giovedì, luglio 03, 2014

Gli scapigliati



Teenage Kicks, una rubrica che va alla ricerca dei movimenti giovanili che hanno preceduto di decenni quelli che ritroveremo poi nei teddy boys, nei mods, nei punks, skinheads etc.
Ribellione all’autorità, individualismo, aggregazione, fiera opposizione all’omologazione e ai valori dominanti.

Le altre puntate di Teenage Kicks qui
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Negli anni Sessanta dell’Ottocento nasce in Italia, soprattutto a Milano, (il punto di ritrovo per molto tempo è stato l'osteria della Polpetta e all'Ortaglia tra via Vivaio e via Conservatorio) il movimento artistico e letterario della Scapigliatura, reazione al Romanticismo italiano di Leopardi e Manzoni ma che assume i contorni di una ribellione contro la cultura borghese, il conformismo e l’ipocrisia della società.
Gli scapigliati accentuano lo spirito ribelle anche nell’estetica, con un aspetto (per i tempi) trasandato che si richiama a quello francese dei bohemiens e nella scelta di un'esistenza ai margini della società, disordinata e sregolata che si nutre del disprezzo per il quieto vivere borghese e coltiva il "maledettismo" come stile di vita alternativo e anticonformistico.
Il termine Scapigliatura, provocatorio e programmatico, simboleggiava il disordine della vita e dell'abbigliamento contro l'ordine curato e artificiale imperante.

Cletto Arrighi, uno dei primi e principoali esponenti autore del romanzo La Scapigliatura e il 6 febbraio (1862) riassume le caratteristiche del movimento descrivendolo composto da “individui di ambo i sessi fra i venti e i trentacinque anni, pieni d'ingegno quasi sempre, più avanzati del loro secolo; indipendenti come l'aquila delle Alpi, pronti al bene quanto al male, inquieti, travagliati, turbolenti”.

La Scapigliatura si pone come fautrice dell’opposizione tra artista e società, incurante del progresso tecnologico, contro lo sviluppo industriale in funzione capitalista, per arrivare all’auto emarginazione che, non di rado, provoca una fine veloce e miserrima di molti scapigliati.

Gli scapigliati propugnano la necessità di “un’arte malata, vaneggiante, al dire di molti, un’arte di decadenza, di barocchismo, di razionalismo, di realismo” rappresentazione della dura realtà urbana, in tutta la sua crudezza, senza tralasciare gli aspetti deformi e macabri della società umana.

Tra i nomi più rappresentaitivi Emilio Praga, i fratelli Boito (Arrigo e Camillo), Carlo Dossi, Vittorio Imbriani che ruotano intorno ad alcune riviste come “Rivista minima”, “Cronaca grigia”, “Figaro” e “Lo Scapigliato”. 
Il movimento della Scapigliatura si sviluppa anche in altri campi artistici con lo scultore Giuseppe Grandi (1843-1894), i pittori Mosè Bianchi (1840-1904) e Tranquillo Cremona (1837-1878), e in campo musicale con Giacomo Puccini (1858-1924) il cui libretto d'opera della Bohème è tratto appunto dal romanzo di Henri Murger.

« La Scapigliatura è composta da individui di ogni ceto, di ogni condizione, di ogni grado possibile della scala sociale. […] Come il Mefistofele del Nipote, essa ha dunque due aspetti, la mia Scapigliatura.
Da un lato: un profilo più italiano che Meneghino (milanese), pieno di brio, di speranza e di amore; e rappresenta il lato simpatico e forte di questa classe, inconscia della propria potenza, propagatrice delle brillanti utopie, focolare di tutte le idee generose, anima di tutti gli elementi geniali, artistici, poetici, rivoluzionari del proprio paese; che per ogni causa bella, grande, o folle balza d'entusiasmo; che del riso conosce la sfumatura arguta come lo scroscio franco e prolungato; che ha le lagrime d'un fanciullo sul ciglio, e le memorie feconde nel cuore.
Dall'altro lato, invece, un volto smunto, solcato, cadaverico; su cui stanno le impronte delle notti passate nello stravizzo e nel giuoco; su cui si adombra il segreto d'un dolore infinito... i sogni tentatori di una felicità inarrivabile, e le lagrime di sangue, e le tremende sfiducie, e la finale disperazione. »
La Scapigliatura e il 6 febbraio Cletto Arrighi.

9 commenti:

  1. Grandi gli Scapigliati! Reminescenze scolastiche e di passate capigliature..
    I capelli se ne sono andati..e' rimasto lo "stravizzo"

    C

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  2. Punk ante-litteram.
    Tranquillo Cremona era un pavese come suo fratello Luigi che a scuola mi ha fatto letteralmente impazzire con il suo stramaledetto e complicatissimo metodo per risolvere graficamente le travi reticolari e le capriate in ferro (e forse anche legno).
    memorabile il Rama ad una ripetizione estiva nel lontano 1985 chiese al professore (il vecchio Bigàt che non era ingegnere e forse nemmeno geometra, ma però insegnava e parlava esclusivamente in dialetto pavese) '..c'al ma scusa prufesùr ma metodo cremoniano al sa ciàama insì perché l'han inventàa a Cremuna?', la reazione del vecchio bigatti fu leggendaria e degna dei migliori scapigliati:
    'Ma tas ciamat it? (rivolto al terzo studente in aula)
    'Astori'
    'Alura Astur va a toem un cafè'
    ritornato l'allievo col caffè, Bigatti ne beve si appoggia alla lavagna e fa:
    ' alura Ramaiò questi chi in dal milevotcentsufela i sen truaa in piàsa a Cremuna e i han dì "sa inventuma un quaicoss".

    il buon Rama sprofondò e la mattina dopo dovette dare dimostrazione di saper risolvere una capriata col metodo cremoniano, cosa ch lo affannò non poco, tra gli sbuffi di Bigàt e le sue imprecazioni tipo 'aalura Ramaio t'è studiaa o no?'

    leggende scapigliate

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  3. pavesi grandi bevitori. si vede

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  4. "va a toem un cafè" è fantastico :-)

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  5. Bigàt è stato per tantissimi studenti degli istituti per geometri pavesi degli anni 60, 70 e 80 un autentica leggenda.

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  6. In quella caldissima estate 1985 ci trovammo nell'istituto privato dove insegnava in tre studenti di 4° dell'Istituto Statale tutti rimandati in topografia e costruzioni..
    Lezioni tutto il mese lunedì mercoledì e venerdì dalle 9 a mezzogiorno, a parte la pena di dover andare a scuola in agosto fu anche uno spasso..

    Una mattina era talmente assorto nelle spiegazioni di topografia alla lavagna che tracciando una linea ottica di un tacheometro uscì dalla lavagna andò sul muro e si fermò quando la mano finì fuori dalla stanza in corrispondenza della finestra aperta, trattenersi dalle risate fu difficilissimo, ma quando lui immediatamente sbottò in un
    ' Purcasa fioeui, i lavagn dal dì d'incoe ien tròp picùl!' finimmo tutti e tre sotto il banco con la pancia in mano dal ridere. Ripresa compostezza Bigàt sbuffò (come faceva sempre) e esclamò
    ? Beh alura adess am fi vèed vialtar 'ma s'fa a c'al rob chi'

    inimitabile.......

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  7. 'ma s'fa a fa cal rob chi'
    correggo

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  8. ahahah! un Mito!
    Beh vedo che non ero l'unico a "studiare" d'estate..
    C

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