venerdì, febbraio 10, 2012

Le copertine scandalose e censurate







Rubo l’ispirazione dal blog amico di Lucien www.primadopo.blogspot.com per parlare di un’iniziativa del sito Guitar World che ha messo insieme le 20 copertine censurate, perchè scandalose, più famose della storia.

Lasciando da parte i vari gruppi grind core (da Carcass a Cannibal Corpse via La Brujeria ce n’è in truce abbondanza) gli episodi eclatanti sono numerosi.

Dal celebre (e incomprensibile) “Yesterday and today” dei BEATLES al controverso uomo/cane DAVID BOWIE in “Diamond dogs” fino alla ragazzina adolescente nuda sulla copertina del primo ed unico album del supergruppo dei BLIND FAITH alla prima versione di “Electric ladyland” di JIMI HENDRIX con stuolo di donne nude.
Ci sono anche i BLACK CROWES di “Amorica” che riprendono una foto del giornale “The Hustler” e il famosissimo e censuratissimo “Tow Virgins” di JOHN & YOKO.
Anche i ROXY MUSIC di “Country life” furono censurati.
Mentre gli WHO preferirono ad una prima stesura dall’aspetto quanto meno inquietante ad una piuttosto provocatoria ma meno estrema (vedi foto) per “Who’s next”

In generale immagini di poco conto soprattutto con gli occhi di oggi.

Che però credo non possano rimanere indifferenti al top:
gli sleaze rockers degli HURRICANE con “Slave to thrill” e l’incredibile “Far beyond driven” dei PANTERA !

giovedì, febbraio 09, 2012

Statuto - Abbiamo vinto il festival di SanRemo




Torna in una nuova veste "Abbiamo vinto il festival di Sanremo", la canzone portata dagli STATUTO al Festival del 1992.
Per celebrare i vent’anni Oskar e Compagni hanno chiamato a loro fianco due veri vincitori di Sanremo: Enrico Ruggeri (primo nel 1987 con "Si può dare di più" e nel 1994 con "Mistero") e Ron ( "Vorrei incontrarti tra cent’anni" nel 1996).
La nuova versione è godibilissima e, non c'erano dubbi, riuscitissima !
"Abbiamo vinto il festival di Sanremo 1992-2012", sarà disponibile (via 2Toni/Sony Music) unicamente su iTunes a partire da domani.
SOSTENIAMO GLI STATUTO !!!!

mercoledì, febbraio 08, 2012

Il Jazz in Italia






Improbabile riuscire a condensare in poche righe la storia del jazz italiano che dura da ormai un secolo.
Una veloce e superficiale introduzione può però servire ad averne un quadro meno vago.
La mia ricerca attinge da vari blog e siti sparsi non avendo la competenza sufficiente per riuscire a dare un quadro esaustivo
della storia e della scena. Graditi contributi in tal senso.


Il Jazz Italiano nasce non solo come imitazione di quello Americano ma fin da subito arricchito da influenza sinfoniche e di melodie legate alla canzone tradizionale.

Nel dicembre del 1917 un pianista americano, Griffith sergente dei marines, suonò con una grossa orchestra allo YMCA, in via Francesco Crispi, di Roma,.
Tra i musicisti di quell’orchestra c’era un giovane suonatore di banjo Vittorio Spina, probabilmente il primo italiano a suonare la nuova musica americana in Italia.

Tra il 1919 e il ’24 le orchestre, sulla scia di quelle americane, si attribuirono nomi tipo “Syncopated” o “Jaz Band” con una musica rivolta alla danza ma cheincorporava numerosi elementi del primo jazz e del dixieland.

La prima incisione jazz italiana è datata addirittura 25 aprile 1919.
Si tratta di “At the Jazz Band Ball” incisa dall’Orchestra milanese del Teatro Trianon diretta dal maestro Nicola Moleti.
Ricerca che anticipa di quasi un ventennio quella che era fino a poco tempo fa ritenuta la prima testimonianza ovvero:
“Venutiana” un’incisione del Maggio 1936 dell’ORCHESTRA DEL CIRCOLO “JAZZ HOT” DI MILANO.
Le prime orchestre sono quelle degli Ambassador’s, Blue Star, Di Piramo, Moleti, Carlini, Ferri, Mediolana, Louisiana, Mirador, nome d’arte di Arturo Agazzi e la sua Syncopated Orchestra ma vanno ricordati i grandi solisti come Galli, Rizza, Morea.
Durante il ventennio fascista il jazz fu fortemente avversato dal regime ma curiosamente è il periodo in cui vive la massima popolarità in Italia.
Nomi come quelli della Jazz Band di Stefano Ferruzzi o dell’Orchestra Jazz di Amedeo Escoba l’orchestra Jazz Columbia del Maestro De Risi o la Mediolana Jazz Band.
Negli anni ‘30, inoltre, si creano delle orchestre radiofoniche come quelle di Vaccari, Mascheroni,  Pippo Barzizza o di Cinico Angelini.
Tra i solisti e i piccoli complessi significativi per lo swing italiano di quel periodo, dobbiamo segnalare Cosimo Di Ceglie, Franco Mojoli, Michele D’Elia e, su tutti quello di Gorni Kramer, primo fisarmonicista jazz, e padre inconsapevole della corrente musicale “glocal”, fusione di musica globale e locale.

Per la prima volta Louis Armstrong suona in Italia al Teatro Chiarella di Torino il 14 gennaio 1935.
A Torino nasce il “circolo Hot Club” a Milano il “circolo Jazz Hot” a Milano
Il culmine della produzione discografica del jazz italiano di quegli anni si avrà dal 1937 al ’41, con le etichette Grammofono-La Voce del Padrone, Odeon e la FONIT Fonidisco italiano dei F.lli Trevisan, che nel dopoguerra si fonde con la Cetra.

Alla fine degli anni 30 con l’inasprimento delle leggi razziali la musica jazz, di provenienza afro-americana, viene messa quasi al bando fino a diventare durante la guerra praticamente fuorilegge.

