sabato, ottobre 25, 2014

Dentro questi specchi di Joyello Triolo



Fausto Rossi / Faust’O è stato tra i musicisti più innovativi della scena musicale italiana.
Solo una ristretta nicchia di appassionati ne ha riconosciuto il reale valore artistico, il ruolo di pioniere in ambito new wave alla fine degli anni 70 con album come “Suicidio”, “J’accuse amore mio”, l'elettronico avanguardista “Out now”.
La carriera è poi proseguita nell’ombra senza più trovare la ribalta degli inizi anche a casa di un carattere che definire “spigoloso” è un eufemismo. Il “nostro” Joyello Triolo ripercorre in “Dentro questi specchi” la carriera, dai classici titubanti esordi in cantina all’approdo alla CGD, attraverso la discografia minuziosamente commentata.
Il tutto con la consueta capacità e competenza di Joyello di cogliere l’essenza della proposta artistica che riesce a travalicare l’impulso naturale del fan.
Libro agile, veloce ed essenziale per (ri)scoprire un personaggio essenziale della scena musicale italiana.
Allegatoil QRCode per un album tributo a Rossi con la partecipazione tra gli altri di Umberto Palazzo, Roulette Cinese, Humpty Dumpty, lo stesso Joyello, Egokid e tanti altri.

Per ascoltare il CD
http://edizionicrac.bandcamp.com/releases

Per il libro
http://edizionicrac.blogspot.it/2014/10/joyello-triolo-dentro-questi-specchi.html

venerdì, ottobre 24, 2014

Ian Stewart



La rubrica DARK SIDE OF THE SUN andrà ad esplorare quei personaggi rimasti sempre nell'ombra di grandi artisti (talvolta parenti stretti) ma essenziali nella loro carriera e comunque grandi musicisti che non hanno mai goduto delle luci della ribalta.
Dopo Enrico Ciacci (fratell oe chitarrista di Little Tony) è la volta di IAN STEWART pianista fondatore dei Rolling Stones, il "sesto Stone" ma di fatto buttato fuori dalla band nel 1963.


Una delle figure più sfortunate, per certi versi, della storia del rock.
Fondatore dei Rolling Stones con Jagger e Jones, IAN STEWART venne allontanato dalla band per volere del manager Andrew Loog Oldham (in accordo con gli altri) a causa del suo aspetto fisico non consono al look e all’età della band (aveva 5 anni in più di Keith, Mick e Brian).
Ian si rassegnò al ruolo di comprimario eccellente, fece da road manager alla band e apparve comunque al piano in numerosi brani degli Stones (‘Around and Around’, ‘Down the Road Apiece’, ‘Honky Tonk Women’, ‘Let It Bleed’, ‘Brown Sugar’, ‘Star Star’ and ‘It’s Only Rock ‘n Roll tra gli altri) mentre è noto, tra gli aneddoti più famosi, il suo rifiuto di suonare “Wild horses” perchè con accordi minori:
“Non suono brani con accordi minori. Quando sono sul palco con la band e arriva un accordo minore tolgo le mani dal piano per protesta”.

Keith Richards lo considerava come “la colla che teneva insieme il tutto” anche se o soprattutto perchè lo stile di vita di Ian è sempre rimasto molto lontano da quello scatenato degli altri Stones.

Ha suonato il piano anche con i Led Zeppelin in "Rock and Roll" nel quarto album and "Boogie With Stu" in” Physical graffiti” con gli Yardbirds in "Drinking Muddy Water" con Howlin' Wolf nell’album del 1971 "The London Howlin' Wolf Sessions" con Eric Clapton, Ringo Starr, Klaus Voorman, Steve Winwood, Bill Wyman e Charlie Watts, in "These Kind of Blues" della Blues Band, in "Bad to the Bone" di George Thorogood and the Destroyers, su “Rough mix” di Pete Townshend e Ronnie Lane oltre che con i Rocket 88 (lui, Alexis Korner, Charlie Watts e vari altri della scena brit rock).
E’ scomparso per un attacco di cuore nel dicembre del 1985

