mercoledì, aprile 16, 2014

Intervista a DAMON MINCHELLA



Dopo FEDERICO FIUMANI dei DIAFRAMMA, al giornalista FEDERICO GUGLIELMI, ad OSKAR GIAMMARINARO, cantante e anima degli STATUTO, al presidente dell'Associazione Audiocoop GIORDANO SANGIORGI, a JOE STRUMMER, a MARINO SEVERINI dei GANG, a UMBERTO PALAZZO dei SANTO NIENTE, LUCA RE dei SICK ROSE, LUCA GIOVANARDI e NICOLA CALEFFI dei JULIE'S HAIRCUT, GIANCARLO ONORATO, LILITH di LILITH AND THE SINNERSAINTS, a Lorenzo Moretti, chitarrista e compositore dei GIUDA, il giornalista MASSIMO COTTO, a FAY HALLAM, SALVATORE URSUS D'URSO dei NO STRANGE, CESARE BASILE, MORENO SPIROGI degli AVVOLTOI e FERRUCCIO QUERCETTI dei CUT, RAPHAEL GUALAZZI, NADA, PAOLO APOLLO NEGRI, DOME LA MUERTE, STEVE WHITE, batterista eccelso già con Style Council, Paul Weller, Oasis, Who, Jon Lord, Trio Valore, è di nuovo TRIO VALORE con il bassista DAMON MINCHELLA, già alla corte di Paul Weller, con gli Ocean Colour Scene e a fianco di Who, Paul McCartney, Noel Gallagher, Players e prossimamente con Richard Ashcroft.

Grazie a Nick RecordKicks per l'opportunità.

Le precedenti interviste sono qua:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Le%20interviste

Il Trio Valore suona una musica che prende ispirazione dalle radici del jazz, dal modern jazz, dal soul.
Pensi che tra le nuove generazioni ci sia ancora interesse per questo tipo di musica "datata" ?


DAMON
Non credo che la musica abbia bisogno di essere definita vecchia o nuova.
Buona o cattiva è, se intrinsecamente soggettiva, una definizione migliore.
La gente ama più un cuoco brillante che cucina in stile classico di tutte le rielaborazioni di un Heston Blumenthal (un famoso personaggio tv e cuoco inglese di gastronomia molecolare).
C’è una natura senza tempo per ogni artista sia esso Buddy Rich o The RZA (rapper del Wu Tang Clan).

  Nel primo periodo del Mod revival, alla fine dei 70's, mi ricordo che le cover di band come Jam, Secret Affair, Chords e molti altri (e film come "Blues Brothers" o "Quadrophenia") mi aiutarono a scoprire un nuovo universo sconosciuto: soul, rhythm and blues, ska, original reggae etc.
Credi che il Trio Valore possa fare lo stesso con le giovani generazioni ?


  DAMON
Assolutamente.
La musica e i musicisti seguono sempre un effetto domino a catena che ha influenzato gli artisti che hanno appena scoperto.
I Public Enemy mi portarono a James Brown che mi portò ad Aretha Franklin che a sua volta mi fece conoscere Duke Ellington, per esempio.

  So che avete pianificato un nuovo album del Trio Valore.
Seguirà lo stesso filone del singolo o ci dobbiamo o attendere qualche sorpresa ?


DAMON
Oh non sarà tutto come sul nuovo singolo.
Con il Trio Valore stiamo facendo esattamente la musica che abbiamo voglia di fare senza limiti o confini stabiliti.
Muovendoci come musicisti e ascoltatori di musica perseguiamo un’idea della quale siamo alla fine contenti.
Così, si, ci saranno molte sorprese e tutte buone, ovviamente !
E ci saranno anche molti ospiti interessanti.

    In Italia vivere con la musica è veramente difficile. Cosa raccomanderesti ad un giovane musicista per iniziare la carriera ?

