martedì, luglio 25, 2017

Jawbone



Sempre difficile fare un film sul pugilato.
Lo schema è spesso il solito: duri allenamenti e combattimento sanguinoso e grand guignolesco che finisce con il protagonista a pezzi ma vincitore.

Non sfugge alla regola JAWBONE di Thomas Q. Napper e scritto (e interpretato, già attore della serie TV "This is England" e in tanto altro) da Johnny Harris.
Nel film è Jimmy McCabe, ex pugile, una vita rovinata dall'alcool che prova a rientrare nel giro ma trova solo un combattimento clandestino.
Combattendo per ritornare ad essere in forma e contro la dipendenza troverà la vittoria e la forza per provare ad uscire dall'alcolismo.
Film molto crudo, diretto e tipicamente brit.

La colonna sonora di PAUL WELLER, elettronica, cupa e poco orecchiabile si adatta benissimo ai colori lugubri della vicenda.
Consigliato.

https://www.youtube.com/watch?v=ppBlSpdVlEA

lunedì, luglio 24, 2017

Global Music Report 2017 - Il vinile



Qualche dato sulla musica nel mondo nel 2016.
La crescita dei ricavi globali è stata + 5.9%,i ricavi derivati dal digitale 50% (con una crescita del 17.7%). La crescita dei ricavi steaming + 60.4%. Il supporto fisico è calato del 7.6%, - 20.5% i ricavi del download.

MERCATI per VENDITE VINILE

1) USA 17.2 milioni di copie (28% sul mercato fisico)
2) INGHILTERRA 4.2 (14%)
3) GERMANIA 3.5 (7%)
4) FRANCIA 1.6 (7%)
5) GIAPPONE 1.6 (1%)
6) CANADA 1.5 (22%)
7) OLANDA 1.4 (22%)
8) ITALIA 0.8 (11%)
9) AUSTRALIA 0.7 (14%)
10) COREA DEL SUD 0.5 (7%)

La crescita del vinile è stata registrata in quarantanove mercati del mondo, a fronte di soli tre piccoli mercati in cui si registra un calo.
Dopo 10 anni successivi di crescita il vinile rappresenta il 10.5% di tutte le vendite fisiche nel 2016 e il 3.6% dei ricavi totali nel mondo.
Ci sono indicazioni di un collegamento diretto tra la crescita della vendita dei vinili e la crescita dello streaming.
Le vendite dei vinili sono cresciute fortemente in paesi come Danimarca, Australia, Norvegia, Corea del Sud, in concomitanza con la progressiva diffusione dello streaming.

sabato, luglio 22, 2017

Libertà



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' nell'inserto "Portfolio" diretto da Maurizio Pilotti nella rubrica "La Musica Ribelle" scrivo delle CANZONI dell'ESTATE, del fenomeno del Firmacopi In Store e di VIRGILIO SAVONA.

Nella foto il numero della scorsa settimana.

venerdì, luglio 21, 2017

Ignazio Silone - Fontamara



Capolavoro della letteratura italiana, stile asciutto e drammatico ma che sa essere ironico e amaramente ilare in un contesto di devastazione, violenza, soprusi, povertà assoluta.
E ci ricorda, in tempi bui in cui qualcuno ha nostalgia di tempi ancora più bui, la vera faccia del fascismo, al servizio dei padroni e dei potenti, a discapito dei poveri e degli ultimi.

L'asino irragionevole ha bisogno di una certa quantità di paglia.
Tu non puoi ottenere da lui ciò che ottieni dalla vacca o dalla capra o dal cavallo.
Nessun ragionamento lo convince.
Nessun discorso lo muove.
Ma il cafone invece ragiona, il cafone può essere persuaso.
Può essere persuaso a digiunare, può essere persuaso a dare la vita per il suo padrone. Può essere persuaso ad andare in guerra.
Può essere persuaso che nell'altro mondo c'è l'inferno benchè lui non l'abbia mai visto. Vedete le conseguenze.
Guardatevi intorno e vedete le conseguenze.
Un essere irragionevole non ammette il digiuno.
Dice: se mangio lavoro, se non mangio non lavoro.
O neppure lo dice, perchè così ragionerebbe ma per naturalezza così agisce.

giovedì, luglio 20, 2017

Kamasi Washington Bologna 19 luglio 2017 Botanique



Spettacolare e spaziale esibizione di KAMASI WASHINGTON in un affollato "Botanique" a Bologna.
Nonostante i prezzi non particolarmente modici (25 euro) sono centinaia e centinaia le persone che accorrono a verificare lo spessore, talvolta discusso, del saxofonista californiano.
In molti lo considerano una nuova stella del jazz, c'è chi lo ha liquidato come manierista e derivativo.

Ebbene io, che so poco di jazz e vado a sensazioni, anima e cuore, sono rimasto estasiato, conquistato, stordito da tanta bellezza.
Non solo estetica, non solo tecnica (musicisti incredibili, Brandon Coleman alle tastiere pauroso, i due batteristi pazzeschi, bravo pure il padre di Kamasi al sax tenore) ma soprattutto emotiva.

Kamasi accentua il lato funk jazz, le ritmiche sono serrate, solo raramente si abbandona a immersioni nello spiritual jazz. Un tripudio di incastri sonori di eccellenza totale.
"Change of the guard" e Rhythm changes" da "The epic" i migliori momenti.
Non concede bis ma va bene così.

lunedì, luglio 17, 2017

Carmen Villani



Personaggio poliedrico e molto particolare, CARMEN VILLANI è spesso ricordata prevalentemente per il periodo cinematografico con film riconducibili al genere "sexy" (per quanto, visti oggi, castigatissimi) ma che si mosse in ambito musicale, tra 60's e 70's, con brani molto interessanti.
Purtroppo i progetti più intriganti non ebbero fortuna.