giovedì, ottobre 23, 2014

Tano Cimarosa



Tano Cimarosa, (vero nome Gaetano Cisco) scomparso nel 2008), è stato uno dei volti più caratteristici del cinema italiano, in virtù di una fisionomia inconfondibile.
Negli anni ’50 lascia la natìa Messina, dove aveva iniziato facendo teatro di strada e il puparo e inizia la carriera cinematografica interpretando la figura del “classico” siciliano (come vuole la tradizione: sanguigno, baffoni, piccolo, scuro di capelli).
Trova la sua consacrazione nel 1967 nel capolavoro di Damiano Damiani “Il giorno della civetta” dove interpreta il piccolo mafioso Zecchinetta.
Lo ritroviamo spesso vicino ad Alberto Sordi ne "Il medico della mutua", in "Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata" e in "Detenuto in attesa di giudizio" ma anche con Nino Manfredi in “Per grazia ricevuta”, in numerosi film comiici con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia (da “L’esorciccio” a “I due parà”) e in “Nuovo Cinema Paradiso”, "L'uomo delle stelle" e "Una pura formalità" di Tornatore.
E’ apparso negli ultimi anni anche nella fiction Tv “Don Matteo”.
Al suo attivo anche tre film come regista ma di scarso successo: il thriller-erotico "Il vizio ha le calze nere" (1975), "No alla violenza" (1977) e "Uomini di parola" (1981), sul mondo della mafia girato nella provincia messinese.
Su Tano Cimarosa è uscito un libro: “Il mondo di Tano Cimarosa” di Luigia Miniucchi (By Bess Edizioni, 160 pagg.) e un doc molto interessante “Lo chiamavano Zecchinetta” un documentario di Nicola Palmeri.

http://www.youtube.com/watch?v=Qy_RbIdmZbI

Lo stesso Palmieri ricorda di lui:
Raggiunsi Tano a casa sua a Roma: mai avevo visto un posto del genere, era come se vivesse dentro un album fotografico. Era surreale. Tutte le pareti erano ricoperte da foto di scena, foto con attori, con amici, locandine di film e poi tanti pupi, tutti realizzati da lui con materiali vari. Perfino in bagno c’erano foto e pupi.
Non erano solo i classici pupi siciliani, i paladini, ma erano pupi che rappresentavano vari mestieri e personaggi. Mi raccontò tutta la sua vita, dal suo mestiere di puparo, al teatro, al cinema, al ritorno a fare i pupi per passione e passatempo”.


Io amo Messina e voglio essere seppellito a Messina. A spese mie, eh!

Purtroppo la sua sepoltura ha avuto un odioso strascico. La bara è stata “dimenticata” per lungo all’aperto prima di trovare un posto nel cimitero della città....

Alcuni stralci da un’intervista a http://www.escualotis.com/?p=244

Quand'ero piccolo mio padre comprò il teatrino dei pupi e si mise a girare per i paesi. Nato e cresciuto in mezzo ai pupi e non potevo stare senza teatro! Così me ne andai a cantare nei ristoranti.Poi mio papà andò in pensione e con la sua buonuscita facemmo un baraccone itinerante. Una sera un produttore venne al carcere di Gazzi a vedere lo spettacolo. Si chiamava Oreste Palella, di Messina.
Mi disse che stava girando un film a Patti e avrebbe voluto farmi fare un personaggio. Con grande gioia feci questo film, e poi un altro a Messina, “Mare Matto”, con Belmondò e la Lollobrigida. Poi mi sono trasferito qua a Roma.

Per me mafia e camorra non esistono.
Quella è gente che si guadagna il pane, e male alle famiglie non gliene ha fatto mai.
Il male alle famiglie lo fa il governo disonesto. Centinaia di onorevoli che si riuniscono sempre e nessuno che risponde al popolo. Nessuno si rende conto di come vivono gli italiani.
Io odio il governo.
Lei pensi che una volta sono stato anche in prigionia, prigioniero dei tedeschi, durante l'occupazione di Milano.
Mi trovavo lì e ho difeso una signora a cui i tedeschi toccavano il culo.
Un tedesco m'ha dato uno schiaffo così forte che ho perduto l'udito dall'orecchio destro. Ora, negli anni seguenti nessuno m'ha mai risarcito, nessuno m'ha mai risposto, nessuno m'ha mai aiutato¦

mercoledì, ottobre 22, 2014

Francia campione del mondo ?