L’italianizzazione dei nomi inglesi portò a ridicoli paradossi:
Louis Armstrong divenne Luigi Braccioforte, Benny Goodman – Beniamino Buonuomo e, c’era sempre Del Duca.
I classici si chiamavano “Con Stile” (In the Mood) , Le tristezze di San Luigi (St. Louis Blues), Manna dal cielo (Pennies from Heaven)


Natalino Otto fu la prima voce di chiara derivazione jazz, dovuto anche al fatto dei suoi frequenti viaggi sulle navi della tratta Genova – New York e tra gli interpreti ed autori più prolifici nell’ambito jazz con strette connessioni con la musica leggera. 
Da segnalare l’attività di Romano Mussolini, quella improntata al dixieland di Lino Patruno (a cui affiancò la partecipazione al grupp ocarettistcio de I Gufi), Giorgio Gaslini (all’attivo 90 album e 4.000 concerti, oltre ad un’intensa attività classica e nell’ambito delle colonne sonore), Lelio Luttazzi, Nicola Arigliano e Franco Cerri (volti noti anche in TV).
Figura culto negli anni '50 è quella di FRED BUSCAGLIONE, contrabassista jazz con i principali esponenti della scena torinese nel dopoguerra poi assurto a grande popolarità con brani vicini allo swing e caratterizzati dall'ironia del personaggio (tragicamente scomparso nel 1960).

I nomi principali della storia recente son oquelli di Enrico Rava, Paolo Fresu, Stefano Bollani, Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, Antonello Salis. Luigi Grasso, Franco D’Andrea, Fabrizio Bosso, Dado Moroni, Tiziana Ghiglioni, Gianluigi Trovesi, Gianluca Petrella, Fabrizio Bosso, Roberto Gatto, alcuni dei quali con seguito e parecchia considerazione anche all’estero grazie a curriculum e collaborazioni invidiabili.

martedì, febbraio 07, 2012

Diritto d'autore e libertà totale



Un problema sempre più impellente, uno scontro sempre più aspro.
Da una parte il DIRITTO D’AUTORE e la PROPRIETA’ INTELLETTUALE di chi crea, compone, produce e che per questo pretende un GIUSTO riconoscimento economico.
Dall’altra chi invece allo stesso modo pretende la LIBERTA’ TOTALE di accesso ai contenuti multimediali presneti in rete (musica, testi, video etc).

Tutelare l’uno (diritto di autore sulla creatività) impone restrizioni e legacci all’altro (libertà di accesso).
Ogni legge o regolamentazione in tal senso viene contestata come “bavaglio alla libertà”.

Facile gioire nel poter scaricare di ogni dal web e poi incazzarsi quando il tuo album, scritto, video, creatura della mente te lo ritrovi gratis sullo stesso e tutti i soldi, energia e cura messa nel tuo prodotto è ora alla mercè di chiunque.
E tu non ci cavi una lira.

Soluzioni ?
Forse non ce ne sono e ormai indietro non si torna più ma un prezzo più equo dei prodotti potrebbe essere una via di mezzo praticabile che soddisfi entrambe le parti.

Intervista a Controradio Firenze




Oggi pomeriggio alle 17.40 sulle frequenze di CONTRORADIO FIRENZE nel programma "L'Acrobata", condotto da Giustina Terenzi, intervista al sottoscritto sulla traduzione del libro "The Original Rude Boy", autobiografia di Neville Staple degli Specials, edita da Shake Edizoni.

Il libro verrà presentato a Milano giovedì 16 febbraio a "Santeria" con Alioscia dei Casino Royale e a Piacenza al "Circolo Baciccia" mercoledì 29 febbraio con Luca Frazzi. Sabato prossimo alle 2.30 intervista notturna a Rai Stereo Notte.

lunedì, febbraio 06, 2012

Isteria bianca



Nevica tra fine gennaio e inizi febbraio.
Capita.
Abbastanza spesso direi: è inverno.

Rimane ignoto il motivo per cui TUTTI i media si siano scatenati in visioni apocalittiche per una nevicata.
Rimane ignoto (o forse no) il motivo per cui in una capitale di uno dei maggiori paesi industrializzati del mondo, 30 cm di neve riescano a mandare tutto in tilt per GIORNI.
Forse perchè è in mano ad un incapace ?

Si è forse perso il senso delle cose, della misura, della realtà se un evento naturale, normale e scontato come la NEVE d'INVERNO riesca a diventare l'argomento drammatico, prioritario, urlato di ogni media per giorni interi.

CON TUTTO IL RISPETTO PER CHI E' COSTRETTO AD AFFRONTARE VERAMENTE SITUAZIONI ECCEZIONALI, DRAMMATICHE E DI ESTREMA DIFFICOLTA'.

Foto in tempo reale di Ferriere (PC) da webcam.piacenza.it

domenica, febbraio 05, 2012

Soul Kitchen – The Time of Wine and Roses



Rubrica settimanale di rose e vini a cura di Zonjë Lilith

Spelt Montepulciano d'Abruzzo Doc 2007.
Ho ricevuto questo nettare nelle feste……ed è veramente unico, antico e superbo….
Rosso come i granati (rubini dei poveri)con ombratura violacea.
Corposo, profumato ,di alberi nodosi, di boschi, di frutti piccoli ai piedi degli alberi, di legni resinosi……inafferrabile.
Seducente, fermo, vellutato, si sente la mora e la violetta.
Rimane a lungo un caldo rincuorante sentore di terra odorosa e ricca….
Adatto a carni cotte a lungo; semplici e pazienti; come il brasato, buono con polenta e funghi,piatti a base di fagioli, riso con la verza………ah, non è filtrato.
Un sollievo da bere a casa, senza dover correre da nessuna parte,……13,5 gradi…….amen.
(Spelt, nome di origine germanica tardo medioevale di Spoltore, centro che sorge nella zona collinare a ridosso di Pescara).

www.lavalentina.it

The Dark Lady
Doppissima, rosso tendente al cremisi; colore di un tempo andato, oggi diremmo tendente al fuxia….
Petali morbidi, vicinissimi, avvinghiati da ricoprire il centro, caratteristica che la porta ad assomigliare ad una peonia, fiore carico di simboli molto amato dai pittori ottocenteschi.
Molto robusta, fiorisce più volte, fragranza antica con note di violetta Adatta al taglio..
Pianta di media altezza (intorno al metro)con portamento morbido ed aperto……..sempre di casa Austin.

