giovedì, febbraio 16, 2023

Pete Townshend - Gratis Amatis


Per il trentunesimo compleanno di Kit Lambert, l’11 maggio 1966, Pete Townshend e il suo amico giornalista Ray Tolliday registrano su un nastro un “regalo” musicale al manager, una specie di parodia di un’opera, intitolata “Gratis Amatis” (rimasta inedita).

Kit apprezzò ma trascinò subito Pete da una parte, illuminato dall’idea e lo pregò di lavorare in quella direzione: un’Opera Pop costruita con un insieme di brani, collegati l’uno all’altro che raccontassero una storia.

Il chitarrista incominciò a lavorare a un racconto, ambientato nel 1999 (33 anni dopo), in un’epoca in cui i genitori avessero la facoltà di scegliere il sesso dei nascituri.
Una coppia scelse di avere quattro femmine ma per un errore alla fine ne nacquero tre e un maschio, che però venne cresciuto come una femmina.
Intitolò la mini opera “Quads”.

https://tonyface.blogspot.com/2011/04/rock-tales-who-quads-first-rock-opera.html

“Fu il mio primo tentativo di scrivere un’opera rock ma non fu mai completata".
La storia alla fine fu concentrata in due minuti e trenta e diventò un singolo degli Who”, “I’m a boy” (pubblicato il 26 agosto 1966).

Pete Townshend si concentra sempre di più su questa idea e compone qualche altra canzone da inserire in un contesto “operistico”.
“In questo periodo ho scritto altre due canzoni che penso fossero destinate a far parte di un altro ciclo di canzoni su pazzi, disadatti o persone con menti malsane.
Erano “King Rabbit” e “Lazy fat People”.
“Happy Jack” è arrivato poco dopo, parte della stessa idea.
Cominciava a germogliare un’idea più grande:
potevo scrivere una vera opera?

mercoledì, febbraio 15, 2023

Maurizio Inchingoli - Musica di carta – 50 anni di riviste musica in Italia


Ci tengo a sottolineare il fatto che "Musica di carta - 50 anni di riviste musicali in Italia" non è e non vuole essere un'enciclopedia sulle riviste, il libro si basa chiaramente su un percorso personale attraverso il quale provo a fare un po' il punto storico di questo importante fenomeno culturale che purtroppo ha perso, secondo me, il fascino che aveva, poi è arrivato Internet e inevitabilmente la situazione è cambiata, nel bene e nel male.

L'autore precisa l'intento di questa lodevole iniziativa, che mette un po' di ordine nel caotico mondo delle riviste musicali cartacee, con il prezioso aiuto di alcuni dei protagonisti, da Federico Guglielmi a Francesco Adinolfi, Luca Frazzi, al "mitico" Piero Scaruffi, intervistati in esclusiva da Inchingoli.

Il tema che emerge è quanto possa ancora (r)esistere la divulgazione cartacea, ormai sopraffatta da internet.
I dati di vendita sono in costante calo e ormai ridotti al lumicino ma, nonostante ciò, le riviste continuano ad uscire, a nascere, a proporre e proporsi (a dispetto delle nefaste previsioni che le volevano scomparse da anni).

Una storia complessa, spesso convulsa e fautrice di "battaglie" epocali, disastri economici, aspri scontri verbali ma testimonianza di una vitalità che dagli anni Sessanta in poi ha reso le giornate di noi appassionati più gradevoli e interessanti.

Maurizio Inchingoli
50 anni di riviste musicali in Italia
Arcana Edizioni
336 pagine
Euro 22

martedì, febbraio 14, 2023

Pete Townshend - Jools and Jim


https://www.youtube.com/watch?v=4POBe1L8BcI

A breve uscirà un nuovo singolo di Pete Townshend (composto dalla moglie Rachel Fuller).

Nel 1980 PETE TOWNSHEND pubblica uno dei suoi migliori album in assoluto (Who inclusi), lo spettacolare, duro e allo stesso tempo raffinato, "Empty glass" (maggiori dettagli qui:
https://tonyface.blogspot.com/2015/04/pete-townshend-empty-glass.html).

E' un periodo duro per Pete.
La morte di Keith Moon, i problemi negli Who, sempre più allo sbando e artisticamente in deciso calo, il matrimonio a rotoli, alcolismo e una deriva psicologica che lo porta anche a flirtare con l'eroina.

All'interno dell'album, a chiudere la facciata A c'è un brano breve, tiratissimo e durissimo come "Jools and Jim" in cui replica ai giornalisti Julie Burchill e Tony Parsons che nel libro The Boy Looked At Johnny spargevano veleno e giudizi impietosi a destra a manca, incluso KEITH MOON, da poco tragicamente scomparso della cui morte sostanzialmente non si dispiacevano, anzi...

"Tony ha parlato di Keith e ha detto: 'Fanculo Keith Moon, stiamo meglio senza di lui. Sfigato decadente che butta la Rolls-Royce nella piscina. Se questo è ciò di cui parla il rock and roll, chi ne ha bisogno?"
(Pete Townshend)

Inizialmente intitolato "Jools and Tone" il titolo fu cambiato in "Jools and Jim" con un sottointeso diretto al quasi omonimo film di Truffaut.
Pete li apostrofa come "tirapiedi, disumani (tutti sono umani tranne Jools and Jim), alcolizzati (i vostri cuori si stanno sciogliendo in una pozza di gin"

"Ero arrabbiato, non depresso per la morte di Keith. Ero arrabbiato con Julie Burchill e Tony Parsons per aver detto nel loro libro che era un bene che Keith Moon fosse morto.
Ma ne ho ricavato una bella canzone. Ovviamente mi sono reso conto con il senno di poi di avere io dei problemi, ma in quel momento mi sono davvero divertito per il casino che stavo creando. Ho scritto la canzone solo come reazione.
Ho telefonato a Tony il giorno dopo averlo scritto e gli ho spiegato. Stavo per mandargli una copia ma poi ho deciso che non l'avrei fatto fino a quando non fosse uscito, dopo aver deciso che era una buona canzone da inserire nell'album".


All'interno della canzone c'è un attimo di pausa rispetto alla frenesia che la caratterizza. Sia sonora che a livello lirico, in cui si rivolge ai due con fare comprensivo e conciliante:
"So per certo che se ci incontrassimo faccia a faccia, un po' di vino ci avvicinerebbe, io e te. Perché hai ragione, l'ipocrisia sarà la mia morte.'

Townshend riprese il tema del rapporto con il giornalismo musicale in "Psychoderelict" dove uno dei protagonisti meno simpatici è un editorialista di gossip rock e commerciante di scandali, Ruth Streeting, modellato sulla figura di Burchill.

Il finale criptico "Oklahoma Oklahoma ok" è stato spiegato con buona attendibilità in forum dedicato agli Who:
Pete contempla il rischio di trasformare gli Who in uno spettacolo in stile Broadway ("Oklahoma è un famoso musical degli anni 40 che ebbe n clamoroso successo a Broadway).
Con questa frase lanciata alla fine con rabbia e arroganza accetta questo destino. Alcuni anni prima, aveva detto che gli Who si sarebbero trasformati in un numero da circo, che sarebbe stato inevitabile.

E a giudicare dagli ultimi recenti anni della band ci aveva visto giusto.

Fonte: https://www.loudersound.com/features/the-story-behind-jools-and-jim-by-pete-townshend

lunedì, febbraio 13, 2023

Lauren Krohn


1) Lauren Krohn
2) Suede (The Kings Theater)
3) The Kills (Brooklyn Steel)
4) The Yeah Yeah Yeahs (Forest Hills Stadium)


Prosegue la rubrica TALES FROM NEW YORK.

L'amico WHITE SEED è da tempo residente nella Big Apple e ci delizierà con una serie di brevi reportage su quanto accade in ambito sociale, musicale, "underground", da quelle parti, allegando sue foto.
Le precedenti puntate sono qui
:

https://tonyface.blogspot.com/search/label/Tales%20from%20New%20York

Lauren Krohn è una fotografa newyorkese, la migliore nel panorama musicale della Grande Mela.

Lauren ha iniziato a fotografare band nel 1993 durante gli studi universitari a New York e nel Regno Unito.
Dopo aver conseguito un master presso la NYU e l'ICP nel 2002, ha lavorato con Getty Images e MPTV Images.

Dopo aver sviluppato una condizione nervosa chiamata CRPS a causa di un intervento chirurgico alla caviglia, ha appeso con riluttanza la sua macchina fotografica per quasi un decennio.
Ma dopo numerosi interventi chirurgici è tornata al suo primo amore per la musica e la fotografia e da allora è diventata una presenza fissa sulla scena.
Lauren è nata e vive a Brooklyn.

WS) Qual'è il tuo gruppo Newyorkese preferito?
LK) Ci sono tantissime band grandiose qui a NYC, difficile sceglierne una, tra le mie favorite ci sono Baby Shakes, Habibi, Mala Vista e The Mystery Lights.

www.laurenkrohn.com
@lauren_a_krohn

sabato, febbraio 11, 2023

Northern Soul Presentazioni

Presentazioni del libro "NORTHERN SOUL" edito da Agenzia X.

