domenica, maggio 28, 2017

La monorotaia di Torino



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti pos
t:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

La monorotaia di Torino fu un sistema di trasporto ferroviario realizzato dalla Alweg nel 1961, in occasione dell'Esposizione Internazionale del Lavoro e della contemporanea celebrazione del centenario dell'Unità d'Italia.

Un mezzo di trasporto molto particolare dal design futuristico e modernissimo ad alimentazione elettrica.
Il percorso si estendeva per circa 1.800 metri su un viadotto di cemento armato sopraelevato che fungeva da sostegno, era lineare e terminava, con una larga curva, passando sopra al laghetto artificiale di Italia ’61.
Le due stazioni erano poste una a nord all’ingresso di Viale Unita’ d’Italia, vicino al Museo dell’Automobile, e l’altra a sud, al termine di Corso Unità d’Italia poco prima del Palazzo del Lavoro, ed erano formate da piattaforme sopraelevate.

Fu una delle attrazioni di Italia ’61, studiata anche da numerosi addetti ai lavori giunti da diverse parti del mondo per vedere come funzionava questo nuovo mezzo di trasporto urbano.
Andava a 60 chilometri orari e fece durante la manifestazione circa 22 mila viaggi con una frequenza di uno ogni cinque minuti.
Finito l'evento rimase in funzione brevemente per gruppi di studenti e nel 1963 venne chiusa.

Rimase per anni in disuso all'interno della stazione Nord è andò distrutta in un incendio doloso.
Nel 1981 infine il mezzo venne smantellato e il viadotto tagliato e nel 1994 rimosso integralmente eccetto un breve tratto sopra il laghetto, ed entrambe le stazioni, di cui la nord ben visibile da corso Unità d'Italia.
In occasione dei XX Giochi olimpici invernali del 2006, il Comune di Torino decise la ristrutturazione e il cambio di destinazione d'uso della stazione Nord, che da allora ospita attualmente, in comodato d'uso, la "Casa UGI

sabato, maggio 27, 2017

Bruno Vagnini - John Lennon and Yoko Ono. Peace bed-in



Nel 1969 John Lennon e Yoko Ono si inventarono una forma di protesta non-violenta che chiamarono Bed-In.
Convocarono i giornalisti nella loro stanza d’albergo e li accolsero in pigiama per parlare della pace.

Una volta all’Hilton di Amsterdam, l’altra al Queen Elizabeth Hotel di Montreal.
Nella città canadese frequentava un corso di fotografia all’Accademia di Belle Arti un giovane italiano, Bruno Vagnini, che riuscì ad arrivare alla stanza d'albergo, la Suite 1742, di John e Yoko on un solo rullino in bianco e nero da 36 scatti e a fotografare la coppia.

I suoi scatti sono finiti in varie mostre e su un libro (che Gabriele Longoni dei Coys mi ha gentilmente donato nonostante non sia più di facile reperibilità), corredato da racconti e poesie di scrittori reggiani.
Un documento importante.

Libertà, Classic Rock e Ray Charles



Domani sul quotidiano LIBERTA' nell'inserto "Portfolio" diretto da Maurizio Pilotti scrivo di STATISTICHE DISCOGRAFICHE parlando dei DISCHI PIU' VENDUTI di SEMPRE ("Thriller" di Michael Jackson), gli artisti che hanno venduto più copie in totale (i Beatles e Elvis) e in Italia (Celentano, Baglioni, Mina).

Nella foto il numero della scorsa settimana.



Nel nuovo numero di CLASSIC ROCK parlo della ristampa di SGT PEPPERS dei BEATLES, del cofanetto "The A&M Vynil Boxset" degli HUMBLE PIE, dei nuovi album di DEROZER, MON, THEE FUZZ WAR.





Il mio nuovo libro RAY CHARLES IL GENIO SENZA TEMPO edito da Vololibero Edizioni (http://www.vololiberoedizioni.it/ray-charles) è stato presentato al SALONE del LIBRO di TORINO lo scorso sabato con Eddy Cilia e Carlo Bordone.

venerdì, maggio 26, 2017

Beatles - Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band Anniversary Deluxe Edition



Era inevitabile che un album così carico di storia come SGT PEPPERS venisse omaggiato in una data iconica come il cinquantesimo anniversario dall'uscita.

