venerdì, settembre 14, 2012

Patti Smith



PATTI SMITH ha dopo pubblicato l’undicesimo album di una carriera discografica che dura dal 1975 e che compie 37 anni.
E mi accorgo che è stata tra i primi nomi del rock che ho ascoltato quando mi sono avvicinato a Beatles, Who, Stones etc, sicuramente una delle prime voci femminili (a metà dei 70’s oltre a Janis Joplin, Grace Slick e poco altro non c’era tanto in questo senso).
Una voce unica, sgraziata, declamante, non sempre intonata.
L’aspetto trasandato, bohemien, proto punk, la musica epica ma allo stesso tempo diretta e minimale.
Una carriera fulminante agli inizi con i primi 4 album travolgenti (da “Horses” a “Radio Ethiopia”, “Wave” e “Easter”) e coronati anche dal successo commerciale (con “Because the night” e “Frederick”) e il quinto “Dream of life” con l’immortale “People have the power” a riprendere le fila dopo un lungo silenzio di quasi dieci anni che si protrarrà poi per altri otto fino al 1996 ed una serie di album non sempre convincenti, a volte troppo adagiati su sè stessi e autoindulgenti.
“Banga” rimette le cose a posto e ci riconsegna la Patti Smith che ho sempre amato e a cui dedico questa retrospettiva album per album.

Horses (1975) 8
Metà dei 70’s e da New York arriva un nuovo fuoco che brucia tra note rock n roll, poesia maledetta, voce sgraziata e febbrile, suoni crudi, brani minimali e diretti, a partire dall’introduttiva apocalittica versione di “Gloria” dei Them e che si sviluppa poi attraverso una serie di canzoni atipiche, personalissime, riconoscibili ed uniche.
Album difficile, scorbutico, incurante di ogni tipo di concessione al facile ascolto e alla commerciabilità.
Da notare anche una devastante versione live di “My generation” degli Who uscita su singolo.

Radio Ethiopia (1976) 7
La formula si ripete tra brani palesemente punk come “Ask the angels” e “Pumpin my heart” ,solenni lunghe cavalcate poetico/rock, la dolente e bellissima ballad “Pissin in a river” (con Tom Verlaine dei Television), svolte psycho rock (“Radio Ethiopia”).
Dedicato ad Arthur Rimbaud “primo poeta punk”.

Easter (1978) 7.5
L’album del successo, grazie a quella “Because the night” di Springsteen che la consegnerà all’ “immortalità rock”. Ma è il sound che diventa più accessibile e meno ostico.
I brani sono strutturalmente più convenzionali e brevi come “Till Victory” , “Space monkey” e la stupenda “Rock n roll nigger”. Bellissimo il raga rock di “Ghost dance”.

Wave (1979) 6.5
E’ l’album più “facile”, soprattutto se raffrontato ai tre che l’hanno preceduto.
Più morbidi gli arrangiamenti e più solare l’approccio (soprattutto nella stupenda versione di “So you want to be a rock n roll star” dei Byrds), più pulito il suono anche se non mancano i consueti omaggi alla verve poetica e sperimentale (vedi la title track).
Nuovo successo e la decisione di sparire per una decina di anni e di dedicarsi a sè stessa e alla famiglia.

Dream of life (1988) 6.5
Spesso bistrattato è in realtà un album ispirato, riflessivo, dove le asprezze del passato vengono smussate a favore di un rock dall’andamento più moderato ma in cui non mancano splendide hits come “People have the power” o riuscite ballads (“Paths tha cross”).

Gone Again (1996) 5
Paece and noise (1997) 5
Una serie impressionanti di lutti (dal marito Fred Sonic Smith, ex MC5, al fratello, all’amico Mapplethorpe) la tengono di nuovo lontana dalla discografia, questa volta per otto anni e bisognerà attendere il 1996 per un nuovo, purtroppo deludente, album.
La qualità della scrittura è rimasta inalterata ma mancano energia, convinzione, verve e il tutto suona deprimente e retrò.
Stessa impressione che ritroviamo l’anno successivo in “Peace and noise”.
Non mancano in entrambi gli episodi validi ma il tono declamatorio, le ballate stanche, una certa confusione artistica, la ripetitività sonora, appiattiscono il tutto.

Gung Ho (2000) 5.5
Trampin (2004) 5
Twelve (2007) 5.5
“Gung Ho” prova a riportare in alto le azione decadute di Patti ma non ci riesce a pieno pur con un leggero miglioramento. Ma il tono è ancora prevalentemente noioso, il disco prolisso.
Non farà meglio “Trampin” in cui si avverte, drammaticamente, anche mancanza di ispirazione e quella che sembra ormai un’irreversibile involuzione all’insegna della cronica staticità.
La conferma è forse in “Twelve” un omaggio a canzoni amate del passato prossimo e remoto (da Stones a Dylan , via Nirvana e Neil Young).
Un esercizio a tratti godibile (“Gimme shelter” ad esempio) il più delle volte sterile ed inutile.
C’è il tempo anche per un’antologia “Land” (nel 2002) che raccogliendo il meglio, rarità e brani live, dimostra quanto fulgido è stato il passato e poco consistente il presente e di un doppio CD di lettura di un testo dedicato a Mapplethorpe e musicato da Kevin Shields dei My Bloody Valentine, “Coral sea” del 2008.

