mercoledì, agosto 10, 2022
Nicola Merli - Your attention please. Storia e musica degli Afghan Wigs
"Il motto sesso droga e rock n roll viene riletto da Greg Dulli in chiave melanconica, consapevole, autolesionistica.
Il machismo che impregnava l'hair rock anni Ottanta viene triturato e sublimato, preso a pretesto per un'autoanalisi, un viaggio dentro a sé stessi non sempre illuminante ma di certo lacerante..,la sua genialità sta nel metterti davanti tutti i suoi limiti, sviscerarli in maniera sincera ma continuamente strizzandoti l'occhio per farti capire che in realtà sta recitando una parte, perché nulla al mondo potrà mai fare a meno di essere quello che é".
Una esaustiva biografia degli Afghan Wigs, entrati nel variegato calderone grunge con un sound però distintivo che faceva diretto riferimento alla black music, introducendo spesso e volentieri elementi soul e funk.
Ci sono gli esordi stentati, le crisi, l'amore per gli eccessi, i cambi di formazione, i lunghi stop, le esperienze parallele della mente della band, Greg Dulli, con i Twilight Sisters e i Gutter Twins con Mark Lanegan, fino alla collaborazione con Manuel Agnelli e gli Afterhours.
Uno sguardo interessante su una band sempre originale, tormentata, sottovalutata.
Nicolas Merli
Your Attention, Please: storia e musica degli Afghan Whigs
Arcana
Pagine: 170
16,00 euro
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Libri
lunedì, agosto 08, 2022
Boom! Italian Jazz Soundtracks (1959-1969)
E' nota la qualità compositiva e artistica delle colonne sonore della cinematografia italiana negli anni Sessanta, affidata spesso a nomi di pura eccellenza (anche a livello esecutivo).
Questa compilation (Lp e CD) di 33 brani (di cui 11 inediti, tratti dagli archivi CAM Sugar), è un piccolo gioiello introduttivo all'ambito, con estratti a cura di Ennio Morricone, Piero Umiliani, Armando Trovajoli, Piero Piccioni, Riz Ortolani, Luis Bacalov.
Tra i musicisti Chet Baker, Nora Orlandi (la brevissima "Agente 077" di Carlo Savina con i suoi "4+4" è semplicemente spettacolare!), Gato Barbieri.
Il sound è un cool jazz strumentale, orchestrale, be bop, cinematico, bluesy, ora avvolgente e sensuale, ora di sapore latino, ora atrrembante e frenetico.
Una colonna sonora spettacolare!!
LATO A
A1 01 Piero Umiliani Notte in Algeria I PIACERI PROIBITI
A2 02 Francesco De Masi Oggi in Africa ALLA SCOPERTA DELLAFRICA
A3 03 Ennio Morricone Agosto Jazz LA VOGLIA MATTA
A4 04 Armando Trovajoli Jumping IL VEDOVO **
A5 05 Nino Oliviero, Bruno Nicolai Ora di Punta MONDO CANE N. 2
A6 06 Riz Ortolani Il sorpasso (Titoli ripresa) IL SORPASSO *
A7 07 Marcello Giombini Notti damore a Tokyo LE DOLCI NOTTI
LATO B
B1 08 Aldo Piga Il vedovo bianco AMORE FACILE *
B2 09 Piero Umiliani Tensione AUDACE COLPO DEI SOLITI IGNOTI
Trumpet: Chet Baker B3 10 Gianni Ferrio Frenesia dellestate (Titoli) FRENESIA DELLESTATE **
B4 11 Luiz Bonfá Coppia in crisi LE ORE DELLAMORE **
B5 12 Piero Piccioni Your Smile 3 NOTTI DAMORE
B6 13 Giuseppe De Luca Il treno rosa MILLE PECCATI NESSUNA VIRTU *
B7 14 Marcello Gigante Gardenia SEDIA ELETTRICA
B8 - 15 Piero Umiliani In fondo alla notte UNA BELLA GRINTA **
B9 16 Luis Bacalov La strega in amore (Titoli) LA STREGA IN AMORE
LATO C
C1 17 Piero Umiliani 7 monaci doro (Titoli) 7 MONACI DORO *
C2 18 Gianni Ferrio Il raggio infernale (Titoli) IL RAGGIO INFERNALE*
C3 19 Francesco De Masi Perry Scott Blues SINFONIA PER DUE SPIE
C4 20 Caro Rustichelli Sexy Lucy ASSICURASI VERGINE **
C5 21 Carlo Rustichelli Allegre notti LETTI SBAGLIATI *
C6 22 Piero Umiliani Il Nero M1 IL NERO *
C7 23 Carlo Rustichelli Night Blues GLI IMBROGLIONI
LATO D
D1 24 Marcello Giombini Miniswing orientale NUDO CRUDO E *
D2 25 Carlo Savina Agente 077 Sfida ai killers (Titoli) AGENTE 077 SFIDA AI KILLERS *
D3 26 Aldo Piga Le notti della violenza (Titoli) LE NOTTI DELLA VIOLENZA *
D4 27 Ivan Vandor Gangsters BERSAGLIO MOBILE **
D5 28 Armando Trovajoli Giallo Club CHIAMATE 22-22 TENENTE SHERIDAN *
D6 29 Marcello Gigante Il batticuore IL MOSTRO DI VENEZIA **
D7 30 Aldo Piga Concorso per giovani attrici LETTO DI SABBIA **
D8 31 Piero Umiliani Milano Blues (edit) BIANCO, ROSSO, GIALLO, ROSA
D9 32 Giorgio Zinzi Atmosfera di Night LA COSTANZA DELLA RAGIONE
D10 33 Piero Piccioni Dea di un sogno (versione tromba e organo) UN TENTATIVO SENTIMENTALE **
* previously unreleased
** first time on vinyl
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Dischi
domenica, agosto 07, 2022
Rock Around the Book
Mercoledi 10 Agosto-Cicogni (Comune Alta Val Tidone) Piacenza.
Serata specialissima nella notte delle STELLE, all'interno della rassegna Rock around the Book-Alta Val Tidone(PC).
Vaccari Francesco (prime mover dei Dj piacentini) parlerà e presenterà il suo libro:
"C'era una volta la disco. Quando si ballava ancora"
Un viaggio attraverso la nascita delle discoteche e della musica da ballo, una fotografia di un periodo che ha influenzato il costume ed il mondo dello spettacolo e del divertimento che ancora oggi si ripercuote sulle nostre vite e sulla società odierna.
Ad affiancarlo in questo viaggio musicale ci sarà Carlo Maffini
"Blogger e DJ freelance dal 1977 in Italia (collaborazioni con Bruce Harper, Andy Meecham, Benny Benassi...), Presidente dell'Associazione Culturale Vinylistic, è stato voce radiofonica & Program Director per Radio Parma e Radio 12 nonchè titolare del famosissimo Mistral Set (negozio di dischi, punto di riferimento a Parma).
Dopo la presentazione del libro, Dj Vaccari e Dj Maffini saliranno in console e proporranno un set Vinile anni 70-80-90
CICOGNI by NightClubbing 2022
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Rock around the book
sabato, agosto 06, 2022
°° PEPPE SERVILLO TRIO - Pecorara, Piacenza 5 agosto
°° TULLIO DE PISCOPO QUINTET - Rivergaro, Piacenza 2 agosto
°° TIM GARLAND /MICHELE DI TORO TRIO - Gragnano, Piacenza 3 agosto
PEPPE SERVILLO TRIO - Pecorara, Piacenza 5 agosto
Ho a lungo trascurato Lucio Dalla per sciocche ragioni, lo sto progressivamente recuperando all'approssimarsi della vecchiaia, assaporandone splendidi album e grandi canzoni. La cui bellezza e sofisticata costruzione compositiva risaltano ancora di più quando vengono completamente riarrangiate nello spettacolo "L'anno che verrà" di PEPPE SERVILLO, di scena ieri sera a Pecorara (Piacenza).
Brani scarnificati, con il solo accompagnamento di pianoforte di Natalio Mangalavite (peraltro vocalist di pura eccellenza) e i sax di Xavier Girotto. L'interpretazione teatrale di Servillo rinnova in toto classici ed episodi meno noti di Dalla, crea nuove canzoni sulle melodie conosciute, il tutto con ampie tinte di jazz, blues, sapori argentini e tanto altro.
Consigliatissimo.
Altrettanto il bar "Quelli che il bar" di Piazza XXV aprile dove prendi il caffè con davanti appeso al muro il primo album dei Velvet Underground, "Blackstar" di Bowie e "Rough and rowdy ways" di Dylan.
TULLIO DE PISCOPO QUINTET - Rivergaro, Piacenza 2 agosto
De Piscopo hs dato un'ennesima prova di classe ed eleganza. Un concerto di un'ora e mezzo in cui coniuga sapientemente (nel senso che sa cosa e quanto dare a una piazza) "mainstream" ("Stop Bajon" e "Andamento lento" in versione fusion funk che si lasciano mooolto apprezzare anche da chi non è avvezzo alle facili hit di classifica), momenti colti (Elvin Jones, "Moanin" di Art Blakey in chiave funk) e la capacità di coinvolgere centinaia di persone con un mash up di "Cantaloupe Island" di Herbie Hancock con "O sarracino" di Renato Carosone o una versione jazz di "Quando" dell'amico Pino Daniele. Guascone e piacione, anche troppo, ma va bene così. Batterista eccelso, non potrebbe mai essere stato un Bill Bruford, un Phil Collins, un Steve Gadd. Perché in ogni suo loop c'é il MEDITERRANEO, Napoli, il Nord Africa, il Medioriente. E' un valore aggiunto. Di cui non ci rendiamo conto. Bravo Tullio "Bellu guaglione / Tutt''e ffemmene fa 'nnammurà".
TIM GARLAND /MICHELE DI TORO TRIO - Gragnano, Piacenza 3 agosto
Buona serata jazz all'interno del Val Tidone Festival.
Di scena il saxofonista TIM GARLAND (già con Chick Corea e Bill Bruford, tra i tanti), accompagnato dal Michele Di Toro Trio.
Tanta tecnica, gusto spiccato per la melodia, atmosfere dilatate e soft.
Ho a lungo trascurato Lucio Dalla per sciocche ragioni, lo sto progressivamente recuperando all'approssimarsi della vecchiaia, assaporandone splendidi album e grandi canzoni. La cui bellezza e sofisticata costruzione compositiva risaltano ancora di più quando vengono completamente riarrangiate nello spettacolo "L'anno che verrà" di PEPPE SERVILLO, di scena ieri sera a Pecorara (Piacenza).
Brani scarnificati, con il solo accompagnamento di pianoforte di Natalio Mangalavite (peraltro vocalist di pura eccellenza) e i sax di Xavier Girotto. L'interpretazione teatrale di Servillo rinnova in toto classici ed episodi meno noti di Dalla, crea nuove canzoni sulle melodie conosciute, il tutto con ampie tinte di jazz, blues, sapori argentini e tanto altro.
Consigliatissimo.
