Lunedì 24 aprile, ore 22, NOT MOVING LTD :
live al "Kelly's", Castelnuovo di Borgonovo (Piacenza), ore 22.
Not Moving LTD su FB
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Not Moving LTD on video
https://www.youtube.com/watch?v=j2nN9zpE1sQ
Domenica 16 aprile a CREMONA, allo Spoon via Bordigallo 16, alle 19 presentazione "Northern Soul".
Modera Davide Monteverdi.
Sabato 22 aprile a PARMA Galleria Bianca, Cubo, via La Spezia 90, alle 18, si parla di SOUL MUSIC.
Venerdì 28 aprile "Backdoor Festival" presenta "Northern Soul", ore 21.30 nella Casa del Popolo, via Francesca Sud 30, Castelfranco di Sotto (Pisa)
sabato, aprile 15, 2023
venerdì, aprile 14, 2023
Paul Weller - Magic: A Journal of Song
Paul Weller si racconta tramite un dettagliato ripasso della sua disocgrafia, da "In the city" a "Fat Pop (vol.1)", scegliendo vari brani, affrontando schiettamente temi scottanti come l'alcolismo (abbandonato il 1° luglio 2010 insieme all'abuso della cocaina), la morte dell'adorato padre, criticando senza problemi i suoi album meno riusciti (da "This is modern world" a "Modernism: a new decade, "Heliocentric", "Illumination"), ponendosi in modo molto confidenziale nei confronti del lettore (guidato dal giornalista Dylan Jones).
Con ennesima conferma della curiosa (ma efficace) usanza di cancellare, a fine registrazione di ogni album, ogni traccia inedita, demo, provino, per impedire un eventuale futuro riutilizzo per ristampe o confezioni deluxe.
Graficamente elegante e raffinato, ricolmo di memorabilia, 450 foto più o meno rare e i testi di un centinaio di canzoni, il libro è di pressoché esclusiva pertinenza per gli hardcore fan di Paul Weller che troveranno però un tassello importante per completare la conoscenza dell'arte, della vita, dell'ispirazione del Nostro.
Paul Weller
Magic: A Journal of Song
Genesis Pub Ltd
400 pagine
47 euro / 41 dollari
Etichette:
Libri
mercoledì, aprile 12, 2023
Fantastic Negrito - White Jesus Black Problems (film)
A rimarcare l'importanza artistica e di contenuto socio/politico e culturale dell'album dello scorso anno di Fantastic Negrito, "White Jesus Black Problems" va preso in considerazione anche il film, prodotto dallo stesso artista e diretto da Aerick Neal, che ben riassume il concept del disco.
Disco ispirato alla storia d’amore interrazziale dei suoi antenati, una serva bianca e uno schiavo di colore nella Virginia del 1750, che riporta temi come razzismo, sfruttamento e capitalismo ancora, tragicamente, attuali.
“Guardando indietro, sono rimasto colpito dal numero di parallelismi tra la loro epoca e la nostra.
Ovviamente non possiamo immaginare cosa si prova ad essere proprietà di qualcun altro, ma ci sono cose che possiamo osservare anche oggi: il consolidamento della ricchezza e del potere nelle mani di pochi, il trattamento disumanizzante di chiunque abbia un aspetto diverso o provenga da qualche altra parte, la lotta dei poveri uno contro l'altro.
Eppure, allora come oggi, tra tutto questo caos e difficoltà, puoi trovare persone coraggiose che fanno cose coraggiose…” .
Il sound e l'immaginario di Fantastic Negrito ci portano da James Brown a Gil Scott Heron, da Sly and the Family Stone a John Lee Hooker, dai Funkadelic a Prince e Jimi Hendrix.
Un (breve, 45 minuti) film da vedere e ascoltare:
https://www.youtube.com/watch?v=BGOBdCscvgo&t=2s
Etichette:
Film
martedì, aprile 11, 2023
Statuto
Riprendo l'articolo publicato sabato per "Il Manifesto".
La musica italiana, quella con cui siamo cresciuti deve annotare un altro triste e drammatico lutto.
Dopo l’improvvisa recente scomparsa dell’ex batterista dei Marlene Kuntz, Luca Bergia, siamo costretti a piangere Rudy Ruzza, bassista degli Statuto.
Con Rudy ho lavorato su alcuni dischi della band.
Persona solare, gioviale, sarcastica, bassista di primo livello, sorta di John Entwistle nostrano per la sua impassibile presenza sul palco, nel comporre una ritmica precisa e infallibile con il batterista Giovanni Naska, ad accompagnare le parole di Oscar Giammarinaro e la chitarra di Alex Loggia (che si è alternato nel gruppo con numerosi altri strumentisti).
La scomparsa di Rudy avviene proprio nell’imminenza dell’uscita di un album celebrativo della band di Torino, per il quarantennale di carriera.
“Bella storia” raccoglie la registrazione di un recente concerto nella città natale, in cui la band ripercorre i quattro decenni di carriera, con l’aggiunta di alcuni inediti in studio per l’occasione, che ne confermano la freschezza e la vitalità. Una (bella) storia che nasce con un legame indissolubile con la cultura mod, nel 1983 agli albori in Italia, e che si esprimeva spesso nelle piazze, che in ogni città diventavano un punto di ritrovo per le sottoculture, desiderose di affermare anche esteticamente la propria identità, esistenza, presenza sul territorio. Non esistevano internet, chat, cellulari, non di rado parte dei ragazzi e ragazze non aveva nemmeno il telefono in casa.
La dimensione di strada era necessaria per organizzarsi, contarsi, gestire le attività, gli incontri, i viaggi nelle altre città.
I mod torinesi trovarono la loro “patria” in Piazza Statuto.
E proprio in omaggio alla loro identità mod la band decise di chiamarsi Statuto. La piazza è tutt’ora luogo di incontro per tutta la scena mod locale (ancora numerosa e attiva) ma pure per tutti coloro che capitando a Torino sanno bene che ogni sabato nel tardo pomeriggio, lì, troveranno qualcuno del giro, così da più di quaranta anni. Lo stesso tipo di dedizione, caparbietà e convinzione che ha sempre caratterizzato la carriera degli Statuto.
Passata tra alti e bassi, problemi e resurrezioni, dopo periodi meno fortunati
. Sottolinea Oscar Giammarinaro (con Giovanni Naska Deidda membro fondatore della band e sempre presenti nei quattro decenni), a proposito delle difficoltà incontrate, soprattutto in contesti spesso ad altissimo livello discografico:
“Talvolta a livello professionale e gestionale/economico sicuramente, siamo stati troppo superficiali e ingenui nella firma di alcuni contratti e nel fidarci di persone sbagliate. Dal punto di vista artistico e ideologico invece, abbiamo sempre fatto ciò che ci sentivamo di fare, con totale libertà e istinto.”
La band passa così dalle prime autoproduzioni, alle grandi major del disco e al Festival di Sanremo.
Il primo 45 giri “Io Dio” / ”Balla” fu prodotto dal sottoscritto e altre persone nel 1986, raccogliendo soldi con la vendita nelle serate mod di cassette compilation (duplicate con due registratori stereo) di brani rari di Northern Soul o facendo pagare biglietti di poche migliaia di lire nei concerti che organizzavamo.
I proventi finirono nel disco, la cui copertina venne incollata a mano con il Vinavil, una ad una.
Tempi in cui l’autoproduzione era primitiva, pionieristica ma viveva soprattutto di entusiasmo.
Il 45 vendette bene, ne uscì un altro, la band si accasò prima con la Toast Records e approdò nel 1992 alla EMI.
Nel frattempo transitarono nel gruppo due eccellenze della musica.
Xico, al basso, meglio conosciuto successivamente come Ezio Bosso, che diventò il geniale compositore e direttore d’orchestra che abbiamo conosciuto, e Davide Rossi, tastierista, poi assurto a fama mondiale come arrangiatore e violinista con Coldplay, Depeche Mode, Siouxsie, Duran Duran, Robert Fripp, Vasco, Zucchero etc.
Prerogativa della band, anche a causa, di un’incessante attività live e discografica a cui non è sempre facile stare appresso, l’intercambiabilità dei componenti, passati a decine intorno al nucleo fondatore.
Grazie alla EMI arrivano al Sanremo con l’ironico e indimenticato “Abbiamo vinto il Festival di Sanremo”, irresistibile brano ska. Un sound che aveva caratterizzato fin da subito le loro sonorità (che dividevano con brani più energici di mod rock, alla Jam, ma che talvolta guardavano anche a swing, pop rock, beat, rhythm and blues, soul) e che furono tra i primissimi a suonare in Italia in modalità fedeli al groove originale e non nel modo caricaturale proposto da personaggi come Donatella Rettore e Alberto Camerini.
