mercoledì, gennaio 27, 2021

Casimir Oberfeld



Riprendo un articolo che ho scritto, come ogni anno in occasione dell'evento, sul quotidiano "Libertà" domenica scorsa.

E' consuetudine per questo blog celbrare la Giornata della Memoria, che ricorre ogni anno il 27 gennaio, giorno in cui le truppe dell'Armata Rossa liberarono il campo di sterminio nazista di Auschwitz.
Un luogo in cui ognuno di noi dovrebbe andare una volta nella vita. Portai mio figlio adolescente qualche anno fa, appositamente per “vaccinarlo” contro il totalitarismo e contro il “sonno della ragione”.
Fu un'esperienza traumatica per me che di quelle storie avevo letto e sentito parlare da sempre, approfondendone lo studio per capire, invano, come era potuto succedere.
Anche di fronte alle immense teche di capelli tagliati ai prigionieri, alle migliaia di scarpe di uomini, donne, bambini ammucchiate prima di essere mandati a morire, di fronte ai graffi sulle pareti di camere a gas, lasciati da persone a cui mancavano pochi minuti di vita, una risposta non c'è stata e mai ci sarà.
Perlomeno la “vaccinazione” a mio figlio é riuscita.

Spesso mi chiedo quanto avrebbero potuto dare all'umanità, alla scienza, alla tecnica, all'arte quei milioni di persone, annientate da una pseudo ideologia, da una follìa di massa, sostenuta e appoggiata da altri milioni di persone consapevoli e consenzienti.
La storia che andiamo a raccontare é esemplificativa in tal senso. Ed é ovviamente terribile e, alla fine, paradossale, beffarda, ancora più crudele.

Casimir Oberfeld, padre ebreo, nasce in Polonia nel 1903. In famiglia stanno economicamente più che bene (papà é banchiere) e il giovane Casimir può tranquillamente dare sfogo alle sue passioni. In particolare al cinema, che sta vivendo i suoi primi passi ma già incomincia ad essere seguito e praticato. Diventa ancora più affascinante quando entra in scena il sonoro, sia attraverso i dialoghi che la musica.
All'età di vent'anni Casimir si può permettere un pianoforte e gli studi a Parigi. Dove entra in un ambiente frizzante, vivace, pieno di stimoli e creatività.

Le notizie sono frammentarie ma é sicuro che il talento non gli manca.
Suona bene e soprattutto compone. In particolare canzoni ”leggere” per gli spettacoli di cabaret, molto in voga nella capitale francese.
Ma Casimir continua a essere affascinato dal cinema con il quale entra in stretto rapporto. Finisce per comporre oltre sessanta colonne sonore, talvolta anche per film piuttosto importanti all'epoca come “Il giro del mondo” o “Fuori servizio”, entrando in stretto contatto e stringendo una duratura amicizia anche con l'attore Fernandel (il famoso Don Camillo).

La sua carriera si arricchisce progressivamente di nuovi successi, tra cui operette, canzoni e altri tipi di composizione. Nel suo repertorio anche un brano diventato celebre come “Paris sera toujours Paris” per Maurice Chevalier e un'ecletticità che lo porta a scrivere tango, rumba, foxtrot, blues e a sperimentare anche nuovi ritmi e melodie.

Ma nel maggio 1940 la Germania nazista invade e in breve tempo conquista la Francia e poco più di un mese dopo si instaura il famigerato governo di Vichy guidato dal filo nazista Petain.
E ovviamente si istituzionalizzano le tragiche modalità che ben conosciamo.
Persecuzione, arresto e deportazione per gli ebrei e avversari politici.
75.000 ebrei vennero portati e uccisi nei campi di sterminio nazisti, soprattutto “grazie” alla spietata Milice Francaise.

Tra questi anche Casimir Oberfeld.
Resiste per qualche anno in Francia, trasferendosi a Marsiglia, meno repressiva e poi a Nizza, occupata dagli italiani, dove continua a comporre e lavorare in relativa tranquillità, con l'accortezza di scrivere solo per interpreti “ariani” e di provata fede nazista.
Ma con l'armistizio del settembre 1943, l'esercito italiano, allo sbando, lascia Nizza, che viene occupata dai tedeschi. In dicembre Oberfeld é arrestato e spedito ad Auschwitz, dove riceve un trattamento meno brutale in quanto (famoso) musicista.
Ma nel gennaio del 1945, davanti all'avanzata degli alleati, parte del campo viene sgombrato e i prigionieri costretti alle famose “marce della morte” nel gelo e nella neve. Oberfeld muore di freddo al'età di 41 anni.

Verrà trovato in una fossa comune solo nel 2011 dal figlio, per avere una degna sepoltura nella sua amata Parigi.

L'oltraggio finale alla sua memoria é l'inno dei nazisti francesi di Vichy “Marechal, nous voilà”, palesemente copiato da uno dei suoi successi.

martedì, gennaio 26, 2021

Vincenzo Oliva / Riccardo Russino - John Lennon
Joe Santangelo - Shoot me!

Vincenzo Oliva / Riccardo Russino - John Lennon
Il John Lennon solista analizzato brano per brano, sia da un punto di vista musicale che, soprattutto, nel contenuto dei testi.
A cui si aggiunge una ricca aneddotica e contestualizzazione temporale e artistica.
In più una lunga lista di inediti, brani "scomparsi", quelli mai incisi.
Assolutamente completo, fatto benissimo.

Vincenzo Oliva / Riccardo Russino
John Lennon
Diarkos Edizioni
euro 19

Joe Santangelo - Shoot me!
Una minuziosa e certosina ricostruzione, in oltre 300 pagine, del delitto Lennon, visto dall'ottica dell'assassino e da quello della vittima.
Con una buona e riuscita componente romanzata (che aggiunge molta suspence, vero e proprio thriller) ma che si basa su documenti ufficiali, dichiarazioni, elementi dell'inchiesta.
Uno degli aspetti più conturbanti, disturbanti e intriganti é una sorta di paradossale casualità che ha poi portato al tragico evento, con Chapman che prepara a lungo e con minuzia il suo folle gesto ma rischia sempre di mancare l'incontro fatale.
Che invece avverrà.