Altrettanto il bar "Quelli che il bar" di Piazza XXV aprile dove prendi il caffè con davanti appeso al muro il primo album dei Velvet Underground, "Blackstar" di Bowie e "Rough and rowdy ways" di Dylan.
TULLIO DE PISCOPO QUINTET - Rivergaro, Piacenza 2 agosto
De Piscopo hs dato un'ennesima prova di classe ed eleganza. Un concerto di un'ora e mezzo in cui coniuga sapientemente (nel senso che sa cosa e quanto dare a una piazza) "mainstream" ("Stop Bajon" e "Andamento lento" in versione fusion funk che si lasciano mooolto apprezzare anche da chi non è avvezzo alle facili hit di classifica), momenti colti (Elvin Jones, "Moanin" di Art Blakey in chiave funk) e la capacità di coinvolgere centinaia di persone con un mash up di "Cantaloupe Island" di Herbie Hancock con "O sarracino" di Renato Carosone o una versione jazz di "Quando" dell'amico Pino Daniele. Guascone e piacione, anche troppo, ma va bene così. Batterista eccelso, non potrebbe mai essere stato un Bill Bruford, un Phil Collins, un Steve Gadd. Perché in ogni suo loop c'é il MEDITERRANEO, Napoli, il Nord Africa, il Medioriente. E' un valore aggiunto. Di cui non ci rendiamo conto. Bravo Tullio "Bellu guaglione / Tutt''e ffemmene fa 'nnammurà".
TIM GARLAND /MICHELE DI TORO TRIO - Gragnano, Piacenza 3 agosto
Buona serata jazz all'interno del Val Tidone Festival.
Di scena il saxofonista TIM GARLAND (già con Chick Corea e Bill Bruford, tra i tanti), accompagnato dal Michele Di Toro Trio.
Tanta tecnica, gusto spiccato per la melodia, atmosfere dilatate e soft.
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Concerti
venerdì, agosto 05, 2022
Gotta Get A Good Thing Goin’ – The Music Of Black Britain In The Sixties
Cofanetto con quattro CD (115 brani!) che documenta splendidamente la black music britannica dei 60's. Parallelamente al successo della scena beat si sviluppò un giro di artisti neri inglesi e immigrati che, nonostante un limitato successo, produsse una serie di brani di pura eccellenza.
I primi due CD (57 brani) sono relativi al sound più soul e rhythm and blues (da Geno Washington a una splendida "I'm so clean" di Ronnie Jones a una "Waterfall" di un giovane Jimmy Cliff in pieno stile Northern). C'è anche uno psichedelico Caleb (Quaye) che ritroveremo poi alla corte di Paul Mccartney, Elton John, Pete Townshend e tanto altro materiale oscuro ma godibilissimo.
Spazio a ska, reggae e rocksteady nel terzo CD con Laurel Aitken, Mille, Black Velvet, Ambrose Campbell & All Stars con una surreale versione rocksteady di "Hey Jude" e 29 brani.
L'ultimo Cd, quello meno convincente, esplora invece un ambito meno definito, tra pop (Shirley Bass e una bellissima "Sunshine" orchestrale), funk soul (Maxine Nightingale con "Spinning wheel" dei Blood Sweat and Tears), blues classico (Otis Spann e Champion Jack Dupree), follia rhythm and blues (Screamin Jay Hawkins in "All night"), una strana versione semi jazz psichedelica di "Green onions" di Shake Keane.
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Dischi
giovedì, agosto 04, 2022
Piergiorgio Di Cara - L' anima in spalla
Piergiorgio Di Cara è Vice Questore della Polizia di Stato a Palermo.
Uno sbirro.
"...è come la febbre dell'oro, è un duello di intelletti: da una parte lo sbirro, dall'altra il mondo intero".
Un romanzo feroce, acre, duro, che inquadra un'operazione di polizia, poco tempo dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio, nel 1992, per la cattura di un pericoloso latitante. Il libero viaggia con estrema intensità e costante suspence, tra attese, scontri di potere, ansia, pericolo.
Di Cara sa bene di cosa parla e scrive e non ci risparmia niente.
Un poliziesco/reality che ci tiene incollati al libro fino all'ultima riga.
"Non basta scoprire o capire i meccanismi attraverso i quali un reato si compie, né è sufficinete individuare i responsabili.
Già perché verità investigativa e verità processuale non sempre coincidono per assurdo che possa sembrare.
E non basta che l'investigatore abbia la certezza della colpevolezza, quello che conta e ciò che si riesce a dimostrare in aula. Per questo l'informativa della polizia giudiziaria è il momento della verità ed è per questa ragione che bisogna fare in modo che le carte appttino, come si dice. Che tutti i puzzle coincidano e si trasformino in prova davanti al giudice del dibattimento".
Avevo parlato dei suoi precedenti libri qui:
https://tonyface.blogspot.com/2018/03/piergiorgio-di-cara-elvis-e-il.html
e qui:
https://tonyface.blogspot.com/2018/07/luglio-2018-il-meglio.html
Piergiorgio Di Cara
L' anima in spalla
Il palindromo
328 pagine
14 euro
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Libri
mercoledì, agosto 03, 2022
Fabio Ruta - Rolling Stones, Sessanta leccate di Rock 'n' Roll
Fabio Ruta si addentra con evidente entusiasmo da grande fan nella sessentennale storia degli Stones con un doppio volume.
"La macchina del tempo degli Stones" ne analizza storia, album, testi, la ricchissima filmografia, la sterminata discografia (inclusi e episodi solisti e migliori bootleg), le esibizioni italiane e tante altre curiosità.
"Talking about the band" raccoglie invece una serie di interviste a giornalisti, musicisti, esperti, semplici fan che ci raccontano le loro esperienze e pareri con gli Stones.
Fabio Treves, Pau, Ezio Guaitamacchi, Mauro Zambellini, Oliviero Toscani, Pino Scotto, Michele Anelli, Il Metius, tra i tanti.
I fan di Mick e compagni troveranno un'ulteriore interessante appendice agli omaggi tributati alla "più grande rock 'n' roll band del mondo".
Illustrazioni di Simone Lucciola.
Fabio Ruta - Rolling Stones, Sessanta leccate di Rock 'n' Roll
Edizioni Underground?
28 euro
475 pagine
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Libri
martedì, agosto 02, 2022
Bohemians FC
L'amico MICHELE SAVINI, che vive da tempo a DUBLINO ci introduce a una serie di particolarità interessanti made in Irlanda, nella nuova rubrica The Auld Triangle: narrazioni dalla Repubblica d'Irlanda.
Ricollegandoci a quanto scritto l’ultima volta, riguardo ai Fontaines DC e all’ Irlanda che raccontano, prendo spunto da un’ altra canzone dell’ ultimo album, “Roman Holiday”, per parlarvi di calcio: “I heard about the week on the Dalymount seat” (“Mi hanno raccontato della settimana sul seggiolino di Dalymount”).
Dalymount Park è uno stadio di Dublino che ospita le partite casalinghe del Bohemians Football Club, squadra militante nella League of Ireland Premier Division, le cui partite si giocano il Venerdì sera.
Ma andiamo con ordine…
Il calcio è ovviamente uno sport seguito ormai dappertutto e la Repubblica d’Irlanda non fa eccezione, ma è doveroso dargli la giusta collocazione.
Nell’isola di smeraldo, i due principali sport nazionali, per interesse e numero di presenze, sono gli sport Gaelici, il Gaelic Football e l’Hurling, entrambi gestiti da la GAA (Gaelic Athletic Association), cha attirano mediamente più del 50% delle presenze totali a eventi sportivi, con le finali a Croke Park (il più capiente stadio d'Irlanda ) che attirano oltre 80.000 spettatori.
Dell’ Hurling ne ha già parlato Alberto Galletti, in questo articolo del 2017:
http://tonyface.blogspot.com/2017/08/hurling.html
A seguire vengono il Rugby e il Football, chiamato Soccer (per evitare confusione appunto con il Football Gaelico).
Ma quando si parla di Soccer, si parla generalmente di Nazionale Irlandese o della seguitissima Premier League, con Liverpool a Manchester United che si aggiudicano la maggior parte delle preferenze per ovvie ragioni storiche di emigrazione (in particolare durante l'era industriale, con un gran numero di persone che lasciò la capitale irlandese direzione Merseyside per trovare lavoro), oltre che ad un unanime ed indiscutibile amore per i cattolicissimi Celtic di Glasgow.
Ultima , solamente al quinto posto in ordine di importanza e spettatori (in media poco meno di 3000 a partita), troviamo la League of Ireland, il campionato di Calcio Irlandese.
Consiste in un doppio girone all'italiana composto da dieci squadre che si affrontano con la formula di andata e ritorno da marzo a novembre.
E’ ben più misero delle migliori leghe d’oltremanica e i club locali sono spesso costretti ad osservare impotenti i calciatori più talentuosi attraversare il Canale d’Irlanda per vivere sfide impegnative e trovare successo nel campionato Scozzese o nella seconda divisione inglese, che possono permettersi di ingaggiarli con salari addirittura tre volte superiori a quelli offerti dalle squadre Irlandesi.
Lo stadio di Dalymounth Park, inaugurato nel 1901 e chiamato da molti “The Home of Irish Football”, ha visto calcare la proprio erba da una lunghissima serie di star, da Pelé con il Santos nel 1972, Gullit e Van Basten con l’Olanda, Stanley Matthews, Franz Beckenbauer, fino ad un giovanissimo Zinedine Zidane, in un Bohemians FC – Bordeaux di Coppa UEFA del 1993. Per non parlare dalla nazionale Italiana di Bearzot, Campione del mondo 3 anni prima in Spagna, che nel Febbraio 1985 riempie ben oltre i limiti di capienza Dalymount Park, con gente che addirittura si arrampica sulle tettoie delle tribune per ammirare Zoff e compagni. L’ Italia vince 2-1, con gol di Paolo Rossi su rigore e Altobelli e la foto seguente passera alla storia, seguita ovviamente dalle dovute polemiche:
E’ una delle ultime partite della nazionale Irlandese a Dalymount, messo da parte per il ben più moderno e capiente Lansdowne Road, e da quel momento in poi l’impianto rimane più o meno nelle stesse decadenti condizioni ed è tutt’ora in attesa di una riqualificazione adeguata.
E’ situato nel quartiere di Phibsborough, nel distretto di Dublin 7 e sulla sponda nord del fiume Liffey, corso d’acqua che funge da linea di demarcazione cittadina sia geografica che sociale.
Le due regioni colloquialmente conosciute come “Northside ” e “Southside” sono principalmente differenziate in base all'economia.
Il nord infatti è noto per essere tipicamente “ruvido” e Working Class e il sud, dall’ altro lato, tende ad essere considerato economicamente privilegiato e viziato, due immagini convenzionali e stereotipate molto comuni che svolgono un ruolo significativo nella cultura della citta di Dublino.
