martedì, settembre 16, 2014

Bansky



Banksy, personaggio anonimo (c’è chi lo ha identificato in Robert Banks o Robin Gunningham, non è improbabile che si tratti di un collettivo di diversi artisti) è lo street artist più famoso del mondo, nato a Bristol, Inghilterra, a metà degli anni 70, e che ha iniziato il suo lavoro di writer all’inizio degli anni Novanta.

Provocatorio, anti militarista, schierato contro il potere di gallerie e galleristi, usa una satira feroce e dissacrante utilizzando prevalentemente la tecnica dello stencil (maschera normografica che permette di riprodurre figure, forme, simboli o lettere) anche per sfuggire più velocemente ai controlli delle forse dell’ordine nelle sue veloci puntate di guerilla art sui muri delle città.

Le sue opere sono apparse per la prima volta a Bristol per poi approdare a Londra, fino ad arrivare nelle maggiori capitali europee.
L’apice della notorietà lo raggiunge nel 2005 quando realizza nove graffiti sul lato palestinese del muro che divide Israele e Cisgiordania raffigurando immagini anti militariste e “finestre” su paesaggi e sul mondo dall’altra parte del muro.
Famose anche le sue intrusioni nei musei più importanti del mondo dove appende abusivamente suoi quadri rivisitando opere del ‘700 con aggiunte provocatorie e dissacranti di prodotti moderni come maschere anti gas o bombolette spray.

I suoi lavori pur se spesso inseriti in un contesto “illegale” in quanto opere “vandaliche” hanno ormai un valore con cifre di parecchi zeri.
Famosa anche la serie Rats, il graffiti con i protagonisti di Pulp Fiction con le banane al posto delle pistole, la stampa che fece di un milione di sterline con la faccia di Lady Diana ma che scelse di non distribuire dopo aver verificato che erano assolutamente spendibili, la sceneggiatura di un episodio dei “Simpsons” nel 2010, un’opera a Napoli (poi cancellata da un altro writer), la copertina di "Think thank" dei Blur.
Interessante il docu film Exit Through the Gift Shop diretto con Thierry Guetta/Mr.Brainwash (artista e writer francese) in cui Bansky compare (con il volto oscurato) durante la creazione delle sue opere.

lunedì, settembre 15, 2014

Virgilio Savona



Difficilmente il nome di VIRGILIO SAVONA dirà qualcosa ai più, mentre farà sussultare di curiosità il sapere che è stato membro del QUARTETTO CETRA, noto abitualmente per le canzoncine di sapore swing leggero, per le divertenti e gigione apparizioni televisive in bianco e nero, per la buffa versione di “Nella vecchia fattoria”.

Virgilio Savona è stato un brillante compositore (che per il Quartetto Cetra scriveva la musica e la maggior parte delle canzoni oltre a curare gli arrangiamenti vocali) che negli anni ’70 ha scelto una strada imprevedibile e imprevista, indirizzandosi al cantautorato impegnato, con testi duri ed estremi e una poetica militante, dal linguaggio diretto e senza freni inibitori.

Nel 1969 fonda con Armando Sciascia «I Dischi dello Zodiaco» che cura per oltre un decennio e compone per Gaber il pungente “Sexus et politica” (in cui adatta in italiano testi di autori latini) e “Pianeta pericoloso”, recitato da Corrado Pani e cantato da un semplice studente universitario, Odìs Lévy.
Nel 1972 incide l’album “È lunga la strada”, profondamente politico e antimilitarista e cura contemporaneamente un’intera collana di dischi politici e sociali, i Dischi dello Zodiaco occupandosi come produttore o arrangiatore anche con il marchio “Produzioni d’essai”.
Nel 1973 musica le filastrocche di Gianni Rodari cantandole insieme alla moglie Lucia Mannucci (voce del Quartetto Cetra) nell’album “Opera delle filastrocche”.
Dal '74 al ’78 collabora con l’etichetta discografica «Produzioni d’Essai» ma è nel ’75 che dà vita, a Milano, al «Gruppo Sperimentale di Musica Popolare».
Negli anni Ottanta ritorna alla scrittura: nel 1981 firma libri di ricerca scientifica sul canto popolare infantile, un settore che lo coinvolgerà anche come musicista.

