martedì, ottobre 02, 2012

Dal 1990 in poi: lo slo-core



Oggi spazio al gentile contributo del "nostro" AndBot (in arte Andrea Fornasari) che ci apre la mente su un ambito musical a me abbastanza ignoto: lo slo-core.
GRAZIEEE!!!

Dal 1990 in poi...
Il 1991, si sa, è l' anno di "Nevermind": il momento cruciale per il rock underground, niente sarà più uguale a prima per il rock indipendente dopo l' avvento dei Nirvana.
Ma fu vera gloria rivoluzionaria?
Si e no: il grunge di Cobain e soci scalerà vette commerciali impensabili ma, analizzato dal punto di vista musicale, è abbastanza chiaro che rivoluzionò ben poco il concetto stesso di musica rock.
Più o meno nello stesso periodo, una band di giovani ragazzi di Louisville (Kentucky) realizzava un disco totalmente alieno allo spirito rock' n' roll, forse ingenuamente, forse nel tentativo (non riuscito) di suonare noise alla maniera di Big Black e Fugazi, fatto sta che "Spiderland", l' album in questione, porterà alla nascita di ben due nuovi generi musicali, che successivamente i critici battezzarono post-rock e slo(w)-core.
In realtà si possono già riscontrare i primi sintomi in album classificati come post-punk, ad esempio in "Skag Heaven" (1987) degli Squirrell Bait (guarda caso una band che vedeva all' opera alcuni giovanissimi membri dei futuri SLINT, nonchè di altri protagonisti della scena post-rock/slo-core anni novanta): il loro sound, una via di mezzo fra Husker Du e Nirvana, o meglio l' anello di congiunzione fra le due formazioni, prevedeva oltre ad una batteria "scomposta", anche intrecci di chitarra cerebrali e che finivano per "implodere" su se stessi.
Sostanzialmente succedeva che la furia punk-hardcore ormai affievolitasi, finiva per rallentare i ritmi e diventare più pesante, i testi diventavano sempre più introspettivi (il post-core dei Fugazi), la musica più intellettuale.

Ma quello che chiamiamo slo-core è un po' diverso: è l' esasperazione della lentezza, dei colpi rarefatti della batteria, delle chitarre minimali e reiterate, della voce spesso sussurrata, di atmosfere oniriche e psichedeliche, di un (non) rock che si fa sempre più ambientale: personalmente vedo "Frigid Stars" dei CODEINE come l' apice di questo genere, più ancora di "Spiderland" degli Slint.
L' alternarsi di momenti etereii ad esplosioni/implosioni chitarristiche, il rumore alla melodia, il binomio leggero-pesante saranno tutte tipiche peculiarità di molte band primi anni novanta, gente come Bitch Magnet e Seam alzeranno poi il livello, sublimando questo percorso iniziato qualche anno prima.
Va detto che i Bitch Magnet, già sul finire degli 80's, erano molti vicini ad una forma strumentale post-rock e slo-core, anche se il loro "Umber" viene, giustamente, considerato un disco post-hardcore.

Insomma, è impossibile parlare di slo-core senza legarlo al post-rock, almeno nella sua fase iniziale.
E' interessante notare come questo (sotto)genere musicale, nato e sviluppatosi negli Stati Uniti, e più esattamente nella sua profonda provincia, veda una sola e curiosa controparte europea: nello stesso anno di "Spiderland" e "Frigid Stars", gli inglesi Talk Talk di Mark Hollis arrivavano più o meno alle stesse conclusioni in "Laughing Stock", identiche intuizioni slo-core che però restavano al servizio, tutto sommato, di una certa tradizione tipicamente british: la canzone pop, seppure assolutamente "colta" e raffinatissima, fra jazz e blues.
Naturalmente nei primi anni novanta fu un fiorire di formazioni che, partendo dall' assioma "più lento è meglio", svilupparono poi un personalissimo sound: lo splendido slo-folk-jazzy, unito alla canzone d' autore, dei Red House Painters (che molto devono ai maestri American Music Club, ma che probabilmente superarono per intensità e raffinatezza), gli apatici texani Bedhead che univano psichedelia e lente ballate culminanti in baccanali degni dei migliori Velvet Underground, i malinconici Low, i più cerebrali Gastr Del Sol, i minimali For Carnation per citare le più importanti.
Ovviamente queste poche righe non possono essere sufficienti per esaurire l' argomento ma, come credo sia nello spirito del blog, solamente uno spunto per tutti coloro che poi vorranno approfondire.
Concludo quindi con la discografia consigliata, personale e sicuramente ampliabile:

