giovedì, luglio 31, 2014

Luglio 2014. Il meglio



Passata la metà del 2014 sono già tanti i nomi che saranno nella top 10 di fine anno, tra cui: Damon Albarn, Jack White, Sharon Jones and the Dap Kings, The ghost of a saber tooth tiger, Sleaford Mods, Bob Mould, Lisa and the Lips, Lake Street Dive, St.Paul & the Broken Bones, Naomi Shelton & Queens of Gospel, Hypnotic Eye, Quilt, Nick Pride and the Pimptones, Temples, Real Estate, Kelis, Stiff Little Fingers. Tra gli italiani Eugenio Finardi, Bologna Violenta, Steeplejack, Gi Illuminati, Bastard Sons of Dioniso, No Strange, Jane J’s Clan, Link Quartet, Nada, Monkey Weather, Plastic man, Guignol.

ASCOLTATO

IAN MC LAGAN - United States
Torna l'ex tastiera di Small Faces, Faces, Stones e tanto altro con il primo album dal 2008.
Rock godibile che profuma di Rolling Stones tardo 70's, soul, blues, qualche tocco reggae e funk.
Bello.

WHITE FENCE - For the recently found innocent
Tim Presley ha suonato con My darker hour, Strange Boys e anche Fall. White Fence è un progetto in chiave ultra 60’s tra Donovan, gli Who 66/67, il Paisley Underground, un tocco di Velvet. Ottimo album.

MIRIAM - Nobody’s baby
La batterista dei new yorkesi ABones (e anche con i Cramps) , Miriam Linna, con un delizioso album solista in cui percorre i sentieri di Dusty Springfield, Nancy Sinatra, Sonny and Cher a base di 60’s beat, pizzichi soul e rhythm and blues. Gradevolissimo.

REIGNING SOUND - Shattered
Greg Catwright degli Oblivians in un lavoro in cui convergono grandi cavalcate di stampo 60’s (dalle parti di Them e Zombies), marcate influenze soul e rhythm and blues, rock n roll, brani che starebbero alla perfezione su “Nuggets” (“You did wrong”). Ottimo.

DEXTERS - Shimmer gold
Band londinese che ammicca ad Arctic Monkeys, Kaiser Chiefs, Oasis, Rifles e Strokes con ottime canzoni brit rock, spedite ed energiche. Niente male anche se un po’ anonimi.

THE BUGZ - Confusion
La band pisana firma il terzo album con tredici brani al fulmicotone, nervosi, distorti, feroci, anfetaminici, dove convergono il miglior garage punk tra Sonics, Monks e Fuzztones, sferzate della prima new wave punk (vedi Devo), pennellate rock n roll e surf. “Confusion” ruggisce elettricità e strafottenza. Maneggiare con cura.

FROZEN FARMER - Stay
Ex membri degli apprezzati Midwest, i varesini Frozen Farmer proseguono sulle strade tracciate dal gruppo madre, viaggiando sui sentieri polverosi dell’alt country tra Fleet Foxes, Jayhawks e Calexico. I ltutto suonato e arrangiato con estrema cura e competenza.

ASCOLTATO ANCHE
PETER MURPHY (l’ex Bauhaus con un disco prevedibilmente tenebroso e 100% Bowie ma dignitoso), SLOW CLUB (duo inglese non lontano dai Portished con un pizzico di soul. Non male), LANA DEL REY (non so se sia costruita o spontanea ma l’album è un monumento alla narcolessia), COLD BEAT (punk wave tra B52’s e XRay Spex, strani), MUSICANTI di GREMA (pop frizzante da Parma con tocchi di Franz Ferdinand e Cremonini) DAVIDE TOSCHES (Il nuovo album del cantautore piemontese, è uno sguardo dolente, contemplativo e severo ad un mondo in chiaro scuro tra Lanegan e De Andrè)

LETTO

MARCELO FIGUERAS - Kamchatka
Libro POTENTISSIMO ambientato nella tragedia dell'Argentina dittatoriale dei desaparecidos, vissuta con gli occhi disincantati di un bambino dalla fervida immaginazione e dall'innocenza ancora intatta, in una sorta di "La vita è bella".
La scrittura è leggera, veloce, facile, solare, contrapponendosi all'angoscia dei genitori del protagonista in fuga dalla polizia militare.Forte e commovente, grande libro.

