giovedì, maggio 19, 2022
Cristiano Godano
Nuotando nell’aria – Dietro 35 canzoni dei Marlene Kuntz
CRISTIANO GODANO, anima dei MARLENE KUNTZ, ripercorre canzone per canzone i primi tre album del gruppo – Catartica, Il vile, Ho ucciso paranoia, addentrandosi nel "backstage del processo creativo".
La peculiarità del libro è nella lunga serie di aneddoti, alcuni divertenti, altri più drammatici e nelle analisi in cui si addentra spesso: dal ruolo (spesso malefico) di internet e dei social allo "stato delle cose" per un gruppo al giorno d'oggi, sempre traballante tra una discografia ormai ridotta al lumicino alla progressiva riduzione di spazi per suonare.
L'aspetto più rilevante è la costante (auto)ironia con cui tratteggia quella che è una sorta di autobiografia dei primi tempi.
Consigliato e coinvolgente.
Cristiano Godano
Nuotando nell’aria – Dietro 35 canzoni dei Marlene Kuntz
La nave di Teseo
350 pagine
euro 18
CRISTIANO GODANO sarà ospite della rassegna musicale/letteraria ROCK AROUND THE BOOK in cui presenterà il libro (moderato da Antonio Bacciocchi e Oliviero Marchesi) e suonerà alcuni brani in acustico.
Venerdì 10 giugno alle ore 21
Piazza Papa Giovanni XXIII
Trevozzo (Piacenza)
Ingresso gratuito
ROCK AROUND THE BOOK su Facebook
https://www.facebook.com/groups/647206386524037
ROCK AROUND THE BOOK su Instagram
https://www.instagram.com/rockaroundthebook/
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Libri
mercoledì, maggio 18, 2022
The Stranglers - Nice in Nice
Nice in Nice è un brano che gli STRANGLERS inserirono nell'album "Dreamtime" del 1986, in cui fanno riferimento a un arresto con denuncia di sei anni prima dopo un concerto a Nizza.
La band suonò il 21 giugno 1980 all'Università della città del sud della Francia.
Purtroppo trovando un impianto inadeguato e ripetute interruzioni della corrente che rese il concerto fallimentare.
La band dal palco informò gli spettatori, già spazientiti e insoddisfatti, che se avessero voluto un rimborso si sarebbero dovuti rivolgere agli organizzatori, responsabili del disastro.
Al che una parte del pubblico se la prese con il luogo del concerto facendo 15.000 euro di danni.
La mattina successiva la band fu arrestata per avere incitato alla rivolta, tenuta per alcuni giorni, rilasciata su cauzione e bannata dal circuito concertistico francese.
Nel 2011 il batterista Jet Black scrisse un libro, "Seven days in Nice" in cui riassumeva in dettaglio quanto accaduto, accusando le autorità di averli usati come capro espiatorio per colpire le attività culturali dell'Università.
Nice in Nice official video
https://www.youtube.com/watch?v=QfpyZKuI1GU
Nice in Nice Tv show
https://www.youtube.com/watch?v=tS198tGw47w
Nice in Nice live 1987
https://www.youtube.com/watch?v=Igl_6OnnTq0
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Songs
martedì, maggio 17, 2022
Garageland
E' un immenso piacere segnalare l'uscita di una nuova rivista/fanzine.
"Garageland" si occupa di quel mondo delle sottoculture nelle sue espressioni più approfondite, competenti, poco conosciute, principalmente ma non esclusivamente di derivazione punk, post-punk, skinhead e mod, della musica (punk rock, Oi!, hardcore punk, ska, reggae, soul), del cinema (soprattutto indipendente) e dello sport popolare.
La rivista ha cadenza trimestrale.
Sono pubblicazioni "marginali" ma che reputo IMPORTANTI.
Perché "se non racconti la tua storia, qualcun altro la racconterà per te e potrebbe non essere nel tuo migliore interesse o molto lusinghiera" (Fantastic Negrito che ho appena intervistato).
I protagonisti parlano, raccontano, svelano particolari e particolarità.
Di un mondo che va scomparendo e di cui, grazie a queste testimonianze, rimarrà traccia in futuro.
In questo primo numero (a cui ho avuto il piacere e l'onore di collaborare con l'articolo: Culti giovanili: un confronto tra l'Italia e il luogo in cui sono nati, tra ieri e oggi):
° Sotto la Lanterna di Genova: intervista con Fabrizio Barile
° Il ribelle della collina: intervista con Valerio Lazzaretti
° Speciale Romper Stomper: la strana rilevanza di un bonehead movie
° Dalla blackness alla darkness attraverso il pop
° Gli skinhead conquistano la Luna
° I redskin di Berlino Ovest: intervista con Ugly
° Zoot riots
E inoltre contributi artistici e fotografici di Alo, Mattia Dossi, Michela Midossi, Enrico Zanza.
"Una volta avevamo la gioia di stare insieme, di frequentarci, di fare gruppo e sputare in faccia a tutti la nostra volontà di cambiamento radicale.
Si stava insieme e si cercava di non farci abbattere dalla repressione, avevamo qualcosa per cui provare a lottare: per la nostra libertà individuale e per proteggere i nostri spazi di vivibilità.
Col tempo però forse ci siamo un po' tutti accontentati del nostro spazio, del nostro concertino, della nostra birretta e abbiamo abbandonato radicalmente la strada, perdendone sistematicamente il controllo.
(Valerio Lazzaretti)
"Tutte le persone possono avere delle idee politiche ma l'impressione è che le necessità delle personi normali, quelle che si svegliano alla mattina e vanno a lavorare in fabbrica o in ufficio, non siano le priorità dei politici, di cui non ho alcuna stima o fiducia.
Penso che questi badino principalmente ai loro interessi e questa crescente sfiducia allontana sempre di più il cittadino dalla politica... la politica ha sempre tentato di intromettersi nelle sottoculture giovanili, confondendosi con i ragazzi sotto ai palchi.
Ha tentato di conquistarli per averli come manovalanza negli scontri di piazza o per aumentare il proprio consenso e potere.
In realtà alla politica le sottoculture non sono mai interessate se non in questa misura, cioè nel proprio interesse e nel tentativo di accrescere il loro consenso e il loro potere.
Secondo me non ha fatto che dividere i ragazzi piuttosto che unirli".
(Fabrizio Barile)
https://www.facebook.com/garagelandrivista
https://blog.crombiemedia.com/
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Libri
lunedì, maggio 16, 2022
Oscilloscope Laboratories
Prosegue la rubrica TALES FROM NEW YORK.
L'amico WHITE SEED è da tempo residente nella Big Apple e ci delizierà con una serie di brevi reportage su quanto accade in ambito sociale, musicale, "underground", da quelle parti, allegando sue foto.
Le precedenti puntate sono qui:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Tales%20from%20New%20York
Nel quartiere di Williamsbourg a Brooklyn, di fronte al mio appartamento al 140 Havemeyer Street ha sede la Oscilloscope Laboratories fondata 2008 da Adam MCA Yauch (nella foto in basso) membro fondatore dei Beastie Boys.
Casa di produzione e distribuzione cinematografica indipendente, la sede è anche studio di registrazione e laboratorio per la produzione di film.
Anche dopo la morte di Adam Yauch avvenuta il 4 Maggio 2012 la Oscilloscope ha continuato la sua attivita' sotto diverse gestioni.