Ed infatti, nonostante la presenza di ben 5 squadre della capitale nel campionato, la più aspra rivalità calcistica in Irlanda è quella appunto tra i “Northsiders” Bohemians FC e i “Southsiders” Shamrock Rovers. Gli Shamrock Rovers, basati nel quartiere di Tallaght, sono neanche a dirlo, il club più vincente in Irlanda , con ben 19 campionati e 25 coppe nazionali.
Dall’ altro lato i Bohemians, pur essendo il più vecchio club del paese e vantando 11 titoli di campione nazionale e 7 FAI Cups, non alzano un trofeo dal 2009 e nell’ ultimo decennio hanno avuto a che fare con problemi economici ed una ristrutturazione societaria mirata alla sostenibilità.
Perciò il “Dublin Derby”, unica partita del campionato irlandese trasmessa in chiaro sulla televisione nazionale, prende inevitabilmente una connotazione sociale oltre che puramente sportiva.
Sulla rivalità tra Bohs e Rovers e il “Dublin Derby” esiste questo simpatico mini documentario della COPA90, per la serie Derby Days:
https://www.youtube.com/watch?v=acRQXajXnJw&t=51s
I Bohemians Football Club, comunemente chiamati “Bohs”, furono fondati nel lontano 1890 da un gruppo di studenti nei pressi di Phoenix Park, il più grande parco cittadino a Dublino. Vestono il rosso e il nero come colori sociali e sembra prendano il nome dall’idea romantica della definizione di Bohemien , ovvero il “vivere uno stile di vita non convenzionale” , un atteggiamento ribelle come unico modo per trovare una forma di liberta.
Il Club è al 100% di proprietà dei soci sin dalla sua nascita (circa 1800 ad oggi) e Il principio democratico di "un uomo, un voto" è al centro dei valori della più antica squadra di calcio irlandese, un organismo collettivo basato sull’ effettivo per custodire la sicurezza e la prosperità futura del club nelle mani di coloro che ci tengono di più : I tifosi .
Come i ben più noti F.C. United of Manchester e St. Pauli F.C, è tutto basato sul concetto di “Calcio Popolare”, dove lo sport riassume la sua dimensione umana e sociale, dove l’agonismo si fonde con l’aggregazione, i valori “Working Class”, l’integrazione e il sostegno popolare al quartiere e alla comunità.
Essenziale in tutto questo è il ruolo che il Club esercita nella comunità di Dublino 7, dove è basato.
Da attività per anziani e programmi per detenuti della prigione locale di Mountjoy, lavorano regolarmente con enti di beneficenza per i senzatetto come Focus Ireland e Inner City Helping Homelessness e hanno più volte supportato campagne a sostegno dell'uguaglianza matrimoniale e degli sport LGBT.
Una delle più notevoli è la collaborazione con le Direct Provvisions.
Il Direct Provvisions è un sistema di alloggio dei richiedenti asilo utilizzato nella Repubblica d'Irlanda.
Ospita attualmente circa 11.700 persone, tra cui quasi 2.800 bambini.
Il sistema è stato criticato dalle organizzazioni per i diritti umani come illegale, disumano e degradante a causa delle scarse condizioni igieniche dei campi di accoglienza e le lunghe tempistiche di permanenza affrontati dai richiedenti asilo, definite “sistematiche e dannose", che effettivamente li fanno entrare in un “limbo” senza sapere quando ne potranno uscire.
Il Club si occupa di organizzare dei pullman settimanali dai centri allo stadio per invitare intere famiglie alle partite cercando di rendere un po’ più lieve la loro permanenza.
Un altro esempio, molto interessante perché si collega alla musica sono le maglie, in particolare le divise da trasferta, che negli ultimi anni sono realizzate in collaborazione con enti di beneficenza, di cui parte del ricavato viene appunto devoluto.
La più famosa è senz’altro quella dedicata a Bob Marley, che il 6 luglio 1980, dieci mesi prima di morire, si esibì nel suo ultimo concerto all’ aperto appunto a Dalymount Park.
Marley, essendo a conoscenza della terribile situazione economica in Irlanda negli anni 80, pretese che il prezzo del biglietto fosse accessibile a tutti e per 7 Sterline, 23000 persone assistettero alla memorabile esibizione, conclusa cantando Redemption Song in solidarietà con la “lotta irlandese”.
Parte dei proventi realizzati dalle vendita delle magliette verranno utilizzati per acquistare strumenti musicali e attrezzature calcistiche da offrire ai ragazzi delle Direct Provvisions.
Qui di seguito il simpatico video utilizzato per la presentazione della maglia:
https://www.youtube.com/watch?v=tBKQhWNJmmo
Quest’anno, il retro collo della prima maglia riporta le parole “We Don't Need Nobody Else” canzone della band dublinese Whipping Boy, pubblicata su disco Heartworm nel 1995 e due anni fa, proprio i Fontaines DC hanno prestato nome e liriche “Dublin in The Rain is Mine” prese dalla canzone “Big”, per realizzare la maglia da trasferta in collaborazione con Focus Ireland, con la volontà di puntare i riflettori sulle persone senza fissa dimora. Mentre nel 2019 sulla seconda divisa, realizzata con Amnesty International, appariva lo slogan “ Refugees Welcome” e la scritta “Love Football, Hate Racist” sul retro collo.
In un tipico venerdì sera, avvicinandosi allo stadio costeggiando i decadenti edifici georgiani e le loro porte colorate che popolano il distretto di Phibsborough, fino ad arrivare allo stretto viottolo d’entrata, si ha come l’impressione di tornare indietro nel tempo, alla ricerca di un identità parzialmente perduta.
Le note di “Gold” degli Spandau Ballet accolgono l’ingresso della squadra in campo e risuonano ad ogni gol dei Bohs, in una sorta di reminiscenza malinconica di un calcio anni 80 che non esiste più, alimentata dall’impatto visivo delle vecchie “Terraces” di Dalymount (ora non più accessibili per ovvie ragioni di sicurezza), e dal gracchiare dei tornelli all’ entrata. Sara uno dei motivi per cui, tra i lori tifosi, i Bohs possono annoverare l’ attore americano Samuel L. Jackson e il novellista scozzese Irvine Welsh, oltre al DJ Fat Boy Slim, che pur essendo un accanito tifoso del Brighton & Hove Albion, ha ammesso di simpatizzare per la squadra del nord di Dublino.
Ma la canzone che rappresenta di più i tifosi dei Bohemians FC, cantata all’ unanimità sugli spalti, è sicuramente “The Auld Triangle”, una tradizionale canzone folk irlandese scritta da Dick Shannon, e resa famosa dai The Dubliners di Luke Kelly, forse la band in assoluto più amata in Irlanda.
Il testo del pezzo, narra una storia ambientata nella prigione locale di Mountjoy e il triangolo nel titolo si riferisce al grande triangolo di metallo che veniva picchiato quotidianamente per svegliare i detenuti, il cui suono riecheggia per il Royal Canal, un canale artificiale che costeggia tutto il quartiere di Phibsborough, incluso lo stadio di Dalymount Park.
https://www.youtube.com/watch?v=aa7birRBmNM
“For The Many Not The Few” (Per molti, non per pochi), citava il motto della campagna celebrativa per 130 anni del club.
Ed effettivamente, da Punks, Mods e Skinheads fino ad intere famiglie con bambini ed anziani, passando per il gruppo di tifosi organizzati “The Notorius Boo Boys” e il collettivo di tifose donne e non-Binary “Mna na Bohs”, il venerdì sera a Dalymount Park, a raccontarti della settimana, trovi un po’ tutti.
Ricollegandoci a quanto scritto l’ultima volta, riguardo ai Fontaines DC e all’ Irlanda che raccontano, prendo spunto da un’ altra canzone dell’ ultimo album, “Roman Holiday”, per parlarvi di calcio: “I heard about the week on the Dalymount seat” (“Mi hanno raccontato della settimana sul seggiolino di Dalymount”).
Dalymount Park è uno stadio di Dublino che ospita le partite casalinghe del Bohemians Football Club, squadra militante nella League of Ireland Premier Division, le cui partite si giocano il Venerdì sera.
Ma andiamo con ordine…
Il calcio è ovviamente uno sport seguito ormai dappertutto e la Repubblica d’Irlanda non fa eccezione, ma è doveroso dargli la giusta collocazione.
Nell’isola di smeraldo, i due principali sport nazionali, per interesse e numero di presenze, sono gli sport Gaelici, il Gaelic Football e l’Hurling, entrambi gestiti da la GAA (Gaelic Athletic Association), cha attirano mediamente più del 50% delle presenze totali a eventi sportivi, con le finali a Croke Park (il più capiente stadio d'Irlanda ) che attirano oltre 80.000 spettatori.
Dell’ Hurling ne ha già parlato Alberto Galletti, in questo articolo del 2017:
http://tonyface.blogspot.com/2017/08/hurling.html
A seguire vengono il Rugby e il Football, chiamato Soccer (per evitare confusione appunto con il Football Gaelico).
Ma quando si parla di Soccer, si parla generalmente di Nazionale Irlandese o della seguitissima Premier League, con Liverpool a Manchester United che si aggiudicano la maggior parte delle preferenze per ovvie ragioni storiche di emigrazione (in particolare durante l'era industriale, con un gran numero di persone che lasciò la capitale irlandese direzione Merseyside per trovare lavoro), oltre che ad un unanime ed indiscutibile amore per i cattolicissimi Celtic di Glasgow.
Ultima , solamente al quinto posto in ordine di importanza e spettatori (in media poco meno di 3000 a partita), troviamo la League of Ireland, il campionato di Calcio Irlandese.
Consiste in un doppio girone all'italiana composto da dieci squadre che si affrontano con la formula di andata e ritorno da marzo a novembre.
E’ ben più misero delle migliori leghe d’oltremanica e i club locali sono spesso costretti ad osservare impotenti i calciatori più talentuosi attraversare il Canale d’Irlanda per vivere sfide impegnative e trovare successo nel campionato Scozzese o nella seconda divisione inglese, che possono permettersi di ingaggiarli con salari addirittura tre volte superiori a quelli offerti dalle squadre Irlandesi.
Lo stadio di Dalymounth Park, inaugurato nel 1901 e chiamato da molti “The Home of Irish Football”, ha visto calcare la proprio erba da una lunghissima serie di star, da Pelé con il Santos nel 1972, Gullit e Van Basten con l’Olanda, Stanley Matthews, Franz Beckenbauer, fino ad un giovanissimo Zinedine Zidane, in un Bohemians FC – Bordeaux di Coppa UEFA del 1993. Per non parlare dalla nazionale Italiana di Bearzot, Campione del mondo 3 anni prima in Spagna, che nel Febbraio 1985 riempie ben oltre i limiti di capienza Dalymount Park, con gente che addirittura si arrampica sulle tettoie delle tribune per ammirare Zoff e compagni. L’ Italia vince 2-1, con gol di Paolo Rossi su rigore e Altobelli e la foto seguente passera alla storia, seguita ovviamente dalle dovute polemiche:
E’ una delle ultime partite della nazionale Irlandese a Dalymount, messo da parte per il ben più moderno e capiente Lansdowne Road, e da quel momento in poi l’impianto rimane più o meno nelle stesse decadenti condizioni ed è tutt’ora in attesa di una riqualificazione adeguata.
