sabato, aprile 29, 2017

Libertà e altre cose



Domani sul quotidiano LIBERTA' nell'inserto "Portfolio" diretto da Maurizio Pilotti scrivo di ROSA BALISTRERI (già omaggiata dal blog qui: http://tonyface.blogspot.it/2014/03/rosa-balistreri.html), di quella volta, nel 1969, in cui DAVID BOWIE partecipo' ad un Festival a Monsummano (in provincia di Pistoia) e poi un paio di pezzi sui migliori dischi italiani e stranieri del mese di aprile.

Nella foto il numero della scorsa settimana.



Inizia a breve una collaborazione con il sito www.diysco.com.
Nella rubrica "Gioia e Rivoluzione" parlerò, in una serie di puntate, della Storia della Musica Indipendente in Italia fino alla fine degli anni '80.



Nel nuovo numero di CLASSIC ROCK parlo di "Mother's Milk" die RED HOT CHILI PEPPERS (in uno speciale a loro dedicato), di "A kind revolution" di PAUL WELLER, "Calibro 77" dei GANG, "Lazy Sunny Day" di DOME LA MUERTE EXP, del cofanetto "The Epic Years" dei VIBRATORS.

venerdì, aprile 28, 2017

Aprile 2017. Il meglio del mese



Alcuni nomi si affacciano già tra i candidati al top del 2016.
Stone Foundation, Don Bryant, Godfathers, Sleaford Mods, Sinkane, Soul Scratch, Voodoo Working Club, Neville Staple, Will Sessions tra gli stranieri, Edda, Cut, Julie's Haircut, Senzabenza, Cesare Basile, Diplomatics, Don Antonio, Gang, Strato's, Five Faces, Todo Modo, Love Thieves tra gli italiani.


STONE FOUNDATION - Street rituals
La band inglese si lascia abbracciare da mr. PAUL WELLER (che produce, arrangia, suona il piano, canta e compone in due brani) e rilascia un album con i fiocchi.
Soul, funk, eccellenti ballate mid tempo, tanto groove, sound soft ma crudo, pulito, spesso vicino agli Style Council.
Ottimo disco (dove l'impronta di Weller è evidente e chiara), raffinato, godibile, pieno di anima e passione.

WILL SESSIONS - Deluxe
La band di Detroit all'esordio con un poderoso album di soul funk all'ennesima potenza dove si mischiano Funkadelic e il James Brown dei 60's, Meters e Sly and the Family Stone.
Album arricchito dalle ospitate di Amp Fiddler (Parliament e Funkadelic) Allan Barnes dei Blackbyrds oltre alla stella funk Rickey Calloway.
Lavoro stellare !

TANIKA CHARLES - Soul Run
Esordio per una nuova stella del new soul.
Direttamente dal Canada Tanika fonde benissimo soul tradizionale con un mood moderno che a tratti occhieggia all'hip hop. Una sorta di Macy Gray più vintage e ruvida. Album fresco, tante ottime canzoni, atmosfere cool, grande voce.

DON BRYANT - Don't give up on love
Marito di Ann Peebles con cui ha composto, tra gli altri, il classico "I can't stand the rain", torna dopo tempo immemorabile in sala d'incisione all'età di 74 anni con un album favoloso di southern soul in stile Stax e rhythm and blues "come una volta" tra Otis Redding, Wilson Pickett, Arthur Conley, Eddie Floyd.

RAY DAVIES - Americana
Ray mette in musica il suo omonimo libro e torna dopo 10 anni con un album discreto.
Accompagnato dai Jayhawks, viaggia in sonorità countryeggianti, qualche sussulto più rock, un duro modern blues, qualcosa di jazzy, un bel po' di classe e richiami alle classiche ballate alla Kinks.
Non male ma niente per cui entusiasmarsi.
Con immutato affetto.

MAXIMO PARK - Risk to exist
I Maximo Park arrivano al sesto album di una discreta carriera e con un sound sempre godibile (quel brit pop un po' "tronico" tra Franz Ferdinand, Kaiser Chiefs, Kasabian che non ti fa impazzire ma neanche fa schifo).
Il nuovo è divertente e piacevole da ascoltare.
Un ascolto lo darei.

SENZABENZA - Pop from hell
Mancavano da parecchio i Senzabenza (l'ultimo album era del 2002), uno dei nomi di punta della scena punk rock italiana.
Rieccoli con un lavoro nuovo di zecca, con sedici brani composti da poco ma che non hanno perso un grammo della freschezza che ha sempre caratterizzato la band di Latina (che all'attivo una mezza dozzina di album, uno dei quali prodotto dal compianto Joey Ramone dei Ramones, con cui hanno condiviso due tour).
Punk rock dalle forti influenze 60's, power pop cristallino, produzione impeccabile, brani compositivamente di pura eccellenza, un nutrito numero di ospiti (i bassisti di Punkreas, Rappresaglia, Derozer, Manges, Tough tra gli altri).
Un piccolo capolavoro.

BOSS HOG - Brood X
La band di Cristina Martinez e del marito Jon Spencer torna dopo 18 anni di silenzio.
Il sound è sempre quello: aspro, abrasivo, scarno con rock, punk, funk, blues a mischiarsi e a farsi minacciosi.
Insomma tutto quello che ci si poteva aspettare. Buono ma destinato ad un veloce oblìo.

