martedì, agosto 14, 2018

Il Cagliari del 1967 e i Chicago Mustangs



ARTICOLO APPARSO il 5 dicembre 2013 su questo blog



ALBERTO GALLETTI ci porta alla scoperta di una curiosissima storia di calcio che coinvolge il MIO CAGLIARI.

Nelle foto il Cagliari/Chicago Mustangs, una partita del torneo, Boninsegna rossoblu.

Nel 1967 venne organizzato un campionato di calcio in Nordamerica per conto della United Soccer Association in concorrenza a quello della National Professional soccer League, nella penultima turbolenta stagione che precedette l’unificazione dei campionati sotto un'unica federazione la più nota NASL.

Per ragioni dovute a rivalità commerciali e organizzative, le franchigie americane non ebbero il tempo di ingaggiare giocatori per allestire le squadre, il torneo venne così organizzato nei mesi estivi e fu escogitato di chiamare delle squadre professionistiche sudamericane ed europee, che trasferirono in toto rosa tecnici e dirigenti oltre atlantico per disputare il campionato sotto altro nome.
Vi partecipò una squadra italiana, il Cagliari che ebbe nelle sue fila il capocannoniere del torneo: Roberto ‘Bonimba’ Boninsegna autore di 11 centri.

Ecco l’elenco degli incredibili partecipanti al torneo:
Boston Rovers
Shamrock Rovers
Chicago Mustangs
AC Cagliari
Cleveland Stokers
Stoke City
Dallas Tornado
Dundee United
Detroit Cougars
Glentoran
Houston Stars
AC Bangu
Los Angeles Wolves
Wolverhampton Wanderers
New York Skyliners
C.A. Cerro Montevideo
S.Francisco Golden Gate Gales
ADO Den Haag
Toronto City
Hibernian Vancouver Royal Canadians
Sunderland
Washington Whips
Aberdeen

Per il Cagliari venne scelta Chicago vista la presenza di una numerosa colonia di emigrati di origine italiana, giocò le partite casalinghe al Comiskey Park di Chicago, casa dei White Sox, capace di contenere 46550 spettatori, esordì il 28 maggio 1967 contro i Dallas Tornado davanti a 9872 spettatori, il risultato fu di 1-0 in favore degli ospiti.
Proveniva da un sesto posto in serie A, un risultato enormemente migliore di quello dei Wolverhampton Wanderers che vinsero il torneo ed avevano concluso la stagione al 2° posto in Seconda divisione.
Gigi Riva non fu convocato per la spedizione americana, con grande delusione degli organizzatori.

Nella partita di New York contro gli Skyliners un tifoso italiano entrò in campo dopo un fallo pesantissimo di un uruguaiano e prese a calci nel sedere il guardalinee sotto gli occhi incuriositi dei poliziotti che poi si misero a parlare con lui quando riprese il suo posto in tribuna, a quel punto però un gruppo di sostenitori italiani aveva già invaso il campo e rincorse l’arbitro che inciampò, cadde e venne preso a calci dai tifosi, riuscì poi a divincolarsi e di corsa scavalcare la recinzione e scappare negli spogliatoi.
Chiusero con 3 vittorie, 7 pareggi e 2 sconfitte e altri incidenti.
La finale fu disputata il 14 luglio 1967 al Memorial Coliseum di Los Angeles, impianto capace di contenere 93000 persone, davanti ad appena 17842 spettatori

Los Angeles Wolves 6-5 Washington Whips d.t.s.

lunedì, agosto 13, 2018

Topper Headon



Per gentile concessione di CLASSIC ROCK

TOPPER HEADON
“The human machine”

Deve essere un salto curioso per un batterista passare dalla passione per il jazz, la fusion e il prog, avendo come riferimento Billy Cobham, ad una delle più infuocate punk bands in circolazione.
Nicky “Topper Headon” inizia suonando jazz a 13 anni dopo aver messo da parte le ambizioni da calciatore a causa di un infortunio.
Entra in una band prog, i Mirkwood, con cui suona per un anno e mezzo, aprendo anche per i Supetramp per passare poi al rhythm and blues, prima di incontrare a Londra Mick Jones, durante la sua militanza con i famigerati proto punk dei London SS (anche se Topper ricorda che “di punk avevano ben poco, erano tutti capelli lunghi e roba afgana”) con cui suona per una settimana.
Si presenterà di nuovo da Mick Jones e dai suoi nuovi compagni Joe Strummer e Paul Simonon all'indomani della decisione di Terry Chimes di lasciare i Clash.
E' il 1977, la band ha firmato per la CBS e inciso il primo furibondo album, destinato a diventare un classico, ma Chimes è insoddisfatto e se ne va.
Ritroveremo di nuovo Terry con i Clash a sostituire proprio Topper, licenziato da Joe Strummer a causa della sua dipendenza dall'eroina.

I Clash fanno un'audizione a 205 batteristi londinesi prima di decidere per Topper che accetta il posto per 25 sterline a settimana e viene rivestito in stile punk, capelli corti e giubbotto di pelle.
La sua vita diventa un circolo ininterrotto di prove, concerti, studio di registrazione, ad incominciare dal nuovo album dei Clash, GIVE ' EM ENOUGH ROPE, dove la sua classe emerge in tutto il suo splendore.
Un metronomo potente, una mitraglia ritmica con pochi eguali nella scena, una precisione invidiabile, tanto che il produttore Sandy Pearlman, che aveva già all'attivo tutta la discografia dei Blue Oyster Cult, lo soprannomina “The Human Machine”.
“Ero al massimo della forma ai tempi, non facevo mai un errore, tutto quello che facevo era suonare, suonare, suonare. Poi in tour scoprii l’alcool e allora tutto quello che incominciai a fare fu bere, bere, bere. Mick mi introdusse alla cocaina e tutto diventò coca, coca, coca”.