Nel settembre 2015 si svolgeranno i Mondiali di Rugby in Inghilterra.
Periodicamente, in attesa, ne parleremo, tra storie, regole, aneddoti.
ALBERTO GALLETTI ci riporta al 1958 quando la Francia si laureò "campione del Mondo"...


Tour del Sud Africa 1958

L’8 agosto 1958 la nazionale francese di rugby arrivò a Salisbury (oggi Harare), Rhodesia per iniziare il suo primo tour in un paese del Commonwealth. La nazionale transalpina aveva già incontrato tutte le grandi squadre, e giocato nel cinque nazioni ogni anno ormai dal 1910, persino battuto gli All Blacks 3-0 al Velodrome de Colombes nel 1954, ma mai aveva intrapreso un viaggio per sfidare i giganti dell’emisfero sud rugbistico.. Il tour aveva in programma 10 partite , la prima proprio a Salisbury contro la Rhodesia (vinta 19-0), le altre contro tutte le province sudafricane e due test match contro il Sud Africa.
Gli springboks erano universalmente considerati i campioni del mondo ormai da decenni in virtù di una serie consecutiva di vittorie in test match series iniziata nel 1896 e proseguita fino al pareggio 1-1 contro i British Lions nel 1955, persero la loro prima serie conto gli All Blacks nel 1956, una potenza rugbistica inattaccabile.
Al termine della partita contro Orange Free State terminata in parità (11-11),che precedeva il primo test di Città del Capo, i giocatori locali intonarono un ‘In Cape Town the springboks will kill you all’ di avvertimento, il pack Sudafricano era costruito per annientare gli avversari, ma la mischia francese, grazie alla preparazione del tallonatore Vigier , si fece trovare pronta.

L’inizio dell’incontro fu talmente duro che non ci furono segnature per la prima mezz’ora, poco dopo Danos portò avanti i transalpini con un drop, la reazione furibonda dei sudafricani non produsse segnature nel primo tempo, ma l’assalto continuò anche nella ripresa e alla fine gli springboks pareggiarono con una meta del terza linea Lochner nell’angolo che non venne trasformata (3-3).
Il pareggio destò grande impressione in virtù anche del fatto che la Francia dovette rinunciare all’ala Rancoule uscita per infortunio a inizio secondo tempo.
Il 16 agosto 1958 a Johannesburg davanti a 100000 spettatori le squadre si ritrovarono per la partita decisiva, la stampa locale titolò ‘Ci sarà sangue ad Ellis Park’.

Gia dai primi minuti le intenzioni degli springboks sembrarono chiare, battere i francesi al loro stesso gioco, avanti forti e veloci e grande abilità nei trequarti, ma le mischie furono in equilibrio, mentre i francesi dominarono la rimessa laterale (19 su 27). la partita risultò da subito molto bella, una punizione francese al 15’ seguita da una meta dell’ala sudafricana Fourie al termine di una grande azione collettiva , 10 minuti più tardi., allo scadere del primo tempo il n.8 francese Barthe andò in meta, ma venne annullata. Il primo tempo si chiuse con i padroni di casa avanti per 5-3.
Alla ripresa il pack sudafricano esercitò un’enorme pressione sulla difesa francese che resistette per 20 lunghissimi minuti senza uscire dalla propria metà campo, non riuscirono però a segnare, non appena riuscirono a piazzare un raggruppamento a distanza di tiro, i francesi segnarono ancora al 64’ con un drop di Lacaze (6-5), ora erano i sudafricani sotto pressione così a 5’ dalla fina un altro drop stavolta del centro Martine fissò il punteggio sul 9-5, l’ultimo violento assalto dei padroni di casa fu respinto dai francesi che vinsero così la partita scrivendo la pagina più importante del rugby francese e mondiale fino a quel momento.
Eroe della vittoria fu il capitano seconda linea Lucien Mias, acclamato l’indomani dai media sudafricani come il più forte e miglior avanti mai visto giocare in Sudafrica..
In patria la stampa transalpina accolse trionfalmente il risultato e proclamò la Francia campione del mondo , non avevano mai vinto (da soli) un ‘Cinque Nazioni’! Rimediarono la stagione seguente vincendolo per la prima volta e bissando il trionfo nelle tre stagioni successive.