Ma era sinceramente lecito ritenere che la pubblicazione del triplo ANTHOLOGY con una valanga di inediti e outtakes, avesse chiuso la saga delle rarità dei Beatles.
Evidentemente il “pozzo Beatles” continua a essere senza fondo, non smette certo di vendere e un evento simile non poteva passare certo inosservato.

Il risultato è un doppio CD (esiste anche una versione più estesa di ben sei CD con ulteriori rarità, i filmati di vari brani, il documentario sul “Making of” dell'album) con il remix dell'album curato dal figlio di George Martin, Gilles mentre nel secondo 18 outakes di ognuno dei brani della scaletta oltre a varie versioni di Strawberry fields forever e Penny Lane (tra cui un remix del 2017).

Che dire ?

Che forse delle versioni strumentali di With a little help from my friends, She's leaving home, Within you without you o di una Good morning good morning senza i fiati non si sentiva proprio la mancanza nè la traballante ed embrionale Lucy in the sky with diamonds farà gridare al miracolo.
Strumentale anche Gettin better pur se molto interessante in questa versione più dura, cupa, aggressiva.
Diversa anche Lovely Rita ma niente di eclatante.
Intrigante sentire i dialoghi tra i quattro Beatles prima o alla fine dei brani, qualche commento o la nascita delle ancora incomplete Fixing a hole e Being for Mr.Kite
Curioso il finale di A day in the life con le voci dei quattro che fanno "auhmmm" al posto dell'accordo di pianoforte mentre il resto del brano è la pallida ombra di quello maestoso che conosciamo.
Chiudono tre versioni di Strawberry Fields Forever piuttosto simili alle originali e due di Penny Lane, l'una strumentale e l'altra rimixata da Gilles Martin che suona indubbiamente più chiara e dinamica.

Solo per super completisti e malati di Beatles (come me).

giovedì, maggio 25, 2017

Italia Skins di Flavio Frezza



E' nota e ovvia la complessità nell'addentrarsi nelle cosiddette SOTTOCULTURE senza correre il rischio di peccare di superficialità e approssimazione.

Tanto più se nascono e sviluppano "dal basso" sono infinite le sfumature, gli aspetti indefinibili, le particolarità impossibili da riportare correttamente a chi non ha vissuto o vive l'esperienza in maniera diretta.

Ancora di più se parliamo della cultura SKINHEAD, una delle più osteggiate e male interpretate, soprattutto a causa delle note derive nazi/fasciste e della triste fama di violenti, aggressivi e provocatori.

Flavio Frezza, da protagonista, riesce a restituirci invece un quadro attendibile, preciso, cronologico, didascalico, alla stregua di un saggio sociologico.
Il tutto in maniera lucida e distaccata.
Non facile quando si deve affrontare la profonda spaccatura tra chi andò a destra e chi a sinistra e chi cercò la "salvezza" nel concetto di "apolitico".
Ma in queste pagine ad esempio si chiarisce una volta per tutte che gli original skins non erano razzisti ma neppure troppo politically correct (come si dice oggi) e morbidi nei confronti dei pakistani ma come, allo stesso modo, certi episodi di violenza non fossero riconducibili ad una collocazione politica ma ad un contesto sociale, di strada, di quartiere.

Un testo essenziale per capire nel migliore dei modi la natura e l'origine di un movimento che ha vissuto fasi alterne, soprattutto in Italia, dove arrivò per la prima volta agli inizi degli anni '80, grazie all'insegnamento di gruppi come Nabat, Rough, Dioxina, Ghetto 84, Rip Off, Klasse Kriminale, SS 20 e tanti altri.

Altrettanto interessante la seconda parte del libro dove a parlare sono una trentina di skins ed ed ex skins italiani (peraltro ritratti in suggestive foto in bianco e nero alla fine del libro), ricordando, in modo schietto e senza peli sulla lingua la loro esperienza e soffermandosi sulle varie scene locali, sulla politica, le droghe etc.
Divertente, talvolta (positivamente) straziante, una testimonianza preziosissima.