Joe Santangelo
Shoot me!
Officina di Hank / Chinaski Edizioni
euro 22

lunedì, gennaio 25, 2021

Cecilia Mangini


Ci ha lasciati a 93 anni, CECILIA MANGINI .

Fotografa, regista, Compagna, documentarista (la "prima donna documentarista"), femminista senza sbandierarlo.
Raccontò storie del Mezzogiorno, del Vietnam in guerra contro l'imperialismo americano, della condizione femminile in Italia.
Collaborò con Pier Paolo Pasolini, fu alfiere del CINEMA MILITANTE ( “oggi sembra quasi una parolaccia“), diede voce alla marginalità sociale, alla cultura contadina e operaia, ai POVERI, alle problematiche delle fabbriche (centrali nella vita dei 60 e 70).

“All’armi siam fascisti!”, l'attualissimo "Essere donne", "Corto reale" sono piccoli capolavori.
Con il documentario “Fata Morgana” (1961) in coppia con il marito Lino Del Fra vinse il Leone d’Oro a Venezia e il Pardo d'oro al Festival di Locarno (sempre con Del Fra) per il film "Antonio Gramsci - I giorni del carcere" (1977), di cui firmò soggetto e sceneggiatura.

“Se mi si chiede cosa sono, io rispondo: sono una documentarista (…). Sono convinta che il documentarista è assai più libero del regista di film di finzione, ed è per questo, per la mia indole libertaria con cui convivo fin da bambina, che ho voluto essere una documentarista. Il documentario è il modo più libero di fare cinema”.

LInk consigliati: Per conoscere la sua opera:
https://www.youtube.com/watch?v=PNzoBkiUd7I

Essere donne
https://www.youtube.com/watch?v=mk25pEfwcX4&t=813s

Cortoreale (con intervista iniziale alla Mangini)
https://www.youtube.com/watch?v=w3glZCx1UyU

Italia allo specchio: Sardegna
https://www.youtube.com/watch?v=z4Ai5YQDbLk

http://www.cinetecadibologna.it/biblioteca/patrimonioarchivistico/fondo_mangini_delfra

https://www.youtube.com/watch?v=PNzoBkiUd7I

https://www.facebook.com/watch/?v=699152347414102

domenica, gennaio 24, 2021

Incontro all'International Languages Department - Los Angeles Public Library



Lunedì alle 20 italiane farò un incontro online all'International Languages Department - Los Angeles Public Library, grazie a Wendy Horowitz (fotografa e protagonista della prima scena punk americana), sul punk e il libro "Punk.Born to lose" che ho pubblicato per Diarkos.

Per chi vuole assistere invii una mail qui: language@lapl.org e riceverà l'accesso a Zoom.

International Languages Department - Los Angeles Public Library
Italian Class on January 25th, 2021
The LAPL International Languages Italian Conversation Group welcomes, from Piacenza, Italy, author, musician, historian and blogger Antonio Bacciocchi.
In his latest book, "Punk: Born To Lose", Bacciocchi traces the etymology of the term, and draws parallels between cultural movements throughout history with the musical genre, as well as thoroughly analyzing the anthemic songs and iconic bands that preceded and followed the mid-'70s punk rock explosion.

https://lapl.org/whats-on/events/italian-conversation-group-0

Anyone interested in attending will email us at language@lapl.org and we'll respond with the link.

Goffredo Fofi - Il secolo dei giovani e il mito di James Dean



Per chi ama la ricerca sui movimenti giovanili (anche quelli cosiddetti sottoculturali) questo saggio dello scrittore e critico Goffredo Fofi contiene parecchi spunti interessanti.
Una visione e una riflessione molto sagaci e pungenti sulla cultura giovanile del '900 a cui si accoppia il mito di James Dean (Il segreto dell'adolescenza é che vivere significa rischiare la morte, che la rabbia di vivere é l'impossibilità di vivere. James Dean ha vissuto questa contraddizione e l'ha autenticata con la morte).

"Quella del secondo dopoguerra é stata l'ultima grande generazione di artisti che, negli anni della ricostruzione e prima di un "miracolo economico" già in cammino, ha rotto gli schemi e proposto una nuova leva (tutto fuorché militare ma indubbiamente militante) fitta di autori e opere.
Ha proposto una NOUVELLE VAGUE insofferente al NOI obbligato dalle appartenenze e mossa da un individualismo ben lontano da quello a cui oggi assistiamo (dominato da un IO CHIUSO e CONFORMISTA) un individualismo che poteva incontrarsi e perfino fondere la spinta dell'io con quelle di un'epoca, di una generazione, degli oppressi.
E' questo il modo in cui si deve intendere il "secolo dei giovani" quando i giovani espremevano e imponevano finalmente un IO COLLETTIVO".


Fofi ci introduce alla fine alla CULTURA del NARCISISMO, "una forma di castrazione volontaria che procura consolazioni superficiali, costruite sul vuoto, nell'accettazione del mondo come gli altri te lo impongono in cambio di palliativi peggio che imbecilli, peggio che farseschi".

In una recente intervista ha ulteriormente puntualizzato il concetto:
"Il narcisismo nuoce anche alla creatività e alla cultura: rende tutti uguali e scemi. Quella era un società viva, mobile, questa è in stasi prefinale. E senza conflitti coi padri, che si son fatti furbi, castrano alla nascita i figli di cui vogliono essere coetanei".