Tra le prerogative degli Statuto, posizioni politico ideologiche sempre nette e dirette, a fianco dei più deboli, per la giustizia sociale, contro i potenti.
Ne pagano le conseguenze quando in “E’ tornato Garibaldi” attaccano piuttosto esplicitamente la Lega Nord, che, ai tempi, nel 1993, stava crescendo a dismisura, venendo esclusi dalle programmazioni radiofoniche.
Si spostano musicalmente verso il Brit Pop di Oasis e Blur, per ritornare poi alle radici ska. Approdano, nel 1997, anche al Meeting dell’amicizia fra i popoli italiano e cubano all’Avana, dove suonano in Plaza de la Revoluciòn davanti a duecentomila persone.
Nel frattempo continuano a coltivare un’altra grande passione: il Torino, a cui dedicano spesso brani e omaggi, trovando il supporto della società e degli stessi calciatori, tra cui il mitico Paolino Pulici che compare anche in un loro video. La lista di album e collaborazioni si allunga, tanto quella di concerti e attività di sostegno per il sociale (dagli eventi per le famiglie delle vittime della tragedia della Thyssen Krupp a quelli per i licenziati e cassaingtegrati della Fiat di Chivasso e di Mirafiori), incidendo uno dei canti di lotta più incisivi degli ultimi anni, “In fabbrica”, insieme ai Gang.
Si dedicano anche a un’opera “rock” (in realtà musicalmente rimane nel consueto alveo ska/soul/beat) con “Amore di classe” e omaggiano il Northern Soul nell’album “Come un pugno chiuso” in cui rivisitano in italiano alcuni classici del genere (includendo “Alta velocità”, a favore del movimento No Tav).
Una storia lunga e che non vuole finire e probabilmente non finirà mai, soprattutto nel cuore di chi li ha sempre seguiti e amati.
Oscar Giammarinaro ha voluto ricordare così l’amico Rdy Ruzza:
“Rudy Ruzza è entrato a far parte degli Statuto nel 1989. Dopo Ezio Bosso, avevamo bisogno di un bassista con intenzioni professionali e avevamo messo un’inserzione. Rudy si presentò vestito con giubbotto di pelle e capelli lunghi.
Lo provammo ugualmente e ci convinse pienamente come capacità musicali ma gli spiegammo che per suonare doveva tagliarsi i capelli e vestirsi in stile mod. Accettò e da allora mantenne sempre l’impegno, non solo esteticamente ma acquisendo conoscenza e competenza tecnica musicale in tutti i i generi ascoltati da noi Mod. La sua dedizione e senso di appartenenza agli Statuto è stata totale.
A novembre era stato operato per un tumore al colon e stava facendo un ciclo di chemioterapia che stava dando buoni risultati. Era riuscito a suonare i bis nel concerto in cui abbiamo registrato il disco live dei 40 anni.
E proprio per il tour dei 40 anni si stava adoperando non solo musicalmente ma anche organizzativamente, collaborando con il nostro manager Francesco Venuto nella minuziosa ricerca di festival e situazioni estive dove poter suonare.
Si sentiva bene ma per essere sicuro che eventuali suoi problemi di salute potessero crearci problemi nel tour, aveva pre allarmato il nostro Ennio Piovesani.
Purtroppo il cuore si è troppo affaticato e ci ha lasciati improvvisamente mentre dormiva.
Proprio per lui e perché lui voleva così, gli Statuto non si fermeranno e per i 40 anni di attività faranno il tour e usciranno con il disco che contiene il suo ultimo concerto con noi.
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Mod Heroes
venerdì, aprile 07, 2023
Appuntamenti
Questa sera a Cesena al "Big Barré" tornano i NOT MOVING LTD.
https://www.facebook.com/events/1240691796872636
Lunedì 24 aprile:
live al "Kelly's", Castelnuovo di Borgonovo (Piacenza), ore 22.
Not Moving LTD su FB
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Not Moving LTD on video
https://www.youtube.com/watch?v=j2nN9zpE1sQ
Domenica 16 aprile a CREMONA, allo Spoon via Bordigallo 16, alle 19 presentazione "Northern Soul".
Modera Davide Monteverdi.
Sabato 22 aprile a PARMA Galleria Bianca, Cubo, via La Spezia 90, alle 18, si parla di SOUL MUSIC.
Venerdì 28 aprile "Backdoor Festival" presenta "Northern Soul", ore 21.30 nella Casa del Popolo, via Francesca Sud 30, Castelfranco di Sotto (Pisa)
https://www.facebook.com/events/1240691796872636
Lunedì 24 aprile:
live al "Kelly's", Castelnuovo di Borgonovo (Piacenza), ore 22.
Not Moving LTD su FB
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Not Moving LTD on video
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Domenica 16 aprile a CREMONA, allo Spoon via Bordigallo 16, alle 19 presentazione "Northern Soul".
Modera Davide Monteverdi.
Sabato 22 aprile a PARMA Galleria Bianca, Cubo, via La Spezia 90, alle 18, si parla di SOUL MUSIC.
Venerdì 28 aprile "Backdoor Festival" presenta "Northern Soul", ore 21.30 nella Casa del Popolo, via Francesca Sud 30, Castelfranco di Sotto (Pisa)
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I me mine
mercoledì, aprile 05, 2023
Ringo Starr - It don't come easy / 1970
Uno dei migliori brani incisi da un ex Beatles.
Prevalentemente composto da George Harrison, ne cedette tutti i diritti all'amico Ringo.
"I wrote this song with the one and only George Harrison." (Ringo)
Inzialmente intitolato You Gotta Pay Your Dues nel febbraio 1970 ne venne inciso un demo ad Abbey Road, durante le registrazioni delll'album solo di Ringo "Sentimental journey" con George alla chitarra acustica ed elettrica, Ringo alla batteria, Klaus Voormann al basso, Stephen Stills al pianoforte, Peter Ham e Tom Evans dei Badfinger ai cori.
Nel demo si sentono chiari i cori "Hare Khrisna", che nella versione definitiva saranno mixati a volume più basso, meno percettibile, sotto l'assolo di chitarra.
In cabina di regia George Martin.
It don't come easy demo cantato da George Harrison
https://www.youtube.com/watch?v=5k8jSRZpitc
La versione definitiva fu completata successivamente, l'8 marzo, con Mal Evans al tamburello e Ron Cattermole al sax e alla tromba, ai Trident Studios e con l'aggiunta della traccia vocale di Ringo e un pianoforte di Gary Wright in ottobre .
Fu pubblicato nell'aprile 1971 e raggiunse il quarto posto delle classifiche inglesi e americane e il primo in Canada.
Versione finale
https://www.youtube.com/watch?v=bvEexTomE1I
Fu eseguito live al Concerto for Bangladesh nell'agosto 1971.
It don't come easy, live al Concert for Bangladesh
https://www.youtube.com/watch?v=LyqCV51HH0o
Ringo Starr lo ha costantemente inserito nei suoi live act a partire dalla sua prima All Starr Band del 1989 con Joe Walsh, Nils Lofgren, Dr. John, Billy Preston, Rick Danko, Levon Helm, Clarence Clemons, Jim Keltner.
https://www.youtube.com/watch?v=lDHOY8Zmo2o
Nel testo un cenno (consapevole) alla recente pessima fine dei Beatles e uno sguardo al futuro:
Dimentica il passato e tutti i tuoi dolori
Il futuro non durerà, presto sarà il tuo domani
Non chiedo molto, voglio solo fiducia
E sai che non è facile
Molto interessante e particolare la facciata B "Early 1970" un country rock (con George alla chitarra e piano e Kalus Voorman al basso) il cui testo fa esplicito riferimento agli altri tre Beatles. Al brano collaborò inizialmente anche John Lennon a livello di produzione. Ringo suona anche la chitarra acustica e il dobro.
Early 1970
https://www.youtube.com/watch?v=WEcgA2hzlWQ
Lives on a farm, got plenty of charm, beep, beep.
He's got no cows but he's sure got a whole lotta sheep.
And brand new wife and a family,
And when he comes to town,
I wonder if he'll play with me.
Laying in bed, watching tv, cookie!
With his mama by his side, she's japanese.
They scream and they cried, now they're free,
And when he comes to town,
I know he's gonna play with me.
He's a long-haired, cross-legged guitar picker, um-um.
With his long-legged lady in the garden picking daisies for his soup.
A forty acre house he doesn't see,
'Cause he's always in town
Playing for you with me.
I play guitar, a - d - e.
I don't play bass 'cause that's too hard for me.
I play the piano if it's in c.
And when I go to town I wanna see all three,
And when I go to town I wanna see all three,
And when I go to town I wanna see all three.
lunedì, aprile 03, 2023
Canzoni per bambini
Riprendo l'articolo pubblicato ieri per "Libertà"
Anche in ambito rock, non solo in quello più pop e leggero, le canzoni dedicate ai bambini non si contano.