“Banga” (2012) 7.5
Inaspettatamente a 66 anni Patti torna a scrivere un mezzo capolavoro.
“Banga” è un disco intensissimo, equilibrato, crudo ma ben arrangiato, maturo ma che conserva la rabbia degli esordi vissuta con il disincanto di una vita vissuta al 100%.
Un album emozionante, pulsante di vitalità che conferma come il talento e la creatività non abbiamo età.

Ho visto Patti Smith la prima volta il 9 settembre del 1979 a Bologna.
Concerto mitico (era il primo artista straniero di rilievo che tornava in Italia dopo 5 anni di "embargo") quanto deludente (decine di migliaia di persone poco si addicevano allo stile ancora molto underground di Patti.
Successivamente vista altre volte nel tempo e mai deluso.

giovedì, settembre 13, 2012

Mod Heroes: Richard Barnes


Nelle foto i libri di Barnes e uno scatto con Pete Townshend e Irish Jack (a sinistra, già in Mod Heroes nel post del 24 agosto 2011).

A scuola d’arte con Pete Townshend (di cui è rimasto buon amico) nei primi 60’s, RICHARD BARNES fece parte della prima scena mod, frequentando clubs e concerti per poi nel 1979 diventare uno dei nomi più conosciuti e rispettati del mod revival grazie alla pubblicazione del libro “MODS”, gioiello essenziale ed indispensabile per capire, attraverso decine di foto dei mods originali, l’estetica e i particolari di una cultura ai tempi avvolta ancora nell’approssimazione.
Il libro “Mods” (pubblicato dalla Eel Pie casa editrice di Pete Townshend) era corredato da dettagliate note esaustive sulla scena dei 60’s (oltre ad un basilare elenco di titoli di black music ballati ed ascoltati una ventina di anni prima).

Barnes fece ancora meglio nel 1982 con il volume “THE WHO MAXIMUM R&B” (ristampato con aggiornamenti nel 2004), stupenda biografia degli Who con oltre 400 foto e discografia dettagliatissima.
Barnes in copia con Pete Townshend aveva già pubblicato nel 1977 “The story of Tommy” sempre per la Eel Pie .
Sua l’introduzione del recente “Mod a British Phenomenon” di Terry Rawlings (uscito in italiano per Arcana).

Richard Barnes è anche accreditato come l’inventore del nome THE WHO.
Gli ancora Detours scoprirono agli inizi del 1964 che esisteva Johnny Devlin and the Detours (poi diventati Noblemen) e decisero di cambiare nome.
Da una giornata di “brainstorming” se ne uscì l’amico Richard suggerendo The Who “un nome breve, facilmente memorizzabile e che stava bene sulle locandine”

mercoledì, settembre 12, 2012

Sweet Soul Music: Blue Eyed Soul



Do you like good music ?
That sweet soul music


Un viaggio periodico alla scoperta di tutti i filoni della SOUL MUSIC dal Chicago Soul allo Pychedelic Soul, via Northern, Country Soul, Blue Eyed Soul, Memphis Soul, Smooth, Southern etc.

Il BLUE EYED SOUL è quella frangia soul (e rhythm and blues) interpretata dai mid 60’s in poi da cantanti e artisti bianchi (sostanzialmente NON una caratterizzazione artistico/sonora vera e propria ma un ambito più che altro giornalistico).
Fu il conduttore radiofonico di Filadelfia George Woods a coniare il termine riferendosi, a metà dei 60’s, ai Righteous Brothers.
Il termine poi si allargò anche a personaggi come Tom Jones, Mitch Rider, Box Tops di Alex Chilton, Rascals , Timi Yuro (una delle rare rappresentati femminili del “genere”) e perfino a Spencer Davis group e Small Faces fino, a cavallo tra 60’s e 70’s, a Van Morrison, Eric Burdon, Joe Cocker.

Negli anni 70 anche David Bowie nel periodo “Young Americans” venne sfiorato dalla definizione, più consona all’epoca, al pop soul di Hall&Oates, Average White Band, Robert Palmer, Tower of Power.
La parola non fu mai troppo amata dalla comunità nera americana che si sentiva culturalmente (per l’ennesima volta...) defraudata.
Negli anni recenti del termine si è spesso abusato.
Probabilmente i riferimenti più corretti sono per Amy Winehouse, Duffy, la prima Joss Stone, in parte Adele.