E’ situato nel quartiere di Phibsborough, nel distretto di Dublin 7 e sulla sponda nord del fiume Liffey, corso d’acqua che funge da linea di demarcazione cittadina sia geografica che sociale.
Le due regioni colloquialmente conosciute come “Northside ” e “Southside” sono principalmente differenziate in base all'economia.
Il nord infatti è noto per essere tipicamente “ruvido” e Working Class e il sud, dall’ altro lato, tende ad essere considerato economicamente privilegiato e viziato, due immagini convenzionali e stereotipate molto comuni che svolgono un ruolo significativo nella cultura della citta di Dublino.
Ed infatti, nonostante la presenza di ben 5 squadre della capitale nel campionato, la più aspra rivalità calcistica in Irlanda è quella appunto tra i “Northsiders” Bohemians FC e i “Southsiders” Shamrock Rovers. Gli Shamrock Rovers, basati nel quartiere di Tallaght, sono neanche a dirlo, il club più vincente in Irlanda , con ben 19 campionati e 25 coppe nazionali.
Dall’ altro lato i Bohemians, pur essendo il più vecchio club del paese e vantando 11 titoli di campione nazionale e 7 FAI Cups, non alzano un trofeo dal 2009 e nell’ ultimo decennio hanno avuto a che fare con problemi economici ed una ristrutturazione societaria mirata alla sostenibilità.
Perciò il “Dublin Derby”, unica partita del campionato irlandese trasmessa in chiaro sulla televisione nazionale, prende inevitabilmente una connotazione sociale oltre che puramente sportiva.
Sulla rivalità tra Bohs e Rovers e il “Dublin Derby” esiste questo simpatico mini documentario della COPA90, per la serie Derby Days:
https://www.youtube.com/watch?v=acRQXajXnJw&t=51s
I Bohemians Football Club, comunemente chiamati “Bohs”, furono fondati nel lontano 1890 da un gruppo di studenti nei pressi di Phoenix Park, il più grande parco cittadino a Dublino. Vestono il rosso e il nero come colori sociali e sembra prendano il nome dall’idea romantica della definizione di Bohemien , ovvero il “vivere uno stile di vita non convenzionale” , un atteggiamento ribelle come unico modo per trovare una forma di liberta.
Il Club è al 100% di proprietà dei soci sin dalla sua nascita (circa 1800 ad oggi) e Il principio democratico di "un uomo, un voto" è al centro dei valori della più antica squadra di calcio irlandese, un organismo collettivo basato sull’ effettivo per custodire la sicurezza e la prosperità futura del club nelle mani di coloro che ci tengono di più : I tifosi .
Come i ben più noti F.C. United of Manchester e St. Pauli F.C, è tutto basato sul concetto di “Calcio Popolare”, dove lo sport riassume la sua dimensione umana e sociale, dove l’agonismo si fonde con l’aggregazione, i valori “Working Class”, l’integrazione e il sostegno popolare al quartiere e alla comunità.
Essenziale in tutto questo è il ruolo che il Club esercita nella comunità di Dublino 7, dove è basato.
Da attività per anziani e programmi per detenuti della prigione locale di Mountjoy, lavorano regolarmente con enti di beneficenza per i senzatetto come Focus Ireland e Inner City Helping Homelessness e hanno più volte supportato campagne a sostegno dell'uguaglianza matrimoniale e degli sport LGBT.
Una delle più notevoli è la collaborazione con le Direct Provvisions.
Il Direct Provvisions è un sistema di alloggio dei richiedenti asilo utilizzato nella Repubblica d'Irlanda.
Ospita attualmente circa 11.700 persone, tra cui quasi 2.800 bambini.
Il sistema è stato criticato dalle organizzazioni per i diritti umani come illegale, disumano e degradante a causa delle scarse condizioni igieniche dei campi di accoglienza e le lunghe tempistiche di permanenza affrontati dai richiedenti asilo, definite “sistematiche e dannose", che effettivamente li fanno entrare in un “limbo” senza sapere quando ne potranno uscire.
Il Club si occupa di organizzare dei pullman settimanali dai centri allo stadio per invitare intere famiglie alle partite cercando di rendere un po’ più lieve la loro permanenza.
Un altro esempio, molto interessante perché si collega alla musica sono le maglie, in particolare le divise da trasferta, che negli ultimi anni sono realizzate in collaborazione con enti di beneficenza, di cui parte del ricavato viene appunto devoluto.
La più famosa è senz’altro quella dedicata a Bob Marley, che il 6 luglio 1980, dieci mesi prima di morire, si esibì nel suo ultimo concerto all’ aperto appunto a Dalymount Park.
Marley, essendo a conoscenza della terribile situazione economica in Irlanda negli anni 80, pretese che il prezzo del biglietto fosse accessibile a tutti e per 7 Sterline, 23000 persone assistettero alla memorabile esibizione, conclusa cantando Redemption Song in solidarietà con la “lotta irlandese”.
Parte dei proventi realizzati dalle vendita delle magliette verranno utilizzati per acquistare strumenti musicali e attrezzature calcistiche da offrire ai ragazzi delle Direct Provvisions.
Qui di seguito il simpatico video utilizzato per la presentazione della maglia:
https://www.youtube.com/watch?v=tBKQhWNJmmo
Quest’anno, il retro collo della prima maglia riporta le parole “We Don't Need Nobody Else” canzone della band dublinese Whipping Boy, pubblicata su disco Heartworm nel 1995 e due anni fa, proprio i Fontaines DC hanno prestato nome e liriche “Dublin in The Rain is Mine” prese dalla canzone “Big”, per realizzare la maglia da trasferta in collaborazione con Focus Ireland, con la volontà di puntare i riflettori sulle persone senza fissa dimora. Mentre nel 2019 sulla seconda divisa, realizzata con Amnesty International, appariva lo slogan “ Refugees Welcome” e la scritta “Love Football, Hate Racist” sul retro collo.
In un tipico venerdì sera, avvicinandosi allo stadio costeggiando i decadenti edifici georgiani e le loro porte colorate che popolano il distretto di Phibsborough, fino ad arrivare allo stretto viottolo d’entrata, si ha come l’impressione di tornare indietro nel tempo, alla ricerca di un identità parzialmente perduta.
Le note di “Gold” degli Spandau Ballet accolgono l’ingresso della squadra in campo e risuonano ad ogni gol dei Bohs, in una sorta di reminiscenza malinconica di un calcio anni 80 che non esiste più, alimentata dall’impatto visivo delle vecchie “Terraces” di Dalymount (ora non più accessibili per ovvie ragioni di sicurezza), e dal gracchiare dei tornelli all’ entrata. Sara uno dei motivi per cui, tra i lori tifosi, i Bohs possono annoverare l’ attore americano Samuel L. Jackson e il novellista scozzese Irvine Welsh, oltre al DJ Fat Boy Slim, che pur essendo un accanito tifoso del Brighton & Hove Albion, ha ammesso di simpatizzare per la squadra del nord di Dublino.
Ma la canzone che rappresenta di più i tifosi dei Bohemians FC, cantata all’ unanimità sugli spalti, è sicuramente “The Auld Triangle”, una tradizionale canzone folk irlandese scritta da Dick Shannon, e resa famosa dai The Dubliners di Luke Kelly, forse la band in assoluto più amata in Irlanda.
Il testo del pezzo, narra una storia ambientata nella prigione locale di Mountjoy e il triangolo nel titolo si riferisce al grande triangolo di metallo che veniva picchiato quotidianamente per svegliare i detenuti, il cui suono riecheggia per il Royal Canal, un canale artificiale che costeggia tutto il quartiere di Phibsborough, incluso lo stadio di Dalymount Park.
https://www.youtube.com/watch?v=aa7birRBmNM
“For The Many Not The Few” (Per molti, non per pochi), citava il motto della campagna celebrativa per 130 anni del club.
Ed effettivamente, da Punks, Mods e Skinheads fino ad intere famiglie con bambini ed anziani, passando per il gruppo di tifosi organizzati “The Notorius Boo Boys” e il collettivo di tifose donne e non-Binary “Mna na Bohs”, il venerdì sera a Dalymount Park, a raccontarti della settimana, trovi un po’ tutti.
lunedì, agosto 01, 2022
Paul's Boutique
Prosegue la rubrica TALES FROM NEW YORK.
L'amico WHITE SEED è da tempo residente nella Big Apple e ci delizierà con una serie di brevi reportage su quanto accade in ambito sociale, musicale, "underground", da quelle parti, allegando sue foto.
Le precedenti puntate sono qui:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Tales%20from%20New%20York
Paul's Boutique è un negozio fittizio inventato dai Beastie Boys per la copertina del loro secondo album Paul's Boutique appunto, uscito nel 1989.
Prendono uno stendardo "Paul's Boutique" e la mettono su quello gia' esistente di un negozio chiamato Lee's Sportswear.
La foto scattata da Jeremy Satan (bassista della band quando si chiamavano ancora The Young Aborigines) in Ludlow Street nel Lower East Side in Manatthan, è ripresa da 99 Rivington Street.
Dalla scomparsa di Adam MCA Yauch avvenuta nel 2012 si trova un murales mentre tra pochi giorni la città di New York onorera' i Beastie Boys con una targa commemorativa dedicandoli quel tratto di via.
Etichette:
Tales from New York
venerdì, luglio 29, 2022
Luglio 2022. il meglio del mese
A metà dell'anno buone cose con gli album di Fantastic Negrito, Ben Harper, Lazy Eyes, Graham Day, Miles Kane, Hoodoo Gurus, Liam Gallagher, Martin Courtney, Viagra Boys, Tambles, Black Midi, Spiritualized, Yard Act, Elvis Costello, JP Bimeni and the Black Belts, Shirley Davis and the Silverbcaks, Dedicated Men of Zion, Electric Stars, St.Paul and the Broken Bones, Abiodun Oyewole, York, PM Warson, Joe Tatton Trio, Jamie T.
Mentre tra gli italiani Bebaloncar, Pierpaolo Capovilla e i Cattivi Maestri, Sacromud, Assalti Frontali, Temporary Lie-Cesare Malfatti e Georgeanne Kalweit, Bastard Sons of Dioniso, Organ Squad, The Cleopatras, Dear, White Seed, Tin Woodman, Alternative Station, Massimo Zamboni, Dear, Agape, Almamegretta e Path
BLACK MIDI - Hellfire
La band londinese con il terzo album tocca l'apice della creatività. Un album impressionante per potenza, eclettismo compositivo e realizzativo. Come se i Primus in acido andassero a braccetto con i King Crimson di "Discipline", i Battles, l'approccio cabarettistico degli Sparks, le esplosioni jazz noise di John Zorn. Il tutto con intermezzi orchestrali, un approccio Zappiano e mille altre bizzarrie, costruite con sapienza, creatività spiazzante e grande senso dell'humor e della spettacolarizzazione della musica.
