sabato, maggio 02, 2026

Digitalizzazione del catalogo Lilith / Lilith and the Sinnersaints

Dopo la digitalizzazione del catalogo dei Not Moving, LaPOP Music inizia quella del repertorio di Lilith e Lilith and the sinnersaints. Si incomincia dall'esordio del 1990 "Hello I Love me!".

La brusca rottura con i Not Moving di fine 1988 lasciò Lilith-rita Oberti spaesata e alla ricerca di una nuova identità artistica. Dopo la breve e infruttuosa esperienza con i TimePills si dedica a teatro, disegno, cucina macrobiotica, mercatini vintage, modella.

“Un giorno Tony venne a casa mia e mi disse della sua nuova idea, una casa discografica, la Face Records di cui mi chiese di disegnare il logo e di incidere un disco da solista. Non avevo preso in considerazione questa opzione ma mi piacque l’idea.
Da tempo avevo ricominciato a scrivere testi in forma poetica senza suono perché tutto quello che mi girava per la testa erano dei talking blues, forse per sfuggire alle chitarre metalliche e ululanti dell’ultimo periodo dei Not Moving."


Qualche prova con l’amica Betty Vercesi (ex Scrimshankers) alla chitarra acustica, Antonio Bacciocchi alle percussioni, veloci session di registrazione, autogestite, crude ed essenziali, un aiuto da parte di qualche amico (Massimo Vercesi, pure lui dagli Scrimshankers, Luca Talia Accardi dei Ritmo Tribale alla fisarmonica, Marco Porcari alla chitarra che fu, per breve tempo, nei primi Not Moving)” e il primo mini Lp della nuova carriera “Hello I love me” diventa una realtà, all’insegna di quello che viene da subito chiamato “punk cabaret”.

Pubblicato il 4 ottobre 1990 trova un’inaspettata accoglienza da parte della stampa che rilascia una serie di ottime e incoraggianti recensioni e del pubblico, che acquista numeroso l’inatteso esordio.
“A Child” e “I Love Me” sono due ballate acustiche, “The Piano” un boogie blues mutuato dalla lezione di John Lee Hooker, Rickie Lee Jones, Michelle Shocked, “You Got The Silver” un omaggio ai Rolling Stones più blues degli anni Settanta.

venerdì, maggio 01, 2026

1° Maggio. Festa dei lavoratori e lavoratrici

Nel profilo Spotify di Radiocoop e nel sito ww.radiocoop.it (https://www.facebook.com/RadiocoopTV) abbiamo compilato (io e la collega Vittoria Rossi) una playlist dedicata al 1° Maggio, ai lavoratori e alle lavoratrici.

Ecco la nostra selezione.
Puoi ascoltarla qui:

https://open.spotify.com/playlist/3QiuG2K1bbuvhom1acxK4k?si=849cc05f3eeb40dd&pt=27d971758bb47409a955ef1e3fc57488

Gruppo folk internazionale – Inno del primo maggio
Riccardo Tesi Elena Ledda, Lucilla Galeazzi e Ginevra Di Marco – La lega
Margot – Canzone triste
Enzo Jannacci – Vincenzina e la fabbrica
Lucio Dalla – L’operaio Gerolamo
Francesco De Gregori/Giovanna Marini – Saluteremo il signor padrone
Rino Gaetano – Agapito Molteni Ferroviere
Franco Battiato – Gente in progresso
Fabrizio De André – La canzone del maggio
Piero Ciampi – Andare, camminare, lavorare
Giorgio Gaber – Il nostro giorno
Teatro degli Orrori – Lavorare stanca
Marlene Kuntz – Primo maggio
Caparezza – Eroe
Sud Sound System – Ballata del precario
99 Posse – Stato di emergenza
Iosonouncane – Torino pausa pranzo
The Pops – Un uomo rispettabile
Paolo Pietrangeli – Contessa
Ivan Della Mea – O cara moglie
Ines Serventi – Guarda giù dalla pianura
Alfredo Bandelli – La ballata della Fiat
Claudio Lolli – Primo maggio di festa
Chico Buarque – Funerale di un contadino
Zelia Barbosa – Pedro Pedreiro
Bob Marley – Them Belly Full (But We Hungry)
Brian Auger – Work song
Woody Guthrie – Farmer-Labor Train
Marianne Faithfull – Working Class Hero
Bjork – Cvalda

giovedì, aprile 30, 2026

Il meglio del mese. Aprile 2026

A un terzo dall'inizio dell'anno un bel po' di cose di livello: Black Crowes, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller.
In Italia Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce.


MY NEW BAND BELIEVE - s/t
Che strano (ormai...) quando un disco ti spiazza e ti costringe a riascoltarlo più e più volte senza capirci granché: se ti piace o no, se ha valore o meno, da che parte prenderlo e giudicarlo.
MY NEW BAND BELIEVE è una creatura dell'ex bassista dei Black Midi, Cameron Picton, band che ho apprezzato molto, quanto mai lontana da questa nuova esperienza.
Ci sono un'anima barocca (tra Kinks, Queen, Boomtown Rats!!!), prog, Paul McCartney and the Wings, XTC e chissà quanto altro.
Perché ad ogni ascolto salta fuori una nuova suggestione.
Va ascoltato tanto: perché è un piacere, perché è un lavoro davvero strano, inconsueto e inafferrabile.
Tanta roba al giorno d'oggi.

THEY MIGHT BE GIANTS - The World Is to Dig
Non delude mai il duo statunitense, in giro ormai da 40 anni, con album sempre all'altezza. Anche nel nuovo lavoro stupiscono per freschezza compositiva, arrangiamenti di qualità sorprendente, una pioggia di influenze che vanno dal power pop a vari sapori Sixties, XTC, una cover dei Raspberries, new wave, un po' di post psichedelia, un goccio di glam.

PEAWEES - More Scraps
"More Scraps" fa parte del box set per il trentennale dei The Peawees "Food For My Soul (1995–2025)", pubblicato da Wild Honey Records, ma disponibile anche come uscita singola.
Raccoglie una serie di B-side, rarità e reinterpretazioni, sparse qua e là nella lunga carriera della band spezzina. Impressionante la qualità del contenuto ma soprattutto delle scelte, da Bob Dylan ai Beatles, da "Da Doo Ron Ron" delle Crystals alla stupenda versione acustica di "Lover's Rock" dei Clash.
Il tutto incrociando rock 'n' roll, power pop, garage, beat, PASSIONE (chi conosce e sceglie certe cose lo fa con questo spirito e competenza). Un lavoro stupendo di (presunti) scarti (scraps).
Grandissima band.
Top in Italia (e non solo)!

TIWAYO - Outsider
Il cantautore soul parigino torna con un album di rara raffinatezza ed eleganza attraverso undici brani registrati ad Austin in Texas ai Electric Deluxe Studios. Ad aiutarlo membri dei Black Pumas e le ospitate di Doyle Bramhall II (Eric Clapton) and Kendra Morris (Colemine Records). L'album punta principalmente le sue carte su suadenti ballate soul ma sa essere anche ruvido e potente in episodi soul rock come la conclusiva Peace Makers che riporta alle atmosfere più dure care a Fantastic Negrito o nel groove avvolgente di Sunshine Lady perfetta incarnazione del concetto di Southern Soul.
Ci sono anche blues, pennellate gospel, retaggi funk, l'incedere latin soul di Electric Spanish con tanto di Fender Rhodes a dare il giusto ritmo.
Grande album e grande anche Record Kicks nel colpire sempre nel segno nella scelta dei suoi artisti.

JOE JACKSON - Hope and Fury
Il musicista inglese ha sorpassato i 70 anni da un po' ma continua a sfornare album freschi e frizzanti (dovrebbe essere il 22° questo più una decina di live) che attingono dalla sua stessa ricca discografia e personalità artistica. Nel nuovo lavoro che lui definisce "bicoastal Latin-jazz-funk-rock" troviamo retaggi surf/beat ("Do Do Do"), sguardi al fortunato "Night And Day", sfumature soul, il tribal latin jive dell'introduttiva "Welcome tu Burning By The Sea" e tanto altro. Un bel disco, accompagnato da una band potente e raffinata, canzoni di primissima qualità, divertenti, allo stesso tempo ricche di spunti lirici che guardano al sociale e alla quotidianità inglese, per uno degli artisti più "Brit" e immediatamente riconoscibili in circolazione.

RINGO STARR - Long Long Road
La sorprendente rinascita di Ringo (che a luglio ne fa 86...) è incominciata con il precedente "Look Up", in coppia con T Bone Burnette, alla produzione artistica e a buona parte della composizione.
Il nuovo "Long Long Road" è forse meno incisivo ma rimane un buon disco, molto country oriented, con anche la bellissima rivisitazione della sua "Choose Love" in chiave psichedelica e piccoli e piacevoli episodi sparsi qua e là.
I Beatles fans apprezzeranno, per affetto e riconoscenza.

CHRIS D and the POISON FANG SOCIETY - Courtroom Wedding
Registrato in diretta in sala prove, con relativo sound "brutto, sporco e cattivo".
Chris D è stato l'anima dei Flesh Eaters, band di punta della scena di Los Angeles dei primi anni 80, che ha lasciato un piccolo capolavoro come "A Minute to Pray, a Second to Die" (1981).
Troviamo punk rock, blues malato, poesia, cattiveria, amaro sarcasmo contro l'America odierna.
Un inno allo spirito underground, allora, ora, per sempre.

