sabato, settembre 21, 2013

Giorgio Chinaglia



Omaggio a GIORGIO CHINAGLIA a cura di Alberto Galletti (autore con Antonio Bacciocchi di "ROCK n GOAL", VoloLibero Edizioni in cui Long John compare con il 45 che incise negli anni 70 "I'm football crazy").

E’ tornata in Italia, poco più di un anno dopo la sua scomparsa, la salma di Giorgio Chinaglia, mitico bomber italiano deceduto lo scorso anno in Usa.
Nasce a Carrara nel 1947 da una famiglia di umili origini e si trasferisce in Galles all’età di 8 anni dove il padre lavora come operaio in un acciaieria, dopo aver vissuto in Italia per tre anni con la nonna a Carrara, a scuola pratica rugby , scelto dall’allenatore della squadra, ma si stufa presto della palla ovale (gioca 2à linea vista la stazza) e si segnala subito per il carattere intemperante e spigoloso dichiarando ,nel paese dove il rugby è una religione, che solo gli idioti giocano a rugby, i migliori giocano a calcio.
Incomincia a giocare nello Swansea Town (dopo un provino non superato per il Cardiff City) che lo nota nelle semifinali di una competizione scolastica e lo mette tra gli apprendisti, a 16 anni si segnala subito per l'arroganza, il vizio del gioco e gli scherzi ai colleghi più grandi (professionisti) che non sono affatto divertiti dal nuovo arrivato,in quattro stagioni riuscirà a mettere insieme solo 5 presenze in prima squadra, dopo reiterate insistenza con l'allenatore per schierarlo (gli disse di farlo giocare perchè era forte e Torino, Bologna e Juventus lo volevano prendere, ovviamente una palla) ,viene scaricato dopo la partita di Londra col Brentford alla quale si presentò solo 10 minuti prima del calcio d'inizio, Glyn Davies, allenatore molto all'antica, non gradì e lo mise alla porta, tornò tra le riserve e comiciò ad arrivare tardi agli allenamenti per aver fatto le ore piccole e Davies cominciò a multarlo ripetutamente finchè Chinaglia non si ritrovò talmente in bolletta da rubare le bottiglie di latte ordinatamente lasciate la mattina sulla porta delle abitazioni della via dello stadio, in modo da poterci fare qualche soldo rivendendola.
Il padre ad ogni modo si confrontò duramente con l'allenatore, convinto che il figlio fosse un grandissimo fuoriclasse, e dopo non esser riuscito ad ottenere di faro giocare (le sue poche apparizioni furono decisamente deludenti) cominciò ad insistere per farlo liberare da vincolo del tesseramento.

Accuserà in seguito i britannici di essere razzisti e di essersi sempre accaniti contro di lui perchà figlio di italiani emigrati, ricordando spesso il fatto di aver pulito le scarpe per tre anni ad un giocatore della prima squadra quando lui era apprendista, dimenticandosi (o ignorando, non sarei sorpreso) del fatto che ciò costituiva la consuetudine all'epoca all'interno delle squadre di calcio in Gran Bretagna.

La famiglia avrebbe voluto mandarlo alla Carrarese, squadra della città di origine, ma l’iter burocratico scoraggia la presidenza gialloblù, così nell’estate del 1966 se lo assicura la Massese grazie ad un pre-tesseramento fittizio ad una società di dilettanti che consentirà di aggirare il transfer e molto più importante l’indennizzo da corrispondere ai gallesi (il trucco è usato ancora oggi dai settori giovanili delle società professionistiche), il giovane Chinaglia si comporta discretamente e chiuderà la stagione con 32 presenze e 5 reti e una generale impressione di grande potenziale a dispetto della stazza e dei movimenti sgraziati (Sivori lo definirà poi un elefante in un negozio di porcellana) .
Nell’estate 1967 a dispetto di un promesso o ventilato trasferimento alla Fiorentina, Chinaglia viene ceduto all’Internapoli che sborsa senza fiatare i milioni richiesti, un duro colpo per il centravanti.
Ma si sa non tutto il male vien per nuocere e a Napoli si ritrova in squadra con Pino Wilson e Franco Cordova (che sarà poi una bandiera giallorossa) , la prima stagione si chiude con un nono posto , ma soprattutto lo scudetto categoria Beretti vinto in finale con il Prato 1-0 grazie ad un gol suo. La seconda stagione è trionfale la squadra compie una grande cavalcata sotto la guida di Luis Vinicio e chiude al terzo posto accarezzando a lungo la possibilità di una promozione in serie B .