MARTIN COURTNEY - Magic sign
Il leader dei favolosi Real Estate si concede un secondo album solista all'insegna di uno stupendo jingle jangle rock, sognante, immerso nei profondi 60's Byrdsiani, in melodie Beatlesiane, in canzoni di superba fattura. Bello e super cool.
JACK WHITE - Entering heaven alive
A pochi mesi di distanza dell'ottimo "Fear of the dawn", torna con un nuovo album (in cui suona praticamente tutti gli strumenti) il grande Jack.
Questa volta i toni sono soffusi, bluesy, poca violenza sonora, tante ballate acustiche ma sempre con un tocco di genialità "storta", di imprevedibilità compositiva.
Come sempre livelli altissimi.
VIAGRA BOYS - Cave world
Al terzo album la band svedese fa un centro perfetto mischiando il classico post punk che li ha caratterizzati con mille altre influenze, portando con sé James Williamson degli Sleaford Mods, andando di elettronica, di chitarre devastanti, Prodigy e Nick Cave in un solo abbraccio, perfino Suicide, Devo e i P.I.L.
Grande disco.
BEN HARPER - Bloodline maintenance
Blues, soul, funk, gospel, country, black music. Ben suona quasi tutto, anche il basso che fu prerogativa di Juan, l'amico e membro della band recentemente scomparso da cui l'album è ispirato. Le canzoni guardano ai maestri del soul dei 70, sono intense e profonde e portano questo album a livelli di assoluta eccellenza.
JAMIE T - The theory of whatever
Mancava da un lustro il cantautore di Wimbledon. Pregevole il nuovo album che mischia un'attitudine alla Billy Bragg con potenti brani rock in odore di punk, un approccio vocale tra Fall e rap, ballate quasi beatlesiane, episodi che trasudano umori Brit Pop e tanto altro. Album di grandissimo livello.
BUZZCOCKS - Senses out of control
In attesa del nuovo album, i Buzzcocks di Steve Diggle, orfani di Pete Shlley che ci ha lasciati nel 2018, tornano con un ep di tre brani che ripercorrono la consueta linea power pop/punk rock tracciata dal 1977. Niente di nuovo, ovviamente, ma perché privarsi di cose così belle e corroboranti?
ASSALTI FRONTALI - Courage
Migliaia di "rapper" hanno conquistato i gusti delle nuove generazioni ma solo una piccola parte conosce gli ABSOLUTE BEGINNERS, gli ASSALTI FRONTALI ( ASSALTI FRONTALI OFFICIAL PAGE). Quando nel 1990 comprai "Batti il tuo tempo" degli ONDA ROSSA POSSE il (mio) mondo cambiò di nuovo...per me uno dei 10 dischi italiani di sempre. Li seguo da allora, li seguirò sempre.
Gli ASSALTI FRONTALI sono ancora qui, nelle strade, a parlarci di quello che succede, adesso e ora, come i toaster giamaicani o i griot africani.
"Courage" è un nuovo disco, importante, profondo, immediato, urgente, attuale, moderno nella sua classicità sonora.
THE DINING ROOMS - Turn to see me
Torna lo spettacolare progetto di Stefano Ghittoni e Cesare Malfatti, come sempre supportati da un buon numero di collaboratori, con il nono capitolo della saga Dining Rooms. Che si muove alla perfezione nella modernità sonora, attingendo da jazz, hip hop, nu soul ("Desire" è un vero e proprio malinconico e romantico gioiello di modern soul), elettronica, trip hop). I riferimenti si mischiano, sovrappongono, alimentano l'uno con l'altro. La classe del consolidato duo fa il resto e, ancora una volta, piazza un loro album nel probabile novero dei migliori dischi dell'anno.
PENZA PENZA - Neanderthal Rock
Arrivano dall'Estonia e suonano un funk torrido, psichedelico e tribale (la title track è una sorta di Stooges mette Funkadelic), primitivo e crudo. Spontanei e diretti, travolgenti.
Ascolto album:
https://www.youtube.com/watch?v=j34kFCoQAr0
THE TAMBLES - Scraping by
Il secondo album della band olandese è una gioia per tutti gli amanti del 60's garage beat più viscerale.
Ci sono anche primitivo rock 'n' roll, un pizzico di psichedelia, power pop, sprazzi soul, i primi Beatles.
Un lavoro di grandissima energia e qualità.
PAOLO NUTINI - Last Night in the Bittersweet
Al quinto album il cantautore britannico scrive una sorta di suo "Album Bianco" in cui, nell'arco di sedici brani, esplora una lun ga serie di ambiti sonori tra ballate acustiche, brani pop, soul, momenti quasi kraut, sperimentazione, rock epico. Non tutto è riuscito ma l'album è stimolante e riuscito.
MUSH - Down tools
La band di Leeds scartavetra con le chitarre che accompagnano una voce monocorde e canzoni sghembe. Un mix piuttosto personale tra Wire, Fall, That Petrol Emotion, Monochrome Set.
Affascinanti.
NICK CAVE - Seven psalms
Gli ultini album di Nick Cave sono stati all'insegna di sofferte e lugubri atmosfere, sospese, liquidi, solenni. Con il nuovo album si spinge ancora più in là con un lungo strumentale e brani di spoken word, suggestivi e cupi. Solo per i completisti.
THE SHARP CLASS - Tales of a teenage mind / I've got it coming
Arrivano da Nottingham, classico trio chitarra/basso/batteria, teenagers, i Jam e i Chords come riferimento principale, attitudine mod, energia, piglio clean,cool and hard. Semplicemente fantastici. All'attivo tre precedenti singoli e un ep che li raccoglie "Keep the flame alive".
PRONTI ATTENTI VIA! - Ma non sei tu
La band reggiana traduce il consueto nome di Ready Steady Go! e riarrangia brillantemente in italiano sei, più o meno oscuri, brani degli anni 60, di Kinks , Action, Moody Blues, Turtles, Mx Frost and the Troopers, Billy J Kramer portando una ventata di puro e semplice suono beat. Il tutto fatto con estrema competenza, stile, gusto, aderenza all'attitudine originale.
PELUQUERIA HERNANDEZ - Volume 4
Torna, con il quarto album (titolo e copertina citano volutamente i famosi volumi del sassofonista Fausto Papetti), la band veronese ed è di nuovo festa. Il loro mix di suoni latini, lounge, reggae, funk, soul, ritmi caraibici, richiami alle colonne sonore morriconiane e/o polizieschi anni 60 e70, prevalentemente strumentale, è come sempre divertente, coinvolgente, gustosissimo.
Composizione e arrangiamenti, come è loro abitudine, molto curati ma ciò che spicca è l'originalità (unicità è forse più appropriato) dell'interessantissima proposta.
ALMAMEGRETTA - Senghe
La band partenopea si conferma come tra le realtà più interessanti e al passo con il suono del nostro tempo. La loro miscela di influenze mediterranee, elettronica, nu funk, dub, reggae, world music, tematiche sociali è come sempre coinvolgente, d’avanguardia, fresco, attuale, moderno, pulsante. Un altro eccellente capitolo di una grande storia artistica.
BASEBALL GREGG - A life designed for fun
Un delizioso ep di quattro brani per il duo italo/californiano, preludio al nuovo album "Pastimes" in uscita in autunno. Atmosfere dolcemente acustico psichedeliche che evocano Rain Parade, Beach Boys, la California flower power dei Mamas and Papas. Eccellente.
A.S.E - Oltre / Luce
La band di Alessandria, guidata da Paolo Merenda, torna con un singolo dalla confezione originale e curatissima, mixato e prodotto dal mitico Don Zientara (già con Fugazi, Bad Brains, Scream e buona parte del catalogo Dischord Records). Punk rock di gusto "californiano" mid tempo di grande impatto e potenza. Allegata una raccolta di racconti dello stesso Merenda,come sempre tra il distopico e il crudo.
ASCOLTATO ANCHE:
MONDAY MICHIRU (gradevole nu soul jazz), NATURAL YOGURT BAND (ottimo funk strumentale).
LETTO
BRENDAN MULLEN - Lexicon Devil
I Germs sono stati tra i gruppi più devastanti della scena punk americana, padri putativi dell'hardcore punk, una vita breve e tragica, il cantante Darby Crash morto suicida con un'overdose a 22 anni, il chitarrista Pat Smear finito poi con Nirvana e Foo Fighters in situazioni più tranquille e salubri.
Attraverso le testimonianze di decine di protagonisti di quel breve periodo di vita della band (1977/1980), il libro (tradotto alla perfezione da Andrea Valentini) ripercorre una storia di degrado psicofisico, violenza, eccessi inimmaginabili ma anche di musica, creata e suonata in circostanze estreme ma assurta, con il loro unico album G.I. a pietra miliare di un'epoca e di un genere.
Darby Crash (e Pat Smear) si riempiono di acidi e ogni altra sostanza ogni giorno, sono fan di Queen, Bowie e Yes, sono disperati, violenti, senza futuro e dediti alle peggiori perversioni, insieme al "Circle One", il giro di amici altrettanto disperati.
Sarà una progressiva discesa verso gli inferi.
Ogni concerto è devastante, deragliante, brutale.
La dipendenza di Darby, lo scioglimento della band, l'effimera e breve esperienza con la Darby Crash Band, l'ultimo concerto di reunion dei Germs (il migliore di tutti), il suicidio.
Un libro tragico, violento, feroce.
CARMINE AYMONE/MICHELANGELO IOSSA/RICCARDO RUSSINO - La grande storia di Paul McCartney
Oltre 60 anni di una delle vicende più fulgide e di successo nella storia della musica pop non sono facili da condensare.
Ci riesce questo libro, scritto a sei mani, che in maniera esaustiva ma allo stesso tempo agile e veloce, racconta Paul dai Quarrymen ai giorni nostri, tra capolavori, sperimentazioni, gioie e dolori coniugali, aneddoti, dettagli, curiosità, la lunga lista di collaborazioni, un'ottima scelta fotografica.
Il racconto non è celebrativo ma, anzi, cosa apprezzabilissima, non risparmia critiche e giudizi severi sulla non sempre esaltante carriera solista.
Interessante il capitolo che descrive il potere economico di Paul, da cui riporto alcuni stralci.
E quanto l'interesse speculativo vada di pari passo con i suoi gusti musicali.
"MPL (McCartney Productions Ltd) Communications è la denominazione della scoietà-ombrello che tutela e curabgli interessi commerciali di McCartney.
La società detiene la proprietà, il controllo e la tutela di oltre 25.000 canzoni dagli inizi del secolo XX ad oggi (jazz, musical, swing, repertori bandistici, pop d'autore, rock n roll, tango, blues country, Wings e McCartney).
Esercita inoltre il controllo di 25 diverse società editrici sussidiarie nonché della quota editoriale dei brani composti con Lennon per i Beatles.
MPL controlla gli interi repertori di Fats Waller, Louis Jordan, Bessie Smith, Jerry Roll Morton, Carl Perkins, Buddy Holly.
Tra i brani della MPL Les feuilles mortes, Stormy weather, Let the good times roll, Route 66, Everybody needs somebody to love, Arrivederci Roma".