THE CLEOPATRAS - Heart Pieces
E' una lunga storia quella della all female band toscana, passata attraverso cambi di formazione, una nutrita discografia (siamo al sesto album in circa vent'anni di carriera, oltre a numerosi singoli ed ep) e un'incessante attività live. "Heart Pieces" è l'album più maturo, che raccoglie al meglio quanto seminato nel corso degli anni. Rimangono le influenze beat, garage e punk rock, Ramones, Pandoras, Go Go's, Blondie ma ci sono episodi più pop punk (Amore Narcotico con i Meganoidi non sarebbe stato male in un album dei Prozac+), una cover dei Dead Kennedys, Moon Over Marin, echi di Modern Lovers e sferzate surf. Il tutto in un perfetto equilibrio tra impegno socio/politico che traspare spesso nei testi e la consueta voglia di divertire e divertirsi. La loro vetta artistica corroborata da una produzione eccellente.

MAL THURSDAY QUINTET - Mods & Gods
Ci sono voluti otto anni per mettere insieme il secondo album della band texana, guidata dalla voce roca di Mal Thursday, aiutato da unpo' di ospiti. garage punk, un po' di glam rock, di Stones, varie suggestioni Sixties. Buon disco.

ANGINE DE POITRINE - Vol.II
Ne ha parlato il mondo del duo canadese mascherato, dopo un'apparizione televisiva che ne ha fatto esplodere l'hype, spesso inneggiando a quanto siano innovativi, geniali etc. Siamo in realtà in un contesto math rock non particolarmente avanguardistico ma piuttosto di maniera, per quanto interessante e a tratti coinvolgente. Ora che la "notorietà da social" sta, come sempre in questi casi, precipitando, il giudizio può essere più pacato. Sono curioso di vedere i nquanti a fine anno li inseriranno tra i preferiti o se saranno dimenticati.

COURTNEY BARNETT - Creature of Habit
Cinque anni di pausa dal precedente lavoro che ha fatto incetta di premi.
Molto bello anche questo che riporta ai fasti della migliore Juliana Hatfield, con qualche asperità grunge, splendide melodie 60's, un frequente incedere Lou Reediano, un po' di Pretenders. Soprattutto tanta Courtney Barnett.

AA.VV. - Help (2)
“The Help Album”, uscì nel 1995 a cura di War Child per raccogliere fondi destinati ai bambini che vivevano nelle aree devastate dalla guerra, in particolare nei Balcani. Partecipò il fior fiore della scena britannica: Radiohead, Blur, Oasis, Suede, Stone Roses, Massive Attack, Portishead, Charlatans e Chemical Brothers insieme, gli Smokin Mojo Filters ovvero Paul McCartney, Noel Gallagher e Paul Weller, alle prese con “Come Together” . Un album che ebbe una storia soprattutto artistica a sé, non mera compilation ma un contributo attivo da parte dei partecipanti che contribuì a raccogliere milioni di sterline.
Il secondo capitolo esce con le medesime particolarità ed è in funzione di raccolta fondi per i bambini di Ucraina, Gaza, Sudan e Siria. Il produttore James Ford ha occupato per una settimana gli Abbey Road Studios, portando con sé un altro parterre di artisti interessantissimi, spesso in diretta collaborazione.
Ne esce un album ricchissimo di piccole gemme, che splendono per la loro esclusività e unicità.
A partire dal nuovo brano degli Arctic Monkeys, che prosegue lo stile "crooner" delle ultime produzioni e dalla successiva unione di Damon Albarn, Grian Chatten dei Fontaines DC e Kae Tempest, sorprendente per costruzione compositiva, sorta di breve operettta, vetta dell'album.
Beth Gibbons ci delizia con una versione oppiacea di "Sunday Morning" dei Velvet Underground.
Coraggiosa e riuscita la cover di "Universal Soldier" di Buffy Saint Marie ripresa dai Depeche Mode.
Bravi gli Ezra Collective con il reggae di "Helicopters", ottima la rilettura dei Fontaines DC di “Black boys on Mopeds” di Sinéad O’Connor, potentissimi i Pulp con il rock quasi punk sparatissimo di "Begging for change".
I brani sono 23, prevalentemente di taglio semiacustico, contemplativo, lento.
L'operazione ha finalità nobili, la musica è davvero eccellente.

AA.VV. - Power Pop! American Power Pop For The Now Generation 1977-81
Molto intrigante questa compilation, uscita per il Record Store Day, con una serie di band americane ascrivibili al Power Pop tra il 77 e l'81. In realtà il sound è più vicino al punk rock 77 di Buzzcocks, Jam e dintorni (vedi i Testors di Sonny Vincent) con puntate in Devo o Joe Jackson. Brani brevi, tirati, urgenti, travolgenti.

MAMAS GUN - Dig
La band inglese firma un settimo album elegantissimo, ricco di groove, mellow soul, Marvin Gaye/Curtis Mayfield (ma ci sento spesso anche Jay Kay e i Jamiroquai), funk, abbracci al gospel. Nella title track "DIG!" ci sono le tastiere di Brian Jackson (la solida spalla di Gil Scott Heron che talvolta emerge nel disco) e ciò mi basta. Ottimo album per chi ama il soul raffinato.

VANESSA HAYNES - Wild Balloons
Nata a Trinidad, in giro per il mondo come backing vocalist di Van Morrison e Chaka Khan, tra gli altri, è stata poi la voce per 14 anni con gli Incognito. Superfluo dire che in questo album si dedichi a sette brani di chiaro stampo soul, dal piglio moderno ma con un retaggio vintage.
Bene arrangiato, cantato magnificamente, ottimo lavoro.

CANDI STATON - Back To My Roots
A 86 anni sfoggia ancora una voce irresistibile, piena, soulful. Dopo una carriera di spicco in ambito disco, nel 1982 tornò all'originario gospel, con cui ha proseguito fino ad oggi.
Il nuovo album ne è pieno ma ci sono, ovviamente, soul, blues, il "fantasma" di Mavis Staples e tanto altro.
Produzione perfetta, una potente cover di ""Shine A Light" degli Stones di "Exile...", la famiglia - figlio, figli, sorella - ad aiutarla insieme ad altri amici. Bello!

THE OLYMPIANS - In Search of a Revival
Da New York, via Daptone Records, la creatura di Toby Pazner (Lee Fields & The Expressions, El Michels Affair), aiutato da una lunga serie di musicisti del "giro", pubblica un ottimo album a base di soul funk strumentale con abbondanza di groove, archi, fiati.
Molto gradevole.

NUBIYAN TWIST - Chasing Shadows
La band di Leeds, "naturalizzata" londinese, è una delle migliori realtà del Nu British Jazz. Al secondo album espandono ancora di più la contagiosa miscela di funk, soul, jazz, afrobeat, vari elementi caraibici. Tanto groove, perizia tecnica sopraffina.

THE MELVINS WITH NAPALM DEATH - Savage Imperial Death March
Solo a leggere i nomi affiancati c'è da avere paura. Due monumenti del "rumore" per eccellenza insieme, che tirano fuori un "Signor disco" in cui si mischiano violenza sonora e sperimentazione, note oscure, Black Flag, Killing Joke, riff potentissimi, eseguiti con grande perizia e creatività e un gusto progressive davvero interessante. Il tutto si chiude con le note di tastiera di "Jump" dei Van Halen... Notevole.

BOLOGNA VIOLENTA - Oblomovismo
La creatura di Nicola Manzan (che si occupa di tutta la composizione ed esecuzione, accompagnato dalla funambolica batteria di Alessandro Vagnoni) è una delle realtà più originali in circolazione. In assoluto.
Il settimo album è una sorta di sinfonia violenta, estrema ed esasperata che spazia tra grind core, rock, prog, sperimentazione, elettronica, (finti) campionamenti. Specchio sonoro di una società "Oblomovizzata" (il termine oblomovismo è stato coniato dallo scrittore russo Ivan Aleksandrovič Gončarov e si riferisce all’apatia e all’ignavia di Oblomov, protagonista dell’omonimo romanzo del 1859) in cui parte della popolazione resta dietro uno schermo da dove giudica e trova nemici e colpevoli per ogni suo fallimento, convinta intimamente di stare sempre e solo dalla parte della ragione. La capacità di Bologna Violenta è di scrivere dischi "unici", inimitabili opere di arte contemporanea che, come la contemporaneità che stiamo vivendo, ne sono la tragica colonna sonora.

THE BOOGERS - Rhythm 'n' Booze with...
Difficile, sicuramente rarissimo, trovare band italiane (ma non solo) che prendono come riferimento quella nicchia sonora che nella seconda metà degli anni Settanta precorse il punk con un sound ruvido e grezzo, figlio di rhythm and blues, blues, rock 'n' roll primitivo. In Inghilterra lo chiamarono pub rock, di cui band come Dr.Feelgood in particolare ma anche Ninbe Below Zero, Count Bishops, le varie incarnazioni di Jesse Hector, Eddie and the Hot Rods, furono brillanti rappresentanti.
La band sarda suona esattamente così, con un tiro mutuato dal punk, bellissime canzoni, cover di Little Walter, Slim Harpo, Otis Rush. Un vero e proprio gioiello.

