giovedì, gennaio 18, 2018

Cyrille Regis



ALBERTO GALLETTI ricorda la figura di Cyrille Regis

E’ morto domenica sera, stroncato da un infarto, Cyrille Regis, uno dei più importanti calciatori inglesi degli ultimi 40 anni, grande centravanti e uomo straordinario.

Calcisticamente parlando ,per me, un brutto colpo.
Un giocatore che mi è sempre piaciuto molto, al quale mi affezionai e che vidi anche giocare, e segnare, con indosso la nostra maglia (Aston Villa) in un sabato pomeriggio primaverile nei sobborghi settentrionali di Londra in un partita che non ho mai dimenticato, come potrei del resto, e che da domenica sera avrò un motivo in più, purtroppo il peggiore, per non dimenticare.
Quella mattina in macchina, andando al lavoro, già avevo cominciato a tormentare mio fratello, mio diretto superiore in cucina, ‘Guarda - gli dissi – giochiamo a White Hart Lane oggi pomeriggio…’ gli dissi speranzoso col Daily Mirror aperto sulla pagina del calcio con le partite del giorno, per tutta risposta ebbi un grugnito per niente solidale.
Continuai ad esasperarlo per l’intera mattina.
Il problema era che senza biglietto e dovendo coprire la distanza da West Hampstead a White Hart Lane in macchina, nel traffico londinese, con più di metà percorso su strade che non conoscevo, avrei dovuto abbandonarlo in cucina alle 13.30, in pieno servizio.
La discussione si fece accesa, mi salvò Pepe, il nostro lavapiatti colombiano, tifosone dei Millonarios, che prese le mie parti e si offri di tappare il buco, per così dire, e fare anche un po del mio lavoro.
Schizzai fuori , e saltai in macchina.
Mani sul volante e London A-Z aperto sul sedile di fianco.
Una mezza odissea.
Quando infine arrivai nei pressi dello stadio erano le tre, non avevo biglietto e ci misi un po a parcheggiare.
Mi misi in fila ai tornelli la gente ancora entrava.
Settore ospiti, in piedi, dietro la porta.
Una volta dentro dopo aver sgomitato e spintonato per riuscire ad inquadrare il campo, diedi un occhio al tabellone: 10’ minuto 1-0 per loro, non ho neanche sentito il boato, probabilmente han segnato mentre scendevo dalla macchina.
Non passa neanche un minuto che una maldestra deviazione di Teale su cross insacca il due a zero per loro.
Adesso si fa davvero dura.

Il contingente Villans in trasferta non sembra comunque per niente abbattuto, canti ed incitamenti non si fermano.
Questa è una delle cose che mi è sempre piaciuta del calcio inglese: believe!

Passano alcuni minuti e Yorke fila via sulla destra, si beve tre avversari e centra su secondo palo dove c’è appostato Regis che salta e di testa appoggia in mezzo per Richardson che infila da mezzo metro.
Poi una punizione in posizione interessante dal lato opposto, sul cross che ne consegue il portiere sbaglia l’uscita e Olney, dietro di lui, insacca di testa il 2-2, tripudio in gradinata.
Al ritorno in campo c’è una nostra grande azione, Regis controlla di classe, in area, un pallone che proviene da dietro, elude l’avversario e appoggia a Yorke che stà arrivando da dietro, tiro in corsa e gol del 3-2!
Risultato capovolto e capovolti pure noi in gradinata, la spinta che mi arriva da dietro è così potente che mi ritrovo parecchi gradini più sotto, per terra, tra le gambe di altri, tutti esultanti, altri ancora per effetto della stessa spinta son finiti sul prato.
Poi, non ricordo più per quale motivo, c’è un rigore per il Tottenham, tira Lineker e Spink glielo para: boato nostro tremendo, ci sentiamo invincibili.