DAMON
Non avere fretta.
Il tempo è così importante.
Prima di internet l’industria musicale agiva come un filtro, dovevi essere ad un certo livello qualitativo per registrare, fare un disco, andare in tour etc.
Pertanto gli artisti facevano del loro meglio per provare ad avere un contratto, spesso dopo aver trascorso anni a comporre e a suonare in giro.
Ora, visto che chiunque può “realizzare” un album attraverso i social con gruppi che sono insieme da qualche mese e pubblicano il loro primo EP con le loro prime quattro canzoni e si stupiscono come mai solo poche persone se le scarica.
Tornando al cibo un grande chef e un grande ristorante costruiscono la loro reputazione con il tempo, affinando le proprie competenze e acquisendo esperienza.
Così il mio consiglio è: smettete di correre ! non c’è nessun treno da prendere, dovete crescere per conto vostro.

    Qual’è il tuo album preferito di Paul Weller e quali sono le sue canzoni alle quali hai contribuito di più ?

DAMON
Probabilmente il suo primo album e Stanley Road.
Studio 150 è stato quelo più divertente e piacevole da registrare.
Ognuna delle quasi 100 canzoni che ho registrato con Paul Weller hanno un mio contributo così è un po’ dura rispondere.
Ho ascoltato “The bottle” (la cover del classico di Gil Scott Heron da “Studio 150”) e il modo in cui ho suonato il basso in quel pezzo è davvero cool.
Ho sentito “Floorboards up” alla radio un po’ prima e il basso nel coro porta la progressione degli accordi in un’area meno evidente.
Essendo un po’ immodesto direi un po’ i tutti i brani! (scherzo..)

  Come valuti Paul Weller come musicista e artista ?

  DAMON
Paul Weller è un artista davvero favoloso e completo.
Ha fatto così tanta grande musica per un così lungo arco di tempo che si merita tutto il suo status.
Al suo meglio è un’ispirazione al suo peggio una traspirazione...sto scherzando con l’ultimo commento...Paul è un vero talento un fantastico compositore e un grande musicista nella sua completezza.

Ci dici qualcosa della tua esperienza con gli Ocean Colour Scene ?
Tu ti sei fermato con loro nel 2003.


DAMON
Bene, ho passato 15 anni con Steve (Cradock) e Oscar (Harrison) e 17 con Simon Fowler.
Più che sufficiente per i miei gusti.
Fondamentalmente sei sposato con gli stessi tre ragazzi per 15 anni e alla fine quel che è troppo è troppo. Inoltre avevo visto tutto l’entusiasmo, la spinta e le motivazioni che ci avevano portato a fare musica dal 1983 al 1997 incominciare a cambiare.
Guardandomi indietro avrei dovuto lasciare il gruppo già nel 1999, visto che le loro priorità stavano marcatamente cambiando rispetto alle mie.
Le motivazioni per fare musica, la musica che stavamo facendo, le persone che venivano impiegate e le decisioni prese erano ormai piuttosto lontane dall’attitudine che tutti e quattro avevamo e che ci ha portato come collettivo fino a “Mosheley Shoals” (1996) e alla fine del tour mondiale di “Marchin already” (97/98).
Buona fortuna a loro, ovviamente, senza dubbio.

Qualcosa sul concerto con gli Who al Live 8 e anche sull’esperienza con gli Smokin Mojo Filters con McACrtney, Weller e Noel Gallagher

DAMON
Suonare con gli Who era chiaramente un onore e qualcosa da assaporare..abbiamo provato solo un’ora il giorno prima che mostra davvero la stima che avevano per me e Steve White.
Hanno suonato ancora meglio dalla line up originale.
E come tocco finale abbiamo provato Behind blue eyes che è la canzone preferita in assoluto di mio padre, che ai tempi era molto malato e che ha fatto diventare la cosa di grande importanza per me. La storia con i Mojo è stata molto divertente anche se ad essere onesti c’erano un po’ troppi tirapiedi in studio, ma è una cosa grandissima suonare con McCartney che casualmente conosceva mia mamma ai tempi della scuola.
Ho suonato il basso con Paul McCartney che ad un certo punto si è messo alla batteria, era tutto fantastico.

Qualche stupida domanda finale
Chi vorresti nella tua immaginaria band preferita ?

Facile... Hendrix, Buddy Rich, Chuck D, Zach Dela Rocha, io al Bass, Red Garland (pianista del Miles Davis Quintet) e Mix Master Mike.

