venerdì, febbraio 14, 2014

Mimmo Cavallo - Siamo meridionali



Prosegue la rubrica GLI INSOSPETTABILI ovvero una serie di dischi che non avremmo mai pensato che... Dopo Masini, Ringo Starr, il secondo dei Jam, "Sweetheart of the rodeo" dei Byrds, Arcana e Power Station, "Mc Vicar" di Roger Daltrey, "Parsifal" dei Pooh, "Solo" di Claudio Baglioni, "Bella e strega" di Drupi, l'esordio dei Matia Bazar e quello di Renato Zero del 1973, i due album swing di Johnny Dorelli, l'unico dei Luna Pop," I mali del secolo" di Celentano, "Incognito" di Amanda Lear, "Masters" di Rita Pavone, Julian Lennon, torniamo con MIMMO CAVALLO e il suo esordio discografico.

Le altre puntate de GLI INSOSPETTABILI qui: http://tonyface.blogspot.it/search/label/Gli%20Insospettabili

Le sue canzoni (l’omonima dell’album in questione) e la successiva “Ue’ mammà” lo imposero all’attenzione per l’ironica critica agrodolce all’antimedidionalismo ben presente anche nell’Italia di qualche decennio fa.
Spesso (anche a causa del nome) relegato a ruolo di macchietta, Cavallo è stato invece un discreto autore (Mia Martini, Morandi, Bertè, Ornella Vanoni e più recentemente per Giorgia e Zucchero), mentre si è perso come cantautore.

L’esordio “Siamo meridionali” del 1981 è un ottimo lavoro in cui si respirano chiari riferimenti a Edoardo Bennato (il reggae calypso “Tenne e corna” o la ballata conclusiva “E aspetterò la stella”), alla canzone mediterranea e napoletana (“Diavoli e diavoletti” che non disdegna un’occhiata alle filastrocche di Branduardi), senza disdegnare marcate influenze funk come nella dissacrante “Al convento”, nella title track e anche nella melodica “Non frenare...treno” e un generale approccio estremamente ironico alla Rino Gaetano.
Dall’infinito passato un nome da andare a riascoltare per attingere qualche piccola perla di buona qualità.

Qui il video dell'omonimo brano:

http://www.youtube.com/watch?v=CzidGL5ER2s

STATUTO/30 - LA RIBELLIONE ELEGANTE di Antonio Bacciocchi



Questa sera alla FELTRINELLI EXPRESS di TORINO, STAZIONE PORTA NUOVA alle ORE 18,30 si presenta:

STATUTO/30 LA RIBELLIONE ELEGANTE
Biografia Modernista a più voci di Antonio Bacciocchi

Intervengono:
ANTONIO "TONY FACE" BACCIOCCHI
Autore e Musicista
GLI STATUTO

La pagina FACEBOOK del libro
https://www.facebook.com/pages/Statuto30/1450261928521072

La presentazione video del libro da parte degli Statuto

http://www.youtube.com/watch?v=5QRVEtN4K5I

giovedì, febbraio 13, 2014

Calciatori e politica



Prosegue la rubrica ASPETTANDO IL MONDIALE che ogni settimana proporrà un racconto o una storia relativa all'appuntamento quadriennale che si svolgerà quest'anno in Brasile.
Oggi l'argomento esula dall'ambito "Mondiali" anche se marginalmente lo riguarda.

Qui le altre puntate: http://tonyface.blogspot.it/search/label/Aspettando%20il%20Mondiale


I Mondiali di calcio sono spesso andati a braccetto con la politica.
Senza approfondire troppo e facendo una rassegna abbastanza superficiale, sbrigativa, “leggera” (senza alcuna pretesa critica o sociologica), soprattutto curiosa, di seguito una serie di calciatori (molti dei quali visti sui palcoscenici mondiali) le cui scelte ideologiche sono sempre state piuttosto esplicite.
L’elenco potrebbe essere infinito ma ci limitiamo ai nomi più esplicitamente schierati.

A sinistra si sono collocati il terzino tedesco Breitner, apertamente maoista, il brasiliano Socrates, il castrista Maradona, mentre è noto il rifiuto di Mario Kempes, attaccante dell’Argentina campione del mondo nel 1978 di stringere la mano al dittatore del paese alla consegna del trofeo (anche se anni dopo dichiarerà essere stata cosa fortuita).
La stessa nazionale era allenata da Cesar Menotti, visto di traverso dai militari in quanto sospettato di simpatie comuniste.
Anche il cileno Oscar Caszely ebbe non pochi problemi con Pinochet per le sua palese opposizione al regime.
Un libro di prossima uscita segnala da queste parti anche Vicente Del Bosque, David Villa, Lilian Thuram e Vikash Dhorasoo.

In Italia invece a sinistra troviamo il famoso Paolo Sollier del Perugia simpatizzante di Avanguardia Operaia e Lotta continua, che alla fine di ogni partita alzava il pugno, Cristiano Lucarelli del Livorno, l’ex allenatore di Bologna, Napoli e Cagliari Renzo Ulivieri, a lungo iscritto al Pci, Luciano De Paola, ex di Cagliari, Atalanta e Brescia, Dino Pagliari (Ternana, Fiorentina, Vicenza tra i 70‘s e gli 80’, capelli lunghi e look hippy), Riccardo Zampagna (ex di Ternana, Atalanta e Sassuolo, ritiratosi dal calcio e che nel 2010 fonda a Terni l' Associazione Comunista Sportiva Dilettantistica "Primidellastrada" con la quale disputa il campionato UISP) e l’ex romanista Damiano Tommasi.

Luciano Zecchini, ex Toro e Milan era di Lotta Continua nel 1993 passa alla Lazio dove gioca solo poche partite, duramente contestato da parte della tifoseria laziale che non gli perdonò l'essersi presentato a Roma dicendo: «Sono un calciatore comunista» , Massimo Mauro (Udinese, Juventus e Napoli) è stato candidato con il PDS e il PD.
Recentemente è entrato nelle fila del Partito Comunista di Rizzo. Frustalupi era di sinistra nella Lazio di Maestrelli, fortemente connotata a destra ( Chinaglia, Wilson, Petrelli, Oddi, Martini, Re Cecconi dichiarano apertamente le loro simpatie per l’MSI).
Lamberto Boranga (portiere di Fiorentina, Cesena, Reggiana, Parma tra i 60’s e i 70’s) famoso per essere rientrato tra i pali in Seconda categoria (dove tuttora gioca, nel Papiano) all’età di 66 anni e per detenere il record mondiale over 60 di salto in lungo (oltre ad una serie di italiani nel lungo e in alto, sempre di categoria), era militante del PCI, plurilaureato e piuttosto folle sia in campo che fuori.
Nel 2009 si è candidato a Reggio Emilia per la Lega Nord....
Il giallorosso Simone Perrotta ha abbracciato recentemente Beppe Grillo («Mi ha aperto gli occhi su tante cose, rappresenta una ventata di aria fresca in un ambiente chiuso»).

Infinita la lista a destra: dai laziali sopracitati alle ben note simpatie di Paolo Di Canio e quelle di Daniele De Rossi vicino a Forza Nuova.
Alberto Aquilani ama collezionare i busti del duce, il portiere del Milan Cristian Abbiati è vicino a “Cuore Nero” di Milano (“Del fascismo condivido ideali come la patria, i valori della religione cattolica e la capacità di assicurare l'ordine”), Fabio Cannavaro è sempre stato vicino alla destra estrema, Fabio Capello ha elogiato i metodi del dittatore Franco in Spagna.
Matteo Sereni, ex portiere di Brescia e Toro,cresciuto nella Lazio, pare dormisse con il busto di Mussolini sulla testiera del letto.
L'ex juventino Stefano Tacconi è stato coordinatore per la Lombardia del Nuovo Msi-Destra nazionale Gigi Buffon, a lungo accostato all’estrema destra, nelle ultime elezioni ha appoggiato il centrismo di Mario Monti.
E infine Gianni Rivera, dapprima con la DC , poi deputato alla Camera per il Patto Segni e sottosegretario alla Difesa nel governo '96-2001 dell'Ulivo.

mercoledì, febbraio 12, 2014

Afro Beat



Nessuna pretesa di completezza.
La mia competenza in merito è scarsa ma negli ultimi mesi ho passato in rassegna un buon numero di album di AFRO BEAT (o afro funk) per potere fare una lista di nomi e dischi consigliabili a chi voglia approfondire l'argomento e scoprire un ambito pieno di gioielli di inestimabile bellezza
.

FELA KUTI
Il re dell’afro beat e della musica africana.
Una vita pazzesca, una discografia sterminata, un’influenza enorme sulla musica pop e black moderna (James Brown in primis). “Zombie” del 1977 e “Afrodisiac” del 1973 rimangono i vertici.
La sua eredità è stata dignitosamente raccolta dai figli FEMI KUTI e SEUN KUTIche propongono una forma di afrobeat attualizzata con aggiunta di forte impegno socio politico.

WILLIAM ONYEABOR
Nigeriano. Poche note su di lui se non che ha inciso una decina di album tra il 1978 e il 1985 prima di dedicarsi alla religione cristiana e non parlare mai più della carriera musicale.
Sound afro con ampio uso di sintetizzatori, non lontano dalle sonorità dei Talking Heads di “Remain in light” e dalle ritmiche care ai Clash di “Sandinista” e ai Big Audio Dynamite
“Who is William Onyeabor” è un’ottima compilation che raccoglie il meglio.

RIKKI ILILONGA
Il nome più conosciuto della rock dello Zambia nei 70’s.
Funk rock psichedelico con ritmi ipnotici alla Funkadelic e chitarre distorte con accordi hard, sax in libertà, atmosfere afro che si inseriscono.
Afro funk psichedelico.

