giovedì, luglio 23, 2026

Nada in concerto. Val Tidone Festival Castel San Giovanni (Piacenza) 21 luglio 2026

Serata fresca, piazza strapiena a CastelSanGiovanni (Piacenza) per una nuova tappa del "Nitrito" Tour di NADA.

Artista che è riuscita a rinnovarsi costantemente, passando dal pop più spensierato a dischi, sonorità e contenuti molto più impegnati e aspri.
Mantenendo comunque un legame con il mainstream.
Nada negli intermezzi non risparmia frecciate socio/politiche (a Trump e di appoggio al femminismo).

Il live si sviluppa in un'ora e mezza attraverso una ventina di brani, con una sola concessione ai momenti più pop, con l'esecuzione finale di "Amore disperato" in versione power pop/Blondie, decisamente riuscita.

La band ha suoni duri, spesso distorti, arrivando a toccare atmosfere tra grunge e Nick Cave (le produzioni di John Parish hanno lasciato il segno), le parti vocali si sviluppano, non di rado, su tempi "spezzati", in voluto anticipo, poco allineate al groove del brano (non vengono disdegnate soluzioni anomale e inconsuete), rendendo il tutto particolarmente originale e personale.

La voce (sempre in primissimo piano rispetto alla band) è riconoscibilissima, pulita, intonata, al massimo dell'espressività, a cui si aggiunge una teatralità interpretativa, essenziale nell'economia minimalista del live act.

Concerto di alta qualità, un nome sempre prezioso e tra i più originali nel panorama nostrano.

mercoledì, luglio 22, 2026

Caribb Roots Records

Prosegue il viaggio informale tra le etichette italiane, sempre super attive e interessantissime.
Spazio oggi a Caribb Roots, nella persona di Ferdinando Masi.


https://www.caribbroots.it/

Puntate precedenti:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Etichette

Cosa ti ha spinto ad aprire un’etichetta indipendente, underground, impostata su sonorità molto specifiche e particolari?
La voglia di tenere insieme le cose che facciamo da ormai 40 anni, dare valore ai nostri progetti.
E per “nostri” intendo un gruppo di persone, di musicisti che hanno vissuto insieme le varie fasi di una vita gratificante ma difficile.
Casino Royale, The Bluebeaters, The Uppertones, The Originals…
La diversità delle personalità che messe insieme creano quell’alchimia per cui nascono i progetti è una delle dinamiche che mi interessano di più.
Creare un grande cappello sotto il quale vivano le sfumature della musica Giamaicana, lo Ska, il Rocksteady, il Reggae con tutte le tante declinazioni è quello che mi anima, ad esempio, per Caribb Roots Records.
La qualità so che c’è, la riconosco. Le vendite a volte di più, a volte di meno.
Penso che nel tempo etichette come la mia possano servire a tracciare una piccola mappa di quello che stiamo attraversando, pur non raggiungendo grandi numeri.
Il nome Caribb Roots era il titolo di una cassetta compilata da Gaz Mayall, collezionista ossessivo nonché cantante dei Trojans e punto di riferimento londinese per le musica giamaicana, che è stata la miccia che ha fatto accendere Casino Royale prima e Giuliano Palma & The Bluebeaters poi.
La mia strada da musicista, dallo Ska 2tone di Casino Royale (1987) a ritroso fino allo Ska ’60 di The BB (1994) fino alle origini di Calypso & Boogie anni ’50 con The Uppertones (2016) è l’area di azione della label.
Tutto però parte dal punk e dal DIY.
La prima etichetta indipendente la creammo con gli Shockin’TV nell’86, la STV Production con cui producemmo il secondo 7 pollici della band.
Nel ’99 abbiamo creato la KingSize Rec per stampare “The Album” e “Wonderful Live” di Giuliano Palma & The Bluebeaters; il primo disco vendette 12.000 copie con ordini on line e pagamenti in vaglia postale, una gestione casalinga.
Con The Uppertones, 2018, abbiamo creato la OWAN (Oh What A Night) per la release del terzo disco di una band che vendeva dischi e magliette solo ai concerti e non aveva nessun tipo di struttura promozionale, per poi arrivare a CARIBB ROOTS Records che è nata per stampare i dischi di The Bluebeaters con Pat Cosmo alla voce.
E con quest’ultima vorrei ampliare lo spettro, fermarmi e magari ristampare anche cose vecchie sparse. Strutturarmi. Ci lavoro quotidianamente e chiedo consigli in giro.

Si è aggiunta da poco una nuova filiazione dell'etichetta, dalle caratteristiche diverse.
Avendo io attraversato differenti fasi musicali, si è sganciata una costola da Caribb Roots ed è nata una sub-label che si chiama Mule Train Rec. che si riferisce a un mondo country-punk & roll più “bianco” perché è stata la prima parte della mia vita musicale, quello che ho ascoltato e suonato. Mule Train è un brano anni ’50 che parla di delivery e vendita nel west americano attraverso “il treno di muli”.
E' un brano che ascoltavo da piccolo sul giradischi di mio padre. Tra l'altro la versione in vinile che avevo sembrava americana invece pochi giorni fa ho scoperto che era una produzione italianissima con solo il cantante americano.
Primo progetto, The Rads (gruppo garage -punk di Matteo Gioli di Firenze), accordo in 5 minuti al telefono, subito trovata un’intesa e stampato il disco.
Il secondo, anche qui una chiaccherata e ci siamo trovati immediatamente anche con Diego Geraci di Don Diego Trio di cui uscirà un nuovo LP ad Agosto.
L’idea è lavorare con persone vicine o amici di amici che facciano parte di un mondo di riferimento di quello che ho sempre ascoltato. A condizione che il suono incontri i miei gusti. Prossimamente penso anche a un nuovo disco di Shockin’TV (la mia prima band punk) che riunirà brani mai incisi del 1987 quando ci siamo sciolti.

L'etichetta è di recente nascita e pubblica solo in vinile. C'è dunque ancora un mercato per questo formato?
Il ritorno del vinile già da un po' di anni ha riportato alla luce un’attitudine ad un suono più caldo e “old”, oltre al fatto che per fare il selezionatore sono tornato a comprare 7 pollici ma poi anche LP che mi ero perso negli anni dello strapotere del CD.
Se serve stampo anche i CD, come nel caso di Don Diego perché so che lui li vende nei lunghi tour che fa di solito, sennò mi concentro sui 7 pollici che sono un formato assolutamente più interessante.

Hai un’idea di chi siano gli acquirenti dei dischi dell’etichetta?
Giovani? Meno giovani? Pubblico trasversale?

I dischi tendenzialmente li compra chi ne ha o li ha posseduti, generazioni più adulte anche perché a volte ti rendi conto che i più giovani spesso non sanno nemmeno che cos’è un giradischi e ti guardano mettere i dischi come fossi un alieno.
Poi ovviamente ci sono alcuni che avendone avuto un’esperienza familiare s’intrippano e iniziano almeno a collezionarli, magari non ascoltandoli e lasciandoli intonsi.
Il vinile diventa spesso solo un gadget anche per gli artisti più giovani per lasciare qualcosa di fisico ai fans.

C’è un minimo di ritorno economico per un’operazione del genere?
Guarda, non te lo so dire ancora.
Ho aperto nel 2023. Se faccio i conti mi dico sempre che l’importante è rientrare dei costi e soprattutto delle tasse che devi pagare anche se non generi un traffico di vendite che possa giustificarle.
Avendo aperto un e-commerce sul sito, ormai da qualche anno devo dire che sembra che in Italia non ci sia lo stesso interesse che può esserci in Europa o negli US per questo sistema di vendita.
In Italia abbiamo una cultura molto diversa dai paesi dove la musica che suoniamo o ascoltiamo è nata, che sia lo Ska, il Rock’n’roll o il punk, ancora relegata ad ambiti underground.
Bisogna sempre investire tanto e fare dischi in continuazione per poter dare un senso a questa operazione.

Con che criterio scegli le band da produrre?
Le uscite e i progetti li decido io, facendomi tutti i miei viaggi mentali.
Fondamentali sono il suono e la qualità dei brani che mi propongono oppure che scelgo io di produrre, devono essere tutti pezzi di un puzzle che ho in testa, di un Frankenstein di musica, anche molto diversa ma con radici che posso riconoscere.
Per esempio con Mule Train Rec da quando è uscito The Rads mi sono arrivate richieste di collaborazione, i progetti mi piacevano, erano in linea e li sto portando avanti.
Sono partiti tutti da rapporti di amicizia. Non ho possibilità di fare più di 2 progetti ex-novo all’anno anche perché in realtà mi piacerebbe rimettere su vinile alcuni album di bands, in cui spesso ho suonato anch’io, che sono uscite negli ultimi 20 anni solo in cd e che per me vale la pena ripubblicare in vinile.
La label la gestisco da solo, tranne per la parte grafica che mi consulto col mio socio Danilo Scuccimarra, pianista di The Bluebeaters che è grafico professionista. Io faccio disegni e butto lì idee, lui sistema tutto per andare in stampa.
Io ho sempre disegnato, fatto copertine, giocato col DIY, lui è dell’85 ed è architetto, siamo diversi e proprio per questo abbiamo spesso interessanti confronti generazionali sul gusto nel fare le copertine.