CHICCO ALLOTTA and the GROOVERS - Segunda Genie
Dopo una proficua attività con i Chiaramira, il tastierista siciliano si è trasferito nel 2014 a Londra dove ha trovato, dal 2022, ospitalità nel fantastico mondo degli Incognito, con cui sta girando il mondo e ha inciso l'album Into You.
Il suo primo album solista è uno splendido condensato di umori jazz, fusion, blues, funk, con sguardi alla lezione di Pino Daniele e James Senese e un particolare riguardo per i suoni mediterranei e folk nostrani (non mancano echi della formidabile avventura di Napoli Centrale o Perigeo).
Il sound è attuale, modernissimo, fresco, l'espressività esecutiva della band ad altissimi livelli, la citazione del canto siciliano per eccellenza Ciuri Ciuri in Jungle Ciuri 2.0 si trasforma in un canto politico dall'incidere reggae, la reinterpretazione dell'altro inno della canzone dell'isola, Vitti na crozza, una splendida ballad di gusto jazz funk.
Album semplicemente eccellente.

ONORATO - Le Beatitudini
Musicista, scrittore, pittore, produttore artistico, discografico, didatta, esperto di cinema, (Giancarlo) Onorato è stato un prime mover della scena new wave a fine anni Settanta, con la stupenda e indimenticata avventura degli Underground Life. Da solista ha prodotto sei dischi in trent'anni, giungendo a una maturità artistica che emana ogni "solco" di questo nuovo lavoro, attraverso sette brani in perfetto equilibrio tra raffinata canzone d'autore, l'anima new wave/Bowiana che lo ha sempre accompagnato, un tuffo in atmosfere ai limite del punk rock (Stanotte). Arrangiamenti ricercati, pur nella loro essenzialità, canzoni "asciutte", efficaci e dirette. Come sempre, siamo nell'ambito dell'eccellenza.

THE APPETIZERS - Keep Your Step
Cimentarsi con (original) reggae, ska e rocksteady è sempre un esercizio "pericoloso", essendo un ambito abbondantemente scandagliato nel corso degli anni. Di fronte a un album come Keep Your Step non ci sono dubbi: la qualità delle composizioni autografe della band milanese, la splendida cover di A Message From The Meters dei Meters, la cura dei suoni, la capacità esecutiva, lo rende un vero e proprio gioiello di stile. Semplicemente eccellente.

OK BELLEZZA - Nine Selections From The Inoki Collection
Torna, a sei anni dall'esordio, il quartetto lombardo (ex MiniVip) con un pregevole album strumentale all'insegna di una miscela di cool jazz, ritmi latini, funk e uno sguardo costante alla lezione di Jimmy Smith, Horace Silver, Jimmy McGriff, il primo Herbie Hancock di "Blow Up". Un disco molto curato ed elegante, eseguito splendidamente e con gusto raffinato. i cultori del genere sono avvertiti.

SPECTRE - Twisted Views
Torna la band comasca con un 12 pollici in vinile di cinque brani inciso solo su una facciata. Mantengono salde le basi nelle atmosfere dark goth dell'esordio, a cui si aggiungono la rabbia e il sound arrembante dell'hardcore californiano che caratterizzò band come TSOL, Dead Kennedys, 45 Grave. Una scelta originale e scarsamente seguita ai nostri tempi. Il suono è compresso, oscuro, minaccioso, ostile, la band gira a mille. Da seguire.

CHUBBY AND THE TWERKS - One Second with...
Charlie Manning Walker, frontman e chitarrista di Chubby & The Gang e The Chisel, unisce le forze con i nostri Twerks per un 45 giri diretto e senza fronzoli, che attinge dal punk rock 77 più urgente e spontaneo. Gli amanti del genere ne saranno entusiasti.

COUCHGAGZZZ - Primitive Men
La band barese, dopo l'ottimo esordio di tre anni fa, torna con un feroce Ep di quattro brani, tra garage punk, uno sguardo al mood dei Devo (I Can't Find A Job in particolare, potrebbe essere un'outtake di uno dei primi album della band di Akron), un approccio Lo-Fi e brevi brani di grandissima efficacia e immediatezza.

RASHCO - Disperato Erotico Noise
Da Foggia arriva un trio che ama la sporcizia sonora, il garage, il punk rock primordiale e più disturbante, il rock 'n'roll più primitivo. Nessun compromesso, pochi accordi, ritmi ipnotici, la lezione di Pussy Galore/Jon Spencer Blues Explosion, Gories e affini, imparata alla perfezione. Niente altro, va bene così.

NIGHT TERROR – Non t’arrabbiare
Un esordio con i fiocchi, poco più di venti minuti di intenso punk core in pieno mood Husker Du, con pennellate alla J Mascis/Dinosaur Jr. Sembra di tornare alle immersioni totali nel fragore abrasivo di “Zen Arcade”, capolavoro della band di Minneapolis. Le canzoni sono brevi, immediate, dirette, arrembanti. Una partenza di carriera ai 100 all’ora.

JACK WHITE - G.O.D. And The Broken Ribs / Derecho Demonico
I due brani del nuovo singolo di Jack White si muovono, come da tempo accade, in un contesto punk rock pyscho blues.
Alti livelli compositivi, riconoscibilità stilistica, anche se emerge una patina di "stanchezza" creativa e di auto omologazione.
Comunque, come sempre, più che bene.

PAUL WELLER - Live At BBC vol.2
Torna il super prolifico PAUL WELLER con il secondo volume delle sue apparizioni alla BBC (il primo uscito nel 2008 con registrazioni dal 1990 al 2008). Contiene 48 canzoni (dal 2008 al 2024), che, come sempre, spaziano liberamente e senza particolari vincoli tra Jam, Style Council (tre brani ognuno), la discografia solista (sono diciotto i suoi album in studio) e alcune cover scelte con la consueta cura da grande fan musicale.
Da Days dei Kinks, Time Of The Season degli amati Zombies, un brano di Eddie Floyd a suggello della sua passione per la black music, un sorprendente omaggio a Billie Eilish con What Was I Made For?, una canzone di Denny Laine.
Un ottimo lavoro, si ascolta con immenso piacere, grazie anche alle scelte sempre molto accurate e mai banali.

Emerge quanto il livello compositivo ed emozionale più alto arriva dalle canzoni più vecchie e classiche, sia per una questione meramente nostalgica ma, altrettanto, perché probabilmente il meglio come scrittura lo ha dato tempo fa, continuando poi a fare dischi più che dignitosi ma raramente all'altezza del fulgido passato.

DISC ONE
Si parte con molta dolcezza e quiete con "Gravity" da "True Meanings" per poi sorprendere con "What I made For" di Billie Eilish (che ha scoperto grazie a una figlia che l'ascoltava a ripetizione, trovando la canzone meravigliosa).
Bellissima versione con lap steel, pianoforte e batteria, avvolgente e suadente.

Curiosa e ben riuscita anche la scelta di "One Bright Star" (certo non un capolavoro) da "22 dreams", in versione molto più veloce e ritmata con arrangiamento di archi e di "That Pleasure" da "Fat Pop vol.1" molto energica e jazzy.

"From the Floorboards up" (da "As Is now") è uno dei suoi migliori brani solisti, super elettrica e alla Jam. Versione perfetta.
"Woo See Mama" (da "A kind of Revolution")è un grande e arrembante brano rock soul che trova energia e potenza anche in questa chiave semi acustica.
Assume un'altra veste "Aim High" da "Wake Up the Nation" con solo chitarre acustiche arpeggiate che fa un po' rimpiangere la versioine originale.
"Odessey and Oracle" degli Zombies è stato indicato spesso da Weller come il suo album preferito di sempre. Prende da qui "Time Of the Season", in chiave acustica, riuscendo a darle nuova vita, pur non raggiungendo il groove della band di Rod Argent.

Caotica la già non irresistibile "Drifters" dall'altrettanto scarsino "Sonik Kicks". Trascurabile.
Meglio "Pieces of a Dream" da "Wake Up the Nation", più veloce e psichedelica, quasi Doorsiana, "Movin On" da "True Meanings" di ampio respiro e una rauca e ruvida "That Dangerous Age" ancora da "Sonik Kicks".
Poco da fare e da dire quando esplodono in sequenza "Start!" e "Shout To The Top" registrate nel febbraio 2024 alla BBC Scotland, The Quay Sessions at Alhambra, Dunfermline. Splendide, rivisitate alla perfezione.
Bene "Going My Way" da "Saturn Patterns" e commovente chiusura del primo disco con una sentita ripresa di "Days" una delle più belle canzoni dei Kinks.

DISC TWO
Buona "Rise Up Singing", anonima "Flying Fish", entrambe da "66", dimenticabile "When Your Garden's Overgrown" da "Sonik Kicks", sempre stupendo il groove Northern Soul di "No Tears To Cry" da "Wake Up the Nation", una delle migliori composizioni del Weller solista, durissima "Wake Up the Nation" dall'omonimo album del 2010.
Piano, archi e voce per "Invisible" (da "22 Dreams"), senza lode né infamia "Village" da "On Sunset", "The Cranes Are Back" da "A Kind of a Revolution", "Fat Pop" dall'omonimo album.

Cresce il ritmo nella discreta "Dragonfly" e in "Around The Lake"(entrambi da "Sonik Kicks"). Si torna al passato remote e il livell osi alza nella sempre più che ottima "Foot Of The Mountain" da "Wild Wood".
Arriva poi una cover di "I've Never Found a Girl (To Love Me Like You Do)" di Eddie Floyd (dal suo secondo album del 1960, scritta con Booker T.).
Si sente e comprende bene chi ha il soul nel sangue. Grande interpretazione, ottimo arrangiamento.

Ancora soul, molto contaminato da sferzate rock, in "Have You Made Up Your Mind" da "22 Dreams".
Ancora "Sonik Kicks" con "The Attic", "White Horses" da "Fat Pop" e un salto negli Style Council con "Have You Ever Had It Blue", sempre di grande classe e raffinatezza.