L’eroina arrivò velocemente e Topper, con il consueto zelo, le si dedicò totalmente, diventando talmente incontrollabile e autodistruttivo che gli altri della band chiedevano agli hotel una camera in piani differenti da quello del batterista.
Ma le nuove cattive abitudini non inficiano la qualità del suo drumming.
Basti ascoltare la potenza di “Tommygun” o la maestria con cui nei successivi, monumentali, LONDON CALLING e SANDINISTA passa da un genere all'altro senza alcun problema, dal funk, al jazz, dal rockabilly al punk, dal blues ai ritmi caraibici, facendo da ossatura alle incertezze tecniche di Strummer e Simonon e appaiandosi alla classe chitarristica di Mick Jones.
Lodevole la raffinatezza dei passaggi, la precisione millimetrica, il tocco mai fuori posto, il suono della batteria potente ma di un'eleganza unica.
Senza dimenticare che Topper è anche un ottimo pianista e chitarrista e una hit come “Rock the Casbah” è intera farina del suo sacco.
Lo stile di vita autodistruttivo è ormai una costante quotidiana e Strummer, esasperato, decide di licenziarlo all'indomani del successo del nuovo album COMBAT ROCK.

Qualche mese dopo essere stato in una delle più grandi rock n roll band del mondo Topper si ritrova in un gelido squat senza finestre a Fulham mentre i Clash girano gli States .
L’amico Pete Townshend gli offrì l’opportunità di suonare con gli Who che avevano scelto proprio i Clash come supporters per il tour americano.
Ma Topper, nel suo classico stile, fatto e strafatto, cade da un tetto e si rompe una gamba.
Riceve 200.000 sterline di liquidazione dai Clash ma in 18 mesi i soldi finiscono, fa uscire nel 1986 il pur ottimo, ma ignorato da critica e pubblico, album solo WAKING UP, a base di jazz e rhythm and blues, viene arrestato, fini in un ricovero per homeless, tentò la disintossicazione per 13 volte senza successo.

La quattordicesima funzionò.

Fonda l’Anonima Narcotici di Dover, si occupa della prevenzione dell’epatite C, ogni tanto suona qualcosa ospite di qualche gruppo nei pub di Dover, sta bene.
“Con me Joe non aveva scelta, ero in uno stato....in ogni caso avrei dovuto morire io, non Joe"

In “Tommygun” una delle migliori e più potenti prestazioni batteristiche di Headon con i Clash: precisione, potenza, stile

https://www.youtube.com/watch?v=bFHEuKkTa5k

La versatilità ad affrontare gli infiniti cambiamenti ritmici dei Clash che hanno provato ad esplorare ogni genere musicale, in particolare in ambito black music.
Come nel caso del funk/rap di “Magnificent seven” dove Topper Headon si dimostra imbattibile macchina ritmica.

https://www.youtube.com/watch?v=ijiazWlawUY

L'unico tentativo solista di Topper Headon a base di swing, soul e rhythm and blues.
Dignitoso ma senza successo. “Drumming man” ne conferma le indubbie doti tecniche, non solo alle prese con i brani dei Clash.

https://www.youtube.com/watch?v=zzPMAE93hcc

mercoledì, agosto 08, 2018

Keith Moon



Articolo pubblicato dal quotidiano "LIBERTA'" domenica 29 luglio 2018

Difficile trovare un personaggio che rappresenti meglio l'iconografia più scontata del rock n roll.
Keith Moon è la perfetta incarnazione del musicista dedito ad ogni tipo di eccessi, inclusa la distruzione delle camere d'albergo, una dose di follia smisurata, la passione altrettanto incontrollabile per sesso, droghe e alcolici, una morte prematura e tragica mutuata da uno stile di vita senza freni. E' in realtà stato solo uno dei tanti “caduti” nel decennio tra la fine degli anni 60 e anni 70.

Purtroppo il “personaggio Keith Moon” ha spesso cancellato il batterista.

Quello altrettanto folle, che solo in una band come gli Who avrebbe potuto trovare posto, a fianco di altri tre pazzi, ma in grado di suonare la più potente ed esplosiva forma di rock che si possa immaginare.
Nasce artisticamente come batterista surf (sua costante ed eterna passione) con i Beachcombers con cui incomincia a suonare, giovanissimo, nei primi anni 60, segnalandosi per una notevole teatralità sul palco. Si unisce agli Who in modo avventuroso e da lì non si muoverà più.
Su come sia entrato nella band si viaggia sui binari della leggenda, dalle dichiarazioni di Pete Townshend che lo ricorda vestito interamente di rosso e con i capelli rossi arrivare sul palco durante un concerto e distruggere tutto, a quella dello stesso Keith che dice di aver chiesto di suonare un pezzo con loro alla fine di un live dichiarandosi “migliore di quello che era sul palco in quel momento” e per il nervosismo e qualche bicchiere di troppo aver rotto il pedale e una pelle della batteria.

“Di fatto non mi hanno mai confermato di essere entrato nel gruppo ma ormai sono quindici anni e quindi credo che sia una cosa fatta” disse tempo dopo.

Apparentemente caotico e poco rispettoso del tempo, in realtà il suo modo di suonare tiene ben presente la chiusura dei giri di accordi, è lucido nel seguire il brano ma in modo, inconsapevolmente, molto affine ad un concetto caro all'improvvisazione jazzistica.
Moon agisce liberamente, incurante delle strutture convenzionali, crea passaggi, figure ritmiche, all'interno del ritmo stesso, costringendo gli altri a seguirlo, rendendo canzoni pop brani strutturati quasi come piccole opere a sé stanti.
Guarda caso quello che ha sempre desiderato, sognato e poi messo in pratica il genio di Pete Townshend.

John Entwistle, uno dei migliori bassisti rock (e non solo) di tutti i tempi, l'unico probabilmente in grado di seguire una ritmica del genere, ha decritto alla perfezione l'approccio alla batteria di Keith: “Suonava a zig zag”.

La vetta della personalità e della tecnica la raggiunge con l'album “Who's next” del 1971 dove si eleva a standard difficilmente superabili e ancora meglio si esprime due anni dopo nell'epica opera “Quadrophenia”, un album che fonde il rock più duro con le ambizioni sinfoniche di Townshend, passa da pur complessi brani rock a suite dove sono pianoforte e archi a farla da padrone, dove le parti sono pompose e articolate. Sarà purtroppo l'ultimo atto di un periodo troppo breve.