Quali sono le mosse promozionali per far conoscere l’attività dell’etichetta?
Pur essendo figlio di un pubblicitario, nella promozione faccio più fatica.
Tendenzialmente avendo ormai tutto in distribuzione mondiale con Kudos di Londra, cerco di lavorare un po' sui social e un po' con i negozi in Italia e coi concerti. Certo è che di tutto questo mestiere per la promozione bisognerebbe fare degli investimenti più grossi e spesso non ci riesco.
In questi casi mi baso sui vari contatti personali, spesso DJ italiani e stranieri per il mondo di Caribb Roots e su un ufficio stampa esterno che mi dà una mano, Sollevante Press. Una volta si facevano le pubblicità sulle riviste di musica, spesso funzionavano tanto che sto pensando di riprovarci anche se la carta stampata ha decisamente numeri ormai bassissimi ma forse per il mio compratore medio funzionerebbe.
Certo è che il veicolo maggiore sono i concerti, almeno per i generi che produco. Poi mi confronto con le piccole etichette che conosco, Record Kicks, Killer Groove, Aloe Vera e leggo tutte le storie delle label del passato per prenderne spunti e idee anche se è l’ambiente che spinge tutto a galla.
La storia della 2Tone è esemplare.

martedì, luglio 21, 2026

Of New Trolls live a Ferriere (Piacenza) 18 luglio 2026

La storia dei New Trolls è tra le più complesse e intricate della musica italiana.
Separazioni, reunion, con, in anni recenti, addirittura tre/quattro band con il nome nel marchio di fabbrica (l'utilizzo del solo nome originale era autorizzato unicamente con l'approvazione dei quattro membri storici, in perenne lite tra loro).

E così ecco susseguirsi Il Mito New Trolls, La Storia dei New Trolls, Il Cuore New Trolls, La Leggenda New Trolls, UT Uno Tempore / UT New Trolls / Of New Trolls.

Nella piazza di Ferriere, accarezzata da un buon fresco, mentre la Pianura Padana ribolliva, gremita da fan e cultori della musica, vanno in scena gli OF NEW TROLLS ovvero gli storici Nico Di Palo e Gianni Belleno affiancati da bravissimi strumentisti come Claudio Cinquegrana, Stefano Genti, Nando Corradini.

Una peculiarità della band è stata quella di passare dal beat, al prog sinfonico, al rock, alla musica leggera, alla collaborazione con De Andrè, ambiti di cui vengono proposti vari esempi durante due ore di più che ottimo spettacolo e perizia tecnica spettacolare, soprattutto nei momenti tratti da "Concerto Grosso", in particolare nella stupefacente "Le Roi Soleil".
Ma ci sono anche i momenti più pop, da "Aldebaran" a "Quella carezza della sera", tornando agli esordi con "La miniera" e "Vorrei comprare una strada" con testo di De André da "Senza orario senza bandiera" del 1968.
Bravissimi, simpatici, Belleno (77 anni) tecnicamente impeccabile e in formissima alla batteria, il falsetto di Nico Di Palo (79 anni) pulitissimo e unico.

Concerto di altissimo livello.

lunedì, luglio 20, 2026

Mondiali di calcio 2026

Tralasciando l'ambito "socio/politico" (ma abbiamo visto ben di peggio in passato), il caso della squalifica tolta a Balogun, il trattamento all'Iran, l'espulsione di un arbitro solo perché somalo, l'imbarazzante e assurdo spettacolo nell'intervallo della finale, tanto quanto Trump e Infantino, un paio di riflessioni in libertà sul Mondiale di calcio.

La formula a 48 squadre ci può anche stare ma non apporta granché in più, se non una marea di partite a cui è impossibile stare dietro.
Poco male, vedere giocare squadre come Capo Verde, Curacao o Giordania, al di là dei singoli risultati, è interessante.
PS: a parte alcune eccezioni, la maggior parte dei calciatori delle nazionali "minori" non gioca in patria ma tra Europa, SudAmerica e Usa in campionati professionistici.

Sono arrivate alla fine (quarti e semifinali) le più meritevoli e in forma.

Hanno deluso Turchia, Germania e Brasile ma, nel caso delle ultime due, le gerarchie sono cambiate e il nobile passato non garantisce un posto al sole.
Ho visto belle partite, talvolta spettacolari, con giocatori molto tonici e motivati.
Stadi bellissimi, sempre pieni (nonostante i prezzi esorbitanti e la speculazione costante), pubblico colorato e festante, organizzazione impeccabile.
La Spagna ha vinto con merito, avrei voluto vedere andare avanti Norvegia e Marocco ma va bene così.
Il Mondiale è sempre una bella festa.
Speriamo di tornarci anche noi, prima o poi.


Già: e se ci fossimo andati? Si sa che un mondiale o un europeo sono manifestazioni a sé stanti, dove talvolta si creano condizioni particolari ma, oggettivamente, presumo che l'Italia avrebbe potuto superare il girone con Svizzera, Canada e Qatar e magari farcela contro Algeria o Sudafrica (improbabile con gli Usa) ma difficilemente sarebbe andata oltre gli ottavi.
Speriamo di verificarlo meglio tra quattro anni.

Ultima considerazione: dal 1930 a oggi 65 semifinaliste sono state europee, 24 sudamericane, una africana, una asiatica e una Nordamerica, gli Stati Uniti 100 anni fa.
Forse la distribuzione di posti alle squadre andrebbe rivista.

Alcuni dati dal Il Sole 24 ore

La fase a gironi ha registrato 4.644.549 spettatori, con un tasso di riempimento del 99,7% dei posti disponibili e una media di 64.508 persone per partita.
Record precedente USA 1994, quando gli spettatori complessivi furono circa 3,5 milioni.
Tifosi provenienti da 210 paesi e territori hanno assistito almeno a una gara del torneo.
I dieci paesi con il maggior numero di biglietti acquistati sono stati: Stati Uniti, Canada, Messico, Inghilterra, Germania, Colombia, Brasile, Argentina, Australia e Francia.

Battuti tutti i record di spettatori che hanno seguito la manifestazione in Tv.

Sul fronte commerciale, la maglia che ha riscosso il maggiore successo è stata quella del Messico.
Adidas ha dichiarato vendite legate al torneo superiori a 1,13 miliardi di dollari.

sabato, luglio 18, 2026

Not Moving live

Foto di Andrea Amadasi.

Prosegue il tour di "That's All Folks! dei NOT MOVING.

Prossime date:
Venerdì 31 luglio: Pinarella di Cervia "Planet Rock" - GoDwon Festival con The Devils, Ananda Mida, Last Killers

https://www.facebook.com/events/988811010520451

Sabato 5 settembre: Prato: Santa Valvola Festival
Domenica 6 settembre: Piacenza "Festival Tendenze"

venerdì, luglio 17, 2026

The Free Spirits - Out of Sight and Sound

Spesso indicato come album precursore del jazz rock, "Out of Sight and Sound" fu registrato dalla band americana dei FREE SPIRITS nel 1966 e pubblicato nel 1967.

Effettivamente il chitarrista Larry Coryell farà poco dopo fortuna a fianco di mostri sacri come Miles Davis, John McLaughlin, Chick Corea, Charles Mingus, Wayne Shorter, Miroslav Vitouš, Billy Cobham, Al Di Meola, Paco de Lucía, il saxofonista Jim Pepper suonerà con Don Cherry, Naná Vasconcelos, John Scofield mentre il batterista Bob Moses si dividerà in decine di altri progetti affini al jazz.

L'album è un ibrido tra garage, proto psichedelia, post beat, blues e vari elementi jazz, non lontano dal sound già proposto l'anno precedente dalla Graham Bond Organization e poco dopo dai Colosseum.

La band fu profondamente delusa dalla resa della registrazione che "non aveva nulla a che fare con ciò che era veramente il gruppo...tutti odiavamo il disco".

In effetti dall'album live stampato dalla Sunbeam "Live at the Scene - February 22nd 1967" si intuisce come il gruppo fosse meno pop e più indirizzato verso un mood sperimentale.
Rimane comunque un ottimo lavoro, particolarmente originale e distintivo per il periodo.

Per l'ascolto:
https://www.youtube.com/watch?v=atKTl8K0jWU&list=PLwGTKZ6uNxXnbPn-qlKLFLrbNZ8AElogN

Thanx Paul Musu

giovedì, luglio 16, 2026

Crowfunding "Emilia Parallela"

Il Progetto
Dalla performance teatrale alla musica live, Emilia Parallela racconta le subculture degli anni 80, storie di resistenza all’ideologia dominante, tra collettivi queer, punk, skinhead e mod. Là dove la provincia diventa il centro del cambiamento.
Un film documentario scritto e diretto da Michele Putortì e Andrea Palazzino.

Negli anni Ottanta, al termine della “Stagione dei Movimenti”, con la fine delle grandi utopie di massa le giovani generazioni si ritrovano abbandonate, scevre di ideali.
Le tradizionali formule politiche e culturali entrano in crisi, la riorganizzazione economica e finanziaria in chiave consumistica ridefinisce il sistema di valori e comportamenti contemporanei, la televisione commerciale ne è lo strumento e il riflesso più evidente.

É all’interno di questo quadro storico sociale che il documentario Emilia Parallela cerca di inquadrare gli “Anni del Riflusso” vissuti dalle giovani generazioni nelle città della provincia emiliana.
La storia orienta la propria indagine a partire dalla nascita e dalle frequentazioni di due locali della controcultura e subcultura di Parma: Picasso e il Delta di Venere, poi denominato Onirica.
Quindi espande il proprio sguardo alle avanguardie musicali di Reggio Emilia, alla controcultura underground piacentina, tra Osteria di Sacc e il Pluto e alle radici del punk modenese tra Pakko, Masquotte e Radio Antenna 1.
Dopo l’abbandono delle battaglie ideologiche della stagione precedente, esistono ancora avamposti di cultura resistente e alternativa, laboratori di sperimentazione non solo musicale, dove la carica ribellistica giovanile si sposa, se non con un pensiero critico formalizzato, con una pulsione a creare forme di autoproduzione artistica e di solidarietà umana e sociale.

Realtà periferiche e ancora poco raccontate, rispetto ai grandi centri di aggregazione e produzione culturale, come Milano e Bologna, ma che risulteranno col tempo assolutamente innovativi e di avanguardia rispetto alle tendenze future.