Non c’è più storia, il Tottenham cede, messo in difficoltà da palle lunghe e alte, respinte dai difensori e subito riprese dai nostri che li contrattaccano immediatamente.
Su una di queste Daley con bellissimo spunto personale entra in area e trafigge Thotrsvedt.
E infine c’è spazio anche per il mio eroe, Cyrille Regis, che si smarca alla grande su un filtrante nella tre quarti avversaria, prende palla e fila via veloce, resiste ad una carica e una volta in area infila il 5-2 con un destro potente.
Un trionfo.

Grande Cyrille Regis!

Al mio ritorno al lavoro per il turno serale birre per tutti! Sweet London memories….

Cyrille Regis era nato nella Guyana francese nel 1958, la famiglia si trasferì in Inghilterra nel 1962. Lasciò presto la scuola e trovò impiego come elettricista, intanto giocava a calcio. Fu notato dagli osservatori del West Bromwich Albion quando giocava per i semiprofessionisti del Hayes, 24 gol in quella stagione gli valsero un contratto con i Baggies.
1,83 di statura per 84kg di peso forma, una muscolatura possente, scatto da velocista e grande tecnica; imbattibile nel gioco aereo e con un tiro potente, queste le caratteristiche di Regis che fu un grande centravanti. Memorabile i suo gol a Norwich nell’82 che fu eletto ‘goal of the season’, e il quinto che il suo WBA rifilò al Manchester United in una clamorosa vittoria ad Old Trafford, 5-3, nel ’78, e si, perché quel West Bromwich Albion era davvero una gran squadra.
La sua carriera si divise principalmente tra WBA e Coventry City, dove colse l’unico titolo della sua carriera, la FA Cup del 1987, poi Aston Villa, con i quali lo vidi in azione quel memorabile pomeriggio.
Ultimi fuochi con Wolves, Chester e Wycombe, in totale 614 partite e 158 gol distribuiti in una carriera lunga vent’anni.

Cyril Rgis però non è stato solo un grande attaccante ma anche un esempio, un protagonista, un campione nella lotta contro la discriminazione razziale nei campi da calcio inglesi e non solo.
In quell’Inghilterra di fine anni 70 vedere tre ragazzi di colore in campo, in uno stadio di 1a divisione, con indosso a stessa maglia, non era certo una consuetudine, ma certo Big Ron Atkinson, allora il boss al The Hawthorns non si faceva certo problemi di questo genere.
Uno dei tre, Laurie Cunningham, fu il primo uomo di colore ad indossare la maglia di una nazionale inglese (l’Under 21).
Le resistenze tra il pubblico invece furono assai più difficili da vincere e tanti furono gli episodi spiacevoli che Regis, come altri, dovette sopportare in giro per l’Inghilterra.
Una volta gli fu recapitato un proiettile in una lettera minatoria, conservò il proiettile per ricordarsi sempre dell’odio di alcuni e continuare nel suo impegno per gli altri che questo odio lo dovevano subire.
Con i tre compagni scelse di combattere la sua battaglia contro le discriminazioni dei tifosi, giocando, giocando meglio, giocando di più, segnando gol e vincendo partite, nessuno sarebbe riuscito a farlo smettere di giocare intimidendolo.
Lasciò che fossero i gol a parlare per lui, aprendo così la via per altri giocatori di colore dopo di lui.
Generoso ed altruista, convinto di poter contribuire con il suo comportamento a fare del mondo un posto migliore.
Continuò per tutta la sua carriera, e anche dopo, diffondendo la sua grande umanità, sempre educato e disponibile, si fermava a chiacchierare con tutti, tifosi e non, sempre con grande cordialità .