I problemi con l'alcool sono ormai gravissimi.
Nonostante vari tentativi di disintossicazione, Keith beve come minimo un paio di bottiglie di brandy e di champagne al giorno, quando non è in tour, dove le dosi invece aumentano a dismisura. L'ultimo periodo è un calvario che lo vede sempre meno in grado di suonare e concentrarsi, sempre più perso nei suoi problemi.
Cercando di curarsi dall'alcolismo, un eccesso di pillole lo ucciderà nel settembre del 1978.

Verrà sostituito da Kenney Jones, ex Small Faces e Faces, e più recentemente da Zak Starkey, figlio di Ringo Starr, a cui lo stesso Moon aveva dato le prime lezioni di batteria quando era in tenera età.

Roger Daltrey ha probabilmente colto al meglio l'essenza dell'uomo Keith Moon:
“Keith non avrebbe mai voluto diventare vecchio, è una cosa che mi gira per la testa da tempo e ormai è una certezza.
Voleva solo essere il più grande batterista del mondo ed è morto quando ancora lo era”.

lunedì, agosto 06, 2018

Intervista ai Kula Shaker



Per gentile concessione di CLASSIC ROCK riporto un'intervista a Crispian Mills dei Kula Shaker di un paio di anni fa

L'attività musicale di Crispian Mills non è mai stata semplice né tantomeno banale.
Il successo raccolto con il primo album K dei Kula Shaker non bastò a preservare la band da una serie di stroncature del secondo, pur ottimo, lavoro che li indusse ad uno scioglimento prematuro.
Anni confusi con la buona nuova creatura The Jeevas e altri progetti, per poi tornare alla casa madre nel 2004 e produrre altri due dignitosi album.
Con il nuovo lavoro, K 2.0, la band inglese conferma tutte le qualità che gli abbiamo sempre riconosciuto, ritrovando freschezza e entusiasmo che le parole di Crispian Mills ben trasmettono con, in allegato, una buona dose di umorismo e ottimismo.


Avete sempre avuto un sound di estrazione esplicitamente 60's, vicino ad influenze Indiane soprattutto a quelle che importò George Harrsion con i Beatles.
E' stato l'amore per i Beatles e George ad influenzare la tua scelta nell'abbracciare anche la filosofia indiana o una scelta personale indipendente da quella musicale?


Non la chiamerei “scelta” ma più precisamente una “chiamata”.
Per esempio, la gente non sceglie razionalmente di chi si innamora.
E' la stessa cosa per la musica e l'arte.
Non ti siedi e decidi cosa ti piace o ti può influenzare. Succede e basta.
Detto questo, Sir George o Hari's Son (Crispian gioca con le parole ndr) è stato e continua ad essere una grande influenza per me e la band.

La carriera dei Kula Shaker non è stata facile tra brusche interruzioni, scioglimenti, reunion.
Hai qualche rimpianto per tutti questi cambiamenti ?


Nessun rimpianto Miss Piaf (altro gioco di parole sull'inglese rimpianto/regret e la canzone di Edith Piaf Je ne regrette rien).
Non sono mai stato capace di fare il businessman né mi è mai piaciuto essere una pop star, il che non ha aiutato la mia carriera.
Puoi avere una hit ma se sei giovane e non hai il giusto supporto finisci per schiantarti ed è quello che ci è successo nel 1999.
Gli allarmi suonavano, le luci si erano accese e io schiacciai il pulsante di espulsione del pilota.
Gli ultimi 15 anni non sono stati facili, molto confusi ma ho lavorato duramente, trovato me stesso, diventato padre, ritrovato il mio potenziale di artista e l'amore per la musica.

Credo che il vostro secondo album fosse un gran lavoro.
Perchè pensi sia stato stroncato dalla critica ?


Era un album teatrale e magniloquente ma credo che i critici tendano a seguire le mode e la convenzionalità.
PIGS, PLEASANTS... raccontava una storia molto operistica, antica, a più livelli. Molto sopra le righe e schizofrenica e che rifletteva bene il nostro stato mentale. Liricamente era molto avanti.

Cosa ascolti di solito?

Ascolto un sacco di musica classica Indiana quando sono da solo.
Continuo a scoprire e riscoprire musica anche grazie ai miei figli che hanno 4 e 7 anni. Gli ho fatto ascoltare l'altro giorno LED ZEPPELIN 4 e sono letteralmente impazziti. Recentemente ho comprato i dischi di Courtney Barnett, Prince Rama, Bombino e, non ci crederai, Foreigner.

Il nuovo album è pieno delle più svariate influenze dal tipico sound dei Kula Shaker a funk, soul, folk, country.

Credo che i Kula Shaker abbiano completato un cerchio, ritornando alle loro origini. Un ritorno e un nuovo inizio.
Quando ci siamo accorti che il 2016 era il ventesimo anniversario del nostro esordio ha smosso il nostro atteggiamento da asini pigri.
Così abbiamo avuto un obbiettivo concreto che ci ha spronati a mettere a fuoco il lavoro in sala di registrazione. La pressione che si siamo auto imposti ha creato un mix di creatività ed emozione che credo si senta nell'album.

venerdì, agosto 03, 2018

La discoteque psychedelique



Splendido album (in vinile giallo e con ampi dettagli nelle note di copertina) stampato dalla Boss A Tone (https://www.facebook.com/bossatone/) che raccoglie 17 brani di altrettante band europee attive a cavallo tra i 60 e i primi 70.

Due gemme italiane con i Nuova Idea (futuri New Trolls) e i Pawnshop (di cui si dice facessero parte anche Alessandro Alessandroni (al sitar) e Piero Umiliani). Ma ci sono gioielli che arrivano dalla Germania Est (gli ottimi Electra Combo) e Ovest, Spagna, Inghilterra, Francia.

Sonorità tardo beat, di sapore psichedelico con un groove funk e umori proto prog.
Ancora una volta stupisce quanto ampia sia stata la produzione in quel periodo e di quale sia stato lo spessore artistico.

giovedì, agosto 02, 2018

The Little Red Schoolbook



Un libro, uscito nel 1969, che causò tantissime polemiche e censure.
Pubblicato da due insegnanti danesi Søren Hansen e Jesper Jensen, si rivolgeva agli adolescenti, parlando esplicitamente di sesso, droga, alcool e indicando gli adulti come "tigri di carta".

