Riprendo l'articolo che ho scritto sabato scorso per "Il Manifesto" nell ospeciale dedicato alle Olimpiadi invernali.
Inutile disquisire più di tanto su cosa siano diventati i grandi appuntamenti sportivi, se non un mostruoso meccanismo che produce e mangia capitali infiniti, a scapito dell'evento in sé, del suo significato, della prestazione atletica.
Fiumi di danaro e investimenti, spesso sconsiderati e finalizzati a scopi molto meno nobili dello spirito delle competizioni.
Tanto più se si parla dell'archetipo dello sport, le Olimpiadi, nate come esaltazione della purezza agonistica.
L'imminente edizione invernale di Milano/Cortina non fa eccezione, ovviamente. Gli sprechi già conclamati ed evidenti saranno presumibilmente (come nel caso delle Olimpiadi di Torino del 2006) oggetto delle attenzioni della magistratura in seguito mentre nel frattempo assistiamo a varie testimonianze di superficialità e approssimazione dell'organizzazione.
Meglio occuparci di un connubio spesso poco notato o considerato ma che va a braccetto da sempre: sport e musica.
Il tutto fin dai primordi, quando i Giochi dell'antica Grecia erano costantemente accompagnati da esibizioni artistiche e musicali.
Un aspetto che troviamo anche nelle Olimpiadi Invernali, giunte alla venticinquesima edizione, nate nel 1924, con l'esordio in Francia a Chamonix, con nove discipline e sedici titoli assegnati (l'Italia dovrà attendere la quinta edizione del 1948 per conquistare la prima medaglia).
Da tempo gli eventi di questa portata hanno appositi inni e temi, in questo caso “Fino all'alba” di Arisa, con la colonna sonora, “Fantasia italiana”, curata dal pianista e compositore Dardust e cerimonia di apertura con Mariah Carey, Laura Pausini e Andrea Bocelli.
Entrando però più nello specifico e cercando tra le curiosità, sono molti i particolari poco noti che accomunano gli sport invernali e la musica.
Ad esempio scoprire quanto gli atleti siano influenzati dalle canzoni che utilizzano per rilassarsi o caricarsi prima di una gara.
Un aspetto inedito fino a non molti anni fa, quando la fruizione della musica era possibile solo attraverso apparecchi fissi (giradischi o radio).
L'avvento della riproduzione portatile (il walkman arriva nei primi anni Ottanta) introduce la possibilità di ascoltare musica in ogni luogo, anche quello di gara.
Il nostro discesista Dominik Paris (oro Mondiale nel 2019 e tra i più vincenti tra gli italiani in Coppa del Mondo, con 24 primi posti, dietro solo ad Alberto Tomba e a parità con Gustav Thoeni) è un grande fan di metal pesante: Amo la musica fin da bambino.
Dal rock sono passato all'heavy metal, soprattutto i Pantera, quelli da cui traggo ispirazione. La musica è un po' come lo sci: mi fa sentire meglio, mi fa sentire libero. Metto vari brani metal nel mio lettore, indosso le cuffie al mattino e non le tolgo fino a quando non arrivo alla partenza della gara. Non a caso ha fondato una band metal, i Rise Of Voltage, con cui canta e che ha all'attivo l'album “Time”.
L'americana Mikaela Schiffrin è la sciatrice più vincente nella storia della Coppa del Mondo, oltre a due ori olimpici e quindici medaglie ai Mondiali.
Suona chitarra e pianoforte e ha eccellenti doti vocali che ha spesso dimostrato sia in televisione che in video pubblici (è apparsa anche nella trasmissione “The Voice”), tra cover di Guns n Roses, Amy Winehouse, Lodovico Einaudi, duettando con la cantautrice KT Tunstall e curando varie playlist su alcune piattaforme.
Di solito mi creo una playlist per la stagione, una specifica per l'allenamento e una per la gara.
C'è sempre molta Taylor Swift. Ma a volte anche un po' di musica classica, di pianoforte, qualche brano strumentale. Praticamente qualsiasi cosa mi faccia sentire più ispirata. Ho anche una playlist auto-riflessiva ma non la ascolto quando corro, perché non voglio riflettere.