Nell'arco della sua carriera Paul McCartney ha firmato da solo o con altri autori 1.000 canzoni e poco meno di 200 di esse sono entrate nelle classifiche di tutto il mondo.
Con un patrimonio personale di circa un miliardo e 200 milioni di dollari, Paul Mccartney è il musicista più ricco del music businness.
Con i Beatles ha raggiunto la soglia dei due miliardi e 400 milioni di dischi venduti a cui si aggiungono vari altri formati e lo steaming che si attesta su due miliardi di ascoltatori.
Nella carriera solista ha venduuto 100 milioni di singoli e 700 milioni di album.
Più di cinque abitanti su sette nel pianeta ha a casa almeno una canzone di Paul.
UMBERTO SEBASTIANO - Il mondo finirà di notte
Un romanzo di formazione, di passaggio dall'adolescenza all'età adulta, dal sapore acre e drammatico, sorta di "Quadrophenia" dalle tinte oscure.
Protagonista un giovane mod nella Pordenone pulsante del Great Complotto, nei primi anni Ottanta. Una storia d'amore giovanile si intreccia alla musica (con riferimenti precisi alla scena mod e alle band e ai personaggi pordenonesi dei tempi), alle sottoculture, a citazioni colte.
Umberto Sebastiano (già redattore de L'Unità, Duel, Nocturno, autore per Rai e Mediaset) scrive molto bene e in modo molto coinvolgente.
Il libro scorre fluido, tra colpi di scena, suspence e un finale tanto travolgente quanto inaspettato.
MARIO FORTUNATO - Autobiografia della gaffe
Un libro molto fresco, spigliato, apparentemente leggero ma in realtà non troppo, (auto) ironico sull'etica ed estetica della GAFFE, declinata nelle sue varie modalità esecutive. Fortunato aggiunge numeroe note autobiografiche, spesso spassose e gustose.
Perfetta lettura estiva.
«A vent’anni si è così poco sé stessi da non poter essere altro.
È l’età della gaffe: il momento della vita in cui la verità non ha fatto ancora in tempo a mascherarsi».
Si immagini dunque l’autore giovane, in un pomeriggio d’inizio estate, in una sala gremita di pubblico e autorità locali, esibirsi in un convegno su “La letteratura e i giovani” utilizzando come metafora la perdita di un braccio.
Si immagini poi, seduto in prima fila, accanto al Sindaco, un editore leggendario che si agita alle sue parole, voltandosi a destra e sinistra in preda a un nervosismo e un disappunto crescenti.
Nell’anima accecata del giovane autore si fa strada l’idea che nulla è meno visibile di ciò che sta molto vicino e così si accorge che, seduto in prima fila accanto all’editore, il Sindaco è privo di un braccio. Tuttavia è a quel punto che accade l’inimmaginabile: invece di concludere il suo discorso e tacere per sempre in preda all’onta, il giovane autore precipita in un gorgo ineluttabile di ignobili riflessioni sulla scrittura come arto mancante e amputazione primaria.
Tanto che, quando gli interventi cessano, l’editore leggendario gli sussurra in un orecchio: Sei così bravo in materia che dovresti scrivere un libro sulla gaffe.
Questo libro nasce per adempiere quel lontano suggerimento.
VISTO
FESTIVAL BEAT 28 - Salsomaggiore (Parma) 7/10 luglio 2022
Breve resoconto delle due serate, di venerdì 8 e sabato 9 luglio della 28° edizione del FESTIVAL BEAT, svoltosi a Salsomaggiore.
Un evento che trascende l'aspetto meramente musicale e artistico ma entra nell'ambito dell'antropologia sottoculturale.
Che testimonia, pur con un'incoraggiante presenza di nuove leve, il concetto dell' "ultimo bagliore di un sole che muore".
Sono fiammate luminose, reflui energetici di grande impatto che dimostrano ancora tanta vitalità. Ad appannaggio di un pubblico e di protagonisti di età "avanzata" (40/60 anni).
Non è una critica, al contrario una constatazione da leggere in chiave positiva con ancora tanta voglia di fare e di esserci.
Di rifiuto di una vita superficiale, provinciale, all'inseguimento dei like e dei social, della volontà di preservare un valore culturale di una nicchia, certo, però sempre viva e propositiva.
Un plauso ad organizzatori e staff che hanno reso ancora possibile un evento di tale portata.
Tanta gente, da tutta Italia ed Europa, entusiasmo e partecipazione.
Nelle due serate segnalo la bontà della proposta degli SHIVAS, psichedelici, west coastiani, melodici, eccellenti.
Più diretti e monocordi i francesi LES LULLIES, punk rock, MC5, rock 'n' roll.
Molto bravi.
Meno convincenti JAMES LEG, troppa ruvidezza (per quanto la versione di "A forest" dei Cure abbia abbattuto un'altra barriera...quando mai Robert Smith al Beat???), francamente deludenti i BELLRAYS, band che ho sempre seguito e adorato, ma in questa versione sempre più lontana dall'anima soul e più vicina a un hard rock un po' ripetitivo e scontato (con tanto di continui assoli di chitarra, oltre a quelli, evitabili, di basso e batteria).
Salva tutto la voce e la verve di Lisa Kekaula.
Non mi aspettavo granché dai GRUESOMES, invece perfettamente consoni al concetto originario del festival: garage beat, scontato e prevedibile, ma godibilissimo.
Molto bene gli one men band, ONE HORSE BAND e WASTED PIDO: punk blues torrido e minimale.
Con i NOT MOVING LTD abbiamo suonato, come sempre, come se fosse l'ultima cosa da fare in questa vita.
In molti lo hanno capito, tanti magari no ma a noi è piaciuto molto essere lì.
Fantastic Negrito live a Gardone Riviera 21/07/2022
Spettacolare come sempre, band di qualità eccelsa, un'ora e mezza di concerto per infiammare un disponibilissimo pubblico nell' Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera (Brescia), non pienissimo ma caldissimo (sia per la risposta dei partecipanti che per un caldo torrido e asfissiante, quanto i rigidi controlli degli steward).
Diciotto brani suonati quasi senza pause, passando da suggestioni palesemente James Brown a canzoni che evocano lo Stevie Wonder dei 70, pause di intensissimo blues (la classica "In the pines"), ed ecco spuntare Bill Withers (nella ripresa di "Ain't no sunshine"), gospel e un lunga immersione in un groove afrobeat.
I riferimenti sono infiniti, si pesca a piene mani in ogni angolo della black music, con passaggi jazz, talvolta al limite della fusion e con momenti degni dei più complessi groove prog.
Ma quello che si evidenzia è l'immediata riconoscibilità e personalità dei brani che pur facilmente accostabili a una matrice ben definita, diventano di completo ed esclusivo marchio FANTASTIC NEGRITO.
Dall'ultimo, eccellente, "White Jesus, black problems" pesca una manciata di brani, dai precedenti album il resto, con rabbioso finale di "Lost in a crowd".
Abile performer, suono perfetto, uno degli artisti più interessanti ed entusiasmanti in circolazione.
James Small è un batterista funambolico, 23 anni, potentissimo e allo stesso tempo raffinatissimo, che fa benissimo il paio con il preciso e metronomico bassista, Jon Herrera, il bravissimo tastierista The Professor Bryan C. Simmons e un'altra eccellenza alla chitarra, Tomas Salcedo.
Si parla poco dell'incredibile capacità vocale di Fantastic Negrito in grado di passare da acutissime a profondissime note, caratterizzando spesso in modo teatrale l'esecuzione delle canzoni, mantenendo un'intonazione sempre impeccabile.
Ad aprire gli ottimi Superdownhome, duo (chitarra e batteria) tra deep blues, country, rock 'n' roll, sporcizia sonora e tanto senso dello spettacolo. Da seguire!
J.P.Bimeni live a Porretta Soul Festival 22/7/2022
Il Porretta Soul Festival è una festa.
Di popolo, di appassionati, di curiosi, di musicisti, di decine di volontari che aiutano da 34 edizioni lo svolgimento di un evento prezioso e unico in Italia (ma non solo).
Il contatto è diretto, nessuna barriera, distanza, controlli paranoici, ci si mischia, ci si diverte, in totale pace e relax.
Di scena, quando ancora deve imbrunire, J.P. BIMENI AND THE BLACK BELTS.
La backing band spagnola macina ritmiche soul e rhythm and blues con una tecnica che sfiora l'eccellenza, precisi, impeccabili, divertenti ed evidentemente divertiti.
Chitarra, basso, batteria, Hammond, sax e tromba, all'unisono, pochi fronzoli o assoli, compatti e tremendamente efficaci.
Bimeni è splendido sul palco, nipote legittimo di Otis Redding, si muove con grazia ed eleganza, coinvolge il pubblico, seduto a un paio di metri dal palco, sfodera una voce impressionante, è empatico e ci regala un'ora e venti di grande musica.
Concerto super!
Presentati dalla verve di Rick Hutton si susseguono poi le apparizioni di Mitch Woods & His Rocket 88’s, Selassie Burke, John Ellison, Chick Rodgers, accompagnati dalla backing band Anthony Paule Soul Orchestra, con cui gli artisti si alternano cantando due/tre brani a testa.
Un'altra festa rhythm and blues, soul, boogie, funk.
Grazie a GRAZIANO ULIANI per averci offerto questa nuova edizione e per avermi ospitato nella presentazione del libro "Soul. La musica dell'anima", con tanta gente, appassionata e partecipe.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni domenica "La musica ribelle", una pagina sul quotidiano "Libertà"
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Nel sito www.goodmorninggenova.org curo settimanalmente una rubrica di calcio "minore".
° Periodicamente su "Il Manifesto" e "Vinile".
IN CANTIERE
E' uscito il nuovo album dei NOT MOVING LTD "Love Beat" per Area Pirata con otto inediti e una cover
Si trova nei negozi, ai nostri concerti e qui:
http://www.areapirata.com/dettaglio.php?cod=5490
Prossimi concerti NOT MOVING LTD
Sabato 3 settembre: Bologna “Frida”
Venerdì 23 settembre: Frosinone
Dal 28 maggio nel Comune AltaValTidone (Piacenza) la Rassegna musicale/letteraria ROCK AROUND THE BOOK.
Il programma:
https://tonyface.blogspot.com/2022/05/rock-around-book.html
Il nuovo, quarto, volume di COMETA ROSSA EDIZIONI è a cura di ROBERTO CALABRO' (scrittore e giornalista) e dedicato a "Exile on main street" dei ROLLING STONES nel 50° anniversario dell'uscita.
Ogni uscita di Cometa Rossa coincide con una ricorrenza precisa.
Il libro ricostruisce nel dettaglio la genesi del capolavoro degli Stones, dai brani lasciati fuori dai dischi precedenti all'irripetibile magia di Villa Nellcôte fino alle session finali a Los Angeles.
Contiene un'intervista esclusiva a MICK TAYLOR, recensioni originali dell'epoca (inglesi, americane, italiane), contributi di Dome La Muerte, Ferruccio Quercetti, Paolo Barone, Fabio Redaelli, il sottoscritto.
