venerdì, gennaio 18, 2019

The Piaggio Soul Combination - This is



I Piaggio Soul Combination sono un collettivo di musicisti con base a Pisa dove Marco “Piaggio” Piaggesi ha radunato il meglio che la scena latin/soul della costa toscana potesse offrire.
Dopo un album d'esordio tornano con un nuovo lavoro SPETTACOLARE !

Soul, northern soul, latin, funk, boogaloo, Hammond sound all'ennesima potenza, suonato e cantato (oltre che da Piaggesi da varie voci femminili) con rara perizia tecnica e un'attitudine totale.

Suoni perfetti, brani eccelsi sia a livello compositivo che realizzativo. Un album destinato alla top ten 2019, che difficilmente troverà validi rivali.

A seguire una breve intervista a Marco Piaggesi

Come è nata l’idea di questo progetto, piuttosto atipico nella scena italiana ?

Essendo, sin dall'adolescenza, molto legato alla cultura Mod, ho sempre trovato il R'n'B/Soul la musica migliore per ballare, e dopo averne ascoltate tonnellate, ho rotto gli indugi, è ho messo su la "Piaggio" (io) Soul Combination.
L'altro fondatore della band è Michele Malasoma, con me da sempre, dopo sono arrivati Savrerio alla chitarra e tutti gli altri, dopo vari cambi di formazione.
Poi un anno fa, al gruppo si è unito Gio, di origini Dominicane, ed ha portato una ventata di Latin Soul che abbiamo subito tentato di enfatizzare.
Abbiamo registrato un primo album (Italian Boogaloo, 2017) uscito sulla piccola, ma seria, San Antonio42, che è piaciuto abbastanza da indurci a farne un altro, cercando di fare un lavoro ancora migliore.
IRMA Records lo ha sentito, lo ha apprezzato e siamo qua.

Il nuovo album è fantastico nella ricerca dei suoni e nella capacità di ricreare le atmosfere più vicine a questo sound. C’è voluta molta cura e ricerca in studio ?

Grazie !
si, l'idea era quella di piacere agli appassionati del genere, quindi si è tentato di fare le cose con molta cura, e molto tempo, abbiamo iniziato a lavorarci 18 mesi fa.
Ci sono collaborazioni prestigiose, e si tenta d spaziare un po' in tutti i sottogeneri : Latin Soul, Motown Sound, Funk, Stax Sound, ma sempre con l'intento di far ballare gli amanti del boogaloo !
Ale Sportelli (Ovi), ha messo a disposizione la sua esperienza più che trentennale, e Sadnro Del Carratore ha avuto la pazienza di sperimentare tutti i tentativi possibili ..ala fine il suono ci soddisfa pienamente, è quello che volevamo.

Come proporrete l’album dal vivo ?

L'anno scorso abbiamo girato tutta l'Italia centrale, ma ci siamo spinti anche nel Sud , facendo otto date solo in Salento, dove siamo stati accolti con calore.
Se l'anno prosegue com'è cominciato, suoneremo dal vivo in tutta italia, con una formazione batteria, basso, percussioni, hammond, due sax e chitarra, più una voce femmnile che iterpreterà tutte le claborazioni che ci sono nel disco.
Vorremmo anche registrare -oltre a suonare- qualcosa nel Sud-Est, recependo la vibra del luogo, e coniugando Latin e levare, chissà che viene fuori..
Abbiamo furgone, uniforme, siamo pronti !
Le date sono aggiornate continuamente sui nostri profili FB e Instagram.

Che tipo di pubblico avete ai vostri concerti ? C’è una buona percentuale di giovani ?

La parte del gruppo che ci vede, mi dice di sì !
in ogni caso noi siamo adult-friendly. Dalle elementari a quota 100, noi facciamo ballare tutti !

Quali sono i dischi che hanno più influenzato il vostro sound ?