Fu protagonista di un episodio controverso in occasione della partita d’addio di un compagno del WBA , Len Cantello, quando pare per una sua trovata si sfidarono una squadra di tutti giocatori bianchi ed una di tutti giocatori di colore (che vinse 3-2).
La cosa causò costernazione, specialmente tra gli adepti del politically correct.
Regis rispose dichiarando che non era questo il vero problema quando solo dieci anni prima di giocatori di colore in prima divisione praticamente non ce n’erano, mentre adesso c’era un’intera squadra.
‘Fu molto divertente – dichiarò – e a nessuno, nemmeno ai bianchi, venne in mente che la cosa potesse avere risvolti spiacevoli.
Fu ingenuo da parte nostra, se vogliamo, ma per noi fu molto bello poter giocare quella partita.
’ Segno dei tempi, immagino le polemiche se la partita si giocasse oggi.
Ma non allora, e il suo impegno gli valse anche la copertina del New Musical Express, che come sappiamo , normalmente si occupa d’altro, a quel tempo poi calcio e musica erano due universi in netto contrasto, e questo rende l’idea di quanto sia stato grande Regis a quel tempo.

E’ stato un apripista, un simbolo e un motivatore per altri giocatori di colore quali Dwight Yorke, Ian Wright, Andy Cole, David James, Sol Campbell, Dion Dublin, Brian Deane solo per citarne alcuni, che sognavano di diventare calciatori e grazie al suo esempio riuscirono a farcela perché lui aveva aperto la strada.
Ha svolto per anni attività di volontariato all’interno dell’associazione Chrstians in Sport, per la quale ha prestato il suo tempo e la sua opera, gratuitamente, in situazioni anche di degrado cercando di dare un opportunità di riscatto a chi normalmente avrebbe trovato solo porte chiuse, mentre continuava nella professione di allenatore.
Per questo fu insignito, nel 2008, del titolo di baronetto (MBE).
Il mondo del calcio inglese gli concede oggi, nel giorno dell’addio, il giusto tributo. Migliaia e migliaia gli interventi, ovunque in Inghilterra, da Gary Lineker e Alan Shearer all’ultimo dei tifosi, di qualsiasi squadra, di qualsiasi città.
Mi unisco a loro nel ricordo di questo gigante del nostro tempo.

Addio ‘big man’, your memory will live on forever .

mercoledì, gennaio 17, 2018

Alberto Radius - s/t



GLI INSOSPETTABILI è una rubrica che scova quei dischi che non avremmo mai pensato che... Dopo Masini, Ringo Starr, il secondo dei Jam, "Sweetheart of the rodeo" dei Byrds, Arcana e Power Station, "Mc Vicar" di Roger Daltrey, "Parsifal" dei Pooh, "Solo" di Claudio Baglioni, "Bella e strega" di Drupi, l'esordio dei Matia Bazar e quello di Renato Zero del 1973, i due album swing di Johnny Dorelli, l'unico dei Luna Pop," I mali del secolo" di Celentano, "Incognito" di Amanda Lear, "Masters" di Rita Pavone, Julian Lennon, Mimmo Cavallo con "Siamo meridionali"e i primi due album dei La Bionda di inizio 70's, il nuovo album dei Bastard Son of Dioniso, "Black and blue" dei Rolling Stones, Maurizio Arcieri e al suo album "prog" del 1973 "Trasparenze", Gianni Morandi e "Il mondo di frutta candita", il terzo album degli Abba, "666"degli Aphrodite's Child, la riscoperta di Gianni Leone in arte Leonero, il secondo album di Gianluca Grignani, Donatella Rettore e il suo "Kamikaze Rock 'n' Roll Suicide", Alex Britti e "It.Pop", le colonne sonore di Nico Fidenco , il primo album solista dell'e Monkees, Davy Jones, Mike McGear (fratello di Paul McCartney), Joe Perrino, il ritorno di Gino Santercole, l'album del 1969 di Johnny Hallyday con gli Small Faces, la svolta pop della PFM, gli esordi degli Earth Wind and Fire e quelli degli UFO, e l'ultimo di Jovanotti, uno dei primi lavori di Bruno Lauzi, l'album prog del 1972 dei Dik Dik, Riccardo Fogli e la sua opera prog rock del 1979 "Matteo", del nuovo di Massimo Ranieri "Malìa", la dimenticata opera rock dei Giganti "Terra in bocca", l'esordio di Riccardo Cocciante del 1972 con l'opera prog rock "Mu", Pooh (già citati con "Parsifal") con il primo "Per quelli come noi" del 1966, gli Small Faces riuniti alla fine dei 70's, Frank Sinatra e il suo album più anomalo, "Watertown", i due lavori che Bobby Solo ha dedicato a Johnny Cash e John Lee Hooker, Massimo Ranieri e la seconda parte del progetto "Malìa", Antonio Virgilio Savona del Quartetto Cetra, il primo album di Donna Summer, il recente album blues di Bobby Solo, "Metronomie" di Nino Ferrer, "Leapoli" di Fausto Leali, oggi parliamo dell'esordio solista di ALBERTO RADIUS (non propriamente derubricabile a "insospettabile" ma quasi...).