Prossimi appuntamenti fino a marzo:

sabato 11 febbraio
Imperia "Tuttomusica" Piazza Unità Nazionale 1 ore 17
https://www.facebook.com/events/738050037587507

sabato 18 febbraio:
Milano "Reverend" via Zuretti 9 ore 19

venerdì 24 febbraio
Bologna "Hellnation Store" ore 18, via dell'Artigiano 17b presentazione di "Soul"
Bologna "Buccia via Fratelli Rosselli 10 presentazione di "Northern Soul"

sabato 4 marzo
Brescia ore 19

domenica 12 marzo
Torino "Jazz Club" via Valdo Fusi ore 18

sabato 18 marzo
Viareggio "Vegas" Viale Europa ore 21

venerdì 24 marzo
Lido Adriano (RA) "Cisim" viale Parini 48 ore 21

domenica 26 marzo
Castelnuvo di Borgonovo (PC) "Kelly's" ore 21

sabato 1 aprile
Parma "The Clebbino" Borgo Cocconi 3/B ore 21

venerdì, febbraio 10, 2023

Gianni Morandi - Jacopone


Nel 1973 in progressivo declino di popolarità e alla ricerca di nuove strade GIANNI MORANDI abbraccia la strada di uno spettacolo teatrale, ispirato alla vita di Jacopone da Todi francescano laico, uno dei più importanti poeti ed autori di laudi religiose italiane del Medioevo (vissuto nella seconda metà del 1.200).

Un'opera teatrale e pop rock, con un cast ampio, in cui spicca PAOLA PITAGORA e un approccio che ricalca il concept di "Jesus Christ Superstar", in cui l'aspetto religioso si mischia a pacifismo hippie, laicismo, critica sociale.

Lo spettacolo non fu un gran successo, pur infilando ben 183 repliche.
La musica mischia canzone pop cantautorale, temi tipicamente da musical, arrangiamenti orchestrali sontuosi e lirici (con Morandi che sfoggia una voce all'apice della sua potenza espressiva) e inserti prog rock, funk, talvolta con tocchi hard.

Sul palco suonarono i Libra, con Federico D'Andrea, Claudio Barbera (basso), Alessandro Centofanti (tastiere), Nicola Di Staso (chitarra) e David Walter (batteria).

Nell'album pubblicato nel 1973 la band è composta dai Festa Mobile (futuri Baricentro, ottima band jazz rock in stile Weather Report con due albumn all'attivo a metà dei 70) fratelli Giovanni e Francesco Boccuzzi (tastiere e basso), Renato Baldassarri, Alessio Alba (chitarre) e Maurizio Cobianchi (batteria).

Per ascoltare l'album: https://www.youtube.com/watch?v=2n71GFACo64&t=329s

Gianni Morandi proseguirà questa fase più sperimentalke con un bellissimo album del 1975, Il mondo di frutta candita, in collaborazione con Ivano Fossati e Oscar Prudente https://tonyface.blogspot.com/2014/05/gianni-morandi-il-mondo-di-frutta.html

Fonte: http://intervisteweb.blogspot.com/2013/08/gianni-morandi-jacopone.html

giovedì, febbraio 09, 2023

Gem Spa


Prosegue la rubrica TALES FROM NEW YORK.

L'amico WHITE SEED è da tempo residente nella Big Apple e ci delizierà con una serie di brevi reportage su quanto accade in ambito sociale, musicale, "underground", da quelle parti, allegando sue foto.
Le precedenti puntate sono qui
:

https://tonyface.blogspot.com/search/label/Tales%20from%20New%20York

Spesso definita una bottega, negli anni '50 Gem Spa era un luogo di ritrovo per i beat, e negli anni '60 era un ritrovo hippie noto per la vendita di un'ampia selezione di giornali underground.

Allen Ginsberg lo definì un "centro nevralgico" della città.
Robert Mapplethorpe comprò a Patti Smith una crema all'uovo poco dopo il suo trasferimento a New York nel 1967.

Alla fine degli anni '60 era a metà strada tra altri due luoghi iconici, il Fillmore East e l'Electric Circus.
Davanti al Gem Spa (131 Second Avenue , Manhattan) venne' scattata la fotografia dei New York Dolls apparsa nel retro copertina del loro primo album del 1973.

Il 7 maggio 2020, il proprietario Parul Patel ha annunciato che il negozio non avrebbe riaperto a causa dell'impatto della pandemia di COVID-19 e dell'aumento degli affitti, nonostante gli sforzi della comunità e una campagna sui social media per mantenerlo aperto.

mercoledì, febbraio 08, 2023

Stefano Scrima - Smells like Kurt spirit. Nirvana e filosofia


Stefano Scrima ha l'interessantissima capacità di riuscire a unire rock e filosofia, in modo colto e approfondito ma mai pesante o pedante (vedi precedentemente qui: https://tonyface.blogspot.com/2021/04/stefano-scrima-larte-di-sfasciare-le.html).
Il rock è ormai da tempo musealizzato, anche nelle sue forme più estreme, è tempo di analisi e connessioni culturali peraltro pertinenti.
E' questo il caso.

La storia di Kurt Cobain e della band viene sviscerata a prescindere dal contenuto musicale, scandagliata nei suoi più reconditi e allo stesso tempo evidenti messaggi esistenziali, filosofici, intellettuali.

Il libro è davvero particolare e intrigante.
Consigliato, al di là della passione per i Nirvana.

"Sono disgustato dall'apatia mia e della mia generazione. Sono disgustato da quello che permettiamo che succeda, da come siamo senza spina dorsale, assopiti e colpevoli nel non opporci al razzismo, al sessismo e a tutti quegli "ismi" dei quali la controcultura si lamenta da anni, mentre se ne sta seduta e avalla questi atteggiamenti propagandoli ogni sera dai suoi televisori e dalle sue riviste".
(Kurt Cobain)

"Cobain, fedele alle sue origini, ha poi sfruttao la sua popolarità ottenuta per fare conoscere le band underground che amava dando loro visibilità, parlandone nelle interviste, sfoggiando le loro magliette o invintandole direttamente ad aprire i suoi concerti".

La rivolta dei Nirvana è passata alla storia come rivoluzione suo malgrado, tradendo la stessa rivolta e accelerando così la deriva capitalistica di un mercato divoratore...ai Nirvana è stato affibbiato un ruolo ben preciso nella pantomima storica , alla stregua di un Giuda (Nirvana) costretto a tradire Gesù ( l'underground) perché così ha voluto Dio (il mainstream) per far quadrare l'assurdità del suo potere (il capitalismo).
Il paradosso è che la rivoluzione dei Nirvana è nata fallita per poi realizzarsi sul serio (perlomeno nell'industria culturale) e tradire se stessa impossessandosi dei mezzi del potere, come ogni rivoluzione. Una volta realizzata, ha perso ogni ragione s'essere, perdendo anche lo spirito di rivolta con cui si era presentata sulla scena.


...non è possibile cambiare un sistema facendo il suo gioco e in questo caso non è possibile criticare il capitalismo (e tutto ciò che comporta) nutrendo l'ipercapitalistico sogno americano di diventare delle rockstar e diventare rockstar e giocare con i desideri delle persone.

Stefano Scrima
Smells like Kurt spirit. Nirvana e filosofia
Arcana
Pagine: 112
euro 12.50

martedì, febbraio 07, 2023

Gli ospiti internazionali al Festival di Sanremo


Riprendo l'articolo che ho scritto domenica per "Libertà".

Il Festival di Sanremo è raramente e solo occasionalmente interprete dei gusti degli italiani, in realtà un’entità a sé stante con vita propria.
Ma che contribuisce a risanare le casse esangui delle case discografiche e a ridare luce a qualche nome di cui si sente parlare solo in occasione dell’evento oltre a lanciare ogni anno qualche nome.
Per citarne alcuni esempi recenti basti pensare a Maneskin e alle coppie Mahmood Blanco e Di Martino Colapesce, che a Sanremo hanno preso il lancio verso il successo.

L’imminente edizione non promette nulla di buono, soprattutto dando un’occhiata al parterre degli ospiti che annovera un’infinita sfilza di vecchie glorie presumibilmente inserite per soddisfare i gusti di quel pubblico che non si perderà nemmeno una puntata.
Una platea molto avanti con l’età e di discutibile gusto musicale se è in attesa, con tutto il rispetto, di Albano, Peppino Di Capri, Pooh, Gino Paoli, Massimo Ranieri, artisti che hanno dato tanto alla musica italiana ma che non sono certo l’esaltazione della freschezza.

Eppure il Festival ha avuto sul palco dell’Ariston fior di eccellenze del rock, geniali protagonisti della storia musicale, inarrivabili cantanti e artisti.