DISC THREE
La lugubre "Aspects" da "True Meanings" apre il terzo album.
Inaspettata "Rip The Pages Up" estratta dalla compilation di rarità "Will Of The People" del 2022, formidabile soul funk che avrebbe meritato maggiore visibilità.
"Cosmic Fringes" apriva con vigore "Fat Pop" e fa ancora una bella figura, "Sea Spray" (da "22 Dreams") passa senza colpo ferire mentre "Boy About Town" da "Sound Affects" dei Jam in veste acustica (con la London Metropolitan Orchestra & Hannah Peel) ti mangia l'anima per quanto è ancora bella.

Da "Saturn Patterns" arriva il roboante quasi grunge di "White Sky".
Ed ecco "Eton Rifles" super elettrica e durissima che spacca tutto.
Cala poi (troppo) la tensione con "I Woke Up" da "66".
Lievissima, quasi eterea, sempre epica, "Wild Wood".
Lo stesso non si può dire della trascurabile "Burn Out" da "66". Poi quella volta che Paul fece il verso a Iggy Pop in "Saturn Patterns" con "Long Time". Buona canzone.

Dallo stesso album la soffice e notturna "These City Streets", piccolo gioiello dimenticato. "Say You Don't Mind" è un altro esempio della passione di Weller per le gemme nascoste. E' il singolo d'esordio di Denny Laine nel 1967, poi ripresa dagli Episode Six, portato al successo da Colin Blunstone degli Zombies nel 1971 e infine proposta qualche volta dal vivo nel tour 72/73 degli Wings (tra le poche canzoni che non cantava Paul McCartney).
Si chiude con il classico "My Ever Changing Moods" (Style Council), versione appena sufficiente, registrata maluccio e con uno degli capolavori solisti di Paul "Broken Stones", unica concessione a "Stanley Road".

Per i Welleriani hardcore ci sono 6 cover, 4 brani ciascuno da "66", "Sonik Kicks", "Fat Pop", "22 Dreams", 3 canzoni da "Saturn Patterns", "True Meanings" e "Wake Up the Nation", 1 da "As Is Now", "A Kind of Revoltion", "On Sunset", "Wild Wood", "Stanley Road", "Will Of the people.

LETTO

Detail Magazine #20
Paul Weller è il protagonista, in qualità di guest editor e consigliere speciale nelle scelte dei contenuti, del nuovo numero di DETAIL.
Ci sono le sue preferenze nei negozi di abbigliamento londinesi, una serie di consigli su nuovi artisti che predilige, un articolo sulla "sua" Lambretta SX 200, un ricordo, a cura di Eddie Piller, di Mani Mounfield degli Stones Roses recentemente scomparso, un approfondimento del passaggio "from Bootboys to Soul Boys" e un sacco di altri eccellenti spunti e articoli.
Numero davvero speciale.
Clothes and music. that's it for me. They make me happy. Niether one is ephemeral but both are pieces of art. (Paul Weller)

Ellade Bandini - L'Ellìade. Vita epica di un batterista
ELLADE BANDINI è tra i più importanti batteristi italiani, dal curriculum infinito, da De André a Guccini, Paolo Conte e Vinicio Capossela, fino a Al Bano a Branduardi, Mina, I Giganti di "Terra in bocca", Edoardo Bennato, Fabio Concato. Ma la lista è ancora molto lunga.
In questo libro si racconta, dagli esordi nelle orchestre tra anni Cinquanta e Sessanta all'approdo al grande giro discografico e concertistico dai Settanta in poi, tra aneddoti, riflessioni, considerazioni varie.
Il tutto con un grande uso dell'(auto) ironia e di una prosa leggera e veloce.

Luca Ragagnin - I dieci passi di Nick Drake
Molto originale la scelta dell'autore (paroliere per Subsonica, Delta V, Venditti, Mina, e scrittore, con decine di pubblicazioni all'attivo) di raccontare la tribolata vita di NICK DRAKE attraverso un'immaginaria autobiografia, in cui il musicista si riguarda post mortem.
Un libro che si muove dall'unico filmato (probabile) di Drake, una manciata mentre cammina (per dieci passi, da cui il titolo del libro) di spalle in uno sconosciuto festival folk degli anni Settanta e scorre poi attraverso flash riflessivi (riportati in maiuscolo) e la narrazione biografica.
Il tutto trattato con leggerezza e buone dosi di ironia.
Un ritratto di uno dei più importanti cantautori di sempre, scarsamente considerato quando era in vita, fino al 25 novembre 1974 quando chiuse la sua esistenza con un (probabile, mai effettivamente accertato) suicidio.
Anche chi conosce poco dell'artista troverà la lettura coinvolgente e avvincente.

AthletiQuillo - Abbecedario Pallonaro
AthletiQuillo è un collettivo formato da professori universitari, viaggiatori, uomini d’affari, burattinai, attori e osti. Scrive ricordando il Grande Torino e l’Honved di Puskás, il Celtic tra il 1965 e il 1974 e l’Arancia Meccanica olandese, il Corinthians di Sócrates e il Napoli di Maradona. Scrive con la testa e con il cuore. Scrive con le mani sporche di tinta, Guinness e Malvasia.
Ci si diverte molto per ritrovarsi anche immersi in un mare di nostalgia, a scorrere le pagine di questo libro, scritto a più mani da appassionati di "quel calcio là".
I nomi di cui si parla tornano alla memoria da un infinito passato, da quello più recente (Hidetoshi Nakata o Taribo West), ai tempi che furono (Giovanni Lodetti, Mario Kempes con la sua triste storia mai iniziata con il Fiorenzuola, Luis Silvio Danuello, Edmundo o Robin Friday), fino a nomi dimenticatissimi o ignoti come Vasilis Chadzipanagis, Rocco Pagano o Carlos Henrique Raposo che fece passare fior di squadre brasiliane senza mai scendere in campo una sola volta.
Scrivono tutti molto bene e con leggerezza, le pagine volano e il lettore rimane soddisfattissimo (con un pizzico di malinconia).

Vincenzo Greco - Battiato e l'assoluto. Una ricerca spirituale
Appannaggio pressoché esclusivo per i cultori e profondi conoscitori dell'opera di Franco Battiato, il libro di Vincenzo Greco si addentra nei meandri più profondi della poetica, spiritualità e filosofia del Maestro.
Da un dialogo immaginario con l'Artista, alle sue caratteristiche musicali, a una playlist esclusiva delle sue canzoni consegnate al sindaco di Milo, Alfio Cosentino, autore della prefazione, fino a un testo conclusivo di uno spettacolo teatrale dello scrittore, il libro è un compendio essenziale, un tassello ulteriore alla conoscenza della creazione di Franco Battiato.
Lettura a tratti complessa ma sempre stimolante e interessante.

VISTO

The Rise of the Red Hot Chili Peppers di Ben Feldman
"Non ci abbiamo avuto nulla a che fare a livello creativo. Dobbiamo ancora realizzare un documentario sui Red Hot Chili Peppers" hanno dichiarato i membri della band.
Poco male, il lavoro, pur non irresistibile, è ottimo, per quanto "adagiato" sulla consueta e prevedibile trama di immagini d'epoca, inframmezzate da commenti di Flea, Anthony Kiedis e John Frusciante e altri personaggi del primo periodo artistico della band, quello formativo che si circoscrive fino alla morte del chitarrista Hilell Slovak nel 1988.
Il tutto è ben documentato e ci sprofonda nella follìa di abusi a cui erano soliti abbandonarsi e che hanno minato a fondo la stabilità del gruppo.
Ce la faranno, la formidabile e irresistibile miscela di funk e punk di "Mother's Milk" diventerà negli anni 90 più levigata e li porterà a un successo globale.
Album come quello citato e "Blood Sugar Sex Magik" rimangono capolavori indiscussi.

COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".

APPUNTAMENTI

Giovedì 28 maggio:
Firenze "Spazio Alfieri" via Dell'Ulivo 8
"Something About Maggie". La musica ai tempi di Margaret Tatcher.
Io racconto, i Ratoblanco la suonano.

NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour

Venerdì 15 maggio: Bologna “Eufonica Festival”
Mercoledì 27 maggio: Genova “Giardini Luzzati”
Sabato 20 giugno: Livorno “Surfer Joe”
Venerdì 10 luglio: Bologna “Frida”
Sabato 11 luglio: Festival Increa Masnada (Milano)
Venerdì 31 luglio: Cervia “Planet Rock”

mercoledì, aprile 29, 2026

Vincenzo Greco - Battiato e l'assoluto. Una ricerca spirituale

Appannaggio pressoché esclusivo per i cultori e profondi conoscitori dell'opera di Franco Battiato, il libro di Vincenzo Greco si addentra nei meandri più profondi della poetica, spiritualità e filosofia del Maestro.

Da un dialogo immaginario con l'Artista, alle sue caratteristiche musicali, a una playlist esclusiva delle sue canzoni consegnate al sindaco di Milo, Alfio Cosentino, autore della prefazione, fino a un testo conclusivo di uno spettacolo teatrale dello scrittore, il libro è un compendio essenziale, un tassello ulteriore alla conoscenza della creazione di Franco Battiato.

Lettura a tratti complessa ma sempre stimolante e interessante.