Le altre puntate de GLI INSOSPETTABILI qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Gli%20Insospettabili

Nel 1972, non ancora trentenne, ALBERTO RADIUS ha alle spalle una carriera più che invidiabile: dall'esperienza beat con i Big Ben's e Simon & the Pennies fino a I Quelli (la band che precorse la PFM) e l'approdo alla Formula 3 con cui arriva al successo (prima di arrivare alla corte di Lucio Battisti).

Decide di aprire uno spazio all'attività solista mettendo insieme una serie di jam sessions, registrate in 4 giorni nel luglio del 1972 a cui partecipano nomi come Demetrio Stratos, Giulio Capiozzo, Franz Di Cioccio, Patrick Djvas, Gianni dall'Aglio, Vince Tempera, Ellade Bandini e Johnny Sax.

I sei brani spaziano da improvvisazioni rock blues di sapore hendrixiano a brani di sapore prog, blues, jazz.
Nel blues "To the moon i'm going" Demetrio Stratos si produce in una di quelle eccellenze vocali che impareremo di lì a poco ad essere consuete nel repertorio degli Area mentre in "Prima e dopo la scatola", LUCIO BATTISTI (che produce, non accreditato, l'album) scrive il testo e compare ai cori in un infuocato prog rock blues con Franz Di Cioccio insuperabile alla batteria.
"Area" è una lunga improvvisazione in 16/8 in cui intervengono i 3/5 dei futuri Area (Stratos, Capiozzo e Djivas che poi lascerà il posto a Tavolazzi per andare alla PFM) che proprio da questa esperienza decideranno di fondare una nuova band.
A chiudere "Il mio cane si chiama Zenone", un rock blues tiratissimo con Vince Tempera e Ellade Bandini (che litigherà con Battisti proprio a causa di questo brano e verrà escluso per sempre dal suo giro).

La qualità è eccelsa da un punto di vista di esecuzione strumentale, molto meno se guardiamo all'aspetto creativo.
Rimane un documento importante soprattutto a causa dei musicisti coinvolti.

martedì, gennaio 16, 2018

Jackie Shane



Cantante soul di modesto successo, attivo nei primi 60's e scomparso dalla circolazione nel 1971, Jackie Shane è riemerso/a recentemente grazie ad una compilation ("Any other way") che raccoglie 25 brani (di cui 13 live) della breve carriera.

Nato nel 1940 a Nashville, in Tennesse e presto approdato a Toronto in Canada, si accorse molto presto di essere una donna nel corpo di un uomo.
Vestì spesso abiti femminili in scena e un raro filmato del 1965 evidenzia chiaramente l'ambiguità sessuale del personaggio (https://www.youtube.com/watch?time_continue=36&v=yUYW2iwimBw).

Ed essere neri, omosessuali e transgender nell'America razzista dei 60's non era cosa particolarmente facile.
Si esibì in giro per gli States aprendo per Etta James, Jackie Wilson e gli Impressions.
Nel 1971 lascia la carriera e si sposta con la madre a Los Angeles scomparendo letteralmente dalla circolazione.
Per sua stessa ammissione non esce praticamente mai di casa, non ha amici e vive tranquillamente la sua misantropia.