Il circolo Picasso nasce dalla spinta propulsiva di un collettivo fortemente radicato nei movimenti di liberazione sessuale, facendo della sua programmazione teatrale una sferzante satira diretta alla nuova televisione commerciale.
La diffusione delle emittenti private segna la fine del modello paternalistico-pedagogico della “Paleotelevisione”: la concezione della TV come servizio sociale e culturale lascia il passo alla funzione ludica del mezzo, strumento in grado di condizionare i gusti, i consumi e gli orientamenti del suo pubblico.
L’Onirica accoglie spinte musicali alternative alla disco music, soprattutto quella punk e new wave, e rappresenta la più valida alternativa locale per quei gruppi di ragazzi affascinati dalla subcultura musicale di derivazione londinese e berlinese.
L'Osteria di Sacc a Piacenza smette di servire ai tavoli e inizia a organizzare concerti, raduni mod, distribuire fanzine.
Molto vivace è la scena musicale reggiana, di cui i CCCP, Vinicio Capossela e i Clan Destino con la voce di Luciano Ligabue ne diventano l’emblema e il frutto più maturo e cosciente.
In questo stesso tessuto si inserisce con forza Modena e il suo territorio, uno dei nodi vitali della rete alternativa che attraversa la via Emilia: qui locali come il Pakko e soprattutto il Mascotte diventano punti di riferimento imprescindibili, catalizzatori di energie sotterranee e luoghi di convergenza per giovani provenienti da tutto il centro-nord, dal Veneto fino a Firenze.
Il Mascotte, in particolare, si impone come spazio di aggregazione trasversale, capace di attrarre e mescolare sottoculture diverse — punk, mods, skinheads — trasformando la provincia modenese in un crocevia vivo e dinamico della controcultura giovanile.

Negli stessi anni nei quartieri delle periferie esplode dirompente il fenomeno delle bande giovanili, che costruiscono la loro identità intorno alle amicizie coetanee del quartiere, del vicinato e del bar.
Frustrati dalle promesse di un benessere irraggiungibile, trasformano la loro crisi di valori e di punti di riferimento in atti delinquenziali e microcriminalità.
Mentre la città è divisa in bande (ogni quartiere della città ha infatti la sua banda), il centro storico di Parma, Piacenza e Modena diventano luogo di ritrovo di una giovane scena alternativa. Non si tratta della solita comitiva del muretto, ma della manifestazione di una subcultura giovanile più cosciente.
Tra di essi ci sono skin, mods, teddy boy e punk.
Reggio Emilia si caratterizza per esperienze creative uniche, qui l'amministrazione lavora in sinergia con i circoli giovanili. Dalla performance teatrale alla musica indipendente dal vivo, Emilia Parallela racconta uno spaccato di società underground propulsivo di nuove energie creative, storie di resistenza alla cultura dominante che diventano ingredienti della dieta del Riflusso.

Questo progetto nasce da un presupposto semplice: Emilia Parallela può crescere solo attraverso il coinvolgimento diretto di chi sente che questa storia deve essere raccontata.

Il contributo raccolto finanzierà concretamente le fasi di produzione e postproduzione — dalle riprese sul territorio al montaggio, fino alla costruzione finale del film — permettendoci di lavorare con il tempo, la cura e la qualità che un progetto come questo richiede.

Crediamo che sia possibile realizzare un’opera cinematografica solida e ambiziosa senza rinunciare a una logica indipendente, fondata sulla giusta valorizzazione del lavoro creativo e sulla costruzione di una comunità attiva intorno al film. Non come semplice sostegno, ma come parte integrante del processo.
La co-produzione dal basso, per noi, non è solo un modello economico: è una presa di posizione. Significa scegliere di partecipare alla creazione di immaginari, contribuire a far emergere storie che altrimenti rischierebbero di rimanere invisibili.

La sfida è aperta: costruire un film capace di mantenere insieme qualità, radicalità e appartenenza.

Se questo progetto ti riguarda, entra ora nel processo.
Fai crescere il film.


Kinoki Media è un team multidisciplinare che lavora nell’ambito della produzione audiovisiva e interactive media: progettazione, produzione, videomaking, videoediting, compositing, animazione 2D e 3D, stop motion, graphic design, realtà virtuale, realtà aumentata, set design e sound design.

Scegli la tua ricompensa ed entra nel progetto.
Qui ogni cifra ha un effetto concreto sulla produzione.
Per rimanere aggiornato sulla campagna e sullo stato di avanzamento della distribuzione del film, segui i canali social di Kinoki Media, OpenDDB e Emilia Parallela.

CROWDFUNDING PRODUZIONI DAL BASSO
https://sostieni.link/40367

VIMEO
https://vimeo.com/1011370361?fl=pl&fe=sh

FACEBOOK
https://www.facebook.com/EmiliaParallelaDoc

INSTAGRAM
https://www.instagram.com/emilia.parallela.doc/

mercoledì, luglio 15, 2026

Stefano Alghisi - Ormond Bar. Le sirene di Joyce

Il disegnatore/fumettista Stefano Alghisi rivisita (parzialmente e personalmente, con opportune modifiche e ammodernamenti) l'episodio "Le sirene " da "L'Ulisse" di Joyce.

Lo fa con un taglio "punk", fa suonare e cantare Tom Waits e il suo storico collaboratore Chuck E. Weiss (quello immortalato da Rickie Lee Jones in "Chuck E.'s In Love"), ci porta nel vizioso Ormond Bar nell'America del dopoguerra, trasposizione dell'Ormond Hotel della Dublino del 1904 di Joyce.
Un albo in bianco e nero dalle costanti tinte blu(es).

Sinuoso e affascinante.

Stefano Alghisi
Ormond Bar. Le sirene di Joyce
MelEdizioni
42 pagine
16 euro

martedì, luglio 14, 2026

Giuseppe Defelici - Anno 1975. Un'estate a Londra

Defelici racconta, brevemente, di un'estate del 1975 al cospetto dei Pink Floyd a Knebworth (con anche Steve Miller Band e Captain Beefheart), il tutto intriso delle tipiche avventure di giovanissimi ragazzi piombati nelle magiche, quanto aspre, per certi aspetti, atmosfere londinesi.
Il tutto corredato da una lunga serie di immagini elaborate con l'IA da Michela Piazza.

l libro è in vendita a Piacenza, nelle librerie Romagnosi e Postumia, nell’edicola di Viale Dante, di fianco alla nuova Biblioteca comunale, nel Petit Cafè di via Mischi, nel negozio Alphaville, nella libreria “Forme” nel Castello di Rivalta.
Oppure scrivendo a giuseppe.defelici@yahoo.it

lunedì, luglio 13, 2026

XTC

Riprendo l'articolo che ho scritto per "Il Manifesto", nell'inserto "Alias" di sabato scorso sugli XTC, band troppo spesso dimenticata.

Più o meno cinquanta anni fa, verso la fine del 1976, gli XTC trovarono una stabilità, sia nella line up che nella direzione musicale da prendere, diventando uno dei gruppi più geniali, originali e, paradossalmente, sottovalutati del secolo scorso.
Per quattro lunghi anni, dal 1972, quando i giovanissimi Andy Partridge e Colin Moulding incominciarono a collaborare, si avvicendarono, senza particolari risultati di rilievo, cambiamenti di stile, componenti, soprattutto di nomi della band.

Giusto per fare un breve riepilogo, sicuramente non esaustivo, passarono da Stiff Beach a Star Park, poi Star Park (Mark II), Helium Kidz, perfino Dukes Of Stratosphear (che tornerà successivamente nella loro brillante carriera), per fissarsi sul più immediato e a suo modo folgorante, XTC (contrazione di Ecstasy, non ancora abbinato al noto stupefacente lisergico).

Fino a quel momento le influenze assorbite da Partridge e Moulding (il duo di compositori) spaziavano da Beatles e Monkees al minimalismo rock 'n'roll dei New York Dolls.
Ma fu, come per centinaia di altri, il punk a cambiare le carte in tavola.
I Sex Pistols e affini li indussero a tagliarsi i capelli corti, inasprire il sound, seguire quella fantastica nuova onda che stava spazzando l'Inghilterra.
Ci si mise anche John Peel, alla costante ricerca di nuovi nomi di quella scena che stava sbocciando che, dopo averli ascoltati dal vivo a Londra, li trasmise alla sua trasmissione alla BBC, suscitando l'immediato interesse di una serie di etichette (disperatamente alla ricerca di nomi del nuovo trend da far firmare).
La spuntò la Virgin e da lì incominciò una nuova storia.

A partire dall'album d'esordio White Music del gennaio 1978 che assume già i connotati del post punk, tra atmosfere amfetaminiche, corroborate da melodie irresistibili, una cover stralunata (ma rispettosa) di All Along The Watchover di Bob Dylan/Jimi Hendrix.
Ci sono l'urgenza e la spontaneità del punk e del pub rock ma l'amore per i Sessanta più spensierati è evidente.
Soprattutto è più che ben definito quello che conosceremo come il classico suono degli XTC, un po' sghembo, psichedelico, armonicamente dissonante, dai ritmi spezzati (vedi This Is Pop o I'm Bugged), un approccio surreale/dadaista.

Andy Partridge: Punk? New Wave? Per me era solo pop music.

Come era consuetudine ai tempi, non passano più di dieci mesi ed ecco il secondo album Go2, più sperimentale e meno a fuoco del fulminante esordio.

Frustrati dalla scarsa considerazione della critica e dalle vendite non esaltanti, con il terzo Drums and Wires, abbracciano sonorità meno aspre e arrivano finalmente alla meritata notorietà, soprattutto con l'azzeccato singolo Making Plans For Nigel, più melodicamente abbordabile pur se fedele al quello che è ormai un consolidato marchio XTC.