sabato, febbraio 04, 2012

Mike Painter Quinter & Viola Road - Hammond Voice




E’ con vero piacere che segnalo l’uscita di “Hammond voice” nuovo album del Mike Painter Quintet e Viola Road.
Mike Painter è valente hammondista dal passato fulgido (Fout By Art, Investigators, Il Santo tra gli altri) già autore di un precedente lavoro solista.
Affiancato dall’immensa voce soul di Viola Road (vocalist con la soul band dei B.E.S.T.), Mike sfodera un grande album all’insegna del classico hammond sound (in classici come “Bullit theme” di Lalo Schifrin) ma che esplodono nel miglior soul style in gioielli come “”I’m a good woman” di Barbara Lynn, nella stupenda versione cool jazz di “Light my fire” dei Doors ma soprattutto in brani di propria composizione come “Lies” (che sembra pescato da una vecchia compilation di rare grooves con uno stupendo arrangiamento d’archi) o “Not one drop” dove la voce di Viola emerge in tutta la sua potenza e il suo colore “black”.
E poi l’elegante samba soul di “Blues in the night”, il funk soul di “Surrender” a completare un lavoro fresco, frizzante, suonato benissimo, arrangiato con gusto, ideale per una serata sul dancefloor !

www.mikepainter.net

venerdì, febbraio 03, 2012

David Letterman





Si parlava ieri di musica in TV.
Un esempio di come funzionano le cose altrove:

DAVID LETTERMAN ha celebrato i suoi primi 30 anni da conduttore.

«Late Night With David Letterman» ha debuttato sulla NBC nel 1982 ed ha poi proseguito con una formula simile sulla CBS con il titolo «Late Show with David Letterman » nel 1993, anno in cui la NBC ha deciso di affidare la conduzione di «The Tonight Show» di Johnny Carson a Jay Leno, suo storico rivale. David Letterman è uno dei personaggi più influenti della storia del piccolo schermo.

Il suo programma è pietra miliare del talk show d’intrattenimento, l’appuntamento cui ogni personaggio dello showbiz ha sognato di partecipare.
Letterman è un presentatore divertente, sfacciato, ironico, imprevedibile, un po' irriverente ma non troppo.
Non sempre comprensibile al pubblico italiano a causa dei riferimenti alla cultura, gossip, tradizione, attualità esclusivamente americana.
Non sempre divertente o irresistibile come spesso troppo enfaticamente descritto.
Ma un'occhiata vale la pena dargliela
(In Italia è visibile, sottotitolato, su Rai 5, dal martedì al sabato, ore 23)

In ogni puntata ci sono ospiti musicali: da super star come Madonna, Paul McCartney o Courtney Love (vedi foto sopra) Lou Reed, Aretha Franklin, Elvis Costello, Burt Bacharach, Al Green, Van Morrison, Rod Stewart, Patti Smith a outsiders come X o Soft Pack

giovedì, febbraio 02, 2012

La musica nella tv italiana





Sembra impossibile avere un programma musicale decente in TV.
In passato personaggi come Renzo Arbore (il mitico “DOC” con ospiti come Miles Davis o “Odeon” la prima trasmissione a parlare di punk mandando un video dei Sex Pistols) o Serena Dandini con “Tunnel” (l’ultimo programma TV dove Kurt Cobain suonò prima del suicidio) e ancora prima trasmissioni quali l’ “Orecchiocchio” (in cui comparvero i Not Moving a fianco di Mal dei Primitives !!) , “Mr Fantasy” di Massarini o nei 70’s spazi che la RAI offriva ad Area, PFM, Banco etc.

Ora ci si limita alle solite trasmissioni di hits, i vari X Factor o ad inadeguati spazi da Fabio Fazio a “Quelli che il calcio”, ad esempio, in cui da Baglioni a Lou Reed sono tutti artisti incredibili e pazzeschi.

Fortunatamente in canali di nicchia come Rai 4 o Rai 5 si riescono a trovare sporadici omaggi alla musica con la M maiuscola con documentari eccellenti.
O in rare oasi quale è stata “Sostiene Bollani” di qualche mese fa.
Ma la nuova musica ?
I nuovi gruppi ?

mercoledì, febbraio 01, 2012

2012: il rock indipendente in Italia




UMBERTO PALAZZO (nella foto con i Not Moving nel 1988) noto e storico musicista dell’indie rock, e non solo, italico (dal Santo Niente al recente indirizzo solista) è ed è stato anche organizzatore di concerti nella sua Pescara.
Ha recentemente pubblicato su Facebook un elenco molto istruttivo sui costi dei principali gruppi rock italiani “indipendenti” o pseudo tali, corredato da alcune sue considerazioni.
Che riporto.


Un gruppo che viene pagato 1000 euro fa vendere 200 biglietti a 8/10 euro (l'organizzatore guadagna 300 euro).
Lo studio è empirico, ma non più di tanto (ho organizzato concerti per dieci anni e faccio concerti da trenta)

Dopo aver analizzato tutti i gruppi possibili ho fornito il borsino dei concerti che definiremo alternativi, non per il genere, ma per il circuito da cui provengono.

Ho individuato due fasce: PRIMA FASCIA artisti o band che fanno più di 500 persone a 10 euro (in teoria e se tutto va
bene).
Band oltre le dimensioni del club medio che ha una capienza di 200/500 persone, quindi orientate ai palazzetti

Cachet: 3.500/15.000

Afterhours, MCR, Marlene Kuntz, Sud Sound System, Morgan, Verdena, Il teatro degli Orrori, Lacuna Coil, Baustelle, 99posse,
Subsonica, Roy Paci, Blue Beaters, Bandabardò, Africa Unite, Linea 77, Meganoidi, Tiro Mancino, Ferretti, Negrita, Max Gazzè.
Daniele Silvestri, Cisco, Apres La Classe.

SECONDA FASCIA da 200 a 500a 7/10 euro (in media, in teoria)
cachet da 1000 a 3500 euro:


Shandon, Cristina Donà, Le Luci della Centrale Elettrica, Dente, Zen Circus, Tre Allegri Ragazzi Morti, Brunori SAS, Bugo, ...a toys orchestra, I Cani, Ministri, Marta sui Tubi, Paolo Benvegnù, Massimo Volume, Giardini di Mirò, Giorgio Canali e Rossofuoco
Perturbazione, One Dimensional Man, Almamegretta, Casino Royale, 24 Grana, Calibro 35, Punkreas, Offlaga Disco Pax, Zu, Banda Bassotti, Bud Spencer Blues Explosion, Pan del Diavolo, Sick Tamburo, Lombroso, Statuto.