Un primo esempio dell’impegno che caratterizzerà i suoi 70’s arriva con il brano “Sono cose delicate” in cui risponde in modo ironico ma duro alle minacce ricevute per aver eseguito con il Quartetto Cetra alla Rai nel programma Stasera sì, il brano Angela dedicato ad Angela Davis, poco tempo prima.

https://www.youtube.com/watch?v=zHK8qRVYGBY

“Nessuno dice che è vietato
Se vuole scrivere canzoni,
ma che le scriva con prudenza
senza rompere i coglioni.
Finchè si limita a cantare
quella – com’è? – “La fattoria”,
che faccia pure, lo ascoltiamo…
Canta? Pazienza! E cosissìa.
Ma questo legge, questo pensa,
si atteggia a fare il comunista…
Che fa? Si mette a parodiare
gli intellettuali di sinistra, ah?”


“E’ lunga la strada” è il suo capolavoro e un album dimenticato che meriterebbe un posto di primo piano nella storia della musica italiana.
L’approccio musicale è molto vicino a quello di De Andrè, ballate malinconiche prevalentemente pianoforte (o chitarra) e voce mentre i testi, di stampo marxista, anti americano e anti clericale, sono quanto mai duri.
Un album difficile da pensare attribuito ad un odel Quartetto Cetra ma che merita una grande attenzione e una totale riscoperta.
Anche quando si sposta verso l’ironia più pungente i toni non si placano, vedi la sintomatica “La merda”.

https://www.youtube.com/watch?v=1RTJv8sZQ6A

Lei così tenera e pulita,
La base della nostra vita.
Lei che solleva dalle pene,
Lei che ci vuole tanto bene.
E tra ogni cosa, in fondo in fondo,
La più pacifica del mondo.
E tra ogni cosa, in fondo in fondo,
La più pacifica del mondo.

Il nome suo lo appiccichiamo
Al grande capo americano,
E a tutti i grandi mascalzoni
Che costruiscono cannoni.
Ma non è giusto, francamente,
Trattarla tanto indegnamente,
Ma non è giusto, francamente,
Trattarla tanto indegnamente.

Povera merda disgraziata,
Sempre svilita e disprezzata
Quando schifati ne parliamo
E il nome suo vituperiamo.
Mentre sappiamo che è innocente
E non ha colpa mai di niente,
Mentre sappiamo che è innocente
E non ha colpa mai di niente.

Non la si deve maltrattare,
Non la si deve confrontare
Con quegli squallidi drappelli
Che usano elmetti e manganelli.
E non si faccia mai la svista,
Di dire che è capitalista,
E non si faccia mai la svista
Di dire che è capitalista.

Sempre pazienti la aspettiamo
Ed ogni giorno la creiamo,
Mite, umilissima, garbata,
Utile, onesta e riservata.
Non la dovremmo tirar fuori
Per definir gli sfruttatori,
Non la dovremmo tirar fuori
Per definir gli sfruttatori.

Se per un po’ rifletterete
Onestamente converrete
Che perde presto consistenza
E ha una brevissima esistenza.
Mentre chi “merda” vien chiamato
Muore soltanto se ammazzato,
Mentre chi “merda” vien chiamato
Muore soltanto se ammazzato.