E' con Black Sea del 1980 che la band arriva al massimo della sua potenzialità compositiva.
Non c'è un momento di flessione, il sound è immediatamente riconoscibile, perfetta fusione di modernità e riferimenti nobili al passato (dai Beatles ai Kinks) e che una dozzina di anni dopo saranno tra i principali ingredienti del Britpop (dai Blur ai Pulp, fino alle future derivazioni come i Franz Ferdinand, tra i tanti).
Canzoni come Respectable Street, Generals and Majors e Towers of London avrebbero meritato di entrare nel meglio del pop rock inglese, anche in virtù di testi profondi, critici verso la società inglese e il militarismo.
E' in questo periodo che Andy Partridge incomincia a maturare la decisione di interrompere l'attività live, soprattutto a causa di frequenti attacchi di panico e perdita di memoria che lo affliggono sul palco.
Inizia una serie di concerti interrotti o saltati a causa dei suoi problemi.
L'incertezza si protrarrà fino alla primavera del 1982 quando verrà cancellato un tour americano dalle pronosticate date sold out, lasciando la band carica di debiti, diritti delle vendite non corrisposti, soldi da concerti pregressi mai saldati.
E se Partridge e Moulding potevano rifarsi con i proventi dei diritti d'autore, la stessa cosa non riguardava il chitarrista Dave Gregory e il batterista Terry Chambers.
Quest'ultimo lascerà a breve la band.
Non prima di partecipare a un altro dei gioielli degli XTC
Il complesso e doppio English Settlement pubblicato nel 1982.
Un album variegato, in cui la band si spinge compositivamente ancora più in là, sperimentando nuove ritmiche, suoni, atmosfere, strumenti.
I brani sono sempre più barocchi, arrangiati (basti ascoltare il 5/4 ritmico della originalissima English Roundabout) ma lasciano spazio a una stupenda ballata tra Beatles e Kinks come Ball And Chain per scrivere un nuovo capolavoro di irresistibile melodia e creatività.
L'album arriverà al quinto posto delle classifiche inglesi ma ancora una volta mancherà il grande successo.

Il successivo Mummer del 1983 vede la band alle prese con un lavoro molto composito, spazia in atmosfere diverse, spesso molto lontane e slegate da un filo conduttore creativo.

Anche Big Express dell'anno successivo risente di una certa confusione tra la conservazione del suono caratteristico della band e la volontà di cercare nuove strade. Siamo sempre ad alti livelli ma mancano i guizzi a cui ci avevano sempre abituati.

La passione per i suoni psichedelici anni Sessanta vengono sublimati nel progetto parlallelo dei Dukes of Stratosphear che confezionano due album deliziosi come 25 'O Clock (1985) e Psonic Psunspot (1987) in cui rifanno, sapientemente, il verso agli anni tra il 1965 e il 1968, ricalcandone alla perfezione gli stessi suoni e atmosfere.
Due gioielli di estrema abilità compositiva tra primi Pink Floyd, Beatles, 13th Floor Elevators.

Non contenti infilano tra i due, nel 1986, un altro dei loro capolavori, il brillante Skylarking.
Prodotto da Todd Rundgren è un altro salto nella psichedelia, non certo in chiave revivalista ma con una costante rielaborazione creativa di quei suoni.
Nonostante una realizzazione piuttosto travagliata è il perfetto manifesto della maturità artistica e contiene Dear God, tra gli episodi più significativi della loro carriera (e della musica pop inglese).
If there's one thing I don't believe in, It's you Dear God.

Oranges & Lemons (1989) è un doppio dalle influenze molto variegate, interessante e stimolante ma altrettanto confuso nelle intenzioni.
E' l'ultimo sussulto creativo della band.

I successivi Nonsuch (1992), Apples & Venus Vol.1 (1992) e Wasp Star (Apples & Venus vol.2) (2000), pur mantenendosi a livelli più che dignitosi fanno rimpiangere i fasti del passato.

Dave Gregory abbandona nel frattempo la band e Partridge e Moulding litigano aspramente, riconciliandosi solo dopo anni.
Il secondo abbandona del tutto la musica, Partridge decide di chiudere con la sigla XTC, continuando a registrare vari demo, collaborando con vari artisti ma senza riuscire a fare riemergere la classe e il genio precedentemente conosciuti.

Una band che nell'arco di quindici anni si è presa la responsabilità di approfondire ogni piega recondita della musica pop rock, partendo dai Beatles e dai Beach Boys di Pet Sounds, passando attraverso mille altre influenze, alla costante ricerca di un suo miglioramento, abbellimento formale e sostanziale, filtrando il tutto attraverso la caustica e disincantata ironia britannica, sferzandone nei testi tanto la società quanto i dogmi, le regole, i pregiudizi.
Creando uno dei suoni più riconoscibili e personali nella storia del rock che, nel momento in cui ha perso la magia compositiva del duo Partridge/Moulding e il tocco speciale di Gregory, si è spenta.

domenica, luglio 12, 2026

Classic Rock - Tribal Cabaret - Call Up

Giornate estive e torride, meglio leggere qualcosa.
A partire dal nuovo numero di CLASSIC ROCK, in cui è contenuto un mio ricordo di Jesse Hector, le recensioni che ho scritto dell'album live di Fantastic Negrito, dei Weird Bloom, Spaghetti Spezzati, Avon.
Inoltre una pagina con un intervento dei Not Moving sullo "stato delle cose" per una band comem la nostra, oggi, in Italia.
Tribal Cabaret arriva al numero 13 con interviste a Damned, Darts, Deep Purple (inedita del 1987), Liminanas, recensioni di ogni tipo, un mio pezzo sul concerto "mai visto" dei Clash nel 1980 e tanto altro.

https://www.facebook.com/TribalCabaret

The Call Up è una nuova fanzine in cui si parla di Johnny Cash, Northern Soul, Jimmy Cliff, Faz Waltz, Dropkick Murphys e un'intervista a Henry Lazzeri, oltre a recensioni e segnalazioni varie thecallupfanzine@yahoo.com

venerdì, luglio 10, 2026

Rolling Stones - Foreign Tongues

Ogni nuovo album, canzone, suono che arriva da NOSTRI grandi amori sono un dono.
Di cui, per ovvie ragioni semplicemente anagrafiche e biologiche, a breve non ne potremo più godere.

Prendiamo dunque come tale anche il nuovo album degli STONES, il 25° in studio, ancora una volta vitale, ricco di prestigiosi ospiti (sinceramente abbastanza ininfluenti, da Robert Smith a Paul McCartney, ottimo invece Steve Winwood alle tastiere), della possente produzione di Andrew Watt, di una sfilza impressionante di tecnici del suono e collaboratori di studio.

Il disco è bello, fresco, Stones al 100% (e che altro ci si aspettava?), con le chitarre in grande risalto, la voce di Jagger sempre ad altissimo livello, spazia tra torridi rock 'n' roll, un omaggio al falsetto di "Emotional rescue" ("Jealous Lover"), country ("Ringing Hollow"), l'ultima session con Charlie Watts (e si sente...) nel potentissimo, quasi punk, "Hit Me in the Head", il brano "più Stones" del lotto, la cover di "You Know I'm No Good" di Amy Winehouse (sinceramente trascurabile), il malinconico, al limite dello struggente, Keith Richards che canta "Some Of Us" (con l'Hammod di Benmont Tench della band di Tom Petty in grande evidenza).
Inutile la melensa "Covered In You" (a cui partecipa anche Macca).
Si chiude da dove si è partiti un po' di tempo fa: la cover di "Beautiful Delilah" di Chuck Berry (ripresa anche dai Kinks) in chiave blues.

Mi preme sottolineare, ancora una volta l'enorme lavoro di rifinitura di Ron Wood e l'apporto totale di Andrew Watt come musicista in buona parte dell'album (chitarre, voci, tastiere, percussioni).
PS: a me piace anche l' "Orrenda" copertina.

Grazie, ragazzi, per questo nuovo regalo.

giovedì, luglio 09, 2026

mercoledì, luglio 08, 2026

Intervista ai Bloody Riot

Foto di Gabriele De Marco

Da una coproduzione di HellNation e Area Pirata è uscito "Rivoltiamo", il nuovo album dei BLOODY RIOT.
A quaranta anni dal seminale esordio, uno dei pilastri dell’hardcore punk italiano, la band romana spiazza di nuovo tutti con un lavoro travolgente e devastante. Hardcore punk violentissimo, spietato, che non fa prigionieri.
Consueta attitudine, produzione sonora eccelsa che esalta la compattezza del sound, canzoni efficaci e ricche di variazioni ritmiche, soluzioni armoniche e compositive di primissima qualità.
Ritornano oggi come allora le tematiche per cui si "combatteva" 40 anni fa, evidentemente e tristemente ancora attuali: repressione del dissenso, abuso di potere, manipolazione dell’informazione, devastazione ambientale, la tossicodipendenza e l’alienazione sociale.
I testi sono lucidi, duri e non fanno sconti.
Album super!

Alex Vargiu e Lorenzo Canevacci hanno risposto ad alcune domande.

Un ritorno spettacolare, che non solo conserva ma anzi amplia la potenza sonora e lirica della band.
Dunque l'età non conta...lo spirito continua.

In che modo sono nati i nuovi pezzi? E in quanto tempo?