Ho escluso generi di cui so poco, come metal, ska, rap, hardcore e rockabilly.
In questi settori ci sono situazioni prospere perché hanno un loro circuito di fan dedicati solo a quel genere, che, come nel caso di ska e rockabilly, a volte coincide col ricco mercato delle tribute band.

L'osservazione è che i gruppi della prima fascia sono quelli che hanno avuti molti passaggi su MTV e Concertone ripetuti negli anni. Quindi è una fascia prettamente televisiva.

La seconda fascia è costituita da gruppi sui quali c'è stata una convergenza della critica su carta stampata, ma anche con qualche rilevante passaggio su MTV e altro.

Al di sotto di ciò c'è un mare magnum di band che lottano per pochi ingaggi annuali a rimborso spese (per una band con backline una data secca a 500 euro lontano dalla città di residenza è a rimborso. A meno ci si  va sotto, se non se ne attaccano diverse).

Questo è il "rock" italiano, che vi piaccia o no.

lunedì, gennaio 30, 2012

Gennaio 2012. Il meglio.



L’anno incomincia bene con una serie di album destinati al top 2012.
A partire da Leonard Cohen.
In attesa di Mark Lanegan e Paul McCartney in uscita a giorni.


ASCOLTATO

LEONARD COHEN - Old Ideas
Primo capolavoro dell’anno.Essenziale, minimale, crudo, drammatico, blues fino al midollo con spruzzate gospel, intensissimo.
Leonard Cohen a 77 anni mette in riga tutti.

HOWLER - America Give Up
Americani incrociano certo guitar rock sporco e minimale (Modern Lovers, i Ramones più pop, gli Strokes) con ottime melodie di gusto 60’s.
Ci sono anche evidenti riferimenti a Jesus and the Mary Chain e Velvet Underground.
Niente di sensazionale ma energici, piacevoli e convincenti.

BETTY WRIGHT - The Movie
Torna dopo un lungo silenzio la voce soul di Betty Wright con un album di old school funk.
Ottimi arrangiamenti, groove assicurato dagli onnipresenti The Roots, solita carrellata di ospiti (Joss Stone, Snoop Dogg, Lil Wayne tra gli altri).
Molto piacevole e tanta classe.

B MOVIE ORCHESTRA - The ultimate in thrilling, erotic and raunchy filmusic
Dall’Olanda con la passione per le colonne sonore dei polizieschi italiani a base di Hammond.
Scontato ma divertente e suonato in maniera pazzesca.

BOLOGNA VIOLENTA - Utopie e piccole soddisfazioni
Uno dei progetti più estremi in circolazione.
Grind core, rumori, brani di un minuto, violenza sonora all’ennesima potenza ma non fine a sè stessa. Coerente, sensata, rappresentativa di un’era. Grande!

ASCOLTATO ANCHE:
DAN SARTAIN (punk rock 77. Ben fatto ma punk rock 77), NADA SURF (suonano sempre lo stesso shoegaze pop ma si ascoltano con piacere),ANI DI FRANCO (un incrocio tra Joni Mitchell e Paul Simon in un album sempre ad ottimi livelli. La versione del tradizionale “Which side are you on” che dà il titolo all’album è eccellente !), FINE BEFORE YOU CAME (prosegue il cammino “sonico” in odore Fugazi ma con una vena più “pop”. Ottimo), OPERAJA CRIMINALE (tra CSI/CCCP, Giorgi Canali e De Gregori. Seri e seriosi)GUIDED BY VOICES (incensati da molti come geni del lo fi pop, tornano dopo anni con un album con tante idee buttate alla rinfusa ma senza scintille), JOHN CALE (un Ep per l’ex Velvet dalle movenze Bowie primi 80’s, qualche riminiscenza dei tempi che furono, qualche scheggia pop), IMPERIAL TIGER ORCHESTRA (sono svizzeri ma suonano classico Ethio Jazz come se fossero nati ad Addis Abeba. Notevole), BAXTER DURY (lui è il figlio di Ian Dury quello di “Sex drugs and rock n roll”. Il suo terzo album è un noioso ipnotico pop con vaghe riminiscenze elettroniche un po’ alla Moby...bah), KING MASTINO (grintosissimo mix tra Mc5 e QOTSA. Ben fatto), MARIA ANTONIETTA (nuova voce per indie italici tra Nada e CarmenConsolamenti. Non da buttare comunque), FRANCOIS AND THE ATLAS MOUNTAINS (pop un po’ elettro con influenze africane...maaaahhh....), MACCABEES (album di rara noia). TRIBES (inglesi con influenze grunge e un tocco di Libertines. Se ne può fare a meno), CRAIG FINN (bluesy and rootsy and boring), DUST (da Milano con un convincente REM sound), HEIKE HAS THE GIGGLES (guitar pop punk appena appena frizzante)

LETTO

Marco Bagozzi - Con lo spirito Chollima
Un imprevedibile e curioso, quanto esaustivo, excursus sulla storia del calcio Nord Coreano attraverso le partite della nazionale, i numerosi trionfi giovanili e in ambito femminile, gli storici Mondiali del 1966 e quelli piuttosto negativi più recenti.

Jack London - John Barleycorn - Ricordi di un bevitore
Sempre splendido leggere Jack London.
Ironico, cattivo, disincantato. Stupendo questo viaggio nel suo alcolismo.

VISTO
“Lezioni di volo” di Francesca Archibugi.
Lieve e impalpabile come tanto del nuovo cinema italiano. Piacevole.
"L'era glaciale 1 e 2"
Stupendi

COSE & SUONI
Finito l’album di Lilith and the Sinnersaints: “A kind of blues” con 11 brani
E pure un nuovo bassista. A breve in tour.
www.tonyface.it
www.lilithandthesinnersaints.com
News sui Beatles su www.pepperland.it by me

CALCIO e SPORT
Il campionato vede le solite ai vertici, le solite altre dietro.
In attesa degli Europei.
Solito campionato a metà del Cagliari, in fondo alla C1 il Piacenza (ma battere la Cremonese in trasferta ripaga da tutte le delusioni. Nel volley si sta riprendendo il Piacenza che fatica invece nel basket in A2.
In attesa del 6 Nazioni di rugby !