In qualità di concorrenti ricordiamo Stevie Wonder in gara a fianco di Gabriella Ferri nel 1969 e gli Yardbirds di Jeff Beck con Lucio Dalla e Bobby Solo ma anche Wilson Pickett, Paul Anka, Ben E.King (quello di “Stand by me”), Cher (nel 1967).
Famosa la partecipazione di Louis Armstrong nel 1968 con “Mi va di cantare” (in un improbabile e incomprensibile italiano letto da un foglietto sistemato a terra) e che venne interrotto dal giovane conduttore Pippo Baudo che non poteva contravvenire alle rigide regole del festival.
Lo spaesato Armstrong (all’oscuro di tutto) pensava di dover suonare un normalissimo concerto e non solo tre minuti di canzone e al momento della conclusione del suo brano provò a ripartire suscitando il panico nell’organizzazione.
Altrettanto curiose le partecipazioni di Lene Lovich, proveniente dal giro new wave inglese e del Banco del Mutuo Soccorso, tra i principali esponenti della scena prog italiana oltre a quella di Yossou N Dour.
Molti i nomi del giro “nuovo rock” che non hanno resistito alla platea mediatica che concede il festival, dagli Afterhours a Marlene Kuntz, Subsonica, Statuto, La Crus, Marta Sui Tubi, Perturbazione, Bloody Beetroots, Zen Circus.

Se la lista di concorrenti “anomali” è già nutrita ancora più sorprendente quella degli ospiti. Ad esempio quando nel 1988 due ex Beatles si ritrovarono a poca distanza nella riviera ligure.
George Harrison e Paul McCartney furono infatti protagonisti del festival con la non improbabile recondita ipotesi di un incontro ed esibizione congiunta.
I rapporti tra Paul e George erano andati deteriorandosi nel tempo ma negli ultimi anni sembravano essere migliorati. Ma non bastò a farli incontrare (perlomeno non ufficialmente).
Paul salì sul palco dell’Ariston con Linda mentre George suonò la sua “When we was fab” nel dopo festival al Palarock.

Sono anni in cui arrivano nomi storici, eccellenti, di levatura mondiale. Niente meno che Whitney Houston, talento sopraffino, voce divina, destinata a una vita triste pur se coronata da un successo incredibile ma che finirà malamente in un abisso di abusi, droghe e una morte prematura.
Ma anche i Kiss, nel 1981 (pur se in collegamento da New York), gli idolatrati, al massimo del loro successo, Duran Duran nel 1985, con “Wild boys”, i Depeche Mode (nel 1986), alieni, algidi, dandy e super cool, gli Smiths nel 1987 nello spazio destinato al “nuovo rock” e ai quali viene riservato un piccolo special con tre brani in playback e un’intervista conoscitiva, i Van Halen dalle chiome fluenti nel 1981 con la loro versione hard rock di “Pretty Woman” di Roy Orbison, addirittura i metallari inglesi Saxon che si esibirono in un brano di hard rock melodico davanti a un pubblico perlomeno perplesso, Tina Turner e Bono con The Edge nel 2000.

Nel 1984 addirittura i Queen si esibiscono in playback con “Radio Ga Ga”, dimostrando che cosa significa professionismo e sapere stare su un palco, esibendosi come se fossero davanti a decine di migliaia di persone.
Freddie Mercury canta in perfetto sincrono ma con la bocca ben lontana dal microfono, giusto per non ingannare nessuno con finte mosse.
Si infila l’asta del microfono tra le gambe con gesti non lasciano spazio all’immaginazione, il fumo invade il palco, piovono fiori che rilancia in platea.
Date al pubblico ciò che il pubblico vuole.

Anche David Bowie non si fece mancare l’opportunità di passare dalle parti di Mike Bongiorno che lo presentò per il suo “Little wonder” nel 1996. Il brano finirà sul successivo album “Earthling”, non esattamente uno dei suoi capolavori.
Il magnetismo di Bowie rimase comunque inalterato, Sanremo o meno.

Uno dei momenti rimasti epici del festival è l’esibizione di Peter Gabriel, nel 1983. L’ex leader dei Genesis, passato, con la carriera solista, a una forma artistica ben diversa, molto più personale e innovativa, propone uno dei suoi maggiori successi di classifica, “Shock the monkey” librandosi nelle due esibizioni (fu ospite per due sere consecutive) con una corda/liana sul pubblico, terminando il volo su un monitor del palco.
La seconda volta però, finito il volo, cammina sulle poltrone delle prima file, riprende la liana e si schianta di schiena contro il palco.
Piaccia o meno, la sceneggiata funziona e il singolo (non esattamente un brano commerciale) finirà ai primi posti delle classifiche italiane.

Nel 1994 arrivò Elton John che si esibì con la drag queen Ru Paul nel suo classico “Don’t go breaking my heart” in versione dance prodotta dal genio di Giorgio Moroder. Ru Paul sfornò tutto il repertorio scenografico del caso che probabilmente, trent’anni dopo, nell’odierna Italia bigotta e reazionaria subirebbe gli strali di qualche politico o mezza calzetta in cerca di un minuto di popolarità.

Sicuramente un momento cult della televisione nazionalpopolare nostrana.
Pare incredibile ma arrivarono anche, nel 1998, metà dei Led Zeppelin.
Niente meno che il cantante Robert Plant e il chitarrista Jimmy Page, come sempre in playback, a presentare un brano tratto dall’album che li aveva visti ritornare insieme. Pubblico ingessato e Raimondo Vianello che li liquida con un “grazie grazie thank you”.

Nel 1981 è la volta della nuova ondata ska. Niente Madness o Specials ma i Bad Manners, guidati dal corpulento cantante Buster Bloodvessel che alla fine della loro hit “Lorraine” si tolse la tuta bianca da meccanico, rimase in mutande che alla fine abbassò leggermente lasciando intravedere le terga.
Piccolo scandalo, titoli sui giornali e il brano che arriva alle soglie dei venti singoli più venduti in Italia.

Quella del 2001 non fu un’edizione fortunata per la conduttrice Raffaella Carrà che si trovò qualche gatta da pelare di troppo.
Prima con Eminem con cui ci si premurò di concordare che i brani proposti non contenessero parole volgari e offensive (che difficilmente sarebbero state intese dal pubblico sanremese, non troppo avvezzo allo slang newyorkese) e poi con la band inglese dei Placebo.
Probabilmente ignari del contesto e con il cantante Brian Molko “su di giri” che chiude la breve esibizione tentando di rompere, molto goffamente, la chitarra, senza peraltro riuscirci.
La band se ne va dal palco a suono di “scemo scemo” e “buffoni”. La Raffa nazionale si scuserà contrita per l’accaduto.

Nel 1996 arriva addirittura il Boss, Bruce Springsteen, con la sua canzone migliore di sempre, “The ghost of Tom Joad”. Pochi minuti di chitarra acustica e voce, stretta di mano a Pippo Baudo e se ne torna nei camerini. Due presenze anche per Madonna nel 1995 (quando improvvisa qualche ringraziamento in italiano con Pippo Baudo) e nel 1998 con la stupenda “Frozen” quando invece un imbarazzato Raimondo Vianello la liquida velocemente tra gli applausi del pubblico.
E infine i Blur, introdotti da Pippo Baudo come “i nuovi Bittels” che salgono sul palco senza il chitarrista Graham Coxon, sostituito da una sua sagoma di cartone e il bassista da una controfigura.
Due anni dopo tocca ai “rivali” Oasis, arroganti e indifferenti, presentati da Fabio Fazio.

L’elenco non è completo ma sufficiente per fare comprendere come probabilmente è solo una questione di scelte (e anche di budget a disposizione, senza dubbio) per nobilitare un pizzico in più un evento così importante dalle nostre parti, invece di farlo diventare una patetica vetrina revivalistica avulsa da ogni contatto con la realtà europea e mondiale.
Ma forse è solo lo specchio della decadente Italia di oggi.

lunedì, febbraio 06, 2023

Tom Verlaine


Riprendo l'articolo che ho scritto per "Alias" de "Il manifesto" sabto scorso, in ricordo di TOM VERLAINE.

E’ cosa rara trovare il “disco perfetto”, quello inattaccabile sotto ogni punto di vista, sia esso artistico che storico.
“Marquee moon” del gruppo new yorkese Television, pubblicato nel febbraio del 1977, ne ha tutte le caratteristiche.
Perfetto anello di congiunzione tra le istanze new wave/punk, figlie delle esperienze del mitico locale CBGB’s, culla di una nuova generazione che stava per rinnovare il rock (in cui Ramones, Patti Smith, Talking Heads, Blondie facevano da traino) e l’evoluzione della musica pop/rock che dagli anni Sessanta aveva assimilato nel suo percorso psichedelia, pub rock, power pop, jazz, garage punk e tanto altro.