Alex:
Dopo diversi concerti era impossibile continuare a suonare sempre gli stessi vecchi pezzi, anche con l’inserimento di qualche cover, la storia diventava noiosa, e si sarebbe conclusa come altre volte per inerzia. Abbiamo provato a suonare un paio di brani che avevo registrato anni prima, ma non funzionavano, a quel punto è scattata la molla e in breve tempo abbiamo tirato giù tutti i brani che sono contenuti nell’album.
Avremmo dovuto registrarli due anni fa con Fabiano Master Bianco, ma si è allontanato dalla band.
In sostituzione è arrivato Claudio, un giovanotto di trentacinque anni che ci ha aiutato per qualche mese, poi lui è migrato in Belgio per lavoro e si è interrotta la sua collaborazione.
Siamo stati fermi per circa un anno, parentesi che ho trascorso per curare i miei problemi fisici, poi durante una festività, Claudio è tornato a Roma e siamo riusciti a registrare le basi. Abbiamo iniziato a scrivere brani originali con Fabiano nei giorni in cui Alfredo Cospito era in sciopero della fame.
Gli anarchici avevano attaccato dei manifesti alla fermata dell’autobus tutti scritti a mano come si usava negli anni settanta, un dettaglio suggestivo che mi ha suggerito l’idea per il pezzo Dichiarato Morto.
Paradossale che il disco è andato in stampa quando il Ministero della Giustizia ha rinnovato a Cospito la detenzione in regime di 41-bis.

Lorenzo:
Sono convinto che lo spirito sia lo stesso, la potenza sonora è cresciuta grazie a svariati anni di esperienza in più come strumentisti e alle migliori possibilità delle tecnologie di registrazione missaggio e mastering.
Dal punto di vista delle liriche, i testi che scriveva Roberto a 20 anni erano efficaci, taglienti ma chiaramente più sloganistici.
Sono certo che anche Roberto (Perciballi, voce del gruppo, scomparso nel 2016), fosse ancora tra noi, sarebbe fiero di questi testi perché esprimono la stessa rabbia e lo stesso antagonismo ma in maniera più articolata ed adulta.

La registrazione come è avvenuta?

Alex:
Le registrazioni si sono svolte con continue interruzioni: grande difficoltà all’inizio per l'incertezza sulla concessione delle ferie di Claudio che sarebbe dovuto scendere a Natale, poi a Pasqua, infine non si capiva quando.
Finalmente è riuscito a tornare a Roma, e in una mattina abbiamo registrato le basi di batteria. La situazione è diventata piuttosto frustrante quando il fonico dello studio, Danilo Silvestri, si è trovato carico di impegni e non aveva il tempo per finire le nostre registrazioni.
Avremmo voluto mixare in analogico, fermare lo studio per un’intera settimana e usare la consolle e le macchine analogiche dello studio, ma con gli scampoli di tempo a disposizione abbiamo terminato le registrazioni in digitale. La masterizzazione di Alan Douches, infine ha compattato il suono.

Lorenzo:
Abbiamo cominciato a scrivere nuovi pezzi fin da quando abbiamo ripreso a suonare con Fabiano alla batteria e la gran parte dell materiale l’abbiamo messa su con lui. Poi Fabiano si è preso una pauaa per motivi personali e con l’ottimo Claudio Finelli abbiamo arrangiato gli ultimi 2 o 3 brani e con lui abbbiamo affrontato le session di registrazione.
Le riprese sono state abbastanza rapide e sono durate una settimana circa, mentre il mix lo abbiamo affrontato in vari giorni distanziati, per effettuare riascolti, capire le problematiche varie, così si è protratto un poco di più.
In generale però direi che è stato un lavoro spontaneo e affrontato con entusiasmo e voglia di esprimerci al massimo, senza troppe pippe mentali.

I testi parlano di repressione del dissenso, abuso di potere, manipolazione dell’informazione, devastazione ambientale, la tossicodipendenza e l’alienazione sociale.
Non è cambiato niente dopo 40 anni, la realtà costringe a riparlare delle solite problematiche mai risolte, anzi, in molti casi peggiorate.
Credete che un certo tipo di musica sia ancora in grado di influenzare la vita dei più giovani, come è stato per noi 40 anni fa?


Alex:
La musica influenza ancora profondamente la vita dei giovani, anche solo per un benessere emotivo, ma sono sopraffatti dalla quantità di offerta online.
Il flusso digitale ininterrotto e il sovraccarico cognitivo li porta inevitabilmente ad avere un approccio superficiale, senza la capacità di sviluppare un pensiero critico. Un giovane d’oggi dovrebbe concentrarsi su cosa è essenziale e stabilire cosa tiene insieme gruppi di persone che condividono gli stessi stili di vita, e gusti estetici che si differenziano da quelli della società dominante.
Non li biasimo se non ci riescono, quando ero giovane ogni spazio sociale e culturale era occupato dal dibattito politico, a dodici anni già desideravo fare politica, si moriva per la politica, ma ho smesso di comprendere l'incomprensibile ed ho accettato il caos, per questo sono diventato mio malgrado un punk. Ho agito secondo un approccio pragmatico ed istintivo, senza seguire una forma di manifesto programmatico, ma avevo consapevolezza della mia propria identità, la mia coscienza di classe. Avere radici solide mi ha garantito una stabilità emotiva.
Oggi ho la sensazione che l'essere "proletario" abbia perso importanza, la frammentazione del mondo del lavoro moderno, rende difficile riconoscersi in un'identità collettiva e questo riflette profondamente nella coscienza dei giovani. Come possono stabilire dei legami che definiscono l'appartenenza ad una sottocultura, quando ciò che tiene insieme oggi le persone si basa principalmente sull’interdipendenza e sulle relazioni affettive?
Non voglio rincorrere e intercettare il gusto dei giovani con short-video e slogan. Approfondire come gli algoritmi manipolano la loro attenzione, mi interessa solo per una analisi dei fenomeni sociali. L’album è stato realizzato in vinile per un target appartenente alla nostra generazione o poco più giovane.
Anche la celebre coppia di animali antropomorfi usata in copertina fa parte di un ricordo condiviso. Pippo è disegnato al negativo, ad evidenziare il rovesciamento di ruolo, ed esprimere la negazione di tutti gli attributi, dell’essere subalterno, non so se ora è diventato un super eroe o semplicemente uno sbirro come il sorcio.
Tutto può essere, da quando la Mondadori è passata nelle mani della Fininvest di Silvio Berlusconi, di colpo Zio Paperone è diventato generoso.

Lorenzo:
La società che ci circonda se da un punto di vista è cambiata molto in 40 anni, non ha certo risolto le sue contraddizioni e disuguaglianze, anzi…I motivi per urlare il dissenso stanno ancora tutti lì.
Credo che i giovani oggi non siano più così ricettivi verso forme musicali come il rock n’ roll, il punk e suoi derivati. Mi sembra ascoltino tutt?altro, ma poi qualche pischello che conosce i classici dei Bloody Riot e li canta sotto al palco, ci stupisce sempre e contraddice questa mia visione pessimistica.

Cosa avete ascoltato durante la composizione e registrazione dell'album? In che misura certi ascolti possono averlo influenzato?

Alex:
Ho sempre ascoltato diversi generi musicali, quando ho scoperto il punk rock e avevo solo un paio di dischi, usavo ascoltare a 45 giri i vecchi album dei Rolling Stones o degli Yardbirds, che successivamente ho dato via per acquistare altri dischi punk, ma che nel giro di qualche anno ho finito per ricomprare.
L'umore e il mio stato d'animo influenzano la mia selezione musicale giornaliera, perciò spazio dal punk al power pop, dal garage al soul, dal dark alla musica classica.
Non posso dire altrettanto quando prendo lo strumento in mano, perché non mi sono evoluto e suono la chitarra sempre con lo stesso approccio punk, vado dove mi portano le dita.
Quando abbiamo ripreso a suonare hard core l’approccio al basso elettrico, che non è il mio strumento, si è rivelato più difficoltoso delle volte precedenti. Ho dovuto esercitarmi e fare esercizi di stretching per raggiungere la scioltezza e la fluidità necessaria per correre sulla tastiera e non finire dal fisioterapista. Per comporre ho dovuto riprendere in mano la chitarra e in un solo pomeriggio ho tirato fuori i riff per tre brani. L’arrangiamento l’abbiamo elaborato in sala insieme a Fabiano.
Io e Lorenzo abbiamo sempre avuto un diverso approccio nella composizione che con il passare del tempo è diventato più evidente. Siamo diversi ma anche complementari, per esempio, mentre lui usa la tradizionale logica di scale maggiori, io cerco di usare delle note dissonanti per creare tensioni cromatiche e instabilità emotiva all'interno del brano.
Il ritorno dei Bloody Riot è accaduto più per un evento occasionale che per una scelta deliberata. Al principio avrebbero dovuto alternarsi più cantanti in un percorso itinerante in varie città. Di fatto nessuno ha risposto all’appello e sono rimasti Simone e Valerio. Scrivendo nuovi brani abbiamo fatto dei testi molto stringati dove entrambi si alternano rappando. Questo ci contraddistingue rispetto a prima.
I nuovi Bloody Riot sono qualcosa di non ancora svelato.

Lorenzo:
Devo dire che di hardcore punk ascolto prevalentemente roba “storica” di nuovo mi vengono in mente solo gli Off! , che avendo Keith Morris alla voce sono nuovi per modo di dire.
Non credo di essere influenzato da nuove band, semmai da un background di ascolti che si è accumulato negli anni e che ormai fa parte del mio DNA musicale.

All'album seguirà un tour di supporto?

Alex: Non abbiamo pianificato alcun tour, non siamo in grado di farlo da soli, avremmo bisogno del supporto di qualcuno che creda in noi.

Lorenzo:
Abbiamo alcune date in cantiere a partire da settembre ed abbiamo pubblicato un comunicato sulla pagina Bloody Riot per dire che siamo su piazza per promuovere il disco, chiunque possa e voglia farci suonare ppuò contattarci tramite i nostri social.

martedì, luglio 07, 2026

Sex Pistols. La rivoluzione punk

Uno speciale di CLASSIC ROCK dedicato, attraverso 114 pagine e decine di foto (alcune delle quali raramente utilizzate), dedicato ai SEX PISTOLS, a 50 anni dalla loro esplosione e successiva breve vita (due anni, due mesi e otto giorni).

Ce ne siano occupati io, Renato Massacesi, Renzo Stefanel, Giandomenico Curi.