Vincenzo Greco
Battiato e l'assoluto. Una ricerca spirituale
Arcana Edizioni
Pagine 140
14 euro

martedì, aprile 28, 2026

Paul Weller - Weller At The BBC Vol.2

Torna il super prolifico PAUL WELLER con il secondo volume delle sue apparizioni alla BBC (il primo uscito nel 2008 con registrazioni dal 1990 al 2008). Contiene 48 canzoni (dal 2008 al 2024), che, come sempre, spaziano liberamente e senza particolari vincoli tra Jam, Style Council (tre brani ognuno), la discografia solista (sono diciotto i suoi album in studio) e alcune cover scelte con la consueta cura da grande fan musicale.
Da Days dei Kinks, Time Of The Season degli amati Zombies, un brano di Eddie Floyd a suggello della sua passione per la black music, un sorprendente omaggio a Billie Eilish con What Was I Made For?, una canzone di Denny Laine.
Un ottimo lavoro, si ascolta con immenso piacere, grazie anche alle scelte sempre molto accurate e mai banali.

Emerge quanto il livello compositivo ed emozionale più alto arriva dalle canzoni più vecchie e classiche, sia per una questione meramente nostalgica ma, altrettanto, perché probabilmente il meglio come scrittura lo ha dato tempo fa, continuando poi a fare dischi più che dignitosi ma raramente all'altezza del fulgido passato.

DISC ONE
Si parte con molta dolcezza e quiete con "Gravity" da "True Meanings" per poi sorprendere con "What I made For" di Billie Eilish (che ha scoperto grazie a una figlia che l'ascoltava a ripetizione, trovando la canzone meravigliosa).
Bellissima versione con lap steel, pianoforte e batteria, avvolgente e suadente.

Curiosa e ben riuscita anche la scelta di "One Bright Star" (certo non un capolavoro) da "22 dreams", in versione molto più veloce e ritmata con arrangiamento di archi e di "That Pleasure" da "Fat Pop vol.1" molto energica e jazzy.

"From the Floorboards up" (da "As Is now") è uno dei suoi migliori brani solisti, super elettrica e alla Jam. Versione perfetta.
"Woo See Mama" (da "A kind of Revolution")è un grande e arrembante brano rock soul che trova energia e potenza anche in questa chiave semi acustica.
Assume un'altra veste "Aim High" da "Wake Up the Nation" con solo chitarre acustiche arpeggiate che fa un po' rimpiangere la versioine originale.
"Odessey and Oracle" degli Zombies è stato indicato spesso da Weller come il suo album preferito di sempre. Prende da qui "Time Of the Season", in chiave acustica, riuscendo a darle nuova vita, pur non raggiungendo il groove della band di Rod Argent.

Caotica la già non irresistibile "Drifters" dall'altrettanto scarsino "Sonik Kicks". Trascurabile.
Meglio "Pieces of a Dream" da "Wake Up the Nation", più veloce e psichedelica, quasi Doorsiana, "Movin On" da "True Meanings" di ampio respiro e una rauca e ruvida "That Dangerous Age" ancora da "Sonik Kicks".
Poco da fare e da dire quando esplodono in sequenza "Start!" e "Shout To The Top" registrate nel febbraio 2024 alla BBC Scotland, The Quay Sessions at Alhambra, Dunfermline. Splendide, rivisitate alla perfezione.
Bene "Going My Way" da "Saturn Patterns" e commovente chiusura del primo disco con una sentita ripresa di "Days" una delle più belle canzoni dei Kinks.

DISC TWO
Buona "Rise Up Singing", anonima "Flying Fish", entrambe da "66", dimenticabile "When Your Garden's Overgrown" da "Sonik Kicks", sempre stupendo il groove Northern Soul di "No Tears To Cry" da "Wake Up the Nation", una delle migliori composizioni del Weller solista, durissima "Wake Up the Nation" dall'omonimo album del 2010.
Piano, archi e voce per "Invisible" (da "22 Dreams"), senza lode né infamia "Village" da "On Sunset", "The Cranes Are Back" da "A Kind of a Revolution", "Fat Pop" dall'omonimo album.

Cresce il ritmo nella discreta "Dragonfly" e in "Around The Lake"(entrambi da "Sonik Kicks"). Si torna al passato remote e il livell osi alza nella sempre più che ottima "Foot Of The Mountain" da "Wild Wood".
Arriva poi una cover di "I've Never Found a Girl (To Love Me Like You Do)" di Eddie Floyd (dal suo secondo album del 1960, scritta con Booker T.).
Si sente e comprende bene chi ha il soul nel sangue. Grande interpretazione, ottimo arrangiamento.

Ancora soul, molto contaminato da sferzate rock, in "Have You Made Up Your Mind" da "22 Dreams".
Ancora "Sonik Kicks" con "The Attic", "White Horses" da "Fat Pop" e un salto negli Style Council con "Have You Ever Had It Blue", sempre di grande classe e raffinatezza.

DISC THREE
La lugubre "Aspects" da "True Meanings" apre il terzo album.
Inaspettata "Rip The Pages Up" estratta dalla compilation di rarità "Will Of The People" del 2022, formidabile soul funk che avrebbe meritato maggiore visibilità.
"Cosmic Fringes" apriva con vigore "Fat Pop" e fa ancora una bella figura, "Sea Spray" (da "22 Dreams") passa senza colpo ferire mentre "Boy About Town" da "Sound Affects" dei Jam in veste acustica (con la London Metropolitan Orchestra & Hannah Peel) ti mangia l'anima per quanto è ancora bella.

Da "Saturn Patterns" arriva il roboante quasi grunge di "White Sky".
Ed ecco "Eton Rifles" super elettrica e durissima che spacca tutto.
Cala poi (troppo) la tensione con "I Woke Up" da "66".
Lievissima, quasi eterea, sempre epica, "Wild Wood".
Lo stesso non si può dire della trascurabile "Burn Out" da "66". Poi quella volta che Paul fece il verso a Iggy Pop in "Saturn Patterns" con "Long Time". Buona canzone.

Dallo stesso album la soffice e notturna "These City Streets", piccolo gioiello dimenticato. "Say You Don't Mind" è un altro esempio della passione di Weller per le gemme nascoste. E' il singolo d'esordio di Denny Laine nel 1967, poi ripresa dagli Episode Six, portato al successo da Colin Blunstone degli Zombies nel 1971 e infine proposta qualche volta dal vivo nel tour 72/73 degli Wings (tra le poche canzoni che non cantava Paul McCartney).
Si chiude con il classico "My Ever Changing Moods" (Style Council), versione appena sufficiente, registrata maluccio e con uno degli capolavori solisti di Paul "Broken Stones", unica concessione a "Stanley Road".

Per i Welleriani hardcore ci sono 6 cover, 4 brani ciascuno da "66", "Sonik Kicks", "Fat Pop", "22 Dreams", 3 canzoni da "Saturn Patterns", "True Meanings" e "Wake Up the Nation", 1 da "As Is Now", "A Kind of Revoltion", "On Sunset", "Wild Wood", "Stanley Road", "Will Of the people.

lunedì, aprile 27, 2026

Fourth Sensation /The Pleasure Machine

I Fourth Sensation sono stati un supergruppo ante litteram (i componenti diventeranno famosi in seguito) composto da Vince Tempera alle tastiere, Ares Tavolazzi alla chitarra (passerà al basso con gli Area), Ellade Bandini alla batteria, Angelo Vaggi al basso.
Autore dei brani (probabilmente come prestanome) il trombettista Max Catalano dei Flippers poi diventato il popolare "Filosofo dell'ovvio" nella trasmissione di Arbore "Quelli della notte".
Nel 1970 incidono l'unico, omonimo, album della carriera (i nomi non compaiono sulla copertina ma i personaggi sono identificabili nelle foto sul retro) a base di una potente miscela di Hammond sound, psichedelia, funk, rock blues, tutto strumentale.
Le composizioni sembrano frutto di jam session in studio più che di brani ben strutturati.
Un buon lavoro, in cui si apprezza la tecnica degli strumentisti e tanta energia esecutiva.
L'album ha avuto a lungo quotazioni altissime, fino alla ristampa della Cinedelic nel 2017.

La band in realtà opera anche con il nome di The Pleasure Machine (a cui collabora il chitarrista Gigi Rizzi, già nei Califfi di Clem Sacco e che suonerà con Guccini, Giganti, Venditti, Lauzi, Mia Martini, Toto Cutugno, Al Bano e Romina Power).

L'esordio è sempre nel 1970 è con il 45 giri "Ballad of easy rider" / "The Pleasure Machine" con un altro nome: Vince Tempera e la Macchina del Piacere.
Carina la versione del brano dei Byrds, sul retro uno strumentale jazz funk velocissimo.
Il successivo 45 con una versione fotocopia di "The Long and Winding Road" dei Beatles non dice granché come d'altronde lo sdolcinato pop di "Fuoco di paglia" del singolo successivo del 1971 (meglio il retro strumentale, "Express 9:15", un ossessivo groove funk rock).

La band suona in "L'isola non trovata" di Francesco Guccini di cui coverizzano "Asia" in una versione soul prog con sezione fiati e un grande groove.
Sul lato B una versione italiana di "Friends" di Elton John, intitolata "Amici" di cui esiste anche un video:
https://www.youtube.com/watch?v=mOFJw4JueZY

La carriera discografica si chiude con una reinterpretazione del tema di Gato Barbieri de "L'ultimo tango a Parigi" dopo di che il gruppo si scioglie (pur se i membri continueranno a collaborare), non prima di avere suonato nello storico "Terra in bocca" de I Giganti.
A complicare la storia c'è un album inciso da Vince Tempera, Ares Tavolazzi e Ellade Bandini nel 1970 accreditato a Vince Tempera & La Macchina Del Piacere, ristampato poi nel 1980 come Vince Tempera - Pleasure Machine.