Discografia consigliata:
Righteous Brothers - Greatest hits
Micht Ryder & the Detrot Wheels - Breakout (1966) e Sock it to me (1967)
Joe Cocker - With a little help from my friends e Joe Cocker (entrambi del 1969)
Van Morrison - Astral Weeks (1968) e Moondance (1970)
Box Tops - Greatest Hits (1982)
Average White Band - AWB (1975)
Tower of power - Tower of power (1973)
David Bowie - Young americans (1975)
Joss Stone - The soul sessions (2003)
Amy Winehouse - Back in black (2006)

martedì, settembre 11, 2012

Di cosa parliamo quando parliamo di musica ? Parte 1 : la proprietà della musica digitale



Una rubrica (che nel titolo cita un racconto di Raymond Carver) che cerca di definire ciò di cui parliamo quando parliamo di musica .
Ovvero una visione personale di quello che è la musica oggi in tutte le sue componenti (dischi/album, concerti, registrazione,video, etichette, distribuzione, promozione etc) Si andrà per definizioni e considerazioni ovvie, banali perfino, ma basilare nel tentativo di azzerare quello che consideriamo la fruizione della musica.


Bruce Willis dichiara guerra alla Apple.
L’attore americano vuole infatti lasciare in eredità alle tre figlie i brani musicali scaricati a pagamento da i-Tunes.
Ha investito migliaia di dollari per scaricare un numero incredibile di brani e non vuole che la sua vastissima discografia digitale vada perduta.
Con l' acquisto online, come recita la sezione "Termini e condizioni" della Apple, NON COMPRIAMO NULLA ma facciamo una sorta di "noleggio a lunghissimo termine" e i file scaricati devono restare su un iPod o comunque un dispositivo associato ad un account e non possono essere ceduti ad altri.
Contrariamente al supporto fisico (Cd, LP, cassetta, DVD etc) la musica digitale viene solo ”affittata”.
Per quanto la cosa possa essere difficile da verificar da parte della Apple...

lunedì, settembre 10, 2012

Paralimpiadi 2012

Trovo che il noto assioma di Pete Meaden (primo manager degli Who) per descrivere la cultura mod sia, con le dovute proporzioni, perfetto per descrivere lo spirito delle Paralimpiadi: "clean living under the difficult circumstances" (vivere in modo limpido tra le difficoltà che ti circondano).
Ben, finalmente, coperte da Rai e media in generale, ci hanno mostrato non solo il valore di chi affronta la disabilità con un incredibile spirito, non solo il recupero dell'anima De Coubertiana primigenia delle Olimpiedi, "l'importante è partecipare", ma anche prove e gesti atletici di assoluto valore, affiancate dalle storie pazzesche di ognuno degli atleti.
Magari è stato difficile districarsi tra le varie categorie che dividevano il grado di disabilità ma poco importa.
Uno spettacolo che ha dato forza.
Grazie.
In particolare ad uno su tutti: Alex Zanardi, vero idolo,sempre con il sorriso, intelligente, preparato, sereno, una forza della natura.
Ammirazione sconfinata.

sabato, settembre 08, 2012

I luoghi del rock

http://www.popspotsnyc.com/ è un entusiasmante sito dove Bog Egan sta raccogliendo foto dei luoghi in cui sono state scattate alcune delle più famose foto del rock.
Bob ricostruisce il luogo in cui è stata scattata, lascia ampie informazioni su come raggiungerlo e aggiunge le immagini di come è diventato ora.
Molto divertente per ogni fanatico della nostra musica.

venerdì, settembre 07, 2012

Batteristi "sconosciuti" : Giovanni NASKA Deidda

Prosegue il viaggio tra i batteristi sconosciuti ovvero quelli, pur bravi e che hanno fatto la storia ma che non trovereste mai in una classifica dei migliori.
Si è parlato di Tony Allen, Fred Below, Buddy Ascott e Seb Shelton, Viv Prince, Jabo Starks e Clive Stubblefield, Mick Avory, Dave Ruffy, Terry Chimes.


Con Giovanni Deidda detto NASKA sono unito da un rapporto di amicizia e stima che risale agli albori degli anni ’80 quando mi ritrovai a produrre il primo 45 degli STATUTO “Balla”/”Io Dio” per la DTK Records.
Da allora le nostre strade si sono incrociate più volte ai Raduni Mod, in sala di registrazione, in etichette discografiche, su qualche palco (da VideoMusic al Traffic Festival con Weller e Specials dove sono stato gentilmente ospitato come percussionista), una volta l’ho perfino sostituito in un concerto degli Statuto.
Dai primi incontri Naska è, artisticamente e tecnicamente, cresciuto in maniera esponenziale affiancando, ad una cronometrica precisione ritmica, un gusto, una raffinatezza ed una creatività comune a pochi dove potenza ed eleganza si uniscono alla perfezione.
La parola a lui per una degna conclusione di questo doveroso ritratto:

Ho iniziato a suonare percuotendo i fustini del Dash (che all'epoca erano di cartone duro e cilindrici) ispirandomi a Ringo Starr. a 11 anni d'età il doppio blu e rosso dei beatles sono stati la mia bibbia .
Da allora il demone percussivo non mi ha più abbandonato.
Prima Ringo, poi Keith Moon, Mitch Mitchell, Ian Paice e John Bohnam, questi i miei modelli.
Poche collaborazioni al di fuori degli Statuto per me, un solo side project che continua , quello della Soulful Orchestra.
Non sono un tecnico, ma spero di mettere feeling e passione nel mio modo di suonare.
Mi dicono che ho un suono di rullante netto , preciso e definito, e questo mi basta.
 

giovedì, settembre 06, 2012

World Music Festival di Montego Bay 1982



Se ne è sempre parlato poco ma il World Music Festival di Montego Bay tenutosi dal 25 al 27 novembre del 1982 in Giamaica è, a livello di cast, di livello incredibile.
Al Bob Marley Centre (in realtà una spianata all’aperto) si esibirono nomi come Clash, Aretha Franklin, Jimmy Cliff, Grateful Dead, Peter Tosh, B52’s tra gli altri.