Il sound di JACKIE SHANE è caratterizzato da un robusto e aggressivo rhythm and blues, infarcito di classici splendidamente interpretati (da "Walking the dog" a "Money".

lunedì, gennaio 15, 2018

I gruppi che non si riuniranno mai



Il caro buon vecchio rock vive una stagione sempre più crepuscolare, dibattendosi nelle spire della nostalgia e della continua riproposizione di schemi consolidati. Rari i nomi che riescono a districarsi dal “già sentito”, ancora più quelli in grado di proporre qualcosa di veramente innovativo in questo ambito.

La senescenza di una musica tanto amata e altrettanto celebrata, porta all'inguaribile voglia di guardarsi alle spalle, ai “bei tempi” in cui uscivano dischi e gruppi rimasti nel mito e nella cultura, non solo sonora.
E così negli ultimi anni sono fioccate le reunion di decine di gruppi, spesso di secondo piano ma che hanno potuto cogliere una nuova primavera tra nostalgici e nuovi fan che non avevano avuto l'opportunità di vederli in azione nel giusto periodo.
C'è chi ha resistito stoicamente come i Rolling Stones, i Deep Purple o gli Who, continuando a macinare show di prima qualità e chi, come gli Eagles, pur, a quanto pare, non parlandosi l'uno con l'altro, ha proseguito con sostituti di vario tipo.

Ma in mezzo a questo riproporsi, spesso, purtroppo, in maniera patetica o, quando va bene, comunque lontanissimo dai fasti originari, c'è che insiste a dire di no. Anche di fronte a montagne di soldi e a prevedibili bagni di folla.

Ancora una volta sono stati i BEATLES a fare scuola.
Sciolto il gruppo alla giusta e fatale scadenza degli anni 60, rifiutarono offerte faraoniche anche per un solo concerto.
Collaborarono spesso tra di loro, addirittura John e Paul si ritrovarono qualche volta ma il gruppo non si riunì mai.
Solo negli anni 90 i superstiti Paul, George e Ringo si ritrovarono in studio di registrazione per incidere due brani lasciati da John su una cassetta, “Free as a bird” e “Real love”, che furono inseriti negli album “Anthology”, in cui raccolsero rarità di vario tipo della loro carriera.

Anche i PINK FLOYD, a parte la fugace apparizione al Live 8 del 2005, non hanno mai acconsentito di rimettersi l'uno a fianco dell'altro (tra David Gilmour e Roger Waters non corre buon sangue) e la scomparsa del tastierista Richard Wright ha definitivamente affossato la possibilità.

Sdegnosamente contrario a rimettere in pista i JAM è Paul Weller che ha definito l'ipotesi “un triste spettacolo di cabaret”. Si è riappacificato da poco con il bassista Bruce Foxton ma con il batterista Rick Buckler non parla più dal 1982. Questi ultimi due provarono a sfruttare la nostalgia di molti fan formando i From The Jam con un chitarrista sosia di Paul Weller (!) con risultati sconsolanti.

Anche per gli SMITHS si vocifera periodicamente di un riavvicinamento tra i due leader Morrissey e Johnny Marr ma il tutto viene puntualmente e categoricamente smentito.

Nel 2007 tornarono insieme per un concerto di beneficenza i LED ZEPPELIN, sostituendo il defunto batterista John Bonham con suo figlio Jason.
Da allora la speranza dei fan è stata sempre puntualmente raggelata dal cantante Robert Plant che, giustamente, continua a pensare che sia più opportuno guardare avanti e dedicarsi a cose nuove.
Che peraltro gli riescono benissimo, con album solisti sempre più convincenti.

I CLASH finirono malamente la loro carriera con progressivi allontanamenti, litigi, sbandamento totale. Continuarono poi a frequentarsi e a collaborare ma evitarono di ritornare insieme. Joe Strummer ne ha spiegato come sempre con commovente senso poetico le motivazioni di fondo, che trascendono ogni portafoglio più pieno.
“Quello dei Clash era un gruppo intimamente legato alla sua epoca.
I Clash non avrebbero potuto esistere prima o dopo.
Una volta passato il nostro tempo era come trovarsi arenati su una spiaggia dopo che l'onda si era ritirata. Sei sulla sabbia svuotato, stremato, a secco.
E il mare è lontano”.