FUNKEES
Grande band dei mid 70’s nigeriani. Due album e un groove di prima qualità dove convergono funk, afro sound, ethio jazz e una tastiera acidissima che spazia su ritmiche sincopate. Notevoli.
Nella compilation “Dancing time” c’è tutto il loro mondo multi colore.

In Costa d’Avorio nel 1978 i GOUGOUMANGOU incisero un buon album con aperte influenze funk.

GERALDO PINO
Attivo dai primi 60’s in Sierra Leone con i suoi Heartbeats fuse, tra i primi, soul, funk e rumba congolese, in un mix travolgente di afro beat tirato e ballabilissimo.
Percorse mezza Africa in tour, suonò con Fela Kuti, Rufus Thomas, Jimmy Cliff, Manu Dibango diventando una grande rockstar (oltre che manager e promoter).
E’ scomparso nel 2008.

EBO TAYLOR
Poderoso l’afro beat del ghanese Ebo Taylor dalle influenze soul jazz e con molti insert di folk locale, tra i principali esponenti dell’ HIGHLIFE sound dell’ovest d’Africa (molto popolare in Liberia, Ghana, Sierra Leone e Nigeria).
L’eccellente “Appia Kwa Bridge” del 2012 lo ha portato alla notorietà anche fuori dall’Africa dopo che i rappers Ludacris e Usher avevano campionato il suo “Heaven”.

ORCHESTRE POLY RITMO DE COUTONOU
Dal Benin un mix di mille influenze tra salsa, afro beat, jazz, funk, rumba e tanto altro.
Oltre 50 album all’attivo e un’infinità di date dal 1966 ad oggi.

EFFI DUKE
Nigeriano, protagonista con ottime bands come i funk soulers CEEJEBS, gli afro rock funkers (in odore del primo Santana), ELCADOS e con un paio di buoni album solisti.

MARIJATA
Dal Ghana dei primi 70’s funk dalle tinte reggae con una sezione fiati sghemba e cruda e una ritmica molto tribale, tastiere e chitarra acide e melodie malinconiche e debiti al James Brown più selvaggio.

ORLANDO JULIUS
Nigeriano fu tra i primi nei 60’s a mischiare ritmi africani con il rhythm and blues, il jazz e il pop, spostandosi in USA dove ha collaborato con Lamont Dozier e Hugh Masekela.
“Super Afro Soul” del 1966 riassume al meglio il suo insegnamento ed evidenzia quanto influente sia stato il suo insegnamento per molti artisti successivi (James Brown incluso che pare apprezzasse molto il suo sound).
Con afro cover di “My girl” dei Temptations, una bellissima “James Brown ride on” dal titolo inequivocabile !

Segun Okeji & Afro Super-Feelings
Dalla Nigeria funk e ritmiche proto disco, grandi groove di basso tra James Brown e Fela Kuti.

OSIBISA
Non propriamente ascrivibili al funk e all'afrobeat i ghanesi di stanza a Londra hanno comunque contribuito ad una grande diffusione del verbo afro, mischiando sonorità pop, funk, jazz a latine (nei primi album ci sono connessioni evidenti con il sound di Santana) e africane (in particolare l’highlife). I primi album dei 70’s sono quelli più vicini alle tematiche afro funk.

MANU DIBANGO
Il grande saxofonista camerunense, attivo discograficamente dalla fine dei 60’s, famoso per la hit “Soul makossa” (1972) ha spaziato a lungo tra funk, jazz, fusion.
L’impronta ultra funk (modernissima) con influenze Philly di “Africadelic” del 1973 è tra i suoi vertici.

Infine menzione anche per i CYMANDE, anomala band di immigrati caraibici a Londra che nei primi 70’s produsse alcun interessantissimi album in cui i riferimenti all’afro funk erano frequenti, pur se mischiati a jazz, calypso, soul music, gli ANTIBALAS, americani, attivi dalla fine dei 90’s con un sound che attinge a piene mani dal classico afro funk, SALIF KEITA, albino maliano, HUGH MASEKELA prevalentemente in chiave jazz , DELE SOSIMI, tastierista di Fela e Femi Kuti, TONY ALLEN, batterista, creatore delle ritmiche di Fela Kuti (poi con Albarn e Paul Simonon die The Good, The Bad and The Queen)

martedì, febbraio 11, 2014

Keith Moon è vivo !



Avevo promesso di non dire niente ma alla fine non ce la faccio più a tenermi questo segreto!
Tanto è improbabile che qualcuno scopra dove abiti ma penso proprio che KEITH MOON sia vivo e vegeto e io l'ho incontrato !!!<
Allegato il disegno che l'amico RICCARDO PASSOLI ha ricavato dalla foto che abbiamo fatto insieme (ma che Keith mi ha pregato di non divulgare).


Poco tempo fa ero in giro per la Toscana.
Reduce da un concerto, la batteria sull’auto, vagavo senza meta nell’entroterra, tra colline, vigneti e antichi casali sparsi qua e là.
Mi fermo in un’osteria dall’aria un po’ dimessa, chiedo all’oste che si fuma un sigaro sulla porta se mi fa da mangiare.
Il signore, più vicino agli 80 che ai 70, mi risponde con un invitante “hai voglia !! poca scelta ma tanta abbondanza”.

Nell’unica stanza siamo in due o tre, arredamento approssimativo.
L’oste attacca bottone in un toscano stretto e a tratti poco comprensibile.
“Non sei di qua, da dove vieni, dove vai”
E conclude con un “ Te che suoni la batteria dovresti conoscere un grullo come te !
L’è un inglese che sta qua da 35 anni e passa, dice che era famoso con la batteria magari ne hai anche sentito parlare ma per me so’ tutte fole.
Aspetta un po’ e poi vedrai che arriva il CHITMUN.”


Bè, tutta sta voglia di conoscere un “grullo inglese” che suonava la batteria non è che ce l’abbia ma l’oste insiste “ti farà divertire, è una brava persona ma è suonato come...na batteria ahahahah”.
Mi porta un altro mezzo litro di vino niente male e mi fa vedere “i dischi che mi ha lasciato qui il Chitmun così mi dici se lo conosci”

Sti cazzi !!!!
I 45 giri di “Can’t explain” e “My generation”, l’ep “Ready steady Who”, “Who’s next”...copertine rovinate, macchiate, stracciate.

“Cioè sarebbe questo il batterista inglese ?”
“Si il Chitmun, quello lì coi capelli neri a caschetto ma adesso di capelli non ce n’ha punto più o quasi”
Bè guardi che quello lì si chiamava KEITH MOON ed è MORTO nel 1978
“Ah se lo dici tu. Boh, prova a chiederglielo a lui, tra poco arriva”.

Sarà che fuori piove a dirotto, il vino fa un certo effetto, i dischi degli Who in un posto dimenticato da Dio e tutti i santi, ‘sta storia del Chitmun/Keith Moon ma la faccenda è un po’ inquietante e qua mi sembrano tutti fuori.
Ad un certo punto si apre la porta ed entra questo signore corpulento un po’ sporco, quasi senza capelli.
Ci credo che si faccia chiamare Keith Moon, gli assomiglia proprio.
Parla un po’ con l’oste.
Ha un accento marcatamente inglese, biascica un po’ di parole in italiano, le alterna a qualcuna in un toscano incomprensibile, ride sguaiatamente con un vocione un po’ gutturale.
L’oste mi indica, Chitmun butta giù un bicchiere di vino tutto in una volta e si dirige verso di me a grandi passi.

“Can I help youuuuuu?” mi fa con un inchino.
“Pia -pia - piacere, mi chiamo Tony”.
“My friends call me Keith, you can call me John...ahahahahahahahah“
(NB: è la “famosa” frase con cui risponde all’intervistatore Tom Smothers nelle sequenze iniziali del film “The kids are alright”).

“My god ! Davvero ti chiami Keith Moon” ? O meglio SEI Keith Moon?”
(La risposta così precisa mi ha fatto venire troppi dubbi !!)
“Is it me? For a moment !The stars are falling. The heat is rising ! The past is calling ! ahahahahah”

“Questa è è è ...”
“Doctor Jimmy, man, Quadrophenia !! Che grande album che abbiamo fatto eh? Non ho mai suonato così bene come in quel disco.
Pete è il più grande genio della storia dell’umanità. Dopo il vooooostrooo Leonardo Da Vinci, ci mancherebbe ahahahahahah !”


Si volta di scatto torna al banco e prende un pacchetto di caramelle.
Torna indietro da me.
Prendo coraggio, gli offro un bicchiere di vino.
“Naaahh, grazie, ne bevo uno o due al giorno ma ho smesso da 35 anni con l’alcool e quelle cose lì. A momenti ci restavo secco, sai ?”
Gliela butto lì.
Al massimo mi sputa.
Ma guarda che Keith Moon è morto nel 1978 !!!!

“Ahahahahaha, hai ragione, Keith Moon è morto nel 1978. Io però me la sono cavata per un pelo.
Annette (Walter-Lax, la compagna che era con lui la notte della “morte”) mi credette morto ma qualche ora dopo che era stato dato l’annuncio sono “rinvenuto”.
I medici hanno sempre pensato ad un miracolo.
A miracle cure !!! ahahahah ricordi “Tommy” ? Chiamai Pete, Rog e John e li pregai di non dire niente, di farmi credere morto che appena sarei stato bene, booooom, tornavo su un palco !
Sai che scherzo ?? Sai che botto ?! ahahahah”
Dopo qualche giorno
mi sono trasferito alla High Park Farm di Paul (McCartney) e lì’ ho avuto l’illuminazione !!! L’illuminazione !!! Basta ! Basta con la musica, lo stress, l’alcool, non volevo più stare in mezzo a quelle cose lì. Stavo per morirci !!!”