Debutta giovanissima vincendo a 15 anni vince il Festival di Castrocaro con un brano di Lelio Luttazzi, Quando una ragazza (a New Orleans). Dopo un paio di singoli viene notata da Fred Buscaglione che la ingaggia nel suo gruppo, gli Asternovas ma la scomparsa del cantante nel 1960 interrompe la possibile collaborazione.

Ma la sua carriera esplode poco dopo con una serie di brillanti 45 giri, spesso intrisi di beat e rhythm and blues, da ""Congratulazioni a te" del 1964, ""Baby love" (ottima cover in italiano del brano delle Supremes), B Side de "La verità" del 1965, "Anche se mi vuoi" e la divertente "Passa il tempo" del 1966.
Il grande successo nel 1966 arriva con la stupenda, un classico, "Bada Caterina" scritta da Armando Travaioli con testo di Franco Migliacci, parte della colonna sonora del film “Adulterio all'italiana” con Nino Manfredi e Catherine Spaak.

Bissata da "Mille chitarre contro la guerra" canzone di protesta antimilitarista, in piena Guerra del Vietnam, che cita anche Bob Dylan nel verso “Ma le parole volano nel vento” ispirato a “Blowin’ in the wind” e chiamandolo in causa con un esplicito "Ehi amico Bob che canti da laggiù .Le tue canzoni arrivan fino a noi". La canzone viene presentata al Festival delle Rose del 1966.
Il suo successo non si ferma grazie ad una raffica di 45 giri da "Il Profeta" (colonna sonora del film di Dino Risi con Vittorio Gassman) a "Dang dang e dang" (sul lato B "Se" firmata da Paolo Conte, brano melodico con super arrangiamento di archi). C'è anche il beat sbarazzino di "Quelli belli come noi" (portato al successo dalle Kessler).
"L’amore è come un bimbo" del 1970 è una raffinata ballata firmata da Gino Paoli e Umberto Bindi.
Nel 1971 è a SanRemo con Domenico Modugno con la drammatica "Come stai".

Incontra Piero Ciampi e incominciano a collaborare ad un album che purtroppo non vedrà mai la luce anche se a "Canzonissima" del 1971 presenta la sua "Bambino mio", brano teso, e struggente. Resta a lungo inedita (anche se presentata a "Senza rete") "Perchè dovrei" prevista per l'album e firmata da Lucio Battisti il cui marchio è più che evidente nel brano.
Nel 1973 l'addio alla musica con l'ultimo singolo "L’ultimo uomo di Sara" di Ennio Morricone con sontuoso arrrangiamento.
La si rivedrà in veste di cantante solo in occasionali apparizioni televisive sugli anni 60 (vedi quelle di Red Ronnie).

Poco dopo decide, clamorosamente, di dedicarsi al cinema (anche se nel 1962 aveva partecipato cantando anche una canzone al film "Un uomo da bruciare" dei fratelli Taviani, che vinse il Premio della Critica a Venezia come Opera Prima.

Supportata dal marito e regista Mauro Ivaldi abbraccia la commedia sexy all’italiana diventando un'icona del genere, probabilmente anche grazie al fatto che una cantante così famosa ai tempi che esponesse così esplicitamente le sue grazie era cosa assolutamente insolita e ancor più piccante.
I film (dagli ammiccanti, tanto quanto le locandine, titoli L’amica di mia madre, La supplente, Ecco lingua d’argento, Lettomania, La signora ha fatto il pieno, La supplente va in città) sono di caratura modesta e le sue apparizioni non particolarmente osè ma bastano comunque ad attirare su di sè molta attenzione.

Gira anche quattro film in Spagna tra cui "Lady Lucifera" che lei considera come il suo migliore.
Abbandona anche il cinema e s ritira a vita privata, soprattutto dopo la morte del marito nei 90.
La ritroviamo come autrice nel 2005 quando, su testi di Bruno Lauzi, progetta il musical “Una volta nella vita”.
Dal 2006 comincia ad insegnare canto in alcune scuole.

sabato, luglio 15, 2017

Il Lago Natron



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Il Lago Natron è un lago salino situato nella Tanzania settentrionale, nella Rift Valley africana a circa 600 metri di altitudine, vicino al confine con il Kenya caratterizzato da un intenso colore rosso.
L'acqua del lago è imbevibile, particolarmente caustica per la pelle a causa della presenza di carbonato idrato di sodio, conosciuto come Natron e può può raggiungere una temperatura fino a 60°C.

Il Natron è stato spesso utilizzato per l'imbalsamazione per le sue proprietà disidratatanti, così gli animali che si immergono nel lago Natron vi rimangono intrappolati e i minerali disciolti nell'acqua li trasformano in pietra.

Il fotografo Nick Brandt, nel suo libro Across the ravaged land, ha pubblicato gli inquietanti scatti che ritraggono i malcapitati animali, immortalandone le spoglie imbalsamate.

Libertà e concerti



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' nell'inserto "Portfolio" diretto da Maurizio Pilotti nella rubrica "La Musica Ribelle" scrivo dei PREZZI DEI BIGLIETTI dei concerti italiani, degli STILYAGI (http://tonyface.blogspot.it/2016/05/gli-stilyagi.html), di IAN STEWART (http://tonyface.blogspot.it/2014/10/ian-stewart.html) e del libro dei NO STRANGE (http://tonyface.blogspot.it/2017/04/no-strange-e-sogni-correlati.html).

Segnalo due grandi concerti in settimana: lunedì a Poggio a Caiano (Pistoia) c'è FANTASTIC NEGRITO, mercoledì al "Botanique" di Bologna KAMASI WASHNGTON.

venerdì, luglio 14, 2017

Peter Hammill - Nadir's Big Chance



Rock goes punk è una rubrica che esplora in una serie di post gli album di gruppi provenienti dal rock (più o meno) classico e che furono influenzati da punk e new wave. Dopo i primi due album solisti di Iggy Pop, "The idiot" e "Lust for life" del 1977 e la trilogia di Lou Reed il 1978 e il 1979 "Street hassle", "Take no prisoner" e "The bells", Marianne Faithfull e "Broken english" Nico e "Drama of exile", John Cale e "Sabotage", "Exposure" di Robert Fripp, arriviamo oggi a PETER HAMMILL e a "Nadir's Big Chance"

I precedenti post qui:
http://tonyface.blogspot.it/2017/05/iggy-pop-idiot-lust-for-life.html

Personaggio complesso e artisticamente eterogeneo, leader dei Van Der Graaf Generator, tra i principali esponenti del prog dei 70's ma ben felice di spaziare in ambiti sonori decisamente diversi e lontani dalla band madre.