JAMIROQUAI - Automaton
Mancavano da sette anni in studio di registrazione.
Il nuovo album non cambia la formula vincente: disco funk di classe, ottimo groove, un pizzico di soul, varie secchiate di elettronica.
Raffinato ed elegante ma prevedibile e indolore musica da sottofondo.

KENDRICK LAMAR - DAMN
Torna al rap/hip hop più duro e puro (con ampie dose di funk, Prince, neo soul), dopo il capolavoro di "To pimp a butterfly" del 2015. Questa volta è affiancato anche da Rihanna e U2 oltre ad un lungo stuolo di altri ospiti. Ma il risultato, seppur buono non è all'altezza del precedente.

MARVIN PARKS - s/t
Sedici brani super cool, prodotti dal nostro Nicola Conte, a base di raffinatissimo ed elegante soul jazz con la voce di Marvin a fare sensazione su una serie di classici jazz. Molto elegante

BOB DYLAN - Triplicate
Un triplo album, 30 brani, piccoli e grandi classici del Canzoniere Americano (da "Stormy weather" a "Sentimental journey").
Tanta classe, approccio da vecchio crooner (con poca voce), atmosfere soft e bluesy.
Non si può certo dire un brutto album, inutile però si.

DEEP PURPLE - InFinite
Non seguivo più i Deep Purple da "Perfect strangers" del 1984...dopo hanno fatto una decina di album.
Mi sono preso la briga di ascoltare il nuovo "InFinite" e l'ho trovato OTTIMO.
Hard rock classico, con tinte prog qua e là, classe e tecnica da vendere, Ian Gillan ancora in voce, ritmica solita eccellenza (Glover/Piace), Don Airey che suona alla Jon Lord, Steve Morse non mi piace ma non sfigura di certo.
Niente male e tanta botta e energia da vendere.

DON ANTONIO - s/t
Primo disco solista di Antonio Gramentieri, in arte Don Antonio, musicista, produttore, fondatore dei Sacri Cuori e autore di musiche per cinema, teatro, televisione e pubblicità.
Personaggio poliedrico in perenne tour in giro per il mondo o in sala di registrazione a fianco di nomi come David Hidalgo, Jim Keltner, Evan Lurie, Marc Ribot, John Convertino, Giant Sand, Steve Shelley, Richard Buckner, Dan Stuart, Alejandro Escovedo, Hugo Race, Nada, Pan del Diavolo, Bobby Solo e una lista lunga e variegata. Di queste esperienza l’album straborda: tra umori tex mex, twist, sapori di Romagna (terra natìa del Nostro), desert rock, anni 50 e 60, blues, country, rhythm and blues, rock ‘n’ roll, Morricone, Calexico, Los Lobos e tanto tanto altro.
Con tutto questo “Don Antonio” trova un’unitarietà, un amalgama, un suono peculiare, omogeneo, personale.
Le canzoni, prevalentemente strumentali, sono la perfetta colonna sonora di un viaggio meticcio che parte dalla Romagna, attraversa il Mediterraneo, si inerpica sulle Ande e ritorna a casa via Balcani.
Affascinante e convincente.

CAPT CRUNCH AND THE BUNCH - Crimine Beat
La band toscana esordisce su album con dodici infuocati e ruvidi brani che pur pescando a piene mani nella tradizione 60's sanno essere attuali e moderni.
Se la matrice prevalente è quella beat e garage, c'è un'anima blues (di quello più rozzo e primitivo) che permea tutto il lavoro. I sei brani della facciata A, in italiano, guardano al beat nostrano, quello più aspro, che fu prerogativa di band come Teste Dure, Corvi o Ragazzi del Sole, i sei della B side invece, con altrettanta ruvidezza, al british beat e al rhythm and blues bianco di Yardbirds, Birds e Pretty Things.
Ottimo e super energetico !!

EFFERVESCENT ELEPHANTS - Ganesh Sessions
Attivi dagli anni 80, i piemontesi Effervescent Elephants hanno sempre incarnato la via italiana alla psichedelia, quella più vicina allo stile brtitannico e alle visioni care a Syd Barrett.
Nel 2011 dopo l'impegno con Claudio Rocchi, decisero di rimanere in studio di registrazione e di riprendere alcuni vecchi brani in nuova versione, tra cui alcuni inediti.
Non manca un omaggio agli amatissimi primi Pink Floyd con una versione heavy blues di "Astronomy Domine" e vari viaggi sonori in mille direzioni.
Come sempre, una garanzia.

LAINO & BROKEN SEEDS - The dust I own
Il gruppo di stanza a Bologna, "nasce" idealmente a New York in un club fumoso dove Laino incontra IL blues.
Da allora un EP, concerti, festival e ora l'album d'esordio a base di crudo blues rurale che dal Muddy Waters elettrico arriva fin a RL Burnside e Junior Kimbrough.
Approccio sincero, diretto, credibile e che convince nonostante la materia bollente trattata. Album consigliato agli amanti del blues più torrido.