Nessuna speranza nemmeno di rivedere il duo dei WHITE STRIPES.
Jack White ha iniziato una proficua carriera solista, la batterista (ex moglie) Meg White ha sposato il figlio di Patti Smith, non rilascia interviste e si è allontanata totalmente dalla musica.

Anche gli XTC hanno messo definitivamente la parola fine alla loro carriera. In modo del tutto pacifico con le due menti, Andy Partridge (in attività ma da un decennio silente) e Colin Moulding (totalmente disinteressato alla musica da tempo), ancora in contatto ma con nessuna idea di ricominciare.

Così come i R.E.M. che da qualche anno hanno deciso di seppellire la gloriosa sigla in modo consenziente e senza problemi reciproci, continuando individualmente varie attività.

Da tempo lontani dalle scene anche i DIRE STRAITS che non hanno mai preso in considerazione l'ipotesi di una reunion dichiarando di non avere tempo per operazioni nostalgia.

Si lasciarono alla fine degli anni 80 tra dissapori e rancori i TALKING HEADS geniale band che seppe fondere new wave, funk e world music. Il leader David Byrne venne definito dagli altri come incapace di relazionarsi con le persone in modo amichevole e con gratitudine.
Si trovarono di nuovo su un palco solo una volta, nel 2002, per festeggiare l'introduzione nella Rock and Roll Hall of Fame. Byrne ha recentemente suggellato ancora una volta l'impossibilità di rivederli:
“Una reunion potrebbe essere un successo incredibile, non solo per una specifica generazione, ma per molte e diverse. Mi farebbe guadagnare un sacco di soldi e ottenere tantissima attenzione.
Tuttavia, sarebbe un bel passo indietro rispetto alla fama che mi circonda, ovvero di voler fare sempre cose diverse. Per questa ragione, sento di dover sacrificare qualcosa, che siano soldi o la reputazione o qualcos’altro, per essere in grado di fare più di quello che vorrei fare. In altre parole, non si può avere tutto”.


I GENESIS hanno vissuto numerosi cambiamenti di formazione e relativi mutamenti artistici. Occasionalmente tornano le voci su dischi e tour ma sia l'attività solista di Peter Gabriel che lo stato di salute precario di Phil Collins non lasciano presagire nessun futuro in questo senso.

Paradossalmente quelli che sembrano più inconciliabili potrebbero essere i più vicini a tornare insieme. I fratelli Gallagher sciolsero gli OASIS a suon di botte e hanno proseguito per anni con reciproci insulti diretti, spesso pesanti. Le carriere soliste funzionano discretamente ma non hanno mai lontanamente raccolto un briciolo dell'incredibile popolarità della band di Manchester.
Ed essendo persone avulse da tatticismi, rapporti tra avvocati e facezie riservate ai comuni mortali, non è escluso che, quando meno ce lo aspettiamo, si ritrovino per un lungo e affollatissimo tour mondiale.

Sempre a proposito di fratelli serpenti (in quanto a irritabilità) i Davies, Dave e Ray, membri dei KINKS, rimandano da decenni ogni possibilità di reunion della storica band inglese, dicendosene occasionalmente di ogni a mezzo stampa.

In Italia c'è chi spera di rivedere i CCCP ma non c'è alcuna possibilità in vista. In molti vorrebbero di nuovo i TIMORIA di Francesco Renga e Omar Pedrini ma anche in questo caso pare improbabile, perlomeno in tempi brevi.
Difficile che Max Pezzali e J Ax trovino la voglia di rimettere in piedi i nomi con cui sono decollati artisticamente, gli 883 e gli Articolo 31.

I RITMO TRIBALE si sono recentemente riuniti per una serie di concerti ma senza lo storico cantante Edda, ormai avviato ad una proficua carriera solista.
Finì ad avvocati e in maniera traumatica la carriera dei LUNA POP, quelli di “50 Special”. Cesare Cremonini ha ampliato la sua popolarità con una brillante attività a suo nome dalla quale sicuramente non tornerà indietro.