Nadir's Big Chance è un album solista del 1975 incredibilmente precursore del punk e new wave ancora in fase più che embrionale. Sonorità dura, brani che, come accadde di lì a poco esasperano il linguaggio glam rock per diventare qualcosa di più duro ed estremo (ascoltare "Birthday special" ed è evidente quanto Johnny Rotten, grande fan di Hammill e Van Der Graaf, abbia preso ispirazione). Anche la title track potrebbe, con qualche aggiustamento, essere un brano del primo album dei Sex Pistols...mentre "Nobody's business" (ancora una volta) anticipa certa new wave più sperimentale.

Riproporrà sonorità di sapore new wave in "Future now" del 1978 in brani come "Pushing Thirty", in "Motor Bike in Africa" (incredibile brano afro elettronico tra Cabaret Voltaire e Talking Heads)o nella psichedelica e apocalittica "The Cut".
E poi anche in "Ph7" del 1979, soprattutto nei brani "Porton Down", nel dissonante e aspro "Imperial walls", in "Carrering" che sembra precorrere in qualche modo la no wave più acida e nella conclusiva "Faculty X".

NOBODY's BUSINESS (1975)
https://www.youtube.com/watch?v=hThnSjC4Cbk

BIRTHDAY SPECIAL (1975)
https://www.youtube.com/watch?v=x3lsaeY6h6A

NADIR'S BIG CHANCE (1975)
https://www.youtube.com/watch?v=rKoP19WHcFA

PUSHING THIRTY (1978)
https://www.youtube.com/watch?v=PPvBII2FPvM

MOTOR BIKE IN AFRICA (1978)
https://www.youtube.com/watch?v=PdJ1mtXbtls

giovedì, luglio 13, 2017

Renato Vallanzasca



Le precedenti puntate della rubrica CRIMINAL WORLD ovvero i criminali che hanno avuto connessioni con la musica e l'arte, (dedicate ai Kray Twins, Ronnie Biggs, Luciano Lutring, Gary Gilmore, Janie Jones, i Moor Murders Ian Brady e Myra Hindley, Bonnie & Clyde, Hattie Carroll e William Zantzinger, Stagger Lee, Charles Manson, Ted Bundy, John Wayne Gacy il Killer Clown), Ed Gein, Leonarda Cianciulli, Mark David Chapman, Jack H Abbott, Charles Starkweather e Caril Ann Fugate, Georgie Davies, Derek Bentley, Burzum sono qui:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/Criminal%20World

Probabilmente il più noto criminale italiano, RENATO VALLANZASCA imperversò nelle cronache (nere) italiane negli anni 70 lasciando dietro a sè una lunga scia di sangue, rapine, sequestri di persona. Più volte arrestato, più volte riuscì a fuggire, spesso attraverso rocambolesche e "impossibili" fughe. Fu anche spesso protagonista di rivolte carcerarie. Il suo aspetto particolarmente affascinante rese ancora più seguita la sua figura e lo rese ancora più "personaggio".
In totale è è stato condannato a quattro ergastoli e 295 anni di reclusione (pur godendo di vari permessi per lavorare fuori dal carcere). Recentemente gli è stato di nuovo confermato l'ergastolo. E' attualmente con 47 anni di galera uno dei detenuti da più a lungo in carcere (ora ha 67 anni).

A Vallanzasca sono stati dedicati film, libri ma poche canzoni.

Che hanno avuto (ovviamente) protagonisti soprattutto i VALLANZASKA.
Che addirittura hanno ospitato la voce di Vallnzasca nel brano "Expo 2015" (https://www.youtube.com/watch?v=yXj46DHx_Mc ) e in "Boys form Comasina", in "Fine amore mai", in "Apologia di Renato" e "Genova".

Come dice lo stesso Vallanzasca in Expo 2015"
“M'han fregato il nome...il che è tutto dire, fregare Vallanzasca, c'han messo una K e m'hanno inchiappettato”
E' citato anche in "Ribelle e basta" di J AX

mercoledì, luglio 12, 2017

Intervista ai No Strange



Dopo FEDERICO FIUMANI dei DIAFRAMMA, al giornalista FEDERICO GUGLIELMI, ad OSKAR GIAMMARINARO, cantante e anima degli STATUTO, al presidente dell'Associazione Audiocoop GIORDANO SANGIORGI, a JOE STRUMMER, a MARINO SEVERINI dei GANG, a UMBERTO PALAZZO dei SANTO NIENTE, LUCA RE dei SICK ROSE, LUCA GIOVANARDI e NICOLA CALEFFI dei JULIE'S HAIRCUT, GIANCARLO ONORATO, LILITH di LILITH AND THE SINNERSAINTS, a Lorenzo Moretti, chitarrista e compositore dei GIUDA, il giornalista MASSIMO COTTO, a FAY HALLAM, SALVATORE URSUS D'URSO dei NO STRANGE, CESARE BASILE, MORENO SPIROGI degli AVVOLTOI, FERRUCCIO QUERCETTI dei CUT, RAPHAEL GUALAZZI, NADA, PAOLO APOLLO NEGRI, DOME LA MUERTE, STEVE WHITE, batterista eccelso già con Style Council, Paul Weller, Oasis, Who, Jon Lord, Trio Valore, il bassista DAMON MINCHELLA, già con Paul Weller e Ocean Colour Scene, di nuovo alla corte di Paul Weller con STEVE CRADOCK, fedele chitarrista di Paul, STEFANO GIACCONE, i VALLANZASKA, MAURIZIO CURADI degli STEEPLEJACK e la traduzione di quella a GRAHAM DAY, CARMELO LA BIONDA ai MADS, CRISTINA DONA', TIM BURGESS dei Charlatans, JOYELLO TRIOLO, SIMONA NORATO e la traduzione di un'intervista a RICK BUCKLER, MICK JONES, MONICA FRANCESCHI, SALVO RUOLO, MAURIZIO MOLGORA, PAUL WELLER, I RUDI e Michele MEZZALA Bitossi, IACAMPO, FIVE FACES, Geno De Angelis dei JANE J's CLAN, Stefano Ghittoni dei DINING ROOMS, ANTONIO GRAMENTIERI dei SACRI CUORI, CLAUDIO FUCCI, direttore e responsabile della case editrice VOLOLIBERO, a MILO SCAGLIONI, a MICHELE GAZICH, GIANNI MIRAGLIA, Alexander Karl Gold, Matthew Berth dei G91 e Ratlock, oggi tocca ai NO STRANGE.