E per chiudere:
"C'è stata una sconfitta generale e un ripiegamento nella cultura del narcisismo, appunto. Giovani, femministe, gay, scrittori, musicisti, tutti a dire io, io, io."

Goffredo Fofi
Il secolo dei giovani e il mito di James Dean
La nave di Teseo
euro 10

sabato, gennaio 23, 2021

CUT / Rita Lilith Oberti - Sweet Mama Fix



Le strade con i CUT si sono intrecciate decine di volte.
Questa volta anche in studio di registrazione.
Rita Lilith Oberti canta, loro suonano (io addirittura faccio i cori...) e il risultato é una versione di "Sweet Mama Fix" dei Larry Martin Factory.
Che ora si può ascoltare qui:
https://soundofcut.bandcamp.com/track/sweet-mama-fix-with-lilith-rita-oberti

from CUT Must Die, track released January 20, 2021
Lilith-Rita Oberti – lead vocals
Carlo Masu - guitar
Ferruccio Quercetti - guitar
Tony Booza - drums
Antonio Bacciocchi – percussion
Andrea Rovacchi - organ
Sweet Mama Choir – Lilith Rita Oberti, Antonio Bacciocchi, Carlo Masu, Ferruccio Quercetti, Tony Booza
Recorded, mixed, and mastered by Andrea Rovacchi at Sonic Temple Studio, Parma, Italy. Bare Bones Productions 2020/2021

I strass e la seda



Segnalo I strass e la seda la miniserie web in leingua emiliana, dialëtt piaśintein. Miniserie web in lingua emiliana, dialetto piacentino.

La prima serie web in emiliano, piacentino, curata da FABIO DORIALI (direzione artistica e autore del soggetto e della sceneggiatura) . Inclusiva artisticamente (attori professionisti accanto ad attori dilettanti accanto a semplici appassionati per la prima volta davanti ad una macchina da presa), inclusiva geograficamente (presenti quasi tutte le varianti del piacentino, parlato in una provincia vasta), inclusiva anagraficamente (gli attori più giovani hanno 20 anni, il più anziano ne ha 88), pensata, ambientata e girata nel 2020 con l'emergenza sanitaria in corso, con l'ulteriore obbiettivo di valorizzare la "grande bellezza" architettonica della nostra bellissima città.
La sigla parla del dramma Covid ed è stata composta nel 2020 da Manuel Bongiorni.

Protagonisti della serie sono Grazia Alicanti, che interpreta Bianca, e Pietro Rebecchi, nei panni di Grasian.
Accanto ad attori professionisti, come lo stesso Doriali e Alicanti, hanno partecipato esponenti del teatro dialettale insieme ad appassionati cultori del piacentino che con entusiasmo si sono prestati a lavorare davanti ad una macchina da presa.
Del cast fanno parte Sandro Bellocchio, Hélène Bertaccini, Elisabetta Bertonazzi, Manuel Bongiorni, Silvia Chiappelloni, Francesca Chiapponi, Fabio Doriali, Diego Chiesa, Mauro Groppi, Diego Ontani, Luigi Pastorelli e Giulia Rebecchi.

Una delle puntate che trovate su Youtube:
https://www.youtube.com/watch?v=RL8nheNc044&t=63s

venerdì, gennaio 22, 2021

Scottish League Cup Final 1971



ALBERTO GALLETTI ci porta in una Grande Partita Dimenticata, nel 1971 nella finale di Scottish League Cup.

“Giornata di finale di Coppa in Scozia, ad Hampden Park si affrontano Celtic e Partick Thistle, che non ha nessuna speranza.”

Così Sam Leitch, in realtà non nuovo a 'gaffe' in diretta, aprì Grandstand la trasmissione di presentazione della giornata calcistica all’interno della quale BBC One avrebbe trasmesso la diretta della partita.
Mezzora dopo il suo pronostico, in verità scontato e probabilmente condiviso quasi da chiunque, era stato completamente sovvertito.

Il Celtic, al tempo la potenza dominante del calcio scozzese, era una delle squadre più forti d’Europa.
Si era aggiudicato gli ultimi sei campionati consecutivi insieme a tre vittorie in Coppa di Scozia sulle ultime sei disputate che significavano anche tre ‘doubles’, sempre prestigiosi, e cinque delle ultime sei coppe di lega.
Solo l’ultima era sfuggita, dopo una bruciante sconfitta  1-0 ad opera degli eterni rivali.
Una macchina da gol praticamente inarrestabile, nel ’66, ’67 e ’68 realizzarono più di cento reti in campionato (in 34 partite!).

Il tutto sublimato dalla memorabile vittoria a sorpresa in Coppa dei Campioni, in rimonta sull’ Inter pigliatutto dell’ epoca, nella finale di Lisbona del ’67.
Nel ’70 giunsero ancora all’ultimo atto della massima competizione europea ma stavolta la sorpresa gliela fecero gli olandesi del Feyenoord che impartirono loro una dura lezione di calcio totale nella finale di San Siro. Senza la minima ombra di dubbio il periodo più glorioso e vincente nella storia del club.

Mentre gli eroi di Jock Stein dominavano in patria e fuori, il piccolo Partick Thistle se la sfangava nel basso centroclassifica, stesso campionato ma anni luce dai campioni biancoverdi, e riusciva anche a retrocedere, ultimo, al termine del campionato 1969/70.
Al termine di quella stagione la panchina fu affidata a Davie McParland, ex-giocatore del club dal carattere indomito e dalla ferrea convinzione che qualsiasi partita andasse giocata per essere vinta, nonchè devoto del bel gioco.  
Caratteristiche, queste ultime, tipiche del club, tagliato fuori in termini di risultati dal dominio assoluto dell’ Old Firm, del quale rigettava i contenuti settari ed esasperati.
Un club di amici, mandato avanti da amici in un’atmosfera amichevole. 
Aveva ed ha, seppur meno oggi, i suoi sostenitori sparsi in tutta la Scozia, al pari di Queen’s Park e Hearts, squadre  che furono sempre sinonimo di bel gioco, spettacolo e sportività al di la del risultato.
 Il cambio in panchina giovò ai Jags che vinsero subito la seconda divisione ritrovando in un sol colpo massima serie, bel gioco ed entusiasmo.