ONE HORSE BAND - Let's gallop
Esordio per la One Horse Band, one man band milanese attiva dal 2015. Sound minimale che scava nel blues più sporco e profondo, lo sporca di garage e attitudine punk e si butta tra Gun Club e Junior Kimbrough, tuffi nel rockabilly primitivo e selvaggio e un'irresistibile cover Crampsiana di "Venus" degli Shocking Blue.
Tra Bog Log III, la nostra Elli De Mon, Reverend Beat-Man. Particolare non trascurabile, il nostro equino suona davvero bene.

ASCOLTATO ANCHE
GUIDED BY VOICES (ennesimo album, doppio. Buono tra alt rock e psichedelie varie), FATHER JOHN MISTY (un Elton John primi 70's, con tocchi dei Beatles solisti. Non male ma niente di esaltante), NEW PORNOGRAPHERS (pop piacevole e un po' sintetico, niente di che), WHITE REAPER (se vi piacciono Cheap Trick o Thin Lizzy questo è un buon album anche se gli originali sono altra cosa), BLAENAVON (giovani inglesi con quel suono lì che guarda a Smiths e dintorni. Pallosi), JARVIS COCKER (piano e voce, minimalismo, spoken word. Due palle così), CHARLY BLISS (nostalgia di Cardigans, Go Go's, Primitives ? Questo disco fa per voi...), BLACK ANGELS (psych stoner che non mi prende granchè), BODY COUNT (noiosissimo e scontatissimo rap metal), LOOSE TOOTH (nostalgia degli Husker Du?..ecco dei discreti cloni), MICHON YOUNG (gradevole soul funk molto patinato), ERIC ROBERSON (soft soul piacevole)

LETTO

No Strange e sogni correlati
E' un lungo Viaggio quello intrapreso dai NO STRANGE, una delle poche band veramente PSICHEDELICHE uscite in Italia, i cui primi passi sono addirittura alla fine degli anni 70.
Parte da qui il racconto, dettagliato, ricco di aneddoti e di lucidi sguardi sugli ultimi 40 anni di vita culturale e sociale italiana, della storia della band.
Come sempre, una storia fatta di alti e bassi, arrivi e ripartenze, delusioni e "successi" (sempre relativizzati alle potenzialità di un progetto sempre "contro" e veramente "alternativo").
Un libro coloratissimo (dalla penna di Ursus D'Urso, valente grafico e disegnatore, anima, con Alberto Ezzu, della band) e ricco di decine di interventi di personaggi chiamati a definire il concetto di psichedelia o a lasciare un contributo (ci sono tra i tanti Jutta Taylor Nienhausdegli Analogy, Matteo Guarnaccia,Cosimino Pecere, boss della Psych-Out Records, Twink dei Pink Fairies, Peter Daltrey dei Kaleidoscope, Brian Godding dei Blossom Toes, James Lowe degli Electrc Prunes etc etc.)
Coordina i racconti di Ursus e Ezzo, il giornalista Fabrizio Della Porta, stampa e distribuisce Area Pirata.

Bruno Pisaniello - Herbie Goins
Bruno Pisaniello ha raccolto una serie di testimonianze (oltre a foto, una breve biografia e la discografia completa) su HERBIE GOINS.
Personaggio solo apparentemente secondario, suonò con Alexis Korner e con i suoi Nightimer infiammò le platee dei mods londinesi nei primi 60's.
Tra il suo pubblico anche personaggi come Robert Plant, Steve Marriott, il giovane Jimi Hendrix, Mick Jagger o Keith Richards.
Poi l'arrivo in Italia dove si stabilì e continuò a suonare con i Soultimers ed altre band (tra cui un'esperienza proficua con il mai troppo stimato bluesman Guido Toffoletti).
Questo libro lo ricorda come (splendido) uomo e grande talento.
Da annotare l'aneddoto in cui Herbie ricorda che un giovanissimo Jimi Hendrix gli chiedeva spesso cosa fosse necessario per diventare famosi e lui ogni volta gli rispondeva “Experience, experience”.
Il buon Jimi si è ricordato, evidentemente, di quella parola...

Marcello Piras - Dentro le note. Il jazz al microscopio
Marcello Piras scrisse tra il 1983 e il 1995 una serie di articoli per il mensile «Musica Jazz». Articoli innovativi, ironici, graffianti in cui analizzava e scomponeva brani e dischi di jazz con una competenza unica.
Articoli persi da tempo tra le pagine della rivista e recentemente (parzialmente, sono 39 più un inedito) ristampati da Arcana grazie a Vincenzo Martorella.
Non è una lettura facile, anzi, al contrario, è spesso molto tecnica e ad appannaggio solo a chi conosce jazz e musica in maniera molto approfondita.
Ma è tale la capacità di Piras di spiegare, pur con un linguaggio complesso, le peculiarità dei brani, aggiungendo una sterminata conoscenza della materia, aneddoti e approfondimenti, che il libro scorre veloce e curioso.
Solo per appassionati ma lettura interessantissima.