Le precedenti interviste sono qua:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Le%20interviste

INTERVISTA di CESARE BUTTABONI

I No Strange sono un nome storico della psichedelia italiana.
Il recente libro “No Strange e sogni correlati” che ripercorre la loro storia all’interno della cultura psichedelica italiana e internazionale ci ha dato lo spunto per fare qualche domanda a Salvatore “Ursus” d’Urso e Alberto Ezzu su questa significativa pubblicazione.

1.
Siete diventati noti all’interno della scena neopsichedelica italiana degli ’80.
Pero’ rispetto a molti gruppi del periodo avevate uno spessore culturale piu’ profondo: avete iniziato a suonare negli anni’ 70 come Ra-Gebel e No Strani per cui la vostra esperienza viene da molto lontano.
Cosa vi ha spinto a pubblicare il libro “No Strange e sogni correlati”?


SALVO URSUS :
- Difficile dire se questo spessore culturale fosse più o meno profondo,di sicuro ciò che emergeva in quel periodo,che non era certo contraddistinto da una particolare ricerca del colore e delle sensazioni positive nella musica come in altre forme espressive,era che noi No Strange sembravamo una anomalia temporale : adottavamo linguaggi e modi di proporci,sia estetici che musicali,che parevano ormai dimenticati o sepolti sotto un decennio di pregiudizi o sotto la nostra frustrazione per non aver realizzato quelle "utopie" che della stessa psichedelia costituivano la radice,con il fiorire della "controcultura" nei tempi in cui eravamo poco più che bambini. Queste radici sono sempre state presenti nelle nostre opere,sia musicali che letterarie o grafiche,per cui la tentazione di mettere buona parte di tutto questo humus culturale in un testo,che rimanesse come testimonianza del nostro percorso,ci ha presto portati a realizzare IL LIBRO,reso possibile grazie all'apporto fondamentale della nostra guida Fabrizio Della Porta (giornalista che già conoscevamo da decenni) e dei nostri producers di Area Pirata,la stessa label che ha pubblicato i nostri ultimi dischi in CD ed in vinile (mentre l'altra nostra label produttrice,Psychout Records,è qui presente come ospite nella persona di Cosimino Pecere).

2.
Il libro e’ un vero e proprio “viaggio psichedelico” che ripercorre la vostra storia personale dagli albori fino ad ora. Oggi il contesto culturale e’ pero’ profondamente cambiato e sembra esserci meno spontaneita’ e creativita’ rispetto agli anni ’60 e ‘70.
Qual e’ l’attualita’ della psichedelia?


- SALVO URSUS :
- L'attualità della CULTURA psichedelica (la parola "cultura" oggi sembra spaventare in molti,anche per questo la ripetiamo spesso) secondo noi è proprio questa: far valere il peso della propria storia,che è comunque personale e non definibile in un qualsiasi movimento di massa o in una forma ideologica,per continuarne la ricerca dentro noi stessi...non c'è un punto di arrivo,probabilmente,ma ci sono moltissimi (e variegati) punti di partenza,che nel libro abbiamo descritto come dei pianeti,visitati uno alla volta in una sorta di VIAGGIO ipotetico,composto non solo di parole ma anche di immagini a colori forti e da sensazioni particolari.
Non a caso,dopo una breve introduzione di Antonello Cresti,il primo capitolo si apre con il racconto di esperienza vissuta a firma del poeta Gianni Milano : lui in qualche modo è testimone di una stagione primordiale,ma irripetibile, di quanto è stato l'autentico underground in Italia.
Gianni fu collaboratore con Allen Ginsberg e con Fernanda Pivano delle prime riviste psichedeliche negli anni 60 (come "Pianeta Fresco" e "Paria") ed organizzatore di sit-in contro la guerra,proteste anti-militariste e anti-sistema,reading di poesie in piazza,viaggi in autostop,formazione di comunità libertarie ed al centro di ogni situazione creativa immaginabile...io personalmente lo incontrai già una quarantina di anni fa,grazie alla comune amicizia con Giulio Tedeschi (anche lui poeta underground e poi divenuto leader della Toast,come molti sanno).
Da quel primo capitolo si passa poi ai nostri personali ricordi...poichè Gianni descrive le atmosfere nel pieno dell'epoca sixties-beat,noi partiamo invece dalla nostra seconda infanzia e adolescenza,volendo stabilire una data precisa diciamo intorno al 1969 / 1970.
Io ed Alberto ci conoscemmo sui banchi della scuola media nel 1971,ma già indirizzati nei gusti e nelle tendenze dai nostri fratelli,parenti ed amici più adulti...da lì deriva tutto il nostro attaccamento a determinate radici e situazioni,che non sembrano essere mai passate (come dicevo prima) ma anzi,riprendono forme sempre diverse e sempre più espanse,come un collage,un mosaico infinito.