A un figlio appena nato non si nega una canzone.
Da “Isn’t she lovely” di Stevie Wonder dedicata alla figlia Aisha al “Benvenuto” di Vasco Rossi per il neonato Luca la lista è lunghissima ma raramente i testi si discostano da affettuosi e commossi omaggi.
Più interessante il mondo poco frequentato e troppo spesso derubricato a minore e secondario delle canzoni più genericamente per bambini.
In un precedente articolo avevamo approfondito l’ambito relativo allo Zecchino d’Oro che nel corso degli anni ha visto fior di compositori di grido avvicendarsi nel ruolo di autori, da Lucio Dalla a Claudio Baglioni, Edoardo Bennato, Bruno Lauzi, Pino Daniele, Renato Zero.
Ci sono musicisti che hanno invece approfondito il tema delle canzoni per i più piccoli, sviluppandone le composizioni da un punto di vista artistico, non limitandosi a filastrocche facilmente memorizzabili ma cercando di trasmettere un messaggio attraverso musiche elaborate e ricche di arrangiamenti e soluzioni armoniche più che apprezzabili.
Prima di passare a lavori più oscuri non si possono non citare i soliti Beatles che scrissero alcune canzoni diventate poi celeberrime.
E se “Hey Jude” di Paul era dedicata al figlio di John, Julian, dopo la separazione dei genitori, “Yellow submarine” è invece il prototipo perfetto della canzone per bambini.
Cantata da Ringo Starr e modellata sulla sua voce, composta quasi esclusivamente da Paul è un’esplosione corale adattissima ai più piccoli. John dedicò invece a Julian, nell’”Album Bianco” la dolcissima “Good night”, anche questa con la voce di Ringo e un raffinato arrangiamento orchestrale.
vCi aveva già pensato Pete Seeger, ispiratore di Bob Dylan, cantautore folk militante e impegnato politicamente, con il suo album d’esordio del 1953, “American Folk Songs for Children”, in cui riprendeva vecchie canzoni per bambini con il banjo.
Lo stesso Seeger utilizzò il genere usando le parole metaforicamente contro la guerra in Vietnam, in particolare con “Abiboyo” dell’anno seguente.
Il suo album, del 2010, poco prima di morire, fu ancora dedicato ai bambini, “Tomorrow’s children” (il domani dei bambini) con lo scopo di fornire uno strumento per affrontare i problemi della vita futura.
L’Italia ha una lunga tradizione in merito, ricca di episodi di pura eccellenza.
Abbiamo ricordato la qualità compositiva messa a disposizione dello Zecchino d’Oro.
Bruno Lauzi ritrovò successo e notorietà a metà degli anni Settanta con due celebri canzoni per piccoli, “Johnny Bassotto” (di cui è autore del testo, con musica di Pino Caruso), cantata da Lino Toffolo ma soprattutto con “La tartaruga” (con musica nientemeno di Pippo Baudo) che si piazzò in vetta alle classifiche dei primi mesi del 1976 per sei settimane consecutive.
I due brani furono inclusi nell’album dello stesso anno, “Johnny il Bassotto, la tartaruga...e altre storie di Bruno Lauzi”, che comprende altre undici canzoni espressamente dedicate al mondo infantile (da “La biscia striscia” a “Il leprotto Zip”, con interessanti interventi autoriali del maestro Pippo Caruso, Ivan Graziani, i fratelli La Bionda), con tanto di splendida copertina di Bruno Bozzetto (autore dell’indimenticabile fumetto del “Signor Rossi”).
Poco tempo prima, di un’operazione simile era stato protagonista Sergio Endrigo ma in veste molto meno leggera e ludica, con l’album “Ci vuole un fiore”.
I testi furono affidati allo scrittore, giornalista e pedagogista Gianni Rodari, le musica allo stesso Endrigo, coadiuvato da Luis Bacalov (premio Oscar per le musiche de “Il postino”, al centro di una lunga causa di plagio proprio di un brano di Endrigo “Nelle mie notti”).
L’album è uno splendido lavoro musicale con testi che si rivolgono ai bambini senza tanti giri di parole ma perfettamente fruibili dal mondo adulto.
Valga il testo chiarificatore di “Mi ha fatto la mia mamma”.
“Persone male informate o più bugiarde del diavolo dicono che tu sei nato sotto una foglia di cavolo. Persone male informate, altri maligni invece, sostengono senza vergogna che sei venuto al mondo a bordo di una cicogna. Tali notizie sono prive di fondamento, mi ha fatto la mia mamma e sono molto contento”.
Ad accompagnare Endrigo musicisti sopraffini, dal batterista Ellade Bandini (spesso a fianco di Guccini), al chitarrista Massimo Luca (da Battisti a De Andrè e decine di eccellenze italiane) e un coro di bambini diretto dalla grande compositrice e pianista Nora Orlandi.
A fare da capofila ovviamente “Ci vuole un fiore”, canzone diventata celeberrima.
La copertina, che ritrae una composizione di oggetti disposti in modo da raffigurare un volto, è apribile e contiene un libretto di dodici pagine con i testi delle canzoni, con ampi spazi in bianco pensati per la creazione di disegni e/o testi ispirati alle canzoni stesse, da spedire poi a un concorso per le scuole, indetto dal settimanale Corrire dei Piccoli.
Sergio Endrigo non era nuovo a un’operazione del genere. Partecipò nel 1972 alla realizzazione de “L’arca” del cantautore brasiliano Vinicius De Moraes, in collaborazione con Sergio Bardotti, Vittorio De Scalzi dei New Trolls, le voci de I Ricchi e Poveri, Marisa Sannia e un coro di voci bianche (soprannominato ingenerosamente The Plagues, ovvero “le piaghe”) con musiche di Bacalov e Toquinho.
Anche in questo caso, a suonare musicisti con i fiocchi, dal tastierista e produttore Claudio Fabi (tra l’altro padre del cantautore Nicolò) al batterista Tullio De Piscopo.
Di nuovo un album pieno di riferimenti non strettamente legati alla consueta modalità superficiale di molte canzoni per bambini ma che raccontava tra le righe la storia drammatica dello stesso De Moraes, costretto all’esilio dalla dittatura fascista in Brasile, spiegato così dall’autore:
“Non si sa se è il poeta che è matto o il matto che è poeta. Questa è una casa molto speciale, tutta fatta di lettere. C’è Toquinho, un matto che fa musica. Lui è un poeta con la musica, io sono un poeta con le parole. Perché le lettere fanno le parole, le parole fanno i poemi, i poemi fanno le canzoni, le canzoni fanno la gente felice. No? E questa casa è una casa di gente felice, perché non c’è una casa. È una casa in cui ci sono cose tanto belle come Marisa e altri amici come voi. È una casa per bambini. E c’è anche una casa per gli animali, L’Arca.”
Proprio in questi giorni questa antica tradizione è stata rinnovata nell’album d’esordio di Enrico Gabrielli.
Musicista che in realtà di album alle spalle ne ha decine, avendo collaborato con Afterhours, PJ Harvey, Iggy Pop, Cesare Basile, attualmente colonna portante dei Calibro 35.
Questa volta si cimenta con il suo nome ne “Le canzonine” un disco di canzoni composto per (e con) i suoi due bambini durante il lockdown, in cui raduna alcuni papà musicisti a cantare una serie di brevi brani per i più piccoli: Brunori Sas, Cosmo, Dimartino, Francesco Bianconi, Alessandro Fiori, Andrea Laszlo De Simone, Giovanni Truppi, Roberto Dell’Era. Il risultato è ovviamente godibilissimo, la musica leggera ma dall’attitudine colta e ricercata. Ed è un piacere continuare a scoprire, nell’immenso patrimonio musicale italiano questi piccoli gioielli dimenticati, fatti di passione, amore, levità ma allo stesso tempo di profondità e importanza intellettuale, quanto è, e caratterizza, il mondo di un bambino, il contesto che, soprattutto in tempi di bombardamenti psicologici da computer e social, con immagini crude che arrivano senza filtri, è ancora più necessario difendere e proteggere.
Come dice Gabrielli:
“In questo disco non ci sono madri e anche se messa giù così può sembrare un rigurgito patriarcale, in realtà è il suo esatto contrario: nel nostro paese sembra che la genitorialità sia solo responsabilità delle donne, sulla maternità esiste una pressione sociale gigantesca, delle aspettative.
L’uomo lavora mentre la donna cresce i figli. E la donna che non fa figli non può essere considerata una donna realizzata.
Stronzate.
In “Le Canzonine” sono i padri a rivendicare il loro ruolo di genitori e a togliere un po’ di peso dalle madri.
