L'amico PIER TOSI ricorda il talento del grandissimo SLY DUNBAR recentemente scomparso.
Intanto un podcast dell ostesso Pier Tosi per approfondire la figura del grande musicista attraverso la sua storia e la sua musica:
https://www.podomatic.com/podcasts/piertosi/episodes/2026-02-03T15_01_19-08_00
La definizione di batterista è sicuramente riduttiva parlando del giamaicano Sly Dunbar, uno dei personaggi più importanti in assoluto della storia del reggae ed il più grande ambasciatore dell’attitudine ritmica dell’isola nel mondo attraverso le tante collaborazioni con personaggi più o meno noti appartenenti ad altri ambiti.
Le definizioni più adatte sarebbero quelle di un esploratore o di uno scienziato del ritmo: per decenni Sly ha posto il suo suggello ritmico su migliaia e migliaia di brani reggae (si è stimato che alla fine degli anni settanta il 90% dell’ingente produzione musicale dell’isola avesse la sua batteria) creando con la sua attitudine e con le sue mani tante nuove tendenze.
Nato il 10 maggio del 1952 si è innamorato poco più di bambino del suono dello ska degli Skatalites ed ha ben presto deciso di diventare batterista professionista lasciando la scuola e facendo tesoro degli insegnamenti dei suoi primi mentori Carlton Barrett degli Upsetters (in seguito batterista di Bob Marley) e Mickey Boo Richards della Now Generation.
I suoi debutti in studio sono memorabili: il giovanissimo Sly si lega al tastierista Ansel Collins e con lui registra a sedici anni non ancora compiuti ‘Night Doctor’, brano che Ansel cede a Lee Perry che lo pubblica in UK come The Upsetters ottenendo un buon successo presso il pubblico mod e skinhead.
Poco meno di un anno dopo torna in studio con Ansel ed il vocalist Dave Barker e suona la batteria in ‘Double Barrell’, brano che raggiunge addirittura il numero uno delle pop chart inglesi nel marzo del 1971.
Tra le bands giovanili di cui fa parte, l’esperienza più importante è quella con gli Skin, Flesh & Bones.
La band si mette in luce per la cover reggae di ‘Here I Am Baby' di Al Green cantata da un superlativo Al Brown e per essere una delle migliori backing bands del momento andando addirittura in tour in UK con Dennis Brown.
Il giovane batterista diventa la scelta di preferenza di produttori come Niney The Observer, Joe Gibbs e Sonia Pottinger.
Nel 1973 incontra il bassista Robbie Shakespeare: con questo musicista si accorge di condividere l’enorme passione per il soul ed il funk/disco e l’attitudine alla sperimentazione sonora, ben presto diventano inseparabili ed il binomio Sly & Robbie diventerà nei decenni sinonimo di alti standards qualitativi e di innovazione.
Nel 1976 Sly diventa il batterista dei Revolutionaries, la in-house band dei neonati studi Channel One posseduti dalla famiglia di origine cinese Hoo-Kim.
Sperimentando in studio con Jo Jo Hoo-Kim, raddoppia il ritmo del reggae con dei colpi sul bordo del rullante dando grande incisività ad un nuovo pattern ritmico che prende il nome di ‘rockers style’ definendo in pieno la sua era.
Chi ascolta questi ritmi per la prima volta pensa che siano frutto di un effetto di echi dub e non suonati semplicemente da Sly con le sue bacchette.
C’è chi scrive che il ‘rockers style’ riflette su disco il crepitio dei fucili mitragliatori che riecheggiano a Kingston nella guerra civile che per motivi politici impazza in quel periodo in Giamaica.
Il primo esempio di ciò è l’album ‘Right Time’ (1976) dei Mighty Diamonds, un ‘instant classic’ che apre una serie copiosa di registrazioni di album di cantanti e gruppi ma anche strumentali e dub marchiati Channel One.
Le cose accadono molto in fretta: Sly & Robbie fondano anche la loro etichetta Taxi il cui primo enorme successo sarà ‘Soon Forward’ di Gregory Isaacs nel 1979. Qualche anno prima diventano però la sezione ritmica della ‘Word, Sound & Power’, la backing band di Peter Tosh.
Il leggendario cantante da ampio spazio nella sua produzione solista alle sperimentazioni ritmiche dei ‘gemelli del ritmo’ i cui frutti sono ascoltabili in capolavori come ‘Bush Doctor’ e ‘Mystic Man’.