Ogni tanto lasciano fuori in omaggio centinaia di DVD o Blu-ray non perfetti nella confezione che loro non possono vendere.
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Tales from New York
domenica, maggio 15, 2022
Not Moving LTD "Love Beat" sold out
La prima stampa dei CD di "Love Beat" dei NOT MOVING LTD è SOLD OUT (ancora pochissime (una decina) copie disponibili - con scaletta sbagliata...corretta nella ristampa. Magari un domani varrà di più!).
Il VINILE quasi...anche in quel caso ne rimangono pochi e difficilmente sarà di nuovo disponibile in quel formato.
"Sold out" è sempre una parola che fa piacere...
Arrivata or ora la ristampa.
Thanx Area Pirata la migliore e più sincera etichetta in circolazione.
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Not Moving LTD
Cometa Rossa Edizioni
100 copie numerate e autografate di libri che non saranno mai più ristampati).
I libri si trovano esclusivamente presso la distribuzione di HellNation.
hellnation64@gmail.com
https://www.facebook.com/roberto.gagliardi.9828
COMETA ROSSA EDIZIONI
Antonio Bacciocchi "Sandinista" 2020 (sold out)
Antonio Bacciocchi "Small Faces" 2021
Antonio Baccocchi/Luca Frazzi "40 anni di musica targata Graham Day" 2021
Roberto Calabrò "Rolling Stones. Exile on main st." 2022
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Cometa Rossa Edizioni
sabato, maggio 14, 2022
Maurizio Solieri - Questa sera Rock 'n Roll. La mia vita tra un assolo e un sogno
Autobiografia aggiornata con nuovi capitoli e inserto fotografico della vita artistica (ma non solo) di MAURIZIO SOLIERI, uno dei migliori e più importanti chitarristi italiani. Le vicende si incentrano sulla lunga permanenza (infarcita di abbandoni, "licenziamenti", ritorni, alti, bassi, scontri, amicizia) nella band di VASCO ROSSI ma ricorda anche il proficuo periodo con la Steve Rogers Band, le esperienze soliste, collaborazioni prestigiose, eccessi nei backstage, avventure e tanto altro.
L'aspetto che emerge è come, in Italia, anche i musicisti che hanno raggiunto il vertice nel mainstream, siano costretti a integrare con attività collaterali durante le pause con i grandi nomi, per arrivare "alla fine del mese".
Vivere di "rock" e genericamente di "arte" è sempre un'impresa eccezionale.
Maurizio Solieri (con Massimo Poggini)
Rock 'n Roll. La mia vita tra un assolo e un sogno
Volo Libero Edizioni
euro 20
200 pagine
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Libri
venerdì, maggio 13, 2022
Raffaele M. Petrino - Amerigo Verardi. Il ragazzo magico
Amerigo Verardi è un musicista italiano.
In questa apparentemente banale affermazione c'è tanto e tutto.
Ovvero che per poterti connotare in tal guisa devi inventarti una vita a sé stante.
Fatta di sacrifici, rinunce, fallimenti, ripartenze, occasioni mancate, pochi soldi, fregature, strutture discografiche approssimative.
Amerigo è passato dagli Allison Run ai Betty's Blue, dai Lula, Lotus alla carriera solista, a quella di produttore (dai Baustelle ai Virginiana Miller) sudando letteralmente sangue, circondato dalla giusta e meritata approvazione della critica e da quella (insufficiente) del pubblico.
Nel suo carniere dischi stupendi, avventure uniche, incontri epocali (i pochi secondi al cospetto di uno stralunato Syd Barrett davanti al suo eremo!!!) e tutto il corollario che ogni musicista italiano conosce drammaticamente molto bene.
Nel libro di Petrino c'è tutto questo, ricostruito con minuzia di particolari, recensioni, spezzoni di intervista, dichiarazioni, aneddoti, discografia completa.
Un doveroso omaggio a uno dei migliori autori, artisti e musicisti che possiamo vantare in Italia.
Raffaele M. Petrino - Amerigo Verardi. Il ragazzo magico
Arcana
22 euro
320 pagine
Raffaele M.Petrino è anche autore di "Amore alzati che passa la cummedia di Cesare Basile"
https://tonyface.blogspot.com/2020/11/raffele-mpetrino-amore-alzati-che-passa.html
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giovedì, maggio 12, 2022
Roberto Calabrò - Rolling Stones. Exile on main st.
Il nuovo, quarto, volume di COMETA ROSSA EDIZIONI è a cura di ROBERTO CALABRO' (scrittore e giornalista) e dedicato a "Exile on main street" dei ROLLING STONES nel 50° anniversario dell'uscita.
Ogni uscita di Cometa Rossa coincide con una ricorrenza precisa.
Il libro ricostruisce nel dettaglio la genesi del capolavoro degli Stones, dai brani lasciati fuori dai dischi precedenti all'irripetibile magia di Villa Nellcôte fino alle session finali a Los Angeles.
Contiene un'intervista esclusiva a MICK TAYLOR, recensioni originali dell'epoca (inglesi, americane, italiane), contributi di Dome La Muerte, Ferruccio Quercetti, Paolo Barone, Fabio Redaelli, il sottoscritto.
Di nuovo nella collana 100 CLUB (100 copie numerate e autografate di libri che non saranno mai più ristampati).
Il libro si troverà esclusivamente (non chiedetene copie a me, non ne ho!) presso la distribuzione di HellNation.
hellnation64@gmail.com
https://www.facebook.com/roberto.gagliardi.9828
“A un certo punto ho capito che se stampi solo cento copie di un disco, allora finisce che quel disco arriva alle cento persone nel mondo che lo desiderano di più”
ALEX CHILTON
Per passione, divertimento, un ennesimo assalto al cielo, spesso sconfitto, mai arreso.
COMETA ROSSA EDIZIONI
Antonio Bacciocchi "Sandinista" 2020
Antonio Bacciocchi "Small Faces" 2021
Antonio Baccocchi/Luca Frazzi "40 anni di musica targata Graham Day" 2021
Roberto Calabrò "Rolling Stones. Exile on main st." 2022
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Cometa Rossa Edizioni
mercoledì, maggio 11, 2022
New York Subway
Prosegue la rubrica TALES FROM NEW YORK.
L'amico WHITE SEED è da tempo residente nella Big Apple e ci delizierà con una serie di brevi reportage su quanto accade in ambito sociale, musicale, "underground", da quelle parti, allegando sue foto.
Le precedenti puntate sono qui:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Tales%20from%20New%20York
La metropolitana di New York City è funzionante tutti i giorni 24 ore su 24, è il mezzo piu usato a New York City e raggiunge tutti i punti della citta'.
Aperta dal 27 Ottobre 1904 con attive 472 stazioni e circa 36 linee.
Ospita tutto il folklore della citta', underground al punto giusto un vero pisciatoio.
Dominato da gente assurda, preserva comunque un fascino irresistibile dove si mischiano personaggi di ogni tipo:
musicisti fighissimi, gente persa fuori da ogni realta', tossici, matti, vagabondi, gente che ci dorme, studenti, turisti e lavoratori.
Molti non pagano il biglietto scavalcando il tornello o passando dalla porta di sicurezza dato che solo la polizia puo multarti se colto sul fatto.
Le stazioni piu importanti sono controllate da polizia mentre nelle stazioni minori il controllo è raro.
Cambi linea e treni all'inizio non sono semplici da capire, molti sono Express e saltano delle fermate, in molte stazioni se sbagli fermata non puoi tornare indietro, devi uscire e rientrare d'altro lato della strada.