ALBERTO EZZU
- La “psichedelia” come fatto musicale, sinceramente, non so neppure se si possa dire che esista ancora. Mi spiego meglio. Esistono molti gruppi, più meno giovani, che si rifanno a questa parola.
Molti prendono in prestito una strumentazione sixties, qualche camicia colorata e voilà, il gioco è fatto. Personalmente non ho niente contro questo atteggiamento. Ognuno è libero di fare quel che più gli aggrada. Se non fa del male agli altri, ben venga. Ma quello che noi intendiamo per psichedelia è altra cosa, Non c’è bisogno di vestirsi in un certo modo per far passare agli altri quello che pensi, quello che sei. L’atteggiamento di tutti i giorni, da quando fai la fila dal panettiere sino alla stesura di un libro, ricalcano quello che è tuo, quello che ti compete, che ti muove.
Un gran senso di libertà verso la natura, le persone, le cose. Un lasciare che le cose accadano senza anteporre il nostro piccolo, arcigno ed ed egoista “io”. Il mondo esiste anche senza di me. La mia parte è piccola, ma cerco di farla al meglio, tutti i giorni.
Non è un atteggiamento religioso, ma sicuramente è un atteggiamento spirituale. Credo che “rispetto” sia la parola che meglio può tradurre “psichedelia”. Rispettare se stessi e la nostra natura, che sia con la “n” minuscola o con la “N” maiuscola… la Natura, che poi ognuno può interpretarla come meglio crede. Quando le religioni non impongono a nessun un comportamento, possono essere una cosa importante, di crescita. Per questo, però, preferisco parlare di spiritualità, perché spesso le religioni credono di sapere cosa sia meglio per me e per gli altri…e spesso lo impongono nelle maniere più truci…vessatorie.

3. Nel libro ci sono le testimonianze personaggi mitici come Twink (Pretty Things, Tomorrow, Pink Fairies). Peter Daltrey dei Kaleidoscope, Judy Dyble, James Lowe degli Electric Prunes, Brian Godding dei Blossom Toes. Ne viene fuori un ritratto colorato di un’epoca irripetibile. C’e’ un filo rosso che vi lega ancora oggi a questi nomi? –

SALVO URSUS
- Questi nomi fanno parte dei nostri ascolti abituali,che risalgono proprio all'adolescenza a cui accennavamo prima,ma ci sono anche protagonisti di quel "beat" e "pop" a noi molto più vicini geograficamente.
Infatti hanno un certo peso le piccole testimonianze di musicisti storici dell'area torinese,quali Piercarlo Bettini dei Ragazzi del Sole,Spartaco Nagliero dei Fantom's,Marcello Capra,chitarrista molto conosciuto sia per esperienze passate nei Flash e nei Procession che per la presente attività solista ed insieme ai Glad Tree...inoltre lascia esterefatti che già nel 1967 a Torino vi fosse una formazione chiamata LSD,con il bassista Enzo La Malva poi approdato ai Volti 70 (tuttoggi in attività).
Tutte queste testimonianze si incrociano con quelle di donne straordinarie come Jutta Nienhaus degli Analogy e dei nomi già citati da te,in ambito internazionale.
La cosa che trovo straordinaria in questi artisti è l'assolutà umiltà e la voglia infinita di rimettersi in gioco a qualunque età,senza preconcetti nè paternalismi del tipo "Lei non sa chi sono io",che invece purtroppo abbiamo riscontrato in diversi esponenti della cosiddetta "nuova ondata". Temiamo che si sia un po' persa questa predisposizione al gioco ed alla creatività in quanto tale,per cui il libro potrà servire,magari,come un piccolo riscatto della storia rispetto ad una "modernità" non sempre felice e disinteressata. Oltretutto vorremmo sottolineare che tutti i testi sono stati raccolti da Fabrizio Della Porta,attraverso un mezzo così tanto bistrattato quale internet (in particolare facebook),anche per dire che i MEZZI non vanno mai demonizzati,ma semmai utilizzati per scopi positivi e intelligenti...generalizzare in tal senso e creare divisioni tra sistemi "buoni" e sistemi "cattivi",penso che non abbia ragione di essere : le classificazioni si insidiano nelle nostre menti,ma spesso non ci accorgiamo di quanto esse ci condizionino. L'uso che si può fare di certe tecnologie è importante,purchè non si confonda mai il mezzo con le finalità stesse.

4.
Avete anche coinvolto anche altri personaggi appartenenti alla scena neopsichedeica italiana come Marco Conti dei Technocolour Dream e Lodovico Ellena degli Effervescent Elephants. Com’era il vostro rapporto con la scena neopsichedelica degli anni ’80?
Pensat si sia trattato di un periodo di particolare fermento creativo in cui c’erano buone vibrazioni? Avete provato a coivolgere anche altri nomi di quel periodo nel libro? E attualmente come vedete la situazione musicale che vi circonda?