Amico personale di Jagger e Richards, Tosh incide per la Rolling Stones Records, supporta in questi anni gli Stones in vari tour mondiali e queste esperienze in grandi arene in Europa ed in USA sono fondamentali per Sly & Robbie che si rendono conto che in questi contesti il suono relativamente più leggero di una reggae band non può competere con il volume di fuoco del rock.
Faranno tesoro di questo insegnamento nella esperienza successiva e cioè la parabola che porterà Black Uhuru ad essere il più acclamato gruppo reggae al mondo dopo la scomparsa di Bob Marley.
Le canzoni aspre e militanti del gruppo avranno infatti come contrappunto sonoro un suono potente ed influenzato dal rock, incisivo, tagliente e venato di dub che i due chiamano ‘the cutting edge’ e che compare già in ‘Showcase’, album che nel 1980 la Island Records distribuisce in tutto il mondo.
L’incredibile serie di albums del gruppo dal 1980 al 1983 stabilisce gli standards del reggae del futuro, in quegli anni è il turno dei Black Uhuru di aprire i concerti dei Rolling Stones ma la progressiva conquista del mondo si arresta a causa di un litigio interno al gruppo e la dipartita del cantante Michael Rose dopo la vittoria da parte dell’album ‘Anthem’ del primo Grammy Award di sempre nella categoria reggae.
Il gruppo continuerà ad esistere con il giovane Junior Reid al posto di Michael Rose ma il sound non sarà più lo stesso senza il tocco autoriale di Rose.
In tutto ciò comunque Sly & Robbie continuano ad andare in studio in Giamaica per un gran numero di produttori a volte seguendo le loro precise istruzioni ma spesso dando notevoli contributi in termini creativi.
La mossa successiva del boss della Island Chris Blackwell è di aprire dei nuovi modernissimi studi alle Bahamas che possano raggiungere uno status simile a luoghi sacri della musica come i Fame Studios, gli Electric Ladyland o gli Abbey Road: con i Compass Point Studios Blackwell vuole tra l’altro creare un ambiente dove artisti di vari generi possano registrare musica dando un aroma black e nella fattispecie caraibico alla loro musica anche attraverso l’utilizzo di un team di musicisti, i Compass Point All Stars, guidati proprio da Sly & Robbie.
Dallo studio passano Robert Palmer, i Tom Tom Club, Ian Dury ma l’artista di maggior successo legata a questi studi sarà la giamaicana Grace Jones con cui i musicisti collaborano in tre albums memorabili tra reggae e funk avveniristici con i granitici ritmi dei gemelli del ritmo, la voce algida di Grace e le pennellate di synth di Wally Badarou.
La altissima qualità del materiale di Black Uhuru e Grace Jones fa alzare le quotazioni globali di Sly & Robbie che entrano di diritto nel gotha dei più apprezzati musicisti ritmici a livello mondiale.
Nei due decenni successivi collaborano con personaggi come Rolling Stones, Bob Dylan, Bill Laswell, Fugees, KRS One, Herbie Hancock, Madonna, Jon Armatrading, Sinead O Connor, No Doubt ed anche con gli italiani Francesco De Gregori e Jovanotti.
Negli anni ottanta producono tanto reggae micidiale in Giamaica con artisti come Ini Kamoze, Dennis Brown e tanti altri.
A metà del decennio il reggae diventa interamente digitale e grazie al loro istinto ed alla grande esperienza di strumentisti analogici i due riescono ad ottenere risultati straordinari programmando drum machines e sequencers ma dando comunque al suono un grande calore e groove: in ambito dancehall l’evidenza di ciò è ‘Murder She Wrote’ di Chaka Demus & Pliers del 1991, enorme successo di quel periodo e tuttora acclamata come uno dei vertici di questo genere.
Continuano a lavorare fino alla morte di Robbie Shakespeare nel 2021 con la stessa visionarietà di sempre proiettandosi in varie direzioni sonore e producendo vari artisti, mescolando i loro ritmi con il folklore latino-americano o asiatico o registrando bellissimi dub albums.
Tra le ultime gesta citiamo i vari albums realizzati con il versatile cantante di Birmingham Bitty McLean o i vari tour mondiali come The Legends Of Reggae insieme a due maestri del jazz giamaicano come Ernest Ranglin e Monty Alexander.
venerdì, febbraio 06, 2026
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