Un’ edizione anomala quella della Coppa di Lega scozzese 1971/72, con tutte le partite disputate nel giro di due mesi ad inizio stagione e la finale giocata ad ottobre.
Sempre stato un posto originale la Scozia, quando si mettono distanziano gli inglesi di parecchio.

Il Celtic si presenta all’ appuntamento con questa finale insolitamente secondo in classifica, 7 partite 6 vittorie.
La sconfitta interna in campionato col St. Johnstone del 2 ottobre fece loro perdere il primato a favore dell’emergente Aberdeen, ma il ruolino fino a quel punto comprendeva ben 8 vittorie su 9 partite proprio in Coppa di Lega, inclusa la demolizione dei Rangers (3-0) in casa loro e quella del Clydebank (5-0 e 6-2) nel quarto di finale in andata e ritorno.
Aggiungo anche il 9-0 rifilato al Clyde alla prima di campionato.
Quel che io definirei un’inarrestabile macchina da gol e da vittorie.

Il Partick era appaiato ad altre quattro squadre a quota otto, ottavo, ma al contrario dei portentosi cugini aveva una certa difficoltà nel vincere le partite, solo due le vittorie, quattro i pareggi ma una sola sconfitta.
Non male per una neopromossa, inoltre avevano battuto i Rangers alla prima di campionato.
Se in genere le neopromosse si accontentavano di galleggiare sulla linea della zona retrocessione, il Thistle si avventava su qualsiasi cosa gli capitasse davanti desideroso, desiderosi, di sfidare e battere chiunque a viso aperto.
Più di un osservatore gli riconosceva un ottimo stile di gioco, offensivo, fluente, a tratti spettacolare.
Una squadra che meritava comunque rispetto.
La semifinale vinta 2-0 contro il Falkirk era stata elogiata da molti che riconobbero come il risultato non rispecchiasse appieno la prestazione fornita dai Jags.

Il Celtic deve rinunciare all'ultimo momento al carismatico capitano Billy McNeill infortunato, per il resto confermato l’ XI che ha travolto i maltesi del Sliema il mercoledì in Coppa Campioni. Confermato il giovane attaccante Dalglish, autore il sabato precedente di una  tripletta al Dundee. Jock Stein che non avrebbe sottovalutato nemmeno una squadra di amatori disse: “ Sarà dura”.
Fu un incubo.
Il  Partick che ha recuperato all’ultimo il capitano Alex Rae e Ronnie Galvin in mediana è in formazione tipo; tra i pali il diciannovenne Alan Rough, di lui sentiremo parlare.

Piove da giorni su Glasgow ma il prato di Hampden si presenta in buone condizioni.
Il cattivo tempo tiene lontano il grande pubbilico, non c’è il pienone.
Da Maryhill comunque sono venuti quasi tutti, larghe chiazze giallo-rosse ben visibili sugli spalti fanno da sfondo cromatico al grande entusiasmo  che hanno portato con se.
Nessuno dei giocatori del Partick sentì quel che disse Leitch in tv, ma mentre i rientravano negli spogliatoi dopo aver eseguito il classico sopralluogo al terreno di gioco, Macari si avvicinò a Lawrie dicendogli:
"Beh, se non altro la medaglia per il secondo posto l'avete già vinta".
Rientrato negli spogliatoi raccontò ai compagni aggiungendo che non c'era bisogno di aggiungere altro e vedremo in campo chi prenderà poi la medaglia dei perdenti.

L'inizio è end-to-end, nei primi cinque minuti prima è Coulston a fuggire sulla sinistra ma viene fermato in fallo laterale, quindi un bel diagonale di McQuade da 25 metri finisce fuori di poco e poi Macari è fermato in fuori gioco. 
Sono comunque i giallorossi a prendere l’iniziativa e a creare pericoli.
All’ 8’ Lawrie con un pallonetto scavalca Williams ma la palla è alta di poco. Un minuto dopo bella azione di Galvin che triangola con Bone ed entra in area ma viene anticipato di un soffio.
Sul corner c’è un batti e ribatti di testa, l’ultima respinta finisce sul destro di Rae appostato al limite che calcia al volo un gran pallonetto che finisce sotto l’incrocio: 1-0!
Clamoroso.

Il gol galvanizza il Partick, il Celtic stordito, non si raccapezza. Al 15’ McQuade sull’out destro cambia gioco e pesca Lawrie al vertice sinistro dell’area.
Lawrie stoppa magnificamente di destro, lascia sul posto Hay e calcia di interno sul palo più lontano segnando un gran gol: 2-0!

Il doppio vantaggio, oltre a mandare i tifosi in orbita esalta ancor di più gli uomini di McParland che adesso prendono d’assalto la metà campo avversaria.
Il Celtic incute sempre timore ma non sembra essere giornata, inoltre al 23’ il funambolico Johnstone si infortuna e deve lasciare, sostituito da Craig.
Due corner consecutivi del Celtic vengono neutralizzati da Rough.
Sugli sviluppi di un terzo corner Dalglish colpisce l’esterno della rete.
 Il Partick risponde in contropiede , la difesa biancoverde si salva, ancora con affanno.
Al 28’ una combinazione tra Bone e Coulston semina il panico ed è sventata in angolo.
Sul tiro dalla bandierina Bone colpisce imperiosamente di testa, la conclusione è respinta sulla linea, McQuade è lesto sulla ribattuta e infila in porta il 3-0.
Sensazionale!