Federica Brignone, due volte vincitrice della Coppa del mondo ha gusti abbastanza eclettici: Mi piace molto il rock, i Dire Straits, Tracy Chapman, ma amo anche gli artisti italiani, come Marco Mengoni (con cui ha cantato nella scorsa edizione del Festival di Sanremo) e Laura Pausini.
Lo sci è uno sport molto tosto, ad alto rischio, in cui per andare forte devi sempre cercare il limite. Richiede qualità fisiche e tecniche, ma anche psicologiche: è molto importante la testa, la capacità di dominare l'adrenalina. Un po' come salire sul palco per esibirti dando sempre il massimo.
Beyoncé, Drake, Kendrick Lamar, Lil Wayne, Missy Elliott, Nas, Notorious B.I.G., Rihanna sono la benzina nel motore di Lindsey Vonn (la sciatrice più vincente dopo Shiffrin), gli artisti che più la motivano prima di una gara.
Uno degli sport più singolari e spesso dileggiati, che appare solo ogni quattro anni nelle Olimpiadi invernali, è il Curling, sommariamente definito come “Bocce sul ghiaccio”.
In pochi ricordano che l'Italia ha conquistato l'oro olimpico nel doppio misto a Pechino 2022 (nonostante i praticanti siano circa 400, quasi esclusivamente tra Lombardia, Piemonte e Veneto).
Può, per noi, sorprendere che ci siano parecchie canzoni dedicate a questo sport.
In realtà in Canada ci sono oltre due milioni di tesserati.
Non a caso Tournament of the hearts è dei canadesi Weakerthans e narra di un torneo con tanto di video girato tra una partita e l'altra.
Ma risale addirittura al 1.871 la prima canzone certificata dedicata a questo sport (nato 300 anni prima in Scozia) e precisamente ad opera del canadese Mr. Stevenson, The Curling Club Polka.
Ci sono anche The Curler's Song di Andrew Murdison del 1965 (con tanto di facciata B del 45 giri intitolata The Curler's Alibi) e il simpatico country The Bonspiel Song di Stew Clayton, del 1974.
Curling dei Dik Van Dykes è invece un greve garage rock, inciso nel 1987 che non regala una buona immagine dei giocatori:
Curlers are a bunch of boozers and carausers (I giocatori di Curling sono una massa di ubriaconi scellerati).
Curl di Jonathan Coulton venne incisa appositamente a supporto della squadra americana che partecipò alle Olimpiadi di Torino del 2006.
“I know for sure that Curling is my life” canta il trio spagnolo dei Lezbians in Curling Song nell'ep Everything That Happens in September del 2007.
Da menzionare anche Pat Ryan, ex campione del mondo di Curling, che si diede successivamente all'attività di cantante riscuotendo un discreto successo.
La punk band americana Arrogant Worms dedicò Curling Song alle Olimpiadi Invernali del 2010, ironizzando sulla mancanza di test anti doping e soprattutto anti alcol in questo sport.
Nel 1989 i Crime Control di Detroit realizzarono un'ennesima Curling Song a base di un roboante hard rock.
Non strettamente connesso al concetto di sport ma non si possono dimenticare i Beatles che nel marzo 1965 (dal 13 al 21) furono ospiti, all'Hotel Edelweiss, della stazione invernale di Obertauern in Austria, dove girarono alcune scene del film Help!, durante le quali sciano, vanno in slittino e giocano a curling!
Portiamo il giusto rispetto a questo sport!
L' hockey su ghiaccio ha scarso appeal in Italia pur se con un devoto seguito di tifosi e appassionati (circa 5.000 i tesserati).
La nostra nazionale, qualificata come paese ospitante alla competizione olimpica, è attualmente al ventesimo posto nel ranking mondiale e se la dovrà vedere, con scarse possibilità, con Svezia, Francia, Germania e il più abbordabile Giappone.
C'è stato un (discutibile) tentativo di fare giocare tra gli azzurri alcuni hockeysti canadesi (di gran lunga la migliore squadra nell'ambito, nazione in cui è sport nazionale con milioni di praticanti sia a livello agonistico che dilettantistico, con un posto importantissimo nella cultura popolare) con origini italiane.
Si tratta però di figure di secondo piano che non daranno sicuramente più di tanto una mano.