Protagonista principale del disco e della band il chitarrista e cantante Tom Verlaine (Thomas Miller scelse il soprannome in omaggio al suo poeta preferito, Paul Verlaine), compositore di tutte le canzoni, venuto a mancare, inaspettatamente, dopo breve malattia, alcuni giorni fa all’età di 73 anni. I Television furono tra i gruppi più originali della scena new yorkese ma non solo.
Il loro primo disco si inseriva storicamente nel contesto cosiddetto punk new wave ma aveva caratteristiche completamente diverse dalle tipiche coordinate del genere.
Un sound nervoso, tanta tensione sonora, inquietudine, chitarre che intrecciano scale armoniche di sapore psichedelico, una vena jazz in sottofondo, riff ipnotici e acidi, ritmica pulsante, precisa, una voce acuta, stridula, gli incredibili dieci minuti della title track che sfidano le “regole” punk dei brani sotto i centottanta secondi, suoni crudi e minimali ma allo stesso eleganti e raffinati.

Otto brani e 45 minuti di musica senza una pecca, un capolavoro assoluto.

Che nasce da lontano.
Tom Verlaine si approccia alla musica studiando pianoforte, poi il sax, approdando solo successivamente alla chitarra.
Ascolta rock ma anche molto jazz (caratteristica che permea molto del suo stile), Miles Davis in particolare ed è attratto dalla poesia e dalla letteratura.
Forma i Neon Boys con Richard Hell (futuro membro degli Heartbreakers di Johnny Thunders e dei Voidoids e ritenuto spesso come il primo ispiratore dello stile punk, con la maglietta strappata, le spille da balia, i capelli corti dritti, da cui prese ispirazione Malcolm McLaren per guidare esteticamente i Sex Pistols) e il batterista Billy Ficca.
Incideranno, nel 1973, alcuni brani dal gusto proto punk, pubblicati solo nel 1980 in un ep.
La band si scioglie e riforma qualche mese dopo con l’arrivo del chitarrista Richard Lloyd e successivamente del bassista Fred Smith a sostituire Richard Hell.

Il nuovo nome è Television.
“Molti giornalisti hanno sempre fatto riferimento al nostro nome associandolo a concetti che si rifacessero alla “televisione” e tutta questa spazzatura. Ma non è così: l’intera idea dei Television è sugli aspetti visionari dell'arte, piuttosto che sugli aspetti dei media. In realtà non è come la TV, come qualcosa di "supermoderno", qualcosa di "media" o "elettronico" o quel tipo di cose stravaganti alla William Burroughs. È più simile al vecchio aspetto di “visione”. Television/Tell a vision - racconta una visione. Solo tre parole. Non siamo una band da espedienti mediatici. Non abbiamo davvero alcun espediente. Non abbiamo un aspetto colto né siamo alla Kiss o qualcosa del genere. Non abbiamo uno "spettacolo", non facciamo uno show. Tutta questa faccenda del rock come un grande spettacolo è una cosa degli anni '70 ma non approvo per niente tutta quell'idea anche se potrebbe ripagare”.

La band entra nel circuito del CBGB’s accumula esperienza, affina la tecnica, non concede nulla all’estetica, rimasta sempre anonima. Non sono più giovanissimi, hanno passato i 25 anni quando nel 1975 incidono il singolo d’esordio “Little Johnny Jewel”, diviso in due parti, sorta di improvvisazione, scarna, minimale.
Precedentemente avevano attratto l’attenzione di Brian Eno con cui registrarono alcuni demo, mai ufficialmente pubblicati, di brani poi finiti su “Marquee Moon”.
La collaborazione finì malamente con Tom Verlaine che in un’intervista rinfacciò a Eno di aver “rubato” alcuni riff per l’album “Siren” dei Roxy Music (da cui Eno era però già uscito da anni).

Tom collabora con l’esordiente Patti Smith, con cui ha una breve relazione culminata poi in una fraterna ed eterna amicizia, comparendo come autore e chitarrista nel brano “Break it up” e nel singolo “Hey Joe” della cantante.
Con Patti ha successivamente collaborato suonando nella sua band dal vivo.
Finalmente l’album d’esordio dei Television vede la luce, trova la critica molto ben disposta ad elogiarne i meriti e l’originalità ma in America vende poco.
Meglio in Europa ma non diventerà mai una hit in termini commerciali.
Solo con il tempo troverà un posto sempre più solido tra i migliori dischi dell’epoca e probabilmente della storia del rock, consegnando la band all’Olimpo della musica.
Paradossalmente sarà un peso che Verlaine e le successive incarnazioni del gruppo si porteranno addosso per sempre. Il capolavoro insuperabile cancella le prestazioni successive, anche quando saranno di grande pregio.

Come il secondo album “Adventure” del 1978, che conserva le caratteristiche dell’esordio ma in chiave meno aggressiva e più sfumata. Le composizioni non hanno l’urgenza, l’irruenza e la visionarietà precedente e anche se il disco trova un’eccellente accoglienza in Inghilterra non farà particolare breccia nella critica (e avrà anche, in generale, vendite deludenti), rimanendo il fratello minore dell’esordio.

La band si scioglie e Tom Verlaine incomincia una lunga carriera solista, tra alti e bassi, sempre un po’ in ombra (“Mi piace pensarmi come a un invisibile. Lo trovo un modo di vivere molto vantaggioso. Sfortunatamente non è il modo in cui lavora il business”) nonostante l’attenzione che gli riservano personaggi di primo piano.
Basti pensare alla cover del brano “Kingdom come”, tratto dal primo album solista omonimo del 1979, eseguita da David Bowie nel suo “Scary monsters” dell’anno successivo.
Verlaine eseguì la parte di chitarra ma Bowie non la utilizzò, chiamando al suo posto Robert Fripp.

La decina di album che ha lasciato spaziano tra uno stile affine alla creatività dei Television, declinata in chiave più sospesa e sempre meno aggressiva, con concessioni a episodi strumentali e più sperimentali.

Sorprendentemente la band si riunisce nel 1992, realizzando un omonimo album purtroppo spesso dimenticato o trascurato, pur essendo di egregia fattura e facendo rivivere i fasti del passato più che dignitosamente, grazie anche al video della conturbante “Call Mr.Lee” che fa spesso breccia sulle frequenze di MTV.
I Television proseguono suonando in giro per il mondo, raccogliendo sempre attenzione e affetto, preparano un nuovo album che purtroppo non ha mai visto la luce.

Ci mancherà la figura allampanata di Tom Verlaine, magro ed emaciato, austero ma elegante, schivo e ostile.
Mancherà quel mondo di urgenza febbrile che ci ha lasciato “Marquee Moon”, un’epoca cristallizzata in un passato che non tornerà più ma che ci ha lasciato un tatuaggio indelebile nell’anima.

“Quando penso a Tom, ho quest'immagine di lui che fuma una sigaretta e guarda fuori attraverso il fumo con questo luccichio curioso negli occhi. Non è un personaggio pubblico espansivo e non ha mai indossato il costume della celebrità rock. Credo che sia rimasto abbastanza fedele a se stesso nel corso degli anni, seguendo solo il suo istinto".
(Lenny Kaye, Patti Smith Group).

sabato, febbraio 04, 2023

Northern Soul - Presentazioni

Presentazioni del libro "NORTHERN SOUL" edito da Agenzia X.

Prossimi appuntamenti fino a marzo:

sabato 4 febbraio
Fucecchio (FI) "La Limonaia" Parco Corsini ore 21
https://www.facebook.com/HangOnNight

sabato 11 febbraio
Imperia "Tuttomusica" Piazza Unità Nazionale 1 ore 17
https://www.facebook.com/events/738050037587507

sabato 18 febbraio:
Milano "Reverend" via Zuretti 9 ore 19

venerdì 24 febbraio
Bologna "Hellnation Store" ore 18, via dell'Artigiano 17b presentazione di "Soul"
Bologna "Buccia via Fratelli Rosselli 10 presentazione di "Northern Soul"

venerdì 3 marzo
Faenza "Clandestino" via Baccarini 21 ore 21

domenica 12 marzo
Torino "Jazz Club" via Valdo Fusi ore 18

sabato 18 marzo
Viareggio "Vegas" Viale Europa ore 21

venerdì 24 marzo
Lido Adriano (RA) "Cisim" viale Parini 48 ore 21

domenica 26 marzo
Castelnuvo di Borgonovo (PC) "Kelly's" ore 21

sabato 1 aprile
Parma "The Clebbino" Borgo Cocconi 3/B ore 21

venerdì, febbraio 03, 2023

Vetreria di Borgonovo Piacentino - A way of life


La Vetreria di Borgonovo Piacentino è, dal 1950, tra le aziende più floride e d'avanguardia della zona e non solo.

Quest'anno ha deciso, per mano dell'agenzia pubblicitaria G&G, di allegare al catalogo uno speciale dedicato ai Sixties, ai mod, a "Quadrophenia", la cui stesura è stata dedicata al sottoscritto, con adeguata e pertinente grafica.

Scelta originale, coraggiosa e POP ART!

giovedì, febbraio 02, 2023

Blues Magoos - Intervista a Peppy Magoo


I BLUES MAGOOS sono stati tra le band più rappresentative della scena 60's americana, protagonista di quel capolavoro d'esordio che fu "Psichedelic Lollipop" nel novembre 1966 con brani come "(We ain't got) nothin yet" e "Tobacco Road" che mischiavano garage, psichedelia, rhythm and blues in maniera eccelsa.

