in giro. Notevole la conclusiva cover di “Hot stuff” degli Stones, ancora più nera dell’originale.

TOBIAS JESSO JR. - Goon
Molto bello l’esordio del 29enne canadese. Un album di ballate agro dolci piano e voce, con arrangiamenti minimali e discreti, dove il tratto prevalente è quello di Randy Newman ma sono palesi (al limite del plagio) riferimenti al John Lennon di “Imagine” e “Mind games” e al Paul McCartney di “Long and winding road” e “Maybe I’m amazed”.
Affascinante.

DIPLOMATICS - Don’t be scared, here are
Sono di Vicenza e spaccano.
Punk rock, glam, garage, rock n roll ed è fighissimo. Grande tiro e grandi pezzi.
http://diplomatics.bandcamp.com/album/dont-be-scared-here-are-the-diplomatics

SURF CITY - Jekyll island
Con quel nome non ti aspetteresti dalla band neo zelandese un viaggio ultra psych nei profondi 60’s ma anche nello shoegaze 90’s o nel gusto caro ai Temples e ai Tame Impala. Avvolgente, lisergico, colorato, bello.

LAURA MARLING - Short movie
Torna con un ottimo album la cantautrice inglese. Brani secchi mai banali dove assorbe le influenze di Joni Mitchell, PJ harvey, Liz Phair, perfino l’incedere canoro di Chrissie Hynde.

BLUE MODE - Space race
Trio strumentale a base di Hammond, modern and cool jazz, in pieno stile Jimmy Smith, guidato da Chip Wickham dei Lack of Afro.
Bella la versione di “Smells like a teen spirit” dei Nirvana, il mood e da sottolineare la qualità esecutiva, ad altissimo livello.

JOVANOTTI - Lorenzo 2015 cc
Sorprendente album in cui il nostro insopportabile vate butta dentro a piene mani elettronica, afrofunk, soul, rhythm and blues, desert sound, funk e tanto altro con un’ampia dose, ovviamente, di POP. Tanti grandi grandi ospiti, bel disco.

GANG OF FOUR - What happnes next
Della line up originale rimane solo il chitarrista e qualche eco della personalità dei tempi che furono.
L’album è ben realizzato ma piuttosto banale con sguardi a Marilyn Manson, Nine Inch Nails, Depeche Mode, un po’ di funk storto, di Roxy Music, Bauhaus, Bowie ma senza mai brillare.

SONGHOY BLUES - Music in exile
Desert blues in arrivo dal Mali, intenso, funk, scarno, diretto. Notevole. Scappati dalle bestie jihadiste che imperversano a Gao, hanno trovato rifugio in Inghilterra da cui arriva questo interessantissimo album.

BELLY HOLE FREAK - Superfreaks
arriva da Roma e mette insieme Tom Waits, Robert Johnson, Captain Beefheart, RL Burnside, Junior Kimbrough e tutte quelle delizie deep blues che più ruvide non si può.
Dal vivo travolge, nel nuovo album "Superfreak" non si risparmia di certo aggiungendo un colore vaudeville jazz anni '30 che sporca ancora di più il tutto. Nove brevi torridi brani che sembrano nascere tra le acque fangose del Delta del Mississippi. Notevole.

DALINDEO - Kallio
Piuttosto rinomati nella natìa Finalndia i Dalindeo si muovono tra jazz, ethio jazz, swing, rhythm and blues, blaxploitation. Tutto strumentale e particolarmente suggestivo e interessante.

THE WHITE BIRCH - The weight of spring
Siamo dalle parti di un lirismo malinconico, onirico, sospeso che richiama Wim Mertens, Sigur Ros in chiave pianistico vocale. Interessante.

CHEATAHS - Sunne
Nuovo ep per il quartetto londinese tra Dinosaur Jr, My Bloody Valentine, Temples, Tame Impala, shoegaze, psichedelia. Ottimo sound, avvolgente, sonico, intensamente psycho.

