sabato, maggio 18, 2013

Recensione di Love and Emotion di Mauro Zambellini



Willy DeVille è di casa dalle mie parti.
Mia moglie Rita (in arte DeVille, ooops, Lilith) lo ha messo da secoli al vertice delle sue preferenze musicali, artistiche, comportamentali e sostiene pure che gli assomiglio un po’ (e che mi devo far crescere i baffi...va bè).
Vuol dire che pur se De Ville, fin dai tempi dei Mink De Ville, tardi 70’s, periodo CBGB’s , New York, palco diviso con Patti, Joey , Dee Dee , Johnny, Tom, Stiv etc, lo conoscevo e, moderatamente, lo apprezzavo, non è che fosse tra i miei preferiti.
Poi l’ascolto (forzato) di tutte la sua discografia, i concerti, le foto, gli articoli, i video, il sottofondo costante casalingo me lo ha fatto lentamente amare sempre di più (anche se i baffi non li ho mai fatti crescere).

Willy DeVille forse più di ogni altro ha saputo condensare nella sua musica quello che più amo: soul, rock n roll, rhythm and blues, la ricerca maniacale di materiale oscuro, un’identità, una personalità, un’etica totalmente indipendenti dalle mode, spesso in una direzione ostinatamente contraria.

Ha pagato caro Willy.

Dimenticato, costantemente ai margini, artista “minore” di cui in pochissimi hanno riconosciuto la grandezza. Il libro di Mauro Zambellini “Love and emotion” restituisce giustizia ad un uomo, ad un musicista, ad un artista che ha costellato la sua vita di errori, colpi di testa, che ha sempre vissuto al limite ma sempre coerentemente ad un’etica, ad un’estetica, ad un modo di vivere e di essere, totalmente personali.
In questo libro c’è la dettagliata storia, belle foto, dichiarazioni, commenti e una precisa discografia finale.
Direi che se qualcuno è ancora digiuno dell’arte di Willy DeVille è ora di scoprire, attraverso questo prezioso (ed unico) lavoro, un mondo che non vi deluderà, se amate la musica migliore.

venerdì, maggio 17, 2013

Rock n Goal domani a Torino



Doppio appuntamento domani a TORINO per "ROCK n GOAL" (che viaggia spedito nelle parti alte delle classifiche di vendita dei libri di musica - vedi www.ibs.it - il che non fa mica schifo).

Alle 15 al SALONE del LIBRO presso lo stand della Libreria dello Sport (Stand D67, padiglione/pav 1) una prima presentazione a cui farà seguito quella delle 20.30 ad "Officine Corsare" in Via Pallavicino 35 bis. Saranno presenti MAURIZIO BLATTO & SIMONE LORIA.

Nel frattempo due pagine ce le dedica "Max", domani "Alias" del "Manifesto" e giovedì prossima la mattina alle 11.30 torniamo di nuovo a SKY.

More to come.....

giovedì, maggio 16, 2013

Allenare oggi



Dal libro dell’ex telecronista di TeleCapodistria Sergio Tavcar sul basket yugoslavo (che vi consiglio ardentemente di procurarvi qui http://www.sergiotavcar.com/) "La Jugoslavia, il basket e un telecronista" una riflessione dell’autore nell’epilogo che condivido (per esperienza personale) in buona parte.

Sono ormai alcuni anni che non mi dedico più all’attività di allenatore per la semplice ragione che non riuscirei a sopportare l’ambiente nel quale dovrei operare.
La stupida ambizione e la cafonaggine dei genitori, la totale mancanza di ogni autorità morale sui ragazzi, viziati e pronti ad essere scusati per ogni vaccata che commettono (poverini, è l’ambiente, sono stressati...), lo sfacelo della scuola e comunque di ogni struttura sociale che dovrebbe educare alla disciplina ed al rispetto, la vacuità ed il comportamento robotico degli stessi ragazzi, in definitiva l’incapacità di concepire una qualsiasi attività che non abbia riscontri materiali sono cose che non potrei sopportare e finirei con l’essere citato in tribunale perchè molto presto mi scapperebbe un sonoro calcio nel sede a qualcuno.
“I tempi sono cambiati” mi dicono sempre.
“E sarebbe sempre ora che cambiassero di nuovo” è la mia inevitabile risposta.

mercoledì, maggio 15, 2013

Queen's Park F.C.