Antonio Virgilio Savona è scomparso all'età di 89 anni nel 2009.

domenica, settembre 14, 2014

Hashima



Hashima è un'isola dell'arcipelago del Giappone, nella Prefettura di Nagasaki, e che ha ospitato uno dei più prolifici siti minerari del Giappone.
Nel 1974, a seguito della chiusura dello stabilimento minerario, è stata completamente abbandonata e da allora, per la sua caratteristica condizione di estremo decadimento, l'isola è diventata uno dei più grandi e significativi esempi di archeologia industriale.
Colonizzata dai giapponesi nel 1887 per la presenza di un giacimento di carbone, fu teatro di un intensivo sfruttamento del giacimento minerario che portò alla costruzione delle prime abitazioni per i lavoratori che sempre più numerosi accorrevano sull'isola.
Nei decenni successivi l'isola venne completamente occupata da edifici che ospitarono le strutture industriali ma anche svariati condomìni e tutti i servizi utili alla popolazione, tra cui anche un ospedale e una scuola.
Durante la seconda guerra mondiale divenne un campo di lavoro per prigionieri cinesi e coreani che vennero duramente costretti all'attività di miniera.

Nel secondo dopoguerra i lavoratori fecero ritorno alla miniera e la piccola Hashima arrivò a contare una delle più alte densità di popolazione al mondo,con oltre cinquemila abitanti nel 1959 quando l'isola arrivò a contare ben 60.000 m² di edifici abitabili, un ospedale, una scuola, templi, circa 25 negozi, bar, un cinema, una palestra, un campo da baseball e anche un bordello.
Tra gli edifici residenziali vi è anche il primo condominio in cemento armato costruito in Giappone, risalente al 1916.
Con la diminuizione della domanda di carbone nel 1973 le estrazioni cessarono e l'ultimo lavoratore lasciò l'isola il 20 aprile del 1974 Completamente disabitata, Hashima e il suo opprimente agglomerato urbano fu abbandonati ad una progressiva decadenza decadimento e la prefettura di Nagasaki vietò ogni possibilità di visita.

Nel 2009 il governo giapponese ha abolito il divieto di accesso all'isola e da allora Hashima è divenuta meta turistica di visite per piccoli gruppi di appassionati.

“Hashima era un luogo privo di cespugli, di fiori e i bambini crescevano senza conoscere che cosa fossero i ciliegi in fiore. Anche le stagioni erano percepite diversamente, si riconoscevano l'una dall'altra da come soffiava il vento o dal colore del mare. »

sabato, settembre 13, 2014

Festival Tendenze



Si svolge in questi giorni a Piacenza la Ventesima edizione del FESTIVAL TENDENZE, un festival di cui organizzai 10 edizioni dal 1995 al 2004.
Una quarantina di esibizioni di gruppi locali con un po' di ospiti (tra i tanti che portai Statuto, Vallanzaska, Solarflares gli ancora sconosciutissimi Offlaga Disco Pax, l'ancora quasi anonimo 50% dei Daft Punk come DJ etc etc).

Poi nel 2005 il passaggio all'Associazione 29100 che ha gestito l'evento fino ad oggi.
Prossimamente chissà...

A dicembre uscirà un libro scritto dal sottoscritto e Pietro Corvi che rievoca questi 20 anni.

In occasione del ventennale, stasera torniamo a suonare a Piacenza dopo due anni con LILITH AND THE SINNERSAINTS a mezzanotte in punto a Spazio 4 in via Colombo.

www.lilithandthesinnersaints.com

https://www.facebook.com/LilithandtheSinnersaints

http://www.tendenze.net

venerdì, settembre 12, 2014

Gli U2, "Songs of innocence" e il punto di non ritorno



L’operazione mediatica e di marketing che ha avvolto l’uscita del nuovo album degli U2, arrivato come d’incanto nei computer e/o telefoni di 500 milioni di persone ha completamente distolto l’attenzione dai contenuti musicali rendendo la recensione e ogni considerazione artistica sul nuovo lavoro dell’immarcescibile band irlandese un trascurabile optional.
Lo sport più praticato in queste ore è il massacro pubblico degli U2 (con relativo plauso unanime) senza formulare, in genere, alcun tipo di valutazione sulla proposta musicale.
“Songs of innocence” di sicuro entrerà nella storia della musica (pur non per meriti musicali).