Il prezzo per una corsa è 2.75$ e puoi raggiungere ogni stazione della citta', la Metro Card ricaricabile costa 4$ con 1$ trattenuto, altrimenti il biglietto singolo è 3$.
Anche i battelli hanno lo stesso prezzo mentre quello per raggiungere Staten Island è gratuito.
I treni diminuiscono oppure cambiano la percorrenza nel fine settimana.
I famosi Graffiti della New York del passato che tappezzavano treni e stazioni ormai sono rari, un po' per le telecamere che hanno reso sempre piu' difficile per i graffittari rimanere impuniti ma anche l'utilizzo di nuovi solventi che rendono facile la rimozione.
Quello che una volta facevano graffiti a NYC ora sono artisti/pittori molto richiesti e ben pagati per decorare la citta'.
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Tales from New York
martedì, maggio 10, 2022
National Wake - Punk in South Africa
Può sembrare impossibile ma nel Sud Africa razzista e segregazionista di fine anni Settanta operò brevemente una punk band in cui militavano due bianchi e due fratelli di colore.
I NATIONAL WAKE si formano nel 1976 in una comune clandestina unendo Ivan Kadey e i fratelli Gary e Punka Khoza, a cui si unì Steve Moni.
Non era raro che le persone vivessero in comuni in Sud Africa a quel tempo, anche se ciò che era raro è che avevamo persone di razze diverse che vivevano insieme, in una zona bianca.
Occasionalmente, la polizia irrompeva e molestava tutti, minacciando l'arresto o accusandoci di fumare marijuana. Avevamo appena deciso che avremmo vissuto le nostre vite in un modo post-apartheid, nonostante, o senza riguardo per tutte le leggi che erano state stabilite per governare il modo in cui dovevamo relazionarci".
La band suonava un misto di pub rock, punk rock, reggae, funk, in modo rabbioso ma competente ed efficace, fresco e potente (ascoltare "Black punk rockers") con testi che descrivevano la difficoltà di vivere in uno stato fascista, razzista e repressivo.
Pubblicarono un solo album nel 1981 (in sole 500 copie) prima di soccombere alla pressione di polizia e istituzioni ma soprattutto al boicottaggio dei locali che rifiutavano di farli suonare.
Recentemente è stato ristampato tutto il materiale in 'Walk In Africa 1979-81' su ight In The Attic.
"Siamo stati chiamati per un interrogatorio alla stazione di polizia di Hillbrow con un poliziotto molto sinistro, in borghese.
Ci ha detto: Ragazzi dovreste andare all'estero, chiamatevi Exile, farete fortuna.
Lo ha presentato come un consiglio per la carriera, ma sapevi cosa stava dicendo: vi stiamo controllando ragazzi, dovreste andarvene affanculo".
"Era molto stressante. Eravamo giovani, e ci spingevamo oltre i limiti, ma era anche pericoloso.
Non solo a causa della polizia.
Abbiamo suonato nelle township dopo mezzanotte e lì c'erano persone di colore che non pensavanohe fosse bello per i neri suonare bianchi sotto quel regime.
Era piuttosto insidioso in tutto e per tutto".
I fratelli Khoza sono morti prima dei 40 anni (uno suicida, l'altro di Aids) mentre Kadey lavora come architetto a Los Angeles.
"Avevamo iniziato con la visione che questo fosse in realtà un modo per passare a qualcosa di molto più luminoso, un Sud Africa migliore.
Sognavamo che avremmo trasceso tutte le cazzate e che le persone avrebbero ascoltato le nostre cose e sarebbe successo".
" Everybody Loves Freedom
https://www.youtube.com/watch?v=yG6YcEoZscU
Black Punk Rockers
https://www.youtube.com/watch?v=5rN2JHand0g
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Sounds of Africa
lunedì, maggio 09, 2022
Alessandro Stradella
Riprendo l'articolo che ho scritto per "Libertà" ieri.
Immaginiamo sempre il mondo della musica classica o operistica come qualcosa di paludato, rigoroso, fatto di persone integerrime e un po' noiose, concentrate solo sulla musica, intente a scrivere note dalla mattina alla sera.
La storia ci insegna che, anche secoli fa, alcuni dei migliori rappresentanti dell'ambito erano tutt'altro che personaggi seriosi e posati ma, al contrario, non avevano nulla da invidiare alle vite eccessive ed estreme delle rockstar più scatenate. Esistenze costellate da intrighi, reati, attentati alla vita dei protagonisti, eccessi di vario tipo.
Ovviamente a noi arriva solo una parziale rendicontazione dei fatti realmente accaduti e soprattutto non ne conosciamo una buona parte.
Ma bastano a darci un'idea di come un certo mondo abbia sempre avuto un'aura se non proprio “maledetta”, sicuramente poco conformista.
Alessandro Stradella è stato uno dei massimi compositori italiani della sua generazione, ha ispirato fin dall’Ottocento romanzi, film e opere in musica, che ripropongono l'affascinante immagine del genio maledetto, in grado di scrivere opere sublimi ma che nella vita privata indulgeva in pratiche spregiudicate, molto spesso poi amplificate da leggende e racconti esagerati. Non è stato facile ricostruire la sua vita ma pare certa la data di nascita, nel 1.643, in Toscana o a Bologna.
Dopo la morte del padre Alessandro si trasferì da Roma col fratello Stefano e la madre, per vivere a palazzo Lante Della Rovere come paggio del duca Ippolito. E' qui che apprende i primi rudimenti musicali.
La sua fama si forma lentamente ma già intorno ai vent'anni gli vengono commissionati, da importanti committenti, vicini alla Chiesa o di alto rango nobiliare, i primi incarichi come compositore.
Arriva a una certa notorietà nella capitale ma il lavoro è saltuario, mai fisso, basato solo su ingaggi occasionali, pur ben remunerati, che non gli consentono di avere un'entratura costante e sicura e mantenere lo stile di vita di alto livello che già prediligeva.
Il che lo inducono a cercare anche fonti di guadagno non sempre lecite.
Prosegue la sua carriera lavorando duramente per la nobiltà romana scrivendo piccoli classici come Lamento del Tebro (1671) e Il duello (1674), per intrattenere Cristina di Svezia.
Nel 1.670 apre il primo teatro romano, il Tordinona, e Stradella collabora fattivamente a una serie di opere veneziane, scrivendo anche nuove arie. Fino alla sua prima opera, a lungo scomparsa e ritrovata da poco, Doriclea a cui segue San Giovanni Battista, composto per la Quaresima dell’anno giubilare 1675 ed eseguito nella chiesa romana di San Giovanni dei Fiorentini, in una rassegna che prevedeva quattordici oratori di autori diversi.
Nel frattempo Stradella, che è persona di bell'aspetto e di ormai discreta fama, arrotonda i magri guadagni dando lezioni alle donzelle della nobiltà romana ed è cosa nota e risaputa che non siano solo insegnamenti musicali ma che si espandano anche là dove abitualmente non batte il sole.