IN CANTIERE
29 febbraio: Piacenza “Baciccia”: presentazione libri di Neville Staple e su Gil Scott Heron. Modera Luca Frazzi.
Uscito “Neville Staple: The original Rude boy”, tradotto da moi, per la Shake.
Il 23 febbraio per Volo Libero edizioni “The Bluesologist” , la bio di Gil Scott Heron.
A fine marzo invece “This is modern world” su Paul Weller, con Luca Frazzi, per Arcana.
Il nuovo album di Lilith and the Sinnersaints “A kind of blues” per Alphasouth e da marzo di nuovo dal vivo.
Iniziato il libro sugli Statuto.

domenica, gennaio 29, 2012

Soul Kitchen – The Time of Wine and Roses



Rubrica settimanale di rose e vini a cura della phụ nữ Lilith

Bobbie James Blues
E’ del ‘61 ed è tra le più gigantesche in assoluto, capace di ricoprire una superficie molto ampia e di arrampicarsi su alberi molto alti.
Fiore bianco semplice o leggermente semidoppio. Spine taglienti.
Considerata una rambler multiflora .Robustissima, forte ,titanica……..dotata di un piacevole profumo invitante…….rosa da giardini dimenticati………spesso va contenuta la sua esuberanza a colpi di forbice.
Vi ringraziera’ e continuerà a salire anche superando i 10 metri…………creando intricati labirinti spinosi….come uno sfondo di quadro…….. un Klimt vegetale.


Vino bianco dall'Alto Adige uno dei vini più aromatici che esistano, il Gewürztraminer.Probabilmente le sue origini arrivano da un piccolo paese dell’Alto Adige: Termeno, Tramin in lingua tedesca. "Gewürz" significa speziato, aromatico.
Per motivi simili anche in terra di Francia si rivendica l’origine del vitigno, gia’ diffuso intorno all’anno 1000.E’una pianta che cresce bene al freddo.Colore giallo paglia ,brillante con un tocco un po’ grigiastro ed un profumo inconfondibile,forte dove ogni nota è esaltata al massimo;le spezie,la frutta, anche esageratamente matura, il muschio….Bevibile,superbo,unico.
Molto alcolico, sui 13 gradi, ma così piacevole e profumato che conquista immediatamente …………………..

sabato, gennaio 28, 2012

Get back. Album da (ri)scoprire





Consueta rubrica mensile alla riscoperta di qualche album dimenticato e che vale la pena di riascoltare.

KEITH MOON - Two sides of the moon
L’unico album solista del batterista degli Who (ne incise un secondo, rimasto inedito, anche se alcuni brani sono finiti sulla ristampa successiva) realizzato nel 1975.
Keith Moon suona la batteria solo in tre brani per il resto si diletta nel canto di una serie di minor hits tra surf e rock n roll, inclusa “Kids are alright” degli Who.
Scarsa consistenza, poco più di un divertimento, coadiuvato da una marea di ospiti, da Ringo Starr a Harry Nilsson, David Bowie, Joe Walsh, Jim Keltner, Bobby Keys, Klaus Voorman, John Sebastian, Flo & Eddie Spencer Davis, Dick Dale.
Un lavoro comunque curioso e unico.

O JAYS - Ship Ahoy
Superbo album del 1973 per i grandi O Jays (già famosi per “Love train”, classico dei dancefloors) dai connotati politici e impegnati (alternati a superbe love songs) e che ruota intorno al concept dello schiavismo .
Lo splendido rythm and blues (che fu anche singolo di successo) di “Put your hands together” introduce al lento e lungo (quasi 10 minuti) procedere funk della title track che fa il paio con il nerissimo bluesfunk di “For the love of money”.
Più solari brani come “People keep tellin me”.
Album completo e perfetto specchio della black music dei primi 70’s

PREMIATA FORNERIA MARCONI - Live in USA
La testimonianza di una delle più alte vette raggiunte dalla musica “rock” italiana.
Nel 1973 la PFM sbarca in USA suonando decine di concerti con Poco, Santana, Beach Boys, Allmann Brothers Band, Aerosmith, ZZ Top e Peter Frampton, arrivando spesso a strappare il successo ai suddetti ben più rinomati nomi.
Dal tour fu tratto questo splendido live che mette insieme la tecnica mostruosa della band, un prog molto solare e mediterraneo, energia, idee, classe.

venerdì, gennaio 27, 2012

Gordon Ramsay




Nell’ormai insopportabile marasma di trasmissioni a sfondo culinario che ogni canale non si lascia ormai mancare un solo nome si erge sopra gli altri:
GORDON RAMSAY.

I suoi “Cucine da incubo” e relativi programmi “cugini” ne hanno elevato lo status ad icona.
Gordon è un famosissimo cuoco scozzese che abitualmente interviene a salvare (o cercare di farlo) ristoranti in fallimento o che gira il mondo alla ricerca di nuovi gusti e piatti.
E lo fa a suon di vaffanculo e con modi energici e sguaiati.

Maleducato, minaccioso, privo di tatto ma ricco di talento e di smisurata passione per il suo lavoro riesce a calamitare l’attenzione e a creare programmi interessanti e divertenti.
Gordon abbraccia la fortunata carriera di cuoco e gestore (ha aperto 21 ristoranti in tutto il mondo e ottenuto dodici stelle Michelin) nel 1981 dopo essere stato costretto per infortunio ad abbandonare la carriera calcistica dopo aver militato nelle giovanili dei Rangers di Glasgow.

Da lì la fortunata storia in cucina costellata di libri, conduzioni televisive e unanimi riconoscimenti.
Meno fortunata la vita famigliare visto che è in causa con moglie e suocero (ex direttore del suo impero culinario) per aver subito il furto, pare, di un milione e mezzo di sterline .
Contestata anche la sua posizione (ultimamente stemperata) fortemente anti vegetariana.

I me mine




Oggi alle 16.20 nella trasmissione "Caffè Scorretto" sulle frequenze di RADIO POPOLARE ROMA Lorenzo Cesarini mi intervisterà sulla traduzione del libro di NEVILLE STAPLE "The Original Rude Boy".

Nel frattempo siamo lieti di comunicare un cambiamento all'interno di LILITH AND THE SINNERSAINTS.
Al basso arriva Christian José Cobos a.k.a. Cj HellectricBass già bassista di Black Bones,Viscera, Embryo, Under Static Movement e altri.
Italo messicano, suona ed è autore, assieme a Daniela Resconi, nei the Loud Vice (duo ElectroRock) e fa anche parte dei cremonesi Punk-Rock Jojo In The Sfars.

www.lilithandthesinnersaints.com

giovedì, gennaio 26, 2012

Pork pie hat







Il pork pie hat è un cappello di forma circolare prevalentemente usato all’interno della scena rude boy ska, talvolta dai jazzisti dei 50’s e 60’s, meno frequentemente da mods e skinheads.
Nacque alla metà dell‘800 come copricapo femminile per poi diventare nelle prime decadi del 900 ad appannaggio maschile.
Ne portava uno particolare il comico Buster Keaton e ne era appassionato Dean Martin.