Il successivo "Electric Comic Book" esce cinque mesi dopo, nell'aprile 1967 e abbraccia maggiormente la psichedelia, pur mantenendosi vicino a un tiro garage, dando alla band ottime soddisfazioni commerciali.

Di qualità anche "Basic Blues Magoos" del 1968, sospeso tra suoni psych, freakbeat e grintosi rock blues.

Più vario ma allo stesso tempo meno personale "Never Goin' Back To Georgia" del 1969 caratterizzato dal classico sound d'epoca tra soul, rock blues, influenze Small Faces, honky tonk, atmosfere latin jazz.

Con il conclusivo "Gulf Coast Bound" del 1970 (realizzato con alcuni session men) la band si allontana da ogni retaggio passato, mischiando jazz, un po' di sperimentazione, latin sound, influenze alla Traffic.

L'amico WHITE SEED ci regala un'intervista con PEPPY MAGOO, chitarrista e cantante, unico membro rimasto sempre in formazione, fino ai giorni nostri.

Due chiacchere con Emil "Peppy Magoo" Thielhelm nato nel Bronx il 16 Giugno del 1949, chitarrista e cantante dei Blues Magoos storica band Newyorkese.

WS) I Trenchcoats sono stati la tua prima band?
Insieme a te c'erano Ralph Scala e Ron Gilbert. Che repertorio avevate?

PM) Sì. I Trenchcoats furono la mia prima band con Ronnie e Ralph e un batterista di nome John Finnegan e il chitarrista Dennis Lapore.
Stavamo imparando a suonare gli strumenti e suonavamo cover da Wully Bully di Sam the Sham and the Pharaohs ai Rolling Stones.

WS) Come e' stato il passaggio a Bloos Magoos? Chi a deciso il nome della band?
PM) Il cambio di nome è arrivato dal nostro manager (Marvin Lagunoff gia' manager con Simon and Garfunkel) con l'input della casa discografica.
Avevamo due nuovi membri Geoff Daking e Mike Esposito e' da li che le cose sono iniziate.

WS) La Verve pubblica il vostro primo singolo "So I'm Wrong and You Are Right" b/w "The People Had No Faces" nel 1966, quali sono stati i rapporti con la Verve?
PM) Molto minimale quel singolo. Questo è stato il nostro primo assaggio con un'etichetta discografica. Il contratto era solo per un singolo.

WS) Poi passate alla Mercury e il nome cambia in Blues Magoos, per un paio d'anni eravate una macchina sforna hit?
PM) Sì. L'accordo con Mercury è stato col passaggio a Blues Magoos, e li abbiamo passato un periodo di celebrità.

WS) Dove avete registrato il materiale su Psychedelic Lollipop e Electric Comic Book?
PM) Abbiamo registrato in uno studio che a quei tempi era molto famoso il Regent Sound sulla 57esima strada. A New York.

WS) La Lava Lamp (Psyche-De-Lite) fu un'idea vostra o della Mercury?
PM) Veramente fu' un'idea del nostro manager.

WS) Quali erano le tue band preterite nel periodo con i Blues Magoos?
PM) Tante perché quell'era stava esplodendo con gruppi molto diversi.
Tutte le band inglesi che erano famose: Beatles, Stones, Animals, Kinks e tanti artisti solisti Dylan, Richie Havens, Jimi Hendrix diventati amici nelle serate nel Greenwich Village.

WS) E' vera la storia riguardante un vostro amico e il brano "Albert Common Is Dead"?
PM) Haha sì. Molto divertente, Inoltre scrivevamo canzoni per divertimento. ACID. Lol. Come con quel brano "Love Seems Doomed" (LSD).

WS) Quale e' stato il motivo della rottura con la Mercury dopo il terzo album "Basic Blues Magoos"?
PM) Il nostro singolo successivo a "We Ain't Got Nothing Yet" si chiamava "Pipe Dream".
Questo è stato bandito dalla radio per paura riguardo riferimenti alla droga. Questo ha dato alla band una brutta reputazione.
Quindi è diventato sempre più difficile anche lavorare. Quindi la band ha incolpato il management e le cose sono andate a rotoli.

WS) Ricordi in particolare qualche gruppo che hai visto live nel Greenwich Village?
PM) Gli Zombies. Loro erano fantastici.

WS) In un'intervista alla radio WMUA del 1967 dichiaravate che il business musicale era il peggior business del mondo, deduco che nonostante il grosso successo ottenuto di soldi non ne avete visti molti?
PM) Il business musicale non è un grande affare a meno che tu non sia così grande da poterlo dominare.

WS) Cosa ricordi del tour del 1967 con gli Who e Herman's Hermits come headliner?
PM) È stato incredibile.
Abbiamo girato tutta l'estate (Keith Moon Stories ecc).
Troppo da spiegare qui. Tuttavia, sto scrivendo un libro in cui condividerò molti ricordi.

WS) Poi nel quarto album del 1969 "Never Goin' Back To Georgia" sei rimasto l'unico della formazione ufficiale, come e' andate la vicenda?
PM) Sì, è una lunga storia. Dopo il terzo album, la band è stata respinta dalla Mercury Records.
A mia insaputa, il resto della band stava cospirando per riformarsi e andare in California e continuare con i Blues Magoos senza di me. Questo è stato un colpo devastante.
Fondamentalmente mi hanno detto che non mi volevano più nella band.
Ero scioccato, fino ad oggi non sono davvero sicuro del perché, dato che avevano delle scuse molto deboli sul perché allora.
Quindi ho preso il colpo, avevo 19-20 anni e ho cercato di capire cosa avrei fatto dopo!
Avevo deciso che volevo essere il primo gruppo rock latino perché non ce n'erano e viste le mie origini (non ho mai conosciuto mio padre, ma sapevo che era nato a Bogota, in Colombia).
Il manager dei Blues Magoos possedeva il nome della band.
Ho messo insieme una nuova band e ho firmato con il nome della band per un'altra etichetta, la ABC Dunhill.
Poi mi hanno detto che pensavano fossi uno degli obiettivi principali con il nome Magoos, e volevano che la mia nuova band fosse i New Blues Magoos.
Avevo detto loro che era ridicolo e li avevo rifiutati.
Hanno continuato a offrirmi il contratto e dopo un po' mi sono reso conto che ci sarebbe voluto molto tempo per ottenere un nuovo contratto discografico con un nuovo nome.
Quindi ho accettato l'accordo rendendomi conto che almeno avrei potuto continuare a lavorare.
Avevo registrato il disco ed era tutto pronto per uscire. Quando gli altri membri hanno scoperto che io e i manager stavamo pubblicando un disco, l'hanno bloccato in tribunale.
Quindi l'uscita del disco è stata posticipata di nove mesi e in quel periodo è uscito il disco di Santana e loro sono arrivati prima.
Alla fine, abbiamo vinto in tribunale ed è stato pubblicato il quarto disco dei Blues Magoos. Molti anni dopo, ho ricevuto delle scuse dai membri della band.

WS) Hai ancora il vestito psichedelico fluorescente? Era disegnato da Diana Dew per Paraphernalia boutique?
Era a batterie?

PM) Sì, ho l'unica divisa elettrica dei Blues Magoos esistente.
Non è in gran forma, ma è un pezzo di storia del rock. Funzionava con pacchi batteria da 9 e 12 V. Erano molto in anticipo sui tempi e Diana Dew li ha progettati.

WS) Dopo il quinto album "Gulf Coast Bound" si chiude il contratto con ABC, partecipi al musical Hair e continui con altri progetti come i Barnaby Bye e i Balance.
PM) Sì, ho avuto un ruolo principale nella produzione originale di Broadway di “HAIR” e ho continuato ad andare avanti a suonare! Scrivere canzoni per alte persone e registrare.
Ho scritto dei musical tra cui l'ultimo WARHOL con l'iconico Sir Trevor Nunn in uscita nel 2023-24.

mercoledì, febbraio 01, 2023

Musica e mente


Riprendo l'articolo che ho scritto domenica per il quotidiano "Libertà".

La musica ha un potere enorme nella nostra vita.
Può essere una ragione della nostra esistenza, sia per passione che per lavoro o un semplice sottofondo che ci accompagna durante le faccende di casa o nei viaggi un automobile.
A volte invece un’intrusione fastidiosa che lede i timpani e il nostro gusto.
Non di rado mi capita quando sono immerso nella lettura e arriva mio figlio con un brano trap sparato dal telefonino a volume assurdo.
Mi immedesimo allora in quello che provava mia mamma quando la costringevo a sottofondi che arrivavano dalla mia camera a base di Sex Pistols, Clash, Who e sopporto stoicamente.

La musica, anche se non ce ne rendiamo direttamente conto, ha un ruolo molto importante nella nostra vita, in quanto fattore che interviene direttamente sulle nostre capacità neurologiche.
E’ stato scientificamente dimostrato che la musica è fra le ultime funzioni ricettive del nostro corpo a subire una totale compromissione in persone le cui capacità cognitive si stanno spegnendo (vedi i malati di Alzhaimer).

