martedì, gennaio 21, 2014

Intervista a Moreno Spirogi degli Avvoltoi



Dopo FEDERICO FIUMANI dei DIAFRAMMA, al giornalista FEDERICO GUGLIELMI, ad OSKAR GIAMMARINARO, cantante e anima degli STATUTO, al presidente dell'Associazione Audiocoop GIORDANO SANGIORGI, a JOE STRUMMER, a MARINO SEVERINI dei GANG, a UMBERTO PALAZZO dei SANTO NIENTE, LUCA RE dei SICK ROSE, LUCA GIOVANARDI e NICOLA CALEFFI dei JULIE'S HAIRCUT, GIANCARLO ONORATO, LILITH di LILITH AND THE SINNERSAINTS, a Lorenzo Moretti, chitarrista e compositore dei GIUDA, il giornalista MASSIMO COTTO, a FAY HALLAM, SALVATORE URSUS D'URSO dei NO STRANGE e CESARE BASILE, spazio oggi a MORENO SPIROGI, immarcescibile voce degli AVVOLTOI, uno dei primissimi (il primo?) a riscoprire il valore e lo spessore del BEAT ITALIANO nei primi anni '80.

Le altre interviste le trovate qui: http://tonyface.blogspot.it/search/label/Le%20interviste

1)
Gli Avvoltoi sono stati tra i primissimi a rivalutare il beat italiano in tempi in cui il massimo complimento che riceveva era “stupida canzonetta”.
Nel 2014 c’è, secondo te, un pubblico giovane che si appassiona a queste cose oppure è sempre più solo estetica o uno dei tanti generi da seguire?
“Una volta” chi seguiva certe direzioni vi si dedicava in toto, dall’estetica agli ascolti facendone uno stile di vita ed un’etica. Esiste ancora secondo te una simile attitudine ?


In questo periodo storico il pubblico giovane è disorientato, o meglio non ha più il gusto di dedicarsi anima e corpo ad una tendenza in particolare.
Al giovane è quasi imposta una ricerca frenetica per via di tutte le nuove fonti di facile possesso.
Ai nostri tempi appartenere era anche crescere, fare parte di un movimento, si vivevano più intensamente le cose e di conseguenza avevi risultati meno superficiali o meno contaminati dall'esterno.
Vedo ragazzi che hanno ancora voglia di appassionarsi ma i tempi sono cambiati, sono ogni giorno distratti e hanno troppe informazioni con la conseguenza di perdere il gusto della scoperta che è stata proprio la nostra forza e delle generazioni antecedenti alla nostra Utopia

2
In Italia dagli anni 60 in poi la canzone popolare e quella più sotterranea hanno spesso avuto connotati sociali e politici (dai Nomadi ai cantautori “impegnati”, dagli Stormy Six al punk).
Mi sembra che, fatte poche eccezioni, nonostante una realtà di disoccupazione, disagio (e disastro) sociale in ogni ambito, la musica italiana ne parli sempre meno e sia sempre più rivolta ad altri argomenti.
Cosa ne pensi ?


Negli anno 60 e 70 c'era il sentore di "poter cambiare il mondo", una presa di coscienza collettiva in crescita, non c'era nessun muro davanti, l'informazione non dettava i ritmi.
Col tempo lo spirito critico ha avuto un percorso sempre più singolarista scalzando quasi del tutto quello dell'unione e della massa.
La protesta degli anni '60 era su basi tendenzialmente approssimative, era una prova di protesta, acerba e ingenua ma genuina.
Nel decennio successivo la posizione dei giovani è stata più netta e forte ed è proprio in quel periodo che nascono i cantori di una generazione votata alla politica.
In questi anni esiste più che altro una rilettura neanche troppo aggiornata, gli argomenti ora non sono più confronto ma incoerenza soprattutto politica, ma anche sociale, di conseguenza è difficile cantare la nostra attualità perchè troppo confusa e farneticante, impossibile ottenere una posizione.
Naturalmente ci sono delle eccezioni che portano avanti il loro discorso senza distrazioni, vedi Gang, MCR ed altri.
Generalmente chi ascolta (o fà) musica adesso o ha voglia di divertirsi, stanchi dell'imbarazzante bombardamento mediatico in generale, o affronta il tutto in maniera autoreferenziale e introversa.
Il mercato discografico e le tematiche sono cambiate, dalla fierezza dell'essere indipendenti, all'ansia da mercato e questo anche nei piccoli.
Infatti negli ultimi anni, chi si professa indipendente o indie (termine imbarazzante) vuole arrivare, vuole il disco nelle classifiche e dà credito alle stesse, ovviamente negli anni che vanno dal 70 al 90 era esattamente il contrario.

3
Vivere di musica in Italia è praticamente impossibile se non scendi a pesanti compromessi. Nonostante ci sia comunque interesse e un potenziale pubblico.
Cosa manca, soprattutto cosa è mancato in questi anni ?