  Qualche disco da suggerire
The Stop and Go di Hamilton Bohannon, People...Hold On di Eddie Kendricks, This Is For The White In Your Eyes The Choir of Young Believers e in ultimo Through The Window Pane dei Guillemots.

  Qualche disco per l’isola deserta

Hound of Love - Kate Bush
Nation of Millions - Public Enemy
Mingus Ah Um - Charles Mingus
People...Hold On - Eddie Kendricks
This  Is For The White In Your Eyes  - Choir Of Young Believers
Tutti Morimmo A Stento - Fabrizio De Andre
Porcupine - Echo And The Bunnymen
Hail To The Thief - Radiohead
Enter the Wu Tang - Wu Tang Clan
Sounds of Science - Beastie Boys
New Day Rising - Husker Du

  I tuoi batteristi preferiti ? (qui è un errore mio...volevo chiedergli dei bassisti...)

Steve White, Geoff Dugmore, Chad Smith, Pete DeFreitas, Buddy Rich, Art Blakey, Philly Joe Jones

  So che sei un appassionato di calcio e in un’intervista hai dichiarato di preferire i Toffees (l’Everton..) al tuo basso.
E’ vero ? Comunque non male il campionato dell’Everton quest’anno.
Un pronostico sul prossimo Mondiale ?


Tutto vero (in italiano )...
Everton prima di tutto ! Poi il mio basso, poi il Napoli..l’Everton sta facendo un campionato meraviglioso, giocando un bel calcio ben oltre oltre oltre le nostre risorse finanziarie.
Questo Mondiale ?
Che l’Inghilterra fallisca completamente e l’Italia vinca il quinto titolo.
Ancora i campioni del MONNNNDDDDDOOOOOO.......(in italiano)

martedì, aprile 15, 2014

HILLSBOROUGH (15 aprile 1989)



A cura di ALBERTO GALLETTI

Ricorre oggi il 25° anniversario del disastro di Hillsborough, lo stadio di Sheffield dove negli attimi precedenti lo svolgimento della semifinale di FA Cup della stagione 1988/89, persero la vita 96 supporters del Liverpool schiacciati dalla calca nel tragico paddock della Lepping Lane Stand.

L’inchiesta, archiviata sulla base della ‘colpevolezza non perseguibile’ dei tifosi del Liverpool è stata riaperta dalla battaglia legale senza fine del Hillsborough Familiy Support Group che ha portato alla luce la colpevolezza della polizia incapace di fronteggiare la situazione e responsabile di aver insabbiato le prove e incolpato i tifosi stessi.
Non mi inoltro nella diatriba, la documentazione disponibile a chi può leggere in inglese (ma anche un po in italiano, sebbene mal tradotta e spesso pilotata), è amplissima, ma come quarantennale frequentatore di stadi, anche in Inghilterra, anche a Hillsborough, offro il mio omaggio alle famiglie delle vittime riportando di sotto il comunicato dell’ Everton F.C. i rivali cittadini comparso sul loro sito il 4 aprile (il giorno in cui scrivo).

L’Everton FC aprirà le porte di Goodison Park (il loro campo), per proiettare la messa in suffragio delle vittime in occasione del 25° anniversario della strage.
La Park End Stand verrà aperta nel pomeriggio del 15 aprile in modo da permettere al Club e ai tifosi dell’Everton di ricordare la memoria e portare il loro omaggio ai 96 tifosi del Liverpool che perirono tragicamente 25 anni fa.

A dimostrazione del continuo sostegno alla Hillsborough Family Support Group, il Presidente Bill Kenwright (un autentico gentiluomo vecchio stampo!), e la prima squadra saranno presenti al suffragio da Goodison Park, Roberto Martinez (l’allenatore dell’Everton) sarà tra quelli che parleranno da Anfield Road.
Mr Kenwright ha detto: "La nostra città è la casa per circa mezzo milione di persone ed è famosa nel mondo per i suoi sentimenti di solidarietà, sense of humor e amore per il grande gioco.
Ci accomunano due grandi squadre che sono state fianco a fianco da quella inimmaginabile tragedia ad Hillsborough di 25 anni fa.
L’ Everton continuerà, ogni volta che saremo in grado di farlo, a sostentere la rimarchevole opera del Hillsborough Familiy Support Group.
Siamo fieri di loro, per loro e del loro operato.
Sappiamo anche che la solidarietà e la fratellanza che accomuna la nostra città ci sarebbe stata, vera ed incondizionata se il sorteggio delle semifinali fosse stato invertito per le partite di quel tragico giorno’.