La musica è definitivamente e, ormai irrevocabilmente, gratuita e nel caso degli U2 un gadget secondario rispetto alla portata dell’operazione di marketing che ha portato il nome della band su qualsiasi pagina di informazione.

A proposito di musica:
Gli U2 annunciavano un ritorno all’essenzialità delle origini con un omaggio alle radici e in effetti CONFEZIONANO alla perfezione (poteva essere altrimenti?) quanto promesso.
Omaggiano il cantante dei Ramones Joey Ramone e Joe Strummer e omaggiano sè stessi autocitandosi frequentemente, abbracciano volentieri sonorità che furono care alla new wave degli anni ’80 facendo vibrare il basso in primo piano su ritmiche lineari e ossessive con la voce di Bono a tessere, con Edge, le consuete melodie che li hanno resi famosi. Il tutto con una produzione e arrangiamenti (apparentemente, solo apparentemente) scarni ed essenziali (copertina FINTA essenziale inclusa).
L’album regge bene alla distanza pur non contenendo canzoni memorabili e che lasciano particolarmente il segno, ma i fans non rimarranno delusi.
Di “Songs of innocence” difficilmente rimarrà una traccia indelebile e avrà problemi ad entrare anche nei migliori lavori del 2014 ma segnerà l'inizio ufficiale di una nuova era.

giovedì, settembre 11, 2014

Blues Magoos



Gruppo seminale e basilare nell’ambito della scena 60’s ma spesso relegato a comparsa da “Nuggets” o comunque di secondo piano.
L'esordio dei BLUES MAGOOS rimane un capolavoro assoluto della produzione degli anni sessanta e se i due successivi non hanno certamente la stessa forza ma si mantengono comunque ad un livello dignitoso, i due capitoli finali sono sorprendenti e assolutamente da riscoprire.
Riunitisi recentemente per qualche concerto hanno inciso un nuovo singolo “Psychedelic resurrection” (pare fortunatamente mai pubblicato) di rara bruttezza !


Psychedelic lollipop (1966) - 8
Un capolavoro di “musica totale” (per l’epoca) in cui si mischiano rock ‘n’ roll, beat, garage, prima psichedelia, blues, rhythm and blues. “(We ain’t got) nothin yet” è un classico del garage beat a cui si contrappone la triste beatlesiana “Love seems doomed” e l’incredibile versione di “Tobacco road” tra visioni lisergiche, una potenza quasi hard rock, sperimentazioni acide, chitarre sferraglianti.
Eight miles high ! Riuscita anche la cover di “I’ll go crazy” di James Brown, stupenda la byrdsiana “One by one”, discrete un paio di escursioni nel blues e chiusura garage beat con l’ottima “She’s coming home".
TRA I DISCHI 60’S ESSENZIALI.

Electric Comic Book (1967) 6.5
Uscito solo 5 mesi dopo l’esordio accoglie molte suggestioni psichedeliche (spesso esplicite anche nei testi: “Pipe dream” lascia pochi dubbi), vedi l’acidissima “There’s a chance we can make it” ma, giocoforza, anche alcuni riempitivi non sempre riusciti (trascurabile la versione della super inflazionata “Gloria”). Le idee non mancano (vedi l’hard psych di “Rush hour”) ma spesso sembrano solo abbozzate e non concluse al meglio.

Basic Blues Magoos (1968) - 6
La band si immerge in una psichedelia molto british, il cosiddetto freakbeat caro a nomi come Tomorrow, Move o gli Who di “Sell out”. Ci sono buoni spunti ma suona spesso molto impersonale e anonimo.