FABRIZIO DELLA PORTA -
Il mio rapporto con la scena neo-psichedelica degli anni ’80 può essere riassunto in due parole: pienamente formativo. Ho avuto la fortuna di lavorare a Radio Torino Popolare dall’inizio degli anni ’80 e quando è scoppiato il boom della neo-psichedelia italiana ero già sul pezzo. Ho richiesto tutto il materiale possibile, sia su vinile, sia su cassetta, e ho cominciato a trasmettere in continuazione il materiale ricevuto.
Tutto questo è stato reso possibile dal naturale esaurimento della new wave e dalla conseguente produzione industriale di materiale sixties-oriented.
Naturalmente ho avuto anche la possibilità, grazie ad amici “fidatissimi”, di poter ascoltare tutti gli originali usciti nel passato, vera miniera di pietre preziose a livello di ispirazione per i nuovi gruppi italici.
Tra le mie mani è passato gran parte del materiale della scena, quindi non solo dischi, ma anche fanzine, cassette, riviste e tutto ciò non ha fatto altro che invogliarmi al recupero del passato. Penso che sia stato un bel periodo, pieno di creatività e di buone vibrazioni.
Un periodo con sonorità non standardizzate, ma piene di sfaccettature, spesso non ricollegabili le une alle altre, ma sempre con caratteri distintivi tali da poterle inquadrare nel genere neo-psichedelico. Non dimentichiamoci comunque che nella nostra tanto bistrattata Italia la creatività non è mai mancata e anche in quegli anni la produzione è stata incredibile, allo stesso livello del punk di fine ’70 inizio ’80 e della new wave, con qualche richiamo esterofilo ma anche con una buona dose di innovazione. La scelta dei personaggi da intervistare è stata abbastanza complessa. Volevamo dare al libro un taglio di un certo tipo.
Volevamo incentrare l’attenzione sul significato pregnante di psichedelia, sulle sue mille sfaccettature, prendendo spunto dalla ricostruzione della storia dei No Strange. Quindi non un libro su di loro, ma una visione d’insieme sulle varie tematiche che il termine ispira.
Quindi non solo persone che avevano avuto la fortuna di vivere in quel periodo (anni 60/70), ma anche persone che per qualche motivo, negli anni successivi, si sono sentiti addosso quell’influenza o quel modo di vivere la vita. Alcuni sono stati contattati e non hanno voluto partecipare, altri pensavamo potessero partecipare al progetto ma alla fine non erano stati così influenzati………..
Per quanto concerne, infine la situazione musicale attuale, la vedo piuttosto statica. Ho ascoltato musica per 42 anni, sono passato attraverso tantissime fasi, dal rock dei ’70, al primissimo punk, alla new wave, al dark, alla neo-psichedelia, ho recuperato il prog e il kraut rock, ho sentito di tutto, ma oggi, ad essere sincero, c’è ben poco che mi emoziona. Evidentemente sono stato abituato male in passato, quindi, quando voglio ascoltare qualcosa di veramente interessante vado indietro nel tempo. Non è un ritorno nostalgico, ma semplicemente una mancanza di novità appetibili. Ogni tanto qualcosa di interessante fa capolino, ma è veramente raro……

5. “No Strange e sogni correlati” alla fine è una sorta di spaccato della cultura alternativa a 360 gradi e non riguarda solo la musica ma anche la grafica, i fumetti, la poesia, la letteratura, le filosofie orientali. La psichedelia è per voi una filosofia di vita?

ALBERTO EZZU -
Si, come ho detto, psichedelia è un modo di “essere”, non tanto di “fare”. Poi, chiaramente, noi siamo musicisti, grafici, poeti…il proprio essere si esterna in quello che siamo, che sappiamo fare meglio. Che la psichedelia sia stato un fatto storico è ovvio, pertanto musica di un certo tipo, camicie e chitarre ne fanno parte, ma se stiamo a vedere già negli anni ’70 e ’80, quando quella forza primigenia si era smorzata, in altre parti del mondo, al di là dell’America e dell’Inghilterra, la psichedelia si è trasformata.
In Italia e in Germania ha preso forme diverse. Ancor oggi, per tornare alla domanda sull’attualità della psichedelia, questo pensiero aleggia in molte persone, anche giovani. Non è un fatto di età. Certo, chi ha vissuto gli anni ’60 è legato a quel periodo e forse ha vissuto modalità di aggregazione che oggi sembrano impensabili, ma non è detto che l’esserci stato, in quegli anni, dia la patente per capirla meglio. Anche Dante Alighieri lo leggiamo e lo capiamo oggi…non credo ci sia più qualcuno vivo dei suoi contemporanei! Ma la scrittura è stata una buona invenzione umana, riesce a trasmetterci il pensiero che sottende ad un movimento, a delle azioni, a dei perché. Non tutto quello che fa l’uomo è positivo, ma di quanto lo è, beiamoci, no? Per tornare ad oggi, mi sembra che il periodo sia piuttosto confuso.
Persone dalla morale minima, squallide, piccole, cercano di confondere le acque dicendoci che tutto è uguale, che un pensiero ne vale un altro, ma non è così. Oggi molti, troppi, credono di avere la possibilità di parlare di qualsiasi cosa. Pontificano su cose che il giorno prima neppure sapevano esistere. Forse dovremmo tornare un po’ più coi piedi per terra.
Capire che i social, ad esempio, sono una buona risorsa per conoscerci, per dialogare, ma non per offenderci e cercare di avere sempre ragione. Psichedelia, secondo me, è quello che diceva Ginsberg, allargare l’area della consapevolezza.
Una volta qualcuno pensava fossero le droghe ad aiutarci in questo allargamento, oggi forse pensiamo sia la “rete” ma, in fin dei conti, sempre di noi parliamo, di uomini. E l’uomo, una volta tolte le maschere, le camicie ed ogni sovrastruttura, è nudo!

6. Pensate di avere un approccio nostalgico all’esistenza considerando che oggi è tutto omologato?

ALBERTO EZZU
- Non ho neppure nostalgia dei miei capelli!!!
Figurati se ho nostalgia di qualcos’altro. Oggi sono come sono…e devo accettarlo. A dieci anni giocavo con le biglie, a venti mi innamoravo e oggi… beh, oggi continuo ad esserlo, innamorato!
Comunque, ogni età ha le sue priorità e devo dire che la nostalgia non fa parte della mia natura. L’omologazione è dentro di noi, non fuori. Ho conosciuto quattordicenni vecchi, che oggi ne hanno sessanta e continuano ad essere vecchi. Omologazione è quando accetti che tutto sia uguale, non quando gli altri te lo impongono.
E’ proprio questa la differenza. Poi, io Ursus e Fabrizio questo atteggiamento lo chiamiamo psichedelia, ma il nome è relativo.