Accusato di voler sovvertire la morale e l'integrità della famiglia fu bandito in numerosi paesi, tra cui l'Italia oltre ad essere processato per oscenità in Inghilterra (dove alla segretaria per l'educazione sedeva una certa Margaret Tatcher).

Uno degli autori, ora ultrasettantenne, Soren Hansen, ha recentemente rivolto agli adolescenti questo appello:
"Non ascoltate quelli del sistema, le persone che si occupano di educazione, take it easy, fai le tue cose, prova un sacco di cose prima di decidere cosa fare della tua vita".

mercoledì, agosto 01, 2018

Intervista a Fantastic Negrito



Per gentiie concessione di CLASSIC ROCK riporto l'intervista fatta per il numero di giugno della rivista

Fantastic Negrito è uno dei personaggi artisticamente (e non solo) più interessanti, superlativi, entusiasmanti, attualmente in circolazione.
Una storia incredibile alle spalle, la capacità di creare un sound che attingendo da mille influenze passate riesce ad essere attualissimo, nuovo, profondo, incisivo.
Canzoni grondanti passione, sofferenza, onestà, urgenza, che mettono insieme poderosi riff alla Led Zeppelin (o se preferite alla Jack White), con il funk estremo di James Brown, il blues più torrido, crudo e profondo, la critica sociale alla Gil Scott Heron, rock, soul, gospel.
Il nuovo album, PLEASE DON'T BE DEAD, ne è una fulgida testimonianza, riuscendo a superare in qualità, maturità, intensità il precedente capolavoro THE LAST OF OAKLAND (vincitore di un Grammy Award nel 2017 nella categoria Best Contemporary Blues).
Fantastic Negrito risponde velocemente ad una serie di domande.

1)
Credo che il tuo sound sia definibile come una sorta di “Musica Totale”, prendendo influenze da ogni aspetto della Black Music (soul, funk, blues, jazz, Gil Scott Heron), dal rock n roll e da molti altri generi. La trovi una definizione corretta ?


Si, chiamo la mia musica “black roots music” per tutti. C'è una lunga, ricchissima storia e scelgo liberamente dal giardino con molto rispetto e gratitudine per i miei predecessori e antenati. Questa musica è veramente Americana, e' nel nostro sangue.

2)
Sono rimasto davvero impressionato dal tuo concerto italiano dello scorso anno (a Poggio a Caiano in provincia di Prato). Raramente ho visto qualcosa di così forte, fresco, efficace. Il live act è il tuo mood preferito o ti piace anche lo studio di registrazione ?


Penso siano due entità differenti e quindi devi quasi dividerti in due diverse persone. Lo studio di registrazione è forse il momento più onesto che troverai in questo processo artistico.
E' il momento più puro come compositore e produttore.
Penso all'esibizione dal vivo come ad una chiesa senza religione.
Cerco di rendere questa esperienza unica in base al diverso tipo di pubblico che trovo in ogni parte del mondo. La cosa più importante è entrare in connessione con loro dal vivo.
L'ho imparato dal busking, suonando per strada (Fantastic Negrito ha una lunga esperienza in tal senso n.d.r.).
Quattro anni fa andavo alla stazione dei treni e suonavo ed è così che ho ottenuto una vera e onesta opinione sulle mie canzoni dal pubblico che incontravo ogni giorno.

3)
In che modo componi le tue canzoni ?


Mi piace un approccio organico, in qualsiasi modo accada. Qualche volta compongo solo con la chitarra, altre volte scrivo al pianoforte.
In questo album invece ho scritto parecchio usando il basso. Ho usato sette diversi tipi di basso per registrare questo nuovo lavoro, un album davvero basato sul basso, un album con un sacco di groove.
Un groove molto pesante, heavy. E qualche volta ho composto con la batteria. Io vedo gli strumenti musicali come mezzi per creare. Non so se se mi piace davvero suonare ma mi piace usare gli strumenti come mezzi creativi.

4)
Sembra che ci sia una grande e ritrovata vivacità nella black music negli ultimi anni. Cosa ne pensi ? Hai qualche nome interessante da suggerire ?


Ah, sono un ragazzo così vecchio ormai ma voglio scegliere uno nuovo come Kendrick Lamar. Cosa intendi per vivace ? Ognuno lo è, soprattutto negli ultimi tempi.
Se vuoi che ti suggerisca qualcuno che ancora non conosci ti posso consigliare i Jamming Nachos di Oakland.

5)
In quale direzione prosegue la carriera di Fantastic Negrito ?


La direzione che voglio mantenere è reale, cruda, tagliente, interessante.
E' il motivo per cui sono un artista.
Mi piace sempre e solo quella direzione. Questo album è decisamente più duro di THE LAST DAYS OF OAKLAND. Quando ho registrato PLEASE DON'T BE DEAD ho voluto dimenticare di aver vinto un Grammy Award, ho voluto lasciar perdere tutte le aspettative e avere una relazione autentica e genuina tra il mio spirito e la mia abilità artistica. Questa è la cosa più importante per me, l'Autenticità. L'Originalità. Queste sono le cose veramente importanti per me.

PUSH BACK
https://www.youtube.com/watch?v=DtW6BcDva24

THE DUFFLER
https://www.youtube.com/watch?v=BkdieF0iYfo

BULLSHIT THEME
https://www.youtube.com/watch?v=6Z4JQLVwihM

https://fantasticnegrito.com/

martedì, luglio 31, 2018

Luglio 2018. Il meglio



Passata la metà del 2018 un bel po' di ottime cose come gli album di Fantastic Negrito, Kamasi Washington, Arctic Monkeys, Gaz Coombes, Jimi Tenor, Tony Molina, Tenderlonious, The Sea and cake, New Mastersounds, Belly, Wilko Johnson, Bellrays, Jack White, Sons of Kermet, Buttshakers, Anderson East, James Hunter Six, Orgone, Laissez Fairs, Ruby Rushton, e tra gli italiani Nicola Conte, Calibro 35, Iacampo, New Colour, Mads, Evil Knievel, Mamuthones, Sick Rose, Guignol, Mina, Blue Giants, Red Lines, Paolo Fresu.