La parità passa anche per il decadimento di certi ruoli pre-costituiti. “Le Canzonine” è una dedica per tutte quelle persone che vivono il proprio essere genitori lontani dai vincoli e dagli stereotipi, anche quelli più etero-normati.”
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Di cosa parliamo quando parliamo di musica
sabato, aprile 01, 2023
Segnalazioni
Questa sera a PARMA, alle 19, al THE CLEBBINO, Borgo Cocconi 3/B si riparte con una nuova tappa del tour per parlare del libro "Northern Soul", edito da Agenzia X Edizioni.
Venerdì 7 aprile a Cesena al "Big Barré" tornano i NOT MOVING LTD.
https://www.facebook.com/events/1240691796872636
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Not Moving LTD on video
https://www.youtube.com/watch?v=j2nN9zpE1sQ
Nel nuovo numero di CLASSIC ROCK intervisto gli Zombies e recensisco i dischi degli stessi Zombies, I Fiumi, Fattore Rurale, Deluded By Lesbians, Elle, Double Syd, The Church. Vicenza - Gallerie di Palazzo Thiene
dal 31/03/23 al 14/05/23
(Evento patrocinato dal Comune di Vicenza, ingresso gratuito)
Per la prima volta in Italia, una mostra fotografica dei due più noti fotografi Punk newyorkese Roberta Bayley e David Godlis.
La mostra rimarrà aperta dal giovedì alla domenica in orario 9 - 17 (ultimo ingresso 16.30).
https://www.facebook.com/events/707522974501284
Venerdì 7 aprile a Cesena al "Big Barré" tornano i NOT MOVING LTD.
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Nel nuovo numero di CLASSIC ROCK intervisto gli Zombies e recensisco i dischi degli stessi Zombies, I Fiumi, Fattore Rurale, Deluded By Lesbians, Elle, Double Syd, The Church. Vicenza - Gallerie di Palazzo Thiene
dal 31/03/23 al 14/05/23
(Evento patrocinato dal Comune di Vicenza, ingresso gratuito)
Per la prima volta in Italia, una mostra fotografica dei due più noti fotografi Punk newyorkese Roberta Bayley e David Godlis.
La mostra rimarrà aperta dal giovedì alla domenica in orario 9 - 17 (ultimo ingresso 16.30).
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I me mine
venerdì, marzo 31, 2023
Marzo 2023. Il meglio
Si parte bene nel 2023 con gli album di DeWolff, Iggy Pop, Slowthai, Sleaford Mods, John Cale, Joel Sarakula, Algiers, The Men, Tex Perkins and the Fat Rubber Band, Gina Birch, Lonnie Holley.
Tra gli italiani The Cut, Senzabenza, Forty Winks, The Lancasters, Pitchtorch, C+C=Maxigross, Blue Moka, Lory Muratti
AA.VV. - Soul'd Out. The complete Wattstax Collection
In occasione del 50° anniversario del concerto WattStax (in realtà tenutosi il 20 agosto del 1972 al Los Angeles Memorial Coliseum davanti a più di 100.000 persone) esce un monumentale cofanetto con DODICI CD (a circa 200 dollari), che riproduce tutto il concerto, ccon l'esatta cronologia delle esibizioni, con tanto di presentazioni, rumori, introduzioni.
Sono incluse anche le registrazioni di alcuni concerti tenutisi al Summit Club in settembre e ottobre e varie rarità, con ben 31 inediti.
Parte del materiale era già apparso in precedenza, ovviamente nell'omonimo film del 1973 e nei doppi album dello stesso anno.
Spettacolari i concerti di Isaac Hayes (con una "Never say goodbye" da brividi e il tema di "Shaft" mai apparso prima) e degli incredibili Staple Singers.
Grandi anche Rufus Thomas e i super funk Bar-Kays, ottimi i poco conosciuti Mel & Tim.
Consueto booklet interno a completare il tutto per un documento di enorme importanza storica e musicale.
AA.VV. - Eddie Piller Presents British Mod Sounds of The 1960s Volume 2
Dopo il riuscito primo volume in chiave mod/rhythm and blues, Eddie Piller replica con una nuova compilation che sposta l'obiettivo verso i tardo 60's, più psichedelici, fuzz e freakbeat attraverso 91 brani. Ci sono nomi noti, dagli Yardbirds ai Move, David Bowie, Who, Fleetwood Mac, Troggs, Small Faces, Humble Pie, Status Quo, i Sam Gopal di Lemmy e una lunga schiera di band più oscure tra file delle quali si nascondono future star del rock, ai tempi agli esordi. Poco o nulla di non già sentito per i cultori e appassionati ma è ugualmente una raccolta interessante di What the Mods did next’
SLEAFORD MODS - Uk Grim
La difficile impresa di rinnovare un sound monolitico e minimale riesce ancora una volta al duo di Nottingham che inasprisce il suo punk rap stradaiolo, inasprendolo musicalmente e soprattutto con i consueti testi al vetriolo. Introducono varianti e ospiti (riuscito il duetto con Perry Farrell), rimangono molesti disturbanti, portano avanti un progetto che restano comunque unici, personali, originali, distintivi.
SLOWTHAI - Ugly
Il terzo album del rapper inglese è un riuscito mix di grime, rap, post punk (in un brano ci sono anche i Fontaines DC), elettronica.
Suona tutto vario, eclettico, attuale, moderno e fresco.
Molto buono.
GINA BIRCH - I play my bass loud
Esordio solista per la bassista di una gloriosa band della primissima scena punk wave inglese, le Raincoats. Tre album tra il 79 e l'84, lo scioglimento, una reunion nel 94 e un altro album due anni dopo.
Gina Birch è diventata apprezzata regista di video e ha continuato a suonare in gruppi minori. Negli undici brani, registrati nel corso degli anni rimane il marchio di fabbrica della band con il basso in evidenza, pesanti influenze reggae e dub, atmosfere scarne e minimali, uno stupendo grunge rock in odore di Breeders (con Thurston Moore alla chitarra), sperimentazione. Ottimo lavoro.
LONNIE HOLLEY - Oh me Oh my
Dall'Alabama, Holley ha incominciato a fare dischi a 62 anni. Ora ne ha 73 e arriva al settimo capitolo. Con lui nomi di spicco come Michael Stipe, Jeff Parker dei Tortoise, Sharon Van Etten, Moor Mother, Bon Iver, il nostro Davide Rossi (ex Statuto, Casino Royale, Mau Mau, Goldfrapp, Robert Fripp, Coldplay) per un lavoro indefinibile, in cui entrano elettronica, gospel, spoken word, sperimentazione, jazz e free jazz, trip hop. Holley ha alle spalle una vita di abusi, raccolta cotone, alcolismo...e si racconta.
THE ZOMBIES - Different game
La band negli ultimi vent’anni si è riunita in varie incarnazioni e inciso nuovi dischi, non sempre all'altezza. Il nuovo lavoro con i membri originari Rod Argent e Colin Blunstone riporta in vita il loro classico sound con tastiera in evidenza e un groove funk beat di grande efficacia, affiancandolo a un solido rock e a struggenti ballate.
Buon disco.
SOUL MOTIVATORS - Do it together
Il quarto album della band di Toronto ne conferma le già conosciute qualità. Super funk groove, soul, la potentissima voce di Teruko a trascinare, ritmi incandescenti, qualche sapiente tocco di psichedelia e di modern soul a compendio di un disco godibilissimo e travolgente.
ANGELS OF LIBRA - Revelations
Suadente soft soul di matrice psichedelica, languido e liquido, prevalentemente strumentale. Un po' di Khruangbin e di Pink Floyd e ottimi groove.
ANGEL BAT DAWID - Requiem for Jazz
Un'opera complessa e difficile che unisce spiritual jazz, Sun Ra, hip hop, elettronica, gospel, blues, musica classica, teatro.
Ardito viaggio nella storia della "black" music e nella cultura afro americana.
Disco importante e ostico, dalle mille sfaccettature.
THE LORDS OF ALTAMONT - To Hell With Tomorrow The Lords Are Now (Live in Utrecht)
Ottimo live in studio dei Lords of Altamont che ne conferma le matrici risapute (Stooges, Mc5, Fuzztones, garage punk, The (International) Noise Conspiracy etc.
Ruvido, tirato, grezzo.
ALY & AJ - With love from
Quinto album per le sorelle californiane, un soffice, easy e gustoso mix di country, Fleetwood Mac, pop, perfino un gusto Abba.
Sottofondo molto gradevole.
ADI OASIS - Lotus Glow
Neo soul dalle tinte semi vintage, in odore di un mix tra Macy Gray e Sade, mellow, avvolgente e suadente. Un disco molto raffinato e di classe, di pregevole fattura tecnica e di estrema fruibilità.
MYLES SANKO - Live at Philharmonie Luxembourg
Elegantissimo live del grande vocalist inglese accompagnato dalla Luxembourg Philharmonic Orchestra di settanta elementi. Brani coinvolgenti, grande voce, arrangiamenti superbi, tanto groove.