Lavoro molto particolare e godibile con versioni jazzate, intrise di funk, di "Rain" (bellissima), "Ticket to Ride" (ottima, in chiave fusion) e "Let It Be" (bruttina) dei Beatles, una tiratissima "Mas Que Nada" pianistica, "Lay lady lay" di Dylan e la conclusiva, autografa, breve e swingata ma piena di stile, "Sexual Resolution".

domenica, aprile 26, 2026

Classic Rock

Nel nuovo numero di CLASSIC ROCK intervisto Giuseppe Pionca a proposito del tributo a "Rane'n'roll" di Joe Perrino & the Mellowtones (https://tonyface.blogspot.com/2026/03/aavv-ranenroll-reloaded.html).
Recensisco anche il disco, gli Elle, Bruce Sudano, i Casualties, il libro di Paul Weller "Through the fire".

sabato, aprile 25, 2026

25 aprile 2025

Con Vittoria Rossi ho compilato per www.radiocoop.it una lista di brani dedicati al 25 aprile, la Liberazione dal fascismo, la Resistenza.

https://open.spotify.com/playlist/5ukcjhOVGhHM02DuggLOlK?si=9ba40422b9784cd5&pt=cf731604563248976455513cdfaa73df

Marc Ribot, Tom Waits - Bella Ciao
Leonard Cohen - The Partisan
Letizia Fuochi, Chiara Riondino - Silenzio e cammino
Enzo Jannacci - Sei minuti all'alba
Milva - 25 aprile 1945
I Gufi - Non maledire questo nostro tempo
Vinicio Capossela - 25 aprile
CSI - Linea Gotica
Offlaga Disco Pax - Sequoia
Ustmamò - Siamo i ribelli della montagna
Appino - La Festa della Liberazione
Gabriella Ferri - Via Rasella
Il Teatro degli Orrori - Compagna Teresa
Stormy Six - Dante Di Nanni
Marc Ribot, Meshell Ndegeocello - The Militant Ecologist
Yves Montand - Le Chant Des Partisans
Mercedes Sosa - Se Equivocò La Paloma

venerdì, aprile 24, 2026

AthletiQuillo - Abbecedario Pallonaro

AthletiQuillo è un collettivo formato da professori universitari, viaggiatori, uomini d’affari, burattinai, attori e osti. Scrive ricordando il Grande Torino e l’Honved di Puskás, il Celtic tra il 1965 e il 1974 e l’Arancia Meccanica olandese, il Corinthians di Sócrates e il Napoli di Maradona. Scrive con la testa e con il cuore. Scrive con le mani sporche di tinta, Guinness e Malvasia.

Ci si diverte molto per ritrovarsi anche immersi in un mare di nostalgia, a scorrere le pagine di questo libro, scritto a più mani da appassionati di "quel calcio là".

I nomi di cui si parla tornano alla memoria da un infinito passato, da quello più recente (Hidetoshi Nakata o Taribo West), ai tempi che furono (Giovanni Lodetti, Mario Kempes con la sua triste storia mai iniziata con il Fiorenzuola, Luis Silvio Danuello, Edmundo o Robin Friday), fino a nomi dimenticatissimi o ignoti come Vasilis Chadzipanagis, Rocco Pagano o Carlos Henrique Raposo che fece passare fior di squadre brasiliane senza mai scendere in campo una sola volta.

Scrivono tutti molto bene e con leggerezza, le pagine volano e il lettore rimane soddisfattissimo (con un pizzico di malinconia).

AthletiQuillo
Abbecedario Pallonaro
Garrincha Edizioni
200 pagine
17 euro

giovedì, aprile 23, 2026

Dave Mason

La recente scomparsa di DAVE MASON, parziale anima dei primi Traffic, collaboratore di Jimi Hendrix, Wings, George Harrison, Fleetwood Mac, Eric Clapton e tanti altri), ci porta al suo esordio solista del 1970.

Al suo fianco membri di Derek and the Dominoes, Delaney and Bonnie, Jim Capaldi dei Traffic alla batteria, Rita Coolidge e una stampa originale molto curata e particolare.

Un disco tipicamente espressione del tempo, a cavallo tra Sessanta e Settanta, con retaggi del decennio precedenti e il mix di soul, folk, rock e blues dei primi anni di quello nuovo. "World In Changes" potrebbe tranquillamente stare su uno dei primi dischi dei Traffic (manca solo la voce di Steve Winwood), "Only You Know and I Know" e "Waitin' On You" hanno un passo tra Stones, tardi Small Faces e Humble Pie, in "Shouldn't Have Took More Than You Gave" viaggia nel migliore rock soul blues.
Un lavoro ancora molto gradevole da ascoltare per ricordare un eccellente musicista autore per i Traffic di due gioielli come "Hole in My Shoe" e "Feelin' Alright?"

mercoledì, aprile 22, 2026

Miles Davis said

“Molte persone mi chiedono dove stia andando la musica oggi.
Credo che stia andando verso frasi (musicali) brevi.
Se ascoltate, chiunque abbia un po' di orecchio può sentirlo.
La musica è in continua evoluzione.
Cambia a causa dei tempi e della tecnologia disponibile, dei materiali con cui sono fatte le cose, come le auto di plastica invece che di acciaio.
Quindi, quando sentite un incidente oggi, il suono è diverso, non c'è più tutto quel metallo che si scontra come negli anni Quaranta e Cinquanta.
I musicisti captano i suoni e li incorporano nel loro modo di suonare, quindi la musica che creano sarà diversa.”


Miles: The Autobiography (1990)

martedì, aprile 21, 2026

La solitudine del sessionman

Dice Ellade Bandini (batterista con Guccini, Mina, Vecchioni, Paolo Conte, De André e mille altri):
Essendo svincolata dall'obbligo di adeguarsi alle mode e alle sonorità del momento, la canzone d'autore dagli anni Settanta in poi ha dato a vari sessionmen italiani la possibilità di rendersi riconoscibili presso un pubblico più attento e curioso, abituato a leggere i crediti specificati all'interno di un disco: produzione, studio di registrazione,, autori, ospiti e musicisti.

Un mondo lontanissimo.

lunedì, aprile 20, 2026

Cresce la vendita del vinile in Italia

La vendita di dischi in vinile continua a crescere in Italia.

I dati del Report Fimi 2026 confermano infatti una crescita solida che nel 2025 ha generato 54,8 milioni di dollari di ricavi, segnando un incremento del +24% rispetto all'anno precedente.

Nel 2008 - anno di inaugurazione del Record Store Day - il formato in Italia valeva 1,9 milioni di dollari: in poco più di quindici anni, ha quindi registrato una crescita superiore al +2.780%, moltiplicando il proprio valore di quasi 29 volte e passando da mercato di nicchia a protagonista del segmento fisico.

Alla base di questa evoluzione - segnala la Federazione dell'industria musicale - c'è soprattutto il contributo dei superfan, una fascia di pubblico che vive la musica come strumento identitario e relazionale. Una categoria di consumatori che in Italia è pari al 12% del totale, a sostenere sia la domanda di vinili - con una particolare predilezione per l'acquisto di edizioni speciali e prodotti da collezione - sia la crescita dell'intero segmento fisico, che nel 2025 ha raggiunto quota 84,2 milioni di dollari (+21,9%).

Il vinile si afferma sempre più come un oggetto culturale, capace di rafforzare il legame tra artista e fan e di trasformare l'ascolto in un fenomeno esperienziale.

Fonte: ansa.it

sabato, aprile 18, 2026

Not Moving in concerto

NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Sabato 25 aprile: Savona "Fortezza del Priamar"
Venerdì 15 maggio: Bologna “Eufonica Festival”

A seguire nell'immediato:

Mercoledì 27 maggio: Genova “Giardini Luzzati”
Sabato 20 giugno: Livorno “Surfer Joe”
Venerdì 10 luglio: Bologna "Frida"
Sabato 11 luglio: Brugherio (Milano) "Increa Festival @ Masnada"

venerdì, aprile 17, 2026

Ellade Bandini - L'Ellìade. Vita epica di un batterista

ELLADE BANDINI è tra i più importanti batteristi italiani, dal curriculum infinito, da De André a Guccini, Paolo Conte e Vinicio Capossela, fino a Al Bano a Branduardi, Mina, I Giganti di "Terra in bocca", Edoardo Bennato, Fabio Concato. Ma la lista è ancora molto lunga.

In questo libro si racconta, dagli esordi nelle orchestre tra anni Cinquanta e Sessanta all'approdo al grande giro discografico e concertistico dai Settanta in poi, tra aneddoti, riflessioni, considerazioni varie.

Il tutto con un grande uso dell'(auto) ironia e di una prosa leggera e veloce.

Ellade Bandini Ellìade Bandini
L'Ellìade. Vita epica di un batterista L'Ellaide. Vita epica di un batterista
Arcana Edizioni
170 pagine
19.50 euro

giovedì, aprile 16, 2026

The Other Eyes Records

Prosegue il viaggio informale tra le etichette italiane più oscure per quanto super attive e interessantissime. Tocca oggi alla OTHER EYES RECORDS e alle parole di uno dei promotori della label, Stefano Silva (anche chitarrista dei favolosi Temponauts).