E allora che hai fatto ?
“Ho comprato una casa qui in Toscana. Faccio un po’ di lavori, i soldi non mi sono mai mancati! Faccio il miele ! I’m a king bee ! ahahahah!”
“Ogni tanto vengono Pete e Rog, prima veniva anche John. Povero John. Hai visto ? Facevo la sua fine anch’io !
Vengono anche Paul, Ringo, Mick e Charlie” Ma tu non dirlo a nessuno, va bene ? A nessuno ? E tanto poi chi ti crede ?
Anche Elvis e Jim Morrison dicono che sono vivi, no ? E chi gli crede ?”
Adesso però devo andare. Ho anche le mucche sai? E vanno curate !


Possiamo fare una foto insieme ?
Io sono un grandissimo fan degli Who !

“Bravo. Eravamo i più grandi. E anche dopo, Pete e i ragazzi hanno fatto dei buoni dischi.
Me li hanno portati, belli, belli.
Però le cose più belle le abbiamo fatte con “Tommy”, “Quadrophenia”, “Who’s next”, “Live at Leeds”.


Sono d’accordo.
La foto la facciamo ma la tieni per te.Non tradirmi.Non lo farai vero ?”

Non lo farò. Ciao Keith.
“Ciao Tonyyyyyyy !!”

Se ne va, finisco il vino, l’oste ride.
“Hai visto che grullo eh, il Chitmun”

lunedì, febbraio 10, 2014

Dati vendite discografiche 2013



I dati del mercato discografico 2013 raccolti dalla società Deloitte per FIMI (Federazione industria musicale italiana) segnalano che l’industria discografica italiana è tornata a crescere dopo 12 anni di segno negativo.
L’incremento è minimo, si parla del 2%, ma l’ultimo anno in cui crebbero le crescite fu nel 2002.
Il download (legale ovviamente) “rappresenta il 62 % del digitale” raggiungendo un +6% tra singoli e album.

La musica classica è cresciuta dell’86% arrivando a coprire l’11% delle vendite musicali in Italia.

Continua anche la crescita del vinile anche se l’aumento è assolutamente marginale rispetto ai numeri generali del mercato discografico anche se negli ultimi sette anni ha avuto un incremento del 338%”, rappresentando però solo l’1.4% di quelle complessive.
L’Italia si mantiene al settimo posto nel mercato del vinile (il quarto in Europa dopo Gran Bretagna, Francia e Olanda)

domenica, febbraio 09, 2014

STATUTO/30 - LA RIBELLIONE ELEGANTE di Antonio Bacciocchi



STATUTO/30
LA RIBELLIONE ELEGANTE


Biografia Modernista a più voci
Di Antonio Bacciocchi

FELTRINELLI EXPRESS - TORINO
STAZIONE PORTA NUOVA


VENERDI' 14 FEBBRAIO
ORE 18,3
0
Ingresso gratuito

Intervengono:
ANTONIO "TONY FACE" BACCIOCCHI
Autore e Musicista
GLI STATUTO

La pagina FACEBOOK del libro

https://www.facebook.com/pages/Statuto30/1450261928521072

La presentazione video del libro da parte degli Statuto

http://www.youtube.com/watch?v=5QRVEtN4K5I

È Bello Essere Mods.
Questo non è solo il titolo della prefazione “autografa” di oSKAr che apre la biografia degli STATUTO.
È il pensiero e la filosofia che da sempre anima la band torinese
30 anni di attività all’insegna della musica Mod e del modernismo con grande onestà e passione che hanno portato gli Statuto ad essere una grande realtà della musica italiana.
Tra i primi a cantare in italiano, i primi in Italia ad usare i fiati in un impianto rock.
I primi a valorizzare artisti divenuti poi star (Casacci, Maroccolo, Ezio Bosso, Davide Rossi, Fabio Gurian).
Ligabue ha suonato ad Alessandria come loro spalla. I primi a gettarsi nella mischia dello stadio (per il calcio).
Un gruppo che passa con disinvoltura da una piccola etichetta ad una major, dai raduni Mods al Palco di Sanremo, dai concerti nei club ai trionfi in Plaza de la Revoluction a Cuba ed a suonare con i Madness, gli Special e Paul Weller. Un gruppo che si permette anche di scrivere (sotto la spinta di Massimo Gramellini) l’inno della loro squadra del cuore: il Torino FC. Una passione quella del calcio forte quanto quella per la musica.
Tutto questo e molto altro è raccontato all’interno della loro prima biografia, che per le migliaia di fans del gruppo diventerà subito un libro di culto.
Nello stesso tempo per chi non conosce gli Statuto sarà il mezzo per avvicinarsi a questa entità, tutta da scoprire lasciandosi stupire da quanto in questi anni hanno saputo costruire. Gli Statuto hanno infatti superato la sfera musicale per diventare un fenomeno sociale e di costume senza mai dimenticare anche il loro impegno politico.

Antonio Bacciocchi per realizzare questo libro si è avvalso dell’unica fonte originale: gli Statuto stessi che intervengono in prima persona per ricordare aneddoti ed episodi della loro carriera. Nel raccontare la storia della band l’autore non pone uno sguardo distaccato ai fatti ma ne è coinvolto (anche storicamente) senza tuttavia cadere nei limiti di una “agiografia”.

Completano il quadro un’esaustiva discografia e numerosi contributi tra cui quelli di:
Gianni Maroccolo, Nina Zilli, Giordano Sangiorgi, Paolo Pulici, oMassimo Gramellini, Enrico Ruggeri, Ron e Rudi Zerbi.

sabato, febbraio 08, 2014

Carlo Verdone - La casa sotto i portici



Non ho mai avuto una predilezione particolare per Carlo Verdone.
Alcuni personaggi sono molto divertenti, così come qualche film più riuscito (“Borotalco”, “Bianco rosso e Verdone”, “Un sacco bello”, “Sono pazzo di Iris Blond”, “Satsera a casa di Alice”) ma non l’ho mai considerato nè un grande attore nè un valido regista.
Però mi diverte, è leggero e un suo filmetto può riempire una serata.
Ho sempre avuto la sgradevole impressione, durante le sue interviste, di un personaggio, paradossalmente, privo di senso dell’humor e profondamente (talvolta eccessivamente) malinconico e serioso.
Questa sua autobiografia (uscita nel 2012), seppur gustosa, lo conferma.

Ricordi struggenti d’infanzia, dei genitori scomparsi, nostalgia della casa in cui è cresciuto.
In mezzo preziosi aneddoti.
Il padre era un importante storico del cinema che ha permesso a Carlo di vedere girare per casa gente come Fellini, Rossellini, Zeffirelli, Sordi, De Sica (il cui figlio Christina ha poi sposato la sorella di Verdone, Silvia) e tantissimi altri.
Il momento che riscatta sia Carlo che il libro è quando un borgataro coatto lo incrocio per strada, lo “costringe” a ripetergli per strada alcune sue gags per un amico al telefono e quando se ne va lo saluto con un:
“Grazie per avemme dato un po’ di sorrisi in un’adolescenza demmerda”.

venerdì, febbraio 07, 2014

Julian Lennon - Help yourself



Prosegue la rubrica GLI INSOSPETTABILI ovvero una serie di dischi che non avremmo mai pensato che... Dopo Masini, Ringo Starr, il secondo dei Jam, "Sweetheart of the rodeo" dei Byrds, Arcana e Power Station, "Mc Vicar" di Roger Daltrey, "Parsifal" dei Pooh, "Solo" di Claudio Baglioni, "Bella e strega" di Drupi, l'esordio dei Matia Bazar e quello di Renato Zero del 1973, i due album swing di Johnny Dorelli, l'unico dei Luna Pop," I mali del secolo" di Celentano, "Incognito" di Amanda Lear, "Masters" di Rita Pavone, torniamo ai primi 90's con un album dimenticato di JULIAN LENNON

Le altre puntate de GLI INSOSPETTABILI qui
: http://tonyface.blogspot.it/search/label/Gli%20Insospettabili

Julian Lennon è stato probabilmente il figlio degli ex Beatles che più ha subito l’ingombrante peso dell’importanza artistica e non solo dei genitori.
Dove Sean Ono (Lennon) si è creato una carriera solista interessante, sperimentale e molto personale, Zak Starkey è diventato il batterista di Who e Oasis, Dhani (Harrison) ha sempre tenuto un basso e tranquillo profilo, Stella (McCartney) si è imposta nel mondo della moda e gli altri hanno probabilmente vissuto negli agi delle eredità, Julian ha cercato disperatamente un posto al sole che prescindesse dal cognome che portava.
Non ce l’ha fatta.
Dopo il successo dell’esordio “Valotte” nel 1984, la sua carriera artistica è naufragata in album mediocri e anonimi, in genere passati nell’indifferenza generale.

“Help yourself” è invece un ottimo album rock in cui il nostro, chissà quanto consapevolmente o quanto furbescamente, riempie ogni solco di omaggi a cotanto padre.
Nella rocciosa “Get a life” si palesa il riff di “Cold turkey”, il singolo “Saltwater” è “John al 100%” con inizio “Strawberry fields forever” e solo di Steve Hunter (il chitarrista di “Rock n roll animal” e “Berlin” di Lou Reed a lungo anche con Alice Cooper) che rifà una parte che aveva mandato GEORGE HARRISON (impossibilitato ufficialmente a partecipare ma che in realtà pare abbia contribuito, non accreditato, ad alcune chitarre nel disco).
Il brano è un palese (a tratti imbarazzante) plagio di ogni cosa che ci saremmo ptuto aspettare da un inedito di John Lennon. Ma non per questo meno affascinante.
Anche se è un peccato dover constatare questa fastidiosa sudditanza alle regole (imposte ? auto imposte ? consapevoli ? inconsce ? furbe?) di “figlio di Lennon” quando con piccoli gioiellini come “Listen” o la dolce, acustica, “Take me home”, ad esempio, dimostra di sapersela cavare anche da solo.
Il resto è manierismo anni 90, con anche maldestri tentativi hip hop (nel pasticcio “New phisic s rant” imita pure la voce di Bowie....) o una stranezza electro blues come la percussiva, conclusiva, “Keep the people working”.