Le aree cerebrali associate alla memoria musicale subiscono un danno minore rispetto ad altre zone.
Anche persone gravemente compromesse cerebralmente riescono a godere e a trarre giovamento dalla musica, spesso riconoscendola, sia melodicamente, che ricordare le parole delle canzoni.
Si riattivano ricordi, emozioni, sensazioni che sembravano impossibili da riportare alla luce. Un aspetto singolare è che i pazienti conservano anche la capacità di riprodurre armonicamente, mantenendo la giusta intonazione, le canzoni che tornano alla memoria. Pur essendo rari si verificano saltuariamente casi di persone in coma che si risvegliano grazie alla loro canzone preferita o alla voce del cantante prediletto.

E’ altrettanto nota l’usanza di molti sportivi di caricarsi o rilassarsi prima delle gare con una musica adeguata al proprio stato d’animo.
Ad esempio il nuotatore Michael Phelps (ventitrè medaglie d’oro in quattro Olimpiadi) prima di ogni competizione era solito ascoltare musica aggressiva, potente, dal rock all’hip hop.
Cristiano Ronaldo si dedica invece ai ritmi più rilassanti della musica brasiliana, il suo “rivale” Lionel Messi invece è un grande fan del brit pop degli Oasis. Il famoso cestista Le Bron James si affida al rap di Drake, il pilota di Formula Uno, Daniel Ricciardo, invece a punk, metal e hard rock.
Il suo collega Lewis Hamilton va di hip hop. Quando vediamo calciatori o atleti passeggiare con enormi cuffie prima delle gare a volte siamo indotti a considerarli superficiali o addirittura sciocchi
. La realtà pare essere completamente diversa.

Il professor Karageorghis, docente di psicologia dello sport alla Brunel University di Londra, è uno dei maggiori studiosi mondiali degli effetti che la musica può avere sulle prestazioni sportive.
Attraverso i suoi studi ha dimostrato che l’utilizzo della musica, durante gli allenamenti o le gare, produce effetti simili a quelli delle sostanze chimiche legali. Negli ultimi anni, le Federazioni internazionali di discipline sportive di sforzo sulla lunga durata, come la maratona o il ciclismo, hanno vietato gli auricolari durante le competizioni, considerando gli effetti indotti dalla musica nelle orecchie simili a quelli di alcuni agenti dopanti.

Il nostro sistema nervoso è costituito da cellule, i neuroni, comunicanti fra loro attraverso dei neurotrasmettitori, che rimangono inattivi fino a quando non sopraggiunge un impulso emotivo che li mette sostanzialmente in moto.
Nel momento in cui ascoltiamo una musica nel nostro organismo si produce un effetto simile a quello dell’assunzione di una droga psicoattiva che causa il rilascio di dopamina nel cervello.

La dopamina è appunto uno di questi neurotrasmettitori. Compito della dopamina è di esercitare il controllo sul movimento, sulla capacità di attenzione e di apprendimento, su alcuni aspetti delle funzioni cognitive, sulla sensazione di piacere e sul meccanismo del sonno. In breve, questi neurotrasmettitori sono messaggeri chimici che rilasciano gli impulsi nervosi per indurre un certo meccanismo cerebrale.
La musica, con il suo ritmo regolare, influenza anche il battito cardiaco, il sistema cardiovascolare, la pressione sanguigna.
Da batterista di lunga data, seppur di modesta caratura tecnica, è interessante notare come la multi funzionalità degli arti richiesta dallo strumento (che si suona utilizzando contemporaneamente gambe e braccia che eseguono movimenti autonomi l’uno dall’altro, nello stesso momento), si rispecchi poi nella quotidianità. Ad esempio acquisendo, pur non essendo mancino, un uso della mano e del braccio sinistro quasi pari a quello della parte destra.

Molto genericamente si può arguire che la musica più dura e ritmata, dal rock al metal all’hip hop sia fonte di energia e di maggiore concentrazione verso l’obiettivo mentre la musica classica, acustica, ambient e new age siano l’ideale per rilassarsi, in quanto riduce i livelli del cortisolo, l’ormone dello stress.
Anche se il concetto di musica classica è abbastanza fuorviante se pensiamo che certi crescendo orchestrali o le sinfonie di Wagner possano indurre alla calma. Uno stato di serenità non significa necessariamente una riduzione di competitività agonistica ma è anzi una condizione che permette al nostro cervello di essere sfruttato al massimo e che induce all’ottimismo, premessa ideale per affrontare una sfida.

La musica, è ormai fatto accertato, anche empiricamente, agisce sull’umore e le prestazioni degli animali che, a seconda di quanto proposto, ne sono attratti o infastiditi.
Magari il vostro cane potrebbe avere un sussulto ascoltando “A day in the life” dei Beatles.
Pare che, su suggerimento di John Lennon, nel brano sia stato inserito il suono di un fischietto che solo i cani possono percepire. Lo ha confermato Paul McCartney in un’intervista:
“Stavamo parlando delle frequenze di suoni che gli esseri umani non possono sentire; in particolare, di quei suoni dalla frequenza così alta che solo i nostri cani li sentono. Così, ne abbiamo messo uno nella canzone”.

In molti allevamenti di bovini viene utilizzata la musica per incentivare l’aumento della produzione del latte che, pare, arrivi fino al 3% in più se viene trasmessa musica classica e country.
Anche nel caso delle bufale domestiche, una musica suadente le induce a smettere di ruminare, immobilizzarsi, puntando le orecchie alla fonte del suono, rilassandole e permettendo una mungitura più agevole.

Tornando a noi umani, assume una certa importanza la cultura musicale di ognuno. Più profonda e dettagliata è, maggiori sono le possibilità che l’ascolto di un certo tipo di brani ci stimoli, perché alla semplice melodia e ritmo si aggiunge il bagaglio culturale che portano con sé il brano e l’esecutore.
La parte sinistra del cervello si concentra sul linguaggio e quindi analizza “tecnicamente” la struttura del brano (se è veloce, lento, duro o rilassato) mentre quello destro attiva l’immaginazione, stimolando le emozioni.
I musicisti o coloro che vivono la musica in una dimensione lavorativa o caratterizzata da grande passione, riescono a scindere la modalità di ascolto: tra quella artistica e quindi emozionale con tutti i riferimenti e le influenze che caratterizzano la canzone e quella tecnica ovvero la struttura compositiva, l’arrangiamento, la riproduzione esecutiva.

Personalmente quando ascolto un brano dei Beatles, degli Who o dei Clash, la mia mente, la mia, anima, il mio cuore vanno a momenti precisi della mia vita, dell’adolescenza, rimandano a luoghi, persone, anni, giorni, viaggi. Quando invece ascolto dischi in funzione di una recensione o di un articolo, la fruizione elabora diversamente quello che arriva dalle casse dello stereo o del computer, cercando di analizzare la bontà della composizione, dell’esecuzione, dell’ispirazione artistica.

La musica è stata da sempre la mia ragione di vita e il mio lavoro, in mille vesti e collocazioni diverse.

Il modesto consiglio che mi sento di dare è di godersela senza pregiudizi, classificazioni, con rispetto per gli artisti che la propongono, dietro ai quali ci sono sempre anni di sacrifici, investimenti (economici ed emozionali), speranze, soprattutto passione.

La passione, quell’unica certezza che nessuno ci potrà mai portare via, ultimo salvifico baluardo in un mondo ingiusto e difficile.

martedì, gennaio 31, 2023

Gennaio 2023. Il meglio


Si parte bene nel 2023 con gli album di Iggy Pop, John Cale, Joel Sarakula.
Tra gli italiani Senzabenza, Forty Winks, Pitchtorch


IGGY POP - Every loser
Iggy ha sempre vissuto di una sorta di rendita del glorioso passato, grazie anche a dei live act esplosivi e unici.
Della lunga carriera solista si segnalano i classici "The idiot" e "Lust for life" (farina del sacco di David Bowie) e lo splendido "Post Pop Depression" (con Josh Homme a fianco).
Il resto è sempre stato dignitoso e godibile ma mai indimenticabile.
Torna ora con "Every loser" in cui si destreggia molto bene tra brani duri e violenti, ballate decadenti, qualche inutile bizzarria, realizzando però un ottimo album, molto godibile, energico e potente.
Stuolo di ospiti: Taylor Hawkins, il bassista dei Guns N' Roses Duff McKagan, il batterista dei Red Hot Chili Peppers Chad Smith, Travis Barker dei Blink 182, Stone Gossard, Josh Klinghoffer e Dave Navarro ed Eric Avery dei Jane's Addiction.

JOHN CALE - Mercy
Torna l'ormai 80enne polistrumentista gallese con un album solenne, oscuro, ipnotico, glaciale, severo, in cui si avvale della collaborazione di vari esponenti della scena più avantgarde dagli Animal Collective ai Fat White Family a Weyes Blood, tra i tanti. L'impostazione è quasi esclusivamente elettronica, sorta di ambient music filtrata in chiave post wave e sperimentale. Omaggi a Nico e Bowie e a un mondo interiore pieno di cicatrici, incubi, fantasmi.
Importante.