RICHARD BACH - Il gabbiano Jonathan Livingston
Il classico degl ianni '70, sinceramente risente degli anni trascorsi e mi è apparso un po' banalotto e prevedibile, pur se gradevole.

ERRI DE LUCA - Storia di Irene
Amo davvero tanto De Luca e alcuni suoi titoli sono per me classici ai vertici delle mie letture preferite.
In questo caso invece siamo al cospetto di un racconto sconclusionato, pieno di frase fatte, concetti triti e ritriti. Noioso.

MARGUERITE YOURCENAR - Le memorie di Adriano
Lavoro complesso, profondo, spesso ma che rasenta il capolavoro.
Uno splendido romanzo a sfondo storico, dove filosofia e grandi temi della vita si intrecciano in continuazione. Difficile ma che rimane incollato all'anima.

VISTO
Eccellenti gli EXCITEMENTS al Festival Beat, puro soul n blues, grandissima carica, bella voce e ottimi brani.
Spaziale MICHEL CAMILO, pianista jazz tra Petrucciani e Oscar Peterson, accompagnato da uno dei migliori batteristi che mi sia mai capitato di vedere all'opera, CLIFF ALMOND.
Deludenti i NINE BELOW ZERO, rhythm and blues molto asettico.
Grande LISA and he LIPS, funk hard soul all'ennesima potenza.

COSE & SUONI
Lilith and the Sinnersaints a breve in studio.
Nuove date in giro per la penisola qui:
Sabato 13 settembre: Piacenza “Tendenze”

www.lilithandthesinnersaints.com
https://www.facebook.com/LilithandtheSinnersaints

Mie recensioni su www.radiocoop.it

IN CANTIERE

Finalmente vedrà la luce anche quello su Paul Weller, in autunno o inizio 2015 per VoloLibero scritto dal sottoscritto.
In preparazione un libro sul Festival Tendenze che giunge quest’anno alla 20° edizione.
In autunno inizia la mia collaborazione alla rivista CLASSIC ROCK LIFESTYLE.

mercoledì, luglio 30, 2014

Lisa and the Lips + Lilith and the Sinnersaints a La Spezia



Foto di ROBERTO TESSIER

Grande serata allo SPAZIO BOSS a La Spezia.
Dove viene giù tutta l'acqua del mondo e solo grazie all'incredibile lavoro notturno e diurno degli splendidi ragazzi e ragazze dell'organizzazione, si riesce a salvare la serata spostando impianto e quant'altro all'interno del Centro Allende.
Apriamo noi, Lilith and the Sinnersaints, con una quarantina di minuti di cose nuove e piccoli nostri classici e degna, applaudita, conclusione con "Sound of sinners" dei Clash.
Bel concerto, ne siamo più che contenti.

LISA AND THE LIPS poi inondano la platea con un set di furioso funk soul, dalle forti tinte rock. Due chitarre, due fiati, tastiere, ritmica pulsante e su tutto la sua voce devastante (in particolare in una grande versione di "Rocksteady" di Aretha).
Si passa da avvolgenti funk soul alla James Brown a ipnotici e lunghissimi rimandi a Sly and the Family Stone del periodo d'oro.
Forse esagerano un po' con assoli e un'impronta troppo marcatamente rock (ma sono discorsi da puristi della black music) e, (altro discorso giusto per rompere le palle) capelli lunghi, barbe incolte e look trasandato, stonano davvero tanto al cospetto di tale sound, ma sono particolari, da anziano noioso che borbotta sempre.
Il set è eccellente e la band superlativa.
Grande gig !!

Get Back - Dischi da (ri)scoprire



Ogni mese la rubrica GET BACK ripropone alcuni dischi persi nel tempo e meritevoli di una riscoperta.