I POOH hanno più volte annunciato lo scioglimento, salutato i fan, suonato “l'ultimo-ma-proprio-l'ultimo concerto”, dopo 50 anni di attività.
Ma le collaborazioni incrociate sono già iniziate e non sarebbe certo una sorpresa ritrovarli con “l'ultimo-questa-volta-è-vero-lo-giuriamo” tour.

Infine il caso dei NEW TROLLS mitica prog band, poi approdata a sonorità più commerciali e fruibili che, a causa di mille litigi e contrasti, si è divisa in una serie di progetti, guidati dai vari componenti del gruppo. Varie incarnazioni che bene o male propongo o sempre lo stesso repertorio. E così in giro per l'Italia troviamo spesso contemporaneamente Il Mito New Trolls, La Storia dei New Trolls, Il Cuore New Trolls, La leggenda New Trolls. Ut UnoTempore poi diventati gli UT New Trolls e poi OF New Trolls.

domenica, gennaio 14, 2018

Mendocino. Blair House



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Mendocino è una cittadina californiana di meno di un migliaio di persone che si affaccia sull'Oceano Pacifico, famosa soprattutto per essere il set della serie televisiva La signora in giallo.

La fantomatica Cabot Cove, nel Maine, dove vive la signora Fletcher, non esiste e le riprese furono sempre effettuate in questo paesino nel nord dello stato americano.

La Blair House, ora adibita a bed and breakfast, è la casa in cui "viveva" la Signora in giallo, particolarmente ambita dai turisti che transitano da queste parti.

sabato, gennaio 13, 2018

Andrea Merendelli - Clash to me



Quanto conta la musica nella vita?
Io dico che conta tutto, sta sotto la pelle e se cambi la pelle, se ti spelli al sole la musica va via e se ne ascolti un'altra, ecco che sei diverso su tutto il corpo.
Cammini e parli diverso, cambi forma.


"Clash to me" è un romanzo del regista, autore teatrale e storyteller Andrea Merendelli da cui ha tratto l'omonimo spettacolo in tour in Italia dal 2006 al 2012.

Una storia commovente, lacerante, intensa, dalla provincia profonda, dove il punk era ragione di vita, era la vita stessa, senza compromessi, veramente senza un futuro a cui guardare.

I CLASH, the only band that matters, come faro, come riferimento in un'Italia in cui si muore per strada, uccisi dall'eroina o in stazione a Bologna nell'esplosione di una bomba.
Il loro scioglimento sancisce la fine di un'epoca, la fine di una realtà, la triste fine anche fisica di molti compagni che condividevano LA stessa cosa.
Una storia comune, vista, sentita e vissuta da tanti.

Un libro che segna.

Libertà



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' nell'inserto "Portfolio" diretto da Maurizio Pilotti nella rubrica "La Musica Ribelle" parlo dei gruppi che non si sono mai riuniti (dai Beatles agli Smiths, dai Jam, Clash ai CCCP).

Nelle foto i due numeri precedenti.

venerdì, gennaio 12, 2018

Gavin Watson



Gavin Watson, cresciuto a High Wycombe, cittadina di 100.000 abitanti ad una cinquantina di km a nord ovest di Londra. Incominciò a fotografare gli amici, chi gli stava intorno, chi frequentava, raccogliendo così una preziosa documentazione sulla scena punk e skin degli anni 80.

Come dice Shane Meadows, regista di "This is England" :
"Ciò che rende le foto di Gavin così speciali è che quando le guardi c'è una chiara fiducia da parte del soggetto nei confronti del fotografo.
Ti sembra di essere nella foto piuttosto che semplicemente guardarla".