Fino all'ingresso di Gio, eravamo soprattutto influenzati da hammondisti Mod e "Blue Eyed Soul"come Georgie Fame, Zoot Money, Graham Bond, Brian Auger, ma anche roba un po' più psichedelica come gli Affinity, o gli Amen Corner.
Da quando è entrato lui, ci è stata sparata in vena una dose massiccia di Tito Puente!
Il mix ci sembra funzionare !

Nella vostra formazione ci sono elementi da tutto il mondo ...

Si, e ne siamo orgogliosi.

https://www.facebook.com/PiaggioSoulCombination/

https://www.instagram.com/piaggiosoulcombination/

Il video di "Take advantage"
https://www.youtube.com/watch?v=RItPjKdUtbY

giovedì, gennaio 17, 2019

Genesis - Turn it on again



Una delle migliori canzoni dei (nuovi, post Gabriel, in tre, votati a sonorità più facili) GENESIS è senza dubbio "TURN IT ON AGAIN", tratto dall'album "Duke" del 1980 e che raggiunse, come singolo, il numero otto delle classifiche inglesi.

Un brano dalla struttura apparentemente facile e scorrevole ma in realtà dal ritmo spezzato e "impossibile" che passa da un tempo in 13 /4 a 9/4 e si attesta sui 13/8.

Come ricorda Phil Collins (il riff è di Mike Rutheford che non si rese nemmeno conto della complessità ritmica fino a quando non glielo svelò Collins):
"Non lo puoi ballare. Vedi la gente che (ignara) ci prova ma perde continuamente il tempo".

Il brano è frutto dell'unione di due brani che Mike Rutheford e Tony Banks avevano composto per i rispettivi album solisti ma che alla fine avevano scartato.
Phil Collins accelerò il tempo del brano, inizialmente molto più lento.

Durante le prove per il concerto di reunion del 1982 per raccogliere fondi per Peter Gabriel rimasto schiacciato dai debiti per la prima edizione del suo festival WOMAD, lo stesso Gabriel si mise alla batteria per suonare "Turn it on again", sicuro che fosse un tempo lineare, rendendosi conto subito che era per lui pressochè impossibile.
Per fortuna c'era Chester Thompson...

https://www.youtube.com/watch?v=2B1ub5g5L0k

mercoledì, gennaio 16, 2019

Gregory Crewdson



A cura di MAURO NEGRI.

Esiste un tipo di fotografia denominata “staged”, traducibile come “preparata” e in questo panorama spicca indubbiamente l’americano GREGORY CREWDSON.

Attraverso le sue messe in scena che prendono molto dal mestiere di registra cinematografico, ritrae una provincia americana avvolta da atmosfere surreali misteriose ed anche inquietanti.
L’opera acquisisce una connotazione pittorica con dettagli estremamente nitidi e in questo complesso allestimento lo spettatore si colloca in una dimensione tra il reale e l’immaginario per arrivare in quella zona poetica che trova nell’inconscio la sua guida di lettura.

Crewdson nacque a Park Slope, un quartiere di Brooklyn.
Da ragazzo fece parte di un gruppo punk rock chiamato The Speedies.
La loro maggiore canzone "Let Me Take Your Photo" fu utilizzata dalla Hewlett Packard per promuovere una fotocamera digitale.

Alla metà degli anni ottanta Crewdson ha studiato fotografia al Purchase College.
Poi ha frequentato la Yale School of Art, presso la Yale University, nel New Haven, ricevendo un master in belle arti.
In seguito ha insegnato presso il Sarah Lawrence, il Cooper Union, il Vassar College e presso la Yale University, dove ha tenuto una cattedra fino al 1993.

L'opera di Crewdson è presente a New York alla Luhring Augustine Gallery e a Londra alla White Cube Gallery.

martedì, gennaio 15, 2019

Attaccamento alla maglia e andare allo stadio



Per consultare le tabelle allegate, cliccare sulle foto.

A cura di ALBERTO GALLETTI

Ci ricorda l’anonimo delle 12:41 in uno dei post passati che il Lanerossi Vicenza, o meglio il suo pubblico, stà insegnando a tutti cosa vuol dire attaccamento alla maglia.
La maglia è uguale, ma la squadra?
E poi, non dovrebbero essere i giocatori quelli attaccati alla maglia?