La cosa non passa inosservata, soprattutto avendo a che fare con clero e ambienti che, almeno apparentemente, richiedono un galateo comportametale piuttosto rigoroso e rigido. Ma non gli basta e allora incomincia a organizzare finti matrimoni tra attempate signore e giovani attraenti e scapestrati, alla ricerca di una dote. Ogni tanto gli va bene ma non di rado finisce nelle maglie della legge o ricercato dai nipoti delle ricche buggerate che, ai tempi, non andavano troppo per il sottile per vendicarsi. Quando punta troppo in alto, facendo sposare un nipote di un potente cardinale con una signorina dalla scarsa moralità, succede il finimondo e questa volta l'unica soluzione è una fuga precipitosa da Roma (dopo essere finito anche in prigione).
E' l'autunno 1.676 e, fortunatamente, trova appoggio e alloggio a Venezia dal gentiluomo Polo Michiel, suo grande estimatore. Ma anche in questo caso, non pago del recente e triste precedente, non rinuncia alle consuete abitudini.
Irretisce l'amante del nobile veneziano Contarini (a cui dava lezioni di musica) e fuggono insieme a Torino dove riparano in due conventi separati, in attesa del matrimonio.
Ma il marito della sua amante non ha accettato di buon grado il tradimento e manda due sicari per far fuori Stradella, che viene accoltellato.
Sopravvive ma è costretto a una nuova fuga, abbandonando la promessa sposa al suo destino e rinunciando ai favori della scandalizzata corte piemontese che lo aveva inizialmente accolto con grande favore.
La sua fama di artista e musicista supera però quella di uomo di malaffare tanto che nel nuovo rifugio, Genova, trova, di nuovo, ospitalità da uno degli esponenti più in vista dell’aristocrazia locale, Franco Imperiale Lercari.
Socio del Teatro Falcone, concede a Stradella, oltre a scrivere musica sacra, da camera e a impartire lezioni private, l'incarico di produrre un’intera stagione d’opera, tra 1678 e il 1679.
E' nella città ligure che esprime il meglio di sé componendo La forza dell’amor paterno e Le garre dell’amor eroico, oltre all'opera comica Il trespolo tutore. La sua permanenza a Genova diventa stabile, si inserisce bene nell'ambiente, ritrova popolarità e anche una buona entratura economica.Gli viene affidato l'allestimento di una sonata a tre voci, archi e tromba, per il matrimonio tra Carlo Spinola e Paola Brignole.
Gli artisti suonano e cantano su un battello, gli sposi assistono da un'altra imbarcazione, ognuno degli ospiti ha a disposizione una barca personale con aiutanti e servitori.
Monumentale rappresentazione dell'importanza ormai raggiunta da Stradella.
Ma anche questa volta le abitudini non cambiano, anche perché vanno di pari passo con il successo. Il 25 febbraio 1682, viene assassinato in Piazza dei Banchi.
Non si conoscono mandanti e colpevoli ma pare sia l'ennesimo frutto di una tresca, questa volta con la sorella del nobile Giovan Battista Lomellini, il 108° Doge di Genova.
Stradella era appena stato processato ma assolto per mancanza di prove ma con la reputazione distrutta.
Non essendo rimasti tanti altri luoghi in cui rifugiarsi aveva deciso di rimanere nella capitale ligure e lasciare che le acque si calminassero.
Ma due persone non erano dello stesso parere e lo lasciarono, una notte, esanime sui gradini di una chiesa. Lomellini verrà anche lui processato ma assolto.
Ci lascia così alla soglia dei quaranta anni un geniale compositore ma soprattutto un personaggio dal profilo unico, destinato a rimanere nella storia, non solo della musica ma anche del costume.
Dalla Treccani:
Stradella fu uno dei massimi compositori italiani della sua generazione. Coltivò quasi tutti i generi musicali: oltre alle opere e agli oratori qui citati, circa 180 tra cantate da camera e serenate, madrigali polifonici, mottetti, musiche strumentali da camera. Nelle sue musiche si osserva la ricerca di mezzi stilistici che, imprimendo maggior forza espressiva all’elocuzione canora rispetto alle opere della generazione precedente, puntano a una rappresentazione degli affetti sempre più ampia e organizzata, in linea con gli sviluppi che fiorirono poi nell’ultimo ventennio del secolo. Tali mezzi includono l’impiego di risorse strumentali ricche e varie (frequente è l’uso di organici divisi in «concertino» e «concerto grosso»), sperimentazioni armoniche, sapienza contrappuntistica, un’invenzione melodica florida e melliflua, e un’acuta sensibilità per gli aspetti ritmici.
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Di cosa parliamo quando parliamo di musica
sabato, maggio 07, 2022
Soul a Bologna + Dome La Muerte a Piacenza
Venerdì prossimo a BOLOGNA al Circolo Sociale della Pace, via del Pratello 53.
ORE 19.
Si parla d SOUL con il sottoscritto, Graziano Uliani (fondatore e direttore del Porretta Soul Festival) e Carlo Babando (scrittore e giornalista di "Blow Up").
Questa sera alle 19 al Circolo ARCI Belleri di Piacenza si chiacchiera un po' con Dome la Muerte e il suo libro "Dalla parte del torto".
Dome suonerà anche un po' in acustico con la partecipazione anche di Madame Lilith.
Alla fine io e Dome intratterremo gli astanti con una selezione di (rigorosamente) 45 giri di vario genere e oscura provenienza (in particolare Prehistoric Sounds dall'infinito passato, leggi blues, rock 'n' roll, rhythm and blues, soul, garage, tutta roba gracchiante e distorta).
Old, loud and snotty!
A seguire "Rockin' pneumonia & boogie woogie flu - Dj Set by Dandy Boy & Walrus"
https://www.facebook.com/events/391430589557864
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I me mine
venerdì, maggio 06, 2022
Utopia - Deface the music
Todd Rundgren è stato (e continua ad essere) una delle menti più geniali e musicalmente anticonformiste della scena pop rock.
Nel 1980 si dedicò con i suoi UTOPIA a un incredibile esercizio di stile con “Deface the music” in cui compone 13 nuovi brani ispirandosi direttamente al repertorio dei Beatles ma con la superba abilità di far apparire ogni episodio come se fosse un inedito dei Fab Four, attingendo dall'ampia gamma di influenze di John, Paul, George e Ringo.
C'è un'ironia di fondo ma in costante equilibrio con una geniale e puntigliosa forma di tributo, corredata da una ricerca di suoni, accordi, progressioni armoniche, modalità ritmiche fedelissime a quelle dei Beatles.
Ogni brano ha un riferimento più o meno preciso a uno o più canzoni della band di Liverpool.
"Everybody Else Is Wrong" è un mix di "I am the walrus" e "Strawberry fields forever", "Hoi Poloi" è una nuova "Penny Lane" (con un pizzico di "Maxwell's Silver hammer"), "Take it home" rivolta "Day tripper" e "Paperback writer".
L'ascolto è un vero e proprio piacere per ogni Beatlesiano ma va apprezzato per la grande capacità compositiva.
Steve Lake, "Melody Maker": “Ever hear Americans trying to sing like Liverpudlians who were trying to sing like Americans?”.
Todd Rundgren: We Did The Whole ‘Beatlemania’ Thing.
I Just Want to Touch You
https://www.youtube.com/watch?v=VCEMuYnP6q8
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Dischi
giovedì, maggio 05, 2022
Abiodun Oyewole
Riprendo l'articolo che ho pubblicato per Il Manifesto sabato scorso.
Abiodun Oyewole è un eroe minore dell’epopea della musica pop(olare).
Membro dei Last Poets, i primi che nei tardi anni Sessanta seppero scrivere le basi di quello che sarebbe stato successivamente conosciuto come hip hop e rap.