Ci sono la storia, il post Pistols, le reunion, i libri, le band che ne furono influenzate, l'intricata discografia, l'annosa questione "ma sapevano suonare?", Sid e Nancy, gli articoli italiani dei tempi e tanto altro.

In edicola a 12.90 euro.

lunedì, luglio 06, 2026

Intervista a Andrea Liuzza dell'etichetta Beautiful Losers

Prosegue il viaggio informale tra le etichette italiane, sempre super attive e interessantissime.
Spazio oggi a Beautiful Losers, nella figura di Andrea Liuzza.

https://www.beautifullosers.net/

Puntate precedenti:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Etichette

Cosa vi ha spinto ad aprire un’etichetta indipendente, underground, impostata su sonorità molto personali e particolari?
Il nostro è un genere molto intimista. Tra avant folk, dream pop, elettronica. Beautiful Losers nasce dalla mia attività di produttore.
Volevo supportare certi progetti che producevo anche nella pubblicazione. Soprattutto perché, insieme, formano una famiglia.

La vostra è un’esperienza ormai di lunga data ma che resiste a un mercato sempre più difficile. Qual è la formula?
L’etichetta esiste grazie alla mia attività di produttore.
Facciamo semplicemente quello che ci piace, senza preoccuparci di quanto può vendere.
Finché avrò voglia di fare musica, l’etichetta esisterà.

Da gestore della label hai notato se c’è stato un effettivo ritorno alla voglia di possedere l'oggetto fisico negli ultimi anni, a scapito della fruizione digitale?
Vendiamo diversi CD e vinili. Ma anche files digitali.
Credo sia soprattutto una volontà da parte del nostro pubblico di supportarci.
In ogni caso mi sembra che in una fetta di pubblico non sia mai svanita la voglia di possedere la musica.
D’altro canto io per primo non mi accontenterei mai di sapere che la mia collezione di musica è solo su una piattaforma, che potrebbe chiudere domani.

Hai un’idea di chi siano gli acquirenti dei dischi dell’etichetta? Giovani? Meno giovani? Pubblico trasversale? In concreto: c’è un minimo di ritorno economico per un’operazione del genere?
Un ritorno economico c’é.
Minimo, come dici.
Vendiamo tutto dal nostro sito. Gli acquirenti credo appartengano alla mia generazione, millennial, e alla precedente.

Con che criterio scegliete le band da produrre?
Scelgo esclusivamente la musica con cui sento un’affinità. Mi piace la musica che fa fare un viaggio interiore.

Quali sono le mosse promozionali per far conoscere l’attività dell’etichetta?
Ho lanciato un podcast che, in un paio d’anni, ha portato 25.000 iscritti al nostro canale YouTube.
Molti di loro seguono anche l’etichetta e comprano le nostre produzioni. Una micro-community, che è la nostra base.
Per il resto, le solite: lavoriamo con la stampa per far conoscere i nostri dischi, se riusciamo facciamo qualche live. Ma la differenza l’ha fatta il podcast.

sabato, luglio 04, 2026

Not Moving live a Brugherio "Masnada" 12 luglio

Torniamo a suonare con i NOT MOVING
Sabato 11 luglio: BRUGHERIO (Monza) Increa Summer Fest, Masnada, via Increa ore 22

NOT MOVING

FB: https://www.facebook.com/profile.php?id=100051397366697

IG: https://www.instagram.com/not_moving_ltd/

But It's Not
https://www.youtube.com/watch?v=Foxxqa8ouR0

Digitalizzazione repertorio Lilith / Lilith and the Sinnersaints: "Revoluce"

Si chiude l'opera di digitalizzazione del repertorio discografico di Lilith e Lilith and the Sinnersaints, a cura di LaPOP Music.

Il 16 febbraio 2015 esce il terzo e ultimo album di Lilith and the Sinnersaints.
Alla fine dell’anno la band si scioglie definitivamente.
Nonostante la buona accoglienza all’album da parte di critica e pubblico e un discreto numero di concerti, vengono meno le motivazioni e la concordia all’interno della band.

“Revoluce” è un termine in lingua ceca che significa “rivoluzione”, nel quale sono contenute le parole “luce” e “evol”, ovvero “love” al contrario. Il nuovo album di Lilith and the Sinnersaints è una storia articolata in 12 brani che sottolinea frammenti di rivoluzione interiore, a volte molto intima a volte necessaria e manifesta.
Per la prima volta composto interamente da brani autografi (10 in italiano, 2 nel dialettio di Centenaro, paese natìo di Lilith, nell’ Alta Valnure tra Piacenza e Genova), ripercorre musicalmente i consueti sentieri cari a Lilith, tra blues, punk, canzone d’autore, riferimenti teatrali e cinematografici.

Video del brano “Nero : https://www.youtube.com/watch?v=-zCw-EVoN9Q

Ascolta Revoluce, da oggi sulle piattaforme digitali insieme a tutta la discografia di Lilith (Lilith-rita Oberti) e Lilith and the Sinnersaints: https://lnk.to/lilith_revoluce

venerdì, luglio 03, 2026

Iggy Pop live in Parma - 28 maggio 1979

Foto di Guido Harari.

L'arrivo di Iggy Pop in Italia nel maggio 1979, a Parma e poi a Milano, sancì il ritorno di artisti stranieri sul suolo italico dopo il lungo ostracismo seguito ai gravi incidenti ai concerti di Led Zeppelin, Lou Reed e Santana che esclusero la Penisola dal circuito concertistico.

Qualcuno passò, come Embryo, Magma, Henry Cow (che vidi il 25 luglio 1978 a Piacenza) ma erano nomi underground e legati al circuito "alternativo/antagonista".
Il bagno di folla di Patti Smith in settembre (a Bologna - presente - e Firenze) fu il via libera definitivo al ritorno della musica straniera in Italia.
Vidi gli ex Byrds McGuinn e Hillman e poi la cascata di Ramones, Police + Cramps), Damned, Lou Reed, ancora Iggy e ancora Ramones, Madness (con i Lambrettas), lo Stiff Records tour, B52's etc...

Iggy stava promuovendo il nuovo album "New Values" (uno dei migliori della sua produzione), dopo la rinascita, grazie a David Bowie con "The Idiot" e "Lust For Life".

Accompagnato Scott Thurston (chitarra e tastiere) Glen Matlock al basso, Klaus Krueger alla batteria (già con i Tangerine Dream!!), Jackie Clarkie alla chitarra, infiammò una folta platea con un set esplosivo (ricordiamoci che era ancora più che giovane, 32 anni, nonostante il lungo e intenso passato).

Noi, giovanissimi e un po' timidi restammo seduti, in tribuna nel Palasport, per qualche minuto per poi gettarci nel pogo sotto il palco - prima volta in vita nostra, abituati a Area, PFM, Banco etc.
La band suonò alla perfezione, precisa, compatta, dura ma mai troppo "hard", Iggy scatenato e al top.

La scaletta è curiosa, con ben sette brani degli Stooges (su 15) con una conclusiva, velocissima, "I Wanna Be Your Dog", solo una canzone dagli album "Bowiani", alcune cover abbastanza fuori luogo ("Fortune Teller", "Louie Louie", "Batman Theme"), cinque brani dall'album più recente.

La registrazione (ascoltabile, nulla più) è qua:
https://www.youtube.com/watch?v=GtntnBlbKHE

Prima di Iggy, gli sconosciuti Human League, un po' ignorati, un po' fischiati con la loro new wave elettronica piuttosto lontana dal clima punk che ci si attendeva.

Nota di colore: Scott Thurston vestiva panni e "colori" molto simili a David Bowie (di qualche tempo prima) da far credere che fosse a lui alle tastiere...

Kill City
Fortune Teller
New Values
Billy Is a Runaway
The Endless Sea
Cock in My Pocket
1970
Sister Midnight
Down on the Street
Girls
Loose
Dirt
Batman Theme
Louie Louie
I Wanna Be Your Dog

Il concerto degli Human League: https://www.youtube.com/watch?v=E3IIJZg6p-s

Almost Medieval
Circus of Death
The Path of Least Resistance
Austerity
You've Lost That Lovin' Feelin'
Being Boiled
Zero as a Limit

mercoledì, luglio 01, 2026

Antonio Bacciocchi/ Luca Frazzi - 45 years of music Graham Day

Il 16 settembre 2021 uscì il terzo titolo della mia mini casa editrice Cometa Rossa, dedicato alla carriera di Graham Day, scritto in coppia con Luca Frazzi, "40 anni di musica targata Graham Day".

I dettagli sono qui:
https://tonyface.blogspot.com/2021/09/antonio-bacciocchi-luca-frazzi-40-anni.html

Due fan hanno deciso di farne un'edizione - particolarmente lussuosa con copertina rigida e carta patinata - in lingua inglese, traducendo l'opera originale, con l'aggiunta di alcune foto (molte delle quali a colori, contrariamente all'edizione italiana in cui erano solo in bianco e nero), il titolo aggiornato e ulteriori dettagli.
Il libro è finalmente disponibile (in 300 copie).

Sono particolarmente onorato perché è il primo dei tanti libri che ho scritto che viene tradotto all'estero.

Per informazioni: tkbuch@t-online.de

martedì, giugno 30, 2026

Giugno 2026. Il meglio del mese

Siamo a metà del 2026. Sono uscite tante ottime novità: Paul McCartney, Kneecapp, Aja Monet, Black Crowes, Little Barrie, Brian Jackson, Anthony Joseph, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller, The Darts, Thee Marloes.

In Italia Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite.