Questo è un discorso lungo.
In Italia ci si vergogna di essere italiani, principalmente chi ha a che fare con l'arte e affini.
Guardiamo sempre e troppo ai modelli stranieri, ti faccio un esempio; se una squadra di calcio di serie C si atteggia da squadra di serie A non concluderà mai niente, deve farsi il culo per giocare al meglio il suo campionato ed onorarlo, poi magari lo vince e viene promossa in B e così via.
Noi siamo in C.
E' questione di mentalità, negli anni '70 in questo senso eravamo messi peggio, eppure sono emersi gruppi che hanno fatto la storia del rock mondiale, vedi Area, P.F.M, il Banco ed altri e qualche etichetta investiva sulla capacità creativa.
Ci dobbiamo rendere conto che la musica non è nata in America o in Inghilterra, loro sono solo "portatori sani", hanno creato un businnes.
Ovviamente non è sbagliato prendere come riferimento chi ha saputo investire sulla musica, dico solo che in Italia le potenzialità ci sono, eccome!
Poi ci sono vari casi, c'è chi ci riesce a guadagnare, chi riesce a sopravvivere, chi ci prova e non riesce e chi non gliene frega un cazzo di farci dei soldi.
Poi è anche vero che un gruppo che parte dal basso e riesce a fare "successo" viene automaticamente considerato un venduto, anche senza cambiare la personale linea musicale, magari tanto apprezzata prima.
Mentalità e strutture spesso vanno di pari passo.

4
Il vinile rimane per chi ha passato una certa età un supporto iconico da cui è ben difficile staccarsi.
Pensi che come da ogni parte pronosticato il supporto “fisico” sia destinato ad essere inevitabilmente sostituito dalla cosiddetta “musica liquida” fatta di file e mp3 ?


Spero proprio di no!
Il problema che in Italia non c'è più attenzione per la musica, ha perso il significato originale.
Mi vengono i brividi a pensare che i ragazzi ascoltino musica solo sul computer o in altri formati che non rendono giustizia al valore di un disco.
Il vero problema è che i giovani, che potenzialmente sarebbero i maggiori acquirenti, hanno altri interessi, la musica per la maggior parte di loro è sottofondo.
Il vinile ha una sua funzione, il possesso, il calore, niente telecomando.
Il vinile è fisico, è un messaggio e spero non si perderà mai quel ruolo di unione, quella capacità di sorprenderci che in fin dei conti ha sempre avuto.

5
Per molto tempo Bologna è stata in qualche modo una delle principali città di riferimento della scena “indie”/alternativa italiana e centro propulsivo per arte e musica.
C’è ancora qualcosa di quel fermento ?


C'è da dire che la mia generazione ha vissuto un periodo decisamente magico quindi mi è difficile essere obiettivo verso la nuova.
In tutti i casi le cose sono cambiate, la geografia e la mentalità si sono aggiornate ai tempi, ormai è impossibile tracciare le zone di fermento e riferimento, c'è un livellamento a livello nazionale.
Tornando a Bologna, in effetti c'è ancora tanto da fare ed esiste ancora un "giro" ma in linea di massima, date le premesse precedenti, troviamo molto appiattimento culturale, i locali, quasi tutti, non propongono ma si adattano alle esigenze musicali degli utenti.

6
Gli Avvoltoi dopo gli inizi fedelmente beat hanno saputo destreggiarsi in mille rivoli della canzone “rock” di stampo italiano, rimanendo attaccati a certe radici ma evolvendosi spesso in molteplici altre direzioni.
C’è qualche ulteriore sentiero che state per esplorare nell’immediato futuro.


Beh, intanto ti ringrazio perchè sei un attento osservatore.
Quello degli Avvoltoi è stato un percorso particolare, sono successe tante cose.
Già il fatto di avere quasi trent'anni di carriera è indice di avventura e cambiamenti, soprattutto per i livelli che abbiamo sempre tenuto.
Abbiamo cambiato spesso formazione, siamo stati in stand-by in vari periodi e non abbiamo mai avuto (o voluto) successo mainstream (si dice così?).
E così dal Beat iniziale ci siamo spostati col tempo in varie direzioni, spesso poco capite dalla stampa, abbiamo acquistato personalità e adesso siamo Gli Avvoltoi, col nostro bagaglio sul groppone.
Ogni volta che si sostituisce un elemento, quest'ultimo porta con se novità e un proprio stile.
Ti devo dire che spesso questa è stata la forza del gruppo.
Sicuramente ci sarà un'ennesimo spostamento di suond e come sempre ci saranno delle sorprese...
Dal vivo invece, siamo rimasti spesso schiavi del nostro passato, molti locali o gestori ci chiamano ancora per sentirci riproporre i primi brani, quelli di stampo più sixties e noi lo facciamo volentieri...
Ultimamente in parallelo agli Avvoltoi, stiamo portando in giro "Storia Di Un Gruppo Ridicolo", si tratta di uno spettacolino che ripercorre la storia del gruppo tra canzoni, aneddoti e ricordi di un trentennio di musica in chiave ironica, divertente e divertita così come nel libro.
Il progetto si chiama Questi Avvoltoi e vede impegnati il sottoscritto insieme a Nicola Bagnoli e Michele Rizzoli.