Sospinti dall’entusiasmo dei propri tifosi al grido di ‘We want more”, il Thistle continua ad attaccare.
Al 32’ lungo lancio di Forsyth sulla fascia sinistra, ci si avventa Bone che controlla e fugge verso il fondo affrontato da due avversari.
Scarica quindi all’indietro su Lawrie che crossa, McQuade stoppa al limite dell’area piccola, scarta il portiere e tira.
La conclusione è respinta ad un passo dalla linea. 
Un minuto dopo Forsyth va via in contropiede e manda un traversone in area sul quale Bone non arriva per un niente. Il guardalinee segnala comunque una posizione di offside.
Si affaccia in avanti il Celtic, Callaghan triangola con un compagno al limite dell’area avversaria e tira, la conclusione centrale è bloccata a terra da Rough che rinvia immediatamente. Osul rinvio saltano Coulston e Murdoch.
Ha la meglio il primo che poi mette giù, controlla e fila via, Gemmell non riesce a contenerlo e commette fallo all’altezza del limite dell’area in prossimità della linea laterale. Batte Lawrie, un cross. La palla spiove in area dove quattro belle statuine in maglia a strisce orizzontali guardano Bone staccare completamente solo e infilare di testa il 4-0 nella loro porta.
Disastro.
E tripudio, They had more!

Durante le notizie sportive in tv all’intervallo, lo speaker ripetè il risultato due volte: Partick 4-0 Celtic!
Per essere sicuro che tutti gli sportivi avessero capito bene.

Parecchie migliaia di quelli che affollavano le gradinate di Ibrox dove stavano assistendo alla partita casalinga dei Rangers, capirono bene, via radio probabilmente, e uscirono precipitandosi ad Hampden per godere dell’ impareggiabile piacere di vedere il Celtic sotto quattro a zero in una finale contro una squadretta ed assistere ad una disfatta quasi sicura.
Intanto di sotto, nei meandri di Hampden, all'interno dello stanzone del Partick durante l'intervallo i giocatori stavano seduti in un silenzio surreale.
Nessuno credeva a quanto avevano appena fatto, nessuno riusciva a spicciare una parola.
Il Celtic era una squadra che incuteva sempre timore ,come disse Alan Rough:
Ho fatto da spettatore per un tempo ma sapevamo che erano in grado di rimontare, e visto il modo aperto che avevamo di giocare poteva darsi benissimo che alla fine avremmo potuto trovarci sotto 6-4”. Fu McParland a parlare:
"Se riuscirete a tenerli a bada per i primi 15 minuti senza farli segnare riusciremo a vincere".

Andò così.
I campioni tornarono in campo decisi a provarci ma il piccolo Thistle ebbe subito occasioni.
Nei primi dieci minuti McQuade due volte e poi Bone, alto di testa, insidiarono la porta difesa da  Williams.
Dal decimo minuto il Celtic entra finalmente in partita, prima Callaghan non inquadra la porta da buona posizione e quindi Dalglish solo davanti a Rough alza il pallonetto oltre la sbarra.
La pressione dei campioni si fa sempre più forte, ma il fortino però regge, gli attacchi sono sterili e quando finalmente Dalglish riesce a mettere dentro dopo un bel passaggio di Macari siamo già a metà tempo.
Due minuti dopo Macari di testa impegna Rough che para bene.
Il cronometro corre, i minuti restanti diminuiscono velocemente per chi stà cercando di rimontare un triplo svantaggio.
La convinzione comincia a venir meno, gli assalti in massa respinti ai 25 metri lasciano i fianchi scoperti ed è ancora il Partick ad avere un paio di occasioni in contropiede.
La voglia e la rabbia di rimonta si spengono gradatamente, infrante contro lo scorrere dei minuti.

Il triplice fischio finale chiude un incontro incredibile e sancisce un risultato altrettanto incredibile.
Il più grande cup giantkilling del calcio scozzese di sempre.
Le sincere congratulazioni dei campioni sconfitti accrescono il valore di un successo già di per se straordinario, il Partick Thistle ha vinto la Coppa di Lega 1971/72.

A Maryhill è festa grande, migliaia ritornano festanti davanti a Firhill Park in attesa del pullman che riporta i giocatori in sede dall’altro capo della città.
I festeggiamenti saranno degni della vittoria.
Una storia di Glasgow, tutta dentro Glasgow, una delle grandi capitali del calcio mondiale.

  Glasgow, Hampden Park, 23 Ottobre 1971
Coppa di Lega Scozzese, Finale
Partick Thistle 4-1 Celtic
Partick Thistle: Rough; Hansen, Forsyth, Galvin, Campbell, H. Strachan, McQuade, Coulston, Bone, Rae, Lawrie.    All. D. McParland
Celtic: Williams, Hay, Gemmell, Murdoch, Connelly, Brogan, Johnstone, Dalglish, Hood, Callaghan, Macari.    All. J. Stein
Arbitro: W.J. Mullan (Dalkeith)
Reti: 10’ Rae (P), 15’ Lawrie (P), 28’ McQuade (P), 37’ Bone (P), 71’ Dalglish (C)
Spettatori: 62.470

giovedì, gennaio 21, 2021

Luciano Tirinnanzi - I comunisti lo fanno meglio



«Il comunismo ha sbagliato, ma il comunismo non era sbagliato».
ROSSANA ROSSANDA

Il PARTITO COMUNISTA ITALIANO compie oggi 100 anni.
Tra i tanti libri e articoli che ne celebrano o semplicemente ricordano l'anniversario quello di Luciano Tirinnanzi ha il pregio di dare la voce a molti dei recenti protagonisti: Occhetto, Violante, D'Alema, Bertinotti, Rizzo, Bersani, Macaluso.
Ci sono testimonianze sentite, intense, commoventi.
E importanti sottolineature e approfondimenti (il famoso cambio di nome era, ad esempio, pensato e progettato da tempo, ben prima della caduta del Muro).