TRISTAN - Seven
Per gli amanti del funk jazz soul fusion alla Incognito un nuovo album (il settimo) per la band olandese. Alta qualità esecutiva, sound raffinato e di grande fruibilità, tanto groove.
DAVID BREWIS - The Soft Struggles
Delicato e affascinante album acustico/orchestrale dell'ex Field Music, tra jazz, folk acustico (a tratti di ispirazione Joni Mitchell e Jeff Buckley). Molto piacevole all'ascolto, sofisticato e raffinato.
EVA CASSIDY - I Can Only Be Me (with the London Symphony Orchestra)
Pressoché ignorata in vita, nonostante una stupenda voce e immagine, Eva Cassidy trova addirittura un tributo orchestrale postumo (ci ha lasciati nel 1996).
La sua voce originale, piena di soul (non lontana da quella di Julie Driscoll) è stata isolata e combinata con l’accompagnamento della London Symphony Orchestra e nuovi arrangiamenti scritti da Christopher Willis e William Ross. Operazione discutibile ma la cui resa è eccellente ed emozionante, soprattutto in classici come "People get ready" e "Ain't no sunshine". Da (ri)scoprire.
LUCERO - Should've learned by now
Molto buono il nuovo album della band di Memphis che si destreggia in un country rock che ondeggia tra REM, qualche omaggio Springsteeniano, un po' di cavalcate energiche alla Long Ryders. Ottime canzoni, voce ruvida, suono crudo.
THE LANCASTERS - Standard family size
Secondo album per la band bresciana, alle prese con un torrido rock 'n' roll di matrice hard blues che guarda al periodo a cavallo tra i 60 e gli 80, tra Hammersmith Gorillaz, un corroborante tocco di MC5, Rory Gallagher, primi Black Sabbath. Tredici brani duri, chitarre distorte, ritmiche potenti, voce aspra, album di primissimo livello.
PUNKREAS - Electric Deja Vu
Al dodicesimo album e con una trentina di anni di attività, i Punkreas non hanno bisogno di dimostrare più nulla. Semplicemente una delle band italiane di punk rock più efficaci di sempre. Il nuovo album lo dimostra ancora una volta. Ritmiche serrate, grandi linee melodiche, potenza sonora in abbondanza, consuete liriche dirette su politica, economia, cultura, lotta sociale, guerra. Notevole lo ska reggae punk di “Disagio” e la durissima “Uomo Medioevo”. Altro album perfetto che non deluderà i fan.
ENRICO GABRIELLI - Le canzonine
E’ superfluo rilevare quanto le produzioni di Enrico Gabrielli siano sempre originali, personali, mai banali o scontate, ricche di suggestioni, creatività e genialità. Per il suo primo album solista si cimenta con una serie di canzoni autografe per bambini (a cui, non a caso, hanno collaborato i suoi due piccoli figli), con l’aiuto vocale di alcuni “amici papà”, Brunori Sas, Francesco Bianconi, I Cani, Cosmo, Andrea Laszlo De Simone, Giovanni Truppi, Di Martino. Non di rado la durata delle canzoni supera di poco il minuto ma sono sempre ricche di spunti densi di freschezza e spensieratezza ma che non disdegnano (come nella tradizione della canzone d’autore italiana per bambini, Sergio Endrigo su tutti) contenuti di spessore. A cui si aggiunge la capacità compositiva e di arrangiamento di Gabrielli che arricchisce il tutto di ulteriori motivi di interesse, Un progetto speciale e particolare, delicato e piacevolissimo.
EMIS – Sopra la luna
Domenico Petrosino (in arte Dome la Muerte, chitarrista con mille esperienze alle spalle, dai CCM ai Not Moving) e Marina Mulopulos (già con Almamegretta e Peppe Barra) uniscono le forze in un progetto eclettico, attraverso sette episodi autografi (e la cover di “Lullaby” dei Cure) a cui collaborano Paolo Del Vecchio, Serena Altavilla, Frida Bollani Magoni oltre ad altri importanti musicisti della scena underground. I brani, sempre caratterizzati dalla voce possente e lirica di Mulopulos, si snodano tra intense ballate chitarristiche (“A brand new day”), momenti rock (“Io non ti credo”), fughe nell’elettronica psichedelica (“Thalassa”). Disco molto personale e originale, pur ancorato a stilemi classici. Interessante e affascinante.
MICHELE ANELLI - Libertà e amore
Un album di canzoni originali a tema Resistenziale che nasce appositamente per uno spettacolo che potrei definire di teatro/canzone, che ha lo stesso titolo del disco. Michele Anelli ha una lunghissima storia artistica alle spalle, prima con il garage punk degli Stolen Cars poi con il soul rock dei Groovers e dal 2014 in veste solista, con un'ampia discografia, tanti riconoscimenti e soddisfazioni. Nel nuovo lavoro troviamo canzoni plumbee, minimali, che si muovono in uno spazio musicale in cui possono convivere tranquillamente Lucio Battisti, Billy Bragg e Ivan Graziani. Un ulteriore tassello di un storia artistica sempre meritevole e di grande spessore. Al CD è allegato un libretto con i monologhi dello spettacolo.
DOROTHY MOSKOWITZ & The United States of Alchemy – Under an Endless Sky
Formidabile esperienza collaborativa tra la mitica voce degli United States of America (band psichedelica dei Sessanta) e un ensemble di sperimentatori e avanguardisti come Francesco Paolo Paladino, Luca Chino Ferrari, Karini celati sotto il nome The United States of Alchemy. Un album dalle atmosfere psichedeliche, liquide, sospese, dall’incedere ambient su cui troneggia la voce soul, solenne e possente di Dorothy Moskowitz. Un incrocio tra Terry Riley e la Nico solista, senza uso di chitarre e talvolta nemmeno tastiere ma solo con effetti elettronici, rumori, suggestioni sonore. Un album unico, affascinante, avvolgente. Semplicemente geniale.
ASCOLTATO ANCHE:
BLACK HONEY (pop rock ben confezionato ma anonimo), THE NUDE PARTY (buon country folk con tocchi di Lou Reed e Modern Lovers), ROB MAZUREK EXPLODING STAR ORCHESTRA (spiritual jazz e sperimentazione).
LETTO
GAYLE WALD - Shout, Sister, Shout!: The Untold Story of Rock-and-Roll Trailblazer Sister Rosetta Tharpe
Dettagliata biografia (in americano) sulla storia della grandissima cantante e chitarrista gospel blues, attraverso i suoi successi, le incredibili difficoltà vissute in un tempo in cui essere donna, afroamericana, cantante e musicista, bisessuale e indipendente, pluri sposata, non era cosa particolarmente facile né tanto meno consigliata. Sister Rosetta Tharpe fu tutto questo.
Ma anche tanto altro.
Ade sempio una delle "inventrici" del rock 'n' roll con l'inusuale utilizzo della chitarra elettrica in modalità modernissime e all'avanguardia per l'epoca.
Libro essenziale per scoprire un personaggio troppo spesso dimenticato.
Sister Rosetta Tharpe ha incarnato la dolcezza e la necessaria dura modalità di affrontare una realtà ostile e difficile.
Ha attraversato e sfidato anni bui e drammatici, con il canto alla vita e alla speranza sulle labbra, ha rivoluzionato la musica gospel e ha messo le radici per il rock ‘n’ roll.
L'articolo completo è qui: https://tonyface.blogspot.com/2023/03/sister-rosetta-tharpe.html
STEFANO GILARDINO - The Stranglers. Gli uomini in nero
La travagliata carriera degli Stranglers, uno dei gruppi più innovativi e personali nella storia del rock inglese, raccontata e sviscerata in mille particolari e gustosi aneddoti, con discografia commentata, spezzoni di interviste, fotografie, nella dettagliata biografia di Stefano Gilardino.
Libro assolutamente completo, scorrevole e documentato che ci ricorda la grandezza di una band troppo spesso non sufficientemente celebrata come meriterebbe.
L'articolo completo è qui: https://tonyface.blogspot.com/2023/03/stefano-gilardino-stranglers-uomini-in.html
MAURO FRANCO - Esilio in Costa Azzurra. Come andò veramente
Cosa succede se un delinquente in fuga da una lotta tra bande mafiose, finisce a fare il cuoco in Costa Azzurra ai ROLLING STONES mentre registrano "Exile on Main Street"?.
Parecchie cose imprevedibili, tra Keith, Mick, Gram Parsons, Anita e la band, inconsapevoli spettatori delle vendette dei rivali del protagonista Arturo.
Un libro più che divertente e avvincente, fedele alla storia del disco e di quei giorni estremi per la band "fatti di musica (molta), sesso (poco) e droga (quanto basta)", citando Anita Pallenberg.