GAZ COOMBES - Turn the car around
Ferma la reunion dei Supergrass, Gaz Coombes torna, dopo cinque anni, con il quarto album solista, ancora una volta eccellente dimostrazione delle sue capacità compositive ed espressive, tra malinconiche ballate, ottimi sguardi alla band madre, sapori 60's e Brit pop, una maturità solida e consolidata. Sempre una garanzia.

DAVE ROWNTREE - Radio songs
Esordio solista per il batterista dei Blur. Sonorità elettroniche, atmosfere intimiste e sospese che riportano alla mente le prove solitarie del compare Damon Albarn. Il tutto ben fatto anche se eccessivamente letargico.

THE REYTONS - What's rock 'n' roll
Sono balzati subito in testa agli album più venduti in Inghilterra.
I nostalgici dei primi Arctic Monkeys troveranno consolazione perché talvolta siamo ai limiti del plagio ma alla fine la formula funziona, tra la nuova ondata post punk (Fontaines DC e compagnia varia), Blur, Brit Pop e un po' di altri saporiti ingredienti.

AA.VV- Jem Records Celebrates Pete Townshend
Le compilation tributo sono ormai quasi sempre scontate e prevedibili. Fa eccezione questo omaggio a Pete Townshend (in realtà tutti ibrani, eccetto "Let my love open the door" sono degli Who), riuscitissimo e più che interessante con versioni sempre molto belle, originali (vedi lo swing vocalese di "Can't explain" di Lisa Mychols & Super8 o il folk rock di "Let's see action"), potenti (stupendi i Grip Weeds alle prese con "I'm free" e "A quick one"). Consigliatissimo.

BILLY NOMATES - Cacti
Avevo riposto molte aspettative su Billy Nomates dopo il primo album e la collaborazione con gli Sleaford Mods.
Il nuovo "Cacti" è un buon lavoro ma che perde parte di quella personalità che aveva caratterizzato le precedenti esperienze. Più levigato e pop, meno aggressivo, più "normalizzato". Sufficiente ma non di più.

ANTI-FLAG - Lies they tell our children
Tredicesimo album per la band americana, come sempre caratterizzato da una forte impronta politica con tematiche contro guerra, capitalismo, disinformazione. A cui affiancano un potentissimo e ruvido punk rock dalle marcate linee melodiche, in cui la violenza sonora è temperata da una produzione che ne alleggerisce l'impatto.

JOEL SARAKULA - Island time
Delizioso album di soft rock anni 70/80 dalle movenze soul funk tra Steely Dan, Hall & Oates, Jamiroquai, Earth Wind and Fire, con influenze caraibiche e reggae. Piacevolissimo, super raffinato.

CHRIS BANGS - Firebird
Pubblicato dalla Acid Jazz torna Chris bangs con un album di latin soul, intriso di ritmo caraibici e salsa ma che non disdegna episodi disco funk. Con lui uno stuolo di collaboratori di altissimo livello per un album godibilissimo.

ERNIE VINCENT - Original dap King
Da New Orleans l'83enne chitarrista e vocalist impartisce ancora lezioni di torrido funk, blues e rhythm and blues.
Roba cruda e scarna, piena di sincero, antico e genuino groove.

SENZABENZA - Pop punk dilemma
La storica punk band di Latina raggiunge il traguardo del decimo album in una carriera ormai trentennale, con un lavoro che ne conferma lo spessore di ampio respiro internazionale acquisito da tempo. Punk rock, ai confini con l’hardcore ma che assimila, come tradizione, melodie di sapore 60’s, brani psych rock (“St.George”) alla XTC ma anche ritmi ska in levare (“Money, drugs and girls”) e una ballata finale vaudeville di gusto Kinks (“Never ending sunday”). Un altro grandissimo album.

FORTY WINKS - Kids
Dopo dieci anni di silenzio torna la band bolognese con un formidabile ep di cinque brani, super energico, mirabile miscela di punk rock e power pop, di Buzzcocks e Dandy Warhols, Radio Days e i primi Elvis Costello e Joe Jackson. Unico difetto: troppo breve!

PITCHTORCH - I Can See The Light From Here
Trio formato da elementi di The Gutbuckets, Guano Padano e The Vickers, con un album di grande e semplice bellezza, percorrendo i sentieri americani di Dream Syndicate e R.E.M. Registrato in presa diretta, riproduce il mood perfetto per queste sonorità genuine e spontanee, puro folk rock, intenso e diretto. Un album al limite dell'eccellenza.

CAMILLA GEORGE - Ibio-Ibio
Dalla scena brit jazz un album di classe, sperimentazione, contaminazione. Il modern jazz alla base ma con insert hip hop, funk, free. Molto interessante e stimolante.

MANESKIN - Rush
Non che ci aspettasse qualcosa di diverso ma il nuovo dei Maneskin è il vero prototipo del "disco rock dei 2000", costruito alla perfezione, con tutti gli ingredienti necessari in parti eguali, i suoni calibrati per gli ascolti radiofonici e da smartphone, la "trasgressione" a un tanto l'etto, canzoni impalpabili ma immediate e indolori. Il loro lavoro (e chi per loro) lo sanno fare bene.

DYSMORFIC - Movements
La band lombarda massacra orecchie e cervello con un devastante ep di cinque brani, diviso in altrettanti movimenti strumentali, a base di una dose di grindcore, pause jazz che guardano ai Primus e John Zorn, ritmiche impazzite, noise assordante, i Bologna Violenta nel cuore. Tecnica di primissima qualità, idee a profusione per un lavoro che sarà sicuramente apprezzato dai cultori del genere.

DUCK BALENO - Popa's nightmare
L'esordio del quartetto veronese (che si avvale della presenza di Ambro, componente del collaudato e prestigioso collettivo folk-rock C+C=Maxigross) è un eccellente condensato di influenze che attingono da moderna psichedelia, funk, elettronica, frullati con inventiva e personalità. L'album scorre all'insegna della creatività, arricchito da una notevole cura per suoni e arrangiamenti e si arrampica alle soglie dell'eccellenza.

CRISTIANO PUCCI - Madness in heaven
L’artista toscano, residente a Londra, si immerge in un calderone psichedelico che guarda ai Beatles e al Lennon solista ma anche alle atmosfere care ai Verdena di "Wow". I cinque brani dell'ep sono crudi e selvaggi, con uno spirito di fondo lo-fi, eseguiti con la giusta attitudine e con grande creatività.

ASCOLTATO ANCHE:
VIGRO DEEP (house, funk, elettronica, soul dal Sud Africa. Interessante), SPECIAL INTEREST (funk punk da New Orleans, non particolarmente a fuoco), FOR TRACY HIDE (shoegaze al femminile dal Giappone con buoni tratti psichedelici), BELLE AND SEBASTIAN (non male anche se rimane nel limbo della mediocrità), THE ARCS (side project di Dan Auerbach dei Black Keys tra pop e influenze soul, carino)

LETTO

GUIDO VIALE - Niente da dimenticare. Verità e menzogne su Lotta continua
"Che cosa è stata Lotta continua? Uno stato d'animo".
Guido Viale, uno dei dirigenti del movimento extraparlamentare nato nel 1969 e scioltosi nel 1976, ripercorre le origini di Lotta Continua e le ragioni che portarono alla sua formazione, spontanea e anti autoritaria, derubricata poi frettolosamente e speciosamente nel calderone degli "anni di piombo".
Anni in cui operai e studenti si unirono in funzione anti capitalista, per diritti ed equità sociale.
"La verità è che l'assemblea operai-studenti di Torino, come Lotta continua, come alcuni gruppi della sinistra radicale di quegli anni, sono state, nonostante le molte contraddizioni, grandi scuole di libertà di pensiero, morale, sessuale e no, di educazione al rispetto reciproco, di valorizzazione dei rapporti paritari.
Nasceva una figura sociale che non lottava per vivere ma che viveva per lottare.
Viale si addentra nella strategia della tensione, i preparativi accurati e l'esecuzione di attentati e omicidi, che fecero precipitare l'Italia in uno dei periodi più bui dal dopoguerra.
Parla dell'omicidio di Rostagno, palesemente mafioso ma che venne infiltrato da false motivazioni, che avrebbero rimandato a una presunta vendetta degli stessi componenti di Lotta Continua e soprattutto smonta il processo farsa per l'omicido Calabresi per cui furono condannati Sofri, Bompressi e Pietrostefani.
Un libro amaro ma preciso, circostanziato, dettagliato e importante per chi vuole aggiungere un ulteriore tassello a un'epoca mai chiusa, tutt'ora nebulosa, irrisolta, misteriosa.
Interessante il lapidario giudizio sugli ultimi anni, da "Mani pulite" in poi:
La delega concessa al giustizialismo, per fare piazza pulita di quello che la lotta politica non era riuscita ad affondare, non sarebbe più stata ritirata, né avrebbe più potuto esserla.
Avrebbe sancito un passaggio epocale: dal protagonismo della lotta collettiva di un tempo alla passività della politica-spettacolo dei nostri giorni....
Quel disprezzo per le regole del diritto stava trasformando non solo l'amministrazione della giustizia ma anche gran parte della società, in qualcosa che assomiglia a una guerra in cui diventa giusto e legittimo schierarsi sempre dalla parte del più forte.