Le altre riscoperte sono qui:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/Get%20Back

TOPPER HEADON - Waking up
L’unico sforzo solista dell’ex Clash, datato 1986 e sorprendentemente di stampo palesemente soul/rhythm and blues (a dispetto delle sue origini musicali jazz oriented).
Pur se caratterizzato da un sound datato i 10 brani suonano ancora freschi e gradevoli com la voce di Jimmy Helms e le tastiere dell’ex collaboratore dei Clash Mickey Gallagher.
Ottimi uso dei fiati, suono della batteria di “Sandinista” memoria, soul funk diffuso, il buo nreggae soul di “dancing” , la riproposta di “Time is tight” di Booker T (già coverizzata dai Clash in “Black market Clash”) e un buon groove in generale.
Avrà un discreto successo ma nulla più.
Topper sprofonderà nel suo tunnel di eroina ed abusi nonostante le parole de.ll oswing finale “Monkey on my back” lasciassero pensare tutt’altro:
“I had a monkeyy on my back /i’t don’t come back no more/ The day I killed my monkey / I done myself a treat”.

BABY HUEY - The living legend
Grande voce soul, f uattivo alla fine dei 60’s con i suoi The babysitters.
Messo sotto contratto grazie a Curtis Mayfield morì nel 1970 di overdose durante la registrazione del primo album che fu completato successivamente con l’aggiunta di alcuni strumentali. Gli otto brani sono comunque uno splendido esempio di soul contaminato dal proto funk alla Impressions, da influenze blaxploitation e da qualche tocco psichedelico.
Curtis Mayfield firma tra brani, “Mighty mighty” (degli Impressions) eseguita alla grande e le bellissime “Hard times” e “Running”. Ci sono due brani autografi di Huey (vero nome James Ramey), gli ottimi strumentali “One dragon two dragon” e “Mama get yourself together”. Notevole il funk soul che si respira in “Listen to me” e “Running”.

LES SAUTERELLES - s/t
I Beatles svizzeri, che aprirono per gli Stones nel 1967 a Zurigo, suonarono in Italia in tour con Antoine per poi fermarsi 15 giorni consecutivi al Piper di Milano, nel 1966 pubblicano il loro album d’esordio, un pregevole lavoro in cui coverizzano con grande capacità alcuni brani molto particolari e “oscuri” come “Every little thing” dei Beatles, “I feel a whole better “ dei Byrds, “Much too much” degli Who e due di Dylan, “Desolation row” e “She belongs to me” , rivisti in maniera personale tanto quanto “Cheryl’s goin home” di Bob Lind (la famosa, per noi italiani, “Ma che colpa abbiamo noi” dei Rokes).
Ottimi anche i due brani di loro composizione. E’ un garage beat spesso piuttosto ruvido, suonato benissimo e cantato in perfetto inglese. Ottimi davvero. Sono tuttora in circolazione e attivi in Svizzera e Germania.

martedì, luglio 29, 2014

Paul Weller e Irvine Welsh



Il parere dello scrittore IRVINE WELSH ("Trainspotting", "Il lercio, "Porno" etc) su PAUL WELLER, tratto dal suo album "Wake up the nation".