martedì, ottobre 21, 2014

Come i Beatles - 1



Grazie ad una competentissima lista inviata da LUCA RE, storica voce dei SICK ROSE (la prima foto è della sua personale collezione di vinili) ci addentriamo con questa nuova rubrica in una serie di album, usciti DOPO lo scioglimento dei BEATLES, fortemente influenzati dal sound dei Fab Four.
Spesso veri e propri gioielli dimenticati e che vale la pena di riscoprire
.

Emitt Rhodes - Emitt Rhodes (1970)
Ex membro della pop beat band dei Merry-Go-Round Emitt Rohodes registra e pubblica nel 1970 in suo primo album solista, registrato in casa su un 4 tracce ed interamente suonato da lui.
E con risultati davvero sorprendenti da un punto di vista tecnico, artistico, sonoro.
Potrebbe tranquillamente (spesso anche vocalmente) essere un album del Paul McCartney solista tanto ne è vicina la scrittura, gli arrangiamenti, il suono del basso, il modo di suonare il piano. L’aspetto più curioso è che le modalità compositive sian speso quelle che Paul adotterà solo qualche anno dopo ai tempi di “Venus and mars”, “Red rose speedway”, “Band on the run” (quasi si fosse ispirato Lui a Emitt !).
L’album fu bene accolto in USA (29° nelle charts e giudicato da più parti come uno dei migliori dell’anno o addirittura della decade).
Registrerà ancora tre album per poi ritirarsi praticamente dalla scena (solo recentemente è tornato a proporre nuove, sporadiche, cose).

Hudson Brothers - Totally out of control (1974)

Il trio di Portland era conosciuto in Usa soprattutto per un loro show televisivo ma alle spalle rimane una interessantissima carriera discografica che ha prodotto un gioiello come il secondo album del 1974 (inciso per la Rocket Records di Elton John) dove si addentrano in maniera INCREDIBILE nel mondo Beatles (ma dove non mancano riferimenti espliciti anche a Beach Boys, Electric Light Orchestra e allo stesso Elton John), soprattutto quelli più “progressivi” di “Abbey Road”.
Ascoltare “Sunday driver” che sembra un mash up di “Girl”, “Mean mr mustard”, “Wah wah” di Harrison e tanto altro. Non dimenticando la vena ironica che permea il tutto (con tanto di canto abruzzese !!!! inserito tra due brani !!).

ROCKIN’ HORSE - Yes it is
Album del 1970 sbrigativamente accantonato come “derivativo” e confinato nell’oblìo.
In realtà l’intento di Jimmy Campbell e Billy Kinsley non era quello di rendere esplicito omaggio ai Beatles a fianco dei quali avevano trascorso i primi anni di carriera in quel di Liverpool al Cavern Club dove i due suonarono parecchie volte, l’uno con i Merseybeats l’altro con i Kirbys e i 23rd turnoff. Semplicemente arrivavano dallo stesso background sonoro e culturale e il riferimento venne più naturale che ad altri.
L’impronta Beatles è evidente ma resta sempre in discreto sottofondo anche se in brani come la title track (guarda caso lo stesso titolo di un brano de i Beatles, Bside di “Ticket to ride”) sembra di sentire il John Lennon di “Abbey road” o “Let it be”.
Copertina Hipgnosis di gran classe.

lunedì, ottobre 20, 2014

Il senso critico del giornalista musicale



Non sono un critico musicale ma mi diletto, come è noto, in forma “privata” e occasionalmente pubblica (Classic Rock, qualche libro) a parlare di dischi, musica e musicisti.
Lo faccio per divertimento senza alcun intento “professionale” (nè tantomeno economico) e pertanto non ho particolari vincoli nel parlare bene o male di un artista.