Dopo la proiezione del suffragio, l’Everton terrà una breve cerimonia propria dopo la quale un gruppo di bambini delle scuole elementari locali terranno una processione da Goodison Park ad Anfield Road tenendo 96 sciarpe annodate tra loro una del Liverpool e una del Liverpool alternate, per rappresentare l’unità tra Liverpool ed Everton dal giorno della tragedia.
La F.A. a commemorazione della tragedia ha disposto che tutte le partite del week-end inizino con 7’ di ritardo sull’orario prestabilito, tanti quanti ne era durata quella partita prima di venire sospesa.

lunedì, aprile 14, 2014

Ribellione e industria dello spettacolo



Da un'intervista a PAUL WELLER al Mucchio Extra n° 20 Inverno 2006 di Carlo Bordone una frase relativa al suo impegno nel Red Wedge (organizzazione di musicisti e artisti che attraverso una serie di concerti provò a contrastare la rielezione della tatcher a metà degl inani '80 alla guida de governo inglese. Persero).

Ovvero: sulla possibilità e/o capacità della MUSICA di INCIDERE nella POLITICA e nel SOCIALE

"Gente come Billy Bragg e i Madness era sincera, credevano davvero di aiutare i minatori in sciopero e che si potesse dare un contributo all'abbattimento della Tatcher con qualche concerto gratuito e degli adesivi sulle copertine dei dischi.
Abbiamo visto come è andata. Eravamo troppo ingenui a sperare di poter cambiare le cose. Per carità, ci credevo anch'io.
In quei giorni non potevi non schierarti, o stavi con i Tories e la loro politica ultraliberalista o li odiavi a morte e avresti fatto qualsiasi cosa per mandarli via.

Il problema è che gli artisti hanno l'illusione di poter incidere sulla realtà, ma l'industria dello spettacolo è in grado di svuotare di senso e di strumentalizzare qualsiasi iniziativa" .

domenica, aprile 13, 2014

I Jam nel 1977 e Jon Savage



Il 18 dicembre 1977 (le foto sono d quel concerto) i JAM suonarono all'Hammersmith Odeon di Londra (preceduti dai New Hearts di Ian Page e Dave Cairns, futuri Secret Affair). Un paio di settimane dopo JON SAVAGE (autore poi di biografie su Kinks, Sex Pistols, saggi sul punk e dell'ottimo "L'invenzione dei giovani") su SOUNDS li maltrattò così:

La discoteca suona Bad Company , Queen etc. Rassicurante.
I Jam sono un prodotto cross-over prodotto ben confezionato - energico , "moderno" , punkoide a sufficienza per venderlo a migliaia...
Hanno dimostrato chiaramente che esiste un mercato per un melodico e veloce “divertimento” destinato a crescere nel 1978. Lo riempiono con brio e stile....

I Jam sono diventati star e ce lo hanno fatto vedere.
Un'ora di lunga attesa per un set di 45 minuti.
Ripercorrono gran parte dei loro due album : 'I’ve changed my adress’ , 'London Traffic ' , ' Carnaby Street' , ecc - veloci, professionali, competenti. E così freddi e sterili. Gran parte del materiale finisce in un imbuto: la line- up a tre ( chitarra / basso / batteria ) è usta in unmodo limitato - il ritmo è sempre frenetico , il suono sempre acuto , la voce sempre urlata... il tutto finisce per essere molto bidimensionale.
Tanto fumo e nessuna arrosto.
Tutto superficiale..
Il pubblico risponde, ovviamente, per reazione pavloviana (vale a dire " Ho pagato i miei soldi e io maledizione me la voglio spassare") e in maniera sincera ma per l'atmosfera che gira nel teatro, i Jam potrebbero anche dei burattini.
Di sicuro fanno molto bene quello che hanno scelto di fare: saltare , tenere in piedi lo spettacolo....