"Come chiunque scrive romanzi per vivere, io impiego molto tempo per costruire personaggi, osservando la vanità, le virtù, le manie che tutti possediamo, cercando di ricavarne qualcosa o qualcuno. Mi sembra impossibile trovare qualcuno a cui non piaccia Paul Weller, mi è impossibile concepire una persona del genere.
Quindi non c'è nessuna ragione di fingere di essere imparziale su questo punto, io sono decisamente un fan, non un critico. Per quanto mi riguarda o tu ami Paul Weller o, in tutta sincerità, sei un triste coglione con cui non ho alcun interesse a parlare. Per fortuna, se stai leggendo questo, è davvero difficile che tu sia uno dell'ultimo caso che ho citato.
E allora perché sono così partigiano?
In primo luogo, è un clichè abusato, ma ciò nonostante, quello che fa un vero artista è l'abilità di mantenere una vera e forte creatività nel corso degli anni e attraverso i continui cambiamenti della vita a cui (spero) andiamo incontro. Sono così tanti i talenti emersi durante il periodo mostruosamente creativo che è stata l'esplosione del punk in Inghilterra, alla fine dei 70's, caduti subito, quando si sono trovati di fronte a questi ostacoli.
Paul Weller è probabilmente l'unico artista di questa era che, senza dubbio, è entrato nel Pantheon dei grandi del rock 'n' roll inglese, a fianco dei suoi predecessori dei 60's Jagger, Richards, Lennon, McCartney, Townshend, Davies e Bowie che emerse nei primi 70's.
Dove i suoi contemporanei si considerarono iconoclasti, commentatori sociali, celebrità o anti-celebrità, distruttori del sistema o salvatori del mondo, Paul Weller era quello che palesemente amava la musica, e che, prima o poi, ha sempre voluto produrla. Paul non ha mai lasciato il soul e la cultura mod che lo hanno ispirato in gioventù e questo senso tribale gli è servito stilisticamente tanto quanto musicalmente.
Ci sono pochissime sue vecchie foto in cui sembra ridicolo come quasi tutti quelli a cui sto pensando. Mentre il termine Keep it real (sii te stesso) è diventato così abusato negli anni al punto di suonare sempre più come “pronto a vendersi”, è ancora più difficile pensare a qualunque altro artista che ha così risolutamente tracciato il suo cammino.
La sola idea di Paul Weller che vende burro (riferito ad un famoso spot TV che vide protagonista John Lydon n.d.a.) o un'assicurazione auto sui vostri schermi televisivi o che ciondola in un reality, rimane così ridicolmente improbabile tanto ora quanto lo poteva essere nei tardi 70's, quando sparava fuori i tre accordi di In the city.
In un mondo in cui la creatività spesso va a braccetto di un bagaglio egoista e noiose pretese, che butteranno prima giù e poi rovesceranno l'artista in questione, è rinfrescante trovare un uomo che insiste a continuare con il suo lavoro. Impegno, determinazione, classe pura e un inarrivabile rilevatore di stronzate (bullshit detector, riferimento ad un brano dei Clash, Garageland n.d.a.) in un'industria dell'artificio. Non c'è da stupirsi del ruolo di Paul Weller per ogni aspirante giovane musicista della working class. Questo ci porta a Wake up the nation. Questo è un album sorprendentemente buono.
E' una dichiarazione da scrivere in grassetto, avendo tutta la sua discografia, ma non solo comparandolo ai suoi migliori lavori, questa fusione senza soluzione di continuità, che comprende tutti gli stili di Paul, dai primi, abrasivi, Jam, attraverso il roccioso bluesman inglese, potrebbe anche essere il suo momento migliore fino ad oggi. Essendo un album di Paul Weller, Wake up the nation non potrebbe mai essere accusato di essere frivolo, ma un senso tangibile di divertimento, anche di gioia, riluce in tutto il disco.
E soprattutto ci racconta che Paul Weller continua a vibrare e ci mostra il passo sicuro dell'artista maturo ma con la freschezza e la verve di una superstar emergente. C'è qualcosa dell'esordiente affamato in Wake up the nation.
Infine, Paul è uno di quel piccolo gruppo di artisti che non solo hanno provveduto alla colonna sonora di una generazione ma la hanno totalmente e assolutamente definita.
Per me è impossibile ascoltare la  musica di ogni suo periodo senza che mi tocchi ad un livello personale.
Non è solo ogni ricordo di un desiderio romantico, ridicola aspirazione, saporito trionfo o qualche umiliazione, ma l'anticipazione di queste cose, che ,inevitabilmente, materializza una canzone di Weller nella mia mente.
Ed ora ha realizzato il primo disco che è necessario avere in questo decennio. La cultura giovanile inglese sembra, dopo quello che ha creato la globalizzazione e il mercato nelle ultime generazioni, in uno stato davvero squallido accostato al vibrante mood che Paul Weller fece esplodere  nei 70's.
La nazione ha seriamente bisogno di essere svegliata, e come sempre, lui è l'uomo ideale per questo lavoro."