Never goin back to Georgia (1969) 6.5
Gulf Coast Bound (1970) - 7

Della formazione originale è rimasto il solo Peppy Castro e il sound vira inaspettatamente verso altri orizzonti che più nulla hanno a che fare con gli album precedenti.
Si spazia dal latin funk dalle influenze soul ad abbondanti dosi di jazz rock che riportano a tratti addirittura al prog folk personalissimo dei Traffic. La title track di “Never goin back to Georgia” viaggia tra Chicago, gospel e Santana, la cover di “Heartbreak hotel” di Elvis è un riuscito rock soul,“Can’t get enough of you” da “Gulf coast bound” è invece un soul funk dalle influenze psichedeliche che potrebbe stare tra Steely Dan e Temptations, avvolgente e fluente.
Dei vecchi Blues Magoos rimane solo il nome ma la nuova veste non è per nulla male.

mercoledì, settembre 10, 2014

SC Hakoah Wien



Un altro interessantissimo contributo di ALBERTO GALLETTI alla serie di Storie di Calcio, strane, particolari, lontane...

La comunità ebrea viennese di inizio novecento, al centro della vita culturale dell’Impero Austriaco da molto tempo, era senz’altro la più brillante e attiva dell’Europa continentale.
Fu qui che Fritz Loehner-Beda e Ignaz Korner, ebrei viennesi, entusiasti della dottrina del cosiddetto ‘Giudaismo Muscolare’ di Max Nordau, fondarono nel 1909 lo Sport Club Hakoah Wien.
L’intento era quello di differenziare lo stereotipo dell’ebreo bravo solo in ambiti culturali o intellettuali, ma anche nelle emergenti discipline sportive.
Il nome scelto fu la parola ebraica hakoah, cioè ‘forza’, un po alla moda con cui le società sportive italiane dell’epoca venivano battezzate ‘Forza e Coraggio’, i colori scelti furono , ovviamente, il bianco e l’azzurro’.

Nel corso del primo anno di attività il club aprì sezioni di scherma, calcio, hockey su prato, atletica leggera, nuoto e lotta e sebbene il club arrivò ad aver oltre quattromila soci tra gli anni 20 e il suo scioglimento, avvenuto nel 1938, con uno stadio situato all’interno del parco del Prater capace di contenere fino a 28500 spettatori, la sezione calcio fu senz’altro un fenomeno di portata nazionale ed internazionale.

La squadra, composta esclusivamente da ebrei, alcuni dei quali provenienti dalla vicina Ungheria, scalò le serie minori nel giro di un decennio e fu promossa in serie A nel 1919/20,, tra il 1920/21 e il 1936/37 disputò 14 campionati nella massima serie austriaca (uno dei quattro migliori campionati europei dell’epoca), finì seconda nel 1921/22 alle spalle del Wiener S.K., ma soprattutto si laureò campione d’Austria vincendo il campionato nella stagione 1924/25, davanti ai rivali cittadini dell’Austria Wien.
Leggendaria la vicenda del portiere Alexander Fabian, che nel corso della partita scudetto si ruppe un braccio in un uscita sui piedi di un avversario, non potendo effettuare sostituzioni, all’epoca vietate dal regolamento, Fabian si fece bendare il braccio al collo, scambiò la posizione col centravanti e sette minuti dopo segnò il gol della vittoria che regalò all’ Hakoah partita e scudetto.

La squadra compì anche diverse tournèe continentali e intercontinentali in cui giocavano partite contro squadre locali che avevano sempre un gran numero di spettatori ,l’ Hakoah Wien famosa per il suo stile di gioco basato essenzialmente sui passaggi era diventata la squadra simbolo per gli ebrei di ogni nazione che accorrevano in massa a sostenere la squadra.
E' piuttosto fondata la credenza secondo la quale Franz Kafka fosse un fervido sostenitore del Hakoah.

Durante la tournèe inglese del 1921 batterono il West Ham 5-1 diventando il primo club straniero a battere una squadra inglese in casa propria (sebbene gli inglesi schierarono un XI composto in gran parte da riserve), curiosità non da poco, Katz che segnò il 5° gol in quella partita si stabilì a Londra al termine di quel tour e inventò una fascia da portare al polso in spugna che fece indossare a Fred Perry al torneo di Wimbledon inventando così il polsino, meglio ancora la sua seguente invenzione fu la polo da gioco che diede ancora una volta a Fred Perry per il torneo e che venne ribattezzata ‘Wimbledon’, il famoso giocatore cominciò poi a produrle a fine carriera facendo di Katz e di se stesso un milionario, diventerà decenni dopo, un icona dell’abbigliamento mod.