Il 25 novembre: Grateful Dead, B52’s, Joe Jackson, Gladys Knight & the Pips, Ronnie Milsap, Jimmy Cliff , Peter Tosh, Beach Boys, Toos & the Maytals .
Il 26 novembre:
Beach Boys, Aretha Franklin, Squeeze, Stacy Lattisaw, Skeeter Davis, Toots & the Maytals, Black Uhuru
Il 27 novembre: Rick James, Clash, Jimmy Buffet, (English) Beat, Bobby & the Midnites, Yellowman, Rita Marley & the Melody Makers.

I Clash eseguirono 17 songs da “London calling” (in apertura) a brani reggae come “Guns of Brixton”, “One more time”, “Bankrobber”, “Junco partner”, “Armagideon time” fino a brani recenti come “Shoul I stay”, “Rock the casbah” e “Staright to hell” chiudendo con “I fought the law”.
Joe Jackson prese a piene mani dai primi dischi (“Look sharp”, “I’m the man”, “Got the time” ma riservò spazio anche alla hit “Steppin out”.
Il lungo set dei Beach Boys invece scavò a piene mani nelle hit più famose da “I get around” a “California girls” con conclusione super con “Rock n roll music”, “Surfin safari”, “Surfin city”, Good vibrations”, Barbara Ann” e “Fun fun fun”.
Più breve l’act di Aretha Franklin ma non meno efficace con l’apertura di “Hold on I’m coming” di Sam&Dave e classici come “Rockteady”, “Say a little prayer”, “Respect”.

Del festival esistono numerosi bootleg e qualche video (di scarsa qualità) su Youtube.

mercoledì, settembre 05, 2012

Ciao 2001

La rivista musicale storica per eccellenza in Italia è sicuramente stata il CIAO 2001, criticata, sbeffeggiata, sicuramente non lo strumento ideale per una corretta e completa informazione ma per lungo tempo l’imprescindibile organo “ufficiale” per chi in qualche modo amava la musica.
Capace di affincare Who e Renato Zero, Rolling Stones e Riccardo Fogli ma che, in mezzo a parecchia superficialità, riusciva comunque a portare in Italia quelle informazioni che nei 70’s e nei primi anni ’80 erano piuttosto complesse da ottenere. Agli inizi degli anni 80 anche per l’informazione musicale si aprirono anche in Italia tutt’altri orizzonti e il “Ciao 2001” perse l’autorevolezza che fino ad allora aveva in qualche modo rappresentato.
CIAO 2001 nacque nel 1968 dalla fusione di due tra le più importanti riviste musicali del periodo beat, “Ciao Amici” e “Big” (per un anno il nome fu infatti Ciao Big) e usciva settimanalmente.
Si occupò inizialmente di musica leggera spostandosi poi verso il pop rock, con ampio spazio al prog (particolarmente seguito in Italia) e al cantautorato italiano non disdegnando però anche il rock più duro come quello di Led Zeppelin, Deep Purple, Who oltre ad immancabili notizie (e numerose copertine) sugli ex Beatles.
Il direttore storico fu Saverio Rotondi.
Ciao 2001 proseguì fino agli ’90 per poi riprendere con una nuova grafica e una nuova impostazione, ma senza successo, tra il 99 e il 2000.
In totale vennero pubblicati 1212 numeri.

Personalmente ne conservo ancora parecchie centinaia acquistati tra il 1975 e i primi 80’s e in cui è interessante leggere le recensioni dei primi album di Jam, Clash, Police, Talking Heads, dell’approccio al punk e alla new wave, visti con sospetto e sufficienza, spesso attraverso una informazione pressapochista (come inserire in uno speciale 45 giri PUNK, accanto a Ramones, Police e altri “Sulatns of swing” dei Dire Straits...).
Ricordo però con piacere ed orgoglio leggere una recensione positiva del primo 45 dei Not Moving “Strange dolls”, nel 1982 su quella rivista che aveva rappresentato per anni la mia Bibbia “rock”.

martedì, settembre 04, 2012

Sweet Soul Music: Il Philly Sound



Do you like good music ?

 That sweet soul music


Un viaggio periodico alla scoperta di tutti i filoni della SOUL MUSIC dal Chicago Soul allo Pychedelic Soul, via Northern, Country Soul, Blue Eyed Soul, Memphis Soul, Smooth, Southern etc.