Lo stesso Jimi Hendrix, noto visionario e preveggente, nel novembre del 1969 registrò nei mitici studi Electric Ladyland il funk rap “Dorella Du Fontaine” con la voce di un altro Last Poet, Jalalmansun Nuruddin (ai tempi ancora noto come LightinRod). I Last Poets declamano versi al vetriolo su basi tribali, parlano di diritti civili, senza metafore e giri di parole.
Fanno proseliti nei club di New York e anche un giovane scrittore e attivista ne rimane affascinato. Li raggiunge nei camerini e chiede loro come potere fare una cosa simile “Vai su un palco e fallo”.
E così il giovane scrittore Gil Scott Heron diventa musicista.
Abiodun è nella band nell’esordio del 1970 ma per un po’ è costretto ad abbandonarla perché si prende quattro anni di galera per furto.
La buona condotta gli permette però di frequentare un college vicino alla prigione e di laurearsi, aumentando nel frattempo la propria autoconsapevolezza socio politica:
"Malcolm X è stato il nostro percorso verso una comprensione rivoluzionaria. Malcolm X ha attraversato una serie di riti di passaggio. Tutto questo perché l’uomo Malcom non ha mai smesso di cercare di sviluppare e riconoscere il meglio di sé.
Era autodeterminato.
Malcolm stava dicendo che dobbiamo essere di più. E noi lo abbiamo percepito. E lo ha detto meglio di chiunque altro.
Ci ha chiarito le idee.
Quindi tutto ciò che volevamo fare era essere discepoli di Malcolm, usando la poesia per illuminare gli stessi valori che lui ha piantato nella nostra testa”.
Sfrutta la laurea intraprendendo la carriera accademica, insegnando poesia e scrittura.
Negli anni ‘90 torna nei Last Poets, appena riformati, e nel 1994, insieme a un altro membro originario del gruppo, Omar Ben Hassen, siede a fianco di Pharoah Sanders nella compilation “Stolen Moments: Red Hot + Cool”, prima di pubblicare il suo esordio solista, "25 Years", a cui fa seguito, solo nel 2014, "Love Has No Season”.
“Graduate” è il nuovo lavoro, uscito da poco, in cui la sua voce baritonale torna a scavare l’anima, a parlare di una realtà che dai suoi esordi fatica ancora a cambiare, nella quale è sempre necessario ribadire la bellezza della cultura nera, il suo spessore artistico e sociale, in un momento in cui è indispensabile urlare con il pugno chiuso “Black lives matter”.
“Siamo in guerra in America.
È una guerra spirituale e va avanti da molto tempo. Siamo sempre stati in guerra. Quella guerra continuerà finché non ci rendiamo conto di essere una razza: la razza umana”.
Personaggio sempre lucido e attento alla realtà circostante, in un'intervista dell'ottobre 2020 preconizzava un futuro che abbiamo poi visto realizzarsi:
“Tutte queste proteste (del Black live matters), causate dal vivere in un mondo radicato nel razzismo, non significheranno nulla se i neri non si faranno avanti per essere coloro che decidono, definendo chi siamo e chi dovremmo essere. Insomma, dobbiamo avere un potere reale nel 2021. Biden dovrebbe essere il presidente, ma Trump ha in programma di barare come al solito. L'America lotterà contro entrambe le pandemie (Trump e il Covid), ma alla fine l'umanità vincerà la battaglia”.
Ma altrettanto razionalmente ci tiene a sottolineare il suo ruolo:
“Non mi vedo come un profeta. Mi vedo come un poeta attento a tutti i segni circostanti.
Essere qui da un po', mi permette di avere chiarezza sulla vita e su ciò che la vita ha da offrire. Tutto avviene in cicli. Mentre andiamo in giro, dovremmo anche evolverci. La storia ci insegnerà il nostro futuro”.
I Last Poets furono i figli diretti di una generazione di afroamericani che riuscì, a un prezzo altissimo, a evolversi, a conquistare spazi sociali, culturali, politici.
Che prese in mano il proprio destino e ciò che possedeva. La soul music dei primi anni Sessanta dimostrò che poteva gestire il proprio patrimonio culturale.
Le etichette Motown e Stax non erano più entità alla mercé di proprietari bianchi che diluivano il contenuto “nero” per renderlo rispettabile. Chi componeva, suonava, cantava, produceva era nero e finlmente possedeva i diritti sulla propria musica, proposta secondo i propri gusti.
E che incominciò non più solo a lamentarsi di una condizione sociale subalterna nell'America razzista e segregazionista del tempo ma a proporre, a emanciparsi, a parlare di ciò che accadeva nelle città, nelle strade, nei ghetti.
Non a caso Abiodun crebbe in una famiglia in cui il jazz era di casa, con Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald, il gospel di Mahalia Jackson in costante sottofondo e dove i genitori successivamente fecero passare sul loro giradischi i dischi della Motown, dagli Impressions ai Tempations e portarono riviste e libri che parlavano dell'autodeterminazione degli afroamericani.
E così il 19 maggio 1968 nacquero i Last Poets.
Non a caso il giorno del compleanno di Malcom X (diventato in una quindicina di Stati degli Usa, il “Malcom X Day”), ucciso tre anni prima.
“Erano i tempi giusti. Avevamo a che fare con le idee di Malcolm e il suo intero concetto di autodeterminazione e nazionalismo nero. Volevamo essere la voce di questa cosa. Quello fu lo slancio della nostra esistenza. Non potevo davvero accettare il programma di Martin Luther King. Rifiutavamo l'idea di sederci accanto a loro in una sala da pranzo o in un bagno. Devi costruire il tuo bagno. Non pregare nessuno per la tua amicizia. Sii quello che sei. Sii rispettoso di te stesso e di ogni cosa vivente intorno a te. Fai sapere loro che queste cose tu non le stai avendo e perciò non li includi nella categoria del rispetto. Questo vale per qualsiasi razza, sesso o religione”.
Un collettivo di poeti, inusuale, ognuno con un'idea diversa ma uniti dallo stesso ideale.
Un connubio difficile che ebbe infatti una vita interna complicata, tra contrasti, scioglimenti, scontri personali. Ma furono la scintilla che diede fuoco a quello che conosciamo come rap.
“Eddie Jefferson e Oscar Davis erano rapper. Avevano intuizioni proto rap, allusioni liriche a cui non avrei mai pensato. C'è molto che può contribuire al concetto di rap. Penso che quello che è successo è che i Last Poets hanno davvero giocato un ruolo importante. Gli schemi in rima che usava Jalal (altro membro della band) erano contagiosi, quella era la roba che catturava l'immaginazione di molte persone. È stato ascoltato ed è stato tramandato. Jalal aveva sempre una poesia. Non ho mai conosciuto nessuno che potesse mettere tutto in rima come lui. E non erano rime sciocche o stupide. Il suo genio è indiscutibile. Onestamente credo che sia stato il suo genio ad accendere le menti di questi giovani rapper. "Deve fare rima, se non fa rima, non va bene."
Un suono seminale, un'idea primitiva che fece partire tutto che arrivò, sia a Gil Scott Heron che alla Sugarhill Gang, sia ai Clash che ai Public Enemy.