In nessun momento escono dalla prevedibilità - corrono rischi - o si mettono in gioco.
Sono sul palco, irraggiungibili, star, quasi infastiditi di comunicare davvero con il pubblico, noi. Almeno i Clash , per esempio , in una situazione analoga ( grande concerto) hanno la grazia e l'umanità per cercare di uscire dalla loro immagine , per colmare il divario tra il pubblico e l’artista performer , cercando di coinvolgere il pubblico ...

Ma ci sono altri elementi più disturbanti.
Guardando duro a quello che proiettano dal palco e che sono sul palco, il modo in cui viene presentato, diventa chiaro (non importa quello che potrebbero dire nelle interviste), che sono profondamente conservatori, se non reazionari.
Vestiti, ovviamente , in un vago cliché " moderno" per stupire i ragazzi.
OK , forse è troppo per pensare che siamo finiti in un trip da star, ma c'è di più .
La loro immagine è di stretta e diretta uniformità.
Camicie bianche / cravatte nere / vestiti.
Tutti uguali. Freddi, regolari. L'illuminazione è bianca. Gli unici colori sono il rosso della Rickenbacker di Weller - ne ha tre , esattamente le stesse - e le Union Jack (una su un amplificatore, due sulla batteria di Buckler).
Quest'ultima cosa è ambigua: andava bene come pop-art nel 1965, comprensibile alla luce della loro revivalismo senza vergogna degli Who, ma sono così inconsapevoli delle sue più sinistre connotazioni nell'anno del blitz nei media del Fronte nazionale ?
Naturalmente.
In questi tempi, però, ogni tipo di tale sciovinismo a livello di massa, mostrato così autorevolmente e ostentatamente, può essere solo pericoloso nel lungo periodo e sono sicuro che non lo ignorano....

Abbastanza.
Forse sono solo stanco e ingenuo.
Sono pienamente consapevole che non ho sottovalutato alcun dubbio, ma non ho disprezzato un concerto così da molto tempo, per motivi provenienti da fuori di me che sono difficili da definire. Ci ho provato, può essere che mi sbaglio.

sabato, aprile 12, 2014

The Sixties are back



Tre nuove uscite MADE IN ITALY di chiaro stampo 60's, dall'impronta diversa ma interessanti e da annotare.

I MITOMANI BEAT - Fuori dal tempo
Delizioso salto indietro nei profondi 60’s, più precisamente quelli italiani (da Caterina Caselli ai Corvi) tra shake, yè yè e puro beat nostrano che, contrariamente a quanto si crede , ha lasciato veri e propri gioielli sonori di grande spessore, personalità e creatività.
I romani Mitomani Beat pubblicano per Area Pirata dodici brani in pieno stile beat italiano, suonati con estrema cura al particolare ma con un piglio moderno e energia da vendere.

KARTOONS - World gone down
Da Cosenza un’ennesima ottima prova della band guidata da Francesco Ficco ex anima dei Lager, tra le prime mod bands in Italia negli 80’s.
I 14 brani (tra cui una cover di “I was dreaming” dei Blind Alley e una, sorprendente di “Needles in the camel’s eye” di Brian Eno da “Here come the warm jets” del 1974) spaziano tra garage, influenze psichedeliche, un energico sound che attinge dal primo punk, ancora contaminato dal pub rock e da tutta la tradizione 60’s, pur non risultando mai datato o fuori tempo. I brani sono urgenti e immediati, senza fronzoli, diretti e crudi.

SUNSPOTS - Sound of the steps
Il quartetto lodigiano scava nel profondo del 60’s garage con 9 brani dove fuzz, riff talvolta debitori al surf, Yardbirds, Standelles, Fuzztones, arpeggi jingle jangle alla Byrds, omaggi alla tradizione “Nuggets” e al rock n roll più primitivo di fine anni 50, si mischiano e alternano alla perfezione.
Le atmosfere sono elettriche, la ritmica serrata, la voce roca e aggressiva, i brani perfettamemte consoni al genere. Ottimo album.