Il comunismo non può essere definito con un solo concetto.
Ci sono stati comunisti libertari e progressisti, comunisti che usavano metodi liberticidi, intellettuali comunisti aperti alla modernità e dogmatici privi di coscienza critica.

(Achille Occhetto)

E' meglio perdere con le proprie idee, che vincere con le idee degli altri.
(Achille Occhetto)

Il partito che ha reso le masse popolari partecipi della democrazia è stato solo il Pci.
(Massimo D'Alema)

Anche confessioni inaspettate.
Mi trovai a Praga esattamente nel giorno in cui entrarono i carri armati sovietici in città. mi misi anch’io a disegnare svastiche sui carriarmati sovietici.
Per noi l’Urss era il simbolo di un regime oppressivo che non poteva essere certo un punto di riferimento.

(Massimo D'Alema).

E importanti affermazioni che tengono oggettivamente della storia italiana.
Dalla sua scomparsa, nessun partito si è mai più occupato del futuro né di trasmettere alle generazioni successive alcun messaggio.
Oggi di diritti sociali in giro non si sente più parlare, si parla solo di diritti individuali.

(Luciano Violante).

Se penso alla parola «comunismo» mi viene in mente una grande idea. Un’idea smentita dai fatti nella sua fase applicativa ma che, comunque, ha lasciato tracce importanti, insegnato tante cose e che lascia aperta una grande questione: ovvero quella dell’uguaglianza, che resta il tema di fondo per le sinistre di ieri, oggi e domani.
(Pierluigi Bersani).

Il GRANDE DIFETTO del libro é nel volere dare voce a personaggi assolutamente fuori contesto in nome di una presunta equità di giudizio.

Da un'impresentabile Meloni che raglia rabbiosa il suo comizietto livoroso tra foibe, gulag e penosa demonizzazione di "Imagine" di Lennon, al ridicolo Giampiero Mughini (ex direttore di Manifesto, Lotta Continua) che esordisce con il solito "non sono mai stato comunista".
Perlomeno discutibili gli spazi a Bondi, Cicchitto, Cirino Pomicino, Carlo Giovanardi (!), del tutto inopportuno quello a Mario Mori ex comandante del Sisde, condannato in primo grado a 12 anni per la trattativa Stato/Mafia, processato per i ritardi enlla cattura di Riina e Provenzano.
Magari non condivisibili ma molto lucidi gli interventi di Sgarbi e Bruno Vespa, sempre interessante e acuto quello di Pietrangelo Buttafuoco.

Il comunismo ha aperto fronti nuovi: la questione femminile, la difesa dell’ambiente, il discorso sulla sostenibilità, la capacità di leggere l’andamento di allora delle destre e di immaginare delle vie di uscita per la sinistra non andando sulla difensiva ma con idee nuove.
(Pierluigi Bersani).

Sentimenti di uguaglianza, di lotta ai privilegi, all’oppressione, alle ingiustizie. Ecco cosa racchiude il termine «comunismo».
Esso evoca una società che è esistita veramente, quella del cosiddetto «socialismo reale» che, con tutti i suoi inevitabili errori storici, ha dato il potere a coloro che lavorano, ha dato l’istruzione e le cure sanitarie, la casa e il cibo a tutti.

(Marco Rizzo)

mercoledì, gennaio 20, 2021

Mondo Beat vol 1 e 2



Nel 1998 la mia FACE RECORDS aveva da poco ottenuto la distribuzione da parte di SONY MUSIC.
L'allora direttore artistico Rudy Zerbi accettò di buon grado l'idea di distribuire produzioni vicine a sonorità beat, mod, brit pop, ska, caratteristica dell'etichetta. Gli album di Statuto, Vallanzaska, Assist, Pirati ebbero così la possibilità di arrivare più capillarmente in tutta Italia.
Molto bene accolta anche la proposta di una compilation che, con l'inserzione di qualche ospite internazionaledi prestigio, desse spazio a band italiane dell'ambito.

Nel 1998 fu così pubblicato il primo volume di MONDO BEAT con Statuto, Assist, Vallanzaska, Pirati, Link Quartet, Sciacalli, Hermits, Uninvited e gli ospiti speciali Fleshtones, Chesterfield Kings e Roamin Numerals (dell'ex Fuzztones Elan Portnoy).
Copertina affidata a Manlio Tenaglia, voce degli Hermits.v L'album venne presentato con un breve tour allo "Slego" di Rimini il 20 febbraio (con Link Quartet, Assist e Pirati) in una serata deludente con poca gente, al "Bloom" di Mezzago il 26 con 300 persone per Statuto, Vallanzaska, Assist e Pirati e al "Metro" di Torino il 25 marzo con Assist e Vallanzaska oltre agli Statuto in playback per registrare un nuovo video, con il locale sold out.

Le vendite soddisfecero la Sony (anche se non abbiamo mai avuto un riscontro reale e preciso della quantità numerica) tanto che fu richiesto un secondo volume che uscì due anni dopo con Others, Pretty Face, Monolith, Made, Ripidi, Rudi Mentali, Star T (futuri Ray Daytona and the Goo Goo Bombos), Mind th Gap, Mondo Combo con ospiti come Solarflares, Diaboliks, Man from SPECTRE, Slow Slushy Boys.
Copertina di Davide Galli.
Anche in questo caso non abbiamo mai avuto un riscontro delle vendite.