Lettura spensierata e gradevolissima.
SERGEJ DOVLATOV - La valigia
Scrittore e giornalista russo particolarissimo, di spirito anarchico, poco incline alle regole e al rigore sovietico, Sergej Dovlatov fu costretto a lasciare l'URSS dopo essere stato espulso dall'Ordine dei giornalisti, pagando la sua vena dissacrante.
"La valigia" è considerato il suo libro più rappresentativo (del 1986, pubblicato in Italia da Sellerio nel 1999) in cui in otto racconti ci mostra un'URSS in sfacelo, degradata e degradante, alcolizzata e in preda ad approfittatori di ogni grammo di potere.
Il tutto con un umorismo acre e sferzante, uno sguardo disincantato sulla rovina circostante, irrisorio e sprezzante.
Divertente e malinconico.
VISTO
Margini di Niccolò Falsetti
Un film che tocca le corde emotive di chi c'era e queste cose le ha fatte.
Esattamente così (spesso senza lieto fine).
Senza bla bla bla dei fru fru fru da social.
Un gruppo di punk/skin grossetani organizza un concerto street punk di una nota band americana in città, con annessi e connessi della provincia profonda.
Il film e gli splendidi protagonisti sono perfettamente credibili, fino ad assumere (al di là di qualche perdonabile e non intrusiva forzatura della sceneggiatura) i caratteri di un documentario.
Bello, commovente, vero.
Cronaca di una passione di Fabrizio Cattani
Straziante, drammatica, acre quanto realistica storia di due coniugi attempati, distrutti dai debiti e dalla burocrazia, si ritrovano senza casa e soldi. Optando, stremati, per una decisione estrema.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni domenica "La musica ribelle", una pagina sul quotidiano "Libertà"
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto" e "Vinile".
IN CANTIERE
Ci sono voluti un paio di anni di lavoro per questo libro, pubblicato da Diarkos.
Scrivere dei SEX PISTOLS trovando una chiave che non ricalchi le mille pubblicazioni in merito non è cosa facile.
In questo nuovo lavoro ho privilegiato la voce dei protagonisti, tratta da decine di interviste, e quella dei giornalisti che vivevano in tempo reale quanto stava avvenendo, tra il 1976 e il 1978, riportando recensioni di concerti e dischi.
In modo da tessere la storia del gruppo nel modo più possibile corale.
Ulderico Wilko Zanni e Maurizio Iorio mi hanno gratificato con le loro introduzioni e testimonianze.
God save the Sex Pistols.
E' uscito per Agenzia X "Northern Soul. Il culto dei giovani ribelli soul" un viaggio di stampo storico sociologico nel difficile e non sempre agilmente esplorabile mondo del Northern Soul.
PRESENTAZIONI:
Prossimi appuntamenti:
sabato 1 aprile :
Parma "The Clebbino" Borgo Cocconi 3/B ore 21
domenica 16 aprile:
Cremona "Spoon" ore 19
venerdì 28 aprile:
Castelfranco di Sotto (Pisa) "Casa del Popolo" "Backdoor Festival" ore 21,30
NOT MOVING LTD live
Venerdì 7 aprile: Cesena “ Big Barrè”
Lunedì 24 aprile: Castelnuovo (Piacenza) “Kelly’s”
Mercoledì 5 luglio: Ravenna
Sabato 8 luglio: Roma “Forte Prenestino”
Sabato 5 agosto: Cagliari DA CONFERMARE
Venerdì 15 settembre: Bologna
Sabato 16 settembre: Lonate Ceppino (VA) "Black Inside"
Sabato 07 orrobre: Poviglio (R.E.) "Caseificio La Rosa"
Venerdì 13 ottobre: La Spezia “Shake”
Sabato 14 ottobre : Como "Joshua"
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Il meglio del mese
giovedì, marzo 30, 2023
The Hollies
Speciale HOLLIES.
Spesso sottovalutati, rimasti sopraffatti da una concorrenza spietata dei grandi dei 60's ma in grado di produrre una serie di ottimi album da (ri)scoprire.
For Certain Because (1966)
Il primo album interamente composto da Nash, Clarke, Hicks, offuscato dalla creatività che esplodeva al loro fianco (da "Revolver" a "Pet sounds", "Aftermath" per citarne alcuni) ma di grande qualità. Un cristallino pop beat che attinge da Beatles, Beach Boys, Monkees ma anche Kinks e Byrds, con tinte bluesy e folk rock. Un lavoro che cerca di guardare avanti e osare più del consueto.
Evolution (1967)
Butterfly (1967)
La band si spsota verso le classiche sonorità psichedeliche del tempo. I due album escono a distanza di cinque mesi (giugno e novembre), sono decisamente più "colorati" del consueto, con una predilezione per atmosfere vaudeville, qualche effetto psych ma il tono è sempre in direzione di un pop caratterizzato da intrecci vocali sapienti e "celestiali". Non si tratta di capolavori ma entrambi gli album sono di ottima fattura, eleganti, raffinati.
Distant Light (1971)
Dopo la dipartita di Graham Nash, approdato ai CSN&Y, la band fatica a ritrovare la strada tra mediocri e imprevisti omaggi a Dylan (l'album tributo "Hollies sing Dylan") e lavori sempre gradevoli ma poco ispirati. Fa eccezione uno dei loro album più ambiziosi (con tanto di sontuosa copertina della Hipgnosis) in cui sperimentano in varie direzioni, i testi si fanno più seri e impegnati, la musica spazia tra rock ("Long cool woman in a black dress" è un incredibile plagio dello stile dei Creedence Clearwater Revival), folk, tentazioni quasi prog, il consueto gioco di melodie vocali.
Spesso sottovalutati, rimasti sopraffatti da una concorrenza spietata dei grandi dei 60's ma in grado di produrre una serie di ottimi album da (ri)scoprire.
For Certain Because (1966)
Il primo album interamente composto da Nash, Clarke, Hicks, offuscato dalla creatività che esplodeva al loro fianco (da "Revolver" a "Pet sounds", "Aftermath" per citarne alcuni) ma di grande qualità. Un cristallino pop beat che attinge da Beatles, Beach Boys, Monkees ma anche Kinks e Byrds, con tinte bluesy e folk rock. Un lavoro che cerca di guardare avanti e osare più del consueto.
Evolution (1967)
Butterfly (1967)
La band si spsota verso le classiche sonorità psichedeliche del tempo. I due album escono a distanza di cinque mesi (giugno e novembre), sono decisamente più "colorati" del consueto, con una predilezione per atmosfere vaudeville, qualche effetto psych ma il tono è sempre in direzione di un pop caratterizzato da intrecci vocali sapienti e "celestiali". Non si tratta di capolavori ma entrambi gli album sono di ottima fattura, eleganti, raffinati.
Distant Light (1971)
Dopo la dipartita di Graham Nash, approdato ai CSN&Y, la band fatica a ritrovare la strada tra mediocri e imprevisti omaggi a Dylan (l'album tributo "Hollies sing Dylan") e lavori sempre gradevoli ma poco ispirati. Fa eccezione uno dei loro album più ambiziosi (con tanto di sontuosa copertina della Hipgnosis) in cui sperimentano in varie direzioni, i testi si fanno più seri e impegnati, la musica spazia tra rock ("Long cool woman in a black dress" è un incredibile plagio dello stile dei Creedence Clearwater Revival), folk, tentazioni quasi prog, il consueto gioco di melodie vocali.
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Get Back
mercoledì, marzo 29, 2023
Mosca e San Pietroburgo. Settembre 2022 - Parte #7
L'amico SOULFUL JULES, abituale frequentatore, per motivi di lavoro, dell'ex Urss, ci introduce nel clima di alcune zone, tristemente famose in questi giorni.
Ci aiuta a capire e ad approfondire, al di fuori di divisioni ideologiche, polarizzazioni, supposizioni.
Mosca e San Pietroburgo. Settembre 2022 - Quinta parte.
La prima parte qui:
https://tonyface.blogspot.com/2023/02/mosca-e-san-pietroburgo-settembre-2022.html
La seconda parte qui:
https://tonyface.blogspot.com/2023/02/mosca-e-san-pietroburgo-settembre-2022-2.html
La terza parte qui:
https://tonyface.blogspot.com/2023/03/mosca-e-san-pietroburgo-settembre-2022.html
La quarta parte è qui: https://tonyface.blogspot.com/2023/03/mosca-e-san-pietroburgo-settembre-2022_0953283786.html
La quinta parte è qui: https://tonyface.blogspot.com/2023/03/mosca-e-san-pietroburgo-settembre-2022_0935237908.htm
La sesta parte qui: https://tonyface.blogspot.com/2023/03/mosca-e-san-pietroburgo-settembre-2022_01702721616.html
Le precedenti puntate di "Tales from ex Urss" sono qui:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Tales%20from%20Ex%20Urss
Mi alzo qualche minuto prima dell’imbarco, sistemo le mie cose e mi dirigo al gate, uscendo dalla lounge saluto le hostess alla reception, non se ne accorgono neanche, lo sguardo fisso sui cellulari.