TONY MOLINA - Kill the lights
Tony è uno che va per le spicce. 10 brani per nemmeno un quarto d'ora di musica e un universo che si dipana dai Beatles dell'Album Bianco ai Byrds, ai Big Star, al Dylan mid 60's a Simon & Garfunkel. Melodie e atmosfere incredibilmente toccanti, con QUEL suono e QUELLA attitudine.
Semplicemente bellissimo.

https://www.youtube.com/watch?v=IRO0QzfksI0

IGGY POP + UNDERWORLD - Teatime Dub Encounters
Iggy e gli Underworld se ne escono con un grande ep, nato quasi per caso, rinverdendo i fasti di "Trainspotting" (la colonna sonora conteneva loro brani pur se non i ncollaborazione).
Elettronica bella pulsante e la voce di IGGY che nobilita qualsiasi cosa.
Anche INVECCHIANDO si può rimanere AVANTI.

TENDERLONIOUS featuring the 22 ARCHESTRA - Shakedown
Eccellente debutto per il valente flautista (e polistrumentista) inglese in perfetta linea con le nuove direttive del New British Jazz: funk, cool jazz, ritmi afro (con il talento batteristico di Yussef Dayes in gran spolvero), grande groove, mescolanza.

TRACEY THORN - Record
Una delle voci più belle di sempre quella dell'ex Everything but the girl. Che ora è brillante giornalista musicale ma che ritorna periodicamente in studio di registrazione. Il nuovo album viaggia su sonorità synth pop, elettroniche, condite da testi profondi, diretti e aspri. Irresistibilmente affascinante.

SHIRLEY DAVIS & the SILVERBACKS - Wishes And Wants
La cantante anglo giamaicana sfodera un gradevolissimo lavoro intriso di soul, funk, northern soul, afro funk. Grande voce, sonorità perfette, avvolgenti e travolgenti. Album super !

TY SEGALL/WHITE FENCE - Joy
Immersione in una ruvida e visionaria psichedelia moderna (ma non troppo) che guarda anche al primo glam targato Bolan e Bowie.
Un ascolto lo merita e può riservare anche ottime sorprese.

BAMBOOS - Night time people
Ottavo album per l band australiana.
Ottimo pop soul ma che risente di una produzione molto (troppo) sofisticata e mainstream. Comunque sempre un buon ascolto.

KAIDI TATHAM - It's A World Before You
New jazz mischiato con funk soul, hip hop e ritmi dance. Un groove nuovo, pulsante, melting pot. SOUTHERN AVENUE - s/t
Esordio per la band di Memphis. Soul rock di ottima qualità, bene eseguito e interpretato tra qualche cover e originali.

OVLOV - Tru
La band americana sembra decisamente innamorata dei Dinosaur Jr. e delle atmosfere shoegaze. Il nuovo album è, comunque gradevole all'ascolto, rincorrersi delle citate influenze.Ben fatto pur se palesemente derivativo.

GORILLAZ - The now now
L'indolenza elettronica di Damon Albarn e compagni non convince del tutto in questo nuovo capitolo. La formula è conosciuta e prevedibile. Alcuni brani svettano per qualità ma in generale il tono rimane anonimo.

BLUE MOKA - Blue Moka
Aiutato dalla classe trombettistica di Fabrizio Bosso, il quartetto parmense è all'esordio con un ottimo album di cool jazz che guarda all'Hammond groove di Jimmy Smith ma spazia in elaborazioni riuscite di "Futura" di Dalla e "Footprints" di Wayne Shorter.
Molto piacevole, raffinato e suonato con grande gusto.

GOLDEN DAWN ARCHESTRA - Children of the sun
Il collettivo new yorchese stupisce con un album molto eterogeneo dove entrano ritmi ballerecci (che riporta ai Talking Heads afro di "Remain in light"), atmosfere psichedeliche dilatate, groove jazz funk, un'attitudine freak psych stile primi Hawkwind, Gong, King Gizzard.
Bizzarri e divertenti.

PAOLO FRESU DEVIL QUARTET - Carpe diem
Pura poesia, pura maestria, un album incantevole, di una classe eccelsa (peraltro ribadita da strepitose esibizioni dal vivo). Band spettacolare alle spalle, l'anima di Miles che sovraintende il tutto, un groove semi acustico in bilico tra il cerebrale e il solare con un tocco in più quando l'album si chiude con una incredibile versione bluesy del tema de "Un posto al sole". Imperdibile.

THE SHOWBIZ - Do the rock 'n' roll
La band campana riporta il rock 'n' roll alle radici primigenie, ai riff sgangherati di Chuck Berry, all'arroganza dei Dr. Feelgood, alla sfacciataggine del primo punk, alle reminiscenze 60's dei Flamin Groovies che guardavano ai Rolling Stones del 1965. Quattro brani sparati, senza fronzoli, diretti, secchi, elettrici, urgenti. C'è dentro tutto.
https://tonguerecords.bandcamp.com/album/do-the-rocknroll

BONSAI BONSAI - s/t
Il quintetto livornese, attivo dal 2015, all'esordio con un ep con sei convincenti brani.
Evidenti i riferimenti alla nuova psichedelia (dai Temples ai primi Tame Impala) ma anche ad esperienze più brit pop (Miles Kane, Last Shadow Puppets), un toco di shoegaze e una tastiera che tesse trame di sapore prog.
Un lavoro molto interessante e personale.

SOULSTANCE – Electronic Chamber Jazz
I fratelli Lo Greco aggiungono un ulteriore tassello alla loro prestigiosa carriera. “Electronic Chamber Jazz” si apre ad un largo ventaglio di contaminazioni cha vanno dal jazz, al funk, con insert elettronici e uno sguardo totale alla musica. L’approccio ricorda sia quello di Kamasi Washington sia quanto sta osando il new british jazz di Shabaka Hutching e Binker and Moses. Coraggioso e aperto mix di classico e contemporaneo.