Il Philly Sound (Sound of Philadelphia) nasce nei 70’s e si caratterizza come un avvolgente mix di soul, funk, jazzy, pop e rhythm and blues (oltre ad evidenti connotati northern soul) con atmosfere strumentali dove risalta un ampio impiego di archi, fiati e sonorità solari, melodiche, easy e ballabili che aprirà la strada alla disco music pur rimanendo in un ambito di estrema raffinatezza senza scadere mai nel dozzinale commerciale.
Il tutto si sviluppa intorno ad un pool di produttori come Thom Bell, Linda Creed, Norman Harris, Dexter Wansel, Gene McFadden e John Whitehead, Kenny Gamble e Leon Huff che hanno lavorato in studio con un gruppo di musicisti di studio, sviluppando un sound dalle caratteristiche unich e subito riconoscibili.

Il marchio di fabbrica è quello di MFSB (Mother, Father, Sister and Brother) con cui pubblicarono il primo e forse più grande hit del Philly Soun “TSOP (The Sound Of Philadelphia)” nel 1973 conil bassista Ronald Baker, il chitarrista Norman Harris ed il batterista Earl Young (membro deiTrammps).

Il Philly Sound subì un’evoluzione con l’arrivo della Salsoul Orchestra che introdusse elementi latini e che scrisse tra le migliori pagine della disco music americana.
Artisti come Bowie (in particolare in “Young americans”) ed Elton John (in “Three way love affair”) furono parecchio influenzati dal Philly Sound.
Tra i nomi più caratteristici da ricordare oltre ai MFSB, gli O’Jays, Spinners, Patty La Belle, Billy Paul, Salsoul Orchestra, Trammps, Soul Survivors.

Discografia consigliata
Oltre all’album dei MFSB “MFSB” 1973, brani sparsi degli O’Jays (“Love train”, “Backstabbers” , “One night affair”) , Spinners (“Could it be I’m falling in love” , “Betcha by Golly wow”), "When Will I See You Again" delle The Three Degrees, Trammps (“Disco Inferno”) Salsoul Orchestra, Stylistics, Soul Survivors.

Il 45 “TSOP” dei MFSB fu, nel 1975, il primo vinile che comprai (prima di acquistare il giradischi...poi arrivarono Beatles, Who, Stones, Area e King Crimson)

domenica, settembre 02, 2012

Giochino di fine estate

Giochino di fine estate per gentile concessione di Mr. C

Sapete identificare tutte le bands raffigurate nella foto ?? Ok ok il Led Zeppelin e i B52's per aria, le Pietre Rotolanti la Regina e il tipo Smashing Pumpkins sono facili facili ma c'è molto altro...

sabato, settembre 01, 2012

Greetings from USA



Per gentile omaggio del NOSTRO WHITE, un resoconto perfetto dal recente tour americano per motivi deplorevoli ed abbietti (viaggio di nozze...)


, scritti da Parma!
Praticamente come spedire una cartolina di Nairobi dall'ufficio postale sotto casa. Ma anche questo potrebbe essere CASULA.
Cercherò di essere breve, ma non so... La Casulish Invasion della neo-famiglia White (tre settimane in viaggio di nozze, per cui non aspettatevi gran chè, eh!) si è conclusa trionfalmente a
(parto dall'ultima tappa): gran città!
Union Square (con concerto blues di ultrasessantenni, un cinese settantenne distinto scatenato, e un giovanotto elegante che ballava in perfetto stile Wigan Casino su classici di John Lee Hooker), China Town (almeno l'80% degli autisti di autobus sono cinesi e anche gli annunci registrati delle fermate sono in inglese con accento cinese: Suttel Stlit, Geali Stlit, Mongomeli Stlit ecc), Russian Hill (dove c'è la famosa striscia a tornanti di Lombard Street. Sostanzialmente un pacco...), North Beach dove si insediarono i beat e dove ci sono ancora il Caffè Trieste e la libreria/editrice
, che porta avanti il verbo beat nel nome di Kerouac e soci e controculturale e in qualche modo antagonista nel modo più vicino a quello che si intende qui nel Vecchio Mondo.
Ah, all'Hotel c'era un portiere mitico, un certo Theo che si è presentato ricordandoci che
!, dispensava indicazioni e consigli gastronomici e animava l'aperitivo per gli ospiti (età media 70 anni) suonando una tastiera Yamaha con indosso t-shirt multicolor varachinata e occhiali scuri monolente con montatura bianca su testa mulatta pelata: la stoffa però era quella del casula, believe me!