Di nuovo nella collana 100 CLUB (100 copie numerate e autografate di libri che non saranno mai più ristampati).
Il libro si troverà esclusivamente (non chiedetene copie a me, non ne ho!) presso la distribuzione di HellNation.
hellnation64@gmail.com
https://www.facebook.com/roberto.gagliardi.9828
giovedì, luglio 28, 2022
Get Back. Dischi da (ri)scoprire
Speciale THE STRANGLERS.
Una delle band più originali e anomale uscite dalla scena punk, alla quale sono stati tangenti in virtù di un sound e un approccio filosofico/estetico poco ortodosso perfino in un ambito in cui la regola era che non ci fossero regole.
Aggressivi tanto quanto romantici, oscuri, esoterici, raffinati, hanno continuato ad evolversi e a cambiare riuscendo a mantenere intatta la loro riconoscibilità artistica.
Rattus Norvegicus (1977)
No more heroes (1977)
Black and white (1978)
Live (X)cert (1979)
La trilogia "punk" mette le carte in tavola le caratteristiche sonore peculiari della band: basso roboante, voce in equilibrio tra lo sguaiato e ricami melodici, tastiere doorsiane, batteria metronomica, testi provocatori e scarsamente "politically correct" (arriveranno accuse di fascismo - JJBurnell aveva militato nell'estrema destra- e misoginia mai, astutamente, smentite), vari guai con la legge, concerti aggressivi. Tre album in un anno, minacciosi, originali, potenti, alcuni classici destinati a entrare nella storia ("No more heroes", "Hangin around", "Peaches", "Nice and sleazy" tra le altre).
Il furioso live chiude simbolicamente la prima parte di carriera, pur essendo un lavoro un po' confuso dal semplice valore di testimonianza di un'epoca.
The Raven (1979)
The Meninblack (1981)
Il passaggio dalla dimensione più ruvida a una più matura, intellettuale e con sonorità vicine a new wave ed elettronica, ritmiche meno furiose e più sintetiche. Rimane il piglio degli esordi ma più stemperato e ricercato con spazio a sperimentazione.
I testi guardano a mitologia, esoterismo, alieni (The Meninblack è un concept su visitatori da altri pianeti e visioni bibliche). JJ Burnell dichiarerà che "The meninblack" è frutto delle loro esperienze conl'eroina. Più tradizionale "The raven", decisamente anomalo "The Meninblack".
La Folie (1981)
Scottata dallo scarso successo dei precdenti due album la band devia ancora, questa volta verso una dimensione (apparentemente) più pop.
In realtà il tono rimane sempre rivolto alla sperimentazione, all'elettronica, al kraut rock pur se con atmosfere più soft e gradevoli, in particolare nella epica "Golden brown" che consegna loro un grandissimo successo (nonostante sia un brano dedicato all'eroina...).
Feline (1983)
Un piccolo capolavoro che sposta le coordinate sonore della band un passo oltre. Sinuose ballate elettroniche, eleganza, raffinata decadenza Loureediana, atmosfere sensuali.
Aural Sculpture (1984)
Dreamtime (1986)
10 (1990)
Nonostante qualche buon colpo piazzato qua e là ("Always the sun", "So nice in Nice", "Sweet small of success") gli ultimi tre album con il chitarrista e cantante Hugh Cornwell sono episodi piuttosto confusi. Batterie programmate, sonorità sempre più sintetiche, arrangiamenti pomposi ed enfatici, scarsa ispirazione.
Stranglers in the night (1992)
About time (1995)
Coup de grace (1998)
Hugh Cornwell lascia la band che riparte da Paul Roberts alla voce e John Ellis (ex Vibrators, Peter Gabriel, Peter Hammill). I risultati non sono di particolare rilievo. Il cambiamento ha trasformato la band in una normale rock band che conserva solo vaghi riferimenti all'antica personalità. Gli album sono di una povertà d'ispirazione sconfortante, la band è, discograficamente allo sbando.
Norfolk Coast (2004)
Suite XVI (2006)
Giants (2012)
Dark matters (2021)
Perse ormai le speranze di ritrovare una band ormai persa, sei anni dopo l'ultimo album JJBurnell riprende le redini del convoglio e con il nuovo chitarrista Baz Warne che aveva sostituito John Ellis restituisce dignità allo storico nome con un album di buona qualità come Norfolk Coast, ottimi brani che tornano a fare ascoltare le caratteristiche che avevano reso famoso il gruppo. Niente di indimenticabile ma brani grintosi, diretti, minimali.
Stesso discorso per Suite XVI e che segna l'uscita, polemica, di Paul Roberts dal gruppo. Si torna alle origini, con freschezza, buona canzoni a la giusta attitudine. Effetto ribadito nell'ottimo Giants del 2012. Anche Dark matters, pubblicato nove anni dopo il precedente, il primo senza il batterista ultra ottantenne Jet Black, ritiratosi dalle scene, l'ultimo con il tastierista Dave Greenfiled, morto per Covid poco tempo prima, è un ottimo lavoro.
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Get Back
mercoledì, luglio 27, 2022
Umberto Sebastiano - Il mondo finirà di notte
Un romanzo di formazione, di passaggio dall'adolescenza all'età adulta, dal sapore acre e drammatico, sorta di "Quadrophenia" dalle tinte oscure.
Protagonista un giovane mod nella Pordenone pulsante del Great Complotto, nei primi anni Ottanta.
Una storia d'amore giovanile si intreccia alla musica (con riferimenti precisi alla scena mod e alle band e ai personaggi pordenonesi dei tempi), alle sottoculture, a citazioni colte.
Umberto Sebastiano (già redattore de L'Unità, Duel, Nocturno, autore per Rai e Mediaset) scrive molto bene e in modo coinvolgente.
Il libro scorre fluido, tra colpi di scena, suspence e un finale tanto travolgente quanto inaspettato.
Umberto Sebastiano
Il mondo finirà di notte
Nutrimenti
286 pagine
17 euro
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Libri
martedì, luglio 26, 2022
Brendan Mullen - Lexicon Devil
I Germs sono stati tra i gruppi più devastanti della scena punk americana, padri putativi dell'hardcore punk, una vita breve e tragica, il cantante Darby Crash morto suicida con un'overdose a 22 anni, il chitarrista Pat Smear finito poi con Nirvana e Foo Fighters in situazioni più tranquille e salubri.
Attraverso le testimonianze di decine di protagonisti di quel breve periodo di vita della band (1977/1980), il libro (tradotto alla perfezione da Andrea Valentini) ripercorre una storia di degrado psicofisico, violenza, eccessi inimmaginabili ma anche di musica, creata e suonata in circostanze estreme ma assurta, con il loro unico album G.I. a pietra miliare di un'epoca e di un genere.
Darby Crash (e Pat Smear) si riempiono di acidi e ogni altra sostanza ogni giorno, sono fan di Queen, Bowie e Yes, sono disperati, violenti, senza futuro e dediti alle peggiori perversioni, insieme al "Circle One", il giro di amici altrettanto disperati.
Sarà una progressiva discesa verso gli inferi.
Ogni concerto è devastante, deragliante, brutale.
La dipendenza di Darby, lo scioglimento della band, l'effimera e breve esperienza con la Darby Crash Band, l'ultimo concerto di reunion dei Germs (il migliore di tutti), il suicidio.
Un libro tragico, violento, feroce.
Se metti insieme il garage rock degli anni 60 e il glam dei settanta, ottieni -oh! - il punk rock. Il punk rock californiano ha le sue radici in due elementi: il garage rock dei 60, di gruppi come Count Five, Music Machine, Standelles, mescolato al glam rock di Alvin Stardust e T.Rex. (Kim Fowley)
Ci ritrovammo tutti lì (al Masque, mitico locale autogestito di L.A.) perché eravamo cresciuti in ambienti davvero incasinati, in un modo o nell'altro - chi arrivava dai sobborghi di Covina, chi, come me, da Palm Springs con un padre che faceva parte di una gang.
Penso che tutti noi siamo arrivati al punk spinti da un'infelicità generalizzata e con la necessità di dare sfogo a tante cose.
Io avevo già tentato di suicidarmi un paio di volte. Il punk rock per me non era una cosa leggera e divertente, ma un ambiente estremamente cupo. (Nicole Panter, ex manager dei Germs, insegna alla Cal Arts).
Subito non capii che molti di questi ragazzini punk più giovani arrivavano da famiglie davvero incasinate...situazioni al limite...ed erano lì in cerca di una famiglia surrogata.
Non avevo capito quanto fossero davvero disperate molte di quelle persone. (Judith Bell)
Mi piaceva il magnetismo sociale dei Germs...quella sorta di presenza aliena che possedevano..era come se Darby avesse una specia di potere ipnotico e gli piaceva usarlo.
Sembrava pazzesco che questo ragazzino incasinato esercitasse un tale potere sulle persone.
Era come se avesse una conoscenza intuitiva della psicologia comportamentale a livelli piuttosto avanzati. (Geza X)
I Black Flag avevano questa etica del lavoro paleolitica.
Si facevano un culo enorme, notte e giorno, 24 ore al giorno.
Ai Germs a malapena riusciva di alzarsi dal letto la mattina. (Don Bolles, batterista dei Germs)
I Germs non ebbero la minima chance di sopravvivere fin dal primo giorno. Non c'era assolutamente la possibilità di un successo su ampio raggio. (Brendan Mullen)
Per me l'idea del punk era legata alla creazione di una nuova arte e una nuova cultura; rimpiazzare qualcosa di brutto con con cose bellissimee e creare una comunità - cosa che nessuno di noi aveva mai sperimentato, perché venivamo da famiglie disastrate.
La comunità punk fu un po' la prima vera famiglia per molti che non ne avevano mai avuta una, ma a un certo punto iniziò a emergere una mentalità idiota da branco. (Exene Chervenka, cantante degli X)
Brendan Mullen
Lexicon Devil. La breve vita e la rabbia senza tempo di Darby Crash e dei Germs
Hellnation Libri
Pag. 380
euro 28
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Libri
lunedì, luglio 25, 2022
Alan Lomax e le controversie blues
Riprendo l'articolo pubblicato sabato scorso nelle pagine di Alias del Manifesto.
Muddy Waters sentì per la prima volta la sua voce registrata nel 1941, quando il ricercatore e etnomusicologo Alan Lomax, accompagnato da John Work, afroamericano, membro della Fisk University, arrivò nella piantagione di cotone di Stovall, in Mississippi, dove il futuro re del blues lavorava. Quando gli dissero che due uomini lo stavano cercando, Muddy pensò di nascondersi.
”Hanno scoperto che vendo whisky illegalmente”.
Non si trattava di questo, Lomax voleva semplicemente registrare le canzoni di Muddy Waters (anche se gli promise venti dollari che non gli diede mai), immortalare il blues più puro e vicino alle origini, quello suonato in una piantagione di cotone, con una chitarra sgangherata, da un musicista non professionista.
Alan Lomax con il padre John condusse una lunga ricerca, concentrata prevalentemente negli Stati Uniti del sud, di musica blues, cercandone interpreti nelle prigioni e nelle piantagioni, scoprendo talenti come Leadbelly e il già citato Muddy Waters.