MONDO BEAT VOL. 1

1 The Fleshtones Time Zone
2 Statuto Il Futuro Ci Appartiene
3 Statuto Pugni Chiusi
4 Assist Non Lo Sai
5 Assist Tutto Quello Che Vorrei
6 The Chesterfield Kings Shelby Gt 356
7 I Pirati Via
8 I Pirati Ma E' Quel Che Mi Va
9 The Link Quartet Punt E Mes
10 The Link Quartet Tenente Sheridan
11 Vallanzaska Cheope
12 Vallanzaska Apologia Di Renato
13 Sciacalli Vampirella
14 Sciacalli Io Cerco Te
15 The Hermits What's The Word?
16 The Hermits Chicken Master
17 The Uninvited Barefooted Venture
18 The Uninvited Migraine
19 The Roamin Numerals Vacuum Love

MONDO BEAT VOL. 2

1 Men From S.P.E.C.T.R.E.* Soul N. 1
2 Monolith Io, Lei E Il '66
3 Monolith Blue Girl
4 Solarflares Mary
5 Diaboliks I'm Coming For You
6 Others The Last Time
7 Others Colors Of Mind
8 Slow Slushy Boys She's My R4
9 Link Quartet Claudia
10 Pretty Face Sola Come Te
11 Pretty Face Ribelle
12 Ripidi Barbarella
13 Ripidi I Heard That Someone Called My Name
14 Mind The Gap Maniglie
15 Rudi Mentali Skinhead Skanking
16 Made Stand Up
17 Made Plastic Bottle
18 Star-T* French Beat
19 Star-T* Step Ahead
20 Mondo Combo Itchycoo Park

martedì, gennaio 19, 2021

F.T. Sandman / Episch Porzioni - Rock is dead


Federico Traversa aka F.T. Sandman e Episch Porzioni, conducono il programma radiofonico ROCK IS DEAD sulle frequenze di Radio Popolare.

Da cui prende vita l'omonimo libro che viene riproposto in versione aggiornata e corretta.

Decine di tragiche morti all'interno dello spettro musicale più ampio possibile.
Ovviamente il rock la fa da padrone tra i "soliti noti" (Elvis, Sid Vicious, Brian Jones, Keith Moon, Kurt Cobain) e una serie di nomi minori o sconosicuti, affiancati da personaggi come Niccolò Paganini, Victor Jara, Chalino Sanchez, Ji Kang, Orion e tanti altri.
Tutti uniti da una dipartita misteriosa, singolare e che lascia spesso molti dubbi in sospeso.

Le schede sono stringate, alleggerite da un taglio fresco, veloce e spesso ironico, prettamente radiofonico.
Il libro una fonte inesauribile di informazioni, curiosità, scoperte, sorprese.
Godibilissimo.

PS: approfitterò del libro per approfondire una serie di figure conosciute grazie a queste pagine e che riporterò progressivamente in vari post nel blog.

F.T. Sandman / Episch Porzioni
Rock is dead
Il Castello
19 euro

lunedì, gennaio 18, 2021

Grup Yorum



Articolo pubblicato ieri per "Libertà" nella rubrica "Musica Ribelle" all'interno di "Portfolio" (diretto da Maurizio Pilotti).

Questa é una storia triste, drammatica, sanguinosa, terribile.
Per chi non ha tempo e voglia di addentrarsi nelle brutture di un mondo non così lontano da noi, é meglio soprassieda e passi a qualcosa di più leggero e divertente.
E poi le priorità ora sono ben altre. Per molti di noi, anche qui in Italia, é in gioco la sopravvivenza, economica, sociale, psichica.

In questa storia non c'é nulla di bello, niente di piacevole, positivo, ottimista o che possa indurre al sorriso.
Solo ipocrisia, violenza, sopraffazione, fisica e delle idee.
Questa vicenda arriva da una terra nobile, culla di storia e cultura, oppressa da un regime totalitario, tollerato e appoggiato dal mondo occidentale e democratico, per mere ragioni politiche ed economiche.

La Turchia é un importante tassello nel mosaico geopolitico, membro della Nato, baluardo contro l'espansionismo russo e le influenze iraniane in Medio Oriente, tampone (abbondantemente remunerato) contro l'”invasione” di centinaia di migliaia di potenziali profughi siriani, iraqeni, afgani, partner commerciale di primaria importanza, compratore assiduo di armi dalla pacifica Europa, fiancheggiato e supportato dall'America “terra della libertà”, qualunque sia il suo presidente in carica.

E così si chiudono gli occhi sulle migliaia di oppositori arrestati, uccisi, torturati, esiliati, condannati a lunghe pene, tra cui non si contano i giornalisti e gli intellettuali.
Si voltano, spesso e volentieri, le spalle alle violenze che si perpetuano da anni l'otto marzo e il primo maggio, quando donne e lavoratori che scendono in piazza vengono bastonati e brutalizzati.
Ci si dimentica facilmente del dramma dei Curdi, da sempre repressi con la violenza più estrema, dell'appoggio neanche troppo velato all'Isis in Siria o agli Azeri, nella recente guerra contro gli Armeni, all'occupazione (seguita a un'ingiustificata invasione) che dura da cinquanta anni nell'isola di Cipro.

Fare opposizione in Turchia é pericoloso, molto pericoloso.

Anche quando lo fai attraverso la musica, l'arte, lo spettacolo.

Questa é la storia del Grup Yorum.

Fondati nel 1985, consociuti in tutto il mondo, venticinque album all'attivo, due milioni di copie vendute.
Impegnati politicamente, aderenti a idee socialiste, oppositori al governo, nel corso della loro lunga carriera hanno avuto un estenuante avvicendamento di componenti, a causa degli arresti indiscriminati che hanno sempre subito.

Membri del gruppo sono stati imprigionati, torturati, condannati, accusati di terrorismo.

Il Grup Yorum ha sempre risposto sostituendo i membri in prigione con nuove leve. Fino al 2015, quando il governo ha imposto la proibizione a tenere concerti.