Torna il nostro ALBERTO GALLETTI a parlarci come sempre nella maniera più competente possibile del CALCIO VERO, questa volta con la sconosciuta storia dei QUEEN'S PARK di GLASGOW.

Il recente ritiro di Sir Alex Ferguson dalle scene calcistiche mi ha dato lo spunto per una riflessione sullo stato del calcio scozzese, in stato di agonia comatosa ormai da almeno cinque lustri, ma non è sempre stato così, ecco un glorioso esempio.

Il Queen’s Park FC di Glasgow è il più antico club scozzese di calcio.
Fondato il 9 luglio 1867 da un gruppo di giovani membri del YMCA di Glasgow che giocavano sporadicamente per varie squadre esistenti ma volevano una squadra propria, il club ha rivestito una figura di primo piano nel calcio scozzese, britannico e mondiale fino all’avvento della prima guerra mondiale.
Il club adottò maglie blu e pantaloni lunghi neri di flanella, rimpiazzati nel 1870 da più consone ‘mutande’ al ginocchio dello stesso colore.
Nell’ottobre 1873 adottarono le famosissime maglie a strisce orizzontali sottili bianco-nere con braghe bianche, fino al 1876 i membri del club vennero lasciati liberi di indossare i calzettoni che preferivano, furono indossate per la prima volta il 25 ottobre 1873 in una partita di coppa di Scozia che fu anche l’inaugurazione del loro nuovo campo: Hampden Park.
Da quel giorno vengono anche soprannominati “The spiders” per la somiglianza delle maglie con le ragnatele.
Giocarono la loro prima partita il 1 agosto 1868, 2-0 al Thistle Fc; subirono il primo gol nel marzo 1875 in semifinale di coppa di Scozia, e persero il primo incontro nel dicembre 1876, 2-1 contro il Vale of Leven nel 5° turno di coppa di Scozia.

Per il ruolo avuto nello sviluppo del calcio in epoca pioneristica, l’importanza del Queen’s Park è stata paragonata a quella del MCC nel cricket e del R&A Club St. Andrews nel golf; tra i fondatori della federazione scozzese nel 1873, furono i depositari e deliberatori delle regole del gioco per il primo trentennio, oltre che responsabili della selezione nazionale, della nascita e organizzazione della coppa di Scozia.

A loro si deve l’introduzione delle traverse, dell’intervallo tra i due tempi, dei calci di punizione e dei calci di rigore.

Il Queen’s Park si iscrisse alla Football Association (FA) inglese nel 1870, al tempo l’unica federazione esistente al mondo, il motivo era chiaro, avere un ruolo di primo piano nello sviluppo del calcio e vincere la FA Cup.
Arrivarono in semifinale nella prima edizione del 1871/72 dove pareggiarono contro The Wanderers (futuri vincitori) 0-0, ma dovettero rinunciare a giocare la ripetizione in quanto non riuscirono a racimolare la somma necessaria per tornare a Londra.
In qualità di membri della federazione inglese vennero invitati ogni anno a partecipare alla FA Cup ma rinunciarono per lo stesso motivo fino al 1884 quando il Club che contava ora su una base più solida accettò l’invito e arrivò in finale dove venne sconfitto 2-1 dal grande Blackburn Rovers dominatore della scena inglese in quei polverosi anni di fine ottocento.
La finale si ripetè anche l’anno dopo e il Blackburn Rovers si impose ancora, questa volta per 2-0.
L’esperienza inglese fu una parentesi aggiuntiva per gli Spiders che continuarono nella loro epopea/missione aldilà del Vallo di Adriano.

Il 30 novembre 1872 si disputò il primo incontro di calcio internazionale della storia del calcio, Scozia -Inghilterra 0-0 e tutti i giocatori della Scozia erano del Queen’s Park che si presentarono indossando la divisa del club, blu scura, che venne adottata come maglia ufficiale della nazionale.