Al jazzista Lester Young che lo indossava spesso Charlie Mingus dedicò il brano “Goodbye Pork Pie Hat” (ripreso anche da Joni Mitchell).

Con l’immigrazione caraibica in Inghilterra alla fine dei 50’s i rude boys giamaicani lo introdussero nelle sottoculture giovanili, prima ai mods poi agli skinheads.
Nel 1979 divenne un segno distintivo dello ska revival anche se un personaggio come Tom Waits ne ha fatto un suo marchio di fabbrica (e lo ritroviamo proprio in questi giorni sulla copertina del nuovo album di Leonard Cohen)

martedì, gennaio 24, 2012

Neil Young e la qualità della musica d'oggi



Dice Neil Young (non un sapientone ma un oche comunque è nel giro della musica ai livelli più alti da una cinquantina d’anni o quasi) che :
“Gli standard audio di oggi non mi piacciono
Parlo della resa delle sonorità: siamo nel ventunesimo secolo e abbiamo una qualità audio inferiore a quella dei vecchi 78 giri. Dove sono i nostri geni dell'elettronica? Cosa è successo?".

"Non credo che la colpa sia degli artisti: immagino che la causa di tutto questo sia stato il cambiamento nel modo di ascoltare musica.
Adesso la si ascolta ovunque, e credo che per questa ragione - a parte le parti ritmiche, messe sempre in evidenza - tutto il resto, ascoltando una qualsiasi canzone, sia a malapena percettibile.
Il calore e la profondità del suono ormai ce li siamo persi".


Io trovo che abbia DRAMMATICAMENTE ragione.

lunedì, gennaio 23, 2012

David Bowie






Ho già parlato di un po’ dei miei artisti preferiti: Doors (21 ottobre 2011) Redskins (5 ottobre 2011), Undertones (25 ottobre 2010), Dungen (8 settembre 2010), Bob Dylan (17 giugno 2010), Supergrass (13 aprile 2010), Iggy Pop (17 marzo 2010), Secret Affair (11 novembre 2009), Kinks (15 settembre 2009) The X (24 giugno 2009), Area (11 giugno 2009),Statuto (3 aprile 2009) ,Clash (13 marzo 2009) Small Faces (6 feb 2009), Rolling Stones (23 genn 2009) De Andrè (8 genn 09) Beatles (9 dic 08), Graham Day (27 ott 08), Oasis (7 ott 08), Paul Weller (27 mag 08) Prisoners (6 giu 06), , Ruts (23 sett 06), Who (22 mag 06), Monkees (28 giu 06).

Artista a 360 gradi tra i principali protagonisti della musica contemporanea DAVID BOWIE ne ha esplorato ogni meandro sperimentando, rivoluzionando, mettendosi in costante discussione.
Uno dei pochi che lo ha potuto fare mantenendo una totale credibilità.
Ha consegnato alla storia almeno tre/quattro capolavori e un’altra serie di interessantissimi album di altissimo livello.
Fino al lento declino e alla dignitosa forza di ritirarsi e non pubblicare più nulla (da quasi 10 anni).


Tra il 1963 e il 1967 David Bowie è stato piuttosto attivo, anche in ambito discografico, con una serie di bands vicine alla scena mod (di cui era parte): KingBees, Manish Boys, Lowerd Third, The Buzz, Riot Squad oltre a Kon Rads, Hooker Brothers tutte più o meno protagoniste di un buon ma anonimo rythm and blues bianco e beat.

David Bowie (1967) 5
Un esordio acerbo e traballante tra occhiate vaudeville psichedeliche (“Uncle Arthur”), qualche brano pop, ballate bizzarre con fiati e archi (“Rubber band”), molti episodi trascurabili.

Space Oddity (1969) 6
La famosa “Space oddity” indirizza meglio l’ispirazione e l’immagine di Bowie più “onirica” e “spaziale”, con ottimi inserti psych (l’ottima ballad “Janine”) in chiave decisamente beatlesiana (l’epico finale di "Memory of a free festival”) e virate folk rock.
L’album era intitolato come il primo “David Bowie” ma fu ristampato con questo titolo nel 72.

Man who sold the world (1971) 8
Il primo album importante di Bowie e tra i migliori della carriera.
Apre all’immagine “ambigua” e ad un hard rock pre glam (volutamente ispirato dall’amore di David per i Cream) anche se non mancano ballate acustico di sapore decadente ed episodi di sapore teatrale (“Running Gun Blues”) e dagli accenni lirici (“Saviour Machine”) che si sovrappongono a ritmiche e riff duri e diretti.
Un album di rara personalità ed unico nel suo genere in quegli anni.

Hunky Dory (1971) 7
Un nuovo gioiello in cui la personalità di Bowie esplode in tutta la sua caleidoscopica varietà.
Abbandonato l’hard rock (anche se rimane evidente nel “minor hit” “Queen bitch” dai tratti proto punk) è il pianoforte a dominare omaggi espliciti a Andy Warhol, Bob Dylan ma anche a sbarazzini e agrodolci brani vaudeville come “Kooks” o “Fill your heart”. Ottimo anche se non pienamente definito.

Ziggy Stardust (1972) 10
Il capolavoro assoluto.
Un concept senza passi falsi, perfetto nell’equilibrare una vena compositiva al suo apice, suoni duri e hard con liricità, epica, poetica, passaggi quasi sinfonici, ironici, drammatici, energici.
Capolavoro, tra i migliori album in assoluto della storia del rock e di enorme influenza su generazioni di artisti.

Alladin Sane (1973) 7
Spesso considerato una prosecuzione di “Ziggy Stardust” appare in realtà come un’opera ben distinta. Bowie la definì come “un Ziggy in America” (a cui spesso si riferisce nei testi e anche nei riferimenti musicali).
“Alladin Sane” è più rilassato e meno drammatico dei predecessori, non risparmia omaggi al glam (“Jean Genie” , “Panic in Detroit”, “Watch that man”, “Cracked actor”) seppur filtrato da mille influenze ma si avvale anche di stupende ballate (la title track su tutte).Ottimo.