Alle tastiere e programmazioni Bob Ezrin (Lou Reed, Peter Grabriel, Pink Floyd etc)

giovedì, febbraio 06, 2014

Svizzera 1954: Svizzera - Austria 5-7


Prosegue la rubrica ASPETTANDO IL MONDIALE che ogni settimana proporrà un racconto o una storia relativa all'appuntamento quadriennale che si svolgerà quest'anno in Brasile.
ALBERTO GALLETTI ci parla di una delle partire più incredibili della Storia dei Mondiali.


Qui le altre puntate:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Aspettando%20il%20Mondiale

12 in una partita costituiscono il record, a tutt’oggi ineguagliato, per il maggior numero di gol segnati in una partita di Coppa del Mondo.
La partita, rimasta famosa nei paesi di lingua tedesca come ‘la battaglia nel caldo di Losanna’, per via dell’altissima temperatura (40°C) con cui fu giocata, era valida per i quarti di finale del mondiale svizzero del 1954 e si concluse con l’incredibile punteggio di Svizzera-Austria 5-7, ancora più incredibile fu il susseguirsi delle vicende in campo.

La Svizzera si era qualificata al secondo turno dopo aver eliminato l’Italia in un polemico spareggio ed era allenata dall’austriaco Karl Rappan, inventore riconosciuto del catenaccio, che proprio difensivista non era come ben vedremo e che parve aver architettato un ottimo piano per la sua squadra contro la nazionale della sua madrepatria.
I rossocrociati si portarono sul 3-0 grazie a un gol di Ballman al 16’ e ad una doppietta del centravanti Hugi, incontenibile in quella fase del torneo, nel giro dei quattro minuti successivi, alcuni però parlarono di un’ attacco di ipertermia che colpì il portiere austriaco Schmeid nella prima parte dell’incontro, favorendo le rapide segnature elvetiche; Schmied fu soccorso prontamente dal suo massaggiatore mentre la gara continuava e fu in grado di continuare il gioco (ricordo che non esistevano sostituzioni all’epoca).

Nonostante si trovassero davanti a ciò che poteva sembrare una sfida impossibile contro una squadra in forma e assai forte e ad un tifo scatenato tutto per i padroni di casa, l’Austria riuscì in una sensazionale rimonta:
un gol di Koerner e una doppietta di Wagner, riequilibrarono clamorosamente le sorti dell’incontro al 27’, prima che Ocwirk e ancora Kroener portassero il risultato sul 5-3 per l’Austria al 34’, un minuto dopo Ballman realizzò il suo secondo gol portando il risultato sul 5-4, ci fu ancora tempo per un rigore sbagliato da Koerner al 42’ prima che l’arbitro mandasse tutti negli spogliatoi per l’intervallo.
Dopo un primo tempo del genere, il più memorabile nella storia del calcio fino a quel momento, il secondo fu una piccola delusione con ‘sole’ tre marcature, Wagner realizza la sua tripletta personale al 52’ portando i bianchi sul 6-4, gli rispose Hugi al 55’ con il gol della propria tripletta, assestando il punteggio sul 6-5 che durò 18 minuti, fino a che Probst, che incredibilmente, essendo il miglior marcatore austriaco del torneo, non aveva ancora segnato mise il suo nome sul tabellino dei marcatori fissando il risultato sul 7-5 che durò fino al triplice fischio di chiusura.

Lo sforzo titanico compiuto per una tale impresa presentò però il conto alla partita successiva, quando gli austriaci furono stracciati in semifinale dai tedeschi (che avevano passeggiato contro la Jugoslavia 2-0) per 6-1.
Si ripresero comunque e batterono i campioni uscenti dell’Uruguay ancora molto forti, 3-1 nella finale per il 3° posto.
Si trattò del più alto piazzamento dell’Austria ad un mondiale e anche l’ultimo ruggito di una ex-grande del calcio europeo da tempo ormai fuori dagli scenari calcistici che contano.

Ultima annotazione, il doppio sistema (verrou) ideato dal’austriaco Rappan, mentre era alla guida dei rossocrociati, e noto da noi come catenaccio, si rivelò quel giorno inefficace, a dimostrazione del fatto che nessuno schema è infallibile se non viene coniugato da condizione atletica ottimale e talento.
Quel giorno l’Austria scese in campo con Stojaspal, Hanappi, Happell e Ocwirk, quattro giocatori di statura mondiale.

26 Giugno 1954
ore17.00, Lausanne, Stade de la Pontaise

AUSTRIA – SVIZZERA 7:5 (5:4)

AUSTRIA (2-3-5):
Schmied - Hanappi, Barschandt,- Ocwirk (c) - Happel, Koller - R.Körner -, Wagner, Stojaspal, Probst, A.Körner

SVIZZERA (3-2-5):
Parlier - Neury, Kernen, Eggimann - Bocquet (c), Casali - Antenen, Vonlanthen, Hügi, Ballaman, Fatton

Arbitro : Faultless (Scozia)
Spettatori: 35.000

mercoledì, febbraio 05, 2014

Eugenio Finardi - Fibrillante - La recensione



Ci si chiedeva giusto due giorni fa chi fa ancora canzone politica in Italia.
Contemporaneamente ascoltavo il nuovo album/capolavoro di Finardi....


Eugenio Finardi è ed è stato uno dei principali artisti della scena italiana, dagli esordi “combat” a metà dei 70’s con i classici “Non gettate alcun oggetto dal finestrino”, “Sugo” e “Diesel”. Poi la carriera è proseguita con lavori di qualità alternante, dignitose apparizioni Sanremesi e un ultimo album di inediti che risale al 1998 (“Accadueo”).
In seguito progetti ad hoc, come l’omaggio ad alcuni grandi (De Andrè, Battiato, Cohen) in “Il silenzio e lo spirito”, quello al blues in “Anima blues” e al poeta russo Vladimir Vysotsky in “Il cantante al microfono” nel 2008, la compilation “Sessanta” nel 2012 con 5 buoni inediti.

“Fibrillante” è invece , finalmente, un ritorno con 10 nuovi brani composti da Eugenio (con Giovanni “Giuvazza” Maggiore), co prodotti con Max Casacci dei Subsonica e che si avvale delle collaborazioni di Manuel Agnelli, Patrizio Fariselli degli Area, l’ex PFM Vittorio Cosma, alcuni dei Perturbazione.
Un ritorno duro, in cui Finardi impugna i problemi quotidiani con il piglio battagliero di sempre, sferza, picchia forte e diretto.
Lo ha definito un ”album di lotta” e quello è.
In ogni brano c’è un’attualità spiazzante, storie quotidiane, disoccupazione, liberismo che uccide, separazioni (la minimale “Storia di Franco”, algido e aspro ritratto di una condizione di tanti).
Il tutto coronato da un sound moderno e fresco, rock cantautorale di primissima qualità (bellissimo il 60’s folk quasi jingle jangle della title track), espliciti riferimenti sonori agli esordi ma espresso con una maturità, un piglio autorevole di chi ha fatto la storia e si ripresenta a muso duro, senza paura e con una classe comune a pochi.
Disco commovente, che prende alla gola e mette in un colpo solo in riga migliaia di arroganti “nuove leve”.

"Alla fine degli anni Novanta avevo deciso di smettere con i dischi di cantautorato pensavo fosse ormai inutile continuare a cantare, mi sembrava che la spinta iniziale si fosse esaurita e il ruolo del Finardi mi stava stretto.
Mi sentivo prigioniero di un'immagine che io stesso avevo contribuito a creare"
.

Il vertice di “Fibrillante” è la spietata, malinconica, durissima “Cadere, sognare” (cantata con Agnelli) dove racconta la caduta di un
“Brav’uomo, uno come tanti uno normale, ho sempre fatto tutto quello che dicevano di fare, per fare il mio dovere ho studiato, mi sono anche laureato, ma poi mi sono accontentato, ho accettato un posto fisso da impiegato, ho acceso un mutuo e mi son sposato, credevo di essere anche fortunato, ma poi un giorno mi ha chiamato il capo, mi ha detto: l’azienda ha delocalizzato, mi dispiace ma sei licenziato.
E poi mi son lasciato andare, ho mollato tutto e ho cominciato a bere perchè la sporca verità è che nessuno vuole uno della mia età.
Classe dirigente di imbroglioni, sfruttatori senza senso del domani, senza voglia di sporcarsi mai le mani, ideologi cresciuti alla Bocconi, il vostro liberismo mi ha ammazzato, di ogni mio sogno derubato, ormai anche mia moglie mi ha lasciato e adesso sono rovinato e mi sono sentito Cadere, Sognare.
Ma no ! io non ci sto ! Io non mi arrenderò ! E griderò finchè vi vedrò pagare, maiali senza il minimo pudore e spegnere quel ghigno che fa male, che offende chi non riesce a respirare, ho chiuso con la società civile e con i vostri furbi giochi di parole E che alla fine resta sempre tutto uguale e aspetterò seduto in riva al fiume fino a che non vi vedrò cadere giù e non tornare più”


Raramente ho sentito qualcosa di così REALE, lucido, diretto.
Brano da antologia.
Altrettanto dure “Come Savonarola”, manifesto dell’album (“Ma devo solo ritrovare un nuovo modo di lottare/per la nostra dignità/e una vita che sia umana, più libera e più sana di giustizia e verità/ Guardo i nostri figli spenti dal vuoto che han davanti senza possibilità” ) e la conclusiva “Me ne vado” in cui traccia una devastante quanto lucidissima fotografia sulle manovre economiche degli ultimi decenni che ci hanno ridotto in miseria con grandissimo solo free di piano e tastiere di Patrizio Fariselli.
“Tutto incominciò negli anni 80, dalla fine della seconda guerra mondiale infatti le politiche economiche fiscali avevano diminuito le diseguaglianze sociali portando al più lungo periodo di crescita economica nel mondo occidentale.
Per TUTTI.
Poi sono stati eletti Reagan e la Tatcher. Da allora il reddito della gente comune è aumentato solo del 2% mentre il reddito dell’un per mille della popolazione è aumentato del 2.600 %. Vuol dire che se tu hai 100 euro in tasca loro ne hanno 260.000 e si stanno mangiando il mondo”


Più chiaro di così.
Non sono inferiori i restanti brani, spesso severi e rigorosi ma anche pieni di anima, energia, tranquilla determinazione.
Rimane infine da annotare quella che è forse la particolarità principale del disco: la voce.
Inconfondibile, riconoscibilissima, di Eugenio, che canta, parla, declama, ferma, minacciosa, autorevole, BELLA.
La classe, la maturità, l’esperienza di un GRANDE della musica, perfettamente mixata con la freschezza della generazione “rock” successiva, ammantata da un sound attuale.
Un capolavoro del 2014, destinato a segnare, a rimanere.
Non fatevelo scappare, non ignoratelo.

martedì, febbraio 04, 2014

Plotino e la fine del mondo antico



ANDREA FORNASARI ci regala un consueto saggio di riflessione filosofica. Come sempre da non perdere.