Il predominio sul campo continuava e il Queen’s Park si aggiudicò la coppa di Scozia in ben 10 occasioni: 1874, 1875, 1876, 1880, 1881, 1882, 1884, 1886, 1890 e 1893 (solo Rangers e Celtic a tutt’oggi han fatto meglio).
In quegli anni riuscivano facilmente ad attirare folle di oltre 10,000 persone per partite amichevoli, e quando la federazione organizzò il primo campionato nel 1890, gli ‘Spiders’ declinarono l’invito, fedeli al motto del club “Ludere causo ludendi” , sostenendo che la struttura a campionati avrebbe finito per spianare la strada al professionismo, pratica con la quale non volevano avere niente a che fare.
Non sbagliavano infatti, in quanto nel 1893 il professionismo fu legalizzato anche in Scozia.
La nuova situazione rese però più difficile organizzare amichevoli in quanto tutte le squadre avevano un calendario fisso di partite di campionato e nel 1900 il direttivo del club riconsiderò la proposta ratificando l’adesione al campionato, la federazione li ammise direttamente alla I Divisione, nello stesso anno furono sconfitti in finale di coppa dal Celtic per 4-3 al termine di un’incontro altamente emozionante ma ormai i club professionistici cominciavano a prendere il sopravvento.

Rimase n I divisione fino al 1948 e poi ancora tre brevi periodi fino all’ultima apparizione nella stagione 1957/58. Da allora in conseguenza alle varie riforme dei campionati scozzesi la vita del glorioso Queen’s Park si è svolta tra III e IV divisione.

Nonostante ciò, il club deliberò nel 1900 il progetto per la costruzione di un nuovo gigantesco stadio che venne aperto nel 1903, con una capienza di 150,000 posti rimase lo stadio più grande al mondo fino all’apertura del Maracanà nel 1950.
E’ lo stadio che detiene tutti i record di presenze per partite giocate in Europa (a parte forse per la partita di campionato per la quale non ho dati certi) :
Incontro Internazionale: Scotland v England 149,415 nel 1937
Finale di Coppa dei Campioni: Real Madrid v Eintracht Frankfurt, 135,000 nel 1960
Partita di Coppa Europea: Celtic v Leeds United, 136,505 nel 1970
Partita di Coppa Nazionale: Celtic v Aberdeen 147,365 nel 1948
Incontro Amichevole: Great Britain v Rest of Europe, 137,000 nel 1947

In seguito alle deliberazioni del 1900 il Queen’s Park rimane l’unica squadra al mondo costituita unicamente da dilettanti ammessa a campionati professionistici, e rimangono i proprietari di Hampden Park lo stadio della nazionale scozzese e sede degli uffici della Scottish Football Association.
E’ stata la prima squadra nella quale ha giocato, dal 1957 al 1960, Alex Ferguson, che collezionò 31 presenze e 20 gol.

Quest’anno dopo il clamoroso crack dei Rangers costretti a ripartire dalla IV divisione, si è riproposto il derby di campionato, per alcuni storico/nostalgici tipo il sottoscritto il vero derby di Glasgow, per la prima volta dopo 54 anni, il primo giocato all’ 8 giornata in casa dei Rangers ha fatto registrare la bellezza di 49,463 spettatori, il ritorno giocato ad Hampden Park si è giocato davanti a ben 30,117 spettatori, ricordo che la media spettatori solita del Queen’s Park per le partite di campionato è di circa 600 presenze, si è trattato in ogni caso di una stagione straordinaria per tutti.

martedì, maggio 14, 2013

Intervista a Federico Fiumani



Inizia una serie di (volutamente) brevi interviste ad alcuni personaggi della scena musicale italiana (amici e conoscenti).

Partiamo con FEDERICO FIUMANI, anima dei DIAFRAMMA, una delle bands più rappresentative della musica italiana.

Diaframma e Federico Fiumani sono immediatamente associati alla parola new wave.
In realtà tu nasci artisticamente con il punk e personalmente ti ho sempre sentito come artista punk sia musicalmente che liricamente.
Quanto ti è rimasto del punk e quanto (se lo ha fatto) ha cambiato la tua vita ?