lunedì, luglio 28, 2014

Le bufale su internet



La diffusione di internet ed un uso spesso improprio ha creato un incontrollato diffondersi (soprattutto attraverso i social) di notizie assolutamente false, spesso palesemente ridicole (dalle scie chimiche agli “stipendi” per i rom, alla polizia brasiliana che sterminava i bambini di strada in occasione dei Mondiali etc etc) che vengono riprese in continuazione e che reiterate assumono per molti i contorni di “verità”.

Un gruppo di ricercatori delle Università di Lucca, Lione e della Northeastern di Boston ha cercato di inquadrare il ruolo e le dinamiche delle bufale diffuse su Facebook.
Su un campione di 2,3 milioni di individui distribuiti in 50 pagine Facebook divise in tre categorie, si è giunti ad una conclusione interessante: chi è più propenso a scambiare più spesso satira e bufale per fatti veri sono i lettori delle pagine di (pseudo) «controinformazione», quelli che reputano i media tradizionali manipolabili e inaffidabili.

Ultimamente si sono aggiunti anche gli "scherzi" che si possono costruire attraverso l'applicazione Pinibook, attraverso la quale si può generare una falsa notizia su FB e farla apparire come vera (per quanto grottesca e surreale: "Tizio (con nome e cognome di un "amico" di FB), stuprato da un cinghiale per tutta la notte"). Non basta accorgersi che la notizia è falsa: il problema è farlo sapere a quelle migliaia di persone che l'hanno presa per vera e che provocano l'effetto valanga: il rischio della bufala infatti è che una volta lanciata non se ne ha più il controllo.

sabato, luglio 26, 2014

For sale



Ve lo ricordo ancora, così nessuno si lamenta che non glielo avevo detto.
Cosa c'è di meglio che mettersi in una comoda MAGLIETTA e leggersi due LIBRI, con in sottofondo un ottimo CD in tiratura limitata e speciale ?
E con due lire o quasi !


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Per la T-SHIRT di LILITH AND THE SINNERSAINTS (che peraltro sta andando a ruba) e il CD "Stereo Blues volume 1: Punk Collection" basta una mail a info(at)lilithandthesinnersaints.com o un msg al mio profilo FB (https://www.facebook.com/tonyface.bacciocchi)

Disponibili anche Rock n Goal e Statuto/30 di cui sotto.

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GLI AUTORI di "ROCK N GOAL" ANTONIO BACCIOCCHI & ALBERTO GALLETTI
hanno scritto un nuovo capitolo del libro dedicato al mondiale Brasile 2014 ed a tutte le relazioni storiche tra la kermesse calcistica e la musica (non sempre e solo rock).

L’aggiornamento è stato direttamente incorporato negli ebook e si scarica in automatico acquistando il libro sullo store on line di Vololibero Edizioni. E' inoltre scaricabile gratuitamente qui:
https://dl.dropboxusercontent.com/u/3181952/Appendice%20a%20Rock%27n%27Goal.pdf

Scaricalo e buona lettura.
http://www.vololiberoedizioni.it

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E’ USCITO IL LIBRO SUI 30 ANNI DEGLI STATUTO !!
STATUTO 30 "LA RIBELLIONE ELEGANTE" di Tony Bacciocchi
Libro sulla storia dei 30 anni degli Statuto.
128 pagine

Gli Statuto sono una grande realtà della musica italiana.
Una band che raggiunge il traguardo dei 30 anni di carriera, con 17 album e migliaia di concerti all’attivo non è esattamente una cosa normale.
Un gruppo che può permettersi di suonare al Festival di Sanremo, a Cuba, nello stadio Granata o a un raduno di Mods con la stessa disinvoltura.