VISTO

Nick Cave 20000 Days on Earth
Un viaggio originale e molto suggestivo nelle 24 ore di una giornata tipo di un odei più affascinanti e intriganti personaggi della scena musicale degli ultimi decenni.
Nick Cave (si) racconta un po' (peccato che il doppiatore italiano sembri Ricky Cunningham di "Happy Days"...e che qualche traduzione faccia cadere le...braccia), è serio, ironico, forse gioca un po' troppo con il suo personaggio ma il doc è davvero molto bello.

giovedì, aprile 27, 2017

Get Back. Dischi da (ri)scoprire



Ogni mese la rubrica GET BACK ripropone alcuni dischi persi nel tempo e meritevoli di una riscoperta.
Le altre riscoperte sono qui:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/Get%20Back

NINO FERRER - Nino and Radiah
Accompagnato da Radiah Fryer (cantante, attrice e modella afro americana la cui avvenenza è ben visibile in copertina) Nino Ferrer incide un sorprendente album soul funk blues nel 1974.
Splendido groove southern al servizio di brani di gradevole ascolto ma complessi e mai banali compositivamente (alla chitarra Claude Engel già membro dei Magma).

JACKIE WILSON & COUNT BASIE - Manufacturers Of Soul
Splendido album del 1968 in cui la grande voce di Jackie Wilson swinga con l'orchestra di Count Basie su una serie di classici soul e rhythm and blues, da "In the midnight hour" a "Funky Broadway", "Uptight, "Respect".
Album super cool e raffinatissimo.

DOUG CARN - Revelation
Un gioiello di spiritual jazz targato 1973 in cui il tastierista e multistrumentista americano si avvale dell'apporto vocale (splendido) della moglie Jean Carne, fedele collaboratrice in parecchi altri suoi lavori.
Qui si viaggia tra soul jazz (la title track) mentre ci si addentra nella fusion in "Fatherhood" e funk jazz in "Jihad".
Notevole.

THE BUREAU - s/t
Hanno lasciato un solo album, nel 1981, favoloso mix di soul, beat, Stax, white soul (quello della reunion, del 2008 è dignitoso ma poco più).
Erano composti da ex membri dei Dexy's Midnight Runners (dopo uno dei solisti repulisti di Kevin Rowland) e The Upset (band che con i Dexy's era stata in tour da poco).
Tra loro anche tale Mick Talbot, già con i Merton Parkas e di lì a poco a fianco di Paul Weller negli Style Council.
Il batterista Stoker andrà invece con i General Public con ex membri dei The Beat e Mick Jones dei Clash e il cantante Arche Brown nei The Flag con l'ex Secret Affair Dave Cairns (dai Secret Affair il batterista Seb Shelton invece si unirà ai "nuovi" Dexy's celtci di "Too Rye Ay").
L'album rimane fresco e potente ed èstato ristampato con varie bonus e una serie di fantastici brani live.

mercoledì, aprile 26, 2017

Marcello Piras - Dentro le note. Il jazz al microscopio



Marcello Piras scrisse tra il 1983 e il 1995 una serie di articoli per il mensile «Musica Jazz».

Articoli innovativi, ironici, graffianti in cui analizzava e scomponeva brani e dischi di jazz con una competenza unica.
Articoli persi da tempo tra le pagine della rivista e recentemente (parzialmente, sono 39 più un inedito) ristampati da Arcana grazie a Vincenzo Martorella.

Non è una lettura facile, anzi, al contrario, è spesso molto tecnica e ad appannaggio solo a chi conosce jazz e musica in maniera molto approfondita.
Ma è tale la capacità di Piras di spiegare, pur con un linguaggio complesso, le peculiarità dei brani, aggiungendo una sterminata conoscenza della materia, aneddoti e approfondimenti, che il libro scorre veloce e curioso.
Solo per appassionati ma lettura interessantissima.

Dall'introduzione a cura dello stesso Piras:

"Nell’insieme, queste pagine mi sono parse ancora fresche, per stile, contenuti, modo di trattare la materia.
Si possono far conoscere ai figli dei lettori di Musica Jazz che le assaporarono allora.
La musicologia jazz, di cui invocavo la nascita come auspicabile in un futuro nebuloso, adesso è nata, e sgambetta in lungo e in largo per i corridoi delle università, ma non ha prodotto gran che di maturo.
Questi contributi d’epoca, con i loro limiti, servono ancora a qualcosa".

martedì, aprile 25, 2017

25 aprile 2017



dal sito: www.antiwarsongs.org/

"Ogni tanto capita di scrivere una canzone nuova, e ho scritto una canzone nuova.
O meglio, ho trovato una poesia scritta in dialetto bolognese e l'ho tradotta in italiano.
Flaco ha musicato questa poesia in modo molto emozionante; Flaco ha musicato questi bellissimi versi, ed è una poesia che parlava della guerra partigiana, con dei personaggi che si chiamavano con dei nomi di battaglia: 'Pedro', 'Cassio', 'il figlio del Biondo', 'il Brutto'…siamo in un curioso periodo di revisionismo, e siamo in un periodo in cui cercano…in qui qualcuno cerca di equiparare i combattenti della repubblica di Salò ai partigiani.
Io dico che, con tutti i distinguo, con tutta la retorica che c'è stata, lasciamo stare, lasciatemi stare la Resistenza.
La canzone si chiama 'Su in collina', e parla appunto di Pedro, di Cassio, il figlio del Biondo, il Brutto"