Ricordo una nostra discussione alla Vecchia talpa sul significato della parola Punk..tu sostenevi che aveva implicazioni politiche mentre io no,o perlomeno quasi per niente.
Così a pelle direi che per me il Punk significava violenza, filtrata e trasposta in ambito artistico.

Me l'ha cambiata moltissimo l'esistenza, mi ha fatto vivere meglio ed è tutt'ora una mia grande passione, insieme ai Beatles e a pochissime altre cose.
Da ragazzo rimasi stupito dall'approccio violento che avevano i gruppi e un pochino mi piace riproporlo dal vivo..ma con molta parsimonia perchè non c'ho il fisico e ho paura degli altri.

Negli anni 80 ci si autoproduceva o quasi (gran parte delle etichette erano il più delle volte iniziative di un singolo appassionato) poi lentamente è subentrata una certa professionalità e alcuni sono approdati alle major.
Ultimamente sembra che si stia (per necessità) ritornando alle origini, all’autoproduzione o comunque a situazioni in cui è l’artista sempre più protagonista del proprio prodotto.


Vero, certo.
Credo sia una questione di soldi : con l'affermarsi del supporto cd l'industria ha avuto un ritorno economico enorme perchè costavano tantissimo al pubblico ma poco a livello di costi di produzione, si ristampava quasi tutto in cd avendo già abbattuto i costi di registrazione e quindi i ricavi erano enormi, quindi le major avevano un bel pò di soldi da reinvestire.
Poi vogliamo anche dire che gruppi come Diaframma e Not Moving negli anni 80 hanno seminato bene creando i presupposti favorevoli per i gruppi a venire ?

 Ora i soldi sono finiti e quindi si torna a una dimensione più spartana della musica.

Contrariamente a parecchie altre nazioni europee, dall’Italia , a parte rare eccezioni, non è mai uscito un nome che (come Kraftwerk dalla Germania, Manu Chao dalla Francia, Motorpsycho dalla Norvegia per fare alcuni esempi) si sia poi affermato internazionalmente.
Secondo te perchè ?

Forse perchè in Italia l'inglese non è così familiare come invece nelle nazioni da cui provengono i gruppi da te citati.

Quale album e quali brani consiglieresti ad uno che non ha mai ascoltato i Diaframma per spiegargli al meglio il tuo mondo sonoro?

Gli consiglierei la mia faccia, è tutto scritto lì.

Quali sono tra i nomi nuovi (italiani e stranieri) che ti sono piaciuti di più negli ultimi tempi ?

Stranieri gli Iceage (norvegesi), italiani i Giuda.

Ci elenchi qualche disco tra i tuoi preferiti ?
Non necessariamente i migliori album ma quelli che ami più ascoltare
.

Il problema è che io dischi ne compro ancora un bel pò ma poi non li ascolto..devo soffrire della stessa sindrome di cui soffrono i vecchi che vanno dietro alle donne ma non si ricordano più il perchè

lunedì, maggio 13, 2013

Spotify (la rivoluzione nella musica ?)



Ho incominciato ad usare SPOTIFY.

Spotify permette di ascoltare gratuitamente un’ enorme quantità di musica, 15 milioni di canzoni, (con numerose eccezioni, esclusive di iTunes) e condividerla con chi ti segue e con gli amici su Facebook.
Una modalità di interazione e condivisione, scambio e confronto interessante.
Con qualche limitazione: un periodo di prova gratuito di sei mesi viene attivato al momento dell'accesso con un account Facebook.
Dopo questo periodo, Spotify ha un limite di ascolto di dieci ore al mese.
L'abbonamento "Unlimited" rimuove la pubblicità (molto fastidiosa e invasiva) e i limiti di tempo, mentre l'abbonamento "Premium" introduce ulteriori funzioni.

L’ascolto gratuito offre una qualità tecnica decisamente bassa, pagando il livello si alza palesemente e viene eliminata la fastidiosissima pubblicità che interrompe frequentemente la fruizione.
Spacciato da molti come modello rivoluzionario della fruizione musicale non si discosta sostanzialmente dai servizi offerti da altre piattaforme come Deezer ad esempio ( o lo stesso Youtube su cui è possibile ascoltare un buon numero di album completi, anche di recente uscita).
Rimane un interrogativo:
fermo restando che più ampia è la scelta e più possibilità ci sono ma c’è davvero tutto questo tempo per ascoltare così tanta musica ?
E l’eccesso di offerta non rende la fruizione sempre più veloce e conseguentemente superficiale ?