Incrocio una signora che tiene in mano una borsa in tela con la scritta Life Is Good.
Passo la notte a Mosca, in un albergo a pochi minuti di strada all’aeroporto, al tg trasmettono un servizio sui centri di arruolamento, inquadrano due tizi sui trent’anni con il cappellino da baseball e la barba di un paio di giorni, sorridono. Il giornalista dice che sono ex soldati professionisti.
Altro filmato, sullo schermo compare il governatore della Repubblica di Lugansk in giacca e camicia, davanti a uno sfondo blu, sembra un allenatore di calcio dopo la vittoria della sua squadra. È sereno, ha un’aria fiduciosa.
“Tra poco si concluderà l’Operazione Militare Speciale e dovremo pensare allo sviluppo della Repubblica, al commercio e all’economia.”
I referendum nelle zone contese sono già iniziati, l’inviato dice che si stanno svolgendo in maniera corretta, come testimoniano osservatori indipendenti.
Un soldato in mimetica sale le scale di un condominio e si avvicina alla porta di un appartamento, compare un’anziana, alza il braccio destro, la mano sbuca dallo scialle scuro e infila un biglietto nella fessura di una teca trasparente che il soldato regge da sotto con le mani, il fondo coperto di carta bianca.
Chissà se ha letto Zamjatin.
La mattina della partenza il cielo è opaco, meno opprimente che a Piter.
Il tassista mi dice che il giorno della mobilitazione c’è stato parecchio casino ma già da ieri è tornato tutto come prima.
Anche qua non c’è tanta gente, i controlli procedono in fretta, senza intoppi.
Prima del decollo do un’occhiata agli scaffali di una libreria, per curiosità.
Scorro con lo sguardo i dorsi tutti uguali dei classici russi e quasi non ci credo quando lo vedo lì, tra Tolstoj, Dostoevskij e Bulgakov.
My – E. I. Zamjatin.
Lo compro per meno di otto euro, sulla quarta di copertina è sintetizzato:
“Zamjatin è sempre stato uno autore scomodo perché non scriveva a comando, preferendo dire la verità, che nella sua patria non è mai stata reclamata fino alla fine degli anni '80.
Il romanzo parla di una società di uguali, in cui l’uomo è ridotto a un numero.
In essa tutto è unificato: vestiti, appartamenti, pensieri e sentimenti.
Non c'è famiglia, nessun legame profondo…
Ma la sete di libertà di un uomo può essere sradicata finché resta umano?”
In aereo ci sono tanti maschi che viaggiano da soli, senza amici o famiglia.
Mi siedo vicino al finestrino, il posto accanto al mio rimane libero fino all’ultimo, quando arriva un ragazzino brufoloso, i peli radi sul mento e i capelli lunghi fino alle spalle.
Sistema lo zaino da montagna sotto al sedile di fronte, sospira, si rigira sulla poltrona e si muove come i bambini piccoli che cercano la posizione per addormentarsi.
Suona il cellulare, non fa in tempo a rispondere perché gli cade sul pavimento, il tonfo attutito dalla moquette.
Ha il giaccone e la felpa sulle gambe che gli impediscono di raccoglierlo, mi piego in basso e a momenti mi strappo un deltoide, lo agguanto e glielo porgo.
Sorride, ringrazia e digita sulla tastiera.
“Ciao nonna! Ti ho cercato prima.”
“…”
“Il papà ha trovato un biglietto ieri sera e siamo partiti.”
“…”
“Sull’aereo. Mi hanno fatto un po’ di domande.”
“…” “Tra quattro ore arrivo a Istanbul, tre ore e poi ho il volo per Tel Aviv.”
“…”
“Sì ho guardato, mi ha appena mandato il visto.”
“…”
“Quando arrivo ti chiamo. Anch’io ti voglio bene.”
Atterriamo in Turchia con un po’ di ritardo, corro verso il Terminal dei voli per l’Europa, ai varchi di sicurezza ci sono un paio di persone davanti a me.
Dopo qualche istante arriva un gruppetto di russi che passano davanti a tutti, gli altri non li badano ma io faccio presente, in russo, che c’è la fila.
Uno di questi dice che non c’è problema ma restano al loro posto e allora mi parte l’incazzatura che ho tenuto a bada negli ultimi dieci giorni e non si capisce perché i russi proprio non riescono a disporsi uno dietro l’altro come fanno tutti, persino gli italiani sembrano disciplinati a confronto.
Sarà che per settanta anni hanno fatto la coda per ogni cosa e c’è un romanzo di Sorokin degli anni ottanta che si intitola proprio “Očered’”, La fila, la trama si snoda tra le esistenze di uomini e donne che trascorrono la giornata a districarsi tra serpentine di persone in coda per il pane, la carne e tante volte non lo sanno neppure loro se quella è la fila giusta.
Mi parte lo sbotto del grillo parlante e faccio presente che “in tutto il mondo la coda inizia in un punto e finisce in un altro, non è che la gente si mette a caso”.
Allora il tipo mi risponde con distacco, come fossi di un grado inferiore.
Non occorre che gli insegni cosa succede in tutto il mondo, lo sa benissimo che ero prima di loro e non mi sono passati davanti.
Non riesco neanche a ribattere perché mi blocca subito “Non voglio parlare con lei, mi lasci stare.”
E sono lì mezzo mortificato da quel tono glaciale e definitivo, pronto a darmi del coglione che una tipa del gruppetto riprende “Ah proprio bella gente, si trova proprio gente per bene in TUTTO IL MONDO”, calca le ultime parole, per farmi il verso e quasi non ci speravo in questo nuovo aggancio, mi parte l’embolo, allargo gli occhi, da pazzo squinternato, senza alzare la voce, tiro la mascella e sentenzio “No! No! Non c’è gente per bene in TUTTO IL MONDO, ci sono posti dove non c’è gente per bene.”, i bulbi oculari che mi schizzano dalle orbite, da vero psicopatico, e questi mi osservano sorpresi, un lampo di amarezza rabbuia i loro sguardi.
Quasi due settimane di introspezione psicologica, appunti e riflessioni, ti sforzi di comprendere e cerchi di immedesimarti e poi scleri per niente, aggredisci un gruppetto di sconosciuti perché hai deciso che non rispettano la fila, avrai anche lo sguardo da Johnny Rotten sbiadito e frustrato ma ti manca l’acume per capire che il problema sei tu.
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Tales from Ex Urss
martedì, marzo 28, 2023
Beatle Island
L'amico MICHELE SAVINI, che vive da tempo a DUBLINO ci introduce a una serie di particolarità interessanti made in Irlanda, nella nuova rubrica The Auld Triangle: narrazioni dalla Repubblica d'Irlanda.
Le precedenti puntate sono qui:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/The%20Auld%20Tringle%3A%20narrazioni%20dalla%20Repubblica%20d%27Irlanda
Continua la nostra serie di racconti alla scoperta di storie ed aneddoti interessanti sulla Repubblica Irlanda ed oggi viaggiamo fuori Dublino, fino ad arrivare nella contea di Mayo, sulla costa occidentale dell’ isola.
Mayo è la terza contea più grande d’Irlanda, è situata a nord-ovest ed è caratterizzata da una costa selvaggia e rocciosa, costellata di insenature che si affaccia sull’Atlantico.
Una di queste insenature si chiama Clew Bay ed è contraddistinta da una piccolo arcipelago di isolette.
Una di queste , si chiama Dorinish Island ed è appartenuta nientemeno che a John Lennon.
John Lennon l’acquistò nel 1967, per il prezzo stracciato di £ 1.700 ( qualcuno dice dopo un’abbondante abbuffata d’acido) ed inizialmente sembra essere uno dei classici capricci Lennoniani ( mi compro una cazzo di Isola !!! ).
Successivamente si venne a sapere che i suoi piani di trasferirsi li erano tutt'altro che fantasiosi e sembra che avesse già commissionato una squadra di architetti per la costruzione di una casa ( inclusiva di studio di registrazione) e già ottenuto i permessi edilizi dalla contea di Mayo.
Dopo il divorzio dalla prima moglie Cynthia, l'isola rimase inutilizzata fino a quando Lennon non invitò il "Re degli Hippies" Sid Rawle a fondare una comune sull'isola nel 1970.
Sidney William "Sid" Rawle era un attivista britannico per la pace ed i diritti alla terra, organizzatore di festival gratuiti ed ex leader del movimento degli squatter di Londra.