MOUSTACHE PRAWN - Erebus
Un lavoro complesso, articolatissimo, multidirezionale, un concept in cui confluiscono le più disparate influenze (dall'alt rock folle di Primus e Soul Coughing a folate quasi brit pop, momenti Pink Floydiani, bizzarrie Zappiane e ancora Swans o Sonic Youth) .
Si evince che, enorme pregio, diventa difficile qualsiasi tipo di classificazione o codificazione.
Posizionare "Erebus" è impossibile e improbabile e non sarebbe nemmeno giusto farlo. E' un album che si pone al di sopra delle solite etichette e che merita ascolti ripetuti ed estrema attenzione.

THOMAS - Fin
Sorprendente lavoro per la band piemontese in grado di passare senza problemi e con incredibili estro e freschezza da atmosfere funk ai Pink Floyd e Genesis di metà 70’s a soluzioni quasi Zappiane, rimandi agli oscuri Motherhead Bug e momenti onirici dal gusto nu jazz o cantautorale.
Musica totale, creatività in ogni direzione. Grande album.

ASCOLTATO ANCHE
NIKKI LANE (ottimo southern blues soul rock) MADONNA (un disco semplicemente BRUTTO), PEACE (wave rock un po’ U2, un po’ disco funk...mah), TITLE FLIGHT (shoegazers psichedelici ma piuttosto anonimi), THE AMAZING (sciapi e noiosi), SPECTRES (noisy e monocordi), LA FEBBRE DEL VENERDI 13 (brit pop rock con spunti interessanti), GO TEAM (indie pop originale ma trascurabile), BROKEN BRASS ENSEMBLE (New Orleans funk, sonorità balcaniche, perfino hip hop. Divertente), LOWER DENS (synth dark pop con una voce tra Siouxsie, Annie Lennox e Anna Calvi), DEATH CAB FOR CUTIE (continuano a non dirmi niente), SUFJAN STEVENS (davvero noiosissimo)

LETTO

GIANLUCA OTTONE - Shots and kicks
Se amate il calcio, soprattutto quello britannico, il FOOTY di "quando i calciatori erano uomini veri", "Shots and kicks" è un libro assolutamente imperdibile.
Gianluca Ottone bazzica da tempo immemorabile (oltre che la scena mod con annessi e connessi) gli stadi inglesi di ogni ordine e grado, raccogliendo, programmi, memorabilia, ricordi, emozioni e preziosissimi aneddoti che pian piano stanno andando perduti tra le antenne televisive, i replay, i cento commentatori, gli stadi/centro commerciale etc etc.
E così torniamo sui campi di minuscole cittadine dove la squadra locale faceva fuori, in FA CUP, titolatissimi nomi o ripercorriamo la storia di quegli stadi periferici che la modernizzazione ha ormai cancellato oppure ci mettiamo sulle orme di incredibili personaggi che giocavano nel Luton Town o nel Leatherhead.
Nomi come Jimmy Hill di fatto quello che inventò i 3 punti per la vittoria o il folle Malcom Big Mac Allison. Senza dimenticare le imprese delle squadre che vincevano le categorie dilettantesche come Isthmian League o Athenian League davanti a decine di migliaia di persone (!!!). E poi c'è la storia delle gloriose riviste calcistiche dei 60's e dei 70's, dei quotidiani sportivi della sera che riportavano, poche ore dopo la fine, la cronaca delle partite, risultati e classifiche, i treni speciali per i tifosi, le scommesse etc etc.
Un libro stupendo, divertente, gradevolissimo, pieno di curiosità ma soprattutto della cosa più importante: PASSIONE !

CHIARA FERRARI - Politica e protesta in musica
Eccellente ed esaustiva opera di scoperta di una realtà poco conosciuta (e ancora peggio dimenticata) ovvero la nascita della canzone politica e di protesta in Italia.
In particolare sull'esperienza dei CANTACRONACHE gruppo di musicisti, letterati e poeti, nato a Torino nel 1957 e che diede il via ad un'espressione musicale antagonista al conformismo musicale dell'epoca lontanissimo dal trattare tematiche a sfondo sociale, tanto meno strettamente politico (non necessariamente partitico).
A loro è dedicata buona parte del libro di Chiara Ferrari.
In anni di boom economico e di feroce repressione poliziesca (..."I morti di Reggio Emilia"...) si canta della realtà in ombra, dell'emigrazione dal sud, della povertà, della diseguaglianza sociale, dei diritti dei lavoratori e si recuperano i valori della Resistenza, ormai sopiti e quasi dimenticati.
E' una storia dell'Italia moderna attraverso le canzoni e gli artisti non allineati, attraverso De Andrè e Pietrangeli, fino al cantautorato di Fossati, De Gregori, Eugenio Bennato, il rock che scopriva il punk per arrivare all'appiattimento disilluso degli 80's.
Il tutto arricchito da testi, testimonianze, dichiarazioni.