BRADIPOS IV - Lost waves
La band casertana è in giro da vent'anni. E quando si dice "in giro" si intende anche mezza Europa e California (da cui sono recentemente tornati e dove hanno impunemente portato la loro visione di un sound nato proprio là, il surf).
Dodici brani strumentali riempiono di delizia questo nuovo, ennesimo, lavoro discografico, all'insegna di una proposta che guarda ai classici di Surfaris o Dick Dale. Suonati sempre impeccabilmente e con un gusto raro, venati di una sottile e ammaliante malinconia melodica. Eccellente e imperdibile per gli amanti del genere.

FRANCO FORNASARI - Ondestelle
Franco Fornasari ha una lunga storia artistica alle spalle, tra concerti, composizione, incisioni (seppure occasionali). Che ora mette a frutto in un album di sedici brani che raccoglie solo una piccola parte del suo smisurato repertorio. Cinque sono in inglese, sei in italiano e cinque strumentali a rappresentare al meglio l'universo creativo di Franco.
Che spazia dal cantautorato anni 70 (da De Gregori a Bennato, Crosby, Stills, Nash and Young e la tradizione americana) a nuove forme che lo avvicinano al mondo di Ryley Walker, (vedi "Dove sei"), blues, country. C'è grazia, raffinatezza, tensione, melodie perfettamente articolate e una cura esecutiva di primissima qualità.
Grande album !

ASCOLTATO ANCHE:
THE SUFFERS (buon pop soul), TANUKICHAN (cantautrice alt rock soporifera e inutile), ALI SHAHEED MUHAMAD (jazz, hip hop, funk, non male pur se risaputo), CHASTITY (noiosissimo alt rock shoegaze), SHEMEIKA COPELAND (un buon album di blues), LUCERO (noioso american rock), HYPNOTIC BRASS ENSEMBLE (buon mix di funk strumentale e groove hip hop basato su una poderosa sezione fiati. Gradevole), OKONKOLO (afro sound discretamente interessante), VYNIL WILLIAMS (dream pop sognante...appunto...carino)

LETTO

MATTEO P. BIANCHI – Yoko Ono
"E' l'artista sconosciuta più famosa del mondo.
Tutti sanno il suo nome ma nessuno sa cosa faccia"
(John Lennon)

E YOKO ONO è stata anche la più odiata.
Per decenni derisa, insultata, bastonata (artisticamente e verbalmente), ritenuta la responsabile della fine dei Beatles (tesi sempre ampiamente smentita da ognuno di loro).
Un odio gratuito e sguaiato, che anticipa di molto quello all'ordine del giorno sui social attuali.
Un linciaggio insensato per un'ARTISTA totale, d'avanguardia, sperimentale, provocatoria, raramente comprensibile per i canoni abituali dell'appassionato rock.
Una donna con una storia particolarissima (nata ricchissima, finita poverissima durante la guerra, ritornata a testa alta, le prime opere nei 60's, il rapimento della figlia Kyoko da parte del primo marito, l'incontro con John, la tragica morte del compagno e la prosecuzione di una carriera che solo negli ultimi anni ha trovato un equilibrio con giudizi di pubblico e critica esenti da pregiudizi vecchi e stantii).
Matteo B.Bianchi è un fan di Yoko, ne ripercorre vita e carriera con affetto e (auto) ironia, il libro è fresco e frizzante.
E consigliatissimo.

TONY JEFFERSON, STUART HALL - Rituali di resistenza
Un interessantissima, approfondita e certosina ricerca sulle sottoculture giovanili (Teds, Mods, Skinheads, Rastafariani), ricca di aneddoti e particolari spesso inediti.
Ma, ATTENZIONE, lo scritto non indugia su note di colore ma sul linguaggio intrinseco alle aggregazioni in questione.
Un saggio talvolta ostico e scientifico che utilizza non di rado una terminologia non sempre agevole (.."le eteroclite articolazioni non ci consentono di comprendere ontologicamente cosa si intende oggi quando di parla di "americanizzazione" della gioventù post-atomica; aspirazione alla mobilità verticale dei "miniaturisti" ...) ma che contestualizza al meglio il ruolo delle culture giovanili all'interno della società.

PIERGIORGIO DI CARA - Cammina, stronzo. Sbirri a Palermo
Di Cara lavora nella Polizia, a Palermo.
E racconta, racconta storie piene di adrenalina, paura, ma anche della quotidianità in questura, di appostamenti, di malavita, da quella spicciola a quella "là in alto".
Il linguaggio è diretto, senza fronzoli, duro e crudo.
Un libro prezioso per capire tante dinamiche, spesso viste in un'ottica superficiale.
E quando ti chiamano a casa dicendoti che "stanno venendoti a trovare" un senso di panico travolge anche il lettore.

IGIABA SCEGO - Caetano Veloso
La scrittrice italo somala (già autrice dello splendido "Adua") ci porta, con passione totale alla scoperta del genio e della vita romanzesca del grande Caetano Veloso. Si parla ovviamente tanto di musica ma molto più dell'uomo e delle sue vicende. Veloce, divertente, intenso, un buon libro per saperne di più sul cantautore brasiliano.

BEPPE FENOGLIO - La malora
Il "gemello" di "Fontamara" di Silone, ambientato nelle Langhe, alle porte di Alba.
Miseria, violenza, sopraffazione, nessun futuro per il povero Agostino che si rompe la schiena per un tozzo di pane, dorme in un pagliaio, circondato da padroni infami, matrimoni combinati, morte, povertà estrema.
Fenoglio scrive divinamente, con un'efficacia rara.

VISTO

OSANNA a Piacenza "Palazzo Farnese" 17 luglio 2018
Torrenziale concerto per la band partenopea.
Un tiro incredibile, tecnica smisurata, potenza sonora che si accompagna senza problemi a raffinatezze di ogni tipo.
Una musica totale che in un contesto palesemente prog abbraccia jazz, rock, hard, canzone d'autore, sonorità mediterranee, tradizione napoletana, perfino reggae.
Spettacolare la riproposizione della colonna sonora del film "Calibro 9", con musiche di Luis Bacalov e commovente omaggio finale a Francesco Di Giacomo del Banco con incluasa citazione di "Luglio, agosto..." degli Area. Impressionanti !