Lilith and the Sinnersaints a Firenze e Roma



Doppia data a FIRENZE e ROMA per LILITH AND THE SINNERSAINTS.

SABATO 12 aprile al "Tender" di Firenze

https://www.facebook.com/events/1481843472029452/

A f t e r s h o w
DJ'S LINE UP:
Resident dj:
FULCI (Hang On-Firenze)
TONY FACE ( The Italian Modfather)
Dr ROSE ( Drop Out Radio Show Controradio)

DOMENICA 13 aprile a "Le Mura" di Roma + Guignol

www.lilithandthesinnersaints.com

https://www.facebook.com/LilithandtheSinnersaints

venerdì, aprile 11, 2014

Quando c'era Berlinguer di Walter Veltroni



Un film/doc rigoroso, timido, sobrio, mai auto indulgente, mai retorico.
Proprio come Berlinguer.

Veltroni, dopo il fallimento politico, trova una nuova e ben indossata veste come regista.
La vita del leader del più grande partito comunista d’occidente viene ripercorsa attraverso filmati d’epoca, testimonianze e un racconto efficace, mai verboso o eccessivo ma preciso e ordinato.

Straziante la sequenza finale dell’ultimo comizio, poche ore prima della morte, con Berlinguer che sta male, rantola, non si regge in piedi ma prosegue fino alla fine, disarmante l’inizio con tanti giovani che non hanno la minima idea di chi fosse, grida vendetta l’inserimento di Jovanotti come commentatore e che prevedibilmente si lascia andare ad una serie di banalità (cazzate?) sconcertanti.
Giganteggia invece la figlia, la giornalista Bianca Berlinguer, ne esce a pezzi (non ci voleva molto) la figura di Craxi, esce il dimenticato (dai più) attentato subito in Bulgaria dal governo filo sovietico, poco incline ad accettare la nuova idea di comunismo del PCI di allora e che per un miracolo non gli costò la vita.

Commoventi le immagini del funerale a cui partecipò un milione di persone.
Ancora di più vedere tanti anziani alzarsi dalle poltrone del Jolly di San Nicolò, provincia di Piacenza (cinema d’essai che fa cultura e proiezioni di costante, altissimo livello), asciugandosi le lacrime.

giovedì, aprile 10, 2014

I campioni che non hanno mai giocato un Mondiale



Prosegue la rubrica ASPETTANDO IL MONDIALE che ogni settimana proporrà un racconto o una storia relativa all'appuntamento quadriennale che si svolgerà quest'anno in Brasile.
Oggi con ALBERTO GALLETTI si scrive di quei campioni che non hanno mai avuto l'opportunità di partecipare ad un Mondiale.

Qui le altre puntate:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Aspettando%20il%20Mondiale

Nelle foto: George Best, Alfredo Di Stefano, Gunnar Nordhal, Valentino Mazzola e Jim Baxter.

GEORGE BEST
La sua Irlanda del Nord aveva capacità ben maggiori di quella attuale, dispersa da tempo tra le cenerentole d’Europa, ma non riuscì mao a centrare una qualificazione mondiale durante il suo periodo di attività.Con la Nazionale giocò 37 partite segnando solo 10 gol.

ALFREDO DI STEFANO
Uno dei più grandi giocatori della storia non riuscì mai a partecipare a causa di una lunga serie di contrattempi: nel 1950 la sua Argentina si rifiutò di partecipare a causa di alcune controversie con il paese ospitante Brasile, nel 1954, trasferito in Spagna non venne ritenuto ancora “spagnolo” per poter giocare con il nuovo passaporto, nel 1958 la Spagna non si qualificò e nel 1962 invece non potè giocare con gli iberici perchè infortunato.

GUNNAR NORDHAL
Oro Olimpico con la Svezia nel 1948, 43 gol in 33 partite in Nazionale (media di 1,30 a partita !!!), 210 in 257 presenze con il Milan, non riuscì a partecipare ai Mondiali a causa dell’ostracismo della federazione che non gli perdonò la decisione di essersi trasferito in Italia passando professionista !!
Il regolamento federale svedese prevedeva che potessero giocare in nazionale solo calciatori dilettanti e tesserati per squadre svedesi, non essendo la Svezia come l'Italia si attennero al regolamento.