Francesco Guccini

SU IN COLLINA di Francesco Guccini
Dalla poesia in bolognese Môrt in culéṅna di Gastone Vandelli
Traduzione di Francesco Guccini

Musica di Juan Carlos "Flaco" Biondini incisa nell'album "L'ultima Thule" (2012) e dai Gang in "La Rossa Primavera" (2011)

https://www.youtube.com/watch?v=xSy_P9NUtFc

Pedro, Cassio e poi me, quella mattina
Sotto una neve che imbiancava tutto
Dovevamo incontrare su in collina
L’altro compagno, figlio al Biondo, il Brutto

Il vento era ghiacciato e per la schiena
Sentivamo un gran gelo da tremare
C’era un freddo compagni su in collina
Che non riuscivi neanche a respirare

Andavamo via piano, “E te cammina!”
Perché veloci non potevamo andare
Ma in mano tenevam la carabina
Ci fossero dei togni a cui sparare

Era della brigata il Brutto, e su in collina
Ad un incrocio forse c’era già
E insieme all’altra stampa clandestina
Doveva consegnarci “l’Unità”

Ma Pedro ci ha fermati e stralunato
Gridò “Compagni mi si gela il cuore
Legato a tutto quel filo spinato
Guardate là che c’è il Brutto, è la che muore”

Non capimmo più niente e di volata
Tutti corremmo su a quella stradina
Là c’era il Brutto tutto sfigurato
Dai pugni e i calci di quegli assassini

Era scalzo, né giacca né camicia
Nudo fino alla vita e tra le mani
Teneva un’asse di legno e con la scritta
“Questa è la fine di tutti i partigiani”

Dopo avere maledetto e avere pianto
L’abbiamo tolto dal filo spinato
Sotto la neve, compagni, abbiam giurato,
Che avrebbero pagato tutto quanto.

L’abbiam sepolto là sulla collina
E sulla fossa ci ho messo un bastone
Cassio ha sparato con la carabina
Un saluto da tutto il battaglione

Col cuore stretto siam tornati indietro
Sotto la neve andando piano piano
Piano sul ghiaccio che sembrava vetro
Piano tenendo stretta l’asse in mano

Quando siamo arrivati giù al comando
Ci hanno chiesto la stampa clandestina
Cassio mostra il cartello in una mano
E Pedro indica un punto su in collina

Il cartello passò di mano in mano
Sotto la neve che cadeva fina
In gran silenzio ogni partigiano
Guardava quel bastone su in collina

lunedì, aprile 24, 2017

Herbie Hancock e Wayne Shorter: lettera ai giovani musicisti



Alla Futura Generazione di Artisti.
Ci troviamo in un periodo imprevedibile e turbolento.
Dall’orrore del Bataclan, alla crisi in Siria e all’insensato spargimento di sangue di San Bernardino, viviamo un’epoca di grande confusione e dolore.
Come artista, creatore e sognatore di questo mondo, ti chiediamo di non farti scoraggiare di fronte a tutto ciò, ma di usare la tua stessa vita e – per estensione – la tua arte, come strumenti per costruire pace.
Sebbene sia vero che le problematiche che il mondo sta affrontando siano complesse, la soluzione per la pace è semplice: essa comincia da te. Non serve vivere in un paese del terzo mondo o lavorare per una ONG per fare la differenza. Ognuno di noi ha una missione unica.
Siamo tutti pezzi di un gigante, fluido puzzle, dove la più piccola delle azioni, pur essendone una singola tessera, influenza ciascuna delle altre.
Tu conti, le tue azioni contano, la tua arte conta.
Vorremmo essere sicuri che mentre scriviamo questa lettera, pensata e scritta per un audience di artisti, che questi pensieri al contrario superino limiti e confini professionali e si applichino a tutte le persone, a prescindere dalla propria professione.

PRIMO, RISVEGLIA LA TUA UMANITA’
Non siamo soli. Non esistiamo da soli e non possiamo creare, da soli.
Ciò di cui questo mondo ha bisogno è un risveglio umanistico del desiderio di elevare le condizioni della propria vita fino a quando le nostre azioni si radichino nell’altruismo e nella compassione.
Non puoi nasconderti dietro un lavoro o uno strumento: devi comportarti da uomo.
Concentra le tue energie nel diventare la miglior persona che tu possa essere. Concentrati nello sviluppare empatia e compassione.
Seguendo questa strada, attingerai ad una ricchezza di ispirazione che affonda le sue radici nella complessità e nella curiosità di sapere il significato dell’esistenza questo pianeta. La musica non è che una goccia nell’oceano della vita.

SEGUI E CONQUISTA LA STRADA MENO PERCORSA
Il mondo ha bisogno di una strada nuova.
Non farti influenzare dalla retorica comune, o dai falsi miti e dalle illusioni su come la vita debba essere vissuta.
Decidi tu se essere pioniere.
Che sia attraverso l’esplorazione di nuovi suoni, ritmi e armonie o collaborazioni inaspettate, processi ed esperienze, noi t’incoraggiamo a scacciare la ripetizione in ogni sua forma negativa, e le sue conseguenze.
Lotta per creare nuove azioni, nella musica così come nella vita.
NON CONFORMARTI MAI.