Pin Ups (1973) 6
Divertente, non sempre ispirato ma ce ne vorrebbero di album di cover del genere.
David omaggia il suo recente passato beat coverizzando Who, Pretty Things, Kinks, Pink Floyd e tanti altri minori. Carino.

Diamond Dogs (1974) 7
Pretenzioso concept (ispirato a 1984 di Orwell), famoso anche per la controversa copertina con Bowie raffigurato metà uomo e metà cane, mantiene alte le quotazioni e la creatività ma pur essendo considerato tra i suoi lavori più significativi non convince a pieno, in bilico tra il classico glam d’epoca (la title track, la famosissima “Rebel rebel”) e riferimenti al recente passato di Ziggy (la teatrale “Sweet thing”) anche se introduce il sorprendente omaggio al funk soul di “1984”.

David Live (1974) 8
Stupendo doppio live che raccoglie una ventina di brani dei lavori più recenti splendidamente riarrangiati in chiave più soul e black (ascoltare ad esempio “Rebel rebel” o la sorprendente pur se accademica cover del classico soul “Knock on wood” di Eddie Floyd e di “Here today gone tomorrow” degli Ohio Players). C’è anche la bellissima “All the young dudes” donata ai Mott the Hoople. Il miglior live di Bowie.

Young Americans (1975) 6
Abbracciati i nuovi suoni easy funk americani Bowie ci si butta a capofitto, sterzando bruscamente rotta (pur se già esplicitamente indicata nel live dell’anno precedente).
Compone con Lennon il funk “Fame” e ne rifà l’ “Across the universe” beatlesiana in una versione enfatica e poco convincente (in entrambi suona e canta John) e riempie di soul, blackness e soul tutto il resto.
Plastic soul lo definirà lui stesso. Esatto.

Station to Station (1976) 6.5
Si ritrova immerso in un periodo di grave assuefazione alla cocaina, pervaso da fantasmi (dalla magia al nazismo) di ogni tipo e, si mormora, tra la vita e la morte sia psichica che fisica.
In questo contesto partorisce un album controverso e discusso in cui abbandona le suggestioni black americane, torna in Europa e si innamora del sound elettronico e “cosmico” tedesco (Kraftwerk, Tangerine Dream, Neu, Can) che incomincia, solo a tratti, a trasparire. “Station to station” è il prologo della famosa trilogia berlinese.
I retaggi del recente passato glam (“Station to station”) e di quello funk (la hit “Golden years” o l’incedere ritmico di “Stay”) sono però ancora evidenti anche se si mischiano ai nuovi gusti.
Un lavoro transitorio, non definito, da alcuni amatissimo da altri molto criticato.

Low (1977) 7
Esce nel gennaio del 1977 e segna l’inizio di quella che è stata definita la “Trilogia Berlinese” (e che comprende anche la produzione e composizione dei due album della “rinascita “ di Iggy Pop “The idiot” e “Lust for life”. Registato in realtà in Francia e solo mixato a Berlino Ovest , segna l’inizio della collaborazione di Brian Eno, la cui impronta è determinante in tutta la “Trilogia”.
L’album è algido, duro, assume toni apocalittici (“Warszawa”, gli strumentali “Art Decade” e “Subterraneans”), fortemente sperimentali (“Weeping Wall”), quasi caotici (“What in the world”), riesce a trovare il successo commerciale con la più accessibile “Sound and vision” e momenti meno claustrofobici (l’intro strumentale di “Speed of life” , “Be my wife”, “A new career“, l’ispirata “Always crashing in the same car”).
Accolto con diffidenza e non molto favorevolmente dalla critica, troverà il successo del pubblico e dei fans.

Heroes (1977) 9
10 mesi dopo, nell’ottobre del 1977 è la volta di “Heroes”, uno dei capolavori di Bowie e dell’intera storia del rock.
Interamente registrato a Berlino, più accessibile, meglio definito, meno sperimentale di “Low”, con Eno ancora più determinante ed equilibrato, regala in apertura lo stupendo glam/new wave di “Beauty and the beast” e il rock sporcato di kraut wave di “Join the lion”, brani nervosi e tirati.
La chitarra di Robert Fripp dei King Crimson, i synth di Eno e l’incredibile interpretazione vocale di Bowie sono le colonne portanti di uno dei brani più celebri della storia, “Heroes”, canzone iconica che meglio di ogni altra può rappresentare quei luoghi, quelle atmosfere in quel periodo.
Più convenzionali “Sons of the silent age” e “Blackout” introducono all’omaggio ai Kraftwerk di “V-2 Schneider”, alle catartiche atmosfere strumentali di “Sense of doubt” , “Moss garden” e “Neukoln”.
Chiude l’ironica e stramba “The secret life of Arabia” e riporta l’album in binari meno sperimentali.

Lodger (1979) 7
E’ del maggio 1979 “Lodger”, il terzo atto della “Trilogia” per quanto registrato in realtà tra New York e Svizzera e palesemente lontano dalle atmosfere dei due precedenti lavori.
Il tono è sicuramente più leggero e pop, ci sono incursioni pionieristiche nella world music (il reggae orientaleggiante “Yassasin” , “African night flight” , brani immediati, nessun strumentale), qualche residuo “berlinese” (“Red sails”) ma soprattutto brani destinati a diventare piccoli classici come “DJ” , “Boys keep swinging”, “Don’t look back in anger”.
A chiudere l’ossessiva “Repetition” e “Red money” originariamente apparsa nell’album di Iggy Pop “The idiot” con il titolo di ”Sister midnight”

Scary monsters (1980) 7
Forse non sbaglia chi lo definisce l’ “ultimo grande album di Bowie”.
Dopo l’esperienza con Eno riesce ad andare addirittura più in là riuscendo a fondere sperimentazione con melodia, personalità, credibilità soprattutto nello spiazzare e seppellire in creatività, stile e classe buona parte del post punk e della new wave a lui contemporanea. Classico ed innovatore allo stesso tempo.
“Scary monsters” è a tratti più ostico e ruvido dei precedenti (la title track nè è un esempio, mentre “Teenage wildife” è una specie di “Heroes” di serie B ) ma ricalca l’equilibrio di “Lodger”.
Torna Fripp che ben si affianca a Carlos Alomar.
L’album avrà un grande successo commerciale (anche grazie al singolo “Ashes to ashes”) e rimane tra i capolavori di Bowie.