PEPPE SERVILLO e DANILO REA a Gragnano (PC) "Villa Marchesi" 18 luglio 2018
Elegante, raffinato, teatrale, avvolgente. Peppe Servillo incanta, accompagnato dall'immensa classe pianistica di Danilo Rea, il foltissimo pubblico accordo all'evento.
Si rivede la tradizione napoletana (da "Maruzzella" a Ditincello vuje", via "Està nun voglio fa niente" con uno strepitosa e divertente finale con "Dove sta Zazà".
Servillo è un bravissimo intrattenitore, teatrante nato, racconta storie e aneddoti, con ironia e sarcasmo.
Rea lavora di fino, raramente si "espone" ma lo fa con una capacità unica e rara.

COSE VARIE
Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it, ogni domenica "La musica ribelle", una pagina sul quotidiano "Libertà", ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
Occasionalmente su "Il Manifesto".

Sul sito di RadioCoop (www.radiocoop.it) ogni lunedì va in onda il TG musicale "3 minuti con RadioCoop" condotto da me , Carlo Maffini e Paolo Muzio.

Le varie puntate sono qui:
https://www.youtube.com/playlist?list=PLq4GWqezsdXQktNFF5Mai9q0NA4e7CMH4

IN CANTIERE

La prima parte del tour di presentazioni del libro su GIL SCOTT HERON "Gil Scott Heron. The black Bob Dylan" per Volo Libero Edizioni è andata benissimo.
Tanta gente, molto attenta e partecipe, moderatori fantastici.
Un eccellente modo per far conoscere un personaggio del calibro di GIL SCOTT HERON.
Da settembre si riparte (Ancona, Barletta, Piacenza, Nord Est, Firenze, Perugia, Napoli, Sicilia).

lunedì, luglio 30, 2018

Get Back. Dischi da (ri)scoprire



Ogni mese la rubrica GET BACK ripropone alcuni dischi persi nel tempo e meritevoli di una riscoperta.
Le altre riscoperte sono qui:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/Get%20Back

YOKO ONO - Approximately Infinite Universe
Abituati a considerare Yoko una gorgheggiante e ululante sperimentatrice ci siamo sicuramente dimenticati di questo album del 1973, un doppio con 22 brani che spaziano dal blues, al funk, al rock, a dolci e intense ballate. Accompagnata dalla Elephant's memory Band e da John Lennon (accreditato come Joel Nohnn) a chitarra e cori (e sicuramente alla composizioni, seppure i brani siano tutti firmati da Yoko) con la partecipazione (nascosta) di Mick Jagger alla chitarra in alcuni brani. Un disco niente male.

YOKO ONO - Plastic Ono Band
Il primo album solista di Yoko, dopo i tre sperimentali (e inascoltabili incisi con John). Registrato nel 1970 in un pomeriggio contiene una serie di brani d'avanguardia ma che hanno basi nel rock classico, tra gorgheggi mutuati dalla tradizione giapponese del Kabuki (e che influenzeranno non pochi gruppi come B52's o Sonic Youth), rumori e brani caotici.
In "Greenfield Morning I Pushed an Empty Baby Carriage All Over the City" George Harrison è al sitar e Ringo Starr alla batteria (suona anche in numerosi altri brani del disco), Ornette Coleman alla tromba (e porta con sè alcuni membri della sua band), Klaus Voorman al basso.

OSANNA - Preludio, Tema, Variazioni e Canzona
Colonna sonora del film "Calibro 9" de l1972 si avvale di composizioni e arrangiamenti di Luis Bacalov ed interamente strumentale. Si viaggia in ambito prog, con orchestrazioni che riportano al "Concerto grosso" dei New Trolls. Il tutto eseguito con una perizia tecnica di altissimo livello. Molto interessante.

WILLIE HENDERSON & the SOUL EXPLOSION - Funky chicken
Spettacolare album targato 1970.
Puro funk, un pizzico di latin, tanto soul e un groove pazzesco, sezione fiati da urlo e un grado di danzabilità altississimo.

sabato, luglio 28, 2018

Intervista a Ramon Brazzarola



Intervista a Ramon Brazzarola, musicista e organizzatore di eventi.
Scopriamone di più.


Hai avuto un passato di attività musicale importante. Ce ne parli?

Beh, diciamo che mi sono dato da fare (ahahahah).
Tralasciando la parte della gavetta, di come ho iniziato a mettere i dischi (1992) e di come ho iniziato ad organizzare piccoli eventi, posso dire ..

Ho militato in tre band "Minori" THE LOOSERS; poi (senza di me) diventati THEE PSYCHOTONES, I RADIONOISE E I PRAGMA (queste ultime due formazioni fondate da me) con un totale di tre demo e due EP in attivo.
Poi una sera in un pub fumosissimo della ridente, Como Middle/Upper Class, conobbi Garbo, entrammo subito in sintonia, da li a breve diventai suo bassista prima, e subito dopo suo manager live e coeditore.
Garbo trovò in me una risorsa con tanta voglia di fare, ed era bellissimo dedicarsi a lui, lasciai una ditta con un contratto a tempo indeterminato per fare "il musicista".
Una storia musicale e di amicizia oserei dire romanzesca, durata tre anni, un disco in attivo un EP live, e quasi 50 concerti (organizzati dal sottoscritto) sparsi sul territorio nazionale, durante questo periodo, ho avuto il piacere di collaborare sui palchi e fuori, con Raffaella Destefano (madreblu) Georgeanne Kalwait, ( DeltaV) Alberto Camerini, Ivan Cattaneo, Luca Urbani dei Soerba, Johnson Righeria, e i Krisma; ragazzi dovevate vedere la faccia di mia madre quando, le telefonai e le dissi :"mamma domani prepari pranzo per tre? Sai sono di fretta devo andare a Bologna a suonare al "Made in Bo".
Arrivai con Maurizio e Kristina, mi madre si commosse, eh si, perché mia madre dopo i Beatles, il suo grande "amore" era Maurizio, mi guardava con occhi lucidi e pieni di gioia, credo di aver dato qualche soddisfazione ai miei genitori ;)😉
Mi divertivo un casino, ero il braccio destro e sinistro di Garbo, mi coinvolgeva in tutto e per tutto, chiedendomi molte volte il mio parere, ho imparato molto in breve tempo. Ho capito come relazionarmi con le Majors, ed ho avuto anche il piacere di assistere Renè, durante la registrazione di ICONOCLASH; primo album solista di BOOSTA dei Subsonica, perché ho sempre trovato molto stimolante, aver a che fare con quelli più bravi di me.
Non sono mancati i siparietti!!!
Piuttosto che prima e dopo, i concerti di Garbo, tante fan venivano a chiedere l'autografo o la foto anche a me, io sorridevo in quanto, non ero nessuno, ma capivo la genuinità del pubblico, quando ci si diverte, e quando fai divertire, tutto è concesso!
Poi come tante storie, anche la mia con Renato Abate ebbe un inizio come una fine.
Dopo qualche mese collaborai con Paolo Benvegnù ( Ex Scisma) per la registrazione di Rimmel, totalmente rivisitata da noi, per una compilation del Mucchio.
Questa in pratica è la sintesi della mia storia "Esposta".