La vicenda del Vicenza Calcio, si chiamava così fino a st’ estate, è una triste vicenda, l’ultima di una lunga fila purtroppo in Italia.
Cominciata nel 1902, passata attraverso un quarto di secolo glorioso, poi attraverso una grave crisi all’indomani dell’uscita di scena del grande munifico sponsor, quindi di nuovo grande con la conquista dell’unico titolo nella storia della società, poi un progressivo inabissamento verso l’anonimato calcistico fino a giungere al fallimento del luglio scorso dopo un agonia durata più di un’anno.
Fine della storia.
Ora c’è una nuova squadra, si chiama Lanerossi Vicenza Virtus, ed è il prodotto di un’acquisizione di ramo d’azienda da parte di altra società e del trasferimento in città della ditta risultante, il nome è evocativo ma la storia interrotta.
Inoltre c’è un’altra città che si ritrova senza squadra, grazie mille.

Ad ogni modo, si diceva dell’andare allo stadio, ho approfittato dello spunto di cui sopra per una panoramica statistica sulla frequentazione da stadio inquadrando la realtà dello stivale, quella inglese , per poi concludere nel solito impietoso confronto tra le due.

I dati presi in esame sono quelli relativi alle partite giocate in casa fino al turno pre-Natalizio compreso, quindi un totale di 8/10 partite a squadra e poi quelle relative al turno di S.Stefano, Boxing Day per dirla con il linguaggio delle televendite televisive.

Cominciamo proprio dalla fine:
il giorno di S.Stefano si è giocato in Italia e , come da tradizione, in Inghilterra.
Il turno di campionato ha riguardato le quattro serie professionistiche inglesi a girone unico più la quinta divisione, semi-professionistica, e le tre serie professionistiche italiane, la terza divisa in tre gironi, ma sullo stesso livello.
Il dato che salta subito all’occhio è quello di Sunderland-Bradford City , in League One, che ha fatto registrare la stratosferica cifra di 46.039 presenti, non è il record assoluto per le partite di III Divisione inglese ma è comunque di poco inferiore (2.096 unità) alla somma degli spettatori di tutte le partite di Serie C giocate in Italia lo stesso giorno (26!), nonché superiore a qualsiasi pubblico di qualsiasi partita della Juventus! Incredibile anche come sia anche la terza partita con più spettatori in assoluto in Inghilterra, preceduta solo dagli incontri di Manchester United e Liverpool e davanti a tutte le altre otto della Premier League.
Complimenti davvero, a proposito di chi ha qualcosa da insegnare in termini di andare allo stadio da stare in terza serie.

Per quanto riguarda le presenze relative ai singoli campionati, la PL fa registrare un totale di 393.697 spettatori, più di quelli di Serie A, B e C messe insieme e superiore di 152.843 unità rispetto alla Serie A .
La media degli spettatori-partita in PL si attesta a 39.370 contro i 24.085 in Serie A, dato in se comunque non disprezzabile. Evidente, nonché simbolo della differenza tra i due movimenti calcistici, il dato di percentuale di riempimento degli stadi: 86,69% in PL, 67,04% in Serie A. Se escludessimo dal calcolo il Tottenham Hotspur che gioca a Wembley, non il suo campo, e con una capienza superiore del 30% rispetto a quella del nuovo stadio in via di ultimazione, con l’aggravante di essere ubicato a 20 chilometri da quest’ultimo, che salgono a più di 30 percorrendo la M25 e considerando quindi le difficoltà di spostamento sia con i mezzi pubblici che, soprattutto, con quelli privati visto il traffico che soffoca la capitale inglese, il dato della PL salirebbe al 96,83%. Si tratta in ogni caso di stadi praticamente pieni contro una realtà di stadi con un posto vuoto su tre, e quando gli impianti possono contenere almeno 20.000 spettatori i vuoti si vedono.