Il materiale raccolto è conservato nell'Archive of American Folk Song nella Biblioteca del Congresso. Lavorò anche con Woody Guthrie e registrò materiale anche in Inghilterra, Italia e Spagna (durante il regime franchista a cui era riluttante e ostile, essendo ideologicamente molto vicino alle dottrine marxiste).
L'opera di Lomax è stata senza dubbio benemerita, ci ha consegnato un patrimonio che sarebbe andato perduto, un'eredità sonora e culturale di inestimabile valore.
E di questo non possiamo che essergliene grati. Anche in considerazione del fatto che nei tempi in cui incominciò il suo lungo e problematico lavoro, la cultura afroamericana interessava a pochi.
Ma l'approccio, la modalità di criterio nella scelta, molto precisa e selettiva del materiale, non è esente da dubbi e critiche.
Karl Hagstrom Miller, autore del libro Segregating Sound: Inventing Folk and Pop Music in the Age of Jim Crow, sottolinea: Quando Lomax si presentava in una comunità nera, non chiedeva: 'Fammi sentire le canzoni che ti piace cantare'. Voleva invece che gli venissero eseguite quelle che corrispondevano alla sua idea di folk, musica popolare e di blues.
Canzoni antiche e oscure con caratteristiche ben precise. Non era interessato, ad esempio, a canzoni di successo o di chiesa. Di conseguenza quello che hai l'opportunità di ascoltare in queste registrazioni non è ciò che piaceva agli afroamericani della classe media o quelli più abbienti, borghesi o agli afroamericani urbanizzati".
Lomax concentrò le sue ricerche nelle carceri e nei luoghi di lavoro rurali.
Lui stesso dichiarò:
”Le comunità nere erano semplicemente troppo difficili per lavorare con una certa efficienza e quindi mio padre ha avuto la grande idea che probabilmente tutte le persone peccaminose le potessimo trovare in prigione. E infatti lì le abbiamo trovate, con il loro incredibile corpo musicale".
Anche perché non c'era molta disponibilità, se non parecchia riluttanza e diffidenza, da parte degli afroamericani, vedi l'episodio iniziale di Muddy Waters, a “cedere” la loro cultura a un bianco con un registratore (in tempi in cui la maggior parte delle persone aveva scarsa dimestichezza con queste “novità tecnologiche”).
In prigione, con l'avvallo e la collaborazione delle autorità era tutto più facile. Lo stesso Lomax, esplicitamente, senza alcun dubbio morale, riportava nei suoi appunti:
“La guardia è uscita, spingendo un negro con un vestito a strisce con la punta del suo fucile.
Il poveretto, evidentemente temendo di essere punito, tremava e sudava con estrema paura. La guardia lo ha spinto davanti al nostro microfono”.
Non è improbabile che molte delle sue “prison songs” siano state registrate in queste condizioni di violenta sudditanza. Il prigioniero, magari isolato da anni, era per il ricercatore l'epitome della “purezza” artistica, autentica, non contaminata da influenze esterne.
Nel contesto si inserisce anche un ulteriore tassello culturale, come sottolinea la professoressa Dwandalyn Reece, curatrice musicale presso lo Smithsonian's National Museo di storia e cultura afroamericana: “In realtà le persone, bianche e nere, cantavano l'uno la musica dell'altro, a causa della stretta vicinanza che le due culture, pur così diverse, avevano, vivendo l'una accanto all'altra. E' inevitabile che la musica e le espressioni culturali che producevano fossero intrecciate e interconnesse”.
Karl Hagstrom Miller approfondisce meglio il concetto, apparentemente cinico ma assolutamente corrispondente alla realtà: "I proprietari bianchi di schiavi e gli schiavi neri vivevano insieme e lavoravano insieme nella piantagione.
I musicisti neri suonavano i valzer e le gighe alle feste dei bianchi. Negli anni '30 dell'Ottocento, neri e bianchi andavano insieme a incontri di “rinascita” nei campi, dove inni cristiani si mescolavano a pratiche religiose e musicali africane per creare le canzoni che conosciamo come spiritual. Negli anni 1880 e '90, si è creata un'industria musicale a livello nazionale, molto prima dell'avvento della radio. In sostanza c'era una differenza tra ciò che i folkloristi stavano cercando e ciò che le persone stavano effettivamente ascoltando”.
Dwandalyn Reece aggiunge un ulteriore spunto di riflessione, affermando che quelle scelte musicali, pur in buona fede, evidenziavano stereotipi negativi e pericolosi. Le scelte artistiche di Lomax suggerivano che "gli afroamericani sono criminali, analfabeti, non sono persone serie, non sono intelligenti.
Quella ricerca di 'autenticità' spinge su una divisione di ciò che un afroamericano può o non può essere".
Sempre paradossalmente e involontariamente, nel momento in cui il movimento per i diritti civili stava cercando di affermarsi, riunendo bianchi e neri in una causa comune, Lomax ha tracciato una linea netta tra la musica bianca e la musica nera che, con l'aiuto delle case discografiche, ha contribuito a tenere separate le due parti.
E' stato in qualche modo sottolineato come il suo operato sia diventato una sorta di brand attraverso il quale ha costituito una “narrazione” e una “costruzione” popolare che però non raccontano tutta la realtà della musica folk afroamericana. Altrettanto criticata la modalità con cui si è sostanzialmente appropriato del copyright delle registrazioni, senza pensare a corrisponderne una parte agli autori ed esecutori dei brani. Una particolarità tranquillamente in uso ai tempi e protrattasi anche nella scena inglese degli anni Sessanta dove non si contano i brani palesemente “presi in prestito” dai classici blues ma poi firmati da molti dei principali protagonisti di quegli anni.
Robert Gordon, autore della biografia “Muddy Waters. Dal Mississippi Delta al blues di Chicago” sottolinea:
“Grave è il rifiuto di Lomax di riconoscere il contributo altrui, in particolare quello di un afroamericano (l'aiutante John Work, nello specifico, sempre escluso da ogni tributo al suo lavoro) le cui idee, la cui ricerca, le cui conoscenze, sono risultate fondamentali per il conseguimento dei risultati da lui stesso perseguiti. I bluesmen erano di gran lunga più generosi e fluidi nello scambio di ispirazioni e conoscenze artistiche. Lomax ha registrato la cultura del blues ma non ha assorbito lo spirito di collaborazione che aveva fatto fiorire quella cultura”.
Alan Lomax era un uomo del suo tempo, con un comportamento che ai nostri giorni può apparire contraddittorio e lontano dalla “correttezza politica” a cui siamo abituati.
Rimane l'opera importantissima che ci ha lasciato e per la quale non sarà mai ringraziato sufficientemente.
“La funzione primaria della musica è quella di ricordare all'ascoltatore che appartiene a una certa parte del genere umano, viene da una certa regione, appartiene a una certa generazione. La musica di casa tua è un simbolo immediato per tutte le emozioni più profonde che le persone della tua parte di mondo condividono." (Alan Lomax)
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Di cosa parliamo quando parliamo di musica
sabato, luglio 23, 2022
J.P.Bimeni live a Porretta Soul Festival 22/7/2022
Il Porretta Soul Festival è una festa.
Di popolo, di appassionati, di curiosi, di musicisti, di decine di volontari che aiutano da 34 edizioni lo svolgimento di un evento prezioso e unico in Italia (ma non solo).
Il contatto è diretto, nessuna barriera, distanza, controlli paranoici, ci si mischia, ci si diverte, in totale pace e relax.
Di scena, quando ancora deve imbrunire, J.P. BIMENI AND THE BLACK BELTS.
La backing band spagnola macina ritmiche soul e rhythm and blues con una tecnica che sfiora l'eccellenza, precisi, impeccabili, divertenti ed evidentemente divertiti.
Chitarra, basso, batteria, Hammond, sax e tromba, all'unisono, pochi fronzoli o assoli, compatti e tremendamente efficaci.
Bimeni è splendido sul palco, nipote legittimo di Otis Redding, si muove con grazia ed eleganza, coinvolge il pubblico, seduto a un paio di metri dal palco, sfodera una voce impressionante, è empatico e ci regala un'ora e venti di grande musica.
Concerto super!
Presentati dalla verve di Rick Hutton si susseguono poi le apparizioni di Mitch Woods & His Rocket 88’s, Selassie Burke, John Ellison, Chick Rodgers, accompagnati dalla backing band Anthony Paule Soul Orchestra, con cui gli artisti si alternano cantando due/tre brani a testa.
Un'altra festa rhythm and blues, soul, boogie, funk.
Grazie a GRAZIANO ULIANI per averci offerto questa nuova edizione e per avermi ospitato nella presentazione del libro "Soul. La musica dell'anima", con tanta gente, appassionata e partecipe.
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Concerti
venerdì, luglio 22, 2022
Fantastic Negrito live a Gardone Riviera 21/07/2022
Prime tre foto da "BresciaOggi".
Spettacolare come sempre, band di qualità eccelsa, un'ora e mezza di concerto per infiammare un disponibilissimo pubblico nell' Anfiteatro del Vittoriale di Gardone Riviera (Brescia), non pienissimo ma caldissimo (sia per la risposta dei partecipanti che per un caldo torrido e asfissiante, quanto i rigidi controlli degli steward).
Diciotto brani suonati quasi senza pause, passando da suggestioni palesemente James Brown a canzoni che evocano lo Stevie Wonder dei 70, pause di intensissimo blues (la classica "In the pines"), ed ecco spuntare Bill Withers (nella ripresa di "Ain't no sunshine"), gospel e un lunga immersione in un groove afrobeat.
I riferimenti sono infiniti, si pesca a piene mani in ogni angolo della black music, con passaggi jazz, talvolta al limite della fusion e con momenti degni dei più complessi groove prog.
Ma quello che si evidenzia è l'immediata riconoscibilità e personalità dei brani che pur facilmente accostabili a una matrice ben definita, diventano di completo ed esclusivo marchio FANTASTIC NEGRITO.
Dall'ultimo, eccellente, "White Jesus, black problems" pesca una manciata di brani, dai precedenti album il resto, con rabbioso finale di "Lost in a crowd".
Abile performer, suono perfetto, uno degli artisti più interessanti ed entusiasmanti in circolazione.
James Small è un batterista funambolico, 23 anni, potentissimo e allo stesso tempo raffinatissimo, che fa benissimo il paio con il preciso e metronomico bassista, Jon Herrera, il bravissimo tastierista The Professor Bryan C. Simmons e un'altra eccellenza alla chitarra, Tomas Salcedo.
Si parla poco dell'incredibile capacità vocale di Fantastic Negrito in grado di passare da acutissime a profondissime note, caratterizzando spesso in modo teatrale l'esecuzione delle canzoni, mantenendo un'intonazione sempre impeccabile.
Ad aprire gli ottimi Superdownhome, duo (chitarra e batteria) tra deep blues, country, rock 'n' roll, sporcizia sonora e tanto senso dello spettacolo. Da seguire!
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