Nel mondo successivo a Platone e Aristotele si imporranno alcune scuole autonome: ad esempio lo scetticismo di Pirrone, istruito in India, che dichiarerà incomprensibile il pensiero platonico e raccomanderà un'adesione superficiale alle norme della vita comune e l'apatia.
Il suo pensiero venne accolto nell'Accademia platonica, illustrando così una delle verità più esoteriche del platonismo e cioè che il punto centrale di una dottrina si raggiunge da infiniti punti di vista contraddittori e concorrenti.
Poi l'epicureismo, che assorbiva la logica di Zenone di Cizio e divenne molto comune nell'impero romano, così come lo stoicismo fu destinato a improntare la tradizione più austera di Roma: gli stoici ritennero che la razionalità costituisse la forma cosmica (entelechia), destinata a imprimere la forma specifica a ogni ente particolare.
La passione per lo stoico è sempre irrazionale e l'uomo etico se ne distoglie per affidarsi alla ragione naturale: suo dovere è adeguarsi alla natura, raccogliendosi nell'insensibilità.
Una formulazione restrittiva della razionalità fu invece la tesi del cinismo.

L'indirizzo maggiore dell'ultimo periodo pagano sarà il neo-platonismo: esso si pone saldamente al di sopra della dicotomia razionale - irrazionale, essendo basato sull'intuizione intellettuale proposta da Platone, in maniera dichiaratamente mistica.
La sua natura si manifesterà appieno con il suo massimo rappresentante: Plotino.
Egli giunge dall'Egitto nella Roma già gremita di cristiani (244 d.C.) ma di loro non farà mai cenno; su un punto gira tutta la sua filosofia: esiste un'esperienza rivelatrice dell'Uno, numero supremo, sintesi del tutto aldilà di tempo e spazio, genesi di ogni cosa.
Porfirio nella vita del maestro scriverà che egli aveva contemplato Dio senza forma nè essenza e confesserà che anche lui si era accostato a Dio: ma come intendere queste parole?

Plotino stesso prova a spiegarsi: "Spesso, destandomi a me stesso dal mio sogno corporeo e diventato estraneo ad ogni altra cosa, contemplo nel mio intimo una bellezza meravigliosa e credo, soprattutto allora, di appartenere a un più alto destino; realizzando una vita migliore, unificato col divino e fondato su di esso, arrivo ad esercitare un'attività che mi pone aldisopra di ogni altro essere spirituale. Ma dopo questo riposo in seno al divino, disceso dall'intelligenza alla riflessione, mi domando come sia possibile, ora, questa discesa e in qual modo l'anima abbia potuto entrare nel corpo, pur essendo in sè stessa, come mi apparve, benchè dimorante in un corpo".
Segue quindi una serqua di citazioni tratte da vari filosofi che naturalmente vi risparmio.

Tuttavia c'è questo tentativo di spiegare in parole questa esperienza che sfida ogni parola: forse si potrebbe enunciare soltanto in geroglifici e, come dice lo stesso Plotino, i beati del mondo intelligibile non scorgono assiomi o frasi, bensì belle immagini (simboli).
Plotino compie quindi vari sforzi nella stessa direzione e basta leggere una sua pagina per sentirsi trasportati in una sfera dove è impensabile il normale dualismo occidentale ragione - irrazionale: si apre quella terza via che in oriente non desta alcun stupore.
Plotino quindi incalza: come si fa a procurare questa esperienza dell'inesprimibile? Risponde in breve: eliminando ogni cosa.
Da qui imbrocca uno dei suoi temi maggiori: tutti gli uomini, dice, si servono dei sensi e buona parte di loro non valica mai l'orizzonte dell'esperienza sensibile, mentre altri provano il misterioso piacere della bellezza pura, il brivido di cui parla Platone.
Al di sotto dell'idea dell'Uno, Plotino si interesserà di moltissimi altri temi: giustizia e reincarnazione, materia incorporea e la persuasione che l'anima non sia inserita nello spazio del corpo; la certezza che dall'anima emani il tempo.
C'è anche nell'opera di Plotino una perorazione contro gli gnostici e le loro attività magiche.

Questa filosofia rappresenta il culmine del pensiero platonico greco al termine della sua storia: sotto Giustiniano l'Accademia platonica verrà chiusa dall'autorità imperiale cristiana.
Costretta all'espatrio troverà accoglienza alla corte di Persia dove, pare, darà origine al sufismo iranico. Così si concluse il mondo antico: Plotino verrà riscoperto, insieme a tutta la cultura classica greca, durante la Rinascenza.
Tuttavia, quando un grande matematico del secolo scorso, Kurt Gödel, definirà la matematica come una "realtà non sensibile, indipendente da atti e disposizioni della mente umana, che la può soltanto percepire, forse in maniera assai incompleta" saranno in molti, forse un po' stupiti, a considerarlo un neo-platonico nel cuore del novecento.

lunedì, febbraio 03, 2014

La canzone politica in Italia



La canzone politica in Italia ha una lunga tradizione, dai cantautori più o meno impegnati (Lolli, De Gregori, Gaber, Pietrangeli, Bennato, Finardi etc) ai gruppi (Area, Stormy Six) degli anni ’70, attraverso gli 80’s dell’estremismo (spesso velleitario e confuso) punk e hardcore.

In tempi di crisi (sociale, economica, etica), disoccupazione, immigrazione ed emigrazione (sempre più gli italiani che se ne vanno), problematiche relative ad una quotidianità sempre più difficile dov’è finita la canzone di protesta, a sfondo politico (non partitico) ?

Con l’eccezione di pochi gruppi (Statuto, Gang, Banda Bassotti, Assalti Frontali, Modena City Ramblers tra i gruppi “alternativi”, peraltro nessuno particolarmente nuovo o giovane) e sporadici solisti (Caparezza, Silvestri, Cristicchi), l’impegno sociale nei testi italiani sembra da tempo immemorabile ormai scomparso.
Perchè ?

domenica, febbraio 02, 2014

Gli Who, Keith Moon e un letto pieno d'acqua



E mentre Roger Daltrey annuncia l'uscita a marzo di un album di rhythm and blues con Wilko Johnson con vari brani dal repertorio dei Dr. Feelgood e che non è improbabile, secondo lui, anche un nuovo lavoro degli WHO entro la fine dell'anno (ma si parla anche di un solista di Pete Townshend) da un'intervista agli Who del 1989 un divertente ricordo di Townshend su KEITH MOON.

Keith aveva saputo che in questo albergo danese c'era una suite con un letto pieno d'acqua e aveva continuato a chiamarli e richiamarli per essere sicuro che gli riservassero proprio quell'appartamento.
"Voglio fare alcuni esperimenti erotici. Riuscirà a sostenere cinque o sei corpi femminili".
E così un giorno che prendevamo il caffè nella sua camera cominciai adirgli che sarebbe stato grande se avessimo potuto spingere il materasso , circa 4.000 galloni, dentro l'ascensore e mandarlo giù ad allagare la hall.
Naturalmente non riuscivamo neanche a spostarlo ma L'acqua era alta un piede e cominciava a riversarsi giù per le scale dei vari piani. All'inizio tutti quanti eravamo felicissimi. Ma il disastro era di portata indescrivibile.
"Non ti preoccupare Pete, Ora ci penso io" disse Keith.

Chiama il portiere: "Buonasera vorrei parlare con il direttore. Ho un armadio qui pieno d costosissimi vestiti di scena, disegnati da Hardy Amis, sarto della regina. E sono appena stati sommersi da una valangadi 4.000 galloni di acqua, provenienti da queso maledetto letto. Non solo vi chiedo un immediato indennizzo per i miei vestiti ma ache una stanza in cima al piano più alto, immediatamente disponibile."

Il direttore arrivò tutto trafelato "Oh mio Dio, sono confuso, sono mortificato"
Keith gli disse che tuttp era successo quando avevamo tentato di sederci tutti sul letto e che lui in precdenza aveva chiamato decina di volte per assicurarsi che il letto potesse sostenere il peso di molti corpi.Il direttore ci ripagò tutto quanto e noi on sborsammo neanche un centesimo.

sabato, febbraio 01, 2014

Brera e il calcio



Da uno status di Diego Alverà su Facebook.