Lo trovate qui:
https://www.facebook.com/HELLNATION-Store-143426122415136

mercoledì, maggio 24, 2017

Peter Blake



Nato in Inghilterra nel 1932 PETER BLAKE è uno dei più noti artisti di POP ART, famoso soprattutto per essere l'autore della copertina di "Sgt Peppers"dei BEATLES (oltre che di quella di "Stanley Road" di PAUL WELLER, "Stop the clock" degli OASIS, "Face dances" degli WHO e alla riedizione di "Live at Leeds" del singolo "Do they know it's Christmas time?" e tanto altro).

Si segnalò all'attenzione del circuito artistico londinese a cavallo tra i 50's e i 60's e trovò il successo quando lo notò il gallerista Robert Fraser, intimo dei Beatles e personaggio di spicco della Swinging London.
“On the balcony” (1955-57) è una delle sue principali opere e uno dei simboli della Pop Art britannica, tanto quanto “The first real target” (1961).
Il succeso mediatico lo raggiunge nel 1967 con la copertina di "Sgt Peppers" per la quale ricevette 200 sterline di compenso ma nessun diritto di sfruttamento successivo (...).

In ambito musicale oltre alle copertine sopracitate ha lavorato anche all'album tributo a Ian Dury “Brand new boots and panties”, "24 nights" e "I still do" di Eric Clapton e “Sweet Child” dei Pentagle.

Negli anni 70 si è dedicato soprattutto a dipinti basati sulle tradizione popolare inglese.
Nel 2008, quando Liverpool è stata capitale della cultura europea ha ripreso la copertina di "Sgt Peppers" con alcune figure importanti e storiche della città. Mentre nel 2012 la rifece con una serie di personaggi che ammira (con Paul ma senza Ringo...).

Essendo tifoso del Chelsea ha disegnato un collage per promuovere la squadra nel 2010.

martedì, maggio 23, 2017

Iggy Pop - The Idiot / Lust for life



Rock goes punk è una rubrica che esplora in una serie di post gli album di gruppi provenienti dal rock (più o meno) classico e che furono influenzati da punk e new wave.

Si parte con i primi due album solisti di Iggy Pop, "The idiot" e "Lust for life" del 1977.

La storia è nota.
David Bowie toglie Iggy Pop dalle derive in cui era finito dopo lo scioglimento degli Stooges, tra droghe ed eccessi di ogni tipo, lo ripulisce (solo un po', non esageriamo) e gli restituisce un'immagine e un sound non solo attuali ma che precorrono i tempi.

"The idiot" esce nel marzo del 1977 ma le registrazioni sono dell'estate prima, quando il concetto di new wave era ancora decisamente embrionale.
E' evidente che si tratta di un album di David Bowie (in pieno trip "berlinese") a cui Iggy presta voce, verve e testi (non a caso David riprenderà sia "China girl" che "Sister midnight" ).
Il sound è decadente, kraut, un pizzico di glam, di sonorità oscure, perfettamente consone con quanto faranno di lì a poco gruppi come Ultravox! o Siouxsie.

"Lust for life" esce sei mesi nell'agosto 1977 ed è ancora frutto della magica accoppiata ma le redini questa volte le prende Iggy con un piglio che riporta alle sue origini, dure e crude (vedi la stupenda, classica, iconica title track con uno dei suoni di batteria più belli della storia del rock e il cui riff fu ispirato da un codice Morse...e le successive "Sixteen" e "Some weird sin").
C'è anche un altro brano destinato alla storia del rock come "The passenger".
Il resto si inserisce alla perfezione nel calderone punk wave di quei giorni ma con una classe, uno stile e uno spessore che cancellano buona parte delle uscite contemporanee.

Iggy Pop prenderà velocemente il volo grazie anche a travolgenti e selvaggi concerti restando sempre a livelli dignitosi, discograficamente parlando.