PAUL McCARTNEY - The Boys of Dungeon Lane
Paul McCartney non teme di fare i conti con il suo fulgido passato.
In questo caso lo riprende dalle radici, dagli anni pre Beatles, ricordando molto tranquillamente e lucidamente, senza troppi afflati nostalgici, quegli anni pionieristici in un concept che si attesta sicuramente tra i suoi migliori lavori solisti.
L'album, 14 canzoni per 47 minuti di musica, non ha mai cedimenti, è corposo, a tratti crudo e ruvido.
Ovvio che non mancano i riferimenti Beatlesiani ("Home To Us" in duetto con Ringo su tutti) ma l'impressione è che ci sia molto dell'approccio 70's rock dei Wings e del primo Paul solista. La voce talvolta è flebile ma è un tratto congenito alla sua età ed è perfettamente contestuale al Paul 2026.
E' un lavoro da introitare con calma e da valutare nel tempo.
Dopo giorni d'ascolto ripetuto e compulsivo, credo sia un gioiello di rara bellezza.
Si parte con un parlato che poi esplode in un roccioso brano decisamente Wings, con un retaggio "Abbey Road", "As You Lie There", episodio anomalo e sorprendente nella sua complessità compositiva.
Anche "Lost Horizon" va giù duro con un riff rock e incedere ritmico mid tempo.
"Days We Left Behind" è uno dei momenti più alti del disco: ballata acustica, voce sofferente, melodia eccelsa, lo sguardo a tutti questi anni trascorsi.
"Ripples In A Pond" è uno dei rari momenti di scarsa brillantezza, un pop rock abbastanza anonimo.
Si tinge di Wings psichedelici "Mountain Top" con un finale travolgente ultra rock.
Uno dei momenti più particolari dell'album, tanto è invece classica (ma davvero bella) la ballata acustica (chitarra e voce) "Down South", con riferimenti alle prime esperienze pre "Love Me Do" (It was a good way to get to know you / Before we learned to twist and shout).
Anche "We Two", segue le stesse coordinate, ballata semplice e diretta, molto piacevole.
Un rock sferzante, molto energico, riporta i ritmi in alto in "Come Inside" mentre è più riflessiva e decisamente ammaliante l'atmosfera della sinuosa e semi psichedelica "Never Know", uno dei brani migliori.
Più Beatles di "Home To Us" non si poteva fare, con tanto di Ringo a batteria e voce. Brano riuscito, divertente, frizzante.
"Life Can Be Heard" rinnova la passione di Paul per il Vaudeville/swing/anni 20 (a me ricorda la bellisima "Two Magpies" da "Electric Arguments" dei The Fireman con Youth), brano Paul al 100%. Non lascia segni particolari l'acustica ballad folk blues "Fire Star Of The Night" ma la sofferta e drammatica "Salesman Saint", dedicata ai genitori Jim e Mary ("comes to me speaking words of wisdom Let It Be") lascia senza parole per intensità e incisività.
La conclusione è struggente con la ballad "Momma Gets By", drammatica, malinconica,triste, una sorta di commiato da lacrime.
La produzione di Andrew Watt (da Justin Bieber a Lady Gaga, Post Malone, Miley Cyrus, Elton John, Rolling Stones, Ozzy Osbourne, Pearl Jam, Iggy Pop) è magistrale e assembla alla perfezione uno spettro di influenze ampio e variegato.
Capolavoro?

BRIAN JACKSON - Now More Than Ever
Brian Jackson torna con una corposa rivisitazione del repertorio dell'ex sodale Gil Scott Heron, aiutato da Black Thought, Rahsaan Patterson, Josh Milan, Moodymann, Omar, J. Ivy.
Classici come Lady Day & John Coltrane, The Revolution Will Not Be Televised, Home Is Where The Hatred Is, Winter In America, The Bottle vengono ripresi con un'attitudine fresca, nuova, pulsante, rendendo moderno canzoni e un sound di 50 anni fa.
Bellissimo.
La Black Music continua a mutare, ricostruendo le proprie fondamenta, rinfrescando se stessa, lanciandosi in avanti, coraggiosa, sfacciata, consapevole, politicamente schierata.

ANTHONY JOSEPH - Ark
Nato a Trinidad, nel 1989 trasferito in Inghilterra) è uno scrittore afrofuturista, accademico, poeta ma anche musicista.
Ha inciso una decina di album, l'ultimo dei quali si intitola "Ark" ed è un gioiello del consueto travolgente mix di funk, hip hop, spiritual jazz, soul, jazz.
A cui aggiunge un cantato/spoken word che riporta inevitabilmente a Gil Scott Heron e Linton Kwesi Johnson.
Un altro eccellente album di "Nu Black" che si affianca degnamente a Aja Monet e Brian Jackson in questo splendido 2026 musicale.

JAMES TAYLOR QUARTET - Te Deum
James Taylor sta soddisfacendo un po' di suoi desideri.
Dopo un album pianistico riprendendo temi classici torna con il JAMES TAYLOR QUARTET con un progetto sorprendente.
Il rifacimento del "Te Deum" (canto cristiano la cui origine è incerta, attribuita a santi vari) in chiave funk soul latin jazz, con tanto di coro gospel del Benenden Chapel Choir e le percussioni di Snowboy.
I brani sono super groovy, la band vola altissima, il coro talvolta è un po' "sopra le righe" ma l'album è più che buono.

JALEN NGONDA - Doctrine Of Love
Il soul man inglese ha dichiarato che vorrebbe svegliarsi nel 1964 per registrare con i Funk Brothers e duettare con Marvin Gaye. Non ce la farà mai ovviamente ma intanto ci fa rivivere quelle vellutate atmosfere soul con un sound di gusto vintage, prevalentemente minimale, una voce incantevole, un groove comune a pochi. Ottimo disco.

BROTHER WALLACE - Electric Love
Dal profondo sud degli States, Georgia, arriva un ottimo esordio a base di soul/gospel/blues, quello più affine alle radici.
Brother Wallace fa passare un po' di tutto, dal suono Stax, a quello Motown, ritmi Northern Soul, deep blues, Otis Redding e Sam Cooke.
Vintage soul, nessuna concessione alla modernità ma è un gran bel sentire, genuino, intenso, sincero. E quindi che importa se suona come una compilation degli anni Sessanta? Ascoltiamolo e godiamocelo.

THEE MARLOES - Di Hotel Malibu
Non delude il nuovo album del trio indonesiano, elegantissimo e raffinato party sonoro a base di avvolgente e sensuale mellow soul con qualche impennata rhythm and blues.
Tanta classe.

MICA MILLAR - A Little Bit of Me
Molto carino il nuovo di MICA MILLAR, da Manchester.
Soul pop leggero, dalle tinte jazz, un po' Amy Winehouse, pennellate gospel, divertente e fresco.
Un perfetto cocktail estivo di gran classe.

JESPER LINDELL - Royal
Il cantante svedese si è preso quattro giorni nei Muscle Shoals Sound Studio in Alabama e nei Royal Studios a Memphis. In "3614 Jackson Highway" c'è il resoconto delle registrazioni nel primo, in "Royal" nel secondo. Riprende classici e brani oscuri di Elvis Presley, Otis Redding, Staple Singers, Dusty Springfield, Willie Nelson, Rod Stewart oltre a una bellissima versione di "The letter" dei Box Tops. Per chi ama il suono Stax, un album piacevolissimo.

LEAH FARMER and the BADASONICS - s/t
La cantante di Portland sforna un album davvero delizioso, tra atmosfere beat mid 60's, dal tratto malinconico, un paio di omaggi al sound Motown, qualche pausa reggae e rocksteady.
Perfetto con una birra fredda in una estate calda.

CIAN DOWNING - Stop the racists now / Come around
Cian Downing è un giovane esponente della scena Mod inglese e se nesce con un travolgente brano Ska in stile 2Tone dall'invitante titolo "STOP THE RACISTS NOW" con tanto di video con mod, scooter e calcio popolare.
What else?

https://www.youtube.com/watch?v=nyJdcqbLHqc

THE CHELSEA CURVE - The Rideout
Al secondo album il trio mod di Boston torna con un robusto garage beat rock che ricorda spesso un incrocio tra Pandoras e Go go's, grazie alla voce di Lina Pardee.
Una ventina di minuti, sette brani, tutto molto fresco e urgente.

https://thechelseacurve.bandcamp.com/album/the-rideout

DOWNTOWN BOYS - Public Luxury
La band americana ha da sempre messo l'opposizione politica al centro del loro progetto artistico.
Di questi tempi hanno pane per i loro denti nella catastrofe americana e mondiale.
Il terzo album viaggia nei conosciuti sentieri del punk più contaminato ed evoluto, uscendo dai canoni più prevedibili dell'ambito.
Una delle band più interessanti in circolazione tra i nomi estremi e rumorosi.

SUBLIME - Until the Sun Explodes
li conobbi nel breve periodo in cui suonai con Chiara e gli Scuri della futura Nina Zilli a metà anni 90.
Loro ne erano grandi fan e si muovevano più o meno su quelle coordinate, tra punk, beat, ska e affini.
I Sublime si sciolsero alla morte del leader Bradley Novell, nel 1996.
Tornano ora con Bradley sostituito dal figlio Jakob (dalla voce molto simile al padre), con un buon album (pur massacrato dalla critica) che riprende tutti gli schemi del sound originale, ha buone canzoni e un bel tiro.
Un'operazione forse un po' azzardata e foriera di perplessità pur se il risultato sia molto piacevole.
Ospiti Pennywise e H.R. dei Bad Brains.

THE ALARM - Transformation
A un anno dalla tragica scomparsa del leader Mike Peters, esce l'ultimo album degli Alarm, in lavorazione al tempo e completato successivamente. Si ripete, per l'ultima volta, la loro tutto sommato efficace formula che mette(va) insieme Clash, l'enfasi degli U2, un po' di Big Country e di Bruce Springsteen. Li avevo molto apprezzati agli inizi con "Declaration" "Strenght", anche dal vivo con uno spettacolo convincente. Con le dovute "cautele" è buon album, ben fatto e pieno di pathos.