Ibrahim Gokcek, bassista, pochi giorni prima della morte, ha dichiarato:
"Sono sempre stato un musicista e ora mi ritrovo a essere un terrorista. Mi hanno preso che ero un chitarrista e hanno usato le mie dichiarazioni facendo di me uno strumento. Eravamo un gruppo che si esibiva davanti a un milione di persone, siamo diventati dei terroristi ricercati".
Eh già, perché in Turchia di musica si muore.
Di fronte all'atteggiamento reazionario e alle imposizioni del governo di Erdogan alcuni membri del gruppo hanno risposto con uno sciopero della fame ad oltranza.
E sono morti.
Di fame, sete, stenti.
Per ottenere un respiro di libertà.
Che non hanno avuto.
Perché la Turchia é potente, perché le sue linee aeree hanno sponsorizzato i campionati europei di calcio del 2016 e l'Eurolega di basket e non di rado compaiono all'ora di cena negli spot pubblicitari della televisione italiana.

Sono soldi, tanti soldi. Cosa vuoi che sia la morte di qualche invasato di ideologie superate che rivendica la libertà d'espressione?

Andiamo per ordine.
Il gruppo si forma suonando folk e rock, abbinandogli testi improntati alla protesta, spesso in chiave satirica (quella che fece ammazzare dalla mafia Peppino Impastato, ad esempio).
Cantano nelle lingue che si parlano in Anatolia, alcune proibite e osteggiate dal governo: curdo, arabo, circasso e ovviamente turco.
Il gruppo cresce in popolarità ma soprattutto in sincero affetto.
Da parte di quegli ambiti che vanno ad appoggiare, per cui suonano e cantano: operai, lavoratori, studenti, contadini.
Non abbracciano nessun partito ma la loro matrice é chiaramente orientata alla sinistra estrema.
Che in questo caso significa diritti, equità, giustizia.
“Grazie” alla loro coraggiosa presa di posizione collezionano quattrocento processi, a cui si uniscono detenzioni, botte, torture.

Nel 2002 due ragazze della band vengono arrestate durante una manifestazione, picchiate e torturate. Alla cantante Selma Altin viene intenzionalmente rotto un timpano a bastonate, alla violinista Ezgi Dilanm viene spezzato un braccio per impedirle di suonare per lungo tempo.

Nel 2005 arriva Erdogan e la repressione diventa ancora più violenta e pressante.
Le irruzioni nella sala prove sono frequenti e devastanti. Strumenti distrutti, partiture e testi strappati e sequestrati, membri del gruppo arrestati, condannati, alcuni addirittura all'ergastolo.
Nel 2015 arriva la proibizione ad esibirsi in terra turca.
Alcuni non ce la fanno più e fuggono dalla loro terra, altri rimangono in prigione, altri ancora decidono un' ultima disperata opposizione.
Sciopero della fame a oltranza.

Mustafa Kocak si prende l'ergastolo, entra in sciopero della fame e muore in carcere (ogni richiesta in suo favore, anche nell'ultimo periodo in cui lo stato di salute era oltre il drammatico, é stata semplicemente ignorata) il 25 aprile 2020 dopo 297 giorni di martirio.
Pesava 29 kili.
Pochi giorni prima se ne era andata, in ospedale (dove era stata trasportata contro la sua volontà, una volta scarcerata) con le stesse modalità, la cantante Helin Bolek, 28 anni.
Ai suoi funerali la polizia é intervenuta arrestando molti dei presenti.
Ibrahim Gogcek muore nei primi giorni di maggio 2020.
Resiste 323 giorni senza mangiare e alla fine vince. Le autorità avevano ceduto e acconsenito a ridare al Grup Yorum la possibilità di esibirsi in un concerto previsto per l'estate 2020.
Ma il corpo di Ibrahim é ormai troppo debole e debilitato e probabilmente lo spirito é ormai appagato.
La vittoria é arrivata.

Ozgurluk! (vittoria) deve aver pensato Ibrahim e a quel punto ha potuto finalmente riposare. Senza il saluto della moglie Sultan che rimane in carcere per “terrorismo”.

La comunità internazionale (politica, artistica, istituzionale) nel frattempo “si è gonfiata in un coro di vibrata protesta” (come cantò De André ne “La domenica delle salme”) ma, come é d'uso (vedi caso Regeni o Zaki per l'Egitto o le porcherie contro i migranti in Libia) alla fine quello che contano sono gli affari, i guadagni, l'equilibrio politico e i soldi.

Il paradosso, la beffa, l'oltraggio doveva ancora arrivare.
La concessione governativa, dopo il sacrificio estremo dei tre musicisti, al concerto del Grup Yorum è stata ritirata all'ultimo momento dal prefetto di Istanbul. Il 9 agosto 2020 nell'area di Yenikapi al posto dei musicisti e del pubblico c'era una folta rappresentanza di poliziotti in assetto di guerra. Che hanno sequestrato lo striscione esposto dalla band con la scritta “Grup Yorum è il popolo che non può essere messo a tacere” e arrestato alcuni dei musicisti che si erano presentati per suonare, malmenato brutalmente gli spettatori intervenuti, allontanati con la forza i giornalisti arrivati a documentare l'evento.
A cui sono stati sequestrati filmati e fotografie della situazione venutasi a creare.
Di quanto successo non rimane traccia, se non le testimonianze degli intervenuti, ovviamente delegittimate dalla stampa di regime.

Rimangono le ultime parole di Ibrahim Gokcek
“Nonostante la qualifica che mi é stata data non mi sento assolutamente un terrorista. Siamo stati identificati come tali perché le nostre canzoni parlavano di minatori costretti a lavorare sottoterra in condizioni disumane, di lavoratori assassinati da incidenti sul lavoro, di rivoluzionari uccisi con la tortura, di villaggi il cui ambiente naturale é stato distrutto, di intellettuali bruciati, di case abbattute nei quartieri popolari, dell'oppressione del popolo curdo e di quelli che resistono. Parlare di tutto ciò in Turchia é terrorismo.”
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