“Noi Last Poets eravamo arrabbiati e avevamo qualcosa da dire. Lo abbiamo fatto con il linguaggio. Dritto sulla tua faccia. Siamo stati genitori della generazione hip-hop. Non posso negarlo. Ho lavorato con molti di loro e hanno la nostra stessa rabbia e li capisco. All'epoca c'era un movimento con i Black Panthers e altre organizzazioni, che cercava di garantire i diritti umani per la comunità. Avevamo queste linee guida. Questi ragazzi non hanno queste ringhiere. La rabbia va in ogni direzione. È autodistruttivo. Bisogna ristabilire queste linee. Altrimenti, voleranno tutti giù dalla scogliera. Amo questi ragazzi”.
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Black Power
mercoledì, maggio 04, 2022
No Tax in New York City
Prosegue la rubrica TALES FROM NEW YORK.
L'amico WHITE SEED è da tempo residente nella Big Apple e ci delizierà con una serie di brevi reportage su quanto accade in ambito sociale, musicale, "underground", da quelle parti, allegando sue foto.
Le precedenti puntate sono qui:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Tales%20from%20New%20York
Una cosa particolare di New York City ma credo si cosi anche in tutti gli Stati Uniti è quello di potersi mettere in strada e poter vendere qualsiasi cosa.
Che siano alimenti, vestiti oppure oggettistica varia mettersi su un marciapiede a vendere liberamente non è un reato e moltissimi lo fanno.
In metropolitana si vendono alimenti come la frutta ad esempio tagliata e preparata direttamente sul posto senza autorizzazione, addirittura ho visto vendere un pollo (vivo) sulla 14esima strada.
Insomma stando sotto una determinanta cifra annuale non ci si trova nell'illegalita'.
In Italia interverrebbero subito i vigili urbani allontanando o multando perché illegale.
Un po' di denaro non tassato che non fa male all'economia, come ad esempio le Tips che non sono tassate e possono arrivare anche a cifre molto alte sono totalmente legali.
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martedì, maggio 03, 2022
Fontaines D.C. - I love you
Ho chiesto all'amico MICHELE SAVINI, che vive da tempo a DUBLINO di parlarci di "I love you", il brano di spicco del nuovo album "Skinty Fia" dei FONTAINES DC.
Brano molto "politico" e ricchissimo di spunti "irlandesi", comprensibili appieno solo se si conoscono particolari retroscena della vita nell'isola.
Fontaines D.C. - I love you
https://www.youtube.com/watch?v=Ty9Pcg3qrmU
Prendendo spunto da una conversazione avuta con il buon Antonio, sempre disponibile allo scambio di opinioni, mi prendo la liberta (leggi si arroganza) di scrivere due righe sull’album dei Fontaines DC (maledetti …sempre loro!!!), uscito la settimana scorsa.
Sebbene si parli di un disco di musica rock ( o post-punk se preferiamo) ha suscitato parecchie discussioni e un inaspettato dualismo tra chi li ama e chi ne è rimasto deluso.
Musicalmente è già stato detto tanto su questo disco e non trovo la necessita di aggiungere altro ma mi sembrava interessante fare una parentesi sui testi scritti dal cantante Grian Chatten, che racchiudono alcuni spunti interessanti sulla situazione della Repubblica d’Irlanda al momento, a patto che si esca all’idea da cartolina che ci si può fare del paese.
Già dalla simbologia celtica del disco, appunto il Cervo irlandese (Megaloceros giganteus) animale imponente ed enorme ormai estinto perché incapace di adattarsi ai cambiamenti nel tardo Olocene, si capisce il senso di disagio dell’ intero disco.
Il titolo Skinty Fia, come già spiegato un po’ dappertutto, è un’ imprecazione in Gaelico usata dalla zia del batterista, che suona un po’ come “Mannaggia al cervo”.
Negli ultimi decenni, con la progressiva integrazione dell’Irlanda all’interno del sistema britannico, il gaelico è progressivamente sparito e oggi è di fatto parlato solo dalle generazioni più anziane e quasi unicamente nelle zone rurali e fuori dai centri citta come Dublino.
La traccia di apertura del disco ci fa capire subito che aria tira.
In ár gCroíthe go deo è ispirata alla storia reale della famiglia di Margaret Keane, una donna irlandese deceduta a Coventry (Inghilterra), a cui Il giudice della Corte del Concistoro della Chiesa d'Inghilterra (un tribunale ecclesiastico) ha negato di mettere la scritta in Gaelico “In ár gCroíthe go de” ( In our hearts for ever / Per sempre nei nostri cuori) sulla lapide, a meno che non fosse inclusa anche la traduzione in Inglese.
Il tutto perché “C'é il triste rischio che la sua inclusione senza traduzione potrebbe essere vista come uno slogan o una dichiarazione politica” (???) …
La parte più scioccante della storia è che questo sia successo solamente nel 2020, non negli anni 70 o negli 80.
Ma la vera gemma, per lo meno in termini di liriche è la stupenda “I Love You”, lettera d’amore a Dublino e all’ Irlanda, che si apre con una strofa che in realtà è quasi un ritornello, e un ritornello dove Mr. Chatten vomita fuori tutta la sua ira senza risparmiare accuse a Chiesa e Stato, rendendola a tutti gli effetti la prima canzone “politica” della band.
Da “ I sucked the ring off every hand” ( ho succhiato anelli da ogni mano) che simboleggia la genuflessione dei Capi di stato, nel gesto di “baciare l’anello” , all'arcivescovo d'Irlanda, John Charles McQuaid, anello baciato per dimostrare rispetto e sottomissione.
McQuaid è una figura famigerata in Irlanda a causa del potere non democratico che esercitava nella nascente Repubblica irlandese dopo la Guerra d'Indipendenza e uno dei principali responsabili di quello di cui andremo a parlare ora.
Nel seguente verso con “But this island's run by sharks with children's bones stuck in their jaws” (ma quest’ isola è governata da squali, con ossa di bambini incastrate tra le fauci”) , Grain cita uno degli episodi più cupi della storia della Repubblica d’ Irlanda, le “Magdalene Laundries” ( o Magdalene asylums).
Le istituzioni, gestite da suore per conto della Chiesa Cattolica, prendono il nome dalla figura biblica di Maria Maddalena, caratterizzata nei secoli precedenti appunto come una prostituta riformata e erano istituti femminili, creati apparentemente per ospitare giovani donne “immoralmente” preparate alla vita , per via della loro condotta considerata peccaminosa o in contrasto con i pregiudizi della società benpensante.
Attive in Irlanda dal 1765 fino a circa il 1996, ospitavano prostitute, ragazze promiscue, vittime di stupri e principalmente giovani ragazzine rimaste incinta senza essere sposate, venendo trattenute spesso contro la loro volontà e fatte lavorare nelle lavanderie senza paga (a parte le scarse provviste alimentari) anche grazie alla complicità dei familiari delle ragazze, preoccupati di mantenere integro l'onore e la reputazione della loro famiglia.
Il profitto di questi Istituti veniva generato dal lavoro delle ragazze per la lavanderia e spesso anche dalla “vendita” dei bambini a genitori adottivi americani, vendita che avveniva in strettissimo segreto senza che le madri scoprissero mai che fine avessero fatto i lori figli.
Le giovani madri infatti venivano separate dai loro figli che venivano poi assegnati ad Istituti chiamati “ Mother and Baby Homes” e venivano tenuti li fino all’ adozione ….se ci arrivavano. Le Mother and Baby Homes infatti erano estremamente sovraffollate, con condizioni igieniche discutibili e i ragazzini erano spesso maltrattati e mal nutriti.