Ovviamente dal Canada arrivano numerose connessioni tra musica e questo sport.
Grande appassionato è Dave Mustaine dei Megadeth, tifoso degli Arizona Coyotes a cui ha dedicato un inno specifico, Crush em, inserito nell'album Risk del 1999, perché era stanco di sentire risuonare ad ogni gol un brano di Gary Glitter. Curiosa invece la storia di Double Vision dei Foreigner (inserita nell'omonimo album del 1978).
Ricorda il cantante Lou Gramm: Un sacco di gente pensa si tratti di una canzone sugli effetti della droga. In realtà quando la stavamo registrando la squadra di hockey dei New York Rangers stava giocando contro i Philadelphia Flyers e uno dei Flyers ha urtato il portiere dei Rangers, John Davidson, che ha dovuto lasciare il campo perché aveva una “doppia visione” (“ci vedeva doppio”). L'incidente ha effettivamente avuto luogo nell'aprile 1978 ma durante una partita tra i Rangers e i Buffalo Sabres.
I commentatori hanno usato più volte la frase "double vision", che poi ha ispirato la band per il titolo della canzone.
La band americana dei Ministry ha inciso nel 2008 il singolo Keys To The City per la squadra di hockey dei Chicago Blackhawks.
Il leader della band Al Jorgensen ha così spiegato il contenuto della canzone: Da quando avevo 6 anni sono sempre andato a vedere i Blackhawks. Il figlio del proprietario era testimone al mio matrimonio, indosso sempre materiale dei Blackhawks, sono un fan totale dell' hockey e tutto quello che faccio nei miei inverni è guardarmi le partite. L'hockey per me è come una miscela di scacchi, danza, e arti marziali. Non è possibile trovare uno sport migliore.
I Tragically Hip in Full Completely del 1993 dedicano 50 Mission Cap al giocatore Bill Barilko mentre ad un altro grande, Luc Robitaille, i Mando Diao riservano le odi in Welcome Back Luc Robitaille.
C'è anche una canzone per Tiger Williams, campione tra i Settanta e gli Ottanta, a cura degli Hanson Brothers con He Looked A lot Like Tiger Williams.
I Super Furry Animal citano lo sport nel brano Ice Hockey Hair ma in realtà si parla di taglio di capelli.
Stompy Tom Connors è abbastanza esplicito nella sua ballata country intitolata The Hockey Song, diventata una specie di inno per ogni appassionato.
Nel 2002, nell'album My Ride's Here il grande cantautore Warren Zevon incide Hit Somebody storia di un giocatore di hockey piuttosto scarso ma molto bravo a ferire gli avversari.
In ambito punk c'è una lunga tradizione (tutta americana e canadese) di canzoni dedicate a questo sport e numerosi musicisti fan e tifosi.
A partire dai canadesi D.O.A. che nel 2009 intitolano un loro album Kings Of Punk, Hockey and Beer e che hanno in repertorio alcune canzoni a tema, come ad esempio Overtime, Taking Care Of Business e Donnybrook.
Ai Misfits e alla loro I Wanna Be A New York Ranger replicarono gli Hextalls con I Don't Wanna Be A New York Ranger (i New York Rangers sono tra le più importanti squadre americane).
Questi ultimi rendono omaggio alla precisione di un campione come Jean Sebastien Giguere con il brano J.S Giguere Is A Robot.
Ma ci sono anche i Propagandhi con Dear Coach's Corner, i Dropkick Murphy's con Time To Go, i Vandals con Change The World With My Hockey Stick.
Grandi appassionati di hockey, spesso sugli spalti a seguire i loro beniamini, sono Michael Bublè (Vancouver Canucks) e Gord Downie dei Tragically Hip (Boston Bruins).
Neil Young ha esternato diverse preferenze, una volta per i Winnipeg Jets, un'altra per i Maple Leafs della città natale, Toronto, ma è spesso presente alle partite dei San Josè Sharks.
Il padre di Neil, Scott Alexander Young, era un giornalista sportivo, spesso ospite della trasmissione Hockey Night In Canada.