Nel maggio 1924 a Praga batterono lo Slavia, una delle più grandi compagini dell’epoca, anche qui la prima squadra straniera a batterli in casa, in un interminabile tour vinsero 15 partite consecutive stracciando squadre in Polonia, Lituania, Cecoslovacchia e Ungheria, la loro popolarità crebbe vertiginosamente, nel 1926 furono invitati per una tournèe in America dove vennero ricevuti alla Casa Bianca dal presidente Calvin Coolidge e scatenarono l’entusiasmo della comunità ebraica americana, la partita giocata al Polo Grounds (il vecchio stadio dei defunti New York Giants) di New York fece registrare oltre 46000 spettatori paganti.

Alcuni dei migliori nazionali austriaci dell’epoca militarono nelle file del Hakoah come Max Grunwald, Max Gold e Jozsef Heisenhoffer, anche se il loro giocatore più famoso rimane forse il giramondo Bela Guttmann, ungherese riparato a Vienna durante la persecuzione anti-semita del regime Horthy nel 1922, componente della squadra campione del 1925 e in seguito uno degli allenatori più influenti nella storia del calcio, inventore del 4-2-4 e ,insieme a Sebès, della Honved degli anni 50 e della grande Ungheria, in seguito, mentre guidava il Benfica, scopritore del talento mondiale Eusebio, il suo nome è stato riscoperto la scorsa primavera anche dai media in occasione dell’ennesima finale europea persa dal Benfica a proposito della ‘maledizione di Guttmann’.

La parabola del Hakoah Wien continua fino alla fine degli anni trenta, la squadra non era più in grado di tenere il passo con le rivali Austria e Rapid, già durante il tour americano alcuni giocatori si erano fermati negli USA e dal 1933 parecchi altri avevano lasciato l’Austria e il club, e si interrompe bruscamente nel giro di un paio d’anni, nel 1937 il club retrocede dalla serie A per la quarta volta, in precedenza era sempre risalito nella stagione successiva, ma l’anno dopo in conseguenza dell’annessione dell’Austria al III Reich la DFB (la federcalcio tedesca), scioglie il club d’autorità ne espropria la sede e lo stadio del che divengono proprietà del partito nazista.

Parecchi membri di questa squadra leggendaria non sopravviveranno all’immane tragedia della 2° guerra mondiale, il capitano Max Scheuer scapperà a Marsiglia dove giocherà con l’Olympique e ritroverà il vecchio compagno di squadra Donnenfeld.
Durante l’occupazione nazista Donnenfeld riuscì ad evadere a si unì alla resistenza francese, Scheuer fu invece arrestato mentre tentava di fuggire in Svizzera e fucilato, anche Oskar Grasgrün, Ernst Horowitz, Josef Kolisch, Erwin, Oskar Pollak, e Ali Schönfeld furono assassinati dai nazisti.
Fritz Lohner-Beda , co-fondatore del Hakoah morì ad Auschwitz nel 1942, pestato a morte da una guardia per non lavorare duro abbastanza.

Il club fu riformato nel 1945 e la squadra di calcio militò nella seconda divisione austriaca fino al 1949 quando si sciolse definitivamente.
L’attività del club è comunque continuata e nel 2008 lo Sport Club Hakoah Wien ha inaugurato il proprio impianto sportivo, un complesso da oltre 120 milioni di euro proprio sui luoghi dei vecchi impianti anteguerra all’interno del Prater, riaffermando così la forza del club.

martedì, settembre 09, 2014

Carol Kaye



CAROL KAYE è tra le principali PROTAGONISTE della musica rock, pur essendo un nome pressochè sconosciuto ai più.
Ha suonato il BASSO in almeno 10.000 sessions, dopo essere cresciuta musicalmente nei 50’s in oscure jazz bands.