Però spesso mi capita di trovarmi al cospetto di dischi di amici o conoscenti per i quali mai e poi mai spenderei una parola di biasimo anche a fronte di un prodotto mediocre.

Ma essendo un dilettante me lo posso permettere.
Mi chiedo quanto e quando invece i critici di professione (seguiti e letti da migliaia di persone) di fronte al disco/artista amico evitino la critica sfavorevole e/o dispensino elogi in realtà non creduti.
Fino a che punto la critica musicale è “drogata” da questo tipo di rapporti ?
Per non parlare dei critici che recensiscono dischi di etichette o gruppi in cui in qualche modo sono direttamente coinvolti...

domenica, ottobre 19, 2014

Isola di Poveglia



L’isola di Poveglia sorge a sud della costa di Venezia, lungo il canal Orfano, in quel tratto della laguna fra la serenissima e il porto di Malamocco.
La sua superficie è di 7,25 ettari e conta undici fabbricati.
E’ un isola disabitata, abbandonata e chiusa al turismo.
Nel secolo 800 dopo l’uccisione del tredicesimo doge di Venezia Pietro Tardonico, accolse le famiglie dei 200 servi a lui più fedeli per concessione del doge Orso I Partecipazio. L’isola si sviluppò progressivamente anche grazie alla sua posizione strategica come avamposto militare diventando un centro florido dal punto di vista economico.
Nel 1700 divenne un lazzaretto a causa della peste che colpì duramente Europa e a Venezia.
Dapprima tutti i corpi dei defunti furono condotti sull’isola di Poveglia per essere bruciati e sepolti in fosse comuni, poi il provvedimento fu esteso anche ai contagiati
Tuttora vengono ancora rinvenuti corpi sepolti.

Il tutto ha creato una fama sinistra all’isola, suggellata dall’edificio costruito nel 1922 e di cui sono state date diverse interpretazioni sulle finalità d’uso anche se pare accertato si trattasse di una casa di riposo per anziani smantellata nel 1946 (non è confermata la presenza di un manicomio sul quale sono state ricamate diverse leggende).
Negli anni sessanta una famiglia benestante l’acquistò e vi si stabilì, per poi sbarazzarsene dopo qualche mese.
L’isola è chiusa al pubblico ed è difficile accedervi se non con particolari permessi (anche se recentemente è stata organizzata una giornata di visite).
Nel giugno 2014 è saltata la vendita ad un privato che aveva offerto 513.000 euro ritenendola il demanio cifra "non congrua".

sabato, ottobre 18, 2014

Intervista a Stefano Marelli



Altri Cantautori è una rubrica che si occupa di andare a pescare nel cantautorato italiano meno conosciuto, cercando di scoprire nomi di valore e di sicuro interesse, attraverso i loro nuovi dischi e le loro parole.

Le precedenti puntate qui
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Altri%20Cantautori

Articolo e intervista a cura di Cortez (Andrea Bernini)

"Facile o Felice" (Orange Home Records) è il disco d'esordio del cantautore genovese Stefano Marelli, musicista e architetto diventato vignaiolo. È un disco d'autore che merita attenzione, ricco nei suoni, ironico e malinconico nei testi, leggero e profondo all'ascolto. Frutto della lunga carriera di musicista e di un equilibrio maturato tra il lavoro di viticoltore, la famiglia è il palco. Stefano Marelli si è fatto conoscere nell'ambiente della canzone d'autore partecipando a rassegne importanti, dal "Premio Stefano Rosso" al "Premio Bindi", è stato vincitore della rassegna "La mia Valle" dell'Isola in Collina a Ricaldone (AL), paese dove è cresciuto e sepolto Luigi Tenco.
Il suo disco è in concorso nella selezione di giovani cantautori che si esibiranno sul palco del Club Tenco.