Ancora più impietoso il dato se scendiamo in seconda serie.
Quella inglese ha fatto registrare 271.059 presenze distribuite sulle 12 partite disputate a fronte di soli 61.361 presenti in Serie B, dove, è vero che le partite son state nove, ma si tratta pur sempre di un totale di oltre quattro volte superiore! La media delle presenze a partita è stata di 22.588, appena inferiore a quella della Serie A, a fronte di una media/presenze di 6.818 in serie B. Stadi pieni al 89,67%, dato largamente superiore quello della Serie A e impietosamente superiore a quello della Serie B attestato ad un misero 27,32%.

Se scendiamo in terza Serie, la media a partita è stata di 9.585 spettatori in League One, contro i 1.850 in Serie C, un campionato che ormai, salvo un paio di eccezioni, si svolge nella più completa desolazione, con campi pieni al 17,12% o forse sarebbe meglio dire vuoti al 83%.
Da salvare senz’altro il Vicenza, che ha dato spunto a questa riflessione, con i suoi 8.367 spettatori per una partita di Serie C contro l’Albinoleffe, senz’altro una delle squadre con meno appeal nel panorama professionistico italiano. I complimenti sono d’obbligo.

Più in generale, il Manchester United rimane la squadra inglese più seguita dal vivo, in virtù dello stadio più capiente del paese e di un pubblico che non conosce flessioni di sorta.
Le liste d’attesa per gli abbonamenti rimangono lunghe decenni e la possibilità di comprare biglietti ridotte al lumicino.
L’Arsenal ha un fattore di riempimento dello stadio del 99,24%, il più alto, nonostante i prezzi siano, per distacco, i più alti del paese. Per tutte le squadre di PL stadi pieni oltre il 90%, del Tottenham ho già detto.
In Serie A la Juventus fa registrare un’invidiabile 96.81%, certo la capienza dell’impianto, 41.254, è forse un po limitata per una squadra di tale livello.

Segue il Cagliari con un sorprendente 93,42% in un’impianto però da soli 16.233 posti, ottimi in quest’ottica anche i dati di Frosinone e Udinese.
In tema di squadre (e stadi) grosse, l’Inter fa registrare una media di 62.130, senz’altro rilevante, l’impianto risulta pieno al 77.65%, percentuale da media II Divisione inglese.

Lampante la conclusione che anche a livello di impianti, il calcio italiano dovrà fare i conti prima o poi con una bella ridimensionata, necessaria oltre al riammodernamento della quasi totalità degli impianti. All’altro capo dello spettro, il Chievo fa registrare un misero 36,15% per una media di 14.175 spettatori a partita, non male per una squadra di quartiere in una città di medie dimensioni, un po desolante all’interno del Bentegodi che può arrivare a contenere quasi 40.000 persone e in un campionato come la Serie A.

La seconda divisione inglese è un delirio, con ben cinque squadre registrano una media superiore a quella della nostra Serie A (25.277).
L’Aston Villa, la squadra più seguita con 34.437 di media, in Serie A si troverebbe al quinto posto.
Ad ogni modo, eccezion fatta per quattro squadre, i numeri del Championship fanno impallidire quasi tutte le prime divisioni europee, fuori Spagna e Germania. Eclatanti, come abbiamo già visto, i numeri del Sunderland che in terza serie fa registrare 31.356 spettatori a partita, più o meno gli stessi della Fiorentina. Dietro ai Black Cats troviamo staccatissimo il Portsmouth, 18.273, come l’Atalanta, che stà in Serie A.
In Serie C buono il dato del Catania con oltre 10.000 spettatori di media (10.197), un che da noi rimangono tanti. Molto bene anche il Vicenza di cui si è già detto.
Per la realtà italiana parecchio da insegnare anche in serie D da parte di tre nobili decadute: Bari, Cesena e Modena, rispettivamente con medie di 10.250, 7.291 e 7.283 che sarebbero oro colato in Serie B, applausi anche a loro.