ACCOGLI L’IGNOTO
L’ignoto richiede un’improvvisazione passo dopo passo o un processo creativo imparagonabile per potenziale e realizzazione.
Nella vita non c’è un copione già scritto, perché la vera prova è la vita stessa. Ogni relazione, ostacolo, interazione, ecc… è una prova per la prossima avventura nella vita.
Tutto è connesso.
Tutto origina qualcos’altro.
Mai nulla viene sprecato.
Questo tipo di pensiero richiede coraggio.
Sii coraggioso e non perdere la tua euforia e la tua riverenza verso il mondo meraviglioso che ti circonda.

COGLI LA VERA NATURA DEGLI OSTACOLI
Siamo intrappolati nell’idea del fallimento, ma non corrisponde a verità: è un’illusione, un mito.
Il fallimento non esiste.
Quello che percepisci come tale in realtà è una nuova opportunità, una nuova mano alle carte o una nuova tela su cui creare. Nella vita ci sono opportunità illimitate.
Le parole “successo” e “fallimento” non sono altro che etichette. Ogni istante è un’opportunità. Tu, in quanto essere umano, non hai limiti: per questo esistono infinite possibilità in ogni circostanza.

NON AVER PAURA DI INTERAGIRE CON CHI E’ DIVERSO DA TE
Il mondo ha bisogno di più confronto tra persone di origini diverse, in particolare nell’arte, nella cultura e nell’educazione.
Le nostre differenze sono ciò che abbiamo in comune.
Possiamo lavorare assieme per creare uno schema condiviso, un progetto aperto e continuo in cui persone di ogni sorta possano scambiare idee, risorse, premure e gentilezze.
Dobbiamo connetterci gli uni agli altri, imparare dal prossimo e condividere esperienze vicendevolmente. Non avremo mai pace se non riusciamo a capire il dolore che c’è nel cuore degli altri.
Quanto più interagiamo, tanto più capiremo che la nostra umanità supera ogni differenza.

LOTTA PER CREARE UN DIALOGO SENZA DOGMI (AGENDA-FREE)
L’arte, in qualsiasi forma, è un mezzo per il dialogo, che a sua volta è uno strumento molto potente.
E’ tempo che il mondo della musica produca storie solide che inneschino il dialoghi sul nostro mistero.
E quando diciamo il nostro mistero, parliamo di analizzare, di sfidare quelle paure che ci impediscono di scoprire l’accesso illimitato al coraggio che risiede in ognuno di noi.
Si, tu basti.
Si, tu vali.
Si, tu dovresti continuare così.

DIFFIDA DELL’EGO
L’arroganza può nascere negli artisti, in chi crede che il proprio status lo renda più importante, o in quelli convinti che la sola associazione ad un campo creativo conferisca loro una sorta di superiorità.
Fai attenzione all’ego: la creatività non può fluire quando è solo l’ego ad essere nutrito.

IMPEGNATI PER UN BUSINESS SENZA FRONTIERE
Nel campo medico c’è un’organizzazione chiamata Medici Senza Frontiere.
Quest’impegno nobile può servire da modello per superare le limitazioni e le strategie dei vecchi schemi economici, progettati per mantenere i vecchi sistemi e farli apparire come nuovi.
Ci stiamo riferendo ad un sistema che esiste, un sistema che condiziona i consumatori a comprare solo i prodotti definiti “commerciabili”. Un sistema dove il denaro è solo un mezzo per uno scopo.
L’impresa musicale è solo una frazione del business della vita. Vivere con integrità creativa può portare benefits mai immaginati.

APPREZZA LA GENERAZIONE CHE TI HA PRECEDUTO
I tuoi vecchi possono aiutarti.
La loro saggezza è una fonte di ricchezza. Hanno affrontato tempeste e resistito ai tuoi stessi dolori: lascia che i loro sforzi siano la luce che illumini la strada nell’oscurità. Non sprecare tempo a ripetere i loro sbagli.
Al contrario, prendi per buono ciò che hanno fatto loro e spingiti a costruire un mondo progressivamente migliore per le generazioni a venire.

INFINE, SPERIAMO CHE TU POSSA VIVERE IN UNO STATO DI COSTANTE MERAVIGLIA
Con l’andare degli anni, parte della nostra immaginazione tende a sbiadirsi.
Che sia per la tristezza, per un dolore prolungato o per un condizionamento sociale, da qualche parte lungo il percorso la gente dimentica come attingere a quella magia che esiste nelle nostre menti.
Non lasciare affievolire quella parte della tua immaginazione.
Guarda le stelle e immagina cosa si provi ad essere un astronauta o un pilota.
Immagina di esplorare le piramidi o il Machu Picchu.
Immagina di volare come un uccello o di schiantarti su un muro come Superman. Immagina di correre coi dinosauri o di nuotare come le creature marine.
Tutto ciò esiste, è il prodotto della nostra immaginazione: nutrila e custodiscila, e ti troverai sempre sul ciglio della scoperta.
Come può tutto ciò portare alla creazione di una società di pace, mi chiedi?
Comincia con una causa.
Le tue cause creano gli effetti che danno forma al futuro, il tuo e di tutti quelli intorno a te. Sii il protagonista nel film della tua vita.
Sei tu il regista, l’attore e il produttore.
Sii abbondantemente e instancabilmente compassionevole mentre balli in questo viaggio che chiamiamo vita.