"Il mestiere del calciatore è nato in Inghilterra quando capitale d'Italia non era ancora Roma.
Era un mestiere umile, al quale si abbassavano popolani poveri e non molto propensi a respirare polvere in miniera o vapori fetidi in filanda.
In tutto il resto del mondo, il calcio si è diffuso alla fine del secolo diciannovesimo e veniva praticato da gente agiata, che aveva scarpe e tempo libero, nonchè un plus calorico da spendere.
Fare sport era gà sentirsi moderni e sull'umiltà del pedatare non si sottilizzava più che tanto."


Giovanni Luigi Brera, "Il mestiere del calciatore", 1972

venerdì, gennaio 31, 2014

Il meglio di gennaio 2014



Tra i nomi che potrebbero già finire nella top 10 di fine anno:
Sharon Jones and the Dap Kings, Hypnotic Eye, Quilt, Nick Pride and the Pimptones.
Tra gli italiani Plastic man e Peter Seller and the Hollywood Party


ASCOLTATO SHARON JONES and the DAP KINGS - Give the people what they want
Nuovo gioiello della Lady Soul dei 2000’s tornata dopo una brutta malattia ad incantare con un soul avvolgente ma deciso, senza fronzoli, splendidamente arrangiato e che riesce ad andare oltre i consueti schemi del genere, allargandosi ad una forma canzone più elaborata e contaminata.
Il risultato è un piccolo capolavoro di grazia ed equilibrio, destinato a rimanere nei top 2014.

HYPNOTIC EYE - The optical sound of Hypnotic eye
Da Londra una giovane band innamorata dei profondi 60’s da cui attingono l’irruenza dei Kinks e dei primi Stones, gli afflati psichedelici degli ultimi anni del decennio e tantissimo altro.
Il tutto corredato dalla suadente voce femminile dal timbro soul e dall’approccio spesso vicino a Lulu. Gran bel disco.

THE QUILT - Held in splendor
Trio di Boston, al secondo album, suadente voce femminile e un viaggio sonoro tra psichedelia, Byrds, shoegaze, primi Floyd, Opal e Mazzy Star, Dream Syndicate, pop beat, 60's sound.
Affascinanti, avvolgenti, ruvidamente vellutati.

NICK PRIDE and the PIMPTONES - Rejuiced phat shake
Al secondo album la band di Newcastle sfodera un repertorio di prima qualità con cui va ad esplorare un’ampia gamma di Black Music dal classic soul al funk, blues e rhythm and blues, il cajun soul alla Neville Brothers, perfino l’hip hop.
Lavoro variegato, stimolante, divertente, godibilissimo.

BIRTH OF JOY - Prisoner
Dall’Olanda una poderosa band che mischia psichedelia tardo 60’s (tra Doors e i Pink Floyd di “More”) a pennellate hard psych, varie influenze dai più disparati meandri del rock (dalla new wave al grunge al prog).
Un mix sorprendentemente valido.

BLANK REALM - Grassed inn
Dall’Australia i Blank Realm sfoderano un sound interessantissimo in cui convergono Dream Syndicate, Television, il Lou Reed tardo 70’s, Flaming Lips, i Velvet Underground più psych, Yo La Tengo, un po’ di Sonic Youth.
Tanta roba e album davvero bello.

DAMIEN JURADO - Brothers and sisters of the eternal son
All’undicesimo album il cantautore americano abbraccia sonorità intensamente psichedeliche, pink floydiane a tratti, con tracce gospel blues, rimandi al primo Van Morrison, personalità in abbondanza.

G-FAST - “Go to M.a.r.s”
Lui è di Milano e si chiama Gianluca Faseni e in questo secondo album tira fuori 10 brani in stile Black Keys buttando dentro blues, Hendrix, Tom Waits, soul, funk, il tutto in chiave sporca, dura e sguaiata ma suonata alla grande. Da scoprire.

PETER SELLER AND THE HOLLYWOOD PARTY - In the city
Graditissimo e travolgente ritorno della psych band milanese che dopo due ottimi album nel 1987 e nel 1989 avevano abbandonato la scena nel 91.
Il nuovo ep propone 4 brani in cui spicca la title track, assalto ritmico dominato da un basso di stampo Joy Division e un ipnotico ritornello a cui fanno da contro altare la delicata ballata pink floydiana “The words and the smiles” e la successiva rarefatta psichedelia moderna di “I’m bored” prima che un remix ambient dela title track chiuda il breve ma affascinante ritorno.

MIDNIGHT KINGS - Do the monkey
Prezioso 45 in vinile per la band dell’Alto Piemonte alla prese con un beat and roll ruvido e minimale, produzione e registrazione Lo-Fi che rieccheggia i fasti dei primi Milkshakes e Cannibals. Essenziale !

THE MODERN MODEL - Mirror pieces Attivo nei primissimi anni 80, sciolto nel 1983 il sestetto veneto (in cui milita il Nostro Beppe Kin) ha ripreso da poco l’attività testimoniata da questo EP che raccoglie la rivisitazione di loro vecchi brani tra new wave, tocchi di sax che acuiscono ancora di più l’ispirazione tra Ultravox! e Roxy Music, accenni funk punk e una produzione scarna e minimale che riporta ancora più marcatamente alle atmosfere londinesi e new yorkesi di fine anni 70’s. Chiude come bonus track una versione di “A day in the life”.

PLASTIC MAN - Plastic Man
Dalla profonda Toscana, via Teen Sound, un coloratissimo ep d’esordio all’insegna di palesi riferimenti ai Pink Floyd barrettiani, Tomorrow, Kinks, i primi Television Personalities, gli Who del 1966, 13th floor elevators.
Quattro brani crudi, intensamente psichedelici, riuscitissimi.

LA MISERE DE LA PHILOSOPHIE - Ka-meh
Da Piombino un album davvero interessante che coniuga in modo originale suggestioni alt-rock, rimandi alla più classica new wave e un gusto psichedelico tardo 60’s con pennellate soniche alla Velvet Underground.
Il cantato in italiano rende il tutto ancora più originale e convincente. Ottimo lavoro.

PLASTIC MADE SOFA - Whining drums
Da Bergamo, al secondo album, i PLASTIC MADE SOFA accentuano l’anima rock psichedelica abbracciando il mondo che fu caro a bands inglesi come Kula Shaker e Charlatans fino ai riferimenti raga rock con tanto di sitar di “Noodles for breakfast” e ai primi Pink Floyd in “Stargazers”.
Il tutto con un’anima attualissima e moderna, fresca e convincente.

ASCOLTATO ANCHE
STEPHEN MALKMUS AND THE JICKS (buon album pur se discontinuo per l’ex Pavement), WAY THROUGH (duo inglese di “pastoral punk”...ricordano un po’ i Fall, un po’ Billy Bragg), SELF DEFENSe FAMILY (post hardcore con un un po’ di Fugazi dentro), THE AUTUMN DEFENSE (due dei Wilco in libera uscita con un discreto album che spesso passeggia dalle parti del George Harrison dei 70s’ e di Al Stewart. Molto gradevole), DUM DUM GIRLS (pop wave con un po’ di riminiscenze Siouxsie..mah), POLYPHONIC SPREE (discreto album dai consueti connotati visionari ma non regge alla distanza).

LETTO

LUCA LOCATI LUCIANI Crisco disco
Un libro sorprendente per precisione, ricercatezza e completezza quasi chirurgica sulle connessioni tra la scena disco e la cultura gay in cui si analizza la nascita della disco music a pari passo della rivendicazione dei diritti dei gay.
Uno stimolante elenco di brani, dischi, artisti che fa da sfondo alla nascita dei primi locali gay friendly, poi le discoteche, le canzoni più o meno esplicitamente dedicate, gli artisti più o meno palesemente omosessuali.
Interessantissima la parte sulla nascita dei primi DJ in Italia tra la fine dei 60’s e i primi 70’s, i primi passi del movimento gay all’interno delle lotte politiche dei 70’s nostrani e vari interventi e interviste di protagonisti del night clubbing tricolore.

JOHNATHAN TROPPER - Tutto può cambiare
Divertente, leggero, scorrevole romanzo-commedia dalle vicende improbabili e rutilanti in cui emerge la classe della scrittura dell’autore che riesce a descrivere in sottofondo un’America che perde sempre più pezzi e dignità.
Il tutto in una gradevolissima salsa agrodolce.

LUIS SEPULVEDA - Il vecchio che leggeva romanzi d’amore
Ogni tanto fa bene rileggere Sepulveda, maestro di grazia e coraggio.
Questo è un suo capolavoro del 1989, pieno di anima e passione.

STEVEN BLUSH - American hardcore
“American Hardcore”, pubblicato nel 2001 dal giornalista e protagonista della scena degli 80’s, Steven Blush, ripercorre nei dettagli più sconosciuti la storia della prima ondata hardcore punk americana (1980/1986) attraverso la storia dei gruppi (città per città) e le parole dei protagonisti.
E’ un viaggio affascinante e coinvolgente e che fa rivivere una scena (molto prolifica e artisticamente validissima anche qui in Italia) unica e assolutamente inimitabile.
Il tutto corredato da una discografia dettagliatissima e completa.
Il libro è stato stampato in italiano da Shake con il titolo di “American punk hardcore - Una storia tribale “.
Bibbia Definitiva sull’hardcore americano.

COSE & SUONI
Lilith and the Sinnersaints in studio di registrazione per una colonna sonora di una serie TV.
Presto nuovi particolari.