: l'incrocio con i due cartelli e l'edificio color crema decorato azzurro e amaranto (quella della famosa foto dei primi Greatful Dead...) il gigantesco e fornitissimo negozio di dischi Amoeba (il luogo dove vorrei essere sepolto) e l'Haight Hasbury Music Center (il luogo dove vorrei fossero sparse le mie ceneri)...
, torniamo a Nord: negozi di suvenir tutti uguali, ristoranti, turisti a pullmanate (italiani chiassosissimi a pacchi ovviamente, ma sopratutto - unica nota stonata del viaggio - francesi ovunque! Da New York al Gran Canyon, un incubo).
Grandi utilissime corse in autobus sgangheratissimi con la signora White Caterina (con alla guida un vecchio cinese scontroso o qualche volta un nero incazzato), negozi di liquori e sigarette ad ogni isolato (lì il fumo non è un taboo) e barboni ad ogni angolo.
E poi fa freddo, non pensavo, anche ad agosto.
Non un freddo cane, ma si fa dare del Lei.
Una coltre di nube, come una gigantesca cappa di sigaretta da bar (ma forse sono veramente le paglie!), ricopre perennemente la città (tipica immagine, il Golden Gate nella fumara.
Ah, al
ci siamo andati giù nel punto dove Kim Novak si butta nella Baia all'inizio della Donna che visse due volte, però bisogna fermarsi prima, c'è una ramata di sicurezza: non si sa mai...
Ovviamente le strade in salita e improvvisa discesa, lunghissime e ripidissime, ma le auto non sgommano frenando in salita come ne Le Strade di San Francisco.
Unica serata mondana: l'Hotel Utah, fucina di giovani talenti rock locali: il classico tre-cinque band una dietro l'altra. Si arriva in questo vecchio edificio che fa angolo tra la 4th Street e non mi ricordo, proprio attaccati a un raccordo della Freeway, classico scorcio ammericano urbano. Si entra nel bar, scuro, col bancone, una sala per il lungo.
Il buttafuori ti chiede i documenti e 5 sacchi per accedere alla zona live.
A destra, o scendi una scaletta entrando in un'altra piccola e ancora più buia saletta dal soffitto basso con qualche tavolino oppure sali una scala che ti porta in galleria, da dove segui i concerti dall'alto. Infatti il palco è separato dalla saletta seminterrata, insomma è una specie di minuscolo cinema teatro non so se si è capito... Ottima birra: Sierra Nevada o Lagunitas IPA ad esempio... mangiato da dio, Lori's (miglior fast food stile anni 50) e poi portoricano, portoghese, libanese e il pesce fresco nelle bancarelle a Fisherman's Wharf (si segnala la polpa di granchio con i gamberetti o la tipica zuppa di mare nella pagnotta di pane scavata (adesso son rincoglionito dall'insonnia e non mi sovviene il nome...)...
Tutto a prezzi modici.
Molto bella anche la zona latina da Mission Street (e nella quasi parallela Valencia Street il record store Acquarius: poco rock molta roba ambient/estremo/sperimentale, insomma un po' una delusione per me...)...
Città meravigliosamente selvaggia e sgarrupata, atmosfera libera e cosmopolita...in proporzione, a me sembra anche più cosmopolita di New York, almeno umanamente...i neri assomigliano quasi tutti a Huggy Bear di Starsky & Hutch, blues man e rappers e folksingers un po' d'appertutto...
Warfield in settembre suonano Blondie e i Devo...
Ma soprattutto lei: Alcatraz!...

venerdì, agosto 31, 2012

Il meglio di agosto 2012



Louis Armstrong, Paul newman e Duke Ellington: Jam session.

Tre quarti del 2012 e un po’ di nomi che ritroveremo nella top a fine anno.
Slim Moore and the Mar Kays, Patti Smith, Garland Jeffreys, Jack White, Paul Weller, Motorpsycho, JImmy Cliff, Quantic+Alice Russell, Leonard Cohen, Dojo Cuts, Micatone , Mark Lanegan, Fay Hallam, Off! , Neneh Cherry and the Thing, Men of north country.
Tra gli italiani Julie’s Haircut, Mr.T-Bone & Young Lions, Infernal Quinlan, Giardini di Mirò, Mike Painter/Viola Road, Redska, Lo.Mo, Sir Frankie Crisp, Glincolti, Rookies, Guignol, Liars, B.E.S.T.


ASCOLTATO
B.E.S.T. “Shilly Shally” / “Wonderful”
Da Milano un 45 in frusciante vinile di purissimo gusto (Northern) Soul. “Shilly Shally” è un dance floor killer che sarebbe passato a go go al Wigan Casino o al Twisted Wheel con voci femminili da paura, l’organo di Paolo Apollo Negri e un groove da paura.
“Wonderful” sembra invece preso da un album delle Supremes dei mid 60’s con firma Holland-Dozier-Holland.
45 dell’anno, assolutamente FAVOLOSO !!!
http://www.blue-eyedsoulteam.it/

SLIM MOORE AND THE MAR KAYS - Introducing
Soul man canadese con un album d’esordio uscito alla fine del 2011 ma talmente bello ed entusiasmante che finirà nella mia top del 2012.
E’ puro SOUL in chiave Stax con un forte dose del Curtis Mayfield 70’s, un tocco del Gil Scott Heron più funk e un groove alla Otis Redding.
Il sound è potente e ruvido ma pulito e lineare, grandi canzoni, sezione fiati e ritmica paurosi, voce personale, toni bassi, molto Wilson Pickett quando si alza.
Eccellenza Black !

JIMMY CLIFF - Rebirth
A 64 anni Jimmy Cliff torna a ruggire dopo una serie di lavori deludenti.
Grazie alla mano (molto riconoscibile) di Tim Armstrong dei Rancid che suona e produce torniamo ad assaporare duri e decisi brani di orginal ska, intensi e veloci reggae, grandi momenti di rocksteady, una riuscitissima versione di “Guns of Brixton” dei Clash, una ottima di “Ruby Soho” dei Rancid, un grande soul n blues come “Outsider” e altre delizie, spesso condite da testi profondi e politicamente infuocati.
Album stupendo, fresco, duro e soffice allo stesso tempo.
Top 2012.