Puntate precedenti:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Etichette

Cosa vi ha spinto ad aprire un’etichetta impostata su un genere piuttosto di nicchia.
Ad un certo punto, a cavallo tra 2011 e 2012, iniziammo a pensare di dare una veste più uniforme alle varie uscite che periodicamente registravamo all’Elfo Studio di Tavernago (Piacenza), sotto la guida di Alberto Callegari.
Attorno al tavolo c’erano Alberto, i Warm Morning Brothers ed io, e poco più avanti arrivò Nick Maffi.
Il filo conduttore delle uscite era sia territoriale – la Valtidonian Record Company - che qualitativo, nel senso di andare ad esplorare lo spettro del pop - nel senso più ampio del termine - fatto con le chitarre.
Questo genere ha il brutto vizio che alle nostre latitudini ogni tanto sparisce, e noi volevamo assicurarci che, perlomeno nel nostro “mondo piccolo” questo non succedesse.
Le prime 3 uscite furono tra il 2012 e il 2013, l‘ultimo album dei Rookies prima dello shift verso i Backdoor Society, il secondo dei Temponauts e il secondo dei Warm Morning Brothers.
Erano un disco garage, uno tra jangle rock e paisley underground ed uno di folk-psych-pop. Sin dall’inizio la proposta era quindi varia, ma con il comune denominatore del culto per la forma canzone, e quindi inevitabilmente l‘amore per certi 60’s.
Direi quasi che la fondazione della label è stata l’evoluzione naturale di tanti anni passati insieme a far canzoni all’Elfo.

Quali sono le modalità di scelta delle vostre produzioni?
Sono ancora le stesse degli inizi, un criterio territoriale ed uno qualitativo: abbiamo in squadra gruppi che condividono i criteri di cui sopra come i Mean Frequency e i Feet Down Below di Piacenza, dediti a britpop e folk rock/americana, ma abbiamo anche cantautori inglesi, come Gregory Jones da Oxford, una penna felicissima tra britpop, cantautorato alla Ray Davies, e folk-pop; C’è Matt Purcell, il nostro amico australiano con il suo paisley aussie, tra powerpop e britpop.
Su Other Eyes abbiamo anche il ritorno dei Liquid Germs, storica eccellenza Valtidonese del surf-psych a tinte forti. Di recente riceviamo proposte per release in ambito pop folk, come ad esempio i Delta del Rio, da Roma, uno straordinario gruppo che viaggia tra le atmosfere del folk più intimista e quello dell’assolata west coast tra i 60’s e i primi 70’s.
Riceviamo un bel numero di proposte di quel genere ultimamente, e noi ne siamo più che contenti perché oggi in quell’ambito c’è tantissima qualità.
Quindi il criterio principale sono le belle canzoni che fanno sognare.

Hai un’idea di chi siano gli acquirenti dei dischi dell’etichetta? Giovani? Meno giovani? Pubblico trasversale?
Generalmente il “nostro” bocco di riferimento, almeno dai 35 anni in su. Con le ultime uscite segnalava il boss che c’è un piccolo cambiamento verso età più verdi.
Non so, probabilmente questa cappa plumbea che fa da fondale al nostro tempo già da un bel po’, forse spinge le persone a cercare una qualche cura delle proprie cose e della realtà del proprio piccolo mondo.
Noi siamo proprio lì, abbiamo deciso che se non mettiamo in campo qualcosa di bello verremo spazzati via da questa mestizia.
Al festivalino folk della label che abbiamo tenuto in 3 tappe quest’inverno spesso i più vecchi in sala eravamo noi del Comitato Centrale della Other Eyes. Siamo anche abbastanza vecchi per capire che non stiamo di fonte ad un campione significativo, però intanto è andata così. Vedremo.

C’è un minimo di ritorno economico per un’operazione del genere?
Nessun profitto ovviamente, quando ci sono 2 soldi da parte si fa uscire qualcuno che è sulla lista dei meritevoli.
Per le attività live (il festival della label) ci appoggiamo a realtà già presenti, come l’associazione Rock In Loco di Sarmato (PC), che sono dei veri eroi che han creduto in questa festa, e ci hanno messo a disposizione tutto, sia lo scorso anno per la prima edizione, che l’11 e 12 settembre prossimi per la seconda.
Poi noi siamo un collettivo, ognuno ha le sue competenze e ognuno cerca di far funzionare un po’ di cose, sempre guidati da Aberto, CEO, e dallo charme senza precedenti di un presidente come Simone Modicamore.
Però ritorni $ no.

Quali sono le mosse promozionali per far conoscere l’attività dell’etichetta?
Abbiamo, come dicevamo prima, l’Other Eyes Festival, che teniamo a Sarmato in settembre.
Lo scorso anno abbiamo fatto un super concerto con quasi tutte le band attive del rooster, compresi Gregory e Matt. Nonostante un tempo infame è andata più che bene.
Quest’anno lo terremo un po’ prima, l’11 e 12 settembre, su 2 serate sempre a Sarmato, nell’area in cui si tiene anche il Sun Rock Fest.
Presto uscirà il bill, con belle sorprese. Proprio mentre seguivamo il Fest ci siamo accorti di quanto la proposta più squisitamente folk della OER stesse crescendo, con i Warm morning Brothers, Music from Neptune, Gregory Jones: pronti via abbiamo lanciato lo spin off invernale del festival, l’Other Eyes Winter Folk, 3 serate a Piacenza lo scorso inverno tra l’ARCI Belleri e il Chez Moi, con gruppi e artisti sia della OER che non, quali Maddalena Conni e Nico e i Loving Mushroom.
Cogliamo l’occasione qui per ringraziare ancora Maddalena, Nico e Nicola dell’ARCI Belleri, che hanno in pratica salvato il festival da una situazione sfavorevole venutasi a creare last minute.
Abbiamo potuto passare belle serate e presidiare un genere che, nelle sue varie declinazioni, dal fok 60’s, al pop, allo psych folk è solitamente lasciato un po’ ai margini. Esperienza che ripeteremo sicuramente il prossimo inverno.
Recentissima è la compilation della label. Verrà distribuita in omaggio con qualsiasi acquisto di artista/gruppo Other Eyes, e vede a partecipazione con un brano di chiunque abbia realizzato un’uscita con noi, oltre ad alcune chicche sempre legate all’attività di Elfo Studio.
Nei prossimi mesi realizzeremo anche un’operazione live in studio, sul nostro canale Youtube, con le band core del rooster.
E poi cerchiamo di presenziare con la bottega mobile OER alle varie iniziative musicali territoriali.
Fortunatamente negli anni sono stati consolidati rapporti con labels e operatori internazionali, quali Kool Kat e Jigsaw Records per gi USA, Red Eye Records in Australia, Shiny Happy Records in Indonesia, che sono sempre interessati ad acquisto e distribuzione delle nostre uscite.
Purtroppo, lo storico distributore per l‘Europa nostro (e di tante altre piccole etichette come noi) ha chiuso i battenti, speriamo di trovare presto altri sbocchi.
A livello locale le nostre uscite poi sono sempre disponibili in negozio presso Alphaville a Piacenza, e da Backdoor a Torino.

La discografia completa.
Si possono trovare su www.othereyesrecords.com tutte le uscite della OER:

-Warm Morning Brothers:
The Boy and Marlene Ghost
Stolen Beauty
Too Far From The Stars
A Bunch Of Weeds
Free Your Mind/Farewell Summer
Not Scared Anymore
Somewhere Beyond the Abyss

-Temponauts
The Canticle of the Temponauts

-The Rookies
Things ever Said

-Sir Jack and the Grandma Modes
Inflatable Experience
Handmade Sheen Age

-Mean Frequency
A Your Lives
Brighter Dreams

-Clover
Over & Over

-Matt Purcell
Message To You

-Feet Down Below
Music From Stratosphere

-Delta De Rio
As My Eyes Do

-Liquid Germs
Return To Earth

-Liquid Germs/Operation Octopussy
Twiki No Kami (in collaborazione con Area Pirata)

-The Backdoor Society
I Won’t Love you/Backdoor City Blues 7”

-Music From Neptune
Music From Neptune

-Gregory Jones
Nowhere I’d Rather Be

-Karl Lagerfake
404

-Francesco Zucchi
Let It Rain

-The Kiara Ellis
Odio

-Gumbo Box
Gumbo Box

-Within You
The night Rock’n’roll broke

Contatti della label

www.othereyesrecords.com
instagram.com/othereyesrecords
instagram.com/othereyesfest