PAOLO BONFANTI - Alice
Un lontano, affettuoso, rapporto rivive attraverso una sorta di lungo scambio di lettere. Alice e Francesco ritrovano il loro antico amore ma la realtà li separa di nuovo, forse definitivamente.
Il terzo romanzo di Roberto Bonfanti è lieve, tenue, ma allo stesso tempo terribilmente amaro e malinconico ma la scrittura frizzante, concreta, senza fronzoli rende la lettura estremamente gradevole e avvincente. Ben fatto !

COSE & SUONI
“RevoLuce” è il nuovo album di Lilith and the Sinnersaints, 12 brani (10 in italiano due in dialetto, nessuna cover) per Alphasouth/Audioglobe.

Prossime date:
VENERDI’ 3 aprile GENOVA “Bloser”
SABATO 11 aprile : BOLOGNA “Covo” + Avvoltoi
GIOVEDI’ 16 aprile : TORINO “Hiroshima” + Assist
VENERDI 17 aprile MILANO “Ligera”
SABATO 16 maggio: VARESE “Sur le Sofa”

www.lilithandthesinnersaints.com
https://www.facebook.com/LilithandtheSinnersaints

Mie recensioni quotidiane su www.radiocoop.it

IN CANTIERE

Una trasmissione alla tv locale TeleLibertà.
Presentazioni della bio su PAUL WELLER "L'uomo cangiante":
Giovedì 23 aprile : ROMA "Ibs" (da confermare)
Giovedì 21 maggio : GENOVA "Teatro Altrove"

lunedì, marzo 30, 2015

Get Back. Dischi da (ri)scoprire



Ogni mese la rubrica GET BACK ripropone alcuni dischi persi nel tempo e meritevoli di una riscoperta.
Le altre riscoperte sono qui
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Get%20Back

JULIE DRISCOLL, BRIAN AUGER & TRINITY - Streetnoise Uno stupendo doppio album targato 1969 con Auger in una delle sue massime espressioni, la voce della Driscoll all’apice della freschezza e un repertorio di “musica totale” che assimila jazz, beat, proto prog, folk, rock con stupende ed incredibile rielaborazioni di classici come “Light my fire” o “Let the sunshine in” affiancati dalla bellissima accorata “Save the country” di Laura Nyro dall’emozionante ripresa di “All blues” di Miles Davis e da piccoli gioielli autografi come “Ellis island” o il brit folk “Vauxhall to Lameth Bridge”.
Un album classico.

LYMAN WOODARD ORGANIZATION - Saturday night special
Ottimo album soul jazz funk del 1975 dell’organista Lyman Woodard, leggenda di Detroit che suonò con Martha & the Vandellas e altre star della Motown. “Saturday night special” attinge dal classico Hammond sound ma con una forte impronta “black”, tanto funk e piccole dosi di fusion.

JOHNNY LYTLE - I giganti del jazz vol. 93
Un album del 1970, stampato solo in Italia e Spagna, che raccoglie alcune gemme del batterista/vibrafonista (uno che ha suonato con Miles Davis, Louis Armstrong, Roy Ayers tra gli altri) all’insegna di uno stupendo soul funk boogaloo strumentale con Hammond in primo piano (Albert Dailey) e Chester Thompson alla batteria (da Zappa ai Weather Report la lista di sue collaborazioni è lunga e prestigiosa).
Cercate su youtube il brano “Babo” e non smetterete più di ascoltarlo.

CHOCOLATE MILK - Action speaks louder than words
Superbo esordio del 1975 per questa grande band funk soul di New Orleans.
Il riferimento principale è il Gil Scott Heron (spesso anche nell’uso della voce) di quegli anni ma c’è anche molto jazz, un po’ di elettronica, lo Sly Stone più sperimentale, lo Stevie Wonder di “Innervisions”.
Consigliatissimo.
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