- LO TROVATE IN TUTTE LE FELTRINELLI D’ITALIA in vendita a 13 €

- PER ACQUISTARLO ON-LINE andate su questo link:
http://www.vololiberoedizioni.it/store/#!/~/product/category=2563643&id=33109171

venerdì, luglio 25, 2014

Rettore - Kamikaze Rock 'n' Roll Suicide



GLI INSOSPETTABILI è una rubrica che scova quei dischi che non avremmo mai pensato che... Dopo Masini, Ringo Starr, il secondo dei Jam, "Sweetheart of the rodeo" dei Byrds, Arcana e Power Station, "Mc Vicar" di Roger Daltrey, "Parsifal" dei Pooh, "Solo" di Claudio Baglioni, "Bella e strega" di Drupi, l'esordio dei Matia Bazar e quello di Renato Zero del 1973, i due album swing di Johnny Dorelli, l'unico dei Luna Pop," I mali del secolo" di Celentano, "Incognito" di Amanda Lear, "Masters" di Rita Pavone, Julian Lennon, Mimmo Cavallo con "Siamo meridionali"e i primi due album dei La Bionda di inizio 70's, il nuovo album dei Bastard Son of Dioniso, "Black and blue" dei Rolling Stones, Maurizio Arcieri e al suo album "prog" del 1973 "Trasparenze", Gianni Morandi e "Il mondo di frutta candita", il terzo album degli Abba, "666"degli Aphrodite's Child, la riscoperta di Gianni Leone in arte Leonero, il secondo album di Gianluca Grignani, oggi si torna al 1982 e al sesto album di DONATELLA RETTORE.

Le altre puntate de GLI INSOSPETTABILI qui:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/Gli%20Insospettabili

Dopo un esordio cantautorale nel 1975, bissato nel 1977 e il successo conseguito con la trilogia “Brivido divino” del 79, “Magnifico delirio” del 1980 e “Estasi clamorosa” del 1981, grazie ad indovinati singoli come “Splendido splendente” e la “scandalosa” “Kobra”, con il sesto album del 1982 DONATELLA RETTORE allarga il discorso artistico, affidandosi ad un concept ispirato alla cultura giapponese in cui affronta il tema del suicidio (inusuale nel pop italiano e non solo e comunque decisamente ostico) per quanto spesso in chiave ironica.
I suoni sono sintetici e attingono dal Bowie berlinese, Ultravox, Devo, la Blondie con Robert Fripp (vedi “Sayonara”).
La stessa famosissima “Lamette” dal testo demenziale è un perfetto synth pop in linea con certe atmosfera care agli Orchestral Manouvres in the dark.
Più pop ma sempre con l’elettronica a farla da padrone la bella “Canta sempre”, prima del malinconico gioiello finale, “Giulietta”, intensa ballata piano e voce.
Nessun capolavoro nascosto o gemma irrimediabilmente perduta ma un discreto album (quasi) al passo con i tempi.

giovedì, luglio 24, 2014

River songs



Non si era mai parlato da queste parti di canzoni dedicate ai fiumi.

Ecco fatto.

“Dam that River” Alice in Chains
“River of Sorrow” Antony and the Johnsons
“Ol’ Man River” Beach  Boys
“Pissing in a River” Patti Smith
“Big River,” “Run Softly Blue River” Johnny Cash
“Watching the River Flow” Bob Dylan
“Whiskey River” Willie Nelson
“River” Joni Mitchell
“Down By the Water” PJ Harvey
“Take Me to the River” Talking Heads/Al Green
“Down by the River” Neil Young
“The River” Bruce Springsteen
“Mississippi River” Muddy Waters
Blue River." Elvis Presley
"By This River." Brian Eno
"I'm Goin' down to the River" Ray Charles
"Red River." Leadbelly
"The River" Tim Buckley
"River Deep, Mountain High" Tina Turner "River of Orchids" XTC
"River of Sighs" The Knack
"River of Time" Van Morrison
"River People" Weather Report
"The Sea Refuses No River" Pete Townshend
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