Nuove date in giro per la penisola qui:

Sabato 21 febbraio : Milano “Cox 18”
Sabato 08 marzo : Aosta “Espace”
Sabato 15 marzo : Cremona “Arcipelago”
Martedì 18 marzo : Milano “Rock n Roll Radio”
Sabato 28 marzo : Vittorio Veneto “Mavv”
Sabato 12 aprile : Firenze “Tender”
Domenica 13 aprile : Roma “Le Mura”
Venerdì 25 aprile: Catania TBC
Sabato 26 aprile: Messina TBC
Sabato 10 maggio : Vignola (MO) “Circolo Ribalta”

www.lilithandthesinnersaints.com
https://www.facebook.com/LilithandtheSinnersaints

Mie recensioni su www.radiocoop.it

IN CANTIERE
Il libro sugli Statuto esce il 15 febbraio, il 14 lo presentiamo a Torino alla Feltrinelli in Piazza C.L.N.

https://www.facebook.com/pages/Statuto30/1450261928521072

Finalmente vedrà la luce anche quello su Paul Weller, in autunno, per VoloLibero scritto SOLO dal sottoscritto.

giovedì, gennaio 30, 2014

Get Back. Dischi da (ri)scoprire



Il consueto appuntamento mensile con qualche album da (ri)scoprire.

IVAN CATTANEO - UOAEI
Uno dei personaggi più estrosi e particolari del pop italiano, famoso per essere stato uno dei primi a dichiararsi apertamente gay, per il look sempre estremo e trasgressivo, per le rivisitazioni modernizzate di vecchi classici italiani ma anche per essere tra i pionieri in Italia di certe sonorità e attitudini vagamente punk/ new wave alla fine dei 70’s.
In pochi ricordano però gli esordi in particolare il primo album del 1975 “UOAEI” una raccolta anarcoide di canzoni strampalate in cui si mischiano ballate, prog, glam, rock n roll, momenti quasi Zappiani, psichedelia, canzoni protodemenziali, cabaret e tanto altro.
In mezzo brevi frammenti di follia sonora.
Un brano come “Big bang” mette insieme il Bowie di “Space Oddity”, gli Area di “Gioia e rivoluzione”, una ritmica prog, un’improvvisazione folle, una linea vocale in falsetto che accompagna dall’inizio alla fine. Collabora un futuro mostro sacro come Mauro Pagani.
Creatività espansa a 360 gradi.

JERRY WILLIAMS & DYNAMITE BRASS - Dr.Williams & Dr. Dynamite
Jerry Williams è un grandissimo cantante SVEDESE (vero nome Sven Erik Fernström) che esordì alla fine dei 50’s con una delle prime rock n roll bands locali, i VIOLENTS. Da lì in poi ha cambiato pelle più volte spostandosi in ambito rhythm and blues e soul, rock, blues, disco, musical etc.
Questo album esce nel 1969 ed è u nesplosivo mix di scatenato rhythm and blues, soul con due gioielli come “Keep on” e “Boogaloo baby”, una versione funk soul di “Sweet little sixteen” una ritmata e funk “Hard to handle” di Otis Redding, una tiratissima “Bama Lama Bama Loo”, il cristallino soul di “Personality”, i lfinale crooner di “That’s life”.
Grande voce, buon repertorio, arrangiamenti curati, ottimo album.

LAFAYETTE AFRO ROCK BAND - Soul makossa
Band francese dei 70’s di stanza a New York con mezza dozzina di album all’attivo, alcuni brani campionati da vari rappers nei decenni successivi e un gran groove a base di funk, Philly sound, influenze latine e jazz, ritmica serrata e percussiva e una sezione fiati in gran spolvero.
Da scoprire.

SANDRA PHILIPPS - Too many people in one bed
Ottima soul singer di secondo piano Sandra Phillips ottene un po’ di visibilità nel 197o con questo buon album soul prodotto da Swamp Dogg.
E’ classico southern soul con leggeri tocchi funk a dare al tutto una ruvidità in più che lo rende ancora più godibile.

mercoledì, gennaio 29, 2014

Il Mundialito 1980



Prosegue la rubrica ASPETTANDO IL MONDIALE che ogni settimana proporrà un racconto o una storia relativa all'appuntamento quadriennale che si svolgerà quest'anno in Brasile.

Qui le altre puntate: http://tonyface.blogspot.it/search/label/Aspettando%20il%20Mondiale

Non propriamente legata ai Mondiali di calcio ma degna di essere raccontata è la storia del Mundialito svoltosi in Uruguay dal 30 dicembre 1980 al 10 gennaio 1981 e a cui furono invitate le sei nazionali che avevano vinto almeno una volta il campionato mondiale.
L’Inghilterra rifiutò e fu sostituita dall’Olanda – seconda nel 1974 e nel 1978.
Il torneo fu in realtà organizzato nel tentativo di legittimare la giunta fascista militare di Aparicio Méndez e con la benedizione della Fifa del brasiliano Joao Havelange che ufficialmente voleva celebrare il cinquantenario della prima Coppa Rimet, disputatasi nel 1930 proprio in Uruguay e vinta dai padroni di casa.
In Sudamerica vigevano i frutti del Plan Condor, una strategia multinazionale per la sistematica eliminazione degli oppositori in patria e all’estero, elaborato dai regimi militari con il sostegno e la copertura della Cia e l’appoggio di Henry Kissinger, premio Nobel per la pace (....) e segretario di stato americano tra il 1968 e il 1977, appassionato di calcio e che aveva favorito sanguinarie e spietate dittature in buona parte del continente tra desaparecidos, repressioni di ogni genere, torture etc

Pesante fu il coinvolgimento della Loggia P2 strettamente legata ai regimi di argentini e uruguyani dove Licio Gelli aveva ospitalità, varie proprietà in loco e collaborazioni di ogni tipo.
Ma il Mundialito 1980 segnò la prima tappa della scalata al potere mediatico del giovane imprenditore Silvio Berlusconi tessera P2 n° 1.816 che per la prima volta rompe il monopolio della Rai e con la sua ReteItalia, società della Fininvest, acquisisce i diritti per la trasmissione delle partite.
La RAI scese a patti con Berlusconi e comprò la possibilità d itrasmettere in diretta le(due) partite dell’Italia. Nel frattempo Corriere della Sera e Giornale (controllati da P2 e Berlusconi) e Gazzetta diedero all’evento un’ampia eco, invitando ad organizzare viaggi in Uruguay per vedere le bellezze del paese e le partite e ignorando un appello firmato da oltre 40 giocatori italiani(pare di Roma, Lazio, Bologna e Fiorentina, ma l’elenco non venne mai reso noto) in cui si contesta la dittatura ma su cui molti poi negano il loro coinvolgimento mentre altri come Castagner e Santarini lo confermano, e le proteste in Olanda contro la partecipazione al torneo.

Alla fine comunque il Torneo si svolge ed è subito chiaro che l’Uruguay lo DEVE VINCERE, a partire dall’esordio nel suo girone contro una svogliata Olanda (priva dei campioni Crujiff, Neeskens etc), piegata 2 a 0 con qualche aiutino e contro l’Italia che finisce in 9 dopo aver subito un rigore inesistente, con il raddoppio di Victorino, uno dei vari brocchi passati anche per l’Italia (nel Cagliari ovviamente...).
La terza inutile partita del girone tra azzurri e Orange finisce noiosamente 1-1 con gol dell’esordiente Ancelotti e tutti felici a casa prima.
Nell’altro girone giochi più aperti con l’Argentina di Maradona che batte in rimonta 2-1 la Germania e poi pareggia 1-1 con il Brasile di Socrates, Cerezo e Junior che nell’ultima strapazza i tedeschi di Rumenigge, Magath e Briegel con un sonoro 4-1. Finalissima prevista e calcolata tra Uruguay e Brasile che i bianco celeste vincono 2-1 e portano a casa uno dei trofei più inutili e controversi della storia.

martedì, gennaio 28, 2014

The Animals



Una delle band più sottovalutate dell’era BEAT, ingiustamente spesso relegata in secondo piano (dovendosi confrontare con colossi come Beatles, Stones, Who e Kinks) ma tra le più creative, crude, genuine degli interi 60’s forti di un approccio violentemente punk ma che conservava un approccio puro alle radici blues, jazz, rhythm and blues.
Raffinati musicisti come Alan Price alle tastiere, il preciso basso di Chas Chandler, la chitarra acida di Hilton Valentine, il drumming cool di John Steele che supportavano alla perfezione la nerissima voce di Eric Burdon.
Raccolsero una buona manciata di successi, sparsi in una discografia caotica e schizofrenica che, attentamente valutata, conferma l’altissima qualità della proposta.
Di seguito il difficile tentativo di dare un senso agli album usciti tra Usa e Inghilterra, il più delle volte diversi per metà dei brani, usciti a pochi mesi di distanza, talvolta con versioni differenti degli stessi brani.

In questo senso per avere una visione esaustiva sono sufficienti un paio di compilation ma volendosi addentrare in pieno nel mondo degli ANIMALS ecco il dettaglio.

The Animals (Usa)- Settembre 1964 - 8
Esce nel settembre 1964 in USA e contiene 12 brani che condensano al meglio il primo periodo della band, intriso di ruvido blues (“House of the rising sun”, “Right time”, la “Iim mad again” di John Lee Hooker), selvaggi rock n roll/rhythm and blues dall’incedere jazzato (“The girl can’t help it”, “Memphis Tennesse”, “Around and around”, “Blue feeling”, “Gonna send back to you Walker”), beat blues and roll travolgenti come “Baby let me take you home” e una pazzesca, velocissima, versione di “Talking about you” (che sull’album compare in una versione di 1,34 ma che in realtà durava 7 minuti (e fu ripubblicata in “Complete Animals” del 1990) e che dimostra l’incredibile energia e versatilità del gruppo.

The Animals (Uk) - Ottobre 1964 - 8
Ad un mese dall’uscita americana la versione inglese differisce per ben 5 brani su 12.
Non c’è la hit “House of the rising sun” e nemmeno “Baby let me take you home” ma entrano la stupenda “The story of Bo Diddley” in cui Burdon sulla base del brano “Bo Didley” (dello stesso autore) per quasi 6 minuti di indiavolato jungle rock retto da una splendida tastiera snocciola la lunga storia del nostro in cui entrano citazioni di Beatles (“A hard day’s night”) e Rolling Stones (“I wanna be your man”) in una sorta di geniale canzone cabaret.
Capolavoro.
Ma ci sono anche “Dimples” e “Boom boom” di John Lee Hooker, una tiratissima “She said yeah” di Larry Williams e un brano di Price firmato con Al Kooper, un veloce blues in 7/4, “Bury my body” che esplode in un infuocato rhythm and blues.