STEVE JONES - Lonely boy
L'autobiografia di Steve Jones, da cui è stata tratta la sceneggiatura della deludente serie "Pistol" di Danny Boyle, ben tradotta in italiano da Alessandro Apreda.
Infanzia e adolescenza disastrate da cui esce un teppista con l'ossessione del furto e del sesso, che si ritrova nella band più famosa del mondo e che dopo lo scioglimento si proietterà nell'alcolismo e nella tossicodipendenza pesante, da cui si è salvato a stento.
Le avventure soliste, le collaborazioni, da Iggy a Bob Dylan, le disastrose (sia umanamente che economicamente) reunion dei Sex Pistols, aneddoti gustosi e altri drammatici.
Il tutto scritto con una grande ironia, il libro è spesso graffiante, impietoso e urticante.
Tanta umanità (vedi il "ritrovamento" del padre che lo aveva abbandonato alla nascita) e nessun particolare rimpianto (a parte la tragica fine di Sid Vicious - "se lo avessimo chiamato "Sid il gentile o "Sid il buono" magari avrebbe provato a comportarsi in quel modo" - e "la sensazione di essere una vera band venne spazzata via da un'ondata di stronzate da tabloid").
Divertente e frizzante.

JOEL SELVIN - Sly & the Family Stone: An Oral History
E' di nuovo disponibile la biografia "orale" di SLY AND THE FAMILY STONE, una delle più innovative, geniali, futuriste band di sempre, frutto delle visioni del leader Sly Stone che riuscì a creare una miscela unica di soul, funk, rock, psichedelia, unendola a un rivoluzionario act che, in tempi di ancora feroce segregazione razziale, metteva insieme in una band, bianchi, neri, uomini, donne.
Album e concerti epocali, suoni di anni in anticipo sui tempi.
Il libro raccoglie le testimonianze, fino al 1998, di buona parte di coloro che furono partecipi di quell'esperienza: musicisti, manager, fonici, roadie, crew, la moglie di Sly, Kathleen Silvia, con la partecipazione straordinaria di Gun, il feroce pittbull di Sly, partner malvagio della corte di spacciatori e consumatori che lo portarono alla fine e al delirio.
Un talento sconfinato, distrutto e annientato dalla cocaina, trascinato nel degrado più totale tra concerti annullati, follia, devastazione umana e morale.
Un libro drammatico e spietato.
Ancora più perché manca la voce del protagonista, ormai 80enne, tutt'ora perso nella sua palude mentale.

LUCA FRAZZI - 50 + 50 Radio Libere… Ma Libere Veramente. Emittenti Rock Italiane in FM
Nella nuova guida allegata a "Rumore" LUCA FRAZZI si fa carico di un consueto oneroso compito: scegliere cento radio libere (successivamente in tante diventate "private", cosa piuttosto diversa) rappresentative di un'epoca (da metà degli anni Settanta in poi).
"Voci di paese, talvolta di quartiere, che per la prima volta raccontavano di un mondo che conoscevi, di fatti che ti riguardavano da vicino.
Un mondo più piccolo ma libero e soprattutto nuovo, svincolato dalle convenzioni e dalle strutture rigide dell'informazione di stato, alla metà degli anni 70 ancora modellato su una logica arcaica della comunicazione...per la prima volta la comunicazione usciva dai recinti istituzionali".
Un'epoca in cui non tutto era asservito al diodenaro/profitto.
Di quegli anni resistono ancora parecchie emittenti, chi a fatica, chi con maggiore tranquillità, con il web che ha fagocitato buona parte di quello spirito pionieristico.
I 100 nomi elencati nel libro (che si avvale anche di interventi di Eugenio Finardi, Arturo Compagnoni, Ernesto De Pascale), sono frutto di un criterio di fondo: "non spudoratamente commerciali".
"La voce delle radio libere ha salvato parecchie vite".
Contento di avere avuto un piccolo spazio in questa epopea con i dieci anni a Quarta Radio a trasmettere nei primi 80 mod, ska, punk, hardcore, precedentemente a Studio Delta, poi a Radio Inn e Radio Live.

A cura di FABRIZIO BARILE - Nabat - Sopra e sotto i palchi
Immagini, flash, testimonianze di un'epoca.
Tante facce conosciute (spesso dall'"altra parte" e non sempre amichevoli, anzi...).
"Una storia di incontri e scontri, perché di questo è fatta la vita...un'energia che non può fermarsi, un'energia che deve rigenerarsi" (Marco Balestrino).
Decine e decine di foto che documentano non solo la gloriosa storia dei NABAT (a cura di Fabrizio Barile, del compianto Tiziano Ansaldi, Enrico Zanza, Elisa Piatti con due omaggi disegnati di Mattia Dossi e ZeroCalcare) ma che immortalano un momento storico, centri sociali fatiscenti, impianti discutibili, sudore, violenza, esasperazione, energia, facce giovani, sorridenti, sfacciate, dure.
Appartenenza e identità.
"Penso che la migliore lettura di un libro fotografico sia quella di osservare le foto, coglierne i particolari, studiare le inquadrature e leggere la storia che raccontano.
Per questo motivo lascerò alle immagini il compito narrativo"
.
(Fabrizio Barile).
Per chi c'era.
Per chi ne vuole sapere di più.

Lo trovate qui:
hellnation64@gmail.com

Una parte del ricavato verrà destinata al progetto VECCHIO SON https://www.facebook.com/vecchioson

MICHELE NERI- Cantautori e cantautrici del nuovo millennio. Il dizionario
Michele Neri, giornalista, autore e consulente RAI, storico della musica italiana, saggista, si è fatto carico di un compito arduo e (apparentemente) impossibile. Ovvero raccogliere un dizionario con trent’anni di storia della nostra musica attraverso 1966 biografie e altrettante dettagliate discografie con circa 10.000 dischi citati, relativi al cantautorato italiano del nuovo millennio.
Un'opera mastodontica, coadiuvato da vari collaboratori, durata anni, base portante ed essenziale da cui partire per implementare progressivamente il lavoro di catalogazione (supplendo a mancanze, dimenticanze, omissioni).
Le schede sono ovviamente brevi ed essenziali ma sempre esaustive.
Il libro è stato accolto da un'inaspettata ondata di polemiche (da social), ingiustificate e talvolta incredibilmente feroci che non tolgono però minimamente valore allo sforzo e al contenuto.

VISTO

Storia di un uomo d'azione di Javier Ruiz Caldera
Film (per Netflix) ispirato alla vita dell'anarchico spagnolo Lucio Urtubia (recentemente scomparso all'età di 90 anni), rapinatore di banca e falsario per la causa ideologica, passato attraverso mille avventure sempre sorretto dalla sua fede politica. Coinvolgente, divertente, diretto ed esplicito. Un bel vedere.

La scuola cattolica di Stefano Mordini
Le vicende del delitto del Circeo potevano essere il pretesto per descrivere la realtà socio politica romana dell'epoca (metà anni 70) da cui nacque il drammatico episodio.
Purtroppo rimane tutto in un contesto assolutamente superficiale e in cui si indulge sullo splatter finale delle sevizie.
Irrilevante.

COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni domenica "La musica ribelle", una pagina sul quotidiano "Libertà"
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto" e "Vinile".

IN CANTIERE
E' uscito per Agenzia X "Northern Soul. Il culto dei giovani ribelli soul" un viaggio di stampo storico sociologico nel difficile e non sempre agilmente esplorabile mondo del Northern Soul.

PRESENTAZIONI:

sabato 4 febbraio
Fucecchio (FI) "La Limonaia" Parco Corsini ore 21

sabato 11 febbraio
Imperia "Tuttomusica" Piazza Unità Nazionale 1 ore 17
https://www.facebook.com/events/738050037587507

sabato 18 febbraio:
Milano "Reverend" via Zuretti 9 ore 19

venerdì 24 febbraio
Bologna "Hellnation Store" ore 18, via dell'Artigiano 17b presentazione di "Soul"
Bologna "Buccia via Fratelli Rosselli 10 presentazione di "Northern Soul"

sabato 4 marzo
Faenza "Clandestino" via Baccarini 21 ore 21

domenica 12 marzo
Torino "Jazz Club" via Valdo Fusi ore 18

sabato 18 marzo
Viareggio "Vegas" Viale Europa ore 21

venerdì 24 marzo
Lido di Romagna (RA): "Cisim" ore 21

Sabato 1 aprile
Parma "The Clebbino" Borgo Cocconi 3/B ore 21
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