Rawle era stato contattato da Lennon dopo che il suo tentativo di fondare una comune a St Patrick's Island, nella contea di Dublino, era fallito.
“Prendila e fai qui le tue cose", sembra abbia detto Lennon a Rawle, partecipando inoltre economicamente alla creazione della comune sull’isola.
Per i due anni successivi un gruppo di circa 25 hippie vissero a Dorinish Island, coltivando i frutti della terra e crescendo lì i proprio figli fino a quando, nel 1972 un incendio bruciò la tenda dei rifornimenti e la comune si sciolse.
Qui di seguito un piccolo contributo video preso da YouTube, che include un breve intervista con Sid Rawle riguardo allo spirito e i principi della comune sull’ isola:
https://www.youtube.com/watch?v=fKd_LeOAH14&t=467s (Alcune foto della Comune di Sid Rawle sull'isola di Dorinish, Agosto 1971)
Dopo la morte di John, Yoko Ono vendette l'isola per quasi 30.000 sterline e donò il ricavato a un orfanotrofio irlandese.
Nel 2012 l'isola, di una superfice complessiva di 19 acri, con vista panoramica sulla Clew Bay, fini nuovamente in vendita per € 300.000 Euro, completa di un pozzo di acqua dolce, le rovine di una vecchia casa e la sua straordinaria storia.
E’ ora utilizzata come pascolo per il bestiame ed è talvolta visitata da entusiasti fan dei Beatles.
E fin qui semplice cronaca, senza grandissimi misteri.
Ma come sappiamo bene, ogni storia che coinvolge i Beatles è fatta di leggende, illazioni, situazioni surreali e soprattutto di fatti mai confermati ne smentiti dai diretti protagonisti, caratteristiche che le rendono affascinanti in maniera unica. E qui i crediti vanno dati ai ragazzi di “Nothing is Real”, un podcast irlandese dedicato ai Beatles, da cui ho estratto la gustosa storia che vi andrò a raccontare ora.
Innanzitutto cerchiamo di impostare lo scenario nella maniera più accurata possibile.
E’ la primavera del 1968 e il mondo sta subendo una rivoluzione sociale non indifferente: a Parigi si svolgono le prime rivolte studentesche, gli americani hanno iniziato la loro sanguinosa guerra del Vietnam e gli assassini politici aumentano a vista d'occhio.
I Beatles sono da poco tornati dell’ India, hanno recentemente aperto la Apple Corporate e le apparizioni di Yoko in studio iniziano a diventare sempre più frequenti, come le volte in cui si siede sopra l'amplificatore di qualcuno ...
C’è il bisogno di pubblicare un nuovo album e il viaggio in India a portato con se una serie di idee, già messe su nastro a casa di George, in quelli che tutti conosciamo come gli Esher Demos.
Lo studio di Abbey Road è prenotato dal 20 Maggio fino alla fine Luglio, tutti i giorni, dalle 2:30 del pomeriggio fino a mezzanotte e il 30 Maggio avviene la prima registrazione di Revolution, canzone del nuovo album, scritta da John.
Ne esce una lunghissima versione di 10 minuti, formalmente chiamata Take 18 e successivamente Take 20, che diventerà poi, come tutti sappiamo, 3 canzoni differenti:
Revolution ( la versione elettrica del singolo), Revolution 1 ( quella più lenta inclusa nell' album) e Revolution 9, trionfo dell' avanguardismo Yokoniano e brano che detiene il titolo di "Beatles most skipped track" ( la canzone dei Beatles “più saltata”).
The Beatles – Revolution ( Take 18):
https://www.youtube.com/watch?v=-3glcY2LQIk
Il 21 Giugno, John e George sono Abbey Road per lavorare allo stereo Mix di Revolution, canzone che pensano sia ormai completa. Ed è qui che succede l'imprevedibile.
Sembra infatti che John si sia fatto stampare in vinile il take e se lo sia portato con se per riascoltarlo a casa.... prima di lasciare lo studio e andarsene ognuno per i fatti propri.
Il giorno dopo, il 22 Giugno, John e Yoko salgono su un volo che da Londra è diretto a Shannon in Irlanda e da li prendono un elicottero diretto a Dorinish Island e ovviamente l'acetato viaggia con loro.
L’idea era quella di potare a termine i progetti di costruzione sull’isola.
Il famoso permesso di costruzione ottenuto nel 1967 infatti era ormai scaduto e a confermare la volontà di John di proseguire con il processo, c’è la testimonianza di Michael Browne, avvocato e notaio del posto, che conferma il forte desiderio di John di rinnovare il documento di concessione edilizia.
Inoltre sarebbe stata la possibilità visitare Dorinish per la prima volta insieme a Yoko e poter ascoltare il take della nuova canzone nel contesto rilassante e privo di stress della costa Occidentale Irlandese, circondati unicamente da pecore e pescherecci, in quello che sarebbe dovuto diventare il loro rifugio, un mondo lontano della follia e dalle urla della Bealtesmania.
Arrivati sull'isola però, John realizza rapidamente che avrebbe avuto bisogno di un giradischi per ascoltare il vinile e cosi invia l'elicottero fino a Wexport, sulla costa, alla disperata ricerca di un grammofono.
Ma se proviamo ad immaginare la cittadina di Wexport nel 1967, è facile intuire che trovare un giradischi non era proprio l’impresa più facile del mondo.
Nessuno sa se la spedizione sia andata a buon fine, quello che sappiamo pero è che nel frattempo una forte tempesta si abbatte’ sull' isola, il che costringe John, Yoko e tutta la combriccola dei loro accompagnatori a cercare riparo.
John, da vero milionario capriccioso , aveva prontamente fatto portare sull' isola la famosa "Sgt. Pepper Caravan" ovvero la Roulotte decorata con fantasie "Pepperiane" ( un po’ come la sua Rolls Royce per intenderci) che anni prima aveva regalato a suo figlio Julian per il suo quarto compleanno. Ora, non sia capisce bene il perché ma alla fine, invece della roulotte optarono per ritornare a terra e alloggiare al Mulranny Park Hotel di Murrevagh, nella parte settentrionale di Clew Bay. Lo staff dell’ Hotel riconobbe immediatamente la coppia di visitatori ( voglio dire, nel 1967 un capellone con gli occhiali accompagnato da un asiatica vestiva di nero, nel profondo ovest irlandese, potevano essere solo John e Yoko) per cui, la stessa sera sembra che fu organizzato una sorta di concerto di benvenuto per gli illustri ospiti.
Si dice che all’ esibizione, in pieno stile tradizionale irlandese, abbiamo preso parte circa una decina di persone, tra musicisti di una Showband locale e dipendenti dell’ Hotel.
La leggenda racconta che, piacevolmente colpito della calorosa accoglienza ricevuta che andava a braccetto con il suo amore per gli Irlandesi, John abbia contraccambiato la gentilezza suonando a tutto volume nel grammofono della hall, proprio l’acetato che porto con se da Abbey Road, rendendo di fatto quelle 10 persone, le uniche ad aver ascoltato in anteprima “Revolution” ( nonché le uniche ad aver ascoltato quel mix).
Il che, leggenda o no che sia, mi è sembrato abbastanza figo. Che poi si sa, ogni epopea o racconto che circondi i Beatles è un po’ come la storia di Babbo Natale: il bello non è chiedersi se sia vero, Il bello è semplicemente crederci …
Ad oggi il Mulranny Park Hotel, ha ancora la John Lennon Suite disponibile per tutti i fan dei Beatles che volessero visitare la zona e ripercorrere i passi di John e Yoko, alla ricerca del loro nido di amore sulla costa dell'Irlanda occidentale.
“Era un luogo dove pensavamo di poter sfuggire alle pressioni e trascorrere del tempo indisturbati insieme" dichiaro Yoko in un intervista nel 2006.
"Abbiamo spesso discusso l'idea di costruire un cottage lì. Era così bello, così tranquillo, eppure così isolato, sembrava un posto perfetto per allontanarsi da tutto”.
Il video di “(Just Like) Starting Over” , girato erroneamente a Dolin nella contea di Clare, si apre con le parole di John prese dall’ intervista a Rolling Stone del 1970:
Intervistatore : “Hai un immagine di te a 64 anni?
John : “no, ma spero che saremo un’adorabile coppia di vecchietti, che vivono al largo della costa dell'Irlanda o qualcosa del genere, ri-guardando l’ album delle nostre follie…”
Il video di “ (Just Like) Starting Over :
https://www.youtube.com/watch?v=pZCxyOcvp5A&list=PL4H5cduO6Biezqk1dUbHvcESdKIwX-rWN&index=13
A noi tutti, piace immaginarlo cosi, come nella scena del film “Yesterday” di Danny Boyle, ritirato e felice in un’isola irlandese disabitata, lontano della pazzie di questo mondo e con la sua amata Yoko accanto.
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