Il biennio si chiude con 24 reti in 66 presenze, Chinaglia ha fatto faville sfoderando il suo repertorio di sgroppate velocità potenza colpi di testa e tiri di prima, se lo assicura la Lazio neo-promossa in Serie A.

Il suo arrivo a Roma è leggendario, vestito come una delle star del calcio inglese dell’epoca, coppola da golfista, vestiti sgargianti e auto sportiva (che si era preso alla Massese), aprirà persino una boutique a Roma con vestiti alla moda,chiamata Long John, soprannome che da allora non lo mollò fino alla fine, Chinaglia va al centro dell’attenzione nonostante sia l’ultimo arrivato e soprattutto si scontra contro l’allenatore argentino Lorenzo un duro che va per le spicce (come tutte le sue squadre), nonostante qualche frizione Lorenzo riesce a lavorare su Giorgio affinandone tiro, controllo in corsa e difesa della palla cercando di trasformare l’irruenza in un arma a proprio favore, e ci riuscirà, Chinaglia si sblocca nella partita interna col Milan, iniziando una lungo rapporto col gol che entusiasmerà le folle biancocelesti.
La stagione i chiude all’ottavo posto.

L’anno dopo la squadra non rende e un brutto avvio porta a tensioni e divisioni interne che comprometteranno irrimediabilmente la classifica, Chinaglia viene preso come capro espiatorio da giornali e tifosi (esponenti del classico ambiente di pretini e non moralisti) che lo accusano di fare la bella vita a suon di ore piccole, champagne e sesso sfrenato, di certo ci sono le serate, molte delle quali finiscono in tremende scazzottate, vittime i malcapitati tifosi che gli rinfacciavano di godersela troppo, arriva ad accenni di rissa persino con i dirigenti della Lazio, il suo modo di risolvere le cose era noto, ma era una modo di fare parecchio condiviso tra i membri della rosa. Ad ogni modo penultimo posto , retrocessione e Lorenzo licenziato, al suo posto viene assunto tra l’indifferenza generale (e parecchi mugugni) Tommaso Maestrelli, uomo dai modi gentili artefice del miracolo Foggia in Serie A.

La storia è nota, promozione in Serie A, Chinaglia capocannoniere con 21 reti, l’anno dopo terzo posto, ma in realtà scudetto perso all’ultima giornata, trascinati ancora da Chinaglia che mette a segno 10 reti e poi scudetto (il primo nella storia biancoceleste) nella stagione successiva 1973/74, trascinatore ancora Chinaglia capocannoniere con l’incredibile cifra di 24 reti.

Lo spogliatoio della Lazio scudetto meriterebbe un discorso a parte, ma ad ogni modo mi limito ad citare l’opera di Maestrelli nel cercare di tenere a bada un gruppo di giovani parecchio esuberanti, all’apice del successo, con abbastanza soldi in tasca (in gran parte mai dichiarati) nella Roma dei primi anni 70 ovvero un posto dove tentazioni e pericoli si nascondevano dietro ogni angolo, ma mi limiterò al campo segnalando l’incredibile Lazio – Ipswich Town di quella stagione che culminò in una caccia all’uomo (arbitro e calciatori inglesi) che costò al club biancoceleste tre anni di squalifica dalle competizioni europee e il conseguente divieto di giocare in Coppa dei Campioni l’anno dopo.

Chinaglia lascerà Roma nell’estate del 1976 dopo una salvezza stentatissima, un ambiente dilaniato da divisioni e polemiche, che non si confà più ormai alla sua continua voglia di emergere e cavalcare l’onda.
Firma per i New York Cosmos dove giocherà con Beckenbauer, Pelè e Neeskens tra gli altri, ma soprattutto segnerà la bellezza di 231 reti in 234 incontri diventando una leggenda del calcio nordamericano di dimensioni che tendono un po’ a sfuggire a noi appassionati del vecchio continente.

