venerdì, agosto 22, 2014

Alex Britti - It.Pop



GLI INSOSPETTABILI è una rubrica che scova quei dischi che non avremmo mai pensato che... Dopo Masini, Ringo Starr, il secondo dei Jam, "Sweetheart of the rodeo" dei Byrds, Arcana e Power Station, "Mc Vicar" di Roger Daltrey, "Parsifal" dei Pooh, "Solo" di Claudio Baglioni, "Bella e strega" di Drupi, l'esordio dei Matia Bazar e quello di Renato Zero del 1973, i due album swing di Johnny Dorelli, l'unico dei Luna Pop," I mali del secolo" di Celentano, "Incognito" di Amanda Lear, "Masters" di Rita Pavone, Julian Lennon, Mimmo Cavallo con "Siamo meridionali"e i primi due album dei La Bionda di inizio 70's, il nuovo album dei Bastard Son of Dioniso, "Black and blue" dei Rolling Stones, Maurizio Arcieri e al suo album "prog" del 1973 "Trasparenze", Gianni Morandi e "Il mondo di frutta candita", il terzo album degli Abba, "666"degli Aphrodite's Child, la riscoperta di Gianni Leone in arte Leonero, il secondo album di Gianluca Grignani, Donatella Rettore e il suo "Kamikaze Rock 'n' Roll Suicide" oggi è la volta di ALEX BRITTI e l'esordio ufficiale di "It.Pop".

Le altre puntate de GLI INSOSPETTABILI qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Gli%20Insospettabili

Alex Britti è un personaggio abbastanza anomalo nel panorama pop italiano.
A fianco di tormentoni estivi di facile presa (ma sempre caratterizzati da soluzioni armoniche particolari, personali, originali), ha sempre alternato brani di un certo spessore che scavano nel blues, soul e funk.
Non a caso l’inizio della carriera lo vede aprire in vari festival blues per Billy Preston, BB King, Paul Jones, Buddy Miles.
E se il primo album omonimo del 1992 (rinnegato dall’artista) è un’ anonima raccolta di canzoni cantautorali, “It.Pop” , vero esordio, del 1999, ci consegna 13 brani particolarmente raffinati, dove spesso fa capolino l’approccio mediterraneo al blues alla Pino Daniele (“Se non ci sei”, “Oggi sono io”)) ma dove non mancano ottimi funk (“Quello che voglio”, l’autobiografica title track), divertenti escursioni nel jazz (il funk jazz alla Incognito “Jazz” ), divertenti follie chitarristiche di stampo blues (“3 kitarre”).
In mezzo due hit come “Solo una volta” e “Mi piaci” che lo hanno consegnato alle vette delle hit parade.
Un album molto piacevole, suonato particolarmente bene, ottimamente arrangiato e che si basa su una conoscenza molto approfondita di un sound prezioso e poco praticato in Italia.

7 commenti:

  1. Uno dei meno peggio

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  2. Me la ricordo mi piaci, non male, mi ascolterò il disco.
    Non male Britti (a fasi alterne), insieme a Silvestri e Neffa, ma un po distanziato.

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  3. Recentemente ho visto una puntata ultra-notturna di Stracult dove lui era ospite insieme al fratello di Little Tony (pare sia un rocker di livello) e ad altri chitarristi che avevano lavorato alle colonne sonore di Morricone, il tema della serata era Le radici del r'n'r in Italia e le grandi colonne sonore del Western tricolore; tra una improvvisazione qua ed un riff la son venute fuori cose interessanti. Non ho seguito il Britti cantante ma di lui ricordo un set di blues abbestia in Concerto del Primo Maggio a Piazza San Giovanni nei primi anni 90, Britti quasi sconosciuto al tempo incantò tutti nel solleone del primo pomeriggio. Ricordo che c'era uno striscione a due aste, frutto del lavoro di qualche fan romano, che recitava TUTTI ZITTI, MO SONA BRITTI

    Charlie

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    1. Eh già, Tony, Enrico Ciacci, fratello di Little Tony sarebbe un argomento interessante. Sempre un passo dietro al famoso fratello è un signor chitarrista che ha probabilmente rinunciato a serie soddisfazioni personali (da cogliere da protagonista) per fare "da spalla" al fratello.

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    2. Ci avevo pensato tempo fa, poi me lo sono dimenticato. Grazie per il reminder, ci torno su presto. Potrebbe essere un filone interessante quello dei "fratelli famosi" (da quelli di Mino Reitano a quelli di Mc Cartney e Jagger fino al terzo dei Gallagher)

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  4. Lui è un bravissimo chitarrista, cresciuto con blues, soul etc.
    Poi ha imbroccato la strada della canzone pop e ci ha visto giusto. Nessun capolavoro ma un album del genere ha dei buoni pezzi, arrangiati bene e con il giusto sound. Che da un Alex Britti non te l'aspetti.
    In ogni caso anche i suoi brani più commerciali mi hanno sempre divertito e quando passano per radio li ascolto volentieri. E pare sia un assiduo frequentatore di festival rockabilly

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