Tifoso dei Philadelphia Flyers è Trey Anastasio dei Phish, Alice Cooper simpatizza per i Detroit Red Wings, dalla città di nascita e per gli Arizona Coyotes (abita a Phoenix), Snoop Dogg per gli Anaheim Ducks, Avril Lavigne e Justin Bieber in adolescenza hanno anche giocato in squadre giovanili delle loro città.
Il pattinaggio artistico ha sempre visto gli atleti e le atlete esibirsi su basi di musica classica ma negli ultimi si è inaspettatamente aperto anche ad altre musiche come rap, elettronica o brani ancora più inconsueti, di Muse, una versione di “Wonderwall” degli Oasis rifatta da Paul Anka con una Big Band, Imagine Dragons, Beyoncé, Adele, fino a una coppia lituana che ha scelto “Welcome To The Jungle” dei Guns N' Roses.
Lo snowboard è arrivato alle Olimpiadi solo nel 1998, a Nagano, in Giappone.
Il connubio con la musica necessiterebbe un articolo (se non un libro) a sé, tante sono le connessioni dirette.
In estrema sintesi, dagli anni Ottanta questo sport subì una forte influenza dagli skaters californiani, innamorati dell'hardcore punk e dell'antagonismo socio/estetico.
Personaggi come Mike Ranquet, nel decennio successivo, portarono sulle nevi un vestiario e una colonna sonora figlia della nuova ondata grunge.
La vicinanza tra la patria del nuovo sound, Seattle, e il Monte Baker (il primo resort negli Stati Uniti ad ammettere gli snowboarder sui suoi impianti di risalita) favorì il felice abbraccio tra i due elementi, con gli atleti che arrivavano in pista con una uniforme composta da jeans, cappellini e camicie di flanella, perfettamente aderente a quella dei Nirvana o Mudhoney.
Da quel momento la musica (prevalentemente dura e veloce) è diventata una costante nell'accompagnare i video con le esibizioni degli atleti.
Addirittura l'azienda di abbigliamento per surf, skate e snowboard, Volcom, ha fondato nel 1995 l'etichetta discografica Volcom Entertainment per la quale hanno inciso gruppi punk e hard metal.
Uno dei momenti più particolari e storici nella storia delle Olimpiadi Invernali fu quando, nel 1988 nell'edizione di Calgary, in Canada, arrivò nientemeno che la nazionale Giamaicana di Bob.
Ovviamente accolta esclusivamente con curiosità e ilarità, visto che rappresentava una nazione dove la neve e il ghiaccio li hanno sempre visti solo in fotografia. Una vicenda nata dall'intuizione di George Fitch, addetto commerciale dell’ambasciata americana, che vedendo una gara di carretti notò che l'impostazione era la stessa del bob.
Nonostante l'improbabilità e le difficoltà (soprattutto nel reperimento di atleti adatti) la squadra riuscì ad arrivare alle Olimpiadi (grazie anche al sostegno di molti appassionati e visionari) oltre a diventare il soggetto per un divertentissimo film del 1993, “Cool Runners”, poi protagonisti di uno spot pubblicitario della Fiat Doblò e i soggetti di alcune canzoni, tra cui “It's Bobslet Time” scritta da Sidney Mills della reggae band degli Steel Pulse.
Lavorando con la teoria in Giamaica e la pratica in Nord America, costruiscono una squadra che ha continuato a crescere e a piazzarsi dignitosamente nelle competizioni successive, lasciando il ruolo di anomalia folcloristica e diventando una realtà con cui fare i conti anche agonisticamente. Una rappresentanza della Giamaica sarà presente anche nelle imminenti Olimpiadi italiane.
Gli esempi, più o meno curiosi o sostanziali, sono molti di più e meriterebbero ulteriori approfondimenti, anche in considerazione di un progressivo incremento delle connessioni tra sport e musica.
Partendo da qua si possono scoprire aspetti interessantissimi e divertenti.
mercoledì, febbraio 04, 2026
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)




La nazionale giamaicana di bob a Calgary la ricordo! A cui seguì lo spot del Doblò Fiat con "A message to you, Rudy" come sigla ;-)
RispondiEliminaAnche gli Hanson Brothers, band punk rock canadese, erano molto legati all'immaginario dell'hockey.
RispondiEliminaAlberto New Direction