7. Dopo questo libro quali sono i vostri progetti futuri?

- SALVO URSUS:
- Il futuro,in un certo senso,lo stiamo già vivendo adesso,poichè mentre siamo così impegnati nella diffusione di questo libro (che per noi ha una importanza reale e per niente trascurabile),abbiamo già in cantiere la produzione di un nuovissimo album,in cui parteciperanno nuovi collaboratori musicali,tra cui l'ultimo acquisto (in ordine di tempo) dei No Strange,che risponde al nome di Matteo Martino,studioso di musica elettronica e di sintetizzatori presso il conservatorio di Torino (sì,in effetti è anagraficamente molto più giovane di noi) e della corista Paola Scatena,a cui si aggiungeranno altre voci provenienti dalla scuola di canto armonico guidata da @Alberto Ezzu...nel nuovo lavoro discografico ci sarà oltretutto un legame con lo stesso libro di cui discutiamo oggi,grazie alla voce recitante di Gianni Milano,autore della poesia (scritta in età giovanile) che darà il titolo a tutto l'album : "Il sentiero delle tartarughe".
La pubblicazione è prevista nell'autunno del 2017. Oltre alla già consolidata produzione delle due label Area Pirata e Psychout,avremo un intervento scritto (tra le note di copertina) del noto giornalista Federico Guglielmi,sia in italiano che in lingua inglese.
I nostri dischi stanno avanzando sempre più in territorio estero,come già era accaduto in passato con le produzioni della Toast records.

martedì, luglio 11, 2017

Il fumetto sexy in Italia



A cura di SALVATORE URSUS D'URSO

Normalmente si considera "epoca d'oro" del fumetto sexy in Italia,la fase editoriale che attraversa tutti gli anni 70,ma in verità le origini sono precedenti e possono essere fissate (come periodo storico) tra il 1962 ed il 1965: i primi ad essere considerati "fumetti per adulti" furono i cosiddetti "neri",che partivano da Diabolik (opera delle sorelle Giussani) e da Kriminal e Satanik (opera del duo Magnus & Bunker,alias Roberto Raviola e Luciano Secchi).

I "neri" italiani però non avevano ancora riferimenti espliciti al sesso,a parte le forme prosperose di certe compagne dei suddetti anti-eroi (Satanik era una donna e quindi già di per se più che disinibita),mentre a partire dal 1966 cominciano a vedersi i primi volumetti in edicola (tutti rigorosamente in formato pocket) nati su idea di un tale Renzo Barbieri,che attorniato da una serie di disegnatori e soggettisti lancerà i primi personaggi con la dicitura di Editrice 66: personaggi iniziali sono la bionda "duchessa dei diavoli" ISABELLA e l'agente del controspionaggio GOLDRAKE PLAYBOY,che nei primi tempi mostreranno già scene di nudo,piuttosto castigate ma alternate a momenti di sesso al limite della perversione,il più delle volte a carattere sado-maso (lo stesso Barbieri pubblicava,nel frattempo,romanzetti con titoli sul genere "Il piacere della frusta").

L'editrice 66 diviene ben presto Edizioni RG ed allarga ancor di più il catalogo dei personaggi,visto l'immediato successo di pubblico,prendendo spunto soprattutto dal cinema,poichè vengono rivisitati in chiave erotica un po' tutti i generi cinematografici in voga all'epoca: dal "peplum" con le avventure di MESSALINA,ambientate nell'antica Roma imperiale, fino al poliziesco, all'epopea cavalleresca, ai ricordi della Francia pre-rivoluzionaria (si riprende la mitologia del "divin marchese" con DE SADE),ma nel western,sempre riveduto e corretto dal geniale disegnatore Sandro Angiolini (già autore dei primi numeri di ISABELLA) nessun altro personaggio risulta tanto conturbante quanto VARTA'N l'indiana bianca,pubblicata dall'editore Furio Viano a partire dal 1969 : VARTA'N cresce libera e indipendente,senza freni inibitori in una tribù indiana, ma i tratti e lo stesso nome di battesimo sono direttamente ispirati dalla notissima Sylvie Vartan,che nel periodo in questione stava al massima della popolarità.

Questa è una caratteristica tipica del fumetto sexy italiano,che riprende i volti da attori o da cantanti famosi e li ricicla in veste boccaccesca.
Già ISABELLA era ispirata a Brigitte Bardot, GOLDRAKE a Jean Paul Belmondo...e andando avanti negli anni si vedrà che verranno fuori altri personaggi come LANDO,con i tratti somiglianti a Celentano,IL MONTATORE,molto simile a Lando Buzzanca e persino RAFFA,esplicitamente fotocopiata su Raffaella Carrà,che sarà comunque l'unica a non gradire per niente la cosa,tanto che la serie fu una delle più brevi della storia del fumetto,poichè la Carrà stessa minacciò più volte querele e ricorsi alla magistratura.

Già agli inizi degli anni 70 il mercato dei pocket erotici era in mano a questi editori : RG con a capo Barbieri e dall'altra parte il concorrente Furio Viano,che oltre a VARTA'N pubblicherà anche JOLANKA,altra bionda maggiorata di genere piratesco,la guerrigliera HELGA e la serie GENIUS,un semi-plagio ispirato a Diabolik che inizierà con avventure a fotoromanzi (pose scattate su attori veri) e nel 1969 passerà alle matite dell'esordiente Milo Manara,da tutti conosciuto (anche recentemente) come uno dei maggiori disegnatori erotici,a livello internazionale.

Altro grande artista del fumetto per adulti è stato Leone Frollo,già rinomato pittore,che quando Barbieri staccò dai suoi primi soci editoriali,passando dalla vecchia RG alla "Edifumetto" fondata nel 1972,aprirà la serie di BIANCANEVE,fumetto ispirato alla fiaba per bambini,che ovviamente nel formato pocket si trasforma in una sagra del sesso,in tutte le sue forme più grottesche e bizzarre.

BIANCANEVE resta infatti uno dei primi personaggi non solo erotici,ma soprattutto demenziali,già i nomi dei 7 nani la dicono lunga sul contenuto esplicito delle avventure : Anulo,Masoccolo,Brutolo,Montolo,Segolo,Occhiolo e Chiappolo.