BOB MOULD - Silver Age
Spesso è difficile che i “vecchi leoni” abbiano ancora cose significative da dire. Eppure quando la classe c’è non esistono limiti di età.
E’ il caso dell’ex Husker Du e Sugar Bob Mould che nel nuovo album riesce ancora ad emozionare e stupire per freschezza, sincerità, attitudine.
Niente di nuovo per carità, ma QUEL SUONO, quell’APPROCCIO ce li ha solo lui.
Ed è bello sentirli ancora una volta.

INTERCITY SOUND ASSOCIATION - Philly Sound
Gruppo tedesco dei 70’s (con membri di una band di kraut rock i Joy Unlimited) alle prese con dodici brani strumentali, come dice il titolo, di chiaro stampo Philly sound, funk, easy soul.
Piacevolissima ristampa per la Sonorama di un album rarissimo.

GANG “Le radici e le ali - Live Album”
A 20 anni dallo storico album “Le radici e le ali” i Gang festeggiano nella loro Filottrano con la riedizione live (come sempre un condensato di passione ed energia ) dell’intero album con il DVD della serata in allegato.

GALLON DRUNK - The road gets darker from here
Sempre innamorati del Nick Cave più acido e aggressivo, di certe atmosfere Crampsiane innaffiate da una buona dose di fuzz blues i Gallon Drunk, ridotti a trio, si riprsentano con un buona album, duro e graffiante, sporco e cattivo come si deve.

LIMINANAS - Crystal Anis
Duo francese debitore a Velvet Underground e al Serge Gainsbourg dei 60’s, dedito ad ipnotici, scarni e minimali brani dall’inquietante fascino dark.
Molto personali e interessanti.

ASCOLTATO ANCHE:
ANIMAL COLLECTIVE (electro pop psichedelico ipnotico e tronico) ORGEL VRETEN (dall’Olanda un buon combo Hammond jazz strumentalecon impronte rock, vedi covers di “Lazy” dei deep Purple e di “Rubber Monkey” dei Santa Barbara Machine Head) MANTA RAYS (garage beat elettrico e sporco molto Kinksiano direttamente da Padova. Ottimi !), ROBERT CRAY BAND (ho sempre amato poco Robert Cray, troppo commercile e leccato il suo blues. Il nuovo, 16°, album è meglio del solito ma il mood non cambia molto) PHANTOM LIMB (Incrociano soul, blues e atmosfere country da Southern rock un po’ The Band, un po’ Black Crowes, un po’ Delaney and Bonnie. Buon album) THE HEAVY (rock brit tinto di soul e 70‘s Stones a tratti non male) DYLOUYA FAITHFUL CIRCUS (funk jazz molto raffinato un po’ in stile Incognito e ben fatto), ANTIBALAS (storica band di afro funk che ripropone la consueta formula con grande groove e tanto soul), AA.VV. - Skanish sound (una serie di brani dai 6o’s spagnoli influenzati dallo ska con gli Antifaces, Telstars, Los Payos. Molto divertente), RUFFCATS (jazz fusion), CEE CEE JAMES (blues classico molto vicino a Janis Joplin. Gradevole), DOO RUN RUN (band olandese con un album di rara bruttezza tra atmosfere barrettiane, ballate dolenti, Pavement), MUYAYO RIF (chi ha amato Mano Negra, Negu Gorriak, Kortatu, Manu Chao troverà pane per i suoi denti tra patchanka, ska, reggae dub. Non male anche se datato), DUBBY DUB (da Ferrara un mix di QOTSA e Hives ultra chitarristico ed energico), ANNE SOLDAAT (dall’Olanda un buon guitar pop dalle tinte 60’s), EASY STAR ALL STARS (avevano già rifatto “Dark side f the moon” e “Sgt peppers” in versione REGGAE. Ora tocca “Thriller di M.Jackson. Ben fatto anche se prevedibile), ACCELERATORS (punk rock senza lode nè infamia dall’Olanda)

LETTO
GIANRICO CAROFIGLIO - La manomissione delle parole
Un’antologia anarchica la definisce l’autore.
In realtà un sapiente saggio sull’utilizzo delle parole e suggestive quanto riuscite dimostrazioni di contiguità tra prole come BELLEZZA e RIVOLUZIONE.
Da leggere.

BRET EASTON ELLIS - Meno di zero
Furioso, violentissimo romanzo nella L.A. dei primi 80’s in cui in ogni riga rieccheggia chiarissimo il suono di “Decline of western civilaztion” (il film e il titolo).
Non a caso sono spesso citati X e Fear tra i tanti. Spietato e No Future.

RAYMOND CARVER - Di cosa parliamo quando parliamo d’amore ?
Il consueto desolante e minimale scenario americano descritto da Carver.
RAYMOND CARVER - Stai zitta per favore ?
La prima raccolta di Carver del 1976 delinea i caratteri conosciuti ma con meno angoscia e un pizzico di ironia in più.