Il suo INCREDIBILE curriculum parte da una lunga serie di brani incisi con i BEACH BOYS (“Help me Ronda, “Sloop John B”, “California girls” tra le tante, oltre a lavorare con BRIAN WILSON durante “Smile”), “La bamba” di RICHIE VALENS (dove suona la chitarra), “I’m a believer” de MONKEES, varie con RAY CHARLES (tra cui “I don’t need no doctor”), il duetto tra Frank e Nancy SINATRA “Something stupid”, brani con SIMON & GARFUNKEL, ma è anche con FRANK ZAPPA in “Freak out” e “Absolutely free” (alla chitarra anche se decise di ritirarsi dall’incisione ritenendo i suoi testi troppo offensivi) , con SONNY AND CHER in “And the beat goes on” (chitarra e basso), un’infinità di colonne sonore con LALO SCHIFRIN (“Mannix”, “Mission impossible”, “Bullit”) e QUINCY JONES.
E' il basso di "These boots are made for walking" di NANCY SINATRA.
Ma la troviamo anche con Love, Electric Prunes, Neil Young, Joe Cocker, Paul Revere and the Raiders. Ike and Tina Turner, Barbara Streisand, SAm Cooke, Lou Rawls.

In questo video una breve storia di Carol Kaye.

https://www.youtube.com/watch?v=vh9zoO4xUKI

lunedì, settembre 08, 2014

L'odio ai tempi di Facebook



Da utente Facebook sto notando (non solo io) quanto siano sempre più diffusi sentimenti di ODIO, spesso espresso in termini estremi e assoluti.
E' un odio pieno di cattiveria, spietato, senza mediazioni, che invoca morte, sofferenza, dolore contro l'avversario di turno.
In testa alla lista sono abitualmente EXTRACOMUNITARI e ISLAMICI (di questi tempi), spesso raggruppati per comodità nella categoria NEGRI, poi i sempreverdi ZINGARI / ROM.
Non manca mai RENZI che in sei mesi non ci ha resi ricchi e felici come sembrava logico e normale a tutti e i POLITICI in genere "dal primo all'ultimo tutti a casa bastardi".
Ultimamente valanghe d'odio su EBREI e/o PALESTINESI, sul "neo nazista" PUTIN e i "neo nazisti" UCRAINI, sui VEGANI/VEGETARIANI e di contro i CARNIVORI.
Il tutto spesso accompagnato da video e immagini cruente, sanguinarie, violentissime.

George Orwell nel 1949 in "1984" aveva , probabilmente preconizzato qualcosa di simile con la Settimana dell'Odio ovvero una settimana di raduni, convegni, riunioni ed altri eventi pubblici organizzati in tutta l'Oceania con lo scopo di incrementare l'odio dei prolet e dei membri del Partito contro i nemici interni ed esterni, versione prolungata dei due minuti d'odio a cui giornalmente ogni cittadino oceanico era tenuto a partecipare.

Aveva visto lungo il buon George....

domenica, settembre 07, 2014

Guerra e pace di Lev Tolstoj



Due anni di letture sparse, qualche pagina ogni tanto, poi magari 200 di fila, di nuovo qualche pagina quotidiana.
Le oltre 1.800 pagine di “Guerra e pace” sono andate così.

Un libro assoluto, inno anti guerra, modernissimo (avanguardia ai tempi, fu pubblicato a puntate sulla rivista Russkyij Vestnik tra il 1965 e il 1869, tradotto in Italia nel 1891), avvincente e, contrariamente alla vulgata, affatto noioso o ridondante.
Anzi, paradossalmente, essenziale.

Cinematografico nelle brillanti e accuratissime descrizioni dei particolari, delle battaglie, dei paesaggi, panorami, perfino sguardi o emozioni dei protagonisti.
Densisssimo di considerazioni filosofiche, poetiche che si amalgamano alla perfezione con i precisi riferimenti storici.
Una di quelle cose da fare in una vita....
leggere “Guerra e pace” di Lev Tolstoj.
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