Di Spotify ha scritto in modo esaustivo e competente Giosuè Cremonesi (Esperto di comunicazione e filosofia web, musicista punk (Haulin'ass), compositore, sceneggiatore e scrittore pulp e noir)

http://www.radiocoop.it/index.php/sezioni/music-history/item/217-spotify-ci-uccidera-tutti-ma-anche-no

domenica, maggio 12, 2013

La STORIA dei NOT MOVING: secondo semestre 1987



Nelle foto: a Cuneo, a Scandiano e in qualche altro posto sparso per l'Italia.

L'uscita di "Jesus loves his children" rafforza la popolarità dei Not Moving anche se non la fa crescere più di tanto rispetto a "Sinnermen".
Il salto in  avanti ormai non c'è stato, consolidiamo lo status di grande/ottima/buona rock n roll band della scena indipendente italiana ma mentre altri volano tra concerti sold out, dischi in classifica e vendite proficue (CCCP e Litfiba su tutti, gli uni usciti con "Socialismo e barbarie" gli altri con "17 re", mentre gli esordi di Gang con "Barricada rumble beat", Sick Rose con "Faces", Boohoos con "Moonshiner" ci affiancano nuove fortissime band con dischi eccellenti), noi rimaniamo nella nicchia.

Ci prendiamo comunque sempre un po' di soddisfazioni: le riviste tradizionali tributano i consueti omaggi, le fanzines si riempiono di interviste e recensioni, arrivano articoli da mezzo mondo, Inghilterra, Usa, Germania, Spagna, addirittura Finlandia e Perù !
In luglio suoniamo a Scandiano (Reggio Emilia) alla Festa dell’Unità e ad aprire c’è una nuova rock band, gli Ora Zero di un cero, sconosciuto, Luciano Ligabue, a settembre siamo a Cuneo al Festival Movimenti 87 dopo Violet Eves e Liars (che sforando il tempo a loro concesso e rubandone a noi rischiano l’aggressione fisica di Dany già partito con il basso a mo’ di clava per abbatterne qualcuno. Lo fermo appena in tempo) e prima di Rats e CCCP) poi a Torino al Teatro Nuovo con Truzzi Broders e Loschi Dezi con 1.500 persone davanti, a Malnate (Va) con 600 persone, al “Black out” di Carpenedolo (Bs) dove la Tramite Records registra il concerto e farà uscire un live con nostri due brani (oltre a quell idi Settore Out, Kim Squad e Views), due date in Sardegna ad Assemini e Ossi (sempre affollate) e chiudiamo a Civitanova Marche (Mc) in dicembre all’ “Oceanic” con il 100° concerto con l’attuale formazione. Ancora non lo sappiamo (ma un po’ lo sospettiamo) ma sarà l’ultimo con Dany al basso.

Il referendum dei lettori di Rockeriila ci piazza nel frattempo al sesto posto dei gruppi più amati (dietro a CCCP, Litfiba, Gang, Boohoos, Sick Rose), Lilith è al 15° (prima tra le italiane, davanti ad Alice...) tra le cantanti donne (in testa Suzanne Vega e Lisa Germano) , “Jesus...” è al quinto (dietro a CCCP, Litfiba, Gang, Boohoos davanti a “Blues” di Zucchero !??!?!).

A fine settembre registriamo al West Link di Ale Ovi Sportelli invece una serie di provini destinati all’etichetta tedesca Glitterhouse (che ai tempi aveva pubblicato la compilation “Declaration of fuzz”, cose dei Miracle Workers e aveva da poco iniziato un rapporto con la Sub Pop portando in Europa i dischi di Mudhoney, Green River , Tad e altri) che ci aveva richiesto nuovo materiale dopo averci visto in tour in Germania.
Come sempre, invece di lavorare su brani consoni alla direzione dell’etichetta, optiamo per qualcosa di meno duro e diretto del solito, con influenze country e blues (alcune delle quali finiranno sull’album successivo) e il contatto sfuma.
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