JACKIE MENDEZ - This is Jackie Mendez
E' cresciuta a Los Angeles con 2Tone e original reggae come colonna sonora.
E si sente in questo eccellente esordio, molto reggae e rocksteady oriented, con pennellate soul, cantato e suonato benissimo, melodie accattivanti, brani di altissima qualità.
La colonna sonora per l'estate rovente in arrivo passa anche di qua.

FRIDAY FUZZ – Much Funk About Nothing
Il collettivo Friday Fuzz, composto da Marco Leo, Cesare Pizzetti, Elvin Betti e Niccolò Barozzi, già a fianco di grandi musicisti italiani, all’esordio con un album strumentale, in cui riprendono il classico sound funk che rimanda alle colonne sonore dei film anni Settanta. Il tutto eseguito con estrema perizia tecnica, al servizio di un perfetto groove che rende gli undici brani deliziosi.

OSAKA FLU – Lasciateci divertire
E’ sempre un piacere ascoltare un album come questo, in cui le influenze e i riferimenti sono talmente vasti che diventa complesso catalogare il lavoro sotto un “genere” ben definito. In questo caso, come da sempre ci ha abituato la band aretina, attiva dal 2010 e con quattro album alle spalle, si viaggia su basi prevalentemente di gusto punk e indie rock chitarristico dal taglio abrasivo. Ma, al contempo, non mancano sguardi alla canzone d’autore italiana nella sua più nobile accezione (dalle parti di un Fabrizio De André come non è mai stato, tra punk e pub rock – vedi Andrea), imprevedibili sferzate hardcore (Rumore), lo fi acustico (Io voglio decrescere) e tanto altro. Un disco che trasuda personalità, vigore e freschezza propositiva.

AFRICA UNITE – Nero su Nero – Manca il Fiato
Tornano i Maestri del reggae italiano con un nuovo strepitoso ep di cinque brani. Bunna e Madaski continuano ad essere schierati, in prima linea, con testi militanti, contro l’attuale follia guerrafondaia che sta affossando il mondo. Il loro irresistibile reggae sound assume un groove funk in Il silenzio dell’assenso, torna ai ritmi più classici in Colla a caldo, affiancati dai Circus Punk, si diluisce in una stupenda lover song in Nero su nero, scritta originariamente per Alborosie e riarrangiata per l’occasione. E dopo l’ottima Uomini, si chiude a ritmo rocksteady con un altro gioiello come Brand New Jacket. Pura eccellenza.

ATOM LUX – Kamikaze Butterfly
Continua il percorso lisergico di Atom Lux, con un nuovo ep di cinque brani, imprevedibili, psichedelici, dalle tinte stoner, che attingono spesso dalla lucida follia dei King Gizzard and the Wizard Lizard (a loro volta figli dei voli mentali dei Gong di Daevid Allen). I ritmi sono travolgenti, i suoni aspri e crudi, le composizioni di prima qualità. Dopo l’exploit dell’album “Voidmaze Dopamine Salad” si aggiunge un nuovo eccellente tassello alla cavalcata di Atom Lux.

FIESTA ALBA – Drops of sunshine in the city of spectres
Sempre avvolta nel mistero, la band romana firma il terzo capitolo del suo percorso musicale, addentrandosi ancora di più in meandri sonori poco codificabili. In cui entrano elettronica, fusion, poliritmi, world music, alt rock e tanto altro. Una proposta a tratti spiazzante per quanto è originale e innovativa (che talvolta sembra guardare al mondo artisticamente più contaminato caro a David Byrne) e che non finisce di stupire. Uno dei nomi più intriganti in circolazione.

ARTISTI VARI – Wild Honey Sampler 2026
Diciannove brani tratti da uscite recenti e di prossima pubblicazione per la Wild Honey Records, una delle etichette più interessanti e attive nella scena rock ‘n’ roll italiana. Una compilation gratuita che abbraccia tutto lo scibile della produzione dell’etichetta, tra Deniz Tek, New Christs e i Peawees, Radio Days e Bee Bee Sea, attraverso canzoni serrate, ruvide, pop, garage, beat, punk. Un gran piacere ascoltare un album del genere. A suo modo, perfetto!

ASCOLTATO ANCHE:
DOWN TO THE BONE (buon acid jazz funk, pur se prevedibile e risaputo), REGGAE WORKERS of the WORLD (reggae dalle varie contaminazioni, gradevole e poco più), THE UNSUSTAINABLES (ottimo ska/rocksteady, in chiave tradizionale, con qualche riferimento soul),

LIBRI

Dean Orton - A life in Lambretta. The story of a Professional Mod
Dean Orton è un volto noto e nome iconico nella scena mod ma soprattutto scooteristica italiana.
Arrivato tempo fa nella penisola, ha fatto della sua passione per la Lambretta una vera e propria professione, diventando un riferimento per gli amanti del veicolo.
In questo libro (in inglese) racconta la sua storia e soprattutto una marea di divertentissimi aneddoti: dal rocambolesco arrivo in Italia in scooter dall'Inghilterra per partecipare a un raduno mod, ai viaggi in Grecia dove recuperare mezzi d'epoca da restaurare, al vagabondare in mezza Europa sulla due ruote, al rapporto difficile con la burocrazia italiana, all'adattamento alle usanze nostrane che non sempre sono affini allo spirito britannico.
Un libro davvero divertente e ricchissimo di spunti piacevolissimi, anche di costume e rapporti sociali oltre che di un nutrito apporto fotografico.
In mezzo spuntano nomi noti della scena, a rendere ancora più piacevole e interessante la lettura.

Andrea Maccarone - Gli ultimi ribelli. Chi ha ucciso le sottoculture
Di sotto e contro culture si è parlato ripetutamente e a iosa, tra ricordi, ricostruzioni, documenti fotografici, ricerca delle radici. Maccarone approfondisce l'argomento con un saggio sociologico che parte da una veloce contestualizzazione delle varie forme sottoculturali (Teddy Boys/Rockers, Mods, Skinheads, Punk, Hip Hop etc) anche attraverso osservazioni che sintetizzano la loro essenza:
Le sottoculture giovanili trasformano oggetti e pratiche quotidiane in strumenti di resistenza simbolica.
Importante la sottolineatura di come il ruolo dei media abbia sempre compromesso la purezza e la stabilità delle sottoculture.
A proposito del movimento Hippie e del Festival di Woodstock:
La copertura massiva dell'evento contribuì a trasformare un'esperienza controculturale in un femnomeno globale, accelerandone al tempo stesso la diffusioine e la successiva normalizzazione.
Quando una sottocultura diventa visibile e mediatizzata su larga scala, perde parte della sua carica oppositiva.
Tra le conclusioni dell'analisi, la constatazione di come le sottoculture non siano mai statiche e contuino a ridefinirsi.
E infine il cambiamento epocale causato dall'arrivo di internet e soprattutto dei social:
Hanno permesso la costruzione di una pericolosa cultura dell'immagine fondata su modelli studiati per ricevere la massima attenzione dalla platea degli utenti.
Tutto ciò ha prodotto un livellamento dei modelli espressivi e di comunicazione, annientando le sfumature e la forza dell'originalità.
I social network offrono opportunità di conoscenza ma obbligano i linguaggi a uniformarsi per essere veicolati.
Le nuove generazioni grazie alla società delle piattaforme digitali, diventano autrici dei propri messaggi, padroni dei mezzi di comunicazione, e possono raccontare la propria realtà senza intermediazione.
Si supera così l'ostacolo del filtro giornalistico, instaurando un rapporto diretto tra mittente e destinatario.
La conclusione è amara: partendo dalla constatazione del mancato ricambio generazionale nell'ambito delle sottoculture tradizionali: La ribellione, a quanto pare, non attrae più.
Chiude il libro una serie di interessanti testimonianze di Irish Jack (storico mod dei 60, ispiratore del personaggio di Jimmy in "Quadrophenia"), Steve Diggle dei Buzzcocks, Mike Joyce degli SMiths, Kev Roberts, DJ del Wigan Casino e Rick Witter dei Shed Seven.

Francesco Abate - Gli indegni
Una vicenda (non autobiografica, precisa l'autore ma in cui tanti di "noi" si possono facilmente riconoscere) che si svolge negli anni Ottanta del punk, new wave e affini, tra amori disperati, speranze adolescenziali, fughe a Parigi e Londra, eroina, in una corsa scomposta e scarmigliata alla ricerca dell'immortalità giovanile.
Ci sono le sottoculture, le botte, le lacrime, le strade divise.
Il romanzo si configura come un racconto molto fedele alle vicende di quegli anni, spesso aspro, altrettanto ironico e spensierato.
La scrittura è precisa, fresca e coinvolgente, il libro più che riuscito.

Claudio Cicolin - Della Chitarra e del Mistero
Cinque racconti sospesi tra realtà e fantasia, legati dal ruolo della chitarra, filo conduttore che unisce destini, visioni e ossessioni. Non a caso visto che l'autore ha dato vita a un progetto video su YouTube, diventato il canale didattico di chitarra più seguito in Italia con 280.000 iscritti.
I racconti nascono dalla lettura di scrittori iconici come Edgar Allan Poe e Italo Calvino, diretti ispiratori delle narrazioni e si muovono verso un mondo sonoro che cita Smiths e Brian May, Oasis e Robert Johnson e uno letterario che spazia da George Orwell a Alessandfro Baricco.
Lettura interessante sicuramente originale.



COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".

APPUNTAMENTI

Venerdì 3 luglio, ore 21. Presentazione libro "Keith Moon, batterista" a Piacenza, Libreria Fahrenheit 451", via Legnano.

NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour

Venerdì 10 luglio: Bologna “Frida”
Sabato 11 luglio: Festival Increa Masnada (Milano)
Venerdì 31 luglio: Cervia “Planet Rock”
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