Stefano, la tua carriera di musicista è segnata dall'esperienza con i FINISTERRE, gruppo di rock progressive, un sodalizio decennale, quattro album in studio, apprezzamenti di pubblico e critica, tour in Italia e all'estero. Come spieghi il tuo ritorno alle origini, alla canzone d'autore?

I Finisterre sono stati la famiglia, la mia educazione sentimentale in musica; il luogo in cui ho imparato a relazionarmi con altri musicisti, le salette prova, i concertini in birreria; poi gli studi di registrazione, il concetto di arrangiamento, i live in Italia e nel mondo, le aperture a Le Orme, il Banco del Mutuo Soccorso, Steve Hackett, Peter Hammill.

Stefano Marelli cantautore nasce prima, proprio in senso cronologico: con un'esibizione alla Festa Provinciale dell'Unità di Genova, ancora imberbe, su un palco pomeridiano. 20 minuti a disposizione, con una chitarra 12 corde in prestito e un'armonica a bocca al collo suono due pezzi miei e una Blowin' In The Wind immessa proditoriamente in filodiffusione in tutti gli stand della Festa.
Poi l'incontro col donchisciottesco Circolo Arte e Musica (poi Circolo dei Cantautori), laboratorio con tentativi di collettivismo che ha allevato alcuni talenti significativi, con Max Manfredi come fratello maggiore.


Per anni le due esperienze hanno convissuto di pari passo; poi i Finisterre hanno attraversato un periodo di stanca, nel frattempo in me si faceva pressante il bisogno di metterci la faccia, portare alle estreme conseguenze alcune idee musicali e testuali.
Registrato un primo demo, ho iniziato a propormi sui palchi dei concorsi rivolti ai cantautori; e mi sono trovato a casa, anche incoraggiato dai risultati ottenuti.
Ad un certo punto è stato come scoprire in me un territorio inesplorato, la febbre del cercatore d'oro mi ha spinto a continuare – senza dimenticare il mio essere anche chitarrista, il che mi fa vivere con responsabilità il ruolo di chitarrista del MIO progetto.

"Facile o Felice", il tuo disco d'esordio solista, è un lavoro ricco di sonorità con arrangiamenti colti e raffinati, è un disco maturo.
Come nasce e cosa racconta
?

Facile o Felice nasce vivendo, pescando ciò che è sedimentato, tutto quello che lascia una traccia, anche il frammento di un dialogo irrisolto, una riflessione esistenziale mai avulsa dal fatto incontestabile che abbiamo un corpo e tutti i giorni facciamo i conti con la forza di gravità. Nasce guardando le persone che amo, le case che ho abitato, i lavori che ho svolto.
Gli arrangiamenti, la maturità che ci trovi sono frutto da una parte di un percorso e di tanti live macinati in giro per l'Italia e non solo; dall'altra di un lavoro davvero artigianale, di cura del suono in tutto il suo percorso, dalla scelta di musicisti di grande valore e sensibilità (non ne cito uno perché dovrei citarli tutti...) all'uso di strumenti veri come il Fender Rhodes, il pianoforte a coda, tante chitarre acustiche ed elettriche, basso e batteria mai campionati ma sempre suonati dall'inizio alla fine di ogni brano, oltre ad alcune chicche come la sezione di archi, la tromba, il flicorno, l'oboe; tassello altrettanto importante è stato la scelta di lavorare con Raffaele Abbate di OrangeHomeRecords, sia come fonico che come co-produttore: abbiamo registrato “all'antica”, dedicando molta cura alla giusta microfonazione e (in alcuni casi) a catturare il suono d'ambiente, l'aria intorno agli strumenti; l'obiettivo era di arrivare all'editing con un suono già molto buono, su cui intervenire pochissimo in post-produzione.

Mi ricordo quando con la chitarra classica, elettrificata da un pick-up collegato al mio stereo, suonavi canzoni di Battisti, Bennato, De Gregori. Dalla musica per giradischi si è passati alla musica per pc o iPod, quanto ha influito sull'arte di scrivere canzoni?