Ad un certo punto ti sei avvicinato al mondo mod

Si.
Chiusa la parentesi con Garbo, ribaltai tutta la mia vita, un reset totale.
Conobbi Milena, (mia moglie) che ha vissuto un anno a Londra, e dopo pochi mesi facemmo la Nostra prima vacanza nella city.
Sapevo benissimo chi erano i Mods, ma non avevo mai approfondito, mia moglie iniziò a farmi frequentare Londra e gli UK, a ritmi davvero marcati, ed essendo io molto incline alle sonorità Inglesi da lì … il passo è stato breve, poi ..
Mi sono ritrovato a casa disoccupato, 26 lunghi mesi senza fare nulla, sveglia all'alba per leggere gli annunci di lavoro, ma alle 8:00 ero già libero, oltre ad ascoltare tanta musica iniziai a leggere, prima tante interviste di Liam, poi incuriosito continuai la ricerca, sia musicale che letteraria.
Compreso degli scritti di Oskar Giammarinaro (persona che stimo moltissimo) e TonyFace (conosci? Altro personaggio epico!), e mi riconobbi il questa cultura.
Così che, nel giro di poco tempo, ho ritrovato la carica, e trovai anche lavoro, o meglio, me lo creai, il 13 luglio del 2015 aprii partita iva e il 14 iniziai a lavorare, e ora la mia attività va a gonfie vele!!!
E lo devo a voi tutti! ( Oltre che a Milena) mi avete fatto scattare la molla!

Ti stai occupando ora di alcuni artisti legati al giro mod ..

Ho un rapporto intrigante con Mike Painter e Viola Road, che da poco anno pubblicato il disco nuovo, e mi hanno chiesto di occuparmi dei loro live, con Mike e Viola esiste un rapporto particolare.
Considero Mike un fratello maggiore, e quando ci ritroviamo, anche solo per una semplice cena, mi trovo catapultato in una bolla spazio/temporale decisamente emozionante. Mike e Viola meritano l'esposizione giusta sono dei grandissimi musicisti, ed il mio impegno nei loro confronti sarà massimo.
Se lo meritano!!
Inoltre di recente ho avuto il piacere di conoscere Lauren Fitzpatrick, appartiene al giro Soul, anche se per me certi confini non esistono, posso dire che è una bellissima persona, una straordinaria professionista, oltre che una grande amica!
La voglio aiutare .. come?
Non ho un'idea precisa, lascio alla mia fantasia e alla mia forza di volontà il timone delle direzioni!

Che cosa pensi della scena legata al modernismo italiano essendo tu tra gli organizzatori del MOD DAY e di altre iniziative in questo ambito?

Urca!!
Credo che la scena mod italiana stia vivendo un bel periodo, chiaro, parere soggettivo, vedo entusiasmo, progettualità, spirito di appartenenza (parlo delle serate che frequento). Certo qualcosa da correggere c'è, in particolar modo per ciò che riguarda il mod day, anche se tutti mi dicono che è stato perfetto e tanti inglesi navigati, sono rimasti entusiasti, (alcuni stanno prenotando un anno con l'altro, la conferma è nei numeri, sempre più inglesi vogliono partecipare, hanno preso il mod day come una vera e propria vacanza), per me c'è margine di miglioramento.
Leggo a volte nei social, in riferimento alle iniziative legate alla nostra Subcult, o a serate in generale, come dire .. post un po' troppo nostalgici, secondo me, mio parere da apprendista, se sei una/o che si identificano nella mod culture, l'inclinazione dovrebbe essere nel guardare avanti, a mio modesto parere,"Moving and Learning"! Tanti si limitano a parlare del passato, quando invece, sarebbe più entusiasmante progettare per il futuro, e magari cercare di coinvolgere i giovani, manca un ricambio generazionale, (questo in molti altri ambiti) io tendo a guardare avanti, il passato è passato, un rispettoso bagaglio d'esperienza x migliorare il futuro, e rendere piacevole il presente.

Chiedo a tutti una lista di dischi da portare sulla solita isola deserta

beh.. nella speranza di non fare un volo low cost, quindi non avendo ridicoli vincoli di carico sicuramente, tutti i dischi degli Oasis ;)😉
Cheers!

Libertà, Classic Rock e Radiocoop



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' nell'inserto "Portfolio" diretto da Maurizio Pilotti nella rubrica "La Musica Ribelle" parlo di KEITH MOON, "Ciao 2001", il meglio del mese.




Nel nuovo numero di Classic Rock parlo di "The crossing" di ALEJANDRO ESCOVEDO, del DVD "From the Vault No security" dei ROLLING STONES, "Out of the blues" di BOZ SCAGGS e degli album degli Evil Knievel, Lupe Veléz, The Ghiblis, Virtual Time e BUGO.



Sul sito di RadioCoop (www.radiocoop.it) ogni lunedì va in onda il TG musicale "3 minuti con RadioCoop" condotto da me, Carlo Maffini e Paolo Muzio.

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