The Animals on tour (Usa) - Febbraio 1965 - 8
Album uscito solo in Usa che raccoglie alcuni brani già presenti sull’edizione inglese del primo album e alcuni singoli già pubblicati oltre all’intensissimo blues di Chuck Berry “How you’ve changed”, “Mess around” di Ray Charles, una bellissima versione del classico di Jimmy Reed “Bright light big city” e una delle migliori interpretazione in assoluto di Eric, una “I believe to my soul” di Ray Charles da brividi che fa il paio con un altro blues nerissimo come “Worried life blues”.
A completare la saltellante “I’m crying” firmata Burdon/Price, uscito nel settembre del 1964 ed uno dei migliori brani della band.

Animal tracks (Uk) - Maggio 1965 - 7
E’ il secondo album inglese. raccoglie una serie di brani già sparsi su “Animals on tour” e aggiunge il boogie “Roberta”, una discreta versione di “Ain’t got you” (inferiore a quella degli Yardbirds), una buona di “Roadrunner” di Bo Diddley e il blues firmato da Burdon “For Miss Caulker”.

Animal Tracks (Usa) - Settembre 1965 - 7
Stesso titolo ma scaletta decisamente diversa.
11 brani con i due super classici “We gotta get out of this place” e “Don’t let me be misunderstood”, la già citata “Story of Bo Diddley”, una serie di altri brani già pubblicati in Inghilterra e alcuni gioielli firmati da Burdon e Alan Price come la frizzante “Club a Go go”, il boogie di “Take it easy baby” , il divertente blues “I can’t believe it” e “Bring on home to me” toccante versione del classico di Sam Cooke.

Animalisms (Uk) - Giugno 1966 - 6
Terzo album inglese e cambio determinante di formazione con l’uscita di Alan Price rimpiazzato dal buon ma più modesto Dave Rowberry. I lgruppo ha trovato nuovo successo con il singolo “It’s my life”, destinato a diventare un classico dei 60’s ma che non trova posto sull’album che conferma la predilizione per il consueto repertorio blues e rhythm and blues tra brani di Joe Tex (la discreta “On moneky don’t stop no show”), una versione acida di “Maudie” di John Lee Hooker (dove Hilton Valentine anticipa di un paio di anni lo stile poi caro a Robbie Krieger dei Doors), una “Outcast” distorta e caotica, un omaggio scontato a Chuck Berry con “Sweet little sixteen”.
Due brani firmati Rowberry/Burdon l’uno (la buona ballada melodica “You’re on my mind” e la scherzosa e inutile “Clapping” di Rowberry (brano di soli clap) chiudono la facciata A.
In “Gin house blues” di Bessie Smith Burdon raggiunge uno dei suoi vertici assoluti, più banali il rhythm and blues di “Squeeze her treat her” e il blues anonimo di “What am I living for” mentre non brilla troppo la versione di “Put a spell on you” e scorre via indolore “That’s all I am to you” di Otis Blackwell (quello di “Great balls of fire”. Un’altra composizione di Rowberry/Burdon , “She’ll return it”, copia carbone di “Memphis Tennesse” non solleva la debolezza dell’album, assai confuso, poco incisivo e senz auna precisa direzione.

Animalization (Usa) - Luglio 1966 - 7
Consueta stampa americana diversa piuttosto radicalmente da quella inglese.
Nel frattempo la band cambia anche il batterista ed entra Barry Jenkins dei Nashville Teens che compare in alcuni brani.
Cambiano anche, come consuetudine 5 brani rispetto alla versione inglese.
La stupenda “Inside looking out” è un torrido garage blues distorto di grandissimo effetto molto vicina come atmosfere a “Cheating” firmata Burdon/Chandler mentre “See see rider” è il consueto classico rhythm and blues eseguito con feeling e gran tiro.
Il resto sono brani recuperati da altri dischi e singoli.

Animalism (Usa) - Novembre 1966 - 5.5
Non contenti dell’assurda serie di uscite che si sovrappongono (in mezzo alle quali non mancano due Greatest Hits, “The best of Animals” del febbraio 1966, uscito in Usa e “The most of Animals” dello stesso anno ma inglese con brani più o meno simili) in America esce a novembre del 1966 “Animalism” (titolo pressochè uguale all’album inglese di giugno ma con una S in meno !!??!?!!).
Il gruppo è sull’orlo dello scioglimento e i 12 brani sono il consueto tributo alle radici blues and roll con l’eccezione dell’introduttiva più elaborata “All night long” firmata e prodotta da Frank Zappa !
C’è una bella versione di “Shake” di Sam Cooke, un’anonima “The other side of the line” (scritta da Fred Neil che sarà famoso con “Verybody’s talkin” che porterà al successo Harry Nilsson nella colonna sonora di “Un uomo da marciapiede”, un blues prevedibile come “Rock me baby” dal bel solo di chitarra, due riempitivi come “Lucille” e “Smokestack lightning” , una stiracchiata “Hey gip” di Donovan, sofisticata e bluesy quella di “Hit the road Jack”, irrilevante la pur bella “Goin down slow” di Howlin Wolf.
Un album stanco, suonato senza convinzione con brani apparentemente presi a caso dal cestone infinito del bues e dintorni.

La band si dissolve, Eric Burdon prosegue la carriera solista come Eric Burdon and the Animals con album in chiave psichedelica, poi i War e infine con un classico blues rock sempre a buoni livelli, Chas Chandler va a scoprire e produrre Jimi Hendrix prima, gli Slade poi, Alan Price inizia una discreta carriera solista (anche in copia con Georgie Fame), Alan Steel e Hilton Valentine scompaiono nel sottobosco.

Before we were so rudely interrupted - 1977 - 5.5
Gli Orginal Animals (così si fanno chiamare) tornano insieme dieci anni dopo con un discreto album, dignitoso quanto inutile, soprattutto nel momento in cui ovunque esplodono punk e new wave e i pur ottimi blues di Ray Charles (“Lonely avenue”) e le reinterpretazioni di “It’s all over now baby blue” di Dylan e “Many rivers to cross” di Jimmy Cliff risultano terribilmente fuori tempo.

Ark - 1983 - 4.5
Dopo lo scarso interesse suscitato dalla precedente reunion ci riprovano nel 1983, sempre con la formazione originale e Zoot Money in aggiunta alle tastiere.
Il risultato è purtroppo di scarsa qualità. Rock che prova a stare al “passo con i tempi” con movenze da FM, un brano reggae, qualche synth (...). scarsa vena compositiva, voglia di compiacere i gusti del momento.
Da dimenticare.

lunedì, gennaio 27, 2014

Arpad Weisz



A cura di ALBERTO GALLETTI

27-01-2014

Oggi è la giornata della memoria, lo stesso giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa entravano nel campo di prigionia di Auschwitz.
Un breve pensiero a riguardo, fornito da un carissimo amico, noto da queste parti come ‘The Raven’, che mi ha prestato il libro dell’ottimo Matteo Marani sulla triste vicenda di Arpad Weisz e della sua famiglia.

Arpad Weisz era un ebreo ungherese che giocò negli anni 20 per la nazionale magiara.

Passò nel 25 dall’ MTK Budapest, fenomenale compagine danubiana e club ad altra rappresentanza ebraica della capitale ungherese a quell’epoca al Padova prima e all’Inter poi.

Un grave infortunio al ginocchio gli pregiudicò la carriera di calciatore, ma la sua enorme passione per il gioco del calcio lo spinse ad intraprendere la carriera di allenatore, scoprì e fece esordire in prima squadra un certo Giuseppe Meazza e con l’Ambrosiana vinse il primo campionato di Serie A a girone unico, stagione 1929/30.

Dissapori con il nuovo presidente dei nerazzurri lo lasciarono senza impiego e dopo una breve parentesi a Novara e una stagione a Bari venne ingaggiato dal Bologna.
Fu sostenitore del sistema WM inglese rapido modernizzatore del nostro calcio e creatore del Bologna, ‘lo squadrone che tremare il mondo fa’, col quale vinse gli scudetti del 1935/36 e 1936/37, interrompendo la supremazia bianconera della Juve del quinquennio, oltre che la Coppa dell’Esposizione Universale di Parigi nel 1937 quando i felsinei sconfissero incredibilmente gli inglesi del Chelsea FC in finale per 4-1.
Le leggi razziali del 1938 lo costrinsero a lasciare il paese, trovò rifugio prima a Parigi poi in Olanda a Dordrecht dove trovò impiego presso il locale DFC, la squadra della cittadina, il destino tragico stava comunque compiendo il suo percorso.
La Germania nazista invade l’Olanda in cinque giorni e il cerchio intorno ai discendenti di David si stringe tragicamente, dalle prime restrizioni sugli impieghi pubblici, alle liste della polizia politica alle deportazioni in massa.
A poco a poco Arpad Weisz, la moglie e i due figli di 8 e 10 anni finiscono inesorabilmente in un lungo tunnel buio dal quale non usciranno più.
Nel 1944 vengono arrestati, imprigionati e condotti ad Auschwitz, dove appena arrivati vengono separati, Arpad finirà in un campo di lavoro dove resisterà, grazie alla forte fibra fino ai primi del 1945, prima di soccombere al massacrante annientamento psicofisico nazista.
La moglie e i figlioletti verranno passati per le camere a gas di Birkenau poche ore dopo il loro arrivo.
Una vicenda tristissima, come milioni di altre, raccontata con commovente partecipazione e che mi ha molto commosso.
Buona giornata, non dimentichiamo.
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