Jacula (1969), inizialmente pubblicata da ErreGi (la futura concorrente Ediperiodici), è presente fino al 1982, con un totale di 327 albi.
Zora, pubblicata dal 1972 fino al 1985, su sceneggiature di Giuseppe Pederiali, disegni di Birago Balzano (e Gianni Pinaglia, Pino Antonelli), per un totale di 288 albi e 12 speciali.
Sukia ideata da Nicola del Principe, pubblicata dal 1977 fino al 1986, per un totale di circa 150 albi.
Yra disegnata da Leone Frollo, sceneggiature di Rubino Ventura. Pubblicata dal 1980 al 1981.

Svariate sono anche le testate, uscite negli anni settanta, con racconti ispirati alle fiabe (riproposte in chiave erotica): Fiabe proibite
Sexy favole
In queste vi sono parecchie storie disegnate da Sandro Angiolini, tra le quali Cappuccetto Rosso (Noto anche come Cappuccetto Rotto), Pinocchio, Fata Turchina, Cenerentola, Alice nel Paese delle Meraviglie, La Bella Addormentata, Il Principe e la Lupa, Frigilda, Il bel Primolino.

Tra le molte pubblicazioni della Edifumetto, vi sono anche produzioni erotiche d'autore come:
Biancaneve di Leone Frollo
Necron di Magnus.
I racconti autoconclusivi Mezzanote di morte (1974, collana Il Vampiro), Dieci cavalieri e un mago (nelle succitate Sexy Favole, novembre 1974), Vendetta macumba, Il teschio vivente sempre di Magnus.

Nel bene o nel male,il pocket a fumetti per adulti costituisce una parte della fantomatica "rivoluzione sessuale" degli anni successivi al 1968 : tra gli artisti che vi si sono alternati non c'erano solo mediocri e improvvisati creatori di macchiette...certo non tutta la produzione resta degna di nota,ma per disegnatore straordinari come Sandro Angiolini,che partirono dal fumetto tradizionale e comico,per poi essere ricordati quasi esclusivamente per questi personaggi,per quelli prestati da altre case editrici,come Magnus (Roberto Raviola),Antonio Terenghi e Nicola Del Principe,con questi si sono raggiunti livelli artistici notevoli.

Il settore comincia a calare di tono quando,verso la fine degli anni 70,il cinema "hard" diventa appannaggio di tutti,con il cambiamento di costume e la liberalizzazione del porno,le pubblicazioni a fumetti acquistano sempre meno interesse e lasciano il posto a riviste di tipo "misto",con fotografie reali di atti sessuali sempre più espliciti,oppure qualche pezzetto di animazione compare nelle produzioni cinematografiche a "luce rossa",tra cui la serie presentata da Ilona Staller/Cicciolina che viene pubblicata in videocassette VHS agli inizi degli anni 80.

In chiusura,visto che si parla (inevitabilmente) di cinema di animazione,va ricordato il lungometraggio "Il nano e la strega" : produzione italo-francese del 1976,diretta da Gioacchino Libratti (in arte Gibba) che è un po' il papà di tutti cartoons vietati ai minori,compresi quelli estremi,grotteschi e ultra-demenziali pubblicati da Ursus (quel birbaccione) verso la fine del millennio scorso (troppo tardi,ahimè!) e che è anche lo squilibrato che ha scritto questa veloce carrellata di ricordi XXX.

lunedì, luglio 10, 2017

David Spinozza



La rubrica DARK SIDE OF THE SUN va alla scoperta di quei personaggi rimasti sempre nell'ombra di grandi artisti (talvolta parenti stretti) ma essenziali nella loro carriera senza godere mai delle luci della ribalta. Dopo Enrico Ciacci (fratello e chitarrista di Little Tony), Ian Stewart pianista fondatore dei Rolling Stones, Simon Townshend, fratello di Pete, il padre/manager di Paul Weller, John Weller, Marco Pirroni, da sempre nelle retrovie di alcuni tra i principali act della scena punk/new wave, Andy Summers, nomade della musica dagli anni 60 ad oggi, Pat Smear, dai Germs ai Nirvana ai Foo Fighters, l'attore Gianni Agus, Chris Spedding, Henry Padovani escluso dai Police poco prima dell'esplosione commerciale, Bruce Foxton, da sempre nelle retrovie con Jam, Stiff Little Figers, Casbah Club, Glen Matlock fuori dai Sex Pistols appena prima del successo, il grande batterista Jim Keltner, Steve Jones, ex Sex Pistols e tanto altro, Dave Davies dei Kinks, Ari Paffgen (figlio di Nico e Alain Delon), Linda Eastman , Daryll Jones dei Rolling Stones, Jack Nitzsche, produttore e compositore, Jimmy Nicol, per un attimo batterista dei Beatles, parliamo oggi del chitarrista DAVID SPINOZZA.

Le precedenti puntate qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Dark%20side%20of%20the%20sun

DAVID SPINOZZA chitarrista di cui in pochi ricordano il nome ma che è stato protagonista di album se non basilari comunque firmati da eccellenze della storia del rock.

A partire dalla collaborazione con PAUL MC CARTNEY in "Ram" a cui seguì quella con JOHN LENNON, poco dopo, in "Mind Games". Nei primi 70's Paul e John erano piuttosto scorbutici l'uno con l'altro e David temeva che se John avesse scoperto la precedente collaborazione con Paul lo avrebbe licenziato. John si limitò a commentare che "Paul sapeva come scegliere la gente migliore".

Per non farsi mancare niente suona anche su "Ringo the 4th" di RINGO STARR.

Lo troviamo anche con Yoko Ono, James Taylor, Gil Scott Heron (in "Free Will"), Billy Joel (nella famosa "Honesty"), Aretha Franklin, BB King, Paul Simon, Herbie Mann, Dr,John, Yusef Lateef, Danny Hathaway e in numerose colonne sonore, tra cui "Dead Man Walking".
Suona con L'IMAGE con star dello strumento come Tony Levin, Steve Gadd, Warren Bernhard e Mike Mainieri.
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