In conclusione,il giorno di S.Stefano, in Inghilterra si sono giocate 57 partite, le presenze totali sono state 872.581, media 15.308, in Italia le partite sono state 45, le presenze 350.323, meno della metà,media 7.785, la metà.
La verità è che in Italia non si va praticamente più allo stadio, i numeri sono crudi e non mentono, se si escludono le prime dieci squadre di Serie A, dietro ci sono pubblici da serie terza serie inglese.
La Serie B non arriva a 10.000 di media, mentre drammatica è la situazione in Serie C dove si gioca nel deserto.
C’è da chiedersi se l’esposizione televisiva della nostra terza serie, e in molti casi anche nella seconda, non diventi controproducente vista la sensazione di disadorno squallore che le immagini televisive restituiscono ai telespettatori (ammesso che ce ne siano) nei loro comodi salotti: stadi decrepiti, vuoti e cadenti, tutti dotati comunque di recinzioni di sicurezza grottescamente sproporzionate sia alle necessità reali della sicurezza che all’architettura circostante, che sconvolgono la vita dei quartieri adiacenti, il tutto perchè tenere a bada 30 persone giunte al seguito della squadra in trasferta è, per il legislatore e per il responsabile dell’ordine pubblico, impresa paragonabile all’assalto alle trincee dell’Hermada e si costringono quindi altre 2.500 persone a registrazioni, all’atto di comprare i biglietti, che provocano lunghissime file, ed immancabili dimostrazioni di insofferenza per chi si presenta al botteghino anche tre quarti d’ora prima del calcio d’inizio, file che si ripetono all’ingresso dove bisogna passare da una perquisizione e da un tornello elettronico, manco ci si stesse recando in visita a qualcuno nel supercarcere di Opera.
Il tutto per assistere a partite che in simile contesto risultano pure più brutte di quello che sono.
Poi ci si chiede come mai nessuno più va allo stadio.

Chiudo con un paio di chicche: la più eclatante, a mio avviso , il caso del Widzew Lodz, quattro volte campione nazionale e semifinalista di Coppa dei Campioni contro la Juventus nel 1983 che, ignominiosamente caduto in terza serie, fa registrare una media di 16.872 spettatori a partita, la più alta in tutta la Polonia, superiore a quella del Legia Varsavia (15.955), che sta in prima divisione e vince campionati ed è secondo nella graduatoria. Numeri certo modesti in termini assoluti ma decisamente rilevanti considerandoli relativamente alla realtà polacca.

In termini generali il campionato più seguito allo stadio rimane la Bundesliga che ha registrato fin qui una media spettatori a partita di 42.879, con il Borussia Dortmud a capeggiare la speciale classifica con uno stratosferico 80.543 di media al 99,0%: impressionante, come impressionante il 50.210 di media del Hamburger S.V. in Zweite Bundesliga, retrocesso al termine della scorsa stagione per la prima volta nella storia ma non abbandonato dal pubblico. Assurdo per finire il dato del Bayern che con uno stadio da 75.000 posti ha fin qui registrato una media spettatori di 75.000, il 100%, unici in Europa e probabilmente non solo.

lunedì, gennaio 14, 2019

Paolo Marcacci - Muhammad Alì. Il pugno di Dio



E' noto come MUHAMMAD ALI' sia stata una figura andata ben al di là del semplice campione di pugilato (all'interno del quale ha rappresentato uno dei momenti più alti e completi di atleta).

Personaggio contraddittorio, non sempre limpido (al di là del mito), uno dei primi esempi di auto gestione della propria immagine in funzione del marketing ma anche faro per i diritti civili degli afro americani e la lotta alla guerra in Vietnam.

In questo libro, agile e veloce, c'è la sua storia, pugilistica e umana, fino al triste declino e alla malattia.
Ci sono le contraddizioni (lui, figlio della borghesia nera si erse a "voce del ghetto", insultando avversari come Sonny Liston e Joe Frazier che veramente da lì venivano o volle umiliare Ernie Terrell massacrandolo per 15 riprese, reo di averlo chiamato ancora Cassius Clay) ma c'è, naturalmente, lo spessore umano di un uomo che seppe sfidare l'America benpensante, razzista e retrogada e dare ai neri ancora oppressi una speranza di rivalsa.