mercoledì, aprile 15, 2026

Orbited Factory

Dall'amico PincoPanco (https://www.facebook.com/pincopancoeccentrico) la presentazione dell'etichetta ORBITED FACTORY.
Orbited Factory is a label born to pay homage to Oliver’s “Standing Stone” through a series of reinterpretations of the album’s songs, performed by artists from later generations.
Nel 1974 in Galles, Oliver Chaplin pubblica, in sole 250 copie, un album tanto originale quanto misterioso: “Standing Stone”.
Ma di cosa si tratta? Oliver registra, nella sua fattoria, una serie di canzoni legate al folk e al blues ma imbevute di psichedelia.
E, con l’aiuto di suo fratello Chris, ingegnere del suono della BBC, confeziona il lavoro prima con la copertina blu e poi con la copertina verde. Chris, a quel punto, regala alcune copie del disco ai suoi colleghi ma i dj non possono passare in radio i pezzi di un’autoproduzione.
Allora l’ingegnere si accorda con la Virgin per mettere altre copie dell’album in conto vendita in negozio. Oliver, però, non sottoscrive il contratto e parte per un viaggio in Grecia.
E, al suo ritorno in Galles, si dedica a tempo pieno al mestiere di fattore.
“Standing Stone” cade, così, nel dimenticatoio per molto tempo.
Con il passare dei decenni, quel disco così strano e così raro diventa un oggetto di culto. Dopo le prime riedizioni degli anni ’90, nel 2022 la Guerssen ristampa “Standing Stone” in grande stile, con la copertina verde.
E quest’anno rilancia l’album in una nuova edizione con la copertina blu.
L’obiettivo dell’operazione è quello di riproporre il misconosciuto capolavoro della tarda psichedelia nella sua veste originale, cercando di prestare più attenzione possibile ai dettagli.
Rispetto alla prima tiratura, però, la ristampa contiene anche le note di Richard Allen sulla vita di Oliver e uno scritto di Giacomo Checcucci sulla fortuna di “Standing Stone”.
L’edizione in vinile blu è andata esaurita in 24 ore dal lancio del preordine, a riprova del crescente interesse per questo disco.
Ma resta disponibile l’edizione in vinile nero, sempre con copertina blu.
Orbited Factory: come la Virgin ma senza aerei.
Unitamente all’uscita della ristampa della Guerssen, è nata un’etichetta che omaggia quel capitolo così trascurato della storia della musica.
Orbited Factory pubblica, per ora solo su Bandcamp, una serie di singoli di artisti delle generazioni successive a quella di Oliver alle prese con i brani di “Standing Stone”.
Il progetto si chiama “Stepping Stone” come quelle pietre che garantiscono un appoggio sicuro a chi vuole guadare un fiume. L’obiettivo dell’iniziativa, infatti, è accompagnare gli ascoltatori alla scoperta dei tesori di “Standing Stone” e dimostrare quanto quell’opera possa ancora essere materia viva nella scena musicale di oggi.
Insomma, il lavoro di Orbited Factory fornisce sostegni stabili per passare agevolmente da una sponda all’altra del fiume, per rivalutare la gemma perduta del 1974 e approfondire i musicisti attivi nel 2026.

https://orbitedfactory.bandcamp.com/
L’iniziativa è curata da Giacomo Checcucci, produttore esecutivo e direttore artistico, Jethro Chaplin, nipote di Oliver e ingegnere del suono, e Jacopo Valli (geometrichorsehair), supervisore del lavoro.
Ogni canzone è registrata dall’artista di turno nel suo studio di fiducia ma viene masterizzata da Jethro ai Mwnci Studios in Galles.
Per ora sono usciti quattro singoli. Hey Danny Young ha inciso una rilettura di “Trance” con telefoni vintage e registratori giocattolo, in piena sintonia con l’approccio di Oliver.
Nella sua cover di “Flowers on a Hill”, invece, Kevin Coleman ha fuso l’american primitive alla sperimentazione elettronica, riproducendo i suoni creati in fattoria con i ronzii di un synth. Isaiah True Weaver, poi, ha reinterpretato “Orbit Your Factory”, riuscendo a cogliere la passione dell’autore per i paesaggi naturali e l’autonomia artistica.

https://orbitedfactory.bandcamp.com/track/flowers-on-a-hill
Il 7 aprile è uscito il quarto singolo: una rivisitazione di “Where’s My Motorbike”, la traccia che chiude “Standing Stone”, ad opera di Jason Simon, cantante e chitarrista dei Dead Meadow. In questo caso, Simon riesce nell’impresa di cambiare l’umore generale del brano. Nella versione originale, infatti, "Where's My Motorbike" è una canzone spensierata e divertita: Oliver sembra scherzare quando chiede dove sia finita la sua moto. Nella reinterpretazione di Simon, invece, l'atmosfera diventa molto più cupa e inquietante.
Quando il cantante pronuncia l'unica frase del pezzo, "where's my motorbike" appunto, è evidente che dietro a quella domanda si nasconda un presagio sinistro. In fondo, è proprio così che si creano le grandi cover: rimanendo fedeli allo spirito dell'originale ma invertendo, in modo deciso, la direzione del brano.

https://orbitedfactory.bandcamp.com/track/wheres-my-motorbike

Il prossimo singolo, il quinto, verrà pubblicato martedì 21 aprile.
Il protagonista sarà Momus, il geniale musicista scozzese. Il titolo del brano, invece, è ancora segreto. Invitiamo tutti ad acquistare una copia di “Standing Stone” nella nuova ristampa della Guerssen e a supportare il progetto “Stepping Stone” di Orbited Factory.

martedì, aprile 14, 2026

I Beatles e Sean Connery



Un rapporto particolare e "conflittuale" quello tra SEAN CONNERY e BEATLES.

In "Agente 007 missione Goldfinger" 007/Sean Connery pronuncia, dopo l'incontro intimo con con Jill Masterson (Shirley Heaton) che poco dopo verrà trovata morta da Bond, nuda e dipinta d'oro, una frase destinata a rimanere negli annali:
"Figliola, ci sono delle cose che assolutamente non si fanno. Per esempio bere Dom Perignon del ’53 a una temperatura superiore ai 4 gradi centigradi: sarebbe peggio che ascoltare i Beatles senza tappi nelle orecchie".
Qui, al minuto 3.55: https://www.youtube.com/watch?v=Zb-WbJluW_I


Il film di Guy Hamilton, è del 1964, gli sceneggiatori sono Paul Dehn e Richard Mailbaum.

I Beatles "replicarono" (si presume inconsapevolmente o solo per sfruttare un nuovo gancio pubblcitario) attraverso il cartoon che li vedeva protagonisti in una serie alla BBC.
Nell'episodio "Penny Lane" giocano con il protagonista James Blond dalla capigliatura bionda, ridicolizzandolo.

Ringo Starr sposò nel 1981 Barbara Bach, una delle bond-girl in "Agente 007 – La spia che mi amava".

Nel 1973 Paul McCartney incise il tema di "Vivi e lascia morire" diretto dallo stesso Guy Hamilton e con Bond interpretato per la prima volta da Roger Moore.
"Live and let die" è diventato uno dei brani più conosciuti e famosi del Paul post Beatles.

Altre analogie tra Connery e Beatles sono riscontrabili nella coincidenza che Paul McCartney e George Harrison erano proprietari di una Aston Martin, il marchio preferito di James Bond.
John Lennon invece sposò Yoko Ono nel 1969 in Gibilterra, dove sette anni prima Sean Connery aveva sposato Diane Cilento.
In "Quantum of solace" del 2012 un personaggio del film si chiama "Strawberry Field".

Non dimentichiamo che l'esordio discografico dei Beatles data il 5 ottobre 1962, lo stesso giorno in cui in Inghilterra uscì il primo film con James Bond "Dr.No" (intitolato da noi "Licenza di uccidere").

Per chiudere il cerchio, nell'album di George Martin del 1998 "In my life" (cover orchestrali di brani dei Beatles) il finale è affidato a "In my life" con la voce recitante di...SEAN CONNERY :
https://www.youtube.com/watch?v=1-j3n4OWmno

FONTE:
www.bookciakmagazine.it/ e protocollobond.wordpress.com

lunedì, aprile 13, 2026

Maureen Tucker

Moe Tucker ha letteralmente inventato uno stile batteristico, basato su un minimalismo essenziale, all'estremo limite dell'imperizia tecnica. Quest'ultima diventata una caratteristica sostanziale, distintiva, più volte imitata. Ha all'attivo una discreta produzione solista e alcune collaborazioni prestigiose (Lou Reed, John Cale, Half Japanese). Ormai ritiratasi dall'attività artistica, è un fervida sostenitrice dell'estrema destra americana.
Playin' Possum (1981)
Un esordio solista sconcertante in cui suona tutti gli strumenti, coverizzando "Heroin" brani di Chuck Berry, Little Richard, Bob Dylan, Vivaldi (!), "Louie Louie". Registrazione sotto i limiti del demo tape, esecuzione quanto meno "incerta". Puro trash.

Life in Exile After Abdication (1989)
Dopo l'esordio di dubbia qualità, trascorsi 8 anni (e un ep non esaltante), torna finalmente con album di ottima qualità avvalendosi dell'apporto di Lou Reed in due brani (uno dei quali è una versione di "Pale Blue Eyes" con Kim Gordon al basso), dei quattro Sonic Youth sparsi in varie canzoni, Daniel Johnstone e Jad Fair degli half Japanese. Il mood è sempre all'insegna dell'improvvisazione ("Chase" con i Sonic Youth e altri), della dissonanza, della precarietà esecutiva.
Ma "Talk So Mean" è un piccolo gioiello e il resto si lascia ascoltare nella sua specificità e ci mostra una batterista non sempre così minimale.
Moe restituisce il favore a Lou Reed suonando due brani (contributo quasi impercettibile) nel suo capolavoro "New York" nello stesso anno.

I Spent a Week There the Other Night (1991)
Ancora tanti amici a dare una mano (tra cui Lou Reed, John Cale e Sterling Morrison che suonano insieme, per la prima volta dal 1969) in "I'm Not", i Violent Femmes, Sonny Vincent, un'ammaliante (e riuscitissima) versione di "I'm Waiting For My Man", chitarra e voce, altre belle cose, più crude e punkeggianti del solito. Il suo drumming è più elaborato, seppure non si discosti troppo daallo stile conosciuto. Un lavoro discreto.

Dogs Under Stress (1994)
Un lavoro più "pop", meglio realizzato da un punto di vista della produzione e della ricerca dei suoni. Al suo fianco ci sono l'ex batterista dei Cramps Miriam Linna, Sterling Morrison, Sonny Vincent e Victor De Lorenzo dei Violent Femmes. Proprio la maggior cura dedicata al disco lo normalizza e rende meno distintivo.
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