domenica, aprile 23, 2017

Il permafrost tra Canada e Siberia



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Il permafrost è il terreno permanentemente ghiacciato dal freddo che occupa 19 milioni di chilometri quadrati,il 24% dell’emisfero settentrionale della Terra, dalla Siberia alla Scandinavia, Canada, Alaska, Groenlandia, Himalaya, Alpi.

Il permafrost contiene grandissime quantità di metano, uno dei quattro gas serra che contribuiscono al riscaldamento globale, 25 volte superiore a quello dell’anidride carbonica.
Il caldo fonde il permafrost che a sua volta libera nell’atmosfera metano, che riscalda ancora di più la temperatura.

Un circolo vizioso che è ormai improbabile riuscire a fermare.

Nel frattempo il collasso del permafrost crea nuovi laghi, enormi buchi (che tra l'altro possono liberare batteri rimasti imprigionati da migliaia di anni nel ghiaccio, frane, crolli e cambiamenti disastrosi nell'habitat naturale.

sabato, aprile 22, 2017

Libertà



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' parlo del RECORD STORE DAY (con interventi di Paul Weller e Gil Scott Heron), di quando nacque GREENPEACE (con un concerto nel 1970 di Joni Mitchell, James Taylor e Phil Ochs), del partigiano Angelo Rossi che scrisse la musica per "Siamo i ribelli della montagna" e di due canti partigiani che parlano direttamente di Piacenza.
Nella foto la pagina della scorsa domenica.

Oggi a Cremona:

venerdì, aprile 21, 2017

Iggy Pop, 70 anni e Asshole Blues



IGGY POP compie oggi 70 anni e ci regala "Asshole Blues".
Sporchissimo e storto.
Giusto così.
Grazie per tutto.

https://www.youtube.com/watch?v=80u8hxV7KKE

Slow Slushy Boys



Attivi dal lontano 1989, gli SLOW SLUSHY BOYS sono una delle migliori bands provenienti dalla Francia. Una decina di album (tutti in rigoroso vinile), un numero incalcolabile di 45, ep (uno dei quali anche sulla mia Face Records nei primi 90's) e apparizioni su varie compilation, cambi di formazione vari e concerti ovunque in Europa.

Tornano ora con una serie di uscite discografiche che inquadrano alla perfezione il loro percorso.
L'album "Whelk time" è una gustosissima compilation che raccoglie 12 brani registrati tra il 1994 e il 1997 quando la band viaggiava tra rhythm and blues, garage beat e rock 'n' roll primitivo mentre i due nuovi singoli, "Rise up" e "Gimme your love" li colgono nella nuova incarnazione funky soul tra Hot Chocolate, Curtis Mayfield e James Brown.

Da seguire e supportare.
Lunga vita !!

https://www.larsen.asso.fr/bands/ssb/ssb.htm

giovedì, aprile 20, 2017

Sportspages



Si parla di un'altra EPICA del CALCIO (e sport) in questo articolo di ALBERTO GALLETTI.

E’ stato per 20 anni la mecca libraria degli sportivi di tutto il mondo.
Fu aperto da John Gaustad, neozelandese residente in Inghilterra dal 1974, ai tempi in cui le librerie avevano a disposizione nella sezione sport al massimo una decina di libri di mediocre qualità, che non riusciva a trovare un libro in tutta Londra che parlasse dei suoi amatissimi All Blacks. Nacque così l’idea di aprire un negozio che vendesse libri sullo sport che andasse al di la delle solite poche cose a disposizione, in un primo tempo pensato per neozelandesi e australiani residenti in Inghilterra.
Era il 1985.

Gli inizi non furono facili, l’incasso del primo giorno di apertura fu di 20 sterline, il primo libro venduto fu una pubblicazione sullo yoga.
Lo scoprii, naturalmente per caso, in una rientranza di Charing Cross Road un pomeriggio nel tardo inverno del 1992 quando, a zonzo per Londra con in tasca la paga settimanale da sputtanare in cagate, ero proprio in cerca di qualcosa di simile.

L’assortimento della libreria si era allargato fino a comprendere una gamma vastissima di titoli, oltre diecimila.
Turisti americani in visita a Londra divennero ben presto assidui frequentatori di Sportspages, fornitissimo di pubblicazioni sul baseball soprattutto,ma anche NBA e NFL, ben presto imitati dai maniaci del calcio che vi potevano trovare di tutto, dai libri di statistiche, a quelli storici, agli almanacchi, alle fanzine dei tifosi (praticamente tutte quelle edite dai sostenitori di tutte e 92 le squadre professionistiche inglesi), le ricordo ammucchiate in pile disordinate sul pavimento, alle maglie vintage, o a libri tipo ’50 anni al seguito del Leyton Orient’ o la biografia di David Batty (che presi a mio fratello) e similari, che fecero la fortuna del negozio.