JAY MCINERNEY - Le mille luci di New York
Fulminante racconto ambientato nella New York rampante, estrema e incocainata degli 80’s yuppies. Decadenza, autodistruzione e (probabile) rinascita.
Tra i “discepoli” di Carver, si legge velocemente e con passione.

DAVID LEAVITT - Ballo di famiglia L’esordio del 1984 di Leavitt, anche questo di stampo minimalista/Carveriano, affronta tematiche inusuali, sempre ambientate negli Usa edonisti ma decadenti degli 80’s, come l’omosessualità (spesso ricorrente), la malattia, figure materne e paterne in bilico, indecise, fragili, rapporti umani al limite del collasso.
Il tutto in contesti medio borghesi, “normali” e tranquillizzanti.

VISTO
“Mayor of the Sunset Strip” di George Hickenlooper
Bellissimo doc su Rodney Bingenheimer, DJ e personaggio di culto dei 60’s e della prima scena punk, amico di star (da Bowie a McCartney, Oasis, Blondie, Ray Manzarek, Monkees etc) e che con la sua trasmissione radiofonica “Rodeny on the Roq” ha lanciato decine di nomi in Usa.
“Stones in Exile” di Stephen Kijak
Un buon doc sulla registrazione di quello che è forse il miglior album degli Stones, “Exile on main street”.
“Indian - La grande sfida” di Donaldson
Bel filmetto estivo con il sempre ottimo Anthony Hopkins
“La cena per farli conoscere” di Pupi Avati
Commedia esile esile con Abatantono, Encontada, Sastre, Violante Placido, Francesca Neri. Un discreto cast ma di scarso contenuto. Comunque piacevole.
“Milk” di Gus Van Sant
Eccellente biopic di Hervey Milk, attivista per i diritti dei gay negli Usa dei 70’s, assassinato e diventato icona libertaria. Sean Penn protagonista strepitoso, Van Sant eccellente alla regìa.

COSE & SUONI
Un po’ di pausa nell’attività di Lilith and the Sinnersaints dopo una quindicina di date promozionali del nuovo album “A kind of blues”. Si riprende in autunno.
www.tonyface.it
www.lilithandthesinnersaints.com
News sui Beatles su www.pepperland.it by me

CALCIO E SPORT
Archiviate delle ottime Olimpiadi, riparte un campionato sempre più livellato verso il basso con le solite polemiche paesane, imbrogli, accattoni etc.
Va bè.

IN CANTIERE
A metà percorso il libro sugli Statuto.
Presto qualcosa anche di stampo calcistico (ancora in fase embrionale).
Si torna a suonare con Lilith in autunno (Aosta, Torino, Brescia, Milano, Piacenza già confermate).
Del libro su Weller boh ????

giovedì, agosto 30, 2012

Get Bck: dischi da (ri)scoprire



Consueto appuntamento mensile con tre dischi da riscoprire.

GEORGE BENSON - JACK MC DUFF
Storico e seminale album doppio realizzato nel 1977 che raccoglie una serie di sessions dell’incredibile chitarra di George Benson (il figlio più accreditato del Maestro Wes Montgomey) e lo stupendo organo Hammond di Brother Jack Mc Duff.
Dalla hit ”Hot barbecue” a “Briar patch” inanellano una serie di eccellenti brani soul jazz e boogaloo.
Top nel suo genere.

FAIRPORT CONVENTION - Liege and lief
Formidabile band inglese di folk rock con il capolavoro del 1968 a base di un folk rock di qualità sopraffina di sapore tipicamente brit ma che pesca dalla lezione west coast psichedelica di Jefferson e Byrds.
La voce di Sandy Denny è tra le più belle dei 60’s.

SON HOUSE - The Original Delta Blues
Uno dei principali esponenti del Delta Blues, stile minimale, sporco, essenziale. Tra i più puri rappresentanti di un sound ormai perso e andato nonostante estimatori d’eccezione (prima Muddy Waters poi Jack White) ne abbiano portato avanti spirito, attitudine e stile.
Da “Grinnin on your face” a “Death letter blues” si viaggia nelle BASI del BLUES.

mercoledì, agosto 29, 2012

I batteristi più ricchi



Questa volta niente batteristi “sconosciuti” da valorizzare.
Solo quelli più RICCHI.
C’erano pochi dubbi al proposito ma nell’elenco stilato da Celebritynetworth.com in testa c’è RINGO STARR con patrimonio valutato sui 300 milioni di dollari. A seguire PHIL COLLINS (250) e DAVE GROHL (225).
Poi Don Henley degli Eagles, Lars Ulrich dei Metallica e solo sesto CHARLIE WATTS, davanti a Larry Mullen degli U2, Roger Taylor dei Queen, Joey Kramer degli Aerosmith e Chad Smith dei Red Hot Chili Peppers sui 90 milioni.
A seguire Travis Barker dei Blink 182, Tommy Lee dei Motley Crue, Tre Cool dei Green Day, Steven Adler dei Guns n Roses.
Stranamente è assente nella classifica Tony Face (ex Not Moving e Link Quartet attualmente con Lilith and the Sinnersaints).
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