SISTER MIDNIGHT (live 1977 con Davide Bowie)
https://www.youtube.com/watch?v=Nv9fGh38X_s

FUNTIME (con David Bowie 1977)
https://www.youtube.com/watch?v=geHYJa35z_g

CHINA GIRL
https://www.youtube.com/watch?v=aq0kCmzweTU

DUM DUM BOYS (live 1981)
https://www.youtube.com/watch?v=GxvC8g4hQpI

LUST FOR LIFE
https://www.youtube.com/watch?v=jQvUBf5l7Vw

THE PASSENGER
https://www.youtube.com/watch?v=hM7LCXiWOSI

SIXTEEN
https://www.youtube.com/watch?v=QvcKX4gK18Q

SOME WEIRD SIN
https://www.youtube.com/watch?v=mUTH_SDktlw

lunedì, maggio 22, 2017

Mario Schifano



MARIO SCHIFANO è stato uno dei più importanti e poliedrici artisti italiani, tra gli esponenti della Pop Art autoctona (vedi le opere dedicate ai marchi pubblicitari come Coca-Cola ed Esso), spesso a stretto contatto con la musica.

Nato nel 1934 nella Libia Italiana, alla fine dei 50's partecipò al movimento artistico Scuola di Piazza del Popolo che si riuniva al Caffè Rosati, bar romano in Piazza del Popolo, allora frequentato fra gli altri da Pier Paolo Pasolini, Alberto Moravia e Federico Fellini.
E' lì che conobbe la futura amante Anita Pallenberg (che durante un viaggio a Londra nel 1965 presentò ai Rolling Stones con i noti sviluppi successivi), con la quale fece il suo primo viaggio a New York nel 1962 dove entrò in contatto con Andy Warhol e Gerard Malanga frequentando la Factory e le serate del New American Cinema Group, partecipando alla mostra New Realists alla Sidney Janis Gallery, una collettiva che comprendeva gran parte dei giovani artisti della Pop Art fra cui Andy Warhol e Roy Lichtenstein entrando nella vita notturna newyorkese che lo portò alle prime sperimentazioni con l'LSD.

Tra il 1966 e il 1967 Nel 1966-67 forma Le Stelle di Mario Schifano con i musicisti Giandomenico Crescentini, ex bassista dei New Dada, il chitarrista romano Urbano Orlandi, il tastierista Nello Marini, ed il batterista Sergio Cerra dei quali gestisce l'indirizzo musicale (come Andy Warhol con i Velvet Underground) e la regia dei concerti trasformandoli in uno degli esempi più alti di musica psichedelica italiana ed internazionale, pubblicando un album seminale e avanti di anni rispetto ai tempi.

Diventa l'amante di Marianne Faithfull, nel 1967 collabora con Marco Ferreri ne L'harem di Marco Ferreri e nel 1968 produce come regista la Trilogia per un massacro, formata dai tre lungometraggi Satellite (1968), Umano non umano (1969, a cui collaborarono Adriano Aprà, Carmelo Bene, Mick Jagger, Alberto Moravia, Sandro Penna, Rada Rassimov e Keith Richards e Trapianto, consunzione, morte di Franco Brocani (1969).

Nel 1968 disegna la copertina di Stereoequipe dell' Equipe 84.
Nel 1969 i Rolling Stones dedicano a Mario Schifano il brano Monkey Man.
Prosegue tra i 70's e gli 80's un'intensa (e disordinata) attività artistica, sperimentale e d'avanguardia.
I primi anni Settanta si aprono con la serie di tele emulsionate dove immagini televisive vengono sottoposte a interventi di colore alla nitro.

Negli anni Settanta ed Ottanta la sua opera si è applicata, in maniera crescente al soggetto dell’arte e degli artisti, utilizzando fotografie di “icone” storiche.
Negli 80 e 90 è presente in mostre ed esposizioni in tutto il mondo, dall'Europa agli States alla Cina.
Nel 1997 viene insignito del Premio San Giorgio di Donatello per le vetrate policrome della cripta di Santa Croce a Firenze, per il settimo centenario della costruzione.
Due anni dopo Venezia alla Biennale rende Omaggio a Schifano, morto il 26 gennaio 1998, stroncato da una vita fatta di eccessi e sregolatezza in un ospedale romano.

“O si andava nelle gallerie a vedere i quadri informali, o si andava nelle strade a vedere i cartelloni pubblicitari. Io scelsi di andare nelle strade.”

http://www.marioschifano.it/
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