Gavin Watson ha pubblicato alcuni libri che raccolgono il meglio dei suoi scatti e ha lavorato con la Doc Martens per alcune campagne pubblicitarie:
"Non pensavo di fotografare la cultura giovanile, stavo solo fotografando i miei amici.
L'ho fatto fino a quando sono cresciuto e mi sono trasferito a Londra e dal 25 anni in poi siamo andati tutti in direzioni diverse"


http://www.gavinwatsonarchive.com/

giovedì, gennaio 11, 2018

Save The Children Film - 1973



Dal 27 settembre al 1 ottobre del 1972 un numero impressionante di artisti soul si esibì per Jesse Jackson all'interno dell'Operation PUSH Black Expo al Chicago Amphitheatre:
Marvin Gaye, Bill Withers, Temptations, Isaac Hayes, Nancy Wilson, Ramsey Lewis, Curtis Mayfield, Sammy Davis Jr, Jackson Five, Jerry Butler, Quincy Jones, The Main Ingredient, Cannonball Adderley, Gladys Knight and The Pips, O’Jays, Roberta Flack.

Operation PUSH (People United to Save Humanity) fu fondata dal rev. Jesse Jackson con l'intento di dare maggiori possibilità di impiego ai disoccupati neri.
La prima convention/expo si tenne nel 1971 e venne replicata l'anno successivo con il tema "Save the children".
Le esibizioni dei vari artisti furono dei mini concerti di pochi brani e vennero ripresi dal regista Stan Lathan.

Il film "Save the children" venne prodotto dalla Paramount ma purtroppo sparì velocemente dalla circolazione e non è mai stato stampato in video (VHS o DVD).
Su youtube è reperibile solo una breve esibizione di Marvin Gaye, intervallata, come nel resto del film di incredibili e stupende immagini della comunità nera dell'epoca.
https://www.youtube.com/watch?v=ppvBWIzvPvU

Dell'album è stata realizzata la colonna sonora per la Motown ma che, per ragioni legali, non include alcune delle esibizioni.
Sammy Davis Jr. venne sonoramente fischiato dal pubblico che non approvava le foto che aveva scattato insieme a Nixon, scoppiò in lacrime e solo l'invito di Jesse Jackson a rispettarlo placò gli animi.

mercoledì, gennaio 10, 2018

Gli album più venduti in Italia nel 2017



"Divide" di Ed Sheeran è l'album più venduto dell'anno in Italia (il primo straniero dopo 17 anni. Nel 2000 furono i Beatles con "1"), posizionandosi per 43 settimane nella top 10.

Ben 17 titoli tra i primi 20 sono italiani:
a partire dal secondo posto con i 'Comunisti col rolex' J-Ax & Fedez e al terzo 'Perdo le parole' di Riki. Poi Mina e Celentano con 'Le migliori', arrivato al sesto disco di platino.
Di seguito Ghali, Tiziano Ferro, Jovanotti, Vasco Rossi, Fabri Fibra e Guè Pequeno.

In classifica anche Coez, Sfera Ebbasta, il live 'Vasco Modena Park', gli U2 con "Songs of Experience" (al 15° posto), seguiti da 'Magellano' di Francesco Gabbani, 'Amore che torni' dei Negramaro e 'Vietato morire' di Ermal Meta.
Unica donna nella top 20 è Cristina D'Avena con 'Duets - Tutti cantano Cristina'.
Brunori Sas al 33°, "Masters" di Lucio Battisti è 36°, "Dark side of the moon" dei Pink Floyd 55°, "Damn" di Kendrick Lamar al 66°.

In classifica nessun gruppo dall' indie/underground e praticamente nessun gruppo "rock" (a parte U2, David Gilmour e Foo Fighters).

Al top tra i VINILI 'The dark side of the moon' Pink Floyd che piazzano anche "Wish you were here" e "The wall" al terzo e quarto posto, preceduti da Roger Waters con "Is the life we really want?" !!!
Poi Mina e Celentano, "Back to black" di Amy Winehouse, "MTV unplugged" dei Nirvana, "4" dei Led Zeppelin, Battisti, Caparezza, Guns n Roses e "Sgt Peppers" dei Beatles al 12°...
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