Che ricordo sei andato a ripescare... ti stupirò rispondendoti che non ho (e non ho mai posseduto) un iPod, mentre il Mac è diventato uno strumento prezioso come ausilio alla composizione (anche se lo uso sostanzialmente come un registratore multitraccia per appuntare degli abbozzi di arrangiamento).
Ausilio perché tutto continua ad avere origine da un taccuino e una penna. La musica si scrive in testa, a volte già bella e arrangiata con tutti gli strumenti che solo io sento... hai presente la scena di “Amadeus” dove Mozart detta a Salieri le parti del Requiem eseguite dalle varie sezioni che lui sente suonare dentro di sé? Ecco, non per fare paragoni azzardati, ma a volte succede proprio così.
Comunque “Musica per giradischi” potrebbe essere un bel titolo per un disco!

Chi ti ha influenzato maggiormente tra i grandi della canzone d'autore?

Ivano Fossati per aver sposato rock e canzone d'autore ad un livello insuperato (prima di trasferirsi in atmosfere più raffinate); Ivan Graziani con la sua estetica della provincia e l'amore viscerale per la chitarra; Fabrizio De André sempre un passo avanti agli altri, sopraffino cesellatore di testi capace di reinventarsi e di scegliere le collaborazioni “giuste” (New Trolls, PFM, Mauro Pagani tanto per fare qualche nome) da grande regista della musica; Franco Battiato, o dell'eclettismo; Eugenio Finardi per il canto meraviglioso e il suo essere stato una voce critica, ma appassionata, del movimento del '77 in Italia; Edoardo Bennato primo amore, voce chitarra armonica e ironia tagliente; Francesco De Gregori che cito per ammirazione (anche se credo che la sua influenza sulla mia scrittura sia invisibile) in quanto faccio fatica a trovare, nella sua sterminata produzione, un lavoro mal riuscito... persino nei vituperati anni '80! Piero Ciampi per la carnalità dolente e “vera” delle sue canzoni. Luigi Tenco perché senza di lui probabilmente non saremmo qui a parlare di canzone d'autore.

In una ipotetica isola deserta quali dischi essenziali porteresti con te?

La cosa più interessante è che non mi vengano posti limiti numerici... sai, mi ero preparato a qualcosa di analogo a quel che succede a Rob, il protagonista di Alta Fedeltà quando deve stilare la sua classifica dei cinque dischi preferiti di tutti i tempi!
Comunque sicuramente ci sono Revolver (The Beatles), Sgt. Pepper Lonely Heart's Club Band (The Beatles), The Köln Concert (Keith Jarrett), In The Court Of The Crimson King (The King Crimson), Grace (Jeff Buckley), Non Al Denaro Non all'Amore Né Al Cielo (Fabrizio De André), Anime Salve (Fabrizio De André con Ivano Fossati), Moon Safari (Air), Selling England By The Pound (Genesis), Pink Moon (Nick Drake), Histoire De Melody Nelson (Serge Gainsbourg), Ok Computer (Radiohead), Desire (Bob Dylan), Le Variazioni Goldberg (Bach interpretato da Glenn Gould), So (Peter Gabriel), Out Of Time (R.E.M.), Atom Heart Mother (Pink Floyd), Jesus Christ Superstar (Andrew Lloyd Webber e Tim Rice), October (U2), The Joshua Tree (U2). Non c'è un ordine, sono venuti fuori così.

