sabato, ottobre 20, 2012

Soul Time !


Puntata monografica della rubrica settimanale del sabato "Soul Time!" per un veneto speciale.

Ogni volta che parlo di Paolo Apollo Negri e dei suoi lavori sono costretto (e me ne vanto) alla solita premessa. Condivido con lui anni di militanza nel Link Quartet, amicizia e una lunga serie di collaborazioni proseguita negli anni in vari progetti e che avrà seguito prossimamente.
Detto questo nulla mi può impedire di restare a bocca aperta di fronte a questo suo nuovo progetto chiamato AN APPLE DAY e condiviso con la sezione ritmica di Fred Leslie's Missing Link ( basso e batteria) e la chitarra di Marco Percudani.
In "Yes we can" ci sono 13 brani con altrettanti ospiti alla voce, tra i talenti più freschi della scena funk soul mondiale: Abdominal, BluRum13, Lee Fields (personaggio attivo dal 1969 e che con gli Expressions ha licenziato un eccellente album soul come “My world”), Tyra Hammond, Rhiannon Giddens, Ria Currie, Lyrics Born, Glen David Andrews, Naomi Shelton & The Gospel Queens, Michelle David, Kylie Auldist and Richard Roundtree (attore in “Shaft” , “radici” e in parecchi episodi di “Desperate housewives”).

Si tratta di voci eccellenti, colte al massimo dell’espressività, al cospetto di brani pescati con cura certosina in un repertorio sterminato che va da Hendrix (“Izabella”) agli Audioslave (“Cochise”), dai Cream e Led Zeppelin ai Wolfmother, via Gil Scott Heron (“The revolution will not be televised”..coraggiosa versione perfettamente riuscita) e Lenny Karvitz (“Tunnel vision”).
Non stupiscano gli improbabili accostamenti: tutto viene passato attraverso un filtro funk soul che li ripulisce da eventuali “scorie” inadeguate all’atmosfera intensamente black che pervade tutto l’album.
Il supporto di base è esplosivo, con l’Hammond (o il Fender Rhodes) di Paolo sempre presente ma mai invasivo, sapientemente discreto negli assoli, la ritmica precisa, groovy, potente, energica con il fantasma dei JB’s e dei Meters che aleggia bonario in ogni solco e che goduria gli interventi decisamente “rock” della chitarra di Percudani che modernizzano il clima 70’s.

Siamo infatti dalle parti dei mid 70’s, zona Bronx e Harlem, sapori blaxploitation, blackness all’ennesima potenza, deep funk ma il tutto suona terribilmente fresco, moderno, attuale, prospettico.

E questa è la forza dell’album e del progetto.
Black power! Nel sangue, nelle dita, nell’anima.
Ci vuole talento, qualche migliaio di dischi con gente di colore in copertina passati sotto la puntina, un’ anima che da qualche parte conserva uno spicchio di Africa e un cuore che, non si sa come, in quegli anni, batteva già al ritmo di “Papa’s got a brand new bag”, “Funky chicken”, “Cissy strut”.

Black power, sisters and brothers, black power.

Il disco lo trovate qui: http://label.tanzanmusic.com/catalogue/an-apple-a-day/yes-we-can

4 commenti:

  1. Cobol mi era piaciuto assai, adesso sotto con questo. Spero sia altrettanto bello.

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