Liam Gallagher, al tempo in veste di semplice tifoso del Manchester City e di fulminato del calcio ci passava intere giornate, io pure.
Ore e ore a scartabellare sugli scaffali, libri, videocassette, maglie, dischi, cd, memorabilie varie, a parlare con altri fissati come me, ricordo tifosi delle squadre più improbabili ‘ah, Italia Ei Si Milàn’, tutti ammiratissimi dalla serie A e Roby Baggio, e io a spiegargli che me ne fregava assai poco e mi interessava il loro di calcio.
Strano il mondo, vai in Inghilterra da devoto del loro calcio e scopri che loro pensano che il calcio inglese sia pessimo e che il tuo sia il migliore al mondo (in effetti in quegli anni lo era), ma a me non è mai importato quasi niente, i motivi per me erano altri.

C’era una grande televisore sopra uno scaffale in alto a sinistra sempre acceso su un avvenimento sportivo. Fu dentro a Sport Pages che guardai le prime partite di cricket in televisione,quelle del mondiale 92 vinto dal Pakistan in finale sull’Inghilterra e l’infuocata serie di test-match nell’estate di quell’anno, sempre tra Inghilterra e Pakistan.
Quello che mi interessava veramente però, erano i libri sul calcio, un genere praticamente introvabile in Italia tanto più se l’argomento era il calcio inglese.
Così non credetti ai miei occhi quando mi trovai davanti al Rothmans Football Yearbook 92, in bella mostra sullo scaffale, a lungo desiderato, agognato scrigno di ogni informazione relativa alle squadre inglesi a me precluso in quanto abitante della padania profonda e dimenticata.
Bastava pagare ed era mio.
Così, con enorme soddisfazione tirai fuori tredici sterline (un bel prezzo allora), e lo comprai.
Le porte della conoscenza fino ad allora preclusa mi si spalancarono.
L’altro titolo fondamentale e del quale ero appena venuto a conoscenza era ‘The Football Grounds of Great Britain’ , opera dell’ineguagliabile storico (calcistico) Simon Inglis, grande tifoso del Villa. Con undici sterline, l’intero sapere relativo agli impianti calcistici d’oltremanica era finalmente nelle mie mani.
A fine anni 80 si mise anche a vendere biglietti per le partite, a prezzi di costo, senza le maggiorazioni assurde dei bagarini che già allora chiedevano almeno cinque volte il prezzo del biglietto.
Ci comprai con mio fratello quelli per Arsenal-Liverpool (4-0) del lunedì di Pasqua 92 e del Charity Shield dell’agosto successivo (Leeds 4-3 Liverpool).

Sarò sempre grato a Sportspages.
Fu per me, oltre che un passatempo di incredibile godimento, la svolta che mi aprì la conoscenza sul mondo del calcio, dello sport inglese e in maniera minore anche sul loro mondo in generale.
Al volgere del millennio l’avvento di internet e della vendita di libri on-line, unita ad uno scandaloso aumento degli affitti in zona (la libreria di mio suocero che distava cento metri subì una sorte analoga), mandò il negozio in crisi.
La filiale di Manchester, aperta nel 92, fu devastata da un’attentato dell’ IRA (che non era ovviamente diretto al negozio). Fu un colpo durissimo che fece declinare rapidamente le fortune della ditta che nel 2003 riportò perdite per oltre 200.000 sterline.
Gaustad cedette le quote della società a Sport Books Direct che non riuscì ad evitare l’amministrazione controllata e Sport Pages chiuse nel 2005.

John Gaustad è morto un anno fa, vinto da un male, checché se ne dica, incurabile.
La sua scomparsa mi ha profondamente rattristato, ma la gratitudine che serbo nei suoi confronti non svanirà mai. La sua importanza nel campo dell’editoria sportiva è andata ben oltre quella del suo negozio già di per se enorme.
Credeva fortemente che le pubblicazioni sportive potessero essere valide, ‘Non è vero che bisogna essere degli idioti per seguire lo sport o leggere libri sullo sport’ ha sempre sostenuto con convinzione ‘un buon libro –diceva- deve parlare (bene) della vita così come dello sport che stà trattando’.
Istituì il premio William Hill Sportbook of the Year, in collaborazione con la famosa casa di bookmakers, premio che ha oggi rilevanza internazionale e che vide le prime premiazioni effettuate proprio nel negozio di Caxton Walk tra le quali il trionfo di Nick Hornby, proprio quell’anno con il suo Fever Pitch, che aprì la strada ad una nuova era per i libri sportivi.

Ho quattro dei titoli che nel corso degli ultimi vent’anni si sono aggiudicati il prestigioso premio, oltre al sopracitato Fever Pitch, anche A Social History of English Cricket di Derek Birley, magnifico, My father & other working-class football heroes di Gary Imlach e l’esilarante Provided you don’t kiss me: 20 years with Brian Clough di Duncan Hamilton.

Sportspages, great memories, and a greatly missed bookshop will live forever.

Tracks

EMF - Unbelievable
The Smiths - I started something I couldn’t finish
Oasis – Live Forever
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