Un libro che rimette in equilibrio la figura di ALI' tra luci ed ombre.

domenica, gennaio 13, 2019

25 anni di EZLN in Chiapas



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Da 25 anni (era il 1° gennaio 1994) l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale ha preso possesso di alcuni municipi del CHIAPAS, in Messico.

Combattendo quotidianamente una lotta silenziosa quanto sanguinosa contro le forze governative, continuando nell'intento di ridare dignità e diritti agli indigeni, ai poveri, agli oppressi.
L'avvento di Obrador, presidente di "sinistra", non cambierà purtroppo le sorti della zona, anzi...

Il suo progetto Tren Maya, una ferrovia per turisti, arricchita da hotel, ristoranti e centri commerciali, che coinvolge Yucatan, Quintana Roo, Chiapas e Campeche, andrà a distruggere le aree rurali, colpendo indigeni e ambiente, in nome della speculazione e globalizzazione.

L'EZLN resiste, in direzione ostinata e contraria e dopo 25 anni è ancora lì.

Hasta siempre !!

sabato, gennaio 12, 2019

Libertà, Classic Rock e Not Moving LTD



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' nell'inserto "Portfolio" diretto da Maurizio Pilotti nella rubrica "La Musica Ribelle" le connessioni tra MUSICA e DROGA
Nella foto i due numeri precedenti.



Nel nuovo numero di Classic Rock intervisto Simone Fringuelli della Spittle Records e Giulio Casale, di cui recensisco anche il nuovo (notevole) album "Inexorable".
Inoltre parlo di "Almost mine" di Ferro Solo, "Guadalupe" dei Mòn, "Never looked back" dei Liars, "Ice cream" dei Dissociative, la compilation "391-Voyage through the underground Italy" e una serie di schede tratte dai Best of 2018.
Nella rivista anche Neil Young, Wings, Eagles, Byrds, Zen Circus, Jeff Buckley e tanto altro.



Con i NOT MOVING LTD torniamo in concerto venerdì 18 gennaio ad AOSTA a "La Cittadella".

https://www.facebook.com/events/373972473146913/

Date successive:

23 marzo: Bologna "Freakout"
6 aprile : Savona "Raindogs"

venerdì, gennaio 11, 2019

Carlo Rovelli - Sette brevi lezioni di fisica



In fisica ho sempre avuto 4 o 5 e sono stato rimandato parecchie volte al Liceo Scientifico (dove avevo ottimi voti nelle materie letterarie), indirizzo scelto con evidente grande acume strategico.

Ho cercato di rimediare alla mia più totale ignoranza con questo breve libretto del luminare fisico teorico Rovelli che con parole semplici, efficaci, immediate ci spiega come funzionano il mondo e l'universo attraverso la fisica quantistica, le particelle, l'architettura del mondo, la teoria della relatività.

Il mondo è un pullulare continuo e irrequieto di cose, un venire alla luce e uno sparire continuo di effimere entità. Un mondo di avvenimenti, non di cose.

Nasciamo e moriamo come nascono e muoiono le stelle, sia individualmente che collettivamente.

Penso che la nostra specie non durerà a lungo, apparteniamo ad una specie a vita breve.
I nostri cugini si sono già tutti estinti.
E noi facciamo danni, che difficilmente ci risparmieranno.
Per la Terra sarà un piccolo blip irrilevante.


Carlo Rovelli è stato inserito dalla rivista "Foreign Policy" tra i cento migliori pensatori globali dell'anno, unico italiano.

giovedì, gennaio 10, 2019

Alberto Grifi



Nato a Roma il 29 Maggio del 1938 ALBERTO GRIFI è stato tra i principali protagonisti e pionieri del cinema sperimentale italiano.