Questo porterà il tasso di mortalità di questi istituti al 75%.
La più famosa, scoperta solamente nel 2014, è la “Bon Secours Mother and Baby Home” a Tuam, nella contea di Galway, dove la storica irlandese Catherine Corless, ha ritrovato più di 800 resti di bambini, in cui si rilevava che le cause di morte più comunemente registrate erano debilitazioni congenite, malattie infettive e malnutrizione.
Dal 2001, il governo irlandese ha riconosciuto che le donne in questi istituti sono state vittime di abusi.
Tuttavia, il governo irlandese ha resistito alle richieste di indagine e alle proposte di risarcimento, sostenendo che le lavanderie erano gestite privatamente.
In contrasto con queste affermazioni, esistono prove del fatto che i tribunali irlandesi inviavano regolarmente donne condannate per piccoli reati alle lavanderie.
La cantante Irlandese Sinéad O'Connor è stata da ragazzina rinchiusa per 18 mesi in una lavanderia Magdalena, a causa di piccoli furti nel suo quartiere.
Nel caso qualcuno si chiedesse perché’ è sempre cosi incazzata….
E siccome il binomio “vincente” Stato-chiesa non è mai da sottovalutare ecco che viene anche la stoccata ai chi governa:
“Now the morning's filled with cokeys tryna talk you through it all, Is their mammy Fine Gael and is their daddy Fianna Fáil?” (Le mattine sono pieni di cocainomani che cercano di spiegarti tutto, è sua madre una Fine Gael e su padre un Fianna Fail?)
Fianna Fail e Fina Gael sono i due principali partiti di centro/centro destra che governano in Irlanda dalla fine della guerra civile Irlandese.
Il verso sembra faccia riferimento ad un noto giornalista radiofonico di un programma mattutino ( di cui ometto il nome), spesso criticato per il suo sermoneggiare saccente riguardo alla situazione irlandese (e apparentemente amante della cocaina).
Seguito da “ Makes flowers read like broadsheets, every young man wants to die” ( fanno sì che i fiori si leggano come fogli di giornale) riferimento all’ alto tasso di suicidio di giovani maschi in Irlanda, aumentato drasticamente negli ultimi 10-15 anni e alla prassi molto Irlandese (e non solo) di portare composizioni floreali ai funerali con le scritte come “Figlio” , “ Fratello”, “Nipote” e che appunto assomigliano quasi titoli di giornale.
E ancora, “ and I love you like a penny loves the pocket of a priest” ( Ti amo come una moneta ama la tasca di un prete) chiaro riferimento alla prassi storica dei sacerdoti irlandesi che bussavano alle porte delle famiglie cattoliche per le “quote”, donazioni “volontarie” alla chiesa da parte del pubblico, prima di tornare dai “cokeys” e con un brillante gioco di parole urlargli della “Fiele” dei Fine Gael (GALL of FINE GAEL) e del “fallimento” dei Fianna Fail (FAIL OF FIANNA FAIL), i partiti responsabili della situazione attuale del paese dove ad oggi i giovani hanno grossissime difficolta ad diventare autonomi.
Affitti improponibili ( non meno di 1500 Euro per una singola e circa 2000-2200 Euro per una doppia a distanze neanche troppo limitrofe dal centro), prezzi delle case in vendita di gran lunga superiore al prezzo al metro quadro delle case nel sud Europa e basicamente pochissima disponibilità di case in vendita , giochino che permette agli affitti di rimanere a quel livello.
Senza contare il numero sempre più crescente di “Senzatetto” (quasi 10.000 in Irlanda ad oggi, di cui un terzo sono bambini) aumentato di quasi il 50% negli ultimi 10 anni anche a causa della crisi immobiliare citata sopra.
Chiudo qui, perché non vorrei risultare noioso o ripetitivo, ma per lo meno un innocuo “Mannaggia al cervo” lasciatemelo dire.
I LOVE YOU
I love you, I love you, I told you I do
It's all I've ever felt, I've never felt so well
And if you don't know it, I wrote you this tune
To be here loving you when I'm in the tomb
I've eddied the heart now, from Dublin to Paris
And if there was sunshine, it was never on me
So close, the rain, so pronounced is the pain
Yeah
Well, I love you, imagine a world without you
It's only ever you, I only think of you
And if it's a blessing, I want it for you
If I must have a future, I want it with you
System in our hearts, you only had it before
You only open the window, never open up the door
And I love you, I love you, told you I do
Selling genocide and half-cut pride, I understand
I had to be there from the start, I had to be the fucking man
It was a clamber of the life, I sucked the ring off every hand
Had 'em plying me with drink, even met with their demands
When the cherries lined up, I kept the spoilings for myself
'Til I had thirty ways of dying looking at me from the shelf
Cloud-parting smile I had, a real good child I was
But this island's run by sharks with children's bones stuck in their jaws
Now the morning's filled with cokeys tryna talk you through it all
Is their mammy Fine Gael and is their daddy Fianna Fáil?
And they say they love the land, but they don't feel it go to waste
Hold a mirror to the youth and they will only see their face
Makes flowers read like broadsheets, every young man wants to die
Say it to the man who profits, and the bastard walks by
And the bastard walks by, and the bastard walks by
Say it to him fifty times and still the bastard won't cry
Would I lie?
I love you, I love you, I told you I do
It's all I've ever felt, I've never felt so well
And if you don't know it, I wrote you this tune
To be here loving you when I'm in the tomb
System in our hearts, you only had it before
Echo, echo, echo, the lights, they go
The lights, they go, the lights, they go
Echo, echo
Selling genocide and half-cut pride, I understand
I had to be there from the start, I had to be the fucking man
It was a clamber of the life, I sucked the ring off every hand
Had 'em plying me with drink, even met with their demands
And I loved you like a penny loves the pocket of a priest
And I'll love you 'til the grass around my gravestone is deceased
And I'm heading for the cokeys, I will tell 'em 'bout it all
About the gall of Fine Gael and the fail of Fianna Fáil
And now the flowers read like broadsheets, every young man wants to die
Say it to the man who profits, and the bastard walks by
And the bastard walks by, and the bastard walks by
Say it to him fifty times and still the bastard won't cry
Would I lie?
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lunedì, maggio 02, 2022
Jimmy Savile
Riprendo l'articolo che ho scritto ieri per "Libertà".
E' recentemente uscita sulla piattaforma Netflix una serie di due puntate in cui è esaminata, con cura e dovizia di particolari, la figura di Jimmy Savile, che definire controversa è un eufemismo.
Savile è stato uno storico DJ e conduttore dei programmi televisivi britannici “Top of the Pops”, celebre hit parade in cui comparivano tutti i gruppi in classifica, e quello per bambini “Jim'll Fix It”, tra gli anni Sessanta e Settanta diventando velocemente un personaggio di primaria grandezza mediatica in tutto il Regno Unito.
Alla sua attività artistica affianca quella di benefattore, spendendosi per cause umanitarie, investendo ingenti fondi in ospedali e orfanatrofi, facendo il volontario per la Croce Rossa, raccogliendo sussidi per malati e persone disagiate, accrescendo la sua fama e il suo profilo umano a livelli di idolatrìa.
Ogni anno soddisfa le lettere di bambini, scelte tra 250.000, che arrivano in redazione, dando loro l'opportunità di fare cose incredibili come incontrare i loro idoli o guidare la macchina di James Bond, tra le tante.