www.stefanomarelli.it
www.orangehomerecords.com

venerdì, ottobre 17, 2014

Michael Mc Gear - Mc Gear



GLI INSOSPETTABILI è una rubrica che scova quei dischi che non avremmo mai pensato che... Dopo Masini, Ringo Starr, il secondo dei Jam, "Sweetheart of the rodeo" dei Byrds, Arcana e Power Station, "Mc Vicar" di Roger Daltrey, "Parsifal" dei Pooh, "Solo" di Claudio Baglioni, "Bella e strega" di Drupi, l'esordio dei Matia Bazar e quello di Renato Zero del 1973, i due album swing di Johnny Dorelli, l'unico dei Luna Pop," I mali del secolo" di Celentano, "Incognito" di Amanda Lear, "Masters" di Rita Pavone, Julian Lennon, Mimmo Cavallo con "Siamo meridionali"e i primi due album dei La Bionda di inizio 70's, il nuovo album dei Bastard Son of Dioniso, "Black and blue" dei Rolling Stones, Maurizio Arcieri e al suo album "prog" del 1973 "Trasparenze", Gianni Morandi e "Il mondo di frutta candita", il terzo album degli Abba, "666"degli Aphrodite's Child, la riscoperta di Gianni Leone in arte Leonero, il secondo album di Gianluca Grignani, Donatella Rettore e il suo "Kamikaze Rock 'n' Roll Suicide", Alex Britti e "It.Pop", le colonne sonore di Nico Fidenco , il primo album solista dell'e Monkees, Davy Jones, oggi è l'ora del secondo album di MIKE MCGEAR ovvero il fratellino di PAUL MCCARTNEY (che produce, compone e suona nel disco).

Le altre puntate de GLI INSOSPETTABILI qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Gli%20Insospettabili

In pochi ricordano che Paul McCartney ha un fratello.
E che questo fratellino minore ha intrapreso una carriera discografica che diede qualche risultato incoraggiante sotto il nome di Scaffold che nei 60’s ebbero una discreta notorietà e qualche singolo interessante oltre ad un buon numero di album all’attivo.
Poi la carriera solista nei 70’s anche in coppia con McGough (ex Scaffold) che culmina con il secondo album “McGear” del 1974 in cui compare sia nell’incisione che nella produzione e composizione niente meno che il fratello Paul e i Wings al completo !

Nonostante ciò l’album non ebbe particolare successo pur essendo un buon lavoro marcatamente McCartney mid 70’s (“Band on the Run” style per intenderci) tra robusti rock di sapore glam, ballate con il pianoforte in primo piano e dove spesso la voce di Mike sia perfettamente simile a quella del fratellone.
L’impressione è che Paul non si sia troppo sprecato a livello compositivo (firma tutti i brani insieme al fratello) e gli abbia rifilato qualche scarto preso qua o là ma alla fine il risultato è più che godibile, soprattutto per chi ama l’estetica sonora dei Wings tra rock convenzionale con quel (spesso, non sempre) delizioso tocco pop commerciale che rende il tutto così appetibile (vedi il singolo “Leave it” puro Macca sound).
McGear proseguì ancora a fasi alterne la carriera musicale prima di ritirarsi, riprendere il cognome Mccartney e dedicarsi alla fotografia (è l’autore delle foto di copertina dell’album del 2005 di Paul, “Chaos and creation in the backyard”.

Nelle foto: copertina, Paul e Mike e Paul, Mike e papà Jim

giovedì, ottobre 16, 2014

Roy of the Rovers



A cura di Andrea Cortez Bernini

Nella sua "patria" d'eccellenza non poteva mancare una story paper di successo sul Calcio.
Il protagonista è Roy Race, attaccante dei Melchester Rovers, che apparve per la prima volta come striscia nel 1954 sul settimanale a fumetti "Tiger" creata da Frank Pepper, per diventare a metà dei 70 una pubblicazione con propria testata con uscita settimanale e poi mensile sino al termine delle pubblicazioni.
Uscì regolarmente dal settembre 1976 al marzo 1993 con cadenza settimanale poi dal settembre 1993 al marzo 1995 come mensile.
Storie di campi di pallone, spogliatoio, match of the day e vita quotidiana del popolare calciatore che nell'arco di 22 anni di militanza Rovers ha conquistato 9 campionati nazionali, 8 FA Cup, 3 Coppe di Lega, 3 Coppe europee, 1 Coppa UEFA, e 4 Coppe dei Campioni.
Un mito!
Nel 2012 la Royal Mail onorò la popolare striscia inserendola in una collezione speciale di stampe sulla storia del fumetto in UK.
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