DUNCAN EDWARDS
Una stella che poteva illuminare il calcio mondiale (l’allenatore del Manchester Utd Tommy Docherty disse che “potete prendere tutti i Best, Pelè e Maradona ma Duncan era il più grandi di tutti loro messi insieme) ma che morì nel tragico incidente aereo del 1958 che cancellò a Monaco lo Utd. A 21 anni aveva già giocato 18 volte in Nazionale e vinto due scudetti.

LASZLO KUBALA
Fu nazionale di Cecoslovacchia, Spagna e Ungheria (nato a Budapest, di origine slovacca, morto a Barcellona).
La fuga dall’Ungheria comunista gli costò una squalifica e l’impossibilità di giocare nella Pro Patria dove si era trasferito nel 1949.
Andò nel Barcellona, prese la cittadinanza spagnola e con le Furie Rosse giocò 19 partite.

RYAN GIGGS e IAN RUSH
L’uno, Giggs, un fenomeno dalla carriera incredibile, l'altro, Ian Rush, ha il record di 364 gol con il Liverpool.
Gallesi....

JIM BAXTER
Assoluto genio del centrocampo di Rangers e Scozia, senso tattico, visione di gioco, passaggi millimetrici galvanizzatore dei compagni di squadra, ma anche un inguaribile sciupafemmine e fortissimo bevitore, fu protagonista della vittoria a Wembley nel 1967 con i campioni del mondo in carica inglesi per 3-2, il suo stile di vita lo portò a lasciare il calcio a 31 anni nel 1970 già in declino da qualche stagione, ormai fuori dal giro della nazionale proprio nell'anno della prima qualificazione scozzese al mondiale dopo quella del '58.

GEORGE WEAH
Portento del gol, bandiera del Milan nei 90’s.
Liberiano...

ERIC CANTONA
La Francia fallì la qualificazione nel 1990 e nel 1994, in seguito fu affossato dalla presenza di Zidane.
Si consolò con sette scudetti con Marsiglia, Leeds e Manchester Utd.

BERND SCHUSTER
L’Angelo Biondo si ritirò a soli 24 anni dalla carriera internazionale dopo i ripetuti litigi con la nazionale tedesca (che aveva aiutato a vincere l’Europeo del 1980) tra cui il rifiuto di giocare con l’Albania per assistere alla nascita del figlio (cosa che creò grande scandalo).

LIAM BRADY
Il più grande giocatore irlandese del dopoguerra prima dell'epoca d'oro di Jack Charlton, 79 presenze con la Nazionale dal 1974 al 1989 e centinaia di partite con Arsenal, Juve, Samp, Inter, Ascoli, West Ham.L'Irlanda si qualificò per la prima volta ai mondiali nel 1990.

JARI LITMANEN
Grande campione, ma giocare con la nazionale finlandese, mai qualificata per un mondiale, non l’ha certo aiutato...

KEVIN KEEGAN
Due volte pallone d'oro (1978 e 1979), 29 volte capitano dell'Inghilterra giocò la miseria di 26 minuti ai mondiali dell'82 entrando al 64' della partita contro la Spagna per cercare di rompere lo 0-0, che durò fino alla fine ed eliminò l'Inghilterra che rimase imbattuta a favore della Germania Ovest (che andò in finale) con un gol segnato in più.

CARLOS BIANCHI
403 gol in 575 partite ma solo 14 presenze in nazionale dal 1971 al 1973.

E ancora:
Matt Le Tissier (Inghilterra), David Ginola (Francia), Ian Wright (Inghilterra).

ITALIA
Il Grande Torino venne cancellato dalla tragedia di Superga il 4 maggio del 1949, un anno prima del mondiale del 1950.
Pur se in declino (la nazionale con l’ossatura granata fu spazzata via dagli inglesi 4-0) avrebbe potuto testare la propria forza nel 1950 in Brasile, anche se il vero talento della squadra fu Valentino Mazzola.

PAOLO PULICI
Fu convocato ai Mondiali del 1974 e 1978 ma non giocò un solo minuto (a favore di Bettega)
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