Slint: "Spiderland" (1991)
Seam : "The problem with me" (1993)
Codeine: "Frigid Stars" (1991) e "White Birch" (1994)
Talk Talk: "Laughing Stock" (1991)
American Music Club: "Everclear" (1991)
Red House Painters: "Down Colorful Hill" (1992)
Gastr Del Sol: "Serpentine Similar" (1993)
Bedhead: "What Fun Life Was" (1994)
Low: "I Could Live In Hope" (1994)
For Carnation: "Fight Songs" (1995) EP e "Marshmallows" (1996) EP


Album a metà strada fra slo-core, post-rock e post-core:
Rodan: "Rusty" (1994)
June Of 44: "Four Great Points" (1998)
Bitch Magnet: "Umber" (1989)


Per completisti:
Cowboy Junkies: "Trinity Sessions" (1988), album che si può considerare come "premessa" allo slo-core 90's.

Dopo la seconda metà degli anni novanta diventa difficile trovare dischi prettamente slo-core, ma volendo si potrebbero aggiungere i Papa M dell' ex chitarrista degli Slint, David "Pajo", e in particolare il loro "Live From A Shark Cage" (1999), così come primi Tortoise, anche se ormai siamo lontani dalle origini.

18 commenti:

  1. Mai sentito niente di queste cose.
    Mi informo. grazie

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  2. Bel post, AndBot: quei dischi lì ce li ho tutti...
    Dai consigliati toglierei Bitch Magnet e Seam, che mi sembrano decisamente minori.
    Un plauso per l'inclusione dei primi Cowboys Junkies, davvero azzeccata.
    E una segnalazione per la bella compilation-tributo italiana di pochi mesi fa edita da White Birch Records e dedicata ai Codeine, "I Hope It Shines On Me - a tribute to Codeine".
    La trovate in download gratuito su Bandcamp.

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  3. Interessante! Mai sentiti, vedrò anch'io di informarmi. Conosco solo Trinity Session, che possiedo gelosamente in vinilozzo, non credevo fosse accostabile a questa/e scena/e...

    Senti ma in tutto questo, un gruppo come i Pavement dove si colloca?

    W

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  4. Bitch Magnet e Seam io li trovo fantastici e per niente minori, ma de gustibus!

    I Pavement suonavano un indie-rock "scazzato", più riconducibile alla scena lo-hi: le melodie un po' "storte" e a volte perfette e immediatamente "rovinate", i testi più demenziali che non introspettivi...slackerismo 90's per antonomasia.

    AndBot

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  5. Fra l' altro i Codeine li sono andati a vedere a Bologna (maggio scorso): una reunion così-così.

    I pezzi forti emozionavano per un fattore nostalgico ma l' impressione generale (mia e di altri) è stata quella di una band per niente affiatata (ovvio), con qualche momento imbarazzante (stecche di chitarra): l' unico davvero in forma era il batterista.

    Insomma, sono quelle formazioni da un disco epocale e stop. (loro ne hanno realizzati due e già il secondo accusa un po' di stanchezza, onestamente).

    AndBot

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  6. Ah!
    Volevo andare anch'io a Bologna.
    Ma il batterista non era Doug Scharin, vero?
    Io a Bologna ho visto gli Slint (riformati) e due volte i June of '44.

    Henry Trave

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  7. No, era la formazione originale con Chris Brokaw alla batteria: dei tre è l' unico ancora attivo e infatti si sentiva.

    Doug Scharin lo sostituì quando lui andò nei Come (formazione che potrebbe anche rientrare, in parte, in questo "post").

    E forse avrei dovuto citare anche i Karate di Geoff Farina.

    Gli Slint volevo venire a vederli pure io, ma poi non sono riuscito.

    AndBot

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  8. Sì i Karate li inserirei senz'altro.
    E ora mi sovvengono anche i Rex, slowcore sulla scia dei Low.

    Henry Trave

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  9. bella AndBot! da iniziare ricerche..
    plaudo mper i Talk Talk e Karate
    C

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  10. Solo ora realizzo che And Bot e Andrea Fornasari sono la medesima persona! Ho visto la luce...!

    Fabio T.

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  11. Appunto...:-)

    Fabio T.

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  12. Ciao Fabio.

    Karate sicuramente influenzati dai Codeine (e dai Fugazi), ma mi sono concentrato sulla prima metà dei novanta: lo slo-core sta tutto lì, come ogni sotto-genere ha avuto vita breve, anche se poi gli effetti collaterali durarono a lungo.

    Him/Rex ci stanno assolutamente. E forse anche gli Idaho.

    I Gomez? No, direi che con lo slo-core non hanno niente a che vedere.

    AndBot

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  13. I Red House Painters con il problematicissimo leader Kozelek sono i miei favoriti...stiamo lavorando "in segreto" ad una cosa in merito a questo genere con i warm morning brothers...a breve ti aggiorno.

    simone

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