Pittore, regista, cameraman, fonico, attore, fotografo pubblicitario di aereoplani, inventore di dispositivi video-cinematografici come il VIDIGRAFO in grado di trascrivere su pellicola le riprese fatte sul nastro di una videocasetta, nonché il macchinario lavanastri per la rigenerazione dello stato fisico dell'emulsione dei nastri analogici e la restituzione su supporto digitale, una struttura specificatamente progettata per restaurare videonastri incisi negli anni '60-'70.

Esordisce filmando l'opera teatrale Cristo '63 di Carmelo Bene. La registrazione è censurata e sequestrata dalla polizia e da considerarsi perduta.

Tra le sue opere principali Verifica incerta (1964, con Gianfranco Baruchello), film di montaggio che scompone celebri film hollywoodiani apprezzatissima da Man Ray, John Cage e Max Ernst.
Qui la versione integrale:
https://www.youtube.com/watch?v=hmhvr3RbGnA&t=7s

No stop grammatica (1967), evento di 12 ore con una colonna sonora di pezzi di pellicola magnetica distribuiti tra la folla e poi rimontati.
Non soffiare nel narghilè (1970), girato nella comune hippy di Terrasini.

Anna (1972-1973, co-regia di Massimo Sarchielli), forse la più celebre delle sue opere, realizzata con il primo videoregistratore portatile open reel da un quarto di pollice arrivato in Italia e presentata nel 1975 al Festival di Berlino, alla Biennale di Venezia e al Festival di Cannes.
Qui il film integrale:
https://www.youtube.com/watch?v=P6KgbcT6cwM&t=304s

Michele alla ricerca della felicità (1978), film sulla condizione carceraria commissionato e poi censurato dalla Rai.

Nel 2004, in occasione della 61ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, Alberto Grifi partecipa al progetto Storia segreta del cinema italiano progetto per il recupero, il restauro e la riscoperta sistematica del cinema italiano dimenticato, invisibile, sconosciuto o misconosciuto.

Alberto Grifi ha anche filmato 27 ore di registrazione e 3 ore di 16 mm colore sul Festival del proletariato giovanile svoltosi a Parco Lambro di Milano nel giugno del 1976, organizzato dalla rivista «Re Nudo». Inizialmente il lavoro era stato finanziato dagli organizzatori che puntavano a realizzare un film-concerto, ma in realtà il film registra la contestazione da parte dei giovani proletari degli spettacoli musicali e di tutte le merci che gli organizzatori contavano di vendere, panini, birra, libri e dischi "di sinistra".
Del materiale è stato estratto un film di di 58 minuti:
https://www.youtube.com/watch?v=7l6jCi3TepA

Nel 2006, per volontà dello stesso regista, nasce l'Associazione culturale Alberto Grifi con l'obiettivo di tutelare, conservare, promuovere il patrimonio artistico dello stesso Alberto.
Il 22 aprile 2007, dopo una lunga malattia, Alberto Grifi muore a Roma.

http://www.albertogrifi.com/

mercoledì, gennaio 09, 2019

Gli album più venduti nel 2018



La classifica è stata redatta BuzzAngle Music, un servizio di analisi del consumo della musica che ha realizzato la classifica sommando le vendite degli album fisici e le vendite degli album e delle tracce digitali.

Grande successo per le colonne sonore e per gli artisti affini alla scena rap (oltre al solito Ed Sheeran).
"The greatest showman", il musical diretto da Michael Gracey con Hugh Jackman, è stato anche l'unico titolo a superare il milione di copie (1.300.000).

1 The Greatest Showman
2 Drake – Scorpion
3 Post Malone – Beerbongs & Bentleys
4 Ed Sheeran – Divide
5 XXXTentacion – ?
6 Travis Scott – Astroworld
7 BTS – Love Yourself: Tear
8 Lady Gaga & Bradley Cooper – A Star Is Born
9 Cardi B – Invasion Of Privacy
10 Imagine Dragons – Evolve

Kendrick Lamar con "Damn" è al 24° posto, la colonna sonora di "Bohemian Rapshody" l 26°, non ci sono gruppi "rock" nei primi 40 posti.
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