Siamo in un periodo in cui, in ogni parte del mondo, il teleschermo è il media principale, seguito da milioni di persone, dove i protagonisti diventano immediatamente fenomeni di incontrastata popolarità, senza alcuna altra mediazione.
Savile è esteticamente il contrario della bellezza e dell'attrattiva ma è probabilmente questo aspetto, a cui aggiunge dosi di esagerata e grottesca eccentricità, che lo rende ancora più vicino all' “uomo qualunque”.
Racconta di essere stato un minatore, di avere fatto lavori umili, di essersi costruito con le proprie mani e capacità.
Un'immagine perfetta nell'Inghilterra dell'epoca, in veloce espansione, dopo le ferite alungo curate della Seconda Guerra Mondiale.
A cui aggiunge una capacità fascinatoria e una simpatia contagiosa che affianca a una sorta di capacità ammaliante, che lo portano progressivamente e velocemente ai vertici del gotha sociopolitico britannico.
Coltiva strette amicizie con la famiglia reale (dal principe Filippo a Carlo, a, successivamente, la principessa Diana, fino alla Lady di Ferro, Margareth Tatcher) arrivando ad essere ricevuto perfino dal Papa, Giovanni Paolo II.
Ma non solo.
Nella natìa Leeds si intrattiene ogni settimana con i vertici della polizia, con le istituzioni.
I giornalisti, la stampa e la tv lo adorano, le sue apparizioni sono salutate da applausi e complice ilarità. E' anche un assiduo praticante sportivo, lo si vede spesso protagonista in maratone (puntualmente benefiche) e lunghi giri in bici da corsa. Si muove con un camper dove afferma di vivere, di non avere una casa perché la sua intensa attività lavorativa gli impedisce di restare in un posto fisso.
In ogni caso ogni suo gesto è acclamato, ogni suo appello raccoglie migliaia, milioni, di sterline. La prima parte di “Jimmy Savile A British horror story” ci mostra, grazie all'abbondanza di materiale d'archivio, l'ascesa incontrastata di Savile all'Olimpo del successo.
Tra le pieghe però si notano le prime inquietanti crepe.
Da qualche parte emergono strane voci, segnalazioni, denunce (puntualmente archiviate e inascoltate) di comportamenti inopportuni, scorretti.
Ma, contestualizzando il periodo e la fama (soprattutto di benefattore) del possibile inquisito, viene messo tutto a tacere o semplicemente non considerato.
“Chi ero io per potere accusare uno come Savile che vedevo a fianco di Beatles, Elvis, Tatcher, Famiglia Reale? Chi mi avrebbe creduto?”.
La stessa BBC (che ha sotto contratto Savile e dal quale riceve ascolti record) ignora volutamente ogni accusa, occulta, nasconde. Lui è un anticonformista, individualista, personaggio strambo, una specie di eroe da fumetti, sorridente e guascone, trasversale, amato da tutti.
Qualunque mala interpretazione è solo frutto di invidia o di errata valutazione.
Riceve il titolo di Cavaliere dell'Impero Britannico, nel 1972 e diventa Sir, la massima onoreficenza inglese, nel 1990.
Le voci “strane” intanto si intensificano, qualche giornalista cerca di approfondire ma si scontra con il classico “muro di gomma”.
E' un gioco perverso: più sali in alto e più entri in collusione e ti intersechi con gli stessi che ti concedono le onoreficienze e gli allori. Difficile ammettere di essersi sbagliati e ritrattare.
Lui è poi bravissimo a depistare ogni potenziale accusa.
E' vero che ha avuto e ha a che fare con tante ragazze, anche minorenni, ma è una star che ogni giorno incontra decine, centinaia di persone, di conseguenza ogni illazione in tal senso è pura fantasia.
Ci vorrà ancora tempo per fare emergere la gravità del suo comportamento, protetto da una solida cortina di silenzio.
Poco prima della sua morte, avvenuta nel 2011 all'età di ottantacinque anni, gli indizi sulle sue attività e sui suoi comportamenti “dietro le quinte” incominciano ad emergere prepotentemente.
Ma ancora la cappa di nebbia si alza, densa e impenetrabile. E' solo dopo il decesso (e un funerale degno di un capo di stato) che la verità emergerà in tua la sua drammatica evidenza.
Jimmy Savile è stato un predatore sessuale, pedofilo, violentatore, sadico. Ha abusato di oltre quattrocento ragazze, bambine, donne, uomini, da cinque ai settantacinque anni. Ha avuto anche rapporti necrofili con i morti degli istituti a cui faceva beneficienza, ha violentato ragazze e ragazzi disabili, fisici e mentali, approffittando della possibilità di entrare e uscire a suo piacimento dagli istituti in cui faceva volontariato (e nei quali aveva, guarda caso, una stanza personale riservata) e della diffusa impunità.
A poco a poco emergono sempre più numerose le testimonianze delle vittime, precise, circostanziate, tristemente drammatiche.
E' una sorta di delirio di onnipotenza di chi sapeva di essere intoccabile, che nessuno avrebbe potuto raggiungerlo e condannarlo.
Talmente sicuro di sé da rilasciare, non di rado, dichiarazioni pubbliche in cui, in sostanza, ammetteva le sue colpe, in cui palesava le sue preferenze sessuali, in cui ammiccava compiaciuto, accompagnato dalle risate complici degli intervistatori che ritenevano si trattasse di battute simpaticamente spinte.
Provoca le intervistatrici, le invita pubblicamente a trascorrere la notte o la serata con lui, scherza in televisione con il cantante Gary Glitter (conclamato pedofilo, in carcere da anni per pesantissime condanne in merito), molesta in diretta una spettatrice durante la conduzione di un programma.
Ma il suo comportamento è talmente deliberato e palese che nessuno lo percepisce e chi se ne rende conto rigetta l'idea, troppo evidente per essere vero. Lui, fervente cattolico, espiava le sue indicibili colpe con una smisurata beneficienza con la quale si garantiva un posto in paradiso.
Al di là delle convinzioni personali di un personaggio di tale risma, viene da chiedersi come sia stato possibile che nessuna autorità, pur di fronte all'evidenza, alle reiterate denunce, alle voci sempre più spesso suffragate da prove, abbia mai pensato di mettere un freno a quelli che erano tra i reati più ripugnanti immaginabili.
In breve tempo, emerse le accuse e le colpe, il mito crolla.
La sua lapide viene frettolosamente rimossa, dai giornali emerge l'orrore, le testimonianze si susseguono, targhe e vie a lui dedicate cambiano nome.
E' una rimozione tardiva e ipocrita, il danno è fatto, la vita di centinaia di persone rovinata. A volte la voce di coloro più lontani dall'ufficialità e meno collusi con il potere riesce ad essere quella più chiara e lo sguardo è quello che vede più lontano.
John Lydon, da poco uscito dai Sex Pistols, nel 1978, dichiarò con il suo volutamente scarso savoir faire:
“Mi piacerebbe uccidere Jimmy Savile; penso che sia un ipocrita. Scommetto che è invischiato in tutti i tipi di oscenità che sappiamo tutti, ma non ci è permesso di parlarne. Ho sentito alcune voci...”.
Il documentario di Netflix (qualitativamente non particolarmente esalatante, molto prolisso) non rivela nulla di nuovo ma scava in una piaga che, al di là dell'evento specifico, costituisce un monito su ciò che è accaduto, di sicuro accade, probabilmente ancora accadrà.
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