Let’s dance (1983) 6.5
Il Bowie camaleonte a tutti i costi cambia di nuovo rotta, si affida alle cure di Nile Rodgers degli Chic e si abbandona a suoni e atmosfere pop, dance, accessibili e “pulite”.
Ripesca “China girl” che compose per Iggy e “Criminal world” dei new wavers Metro, la title track sfonda le classifiche, “Cat people” (composta con Moroder) è un’altra hit.
C’è anche Steve Ray Vaughan per qualche ottimo assolo bluesy. Ma in generale lo spessore è scarso.

Tonight (1985) 5
Never let me down (1987) 4.5

Con il proposito di bissare i fasti commerciali di “Let’s dance” Bowie sceglie una strada il più possibile mainstream, filtrando addirittura con il reggae nella title track (con Tina Turner), viaggiando tra brani pop poco defniti e soprattutto evidenziando come l’album sia stato confezionato con numerosi riempitivi (dal recupero di due brani già negli album di Iggy Pop, una cover dei Beach Boys e di “I keep forgettin” un classico rythm and blues che furoreggiava nella scena mod dei 60’s).
L’ovvia professionalità e la classe non bastano a riscattare un album debole e poco significativo nonostante l’hit “Blue Jean”.
Praticamente rinnegato dallo stesso David “Never let me down” è tra i momenti meno riusciti della carriera.
Manierismo, scarsa creatività, suoni pomposi, enfatici, nessun brano da ricordare, un brano di Iggy (peraltro tra i meno interessanti della sua discografia). Da dimenticare.

Tin Machine “1” 5.5 (1989) “2” (1991) 5
Un altro cambiamento di rotta ancora più forzato del solito.
Bowie decide per la dimensione della rock band “tradizionale” tra ritmi southern blues, ballate mid tempo, ritmiche serrate, schitarrate, confezionando due album (più il prevedibile live) di cui si capisce poco il significato, l’utilità e di cui sicuramente non si sentiva la necessità.
Di per sè non malvagi ma perfettamente inutili.
Urla invece vendetta la versione rock tamarra di “Working class hero” di Lennon sul primo album !

Black tie white noise (1993) 6.5
A sei anni dall’ultimo deludente album il ritorno si tinge di ottime tinte.
Bowie ritrova classe, equilibrio e un sound distintivo che mischia passato remoto (la presenza di Mick Ronson), prossimo (Nile Rodgers) e un presente felice e di forma eccellente. C’è il funk nella title track, “Berlino” in “Jump they say” (che sembra preso da “Lodger”), un ispirato omaggio ai Cream (“I feel free”) e uno ai Walker Brothers.
Perfino qualcosa di più attuale come “I know It’s gonna happen...” di Morrisey.
L’album fu di difficile reperibilità a causa del fallimento dell’etichetta, impedendogli visibilità e buoni risultati di classifica.

The Buddha of Suburbia (1995) 6
Normalmente considerato “solamente” una colonna sonora è in realtà un vero e proprio album di Bowie che se non riluce particolarmente nella discografia è comunque degno di nota sia per l’omonimo singolo (con citazione di “Space Oddity”) che per un livello compositivo e creativo più che dignitoso, pur restando un episodio minore.

Outside (1995) 7
David ritrova Eno, compongono liberamente in studio e ne scaturisce un concept dai contenuti nebulosi ma musicalmente valido, debitore all’interesse del nostro ai Nine Inch Nails al cui martellante industrial rock questo album è stato spesso accostato.
Una prova di vitalità ritrovata e un profluvio di idee al passo (talvolta, come sempre, anche più avanti) con i tempi.
Un lavoro non facile (anche gli intermezzi che uniscono il concept non aiutano la linearità) ma di alto livello.

Earthlings (1997) 6.5
E’ la volta del drum and bass, dei Prodigy e della nuova elettronica industrial.
Bowie prova anche questa strada.
Inutile sottolineare per l’ennesima volta il livello sempre eccelso dell’approccio, all’insegna della professionalità, dello stile e della personalità. Ci sono echi di Tin Machine (“Seven years in Tibet”), tuffi nel techno funk (“Dead man walking”) mix di elettronica e riff hard rock. Dignitoso ma poco più.

Hours (1999) 6
Heathen (2002) 5
Reality (2003) 5

Prima del lungo silenzio in cui rimane ormai da tempo tre album fotografano impietosamente il declinare artistico di una carriera unica e di primaria importanza nell’ambito della musica contemporanea.
Se “Hours” regala ancora sprazzi di vitalità riportandoci talvolta ai suoni dei primi 70’s. “Heathen” e “Reality” sono capitoli di scarsa ispirazione, monotoni, prevedibili, risaputi.
Coverizza Pixies, Neil Young, George Harrison e Modern Lovers, si avvale della consueta capacità di rivestire i brani di eleganza e fascino ma non basta.
Non più.

domenica, gennaio 22, 2012

Soul Kitchen – The Time of Wine and Roses



A cura di κυρία Lilith

ROSAIO DIVINO divino rosaio

Perfetto con i tortelli delle nostre parti, di erbette e ricotta , con la coda o quadrati come faceva mia nonna……con piatti di verdure in padella e con formaggi non troppo stagionati.
Il Monterosso Val D’Arda (vino un po’ trascurato dalle nuove bocche sapienti……).
Ha un bel colore giallo oro pallido,un profumo fresco,invitante,di fiori di robinia, di frutta tra cui spicca la pesca selvatica e la mela……..non le mele rosse e lucide ma quelle bitorzolute, piccole ed irregolari amate e mai dimenticate.
Sapore aromatico…lungo….invita a vuotare il bicchiere.

Graham Thomas
Forse tra le più famose rose inglesi; che riuniscono la rifiorenza”moderna”con la forma dei fiori, il portamento ed il profumo di quelle antiche .
Giallo sole ,splendente senza essere sfacciato, profumo di the con tipiche note di rosa antica e di viole, cresce a cespuglio abbastanza disordinato e può essere guidata anche come piccolo rampicante.
Coppa aperta abbastanza grande, ricca di petali, ripete la fioritura più volte.
Adatta anche a grandi vasi.
Creata da Austin nell’83 dedicata ad un grande giardiniere appassionato, collezionista e scrittore che fece conoscere tante varieta’ di rose che altrimenti sarebbero andate perdute.
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