7
La consueta lista dei dischi da portare sull’isola deserta e un disco degli Avvoltoi che consiglieresti a chi non vi conosce.

Dai! Lo sai che è impossibile!
Ci provo, anche se mi toccherà lasciare fuori tantissimi dischi...
Un disco degli Who (quale???)
Un disco di Gaber New Trolls 69 o Le Orme
Balletto Di Bronzo "Sirio 2222"
I Giganti "Terra in bocca" oppure "Orfeo 9" di Tito Schipa Jr.
I primi due di Patto
Poi mi toccherà andare di compilations così ti frego:
Nuggets, Rubble...
Una con Morricone, Trovajoli ecc...
Una con Units, Xtc, Undertones, Jam, Echo, Cope.....
No dai!!! Poi altri mille.....

Degli Avvoltoi consiglierei "Storia Di Un Gruppo Ridicolo", libricino con cd contenente la storia del gruppo.

11 commenti:

  1. Bravissimi gli Avvoltoi ! Tra i gruppi più divertenti che abbia mai visto.
    S

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  2. Io li trovo anche piuttosto innovativi. Hanno saputo spostarsi dal classico beat italiano a sonorità sempre più particolari che vanno a scavare nella canzone d'autore meno conosciuta dei 60's e 70's.

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  3. Evviva Moreno Spirogi!
    Testimone senza tempo..
    Il solito abbraccione da Torino

    Cristiano

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  4. Infatti,Tony,l'album Terra in Bocca (molto bello e "importante") dei Giganti e' un consiglio prezioso..abbiatelo
    C

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  5. Lo volevo inserire negli Insospettabili ma è meglio in Get back, ottimo album sulla mafia in tempi insospettabili (ops)

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  6. Molto meglio in Get Back !
    I Giganti non mi sembrano insospettabili per niente,in quanto costituivano una delle formazioni più originali e particolare di tutto il panorama italiano...praticamente un gruppo Doo-Woop inserito in un contesto BEAT !
    "Terra in bocca" fu un mezzo flop commerciale,causa principale dello scioglimento,perchè la RAI ne impedì la programmazione,trattandosi di un tema troppo scottante e delicato. E' un bene che ci sia,ancora oggi,qualcuno che si renda conto di quanto ostracismo e censure abbian subito certi artisti di valore.
    Concordo in pieno con Moreno,quando parla dell'esterofila congenita di questo paese...è una condanna che ci trasciniamo da decenni. URSUS

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  7. Ho incontrato Moreno di persona solo una volta, nel 1993. Dividevamo un palco, io con Le Madri, lui co Gli Avvoltoi. Eravamo in provincia di Torino a un festival chiamato "Rock Around The Cross"... Però ho avuto a che fare con lui in tempi recenti, quando stavo realizzando il tributo ai Krisma. Mi ha offerto la cover di "Guardami, Aiutami, Toccami, Guariscimi ". Pur nei limiti dei rapporti epistolari/elettronici, è stato un incontro stupendo. Mi è sembrato una persona onesta e sincera, di quelle che sanno stare al mondo, senza credersi stocazzo ma conoscendo il proprio valore. Ce ne fossero si personaggi così. oggi basta aver inciso un pezzo su una compilation on line di Rock.it e si credono selle superstar :)

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  8. Anche se è solo "per noi" che i Giganti sono da considerare in tal guisa...per il 99% della popolazione italica è un gruppo "leggero" che ha avuto a che fare con il beat e Terra in bocca un disco assolutamente sconosciuto

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  9. ...fra l'altro, qualche anno fa', mi sembra che Terra in bocca fosse stato ristampato, con accluso libro. Ero stato alla presentazione, al Teatro Fraschini di Pavia, dove una bella band (con Ellade Bandini, Ares Tavolazzi, Vince Tempera, Mino De Martino dei Giganti, e uno stuolo di musicisti pavesi) ripresero per intero il disco. Gran bello spettacolo.

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  10. well great Avvoltoi ,...e da grande amante del vecchio doo-wop devo dire che , in effetti,pensandoci, la 'vecchia volpe' Ursus ha ragione,..nelle 'elucubrazioni' vocali de i GIGANTI c'erano 'rimandi' doo-wop,..è vero,...era un beat atipico

    the Wanderers:)=

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  11. e claudio spirogi?

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