La sua carriera in Nazionale è breve, 14 presenza e 4 reti, chiuso da Boninsegna e Anastasi prima e dal vaffanculo a Valcareggi a Stoccarda poi, non rispecchia forse quello che avrebbe potuto essere, ma tant’è Pulici che era molto meglio di lui mise insieme solo 19 presenze (5)., è stato comunque il primo giocatore militante in Serie B ad essere convocato e a giocare in Nazionale.

Chinaglia è stato un grande, animato da un’indomabile voglia di riscatto e di affermazione ha preso la vita e il mondo a calci, pugni e spintoni, come se fosse stata una partita continua.
Come calciatore è stato un centravanti del tipo britannico-classico i modi che potevano essere accettabili o addirittura divertenti in Gran Bretagna, dentro e fuori dal campo, hanno costiuito per lui un grosso problema agli occhi dell’opinione pubblica di questo paese di catto-comunisti finto-perbenisti o finto-contestatorivoluzionari del periodo , rendendolo grande solo agli occhi dei tifosi della sua squadra e pochi altri dotati di vero sense of humor.
Ad ogni modo la potenza fisica, il tiro in porta al volo o in corsa, il coraggio nei colpi di testa e nell’affrontare le difese avversarie , oltre ai numeri, ne hanno fatto , a mio modo di vedere, uno dei grandi attaccanti italiani di ogni tempo.

Dopo aver smesso col calcio giocato ha continuato a vivere in America rientrando una prima volta a Roma in soccorso della Lazio a capo di una cordata USA che non si metrializzò e lasciò lui e il club in braghe di tela, successivamente ha avuto incarichi dirigenziali in Ferencvaros, Marsala, Foggia e Lanciano, balzando all’onore delle cronache per sporadici guai giudiziari dovuti alle imprese in cui si gettava a capofitto senza ragionare (come ai bei tempi).
Ha inciso un 45 giri nel 1974 alll’apice della popolarità post-scudetto dal titolo ‘I’m football crazy’, scritto per lui dai laziali Oliver Onions, che diventerà il tema del film ‘L’arbitro’ con Lando Buzzanca.
E’ nominato nella sbrodolata anticalciatori-antitutto ‘Nuntereggaepiù’ di Rino Gaetano, gli Squallor gli dedicarono ‘Il Vangelo secondo Chinaglia’ dall’album ‘Palle’ (ovviamente del 1974) con l’immortale ‘Mi sento un verme, se penso che per andar a veder Chinaglia ho lasciato senza soldi la mi hermana…’, testimonianza di quanto fosse popolare all’epoca.
Muore per infarto (cos’altro vecchio Long John) il 1 aprile 2012 in Florida, e dopo esser stato ivi tumulato, la sua salma viene fatta rimpatriare (rispettando così le sue volontà), grazie anche all’aiuto dei Pino Wilson e Giancarlo Oddi suoi compagni nell’anno dello scudetto che insieme ad altri hanno completato le pratiche necessarie.
Riposerà nella tomba della Famiglia di Maestrelli al cimitero di Prima Porta a Roma, accanto al suo vecchio maestro.

7 commenti:

  1. well, ma io al mare quando ero gggiiovne avevo un amico che era nipote di un giocatore che vinse lo scudetto con quella Lazio, era non titolare but giocò quell'anno...grande

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  2. Ho letto da qualche parte che prima di ogni partita faceva un pisolino, anzi un pisolone, nello spogliatoio e che veniva svegliato quindici minuti prima del match. Leggenda oppure no?

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    1. Non saprei ma tendo a crederci, specialmente alla luce delle bevute al sabato sera ha ha ha ha ha ha grande Harmonica

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  3. Good old Long John..ariete biancoazzurro
    Stupenda la prima foto in sccoter..Casula!

    C

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  4. e un bel racconto, grande Alberto!

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  5. soprattutto il Boss raccomanda " la brevità" dei post......

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